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RASSEGNA STAMPA

DICEMBRE 2013

 
2.12.2013


 
 

La Gazzetta di Parma, 3.12.2013
La Gazzetta intervista Camilleri
"La banda Sacco": combattere la mafia diventando banditi

Andrea Camilleri è grande anche senza Montalbano,e soprattutto lo è in questo saggio in cui riepiloga la storia de «La bandaSacco» (Sellerio, pag. 181, euro 13).
[...]
Quella della Banda Sacco è la storia di un sopruso imposto prima dalla delinquenza comune, trasferito poi al rigore dello Stato fascista la cui politica non tiene mai conto della verità. Non le sembra che in questa vicenda fosse già avvenuto quel famoso patto tra Stato e Mafia di cui tanto discutono le cronache del nostro tempo?
”In un primo tempo lo Stato attraverso i suoi uomini, carabinieri e polizia si dimostrò assolutamente latitante. In un secondo momento le forze speciali del prefetto Mori ebbero come alleati i superstiti mafiosi di Raffadali e dintorni. Quindi, effettivamente un accordo ci fu, ma attenzione, si trattò di un patto momentaneo e strettamente locale. Il patto di cui si parla ai nostri giorni aveva ben altra vastità e ampiezza d’intenti. I Sacco, per difendersi dalla legalità passarono all’illegalità”
[...]
Francesco Mannoni
 
 

CRM, 4.12.2013
Around the City
Intervista a Filippo Lupo e Michele Di Donato, organizzatori della rassegna "Confronti".
Cliccare qui per scaricare il podcast
 
 

5.12.2013


 
 

Corriere della Sera, 5.12.2013
Tendenze. Tra le motivazioni: fedeltà al marchio, più libertà, scoperta
Autore famoso o emergente. Chi preferisce i «minori» da Camilleri alla Nothomb
Lontano dalle «corazzate», si riscopre il rischio

Piccoli e medi editori non vuol dire piccoli autori. […] Sempre più spesso sono i piccoli editori i più curiosi e i più liberi di andare a cercare nuovi autori o a riscoprirne di dimenticati. Con la libertà di rischiare in un mercato che non permette acrobazie alle grandi corazzate editoriali. Il premio è la fedeltà: si può discutere dove collocare la Sellerio, al di là dei dati numerici, ma è indiscutibile il fatto che Andrea Camilleri se avesse voluto abbandonare la «casa» palermitana per approdare a qualche «palazzo» dell’editoria avrebbe trovato portoni spalancati. Non l’ha fatto, e non a caso è una delle presenze fisse all’appuntamento romano. […]
Paolo Fallai
 
 

La Repubblica, 6.12.2013
Perché i racconti dello scrittore ambientati nel passato sono una sfida ai saggi accademici basati su documenti e testimonianze autentici
La storia secondo Camilleri
Quando i romanzi sono più veri dei fatti

