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Il nipote del Negus

 

Autore Andrea Camilleri  
Data di pubblicazione 25 marzo 2010  
Editore Sellerio  
  romanzo audiolibro
Pagine 288  
Collana La memoria  
Prezzo E 13,00 E 19,00
Voce recitante   Andrea Camilleri
Lettrice   Monica Demuru
Durata   5 ore e 28 minuti
Contenuti   Lettura integrale in 5 CD
e un volume di scritti di Andrea Camilleri
A cura di   Gush
Regia   Monica Nonno
Studio di registrazione   Spiritosound (Roma)
Fonico   Edoardo Verde

 

«In questo romanzo prendo spunto da un fatto realmente accaduto. Negli anni Trenta a Caltanissetta, prima della guerra d’Etiopia, venne a studiare nella scuola mineraria il nipote del Negus, ovviamente spesato dalla sua Corte. Si trattava di un principe di sangue reale, un personaggio interessante, originale. Si discuteva dei confini con la Somalia e prese in giro tutti».

Nell’agosto del 1929 il nipote del Negus Ailé Selassié si iscrive alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. La cosa provoca un generale scompiglio: al nipote regale deve essere riservata una accoglienza all’altezza del suo rango; questo è l’argomento dell’esilarante corrispondenza tra ministero degli Esteri, Prefetto, Questore di Montelusa, federale di Vigàta, direttore della scuola, ognuno preoccupato, in realtà, di salvare il posto.
Dalla scuola viene allontanata qualche testa calda e il principe viene accontentato in ogni suo desiderio. Amante della bella vita, elegante, Grhane Selassié non bada a spese, si fa confezionare abiti ricercati e, visto che i soldi del governo etiopico non bastano mai, comincia a fare debiti. Per di più è un impenitente vitellone e le amanti non si contano.
Le cose precipitano quando il nipote viene sollecitato – su idea di Mussolini in persona – a scrivere una lettera di sperticati elogi sul fascismo, lettera da indirizzare allo zio Ailé Selassié; la cosa, infatti, potrebbe tornare utile nel contenzioso tra Italia ed Etiopia sui confini con la Somalia. Il nipote del Negus si fa pregare, poi cerca di sottrarsi e, mentre traballano ministri, prefetti e questori, la vicenda diventa farsa.
Con Il nipote del Negus - costruito come La concessione del telefono, in una trama fatta di missive, telegrammi, articoli e proclami, dispacci governativi, conversazioni - Camilleri torna alla sua vena più antica, quella più irriverente e comica che fa pensare al Birraio di Preston. E lo fa con quell’intelligente e contagioso divertimento, con quella mescolanza tra storia e fantasia che i suoi lettori conoscono.

Eja, Eja, Alalà! Fu già tempo in cui si andava in camicia nera; si cantavano inni; si marciava nelle parate. Una forza guerriera ingagliardiva l’Italia, una scattante prestanza virile: una lungimiranza politica, un'indomita fierezza, una virtù d’impero. Bisognava pur credere a tanto andar su di schiuma, e prender aria e vento, e darsi gonfi e impettiti. Quando la menzogna si accasa nella storia, sono gli atti di fede, e le adunanze, e i manganelli, che fanno la verità. Ci volevano, a Vigàta, le furberie e le mattacchiate di uno scavezzacollo di principe di colore, la selvatica estrosità e il talento per gli affari di un diciannovenne ben arnesato e sessualmente senza briglie, la spudoratezza e l’inclinazione astuta di un nipote del Negus, i puntigli e le impuntature principesche di uno studentello straniero senza letto e senza tetto, che allettava gli occhi e invaghiva i cuori, per umiliare l’onore, l’orgoglio virile, le mire colonialistiche, le prolisse incompetenze del regime, e il nazifascistico razzismo. Il nipote del Negus, il principe Grhane Sollassié Mbassa, è stato iscritto alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta. Si rivela un virtuoso della bricconeria e un atleta dell’inganno: tutti brontolando, e lui bravando; promettendo molto, le autorità, e ancor più pagando, senza nulla mai ottenere. Cosa non tollerano tutti, cosa non tentano. Anche il Duce schiuma e freme, a Roma, e subisce a rate i tiri bassi dell’etiope: di quel tizzone d’inferno, coccolato e foraggiato, che scalcia e corvetta; e sfugge al dover suo di dar testimonianza in terra italica, e attestato scritto laggiù, in colonia, del viver bello e libero e generoso della «civiltà» fascista. La giovialità teatrale del principe, i suoi stratagemmi tattici, i suoi trucchi, le mascalzonate e le puttaneggiate, confluiscono nel gioco largo di una beffa che la «verità» falsa del regime rivolta nell’impostura vera del latin sangue gentile e della baracconata storica. Camilleri compagina e rilega, in un gustoso dossier, cose dette e cose scritte. Alle carpette della documentazione d’archivio intercala «frammenti di parlate». Sono veri documenti falsi e falsi documenti veri, allestiti con l’astuzia e la perizia di un falsario che vuol dare spazio di teatro al bottarisposta, al parlottare e al chiacchiericcio di un villaggio in cui tutti stanno guancia a guancia, a portata di voce e di gazzetta. Come il giovanissimo principe del romanzo, anche Camilleri è, a modo suo, un frodolento secondo verità: burla e beffa scrivendo, e inventando documenti, per stare alla fine dalla parte della verità storica.
Salvatore Silvano Nigro


«Io vorrei essere considerato un contastorie, come mi sono autodefinito, cantastorie no perché sono stonato, ma contastorie sì…».

Chi ha avuto l’occasione di ascoltare “dal vivo” Camilleri - alla radio, a una presentazione, in un’intervista - è rimasto conquistato dal suo modo di raccontare: la sua narrazione, fatta di pause e inflessioni, genera un ritmo che è fondamento stesso di una scrittura densa di suoni, di rumori, di timbri.
Per questo motivo, in occasione della pubblicazione del nuovo romanzo di Camilleri, Il nipote del Negus, - una vicenda farsesca ambientata nella Sicilia del 1930 - viene proposto in libreria l’audiolibro con la storia letta dalla viva voce del suo autore: per la prima volta in Italia vengono pubblicati contemporaneamente - ma indipendenti l’uno dall’altro - il volume a stampa e l’audiolibro. Il progetto nasce proprio per un’opera - assimilabile per genere e struttura a Il birraio di Preston e a La concessione del telefono - particolarmente adatta a essere proposta come audiolibro e “interpretata” dal suo stesso autore.
Ha detto Camilleri a proposito del suo metodo di scrittura: “Quando penso di avere raggiunto quello che volevo dire, scatta in me un secondo piano che è la lettura ad alta voce del testo. Leggendo prendo un certo ritmo, do un certo colore, tanto che potrei raccontarla quella pagina come se l’avessi inventata in quel momento”.
La voce di Camilleri ricrea l'atmosfera del racconto orale della tradizione e dota la neolingua dell'Autore della sua, per così dire, interpretazione autentica.

Così il principe abissino viveva tra lusso e amanti mentre studiava in città
di Walter Guttadauria (La Sicilia, 21.2.2010)



Last modified Wednesday, March, 17, 2010