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Il Camilleri-linguaggio

Ecco un breve dizionarietto dei termini siciliani piu' usati dal SOMMO, per orientarsi meglio nel Camilleri-linguaggio.


A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

A

A mia 

a me.

A pampera 

a visiera.

A patrasso 

eufemismo per "a puttane", detto di cosa o intrapresa che finisce molto male.

A pedagna 

a piedi. Sembra siciliano ma non lo è: Dizionario della lingua italiana Palazzi - Folena, editore  Loescher (da qui Diz.): "Latino tardo: pedanea, che riguarda il piede".

A taci-maci 

di nascosto.

A tia 

a te.

A tinchitè 

in abbondanza, a iosa.

A vacante

a vuoto, senza motivo.

Abbacato

abbassato, placato, scemato. Detto di luce, di vento, di mare, di incendio. Il verbo è abbacari, e significa anche: lenire, mitigare la sofferenza. Nella zona metanifera della provincia di Enna ( Gagliano, Castelferrato) significa anche: lavorare con assiduità, dedicarsi con solerzia (Vocabolario Siciliano edito dal Centro studi filologici e linguistici siciliani a cura di Giorgio Piccitto; da qui: Voc. Sic.).

Abbanniare 

Bandire per vendere la mercanzia. Fig., significa: diffondere in pubblico notizie riservate, da cui: diffamare, svergognare. Significa anche: urlare, sgolarsi.

Abbascio 

giù, dabbasso.

Abbrusciare 

bruciare, incendiare. La grafia è: abbruòiari "La lettera ò è una sibilante prepalatale sorda, come nella pronuncia fiorentina di pece, pace, bacio. Anche: abbuòiari, bbruòiari". (Voc. Sic.)

Abento (Abbentu) 

esiste nel Diz. come vocabolo di origine dialettale meridionale: significa quiete, riposo, tempo di raccapezzarsi. Stesso significato nel dialetto siciliano.

Modi dire: aviri u mal'abbentu 

avere l'argento vivo addosso; tèneri abbentu: lasciare in pace. Nel Nuovo dizionario scolastico della lingua italiana di Policarpo Petrocchi (edizione 1908) la parola è definita "fuori d'uso".

Abossìa 

a vossìa, ehi voi (espressione di richiamo).

Accanuscenza 

conoscenza. Il verbo in siciliano è: canùsciri.

Acchianare 

salire, portar su. Acchianari mura lisci: equivale a arrampicarsi sugli specchi, cioè tentare di tutto pur di raggiungere lo scopo.

Acchittato 

vestito accuratamente.

Accia 

sedano.

Acciuncare 

azzoppare, troncare, stroncare.

Accumenzari (Accuminzari) 

cominciare; terza persona indicativa: accumenza.

Accusì 

così.

Accuttufare (Accutufari) 

ammaccare, pestare, bastonare, malmenare. Ma anche: accoccolarsi, rannicchiarsi nel letto, imbacuccarsi.

Accutufatu 

malazzato, pieno d'acciacchi.

Santu accutufatu 

chi vive appartato dal consorzio civile. Nel personale glossario di Camilleri - Montalbano: "Altro verbo che gli piaceva. Significava tanto essere preso a legnate quanto allontanarsi dal consorzio civile".

Acito

acido

Acqua di cielo 

pioggia

Adascio (Adajiu, arajiu)

adagio.

Addannarsi (Addannarisi)

dannarsi, arrovellarsi, rodersi, arrabbiarsi, ammattire. Anche: andare all'inferno.

Addrevo (Addevo) 

Camilleri lo usa dandogli significato di: scolaro. "Neonato, bambino lattante o comunque assai piccolo.  Piccolo di animale prima che venga separato dalla madre. Ragazzo; fig.: bamboccio (Catania)";(Voc. Sic.).

Addrìtta 

eretto, all'impiedi.

Addrivare (Addivari) 

allevare, educare. Allattare.

Addivàrisi a varva

farsi crescere la barba (Voc. Sic.).

Addrumare (Addumari)

accendere. Provocare bruciore.

Addrummiscire (Addurmisciri)

addormentare.

Addubbare

saziare, rimpinzare. Governare gli animali, farli pascolare finché siano sazi. Riempire. Accomodare, aggiustare alla meglio. Rimediare a un errore, cercare di sistemare una faccenda. Soccorrere. Contentarsi, abbozzare, fare buon viso a cattivo gioco. Sistemare bene i propri affari, specie in maniera illecita.

Addubbata

fornita, equipaggiata.

Addunarsi (Addunarisi)

accorgersi.

Adenzia

dari adenzia "prestare attenzione, dare ascolto, curarsi di qualcosa. Dare assistenza, accudire, badare a qualcosa "specie della moglie nei confronti del marito e i figli". (Voc. Sic.)

Affaticoso

a fatica. Neosiciliano camilleriano.

Affruntarsi (Affruntarisi)

vergognarsi.

Affruntato

vergognato.

Aggiarniare

diventare giallo di paura, di rabbia.  Impallidire.

Aggilàta

gelata.

Aglino (più spesso Aglini)

Helix aperta, chiocciola commestibile.

Agliuttìri (Agghiùttiri)

inghiottire. Tollerare senza poter reagire, mandar giù un rospo. Agghiùtiri a sputazza

tacere per paura di fronte a qualcuno frenando l'impulso di rispondere per le rime.

Agniddruzza

agnellini.

Aieri a sira

ieri sera.

Aiola

pesce "bianco" della famiglia degli sparidi, quella del sarago e del dentice, Mormora (Linneo: Lithognathus mormyrus, Pagellus mormyrus).

Aipazzi

gabbiani: "Aipa. Uccello acquatico che ha il becco dentellato, a lesina, quasi cilindrico e alla sommità uncinato. Smergo. Gabbiano comune". (Dizionario siciliano - italiano di Vincenzo Mortillaro, marchese di Villabena, terza edizione riveduta e corretta del 1876 (da qui: Mort.). Ma il gabbiano è il gabbiano e lo smergo, secondo Mort. una specie di anatra. Spesso, come si vedrà, in siciliano una parola indica uccelli di specie e razze diverse. Camilleri, gli aipazzi li fa gracchiare.Alla ghiotta: "Agghiotta: vivanda marinaresca fatta di pesci, cipolle ed olio cotti insieme.

Fari n'agghiotta

metafora, fare inavvertitamente un'imprudenza. Gliotta è, (Voc. Sic.) parola usata nell'Agrigentino invece che gghiotta.

Fari la gghiotta a unu

far la pelle a uno, spacciarlo.

Alla scurata

all'imbrunire.

Alla sfaccialata

a viso scoperto. Sfaccialatu si dice anche di cavallo che presenta una macchia bianca sulla fronte o longitudinale sulla faccia (Voc. Sic.). Alla spajacarretto.

Astutacannila

posizioni erotiche del Kamasutra siculo.

Spajare

significa togliere un animale dalle stanghe. Astutare significa spegnere; cannila significa candela

astuitacannili significa sia spegnitoio e che sacrestano, cioè colui che spegne le candele

Astutaccannili

cicala, falena.

Allazzatu

allacciato, legato.

Badda allazzata

insieme di due palle unite con catena che, sparate, producevano distruzione senza scampo, da cui, per estensione, a badda allazzata significa procedere superando qualsiasi ostacolo e allazzatu è "lanciato senza curarsi degli ostacoli".

Alliffarsi

imbellettarsi, farsi bello.

Alliffari

blandire, adulare, prendere con le buone. Alloccato ( Alluccatu, alluccutu): stordito, intronato, rimbecillito.

Alloppiare (Alluppiari)

addormentare profondamente.  Etimologicamente, significa oppiare, metter l'oppio in una bevanda. Alloppiarsi vale addormentarsi profondamente.

Allordare (Allurdari)

sporcare.

Allurdàrisi i manu

lasciarsi corrompere, prendere parte a affari disonesti.

All'urbina

alla cieca. Ma forse nel testo c'è un refuso: all'urbigna o all'urbisca. (?)

Ammammaluccuto

da mammalucco, voce popolare di mamelucco solo nel senso di sciocco, goffo. Perciò, potrebbe valere: chi rimane sbalordito con faccia da sciocco.

Ammaraggiarsi

avere il mal di mare.

Ammaraggiari

confondere, turbare. Nel Siracusano: fare lo specchietto a qualcuno, abbagliandolo. Nel Messinese: guastarsi del tempo  (Voc. Sic.).

Ammatola (Ammatula)

invano, inutilmente.

Ammattunato

letteralmente : assodato con ghiaia, smaltato.

Metonimia

termine gastronomico che indica una pietanza stufata in un recipiente di terracotta smaltata (Mort.). Secondo il Voc. Sic.

Ammuttunari

lardellare la carne.

Amminazzare

minacciare.

Amminchiare

avvilirsi, scoraggiarsi. Rincitrullire temporaneamente, non afferrare un concetto, un ragionamento che ad altri sembra semplice (Mort.). Camilleri, in Il gioco della mosca, raccolta di aneddoti, dà questa definizione: “Si dice che una persona amminchia quando si intestardisce su una posizione difficilmente sostenibile a lume di ragione”.

Ammuccare

inghiottire; per metafora, prendere per buona una notizia non necessariamente veritiera.

Il Voc. Sic. registra ventisei significati leggermente diversi della parola.

Ammucciare

nascondere.

Ammucciùni

di nascosto.  