Una famiglia contadina che diventa una banda, cinque fratelli che diventano fuorilegge. La storia dei Sacco, raccontata nell'ultimo romanzo di Andrea Camilleri (La banda Sacco, Sellerio, pagg. 184, euro 13) ha le cadenze di un western. I fratelli Sacco some Frank e Jesse James, le campagne di Raffadali, provincia di Agrigento, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, come il tormentato Missouri dopo il sanguinoso epilogo della guerra civile americana; gli ammazzamenti e le sparatorie come rivolta armata contro un potere istituzionale (il Nord unionista da un lato, lo Stato italiano dall'altra) vissuto come pura sopraffazione e comunque nemico.
Non sono paragoni azzardati. Con una variante, però, tutta italiana. I Sacco non combattono soltanto contro l'apparato repressivo dello Stato. C'è la mafia di mezzo ed è un nemico molto più insidioso dei carabinieri. Tutto comincia, («la vita dei Sacco cangia nei primi misi del 1920»), infatti, con la richiesta del "pizzo" che arriva al padre, Luigi. La lettera viene bruciata nel camino. Luigi ha faticato troppo per avere quello che ha e non ha nessuna intenzione di dividerlo con gli estorsori. I suoi figli hanno alle spalle le due grandi esperienze formative delle classi subalterne italiane all'inizio del Novecento: l'emigrazione transoceanica e la guerra 1915-1918. In quel contesto hanno maturato idee socialiste, imparando a coltivare progetti per il futuro improntati all'onestà e al lavoro. La loro reazione alla minaccia mafiosa sottolinea proprio questa complessiva estraneità alla tradizionale "rassegnazione" del mondo rurale; denunciano il fatto ai carabinieri. E non ottengono nulla. Lo Stato assente spalanca un vuoto di potere fisiologicamente colmato dall'intimidazione mafiosa. Contro l'alleanza tra Stato e mafia i Sacco si ribellano impugnando le armi. Mai era successo niente di simile: una sfida di contadini alla mafia, attaccata sul terreno per lei strategico del monopolio della violenza. I nemici della mafia diventato fuorilegge per lo Stato italiano. Il racconto di Camilleri ne segue le gesta fino a un epilogo in puro stile western («Pari in tutto e per tutto una scena di pillicula western»): oltre duecento agenti di polizia circondano la casa in cui sono asserragliati i Sacco e li catturano dopo una furibonda sparatoria. All'arresto seguirono il processo, (1928), la condanna (tre ergastoli) e lunghe vicissitudini carcerarie. Quella dei Sacco è una storia vera.
Per scriverla Camilleri si è documentato consultando soprattutto le carte dei processi e l'archivio familiare avuto da un discendente dei Sacco. Non è una novità; i romanzi di ispirazione storica accompagnano la sua Vigata in un arco di tempo che va dalla fine del Seicento almeno fino agli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale trascinando il lettore in un serrato intreccio tra gli eventi locali e i grandi scenari delle vicende nazionali. Ma tutto questo non deve ingannare; Camilleri diffida della storia, non la ama, ne riconosce l'importanza ma preferisce tenerla a distanza. Troppo spesso gli storici di professione hanno dimenticato "la gente grama", la loro fatica di vivere, i loro saperi , la loro sensualità, i loro corpi. E così Camilleri li sfida. Non solo su piano della narrazione, dove non c'è partita, ma spingendosi fino ad attaccare i fondamenti della loro disciplina. Se la grande storia parla soprattutto dei vincitori e dei potenti, non è colpa solo degli storici; è che le tracce del passato su cui lavorano, "i documenti", sono quelli lasciati da chi aveva già l'intenzione di condizionare i posteri, costruendo in anticipo i propri "monumenti": in buona fede sono vittime di un'impostura ordita dal passato per imporre la sua immagine al futuro. Camilleri si ribella a questa impostura, costruendone un'altra, più raffinata e irridente. L'intero abito professionale degli storici si è costruito sulla distinzione tra il vero e il falso, sull'esercizio preliminare della verifica dell'autenticità e dell'esattezza dei documenti. Camilleri smonta questa operazione rimanendole però vicino, attento a non allontanarsene troppo per dare più spessore al suo attacco, più sapore alla sua beffa. Così, all'inizio di un romanzo c'è spesso un documento vero (un volantino del 1919 come in Un filo di fumo, gli atti parlamentari dell'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia 1875-1876 come in La stagione della caccia, ecc...) che serve però a costruire il falso più pericoloso per lo storico, quello verosimile.
Con La banda Sacco la sfida si fa più sottile. Anche in questo caso si parte dalle "fonti", quelle giudiziarie, tra le più frequentate dagli storici di professione. Sulla base di questi documenti Camilleri organizza il suo racconto. Dividendo il libro in due parti. La prima, intitolata "I fatti come avvennero", è una vera provocazione. Nessuno storico oserebbe scrivere una cosa del genere. La storia non conosce fatti certificati; propone la conoscenza dei fatti, ma questa conoscenza non è un dogma, può cambiare se si scoprono nuove fonti e nuovi documenti. La seconda parte è intitolata "Considerazioni sui capitoli" e allude alla soggettività dell'autore, alle sue personali riflessioni e interpretazioni. I fatti separati dalle opinioni? Sì, con un piccolo trucco: la parte "oggettiva", quella dei "fatti" è scritta nella lingua di Montalbano e dei romanzi, quella "soggettiva" è scritta rigorosamente in italiano, la lingua dell'accademia. Così il capovolgimento è completo. Il romanzo, ci dice Camilleri, è proprio quello che "sembra" storia. E la storia, ancora una volta, ne esce beffata.
Giovanni De Luna
 
 

Il Venerdì, 6.12.2013
Nei bookshop dei musei, da Eataly, in libreria: in due piccoli volumi olfattivi, parole (di Camilleri e Carofiglio) con fragranze in tema
L'essenza di un racconto in un profumo. D'Autore


Se un buon romanzo è anche un viaggio nei sensi, perché non abbinare a un libro un profumo che parla di quella storia? «Un profumo d’arrisbigliare un morto» per dirla con Andrea Camilleri. E sono proprio brani tratti da vari romanzi di Camilleri a comporre il primo libro olfattivo, venduto cioè in abbinamento con un profumo alla zagara, ossia al fiore d'arancio, la più siciliana delle essenze. Profumo touch, in crema, da applicare sul collo e ai polsi.
I libri olfattivi per ora sono due: oltre a quello di Camilleri è appena arrivata in libreria una raccolta di tre racconti a firma Gianrico Carofiglio gemellati al vetyver. E siamo solo all'inizio: «I brani e i racconti che stiamo scegliendo sono sempre su profumi, odori, suggestioni dell'olfatto. L'idea è di creare una piccola collana editoriale, raccogliendo scritti su questo tema così ampio e così interessante, e così poco esplorato», spiega Giovanna Zucconi, che assieme al marito Michele Serra, scrittore e grande firma di Repubblica, ha fondato la Serra&Fonseca, dove Fonseca è uno dei cognomi di famiglia di Giovanna.
Dopo avere lungamente parlato di libri alla radio e alla televisione in programmi di qualità come Sumo, Pickwick, Che tempo che fa, Giovanna Zucconi da oltre un anno è diventata imprenditrice assieme al marito, autodefinitosi «socio finanziatore e testimonial». Prima di fondare questa collana editoriale in cui indaga i legami fra letteratura e profumi, è diventata produttrice di essenze, bio e certificate: alla rosa, al patchouli, alla violetta, alla zagara, al vetyver. Profumi ma anche candele artigianali: aromatizzate all'abete e incenso, alla melagrana e cannella, al basilico e zenzero. Mirata e selettiva la distribuzione: oltre alle librerie Feltrinelli, i bookshop dei principali musei italiani, