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La stagione della caccia

Ritorno a Vigàta

C’era una volta Vigàta

Telefilm tratto dal romanzo La stagione della caccia



Regia Roan Johnson
Sceneggiatura Andrea Camilleri, Francesco Bruni, Leonardo Marini
Durata 115'
Data In onda su Rai Uno il 25 febbraio 2019
Produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction
prodotto da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusberti
Interpreti Francesco Scianna (Fofò La Matina)
Tommaso Ragno (il marchese Filippo Peluso / Don Totò Peluso)
Donatella Finocchiaro (Donna Matilde, la marchesa Peluso)
Miriam Dalmazio (la marchesina 'Ntontò)
Lollo Franco (il marchese Federico Peluso)
Ninni Bruschetta (padre Macaluso)
Giorgio Marchesi (il tenente Emiliano di Saint Vincent)
Alessio Vassallo (Nenè Impiduglia)
Gioia Spaziani (la signora Clelia Tumminello)
Alice Canzonieri (Serafina Bonocore)
Orio Scaduto (Natale Bonocore)
Colonna sonora Ralf Hildenbeutel

Nella Vigàta di un secolo fa, l'arrivo di un nuovo farmacista dà inizio a una serie di scomparse che si susseguono misteriosamente in progressione, nell’arco di vent’anni. Un giardino miracoloso potrebbe essere la chiave di volta di questa appassionante storia.



1880. L’Italia è unita da un pezzo, i Borbone non sono che un ricordo, ma a Vigata il blasone conta ancora molto. E i più nobili fra i nobili sono i Peluso di Torre Venerina. Ma questa ricchissima e potente famiglia comincia all’improvviso a essere decimata dai lutti.
I Peluso muoiono uno dopo l’altro, come le prede di una battuta di caccia. E curiosamente l’inizio di questa inquietante e oscura mattanza coincide con l’arrivo a Vigata di un misterioso personaggio: Fofò La Matina, un giovane farmacista, figlio di un contadino che molti anni prima aveva lavorato come campiere proprio per i Peluso.


