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Caffè Vigàta

Conversazione con Andrea Camilleri



Autore Lorenzo Rosso
Prezzo € 15,00
Pagine 120
Data di pubblicazione Settembre 2007
Editore Aliberti
Collana Chewingum - Parole da masticare


È successo un miracolo fra me e miei lettori: io ho cercato di farmi capire e loro mi hanno capito.

"Se si dovesse dare un premio per le migliori interviste rilasciate da uno scrittore, non ci sarebbero dubbi: Andrea Camilleri oggi sarebbe il primo a essere insignito.
È lui l'autore ideale con cui conversare."
(dalla Prefazione di Salvatore Ferlita)

Con la Postfazione di Stefano Malatesta

Non è vero che realtà e letteratura sono separate. La letteratura crea mondi che a volte hanno il privilegio di diventare concreti e conquistare respiro, vita. La Vigàta di Camilleri esiste solo sui libri, ma diventa reale nel momento in cui turisti da ogni parte del mondo inseriscono nelle loro rotte Porto Empedocle. Montalbano esiste solo sui libri, ma attraverserà la porta della realtà quando, nell’ultima puntata, dovrà fare i conti con il suo doppio, il protagonista di un noto sceneggiato televisivo. È sì un libro di metaletteratura, questo di Lorenzo Rosso, ma è anche e soprattutto il prendere contatto con uno dei più celebri scrittori a cavallo tra i due secoli, con un uomo che dice poco di sé eppure tutti conosciamo per la voce: profonda, catarrosa, impastata da anni di sigarette. Si torna agli anni della guerra e dei bombardamenti. Si torna alle prime pulsioni, maturate davanti alle persiane verdi della casa che poi diventò la Pensione Eva. Si torna con la memoria alla partenza, quella cui ogni siciliano non si sottrae, per riscattare le proprie sorti per fare poi, immancabilmente, ritorno, perché senza l’odore del porto e il rumore del mare la vita è un’altra cosa. I rapporti con Leonardo Sciascia all’ombra di Verga e Pirandello, il racconto di un successo che ha tardato a venire e di tutte le cose che sono accadute nel frattempo, la passione per i romanzi storici e una quantità di libri letti e immaginati. Il racconto lungo una vita dello scrittore più amato dagli italiani.

BIOGRAFIA: Lorenzo Rosso, giornalista torinese, da vent’anni ha l’onore di vivere “ospite in terra di Sicilia”. Perché siciliani si nasce, e non lo si diventa. Ma essere ospiti in Sicilia, dove l’ospitalità è sacra, è la condizione migliore per godere di un privilegio riservato a pochi.


Caffè Vigàta, l'incontro tra i due Montalbano
''Un libro di metaletteratura'' secondo l'editore Aliberti, quello scritto da Lorenzo Rosso, giornalista torinese da vent'anni trasferitosi in Sicilia. ''Caffè Vigàta'' racconta l'incontro tra il commissario Montalbano dei libri di Camilleri e il suo doppio della fiction di Raiuno attraverso una conversazione tra l'autore e lo scrittore siciliano.
''Si torna dentro la Vigàta -afferma l'editore in una nota- quella vera, la Porto Empedocle che non esiste più, se non nei racconti di qualche 'sopravvissuto', dove arriva forte l'odore del mare e le navi entrano ed escono dal porto a ritmi vertiginosi. Si torna agli anni della guerra -prosegue- e dei bombardamenti, quando al liceo ci si andava in littorina. Si torna alle prime pulsioni, maturate davanti alle persiane verdi della casa che poi diventò la Pensione Eva. Si torna -aggiunge l'editore- con la memoria alla partenza, quella cui ogni siciliano non si sottrae, per riscattare le proprie sorti''.
''I rapporti con Leonardo Sciascia all'ombra di Verga e Pirandello -si legge ancora nella nota- il racconto di un successo che ha tardato a venire e di tutte le cose che sono accadute nel frattempo, la passione per i romanzi storici e una quantità indicibile di libri letti e immaginati, la ricerca linguistica per preservare un patrimonio che va perdendosi, i bilanci e il futuro. Il racconto lungo una vita -conclude- dello scrittore più amato dagli italiani''.
(Adnkronos, 26/8/2007)

