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RASSEGNA STAMPA

MAGGIO 2009

 
La Repubblica, 1.5.2009
Il testo dello scrittore siciliano nell’antologia di Sellerio dedicata al mondo del lavoro
E Camilleri racconta quando la fabbrica chiude
Pubblichiamo l’inizio del racconto “L’uomo è forte” dall’antologia “Articolo 1” (Sellerio) dedicata al lavoro
Andrea Camilleri
 
 

l'Unità, 1.5.2009
Lo chef consiglia
Quel collier regalato un aperto disprezzo verso l'assoluta povertà
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Stampa, 1.5.2009
Intervista. Vecchiaia fisica, non mentale
Camilleri: Italiani smemorati
«Non abbiamo il senso del nostro passato. Solo del calcio sappiamo fare storia»
«Ho la testa di un trentenne che dice: quant’è bella la vita, si può scrivere un nuovo libro»

«Giovane» è ormai una categoria dagli incerti contorni anagrafici e dalle fragili coordinate di significato. Nel ventesimo secolo «giovane» è stato forse chi ha avuto la possibilità di scegliere. La scelta era rivoluzione, molto spesso era errore. Sicuramente collisione. Oggi - dove tutto sembra già essere stato scelto, e anche sbagliato - contro che cosa possono collidere i giovani? Ne parliamo con Andrea Camilleri.
Lei di giovani ne ha visti invecchiare tanti...
«Nel ventesimo secolo l’essere giovani comportava una “libertà di collisione”, il giovane aveva davanti a sé una quantità tale di rotte diverse da intraprendere, che le collisioni erano quasi inevitabili. Oggi la situazione è completamente diversa: la collisione è contro tutta la realtà che circonda un giovane. Collidere è l’unica scelta. Perché la possibilità di non collisione, nella maggior parte dei casi, oggi in Italia, è una possibilità di collusione. Il che altera sensibilmente le prospettive della gioventù, che ne ha pochissime.
Anch’io sono stato giovane, come tutti. In 83 anni di vita ho visto non solo invecchiare quelli che erano i miei ideali, ma li ho visti addirittura scomparire ben prima di essere vecchio. Per noi ex giovani c’è stata anche una collisione che ha portato all’affondamento, su questo non c’è il minimo dubbio.
Appartengo a una generazione educata sotto il fascismo dal quale mi liberai assai presto, a 16 anni, perché avevo intrapreso percorsi culturali che mi avevano portato a certe conclusioni. Anche l’entusiasmo per la Liberazione non mi ha toccato subito, perché in Sicilia le cose sono sempre arrivate come relitti portati dalla risacca. La Liberazione, la rivoluzione industriale, non appartengono al vocabolario della Sicilia, così come - in fondo - non le apparteneva neanche il fascismo. Ma gli ideali a cui noi giovani abbiamo aderito subito dopo la Liberazione li abbiamo visti prima annebbiarsi e poi, a poco a poco, scomparire nella nebbia.
Cosa vede oggi un giovane? Non la nebbia e la sparizione, vede la scomparsa immediata, come un gioco di prestigio, non ha neanche il tempo di prepararsi, abituarsi psicologicamente alla perdita.
Storicamente si associa l’anzianità alla saggezza, e dunque alla memoria. Invece questo Paese che invecchia la memoria la perde. Perché?
L’Italia è un paese di smemorati, non ha mai avuto memoria. Non ha il senso del suo passato. L’autonomia della memoria, per un italiano, è sì e no un mese. Se si tratta di un fatto di cronaca nera, terribile, alimentato dai vari Porta a porta, Matrix eccetera, allora la memoria persiste. Ma perché persiste? Non per il fatto in sé. Ma perché l’italiano si divide immediatamente in innocentista e colpevolista. A priori, semplicemente perché quel presunto colpevole porta i baffi o non li porta. Ha gli occhi azzurri o no.
E in Italia rimangono innocentisti o colpevolisti sia che si venga condannati dalla suprema Corte di Cassazione, sia che si venga assolti.
Gli italiani hanno solo memoria per le loro squadre di calcio. La vera memoria storica degli italiani è il calcio».
Una caratteristica fondamentale dei romanzi di Andrea Camilleri è la continua invenzione linguistica. Forse è proprio questo che le permette di travalicare il suo passato, la sua generazione, e dar voce a personaggi che hanno un’età anagrafica diversa dalla sua. Uno dei suoi romanzi più recenti, “Un sabato, con gli amici”, potrebbe averlo scritto un trentenne.
«Se dovessi tentare una spiegazione, direi che tutto è stato reso più facile dall’esperienza teatrale. In fondo, quando dirigevo gli attori, non facevo altro che stimolarli a impadronirsi di un linguaggio totalmente diverso dal loro. Del linguaggio shakespeariano, molièriano, pirandelliano. Non era un’operazione semplice. Dovevo fare in modo che dentro questo linguaggio si ritrovassero completamente, come fosse stato sempre il loro. E la stessa operazione la faccio su me stesso, scrivendo. Tento una trasposizione che mi consenta di scrivere come se fosse la mia voce».
Un tempo si diceva «Diffida di tutto quello che dice chiunque abbia più di 30 anni». Oggi che il concetto di giovinezza si sta estendendo a livelli quasi imbarazzanti, forse l’aforisma andrebbe un po’ aggiornato. Ad ogni modo noi ci troviamo completamente d’accordo con Andrea Camilleri che di anni ne ha 83. Ci dobbiamo preoccupare?
«No, voi non vi dovete preoccupare. Casomai si deve preoccupare Andrea Camilleri. Perché farebbe bene, Andrea Camilleri, a invecchiare un po’ di più. Ho preso la vecchiaia senza nessuna crisi, sono molto pragmatico. Mi è stato dato un ticket, che si chiama nascita e dentro ci sono alcune camurrie. C’è la cosa bellissima che è la giovinezza, la maturità, poi ci sono anche le malattie, la vecchiaia e la morte. Tutto compreso nel biglietto, come dicono i bravi venditori.
E quindi è inutile ribellarsi, è nel biglietto. È inutile farsi venire l’esaurimento nervoso o la depressione perché non puoi più andare con le ragazze. Non è più cosa. Bisogna trovare altri affetti e altri sfoghi. E ci sono, ve lo assicuro.
Tuttavia veder un po’ nero credo sia doveroso nella vecchiaia. Alfieri diceva “l’umor nero del tramonto”. Non c’è bisogno di arrivare fino a quel punto, ma almeno essere un po’ pessimisti. Io, però, non riesco a esserlo. Accetto la vecchiaia fisica ma non accetto la vecchiaia mentale. Non riesco. Ho una testa malata, di trentenne che dice “Però, porca miseria, quanto è bella la vita. Si può scrivere un nuovo libro”. Forse farei bene a trattenermi un pochino».
Normalmente, per ragioni geografiche, lei parla soprattutto di scrittori siciliani, ma il festival «Collisioni» è nelle Langhe. Camilleri deve qualcosa a un altro grande sperimentatore, Beppe Fenoglio?
«Moltissimo. Soprattutto “Il partigiano Johnny”. Perché c’è un lavoro sul linguaggio impressionante. Il mio lavoro di preparazione alla scrittura ha punti di riferimento molto semplici. Fenoglio l’avete nominato, e l’altro è Meneghello. Ho dei buoni genitori, ecco tutto. Perché penso che sia la strada migliore per comunicare. Loro non lo facevano certo per il gusto di resuscitare il dialetto, lo facevano perché quella era la loro lingua, il loro modo spontaneo di parlare, di comunicare; era lì che la comunicazione arrivava direttamente».
Stefano Caselli, Davide Valentini
 
 

Il Venerdì, 1.5.2009
In uscita
Camilleri tra i quadri «perduti» di Renoir

Inizia come una corrispondenza dotta e vagamente maniacale. Lui è un anziano notaio di Agrigento.
Di lei sappiamo che si chiama Alma, cambia spesso città e ama l'arte: ama, in particolare, Renoir. In apparenza, scrive al notaio perché folgorata da un suo libriccino. Ma, lettera dopo lettera, Alma aggiunge prima una foto maliziosa, poi un ritratto decisamente ardito fattole addirittura da Guttuso. E iniziano le domande: Renoir è mai stato ad Agrigento? E, nel caso, come mai non ha dipinto nulla a proposito della sua permanenza siciliana? Il notaio nega, forte della propria erudizione, ma l'incantamento per la bella sconosciuta vince su tutto. La incontra, si perde, accetta di scrivere con lei un libro dove si sostiene l'esatto contrario: Renoir è stato ad Agrigento e ha persino dipinto dei quadri, custoditi in un casolare e purtroppo andati perduti.
Poi, il notaio scompare. La favoletta nera di Camilleri, in forma epistolare, è deliziosa.
Loredana Lipperini
 
 

Collisioni, 2.5.2009
Festival letterario delle Langhe - Novello (CN)
ore 14,00-15,00 – Confraternita di San Giovanni Battista
Inaugurazione
Andrea Camilleri saluta Collisioni in un intervento video a cura di Stefano Caselli e Davide Valentini, e riflette su come sia cambiato il concetto di giovinezza negli ultimi quarant’anni.
 
 

Puglialive, 2.5.2009
Bari - Simonetta Agnello Hornby e il suo nuovo romanzo: 'Vento scomposto'

[…]
Ha presentato il romanzo a Roma alla presenza di Andrea Camilleri, suo concittadino, cosa le ha detto il “maestro”?
”Sono devota a Camilleri ed è l’unico, di quelli che mi presentano, che scrive ancora a macchina. Camilleri ha parlato della tecnica giornalistica dello scrivere e della struttura del libro. Sinceramente non me lo ha detto se gli è piaciuto ma penso che gli sia piaciuto, non è il tipo che fa complimenti, ha semplicemente analizzato il romanzo con la sua mente acuta. Ha esaminato il fatto che sia un libro di grande suspense dicendo che secondo lui non è un legal thriller, La casa editrice Feltrinelli l’ha definito così, forse è uno dei modi di definire questo genere di libri, certo è che sia un libro legal.”
[…]
Anna Furlan
 
 

l'Unità, 3.5.2009
Lo chef consiglia
Quella norma voluta dagli imprenditori siciliani e annullata da Alfano
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

3.5.2009
Prossimamente in libreria

"La danza del gabbiano", il nuovo giallo del commissario Montalbano, sarà in libreria a giugno/luglio, edito da Sellerio.
Andrea Camilleri ha già consegnato all'Editore altri quattro romanzi di Montalbano: "La tana delle vipere", "La caccia al tesoro", "Una voce di notte" e "Riccardino", l'ultimo della serie.
La Rizzoli ripubblicherà a breve il racconto "La tripla vita di Michele Sparacino". Il volume sarà corredato da un'intervista ad Andrea Camilleri di Francesco Piccolo.
Sarà in libreria a novembre, edito da Bompiani, un volume che raccoglie le interrogazioni parlamentari di Leonardo Sciascia commentate da Andrea Camilleri.
 
 

ANSA, 3.5.2009
Camilleri, Montalbano non morirà

Roma - Andrea Camilleri racconta in anteprima a Gente, in edicola domani, “Il cielo rubato”, suo ultimo giallo in libreria il 6 maggio. "Mi è stato suggerito da Eileen Romano, storica dell'arte, che mi ha posto di fronte a un enigma cui non ho potuto resistere", dice Camilleri. L'enigma consiste nella breve visita che il grande pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir compì a Girgenti, oggi Agrigento, con la moglie Aline. Il racconto, che non è riportato in nessuno dei libri che narrano la vita del pittore, fu invece descritto dal figlio, Jean Renoir, che ne scrisse una biografia. Ecco, Camilleri si è immaginato perché di quel soggiorno di fine '800 non siano rimaste tracce, anche artistiche, sebbene Renoir avesse dipinto paesaggi in tutti i luoghi del nostro Paese che ha visitato, da Venezia a Napoli. ''Così mi sono immaginato che fossero rimaste, ben nascoste, quattro tele con il cielo di Girgenti". La trama, naturalmente, è quella di un giallo. "Dove tutti ingannano tutti". Camilleri offre poi un inedito assaggio della nuova indagine di Montalbano, “La danza del gabbiano”, in libreria a luglio. "Inizia con la scomparsa, nientemeno, che del suo fido ispettore Fazio, che metterà il povero commissario in un gioco dannato. E poiché è avanzato con gli anni, si lamenta ed è stanco di lavorare, ma non potrà sfuggire al suo destino. Nemmeno a quello in cui lo induce l'ennesima donna tentatrice. Finché ce la fa". Se non altro, Camilleri rassicura sul destino di Salvo Montalbano: "L'ultima storia del commissario Montalbano l'ho già scritta quattro anni fa e lui non muore. Avevo un'idea buona e temevo di perderla per sopraggiunto Alzheimer. Il titolo è ancora provvisorio: Riccardino".
 
 

l’Occidentale, 3.5.2009
Dall'estero
Per gli scrittori italiani la Primavera di Praga deve ancora arrivare

Praga. Nelle vetrine del Kanzelsberger (la maggiore catena di librerie nazionali), accanto alle memorie di Obama e all’ultimo libro di Wilbur Smith, campeggia, nerissima, la copertina ceca di “Gomorra”. Siamo a Vàclvskè nàm?stì, una delle vie più eleganti dello shopping praghese, a pochi passi dalla città vecchia. Ci aggiriamo tra gli scaffali in cerca di qualche nome nostrano, ma ci perdiamo in una selva di bestseller cechi e americani a tinte forti che qui pare vadano per la maggiore. […] Ma dove sono gli italiani? Ci viene risposto che oltre a Saviano, già bestseller, gli scrittori italiani più venduti sono Andrea Camilleri (apprezzato soprattutto per la sua “sicilitudine” che facciamo molta fatica a immaginare tradotta in ceco) e Federico Moccia, i cui film hanno fatto da formidabile trampolino di lancio per i suoi romanzi.
[…]
Giulio Passerini
 
 

La Sicilia, 3.5.2009
Tra Palermo e New Orleans la tromba di Rava per Chris

Roma. Una jam session vibrante di musica e parole se a interagire sono la tromba del jazzista italiano più importante e illustre, Enrico Rava, la voce di un attore che ama spaziare su più fronti come Sergio Rubini, un geniale testo inedito di Andrea Camilleri ,«Requiem per Chris». Insomma, uno spettacolo catturante e di gran classe che ha entusiasmato il pubblico della Sala Sinopoli dell'Auditorium - Parco della Musica , dove è andato in scena per il progetto "Carta bianca a Enrico Rava" inserito nella stagione di Musica per Roma. Dal palcoscenico avvolto nel buio emergono l'attore, solo di fronte al leggio, e il trombettista che impugna la sua tromba fiammante per raccontare la storia di Chris Lamartine , personaggio fantastico scaturito dalla fervida creatività di Camilleri, leggendario musicista morto suicida nel 1917. che incarna le origini e la storia del jazz afro-americano. Una "storia siciliana " che parte da Palermo e si conclude in una New Orleans segnata dalla furia devastatrice dell'uragano Katrina. E' uno strano viaggio nel tempo e nello spazio in cui la Sicilia fascista che attende l'imminente disastro della guerra combattuta a fianco della Germania intreccia il suo destino con frammenti di storia del jazz (tra l'altro inviso dal regime fascista) per poi tornare a viaggiare tra Palermo e Roma e concludersi su un tetto della città americana martoriata dall'uragano. Il visionario testo di Camilleri, nato come soggetto per un film mai realizzato, offre innumerevoli spunti alla magica tromba di Rava , che a sua volta fa da contrappunto alla voce di Rubini, magnifico nella sua lettura pregnante e discreta. Parole e note in perfetta sintonia, con le une che fanno scaturire le altre in un inarrestabile flusso ritmico, grazie anche al prezioso apporto dell'Enrico Rava Quintet, composto da Enrico Rava (tromba), Gianluca Petrella (trombone), Giovanni Guidi (pianoforte), Fabrizio Sferra (batteria), Pietro Leveratto (contrabbasso), che assicura un sottofondo jazz di altissimo livello all'avvincente materia letteraria di Camilleri, che come sempre trae ispirazione, linfa e umore dalla sua Sicilia.
Osvaldo Scorrano
 
 

La Repubblica, 3.5.2009
L’amatissimo Calvino della “Giornata di uno scrutatore”, ma anche Pavese e Berto, regalati dal padre, e Svevo, Gadda, Sciascia, Moravia, Eco, Camilleri… A Istanbul, tra i sedicimila volumi della sua biblioteca tenuta in grande ordine, il premio Nobel ha le opere di molti nostri scrittori.
E spiega l’importanza che hanno avuto nella sua formazione
Pamuk la stanza italiana
"Io sono un uomo fatto di libri"

[…]
C’è Camilleri: “So che i suoi gialli sul commissario hanno grande successo in tv. Lui, lo scrittore mi ricorda Totò”.
[…]
Marco Ansaldo
 
 

4.5.2009
Prossimamente in libreria

Saranno raccolti in volume gli scritti che escono quotidianamente su l'Unità nella rubrica “Lo chef consiglia”.
"La concessione del telefono" sarà pubblicato in Egitto in arabo, nell'ambito di un progetto culturale che coinvolge diversi autori dell'area mediterranea; si tratta della prima traduzione in arabo di un libro di Andrea Camilleri.
"Esordio" anche in Bulgaria, sempre con "La concessione del telefono".
La "Trilogia delle metamorfosi" ("Maruzza Musumeci", "Il casellante" e "Il sonaglio") sarà pubblicata in volume unico in Germania.
Sempre in Germania, l'editore Wagenback pubblicherà il saggio "Cos'è un italiano?" in un volume corredato da una raccolta di commenti allo scritto espressi sul Web; Metailié pubblicherà lo stesso saggio in Francia in un'antologia collettiva di 4 racconti; e Limes, sul cui sito il saggio è stato in origine pubblicato, a luglio lo stamperà in un numero speciale.
 
 

Gente, 12.5.2009 (in edicola 4.5.2009)
In anteprima, lo scrittore presenta il suo nuovo giallo
Camilleri va a caccia dei Renoir rubati
"Mi sono ispirato al misterioso viaggio dell'artista francese ad Agrigento", racconta il papà di Montalbano. "E ho risolto l'enigma: dove sono i quadri che avrebbe dipinto in Sicilia?". E sulla nuova avventura del famoso commissario, che rotorna a luglio, anticipa: "Lui non morirà, ma..."
Cliccare qui per scaricare l'articolo in pdf
 
 

La Stampa, 4.5.2009
Il caso
La guerra dei due Montalbano
Porto Empedocle (Agrigento)

Per decidere quale volto dovrà avere è stato perfino indetto un referendum tra i cittadini. L'oggetto del contendere è il viso del celebre commissario letterario, la cui statua iperrealista in bronzo a giorni verrà collocata sulla via principale. Ma alla fine a decidere è stato lui, lo scrittore Andrea Camilleri, sparigliando le carte. Tra le curiosità di Porto Empedocle, la cittadina marinara in provincia di Agrigento che ha dato i natali allo scrittore e, di conseguenza, trasformata nella immaginaria «Vigàta» in cui opera il celebre commissario di polizia, Salvo Montalbano, c’è il fatto che il sindaco, Calogero Firetto, interpretando il volere dei «vigatesi» (anche detti «marinisi»), ha deciso che la «borgata» da lui amministrata debba avere un monumento per ricordare la figura del commissario di carta. Una statua bronzea che, in questo momento, si trova già in fusione in una fonderia di Mazara del Vallo e che presto verrà collocata sul marciapiede di via Roma - «il salotto buono del paese» - sul quale si affacciano i negozi e la gente, la sera, va a fare «u struscio».
Il pubblico degli estimatori
Una statua commissionata allo scultore Giuseppe Agnello che prima ancora del suo collocamento, appoggiata ad uno dei lampioni del corso, sta già scatenando non poche polemiche. Il grande pubblico degli estimatori di Montalbano ha scoperto che l'immagine del commissario non corrisponde affatto a quella dell'attore che ormai da diverse serie televisive lo interpreta per il piccolo schermo. Il Montalbano di bronzo, perennemente «in servizio» al commissario di Vigàta, sarà invece quello immaginato da Andrea Camilleri. Cioè un uomo sulla sessantina, con molti capelli e un neo sopra il baffo. Lo scrittore, 84 anni il 6 settembre prossimo, non ha mai fatto mistero che nel descrivere il suo personaggio abbia avuto come riferimento principale la figura del commissario cinematografico «Ciccio» Ingravallo (interpretato da Pietro Germi) nel film «Un maledetto imbroglio» tratto dal romanzo di Carlo Emilio Gadda «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana». «Nell'immaginario collettivo, purtroppo, le immagini del commissario Montalbano corrispondono a quelle di Luca Zingaretti che lo interpreta in tv - spiega Camilleri che prossimamente sarà a Vigàta-Porto Empedocle per l'inaugurazione della statua, ma anche per la firma dell'atto che darà vita, nella sua vecchia casa, alla “Fondazione Letteraria Andrea Camilleri”. - In realtà, il mio personaggio è un po' più anziano, perché naviga per i 60, essendo nato nel 1950, e poi, mentre Luca (Zingaretti) è pelato, il mio commissario è pieno di capelli e di baffi ed è facilmente riconoscibile sulla pagina. E' giusto, quindi, che Vigàta dia un'immagine del vero volto del commissario Montalbano così come si può desumere dalle mie certo non ricche descrizioni fisiche del personaggio!». Dunque, Camilleri all'improvviso ha spiazzato quanti già si preparavano ad un tour nella Vigàta di Montalbano per farsi fotografare accanto alla statua con le sembianze del popolare attore televisivo. Così com'è rimasta spiazzata anche la pattuglia di scultori siciliani che, partecipando al bando indetto dal Comune per la realizzazione della statua, aveva presentato bozzetti raffiguranti un commissario con la classica «pelata». Ma il dibattito sulle fattezze del commissario dal paese di Camilleri si è poi spostato anche in Rete, dove, com'è noto, operano diversi gruppi di discussione sull’argomento, divisi tra favorevoli e contrari sul «vero» commissario. Insomma; un vero intrigo! «Non vorrei sbagliarmi - commenta lo scrittore - ma mi pare che in Italia di monumenti destinati a un eroe di romanzo esista solo quello a Pinocchio, dovuto al grande scultore Emilio Greco. Immaginare Pinocchio non dovrebbe essere difficile, dato che si tratta di un burattino, oltretutto perfettamente descritto da Collodi. Eppure le decine e decine di pittori e di disegnatori che hanno tradotto in immagini Pinocchio l'hanno fatto uno diverso dall'altro, perché ogni artista, dentro di sé, aveva il "suo" Pinocchio».
Immagini differenti
«Di fronte a un personaggio come Montalbano, che è un uomo comune, i problemi del dargli una forma concreta si moltiplicano - aggiunge -. Gli stessi lettori ne danno ogni volta un'immagine differente e, credetemi, non c'è una descrizione che coincida con un'altra. Accadrà così anche con quest'opera, è inevitabile. Questo che si collocherà a Vigàta è il Montalbano visto dal maestro che l'ha, impresa certo non facile, tradotto in bronzo». «Personalmente - conclude lo scrittore - mi piace questa immagine di Montalbano, perché soddisfa molto e ancor più mi piace che il mio commissario se ne stia appoggiato ad un lampione a guardare i "marinisi" che passeggiano...!».
Lorenzo Rosso
 
 

Corriere di Ragusa, 4.5.2009
Catania: presentato in Sicilia l’ultimo lavoro di Marcello Veneziani
Il Sud? Non è solo quello di Gomorra e Montalbano
L’opera presentata a Licata, Catania e Ragusa, esalta la civiltà e il sentimento del Meridione

[...]
L´autore [...] aggiunge che il suo lavoro [...] pretende d’essere un racconto del Sud che diventa corpo e anima attraverso la sua penna. Basta con la rappresentazione di un certo Sud, quello di "Gomorra", di Camilleri o di un certo tipo di fare televisione che mette in risalto astutamente e volutamente i nei d’un volto che contrariamente esprime solo bellezza.
[...]
Salvo La Lota
 
 

l'Unità, 5.5.2009
Lo chef consiglia
Signora Veronica vittima del torvo rancore di Piccolo Cesare
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Stampa, 5.5.2009
Savona. In arrivo, tra gli altri, Culicchia e Gambarotta
A maggio alla Ubik fioriscono gli scrittori

[...] ricco programma di maggio della Libreria Ubik di Savona.
[...]
Non mancheranno i classici appuntamenti dedicati alla letteratura, con la presentazione [...] del nuovo numero della rivista «Resine» che accoglie i contributi di intellettuali di grande notorietà come Andrea Camilleri [...].
Luciano Moraldo
 
 

La Gazzetta dello Sport, 5.5.2009
Dieci anni di Montalbano. E la Sicilia sbancò l’auditel
Il 6 maggio del ’99 andò in onda il primo episodio della fiction: oggi è un successo planetario. Freccero: «Italianissimo ma modernissimo»

«Montalbano sono»: l’ormai celebre auto-presentazione, pronunciata da Luca Zingaretti con perfetto fare sicilianeggiante e incazzoso, arrivò dopo 33 minuti di fiction. Il commissario inventato da Andrea Camilleri, quella sera, esordiva su Rai2 con “Il ladro di merendine”. Era il 6 maggio 1999, dieci anni fa, e nasceva così il più grande successo della televisione italiana contemporanea. C’era Afef, in quel primo episodio, a fianco di Zingaretti. E c’erano Catarella, Fazio, Mimì Augello... tutti personaggi diventati famosissimi. Camilleri era già un fenomeno editoriale: l’anno prima aveva venduto un milione di copie dei suoi libri e dalle pagine dei magazine lamentava: «Aiuto, Montalbano vuole uccidermi!». Lo imbarazzava il successo del suo personaggio, nato 5 anni prima (marzo 1994, prima edizione di “La forma dell’acqua”, pubblicato da Sellerio).
Non immaginava che fosse solo l’inizio. La fiction, d’altronde, era stata accolta come altre cento. Stringati articoli di presentazione e una probabile sfida con l’”Ispettore Giusti” di Enrico Montesano. «Io pensavo che sarebbe andata bene — ricorda Carlo Freccero, allora direttore di Rai 2, oggi a capo della «sperimentale» Rai4 —. Conoscevo il regista e sapevo che Camilleri era un maestro del linguaggio televisivo, i suoi gialli erano già delle sceneggiature. Sposai la causa, ma non potevo aspettarmi un simile trionfo». Subito oltre il 20% di share. Lo «scippo» di Rai 1 arrivo dopo solo 4 episodi. Oggi i numeri fanno impressione: 18 film prodotti (trasmessi in complesso oltre 50 volte), repliche mai sotto i 5 milioni di spettatori e nuovi episodi sempre tra gli 8 e i 9 milioni. «All’estero piace ovunque — continua Freccero —. È fortemente italiano, ma con una complessità e una modernità di scrittura che lo rendono universale. È il nostro “Doctor House”». L’83enne Camilleri, intanto, festeggia il 6 maggio a modo suo. Ancora un libro, “Il cielo rubato”, dedicato a Renoir; l’uscita del nuovo Montalbano, “La danza del gabbiano”, già fissata: il 28 maggio sempre da Sellerio. E una promessa: il commissario non morirà. Col successo s’impara a convivere.
Massimo Arcidiacono
 
 

La Tribuna di Treviso, 5.5.2009
A Casa Goffredo Parise il ritratto di Andrea Camilleri

Marco Trainito porta Camilleri a Casa Parise. Giovedì 7 alle 20.30 al centro di cultura che fu dimora dello scrittore vicentino a Ponte di Piave Marco Trainito presenta il suo «Andrea Camilleri - ritratto dello scrittore» pubblicato dalla editrice trevigiana Editing. Volato appositamente da Catania per incontrare Camilleri, il gelese Trainito ha potuto così anche lasciargli copia del suo ultimo libro «Andrea Camilleri ritratto dello scrittore», commentato dall’autore padre del commissario Montalbano come «il più bel saggio che sia mai stato scritto sulla mia opera». Il volume costituisce insieme un saggio e un’introduzione generale all’opera di Andrea Camilleri, immediatamente accessibile al pubblico sia dei lettori accaniti del grande scrittore siciliano, sia di quelli che ancora non lo conoscono. L’autore muove da un’ipotesi interpretativa di fondo che vede in "Un filo di fumo", romanzo storico pubblicato nel 1980, cioè una quindicina di anni prima dell’esplosione del «caso Camilleri» in Italia, una sorta di matrice stilistica e narrativa per le opere successive. La vicenda della prima edizione di "Un filo di fumo" rappresentò per Camilleri quell’inizio di un riconoscimento editoriale a livello nazionale necessario a fortificare in lui la fiducia nelle proprie capacità di narratore. Un esame del «Glossario» posto in coda al romanzo, che Camilleri compilò di malavoglia (ma alla fine divertendosi) su invito dell’editore Livio Garzanti, permette di valutare appieno il fatto che "Un filo di fumo" contiene effettivamente in embrione tutta l’arte di Camilleri, poi dispiegata e disseminata negli anni in quasi tutte le opere successive. Chiude il volume una dettagliata analisi, effettuata attraverso il riferimento a due testi-chiave come "La bolla di componenda" e "Voi non sapete", del particolare approccio di Camilleri alla trattazione del tema della mafia in Sicilia e dei suoi rapporti culturali e cognitivi con la mentalità cattolica.
 
