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Posacenere



Immagine da Il Sole 24 Ore


Su Domenica del Sole 24 Ore, con un racconto inedito, inizia la collaborazione di Andrea Camilleri
Il Sole 24 Ore, 5/11/2011

Con un racconto inedito della visita nel suo vecchio liceo, che diventa l'occasione per un tuffo nella memoria e nei ricordi di gioventù, inizia la collaborazione di Andrea Camilleri con «Domenica» del Sole 24 Ore dove, a partire dalla settimana prossima, lo scrittore siciliano inaugurerà una rubrica chiamata «Posacenere».
Il titolo della rubrica allude al suo rapporto molto particolare con le sigarette. Chiunque abbia visto il posacenere di Camilleri si renderà conto che non è quello di un vero fumatore incallito, come il personaggio che gli ha ritagliato adosso Fiorello in una serie di famosi spot televisivi. Lo scrittore siciliano ama assai di più, rispetto al fumo vero e proprio, il rito dell'accendersi la sigaretta, che viene spenta quasi subito, ancora intera, dopo poche boccate, e riposta nel posacenere. Questo, nella rubrica della "Domenica" del Sole 24 Ore, diventerà il simbolo di una altrettanto rituale, breve e profonda, riflessione settimanale che Camilleri regalerà ai suoi lettori.
Nel testo inedito, scritto appositamente per l'inserto culturale del Sole 24 Ore, il grande scrittore racconta i suoi ricordi scolastici in occasione di una visita effettuata nel 2010 nel suo vecchio liceo "Empedocle". Un tuffo nella memoria e nei ricordi di gioventù. Dalle scorribande con i compagni alla rimandatura in educazione fisica fino alle pagelle che lo scrittore sperava fossero andate perse nei bombardamenti del 1943.

Immagine da Il Sole 24 Ore


6/11/2011
Lo sputo di Empedocle


13/11/2011
La Prima guerra globale del 2000

Forse, senza saperlo, stiamo combattendo la prima guerra globale del Duemila. Una guerra che non usa più armi, che non bombarda né fa esplodere atomiche, che non provoca morti ma produce fame, disoccupazione, scontro sociale, impoverimento.
Insomma, riduce sul lastrico i perdenti. Le direttive che pervengono dall'UE o dalla Bce assomigliano ai piani strategici di uno Stato Maggiore: far resistere la Grecia ad ogni costo, apprestare immediate difese per le prime linee direttamente sotto attacco che si chiamano Italia e Spagna. E i quotidiani listini delle Borse europee ed extraeuropee li si attendono con la stessa ansia, con la stessa trepidazione dei Bollettini di guerra d'una volta.


20/11/2011

Qualche anno fa, in un liceo siciliano, venne deciso di far studiare il mio Birraio di Preston al posto dei Promessi sposi.
Venutone a conoscenza, m’affrettai a pubblicare su un quotidiano una lettera a don Lisander nella quale mi dissociavo dall’iniziativa e mi proclamavo suo ammirato e fedele lettore. Quello che allora mi colpì fu l’esclusione di uno per far posto a un altro. In quel liceo, se proprio volevano, avrebbero potuto studiare Manzoni e poi leggere anche qualche pagina del Birraio.
A Mantova, di recente, si è discusso se celebrare Virgilio o Folengo. Ma perché non levare di mezzo quella «o» e sostituirla con una «e»? La cultura è sempre ragionata inclusione, mai partigiana esclusione.


27/11/2011

Spesso mi chiedono di dire la mia su un delitto che ha interessato l’opinione pubblica, giustificandosi col fatto che io scriva romanzi gialli. Come se fantasia e realtà fossero la stessa cosa. Ogni volta rifiuto. Credo che non sarei in grado di dare un parere nemmeno se avessi letto le migliaia e migliaia di pagine delle carte processuali. Eppure, con quanta facilità, e felicità, gli italiani son pronti a dividersi tra innocentisti e colpevolisti e ad accapigliarsi tra di loro basandosi solo su quello che viene riferito dai giornali o dalla tv. Ho sentito una signora affermare che il colpevole era certo il marito. E alla domanda su cosa si basasse, ecco la risposta: «Ma non lo vede come si veste? E quant’è antipatico?».