L’ultima indagine di Montalbano
Vorrei innanzitutto spiegare perché, in me, è nata la necessità di porre fine a questo personaggio. Ho scoperto che questa sensazione è comune a molti autori di libri gialli che scrivono di personaggi seriali. Arrivati a un certo punto, la serialità stanca. Il rischio grossissimo in cui può incorrere uno scrittore è la ripetitività del protagonista. Cioè che finisca per rifare le stesse cose. Anch'io stavo per correre lo stesso rischio. Però mi sono salvato in corner con tutta questa storia dell'invecchiamento e dei mutamenti del mio personaggio. Dell'essere dentro una realtà mutante, perciò mortificante, per il personaggio stesso. Questa mia soluzione, invece, lo rende vivo; lo rende diverso. Per altri scrittori è stato assai più difficile. Poi mi sono pure posto un problema scaramantico. Nella vita ho avuto due ca­rissimi amici, scrittori di gialli. Uno era il francese Jean Claude lzzo, di Marsiglia, l'inventore di un Commissario dal nome italianissimo: Fabio Montale. L'altro era Manolo Vázquez Montalbán. Izzo decise un giorno di abbandonare il suo personaggio e lo fece mentre, nella storia, il protagonista si trovava gravemente ferito, in balìa delle onde, su di una barca. Montale, alla fine del racconto, avrebbe potuto salvarsi o non salvarsi. All'autore decidere in futuro che cosa fare! Come fece per esempio Arthur Conan Doyle con il suo personag­gio di Sherlock Holmes, che a un certo punto finisce in un burrone. Poi, in seguito alle proteste dei lettori, lo tirò nuovamente fuori, riportandolo in vita. Queste, per inciso, sono cose che noi autori possiamo permetterei di fare, un po', come Dio!
Il povero Manolo Vázquez Montalbán, anche lui, per esempio, voleva liberarsi del suo Pepe Carvalho e invece andò a finire che tanto Izzo che Manolo sono morti prima dei loro personaggi. Allora mi sono detto: «Col cavolo che faccio morire il mio personaggio!». Queste sono cose che sto raccontando un po' per scherzo ma anche un po' seriamente. Mi pareva un po' assurdo che un personaggio, nato letterariamente, morisse "sparato" oppure, alla fine di tutte le indagini, di tutte le avventure, andasse in pensione. Così mi sono fatto venire un'altra idea, trovando in un certo senso la soluzione.
Ho ottant'anni passati e a questa età è sempre meglio mettere da parte tutto quello che si trova. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale di Montalbano; l'ultimo libro della serie. E l'ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più. L'ultima indagine di Montalbano in realtà non è proprio l'ultima. Perché nel frattempo io continuo a scrivere e ho pubblicato e pubblicherò ancora altri libri del mio Commissario.
Se interessa, le posso fare un esempio del disagio in cui il personaggio del Commissario Montalbano si viene a trovare in quest'ultimo romanzo che uscirà postumo. Questa storia inizia con il solito "morto ammazzato", sparato in una strada. La vittima è un tale che stava accingendosi, ih tuta e scarpe da ginnastica, assieme ad alcuni amici, a fare una lunga passeggiata a piedi o di corsa. All'improvviso però sbuca un tizio, su di una motocicletta, che fa fuoco con un'arma e uccide quell'uomo. Subito scatta l'allarme. Viene avvertita la polizia e si provvede a bloccare la strada. Poi avvertono il Commissario Montalbano che arriva sul posto con una macchina di servizio. Abbiamo detto che la strada è bloccata e che nessuno può avvicinarsi più di tanto al luogo del delitto. Ma quelli che abitano nella via interessata al fatto di sangue sono tutti lì, affacciati ai balconi e alle finestre, per vedere che cosa succede. Quindi, appena Montalbano scende dalla macchina, subito sente un dialogo "aereo" sulla sua testa, un dialogo che lo riguarda.
«U Commissario arrivò!». «Cu? U Commissario?»
«Sì, Montalbano!». «Ma cu, chiddru di la televisione o quello vero?».
Tutto questo fa subito girare le scatole al Commissario. Montalbano infatti non sopporta di essere scambiato per il suo alter ego. E, a questo punto del romanzo, Montalbano comincia, come posso dire, una sorta di guerra col doppio. Che però è un momento classico di un certo tipo di letteratura. Si vede che il Commissario fa alcune cose che prima non avrebbe mai fatto. Questo perché è entrato in competizione col personaggio televisivo. D'ora in avanti il personaggio Montalbano non avrà altra strada che quella di rivolgersi a chi l'ha creato, al suo autore, cioè a me. E qui, diciamo che casca male!
Andrea Camilleri
(Anticipazione pubblicata su La Repubblica, 29/8/2007)



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