 

La Sicilia, 5.5.2009
Cultura
Il libro di Sorbera alla fiera di Torino

«Il commissario Livia» (edito da «Il Filo»), opera prima della giornalista Silvestra Sorbera, sarà presentato alla prossima edizione della Fiera del libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio. Per la Sorbera si tratta di un passaggio prestigioso, in quello che viene considerato come l'appuntamento librario più prestigioso in programma in Italia. Quest'anno il tema della fiera sarà «Io, l'altro». Il libro di Silvestra Sorbera, un romanzo che strizza l'occhio ad Andrea Camilleri, scrittore preferito dall'autrice, è uscito da pochi mesi e trae in parte spunto da episodi di cronaca, abilmente romanzati dall'autrice che da alcuni anni vive e lavora a Torino. «Livia - afferma Silvestra Sorbera - è un omaggio ad Andrea Camilleri, il papà di Montalbano. Sono un'appassionata lettrice di tutte le sue opere e per il mio commissario ho voluto usare un nome caro a Camilleri. Ma Livia Solari e Salvo Montalbano sono completamente diversi. In Montalbano c'è molta introspezione, in Livia no, lei è istintiva e determinata».
ser.tac.
 
 

Mentelocale.it, 5.5.2009
Cultura
Sconfinando 2009: tutto il mondo suona a Sarzana
Torna il festival di world music. Dai live di Franco Battiato e Wynton Marsalis alla Notte Bianca di mezza estate. Eventi il 6-7 giugno e dal 3 al 30 luglio 2009

[...]
Giovedì 16 luglio la performance canora in prima nazionale dei fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso dal titolo "Mari Notturni / La Sicilia": una rievocazione in musica dell'opera di autori mediterranei di varie epoche, da Virgilio ad Andrea Camilleri.
[...]
Marta Traverso
 
 

l'Unità, 6.5.2009
Lo chef consiglia
I trentini sono schivi e saggi. E se annettessimo l’Italia a Trento?
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 6.5.2009
Pronta la statua di Montalbano

Porto Empedocle. La statua raffigurante il commissario Salvo Montalbano, realizzata dallo scultore racalmutese Giuseppe Agnello, sta per uscire dalla fonderia di Mazara del Vallo dov'è in corso di forgiatura. E' quindi di fatto pronta per essere consegnata al Comune empedoclino che, tra il 14 e il 18 maggio prossimi darà incarico ad alcuni operai di posizionarla nel cuore di via Roma. Accanto e poggiata a uno dei lampioni della pubblica illuminazione dinanzi allo storico palazzo Testa, dove un tempo che c'era il noto panificio Prestia.
Realizzata col bronzo, alta un metro e ottanta centimetri verrà inaugurata ufficialmente il prossimo 23 maggio. All'appuntamento non dovrebbe mancare Andrea Camilleri. La posa della statua è comunque prevista, come detto, tra il 14 e il 18 prossimi, per dare il tempo ai tecnici di sistemare il tutto con calma, senza inconvenienti. Attualmente l'immagine artistica si trova all'interno di una nota fonderia di Mazara del Vallo. Questo passaggio è indispensabile per dare la fisionomia alla statua. Poi tutto tornerà nelle mani di Agnello, il quale cesellerà gli ultimi tratti dell'immagine del Commissario.
Da ricordare come lo scultore di Racalmuto è stato il «forgiatore» della statua che immortala il suo illustre compaesano Leonardo Sciascia. Nel caso dello scrittore defunto l'immagine è come se camminasse tra la gente, nel caso di Montalbano il commissario rimarrà per sempre appoggiato al lampione. A due passi dalla statua a Pirandello, quasi in attesa dell'inatteso «bronzeo collega».
f.d.m.
 
 

Adnkronos, 6.5.2009
Teatro: Torino, allo Stabile una stagione d'eccellenza nonostante la crisi

Per quel che riguarda i teatri dello Stabile, anche per la nuova stagione il Carignano sara' dedicato ai piu' celebri e grandi attori e al vasto pubblico che in loro si riconosce, con nomi come […] Pino Micol e Giulio Brogi interpreti de 'Il birraio di Preston' tratto dal romanzo di Andrea Camilleri.
[…]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.5.2009
Silvana Grasso "Io e la mia isola"

L'opera narrativa di Silvana Grasso è stata oggetto di una quantità di tesi di laurea e, oggi, di un ponderoso saggio monografico, "L'incesto della parola", pubblicato da Salvatore Sciascia. L'ha scritto Marina Castiglione, professore associato di Linguistica alla facoltà di Lettere di Palermo, sfidando la regola che di un autore vivente si devono scrivere solo tesi di laurea o recensioni.
[...]
Perché sto irritato quando sento o leggo le dialettalità di Camilleri e sto invece a friggere di felicità con "i denti allippàti di gassosa" della Grasso?
«Per le tue coronarie l'irritazione è un temibile sicario, prima o poi ti farà fuori. Quindi media con la tua irritabilità camilleriana e trovate un punto d'intesa in quella rievocazione fonetico-sensoriale che il dialetto provoca per chi se ne è nutrito, non tanto come mezzo di comunicazione e comprensione, ma come "arrupo" di sentimento, aquilone di cose non dette, che ci hanno flagellato, tormentato, comunque "acclimatati" alla bufera della vita».
[...]
Francesco Gambaro
 
 

l'Unità, 7.5.2009
Lo chef consiglia
I peccatucci di papi la berlusconite e la damnatio memoriae
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Eataly, 7.5.2009
I segreti della tavola di Montalbano - Le ricette di Andrea Camilleri
Torino, ore 19:00

Stefania Campo in questo nuovo libro, tratto dalla collana "Leggere è un Gusto!" edita da Il Leone verde Edizioni, indaga l'universo gastronomico di Andrea Camilleri espresso attraverso il suo illustre personaggio: il commissario Montalbano. Goloso e continuamente affetto da un "pititto" smisurato. Ne viene fuori un'antologia gustosa come una tavolata ben imbandita, con rievocazioni di alimenti e pietanze tratte dai suoi ricordi dell'infanzia in Sicilia. Il cibo diventa protagonista trasversale di tutte le storie, acquista una valenza affettiva molto forte, sinonimo di materializzazione dell'amore materno.
Per lui, il cibo è l'oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri e deve essere conquistato a tutti i costi ma i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da altri, la "cammarera" Adelina, Calogero, Enzo. Le ricette sono svelate in queste gustose pagine da assaporare in silenzio e solitudine, con animo lieto e mente sgombra, una per volta, come quando Montalbano si siede a degustare i suoi piatti preferiti.
Menù:
Le arancinette di Montalbano
Pasta alla Norma con pesce spada
Cannoli
 
 

Corriere delle Alpi, 7.5.2009
Trainito porta Camilleri a Belluno

Domani alle 17.30 Marco Trainito autore del libro «Andrea Camilleri - ritratto dello scrittore» terrà una conferenza sull’opera del grande scrittore siciliano nella Sala degli Affreschi del Palazzo della Provincia. La serata è organizzata dall’Associazione Heliopolis.  L’incontro tra i due scrittori siciliani è avvenuto a Roma durante la Fiera libraria di Roma “Più libri più liberi”. Volato appositamente da Catania per incontrare Camilleri, Trainito ha potuto così anche lasciargli copia del suo ultimo libro. Due giorni dopo la telefonata da parte della segretaria personale di Camilleri per informare che, a detta del diretto interessato: “Questo libro è il più bel saggio che sia mai stato scritto sulla mia opera”.  «Il volume - spiega Trainito - costituisce insieme un saggio e un’introduzione generale all’opera di Andrea Camilleri e vuole risultare accessibile al pubblico sia dei lettori accaniti del grande scrittore siciliano sia di quelli che ancora non si sono cimentati con le sue opere. Questi ultimi dovrebbero sentirsi stimolati ad avvicinarsi finalmente all’universo camilleriano, mentre i primi, generalmente espertissimi, dovrebbero sentirsi piacevolmente coinvolti in una sorta di gioco spassoso ed erudito a chi ne sa una in più sul Maestro».
 
 

La Sicilia, 7.5.2009
Paternò
Il giallo siciliano da Sciascia a Camilleri

La Galleria d'arte moderna ospiterà domani, alle 17.30, la presentazione del libro "Il giallo siciliano da Sciascia a Camilleri (fra letteratura e multimedialità)" dell'autrice Daniela Privitera. All'iniziativa, organizzata da Fidapa e Kiwanis Club Paternò, interveranno il magnifico rettore dell'Università Kore di Enna, Salvo Ando; il magistrato Ignazio Fonzo; il giornalista Salvo Fallica e l'attore Giovanni Calcagno.
g. cic.
 
 

l'Unità, 8.5.2009
Lo chef consiglia
Telefonate compromettenti o no, questo tragico carnevale rischia di durare a lungo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Parla con me, 8.5.2009
Lo scrittore Andrea Camilleri è l'ospite di questa sera del salotto di Serena Dandini, pronto a sottoporsi alle domande di Dario Vergassola.
Cliccare qui per vedere la puntata
 
 

l'Unità, 9.5.2009
Lo chef consiglia
Il premier Berlusconi e l’introvabile titolo di futuri libri di testo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

ANSA, 9.5.2009
I racconti dei nonni sul web
Gente comune e volti noti, nel libro la voce dei nipoti

Roma - Sono oltre 1000 gli aneddoti che compongono il libro-dvd ''Io mi ricordo' in cui sono invitati a raccontarsi i nati prima del 1940. Uscira' a novembre (Einaudi) con i racconti registrati dai quattro fondatori del progetto o messi on line dagli utenti. Le testimonianze degli anziani (anche noti come Camilleri, la Valeri, Bocca) e quelle di giovani, che raccontano i loro nonni. ''Vogliamo dare - racconta Luca - il giusto valore alle storie dei nostri nonni''.
 
 

Libero-news.it, 9.5.2009
Camilleri si trasforma in Harry Potter

La metamorfosi definitiva di Andrea Camilleri in Harry Potter è ormai vicina. Lo scrittore è come il maghetto: un marchio da vendere in formati diversi, come richiedono le leggi del marketing editoriale rivedute e corrette dopo l’esplosione (fine anni Novanta) della saga firmata da JK Rowling . Sorte beffarda per uno che si è definito «marxista da sempre, da quando sono nato e non lo sapevo».
Lo stakanovista
L’autore stakanovista, nato nel 1925, batte un altro colpo, il terzo in quattro mesi e qualche giorno. Arriva infatti in libreria “Il cielo rubato. Dossier Renoir” (Skira, pp. 112, euro 14; un giallo basato su un misterioso viaggio ad Agrigento del pittore). E va a sommarsi a “Il sonaglio” (Sellerio) e “Un sabato con gli amici” (Mondadori). Secondo il sito dei fan (vigata.org), molto vicino all’autore, sono imminenti altre uscite: la riduzione in audio libro de “La luna di carta” (un Montalbano annata 2005, interpretato dall’attore Luigi Lo Cascio), “La danza del gabbiano” (Sellerio, serie Montalbano), “La tripla vita di Michele Sparacino” (Rizzoli, ristampa del racconto allegato al Corriere della Sera), “La rizzagliata” (Sellerio, già pubblicato in Spagna) più il commento alle interrogazioni parlamentari di Leonardo Sciascia (Bompiani, titolo ancora sconosciuto). Ci sarebbero da segnalare anche un paio di prefazioni e le ricette fornite a Stefania Campo per la monografia su quel buongustaio del commissario Montalbano.
Troppo lavoro per un uomo solo? Non nel caso di Camilleri, una vera e propria industria editoriale come dimostrato dai numeri: minimo 60 mila copie a titolo in crescendo inarrestabile partito all’inizio del millennio quando il siciliano passa da 70 mila copie a 850 mila e i libri iniziano a moltiplicarsi come i pani e i pesci.
Dare le cifre dell’editoria è facile come indovinare un terno al lotto. Il venduto è segreto, soprattutto quando è imbarazzante, cioè quasi sempre, e un po’ gonfiato nel caso contrario. Camilleri, complessivamente, è oltre i dieci milioni di copie vendute. Un’inchiesta del Corriere tra gli addetti ai lavori, datata novembre 2007, gliene attribuiva 16 milioni a mezzo. Repubblica, qualche giorno fa, in un’intervista, ritoccava al rialzo: 21 milioni di copie. Facciamo pure la tara, qualcuno insinua che ci sia da sottrarre almeno un terzo, rimane un record strabiliante che consente di tenere a distanza tutti o quasi gli abbonati al best seller.
Camilleri ha tentacoli ovunque. Pubblica per una miriade di sigle: le principali sono Sellerio e Mondadori ma sono possibili anche “tradimenti” più o meno occasionali con Skira, Rizzoli e altri. Scrivere romanzi è una delle tante attività. C’è spazio per collaborazioni a giornali (rubrica sull’Unità) e riviste (Micromega). Il commissario Montalbano è diventato una fiction di successo trasmessa dalla Rai. Naturalmente, lo scrittore, quando può, calca anche le tavole del palcoscenico e se non lo fa in prima persona, ci pensano altri ad allestire spettacoli tratti dai suoi libri.
Enciclopedico
In Italia è un fenomeno quasi unico. Marco Travaglio, forse, è il solo a presentare caratteristiche simili, anche se muove numeri diversi, comunque notevoli. Anche Travaglio pubblica per editori diversi (Garzanti e Chiarelettere) e ultimamente non passa mese senza che una novità, o una ristampa aggiornata, si affacci sugli scaffali. Nel 2009 hanno visto la luce: “Montanelli e il cavaliere” (Garzanti), “Promemoria. 15 anni di storia d'Italia ai confini della realtà” (Promo music, con dvd) e infine “Italia Anno Zero” (Chiarelettere con Vauro e Beatrice Borromeo). Anche Travaglio sbanca le classifiche dall’inizio del decennio. Anche Travaglio occupa tutte le nicchie di mercato disponibili: spettacoli teatrali, dvd, giornali e televisione. Anche Travaglio vende parecchio: sopra le 50 mila copie per ogni titolo, con molte sortite oltre le 100 mila e anche sopra le 300 mila. Il totale viaggia verso i 2 milioni.
La differenza è che Travaglio scodella sempre lo stesso prodotto, per quanto gradito ai lettori. Camilleri invece è universale come l’enciclopedia, spazia dalla cucina alla pittura passando per il giallo.
Le analogie non finiscono qui. Entrambi pescano simpatia e consenso tirando bordate contro Berlusconi e compagnia. Inutile ricordare quelle sparate da Travaglio. Camilleri non si tira indietro. Tra le sue uscite più note, quella sulla «morale del motorino», affidata al quotidiano Le Monde, con la quale lo scrittore spiega l’emergenza democratica italiana: «Se la gente vota Berlusconi è per via della morale del motorino. Molti italiani non amano l’onestà. La loro morale è quella del motorino: si può salire sul marciapiede, andare contromano, parcheggiare in quarta fila. In breve: approfittare di chi rispetta la legge e si ferma quando il semaforo è rosso». Un girotondo continuo (talvolta danzato proprio a fianco di Travaglio) intorno all’eterno fascismo italiano, sempre dietro l’angolo a causa del piccolo duce di Arcore. Niente di strano, quindi, se Camilleri tuona contro Silvio, «extraterrestre della democrazia», e i suoi ministri, ad esempio la Gelmini che «non è un essere umano».
Poesia incivile
A Micromega, il vate ha affidato invece “Le poesie incivili” in cui si leggono passi come questo: «Il ricco porco, eletto a capo dei suoi simili, / alle scrofe da lui montate ripagò il favore / ammettendole al truogolo riservato a pochi / ai suoi legulei, ai suoi giornalisti, ai suoi boia / grufolanti e grugnenti». Satira? Idiozie? Francamente il più volte invocato Marziale è un’altra cosa ma quello che conta, nell’ottica del marketing, è accontentare il pubblico.
Camilleri non solo lo accontenta ma lo “fidelizza”, realizzando così il sogno di tutti i pubblicitari e vincendo il gioco a cui giocano tutti gli anticonformisti di maniera: contestare questo sistema laido e ingiusto stando attenti a tenervi dentro tutti e due i piedi.
Alessandro Gnocchi
 
 

La Stampa, 9.5.2009
Savona
Oggi alla libreria Ubik si ricorda Antynea Rutigliano

Doppio appuntamento culturale oggi alla Libreria Ubik di Savona. [...] Alle 18 Pier Luigi Ferro, Silvio Riolfo Marengo, Stefano Verdino e Marco Sabatelli presenteranno il numero 117-118 della rivista «Resine», dal titolo «Scarti rifiuti avanzi», dedicato al tema dei rifiuti, con i contributi di scrittori e poeti di grande notorietà, come Andrea Camilleri, Gillo Dorfles, Andrea Zanzotto, Eugenio De Signoribus, Maurizio Cucchi, Gianni D’Elia, Tiziano Rossi.
L. M.
 
 

l'Unità, 10.5.2009
Lo chef consiglia
Se il forbito Rossella difende la mignottocrazia
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Speciale TG1, 10.5.2009
L’influenza “A” e i nostri dubbi

[...]
E poi in Sicilia, per scoprire, con Camilleri, il vero volto del commissario Montalbano.
Cliccare qui per vedere il servizio
 
 

La Sicilia, 10.5.2009
Catania. Al Platamone dal 15 il cartellone teatrale estivo
«Edipo» di Pasqual apre EstateStabile
E la Carrara interpreta «Lettera» della Fallaci

Catania.  "Estatestabile" è il nuovo cartellone della prima stagione estiva del Teatro Stabile di Catania, presentato ieri mattina al pubblico e alla stampa dal direttore artistico, Giuseppe Dipasquale, e da Fabio Fatuzzo, Assessore alla Cultura del Comune di Catania nella splendida cornice di Palazzo Platamone, fresco di restauro, che nel suo celebre cortile ospita già il palcoscenico su cui il 15 maggio si aprirà la stagione con "Edipo".
[…]
Spettatori che sicuramente non si annoieranno, vista la varietà dei generi proposti nel cartellone estivo presentato dalla Stabile. Dopo "Edipo" di Lluís Pasqual […] "Troppu trafficu ppi nenti", nato per gioco nel 2000 da uno scherzo di Andrea Camilleri e lo stesso Dipasquale che ne cura la regia (in scena dal 30 giugno al 12 luglio); Scupa, originalissimo «Certame coronario» ispirato alle carte siciliane, celebrate nei testi di illustri autori nostri conterranei tra cui Pietrangelo Buttafuoco, presidente dello Stabile di Catania, e dalla regia di Guglielmo Ferro (17, 18, 19 luglio).
[…]
Ornella Sgroi
 
 

11.5.2009
Prossimamente in libreria
La danza del gabbiano
Il nuovo giallo del commissario Montalbano sarà in libreria il 28 maggio, edito da Sellerio.
 
 

La Repubblica, 11.5.2009
Camilleri, ne "Il cielo rubato. Dossier Renoir", cerca di far luce su un "giallo" che riguarda il soggiorno siciliano del pittore
Renoir, la modella amante e quell'affresco misterioso
Il cielo rubato. Dossier Renoir", Andrea Camilleri, Skira editore, pp.128, €14

Il caso Renoir risolto dal commissario Camilleri. A forza di escogitare indagini per Montalbano, Andrea Camilleri ci prende gusto a indagare, a fare supposizioni, a intuire verità clandestine, fiutando soluzioni per possibili misteri anche lì dove l'autorevolezza di studi s'è fermata, se non arenata. In barba a tutte le biografie e i saggi illustri che sono stati scritti sul maestro dell'Impressionismo Pierre-Auguste Renoir, Andrea Camilleri si diverte, ma con arguzia e precisione di dettagli, a fare luce su un mistero che riguarda il soggiorno siciliano del pittore che, come attestato universalmente dalla critica, ebbe un'affezione davvero profonda per l'Italia. E lo fa nel suo nuovo romanzo, un noir dal titolo "Il cielo rubato. Dossier Renoir", da Skira editore, dove ricostruisce la visita dell'artista ad Agrigento di cui solo in apparenza fino ad oggi non esistono prove, né lettere, né documenti, tanto meno opere.
Camilleri parte da un dettaglio che emerge dalla biografia di Renor scritta dall'altrettanto famoso figlio, il regista cinematografico Jean, autore della "Grande illusione", pubblicata la prima volta nel 1962, dove fa riferimento ad una visita del pittore a Girgenti, nome ancora ottocentesco di Agrigento, in una data imprecisata.
Poco dopo il suo arrivo con la modella amante e in futuro moglie Aline Charigot, fu derubato, o comunque perse il portafogli. Rimasto senza soldi scrisse al suo mercante d'arte Paul Durand-Ruel affinché gli spedisse del denaro e nel frattempo fu ospitato dal contadino che gli faceva da guida. Sempre Renoir junior racconta che arrivati i soldi, la coppia voleva ricompensare la generosità del contadino siciliano e di sua moglie che invece rifiutarono, quasi offesi. Per citare il passo di Jean Renoir, riportato dallo stesso Camilleri nel libro, "Alla fine mia madre ebbe l'idea di regalare alla buona fittavola una medaglia della Vergine che portava al collo. Si separarono tra torrenti di lacrime".
Quanto di più romanticamente bohèmien ci si potesse aspettare dal pittore francese, se non fosse che questo aneddoto agrigentino non trova riscontro in nessuna biografia, né esiste traccia della lettera spedita a Durand-Ruel con richiesta di soldi, né, infine, v'è riscontro di alcuna opera che attesterebbe la presenza a Girgenti, quando invece Renoir era solito immortalare i paesaggi di ogni posto visitato, da Venezia a Napoli.
Possibile che Jean Renoir abbia lavorato così tanto di fantasia o si sia sbagliato in modo così grossolano? No, secondo Camilleri, per quanto "gli artisti non sono mai rigorosi biografi nemmeno di se stessi e figurarsi poi quando i fatti narrati riguardano persone per le quali essi nutrono affetto o amore!", come scrive nel romanzo, i fatti narrati da Jean Renoir vanno approfonditi.
Complice l'amicizia e la cortesia di studiose d'arte, che cita nelle note finali del volume, per un mese intero Camilleri affronta una "full immersion" sui viaggi di Renoir dopo il 1881, anno in cui è attestato il suo primo arrivo in Italia. Comincia a ricomporre un puzzle di date e luoghi per arrivare ai pezzi mancanti, che gradualmente acquistano una loro logica. Le biografie più autorevoli parlano di un solo soggiorno in Sicilia, una toccata e fuga a Palermo alla metà di gennaio del 1882 per eseguire il ritratto di Wagner incontrato all'Hotel des Palmes, di cui Camilleri ci dice eseguito "in trentacinque minuti" per tornare di corsa dalla sua Aline che l'attendeva a Napoli.
Ma ecco la "maglia larga" scoperta da Camilleri. Nella primavera del 1882 Renoir è ad Algeri per curare i postumi di una polmonite. Le date, l'ultima lettera inviata a Durand-Ruel datata al 4 aprile, aprono uno squarcio di tempo plausibile per un viaggio in Sicilia, distante solo quindici ore da Algeri. La documentazione del transito portuale di Porto Empedocle del 1882 avvalora questa supposizione. Non solo, ma Camilleri riesce a spiegare anche perché non risulta alcun epistolario sulla richiesta di aiuto economico a Durand-Ruel da Girgenti. E la risposta è tutta in quella famosa lettera del 4 aprile, fino ad oggi sotto gli occhi di tutti perché presente nel carteggio tra Renoir e Durand-Ruel pubblicato nel 1995 a Losanna. E' il suo "uovo di Colombo".
A questo punto mancano le tele girgentane, quelle dipinte durante il soggiorno. Testimonianza e documentazione plausibile Camilleri non ne ha. Ed è da questa assenza che lo scrittore orchestra il suo racconto di fantasia. Un lavoro di fantasia a corredo di un'indagine reale e veritiera che regala spiragli di un Renoir inedito. E lo fa da gran maestro del giallo qual e'. Ordendo un mistero nel mistero. Facendo ricostruire le fasi del soggiorno misterioso di Renoir ad Agrigento ad un anziano notaio agrigentino, tale Michele Riotta, autore in gioventù di un libretto rivelatore di affreschi eseguiti, o meglio ri-fatti, da Renoir in Calabria nella chiesa di Capistrano, individuando anche una somiglianza nell'Angelo raffigurato con la sua Aline.
E' il notaio a rievocare ipotesi e documenti su Renoir in un carteggio con un'affascinante e ambigua dama appassionata d'arte. E sarà la sua scomparsa a portare a suon di colpi di scena ad un'ideale spiegazione per il destino delle opere di Renoir di cui Camilleri ci riserba un "frammento di cielo di Girgenti". Quel pezzo di "cielo rubato" di sette centimetri per cinque che saprà stuzzicare a dovere gli studiosi di tutto il mondo.
Laura Larcan
 
 

ANSA, 11.5.2009
Adriano Giannini: girero' un corto
Da un racconto di Andrea Camilleri, da 10 righe a 10 pagine

Roma - ''Girero' un corto basato su un racconto di dieci pagine di Andrea Camilleri''. Lo ha annuncia Adriano Giannini. ''Andro' domani in Sicilia per dare il via alle riprese del corto che finiranno il 25 maggio - ha detto Giannini -. Ho avuto i diritti di un racconto di dieci righe di Camilleri che ho sviluppato in dieci pagine di copione''.
 
