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Alicia, la Camilleri spagnola «Il nostro tempo è un Giallo»

«Il poliziesco smaschera la società di oggi, più della letteratura seria La mia eroina Petra? Ironica e anti-sentimentale, come noi zapatere»

Alicia Giménez-Bartlett, una delle protagoniste più attese di questa Fiera dei vent’anni, di confini se ne intende. Nel senso che per lei, almeno dal punto di vista letterario, quasi non esistono. Le sue novelas negras con protagonista un’ispettrice dal nome che sembra un ossimoro, Petra Delicado (Pietra Delicata), sono più vendute in altri Paesi (l’Italia e la Germania, per esempio) che in Spagna. Di più: il suo nuovo romanzo, Nido vuoto, è uscito prima da noi, da Sellerio, quasi un regalo ai lettori italiani che infatti l’hanno premiata spedendolo nei piani alti della classifica dei più venduti. «Non so spiegarmene il motivo — dice da Barcellona, dove vive —. In Spagna non mi hanno mai amato così tanto. Suppongo di aver toccato qualche corda che ho in comune con voi.

... Continua

Cristina Taglietti

La vita è stupida quasi quanto la morte, e molto più stancante

... da Giorno da cani

Alicia Gimenez-Bartlet, scrittrice spagnola di Almansa, dove è nata nel 1951, è divenuta famosa con la serie poliziesca dell’ispettore Petra Delicado. Un successo, in Italia più sensibile che nel resto dell’Europa, grazie all’editore siciliano Giovanni Sellerio, che sta pubblicando l’intero ciclo. La Gimenez-Bartlett è autrice di altri due libri pubblicati in Italia (sempre da Sellerio): Una stanza tutta per gli altri, che romanza il rapporto tra Virginia Woolf e una sua domestica, e la Vita sentimentale di un camionista, vista da una scrittrice femminista. Ma non c’è dubbio che la romanziera catalana si stia connotando soprattutto per le storie che vedono protagonisti l’ispettore Petra Delicado e il viceispettore FermÍn Garzón.

L’ELEGANZA DELLA SOLITUDINE.

L’ennesimo caso è risolto. Era iniziato con l’uccisione di un sordido giornalista televisivo. L’ispettore della polizia di Barcellona Petra Delicado, per festeggiare, invita il suo vice FermÍn Garzón a cena in una bettola della Barceloneta. Sono due compagnoni: lei è una 40enne femminista bi-divorziata; lui è un vedovo panciuto vicino alla sessantina. Litigano continuamente su tutto, sono inseparabili come Don Chisciotte e Sancho Panza. “Tutti e due vivevamo soli e ci conoscevamo da un mucchio di tempo” riflette Petra. L’eleganza della solitudine. Petra osserva le famiglie che fanno shopping a Rambla della Cataluña, ma che orrore il rumore di chi sorbisce la minestra succhiando, il tubetto del dentifricio lasciato aperto da qualcun altro. “La nostra solitudine non aveva niente a che fare con l’isolamento forzato che altri si vedono costretti a sopportare. Non tutti potevano entrare nel nostro selezionato club”. Fingendo di dolersene, Petra nota: “Il mio voto al celibato non aveva alcun senso. Con Garzón al fianco era come avere un marito, un padre, un nonno, e anche un bambino di tre anni, tutti insieme”. Petra Delicado e FermÍn Garzón: due personaggi a dir poco adorabili. Se leggete i libri di Alicia Gimenez-Bartlett vi affezionerete a loro come a due amici (vostri) in carne e ossa. Compagni in grado di accompagnare le nostre giornate, come il commissario Costa Charìtos creato da Petros Màrkaris o la coppia Adamsberg-Langlard ideata da Fred Vargas, o il commissario Bordelli del nostro Marco Vichi. Le gesta di Petra Delicado vanno avanti da dieci anni e da sette libri, quanti l’editore Sellerio ne ha pubblicati fin qui, in un ordine cronologico che non è il medesimo delle uscite spagnole.

IL CONTESTO.