Ammuttare

spingere. Stimolare: istigare qualcuno contro altri. Forzare, costringere a fare qualcosa. Varare un'imbarcazione. Nel Ragusano: dare sottomano una somma di denaro a qualcuno per corromperlo (Voc. Sic). Subire,

sopportare.

Analfabetichi

analfabeti. Neosiciliano camilleriano.

Angileddro (Ancileddu)

angioletto.

Angileddu

rondine.

Anichi

qualche. Ma in quale lingua?

Annacare

cullare. Farsi beffe di qualcuno. Prendersela con comodo, perdere tempo gingillandosi. Assumere atteggiamenti mafiosi, vantarsi. In alcune zone del Catanese e dell'Ennese (Voc. Sic.) significa, a ribaltone: affrettarsi. Camilleri, in Il gioco della mosca, dà alcune delle diverse definizioni in uso nella parlata siciliana:”E’ universale convinzione che una donna che si "annaca" tutta nel camminare, pubblicamente proclama la sua scarsa serietà”. Per un uomo il discorso si fa più complesso. “Io domandai un favore al sindaco e lui mi annacò per un anno senza concludere: mi illuse, mi cullò nella speranza, in definitiva, mi prese in giro”.

Appagnarsi (Appagnari)

spaventare, far adombrare le bestie. Essere in sospetto, temere. “Insospettirsi, temere.

Comunemente si dice di animali. Ombrare”. (Mort.) Per il Diz: “Ombrare.... Figurato arcaico: adombrarsi”. Nel Messinese: cucinare verdure messe crude nel tegame con acqua, a cui si aggiunge poi l'olio (Voc. Sic.).

Appattarsi

mettersi d'accordo.

Appinnicarsi

appisolarsi.

Appinnicunato

appisolato.

Appizzare

appendere, attaccare. Conficcare. Affiggere. Compiere o dire qualcosa all'improvviso Dirigersi con sveltezza e decisione verso un luogo. Cominciare.

Appoiato

appoggiato. Ma anche: di persona, avanzato negli anni; di vino, carico di colore.

Apprigare (Appriari, apprigari)

pregare.

Apprisintarsi

presentarsi. Anche: costituirsi.

Apprisintari l'armi

abbandonare una carica, dimettersi (Voc. Sic.).

Arbulo

albero.

L'arca e l'amerca

di origine oscura. Arca è, in senso figurato, un luogo dove si allevano molti animali. Arca (e arga) è anche alga. Camilleri spiega nel suo ultimo La scomparsa di Patò, che si tratta di “espressione popolare che significa ogni cosa”).

Ardosa

piccante.

Armàlo

animale.

Armiggi

arnesi.

Armuar

armadio, dal francese armoire.

Arraggiunata

ragionevole, ben pensata.

Arrassarsi

allontanarsi, mettersi da parte. Ma nella forma riflessiva, il Voc. Sic. registra: stabilirsi, domiciliarsi.

Arravuglio

detto di mani: torcersi. Il verbo arravugghiari, imbrogliare.

Arrè

dietro. In alcuni testi, darrè.

Arrefutarsi

rifiutarsi.

Arregordo

ricordo.

Arricamparsi

tornare, rincasare. Il Voc. Sic. registra questo significato al settimo posto. Prima, dà i significati di: raccattare, fare raccolto, mettere insieme delle cose per rassettarle, radunare e portare nella stalla gli animali. 

Arricampàrisi a unu

chiamare a sé qualcuno, di Dio o della morte.

Arricogliersi

rincasare, ma anche ripresentarsi dopo un certo tempo.

Arricriarsi

ricrearsi, trarre piacere da qualcosa. Nella provincia di Enna, come accade a volte a certe espressioni e verbi siciliani, il significato è esattamente capovolto: coprire di improperi 

Arridì

terza persona singolare del passato remoto del verbo arrìdiri: ridere.

Arriminare

mescolare.

Arriminarsi

muoversi.

Arrinanzato

arricchito, rifatto.

Arriniscì

riuscì, da arrinésciri.

Arrisaccare

“Muovere e agitare una cosa violentemente” (Mort.); scuotere per compattare ciò che è contenuto in un sacco. Il Voc. Sic. per la provincia di Agrigento registra: scherzoso, di persona che, dopo aver mangiato, si prepara a un nuovo pasto, smaltendo con una passeggiata la pienezza di stomaco.

Arrisbigliare

svegliare.

Arrisorbuto

deciso, risoluto

Arrispunnere

rispondere.

Arriversa

al contrario.

Arrizzelarsi (Arrizzilàrisi)

aggricciarsi, risentirsi, aversi a male di qualcosa (Voc. Sic.).

Arrizzillàri

sobbalzare, di carro o di imbarcazione.

Arroposo

riposo.

Arrubbatina

furtarello.

Arrunchiare

ammucchiare mettendo di lato. Anche: ritrarre un arto, scorciare una tonaca o una veste troppo lunga, corrugare della fronte, arricciare (il naso), accartocciarsi delle foglie, rannicchiarsi per il freddo, ritirarsi da un'azione, e infine, scherzoso, rincasare (Voc. Sic.).

Arrussicare

arrossire per la vergogna.

Arruttari

eruttare, emettere rutti.

Asciddre

ascelle.

Ascutato

ascoltato.

Assammarare

bagnare abbondantemente, inzuppare. Originariamente, era verbo proprio delle operazioni di bucato.

Assicutare

inseguire.

Assintomare

svenire, ma anche rimanere di stucco. Sintomo può significare anche colpo apoplettico o, più modestamente, svenimento.

Assistimare

sistemare; in senso metaforico, dare il fatto  suo a qualcuno o qualcosa.

Assittarsi

sedersi.

Assufficare

soffocare, mandare il cibo per traverso.

Assugliare

aizzare il cane contro qualcuno, assaltare; affollarsi attorno a qualcuno con domande insistenti.

Assuperarsi

superarsi.

Assuperchiare

sopravanzare.

Assuppato

inzuppato, imbevuto.

Astreco

austriaco. Da non confondere, non si sa mai, con astricu, che significa terrazza che costituisce il tetto della casa; ballatoio, pianerottolo alla sommità della scala esterna. In un'isola delle Eolie, per locale e indecifrabile questione di punto di vista, il significato viene capovolto e astricu sta per pavimento.

Accattarsi

acquistare.

Acconsolata

consolata.

Aggrancuto

rattrappito, participio passato del verbo aggrancari, “non poter distendere i membri per ritiramento di nervi”(Mort.).

Ammazzatina

uccisione. In Sicilia si usa la parola quasi sempre al plurale,ammazzatine, con senso frequentativo, come a voler indicare la biasimevole ma incorreggibile propensione di certi tempi, certe contrade e certe persone alla reiterata esecuzione di omicidi.

Arraggiato

irato, infuriato.

Arramazzarsi

a senso, sembra significare girarsi e rigirarsi nel letto. N‚ il Mort. n‚ il Tra. registrano la parola.

Arriccamato

ricamato.

Asciucato

asciugato, consunto, dimagrito.

Asciucarisi a unu

uccidere qualcuno.

Assugliare (Assugghiari)

il Tra. rimanda alla voce

Assaiari

incitare un cane o un uomo contro qualcuno, aizzare. Intransitivo passivo: ardirsi, osare.

Assummata

participio passato del verbo assummari, venire a galla e, anche, sommare. In un testo di Camilleri c'è assumata, ma forse la m mancante è da mettere in conto al monoglotta correttore di bozze.

Astutato

spento. Ma anche metafora per ucciso.

Attaccare turilla

attaccare bottone o attaccar briga.

Attagnare

spalmare di vernice vitrea una superficie, rendere stagno un recipiente di legno, fermare un'emorragia, interrompere una perdita d'acqua. In senso riflessivo, esaurirsi di una sorgente, arrestarsi di un'emorragia, normalizzarsi dell'intestino dopo un attacco di diarrea 

Attanata

rintanata.

Attisare

tendere, tirare una corda, rizzarsi del membro virile, ringiovanire; irrigidirsi.

Attrassato

arretrato. “Indugiato. 2. Parlandosi di pagamento, vale non eseguito. 3. Dicesi ancora chi rimane molto indietro nelle lettere. 4. Per chi è stato posposto ad altri meno degni nelle promozioni". (Mort.). Il Voc. Sic. registra anche: antiquato, fuori moda, disordinato, trasandato nel vestire.

Attriv¡to

temerario. Sfacciato. Ardito (Mort.). Ringalluzzito, vivace e così via, accrescendo il significato fino a: cattivo, Perverso (Voc. Sic.).

Aver gana

avere intenzione e voglia.

avuto (Autro)

alto.

Azzalori (Azzalora)

frutti dell'azzaruolo o lazzeruolo. Anche la pianta stessa: arboscello delle Rosacee, con fiori bianchi e profumati e frutti piccoli rotondi, rossi o gialli, di sapore acidulo, commestibili 


B
^

Bajardo

“Bajardu. Strumento portatile fatto di tavole per comprimere la vinaccia sotto il torchio”. (Mort.) Che sarebbe definizione di ardua attribuzione a un equino, come Camilleri fa nel romanzo La mossa del cavallo: infatti, ha anche il significato di cavallo eccellente, che il Voc. Sic. registra come voce citata per la prima volte da Giuseppe Vinci nel suo Etymologicum siculum del 1759.

Babbiata

presa in giro, scherno.

Balàte

pietroni, anche basole del selciato.

Bannera

bandiera.

Baschiare

agitarsi, smaniare per la febbre o per difficile digestione, ansimare dopo una lunga corsa.

Battarìa

fracasso.