 

Corriere della Sera, 11.5.2009
Incontri. Antonio parla della casa editrice fondata nel 1969 dai genitori Enzo ed Elvira con il sostegno dell' autore del «Contesto»
Sellerio: quarant'anni in giallo ma l'originalità oggi è rara
Arrivano tremila manoscritti all'anno ma siamo molto più cauti nel proporre nuovi autori
Dall'affaire Sciascia alla scoperta di Bufalino e Camilleri

Con che orgoglio Antonio Sellerio parla della casa editrice fondata quarant'anni fa dai suoi genitori, il celebre fotografo Enzo e Elvira, funzionario di un ente pubblico, che un bel giorno, come suo marito, decise di lasciare tutto per dedicarsi ai libri. Eppure a 37 anni Antonio non può che ricordare se stesso bambino passare il pomeriggio dagli uffici e incrociare, con il pallone sotto braccio, la figura minuta e discreta di Sciascia. Ora anche lui, laureato alla Bocconi, non pensa ad altro che ai libri (e non ha certo bisogno di una qualifica nell'organigramma). Senza mai dimenticare il principio che ispirò la nascita della casa editrice: «Il libro come servizio che si può rendere alla società». Da lì vennero fuori, fautore il consulente principe Leonardo Sciascia, i memoriali, le inchieste civili, le cronache storiche che hanno caratterizzato buona parte del percorso della Sellerio. Oggi, nel tempo del trionfo del mercato, mirare al «servizio da rendere alla società» sembra anacronistico: «Mia madre - dice Antonio Sellerio - sostiene che il segreto è quello di pensare il lettore come una persona più colta e più esigente di noi. D'altra parte sappiamo che solo l'attenzione al mercato ci garantisce l'indipendenza economica, fondamentale per fare i libri che ci piacciono».
Sellerio significa Sciascia: «La casa editrice è nata con lui e con l'antropologo Antonino Buttitta. I miei si rivolsero subito a Sciascia, che si avvicinò sempre più a noi in modo disinteressato. Diede la linea, l'impronta del suo gusto e delle sue passioni, prodigo di consigli anche sugli aspetti minimi». Tra i ricordi del bambino Antonio c'è anche una giornata, tra le tante, passata in casa Sciascia a Racalmuto: «Mi ricordo che aveva dei fucili da caccia, e in campagna un giorno mi fece sparare ai barattoli di caffè. E poi ricordo le viti di uva fragola, piccola e dolcissima». Una delusione quando cedette all'Adelphi i diritti delle sue opere? «Beh, a chi non piacerebbe avere in catalogo tutto Sciascia...».
Tremila titoli dal 1969. Ma tre libri da ricordare come tappe fondamentali: L'affaire Moro (1978), Diceria dell'untore (1981), La forma dell'acqua (1994). Che corrispondono a tre nomi sicilianissimi: Sciascia, Bufalino, Camilleri. «Il pamphlet di Sciascia - dice Sellerio - fu un libro importantissimo prima di tutto per il Paese, perché in anticipo su tutti diceva delle verità contro la politica. E fu importante per noi, perché ci pose per la prima volta alla ribalta nazionale e internazionale: uscì in una collana elegante, "La civiltà perfezionata", libri con la velina sulla copertina bianca e con le pagine intonse. Qualcuno ci scrisse: va bene che siete poveri editori del Sud, ma almeno le pagine potevate tagliarle... Fu difficilissimo star dietro alle centomila copie». L'anno dopo nacque la collana più famosa, la «Memoria», piccoli libri blu elegantissimi, disegnati da papà Enzo, ma a basso prezzo. Fu lì che uscì il primo romanzo di Bufalino: «Era la prima volta che riuscivamo a lanciare un autore esordiente».
Com'è che uno schivo professore di liceo a Comiso divenne un caso editoriale? «Fu una vera e propria scommessa. Un giorno Enzo Siciliano era a Palermo da noi con Sciascia. Leggendo la sua presentazione a un libro fotografico, disse: "Ma questo è uno scrittore". E mia madre: "Scommettiamo che ha un romanzo nel cassetto?". Gli telefonò subito e si sentì dire: "Ne ho due, di uno sono convinto, dell'altro no"». Che personaggio avete incontrato? «Il contrario di Sciascia, parlava molto, raccontava tutto, ci scriveva lunghe lettere in cui elencava i libri che leggeva. Bisognava fermarlo».
Un po' come Camilleri? «Camilleri è trascinante non solo per i lettori, è propositivo, disponibile, entusiasta. Qualche anno fa ci consigliò di pubblicare i genitori del giallo nordico: Maj Sjöwal e suo marito Per Wahlöö, anticipando il filone del giallo scandinavo. Il successo di Camilleri arrivò in un momento di difficoltà finanziarie per la casa editrice e fu fondamentale per la sua sopravvivenza. Oggi ci permette di continuare a lavorare con serenità». Sciascia ne sarebbe contento? «Mia madre ripete sempre di non mettere in bocca a Sciascia le parole che non ha detto, ma penso di sì. Fu lui a portare in Sellerio i primi libri di Camilleri che, con il suo personalissimo stile, riprende le stesse istanze: impegno civile e uso dello strumento del giallo per comunicare fatti umani, politici, sociali». Camilleri non era all'esordio quando si impose con il suo Montalbano: «Nell'84 da noi uscì La strage dimenticata, ma non lo lesse nessuno...».
Capisaldi siciliani, ma anche tanti italiani del Continente: da Tabucchi a Carofiglio, da Laura Pariani a Lucarelli. A proposito di Lucarelli, nel giallo la Sellerio fu in qualche modo un editore pionieristico. «Era la passione di Sciascia per un genere letterario allora poco frequentato da noi, se si esclude l'edicola. Negli ultimi anni la narrativa gialla italiana è molto migliorata e ha un successo commerciale sicuro». Sono lontani i tempi in cui lo sconosciuto Lucarelli, appena laureato, mandò un romanzo, Carta bianca, derivato dalla sua tesi in Scienze politiche sulla polizia sotto il fascismo: «Mia madre lo lesse, senza segnalazioni, e lo chiamò. Sentendola al telefono, Lucarelli pensò che si trattasse di uno scherzo».
Tremila manoscritti l'anno, buona parte dei quali romanzi gialli. Un incontro ogni mese in famiglia (c'è anche Olivia, la sorella di Antonio) per prendere le decisioni: «Il fatto che in genere siano ben scritti complica molto le cose. Però trovare qualcosa di davvero originale è raro. Carofiglio, per esempio, aveva, tra l'altro, il grande merito di raccontare storie attraverso il processo penale. Oggi siamo molto più cauti nel proporre nuovi autori di gialli». Un estratto del catalogo sono i venti volumi «storici» che vengono riproposti per celebrare i quarant'anni: oltre a quelli citati, Maria Messina, Luisa Adorno, Consolo, Atzeni, Canfora, Sofri, Piazzese, e gli stranieri «gialli»: il misterioso Holiday Hall, lo svizzero Glauser, Alicia Giménez-Bartlett, che sbanca in queste settimane, il cileno di culto Roberto Bolaño. Niente male.
Grazie a Camilleri, è lontano anche il tempo in cui, pubblicato il primo libro da Sellerio, lo scrittore fuggiva tra le braccia dei grandi editori: «Ormai è difficile che succeda. Per Camilleri e per Carofiglio restiamo l'editore principale, perché con noi vendono di più che con la Mondadori. Per alcuni autori siamo più accoglienti e il pubblico ha fiducia e ci segue perché non percepisce i nostri scrittori come oggetti di marketing». Poi ci sono le riscoperte. Tra le più recenti, Mario Soldati, con ben otto titoli: «È sempre stato un pallino di mia madre. Era scomparso dai cataloghi, fu una fatica cercare l'agente o prendere contatti con la famiglia». Oggi è più facile che in passato? «Negli ultimi dieci anni il mercato è cambiato molto: prima arrivavano a 100 mila copie pochissimi titoli, oggi quei pochi arrivano a 300 mila. Questo fenomeno si accompagna alla complessiva stabilità: il mercato dei libri non perde e non guadagna. Il che significa che la gran parte dei titoli, che un tempo vendevano tre-cinquemila copie, fa molta più fatica di prima. Si punta soprattutto sui pochi bestseller sicuri e per gli altri è una fatica...». Anche per la Sellerio? «Il nostro vantaggio è che non ci sono i manager costretti a guardare il budget dell'anno prima per superarlo. Sarebbe dannosissimo».
Paolo Di Stefano
 
 

Messaggero Veneto, 11.5.2009
Il buon pane non è il potere e si spezza insieme

«Il pane buono non è quello egoistico del potere, mangiato da soli e rubato agli altri, ma quello sudato e spezzato insieme». È anche una metafora della difficile convivenza tra localismo e globalizzazione quella indicata ieri dallo scrittore Salvatore Niffoi per presentare il suo ultimo libro "Il pane di Abele", storia di un’amicizia , ospite di vicino/lontano per la sezione Storie sotto il Portico del Tribunale. Fama letteraria accostabile a quella di Camilleri per l’uso della parlata o della lingua locale nel romanzo - «ma io uso il barbaricino non per condire l’italiano, bensí per rappresentare un mondo, i miei personaggi sono protesi della mia lingua e viceversa» [...].
 
 

l'Unità, 12.5.2009
Lo chef consiglia
Berlusconi ha gettato la maschera e si è pontidizzato
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

AGI, 12.5.2009
Di Pietro, intellettuali con Idv e contro il regime

Roma - "Nel ventennio gli intellettuali non reagivano e alla fine il cobra ha morso pure loro. C'era una parte della cultura, dell'intellighenzia, che non reagiva. Io, che sono uomo di campagna e che sbaglio pure a parlare l'italiano, pero' reagisco. Ma e' mai possibile che gli intellettuali non parlino? Si stanno addormentando le coscienze. Il nuovo olio di ricino avanza". E' l'accusa di Antonio Di Pietro che, in occasione del convegno 'Torniamo in Europa', non usa mezzi termini: "Oggi come allora - rincara la dose - la cultura libera si sta vendendo. Qualcuno si e' pentito, qualcuno no perche' gli conviene".
Per questo, il leader dell'Idv, si dice "orgoglioso" che Magris, Tranfaglia, Pressburger e Camilleri abbiano annunciato di votare per il suo partito: "Perche' ci mettono la faccia - spiega - oggi e' da coraggiosi mettersi con l'Idv. Poi, quando diventeremo importanti, vedrete quanti se ne affacceranno".
Secondo Di Pietro, "se non si reagisce per tempo, il torrente ti porta via e la democrazia ti scivola di mano e neanche te ne accorgi". E quindi, conclude, "sto facendo la logistica della Resistenza. Sto cercando di svegliare le coscienze. Oggi bisogna metterci la faccia perche' domani e' troppo facile".
 
 

La Stampa, 12.5.2009
Dopo Vattimo, dopo Pressburger, che si sono addirittura candidati. E tanti altri ormai sono insofferenti per la subalternità al centrodestra e la poca laicità del Pd. Finisce il mito del partito di intellettuali e popolo
Anche Magris vota Di Pietro
Tonino diventa maître à penser, tramonta il mito dell'egemonia culturale dei post-Pci

[...]
Andrea Camilleri, che pure a un certo punto voleva fare una sua «lista dei senza partito» autonoma anche dai dipietristi, è stato recuperato: «Tonino mi ha chiamato, ha detto che tiene le porte apertissime a tutti noi... Mi era stato proposto di candidarmi sa da chi? Da Raffaele Lombardo! Ho pensato che fosse uno scherzo ma invece la proposta risultava vera... Dal Pd? Nulla».
[...]
Jacopo Iacoboni
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.5.2009
Mollica e Battaglia al Lelio con Pensaci Giacomino

Il manage a trois tra Giacomino, Lillina e Agostino rivive al teatro Lelio, in via Furitano 5. "Pensaci Giacomino", la commedia in tre atti di Luigi Pirandello va in scena questo pomeriggio alle 18 con la regia di Andrea Camilleri [Forse si tratta di una vecchia messa in scena, NdCFC]. Dietro un'apparente deformazione sentimentale, quasi al limite del surreale, prendono vita i sentimenti e le passioni di chi si vuol far beffe delle regole, seppure per un fine nobile. Massimo Mollica interpreta il docente Agostino Toti, ideatore del matrimonio fittizio, mentre Giovanna Battaglia veste i panni della vispa e sorridente Lillina. Il volto di padre Landolina sarà quello di Nino Scardina, mentre il tanto castigato Giacomino sarà Luca La Ferlita. Ingresso 20 euro, ridotto 15. Informazioni: 091 6819122. a. f.
 
 

l'Unità, 13.5.2009
Lo chef consiglia
Delinquenti, dentisti e Pm. Così Berlusconi offende la memoria di suo padre
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

l'Unità, 13.5.2009
Sicilia, Italia
Poker. In libreria (e in classifica) quattro testi dell’autore di Montalbano
Il nuovo libro In uscita a fine mese, si chiamerà «La danza del gabbiano»
Dal giallo su Renoir alla donna-capra: l'eterna stagione del signor Camilleri
Il giallo, certo. Ma anche il romanzo psicologico, quello fantastico e quello storico-sociale. Un’altra prova di eclettismo dello scrittore siciliano, ancora in vetta nelle hit delle vendite con «Il sonaglio».

Palermo. Camilleri fa poker. Di romanzi si intende. Mentre è in vetta con il libro di genere fantastico "Il sonaglio" (Sellerio), e Montalbano miete successi anche con l’ultima indagine de "L’età del dubbio" (Sellerio), l’autore di Porto Empedocle è nelle librerie anche con un romanzo edito da Mondadori, "Un sabato, con gli amici". E non è tutto, perché per Skira è tornato in campo con uno scritto sui generis, il viaggio di Renoir ad Agrigento. Un romanzo che come il testo su Caravaggio, parte da uno spunto storico reale ed inventa in maniera fantastica una vicenda narrativa. Più precisamente un giallo.
I DUBBI DI UN COMMISSARIO
Da un cenno biografico raccontato dal figlio di Renoir, Jean, Camilleri riesce a costruire una struttura narrativa articolata e complessa. E mentre racconta la storia descrive la dimensione intellettuale e psicologica dell’artista. Insomma, il prolifico ed eclettico Camilleri, continua a sfornare romanzi che svariano in diversi ambiti culturali, e lo fa con storie originali che affascinano i lettori. Ed ovviamente Montalbano è sempre in primo piano. Ne "L’età del dubbio" il poliziotto siculo è giunto ad una età nella quale i bilanci sull’esistenza vissuta diventano necessari. Ma come sempre questa dimensione di riflessione è strutturalmente legata al caso poliziesco da risolvere. E cosa vi è all’origine di ogni giallo che si rispetti? Ovviamente un cadavere. Dentro un canotto viene trovato un uomo morto, che è stato trasportato nel porto di Vigàta da una barca di lusso, sulla quale si trovano una cinquantenne e l’equipaggio. Personaggi che in Montalbano suscitano non pochi sospetti, e che sono obbligati a fermarsi a Vigàta fino al termine dell'inchiesta. Il risultato dell’autopsia non lascia dubbi: l’uomo è stato ucciso con del veleno. Nelle sue indagini il commissario è coadiuvato da un tenente della capitaneria, Laura Belladonna. È la figura femminile che affascina Montalbano, che mette a soqquadro il suo mondo, è l’origine del moltiplicarsi dei suoi dubbi. Il commissario sembra Petrarca che incontra la sua “Laura”, ma se la ritrova in carne ed ossa. Se quello di Petrarca fu «giovenile errore», quello di Montalbano è quasi, però, di terza età.
MISTERI A CENA
Dal poliziesco al romanzo sperimentale: "Un sabato, con gli amici". Una storia nella quale l’autore scava nei segreti dei personaggi, nei meandri oscuri della loro psiche. Un gruppo di adulti si ritrova a cena, sembra un normale dialogo fra amici, invece accade un colpo di scena che sconvolge l’ordinario corso degli eventi. Il motivo profondo dello sconvolgimento è da rintracciare nei traumi che quegli individui hanno subito da bambini. In ultimo il genere fantastico, con "Il sonaglio". Si tratta della conclusione della cosiddetta trilogia delle metamorfosi che ha avuto inizio con la storia di Maruzza Musumeci, la donna sirena. Il secondo episodio, "Il casellante", è stato incentrato sulla figura della donna che si trasformava in albero. Il terzo romanzo ha il suo nucleo centrale nella donna capra. Pur trattandosi di romanzi di genere fantastico, Camilleri intreccia le vicende dei protagonisti con il contesto storico-sociale. Ma nella trilogia delle metamorfosi l'aspetto che prevale è quello del superamento del realismo storico in una dimensione surreale, nella quale le metafore diventano l'elemento di rappresentazione delle vicende umane. E se quattro libri in pochi mesi vi sembran pochi per Andrea Camilleri, in realtà tra fine maggio ed inizio giugno, un nuovo episodio del commissario Montalbano dovrebbe essere nelle librerie, con il titolo "La danza del gabbiano" (Sellerio).
Salvo Fallica
 
 

Corriere di Gela, 13.5.2009
Rilettura di Camilleri attraverso Dawkins

Per una Memetica della cultura clerico-mafiosa, rilettura di Camilleri attraverso Dawkins e Dennett: è il titolo dell’incontro-dibattito che si è tenuto lunedì 4 maggio a Catania presso l’ex Monastero dei Benedettini, nell’ambito dei caffè filosofici organizzati dagli studenti del corso di laurea in filosofia. Relatore è stato Marco Trainito che ha trattato l’impegnativo argomento partendo dall’ultimo capitolo del suo libro “Andrea Camilleri ritratto dello scrittore”, pubblicato lo scorso dicembre. Dopo la presentazione del tema da parte di uno degli studenti organizzatori, Trainito ha proposto una brillante relazione che, successivamente, ha dato vita ad un dibattito molto interessante. L’autore ha messo in particolare risalto il nesso storico, culturale e cognitivo tra la mentalità mafiosa e quella di un certo cattolicesimo che ha contribuito a plasmare le menti creando pericolosi meccanismi di autoassoluzione.
Secondo la tesi proposta da Trainito, dei Memi (unità di replicazione e di trasmissione della cultura) mafiosi hanno trovato nelle menti strutturate da Memi della cultura cattolica una sorta di habitat ideale per replicarsi e diffondersi. Chiaramente, lo studioso gelese non sostiene un’assoluta condanna della chiesa e meno ancora della religione cattolica, piuttosto si scaglia contro quella pratica sociale di stampo ritualista e superstizioso indotta storicamente in Sicilia da un certo clero. A supporto delle sue tesi, Trainito parte da due opere di Camilleri che trattano l’argomento proposto in modo illuminante e cioè “La bolla di componenda” e ”Voi non sapete”. Quest’ultimo testo, in particolare, pubblicato dal padre del commissario Montalbano nel 2007, analizza 72 lettere e biglietti trovati, dopo il suo arresto, nel covo di Provenzano che mettono in risalto come il vecchio capo storico della mafia inizi e concluda le sue epistole sempre con frasi che fanno riferimento a Dio o alla Divina Provvidenza e comunque ad espressioni di stampo religioso.
Nella relazione Trainito ha sviluppato le sue argomentazioni, citando autori di levatura mondiale che hanno affrontato in diverso modo e da diversi punti di vista il rapporto tra potere mafioso e cultura cattolica: da Leonardo Sciascia a Cervantes, a Borges e ancora a Manzoni. Alla fine dell’apprezzata relazione, il dibattito ha registrato diversi e vivaci interventi che hanno evidenziato vari aspetti del tema proposto, in particolare il Prof Alberto Biuso, docente di filosofia della mente presso l’ateneo catanese, ha messo in risalto che nei “Promessi sposi” di Manzoni, più che la “componenda” tra l’Innominato e il cardinale Borromeo nell’affaire Renzo e Lucia-Don Rodrigo, appare inquietante il rapporto tra Don Abbondio e Don Rodrigo poichè non esisterebbero prepotenti come Don Rodrigo se non ci fossero sinistri e pavidi preti come Don Abbondio. L’auspicio è stato che figure esemplari della Chiesa come Don Pino Puglisi e altri cancellino dalla storia e dalla cronaca molti preti “intelligenti” troppo presenti nella nostra cultura.
Emanuele Antonuzzo
 
 

Il Mattino, 13.5.2009

Qualcuno, come Camilleri, non scende più in campo a fianco di Di Pietro, con la sua scombiccherata lista dei senza partito (la più qualunquista che si potesse immaginare, in effetti), ma resta comunque alla finestra in attesa che prima o poi lo si chiami (meglio prima che poi, però).
[...]
 
 

Il Giornale, 13.5.2009
Il bel Danubio grigio

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Gli elettori di Di Pietro, soprattutto quei grillini che l’hanno sovralimentato alle scorse politiche, conoscono Camilleri non certo per i suoi libri.
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Filippo Facci
 
 

Dagospia, 13.5.2009
"Lost in Pd" - Un libro-lapide sui dispersi della sinistra - Marco Damilano maramaldeggia sul cadavere ancora caldo: la "Walterland" del maestro Veltroni tra intellettuali che lo appellano "maestro", starring Cerami, Fuksas, Van Straten...
Intellettuali - capitolo tratta da "Lost in Pd" di Marco Damilano

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Una delusione che unisce scrittori di tutte le età. Andrea Camilleri fino a poco tempo prima recensiva entusiasticamente i romanzi di Veltroni («La straordinaria qualità di Veltroni narratore consiste in questo continuo scorrere quieto... La felicità della scrittura di Veltroni si potrebbe dire, parafrasando Montaigne, consiste proprio nella facilità, nell'utilità e nel piacere del suo esercizio», scriveva sull'Unità). Sul Veltroni segretario del Pd è meno aulico: «Ha paura della piazza, è tutto un distinguo, agisce come se esistessero ancora gli elettori, non ci sono più, temo». E rifiuta di essere associato al Pd: «Quale scrittore vorrebbe un'etichetta addosso? Quell'etichetta, poi! Legata al potere, all'inamovibilità».
[...]
 
 

l'Unità, 14.5.2009
Lo chef consiglia
L'ultimo encomio di Libero dopo l'inchinite cronica all'imperatore Silvio
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 14.5.2009
Domani la posa della statua di Montalbano

Porto Empedocle. Domani mattina intorno alle 10 verrà montata in via Roma, a pochi passi dal Municipio la statua in bronzo raffigurante il commissario Montalbano.
Non quello impersonificato dall'attore Luca Zingaretti, con testa rasata e un pò di pancetta, ma quello alto, snello, col volto tirato, i baffi e la chioma fluente. L'opera realizzata dall'apprezzato scultore racalmutese Giuseppe Agnello, su idea del sindaco Calogero Firetto verrà sistemata sul marciapiede antistante il palazzo Testa, uno dei più antichi del paese marinaro. Le fasi di montaggio della scultura dovrebbero snodarsi in poche ore, tanto che già nel primo pomeriggio per la via Roma campeggerà questa insolita immagine statica.
Un pò come accade da alcuni anni in quel di Racalmuto, dove lo stesso Agnello forgiò l'immagine di Leonardo Sciascia, in cammino con la fedele sigaretta tra le dita della mano. Il Commissario Montalbano empedoclino sarà perennemente appoggiato a uno dei lampioni dell'illuminazione pubblica piazzati nel corso principale del paese, in un atteggiamento a metà tra il rilassato e l'attento a ciò che accade intorno. Una volta montata la statua nella sua collocazione definitiva, il Comune organizzerà per il prossimo 23 maggio la cerimonia d'inaugurazione ufficiale, alla quale dovrebbe prendere parte lo stesso Andrea Camilleri. E' stato lui, del resto, a volerlo così il suo Montalbano. Come quello dei romanzi, non come quello delle fiction.
Francesco Di Mare
 
 

Il Mattino, 14.5.2009

Capri. L'opera e la figura di Maxim Gorky e il suo rapporto con Capri tornano in primo piano attraverso l'istituzione di un premio letterario che sarà consegnato ai vincitori il 25 maggio. A istituire quello che è già diventato un ambito riconoscimento è stato l'imprenditore campano Antonio Crispino, già presidente dell'unione industriali di Caserta. Il premio - spiega Crispino - vuole onorare il grande scrittore russo che trascorse sull'isola ed in Italia gran parte della sua vita. E proprio in quegli anni che in Russia vengono definiti «il periodo italiano», Gorky scrisse le sue più grandi opere considerate capolavori. Il premio Gorky nasce principalmente con lo scopo di sviluppare sempre più i contatti tra gli esponenti della cultura russa e di quella italiana. Le due sezioni in cui si articola il premio, infatti, riguardano autori e traduttori. La giuria è composta da otto esperti tra letterati, critici, linguisti e traduttori delle due nazioni. Il premio Gorky è riservato alle opere di narrativa pubblicate in versione originale o tradotte dal russo in italiano o viceversa nell'arco degli ultimi 20 anni. I lavori saranno selezionati dalla giuria del premio che è divisa in due sezioni russa e italiana. A presiedere la sezione russa è stato chiamato il famoso scrittore Victor Erofeev, la giuria italiana è presieduta dal linguista e specialista in letteratura Giovanni Bogliolo. I due presidenti riuniranno a Capri la giuria che ha già selezionato i finalisti, tutti autori che sono stati tradotti in lingua russa: Alessandro Baricco con il romanzo «Seta», Andrea Camilleri con «La concessione del telefono» ed Aldo Nove con la raccolta di racconti «Superwoobinda».
[…]
Anna Maria Boniello
 
 

ASCA, 14.5.2009
Sicilia/Rai: A Riva Sud la crescita del turismo in Turchia

Palermo - Torna l'appuntamento settimanale con 'Riva Sud', il magazine socio-economico della Tgr realizzato a Palermo a cura di Maria Pia Farinella.
[…]
Nella rubrica ''Zoom'', La Vucciria, dipinto simbolo di Palermo e dei suoi mercati. La genesi del quadro in un libro con testi di Andrea Camilleri, immagini dagli archivi di Renato Guttuso e un saggio del figlio Fabio Carapezza Guttuso. Riva Sud va in onda domani alle 21,15 in italiano e alle 23,15 in arabo sul canale satellitare Rai Med (804 - piattaforma Sky), visibile anche sul web ai siti www.rivasud.blog.rai.it e www.tgr.rai.it.
 
