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RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2009

 
La Repubblica, 1.7.2009
Il libro. “La tripla vita di Michele Sparacino” di Andrea Camilleri (Rizzoli, euro 12,50)
Nell’incontro con Francesco Piccolo Andrea Camilleri ricorda i suoi esordi
Quando scrivevo come Amado
Il racconto di Andrea Camilleri “La tripla vita di Michele Sparacino” è seguito da una conversazione –di cui pubblichiamo una parte- tra il creatore del commissario Montalbano e lo scrittore e sceneggiatore siciliano Francesco Piccolo

PICCOLO Questo è un racconto preso da una serie di storie che lei scrive per "divertimento personale".
CAMILLERI Sì, non hanno una destinazione editoriale, né la vogliono avere. Guarda, anche se non pare, sono un uomo estremamente ordinato, mentalmente. Non so se se l'hai notato, ma tutti i romanzi di Montalbano si compongono di 180 pagine conteggiate sul mio computer, divise in 18 capitoli di 10 pagine ciascuno. Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo, perché vuol dire che c'è qualcosa che non funziona.
PICCOLO Perché invece Montalbano funziona così, in 180 pagine?
CAMILLERI Perché secondo me così, in 180 pagine esatte, funziona. Quindi io prima di scrivere ho bisogno di fare il lucido, come fanno i geometri, cioè a dire: qual è il respiro di questo romanzo che ho in testa? I vuoti, i pieni, dove c'è la finestra, dove c'è il giardino. Ho bisogno di organizzarmi questo schema, e fino a quando non organizzo questo schema sono incapace di scrivere. Anche se il romanzo, in un altro ordine di successione, ce l'ho tutto in testa. Quando finalmente ho questo lucido davanti a me, allora comincio.
PICCOLO Anche Simenon era un geometra. Anche lui era maniaco della preparazione.
CAMILLERI Quindi vuol dire che non sono solo delle mie manie, questo mi consola. Come mi consolò una volta una storia che coinvolse Leonardo Sciascia. Mi chiamò e mi chiese: «Andre', ce l'hai un racconto?». Aveva fatto con Guglielmino un'antologia di scrittori siciliani, e stavano pensando a una seconda edizione - io avevo già pubblicato due romanzi: Il corso delle cose e Un filo di fumo. Disse che però voleva un racconto, non voleva pubblicare brani di romanzo. In quel periodo avevo scritto tre racconti, Montalbano era lontanissimo, quindi non erano polizieschi. Gli dissi: «Te li lascio in albergo tutti e tre, scegli tu quello che vuoi». Poi mi telefonò dicendo: «Mi piace Capitan Caci, non lo dare a nessuno perché te lo pubblico nell'antologia». Dopo circa una quindicina di giorni mi telefona un carissimo amico e mi chiede: «Hai letto l'ultimo libro di Jorge Amado, Due storie del porto di Bahia ?». «No, non l'ho letto.« «Te lo presto io» mi dice. «E no» rispondo, «Amado me lo compro subito». E vado a comprarlo. Sono due racconti. Comincio a leggere il primo e mi sento davvero male. Perché due episodi, e di difficile invenzione, erano lì. Erano in quel racconto. Ci resto veramente. Ti descrivo solo un episodio: Capitan Caci, doppiato Capo Horn, fa naufragio e si trova su una zattera con un negro gigantesco. Hanno pochissimi viLa vera storia di "Capitan Caci", che Sciascia volle per un'antologia veri, possono assicurare la sopravvivenza di una sola persona e allora se la giocano a tressette e briscola. Vince Capitan Caci e il negro si deve buttare a mare. Ora, una storia del genereè difficile che due se la ritrovino uguale. Mia moglie dice: «Sarà una storia marinara, capace che l'avete sentita tutti e due nell'infanzia e fa parte di un corredo che vi siete poi dimenticati». Comunque, io telefono subito a Leonardo Sciascia e gli dico: «Ridammi il racconto, non lo pubblicare, perché chi glielo leva poi dalla testa alla gente che ho plagiato Jorge Amado?».
PICCOLO Però, d'altra parte era anche una consolazione, la conferma di avere la capacità di raccontare...
CAMILLERI Questo senz'altro. E pensa che con Amado mi è successo ben tre volte - ma una di queste tre me ne sono fottuto, ho detto: «Io pubblico lo stesso, chi se ne frega e buonasera!». E poi, senti: dopo anni viene pubblicata un'antologia di racconti fantastici italiani dell'Ottocento e del Novecento. Questa antologia viene recensita da Italo Calvino su Repubblica - è uno dei suoi ultimi scritti. Tra gli altri Calvino parla di un racconto di Beniamino Joppolo, che si intitola Lo zio, che lo ha particolarmente colpito. Racconta di una coppietta giovane, nella quale c'è il ragazzo che dice sempre alla ragazza: «Ieri sera mio zio è stato geniale» e narra battute, aneddoti, cose meravigliose... La ragazza naturalmente si incuriosisce e dice: «Ma fammelo conoscere tuo zio!». Su questa richiesta il ragazzo fa calare sempre il silenzio. Poi, una volta, il ragazzo deve andare fuori per lavoro e, lascia fare alle donne, la ragazza si procura in un attimo l'indirizzo dello zio. E ci va. Bussa alla porta. Sente una voce che risponde: «Avanti!». Entra e si trova in una foresta tropicale, e appeso a un albero c'è uno scimmione che le dice: «Tu devi essere la fidanzata di mio nipote». «Qual è la questione?» dice Calvino. «La questione è che nel mio cassetto ho un racconto identico. L'unica variante è che lo zio non è uno scimmione, ma un delfino. La ragazza entra a casa dello zio e si trova davanti una enorme piscina, il delfino le dice: "Tu devi essere la fidanzata di mio nipote"». Come si spiega questa cosa? Né Calvino lo ha copiato a Joppolo, né il contrario. Forse, sostiene Calvino, i racconti sono idee archetipali - come una biblioteca lì pronta. Uno va e si prende una storia. Poi capace che arriva un altro e si prende la stessa storia per sé.
PICCOLO Con tutte le varianti...
CAMILLERI Con le varianti, certo, ma i racconti sono quelli.
Andrea Camilleri e Francesco Piccolo
 
 

l'Unità, 1.7.2009
Lo chef consiglia
La guerra in Iraq e le bugie (di Pinocchio-Bush) diventano un ricordo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

El País, 1.7.2009
Contra el regreso de las leyes raciales

Las cosas que acaecen en Italia han tenido siempre, para bien o para mal, una gran influencia en toda la sociedad europea, desde el Renacimiento italiano al fascismo, pero no siempre se han conocido a tiempo.
En este momento, los periódicos europeos muestran gran interés por algunos aspectos de la crisis que está atravesando nuestro país; sin embargo, consideramos un deber de los que vivimos en Italia llamar la atención de la opinión pública europea sobre otros aspectos que han permanecido oscurecidos. Se trata de ciertos movimientos de la política y de la legislación italiana que, si no se logran frenar, pueden desfigurar el rostro de Europa y hacer retroceder la causa de los derechos humanos en todo el mundo.
El Gobierno de Berlusconi, con el pretexto de la seguridad, ha impuesto al Parlamento, del que tiene el pleno control, la adopción de normas discriminatorias con respecto a los inmigrantes que ya no se veían en Europa desde los tiempos de las leyes raciales.
Se ha sustituido el sujeto pasivo de la discriminación; ya no es el judío sino la población de inmigrantes irregulares, compuesta por centenares de miles de personas, pero no se han cambiado las normas previstas por las leyes raciales, como la prohibición de los matrimonios de conveniencia mixtos.
Con esa prohibición se impide (...) el ejercicio de un derecho fundamental como es el de contraer matrimonio a personas sin vínculos de raza o de religión; un derecho fundamental del que se sustrae no sólo a los extranjeros, sino también a los italianos.
Además, mediante una norma aún más lesiva para la dignidad humana, se ha introducido la prohibición de reconocer a sus propios hijos a las mujeres extranjeras sin papeles. Como consecuencia de esa decisión política, (...) los hijos de las madres extranjeras en situación irregular serán para siempre hijos de nadie, se les separará de sus madres y serán entregados al Estado. Ni siquiera el fascismo llegó tan lejos. Las leyes raciales introducidas por ese régimen en 1938 no privaban a las madres judías de sus hijos, ni las obligaban a abortar para evitar tener que entregar a sus hijos al Estado.
No apelaríamos a la opinión pública europea si la gravedad de estas medidas no superara toda frontera nacional, y no exigiese una reacción responsable de todas las personas que creen en una humanidad común. Europa no puede admitir que uno de sus países fundadores retroceda a niveles primitivos de convivencia, contradiciendo las leyes internacionales y los principios de seguridad jurídica en que se basa la propia construcción política europea. Va en interés de todos nosotros europeos garantizar que esto no suceda.
La cultura democrática europea debe tomar conciencia de la patología que proviene de Italia y movilizarse para impedir que se extienda en Europa.
Cada uno debe elegir el modo oportuno de manifestar y hacer valer su oposición.
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Franca Rame y Dario Fo
 
 

il manifesto, 1.7.2009
Ddl sicurezza
Lettera al Pais : No al ritorno delle leggi razziali

In una lettera pubblicata oggi sul quotidiano spagnolo «El Pais», alcuni intelletuali italiani, tra cui Andrea Camilleri, Dacia Maraini e Dario Fo, denunciano «l'adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati» da parte del governo italiano. L'appello sottolinea come il governo Berlusconi, «agitando il pretesto della sicurezza», ha soltanto sostituito l'oggetto delle discriminazioni: «non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari». La lettera, indirizzata «alla cultura democratica europea», chiama alla mobilitazione tutti gli europei che hanno a cuore il destino del loro continente, e dei «principi garantisti e di civiltà giuridica» su cui si basa. Per gli autori il pericolo è che, provvedimenti che non si vedevano «dai tempi delle leggi razziali», si propaghino con il rischio di «sfigurare il volto dell'Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero».
l.m
 
 

I love Sicilia, 7.2009
“Con gli occhi di un altro”, elegia siciliana per un eroe

Stavolta la strage è sullo sfondo. Un film che esula dal solito cliché di stampo mafioso, lontano da quella sorta di autocompiacimento che spesso è stata messa in luc in tanti film che trattavano assassini di mafia. Cominceranno i primi di luglio le riprese del film “Con gli occhi di un altro”, prodotto dall’Associazione Tersite di Palermo, la cui regia è a cura di Antonio Raffaele-Addamo, un attore con una carriera teatrale di tutto rispetto, per la prima volta dietro la maccina da presa. Il soggetto, pregno di toni onirici e poetici più che legati all cronaca, è rimaneggiato a partire dal testo della scrittrice Cetta Brancato “19 luglio 1992”, scritto all’indomani della strage di via D’Amelio, di cui Addamo aveva già curato la regia della pièce teatrale omonima.
[…]
“Il testo di Cetta Brancato da cui prenderà le mosse il film - afferma Andrea Camilleri che ha firmato la prefazione del libro - è un poema che rende omaggio a un sacrificio, ma è soprattutto un inno a quello che il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty chiamava ‘l’unico eroe tragico possibile dei nostri giorni’: l’uomo, quell’uomo che continua a fare quel che fa credendovi e pur sapendo perfettamente che lo scacco, il fallimento, la sconfitta sono in ogni momento in agguato”.
Sv. Al.
 
 

I love Sicilia, 7.2009
Strani/Nostrani. Giuseppe Agnello
Lo scultore che sussurrava alle capre
Figlio e nipote di pastori, pascolava il gregge di famiglia. Ora è un artista famoso che ha realizzato la statua del commissario Montalbano piazzata sul marciapiede di Porto Empedocle

Il ragazzo che sussurrava alla capre ora è un artista fa­moso. L'ultima opera lo ha reso celebre: è sua la statua del commissario Montalbano piazzata sul marciapiede di Porto Empedocle, inaugurata con tanto di fanfara alla presenza di Andrea Camilleri. Potenza della letteratu­ra: il ragazzo che sussurrava alle capre scolpiva da anni le sue opere, ma aver dato corpo, faccia e figura a un personaggio immaginario lo ha proiettato immediatamente nel clamore dei giornali e delle televisioni. Strano destino per uno come Giuseppe Agnello che da sempre sfugge ai riflettori, detesta il palcoscenico e preferisce stare un passo indietro.
[…]
Ormai la statua di Sciascia a Racalmuto è un'abitudine per i paesani, un'attrazione per i turisti di passaggio che amano far­si fotografare abbracciati al monumento dello scrittore. E' stato facile per Giuseppe Agnello, reduce da quest'esperienza, vincere il concorso indetto dal sindaco di Porto Empedocle per la statua dedicata al commissario Montalbano. "In realtà - spiega Giusep­pe Agnello - all'inizio avevo pensato anch'io a una statua con la faccia e il corpo di Luca Zingaretti. Ma le perplessità di Camilleri mi hanno convinto: sarebbe stata un'opera un po' kitsch. Sarebbe diventata la statua all'attore. E così mi sono messo a leggere i libri, a vedere gli articoli nei quali Camilleri descriveva il 'suo' Montalbano. Illuminante è stata una telefonata con lo scrittore, quando mi ha parlato di Pietro Germi. Ne è venuto fuori un Montalbano con la faccia di un siciliano antico: i baffi, i capelli folti e tirati in­dietro, un volto abbastanza comune nei nostri paesi. Un siciliano degli anni Cinquanta".
[…]
Gaetano Savatteri
 
 

Il Messaggero, 1.7.2009
Nasce la Luiss Writing School
Cotroneo: «Trasformare i sogni in competenze»

Vale ancora il binomio genio e sregolatezza. Sì che vale, almeno per chi ha la fortuna di essere baciato da questo simpatico tandem. Ma il creativo old style, il genio tutto istinto e talento naturale, il solista cerebrale più o meno chiuso nella torre d’avorio della propria intelligenza, rischia di restare spaesato nella società del lavoro di massa iper-tecnologizzato, di venire superato dai ritmi del tempo e dai nuovi lavori della comunicazione moderna e della creazione intellettuale sempre più variegata e professionalizzata. Quindi? «La nuova creatività va insegnata e si può imparare, richiede rudimenti di base, disciplina nell’apprendimento e tante conoscenze anche di tipo produttivo e industriale che prima non erano richieste», spiega Roberto Cotroneo, che è giornalista e scrittore ma non solo. Ora dirige la neonata Luiss Writing School, la prima scuola in Italia di scrittura creativa a livello universitario, oltre a dirigere sempre alla Luiss la scuola di giornalismo.
[…]
Tutto ciò in quanti anni?
«Due. Da ottobre 2009 a giugno 2011. Si parte, nel primo semestre dall’insegnamento dei fondamentali. Fra i quali non manca, per esempio, il corso di grammatica e stilistica della lingua italiana, che sarà tenuto dai uno dei massimi specialisti accademici di questa materia: il professor Luca Serianni».
Per chi ha studiato alla “Sapienza”, Serianni è un mito. E gli altri docenti?
«Per l’elenco completo, e per tutte le altre informazioni, rimando al nostro sito che www.lws.luiss.it. Ma intanto, ecco qualche nome: dallo sceneggiatore Francesco Bruni ad Andrea Camilleri, da Andrea Cane che è editor alla Mondadori all’editore Alberto Castelvecchi che è anche linguista e filologo, da Carlo Freccero a Carlo Lucarelli, Massimo Onofri, Paolo Mereghetti, Stefano Rulli, Sergio Valzania. E Stefano Balassone, Marco Martani lo sceneggiatore di “Notte prima degli esami” e di altri film di successo. Devo fermarmi qui?».
[…]
 
 

Il Messaggero, 1.7.2009
Al Fontanonestate dal dialetto al noir con Foà, Guerrini, Popolizio e Arena

Roma. Due mesi di programmazione con due settimane di interruzione in agosto. Tanto teatro di tutti i generi, dal dialettale al noir, nomi molto noti ed emergenti, e qualche puntatina nel cinema. Questo promette il cartellone del Fontanonestate 2009 (www.teatrostudio.org), come sempre organizzato da Enzo Aronica, Maria Luisa Bigai e Riccardo Bàrbera, al Parco della Rimembranza, con la Fontana dell’Acqua Paola a fare da scenografia.
[…]
”Cam Jam Suite” è il sequel della “Camilleri Jam” che Maria Luisa Bigai aveva confezionato a partire dalle filastrocche del papà di Montalbano (di cui è stata allieva all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico) fino a un evento di chiusura - il 6 settembre - dal titolo parlante: “What a Jam!”.
p.pol
 
 

Gazzetta del Sud, 1.7.2009
Uno spettacolo teatrale dedicato alle pagine della grande letteratura dell'isola
Gullotta in tournée con gli scrittori siciliani

Roma. Nuovo impegno teatrale per l'attore Leo Gullotta, il quale, in attesa di riprendere in autunno le recite de "Il piacere dell'onestà" di Luigi Pirandello, sarà durante l'estate in tournée nei teatri di pietra e nei siti archeologici con uno spettacolo dedicato ai miti portici e alle pagine della grande letteratura siciliana. Si tratta di un viaggio fatto di letture, immagini e installazioni sceniche, inserite in un percorso drammatico appositamente selezionato dalle pagine di capolavori particolarmente rappresentativi. Lo spettacolo si intitola "Minnazza", antico termine popolare che si richiama alla terra come Grande Madre del nostro immaginario collettivo. Gullotta si propone di avvincere lo spettatore con le parole poetiche di Ignazio Buttita, che apriranno e chiuderanno la rappresentazione, e con quelle di Italo Calvino, Salvatore Quasimodo, Giovanni Meli, Luigi Capuana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Giuseppe Fava, Andrea Camilleri.
Tutto questo per una serie di debutti che dal 10 luglio al 20 agosto vedrà Gullotta e i suoi collaboratori (il regista Fabio Grossi, lo stesso che lo ha diretto ne "L'uomo, la bestia e la virtù" e "'Il piacere dell'onestà", e il musicista Germano Mazzocchetti) impegnati in una ventina di località, tutte scelte in funzione del passato che torna in funzione del presente.
«Un volo radente – ha spiegato Gullotta in una conferenza stampa - attraverso penne prestigiose che invitano a pensieri critici sulla nostra società di ieri e di oggi. Confronto teatralmente serrato con autori che con coraggio hanno difeso le loro idee che in questo caso assumono forme grazie alla vocalità e alle sonorità della scena sempre irrompente e riflessiva».
 
 

Teledurruti, 1.7.2009
Fulvio Abbate: Camilleri? E’ uno Sciascia-Hag
 
 

l'Unità / MicroMega, 2.7.2009
Ddl sicurezza. No al ritorno delle leggi razziali
Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa
Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono
L'appello è stato pubblicato il 1 luglio sul quotidiano spagnolo "El Paìs".

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro e Gianni Amelio
 
 

l'Unità, 2.7.2009
Lo chef consiglia
Ecco apparire jettatori occulti
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La città di Salerno, 2.7.2009
Diario

Castel San Giorgio. La proiezione di un’esclusiva video-intervista in cui Andrea Camilleri racconta Jean Claude Izzo è tra gli eventi della prima giornata del festival dedicato allo scrittore marsigliese scomparso nel 2000, al via oggi. La tre giorni, che si svolgerá fino a sabato tra cinema e letteratura, si apre alle ore 20, in piazza della Concordia (giá piazza Martiri d’Ungheria), con gli interventi di Andrea Donato, sindaco di Castel San Giorgio, di Marco Pistoia, curatore della sezione cinematografica del "Jean Claude Izzo Festival", e di Isaia Sales.
 
 

La Stampa, 2.7.2009
Guerra del copyright
Il personaggio è mio e me lo gestisco io
Da Holden a Montalbano, come evitare il "rapimento" dei propri figli letterari

C’è un libro scritto a quattro mani da Carlo Lucarelli e Simona Vinci che forse non leggeremo mai; o che in ogni caso dovremo aspettare a lungo, perché è ambientato nel mondo di Topolino e Paperino. Chi l’ha visto assicura che è molto divertente. Era nato anni fa, per una collana che la Disney pensava di lanciare in Italia: romanzi ispirati ai suoi personaggi. Venne sottoscritto il contratto, ma il progetto non fu realizzato. Gli autori sono perciò tornati in possesso del copyright, cioè del diritto di disporre come meglio credono della loro creazione letteraria: e tuttavia non ne possono far nulla perché i personaggi appartengono a qualcun altro, cioè alla Disney. Basterebbe cambiare i nomi: il racconto è però a chiave e gioca su una serie di riferimenti precisi all’universo disneyano, ragion per cui la cosa è evidentemente impossibile. Il libro diventerebbe troppo diverso, e in qualche modo «zoppo». Meglio lasciarlo nel cassetto fino a quando, come accade per i diritti d’autore, scadranno i diritti su questi eroi del fumetto.
È questo, che ci ha racconto l’agente letterario dei due scrittori, un caso abbastanza tipico, anche se molto raro almeno in Italia, di potenziale «guerra del copyright».
[...]
Forse alla fine «rubare» non è così facile; e, a parte le carte del tribunale che comunque spaventano sempre gli editori, non ne vale granché la pena. I «padri» dei personaggi più celebri sembrano piuttosto fiduciosi nel legame indissolubile che li accomuna ai loro figli prediletti. Andrea Camilleri, per esempio, non è molto preoccupato per le molte avance che riceve il commissario Montalbano, ivi compresi alcuni tentativi di rapimento. Il suo commissario fa ogni tanto capolino in qualche romanzo altrui, ma si tratta quasi sempre di omaggi. «Una sola cosa mi ha fatto arrabbiare di brutto - ci confida -: quando ho scoperto, proprio alla Fiera del Libro, che un editore aveva pubblicato un libro sui "Segreti della tavola di Montalbano", ovvero "Le ricette di Andrea Camilleri", senza che ne sapessi nulla. L’avevano fatto già i tedeschi, ma almeno avevano chiesto il permesso».
Si è rivolto all’avvocato? «No, mi sono incazzato e basta». Le ricette, ovviamente, erano ricavate dai romanzi «autentici». È un uso possibile? «Mica tanto - risponde l’avvocato Calabi -. In questo caso credo che lo scrittore avrebbe avuto ottime possibilità di bloccare il libro, se lo avesse voluto. La legge ammette solo le cosiddette rielaborazioni letterarie, che riguardano per lo più il lavoro dei critici, e le parodie».
[...]
Mario Baudino
 
 

Lasiciliaweb, 2.7.2009
Camilleri e il sobillatore di Vigata
Storia di un agitatore di folle che non esiste: esce "La tripla vita di Michele Sparacino", il nuovo libro dello scrittore siciliano ambientato nel paese immaginario già famoso per Montalbano

Roma - Michele Sparacino è un agitatore di folle, uno che chiama alla ribellione l'intero paese quando scopre che l'orologio della torre del municipio va avanti di 10 minuti. Il paese è Vigata, specchio d'Italia secondo la geniale invenzione di Andrea Camilleri di cui in questi giorni esce per Rizzoli 'La tripla vita di Michele Sparacino' (pp.92; 12.50 euro) arricchito da un colloquio dell'autore con Francesco Piccolo.
In quell'immaginario paese di Vigata, Sparacino innesca uno sciopero generale che unisce panettieri, netturbini, maestri elementari e impiegati comunali. Il fatto è che Sparacino - almeno il sobillatore - non esiste ma è l'invenzione di un giornalista pigro e bugiardo, Liborio Sparuto, desideroso solo di spiegare ai suoi lettori la vita del paese. Come spesso accade, però la realtà supera la fantasia: un Michele Sparacino esiste davvero ed è destinato a scontare sulla sue pelle le invenzioni, anzi le bugie, di Sparuto. Una vita devastata da un destino che non è il suo e che lo porterà - lui molto diverso dal 'doppio' astuto e coraggioso - fino a Caporetto, inviso a soldati e comandanti.
Camilleri, nel colloquio con Piccolo, definisce il personaggio di Sparacino "l'ignoto supremo, l'ignoto assoluto", nato dalla suggestione del finale del racconto di Pirandello 'I vecchi e i giovani'. Ma spiega anche come si sviluppa e si arricchisce il suo scrivere: a cominciare dai suoi primi lavori fino allo storico Montalbano.
 
