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RASSEGNA STAMPA

MAGGIO 2012

 
La Sicilia, 1.5.2012
Giallo sulla Torre Carlo V
Per la Regione doveva riaprire domani, ma slitta tutto al 9 giugno con Camilleri

Porto Empedocle. E' nato un piccolo «giallo» sulla preannunciata riapertura dopo decenni di abbandono della Torre di Carlo V.
Dopo che il sito ufficiale della Regione Sicilia e della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Agrigento si erano affrettati - forse troppo - a pubblicizzare l'inaugurazione, con annesso orario alle 11di quello che sta per diventare Museo regionale delle antichità marine. Ecco il colpo di scena. Evidentemente a Palermo e nella città dei Templi avranno avuto le loro buone ragioni per fissare la data ufficiale, comunicandola urbi et orbi, con l'autorevolezza dei due enti. Ma appena la notizia è comparsa su questo quotidiano, è scoppiato il «caso». A sottolineare che il 2 maggio, cioè domani, la Torre sarebbe rimasta chiusa ci ha pensato il sindaco Calogero Firetto. Con una nota stampa anche in questo caso ufficiale, diffusa ieri: «Sarà lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri ad inaugurare sabato 9 Giugno alle 18 e 30 gli spazi espositivi delle antiche "fosse" della Torre Carlo V».
Il motivo di questo slittamento sarebbe di natura prettamente logistica, visto che il restauro è stato ultimato da mesi e mesi.
Firetto ha concordato la data dello storico evento con lo stesso Andrea Camilleri, che per l'occasione giungerà appositamente da Roma; con l'assessore Regionale ai Beni Culturali e all'Identità Siciliana, Sebastiano Missineo e con il soprintendente Pietro Meli.
Nella nota stampa ufficiale il sindaco evidenzia «com'è noto Camilleri ha descritto nel suo libro edito da Sellerio, "La strage dimenticata", proprio quei luoghi sinistri che videro la fine di 114 forzati rinchiusi nel bagno penale durante i moti antiborbonici del gennaio 1848. Ora le antiche "fosse", giudiziosamente restaurate, saranno finalmente aperte al pubblico che potrà accedervi gratuitamente in attesa del completamento dei locali superiori della Torre, destinati ad ospitare il primo Museo Regionale del Mare».
Nelle "fosse" è stata realizzata la "Sala cannoniera" con alcuni dei cannoni ad avancarica di epoca borbonica un tempo in dotazione alla Torre e poi trafugati a Perugia (dov'erano in esposizione nella Rocca Paolina) che il sindaco Firetto e lo scrittore Andrea Camilleri sono riusciti a recuperare e a riconsegnare alla città.
Altri due cannoni borbonici, che capovolti, venivano utilizzati come bitte per l'ancoraggio dei natanti al molo Crispi, sono stati scoperti dal sindaco Firetto che li ha fatti recuperare e restaurare restituendoli agli empedoclini, «decretando così la volontà dell'intera cittadinanza di volersi riappropriare del proprio passato e delle proprie tradizioni marinare», ha concluso il primo cittadino. Con la speranza che la data del 9 giugno non subisca altri rinvii.
Francesco Di Mare
 
 

Le storie – Diario italiano, 2.5.2012
Andrea Camilleri
Cliccare qui per l'estratto video dell'intervista
Tutti i segreti del “giallo”. Corrado Augias incontra a “Le Storie - Diario Italiano”, lo scrittore Andrea Camilleri
 
 

Macerata Racconta, 2.5.2012
Privo di titolo
ore 16,00
rilettura storica del romanzo di Andrea Camilleri
a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Macerata (ISREC)
Biblioteca Mozzi Borgetti
Con la proiezione di una video intervista ad Andrea Camilleri
 
 

UNIMCWebTV, 2.5.2012
“Privo di titolo”
Intervista ad Andrea Camilleri, 20.4.2012
In occasione di "Macerata Racconta" organizzata dall'ass.ne ConTESTO e patrocinata anche dall'Università di Macerata, lo scrittore Andrea Camilleri rilascia questa intervista ad "apertura" degli incontri.


Maila Pentucci, Paola Medori
 
 

Cronache Maceratesi, 2.5.2012
Si alza il sipario su Macerata Racconta
Da il “la” Andrea Camilleri

Il sindaco Carancini: "Questa città guarda avanti con eventi culturali improntati alla crescita professionale ed economica della nostra intera comunità"

E’ stata la caratteristica voce roca di Andrea Camilleri a tenere a battesimo, poche ore fa, la prima iniziativa dell’edizione 2012 della Festa del libro Macerata racconta. e della Fiera dell’editoria Marche libri. Lo scrittore siciliano, infatti, è stato il protagonista dell’intervista rilasciata all’associazione conTesto e all’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea Mario Morbiducci di Macerata, nell’ambito del laboratorio di lettura cui hanno preso parte sessanta studenti dell’Itc Gentili, dell’Ita Garibaldi e dell’Ipct Pannaggi, guidati in questo percorso dalle insegnanti Elvira Pagnanelli, Nunzia Savino, Annaluigia Rinaldi, Patrizia Paoletti e Cristiana Sopranzi.
Al centro del laboratorio, come noto, il romanzo storico di Camilleri Privo di titolo che narra la surreale storia di Mussolinia, una città fantasma costruita in onore del Duce, tratta da varie fonti come ha tenuto a sottolineare Bendetta Di Giannantonio, dell’associazione conTesto, introducendo la video intervista insieme a Maila Pentucci dell’Isrec, partner quest’ultimo nella rilettura storica del libro.
Camilleri si è detto molto colpito dal fatto che gli studenti abbiano adottato un suo romanzo e soprattutto un romanzo storico e ha svelato come i libri di questo genere, nati dalla sua penna, siano in gran parte basati si avvenimenti autobiografici, vissuti da lui personalmente.
Dopo la video intervista l’appuntamento è proseguito con la lettura dei saggi frutto del lavoro svolto dagli studenti insieme alle loro insegnanti con il contributo delle schede guida preparate dai ricercatori dell’Istituto Morbiducci.
[…]
 
 

l'Espresso, 2.5.2012
Con 'l'Espresso' c'è Pirandello
Le opere teatrali del grande drammaturgo. In 23 dvd, ciascuno dei quali presentato da Andrea Camilleri. Si inizia venerdì, con "Sei personaggi in cerca d'autore", in edicola a un euro in più con il nostro settimanale

Sacrale e volubile, il teatro è pratica che per sua natura rifugge dalla fissità della registrazione, sia essa affidata alla fotografia o al video, per rivendicare una vitalità che rinasce sulla scena sera dopo sera, replica dopo replica, fatta carne dagli umori e dalle emozioni dei suoi interpreti e dei suoi spettatori. A un giornalista che gli chiedeva cosa provasse a ricevere tutte le sere ventitré pugnalate, l'interprete del ruolo di Giulio Cesare rispose che all'aprirsi del sipario, a ogni replica, lui ignorava che sarebbe morto trafitto dai congiurati. Quando inquadra uno spettacolo e i suoi interpreti, la telecamera compie insieme un atto di dogma e di eresia: accredita per sempre l'immagine di una rappresentazione e al tempo stesso nega la sua natura effimera. E' ancora teatro, una volta fissato in un'immagine televisiva?
E tuttavia è proprio quell'immagine a consegnare, a futura memoria, un sentimento, una sensazione altrimenti affidata al ricordo del suo spettatore. La ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale assume una responsabilità analoga a quella del critico: dare testimonianza - onesta per quanto possibile - di un qualcosa che diversamente giacerebbe sepolto nella memoria del pubblico. Sindone profana di un evento altrimenti a rischio di oblio, documento ma anche emozione, il teatro in televisione è atto meritevole del servizio pubblico fin dai tempi della paleo tv. Le trasmissioni della Rai iniziarono ufficialmente il 3 gennaio del 1954 con "L'osteria della posta" di Carlo Goldoni nella fascia serale, appuntamento, quello con la prosa, destinato poi a diventare ricorrente - ogni venerdì - nei vecchi palinsesti. La scelta di iniziare i programmi con il teatro è stata significativa della vocazione umanistica della tv delle origini e ha permesso di conservare le immagini di spettacoli, regie, attori che appartengono alla mitologia del nostro teatro. Onore a chi cerca di riproporlo anche oggi su Rai Uno.
La collana dedicata al teatro di Luigi Pirandello in televisione presenta 27 allestimenti, registrati dal 1956 al 1996 e raccolti in 23 Dvd, con una introduzione di Andrea Camilleri, alcuni creati espressamente per il piccolo schermo, altri ripresi da spettacoli nati per il teatro. Quarant'anni di prosa in Rai da "Lumie di Sicilia" con Paola Borboni e Paolo Carlini diretti da Silverio Blasi e da "La patente", regia di Corrado Pavolini con Mario Scaccia e Piero Cornabuci, al "Liolà" di Maurizio Scaparro regista e Massimo Ranieri interprete con Regina Bianchi e al "Come prima, meglio di prima" nella messa in scena di Luigi Squarzina.
Tra i registi spicca il nome della scrittrice americana Susan Sontag, che diresse per il Teatro Stabile di Torino e poi per la Rai nel 1981, Adriana Asti in "Come tu mi vuoi" forse per rimediare ai danni prodotti da George Fitzmaurice autore nel 1932 di un brutto film hollywoodiano tratto dal testo pirandelliano ma deturpato dal lieto fine e che pure aveva il valore aggiunto di due divi come Greta Garbo ed Erich von Stroheim. Nelle sue note di regia la Sontag scriveva che i suoi interessi si erano rivolti "al progetto visuale, alla poesia della formalità gestuale, alla musica delle idee".
Sulle pagine de "l'Espresso" del 15 luglio del 1979 Leonardo Sciascia incontra con me la Sontag per discutere di "Come tu mi vuoi". Per l'occasione Sciascia si è preparato. "Ho riletto stamattina questa commedia. Non la leggevo da dieci anni. Dieci anni fa il problema centrale era quello dell'identità. Oggi mi pare che sia il problema dell'identità femminile". La Sontag conferma. "Non è un caso che sia una donna la protagonista. Non è Enrico IV alla ricerca della propria identità. L'Ignota non è semplicemente qualcuno che forse è folle o che ha perso la sua identità. E' una donna, una donna che tutti vogliono possedere". Lo scrittore siciliano chiede poi alla collega americana come vuol mettere in scena il testo e Susan Sontag risponde: "Mi pongo molte domande. Voglio rispettare il testo perché non mi interessa fare una fantasia "da" Pirandello.Voglio seguire il testo perché ne viene fuori una sorta di follia del linguaggio, tutti i personaggi parlano continuamente, c'è una specie di isteria della bocca".
Rita Cirio
 
Dai "Sei personaggi" a...
Ventisette memorabili rappresentazioni Rai delle opere teatrali di Luigi Pirandello in ventitré Dvd. Ognuno con una introduzione in video di Andrea Camilleri. Compagnie, registi e allestimenti: il meglio della produzione italiana. Per ogni Dvd un libretto con estratti delle introduzioni di Alessandro d'Amico nei Meridiani

Il primo Dvd sarà in edicola venerdì 4 maggio con "l'Espresso" più "la Repubblica" al prezzo speciale di 1 euro in più: si tratta del celebre "Sei personaggi in cerca d'autore" per la storica regia di Giorgio De Lullo, 1965, con Romolo Valli, Rossella Falk, Carlo Giuffré.
Il venerdì successivo, a 7,90 euro, "L'uomo, la bestia e la virtù", 1991, regista e interprete Carlo Cecchi. Venerdì 18 maggio: "Così è (se vi pare)", regia di De Lullo, con Valli, Stoppa, Morelli, Falk.
Seguiranno "Il berretto a sonagli", "Liolà", "L'uomo dal fiore in bocca", "Lumie di Sicilia", "Cecé" (1978, regia di Camilleri), "Questa sera si recita a soggetto", "Il piacere dell'onestà, "L'amica delle mogli", "La signora Morli. Una e due", "La ragione degli altri", "I giganti della montagna", "Pensaci, Giacomino", "Il giuoco delle parti", "Enrico IV", "Come tu mi vuoi", "La morsa", "La patente", "All'uscita", "Vestire gli ignudi", "Ma non è una cosa seria", "Come prima, meglio di prima", "Trovarsi", "Non si sa come", "Tutto per bene".
 
 

TV Sorrisi e Canzoni n. 19 - programmi 5-11.5.2012
Luca Zingaretti. Interpreta il giudice-eroe dell'antimafia nel film tv "I 57 giorni", in onda su Raiuno a quasi vent'anni dai fatti di via D'Amelio
Il mio Borsellino vi stupirà
"Della strage in cui morì racconteremo ciò che finora era solo nei llibri e sui giornali" assicura l'attore, papà da pochi mesi. "Voglio dare a mia figlia un mondo migliore". Intanto gira nuovi episodi di Montalbano: "Perché la Sicilia è nel mio destino"

[…]
Quanti nuovi episodi di Montalbano sta girando?
"Quattro, gli ultimi due romanzi usciti, "Il gioco degli specchi" e "Il sorriso di Angelica", e due ancora inediti, "Una lama di luce" e "La voce di notte"."
Ci saranno novità, magari una separazione da Livia?
"No, solo "sciarriatine", come al solito. Di volta in volta Montalbano si trova in situazioni diverse, ma il personaggio in fondo è sempre quello."
[…]
Alberto Anile
 
 

l’Unità, 3.5.2012
Cavalleria rusticana la sicilianità secondo Camilleri
Andrà in scena il 18 maggio a Genova l’opera rielaborata dallo scrittore e dal regista Rocco Mortelliti, suo allievo
La novità. Il dramma sarà affiancato da un’inchiesta del commissario Collura

Andrea Camilleri si confronta con il mito di Cavalleria Rusticana, ed assieme al regista Rocco Mortelliti lo rielabora in maniera sui generis. Ne vien fuori una opera teatrale che tiene fede alla grande narrazione verghiana, pur innovandola. È evidente che va tenuta in considerazione la famosa transcodificazione scenica della omonima novella di Verga, realizzata da Mascagni (libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci). L'adattamento teatrale compiuto dallo stesso Giovanni Verga aveva già avuto successo nel 1884 al teatro Carignano di Torino, con attori quali Flavio Andò ed Eleonora Duse. Ma per Mascagni, il debutto del suo atto unico di una ora e un quarto al teatro Costanzi di Roma il 17 maggio del 1890, fu un autentico trionfo. Cavalleria rusticana è diventata non solo un simbolo della grande tradizione verista, ma anche una chiave di lettura cultural-antropologica di un mondo sociale siciliano ottocentesco, che se pur è proseguito per parte del Novecento, è poi scomparso.
Ma Cavalleria rusticana conserva il suo valore letterario-narrativo, ed ancor più nella forma che ha assunto in teatro, ha una sua propria vita. La rilettura che ne danno Camilleri e Mortelliti (che in questo caso funge da vero interprete e traduttore delle idee camilleriane, non a caso ne è stato allievo), è un libero confronto critico con un capolavoro. Insomma, a Genova dal 18 maggio al 7 giugno, al teatro Carlo Felice, vi sarà modo di assaporare le novità, le differenze, le riletture di una opera che aveva visto giungere sulle scene alla fine dell'800 non i classici ambienti altolocati o borghesi, ma personaggi umili. Era la rivoluzione narrativo-culturale verghiana che veniva transcodificata sulle scene, e rappresentava un mutamento di ottica, che avrebbe avuto anche conseguenze politico-culturali.
Mortelliti spiega: «Già dalle scelte scenografiche vi è il nostro criterio interpretativo. Noi abbiamo inserito al posto del fondale classico, immobile, una immagine in continuo movimento. Sul piano dell'evoluzione della vicenda che vive dello scontro fra Turiddu e Alfio, sfociando in un delitto passionale, c’è una novità: abbiamo inserito la scena dell'Agnello Pasquale nell'intermezzo musicale. Di solito non vi è nulla durante l'intermezzo, noi abbiamo inserito la scena della contessa che vuol offrire l'agnello pasquale di marzapane al popolo». La storia è nota. Turriddu è innamorato di Lola, che ricambia questa passione, nonostante sia sposata con Alfio. Decidono di diventare amanti, ma Turiddu ha promesso il suo amore a Santuzza che scopre l'inganno e vuole vendicarsi. Sarà Alfio, informato del tradimento, a compiere il delitto passionale, non rispettando in pieno le regole del duello e accecando con la sabbia l'avversario.
Storicamente accanto a Cavalleria Rusticana viene rappresentata anche Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, ma a Genova andrà in scena Che fine ha fatto la piccola Irene?, opera da camera di Marco Betta. Si tratta della trasposizione scenica di una novella tratta da Le inchieste del commissario Collura, altra invenzione letteraria di Andrea Camilleri. Il protagonista della storia è un commissario di bordo di una nave, Cecè Collura. Collura è l'antenato di Salvo Montalbano, anzi è il nome originario che Camilleri aveva dato al commissario di polizia. Poi mutò il nome del personaggio letterario in onore del grande scrittore e suo amico Vasquez Montalban. La regia de Che fine ha fatto la piccola Irene? è curata da Rocco Mortelliti.
Salvo Fallica
 
 

Live Sicilia, 3.5.2012
“La regina di Pomerania” di Camilleri diventa un’app

La Regina di Pomerania, contenente gli otto racconti della nuova raccolta di Andrea Camilleri “La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta”, è la prima app della casa editrice Sellerio.
Grazie alle sue caratteristiche inedite, alle funzionalità di lettura e ai contenuti proposti, è anche un prodotto assolutamente innovativo nel panorama dell’editoria digitale italiana.
Piuttosto che un’app, sembra quasi di acquistare un biglietto per incontrare l’autore a tu per tu. Camilleri, infatti, non solo narra tutti i racconti, ma li introduce uno ad uno con divertentissimi video.
L’app – lanciata ad Aprile 2012 – ripropone le storie di Vigàta in una maniera nuova, grazie alla filigrana digitale della carta Sellerio, agli strumenti messi a disposizione del lettore durante la lettura e l’ascolto, al gioco Prive di titolo e alla possibilità di condividere l’esperienza di lettura sui social network.
L’app Pomerania è un progetto di comunicazione digitale ambizioso, realizzata da “Im*media” per la casa editrice Sellerio, che segna un punto di svolta nella diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione digitale per il settore editoriale italiano.
 
 

La Repubblica, 3.5.2012
Il teatro di Pirandello dal genio di De Lullo alle maschere di Cecchi

Ventitré dvd con le commedie e gli atti unici scritti da Luigi Pirandello negli allestimenti prodotti e realizzati dalla Rai, ognuno con un'introduzione filmata d'eccezione, un autorevole commento registrato appositamente per questa occasione dallo scrittore siciliano Andrea Camilleri. È la nuova iniziativa editoriale promossa da Repubblica e l'Espresso intitolata "Il Teatro di Pirandello", al via domani 4 maggio con l'uscita del primo dei dvd contenente la commedia Sei personaggi in cerca d'autore, nella messinscena realizzata nel 1965 con la regia di Giorgio De Lulloe l'interpretazione della "mitica" Compagnia dei Giovani con attori di assoluta grandezza: Romolo Valli, Rossella Falk, Elsa Albani e Carlo Giuffrè. L'edizione televisiva dello spettacolo teatrale permette di cogliere al meglio la situazione immaginata dal drammaturgo siciliano per l'ingresso in scena dei personaggi: quella di un teatro deserto, nel quale una compagnia di attori è impegnata nelle prove di una commedia, ovviamente senza il pubblico. E la bravura del regista Giorgio De Lullo sta soprattutto nel suo rendersi "invisibile", come se non ci fosse nessuno a dirigere gli interpreti, Romolo Valli nei panni del padre, Rossella Falk in quelli della figliastra, e poi Carlo Giuffré, Nora Ricci e Ferruccio De Ceresa: un regista, insomma, che si mette qui completamente al servizio del testo e degli attori. L'opera completa di Pirandello, uno dei più grandi autori del teatro italiano e internazionale, scrittore e poeta premio Nobel per la letteratura nel 1934, viene così destinata al pubblico dei lettori del quotidiano e del settimanale del Gruppo Espresso nelle rappresentazioni che costituiscono il meglio della produzione italiana per quanto riguarda compagnie, registi e allestimenti. Un'iniziativa per tutti gli amanti della grande letteratura e del teatro, e per quanti riescono ancora ad apprezzare l'alto profilo e il valore culturale di una televisione di cui negli ultimi anni si sono perse definitivamente le tracce. Ogni dvd della collana è accompagnato da un libretto di sedici pagine con un estratto dalla introduzione alle opere teatrali di Luigi Pirandello tratta dai Meridiani di Silvio d'Amico, accanto ad una nota sulla storia delle rappresentazioni dell'opera e alla cronologia della vita e delle opere di Pirandello. La prima uscita viene venduta con un sovrapprezzo di un euro rispetto al prezzo di copertina di Repubblica e l'Espresso, mentre le successive uscite, che prevedono l'11 maggio L'uomo, la bestia e la virtù per la regia e l'interpretazione di Carlo Cecchi e il 18 maggio la commedia Così è (se vi pare) con Romolo Valli, Paolo Stoppa, Rina Morelli e Rossella Falk, verranno vendute a 7,90 euro in più rispetto al normale prezzo di copertina di Repubblica e dell'Espresso.
Carlo Moretti
 
 

La Repubblica, 4.5.2012
Risponde Corrado Augias
La lotta alla mafia e il fisco oppressivo

Caro Augias, Beppe Grillo ha paragonato l'onestà della mafia, che si accontenta di un pizzo del cinque, dieci per cento, all'esosità del fisco che fagocita il quarantacinque per cento dei redditi. La dichiarazione è stata accolta con applausi dalla solita platea demenziale. Nessuno s'è chiesto quanto stanzia la mafia per l'assistenza sanitaria, per l'istruzione pubblica, per le pensioni a coloro (spesso evasori) che non hanno mai versato contributi, e via di seguito. Tra l'altro proprio la lotta alla mafia è una delle attività dello Stato pagate dai contribuenti. Ma ai grillini tali riflessioni non passano nemmeno per la testa. Eppure anche Gesù, interrogato sulla liceità dei tributi rispose con la celebre massima: «Date a Cesare le cose di Cesare e a Dio le cose di Dio». Frase che, a dire il vero, pare sia stata dimenticata anche dalla Chiesa, che in Italia in fatto di elusione fiscale non scherza. E così il cerchio si chiude: il buffone di turno, la mafia e la Chiesa contro il fisco! Dimenticavo: c'è stato anche un noto uomo politico che, non molti anni fa, dichiarò che l'evasione fiscale era un legittimo atto di autodifesa del contribuente.
Franco Rizzo – Torino (rizzo.f@tin.it)

Quando si prende la strada della provocazione e del grido, non ci sono più limiti, anzi più le si spara grosse meglio è. Grillo sa che urlando frasi o ridicole o delittuose viene incontro ai suoi seguaci i quali del resto proprio questo si vogliono sentir dire. Contento l'uno, contenti gli altri. Ho avuto occasione di parlare di quest'ultima uscita del noto comico con Andrea Camilleri. Da buon conoscitore della mafia m'ha detto: «La mafia uccide chi non paga il pizzo; contro le tasse ingiuste invece il contribuente fa ricorso. Mi pare una bella differenza, non ce ne fossero altre». Certamente lo è, ma la caratteristica del populismo è che non dà possibilità di obiettare dati alla mano. Contro chi grida con il volto paonazzo e le vene del collo gonfie, non esiste ragionamento possibile, dati di bilancio, situazione internazionale, urgenze e precedenti. Chi grida ascolta solo se stesso. Una delle poche risposte possibili l'ha data Fiorello: «Hai detto una cazzata». Detta in un orribile italiano tra l'altro come mi fanno notare Valeria Della Valle e Giuseppe Patota dell'Università di Roma citando la frase di Grillo sui politici che: «Si stanno liquefando in questa diarrea politica in centinaia di liste civiche copiando i programmi nostri che c'abbiamo da cinque anni». Non ci soffermiamo su alcune ipertrofie sintattiche tipiche del parlato. Ma quando si parla così male e si sbagliano verbi elementari viene in mente la frase di Nanni Moretti Chi parla male vive male. "Chi pensa male parla male», aggiungiamo noi"
Corrado Augias c.augias@repubblica.it
 
 

RagusaNews, 4.5.2012
Il commissario Montalbano sindaco di Scicli

Scicli - La campagna elettorale si è conclusa, e in questi due giorni, di attese e di riprese, il sindaco di Scicli è lui.
Luca Zingaretti è stato impegnato prima a Sampieri e ora nel centro storico di Scicli. In via Peralta e in piazza Diaz, in quella che un tempo fu la caserma dei carabinieri.
Bisognerà pur prendere atto, prima o poi, che se una parte della storia di questa città è cambiata, dal 1998 ad oggi, è anche merito di questo spigoloso, difficile e introverso attore.
Walter Veltroni fece Alberto Sordi sindaco di Roma per un giorno.
Chissà che il prossimo primo cittadino di Scicli non voglia replicare...
 