Ogni romanzo della Gimenez-Bartlett ha un’ambientazione sociale delineata, su cui la scrittrice si documenta a lungo. Consigliamo di partire da Riti di morte (1996), in cui la scrittrice presenta i suoi personaggi per la prima volta. Petra Delicado ha vissuto due matrimoni ora finiti, si gode l’indipendenza in una nuova casa a Poblenou; Garzón è stato trasferito a Barcellona da Salamanca e vive in una pensione. Il caso è ambientato nella delinquenza delle mezze tacche, un mondo dostoevskijano di squallore. Proseguite con Giorno da cani (1997), l’episodio in cui Garzón (“dongiovanni da strapazzo”) si innamora di due donne e Petra adotta un cane battezzato Spavento, appartenuto a una vittima. Qui il microcosmo, ancora sordido, è quello delle lotte clandestine legate ai cani. Si può poi zigzagare a piacimento tra gli altri romanzi, tutti per qualche motivo meritevoli: sono tutti belli. Messaggeri dell’oscurità (2000) è l’incursione nel mondo delle sette. Petra entra in un territorio di tenebra profonda, preannunciata dall’invio di misteriosi pacchetti contenenti peni, le evirazioni sono frutto di perizia chirurgica non casuale. È il libro più nero e conturbante. Morti di carta (2002) è un viaggio nel fango della stampa rosa, a partire dall’omicidio di un cronista che, a conoscenza di scandali irriferibili, se ne serve per intentare ricatti. Serpenti del Paradiso (2002) porta l’indagine nei quartieri alti di Sant Cugat, El Paradís, paradiso di trentenni patrizi il cui stile di vita si attiene a un copione meticolosamente studiato, in cui le realtà si sbriciolano dietro l’apparenza. Un bastimento carico di riso (2004) è l’altro passo di Petra in territori oscuri: quelli dei senzatetto. L’orlo di un abisso senza fondo, la terza dimensione in cui non è impossibile precipitare. Per terminare, il volume minore, apparso solo per il mercato italiano, Il caso del lituano (2005), che riunisce tre racconti pubblicati a puntate su El Mundo.

UN’IRRIMEDIABILE UMANITÀ.

La felice riuscita della serie di Petra Delicado e FermÍn Garzón rappresenta una delle migliori esemplificazioni del successo del giallo contemporaneo. È un caso simile a quello di Camilleri, dal quale però la Gimenez-Bartlett non sembra particolarmente influenzata. Hanno in comune molti editori (tra cui quello italiano) e il fatto che dai loro scritti siano state tratte serie televisive di grande popolarità. In Spagna Petra Delicado è quel che in Italia è Montalbano. La Zingaretti catalana è l’attrice Ana Belén. Cosa c’è al centro della saga di Petra? Una società votata al cinismo, dominata da povertà e disparità sociali, da un giornalismo senza scrupoli e persino da fondazioni umanitarie gestite da imbroglioni. Ma c’è, al centro, una irrimediabile, irresistibile umanità. Quella di Petra, caratteraccio attaccabrighe da colonnello in pensione, appassionata di Chopin e Beethoven, avvocata mancata e arruolata in polizia per “lottare contro un eccesso di riflessione” che minacciava di sommergerla. E quella di FermÍn Garzón, figlio di contadini di Salamanca, vedovo di una donna che praticamente era una santa (“non si poteva fare l’amore di venerdì, né in Quaresima e nemmeno a Natale”), faccia da cantante di tanghi o da cuoco italiano, corporatura da barile di whisky. Molto dei romanzi è piacevolmente occupato da dialoghi, e buona porzione di questi dialoghi sono duetti, dotati di un ritmo straordinario, tra Petra e Fermín. Sono le pagine di cui non ci si stanca mai perché in esse i protagonisti, oltre a battibeccare su tutto, regalano le riflessioni più larghe e universali. Umanità, umorismo, capacitàintrospettiva.

NIENTE DI PIÙ STERILE DELLA PERFEZIONE.

Non si rassegnano mai, i due, dietro la scorza di disincanto poliziesco, a un mondo che va al rovescio. I due investigatori non appartengono certo alla schiatta degli speculatori della ragion pura con lente d’ingrandimento in mano. All’inizio della serie sono apertamente accusati di dilettantismo; il loro capo, il commissario Coronas, è sempre pronto a crocifiggerli. Vanno avanti per ipotesi e errori:accumulano dubbi, passano davanti alla porta giusta senza aprirla, ma “non c’è niente di più sterile della perfezione”. A volte organizzano brainstorming notturni, generosamente innaffiati, in cerca della scintilla giusta. È l’intuito, quel che conta. Quello ruspante di Fermín, le folgorazioni animali di Petra. In Morti di carta le intuizioni decisive si fanno strada nell’ispettore partendodai gusti decorativi della vittima, dalla presenza di certi tendaggi. “I morti parlano ed è dovere di un poliziotto starli ad ascoltare”, è la certezza di Petra Delicado. E bisogna sforzarsi di più per ascoltare la voce di chi non ebbe possibilità di farsi sentire nemmeno da vivo: emarginati, poveracci, piccoli delinquenti, mendicanti, figure presenti nella Barcellona di Alicia Gimenez-Bartlett. La serie appartiene al giallo sociale dei nostri tempi, il genere che meglio riesce a descrivere il nostro presente attraverso la fiction criminale. Il nostro presente, quello che siamo diventati. Sentite cosa ha da dire il filosofo Garzón sulla felicità: “A tutti noi hanno messo in testa che dobbiamo essere felici. Quando mio padre e mia madre erano giovani questa storia della felicità non esisteva. C’era da mangiare, avevano una casa, non gli era morto nessun figlio… Questo bastava. Nessuno chiedeva altro. Penso che la felicità sia un’invenzione moderna”.