 

l'Unità, 3.7.2009
Lo chef consiglia
Papi e celoduristi. È la stessa pasta
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Rai Tre, 3.7.2009
In onda alle 0:50 (con replica il lunedì alle 8:30)
Big. La via del cuore, la via della ragione - Andrea Camilleri
Una serie di 8 ritratti privati di personaggi famosi. La trasmissione è ideata e condotta da Annalisa Bruchi e Silvia Tortora; ogni puntata è introdotta da Lino Jannuzzi.
 
 

Corriere del Mezzogiorno, 3.7.2009
«Jean Claude Izzo Festival»
Camilleri già consegnato il libro dove muore Montalbano
Castel San Giorgio laboratorio creativo per i giovani per la produzione di corti e di testi per il cinema

Salerno - Si è aperto a Castel San Giorgio, il «Jean-Claude- Izzo Festiva», manifestazione curata da Marco Pistoia, docente di discipline cinematografiche a Salerno. Le finalità del Festival si racchiudono nel progetto di istituire a Castel San Giorgio, nel nome di Izzo, un laboratorio creativo destinato ai giovani per la produzione di corti e per esercitazioni di testi per il cinema Tra le novità culturali si segnala un’intervista a Andrea Camilleri dove lo scrittore siciliano rivela aspetti inediti di un’amicizia interrotta solo dalla prematura scomparsa di Jean-Claude.
«Venni invitato a Parigi, per il salone del libro. - esordisce Camilleri- E mentre ero nel mio stand, come si usa fare, dove ti senti come un carcerato o un fenomeno da baraccone (ma fortunatamente mi tirava su Sepulveda), mi si presentò un signore che mi disse: sono Jean - Claude Izzo. Lui ignorava assolutamente il mio innamoramento per le sue opere, quindi dovette rimanere alquanto sorpreso dal fatto che io l'avessi violentemente e immediatamente abbracciato dicendo: ‘Porca miseria, questo è il più bell'incontro che sto facendo alla mostra!’. L’incontro determinò immediatamente una corrente di simpatia e di amicizia per cui dopo due ore parlavamo come se ci fossimo conosciuti da una vita. Questo fenomeno mi era già capitato con Manolo Vazquez Montalbàn, il quale si unì a noi e quello fu un pomeriggio stupendo tra tutti e tre».
Come proseguì la conversazione in quelle giornate parigine?
“Apprezzai la discrezione e in un certo senso la timidezza umana di Jean-Claude. Era delicatamente astratto rispetto al mondo che lo circondava. Non l'ho conosciuto assai bene, ma ebbi subito l'impressione di una grande bontà, di un individuo puro, semplice. Nei tre giorni che siamo stati assieme non ci siamo mai lasciati, al punto tale che lui mi regalò l'edizione francese di Gallimard della trilogia di Marsiglia. Ci ripromettemmo di vederci il prima possibile, anche perché lui mi aveva detto che sarebbe tornato in Italia”.
Di che altro si parlò allora con Jean- Claude?
“In quell'occasione capitò quella cosa deliziosa e strana, quella discussione su come liberarci dei nostri personaggi, che francamente stavano cominciando a rompere le scatole. Manolo aveva elaborato una fine complicatissima per Pepe Carvalho, mentre Jean-Claude disse: ‘Io lo lascio lì, ferito a morte sulla barca, se lo salvano è bene, sennò non fa nulla’. Io stavo per dire la fine di Montalbano, ma fummo interrotti da Sepulveda. Il che è stato un bene, perché a conti fatti loro due sono morti, i loro personaggi continuano a vivere, e io sono vivo grazie all'interruzione di Sepulveda”.
Questa rivelazione costituisce una novità per gli appasionati lettori dello scrittore marsigliese. I suoi lettori prima della scomparsa di Camilleri non sapranno mai come e quando Salvo Montalbano uscirà dalla scena letteraria.
«Tuttavia - confessa Andrea Camilleri - ho già consegnato a Elvira Sellerio il mio libro finale dove annuncerò la fine del commissario di Vigita. Elvira lo pubblicherà solo a compimento della mia esistenza”.
Ugo Di Pace
 
 

l'Unità, 3.7.2009
Diktat Lega. Il decreto sicurezza è legge. Nel giorno in cui il rapporto deficit-Pil è al minimo dal ’99
Governo clandestino. L’opposizione insorge. Ma l’esecutivo già pensa alle intercettazioni
Ronde nere e conti in rosso. Ecco l’Italia della paura
Via libera definitivo del Senato al ddl sicurezza. Maroni e Bossi festeggiano, Berlusconi assicura: «L’ho voluto io». Pd, Idv e Udc dicono no. Gasparri: «Maggioranza compatta». Ma ci sono voluti sei voti di fiducia.

[…]
Poi Maroni si rivolge agli scrittori, da Camilleri a Fo e Tabucchi, che hanno scritto una lettera aperta all’Europa per denunciare i rischi del ddl, a partire dal divieto di «matrimoni misti». «Risponderò a tutti loro -dice Maroni-, Parlano di cose che non esistono, come il divieto per i matrimoni. Si tratta di falsità diffuse da chi non ha letto il provvedimento».
[…]
Andrea Carugati
 
 

The Independent, 3.7.2009
Writers attack new Italian 'race laws'

Italy's parliament yesterday gave final approval to a controversial law which criminalises illegal immigration and legalises unarmed vigilante patrols by citizens. The law was assured an easy final passage by being tied to a confidence vote, so that MPs in the ruling coalition were virtually obliged to vote for it.
The new law represents the fulfilment of several key policies of the Northern League, the anti-immigration party which has been the clear winner in Italy's two most recent elections. The Interior Minister Roberto Maroni, the author of the bill, is a senior member of the League.
This week some of the country's most famous writers signed an open letter condemning the legislation as the "reintroduction of race laws", comparing the measure to the infamous Race Laws introduced by Mussolini in 1938, which banned Jews from work and education.
The letter, signed by Andrea Camilleri, the Sicilian writer, and the Nobel prize-winning dramatist Dario Fo among others, said: "The Berlusconi government, using security as a pretext, has imposed... laws the like of which we have not seen in this country since the passing of the Fascist Race Law." The letter claimed that "irregular" immigrants could be barred from marrying Italians and from registering the birth of their children, "so the children... shall for their entire lives be the children of unknown parents... Not even Fascism went that far."
Amnesty International also criticised the legislation, under which it said "irregular migrants will... be prevented from accessing school, medical (including emergency) care and being protected by security forces against crime". The law will also oblige doctors, teachers and civil servants to report immigrants who they discover are illegal to the authorities.
Fear over "security", frequently directed at immigrants, was an important factor in helping Mr Berlusconi's coalition to victory in the general election last year.
Peter Popham
 
 

Avui, 3.7.2009
Setge als clandestins
DELICTE El Senat italià ratifica la llei que converteix en delinqüents els immigrants sense papers, a qui es farà la vida impossible DELACIÓ Els funcionaris, obligats a denunciar-los PROTESTA Fort rebuig social contra la norma

Les persones que visquin a Itàlia sense els papers en regla seran considerades d'ara endavant delinqüents i perdran tots els drets socials. El partit de Silvio Berlusconi, empès pel soci de govern, la Lliga Nord, va aprovar ahir definitivament una llei que no té precedents a Europa, i que ha aixecat les protestes de l'oposició, les associacions humanitàries, el Consell d'Europa, el món catòlic i intel·lectuals italians de pes. La dreta italiana fins i tot va haver de lligar el vistiplau definitiu del Senat a la polèmica llei a una moció de confiança, fet que va evitar que un centenar de parlamentaris berlusconians dissidents hi votessin en contra.
La norma, que entrarà en vigor de seguida si la firma el president de la República, estableix que viure a Itàlia sense el permís de residència és un delicte, que no comporta presó, però sí l'expulsió del país i una multa d'entre 5.000 i 10.000 euros. L'indocumentat podrà quedar internat fins a sis mesos en un camp de detenció mentre dura el tràmit d'expulsió.
Sense drets
L'immigrant que no tingui els papers en regla no tindrà dret a casar-se, registrar els fills, llogar un pis ni rebre atenció social. I portar els nens a l'escola o anar al metge serà d'alt risc, perquè s'exposarà a ser delatat. La nova llei obliga tot funcionari públic a denunciar els sensepapers. Finalment ha desaparegut del text l'obligació per a metges de denunciar els pacients i de les escoles de delatar les famílies dels nens dels immigrants clandestins, però amb la norma a la mà, els que siguin funcionaris sí que ho hauran de fer.
A més, els italians que lloguin el pis a un indocumentat s'exposen a ser condemnats a una pena de tres anys de presó.
Els nombrosos opositors a la nova legislació asseguren que els drets més bàsics dels nens quedaran violats. Fins i tot es podria donar el cas que l'Estat arrabassés els petits a les famílies sense papers per donar-los en adopció, atès que legalment no serien fills de ningú.
Perill mafiós
Intel·lectuals com Dario Fo, Antonio Tabucchi i Andrea Camilleri denuncien que Itàlia torna a les lleis racials vigents a l'època feixista, amb l'única diferència que "ara no es perseguiran els jueus, sinó els indocumentats". Les associacions humanitàries alerten que els immigrants corren el risc de caure en mans de màfies o xantatgistes. Els més desprotegits seran els nens, que no tindran assegurat el dret fonamental a l'educació. El comissari de Drets Humans del Consell d'Europa ja ha protestat. També el Vaticà adverteix que la llei "portarà molt de dolor" i demana "no demonitzar l'estranger". La dreta italiana contesta que a partir d'ara Itàlia serà més segura, però fica en el mateix sac els clandestins honestos i els que delinqueixen.
Sandra Buxaderas
 
 

l'Unità, 4.7.2009
Lo chef consiglia
Aiuto, il p.c. mi scrive il romanzo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Terra, 4.7.2009
Ricette siciliane per chi è affamato di democrazia

Il nuovo libro di Andrea Camilleri che esce il 9 luglio per Chiarelettere contiene un esergo. Che recita così: "La berlusconite è un'infezione mortale incurabile, che porterà alla rovina l'Italia tutta... Come già accaduto con un altro capo di governo, Benito Mussolini".
[...]
s.m.
 
 

l'Unità, 5.7.2009
Lo chef consiglia
Al dissenso Papi dovrà abituarsi
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 5.7.2009
Audiolibro della Emons «La luna di carta»
Ascoltando Montalbano «babbiato da dù fimmine»
Uno dei tasselli della grande saga siciliana di Camilleri in sei cd con la voce di Luigi Lo Cascio

La luna è una sagoma di carta che ognuno può ritagliare e appendere al proprio cielo personale. La memoria di uno scherzo relegato nello spazio dell’infanzia traccia il percorso verso la verità che il commissario Salvo Montalbano compie in “La luna di carta”. Uno dei tasselli della grande saga firmata da Andrea Camilleri, edito da Sellerio nel 2005, ora è anche un audiolibro, che la «Emons» lancia tra i must della modaiola estate 2009 (tra gli altri titoli anche due bestseller scritti e letti dal magistrato scrittore barese Gianrico Carofiglio). Sei cd, ognuno dei quali contiene tre capitoli del romanzo, in versione integrale.
A dare voce alla storia di Camilleri è l’attore Luigi Lo Cascio, il Peppino Impastato de “I cento passi” e Nicola, l’anima bianca di “La meglio gioventù”, entrambi film di successo diretti da Marco Tullio Giordana. Lo Cascio caratterizza i personaggi con l’accento di una Sicilia che profuma di arancini, tanto cari a Montalbano, di limoni spremuti nelle granite assaporate nelle piazze accecate dal sole e da un barocco prepotente, di una terra in cui la menzogna e la verità rappresentano le facce della stessa medaglia.
Il particolarissimo linguaggio di Camilleri si vivifica ancor più nelle sfumature interpretative di uno dei migliori attori del panorama cinematografico italiano, acquista quel sapore di verità che già un bravissimo Luca Zingaretti (ma a questo punto una domanda nasce spontanea: perché non lui a leggere il romanzo?) nuota accanto a noi e nell’alternanza delle bracciate si dipana la trama di un giallo che ha per protagonista la psicologia femminile. Il commissario della mitica Vigata questa volta deve districare la rete pericolosa tessuta da due donne coinvolte nel suo ultimo caso: il brutale omicidio di un informatore scientifico. Al suo fianco il fedele vice Fazio, che del capo condivide vizi e virtù, e l’esilarante Catarella, macchietta anni Cinquanta con guizzi di acume da saggezza popolare. Non sveliamo il finale del poliziesco per i pochi che non hanno letto il grande successo dello scrittore siciliano o visto in tv l’episodio omonimo.
Il commissario più amato d’Italia però, non farà fatica a capire che le due affascinati signore gli hanno giocato un tiro mancino, come fece una volta suo padre, quando gli disse che «la luna era di carta», e il piccolo Salvo aveva creduto, e quella presa in giro ancora gli brucia, adesso, di fronte a quelle due donne così diverse ma unite dalla passione delittuosa. Indugia Lo Cascio nel cuore del romanzo, si sofferma e poi riparte con impeto, masticando le parole di un Camilleri che dona al suo eroe-protagonista il beneficio dell’umanità: «Quann’era picciliddro, una volta, so patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna ‘n cielu era fatta di carta. E lui, che avvia sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva creduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e intuito, aviva novamente criduto, come un picciliddro a dù fimmine». Le parole ci colpiscono e il loro ascolto si insinua in momenti della giornata che non abbiamo scelto per estraniarci tra le pagine di un libro, ma che convivono con i gesti della quotidianità senza risultarne estranei: sarà questo forse il successo della lettura ascoltata.
Chi scrive non ha potuto fare a meno di tornare col pensiero alle favole dell’infanzia, le fiabe sonore dei 45 giri che venivano inserite a ripetizione nel «mangiadischi». Il richiamo della carta e dell’inchiostro sarebbe arrivato dopo, quel gusto irrinunciabile di aprire un libro e scorrere le parole col dito, inebriarsi dell’odore acre della stampa fresca, concedersi il momento estremamente intimo della lettura. Ideale per le ore trascorse in spiaggia, quando le mani trasudano di crema solare e sfogliare le pagine di un libro diventa un problema, l’audiolibro potrebbe diventare l’oggetto dei desideri dell’estate.
Maria Grazia Rongo
 
 

La Stampa, 6.7.2009
Il caso
Ambra prigioniera dell'Ultima trincea
Un gruppo in fuga poco prima di Caporetto. Il regista Sironi: «Poco raccontato in tv il '15-'18»

Polino (Terni). La grande menzogna che fu la guerra ‘15-‘18 con i suoi generali che mandarono a morire mezzo milione di italiani, e le piccole menzogne di un gruppo di soldati che pensava solo a portare a casa la pelle. Ultimi giorni di ripresa per "L’ultima trincea", fiction di lusso per Raiuno firmata da Alberto Sironi, quello de "Il commissario Montalbano".
[...]
Sironi [...] più riposante una nuova serie di Montalbano? «Non lo so. All’inizio è stato facile: da uomo del Nord ero incantato di fronte alla bellezza del barocco siciliano. Adesso mi pare più arduo, forse perché i racconti di Camilleri si sono fatti più rarefatti, più intellettuali». Non è che pensa di lasciarlo Montalbano? «Mai. E’ stata una fortuna incontrarlo. E trovare Luciano Ricceri, il Nobel degli scenografi, con cui ho inventato l’intera serie».
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Simonetta Robiony
 
 

Guide di Supereva, 6.7.2009
La banca della memoria
Un sito e un libro-dvd per non far cadere nell'oblio i racconti dei nonni d'Italia

Quante volte da bambini i racconti dei nostri nonni ci hanno affascinato? Quanti aneddoti, cronache di eventi passati, di lavori scomparsi abbiamo ascoltato e il tempo ha cancellato dalla nostra memoria?
I nonni e tutto ciò che possono raccontarci sulla nostra storia, sulla storia familiare e su quella della nostra società sono da considerarsi un’eredità importantissima per ognuno di noi: sono il passato che affascina e contemporaneamente spiega il divenire; sono informazioni e sono affetti che rimangono vivi se tramandati e non sepolti nella dimenticanza.
In questa direzione è nato MEMORO, La Banca della Memoria, un progetto che raccoglie i racconti dei “nonni” in video e pubblicati online. I racconti, raccolti per categorie, vanno dall’enogastronomia alla descrizione di quartieri oggi completamente diversi.
Nel libro-dvd che sarà in edicola a Natale 2009, Io mi ricordo edito da Einaudi Stile Libero, verranno raccolti i ricordi di persone nate prima del 1940: da Andrea Camilleri a persone comuni che hanno inviato il ritratto di un loro caro.
Sito e libro-dvd sono un progetto affascinante, ma anche un servizio di grande utilità: il campo in cui navigano non è solo una questione di memoria, ma anche di identità personale e collettiva. In quei racconti ci sono le nuove generazioni che ritrovano, o scoprono per la prima volta, di avere radici profonde, radici che si allungano in tempi lontani, in zone piene di fascino, in ricette dimenticate. Radici che si nutrono di questi racconti e permettono ai rami di riempirsi di foglie nuove.
Monica Oriani
 
 

Corriere della Sera, 6.7.2009
Il caso Faletti: interpreta la realtà. Debenedetti: in un'epoca di imbrogli, offre un colpevole. Onofri: ma non è letteratura
«È consolatorio». E il giallo trionfa
Gli autori di thriller e noir spopolano nella prima classifica di luglio. Donato Carrisi «È considerato un genere di serie B, in realtà è molto difficile da costruire. Bisogna unire emozione e razionalità»

Giallo nella top ten: chi ha ucciso la letteratura? Trionfa la suspense nella classifica Demoskopea dei libri più venduti a cominciare dalla vetta, occupata saldamente da Andrea Camilleri con la nuova avventura del commissario Montalbano.
[...]
Il giallo trionfa proprio quando non dovrebbe avere più senso, dice il critico Massimo Onofri. «Il successo di un genere dove la verità viene continuamente ripristinata è qualcosa di inspiegabile in un secolo che ha incenerito il concetto stesso di verità. Oggi si utilizza il giallo in modo un po' regressivo senza quella straordinaria elaborazione che ha avuto con Gadda o Sciascia, per fare due nomi. Se penso a Camilleri o Vitali vedo un giallo consolatorio, non problematico. E infatti Montalbano in tv è meglio che nei romanzi».
[...]
Cristina Taglietti
 
 

l'Unità, 7.7.2009
Lo chef consiglia
Vizi privati. Ma le pubbliche virtù?
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Gazzetta dello Sport, 7.7.2009
La confessione di Camilleri: "Montalbano mi ha stufato"
L'instancabile scrittore siciliano arriva in libreria con una raccolta di suoi commenti. E ammette: "Il commissario lo butterei in mare"

Andrea Camilleri è il papà di Montalbano, ma è molto altro. È l'autore di cronache romanzate tratte da documenti storici, di una trilogia sulle metamorfosi e ora (esce in libreria dopodomani 9 luglio) di "Un inverno italiano" (Chiarelettere), firmato con Saverio Lodato.
[...]
Emanuele Bigi
 
 

Partito Democratico di Monte di Procida, 7.7.2009
Ancora Montalbano

Sono sempre turbate, le notti di Salvo Montalbano. Continua a svegliarsi di soprassalto e a rigirarsi nel letto, a ricordare sogni e presagi. Anche il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, il quindicesimo della serie dedicata al commissario di Vigàta, si apre con una visione onirica. Sogno a occhi aperti, o incubo, comunque un’immagine che porta sventura: il ballo di un gabbiano agonizzante. Il terrazzino di Montalbano ormai lo conosciamo mattonella per mattonella, con o senza la trasposizione cinematografica. Nella luce intensa di un’alba primaverile, dai colori freschi come un quadro appena dipinto, Montalbano stenta a credere che un uccello possa davvero morire in questo modo: contorcendo il collo in una smorfia innaturale, battendo le ali e ruotando su se stesso, emettendo urli rauchi, grida strascicate. A volte basta poco per rovinare una giornata perfetta, come la sensazione nitida che la morte è proprio lì, fuori dal nostro terrazzo, anche se non sappiamo vederla.
È così che si fanno più acuti i sensi di Montalbano, tanto da riuscire a decifrare quello che Catarella tenta di riferirgli con i suoi bisticci di parole, tanto da allarmarsi quando si rende conto che la situazione stavolta è davvero grave, perché il suo amico Fazio è finito nei guai. Alla notizia della sparizione del suo collaboratore più valido, il commissario parte alla ricerca di una traccia e finisce per dimenticare che Lidia lo sta aspettando a casa per pranzo. Fazio lo hanno visto per l’ultima volta al molo, a sua moglie aveva detto che aveva un impegno di lavoro, ma in realtà era stato un uomo misterioso a dargli appuntamento. Un tale Manzella, a detta di Catarella, aveva provato a mettersi in contatto con lui per tutta la settimana, forse lo aveva trovato, forse no. Forse aveva denunciato il “contrabbando” di cui era venuto a conoscenza, o forse voleva solo coinvolgerlo in una storia ancora più complicata.
Un rompicapo insomma, che mette a dura prova la mente sempre più brillante del commissario. La stanchezza che aveva dimostrato ne L’età del dubbio lascia il posto in queste pagine a una consapevolezza più lucida e matura. Qui il “primo Salvo” conversa con il “secondo Salvo”, il suo alter ego impulsivo e sentimentale, per risolvere un caso in cui bisogna essere vigili, cogliere ogni particolare, perfino ignorare le profferte di una donna bellissima e pericolosa.
L’indagine è un giallo dal sapore classico; la prosa è un flusso incontrollato di immagini tratte dalla saggezza popolare, lo spirito torna fresco e brillante, proprio come quando Salvo Montalbano, ancora sconosciuto, ha esordito sui nostri scaffali.
 
