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Il Sindaco

di Nicola Manzari


Alle orecchie di Camilleri i rumori della radio suonano vecchi. La lunga stagione delle porte che si aprono e si chiudono, dei passi della persona che si avvicina o si allontana, ricreati in studio, va terminando. La tecnologia, grazie anche alle sperimentazioni dei Centri di fonologia, ha compiuto passi da gigante. E compito del regista non è più solo sonorizzare il testo in maniera realistica, orchestrare le voci e determinare il ritmo. Il margine di autorialità cresce. E il primo cambiamento riguarda la qualità del suono.
Nel 1964 – lo stesso anno della messa in onda di Se questo è un uomo – Camilleri realizza la regia del radiodramma Il Sindaco di Nicola Manzari. Già in tempo di guerra Manzari aveva scritto per la radio, in particolare per Il Terziglio di Silvio Gigli, vera palestra per giovani umoristi e futuri artisti, come Fellini, che aveva debuttato proprio lì con le scenette dei due fidanzatini Cico e Pallina. Immaginate un paesino, non troppo lontano da Bari, abbandonato dai suoi abitanti, che hanno deciso tutti di emigrare. Ne è rimasto uno solo. Si è autoproclamato sindaco. Poi improvvisamente arriva una giovane ragazza straniera bella e curiosa. Chi abitava il paese? Perché se ne sono andati? Scattano ricordi e riflessioni, mentre passeggiano per le strade deserte e cresce la complicità con un finale forse prevedibile. Eppure c’è qualcosa di nuovo, tutto suona diverso. Le voci sembrano inchiodate negli spazi vuoti, hanno un riverbero molto realistico. E l’ascoltatore è come se precipitasse tra i palazzi abbandonati. Anche il silenzio è diverso, più sporco, meno ovattato. E così il mare: sembra di sedere sul bagnasciuga, perché il rumore arriva a ondate con lo spostamento dell’aria. La novità è che per la prima volta in Italia, grazie al nastro magnetico e ad agili registratori, tutte le riprese di un radiodramma si svolgono in esterni. Nessun dialogo e nessun rumore è realizzato in studio. Il mare perde di rotondità e di astrazione e acquista complessità e realismo. Finisce l’era delle bacinelle piene d’acqua. Si aprono le porte anche agli attori non professionisti per restituire spontaneità alla parlata dialettale. Il pulito realismo radiofonico degli anni Cinquanta cede il passo alle impurità documentaristiche della presa diretta.

(da Rodolfo Sacchettini, "Andrea Camilleri e la radio: un’ipotesi di radio futura" - Doppiozero, 27.10.2019)




Last modified Sunday, October, 27, 2019