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RASSEGNA STAMPA

DICEMBRE 2009

 

I love Sicilia, 12.2009
Strani Nostrani
La ragazza di Camilleri
Niente scoop o retroscena piccanti: Valentina Alferj per il papà di Montalbano è agente, collaboratrice, assistente, body guard, filtro, computer, telefono, cellulare.
Protegge lo scrittore non tanto dai pericoli fisici o dalle aggressioni dei fans, ma soprattutto dalle camurrie.
Il suo ruolo fondamentale? Dire no

La ragazza di Camilleri si chiama Valentina. Fermi tutti: questo non è uno scoop, né una rivelazione piccante. Capisco bene che di questi tempi ormai nessuno si stupisce più di niente, ma questa volta non c'è niente di scandaloso o pruri­ginoso. Le cose sono chiare e sotto la luce del sole. Basta vedere le foto in cui Andrea Camilleri gira per le strade della sua Porto Empedocle sottobraccio a una ragazza col cappello bianco: attorno a loro centinaia di persone, ma nessuno si stupisce. Per­ché chiunque abbia avuto a che fare con Camilleri, è incappato prima o poi in Va­lentina Alferj.
Ho detto che Valentina è la ragazza di Ca­milleri? Ho sbagliato. Valentina è molto di più: è agente, collaboratrice, assistente, body guard, filtro, computer, telefono, cel­lulare. Insomma, se volete parlare o scri­vere o intervistare o chiedere qualcosa a Camilleri, dovrete passare da questa ra­gazza dal carattere di ferro. Perché il ruolo fondamentale di Valentina è di dire no. No e ancora no. Valentina praticamente è "la signora no". È quasi un carabiniere, fedele nei secoli: le manca solo la divisa. Proteg­ge lo scrittore italiano che vende più libri di tutti, non tanto dai pericoli fisici o dalle aggressioni dei fans, ma soprattutto dalle camurrie. E che camurrie.
L'alleanza tra lo scrittore di Vigata e que­sta ragazza nata a Pescara, ma cresciuta a Roma, risale a sette anni fa. Era una calda serata romana di luglio, durante un'affol­latissima manifestazione a Massenzio, nella quale Camilleri intervenne dal palco davanti ad alcune migliaia di persone. Ad accogliere Camilleri, a guidarlo nel back stage, a difenderlo dall'assalto di lettori e lettrici, c'era Valentina Alferj che ai tempi collaborava con gli organizzatori della se­rata. Fu una scintilla di immediata simpa­tia. Camilleri da tempo rimuginava sulla necessità di trovare qualcuno che lo aiu­tasse nel gestire la grande marea di corri­spondenza e di telefonate che intasavano il suo studio: e così cercò Valentina e le chiese di dargli una mano.
Da allora, Valentina e Andrea non si sono lasciati mai più. La collaborazione conti­nua: gli impegni si moltiplicano, le richie­ste si centuplicano, le lettere si ammuc­chiano. Camilleri risponde a tutti, a tutti dà un cenno di riscontro e lo fa di persona. Ma a gestire i sacchi di corrispondenza, a dare una prima occhiata alle lettere, a catalogare i manoscritti che arrivano, a rispondere alle telefonate che premono, c'è sempre Valentina che per alcune ore al giorno gestisce con pugno deciso le re­lazioni esterne di Camilleri. Ormai i due si capiscono con un cenno: Valentina sa intuire da uno scuotimento di testa, da una boccata più nervosa alla sigaretta, da una risata cosa passa per la testa dello scrittore.
Più volte l'ho vista mettersi di traverso davanti a Camilleri, impedendo con il suo corpo che i lettori lo soffocassero per chie­dere un autografo su un libro: dovete pas­sare sul mio cadavere, se volete una dedica. Non è un caso, peraltro, che Andrea Ca­milleri abbia scelto una donna per questo ruolo ingrato: lo scrittore empedoclino è il re di una piccola tribù al femminile, amministrata con sagacia da donna Ro­setta che sovrintende sul marito e sulle loro tre fi­glie, Andreina, Mariolina ed Elisabetta. Valentina è spesso la loro migliore alleata, incaricata di sor­vegliare Andrea e di non farlo travolgere dall'ec­cessivo trasporto dei suoi appassionati lettori. Abbiamo parlato di ca­murrie. Ormai Valentina ha sviluppato un sesto senso, ne avverte l'odo­re prima ancora che si materializzino. C'è sempre un aspiran­te attore che bussa alla porta, propo­nendosi per un ruolo nella fiction su Montalbano. C'è sempre una profes­soressa di un paese siciliano che chie­de la presenza di Camilleri per inaugurare un corso sul caciocavallo ragusano. C'è pure la zia Pina che vorrebbe una pre­fazione al suo ultimo libro di ricette sulla cubaita di mandorle e pistacchi. Valentina non è siciliana, ma ormai noi la conside­riamo tale a tutti gli effetti, anche perché della Sicilia conosce il meglio e il peggio: "La sicilianità espansiva è una cosa tutta particolare: non c'è nessuno in Sicilia, scrittore, poeta, attore, regista, che non si senta in diritto e in dovere di chiedere un consiglio o un parere a Camilleri su qualsiasi progetto o idea".
Ne ha viste tante Valentina in questi anni. Ha risposto a lettere dell' università di Ox­ford o di Pechino che chiedono la presenza dello scrittore, il quale però non gradisce viaggiare. E ha visto anche lettere buffe e curiose: c'è la ragazza che decide di fidan­zarsi finalmente col suo spasimante calvo, dopo averlo respinto a lungo, solo perché ha visto il Montalbano di Luca Zingaretti; c'è la signora che rivendica una parentela con Camilleri e per dimostrarla spedisce la foto della tomba di una bisnonna, ravvi­sando somiglianze improbabili.
Valentina non è siciliana, ma a noi non importa. Con questa nostra rubrichetta le assegniamo la cittadinanza ad honorem, riconoscendole il merito di saper sal­vaguardare la sere­nità di Andrea Ca­milleri. La ragazza di Camilleri difen­dendo lui, in realtà difende le aspettative dei suoi lettori. Ma da qualche tempo Valentina - che fa an­che altro nella vita, con una sua società organizzatrice di avvenimenti culturali - tradisce Camilleri con un tipetto che si chiama pure Andrea. È un bambino di un anno e mezzo, suo figlio: "Non ci crede nessuno, ma è un nome di famiglia, lo ha scelto mio marito Mattia", dice Valentina, ormai però rassegnata ad essere per sem­pre la ragazza di Andrea.
Gaetano Savatteri
 
 

I love Sicilia, 12.2009
Se Camilleri agita la redazione

Nella redazione siciliana della Rai da un pezzo si par­la solo di libri. E non solo per la presenza di più di un uomo di cultura nelle stanze di viale Strasburgo. In verità più che di libri, si parla di un libro. Ovvero l'ul­timo best seller di Andrea Camilleri, “La rizzagliata”. Il noir è ambientato a Palermo e proprio nella sede della Rai e nelle pagine camilleriane si muove un "direttore" del tg Rai Sicilia che nasconde le notizie con sotterfugi vari.
Camilleri sostiene di avere inventato il personaggio senza riferi­menti alla realtà. Ma in redazione tra brusii, fotocopie e altro il libro della Sellerio viene passato ai raggi X a caccia di indizi che colleghino il personaggio romanzesco al vero responsabile della re­dazione, Vincenzo Morgante. A cui tutta la vicenda non avrà fatto piacere, viste anche le polemiche recenti sulla copertura da parte del Tg regionale dei tragici eventi di Giampilieri. Vicenda che aveva scatenato una piccola burrasca sindacale in redazione con docu­menti del cdr inviati a Roma e critiche al medesimo da una parte della redazione e dimissioni finali dell'organismo sindacale. Di tutta la storia ha scritto in breve L'Espresso, circostanza che ha agitato ancor più gli animi. Resta la tensione, in attesa di un nuovo capito­lo. Che non scriverà Camilleri.
 
 

I love Sicilia, 12.2009
Cà / ddà / ddocu
Montalbano cambia veste in una Palermo irredimibile

A Palermo, Montalbano non è cosa. Il commissario più famoso dei media, nel capoluogo siciliano, non sa­prebbe come comportarsi, né avrebbe credito. Troppi intrallazzi, zone oscure, mal­versazioni, malaffari. Così, volendo ambientare a Palermo l'ennesima storia di intricatissime commistioni fra politica e mafia, traffici finanziari e sesso a tinghitè, occorre trasformare il per­sonaggio, renderlo plausibi­le alle mutate situazioni. Ed è così che, nell'ultimo (men­tre scrivo) romanzo di An­drea Camilleri, “La rizzagliata”, il commissario Montalbano diventa il giornalista Michele Caruso, capo della redazione della sede siciliana della Rai. Un tipo positivo, alla fine, ma che ha perduto quella osti­nata innocenza, quella cupa ingenuità che caratterizzano da sempre il capo del com­missariato di Vigàta.
Perché questa sostituzione? Non so i fans club camil­leriani, ma i lettori comuni potrebbero risentirsi della perdita del loro beniamino. Tradurre, alla fine, è tradire. Tanto valeva trasferire, ma­gari solo per quest'avventu­ra, il commissario in città, e fargli vivere l'asprezza della metropoli.
Ma era impossibile, e lo sa­pevamo già dal modo, tan­to immaginario quanto necessario, con cui Camilleri ha ridisegnato la geografia dell'Isola a partire dal suo celeberrimo eroe. Per Montalbano il mondo si divide in tre. Innanzitutto c'è Marinella (), tana e rifugio as­soluti. Poi c'è Vigàta (ddà), sede lavorativa che occorre raggiungere separandosi forzosamente da casa. E poi tutto il resto (ddocu), che può essere Montelusa, sede della questura, come Catania o Palermo, entità sfocate perché irraggiungi­bili, per non parlare di Boccadasse, dove l'amata Livia vive una Genova tutta per sé.
Cambiando personaggio, la prospettiva sul mondo re­sta però la medesima. Lo si vede perfettamente in que­sta “Rizzagliata”: per Camille­ri, Palermo è sempre ddocu. Lontana, irraggiungibile, incomprensibile. Forse un modo per tradurre irredimi­bile?
Gianfranco Marrone
 
 

I love Sicilia, 12.2009
E Camilleri racconta lo Sciascia politico

Undici interventi a Montecitorio con l'aggiunta della relazione di minoranza alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul­la strage di via Fani, è questo il materiale del libro, curato da Andrea Camilleri, "Un onorevole siciliano, le interpellanze par­lamentari di Leonardo Sciascia", appena pubblicato per i tipi della Bompiani. Già nella premessa dell'inventore di Montalbano la dice tutta sul ta­glio dell'opera: "Sciascia è stato e continua a essere sempre un politico, sia che scriva romanzi, sia che pubblichi articoli d'attualità destinati a suscitare vivaci polemiche". Allo­ra ci si accorge che certe fiction, quasi quasi, preannunciano eventi in cantiere. Così per il "Contesto", un'allegoria del potere in zona Bisanzio, ma ancor più per "Todo modo", che, nel 1974, "sostanzialmente prefigura l'autodistruzione della Dc".
C'è in effetti molta continuità nell'intero la­vorare di Sciascia. Un esempio e un aned­doto, dove letteratura e politica suonano all'incirca all'unisono. In replica a un discutibile intervento di un missino catanese, l'onorevole-scrittore si sente in dovere di raccontare la seguente, paradossale e terribile, storiella: "Sono stato molto vicino al povero commissario Giuliano quando indagava sul caso De Mauro; l'ho seguito osservandolo... Ho notato però una sorta di diagramma nel suo comportamento; era partito con una certa euforia... poi l'ho visto deluso. Una sola volta mi ha detto una frase rivelatrice: 'Mi creda, il ministro dell'interno dovrebbe essere altoatesino!' Ora, io non credo che i ministri dell'interno debbano essere altoatesini... credo però che debbano comportarsi come tali". Ergo, ogni commento, sa di superfluo.
Beppe Benvenuto
 
 

I love Sicilia, 12.2009
Il birraio di Camilleri in giro per l’Italia

Una notte "scantusa", una "truniata" più "scatasciante" delle altre, un prefetto che si è "amminchiato" a fare teatro. Il dia­letto inconfondibile di Andrea Camillerj approda sul palcosce­nico e coinvolge il pubblico dello Strehler di Milano. È da qui che parte la tournée de "Il birraio di Preston", la riduzione teatrale del romanzo camilleriano firmata dallo stesso auto­re e da Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, che ne cura la regia. Da dicembre la scena si sposta in Svizzera e poi a Genova e nel resto d'Italia. Pino Micol, Giulio Brogi e Mariella Lo Giudice danno vita alle atmosfere e ai personaggi del libro: una Sicilia postunitaria brulicante di funzionari presuntuosi del Nord, uomini d'onore e sanguinari, donne astute e passionali. "A differenza del romanzo, in scena la storia 'segue un filo temporale unico" spiega Dipasquale.
"E punta all'essenzialità". Come era già accaduto ne "La con­cessione del telefono". La collaborazione tra lo scrittore e il regista, infatti, non è una novità (prossimo progetto, "Un filo di fumo"). Ma il punto forte, come nei romanzi, è il linguag­gio. "Una straordinaria mescolanza di sud e nord che dà forza ed espressività alla storia". E che, per dirla alla Camilleri, fa scatasciare dalle risate.
Isabella Colombo
 
 

SiciliaInformazioni, 1.12.2009
Assegnati i Pirandello, il 10 dicembre la premiazione

Conto alla rovescia in vista della cerimonia di premiazione dell'edizione 2009 del premio nazionale di teatro Luigi Pirandello, in programma il prossimo 10 dicembre, alle 18, a Palermo, nella sede della Società siciliana per la Storia Patria.
[…]
Il premio per il saggio filologico è stato assegnato a “Luigi Pirandello. Maschere nude. Opere teatrali in dialetto” vol. IV (2007)pp, a cura di Alessandro D'Amico e Alberto Varvaro, edito da Mondadori nella collana "I Meridiani" e con un'introduzione di Andrea Camilleri.
 
 

LiguriaOggi.it, 2.12.2009
Genova - Festa di Famiglia al Teatro Duse

Mercoledì 2 dicembre 2009, al Teatro Duse, alle ore 20,30 arriva Festa di famiglia: spettacolo scritto da Andrea Camilleri e da quattro sue ex-allieve dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma riunite nella Compagnia Mitipretese (Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres), che insieme hanno lavorato sui testi di Luigi Pirandello, per un racconto teatrale composto da un collage di scene pirandelliane in cui si affronta il tema della famiglia.
Festa di famiglia, che sarà in scena fino a domenica 6 dicembre, è interpretato da Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres, al fianco delle quali sarà a Genova Anna Gualdo, al posto di Alvia Reale, la quale è contemporaneamente impegnata nelle repliche di L’impresario delle Smirne. Il cast è completato da Fabio Cocifoglia e Diego Ribon. Impianto scenico e costumi sono di Claudia Calvaresi, direzione musicale di Sandro Nidi, luci di Iuraj Saleri.
Sul palcoscenico tutto accade il giorno del sessantesimo compleanno di mamma Ignazia. Le tre figlie le hanno organizzato una festa a sorpresa, ma lei non se l’aspetta e, irritata anche da un gran mal di denti, esce per comprarsi da sola lo champagne per festeggiare. Al suo ritorno, la programmata sorpresa: una canzone, il regalo, tutti a tavola con i cannelloni e con la maschera dell’allegria. Ma ben presto l’inferno domestico torna a delinearsi. Ora, nelle violente dinamiche della coppia composta da Rico e Maria. Ora, nelle profonde insoddisfazioni e nei desideri frustrati che stanno mettendo in crisi la relazione tra Donata e Leone. Ora, soprattutto, nel difficile rapporto tra la madre e l’unica figlia rimasta in casa: una convivenza fatta di recriminazioni, violenze mai riconosciute, odio, dolori profondi e non comunicabili. Anche se, infine, il tema della maschera, sempre caro a Pirandello, prende ancora una volta il sopravvento, sia nella “festa di famiglia”, sia nella pratica sociale di quei personaggi.
Per Festa di famiglia – in scena al Duse da mercoledì 2 a domenica 6 dicembre - sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.
Coprodotto da Teatro di Roma, Teatro Stabile di Napoli, Artisti Riuniti e Mitipretese, Festa di famiglia viene proposto per la recita del 3 dicembre con il 30 per cento di sconto sul biglietto di ingresso alle coppie che esibiranno la carta d’oro rilasciata dal Comune di Genova per i loro 50 anni di matrimonio.
 