 

La Repubblica, 14.5.2009
I 40 anni di Sellerio nel segno di Sciascia

Adesso che tutti conoscono le copertine blu della collana "La memoria", grazie anche al successo di Camilleri con i suoi cinque milioni di copie all'attivo, è un po' difficile riandare al momento in cui la collana nasceva con un programma steso da Leonardo Sciascia che partiva, per così dire, dai margini: «Uno dei più evidenti e gravi difetti della società italiana, e quindi di tutto ciò che - dalla cultura al costume - ne è parte, sta nella mancanza di memoria». Si era nell'autunno del 1979. Sellerio esisteva già da dieci anni, nata per volontà di un gruppo di amici: Elvira ed Enzo Sellerio, Antonino Buttitta, l'antropologo, figlio del poeta Ignazio, Leonardo Sciascia. Qualcuno voleva che restasse un'iniziativa elegante e riservata, nel genere delle edizioni Scheiwiller. Ci furono discussioni, poi Sciascia arrivò in casa editrice con L'affaire Moro: vendette centomila copie. Il salto era fatto, Sellerio ormai navigava in mare aperto, non era più una casa editrice di Palermo, ma nazionale. (Dei 40 anni di Sellerio si parla venerdì alla Fiera del libro di Torino). "La memoria" vestì Sellerio d'un colore blu che fu per sempre il suo abito migliore. Il numero 1 della "Memoria" è ancora una volta un libro di Sciascia, Dalla parte degli infedeli, poi ci fu uno Stevenson, Il diamante del Rajà e per terzo arrivò il curiosissimo Ragionamento del principe di Biscari a Madama N. N. scritto da Lidia Storoni Mazzolani, la coltissima antichista che per tanti anni scrisse su queste pagine. (Scrive come Borges, aveva detto di lei Sciascia). "La memoria" sembrava fatta apposta per intercettare testi raffinati, venissero dalla Sicilia più segreta o dal resto del mondo non importa. Il caso Bufalino fa un po' da suggello a tutto ciò. Lui, Gesualdo, è un professore di liceo, colto e originale. Scrive per sé e l'idea di pubblicare lo atterrisce. Si legga, qui sotto, la lettera con cui risponde alla Sellerio che lo invita a pubblicare la Diceria dell'untore. Una scrittura d'altri tempi, che dice e nega, allude e vuole. Bene: ormai è storia, il libro si fa. Bufalino vince il Campiello, diventa un personaggio noto e Sellerio apre la porta agli scrittori italiani. Non a tutti si intende, ma a quelli un po' rari, appartati e, talvolta, dimenticati. Un giorno ero andato a trovare Antonio Tabucchi a Vecchiano, il paese in cui è nato e dove ormai sta pochissimo preferendo Parigi e Lisbona. Nel pomeriggio ci sediamo in giardino e Tabucchi tira fuori uno dei suoi quaderni neri, gli stessi che si usavano mille anni fa a scuola, e legge un suo racconto. Era Donna di Porto Pim, una magnifica storia ambientata nelle isole Azzorre. Quando finì gli dissi che sarebbe stata molto bene nella "Memoria" di Sellerio e così fu. Qualche tempo dopo Tabucchi diede a Sellerio anche Notturno indiano e confesso che mi sarebbe difficile pensare questi libri in una veste diversa. Il volumetto successivo a Donna di Porto Pim era un libro di Luciano Canfora, Gli oligarchi. Fedele al dettato di Sciascia, la collana investigava anche il passato remoto, ma ovviamente con l'occhio ben attento al presente, che è poi la veste che più ama il grecista Canfora, spesso storico e polemista di questioni molto contemporanee. Molto prima di Camilleri, Sellerio avrebbe aperto anche ai giallisti, cominciando con lo svizzero Friedrich Glauser, che molto garbava ad Alfredo Giuliani. Venne poi Carlo Lucarelli e ancora, ma siamo ormai ai nostri giorni, ecco Carofiglio, Alicia Giménez Bartlett e Camilleri. Avrebbe mai pensato Elvira Sellerio di esportare la sicilianità nel mondo con uno scrittore che addirittura scrive in siciliano? Lo avrebbe mai creduto possibile Leonardo Sciascia? Il successo della "Memoria", che ormai conta diverse centinaia di titoli, ha un po' oscurato le altre collane: ve ne sono di storia e di saggistica, ce ne è una "Fine secolo" fondata e diretta da Adriano Sofri che con Sellerio ha pubblicato diversi saggi e l'ultimo, notevole, sul caso Pinelli. Per festeggiare i quarant'anni Sellerio manderà fra poco in libreria la ristampa di una ventina di suoi titoli celebri, cominciando con Sciascia e gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel. Noi ci auguriamo, ora che la Sellerio è una casa editrice dai grandi numeri, che non si perda il gusto dei libri. O, per dirla ancora una volta con Sciascia, la felicità di far libri.
Paolo Mauri
 
 

Fiera del libro, Torino, 14-18.5.2009
Venerdì 15 maggio alle 21:00 (Sala Gialla):
Sellerio: 40 anni di un editore indipendente
Intervengono: Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio, Riccardo Chiaberge, Daria Galateria, Luciano Genta, Alicia Giménez-Bartlett, Pietro Grossi, Carlo Lucarelli, Paolo Mauri, Salvatore Silvano Nigro, Antonio Troiano.
Messaggi video di Andrea Camilleri e Adriano Sofri.
Coordina Gaetano Savatteri.
Venerdì 15 maggio alle 21:00 (Sala Arancio):
Collisioni. Proiezione video di Conversazione con Andrea Camilleri
Intervengono: Stefano Caselli, Filippo Taricco, Davide Valentini.
Sabato 16 maggio alle 21:30 (Spazio Autori B):
Presentazione del libro di Cetta Berardo Le golosità del commissario. Cibo e trame in Camilleri (Giancarlo Zedde editore). Con l'Autrice intervengono Beppe Gabutti, Francesco Rodolfo Russo, Franco Zanet.
Domenica 17 maggio alle 12:00 (Sala Rossa):
Lavoro da morire
Intervengono: Tullio Avoledo, Massimo Lolli, Michela Murgia, Laura Pariani, Antonio Pascale, Francesco Recami. Coordina: Andrea Bajani.
In occasione della pubblicazione dell'antologia Articolo 1. Racconti sul lavoro (Sellerio).
 
 

l'Unità, 15.5.2009
Lo chef consiglia
Il cavaliere dell'emotività popolare, arcimiliardario dai molti vizi e poche virtù
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Il Secolo XIX, 15.5.2009
Professor thriller

Se la caratteristica principale dei thriller è tenere i lettori con il fiato sospeso, Jeffery Deaver, lo scrittore americano che ha partorito “Il collezionista di ossa”, è un autentico maestro. Con più di venti milioni di copie vendute in giro per il mondo, sa come lavorare alle trame, come dosare i colpi di scena, come dar vita ai suoi personaggi. Da poco è in libreria la traduzione italiana del suo ultimo romanzo “I corpi lasciati indietro” (Rizzoli, 461 pagine, 21,50 euro), che l’autore presenterà oggi alle 18, alla Fnac di Genova.
[...]
Tra le sue letture preferite, poca fiction: «Sono una persona curiosa, divoro biografie, saggi che parlano della crisi internazionale o della guerra in Iraq. Sono un grande fan del presidente Obama, per fortuna ce l’ha fatta. Tra i miei scrittori preferiti spicca John Le Carré». Tra gli italiani, Lucarelli, Faletti e Carofiglio, che ha conosciuto: «Mi ha raccontato delle cose davvero incredibili della sua vita di magistrato». Non poteva mancare Camilleri con il suo Montalbano: «Conosco bene l’Italia, ma mi dispiace di non essere ancora stato in Sicilia». Se Deaver viene spesso nel nostro Paese, c’è un motivo: «Gli italiani amano molto i miei libri. I miei thriller sono stati tradotti in trenta lingue, ma devo dire che quando vengo qui, sento un calore particolare intorno a me».
Laura Guglielmi
 
 

La Nazione, 15.5.2009
'Perugia in giallo': la manifestazione sul noir italiano. Ospite d'onore il regista Dario Argento

Perugia - Arriva 'Perugia in giallo', la manifestazione a cadenza biennale che si svolgerà il 27 e 28 maggio prossimi e che si propone come vetrina specializzata per ragionare sulla recentissima fortuna della produzione nazionale di narrativa e cinema, ma anche televisione, che ha come tema il mistero ed il delitto e, come eroe, chi su misteri e delitti indaga.
La rassegna è organizzata dalla locale Università per stranieri su idea di due docenti, Maurizio Pistelli e Norbero Cacciaglia. In questa seconda edizione si discuterà tra critici, scrittori e cineasti di un filone che non ha alle spalle i fasti della tradizione anglossassone, con i suoi Rex Stout o i Raymond Chandler, ma che con i più recenti Camilleri, De Cataldo, Lucarelli, Carlotto sta rapidamente recuperando il terreno perduto.
[…]
A distendere l'atmosfera è previsto anche un contributo dell'antropologo e gourmet Alberto Sorbini sul tema 'tra capponatine e anolini: il cibo nei gialli di Camilleri e Varesi'.
 
 

l'Unità, 16.5.2009
Lo chef consiglia
Noemi, papi e il signor Nessuno che ha in tasca un numero di telefono
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 16.5.2009
La statua a Montalbano montata e inscatolata
Porto Empedocle. Lo scultore Agnello e tecnici di Mazara hanno lavorato in via Roma davanti a centinaia di curiosi

Porto Empedocle. Il Commissario Montalbano dentro una scatola di legno non si era mai visto e alcun delinquente era mai riuscito a rinchiuderlo.
Ci sono riusciti ieri mattina in via Roma, davanti al palazzo Testa lo scultore Giuseppe Agnello, alcuni tecnici della fonderia di Mazara del Vallo e del Comune. Ovviamente, a essere «inscatolata» è stata la statua in bronzo alta un metro e ottanta circa, che da appunto ieri mattina si trova sistemata nel cuore del salotto del paese marinaro, in attesa della cerimonia inaugurale che si terrà il prossimo 23 maggio. Agnello e gli altri «testimoni» dell'evento si sono presentati di buon mattino in via Roma, con questo ingombrante «ospite» da posizionare accanto a uno dei pali dell'illuminazione pubblica. Appena la statua è stata estratta per la posa, si è concentrato al centro della strada un nugolo di curiosi. Molti perditempo che bazzicano di solito in via Roma e gente intenta a sbrigare faccende personali hanno avuto un momento di svago e di discussione diversa, rispetto alla routine. La sistemazione dell'immagine in bronzo raffigurante un Montalbano alto, con i baffi, la folta chioma e per nulla somigliante all'attore Luca Zingaretti - che il commissario lo ha interpretato mirabilmente in tv - è stata ultimata intorno alle 11. Presente com'era facile immaginare all'arrivo dell'illustre pedone che rimarrà fermo per sempre su quel marciapiede, è stato il sindaco Calogero Firetto e altri rappresentanti del Comune marinaro. Per evitare che la statua non arrivi integra al giorno dell'inaugurazione, alla presenza di Andrea Camilleri, la stessa immagine è stata «impacchettata» con una scatola di legno, per salvaguardarne l'integrità.
Nei dintorni, si dice che sia stata piazzata o che venga piazzata presto una telecamera «intelligente» collegata con la caserma dei Vigili Urbani che avrà il compito di vigilare sul commissario Montalbano. Chi glielo avrebbe mai detto.
Francesco Di Mare
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 16.5.2009
“Il cielo rubato”, l’ultimo libro di Andrea Camilleri, prende le mosse dalla trasferta siciliana del grande impressionista e dai misteri che la circondano. Primo tra tutti l’assenza di vedute dei luoghi visitati
Il giallo Renoir
Sulle tracce del maestro nella Valle dei templi

È un giallo insoluto "Il cielo rubato", ultimo libro di Andrea Camilleri. Lo scrittore svela il movente e la dinamica di un fattac­cio di cronaca che innesta di fantasia sulla querelle circa una presunta visita di Pierre Auguste Renoir ad Agrigen­to ma non scioglie l'enigma se il soggiorno del maestro dell'Impressionismo ci sia stato o no.
Ha tre chiavi di scrittura il dossier di Camilleri su Renoir, e ovviamente altrettante chiavi di lettura. La prima è un frammento di realtà estra­polato dalla biografia del padre che ha scritto Jean Renoir, maestro del neorealismo nonché regista del film "La carrozza d'oro" che lanciò nel grande firmamento cinematografico quella "Panaria" messa in piedi da un gruppo di scalpitanti giovanotti siciliani capitanati dal principe Alliata. Jean racconta che il genitore compì un viaggio a Girgenti intorno al 1881 insieme alla moglie Aline. Lì perse il portafoglio e scrisse al suo mercante parigino Du­rand-Ruel di inviargli del denaro. Nel frattempo senza risorse la coppia venne ospitata da una famiglia di contadini. Quando arrivò il vaglia dalla Francia, Renoir voleva pagare l'ospitalità. Ma il padrone di casa rifiutò sdegnato i soldi. «Allora Aline per sdebitarsi si tolse dal collo una medaglia della Vergine e la regalò alla con­tadina. Si lasciarono tra abbracci e lacrime». Quando Camilleri apprende questa storia da Eileen Romano, scrittrice esperta d'arte, comincia a indagare per trovare riscontri al viaggio agrigentino del pittore. Nulla di nulla. Come se la Valle dei templi avesse inghiottito ogni traccia dei due francesi.
A questo punto - e siamo alla seconda chiave - lo scrittore ri­corre all'armamentario del suo personaggio più famoso, il commissario Montalbano, e cerca di costruire un castello di ipotesi, per capire se dal punto di vista logico, cioè incastrando le date de­gli spostamenti dei Renoir, sarebbe stato plausibile il viaggio misterioso. Bene o male riesce a mettere in piedi una ricostruzio­ne spazio-temporale che in teo­ria regge. Da qui è inevitabile che lo scrittore - inventore di impec­cabili congegni a orologeria poliziesca - con la terza chiave apra lo scrigno della sua creatività. In­venta così una storia finta che in­castra con abilità nel fragile puzz­le semirealistico: "Il cielo rubato" (1l2pagine, 14euro), è pubblica­to dall' editrice Skira che ha già stampato la "Vucciria di Guttuso", un'altra fantasticheria di Camilleri che prende l'abbrivo dal celebre quadro esposto allo Steri.
Ed ecco la trama, che corre co­me un treno sui binari di un epi­stolario che un anziano notaio di Agrigento, Michele Riotta, vedovo, indirizza in varie città d'Euro­pa a una enigmatica signora, Al­ma Corradi. Le risposte della donna si arguiscono dalle stesse lettere dell'uomo. Il notaio in gio­ventù aveva scritto un libello in cui per primo sosteneva che in due antichi affreschi restaurati nella chiesa di Capistrano (Ca­tanzaro) aveva messo mano Renoir e allora la signora Corradi gli chiede se per caso sappia qualco­sa sul soggiorno girgentano del maestro. Da qui un crescendo, che passa anche da una passione senile dell'uomo per la sua inter­locatrice la quale dispiega tutte le arti della seduzione per plagiarlo, inclusi una foto conturbante e un ritratto osceno del suo sesso, at­tribuito a Guttuso, ma rivelatosi un falso, una sorta di copia del fa­moso "L'origine del mondo" di Courbet.
Lettera dopo lettera il notaio, ormai innamorato perso, finisce nelle grinfie della signora Alma, che arriva a convincerlo a scrive­re un libro a quattro mani per ac­creditare, attraverso una serie di abili falsificazioni, il soggiorno di Renoir. La donna, che si rivelerà un'avventuriera assoldata da un nipote del notaio per derubare allo zio quattro tele che il maestro aveva regalato al contadino che l'aveva ospitato. Il resto lo svelerà il libro.
Rientriamo dalla porta della rèaltà nel soggiorno agrigentino. «Dopo la sollecitazione di Eileen - scrive Camilleri a epilogo del suo romanzo - per un mese mi dedicai a un'attenta indagine su Renoir, vita e opere. Una full immersion, come in altra occasione avevo fatto per Caravaggio. Mi ero ripromesso che se trovavo una spiegazione possibile, accettabile, ci avrei scritto su un libro».
Comincia la composizione del mosaico. Punto di partenza l'unica volta che Renoir viene in Sici­lia, da Capri dove si trova con la moglie. È il fratello del pittore che lo indirizza a Palermo per fare un ritratto al genio della musica Ri­chard Wagner che lì sverna per curare i suoi acciacchi, che sarà dipinto il 15 gennaio 1882. «Pierre-Auguste era assai meno wagneriano del fratello e si mosse da Capri a malincuore, erano giorni d'intensa passione per Aline. Lasciata la compagna a Napoli, arrivò a Palermo, andò a visitare Monreale e il giorno seguente in­contrò Wagner all'Hotel des Palmes. Gli fece il ritratto in trenta­cinque minuti e quindi se ne tornò di corsa dalla sua Aline». Fi­ne della corsa. Quindi Girgenti resta un miraggio. Ma un giorno Camilleri scopre una smagliatu­ra nel muro che si frappone tra il pittore e la Valle dei templi. Ed è un soggiorno di sei settimane, invece dei quindici giorni previsti dei Renoir, ad Algeri, dove l'arti­sta si è recato per curarsi i postu­mi di una polmonite. E in questo frattempo avrebbe potuto benissimo fare una capatina a Girgen­ti.
«Era possibile - scrive l'auto­re - Nel 1882 il transito navale di Porto Empedocle era stato di oltre 700 velieri, di cui non meno di 300 da e verso i porti di Tunisi e Al­geri (quest'ultima a 15 ore circa di navigazione)». Quindi era abba­stanza plausibile che il pittore e Aline fossero partiti per Agrigen­to e ritornati in Algeria dopo una decina di giorni. Resta però un re­bus: come mai nell'epistolario del gallerista Durand-Ruel non esiste quella lettera che a detta di Jean Renoir il padre aveva inviato da Agrigento? Ipotizza Camilleri: «Renoir, rimasto a Girgenti senza soldi non scrive al mercante d'ar­te ma al fratello per chiedere i 2000 franchi». E sull'ultimo enigma - come mai il pittore, che in ogni luogo che ha visitato ha di­pinto mirabili tele, non avrebbe dipinto nulla sul viaggio fanta­sma? - Camilleri insinua che po­trebbero essere state bruciate o trafugate come appunto ne "Il cielo rubato". Ma si sa, i roman­zieri sono gli unici autorizzati a scrivere la storia con i "se".
Tano Gullo
 
 

Giornale di Brescia, 16.5.2009
I quadri scomparsi di Renoir, doppio giallo d'arte
IL CIELO RUBATO, Andrea Camilleri, Skira - 110 pagine, 14,00 euro

Mentre tutti si chiedono come sarà il nuovo Montalbano, Camilleri si diverte a mostrare quante frecce ha ancora nel suo arco di scrittore fantasioso e prolifico. E se nelle interviste domina la domanda: quando e come farà morire il commissario di Vigàta? lui, lo scrittore di Porto Empedocle, si prende un'altra licenza poetica ed artistica. Protagonista del suo lungo racconto appena uscito per i caratteri di Skira è Pierre-Auguste Renoir, il maestro dell'Impressionismo affascinato dalla luce e dai cieli mediterranei. Ma stavolta - al contrario del precedente "Il colore del sole" dedicato alla tragica fine del Caravaggio - l'avventura del grande pittore francese emerge indirettamente, attraverso un rapporto epistolare che pian piano imprigiona un vecchio notaio e un'affascinante giovane donna. E il gioco di specchi è ancor più complesso, perché il lettore ha a disposizione solo le lettere che il dottor Michele Riotta invia alla signora Alma Corradi, inseguendola nel suo girovagare per l'Europa.
Tutto nasce da un breve biglietto di cortesia in risposta ad una lettera: "Gentile signora, mi permetta di dirle..." La gentile signora aveva scritto al notaio, ormai pronto a lasciare il testimone dell'ufficio al nipote, per ricordargli una sua pubblicazione giovanile, un libretto dimenticato che narrava di un affresco che Renoir, di passaggio in Calabria, avrebbe "aggiustato". Una storia che aveva procurato molte amarezze allo speranzoso autore, perché non è facile far credere che Renoir abbia preso tempere da imbianchino e abbia ravvivato i dipinti malandati della chiesa di Capistrano. Il giovane appassionato di storia e d'arte aveva allora preferito lasciar perdere e dedicarsi a rogiti e registri.
Una lettera tira l'altra e il notaio si fa più cortesemente audace: "Amica carissima..." E la donna rilancia ammiccante: perché Riotta non riprende in mano un'altra storia del pittore francese, quella che lo avrebbe voluto in visita ad Agrigento assieme all'amatissima moglie e modella? Un viaggio controverso, quello di Renoir a Girgenti. Ne dà conto il figlio, il celebre regista cinematografico Jean, in una biografia del padre, ma di quel passaggio non si hanno riscontri in dipinti o disegni. Renoir ritraeva ogni passo del suo peregrinare di qua e di là del Mediterraneo, da Venezia ad Algeri e da Napoli a Palermo. Se viaggio c'è stato ci devono essere anche i quadri: che fine hanno fatto? E si sviluppa una vicenda misteriosa e tragica, intrecciata con una serie d'inganni.
Camilleri usa un metodo narrativo già collaudato, che aveva dato le prove migliori ne "La concessione del telefono" e ne "La scomparsa di Patò": quello del dossier di documenti. Una raccolta di lettere che segnano l'evolversi anche emotivo della storia, una serie di riproduzione di quadri del maestro francese, un paio di verbali... E il gioco è fatto. Sì, perché di un gioco si tratta: per la lingua usata, l'italiano più classico senza alcuna concessione al siculo-camilleriano; per la costruzione ad incastro della trama; per l'immancabile colpo di scena finale.
Lettura piacevole e suggestiva, che si aggiunge ai numerosi libri che lo scrittore ha ancora sugli scaffali in vista di molte librerie. Aspettando l'ormai imminente arrivo del prossimo Montalbano - che non sarà l'ultimo - non ci resta che goderci queste coloratissime pagine. E che Dio ci conservi Camilleri con la sua inesauribile vena narrativa.
Claudio Baroni
 
 

Il Messaggero, 16.5.2009
Compleanno
Sellerio e Zanichelli

Compleanni in Fiera. Zanichelli è nata due anni prima dell’Unità d’Italia e ha giusto 150 anni. [...] E’ invece nel pieno della maturità, quaranta anni, la Sellerio, anch’essa come la Zanichelli rimasta con una struttura proprietaria familiare.
L’anniversario è ricordato con una serie di venti libri riediti (si inizia con Sciascia), i primi che hanno costruito l’immagine della Sellerio. Che ha Andrea Camilleri come bestsellerista, con una possente creatività sempre in azione. Dice Salvatore Nigro, consulente della casa editrice e predatore di rango di ogni testo di Camilleri: «Lui attualmente scrive due romanzi nel tempo in cui io scrivo il risvolto ad un suo libro...».
[...]
R.M.
 
 

Avvenire, 16.5.2009
Tagliarcorto
Il doppio Stato? È poco. Raddoppiamo ancora

[…]
Fanta-gialli. Il «doppio Stato»? Siamo indietro, occorre almeno un raddoppio. La Spectre mica può essere sorpassata da Andrea Camilleri , ora in libreria con tre romanzi, più uno in uscita.
Dino Basili
 
 

La Stampa, 16.5.2009
Millennium una tragedia così svedese

Quando il giovane, intelligente ed entusiasta François Truffaut intervistò il suo regista preferito, Alfred Hitchcock, di certo non si stupì nel sentire che il vecchio saggio, dovendo scegliere un romanzo per il soggetto di un suo film, preferiva che il romanzo fosse brutto. Almeno in questo caso nessuno sarebbe insorto per difendere la fedeltà al testo letterario. Com’è noto, infatti, il lettore non ama le versione cinematografiche dei suoi romanzi preferiti. I personaggi sono diversi da come li immagina leggendo, le storie e le situazioni psicologiche vengono cambiate, di alcuni passaggi ritenuti importanti non c’è traccia. Tutti elementi piccoli e grandi che di solito disturbano il lettore. Di solito, perché non sempre è così. Basta pensare a come Camilleri immagina Montalbano e all’aspetto fisico di Luca Zingaretti. Non sono precisamente due gocce d’acqua, ma nessuno [Sic!, NdCFC] oggi potrebbe immaginare Montalbano con un volto diverso da quello di Zingaretti.
[…]
Stefano Della Casa
 
 

l'Unità, 17.5.2009
Lo chef consiglia
Il mistero Bertolaso, adesso fa anche il portavoce del Papa
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Gazzetta del Sud, 17.5.2009
La casa editrice
Sellerio festeggia i 40 anni di attività

«Negli anni Novanta la Sellerio, che aveva cominciato a pubblicare i miei libri, era in gravi difficoltà finanziarie, quando arrivò, a salvarla, e me con lei, il commissario Montalbano, come il VII Cavalleggeri in un vecchio western», ricorda Andrea Camilleri, commentando il compleanno per i 40 anni della Casa editrice fondata da Elvira Sellerio nel 1969 a Palermo.
Sono passati 15 anni dall'uscita di quel primo Montabano, "La forma dell'acqua", e 14 dal "Birraio di Preston", che dette l'avvio alla fortuna di Camilleri, tanto che è questo uno dei venti titoli che verranno ristampati quest'anno: «Venti titoli simbolo, scelti non solo per le qualità letterarie, ma quali pietre miliari da cui trarre un ritratto della Sellerio. Venti titoli divisi in due blocchi, quelli prima e quelli dopo il 1989, anno della morte di Leonardo Sciascia», che fu gran patron della casa, come ha spiegato Antonio Sellerio.
Ma a parte gli ultimi best seller, legati in particolare alla voga del giallo (che comprende Alicia Gimenez Bartlett o riscoperte quali Friedrich Glauser) Sellerio ha pubblicato per prima Roberto Bolano e poi Antonio Tabucchi, Carlo Lucarelli, Gesualdo Bufalino e Luisa Adorno, solo per fare alcuni nomi, tutti presenti con un loro titolo nei 20 volumi celebrativi.
 