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Note di regia
Quando ho finito di leggere il romanzo di Camilleri da cui è tratto questo film, sono rimasto sbalordito e confuso. Sbalordito perché è un romanzo ricco di personaggi straordinari, toni diversi, aneddoti esilaranti, idee brillanti, e sono rimasto confuso per le stesse ragioni. “La stagione della caccia” infatti è una sorta di saga familiare dei nobili Peluso che racconta così tante persone e vicende che mi trovavo in difficoltà a trovare il tema centrale, una chiave di lettura che mi facesse da faro per interagire con gli sceneggiatori, con gli attori, con la mia troupe e con Camilleri stesso. Dopo aver letto e riletto il romanzo e la prima versione del copione scritta dallo stesso Camilleri, dal mio maestro del Centro Sperimentale Francesco Bruni e da Leonardo Marini, e parlando con loro, ho capito che il filo conduttore principale era la critica al patriarcato del tempo, che poi, se si vuole, è la radice di un patriarcato che ancora noi italiani facciamo fatica a metterci alle spalle. Perché il Marchese Peluso si intestardisce a fare il figlio masculo in giovane età nonostante abbia già una femmina, e si intestardisce in vecchiaia a fare un altro figlio masculo quando il primo muore? Deve mantenere il nome, il suo casato, la sua eredità. Perché Nenè, il truffatore, prova a diventare marito della marchesina Peluso per i soldi? Perché Fofò torna a Vigata? E soprattutto perché la marchesina ‘Ntontò prende in mano le redini della casata? Tutto rientra in quel tema centrale. Sono dei nobili, i Peluso, ancora legati alla terra, al possesso, alla roba. Infatti, oltre all’eredità del “Gattopardo” ci ho sentito anche tanto Verga e i racconti di una Sicilia ancora primitiva dove la forza e la violenza giocano un ruolo importante. Quando ho parlato con Tommaso Ragno del personaggio di Federico, il miglior paragone che sono riuscito a fare è stato: “Pensa come se i Peluso fossero i Sopranos del diciannovesimo secolo, come se tu fossi il James Gandolfini di Vigata”. E Camilleri racconta l’inizio della fine di questa nobiltà. Una nobiltà che riproducendosi sempre fra i suoi componenti aveva introiettato il seme della pazzia. Infatti, uno dei tanti temi di questo film è anche la follia. Il Vecchio Marchese non si lava, la Marchesa impazzisce alla morte del figlio, un figlio che è tonto e ha come fidanzata una capretta. Si potrebbe parlare per ore dei personaggi di Camilleri, perché sono così complessi, così poco semplificati che sfuggono perfino alle categorie di protagonista o antagonista. Il protagonista è Filippo Peluso che incontra il suo nemico Fofò la Matina che vuole sedurre la figlia, o forse è Fofò che torna a prendersi la rivincita dal despota Peluso?
O forse la vera protagonista è la marchesina ‘Ntontò che nonostante tutto diventa la nuova regina della casa tenendo le redini di quello che è rimasto della sua famiglia?
Abbiamo girato il film, quindi, tentando di lasciare intatti i paradossi del mondo di Camilleri, di modulare i cambi di tono in maniera organica ed elegante. Ma anche di seguire i temi del romanzo come la follia da un punto di vista dell’interpretazione degli attori e quello della terra da un punto di vista iconografico, lasciando il tutto il più sporco e polveroso, e tenendo in mente la terra come tema simbolico. Una terra che ti dà i frutti, che ti dà il potere e che tu devi possedere. E così sono rimasto fino alla fine sbalordito: sia dalla scoperta della Sicilia, dei suoi luoghi meravigliosi dove abbiamo girato, sia dalla lingua e dal racconto di Camilleri che riesce a tenere insieme tutte le contraddizioni che questa terra partorisce. E sono anche rimasto sbalordito dal cast che ne è venuto fuori. Ogni volta per contingenze e opportunità si finisce con il fare dei compromessi più o meno giusti... questa volta grazie alla fortuna, alla Palomar a Carlo Degli Esposti e alla squadra della Rai, ho avuto in mano il cast più giusto che potessi mai sperare per onorare il romanzo di Camilleri. Spero di aver reso merito a questi bellissimi regali che mi sono stati fatti.
Roan Johnson



Ciak a Scicli e Marzamemi nel segno di Andrea Camilleri
Pachino. Dalle parole di Andrea Camilleri allo splendore di Scicli e Marzamemi. I personaggi ideati dal celebre «papà» del commissario Montalbano per «La stagione della caccia», un libro che nacque da una battuta dell'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876) prenderanno vita tra le province di Ragusa e Siracusa per un film per la televisione che andrà in onda su Raiuno e avrà come protagonista l'attore palermitano Francesco Scianna. Le riprese per la pellicola prodotta da Palomar e diretta da Roan Johnson sono iniziate pochi giorni fa a Scicli. Per il primo ciak la produzione ha scelto la prestigiosa location di palazzo Mormino-Màssari che si affaccia su piazza Italia a Scicli. Gli interni del palazzo nobiliare con i suoi stucchi dorati in stanze dai parati colorati, identificativi dell'uso che all'epoca se ne faceva, non sono nuovi per la casa di produzione romana. È stato qui, infatti, che nel 1999 sono state girate alcune scene della serie televisiva del commissario Montalbano. La troupe è attesa nuovamente a Scicli la prossima settimana dove girerà all'interno dell'antica farmacia Cartia in via Francesco Mormino Penna, al palazzo Busacca in via Nazionale ed al cimitero cittadino. Le riprese si concluderanno il prossimo 7 dicembre, nel giorno di vigilia della festa dell'Immacolata. Insieme al centro del ragusano, la produzione del film tv ha scelto anche il borgo marinaro di Marzamemi, nella zona sud della provincia di Siracusa, come set per girare alcune scene. Marzamemi, e le sue bellezze, tornano così protagonisti di una produzione televisiva. «Il nostro splendido borgo - ha dichiarato il sindaco di Pachino, Roberto Bruno - continua ad essere set di film, serie e spot di marchi prestigiosi. Un interesse da parte delle case di produzione che si sta mutando, e i numeri ci stanno dando ragione, in un aumento vertiginoso del flusso turistico, poiché adesso Marzamemi è conosciuto e pubblicizzato in tutto il mondo». Le riprese del film a Marzamemi sono state realizzate nel piazzale della Balata, trasformata per l'occasione in una piazza della fine dell'Ottocento, e nel centro storico della Borgata. La pellicola, che sarà messa in onda su Raiuno, è tratta dal romanzo pubblicato nel 1992 nei «Quaderni della Biblioteca siciliana di storia e letteratura» ed edito da Sellerio. «La stagione della caccia» racconta di un farmacista che arriva a Vigata e di una serie di morti che si verificano di lì a poco, alcune delle quali vedono nei panni del killer proprio il farmacista, Alfonso La Matina, o meglio «Fofò».
Gaspare Urso (Giornale di Sicilia, 10.11.2018)