 

Il Sole 24 Ore, 6.5.2012
Posacenere

Rainer Maria Rilke usava dire che ai veri poeti il primo verso viene regalato da Dio, mentre tutto il resto è dura fatica dell’uomo. Controprova: tutti i primi versi delle poesie di Leopardi sono scritti sulla carta senza una variante, una correzione, già in bella copia, come dettati, appunto, da Dio.
I pentimenti, i dubbi, i ripensamenti, le parole messe tra parentesi tonde o parentesi quadre, vengono dopo, in alcuni casi iniziano addirittura dal secondo verso. Perché il problema è mantenersi, nei versi successivi, alla stessa altezza poetica del primo. E se le cose stanno come dice Rilke, non è impresa da poco, perché tutto sommato scrivere altri versi dopo quel primo equivale a raccogliere una sfida divina sulla Parola.
Andrea Camilleri
 
 

Corriere della Sera, 7.5.2012
Personaggio
Camilleri apre ai fumetti
«Ho detto sì a Topalbano»

Una storia con Topolino e Minnie in vacanza a «Vigatta»

Va sempre a finire così. Quando si parla con Andrea Camilleri si può partire dall’opera lirica, dalla politica, dalla Sicilia, ma poi il discorso scivola e arriva al commissario Montalbano. Un personaggio che ormai vive di vita e fama propria. «Un po’ è vero» ammette Camilleri e rivela la prossima incarnazione della sua creatura, dopo quella televisiva «da giovane»: «Montalbano sarà a fumetti e si leggerà su Topolino. Mi ha contattato la Walt Disney per chiedermi l’autorizzazione a realizzare una storia ispirata a Montalbano. È un’idea che mi ha divertito molto». Così il progetto è andato avanti: «Ho già avuto lo storyboard. Lo spunto nasce da una gita che Topolino e Minnie fanno in Sicilia. E Topolino diventa Topalbano. C’è una detective story e il paese dove Topalbano indaga si chiama Vigatta, proprio con due t… meglio non dire di più».
Chissà se in questo fumetto-omaggio, dove non sarà difficile calare l’«antipatica » Livia nella petulante Minnie - due fidanzate per sempre - avremo anche la sorpresa di trovare un Pippo-Catarella. Si annuncia un numero che i fan di Montalbano non potranno perdere. È recentissimo il successo della serie Rai Fiction e Palomar sul commissario alle prime indagini affidata all’interpretazione di Michele Riondino: oltre 7 milioni e 700 mila spettatori per l’episodio d’esordio. «Riondino è un attore scrupoloso - riprende Camilleri -. Quando mi è venuto a trovare abbiamo discusso a lungo, mi ha fatto una quantità di domande su come era Montalbano da giovane, come si muoveva, parlava, sul contesto sociale in cui si doveva orientare». È stato un po’ come parlare di una persona in carne e ossa, raccogliere dei ricordi più che delle costruzioni dell’immaginazione dello scrittore. E non è escluso che Montalbano finisca sulle tavole di un palcoscenico. «Una riduzione teatrale è stata fatta da una piccola compagnia di Roma. E mi era piaciuta. Montalbano rappresentato a teatro? Perché no, dal momento che andrà su Topolino, chissà dove potrà arrivare».
A ottantasette anni, lo scrittore, regista e sceneggiatore si impegna sempre in nuovi progetti: il 18 maggio al Carlo Felice di Genova andrà in scena la Cavalleria Rusticana allestita, come dice Camilleri, «su una mia idea registica» messa in atto da Rocco Mortelliti, insieme con l’opera da camera in un atto di Marco Betta Che fine ha fatto la piccola Irene tratta da un racconto di Camilleri con protagonista il commissario Collura. «Fare la regia - racconta Camilleri - significa essere sul palcoscenico. Vivere con i cantanti ogni momento. Mi piacerebbe, ma è troppo faticoso per me. Con Mortelliti l’intesa è totale, è il mio alter-ego: è come lavorare per interposto regista». L’atto unico di Mascagni si può considerare il debutto di Camilleri nella veste di super-regista di un’opera lirica. Quella che ha esportato nel mondo una certa idea della Sicilia che ha finito con il coincidere con un’idea dell’Italia. La parte sinfonica della Cavalleria Rusticana ha accompagnato film come Toro Scatenato e Il Padrino parte III.
«La mia Sicilia, quella che si vedrà in questo allestimento è molto diversa: ho voluto eliminare qualunque facile folclore, i luoghi comuni, i carretti siciliani e i costumi fasulli. Non ci sarà niente di tutto questo. Mi sono impegnato in un lavoro di pulizia, potrei dire di restauro». Il desiderio di Camilleri di «mettere in luce una società arcaica, quasi primitiva, e molto povera» si è basato non solo sul sentire dell’autore, stufo di tanto kitsch siciliano, ma soprattutto sullo studio della novella di Verga e delle tradizioni popolari. «Ho fatto riferimento ai testi di Giuseppe Pitrè e ai suoi libri sui rituali delle feste siciliane. Per il duello rusticano, poi, erano fissate regole precise non diversamente che per il duello borghese».
Ma in questa Sicilia essenziale e dai forti sentimenti, non ci sarà neppure una coppola? «Quella ci sarà», ammette Camilleri. E quello che ha tolto nel folclore, lo scrittore lo rende in bellezza in un altro modo: «Il paesaggio dell’isola sarà sul palcoscenico, un paesaggio mobile, grazie a un sistema di proiezioni». Sulla Sicilia della Cavalleria Rusticana, Camilleri ha idee molto chiare: e su quella odierna? «È desolante pensare che lasciamo ai nostri nipoti un Paese così devastato. Mi auguro per la Sicilia quello che mi auguro per l’Italia: che finalmente si veda un po’ di luce».
Erika Dellacasa
 
 

tiscali: socialnews, 7.5.2012
Camilleri a fumetti? Forse lo scrittore siciliano qualche no potrebbe anche cominciare a dirlo

Ho una certa dimistichezza con gli ultraottuagenari che hanno fatto dell’anagrafe un puro vezzo e ne sono sinceramente affascinato. Vengo da una bella serata in cui ho condotto, nell’ambito di Brividi fuori scena nel foyer del teatro sociale di Brescia, l’incontro di Elda Lanza con il pubblico. L’occasione era l’anteprima del suo romanzo giallo, Niente lacrime per la signorina Olga in uscita a metà settembre per Salani. Il primo applauso scrosciante la giornalista ed ex presentatrice Rai fin dal 1952 se lo è guadagnato dichiarando con orgoglio le sue 87 primavere; il secondo, addirittura un’ovazione, quando alla fine ha confessato che non ha smesso di inventarsi ogni giorno una vita felice. Al di là dell’affetto personale che nutro per lei, che tra l’altro ha ripreso ad apparire in tv ai Menù di benedetta su La7 con deliziose lezioni di stile, Elda è un’indiscutibile forza della natura.
Da una ottantasettenne all’altro: Andrea Camilleri, che da quando ha raggiunto il successo tardivo, ben oltre i settanta, non smette di trovare occasione per far parlare di sé e monetizzare la sua crescente popolarità. Innanzi tutto, devo fare coming out. Sono tra gli ammiratori di Camilleri, tra i primi ad intervistarlo al suo apparire sulla scena editoriale, molto incuriosito com’ero da questo italo-siciliano con cui intrecciava le sue trame. Tutt’ora non mi perdo nessuno dei suoi libri, ne escono a ripetizione per diversi editori, siano i gialli del commissario Montalbano o i romanzi storici, questi ultimi addirittura racchiusi nei pregevoli Meridiani Mondadori.
Camilleri ha fatto la fortuna dell’editore Sellerio, destinato a sicura chiusura quando s’imbatté nel primo dattiloscritto dell’autore originario di Porto Empedocle, come della sua famiglia con i milioni di copie vendute. Si può capire che, avendo agognato tanto il successo negli anni in cui sbarcava il lunario come regista in Rai, oggi non rinunci ad esserci. Firma sceneggiature cinematografiche e televisive, supervisiona allestimenti teatrali (prossimamente una Cavalleria rusticana), scrive scrive, pubblica pubblica… Senza timore di cadere nella ripetitività o farsi sfiorare dal dubbio del ridicolo.
Ospite di Corrado Augias su Rai3, l’ho ascoltato confessare una certa nostalgia per la vivacità degli studi televisivi, dove ebbe modo di collaborare alla trasposizione delle commedie di Eduardo De Filippo. Ci mancherebbe pure questa, che tornasse all’opera dietro alle telecamere… La vera notizia è però lo sbarco nel mondo dei fumetti con Topalbano, in quel di Vigatta, magari con Livia – storica e pedante fidanzata del celeberrimo commissario – nelle fattezze di Minnie. Posso capire che certe operazioni nazionalpopolari tocchino solo ai fenomeni, c’è tuttavia in questa grafomania di Andrea Camilleri una brama comunicativa che rischia di toglierle vigore e qualità. Il lavoro del narratore dovrebbe nutrirsi di silenzi, assenze, distanza. Forse, alla sua età veneranda, lo scrittore ha poca voglia di dire quei no che danno senso, nerbo, carattere; dinieghi che costruiscono ed evitano inciampi. Non teme, ed è un peccato, l’effetto saturazione. Il rischio tuttavia è che da scrittore si tramuti in un marchio commerciale.
Mariano Sabatini
 
 

Il Messaggero, 7.5.2012
Camilleri e l'Italia di oggi
Martedì l'incontro

L'autore siciliano martedì sarà ospite nella sede di veDrò in via del Tritone. L'evento sarà moderato da Angelo Argento

Roma - Andrea Camilleri inaugura un nuovo ciclo di incontri (organizzati dal think net veDrò) nell’ambito del consueto appuntamento Un aperitivo con…, titolo S’i’ fosse premier.
Così, domani pomeriggio, alle 18,30, la sede di veDrò (in via del Tritone 87) ospiterà lo scrittore siciliano che dal ’59 a oggi ha realizzato saggi, romanzi, e dato vita al Commissario Montalbano. E’ il ’78 quando Camilleri, a 53 anni, esordisce nella narrativa con Il corso delle cose.
L'appuntamento. Continua a scrivere tra premi e successi, quindi, nel ’94 pubblica La forma dell’acqua, primo poliziesco che come protagonista ha Montalbano, il poliziotto dell’immaginaria Vigata che entra nelle classifiche letterarie regalando all’autore larga popolarità. Gli incontri-confronti sono nati per parlare dell’Italia di oggi, con lo sguardo rivolto al futuro, tra i protagonisti italiani della cultura, della scienza, della musica, dell'architettura, dell'arte, del giornalismo, e i membri del network veDrò, nonché le figure di spicco della politica, dell'economia e della cultura italiane. L’incontro con Andrea Camilleri, sarà moderato da Angelo Argento, responsabile della struttura culturale di veDrò.
 
 

Trentino, 7.5.2012
Il critico muore lo scrittore indaga
Dentro il labirinto, Andrea Camilleri, Skira, 164 pagine, 15 euro

Il giorno nel quale si volesse stampare su carta l’opera omnia di Andrea Camilleri, le foreste avrebbero di che temere. Tanto scrive, quest’uomo. Si confessa, qui, una decisa ritrosia per parte della sua sterminata produzione. Ma quando il nostro fa il detective, piace, eccome se piace. Forse perché chi ha lavorato in Rai negli anni Sessanta, accompagnando la produzione di programmi mitici quali il Maigret di Gino Cervi, la Laura Storm di Lauretta Masiero e il Commissario Sheridan di Ubaldo Lay, non poteva non conservare una indole investigativa. E’ quel che fa Camilleri nella sua ultima (per ora) fatica. Una vera e propria inchiesta, condotta (che sarà mai?) 76 anni dopo. Già. Camilleri si avventura da par suo, e conquista il lettore, nel labirinto legato alla vita (e alla morte, soprattutto) di Edoardo Persico, uno dei massimi critici dell’architettura razionalista. Nato a Napoli nel 1900, si trasferì giovanissimo a Torino dove ebbe alterne vicende: operaio alla FIAT, direttore editoriale, nume tutelare del Gruppo dei Sei. Arrivato a Milano, divenne condirettore della rivista di architettura Casabella e vero e proprio faro nella vita artistica e intellettuale italiana. L’11 gennaio 1936, in pieno fascismo, fu trovato morto nel bagno della sua abitazione. Stroncato da un infarto o ucciso? E in questo caso, assassinio politico o delitto passionale? Camilleri indaga in prima persona e il suo intuito lo porta ad una soluzione. In contemporanea con l’inchiesta labirintica di Camilleri, Skira opportunamente propone anche Profezie di architettura (9 euro), con quattro scritti, ormai introvabili, proprio di Edoardo Persico, enfant prodige della modernità, troppo presto scomparso.
Carlo Martinelli
 
 

veDrò, 8.5.2012
S'i' fosse premier... cronache di "Un aperitivo con..." Andrea Camilleri

Con Andrea Vianello

Passato, presente e futuro nelle parole di uno dei più grandi scrittori del nostro tempo, Andrea Camilleri. Proprio con Camilleri veDrò ha inaugurato un nuovo ciclo tematico per i propri “aperitivi”, dal titolo “S’i’ fosse premier”.
Un programma di incontri-confronto per parlare dell’Italia di oggi, con lo sguardo rivolto al futuro, tra i protagonisti italiani della cultura, della scienza, della musica, dell'architettura, dell'arte, del giornalismo, e i membri del network veDrò, nonché le figure di spicco della politica, dell'economia e della cultura italiane. E Camilleri è la nostra rockstar!
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La Repubblica, 8.5.2012
Camilleri: "Grillo? La politica è un'altra cosa"

"La politica italiana non deve fare i conti con Beppe Grillo. Bisogna che i politici risalgano a bordo, al contrario del comandante Schettino. Il movimento di Grillo è quello di un uomo qualunque. L'impressione è che i grillini siano meglio di Grillo. Ben venga se questi uomini di Grillo saranno dei buoni amministratori, ma la politica è altra cosa. E' la funzione più alta dell'uomo, spendersi per gli altri, organizzare la civiltà e il costume degli altri, organizzare il lavoro, organizzare il convivere": lo ha detto Andrea Camilleri, nel corso della manifestazione "S'ì fosse premier", organizzata da VeDro'.
 
 

afNews, 8.5.2012
Scoop! Ecco la -vera- storia di Topolino e Topalbano!

Attenzione, attenzione! Una Talpa ci segnala che, per quanto riguarda Topolino e Camilleri, nella storia (di quaranta pagine e intitolata alla Montalbano ”Topolino e la promessa del gatto”), a differenza di quanto circolato sui giornali, Topolino è in Sicilia e viene coinvolto in un caso complicato (scompare Minni durante la sua vacanza in Trinacria). Il nostro topo si trova quindi ad avere a che fare con il Commissario di Polizia Salvo Topalbano, ma nella storia non ci sarà Pippo nei panni di Catarella o Minni nei panni della fidanzata del commissario. In altre parole Topolino è sempre e solo Topolino, e accanto a lui ci saranno personaggi nuovi, a partire dal commissario e dal cast del commissariato di polizia. La Talpa, inoltre ritiene che lo sceneggiatore potrebbe essere il bravo Francesco Artibani, ma nulla ancora è trapelato riguardo al disegnatore… Sempre che la nostra Talpa abbia almeno sentito bene, giacché con la vista, come si sa, non è un granché.
 
 

Corriere della Sera, 8.5.2012
Ehi book!
Camilleri in versione App: da leggere o da ascoltare (e volendo tradurre)

Dice di non sapere cosa sia, ma non bisogna credere ad Andrea Camilleri che, in questo video, parla dell’app che l’editore Sellerio ha predisposto per otto suoi racconti, tratti da La regina di Pomerania e altre storie di Vigàta.
Ispirata alle esperienze straniere pensate per opere come On the Road di Jack Kerouac o The Waste Land di T.S. Eliot,  l’app da un lato riproduce col massimo di fedeltà possibile la versione cartacea Sellerio, ma dall’altra offre la possibilità di ascoltare la lettura del racconto direttamente dalla voce del suo autore. Ed è sempre Camilleri, in un altro video, a introdurre il racconto acquistato a 0,79 euro sull’App store (chi fosse in difficoltà con la lingua può rivolgersi al glossario ipertestuale “vigatese-italiano”). Primo titolo disponibile: Romeo e Giulietta. A breve seguiranno gli altri.
Tommaso Pellizzari
 
 

l’Unità, 9.5.2012
Il libro. Il papà di Montalbano battezza Giovanni Greco, esordiente, che è entrato con la sua opera prima nella dozzina dello Strega
Carillon di bambini
Un prisma per raccontare l’infanzia «malacriata»

«Malacrianza». Questa parola esiste nel mio dialetto siciliano. La crianza è, secondo il vocabolario dell’ottocentesco Mortillaro, «l’ammaestramento dei costumi che oggidì dicesi educazione» e quindi ne deriva che bonacrianza è la buona educazione, mentre la malacrianza è la cattiva educazione. Malocriato è chi risponde male, non rispetta i genitori e i superiori, non sta alle regole del vivere civile.
Dal libro di Greco apprendo invece, e con un certo stupore, che nei linguaggi del sud del mondo la crianza assume sensi e significati diversi, può essere la minestra e la preghiera, il comportamento e l’adeguamento, può tutto sommato suonare come la creazione, la vita stessa potrebbe essere una malacrianza per moltissimi e una bonacreanza per un numero minimo.
È la parola carillon, la parola staffetta che ci trascina per tutto il romanzo. Il romanzo consiste in uno sconvolgente e grandioso affresco che racconta dei bambini maltrattati, abusati, sfruttati, schiavizzati, venduti in ogni parte del mondo e dove ogni tassello, o capitolo breve, contiene una minima parte di una storia che viene presto interrotta da altrettante brevi storie contenute in altri tasselli, poi nuovamente ripresa e continuata ma sempre più intrecciata alle storie di altri tasselli. Sicché via via i vari personaggi cominciano a stingere l’uno con altro, a confondersi tra loro, a sovrapporsi, a subire una sorta di mutazione, di modificazione reciproca.
Materia difficile e ingrata che oltretutto può tirare brutti scherzi a chi non la sappia affrontare con il dovuto rigore.
GIOCARE A FAR TEATRO
L’autore ha dedicato questo suo libro principalmente alle bambine e ai bambini coi quali ha giocato a far teatro in diverse parti del mondo, tra le quali l’Argentina, il Messico, il Brasile e l’Etiopia.
E questa è la controprova di ciò che il lettore attento avverte subito e cioè che queste terribili storie di bambini, alcune al limite della sopportabilità, hanno il sapore di storie che non nascono dal nulla, o meglio da una fantasia ambiziosa, ma hanno le loro radici in una verità di fondo, in una realtà in qualche modo direttamente o vissuta o percepita o trasmessa.
Il romanzo accoglie e restituisce questa verità in modo quasi neutro, oggettivo, il narratore qui è totalmente extradiegetico, e questa oggettività la rende ancor più disumana e spietata. È una scelta volontaria dell’autore, quasi un segno di rispetto.
Qualcuno l’ha scritto, ma occorre ripeterlo: Greco non è caduto nel tranello della partecipazione, della commozione, della compassione, della pietas. Ed è questo un suo grandissimo merito.
A me personalmente i bambini poveri e infelici della letteratura, quelli per i quali gli autori invocano la lacrima catartica del lettore, non mi hanno mai fatto né caldo né freddo, anzi.
Verso questi bambini di Greco ho provato invece un moto profondo di non richiesta partecipazione.
Se il risultato è questo, vuol dire che al suo primo romanzo Giovanni Greco dimostra di possedere già una formata intelligenza narrativa e la capacità di dominare appieno la materia trattata.
Ma più di tutto mi preme sottolineare la particolare, audace struttura del romanzo. Due sono gli elementi che risaltano maggiormente: il progressivo passaggio dei racconti dalla terza persona alla prima, per cui il discorso da indiretto si fa diretto, e la loro costruzione circolare.
Un viaggio circolare, è detto infatti nel risvolto di copertina. Non sono poi tanto sicuro di questa circolarità. A lettura finita, e soprattutto per quanto riguarda la parte centrale del romanzo, ebbi l’impressione che Greco avesse riproposto in narrazione e coi suoi personaggi la celebre scena degli specchi del film La Signora di Shangai di Orson Welles, quella dove una miriade di specchi riflettenti disloca di continuo i tre personaggi nello spazio sicché ognuno di loro compare nel posto occupato un attimo prima da un altro e scompare per ricomparire in sostituzione di un terzo personaggio nello spazio che però era occupato dal secondo. Poi ho pensato che l’operazione strutturale messa in atto da Greco fosse più complessa e ardita. E credo sia per buona parte un’operazione più che cosciente. Cercherò di spiegarmi meglio che posso.
Esiste un notissimo fenomeno fisico, osservato e studiato da Isaac Newton, universalmente conosciuto come dispersione ottica. Un fascio di raggi paralleli di luce bianca, se attraversa un prisma di vetro, si scompone in tanti raggi ognuno dei quali ha un suo colore particolare. Il bianco scompare. Ma se a questi raggi multicolorati viene fatto attraversare un secondo prisma essi si ricompongono perdendo i rispettivi colori e tornando ad essere un unico fascio di luce bianca.
Ora guardando l’indice del libro si ricava che il romanzo si compone di 40 brevi capitoli o tasselli, se volete, interrotti da un capitolo dal titolo, Qualche tempo dopo (o prima), cui fanno seguito altri 45 capitoletti a loro volta seguiti da un capitoletto in corsivo di una pagina e mezzo scarsa intitolato Qualche attimo dopo (o prima) che a sua volta conclude il romanzo.
I primi quaranta capitoli non solo mettono in campo tutti i personaggi del romanzo ma ne iniziano e ne portano avanti contemporaneamente le singole storie che sono diverse tra di loro.
Allora, questi primi quaranta capitoli sono i raggi colorati già scomposti perché hanno attraversato il primo prisma costituito dall’atto della scrittura, il punto cioè in cui il fascio di luce bianca, che è l’insieme unitario della materia da trattare, si scinde nei rivoli narrativi.
Poi, sempre secondo il fenomeno osservato da Newton, questi raggi di luce colorata incontrano un secondo prisma, che qui è un prisma temporale, ed è rappresentato da quel titolo Qualche tempo dopo (o prima). Ebbene, qui il moto unificatorio fa sì che i lati esterni di ogni singolo raggio tendano a sovrapporsi, stingendo e fondendosi col colore più vicino. L’unità nel grande fascio di luce bianca ritorna solo all’incontro col terzo prisma anch’esso temporale, quello che ha per titolo Qualche attimo dopo (o prima) e che non può che segnare la fine del romanzo.
Si tratta, a parere mio, di un fatto innovativo nell’uso del tempo narrativo. Che è stata la ricerca che in un certo modo ha impegnato i maggiori scrittori del secolo appena trascorso, da Proust (la memoria del tempo) a Joyce (il tempo dilatato), da Beckett (il tempo atemporale) a Faulkner (il passato e il futuro come presente).
E non mi pare impegno da poco per un esordiente soprattutto in un momento nel quale la narrativa italiana sembra volersi negare ad ogni sperimentazione.
Andrea Camilleri
 
 

Irispress, 9.5.2012
Ue: Camilleri, difendere moneta unica in momento di crisi

Roma – “Questa crisi è importante perchè da questa crisi può nascere davvero l’Europa del manifesto di Ventotene. Il progetto della moneta unica è un progetto giusto, uscirne fuori sarebbe una follia, un errore fatale per tutti. Secondo me è successo che se avessimo dovuto cercare i comuni denominatori dell’Europa, l’Europa si sarebbe fatta tra 30 anni.
Usando la moneta è stato più facile, ma i comuni denominatori non si sono trovati. La lotta in difesa dell’euro deve essere forte perché questa è la terza guerra mondiale, il tempo delle guerre con gli aeroplani che sganciano le bombe è finito, nelle grandi nazioni la guerra diventerà sempre più finanziaria-economica”.
Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri, nel corso del think net veDrò a Roma.
 
