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Ristoranti

Trattoria San Calogero

La forma dell'acqua, pag. 67

All'osteria San Calogero lo rispettavano, non tanto perché fosse il commissario quanto perché era un buon cliente, di quelli che sanno apprezzare. Gli fecero trovare triglie di scoglio freschissime, fritte croccanti e lasciate un pezzo a sgocciolare sulla carta da pane.

Se vi è venuto un languorino e lo volete soddisfare nella trattoria di Montalbano e Camilleri, non cercate più la "San Calogero". Si trovava a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, prima in Salita Granet e poi in via Roma. E si chiamava proprio come nei romanzi, dal nome dell'amatissimo patrono di questa parte di Sicilia. Sulle pareti c'era anche appesa una foto di Andrea Camilleri.

Spaghetti al "nivuro di siccia", "purpiteddri", triglie freschissime "da arricriare lo stomaco", spigole così fresche che sembrano "ancora in acqua a nuotare"...
Purtroppo, proprio come nei romanzi di Montalbano, la trattoria "San Calogero" ormai non esiste più :(

Il giro di boa, pagg. 78-79

Si era fatta l'ora di andare a mangiare. Si, ma dove? La conferma che il suo mondo aveva cominciato ad andare a scatafascio il commissario l'aviva avuta appena una misata appresso il G8, quando alla fine di una mangiata di tutto rispetto, Calogero, il proprietario-coco-cammareri della trattoria "San Calogero", gli aviva annunziato che, sia pure di malavoglia, si ritirava.
"Stai cugliunanno, Calò"
"Nonsi, dottore: Come vossia sapi, io ho dù bipass e sittantatri anni sunati. 'U medicu non voli cchiù che continuo a travagliari".
"E io?" gli era scappato di dire a Montalbano. Di colpo si era sentito infilici come un pirsunaggio dei romanzi popolari, la sedotta e abbandonata cacciata fora di casa col figlio della colpa in grembo, la piccola fiammiferaia sotto la neve, l'orfano che cerca nella munnizza qualichi cosa da mangiari...
Calogero, a risposta, aviva allargato le vrazza sconsolato. E doppo era arrivato il tirribili jorno nel quale Calogero gli aviva sussurrato:
"Dumani nun vinissi. È chiuso".
Si erano abbrazzati quasi chiangenno. Ed era principiata la viacruci. Tra ristoranti, trattorie, osterie ne provò, nei giorni appresso, una mezza duzzina, ma non erano cosa. Non che in, cuscienza si poteva diri che cucinavano mali, il fatto era che a tutti gli mancava l'indefinibile tocco dei piatti di Calogero.


 

Trattoria Al Timone "da Enzo"

Il giro di boa, pagg. 79-81

Quel giorno decise di provare una trattoria che gli aviva indicato Mimì.
«Tu ci hai mangiato?» gli spiò sospettoso Montalbano che non nutriva nessuna stima del palato di Augello.
«Io no, ma un amico che è più camurrioso di tia me ne ha detto bene».
Datosi che la trattoria, che si chiamava «da Enzo», si trovava nella parte alta del paìsi, il commissario si rassegnò a pigliari 1'auto.

Da fora, la sala della trattoria s'appresentava come una costruzione in lamiera ondulata, mentre la cucina doviva trovarsi dintra una casa che c'era allato. C'era un senso di provisorio, di arrangiato, che piacque a Montalbano.

Trasì, s'assittò a un tavolo libero. Un sissantino asciutto, gli occhi chiari chiari, che sorvegliava i movimenti dei dù cammareri, gli si avvicinò e gli si chiantò davanti senza rapriri vucca manco per salutarlo. Sorrideva.
Montalbano lo taliò interrogativo.
«Io lo sapiva» disse l'omo.
«Che cosa?».
«Che doppo tanto firriari sarebbe vinuto qua. L'aspittavo».
Evidentemente in paìsi si" era sparsa la voci della sua viacruci in seguito alla chiusura della trattoria abituale.
«E io qua sono» fece asciutto il commissario.
Si taliarono occhi nell' occhi. La sfida all'ok corral era lanciata. Enzo chiamò un cammareri:
«Apparecchia per il dottor Montalbano e stai attento alla sala. Io vado in cucina. Al commissario ci penso io pirsonalmente».

L'antipasto fatto solo di polipi alla strascinasali parse fatto di mare condensato che si squagliava appena dintra alla vucca. La pasta col nìvuro di siccia poteva battersi degnamente con quella di Calogero. E nel misto di triglie, spigole e orate alla griglia il commissario ritrovò quel paradisiaco sapore che aveva temuto perso per sempre. Un motivo principiò a sonargli dintra la testa, una specie di marcia trionfale. Si stinnicchiò, beato, sulla seggia. Appresso tirò un respiro funnuto.
Doppo lunga e perigliosa navigazione, Ulisse finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca.



Il Camilleri Fans Club con Enzo

Il Camilleri Fans Club da Enzo

 

Bar Albanese - Cafè Vigàta

La voce del violino, pag. 101

Prima di partire, Montalbano era passato dal caffè Albanese, dove facevano i migliori dolci di tutta Vigàta e aveva accattato venti cannola appena fatti, dici chilitra tetù, taralli, viscotti regina, mostazzoli di Palermo, dolci di riposto, frutti di martorana e, a coronamento, una coloratissima cassata di cinque chili.

