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La mossa del cavallo

C’era una volta Vigàta

Telefilm tratto dal romanzo La mossa del cavallo


Foto Fabrizio Di Giulio

Regia Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura Andrea Camilleri, Francesco Bruni, Leonardo Marini
Data In onda su Rai Uno il 26 febbraio 2018.
Produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction
Interpreti Michele Riondino (Giovanni Bovara)
Ester Pantano (Trisina Cicero)
Antonio Pandolfo (padre Carnazza)
Domenico Centamore (Caminiti)
Maurizio Bologna (Memè Moro)
Cocò Gulotta (Delegato Spampinato)
Angelo Libri (Vice Delegato La Mantia)
Giuseppe Lanino (Capitano Lostracco)
Giancarlo Ratti (Procuratore Rebaudengo)
Roberto Salemi (Giudice Pintacuda)
Filippo Luna (avvocato Fasulo)
Maurizio Puglisi (Don Cocò Afflitto)
Giovanni Carta, Giuseppe Schillaci, Daniele Pilli,
Carlo Ferreri, Vincenzo Ferrera



Siamo a Montelusa nel 1877.
Il quarantenne Giovanni Bovara è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione poiché da bambino si è trasferito con la sua famiglia a Genova. Ragiona e parla come un uomo del nord-Italia e non comprende le dinamiche mafiose e omertose che regolano la terra siciliana. La sua intransigenza gli procura subito diversi nemici.
Le sue indagini lo portano a scoprire prima un ingegnoso sistema con il quale i mugnai vengono lasciati liberi di evadere la tassa sul macinato e poi l’esistenza di un mulino clandestino nel terreno dell’uomo più potente della città. A poco a poco le spire del “sistema” gli si stringono intorno e quando sopraggiunge per caso sul luogo dell’omicidio del parroco della città, Bovara si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa molto più grande di lui. In un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere, i suoi avversari cercheranno di eliminarlo e sarà solo entrando nella mentalità dei suoi aguzzini e ricorrendo alle loro stesse strategie che Bovara riuscirà a salvare la propria vita.
Ma la giustizia riuscirà a trionfare?



Note di Regia – Un western in terra di Sicilia
Alla fine dell’Ottocento la Sicilia era per l’Italia una sorta di Far West, una terra di nessuno, costellata di banditi, malfattori, gente abituata a farsi giustizia da sé. È con questo in mente che ho cominciato a pensare che il western fosse il genere più adatto per raccontare questa storia.
Il romanzo di Camilleri, “La mossa del cavallo”, è un film sulla connivenza che legava i governanti e i gendarmi dell’epoca ai potenti di allora, racconta di un’Italia divisa in due, sia politicamente che linguisticamente. Una storia, quindi, che riguarda da vicino l’Italia di oggi.
Per la sua particolarità mi è subito sembrato che una trasposizione lineare del romanzo ne potesse in qualche modo compromettere l’originalità. Aveva bisogno di una visione e di un punto di vista forte per essere raccontato.
Grazie alla scelta di trasformarla in un western in terra di Sicilia, questa storia si sottrae a tutte le trappole del film in costume, mettendo insieme recitazione, immagini, attori e scelte di regia che passano dal grottesco al realismo, dalla commedia al film di denuncia.
E così ho cominciato ad attingere al cinema di Sergio Leone, di Tarantino, al cinema americano e italiano degli anni Settanta. Mi sono divertito a mischiare i generi, perché il romanzo di Camilleri, pur essendo ambientato nel 1877, è scoppiettante di battute, grottesco, assurdo, strampalato e allo stesso tempo estremamente reale e attuale. Ed è per questo che ho pensato che bisognasse girarlo in modo moderno, con soluzioni che avvicinassero il protagonista, un uomo del nord che finisce in un mondo assurdo, costellato di follia e situazioni surreali, allo spettatore di oggi.
Gianluca Maria Tavarelli



Foto Corriere Quotidiano



Foto Corriere di Ragusa



Last modified Tuesday, February, 27, 2018