 

Tempi.it, 7.7.2009
Lettori all’ultima spiaggia
Dimmi quale bestseller ti porti sotto l’ombrellone, ti dirò chi sei e pure che lido frequenti. La prima recensione dei tipi umani che al mare amano infilare il naso in un libro da autogrill

Al mare è facile riconoscere il lettore professionista: è l’unico che non legge. Se la sua occupazione è strettamente correlata ai libri, lui in spiaggia si scatena e gioca coi racchettoni, rispolvera i pedalò, corteggia in francese le turiste tedesche, fa insomma tutto quello che durante l’anno gli è negato. Libri, nisba.
Per fortuna fa parte di un’esigua minoranza: il resto degli italiani durante l’anno non legge affatto e quindi ogni estate lascia racchettoni pedalò e tedesche ai lettori professionisti, mettendosi a leggere ciò che meglio rispecchia la sua tipologia di non-lettore. Così nascono i bestseller. Faccio dieci esempi.
Andrea Camilleri
La danza del gabbiano (Sellerio)
1° nella narrativa italiana
Due volte su tre lo troverete in mano a una professoressa delle medie, di quelle che insegnano italiano ma avrebbero ancora bisogno d’impararne un po’; e che però organizzano premi di poesia ai quali partecipano con un numero esagerato di componimenti per poi vincere a mani basse e premiarsi nella serata in piazza. Il Camilleri estivo è la loro vacanza dalle dure fatiche professorali e letterarie. Lo leggono per ritrovarvi “sfumature sottese”, “animo lirico”, “Sicilia genuina”, tutte espressioni che poi riverseranno in prolisse recensioni per il giornale di parrocchia, con gran profusione di puntini sospensivi e curandosi di infilare sempre una virgola fra soggetto e predicato. Per loro Camilleri è Montalbano ma Montalbano è Zingaretti: credono di essere innamorate del commissario e invece amano l’attore. Ogni estate, con somma crudeltà, danno da leggere ai loro allievi "Mastro don Gesualdo", ripromettendosi di leggerlo anche loro, un giorno lontano, quando anche Camilleri si sarà rotto i cabasisi. La spiaggia: vorrebbero andare a Porto Empedocle, si accontentano della Tonnara di Palmi.
[...]
Antonio Gurrado
 
 

Zenazone, 7.7.2009
Forte Sperone: racconti di mare con La Pozzanghera

La compagnia La Pozzanghera è in scena a Forte Sperone nell'ambito della rassegna “Luci sui Forti” (organizzata con il sostegno della Provincia di Genova - Assessorato alla Cultura) con lo spettacolo “Approdi e derive - Storie del nostro mare e di altri”, in programma mercoledì 15, giovedì 16 e venerdì 17 luglio alle 21. Si tratta di uno spettacolo itinerante, un intrigante viaggio fra musica e parole, con testi di Alessandro Baricco, Stefano Benni, Eugenio Montale, Andrea Camilleri, Italo Calvino, Maria Corti, Erri De Luca, Giorgio Gaber, Herman Melville, Mary Shelley. La regia è di Lidia Giannuzzi.
[...]
 
 

l'Unità, 8.7.2009
Lo chef consiglia
La profezia di Martinazzoli
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

AGI, 8.7.2009
Libri. Fatti e misfatti nell'"Inverno italiano" di Camilleri

Palermo - "Questi politici sempre piu' si considerano intoccabili. Il loro motto e': 'Io pozzu fari e disfari e cuntu non aiu da dari'". Parola di Andrea Camilleri di cui e' in uscita domani "Un inverno italiano", firmato con Saverio Lodato. Il volume, edito da Chiarelettere, riprende la rubrica che entrambi hanno tenuto in questi mesi sull'Unita', "Lo chef consiglia". Saverio Lodato ha dato voce al popolare scrittore italiano che commenta giorno per giorno, dal novembre 2008 al maggio 2009, fatti, misfatti, personaggi e figurine che hanno invaso le cronache di giornali e tv. Ecco in scena le bravate di "Piccolo Cesare" insieme con il terremoto e la passerella elettorale, l'infinita emergenza extracomunitaria e i provvedimenti contestati del governo, la pena sul dramma di Eluana, la Chiesa di Tettamanzi (ma anche quella del Papa), la polemica sul biotestamento, la censura a Vauro, il lodo Alfano. Un Camilleri controcorrente, tra storia e cronaca, tradizione e racconto. Con il gusto di trovare le parole giuste per ribaltare la grammatica di quello che gli italiani e il Paese sono diventati.
Giuseppe Marinaro
 
 

Vanity Fair, 15.7.2009 (in edicola 8.7.2009)
Proverbi siciliani
Montalbano e l'errore di Papi
Nel nuovo libro, "Un inverno italiano", Andrea Camilleri se la prende con la sinistra e l'opinione pubblica. E attacca Berlusconi. A partire da un proverbio di casa sua

"Purtroppo Berlusconi è nato lombardo. Perciò non può capire la saggezza popolare siciliana, che ammonisce: "Megghiu cummannari ca futtiri". Meglio comandare che..." Andrea Camilleri commenta così gli scandali a sfondo sessuale che hanno investito il presidente del Consiglio.
[...]
Francesco Esposito
 
 

ItaliaNotizie, 8.7.2009
Shakespeare e Camilleri

La lingua siciliana è affascinante nella sua complessità: garantisce la sottoscritta che l’ha studiata in modo approfondito e “super partes” data la sua origine toscana e che la ama in modo particolare; abbiamo avuto modo di assistere e applaudire, nella stagione teatrale invernale catanese appena conclusa, molte commedie in questo bellissimo idioma che ci hanno commosso o divertito, insomma, appassionato.
Ma tradurre l’inglese del ‘500 di Shakespeare in un siciliano simil-antico che si può osare definire “camilleriano” (vedi “gana, cabbasisi” ecc) e poi proporne sul palcoscenico il “risultato”, a distanza di 9 anni dalla “prima”, ci è sembrata un’operazione alquanto rischiosa, permetteteci di dirlo.
“Troppu trafficu ppi nenti”, traduzione dall’inglese al siciliano di “Much ado about nothing” a cura di Andrea Camilleri e Giuseppe Di Pasquale, in scena in questi giorni nella magica cornice del cortile Platamone a Catania, è il risultato di questa operazione di cui vogliamo salvare alcuni elementi, “in primis” la bravura, ormai collaudata in precedenti lavori da noi applauditi, degli interpreti, da Angelo Tosto a Riccardo Maria Tarci, da Plinio Milazzo a Sergio Seminara, da Alessandra Costanzo ad Aldo Toscano; altro elemento che merita davvero i nostri applausi sono gli splendidi e coloratissimi costumi di Giuseppe Andolfo perfettamente abbinati alle bellissime musiche di Massimiliano Pace e alle luci di Franco Bozzanca.
E ora passiamo alle dolenti note che, purtroppo, non abbiamo evidenziato solo noi ma “coram populo”, ci duole dirlo: non solo i dialoghi sono pressoché incomprensibili per chi non abbia mai letto almeno un libro di Camilleri, e quindi poco apprezzabili dal pubblico, ma anche la brochure, che viene distribuita all’ingresso e che dovrebbe servire a fornire un minimo di trama dell’opera che sta per essere messa in scena a coloro che non la conoscono, è risultata assolutamente ermetica e quindi di nessun aiuto verso una maggiore comprensione, e quindi apprezzamento, della commedia che, nell’originale shakespeariano, è tra le più divertenti ma anche tra le più “ingarbugliate”.
Daniela Domenici
 
 

Kult Underground, 8.7.2009
La Danza del Gabbiano - Andrea Camilleri

La morte di un gabbiano che, prima di spirare definitivamente, si gira su se stesso come se ballasse, con il becco issato verso il cielo, è per il commissario Montalbano un sinistro presentimento. Infatti, in giornata, viene a sapere che non si trova l’ispettore  Fazio, il suo uomo di fiducia, visto l’ultima volta al porto.  Viene rinvenuto all’interno di una grotta, con un trauma cranico e le ricerche portano al ritrovamento, all’interno di due pozzi, di altrettanto cadaveri. Indagine complessa e delicata, che coinvolge tout-court, il commissario. Chi e perché ha rapito Fazio per ucciderlo? Con chi ha avuto rapporti il poliziotto  prima del suo ritrovamento? e, ancora, chi sono i due cadaveri rinvenuti per caso? Lo scrittore, come al solito, non si smentisce. Riesce, pur  tra le difficoltà burocratiche e a quelle private legate al  legame con la storica fidanzata Livia che va scemando, a ricostruire, grazie all’aiuto di Angela, una infermiera della mafia che fa finta di innamorarsi di Salvo, le vicende, a ricomporre il mosaico a individuare e ad far arrestare i due esecutori materiali degli omicidi. Ancora una volta, Camilleri non si smentisce. Dimostra di essere in possesso di una vena letteraria inesauribile, dà vita ad una trama articolata e corposa, a delineare un contesto dove nessuna cosa  viene lasciata al caso. Mette in scena un giallo perfetto con personaggi consistenti, intrighi seducenti, tratteggiando benissimo i personaggi che animano questo romanzo; dal ballerino Filippo Manzella, alla stessa Angela, ad oscuri personaggi che popolano Vigàta. Esilaranti sono i dialoghi interpersonali dello stesso protagonista.  Il giallo è, come sempre per lo scrittore siciliano, un pretesto per esprimere la sua idea dell’Italia di oggi e della classe politica. Basti pensare alle foto che raffigurano il sottosegretario Di Santo con il boss Franco Sinagra, foto che, secondo Camilleri-Montalbano, non dimostrano, purtroppo,  niente perché” qualsisiasi cosa fanno i nostri onorevoli oramà se ne fottono dell’opinione pubblica. Si drogano, vanno a buttane,fanno affari con la mafia, e che gli può succederi? Massimo massimo se ne parla per tri jorni  e poi tutti si scordano di loro,  ma fanno pagare lo scandalo a chi lo ha sollevato“. Un ritratto di una nazione decisamente amaro, un’Italia che, per lo scrittore, è decisamente allo sbando politico ed intellettuale, priva di valori e di ideologie, concentrata solo sulla rincorsa al  denaro e  potere.
Giuseppe Petralia
 
 

Agrigentonotizie.it, 8.7.2009
"Ferrovie Kaos", si riscoprono le ferrovie agrigentine

Si è costituita ad Agrigento una nuova associazione culturale e di attività ferroviaria denominata “Ferrovie Kaos”, nata dall'idea di diversi appassionati di ferrovie che hanno voluto associarsi per porre in essere tutte quelle iniziative volte alla salvaguardia e alla promozione dell'antico patrimonio ferroviario.
[...]
"Ferrovie Kaos", ha in cantiere diverse iniziative quali il recupero, la salvaguardia e la successiva fruizione in chiave turistico-museale delle antiche stazioni ferroviarie della provincia di Agrigento, l’organizzazione di treni storici nella valle dei templi, eventi culturali quali convegni e mostre fotografiche e, per la gioia dei tanti appassionati, la promozione della cultura del “fermodellismo”.
[...]
“La nostra associazione – continua Pietro Fattori – ha già avviato diversi contatti con le amministrazioni comunali della provincia, ed in particolare, con il sindaco di Porto Empedocle Lillo Firetto, che ha dimostrato particolare interesse per le nostre proposte. Proprio a Porto Empedocle, prossimamente, presenteremo l’associazione alla stampa, consegnando, inoltre, al sindaco Firetto e al maestro Andrea Camilleri, la tessera di soci onorari di Ferrovie Kaos”.
 
 

Il Messaggero (ed. di Ostia), 8.7.2009
Cerimonia coinvolgente quella che ha caratterizzato la trentunesima edizione della manifestazione svoltasi nell’arena Fellini
Al Premio Fregene il ricordo di Verdone
Mario, per anni membro della giuria, rievocato dal figlio Luca e da Laura Delli Colli

[...]
"Il silenzio dei chiostri", Sellerio editore, opera della scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett ha vinto il premio internazionale. L'autrice che ha inventato il personaggio di Petra Delicado, la poliziotta del distretto di Barcellona, ha divertito tutti con la sua simpatia. Rifiutando qualsiasi accostamento con il "maestro" Camilleri e il suo Montalbano, ha definito una "terza guerra mondiale" un ipotetico incontro tra i due commissari.
[...]
Fabrizio Monaco
 
 

l'Unità, 9.7.2009
Lo chef consiglia
Il premier che non lascerà mai
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

l'Unità, 9.7.2009
Inverno italiano
Il libro. Da oggi in libreria una raccolta de «Lo Chef consiglia»
Pillole quotidiane di sdegno civile firmate da Camilleri e Lodato
L'Italia nel mare del grandguignol. Ecco il kit di sopravvivenza
È da oggi in libreria «Un inverno italiano» di Andrea Camilleri e Saverio Lodato (Chiarelettere), che raccoglie i testi della rubrica «Lo Chef consiglia» pubblicate quotidianamente dal nostro giornale.

Un’Italia ormai prossima al collasso. Un’Italia insensata, dissennata. Che gli osservatori stranieri capiscono sempre meno. Che le istituzioni internazionali guardano con un misto di sospetto, diffidenza, sconcerto. Un’Italia che non perde occasione di bistrattare i suoi stessi premi Nobel. Un’Italia dove il troglodita di turno può permettersi di dileggiare il Capo dello Stato. Un’Italia dove il potere abita in una casa privata. Un’Italia in cui i politici al governo hanno dato vita a un’immensa corte di famuli e manutengoli. Un’Italia con uno dei più colossali conflitti di interesse del pianeta. Un’Italia dove il premier invita i terremotati a «scendere in albergo». Un’Italia dove il premier è conosciuto con il vezzeggiativo di «papi». Un’Italia dove il ministro degli interni spiega di volere essere «cattivo» con gli extracomunitari. Un’Italia in cui elzeviristi di regime fanno le pulci alla Storia ma chiudono occhi, orecchie e bocca di fronte al presente.
LA SCOMMESSA
Un giorno dietro l’altro, frase dopo frase, pagina dopo pagina, con tanta rabbia per come ci siamo ridotti; con un occhio rivolto alle speranze dei padri fondatori della nostra Repubblica, e l’altro allo scempio, che in ogni campo, viene ormai fatto di valori sino a ieri riconosciuti, condivisi, indiscutibili: "Un inverno italiano" è stato scritto così. Libro singolare: quasi un grandguignol della politica e della cronaca italiane, ma senza alcun bisogno di introdurre effetti speciali. Questo libro è nato da una constatazione e da una scommessa.
La constatazione era che, ogni giorno, la cronaca politica, quella nera, quella rosa, quella economica, quella del mondo dei media - per fare solo qualche esempio -, si portano dietro un’infinità di domande destinate a restare prive di risposta, in un affastellarsi di «casi» sempre più sensazionali, «notizie» sempre più eclatanti, «misteri» sempre più indecifrabili. Con il risultato che - alla fine - lettori o spettatori che siano, ne sanno quanto prima, e si ritrovano in uno stato a dir poco confusionale. Leonardo Sciascia aveva fatto in tempo ad accorgersi che l’ Italia era diventata «un paese senza verità». Non poteva prevedere che sarebbe diventato il paese dalle mille verità.
Siamo diventati il paese dei convertiti, dei folgorati, su questa o quella via di Damasco, degli smemorati di Collegno, degli sbianchettatori, dei crociati medievali sulla vita, dei dispregiatori della vita di chi ha la pelle di un colore diverso dal nostro. Il paese dalle mille caste. Il paese delle leggi bricolage. Il paese, insomma, che sta perdendo tutto il suo passato. Ma alla constatazione, faceva seguito la scommessa. E la scommessa era quella di trovare, giorno dopo giorno, almeno un piccolo bandolo della matassa, per provare a ragionarci su. (...)
VIA DAL MARE DI CHIACCHIERE
A metà novembre 2008, andai a trovare Andrea Camilleri, che conosco dai tempi della "Linea della palma" (Rizzoli), il libro in cui mi aveva raccontato la sua vita. Che potevamo fare ancora una volta insieme? Che potevamo inventarci per offrire a qualche volenteroso lettore una quotidiana «pillola» di sdegno civile? Un piccolo kit di sopravvivenza, in un mare sterminato di luoghi comuni, verità addomesticate, versioni di regime?
Gli antichi scrittori di storie del mare raccontano che nelle stive degli antichi vascelli ci fosse sempre una scorta di numerosi barili di olio che, in caso di burrasca, servivano a far placare le onde almeno nello spazio più vicino alla nave, dando così all’equipaggio il tempo di decidere il da farsi. Verità o leggenda che sia, l’esigenza era esattamente quella: evitare di essere giornalmente sommersi dal mare delle chiacchiere, dal mare del grandguignol, tirare su una piccola barriera frangiflutti che durasse almeno per ventiquattr’ore. È nata così la rubrica "Lo Chef consiglia". Che la direzione de l’Unità abbia entusiasticamente accettato di ospitare nella sua piccola stiva questo insolito carico di barili d’olio, è merito che le va riconosciuto.
Saverio Lodato
 
 

Wuz, 9.7.2009
È l'estate di Andrea Camilleri
Non solo Montalbano. Si può parlare infatti di "tripla uscita di Andrea Camilleri", giocando con il titolo di un suo romanzo. Dopo “La danza del gabbiano”, che guida stabilmente la classifiche di vendita, e dopo “La tripla vita di Michele Saracino”, esce anche “Un inverno italiano”, edito da Chiarelettere e firmato con il giornalista Saverio Lodato. Insomma questa sembra proprio l'estate di Camilleri.

I gialli sono da sempre i libri per l'estate preferiti dai lettori. E quelli di Andrea Camilleri negli ultimi anni la fanno certamente da padroni. Anche nel 2009 la musica sembra essere la stessa. Lo scrittore siciliano affronta da primo in classifica la stagione vacanziera con il romanzo edito da Sellerio “La danza del gabbiano”. Una nuova avventura di Montalbano, il commissario più amato d'Italia. Un oggetto, il libro Sellerio, che sembra essere stato inventato per la borsa da mare, con quel 12x17 scarso di formato. Inconfondibile. Così quando sbirciamo i gusti letterari del nostro vicino di ombrellone e riconosciamo il piccolo libro blu scommettiamo su un Camilleri. Almeno 1 su 3. Andrea Camilleri può considerarsi padrone dell'estate 2009 a buon diritto, visto che potrebbero essere addirittura tre i suoi libri a finire in classifica. È infatti uscito per Rizzoli “La tripla vita di Michele Saracino”, un titolo che certo non lascerà indifferenti i suoi numerosi fan. Due gialli nuovi di zecca possono riempire meglio l'arco delle vacanze degli appassionati del genere.
La novità è rappresentata però dal saggio edito da Chiarelettere che lo scrittore firma in coppia con il giornalista Saverio Lodato. Questo con Chiarelettere è un battesimo per Camilleri. Si tratta di una raccolta di testi della rubrica “Lo chef consiglia” apparsa su L’UNITÀ dal novembre 2008 fino agli ultimi giorni del maggio 2009. Un inverno italiano è apparentemente meno vacanziero degli altri due. Ma forse anche comodi in sdraio si può riflettere sulla storia recente del nostro paese, stimolati dalle riflessioni del grande giallista, ottimamente incalzato da Saverio Lodato.
Francesco Marchetti


Andrea Camilleri, come siamo combinati?
"Come siamo combinati?" è una domanda che in molti si sono posti. Ed è forse la domanda generale a cui Andrea Camilleri, insieme a Saverio Lodato, cerca di rispondere nel suo ultimo libro, Un inverno italiano, edito da Chiarelettere. Spulciamo nel volume cercando qualche risposta sul nostro futuro attraverso le parole del grande scrittore siciliano.

Nell'intervista realizzata da Francesco Esposito e pubblicata su Vanity Fair Camilleri si esprime sugli italiani:
Eppure leggendo le cronache di “Un inverno italiano” il futuro del nostro Paese appare nero.
«Io sferzo gli italiani, ma in definitiva mi fido di loro e so che possono recuperare. Vorrei che l'anomalia Berlusconi scomparisse non per via giudiziaria o per altri fattori esterni, ma perché gli italiani si rendono conto che non è una persona adatta a governare».
Vanity Fair, 8 luglio 2009
Camilleri denuncia l'assenza di un'opinione pubblica in Italia
«Le sembra che ci sia un'opinione pubblica in Italia? E dov'è?».
Non c'è?
«La maggioranza degli italiani non legge i giornali. La maggioranza degli italiani guarda solo il telegiornale. E sei televisioni su sette sono controllate da Berlusconi. Poi non dobbiamo sorprenderci se il berlusconismo dilaga».
Vanity Fair, 8 luglio 2009
In questo passo del libro “Un inverno italiano” scopriamo l'origine del titolo
Come siamo combinati? Che giorni ci aspettano?
Ha sentito l’ultima di Sacconi? «C’è qualcosa di molto peggio della recessione: si chiama bancarotta di Stato, un’ipotesi attualmente improbabile, ma che non è impossibile. Non possiamo permetterci il rischio che vada deserta un’asta dei titoli di Stato: non ci sarebbe infatti liquidità per pagare pensioni e stipendi, sarebbe come l’Argentina.» Per Scajola, grazie al risparmio energetico, nelle tasche degli italiani entreranno tremila euro. Tremonti: «Ci vuole prudenza. Non possiamo fare i fenomeni». È il proverbiale tridente d’attacco berlusconiano: il primo tira la palla a destra, il secondo a sinistra e il terzo per aria.
«Quando Piccolo Cesare si indigna con giornali e televisioni perché inducono al pessimismo, mi viene in mente la celeberrima sequenza di Charlot che, senza accorgersene, danza sui pattini, a pochi centimetri dal baratro. «Siate ottimisti» esorta, ma lui può permetterselo con quella vagonata di miliardi di euro che ha, e con la prospettiva degli altri miliardi di euro che ancora guadagnerà. Sarà anche vero che i soldi non danno tutta la felicità, ma è indubbio che diano qualche aiutino. Solo che la stragrande maggioranza degli italiani non ha i suoi forzieri ma, semmai, stipendi e pensioni da fame. Chiediamoci, allora, dopo le parole preoccupate di Tremonti e Sacconi: come sono combinati, in realtà, gli italiani? Che giorni ci aspettano? In questo duro inverno, dobbiamo comportarci come la cicala o la formica? Temo, però, che sia troppo tardi anche per le formiche risparmiatrici».
(6 dicembre 2008)
La visione che ha Camilleri del futuro del nostro paese in alcuni tratti si fa pessimista, come qui:
"Fra qualche anno le persone serie saranno costrette per decreto ad andare in giro agitando una campanella come erano obbligati a fare i lebbrosi."
Sul ruolo dell'intellettuale e più specificatamente su quello di molti scrittori italiani oggi
"Non vogliono sporcarsi le mani, anche se hanno luminosi esempi di scrittori, da Tabucchi alla stessa Maraini, ma potrei fare altri nomi, che questa paura non l’hanno mai avuta e continuano a non averla."
Ferma, illuminata e vitale è la presa di posizione di Camilleri riguardo la condanna del Papa all'uso del preservativo
"finge di non sapere che il 90 per cento dei buoni cattolici europei usa il preservativo: però al riguardo chiude un occhio. Per gli altri è diverso. Serve a salvare milioni di persone dall’Aids? Non importa. Serve a limitare la crescita delle bocche da sfamare? Non importa. Importano solo le affermazioni dottrinali lontanissime ormai da qualsiasi contatto con la realtà. Ma le centinaia di migliaia di confessori, sparsi nel mondo, perché non dicono al papa come stanno le cose? Oppure glielo dicono ma lui fa finta di niente?"
Francesco Marchetti