 

Gazzetta del Sud, 17.5.2009
Capistrano Lo studioso Fera chiede che si faccia chiarezza sul "Battesimo di Gesù"
Caso Renoir, Provincia e Regione poco sensibili

Capistrano. Riesplode a Capistrano, e nel comprensorio, l'interesse e la curiosità su una vicenda che non finisce mai di stupire. A far riesplodere il "caso Renoir" a Capistrano lo studioso e giornalista Andrea Fera, che lamenta l'insensibilità delle istituzioni verso un caso di grande interesse artistico. Fera adesso, dopo aver accennato come nel 1996 il compianto scrittore Sharo Gambino aveva già avanzato l'ipotesi che quell'affresco raffigurante il Battesimo di Gesù non poteva che essere di Renoir, ricorda come nel 1993 la vicenda ha avuto una risonanza che varcò i confini nazionali e come ben presto Capistrano era diventato, grazie a ciò, meta di numerosi visitatori oltre che di studiosi e critici d'arte tra cui l'immancabile Vittorio Sgarbi.
Un fervore che aveva posto all'attenzione del mondo «quel paesello immerso negli ulivi» ricordato sempre da Renoir, persino sul punto di morte, come ha scritto nel libro delle memorie il figlio dell'artista Joan. Piazza Roma, la piazzetta d'innanzi alla chiesa di San Nicola, divenne piazza Renoir e la gente assaporava già un clima di sviluppo e di riscatto da secolare isolamento.
Cominciarono, ricorda ancora il giornalista Fera, le prime gite turistiche e le visite di scolaresche provenienti da ogni parte della Calabria e d'Italia. Venne dato l'incarico al professore Saverio Di Bella e al giornalista Michele Garrì di condurre una ricerca storica, ricerca che nonostante portata a termine, non ha visto più la luce e che sull'onda dell'uscita del libro di Camilleri, sembra che l'amministrazione comunale voglia adesso darla alle stampe. «Non è il solo paese – aggiunge Andrea Fera – ma un'intera regione che chiede il diritto di sapere "in toto" la paternità delle proprie opere d'arte. Tanto più se l'opera potrebbe rappresentare l'unico affresco al mondo su cui uno dei più grandi maestri dell'impressionismo, abbia posto mano. Un forte invito va pertanto alla Regione, all'Amministrazione provinciale, alla Sovrintendenza alle belle arti che fino ad oggi hanno brillato soltanto per l'abbandono».
 
 

La Sicilia, 17.5.2009
Lo Cascio e Pirrotta aprono con «A ciascuno il suo»

Catania.  Palazzo Platamone vestito di nuovo, palcoscenico d'eccezione per "Edipo" e luogo ideale della conferenza stampa di presentazione della stagione 2009/2010 del Teatro Stabile di Catania. Alla presenza del Sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e del presidente del TSC Pietrangelo Buttafuoco, è stato siglato l'accordo che sancisce i locali del palazzo barocco sede istituzionale dello Stabile Etneo. [...] Scorriamo alcuni dei titoli: accanto alle novità molti rifacimenti e rimesse in scena di spettacoli recenti. [...] Tra gli altri vengono riproposti «Terra matta» di Vincenzo Rabito [...] e «La concessione del telefono» di Andrea Camilleri. Si inaugura con una nuova produzione molto interessante, che mette a confronto due protagonisti siciliani dalla cifra diversa: Vincenzo Pirrotta per la regia e Luigi Lo Cascio come interprete in «A ciascuno il suo» di Leonardo Sciascia. [...] Si passa al contemporaneo "Made in sicily" di «Sicilian Tragedi» di Ottavio Cappellani. [...]
Francesca Motta
 
 

Libero-news.it, 17.5.2009
L’involuzione della specie da Zola a Magris

[...]
Capisco che il pur colto commissario Montalbano, abituato a parlare una lingua tutta sua e propria della fantastica terra di Vigata, possa sentirsi a casa nel pittoresco ambiente dell’Italia dei Valori olezzante di profumo antiberlusconiano.
Tutto questo, ripeto, lo capisco. Ma il caso di Magris proprio no: troppo sottile ed elegante scrittore egli è per dare una delusione ai suoi estimatori.
[...]
Francesco Perfetti
 
 

Giornaledicalabria.it, 18.5.2009
Renoir: presto in stampa una ricerca del Comune di Capistrano

Vibo Valentia. “Sono lieto di annunciare che questa amministrazione comunale darà presto alle stampe una ricerca storiagrafica su Renoir commissionata e condotta dallo storico Saverio Di Bella e dal giornalista Michele Garrì”. A dichiararlo Roberto Caputo, sindaco di Capistrano, il comune del vibonese che si vanta di essere unico custode al mondo di un affresco “rifatto” dall’artista nel 1881 durante il suo soggiorno nel paese. La decisione del primo cittadino ad accelerare i tempi su una ricerca ormai completata e consegnata già qualche anno addietro alla precedente amministrazione, è arrivata sull’onda della pubblicazione del volume dello scrittore Andrea Camilleri “il cielo rubato” presentato ultimamente alla Fiera di Torino. Un libro in cui vengono dedicate appunto delle pagine al “caso Renoir, un caso che ha finito con l’affascinare l’intero universo. “Un grazie quindi a Camilleri - aggiunge Caputo - per aver fatto salire nuovamente alla ribalta Capistrano per via, stavolta, di un fatto culturale di notevole importanza, anche se a dire il vero di quell’affresco attribuito a Renoir “il battesimo a Capistrano”, dal punto di vista artistico se n’era già parlato. Ciò che invece mancava, - sostiene ancora - come aveva fatto rilevare anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi durante una sua visita a Capistrano, erano le notizie storiche sulla permanenza del pittore francese in quel paese”.
 
 

l'Unità, 19.5.2009
Lo chef consiglia
Le domande su Papi. E intanto del pil a meno 5,9 ci dimentichiamo
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Agrigentoweb.it, 19.5.2009
Porto Empedocle, nasce la fondazione Camilleri

Con la firma dell’Atto Costitutivo nasce a Porto Empedocle per iniziativa dell’Amministrazione Comunale, la “Fondazione Andrea Camilleri”.
La sede della Fondazione sarà nell’antica casa di famiglia dello scrittore empedoclino, sulla collina sovrastante la cittadina, i cui eredi, compreso Andrea Camilleri, hanno già formalizzato l’Atto di donazione al Comune.
L’edificio, che ha ispirato non poco Camilleri negli anni giovanili, dopo il restauro conservativo, custodirà tutta la documentazione scientifica, letteraria e teatrale dello scrittore, oltre a mobilia, oggetti e opere d’arte di proprietà della famiglia. Scopo della Fondazione sarà quello di promuovere la figura e le opere dello scrittore considerato tra i più letti ed amati a livello internazionale.
Per ufficializzare l’importante iniziativa, sabato 23 maggio 2009 sono stati organizzati una serie di eventi che vedranno al centro dell’attenzione le opere dello scrittore empedoclino.
Alle 10 e 30 il sindaco Calogero Firetto riceverà le autorità e i convenuti presso la “Sala Empedocle” del Palazzo Civico dove si svolgerà un incontro sul tema “Montalbano un commissario non troppo di carta” (relatore il critico letterario Salvatore Ferlita). Con l’occasione verranno presentati ufficialmente i componenti del neo Consiglio di Amministrazione che sarà composto dal presidente, Andreina Camilleri, figlia dello scrittore; dall’editore Antonio Sellerio e dal sindaco pro tempore di Porto Empedocle, Calogero Firetto.
Intorno alle ore 13.00 in via Roma, sul marciapiede di fronte a Palazzo Testa avverrà la scopertura della scultura bronzea (opera di Giuseppe Agnello) del commissario Montalbano alla presenza dello stesso Camilleri e di Gabriella Giammanco, Deputato Nazionale componente della Commissione Cultura della Camera.
Nel pomeriggio di sabato 23 Maggio, Andrea Camilleri prenderà parte, con inizio alle ore 18.00 presso la sala del Parco Chiaramonte al Castello di Siculiana, alla presentazione ad ingresso gratuito, da parte del prof. Fabio Carapezza Guttuso, del romanzo “Il cielo rubato. Dossier Renoir” (Skira). Coordina, Salvatore Ferlita.
 
 

Corriere della Sera, 19.5.2009
Il caso
L'Unhcr e la Marina italiana: mai attacchi, vi abbiamo premiato

«L' Unhcr non ha mai "attaccato" gli uomini della Marina militare italiana, né in questi giorni né in passato». A riprova, anzi, della stima verso i nostri marinai si ricorda il fatto che il 20 giugno 2008 il comandante e l' equipaggio della nave «Orione» sono stati insigniti del premio «Per Mare» istituito dall' Unhcr (presidente Andrea Camilleri e di cui fa parte Laura Boldrini) per un salvataggio di naufraghi aggrappati alle reti da pesca dei tonni nel 2007.
Maria Antonietta Calabro'
 
 

La Stampa, 19.5.2009
Gian Arturo Ferrari "Non c'è il megaseller ma la crisi è battuta"
Parla il gran capo della Mondadori: "I veri lettori sono l'8% degli italiani adulti, puntiamo al 10%"

[...]
Che cosa sono i mega seller?
«Sono i libri che vendono intorno a un milione di copie».
Quali per esempio?
«Il romanzo di Giordano, i gialli di Stieg Larsson, il libro di Saviano, quelli di Stephenie Meyer oppure di Khaled Hosseini».
Che differenza c’è tra mega seller e best seller?
«Il best seller generalmente vende intorno alle 100 mila copie».
[...]
In che categoria si situa per esempio Camilleri?
«Camilleri ha venduto enormemente, ma non con un singolo titolo: con molti libri».
[...]
Alain Elkann
 
 

l'Unità, 20.5.2009
Lo chef consiglia
E meno male che ci rimangono i vignettisti
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 20.5.2009
Via i cartelli con la scritta Vigata
Porto Empedocle. A giorni verranno rimosse tutte le tabelle stradali

Porto Empedocle. Vigata ha ormai i giorni contati. Per Vigata s'intende la scritta che da cinque anni circa campeggia sotto la dicitura «Porto Empedocle» stampata sui cartelli stradali posti agli ingressi del paese marinaro.
I «marinisi» non hanno mai manifestato particolare attaccamento a questo accostamento fantasioso, deciso dall'allora amministrazione comunale retta dal sindaco Paolo Ferrara con al fianco l'assessore al Turismo, Tonino Guido. Quest'ultimo ha difeso e continua a difendere quella scelta che, a suo dire, tanto beneficio portò nei primi anni per Porto Empedocle - Vigata, con l'avallo dello stesso Camilleri. Ma siccome le idee come i politici che amministrano cambiano e si possono mutare anche con l'avallo di parte dello stesso popolo empedoclino, l'attuale amministrazione retta da tre anni dal sindaco Calogero Firetto questa scritta «Vigata» la sta proprio per togliere, con tutto il cartello stradale. A giorni, quasi certamente entro la fine di questo mese, arriveranno a Porto Empedocle alcune nuova tabelle stradali, per di più capaci d'illuminarsi al calare della sera e per tutto l'arco della notte.
La scritta Porto Empedocle dunque rimarrà ovviamente al proprio posto, mentre sparirà per sempre quella «Vigata» in piccolo, sotto la quale venne disposto di scrivere anche «comuni a prevalente economia turistica». In futuro il paese marinaro conta di non essere soltanto a prevalente economia turistica, viste anche le numerose opzioni anche industriali che si stanno profilando all'orizzonte. Di certo c'è che il «sogno» di creare una «vera» Vigata, dove gli empedoclini odiano sentirsi chiamare «vigatesi» si può dunque considerare del tutto sfumato. Qualche osservatore potrebbe considerare decisamente paradossale cancellare il termine Vigata dalle tabelle stradali di un paese in cui, a giorni, s'inaugurerà la statua raffigurante il Commissario Salvo Montalbano in via Roma e dove verranno illustrati i dettagli della Fondazione Camilleri.
In questo senso, il sindaco Calogero Firetto ha sempre messo grossi paletti sulla faccenda: «Noi non siamo la Vigata dei film tv, non siamo il paese che Camilleri ha raccontato nelle sue opere, con i suoi personaggi, i suoi colori e le sue tradizioni. Non serve a nulla scrivere Vigata sui cartelli stradali per attirare turisti. Ci vuole una diversa strategia che noi - ha aggiunto il sindaco - stiamo cercando di portare avanti».
Francesco Di Mare
 
 

Il Mattino di Padova / La Nuova Venezia / La Tribuna di Treviso, 20.5.2009
Alla scoperta delle erbette di campo

Oggi con il nostro giornale (a 8,90 euro) un libro unico: "Le erbe selvatiche, bontà e benessere in cucina". Patrimonio di conoscenze fondamentale, le erbe selvatiche sono sempre state parte integrante dell’alimentazione quotidiana delle passate generazioni, arricchendo e rendendo unica anche la più semplice delle pietanze. Un sapere che va perdendosi e che questo volume vuole contribuire a divulgare e salvaguardare. La prima sezione del testo offre 77 schede con disegni a colori, in cui le singole specie di erbe vengono analizzate nella loro descrizione botanica, l’habitat e la distribuzione geografica, gli usi in cucina, i nomi regionali, l’etimologia del nome scientifico, le curiosità. La seconda sezione si trasferisce in cucina con oltre centosessanta ricette. La presentazione del volume è affidata ad Andrea Camilleri, le schede botaniche sono di Gianfranco Barsotti e Luciana Bussotti, la ricerca e la redazione per le ricette a cura di Luciana Bussotti, i disegni di Rossella Faleni. [...]  Dalla prefazione di Andrea Camilleri: «Ho guardato le splendide e accurate illustrazioni di questo libro assai bello con, lo confesso, malcelata invidia per il lettore che saprà servirsene. Ne trarrà gran beneficio».
 
 

La Sicilia, 20.5.2009
Camilleri racconta Renoir

Catania - Dopo Caravaggio è la volta di Renoir. Andrea Camilleri si confronta con il mondo dell’arte e racconta il grande pittore dell’Impressionismo francese.
Fra le sue molteplici passioni culturali, il papà del celebre commissario Salvo Montalbano, ha quella per le arti figurative, ma ancor di più lo incuriosiscono i grandi artisti. Non a caso, qualche tempo fa, aveva dedicato un libro a Caravaggio, personaggio geniale e stravagante, complesso e contraddittorio, e ne aveva narrato il suo viaggio a Malta ed in Sicilia. Adesso invece, Camilleri ha dato alla luce un nuovo testo incentrato sulla figura di Pierre-Auguste Renoir, edito da Skira.
Il libro parte da un dato biografico, che il figlio di Renoir, Jean, presenta come certo. Ovvero, un viaggio che il grande pittore avrebbe compiuto ad Agrigento. Ebbene in questo viaggio, effettuato in data imprecisata, Renoir insieme alla moglie Aline si recò a Girgenti, l’odierna Agrigento. Spiega Camilleri in una nota: “Dopo qualche giorno, perdette, o gli rubarono, il portafogli.
Allora immediatamente scrisse a Durand-Ruel, suo mercante e amico, per farsi inviare del denaro. Nell'attesa, la coppia fu generosamente ospitata in casa di un contadino che era stato ingaggiato come guida. Quando i soldi arrivarono, e Renoir voleva pagare l'ospitalità, il contadino e sua moglie si offesero. Allora Aline si levò dal collo una catenella e la diede alla contadina. Si lasciarono tra abbracci e lacrime”.
Questo e' quello che Camilleri ha ripreso dalla biografia scritta da Renoir figlio. Il punto è che non vi sono riscontri oggettivi che supportino questo racconto. Nessun biografo ufficiale ha riportato questo fatto, e non vi è alcuna data certa nel quale collocarlo.
Ed ancora, precisa Camilleri: “Non c'è traccia della lettera di richiesta di denaro che il pittore avrebbe scritto da Girgenti a Durand-Ruel nell'epistolario raccolto e pubblicato in due volumi. Terzo riscontro mancante, non esiste nessun dipinto che abbia come oggetto Girgenti, il suo paesaggio, i suoi templi. Eppure di tutti i luoghi italiani, da Venezia alla Calabria, in cui egli e' stato ha lasciato testimonianza nelle sue tele”.
In assenza di documenti ufficiali, Camilleri non si arrende. E da qui parte il suo lavoro di analisi. Le biografie ufficiali, indicano un solo viaggio di Renoir in Sicilia: si mosse da Capri a Palermo per incontrare Wagner. Ed allora come giustificare il viaggio nella città della Valle dei Templi?
Ebbene Camilleri individua una lettera spedita da Renoir da Algeri, datata 4 aprile 1882. Nella missiva l'artista fissa la data della sua partenza per il 14 aprile. In buona sostanza, argomenta Camilleri, in quel periodo può aver compiuto un viaggio nell’agrigentino, spostandosi dalle coste africane a Porto Empedocle.
Da questa ipotesi prende l’avvio il racconto, che è frutto della fantasia dello scrittore siculo-romano. Camilleri narra una storia originale e piena di fascino, e nel contempo delinea la figura intellettuale e psicologica dell’artista. La letteratura come strumento per indagare la storia, e per raccontare la storia, traendo spunto dalla fantasia per avvicinarsi alla realtà intima dei personaggi e delle vicende.
Salvo Fallica
 
 

La Sicilia, 20.5.2009
Scaffale
Il giallo siciliano è esistenziale

Il giallo come genere letterario alto è misconosciuto e il saggio di Daniela Privitera "Il giallo siciliano da Sciascia a Camilleri (tra letteratura e multimedialità)" (ed. Kronomedia, pagg. 134, €10), si origina dall'esigenza di dare la giusta collocazione a questo genere, che soprattutto con il giallo siciliano raggiunge esiti artistici eccelsi. Il poliziesco funge da rilevante strumento speculativo della realtà. La mystery story o romanzo poliziesco è strutturato rigidamente, in maniera organica con il delitto, il caso da risolvere, la canonica risoluzione di esso e l'individuazione del colpevole; tutte queste peculiarità conferiscono attraverso il romanzo al lettore la sensazione del controllo e della semplicità dell'interpretazione logica della realtà. Peculiarità queste che vengono meno nella complessità del romanzo giallo siciliano. In esso, infatti, tante volte, la trama stessa viene eclissata dal fascino e dalla problematicità dall'indole dei personaggi. E' nell'irrisolto e nel nichilismo o nel relativismo gnoseologico di matrice pirandelliana che risiede la quintessenza del giallo siciliano. Un noir atipico, infinito in cui si svilisce la catarsi consolatoria della risoluzione, un giallo, insomma, esistenziale.
Lucia Paternò
 
 

Adnkronos, 20.5.2009
Roma: Appassionata di Montalbano ruba in libreria, arrestata dai Carabinieri

Dopo aver fatto razzia di libri dagli scaffali di una libreria, ha cercato di uscire senza dare nell'occhio ma e' stata bloccata dai Carabinieri della Stazione San Pietro, intervenuti dopo la segnalazione dei responsabili del negozio che si erano accorti del furto. E' successo in una libreria di Roma, a Prati, e la ladra e' una insospettabile signora di 47 anni, sicuramente appassionata lettrice di Andrea Camilleri, visto che il 'bottino' recuperato dai militari era costituito da una decina di libri dello scrittore, 'padre' del commissario Montalbano.
 
 

l'Unità, 21.5.2009
Lo chef consiglia
Una giustizia ad uso e consumo di una sola persona
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 21.5.2009
Prati, donna arrestata
È successo martedì pomeriggio in una libreria di viale Giulio Cesare
Lo scrittore: "Mi dispiace, glieli avrei regalati io"
Fan di Camilleri, ruba dieci suoi romanzi

Camilleri, si sa, suscita passioni forti. C´è anche chi per l´amore folle e incontrollato verso il commissario «che era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva» si fa arrestare. È successo martedì pomeriggio in una libreria di viale Giulio Cesare.
Un´elegante donna di 47 anni si aggira tra gli scaffali con aria rapita. Un po´ troppo rapita, per i gusti dei commessi. Osservandola, infatti, si accorgono che qualcosa non va: la borsa che la signora tiene appesa al braccio, infatti, dopo vari giri alla ricerca apparente di nuovi titoli che però la riportavano sempre di fronte allo stesso scaffale, è diventata più voluminosa. Così, mentre lei ancora indugia tra metri di volumi, il libraio decide di chiamare i carabinieri. La signora fa per uscire dal negozio senza aver acquistato nulla. E loro, i carabbinieri, arrivano, la bloccano, le intimano di mostrare il contenuto della borsa. E scoprono il furto: dieci libri a firma di Andrea Camilleri. Protagonista: il commissario Montalbano. Valore commerciale: poco meno di 200 euro.
La signora, incensurata, casalinga e divorziata, «si è mostrata da subito molto molto imbarazzata» ha raccontato poi il tenente Gerardina Corona, comandante della compagnia Roma San Pietro intervenuta sul posto. La signora è stata arrestata e sarà giudicata, probabilmente oggi, con rito direttissimo. Le motivazioni del gesto non sono chiarissime: passione o necessità? Andrea Camilleri, venuto a conoscenza dell´accaduto, ha detto: «Glieli avrei regalati. Tutti».
Certo è che non sarà difficile che i suoi sostenitori la capiscano, quella signora per bene che stava scappando con la borsa rigonfia: i sostenitori seri - quelli che possono diventare a seconda dell´impegno che ci mettono soci fondatori, soci arricanusciuti, soci sintuti, soci di rispettu, soci diligati - hanno aperto un´Associazione, la cui sede si trova a Vigata in provincia di Montelusa: scopo primario, dei soci (nessuno escluso) e dell´associazione, è «la divulgazione universale dell´Opera del Sommo Autore».
Uno dei gruppi attivi su Facebook (sono decine) conta oltre 21 mila aderenti. Se fai un giretto in rete, Camilleri lo trovi osannato per ogni dove, in Italia ovviamente, ma anche in Inghilterra, in Francia, persino in Olanda, anche se ci si chiede quale pindarica bravura devono aver sfoderato i traduttori per rendere in un´altra lingua quel misto di siculo vero, siculo inventato e italiano.
E il commissario Montalbano che ne avrebbe detto della bella signora ladra per amore? Magari un: «Calati juncu ca passa la china», chissà. Letteralmente significa "Calati giunco finché non passa la piena (del fiume)": passata la piena il giunco torna dritto.
Rory Cappelli
 
 

Spigoli&Culture – Spigolature, 21.5.2009
L'aspetto, disegnato, di Salvo Montalbano
Andrea Camilleri, “L'avvertimento. Il Commissario Montalbano”, Milano, Hazard, 2000, pp. 47, € 10,35; sceneggiato e illustrato da Giuseppe Lo Bocchiaro, Valerio Spataro, Claudio Stassi