 

Adnkronos, 9.5.2012
Giovani: Riccardi e Camilleri incontrano studenti liceo Virgilio di Roma

Roma - Il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, con delega alla Famiglia, e lo scrittore Andrea Camilleri incontreranno, venerdi' alle 11.30, gli studenti del liceo Virgilio di Roma. L'appuntamento e' presso l'aula magna del liceo capitolino, in via Giulia 38. L'evento - riferisce una nota - si inserisce nel progetto generations@school, nell'ambito dell'anno europeo dell'invecchiamento attivo, che promuove il dialogo e l'incontro tra diverse generazioni.
 
 

Il Sole 24 Ore, 9.5.2012
Riondino da giovane Montalbano ad assassino di Lennon: «Ma presto tornerò nei panni del commissario»

Diamo subito la notizia che i fan di Andrea Camilleri e tutti gli spettatori di ciò che accade nell'immaginario borgo siculo di Vigata attendono con ansia: «Il successo del giovane Montalbano è andato ben al di sopra delle aspettative.
Non solo in Rai si valuta il ritorno della miniserie, ma anche lo stesso Andrea da quello che so sta prendendo in considerazione la possibilità di tornare a scrivere degli anni della formazione del suo personaggio». A rivelarlo è Michele Riondino, 33 anni, ultima incarnazione televisiva del commissario più fortunato della recente giallistica nazionale, riuscito nella titanica impresa di non far rimpiangere lo charme di Luca Zingaretti.
Si sa che squadra che vince non si cambia: «Leggerò con grande attenzione – continua Riondino – tutti i copioni che mi verranno proposti, ma sin da ora mi dico pronto a raccogliere la sfida di un nuovo giovane Montalbano».
[...]
Francesco Prisco
 
 

Corriere della Sera, 9.5.2012
L'iniziativa di Sassòli e Delrio
L'appello a Bruxelles: «Concedete la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Ue»
Tra i firmatari la Montalcini e Prodi. Poi appuntamento a Roma per il 31 maggio per una manifestazione

Milano - Una direttiva europea che inviti tutti gli stati membri all'approvazione di leggi nazionali per garantire ai figli degli stranieri nati in un paese europeo il diritto della cittadinanza per ius soli (diritto del suolo). È l'obiettivo dell'appello «Chi nasce qui è di qui» promosso dall'europarlamentare David Sassòli e dal presidente dell'Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

DIRITTI DEI BAMBINI - Nel testo dell'appello - che tra i suoi firmatari vede, fra gli altri, Rita Levi Montalcini, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Nicola Piovani, Carlo Verdone, Claudio Baglioni, Piero Fassino - si sottolinea come in Europa milioni di bambini, figli di migranti, nascano e crescano nei paesi membri senza godere del diritto all'uguaglianza e tantomeno dello status di cittadini. Una situazione in forte contrasto con quanto sancito dalle Nazioni Unite a proposito del diritto dei bambini ad essere protetti e rispettati. A Bruxelles i firmatari chiedono dunque di garantire questi diritti e di incoraggiare il coordinamento tra i governi affinché concedano la cittadinanza per ius soli ed evitino discriminazioni nell'accesso ai diritti fondamentali.
IN ITALIA UN MILIONE DI MINORI - In Italia, dove il numero dei “non cittadini” nati nel nostro paese sfiora oramai il milione e dove numerose sono state le prese di posizione, a cominciare da quella del Presidente Napolitano, a favore del riconoscimento dello status di cittadino a chi nasce sul suolo nazionale, è stata recentemente presentata un’iniziativa di legge popolare che chiede di riformare la normativa attualmente in vigore (legge 91/92) estendendo l’applicazione dello ius soli. «Riconoscere la cittadinanza a ragazzi che sono nati e cresciuti in un paese diverso da quello di origine dei loro genitori - spiegano Sassòli e Delrio - ma che di questo paese parlano la lingua, che in questo paese studiano, consumano e si relazionano non è semplicemente un atto di buon senso ma una battaglia di civiltà imprescindibile per un paese che voglia definirsi democratico e in grado di affrontare le sfide del futuro.
L'INIZIATIVA A ROMA- Poi, oltre all'appello, per portare all'attenzione dell'opinione pubblica la questione, per il 31 maggio è stata organizzata una manifestazione a Roma in piazza San Silvestro con musica e interventi delle comunità straniere residenti in Italia, del mondo dell'associazionismo italiano e cattolico, i rappresentanti sindacali e politici. Il tutto senza bandiere e colori. Perché la cittadinanza è un diritto di tutti.
 
 

Il Secolo XIX, 10.5.2012
Camilleri: «Ecco la mia Sicilia»

Il bozzetto della scena per l’opera diretta da Camilleri

Genova - Andrea Camilleri in veste di regista lirico per la “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni che debutta il 18 maggio al teatro Carlo Felice di Genova.
Maestro, che Sicilia vedremo nella sua messa in scena?
«Ho cercato di farne un’edizione il più possibile scarna, togliendo tutto il folklore che viene aggiunto: gli insopportabili carretti siciliani, le insopportabili processioni. La storia è stata ridotta alla sua essenzialità da piccola tragedia greca. Per questo l’ho ambientata in un paesino di montagna estremamente povero, dove l’unica ricchezza è il paesaggio; per ottenere il contrasto fra la miseria della condizione in cui vivono i personaggi e la bellezza della natura ho scelto di proiettare sullo sfondo della scena le immagini in movimento dei veri paesaggi siciliani, in netta opposizione alla staticità delle case. E in mezzo a queste case povere si svolge una vicenda anch’essa povera che ho voluto far emergere in tutta la sua primitività».
Il tutto per una musica iper-popolare come quella di Mascagni?
«Credo che la mia impostazione non vada a stridere con la musica di Mascagni che è certamente popolare ma non ha nulla di folkloristico, anzi credo che la valorizzi al massimo e aiuti a chiarirne meglio il senso più profondo. Io ho già realizzato due regie liriche ma sono un regista teatrale. Nella prosa si ha la possibilità di fare molte più prove, che per me sono importantissime».
La regia è stato il suo lavoro ma il successo è arrivato con la scrittura.
«Ma i miei romanzi, inclusi i Montalbano, sono fortemente influenzati dal teatro, in primo luogo nei dialoghi. Questo lavoro mi ha dato l’occasione di riflettere sul rapporto tra Verga e Pirandello. Il secondo stimava moltissimo il primo, lo chiamava “scrittore di cose”, evidenziando la concretezza del racconto verghiano, che è fondamentale, e contrapponendolo a D’Annunzio che definiva, invece, “scrittore di parole”. È molto interessante l’elogio che Pirandello fa di Verga, lui presente, ed è straordinaria anche la risposta dell’anziano Verga: “Caro Pirandello, lei ha detto cose bellissime su di me, ma quel che è scritto è scritto”. Questo atteggiamento di Verga nei confronti delle “cose” è di grande modernità ed è collegabile alla letteratura novecentesca; io in questa “Cavalleria” ho cercato di ricondurre tutto alla concretezza delle cose».
Ma cosa è rimasto oggi di quella Sicilia?
«Direi quasi nulla. Oggi, fortunatamente, il duello per motivi di onore non esiste più. Il delitto d’onore è sopravvissuto sino a una trentina di anni di anni fa, ma abbiamo assistito a mutamenti profondi in senso positivo».
Eppure una certa immagine della Sicilia è dura a morire, pensiamo all’ultimo “Padrino” che si chiude proprio sulle note della “Cavalleria”.
«La terza puntata del Padrino mi è sembrato un polpettone melò che fa una grande confusione mettendo insieme Mascagni, Verga e la mafia. Molto meglio il primo anche se il rischio è di trasformare un mandante di omicidi in un personaggio, se non positivo, almeno simpatico, anche grazie alla stupenda interpretazione di Marlon Brando».
Qual è il suo primo ricordo di Genova?
«Arrivai per la prima volta nel 1950 per partecipare alle Olimpiadi della cultura, il sindaco era Adamoli. Vinsi con una delle poche poesie che ho scritto nella mia vita. Sul palco con me c’era un poeta genovese che amavo, Tullio Cicciarelli. Da allora sono sempre rimasto molto legato alla città, come dimostra il fatto che la fidanzata di Montalbano vive a Boccadasse».
Un’ultima, inevitabile domanda. Come giudica queste elezioni?
«Io sono per la politica con la P maiuscola. Spero che i partiti traggano da queste elezioni una lezione per tornare a fare una politica onesta, una politica seria, altrimenti sarà difficile, dopo Monti, avere la faccia di ripresentarsi».
Ma ce faranno?
«Dobbiamo augurarcelo».
Giuliano Galletta
 
 

Adnkronos, 11.5.2012
Scrittori: Camilleri, Montalbano non morira' e non andra' in pensione

Roma - Come sara' il commissario Montalbano in pensione? ''Non ci arrivera' mai. Un autore modella il destino di un personaggio come vuole. E io ho deciso che Montalbano non andra' in pensione''. Cosi' Andrea Camilleri in un passaggio del suo intervento a un incontro agli studenti del liceo romano 'Virgilio', nell'aula magna dell'istituto, al quale ha partecipato il ministro dell'Integrazione e la Cooperazione, Andrea Riccardi, organizzato nell'ambito delle celebrazioni dell'Anno europeo dell'invecchiamento attivo.
''Sei anni fa -ha raccontato ancora Camilleri- scrissi l'ultimo romanzo e lo mandai a Elvira Sellerio. Montalbano non muore e non va in pensione...'', ha aggiunto con un sorriso lo scrittore, strappando l'applauso degli studenti.
 
 

Adnkronos, 11.5.2012
Giovani: 'ragazzi non arrendetevi', al 'Virgilio' lezione di Camilleri e Riccardi

''Utilita' -ha spiegato Riccardi- non vuol dire guadagno e lavoro: questo ammazza la vita, perche' non si puo' campare di solo denaro. C'e' una gratuita' che va riscoperta e che spesso e' il dono piu' bello della vita. L'anziano -ha proseguito il ministro- non e' inutile ma anzi contribuisce moltissimo alla societa', come si vede anche nell'aiuto che i nonni danno alle famiglie. Gli anziani -ha rimarcato Riccardi- donano alla societa' la profondita' di una storia, un lungo vissuto che si fa dialogo tra le generazioni. Perche' buttarsi nel futuro vuol dire avere radici nella storia. Altrimenti e' una societa' di tecnoplastica, che si dissolve al primo sole. Dimenticare gli anziani significa percio' dimenticare la storia''.
 
 

Adnkronos, 11.5.2012
Salone Libro: Camilleri gratis su App Store fino a lunedi'

Torino - Per festeggiare la primavera digitale del Salone del Libro di Torino la App di Andrea Camilleri "La Regina di Pomerania" (Sellerio) gratis su App Store da oggi fino alla mezzanotte di lunedi'.
[...]
 
 

Cinecittà News, 11.5.2012
Il ministro Cancellieri parlerà di "Diaz"

Sul film Diaz di Daniele Vicari e sul tema delle violenze della polizia durante il G8 di Genova si farà un incontro pubblico cui parteciperanno il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri e Andrea Camilleri. Questo dopo il 15 giugno, dopo cioè la sentenza di Cassazione che si pronuncerà su funzionari e agenti della polizia condannati in appello per il blitz sanguinoso della notte del 21 luglio condotto, nella scuola Diaz, durante il G8 del 2001 a Genova. Udienza davanti la Suprema Corte che si aprirà l'11 giugno. A dare la notizia dell'incontro pubblico Cancellieri-Camilleri è il produttore del film Domenico Procacci. Esiste anche la possibilità che la Rai mandi in onda Diaz. "Ringrazio la redazione del Tg3 per la campagna che stanno facendo - dice Procacci - e ringrazio anche il direttore Antonio Di Bella per avere espresso l'interesse a mandare in onda il film. Al momento non c'è una trattativa in corso: i vertici Rai da lui contattati non si sono ancora espressi".
 
 

Teatro Carlo Felice, 11.5.2012
Comunicato stampa
“Che fine ha fatto la piccola Irene?” “Cavalleria rusticana”
Al Teatro Carlo Felice a partire dal 18 maggio 2012, ore 20.30
Repliche:
Maggio
Mercoledì 23 – ore 20.30; Sabato 26 – ore 15.30; Domenica 27 – ore 15.30; Martedì 29 – ore 20.30; Giovedì 31- ore 20.30

Venerdì 18 maggio, alle ore 20.30, debutta al Teatro Carlo Felice il dittico “Che fine ha fatto la piccola Irene?” e “Cavalleria rusticana”. Un abbinamento inedito, che, per una volta, non affianca il capolavoro di Pietro Mascagni a Pagliacci di Leoncavallo, ma ad un’opera nuova, scritta nel 2002-2003 da un compositore vivente. L’affiancamento, tuttavia, non è casuale: anche Che fine ha fatto la piccola Irene? ci porta in qualche modo, attraverso il suo protagonista, il commissario Cecè Collura, in Sicilia. Ma è soprattutto la figura di Andrea Camilleri ad accumunare, in questo caso, i due titoli: il creatore del commissario Montalbano è sia l’autore del racconto da cui è tratto il libretto di Che fine ha fatto la piccola Irene? che l’ideatore della regia di Cavalleria rusticana, nella quale non solo Camilleri si richiama alla sua lunga esperienza come regista teatrale, radiofonico e televisivo (le attività svolte prima di diventare famoso come scrittore), ma dà inoltre voce e immagine alla sua profonda conoscenza della storia e della cultura siciliane. Oltre a rendere omaggio all’amatissimo Giovanni Verga, l’autore della novella da cui Giovanni Targioni-Torzetti e Guido Menasci trassero il libretto di Cavalleria rusticana. Ma un’altra figura molto importante di questa originale produzione del Carlo Felice è quella di Rocco Mortelliti, che si definisce, con orgoglio, “allievo di Camilleri”. L’attore e regista, oltre a firmarsi come realizzatore delle idee registiche di Camilleri per quanto riguarda Cavalleria, è anche colui che ha avuto l’idea di trasformare il commissario Cecè Collura in un personaggio d’opera, scrivendo il libretto di Che fine ha fatto la piccola Irene? e curandone la regia.
Se Cavalleria rusticana, come è noto, racconta una storia di gelosia che si conclude con un delitto d’onore nella Sicilia del 1890, di cosa parla Che fine ha fatto la piccola Irene? L’azione si svolge su una nave da crociera, dove il commissario di bordo Cecè Collura, sicilianissimo, si trova a dover risolvere il mistero di una madre, Laura Spoto, a cui hanno rapito la figlia di tre mesi, Irene, appunto. Ma le cose stanno veramente così? L’enigma nasconde una verità penosa e dolorosa, davanti alla quale Cecè saprà dimostrare tutta la sua grande capacità di comprensione e compassione umana. La musica è di Marco Betta, classe 1964, siciliano come Camilleri, che sa fondere con abilità opera, musical, canzone, colonna sonora, musiche di scena, in una sorta di moderno Singspiel, uno spettacolo di teatro musicale, cioè, che lascia ampio spazio alle parti recitate. Le scene di entrambe le opere sono di Italo Grassi, i costumi di Carmela Lacerenza, le luci di Luciano Novelli.
Di grande rilievo anche i nomi degli interpreti canori: in Che fine ha fatto la piccola Irene? troviamo il tenore Danilo Formaggia nella parte del commissario Cecè, il soprano Maria Dragoni in quella di Laura Spoto e Paola Ghigo nel ruolo della cantante Giorgia. A fianco a loro, i giovani dell’Ensemble Opera Studio: Fabrizio Beggi (Comandante), Naoyuki Okada (Scipio Premuda, il vice di Collura). In Cavalleria rusticana spiccano i nomi dei due protagonisti: il soprano Giovanna Casolla (Santuzza), recentemente applaudita al Carlo Felice come Turandot, e il tenore Marcello Giordani (Turiddu). Ma di non minor spicco sono gli interpreti di Lola, Claudia Marchi, Alfio, Alberto Mastromarino, Lucia, Maria José Trullu.
L’Orchestra del Teatro Carlo Felice è diretta da Dario Lucantoni, il coro del Teatro Carlo Felice da Marco Balderi. Repliche fino a giovedì 31 maggio.

Vari e numerosi gli incontri collaterali che il Teatro Carlo Felice ha organizzato intorno all’evento:

Sabato 12 maggio 2012 – ore 16.00 Auditorium E. Montale :Audizione discografica in collaborazione con l’Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini
A cura di Lorenzo Costa

Martedì 15 maggio 2012 – ore 9.30 e ore 11.00; Mercoledì 16 maggio 2012 – ore 9.30 e ore 11.00;
Giovedì 17 maggio 2012 – ore 9.30 e ore 11.00; Domenica 20 maggio 2012 - ore 21.00
Auditorium E. Montale : IL TEATRO DEI RAGAZZI
“CAFFETTERIA RUSTICANA”
Operina per le scuole e le famiglie nell’ambito del Progetto di promozione culturale per i giovani

Martedì 15 maggio 2012- ore 18.00, Auditorium E.Montale:
Conferenza Illustrativa “Sapori di Sicilia fra Turiddu e Collura”
A cura di Roberto Iovino
L'Ufficio Stampa
 
 

Primocanale, 12.5.2012
Genova
Doppio Camilleri al Carlo Felice con 'Irene' e 'Cavalleria'
 
 

Il Giornale, 12.5.2012
Dai romanzi al palco: Camilleri mette in scena «Cavalleria Rusticana»
Lo scrittore siciliano regista per la novella di Verga «È una tragedia greca, l’ho svuotata di ogni orpello»

«Forse nessuno sa che il commissario Salvo Montalbano in verità si sarebbe dovuto chiamare Cecè Collura. Andrea Camilleri, per omaggiare il suo amico autore di «Pepe Carvalho» Vasquez Montalban, decise di cambiare nome al suo commissario chiamandolo Montalbano. Collura però tornerà alla ribalta nei brevi racconti da «Le inchieste del commissario Collura, da cui è tratta questa breve opera». Così Rocco Mortelliti presenta «Che fine ha fatto la piccola Irene?» di Marco Betta, in scena al Carlo Felice in prima nazionale venerdì 18 (ore 20.30) e di cui ha curato libretto e regia. «Camilleri ha scritto questi racconti per il semplice svago sotto l’ombrellone dei lettori de La Stampa; e il risultato è stato assai brillante. Così abbiamo deciso di riproporlo in veste lirica, dedicandolo al tenore siciliano Vincenzo La Scola, scomparso prematuramente l’anno scorso». Nei panni del protagonista, Danilo Formaggia (Manuel Pierattelli secondo cast), affiancato dai giovani dell’Opera Studio. In coppia con questa prima nazionale, la ormai celebre «Cavalleria Rusticana», melodramma in un atto di Pietro Mascagni tratto dalla novella di Giovanni Verga, con la regia, attesissima, proprio di Camilleri.
Un’opera fortemente drammatica, sanguigna, fatta di tradimenti, omicidi d’onore e disperazione; con una partitura serrata, che non concede pause allo spettatore fino al tragico e «spietato» urlo finale. E che non a caso è considerata il prototipo dell’opera verista. «Per me quest’opera è una tragedia greca - ha dichiarato lo scrittore siciliano in un’intervista - l’ho svuotata di quei ridicoli orpelli folcloristici e l’ho ridotta alla sua scarna essenzialità, ambientandola in un paesaggio di montagna in cui l’unica ricchezza è costituita dalla natura e in cui tutto il resto è povertà e indigenza». Per entrambe le opere, sul podio Dario Lucantoni; scene Italo Grassi, costumi Carmela Lacerenza. Cast di Cavalleria Giovanna Casolla e Monica delli Carri (Santuzza), Claudia Marchi (Lola), Marcello Giordani e Rubens Pelizzari (Turiddu), Alberto Mastromarino (Alfio), Maria José Trullu e Kamelia Kader (Lucia).
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.5.2012
La sfida degli editori siciliani alla conquista del Salone di Torino

Se la cultura come sistema è in corto circuito, è anche vero che è emerso un circuito virtuoso della cultura. Almeno per quanto riguarda l'editoria siciliana. È un momento di grande fermento per gli editori siciliani che si stanno portando avanti con idee e innovazioni senza spazio per la nostalgia e che per una volta prospettano un futuro nel quale non farsi trovare impreparati. La partecipazione dei marchi siciliani al Salone di Torino è significativa e supportata dal recente gemellaggio fra la kermesse torinese e il Premio Mondello, che proprio a Torino ha assegnato a Elizabeth Strout il premio riservato all'autore straniero.
[…]
Poi, dall'1 al 3 giugno, autori, e buona parte dell'editoria virtuosa si riverseranno a Palermo per Una Marina di Libri, la fiera dell'editoria ideata dalla Navarra Edizioni. Comun denominatore delle due manifestazioni è la presenza della casa editrice palermitana per eccellenza, la Sellerio, che a Torino porterà Gian Mauro Costa (di cui a luglio uscirà la nuova indagine di Enzo Baiamonte), Santo Piazzese, e Salvatore Silvano Nigro con il suo Il principe fulvo. «Questo libro avrà un forte appeal al Salone perché è frutto di uno studio meticoloso, ma è reso accessibile al lettore comune», dice Antonio Sellerio a proposito del "racconto di un romanzo" in cui Nigro svela il Gattopardo Tomasi di Lampedusa attraverso una serie di documenti inediti e lettere. Ma ad attirare l'attenzione resta il balzo di tigre fatto dalla casa editrice per aggiudicarsi la prima App Book italiana, La regina di Pomerania di Andrea Camilleri, che potrà vantare di essere stata fatta interamente a Palermo «Eccetto i video girati a Roma, la parte della programmazione è stata interamente realizzata da maestranze cittadine» dice Sellerio. L'idea di lanciarsi nell'avventura dell'App nasce dal fatto che ormai il confronto con l'e-book è qualcosa di inevitabile, ma fra la mera riproposizione del libro cartaceo in formato digitale, meglio cominciare subito a mettere un piede nel futuro e provare a immaginare quali potranno essere le nuove frontiere della lettura. «Abbiamo scelto un libro di racconti perché questo ci consentiva una certa modularità e di incrociare più cose - continua Sellerio - Abbiamo creato un libro che si può sfogliare, riproducendo la qualità della carta, un libro da leggere o da ascoltare. Si può interagire con il testo e si può giocare abbinando titoli e copertine». Antonio Sellerio non ha difficoltà ad ammettere che l'avvento dell'editoria digitale, lo ha turbato non poco: «Faccio questo lavoro da sedici anni, avevo appena cominciato a capirne le regole e me le cambiano in corso». Ma se da un lato c'è lo spaesamento dovuto all'esplorazione di un nuovo terreno di gioco, Sellerio ha già chiare quali possono essere le cyborg-qualità dell'editoria digitale. Innanzitutto la formazione di un nuova comunità di lettori che grazie ad alcune tecnologie già in circolazione potranno condividere appunti e sottolineature in tempo reale. Con risvolti significativi per i testi scientifici, ma sorprendenti anche rispetto alla narrativa. «Leggere è forse un'attività poco creativa, ma che richiede esperienza e moltiplicare il confronto è una possibilità preziosa per il lettore», aggiunge Sellerio felice di essere entrato in un mercato totalmente globale, downloads della Regina di Pomerania sono stati scaricati finanche nelle Filippine. Le dinamiche dell'editoria digitale saranno oggetto di discussione in uno dei workshop previsti nelle giornate di Una Marina di libri.
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Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica, 12.5.2012
Il mondo delle app