 

Teatro.org, 12.2009
La recensione
Festa di famiglia
Visto il 02/12/2009 a Genova (GE) Teatro: Duse
Voto: 5/5

Il giorno del sessantesimo compleanno di mamma Ignazia. Ecco la cornice del dramma rappresentato in “Festa di famiglia”. Un dramma essenzialmente familiare, domestico, amplificato spesso dal desiderio di celare il dolore, la frustrazione. Un racconto sentito, amaro, uno sguardo severo eppure talvolta ironico, quasi divertito, sulla violenza familiare, quotidiana, che si esprime, in varie forme, nei rapporti di coppia portati in scena. Nella gelosia morbosa e violenta di Rico nei confronti di Maria, una delle figlie di Ignazia. Nella grigia e soffocante quotidianità che affligge il rapporto tra Donata, sorella di Maria, e suo marito Leone. Nella freddezza e talvolta nella crudeltà che anima la burrascosa convivenza tra mamma Ignazia e Frida, sua ultima figlia. Freddezza carica di parole non dette, non ascoltate, di parole terribili sul conto del padre di Frida, Maria e Donata, che ha da tempo abbandonato la famiglia. La situazione, in precario equilibrio, sembra improvvisamente, in occasione del compleanno di Ignazia, trovare una piccola svolta, una sorta di sfogo. Proprio in questi momenti ci si accorge che il dramma è frutto di un’acuta rilettura, al tempo stesso fedele e moderna, dell’opera pirandelliana. Compare infatti la maschera, una maschera di normalità, ipocrita forse ad un primo sguardo, ma comunque un’oasi di pace in un turbinare di sentimenti, di dubbi, di angosce. La maschera che i personaggi indossano per costruire un’immagine accettabile di se stessi, per trovare pace. Talvolta l’interpretazione dei personaggi del ruolo che hanno scelto per sé pare addirittura sovrapporsi all’atto di recitare, proprio dell’attore. Fino a perdere di vista, per un momento, l’orizzonte tra chi agisce e chi osserva, quasi che il pubblico si facesse personaggio a sua volta. Fino a non comprendere quasi, complice anche un’eccezionale prova corale da parte dei sei attori in scena, quale sia il confine tra recitare su un palco e recitare, ogni giorno, se stessi. Genova, Teatro Duse, 2 dicembre 2009
Damiano Verda
 
 

l'Unità, 3.12.2009
Intervista ad Andrea Camilleri
«Con lo spirito sarò in piazza. L’unico spazio che ci è rimasto»
Lo scrittore siciliano è stato tra i primi ad aderire al No B Day. Sul duello tra il premier e Fini dice: «Se con i fuori onda asoltiamo parole di buon senso, allora ben vengano i fuori onda»

Andrea Camilleri è tra i firmatari dell’appello per il No B. Day. Poiché, anche in passato, non si è mai sottratto all’incombenza di far sentire la sua “voce politica”, o di far vibrare la “corda civile”, per dirla con Sciascia, scrittore che ama, torniamo a rivolgergli qualche domanda ora che i nodi al pettine berlusconiano sembrano essersi fatti ancora più stretti.
Camilleri, il 5 dicembre, ancora una volta in piazza per dire no al governo Berlusconi. Lei ci sarà? Non ci sarà? O sarà presente in spirito, come mi disse in una delle ultime manifestazioni di questo tipo?
«No, dice bene, ci sarò in spirito».
Non avverte il rischio che,manifestando manifestando, passino gli anni e i guasti nel nostro Paese divengano sempre più incalcolabili e, quando sarà, di difficile soluzione?
«Lei pensa che sia più facile risolvere il problema non manifestando? Oggi mi pare che l’unico spazio che sia concesso ai cittadini è la piazza ».
Come valuta questo nuovo Pd, guidato da Pier Luigi Bersani, il quale è convinto che l’uomo politico più bravo non sarà quello che strilla di più contro Berlusconi, ma quello che lo farà cadere?
«Se riesce a trovare un modo di far cadere Berlusconi in Parlamento sarò il primo a congratularmi con lui».
Rispetto alle settimane di papi, Noemi e Patrizia, Berlusconi le appare più debole o più fortificato nella sua azione di governo?
«Io credo che sia uscito da tutta questa vicenda piuttosto indebolito. Non tale, tuttavia, da poter minare sensibilmente il consenso che tuttora lo sostiene».
Si scrive “governo Berlusconi” ma si legge: “Berlusconi”; visto e considerato che ministri, sottosegretari, onorevoli e senatori Pdl sembrano altrettanti usignoli canterini. Come ne usciranno gli italiani?
«Per avere osato dire che i membri del governo Berlusconi erano suoi “replicanti” mi attirai le invettive anche della cosiddetta sinistra. Gli italiani ne usciranno, come si usa dire dalle mie parti, cornuti e mazziati ».
C’è uno solo, nella gabbia governativa, che canta di testa sua: Gianfranco Fini. Dire che, politicamente parlando, cercano di impallinarlo è poco. Ora è persino esploso lo scandalo del fuori onda. Ma Fini dice cose tanto strampalate?
«Fini sta cercando in tutti i modi di proporre in Italia una destra autenticamente democratica e proprio per questo è oggetto di una fortissima polemica interna al Pdl. Se i fuori onda sono diventati l’unico modo per ascoltare parole di buon senso su quanto di drammatico sta accadendo in Italia, ben vengano persino i fuori onda. Io, a Fini, non posso che fare i miei auguri. E mi creda: era da tanto che non facevo gli auguri ad un esponente della destra ».
Ha sentito che Berlusconi si è messo in testa di sconfiggere la mafia?
«Sì, ho sentito che il suo governo ha preso provvedimenti contro la mafia più degli altri governi. È la stessa esatta frase che Giulio Andreotti disse in televisione, e che io ascoltai, quando venne processato per l’appoggio dato alla mafia. Si mettano d’accordo loro due».
Ha sentito che Marcello Dell’Utri definisce Vittorio Mangano un eroe? Ricorda quando Andreotti definì Sindona “il salvatore della lira?” Alte scuole di memoria patria, non c’è che dire.
«Ricordo bene. Preferisco altri eroi. Comunque ritengo che occorra poco senso del pudore per definire “eroe” un uomo condannato all’ergastolo per omicidio mafioso».
Si può sconfiggere la mafia mettendo al bando la magistratura?
«Naturalmente no, come non si sconfigge la mafia facendo enormi tagli alle forze dell’ordine e infiltrando in parlamento persone che in un modo o nell’altro con la mafia hanno trafficato».
Saverio Lodato
 
 

Caffè Fandango, 3.12.2009
“Quale giustizia?" Storie di sentenze, politici e di giudici dai calzini multicolori...
Incontro-dibattito al Caffè Fandango di Roma, ore 18.00, con Andrea Camilleri, Gian Carlo Caselli, Giancarlo De Cataldo. A seguire la presentazione di ageMda 2010

Quale giustizia per l'anno che viene? Quale giustizia ci si presenta oggi, quali sono i propositi, e le prospettive di cambiamento, quali le speranze, quali gli investimenti? Domande impegnative, e sovradimensionate, per una agenda, anche se speciale come la nostra. Domande di fronte alle quali abbiamo non già la presuntuosa (e irrealizzabile) pretesa di confezionare responsi chiusi e autosufficienti, ma la curiosità e la passione di stimolare riflessioni, emozioni, ragionamenti.
Coordina Livio Pepino.
Intervengono Andrea Camilleri, Gian Carlo Caselli, Giancarlo De Cataldo.
Nell'occasione sarà presentata "ageMda 2010" (realizzata con la collaborazione di Altan, G. Battarino, C. Bianco, G. Carofiglio, A. Camilleri, F. Cascini, G. De Cataldo, Chiappori, D. De Silva, Elle Kappa, G. Ganassi, V. Giglio, S. Mannuzzu, L. Marini, G. Paris, N. Quatrano, S. Sottani, Staino, G. Viglietta, Ch. Von Borries).
 
 

Adnkronos, 3.12.2009
Cinema: A Roma ricordo di Brunello Rondi a venti anni dalla scomparsa

Roma - A venti anni dalla sua scomparsa, il cinema italiano celebra Brunello Rondi, regista, sceneggiatore, drammaturgo, musicologo, poeta, saggista e critico musicale, con un omaggio in programma venerdi' 11 dicembre, alle ore 17.30, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. [...] All'evento saranno presenti i familiari, ma anche gli interpreti e i collaboratori dei suoi film e dei suoi testi teatrali [...], Andrea Camilleri, [...]. [...]
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 3.12.2009
Libri. Parole e dintorni
"Un sabato con gli amici"... il volto teatrale di Andrea Camilleri

«Quando tonna papà?»
«Uffa, quanto sei noioso!»
«Pecché andato via papa?»
«Te l’ha detto lui stesso: vado a Palermo per affari ma torno presto.»
«E quand’è plesto?»
«Non ti reggo più!»
Con queste parole inizia il libro “Un Sabato con gli amici”  (Mondadori) di Andrea Camilleri. E’ un Camilleri insolito, che abbandona il Commissario Montealbano, per narrare le “vite segnate” di Matteo, Gianni, Giulia, Anna, Fabio, Andrea e Renata detta Rena. ”Segnate”, da un’infanzia difficile e da un’età matura dove tutti i nodi vengono al pettine. A differenza degli altri suoi libri, in questo, fin dalla prima lettura, non c’è possibilità di fuga. Ogni personaggio è consegnato alla sua dannazione. Per descrivere situazioni ed emozioni, Camilleri, usa parole abbastanza  ”forti”. Espressioni “dure”. Nella struttura del libro, si avverte molto l’influenza del Camilleri “uomo di teatro”.
Si tratta, ripeto, di un Camilleri “anomalo”. Ma, comunque, piacevole da leggere.
Elisangela Annunziato
 
 

Avide, 4.12.2009
Disponibile la collezione "TERRITORI: Arte, parole, vino"
Splendido l'oggetto da regalo di Avide, con il contributo del Camilleri Fan Club, Hostaria Cycas, Galleria 71.
La collezione aderisce al progetto "WINE FOR LIFE: questa bottiglia combatte l'Aids in Africa".

 
 

La Repubblica, 4.12.2009
Saviano: "Noi vogliamo sapere"
Processo breve, c'è voglia di democrazia

Roma - «Difendere un diritto non è di destra, di sinistra, o di centro. La legalità è la premessa del dibattito politico». Parla Roberto Saviano: il suo appello su Repubblica. it contro il "processo breve" è arrivato a quasi 460mila firme. In un videoforum a Repubblica Tv, l'autore di "Gomorra" risponde a più di 300 messaggi.
[…]
«Dopo le parole del premier - continua Saviano - sto riflettendo se continuare a pubblicare i miei libri con Mondadori. Molti vorrebbero che io andassi via. Ma lasciare una grande casa editrice soltanto a chi non la pensa come me, non mi sta bene. E a Berlusconi dico: è lui semmai ad essere stipendiato da autori come me e Camilleri».
[…]
Edoardo Buffoni
 
 

Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle, 4.12.2009
Camilleri a Sciascia

Esce dal coro della genericità dei ricordi, delle celebrazioni, delle rievocazioni, delle pubblicazioni, che si stanno sprecando in questi giorni della ricorrenza del Ventennale della morte di Leonardo Sciascia, il volumetto della Bompiani (€. 12) di Andrea Camilleri “Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia“.
Il primo pregio dell’opera di chiosa di “Sciascia politico” di Andrea Camilleri è la riproduzione di uno Sciascia com’era - e come continua ad essere - e non di uno Sciascia che ci manca, come improvvidamente è stato sottolineato dalla generalità dei critici odierni. Sciascia c’è ancora, con tutto il colossale corpus delle sue opere, che continuano ad essere lette ad "essemplo", soprattutto dai giovani e non soltanto dagli studiosi e dagli addetti ai lavori.
Semmai è l’uso che se ne fa, del personaggio Sciascia,più che dello scrittore, ad avere parcellizzato e chiuso nel ghetto logorroico ed enfatico della politica e della lotta alla mafia un grandissimo e finissimo letterato, che avrebbe meritato senz’altro il Premio Nobel.
Certo l’opera di Andrea Camilleri è divulgativa e le sue chiose spiegano aspetti più o meno reconditi dello “Sciascia polititico”. Ma appunto per questo ne esalta, dalle piccole cose, quel suo spirito critico, illuministico, logico e ragionatore, che seppe tradurre in vibrante letteratura. Con Sciascia, abbiamo già affermato, non si finirà mai. Andrea Camilleri, in modo convincente - e molto più di tanti altri - tiene desto l’ambiente culturale e, quasi con un avvertimento o un monito, dimostra che Sciascia c’è ancora tutto, che si erge “dalla cintola in su” in questa nostra epoca, contrassegnata da intolleranze, irrazionalità, confusioni e contraddizioni. Basta leggerlo e saperlo leggere, accostarsi umilmente ai suoi testi, informarsi alla sua ragione che rampolla cristallina come non mai.
Il volumetto di Camilleri, sia pure affrontando un aspetto peculiare, diventa “lectio magistralis” e una perentoria bacchettata a finirla con la retorica delle parole, nei confronti di un letterato che mai le sprecava.
ubaldoriccobono
 
 

Il Sole 24 Ore, 4.12.2009
PreVisioni e PreSentimenti
PreSentimento 55. I pizzini e il cellulare
4 dicembre 2009. A distanza di due anni si torna a ragionare sulla mafia e sulla cultura del pizzino, ma al massimo livello istituzionale...

Data del presentimento: 4 dicembre 2007
Spesso su Nova100 viene affrontato il tema della tecnologia e della comunicazione, delle strategie più efficaci per intervenire nella vita delle persone e dei loro pensieri. Un contributo apparentemente paradossale ma straordinario ci viene dal libro “Voi non sapete” di Camilleri dedicato alla comprensione del sistema relazionale creato dal boss Provenzano con i suoi sgrammaticatissimi e raffinatissimi pizzini. Un libro che va assolutamente letto e di cui è sufficiente lo stralcio seguente per comprenderne la profondità. Ciò che leggerete supporta il presentimento di come il peso delle relazioni e della loro durata tornerà ad essere al centro della nostra esperienza. "Il sistema dei pizzini, anche se complesso, aveva un grande vantaggio rispetto al telefono, ove Provenzano avesse avuto l'ingenuità d'usarlo: riduceva a quasi zero la possibilità di equivoci, di fraintendimenti volontari e non. La comoda e consueta frase “Ho capito male, mi pareva che lei avesse detto...” qui non può essere in nessun modo usata. Scripta manent et verba volant. E infatti Provenzano, nel comunicare a un terzo una opinione scritta pervenutagli da un secondo interlocutore, fedelmente ricopiava quell'opinione e l'allegava. Rispetto a un colloquio a viva voce il sistema dei pizzini aveva un altro vantaggio non indifferente: non era possibile la replica istantanea se non si era d'accordo col "consiglio" ricevuto. Il lasso di tempo che intercorreva tra la ricezione del pizzino e il ricevimento da parte di Provenzano dell'eventuale parere discorde finiva coll'indebolire le ragioni del disaccordo, a stemperarle, se non a vanificarle del tutto. Ancora: il pizzino veniva ad assumere, proprio per la misteriosa distanza percorsa, per lo sconosciuto luogo di provenienza, per la relativa impersonalità dei caratteri della macchina da scrivere, per l'autorità e il potere che trasudava, un che di supremamente oracolare al quale sarebbe stato difficile replicare, controbattere, perchè una qualsiasi opposizione avrebbe inevitabilmente assunto l'aspetto di un quasi sacrilegio".
Data di scadenza: 4 dicembre 2009
Francesco Morace
 
 

La Repubblica (ed. di Genova), 4.12.2009
Un quartetto per Pirandello è una bella festa di famiglia

Il quartetto Mandracchia, Torres, Toffolatti e Reale compie un azzardo per Festa di famiglia, ardua riscrittura di varie scene di Pirandello in un unico testo con le autrici protagoniste (Anna Gualdo sostituisce Alvia Reale nella parte della madre Ignazia) di una partitura molto al "femminile", dove Pirandello è lo strumento per esprimere l'assunto tematico della violenza sulle donne. La collaborazione di Andrea Camilleri ha reso vivace la coralità di un gruppo che sa esprimersi all'unisono.
Resi Romeo
 
 

Territori: Arte, Parole, Vino, 5.12.2009
Roma, Teatro San Genesio, ore 11:30
Interverrà Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica, 5.12.2009
Perché Camilleri può giocare con le parole

Giudizio critico su Andrea Camilleri: con quelle tirature può fare quello che vuole. In effetti lo fa. Così appunto si pensava, vedendo arrivare in libreria e, poco dopo, in classifica un suo libro intitolato "La rizzagliata": titolo che solo un editore che pubblica a spese degli autori avrebbe lasciato passare senza alzare il sopracciglio. Ma Camilleri può, e ci mancherebbe anche che non possa. La parola rizzagliata, ovviamente adattata dal siciliano, deriva dal rezzaglio, rete circolare che si butta dall'alto e poi si chiude senza lasciarsi sfuggire alcun pesce. «Gettare una rizzagliata» significa appunto ottenere tutto, non perdere occasione, non tralasciare neppure le minuzie. Sempre arguto, Camilleri dà così titolo non solo al suo romanzo ma anche alla modalità editoriale da cui quest'ultimo, come ogni altro suo romanzo, discende. Campione del teaser (la pubblicità che non rivela il prodotto e stuzzica, enigmatica e a suspense), Camilleri è la stessa cosa del suo rezzaglio: avvolge il mercato con le sue trame, non si vuole perdere neppure un lettore e ci riesce sempre, persino usando, non più solo in alcuni punti del testo ma già nel titolo, il suo siciliano adattato per l'export.
Stefano Bartezzaghi
 
 

Il Salvagente, 5.12.2009
Il popolo viola invade tutto il pianeta

Sprazzi di viola a Parigi, Berlino, Londra, Barcellona e persino a Sydney hanno colorato oggi il 'No B Day' degli italiani all'estero. Mentre a Roma si teneva infatti la "manifestazione madre", piccoli gruppi di italiani e stranieri si sono fatti sentire anche in giro per il mondo.
[…]
A Londra letti testi di Saviano
I 300 manifestanti londinesi si sono dati appuntamento davanti al consolato d'Italia, dove sono stati letti testi di Roberto Saviano e poesie di Andrea Camilleri.
[…]
 
 

Associazione Luca Coscioni, 5.12.2009
Agenda Coscioni domenica 6 dicembre in edicola con Terra. Non perderla!

