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L'arte del risvolto

Dieci note di Salvatore Silvano Nigro per dieci libri di Andrea Camilleri



Autore  
Prezzo edizione fuori commercio
Pagine p. 40
Data di pubblicazione dicembre 2007
Editore Sellerio
Collana  


Prefazione di Andrea Camilleri
Saggio introduttivo di Salvatore Settis

Una strenna che l'editore Sellerio presenta ad amici e lettori nell'occasione del Natale 2007. Il volume, tirato in 300 copie, impreziosite ciascuna da un'incisione dell'artista Edo Janich, oltre alla "rispettosa" prefazione dello stesso Andrea Camilleri, si avvale anche di un acuto intervento di Salvatore Settis sul reale significato di un risvolto di copertina e su come andrebbe (e in questo caso è) fatto. La tradizione della bandella di copertina vanta, del resto, precedenti illustri. E c'è stato un tempo in cui non era un semplice soffietto pubblicitario da prendere con beneficio d'inventario - per non dire con aperta diffidenza o, se va bene, con sereno distacco. Anzi era il terreno sul quale si sono esercitate fior fior di intelligenze che sapevano descrivere al lettore, in pochissime righe, il punto di vista dell'editore, la ragion d'essere di quel libro e la tradizione nella quale si inscriveva. Basti pensare a Vittorini, che talora si permetteva addirittura il lusso di far trapelare persino un certo scetticismo sul testo che presentava, a Calvino e al suo incessante lavoro sui Libri degli altri. O a Sciascia, del quale proprio Nigro, nel 2003, ha raccolto in un volume bellissimo e sfortunato (fu vittima di un incidente giudiziario) i pensosi risvolti: La felicità di far libri (Sellerio).

Contiene i risvolti dei seguenti libri:
Il re di Girgenti
La presa di Macallè
La pazienza del ragno
Privo di titolo
La luna di carta
La vampa d'agosto
Le ali della sfinge
Le pecore e il pastore
La pista di sabbia
Maruzza Musumeci


Il risvolto dei risvolti
di Andrea Camilleri

Ho sempre pensato che colui che scrive la prefazione a un libro, di narrativa, di poesia, di saggistica non importa, e la scrive naturalmente su richiesta dell'autore o dell'editore, venga contemporaneamente dotato del super-patentino di "unica guida autorizzata". Vale a dire che, se da un lato il prefatore si trasforma nel filo d'Arianna che consente al lettore di non perdersi nei meandri spesso tortuosi del libro, dall'altro lato finisce con l'indicare a chi legge un percorso comunque obbligato, a fargli seguire una mappa del tutto personale. Il che, in definitiva, è una grossa assunzione di responsabilità.
Se le cose stanno così, che dire di chi scrive i risvolti? Ed è costretto dentro precisi angusti limiti di spazio tipografico?
Se un prefatore può dilungarsi fino alla composizione di un poema cavalleresco, uno che scrive risvolti deve limitarsi rigorosamente al sonetto, e nemmeno caudato. Ne consegue che il bandellatore, stretto tra l'esigenza editoriale dell'elogio del libro e dell'accenno alla trama, si risolve assai di frequente a comporre un manieristico sonetto laudativo incline al volo nei cieli dell'iperbole.
Non sempre, per fortuna, è così. Basta leggere, tanto per fare un solo nome, i risvolti nitidi, lucidissimi, concisi, scritti da Leonardo Sciascia (consultabili perché raccolti in volume e annotati dalle stesso Nigro). Sono come stelle implose che, pur essendosi ridotte a piccole dimensioni, hanno una massa enorme. Sono veri e propri saggi critici condensati in due cartelle scarse.
Scrivere risvolti che abbiano senso, significato e valore non è da tutti perché a mio avviso, si tratta di un qualcosa che rasenta l'arte.
Ho un po' menato il can per l'aia cercando di ritardare il momento di entrare in merito ai risvolti che Salvatore Silvano Nigro ha voluto scrivere per dieci miei libri, dieci libri che coprono interamente l'arco dei miei interessi di narratore. Il fatto è che mi sento alquanto a disagio a dovere scrivere di qualcuno che così a lungo ha scritto di me. E non solo bandelle, ma anche e soprattutto la splendida prefazione al “Meridiano” che raccoglie buona parte dei miei romanzi storici e civili.
Sono veramente sincero quando dico che aspetto con una certa ansia e un malcelato timore ogni nuovo risvolto di Silvano. Perché Nigro, sotto le mentite spoglie di docente universitario, è in realtà un intelligente e dotatissimo investigatore di gran lunga superiore al mio Montalbano. Ogni volta che entra in una mia "casa" di carta, infatti, Nigro segue orme quasi invisibili, fiuta tracce che nemmeno un cane da caccia, scorge legami nascosti, individua appartamenti e, perché no?, anche incesti impensabili, illumina ripostigli oscuri, mette in evidenza ciò che era nell'ombra, scopre insomma tutti gli altarini.
E capita anche all'attonito autore di sentirsi rivelare una discendenza, una filiazione che sì, certamente c'è stata, ma di cui l'autore si era dimenticato oppure (e qui al Nigro detective subentra il professore Nigro, analista) si era voluto dimenticare.
Volete che non provi un certo disagio?
Ma il disagio viene ben presto sostituito dal piacere della seconda lettura. Già, li leggo due volte e la seconda volta il risvolto me lo gusto come un "pezzo" autonomo, un elzeviro come si diceva una volta, non legato all'occasione del libro. E me lo godo, finalmente, per la raffinata eleganza, per l'ironia, per l'apparente leggerezza della scrittura di Nigro, tutte cose dietro le quali egli ama celare (celiare?) uno sguardo critico acutissimo, implacabile, una specie di raggio laser.


(Note introduttive e prefazione pubblicate su Il Sole 24 Ore, 16 dicembre 2007)



Last modified Wednesday, July, 13, 2011