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LA REGINA DI POMERANIA (per iOs, gratuita) Otto racconti tratti dal libro La Regina di Pomerania, gratuiti fino alla mezzanotte di lunedì. Testi, letti volendo dallo stesso Camilleri, un video, il dizionario italianovigatese. Imperdibile.
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A cura di Jaime D'Alessandro
 
 

PaperBlog, 12.5.2012
“La regina di Pomerania e altre storie di Vigata” di Andrea Camilleri

È un Andrea Camilleri ancora una volta in forma smagliante, quello che ci presenta le otto, coinvolgenti storie contenute ne La regina di Pomerania.
Edito da Sellerio, La regina di Pomerania e altre storie di Vigata — questo il titolo completo — è un libro che racconta momenti di vita quotidiana della provincia siciliana, vicende che si svolgono a cavallo tra 1893 e il 1950 nell’ormai noto paesino del commissario Montalbano.
Camilleri, senza abbandonare il suo classico stile, ironico e pungente, tratteggia i contorni di una cittadina che, pur essendo frutto della sua fantasia, presenta personaggi talmente curati e definiti da apparire più che tangibili. L’autore descrive, come sempre in modo arguto, le caratteristiche dei cittadini di Vigata, sia quelli del popolo che quelli dell’alta società e dell'aristocrazia, dipingendone lati positivi e negativi, eroismi, meschinità, tradizioni e abitudini. Ogni storia risulta tutt’altro che scontata, mentre lo spunto narrativo parte da un dedalo di situazioni che portano sempre a un finale sorprendente e tutt'altro che scontato.
Il primo degli otto racconti è Romeo e Giulietta. Un divertente aneddoto, ambientato in un singolare ballo in maschera, organizzato dal comune di Vigata per salutare l’arrivo del ventesimo secolo. Qui, un improbabile Romeo si vede rifiutato da un’impudente Giulietta sullo sfondo di una piccante festa di pirandelliana memoria, in cui si susseguono scambi di coppie, occhiate intense e incontri furtivi.
Si muove a cavallo tra l’ilarità e la commozione il secondo racconto, I duellanti, dove in un susseguirsi di zuffe e tradimenti, due rivali in amore si sfidano in una gara sullo sfondo di una festa di paese. All’epilogo della contesa, il vincitore scoprirà nell’altro, e nella loro infinita contrapposizione, la sua vera linfa vitale.
Il terzo dissacrante racconto, Le scarpe nuove, vede protagonista un asino dall’intelligenza prodigiosa. Il suo padrone, fervente antifascista, l’ha voluto chiamare Mussolini. L’apertura del racconto, come i due precedenti, descrive una tipica e chiassosa festa di paese, questa volta in onore del santo patrono.
La storia che dà il nome al libro, La Regina di Pomerania, vede protagonista un singolare console di un piccolo ignoto Stato, alle prese con una vicenda di malaffare in cui a farne le spese sono, ancora una volta, gli ingenui abitanti di Vigata. La lettera anonima, invece, si ispira alle malelingue paesane che feriscono più delle percosse, mentre la fanno da padrone le gelosie e i bassi risentimenti tra fratelli ne La seduta spiritica, vero e proprio spaccato sulla grettezza umana alla base di rapporti famigliari impostati sulla menzogna.
Il sesso portato all’estremo è l’elemento su cui poggia la pungente comicità alla base della storia narrata ne L’uovo sbattuto, il cui finale si rivelerà decisamente imprevisto.
Nell’ultimo racconto, Di padre ignoto, la commovente e grottesca ricerca del padre del protagonista riscatta l’ingenuità materna, e gli vale l’acquisizione di cinque padrini. Le riflessioni esistenziali di donna Amalia colpiscono per l'inattesa profondità di un personaggio tanto umile.
Ogni storia è scritta con sorprendente fluidità e prende spunto dalla bonaria follia di personaggi ingenui o, talvolta, assai scaltri, dove la meschinità e il gioco antico degli equivoci la fanno da padroni.
La regina di Pomerania e altre storie di Vigata è un libro che dimostra la bravura del maestro Camilleri e gli fa meritare un posto d’onore nel piccolo firmamento della letteratura italiana moderna. E non è un’esagerazione. L’ideatore del commissario Montalbano ha dato vita a un’altra ammirevole opera letteraria. Certo, è una considerazione che vale per chi apprezza lo stile del maestro, fatto di vocaboli dialettali, infarcito con personaggi coloriti e ben costruiti e ricco di situazioni a volte assurde e paradossali ma, almeno per loro, questo libro è da considerarsi un piccolo, grande capolavoro.
Sulromanzo
 
 

Il Sole 24 Ore, 13.5.2012
Posacenere

Se vado a leggere la voce "Economia" nel dizionario Devoto-Oli, trovo diverse definizioni, che vanno da «Impiego razionale del denaro» a «Il complesso delle risorse» a «La produzione e distribuzione delle ricchezze» a «Scienza che ha per oggetto l’attività umana dal punto di vista economico». Ma quando in una nazione il debito pubblico sale di anno in anno sino a raggiungere cifre astronomiche, tali da minacciare il fallimento per insolvenza, mi pare che tutte le belle definizioni precedenti, razionalità e scienza comprese, siano andate a carte quarantotto. Forse nessuno si è ricordato che, nell’accezione comune, "fare economia" significa essere parsimoniosi, risparmiare, stare dalla parte della formica e non della cicala.
Andrea Camilleri
 
 

Blitz quotidiano, 13.5.2012
Il giovane Montalbano sbarca al Parlamento Europeo

Roma – Il commissario Montalbano sbarca in Europa. La proiezione di una puntata della fiction di Raiuno 'Il giovane Montalbano' si terra' a Bruxelles al Parlamento europeo martedi' 15 maggio alle 18.00. Alla proiezione fara' seguito un dibattito in presenza del presidente della Commissione parlamentare antimafia europea Sonia Alfano, del regista Gianluca Tavarelli e dei due attori Michele Riondino e Alessio Vassallo sul tema dello sviluppo e diffusione della cultura della legalita' attraverso i media e la televisione.
L'iniziativa e' inserita in una due giorni organizzata al Parlamento europeo dalla stessa eurodeputata Alfano, alla quale parteciperanno oltre 80 studenti di scuole secondarie e universitarie provenienti dalla Sicilia. Alla manifestazione prenderanno parte anche magistrati antimafia italiani, eurodeputati e testimoni di giustizia. Gli studenti avranno la possibilita' di confrontarsi sul tema della legalita', della coscienza civica e del contrasto al crimine organizzato e alle mafie a livello europeo.
 
 

La Sicilia, 13.5.2012
Concorso della CCIAA. Domani oltre 130 studenti al “Margherita”
Ospiti illustri alla premiazione

Domani (ore 11) il teatro Regina Margherita si animerà con gli studenti delle oltre 130 scuole elementari dell'Isola che hanno partecipato al concorso bandito dalla Camera di Commercio di Caltanissetta. "Disegna la legalità" dopo la fase di preparazione e organizzazione, giunge alla premiazione dei disegni.
Per l'evento, una commissione esaminatrice, composta dallo scrittore Andrea Camilleri (che interverrà in videoconferenza), il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il presidente della Camera di Commercio nissena Antonello Montante, con la partecipazione straordinaria del capo della Polizia Antonio Manganelli, sovrintenderà ai lavori della mattinata in cui verranno consegnati i premi legati ai primi dieci disegni previsti dal bando, ma non saranno gli unici a vincere. Infatti, ulteriori due disegni sono stati scelti per formare il calendario 2013 assieme ai primi dieci, mentre un disegno è stato scelto come distintivo dell'intera iniziativa. L'evento è realizzato anche col sostegno economico di UniCredit.
[…]
Saranno premiati i disegni che si sono classificati dal 1° al 10° posto, a tutti gli autori dei disegni sarà consegnato un gadget e una copia del calendario realizzato dalla Camera di Commercio, in esclusiva per l'evento. Anche la scuola frequentata dal primo classificato sarà premiata. Gli elaborati rimarranno di proprietà dell'ente che li esporrà in una mostra permanente.
«Il tema del concorso - dice Montante - è stato scelto e rivolto ai più giovani delle scuole primarie per stimolare e fare accrescere in loro una coscienza civica che consenta di fare discernere tra i comportamenti utili al bene sociale».
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 13.5.2012
Da Torino “Ulidi, piccola mia” film rivelazione di Zoni

Una giornata di riflessioni, incontri e proiezioni, organizzata da Psichiatria Democratica, sul tema della presunta pericolosità dei malati di mente. Alle 14,30 proiezione di "Vite sospese", indagine sugli ospedali psichiatrici giudiziari alla presenza del senatore Ignazio Marino. Alle 17,30 è previsto un intervento di Andrea Camilleri intervistato da Maria Grazia Putini. La giornata si conclude alle 20,30 con l' anteprima di "Ulidi, piccola mia" di Matteo Zoni, film rivelazione al Torino Film Festival, storia di Paola, diciottenne ospite di una comunità per adolescenti. Segue incontro con il regista. Cinema Nuovo Aquila via L' Aquila 66. Info tel. 06.70399408. Domani dalle 0re 14.
Franco Montini
 
 

La Sicilia, 14.5.2012
Il concorso della Camera di Commercio
«Disegna la legalità»: oggi a Caltanissetta la premiazione degli scolari siciliani vincitori

Caltanissetta. Oggi alle 11 il Teatro Regina Margherita di Caltanissetta si anima per la premiazione degli studenti delle oltre 130 scuole elementari dell'Isola che hanno partecipato al concorso bandito dalla Camera di Commercio di Caltanissetta, «Disegna la Legalità». Per l'evento, una commissione esaminatrice, composta dallo scrittore Andrea Camilleri (che interviene in videoconferenza), il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il presidente della Camera di Commercio, Antonello Montante, con la partecipazione straordinaria del capo della Polizia, Antonio Manganelli, sovrintende ai lavori della mattinata in cui vengono consegnati i premi legati ai primi dieci disegni previsti dal bando. Ma ulteriori due disegni sono stati scelti per formare il calendario 2013 assieme ai primi dieci, mentre un disegno è stato scelto come distintivo dell'intera iniziativa. Il valore culturale e l'impegno dai bambini ha indotto la Camera di Commercio a realizzazione un'agenda 2013 illustrata con tutti gli oltre 500 disegni pervenuti. Il calendario e l'agenda saranno diffusi nelle scuole primarie di tutta Italia. In tal modo, a prescindere dalla graduatoria, tutti i piccoli autori coinvolti nell'iniziativa saranno parimenti protagonisti del concorso. L'evento è realizzato anche col sostegno economico di UniCredit. Vengono premiati i disegni che si sono classificati dal 1° al 10° posto, ma a tutti gli autori dei disegni sarà consegnato un gadget e una copia del calendario realizzato dalla Camera di Commercio. Premiata anche la scuola frequentata dal primo classificato.
 
 

GiornaleNisseno.com, 14.5.2012
“Legalità, albero dai frutti del buon esempio”. Vince il disegno di uno studente di Canicattì

“La legalità ha come frutto il buon esempio”. Il disegno di Salvatore Rizzo dell’elementare Verga di Canicattì, è arrivato primo, al concorso “Disegna la Legalità”, iniziativa ideata e voluta dal presidente dell’ente camerale, Antonello Montante. La cerimonia si è tenuta questa mattina, al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, dove si sono incontrate tutte le scuole dell’isola.
C’è chi ha disegnato la Legalità come barca a vela tra le onde di una società in tempesta e chi invece l’ha pensata come un esercito di scope pronte a spazzare la corruzione per fare posto ad un mondo migliore. La commissione esaminatrice, che ha  consegnato i premi, è stata composta dallo scrittore Andrea Camilleri, intervenuto in videoconferenza, dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e dal presidente della Camera di Commercio, Antonello Montante, con la partecipazione straordinaria del capo della Polizia Antonio Manganelli.
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Il Sole 24 Ore, 14.5.2012
Fogliettone
I soldi sono poesia. Difesa appassionata del presunto «sterco del diavolo»

Altro che sterco del diavolo, ne emana un profumo inebriante. Il profumo dei soldi. Il loro suono, come quello di un'orchestra jazz in cui ogni strumento accumula e arricchisce gli altri. Il fruscio delle banconote da venti o cento euro quando il cassiere te le mette in mano per cambiarti l'assegno che ti sei conquistato con il tuo lavoro e con il tuo talento, e meglio ancora se gli zeri nella cifra in alto a destra dell'assegno sono parecchi perché vuol dire che il tuo lavoro è stato tanto e buono e riconosciuto. I soldi da spendere e con cui fare vivere il lavoro degli altri e farne nascere dell'altro di lavoro. I soldi che rimbalzano da chi compra a chi vende, il quale comprerà a sua volta da qualcun altro che venderà a sua volta e tutto questo alla faccia di chi predica quaresima (degli altri).
Le serrande dei negozi che si alzano e c'è chi entra e vuole e può, non le stramaledette strade delle città dove dall'oggi al domani trovi le serrande chiuse perché chi ci stava dentro – un ristorante o un negozio di dischi o di cibi per gli animali – ha alzato bandiera bianca. I soldi che fanno la loro corsa naturale e sfrenata, nell'andare da chi ha comprato e pagato un lavoro a chi quel lavoro lo aveva fatto, e che in questa loro corsa fungono da barometro delle libertà di tutti, della democrazia reale, della civiltà di una società matura. E difatti siamo ancora qui a rimpiangere l'aura e la vitalità dei magnifici anni 60 in Italia, gli anni modellati da un boom economico che in 15 anni aveva fatto crescere il Pil pro capite del 260 per cento.
E non c'è chiacchiera alata o fumisteria sulle "società a misura dell'uomo" che valga il confronto con quella sonante cifra percentuale a tre cifre, il 260 per cento in più. Sì, il 260 per cento in più di beni, di possibilità, di consumi che era stato conquistato da un'Italia dove a fare da primattori furono Vittorio Valletta, Enrico Mattei, il presidente Luigi Einaudi, Adriano Olivetti, Raffaele Mattioli, il leader comunista della Cgil Giuseppe Di Vittorio, l'Arrigo Benedetti che aveva fondato l'Europeo e L'Espresso, ma anche il Mike Bongiorno che ci credé così ostinatamente nelle potenzialità comunicative di quel cubo catodico che una famiglia italiana ce l'aveva e dieci no, un cubo catodico che aiutò gli italiani a sentirsi più italiani, e dove lui pronunciava come alzandosi in punta di piedi il termine "sponsor", e voleva dire che grazie a quella determinata azienda e ai suoi soldi stavamo gustando quella determinata ridda di vincitori e vinti. No sponsor, no party.
Se non ci sono i soldi dell'investitore pubblicitario nada di nada. Chiedetelo agli assessori alla Cultura delle grandi città se oggi non è così, se sì o no lo sponsor è indispensabile. Nemmeno le cose più sacre e irrinunciabili possono rinunciare al calcolo dei costi e dei ricavi, nemmeno le preghiere pronunciate nella Cattedrale, e che le cose funzionino così lo dimostra l'ipersensibilità del Vaticano quanto al pagamento dell'Ici.
Me la ricordo come fosse adesso l'aura dei primi 60. Mio padre era separato da mia madre e mi dava la "paghetta" mensile con cui compravo pizze e libri, più libri che pizze. Un giorno dei 60 quella "paghetta" passò d'un colpo da seimila a 30mila lire il mese. Il mio conto in acquisti a rate dei libri della Einaudi se ne impennò.
E non è che mio padre avesse rubato o trafficato droga o procacciato escort (a Catania le chiamavamo "buttane"). Solo aveva lavorato, ci aveva dato sotto nel suo mestiere di commercialista. In più non è che lo Stato gli portasse via il 60 per cento di quanto aveva guadagnato, come oggi. Si pagavano poche e pochissime tasse nell'Italia dei 50 e inizio 60. Ne è nata ricchezza per tutti. Nelle case entrarono i frigoriferi, i televisori, più tardi le lavastoviglie, ossia ore e ore di lavoro risparmiato per le casalinghe. Non avevi le pensioni sociali, ma al peggio con quello che guadagnavi ti ci compravi un garage o un pezzo di terra. Di certo non funzionava come funziona nell'Italia del terzo millennio, quando s'è fatta abnorme l'industria della "democrazia", quando i 203 vitalizi annui a carico della Regione Sicilia e della Regione Lombardia costano al contribuente italiano 21,5 milioni di euro e 7,6 milioni.
I siciliani remunerati tre volte più dei lombardi. Da far togliere il nome di Giuseppe Garibaldi da tutte le strade d'Italia, e ve lo sta dicendo uno degli ammiratori più strenui dei Mille. Solo che evidentemente si sbagliarono. Dire soldi è parlare di filosofia. Non tutti ne sono degni di quell'argomento. Secoli e secoli in cui i ricchi erano riusciti a convincere i poveri che parlare di "soldi" non fosse chic hanno come corroso la capacità di ragionamento. Quando si parla di soldi in Italia, il più delle volte è un cicaleccio da bar, il trionfo dell'invidia sociale, il dare addosso all'erba del vicino che è più verde della tua, un imprecare a vuoto contro gli "evasori fiscali" e come se gli evasori fiscali non fossero tutti attorno a noi e non li conoscessimo uno a uno, a cominciare da quell'artigiano mio amico che vota per Rifondazione comunista e mi ha confessato di non avere mai pagato al fisco una lira. Mai.
I giornali dove lavorano a bizzeffe i figli del '68, educati alla filosofia che i soldi non si contano e bensì che l'averli è un diritto, ci mettono del loro a creare confusione. Due volte su tre in uno dei tanti articoli in cui vengono presi di mira quelli che guadagnano bene, e come se guadagnare bene fosse di per sé motivo di onta, non viene precisato se le cifre addotte sono al netto o al lordo del prelievo fiscale. È esilarante che nelle pagine economiche di giornali importanti qualcuno scriva che l'aliquota massima è il 43 per cento, l'aliquota che viene effettivamente applicata ai Paperoni che dichiarano un reddito superiore a 75mila euro lordi l'anno, una cifra corrispondente a un netto mensile di circa 3.600 euro. Solo che a quel 43 per cento devi aggiungere il cinque per cento di Irap che grava sul lavoro autonomo anche quando in tutto e per tutto – come nel caso mio – l'organizzazione di questo lavoro comporta un computer e qualche scaffale di una biblioteca.
È una tassa contestata da molti professionisti, che alcuni si sono visti annullare dopo aver fatto ricorso, che l'Europa ha definito una volta illegittima, che il Luca Laurenti che fa da "spalla" televisiva a Paolo Bonolis si sta battendo come un leone per non pagare e qualche volta il tribunale gli dà ragione e qualche volta no. E così siamo già arrivati al 48 per cento di prelievo fiscale. In più ci sono le addizionali comunali e regionali che variano da regione a regione, e che nel Lazio (dove abito) sono micidiali: tra tutt'e due qualcosa di vicino al 4 per cento. Poi c'è l'Ici (che sta per diventare salata), la tassa sulla monnezza, la tassa sul cellulare, la tassa che paghi quando sali su un aereo, gli acconti fiscali da pagare a fine anno e prima che tu abbia incassato un solo euro, l'Iva da pagare alle scadenze e anche se l'importo delle relative fatture non lo hai visto nemmeno da lontano.
Già così fa un prelievo su ogni porzione che aggiungi al tuo reddito, ad esempio l'articolo che sto scrivendo, attorno al 52 per cento. E senza contare che questa pressione fiscale batte sui tre quarti del reddito prodotto in Italia, perché un quarto è in nero. E senza contare i 100 miliardi di euro che la pubblica amministrazione deve a gente che ha lavorato e prodotto per lei. La nostra costituzione è fondata sul lavoro? Ma non diciamo sciocchezze. È una carta costituzionale fondata su un prelievo fiscale degno del comunismo di guerra e sul debito della pubblica amministrazione, l'unico debito su cui Equitalia non intervenga severa a furia di sanzioni e di interessi.
Soldi, quante stupidaggini si scrivono in nome vostro. Ve lo ricordate il gran titolo dei giornali che amplificava il reddito dichiarato dal ministro Guardasigilli Paola Severino, e premesso che quella faccenda di mettere in mostra i propri redditi, per come era stato chiesto ai "tecnici" del Governo presieduto da Mario Monti, era una stronzata eccezionale? E comunque i giornali titolarono stupefatti che la ministra avesse dichiarato un reddito professionale annuo (nella vita civile è un grande avvocato) da sette milioni lordi di euro. E invece la vera notizia e il vero stemma del ministro era la cifra versata al fisco, quattro milioni di euro o poco meno. Da farle un monumento, da farglielo fare a Damien Hirst, uno che di "soldi" se ne intende, eccome, un capo azienda che ai suoi ordini ha un paio di centinaia di dipendenti.
Se non fai un monumento a lei, a chi lo fai? A una che per meriti professionali, con il suo lavoro e la sua organizzazione e malgrado un handicap fisico produce una ricchezza che a tal punto si riverbera sulla comunità a pagare pensioni sociali, pensioni di invalidità (magari a ciechi che ci vedono benissimo), stipendi all'Assemblea regionale siciliana, stipendi a tutti i deputati Pdl che a Montecitorio hanno alzato il braccetto a dire che quella ragazzona che frequentava Silvio Berlusconi era la nipote di Mubarak, stipendi alla Rai (il cui personale amministrativo è due volte quello di Mediaset), uffici di segreteria a ex presidenti di Camera e Senato che ora magari fanno tutt'altro, tipo ballare "sotto le stelle". Soldi, perdonateli, perché accecati dall'invidia sociale non sanno quel che fanno quando parlano di voi.
Come nell'occasione di un'altra notizia che di recente ha avuto rilievo sui telegiornali. Che i dieci italiani più ricchi hanno un patrimonio superiore a quello dei tre milioni di italiani più poveri. Ma che stronzata è questa? E vorrei ben vedere se non fosse così, e a meno che per legge non aboliate il diritto all'eredità. Ovvio che ci sono famiglie-aziende, beninteso famiglie-aziende condotte con pugno di ferro, che nei decenni hanno continuato ad accumulare a ritmi esponenziali, e dunque a creare posti di lavoro, offrire una merce apprezzata dai consumatori, pagare caterve di tasse eccetera. Non è poi così facile restare "ricchi", se è vero che gente come Calisto Tanzi o Vittorio Cecchi Gori è ruzzolata al modo che sappiamo. Ma, ripeto, che significa raffrontare questi patrimoni accumulati nei decenni con la situazione all'osso di chi non ha niente o non ha conservato niente? Ci dice qualcosa questo raffronto, ci fa capire quali sono i problemi del Paese?
È un invito ad accentuare la pressione fiscale sui grandi patrimoni, un invito a "far piangere" i ricchi, o un invito ad accentuare la "benevolenza" verso chi si trova in coda alla graduatoria sociale? Basterebbe dirlo. Poi ne discutiamo.
Quando sono veri, quando arrivano o non arrivano per tempo, i soldi sono belli e drammatici. Quando ci fai sopra della retorica o del falso moralismo, è roba stucchevole. Parlo di un romanzo che ho appena finito di leggere, un'idea e uno spunto fantastici. Dentro il labirinto di Andrea Camilleri è un libro pubblicato da Skira in una intelligente collana diretta da Eileen Romano, buon cognome non mente.
A far da punto di partenza è la vicenda assieme drammatica, misteriosa e ambigua di Edoardo Persico, tra anni 20 e 30 figura centrale nella storia della nostra architettura e della sua cultura. Nato a Napoli nel 1900, ammiratore e collaboratore di Piero Gobetti, organizzatore culturale a Torino e a Milano, Persico era nel 1936 una sorta di condirettore di La casa bella, la famosa rivista di architettura diretta da Giuseppe Pagano che fa da baricentro della nostra architettura più moderna. La sera del 10 giugno 1936 era tornato a casa dopo avere lavorato nella redazione della sua rivista e dopo aver fatto una visita all'amico Marcello Nizzoli. Lo trovarono morto all'indomani mattina nel bagno di casa sua. Di che fosse morto, durante la notte, non si capiva.
Un collasso cardiaco, un colpo che qualcuno gli aveva inferto al fegato e in questo caso chi e perché? Mistero mistero mistero. Che tale è rimasto, e come del resto tutto era stato misterioso nella sua vita. Se fosse davvero un antifascista come talvolta pretendeva, se avesse davvero scritto dei libri di cui si vantava, se avesse fatto un certo viaggio a Mosca e un altro nei Balcani. Bruno Zevi, che pure lo ammirava, ha scritto che era un formidabile "contaballe". Una cosa è certa. Che la sua lotta con i soldi fu strenua per tutta la vita. A un certo punto si volle editore, approntò un libro, solo che non aveva i soldi per distribuirlo. Era talmente a secco che al tempo della sua morte gli avevano tagliato la luce e in casa si muoveva a forza di candele. Tanta miseria per uno che lavorava in una rivista importante? Mistero.
Ed ecco che purtroppo Camilleri vuole dipanare quel mistero intrigantissimo e si mette a ricostruire la vita di Persico. Soldi compresi. Ed ecco che il Persico by Camilleri viene avvicinato dai fascisti perché faccia la spia di quel che concertano gli antifascisti. A corromperlo gli hanno preparato una bella paccata di soldi. Che lui rifiuta, la fronte alta e lo sguardo severo. Mi direte che uno scrittore ha il diritto di romanzare. Certo. Solo che quella paccata di soldi rifiutata (e inventata) risulta stucchevolissima se raffrontata a quella casa milanese (vera e reale) dove non c'erano i soldi di che far funzionare le lampadine. La verità è superiore al romanzo. Con i soldi, ossia con la vita, non si scherza.
Giampiero Mughini
 
