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LA RAGIONE DEGLI ALTRI

dramma in tre atti di Luigi Pirandello



Personaggi e interpreti

Livia Arciani (Mila Vannucci)
Leonardo Arciani (Umberto Ceriani)
Guglielmo Groa (Vittorio Sanipoli)
Elena Orgera (Marzia Ubaldi)

Riduzione radiofonica di Claudio Novelli
Regia Andrea Camilleri (1974)


Se butto un seme in un terreno, l'albero che nasce, è di chi possiede il terreno o di chi ha gettato il seme? (Andrea Camilleri)

La ragione degli altri fu a lungo annoverata tra le comme­die originariamente concepite per la scena, ma nel 1950 Aurelio Navarria segnalò una novella, Il nido, pubblicata sulla «Tribuna Illustrata» del novembre 1895, non più ristampata dall'autore e di cui s'era persa la memoria. Da quel racconto Pirandello appena un mese dopo si mise a trarre «un dramma in quattro atti» (lettera del 20 dicem­bre 1895).
Vi si narrava di Ercole Orgera, scrittore di qualche ambizione, il quale dopo otto anni di matrimonio con Livia Arciani s'è nuovamente legato a una sua ex fidanzata, Elena. Questa, andata sposa a un altro uomo e restata vedova con due figli, s'era rivolta a Ercole per un soccorso materiale; ma il nuovo incontro è divenuto relazione ed è nata una bambina, Lietta. Livia, che non ha potuto dare un figlio a Ercole, superata l'amarezza del tradimento, comprende il dramma del marito, caduto in una prostrazione morale e fisica che appare irreversibile, e intravede un'unica possibilità di riacquistarlo alla serenità famigliare: offrirsi di accogliere in casa la piccola Lietta e di allevarla come se fosse figlia sua. Sarà Ercole stesso a recarsi da Elena, a dirle che tra loro tutto è finito e a chiederle di rinunciare alla bambina. Elena, dilaniata da opposti sentimenti, si lascerà portar via la figlia.
L'argomento è in parte autobiografico. Stefano Pirandello, padre di Luigi, prima di sposare Caterina Ricci-Gramitto, era stato fidanzato a una cugina, con la quale aveva rotto per un puntiglio di lei; la cugina, a sua volta sposatasi, restò vedova e in miseria; si rivolse quindi a Stefano per un aiuto, e Caterina stessa spinse il marito a sovvenirla. Il riavvicinamento degli antichi fidanzati cambiò presto natura e nacque una bambina. Per Luigi, allora tredicenne, la scoperta di questa illecita unione paterna fu una tragedia. Si fece paladino dei diritti e dei sentimenti offesi della madre, e i suoi rapporti con il padre ne restarono profondamente scossi. Il passaggio dalla novella al dramma mostra un ripensamento pressoché totale delle pagine narrative. L'antefatto è il medesimo, ma l'azione procede in tutt'altro modo: per quasi due atti fa perno sul padre di Livia - che nel racconto è appena ricordato - e nel terzo culmina nell'incontro tra le due donne - che nella novella non s'affrontano mai. I termini stessi del dramma sono in parte mutati. Nella novella Elena ha due altri figli, avuti dal marito, mentre nel dramma Dina è l'unica sua figlia. E mutate risultano prospettive e motivazioni. Quasi nessuna pagina del Nido fu utilizzata nei tre atti, che hanno tutt'altro piglio e agilità di stile dialogico. La novella narra un caso pietoso tra esseri che si limitano a subirlo; il dramma al contrario è vissuto da personaggi che si qualificano per le ragioni da loro stessi enunciate e più spesso gridate. Una metamor­fosi attuata per gradi, dal 1895 al 1916.

(Testo tratto da Luigi Pirandello, Maschere nude, vol. I, a cura di Alessandro d'Amico, Premessa di Giovanni Macchia, I Meridiani, Mondadori, 1986, pp. 140-141)

Commedia in tre atti composta alla fine del 1895, La ragione degli altri fu originariamente intitolata Il nido, quindi Il nibbio, e ancora Se non così, per venire infine inserita col titolo col quale la conosciamo nella raccolta Maschere nude, curata dallo stesso Autore nel 1918 per l'editore Treves. Col titolo Se non così venne rappresentata il prima assoluta al teatro Manzoni di Milano, il 19 aprile 1915, dalla Compagnia stabile di Milano di Marco Praga, con Irma Gramatica protagonista. Come per altri titoli pirandelliani, ebbe dapprincipio scarso successo, e una sola replica. Ripresa negli anni successivi, venne rappresentata a Torino il 13 gennaio 1920, al teatro Carignano, dove Antonio Gramsci, a quell'epoca critico teatrale dell'"Avanti!", annotava: «Pirandello abbandona i motivi letterari, i motivi... filosofici di intrigo e di conversazione drammatica e poggia lo svolgimento dell'azione su un motivo primordiale di umanità, la più profonda e istintiva. Il dramma si rivela atroce e scheletrico nel terzo atto: sono di fronte due donne, che si contendono una bambina [...] Lotta atroce, crudele [...] Dramma rappresentato senza lenocini oratori, senza sdilinquimenti, senza scene grandiloquenti, e perciò direttamente rivolto a colpire tutte le abitudini sentimen­tali del pubblico, che reagisce con irti tutti i pregiudizi piccolo-borghesi». Se è lecito dire che mai in Pirandello ci si trova di fronte a "lenocini oratori" e "sdilinquimenti", è difficile in questo caso dare una visione equilibrata del triangolo fra le due donne che nella figura della bambina si contendono lo stesso uomo.

(Testo tratto da Il teatro di Pirandello, vol. 11, La Repubblica / l'Espresso, 2012)





Last modified Thursday, October, 04, 2012