Domani, domenica 6 dicembre, Agenda Coscioni esce in edicola con il quotidiano “Terra”. […]
Sul numero in uscita domenica […] troverete interviste al mondo della cultura – come Flavio Soriga e Andrea Camilleri […]. 
 
 

Il Messaggero (Umbria), 5.12.2009
Le previsioni
Barbanera annuncia un 2010 pieno di conflitti e instabilità
E i vip raccontano l’anno che verrà

Di previsioni ne ha fatte molte, e le sue parole, o meglio i suoi scritti, continuano a suscitare riflessione. L’astronomo e filosofo folignate Barbanera resta un must sia per chi ci crede o per chi, magari senza farsi vedere, un occhio ce lo butta comunque. L’Almanacco di Barbanera, giunto alla 248esima edizione (la prima risale al 1762), continua a sfornare previsioni, consigli, suggerendo anche stili di vita.
Quest’anno sono suoi ospiti, uno per ciascun mese […] Andrea Camilleri […].
[…]
Gio.Ca.
 
 

Giornale di Brescia, 5.12.2009
Libri
Sciascia, un siciliano onorevole
UN ONOREVOLE SICILIANO, Andrea Camilleri, Bompiani- 192 pagine, 12,00 euro

Non si faceva illusioni Sciascia: la politica è un'attività mediocre svolta da personaggi mediocri. E con distacco constatava che la "linea della palma", quella della corruzione e del malaffare, inesorabilmente e rapidamente risaliva la Penisola. Ma se così era, perché impegnarsi direttamente in politica? Innanzitutto perché, illuministicamente, non bisogna mai rassegnarsi. E poi perché, con altrettanta razionale lucidità, egli era personaggio che amava il confronto. Sempre. Al punto d'aver coniato, a sintesi della sua vita, l'epigrafe: "Contraddisse e si contraddisse". Va letto con questo spirito il volumetto che Andrea Camilleri dedica all'esperienza di Leonardo Sciascia alla Camera dei deputati. Non è un saggio, ma una piccola raccolta di suggestioni allineate da chi ha avuto familiarità con lo spigoloso e riservato scrittore di Racalmuto. "Perle" di un intellettuale che non disdegnò l'impegno diretto e quasi sempre in posizioni "di scomodo". Sciascia politico militante lo è sempre stato, ancor più da scrittore e opinionista che non in Consiglio comunale a Palermo o dagli scranni della Camera. Camilleri, con l'abilità di chi non lo dà a vedere, riesce a dimostrare questa tesi sottolineando come quel che accadeva e si dibatteva quasi sempre era già stato anticipato da Sciascia in romanzi, racconti e articoli.
Lo scrittore diventò consigliere comunale nelle file del partito comunista, subito dopo aver subìto un duro attacco dalla rivista "Rinascita" per "Il contesto", il romanzo che vedeva proprio il Partito rivoluzionario mettere fine con violenza ad un'inchiesta di mafia che stava diventando pericolosa. Sciascia accettò la candidatura, pur dichiarando pubblicamente la sua estraneità al Pci. E citando un paradosso di Vitaliano Brancati: "In Sicilia per essere davvero liberali bisogna essere almeno comunisti". Con lo stesso spirito accetterà poi la candidatura alla Camera nelle file del partito radicale: "Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane..."
Alla Camera Sciascia interviene pochissime volte, quasi solo per rivolgere interpellanze al Governo. Lo fa sempre con testi scritti, meditati, asciutti e limpidissimi, come si confà a chi ha il massimo rispetto per la parola. Parla dei temi a lui cari. Per ragionare della mafia e sfuggire alla tentazione di farne un vuoto dibattito filologico. Per Sciascia la mafia non cresce nel "vuoto" dello Stato, ma piuttosto nel pieno vigore di un certo tipo di Stato. Illuminanti sono i suoi ragionamenti sul terrorismo e sul malaffare. Spicca per ironia e acume una paginetta dedicata alla corruzione che seguì il terremoto del Belice. Solo accennato, invece, l'affaire Moro, anche perché si sviluppò prevalentemente fuori dall'aula di Montecitorio.
Spesso Sciascia si trovò a dover puntualizzare su polemiche legate a suoi articoli. Ma inutilmente, perché quasi sempre cercavano di affibbiargli parole non sue ("Nè con lo Stato né con le Br" o la celebre reprimenda contro i "professionisti dell'antimafia") per cercare di sterilizzare le sue acute e puntuali analisi. Sarebbe ingeneroso e fuorviante giudicare un'intera stagione politica in base alle interpellanze dell'on. Sciascia. Ma i ragionamenti dello scrittore - e la precisa collocazione nel contesto che ne fa Andrea Camilleri - offrono più di un'occasione di riflessione. Anche per chiedersi come avrebbe potuto essere l'Italia. E purtroppo non è stata.
Claudio Baroni
 
 

Obbiettivo Adrano, 5.12.2009
Presentata la rassegna teatrale del Bellini di Adrano
Il sindaco Ferrante: “Stagione di prestigio con la qualità dello Stabile di Catania”.

Sei opere che portano il “marchio” dello Stabile di Catania e poi una serie di appuntamenti con le compagnie locali, opera lirica, spettacoli musicali e di moda.
All’insegna della qualità il cartellone 2009-2010 del Teatro Bellini di Adrano varato dall’amministrazione comunale e presentato oggi pomeriggio nel foyer del teatro dal sindaco di Adrano, Pippo Ferrante, e dagli assessori allo Spettacolo e alla Cultura, Aldo Di Primo e Angelo Cunsolo.
[...]
Il 5 e il 6 gennaio è la volta del Birraio di Preston di Andrea Camilleri con Pino Micol, Giulio Brogi e Mariella Lo Giudice, regia di Giuseppe Dipasquale.
[...]
dal sito del Comune di Adrano
 
 

Una donna perduta, 5.12.2009
Io mi ammazzerei

Quando entro in libreria e, preda di una compulsione irresistibile, compro i libri di Camilleri, io mi ammazzerei. Andrea Camilleri è un regista, sceneggiatore e scrittore siciliano di 84 anni che una decina di anni fa ha cominciato a scrivere le storie di un commissario di paese, certo Salvo Montalbano, interpretato sul piccolo schermo da Luca Zingaretti, il quale risolve brillantemente i tanti delitti che si perpetrano nell’immaginaria Vigata insieme con il fimminaro Mimi’ Augello, suo vice, l’ispettore Fazio e il cretino Catarella che, guarda caso, è l’unico a saper usare un computer. I suoi libri sono scritti in uno slang tutto suo di italiano misto al siciliano che è un vero spasso. E secondo me la sua genialità è tutta lì, in quel linguaggio schietto e popolare che i suoi personaggi parlano come se fossero a tu per tu con il lettore, senza orpelli letterari e senza sofisticati voli pindarici. Eppure io mi ammazzerei. E sì, perché tra le avare pagine dei suoi libretti strisciano bavosi attacchi al governo e al premier in una propaganda comunista subdola e vile. Subdola e vile perché l’autore approfitta della simpatia e della benevolenza del lettore per iniettare acido muriatico anti Berlusconi nelle vene del possibile elettore. Oltretutto sono libretti di poche e sifilitiche pagine che certo non giustificano il prezzo di copertina e così, acquistandoli, inzeppiamo di soldi le tasche di un altro compagnoski che invoca una sana ed egualitaria miseria comunista e sguazza nella disgustosa e elitaria ricchezza capitalistica. Io mi ammazzerei.
angeligian
 
 

Gazzetta del Sud, 5.12.2009
Sicilia, la "mappa" del cuore
Sono già 800 i siti che raccontano storia, mito, sapori e anima dell'isola

[…]
Luoghi che fanno spesso parte dell'infanzia di ciascuno, ma anche luoghi a cui si è legati per un ricordo preciso, un gesto, persino un profumo o un sapore: da queste sensazioni parte il nuovo progetto del siciliano Centro regionale di restauro, la "Carta regionale dei Luoghi dell'identità e della memoria", presentata ieri, che ha già ricevuto l'appoggio di uomini della cultura e dello spettacolo. Faranno tutti parte di una nutrita schiera di "padrini" dei luoghi siciliani, pronti a proporli, sponsorizzarli, promuoverli nel mondo.
[…]
E se è fin troppo facile rintracciare tutti i luoghi letterari delle novelle di Pirandello, ecco arrivare baldanzosi i siti delle avventure del commissario Montalbano, la creatura di Camilleri.
[…]
Costanza Villari
 
 

Più libri più liberi, 6.12.2009
1989 - Dieci storie per attraversare i muri
Sala Diamante, ore 12:00
Intervengono Elia Barceló, Andrea Camilleri, Umberto Croppi, Didier Daeninckx, Susanne Höhn, Jiri Kratochvil, Chiara Medioli, Fausta Orecchio e Miklòs Vàmos
Con un intervento video di Ljudmila Petruševskaja
A cura di Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e orecchio acerbo
Coordina Michael Reynolds
 
 

AGI, 6.12.2009
Editoria: Camilleri e Don Ciotti a "Piu' libri piu' liberi"

Roma - "Piu' libri piu' liberi", Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, a Roma fino all'8 dicembre, ha scelto oggi di parlare di memoria e coscienza civile con Andrea Camilleri e Don Luigi Ciotti. Lo scrittore siciliano ha presentato il volume "1989. Dieci storie per attraversare i muri", un'antologia scritta da dieci autori europei per il ventennale della caduta del muro di Berlino. "L'idea per questo racconto - ha spiegato - mi e' nata vedendo la scritta 'muro invalicabile' su una caserma e ho pensato che invece tutti i muri sono e devono essere valicabili. Un muro e' fatto di materia e quindi puo' essere abbattuto, sono i muri dentro di noi quelli piu' difficili da far crollare. Ho accettato di collaborare a questo progetto - ha continuato Camilleri - prima di tutto perche' e' un libro veramente europeo, scritto in tante lingue, e poi perche' e' destinato ai bambini, il che e' un segnale importantissimo". Il papa' di Montalbano ha poi concluso con una battuta: "sono contento di indossare un vestito europeo, purche' la mia biancheria intima, sotto, rimanga italiana: cosi' il vestito cade meglio, si e' sicuri di se' e non si ha paura dell'altro".
[…]
 
 

Gazzetta del Sud, 6.12.2009
La lingua, la storia e il gioco nel mondo di Andrea Camilleri

Il "gioco" stilistico adottato da Andrea Camilleri rappresenta una delle più importanti innovazioni della narrativa contemporanea; e, come tale, va indagato e analizzato alla stregua di uno sperimentalismo linguistico foriero di possibili e ulteriori sviluppi, pure nelle scelte espressive delle generazioni ultime di scrittori, soprattutto del Meridione e della Sicilia in particolare. È questa l'importante notazione di metodo critico scaturita da un convegno di studi svoltosi all'università di Cagliari e centrato non solo sul creatore letterario del personaggio Montalbano, ma più in generale sull'intera opera creativa dell'autore: nota in Italia e all'estero, secondo le testimonianze dirette di due esperti di romanzo e costume come John Douthwaite e Maria Dolores Garcia Sanchez. Ma in genere tutti i relatori intervenuti al seminario hanno concordato sulla rilevanza artistica dei "fenomeni del parlato" in Camilleri; ovvero su quella alternanza di italiano e moduli dialettali, che si evince tanto nell'uso diretto dei termini comunicativi tipici della terra d'origine, tanto nella capacità di adattare alla lingua madre le locuzioni più azzardate dell'uso comune.
Fondamentali dunque, a questo fine specifico, le sottolineature nelle indagini formali degli studiosi, introdotte nella raccolta degli Atti dalla premessa di Ines Loi Corvetto. Paolo Maninchedda ha parlato della "Traduzione del mondo siciliano", Simona Demontis è intervenuta su "Un'infanzia da sillabario", Simona Pilia su "Il gioco della mosca", Mauro Pala sull'"Intreccio tra poetica e storiografia", Simona Serra su "Il re di Girgenti", Laura Pisano sull'"Immaginazione del passato", Roberto Puggioni sulle "Voci epistolari nei romanzi storici", Marco Pignotti su "Fonti e uso della storia", Giuliano Pancioni su "Qitmir: dalla sura della caverna al cane di terracotta", Massimo Arcangeli sui rapporti tra "Espressivismo giocoso e sicilianità straniata", Gian Pietro Storari su "Lingua e creatività" e infine Giuseppe Marci su "I turbamenti di un cinquantino".
Il "fenomeno Camilleri", insomma, approfondito da angoli visuali molteplici, tutti concentrati però nella constatazione di base di una originalità compositiva che di per sé rappresenta un importante motivo d'interesse letterario. Di là da quella ritrosia ufficiale di parte della critica nei confronti dello scrittore di Porto Empedocle, la cui ripetuta centralità editoriale coglie puntualmente di sorpresa gli specialisti convinti del progressivo esaurimento del "filone compositivo". Oggi invece ancora vivo e vitale, nonostante la dimensione quantitativa delle opere e l'alternarsi sapiente della loro successione tra scritti in lingua e testi con "cedimenti" dialettali: forse il vero e unico segreto di un successo costante, anch'esso originale e inedito del nostro panorama culturale.
Francesco Bonardelli
 
 

AgrigentoWeb.it, 7.12.2009
A Porto Empedocle una mostra in omaggio a Fausto Pirandello

Mercoledi’ 16 dicembre alle 17,30 nel Salone dell’Ercole della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma avra’ luogo la conferenza stampa di presentazione di “Fausto Pirandello – Ritorno alla marina”, mostra organizzata dalla Fondazione Andrea Camilleri e dalla citta’ di Porto Empedocle in omaggio al figlio dello scrittore e drammaturgo Luigi Pirandello, celebre artista di famiglia empedoclina, che ha dato un significativo contributo all’arte italiana del Novecento. La mostra propone per la prima volta un nutrito numero di opere dell’artista nella terra dei Pirandello, reso possibile grazie alla personale collaborazione della storica dell’arte Claudia Gian Ferrari ed alla concessione in prestito, dallo Studio Gian Ferrari di Milano, dell’intera Collezione. L’esposizione, che sara’ realizzata negli spazi dell’ex Chiesa Vecchia di Porto Empedocle -recentemente restaurata e trasformata in Auditorium – attraverso 36 opere tra dipinti a olio e pastelli, ripercorre l’esperienza artistica di Fausto Pirandello dal 1929 al 1970. Sara’ inaugurata sabato 23 gennaio e si protrarra’ fino al 6 aprile 2010. Alla presentazione dell’evento alla Gnam, intervengono Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna, Pierluigi Pirandello, figlio di Fausto, Andrea Camilleri, la storica dell’arte Claudia Gian Ferrari e il sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto.
 