“NON SI PUÒ SUPERARE TUTTO”.

Anche se ispettore e viceispettore continuano a darsi del lei, la reciproca gelosia li rode quando l’altro è impegnato in schermaglie amorose. Petra a volte fa vacillare la sua incrollabile indipendenza: in Messaggeri dell’oscurità sarà protagonista di un clamoroso amplesso nel mausoleo di Lenin a Mosca; in Un bastimento carico di risocederà alla corte di un insistente psichiatra. Nello stesso romanzo Garzón riceverà la visita del figlio da New York e scoprirà la di lui omosessualità. Non sarà facile accettarla: “Sono giunto alla conclusione che non si può superare tutto”, confiderà. “Ho accettato che la missione del poliziotto avesse perso la sua sacralità, ho accettato di portarmi dietro uno stupido telefonino, ho accettato di scrivere i rapporti al computer. Ho perfino accettato l’assoluta parità della donna. Ma che mio figlio viva con un uomo è troppo per me”. Non che Petra Delicado, un nome-un ossimoro, stia molto meglio sul piano dell’accettazione: “La mia vita non funziona bene. Appena arrivoa un punto statico in cui le cose si ripetono, mi viene voglia di cambiarla”. Una perenne irrequietezza.

“O IO STO DIVENTANDO COMPLETAMENTE PAZZO OPPURE QUESTA ROBA NON È ALTRO CHE UN PENE UMANO”.

Petra e Garzón, per puro capriccio, per bisogno di sfogarsi un po’, arrivano a provocare una rissa in un locale – duepoliziotti - soltanto per liberare la frustrazione: accade in Serpenti del Paradiso, dove la rabbia verso l’ipocrisia dei giovani patrizi si somma a un impegno che fa imbestialire Petra: il servizio di sicurezza per la venuta del papa a Barcellona. L’ispettore Delicado – narratrice in prima persona - non risparmia al lettore le sue impressioni, esponendosi a facile condanna per relativismo culturale se non peggio: “Tutto sembrava dover avere dimensioni colossali (…) era davvero vergognoso che il comune spendesse tanti soldi in una cerimonia di quella portata”, ossia la visita pontificia. Del resto, riflette Petra, “solo la Chiesa cattolica è riuscita a dare del filo da torcere alle donne più della psicoanalisi”. Ahi. I battibecchi sessisti tra i due colleghi sono un filo costante, si va dal musone antagonismo iniziale - il vice non tollera di avere una donna come capo - al disinvolto cameratismo con cui Garzón declama le “canzoncine della minchia”, con grande divertimento di Petra. Avviene durante il caso delle evirazioni, quando alla Delicado arrivano per posta reperti freudiani: “Petra, o io sto diventando completamente pazzo oppure questa roba non è altro che un pene umano”.

