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L'intervento di Andrea Camilleri

E’ un fatto inedito quello che sta capitando sotto i vostri occhi, perché di solito viene  commemorato un morto che non risponde: 31. Invece qui abbiamo 31 e 47.

Una citazione: vi prego, non è un paragone, quindi, quello che vi dico non vuol essere un paragone, è soltanto una citazione.

Mani avanti. Quando un tale, scrittore, di periferia, catanese che si chiamava Giovanni Verga, compie 80 anni chiamano un altro scrittore di periferia, girgentano, che si chiamava Luigi Pirandello. E Luigi Pirandello parla meravigliosamente davanti alla salma, a Giovanni Verga, parla di Giovanni Verga. Ci vuole un certo coraggio, lui solo se lo poteva permettere. E alla fine di questo bel discorso, il vecchio Verga, vecchio, sì, perché lo si è vecchi, si alza e dice: ”Caro Pirandello, voi avete detto delle cose bellissime, ma… -questi ma di Giovanni Verga sono una cosa devastante, andatevi a leggere i Malavoglia- ma quello che è scritto è scritto.” E nel bene e nel male, quello che è scritto è scritto.

Dice, ma.. “Chi deve giudicare?”

Primo, a mio avviso il giudizio non è necessario.

Dice “Lei si sente di entrare nella storia?”

Mi nni staiu futtennu!

La storia riguarda il contingente, il futuro prossimo. Riusciranno i miei nipoti a scapolarsela da un attacco di imbecillità cosmica dei reggitori del mondo che decideranno di fare un’altra guerra? Questo è il futuro che mi può interessare. Quello se i miei libri si continueranno a leggere o a non leggere, non mi importa. Mi importa che è successo un miracolo, tra me e i miei lettori. Io ho cercato di farmi capire, e loro mi hanno capito. Ma ho cercato di farmi capire. Non credo che sia un fattore che degrada, che abbassi uno scrittore. Uno scrittore salva la sua scrittura dicendo tutto attraverso la sua scrittura, mantenendosi fedele alla sua scrittura, rischiando di non essere capito ma sapendo che la fedeltà a sé stessi e alla propria scrittura, alla fine, paga.

Infatti pagò, anche contro Leonardo Sciascia, che non era persuaso: “Cu ti capisci, figlio mio, se tu scrivi accussì?”.

Ma se io non so scrivere diversamente, che facciamo? Avrò 10 lettori, tanto di guadagnato.

Allora io devo ringraziare prima di tutto il Signore o chi ne fa le veci, per avermi dato una vita fortunata. Per avermi dato una vita familiare felice, per non avermi mai dovuto risarcire di nulla.

Perché mi sono guadagnato il pane facendo un lavoro che mi piaceva fare, e questo vale tantissimo, perché il 99, 99%  delle persone si guadagnano il pane facendo cose che non gli piace fare. Ho fatto il regista e sono stato in mezzo a belle donne, parlando di testi splendidi. Ho insegnato, nei limiti del possibile, come si fa a capire un autore di cui tu arrivi sì e no all’80 % di comprensione, il 20% si perde nella tua incapacità di salire questo Everest. E poi si arriva qui, con la Provincia che ti organizza questa bellissima manifestazione. Allora, perché io dico a Sarah, “Sarah, che ci sia tu e altri 4 o 5 amici”. Perché una sola cosa mi porterò appresso ripudiandola sempre, e cioè la falsità nei rapporti. Invece credo che una delle forze dell’uomo sia la lealtà nei rapporti. Io credo di avere a che fare qui, stasera, con persone leali.

Grazie.

 


 
Last modifiedWednesday, July, 13, 2011