Biastemio

blasfemo, forse neosiciliano camilleriano; il Voc. Sic. non registra la parola. Quindi, biastemia  significherebbe bestemmia.

Billizza

bellezza.

Biunno/a

biondo/a.

Bonarma

la buonanima.

Borgise (Burgisi)

“Colui che tiene le altrui possessioni in affitto” (Vocabolario Siciliano - Italiano di Antonino Traina, 1868, da qui Tra.). Ceto della società contadina equivalente al “ceto medio” cittadino.

Botta d'accupa

improvvisa difficoltà di respiro; traslato: repentina sensazione di cupezza, sia fisica che mentale.

Brioscia

piccolo dolce di pasta soffice e leggera. Brioche, dall'antico normanno brier, impastare.

Brìpito

brivido. Significato a orecchio, non registrato dai dizionari consultati.

Bumma

bomba.

Bummulo

orcio di terracotta, che se fatto e cotto secondo l'arte mantiene fresca la temperatura dell'acqua.

Burdello

bordello, anche metaforico.



C
^

C'inzertò

ha indovinato.

Ca

particella enfatica a inizio di frasi interrogative o esclamative; a volte sta per ma: ca quali: ma quando mai! macché!

Cabaré

vassoio, dal francese cabaret, che però non significa vassoio ma “taverna con spettacoli di varietà”, Dizionario Francese - Italiano di Raoul Bloch, ed. Zanichelli. In francese, vassoio è plateau.

Cabasisi

eufemismo per coglioni.

Cacciare

andare verso qualcosa. Fig. cacciari a una, insidiare l'onestà di una donna (Voc. Sic.).

Cacarsi

oltre all'ovvio significato, sta anche per: prendersi una gran paura, tale da...

Cacòcciola

carciofo.

Cadì

terza persona del passato remoto del verbo càdiri o càriri, cadere: cadde.

Cajorda

sozza, sordida. Figurato: puttanaccia.

Calannario

calendario.

Calati juncu ca passa la china

letteralmente, calati giunco finchè non passa la piena (del fiume). Espressione che si vuole “adottata” dal lessico “tattico” della mafia, a indicarne l'estrema adattabilità a qualsiasi situazione avversa. Passata la piena, il giunco ritorna dritto, così la mafia fra un'operazione di polizia, o una “campagna antimafia”, e la successiva, e così via.

Calatina

secondo il “dizionario” redatto dal The Camilleri's fan club, significherebbe: companatico. Origine non specificata.

Càlia e simenza

misto di fave, ceci e arachidi tostate e semi di zucca secchi e salati o non salati.

Calorio

Calogero.

Calumare

termine marinaresco che significa allentare,  mollare (una cima, un cavo), tirare lentamente da un luogoall'altro una barca. In alcune zone marinare dell'Agrigentino, calumare significa spingere qualcuno sott'acqua; a Agrigento, ha il significato di inghiottire, mangiare con voracità.

Camiare

scaldare il forno; infiammarsi, scaldarsi, ardere di febbre o di passione. E’ anche termine pescatorio e significa spargere sul mare una poltiglia di mollica e pesce marcito per attrarre i pesci; in senso figurato: sedurre, allettare.

Càmmara

camera.

Cammarino di commodo

gabinetto

Camminari a pedi lèggio

camminare in punta di piedi.

Càmmisi

camice; cammìsi significa invece camicie.

Camurria

grossa scocciatura. Eufemismo per storpiamento della parola gonorrea, malattia venerea fastidiosa, e per tale origine veniva considerata una parola da non pronunciare in società. Ma di ciò nessuno si ricorda più e camurria è di uso comune e disinibito.

Campiere (Camperi)

Colui che è preposto alla custodia dei campi, guardiano (Mort.). Nell'organizzazione della società contadina mafiosa, il campiere era se il guardiano, ma degli interessi della mafia piuttosto che di quelli del proprietario; non era sempre chiara, tuttavia, l'appartenenza del proprietario. Il prefetto Mori cercò di tirarli dalla parte della Legge ed organizzò per e con loro adunate antimafiose e gli conferì attestati di lealtà civile e decorazioni al valore. Partito Mori...

Canala

tegole.

Cangiare

cambiare.

Cannalivari

carnevale.

Cannarozza

esofago.

Cannìlere

candeliere.

Càntaro (Cantaru)

vaso da notte. Per metafora, persona stimabile come un vaso da notte...

Cantàro (Cantàru)

vecchia misura di peso equivalente a cento rotoli, cioè circa ottanta chilogrammi. Anche: quintale.

Cantoni (Cantuna)

conci di tufo.

Canùscire

conoscere.

Capozziare

tuffarsi, precipitare.

Càppisi

capsule, proiettili.

Carcarazzo/a

Gazza. Ma Camilleri sembra adoperarla anche per indicare cornacchie e corvi.

Cardascioso

esageratamente apprensivo, fastidioso, molesto, seccante, impaziente, pruriginoso, che si da briga e mostra zelo eccessivo e inopportuno. "Cardaciusu: Fastidioso, molesto (Mort.)" Da cardacèa, che significa mal

di cuore.

Carriche

cariche.

Carta d'intinnirintà

carta d'identità. Non è espressione di dialetto: deriva da storpiamento di parola, come accade spesso nel dialetto con i termini burocratici, medici, scientifici ecc.

Carusi

ragazzini ma anche sarbadanari, salvadanai.

Carzaro

carcere.

Cascione

cassetto.

Cassariarsi

pavoneggiarsi passeggiando per il cassaro, cioè il corso principale del paese che parte dal palazzo dove si gestisce il potere. Cassaro dall'arabo qasr, castello.

Catafero

cadavere.

Catafottere (Catafuttiri)

strapazzare, rovinare, sciupare.

Catafriccicare

rafforzativo del verbo friccicari: suscitare intenso desiderio di cosa che piace; premere, stare a cuore, frizzare, prudere. Rifl.: stare sulle spine o, solito capitombolo siculo, prendere gusto (Voc. Sic.).

Cataminare/rsi, Cataminiari/si

smuovere, spingere con sforzo, spostare continuamente, muoversi, agitarsi, dimenarsi camminando, tentennare di cose che non stanno ben ferme, muoversi lentamente o indugiare a bella posta, maneggiare.

Cato

catino, secchio.

Catojo

monolocale al livello stradale, abitazione misera.

Catùnio

noia, molestia.

Cavagne

sinonimo di fascedda, cestino in cui si tiene la ricotta.

Càvucio

calcio.

Càvudo

caldo.

Càvusi

pantaloni.

Cazzarola

casseruola.

Cazzicatùmmolo

capitombolo.

Centilimetro

centimetro.

Che ci accucchia?

che c'entra? L'ex pubblico ministero on. Di Pietro traducerebbe: "Che ci azzecca?"

Chiacchiariare

chiacchierare.

Chiangìri

piangere.

Chiantare

piantare.

Chiapparina

capperi della qualità più fine.

Chiarchiàro

dosso pietroso. Leonardo Sciascia, in Occhio di capra, lo descrive così: “E’ una collina rocciosa, un sistema di anfratti, di crepacci,, di tane. Pauroso rifugio di selvaggina, di uccelli notturni, di serpi... Al chiarcàru, dunque, è come dire agli Inferi, a un luogo di morte in cui tutti ci incontreremo. E senza dubbio vi agisce la memoria delle antiche necropoli scavate nelle colline rocciose”.E Vincenzo Consolo, in Di qua dal Faro, aggiunge: “Non solo la memoria ancestrale, ma vi agisce la conoscenza, l'esperienza: il chiarcàro era spesso il luogo dove si occultavano i cadaveri dei morti ammazzati dalla mafia”. Camilleri, nel Gioco della mosca, ne da questa definizione: “Luogo impervio, desolato di sassi e di saggina, soprannome ideale per uno iettatore”.

Chiazza

piazza.

Chiddru (Chiddu)

quello

Chiesastrica

donna di chiesa.

Chiffare

faccenda, occupazione, daffare.

Chiù

più.

Chiummo (Chiummu)

piombo. Detto di persona o di circostanza: noiosa.

Ciàvula

cornacchia grigia; ma anche gazza, ghiandaia marina, taccola, corvo nero; di persona, specialmente donna, che ciarla molto (Voc. Sic.).

Cicarone

accrescitivo di cicara, chicchera, tazzina. Cicarruni significa anche: maschio della capra; uomo grossolano.

Ciciri

ceci. Parola del mito siculo: si tramanda che, costringendoli a pronunciarla, gli insorti dei Vespri Siciliani scoprissero così i francesi, per i quali era parola impronunziabile "alla siciliana", e ne facessero mattanza.

Cimiàre

pendolare, oscillare, andare da un capo all'altro di un luogo. Fare come la cima di un albero quando c'è vento. Il Voc. Sic. registra solo il significato di: attendere a qualcosa, tramare.

C'inzertò

ha indovinato, ha colto nel segno.

Ciriveddru

cervello.

Ciruso

detto di uovo: bazzotto; detto di uomo: scontroso; detto di terreno: argilloso (Voc. Sic.).

Civare

cibare, imboccare. Ha anche il significato di: adescare.

Cizziòn

eccezione, in neosociliano camilleriano.

Cocou

Il Voc. Sic. registra cocò, nel significato di stupido, credulone.

Coffa

sporta. Avirini cu (con) li (le) coffi: avere abbondanza di qualcosa e anche, non poterne più.