Gianluca Veltri

Le sorprese di Alicia Gimenez-Bartlett

E' sempre capace di sorprenderci, Alicia Gimenez-Bartlett. Gli ultimi due libri che la casa editrice Sellerio ha pubblicato della scrittrice spagnola sono stati, nel 2003, Una stanza tutta per gli altri, in cui la protagonista indiretta era Virginia Woolf, vista attraverso gli occhi della domestica Nelly, e nel 2004 Un bastimento carico di riso, con la coppia famosa di investigatori Petra Delicado e Fermin Garzon. Ancora un personaggio del tutto diverso in Vita sentimentale di un camionista (Sellerio, pp. 275, euro 14,00) dove Alicia Gimenez-Bartlett riesce perfettamente a dare voce ai pensieri, ai sentimenti, alle reazioni di un uomo che vive essenzialmente della sua fisicità, soddisfatto delle sue relazioni con le donne che usa. Un camionista è un po' come un marinaio, la strada è un simbolo di libertà come il mare, le città sono i porti in cui fermarsi, trovare una donna per passare qualche ora piacevole portandosela a letto e magari anche invitandola ad una cena romantica, e poi ripartire verso un'altra meta e un'altra preda. Nessuna complicazione, nessun piagnisteo, nessuna richiesta. Per quello basta e avanza la moglie a casa, che non si capisce perché abbia sempre il muso, con la vita che lui le permette di fare. E' tutta lì la vita di Rafael, finche incontra una donna che ribalta la situazione e mette lui nella posizione di quello che aspetta - le telefonate, gli appuntamenti,le decisioni sul quando e come fare l’amore, qualche parola dolce che però non dice mai. E perderà tutto, Rafael, quest’ultima donna ma anche la moglie, le figlie, l'amante fissa a Valenza. Senza capire il perché. Stilos ha incontrato Alicia Gimenez-Bartlett per parlare con lei di tutti i suoi personaggi. La coppia di ispettori di polizia dei suoi romanzi è forse la più simpatica tra quelle dei romanzi del genere. A volte sembrano un 'interpretazione nuova di Don Chisciotte e Sancho. Che tipo di persone aveva in mente quando li ha "creati"? Mi lusinga molto essere in qualche modo paragonata a Cervantes perche credo che tutti, in Spagna, siamo cresciuti nell'aura di Cervantes. Petra è naturalmente molto diversa dall'idealista Don Chisciotte perche è molto cinica, e c'è invece del materialismo di Sancho in Fermin. Quando ho pensato al personaggio di Petra, mi interessava che la donna della coppia di ispettori fosse una donna forte in una posizione di potere e che l'uomo fosse il suo vice, perche normalmente è il contrario, le donne hanno poco potere nei romanzi polizieschi. Lei è più aperta e lui è più tradizionale. Chissà, si potrebbe dire che Petra è la prima della generazione di donne progressiste in Spagna e Fermin è l'ultimo degli uomini tradizionali. Nell'ultimo romanzo della serie, Un bastimento carico di riso, è più evidente un cambiamento in loro, anche nei confronti l'uno dell'altro. In effetti tra di loro è nata una grande amicizia perche sono arrivati a capirsi, sono comprensivi l'uno con l'altro perche nessuno dei due ha qualcosa di grave da rimproverare all'altro sesso, non hanno rancori. Petra ha due matrimoni falliti alle spalle ma questo non le ha dato una visione negativa degli uomini; Fermin si rende conto che le donne moderne possono essere buone compagne, possono bere e dire parole forti e non succede niente. E' una cosa nuova per lui. E credo che questa amicizia si manterrà nei prossimi libri. In ogni suo romanzo è come se lei puntasse un dito verso qualche "buco nero" della nostra società: prende spunto da casi veri, dalla cronaca dei giornali? No, per quello che riguarda i dettagli dei casi veri e propri, prendo però spunto da tipi di delitti commessi in ambienti determinati. Per prima cosa cerco l'ambiente in cui voglio che succedano i delitti, poi invento un caso preciso ed esploro un poco questo ambiente con i consigli e i suggerimenti degli esperti della polizia. Il caso più scioccante è forse quello di "Messaggeri dell'oscurità", quello delle sette religiose. Quello è l'unico che ho preso da una cronaca reale. Quando il libro è uscito in Spagna, i critici hanno detto che era un'invenzione esagerata, e invece la storia viene da un caso vero successo ad Amsterdam. Avevo letto una notiziola su un giornale in cui si diceva che a un commissariato era arrivato per posta un pene tagliato. Non c'era nessun indizio sul caso e io ho inventato tutto il resto. Quanto alle sette, sono reali, ci sono molti libri sulle sette di vario genere. Quello che è strano è che non c'è niente di inventato proprio nel libro che sembra più irreale. Questo prova che la vita supera l'immaginazione. Il romanzo più "perverso" è "Serpenti in paradiso" in cui le critiche sono dirette verso una certa classe sociale. Barcellona è una città molto bella ma molto classista e le differenze sociali sono marcate geograficamente perche i quartieri hanno delle separazioni molto nette: vicino al mare ci sono quelli più umili, salendo verso la montagna ci sono le abitazioni delle classi sociali superiori e a San Cugat, dove è ambientato il romanzo, vivono esclusivamente i molto ricchi. Ecco, io