 

Agrigento Notizie, 7.12.2009
"La scomparsa di Patò", Naro location del film

“La scomparsa di Patò” di Andrea Camilleri sta per diventare un film, e la città di Naro è stata prescelta quale location poiché conserva intatti molti ambienti di fine Ottocento sia a livello di interni di palazzi e chiese, sia nella struttura urbana. Accompagnato dal sindaco Pippo Morello e dall’assessore al Turismo e spettacolo Patrizia Salerno, il regista  Rocco Mortellitti, genero ed allievo dello stesso Camilleri, è stato in questi giorni a Naro, insieme allo scenografo Biagio Fersini, per visitare i luoghi  del set.
Il film sarà realizzato nel primo trimestre del nuovo anno ed avrà il sostegno finanziario del ministero dei Beni culturali, mentre la  casa produttrice è la "Palomar" [notizia errata, NdCFC], la stessa della serie televisiva di Montalbano. Il romanzo di Camilleri è impiantato sulla corrispondenza epistolare  tra gli organi di polizia del Comune di Vigata ed i rispettivi superiori del capoluogo Montelusa, cui si aggiungono articoli di cronaca dei quotidiani di Montelusa e Palermo, oltre che alcune lettere di alte  personalità politiche e burocratiche, in un intreccio gradevole ed intrigante che si snoda sull’evento della scomparsa di un impiegato di banca (Patò, per l’appunto) e che porta all’epilogo di falsare la realtà dei fatti accaduti per compiacere i potenti locali.
“Siamo felici di ospitare il set de 'La scomparsa di Patò' nella nostra città, ricca di storia e tradizioni, comprese quelle della rappresentazione teatrale del 'Mortorio' che a Naro è avvenuta ed avviene pressoché annualmente grazie alle due locali compagnie del Teatro popolare e del Teatro dialettale. La nostra città - ha dichiarato il sindaco di Naro, Giuseppe Morello - potrà adesso vivere l’occasione nella prospettiva di un rilancio culturale e di una promozione e valorizzazione dei propri  luoghi storici e del  proprio patrimonio architettonico ed artistico. Come amministrazione comunale, abbiamo dato il massimo della disponibilità alla troupe che dirigerà e realizzerà il film, in modo da rendere le riprese quanto più possibile veloci, agevoli ed efficaci, dando risalto anche alla scenografia naturale ed architettonica della nostra città”.
 
 

APCOM, 8.12.2009
Tv/ Domani va in onda l'ultima puntata del 'MaurizioCostanzoShow'
Costanzo si congeda: "Grazie pubblico e non perdiamoci di vista"

Dopo 25 anni di attività e 32.800 ospiti, domani, in seconda serata su Canale 5, va in onda l'ultima puntata del 'MaurizioCostanzoShow'. Maurizio Costanzo saluterà i suoi telespettatori con una puntata tradizionale del talk show che vede ospiti del suo salotto Afef, Andrea Camilleri, Enzo Iacchetti in collegamento da Milano, Gino Strada, Raffaele Morelli, Katia Ricciarelli e Alfonso Signorini.
[…]
 
 

AgrigentoFlash.it, 8.12.2009
A Naro il set de “La scomparsa di Patò”

Naro si appresta a diventare set cinematografico. Qui verrà girato il film “La scomparsa di Patò”, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri. Naro conserva molti ambienti di fine ottocento, sia a livello di interni, di palazzi e chiese, che nella struttura urbana e per questo motivo è stata prescelta dal regista del Rocco Mortellitti come location ideale per girare le scene del film. Nei giorni scorsi il regista è stato in paese, insieme allo scenografo Biagio Fersini, per visitare i luoghi del set. Alcune scene saranno realizzate nella Valle dei Templi di Agrigento. Le riprese del film inizieranno a metà gennaio.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.12.2009
A Naro il set della Palomar per girare "Patò" di Camilleri

Agrigento - Stavolta la location del film ispirato dai romanzi di Andrea Camilleri non sarà più il Ragusano come accaduto per la serie del Commissario Montalbano, ma Naro, uno dei gioielli del barocco siciliano. La "Palomar" che produrrà il film [notizia errata, NdCFC], che avrà il patrocinio del ministero dei Beni culturali, ha infatti scelto Naro per girare, a partire da gennaio, le scene della "Scomparsa di Patò", tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore empedoclino. Nei giorni scorsi si è anche svolto sui luoghi del set un sopralluogo del regista del Rocco Mortellitti (che è allievo e genero di Andrea Camilleri) accompagnato dallo scenografo Biagio Fersini e dal sindaco di Naro Pippo Morello. Alcune scene saranno girate invece nella Valle dei Templi di Agrigento. Il romanzo di Andrea Camilleri è ispirato liberamente dalle lettera tra la polizia di Vigata e la questura di Montelusa sulla scomparsa di un impiegato di banca, Patò appunto. Un uomo sparito nel nulla dopo essersi calato da una botola durante la rappresentazione del "Mortorio". Si tratta di un intreccio che coinvolge anche personalità politiche - immaginarie ma non troppo - della Montelusa camilleriana e alla fine giunge ad una conclusione surreale con la realtà del tutto falsata per compiacere i potenti locali. Il romanzo è peraltro ispirato, come lo stesso Camilleri ha spiegato è stata tratta dal "Giorno della Civetta" di Leonardo sciascia. «Siamo felici - ha commentato il sindaco Pippo Morello - di ospitare il set de La scomparsa di Patò nella nostra città, ricca di storia e tradizioni, comprese quelle della rappresentazione teatrale del "Mortorio" che a Naro avviene ogni anno grazie alle due locali compagnie del Teatro Popolare e del Teatro Dialettale. La nostra città potrà adesso vivere l'occasione nella prospettiva di un rilancio culturale e di una promozione e valorizzazione dei luoghi storici e del proprio patrimonio architettonico ed artistico».
Fabio Russello
 
 

Il Centro, 8.12.2009
Festa di famiglia, Camilleri rilegge Pirandello

«Festa di famiglia» da Luigi Pirandello, scritto, diretto e interpretato da Mitipretese andrà in scena oggi, alle 21, al teatro dei Marsi di Avezzano per la stagione allestita da Atam (Associazione teatrale abruzzese e molisana) e Comune.  Lo spettacolo si avvale della collaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri.  «Festa di famiglia», nasce da un originale assemblaggio di testi di Luigi Pirandello: sette commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi vengono tagliate e cucite assieme a dare vita a un unico testo.  Artefice di questo capolavoro di ingegneria narrativa è un altro conterraneo di fama di Pirandello, lo scrittore Andrea Camilleri, che offre con questo lavoro di abile copia-e-incolla la sua preziosa e straordinaria collaborazione alla giovane compagnia Mitipretese. Dopo il riuscito esperimento di «Roma ore 11», spettacolo che l’ha affermata in Italia, la compagnia si ripropone nell’intento di proseguire la ricerca testuale e scenica intrapresa in team da quattro attrici bravissime come Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres.  «Festa di famiglia» è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di 60 anni festeggiata dalle sue tre figlie, ma sotto il velo di questa riunione in un interno borghese si celano le forme segrete della coercizione, della prevaricazione, della violenza quotidiana esercitata contro le donne nelle stanze più intime e quotidiane della casa e della famiglia. C’è la molestia sessuale del padre verso la figliastra dei «Sei personaggi in cerca d’autore», il marito segretatore di «Questa sera si recita a soggetto», il manipolatore di personalità dell’Amica delle mogli.
 
 

Lipari.biz, 8.12.2009
Centro Studi, nella capitale si parla di Eolie

Alla fiera “Più libri, più liberi” che si sta tenendo in questi giorni a Roma e che si concluderà stasera, sta riscuotendo tantissimo successo lo stand del Centro Studi Eoliano, che presente al grande evento con le sue pubblicazioni sulle Eolie, sta offrendo una notevole pubblicità alle nostre Isole. Moltissimi esponenti del mondo della cultura, del cinema, della politica, hanno frequentato lo stand del Centro Studi. Ieri hanno visitato lo stand dell’associazione culturale eoliana: [...] lo scrittore Andrea Camilleri, [...].
 
 

Maurizio Costanzo Show, 9.12.2009
Andrea Camilleri ospite dell'ultima puntata
 
 

AgrigentoWeb.it, 9.12.2009
Porto Empedocle diventa “città”

Sabato 12 dicembre la Città di Porto Empedocle festeggia l’ufficializzazione del Decreto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, che le conferisce il titolo di Città.
[..]
Per l’occasione il periodico d’informazione del Comune, “l’Empedoclino”, uscirà in edizione speciale sull’evento con commenti e testimonianze di vari personaggi empedoclini e non, a cominciare dallo scrittore empedoclino, Andrea Camilleri.
 
 

GenovaPress, 9.12.2009
Si aprono le prenotazioni per "Il birraio di Preston" di Andrea Camilleri

Al Teatro Stabile di Genova si aprono mercoledì 9 dicembre, le prenotazioni e le vendite dei biglietti per lo spettacolo Il birraio di Preston di Andrea Camilleri, in scena al Teatro della Corte da martedì 15 a domenica 20 dicembre. Prodotto dal Teatro Stabile di Catania, Il birraio di Preston è diretto da Giuseppe Dipasquale, il quale firma insieme a Camilleri anche l’adattamento dello spettacolo. Gli interpreti sono: Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe, Ester Anzalone, Valentina Bardi, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio, Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania, Sergio Seminara. Scene di Antonio Fiorentino, costumi di Gemma Spina, musiche di Massimiliano Pace, luci di Franco Buzzanca.
Nato come romanzo e trasformato in commedia una decina di anni fa dallo stesso Andrea Camilleri, Il birraio di Preston racconta una storia ambientata negli anni immediatamente seguenti l’Unità d’Italia in un piccolo paese siciliano, che Andrea Camilleri ha voluto chiamare già Vigàta, più di un secolo prima della venuta del commissario Montalbano. Lo spunto narrativo è offerto dall’occasione d’inaugurare il nuovo teatro civico. Il Prefetto s’intestardisce a voler aprire la stagione con un’opera (Il birraio di Preston, appunto) che nessuno vuole, giudicandola non a torto di qualità scadente. E questo suo autoritario impuntarsi, insieme alla sua origine fiorentina (uno straniero, cioè!), finisce col dare il via a una sorta di guerra civile, con da una parte gli abitanti di Vigàta decisi a boicottare l’ordine prefettizio e dall’altra lo stesso Prefetto, appoggiato solo da un locale uomo d’onore, sempre alleato al potere per atavica e pura convenienza.
Camilleri parte da una vicenda storicamente documentata che s’ispira a fatti nella realtà accaduti a Caltanissetta, dove il malumore popolare per il malgoverno centrale fu accresciuto proprio dall’intervento del Prefetto di origine fiorentina che s’intestardì a voler far rappresentare per l’inaugurazione del teatro della città quell’opera di Luigi Ricci. Ma poi l’autore, come da sempre gli è congeniale, moltiplica i fatti in un affresco abitato da una miriade di personaggi (il copione ne conta più di sessanta), venendo così a comporre una storia molto mossa e divertente, originale per il suo intreccio e intricata nello sviluppo delle passioni umane. Nasce in questo modo uno spettacolo che ha il sapore di un thriller e che si concede infine anche il lusso di far irrompere sulla scena alcuni rivoluzionari da operetta, i quali vogliono far esplodere il teatro da inaugurare onde convincere il governo che anche la Sicilia è allineata con i Carbonari, contro lo Stato e i suoi rappresentanti.
Per Il birraio di Preston – in scena alla Corte da martedì 15 a domenica 20 dicembre - sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.
Info: 010/5342300 orari: da martedì a sabato ore 20,30 - domenica ore 16 prezzi: 23,50 euro (1° settore), 16,00 euro (2° settore)
Paolo Fizzarotti
 
 

Gazzetta del Sud, 9.12.2009
Quei quattro colpi di pistola contro Andrea Camilleri

«In una Terra che ha avuto ed ha padroni di tutti i tipi, ma che non potrà mai accettare di avere degli arbitri», lo scrittore Andrea Camilleri è investito di un compito davvero arduo: decidere se il vecchio Circolo Pirandello Di Agrigento dovrà restare intitolato al famoso drammaturgo oppure, come chiede un gruppo di soci, i "giovani leoni", dovrà cambiare nome e assumere quello di Leonardo Sciascia.
Questione, delicata e intrigante allo stesso tempo, sulla quale poggia l'impianto narrativo di "Aspettando Montalbano", l'agile romanzo di Guglielmo Trincanato che, con divertita irriverenza, fa il verso all'abusato sciocchezzaio cresciuto, purtroppo, attorno alle pagine di Tomasi di Lampedusa e degli stessi Pirandello e Sciascia.
Camilleri è stato invitato come «uomo al di sopra delle parti, un altro scrittore, pure lui siciliano, moderno, anzi ancora più moderno del vostro Sciascia», sostiene uno dei soci del glorioso sodalizio agrigentino.
Il Circolo dei civili, per antica e consolidata tradizione, è il luogo deputato - Antonio Castelli ha lasciato pagine memorabili - per stravaganti discussioni politiche e letterarie inframmezzate a piccanti storie di corna. Trincanato se ne serve per dare sfogo, attraverso la voce dei pittoreschi soci, a una forte carica ironica che a tratti si fa tagliente critica.
In breve, la proposta di cambiare nome lascia i saloni del Circolo per assumere i contorni di una tenzone politica e sociale, con tanto di statue decapitate (quelle beninteso di Sciascia e Pirandello), comizi, assemblee, e approdare, infine, al coinvolgimento di Camilleri.
A questo punto, il racconto assume il profilo di un giallo vero e proprio con tutti gli ingredienti cari alla letteratura di genere: le lettere anonime, i messaggi da decriptare come quel "videbimus et cogitabimus", fatto giungere in due parti con missive indirizzate allo scrittore-arbitro.
La situazione improvvisamente precipita. Camilleri, dopo averci ragionato sopra per tre giorni, finalmente decide ma prima di rendere noto il verdetto è raggiunto da quattro colpi di pistola mentre sta prendendo il caffè seduto ai tavolini di un bar.
Lo sciopero ai servizi delle pompe funebri e quello più vasto che coinvolge pure i medici legali non impediscono che l'inchiesta giudiziaria vada avanti a ritmo serrato e giunga alla conclusione con l'arresto di due deputati colpevoli di essersi intrattenuti con Camilleri poco prima della sparatoria.
Qui è possibile cogliere l'eco di fatti più o meno lontani quali, ad esempio, l'omicidio del commissario di Polizia Cataldo Tandoj quando, per un certo tempo, le indagini apparvero condizionate dal pregiudiziale "cherchez la femme", e poi, durante la stagione di "mani pulite", l'arresto di alcuni deputati alla fine prosciolti e indennizzati per l'ingiusta detenzione.
Il romanzo, come si conviene, trova la sua conclusione in un colpo di teatro ma quel che conta, più della trama, sono i tanti personaggi che lo animano, a cominciare da quel Fonzio, deus ex machina dell'intera vicenda, e i numerosi ingredienti che l'arricchiscono: dal "Dialogo fra un Gesuita e un Credente" dell'abate di Saint Lazare, con la complicata equazione generale del moto viscoso di un fluido che reca la misteriosa aggiunta "e da qui Lui", all'esilarante clima che, a Palazzo di Giustizia, avvolge le indagini sull'attentato contro Camilleri e ancora, le chiose ai personaggio del Gattopardo, a cominciare dal principe Salina e dalla bella Angelica per finire al Pirandello tenero col fascismo e alle inchieste del Commissario Montalbano.
Gugliemo Trincanato, già collaboratore del Giornale di Sicilia, di Rai Intenational e Rai Tre, insegna Filosofia e Storia. Quello appena pubblicato è il suo primo romanzo, definito come un "divertissement" e si potrebbe aggiungere un raffinato gioco letterario sostenuto da una scaltrita tecnica narrativa e da un'efficace e limpida scrittura.
Piero Fagone
 
 

Associazione Luca Coscioni, 10.12.2009
Intervista a Andrea Camilleri
Quando Sciascia diceva: ‘non ci sto’ in politica non tollerava gli ‘accomodamenti’