Dari coffa

rispondere con un diniego ad una profferta amorosa. Col palmo e la gnutticatùra: "Gnutticatùra: l'atto del raddoppiare i panni, la carta, e altro. Fig. vale apparenza, sembianza, nascondimento del vero. Copertura"; "Palmo: spazio di quanto si distende la mano dall'estremità del dito grosso a quella del mignolo. Spanna, palmo (Mort.)". Ripagare col palmo e la gnutticatùra: ripagare con il doppio del favore ricevuto. Nel romanzo La mossa del cavallo, Camilleri spiega l'espressione così: "E’ la misura del panno: un palmo e un pollice ripiegato per buon peso". Il verbo è gnutticari: in senso figurato, vale: raggirare qualcuno, persuaderlo, tirarlo dalla propria parte.

Comarca

combriccola, compagnia di sodali o congiurati. Niente a che vedere con la parola italiana, che significa marca, provincia di confine, regione; o anche, grado di funzionario bizantino.

Comerdioni

nella lingua italiana esiste la parola comedone, dal francese comedon che è dal latino comedo - onis: mangione. Nel linguaggio medico, rilievo puntiforme di colorito nero, comunemente detto punto nero della pelle,

determinato dall'accumulo di sebo all'interno del follicolo pilifero.

Conzare (la tavola)

apparecchiare.

Cunzari

significa anche condire.

Coria

cuoio.

Farisi un corio

uccidere qualcuno.

Correre trìnguli mìnguli

correre barcollando, tentennando (Voc. Sic.).

Cortiglio

cortile.

Cozzo

occipite. Più in generale, la parte posteriore di qualcosa: cozzu du libru, dorso del libro (Tra.).

Crasticeddru

piccolo crasto, cioè piccolo agnello castrato.

Criata

creata, ma anche cameriera.

Cristiani
uomini.

Crita

creta.

Cu

chi.

Cumanno

comando.

Cummigliare (Cummigghiari)

coprire.

Currùta

corsa.

Custureri

sarto.

Custura è

cucitura.


D ^
Dammùso

il tetto di un tipo di costruzioni siciliane antiche, soprattutto campagnole, costruito in modo da raccogliere l'acqua piovana e convogliarla dentro una cisterna. Per sineddoche, un certo tipo di costruzione. Isola dei dammusi per antonomasia è considerata Pantelleria.

Desi

terza persona singolare del passato remoto del verbo dari, dare.

Didoppo

poi, dopo.

D'incollo

addosso.

Discurruta

conversazione. Anche: colloquio, per stabilire un accordo o appianare una divergenza.

Distrubbàre

disturbare.

Donchi

dunque, in siculo - italiano maccheronico.

Dragunara

tromba marina, ma anche tempesta, bufera in senso figurato.

Dugno

prima persona del presente indicativo del verbo dare, dari.


E ^
Ebica

epoca.

Elasso

trascorso, uscito di regola, passato, scaduto.

Erbaspada

Specie vegetale non registrata da nessuno dei vocabolari consultati e neppure da Flora Sicula, Dizionario trilingue illustrato, di Filippo Maria Provitina, Edizioni Kefagrafica.

 

F ^
Fàcchisi

traslitterazione della pronuncia deformata della parola fax.

Faccia stagnata

faccia di bronzo.

Facenna

faccenda.

Fagliare (Fagghiari)

in Siciliano, si modica il significato della parola italiana (rara, più usata è sfagliare), che significa: scartare una carta da gioco. Sfaglio (Voc. Trec.) è sia lo scarto improvviso di un animale sia il balzo di un grosso capo di selvaggina e, quindi, le tracce che, fuggendo, lascia sul terreno.

Fagghiu

mancanza di un seme della carte da gioco. Fagghiari è sia lo scartare l'ultima carta di un seme sia l'essere privo di quel seme. Per estensione, essere fagghiu significa: mancare di qualcosa. Camilleri usa fagliare per mancare.

Fannu tutte accussì

l'opera di Mozart Così fan tutte

Fare come una maria

piangere a dirotto (Voc. Sic.).

Fare il noccentino

fare l'innocentino, lo gnorri.

Fare voci

vociare.

Farfantaria

furfanteria, bugia dopo una marachella.

Farlacca

asse di legno.

Farsi sangue

detto di persone, sentirsi in sintonia vicendevole, provare sentimenti reciproci. Fare sangue (a qualcuno): suscitare ardente e impellente desiderio.

Fastuca

pistacchio, pianta e frutto. Fig.: donna che cerca marito accanitamente (Voc. Sic.).

Favuso

falso.

Fera

delfino. Nella Mossa del cavallo, Camilleri usa l'espressione: "Fare più danno di una fera in una tonnara", dando l'impressione di identificare la fera con uno squalo, esso se pericoloso dentro una tonnara.

Fèto

puzza.

Fìcato

fegato.

Ficazzana

albero di fico: Nome di una delle varietà dell'albero, o del frutto, del fico. "Ficazzana vera è quella che porta i frutti più grandi di tutte le altre specie, si matura sul fine di giugno, ha la scorza nera e la polpa dolce, sugosa e bianchiccia rosea, con minutissimi granellini.

Fari stari a unu comu na ficazzana

malmenarlo; parlando di cosa: ripiegarla male, gualcire.

Ficazzana cu l'ossu ruci (dolce)

è un detto volgare, che si usa per accennare una negativa, poichè questo frutto con osso non esiste, dunque si accenna un impossibile" (Mort.).

Ficcata

coito, "scopata".

Filàma

fama, reputazione, Camilleri la usa spesso nel significato di: diceria calunniosa, accusa ingiusta.

Finire a schifìo

finir male.

Finuta

finita.

Firetto

furetto.

Firriare

girare, sia in senso transitivo che intransitivo.

Firrigna

ferrigna.

Firticchio

estro, voglia, capriccio.

Fissa

fesso, stupido. Ma anche vulva, organo sessuale esterno della donna.

Fissiarsela

indugiare, perdere tempo.

Fitinzìa

schifezza.

Flabbicato

fabbricato, in "maccheronico".

Fodetta (Faudetta o fadetta)

gonna, sottana, sottoveste.

Fofò

diminutivo di Alfonso.

Fora

fuori. E' anche, ma quasi obsoleto, il condizionale del verbo essere: sarebbe.

Forasteri

forestiero.

Foravìa (di...)

di straforo. Venire di foravia: arrivare da un luogo estraneo, o da una direzione inaspettata, non consueta.

Fratre

fratello.

Friccicari

piacere, allettare. Friccicàrisi: “Baloccarsi, muoversi qua e là ciondolando” (Mort.). Camilleri sebra dare al verso il signoificato di graffiarsi.

Friscanzana

tempo fresco senza vento; tempo umido.

Frisco frisco

fresco fresco, detto di qualcuno che ostenta disinvoltura.

Friscoliddro

freschetto (detto di tempo).

Frivaro

febbraio.

Frussione

raffreddore.

Fuitìna

fuga. Per antonomasia, fuitìna in Sicilia è la fuga consensuale di due giovani che vogliono sposarsi contro la volontà delle famiglia: basta una notte passata insieme per rendere "obbligatorio" il matrimonio. Pratica non più molto diffusa ma non del tutto scomparsa. Talvolta, solo una messa in scena - perfino con un "rapimento" spettacolare quanto concordato tra le famiglie - per risparmiare le ingenti spese per una festa di matrimonio regolare.

Fumol¡zzo

esalazione di fumo, vapore acqueo.

Funnuto

profondo.

Furgarone

grosso petardo pirotecnico. Termine settecentesco non più usato dai "pirotecnici" siciliani (secondo Ignazio Buttitta jr, antropologo, che su fuochi e fuochisti pirotecnici siciliani sa, praticamente, tutto). Nell'Agrigentino significa anche: uomo di alta statura (Voc. Sic.).

Furiare

aizzare, far montare in furia bestie o persone, dare in escandescenze, infuriarsi, dare la baia, sgridare, sbandare un gregge (Voc. Sic.).

 

G ^

Gaddr¡na

gallina.

Gammi

gambe.

Garrusiare

comportarsi in modo astuto e ambiguo. Da garruso, che però significa "omosessuale passivo". Nell'Agrigentino il Voc. Sic. registra il detto popolare: garruso a ccridenza, persona che si intromette inopportunamente nei fatti degli altri. Di metafora in metafora, misteriosamente...

Gastime

imprecazioni, maledizioni, recriminazioni lamentose. Verbo: gastimari; in alcuni testi di Camilleri è lastimare.

Gattigliare

fare il solletico.

Giarno

giallo, impallidito.

Giarre

grandi recipienti di terracotta.

Gilecco

gilè.

Girgentana

agrigentina. Agrigento si chiamava Girgenti fino al periodo prefascista.

Gnuri

cocchiere, vetturino.

Grancio

granchio.

Graste

vasi da fiori.

Grecchia

orecchia.

Grevia

detto di persona, pesante, senza spirito; chi non voglia dare soddisfazione all'interlocutore; di condimento, scipito.

Guàllara

ernia.

Guttera

stillicidio dal tetto.

 

H ^
Havìri chi fari

essere occupato.

 

I ^
Iddru (Iddu)

egli.

Immeci

invece.

Imparpagliato

imbarazzato, chi rimane senza parole

Impiccicata

appiccicata.

Imprenare

ingravidare.

In prìmisi

in primis, innanzi tutto.

Inca

inchiostro.

Incaniato

arrabbiato come un cane. Da incaniarsi.