Andrea Camilleri e Saverio Lodato, "Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009"
"Non credo che siamo già al peggiore dei mondi possibili. Ma stiamo facendo il possibile per farlo diventare tale"

Il 20 novembre del 2008 Andrea Camilleri inaugurava, sulle pagine del quotidiano L'Unità, la rubrica “Lo chef consiglia”, insieme al giornalista Saverio Lodato. Si trattava di una sorta di ristorante virtuale, in cui Camilleri rivestiva appunto il ruolo di cuoco. Ogni giorno come pietanza sarebbe stata cucinata e servita una notizia commentata. Sugli ingredienti scriveva Camilleri: "Questo non significa che noi andremo a cercare i prodotti componenti il nostro piatto solo da quel mercato che si trova alla destra di casa mia, ma anche in quello che si trova alla sua sinistra. Perché i due mercati, in questo senso, sono fornitissimi: non hai che l’imbarazzo della scelta." Su questo punto dobbiamo però constatare che il libro può apparire agli occhi del lettore sbilanciato in un'unica direzione e che gli ingredienti utilizzati sembrano essere stati acquistati per la maggior parte nello stesso mercato. Sempre nell'articolo inaugurale della rubrica Saverio Lodato chiedeva a Camilleri "Ma questo ristorante si rivolge davvero a tutti, o lei ha in mente un target particolare di clientela?" ricevendo come risposta "No, no. Intendo rivolgermi a tutti, senza nessun target particolare ". È chiaro che la volontà di scrivere a tutti e per tutti è intellettualmente innegabile nello scrittore siciliano. Ma è altrettanto innegabile che la natura dei piatti risulterà indigesta a una parte della clientela, e che non tutti gli avventori sono provvisti di stomaci forti. Qualcuno probabilmente raccoglierà l'invito dello stesso autore "di accomodarsi altrove" nel caso trovasse di suo gradimento le pietanze.
Nel libro...
Un commento appassionato e tagliente della cronaca quotidiana in risposta alle sollecitazioni di Saverio Lodato. La prospettiva spesso rovesciata di Camilleri aiuta a dare una nuova profondità agli eventi che abbiamo letto e ci hanno accompagnato in questi mesi: la Chiesa di Tettamanzi e quella del Papa, l’infinita emergenza umanitaria, la tragedia del terremoto e la passerella elettorale, i chierici traditori e l’assenza degli intellettuali, la censura e la cacciata di Vauro, dal G8 al caso Englaro, la vergogna del biotestamento, la crisi economica e gli stipendi dei banchieri, le furbate del piccolo grande dittatore Berlusconi, le mafie che non finiscono mai...
Alcune pillole...
«Piuttosto poi che prima, la Chiesa i suoi errori sa riconoscerli. Ci mette un po’ di tempo, prendiamo Galileo, ma alla fine ci arriva. Scommettiamo che nel 4018 il preservativo sarà consentito?»
«Montalbano è allibito e nauseato. E vorrebbe rivolgere qualche domanda a chi di ragione. La prima è per il Questore di Genova che ha dichiarato (a proposito del G8) che si tratta di “poche mele marce”.»
«Un aspetto della mediocrità è la supponenza. In una discussione politica fra mediocri la frase più usata comincia con “se fossi io” e prosegue, a seconda dei casi: “il ministro delle finanze”, “il presidente del consiglio”, “il capo dello Stato”, “il Papa”. Il mediocre ha sempre la ricetta in tasca.»
«Questi politici sempre più si considerano intoccabili. Il loro motto è: “Io pozzu fari e disfari e cuntu non aiu da dari”. È poco onorevole che un onorevole prema il pulsante per un collega assente, è come se un impiegato timbrasse il cartellino per un compagno di lavoro rimasto a casa.»
«Morire e tasse, chiù tardu che si pò», antico detto siciliano.
«“Scancellamu e accuminciamu da capu”. Me l’ha fatto tornare in mente tutto il gran scusarsi degli ultimi tempi. Dalle scuse di Tremonti per la bidonata della social card a quelle del Papa al popolo ebreo. Da noi le scuse non significano il proposito di non ripetere l’errore o l’offesa, ma tutt’altro.»


"La tripla vita di Michele Sparacino" di Andrea Camilleri
"Cinco jorni appresso, com'è e come non è, Michele Sparacino s'arritrovò dintra a 'na tricea del Carso, china di morti e di fango, con gli astrechi che gli sparavano da tutte le parti.
«Ma che minchia gli ho fatto, a questi qua?» si spiò, ancora 'ntordonuto da quello che gli stava capitanno.
E con «questi qua» non s'arriferiva sulamenti agli astrechi."

Il fatto che l'orologio del campanile, che regola la vita di tutta Vigata, andasse avanti di 10 minuti, diventa un motivo sufficiente per provocare un vero sommovimento sociale e diventare elemento di cause legali di grande rilievo.
Per conoscere e documentare la situazione viene mandato a Vigata da Palermo un giornalista, Liborio Sparuto, dall'etica professionale non proprio specchiata, che nell'articolo inviato al giornale attribuisce la responsabilità dei moti popolari a un sobillatore, tal Michele Sparacino, frutto in realtà della sua fantasia e della sua pigrizia. Messo alle strette, Sparuto deve inventarsi anche un'intervista che descrive secondo tutti i canoni delle interviste fatte da vari cronisti d'assalto a mafiosi latitanti...
Un terribile sovversivo, insomma che, avrebbe caldeggiato e ottenuto la vittoria dei socialisti alle elezioni che dopo poco si erano svolte...
Un altro, e  questa volta reale, Michele Sparacino esisteva, ma ai tempi dei fatti narrati era ancora in fasce ed era stato proprio un litigio, al momento della registrazione della sua nascita, tra suo padre e il messo comunale a mettere a conoscenza la popolazione dell'imprecisione dell'orologio del campanile.
Con un salto di qualche anno eccoci all'indomani dell'attentato di Bresci e all'esigenza da parte dell'aristocrazia siciliana di celebrare una messa in memoria dell'anima di Umberto I. Ma un increscioso "incidente" disturba la solennità della cerimonia... e questa volta vegono mandati a Vigata ben due giornalisti. Ancora una volta al fantomatico Sparacino viene attribuita la responsabilità dell'oltraggio.
Molti fatti nel frattempo accadono, arriviamo alla Prima guerra mondiale e il vero Michele intanto cresce ed è in età da partire soldato e quell'omonimia col personaggio immaginario non gli porta certo fortuna...
La trama del breve romanzo, o lungo racconto, di Camilleri si fa via via più complessa e continua a stupire l'incredibile capacità di questo scrittore di costruire storie ricche e intricate, così logiche e coerenti che nemmeno in un romanzo di ampie dimensioni potrebbero essere narrate con tanta linearità. E poi quei tocchi di metaletteratura che qua e là Camilleri inserisce con ironia e intelligente complicità col lettore...
Ancora di più: la vicenda di fantasia si intreccia con la Storia italiana, o meglio con le durezze e le ingiustizie che i più poveri hanno sempre, e in tutte le occasioni, dovuto subire. E si allaccia a tematiche dell'oggi, al giornalismo che ha dimenticato la verità e la fatica dell'inchiesta sul campo e che però condiziona l'opinione pubblica e crea pregiudizi.
Alle prime cinquanta pagine fa seguito un dialogo tra Camilleri e Francesco Piccolo, una conversazione che ci mette a conoscenza di ciò che ha ispirato il racconto appena letto (Pirandello de “I vecchi e i giovani”) e il metodo di scrittura, perfettamente geometrico, di Camilleri: 180 pagine divise in 18 capitoli di 10 pagine l'uno, per i romanzi che hanno per protagonista Montalbano; la geometria dei racconti, anche di quelli non destinati alla pubblicazione...
E poi rivelazioni interessanti sulla nascita delle idee e delle storie, sull'origine della sua particolarissima lingua, sulla creatività di uno scrittore sul rapporto con la pubblicazione e con il lettore, sulla sua personale vicenda di scrittore tardivamente scoperto da editori e pubblico: un'intervista che andrebbe letta e studiata in ogni scuola di scrittura creativa.
 
 

Gazzetta di Reggio, 9.7.2009
A Correggio il sipario si alza con l'esperienza di Leo Gullotta

Correggio. La cultura contro la crisi economica. Il fascino del teatro per combattere l’amarezza di chi è senza lavoro.  Parte anche da questi obiettivi la stagione teatrale dell’Asioli di Correggio che alzerà il sipario il prossimo novembre per concludersi nella primavera del 2010.
[…]
IL CARTELLONE. Sono tredici gli spettacoli programmati. […] Si prosegue con «Festa di famiglia», una regia collettiva di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariàngeles Torres. Le attrici-interpreti, reduci dal successo di «Roma ore 11», questa volta si sono affidate alla penna di Andrea Camilleri, che ha tratto da Pirandello un copione al cui centro c’è l’universo familiare.
[…]
 
 

l'Unità, 10.7.2009
Lo chef consiglia
Il triplice rischio del G8 a L’Aquila
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Il Piccolo, 10.7.2009
Alabarda d'oro a Camilleri e a Monicelli

Trieste. Sabato 18 luglio al Castello di Udine [in effetti al Castello di Duino (TS), NdCFC], nel corso di una serata presentata da Maria Concetta Mattei ed Andro Merkù , saranno consegnati i trofei ”Alabarda d’oro 2009”. Mauro Caputo, ideatore e direttore artistico del Premio "Città di Trieste" ha annunciato che il riconoscimento per la letteratura sarà assegnato allo scrittore siciliano Andrea Camilleri, mentre il regista Mario Monicelli, che sarà premiato con l’"Alabarda d'oro alla carriera". Gli altri trofei del ”Città di Trieste” andranno per il teatro all'attore Lino Capolicchio e per la miglior sceneggiatura alla regista Francesca Archibugi con il film “Questione di cuore”.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.7.2009
La cultura negli anni Sessanta. 'Aziz', incontri all'Orto botanico

Negli anni Sessanta, nonostante una situazione politica molto problematica e l'inizio della prima guerra di mafia, a Palermo si combatteva per una rinascita culturale che passava attraverso circoli e associazioni. Aziz era il nome di uno di quei gruppi che affermava una rinascita possibile e auspicabile nonostante il controverso e complicato momento sociale. Adesso l'Università cerca di ricordare quegli anni facendo parlare proprio i protagonisti di quella stagione, ricordando i fatti, le occasioni, le speranze, i sogni e le contraddizioni di una città laboratorioa dimensione quasi europea. È la rassegna "Aziz, Palermo la Splendida" curata da Antonio Calabrò e inserita nel programma "UniverCittà inFestival", la manifestazione organizzata dall' Ateneo e curata da Maurizio Carta. «La scelta di Aziz non è soltanto un ammiccamento di memoria per quella straordinaria stagione araba e normanna cui l'orgoglio palermitano attribuisce da gran tempo il massimo della gloria, ma indica piuttosto un'ambizione - spiega Calabrò - Dire di Palermo, proprio in quei difficili e controversi anni Sessanta, non solo le violenze di mafia e le ombre di un discusso governo locale ma anche la vitalità culturale e sociale, i fermenti che animavano giornali, gruppi, circoli, librerie, gallerie e che finivano per avere riflessi anche sulla politica e le istituzioni e ne venivano, a loro volta, influenzati». Alle 20 all'Orto Botanico c'è il primo appuntamento della rassegna che si snoderà tra luglio e settembre in diversi eventi centrati su sette temi cruciali (politica, musica, arti figurative, letteratura, teatro, economia e società civile) e che ospiterà tra gli altri, Alberto Arbasino, Natalia Aspesi, Maurizio Calvesi, Andrea Camilleri, Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Franco Padrut. Questa sera per il primo appuntamento interverranno il rettore dell'Ateneo Roberto Lagalla, Antonio Calabrò, Salvatore Ferlita, Piero Violante, uno dei membri proprio di Aziz, Eva di Stefano, Gabriello Montemagno, Gioacchino Lavanco e Salvatore Butera.
Adriana Falsone
 
 

La Stampa, 10.7.2009
Teatro
Camilleri immagina uno Shakespeare siciliano
Al Globe Theatre di Roma il padre di Montalbano propone un'insolita versione della vita del celebre scrittore inglese

E se Shakespeare fosse nato in Sicilia? Se il suo nome, in origine, fosse stato un altro, fosse fuggito dall’isola alla volta dell’Inghilterra e solo qui avesse preso il nome che lo rese celebre nei secoli?. Sono i quesiti sui quali si fonda “Troppo trafficu ppi nenti”, una versione riveduta e corretta della nota commedia shakespariana “Molto rumore per nulla”, firmata da Andrea Camilleri e Giuseppe Di Pasquale, con la regia di quest’ultimo, in scena al Globe Theatre di Roma dal 14 al 22 luglio prossimi. Lo spettacolo parte dall’insinuazione di un dubbio: che dietro il nome e le opere di William Shakespeare si nascondesse, in realtà, un esule siciliano, Michele Agnolo Florio Crollalanza, giunto in Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni religiose contro i quacqueri. Nel suo lungo peregrinare, da Messina a Venezia, da Verona a Londra fino a Stratford on Avon, Florio Crollalanza scrisse molte opere teatrali, tragedie e commedie, come “Troppo trafficu ppi nenti” in dialetto messinese che, cinquant’anni dopo, si sarebbe trasformata in “Molto rumore per nulla”.
Giunto a Stratford, infatti, il drammaturgo siciliano sarebbe stato ospite di un oste che lo chiamava William, in ricordo del figlio morto. Ben presto il cognome Crollalanza, interpretato come «scrolla la lancia», sarebbe stato tradotto come «Shake the speare». Da qui il nuovo cognome «Shakespeare». Un esilio e la traduzione di un cognome: sarebbero questi gli ingredienti del mito secolare di William Shakespeare, il personaggio grazie al quale Michele Agnolo Florio Crollalanza potè fuggire alle persecuzioni e vivere, tenendo segreta la sua vera identità. L’esotismo, la vivacità e il mistero della città di Messina, luogo nel quale si svolge l’azione teatrale, vengono proposti dal regista Giuseppe Di Pasquale come le chiavi d’interpretazione dell’intrigo amoroso di “Molto rumore per nulla” che quindi, a buon diritto, può essere chiamato “Troppo trafficu ppi nenti”.
 
 

Gazzetta del Sud, 10.7.2009
Al Silvano Toti Globe Theatre di Roma
Il vero Shakespeare in una commedia scritta in messinese?

Roma. Un mistero si celerebbe dietro la vita e le opere di Shakespeare. Lo scrittore Andrea Camilleri e il regista Giuseppe Dipasquale si divertono a metterlo in scena con il secondo spettacolo in programma al Silvano Toti Globe Theatre dal 14 al 22 luglio, "Troppu trafficu ppi 'nnenti", una produzione del Teatro Stabile di Catania.
Strane coincidenze parlerebbero di uno Shakespeare in realtà siciliano, un tale Michele Agnolo (o Michelangelo) Florio (Crollalanza dal lato materno) che, per sfuggire alle persecuzioni religiose, visse tra Messina, Venezia, Verona, Stratford e Londra.
Crollalanza fu autore di molte tragedie e commedie, alcune delle quali sembrano essere la versione originaria di altre ben note opere attribuite a Shakespeare, come "Troppu trafficu ppi 'nnenti", scritta in messinese, che potrebbe essere l'originale di "Troppo rumore per nulla" (ambientata a Messina riprendendo perfino per filo e per segno il titolo dialettale) di Shakespeare, apparsa cinquant'anni dopo.
A Stratford Crollalanza fu ospite di un oste che prese a chiamarlo affettuosamente «William», in ricordo del figlio morto. A quel punto bastò tradurre in inglese il cognome della madre (da «Scrolla lanza» o «scrolla la lancia» in «shake the speare» o «shake speare») ed ecco il nuovo cognome «Shakespeare».
Nacque così William Shakespeare, non più perseguibile come quacquero fuggiasco, ma costretto a tenere il mistero sulla sua vera identità e sulle sue origini. E in "Troppu trafficu ppi 'nnenti" Crollalanza-Shakespeare immagina una Messina esotica, viva, crocevia di magheggi che trasformano una festa nuziale in una giostra degli intrighi. E noi la immaginiamo seguendo quel dialetto carico di umori e ambiguità che dipana le trame di una vicenda originariamente semplice, ma dai risvolti complicatissimi. Immaginiamo che tutto ciò sia il frutto di un carattere tipicamente mediterraneo, se non propriamente siciliano ed ecco che potremo anche credere, anche solo per una volta, che William Shakespeare, di Stratford on Avon, sia potuto essere quel tale Michele Angelo Florio Crollalanza partito in fuga da Messina.
Merito particolare di questo spettacolo è la lingua siciliana illustre ricostruita nelle sue risvolti più nobili, con qualche spazio per la modernità del proverbiare e scelte fonetiche che oggi appaiono insolite, ma che dovevano essere consuete in corti dove il latino era la lingua diplomatica. Una solennità che scompare nei riquadri burleschi utilizzati dal Bardo anche nelle storie più cupe per stemperarne l'amaro.
La programmazione estiva del Globe Theatre, "Shakespeare in Globe!", è promossa dall'assessorato alle Politiche culturali e della comunicazione del Comune di Roma, l'organizzazione e la comunicazione sono a cura di Zetema Progetto Cultura e G.V. sas, la produzione è di Politeama.
Marisa Marsico
 
 

Nebrodi e dintorni, 10.7.2009
Milazzo Film Festival, oggi e domani la Sicilia di Sciascia e Montalbano

Milazzo - Ultimi giorni per la quarta edizione del Milazzo Film Festival con la direzione artistica del regista Salvatore Presti, l’organizzazione a cura dell’Associazione “L’Altra Milazzo” e con il Patrocinio del Comune di Milazzo, con in programma un calendario ricco di eventi grazie al quale si vuole rappresentare la centralità culturale della Sicilia: l’isola come specchio del mondo moderno.
[...]
Le serate saranno presentate da Biancamaria D’Amato e Carmelinda Gentile due splendide attrici mediterranee, napoletana l’una e siracusana l’altra. Entrambe hanno iniziato la loro carriera nel mondo del teatro, cimentandosi con i maggiori autori teatrali dall’antichità ad oggi e divenendo note al grande pubblico grazie al cinema e alla fiction televisiva. Le ritroviamo ne “Il Commissario Montalbano” con la regia di Alberto Sironi rispettivamente nel ruolo di Anna Tropeano, e Beba.
Il programma del Milazzo Film Festival 2009
11 LUGLIO 2009
“I GIARDINI DI DIKE”
[...]
Ore 22.00 – Piazza Duomo
Sicilia Doc - Racconti dalla Sicilia contemporanea
Il “Commissario Montalbano”
dal narrativo di Andrea Camilleri al filmico di Alberto Sironi
Letture di Bianca Maria D’Amato e Carmelinda Gentile
[...]
 
 

l'Unità, 11.7.2009
Lo chef consiglia
G8: nessuno rinuncia al comico
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Trentino, 11.7.2009
Un giallo nel giallo, a regola d'arte
Andrea Camilleri, “Il cielo rubato. Dossier Renoir”, Skira, euro 14,00

Dopo “Il colore del sole” che finge il rocambolesco ritrovamento del diario di Caravaggio, Camilleri torna a raccontare una vicenda misteriosa legata a un famoso pittore, Renoir. È il figlio, il regista Jean Renoir, nella sua biografia del padre, a raccontare come il pittore, durante una visita in Sicilia con la sua modella, amante e più tardi moglie, Aline Charigot, perse il portafogli e rimase senza soldi, e di come i due fossero brevemente ospitati da un contadino, nei pressi di Agrigento. Ma di questo soggiorno non esistono altre prove, né lettere, né documenti. Secondo alcuni la visita a Girgenti non ci sarebbe mai stata. O invece sì? O esisterebbero addirittura dei quadri che il pittore avrebbe dipinto in quei giorni e regalato al contadino che lo aveva ospitato? Di questo soggiorno e delle tele che nessuno ha mai visto discutono le lettere che il notaio agrigentino Michele Riotta, autore in gioventù di un libro su Renoir, indirizza all’evanescente e girovaga Alma Corradi, che alla vicenda è stranamente molto interessata. Intanto tra i due nasce un rapporto, poi una storia d’amore. Che si complica quando il notaio sparisce. Un giallo nel giallo, avvincente come Camilleri ha abituato i suoi lettori ad aspettarsi. Subito tra i libri più venduti.
 