Andrea Camilleri, scrittore che non ha bisogno di presentazioni. I suoi libri – quanti ne ha pubblicati, ormai non lo saprà forse neppure lui – si vendono, letteralmente, come il pane, e non solo le inchieste del celebre commissario Montalbano; anzi, forse sono gli altri, quelli di maggior pregio; libri che hanno cadenza quasi mensile, straordinaria vitalità di scrittore che ha il pari, forse, solo con George Simenon; e con Simenon Camilleri si è incrociato, è stato, negli anni in cui ha lavorato in RAI, produttore di famose riduzioni televisive, i polizieschi che hanno per protagonista il commissario Maigret.
Siciliano di Porto Empedocle, Camilleri conosceva bene Sciascia, ed è recentissimo un suo libretto, “Un onorevole siciliano” (Bompiani, 192 pagine, 12 euro), che raccoglie i testi parlamentari di Sciascia, i brevi interventi alla Camera dei deputati, le interrogazioni, la relazione di minoranza nella sua veste di componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, ed è preceduto da una nota che – per una volta – non tradisce, non occulta lo Sciascia politico, quello che fu, che volle e seppe essere.
“Conobbi Sciascia”, racconta Camilleri, “quando ero all’ufficio sperimentazione della RAI. Gli chiesi se poteva stendere la traccia di uno sceneggiato su un delitto di mafia nel quale erano coinvolti politica, finanza e banche”. Un progetto che non andò mai in porto, perché Sciascia non se la sentì: il materiale era troppo. “Poi cominciammo a frequentarci perché dovevo curare la riduzione teatrale de Il Giorno della civetta”.
Dovevano essere belle conversazioni, quelle tra Sciascia e Camilleri: “Parlavamo di tutto. Di politica, di Stendhal, del fatto del giorno”. Sciascia ragionava, ricorda Camilleri: “Era di una lucidità intellettuale che pochi hanno avuto in Italia. Quindi andava a finire che le sue conclusioni urtavano ferocemente con le conclusioni ufficiali, che non erano dettate dalla ricerca della verità ma da un accomodamento. E a questo accomodamento Sciascia non ci stava. Si poteva permettere il lusso di dire “non ci sto”, perché così com’era severo verso gli altri, lo era anche verso se stesso”.
In Sciascia, dice Camilleri, c’è sempre stata una costante attenzione alla vita sociale e politica del paese: “Non c’è stato un solo momento in cui Leonardo si sia distratto per contemplare il suo ombelico. Oggi moltissimi non fanno altro che contemplare il proprio ombelico. Lui è sempre stato utile alla società nella quale viveva”.
Valter Vecellio
 
 

Megamodo, 11.12.2009
Quale giustizia? La parola a Camilleri, Caselli e De Cataldo

Giovedì 3 Dicembre 2009. Ore 18. Al Caffè Fandango, una delle cornici più raffinate e allo stesso tempo popolari del contesto romano, Livio Pepino coordina gli interventi di Andrea Camilleri, Gian Carlo Caselli e Giancarlo De Cataldo in un interessante momento di riflessione sul tema della giustizia in Italia. Nell’occasione è stata presentata ageMda 2010 (realizzata con la collaborazione di Altan, G. Battarino, C. Bianco, G. Carofiglio, A. Camilleri, F. Cascini, G. De Cataldo, Chiappori, D. De Silva, Elle Kappa, G. Ganassi, V. Giglio, S. Mannuzzu, L. Marini, G. Paris, N. Quatrano, S. Sottani, Staino, G. Viglietta, Ch. Von Borries).
Le parole di Livio Pepino introducono l’evento e presentano AgeMda 2010 (lì dove Md sta per “Magistratura democratica) ormai giunta al suo sesto anno di vita. L’occasione si presenta come, citando Pepino, “un tentativo di dialogare su temi come quello della giustizia in modi diversi da quelli consueti.
Ogni anno AgeMda sceglie un modo diverso di affrontare la questione muovendosi a partire da una caratteristica particolare.” In questo caso il tema è affrontato attraverso gli scritti di tredici magistrati e due avvocati che hanno deciso di portare la loro testimonianza attraversi il racconto di una loro esperienza particolarmente significativa.
Andrea Camilleri appare lucido, deciso, disinvolto, mentre legge i suoi appunti, pure non negando il peso dei suoi ottantaquattro anni. “Non parlerò a braccia, come dice un celebre uomo politico, a 84 anni si ha anche il diritto di vagare con la mente”. In realtà lo scrittore non è mai tentennante né insicuro. La sua voce, al contrario, tradisce una ardente passione per gli argomenti trattati. Camilleri si è soffermato, seppure brevemente, su ognuno dei quindici racconti dell’AgeMda 2010, spostandosi tra temi intricati, come quello del rapporto tra giustizia e mafia o dell’importanza di ricordare che i giudici e i magistrati, come tutti, non possono che legare il loro ruolo istituzionale alla propria individualità. Sbaglia chi li considera solo automi programmati per eseguire. Può capitare, dunque, come nel racconto di V. Giglio, che un giudice gay si innamori di un extracomunitario. Può accadere a un avvocato, in questo caso nel racconto di G. Paris, di pentirsi della scelta del proprio mestiere dinanzi all’ingiustizia paradossalmente intrinseca alla propria posizione. Oltre a ciò, l’AgeMda 2010, attraverso le varie esperienze riportate, risulta un pretesto per parlare di rivolta alla mafia, della posizione degli immigrati e del lavoro di quei magistrati e giudici che, al contrario della communis opinio, lavorano davvero e, come spesso accade, devono affrontare e superare dubbi personali e crepe del sistema per adempiere ai propri doveri.
Camilleri si è successivamente soffermato, con amara ironia, sul titolo dell’AgeMda, ovvero “Quale giustizia?”. Nell’agenda si parla di una “giustizia sognata, ci sono i desideri di giustizia dei magistrati”. Ma, la situazione attuale, afferma Camilleri, è ben diversa: “Mai la giustizia è stata messa a così dura prova. Ho 84 anni e mai ricordo un simile attacco concentrico. Prima erano altre le persone che attaccavano la giustizia, si chiamavano Riina e Provenzano”.
Ciò che emerge è che “la legge non è uguale per tutti e alla propria coscienza diventa necessario, in molti casi, anteporre le ragioni della politica”. Sono in corso numerosi attacchi alla giustizia, “stravolgimenti che beffardamente chiamano Riforma”. La conclusione è che alla questione posta dall’agenda spesso scaturisce la rassegnazione a una progressiva assenza di giustizia. Nel momento in cui questo accadrà, e tutti ci arrenderemo passivamente, non avremo solo la sconfitta della giustizia, “ma dell’intera democrazia italiana”.
La parola è poi passata a Giancarlo Caselli, che, dopo aver reso omaggio alle introduzioni all’AgeMda di Paris e Camilleri si è soffermato sulla situazione attuale della giustizia. “Rita Sanlorenzo descrive bene il sovvertimento della scala dei valori attuale. Ciò deriva dal restringimento degli spazi di confronto. Si sviluppa sempre più una propaganda che non ha intenzione di essere corretta e si sviluppa tramite un’informazione ingannevole”. Caselli ha inoltre parlato della nuova idea di riforma di giustizia che parla di processo breve. “L’uso dell’espressione processo breve è uno stratagemma degno di un buon pubblicitario, da un lato si sviluppa come propaganda e dall’altro applica la tecnica di Erode: fa strage di mille processi innocenti per salvarne due che stanno a cuore a qualcuno. Inoltre c’è il problema delle intercettazioni che verrebbero ridotte del 50% e ciò significa colpire metà dei criminali. Se penso all’opposizione, poi, non è che mi sento tanto bene”. Per Caselli, dunque, la situazione è critica, ma non è giunto il momento di arrendersi: “Il futuro non è un domani esterno a noi ma un avvento che ci corre incontro, l’AgeMda ci ricorda che i giochi non sono fatti e non ci deve essere spazio per la rassegnazione”.
Livio Pepino, in seguito, ha fatto notare come uno degli slogan maggiormente pubblicizzati, ovvero “la legge non si interpreta, si applica”, sia, in pratica, una “idiozia”. Il giudice e il magistrato non possono che interpretare la legge, se così non fosse, per Pepino, si sconfinerebbe nell’assurdo.
Giancarlo De Cataldo, continuando il discorso di Pepino, ha fatto notare come, in Italia in particolar modo, domina una sorta di “retorica del magistrato”. Il magistrato e il giudice vengono visti come “un puntello del potere” e non come figure istituzionali che prestano un servizio comune. Si vede la giustizia come “supplizio per i miserabili e rispetto per i potenti”. Questo tema ha una profonda risonanza all’interno di svariate classi sociali ma, inevitabilmente, nei confronti di giudici e magistrati, domina una sorta di antipatia/odio legata al sentimento che si ha contro il potere. Oltre a ciò, al contrario di cinquant’anni fa, si finisce per vedere la magistratura come qualcosa a supporto della sinistra, sempre e comunque. De Cataldo, però, sostiene che, al contrario, “le parole più critiche della magistratura, in questi anni, si sono levate contro il centrosinistra, sia per delusione che per la sovrapponibilità delle sue posizioni all’altra parte politica”.
De Cataldo evidenzia successivamente, con rammarico, come il parere del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha “anche la funzione di esprimere le proprie idee sull’operato del Governo” viene sempre di più indicato come un’intromissione, limitando gli spazi di confronto e eliminando la possibilità del cittadino di dire quello che pensa.
 
 

Corriere del Mezzogiorno, 11.12.2009
Sul «Corriere della Sera»
Erri De Luca scrittore d'Italia del decennio
Le pagelle di Giorgio De Rienzo premiano lo scrittore napoletano, «l'unico di rango che ci ha dato il 2000»

Sono dieci anni che scri­vo, nello spazio breve di novecento battute, le «pagelle» domenica­li: cioè il giudizio su un libro, reso più chiaro da un voto. Le regole pattuite erano chiare. La pagella doveva solamente essere dedicata ai romanzi entrati in classifica. Era una scommessa che pareva destinata a un rapido tramonto. In un mondo culturale confu­so e ambiguo, in cui gli scrittori fanno i critici (e viceversa), in cui è facile che s’imponga una comoda legge di scambio (io recensisco te, tu recensisci me), la pagella diventava un qualco­sa di estraneo o un semplice gioco. Invece si è imposta per la sua chiarezza di giudizio nel voto motivato. Ho vinto la scom­messa. La «pagella» ben presto è stata apprezzata dai lettori (ho un riscontro sicuro), rispet­tata dal giornale (ho agito sempre in totale li­bertà nello scegliere i libri e non sono mai stato censurato), accolta spesso con dispetto dagli scrittori (mi è costata inimicizie a iosa) e — co­me è giusto — snobbata (apparentemente) da­gli editori, contenti comunque dei dati di vendi­ta.
Dieci anni sono tanti e permettono di fare un bilancio del primo scorcio del terzo millen­nio sulle opere che hanno ottenuto il consenso di un pubblico ampio, ma volta per volta eterogeneo. Mi limiterò ai romanzi italiani. [...] L’archivio delle pagelle è pieno di romanzi gialli. In questo scaffale merita un posto a parte Andrea Camilleri, capace di dare nel giro di un solo anno un piccolo capolavoro come "La gita a Tindari" e un libro scadente come "Il re di Gir­genti". Camilleri, nella propria straordinaria fe­condità, fa caso a sé. È uno scrittore tardivo che, dopo essere stato accolto dalla grande edi­toria con "Un filo di fumo" nel lontano 1980, ne è stato rifiutato per anni. Quindi può esserci in lui il gioco di una piccola (e allegra) vendetta: tanto è vero che le sue opere peggiori ("Il calore [Sic!, NdCFC] del sole", per esempio) le ha affidate a Mondado­ri e non a Sellerio che ha saputo apprezzarlo.
[...]
Giorgio De Rienzo
 
 

La Stampa, 11.12.2009
Cartesio
Sparate pure sugli scrittori ma risparmiate l'Olivetti

[…]
E in questa fine d'anno le liste letterarie impazzano. Il Guardian, ad esempio, propone ai lettori di organizzarne una sui libri piu' brutti del decennio, e riceve centinaia di segnalazioni. […] Ma il tirassegno impazza anche da noi, su blog e social networks. Alla fine, tutti i libri sono «brutti», o quasi. Solo Camilleri sfugge al tiro al bersaglio: gli organizzatori del «fan club» a lui dedicato su Facebook chiedono ai lettori quale sia il suo romanzo piu' brutto. Risultato: nessuno azzarda un titolo. Santo subito.
Mario Baudino
 
 

Il Messaggero, 12.12.2009
La gente di cinema ricorda
Omaggio a Leone, Salce e Brunello Rondi

Ho voluto dedicare questa giornata alla sua memoria per ricordare quell’anno “orribile” che fu il 1989 per il cinema italiano: perdemmo Sergio Leone, Luciano Salce e Brunello Rondi. I primi due li abbiamo omaggiati nella scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, per Brunello invece abbiamo pensato ad una dimensione più intima e familiare». Sono le parole del critico cinematografico e presidente della Fondazione Cinema per Roma, Gian Luigi Rondi, cerimoniere, ieri pomeriggio, della giornata dedicata al fratello Brunello - regista, sceneggiatore (in particolar modo per Federico Fellini) e drammaturgo - a venti anni dalla sua scomparsa.
Al Palazzo delle Esposizioni, nella Sala Cinema di via Milano, erano presenti gli amici e i collaboratori più stretti, sia del mondo del cinema sia del teatro, come Giorgio Albertazzi, Andrea Camilleri, Lino Capolicchio, Arnoldo Foà, Luciano Martino, Anna Proclemer, Marcello Foti, Carlo Lizzani, Paolo e Vittorio Taviani.
[…]
P.P. Moc.
 
 

Melmo: enogastronomia tra amici, 12.12.2009
La rizzagliata, di Andrea Camilleri

Mi scusi er sor Camilleri, ma questo libro non mi è proprio piaciuto.
So che le esigenze di attualità politica spingevano per fare un libro di questo genere, però quando è troppo è troppo...
La storia è "impicciata" e contorta in alcuni tratti anche troppo, gli avvenimenti si susseguono senza troppa emozione e senza troppi sussulti.
Scontata è la trama dall'inizio alla fine, forse perchè troppo vicina alla realtà, ma comunque non c'è mai un cambio di marcia, uno scatto in avanti che ti spiazza e che rende meno pallosa la lettura.
Insomma per me è stata un po' una delusione, ma visto che a Camilleri devo essere riconoscente per i tanti bellissimi libri che mi ha fatto leggere, non riesco a lamentarmi troppo.
Però ve lo sconsiglio...;-)
Marco
 
 

Territori: Arte, Parole, Vino, 13.12.2009
Ragusa, Castello di Donnafugata, ore 11:00
 
 

l'Unità, 13.12.2009
Conversando con... Andrea Camilleri, scrittore
Leonardo Sciascia deputato
Combattere a mani nude nel Paese della doppiezza

