La Sicilia 05.09.2000
 

ESTATE CATANESE In scena stasera alle 21 "Troppu trafficu ppi nenti" di Camilleri-Dipasquale tratto da Shakespeare

WILLIAM DI CASA NOSTRA

CATANIA - Va in scena questa sera alle 21 in piazza Duca di Genova. "Troppu trafficu ppi nenti", commedia tratta da Skakespeare. per la regia di Giuseppe Dipasquale. Repliche fino ali'8 settembre.

Il gioco delle coppie. Eterno ed universale capriccio della commedia umana, che tanto "rumore" produce per nulla. Quel gioco, malizioso e sublime. con il suo corredo di intrighi menzogne, travestimenti, e comiche schermaglie, in "Troppu trafficu ppi nenti" - traduzione in lingua siciliana di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale della commedia scespiriana "Molto rumore per nulla", inscena per la regia dello stesso Dipasquale anima di presenze rutilanti una Messina fuori dal tempo e dallo spazio, crocevia di culture e di mescolanze linguistiche dove l'inganno, la "diceria", l'arguta ironia sono soprattutto condizioni dello spirito, filosofia di vita. Tappeti orientali, cuscini di seta, broccati e velluti riempiono di richiami esotici una scena essenziale perimetrata da fuochi a suggerire un accampamento d'attori in una Sicilia arcaica, mescolanza babelica di suoni, di voci ed echi arabeggianti. Qui si rappresenta la storia dell'amore della bella Ero e di Claudio, la capitolazione "romantica" dei fiero Benedetto e dell'ostinata Beatrice, le perfide trame di Don Juan il Bastardo, il gioco divertito e disincantato di un alchimista delle "relazioni" come Don Pedro, l'amore paterno e l'amabile ospitalità di Leonato, governatore di Messina. Tutto rigorosamente risolto nella "leggerezza" della commedia che, per la messinscena catanese si avvale di un'affiatata compagine di attori quasi tutti siciliani, ad eccezione di Gian Paolo Poddighe, che il pubblico ricorderà la scorsa stagione nella "Messa di misericordia" di. Mignosi. "Ho dovuto vedermela soprattutto con questa straordinaria lingua siciliana storicizzata", spiega Poddighe che è d' origine sarda e che, nella commedia, è Leonato. il governatore di Messina, padre della giovane Ero, "Come recitare in una lingua straniera. Mi piace il mio personaggio per le sue molteplici oscillazioni psicologiche: dalla bonariet&agr ave; scanzonata e un po' ridicola dell'inizio, ai picchi di intensa drammaticità".

Bella ed esuberante nel suo generoso decolleté rinascimentale. Tiziana Lodato - nota soprattutto come attrice cinematografica e per la seconda volta sulla scena teatrale catanese dopo "Le città del mondo" di Vittorini dell'estate scorsa - è la giovane Ero, innamorata più del matrimonio che dell'amore e pronta a convolare a nozze con Claudio. "Ero mira al matrimonio ed è lusingata dal partito del Principe", spiega la Lodato, "Acquista un profilo più umano solo quando, ingiustamente calunniata e ripudiata da Claudio, sviene".

Giovanni Carta, attore palermitano, è Claudio, l'innamorato "tutto d'un pezzo" di Ero: "Ho cercato di togliere tutto l"ovvio" del giovane innamorato. impregnandolo di indolenza gattopardesca, di leggerezza goliardica". Artefice del gioco delle coppie e degli scambi amorosi, elegante deus ex machina, viveur irridente e scanzonato. Don Pedro, principe d'Aragona. è l'attore Pietro Montandon: "Enigmatico avventuriero. Don Pedro è il vero motore della commedia, colui che innesca, spesso con cinismo, la miccia delle relazioni amorose. Potrebbe essere lo stesso Shakespeare che muove i fili come un burattinaio e guarda al pubblico con complicità".

Ad ostacolarne i progetti, mosso da gelosia e rivalità, è Don Juan il Bastardo, archetipo del perfido lago: "Finalmente faccio il cattivo!", esulta entusiasta l'attore Filippo Brazza, "Cerco di non farlo troppo di "maniera", presentandomi in incognito dalla prima all'ultima scena. Faccio venire la cattiveria da "dentro" e per un attore è un esercizio molto intrigante".Ma se la coppia Ero - Claudio aspira con naturalezza "piccolo-borghese" al matrimonio, il gioco amoroso più divertente e autentico è affidato ad un'altra coppia, molto anticonvenzionale, avvezza a lunghe e irresistibili schermaglie linguistiche. Lui è l'ironico Benedetto, raisonneur e scapolo impenitente. Lei è l'intelligente e indomita Beatrice. "Benedetto è esigentissimo. Ha un tale concetto dell'amore che non lo spreca facilmente", spiega Angelo Tosto del suo personaggio. "Cerco di usare per lui tutta quella ironia che credo sia già nel mio stile recitativo e nella mia fisicità". "Beatrice è una "rispustera", diremmo noi catanesi", aggiunge l'attrice Alessandra Costanze, "E. allora come oggi, la donna di grande intelligenza e di esuberante vivacità allontana gli uomini, anzi li fa scappare".

Nella straordinaria ricchezza di toni e registri di "Troppu trafficu ppi nenti", un momento di grande comicità è affidato al trio delle guardie della ronda notturna. D commissario Carruba, i cui "svarioni linguistici". spiega l'attore Mimmo Mignemi. "smorzano la tensione drammatica nutriti come sono di contaminazioni arabeggianti". Il caporale Sorba (Aldo Toscano) e il suo assistente (Giovanni Vasta) "che lo seguono nelle disavventure grammaticali e", aggiunge Toscano, "rappresentano un potere costituito incapace di intervenire sulla realtà.

Giovanna Caggegi