 

l'Unità, 12.7.2009
Lo chef consiglia
Papi, terremotato ad honorem
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 12.7.2009
Shakespeare in siciliano antico

Dopo il precedente illustre della “Tempesta” in napoletano di Eduardo, è in arrivo un “Molto rumore per nulla” in siciliano che Andrea Camilleri ha firmato col regista Giuseppe Dipasquale. Ma c'è anche un mistero, un rimando a un nostro (presunto) autore messinese del '500, senza far escludere che tutto sia un ingegnoso bluff architettato ad arte, ai giorni nostri. Di fatto a partire da martedì, al Silvano Toti Globe Theatre di Villa Borghese, vi troverete in una specie di città del Medio Oriente dove si parla un siciliano che oggi non si sente più, e odori e suoni materializzano una vicenda d'amore dove quello che potrebbe sembrare semplice si complica, dove si ride fiutando una tragedia e invece ci si imbatte fino alla fine in una commedia. Ecco alcune impressioni che ricaverete dalla scena, dal linguaggio e dall'azione di “Troppu trafficu ppi nenti” attribuito a un (immaginario?) Angelo Florio Scrollalanza coevo o (forse) alter ego italiano di William Shakespeare, ma in realtà i soli responsabili della meridionalizzazione (per tradimento di forma, per elaborazione e per re-invenzione) potrebbero essere Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, regista dello spettacolo e direttore artistico dello Stabile di Catania produttore dell'impresa. Numericamente le componenti sono 15 attori, 120 minuti di rappresentazione, 2 coppie di personaggi-amanti, 2 principi in conflitto, 3 guardie comicissime, 400 anni d'età del testo originario elisabettiano, e una quota infinita di leggende sul ruolo anticipatorio che il copione messinese ebbe su “Molto rumore per nulla” di Shakespeare. «Siamo partiti da un letto ben acconciato con lenzuola di seta, e ci siamo ritrovati su un disordinato letto di petali profumati delle piante più esotiche - dice Dipasquale - Dalla forma perfetta del testo di Scrollalanza (è il corrispettivo italiano di Shakespeare) siamo arrivati a un crocevia di magheggi e parlate, come in un harem mediterraneo. Camilleri e io ci siamo divertiti a trovare parole che nessuno proferiva più da secoli. Non le capirebbero neanche i siciliani, ma con la magia del teatro le comprendono anche i polacchi». Lo spettacolo, in effetti, ha messo piede al Festival Shakespeariano di Danzica. «Io ho fatto sì che la pronuncia degli attori avesse musicalità e ritmo, come per una partitura musicale». Fifty fifty, tra copione d'un tempo e scrittura di oggi. quello di Scrollalanza è un mito inattingibile. Chiediamo a Dipasquale di rivelarci se è davvero esistito. La risposta è «E chi lo sa?». Un'invenzione con annesso pseudonimo del '500, allora? Una beffa? Chissà.
Rodolfo Di Giammarco
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.7.2009
Quest'anno giallo batte fantasy. Camilleri e Larsson i libri estivi

L'anno scorso era il fantasy, quest'anno a Mondello è il giallo il libro dell'estate. Romanzi e racconti polizieschi e noir quest'anno soppiantano Harry Potter e soci: gli autori più diffusi sono Andrea Camilleri e Stieg Larsson.
[…]
Jessica Schillaci
 
 

Affariitaliani.it, 13.7.2009
L'inverno italiano di Andrea Camilleri
"Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-09" (Chiarelettere) racconta le troppe contraddizioni dell'Italia di oggi attraverso il dialogo quotidiano tra lo scrittore 'papà del commissario Montalbano' Andrea Camilleri e il giornalista Saverio Lodato. Tutti i fatti di cronaca più importanti sono analizzati con sguardo spietato e a tratti sconsolato: quello che emerge, è il ritratto di un paese tragicomico, in crisi culturale e non solo economica, il cui futuro è inevitabilmente in bilico

Meglio partire da alcuni brani del libro, appena uscito, per entrare subito nel senso più profondo di "Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009" (Chiarelettere), che raccoglie il dialogo quotidiano tra lo scrittore 'papà' del commissario Montalbano Andrea Camilleri, e il giornalista Saverio Lodato, attraverso una rubrica originale, 'culinaria', “Lo chef consiglia”, pubblicata sul quotidiano L'Unità (uno sguardo solo apparentemente 'di parte', quello dei due autori, in realtà accomunati esclusivamente dall'affetto per l'Italia).
Eccoli, i brani in questione: "Piuttosto poi che prima, la Chiesa i suoi errori sa riconoscerli. Ci mette un po’ di tempo, prendiamo Galileo, ma alla fine ci arriva. Scommettiamo che nel 4018 il preservativo sarà consentito?" (...) "‘Scancellamu e accominciamu da capu’. Me l’ha fatto tornare in mente tutto il gran scusarsi degli ultimi tempi. Dalle scuse di Tremonti per la bidonata della social card a quelle del papa al popolo ebreo. Da noi le scuse non significano il proposito di non ripetere l’errore o l’offesa, ma tutt’altro".
Chi meglio di Camilleri può raccontare la tragicommedia che stiamo vivendo? Saverio Lodato ha dato voce al più popolare scrittore italiano, che commenta giorno per giorno fatti, misfatti, personaggi e figurine che hanno invaso le cronache di giornali e tv. Dalle bravate di quello che viene definito nel volume “Piccolo Cesare”, al terremoto e alla "passerella elettorale", fino all’infinita emergenza extracomunitaria, senza 'dimenticare', solo per citarne alcune, la pena e lo sciacallaggio sul dramma di Eluana, la Chiesa di Tettamanzi (ma anche quella del papa) e l’incivile polemica sul biotestamento. Un libro che, nonostante la sua freschezza e immediatezza, si legge sì tutto d'un fiato ma alla fine lascia l'amaro in bocca, e un po' di paura per il futuro del paese.
 
 

Giornale di Brescia, 13.7.2009
In città
Esodo estivo in sicurezza per vivere "Vacanze coi fiocchi"
Al via mercoledì la campagna promossa dal Comune

"Dai un passaggio alla sicurezza" se vuoi vivere "Vacanze coi fiocchi". A lanciare il monito sono gli assessorati alla Sicurezza e alla Mobilità e traffico del Comune, attraverso la decima edizione della campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale organizzata in occasione del grande esodo estivo in collaborazione con il centro commerciale Freccia Rossa e l'associazione Familiari vittime della strada.
Un appuntamento che torna puntualmente anche quest'anno e che è promosso a livello nazionale dal Centro studi e comunicazione ambientale Antartide, sostenuto dal Ministero dell'Interno, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato.
[…]
Sabato 25 luglio l'associazione Familiari vittime della strada sarà presente con uno stand al Freccia Rossa per distribuire il materiale della campagna, alla stesura del quale hanno contribuito testimonial d'eccezione come Piero Angela, Claudio Bisio, Diego Abantatuono, Valentino Rossi, Luciana Litizzetto e Andrea Camilleri.
 
 

ItaliaNotizie, 13.7.2009
Troppu trafficu ppi nenti – capitolo ultimo

Un grande palcoscenico con al centro un puzzle di tappeti che rievocano l'oriente ed il suo sensuale mistero, soffici cuscini dai colori pastello e tanti veli svolazzanti.
Questo è lo scenario della commedia in due atti “Troppu trafficu ppi nenti”, adattamento a firma Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, della celebre commedia di William Shakespeare “Molto rumore per nulla”, scritta tra il 1598 ed il 1599.
Ci troviamo in Sicilia e precisamente a Messina dove ultimamente, ed esattamente a Barcellona, gli storici collocano i veri natali del drammaturgo inglese.
Ieri la compagnia del Teatro stabile di Catania ha dato vita all'ultima replica dello spettacolo la cui regia e scene sono state affidate al direttore Dipasquale.
Di difficile comprensione il dialetto usato dai personaggi, a tratti quasi incomprensibile, un siciliano – Camilleri potremmo definirlo.
Bellissimi i costumi di Giuseppe Andolfo sapientemente ed accuratamente ricercati ed abbinati nelle varie tinte: il palco sembrava un Harem dove una sorta di sirtaki greco accarezzava i movimenti sinuosi delle dame e quelli compiacenti dei cavalieri.
Messina diventa un micro mondo nel mondo, un crogiolo di culture e personalità diverse, di diverse conduzioni morali a tratti dai dialoghi prolissi e logorroici.
La trama della storia si comprende man mano che i ritmi incalzano i personaggi stessi. Un cortile, un affresco di civetteria e trame ordite per scatenare sentimenti altrimenti rimasti accuratamente celati dietro una corazza forte d'indifferenza.
La battagliera, caparbia e spesso esagerata Beatrice ad esempio, interpretata dall'attrice Alessandra Costanzo, cederà all'amore di Binidittu, l'attore sempre all'altezza Angelo Tosto, di conseguenza al buon esito di una trama ordita sapientemente dalla cugina Eru, Valeria Contadino, da Orsola, Raniela Ragonese e da Margherita, Chiara Seminara. Nel ruolo del fidanzato di Eru, Claudiu, ritroviamo un “biondissimo” Plinio Milazzo che, vestito da romantico classico principe azzurro, svolazza agilissimo tra una scena e l'altra con la sapiente maestria di colui il quale conosce bene le sorti della propria nuova vita da innamorato. Principe che cadrà nel tranello dei due personaggi negativi: don Giuvanni Bastardu , Filippo Brazzaventre e Corradu, Toni Lo Presti.
I due gli faranno credere che Eru non è illibata mostrando al giovane un finto bacio di lei ad un terzo uomo sul balcone di casa. Per riscattare l'onore della figlia, il padre Lionatu, impersonato dal pacato e credibile attore Gian Paolo Poddighe, inscena la finta morte della giovane figlia costringendo i due malvagi a confessare il misfatto. I ruolo del principe Don Petru è affidato all'eleganza distinta dell'attore Pietro Montandon. Riccardo Maria Tarci è Borracciu.
Le musiche sono affidate a Massimiliano Pace, le coreografie a Donatella Capraro, le luci a Franco Buzzanca. Armando Sciuto è il sempre operoso direttore di scena, Salvo orlando il capo tecnico luci, Giuseppe Alì il capo tecnico suoni.
E' nel secondo atto che il pubblico, numerosissimo nella serata di ieri, si è maggiormente divertito. Il bravissimo e coinvolgente attore Mimmo Mignemi ci trasferisce in Gallia.
Il suo personaggio, Carrubba, parla con uno strano accento e ci ricorda la figura di Obelix di Gerard Depardieu. Le sue battute ironiche ed i suoi movimenti studiati divertono e conquistano letteralmente un pubblico divenuto fino a quel momento, molto apatico.
Carrubba è accompagnato dai suoi fedeli compagni Sorba, un sottomesso Aldo Toscano e da un birichino Giovanni Vasta che rappresenta la guardia – mascotte del gruppo. Messu e Frati Ciccio, il cancelliere sono i due personaggi saggi interpretati da Sergio Seminara.
Di grande atmosfera la scena del funerale. Le luci si spengono ed i personaggi a volto coperto recano in mano delle candele accese.Dal pubblico il corteo sale il palcoscenico tra il tetro silenzio della morte. Sarà da questa che poi nascerà a vita nuova l'amore tra Eru e Claudiu e quello, incredibile e fulminante, di Biatrici e Binidittu.
Troppu trafficu ppi nenti ma per ottenere tutto: la meravigliosa conquista dell'amore.
In questo caso è vero che il fine giustifica i mezzi.
Antonella Sturiale
 
 

Il Messaggero, 13.7.2009
Teatro
Al Globe di Villa Borghese “Troppu trafficu ppi nenti”, regia di Dipasquale

Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale hanno tratto da un’opera di Michele Agnolo Florio (Scrollalanza per parte di madre), letterato siciliano di origine quacquera che visse parte della propria vita, sfuggendo alle persecuzioni religiose, nelle isole Eolie, a Messina, a Venezia, a Verona, a Stratford e a Londra, “Troppu trafficu ppi nenti”, in scena da stasera al Globe Theatre “Silvano Toti” di Villa Borghese.
Tragediografo e commediografo, Florio sa così ben scrivere di una Messina colorata e viva, intensamente mediterranea, da lasciar sospettare ricordate l’ipotesi della sicilianità di William Shakespeare? Che “Troppu trafficu ppi nenti” altro non sia che l’originale di “Molto rumore per nulla”, commedia del Bardo apparsa mezzo secolo più tardi. Anche altri lavori di Florio, del resto, autorizzano lo stesso tipo di analisi e di lettura. E si sa che William frequentava a Londra un club nei cui elenchi non risulta però, fra i soci, quello di Shakespeare, bensì quello di Miche Agnolo Florio.
La regia dello spettacolo in scena al Globe, prodotto dal Teatro di Catania (dove ha ottenuto un ottimo successo) è dello stesso Dipasquale, attuale direttore dello Stabile, che firma pure le scene. Interpreti Filippo Brazzaventre, Valeria Contadino, Alessandra Costanzo, Riccardo Maria Tarci, Mimmo Mignemi, Plinio Milazzo, Pietro Montandon, Gian Paolo Poddighe, Daniela Ragonese, Chiara Seminara, Sergio Seminara, Toni Lo Presti, Aldo Toscano, Angelo Tosto, Giovanni Vasta.
R.S.
 
 

l'Unità, 14.7.2009
Lo chef consiglia
Quando il conto è troppo salato
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Il Tempo, 14.7.2009
Globe Theatre. In scena «Troppu trafficu ppi nenti» composto nel '500 da Michele Agnolo Scrollalanza e adattato dallo scrittore di Porto Empedocle
Camilleri e il Bardo
William Shakespeare e il suo doppio siciliano

Si chiamava Michele Agnolo Florio Scrollalanza e, per la sua origine quacchera che lo costringeva a fuggire dalle persecuzioni religiose, ebbe una vita girovaga che lo portò a soggiornare in luoghi assai diversi, dalle Isole Eolie a Messina, da Venezia a Verona a Londra. E sarebbe certo un vanto che si aggiunge agli altri di cui è già ricco il nostro paese, pensare che dietro di lui si celi la vera identità del grande bardo, ospitato a Stratford da un oste, forse parente da parte di madre, che, affezionatosi a lui, avrebbe preso a chiamarlo col nome del figlio morto William. Mentre il cognome originario, mutato nell'inglese Shakespeare di ugual significato, gli avrebbe consentito di vivere, senza dover più fuggire, nel mistero di un'identità che sarebbe stata consegnata alla storia dalle sue opere immortali. Una leggenda, certo, ma non del tutto priva di plausibilità, data la conoscenza dei luoghi, della lingua e delle scene italiane che si coglie nelle numerose tragedie e commedie da lui scritte. Tra cui non manca un'opera ispiratagli da un moro, suo vicino di casa a Venezia, spinto dalla gelosia ad uccidere la propria moglie. Un soggetto in cui non è difficile ravvisare l'amore disperato del più celebre Otello. Così come non sfugge la somiglianza di questo «Troppu trafficu ppi nenti», da lui scritto in dialetto messinese, con lo shakespeariano «Molto rumore per nulla», dato alle stampe 50 anni dopo, di cui sembrerebbe essere la versione originaria. Solo un'ipotesi, tale tuttavia da rendere particolarmente affascinante l'allestimento del testo ad opera del Teatro Stabile di Catania in scena al Globe Theatre di Villa Borghese da oggi al 22 luglio. Dove l'adattamento, scritto a quattro mani da Andrea Camilleri e da Giuseppe Dipasquale, che dello spettacolo cura anche la regia, opportunamente interviene a dilatare alcuni spunti dell'azione, appena accennati nell'originale e tuttavia nodali all'interno dell'azione. Ma anche a snellire l'eccessiva frondosità dei dialoghi per giungere a una più chiara incisività dei caratteri. Col risultato di un allestimento che coniuga insieme solennità di portamento e riquadri burleschi, modi levantini ed espressività caricaturali. Mentre siciliano illustre e modernità di accenti si affiancano in un teatro di parola punteggiato di assonanze orientali e di fonemi arcaici di cultura antica.
Antonella Melilli
 
 

Il Tirreno, 14.7.2009
Rava e De Caro in requiem

Carrara. Dopo il concerto a Prato nuovo impegno per Enrico Rava che stasera - ore 21,30 - cavalca la rassegna “Onda su onda, Tirreno Festival”. Presso l’Anfiteatro Romano, il trombettista principe del jazz italiano e l’attore Enzo De Caro (voce recitante), con Mauro Negri (alto sax e clarinetto); Giovani Guidi (piano); Francesco Ponticelli (c.basso); Joao Lobo (batteria) daranno vita a “Requiem per Chris”. L’attore e il jazzista portano in scena un soggetto inedito di Andrea Camilleri (per un film mai realizzato): una “storia siciliana” che si conclude in una New Orleans segnata dalla catastrofe dell’uragano Katrina del 2005, città che mantiene, nonostante la tragedia, il fascino della sua tradizione musicale.  La storia ricostruisce la vicenda di Chris Lamartine, un musicista leggendario, il personaggio è d’invenzione, morto suicida nel 1917. Un personaggio fantastico che obbliga il protagonista ad uno strano viaggio nello spazio e nel tempo, in cui la Sicilia s’intreccia coi frammenti della storia del jazz delle origini di New Orleans; in questo personaggio si può rintracciare qualcosa di Nick La Rocca, musicista di New Orleans ma di origini siciliane che lo scrittore considera una “vera leggenda”.  Se la musica di Enrico Rava è il filo conduttore della storia, il racconto del personaggio, solo evocato, di Lamartine è affidato a De Caro. Il filo conduttore è un nome cancellato dall’enciclopedia della musica, Chris Lamartine suicida ventenne nel 1917: in realtà non esiste ma Enrico Rava lo insegue dappertutto, ripensando a quando suonava con Nick La Rocca leggendario cornettista nato a New Orleans ma proviene da una famiglia di Salaparuta. Una ricerca impossibile, da Roma a Palermo, da Agrigento fino a New Orleans che si sfalda sul finale, spazzata via dall’uragano Katrina. Sul giallo irrisolto vince la tromba eterea e lirica di Rava, con il suo requiem al musicista che non esiste.
Afo Sartori
 
 

Corriere della Sera, 14.7.2009
Piazza Grande
Le «luci e ombre» di Calvino (500 anni dopo)

[…]
Su e giù
C'è chi si tira molto giù. Come Paolo Sorrentino, che per mostrarsi fiero oppositore dei tagli alle sovvenzioni di Stato per il cinema, modestamente non attribuisce alle sue buone idee l'esito felice del «Divo», bensì alle generose elargizione pubbliche: senza i finanziamenti statali «oggi film come "Gomorra" e "Il divo"» non potrebbero circolare per le sale. Merito dei soldi e non di un'ottima idea? C'è invece chi si tira molto su. Come Saverio Lodato, che nella prefazione alla raccolta (Chiarelettere) de “Lo chef consiglia” quotidianamente co-prodotto assieme ad Andrea Camilleri, modestamente paragona i suoi scritti (e quelli del co-autore Camilleri) a un «kit di sopravvivenza, in un mare sterminato di luoghi comuni, verità addomesticate, versioni di regime». Non è finita perché il co-autore Lodato condivide la medaglia con Concita De Gregorio: «Che la direzione dell'Unità abbia entusiasticamente accettato di ospitare nella sua piccola stiva questo insolito carico di barili d'olio, è merito che le va riconosciuto». Lo chef ha consigliato anche l'olio.

Pierluigi Battista
 
 

l'Unità, 15.7.2009
Lo chef consiglia
Oibò, che ne è stato di Noemi
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Radio Street - La Trasmissione di Morelli, 15.7.2009
Intervista a Saverio Lodato
Ospite del giorno della “Trasmissione di Morelli” è Saverio Lodato, co-autore con Andrea Camilleri di Un inverno italiano - Cronache con rabbia, raccolta degli articoli usciti sulla rubrica “Lo chef consiglia” de «l’Unità».

Momenti salienti dell’intervista a Saverio Lodato:
Certe volte porre delle questioni è più difficile che abbozzare delle risposte.
”Be’, il mio interlocutore è Andrea Camilleri, dunque ogni qualvolta mi sono trovato in difficoltà mi è venuto incontro lui. La nostra rubrica continua ancora oggi sull’«Unità», ed è nata dall’idea di porre un argine quotidiano a ciò che è diventato il nostro paese: l’informazione, la politica, il modo di affrontare le cose. La scommessa di Camilleri e mia era quella di fornire ai lettori una pillola di sopravvivenza quotidiana.”
Concordate le domande, o qualunque cosa lei chieda a Camilleri lui risponde?
”Da novembre a oggi ho posto a Camilleri tutte le domande che mi sono passate per la testa e lui non ha mai mancato di rispondermi. Per me è una grande occasione professionale poter lavorare quotidianamente con un grande maestro come Andrea Camilleri.”
Quali, in sintesi, i temi affrontanti nel libro?
”Questo libro parla dell’Italia di oggi, in cui il potere abita in una casa privata. L’Italia in cui alberga il più grande conflitto d’interessi che si registri nel mondo intero, dove il premier viene confidenzialmente chiamato “papi” da un esercito di escort che, forse legittimamente, aspirano a farsi largo nella vita ma vengono tratte in errore dal premier stesso. Un paese dove si fanno le leggi su misura, si fa il lodo Alfano perché il premier non venga processato, e la legge sulle intercettazioni telefoniche…”
 
 

l'Unità, 16.7.2009
Lo chef consiglia
L'orgoglio e i climatizzatori
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Napoli), 16.7.2009
Ravello magica. È un festival grandi eventi

Quando debutta a Palermo nel 2007, questa storia siciliana che srotola il suo filo in una New Orleans segnata dalla catastrofe dell' uragano Katrina, mette in campo la voce recitante di Sergio Rubini e la tromba di Enrico Rava. Tratto da un soggetto inedito di Andrea Camilleri per un film mai realizzato, "Requiem per Chris" sbarca al Ravello Festival, due anni dopo, con la voce preziosa di Enzo Decaro (stasera, ore 21.45, Belvedere di Villa Rufolo) chiusa nel suono caldo dell'Enrico Rava Quintet: Gianluca Petrella al trombone, Giovanni Guidi al piano, Pietro Leveratto al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria. Chris Lamartine si muove sulle linee di una fantasia leggera, anche se riecheggia da un' omonimia eclatante la leggenda di musicista morto suicida nel 1917, non prima di aver scritto il suo onorevole pezzo di storia del jazz afroamericano. «Uno strano viaggio nello spazio e nel tempo spiegano Rava e Decaro - in una Sicilia fascista che attende l'imminente disastro della guerra. Un biglietto di sola andata da Palermo a New Orleans, destinato a ripiegarsi su un tetto della città sconvolta dall'uragano, tra uomini e donne che lottano, in una solitudine alleviata solo dalla musica». Un Requiem laico, quello di Rava.
[…]
Laura Valente
 
 

Il Tirreno, 16.7.2009
Torna in libreria il commissario Bordelli

Roma. Torna in libreria a fine agosto, dopo cinque anni di assenza, il commissario Bordelli, il commissario che Camilleri dice di amare di più, dopo il suo Montalbano. Lo ha annunciato il suo autore, Marco Vichi, intervenendo nei giorni scorsi a Roma al Trastevere Noir festival. Il nuovo romanzo, che segue la trilogia “Il commissario Bordelli”, “Una brutta faccenda” e “Il muovo venuto”, oltre a uno dei racconti di “Perché dollari?” si intitola “Morte a Firenze”, sarà pubblicato sempre da Guanda.
[…]
 
 

l'Unità, 17.7.2009
Lo chef consiglia
Nisticò, memorie di un giornalista
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Livecity.it, 17.7.2009
Recensione “Troppo trafficu ppi nenti” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale al Globe Theatre di Roma

E se William Shakespeare si fosse in realtà chiamato Crollalanza? Sul mistero che avvolge i natali del grande Bardo si apre “Troppo trafficu ppi nenti”, in scena sul palco del Globe Theatre di Roma fino a mercoledì 22 luglio.
Una fitta nebbia avvolge le origini di William Shakespeare, tanto da aver scatenato nel corso dei secoli una ricca serie di indagini e la produzione di numerosi testi (in tempi recenti anche vari documentari). Un gioco che non poteva mancare di avvincere un tessitore di enigmi come Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano, autore assieme a Giovanni Dipasquale di “Troppu trafficu ppi nenti”. “Nel ’99 venne pubblicato da un ricercatore siciliano un saggio sulla drammaturgia shakesperiana – spiega Dipasquale, che firma anche la regia – lo studioso affermava che in pratica il Bardo avrebbe potuto avere natali diversi, trattarsi di un nobile italiano. Così con Camilleri abbiamo pensato di fare una sorta di archetipo con ambientazione e costumi tipici della nostra isola”.
La genesi di Crollalanza è presto detta: tale Michele Agnolo (o Michelangelo) Florio (Crollalanza dal lato materno) che, per sfuggire alle persecuzioni religiose, visse tra Messina, Venezia, Verona, Stratford e Londra. Crollalanza fu autore di molte tragedie e commedie, alcune delle quali sembrano essere la versione originaria di altre ben note opere attribuite a Shakespeare, come “Troppu trafficu ppi nnenti”, che potrebbe essere l’originale di “Troppo rumore per nulla” di Shakespeare, apparsa 50 anni dopo. A Stratford Crollalanza fu ospite di un oste che prese a chiamarlo affettuosamente “William”, in ricordo del figlio morto. A quel punto bastò tradurre in inglese il cognome della madre (da “Scrolla lanza” a “shake speare”) ed ecco il nuovo cognome “Shakespeare”. Nacque così William Shakespeare, non più perseguibile come quacquero fuggiasco, ma costretto a tenere il mistero sulla sua vera identità e sulle sue origini.
Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale si divertono nella trasposizione mediterranea di “Molto rumore per nulla”, ambientata in una esotica Sicilia, ben delineata da costumi e scenografia e dall’irresistibile dialetto, prevalentemente messinese, condito da giochi di parole e vocaboli inventati. Ricca e colorita messa in scena prodotta dal Teatro Stabile di Catania che, con un ottimo cast, porta sul palco del Globe una prelibatezza di questa stagione.
Marilena Giulianetti
 
 

AntonioGenna.net Blog, 17.7.2009
Telefilm News Flash – RaiUno inizia le repliche del “Commissario Montalbano”, RaiDue cambia alcuni giorni di trasmissione delle serie di prima serata; arrivano gli inediti di Lost e Supernatural

[…] dal 28 luglio e fino ad inizio settembre ogni martedì alle ore 21.20 RaiUno ha messo in campo a sorpresa le repliche della serie poliziesca italiana “Il commissario Montalbano” con Luca Zingaretti per cercare di arginare la propria crisi estiva di ascolti in primetime […].
 