Palermo. “Un onorevole siciliano”, guida ragionata e commentata alle interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia, pubblicato in questi giorni da Bompiani (E:12), è un libro a dir poco imbarazzante. E cercheremo di spiegare perché. In 192 pagine, viene descritta la parentesi, ma sarebbe più esatto dire la folgorante meteora, di uno Sciascia quotidianamente impegnato nella battaglia politica, che per lui, e non poteva essere altrimenti, altro non era che il proseguimento della battaglia delle idee con altri mezzi. C’è una guida d’eccezione in queste pagine: Andrea Camilleri. Il quale tiene per mano il lettore e lo accompagna in questo universo apparentemente inedito, offrendogli, per cominciare a orientarsi, i testi integrali di quelle 19 interrogazioni, interpellanze e risoluzioni parlamentari che -fra il 1979 e il 1983- recarono, da solo o con altri, la firma dello scrittore di Racalmuto, eletto in rappresentanza del partito radicale di Pannella.
Ci sono voluti trent’anni perché qualcuno mettesse insieme atti parlamentari di non difficile reperibilità. Lo ha fatto Lei. E sappiamo bene che non è un caso. Ma è sin troppo facile constatare che se non ci fosse stato Lei a pubblicare "Un onorevole siciliano", lo Sciascia "totus politicus", per dirla con Croce, dormirebbe ancora il sonno dei giusti. Non trova imbarazzante questo ritardo in un Paese dove gli uomini politici non perdono occasione per citare Sciascia e il più delle volte a sproposito?
«Come dico nella nota finale del libro, in realtà queste interpellanze e interrogazioni erano state messe insieme da Vittorio Nisticò, l’indimenticabile direttore de "L’Ora" di Palermo, e pubblicate in una rivista da lui diretta molti anni fa, che si chiamava Euros. Sono d’accordo che, come allora non se ne accorse nessuno, anche oggi la cosa sarebbe passata sotto silenzio. Fortunatamente una volta tanto il mio nome è stato un buon grimaldello. Ho fatto questo lavoro di compilazione come doveroso omaggio a Leonardo Sciascia nel ventennale della sua morte. Sciascia fu sempre nella sua scrittura, articoli, saggi, romanzi, uno scrittore civile e politico; sarebbe stata una grave carenza nel panorama della sua attività non ricordare il suo esercizio da uomo politico. Circa l’imbarazzo per questo ritardo di conoscenza di Sciascia, trovo che ci siano cose assai più imbarazzanti».
Prima di diventare “onorevole”, Sciascia fu eletto consigliere comunale a Palermo -1975- come indipendente nella fila del Partito Comunista Italiano, e su esplicita richiesta di Achille Occhetto, all’epoca segretario regionale. A caldeggiare la sua candidatura, ci fu anche Renato Guttuso, amico personale di Sciascia. Ma comunista –come Lei scrive- Guttuso lo era sempre stato. Sciascia no, anzi. E questa sua prima avventura politica di “prima linea” non andò bene traducendosi in delusione, perché?
«Penso che l’esperienza di Sciascia come consigliere comunale sia stata a un tempo per lui positiva e negativa. Positiva perché lo fece intervenire direttamente nell’agone politico e negativa perché si rese conto che mentre a Palermo il partito comunista si comportava secondo una linea politica totalmente condivisa da Sciascia, a Roma si preparava intanto quel compromesso storico vagheggiato da Berlinguer che a Sciascia non andava bene. Si chiedeva infatti: siamo sicuri che in Italia sia impossibile governare il paese senza il concorso della Dc? L’unica risposta che si seppe dare fu quella delle dimissioni».
In quella vicenda non vede gli ultimi retaggi di un togliattismo che non sapeva guardare all’impegno dei grandi intellettuali nella politica se non come prestigiosi “fiori all’occhiello”?
«Certo, anche questo è da tenere presente. Nel senso che Sciascia, ricordiamocelo, si era presentato come indipendente e il fatto non era solo nominale, era sostanziale. Lui era realmente indipendente all’interno del Pci. Mentre molti intellettuali si adeguavano alla residuale linea togliattiana, ma Togliatti non c’era più da molto, lui invece che non era comunista né intendeva esserlo, davanti al disagio preferì riprendersi la sua libertà d’azione».
Torniamo allo “Sciascia onorevole”. Un giorno, Sciascia, osserva che, prima che iniziasse la seduta a Montecitorio, aveva sentito parlamentari d’ogni schieramento definire un determinato provvedimento “con lodevole sintesi” –sono parole sue- “uno schifo”. Ma le stesse persone che così si erano espresse “in transatlantico", qualche minuto dopo, “in aula”, lo avrebbero votato appassionatamente. Secondo Lei, questa è la politica? O è la “politica italiana”?
«Sono fermamente convinto che questa non sia la politica. Perché se questa fosse la politica, nessuna persona di buona fede potrebbe occuparsi di politica. Purtroppo si tratta di una politica italiana che trova uguali forse in certi paesi che noi reputiamo democraticamente “inferiori” al nostro. Le vorrei ricordare che noi oggi andiamo a votare con una legge che lo stesso proponente ebbe a definire “una porcata” e che è stata entusiasticamente approvata da tutti i partiti alleati al proponente. Né si può dire che l’opposizione abbia fatto molto per ribaltare questo stato di cose. Ora, cosa dire della politica di un paese dove si passa dallo “schifo” alla “porcata”?»
A Sciascia lo sgomentò, in quella sua breve esperienza parlamentare, “la doppiezza tra il dire e il fare e tra il dire e il dire”. Oggi che stati d’animo proverebbe?
«Oggi c’è molto di peggio: una parte della politica fa tanto per fare, e un’altra parla tanto per parlare. Altro che sgomento...».
Leggendo questo libro ho avuto l’impressione che, se si facesse operazione analoga con i testi di tanti “professionisti della politica” che hanno calcato le scene del Parlamento, si salverebbe appena qualche paginetta. Ascolti questa osservazione di Sciascia: “La campagna elettorale che ha portato a questa legislatura è stata da più parti … svolta sul tema dell’ingovernabilità. In realtà, questo paese è invece il più governabile che esista al mondo... Tutto ciò che in questo paese è ingovernabile, eversione e criminalità principalmente incluse, risiedono appunto nel modo di governare”. Non è imbarazzante che simili parole, trent’anni dopo, sembrino scolpite sulla roccia?»
«Non so come rispondere alla sua domanda. Chiaramente si tratta di qualcosa di più che imbarazzante. La politica non è una cosa astratta, si risolve sempre in leggi e provvedimenti concreti. Direi quindi che, più che imbarazzante, la cattiva politica può risultare devastante per un paese».
Sciascia dà l’impressione di affrontare la politica a mani nude. Può elencare i grandi temi con i quali si cimentò in quegli anni?
«Mi piace molto la sua espressione “a mani nude”. Sciascia era infatti un profeta disarmato e sempre più lo risulta rileggendo proprio queste pagine. Non c’è stato tema della vita italiana che Sciascia non abbia affrontato da giornalista, da scrittore e da politico. Io vorrei ricordare qui la feroce polemica della quale fu oggetto quando pubblicò “L’affaire Moro” oppure quando scrisse quell’articolo dal titolo infelice, e non suo, “Né con le Br né con lo Stato”. Il fatto è che toccava sempre con una precisione da chirurgo il punto dolente».
Camilleri, un’ultima domanda che riguarda Sciascia, e anche Lei. Perché i “fiori all’occhiello” sono ben accolti nei salotti della politica italiana, ma nella stanza del manovratore non devono mettere piede?
«Non credo che né io né Sciascia abbiamo fatto parte dei salotti della politica italiana. Lui ha fatto politica attiva e ha dato un altissimo esempio di come si possa fare una politica rispettosa di se stesso e degli altri. Pare la politica sempre più voglia diventare una enclave di tecnici, la gran parte dei quali però, alla resa dei conti, si dimostra di non avere neanche un diploma preso in una scuola per corrispondenza».
Saverio Lodato
 
 

cinemaitaliano.info, 13.12.2009
Consegnati a Mario Monicelli e Andrea Camilleri i Premi Alabarda d'Oro - "Città di Trieste"

La Direzione Artistica del Premio Alabarda d'Oro - "Città di Trieste", Festival del Cinema, Teatro e Letteratura ha consegnato ufficialmente i premi Alabarda d'oro alla carriera per il cinema al Maestro Mario Monicelli e allo scrittore e regista Andrea Camilleri per la letteratura. La consegna è avvenuta a Roma in forma privata dove i direttori artistici del premio, Mauro Caputo (l'ideatore) e Federica Crevatin, hanno incontrato i due maestri nelle rispettive abitazioni romane. Entrambi si sono complimentati per la bellezza del trofeo realizzato dall'artista triestino Bruno Chersicla in fusione bronzea ricoperta d'oro e che adesso è esposto tra i Leoni d'Oro di Monicelli.
I due maestri hanno voluto ringraziare la città di Trieste e rimanere informati sulla prossima edizione del premio, non escludendo una eventuale visita nella nostra città in occasione delle prossime assegnazioni.
 
 

Teatro San Genesio, Roma, 14.12.2009
Edipo
Tragedia inedita di Andrea Camilleri
 
 

Il Giornale di Ragusa, 14.12.2009
"Arte parole e vino" in scena a Donnafugata

Ragusa - Si è tenuta ieri mattina al castello di Donnafugata la manifestazione “Arte parole e vino”.
L’azienda vinicola Avide di Comiso, l’Associazione Culturale Studio 71 di Palermo e il Camilleri Fans Club, sono stati gli attori che hanno messo in moto una “macchina” organizzativa che ha coinvolto pittori, poeti e scrittori.
L'idea è stata quella di "vestire" il vino con etichette che riproducono un'opera d'arte; al dipinto, poi, si è affiancato un pensiero sul vino uscito dalla penna di uno scrittore o di un poeta. Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e Santo Piazzese tra gli scrittori che hanno dato il loro contributo.
 
 

Il Velino, 14.12.2009
Tartaglia / Il mandante è la disperazione della Sinistra

[…]
B. Ti sbagli. Perché stupirsi che da quell'armento di imbecilli, ai quali il fior fiore della nostra gauche intellettuale, mediatica e giudiziaria, dai proff. Cordero e Asor Rosa ai dott. Travaglio e Ingroia, con l'aiuto di tutte le star delle lettere e dell'arte e di tutti i guitti dello spettacolo, da Camilleri, a Moretti, a Saviano e da Beppe Grillo ai fratelli Guzzanti, va spiegando da anni che B. è peggio di Mussolini e di Hitler, e il suo governo un regime più infame di ogni possibile stato totalitario, possa poi spuntare fuori un disgraziato deciso ad accopparlo?
A. Giusto. Anzi mi piacerebbe sapere perché mai tutti questi gagliardi accusatori di B. e dei suoi crimini, ora che quel mentecatto è passato dal sogno all’azione, anziché fingere ipocritamente di condannarne il gesto, al contrario non lo lodano apertamente, deprecandone magari il fallimento, visto che B. è un tiranno più infame del Duce e del Fuhrer…
Ruggero Guarini
 
 

La Stampa, 16.12.2009
Elzeviro
Metti una sera al teatro di Camilleri con Di Pietro e l’”imperatore”

C'è un paese che da un giorno all'altro è invaso dall'immondizia, e più se ne leva, più ne cresce. Immondizia che spunta e si moltiplica nel talamo degli sposi, che prende il posto dei ci­bi in cucina e dei libri nelle bibliote­che. Corrono voci di sinistri prodigi: vitelli nati con quattro teste, neonati con otto gambe. Strade che franano per il crollo delle montagne di rifiuti, aria mefitica, frotte di ratti grandi co­me gatti che si aggirano famelici... «Maria Maria Maria! O murire 'ntussicati o mangiati vivi dai surci!».
Una favola nera siciliana, con tan­ti agganci nella realtà italiana. Ma non solo per via dell'immondizia. L'altra sera a Roma. Nel teatrino di San Genesio, all'angolo con viale Mazzini, gli invitati arrivano alla chetichella, con fare carbonaro. Meglio non dare nell'occhio, di questi tempi, non aggiungere strepito allo strepito. Una questione di stile (per chi ancora ci tiene). E per la sua serata, Andrea Camilleri ha scelto l'understatement assoluto. Ha scritto una tragedia, Edipo un adattamento attualizzante, in chiave parodistica, dell'Edipo re di Sofocle. Ha affittato una piccola sala, ha invitato un centinaio di amici. È il dono di Natale dello scrittore bestseller. Un divertissement, nulla di più, una mise en espace che si vedrà que­sta volta e poi mai più. Forse non si potrà neppure leggere (anche se An­tonio Sellerio, il suo editore piomba­to in sala, è di diverso avviso).
Sorrisi amabili, risate complici, l'autore in prima fila, che sogghigna sornione. Avvistati Antonio Di Pie­tro, Furio Colombo, Sandro Baricco, Nino Frassica. Quella che va in scena è una tragedia con i toni della. far­sa, specchio (neppure troppo) deformante della realtà che :rappresenta. O magari è un dramma satiresco, come quelli che nella Atene classica completavano,alleggerendolo, il ciclo della tetralogia.
E infatti il satiro c'è: il granni 'mpe­raturi del paisi, che invita le picciotte a palazzo e «fino a trenta a notte le regge».E ci sono i satirelli che gli fan­no ala, il capo dei munnizzari Pritola­so che nega l'emergenza, un diretto­re di tg che sbuca dallo schermo a so­stenere che, secondo un sondaggio, da quando c'è l'immondizia le malattie sono calate del 50%. Ma è proprio l'imperatore, si viene infine a sapere, la causa della munnizza che si autori­produce senza fine. Lui non è un uomo come noialtri, «è una metafora di­ventata munnizza viva, la menzogna ca si fici carne».
È Tiresia, indovino cieco che campa vendendo pizzini con i numeri buoni del lotto, a rivelare come stanno le cose. Succede come nell'antica Tebe, flagellata dal morbo perché per le sue vie si aggirava impunito l’assassino di Laio. Lì fu Edipo a scoprire il colpevole: «iddru stissu era la malatia cuntagiusa che 'mpistava la cità», e per salvare il suo popolo si punì da solo con l'accecamento e l'esilio. Qui invece...
Al processo l'imputato grida alla persecuzione per odio e invidia. I giu­rati uno dopo l'altro devono rimette­re l'incarico, perché tutti indirettamente legati all'imperatore. La situazione è senza sbocchi. Ma siamo a teatro. Tuoni e lampi e da un disco volante salta fuori il deus ex machina: Ermes, «protettore dei latri e quindi amico sò». Porterà l'imperatore con sé, perché «'u patri Zeus havi 'ntinzioni di tinirisillo allato». Castigo divino? In un certo senso... Il dio vuole servirsi di lui come di una calamità naturale: quando vuole punire un popolo, «ci manda iddu e tempu nenti 'stu populu è futtutu!».
Al coro dei cittadini non resta che armarsi di «santa pacienza» e spala­re, «ci vorranno anni e anni per puli­ziare ‘u paisi di tutta.'sta lurdura». Amaro finale della fiaba nera. Nel foyer, il buffet, i saluti, gli auguri. Non solo per il Natale.
Maurizio Assalto
 
 

Il Piccolo, 16.12.2009
I tanti volti della giustizia nell'agenda dei racconti di magistratura democratica

”AgeMda 2010”, ovvero non dimentichiamoci della giustizia e degli umani che la applicano nelle aule di tribunale. Giunta alla sua quinta edizione, la nuova agenda di Magistratura Democratica è stata presentata al pubblico dallo scrittore Pino Roveredo, dall'avvocato Gianfranco Carbone e dal giudice Francesco Antoni. […] La prefazione è di Andrea Camilleri, che tradisce una ardente passione per gli argomenti trattati, soffermandosi brevemente su ognuno dei racconti dell'AgeMda, spostandosi tra temi intricati come quello del rapporto tra giustizia e mafia, o dell'importanza di ricordare che i giudici e i magistrati, come tutti, non posso che legare il loro ruolo istituzionale alla propria individualità. Sbaglia dunque chi li considera solo automi programmati per eseguire.
[…]
Linda Dorigo
 
 

LiguriaOggi.it, 16.12.2009
Il birraio di Preston (voto 7)

Andrea Camilleri (1925) scrisse "Il birraio di Preston" nel 1995, prendendo spunto da un fatto realmente accaduto ripreso nel libro "Inchiesta sulle condizioni della Sicilia (1875-1876)" pubblicato nel 1969 a cura di Salvatore Carbone e Renato Grispo. Nel 1864 a Caltanisetta ci fu una vera e propria sollevazione popolare causata dalla decisione del prefetto, d’origine fiorentina, Eugenio Fortuzzi di far rappresentare, per l’inaugurazione del teatro cittadino, l’oscura opera lirica Il birraio di Preston di Luigi Ricci (1805 –1859). Lo scrittore colloca i fatti nell’immaginaria Vigata, patria del famoso commissario Salvo Montalbano, comparso giusto un anno prima col romanzo "La forma dell’acqua". La decisione prefettizia scatena le ire dei maggiorenti della piccola comunità che si sentono colonizzati dal funzionario governativo e innesca una vera e propria rivolta al termine nella quale il nuovo teatro va a fuoco e due amanti muoiono soffocati dal fumo che ha invaso la loro alcova. Come spesso accade nei libri dello scrittore siciliano ci sono numerosi personaggi – maggiorenti, intellettuali di provincia, politici ambigui, mafiosi, rivoluzionari velleitari, inventori geniali – e questo ha reso complicato il passaggio dalla pagina scritta al testo teatrale, un percorso cui ha posto mano, dopo molte titubanze, lo stesso Andrea Camilleri che presta anche la sua voce come io narrante. Il risultato è uno spettacolo corale come se ne vedono pochi di questi tempi, anche per ragioni economiche, un ampio mosaico in cui la sicilianità la fa da padrona mettendo in luce pregi e difetti di una mentalità che coniuga il peso di una storia ricca di dominazioni straniere a quello di un carattere fiero e indolente. Una miscela che, nel libro e sul palcoscenico, trova una sintesi mirabile nell’alternarsi d’ironia e dolore, beffe e assassinii. Un copione che si lega al testo scritto senza tradirlo, anzi arricchendolo di una visività che aggiunge un elemento in più al romanzo.
Umberto Rossi
 
 

Il Fatto Quotidiano, 17.12.2009
Non è tempo di tacere
Spinelli su MicroMega lancia la solidarietà ai quotidiani attaccati da Cicchitto: aderiscono intellettuali e giornalisti

