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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2010

 
La Repubblica (ed. di Palermo), 2.1.2010
Un principe etiope per Camilleri e Orlando sadomaso

La nuova stagione letteraria si aprirà all'insegna dei marchi editoriali Sellerio e Laterza. Ad aprire le danze sarà l'instancabile Andrea Camilleri col romanzo storico "Il nipote del Negus", il secondo giallo del giornalista Gian Mauro Costa, "Il libro di legno", e la seconda prova del musicista Nino Vetri, "Lume lume". La nuova storia narrata dallo scrittore empedoclino prende le mosse da una vicenda realmente accaduta: negli anni Trenta a Caltanissetta andò a studiare nella scuola mineraria il nipote del Negus: un principe di sangue reale, una sorta di vitellone, che ne combinò di tutti i colori, quasi da far scoppiare una guerra con l'Etiopia. Con una trama fatta di missive, telegrammi, articoli e proclami, dispacci governativi, conversazioni, Camilleri dà forma a un romanzo comico e corrosivo, simile alla "Concessione del telefono".
[…]
Salvatore Ferita
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 2.1.2010
E se poi il ponte restasse a metà?

Qualche anno fa avevo sottoscritto l'Appello Odissea, lanciato da alcuni comitati ambientalisti affinché lo Stretto di Messina fosse posto sotto la tutela dell'Unesco. Il che, nelle aspettative dei promotori, avrebbe potuto impedire la costruzione del ponte, o almeno innalzare il livello e la qualità dei controlli sull'opera e sul suo impatto ambientale. Nonostante la mia idiosincrasia a sottoscrivere appelli, l'avevo firmato, perché le cause perse sono le uniche per le quali valga la pena sbilanciarsi, e non esiste causa più persa in partenza di quella sostenuta da un drappello di comuni cittadini con l'appoggio di qualche intellettuale senza altro potere che quello di firmare appelli. Tuttavia, alla mia firma, avevo aggiunto la seguente postilla: «Non sono a priori contrario alla costruzione del ponte, sono contrario a questo progetto, in questo tempo. È solo una bomba fumogena, e avverto il rischio fortissimo che l'unica cosa destinata a rimanere indefinitamente sospesa non sia il ponte ma il cantiere: una gigantesca cava a cielo aperto e qualche spuntone di ferro arrugginito». Sollecitato ora da Repubblica a dire la mia sulla questione, ho avuto qualche resistenza ad accettare subito, perché condividevo in buona sostanza quanto scritto da Camilleri su queste pagine, e non mi sembrava di potere aggiungere alcun che di nuovo. Poi mi sono detto che, magari, repetita juvant, anche se non mi illudo che persino interventi ben più qualificati del mio possano minimamente influenzare gli eventi. A volere essere pillicusi, come direbbe Camilleri stesso, le nostre rispettive posizioni si potrebbero riassumere con le formule "Sì, ma...", nel suo caso, e "No, ma...", nel mio. Formule che esprimono molta più convergenza che divergenza, se non una sostanziale coincidenza. Personalmente non sono affezionato all'idea che, essendo la Sicilia un'isola, tale debba rimanere nei secoli dei secoli: è un' idea pseudo-romantica e, in ogni caso, non sarebbe certo un ponte a cambiare una sostanza che, quando è presente, è più condizione dell'anima che espressione della geografia. D'altra parte, la inevitabilità del ponte è evocata anche dalla letteratura: il grande autore americano di fantascienza Ben Bova, nel romanzo del 1971 “I condannati di Messina”, ipotizza un futuro governo mondiale che avrà sede proprio a Messina. E il presidente supremo si affaccerà dalle finestre dei suoi uffici a contemplare il ponte. Dell'idea del ponte mi attira anche il valore simbolico: un ponte è qualcosa che unisce, tanto che si usa l'espressione "gettare un ponte", per indicare la disponibilità a un rapporto positivo tra due parti. E mi sembra che in questi ultimi anni la politica, nella sua accezione meno nobile, abbia lavorato in direzione esattamente opposta. Tanto per non fare nomi e cognomi, mi riferisco alla Lega di Bossi, la cui acquiescenza di fatto al ponte credo che derivi dalla consapevolezza che, alla fine, l'attuale progetto - scrusciu di prime pietre a parte - non farà molta strada. Fatte le debite proporzioni e gli opportuni distinguo, la costruzione del ponte, se attuata nei tempi previsti dal progetto e se realizzata con tutti i crismi e le garanzie di sicurezza, e se unisse "sistemi" integrabili e non solo "sponde", potrebbe assumere la stessa valenza politica che alcuni studiosi avevano attribuito alla costruzione delle piramidi in Egitto: non mera edificazione di tombe, ma momento di aggregazione e stabilizzazione dell'Egitto come nazione e degli egizi come popolo, pur a costo di lacrime e sangue. Ma se ha ragione Camilleri nel sostenere che il ponte non unirebbe due deserti - ché tali non sono Sicilia e Calabria - è altrettanto innegabile che la costruzione del ponte, per trovare una sua logica, dovrebbe essere accompagnata da una rivoluzione infrastrutturale di complessità forse superiore a quella dello stesso ponte. È la carenza di queste infrastrutture a renderne monca l'eventuale realizzazione. Non sono un tecnico e quindi non azzardo valutazioni in merito; però, dubito che per ammodernare la rete ferroviaria siciliana e quella calabrese (e trascuro volutamente le autostrade) ci possa volere meno tempo dei sette anni previsti per la costruzione del ponte. L'Alta Velocità si è fermata a Eboli o su di lì. Ma credo che qualsiasi cittadino siciliano si accontenterebbe di un treno capace di portarlo da Palermo a Catania o a Messina o viceversa, in meno di due ore. Non sarebbe alta velocità, ma io ci metterei subito la firma. Però non ho sentito parlare di investimenti e di progetti esecutivi in proposito. Se ci sono, devono essere segreti. Come segreti devono essere gli ingenti investimenti privati, con il metodo del project financing, sui quali si fa affidamento per evitare che sia la Stato, cioè noi cittadini - ma, attenzione, solo quelli che pagano le tasse! - ad accollarsi i costi del ponte. Che, secondo le ultime valutazioni, ammonterebbero a circa 6 miliardi di euro. Ma c'è qualcuno disposto a credere che saranno davvero questi, i costi finali? E c'è qualcuno disposto a credere che il 1° gennaio del 2017 il ponte entrerà davvero in esercizio? Qualcuno può citare un precedente, in Italia, di un'opera la cui realizzazione abbia rispettato la previsione iniziale dei costi e dei tempi di realizzazione? Vogliamo parlare della Salerno-Reggio Calabria? O della Palermo-Messina? O del MO.S.E. di Venezia? Il mio incubo è che, per decenni, le uniche parti realizzate del ponte saranno gli enormi sbancamenti che devasteranno le due coste; e la mia personale convinzione è che il progetto, con l'attuale tempistica, sia un'operazione essenzialmente mediatica, simile ad altre contro le quali siamo solo in parte vaccinati, ma su scala enormemente superiore. È proprio la tempistica la parte critica di questa operazione. Perché in un periodo di vacche magrissime come l'attuale è dissennato impegnare somme così ingenti in un progetto che sotto nessuna veste può essere considerato prioritario rispetto a quella che è la vera emergenza in Sicilia e in Calabria: avviare un'opera di sistematica, capillare manutenzione straordinaria del territorio, con la messa in sicurezza di corsi d'acqua, montagne, paesi e città. Se proprio si volesse ricorrere al metodo keynesiano per dare una spinta all'economia di queste regioni, è qui che bisognerebbe concentrare la spesa pubblica. Non sono io a dirlo, beninteso, ma fior di economisti e di tecnici. Ma anche il buon senso.
Santo Piazzese
 
 

Il Messaggero, 2.1.2010
Il cartellone. Teatro. 2009
A testa bassa per stare a galla
I teatranti hanno reagito con vigore al momento difficile

Annata mista con alti e bassi, insidiata dalla penuria e dalle incertezze, comunque sorretta dalla determinazione della gente del Teatro. Che ha sfornato piatti caldi, spesso di qualità, in qualche caso persino innovativi. […] Palma speciale a tre spettacoli “giovani”: la “Festa di famiglia” di Mandracchia-Reale-Toffolatti-Torres, drammaturgicamente aiutate da Andrea Camilleri […].
Rita Sala
 
 

Corriere Canadese, 3.1.2010
Un orto più sano con i consigli di Barbanera
Ospiti d’eccezione per l’almanacco 2010 nel segno dello sviluppo sostenibile e dell’agricoltura biologica

Roma - L’alleata più fedele dei contadini sembra ancora essere la Luna. Nel 2010, come oltre due secoli fa, per produrre un pomodoro gustoso e avere filari ricchi d’uva gli agricoltori contano su un cielo amico e seguono le prescrizioni del calendario lunario e dell’almanacco Barbanera che arrivano in edicola, edizione numero 248, e, da gennaio mese delle violette e ciclamini a dicembre tempo di rucola, si confermano di filosofia ecocompatibile.
[…]
Ogni mese, si incontrano nella pubblicazione 12 volti del mondo dello spettacolo, della cultura, della politica, dello sport. Gli ospiti di Barbanera sono: […] Andrea Camilleri (marzo, scrittore) […].
 
 

ANSA, 3.1.2010
Libri, nel 2009 al top Larsson e Meyer
Piccoli editori alla riscossa, 7 titoli tra i primi 10

Roma - Piccoli e medi editori alla riscossa, con sette titoli tra i dieci più venduti nel 2009. […]
In mezzo resta posto solo per altri gialli più o meno duri: quello, edito da Sellerio, dell'inossidabile Andrea Camilleri col commissario Salvo Montalbano, il più venduto tra tutti gli italiani. […]
[…]
Ecco, stando ai dati elaborati da Eurisko per La Repubblica, le classifiche 2009:
I 10 PIU' VENDUTI IN ASSOLUTO:
[…]
5) CAMILLERI, La danza del gabbiano (Sellerio).
[…] NARRATIVA ITALIANA 1) Camilleri, La danza del gabbiano (Sellerio). 
[…]
Paolo Petroni
 
 

Il Giornale, 3.1.2010
Italiani Camilleri ha invaso le librerie

Difficile, anzi difficilissimo, snocciolare numeri solidi nel campo dell’editoria. Ci proviamo. Tra i fenomeni italiani del primo decennio c’è l’inossidabile Andrea Camilleri, che presidia il mercato con un esercito di titoli. E vende dieci milioni di copie (secondo Repubblica, 21 e mezzo). […]
 
 

Il Giornale, 3.1.2010
Le dominatrici seriali: Rowling e Meyer

[…]
C’è da notare un’altra cosa: il trionfo della serialità è una tendenza assoluta. Andrea Camilleri è con tutta probabilità il narratore italiano più venduto del decennio con oltre 10 milioni di copie (il Corriere dice 16 e mezzo, la Repubblica sale fino a 21): è decollato nel 1998, come la Rowling, e il suo successo è legato alle infinite indagini del commissario Montalbano, da cui, guarda un po’, è stata tratta una fortunata fiction televisiva...
[…]
Alessandro Gnocchi
 
 

La Sicilia, 3.1.2010
Teatro Stabile. Ottavio Cappellani racconta l’adattamento drammaturgico del suo romanzo da martedì allo Stabile
«La scelta di guardarsi con ironia». «Sicilian tragedi» una storia verista
Tre linee narrative: la storia d’amore, il teatro scespiriano e la mafia

Con il suo romanzo d'esordio “Chi è Lou Sciortino” ha avuto un successo clamoroso tanto da essere tradotto in ben ventidue paesi. La stessa fortunata sorte è toccata al secondo romanzo “Sicilian tragedi” che Mondadori ha già pubblicato in due edizioni nelle collane Scrittori italiani e stranieri e Oscar Contemporanea. L'autore è Ottavio Cappellani, quarant'anni tondi, giornalista notissimo per le sue cronache mondane condotte con piglio di ironico antropologo della movida catanese, autore del dialogo filosofico “La morale del cavallo” con prefazione di Manlio Sgalambro e arguto collaboratore de "Il Foglio". […]
La critica ha visto in quest'opera l'impronta della letteratura isolana, da Verga a Consolo a Sciascia fino a Camilleri. E' d'accordo?
«Francamente no. A parte Camilleri che considero un maestro nell'aver osato un uso letterario della lingua siciliana. Per il resto non vedo altre comunanze in Sicilia, dove molta letteratura paradossalmente viene apprezzata fuori per la peculiarità di essere chiusa su se stessa, in certo senso ghettizzata».
[…]
Giovanna Caggegi
 
 

Ok libri.com, 4.1.2010
Il colore del sole

Iniziamo da pagina 119, dove l’autore, con onestà intellettuale, spiega come gli è venuta l’idea di questo romanzo breve.
Nel 2005 la curatrice del Dusseldorf Museum Kunst Palast, Karina Luz, dovendo allestire una mostra su Caravaggio, invitò Camilleri a scrivere un racconto di quindici cartelle sul grande pittore.
A lavoro finito, Camilleri si accorse di aver scritto molto di più ed allora da quest’opera completa trasse le cartelle richieste, che poi sono state stampate nel volume antologico Maler Morder Mytos (Geschichten Zu Caravaggio, Hatje Cantz, Ostfieldern 2006): il testo integrale è invece questo bellissimo romanzo, assai breve, in cui Camilleri stesso si cala nel romanzo e ne diventa protagonista.
Così comincia il libro: Camilleri, dopo anni di assenza, decide di tornare a Siracusa, dove lo attirano le rappresentazioni nel teatro greco, splendido palcoscenico per le grandi tragedie del passato.
Subito accadono strane coincidenze, lo scrittore si sente preso in causa da qualche misterioso personaggio. Un bigliettino ritrovato alla fine dello spettacolo nella tasca con un numero di telefono da utilizzare una e una sola volta, un colloquio stranissimo, un appuntamento di stampo inequivocabilmente mafioso, una specie di rapimento e l’arrivo in una grande villa nascosta.
Ed eccoci il nostro Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli nell’incapacità di sottrarsi ad una serie di misteri via via più fitti e inquietanti… Nella villa leggerà un diario incredibile, le pagine scritte di suo pugno da un artista di quattro secoli prima.
Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Il manoscritto ritrovato che Camilleri crea diventa prestesto letterario del romanzo e fornisce un’originalissima particolarità nelle scelte di Camilleri che, con veridicità, introduce elementi assolutamente impossibili, tanto impossibili da sembrare veri.
Caravaggio, notoriamente poco colto, ha lasciato solo scarni bigliettini, scontrini diremmo oggi; ed ha del sorprendente che abbia usato la scrittura per indagare sui misteri profondi della propria anima.
Il periodo romanzato da Camilleri è il cosiddetto periodo maltese-siciliano nell’estate del 1607. La scrittura di Camilleri questa volta asseconda tanto le cadenze dell’italiano seicentesco quanto la psicologia torturata dell’artista, creando un effetto di enorme suggestione e intensità emotiva.
Il “colore del sole”, il “sole nero” tante volte citato nel corso del libro, nasce dall’interpretazione che lo scrittore dà alla particolare luce dei quadri di Caravaggio: scelta stilistica e pittorica, ma origine “patologica” di quella straordinaria presenza dell’ombra da cui solo alcuni particolari (fondamentali nell’economia del quadro) vengono illuminati.
E il romanzo rappresenta il tentativo di riempire i momenti oscuri, quelli che nessun documento ci ha mai saputo spiegare di un pittore dalla vita più che turbolenta. E’ un romanzo “nero”, fitto di ombre e di mistero, che segna una pausa dal personaggio Montalbano e che rientra nei giochi letterari tanto cari allo scrittore siciliano.
Gwenn
 
 

Il Giornale, 4.1.2010
L’intervista. Giorgio Simonelli

Giorgio Simonelli, docente di Giornalismo radiofonico e televisivo all’Università Cattolica di Milano e autore di molti saggi dedicati alla tv come “I peggiori anni della sua vita. La televisione del nuovo millennio”, non avrebbe messo nella top six delle fiction del decennio appena concluso nessuna delle sei arrivate in finale nel sondaggio di Tvblog. «Io non sono un fanatico delle serie televisive americane, preferisco quelle europee. Di solito sono sopravvalutate per colpa di un certo snobismo che le considera intriganti e misteriose, ma in realtà si tratta di fiction vuote, confuse, dove c’è più scena che sostanza».
[…]
E tra quelle italiane ne salverebbe qualcuna?
«La prima serie di “Raccontami” ispirata alla fiction spagnola, dedicata alla vita di una famiglia all’inizio degli anni Sessanta e interpretata da Massimo Ghini e Lunetta Savino. E “Il commissario Montalbano”, se non fosse andato in onda poco prima di questo decennio, già nel 1998».
[…]
 
 

Corriere del Mezzogiorno, 4.1.2010
lo scrittore
Fenomeno Donato Carrisi, stella noir
Il trentaseienne autore de «Il suggeritore» è stato il caso editoriale del 2009. Ma la sua vita non è cambiata

Bari - Dice di sentirsi un po’ come una Cenerentola, perché è appena arrivato, nuovo dell’ambiente, dunque sotto osservazione, e la sua storia ha il sapore di una favola. Frasi apprezzabilissime, segno di intelligente umiltà, dette da chi tutto sommato potrebbe far finta di niente, forte delle 200mila copie vendute (in cinque mesi), del successo all’estero, del premio Bancarella, e degli innumerevoli premi letterari che continuano a tributargli. A uno degli ultimi, il Mediterraneo del giallo e del noir, si è classificato primo superando Andrea Camilleri (arrivato solo terzo): «È un po’ imbarazzante - dice - ma è un riconoscimento che non cambia nulla: Camilleri resta un grandissimo maestro».
[…]
Paola Moscardino
 
 

AgrigentoWeb.it, 5.1.2010
“I 100 potenti”, nove gli agrigentini nella classifica di I Love Sicilia

Nove agrigentini nella classifica dei 100 più potenti di Sicilia proposta dal mensile I love Sicilia. Nel numero in edicola, il periodico di stili, tendenze e consumi pubblica la seconda edizione del ranking dei personaggi più influenti dell’Isola, votato da una giuria di giornalisti siciliani. […] Gli altri personaggi della provincia di Agrigento che si incontrano scorrendo la classifica sono […] Andrea Camilleri […].
 