 

l'Unità, 18.7.2009
Lo chef consiglia
Borsellino: delitto di mafia e non solo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Il Piccolo, 18.7.2009
Anche uno sceneggiatore di Dylan Dog tra i vincitori per la sezione letteratura

Trieste. Terza edizione per il “Premio Città di Trieste”, letteratura-cinema-teatro “Alabarda d’oro” questa sera alle 19 al Castello di Duino. […] Nomi prestigiosi per i riconoscimenti alla carriera: l’Alabarda d’oro […] per la Letteratura ad Andrea Camilleri, verrà consegnato successivamente in un incontro che si terrà a Roma. […]
Sara Del Sal
 
 

Il Giornale, 18.7.2009
La stoccata

Ma questo non è un libro. È tritolo. Minimo minimo cadrà il governo e in un batter d’occhio verremo tutti catapultati nella Terza Repubblica. Almeno a giudicare dal packaging. Copertina serissima, da inchiesta dirompente. Titolo modello «notte della democrazia», “Un inverno italiano”. Sottotitolo ruggente, «Cronache con rabbia 2008-2009». E poi cinque pagine fuori testo, grigie, non bianche, ognuna delle quali contiene un unico aforisma terrificante, stampato a caratteri cubitali, per ipovedenti: «La berlusconite è un’infezione mortale incurabile, che porterà alla rovina l’Italia tutta». Anche la prefazione di “Un inverno italiano” (Chiarelettere, pagg. 336, euro 14,60) non delude, Saverio Lodato mette subito il dito nella piaga: «Un’Italia prossima al collasso. Un’Italia insensata, dissennata. Un’Italia in cui i politici al governo hanno dato vita a un’immensa corte di famuli e manutengoli...». Bravissimo, daccene ancora, daccene di più! Se questa è solo la prefazione... Ma... che succede?
«A metà novembre, andai a trovare Andrea Camilleri. Che cosa potevamo inventarci per offrire a qualche volenteroso lettore dell’Unità una quotidiana pillola di sdegno civile? È nata così la rubrica “Lo chef consiglia”». Rimaniamo di stucco, ovviamente. Va bene che oggi la gastronomia la ficcano dappertutto... Ma un ristorante, che ci azzecca? Non dovevamo fare la rivoluzione? Quella rivoluzione che non è, non può essere un pranzo di gala... Anche Adorno, nei Minima Moralia, esprimeva lo stesso timore: «Esiste qualcosa come un amor intellectualis per il personale di cucina, la tentazione, per chi lavora nel campo teorico o in quello artistico, di scendere sotto il proprio livello...».
Troppo tardi: da qui in poi, tutto va a rotoli. Mai visto un anticlimax così ripido. Un baratro, praticamente. La «quotidiana pillola di sdegno civile» - ma allora è un ristorante o una farmacia? - funziona così: Lodato serve un assist a Camilleri («Con il centrodestra, gli italiani sono più sicuri?») e Camilleri risponde. Solo che invece di tirare in porta comincia a palleggiare, scherza con il guardialinee, e infine spedisce la sfera sugli spalti. Tra divagazioni, ricordi d’infanzia e curiosità etnologiche il papà del commissario Montalbano sospira, traccheggia, si fa cadere enfaticamente le braccia. Umorismo rassegnato, toni mesti... Manca poco gli scappi detto «E io che c’entro? E io che posso farci?». Insomma una cucina senza sale, camerieri distratti e portate non corrispondenti alle ordinazioni. Del resto, si vede chiaramente che il super-impegnato Camilleri dedicava alla rubrichetta dell’Unità al massimo un paio di minuti del suo prezioso tempo. Povero Lodato: quante volte, nel ristorante di Camilleri, ha dovuto accontentarsi della risciacquatura dei piatti!
 
 

La Sicilia, 18.7.2009
Il premio Cordio assegnato a Zingaretti
Santa Ninfa. Il primo agosto il noto attore romano riceverà il riconoscimento «per la promozione della Sicilia»

Santa Ninfa. Sarà l’attore romano Luca Zingaretti, noto soprattutto per avere interpretato la parte del commissario Montalbano nella serie televisiva tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, a ricevere, il primo agosto, in piazza Libertà, il premio «Museo Nino Cordio», alla sua prima edizione. Il premio, assegnato a personalità della cultura, dell’arte, della letteratura, dello spettacolo e della scienza, legate alla Sicilia e all’opera di Nino Cordio, avrà una cadenza annuale.
Il programma prevede, alle 19,30, nei locali del museo intitolato all’artista santaninfese scomparso a Roma nel 2000, dopo l’intervento dell’assessore alla Cultura, Marianna Conforto, e del figlio dell’artista, Francesco Cordio, la lettura, da parte di Zingaretti, di alcuni testi di Andrea Camilleri dedicati a Nino Cordio. Alle 22, in piazza Libertà, la consegna del premio. Questa la motivazione: «Per la sua straordinaria capacità di “entrare” nel ruolo di personaggi siciliani; per la promozione, in Italia e all’estero, della terra e della cultura siciliana e perché dimostra che il cinema, e l’arte in genere, possono recare un contributo notevole nella lotta alla criminalità, alla mafia, alla violenza, alla sopraffazione, dando, al contempo, della Sicilia un’immagine diversa, positiva, lontana dai soliti luoghi comuni. Luca Zingaretti è interprete raffinatissimo del celebre personaggio del commissario Salvo Montalbano, uscito dalla penna di Andrea Camilleri, ed ormai icona della sicilianità. Il commissario – ricorda la motivazione – come si cita ne “La forma dell’acqua”, il primo dei racconti della serie, è tra l’altro un collezionista di opere di Nino Cordio, il pittore e scultore che ha portato in Italia e all’estero i colori e le memorie della sua terra d’origine».
In occasione della consegna del premio, e fino al 10 agosto, il museo rimarrà aperto anche di sera.
Il Museo Nino Cordio è stato inaugurato due anni fa. Nato grazie alla collaborazione tra il Comune e la famiglia dell’artista, accoglie la corposa donazione di acqueforti che Cordio volle fare qualche anno prima della sua morte. In esposizione anche una serie di dipinti ad olio, affreschi, disegni e sculture che la famiglia ha concesso in prestito. Il totale delle opere esposte supera le 200. Il museo è dotato di una sala proiezioni, di una sala multimediale predisposta per la didattica con gli studenti, di una sala-atelier nella quale sono stati ricostruiti gli ambienti di lavoro dell’artista e di una sala teatro in cui si allestiscono eventi culturali.
Nato a Santa Ninfa il 10 luglio 1937, Nino Cordio ha studiato all’Istituto d’Arte di Catania e all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha frequentato l’Atelier di Friedländer a Parigi. Ha esposto i suoi lavori in numerose personali in Italia, Europa e in America.
V.D.S.
 
 

l'Unità, 19.7.2009
Lo chef consiglia
La figura di Fortebraccio e il caso del corsivista Vertical
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 19.7.2009
Il libraio
Pusante (Milleidee): "Con Camilleri si va sul sicuro"

«È un giallo dal sapore classico. La prosa è un flusso incontrollato di immagini tratte dalla saggezza popolare, lo spirito torna fresco e brillante, proprio come quando Salvo Montalbano, ancora sconosciuto, ha esordito sui nostri scaffali - co­sì Angelo Pusante, titolare della libreria Milleidee di Agrigento consi­glia l'ultimo libro di Andrea Camilleri, “La danza del gabbiano” - Ogni volta è un viaggio fantastico in una terra fantastica. In quest'ultima avventura, alle prese con la scomparsa di Fazio, non si avvertono se­gni di stanchezza elle preludano a un declino. Anzi, permangono spunti e situazioni originali, raccontate con esilarante ironia».
a.f.
 
 

l'Unità, 21.7.2009
Lo chef consiglia
Mark Twain al ristorante
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

l'Unità, 22.7.2009
Lo chef consiglia
Il Piccolo Cesare odia l'Unità
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Città Nuova, 22.7.2009
Shakespeare siculo
Una rivisitazione in dialetto siciliano di "Molto rumore per nulla", celebre opera del drammaturgo inglese, ad opera di Andrea Camilleri.

Fra i tanti modi di vedere e rappresentare Shakespeare, mancava un’incursione nel dialetto siciliano. E chi meglio di Andrea Camilleri poteva addentrarsi in una traduzione del grande drammaturgo con una lingua densa di umori e per giunta antica? Ben si presta una commedia come "Molto rumore per nulla" ambientata a Messina, un meridione che offre spunti e angolature tematiche per una storia d’amore e di tradimenti falsi e veri fra melodramma e opera buffa. Ma non siamo tra fichi d’india e coppole.
Col titolo tradotto in "Troppu trafficu ppi nenti" ci troviamo in una città del Medio Oriente tra tappeti persiani, sete, costumi colorati, dentro la vicenda che ruota attorno a due storie d’amore parallele. La prima ha per protagonisti i due innamorati “ingenui” Claudio ed Ero alla vigilia delle nozze; la seconda si incunea nelle personalità eccentriche e brillanti di Benedetto e Beatrice, i due bisbetici che finiscono col domarsi a vicenda e con l’unirsi a loro volta in matrimonio. Fra i primi due si intromette il malvagio Don Juan il quale, invidioso della protezione accordata loro dal principe suo fratello, cerca invano di dividerli, cospirando contro di loro. Il tutto ovviamente complicato da intrighi, fidanzati creduloni, figli illegittimi, finte morti di fanciulle in fiore.
Nella semplice e spiritosa regia Giuseppe Di Pasquale, per lo Stabile di Catania, trasforma la rappresentazione in una farsa divertente, tra svenevolezze, feroci motti di spirito, prese in giro, con un ritmo trafelato e incalzante. Un vaudeville mediterraneo ed esotico in un crocevia di magheggi, con sulla scena una pedana rialzata al centro. Il resto è affidato ai quindici interpreti che recitano con ritmo e musicalità.
Nel ruolo del capo della ronda strappa risate a scena aperta Mimmo Mignemi con un fantasioso vocabolario di comicità puramente verbale e di natura demenziale che riprende certe espressioni del Catarella del "Commissario Montalbano".
Ah, dimenticavo il preambolo. Camilleri e Di Pasquale ci avvertono di strane coincidenze attorno a uno Shakespeare in realtà siciliano. Un tale Michele Agnolo Florio (Crollanza dal lato materno) che, per sfuggire alle persecuzioni religiose, visse tra Messina, Venezia, Verona, Stratford e Londra. Crollanza fu autore di molte tragedie e commedie, alcune delle quali sembrano essere la versione originaria di ben altre opere attribuite a Shakespeare. A Stratford Crollanza fu ospite di un oste che lo chiamava affettuosamente William, in ricordo del figlio morto. A questo punto traducendo in inglese il cognome della madre si arriva a quello del drammaturgo che tutti conosciamo, non più perseguibile come quacquero fuggiasco, ma costretto a tenere il mistero della sua vera identità e sulle sue origini.
Insomma, i due ci vogliono far credere, per spirito di patria, che Shakespeare sia davvero stato siciliano. Da qui la motivazione della loro trasposizione teatrale di "Troppu trafficu ppi nenti". E buon divertimento.
Giuseppe Distefano
 
 

Il Messaggero, 22.7.2009
Profondo noir / Il mondo intero s'inchina a un genere letterario che non conosce crisi
Da Camilleri a Izzo, da Larsson a Winslow, gli autori legati da temi e inquietudini comuni
Siamo uomini o criminali?

Il successo delle “scritture criminali” è un fenomeno mondiale. Ai grandi luoghi tradizionali del “crime” (i Paesi anglosassoni), da almeno vent’anni si sono affiancati, con crescente intensità, altri scenari: l’Italia e tutti i Paesi mediterranei (la Francia di Izzo e della Minotti, la Spagna di Vazquez Montalbàn, Marsè, Ledesma, Silva, Martin, Juan Madrid, la Grecia di Markaris); la Germania; i Paesi scandinavi (Larsson, Persson, Mankell, Holt); e poi la Cina, il Giappone, l’India, la Turchia, e, buona ultima la Russia di Lilin. Proprio pochi giorni fa un lungo servizio di “El Pais” raccomandava una sorta di “giro del mondo” in “nero” che abbraccia quaranta importanti polizieschi, appunto, da Los Angeles a Istanbul a Venezia, passando per Bari, Madrid, Parigi, Glasgow, Stoccolma e via dicendo. “El Pais” sembra essersi accorto, finalmente, di una considerazione che (sia consentita una punta di orgoglio nazionalista) noi “noiristi” italiani predichiamo da tempo: che, cioè, scenari e frontiere del mondo dopo la caduta del Muro sono radicalmente cambiati e si sono notevolmente uniformati. E che il settore più dinamico, quello nel quale il cambiamento si avverte con maggiore lucidità è proprio il settore criminale.
Da qui non già, come lamenta qualcuno, una sorta di “modello unico” di scrittura che starebbe imponendo la propria egemonia di bassa lega a detrimento del “bello scrivere” degli Autori (con la A maiuscola), ma, semmai, un’affinità contenutistica che ruota intorno a temi, inquietudini, interrogativi comuni. Fra “La danza del gabbiano” di Camilleri (uno dei migliori, se non il miglior Montalbano della serie), “Il cinese” di Mankell, “Il potere del cane” dell’americano Winslow, il “Red Riding Quartet” dell’inglese David Peace, la popolarissima saga di Lisbeth Salander, la trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo- per limitarsi solo a pochi esempi fra i tanti grandi “crime” contemporanei- esistono innegabili punti di contatto.
Sono storie in cui il delitto cessa di essere affare individuale per diventare una vera e propria “questione” sociale. Agisce sempre sullo sfondo una qualche grande Mafia (siciliana, turca o colombiana che sia), e il potere corruttore della sua liquidità economica penetra i gangli vitali della democrazia, dalla polizia, al sistema giudiziario, a una libera stampa sempre meno libera, corrodendola come un’inarrestabile metastasi, mettendone a repentaglio la stessa sopravvivenza.
A combattere contro i mulini a vento della globalizzazione criminale sono dei Don Chisciotte sbandati, irregolari, nemici giurati di astrusi regolamenti ritagliati su misura dei potenti intoccabili di turno. Spesso perdono, più raramente vincono, comunque combattono la loro battaglia sino in fondo. E, nel combatterla, smascherano l’ipocrisia di sistemi dove i “buoni” di un tempo creano false mitologie, additano alla gente comune bersagli di comodo, simulano finte guerre mentre fanno affari sporchi con i “cattivi”. Molti lettori si identificano in loro perché li vivono come autentici eroi, ne condividono la frustrazione e il senso d’impotenza, la cupa visione di un Occidente sempre più spietato, corrotto, indifferente.
Giancarlo De Cataldo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.7.2009
Un “Inventario tra il serio e il faceto” spiega l’origine dei termini più bizzarri e dimostra una volta di più come oggi il dialetto viva una sorta di nuova giovinezza
La lingua salvata
Macché estinzione il siciliano è vitale

Nei giorni della "Pantera", il movimento studentesco nato a Palermo a dicembre 1989, una studentessa di Lettere chiuse con una sollecitazione il proprio intervento in assemblea nella facoltà occupata. Riferendosi a tutti quei docenti che ammiccavano al movimento ma poi girando l'angolo ne prendevano le distanze, disse che bisognava pretendere da loro un impegno esplicito «per evitare che poi se l' arrifardìano». La platea era composta quasi esclusivamente da siciliani (a quel tempo l'Università di Palermo non era meta di studenti provenienti dal resto d'Italia); eppure un buon 70 per cento dei presenti, non palermitani, non comprese il significato di quel verbo udito per la prima volta. Tanto che all'oratrice toccò tornare al microfono e spiegare che rifardiare o arrifardiarsela sta per «rimangiarsi la parola data» o «essere dei voltagabbana». L'episodio ci è tornato in mente durante la lettura di un delizioso volume appena arrivato in libreria. S'intitola "Semu ricchi e nuddu u sapi. Inventario tra il serio e il faceto dei modi di dire in siciliano" (Dario Flaccovio Editore, pagine 173, 13 euro). Lo ha scritto Pietro Moceo, un medico che egregiamente coltiva la passione per le lettere e la ricerca filologica.
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Il volume si presenta come un prezioso contributo al dibattito sullo stato attuale del siciliano parlato; una lingua più che un dialetto, come da tempo andiamo sostenendo. Soprattutto, un idioma che nell'ultimo quindicennio mostra uno stato di salute inatteso, una sorta di nuova giovinezza scaturita in primis dalla sua valorizzazione letteraria. E certo si può discutere sull'autenticità del siciliano parlato nelle pagine di Camilleri o di alcuni fra i suoi sciatti imitatori. Ma poco c'è da opinare sul fatto che esso si sia presto convertito in una parlata diffusa i cui confini si sono espansi ben oltre l'Isola. Oggi più che mai il siciliano è la forma dialettale più diffusa e orecchiata nel resto del paese. Deve essere tale realtà, più o meno percepita, a alimentare questo parlare del siciliano diventato quasi preponderante rispetto al parlare in siciliano. E in questo solco si inserisce il libro di Moceo, nelle cui pagine viene effettuata una paziente raccolta di parole, espressioni e modi di dire siciliani. Il risultato è godibilissimo. L'autore, infatti, lavora non soltanto in termini di classificazione. Egli prova anche a rintracciare le origini di ciascun termine o formula, fornendo ipotesi argomentate e convincenti. E anche laddove le espressioni sono dubbie, l'autore ha il merito di esporre le diverse possibilità interpretative.
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Ma soprattutto si scopre come un medesimo modo di dire può assumere significati diversi a seconda delle zone in cui esso viene usato. Un esempio è dato dal termine tragediaturi (pagina 112), di cui Moceo illustra due diverse interpretazioni: quella data da Camilleri e valida (secondo gli stessi Moceo e Camilleri) per l'area agrigentina, riguarderebbe il tipo che «organizza beffe e burle» spropositate, il cui rischio è maggiore della soddisfazione ricavata; viceversa, nell'area palermitana il tipo in questione è un «fabbricatore d'infamia», un costruttore di (falsa) maldicenza ai danni di un'altra persona. Invero, da agrigentini d'origine suggeriremmo una terza accezione di traggidiaturi (rigorosamente con due "g"): colui che ingigantisce la portata drammatica di una situazione, trasformando una normale difficoltà in - appunto - tragedia, ovvero scena madre d'una recita a soggetto.
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Pippo Russo
 
 

l'Unità, 23.7.2009
Lo chef consiglia
L'utopista distratto
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Cristicchiblog, 23.7.2009
“Digli che venghino!”

A Santa Fiora il 2 agosto, saranno ospiti dello spettacolo “Canti di miniera, d’amore, vino e d’anarchia” l’attrice Laura Morante, lo scrittore Andrea Camilleri e Mario Perrotta (giovane attore che reciterà un estratto di un suo spettacolo sui minatori emigrati in Belgio).
 
 

La Stampa, 23.7.2009
Le recensioni – Teatro
Traduce Camilleri. E Shakespeare parla in siciliano stretto
Roma, Globe di Villa Borghese

Per primo 45 anni fa Franco Zeffirelli prese alla lettera l'ambientazione a Messina di “Molto rumore per nulla” e con grande spasso generale fece recitare i sublimi attori del National Theatre come in Divorzio all'italiana. Altri lo avrebbero seguito su questa strada, compreso Kenneth Branagh nel suo film (girato peraltro in una villa riconoscibilmente toscana). Punto d'arrivo di questa tendenza, oggi lo Stabile di Catania propone la commedia dopo averla addirittura tradotta in siciliano discretamente stretto – “Troppu trafficu ppi nenti” - a opera nientemeno che di Andrea Camilleri. Giuseppe Dipasquale, cotraduttore e regista, l'ambienta in un'isola ancora mezzo araba, con gli uomini in costume vagamente secentesco-europeo ma le donne tra l'odalisca e la fattucchiera. Ho detto traduzione, non riscrittura: traduzione, anzi, abbastanza letterale, dove curiosamente i soli a parlare in lingua (ma la lingua dei clown) sono i questurini, ossia quelli che forse meglio sfrutterebbero l'accento meridionale. Il suono risulta plausibile, forse piu' che nelle consuete versioni in italiano: date a un attore il suo dialetto e costui recitera' in souplesse. Tutto bene dunque? Non proprio, perche' purtroppo la recitazione della coppia brillante Biatrici-Binidittu, ma anche quella degli altri, e' elementare, registrata solo sulla comicita' superficiale della farsa. L'enfasi e' certo imposta anche dal grande spazio del Globe e dagli indispensabili microfoni; ma anche in questa commedia scherzosa Shakespeare consentirebbe di andare un po' a fondo, cosa che questa esecuzione non fa sospettare.
 