I salotti televisivi del pomeriggio trasformati in pubbliche gogne per i presunti mandanti morali dell’aggressione a Silvio Berlusconi.
L’aula della Camera che diventa palco per liste di proscrizione. Parole come “terrorista” che trovano posto nel lessico istituzionale. Non è tempo per l’Aventino delle coscienze: è sempre più chiaro a molti.
Per prima, ieri, Barbara Spinelli ha pubblicato un appello di solidarietà sul sito di MicroMega, ripreso dalla versione online del Fatto Quotidiano, indicato da Fabrizio Cicchitto nel suo discorso di martedì come parte di un network che porta avanti campagne d’odio e veleni, insieme con Repubblica e il gruppo Espresso.
In poche ore sono arrivati migliaia di messaggi di sostegno e firme (ieri sera alle 21 erano 40mila). È possibile aderire all’appello su questo sito e su quello di Micromega.
Intellettuali, scrittori e giornalisti in queste ore stanno esprimendo solidarietà a chi è stato colpito da parole e minacce. Ne abbiamo scelti alcuni. Qui sotto le analisi e i giudizi su quanto sta accadendo in Italia in questi giorni.
Giorni in cui chi può dire qualcosa – perché ha pensiero, orizzonti, storia personale e professionale – sente il dovere di farlo.
[…]
Andrea Camilleri, scrittore: "Le liste di proscrizione sono sempre terribili e   tristi. Soprattutto sono l’avanguardia della repressione totale. Mi ricordano tempi bui della storia d’Italia. Sento un bruttissimo tanfo di fascismo senza se e senza ma, come usano dire i politici in questi giorni. Mentre ascoltavo le parole di Cicchitto in aula, riecheggiavano nella mente altre parole. Quelle di Benito Mussolini. Che disse ai parlamentari: 'Ridurrò quest’aula a un bivacco per i miei manipoli'. Stiamo assistendo, in questi giorni, a un’indegna speculazione sul gesto di un matto".
[…]
Beatrice Borromeo e Silvia Truzzi
 
 

Il Giornale, 17.12.2009
In scena il puparo Camilleri
La vicenda raccontata col beffardo gusto del paradosso

Il puparo è sempre presente con la sua voce inconfondibile che introduce ogni scena dello spettacolo e si chiama Andrea Camilleri, poligrafo debordante e superbo uomo di teatro. La folla di personaggi, anzi la folla di pupi è nelle sue mani, quelle di un burattinaio che con grande amore del grottesco tira le fila. Ne «Il birraio di Preston» siamo sempre in Sicilia, ma non c'è il commissario Montalbano, i fatti sono reali, documentati dall'inchiesta Franchetti-Sonnino sulle condizioni socio-economiche della Trinacria del secondo Ottocento. «Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa» è l'incipit che Camilleri usa per il suo Birraio, riportandosi all’originale «Era una notte buia e tempestosa» di Edward Bulwer Lytton, dando inizio così al racconto del fattaccio vero dell'inaugurazione del Teatro di Caltanissetta (qui trasferito nell'immaginaria Vigata), dove un cocciuto toscano impone contro il volere della popolazione un modesto melodramma di tal Ricci, «Il birraio di Preston», appunto. Una vicenda raccontata con beffardo gusto del paradosso comico al quale Camilleri ricorre per descrivere l'assurdità di quel mondo e che nell'adattamento teatrale firmato da Giuseppe Dipasquale diventa uno spettacolo dalle mille sfaccettature. La traduzione teatrale tradotta in una paratattica successione di quadri ha un andamento che ricorda le «illustrate» storie dei cantastorie dell'isola. La complessità del romanzo che fa della sua articolata struttura la sua forza, sul piano teatrale diventa la sua debolezza in quanto il mantenimento di tale struttura ha un effetto più avvincente sul piano narrativo rispetto a quello teatrale, per cui il risultato lascia perplessi. Personaggio fondamentale in tutta la recita è l'Autore, ponte tra teatro e letteratura, narratore della storia e allo stesso tempo interprete, sotto il cui sguardo ironico gli attori si giostrano ognuno tra più personaggi. La sua figura funziona da fil rouge e Pino Micol svolge questo ruolo con grande sapienza attorale e grande padronanza di scena. Spettacolo in cui si ride, ma in alcuni punti si fa fatica a seguire l'intreccio narrativo anche perché a fatica si diventa complici dei protagonisti a causa di una recitazione modesta ma troppo urlata da parte della Compagnia del Teatro di Catania.
 
 

Agrigentonotizie.it, 18.12.2009
"Ritorno alla marina", anteprima alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma

Lo scrittore Andrea Camilleri con il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto e Pierluigi Pirandello, nipote del Premio Nobel, hanno presentato ufficialmente in anteprima alla stampa, presso la prestigiosa sala dell’Ercole della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma la mostra "Fausto Pirandello – Ritorno alla marina", l’evento d’arte che si terrà presso l’auditorium San Gerlando di Porto Empedocle dal 23 gennaio al 6 aprile 2010.
La mostra, composta da 36 opere tra olii e pastelli, è stata illustrata dalla sovrintendente dei Beni culturali, Maria Vittoria Marini Clarelli e dalla curatrice, la collezionista milanese Claudia Gian Ferrari che ha messo a disposizione della fondazione "Andrea Camilleri" e del Comune di Porto Empedocle l’intera collezione. Un numeroso e qualificato pubblico, composto in prevalenza da critici ed operatori del mondo dell’arte e della Cultura ha seguito con interesse la presentazione dell’evento che vuole celebrare l’artista Fausto Pirandello nella sua terra d’origine.
“Quella che un tempo fu la marina di Girgenti – ha detto il sindaco Firetto durante l’incontro con la stampa – oggi ripropone, attraverso questa mostra, la figura di un grande artista che, pur segnando indiscutibilmente il Novecento italiano, probabilmente non gli è mai stato riconosciuto fino in fondo lo straordinario valore delle sue opere e della sua pittura”.
 
 

La Repubblica (ed. di Genova), 18.12.2009
Quella bionda è effervescente mentre il pubblico raddoppia

La prima di un'opera lirica viene boicottata, il teatro incendiato, muoiono in molti, immediatamente o per conseguenze indirette. "Il birraio di Preston", questo il titolo dell'opera, era stato imposto da un prefetto toscano per una inaugurazione in una cittadina siciliana: motivi futili e privati, i suoi, con esito pubblico, politico e disastroso. Questa la materia del primo romanzo celebre di Andrea Camilleri, adattato oggi per lo Stabile di Catania e ospite alla Corte. La stesura scenica è affollatissima di storie, controstorie e umori sconnessi, ben guidati da Giuseppe Dipasquale in un allestimento ricco come pochi di espedienti brillanti e di appariscenti trovate: i narratori che si fanno attori, gli attori che si raccontano mentre agiscono, un innamoramento in chiesa musicato in diretta sui canti liturgici, proteste e applausi da un pubblico che raddoppia idealmente quello reale in platea, e così via. Molta cultura teatrale e i generosi sforzi di una quindicina di attori per dire, alla fine, le contorte e complicate insofferenze dei siciliani verso quelli del continente. Pezzo e messinscena somigliano un po' a Camilleri: un bel narrare, vivezza e varietà di toni, metafore piuttosto ben orchestrate che profondamente sentite o espresse. Un versatile, animoso ed esperto Pino Micol regge tutto, mentre Mariella Lo Giudice con il suo linguaggio marinaro tratteggia cammei che valgono la serata.
Margherita Rubino
 
 

L'Opinione, 18.12.2009
Appelli sinistri
Travaglio, il tanfo e gli squadristi

Questo articolo non è un’arringa contro quelli di una certa età. La terza. Anzi, un po’ come tutti, ho amato molto i miei nonni che non ci sono più e preservo tuttora molto affetto con l’unica rimasta in vita. Non si può non notare, però, il comportamento un po’ strano di alcune persone di una certa età. La terza, appunto. E’ infatti partito l’ennesimo appello “per una stampa libera contro gli squadristi”, così come ha titolato ieri Il Fatto. A firmarlo molta gente comune e tante personalità, le solite. Tutte più o meno di una certa età. Si va dagli 89 anni di Giorgio Bocca agli 84 di Andrea Camilleri, passando per gli 87 di Margherita Hack. Cosa c’è di male nell’essere un po’ anzianotti e nel firmare sottoscrizioni? Nulla. Solo che, sono sempre gli stessi. Toh, guarda caso, Giorgio Bocca, Margherita Hack e il nobel Dario Fo (classe 1926) avevano già posto la loro nobile firma sotto un altro appello. Era il 13 giugno 1971 e il settimanale Espresso si scagliava contro il “commissario torturatore” Luigi Calabresi. Inutile aggiungere ulteriori parole. Il dato, però, è un altro. Ma ti pare che questi arzilli vecchietti nemmeno con l’età siano riusciti a stemperare un po’ di astio (se non proprio di odio)? Ma non hanno dei nipotini con cui passare il tempo? Ma soprattutto, sempre gli stessi sono? Se continua così, sulla carta d’identità dovranno segnare alla voce “professione”, la qualifica “firmatario di appelli”; e magari proporre a Tremonti la realizzazione di un’apposita categoria fiscale con un numero di sgravi direttamente proporzionale al numero di firme apposte (quelle su tema ambientale proposte dai Verdi valgono mezzo, però). Anzi, trattandosi di persone di una certa età, dovranno rivolgersi direttamente all’Inps.
Il punto, però, non è questo. Quello che è grave, è il ritorno di termini come “fascismo” e “squadrismo”. Camilleri: “sento un bruttissimo tanfo: mi ricorda il fascismo”. Bocca: “Forti analogie con l’incendio del Reichstag e le leggi speciali”. Fo: “Se veramente censureranno il web e le piazze con nuove leggi speciali, sarà un punto di non ritorno”. A parte il fatto che l’unico atto lontanamente assimilabile allo “squadrismo” visto sino ad ora è l’uscita dei deputati del Pdl durante il discorso di Di Pietro, ricordiamo a lor signori che se ci fosse veramente “tanfo di fascismo”, ad alcuni giornali avrebbero dato fuoco alla sede, come minimo. Altro che le parole di Cicchitto. Certo il clima politico non è bello, ma non è certo colpa solo del “fascista” Berlusconi. Meraviglia, però, che a parlare così a sproposito di “fascismo” sia chi della materia dovrebbe intendersene. Dario Fo ha forse visto in giro paracadutisti con indosso la divisa della Repubblica Sociale di Salò? Eppure dovrebbe riconoscerli, visto che fu loro collega (“O mi presentavo, o fuggivo in Svizzera”, si giustificò in passato. Allora perché non è fuggito in Svizzera?). E Giorgio Bocca? Vabbè, lui ha l’autografo facile, visto che firmò pure il Manifesto sulla razza aderendo alla Campagna antiebraica promossa dal governo. Insomma, su fascismo e leggi razziali dovrebbero essere ben preparati. O forse sono un po’ arrugginiti dall’età, talmente arrugginiti da non rendersi conto che si sono schierati in difesa di uno che fa dello squadrismo il suo pane quotidiano. Quel Marco Travaglio che ieri se l’è presa con il Corriere della Sera e Il Riformista e che a turno se la prende con tutti. Forse anche per lui vale il motto, “molti nemici molto onore”.
Francesco Blasilli
 
 

War Bulletin, 18.12.2009
Giornata antimafia a Brescia

Domani mi troverete nella ridente Brescia, dove scanserò le camicie verdi per presentare "Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia". Ecco il programma completo della giornata, organizzata da Radio Onda d'urto, Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato” e Libreria Bookstop.
[...]
Ore 20,30, Osteria Pan & Bacco Via IV Novembre, 69 Rezzato
Cena con prodotti biologici e di Libera Terra.
Per prenotazioni e informazioni telefonare al 030.2590723
Sarà presente Marco Rizzo che presenterà il suo libro; a seguire musica d’autore con Carmine Rizzo “Tra la festa e la lotta” con un racconto di Andrea Camilleri su immigrazione, terra e mafia.
Marco Rizzo
 
 

Il Giornale, 19.12.2009
«Il birraio di Preston» sopra le righe ubriaca attori e pubbico
L’adattamento del testo di Camilleri (voce narrante) non convince: il grottesco prende la mano alla regia e alla recitazione

Primo teorema di Montalbano: in teatro Luca Zingaretti sa essere grandissimo anche senza Salvo e Vigàta, come ad esempio quando mette in scena “Lighea” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nello splendido, straziante e straniante “La sirena”.
Secondo teorema di Montalbano: in teatro, i testi di Andrea Camilleri non sanno essere grandissimi, soprattutto se mancano Salvo e Vigàta e soprattutto se manca Luca Zingaretti.
Dimostrazione dei teoremi di Montalbano: in questi mesi, a Genova fino a domani e fino alla fine di aprile in giro per l’Italia, è in tournée “Il birraio di Preston”, testo di Andrea Camilleri ambientato proprio nel paese immaginario di Vigàta, la capitale di tutti i montalbani. Ma si tratta di una Vigàta di un secolo e mezzo prima del commissario, dove si inaugura il nuovo teatro civico. C’è un problema, però: l’ottuso prefetto mandato dalla Toscana si intestardisce sul fatto di aprire la struttura con “Il birraio di Preston”, mediocre opera di Luigi Ricci, ferocemente avversata dalla popolazione.
Il testo, in sé, avrebbe anche parecchi spunti divertenti e - nonostante la complessità dei sessanta personaggi protagonisti - è a tratti esilarante, riuscendo anche a superare molte volgarità gratuite, anzi a renderle funzionali alla storia. Ma qui ci fermiamo.
Perché la rappresentazione del teatro Stabile di Catania è quanto di peggio si possa vedere su un palco. La riduzione e l’adattamento teatrale di Camilleri, che è anche voce narrante, e Giuseppe Dipasquale, che è anche regista, sono eternamente sopra le righe per più di due interminabili ore. E la recitazione va nella stessa direzione: il registro grottesco porta Pino Micol, ma soprattutto Giulio Brogi e la maggior parte degli altri quattordici attori sul palco, ad essere come travolti dalla voglia di strafare. E, alla fine, in platea, la sensazione è quella di un’ubriacatura: ma nemmeno un’ubriacatura da Barbaresco o da Amarone o di un rosso siciliano di quelli davvero carichi, come potrebbe essere nelle intenzioni della compagnia. Qui, siamo di fronte a un’ubriacatura da vinaccio al metanolo, da pochi centesimi al litro.
Alla fine - per chi ha la forza e il coraggio di arrivare fino in fondo - resta la sensazione che, se gli abitanti di Vigàta avessero saputo che qualcuno voleva collegare il “Birraio di Preston” (non l’opera di Ricci, ma la commedia di Camilleri) al teatro del loro paese, la rivolta sarebbe stata più dura di quella messa in scena.
In una parola: una minchiata. Nel senso camilleriano della parola, ovviamente.
Massimiliano Lussana
 
 

Il Cittadino, 19.12.2009
Le lente amnesie di un Beckett "rock": sbarca a Lodi lo spettacolo di Francione

Oggi e domani al teatro Dehon di Bologna, si consumeranno gli ultimi due appuntamenti con il terzo “atto” di RockaBeckett rapide e lente amnesie tre, ricerca condotta da tre anni sull’opera del grande scrittore e drammaturgo irlandese. […] Furono curiose coincidenze che mi portarono ad organizzare in diverse occasioni retrospettive sull’attività pre-Montalbano di Andrea Camilleri e del regista di teatro e tv Carlo Battistoni, collaboratore storico di Giorgio Strehler, tra gli inventori del “teatro televisivo”. Del primo si sa quasi tutto tranne che è un beckettiano della prima ora, avendo messo in scena primo in Italia “Finale di partita” sul finire degli anni ‘50 (girò anche a metà degli anni settanta per la rai una versione con Celi e Rascel) […]. Ciò giustifica la presenza di due giganti nel quadrilatero drammaturgico che compone RockaBeckett, invero: due pezzi, un prologo (Camilleri ripreso nella sua casa romana proprio nell’orazione di Hamm da “Finale di partita”) e un anti-prologo. […]
Fabio Francione
 
 

Emons audiolibri, 20.12.2009
Domenica 20 dicembre, ore 11
Cinema Nuovo Sacher
Largo Ascianghi, Roma
Andrea Camilleri incontra Luigi Lo Cascio
In occasione dell'uscita dell'audiolibro La luna di carta.
Modera Marino Sinibaldi
A cura di Emons audiolibri / Www.emonsaudiolibri.it / info@emonsaudiolibri.it
 
 

Il Foglio, 20.12.2009
La vera storia di un grande carabiniere sotto processo, Mario Mori / 2