 

Avvenire, 5.1.2010
Editoriale
Camilleri e Sciascia: Sud e giustizia

Può un cittadino siciliano «eccellentissimo» venire adeguatamente condannato per omicidio? Per l’Andrea Camilleri di oggi e il Leonardo Sciascia dell’altro ieri, sembrerebbe davvero impossibile. Leggiamo, quasi in contemporanea, «La rizzagliata» del papà del commissario Montalbano e «I pugnalatori» dello scrittore di Racalmuto e non riusciamo a sottrarci al gioco delle analogie.
Una su tutte: l’impossibilità di assicurare alla giustizia il vero colpevole a causa del contesto sociale e politico in cui maturano i delitti. Eppure, le circostanze e i tempi sono ovviamente lontanissimi l’uno dall’altro.
Per Camilleri tutto si muove dentro una Palermo contemporanea nella quale l’omicidio di una giovane donna, figlia di un uomo potente, diventa la merce di scambio per un nuovo assetto dei poteri locali. Il tutto senza che il vero omicida paghi il prezzo delle sue colpe, salvo essere allontanato momentaneamente dalla eccellentissima poltrona che occupa, proprio in favore del padre della ragazza, risarcito così del sangue versato. Regista di tutta questa operazione, il massimo esponente locale del partito di maggioranza che coglie anche l’occasione per regolare una serie di conti in sospeso. Naturalmente un colpevole sarà trovato, ma morirà con una bella messa in scena del suo suicidio. Il tutto in un contesto giudiziario e informativo assolutamente favorevole a che i poteri locali accomodino le cose, perché nulla cambi e la vita della città possa proseguire secondo l’ordine costituito.
Con «I pugnalatori», Sciascia si esercita in uno dei suoi generi preferiti: la denuncia sociale attraverso il racconto di fatti di cronaca nera, adeguatamente ricostruiti attraverso un faticoso e meticoloso percorso di ricerca storico-giudiziaria.
Per questo racconto che ha come teatro sempre Palermo, bisogna mandare indietro il calendario addirittura al 1° ottobre del 1862, quando un «fatto criminale di orrida novità» colpisce la città: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti, vengono pugnalate tredici persone. A tracciare una mappa sulla città, si scoprirà una stella a tredici punte. Il racconto si snoda attraverso gli atti del procuratore Guido Giacosa che scopre una cospirazione neoborbonica capeggiata addirittura da un senatore del Regno d’Italia: il principe di Sant’Elia, uomo ricchissimo e deluso dagli scarsi vantaggi venutigli dall’abbandono repentino della casa borbonica all’atto dell’invasione garibaldina.
Ma nessuna indagine, né alcuna testimonianza, riusciranno ad abbattere il muro costruito a difesa del principe, non solo a Palermo, ma anche a Roma, dove Francesco Crispi si preparava a governare e così interveniva nel dibattito parlamentare: «Penso che il mistero continuerà e che giammai conosceremo le cose come veramente sono avvenute».
La lettura di questi due libri riporta in primo piano il tema della verità giudiziaria così come essa può essere costruita e condizionata da un certo clima sociale e dal contesto politico nel quale i fatti si svolgono. È difficile nascondere un senso di profondo malessere se due intellettuali e narratori così diversi giungono alla stessa amara conclusione, quasi ad una resa incondizionata: in Sicilia la giustizia non è uguale per tutti. O no?
Domenico Delle Foglie
 
 

Gazzetta di Mantova, 6.1.2010
Nera d’annata
Noir all’italiana
dal Magazine domenicale di America Oggi di Valerio Cattano

Il rapporto fra giornalismo e narrativa italiana attraverso le risposte “a getto” di due cronisti, Massimo Lugli, autorevole firma di “Repubblica”, e Gery Palazzotto, ex caporedattore del “Giornale di Sicilia”, oggi uomo di lettere a tempo pieno.
Perché Lugli e Palazzotto? Di certo, nel vasto panorama del giallo e del noir italiano – che non sempre offre un prodotto stampato di qualità – sono due professionisti che hanno proposto lavori originali e ben accolti dalla critica, tanto da pubblicare entrambi altrettanti romanzi con lo stesso personaggio. Palazzotto ha scritto due storie con il commissario Giovanni Porzio («Di nome faceva Michele» e «Giù dalla rupe», Flaccovio editore) e Lugli ha scelto un barbone come protagonista dei suoi «L’istinto del lupo» e «La legge di lupo solitario» (Newton & Compton, collana Vertigo).
[…]
Palazzotto, due libri con un commissario definito “l’anti Montalbano”: e poi, come spieghi la volontà di lasciare il giornalismo del quotidiano per dedicarti solo alla narrativa?
«Nel primo romanzo, il protagonista doveva essere un altro personaggio. Poi, scrivendo, è venuto fuori il commissario Porzio che si è imposto – da solo – sugli altri. Il secondo romanzo invece è nato proprio per lui. Le mie storie non hanno nulla a che vedere con quelle del maestro Camilleri. Però la critica, che ha sempre bisogno di termini di paragone, l’ha definito un “anti Montalbano”. La mia scelta di campo? Insofferenza nei confronti di una realtà lavorativa che mi stava divorando il cervello. Poi, senza dubbio, un po’di follia».
[…]
Giancarlo Oliani
 
 

AgrigentoNotizie.it, 7.1.2010
Casting figuranti per "La scomparsa di Patò"

Lo scenografo Biagio Fersini, insieme alla sua troupe, è già  da qualche giorno a Naro per l’allestimento del set del film “La scomparsa di Patò”, tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri e diretto dal regista Rocco Mortellitti. Domenica prossima, nella sala teatrale dell’Istituto don Guanella, in piazza San Calogero, sarà effettuato il casting dei figuranti. Chi fosse interessato a fare la comparsa nel film potrà dunque partecipare alle selezioni che si terranno sia la mattina (dalle 10 alle 13) sia nel pomeriggio (dalle 15 alle 19). Il giorno precedente il casting dei figuranti interesserà invece il Comune di Porto Empedocle, dove le selezioni avverranno nel pomeriggio (dalle 15 alle 19) nella scuola Pirandello. Il casting dei figuranti sarà effettuato a cura della produzione “Tredici dicembre”.
Accompagnato dal sindaco Pippo Morello e dall’assessore al Turismo e spettacolo del Comune di Naro, Patrizia Salerno, lo scenografo Biagio Fersini ha intanto approfondito la conoscenza  dei luoghi del set ed è ormai confermato che il film sarà girato a partire dal 1 febbraio ed entro e non oltre il 31 marzo e, per il suo valore culturale, riceverà il sostegno finanziario sia della Regione siciliana sia del ministero dei Beni culturali.
Il romanzo di Camilleri è impiantato sulla corrispondenza epistolare tra gli organi di polizia del Comune di Vigata  ed i rispettivi superiori del capoluogo Montelusa, cui si aggiungono articoli di cronaca dei quotidiani di Montelusa e Palermo, oltre che alcune lettere di alte personalità politiche e burocratiche, in un intreccio gradevole ed intrigante che si snoda sull’evento della scomparsa di un impiegato di banca (Patò, per l’appunto) e che porta all’epilogo di falsare la realtà dei fatti accaduti per compiacere i potenti locali.
“La realizzazione di questo film nella nostra città - ha dichiarato il sindaco di Naro, Pippo Morello - spinge l’amministrazione comunale a velocizzare la progettazione di una serie d’interventi per il rilancio culturale e per la promozione e la valorizzazione dei luoghi storici  di Naro e del  suo patrimonio architettonico ed artistico. Grazie alla realizzazione al film, acquisteranno grande risalto sia le bellezze naturali sia soprattutto il centro storico ed i suoi maestosi monumenti barocchi e medievali. Per il futuro turistico e culturale sarà un bel biglietto di presentazione legare Naro al realizzando film 'La scomparsa di Patò'".
 
 

New York Times, 8.1.2010
Crime
Blood Ties

[…]
It doesn’t take much to ignite Inspector Salvo Montalbano’s combustible Sicilian temper. In “The wings of the sphinx” (Penguin, paper, $14 ), Andrea Camilleri’s splenetic detective shakes his fist at the usual subjects: government waste and corruption; commercial greed and consumer excess; religious hypocrisy and you-name-it. No less than his enthusiastic appreciation of good food and women with spirit, the ranting and raving is part of his sex appeal. Montalbano conducts his criminal investigations with the same passion, and the two cases he’s handed here — the murder of a beautiful young woman with a distinctive tattoo and the suspicious kidnapping of a rich merchant — particularly offend his sense of justice. Montalbano applies his own irregular methods of investigation and his own peculiar brand of cynical humor to solve both crimes. And how Sicilian is that?
Marilyn Stasio
 
 

La galleria della castellana VS, 8.1.2010
Fausto Pirandello: ritorno alla marina
I Siciliani e l’Italia: per chi nasce e cresce a Sud di tutto questo Nord.

I Siciliani vivono in un'isola, tra poco si costruirà un ponte per sentirli più vicini al resto d’Italia. Tanti Siciliani sono stati grandi Italiani: Verga, Sciascia, Falcone, Borsellino, gli anonimi che hanno fatto e fanno la scorta…Ma la lista è lunga, soffermiamoci, è il caso, su Pirandello, Fausto però. Il pittore.
Sì, Fausto Pirandello, figlio di Luigi, drammaturgo. Da Roma si è voluta presentare l’imminente apertura della mostra “Ritorno alla marina”: il salotto è sempre la Galleria Moderna dove Maria Vittoria Clarelli ha ospitato Pierluigi Pirandello, figlio del pittore, Andrea Camilleri, la storica dell’arte Claudia Gian Ferrari e il sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto.
La mostra apre i battenti il 23 gennaio 2010 presso l’ex Chiesa Vecchia di Porto Empedocle con visite gratuite fino al 6 aprile. E’ stata organizzata dalla Fondazione Andrea Camilleri e dalla città di Porto Empedocle, raccoglie dipinti a olio e pastelli. Nature morte, ritratti, quadri di piccolo taglio, un misto di carnalità e realismo.
A proposito della mostra e della scelta ricaduta su Fausto Pirandello, Camilleri ricorda come Fausto non amasse apparire, c’è un debito da saldare nei suoi confronti. E poi Camilleri scrittore si improvvisa critico d’arte (e lo fa sinteticamente, con poche parole argute, la prolissità non è nelle sue vene, per fortuna): “Mi son chiesto cos’è un classico? In letteratura un classico, come in Luigi padre, è un’opera che gode di una contemporaneità permanente perché ci scopriamo dentro sempre qualcosa che ci era sfuggita. E in pittura? In Fausto Pirandello mi capita di scoprire sempre qualcosa di nuovo perché sa dire dei giorni nostri: è questo il segno del classico”.
Per Maria Vittoria Clarelli i classici guadagnano… col tempo.
La critica d’arte Claudia Gian Ferrari sottolinea come Fausto Pirandello venne sovente sottovalutato, ebbe una straordinaria eredità, quella paterna, ma dovette lottare per costruire una identità propria.
Pierluigi Pirandello ricorda i rapporti tempestosi del nonno drammaturgo e del padre pittore, lo fa con l’ironia e l’affetto mitigati dal tempo che passa: pare che i due si scontrassero a suon di epistole…
Fausto Pirandello era fiero di essere Siciliano, si rifaceva al filo pittorico e a quello letterario. Inventava vocaboli dialettali inesistenti per descrivere il suo stile, la sua visione di mondo e questa mostra è un ritorno e un tributo alla marina di Girgenti, dove pare ci sia una luce tale che Camilleri sfida qualsiasi regista a trovarne di simili altrove.
 
 

Gazzetta del Sud, 8.1.2010
"Trafficu ppi nenti" in scena alla Laudamo una commedia di Shakespeare in siciliano

Messina. Alla fama planetaria di William Shakespeare (1564 - 1616) e, soprattutto, alla valanga di inchiostro dedicata alla sua vita ed alle sue trentasette grandi opere rappresentate nei teatri di tutto il mondo, hanno contribuito anche le varie ipotesi relative alle sue origini.
La più recente, che attribuisce al grande drammaturgo origini sicule e specificamente messinesi, ha innescato un meccanismo di rivisitazione delle sue opere in questa nuova e, per noi siciliani, gratificante ottica.
Così, con acume culturale e azzeccato tempismo commerciale, la commedia di Shakespeare ambientata a Messina, "Much Ado about Nothing" ("Molto rumore per nulla"), viene prima sapientemente tradotta e riadattata in siciliano da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale e poi, il 5 settembre del 2009, rappresentata in prima nazionale in una piazza di Catania col titolo " Troppu trafficu ppi nenti".
Sorvolando sulla presunta messinesità del grande drammaturgo e anche sul fatto che, in dialetto messinese, è preferibile "traficu" senza la doppia f, con l'encomiabile intento di rispolverare la grande tradizione teatrale della città anche la Provincia regionale di Messina ha puntato su Shakespeare. E così, coadiuvata dall'entusiasmo grintoso di alcune associazioni culturali locali (Daf, Bios e Viaggio inverso), è nato "Trafficu ppi nenti" che verrà rappresentato nella Sala Laudamo del Teatro Vittorio Emanuele di Messina da stasera a domenica prossima.
Le prove dello spettacolo, condotte da Annibale Pavone e Angelo Campolo, fanno ritenere che si tratterà di un lavoro preparato con scrupolosa professionalità che divertirà qualunque pubblico abbia dimestichezza col dialetto siciliano. Questo, soprattutto, perché tutti quei bravi attor-giovani-messinesi coinvolti nella recitazione non solo appaiono ben calati dentro ciascun personaggio ma sembrano divertirsi come fossero stati proprio loro stessi i fautori dello scherzo-commedia shakesperiano.
Alla conferenza stampa di presentazione di "Trafficu ppi nenti" il presidente della Provincia Nanni Ricevuto ha colto l'occasione per esporre anche un ambizioso programma che prevede una Rete dei teatri della provincia, vari laboratori di arti creative e persino un vero e proprio teatro provinciale per Messina.
Franco Arcovito
 
 

il Refuso, 8.1.2010
9 e 10 gennaio, Ariccia a teatro con Camilleri Jam Suite

Teatro, musica, filastrocche e favole, misto con Camilleri, sul palco del Bernini di Ariccia per questo fine settimana. Il grande scrittore siciliano portato in scena ad Ariccia con “Camilleri Jam Suite”. Sul palco del teatro Bernini (p.zza San Nicola) doppio appuntamento sabato 9 ore 21 e domenica 10 gennaio ore 18 con lo spettacolo musicale incentrato sulle favole e le filastrocche di Andrea Camilleri.
I “Musamoi” presentano un concerto per voci e musica ideato da Maria Luisa Bigai con Alessandra Costanzo e Maria Luisa  Bigai, musiche originali dal vivo di  Mirko Onofrio ai flauti e sax e di Filippo Alessi ai tamburi a cornice. Regia di Maria Luisa Bigai.
“C’era una volta il principe azzurro che mangiava  i panini col burro…”. Per chi ama Camilleri e ascoltare della buona musica  un’occasione da non perdere. Incontro fra musica e parola, contaminazione fra correnti diverse, tradizione e ricerca, popolare e jazz, parola detta e gioco scenico. Ne nasce uno spettacolo dove il teatro sono la parola e il suono. Oppure un concerto, per quartetto. L’incanto della favola che ogni volta si reinventa, come accade nel jazz, dove la musica la ricostruisce di volta in volta chi suona.
“Questo Camilleri “domestico” e contadino, attento alla pragmatica poesia del quotidiano e alla liturgia delle stagioni, tramanda e crea le fole, le storielle comiche, le filastrocche, i quadretti infantili, le fughe di fantasia. E proprio qui, in questi universi minimi, c’è autentica grandezza. ” (Rita Sala – Il Messaggero).
Biglietto unico: € 5,00. Per info e prenotazioni info e prenotazioni: 06 9332332 – 3331329480 ufficioinformagiovani@comunediariccia.it.
 
 

L'Espresso, 8.1.2010
Riservato
Pamphlet, bacchettati da Battista...

Pasolini cattivo maestro, la Juve di Moggi vittima innocente. Pierluigi Battista adora stupire: a volte esagera, ma non annoia. Rizzoli sta per mandare in libreria 'I conformisti' (sottotitolo: 'L'estinzione degli intellettuali d'Italia'), un reimpasto-pamphlet della sua rubrica sul 'Corriere'. Ce n'è per tutti, per l'ateismo "religiosamente militante" di Pierluigi Odifreddi, la bulimia di Umberto Galimberti, l'antiberlusconismo "smisuratamente banale" di Andrea Camilleri. Più che la tv, è la puntuta tesi, è la Casta culturale che sprizza ovvietà.
Enrico Arosio
 
 

Adnkronos, 9.1.2010
Teatro: Il nuovo cartellone dello storico 'Capocroce' di Frascati

Roma - Nello storico Teatro frascatano Capocroce dal 23 Gennaio al 30 Aprile con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura Spettacolo e Sport della Regione Lazio e dell'Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, l'Associazione teatrale fra i comuni del lazio presenta un cartellone teatrale di elevato rilievo culturale. [...] Il 31 Gennaio si prosegue con ''Festa di famiglia'', una produzione del Teatro di Roma, spettacolo che vanta la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri. Una riflessione sulle dinamiche violente all'interno del nucleo familiare. [...]a Camilleri, «Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia», Bompiani, pp 194, euro 12.
La verità è più importante di ogni potere: Sciascia raccontato da Camilleri
Il grande scrittore di Racalmuto raccontato attraverso le sue interrogazioni parlamentari: è la particolarissima chiave di lettura scelta dal suo conterraneo Camilleri per mettere a fuoco la passione civile di Sciascia.