Risultato di un interessante concorso indetto in Sicilia dalla galleria palermitana AFFICHE, il volume in oggetto include il testo del racconto L'avvertimento (cui si sono dovuti ispirare i concorrenti), facente parte della raccolta Un mese con Montalbano (A. Camilleri, A. Mondadori), ed i tre prodotti creativi fatti emergere tra i 37 proposti, per matita di altrettanti «autori di fumetto siciliani», dalla giuria. A parte l'aletta di copertina, a parte due brevi scritti introduttivi, uno di Bruno Carbone, l'altro a firma di Giusto Catania, Assessore alla Cultura e di Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, la parola è lasciata al fumetto.
L'avvertimento di Giuseppe Lo Bocchiaro (Miglior Sceneggiatura), soltanto in tre tavole -per il resto è fedele al testo del racconto- scopre il punto di vista del narratore-investigatore, identificato con quello dell'autore (una sagoma nera in profilo di Camilleri, alla Hitchcock, racconta), intervistato da uno scrittore che ha volto e presenza del conosciutissimo Zingaretti: «E allora, Commissario Moltalbano, perche' non mi racconta di qualche sua emozionante avventura? Sa, mi serve per il libro che sto scrivendo...» (p. 14). Questa è la prima nuvola, in cui è condensato il capovolgimento (Zingaretti, raccoglie, convoglia, metaforicamente, con taccuino e matita in mano); l'ultima dà voce al viso di Camilleri/Montalbano uscito dall'ombra.
Ne L'avvertimento di Claudio Stassi (Miglior Fumetto), la rielaborazione è pressoché totale, sia dello scritto che del figurato: qui, Montalbano acquisisce una fisionomia inedita. Sebbene, in tale fisionomia sia riscontrabile un insieme peculiare, un complesso di tratti caratteristici. Perfettamente inserito tra gli altri personaggi del luogo, è identificato dal Lettore per il rapporto da Superiore nei confronti di Fazio e Mimmì, e da una voglia rossa sotto l'occhio sinistro. Nulla è ripreso dalla trasposizione telefilmica, nulla fa l'occhiolino al rassicurante immaginifico che ha fatto la fortuna del Montalbano televisivo.
Ne L'avvertimento di Valerio Spataro (Miglior Disegno), il fumetto si fa caricatura. La voce narrante è quella di tre vecchietti che chiacchierano seduti su una panchina. Un altro vecchietto, Camilleri, che sembra leggere una pubblicazione della Sellerio gustandosi una merenda, seduto su un'altra panchina, viene coinvolto (ascolta, legge, immagina). Il protagonista del racconto ha il volto di Vittorio Gassman, la di lui moglie, ha i tratti di Silvana Mangano, ed il Commissario Montalbano, dal viso legnoso, dai capelli bianchi, dalla muscolatura sportiva, dal viso sorridente, indossa una polo con sopra un gilet da pescatore, se è in ufficio, o un accappatoio color del mare quando medita sul terrazzo di casa propria. Una differente lettura del testo, secondo la quale, il fumettista sembra sottolineare l'importanza della storia in sé (di conseguenza grandi attori per i ruoli principali), e la libertà lasciata al Lettore di fornire un volto qualunque, semmai il proprio (perché no!?) al Commissario.
Si tratta, pertanto, di un volumetto di quarantasette pagine, estremamente importante nell'economia della critica letteraria veicolata alla letteratura su Salvo Montalbano, che assumerà sempre più peso in termini di analisi della produzione di Andrea Camilleri.
Come esempio emblematico, delle trasposizioni dalla pagina scritta in filmato e/o in fumetto del volto (e della personalità) di un investigatore protagonista di racconti e di romanzi, può considerarsi Nero Wolfe -di Rex Stout- che nel giro di trenta anni, dal 1934 al 1975, fu variamente interpretato: dall'attore Edward Arnold nel 1936, da Walter Connolly nel 1937. Negli Anni Quaranta al personaggio venne data una voce in trasposizioni radiofoniche statunitensi, e pure un volto disegnato dal fumettista americano Mike Roy, sino a quell'interpretazione che più di ogni altra individua, nell'immaginario collettivo, la figura di Nero Wolfe ai nostri giorni.
E' indimenticabile, infatti, la serie di Nero Wolfe girata dalla Rai nel 1969 che vede Tino Buazzelli vestire i panni di Nero Wolfe, Paolo Ferrari quelli di Archie Goodwin, con Pupo De Luca nella parte di Fritz Brenner e di Renzo Palmer (o di Attilio Cucari)  in quella dell'Ispettore Cramer. Da non dimenticare la caratterizzazione di William Conrad, in una serie televisiva degli Anni Ottanta, nonché la meno conosciuta, interpretazione di Nero Wolfe da parte dell'americano Maury Chaykin nella trentina di episodi televisivi di A Nero Wolfe Mistery del triennio 2000-'02.  Per non parlare delle copertine de Il Giallo Mondadori (da Nero Wolfe difenditi a Nero Wolfe e il caso dei mirtilli, per citarne due ritratti originali), in cui sono stati riproposti di volta in volta, nelle varie edizioni, i volti televisivi in auge dell'investigatore, oppure qualche paffuto profilo inedito. [Per ulteriori info www. thrillermagazine.it]
Un esempio, quello di Nero Wolfe, più che rappresentativo -personalmente l'interpretazione del Commissario Maigret da parte di Gino Cervi o di Renzo Palmer, (o dei diversi Poirot), potrebbe esserlo ancor meglio- in quanto sintetizza la prospettiva del Pubblico (di lettori, di spettatori, di telespettatori, di radioascoltatori, di  appassionati del fumetto, non meno di registi, sceneggiatori, e attori) e del  suo immaginifico in relazione al testo di uno scrittore. Senza escludere che in futuro, con spostamenti negli spazi e nei tempi, vi siano altre prospettive di lettura di quei gialli e che, di conseguenza, volti e  contesti  cambino.
Alla luce di quanto affermato da Camilleri, secondo cui dal 1998 il “suo” personalissimo Montalbano avrebbe dei tratti ben reali (volto del Prof. Giuseppe Marci, al quale nessun attore disponibile somiglia -vedi, la Repubblica.it), per ora, facciamo tesoro delle segnalazioni riguardanti età, stato psicologico e velate descrizioni riguardanti Montalbano fornite dal Nostro nei suoi gialli o nelle interviste rilasciate; immaginiamo il “nostro” Commissario -è questa, in fondo, la forza della Letteratura!- ognuno di noi secondo propri canoni di uomo, di bellezza, di prestanza, senza dimenticarci che di apparenza, di mera esteriorità, si sta parlando, e si è sino ad ora scritto.
Zingaretti, o qualsiasi altro? Simpatia di un attore, o basta la professionalità?
Chi altri potrebbe vestire ora i panni di Montalbano, dopo la fortunata serie di Zingaretti, se non Andrea Camilleri in persona o qualcuno che gli somigli?
In fin dei conti, tenendo tra le mani L'avvertimento sorge la curiosità riguardo la rimanente trentina di interpretazioni disegnate del volto o dell'aspetto di Montalbano regalate dagli altri partecipanti al concorso Nuvole Nuove. A distaccare la mente dalla fisionomia di Zingaretti, di certo non giovano le copertine di libri vari (leggi a tema “cucina”), che ultimamente propongono il Montalbano “buona forchetta”, sulle quali troneggiano i fotogrammi delle serie televisive. Ciò nonostante, senza ombra di dubbio, ai Lettori, le avventure investigative di Montalbano piacciono, poiché nelle debolezze, nelle forze, nelle abilità, nelle caparbietà, e pure nei difetti del carattere di Salvo Montalbano (vedi l'ineguagliabile, esile, paravento, su cui è stampato il ritratto del padre di Camilleri, che lo divide dall'illegalità), si delinea una persona comune che, nel proprio lavoro, mette in gioco interamente se stesso (anche a scapito della vita privata). Con o senza capelli, con o senza baffi.
Antonella Chinaglia
 
 

La Sicilia, 21.5.2009
Camilleri testimonial
Ribera. Lo scrittore atteso al Museo civiltà contadina

Ribera. Lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri potrebbe arrivare inaspettatamente a Ribera per visitare il museo della civiltà contadina situato all'interno della villa comunale.
A sostenerlo è il prof. Giuseppe Puma, presidente dell'associazione «Ribera Verde» e creatore della struttura museale avendo raccolto per diverse decenni migliaia di attrezzi della mondo contadino e artigianale. Il ricercatore riberese ha un rapporto diretto con lo scrittore di Porto Empedocle che sabato prossimo sarà prima nella città marinara e poi a Siculiana.
«Se riusciremo a trovare, tra un impegno e l'altro, una mezzora - dice Giuseppe Puma - daremo la possibilità a Camilleri di potere ammirare gli attrezzi della civiltà contadina. Noi sappiamo che lui ci tiene tanto a venire a Ribera. Tanto è vero che ha voluto curare la prefazione del recente libro che abbiamo pubblicato sulla storia del museo e dei suoi reperti».
L'amministrazione comunale, l'associazione «Ribera Verde», diverse istituzioni come la Sovrintendenza ai BB.CC.AA., l'università di Palermo, la Regione Siciliana e qualche altro ente hanno mostrato interesse verso la proposta comune di volere creare per il museo riberese una fondazione che possa affrontare la gestione della struttura in nuovi e ampi locali che devono essere individuati dal comune riberese per dare decoro e visibilità ad un museo che potrebbe essere anche da traino per le visite turistiche.
Enzo Minio
 
 

l'Unità, 22.5.2009
Lo chef consiglia
Il fattore verde che sta dominando dentro la maggioranza
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

ANSA, 22.5.2009
Andrea Camilleri dona casa paterna
Al Comune di Porto Empedocle per Fondazione Letteraria

Porto Empedocle (Agrigento) - Andrea Camilleri firmera' oggi l'atto di donazione al Comune di Porto Empedocle della sua casa paterna.Con la firma di fronte al notaio, Camilleri dara' il via ufficiale alla costituzione della Fondazione Letteraria a lui intestata. Nella stessa iniziativa domani si svolgera' in municipio un convegno sul tema Montalbano, un commissario non troppo di carta. Su via Roma verra' scoperta una scultura in bronzo dedicata al commissario.
 
 

Apcom, 22.5.2009
Teatro/ A Roma il Valle punta su progetti e autori contemporanei
Nuova stagione all'insegna delle monografie degli artisti

Teatro Valle di Roma, gestito dall'Ente Teatrale Italiano, ha svelato oggi la sua nuova linea editoriale che, attraverso le monografie degli artisti, punta a diventare dalla stagione 2009/2010 un teatro di progetti e non di programmazione. […] Una monografia dedicata ad Andrea Camilleri con 'Il birraio di Preston' (dall'8 al 25 aprile). […]
 
 

l'Unità, 23.5.2009
Lo chef consiglia
Tutti quelli che contestano Berlusconi vengono identificati, come mai?
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Porto Empedocle, 23.5.2009
Sotto il cielo di Vigàta

Andrea Camilleri sarà a Porto Empedocle per la firma dell'atto costitutivo della "Fondazione Letteraria Andrea Camilleri" e per l'inaugurazione della statua del commissario Montalbano realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello.
Alle 18:00, a Siculiana (Castello Chiaramonte), presentazione del romanzo Il cielo rubato. Dossier Renoir (Skira); con Andrea Camilleri ne parleranno Fabio Carapezza Guttuso e Salvatore Ferlita.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.5.2009
Una Fondazione Camilleri nella sua casa d'estate

Ogni estate, da maggio a ottobre, si trasferiva dalla casa di "città", a Porto Empedocle, a quella di campagna, poco distante, sull'altopiano Lanterna. Era una sorta di rito collettivo: per percorrere quei pochi chilometri di distanza, si affittava perfino una macchina, si caricava l'abitacolo di ogni sorta di mercanzia e spesa adatta per affrontare la stagione e ci si preparava così al viaggio. Adesso a distanza di sessant'anni, quella stessa casa, di proprietà della famiglia Camilleri, rivive per ospitare la "Fondazione letteraria Andrea Camilleri». «Avevo ricevuto delle sollecitazioni per fare una Fondazione dedicata a me e ai miei scritti ma mi ero sempre rifiutato: un po' per scaramanzia un po' vai a sapere perché - racconta lo scrittore - Ma la proposta che la sede della Fondazione fosse la casa di mio nonno, Vincenzo Fragapane, che era rimasta in eredità a quattro coeredi, tre Fragapane e all'unico Camilleri, io, devo dire mi ha fatto persuadere che la Fondazione nasca proprio in quella casa dove io ho passato l'infanzia e la giovinezza e alla quale sono legatissimo». La cerimonia di inaugurazione è prevista oggi alle 10,30 nel palazzo comunale di Porto Empedocle. La fondazione prende il via proprio dalla donazione che la famiglia dello scrittore fa al Comune di Porto Empedocle. All'interno della casa, dopo un periodo di ristrutturazione, nascerà un centro culturale, una biblioteca con sala proiezioni e verranno ospitati tutti i testi, le opere e i materiali che Camilleri ha raccolto nel corso degli anni in cui ha scritto i suoi numerosi romanzi. Alla cerimonia parteciperanno anche i componenti del consiglio di amministrazione: tra gli altri l'editore palermitano Antonio Sellerio e Andreina Camilleri, figlia dello scrittore e presidente della Fondazione. «Sono davvero legato a questa casa - aggiunge lo scrittore - tanto che quando una rivista straniera mi chiese un ricordo bello della mia infanzia, io parlai a lungo proprio di questa abitazione e scrissi un articolo lunghissimo su questa villa di campagna e sulle fantasie che mi suscitava. Ricordo che nella cantina c' era, montata su dei cavalletti, una vecchia automobile Scat, la Società Ceirano automobili Torino, quella che diventerà la moderna Fiat, ed io vi salivo per giocare. L'auto non aveva manco le ruote ma lì diventavo Nuvolari». Le suggestioni di molti personaggi descritti da Camilleri sono nate qui. È il caso, ad esempio, della storia della capretta Carmelina nel romanzo "Il corso delle cose". Camilleri trascorreva i suoi pomeriggi in compagnia del figlio di un mezzadro, immerso in un paradiso incontaminato, collegato con il mondo esterno solo da una vecchia trazzera. Come racconta Lorenzo Rosso in "Caffé Vigata. Conversazione con Andrea Camilleri", edizioni Aliberti, Camilleri ogni sera si divertiva a osservare i pescherecci, mentre uscivano per la battuta di pesca, indovinando, grazie al rumore del motore, il tipo di imbarcazione. «Nella casa poi c'era la cappella di famiglia dove erano state celebrate nozze e battesimi con tutti i paramenti da prete - prosegue Camilleri - E io mi divertivo, impersonando il Papa. Insomma, questa casa di campagna è stata fondamentale per la mia fantasia futura e per questo motivo ho sentito che là era il posto giusto per la Fondazione. Ringrazio anche i miei cugini che hanno aderito di slancio alla proposta». Alle 12, sul marciapiede di via Roma, quasi di fronte alla sede del Comune, verrà scoperta al pubblico la scultura in bronzo di Giuseppe Agnello che raffigura il commissario Montalbano, quello letterario descritto con le fattezze immaginate dallo scrittore e non quello televisivo.
Adriana Falsone
 
 

ANSA, 23.5.2009
Inaugurata statua di Montalbano
Bronzo in una via centrale di Porto Empedocle

Palermo - Inaugurata a Porto Empedocle, alla presenza dello scrittore Andrea Camilleri, la statua bronzea raffigurante il commissario Montalbano. La statua, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello e' stata collocata su un marciapiede della centralissima via Roma, con una mano appoggiata ad un lampione. Baffuto, con una folta capigliatura e la fronte solcata da vistose rughe, la statua non ricorda nemmeno lontanamente - ed e' stata una precisa scelta - l'attore Luca Zingaretti.
 
 

Agrigento Notizie, 23.5.2009
Montalbano "torna a casa" Inaugurata la sua statua

Montalbano è "tornato" a Porto Empedocle. E' questa la frase più gettonata oggi, data della scopertura della statua bronzea del noto commissario realizzata dallo scultore racalmutese Giuseppe Agnello. Presente, ovviamente, il maestro Andrea Camilleri che oggi ha anche firmato con il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, l'atto costituivo della "Fondazione Camilleri", che sarà ospitata all'interno delll’antica casa di famiglia dello scrittore empedoclino, donata al comune. Dopo che la struttura sarà restaurata, custodirà tutta la documentazione dello scrittore oltre a mobili e oggetti di proprietà della famiglia Camilleri. Tantissime le persone accorse per lo scrittore, alcuni anche provenienti da comuni distanti decine e decine di chilometri da Porto Empedocle.
"Logicamente - ha dichiarato lo scrittore - Montalbano doveva tornare qua, perchè qui è nato. Lo sceneggiato televisivo ha alterato un pò anche i contorni geografici. E' giusto quindi che Montalbano trovi un suo posto nel posto d'origine. Questa accoglienza così calorosa devo dire che me l'aspettavo, perché l'avevo sperimentata per i miei ottant'anni quindi sono vaccinato, anche se devo ammetter che oggi la creazione della fondazione mi ha commosso un po'".
Gioacchino Schicchi
 
 

TV2000, 5.2009
La compagnia del libro
Cliccare qui per vedere il servizio di Pierluigi Vito sull’inaugurazione della statua di Montalbano e la costituzione della Fondazione Andrea Camilleri
 
 

Il Mattino, 23.5.2009

Con l’ambizione di creare un solido ponte culturale tra Italia e Russia è nato il Premio Gorky, riservato ad opere di narrativa e di traduzione letteraria italiane e russe. La cerimonia finale si terrà alternativamente, di anno in anno, a Mosca e a Capri, dove la prima edizione si svolgerà da domani a giovedì 28 maggio, tra tavole rotonde, dibattiti e la consegna dei premi a Aldo Nove per Superwoobinda (Einaudi) e a Margherita Crepax per la traduzione di Sasha Sokolov, La scuola degli sciocchi (Salani). […] I finalisti dell’edizione 2008-2009 erano, per la narrativa, oltre al vincitore: Alessandro Baricco e Andrea Camilleri; per i traduttori: Paolo Nori, Catia Renna e Tatiana Olear.
 
 

Apcom, 23.5.2009
Made in Italy? Sulla stampa estera Bel Paese top di eccellenze
Dalla moda, alla gastronomia, design, beni culturali...

Roma - Made in Italy? Il più amato dalla stampa estera. […] Marcel Berlin, del prestigioso quotidiano britannico Times, recensisce una selezione di libri gialli definendoli la rinascita italiana: "I lettori inglesi hanno molta familiarità con gli scrittori di gialli italiani, come Camilleri, Lucarelli, Carofiglio. Crimini: il libro sulla fiction gialla italiana, edito da De Cataldo, dimostra come questi non siano gli unici nomi nella recente rinascita italiana. Le nove storie contenute nel libro etichettate come Noir italiano, mostrano un'ampia gamma di stili e contenuti. Tutti sono degni di essere letti". […]
 
 

l'Unità, 24.5.2009
Lo chef consiglia
L'antico «Mangano» del Messico, santificato nel suo Paese
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 24.5.2009

Porto Empedocle. L’intero paese in festa per l’inaugurazione del bronzo che raffigura il commissario
Pure S. Calogero in strada per la statua di Montalbano
E Camilleri mangia arancine e dona al Comune la casa paterna, dando il la alla Fondazione che porterà il suo nome

Porto Empedocle. C’erano la banda musicale, le coccarde tricolori appese ai lampioni, le strade più pulite del solito, ma ieri mattina a Porto Empedocle non si aspettava l’uscita della statua raffigurante San Calogero dalla Chiesa Madre.
C’era un’altra statua da festeggiare e prima ancora da scoprire. Una scultura in bronzo, forgiata dalle sapienti mani dello scultore Giuseppe Agnello di Racalmuto, al quale gli empedoclini con una votazione sui generis affidarono mesi fa il compito di creare l’immagine fisica del commissario Montalbano, creato sulla carta dalla penna di Andrea Camilleri.
E proprio ieri, questa trasposizione dalla fantasia alla concretezza ha trionfato, in un paese vestito a festa, come solo in occasione dell’annuale ricorrenza in onore del santo copatrono. C’era da svelare la statua raffigurante il commissario letterario, quello smilzo, con i capelli e i baffi. Non quello della tv, senza crine e con la pancetta, ma pur sempre amato da tanti. E siccome in ogni festa che si rispetti ci vuole un festeggiato in carne e ossa, ecco che Andrea Camilleri, con la figlia Andreina è sceso da Roma nella sua Porto Empedocle. Era da almeno un paio d’anni che non tornava a respirare l’odore acre del porto, in cui trasse l’ispirazione per le sue opere note in tutto il mondo. Camilleri non è tornato a Porto Empedocle «solo» per battezzare il «suo» commissario di bronzo. L’ultraottantenne scrittore ha infatti firmato l’atto che ha certificato prima la nascita della Fondazione che porterà negli anni il suo nome, cedendo contestualmente al Comune la gestione dell’antico casale della famiglia Fragapane, nella quale il piccolo Camilleri trascorreva molti giorni di spensierata gioventù, insieme alla propria famiglia. Dopo essere stato accolto quasi come un trionfatore, con tanto di banda musicale tirata a lucido, lo scrittore ha firmato gli atti dinanzi a un notaio, rimanendo fianco a fianco con il «suo sindaco» Calogero Firetto.
Colui il quale, secondo Camilleri, sta cambiando il volto di Porto Empedocle «riportandolo alle fattezze di quando era più giovane». Nel frattempo, ad attendere sul marciapiede al centro della via Roma c’era la statua di bronzo ancora avvolta in un telo azzurro. Camilleri tra un atto firmato e l’altro, ha raccontato parecchi aneddoti di vita e lavoro. Di quando un ammiraglio di nome Luigi Pirandello venne a bussare alla porta di casa, chiedendogli in dialetto: «Ma tu cu si?». Il piccolo «marinisi» rispose al premio Nobel: «Sono Nenè Camilleri, che le serviva». Pirandello non immaginava chi sarebbe diventato quel piccino dal fisico minuto che gli aprì la porta.
Oggi, la statua che raffigura appunto Luigi Pirandello nella stessa via Roma, è quasi dirimpettaia di un’altra scultura, quella al Commissario Montalbano. Le due riproduzioni s’ignorano, guardando reciprocamente altrove. Un particolare curioso che non ha guastato affatto una festa di paese, alla presenza delle massime autorità civili e militari della provincia di Agrigento.
C’era anche la componente della commissione Cultura della Camera dei deputati Gabriella Giammanco. E siccome in una festa si mangia e si beve, Camilleri non ha resistito alla tentazione di mangiare un’arancina alla carne e bere una birra, in quello che da anni è il suo bar di fiducia, il «Vigata» all’ingresso di via Roma. Ma visto l’assedio di curiosi, cronisti e cameraman, lo scrittore ha dato un sorso alla birra e l’«ordine» di prelevare altre tre arancine per portarsele a casa sua. Camilleri che mangia arancine era uno spettacolo che tanti avrebbero voluto vedere. Finita la festa, tutti a farsi fotografare accanto alla statua del commissario di bronzo. «Ma nessuno ironizzi sulla sua faccia», ha detto «papà Nenè».
Francesco Di Mare


Camilleri e Montalbano Day
Porto Empedocle. Ratificata la nascita della Fondazione con il nome dello scrittore. Scoperta la statua del commissario

Porto Empedocle. Una festa di popolo, nel nome di Andrea Camilleri e del Commissario Montalbano. «Regista» non occulto per creare un set degno di nota sono stati il sindaco Calogero Firetto e la sua squadra. E gli empedoclini che da ieri sanno di avere una Fondazione, con sede nella casa della famiglia Fragapane, in cui Camilleri visse molto tempo da piccolo. E poi una statua raffigurante il commissario di polizia più famoso del mondo, piazzata in via Roma, a due passi dall'altra statua che immortala un Luigi Pirandello quasi distratto.
Intento a girarsi verso Agrigento, ignorando quello sconosciuto uomo con il baffo volitivo e i capelli lisci all'indietro che da alcuni giorni gli sta quasi dirimpetto. Camilleri è stato accolto nel suo paese - «molto migliorato, tanto che mi ricorda quello in cui vivevo da piccolo» - dal quale mancava da almeno un paio d'anni, come un trionfatore. Gente sui marciapiedi, coccarde tricolori sui lampioni, la gigantografia che lo raffigura col sindaco a coprire il prospetto del municipio, Stefano Albanese che ha sfornato centinaia di arancine, la solita birra ghiacciata da trangugiare dinanzi a un muro di cronisti, fotografi, bimbi coi genitori felici come se avessero visto un'immagine sacra innanzi a essi. C'era la banda musicale del maestro Scibetta, il commissario vero Cesare Castelli e perfino una donna giunta da Mussomeli, per stringere la mano allo scrittore. La Fondazione Camilleri è composta dalla figlia Andreina, da Antonio Sellerio e dal sindaco. La statua al Montalbano letterario realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello guarda i passanti negli occhi, diventando già attrazione per chiunque passi da via Roma.
All'evento hanno preso parte le massime autorità della provincia e il componente della Commissione Cultura della Camera, Gabriella Giammanco. «Una presenza irripetibile» come sottolineato dal prefetto Postiglione e come la giornata, chiusa da una frase proprio di Giammanco: «Montalbano è tornato a casa».
Francesco Di Mare


La storia
«Bussò e disse: cu si?»
Ricordi. Lo scrittore ha raccontato quando conobbe Luigi Pirandello

Porto Empedocle. «Sentii bussare alla porta mentre giocavo a fare il piccolo chimico con la pipì e l'aceto in un bicchiera. Andai ad aprire ed era un uomo vestito da ammiraglio che mi chiese: cu si tù? E io risposi: sono Nenè Camilleri».
Quell'ammiraglio era Luigi Pirandello recatosi nella casa dove il bimbo Andrea trascorreva molto tempo della sua giovane vita. Un piccolo, ma suggestivo squarcio dell'esistenza dello scrittore aperto da lui stesso ieri mattina, nel bel mezzo della ruspante presentazione della Fondazione che porta il suo nome. Andrea Camilleri ha dato spettacolo, con una sorta di sceneggiatura improvvisata e interpretata in prima persona, alla faccia dell'anagrafe.
Da maestro non solo dello scrivere ma anche della scena, Camilleri ha raccontato altri aneddoti intorno alla figura di Montalbano. «Fino al terzo romanzo non sapevo quale faccia e fisico avesse il commissario. Un giorno conobbi un docente universitario di Cagliari, il professor Marci il quale mi invitò a partecipare a un evento dalle sue parti. Appena misi piede in aeroporto, mi comparve quest'uomo con sotto braccio il libro del Birraio di Preston. Rimasi folgorato, era lui Montalbano».
Dietro al tavolo in cui si trovavano la figlia Andreina e il sindaco Firetto c'era anche Antonio Sellerio della nota casa editrice. «Quando dissi a Elvira Sellerio che Montalbano sarebbe morto dopo il «Cane di Terracotta», si chiese e mi chiese se fossi impazzito di colpo. Infatti continuai con reciproca soddisfazione. Ne approfitto per scusarmi con il prefetto e il questore qui presenti. Nei romanzi li tratto male, ma non per una questione personale. Sono molto amico fraterno di tre questori, figuriamoci». Postiglione e Di Fazio hanno risposto con un sorriso. Poi tutti in piazza, a scoprire il Montalbano di bronzo. «Non fate però allusioni al materiale usato, visto che si è soliti dire avere la faccia di bronzo».
F.D.M.
 
 

La Sicilia, 25.5.2009
La sorpresa   
Metti una mattina in un hotel assieme a Napolitano e Camilleri

Prima di andare a rendere omaggio a Leonardo Sciascia, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avuto modo di stringere la mano e scambiare qualche battuta con lo scrittore vivente tra i più famosi del mondo. Quell'Andrea Camilleri, coetaneo del capo dello Stato - entrambi sono del 1925 - giunto un paio di giorni prima nella sua Porto Empedocle per le cerimonie riguardanti la nascita della «sua» Fondazione e per la scopertura con inaugurazione della statua al commissario Montalbano. Facile immaginare la meraviglia dei turisti ospiti dell'albergo nel vedere i due illustri personaggi a un tiro di schioppo.
Il maestro, dopo avere saputo che Napolitano era ad Agrigento dove ha pernottato in un noto albergo in centro, ha deciso e chiesto a chi di dovere se fosse stato possibile compiere un amichevole blitz con il Presidente, prima della partenza per Racalmuto.
I due pare si conoscano da molti anni, ancor prima che entrambi assurgessero alla grande notorietà nei rispettivi campi. Alla fine mai avrebbero immaginato di ritrovarsi faccia a faccia, in una domenica mattina molto estiva, nientemeno che in un elegante hotel di Agrigento. Camilleri giocava in casa, tanto che quasi non è stato necessario che gli addetti al cerimoniale si dedicassero a controlli particolari sull'illustre «intruso». Camilleri è stato infatti l'unico «alieno» al mondo politico istituzionale ad avere avuto il privilegio di parlare con il Presidente, sedersi con lui e chissà, magari sorseggiare un caffè. Su cosa sia accaduto tra i due immarcescibili e inossidabili ultraottantenni è stata alzata una coltre fumogena, dalla quale nulla di ufficiale è trapelato. Nessuno doveva sapere, nessuno dovere sentire o vedere. Uno dei tanti «casi strani» di questa «visita fantasma». Quando Camilleri è uscito dall'albergo scelto da Napolitano e consorte per dormire sotto il cielo di Agrigento, ha salutato con grande cordialità i «suoi» due commissari preferiti, oltre a Montalbano. Alla sua destra c'era Corrado Empoli, ex dirigente del Commissariato di Porto Empedocle, ora alla guida della Volanti della Questura, col quale seppe stringere un bel rapporto di stima e amicizia reciproca. Mentre alla sua sinistra, Camilleri aveva Cesare Castelli, l'attuale efficiente dirigente dello stesso commissariato empedoclino, che con lo scrittore ha avuto troppo pochi momenti per stare a contatto. Per entrambi strette di mano e un arrivederci a presto. A chi lo attendeva per carpirne qualche impressione al termine dell'incontro con Napolitano, lo scrittore ha risposto: «E' stata una visita di cortesia da parte mia a una persona che conosco e che ha pure la mia stessa età». Stop. Anche Camilleri ha glissato sugli argomenti affrontati, ma due ottantaquattrenni di cose da dirsi ne avranno avute tante.
Qualche minuto dopo è uscita dall'hotel la coppia presidenziale, sempre rapida nel salire nell'auto con le bandiere sul cofano. Il pernottamento è finito così. Dopo Camilleri e la visita ai luoghi di Sciascia qualcuno ha ironizzato: «E Pirandello?». Il Nobel - altro illustre letterato di questa terra - non si rigirerà certo nella tomba non essendo stato «visitato» per pochi secondi dal Presidente.
F.D.M.
 