 

Soap e Fiction Blog, 23.7.2009
Il commissario Montalbano - Par condicio: Trama Puntata di martedì 28 luglio - Rai 1, Ore 21.20
Torna in replica Il commissario Montalbano. Ecco la trama dell'episodio in onda martedì prossimo.
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l'Unità, 24.7.2009
Lo chef consiglia
Il museo degli orrori
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Europa, 24.7.2009
Le letture della villeggiatura
Da Ruiz Zafón a Scarpa, dalla Baldanzi a Yu Hua, una manciata di titoli

Con le ferie non ci sono più scuse.
Bisogna leggere. E a meno che sul comodino non torreggi già un’alta colonna di libri accumulatisi in un anno di «quando lo trovo il tempo?» è arrivato il momento di scegliere cosa portarsi dietro.
Mica facile. A chi dar retta?
[...]
Ci sarebbero i giornali, dicevamo. E allora proviamoci, a mettere in fila una manciata di titoli tra cui pescare. Liquidiamo subito i più ovvi, che poi sarebbero quelli che vi consiglieranno più o meno tutti, amici e amiche, siti e blog, quotidiani e riviste. Si parte dall’intramontabile e inesauribile Camilleri. Anche quest’anno ha sfornato libri in serie. Con o senza Montalbano. Il commissario è il protagonista di "La danza del gabbiano" (Sellerio, 271 pp., 13 euro), che se ne sta in vetta alle classifiche di vendita già da un po’, mentre "La tripla vita di Michele Sparacino" (Rizzoli, 90 pp., 12,50 euro) è un racconto lungo che a dispetto dell’intreccio da giallo puro di Montalbano fa a meno. Ma tra morti ammazzati e giornalisti corrotti Camilleri ha trovato il modo di scrivere anche un epistolario su Pierre-Auguste Renoir e su un suo remoto passaggio agrigentino. È "Il cielo rubato" (Skira, 96 pp. 14 euro). Tre libri, tre editori.
Ecumenico.
[...]
Giovanni Dozzini
 
 

l'Unità, 25.7.2009
Lo chef consiglia
Quando un nano si crede Dio
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

l'Unità, 26.7.2009
Lo chef consiglia
La mafia ha sfondato in tv
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Corriere della Sera, 26.7.2009
Tendenze
Passaggio in Italia, frontiera del Male
Autori inglesi e americani ambientano i gialli tra Venezia e Firenze
Luoghi e personaggi nostrani al centro di tante trame noir. Ma con molti stereotipi

Lo chiamano Italian Crime, è un florido filone di gialli ambientati in Italia e con investigatori (detective privati, ca­rabinieri, commissari di polizia) rigo­rosamente italiani. Nella categoria sono com­presi anche i romanzi tradotti, Camilleri, Carlot­to, Carofiglio, che piacciono molto agli inglesi. Ma il fenomeno più rilevante è proprio la proli­ferazione di scrittori inglesi e americani che hanno scelto l’Italia per le locations dei loro po­lizieschi. Molti degli scrittori in questione risie­dono (o hanno abitato a lungo) in Italia, da cui l’altra etichetta data al sotto-genere, «Italian Expat Crime Fiction», dove expat (da expatria­te) è il nome che si dà agli inglesi, e per esten­sione agli americani, che vivono all’estero.
[…]
Ranieri Polese
 
 

La Repubblica, 27.7.2009
Il 2 agosto saranno a Santa Fiora insieme a Camilleri e Laura Morante
Il tour con il coro di lavoratori del paese sulle pendici del monte Amiata
Cristicchi porta in scena i minatori. Canti e storie di mondi scomparsi
Canzoni e monologhi per recuperare il repertorio della tradizione locale

Roma - "Canti di miniera, d'amore, vino e anarchia" è il titolo del nuovo spettacolo di Simone Cristicchi, costruito insieme al coro dei Minatori di Santa Fiora, 14 elementi tra i 19 e gli 81 anni, sul palco con lui nel tour estivo che nelle prossime settimane girerà l'Italia. Il cantautore che incantò il festival di Sanremo nel 2007 vincendo a sorpresa con “Ti regalerò una rosa”, brano scaturito dall'incontro con malati di mente e da ricerche sui manicomi, ora ha scoperto i minatori, le cui condizioni di lavoro hanno profondamente influenzato la vita e la cultura dei paesi intorno alle miniere. "La malattia mentale esiste da sempre, è stato duro emotivamente ma è stato facile trovare qualcuno che abbia vissuto in manicomio, mentre è raro trovare qualche minatore ancora vivo", sottolinea Cristicchi che, tra una data e l'altra del tour si chiude in studio per registrare il nuovo disco.
Lo spettacolo di Simone Cristicchi farà tappa il 31 luglio a Zevio (Verona), il 2 agosto a Santa Fiora (Grosseto), il 6 a Carpino (Foggia), l'8 a Prati (Torino), il 10 ad Ascoli Piceno, il 5 settembre a Dogliani (Cuneo). Quella in casa del 2 agosto sarà una serata speciale per il coro, che vedrà tra gli ospiti sul palco anche Andrea Camilleri, da anni frequentatore estivo della località, e Laura Morante, che invece è nata a Santa Fiora.
[…]
Ogni serata è diversa dall'altra perché cambiano gli ospiti. Racconta il cantautore romano: "Camilleri va abitualmente in vacanza a Santa Fiora ed è stato semplice coinvolgerlo nello spettacolo, ha accettato con entusiasmo, lui come Laura Morante, nata a Santa Fiora, che torna nel paese di origine. Il bello è che rimane un progetto aperto, che si arricchisce di richieste in posti meravigliosi che si riempiono ogni volta, ed è impreziosito dalla partecipazione di Alessandro Benvenuti, Ginevra Di Marco, Mannarino. Mi hanno già dato la disponibilità Ascanio Celestini, Gianmaria Testa, e anche Erri De Luca che sarà a Torino".
Quella del 2 agosto a Santa Fiora sarà una tappa speciale anche perché l'ingresso è a sottoscrizione e l'incasso sarà devoluto ai terremotati d'Abruzzo. "Sono stato pochi giorni fa nelle tendopoli e sono rimasto colpito dalla drammaticità delle loro condizioni. Ho deciso che tornerò ai primi di settembre insieme al coro: porteremo del vino, della porchetta e i nostri canti, facili da cantare, per allietare almeno una serata rompendo se possibile la drammaticità delle loro condizioni. E porteremo anche l'incasso della serata".
Rita Celi
 
 

Live Sicilia, 27.7.2009
A Salemi “Ammirazioni”: da Augias a Camilleri

Luca Beatrice, 48 anni, critico d’arte contemporanea (ha realizzato monografie e cataloghi di mostre personali di importanti artisti italiani e internazionali), curatore del “Padiglione Italia” alla 53^ Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, inaugura martedì 28 luglio alle 19,30 sul sagrato dell’ex Chiesa Madre in piazza Alicia a Salemi, la rassegna dal titolo “Ammirazioni”, ciclo di incontri e confronti tra i più brillanti autori contemporanei su temi che animano l’attuale dibattito culturale e politico del Paese.
[…]
“Il festival di letteratura Ammirazioni - spiega Vittorio Sgarbi - si ricollega al capolavoro di Emil Cioran ‘Esercizi di Ammirazione’. La letteratura produce ammirazione. Sentire qualcuno parlare non è altro che ammirare le sue parole”.
[…]
Dopo Beatrice arriveranno a Salemi Corrado Augias, Pierluigi Battista, Andrea Camilleri, Antonio Gnoli, Vladimir Luxuria, Vito Mancuso, Dacia Maraini, Francesco Merlo, Piergiorgio Odifreddi e Debora Serracchiani.
L’ingresso alla serata è gratuito.
[Non ci risulta che Andrea Camilleri abbia in programma di essere in Sicilia quest’estate, NdCFC]
 
 

l'Unità, 28.7.2009
Lo chef consiglia
L'ultimo romantico
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica, 28.7.2009
Da stasera su RaiUno le repliche dei film di Alberto Sironi con Luca Zingaretti
Un'estate con Montalbano

Come dice Luca Zingaretti, «ormai Montalbano è diventato un classico da rivedere». E la Rai, anche con le repliche, ha supera­to ogni record d'ascolto: da stasera, riuniti nella collana "Un'estate con Montalbano" RaiUno ripropone alle 21.10 i film di Alberto Sironi che vedo­no protagonista l'antieroe creato da Camilleri. Il primo film della serie è "Par condicio", sulla guerra tra due fa­miglie mafiose, quella dei Sinagra e dei Musarra [Cuffaro, NdCFC]. Ma perché dopo quindi­ci anni di «pax mafiosa», le due fami­glie hanno ripreso ad ammazzarsi? I dubbi del commissario attirano le ire del giudice Tommaseo [in effetti il Questore, NdCFC], preoccupato di chiudere il caso; così decide di sot­trarre l'indagine a Montalbano e l'af­fida a un collega dell'antirnafia. Gli al­tri episodi che andranno in onda sono "Tocco d'artista" (dal libro "Un mese con Montalbano", il caso di un orafo trovato carbonizzato), "Gli arancini di Montalbano", "Il ladro di merendine" (con due omicidi legati tra loro), "Il gioco delle tre carte" (sul delitto di un imprenditore edile coinvolto con una famiglia mafiosa), "Le ali della sfinge" (il più recente: Montalbano trova il cadavere di una donna, unico indizio un tatuaggio sulla spalla).
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 28.7.2009
"Baaria" e "Sicilia" a Venezia, poi gli eventi nell'Isola
Bagheria battezza Tornatore. Palermo accoglie Turturro

È tanta, spettacolare, e soprattutto molto attesa, la Sicilia che si prepara ad approdare in Laguna per la sessantaduesima edizione del festival del cinema di Venezia: ad aprire le proiezioni il 2 settembre sarà "Baarìa" del premio Oscar Giuseppe Tornatore, mentre tra gli "eventi speciali" è atteso il film di John Turturro, "Sicilia", girato insieme a Roman Paska.
Entrambi i film saranno successivamente ospiti al Festival di Toronto e poi in Sicilia.
[...]
"Sicilia" ritornerà, dopo la mini proiezione ai Cantieri di un quarto d'ora, in versione completa e sarà proiettato tra settembre e ottobre; entrambi i film sono realizzati con il contributo della Film Commission Sicilia. Così, a sfilare sul red carpet veneziano saranno frammenti di ricordi isolani, in entrambi i casi: "Sicilia" è un documentario sul filo della memoria, perché i nonni materni di Turturro erano originari di Aragona.
[...]
John Turturro, nella doppia veste di attore e co-regista, è il protagonista di "Sicilia", un viaggio nell'Isola alla ricerca delle proprie radici: durante il viaggio incontra alcuni siciliani - simbolo come Andrea Camilleri, Vincenzo Pirrotta, Mimmo Cuticchio, Emma Dante, Gioacchino Lanza Tomasi, insieme all'attrice Donatella Finocchiaro; i produttori sono Giuliana Del Punta e Bruno Restuccia.
Paola Nicita
 
 

Live Sicilia, 28.7.2009
Macaluso attacca Lodato e Orlando. Tornano i veleni dell’antimafia?

Certi argomenti sembrerebbero morti e sepolti, residui di polpa per uccelli da carcassa. Rancori passati, crepe ricomposte, sia pure a fatica. E invece no. Basta scorrere l’ultima pagina del “Foglio” di oggi per rendersi conto che il vaso di Pandora, scoperchiato negli ultimi tempi dalle cadenze della cronaca sul fronte mafia-antimafia, continua a partorire creature velenosette, venature schiumanti rabbia, sottolineature che è già caritatevole definire aggressive. Tuttavia, è buona cosa che si parli delle stragi del ‘92 e dei torbidi contorni senza peli sulla lingua, abbandonando la retorica di un’identità comune che non esiste e che non è mai esistita in quel pezzo di Storia. La vicenda di quegli anni fu controversa, costellata di divisioni sanguinose che la morale del sepolcro degli eroi ha inumato e mascherato con un cerone facile da sgretolare. Adesso, gli antichi distinguo tornano in superficie. Sotto il sole della polemica contemporanea rilucono le armature e le lance di una volta. Scrive, dunque, un ex big del PCI come Emanuele Macaluso, in una lettera indirizzata proprio al “Foglio”: “Un grande giornalista dell’Unità Saverio Lodato, nella rubrica che condivide con Andrea Camilleri, comunica allo scrittore siciliano di sapere ‘quando è avvenuto il punto di rottura che ha portato all’Italia di oggi’. E questo ‘ a proposito della mafia, della lotta alla mafia, del ruolo che aveva assunto in Sicilia la magistratura’. Insomma, Lodato sa chi sono i responsabili del fatto che in Italia c’è ancora la mafia. Lo scoop è quindi di eccezionale rilievo. Infatti il nostro ritiene che una decina di anni fa ‘i plotoni di guastatori, che mirarono – in nome del garantismo – i reticolati della lotta alla mafia, rispondono ai nomi di: Jannuzzi, Sgarbi, Liguori, Del Turco, Ferrara, Vespa, Macaluso, per dir solo i più noti. Concluso il lavoro sporco, cioè il più difficile, il resto venne da solo’. Per la verità nella sua risposta – insiste Macaluso - Camilleri non segue il consiglio del giornalista dell’Unità. Giornale questo che, dopo tante encomiabili battaglie contro la mafia, ad un certo momento diventò, con i Lodato, organo di Leoluca Orlando. Si tratta della compagnia che, insieme ad un sedicente comitato antimafia, bollarono un altro guastatore garantista, che si chiamava Leonardo Sciascia, come un ‘quaquaraqua che si era messo fuori dalla società civile’. E successivamente quella stessa Unità attaccò Falcone, dicendo che si era posto al servizio di Craxi e Martelli…”. Conclude Macaluso: “Questa è la pasta di persone che scambiano il loro ruolo di dirigenti politici e di giornalisti per postini di qualche procuratore. Che l’Unità di oggi abbia messo in pista questi personaggi non mi stupisce”. A tanta veemente offensiva Saverio Lodato risponde con un laconico: “Ho l’influenza, è tutta roba vecchia”. Probabilmente sì. Ma è anche vero che talvolta le cose vecchie possono essere rilette con occhiali nuovi. E non è detto che sia sempre un male.
Roberto Puglisi
 
 

Sicilia Informazioni, 28.7.2009
Dalla bolla di componenda al papello di Massimo Ciancimino. La transazione fra Stato e delinquenti è storia antica

Concludendo il suo libello, “La bolla di componenda”, Andrea Camilleri ricorda di avere chiesto a Leonardo Sciascia se ne avesse conoscenza, e quando Sciascia gli rispose che non ne sapeva niente, Camilleri gli spiegò di chi si trattava: una transazione fra ladro e derubato grazie alla quale il derubato ritornava in possesso di ciò che era suo lasciando una parte al ladro. La transazione, a sua volta, era uno stampato che i parroci, per espressa autorizzazione dei vescovi siciliani, vendevano ai fedeli per una somma prestabilita. Un poco ciò che fanno le assicurazioni distribuendo ai conducenti, ma gratuitamente, un modulo per la bonaria composizione di un sinistro.
La bolla di componenda poteva essere acquistata prima che avvenisse il furto dagli interessati alla vigilia delle festività e concedeva alla Chiesa risorse ingenti, ma permetteva ai ladri di progettare e perpetrare furti o altri reati senza incorrere nei rigori della legge. La bolla, infatti, cancellava ogni segno della malandrinata e finiva con l’incoraggiare l’impunità e per ciò stesso l’illegalità. Andrea Camilleri cercava una copia della bolla, un documento stampato e in possesso un tempo di tanti siciliani. Chiese a Leonardo Sciascia lumi sulla strada da seguire per trovare una bolla di componenda originale “per dare maggiore credito a ciò che avevo in mente di scrivere”.
Leonardo Sciascia, racconta Camilleri “fece una pausa, mi taliò, sorrise del suo sorriso. Tu una carta così non la troverai mai, mi disse”. E infatti, conclude Camilleri, “non l’ho mai trovata”. E come avrebbe potuto. Sarebbe stato come cercare le carte date alle fiamme dai familiari del Tribunale d’inquisizione, l’ultimo ad essere chiuso in Europa. Non si trova niente delle trattative ai danni degli eretici, del tira e molla per scippare loro gli avere in cambio dell’assoluzione. La bolla di componenda, inventata in Sicilia, fu una forma più lieve di giustizia parallela esercitata dalla Chiesa attraverso la stampa delle bolle di componenda.
Questa costumanza non è scomparsa del tutto, c’è chi ha subito il furto della propria auto o di qualche altro oggetto e di avere trovato “per via di amicizia” la refurtiva in cambio di una congrua regalia. Niente di scritto, né documenti stampati né manoscritti. La transazione non è scomparsa del tutto. Com’è possibile? Era entrata fin nelle ossa dei siciliani, che hanno sempre preferito gli “amici” e gli amici degli amici, ai giudici ed alle aule dei tribunali, verso i quali conservano una vecchia diffidenza. Anche a causa di ciò la bolla di componenda, che non c’è più perché la Chiesa è profondamente cambiata, è rimasta uno strumento di transazione utile a trattare direttamente con il delinquente senza scomodare i tribunali. Il papello è il documento preparato dai boss mafiosi nel 1992 per venire a patti con lo Stato, che aveva adottato il carcere duro per il crimine organizzato.
Da più di quindici anni magistrati e segugi raffinati cercano il papello, la transazione proposta dai boss allo Stato: niente più stragi, né attentati in cambio di un esito positivo dei processi e l’abolizione del 41 bis ed altro. Il papello non è stato mai trovato. Ma viene cercato ancora: esso proverebbe che uomini dello Stato – politici e poliziotti - avrebbero preso in considerazione la proposta dei boss e avviato una trattativa. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, Massimo, da alcuni mesi afferma di possedere il papello ma non lo consegna ad alcuno, né ai magistrati né ai poliziotti. Questa resistenza ha fatto pensare che Massimo Ciancimino stesse bluffando o, comunque, il suo papello non fosse un documento risolutivo ai fini delle indagini sul celebre papello. Anche stavolta, perciò, assai probabilmente, Leonardo Sciascia avrebbe pronosticato che “una carta così non la troveranno mai”. A meno che non serva a nulla.
 
 

La Gazzetta di Mantova, 28.7.2009
Voci e ricordi al Radiodramma Hotel

Tra le chicche di questa tredicesima edizione, particolarmente ricca di percorsi e sorprese, anche un omaggio all’arte invisibile del radiodramma. Dalle 5 del pomeriggio fino a mezzanotte, le camere dell’ex albergo San Lorenzo saranno animate da illustri ospiti sonori. Savinio, Pratolini, Levi, Camilleri, Calvino, Hughes, Beckett, Thomas, Mazzucco, Scarpa, Fois: camera per camera, il meglio della produzione RadioRai, dal radiodramma delle origini al ritorno di fiamma degli scrittori italiani dell’ultima generazione.  “Radiodramma Hotel” è a cura di Francesco Anzalone e Lorenzo Pavolini, che offriranno al pubblico del Festival “la possibilità di avvicinare uno dei generi che più ha favorito la sperimentazione e l’incontro tra scrittori, registi e attori”. L’ingresso è libero.
 
 

l'Unità, 29.7.2009
Lo chef consiglia
Un paese normale
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

ANSA, 29.7.2009
Camilleri, Lega scriva leggi in padano

Roma - "I leghisti imparino l'italiano oppure scrivano le leggi in padano, in veneto o nella lingua locale della provenienza del singolo deputato". E' l'invito ironico dello scrittore Andrea Camilleri, da sempre fautore dell'importanza del dialetto e utilizzatore di esso per i suoi libri. Camilleri entra così nella polemica scatenata dalla norma che vorrebbe un esame di dialetto regionale per l'assunzione dei maestri di scuola e fa specifico riferimento all'esponente del Pdl, Fabio Granata, il quale "ha detto che la norma stessa è scritta male in italiano", sottolinea il padre di Montalbano. "La norma è stata presentata - prosegue lo scrittore - su tutto questo non c'é alcun dubbio. Possono tirare il sasso e ritirare la mano come accade sempre quando c'é una sollevazione in risposta a una iniziativa di questo genere". Lo scrittore siciliano ribadisce la sua difesa dei dialetti definendoli "una ricchezza per la nostra lingua, quella marcia in più per l'Italia" e tira in ballo gradi autori come Porta, Belli, Pirandello, Martoglio, che "rappresentano l'enorme tradizione culturale dialettale che da sempre costituisce una linfa nazionale". In questo senso "i dialetti non sono una sostituzione della lingua ma un arricchimento della stessa ed essi - ammonisce Camilleri - non possono certamente essere usati come elementi di secessione". Inoltre, "sono pochi i dialetti che possono assurgere a lingua nazionale come quello sardo, ma i sardi - prosegue lo scrittore - non pretendono certamente l'esame di 'sardinita'". In merito alla necessità di arginare il fenomeno dei tanti maestri scolastici meridionali che lavorano al Nord, Camilleri si chiede: "Ma perché bisogna arginarlo? Forse perché i meridionali sono più svegli? O perché hanno bocciato il figlio di Bossi?". Al contrario, lo scrittore auspica un "sempre maggiore scambio tra gli italiani perché altrimenti si finisce come quei matrimoni dello stesso gruppo sanguigno che diventano impoverimento culturale. La mentalità che si sta diffondendo - conclude - diventa sempre più localistica e di frazione localistica, in essa scompare perfino l'idea di unità d'Italia".
 