Palermo. Un grande scrittore vivente racconta uno dei più geniali intellettuali del Novecento italiano ed europeo. Andrea Camilleri si confronta ed analizza l’esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia. Compie una opera di ricostruzione storica e culturale, che ci parla dell’impegno politico e civico di Sciascia e nel contempo diventa chiave di interpretazione di un pezzo di storia del Novecento. Il percorso di rilettura avviene attraverso le interrogazioni parlamentari che lo scrittore di Racalmuto presentò, dalle file del partito radicale, tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983. Questo è il periodo storico, oggetto dell’analisi. Ed è ovvio che si tratta di una delle fasi più delicate e controverse della storia e della vita della repubblica italiana. Camilleri, che conobbe e fu amico di Sciascia, non si limita alla ricostruzione storica, ma riesce ad evidenziare la passione politica autentica dello scrittore di Racalmuto.
Emergono così le caratteristiche intellettuali di Sciascia: lo spirito critico, l’analisi lucida ed asciutta, raffinata e concreta. Ed ancora vien fuori il metodo di Sciascia, frutto del suo illuminismo moderno e disincantato, intriso di passione civile e di pessimismo, il suo analizzare la realtà in maniera non ideologica ma ben agganciata ai fatti. Una dimensione di interpretazione critica della realtà che coglieva l’essenza delle cose, senza slanci metafisici, ma con razionale pragmatismo. E così la sua profonda cultura, la sua erudita conoscenza, divenivano strumenti di conoscenza concreta. E fornivano democraticamente all’opinione pubblica, mezzi di conoscenza delle cose e del mondo. Un atteggiamento critico, quello di Sciascia, che non nascondeva una indole scomoda e insofferente al potere. Poiché per Sciascia le verità sono più importanti di qualsiasi dimensione del potere. Per lo scrittore di Racalmuto la libertà sta nella coscienza critica, e nella possibilità di analisi e di espressione della dimensione critica. Ecco perché le interrogazioni di Sciascia sono ancora attuali, perché partendo dal particolare con il suo procedimento razionale riusciva a dire cose universali.
L’ATTUALITÀ DI LEONARDO
Ovviamente vi è anche una palese attualità degli argomenti da lui affrontati, e che ancora sono oggetto di dibattito pubblico. Si pensi ai casi di cronaca analizzati nelle interpellanze, «la mafia, l’uccisione del magistrato Ciaccio Montalto, il caso Pecorelli, il petrolio, l’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine». Camilleri recuperando questi documenti politici, culturali e storici di Sciascia, mostra anche quella che è una caratteristica in negativo dell’Italia, la debolezza della memoria. Ed ancor di più, quasi una forma di incapacità tutta italiana nell’affrontare i nodi cruciali del passato, gli aspetti oscuri della storia nazionale. Questo libro ha una valenza storico-culturale, politica, sociale, ed anche letteraria. Poiché per molti politici dovrebbe essere un esempio la bellezza della scrittura sciasciana, la sua intelligenza profonda, la sua chiarezza argomentativa, il suo indagare critico, il suo riuscire ad essere originale e mai ovvio. È anche un modo per rileggere Sciascia, a 20 anni dalla sua scomparsa, è la volontà di recuperare la memoria, quella memoria storica e culturale, alla quale Sciascia ha dedicato parte della sua opera e della sua vita.
Salvo Fallica
 
 

Ok libri.com, 11.1.2010
La pazienza del ragno

Nel 2004, in un’intervista sul giornale La Repubblica, Camilleri parlava in questi termini del suo libro “La pazienza del ragno”:“Stavo scrivendo un racconto, intitolato, appunto, “La pazienza del ragno”, che si attaccava esattamente nel momento in cui Montalbano veniva ricoverato in ospedale, nel “Giro di boa”. Questo racconto cominciava a starmi stretto, e allora lo portai a termine come romanzo.”
Ecco dunque il racconto della continuazione della crisi del commissario… L’avventura del nuovo romanzo di Andrea Camilleri prende inizio con un Commissario Montalbano malinconico, depresso e tormentato dalla crisi esistenziale, convalescente nel letto della sua casa di Marinella ed accudito dall’amata e premurosa fidanzata Livia.
Ma il nostro protagonista preferito sente in quest’avventura il peso degli anni, della solitudine e quello delle domande scomode: “Può un omo, arrivato oramà alla fine della sò carriera, arribbillarsi a uno stato di cose che ha contribuito a mantiniri? E megliu essiri d’accordo con la giustizia, quella scritta supra i libri, o con la propria coscienza?”
La sua valvola di salvezza ora per uscire dai pensieri tinti (cattivi) è dedicarsi al suo lavoro. L’occasione gli si presenta quando, ancora in convalescenza in casa, gli arriva la solita telefonata di Catarella, il piantone al centralino del commissariato, che lo avverte, nel suo modo strampalato di esprimersi, che è stato sequestrato un motorino.
Montalbano non capisce perché lo disturbino per una sciocchezza del genere: chiamando al cellulare l’ispettore Fazio, questi gli chiarisce che non è il motorino ad essere stato sequestrato ma la ragazza che lo guidava, una bella studentessa universitaria di Vigàta, Susanna Mistretta. Il padre della ragazza ha subito denunciato il rapimento che invece non convince Montalbano, convinto che la verità sia molto più complessa…
Si tratta qui di un giallo insolito senza delitto e spargimenti di sangue. O meglio, dove il delitto è metaforicamente rappresentato dalle vite sprecate nell’odio, capace di tessere una ragnatela a cui è difficile sfuggire.
Un nuovo intricato caso per il Commissario Montalbano che saprà troverà il filo della tela del ragno che è stata intessuta con pazienza e crudeltà…
Blanche
 
 

Gazzetta di Modena, 11.1.2010
Pavullo, in scena la Sicilia di Camilleri

Pavullo. Va in scena domani sera alle 21 al teatro Mac Mazzieri “Il birraio di Preston” dal romanzo di Andrea Camilleri su riduzione e adattamento dello stesso Camilleri e di Giuseppe Dipasquale. A presentare lo spettacolo il Teatro Stabile di Catania con Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe. La regia è di Giuseppe Dipasquale.
Con “Il birraio di Preston” lo Stabile di Catania riprende e rinnova, dieci anni dopo, un allestimento di grande successo, che al fascino del racconto camilleriano affianca l’avvincente regia di Giuseppe Dipasquale, coautore della riduzione e qui alla testa di un cast eccellente. In un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, ma quasi un secolo e mezzo prima dell’avvento di Montalbano, nella seconda metà dell’Ottocento, sorge la necessità di inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce di aprire la stagione lirica con “Il birraio di Preston”, melodramma di Ricci di scarso valore. In realtà nessuno vuole la rappresentazione di quell’opera. Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, al Sublime. I circoli culturali locali si disputano allora la decisione circa la scelta del titolo da rappresentare, ma il Prefetto Bortuzzi, fiorentino, facendosi forte della sua autorità impone la propria volontà. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni. Come ne “La concessione del telefono”, Camilleri parte da una vicenda storicamente documentata, che reinventa e rinvigorisce con la sua fantasia affabulatoria e la sua sperimentazione linguistica.
La biglietteria del Mac Mazzieri è aperta oggi e domani, giorno dello spettacolo, dalle 17 alle 19. Informazioni chiamando il numero 0536/304034.
 
 

Infopoint Cagliari, 11.1.2010
Invito a teatro 2010 – Teatro Alfieri Cagliari

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25 – 26- 27- 28 Febbraio:
Con “Festa di famiglia” prosegue il percorso teatrale di Mitipretese sulle dinamiche violente all’interno del nucleo familiare. In scena  dal 25 al 28 febbraio, è una produzione Artisti Riuniti Teatro Di Roma Mercadante Teatro Stabile Di Napoli che si avvale della collaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri.
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Corriereweb.net, 12.1.2010
Camilleri e Pirandello
La “Biografia del figlio cambiato”ci svela l’origine della perenne infelicità pirandelliana

Il romanzo di Andrea Camilleri che io amo più di tutti, che ho letto e riletto, prima avuto in prestito, e poi comprato, perché l’ho voluto nella mia libreria, è” La biografia del figlio cambiato”. Non il Camilleri poliziesco del commissario Montalbano, non l’autore  della trilogia delle metamorfosi, quale egli  è nel “Casellante”, o in” Maruzza Musumeci” o nel “Sonaglio”, ma piuttosto lo scrittore del Grande della sua terra, quel Pirandello che, come lui, ebbe i natali nella sua Agrigento, che, come lui, vide lo stesso mare africano, lo stesso porto  caricatoio e, come lui, arrecò gloria a quel  lembo di terra che quasi tocca l’altro continente che gli sta di fronte, l’Africa. Nella “Biografia del figlio cambiato” il Camilleri fa la parodia del romanzo di Pirandello “La favola del figlio cambiato” dove l’autore racconta che alla protagonista  veniva cambiato il figlio nella culla dalla levatrice,come succedeva spesso  in  quella terra e  ai tempi del Pirandello.
Il Camilleri immagina, allora, un dialogo fra lui e il Pirandello, che a lui racconta di essere sempre stato convinto che anche lui è stato cambiato nella culla e si chiede quale sarebbe stata la sua vita se non fosse stato cambiato, e allevato da una famiglia che non era la sua, del cui padre egli non si riconosceva “figlio”, perché completamente diverso da lui nel modo di vivere e di concepire la vita.
Da qui la sua perenne infelicità per non sentirsi  “figlio”del padre Stefano di cui non accettava nulla, né l’arroganza del padre padrone, né i tradimenti alla sua donna con serve e cugine.  Ma non solo scambiato nella culla, ma anche nato in un “non luogo”come il Caos, che fa crescere quel senso di “diversità”che rende il Pirandello estraneo anche nella sua terra d’origine. E allora, dove è nato egli?
Egli stesso, dice il Camilleri, parla del Caos, contrada dove è nato, come di un “non luogo”,il Caos come “cavusu” che in dialetto siciliano vuol dire “pantalone”,ossia un abbigliamento con due gambe, che come il Caos, era terra che si divideva in due diramazioni,quindi le due gambe, una per Girgenti ed una per Porto Empedocle, paese dove abitavano i Pirandello e  da dove , per un’epidemia di colera, il padre mandò la moglie a partorire nella loro casa di campagna, in quella contrada lì , il cui nome dialettale  non piacque  allo zelo linguistico di un funzionario dell’anagrafe,  che lo cambiò nel più italiano Caos.
Pirandello, sempre come gli fa dire il Camilleri, non si riconosce come figlio, perché cambiato alla nascita, non si riconosce nel luogo di nascita, dove è  nato  per caso, si sente estraneo nella terra sua d’origine ma, grazie a quel luogo di nascita che fu cambiato nel nome, egli non si riconosce neanche nell’ordine del mondo, egli appartiene al caos incomprensibile:”Io son figlio del Caos, egli dice, e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché sono nato in una campagna  che trovasi in un intricato bosco denominato, in forma dialettale,”Cavusu “dagli abitanti di Girgenti”; io appartengo al caos incomprensibile”.
Ma, ciò che colpisce più di ogni altra cosa, in questa storia romanzata  del Camilleri su Pirandello ,è come lui immagina il rapporto che l’autore agrigentino ebbe con la moglie Antonietta  che si evince dai suoi scritti quando era da lei lontano. Fu un rapporto di grande gelosia da parte della moglie, gelosia che, si dice nel libro, contribuì ad aggravare la malattia psichica della donna , al punto tale che fu gelosa  perfino dell’amore che il nostro autore ebbe per la figlia Lietta. Racconta il Camilleri del soggiorno del Pirandello con la famigliola a Roma, della nascita dei tre figli ma, contemporaneamente, anche di un Pirandello non conosciuto ai più, costretto a mentire per non scatenare la gelosia della moglie già in preda ai fantasmi della follia, vittima delle ire di lei, e sempre alla ricerca di sotterfugi  per sfuggire alle sue crisi di gelosia e alle sue invettive. Fu a Roma che egli decise di internarla in un manicomio dove ella morì, ma egli disse della follia della moglie: “La pazzia di mia moglie sono io, io che per tutta la mia vita non ho saputo chi sono, io, il figlio cambiato”. Sostiene, allora, il Camilleri : se non fosse stato cambiato nella culla come egli stesso dice, il Pirandello sarebbe stato lo stesso? La sua vita così infelice? E’ questo il nucleo di tutta la produzione teatrale  pirandelliana, il tema dell’identità impossibile, quella del figlio cambiato che dubita di se stesso, che non sa, non può distinguere tra ciò che è reale e ciò che non lo è, dove l’unica realtà è come ognuno di noi appaia, e alla fine, quello che gli altri vedono in lui. La vita come caos, dove l’unica realtà è ciò che appare. Se è vero che il dramma della sua vita sia stato l’essere stato cambiato nella culla, ha avuto però  di che essere soddisfatto, il grande figlio del Caos, quel Pirandello conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Crocetta de Marco
 
 

PiacenzaSera.it, 12.1.2010
Il birraio di Preston al Municipale

Ritorna a Piacenza il Teatro Stabile di Catania. Atteso appuntamento al Teatro Municipale con “Il birraio di Preston”, dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, adattato per la scena dallo stesso autore insieme al regista Giuseppe Dipasquale, in programma martedì 19 gennaio e mercoledì 20 gennaio alle ore 21 per la Stagione di Prosa “TRE PER TE”, direzione artistica di Diego Maj, organizzata da Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione con il Comune di Piacenza, il sostegno di Cariparma, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Enìa e il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento dello Spettacolo e Regione Emilia Romagna.
Con “Il birraio di Preston” lo Stabile di Catania riprende e rinnova, dieci anni dopo, un allestimento di grande successo, che al fascino del racconto camilleriano affianca l’avvincente regia di Giuseppe Dipasquale, coautore della riduzione e qui alla testa di un cast eccellente. In scena Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe insieme a Ester Anzalone, Valentina Bardi, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio; e ancora Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania, Sergio Seminara.
A firmare le scene è Antonio Fiorentino, i costumi Gemma Spina, le musiche Massimiliano Pace, le luci Franco Buzzanca.
Per il Teatro Stabile di Catania si tratta di un ritorno al Municipale di Piacenza con un altro testo di Andrea Camilleri, dopo il successo ottenuto nell’aprile 2008 con “La concessione del telefono”, sempre con la regia di Giuseppe Dipasquale.
“Il birraio di Preston” è ambientato nella seconda metà dell’Ottocento in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta, ma quasi un secolo e mezzo prima dell’avvento di Montalbano. Nel comune sorge la necessità di inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigata perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce di aprire la stagione lirica con “Il birraio di Preston”, melodramma di Ricci di scarso valore.
In realtà nessuno vuole la rappresentazione di quell’opera. Ma il Prefetto obbliga addirittura a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte, al Sublime. I circoli culturali locali si disputano allora la decisione circa la scelta del titolo da rappresentare, ma il Prefetto Bortuzzi, fiorentino, facendosi forte della sua autorità impone la propria volontà. Si arriva quasi a una guerra civile tra le due fazioni…
Osserva il regista Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile etneo: “Come ormai sembra essere chiaro nello stile di Camilleri, il racconto parte da un fatto che vuole essere di per sé stupefacente, affabulatorio, misterioso e incantatore. Proprio come il “c’era una volta” dei bambini. E di un bambino si tratta: l’occhio innocente di un bimbo, per purezza nei confronti del mondo, per incontaminazione, per il suo essere “fanciullino” è il motore dell’azione. Ad esso è destinata, in apertura del romanzo, la scoperta dell’unica grande tragedia che incombe su Vigàta; le altre saranno come delle ipotragedie in questa contenute e da questa conseguenti. Ossia lo spaventoso incendio che nell’originale struttura narrativa costituisce l’inizio e al tempo stesso la conclusione del racconto”.
Come ne “La concessione del telefono”, Camilleri parte da una vicenda storicamente documentata, che reinventa e rinvigorisce con la sua fantasia affabulatoria e la sua sperimentazione linguistica.
 
 

Atlantide, 12.1.2010
Teatro Boni, dieci spettacoli per la quinta stagione
Si parte sabato 16 gennaio con "Uno Nessuno Centomila" di Pirandello 

Acquapendente - Dieci spettacoli all'insegna della qualità  artistica e musicale. Sabato 16 gennaio prenderà  il via la stagione 2010 del Teatro Boni di Acquapendente.
[…]
Per informazioni rivolgersi presso l'Associazione Te.Bo in Via Piaggia S. Angelo 4 dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 (tel. 0763/730246 - cell. 338/4743391), info@teatroboni.it e www.teatroboni.it.
Qui di seguito il calendario completo degli spettacoli:
[…]
Venerdì 19 febbraio ore 21.00 ATCL Teatro Di Roma, Mercadante stabile di Napoli, Artisti Riuniti presentano  FESTA DI FAMIGLIA da testi di Luigi Pirandello
Drammaturgia e regia M. Mandracchia, A. Reale, S. Toffolatti, M. Torres
Collaborazione alla drammaturgia di Andrea Camilleri
Con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres
Intero € 12 ridotto € 10
 
 

La Repubblica, 13.1.2010
Il nuovo realismo. I romanzi riscoprono il paese profondo

La parola è quasi sussurrata, come se fosse tabù. Poi Vittorio Spinazzola rompe ogni indugio, cavando fuori dalla cassetta degli attrezzi una delle categorie più vituperate e ostracizzate della letterarietà moderna. «Realismo». Peggio ancora, «Neorealismo». Perché non dirlo chiaramente?, sembra domandare lo studioso a proposito delle nuove tendenze narrative. Perché non evocare la stagione dei Pratolini e degli Jovine, esploratori della realtà nel fervore del dopoguerra? Nella sua ultima edizione di “Tirature 2010” - misuratore puntuale di mode, novità e filoni del mercato editoriale - Vittorio Spinazzola spazza via tutti gli anglicismi e le tentazioni enfatiche riguardo alla più recente produzione letteraria, per recuperare l'antica etichetta del neorealismo.
[…]
La reviviscenza dei dialetti sembra essere un altro tratto comune della produzione narrativa di questi ultimi anni, dal "trionfale impasto italo-siculo" di Camilleri al romanesco "ipergrigio" di Walter Siti, vero esploratore dei "bassifondi della lingua", come li definisce Gianni Turchetta nel suo saggio, per non dire di innumerevoli altri scrittori - soprattutto meridionali - capaci di originali mescolanze idiomatiche. Tutto questo per Spinazzola dovrebbe indurci a fare i conti con il neorealismo, perché «della storia è meglio non buttare via mai nulla». Una provocazione bisbigliata, anche irridente. Con lo sberleffo nascosto nel titolo scelto per il fascicolo: “Il new Italian realism”, si legge proprio così. Sembra quasi una pernacchia per i Wu Ming.
Simonetta Fiori
 
 

Stilos, 1.2010
Nel primo numero in edicola a fine gennaio
Andrea Camilleri. Un libro inedito su un fatto vero nella Sicilia dell’Ottocento

Si intitola "Lo stivale di Garibaldi" il libro che Camilleri ha scritto (e che Stilos pubblica per la prima volta in un volume omaggio allegato alla rivista in uscita a fine gennaio) destoricizzando il caso del prefetto di Agrigento Enrico Falconcini, riuscito a rimanere insediato solo cinque mesi, dall’agosto 1862 a metà gennaio 1863. La sua attività di fiorentino di un’altra cultura, nutrito di ideali scaduti in Sicilia, espressione di una neonata Italia che pretende di fare propria anche l’anima dei siciliani, non ha vita lunga e deve piegarsi di fronte alle sordide manovre di un notabilato locale del tutto contrario ad accettare logiche viste ancora più rivoluzionarie di quelle, pur sostenute e condivise, messe in campo da Garibaldi; una società pronta a celebrare lo straniero liberatore in armi che porta nuove bandiere e nuove leggi ma del tutto sfavorevole ad assecondare le intenzioni di un prefetto portatore di nuove regole e nuovi costumi, non trattandosi più di accogliere una mera rivoluzione che si risolve in un cambio di facciata ma di subire una vera destabilizzazione che determina un nuovo stile di vita. Alimentando il suo interesse per le commessure della microstoria siciliana, Camilleri si lascia suggestionare da queste contraddizioni e demistifica il caso Falconcini in una sciarada di episodi intrisi di secco umorismo nei quali coglie l’elemento grottesco della vicenda cercando di spiegare – un po’ mettendosi dalla parte del prefetto, un po’ indulgendo verso le ragioni degli agrigentini – come non fosse possibile scongiurare l’inevitabile esito del trasferimento e del sollevamento dall’incarico. Rifacendo in romanzo la prefazione scritta per "Cinque mesi di prefettura in Sicilia", libro-testimonianza dello stesso Falconcini, Camilleri immagina come lo stivale di Garibaldi finisca proprio nella stanza dell’intransigente prefetto. Con effetti metaforici e allegorici. E dimostra come in Sicilia, anche in quella inamidata dell’Ottocento, un dramma sia sempre tentato di volgersi in farsa.
 
