home page





Gli arancini di Montalbano



Autore Andrea Camilleri
Prezzo L. 28.000
Pagine 339
Data di pubblicazione 21 settembre 1999
Editore Mondadori
Collana Scrittori italiani e stranieri
e-book € 6,99 (formato epub, protezione Adobe DRM)


Il titolo della nuova raccolta di racconti (ben venti) potrebbe essere Le tentazioni di Montalbano. Ma sono tentazioni subito represse. E' solo un sogno provocato da un' indigestione di sarde quello di entrare in una saga alla Star Trek ed essere promosso "capo della polizia interplanetaria". Ed e' subito respinta la prospettiva di un viaggio a New York: "Io a Nuovaiorca? Manco se mi sparano". Ed e' sempre Montalbano che si rifiuta a meta' di una storia telefonando personalmente al suo creatore, Camilleri: "Non mi piace questo racconto. Non voglio entrarci, non e' cosa mia." Montalbano resta ancorato alla sua Vigata, immaginario paese di una Sicilia polverosa e barocca, popolata da sgualdrine timorate e notabili untuosi.

Racconti:

La prova generale
La pòvira Maria Castellino
Il gatto e il cardellino
Sostiene Pessoa
Un caso di omonimia
Catarella risolve un caso
Il gioco delle tre carte
Pezzetti di spago assolutamente inutilizzabili
Referendum popolare
Montalbano si rifiuta
Amore e fratellanza
Sequestro di persona
Stiamo parlando di miliardi
Come fece Alice
La revisione
Una brava fìmmina di casa
“Salvo amato...” “Livia mia…”
La traduzione manzoniana
Una mosca acchiappata a volo
Gli arancini di Montalbano





Prezzo € 15,00
Pagine 432
Data di pubblicazione 25 ottobre 2018
Editore Sellerio
Collana La memoria n.1111
e-book € 9,99 (formato epub, protezione acs4)


Venti racconti pubblicati per la prima volta nel 1999, venti storie di felice invenzione dove il lettore rimarrà deliziato da un Montalbano «delle origini». Una sorta di «vita quotidiana» nel commissariato di Vigàta.


Venti racconti si dispiegano l’un dietro l’altro: in un crescendo di estri imprevedibili, e di complicazioni drammatiche, secondo un disegno di inesausto diletto che in ogni singola trama si disvela con la levità e la sottigliezza di un giocar di scene «stramme» dentro l’unità di luogo dell’arena vigatese, non senza tuttavia una qualche malinconica trasferta del primo attore. Tutto è elusivo a Vigàta, e stravagante. Vi predomina una logica che sembra sgangherata. Una coppia di vecchi attori prova la scena estrema della propria morte, a turno sul letto e sulla sedia della veglia. Una congiura di scippatori tenderebbe «alla desertificazione delle chiese», sparando a salve, di buon mattino, su vecchiette insonni o su bigotte che corrono alla prima messa. Del complotto comunista è convinto l’ottuso cronista di «Televigàta». E Montalbano, per spiegare al questore Bonetti-Alderighi la non «valenza tragica» degli attentati, fa ricorso alla semiologia di Roland Barthes fatto passare per «criminologo francese». L’ignoranza fantastica del questore è riluttante. Non si lascia persuadere da quel «Marthes», come lui lo chiama. L’innocenza fragorosamente rustica e la logica scompaginata di Catarella danno prove strabilianti. Il centralinista vuole essere coinvolto nelle indagini. A Vigàta è stata uccisa una prostituta vecchia. Catarella ha visto un telefilm su un tale che, per vendicarsi della madre malafemmina, è diventato un serial killer di prostitute. E si convince d’avere risolto il caso. Entra nell’ufficio di Montalbano. Chiude a chiave la porta dietro di sé. Ha un’«ariata» di segreto cospiratore. Spara: l’omicida è «un clienti della bottana che è figliu di bottana». Eppure un caso lo risolve davvero. È lui a scoprire il «porco maiale» che si è approfittato di una povera giovane mentalmente instabile. Montalbano è un esperto di quei geroglifici che sono i particolari minuti, da tutti trascurati, una mosca, per esempio, presa in pugno da un imputato durante il processo. Lui è il solo che sa decifrarli. Gli piacciono «assà» i Racconti di Pietroburgo di Gogol’, con la loro immaginativa. E visionariamente gogoliana è la telefonata che Montalbano fa al suo autore, per proibirgli di destinargli storie truculente. Il commissario arriva a farsi scrittore di frodo. Entra in due racconti di Camilleri e, dentro le tracce avviate, si scrive da solo, in forma di lettere, le relazioni di due sue indagini: fra l’altro condotte a distanza, basandosi solo sulla scienza della deduzione e dell’analisi. Montalbano merita alla fine, dopo una serie di virtuosi trucchi, di festeggiare il capodanno alla mensa pingue della cameriera Adelina: abbandonandosi alla ghiottoneria languorosa e sensuale di un eccelso mangiatore di arancini. La raccolta Gli arancini di Montalbano è stata pubblicata la prima volta dalla Mondadori, nel 1999.
Salvatore Silvano Nigro



Last modified Thursday, October, 25, 2018