4/12/2011

Ai tempi che la nostra tv consisteva in un solo canale, tutta l’Italia seguiva le previsioni del tempo del colonnello Bernacca e di esse ciecamente si fidava. Un mio amico invece, se il colonnello prediceva per l’indomani gran sole per tutta la giornata, mormorava: «io, però, mi porto il paracqua». Ecco, ho sempre trovato ammirevole il suo atteggiamento, in aperto contrasto con la stragrande maggioranza per la quale ogni cosa detta dalla tv diventava ipso facto verità assoluta.
Bisogna guardare la tv portandosi appresso un paracqua ideale che permetta al nostro cervello di restare asciutto e lucido, di non inzupparsi di tutte le informazioni distorte, contraffatte, alterate, finalizzate che ci vengono propinate.


11/12/2011

Ogni tanto qualcuno se ne viene fuori con un libro dove si afferma che il teatro è in crisi e sta per tirare le cuoia. Silvio D’Amico constatò che di libri simili in Francia, nella sola seconda metà dell’800, ne vennero editi una quarantina. E dai tempi di Molière già si piangeva sulla prossima morte del teatro. Da noi il grande Achille Campanile non solo scrisse sulla crisi,ma si propose di risolverla con geniali espedienti, come quello di far pagare lo spettatore non per entrare in sala, ma per uscirne. Ma allora com’è che il teatro non muore mai? Forse perché lo stato perenne di crisi è la sua linfa vitale. Son certo infatti che in qualche parte della Grecia sia sepolto un trattato di Eschilo sulla crisi del teatro e la sua imminente fine.


18/12/2011

Mi ha sempre messo in sospetto la sentenza «mens sana in corpore sano». Che viene comunemente interpretata: la sanità del corpo produce la sanità della mente. Allora come si spiega che in corpi malaticci abbiano albergato menti sublimi, portatrici di conoscenza e verità? Per converso, ne deriverebbe l’inquietante e un po’ razzista conclusione che tutti coloro che, per natura o per palestra, godano di corpi perfetti siano in possesso di una mente altrettanto perfetta. Vado a controllare. E scopro che si tratta di un emistichio della Satira X di Giovenale. Mail verso intero recita esattamente: «bisogna pregare per avere una mente sana in un corpo sano». Mi rassicuro.
Quella baggianata non è mai stata né scritta né detta.


24/12/2011

C'era una volta uno specchio centenario nel salone di un palazzo. Un giorno lo specchio pensò di ribellarsi al dover sempre passivamente riflettere tutti coloro che in lui si specchiavano e decise che da quel momento avrebbe rimandato solo l'immagine delle persone che sapeva essere oneste. Non essendo però dotato di parola, non poté spiegare il suo proposito. Sicché, dopo poco, visto che non funzionava a dovere, lo specchio fu rimosso e portato in soffitta. C'è una doppia morale. La prima è che se lo specchio avesse espresso il suo proposito, non sarebbe finito in soffitta ma ridotto in mille pezzi dai disonesti e gettato nell'immondezzaio. La seconda è che non bisogna mai pensare prima di riflettere.


8/1/2012

Alcuni anni fa, passeggiando per Torino con Laura Betti, vediamo con stupore un grande portone sormontato da un lungo striscione sopra il quale c’è scritto a caratteri cubitali: «Non abusate dei luoghi comuni!». Gradevolmente sorpresi, ci avviciniamo al portinaio e gli chiediamo spiegazioni. Risponde che è stato costretto a mettere lo striscione perché alcuni inquilini, abbandonando in disordine motorini, biciclette, carrozzine all’entrata, ostacolavano il passaggio comune. Riprendiamo a camminare un po’ delusi. Ci sarebbe piaciuto immaginare una città dove sui portoni ci fossero scritte raccomandazioni come: «Cercate di essere sempre originali» oppure: «Prima di far vostra un’idea d’altri, pensateci due volte».


15/1/2012

«Diffamate, diffamate, qualcosa resterà». Si diceva che questa una volta fosse la tecnica gesuitica per togliere dimezzo gli avversari. Usavano il verbo al futuro, si affidavano a un effetto, come dire, differito. Gutta cavat lapidem. Ma ai tempi nostri, con l’informazione istantanea via tv o internet, tra la diffamazione e il suo effetto immediato non c’è più quel lasso di tempo che permetteva alla vittima di reagire preparando le sue smentite o le sue contromosse. La macchina del fango, come oggi viene detta, in Italia ha una solida tradizione secolare, si è sempre curata, lubrificata, si è aggiornata mettendola al passo con le nuove tecnologie. È una delle poche cose che funzioni alla perfezione nel nostro Paese.