Incaprettato

uomo ucciso e poi impacchettato, con le gambe ripiegate dietro la schiena e legate a un capo di una cordicella, a volte un filo di ferro, il cui altro capo è rigirato attorno al collo. Sistema preferito dagli assassini mafiosi per lo stivaggio modulare di un cadavere nel portabagagli di un'auto. Secondo alcuni esegeti, l'incaprettamento verrebbe eseguito dal vivo, e la morte avverrebbe a poco a poco, in sincronia con il progressivo afflosciarsi delle gambe ripiegate che causerebbe la tensione della cordicella e perciò lo strangolamento. A volte, l'incaprettato è tale per comodità di trasporto, in vista del successivo incenerimento insieme con il contenitore; altre volte, deve servire come messaggio e monito. Negli anni '70 - '80, tale dettagliata spiegazione sarebbe stata superflua, essendo l'incaprettamento pratica frequente e ben descritta dai cronisti di nera. Oggi sembra sistema poco utilizzato, ma non si può mai dire e da quegli anni remoti s'è alfabetizzata e arrivata all'età della ragione almeno una generazione ignara di quegli scellerati rituali...

Incarcare

calcare, premere, spingere con forza; anche metafora dell'atto sessuale.

Incatricchiato

sarebbe il participio passato del verbo italiano incatricchiare, che però non è registrato da nessuno dei vocabolari della lingua italiana consultati ed è citato solo dal Vocabolario Siciliano - Italiano di Antonio Traina, come traduzione del verbo siciliano incatriculari, nel significato di avvolgere, arruffare, avviluppare. Camilleri cita Pirandello, che usò la parola italiana in una sua novella.

Inchìre

riempire.

Incignare

inaugurare, mettere per la prima volta, togliere la verginità. Il verbo è identico, a parte la desinenza siciliana in ari, sia nella lingua italiana che nel dialetto. Vocabolo dotto, deriva dalla parola greca kainòs, nuovo (Voc. Trac.)

Incocciare

incappare.

Incupatissimo

occupatissimo.

Incuponarsi

coprirsi.

Infaccialate

con il volto coperto.

Infatato

fatato, miracoloso.

Infuscarsi

rabbuiarsi, alterarsi.

Inganzato (Ngarzatu)

amante.

Ingrasciato

lurido.

Inguelìno

inquilino.

Insallanuto (Nsallanutu)

stordito, attonito, dubbioso. Anche: ubriaco.

Insèmmula

insieme

Insitarsi nell'agro

essere di cattivo umore, inacidirsi: detto di persona.

Insugnate

sognate. Nulla a che fare con sugna, che è lo strutto.

Insunsuniare

il Voc. Sic. registra il verbo, usato in alcune zone dell'Agrigentino, nzusizzunari: insaccare qualcosa dentro una fodera o dentro un contenitore a orma di budello (salsiccia); montare una persona contro un'altra.

Intifico

identico.

Intollarsi

nel dialetto siciliano esiste l'aggettivo ntollu, stupido, sciocco; ubriaco. Far'u ntollu, fare il nesci. Intollarsi di qualcosa, può stare quindi sia per istupidirsi che per imbottirsi, in senso traslato, per esempio, di pillole.

Intordonuto

stordito, intontito.

Intortati

storti, incurvati.

Intreppete

interprete. Il gruppo di lettere rpr è di ardua pronuncia per qualsiasi siciliano, perciò si aggira l'ostacolo.

Inzertare

indovinare.

Isare

alzare

Itivìnni

andatevene.

Ittàre

gettare.

 

J ^
Jènniro

genero.

 

L ^
Lagnusìa

pigrizia, svogliatezza.

Laido

brutto, malconcio.

Lanna

latta.

Lastrico

deformazione, per elastico.

Latata

lato ma anche parentela.

Lebbro

lepre.

Lèggio

leggero.

Lento d'incascio

chi abbia diuresi frequenti. Metafora per chi non riesca a tenere un segreto.

Liccasapone

coltello a serramanico.

Liggiùto (il) e lo scrivùto

il saper leggere e scrivere.

Limmita

confini agrari.

Limosìna

elemosina.

Limitu

termine, confine. Pietra o segnale di confine.

Linzòlo

lenzuolo.

Lippo

erbe, muschi o alghe, sulle rive di corsi d'acqua o sugli scogli a fior d'onda.

Livari u (il) pilu (pelo)

percuotere duramente qualcuno.

Lòzio (Lùzziu)

bonaccione ma lento nei riflessi (Voc. Sic.).

Luffarìa

pigrizia.


M ^
M'avi a scusare

le chiedo di scusarmi.

Macàri

anche, perfino.

Maceriarsi

arrovellarsi, tormentarsi. In Siciliano esiste anche il verbo maciriari: “Trattar con mano la farina da impastare fregandola sulla madia” (Tra.).

Magàra

strega, fattucchiera. I vocabolari siciliani ottocenteschi danno: maliarda, ammaliatrice e il Tra. riporta questa singolare versione: “I più rozzi montanari così chiamano anche il convoglio della ferrovia”.

Magarìa

magia.

Malacunnùtta

mascalzone e, in generale, uomo di pessimo carattere; fannullone, dedito ai piaceri della carne.

Mallitto

maledetto.

Malostare

miseria; incubo.

Mammalucchigne

le parole usate negli esorcismi, ma anche sbigottite, meravigliate.

Mammana

levatrice.

Mandillo

una delle trappole che maliziosamente Camilleri. dissemina fra le sue parole dal siciliano. Questa è, in realtà, parola dotta, dottissima, con un pedigree che parte dal latino e arriva fino al greco bizantino: come mandilio indica il fazzoletto su cui, secondo una leggenda del 4° o 6° secolo, sarebbe rimasto impresso il volto di Cristo. Come mandillo, indica il fazzoletto che le donne di alcune regioni meridionali portavano in capo, annodato sotto la gola e ricadente sulle spalle, oppure inamidato e disposto come un vero copricapo. Entrambe le definizioni sono copiate dal Voc. Trec. Per quel che vale, il correttore ortografico inserito nel programma del computer segna entrambe le parole con la linea zigrinata rossa, che indica errore ortografico.

Mangiuga

mangiatoria, pappatoria.

Maniàre

maneggiare, toccare con le mani.

Maniàta

gruppo di persone; traccia di selvaggina seguita dai cani.

Mànnara

recinto in cui si rinchiude un gregge.

Manopera

manovra.

Manu cu manu

da una mano all'altra (può usarsi per indicare consegna di oggetti o somme di denaro senza formalità, equivalente dell'espressione latina brevi manu.

Masannò

altrimenti, in caso contrario.

Mascuiliddru

maschietto.

Masculo

maschio.

Matapollo

una qualità di tela di cotone; imbroglio, imbroglione, bugiardo. F…risi u vudeddu a matapollo, torcersi le budella per disappunto o rabbia o dispiacere.

Màzzara

masso di pietra usato come ancora, ma anche per far colare a fondo, e perchè ci rimanga, un assassinato del quale non si voglia lasciare traccia.

Mènnula

mandorla.

Mèusa

milza. Pani ca' mèusa: panino imbottito con la milza. Secondo Camilleri (Il Cane di terracotta) la mèusa  sarebbe: “Interiora d'agnello bollite e cosparse di caciocavallo”, invece la milza è fritta nell'olio ed è di bue. Interiora d'agnello arrotolate e cotte alla brace sono invece le stigghiola. Ma Camilleri non è palermitano.

Midicàno (Miricanu)

americano.

Minchia

organo sessuale maschile. Iterazione fin troppo frequente nel parlato dei siciliani: esprime meraviglia, apprezzamento, disprezzo, e qualsivoglia altro stato d'animo.

Minna

mammella.

Minnitta

vendetta, ma anche scempio.

Mischineddru

poverino.

Misirizzi

Altra trappola camilleriana. Chi se l'aspetterebbe? E’ parola italiana, entrata nell'uso fin dal 1629, come autorevolmente registra il Diz.: “Da mi si rizzi, giocattolo consistente in una figura di legno o altro materiale leggero che, appesantito alla base, comunque si getti non può non restare dritta. Figurato: uomo politico che riesce a sopravvivere a ogni cambiamento”. Queste le definizioni della parola che, si confessa, non s'era mai udita o letta prima. E che sia parola rara o dimenticata, lo proverebbe il fatto che, in questi anni di continuo gioco politico ai quattro cantoni, mai sia accaduto di ascoltarla né di leggerla nel suo significato figurato.

Moccaro

moccio.

Mocconelli

piccoli bocconi o piccoli sorsi

Momento di virivirì

vivamaria, momento di estrema confusione.

Mormoriarsi

borbottare.

Morsi

prima persona singolare del passato remoto del verbo murìri, morire.

Moschitta

zanzara.

Motuperio

menzogna, falsità, impostura; frottola; grande quantità di qualsiasi cosa. Camilleri ne deriva, forse, il verbo mutuperiare, a cui in un testo sembrerebbe attribuire il significato di: muovere ritmicamente la testa, o in su e giù. Ma chissà.

Muffoletto

piccolo pane molto morbido, che si confezionava in certe ricorrenze festive.

Munnizzaro

discarica, ma anche "operatore ecologico", che sarebbe la definizione politicamente corretta per identificare quelli una volta erano chiamati spazzini, netturbini ecc.

Murmuriari

borbottare ma anche: spettegolare, insinuare, fare maldicenza sul conto di qualcuno.

Murritiare

infastidire, ma anche scherzare con le mani o con le parole. Camilleri, nel Gioco della mosca: "Stuzzicare, provocare. Ma se il provocare si tramuta in dileggio si dice scuncicari". Cincischiare.

Murritiuso

che non sta mai fermo, che tocca tutto. Anche chi soffre di emorroidi.