L'odore della notte, pag. 111

Prima di di partire, dovette aspettare che al bar Albanese arrivassero i cannoli di ricotta freschi. Ne accattò una trentina, assieme a chili di biscotti regina, di pasta di mandorle, di mustazzola. Viaggiando, la sua macchina lasciava una scia odorosa. Doveva per forza tenere i finestrini aperti, altrimenti l'intesità di quel sciauro gli avrebbe fatto venire malo di testa.

Se avete voglia di un bel pezzo di gelato non può mancare nella vostra agenda il bar Albanese: si trova a Porto Empedocle, in via Roma. Nei tavolini del bar mescolato tra la gente di tanto in tanto fa capolino il Sommo attorniato da mille lettori in cerca di un autografo...

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Casa Vigàta

Restaurant parisien: Casa Vigata, ou la Sicile au palais


Foto Matthieu Durand

Sur Trinacria, la "terre aux trois pointes", l'imposant Etna continue à lâcher quelques volutes de fumée. Au pied du volcan, la ville de Catane, qui disparut sous les coulées de feu en 1669, doit à un architecte palermitain, Giovanni Batista Vaccarini, son visage actuel, où se mêlent noir de lave et blanches pierres de Sicile. C'est ici que Roberta Tringale exerça ses premiers talents aux fourneaux. À deux pas du centre de la tonitruante cité trône un éléphant noir, qu'on nomme ici Liotru, la mascotte de la ville, comme l'aigle pour Palerme. Dans son ouvrage l'Esprit du goût, consacré à la Sicile (illustrations de Pierre Hausherr, 144 pages, 199 francs Plume/Flammarion), Jean-Luc Bertini raconte que l'apaisant pachyderme aurait favorisé la formation de la cité en sauvant ses premiers citoyens de l'assaut des bêtes féroces.
C'est à Paris que Roberta officie désormais. Le poivron, l'aubergine, la câpre et surtout sa fleur, le céleri, la tomate, le fenouil sauvage, la ricotta (fromage de brebis pouvant être frais, passé au four ou vieilli), les nombreuses épices, sans oublier les pâtes, les poissons ou les crustacés des mers Adriatique et Thyrrénienne, tout un monde de saveurs, de goûts et de texture qu'elle nous restitue. Depuis le 5 juillet, la voilà aux fourneaux de la Casa Vigata, après avoir été jeune fille au pair et étudiante à Sciences Po, puis contrôleur de gestion au sein d'une entreprise internationale. Après avoir économisé sou à sou, elle s'offre un chaleureux petit restaurant. Elle égaie nos papilles de cette cuisine marquée par les nombreuses invasions. De la morue aux épices, les recettes se sont enrichies au fil des siècles des influences normande, anglaises, espagnoles, arabe, grecque.


Foto Matthieu Durand

De la vaisselle de céramique aux couleurs chatoyantes (création De Simone), qu'elle va d'ailleurs commercialiser à la demande de ses clients, à la goûteuse huile, en passant par ses nectars introuvables, Roberta s'en donne à cour joie. C'est que les voyages vers la péninsule se multiplient: ici pour aller goûter les vins, là pour trouver une huile d'olive savoureuse (variétés de Biancolilla), comme celle de M. Arnone à Monreale, ou des câpres comme celles de M. Caravaglio. À propos de Bacchus, il faut souligner la sélection de bouteilles qu'elle vient de dénicher en Sicile avec la complicité d'un fin connaisseur, Olivier Camus: sole e vento 2000 de Marco de Bartoli à Samperi, un blanc frais plein de finesse et de subtilité, et le divin bukkuram, un moscato passito di Pantelleria (l'île) du même vigneron; principe di Corleone (Pollara), un rouge aux arômes séduisants de fruits cuits presque sur-mûris; siyri 98 de Azienda agricola Cos à Vittoria, à base du cépage local nero d'avola: un grand rouge complexe, long en bouche et d'une telle harmonie qu'on doit saluer le talent du vigneron et du tonnelier. Au total, une vingtaine de vins à la carte qui ne manquent pas de personnalité et à des prix raisonnables (de 85 à 210 francs).
Tout aussi abordables, les mets préparés chaque jour au gré du marché attirent déjà de nombreux gourmets. La sauce aux treize herbes préparée comme un pistou pour accompagner les spaghettis demeure une savoureuse prouesse, mais sa recette reste confidentielle, tout comme son origine. Moins secrets, mais tout aussi exquis, citons pêle-mêle: sarde a beccafico (sardines farcies et frites), polipo affogato (poulpes cuits en marmite fermée), polpette di carne (boulettes de viande avec persil, ail, fromage, mie de pain, bouf et porc comme chez maman, cuites dans la sauce tomate), pâtes alla norma ou aux pistaches, fleurs de courgette frites ; enfin, les salades aux multiples textures et saveurs dont les ingrédients peuvent être crus, grillés, cuits à la vapeur pour les plus délicats ou marinés. Autant de denrées qui proviennent le plus souvent de la péninsule ou qu'elle se procure chez quelques marchands sérieux, comme M. Thiebault sur le marché du Trocadéro. À bientôt à la Casa Vigataj, pour y découvrir une jolie cuisine et s'entendre conter l'origine de ce nom emprunté à l'écrivain progressiste Andréa Camilleri.

Thiery Morvan (l'Humanité, le 1 Septembre 2001)

Casa Vigata 44, rue Léon-Frot, 75011 Paris (tél. : 01 43 56 38 66).




Last modifiedWednesday, July, 13, 2011