 

Sonia Alfano, 14.5.2012
Il giovane Montalbano a Bruxelles per gli studenti siciliani

Palermo – I giovani, la cultura della legalità e la sua diffusione attraverso i media e la televisione. Oltre ottanta studenti siciliani, provenienti da scuole secondarie e università, parteciperanno ad una due giorni che si svolgerà al Parlamento Europeo di Bruxelles, su iniziativa dell’on. Sonia Alfano, europarlamentare e Presidente della Commissione Antimafia Europea (CRIM). Domani, martedì 15 maggio, dalle 18 in poi, si comincia con la proiezione di una puntata della fiction “Il giovane Montalbano”, grande successo di Rai 1. Alla proiezione farà seguito un dibattito al quale parteciperanno la stessa Alfano, il regista Gianluca Tavarelli e gli attori Michele Riondino e Alessio Vassallo.
All’evento interverranno anche magistrati antimafia italiani, giornalisti, eurodeputati e testimoni di giustizia. Gli studenti avranno la possibilità di ascoltare contributi e confrontarsi sul tema della legalità, della coscienza civica e del contrasto al crimine organizzato e alle mafie a livello europeo, insieme con la Presidente della Commissione antimafia europea, Sonia Alfano.
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 14.5.2012
È Augias il presidente della repubblica delle lettere

Primo Corrado Augias, secondo Umberto Eco, terzo Roberto Benigni, quarto Roberto Saviano. Non sono i più venduti ma i più votati in una particolare elezione, allo stand di Add (l'editore del fenomeno «Indignatevi!» di Stéphan Hessel che lo scorso anno lanciò i postit degli «indignados»), un'elezione che procede lesta e non conosce astensionismo o antipolitica. Qui si vota il Presidente della Repubblica della Cultura italiana. «In tempi in cui la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica è ai minimi storici, ci siamo detti, perché non chiamare alle urne il popolo del libro?», racconta Stefano Delprete, editor di Add. Nella top ten anche Philippe Daverio, Massimo Gramellini, Margherita Hack, Andrea Camilleri. Tra le preferenze molte anche per Jovanotti, Ligabue, Altan, Stefano Bollani, Nanni Moretti. Tra i più votati anche Gillo Dorfles, Gustavo Zagrebelsky, Renzo Piano. Tra le donne, oltre a monumenti della cultura nazionale come la Hack e Rita Levi Montalcini, anche Angela Finocchiaro, l'attrice comica, e l'immancabile Lucianina Littizzetto. Tra i politici, il presidente Giorgio Napolitano, la senatrice Emma Bonino e, a sorpresa, Bruno Tabacci; qualche voto anche per l'ousider che sta facendo tremare il Parlamento, Beppe Grillo. «La vincitrice morale però è una professoressa di lettere di Pavia - dice Delprete - votata da una sua studentessa».
Clara Caroli
 
 

La Repubblica, 15.5.2012
"Non è finito tutto", graphic novel sul giudice Caponnetto

"Non è finito tutto" è il titolo di una graphic novel sul giudice Antonino Caponnetto e il pool antimafia di Palermo a venti anni dalle stragi. Andrea Camilleri firma la prefazione del volume, realizzato da Luca Salici (sceneggiatura) e Luca Ferrara (disegni), che si avvale di numerosi importanti contributi, da Nando Dalla Chiesa a Piero Grasso. Collegato al fumetto, pubblicato da daSud con Round Robin Editrice, è online anche il sito nonefinitotutto.it, un progetto della mediateca antimafie "Giuseppe Valarioti".
 
 

La Sicilia, 15.5.2012
Non fu solo mafia troppi nemici per un uomo solo
"Chi ha ucciso Pio La Torre?": un libro del giornalista Paolo Mondani e dell'avvocato Armando Sorrentino propone un'altra verità sull'assassinio del segretario regionale del Pci

Pino Greco, detto Scarpuzzedda, non era convinto che lui e i suoi compagni avessero fatto bene ad assassinare il segretario del Pci siciliano Pio La Torre e il suo autista Ignazio Di Salvo il 30 aprile del 1982 a Palermo. L'effetto era stato negativo: infatti il Parlamento aveva approvato immediatamente la legge Rognoni La Torre sulla confisca dei patrimoni mafiosi. Un calcolo sbagliato? O c'era altro? Altri interessi, altri mandanti a cui la mafia aveva reso un servizio? E' quanto quindici anni dopo ha fatto intravedere uno dei quattro assassini, Salvatore Cucuzza, divenuto collaboratore di giustizia. Questi nel processo d'appello a Firenze, il 15 marzo del 1997, riferì dell'insoddisfazione di Scarpuzzedda, costretto ad eseguire ordini di qualcuno che era oltre la cupola mafiosa. Nonostante questa apertura a trame occulte e misteri, i giudici non si sono mai discostati dalla tesi che la morte di La Torre sia stata causata dalla sua proposta di legge per la confisca dei patrimoni mafiosi. Movente che il giornalista Paolo Mondani e l'avvocato Paolo Sorrentino, difensore di parte civile per il Pci nel processo, ritengono riduttiva, anzi tranquillizzante, perché ignora tutto ciò che in quegli anni, tra il 1978 e il 1982, si muoveva in Sicilia e tutto ciò che il ritorno di La Torre, da segretario del Pci siciliano, aveva smosso. Il risultato delle loro indagini e riflessioni è racchiuso nel libro "Chi ha ucciso Pio la Torre?". Il lungo sottotitolo annuncia: "Omicidio di mafia o politico. La verità sul più importante dirigente comunista assassinato in Italia". La prefazione è di Andrea Camilleri, l'editore Castelvecchi RX, pp. 284, euro 16.
Tutto ciò che è rimasto in ombra è scandagliato con puntiglio, rintracciando documenti, relazioni di polizia, stralci di deposizioni o di confessioni, andando a cercare i protagonisti dell'epoca, rilevando l'ambiguità di tanti personaggi istituzionali e dei servizi segreti, per costruire una fitta trama in cui intuizione e deduzione fanno indovinare più livelli di verità. Tra i misteri l'agenda con gli appunti riservati sparita, e l'incontro senza seguito con cinque docenti universitari per analizzare delle carte esplosive di cui non si sa nulla.
«Noi - sostiene Camilleri nella prefazione - la verità la intuiamo, se su Portella ci fosse stato un processo serio avremmo almeno una verità relativa. Invece ci resta solo una verità che sentiamo a pelle e capiamo che c'è qualcosa che non torna perché tra segreto di Stato, silenzi e complicità avvertiamo una molteplicità di moventi. Ma lì ci fermiamo. E così è capitato per il caso La Torre, dove dietro l'omicidio non c'è una sola causale ma almeno tre. La primaria ti viene sbattuta in faccia e le altre sono coperte. Arrivi a intuirle ma non a dimostrarle».
[…]
Salvatore Scalia
 
 

Il Sole 24 Ore, 15.5.2012
La cultura della legalità ricomincia dai bambini

Caltanissetta. Puntare sui ragazzi per far crescere la cultura della legalità costruendo così una società normale. Un messaggio netto che arriva dalla Camera di commercio di Caltanissetta guidata da Antonello Montante, delegato nazionale di Confindustria per la legalità. Un messaggio che ora ha tanti piccoli ambasciatori: i 600 bimbi delle scuole elementari di tutta l'isola che hanno partecipato al concorso "Disegna la legalità" bandito dalla Camera di commercio nissena. Dieci i premiati ieri cui si sono aggiunti altri due disegni scelti per formare il calendario 2013 che insieme all'agenda saranno diffusi nelle scuole di tutta Italia. […] Camilleri ha messo l'accento sulla straordinarietà dell'evento nisseno: «Molta cultura con la C maiuscola in Italia non si pone il problema della legalità. E invece il fatto che Montante se lo sia posto e che dai bambini siciliani attraverso i loro disegni sia arrivato un messaggio come solo i bambini sanno fare mi sembra straordinario».
[…]
N. Am.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 15.5.2012
I disegni dei bimbi siciliani per il "diario della legalità"
Ore 9, lezione di legalità e sviluppo

Caltanissetta - Simone, che fa le scuole elementari, chiede la differenza fra legalità e normalità. «Seguendo le regole, la legalità diventerà la nostra normalità», gli risponde Antonello Montante, numero uno di Confindustria Sicilia e presidente della Camera di commercio di Caltanissetta, che ha ideato e voluto il primo concorso "Disegna la legalità", rivolto a tutti i bambini delle scuole elementari siciliane e al quale hanno aderito 130 istituti di oltre 400 comuni dell' Isola. Ieri mattina a Caltanissetta la cerimonia di premiazione dei dodici disegni scelti per il calendario 2013 che verrà distribuito in tutte le scuole primarie italiane. Ha vinto Salvatore Rizzo, di Canicattì, ma il concorso ha premiato tutti i partecipanti perché i disegni di tutti i bambini finiranno in un'agenda diario, anche questa distribuita dall'anno prossimo in tutte le scuole.
[…]
A selezionare i dodici disegni una commissione d' esame d' eccezione: oltre allo stesso Montante, Andrea Camilleri, che interviene in videoconferenza augurando ai bambini di vivere domani ciò che oggi hanno disegnato, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il capo della polizia Antonio Manganelli, il procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato.
[…]
Eleonora Lombardo
 
 

Adnkronos, 15.5.2012
Premi: il Morante - Nisida a 'Se Steve Jobs fosse nato a Napoli' di Menna

Napoli - Il Premio Morante - Nisida, Roberto Dinacci di quest'anno e' stato assegnato a "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli" di Antonio Menna (Sperling & Kupfer). Il riconoscimento speciale che, da anni ormai, viene assegnato all'interno del Morante Ragazzi dai giovani e dagli operatori dell'Istituto di pena minorile di Nisida, sara' consegnato sabato 26 maggio nel Teatro di Corte del Palazzo Reale di Napoli.
Alle 10,30 si terra' la manifestazione cui prenderanno parte, oltre alla giuria presieduta da Dacia Maraini e composta da Andrea Camilleri, Francesco Cevasco, Vincenzo Colimoro, Maurizio Costanzo, David Morante, Tjuna Notarbartolo, Paolo Ruffini, Emanuele Trevi, Teresa Triscari; il direttore del Carcere di Nisida, Gianluca Guida; la professoressa Maria Franco, coordinatrice dei docenti dell'Istituto; ed alcuni ospiti di Nisida, oltre ai cinquecento studenti campani che compongono la giuria popolare di questa sezione del Premio. Con loro naturalmente non mancheranno i tre vincitori del Morante Ragazzi: Teresa Buongiorno ("Giovanna D'Arco, la ragazza dal vestito rosso" - Salani Editore ); Peter Cameron ("Un giorno questo dolore ti sara' utile" - Adelphi Editore) e Cecilia D'Elia ("Nina e i diritti delle donne" - Sinnos Editore).
[…]
 
 

La Stampa, 15.5.2012
Salone del Llibro 2012
"Abbiamo sconfitto la crisi ora aiutiamo i piccoli editori"
Il presidente Picchioni fa il bilancio: "Ma possiamo ancora migliorare il comfort"

Torino. “Il Salone del Libro è come la minestra di un famoso racconto di Camilleri intitolato La munnizza. Era il 1942, e la nonna, cuciniera di casa, preparava pranzi e cene a base di povere verdure, quello che si trovava in tempo di guerra. Quando la famiglia le chiese di cambiare menu, lei si mise d’impegno: aggiunse qualche galletta, cambiò il metodo di cottura, e ne uscì un’indimenticabile torta salata. Ecco, il nostro Salone del Libro è un po’ così».
Sceglie una metafora letterario-gastronomica il direttore Ernesto Ferrero, per sintetizzare la formula vincente della 25ª edizione di Librolandia.
[…]
Emanuela Minucci
 
 


 
 

Corriere della Sera (Ed. Roma), 16.5.2012
Palazzo Poli
Andrea Camilleri «Dentro il labirinto»

Alle 17.30 a Palazzo Poli si presenta il nuovo libro di Andrea Camilleri, «Dentro il labirinto» (Skira). Avvincente indagine politica sulla misteriosa morte di Edoardo Persico, grande critico dell' architettura razionalista. Nato a Napoli nel 1900, si trasferì prima a Torino poi a Milano dove divenne condirettore della rivista di architettura «Casabella». L' 11 gennaio 1936, in pieno fascismo, fu trovato morto nel bagno della sua abitazione. Infarto? Un assassinio politico o un delitto passionale? Il libro sarà presentato, presente l' autore, da Maria Antonella Fusco con Giancarlo De Cataldo, Angelo d' Orsi, Elena Pontiggia.
 
 

ANSA, 16.5.2012
Giovane Montalbano porta altra Sicilia a Europarlamento
Proiezione in evento legato ai protagonisti dell'anti-mafia

Bruxelles - Il Giovane Montalbano e' entrato oggi al Parlamento Ue con una proiezione inserita in una due giorni di riflessione sulla mafia e di incontri con alcuni protagonisti dell'anti-mafia organizzata dall'eurodeputata dell'Idv Sonia Alfano. ''La fiction ci aiuta non solo a concentrarci sulla lotta al crimine organizzato - ha ricordato prima dell'evento Alfano - ma anche a dare un'immagine altra della Sicilia''. Per Michele Riondino, volto e voce giovanile del commissario disegnato da Camilleri, ''si e' detto curioso di far entrare Montalbano in Parlamento, nella stanza dei bottoni''. Il regista Gianluca Tavarelli ha invece sottolineato ''l'importanza dell'Europa come elemento di internazionalizzazione di un prodotto che aspira ad uscire dalla nicchia della lingua italiana per presentare la Sicilia anche nella sua prorompente bellezza''. ''La Sicilia di Montalbano e' quella che dovrebbe essere - l'opinione di Alessio Vassallo, il Mimi' Augello ringiovanito - non solo mafia, ma anche colori, sapori e relazioni, un mondo fatto di cose dette e non dette''. La proiezione precede l'incontro di domani in cui 80 studenti universitari siciliani si confronteranno con i magistrati Salvatore Vella e Marco Imperato e con la testimone di giustizia Piera Aiello. ''Per me - ha spiegato Aiello all'ANSA - e' importante anche solo essere qui, i testimoni non sono mediatici, non ci conoscono e anche per questo ci confondono con i collaboratori di giustizia. Queste iniziative - conclude Aiello - ci aiutano a far conoscere il nostro status''.
 
 

Teatro Carlo Felice, 18-31.5.2012
Che fine ha fatto la piccola Irene? / Cavalleria rusticana
Opera da camera di Marco Betta
Melodramma in un atto di Pietro Mascagni
Prima
Ven 18.5.12 - (A) ore 20.30
Repliche
Mer 23.5.12 - (B) 20.30
Sab 26.5.12 - (F) 15.30
Dom 27.5.12 - (C) 15.30
Mar 29.5.12 - (L) 20.30
Gio 31.5.12 - (F.A.) 20.30

CHE FINE HA FATTO LA PICCOLA IRENE?
opera da camera in un atto di Marco Betta, libretto di Rocco Mortelliti, dall'omonimo racconto della serie "Le inchieste del Commissario Collura" di Andrea Camilleri
Regia Rocco Mortelliti
Personaggi e interpreti
Cecè Collura Danilo Formaggia (18, 23, 27, 31 maggio), Manuel Pierattelli(26, 29 maggio)
Comandante Fabrizio Beggi
Scipio Premuda Naoyuki Okada
Signora Laura Spoto Maria Dragoni (18, 23, 27, 31 maggio), Sara Cappellini Maggiore (26, 29 maggio)
Giorgia Paola Ghigo
Inserviente Federica Granata
Signor Duclos Boris Vecchio
Mimo Adriana Mortelliti
CAVALLERIA RUSTICANA
melodramma in un atto di Pietro Mascagni, libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, dall'omonima novella di Giovanni Verga
Regia Andrea Camilleri
Realizzazione Rocco Mortelliti
Nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice
Personaggi e interpreti
Santuzza Giovanna Casolla (18, 23, 27, 31 maggio), Monica delli Carri (26, 29 maggio)
Lola Claudia Marchi (18, 23 maggio), Silvia Regazzo (26, 27, 29, 31 maggio)
Turiddu Marcello Giordani (18, 23 maggio), Rubens Pelizzari (26, 27, 29, 31 maggio)
Alfio Alberto Mastromarino (18, 23, 26, 27, 31 maggio), Valdis Jansons (29 maggio)
Mamma Lucia Maria José Trullu (18, 23, 27, 31 maggio), Kamelia Kader (26, 29 maggio)
Mimi Federica Granata
Adriana Mortelliti
Boris Vecchio
Che fine ha fatto la piccola Irene?
Il commissario Montalbano, il personaggio più celebre di Andrea Camilleri, avrebbe potuto essere battezzato con un altro nome: Cecè Collura. Camilleri, alla fine, scelse Montalbano in omaggio ad un altro giallista sui generis, lo spagnolo Manuel Vázquez Montálban, il creatore del detective privato Pepe Carvalho. Ma quel nome alternativo, Cecè Collura, rimase comunque nella memoria di Camilleri, che lo recuperò, difatti, quando, nell’estate del 1998, il quotidiano “La Stampa” gli commissionò otto racconti brevi da leggersi sotto l’ombrellone (raccolti, in seguito, nel volume Le inchieste del commissario Collura). Camilleri fece di Cecè un collega e amico di Montalbano che accetta di passare la convalescenza come commissario di bordo su una nave da crociera, dove non si troverà di fronte a crimini efferati, ma a piccoli enigmi dal risvolto umano.
Rocco Mortelliti, regista e attore che si considera allievo di Camilleri, è colui che ha avuto l’idea di trasformare Cecè Collura in un personaggio operistico, e le sue avventure in libretti: ha iniziato nel 2002 con Il fantasma nella cabina e ha proseguito l’anno successivo con Il mistero del finto cantante e Che fine ha fatto la piccola Irene? Nelle avventure di Cecè, raccontate da Camilleri in modo essenziale, Mortelliti – che cura anche la regia della messa in scena – inserisce arie e ariosi, duetti e parentesi di mimo, dando vita a uno spettacolo a metà tra il teatro di prosa e quello d’opera, recitato e cantato insieme, alla maniera dell’antico Singspiel. Mantenendone intatto, tuttavia, il tema fondamentale, dominante in tutti e otto i racconti: il contrasto tra verità e apparenza. Che fina ha fatto la piccola Irene? compreso: è davvero stata rapita la figlia della passeggera Laura Spoto, la piccola Irene, appunto, bimba di appena tre mesi? La verità celata dietro l’apparenza nasconde un dramma femminile penoso e doloroso, che Cecè Collura affronterà con la sua consueta capacità di comprensione umana. La musica, di Marco Betta, classe 1964, siciliano come Camilleri, fonde con abilità opera, musical, colonna sonora, canzone, musiche di scena. E Andrea Camilleri fa la sua piccola, ma incisiva apparizione: come voce narrante all’inizio e alla fine dell’opera.
Cavalleria rusticana
Il 17 maggio 1890, quando al Teatro Costanzi di Roma debuttò Cavalleria rusticana, Pietro Mascagni fu il primo a stupirsi dell’enorme successo di quell’atto unico di un’ora e un quarto che aveva composto in appena due mesi per partecipare ad un concorso indetto dalla casa editrice Sonzogno (concorso che vinse). Neanche lui, insomma, che ambiva a scrivere opere monumentali sul solco della tradizione melodrammatica italiana, si era accorto che componendo Cavalleria stava per dare al pubblico operistico dell’epoca qualcosa di nuovo, qualcosa di cui, evidentemente, aveva bisogno da tempo. Non più, infatti, come sfondo, ricostruzioni storiche suntuose e ambientazioni altolocate, ma un realistico paesino della Sicilia di fine Ottocento. Niente complicati intrighi di palazzo, ma una schietta vicenda di passione, gelosia e tradimento, che si conclude con un delitto d’onore. Con grande fiuto, Mascagni associò alla storia, tratta dall’omonima novella di Giovanni Verga, una musica altrettanto spontanea, senza alcuna altra pretesa se non quella di rappresentare nel modo più immediato e diretto possibile i sentimenti che spingono tutti i personaggi coinvolti al tragico finale. Melodie che scorrono fluide come quelle delle canzoni popolari, armonie semplici, ma raffinate ed avvolgenti, e, soprattutto, l’irruzione nel canto della parola parlata, così da toccare il livello massimo di verità rappresentativa. Non a caso, i due momenti più celebri dell’opera sono l’Intermezzo strumentale, trionfo di melodia italiana allo stato puro, e il grido delle popolane su cui cala il sipario, quell’“Hanno ammazzato compare Turiddu!” che è diventato quasi il simbolo stesso del verismo in musica. La sfida e il fascino dell’allestimento genovese è l’aver convinto Andrea Camilleri, il creatore del commissario Montalbano, ad ideare la messa in scena della “sua” Cavalleria. A curarne la realizzazione sarà il regista Rocco Mortelliti.
 