 

Mangialibri, 14.1.2010
Il ritorno di Stilos

Dopo due anni di fermo ritorna in edicola “Stilos: il magazine dei libri”, con una grafica e un formato tutti nuovi.
Sarà un mensile di 130 pagine a colori e caratteristiche tecniche di alta qualità - ma con l’attenzione di sempre ai libri e alla cultura. Non solo. Sin dal primo numero Stilos si caratterizzerà con rapide incursioni anche in campi non propriamente letterari: dai fumetti al cinema, dalla musica al teatro, alle arti figurative. Il suo direttore è ancora il fondatore della rivista, Gianni Bonina e pressoché immutata è anche la compagine dei collaboratori, con i contributi fissi di Antonio Debenedetti, Andrea Di Consoli, Enzo Golino, Giuseppe Montesano, Giulio Mozzi e altri nomi di rilievo. Ci saranno poi le rubriche a tema libero di Benedetta Centovalli, Arnaldo Colasanti, Guido Conti, Andrea Cortellessa, Aurelio Grimaldi, Filippo La Porta, Giulio Mozzi, Sergio Pent, Silvio Perrella e Vanni Ronsisvalle. E molto altro ancora. A ciascun numero della rivista sarà allegato un libro inedito in omaggio. Il primo sarà “Lo stivale di Garibaldi” di Andrea Camilleri, una gustosa parodia in dialetto siciliano di avvenimenti veri nella Sicilia postunitaria, illustrata da Piero Guccione.
 
 

RomagnaOggi.it, 14.1.2010
Cesena, domenica al Bonci prende il via "Poesia a teatro"

Cesena - Ideata dal Direttore del Teatro Bonci Franco Pollini nel 1996 con l'intenzione di lanciare un segnale di rinascita e rinnovamento, la rassegna "Poesia a teatro", esalta il piacere della scrittura poetica e letteraria, unendo il gusto della lettura, solitario e personale, con il gusto dell'ascolto, collettivo e pubblico. La formula si rinnova per la 15esima edizione con un programma costruito osservando la città e il suo respiro culturale dall'interno.
La serata di apertura (17 gennaio 2010) sembra contraddire questo assunto, perché gli autori presentati e le voci chiamate a interpretarli non sono cesenati: gli autori sono invece tre scrittori di fama internazionale, inventori di celebri investigatori, diventati protagonisti di serie televisive di successo. Simenon con il commissario Maigret, Camilleri con il commissario Montalbano, Macchiavelli con l'ispettore Sarti. A leggere saranno due bolognesi: lo stesso Loriano Macchiavelli e Gabriele Marchesini, attore dalla voce straordinaria. La ragione di questa scelta va cercata nel desiderio innanzitutto di presentare l'opera gialla più recente di Macchiavelli, Delitti di gente qualunque, edita da Mondatori nel 2009, ma anche di ricordare il ventennale della morte di George Simenon, proprio nei giorni in cui al Bonci è programmato uno spettacolo, Il birraio di Preston, tratto da un racconto di Andrea Camilleri.
[...]
 
 

MET - Provincia di Firenze, 14.1.2010
Comune di Scandicci
Le illustrazioni di Roberto Innocenti: Il ‘racconto’ di una carriera lunga trent’anni
All’inaugurazione saranno presenti Carla Poesio e Andrea Rauch
In mostra dal 16 gennaio al 6 febbraio, nell’auditorium della biblioteca di Scandicci, il percorso artistico del famoso disegnatore italiano

Sabato da favola…illustrata e rivisitata. Cenerentola in versione liberty, Cappuccetto Rosso on the street, Pinocchio in mezzo alle nevi. Apre i battenti uno degli eventi di punta del calendario delle iniziative promosse da Scandicci Cultura e Regione Toscana. “Raccontare con le figure” è la mostra di illustrazioni che dal 16 gennaio al 6 febbraio ospiterà alcuni dei più affascinanti e pregevoli lavori del disegnatore fiorentino Roberto Innocenti. Quaranta tavole, esposte nell’auditorium della biblioteca di Scandicci, accendono i riflettori sul lungo percorso artistico dell’illustratore che, dal 1979 al 2009, rivisita le opere di alcuni dei più grandi autori del mondo narrativo: Perrault, Grimm, Dickens, Collodi, Hoffman e Camilleri.
[...]
Esposte in ordine cronologico, le produzioni di Innocenti sono legate sia alla letteratura per l’infanzia che all’editoria per gli adulti come l’interpretazione della coppia barbiere-maresciallo pescati da “Il medaglione” di Andrea Camilleri.
[...]
 
 

Il Tirreno, 15.1.2010
La tradizione napoletana di Carlo Giuffrè accende il Teatro Era

Pontedera. Comicità, equivoco e tradizione napoletana per accendere la stagione teatrale del Teatro Era. Mattatore della “prima” di mercoledì è Carlo Giuffrè con il classico di Armando Curcio “I casi sono due”. Così, con una farsa scoppiettante, comincia a rombare il motore teatrale della Fondazione Pontedera Teatro.
«Se l’inclinazione manifesta del festival autunnale è stata rivolta alla ricerca internazionale la nuova stagione teatrale offre l’ospitalità a nove spettacoli con grandi protagonisti della scena nazionale, attori, registi e produttori, e un grande ospite internazionale, nove titoli che, distribuiti tra gennaio ed aprile, attingono al repertorio più tradizionale, ai grandi autori», spiegano dalla Fondazione.
[…]
Sono poi quattro brillanti attrici come Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres, grazie alla collaborazione di uno scrittore di razza come Andrea Camilleri, a trarre spunto da vari testi di Luigi Pirandello per mettere in scena “Festa di famiglia”.
[…]
 
 

La Sicilia, 16.1.2010
Porto Empedocle. Ospiterà la fondazione Andrea Camilleri
Casa Fragapane: restaura l'Enel

Porto Empedocle. L'amministrazione comunale ha indicato l'immobile di valore storico e culturale da far ristrutturare all'Enel, nell'ambito degli interventi compensativi alla realizzazione del rigassificatore.
Si tratta della casa Fragapane nella zona alta della cittadina marinara, salendo da via dello Sport, dove lo scrittore Andrea Camilleri vi trascorse grandi squarci della propria gioventù e che nei mesi scorsi ha definitivamente ceduto al Comune. Si trattò del cambio di proprietà propedeutico alla creazione della Fondazione Andrea Camilleri che ha visto nello stesso scrittore e nel sindaco Calogero Firetto i promotori. Fatta la Fondazione è parso subito indispensabile individuare un luogo dall'alto valore anche simbolico da far assurgere a sede istituzionale e operativa della Fondazione stessa. E quale miglior luogo del casale abbandonato da anni al proprio degrado strutturale, ma che il Comune ha intenzione di recuperare prima possibile, evitandone il crollo prima che vi s'insedi la Fondazione.
E sempre nei mesi scorsi al momento di chiedere al Comune empedoclino quale immobile avrebbe voluto che si recuperasse, l'Enel ha invitato l'amministrazione a indicare lo stabile che necessiterebbe di maggiori interventi in prospettiva. Un gesto concreto di vicinanza alle esigenze della realtà che ospiterà il grande impianto di trasformazione del gas. Alcune settimane fa, la Giunta ha deliberato che questo stabile da rendere stabile e adeguare alle esigenze di un luogo di cultura deve essere la casa Fragapane. Una scelta certamente condivisibile, tenuto conto come nella cittadina marinara non vi siano altri immobili di particolare pregio storico di proprietà comunale. L'unico in questo senso è la Torre di Carlo V sulla quale però il restauro è stato di fatto ultimato e nei prossimi mesi diventerà il primo Museo del Mare di Sicilia, coordinato dalla Sovrintendenza del mare e dal Museo di Agrigento.
I vertici Enel dunque sanno già dove dovranno essere spese le risorse per «ristorare» il Comune dall'insediamento del rigassificatore, secondo i patti stabiliti con precisione. Una volta recuperato e reso fruibile il casale, la Fondazione Camilleri avrà finalmente la propria sede. La speranza è che questo intervento di recupero inizi prima possibile, perché le condizioni del casale meritano grande attenzione.
f.d.m.
 
 

Messaggero Veneto, 16.1.2010
Villalta: il friulano ce la fa soltanto assieme all'italiano se riesce a "contaminarlo"

Udine. In un tempo in cui le lingue madri non esistono piú, rimpiazzate dalle lingue-tv e dvd, il friulano non ha scampo. Ma è un destino che travolge anche l’italiano, relegato alla periferia, eppure vitale grazie al prestigio e all’ammirazione del mondo che lo preservano dal dominio dell’inglese. Ed è appunto dentro la lingua nazionale che la marilenghe può traghettarsi nel futuro e salvarsi. Purché sappia “contaminare”, sull’esempio di Camilleri, con l’alta qualità espressiva delle sue infinite varietà locali. Qualcosa che si esplica non nella scuola e non per via amministrativa, ma grazie al vivaio culturale. A dirlo, ma piú esattamente ad averlo ripetutamente scritto, è Gian Mario Villalta, scrittore e direttore artistico di Pordenonelegge, protagonista da Nord-Est sulla scena letteraria con il recente pamphlet “adroni a casa nostra”.
[…]
– Lei crede fermamente in questa possibilità di “contaminazione”?
«Oggi un romanzo in marilenghe non avrebbe piú senso, ma potrebbe averlo se qualcuno fosse in grado di scriverlo in friulano e in italiano, nella lingua che si parla».
– Sta pensando all’esempio di Camilleri?
«Perché no? È un esempio egregio. Molti lo hanno criticato, ma è un signor autore che ha fatto qualcosa di diverso rispetto a Gadda, ma sempre con fine comprensione della realtà di oggi».
[…]
Michele Meloni Tessitori
 
 

Messaggero Veneto, 16.1.2010
Cinema nel segno di Anghelopoulos e Ardant

Trieste. Più di 130 titoli; 12 lungometraggi in concorso, tutti anteprime italiane; 5 esordi; 2 ospiti d’eccezione come Theo Anghelopoulos e Fanny Ardano. […] Ecco dunque, elencati in estrema sintesi, dati e spunti di interesse per la ventunesima edizione del “Trieste Film Festival” che si svolgerà dal 21 al 28 gennaio soltanto al Cinema Ariston e al Teatro Miela. […] Segnaliamo tra i registi dei corti pure due italiani, l’attore Adriano Giannini, che esordisce dietro la macchina da presa con “Il gioco”, tratto da un racconto di Camilleri […].
Erica Culiat
 
 

Gazzetta del Sud, 17.1.2010
L'incanto della "Vucciria"di Renato Guttuso nel racconto d'amore di Andrea Camilleri

C'è una storia dietro il quadro di Renato Guttuso che, su iniziativa del vice sindaco e assessore alla cultura on. Giovanni Ardizzone, verrà esposto al Teatro Vittorio Emanuele di Messina in occasione della «Notte della cultura» del 13 febbraio, anzi, ce ne sono due, nella fantasia di Andrea Camilleri ispirata da quell'affresco della «Vucciria» donato dall'artista siciliano all'università di Palermo nel 1976. E sono storie parallele di fascino e seduzione, amore e sensualità, che a distanza di secoli l'una dall'altra si parlano e si ascoltano, nel segno eterno della fatale attrazione fra i sessi in nome dell'amore.
In un bel volume pubblicato dall'editrice Skira, e arricchito da un saggio di Fabio Carapezza Guttuso sulle fasi compositive dell'opera, lo scrittore siciliano immagina l'incontro tra l'uomo e la donna al centro del quadro, intessendo una breve storia di sguardi e pensieri complici d'un sentimento improvviso, forte, accecante al pari di quei colori forti, di quelle impressioni quasi traumatiche dei sensi che caratterizzano l'ambiente irripetibile del mercato palermitano. Mentre scorre in parallelo, nella ricostruzione romanzata di Camilleri, una storia crudele ambientata ai tempi dell'Inquisizione come simbolo del conflitto senza tempo tra l'ingenua spontaneità di ogni soggettivo sentire e il freddo rigore di ogni ottuso potere, che l'ipocrisia delle regole antepone alla libera espressione delle emozioni affettive.
Anna e Antonello sono così protagonisti, ora come allora, di un incontro fatale, che il pennello di Guttuso ferma e consacra per l'eternità. Un approccio causale, lungo al più qualche secondo ma in grado di fermare il tempo, far tacere d'improvviso le urla e i rumori d'ambiente, sfumare quelle tinte aggressive, quegli odori acri, quel confuso andirivieni di massaie e venditori che in piena estate soffoca ma seduce, confonde ma consola.
Così la Vucciria, nel quadro e nella realtà, diviene simbolo di una doppia passione. Quella della folla anonima di popolane, di giovani e anziani che un mercato senza eguali attira più d'uno spettacolo, quasi come un'opera d'arte spontanea e ripetuta giorno dopo giorno, ora dopo ora al proscenio del reale. E quella di un uomo e di una donna che il destino ha messo l'uno davanti all'altra, per un attimo infinito che sembra sfuggire all'umana ragione, e che invece proprio d'umanità si nutre, con la forza di un'intesa che di magico ha solo il fascino dell'incanto.
E poco importa se – oggi come ieri – la pena per una legittima ancorché furtiva sensazione potrebbe essere la condanna della società tutta. Anna e Antonello vivono nel quadro fissandosi per sempre in un'improvvisa complicità, che senza la capacità espressiva dell'artista sarebbe sfumata e quindi scomparsa nel turbinio della quotidianità.
Una ragione in più, per ammirare il mistero di una tela in cui ciascuno potrà ritrovare una storia diversa, e in cui tutti potranno rivivere – anche per un istante – la propria storia.
Francesco Bonardelli
 
 

La Sicilia, 17.1.2010
L'evento
«La scomparsa di Patò» in centinaia al casting. A febbraio il primo ciac

Ultimo giorno di casting venerdì scorso a Canicattì per partecipare alla realizzazione del film «La scomparsa di Patò», tratto dall'omonimo libro dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri. Molto si è detto nei giorni scorsi su questo progetto e molte erano le notizie errate. Si tratta, infatti, di una pellicola cinematografica ambientata nel 1890 che nulla ha a che vedere con il Commissario Montalbano. Tra gli attori non figurano né Sabrina Ferilli, né Beppe Fiorello, ed il protagonista sarà interpretato da Neri Marcorè. Il film in costume verrà girato in diverse location siciliane e tra queste anche la vicina Naro, antica città del barocco, grazie ad un progetto che trae le sue origini dalla vecchia amministrazione del neo sindaco Pippo Morello. Fu proprio il primo cittadino narese, infatti, 10 anni fa ad incontrare il regista del film, Rocco Mortelliti (che è il genero di Camilleri, ndr) creando un sodalizio che avrebbe permesso a Naro di essere scelta come ambientazione per una pellicola cinematografica. Il progetto, però, a causa di alcuni impedimenti non riuscì a decollare per tempo ed ora, dopo il recente insediamento di Morello, ha trovato finalmente nuova luce. Il prossimo primo febbraio, dunque, inizieranno le riprese che vedranno anche la partecipazione di comparse e figuranti selezionati ad Agrigento, Porto Empedocle, Naro e, come detto, a Canicattì.
Circa mille in totale le persone visionate nei vari giorni di cui 800 figuranti e 200 attori. Nella serata di venerdì, curiosità, emozione e voglia di stupire da parte di un centinaio di canicattinesi che si sono recati nei locali di Palazzo Stella per sostenere il provino.
Di fronte a selezionatori di una professionalità disarmante, che hanno tenuto ben cucite le loro bocche sui particolari del progetto, sono stati tanti gli aspiranti attori che hanno deciso di provare ad entrare nel mondo dello spettacolo: bambini, ragazzi e adulti di ogni età. Tutti, ora, sono in trepidante attesa.
Il film è tratto dal romanzo «La scomparsa di Patò» di Andrea Camilleri e ruota attorno alla corrispondenza tra la polizia di Vigata e i superiori del capoluogo Montelusa, cui si aggiungono articoli di cronaca dei quotidiani di Montelusa e Palermo, oltre ad alcune lettere di alte personalità politiche e burocratiche, in un intreccio gradevole ed intrigante che si snoda sull'evento della scomparsa di un impiegato di banca (Patò, per l'appunto) e che porta all'epilogo di falsare la realtà dei fatti accaduti per compiacere i potenti locali. Del caso Patò si era occupato anche Leonardo Sciascia, nel romanzo «A ciascuno il suo».
Nella foto Angelo Ferrante Bannera, attore dialettale di Canicattì. Fa parte di una compagnia che recita in vernacolo e a quanto pare tutti i componenti hanno fatto il provino alle Stoai, ad Agrigento.
ce.ga.
 