 

La Sicilia, 25.5.2009
La visita in forma privata del Capo dello Stato ad Agrigento
Camilleri a sorpresa si presenta in albergo «Per favore, fatemi parlare con Napolitano»

Agrigento. Non hanno creduto ai loro occhi i granitici uomini del servizio d'ordine del presidente della Repubblica, quando ieri mattina intorno alle 8.30 si è presentato all'ingresso dell'hotel in cui il capo dello Stato ha pernottato, un anziano in giacca e cravatta, sicuro di avere la possibilità d'incontrare Napolitano e signora.
L'ultraottantenne dal passo compassato e dal fare elegante era Andrea Camilleri, il quale ha avuto concesso quanto ad altri era stato negato: incontrare da vicino il presidente, ritagliandosi qualche minuto d'«intimità» con colui il quale ha qualcosa in comune. I due sono coetanei, essendo nati nell'anno di grazia 1925. E con tutti questi lustri dietro le spalle chissà quante cose si saranno detti i due illustri personaggi che alla pensione non ci pensano proprio. Top secret i contenuti dell'incontro, decisamente imprevisto e fuori da quanto programmato dall'ermetico cerimoniale che ha impedito agli agrigentini di vedere da vicino il presidente della Repubblica.
Nella città dei Templi, infatti, la visita del capo dello Stato è stata catalogata da subito come «privata». Tanto che la coppia presidenziale non si è fermata neanche un secondo a salutare chi di solito aspetta questi eventi con gioia. Facile intuire, però, la sorpresa degli ospiti dell'albergo in cui è avvenuto l'incontro tra Napolitano e Camilleri. Soprattutto tra i villeggianti italiani ritrovatisi al cospetto di cotanti personaggi a un tiro di schioppo. Come dire che almeno loro, i turisti, hanno visto, sia pure di sfuggita e da lontano, il capo dello Stato e lo scrittore contemporaneo tra i più noti del momento. Vista la visita blindata di Napolitano, non è stato privilegio da poco.
Francesco Di Mare
 
 

Giornale di Sicilia, 25.5.2009
Agrigento. L’incontro, in albergo, è durato circa quindici minuti
Lo scrittore Camilleri in visita al vecchio amico presidente

Agrigento. Il presidente Giorgio Napo­litano ad Agrigento è rimasto po­co più di12 ore. È arrivato alle 20 in punto di sabato, ed è andato via quando la città si stava svo­gliatamente svegliando. Lo han­no visto in pochi: le autorità, il proprietario dell'Hotel della Val­le Vincenzo Sinatra, i poliziotti della scorta, qualche cliente del­l'albergo (dov'era in corso un convegno di medici), i camerieri 'ed il servizio di ristorazione. Nes­sun altro ha avuto l'opportunità di scorgerlo: nella città dei Tem­pli è stato ricevuto dal ministro Angelino Alfano, il sindaco Marco Zambuto ed il presidente del­la Provincia Eugenio D'Orsi. Poi raggiunta l'hall dell'albergo il ve­lo della riservatezza è calato ine­sorabile. Il presidente è stato inavvicinabile. Per tutti, ma non per il papà del commissario Montalbano. L'ultimo pensiero agrigentino del presidel1te della Repubblica è stato, infatti, per don Nenè, Andrea Camilleri. Anche lui dalle parti di Vigata per via della Fondazione nata sabato a Porto Empedocle e la collocazione della statua in bronzo sul bordo di un marciapiede. Il colloquio è durato circa un quar­to d'ora. Lo scrittore è arrivato accompagnato dalla sua fedele segretaria. Ha raggiunto il presidente intrattenendosi amiche­volmente. I due si conoscono da molti anni. Li lega l'amore per la lettura, l’amico comune che fu Leonardo Sciascia, la sete di verità e l'appartenenza agli stessi ideali politici. Camilleri recente­mente gli ha contagiato l'amore per la bicicletta: hanno entrambi una “Montante”, costruita nel­lo stabilimento di Serradifalco. Lo scrittore la possiede dal dopo­guerra [Non è esattamente così…, NdCFC], l'inquilino del Quirinale ha iniziato ad usarla da poco. L'ha avuta in dono da Antonello Montante [Anche Camilleri, NdCFC], l’imprenditore coraggioso che ha sfidato la mafia. Pe­dalando.
Alfonso Bugea
 
 

Telethon, 25.5.2009
Solidarietà d'autore

Sarà aperta su e-Bay fino al 7 giugno 2009 l'asta di beneficenza "Solidarietà d'Autore", dedicata alla letteratura e all'arte della scrittura, durante la quale sarà possibile aiutare Telethon a raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica sulle malattie genetiche.
Saranno messe all'asta a favore di Telethon, fra l'altro, le opere autografate di importanti scrittori italiani e stranieri, fra i quali anche Andrea Camilleri.
 
 

Agrigento Notizie, 25.5.2009
Concluso il "Progetto Camilleri" al liceo classico

Agrigento. Dopo mesi di lavoro, si è concluso con un recital il progetto sullo scrittore, sceneggiatore e regista di Porto Empedocle, andato in scena al Liceo Classico Empedocle. Voluto fortemente dal preside Carmelo Vetro il percorso di lettura è stato diretto e coordinato dal regista Enzo Alessi e dalla docente Linda Cuffaro.
Ho voluto far conoscere un Camilleri particolare - ha detto Enzo Alessi - quello che parla dello zolfo, della burocrazia e molto ironicamente anche della mafia, tramite le opere della "Concessione del telefono", "Un filo di fumo", "Gocce di sicilia" e "Il gioco della mosca".
I ragazzi che hanno preso parte a questo progetto sono Marco Bellavia, Settimio Mamo, Lorena Parisi, Stefano Esposto, Krizia Carlisi, Riccardo Rizzo Zangali, Vito Velardi, Laura Ruoppolo, Arianna Bellanca, Giovanni Vinci, Giuseppe Fanara e Vincenza Di Falco.
 
 

l'Unità, 26.5.2009
Lo chef consiglia
L’ars amatoria plateale e i pruriti condominiali
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 26.5.2009
In posa con Montalbano

Porto Empedocle. E' già «Montalbanomania». Ogni giorno e anche di sera o di notte chiunque passi dalla via Roma nel paese marinaro non esita a farsi fotografare accanto alla statua raffigurante appunto il commissario nato dalla fantasia di Andrea Camilleri, e forgiato nel bronzo dallo scultore racalmutese Giuseppe Agnello.
Uomini e donne, grandi e piccini, non ci sono limiti di età, sesso e condizione sociale per farsi immortalare con questa immagine di uomo col baffo volitivo, lo sguardo intenso e la chioma resa perfetta da un gel d'annata. Se il Comune facesse pagare un euro per ogni «scatto» effettuato da chi si accostasse alla statua, l'amministrazione potrebbe incassare un sacco di soldi, tanto da utilizzarli per qualsiasi altro servizio offerto alla cittadinanza. Ma siccome, almeno fino a oggi, farsi fotografare con Montalbano è gratis, ecco che quanto avviene lungo il corso centrale empedoclino ha tanto il sapore di un fenomeno.
La speranza di tutti è che in vista della stagione estiva, questo stesso fenomeno funga da attrazione turistica. Sperare non costa nulla, come la foto con Montalbano.
F.D.M.
 
 

La Sicilia, 26.5.2009
Teatro Stabile. Tournée 2009-2010
«Il birraio di Preston» in giro con «Pipino» e «Terra matta»
Di Pasquale: «Il nome di Camilleri esercita un forte richiamo»

Catania.  Andrea Camilleri un nome, una garanzia. I suoi libri sono sempre al top delle classifiche, tradotti in tutto il mondo, i titoli famosissimi se riadattati drammaturgicamente riempiono i teatri e registrano il tutto esaurito. Non stupisce quindi l'interesse dei Teatri Stabili italiani, di garantirsi per la nuova stagione il nuovo riallestimento de "Il Birraio di Preston" prodotto dal Teatro Stabile di Catania per la regia di Giuseppe Dipasquale, che da anni lavora in tandem con lo scrittore empedoclino. Sette mesi di tournèe, un piccolo miracolo in tempi di crisi, aspettano i nostri eroici vigatesi, che gireranno in lungo e in largo la penisola con il curioso casus-belli del Birraio. Un cast di primordine e numerosissimo tra cui ricordiamo: Pino Micol, Mariella Lo Giudice, Giulio Brogi, Marcello Perracchio, Angelo Tosto, Mimmo Mignemi. Si parte dal Piccolo Teatro di Milano, e via via tra le molte date citiamo: Verona, Bologna, Genova, Torino, Bolzano per approdare al Teatro Valle a Roma. Con orgoglio ed entusiasmo Giuseppe Dipasquale direttore del TSC ci parla della fortunata tournèe. "Non posso nascondere la mia gioia per il successo del "Birraio", Camilleri è una sorta di Re Mida. Nonostante non abbia spinto particolarmente lo spettacolo, ho ricevuto una marea di richieste, non sono riuscito ad accontentare tutti, quindi proseguiremo sicuramente anche per la stagione 2010/11. Sto rivedendo la messinscena cercando di valorizzarne la "leggerezza" e il necessario appeal romanzato che le si addice. Credo che il "Birraio" sia uno dei romanzi di Andrea più adatti al palcoscenico, grazie al teatro nel teatro della trama, intrisa da paradossi storici e politici, nell'incredibile e moderno linguaggio camilleriano. E' un bel traguardo in sintonia con le linee programmatiche del TSC che pur mantenendo la tradizione, si apre a nuovi percorsi anche di ricerca, da Camilleri a Pirrotta, da Sciascia a Visniec. In questi giorni sto definendo anche le date per le altre tournèe: "Terra matta", per ora ha due tappe sicure Torino e Palermo, "Come spiegare il comunismo ai malati di mente" sarà a Roma e "Pipino il breve" andrà a Genova. Mi ritengo davvero soddisfatto per i risultati della scorsa stagione, speriamo di continuare sempre così, il nostro teatro merita di essere alla stregua degli altri Stabili e di superare lo stretto e avere risonanza nazionale".
Francesca Motta
 
 

La Sicilia, 26.5.2009
Quei «luoghi di Montalbano»
Donnalucata è il baricentro di tutte le meraviglie naturali e architettoniche che Camilleri ha celebrato nei suoi romanzi

"Scusi, mi saprebbe indicare la casa di Montalbano?". "Mi spiace, la casa di Montalbano è sul lungomare di Punta Secca, a Donnalucata hanno girato alcune scene laggiù, in quel tratto di lungomare". Vai a spiegarlo ai turisti domenicali che i luoghi di finzione della settima arte, nella realtà fuori dalla celluloide, quasi sempre sono frammentati in un gran numero di location spesso distanti chilometri tra loro. La Marinella di Camilleri, quella dove Salvo si fa le nuotate mattutine, dove il Commissario ha la casa, nella finzione scenica di Sironi corrisponde a tre luoghi ben distinti. Gli esterni della casa del nostro Commissario, la grande terrazza, la spiaggia antistante dove spesso passeggia e il mare in cui nuota sono a Punta Secca, poco ad occidente del faro.
Gli interni della stessa casa, la camera da letto in cui fa l'amore con Livia, le stanze in cui tambasia nottetempo sono invece un chilometro più a oriente, a Marina di Ragusa, in una villa sul lungomare che nel giardinetto antistante ha una piccola prua di gesso. Ed infine il lungomare di Marinella dove Montalbano si incontra con la fìmmina svidisa in "La forma dell'acqua", lo stesso lungomare dove abita Anna (l'amica di Michela che fa quasi perdere la testa al Nostro), in "La voce del violino" è finalmente Donnalucata. La stessa Donnalucata il cui porticciolo travagliato da un mare particolarmente burrascoso ha fatto da sfondo al ritrovamento dell'auto abbandonata del dottor Landolina in "Gatto e cardellino".
Ma Donnalucata non è solo Marinella. In alcuni episodi della serie televisiva, Palazzo Mormino ha prestato i suoi interni per il Commissariato di Vigata (su cui vigila di pirsona pirsonalmente Catarella). In altri episodi lo stesso Commissariato è a Scicli presso il Municipio. A pochi chilometri da Donnalucata tutti gli altri luoghi della serie televisiva: il barocco di Ibla, di Scicli, di Modica e di Noto; la campagna, con i tipici muretti a secco, i carrubbi e le ricchissime masserie del ragusano; l'archeologia industriale di Sampieri (la Mànnara); ma sopra tutto questo la bellezza e la magia delle coste e del nostro mare. Donnalucata è senza falsa modestia il baricentro di tutte le meraviglie naturali, architettoniche e gastronomiche (irriducibilmente siciliane) che Camilleri ha celebrato nei suoi romanzi e che Sironi ha visivamente mostrato al grande pubblico. Ricordate, ad esempio, nel "Ladro di Merendine", l'ammazzatina di Lapecora, l'uomo assassinato in ascensore dalla moglie Antonietta? L'edificio sta proprio al termine di uno dei tre famosi ponti di Ragusa (città divisa in due non da un fiume ma da un baratro invaso da una foresta di verde). Montalbano arriva sul luogo del delitto con l'auto della polizia percorrendo a forte velocità il Ponte dei Cappuccini che nella realtà è chiuso al traffico.
In alcuni casi Camilleri si diverte a usare i nomi veri dei posti. Per esempio "la Mànnara", il luogo dove viene ritrovato morto l'ingegnere Luparello, pur non essendo mal frequentato come nello sceneggiato, è un posto chiamato così a Sampieri, sempre nella zona tra Ragusa e il mare. Si tratta di un vecchio stabilimento dove si cuocevano mattoni, poi incendiato e adesso rudere. Naturalmente il "gioco del commissario", per chi ha letto i romanzi o ha visto le puntate in Rai, può andare avanti a lungo. Gli abitanti dei paesi coinvolti saranno felici di raccontarvi i dettagli delle riprese e di mostrarvi i posti più significativi dei diversi gialli. O di svelare qualche aneddoto, come quando il regista è impazzito per trovare in loco una comparsa che facesse il morto, ruolo che nessuno, per scaramanzia, voleva recitare. Certamente più ritrosa l'antica, raffinata aristocrazia della zona che ha affittato ville, palazzi, salotti e masserie per le riprese, tutti comunque orgogliosi che la loro bella provincia sia diventata, in qualche modo, finalmente famosa. Naturalmente "in viaggio con Montalbano" dovete anche lavorare di fantasia. Per esempio: dove sarà quella Valmontana a quattro ore di macchina da Vigàta dove era ricoverato il padre di Salvo? Magari potrebbe essere dalle parti di Montalbano. Sì, perchè in Sicilia c'è anche un paese che si chiama così, ma è a Nord, nel Messinese, alle pendici dei monti Nèbrodi. Ad ogni modo l'ospedale che abbiamo visto alla televisione, dove Montalbano troverà il padre già morto, è l'ospizio - quello vero - di Ragusa. E poi c'è l'arte. Avete fatto caso a quegli spicchi di barocco che si sono infilati in certe scene televisive, o che si intravedono leggendo i libri di Camilleri? Roba sopraffina, misconosciuta eppure coperta di storia e di storie. Sì, quest'anno vado a Vigàta. E poi, oltretutto, è un posto dove uno si sente tranquillo, sicuro. Anche se Montalbano fosse in ferie, c'è sempre Mimì Augello, Fazio e tutto il resto della squadra. Come dite? Vigàta non esiste, è un paese che si è inventato Andrea Camilleri? Eh, no, cari lettori. Qui sbagliate. Il nome se lo è inventato, ma il resto è vero e se anche non fosse proprio vero al cento per cento, ci ha pensato la finzione televisiva con la miniserie interpretata da Luca Zingaretti a far diventare tutto deliziosamente reale.
 
 

La Sicilia, 26.5.2009
Presentato a Bagheria un saggio di Marco Trainito
L'opera di Camilleri in un testo che appaga

Non ha ancora 40 anni, eppure Marco Trainito, professore di Filosofia e Scienze sociali al Liceo socio-psico-pedagogico 'Dante Alighieri' di Gela, è già uno dei maggiori studiosi del fenomeno Camilleri tanto che il suo libro, «Andrea Camilleri. Ritratto dello scrittore», è stato definito dallo scrittore empedoclino 'Il più bel saggio che sia mai stato scritto sulla mia opera'.
Il volume, presentato a Villa Cutò alle quinte classi del liceo scientifico 'D'Alessandro', costituisce insieme un saggio e un'introduzione generale all'opera di Andrea Camilleri e «vuole risultare immediatamente accessibile al pubblico sia dei lettori accaniti del grande scrittore siciliano sia di quelli che ancora non si sono cimentati con le sue opere. Questi ultimi dovrebbero sentirsi stimolati ad avvicinarsi finalmente all'universo camilleriano, mentre i primi, generalmente espertissimi, dovrebbero sentirsi piacevolmente coinvolti in una sorta di gioco spassoso ed erudito a chi ne sa una in più sul Maestro».
L'autore muove da un'ipotesi interpretativa di fondo che vede in 'Un filo di fumo', romanzo storico pubblicato nel 1980, cioè una quindicina di anni prima dell'esplosione del 'caso Camilleri', una sorta di matrice stilistica e narrativa per le opere successive. Trainito passa poi ad esaminare i giochi intertestuali che caratterizzano la produzione camilleriana dove Vigàta appare pirandellianamente 'una, nessuna e centomila' e dove Camilleri dialoga e interagisce narrativamente con autori come Aulo Gellio, Manzoni, Faulkner, Sciascia, Borges ed altri.
Molte altre le curiosità legate a Camilleri, un comunista che non vuole che Montalbano venga considerato tale. Il commissario può e deve tuttavia indignarsi quando constati che i politici predicano bene e razzolano male, che i parlamentari possono godere dei diritti che negano ai cittadini comuni, che si guardano bene dallo scontentare i porporati, che possono trasferire la pensione all'amante, cosa vietata ai comuni mortali. Ecco, questo ed altro indignano Camilleri che si esprime attraverso Montalbano.
Giuseppe Fumia
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 26.5.2009
I racconti di un autore messinese affrontano il rapporto tra mafia e gastronomia. Tra aneddoti e richiami al cinema
A tavola col padrino
Il cibo è potere, parola di boss

[...]
E, grazie anche al convincente contributo televisivo di Luca Zingaretti, è nota a tutti la smodata passione del commissario Montalbano ideato da Andrea Camilleri per una frittura di pesce o per le arancine. Cibo, dunque, utilizzato come contorno per un´efficace caratterizzazione di un personaggio o di un ambito sociale.
[...]
"Lo schiticchio. A tavola con il Padrino" (Aliberti editore, 15, euro, 219 pagine) riuscito libro del giornalista e scrittore messinese Guido Guidi Guerrera.
[...]
E a conclusione dei quindici racconti in odore e sapore di mafia, Guido Guerrera ci regala le ricette dei piatti in essi contenuti.
[...]
E a far da corredo alla ricetta della cubaita, variante nissena del torrone, c´è un contributo di Andrea Camilleri, ancora lui, che, sempre sul filo della memoria, ricorda la sua giovanile passione per il dolce, particolarmente acciaioso, concludendo, non senza una considerevole dose di rimpianto: «Ora, vecchio, mi viene assai difficile mangiare la cubaita. Mi consolo scartandola per offrirla agli amici. Ma la carta me la tengo in tasca. Ogni tanto la tiro fuori e l´odoro. E quell´odore, con l´aiuto della memoria, mi restituisce il sapore impareggiabile della cubaita».
Antonella Scandone
 
 

Il Messaggero, 26.5.2009
Ascolti record per i Cesaroni
Amendola: «In arrivo altre due serie»

[...]
Anche questi ultimi numeri hanno portato i Cesaroni al top delle fiction del 2009, con una media di quasi sette milioni di telespettatori. Se restiamo invece alla stagione tv (da un settembre all'altro) al primo posto c' è Montalbano a 9 milioni.
[...]
 
 

Live Sicilia, 26.5.2009
Il rompicapo delle nomine tra confermati ed esterni

Ore frenetiche di contatti telefonici, riunioni di partito e vertici romani alla ricerca dei pezzi per finire il puzzle che dia forma al nuovo governo della Regione Siciliana. Un disegno difficile da comporre, tanto che l’annuncio dell’esecutivo bis di Raffaele Lombardo è stato rimandato a giovedì. Continuano intanto a rincorrersi indiscrezioni sui possibili componenti della giunta.
[...]
La lista del capo dell’Mpa, comunque, sarebbe assai lunga e citerebbe anche gli scrittori Andrea Camilleri e Dacia Maraini, che avrebbero declinato l’invito.
[...]
Giuseppe Piazzese
 
 

l'Unità, 27.5.2009
Lo chef consiglia
Ma il berlusconismo come si combatte senza denunciarlo?
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Gazzetta del Sud, 27.5.2009
Un'antologia di racconti
Il lavoro quotidiano l'immaginazione e la denuncia sociale

"Articolo 1. Racconti sul lavoro" (Sellerio, pp. 212; euro 14) è un'antologia di racconti monotematica che, pur affondando le radici in un problema di tagliente attualità, non si esaurisce nella semplice indagine realistica e di costume. Fa appello alle risorse creative dell'invenzione e propone, nella diversità delle ottiche dei sei autori, ora narrazioni nervose e scattanti, anche a volte scarne e con cesure inattese, ora lunghe traiettorie informative, qua e là didascaliche, sollecitate da un'esigenza di immediata comunicazione. Tutte pagine, però, che nei loro contati nuclei e nella scansione sempre orientata a centrare il bersaglio, mostrano un che di preciso, quasi inappellabile, una chiara tendenza alla denuncia.
Andrea Camilleri fa ricorso alle sue abituali alchimie linguistiche, alla elaborata mescidazione di forme dialettali siciliane e di criptati calchi letterari per seguire le vicissitudini di Tano Cumbo il quale, disorientato a causa della chiusura della «flabbica» in cui lavora, bussa invano a tante porte per trovare «travaglio» e infine, in una notte di luna piena, eccolo abbaiare alla luna.
[...]
Giuseppe Amoroso
 
 

l'Unità, 28.5.2009
Lo chef consiglia
Il settanta per cento a cui Lui piace. E l'altro trenta
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

La Stampa, 28.5.2009
Il libro. Anteprima del nuovo giallo "La danza del gabbiano"
Montalbano contro Montalbano
Il commissario in fuga dal suo "doppio" televisivo

La marcia di Camilleri prosegue implacabile. Al quinto mese del 2009, ecco il quinto titolo dell’anno, il più atteso perché ha per protagonista il commissario più celebre d’Italia: La danza del gabbiano, in uscita da Sellerio (pp. 288, e13), racconta della misteriosa scomparsa di Fazio, il più fidato dei suoi uomini, avvistato l’ultima volta al molo dove aveva appuntamento con un vecchio compagno di scuola, un ex ballerino finito nei pasticci. Montalbano indaga. E intanto,al 14° giallo della serie, comincia a fare i conti con il suo doppio televisivo. Come nel brano che anticipiamo, dalle pagine iniziali.
 
 

Il Messaggero, 28.5.2009
Camilleri, in libreria il Gabbiano del commissario
Un'anticipazione del nuovo romanzo in vendita da oggi

Roma - E’ la quattordicesima storia di Montalbano quella che da oggi i lettori di Andrea Camilleri possono trovare in libreria. Nella scena che apre "La danza del gabbiano" (Sellerio, 288 pagine, 13 euro), Montalbano si lascia incantare dal volo di un gabbiano morente dalla finestra di casa.
 