ho rivolto la mia attenzione a questa sfera: i giovani ricchi sono tutti molto simili gli uni agli altri, hanno bei bambini, una moglie, un lavoro, belle auto e apparentemente tutto è perfetto. Non ho resistito alla tentazione di mettere un'imperfezione in questa apparenza meravigliosa. Come si è addentrata nell'ambiente dei barboni nel romanzo "Un bastimento carico di riso"? Siamo abituati a vedere in televisione le disgrazie del terzo mondo e noi, che viviamo in un mondo privilegiato, riusciamo anche a provare compassione davanti a quelle immagini di gente lontana. I barboni li possiamo vedere ovunque vicino a noi, in strada, nelle stazioni della metropolitana. I barboni ci danno fastidio, perche sono sporchi, puzzano. Mi domandavo: da dove vengono questi uomini? Come sono arrivati a quel punto? I servizi sociali mi hanno molto aiutato nelle mie ricerche. Ho saputo, ad esempio, che ai barboni viene dato da mangiare e un alloggio soltanto per un mese perché non si abituino e diventino cronici. E' tutto molto cinico. In città come Barcellona o Madrid ai barboni si compera un biglietto del treno per la città più vicina. Quello dei barboni è un mondo terribile vicino a noi e non lo conosciamo. E perche il titolo "Un bastimento carico di riso"? Il titolo ha un'origine divertente: c'era uno di quei programmi televisivi in cui viene fermata la gente per strada e si chiede persone che cosa farebbero se vincessero tanti soldi alla lotteria. La maggior parte risponde 'pagherei il mutuo' oppure comprerei un'auto' o 'farei il giro del mondo'. Un barbone dall'aspetto molto vispo ha risposto 'mi comprerei un bastimento carico di riso' e non voleva dire che aveva fame di riso, ma voleva dare una risposta assurda come era assurda la possibilità di vincere la lotteria. Due suoi romanzi sono invece completamente diversi e la loro particolarità è l'angolatura da cui la storia viene raccontata. In "Una stanza tutta per gli altri" Virginia Woolf viene vista attraverso gli occhi e la penna della sua domestica. Si crea un poco l’impressione del film di Altman" Gosford park". Sì, però in "Gosford Park" è tutta una finzione, mentre nel mio romanzo tutti i riferimenti, persino le date, sono presi dai diari di Virginia Woolf. Io ho inventato solo le parti in cui appaiono i servitori da soli; tutti gli altri episodi, piccoli e grandi, di cui parla Nelly sono raccontati dalla scrittrice, io li ho immaginati raccontati dalla domestica. Mi è venuta l’idea proprio leggendo i diari di Virginia Woolf. Nei suoi diari la presenza della domestica è molto importante e i pensieri della scrittrice sono spesso rivolti a lei. C’è addirittura una frase della Woolf che dice: Se fossi un’altra persona e conoscessi l’esistenza della mia domestica e il rapporto che c’è tra me e lei, ci scriverei un libro”. E mi è parsa una buona idea, il libro era già lì. C’erano dei suggerimenti per tante idee in un libro del genere, soprattutto che niente è come appare: Virginia Woolf era una femminista ma era anche molto classista, e allora la domanda che ci si pone è: "che cosa viene prima, il femminismo o la classe sociale?". Mi interessava vedere come una persona come Nelly, dopo un'esperienza del genere, finisca per essere spaesata, per non trovarsi più a suo agio da nessuna parte: Nelly non si è mai sposata, sentiva i commenti che la Woolf faceva sul matrimonio, si sentiva importante e disprezzava un poco gli altri domestici perche loro non erano in casa di artisti, non sapevano che cosa fosse uno spirito elevato. E mi piaceva seguire i cambiamenti di Nelly anche nei confronti della Woolf, all'inizio ne era affascinata e poi è diventata sempre più critica nei suoi confronti. In "Vita sentimentale di un camionista" il punto di vista è quello di un camionista. E tuttavia il risultato è quello di un libro molto "femminista", sicche ogni lettrice sarà soddisfatta alla fine del romanzo. Avevo intervistato molti camionisti prima di scrivere questo romanzo e quello che mi interessava non era tanto dare una lezione agli uomini, ma osservare come il movimento delle donne - che in Spagna è stato molto grande e rapido - abbia spiazzato gli uomini che non sanno più quale è la loro posizione, il loro ruolo. Soprattutto gli uomini di scarsa cultura si sentono persi; le donne lavoratrici sono cambiate, hanno le idee più chiare, guardano la tv, leggono i giornali, sono più informate, recepiscono nuove idee e nuovi modelli. Il camionista mi fa pena, è un solitario, è un uomo che cerca di fuggire dalla sua mediocrità e dalla vita dura che fa per mezzo delle donne ma, nonostante tutto, è un disgraziato. Gli uomini hanno meno interessi, hanno perso il potere e non hanno niente con cui sostituirlo. Che tipo di romanzo sarà il prossimo? Il prossimo che sarà pubblicato in Italia è un' antologia con quattro racconti che hanno Petra come protagonista e in Spagna sono apparsi su riviste. Il romanzo che sto scrivendo adesso, invece, si intitola "Dias de amor en Mexico" ed è una storia su come il coraggio in amore di due persone cambia l'equilibrio emozionale di un gruppo di persone.