 

ANSA, 19.1.2010
"I conformisti" di Pierluigi Battista

Sono i conformisti gli assassini: loro hanno ucciso gli intellettuali italiani decretandone l'estinzione e, con loro, quella della cultura. Ne e' convinto il giornalista Pierluigi Battista, autore di un libro contro cio' che definisce ''quindici anni di vuoto assoluto e conformista'' nel quale ha prevalso la ''monotonia (e la monomania)''.
[…]
Chiudono il libro tre lettere aperte: la prima a Andrea Camilleri, autore di ''una battuta incresciosa e stupida su Mariastella Gelmini''; […].
Massimo Lo Monaco
 
 

La poesia e lo spirito, 20.1.2010
Storia contemporanea n.28: Lezione di scrittura. Andrea Camilleri, “La tripla vita di Michele Sparacino”, con un’intervista di Camilleri a Francesco Piccolo

Più che il breve testo romanzesco che costituisce il piatto forte di questo ennesimo libro di Andrea Camilleri, ciò che risulta veramente importante di questo volumetto è proprio l’intervista (anch’essa l’ennesima!) rilasciata a uno scrittore come Francesco Piccolo.
La triplice vicenda di Michele Sparacino è raccontata con il consueto “vivace con brio” da Camilleri nella sua lingua mista di dialetto siciliano e di invenzione. Nato a cavallo della mezzanotte tra il 3 e il 4 gennaio del 1898, Michele Sparacino mette subito in imbarazzo la società in cui si trova a vivere: l’orologio del Municipio sul quale è stato misurato il suo arrivo al mondo va dieci minuti avanti. Ciò provocherà il subbuglio dei solfatari del paese ai quali l’anticipo dell’orologio fa lavorare dieci minuti ogni giorno di più per un totale di un giorno ogni tre mesi. La rivolta degli operai conduce a Vigata (da sempre uno dei luoghi mitopoietici dello scrittore siciliano) un giornalista di Palermo che non capisce nulla del perché delle rivendicazioni dei solfatari e dà la colpa a Michele Sparacino. Questo nome diventa il capro espiatorio per tutto ciò che risultava contrario alla legge. Il giornalista, non a caso di cognome Sparuto) si inventa una malmostosa e tonitruante intervista. Il prefetto sulla sua base ordina l’arresto del malvivente che ovviamente risulta inafferrabile (è un bambino di ancora pochi mesi). La caccia a saracino continua – quando durante un conflitto a fuoco verranno uccisi quattro briganti, e uno di essi risulta non identificato, il giornalista che si è inventata la falsa intervista, chiamato a riconoscerlo, lo identifica come il feroce Sparacino ma mal gliene incoglie perché si tratta, in realtà, del cadavere di un giovane di nobile famiglia sequestrato qualche tempo prima. Quando le rivendicazioni sindacali legate al commercio dello zolfo risultano complicate da legami familiari che hanno comportato il rincaro delle tariffe per le ditte concorrenti rispetto a quella del genero di un ministro e il traffico ferroviario viene bloccato con conseguente incendio di alcune carrozze, il nome di Sparacino ritorna alla ribalta.
Scoppia la Prima Guerra Mondiale e Sparacino viene chiamato alla visita di leva; il suo nome malfamato basterà a spedirlo in prima linea da dove manda cartoline molto negative sulla natura e sull’andamento della guerra. Il suo comandante diretto, il capitano Filippoti, ne viene informato e lo manda a morire sull’osservatorio Beta di fronte al quale c’è sempre appostato un cecchino (l’episodio è un classico della Grande Guerra e si trova narrato, ad esempio, nel racconto La paura (1924) di Federico De Roberto e in un celebre passaggio di Un anno sull’Altipiano (1938) di Emilio Lussu). Ma Sparacino scampa al suo destino avendo intuito come il cecchino riusciva a individuare il suo bersaglio ogni volta che intravedeva il luccichio del binocolo dell’osservatorio ma viene accusato di “intelligenza col nemico”. Durante un contrattacco, inoltre, il soldato uccide accidentalmente il suo persecutore Filippoti e viene deferito alla Corte Marziale dal tenente Pintacuda che si considera un suo feroce avversario in quanto nemico dei pacifisti e dei non-guerrafondai quale, invece, risulta lui stesso. Tradotto nel carcere militare di Verona, l’impossibilità materiale di essere il sovversivo tante volte ricercato e mai trovato diventa manifesta (l’uomo è troppo giovane per essere quello che dice di essere). Spedito di nuovo in prima linea, si ritrova a Caporetto durante la Strafexpedition austro-gemanica. Scampato ancora una volta ad una missione nella no man’s land che andrebbe dovuto farlo morire in azione, viene accusato di essere un disertore e condannato a morte in contumacia. Ma, ovviamente, il giovane soldato non è fuggito ma è rimasto ferito leggermente alla nuca da un frammento di shrapnel. Ripresosi dallo stordimento dovuto a questa ferita, finirà ucciso sul Piave da una sentinella italiana. La mancanza della piastrina di riconoscimento dovuta al colpo precedente di shrapnel ne farà un morto ignoto. Quando anni dopo si tratterà di selezionare una qualsiasi salma tra quelle rimaste innominate, la sua sarà scelta tra le tante. A comandare il picchetto d’onore per la traslazione all’Altare della Patria sarà proprio l’indefettibile ora capitano Pintacuda.
Il racconto di per sé è brillante e ben scritto (come quasi sempre accade nell’ormai imponente opera di Camilleri) ma non basterebbe a renderlo esemplare se non fosse stato corredato dalla lunga intervista rilasciata a Francesco Piccolo (pp. 53-91).
In essa, lo scrittore siciliano racconta, con la consueta verve, alcuni ormai inevitabili aneddoti quali la sua giovanile collaborazione alla rivista “Mercurio” di Alba De Cespedes o il rapporto conflittuale ma in fondo amorevole e solidale con il padre ex-fascista soprattutto negli ultimi anni della vita di quest’ultimo, la mancata collaborazione alla rivista “Sud” di Pasquale Prunas o l’altrettanto mancata pubblicazione di un suo racconto in un’antologia patrocinata da Leonardo Sciascia per via della sua inquietante rassomiglianza con una “storia di Bahia” di Jorge Amado.
Quello che, invece, mi sembra significativo è la rivelazione di alcuni “segreti di bottega”. Alla domanda di Francesco Piccolo risponde così:
Oltretutto questo è un racconto preso da una serie di storie che lei scrive per “divertimento personale…
«Sì, non hanno una destinazione editoriale, né la vogliono avere. Guarda, anche se non pare, sono un uomo estremamente ordinato, mentalmente. Non so se l’hai notato, ma tutti i romanzi di Montalbano si compongono di 180 pagine conteggiate sul mio computer, divise in 18 capitoli di 10 pagine ciascuno. Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo perché vuol dire che c’è qualcosa che non funziona. »
Perché invece Montalbano funziona così, in 180 pagine?
«Perché secondo me così, in 180 pagine esatte, funziona. Quindi io prima di scrivere ho bisogno di fare il lucido, come fanno i geometri, cioè a dire: qual è il respiro di questo romanzo che ho in testa? I vuoti, i pieni, dove c’è la finestra, dove c’è il giardino. Ho bisogno di organizzarmi questo schema, e fino a quando non organizzo questo schema sono incapace di scrivere. Anche se il romanzo, in un altro ordine di successione, ce l’ho tutto in testa. Quando finalmente ho questo lucido davanti a me, allora comincio. »
Anche Simenon era un geometra. Anche lui era maniaco della preparazione.
«Quindi vuol dire che non sono solo delle mie manie, questo mi consola» (pp. 56-57).
L’intervista, con varie divagazioni anche gustose (Calvino che gli confessa di avere nel cassetto un racconto simile ad uno fantastico di Beniamino Joppolo, ad esempio), continua e Camilleri ribadisce la sua nozione di “ordine letterario” di fronte a una insistenza di Piccolo:
Ma cosa fa scaturire, l’ordine?
«Suppongo che sia l’ordine a far scaturire il racconto. Io dico che la mia poetica è un grande pannello da cantastorie – dopo te lo faccio vedere, ce l’ho di là. Ci sono 40 riquadri, e la storia devi raccontarla in 40 riquadri, non puoi andare oltre né fermarti prima. Ed è una sorta di inconscia reazione per esempio a certi fatti teatrali, quando per anni sono stato a fare Stanislavskij e continuamente ci si chiedeva: cosa c’è prima e cosa c’è dopo? Ecco, non c’è niente. Tutto deve essere compreso nel romanzo, non puoi dire che c’è qualcosa prima. Se c’è, la devi mettere nel romanzo, altrimenti non esiste. Mentre in teatro un prima c’è, ed è il dietro le quinte, in un romanzo quello che c’è prima è la copertina e quello che c’è dopo è la quarta di copertina. Basta. Allora, lì dentro il prodotto deve rispondere a mie particolari geometrie mentali, e fino a quando non risponde a queste particolari geometrie, io non licenzio il libro. Anche se a malincuore dovrò tagliare venti pagine, le taglio. Vuol dire che non l’ho pensato bene. Perché sto a lungo a pensare a un racconto o a un romanzo. La scrittura, che dicono sia così veloce, non è altro che calare la pasta perché l’acqua è già arrivata al punto giusto di bollitura» (pp. 61-62).
Scrivere, dunque, per Camilleri è un progetto in cui il destino della storia raccontata e i suoi personaggi sono già decisi prima, su una mappatura del tempo che si incarna nel corso del romanzo.
L’importanza di queste sue dichiarazioni di poetica è tutto qui: fuori dal romanzo non c’è nulla di più e nulla di meno del racconto stesso e nel testo raccontato c’è tutto il mondo che esso vuole o deve descrivere. Tutto questo avviene all’interno della narrazione e in esso si esaurisce. Il resto – direbbe il principe Amleto di Danimarca – è silenzio.
Giuseppe Panella
 
 

Gazzetta del Sud, 21.1.2010
Aliberti presenta «Terzo millennio»

Castroreale. È stato presentato a Bafia, il secondo numero della Rivista internazionale di Letteratura e di Cultura "Terzo Millennio", fondata e diretta dallo scrittore messinese Carmelo Aliberti (dir. resp. Santo Coiro). Nella rivista […] il prof. Giuseppe Rando (Università di Messina) approfondisce l'influenza di Pirandello su Camilleri nel suo preziosissimo saggio: "Camilleri: l'infelicità del "figlio cambiato" e la normalità di Salvo Montalbano" […].
(g.c.)
 
 

RomagnaNoi, 20.1.2010
Rimini - Il Birraio di Preston al Novelli
Dal giovedì 21 a sabato 23 gennaio il romanzo di Andrea Camilleri rivive sul palco del teatro riminese per la regia di Giuseppe Dipasquale

Rimini -  Al Teatro Ermete Novelli, da giovedì 21 a sabato 23 gennaio 2010 (ore 21, in abbonamento Turni A, B e C) è in scena Il Birraio di Preston dal romanzo di Andrea Camilleri, per la regia di Giuseppe Dipasquale con Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe, Ester Anzalone, Valentina Bardi, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio, Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania e Sergio Seminara. La riduzione e adattamento teatrale sono di Andrea Camilleri  e Giuseppe Dipasquale. Le scene sono di Antonio Fiorentino, i costumi di Gemma Spina, le musiche di Massimiliano Pace e le luci di Franco Buzzanca.
Il capolavoro assoluto della scrittura di Andrea Camilleri diventa uno spettacolo teatrale, prodotto dal Teatro Stabile di Catania. In una piccola città della provincia siciliana, una Caltanisetta della seconda metà dell'Ottocento, si sviluppa la vicenda del prefetto Bortuzzi, fiorentino e perciò "straniero" che si intestardisce a voler aprire la stagione lirica del nuovo teatro civico con Il birraio di Preston, melodramma di Ricci di scarso valore e nulla fama che la popolazione non gradisce. Per realizzare ciò che vuole, il prefetto è pronto anche a usare la forza.
Tra i mafiosi veri e presunti, brucianti storie d'amore, morti ammazzati per volontà e per accidente, lazzi di un loggione indisciplinato, si dipama una storia dalla perfetta architettura narrativa, scritta per la versione teatrale dallo stesso Camilleri insieme al regista Giuseppe Dipasquale. L'intrigo potrebbe volgere alla tragedia, ma invece Camilleri vira a mettere in scena il ridicolo del mondo, dove tutti rappresentano una o più parti, anche intercambiabili.
Uno spettacolo dinamico in cui anche gli attori si giostrano ognuno tra più personaggi, sotto lo sguardo ironico dell'autore-narratore Pino Micol che tesse le fila del collage carnevalesco.
 
 

Notiziario Italiano, 20.1.2010
Dal romanzo di Camilleri
Il Birraio di Preston al Nuovo

Mirandola (MO) – Domenica 24 gennaio, alle ore 21:00, all'interno della stagione 2009/2010, al Teatro Nuovo di Mirandola si potrà assistere alla messa in scena de “Il Birraio di Preston”, dal romanzo di Andrea Camilleri e con la regia di Giuseppe Di Pasquale.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, in una piccola città della provincia siciliana, quella Vigàta dove Camilleri ama ambientare tutte le sue storie ancora un secolo e mezzo prima dell’arrivo di Montalbano. Si deve inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”.
Il Prefetto Bortuzzi - fiorentino e perciò “straniero” - prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce ad aprire la stagione lirica con Il birraio di Preston, melodramma di Ricci di scarso valore, di nulla fama e di oggettiva idiozia. In realtà nessuno vorrebbe la rappresentazione di quell’opera, ma il Prefetto obbliga a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro, pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all'Arte.
Tra i siciliani, visibilmente irritati dall’autorità esterna, si insinua il “bombarolo” mazziniano Nando Traquandi, venuto da Roma per creare scompiglio all’apertura della sala. L’imposizione, un “atto di testardaggine” del Prefetto, crea dunque una situazione che dopo aver visti coinvolti l’esercito, mafiosi veri e presunti,  causa un incendio con numerosi morti e ci conduce infine alla scoperta che tutto è nato per un clamoroso equivoco.
A. Alfredo Captano
 
 

Il Giornale, 20.1.2010
Il «Taglio orizzontale» di Zeus che affascina le procure italiane
L'opera «prima» del magistrato Carmelo Azaro, edito da Pironti. Un romanzo corposo, che si legge però tutto d'un fiato coinvolgendo il lettore con i suoi richiami colti e un intreccio che va al di là del genere, sapendo cogliere nelle profonde pulsioni di vita, amore e morte

Un fantasma si aggira da tempo negli uffici giudiziari italiani. Si acquatta dentro i faldoni, sotto le scrivanie, all'interno delle ingarbugliate matasse delle indagini. E' il fantasma, anzi il mito del «camillerismo», ovvero del «montalbanismo» (dal noto commissario della serie televisiva) e, da ultimo, del «carofiglismo». Non sono affatto cattive parole. Tale e tanta l'umanità che trasuda dalle carte giudiziarie, che è fin troppo difficile resistere, per chi la sappia cogliere.
Nomi, luoghi, circostanze offerte dalla realtà che, come si sa, supera sempre di gran lunga la fantasia. Così sono in tanti, magistrati inquirenti o giudicanti, che sognano a occhi aperti le gesta rese celebri dai romanzi di Camilleri, il suo sapiente tocco linguistico, oppure i serrati intrecci psicologici narrati da Carofiglio, procuratore in terra di Puglia e oggi senatore della Repubblica.
Qual è il difetto di questi esperimenti letterari, classici libri da cassetto? Che spesso l'autore non sia in grado di traslitterare dalla realtà alla finzione letteraria: in altre parole che non abbia la capacità di adattarsi al mezzo linguistico, nonostante l'ottimo materiale che la realtà giudiziaria abbia da offrire.
Vizi e difetti che non colpiscono Carmelo Azaro, magistrato di origine siciliana in forza al Tribunale di Roma da anni, e la sua «opera prima», edita da un editore chic quale Tullio Pironti: «Taglio orizzontale» (527, 21 euro).
[...]
Roberto Scafuri
 
 

Agrigentoweb.it, 21.1.2010
“Fausto Pirandello ritorno alla marina”, sabato inaugurazione della mostra d’arte con Andrea Camilleri

Fausto Pirandello, ritorno alla marina” è il titolo della mostra d’arte che sabato prossimo, 23 gennaio 2010, verrà inaugurata dallo scrittore Andrea Camilleri presso l’ex Chiesa Vecchia di Porto Empedocle. Si tratta di una trentina di opere, olii e pastelli dal 1929 al 1970, realizzati dal figlio primogenito del Premio Nobel, Luigi Pirandello, che per la prima volta verranno esposte nella terra d’origine della famiglia. L’iniziativa è del Comune di Porto Empedocle e della Fondazione Andrea Camilleri che inizia così ufficialmente la sua attività dopo la nascita avvenuta nel maggio dello scorso anno. All’inaugurazione, prevista alle ore 17, sarà presente il figlio di Fausto Pirandello, Pierluigi e il nipote dell’artista, Fausto Pirandello.
La mostra rimarrà aperta tutti i pomeriggi dalle 16 alle 20 e nei giorni festivi anche dalle 9 alle 13, fino al prossimo 6 aprile 2010.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 21.1.2010
Termini, mogli e figli ai licenziati: "Non cedete"