22/1/2012

Durante lo sbarco alleato in Sicilia nel 1943, una mia zia, proprietaria di un enorme campo coltivato ad alberi di pistacchio, fece otturare le falle della recinzione, incatenò i due cancelli di ferro d’accesso e vi pose a guardia due campieri a cavallo armati di fucili. «Che la guerra non entri nella pistacchiera!» –ordinò, correndo a barricarsi nella cantina della sua villa.
Ovviamente, la guerra non solo entrò di prepotenza nella pistacchiera, ma la spazzò via per tre quarti. Ecco, quando sento qualche uomo politico sbraitare che è necessario erigere barriere per contrastare il flusso degli immigrati o che bisogna respingerli in mare, mi torna alla memoria la stupida, non miopia, ma assoluta cecità, dimia zia.


29/1/2012

Credere che la giovane età di un uomo politico sia già di per sé portatrice d’idee innovative a me pare, sinceramente, un’avventatezza. Tra l’altro, il fascismo privilegiava i giovani e si è visto il bel risultato. Le idee veramente nuove possono venire tanto dai giovani quanto dalle persone anziane. Le idee non sono un fatto anagrafico, e la politica, soprattutto, è anche maturità ed esperienza. Il vero problema è che l’uomo politico difficilmente si accorge di aver esaurito il suo corso e rimane attaccato al suo posto di potere come la patella allo scoglio. Ma allora bisogna che i giovani, per scrostarlo, usino la forza delle idee nuove, assolutamente originali. Agitare la carta d’identità con la data di nascita non serve.


5/2/2012

I genitori di più figli dovrebbero fare molta attenzione a non manifestare mai una qualsiasi preferenza nei riguardi dell’uno o dell’altro.
I bambini ci guardano era il titolo di un bel film di De Sica. E si guardano anche tra di loro. Sono convinto che certe liti violente che in età adulta scoppiano tra fratelli-coltelli trovino origine nei piccoli traumi subiti nell’infanzia a opera di genitori inconsapevoli. Due fratelli siciliani, una volta adulti, non si rivolsero più la parola. Uno dei due, ormai novantenne, in punto di morte chiamò l’altro, minore di due anni, e finalmente fecero la pace. Si chiesero allora le ragioni della loro rottura, ma non ne vennero a capo. Poi, il morente, disse: «Forsi pirchì la mamà dava cchiù caramelli a tia?».


12/2/2012

Gli scrittori convinti che con il loro libro cambieranno la natura dell’uomo, i politici che si ritengono capaci con le loro idee di dare un diverso assetto sociale al mondo, i filosofi che stimano i loro pensieri in grado di dare una risposta alle domande assolute è bene che tengano sempre in mente queste parole di Montaigne che non attenuo dalla loro crudezza originaria: «anche se sali sul più alto degli alberi, sempre il culo fai vedere». Voler volare alto è proposito assai rischioso, se non si squagliano le ali come accadde a Icaro facendolo precipitare al suolo, è molto probabile che si precipiti nel ridicolo. Meglio, molto meglio, stare sempre coi piedi per terra e tentare d’alzarsi facendo saltini di volta in volta sempre più elevati.


19/2/2012

Vivere in assoluto la contemporaneità lo possono i giovani che portano sulle loro spalle un fardello leggero d’anni e di passato. Un esempio terra terra: quando Mary Quant fece la bella pensata della minigonna, essa venne subito adottata dalle ventenni. Ci furono anche cinquantenni che l’indossarono, ma erano ridicole. Io ho sentito a me contemporanei la radio, il boogie-woogie, l’atomica e la ritrovata democrazia nel mio Paese. Tutte cose che oggi sono storia. Già la televisione mi sembrò appartenere alle generazioni successive. Questo non significa che non apprezzi la contemporaneità dei diciottenni d’oggi, ma entusiasmarmene come loro mi è impossibile, sarebbe come se indossassi la minigonna.


26/2/2012

Se mi chiedessero quale atto di gentilezza m’abbia più toccato, non avrei esitazioni a rispondere. Venticinque anni fa, al Cairo per lavoro, mi mettono a disposizione una macchina con un autista che capisce l’italiano ma non lo parla. Due giorni prima del mio rientro in Italia, l’amico Kardash, in auto con me, m’invita a restare ancora qualche giorno. Gli rispondo che non posso, ho troppa nostalgia della mia prima nipotina che ha cinque anni. L’indomani mattina, salendo in macchina, trovo una bella bambina seduta nel sedile posteriore. Guardo interrogativo l’autista. Che mi sorride e dice stentatamente: «Questa figlia mia. Cinque anni. Io porto lei così tu tieni mano lei e passa nostalghia e resti ancora con noi».