Marilia Piccone - Stilos, 26 Aprile 2005



Il Venerdi di La Repubblica 20.02.2004 - Brunella Schisa



Il personaggio

Ha creato la famosa serie poliziesca dell’ispettrice Petra Delicado

Per i cultori del genere, è la risposta spagnola al nostro Andrea Camilleri e al suo ispettore Montalbano. Per i meno avvezzi alla lettura è una delle più amate e celebrate gialliste del momento. Il suo nome è Alicia Giménez-Bartlett. Scrittrice catalana autrice di numerosi best seller di successo, nonché creatrice della famosa serie poliziesca (ora trasposta con ottimo successo anche in versione cinematografica) dell'ispettrice Petra Delicado: una vera icona per i numerosissimi amanti del genere poliziesco. In Spagna e non soltanto in Spagna. Per parlare di letteratura gialla, Alicia Giménez-Bartlett (nella foto) ha fatto tappa lunedì scorso a Sassari, nell’aula magna della facoltà di Lettere e filosofia, partecipando ad un incontro-dibattito sul noir al femminile promosso dalla libreria Koinè e coordinato dalla professoressa Marina Romeo Frias. Diciamolo subito: non una mera occasione promozionale per lanciare l’uscita del quinto volume della celebrata saga poliziesca (il romanzo Serpenti nel Paradiso, recentemente pubblicato in traduzione italiana dall’elegante Sellerio), ma una interessante opportunità per scandagliare in punta di penna quello che è ormai un autentico fenomeno letterario: il romanzo giallo, nonché le sue diverse e più variegate declinazioni, dal poliziesco al mistery, dal noir al thriller, fino alla spy story. Un genere che parte da molto lontano, dai racconti di Edgar Allan Poe agli intrichi di Agatha Christie, passando per la logica inoppugnabile di Conan Doyle, ma, immemore delle sue nobili origini, troppo spesso ridotto, al pari della letteratura sentimentale e di quella fantascientifica, nel limbo della narrativa di intrattenimento. Pubblicata in edizioni economiche versione usa e getta, spesso accompagnata da modeste vesti grafiche e da improbabili commenti critici al testo. E sempre “opportunamente” relegata nei più angusti angoli delle librerie. Questo perlomeno fino a qualche anno fa. Fino a quando, cioè, non è esplosa la giallo-mania. Ed ecco che a circolare oggi non sono più i soliti romanzetti stagionali ad uso e consumo di vacanzieri, ma veri e propri romanzi d’autore, autentici esempi di buona, se non ottima, letteratura. E se in Italia i nomi più conosciuti sono quelli di Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Andrea Pinketts e del nostro Marcello Fois, in Spagna il giallo di qualità fa rima con Alicia Giménez-Bartlett. Scrittrice di grande sensibilità che ha saputo permeare i propri romanzi di una piacevole aura intellettuale, scrollandoli da quella scomoda dimensione di narrativa di largo consumo di cui era fino ad allora espressione. È stata la stessa Giménez-Bartlett a tracciare, nel corso del suo incontro sassarese, una stimolante genealogia del giallo, a ripercorrerne le origini, ad enuclearne le dinamiche di sviluppo storico, ma soprattutto a motivarne in chiave stilistica la crescita in termini di qualità letteraria, evidenziando le tecniche narrative oggi più adottate nei processi di caratterizzazione psicologica dei personaggi, nell’inquadramento del tessuto narrativo, nell’uso delle sezioni descrittive e delle parti dialogiche. Tutto questo in una gremita aula magna universitaria. Come dire, se è vero che cresce la qualità del giallo, è altrettanto vero che cresce la qualità dei lettori.

Corrado Piana - Unione Sarda 04.02.2004



"Io, la Camilleri di Spagna"

Incontro allo Steri con la scrittrice spagnola pubblicata da Sellerio e autrice di romanzi gialli "Io, la Camilleri di Spagna" Alicia Giménez-Bartlett porta la sua detective alla Rai