Termini Imerese – […] Gli operai della Fiat, dopo avere scioperato un'ora in entrambi i turni di ieri, giocano ora un'altra carta: hanno inviato un appello allo scrittore Andrea Camilleri, chiedendogli di farsi portavoce, come già accadde nel 2002, del loro dramma.
Giovanni Scarlata
 
 

Beat bop a lula, 21.1.2010
Festa di famiglia
Teatro Mercadante - Napoli
di Mandracchia – Reale – Toffolatti - Torres

Un unico palco, triplice la storia, triplice la scena, unico lo spazio. Un tango iniziale e il centro della scena si trasforma nel banco degli imputati. E così la scena prende forma, prende suono, prende vita. “Festa di famiglia” è una rielaborazione di Camilleri di vari racconti e novelle tratte da Pirandello. Il testo finale si è formato tramite una collaborazione diretta e immediata con le attrici della compagnia. Sulla scena l’amore nelle sue forme più estreme , nel luogo in cui trova le sue radici, nella casa materna, dove abbiamo ricevuto i primi baci, accolto le prime gelosie, giurate le prime promesse non mantenute.
È di scena l’amore completo, triplice e complice, l’amore familiare nelle sue gradazioni, da quello puro di tre sorelle a quello molesto di un patrigno pedofilo, l’amore coniugale che da dono per l’altro si trasforma in ossessione, in schiavitù,in violenza, senza più vita perché solo morendo si rinasce nell’altro e infine l’amore che non ha futuro, sterile, egoistico, alla ricerca di qualcosa che non lasci troppo il segno. Ogni personaggio è carnefice e vittima, è la rappresentazione di un qualcosa che a lungo cerchiamo di spiegare. Quando però tutto sembra perduto ecco che ci sono le feste di famiglia, il ritorno alle radici, unici momenti per ricordare, per aggrapparsi ai ricordi che purtroppo non sono stati ancora superati.
L’adattamento di Camilleri è magistrale e il successo di “Festa di famiglia” è dovuto sia alla bravura degli interpreti (Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Anna Gualdo , Diego Ribon, Sandra Toffolatti, Mariangela Torres) che all’ ottima regia del collettivo Mandracchia-Reale-Toffolatti-Torres. La correlazione tra la regia e il cast degli attori ha consentito che i tempi teatrali ci fossero tutti creando una sinergia tra pubblico e palco.
Impeccabile la recitazione non solo per la parte di canto corale a cappella - che si può definire straordinaria - ma anche per l’emozione costante, forte, per la personalità che questi attori hanno dato ai personaggi. Entrando a pieno nella loro lunaticità, mettendo fuori il loro sentire e mostrando un ottimo lavoro di ricerca sui singoli caratteri. È questo un lavoro che sicuramente va premiato: è uno spettacolo da non perdere, è teatro che travolge, che commuove, che prende.
Italia Santocchio
 
 

AgrigentoWeb.it, 22.1.2010
“Fausto Pirandello”, Firetto e Camilleri inaugureranno la mostra

Dopo mesi di lavoro preparatorio, finalmente è tutto pronto e domani pomeriggio il sindaco Calogero Firetto, assieme allo scrittore Andrea Camilleri, taglierà il nastro inaugurale della mostra “Fausto Pirandello, ritorno alla marina” e contestualmente inaugurerà anche il nuovo Auditorium San Gerlando di piazza Chiesa Vecchia. Intorno alle 17 è previsto a Palazzo di Città il ricevimento delle Autorità e l’incontro con la Stampa e con il figlio di Fausto Pirandello, l’avvocato Pierluigi.  Seguirà alle 17 e 30 il taglio del nastro. Alla cerimonia sarà presente l’Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Gaetano Armao.
 
 

Liceo Classico Statale Empedocle di Agrigento, 22.1.2010
Gli studenti del Liceo Incontrano Andrea Camilleri

Dopo l’incontro con Carlo Martigli continua la serie di appuntamenti del  Liceo Classico “Empedocle” con la letteratura.
Quello di sabato 23 gennaio sarà un momento particolare: gli studenti e le studentesse liceali  incontreranno uno degli alunni più prestigiosi che l’Empedocle possa vantare: Andrea Camilleri.
Alle 11:00, presso l’Aula Magna, lo scrittore empedoclino chiacchiererà con i ragazzi, i docenti e il dirigente scolastico, prof. Carmelo Vetro, sulla memoria della nostra scuola, sul suo essere stato uno studente in un momento molto particolare della storia, sul suo rapporto con la nostra città.
Ci saranno generazioni a confronto, accomunate dalla condizione particolare che ciascun alunno di un classico, di qualsiasi età, sa di vivere: liceali si resta per sempre.
Il Dirigente Scolastico Prof. Carmelo Vetro
 
 

Panorama, 22.1.2010
Lo stivale di Garibaldi: il nuovo libro di Andrea Camilleri arriva in edicola e non in libreria

Né con Sellerio, né con Mondadori, e neppure in libreria. Andrea Camilleri ha deciso di festeggiare in modo inedito il ritorno di Stilos, il magazine dedicato ai libri e alla letteratura fondato e diretto da Gianni Bonina. Il suo prossimo libro, “Lo stivale di Garibaldi”, sarà infatti allegato in omaggio con il primo numero della rivista, che uscirà a fine mese nelle principali edicole di tutti i capoluoghi di provincia.
Al centro della storia, il prefetto di Agrigento Enrico Falconcini, rimasto in sella nella città siciliana solo per una manciata di mesi, dall’agosto 1862 al gennaio 1863. La sua vicenda è al centro di una sapida parodia della Sicilia postunitaria. Per l’occasione, Camilleri ha di fatto reinventato sotto forma di romanzo la prefazione scritta per “Cinque mesi di prefettura in Sicilia”, il libro-testimonianza dello stesso Falconcini, che racconta la sua esperienza di governo nell’isola.
Spunto della parodia, lo stivale di Garibaldi che finisce nella stanza dell’intransigente prefetto, scatenando un domino inarrestabile di effetti allegorici utili a dimostrare come in Sicilia un dramma possa sempre trasformarsi in tragedia.
Il libro sarà allegato gratuitamente a Stilos, la rivista di recensioni, interviste e anticipazioni librarie, che dopo due anni di assenza ritorna in edicola. Immutata la compagine di collaboratori: tra gli altri, Antonio Debenedetti, Andrea Di Consoli, Enzo Golino, Benedetta Centovalli, Arnaldo Colasanti, Andrea Cortellessa, Filippo La Porta, Sergio Pent e Vanni Ronsisvalle.
L’iniziativa non resterà isolata: ad ogni numero del periodico sarà infatti allegato in omaggio un romanzo o un racconto inedito.
Filippomaria Battaglia
 
 

23.1.2010
Fausto Pirandello - Ritorno alla marina
Olii e pastelli 1929-1970

Sarà inaugurata sabato 23 gennaio 2010 alle 17:30 e si protrarrà fino al 6 aprile presso l’Auditorium San Gerlando di Porto Empedocle (Piazza Chiesa Vecchia), la mostra Fausto Pirandello - Ritorno alla marina, organizzata dalla Fondazione Andrea Camilleri e dalla città di Porto Empedocle (AG).
La mostra propone per la prima volta un nutrito numero di opere dell’artista nella terra dei Pirandello, e sarà aperta tutti i pomeriggi dalle 16:00 alle 20:00 e nei giorni festivi anche dalle 9:00 alle 13:00.
All'inaugurazione sarà presente Andrea Camilleri.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.1.2010
A Porto Empedocle l'autore di Montalbano inaugura l'attività della sua fondazione con una mostra di Fausto, il figlio del drammaturgo
E Camilleri presenta i quadri di Pirandello
Camilleri & Pirandello. Lo scrittore riporta a casa il pittore

Compaesani, parenti, amici. È naturale che Andrea Camilleri faccia debuttare la Fondazione a lui intitolata con una mostra, che si inaugura oggi alle 17, delle opere del suo lontano cugino Fausto Pirandello, «uno dei pochi, veri grandissimi pittori del nostro Novecento», come dice l'autore di Montalbano.
È una sorta di rimpratriata postuma per Fausto Pirandello e infatti si intitola "Ritorno alla marina".
L’esposizione comprende trentasei quadri realizzati nell'arco di un quarantennio, dal '29 al '70, diciotto tele e il resto pastelli e chine, che si potranno vedere fino al 6 aprile a Porto Empedocle-Vigàta: figure umane, paesaggi, nudi in tutte le pose, trasfigurati dai modernissimi tratti e dalla intensa poetica dell'artista. I quadri sono stati prestati dalla galleria Gian Ferrari di Milano che da sempre si occupa delle opere dell'artista di origine empedoclina.
E qui bisogna procedere a piccoli passi per spiegare bene l'intreccio di tante iniziative convergenti: sì perché nella terra che ha ispirato la corda pazza a Pirandello e le trame a orologeria a Camilleri, nulla è lineare. Al momento la sede della Fondazione Camilleri, formalizzata nel maggio scorso, è ospitata nel Municipio, in attesa che venga restaurata la vecchia casa di campagna della nonna materna Elvira Fragapane in contrada Inficherna, sulle colline tra il mare e Agrigento, dove il futuro scrittore da ragazzino scorrazzava per campagne e "trazzere".
«Stiamo avviando le procedure per la progettazione del restauro - dice il sindaco Calogero Firetto - La sede definitiva dovrebbe essere pronta tra un paio d'anni. Nel frattempo tutte le iniziative saranno organizzate all'Auditorium».
L'Auditorium San Gerlando - e qui siamo a un altro tassello del puzzle organizzativo - è nell' ex Chiesa vecchia di Porto Empedocle, sconsacrata da tempo, quella dove Camilleri fece la sua prima comunione, utilizzata come rifugio antiaereo nella seconda guerra mondiale, poi ristrutturata e oggi inaugurata (nella sua nuova dimensione di contenitore culturale) dallo scrittore e da Pierluigi Pirandello, figlio di Fausto.
Il San Gerlando è a pochi passi dalla casa empedoclina di Camilleri, quella dove lo scrittore va ancora ad abitare quando "scende" in Sicilia. E dove a piano terra c'era il calzolaio morto due volte. La prima a opera del giovane Andrea e dei suoi amici scapestrati che sostituirono la foto su una lapide con un primo piano del ciabattino. Tutta la zona - che è limitrofa alla strada principale, via Roma - ormai va prendendo le sembianze della montalbaniana Vigàta. La storica pasticceria Albanese ormai si chiama "Bar Vigàta", l'antica trattoria "San Calogero", dove nella finzione letterario-cinematografica il commissario ama mangiare con l'eterna fidanzata Livia, ha chiuso i battenti nel corso e si è trasferita lì vicino con l' insegna cambiata: "La Grotta di Vigàta", come si chiama ora, appunto. Lì si mangia in una vera suggestiva grotta che fa tanto atmosfera e che ricorda l'ambientazione del romanzo "Il cane di terracotta". E a campeggiare sul marciapiede a metà via Roma c'è la statua in bronzo a dimensione naturale del supereroe Salvo Montalbano, ormai in servizio permanete effettivo, ma non con le scontate sembianze del televisivo Luca Zingaretti.
Lo scultore - che tra l'altro è anche autore del Leonardo Sciascia a misura naturale, collocato nel via principale di Racalmuto - assecondando un'indicazione di Camilleri, si è ispirato al commissario Francesco Ingravallo, protagonista di "Quer pasticciaccio brutto di via Merulana" di Carlo Emilio Gadda (al cinema intitolato "Un maledetto imbroglio", con interprete principale lo stesso regista Pietro Germi) che l'autore de "Il birrario di Preston" prese a prestito per disegnare il suo poliziotto seriale.
Montalbano-Germi con la mano destra aperta e poggiata su un lampione di via Roma, e con un volto aperto caratterizzato dai baffi, sembra interloquire con i compaesani che vanno su e giù per il corso. Poco lontano c'è la statua dedicata a Luigi Pirandello, il figlio diletto conteso da Agrigento. Quel figlio nato per caso nell'agrigentina contrada Caos dove la sua famiglia si era rifugiata momentaneamente per sfuggire a una epidemia che stava decimando Porto Empedocle.
Questa immissione di frammenti letterari nella realtà urbanistica della cittadina è un primo tentativo per arginare lo snaturamento dei luoghi, iniziati con la speculazione selvaggia della seconda metà del secolo scorso. Per far tornare Porto Empedocle a quella dimensione umana e urbanistica che Camilleri attingendo alla sua memoria ha immesso nella sua virtuale Vigàta. Poco è rimasto degli squarci della vecchia città, al punto che per le riprese televisive la produzione le ha dovute cercare altrove, a Scicli, Custonaci, Palazzolo Acreide, negli Iblei, nel Siracusano.
Il paese dell'infanzia dello scrittore, che odorava di zolfo, di mare e di mandorle, ha lasciato posto a un agglomerato intricatissimo e disordinato. Le piccole case "terragne" (quelle a un piano) dei pescatori, dai colori pastello, sono state seppellite dalla frana prima e dalla cementificazione dopo. «Trent'anni fa tagliarono gli ultimi alberi che reggevano il terreno - racconta lo scrittore - e alla prima alluvione la collina scivolò giù, portandosi via le case dei pescatori. Poi hanno costruito i palazzacci secondo il principio del lager e del bunker, e quello che era un viottolo transennato è diventato un'autostrada. Mi si torcono le budella ogni volta che lo percorro».E così nella speranza che si attivi un circolo virtuoso ha dato l'autorizzazione allo sposalizio Porto Empedocle-Vigata.
«Io con questa fondazione mi propongo tre obiettivi - dice Camilleri - valorizzare Porto Empedocle e farla somigliare sempre più a Vigàta come paese della mia memoria, mettere a disposizione della fondazione una serie di materiali, tutti i libri, le traduzioni, le sessanta tesi di laurea fatte sui miei romanzi, e una serie di iniziative che portino qui astrofisici, studiosi, registi. Non voglio che la fondazione celebri Camilleri ma che parli di cultura, di arte. Io sono venuto in Sicilia negli ultimi anni solo per funerali o matrimoni di amici e parenti. Adesso ho una bella scusa per tornare e seguire queste iniziative».
L'omaggio a Fausto Pirandello tra l'altro sana una incomprensibile dimenticanza della città. Né Agrigento, né Porto Empedocle lo hanno mai degnato di attenzione. E pochissimo lo ha celebrato la stessa Sicilia. Ora la musica sembra cambiata. La svolta con una mostra organizzata negli anni Ottanta a Gibellina, poi nel 1998 a Marsala,a cura di Sergio Troisi, e infine nel dicembre scorso un'esposizione allestita da Vittorio Sgarbi a Vittoria. Ora il ritorno postumo nella città delle radici. «Vogliamo riparare e dare a Fausto quel che è suo - dice il sindaco Firetto - Anche se è solo un piccolo riconoscimento per un grande artista».
Tano Gullo
 
 

Liceo Classico Statale Empedocle di Agrigento, 23.1.2010
L’Amico Ritrovato
Il ritorno di Andrea Camilleri all'«Empedocle»
Album fotografico (Facebook)
I voti di Andrea Camilleri (Scribd)
 
 

AgrigentoFlash.it, 23.1.2010
Andrea Camilleri incontra gli studenti del liceo classico

In una palestra gremita, lo scrittore Andrea Camilleri, su invito del preside del Liceo Classico Carmelo Vetro, ha incontrato gli studenti ed ha scambiato con loro qualche battuta. Camilleri ha ricordato la sua esperienza di ex liceale, divertendo con le sue reminescenze sull’incubo della matematica o sulle sue “evasioni”, che però poi si riflettevano sull’andamento scolastico. Studente dell’Empedocle, il giovane Andrea non brillava di certo nei primi anni di liceo, almeno stando alla carriera scolastica riassunta nelle sue pagelle, in cui è segnato qualche “rimandato”. Alunno dal 1938 al 1943, conseguì la maturità senza esami, perchè il preside del tempo, temendo l’arrivo degli alleati, nel giugno del 1943 consegnò il diploma agli studenti, basandosi sull’esito degli scrutini. “Ma l’esame di maturità fu quello della vita” ha raccontato Camilleri, riferendo della difficoltà di quagli anni, in cui con solidarietà fraterna si aiutava i più deboli a correre dentro i rifugi, “i ricoveri”, quando c’erano i bombardamenti.  Sui giovani di oggi ha espresso un giudizio positivo, sostenendo che non ci si può aspettare che siano gli stessi delle generazioni precedenti, perché è cambiata la vita. Ma ha anche aggiunto di essere ottimista sul loro futuro, perché alla fine “s’impegneranno nella loro esistenza”.
Annamaria
 
 

AgrigentoNotizie.it, 23.1.2010
Andrea Camilleri torna al suo liceo "Empedocle"

Nonostante abbia spento le ottantacinque candeline e sia uno scrittore da dieci milioni di copie vendute, Andrea Camilleri pare proprio non aver perso la visione dissacrante delle cose che solo un giovane nel pieno dell'età può avere. L'occasione per ricordare gli anni trascorsi al liceo classico è arrivata oggi per lo scrittore empedoclino, ospite del liceo "Empedocle" di Agrigento.
Camilleri, traendo anche spunto dall'opuscolo "L'amico ritrovato", fatto stampare per l'occasione dall'istituto e contenente le pagelle, non sempre eccellenti, del "papà" del commissario Montalbano, ha raccontato all'attentissimo pubblico di alunni dell'istituto i suoi anni da ginnasiale, raccontando fatti curiosi come ad esempio "l'accordo" con l'insegnante di matematica De Mauro.
"Chi è bravo in italiano non può capirne di matematica - ha detto con un sorriso, strappando un applauso fragoroso degli studenti-. Ricordo che la mia insegnante mi disse: 'Camilleri, facciamo un patto: se andrai bene nelle altre materie ti darò un sei in matematica'". Tra i ricordi più curiosi, il professore di italiano Cassesa, giocatore incallito ma ottimo insegnante che, per stuzzicare l'attenzione degli studenti, si faceva "pagare" con un pacchetto di sigarette; oppure il professore di filosofia ormai avanti con gli anni che ciucciava del latte da un biberon.
Ma di quei 5 anni Camilleri non porta con sè solo ricordi buffi o allegri. C'è il 1943, la seconda guerra mondiale e quell'esame di maturità mancato a causa dell'imminente sbarco degli alleati e l'intensificazione dei bombardamenti. Un esame, ha detto Camilleri, che i giovani della sua età hanno fatto ma non sui banchi, bensì preparandosi ad essere arruolati. Degna di nota anche la risposta che lo scrittore empedoclino ha dato a chi, tra gli studenti, parlava dell'uso della tecnologia per "barare" con i compiti in classe. "Copiare - ha detto - è lecito fino a che non si viene scoperti".
Lo scrittore ha ricevuto dal preside dell'istituto, Carmelo Vetro, oltre che un piccolo oggetto con il busto di Empedocle, un badge magnetico con il suo nome, dello stesso tipo di quelli che vengono distribuiti agli studenti.
Gioacchino Schicchi
 
 

AgrigentoNotizie.it, 23.1.2010
L'associazione Ferrovie Kaos da Andrea Camilleri

Questa mattina i soci dell’associazione Ferrovie Kaos di Agrigento, hanno incontrato il presidente onorario Andrea Camilleri, presso la sua casa di Porto Empedocle. Come si ricorderà, il consiglio direttivo dell’associazione, lo scorso settembre, ha conferito la presidenza onoraria allo scrittore empedoclino, che da grande appassionato delle ferrovie, ha accettato di cuore l’incarico.
“Con Andrea Camilleri – ha detto il presidente Pietro Fattori a margine dell’incontro – abbiamo discusso della storia delle ferrovie agrigentine, ed in particolare della Porto Empedocle-Castelvetrano e della Magazzolo-Lercara, e dell’ambizioso progetto dell’associazione Ferrovie Kaos, di realizzare un museo ferroviario nell’ottocentesca stazione di Porto Empedocle Centrale”.
Andrea Camilleri, molto sensibile al tema delle ferrovie, ha spronato i soci dell’associazione a continuare nella loro azione di diffusione della cultura ferroviaria e di recupero strutturale dei tracciati in disuso.
“Il maestro – continua Fattori –  ha voluto ricordare ai soci presenti l’importanza che ebbe in passato la ferrovia a Porto Empedocle: dal trasporto degli studenti pendolari, al vivace traffico merci. Il nostro auspicio è che si possa procedere al recupero totale dei collegamenti ferroviari tra Agrigento e Porto Empedocle, sia in chiave prettamente turistica, che come metropolitana di superficie per il trasporto passeggeri”.
Il presidente Andrea Camilleri ha infine augurato buon lavoro a tutti i soci di Ferrovie Kaos impegnati, su tutti i fronti, nel recupero e nella salvaguardia del patrimonio storico-ferroviario di Agrigento.
 