 

Coffee Break - LA7, 18.5.2012
Andrea Camilleri: "Cosa penso dei politici"
Lo scrittore siciliano racconta a Coffee Break cosa pensa del gioco dell'oca dei politici italiani
 
 

Associazione Antigone, 5.2012
APPELLO - Chiamiamola tortura: per l’introduzione del reato nel codice penale italiano

In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.
La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.
Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi.
Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.
Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.
Per aderire: segreteria@associazioneantigone.it
PRIMI FIRMATARI
Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Rita Levi Montalcini, Elena Paciotti, Mauro Palma, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Daniele Vicari, Vladimiro Zagrebelsky

 
 

Blitz quotidiano, 18.5.2012
Carceri, appello di Antigone per istituire il reato di tortura

Roma – Da Camilleri alla Montalcini, da Carlotto a De Luca, da Rodotà a Vicari, da Palma a Celestini, dalla Comencini a Ferrajoli, dalla Paciotti a Don Ciotti e da Vladimiro Zagrebelsky: tutti chiedono che si introduca nel codice penale italiano il crimine di tortura. Questi i nomi solo di alcune delle personalità che hanno sottoscritto l'appello lanciato dall'associazione 'Antigone', che si batte per i diritti nelle carceri.
''Abbiamo deciso di riprovarci – spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – e di far ripartire una campagna per l'introduzione del crimine di tortura nel codice penale. Nei prossimi giorni chiederemo a tutti i senatori e a tutti i deputati di firmare la proposta di legge e chiederemo ai Presidenti del Senato Renato Schifani e della Camera Gianfranco Fini di impegnarsi per una rapida calendarizzazione affinché si arrivi entro l'estate alla approvazione. Per varare una legge di questo tipo – composta da un solo articolo – ci vuole veramente poco''.
''E' solo questione di volontà politica e di rispetto per i diritti umani", conclude Gonnella.
Nell'appello si spiega che ''in Italia la tortura non è reato. E in assenza del crimine di tortura non resta che l'impunità''. ''La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino – è detto nell'appello – non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti. Sono venticinque anni che l'Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all'interno degli ordinamenti dei singoli Paesi''.
 
 

La7 - Otto e mezzo, 18.5.2012
Il punto
Zingaretti, non solo Montalbano
Paolo Magliaro
 
 

Rai Radio1, 19.5.2012 (in onda il 26.5.2012)
Il trucco e l’anima
Cliccare qui per scaricare il podcast
Cronache di cultura e spettacolo. Conduce Carlotta Tedeschi.
In questa puntata: protagoniste le parole, quelle scritte da Andrea Camilleri nel suo nuovo romanzo giallo "Dentro il labirinto", lo scrittore è intervistato da Anna Maria Caresta […].
[La messa in onda della puntata è stata rinviata di una settimana a causa della variazione della programmazione della rete a seguito dell'attentato alla scuola Morvillo di Brindisi, NdCFC]
 
 
(foto dal sito della trasmissione)
 
 

ANSA, 19.5.2012
Suoni di Betta per racconto Camilleri
Successo a Genova per inedito dittico con Cavalleria rusticana

Genova - Applausi, ieri sera, al Carlo Felice per l'inedito dittico formato da ''Che fine ha fatto la piccola Irene?'', musica di Marco Betta su libretto di Rocco Mortelliti da un racconto di Andrea Camilleri e ''Cavalleria rusticana'' di Mascagni con la regia dello stesso Camilleri realizzata ancora da Mortelliti.
Il racconto ''Che fine ha fatto la piccola Irene?'' fa parte di una serie di brevi gialli scritti da Andrea Camilleri, protagonista il commissario di bordo Cece' Collura.
 
 

Mentelocale.it, 19.5.2012
Genova. Cavalleria rusticana e Che fine ha fatto la piccola Irene al Carlo Felice
Curioso dittico in chiusura di stagione. Ma tra il Singspiel contemporaneo del papà di Montalbano e l'opera di Mascagni, è più moderna la seconda. La recensione
 
 
 

Con la prima di Che fine ha fatto la piccola Irene? e di Cavalleria rusticana, andate in scena ieri sera, venerdì 18 maggio, il Teatro Carlo Felice si avvia verso la conclusione della stagione lirica 2011/2012. Lo fa con una scelta curiosa, che in abbinamento al capolavoro di Mascagni sostituisce ai tradizionali Pagliacci di Leoncavallo un'operina di recente composizione (2003) a firma Rocco Mortelliti (libretto e regia) e Marco Betta (musiche). La pièce è stata scelta, si presume, più per il nome dell'autore del soggetto, Andrea Camilleri, che per lo spessore drammaturgico-musicale: tratto da un racconto dal papà di Montalbano pubblicato sulla Stampa nell'estate di qualche anno fa, questo Singspiel 'contemporaneo' descrive per brevi scene un'indagine del commissario di bordo Cecè Collura, che del più noto Salvo Montalbano è un po' l'antesignano.
La trama, nata per un'occasione estiva, non ha la pretesa di incollare lo spettatore alle poltroncine di velluto: una bimba di tre mesi sparisce dalla cabina di un transatlantico, Collura indaga, dopo mezzoretta di inchiesta si svela il mistero e c'è ancora tempo per la morale – in siciliano – sugli umani destini del “chi troppu e chi nenti”. A mo' di prologo e di epilogo la voce fuori campo del narratore Andrea Camilleri, mentre sul grande fondale scorrono le immagini della nave che salpa e del mare, realizzati con una computer grafica d'antan.
Sul piano musicale, Betta realizza una partitura di buon mestiere, dal sapore smaccatamente cinematografico e onesta colonna sonora di quanto viene agito sul palcoscenico. Le direttrici dell'opera contemporanea – senza scomodare Sciarrino o Corghi, bastino a esempio Britten o Stravinskij – da mezzo secolo scorrono per altre vie: e se il riferimento più prossimo potrebbero essere i Singspiel di Brecht e Weill, di quella stagione del teatro in musica restano solo le buone intenzioni.
Tutto ciò ricolloca nella dimensione del capolavoro di rottura la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, che nonostante il secolo abbondante di età pare molto più giovane dell'atto unico derivato da Camilleri.
Collante del dittico è proprio la presenza del papà di Montalbano, che se della prima opera ha ispirato il libretto, della seconda ne ha ideato la regia (qui curata da Mortelliti), pescando a piene mani negli umori più viscerali (e tradizionali) della Sicilia narrata dal Verga e ripresa da Targioni-Tozzetti e Menasci per il giovane Mascagni del concorso Sonzogno.
Se con la Irene si era scherzato, qui si fa sul serio: cast vocale solido e di alto livello, guidato da una energica Giovanna Casolla (Santuzza), protagonista a tutto campo del dramma, cui fanno da contraltare un Turiddu dalla voce sempre potente e talvolta poco fluida (Marcello Giordani) e una Lucia dalla voce mezzosopranile (Maria Josè Trullu). Una Lola dalla sensualità paesana è quella di Claudia Marchi, mentre Alberto Mastromarino dà vita a un Alfio piuttosto compassato, che non si scompone troppo neppure quando riceve l'affronto del morso da parte di Turiddu. E il duello finale, così, scivola via quasi come un'inevitabile formalità del libretto.
Una Cavalleria assolutamente godibile e inscritta nel solco della tradizione scenica dell'opera verista. L'unico innesto di modernità sta nel superfluo fondale in computer grafica che di tanto in tanto si anima, commentando l'azione con passaggi di stormi d'uccelli neri, addensarsi di nubi e la chicca finale di una tempesta di fulmini sull'uccisione di “compare Turiddu”. Un'esigenza di mostrare sul palcoscenico quanto già espresso dalla musica in partitura, alla quale non scampa neanche l'intermezzo sinfonico, che diventa la colonna sonora per un pranzo in piazza con tanto di agnello pasquale. Sonoro il coro, protagonista a pieno titolo della vicenda del Verga, e ordinata l'orchestra diretta da Dario Lucantoni.
Matteo Paoletti
 
 

La Sicilia, 19.5.2012
Camilleri rilegge l'opera lirica con la regia di Mortelliti. In scena a Genova
«Cavalleria rusticana» veramente verghiana

Genova. Il papà di Montalbano torna in teatro, rivisitando «Cavalleria rusticana» di Giovanni Verga in sinergia con il regista Rocco Mortelliti. E' lo stesso regista che per primo ha trasposto cinematograficamente un libro dello scrittore: «La scomparsa di Patò». «Cavalleria Rusticana» ha debuttato ieri al Teatro Carlo Felice di Genova (repliche fino al 7 giugno). «E' tale la sinergia tra noi due -spiega Mortelliti- che riusciamo a fondere in maniera le nostre idee. Abbiamo scelto di tornare al testo della novella» (tratta da «La vita dei campi»). Ma non mancano innovazioni. Sullo sfondo la famosa trasposizione scenica che ebbe come protagonista Mascagni (libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci). Questa rilettura proposta nel 1890 ha avuto più successo dell'adattamento teatrale compiuto da Verga, che aveva visto la luce nel 1884 al Carignano di Torino. Mortelliti racconta: «La nostra linea di rilettura parte da una visione ben chiara, si tratta di un'autentica opera veristica, non folkloristica. Abbiamo voluto rappresentare i personaggi come Verga li aveva concepiti». La rivoluzione verghiana fu quella di portare gli umili sulla scena, sostituendoli agli ambienti borghesi. Mortelliti sostiene: «Abbiamo puntato su scelte scenografiche nuove. Al posto del fondale classico, fermo, una immagine in continuo movimento. Sul piano dell'evoluzione della vicenda che vive dello scontro fra Turiddu e Alfio, con il famoso delitto passionale, vi è una grande novità: abbiamo inserito la scena dell'Agnello Pasquale nell'intermezzo musicale. La contessa vuol offrire l'agnello pasquale di marzapane al popolo». Tutto il meccanismo dello scontro che si chiude con il delitto passionale è il risultato di una azione soggettiva, la vendetta di Santuzza nei confronti di Turiddu che le ha promesso il suo amore, ma in realtà ama Lola. La scoperta dell'inganno e l'azione di Santuzza sono decisive.
«Cavalleria Rusticana» non viene affiancata «Pagliacci» di Leoncavallo, ma a «Che fine ha fatto la piccola Irene?», opera da camera di Marco Betta, tratta da «Le inchieste del commissario Collura» di camilleri.
Salvo Fallica
 
 

Il Messaggero, 19.5.2012
Dall'Odissea al Corsaro nero: 100 scrittori e i libri che hanno cambiato la loro vita

Roma - La Bibbia ha più audience. Ma c’è l’Odissea, Il Corsaro nero, Guerra e Pace, L’isola del tesoro. Alla chiamata di Romano Montroni hanno risposto cento scrittori (con qualche televisivo e qualche volenteroso generico, aggiunto al mucchio selvaggio) ognuno con il libro che gli ha cambiato la vita. Il kairòs della lettura da Camilleri a Magris a Pennacchi passando per Mazzucco, Scurati, Piccolo, Scaraffia. C’è il Saramago di Celli, il Roth di Giordano, il Verga di Di Stefano, il Connelly narcisisticamente poggiato su Carrisi. Ma alla fine è vero: il libro parla sempre al momento giusto. Lo inventa lui il momento giusto, con il colore della parola e il piacere della scrittura.
Renato Minore
 
 

Il Sole 24 Ore, 20.5.2012
Posacenere

Anni 50, a Roma, convegno del partigiani della pace. Arrivano tutti, da Picasso a Neruda all’arcivescovo "rosso" di Canterbury. Tra gli altri, il pittore messicano Siqueiros, noto anche per aver tentato d’uccidere Trozkij sparandogli e mancandolo. Siqueiros tiene una conferenza sui murales nelle sede di «Vie nuove», rivista del Pci diretta da Luigi Longo. Tutta l’intellighenzia di sinistra si precipita ad ascoltarlo. Inizia alle quattro del pomeriggio e non la smette più. Passate tre ore, molti si abbandonano al sonno, altri si contorcono sulle sedie. Dopo un’altra mezzora, Longo, noto come uomo totalmente privo d’ironia, si china verso di me e mormora, senza fare nomi e riferimenti: «Se gli parlava, l’ammazzava di sicuro».
Andrea Camilleri
 
 

Il Giornale, 20.5.2012
Mascagni e Camilleri binomio da applausi

Genova. Cecè Collura in veste lirica ci ha un tantino spiazzato. Bella l'ambientazione, curiosa commistione di proiezioni e di scenografia tradizionale, essenziale e ben congegnata; bravo lui, Danilo Formaggia, cui i panni del protagonista calzavano come un guanto e che molto bene ha reso lo spirito «alla Camilleri», nella recitazione e negli atteggiamenti. Delizioso infine l'omonimo racconto originale, «Che fine ha fatto la piccola Irene», specie se inserito nel suo reale contesto, cioè come parte di un ciclo destinato alla lettura sotto l'ombrellone, in cui i rimandi e le allusioni si rincorrono a dipingere una sola anima, pregna di colore siciliano e di ironia tipica dello scrittore di «Girgenti». Le perplessità arrivano sull'idea stessa di ricavarne un'opera, o meglio una sorta di singspiel, basato sull'alternanza di canto e recitazione: questo indipendentemente dalla musica di Marco Betta, che se rimane nell'ambito di un facile tonalismo, è tuttavia godibile e appropriata a ciò che succede sul palcoscenico. E indipendentemente dalla buona regia di Rocco Mortelliti e dalla già citata scenografia (Italo Grassi). Ciò che manca è - a parer nostro - la peculiarità prima dell'Opera, vale a dire la teatralità, la drammatizzazione, che non può ridursi ad un racconto in musica. Ma veniamo a «Cavalleria Rusticana» di Mascagni, accostata alla breve operina grazie al denominatore comune Andrea Camilleri: sua infatti l'idea registica, realizzata dallo stesso Mortelliti, calibrata e corretta, con una resa scenica delicata, un angolo di Sicilia verace senza orpelli o sbavature: unico appunto, l'agnello di marzapane offerto durante l'Intermezzo, splendida pagina strumentale che richiederebbe l'immobilità scenica - per essere ascoltata, certamente - ma anche e soprattutto per la sua funzione riempitiva durante la messa pasquale. Quanto all'aspetto musicale, non impeccabile la direzione di Dario Lucantoni, a tratti intensa, ma spesso con stacchi troppo veloci, che hanno creato una sfasatura tra buca e palcoscenico. Brava Giovanna Casolla, che ha restituito una Santuzza tormentata e sanguigna; non particolarmente raffinato Marcello Giordani (Turiddu), vocalmente un po' eccessivo.
 
 

Sellerio Newsletter, 21.5.2012
Due nuovi racconti su App Store
Andrea Camilleri – La regina di Pomerania

Sono disponibili da oggi su App Store il quinto e sesto racconto delle storie di Vigàta: “La lettera anonima” e “La seduta spiritica”.
 
 

La Sicilia, 21.5.2012
Premio «Chinnici» a Giuseppe Moschella

A Piazza Armerina, nell'ambito del prestigioso XII premio «Rocco Chinnici», è stato premiato il regista Giuseppe Moschella per il sul film breve «L' avvoltoio» e assieme a lui personaggi di spicco come Andrea Camilleri, Don Andrea Gallo, per citarne solo alcuni (in passato lo stesso premio lo ha ricevuto il premio Oscar Giuseppe Tornatore). [...]
 
 

Una lama di luce, 22.5.2012
Il nuovo romanzo del commissario Montalbano sarà in libreria il 7 giugno.
 
 

AgrigentoNotizie, 22.5.2012
Andrea Camilleri "padrino" del rimorchiatore Vigata
Lo scrittore empedoclino sarà presente al "battesimo" dell'imbarcazione che la famiglia Barbato, proprietaria dello stesso, ha voluto dedicargli in onore dei suoi scritti

Lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri sarà il testimonial d'eccezione, martedì 12 giugno, a Porto Empedocle, del "battesimo" del rimorchiatore "Vigàta" che la Cotp Srl del Gruppo Barbaro, con decisione unanime della famiglia Barbaro, ha voluto dedicare al popolare autore e al suo immaginario borgo letterario.
L'evento è previsto per le 11.30 al molo, dove verrà allestito lo speciale palchetto addobbato per le grandi occasioni.
Dopo la benedizione al "Vigata", da parte dell'arciprete don Angelo Brancato ed alla presenza di Andrea Camilleri, del sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, delle autorità, nonché dei rappresentanti della famiglia Barbaro, verrà consegnata una targa ricordo al maestro la cui copia verrà posta sul rimorchiatore.
Com'è noto, il porto empedoclino viene spesso citato da Camilleri nelle sue "storie di Vigàta", da qui l'omaggio della famiglia Barbaro al più popolare e amato scrittore di tutti i tempi.
 
 

Adnkronos, 22.5.2012
Mondo Rai, appuntamenti e novità: in primo piano ventennale della strage di Capaci
Roma - Dalla radio alla tv spazio all'eccidio mafioso in cui morì il giudice Giovanni Falcone.

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Su Rai Scuola, digitale terrestre e Tivusat, dalle 10.00 alle 12.30, sarà trasmessa in diretta la cerimonia di commemorazione. La giornata si aprirà con la proiezione di un breve estratto del documentario realizzato da Rai Educational, “A sicilian patriot”, con interviste a Rudolph Giuliani, Piero Grasso, Carmine Russo e la partecipazione di Andrea Camilleri, voce narrante Luigi Lo Cascio e musiche originali di Nicola Piovani. Rai Scuola, il canale digitale di Rai Educational, seguirà con una diretta di due ore e mezza l’evento affinché tutte le scuole italiane, gli studenti e l’intero Paese possano partecipare a questa giornata. Previsti, inoltre, collegamenti con altre città d’Italia che prenderanno parte al ricordo di questa tragica pagina della nostra storia. Diretta streaming su www.raiscuola.rai.it. Rai Scuola sarà presente anche sulle Navi della legalità che partiranno da Civitavecchia e da Napoli, con a bordo studenti di tutt’Italia e ne testimonierà il viaggio e i sentimenti. A questo viaggio, alla commemorazione dell’Aula bunker, ai cortei di Palermo e alla manifestazione davanti alla famosa magnolia di casa Falcone, divenuto simbolo della lotta contro le mafie, sarà dedicato un film-documentario che possa fissare in modo indelebile il messaggio dei e per i giovani.
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La Sicilia, 22.5.2012
«Una figura di riferimento in questi momenti di crisi»

Roma. Luca Zingaretti al dialetto siciliano è ormai abituato, ma questa volta è stato diverso, perché dare il volto a uno come il giudice palermitano Paolo Borsellino non era affatto facile.
[…]
La Sicilia di Montalbano e la Sicilia di Paolo Borsellino sono molto diverse, hanno qualcosa in comune secondo lei?
«La vicenda di Borsellino si svolge a Palermo, una grande città, con tutti i suoi pro e i suoi contro, mentre invece la Sicilia di Camilleri è paesana, Vigata è poco più che un villaggio. Da una parte c'è la realtà avvelenata del palazzo di giustizia di Palermo, dall'altra un mondo letterario che affonda le sue origini nei ricordi del suo stesso autore. Ad accomunare Borsellino e Montalbano c'è solo il fatto che sono due siciliani, ma in due modi completamente diversi».
[…]
Ora è nuovamente sul set di Montalbano per girare altre quattro puntate. Molti quando vanno in Africa si ammalano di mal d'Africa, lei ha preso il mal di Sicilia?
«Da quel dì… Anni fa dissi che volevo smettere con Montalbano, ma poi non ho resistito e sono tornato per una nostalgia struggente. Mi mancavano quegli inverni in riva al mare, mi mancavano gli amici. Montalbano è un vecchio amico che incontro ogni tanto nella bellissima provincia di Ragusa». Quanto dureranno ancora le riprese?
«Rimaniamo in Sicilia fino al 30 giugno, poi torneremo a Roma per terminare e girare gli interni del commissariato. Una volta giravamo anche gli interni in Sicilia, poi però ci hanno tolto la location e così la produzione ha scoperto che girare a Roma è molto meno costoso. Purtroppo».
[…]
Tiziana Leone
 
 

Helloimpresa, 22.5.2012
Si è concluso a Vicenza il World Jewellery
Il Commissario Montalbano e il Kimberley Process
A Vicenza il World Diamond Council ha esteso il Kimberley Process a coloro che scatenano atti di violenza per il possesso di diamanti

In Italia il Kimberley Process (accordo internazionale per la lotta contro il commercio illegale dei diamanti) è passato da argomento da specialisti del settore a tema di dominio pubblico grazie al romanzo di Andrea Cammilleri “L’età del dubbio” sulle vicende del commissario Montalbano, coinvolto in una indagine sul traffico internazionale illegale dei diamanti. Dal romanzo lo scorso anno è stato tratto un film per la televisione dove la protagonista femminile, il tenente Laura Belladonna - con cui Montalbano ha un flirt - è rappresentato dalla bella e brava attrice Isabella Ragonese. Nel romanzo la protagonista perde la vita per la lotta contro il traffico illegale di diamanti.
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Attilio Runello
 
 

America Oggi, 22.5.2012
La vittoria di Pizzarotti e il Bellodi di Sciascia. Parma, simbolo di civismo e riscatto

[…]
In una intervista alla Gazzetta di Parma per i 50 anni del "Giorno della Civetta", lo scrittore Andrea Camilleri, alla domanda del perché il suo amico Leonardo Sciascia scelse Parma come cittá di provenienza di Bellodi, risponde: "Non posso dire con certezza il perché. Posso ragionare da siciliano e tentare una spiegazione. So che si disse che la figura del capitano  fosse stata ispirata dal giovane Dalla Chiesa in servizio in Sicilia, ma va anche detto che Parma per noi è una città pulita, lineare. Una città di grande senso civico, di grande pulizia morale. Forse anche per questa ragione pensò a Parma".
[…]
Stefano Vaccara
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.5.2012
1992 2012 Album
L’intervista
Cento verità dietro le stragi