 

Sicilia Informazioni, 29.7.2009
Politica
La conoscenza del dialetto locale per insegnare. Il test dell’idiozia arriva in Parlamento. Si prepara una stagione buia per il Paese

Mi trovavo sotto un ombrellone su una splendida spiaggia dell’isola d’Elba, con un libro in mano e l’ebbrezza della felicità che solo quella condizione concede a chi non si pone traguardi irraggiungibili. Accanto, sotto un ombrellone un’anziana signora, anch’essa con un libro in mano, che riconobbi subito, per via della grafica ed il colore, come un libro di Sellerio. Non ricordo che cosa mi fece attaccare bottone, ricordo che le chiesi se il libro che leggeva fosse di Andrea Camilleri. Mi ha sempre incuriosito il successo di Camilleri nelle lande del Nord. Se ho difficoltà io a capire il dialetto siciliano dello scrittore, mi sono sempre detto, come fanno gli altri ad essere innamorati dei suoi romanzi, a gustarli, comprenderne il senso, spesso sorridere.
Avevo appena letto "Il Birraio di Preston", scoprendo che si può ridere senza freni, da soli e a letto leggendo un libro. Lo trovavo esilarante ma certi brani mi apparivano proibitivi ai fini della comprensione. Dunque, la mia curiosità era giustificata. La signora, invece che rispondere alla mia domanda, disse di essere una casalinga di Varese, con un sorriso ironico. Avevo accanto lo stereotipo della benpensante borghese nordista piena di paure e con la puzza sotto il naso, piena di pregiudizi verso i terroni. La confessione della signora aumentò il mio desiderio di sapere. Oltre che le ragioni dell’amore nordista per il dialetto siciliano, avrei scoperto come sono veramente le casalinghe di Varese. La signora mi riferì di avere letto tutto Camilleri e di trovarlo delizioso. Quanto alla comprensione, alzò le spalle, come a dire che non era affatto un problema. Non era importante che capisse parola per parola, ma che comprendesse il senso, e lei il senso lo coglieva facilmente. Il dialetto siciliano, grazie a Camilleri, sfondava nei luoghi più inaccessibili, e ne ero compiaciuto.
Fin ad allora mi portavo appresso il rammarico, tutto intellettuale e un poco snob, della scuola siciliana che un millennio fa, dovette cedere la primogenitura del volgare al toscano “a causa” di Dante Alighieri, Petrarca e Boccaccio. Camilleri non ha niente a che vedere con i mostri sacri della lingua italiana, ma la riconquista cominciava proprio da lui. Il dialetto siciliano, trascorso il periodo di grande spolvero, negli anni trenta, legato al successo del cinema di Angelo Musco, si era inabissato, a favore di altri dialetti (o lingue), come il romanesco, per esempio, o il napoletano. Hanno un bel lamentarsi il sottosegretario Castelli ed altri statisti della Lega Nord della prevalenza del romanesco o del napoletano, se non tengono conto di Totò e Alberto Sordi, tanto per fare qualche esempio banale. La lingua viaggia con le gambe degli uomini, non c’è che fare. Tutte queste cose avevo in testa quando ho saputo dell’iniziativa leghista in Parlamento: l’introduzione di un test che attesti la conoscenza delle tradizioni e del dialetto del luogo per i docenti di ogni ordine e grado. Se non sai parlare e scrivere il ligure non puoi insegnare in Liguria.
[...]
Siamo alla vigilia di una stagione politica che potrebbe frammentare il Pdl anzitutto, ma non solo, sulle questioni Nord/Sud. Una stagione in cui la casalinga di Varese è solo una spettatrice: lei continua a comprare Andrea Camilleri e non libri in dialetto lombardo fino a quando nella sua Padania non ci sarà un Camilleri.
Salvatore Parlagreco
 
 

Il Velino, 29.7.2009
Ascolti tv, Montalbano fuoriclasse pure d’estate (e in replica)

Roma - In 4 milioni 691 mila telespettatori, con il 25,53 per cento di share, hanno visto ieri in prima serata su RaiUno “Il commissario Montalbano” che anche in replica e d’estate mette a segno ascolti significativi non eguagliabili da altre fiction al secondo passaggio (o più).
[...]
Ornella Petrucci
 
 

BooksBlog.it, 29.7.2009
Una lettura per l'estate: “Un inverno italiano”, di Andrea Camilleri e Saverio Lodato

Certamente “Un inverno italiano” è un titolo un po’ paradossale per un libro da consigliare per le vacanze estive, ma un’eccezione al paradosso si può fare per questo libro curato da Saverio Lodato e Andrea Camilleri, che contiene una raccolta di articoli sulla realtà sociopolitica italiana che lo scrittore siciliano, padre di Montalbano, ha pubblicato nell’ultimo inverno sull’Unità, dal novembre 2008 fino a fine maggio 2009, sotto il titolo di “Lo Chef consiglia”.
Accompagnati dal punto di vista appassionato e tagliente, ormai classico, di Andrea Camilleri, questo libro ci fa ripercorrere e ripensare ad alcuni dei momenti topici che abbiamo vissuto durante gli ultimi mesi, dal caso Englaro, all’emergenza umanitaria dei profughi, dalla crisi economica alla tragedia del terremoto in Abruzzo, dalla esclusione del disegnatore e fumettista Vauro dai programmi televisivi fino agli ultimi scandali che stanno prolungando i loro tentacoli anche in questa torrida estate.
Insomma, un modo per tornare indietro, a passo di gambero, un modo per ricordare fatti, avvenimenti e sensazioni che altrimenti rischierebbero l’inevitabile e, per alcuni, comodo oblio. Un modo per stare vigili su quello che ci circonda, anche d’estate, periodo di solito segnato da un comprensibile distacco, che purtroppo spesso sfocia in una pericolosa indifferenza.
Andrea
 
 

l'Unità, 30.7.2009
Lo chef consiglia
Sciascia e il paese senza verità
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

L'espresso, 30.7.2009
Anticipazione
Andrea Camilleri: "La mia rabbia libera"
Il premier e le sue televisioni. La Bindi e la Binetti. Il Pd e i suoi malesseri. Il Sud e Lombardo. In un libro il j'accuse del padre di Montalbano. Colloquio con Andrea Camilleri

Questo è il Paese dei Campanelli e la sua classe dirigente è da operetta... Andrea Camilleri non rinuncia all'abituale ironia per descrivere una situazione che ritiene drammatica. Negli ultimi mesi ha seguito giorno per giorno la vicenda nazionale e ne ha fatto, insieme a Saverio Lodato, un diario quotidiano su 'l'Unità', ora raccolto in un volume con il titolo 'Un inverno italiano. Cronache con rabbia 2008-2009' (Edizioni chiarelettere). È un libro denso che coinvolge come uno dei suoi racconti, ma che impressiona come un catalogo degli orrori. Sono gli orrori di una politica che ha perso il senso della sua funzione e del bene comune, che grida parole per riempire il vuoto di contenuti, che asserisce e smentisce, che elegge la volgarità a stile di vita, che irride la povertà e mente sulla realtà di una crisi economica rovinosa.
Camilleri, la sua analisi è impietosa. Possibile che per tutto questo ci sia un solo colpevole?
"Infatti non c'è soltanto Berlusconi, c'è tutto un popolo che lo segue. Il problema vero del nostro Paese è che quest'uomo non si è imposto con la forza, ma è stato liberamente eletto e continua a piacere agli italiani".
Come ci riesce? E come fa a durare nel tempo?
"Grazie a una caratteristica che ha solo lui: rispecchia e rimanda agli italiani il peggio di loro stessi".
Perché questo specchio deformante dovrebbe piacere?
"Per acquiescenza, per pigrizia, per connaturata propensione al gregge. Oggi si tende a dire che gli italiani hanno subito un cambiamento antropologico, ma non è vero, se lo lasci dire da un vecchio di 83 anni. Gli italiani fecero lo stesso con Mussolini. Mi guardo bene dal paragonare i due regimi, qui non ci sono manganelli e olio di ricino, ma l'infatuazione per il capo branco, per colui che guida, è tristemente identica".
Per cinquant'anni se ne è fatto però a meno.
"È vero. Io ho conosciuto l'Italia bellissima del dopoguerra, la partecipazione alla vita pubblica, la passione per una politica che, pur nel conflitto, era segnata dall'onestà. Parlo di De Gasperi, Togliatti, Nenni... Ma appena se ne è presentata l'occasione, gli italiani sono tornati a credere a un demiurgo che se li è tirati su a propria immagine e somiglianza puntando sul fascino dell'apparire e convincendoli con la potenza delle sue televisioni".
C'è chi sostiene che non si deve dare troppa colpa alla tv...
"Sì, ho sentito pure questa. Allora voglio ricordare che la tv ha convinto il mondo intero quando il generale Colin Powell mostrò all'Onu la fiala che, a suo dire, avrebbe permesso a Saddam di distruggere una nazione. Ci abbiamo creduto tutti, io ci ho creduto. E poi si è visto che era la prima bugia di una guerra fondata sulle bugie. La gente crede alla televisione come all'oracolo di Delfi, tanto più in un Paese come il nostro dove non si leggono i giornali. E ci crede anche quando a usarla è un demiurgo che stravolge il vocabolario".
In che senso?
"È evidente: Berlusconi parla una lingua tutta sua. Dà significati diversi alle parole che perdono così la loro funzione di condivisione e scambio. Può smentirsi di continuo proprio perché capovolge il senso della parola appena pronunciata. Poi si lamenta che non si può discutere con l'opposizione. In realtà non si può discutere con lui perché il suo linguaggio è intraducibile. Fini, invece, ha il nostro stesso vocabolario e se gli serve una parola che conosce poco, come è accaduto per 'Resistenza', viene a chiedercela in prestito".
Quindi la convince la trasformazione di Fini?
"Guardi, io non so se sia colpito da un profondo travaglio interiore, come si usava scrivere nei romanzi d'appendice, o se lo faccia per bassi scopi politici. Mi interessa poco. Quello che conta sono le cose che Fini dice sui temi etici e le leggi non condivise, i gesti che ha fatto verso gli ebrei e gli immigrati. E comunque la sua trasformazione è irreversibile, un po' come è accaduto a noi comunisti. Parlo per esperienza diretta: non si può tornare indietro".
Ma si può rimanere a lungo in una situazione di stallo. A suo parere, dove va il Pd?
"Non ho mai voluto aderire al nuovo partito perché me ne considero un semplice sostenitore, anzi, per usare un termine da codice penale, un fiancheggiatore. Certo, non posso dire che i suoi dirigenti stiano dando un bello spettacolo. Veltroni stava mandando la sinistra sotto zero, Franceschini per fortuna ha svolto un lavoro di stoppaggio della deriva, e ora...".
Ora?
"L'importante è trovare una mediazione tra anime diverse. Nel Pd c'è la Binetti e c'è Marino, entrambi cattolici ma, con tutto il rispetto per Marino, entrambi irrigiditi su posizioni opposte. L'unico tentativo serio di incontro tra culture politiche sono stati finora i Dico della Bindi, anche lei cattolica, ma capace di mediare. Bersani forse ne avrebbe l'animo, ma non è il momento di cambiare. Io mi terrei Franceschini".
Che ne pensa delle primarie?
"Io non ho votato nel passato e non voterò perché ci vedo troppa confusione. Alle primarie devono votare quelli che hanno la tessera del partito, punto e basta. Sono uno strumento utile se fanno da contenitore più grande per gli iscritti che non sono stati delegati al Congresso, ma non possono diventare terreno di scorribanda per chiunque, magari anche per gli avversari politici. Sennò è una muzziata, come si dice in Sicilia quando si fa il raccogliticcio di pesci diversi: triglia, trigliola, pesce verde, pesce blu...".
A proposito della sua Sicilia, come valuta il terremoto politico che la sta investendo?
"È cominciato un grande sommovimento che va tenuto d'occhio. Non posso simpatizzare con il governatore Raffaele Lombardo che è un uomo di destra, ma non posso neanche dargli torto. C'è stata una comprensibile reazione a Berlusconi sempre più prono alla Lega e ai suoi diktat".
Una reazione che potrebbe far nascere davvero un partito del Sud?
"Sì, e allora? Si tira fuori la storia della disunità d'Italia solo quando si muove il Sud, mentre tutti zitti quando il Nord si pulisce il sedere con la bandiera. Qui c'è un fatto serio di finanziamenti negati, di ennesima umiliazione del Meridione. Noi siciliani abbiamo ampiamente superato la fase del separatismo, ma bisogna gridare ai quattro venti che l'autonomia siciliana non ha mai funzionato perché è stata sempre malamente governata. Un solo esempio: qui l'amministrazione manda in pensione dopo dieci anni di lavoro e con cifre notevoli. Ora qualcosa cambia e sembra rivivere una specie di neomilazzismo. Ma forse gli italiani non sanno più di che cosa si tratta".
Ce lo ricordi lei.
"Nel 1958 il democristiano Silvio Milazzo venne eletto presidente della Regione Sicilia con i voti di destra e di sinistra contro il candidato del suo partito e fece un governo con esponenti sia del Msi che del Pci. Fu un rivolgimento politico che provocò la spaccatura della Dc, come in questo caso quella del Pdl, e a distanza di otto mesi il governo nazionale cadde. La Sicilia è un grande laboratorio politico che anticipa spesso le scelte del Paese, e chissà che anche questa volta non faccia da apripista!".
Insomma, un finale con Berlusconi sconfitto dalla rivolta sudista?
"Perché no? Mi metto in fiduciosa attesa, mentre lo vedo affannarsi tra le bugie, sommerso da scandali sessuali con conseguenze politiche che avrebbero fatto saltare subito un premier di qualsiasi altra nazione al mondo. Viviamo ormai tutti immersi in questa tragicommedia italiana. Chi non ha problemi economici può anche divertirsi con la commedia grottesca che ogni giorno ci regala una nuova puntata di storie di letto. Ma chi, come i disoccupati o i cassaintegrati, soffre sulla propria pelle le conseguenze di una crisi negata e non arginata, ne avverte soltanto la tragedia. Io sto con loro".
Stefania Rossini
 
 

BooksBlog.it, 30.7.2009
Una lettura per l'estate: “La danza del gabbiano”, di Andrea Camilleri

Ultimo lavoro della saga di Montalbano, "La danza del gabbiano" è, in linea con gli altri romanzi della serie, un libro da divorare. Confesso che mi ha allietato una giornata che si prospettava noiosa e interminabile. In questo episodio Salvo è alle prese con la scomparsa del suo braccio destro, Fazio, che, uscito di casa una sera, non è più rientrato. L’idea di una fuga amorosa appare alquanto inverosimile, per cui al commissario non resta che pensare al peggio.
Nella preoccupazione Montalbano dimentica del tutto la presenza di Livia, appena giunta a Vigata per trascorrere qualche giorno col suo eterno fidanzato. Lei, adirata, ma stranamente comprensiva, riprende il volo verso Boccadasse e a Salvo sale un pinsero: “Livia è presenti (nella so vita) a intermittenza”.
Non starò a raccontare l’evoluzione della storia, per non rovinare la festa a chi ha la fortuna di dover ancora leggere il libro. Vi dirò soltanto che continua il leit motiv della vecchiaia che sempre più affligge l’eroe di Camilleri. Ormai di stomaco debole, con una sensibilità acuta e insonne cronico, ma sempre pronto ad architettare soluzioni ingegnose per risolvere problemi spinosi.
Lara
 
 

Tifeo web, 30.7.2009
Cucina di legalità

Nella prefazione al suo “Ricette di legalità” lo scrittore Andrea Camilleri si è rivolto a lui come ad una persona che “ha fritto in padella anche la mafia”. E in effetti Andrea Vecchio, l’imprenditore catanese, titolare dell’impresa di costruzioni Cosedil, che dal 1982 in avanti, non ha mai smesso di lottare contro un sistema che lo voleva in ginocchio, nel mettere insieme ricette di cucina e piccole istantanee di quanto ha dovuto affrontare, ha messo a segno un altro punto. Noi lo abbiamo incontrato. Abbiamo parlato del suo libro e del suo grande senso di legalità.
[...]
La prefazione è di un grande autore siciliano, Andrea Camilleri. Vi conoscete personalmente?
Ci siamo parlati al telefono un paio di volte, ma abbiamo diversi amici in comune. La sua risposta mi ha incoraggiato. Mi piace dire che le sue parole sono state il viatico per la pubblicazione. Ho spedito il manoscritto ad un giornalista che si occupa di editing per la casa editrice NovantaCento. Mi hanno fatto attendere una settimana. Poi il libro è stato stampato.
[...]
Mariangela Di Stefano
 
 

Corriere della Sera, 30.7.2009
Piazza Grande
I cani antidroga e la «persecuzione» a Veneziani

[…]
Camilleri giù. E visto che anche il siciliano commissario Montalbano lo interpreta un attore romano come Luca Zingaretti, spicca la sconsolata autosvalutazione di Andrea Camilleri sull'Unità, nella rubrica realizzata con il coautore Saverio Lodato e già trasfusa in un libro: «Se vivessimo in un paese normale un libro così non avrebbe ragion d'essere». No, Camilleri, non si tiri giù così.
Pierluigi Battista
 
 

Luca Zingaretti Blogspot, 30.7.2009
Montalbano Estate 2009

Programmazione Montalbano d'estate
28 Luglio 2009: Par condicio 4.691.000 Spettatori 25.53 Share
4 Agosto: Tocco d'artista
11 Agosto: Gli arancini di Montalbano
17 Agosto: Il ladro di merendine
24 Agosto: Il gioco delle tre carte
31 Agosto: Le ali della sfinge
 
 

l'Unità, 31.7.2009
Lo chef consiglia
Le prediche
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

PanoraMI, 31.7.2009
La Triennale di Milano in tutte le lingue del mondo: in mostra oltre 70 anni di storia
Da oggi fino all'11 ottobre presso la Triennale in Viale Alemagna a Milano si terrà la mostra “La Triennale di Milano nelle lingue del mondo 1933-2009”, allestita nell'ambito della mostra “Copy in Italy, autori italiani nel mondo 1945-2009", organizzata dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori in occasione del Convegno IFLA 2009.
Architettura, design, arti nelle pubblicazioni della Triennale.

L'IFLA (International Federation of Library Associations) è la Federazione Internazionale delle associazioni delle biblioteche e organizza annualmente un importante convegno internazionale su libri ed editoria, che quest’anno si svolge dal 23 al 27 agosto a Milano sul tema “Libraries create futures: building on cultural heritage”.
In concomitanza con il convegno, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori presenta presso la Biblioteca Nazionale Braidense un percorso nell'editoria con lo scopo di mettere in evidenza la diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo nella seconda metà del XX secolo, focalizzando in particolare l’attenzione sui flussi degli autori italiani verso i paesi stranieri. L’obiettivo principale dell’iniziativa è quello di restituire l’immagine dell’Italia per come viene percepita all’estero: da Primo Levi a Umberto Eco, da Giovannino Guareschi a Andrea Camilleri, dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa a Gomorra di Saviano. In ottobre alla Triennale di Milano verranno ripresi questi temi in un convegno dedicato alla fortuna dell’opera di Andrea Camilleri, uno degli autori più tradotti e conosciuti all’estero.
[…]
 
 

Il Recensore.com, 31.7.2009
Andrea Camilleri e il gabbiano. Torna Montalbano

Ne “La danza del gabbiano” di Andrea Camilleri (Sellerio 2009), Salvo Montalbano dopo una notte insonne si alza prima dell’alba a Vigata e apre la finestra della verandina, la sua porta di comunicazione con il mondo.
Qui ancora una volta la bellezza e la semplicità del panorama gli tolgono il fiato: mare e cielo si fondono… “La jornata che s’appresentava era ‘na vera billizza, tutta tirata a lucido…”. Salvo scende verso la spiaggia quando all’improvviso un gabbiano, dopo aver inscenato una macabra danza, muore davanti a lui. Nel frattempo Fazio il suo braccio destro è scomparso e il nostro si sente perduto. Livia è appena arrivata da Genova e subito ci scappa un’azzuffatina. Bisogna cercare il fido Fazio e Montalbano smuoverà mari e monti per ritrovarlo.
Andrea Camilleri ha creato la cittadina immaginaria di Vigata rifacendosi alla sua Porto Empedocle. Vigata come Macondo di Garcia Marquez, luoghi dell’anima, ancestrali. Lo scrittore con uno stile avvincente, ironico ha ideato una trama piena d’azione quasi un noir soprattutto nel finale. Ora Salvo ha  cinquantasette anni, si pone molti dubbi, spesso parla con il suo doppio e deve fare i conti con Luca Zingaretti che lo impersona nell’omonimo sceneggiato televisivo.
Quanti lettori hanno imparato molte parole del dialetto siciliano su queste pagine? Parole quali strammato, azzuffatina, venticeddro, pirtuso, sacchetta sono diventate familiari come i personaggi che popolano ciascun romanzo, che chiamare giallo è veramente riduttivo: il vanesio Mimì Augello, il poliziotto Catarella  e Livia la quale si è accorta che da un po’ di tempo il suo Salvo si fa distrarre da troppe fimmine.
Forse la figura dell’integerrimo Montalbano appassiona sempre più lettori perché rappresenta la coscienza di ciascuno con il suo disprezzo per la politica-spettacolo, i politici corrotti, il caos della giustizia, il degrado generale che riguarda tutti i campi e al quale siamo forse assuefatti, quasi vinti. In un Paese come il nostro, storicamente legato al proprio “particulare” come lo definiva nel Cinquecento Francesco Guicciardini, dove ciascuno rimane attaccato al proprio campanile, Andrea Camilleri, inconsapevole, ha contribuito con i romanzi dedicati al Commissario di Vigata ad accorciare le differenze di mentalità e le distanze tra gli italiani.
Voto: 8
Alessandra Stoppini
 
 

Corriere della Sera, 31.7.2009
Piazza Grande

[…]
Scomunicati. Ci sono voluti un po' di anni, ma alla fine anche i più coriacei pasdaran del giustizialismo sono costretti ad ammettere che Leonardo Sciascia fu oggetto di un trattamento diffamatorio. Saverio Lodato e Andrea Camilleri, coautori della fortunata rubrica quotidiana sull'Unità, «Lo chef consiglia», scrivono infatti che Sciascia «non esitò ad affrontare invettive, condanne senza appello e scomuniche». Meglio tardi che mai.
[…]
Pierluigi Battista
 
 

Asca, 31.7.2009
PD: Importanti parole di Camilleri su Franceschini

Roma - ''Ho apprezzato le parole rilasciate all'Espresso da Andrea Camilleri sul congresso del PD. Un pensiero maturato in piena autonomia dagli schemi prefissati della politica, come si addice a un attento osservatore, a un cittadino da sempre impegnato per la legalita'. Le parole del grande scrittore siciliano, di riconoscimento e apprezzamento del lavoro svolto da Franceschini, ci incoraggiano''.
Lo afferma Pina Picierno, deputata del Pd, che aggiunge: ''La speranza nel PD come grande forza di opposizione alternativa alle destre -che mantenga la pluralita' delle provenienze e delle identita' al proprio interno, senza mai rinunciare ad un'opposizione decisa e univoca verso l'esterno- e' la bussola della candidatura di Franceschini dopo il lavoro compiuto in questi mesi.
''Le parole di un intellettuale come Camilleri, indiscussa figura morale, confermano che e' possibile, in questo percorso congressuale, rivolgerci a tutto l'elettorato per parlare del PD e dei problemi del Paese'' conclude Pina Picierno.
 
 

Le Magazine Littéraire, hors-série, n.17, 7-8.2009
Portraits. De A à Z
Les cinquante auteurs qui comptent aujourd'hui

[…]
Andrea Camilleri (Italie)
Il est l'auteur de la série poli­cière des Montalbano... (en hommage à l'écrivain espa­gnol Montalban). Le com­missaire Salvo Montalbano pointe son nez pour la pre­mière fois dans «La Forme de l'eau», en 1994, pour résoudre le cas peu clair d'un suicide: il mène ses enquêtes dans la Sicile mafieuse dont l'auteur est originaire. Quatre ans plus tard, la télévision adapte la série. C'est d'ail­leurs comme metteur en scène et scénariste pour la télévision (également pour la radio et le théâtre) qu'An­drea Camilleri a fait ses pre­mières armes. À 84 ans le «phénomène Camilleri» continue à séduire les lec­teurs avec sa langue particu­lière, à la croisée du dialecte sicilien et de l'italien, et un humour qui ne respecte per­sonne, surtout pas les auto­rités; «Un été ardent» est paru en France en 2009 (éd, Fleuve Noir) et son dernier livre, Maruzza Musumeci, pu­blié en Italie en 2007, sortira ici à la rentrée. À paraitre aussi, mais chez Métailié, «Le Tailleur gris».
Chloè Brendlé
[…]


État des lieux. Italie
L’irrésistible ascension du giallo
Longtemps réduit à une littérature de gare, le polar italien, grace à certains de ses auteurs, tels Lucarelli et Camilleri, ne cesse de s'affirmer.

[…]
Au début des années 1990, tout bascule avec deux événements majeurs: la créa­tion du Groupe des 13, et le surgissement du phénomène Camilleri.
[…]
On ne présente plus Andrea Camilleri, conteur de la Sicile universelle. Depuis 1996, son œuvre connaît dans son pays un succès sans équivalent dans le demi-siècle qui vient de s'écouler. A plus de 70 ans, après une vie, bien remplie d'enseignant de théâtre, de scénariste, metteur en scène, producteur pour la télé et la radio, il a accédé à la notoriété nationale et internationale notamment grâce à sa langue, ce savoureux italien sicilianisé qui est en partie une création personnelle. L’axe de son œuvre est double: romans historique à trame policière (citons «Le Roi Zosimo» et «L’Opèra de Vigàta») et la fameuse série du commissaire Montalbano /devenue série à succès à la télévision). Depuis, la créativité camillérienne n0a cessé d’explorer de nouveaux et surprenants territoires.
[…]
Serge Quadruppani
À LIRE
”La Lune de papier”, ANDREA CAMILLERI, trad. S. Quadruppani, rééd. Pocket, 244 p., 6,50 €.
 
 

 


 
Last modified Saturday, July, 16, 2011