 

Il Tirreno, 23.1.2010
Festival letterario ci sarà Camilleri

Cecina. L’estate culturale a Villa Guerrazzi vedrà l’exploit di un festival letterario d’eccezione: si chiama “Parco dei libri” ed è programmato per agosto. A promuoverlo sono il Comune di Cecina, con l’organizzazione dell’associazione Aruspicina e il contributo della Fondazione Geiger. Si tratta di un festival della durata di alcuni giorni, presumibilmente dal 4 al 9 agosto, che vedrà autori letterari di rilievo nazionale alternarsi in più incontri giornalieri, in diversi spazi della villa, con l’intervento di un personaggio clou a sera. Nomi di cui si inizia già a parlare, autori blasonati del calibro di Andrea Camilleri, Piergiorgio Odifreddi, Alessandro Baricco o Luciana Littizzetto. Smentiscono in fretta gli organizzatori, che stanno lavorando al programma, contattando autori in una rosa di alcune centinaia. «Per il momento abbiamo solo delle ipotesi ma cercheremo di portare nomi di rilievo - afferma il sindaco di Cecina Stefano Benedetti - non sappiamo se potrebbero essere i vari Baricco o Camilleri, ma ci muoviamo intorno a personaggi di questo livello». «Stiamo costruendo un’iniziativa legata alla promozione del libro da svolgersi a Villa Guerrazzi in estate, un evento di livello che vada oltre le dimensioni locali - spiega Benedetti - si tratta di un festival con presentazioni di libri pomeridiane e serali, e parti di spettacolo a cura dell’Artimbanco. Per il momento è ancora tutto in costruzione, ci sarà un comitato organizzatore con rappresentanti dei soggetti coinvolti. Ci stiamo lavorando e nei prossimi mesi il progetto prenderà corpo».
Federica Lessi
 
 

Il Giornale, 23.1.2010
La surreale realtà del New Italian Realism
La rivista «Tirature 2010» esalta il fenomeno dei libri inchiesta e si inventa un filone narrativo. È il trionfo del «sociologhese» applicato alla scrittura. E il talento? Subordinato al contenuto

Se volete avere un catalogo di tutto ciò che non resterà nella storia della letteratura italiana di questi anni dovete comprare la rivista Tirature 2010, un trattato di veterosociologismo per sapere che cosa non leggere e perché. Due palle, ma se non siete così masochisti da comprarlo vi faccio un favore io perché, malgrado quello che si dice, sono gentile e generoso. Insomma, come distinguere i libri effimeri? Ce lo insegna Vittorio Spinazzola, pur proponendosi il contrario, con un irresistibile effetto comico e un linguaggio rispetto al quale una sezione della Cgil degli anni Settanta sembra un romanzo di Liala. Il motto è New Italian Realism, stampato sulla copertina e detto all’inglese, per dare più allure internazionale allo sconfortante provincialismo dell’etichetta, come quando i parrucchieri mettono l’insegna «Hair Stylist» o quando si fondano Srl con mille euro di capitale sociale chiamandole «Corporation».
[…]
C’è anche, tra gli autori importanti, Andrea Camilleri, perché «c’è una reviviscenza del dialettismo» e, in generale, nella neorealisticità circostante, anche un uso diffuso del turpiloquio, «sintomo più appariscente del decadimento delle norme di sostenutezza pudica e decorosa proprie dell’italiano illustre».
[…]
Massimiliano Parente
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 24.1.2010
Il racconto
Camilleri "La mia Vigàta non bella eppure viva"

È commosso, il professore. Con quell'espressione intensa, le sopracciglia bianche folte, che poi all'improvviso si allarga sulla scia dei ricordi. Andrea Camilleri è tornato a casa, a Porto Empedocle, per inaugurare la prima iniziativa della fondazione a lui intitolata con una mostra delle opere di un altro empedoclino d'origine, Fausto Pirandello, figlio del premio Nobel. Il luogo gli scatena forti emozioni. L'auditorium che ospita l'esposizione è l'ex chiesa madre dove lo scrittore ha fatto la prima comunione e dove andava a fare le "cosiddì", le cose di Dio, il catechismo, con padre Sangillà, storpiatura del nome Stanislao.
Lo scrittore e il pittore - morto a Roma nel 1975 - si sono conosciuti e frequentati. «A metà degli anni Cinquanta - racconta Camilleri - io e il mio amico Chicco Pavolini andammo ad abitare in un seminterrato nei pressi di piazzale Flaminio, a Roma. Le pratiche per l'affitto le aveva svolte Chicco, ignoravo perciò chi fosse il proprietario. Sapevo però che abitava nello stesso palazzo, non ricordo più a che piano. Quando andai a pagare l'affitto, aprì la porta un signore un po' curvo, con uno scialletto sopra le spalle. Faceva molto freddo. Mi guardò perplesso». Quando l'inquilino gli dice di chiamarsi Camilleri, l'uomo sulla soglia comincia a guardarlo con un certo interesse e gli fa una sfilza di domande su parenti e luoghi.
Alla fine lo fa entrare. «Appena misi piede dentro - continua l'autore dei Montalbano - mi trovai circondato da decine di dipinti. Li riconobbi e mi si piegarono le ginocchia. Avevo capito chi era il proprietario del seminterrato. Uno dei pochi, veri grandissimi pittori del nostro Novecento, Fausto Pirandello». Le visite mensili diventano un'abitudine, e ogni volta il discorso gira sul paese lontano, sulle attività minerarie, sulle conoscenze comuni. Spesso tra i due c'è soltanto «un silenzio colmo di parole», che viene interrotto dalla signora Pompilia, moglie del pittore, «espansiva e sorridente quanto Fausto era "mutanghero"».
La cerimonia di inaugurazione della fondazione si svolge in municipio, presenti il figlio del pittore, Pierluigi, l'omonimo nipote, Fausto, e l'assessore regionale ai Beni culturali, Gaetano Armao. Poi il gruppone si incammina verso l'auditorium. Cento passi percorsi su un tappeto rosso, in mezzo a un gran folla. Quattro colonne e due archi introducono alla mostra, organizzata da Lorenzo Rosso: subito l'autoritratto di Fausto Pirandello, poi via via le altre opere. Paesaggi e corpi ritratti nella decadenza della carne. Corpi senza vita né eros.
Accanto al maestro, la figlia Andreina, presidentessa della fondazione, e gli altri due componenti del consiglio, il sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto e l'editore Antonio Sellerio. Con Sellerio il maestro ha concordato l'uscita del suo prossimo romanzo, "Il nipote del negus", prevista per metà marzo. L'ispirazione nasce dalla presenza accertata in Sicilia del nipote del negus Grahne Salassiè: «Il giovane abissino si trova invischiato nelle maglie della burocrazia fascista. Inviso, però utile per le strategie coloniali del duce, finisce con il prendersi gioco di gerarchi e camicie nere». Il giovane nella realtà romanzesca frequenta la Scuola mineraria di Vigàta. Un modo per alimentare la memoria della vecchia Porto Empedocle.
Camilleri guarda le trentasei opere esposte. E si sofferma sulla tela preferita, il "Ritratto di donna con cappello": «Fantastico», dice. Poi racconta il difficile rapporto tra il giovane Fausto e il padre Luigi, che «non capisce le esitazioni, i ripensamenti, i dubbi del figlio e vuole imporgli il suo personalissimo modo di fare pittura». E per sfuggire agli influssi negativi del grande drammaturgo, che è anche un pittore dilettante, il figlio nel 1927 se ne scappa a Parigi con Capogrossi. «Vi rimarrà tre anni studiando intensamente Cèzanne e Picasso, e frequentando il gruppo degli italiani, Severini, De Chirico, Campigli, Savinio». E Camilleri chiosa: «Che enorme fortuna per tutti noi che Fausto sia stato un figlio disobbediente».
Uno degli obiettivi della Fondazione Camilleri è fare Porto Empedocle-Vigàta più bella, caratterizzarla come il luogo della letteratura. Come concilia Camilleri questi propositi con il sostegno che ha dato al rigassificatore, inviso agli ambientalisti? «Mi sono fatto un sacco di nemici - dice lo scrittore - Sul lungomare c'erano i magazzini per l'ammasso dello zolfo dei Pirandello e dei Camilleri, e tanti altri capannoni che non erano certamente belli. Ma erano vita e lavoro per i nostri padri. Porto Empedocle non è mai stata una bella cartolina inanimata, ma un luogo dove pulsa la vita, perché si svolgono tante attività, perché si produce. Il rigassificatore porterà ricchezza. E poi chi lo dice che è più pericoloso delle centrali nucleari che vogliono reintrodurre? Luigi Pirandello scrive che Agrigento è una cittaduzza morente abitata da preti e avvocati, mentre alla marina, cioè da noi, ferve la vita».
Tano Gullo
 
 

La Sicilia, 24.1.2010
Andrea Camilleri ha incontrato gli studenti dell’«Empedocle»
Alla fine dell’incontro il preside ha consegnato allo scrittore empedoclino il badge elettronico, recentemente istituito al liceo, per “segnare” la sua presenza all’interno dell’Istituto

Copiare va bene, ma con i limiti della scoperta”. Ha scherzato così, lo scrittore Andrea Camilleri, con gli studenti del liceo classico Empedocle di Agrigento, quando gli è stato chiesto che cosa ne pensasse del ricorso agli strumenti tecnologici di oggi, computer o cellulari, per “copiare” una versione o per rimediare ad un compito non svolto.
“Che si utilizzi un piccione viaggiatore - ha detto Camilleri - o l’sms, o internet, copiare va sempre bene, e fare copiare è un dovere. Purché – ha aggiunto, con proverbiale saggezza - in voi provochi il desiderio di farcela da soli e di scrivere ciò che sentite».
Ad invitarlo è stato il preside Carmelo Vetro, perché il creatore di Montalbano è stato studente di questo liceo classico, tra il 1938 e il 1943: una carriera scolastica dal percorso un po’ accidentato, come dimostrano le sue pagelle, pubblicate in un opuscolo prodotto per l’occasione dal titolo “L’amico ritrovato - Il ritorno di Andrea Camilleri all’Empedocle” . Una media del "sei" sudatissima e anche in certi casi qualche “rimandato” marchiato dall’insufficienza. E, come ha ricordato lo stesso scrittore, la sua carriera scolastica si concluse in modo rocambolesco: ottenne la maturità pur non sostenendo esami, per decisione dei presidi del tempo di tenere conto solo dei risultati dello scrutinio finale, a causa dei timori alimentati dalle notizie sull’imminente sbarco degli Alleati in Sicilia. Era il 18 giugno 1943. Ma come ha rammentato Camilleri, fu comunque un esame di maturità, quello della vita: “Furono mesi difficili, però noi liceali eravamo unitissimi, un corpo unico. Ci aiutavamo tra noi e soprattutto aiutavamo i più deboli a raggiungere i ricoveri. C’era un clima di solidarietà fraterna”. E sui giovani di oggi ha espresso un giudizio positivo: “E’ assurdo tentare di paragonare le generazioni passate a quella di oggi, o pensare che un giovane di oggi possa essere simile a quello che io sono stato 70 anni fa: la vita cambia, le generazioni cambiano. E’ vero anche che ci sono momenti di dispersione e di stanca tra i giovani, ma proprio per il fatto che sono giovani, anche contro la loro volontà finiranno per impegnarsi nell’esistenza: io morirò ottimista”.
«Quelli di Camilleri sono voti che non sorprendono, né in positivo né in negativo – ha commentato il preside Vetro - ma che, piuttosto, fanno pensare alle grandi potenzialità insite nel giovane Andrea; potenzialità che sono presenti in ciascuno degli studenti del Classico, il cui senso di appartenenza ad una scuola, a suo modo un pò speciale, è l’elemento di continuità tra tutte le generazioni di alunni che I’hanno frequentata».
a.m.s.
 
 

Giornale di Sicilia, 24.1.2010
Agrigento, Camilleri tra gli studenti del suo vecchio liceo
Lo scrittore in visita al classico Empedocle. Agli alunni ha raccontato le storie della sua adolescenza

Agrigento. Andrea Camilleri ha fatto visita al liceo classico Empedocle di Agrigento, che ha frequentato durante la sua gioventù. Agli studenti, come si legge sul Giornale di Sicilia oggi in edicola ha raccontato storie della sua adolescenza. Tra queste lo sbarco alleato in Sicilia nell'estate del 1943, la cartolina di chiamata alle armi che ricevette e il liceo improvvisamente chiuso con la guerra che era scoppiatra. E per colpa del conflitto, ha raccontato, non sostenne mai gli esami di maturità, ne fu sollevato proprio per i bombardamenti. Camilleri ha anche parlato di alcuni metodi d'insegnamento, non proprio convenzionali, adottati da alcuni professori. E ha ricordato il suo professore di filosofia che chiedeva agli alunni se “desideravano” essere interrogati. I ragazzi potevano dire di no per cinque volte, ma alla sesta non c'era scampo. Secondo Camilleri questo metodo dava la possibilità di studiare quando si voleva, l'importante era imparare.
 
 

Gazzetta di Modena, 24.1.2010
Il Birraio di Preston al Nuovo

Mirandola. Stasera, alle 21, la stagione del Teatro Nuovo propone “Il birraio di Preston”, dal romanzo di Andrea Camilleri per la regia di Giuseppe Di Pasquale, con Pino Micol, Giulio Brogi e Mirella Lo Giudice a cura del Teatro Stabile di Catania. Come in altri libri a contenuto storico Camilleri prende ispirazione anche in questo romanzo da un avvenimento reale descritto nella “Inchiesta sulle condizioni della Sicilia (1875-1876)”, pubblicata nel 1969 dall’editore Cappelli di Bologna. I fatti descritti nell’inchiesta si svolsero storicamente a Caltanissetta dove vi era un diffuso malumore popolare per il malgoverno del prefetto. Il libro rappresenta uno straordinario esercizio letterario raccontando i medesimi fatti da punti di vista diversi ad ogni capitolo.  Siamo nella seconda metà dell’Ottocento, in una piccola città della provincia siciliana, quella Vigàta dove Camilleri ama ambientare tutte le sue storie ancora un secolo e mezzo prima dell’arrivo di Montalbano. Si deve inaugurare il nuovo teatro civico “Re d’Italia”. Il prefetto Bortuzzi (fiorentino e perciò “straniero”) di Montelusa, paese distante qualche chilometro, ma odiato dagli abitanti di Vigàta, s’intestardisce ad aprire la stagione lirica con “Il birraio di Preston”, melodramma di Ricci di scarso valore, di nulla fama e di oggettiva idiozia. In realtà nessuno vorrebbe la rappresentazione di quell’opera, ma il prefetto obbliga a dimettersi ben due consigli di amministrazione del teatro, pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei vigatesi all’Arte.  Tra i siciliani, visibilmente irritati dall’autorità esterna, si insinua il “bombarolo” mazziniano Nando Traquandi, venuto da Roma per creare scompiglio all’apertura della sala. L’imposizione, un “atto di testardaggine” del prefetto, crea dunque una situazione che dopo aver visti coinvolti l’esercito, mafiosi veri e presunti, causa un incendio con numerosi morti e ci conduce infine alla scoperta che tutto è nato per un clamoroso equivoco. Prevendita alla biglietteria del teatro dalle 17 alle 19.
n.c.
 