[…]
Ma dietro alle accuse di connivenza fatte nei confronti del lavoro siciliano di Mori esiste anche un filone di critica culturale di cui ultimamente si è fatto portavoce lo scrittore Andrea Camilleri. La visione burocratica della lotta alla mafia ti trascina spesso anche verso conclusioni molto avventate e ti porta a credere che stabilire contatti con il nemico, studiare da dentro il suo mondo, arrivando persino a parlare il suo lessico, significhi sostanzialmente diventare suo complice. In una recente intervista, Camilleri sostiene che Leonardo Sciascia era molto affascinato da quella mafia che sembrava invece combattere. La dimostrazione pratica è nascosta dietro alcune parole del protagonista del Giorno della civetta. Sempre lui: il capitano Bellodi. “Sciascia – dice Camilleri – non avrebbe mai dovuto scrivere ‘Il giorno della civetta’: non si può fare di un mafioso un protagonista perché diventa eroe e viene nobilitato dalla scrittura. Don Mariano Arena, il capomafia del romanzo, invece giganteggia. Quella sua classificazione degli uomini – ‘omini, sott’omini, ominicchi, piglia ‘n culo e quaquaraquà – la condividiamo tutti. Quindi finisce coll’essere indirettamente una sorta di illustrazione positiva del mafioso e ci fa dimenticare che è il mandante di omicidi e fatti di sangue.
E il fatto che Sciascia faccia dire dal capitano Bellodi a don Mariano mentre lo va ad arrestare ‘Anche lei è un uomo’ è la dimostrazione che in fondo Sciascia la mafia l’ammira e la stima”.
[…]
Claudio Cerasa
 
 

Tgcom, 21.12.2009
Rai, tagli alle fiction
Saltano Crimini e Coliandro

Tagli alla fiction di Raidue - stop per ora sia alla terza serie di "Crimini" che al nuovo "Ispettore Coliandro" - ma non alle prime serate di fiction su Raiuno, pur in un'ottica di contenimento dei costi di produzione. Il cda della Rai ha approvato all'unanimità, il piano globale fiction 2010 con un budget ridotto rispetto al piano 2009: 215 milioni di euro il valore delle produzioni del 2010 che arrivano a 279 se si considera il completamento delle produzioni degli anni precedenti.
[…]
E, immancabile, anche "Montalbano". A primavera entreranno in produzione 4 titoli - Il campo del vasaio, L'eta' del dubbio, La danza del gabbiano e un quarto titolo inedito - gia' previsti in realta' nel piano 2009, ma anche in quello 2010 c'e' un ulteriore seguito per Montalbano (forse sul giovane Montalbano, dai romanzi storici di Andrea Camilleri).
[…]
(Lux)
 
 

Radicaliperugia.org, 22.12.2009
Sciascia e Camilleri: un’occasione persa

Il 2009 è l’anno del ventennale della morte di Leonardo Sciascia: un anniversario che è trascorso un po’ sottotono a fronte dell’importante contributo che il grande scrittore siciliano ha dato alla cultura e alla politica italiana. Un modo per ricordarlo è stato il contributo di Andrea Camilleri con il suo libro recentemente uscito per i tipi Bompiani “Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia” che non rende affatto giustizia all’impegno diretto di Sciascia con il Partito radicale. Il titolo dovrebbe già allarmare: Sciascia in Parlamento non si è limitato a presentare e rispondere ad interpellanze parlamentari ma ha preso parte a voti di fiducia per governi, a discussioni su mozioni e last but not least ha preso parte ai lavori della Commissione d’inchiesta sull’omicidio di Aldo Moro e della sua scorta presentando un’importante relazione di minoranza che andrà a costituire una parte dell’Affaire Moro. Camilleri – malgrado il titolo infelice – riporta gli interventi parlamentari con allegato una scheda che dovrebbe aiutare a contestualizzarlo. Operazione subdola perché nulla è riportato riguardo alle polemiche sulla sua candidatura nelle liste radicali dopo una veloce presenza nel Consiglio comunale di Palermo nelle liste del Pci, nulla viene scritto riguardo alle discussioni che quegli interventi parlamentari hanno suscitato, nulla del lavoro svolto nel gruppo parlamentare radicale, nulla delle polemiche che il lavoro nella Commissione Moro ha sviluppato, tra cui una importante discussione con Renato Guttuso sul ruolo del Pci in tutta la vicenda. Infine, non vengono citati nella bibliografia gli autori e i ricercatori che molta attenzione nel corso degli anni hanno dedicato al lavoro parlamentare di Sciascia. Insomma, un’occasione persa per ricordare, nel ventennale della morte, Leonardo Sciascia.
Andrea Maori
 
 

Il Tempo, 22.12.2009
Pillole di gossip

[...]
12- Che bolle in pentola? Che novità ci dobbiamo aspettare dal nuovo anno in quanto a film e fiction? Quali sono gli attori meglio piazzati? Sergio Fabi del portale cinemotore ha già fatto le pulci a tutti. [...] Nino Frassica e Maurizio Casagrande saranno nel film di Rocco Mortelliti, tratto da un racconto di Camilleri "La scomparsa di Pato'". Produce Donatella Palermo.
Gabriella Sassone
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.12.2009
Il ponte sullo Stretto una speranza e due dubbi

Domenica scorsa ho letto che a Villa San Giovanni c'è stata una forte manifestazione contro il Ponte sullo Stretto, purtroppo segnata da un lutto, promossa dal comitato «No Ponte». Mi pare che ce ne siano state altre nei giorni precedenti in altre città. Era stato annunziato che oggi il presidente del Consiglio avrebbe posto la prima pietra, dando così inizio ai lavori. Pare che sia stato tutto rimandato a causa dell'aggressione milanese. Sabato, Televideo mi ha informato che si sono avute tre scosse di terremoto nelle zone etnee, una delle quali è stata avvertita anche a Catania, e che duemila passeggeri dei treni che percorrono il tunnel sotto la Manica vi sono rimasti intrappolati tredici ore a causa del maltempo. Sono tre notizie che concorrono a creare in me, a proposito della questione del Ponte, quello che dalle nostre parti si usa definire come «un cori d'asinu e un cori di liuni».
E poiché qualcuno mi ritiene un sostenitore del Ponte senza se e senza ma, vorrei spiegare qual è la mia posizione con assoluta sincerità. Sono profondamente convinto che il Ponte potrebbe servire, e di molto, allo sviluppo economico della Sicilia. Non a farci diventare italiani, come è stato inopportunamente detto, perché quello, nel bene e nel male, lo siamo già. Quando se ne cominciò a parlare non astrattamente, ci fu chi sostenne la sua inutilità parlando di un ponte gettato «tra due deserti». A parte che la Calabria e la Sicilia non possono essere definite in nessun modo «deserti», vorrei ricordare che anche il porto di Gioia Tauro venne profetizzato come una cattedrale nel deserto e invece è diventato in breve tempo il più importante scalo mediterraneo per le navi portacontainers. Ci fu all'epoca anche chi affermò che la costruzione del Ponte sarebbe servita solo ad impinguare le casse della mafia e della 'ndrangheta.
Il che può essere vero, ma una qualsiasi opera pubblica non si può fermare, in un paese civile, con un simile argomento. Se si teme questo, si faccia in modo che mafia e 'ndrangheta siano tenute lontane, altrimenti è come se lo Stato alzasse bandiera bianca. Che la mafia non sia un fatto locale, è dimostrato dalle misure messe in atto per la ricostruzione de L'Aquila. Si faccia lo stesso e di più per il Ponte. E siamo tutti così sicuri che la linea della palma, la quale, come diceva Sciascia, sale verso il Nord, non abbia raggiunto i grandi lavori milanesi per la prossima Esposizione? Se abbiamo questo dubbio, torno a ripetere, le stesse misure preventive possono e debbono valere tanto per il Nord quanto per il Sud. Ora viene la parte che fa, dell'altra metà del mio cuore, «un cori d'asinu». Anzitutto, non ritengo che la costruzione del Ponte sia una questione prioritaria. Siamo stati per secoli separati dal continente, possiamo ancora aspettare un po'. E soprattutto non la ritengo prioritaria in un momento come questo, nel quale la ripresa dopo la crisi si annunzia tarda, lenta e difficile.
Ora come ora il Ponte mi appare come un lusso faraonico che soddisferà la mania di grandezza di qualche governante ma che in realtà il paese non può in nessun modo permettersi. Però il vero dubbio è un altro. Il Ponte sorgerà in una zona ad altissimo rischio sismico. Il terremoto del 1908 è stato così spaventoso che al suo confronto quello dell'Abruzzo è come se non ci fosse stato. E va tenuto presente ancora che l'uomo non ha ancora costruito un ponte di lunghezza simile. Non esistono insomma precedenti. E' un'affascinante scommessa in sé, a prescindere dal rischio sismico. E nei giorni di vento forte - come quello di ieri - siamo certi che il transito a quell'altezza potrebbe continuare a svolgersi regolarmente? Ecco, io vorrei che questi miei dubbi venissero fugati da un referendum tra tutti i geologi e tra tutti i costruttori di ponti esistenti al mondo. In maniera di sapere in anticipo, è proprio il caso di dirlo, da che piano si casca. E nella speranza che quelli del comitato «Ponte subito» non mi iscrivano d'ufficio tra i «soggetti della cultura che, alla ricerca di visibilità, nasconderanno la loro vacuità ricorrendo a un irresponsabile catastrofismo».
Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 24.12.2009
Ponzellini, presidente Impregilo: «Sarà l'opera di una generazione». E arriverà anche la Tav

Massimo Ponzellini si entusiasma come un ragazzino. […] Ora è impegnato nella grande avventura del Ponte.
[…]
Oggi su un giornale [La Repubblica, ed. di Palermo, del 23.12.2009] c'è un articolo di Camilleri che è favorevole al Ponte, ma ha qualche perplessità [Sic!, NdCFC] per possibili terremoti e per le giornate di vento.
«Se lui avesse voglia, volentieri lo invitiamo nel nostro centro di progettazione del Ponte e gli spieghiamo tutto. Il terremoto non è una cosa che ostacola il Ponte, nel senso che se c'è un terremoto il Ponte non lo usa nessuno [E meno male!, NdCFC]. L'importante è che il Ponte non cada [Geniale, NdCFC] ed è stato studiato perché non cada. Gli studiosi hanno stabilito che in quella zona, per le caratteristiche del territorio, non ci può essere un terremoto più forte del 7,1 della Scala Richter, cioè la stessa intensità del sisma del 1908. Noi abbiamo alzato questa soglia e il Ponte non cadrà. Per quanto riguarda il vento sono rarissimi i giorni in cui è così forte da dover chiudere il Ponte. Diciamo meno di 10 giorni l'anno. Ma soprattutto si deve capire che il Ponte non è un semplice attraversamento di quel braccio di mare. Il Ponte è il grande segno che finalmente la Sicilia entra in Europa a pieno titolo».
[…]
Tony Zermo
 
 

La Stampa, 24.12.2009
Che cosa leggeremo nel 2010
Anima mia torna in libreria
Mentre l’India arriva al Salone del libro, l’editoria si volge alla spiritualità

[…]
Andrea Camilleri, che non ci lascerà senza una nuova avventura di Montalbano, inizia l’anno con “Il nipote del Negus”.
[…]
Mario Baudino
 
 

Altri appunti, remo bassini, 24.12.2009
Camilleri e gli editori lenti

Gli ultimi libri io non li ho letti, ma di Camilleri ho letto tanto, specie i libri che non hanno come protagonista Montalbano (sarà che una volta ho visto Zingaretti, e non mi è piaciuto:  troppo poliziotto).
La mossa del cavallo, per esempio, ma anche La presa di Macallè, che è un gran bel noir, o Il birraio di Preston, o Il re di Girgenti o La scomparsa di Patò sono, a mio avviso, degli ottimi libri. La faccio breve: Camilleri è lo scrittore italiano che mi piace di più (poi vengono Luisito Bianchi e Luigi Bernardi).
E mi fa piacere che i suoi gusti letterari coincidano con i miei: Pirandello e Sciascia, gli autori a cui ispirarsi, da cui c’è ancora, e tanto, da imparare. (E Montalban).
Comunque. Tutti sanno che Camilleri è diventato un famoso scrittore in età avanzata, e che il suo primo libro, “Il corso della cose”, fu pubblicato da un editore a pagamento, Lalli, che però nulla chiese a Camilleri.
Non sapevo, l’ho letto pochi minuti fa, che quel libro, anni prima, stava per essere pubblicato da Mondadori e, in epoca successiva, da Editori Riuniti.
E’ la cosa più brutta che possa capitare a un autore, questa. Festeggi, ché magari già ti vedi con la copertina di una certa collana, e poi invece tutto sfuma.
Depressione assicurata. Peggio di una bocciatura.
L’intervista che ho letto è dello scrittore, pure lui siciliano, Roberto Mistretta.
Il mio libraio mi racconta che quando Camilleri pubblicò con Lalli “Il corso delle cose” un suo cliente, un insegnante mi pare, per mesi e mesi fermava la gente in libreria e diceva di aver letto un libro strepitoso.
Della serie: certe volte i lettori hanno occhi più lunghi di quelli degli editori.
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La Repubblica, 29.12.2009
Gregoretti-Camilleri l'ironia intelligente non trova spazio in tv

Roma - Li hanno fatti incontrare a cena le figlie, Andreina e Orsetta, perché Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti non si erano mai incrociati. Così, tra un ricordo e un aneddoto è nato il docufilm "Ugo & Andrea - Conversazione in falso movimento" con la regia di Rocco Mortellitti, che racconta un capitolo di vita culturale in Italia, attraverso il dialogo fra due intellettuali eclettici e originali. Gregoretti e Camilleri salgono su una duetto rossa, la macchina è spinta a mano per le vie di Roma (effetto cromakey) dalla troupe mentre il regista e lo scrittore conversano. «Io e Andreina con alcuni amici abbiamo girato tutto in un pomeriggio» racconta Orsetta Gregoretti «montando un cromakey cucito a mano». Presentato alla Casa del Cinema, il film è un saggio d'ironia, peccato non abbia trovato una rete tv che lo trasmetta.
«Mia moglie ha stabilito che non so guidare» spiega Gregoretti «Da ragazzo avevo la 600 multipla ma una sera a Villa Borghese per guardare una signora mercenaria mi sono schiantato contro la Fontana dei cavalli marini». Frammenti di memoria: il nonno che dà le spalle al televisore («Non era più lui il centro dell'attenzione»), l'amore-odio per la tv, il cinema. Camilleri ricorda lo scritto di latino e il telegramma spedito ai genitori: "Promosso latino proseguo Milano". «Volevo andare a trovare Vittorini al Politecnico». Un pomeriggio insieme, lo studente e l'intellettuale siciliano che chiede di paesi minuscoli mai dimenticati; l'incontro con Orazio Costa, il lavoro in Rai, la scoperta della scrittura. Un racconto tutto da ascoltare.
Silvia Fumarola
 
 

Adnkronos, 29.12.2009
Pietrangelo Buttafuoco, acuto viaggiatore del tempo presente
Ha raccontato con efficacia la sua visione della realtà italiana

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- Ha anche un progetto teatrale per gli italiani all’estero…
“Ci stiamo lavorando con il direttore dello Stabile [di Catania, NdCFC] Giuseppe Dipasquale e con Gilberto Idonea, uno straordinario attore che ha una grande esperienza del pubblico degli italiani all’estero visto che ogni anno va in tournée in tutto il mondo con i suoi spettacoli della tradizione siciliana. In questo momento, per esempio, è in Brasile. Il progetto prevede la produzione di lavori di autori siciliani e stiamo valutando diverse ipotesi tra cui quella di mettere in scena un romanzo di Andrea Camilleri fino a questo momento mai ridotto per il teatro. Avremo così modo di riprendere una tradizione instaurata già da Mario Giusti, che portò “Pipino il breve” sui palcoscenici dell’Argentina, del Brasile, dell’Australia, degli Usa, in cui si trovavano le comunità italiane. Sarebbe auspicabile creare una compagnia ad hoc che si occupi di portare questi spettacoli alla sterminata platea dei nostri connazionali all’estero, ma questo dipenderà anche dal tipo di sostegno che avremo dalle Istituzioni”.
 
 

ANSA, 29.12.2009
2009: Teatro, contro la crisi trionfa Shakespeare
Ma ci sono anche le novita' dall'Italia e dal mondo

Roma - Nel 2009 la prosa si è difesa dalla crisi economica e dai tagli al Fondo Unico dello Spettacolo. Più che mai William Shakespeare è stato protagonista, per andare sul sicuro, oppure per mancanza di novità. […] E ancora "Molto rumore per nulla" è stato tradotto in siciliano da Andrea Camilleri.
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Fra le novità […] fra i titoli in scena anche quello di Andrea Camilleri, 'Festa in famiglia', collage sulle molestie alle donne nelle commedie di Pirandello. […]
 
 

 


 
Last modified Tuesday, April, 22, 2014