“La stagione della caccia”, a Marzamemi le riprese del film tratto dal romanzo di Andrea Camilleri



Ciak a Marzamemi. Oggi nel borgo marinaro giornata di riprese del film in costume “La stagione della caccia”, diretto da Roan Johnson, con protagonista Francesco Scianna. Prodotto da Palomar per Rai 1, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri.
«Il nostro splendido borgo – ha dichiarato il sindaco, Roberto Bruno – continua ad essere set di film, serie e spot di marchi prestigiosi. Un interesse da parte delle case di produzione che si sta mutando, e i numeri ci stanno dando ragione, in un aumento vertiginoso del flusso turistico, poiché adesso Marzamemi è conosciuto e pubblicizzato in tutto il mondo».
Il film trae origine dal romanzo del 1992 dello scrittore siciliano Andrea Camilleri. L’autore delle storie del commissario Montalbano si ispirò a un battuta dell’inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876). La location scelta dalla produzione comprende piazzale Balata e il porticciolo del centro storico della borgata.
(Siracusa Times, 9.11.2018)


"La stagione della caccia", a Scicli le riprese del film tratto dal romanzo di Andrea Camilleri



Primo ciak a Scicli per le riprese nel film in costume "La stagione della caccia", prodotto da Palomar per Rai Uno e tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Camilleri pubblicato da Sellerio.
La prima location è palazzo Mormino-Màssari, in piazza Italia. Attore protagonista del film è Francesco Scianna, mentre, il regista è l'inglese Roan Johnson.
Il film trae origine dal romanzo del 1992: Camilleri si ispirò a un battuta dell'inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876). All'interrogante, che chiedeva se si fossero verificati fatti di sangue, veniva risposto: 'No. Fatta eccezione del farmacista che per amore ha ammazzato sette persone'. Come a dire: non è successo nient'altro che un sogno. Il sogno che questo libro viene a raccontare.
(Giornale di Sicilia, 6.11.2018)


Si gira la Stagione della Caccia, ispirato a Camilleri



Ragusa - E' "La Stagione della Caccia" il nuovo film storico che sarà girato in provincia di Ragusa fra il prossimo mese di novembre e i primi di dicembre. La pellicola, prodotta da Palomar, è ispirata all'omonimo romanzo di Andrea Camilleri. Ed è già iniziato il casting di figurazioni speciali e comparse. Si gira a Ragusa, Scicli e negli iblei.
Andrà in onda su Rai Uno nel 2019.
(RagusaNews, 24.10.2018)



Last modified Friday, March, 15, 2019