Da romanziere ha tenuto il suo Montalbano lontano dagli intrighi della mafia, dall’odore del tritolo delle stragi, ma da cittadino Andrea Camilleri ha seguito con crescente sofferenza la lunga sequela di sangue che ha sporcato la storia della Sicilia e di Palermo negli ultimi decenni. E ora ci svela i suoi ragionamenti su boss, politici e apostoli del malaffare.
Professore, vent’anni dopo gli eccidi di Falcone e la moglie, Borsellino e degli uomini delle loro scorte, qual è la prima riflessione che le viene in mente? «Che si continua ancora a indagare sui mandanti, che i tanti misteri che hanno sporcato la nostra storia sono sempre più fitti. Se l’Italia è il paese della non verità, la Sicilia, al contrario, è capace di sfornare cento verità. Quindi pirandellianamente una, nessuna, centomila verità. Cioè buio pece. Da Portella della Ginestra in poi».
Questo perché la mafia è annidata dentro lo Stato? «L’amara verità che è emersa da tempo è che buona parte delle istituzioni sono “tinciute”, macchiate, quindi sarebbe necessario una bella passata in lavanderia. È vero o non è vero che molti deputati e senatori hanno in spregio il codice penale? Ed è vero o no che fino a poco tempo fa avevamo ministri accusati di collusione con le cosche e altri ancora di coinvolgimento in vicende losche? ».
Documenti delle vittime che spariscono (vedi Dalla Chiesa e Borsellino), presenze inquietanti sulla scena delle stragi, servizi segreti deviati in attività di fiancheggiamento ai boss: cosa ne pensa? «I documenti spariscono perché, dopo la soppressione di uomini ingombranti per le cosche, è necessario che vengano occultate anche le prove che potrebbero smascherare carnefici, mandanti e loro protettori. In quanto ai servizi segreti deviati, sono come il cacio sui maccheroni: da piazza Fontana in poi, non c’è eccidio in cui non abbiano messo becco. A proposito, in questo paese si parla solo dei servizi deviati e mai degli altri. Ma gli altri esistono o sono tutti deviati?».
Perché a Palermo è costante questa difficoltà a ricostruire in maniera incontrovertibile i fatti? «Il perché è facile da capire: non c’è un solo mandante ma una sorta di società per azioni di mandanti che, mossi da motivazioni diverse, marciano uniti per colpire il nemico comune. Diciamo che queste azioni sono piazzate al 20 per cento dentro lo Stato, al 20 per cento nei servizi segreti, al 30 per cento nella mafia e il resto nel variegato mondo del malaffare. In questa aggrovigliata tela è difficile individuare i ragni che l’hanno intessuta. È evidente che sono i cospicui interessi convergenti che spingono verso l’obiettivo comune i soggetti interessati ».
Tracce trascurate, pentiti manovrati dalle cosche, inchieste che sembrano chiuse e che si riaprono per “novità” emerse anni e anni dopo. Che succede nell’universo investigativo? «Avverto da tempo una sorta di rilassamento, non solo nei casi di omicidi eccellenti, ma anche negli altri delitti, diciamo quelli “normali”, ammesso che un delitto si possa definire normale. Oramai non si riesce a scoprire la verità. Piste e contropiste, che conducono verso il nulla».
È forse dovuto al fatto che ormai si punta tutto sui pentiti e senza di loro, a indicare covi e colpevoli, si resta disorientati? «Penso proprio di sì. Onde evitare fraintendimenti dico subito che il pentitismo è l’unico fenomeno importante maturato all’interno delle cosche. Grazie ai collaboratori di giustizia si è alzato il sipario su un mondo sconosciuto, anzi misterioso. Però il fenomeno è in qualche modo sfuggito di mano. E mettiamo nel conto anche i tanti assassinii dei familiari per farli tacere e le tante manovre per screditarli, visto che sono un grimaldello nelle mani della magistratura per addentrarsi nei santuari di Cosa nostra. Resta però il limite che hanno depotenziato i vecchi strumenti investigativi».
Può spiegarlo meglio, visto che lei dei sistemi tradizionali è un grande intenditore? «Lo faccio con una metafora sanitaria: una volta il vecchio medico di famiglia veniva a casa guardava negli occhi l’ammalato, lo tastava e faceva la diagnosi: lei ha la malaria, lei la gotta, lei l’intossico. Conosceva la storia clinica di tutta la famiglia fin dai nonni e sapeva come orientarsi. Oggi si va dal medico, che non esiste più che lui viene a casa, e quello ti visita e ti manda a fare un’infinità di analisi o consiglia il ricovero in ospedale. Parabola significa che i vecchi marescialli e commissari erano capaci di arrivare alla verità, grazie al loro fiuto e in virtù del fatto che conoscevano l’ambiente in cui era maturato il delitto e i personaggi che in esso si muovevano. E peccato che poi spesso la magistratura cancellava le loro accuse con scandalose assoluzioni. Questi uomini conoscevano tic, abitudini, frequentazioni, dei criminali. Avevano la divisa cucita sulla pelle, ma ormai sono in estinzione. Ora ci si affida quasi esclusivamente ai pentiti, sui rilievi della scientifica o sulle macchie di sangue rinvenute magari trent’anni dopo il delitto. Col risultato che tutto viene continuamente rimesso in discussione».
Il suo Montalbano come avrebbe indagato sulle stragi o sulle malefatte delle cosche? «Come un vecchio maresciallo dei carabinieri, che cercava nel contesto le tracce che potessero avvicinarlo alla verità. O, visto che è un poliziotto, come un commissario che si avvaleva di tutte le relazioni che aveva attivato nel territorio. Che poi è quello che lui fa nei miei libri».
Dai lenzuoli sventolati alle finestra dopo le stragi Falcone e Borsellino, all’imbarazzante silenzio dei giorni nostri. Che fine ha fatto la società civile, un tempo stimolo e pungolo per le istituzioni? «Non voglio giustificarla, ma in giro c’è tanta stanchezza. La gente ha problemi immensi. L’Italia è intontita dalla crisi. E in Sicilia è anche peggio. Milioni di giovani si sono arresi. Non hanno lavoro e per sfinimento molti non lo cercano. La mancanza di un’occupazione fa perdere la speranza. Ed è la cosa più grave che possa capitare a una nazione. Più dell’impennata di qualsiasi spread. Eppure nonostante questa drammatica situazione, soprattutto al Sud, non ci sono stati scontri sociali cruenti. E questo mi sorprende e mi fa pensare che siamo un paese di grande civiltà. Ma, attenzione a tendere troppo la corda, perché potrebbe spezzarsi. La gente deve dar da mangiare ai figli e quando la fame morde può accadere di tutto».
La mafia da sempre pesca la sua manovalanza nelle sacche del bisogno. Picciotti pronti a ogni efferatezza. Tritolo, mitragliate, sparatorie: Palermo come Beirut dopo ogni attentato dinamitardo, come Bogotà, dopo l’eliminazione di ogni uomo delle istituzioni. Si è scritto e riscritto. In che città sono vissuti i palermitani? «Il fatto che Palermo alla fine sia uscita quasi indenne da questi incubi è un’altra prova di civiltà. Non deve essere stato facile condurre una vita normale nella mattanza di quegli anni. La compostezza della stragrande parte dei cittadini è stata un barlume di speranza».
Le stragi, come va emergendo, miravano a destabilizzare non solo l’Isola ma l’Italia. Si scoprirà mai per intero il perverso progetto? «Se sarà confermato quel che si profila nella cosiddetta questione della trattativa tra mafia e Stato, avremo la prova che l’obiettivo era quello di mettere la mani sull’Italia. Partire da qui per abbracciare in una morsa mortale tutto il paese. D’altra parte la linea della palma di cui teorizzava Sciascia da tempo è risalita oltre Milano».
Corvi, sciacalli, depistatori ce l’hanno messa tutta per sabotare chi svolgeva un’azione di contrasto all’avanzamento di questa linee della palma verso il Nord. «E per fortuna non ce l’hanno fatta a portare a termine la loro devastante missione. Calunnie, lettere anonime, purtroppo hanno danneggiato quelle persone integerrime che hanno onorato il loro essere stati fino in fondo uomini dello Stato. E più l’azione dei Falcone e dei Borsellino era efficace più si scatenava la canea dei loro nemici».
I nostri romanzieri, a parte Consolo, non hanno finora raccontato la stagione delle stragi. Perché la letteratura, spesso capace di spiegare i fatti meglio di qualsiasi trattato di storia o di sociologia, è stata silente? «In effetti solo Vincenzo Consolo ne “Lo spasimo di Palermo”, ha parlato di quella terribile stagione di sangue e terrore. Il silenzio forse è dovuto al tema troppo scottante. È necessario ancora un periodo di decantazione per interiorizzare fino in fondo quello che è accaduto ».
Anche lei tace. Al suo Montalbano ha fatto affrontare ogni tipologia malavitosa, ma mai la mafia. Anzi i boss, i suoi Cuffàro e i suoi Sinagra, personaggi di contorno nella finzione letteraria e televisiva, qualche volta hanno dato una mano al commissario. Perché? «Intanto, quando ho cominciato a scrivere i miei polizieschi mi sono proposto di non occuparmi di mafia, ma di rappresentare quella “normale” criminalità, che la gente soffre ogni giorno».
Il motivo di questa scelta drastica? «Ricorda “Il giorno della civetta” del grande Sciascia? Ebbene a dispetto dei sentimenti antimafiosi di Leonardo, il boss, don Mariano Arena, quello di “uomini, mezz’uomini, ominicchi e quaquaraquà”, è risultato un personaggio positivo, capace di giudizi ponderati e di assumersi le sue responsabilità. Un vero uomo, da ammirare per molti versi. Ecco non voglio correre il rischio di beatificare qualcuno di questa congrega di criminali».
Tano Gullo
 
 

il manifesto, 23.5.2012
Falcone raccontato a chi non era ancora nato
Vent'anni fa l'attentato che uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta Antonino Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo. Il cronista de il manifesto di allora ricorda quella giornata, mentre torna a Palermo sulla nave della legalità che ha imbarcato migliaia di ragazzi

[…]
Allora non sapevo, mentre tornavo a Palermo, tra l'odore delle stigghiole arrostite per strada e le ceste di pane, leggendo su qualche rudimentale cartello la scritta «Falcone sei vivo», non immaginavo che sarei dovuto tornare due mesi dopo, per la strage di Via D'Amelio. E che l'anno dopo la strategia stragista del potere mafioso avrebbe toccato il suo apice. Non ero consapevole che era cominciato il nostro 11 settembre, come mi disse dieci anni dopo la strage Andrea Camilleri, che intervistai per La7 : «Falcone e Borsellino sono i nostri eroi. È come se fossero cadute le nostre Torri Gemelle».
[…]
Carmine Fotia
 
 

La Sicilia, 23.5.2012
Una targa in ceramica e un rimorchiatore in onore di Camilleri

Porto Empedocle. Dopo alcuni anni di assenza fisica dalla sua città natale, Andrea Camilleri sta per tornare nella sua casa di via La Porta. Il 9 giugno sarà l’ospite d’onore della cerimonia inaugurale delle sale create nella Torre di Carlo V per realizzare la sala cannoniera. Una sorta di antipasto dell’apertura del Museo regionale del mare che però è in programma nei prossimi mesi. Il volto di Camilleri al fianco del sindaco Calogero Firetto, con una gestualità da moderno Cristoforo Colombo, campeggia da giorni sui manifesti che annunciano l’evento. Si vede Firetto che indica col braccio l’orizzonte e Camilleri che guarda ammirato la Torre tornata a vivere. Tutto molto bello.
Ma al maestro Camilleri stanno per piovere altri attestati di stima e riconoscenza. Il Comune ha deciso di spendere 500 euro del proprio bilancio per acquistare una composizione in ceramica da piazzare in una zona simbolica del centro storico. Composizione sulla quale verrà scritta una frase dello scrittore in onore della sua città natale.
Il 12 giugno Camilleri sarà ancora una volta testimonial del varo del rimorchiatore «Vigata» che il Gruppo Barbaro ha voluto dedicare proprio al papà del Commissario Montalbano. Ci sarà un palchetto per le autorità, ci sarà l’arciprete che benedirà lo scafo e una targa ricordo verrà consegnata allo scrittore e una copia sul Vigata. Il rimorchiatore è uno dei mezzi nautici di fondamentale importanza per la dinamica del porto empedoclino. Il battello esce fuori a intercettare le grandi imbarcazioni, aiutando i rispettivi comandanti ad accedere nello scalo in condizioni di sicurezza, facilitandone l’attracco alle banchine. E il rimorchiatore di Vigata non poteva che chiamarsi Vigata, in onore di Camilleri.
Alla luce di tutte questa enorme carne al fuoco, vien proprio da dire che il legame tra lo scrittore e la sua città natale non si sia mai staccato, anzi. Soprattutto dal sindaco Firetto e dal suo entourage arrivano sempre grandi attestati di stima e riconoscenza verso l’anziano letterato che, anche a causa della sua età non più verdissima, ha ridotto al massimo o suoi blitz empedoclini.
In attesa di questo giugno di fuoco per Camilleri, in tanti si chiedono cosa abbia fatto ad oggi la fondazione a egli intitolata. Il ritorno dello scrittore potrebbe essere l’occasione per tracciare un bilancio di tale istituzione culturale la cui sede, fu indicata nella casa di vacanza di Camilleri bambino, in fondo all’attuale via Dello Sport. Una casa ridotta a rudere, che rischia di cadere al suolo prima ancora di essere usata. Ma questa è un’altra storia. Dal 9 al 12 giugno Camilleri avrà ben altro a cui pensare nella sua amata Vigata.
Francesco Di Mare
 
 

FAII Luoghi del Cuore – Censimento 2012
I “luoghi del cuore” dei testimonial del censimento 2012
Andrea Camilleri. La Sicilia e in particolare la Scala dei Turchi a Realmonte (AG)

”Ho tanti luoghi del cuore, soprattutto nella mia Isola. (…) Penso alla mia amata Scala dei Turchi con la sua luce irreale. Ma mi piacerebbe segnalare anche tutte quelle librerie storiche sparse in tutta Italia, ormai in via d’estinzione. (…) Sono beni storici nati per il bene comune che vale la pena preservare.”
 
 

TG1, 23.5.2012
Qual è il tuo "luogo del cuore"?
Torna il censimento delle località italiane più amate e da proteggere. Questa volta il Fondo Ambiente Italiano chiede il parere anche degli stranieri che da sempre hanno scelto l'Italia. Sempre di più i testimonial dell'iniziativa da Camilleri a Woody Allen.

Milano - Dal 23 maggio al 31 ottobre arriva alla sesta edizione e apre alla partecipazione dei cittadini stranieri il censimento 'I luoghi del cuore' promosso dal Fai, che torna a chiedere di segnalare un angolo di Italia da proteggere. Circa mezzo milione le risposte arrivate nel 2010, oltre 800 mila dal 2003: per la prima volta in 37 anni il Fai lancia una compagna internazionale, chiedendo al mondo un gesto di amore per l'Italia. Fino al 31 ottobre sara' possibile votare il proprio luogo del cuore compilando le cartoline presenti nelle filiali Intesa Sanpaolo e sul sito internet www.iluoghidelcuore.it.
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Corriere della Sera, 24.5.2012
Arte e ambiente. Da Allen alla Cruz. Per la prima volta segnalazioni anche dall'estero
I luoghi del cuore votati dal mondo
Parte la sesta edizione del censimento del Fai

Milano - Tanto Andrea Camilleri è innamorato della Scala dei Turchi, la singolare e meravigliosa scogliera bianca che si erge a picco sul mare, vicino a Porto Empedocle, da avervi collocato accanto Vigata, l'immaginario paese del commissario Montalbano. Non è un caso se questo è il suo «luogo del cuore». Lo scrittore siciliano insieme a Woody Allen, Nicoletta Romanoff, Jesse Eisemberg, Alec Baldwin, Penelope Cruz, Roberto Bolle, Monica Guerritore e altri ancora, è uno dei testimonial della sesta edizione della campagna che il Fai promuove con Banca Intesa.
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Paola D'Amico
 
 

Sellerio Newsletter, 25.5.2012
Novità ebook Sellerio
Gli ebook dei romanzi di Andrea Camilleri

Sono disponibili nelle librerie online gli ebook di cinque romanzi di Andrea Camilleri: La forma dell'acqua, La strage dimenticata, Il birraio di Preston, La stagione della caccia e Il cane di terracotta.
Approfitta del prezzo lancio!
[A seguire saranno pubblicati in ebook tutti i libri di AndreaCamilleri, con un prezzo lancio ridotto, NdCFC]
 
 

Corriere di Ragusa, 25.5.2012
I quattro episodi della nuova serie saranno trasmessi in autunno
Salvo Montalbano è tornato e trova una nuova Livia
Si tratta dell´attrice svedese Lina Perned che farà il suo esordio nel "Sorriso di Angelica"

Nella foto Luca Zingaretti con Barbora Bobulova in una pausa di lavoro ai piedi della scalinata di S. Giorgio a Modica

Giornata intensa per Luca Zingaretti e tutta la troupe del commissario Montalbano. A S. Giorgio e dintorni strade bloccate e turisti in coda per accedere alla chiesa. Si gira e tutto il quartiere è stato blindato ed il personale è impegnato a tenere Luca Zingaretti lontano dalla curiosità dei residenti e dei visitatori.
Alcune scene della nuova serie di Montalbano hanno impegnato tutta la mattinata mentre nel pomeriggio il set ed i relativi macchinari si sono trasferiti in corso Umberto. Luca Zingaretti è stato a lungo sotto il sole e si è concesso solo per qualche battuta confermando il suo prossimo matrimonio nello scenario del castello di Donnafugata. Nella nuova serie molti volti noti come Peppino Mazzotta, Fazio, e Cesare Bocci, Augello, oltre all’immancabile Angelo Russo, Catarella. Ci sono invece Barbora Bobulova, un’amica del commissario e soprattutto la nuova Livia, l’attrice svedese Lina Perned. Le riprese dei nuovi episodi, tra cui Il sorriso di Angelica, Il gioco degli specchi e Lama di luce, andranno avanti fino a fine giugno.
Interruzione d’obbligo qualche giorno prima del matrimonio di Luca Zingaretti e subito dopo. Poi la troupe lavorerà a ritmo serrato per completare le riprese. Come accade al commissario Montalbano nella fiction il lavoro incombe sempre anche nei momenti più familiari. Per questa nuova edizione della fiction sono state introdotte alcune nuove location soprattutto, come conferma il location manager Pasquale Spadola. A Modica per esempio si girerà nei salotti di casa Tommasi Rosso di fronte a S. Giorgio e a Villa Bruno sulla Modica Ispica.
Duccio Gennaro
 
 

Gli Amanti dei Libri, 25.5.2012
La regina di Pomerania – Andrea Camilleri
“Po’capitò ‘na cosa che nisciuno potì notari. Senza volirlo, la gamma mancina di Manueli sfiorò la gamma dritta di Mariarosa. Manueli ritirò di scatto la gamma come se si fusse abbrusciato.
Doppo manco un minuto, fu la gamma dritta di Mariarosa a sfiorari la gamma mancina di Manueli. Manueli s’attrovava in una posizioni tali che non potti scostari la gamma. E Mariarosa non allontanò la sò.
Passati cinco minuti, le dù gamme parivano ‘ncoddrate l’una all’autra.”

Dopo “Gran Circo Taddei”, Camilleri propone al pubblico dei suoi lettori una nuova raccolta delle sue storie di Vigàta, paesello immaginario che rappresenta in un sol colpo la sua Porto Empedocle, la Sicilia e l’Italia intera.
Se nel primo libro l’autore si era concentrato sul periodo fascista siciliano, qui  spazia dagli ultimi anni dell’Ottocento fino alla metà del Novecento.
I racconti, sempre narrati con lo squisito gusto dello scrittore, parlano delle semplici vite di semplici persone, in ognuna delle quali accade qualcosa di straordinario, ma nemmeno troppo incredibile.  Si alternano così le vicissitudini di una coppia di moderni (si fa per dire) Romeo e Giulietta che si incontrano al primo capodanno del Ventesimo Secolo, a quelle di una fanciulla bella come la Vergine che si prostituisce per sopravvivere, per finire con due gelatai in eterna lotta sulla spiaggia vigatese che si fanno guerra a suon di coni e cialde per cannoli.
La fauna di personaggi creata da Camilleri è colorata e vivace come un caleidoscopio e, anche se alle volte le storie tendono a ripetersi simili nel corso dei vari libri, si leggono sempre con piacere, se non altro per la divertente lingua italo-siciliana e per le conclusioni dolciamare, che ricordano che sì, la vita sa essere stronza, ma ci si può sempre ridere su.
Elisa Cugnasco
 
 

Italian Network, 25.5.2012
Cultura italiana nel mondo - Letteratura - A Roberto Ando' Premio Campiello Opero Prima per il romanzo "Il trono vuoto" affresco di una politica e di un paese sull'orlo del baratro

Campiello Opera Prima  a  Roberto Andò  per il romanzo  "Il trono vuoto" edito da Bompiani.
"Un gran bel romanzo, soprattutto perché si riscontra una profonda felicità nell'averlo scritto: felicità che si trasmette al lettore. Un libro godibile e nello stesso tempo - un piccolo miracolo - un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono e ricompaiono, di amori fugaci, di incontri, ma i cui protagonisti si occupano di una materia di cui non si parla mai nei romanzi italiani: la politica."  per Andrea Camilleri su  Il Sole24 Ore
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La Gazzetta di Parma, 26.5.2012
Anni '30, la scomparsa di Persico
Dentro il labirinto - Skira, pag. 160, 15,00

Chi è Edoardo Persico? Probabilmente è il più geniale critico dell’architettura razionalista negli anni Trenta.
Nasce a Napoli nel 1900, giovanissimo si trasferisce a Torino, poi a Milano dove diventa condirettore della rivista «Casabella» e dove morirà nella notte dell’11 gennaio del 1936. E questi sono dati da biografia ufficiale che certamente gli addetti ai lavori conoscono bene. I più giovani non ne sanno nulla, gli intellettuali di età se ne sono un po’ dimenticati.
Ora ci ha pensato Andrea Camilleri a rendere attuale il nome di Persico spinto dalla sua morte, a suo vedere poco chiara.
Persico fu trovato cadavere nel bagno della sua abitazione, stroncato da un infarto. Ma molti dei suoi amici sospettano che sia stato ucciso. Il perché cerca di raccontarcelo Camilleri nelle 150 pagine di «Dentro il labirinto» edito da Skira. Qui nessun Montalbano indaga.
Camilleri fa in prima persona un’indagine scrupolosa nella vita di Persico. Vuole scoprire se la causa della morte sia stata la conclusione di una malattia, degli stenti patiti quando a Torino Persico lavorava saltuariamente, anche in Fiat, o una forma di suicidio, un delitto politico in pieno regime fascista, oppure un delitto passionale.
L’autore parte da un fatto di cronaca per arrivare a una soluzione romanzesca, facendo ruotare intorno a Persico nomi della cultura di quel periodo.
Con ruoli diversi si avvicendano Anna Maria Mazzucchelli,  segretaria di redazione  a Casabella e moglie di Giulio Carlo Argan, Riccardo Mariani, Bruno Zevi, Aligi Sassu, Carlo Levi, Gobetti, Giovanni Amendola, Alfonso Gatto che in una lettera alla Mazzucchelli scrive «ho il cuore inaridito dallo strazio e dall’odio per tutti gli uomini che lo hanno ucciso».
Nelle prime pagine del libro Camilleri riferisce di alcuni disegni che ritraggono Persico morto, e riporta brani di lettere che gli intellettuali, increduli si scambiano, come Luigi Spazzapan a Riccardo Poli: «Il povero Bebè è morto nel cesso inginocchiato con la testa nella bacinella d’acqua... pare che sia stato colpito da aneurisma». La seconda parte del libro è molto avvincente perché si entra proprio nel romanzo nel quale il protagonista appare misterioso nella sua ambiguità politica e nell’attività clandestina.
Sono raccontati misteriosi viaggi all’estero, arresti e interrogatori dell’Ovra. Camilleri con pochi documenti e grande abilità racconta una storia che si conclude nel modo più credibile.
Edda Lavezzini Stagno
 
 

Il Sole 24 Ore, 27.5.2012
Posacenere

L’intervista rilasciata da Berlinguer nel luglio 1981 a Scalfari (ora pubblicata dall’editore Aliberti) terminava così: «Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire». Dunque la ricetta per cominciare a uscire dalla crisi italiana "ammessa" nell’estate 2011 era stata già scritta trent’anni prima. Solo che al governo mancava tutto, dal consenso alla credibilità alla capacità di colpire i privilegi. Ma non se ne resero conto. «Il pover uom/ che non se n’era accorto/ andava combattendo/ ed era morto». E noi rischiammo di morire con loro.
Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 27.5.2012
Ciak, un agguato a Vittoria Montalbano salva una donna

Spari, urla, fuggi fuggi generale e una donna resta a terra ferita. Siamo sul set del "Commissario Montalbano", in piazza Ricca, a Vittoria. La troupe della Palomar è tornata in terra iblea per girare i nuovi episodi della serie del commissario di Andrea Camilleri. La sequenza dell'agguato appartiene al primo episodio, "Il sorriso di Angelica", tra i quattro che andranno in onda su Rai Uno la prossima stagione: una donna viene accerchiata da due sicari in moto che le sparano a bruciapelo. La donna cade a terra ferita, ma si salverà grazie all'intervento tempestivo del commissario Montalbano e del suo collaboratore Fazio. Un Montalbano sempre più ragusano anche per la scelta privata del protagonista Luca Zingaretti di sposarsi con l'attrice napoletana Luisa Ranieri il 23 giugno proprio a Ragusa nel Castello di Donnafugata. A celebrare il matrimonio sarà il sindaco Nello Dipasquale, mentre, il banchetto nuziale è stato affidato allo chef stellato Ciccio Sultano.
Federica Molè
 
 

Sapienza - Università di Roma
Camilleri incontra gli studenti della Sapienza
martedì 29 maggio ore 12.00
aula Levi Della Vida, ex vetrerie Sciarra
via dei Volsci 122, Roma
Cliccare per ingrandire la locandina

Martedì 29 maggio, presso l’aula Levi Della Vida delle ex vetrerie Sciarra della Facoltà di Scienze Umanistiche si terrà l’incontro con Andrea Camilleri. L’appuntamento concluderà un ciclo di seminari di Letteratura italiana contemporanea dal titolo “Per un'Italia da ricostruire (1944-1948) Mercurio. Mensile di politica, arte, scienze” curati da Laura Di Nicola. Alberto Asor Rosa introdurrà lo scrittore che parlerà di un aspetto poco noto della sua biografia intellettuale, ovvero del suo esordio poetico nella rivista ricordando, con l’occasione, il clima politico culturale dell’immediato dopoguerra. Andrea Camilleri conclude un percorso di analisi della rivista inaugurato da Paolo Mauri con interventi di storici (Agostino Bistarelli e Patrizia Gabrielli), storici della letteratura (Franco Contorbia e Marina Zancan), dell’arte (Claudio Zambianchi), della musica (Franco Piperno), del cinema (Giulia Fanara), della scienza (Fabrizio Rufo).
Ingresso libero.

