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Le golosità del Commissario

Cibo e trame in Camilleri



Autore Cetta Berardo
Prezzo E 13,00
Pagine 136
Data di pubblicazione 2009
Editore Giancarlo Zedde
Collana  


Lui, l’investigatore pervicace, che persegue con tenacia i suoi percorsi, a dispetto dei superiori, che spesso accantona la via maestra per «ingaglioffirsi» in meandri secondari, sempre e solo aiutandosi con il suo fiuto, si sazia di sapori, irrobustisce la mente e corrobora il corpo. Così un tortino di triglie e patate ha il potere di dissolvere la rabbia, un sauté di vongole gli dà la carica vitale, la chiarezza delle idee. È il suo un viaggio nel mondo dei sensi, una sorta di percorso di formazione, che rende più sensibili e competenti, volto a creare «il gusto» della tavola.
Nella rete dei sensi.
Così si può definire il saggio culinario che Cetta Berardo ha costruito sulla figura del commissario Montalbano.
L’autrice, che ha vinto nel 2008 il Premio “Orio Vergani” dell’Accademia Italiana della cucina, il Premio “Luigi Veronelli” per il miglior scrittore enogastronomico emergente, il Premio Selezione Bancarella Cucina, il Premio Libri da gustare, lavora da anni sul cibo e i suoi risvolti in letteratura, arte, cinema. Con sensibilità letteraria, con competenza di lettore affinato e smaliziato, scandaglia a tutto raggio i romanzi di Camilleri che vedono Montalbano protagonista, li assapora e analizza, creando suggestioni, stuzzicando il gusto, soddisfacendo la vista. In punta di penna, percorre le avventure del commissario, lo segue nei meandri delle trame, lo insegue sul piano del palato, lo cattura nella rete dei sensi. alla ricerca delle emozioni legate al gusto del cibo.
Si può dunque definire, il suo, un viaggio tra sapori e profumi, con la destrezza del segugio e l’accortezza del detective. Così Salvo Montalbano, il commissario di Vigata, viene colto nei tanti momenti della giornata, impegnato a districarsi nei casi della vita, senza dimenticare di godere della cucina, delle prelibatezze di mare, delle leccornie o “sfizi” d’infanzia. La sua è una sorta di iniziazione al mondo della tavola, così coinvolgente da oscurare spesso l’investigazione vera e propria.
Salvo goloso o vorace? Il dilemma è presto risolto. Basta seguire il nostro e gustare i tanti piatti della cucina siciliana, in un crescendo, fino all’estasi.
Il libro si suddivide in capitoli, che vedono il cibo come motore della ricerca: dal sapore del mare, alla pièce del pranzo con il primo, secondo e dessert, ai dolci e al linguaggio del vino. I testi si intrecciano con l’analisi letteraria, il profilo del paesaggio fa da cornice, dove il dialetto assume un ruolo fondamentale. Allora il gioco si fa intrigante: le parole diventano languorose, sensuali, appetitose, rinfrescanti, infuocate.
Con bonaria arguzia, la figura del commissario viene “diseroicizzata”: davanti ad un piatto di triglie, il detective si incanta e dimentica il mondo, il lavoro, le donne. Il tempo si ferma, solo scandito dallo sciabordare del mare.
A corredare il saggio, una serie di ricette rivisitate da un cuoco siciliano, che in modo originale vengono scelte in base alle categorie calviniane.
Il percorso va in crescendo, in un coinvolgimento dei sensi, per arrivare alla piena soddisfazione, che a tavola significa serena sazietà. In climax, si passa dalla delicatezza di portate di pesce alla grazia di piatti dove i colori di fondono con la bontà degli ingredienti, alla passione che coinvolge ed obnubila la mente, non solo dei commissari ma dei comuni mortali, alla musica. Sì, perché il cibo è musica, di sapori di spezie di profumi.
I piatti fanno il resto e innescano una malalia d’amuri che coinvolge tutto l’essere: anche davanti ad una zuppa di maiale. Se poi c’è il coriandolo o il peperoncino detto “foco vivo” allora si grida al miracolo. Proprio come Salvo.




Last modified Wednesday, July, 13, 2011