4/3/2012

Durante un dibattito televisivo, mandano un inserto registrato nel quale critico una proposta avanzata da un Ministro allora in carica presente in studio. Alla fine, l’ex Ministro storce la bocca e dichiara di sapere che lui non mi sta simpatico come del resto io non sto simpatico a lui. Non posso controbattere che, a parte il fatto che non ci conosciamo personalmente, la simpatia o l’antipatia non c’entrino nulla con una discussione politica. Personalizzare così la politica significa avere un’opinione assai bassa della politica stessa. Ed è uno dei segnali più evidenti della povertà, anche intellettuale, di molti politici. E in quanto alla simpatia, è comprovato che gli imbroglioni più grandi sono e più riescono simpatici a tutti.


11/3/2012

Dovendo spiegare a un liceale un passo aristotelico, mi viene da pensare con gratitudine all’arabo Ibn Rushd, noto come Averroè, che Dante pone tra gli "spiriti magni" per il suo "gran comento". Averroè è colui che con i suoi «Commentari» ha salvato e diffuso, e non solo, nella seconda metà del 1100 le opere di Aristotele, ha in altri termini fatto sì che la colonna portante del pensiero occidentale continuasse a svolgere la sua funzione. Pagando, oltretutto, un alto prezzo: il re Almansur, che prima l’aveva protetto, lo perseguitò e l’esiliò accusandolo di eterodossia. Sarebbe utile che ogni tanto qualcuno facesse un pensierino su questa vicenda: soprattutto gli occidentali antiarabi e gli arabi antioccidentali.


18/3/2012

Conversazioni colte per strada, a Roma, nei giorni in cui eravamo sull’orlo del baratro. Tra due uomini. «Me lo spieghi che è ’sto spread?» «È uguale come er colesterolo, no? Quanno che ce l’hai basso, vabbene, ma quanno che ce l’hai troppo arto va male. Puoi schiattà. Solo che ’sto tipo de colesterolo è ’nfettivo e fa venì ’n’epidemia». Tra due donne. «Mi marito vorrebbe ritirà li risparmi da la banca». «Quanto ci avete?» «Tremila euri». «E quanti siete in famiglia?» «Quattro». «Manco per disturbà er cassiere». Ancora due uomini. «Tu pensi che cià famo a sfangà da ’sta situazione?» «Con la bona volontà»... «Ah Nando, io puro quann’ero in seminario ci avevo la bona volontà de diventà Papa!».


25/3/2012

Che un despota si sbarazzi degli avversari uccidendoli o incarcerandoli è cosa da sempre praticata. Mussolini a Gobetti fece chiudere il suo giornale e lo costrinse all’esilio, a Gramsci lo mandò in carcere, a Matteotti lo fece ammazzare. Ora da noi è accaduto che un capo del governo, dotato di una grande fortuna economica e in grado di formare l’opinione pubblica attraverso le sue Tv e anche attraverso due canali televisivi di Stato, abbia un giorno decretato l’ostracismo per due giornalisti critici nei suoi confronti. Ostracismo attuato subito da coloro che usano praticare la servitù volontaria. La domanda è: chi è più colpevole di lesa democrazia? Il capo del governo? I suoi yesmen? O tutti noi, che l’abbiamo permesso?


1/4/2012

Nei primi anni del ’900, in Italia, fiorì una drammaturgia imperniata sull’essere e l’apparire, trionfarono commedie come La maschera e il volto di Antonelli e Pirandello raccolse i suoi drammi sotto il titolo complessivo di Maschere nude. Poi, con l’avvento della chirurgia plastica, uomini e donne credettero finalmente di poter far diventare la loro maschera ideale un tutt’uno con la loro carne. Ma il genio Chaplin già li aveva messi in guardia: basta una risata a dissolvere la maschera.
E così oggi assistiamo con orrore alla doriangrayzzazione (mi si perdoni il verbo) di facce che vengono abbandonate di colpo dalla faccia posticcia e si mostrano nella loro crudele verità di vecchiaia e disfacimento.