Info
Maria Grasso - dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche
T (+39) 069604 0320 mariaconcetta.grasso@uniroma1.it
 
 

Radio Sapienza - Università di Roma
Dal campus – Camilleri incontra gli studenti
Intervista a Silvano Cheng, studente cinese traduttore di Camilleri
Intervista al Prof. Alberto Asor Rosa, critico letterario
Intervista a Paolo di Giovine, direttore Dipartimenti Scienze documentarie
Andrea Camilleri, all’età di 87 anni , trova ancora la voglia e la forza per raccontarsi agli studenti de La Sapienza.

Andrea Camilleri è instancabile: ogni occasione è buona per entrare all’Università, confrontarsi con gli studenti, raccontare le proprie esperienze, dare consigli e dissolvere dubbi.
Questa volta è accaduto al Dipartimento di Scienze Umanistiche di via dei Volsci 122, per chiudere il ciclo di seminari dedicato alla rivista Mercurio e proposto dal Master Editoria e giornalismo.
L’aula era piena di gente, dagli studenti del Master, ai professori, ai semplici curiosi e amanti dello scrittore che ha raccontato una parte della sua vita spesso sconosciuta al grande pubblico. I suoi esordi tra il 1945 e il 1948 come poeta, proprio sulla rivista Mercurio.
La rivista, racconta Camilleri, era molto rigida e seria, tanto da scrivere sulle proprie pagine “si collabora per invito”. Ma lui fu più coraggioso e sfrontato degli altri ed inviò comunque le sue poesie. E siccome la fortuna aiuta gli audaci, vennero pubblicate su Mercurio. L’amore per la poesia nacque fin da bambino, quando a sei anni scriveva poesie “alla mamma, al Duce, ai templi di Agrigento”; a Camilleri piacevano le rime e quando lesse, per la prima volta, l’Orlando Furioso, ne fu estasiato.
Allora cominciò ad avvicinarsi a Carducci, Pascoli, D’Annunzio, ma erano niente in confronto alla scoperta che fece pochi anni dopo: Ossi di seppia di Montale e le poesie di Umberto Saba gli aprirono il cuore.
E ancora avanti con La barca di Luzi, fino alla “mazzata in testa” che ebbe da Frontiera di Vittorio Sereni: un linguaggio semplice, puro, che parlava di tutti e a tutti. Questo era lo scopo di Camilleri: “Io volevo parlare a tutti”.
Quando anche il giornale fascista La Ruota decise di pubblicare le sue poesie, il giovane Andrea ebbe un sussulto: “Mi vergognai come un ladro. Fortunatamente la rivista non uscì più!”
Venne il 1947 e portò con sé un’altra scoperta sconvolgente: Camilleri spese metà dei soldi che aveva per comprare un’edizione elegantissima dei Sonetti di Shakespeare. Questa lettura cambiò del tutto il suo modo di vivere e vedere la poesia, rendendosi conto che tutto quello che aveva scritto in precedenza, ormai, non gli apparteneva più: linguaggio, lunghezza, struttura.
Da quest’anno iniziò la brama di concorsi: Camilleri aveva un unico obiettivo e cioè fuggire da Porto Empedocle, che lui definisce “un sommergibile affondato da cui lui inviava messaggi in bottiglia, le poesie”. Partecipa a Libera Stampa presieduto da Contini (a detta di Camilleri: “Buttalo via!”), poi a Faber diretto da Silvio D’Amico e qui accade ancora un’altra svolta clamorosa: Andrea Camilleri vince il concorso e diventa unico allievo dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma. E per 26 anni non ha fatto che teatro.
Quando, dopo tutti questi anni di palcoscenico, decise di raccontare qualcosa che non fosse per teatro, gli venne naturale di scrivere un romanzo e, con la stessa naturalezza, ha continuato a scrivere racconti e altri testi che ancora e per sempre ci appassioneranno.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 29.5.2012
Andrea Camilleri "A 87 anni ricomincio sempre daccapo"
L'autore interviene sulla polemica di Nigro negando il tramonto della letteratura siciliana. E solidarizza con il teatro Garibaldi occupato
Camilleri "Io e gli altri"
Lo scrittore: nuova fase dopo Consolo

Mentre si assiste al fuoco di fila di pubblicazioni dell'instancabile Andrea Camilleri (di recente ha visto la luce "Dentro il labirinto", dossier-romanzo sulla vita e la morte misteriosa dell'"artista e critico d'eccezione" Edoardo Persico uscito Skira e il mese prossimo, con Sellerio, sarà la volta del commissario Montalbano, impegnato in una inchiesta plurima sullo sfondo di una Lampedusa sempre più affollata di migranti), gli altri scrittori siciliani di certo non stanno a guardare: da Vetri ad Andò, dalla Santangelo alla Torregrossa, tanto per fare qualche nome di autori da poco approdati in libreria; per non dire di quelli che al momento sono al lavoro, da Alajmo a Vasta.
Ecco, è tutto un fiorire di romanzi e narrazioni, di annunci di prossime uscite.
Insomma, sembrerebbe a tutta prima che l'Isola sia ancora un laboratorio letterario in fermento. Un'officina di Efesto, insomma, dove ribollono senza tregua inchiostro e fantasia. Ma le cose, viene da chiedersi, stanno davvero così? È possibile che lo sfavillio apparente nasconda una sorta di minaccioso "horror vacui"? Con la morte di Vincenzo Consolo, l'ultimo dei tre grandi moschettieri siciliani (assieme a Sciascia e Bufalino), quale paesaggio dell'immaginario si offre agli occhi degli osservatori?
Su queste pagine, pungolato da Tano Gullo, il grande italianista Salvatore Silvano Nigro ha dichiarato che, con la morte di Vincenzo Consolo, è calato il sipario su un secolo e mezzo di letteratura siciliana. Chiusa quell'epoca, a suo avviso, non si riesce con facilità a intravedere come saranno i nuovi scenari narrativi: fatta eccezione per il grande vecchio isolano, ossia Camilleri, che «ha dato vita - ammette il critico - a un mondo che esprime una grande vitalità».
Ma qual è l'opinione in merito del diretto interessato?
«Io so - ammette l'autore del "Birraio di Preston" - che la morte di Vincenzo Consolo è una grande perdita, non solo per la Sicilia, intendiamoci, ma per la letteratura in generale. Stimo molto il caro amico Silvano Nigro, ma questa volta non sono del tutto d'accordo con lui. Voglio dire, ha ragione nel sostenere che si chiude un periodo, che cala il sipario su un periodo storico di straordinario fermento, ma nello stesso tempo se ne sta aprendo un altro. Sono troppo vecchio e ho troppa esperienza per poter credere che la letteratura siciliana e la letteratura in generale non sopravviveranno a questi tempi bui. Come diceva Faulkner: finché la gente leggerà romanzi e racconti ci sarà chi scriverà romanzi e racconti».
Se è vero che la morte di Consolo segna un punto di non ritorno, capovolgendo la visuale si potrebbe persino ipotizzare un nuovo stato verginale per la scrittura isolana, al riparo da ipoteche imperiose. Sappiamo che le sono piaciuti ultimamente i libri di Andò, Vetri... Insomma, lo stato di salute della letteratura siciliana non sembra così allarmante, non le pare?
«Io credo che la letteratura rinasca come la fenice dalle sue stessi ceneri, solo che ogni volta questa fenice si presenta in forme e colori diversi. Ecco tutto».
Quali aspetti della Sicilia oggi i nuovi scrittori, gli esordienti possono elevare a dignità letteraria scongiurando maniere e rovinose cadute? Se la sua anagrafe improvvisamente si azzerasse, da cosa ricomincerebbe?
«Attenzione: posso parlare solo per me e non per i nuovi scrittori. Io non faccio altro che azzerarmi e ricominciare dall'inizio. Credo che il mio azzeramento possa essere molto chiaro nella forma della scrittura. Che rapporto pensa possa esistere tra "Il diavolo certamente" e "La regina di Pomerania"? Non è forse sperimentazione totale? Ecco, io ad 87 anni ricomincio sempre da capo, passando da una scrittura ridondante a una scrittura basica e costretta. Visto che gli addetti ai lavori di questo non si rendono conto, spero di essere un buon esempio almeno per gli esordienti: non temere di rischiare».
Lei ha di recente sottoscritto l'appello per il teatro Garibaldi occupato e riaperto, augurandosi che "questa situazione si sblocchi e che uno dei più prestigiosi spazi della città venga restituito alla sua cittadinanza e non solo": vede da Roma altri segnali positivi che arrivano da Palermo? Di un ritorno di fiamma civile, dopo una stagione di infamia diffusa?
«Penso che sia il minimo che possa succedere a Palermo e me lo auguro vivamente».
Tra maggio e giugno vedrà la luce una nuova indagine di Montalbano, intitolata "Una lama di luce": dalle anticipazioni, viene fuori un nuovo romanzo ricco di sorprese, anche a proposito del rapporto tra il commissario e Livia. Ma che punto è la senescenza di Montalbano?
«Saranno i lettori a dirlo, non certamente io che la senescenza del commissario cerco di contenerla nei limiti dell'accettabilità».
Cosa bolle d'altro nella sua pentola narrativa?
«Per ora posso dire solo questo: diversi progetti, alcuni dei quali in uno stadio già avanzato».
Le male lingue, enumerando i suoi titoli recenti, hanno formulato l'ipotesi ridicola che lei si circondi di ghost writer: la sua risposta in merito?
«Preferirei non rispondere. O magari delego qualcun altro: questa ipotesi è stata formulata poco tempo fa da un lettore, in una lettera indirizzata a Antonio D'Orrico del "Corriere della Sera". Ha detto bene D'Orrico, rispondendo al lettore: il mio ghost writer risponde al nome di San Calogero».
Sappiamo che da un po' di tempo accarezza l'idea di scrivere un romanzo autobiografico, che racconti la parabola di un giovane che dalle brume del fascismo, attraversando il guado del comunismo, lambisce in età avanzata un'epoca in cui l'utopia della grande patria europea si svilisce nella presunta unità monetaria, nel tradimento pieno degli ideali di partenza. A che punto è?
«In realtà non è a nessun punto, si tratta solo di un'ipotesi. Non credo di averne l'intenzione profonda di scriverlo. Sinceramente, preferisco averlo vissuto».
Lei non viene in Sicilia da più di due anni: cos'è che le manca di più?
«La Sicilia».
Salvatore Ferlita
 
 

Sellerio Newsletter, 29.5.2012
Due nuovi racconti su App Store
Andrea Camilleri – La regina di Pomerania

Sono disponibili da oggi su App Store il settimo e ottavo racconto delle storie di Vigàta: “L'uovo sbattuto” e “Di padre ignoto”.
 
 

Bresciaoggi, 29.5.2012
«Caro ministro, ci faccia capire...»
Annamaria Cancellieri intervistata dai ragazzi. Il faccia a faccia con i giovani sul palco del San Barbana su terrorismo e futuro. L'ex prefetto di Brescia incalzata dalle domande ha risposto a tono: «Capisco il vostro grande disagio, ma abbiate fiducia nel Paese»

Brescia. «Dal dolore la speranza»: questo il messaggio del sindaco Adriano Paroli all'affollata platea di studenti che hanno gremito il Sanbarnaba per incontrare il ministro Rosanna Cancellieri.
[…]
E la Diaz? E il caso Cucchi? Che fiducia posso avere in uno Stato che è coinvolto nelle stragi e permette tutto questo?
«Guardate ai fatti per avere fiducia. Vi alzate la mattina, andate a scuola, vestiti come volete. Votate, dite la vostra ovunque, adesso sui social network. Vi è garantito il diritto allo studio, le cure in ospedale. Altrove non è così. Sull'episodio di Genova ho in mente un dibattito con Camilleri, quando sarà finita la parte giudiziaria. Parleremo delle colpe. Ma due ore di vicenda drammatica non possono far passare in secondo piano milioni di ore di lavoro, di sacrificio».
[…]
Magda Biglia
 
 

Diego Vitali, 30.5.2012
Un’oretta con Andrea Camilleri.

Nel porgere il loro saluto, presidenti, direttori, segretari, professori, ecc, non mancano mai di puntualizzare come non abbiano alcuna intenzione di sottrarre tempo all’intervento dell’ospite, che è il motivo per cui tutti siamo qui. Però, di fatto, lo fanno. Altro topos è: l’ospite in questione è talmente noto che si presenta da solo; ma anche qui, nessuno ritiene davvero che non sia il caso, e le presentazioni vanno avanti per lunghi e ineluttabili minuti.
Certo, dietro un incontro come quello che si è tenuto ieri alla Sapienza con Andrea Camilleri, sulla sua poesia giovanile e sulla partecipazione alla rivista Mercurio diretta da Alba De Cespedes, ci sono mesi di lavoro. Di organizzazione, pianificazione, studio, trattativa, conti. È anche giusto che chi ha lavorato nell’ombra si prenda i suoi cinque minuti di ribalta.
Però a guardare il Sig. Camilleri che si teneva, penosamente più che pensosamente, la fronte con la mano e la sua dignitosa compostezza, la sua cravatta rossa, i suoi occhi piccoli nel faccione un po’ scavato dagli anni, mentre veniva bersagliato di foto con gli smartphone come se fosse un esemplare di qualche specie in via d’estinzione, ho avuto un moto di compassione. Avrei voluto stringergli la mano, dirgli di non preoccuparsi, che avrebbero smesso presto, che l’avremmo ascoltato senza tutta quell’ostentazione.
Alla fine di tutti gli interventi, il Sig. Camilleri ha cominciato a parlare, e sono successe due cose:
1) L’ombra di malinconia è scomparsa. E il signore si è acceso; la voce è uscita energica, per quanto a tratti impastata, segnata, ma per questo ancora più sincera. Più raccontava dei suoi sedici, diciannove anni, della guerra, di Porto Empedocle e di Roma, delle persone di allora – di tutte le persone di allora, ricordava ogni nome, ogni ruolo – più sembrava ritrovare smalto, gusto, divertimento.
2) La lenta ma inesorabile ondata della noia, che già ci lambiva le caviglie, è stata prosciugata. Subito, in un istante. E non è più tornata. Non è solo capacità o bravura nel raccontare storie, è saper parlare alle persone. Saper creare empatia, risonanza emotiva, connessione.
Tanti momenti: un ragazzino siciliano manda due poesie a una famosa scrittrice, Alba De Cespedes, che sta dirigendo una delle prime riviste libere, senza alcuna speranza di vederle pubblicate. Il ragazzo una mattina, in un’edicola di Via Veneto nella Roma liberata, vede il proprio nome su quella rivista, accanto al gotha della poesia italiana. L’emozione più violenta, più sconvolgente, mai più rivissuta. Un ricordo di un ricordo, un’incisione nella memoria. E poi il tempo dei racconti, la prima narrativa. La voglia di andare via dalla Sicilia e l’ammissione all’Accademia d’arte drammatica, i corsi con Orazio Costa come unico allievo. Il teatro che si mangia ogni altra scrittura.
E qui la cosa che più mi ha commosso. “Per ventisei anni non ho più scritto una storia mia. Poi, quando ne ho sentito la necessità, era tutto dentro di me. Era tutto lì.” Tirare i fili che collegano i punti. Anche quando sembrano discontinui, interrotti. Quando sembra che certe cose siano andate perse per sempre. Senza essenzialismo, predestinazione, idealismo, anzi. Ricorda Faulkner che amava dire: Chi ha fallito con la poesia, scrive racconti. Chi ha fallito con i racconti, scrive romanzi. E poi dice anche: Se non fossi vissuto io, le mie cose le avrebbe scritte qualcun altro. Come mettere in fila i punti della propria vita, senza mitologie, narcisismo. Come accettare le cose che succedono, per come succedono. Qui c’era veramente tanto da imparare.
Ha un sacco di cose da dire Camilleri, ha fretta. Dice che le scuole di scrittura non esistono, non servono a niente. Che l’unica scuola di scrittura è la lettura. La costanza, l’impegno prolungato nel tempo, l’esercizio che non si arrende e non si stanca. Dice che l’ispirazione non esiste, ma esiste la costanza. In platea si ascolta, si annuisce.
Più di tutto, è bella questa sua capacità di togliere ostacoli e filtri, di parlare direttamente al cuore, se è lecito esprimersi così. Un uomo che ha attraversato la storia dell’ultimo secolo, che dall’alto dei suoi successi forse poteva anche parlare con meno affetto del se stesso ventenne e dei suoi sogni, e che pure ha scelto, rivolgendosi ad altri ventenni, di non esprimersi mai ex cathedra, ma con vera partecipazione.
 
 

Pubblicità Italia, 30.5.2012
Il Sole 24 Ore lancia ‘Il Caffè letterario’, la collana dei maestri letterari
In edicola ogni mercoledì con il quotidiano. Campagna pubblicitaria di Red Cell

Da oggi Il Sole 24 Ore presenta ‘Il Caffè letterario’, una collana in 25 dvd dedicata ai grandi uomini che hanno fatto la storia della letteratura, dalle origini fino ai nostri tempi, raccontati dai protagonisti della letteratura di oggi: da Omero (la prima uscita di oggi) a Gabriel Garcia Marquez, da Giacomo Leopardi a Italo Calvino, da Gustave Flaubert a Fëdor Dostoevskij. Vita, opere e poetica dei grandi maestri della narrazione letti e spiegati da personaggi del calibro di Pietro Citati, Umberto Eco, Andrea Camilleri, Dario Fo, Dacia Maraini e altri. Il piano intero dell'opera è disponibile su www.ilsole24ore.com/caffeletterario. I volumi saranno in edicola ogni mercoledì a 9,90 euro oltre al prezzo del quotidiano. La campagna pubblicitaria è realizzata dall’agenzia Red Cell e pianificata sui mezzi del Gruppo 24 Ore, sul Corriere della Sera, la Repubblica e Radio Rai.
[Si tratta di una riedizione della collana già edita da Repubblica - l'Espresso nel 2011, NdCFC]
 
 

Millepagine, 31.5.2012
Una storia italiana

Lontano dal suo celebre personaggio, il Commisario Montalbano, scopriamo un Andrea Camilleri diverso e persino più intrigante. Quello che racconta del suo rapporto secolare col cinema, come è accaduto tempo fa in un numero speciale della rivista Micromega. Oppure, come in questo caso, quello che indaga sulla misteriosa vicenda dell’artista Edoardo Persico:“Dentro il labirinto”, per i tipi di Skira. Il più geniale critico d’architettura attivo negli anni Trenta – secondo le parole di Cesare De Seta, che ha segnalato il libro su Repubblica dello scorso 26 aprile, pure avanzando alcune perplessità sul metodo di ricerca operato dall’autore; mentre più generoso è stato Angelo D’Orsi su Il Manifesto del 27 maggio, lodando al contrario la tecnica investigativa che connota il romanzo.
Seguendo un approccio adottato da tempo nell’editoria anglosassone, Camilleri infatti combina narrativa e storia lungo il filo della ricostruzione dei fatti. E i fatti che riguardano la vicenda di Persico sono tanti e misteriosi. Critico, antifascista, con un ruolo di spicco nell’ambiente milanese come condirettore di riviste, Persico fu soprattutto un uomo che intuì la modernità – un’attitudine rara per il panorama italiano, indipendentemente dalle epoche.
Sappiamo di un’altra inizitaiva dell’editore Skira dedicata a Persico, e cioé la ristampa della raccolta di saggi “Profezia dell’architettura”; mentre un altro editore, Aragno, ha annunciato la pubblicazione dell’opera completa. Si verifica dunque un risveglio nei confronti di questa singolare figura di intellettuale, e il fenomeno trova naturalmente in “Dentro il labirinto” l’esempio più importante.
Oltretutto il carisma di Camilleri è tale da suscitare un generale interesse nei confronti della singolare vicenda, il cui epicentro rimane la fine del protagonista. Che morì di miocardite, a trentacinque anni, secondo la versione ufficiale. E che invece, secondo l’ipotesi avanzata dal narratore, morì in circostanze tutte da chiarire. Camilleri si avvale dello spazio di manovra tipico del grande romanziere; suggerendo, pure nella liberta della messa in scena, un’altra ipotesi con la quale ora toccherà fare i conti.
Vittorio Castelnuovo
 
 

El País, 31.5.2012
El debate urbanístico
Críticas al “triunfo de la ilegalidad”
El PSOE, ecologistas y expertos lamentan la reforma para legalizar urbanizaciones
“Fomento desautoriza a la Fiscalía de Urbanismo y a los tribunales”
Fomento estudia una amnistía para miles de viviendas ilegales

Madrid. La amnistía a las viviendas ilegales que prepara el Gobierno recibió este miércoles la crítica de los partidos de izquierda, ecologistas y expertos en urbanismo.
[...]
Rafael Mata, catedrático de Geografía, [...] recordó que en Italia las sucesivas amnistías urbanísticas tienen un nombre, il condono edilizio. Andrea Camilleri lo describió en la novela Un giro decisivo, en una charla entre el comisario Montalbano y el agente Fazio, que le dice que en la zona que tienen que peinar hay tres pueblos que no figuran en el mapa.
—Son pueblos que han surgido de manera ilegal.
—¡Pueblos! Serán cuatro casas que...
Fazio lo interrumpió, negando con la cabeza.
—No, señor dottore, son auténticos pueblos. Los propietarios de las casas pagan al municipio el IBI. Disponen de alcantarillado, agua, electricidad y teléfono. Y cada año son más grandes. Saben que esas casas jamás serán derribadas, ningún político quiere perder votos. ¿Me explico? Después viene la recalificación, la anulación de sanciones y todos encantados de la vida.
La novela está ambientada en Sicilia.
Rafael Méndez
 
 

 


 
Last modified Thursday, September, 08, 2016