«A Petra e ad Alicia piacciono gli uomini belli. Bisogna avere il coraggio di dirlo, lo rivendico». Ironica, tagliente e spudoratamente femminista come solo certe donne spagnole sanno essere, Alicia Giménez-Bartlett parla di sé e della protagonista dei suoi romanzi come di due amiche inseparabili. L´inventrice di Petra Delicado, detective dal carattere deciso e agguerrito, sarà in città per incontrare il pubblico, alle 17 nella Sala delle capriate di Palazzo Steri. All´appuntamento, organizzato dalla casa editrice Sellerio (che ha pubblicato tutte le sue traduzioni italiane) e dal Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche, intervengono Angelo Morino e Caterina Ruta. Sabato la Giménez-Bartlett sarà alle 12,15 alla libreria Sellerio, in via La Farina, per incontrare i lettori. Alicia Giménez-Bartlett, già il nome del suo personaggio descrive i forti contrasti caratteriali dell´investigatrice: al contempo forte e delicata. Anche lei è così? «Petra ha idee chiare, decise, anche se non mancano momenti di tenerezza. È una donna indipendente. Io uguale a lei? Non saprei, ma una cosa è per me certa: passo veloce, sempre». Petra Delicado è un vero segugio, e si muove sempre in compagnia del fido vice Garzòn. Trova somiglianze tra la sua investigatrice e il commissario Montalbano creato da Camilleri? «Sì, molte somiglianze. Inoltre anche i miei libri hanno avuto una trasposizione televisiva, molto amata dal pubblico spagnolo, che tra qualche tempo dovrebbe essere trasmessa anche in Italia, sulle reti Rai. Tra un po´ conoscerete Petra anche in video». Dopo la serie di racconti dedicati all´investigatrice ("Riti di morte", "Giorno da cani", "Morti di carta") è arrivato in libreria un racconto diverso, "Una stanza tutta per gli altri", dove la protagonista è la cameriera di Virginia Woolf. Come le è venuto in mente? «Il libro è stato scritto prima dell´invenzione della detective, nel 1995. Ho letto molto sui personaggi del gruppo di Bloomsbury, ho consultato libri per immaginare come si viveva in quell´atmosfera così particolare. E ho scoperto che si parlava già di femminismo, di libertà, ma anche di classi sociali. Il rapporto tra Virginia Woolf e la sua cameriera, che teneva un diario, ne è una testimonianza». Di cosa tratterà il suo prossimo racconto? «Si intitola "Una nave carica di riso" e vedrà ancora una volta protagonisti Petra Delicato e Garzòn, che investigheranno sulla morte di un barbone. Una esplorazione sul mondo dei senzatetto, che tutti vediamo per le strade: un mondo marginale, con cui però tutti conviviamo. E poi sarà per Petra l´occasione per un amor fou: si innamorerà di uno psichiatra, che la aiuterà nella risoluzione del caso. I miei lettori chiedevano da tempo un nuovo amore per Petra, single dopo due matrimoni falliti». Della Woolf racconta la passione per i gelati, di Garzòn l´amore per la buona tavola. Qual è la sua passione gastronomica? «Per diplomazia credo che dovrei rispondere "la pasta". In realtà mi piace stare a tavola con gli amici. Condimento ideale: chiacchiere e un bicchiere di vino».

Paola Nicita - La Repubblica (ed. di Palermo), 30.1.2004



Intervista alla scrittrice - Libreria Sellerio, 31.1.2004.

D:"La lettura di Camilleri ha influito nella tua scrittura?"

Alicia: "Trovandomi in Italia, per diplomazia dovrei dire di sì, ma in effetti non è così [vi ricordate l'affermazione di ieri della Ruta?, NdP]. Me gusta mucho su personaje. Ma non mi gusta mucho la sua caratterizzazione dei personaggi femminili: io mi comporto meglio con gli uomini, forse è un problema di differenzia generazionale. Comunque lo ammiro molto."

D: "Una sensualità incompiuta accomuna Salvo Montalbano a Petra Delicado, come se ci fosse imbarazzo da parte di chi scrive. Inoltre, io preferisco alle trame il contorno, i personaggi."

Alicia: "Non sta mal la sensualidad de Petra! Essendo donna, tende a non esteriorizzare molto i suoi sentimenti, è autocontrollata anche per questioni di ambiente. E comunque è un punto di vista ironico. D'accordo sulla seconda osservazione: mas importante el dialogo, etc. I lettori adesso non sono "innocenti", è più difficile sorprenderli con un plot, una trama". Racconta che un suo nipotino col quale stava guardando un film alla TV ha individuato l'assassino dopo 10 minuti. Quindi la lettura deve offrire qualcosa di più.

D: "Come le è venuta l'idea del personaggio? Cosa c'è di autobiografico?"

Alicia: "Volevo una donna protagonista di un giallo, al di fuori della "tradizione" del genere che vuole le donne principalmente nei ruoli di cattiva (tipo "femme fatale") o vittima. Una donna con le sue caratteristiche femminili (i suoi dubbi, errori, contraddizioni), e che non fosse una "vice", una comprimaria. Ma amo di più Garzòn: Petra la piglierei a schiaffi per il suo carattere, per la sua impertinenza! Garzòn è buono, paziente, divertito, sta molto nella materialità. Voglio rivendicare con questa coppia la possibilità dell'amicizia fra uomo e donna, che mi sta molto a cuore".

D: "E l'aspetto autobiografico?"