 

Il Gazzettino, 28.5.2009
In anteprima l’ultimo romanzo di Andrea Camilleri "La danza del gabbiano"
Montalbano e l’Italia tra mafia e politica
 
 
Esce oggi "La danza del gabbiano", il nuovo giallo di Andrea Camilleri con il suo celebre commissario
Montalbano, scacco alla mafia
Dalla scomparsa di Fazio ai misteriosi traffici al porto: la "vena noir" dello scrittore siciliano

La nuova indagine del commissario Montalbano si apre in spiaggia, in una giornata di metà maggio "tutta tirata a lucito" ma incupita dall’inquietante danza di un gabbiano che «balla la so’ morti» in riva al mare. C’è qualcosa di simbolicamente terribile in quel corpo che si torce innaturale consegnandosi disperato alla morte, qualcosa che si insinua nel cuore e nella mente del celebre poliziotto di Camilleri alle prese con una nuova e difficile inchiesta. Si intitola proprio "La danza del gabbiano" l’ultimo "nato" di Andrea Camilleri oggi in libreria per Sellerio (13 euro), giallo teso e serrato che decolla dalla scomparsa del fido viceispettore Fazio, e scorre attraverso omicidi, sparatorie, rivelazioni inaspettate, inseguimenti nella notte.
Fazio è stato avvistato per l’ultima volta vicino al porto, forse è rimasto ferito in una sparatoria. L’angoscia di Montalbano è tangibile e travolgente: le tracce guidano il commissario e i suoi agenti verso i «chiarchiari», cimiteri d’ossa senza nomi, i posti preferiti dalla mafia per far scomparire gli indesiderati, pozzi profondi nel quali gettare la gente - viva o morta poco importa, tanto laggiù «si muore a rilento, di fame o di sete» - e dimenticarsela senza problemi. E mentre l’ormai noiosissima fidanzata Livia attende Montalbano per la solita vacanza che, come sempre, verrà dimenticata davanti all’incalzare degli eventi, l’indagine comincia a delinearsi nella sua complessità: ci sono due cadaveri senza nome in fondo all’«addannato pirtuso» che forse si collegano alla scomparsa di Fazio, ci sono strani collegamenti tra un rampollo di mafia e un potente politico romano, e insoliti movimenti al porto sembrano nascondere traffici poco chiari.
Bentornati nella Sicilia di Montalbano, nella Vigata microcosmo del nostro mondo dove si muove inquieto ed ironico eroe di Camilleri, non più così tetro e tormentato come in "Giro di boa" o "Campo del vasaio", ma pur sempre lucido e feroce davanti alle croniche "virgogne" d’Italia. Ed è proprio quel "gabbiano" che danza la propria morte ad inizio romanzo a permeare questo nuovo giallo di sfumature noir di solito poco consuete in Camilleri. Stavolta entrano in scena i killer della mafia coi loro "rituali" sadici e feroci, si stagliano all’orizzonte i poteri forti, i politici corrotti, i servizi deviati, i depistaggi. Davanti ad un universo così pericoloso, corrotto e corruttibile Montalbano sembra vagare sperduto, indifeso e profondamente arrabbiato, perché consapevole di avere poche armi a disposizioni per combattere una battaglia impari (ed è proprio il vice Augello a ribadirlo a poche pagine dalla fine in un monologo illuminante: «E figurati che scandalo, che vrigogna! Qualisisiasi cosa fanno, i nostri onorevoli oramà sinni fottono dell’opinione pubblica! Si drogano, vanno a buttane, arrobbano, ’mbrogliano, si vivvino, spergiurano, fanno affari con la mafia, e che gli può succediri? Massimo massimo che nel parlano i giornali per tri jorni. Po’ tutti si scodano di loro. Ma loro, di tia che hai sollevato lo scandalo, non si scordano, poi esserne sicuro, e te la fanno pagare»).
Poche le vie d’uscita, Camilleri lo sa. Ma allo sguardo scorato sul mondo del suo Montalbano, lo scrittore siciliano tenta di contrapporre la tenacia con la quale questo piccolo grande eroe cerca di ripristinare l’ordine violato. Poco importa se è soltanto fiction. Il caso è risolto, i cattivi in galera, Vigata può respirare ancora per un po’. E Montalbano può pure gustarsi panorama e «caponatina» dalla sua verandina a Marinella. Con «tanticchia di malinconia». In fondo, nella danza di morte del gabbiano balliamo tutti noi, piccolissimi corpi spinti dai venti sempre più incalzanti e pericolosi. Resistere è faticoso. Ma possiamo sempre provarci.
Chiara Pavan
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 28.5.2009
Riecco Montalbano col noir più amaro

Se il don Chisciotte di Cervantes aveva consapevolezza della sua natura cartacea, recandosi in visita dal tipografo che ne aveva stampato le disavventure, il Montalbano cartaceo di Andrea Camilleri, ne "La danza del gabbiano" (Sellerio, 268 pagine, 13 euro, da oggi in libreria), sa invece dell'esistenza reale di "Zingarelli", l'attore che ne interpreta il ruolo nella serie televisiva. È al corrente del rapporto contraddittorio che lo lega al suo autore, del dispotismo che entrambi esercitano a vicenda. E sempre più spesso parla col suo doppio, ogni qual volta si trova con le spalle al muro. Per l'età che avanza inesorabile, con la zavorra di debolezze e incongruenze, ma soprattutto per l'invivibilità della sua epoca, che poi è la nostra. Dominata dallo show della politica, dalle disfunzioni e dai ritardi nei trasporti come nella giustizia, dal degrado delle cose (il mare, ad esempio) e degli uomini. In questa nuova avventura, ogni cosa sembra andar storta: l'arrivo di Livia per una vacanza è subito funestato da una serie di incomprensioni e battute velenose; la giornata lavorativa che si annuncia pacifica al commissariato, assume subito una piega sinistra con la scomparsa dell'ispettore Fazio. Il tutto suggellato dall'epifania mattutina di un gabbiano che va a morire sulla spiaggia, inscenando una danza macabra che impressiona non poco Montalbano («l'aceddro ebbi come un fremito, si rizzò faticanno sulle zampe, s'inclinò tutto da un lato, raprì una sula ala e si mise a firriare su se stesso»). Fazio, pensa Montalbano, di certo si sarà mosso da solo per verificare una soffiata, per poi metterne al corrente il suo superiore. Solo che questa volta non ha avuto il tempo di farlo. Il commissario di Vigàta è visibilmente preoccupato: senza Fazio, si sente a disagio, come se gli mancasse un braccio. Per fortuna che Augello e Catarella ci sono, più operativi che mai. E meno male che c'è il provvidenziale Zito, il giornalista, contattato da un latitante che, in merito alla scomparsa di Fazio, ha qualcosa da raccontare. E che dà indicazioni preziose a Montalbano. E così arriva al "chiarchiaro", «il loco addannato indove non ci si può coltivari nenti ed è macari periglioso caminarci, pirchì all'improvviso ti puoi trovari a sprufonnari dintra a un pirtuso che po' s'allarga fino ad addivinrari 'na spaccatura profondissima nella terra». È il romanzo dei presagi funesti, "La danza del gabbiano", che Montalbano, sempre più indifeso, raccoglie con grande sofferenza. Il commissario di Vigàta sa bene che i chiarchiari sono cimiteri d'ossa senza nomi, i posti preferiti dalla mafia, e già teme il peggio, non riuscendo a dissimulare il suo disagio. E già Sciascia aveva registrato l'origine misteriosa e sinistra di questo toponimo, in uso esclusivamente nella provincia agrigentina. Si legge infatti in "Kermesse": «E lu cuccu ci dissi a li cuccuotti: / a lu chiarchiaru nni videmmu tutti. E il cucco disse ai suoi piccoli / al chiarchiaro ci vedremo tutti. La morte - chiosa lo scrittore di Racalmuto - raffigurata come un luogo scabro ed aspro dove tutti ci incontreremo». In "Alfabeto pirandelliano", invece, Sciascia fa riferimento al protagonista della "Patente", Chiàrchiaro appunto. E dove a un certo punto si legge: «Al chiarchiaro, dunque, è come dire agli inferi». E a una discesa agli inferi è costretto Montalbano, tra carogne e putrescenza. Una putrescenza che è soprattutto interiore: l'indagine, infatti, cui il commissario dà la stura, all'inizio strampalata e nebulosa, pian piano diventa sempre più malignamente chiara. La trama criminale che oscena si disegna investe ballerini, transessuali, capimafia poco tradizionali, pescherecci in ritardo, politici collusi, traffico di armi chimiche. Incrocia sentimenti veri e camuffati, amicizie d'antica data e innamoramenti clandestini, pratiche poco ortodosse, tra cleptomania e voyeurismo. E si alloca non soltanto nei luoghi aperti del chiarchiaro, ma anche nella stanza chiusa della tortura. Non quella di pirandelliana memoria, certo, ma un vero e agghiacciante luogo di dimora adibito a teatro di sevizia e strazio. Montalbano non regge a cotanto abominio: sarà la vecchiaia, che con lui si diverte alla stregua del gatto alle prese col topo; sarà la disumanità dilagante e inarrestabile. E a dispetto di certi notturni leopardiani («Dolci e chiara era la notti e senza vento. E la luna, inveci di posari supra all'orti, galleggiava supra il mari»), le tenebre della coscienza non ammettono alcun chiarore. È, infatti, "La danza del gabbiano" uno dei noir più spietati e amari scritti da Camilleri, nel quale non c'è spazio per il trionfo del bene. Il relativo happy end, con tanto di esilarante messinscena finale, non riconcilia il lettore, non comporta il ritorno dell'ordine. La carica di brutalità è tale che Montalbano deve incassare colpi sempre più duri. Deve piegarsi per lo "sconcerto metafisico" che proverà una volta di fronte alla gorgone. Laddove torneranno i conti, e l'epifania iniziale del gabbiano che danza in agonia, si sovrapporrà alla scena della tortura e dell'assassinio ricostruita come sotto possessione dal commissario.
Salvatore Ferlita
 
 

Il Secolo XIX, 28.5.2009
Montalbano, un'avventura in stile hard boiled

La scena iniziale ha un carattere disturbante, inquietante: la morte di un gabbiano, forse ucciso per una fucilata, sulla spiaggia di Marinella, proprio davanti alla casa di Montalbano. Un’agonia che si trasforma in danza macabra e che cattura l’attenzione del commissario, incapace di allontanare gli occhi da quello strazio: l’uccello ballava e cantava, “anzi no, non cantava, il sono che gli nisciva fora dal becco era roco, dispirato, pariva che addimannava aiuto. E ogni tanto, sempri firrianno, addrizzava il collo tendendolo in alto fino all’inverosimili e col becco faciva avanti e narrè, parivano un vrazzo e ’na mano che volivano posari qualichi cosa in àvuto e non ci arriniscivano”.
Montalbano si sorprende a interrogarsi su quella fine, sul fatto che - “va a sapere pirchì” - la vita degli uccelli gli sembrava eterna e a domandarsi se tutti i gabbiani, quando muoiono, mettono in scena quel balletto straziante. Quella morte “non se la potiva livari dalla testa” e tornerà prepotentemente nell’indagine che prende le mosse da un fatto misterioso e imprevisto: la sparizione di Fazio, il fido ispettore che, forse ancora più del vice Mimì Augello, il commissario Montalbano sente vicino e complice. Fazio non si trova, ha detto alla moglie che sarebbe uscito perché impegnato in un’indagine su incarico del commissario, cosa non vera: bisogna capire dov’è, che cosa è successo, perché si è messo nei guai.
Ancora una volta, partendo da una vicenda che pare circoscritta, Montalbano si troverà di fronte a un pentolone che il buon senso direbbe di non scoperchiare, come Mimì a un certo punto lo invita a fare. E il commissario sa perfettamente che il suo vice ha ragione, che il questore e i politici saranno pronti come sempre a mettere la sordina a tutto quanto. Secondo voi, quale strada imboccherà, alla fine, il “vecchio” Montalbano?
Con “La danza del gabbiano” (Sellerio, 288 pagine, 13 euro) siamo arrivati al quindicesimo romanzo che ha per protagonista il commissario di Vigàta, il personaggio che negli anni Novanta ha salvato la casa editrice di Palermo, allora in gravi difficoltà, «come il VII Cavalleggeri in un vecchio western», ha ricordato Camilleri commentando il quarantesimo compleanno della Sellerio. Dalla prima indagine del commissario, “La forma dell’acqua”, sono passati quindici anni. Da tempo Montalbano, ormai quasi “sissantino” ha cominciato a fare i conti con le “vicchiaglie”: quella condizione che non lo fa più dormire come un “picciliddro” e che, di fronte alle scene più crude, in stile hard boiled - e qui non mancano, anche se sono lasciate più all’immaginazione del lettore che alla descrizione reale - non riesce a trattenersi, deve fuggire altrove per prendere fiato.
In questa avventura - ma la vera ultima storia, ha rivelato Camilleri, è stata scritta quattro anni fa, e il commissario non muore: «Avevo un’idea buona e temevo di perderla per sopraggiunto Alzheimer: il titolo è ancora provvisorio, “Riccardino”» - il Montalbano di carta - o di carne? - incrocia perfino il suo alter ego televisivo, Luca Zingaretti. Perché l’eterna fidanzata Livia - fino a quando? - vorrebbe andare in Val di Noto e il commissario nicchia; “E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso... come si chiama... Zingarelli...». Che è più giovane, gli fa notare Livia, ma se è per questo è anche calvo, mentre il Montalbano vero, ribatte lui, ha “capelli da vendere”. Come la statua che è appena stata scoperta a Porto Empedocle. Il Mito, nonostante le “vicchiaglie”, non va in pensione.
Andrea Plebe
 
 

Il Tempo, 28.5.2009
Camilleri: solo il mare mi fa smettere un po'
«Posso stare ore a contemplare il mare, smetto addirittura di fumare.

O meglio rallento, e apprezzo di più la sigaretta che verrà: l'accendo solo dopo un po', quando mi sono saturato di onde». Per Andrea Camilleri fumo e mare devono avere un qualche rapporto. Tra i suoi libri più famosi e belli c'è "Un filo di fumo", che è poi quello del piroscafo russo "Tomorov", atteso e temuto all'orizzonte del porto di Vigata. Un filo da cui dipendono destini, un'immagine tenue eppure capace di incatenare i personaggi del romanzo al miraggio delle sue spire. Solo un romanzo, ma dall'abitudine del fumo dipendono davvero i destini, la salute, di tanti uomini e donne. E Andrea Camilleri - che la leggenda (attraverso il cantore Fiorello) ha reso uno dei fumatori più famosi d'Italia - questo lo sa. E forse ne avverte l'incolpevole peso. Ha infatti scelto di non parlare in pubblico e alla stampa di un vizio che tutti in realtà, per ciò che lo riguarda, vedono più come dote: l'ultimo tratto irresistibile del profilo privato di un grande scrittore. Montalbano non vorrebbe. Non farebbe nulla che mettesse a rischio la pace delle sue (a volte già troppo tormentate) notti: l'autore ha lo stesso carico di coscienza. E così, è vero; Camilleri fuma tanto. Bianche sigarette spente sempre a metà e appoggiate con grazia al bordo del portacenere, dritte come moniti o come semplici promemoria di altri momenti appena trascorsi, e segnati, com'è per ogni grande fumatore, dal divenire scuro del fondo di un filtro. Ma non si fa in alcun modo testimonial di una personale usanza che potrebbe recar danno a qualcun altro. Le sue "passiate" in riva al mare continueranno come sempre, e ogni volta proverà, se non a smettere di fumare, almeno a rallentare l'arrivo alle labbra della prossima sigaretta. Ci saranno le onde, l'azione purificatrice e catartica del blu in continuo, inarrestabile movimento. Il fumo si perderà nel vento, e con esso i suoi danni e significati. Un vizio resta un fatto privato. Quello che conta, la scintilla di brace che ci rischiara per un istante, è che stavolta dia calda luce all'integrità responsabile di un uomo.
 
 

Romasette.it, 28.5.2009
In città: Emergenza caldo, torna "Viva gli anziani!"
Con l'arrivo dell'estate la Comunità di Sant'Egidio ripropone il programma di assistenza domiciliare per gli ultrasettantenni. Andrea Camilleri testimonial dell'iniziativa

L’estate è già arrivata: nei giorni scorsi i termometri hanno raggiunto temperature spaventose, segnando, di fatto, il principio di una nuova emergenza. Questa prima e inaspettata ondata di caldo ha già fatto le prime vittime in 19 città italiane, soprattutto tra le persone anziane. In Italia sono quasi 6 milioni gli anziani che vivono soli e ogni anno sono costretti ad affrontare la stagione più calda affidandosi solo alle proprie risorse, che troppo spesso non bastano. È urgente un punto di svolta nel modo di organizzare il sistema sociosanitario dei servizi rivolti alla terza e quarta età, e in questo senso si sta muovendo la Comunità di Sant’Egidio, con il suo programma “Viva gli anziani!”.
L’iniziativa è in collaborazione con il Comune di Roma, la Regione Lazio, il ministero del Lavoro, della Salute, e delle Politiche Sociali, e rappresenta ormai una realtà concreta nell’ambito della solidarietà.
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Andrea Camilleri è testimonial di “Viva gli Anziani!”: «A me piace sottolineare un fatto di questa iniziativa. La maggior parte degli assistenti che affiancano gli anziani, sono stranieri perfettamente integrati nella società italiana; e questa mi sembra una bella risposta a coloro che vedono gli extracomunitari come il fumo negli occhi. Non ci sono uomini inutili: ogni uomo è utile al suo prossimo». «Ecco – prosegue – io dicevo della necessità del sentire che qualcuno ti sta accanto che è fondamentale nella vecchiaia, e se non possono essere i figli e i nipoti, perché oggi il ritmo della vita è quello che è e costringe tutti a lavorare a stare fuori casa dalla mattina alla sera, questo squillo di telefono è veramente un trillo che risuona come una campana di amicizia».
Matteo Raimondi
 
 

Dagospia, 28.5.2009
Da "Panorama" in edicola domani
Veronesi e le poesie finite nel cestino...

Umberto Veronesi? Oltre che un grande oncologo, un poeta mancato, che scrive poesie e poi le cestina. Giulio Andreotti? Rinunciò a prendere la patente perché al primo tentativo di guida finì in rotta di collisione con un corteo funebre. Giampaolo Pansa? Guai a nominargli Giorgio Bocca, si irrigidisce, mentre si commuove quando parla del suo grande amore per Adele Grisendi.
Veronesi, Andreotti e Giampaolo Pansa, insieme ad Andrea Camilleri, Mariangela Melato, Mario Monicelli, Renzo Arbore e Giovanni Minoli, sono gli otto personaggi ai quali sono dedicate altrettante puntate di Big (dal 5 giugno ogni venerdì alle 0.10 su Raitre), ritratti molto privati firmati da Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, ciascuno introdotto da Lino Jannuzzi.
 
 

Agrigento Notizie, 28.5.2009
L'artista Vito Avarello incontra Andrea Camilleri

Canicattì. L'artista canicattinese Vito Avarello ha avuto un incontro con lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri. L'occasione è stata data dalla presentazione del nuovo libro del padre del commissario Montalbano, che si è tenuta presso il castello chiaramonte di Siculiana. Non bisogna dimenticare che Avarello ha realizzato dei disegni ispirati alla "Mossa del Cavallo" romanzo scritto da Camilleri diversi anni addietro.
"Poco prima dell’arrivo del professore Andrea - ha scritto Avarello -  con alcuni suoi amici mi sono avviato incontro a lui col malloppo delle fotocopie dei disegni e, presentandomi come autore di questo lungo lavoro, ho notato nello sguardo del maestro una curiosità morbosa di voler vedere i disegni e, sfogliandone qualcuno, gli ho chiesto se, finita la presentazione del suo nuovo lavoro, mi avrebbe concesso un po’ di tempo per vederli e lasciarmi una dedica. Logicamente - ha aggiunto Avarello - le persone attorno a lui erano tantissime per gli autografi sulla sua nuova pubblicazione dopo la presentazione, durante la quale l’autore si lasciava andare a delle spontanee battute che hanno divertito gli ospiti. Io ho assistito a tutto questo quasi trepidante di non fare in tempo a poter reincontrare il professore, poiché lo vedevo stanco e la sua segretaria già licenziava tutti; ma, ad un tratto, mi fa cenno di sedermi sulla panchina accanto a lui e mi dice 'Piglia ‘ssi disegni'. Io li pongo sul tavolo e lui si mette a sfogliarli  lentamente, accompagnato dal mio commento, mentre scambiamo delle battute con grasse risate, come se ci conoscessimo da sempre. La segretaria, che prima mi aveva concesso solo cinque minuti per quell’incontro, vedendo lo 'scialo' del professore, fa silenzio soddisfatta per più di un quarto d’ora. Il professore, congedando tutti, mi ha abbracciato e baciato dicendomi ' Bravo'! Poi mi ha rilasciato una dedica su un disegno; una frase che mi ha commosso, poiché ha scritto 'A Vito Avarello, più visionario di me. Andrea Camilleri'. Quasi allibito - ha concluso l'artista canicattinese - me ne vado soddisfatto e meravigliato di tanto calore umano e pensando ai pareri critici che ricevevo per questi disegni, come quelli da parte di Michele Guardì, Carlo Croccolo, Gaetano Savatteri, Francesco Bellomo, Mario Gazziano, Paola Gassman, dal grande ispiratore Andrea Camilleri…e che cosa si può volere di più da questa vita artistica? Altre testimonianze".
Carmelo Vella
 
 

Il Giornale, 28.5.2009
"La famiglia Sciascia mi boicotta solo perché non sono di sinistra"
Gli eredi dello scrittore bloccano la rappresentazione di un’opera allo Stabile di Catania Il presidente accusa: "Mi considerano un puzzolente di destra, o peggio ancora un fascista"

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Forse lei non fa parte dei circoli giusti.
«L’unico danno che ha fatto Sciascia è quello di aver generato gli sciasciani, le vestali dell’ortodossia, che è una iattura e che poi ha avuto un seguito con i camilleriani. Per fortuna ci siamo salvati dai consoliani. Vincenzo Consolo, bontà sua, è un cardo solitario nell’orto delle lettere».
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Anche con Vincenzo Consolo ci sono stati intoppi...
«Non ha voluto partecipare a un’iniziativa che coinvolgeva gli scrittori siciliani, forse perché c’era Camilleri che vende più di lui, forse perché c’ero dentro io. Consolo ormai rifiuta la presenza ovunque, si è dimesso dal premio Vittorini perché non risponde più ai giusti dettami, giusti secondo lui naturalmente».
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Paolo Bracalini
 
 

l'Unità, 29.5.2009
Lo chef consiglia
Il fidanzato e la prima volta di Noemi alle urne il 6 giugno
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Il Giornale, 29.5.2009
"Rifarei Montalbano ma finora la Rai non m’ha chiamato"

Roma - «Sono un fautore della lentezza. Permette di capire meglio le cose. Siamo bombardati da migliaia di notizie in tempo reale, ci sembra di sapere tutto, invece non approfondiamo nulla». Luca Zingaretti, classe 1961, romano de Roma ma siciliano «honoris causa», in realtà gira come una trottola.
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Capitolo Montalbano: vedremo altri quattro episodi?
«Per dire sì o no le proposte devono fartele. E dalla Rai finora non sono arrivate. Ma io sono pronto. Sbagliai quella volta a dire basta. Infatti ci ho ripensato, era una stupidaggine. Guardi, non è questione di soldi. Montalbano è come un vecchio amico, la Sicilia mi manca, con Sironi ci si intende. Forse l’unico ritocco da fare è al tono delle gag: stanno diventando un po’ meccaniche, ripetitive».
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Michele Anselmi
 
 

Ultime Notizie, 29.5.2009
Il commissario Montalbano, Zingaretti, per ora tutto fermo

Un commercialista senza scrupoli nel nuovo film di Pupi Avati, Francesco Crispi in "Noi credevamo", la pellicola sul Risorgimento di Mario Martone e «uno spacciatore per necessità» in "La vita" (titolo provvisorio) di Daniele Luchetti. Sono i nuovi impegni cinematografici di Luca Zingaretti. E non può mancare Montalbano. «Per ora è tutto fermo - ha spiegato l’attore - Se torneranno a offrirmelo, ci penserò. Il mio problema con questo personaggio è che mi diverto a farlo. Dopo aver detto che non l’avrei più fatto mi mancava. Se lo rifaremo, chiederò di curare un po’ di più anche il lato di farsa, di gag. Non ci si può limitare alle parole sbagliate di Catarella».
[...]
 
 

ANSA, 29.5.2009
Sisma: arriva cinema itinerante
Donazioni di Camilleri, Baricco e societa' distribuzione

L'Aquila - Un cinema itinerante all'aperto sara' a disposizione degli aquilani vittime del sisma che continueranno a vivere nelle tendopoli. Lo allestira' l'associazione ''Arti e spettacolo'' di Villa Sant'Angelo (L'Aquila) grazie a Andrea Camilleri, Alessandro Baricco, Domenico Procacci e alle societa' di distribuzione ''Palomar'' e ''01 Distribution'' di RaiCinema. Il 9 giugno saranno consegnati un videoproiettore e uno schermo, mentre sono gia' arrivati 200 dvd.
 
 

l'Unità, 30.5.2009
Lo chef consiglia
Figaro qua, Figaro là, ma il Cavaliere è di casa solo a 'Porta a Porta'
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

Televisionando, 30.5.2009
Fiction, Montalbano non vuole incontrare Zingaretti
Come è possibile che Salvo Montalbano, commissario di polizia di Vigàta, dichiari alla fidanzata Livia di non voler andare a Ragusa per non incontrare l’attore (”Come si chiama? Zingarelli…“) che lo interpreta nella popolare serie tv? E’ semplice, stiamo leggendo l’ultima avventura del commissario, La Danza del Gabbiano, da venerdì in libreria.

Che negli ultimi anni Andrea Camilleri abbia sentito ‘l’influenza’ nella sua scrittura del successo della popolare serie tv incentrata sul suo personaggio di punta, il Commissario Montalbano, è cosa ormai evidente. [Vi consigliamo a questo proposito di leggere un interessante studio di Gianfranco Marrone (Montalbano, Eri-Rai, 2003) ormai forse un po’ datato, che esplora i rimandi intertestuali e intermediali del personaggio e delle sue storie nelle diverse trasposizioni, da quella fictional a quella a fumetti.] Ma che Salvo Montalbano si riferisca direttamente alla fiction che lo vede protagonista e al suo attore finora non era mai accaduto.
Di fronte alla richiesta di Livia, la storica fidanzata, di fare un giro tra Modica, Ragusa e Scicli, cuore del barocco siciliano, Montalbano tentenna e argomenta, senza questa volta raccontare farfanterie, che non vorrebbe trovarsi sul set della fiction.
“Non vorrei che mentre ci siamo noi girassero lì qualche episodio della serie tv…” dice Montalbano alla sua fidanzata che risponde secca: “E che te ne frega, scusa?“. “E se putacaso mi vengo a trovare faccia a faccia con l’attore che fa me stesso… come si chiama… Zingarelli…“.
“Si chiama Zingaretti - lo corregge Livia - non fare finta di sbagliare […] e poi nemmeno vi somigliate […] lui è assai più giovane di te“. “E che minchia significa? Se è per questo lui è totalmente calvo, mentre io ho capelli da vendere!“.
Il cortocircuito intertestuale funziona benissimo, con implicazioni semiotiche che non stiamo neanche ad elencare. In poche righe, sistemate all’inizio del nuovo romanzo, La Danza del Gabbiano, in libreria da venerdì, Camilleri omaggia Luca Zingaretti, che da più di dieci anni interpreta il ruolo di Montalbano e fa anche riferimento alla lunga polemica che ha accompagnato la realizzazione di una statua al letterario commissario della ‘letteraria’ Vigàta collocata in quel di Porto Empedocle, luogo d’origine dello scrittore, e inaugurata qualche giorno fa dallo stesso Camilleri. Due fazioni in lotta hanno agitato i sonni degli empedoclini, divisi tra chi voleva la statua somigliante a Zingaretti e quanti volevano, invece, che somigliasse alla descrizione letteraria fatta dall’autore, che lo vene 57enne, con folta chioma e baffi neri. E a dirla tutta nel nuovo libro il Commissario fa riferimento anche allo scrittore, al quale si ripromette di non raccontare più le sue avventure, onde evitare ulteriori romanzi.
Ma il rimando all’attualità, come tradizione delle opere di Camilleri, non si ferma qui: c’è anche un richiamo al recente divorzio Lario-Berlusconi, evidentemente aggiunto a pochi giorni dalla messa in stampa. Ovviamente ci auguriamo che anche questo episodio della carriera del commissario diventi un film tv: sono al momento in via di realizzazione Il Campo del Vasaio e L’Età del Dubbio, che arriveranno in tv nel 2010, anche se proprio oggi, in un’intervista a Il Giornale, Luca Zingaretti ha dichiarato di non essere stato ancora contattato dalla Rai per i nuovi film tv. Speriamo davvero si tratti solo di un ‘disguido’ dovuto al cambio delle poltrone a Viale Mazzini.
In ogni caso saremmo davvero curiosi di vedere come la sceneggiatura tv risolverebbe il cortocircuito intermediale attivato dall’ultima fatica di Camilleri. Buona lettura.
Giorgia
 
 

l'Unità, 31.5.2009
Lo chef consiglia
Giuro di dire la verità tutta la verità nient'altro che la verità
Saverio Lodato / Andrea Camilleri
 
 

 


 
Last modified Tuesday, February, 11, 2014