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Chi ha ucciso Pio La Torre?

Omicidio di mafia o di stato? la verità sulla morte del più importante dirigente comunista assassinato dal dopoguerra



Autore Paolo Mondani, Armando Sorrentino
Prezzo E 16,00
Pagine 256
Data di pubblicazione 2012
Editore Castelvecchi
Collana RX


Prefazione di Andrea Camilleri

«La vicenda di Pio La Torre appartiene alla democrazia, quella vera, fatta di partecipazione, lucidità e passione che va ricordata e mantenuta dentro i canali di una ricerca instancabile delle troppe verità nascoste in questo paese».

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile del 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia-politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di «spiegare» l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della Sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E per la prima volta si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.


Andrea Camilleri che di questo libro ha scritto la prefazione ricorda la vicenda (rivelata da "Repubblica" sei anni fa), di alcuni studiosi siciliani convocati da La Torre in una riunione riservata per analizzare insieme dei documenti rivelatori. Incontro mai avvenuto perché i killer arrivarono qualche giorno prima dell'appuntamento. «Pio quelle carte le aveva evidentemente interpretate - scrive il creatore di Montalbano - e voleva conferma di quel che aveva capito. E cioè che fra Stato e mafia c'era una relazione continua». Quella di Camilleri è una "verità" sotto gli occhi di tutti, ma talmente impalpabile da restare invisibile nel pantano dei misteri.
(Tano Gullo, La Repubblica (ed. di Palermo), 21.4.2012)


«Noi - sostiene Camilleri nella prefazione - la verità la intuiamo, se su Portella ci fosse stato un processo serio avremmo almeno una verità relativa. Invece ci resta solo una verità che sentiamo a pelle e capiamo che c'è qualcosa che non torna perché tra segreto di Stato, silenzi e complicità avvertiamo una molteplicità di moventi. Ma lì ci fermiamo. E così è capitato per il caso La Torre, dove dietro l'omicidio non c'è una sola causale ma almeno tre. La primaria ti viene sbattuta in faccia e le altre sono coperte. Arrivi a intuirle ma non a dimostrarle».
(Salvatore Scalia, La Sicilia, 15.5.2012)


La Torre, come ha scritto Camilleri, fu un siciliano di scoglio che se si metteva in mare poteva scoprire l’America.
(Vito Lo Monaco, l'Unità, 29.4.2014)



Last modified Wednesday, April, 30, 2014