 

Il Piccolo, 24.1.2010
Esordio da regista con “Il gioco” per il figlio di Giancarlo Giannini

Trieste. Il Trieste Film Festival ha spesso portato fortuna a registi che, passati di qui con la loro opera prima, sono poi diventati autori centrali nelle cinematografie dei rispettivi paesi. A giudicare dal bel cortometraggio d’esordio “Il gioco” potrebbe capitare anche ad Adriano Giannini , che ieri pomeriggio ha presentato personalmente il suo film in concorso. L’attore, figlio di Giancarlo Giannini, ha tratto dal racconto “Il gioco della mosca” di Andrea Camilleri un piccolo gioiello di cinema in formato breve, riuscendo a ricavare un’atmosfera magica da elementi semplici: un gruppo di bambini giocano su una spiaggia incontaminata (nella realtà la riserva siciliana di Torre Salsa, a Porto Empedocle) con delle monete, dei fiori e la loro saliva, aspettando che un’inconsapevole mosca scelga fra loro il vincitore. Ma siamo nel luglio del 1943 in Sicilia, e la Storia sta per sbarcare proprio su quelle coste. Giannini continua a fare l’attore (dal 29 gennaio lo vedremo al cinema in “Baciami ancora” di Gabriele Muccino, e dovrebbe girare la seconda serie della fiction per la tv “L’isola dei segreti – Koré”), è un pluripremiato doppiatore (fra gli altri, ha dato la voce a Heath Ledger nel ruolo del Jocker in “Il cavaliere oscuro”) ma, come dice lui stesso, gli piace cambiare, «sporcarsi un po’ di più col lavoro del cinema». Intanto ”Il gioco” è candidato ai Nastri d’argento 2010. Giannini, vuole continuare a fare il regista? «Sì. Mi sono sentito molto a mio agio là dietro alla macchina da presa. Sto pensando a un lungometraggio, un genere un po’ magico sempre tratto da un libro. Mi annoierebbe da morire raccontare la mia vita, il mio orticello, tanto con qualunque storia finisci per raccontare qualcosa di te. Per me il cinema è sempre una scoperta, un viaggio». Com’è nato l’interesse per questa storia siciliana? «Prima di fare l’attore ho lavorato come operatore per Giuseppe Tornatore e ho cominciato a interessarmi alla Sicilia per le sue potenzialità visive, ma anche per l’accoglienza della sua gente. Tre-quattro anni fa mi sono imbattuto nel racconto di Camilleri, in realtà una piccola descrizione di un gioco che faceva da bambino. Ho subito pensato di trasformarlo in un corto. La drammaturgia non è stata facile, perché il racconto era basato sull’attesa. Abbiamo dato al gioco un elemento di mistero e creato una relazione fra i piccoli personaggi». [...]
Elisa Grando
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 26.1.2010
Veronesi, una casa per la fondazione

Finalmente la Fondazione Umberto Veronesi, dopo lunghe ricerche, ha trovato casa a Roma. Non un indirizzo qualsiasi, ma il blasonatissimo palazzo Lancellotti in via dei Coronari. Per celebrare l'apertura di questa "succursale", cui il professore tiene moltissimo, fervono i preparativi per una festa kolossal, che sarà ospitata al Tempio di Adriano o più probabilmente, se il numero degli invitati continua a lievitare, a Palazzo delle Esposizioni il prossimo 9 marzo. Sono ben tremila i cartoncini che verranno spediti a un parterre decisamente eterogeneo: hanno assicurato la loro presenza [...] Andrea Camilleri [...].
Laura Laurenzi
[La notizia della partecipazione di Andrea Camilleri è priva di fondamento, NdCFC]
 
 

La Nuova Sardegna, 26.1.2010
Da Massimo Castri ad Andrea Camilleri

Olbia. Teatro, dal Nord al Sud. [...] Tratto dal romanzo di Andrea Camilleri che ne ha curato anche l’adattamento teatrale con Giuseppe Dipasquale (autore della regia). va in scena domani al Massimo di Cagliari «Il birraio di Preston» con un cast di livello nell’allestimento dello Stabile di Catania: Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice e Gian Paolo Poddighe. Lo spettacolo viene replicato anche giovedì, venerdì (e anche alle 19) e sabato alle 21, domenica alle 19. [...]
w.p.
 
 

Il Sole 24 Ore, 26.1.2010
Libri / Le perfezioni provvisorie

"Il mondo pullulava di possibilità infinite in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero in bilico tra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforizzante e provvisoria. Era bello starci su quella striscia. Solo quello che è provvisorio è perfetto".
Così Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, introduce il suo settimo libro, il quarto che racconta le avventure dell'avvocato Guido Guerrieri. Carofiglio ha iniziato la sua seconda attività di scrittore nel 2002 con "Testimone inconsapevole", pubblicato da Sellerio che ha aperto il terreno del legal thriller all'italiana. Il secondo libro "Ad occhio chiusi", sempre Sellerio editore, ha decretato il successo definitivo dell'autore, con una marea di premi annessi e la trasposizione dei romanzi in sceneggiati televisivi, interpretati da Emilio Solfrizzi e Chiara Muti, con la regia dello stesso Alberto Sironi che ha portato al successo "Il commissario Montalbano". I segnali di contiguità tra Camilleri e Carofiglio non si fermano qui: entrambi autori meridionali, pubblicati da Sellerio, che scelgono come propri eroi uomini di legge e che anche nella scrittura scelgono percorsi simili. Ironici ed autoironici, amanti delle letture e della buona tavola, entrambi impegnati a sinistra (Carofiglio è senatore del Pd).
[…]
Giorgio Maimone
 
 

Digital.Sat, 27.1.2010
Rai, la fiction italiana aumenta nelle tv Usa di 10 volte in tre anni

I prodotti della Rai crescono sull’asse New York-Las Vegas. Dopo gli incontri con buyers e broadcaster statunitensi realizzati durante la quarta Settimana della Fiction organizzata da Rai e Rai Fiction dove è stato presentato il Roma Fiction Fest, Rai Trade ha portato al Natpe di Las Vegas le produzioni che saranno offerte nei più importanti mercati del 2010, a cominciare dal prossimo MIP TV di Cannes in programma ad aprile. E nel Nevada sono già stati stipulati diversi accordi per la distribuzione nelle tv, anche via cavo, di molte fiction italiane che approderanno oltre che negli Usa anche in Centro e Sud America.
[...]
Al Natpe (chiude i battenti domani) Rai Trade ha portato il suo catalogo di film, documentari e fiction per proporli agli operatori del settore. “E’ un mercato per noi importante – dice Carlo Nardello, Amministratore Delegato di Rai Trade – dove approdiamo con materiali appena realizzati per la stagione di Rai Fiction tra i quali le nuove quattro puntate del tv movie "Il Commissario Montalbano"".
[...]
Rossi (Satred)
 
 

Cinematografo.it, 29.1.2010
Marcoré per Camilleri
Esordio sul grande schermo per un adattamento tratto dallo scrittore siciliano: al via il ciak di "La scomparsa di Patò"

Roma (Adnkronos/Cinematografo.it) - Al via lunedì 1 febbraio le riprese in Sicilia di "La scomparsa di Patò", regia di Rocco Mortelliti, tratto dal grande successo letterario omonimo (oltre un milione di copie), firmato da Andrea Camilleri. Le riprese avranno luogo nella ormai celebre "Vigata" dello scrittore - tra Naro, Agrigento, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi di Porto Empedocle.
Il film, scritto da Rocco Mortelliti, Maurizio Nichetti e Andrea Camilleri, è la prima trasposizione cinematografica di un romanzo di Camilleri. È interpretato da Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Neri Marcoré (nel ruolo di Patò), Alessandra Mortelliti, Gilberto Idonea, Flavio Bucci, Simona Marchini, Danilo Formaggia e con la partecipazione di Roberto Herlitzka. La fotografia è di Tommaso Borgstrom, le scene di Biagio Fersini, i costumi di Paola Marchesin, il montaggio di Marzia Mete, le musiche di Paola Ghigo.
Prodotto da 13 Dicembre con EMME cinematografica e S.Ti.C. con il determinante contributo della Regione Sicilia attraverso il fondo APQ Sensi Contemporanei gestito dal Dipartimento dei Beni Culturali e della Identità Siciliana e da Sicilia Film Commission e da Cinesicilia, si avvale anche del contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
 
 

ANSA, 30.1.2010
Chopin 2010, doppio evento a Roma
Fitta agenda di eventi in occasione del bicentenario della nascita

Roma - Un doppio evento, un concerto e una mostra all'Auditorium Parco della Musica, aprono oggi a Roma l'anno internazionale di Chopin, in occasione del bicentenario della nascita del grande compositore polacco. Ma e' fitto il programma degli appuntamenti per tutto il 2010 nella capitale e in Italia: concerti, spettacoli, letture, conferenze, esibizioni.
[…]
L'Istituto polacco di Roma e l'ambasciata della Repubblica di Polonia, promotori delle iniziative, si sono avvalsi della collaborazione di un comitato d'onore di cui fanno parte nomi di spicco del mondo della cultura in Polonia e in Italia, da Bernardo Bertolucci ad Andrzej Waida, da Andrea Camilleri alla poetessa Wislawa Szymborska, premio Nobel 1996. Nel comitato anche Claudia Cardinale, Umberto Eco, Bruno Cagli.
 
 

CanicattiWeb.com, 30.1.2010
Canicattì, lunedì il primo ciak del film: “La scomparsa di Patò”

Primo ciak dopodomani a Canicattì, in provincia di Agrigento, del film “La scomparsa di Pato” tratto dal libro di Andrea Camilleri. In città sono arrivati scenografi e tecnici per allestire le scene degli interni. Tre le location scelte dallo staff del film: due palazzi dell’800, nel centro storico di Canicattì, e un palazzo comunale che non ospita più uffici. Le riprese cominceranno dopodomani per concludersi venerdì prossimo. Nel cast: Neri Marcorè, nel ruolo del protagonista Patò, Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Alessandra Mortelliti, Gilberto Idonea, Flavio Bucci, Simona Marchini, Danilo Formaggia e Roberto Herlitzka. La regia è di Rocco Mortelliti, genero di Camilleri, che con Maurizio Nichetti e lo scrittore ha lavorato alla sceneggiatura del film. Le scene sono firmate da Biagio Fersini e la fotografia da Tommaso Borgstrom. Il film, prodotto da “13 Dicembre” con il contributo dell’assessorato regionale ai Beni Culturali, sarà girato tutto in provincia di Agrigento con set anche a Naro, Porto Empedocle e nel capoluogo. I casting per la scelta di attori e comparse si sono svolti a Porto Empedocle, Naro e Canicattì. In particolare, in quest’ultima città, sono state oltre 150 le persone che hanno partecipato ai provini per il ruolo di figurante. Le selezioni si sono svolte all’interno dei locali comunali di palazzo Stella. La produzione ha selezionato alcuni figuranti che percepiranno un piccolo compenso a fronte di qualche ora di lavoro. ”E’ stata una bella esperienza anche se non sono stata scelta, - commenta Federica Giardina, un’aspirante attrice - mi sarebbe piaciuto essere protagonista di un film proprio qui nella mia città. Ma non demordo, sarà per la prossima volta”. La scelta di girare le riprese interamente in provincia di Agrigento è un’ottima occasione per rivalutare il territorio spesso agli onori della cronaca solo per fatti negativi. “Sicuramente per Canicattì questa è un’occasione di crescita - commenta l’assessore al Turismo e grandi Eventi, Giuseppe Ferrante Bannera - l’amministrazione ha dato la massima collaborazione affinchè la produzione trovasse le location adatte a questo film. A tal proposito è stato messo a disposizione del regista un palazzo dell’800, di proprietà comunale, che sarà utilizzato come ambientazione in alcune scene del film. Siamo soddisfatti anche della partecipazione della gente, non si aspettavamo di vedere tante persone ai casting organizzati nelle scorse settimane. Speriamo che questo sia solo l’inizio, di una lunga serie di produzioni cinematografiche che valorizzino il nostro territorio”.
 
 

L’Arena, 31.1.2010
Patò, l'uomo che non c'è più. Un film dal libro di Camilleri
Cinema. Il set in Sicilia. Il protagonista principale è Neri Marcoré. Regia di Rocco Mortelliti
È ambientato a Vigata, la cittadina inventata per Salvo Montalbano

Rapito dalla mafia? Fuggito con l'amante? Inghiottito da un'anomalia spazio temporale? Fuggitivo per scelta e per caso, come il Mattia Pascal di Pirandello che abbandona casa e famiglia dopo aver deciso di non poterne più?
Nel 1890, come racconta Leonardo Sciascia in «A ciascuno il suo», il ragioniere Antonio Patò, che interpretava Giuda in una sacra rappresentazione, sparì in una botola sotto al palcoscenico (simboleggiante la caduta del traditore all'inferno) per non emergerne mai più. I suoi abiti e il costume non erano più in camerino e da quella notte non se ne seppe più nulla: tanto che in Sicilia Patò è diventato una figura proverbiale, lo «scomparso» per eccellenza. Andrea Camilleri, nel 2000, da questo spunto ha tratto il romanzo «La scomparsa di Patò» che diventerà presto un film.
È la prima riduzione non televisiva di un lavoro del giallista ma, soprattutto, la prima ad allontanarsi dal successo assicurato dalla figura del commissario Montalbano. La storia del ragioniere sarà ambientata comunque nella fittizia Vigata, cuore della Sicilia fantasiosa di Camilleri e vedrà il protagonista trasformato in un irreprensibile bancario, padre e marito affettuoso. Volatilizzatosi la sera del Venerdì Santo, durante l'annuale «Mortorio», nel quale da anni interpreta Giuda sopportando le ingiurie dei cittadini troppo coinvolti nella rappresentazione, sarà cercato dai Carabinieri e dalla Pubblica Sicurezza.
La regia è di Rocco Mortelliti, assente dal grande schermo dal 1998 (quando collaborò proprio con Camilleri per «La strategia della maschera») e le riprese inizieranno lunedì prossimo tra Agrigento, Naro, la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi di Porto Empedocle.
Nella parte di Antonio Patò troveremo Neri Marcoré, abbonato, ormai, a parti da «uomo qualunque», sotto la cui timidezza si nascondo sogni e aspirazioni troppo a lungo taciute. Nel cast anche Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Flavio Bucci, Simona Marchini, Danilo Formaggia e Roberto Herlitzka. Un'altra vittoria per la l'attivissima Sicilia Film Commission, come sempre supportata con ampiezza di fondi dalla Regione Sicilia e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Se le stesse sinergie si potessero attivare anche in metropoli come Torino, Milano, Genova o Napoli (Roma appare piuttosto spesso) il nostro cinema si ricorderebbe che non esiste solo la provincia. «Un prodigioso repertorio di tradizioni sicule, di abitudini italiche, di costumi e malcostumi ottocenteschi e contemporanei», si legge nella terza di copertina del romanzo. Ma non avevamo appena finito di piangere le sconfitte di «Baarìa»?
Adamo Dagradi
 
 

il Territorio, 31.1.2010
Pontinia Teatro Fellini- Una festa amara

Tecnica impeccabile, ottima recitazione, scene costruite con maestria, un testo tratto da Pirandello e riscritto con la supervisione di Andrea Camilleri: Festa di famiglia – in scena sabato scorso al Teatro Fellini di Pontinia – ha riproposto l’eccellenza delle Mitipretese, le quattro protagoniste di Roma Ore 11, sullo stesso palco un anno e mezzo fa circa. L’aspettativa c’era tutta per lo spettacolo che inaugurava anche il nuovo corso della struttura la cui direzione artistica è stata di recente affidata ad Ambrogio Sparagna. Sala piena e pubblico attento, brindisi finale nel foyer grazie all’impegno di Paola Sangiorgi che come sempre si è prodigata affinché gli spettatori potessero portare a casa un ricordo in più della serata. “Festa di famiglia” riporta con crudezza quelle dinamiche terribili confinate dentro le mura domestiche, con le quali si convive, ma che in occasione di giorni che si vorrebbero dipingere come lieti vengono a galla con una furia avvelenata da anni di sopportazione. Una furia destinata a rientrare, a coprirsi di nuovo di rassegnazione per covare in attesa di una nuova esplosione e un nuovo rientro. Non c’è fine, l’idea è quella di un dramma che non finisce mai. «Attraverso Pirandello – hanno spiegato le autrici e attrici - abbiamo voluto raccontare una storia contemporanea: un punto di vista sulla famiglia che sembra superato per la nostra società evoluta, ma che invece rispecchia ancora fedelmente quello che siamo. Il tema è drammatico, ma la sfida è stata quella di riuscire a vedere ciò che di grottesco e ridicolo si cela dietro le umane miserie, sperando che in questo Pirandello ci sia stato maestro. Per affrontare un autore così complesso avevamo bisogno di una guida speciale: Andrea Camilleri, grande conoscitore di Pirandello, ci è sembrato il più adatto. È nato un progetto comune, un vero e proprio sodalizio». Il risultato è garantito quanto a drammaticità anche se – ma forse è un discorso valido solo per i super appassionati di Pirandello – viene a mancare quel sottofondo di ironia, quel senso sussurrato di invito alla migliore sopravvivenza possibile che caratterizza l’opera del grande maestro. “Festa di famiglia” è molto più vicino ai canoni del verismo di Giovanni Verga, dove è impossibile trovare uno spunto di riscatto per l’umanità. Visto così “Festa di famiglia” è insuperabile, per come si presenta sul palco - una macchina teatrale perfetta, con un ritmo recitativo potente, scandito da scene essenziali e luci che invadono a tratti la platea, con spunti di metateatralità che spiazzano e rimettono in gioco l’attenzione - e per il senso di amarezza che lascia con una fine non fine.
E un senso di amarezza in più c’era sabato sera anche ricordando il Teatro Fellini che era fino alla scorsa stagione. C’eravamo ripromessi di non parlarne più, ma diventa impossibile. Nessun paragone, per carità. Due cose diverse. Un’onesta sala di provincia quella di oggi, il sogno di poter essere i primi quella di ieri. Si può paragonare un sogno bellissimo con una tranquilla realtà? No. I sogni aiutano a vivere meglio, ma c’è chi preferisce vivere di realtà. Si può criticare? No. Seduto accanto all’assessore alla cultura di Pontinia, Patrizia Sperlonga, il consigliere regionale Domenico Di Resta. I sogni sono svaniti insieme alla campagna elettorale.
[...]
Maria Corsetti
 
 

 


 
Last modified Saturday, July, 16, 2011