Muschittera

carta moschicida.

Mutànghero

silenzioso, ma anche chi abbia difficoltà di parola.

Mutriarsi

cambiare umore, dal buono al cattivo. Mutria è parola della lingua italiana: "Grugno, muso"; figurato: atteggiamento del volto che mostra orgoglio o sdegno" (Diz.). Il verbo non esiste.

 

N ^
Na picca

un po'.

Na poco

alcuni.

Nànfara

costipazione nasale, raffreddore. "Infreddatura,  spezie di malattia nella quale vi è intasamento di naso, o distillazione di moccio liquido. Corizza (coriza)", (Mort.). In un testo, Camilleri la definisce così: "Quel particolare modo di parlare che viene quando uno ha il naso chiuso e stracangia (vedi) la pronuncia delle consonanti".

Narrè (variante: darrè)

dietro.

Narreri

indietro.

Nasche

narici.

Ncaniato

adirato, fuori dai gangheri, insomma incazzato.

Ncasciata

letteralmente: incassata. E’ anche termine culinario: pasta 'ncasciata: timballo di pasta al forno.

Neglia

nebbia.

Nenti

niente.

'Ngiuria (Inciuria)

offesa, oltraggio. Ma soprattutto usato in Sicilia per indicare il soprannome, non necessariamente spregiativo o ridicolo, attribuito a un "capostipite", i cui discendenti se lo trasmettono di generazione in generazione: nei paesi, è più facile essere conosciuti e identificati dalla inciuria piuttosto che dal cognome. Se vi accadesse di cercare qualcuno, tuttavia, usate qualche cautela: può capitare che essere chiamati da un estraneo con la inciuria non sia gradito.

Nglisa

inglese.

Nguliate

appetitose, che sollecitano la gola,

Nibba

no, niente affatto, a vuoto, inutilmente. Il Voc. Sic. lo definisce termine antiquato: lo usò anche il poeta Giovanni Meli. Più correnti, nìbbisi e nisba.

Nicareddru

diminutivo di nico (vedi).

Nico

piccolo.

Nirbuso

nervoso. Il nirbuso: attacco di nervi.

Nìvuro

nero.

Non appattare

non combaciare, non capirsi.

Non lasciare di corto

non farsi sfuggire chi si pedina, a qualunque costo.

Nonsi

contrazione per nossignore.

Notòmia

anatomia.

Nuciddre americane (Nucidde)

semi di arachide tostati nel baccello. Nucidda, è la nocciola.

Nuddru (Nuddu)

nessuno.

Nunnàto

neonato. Nunnata è il novellame di pesce, in genere di sarda.

Nuovaiorca

New York.

Nzmà

non sia mai, Dio ne scansi.

Nzinga

cenno. Nei primi testi di Camilleri: zinga


O ^
Occhi sgriddrati

occhi spalancati.

Oglio (Ogghiu)

olio.

Omo di panza

uomo che sa tenere un segreto (nella pancia). Camilleri lo definisce così, nel Gioco della mosca: "Persona pronta ad affrontare temerariamente situazioni rischiose". Si vuole sia stata una "qualità" mafiosa, per cui l'espressione indica, tout court, un mafioso

Onze

monete del Regno delle Due Sicilie. Un'onza era divisa in dodici tarì. Un tarì nel 1861 era pari a 0,425 lire, equivalenti a circa 2.900 lire attuali.

Opira dei Pupi

Opera dei Pupi, spettacolo di marionette sui temi del ciclo di Carlo Magno e dei suoi Paladini contro i Mori.

Orliare

girare attorno.

Osso pizziddro

malleolo.


P ^
Pagnottuna

schiaffoni.

Palìco

stecchino; metaforicamente, cosa o persona di poco conto.

Palloneddro di acqua saponata

bolla di sapone

Palumma

colomba.

Pampèra

visiera.

Pampineddra

letteralmente, piccola foglia.

Pàmpini pàmpini

detto degli occhi, occhi a pampinedda: quando gli occhi si socchiudono e le palpebre sbattono (come una fogliolina per la brezza, appunto)per stanchezza o sonno. Pampina significa foglia; pampino, nella lingua italiana, è la foglia della vite.

Papè

babbeo, minchione; termine infantile per indicare le scarpe (Voc. Sic.). Più sbrigativo, Camilleri usa la parola come contrazione di papellu: lunga lettera; rapporto disciplinare, denuncia.

Papòre

piroscafo a vapore.

Pappatacio

pappataci, che in italiano è invariabile, piccolo insetto dei Ditteri, ("che punge e vola senza far rumore" (Diz.).

Parannanza

non è una parola siciliana, ma del dialetto romanesco, dal Voc. Trec.: grembiule da lavoro o da cucina.

Parr¡no

prete; padrino.

Passiàre

passeggiare.

Passiddrà

passa da là, cioè cambia strada, vattene.

Passuluna

olive nere appassite.

Patangelo

vantaggio che si concede all'avversario in una corsa.

Pattiare

mercanteggiare, convenire.

Pazinziuso

paziente.

Pedi leggio (a)

in punta di piedi.

Peju

peggio.

Perciale

brecciame.

Pertuso (Pirtuso)

pertugio, buco.

Petrafèrnula

torrone, durissimo, di zucchero tostato e mandorle.

Petrosino

prezzemolo.

Picca

poco.

Piccamora

per adesso.

Picciliddro

bambino.

Picinosamente

picinusu significa: fastidioso, pignolo. Il verbo piciniari: bisbigliare; chiacchierare; fare pettegolezzo; borbottare o mostrare disappunto con insistenza e monotonia; discutere animatamente a voce alta. Sta anche per piovigginare (Voc. Sic.). Pici significa pece.

Picuna

picconi.

Pifanìa

Epifania.

Pigliare il fujuto

prendere la fuga.

Pilacchio

blatta delle cucine, scarabeo stercorario.

Pilaja

spiaggia. Ma nel dialetto siciliano corrente si usano, indifferentemente, praia e plaia. Camilleri scrive sempre pilaja; si incontra plaja solo a partire dal racconto La revisione del volume Gli arancini di Montalbano.

Pilere

pilastro.

Pinnotizzata

ipnotizzata.

Pinnuli

pillole medicinali.

Pircoco

albicocco/a.

Piriazzola

peretta/e.

Pìrita

scoregge.

Pirrettu

grosso limone.

Pirsùna

persona.

Pirriatore

minatore nelle cave di pietra.

Pirtusa

buchi.

Piscariggio

peschereccio.

Piscipàino

pitch-pine, legno di pino americano che, ben stagionato, è di qualità particolarmente adatta all'ebanisteria e alla carpenteria edile e navale.

Pistiàre

pestare, ma anche mangiare (pestare con i denti).

Pistiato e ripistiato

spiegato e rispiegato.

Pitin(i)oso

pitìnia significa eczema, verruca. In senso figurato, sta per: persona fastidiosa, puntigliosa all'eccesso, di carattere agro e sospettoso.

Pititto

appetito.

Pitroglio, pitrolio

petrolio.

Ponno

terza persona plurale dell'indicativo del verbo putiri. Pozzo: idem, prima persona dell'indicativo.

Prena

incinta.

Pribenna

privativa, privilegio, concessione.

Primentìo

"Primintiu. Si dice del frutto della terra che si matura di buon'ora" (Mort.). Luce primentìa: alle prime luci (del giorno).

Primisso

permesso.

Prisenza

presenza.

Proì

passato remoto di pròiri , porgere. Camilleri usa anche: pruì.

Pròtico

prodigo. Figliò pròtico: figliol prodigo. Deformazione del linguaggio popolare.

Pruvulazzo

polvere.

Pulìsi

poliziotti, storpiamento in americano-brooklyno della parola Police.

Puliziare

pulire.

Puliziatina

l'atto del lavarsi, ma con moderazione.

Pupi pupi

detto degli occhi; fari pupi pupi: l'annebbiarsi e lo sfocarsi della vista per cui le righe di un libro sembrano oscillare. Insomma, quando “balla la vista”.

Purmonìa

polmonite.

Purrito (Purritu)

marcio, fradicio. Dal francese: pourri.

Putìa

bottega.

 

Q ^
Quacìna

calce.

Quadane

“Subito calore che invade la persona per paura, confusione, (emozione) o altra causa” (Mort.).

Quadiare (Quariari)

riscaldare.

Quartarella

piccola anfora di terracotta

Quartiarsi

cautelarsi, prendere delle precauzioni, non esporsi.

Quasette

calze.

Quatelosi

cauti.

Quatrare

convincere, detto di gente della quale non si riesca a inquadrare la personalità.

Quatrigliè

quadrettato.


R
^
Racina

uva. Dal francese raisin.

Radica

eufemismo per il membro sessuale maschile.

Raggia

rabbia.

Ralogio

orologio.

Ranto ranto

tutt'attorno. Ranto, da solo, significa: radente a, accanto. “Ranti ranti: rasente, allato, ben accosto. Italiano: a randa a randa, voce derivata dal Provenzale” (Mort.). “Randa: arcaico, margine, estremità: Nella locuzione avverbiale "a randa", rasente” (Diz.).

Raprire

aprire.

Retr

gabinetto.

Revorbaro

revolver.

Rifardiarsi

tirarsi indietro; prendere le distanze; non tener fede a un impegno. Camilleri usa anche: arrifardiarsi.

Riperticare

rintracciare.

Rispostiare

rispondere in maniera sgarbata o aggressiva, per avere l'ultima parola.