Alicia: "Speravo lo aveste scordato ;-) Non ho mai ucciso nessuno ;-D Ho delle caratteristiche comuni con Petra: l'umore, il pessimismo, l'ironia, il credere nelle piccole cose. Ma per esempio non sono coraggiosa come lei. Mi piacciono gli uomini belli, rivendico di celebrare la bellezza maschile, per contrappunto agli scrittori uomini che hanno "cantato" le donne. Anche perché le donne finora al massimo hanno definito un uomo "interessante"".

D: "C'entra la "distanza geografica" con Camilleri riguardo alla differenza di caratterizzazione dei personaggi femminili?"

Alicia: "Non conosco molto la situazione italiana, forse noi siamo messi peggio per via della dominazione araba". Le viene fatto notare che anche in Sicilia la situazione è quella. Il Dir ricorda anche la dominazione spagnola :-D Alicia: "I cambiamenti sono lenti ma ci sono, e negli ultimi 30 anni c'è stata un'accelerazione".

D: "Il continuo paragone con Camilleri, in Italia, le piace, la lusinga, la infastidisce?"

Alicia: "Preferisco essere paragonata a Camilleri che a Berlusconi! [testuale, NdP] A prescindere è un onore, abbiamo anche lo stesso editore in molti Paesi".

D: "Ci parla delle genesi di "Una stanza tutta per gli altri""? [Antonio Sellerio tira un sospiro di sollievo: "Ancora un'altra domanda su Camilleri e si incazzava". E avrebbe anche avuto ragione ;-) NdP]

Alicia dice cose più o meno già sentite e/o lette e/o scritte in questa ML: parla dello studio dei diari di Virginia Woolf, della presenza della figura della "criada" (ovvero la serva), del rapporto di amore-odio fra le due, del femminismo "parziale" della Woolf (cioè del suo tenere la serva "al suo posto").

D: "E' stato difficile pubblicare il primo libro?"

Alicia: "Il primo libro che ho scritto era un romanzo di 800 pagine. L'editore a cui lo presentai senza avvisarmi lo mandò all'agente letterario più importante nel mondo di lingua spagnola, lo stesso di Garcìa Marquez. Però poi hanno pubblicato il secondo, e il primo fu buttato nella spazzatura, dove peraltro stava benissimo :-D"

D: "Confronto fra Pepe Carvalho e Petra Delicato".

Alicia: "La novela negra refleja la sociedad. Quella di Pepe è diversa, prima della democrazia o agli albori di essa. Ora è diverso. E' questa la differenza fondamentale".

D: "Scriverà altri romanzi con Petra?"

Alicia: "Sì, il prossimo si intitolerà "Una nave carica di riso", non è ancora uscito in Spagna. Parla del mondo degli homeless".

D: "Ha partecipato alla sceneggiatura dei telefilm realizzati in Spagna? Le è piaciuto il personaggio? E l'interprete?"

Alicia: "Sono stati realizzati 15 episodi [non ho capito se ci sono episodi scritti ad hoc o se i romanzi sono stati spezzati in puntate, NdP], l'interprete è un'attrice e cantante molto famosa, Ana Belem [mi pare, NdP]. Hanno tolto tutta la parte "ironica": è stato il primo poliziesco prodotto in Spagna, si temeva che sembrasse una serie di macchiette. Comunque non condivido le critiche dei miei colleghi scrittori che prima prendono el dinero per i diritti e poi disprezzano i risultati. La TV mi ha dato nuovi lettori, dinero, e mi ha divertito molto. Non si può chiedere fedeltà, i media sono diversi: immagini invece che parole. [Tutte 'ste cose mi pare di averle già sentite dire a qualcun'altro ;-), NdP] La mia è stata una "collaborazione esterna" alla sceneggiatura. Erano 4 fra i più esperti sceneggiatori, che regolarmente scandivano la giornata così: birra a colazione, aperitivo, vino a pranzo e whisky la sera; eppure "funzionavano" senza problemi. La prima domanda che mi hanno fatto non è stata sul carattere del personaggio, ma sul modello della sua automobile: no es una tonteria, dà una connotazione sociale, economica, di gusto".

D: "Ha successo a Madrid?"

Alicia: "Sì".

La Prof. Ruta pone una domanda sulla sua tecnica di lavoro: ad esempio, le chiede dei suoi metodi di documentazione.

Alicia: "I lettori di gialli sono matti, gli errori vengono evidenziati immediatamente: es muy peligroso! La documentazione è imprescindibile. Parlo con i poliziotti e con gli specialisti degli argomenti che tratto (ad esempio, per "Giorno da cani", con veterinari ed etologi). E' una parte divertente del lavoro".

Da Palermo, per il Camilleri Fans Club, u Presidenti - Libreria Sellerio, 31.1.2004.




Last modified Wednesday, July, 13, 2011