8/4/2012

Poiché non ho mai guidato l’auto, è mia moglie a doversi assumere questo compito. Un giorno, fermi a un semaforo, scatta il verde. Mia moglie si allarga un po’ sulla sinistra, il signore dai capelli bianchi che guida l’auto a fianco scarta, le grida: «Asina!» e ci sorpassa. «Inseguilo e raggiungilo», dico a mia moglie. Lei mi guarda perplessa. «Ma perché? In fondo»... «Non discutere. Raggiungilo, sorpassalo e fermati davanti a lui». Mia moglie stavolta alza la voce. «Non mi va che tu ti metta a litigare». «Ma che litigare e litigare!», ribatto. «Io, a un signore che di questi tempi, invece di lanciare orrende offese a una donna al volante, si limita a darle dell’asina, voglio stringere la mano sperando di diventargli amico».


15/4/2012

La scarsa levatura di un uomo politico talvolta la si cerca di compensare con la frase: «però è una persona onesta». A me sembrano parole prive di senso. Mi suonano come se si dicesse che un tale è un mediocre, però in compenso ha due braccia e due gambe. L’onestà dovrebbe essere la conditio sine qua non dell’uomo politico. E per onestà intendo soprattutto la repulsione istintiva e ragionata a vendersi o a voltar gabbana per una mazzetta o per una carica di prestigio. Non dico d’arrivare a Cavour che si faceva scrupolo d’accettare in regalo una carpa pescata in acque demaniali. Gustatevi pure la carpa, buon prò vi faccia, ma fermatevi lì, non pretendete di mangiarvi da soli tutti i pesci pescati in acque dello Stato.


22/4/2012

Ho sentito dire a uno studioso russo di Shakespeare d’aver letto sul giornale di bordo di un veliero inglese in rotta verso New York nel primo ’700 che, durante una bonaccia, l’equipaggio allestì la messinscena dell’Amleto. Ora quale livello culturale potevano possedere dei marinai all’epoca? Eppure... Io l’ho visto recitare da una compagnia di guitti col titolo Il fantasma sugli spalti e anche da una compagnia degli Emirati Arabi dove, non potendo le donne comparire in palcoscenico, la parte di Ofelia era sostenuta da un uomo e per di più barbuto. Eppure, lo giuro, funzionò in tutti e due i casi. Un classico è come un dolce a più strati, ognuno si sceglie quello che il suo palato è in grado di gustare meglio.


29/4/2012

In Italia, per salvare il Paese dal baratro economico, i partiti hanno dovuto tirarsi indietro e far largo a dei tecnici. Molti vi hanno visto una sorta di messa in mora della politica. Ma, per l’Italia, oltre che di una grave crisi economico-finanziaria si è trattato anche di una gravissima crisi di credibilità politica internazionale. Fuori dai denti: i mercati, gli altri paesi europei, la Bce, le Borse, non hanno più avuto fiducia tanto nella maggioranza quanto nel sistema politico italiano. Si sono chiesti, all’americana: «Compreremmo macchine usate da gente così?». La risposta è stata no. La credibilità, in politica, si traduce in moneta sonante.


6/5/2012

Rainer Maria Rilke usava dire che ai veri poeti il primo verso viene regalato da Dio, mentre tutto il resto è dura fatica dell’uomo. Controprova: tutti i primi versi delle poesie di Leopardi sono scritti sulla carta senza una variante, una correzione, già in bella copia, come dettati, appunto, da Dio.
I pentimenti, i dubbi, i ripensamenti, le parole messe tra parentesi tonde o parentesi quadre, vengono dopo, in alcuni casi iniziano addirittura dal secondo verso. Perché il problema è mantenersi, nei versi successivi, alla stessa altezza poetica del primo. E se le cose stanno come dice Rilke, non è impresa da poco, perché tutto sommato scrivere altri versi dopo quel primo equivale a raccogliere una sfida divina sulla Parola.


13/5/2012

Se vado a leggere la voce "Economia" nel dizionario Devoto-Oli, trovo diverse definizioni, che vanno da «Impiego razionale del denaro» a«Il complesso delle risorse» a«La produzione e distribuzione delle ricchezze» a«Scienza che ha per oggetto l’attività umana dal punto di vista economico». Ma quando in una nazione il debito pubblico sale di anno in anno sino a raggiungere cifre astronomiche, tali da minacciare il fallimento per insolvenza, mi pare che tutte le belle definizioni precedenti, razionalità e scienza comprese, siano andate a carte quarantotto. Forse nessuno si è ricordato che, nell’accezione comune, "fare economia" significa essere parsimoniosi, risparmiare, stare dalla parte della formica e non della cicala.


Immagine da Il Sole 24 Ore



Last modified Tuesday, May, 15, 2012