Rivotare

rivoltare, girare.

Rizzetto

sistemazione.

Rrinèsciri

riuscire.

Rumorata

rumore.

Rusciana

rubiconda, sanguigna.


S ^
Saccarolo

scaricatore.

Sacchetta

tasca.

Saccio

iò saccio, tu sai, iddu sape: prime tre persone dell'indicativo presente del verbo sapiri, sapere.

Sanfasò

alla rinfusa, senza ordine, alla carlona.

Santarma

anima santa.

Santione

bestemmia.

Sarsa

salsa. Fari a sarsa: fingere per simulare o dissimulare qualcosa. Anche: irridere.

Sasizza

salsiccia.

Satare

saltare. Sauta un torzolu e va in culu all'ortolano: salta un torsolo e...

Sàvuto

salto.

Sbalanco (Sbalanzu)

dirupo, precipizio, torrura.

Sbariare

distrarre da pensieri gravosi, rasserenare.

Sbarracato

spalancato. Dal verbo sbarrachiari.

Sbergie

nocepesche.

Sberginato

sverginato.

Sbinchiare (Sminchiari)

Guastare, disordinare, ma anche storpiare, malmenare duramente.

Sbinturato

sventurato, anche nel senso di senza cervello.

Sbinùto

svenuto.

Sbirrittare

salutare togliendosi il cappello. Sbirrittiata vale anche: contesa verbale, diverbio.

Sbommicare (Sbummicari)

dall'antica parola italiana bonicare, vomitare: trapelare, manifestarsi all'improvviso, per esempio, della febbre. Anche: sfogarsi.

Sburrare

eiaculare.

Scaffa

buca stradale, avvallamento del terreno. Anche: scaffale, ripiano.

Scagno

ufficio commerciale, anche scrivania.

Scampare

spiovere.

Scanata

il battere la pasta o l'impastarla con le mani.

Scanato

detto del pane, pane biscottato. Il verbo scanari significa anche: parlare per frasi pungenti e allusive (Voc. Sic.).

Scangio

cambio.

Scantato

impaurito.

Scanto

paura.

Scantuso

pauroso.

Scappacavallo

calesse.

Scappottarsela

sgusciar via, evitare, dribblare un imprevisto, un fastidio.

Scarfaglio

scarafaggio.

Scarmazzo

aria calda e soffocante; nuvole tipiche del vento di scirocco, sparse e rade (Voc. Sic.). Camilleri fa dire al commissario Montalbano che significa "movimento d'acqua".

Scarpàro

ciabattino.

Scarso

povero.

Scasciare

mancare, ma anche cedere, riferito a un meccanismo.

Scascione

cagione, causa.

Scatasciante

part. pres. di scatasciari, verbo dai molteplici significati: dire ciò che non si sarebbe dovuto; confessare spontaneamente; fare la spia; dare in escandescenze; millantarsi; ridere a crepapelle; piovere a dirotto; togliere collosità alla tela; scuocersi della pasta; dissodare un terreno (Voc. Sic.).

Scatàscio

come il verbo, sostantivo polivalente: denuncia; temporale; flusso d'acqua d'irrigazione; dissodamento del terreno. In un testo, Camilleri sembra attribuirgli il significato di: gran fracasso.

Scattusarìa

dispetto.

Scàvuso

scalzo.

Scecco

asino.

Schetto

celibe.

Schifìo

disgusto. Finire a schifìo: vedi finire.

Schina

schiena.

Schiticchio

pasto in compagnia. "Di quelli che si definiscono: scialare il tempo: oziare con spensieratezza" (Voc. Sic.).

Sciarra

lite.

Sciauro (Ciauru)

odore

Sciccaroli

conducenti di asini.

Sciddicuso

scivoloso.

Sciddricare

scivolare.

Scìnnire

scendere.

Scioppo (a volte scioppetto)

è una misteriosa parola che, unita a birra, significa: una bottiglia di birra, piccola.  e’ espressione usata solo in Sicilia, e non sono neppure sicuro che sia ormai capita da tutti i baristi. Probabilmente deriva da una parola di slang americano, udita e chissà come storpiata dai siciliani ai tempi dell'occupazione americana della Sicilia, o importata con il "brooklyno" degli emigrati di ritorno. In inglese - americano chop significa tante cose, ma la radice riporta sempre al verbo tagliare: può darsi che i soldati americani, chiedessero una chop-beer quando volevano una bottiglia Piccola (tagliata rispetto alla misura standard?). Il Voc. Sic. registra scioppa come parola del linguaggio degli italo -americani tornati al paese: fabbrica di capi d'abbigliamento e anche piccolo negozio senza pretese; lavoro continuativo ben pagato.

Scocciare i fìlleri

scucire i soldi, pagare senza fare tante storie.

Scocco

fiocco.

Scòncica

scherno, provocazione.

Sconcicare

infastidire (vedi: murritiare).

Scopetta

fucile da caccia. Scopettata, fucilata.

Scoppo

serratura a scatto. E' voce onomatopeica, in quanto scoppu significa anche scatto, rumore, fracasso.

Scorcia

scorza, buccia.

Scrafazzare

schiacciare.

Scrùscio

rumore.

Scugnare il naso

battere violentemente il naso tanto da farlo sanguinare. Scugnare significa cavare, togliere da un incastro; mandar via, cacciare.

Scumazza

schiuma. Fari scumazza: pavoneggiarsi.

Scuratina

imbrunire.

Scursuna (plurale di scursuni)

varie specie di serpenti,  velenosi e no; cravatta; denaro o tesoro nascosto; uomo furbo e astuto, o scontroso e insocievole (Voc. Sic.).

Sdisonorato

disonorato, ma anche astuto senza troppi scrupoli.

Sdunare

uscire di senno. Camilleri lo usa nel senso di uscire, uscire dalla tana" perchè in un testo aggiunge: "come fa un coniglio quando viene assugliato (vedi assugliare) dal furetto".

Secundis (in)

in secondo luogo.

Seggia

sedia.

Sentirsi la bocca allapposa

impappinarsi.

Serbatici

selvatici.

Sfagliare

indietreggiare.

Sfondapiedi

buca coperta e mimetizzata con frasche per farne una trappola; tranello.

Sgallumata

scolata, detto di bottiglia. Detto di persona: dal corpo o dal portamento sgraziato.

Sgriddati

detto di occhi "Quasi fuori dall'orbita" (Tra.).  Sgriddari significa scappare via, sfuggire alla presa, scampare, liberarsi.

Si votava e rivotava

si voltava e si rivoltava.

Sicarro

sigaro.

Sicutare

inseguire.

Si-donna

forma sincopata e enfatica per: signora donna. E' l'equivalente del cosiddetto titolo d'onore premesso alle nobili e presunte tali. Può prendere intonazioni ironiche. Espressione in uso nell'Agrigentino.

Signo

segno, segnale.

Simàna

settimana.

Sinibbio

questa è una parola toscana, che secondo il Diz. significa vento con neve, neve che il vento polverizza.  Forse dal latino volgare subnibulus, oscuro, tenebroso; in uso nell'Italiano dal 1891.

Sìnnaco

sindaco.

Sisiàta

parlarsi con il sé, cioè mettersi d'accordo.

Smàfari

enormità.

Smèuso

"Dicesi di chi ha la pancia vuota. Smilzo; 2. Detto di uomo meschino, e senza moneta. Asciutto; detto di composizione come di versi, e simili, vale languida. Smilzo. (Mort.). Può anche significare scialbo.

Smorcare lo sbromo

modo di dire non facilmente interpretabile. Smorcare (vedi). Sbromo (o bromo), è l'agglomerato di minuscole meduse e di altri celenterati urticanti che si attacca alle reti o ai palancari e irrita le mani di chi maneggia quegli attrezzi. Camilleri spiega l'espressione così: "Voglia di pigliare per il culo  l'interlocutore". Appunto.

Smorcata(?) 

Participio passato dell'indecifrato verbo smorcare, usato per definire sia la fame sia la febbre: a senso, sembrerebbe indicare l'insorgenza sia dell'una che dell'altra (ma anche esattamente l'opposto).

Smurritiare

frugare; provocare.

Soprassutta

sottosopra.

Soru

sorella.

Spacchio

sperma

Spaccimme

sperma, nel dialetto napoletano.

Sparatina

sparo. L'uso della parole nel dialetto sicilianao è analogo a quello descritto per la parola ammazzatina (vedi).

Sparagnare

risparmiare.

Spardare

sprecare. Spardatu ha il significato di  malconcio, lacero.

Sparla

pettegolezzo malizioso.

Sparlare

parlar male di qualcuno.

Sparluccicare

brillare.

Sperciare

avere voglia.

Sperto

astuto, abile.

Spiare

chiedere.

Spicato

sviluppato

Spiega

spiegazione

Spinasanta

Astragalus siculus. Nessuna paura, è una pianta leguminosa delle Papillonacee, i suoi semi vengono (venivano?) usati come surrogati del caffè (Flora Sicula).

Spinno

voglia; anche: nostalgia.

Spirt¡zza

astuzia, ma anche bravata.

Spirtusato

bucherellato.

Spitàli

ospedale.

Splàpita 

Parola non registrata da nessuno dei vocabolari consultati. Usata da Camilleri nel Cane di terracotta, come aggettivo sia di “curiosità” sia di “luce” (specificatamente, di un acciarino), sembrerebbe significare scialba, scarsa, moderata.

Sponza

spugna.

Squasciariate

detto, da Camilleri, di voci durante una lotta.

Squieta

inquieta.

Squietare

spazientire, infastidire.

Stacciùto

robusto.

Staminarìa

inclinazione a fare dispetti.

Stascionale

lavoratore stagionale.

Stascione

stagione. La parola usata isolatamente significa, per antonomasia, l'estate.

State

estate.

Sticchio

organo sessuale femminile.

Stigliolo (Stigghiola)

budello. Stigghiola sono le budella di capretto arrotolate a uno spiedino e arrostite sulle brace. Recentemente bandite dalle norme igienico-sanitarie europee, facevano, fanno - e faranno? - parte del variegato assortimento di “cibo stradale” palermitano.

Stimpagnare

sfondare, sturare. Per estensione: sgorgare.

Stinnicchiato

disteso.

Stoccare

spezzare.

Stracangiare

stravolgere, cambiare radicalmente.

Stracangiarsi

mutare l'espressione del volto, per una sorpresa non sempre gradita.

Strammato

disorientato, stupefatto.

Strammo

strambo.

Stràneo

estraneo.

Stranuto

starnuto.

Strata

strada.

Strazzare

stracciare.

Strubbo

mancamento, deformazione dialettale di: sturbo, disturbo, definito “raro, voce popolare” dal Diz.

Strucciulerìe

pettegolezzi.

Strucciulèro

pettegolo.

Strumentiare

armeggiare, escogitare ma anche mettersi all'opera.

Strumentìo

il darsi da fare; può valere anche: macchinazione.

Struppiare

far male a qualcuno.

Stufficante

noioso.

Stunare

stonare, distrarre.

Sucarsi la vita

gustarsi la vita. Ma sucari la vita: togliere a qualcuno la forza vitale, inaridirlo.

Suffol¡zio

spiffero d'aria.

Sugnu

prima persona dell'indicativo presente del verbo essere.

Sulfaro

zolfo.

Sullenne

solenne.

Sunnu

terza persona plurale dell'indicativo presente del verbo essere: sono.

Superchiare

avanzare.

Supra a (la) pasta mi(e)nnulicchi

sulla pasta mandorline, come dire: piove sul bagnato.

Supra u seriu

sul serio.

Surdìa

sordità.

Surruschi

baleni; “Quel chiaro, e momentaneo, mostrarsi della luce prodotto dal vapore elettrico, che trapassa da una parte all'altra dell'atmosfera per mettersi in equilibrio. Ci su surruschi, fig. vale vi sono dei guai”. (Mort.)

Susciare

soffiare.

Susìrisi

alzarsi. Sùsiri: alzare.

Susùto

alzato, sollevato.

Svacantare

svuotare.


T ^
Tabbutu

bara.

Tacimaci

“Si dice del fare checchessia in compagnia ma pagando ciascuno il proprio scotto” secondo il Vocabolario siciliano - italiano di Antonino Traina (1868), che cita il Vocabolario etimologico italiano e latino del filologo palermitano F. A. Pasqualino, barone della Rocchetta (1785), secondo cui la parola sarebbe composta da tascia e mangia “quasi dire si pegni quanto si mangia”.

Tavola sconsata

tavola sparecchiata.

Tempi di conseguenza

i tempi dell'Inquisizione.

Tiatro

teatro, usato nel senso di: messa in scena, anche in senso figurato.

Timbulata

schiaffo.

Timpa

piccolo poggio.

Timpagno

fondo della botte.

Tinnirume

cime della pianta di zucchina lunga.

Tirarsi sparte

farsi da parte, cedere il campo.

Tirribìlio

“Qualità di ciò che è terribile. 2. Figurato. Dicesi per dinotare moltitudine di persone, e grande quantità di cose e simili. 3. Per fracasso, confusione. Scompiglio. (Mort.)”.

Tistiare

crollare il capo.

TR

indicata come sigla della provincia di Trapani, è invece quella di Terni. Potrebbe essere un refuso tipografico.

Tradimentosa

ingannevole, fuorviante.

Tragediatore

chi metta zizzania, anche simulatore e  dissimulatore.

Tràsere

entrare (da cui trasùto).

Trazzera

sentiero campestre.

Tredicino

tredicenne.

Trentino, quarantino, cinquantino ecc

che è sui trenta, quaranta, cinquanta ecc. anni d'età.

Trimoliàre

tremolare.

Tripistiàre

pestare e ripestare.

Trispa

cavalletti, trespoli.

Troffa

cespuglio.

Trovatura

scoperta casuale di un tesoro: Secondo la tradizione favolistica siciliana, il tesoro consisteva in genere, di una pentola piena di monete d'oro sepolta sotto un albero o murata dentro una parete.

Trubbato

turbato. Stessa radice di trùbbolo (vedi).

Trùbbolo

torbido, non chiaro. In Inglese e in Francese trouble ha lo stesso significato.

Truniata

rumore del tuono.

Truppicare

inciampare.

Tumazzo

formaggio.

Tuppuliare

bussare alla porta. Anche: tuppiare.

Trusciteddra

fardellino, fagottino. Diminutivo di truscia, rotolo di panni da trasportare.

Tussiculiàta

colpettini di tosse.

Tutt'insèmmula

all'improvviso.


U ^
ùmito

umido.

Ummira

ombra.

Unni

dove.

Uogner

il musicista Wagner, che fra i siciliani descritti da Camilleri nel Birraio di Preston, non era molto conosciuto.

Urbigna

alla cieca.


V ^
Vagnare

bagnare.

Vagnaticcio

bagnaticcio.

Varba (Varva)

barba.

Vardedda

l'imbottitura posta sotto la sella.

Variare

stare malfermo sulle gambe, barcollare.

Vasalicò (Bbasilicò)

basilico.

Vasannò

altrimenti.

Vasata

bacio.

Vascio

basso.

Vastasi

volgari, maleducati.

Vastoniata

bastonata. Da vastuniari.

Vavaluci

lumache. Bava (vava) di luce.

Vesparo

vespaio, focolaio di infezione.

Vestemmia

bestemmia.

Vestia

bestia.

Viddrano

villano.

Vidiri e svidiri

in un battibaleno.

Vidìri

vedere.

Vigilante

presente a se stesso.

Vigliante

sveglio.

Virivirì

parapiglia.

Virrina

trapano; “strumento a forare, che ha la punta a spire” (Tra.), anche con il significato di “persona che fa imbrogli e rigiri”.

Visazza

bisaccia.

Vìviri

bere.

Voscenza

contrazione di Vostra Eccellenza.

Voscienzabinidica

Vostra Eccellenza benedica. Formula di saluto rivolta da un uomo di condizione sociale inferiore a uno di condizione superiore. Il dislivello è, come si capisce, incolmabile.

Vossia

contrazione di Vostra Signoria.

Vrazza

braccia.

Vrigogna

vergogna.

Vucceri

macellaio.

Vurza

borsa.

 

Z ^
Zammù

essenza alcolica di anice che in Sicilia si spruzza nel bicchiere d'acqua.

Zara zabara

iterazione che, secondo Camilleri, equivale a mutatis mutandis. Zabàra è il fusto dell'agave e, per estensione, tutta la pianta.

Zaurdo (Zaurru, zagurdu)

zotico, incivile.

Ziano

zio di parentela remota.

Zirlìo

trappola, ultima in ordine alfabetico ma forse la prima fra quelle disseminate da Camilleri nei suoi racconti, in ordine di tempo se non di pubblicazione.  Zirlìo è infatti parola della lingua italiana, e deriva dal verbo, onomatopeico, zirlare, che indica il verso dei tordi e di altri uccelli. Usata in senso traslato o metaforico, la parola può indicare un'idea o una concatenazione di idee, che rimangono nel sottofondo di un ragionamento e che si acuiscono o scemano a seconda che esso tenda a coincidere con esse. Può essere significativo che il Voc. Trec. citi l'uso della parola in due frasi di autori siciliani. “Oh, stelle splendenti di quella notte zirlata dai grilli!”, di Rosso di San Secondo. ”S'udiva un lontanissimo zirlìo di grilli”, di Luigi Pirandello. Naturalmente, il correttore ortografico compreso nel programma del computer visualizza la solita riga zigrinata rossa, segnale di errore. Nel dialetto siciliano esiste la parola zurrìu, che significa mormorio, ronzio (Vocabolario italiano - siciliano di Salvatore Camilleri, edizioni Greco).

Zitaggio

fidanzamento.

Zito/a

fidanzato/a.

Zorbi

sorbe.

Zuppiàre

zoppicare.

 

Avvertenze e abbreviazioni

Le parole in carattere corsivo e tra parentesi immediatamente dopo il neretto, indicano la grafia corretta del vocabolo. I finali di parola, che nel dialetto parlato contengono la consonante “r”, nel dialetto scritto vanno scritti ddu.: la desinenza dei verbi Š quasi sempre in iri e le vocali “o” ed “e” sono quasi sempre “u” e “i” , e così via. 

Diz: Dizionario della lingua italiana Palazzi-Folena, editore Loescher.

Voc.Trec: Vocabolario della lingua italiana Treccani.

Voc. Sic: Vocabolario Siciliano-Italiano edito dal Centro studi Filologici e Linguistici Siciliani, a cura di Giorgio Piccitto.

Mort. Dizionario Siciliano-Italiano di Vincenzo Mortillaro, marchese di Villabena, terza edizione riveduta e corretta del 1876.

Tra. Vocabolario Siciliano - Italiano di Antonino Traina, 1868.




Dizionario Camilleriano/Italiano raccolto da Mario Genco per il Giornale di Sicilia






Last modified Sunday, December, 09, 2001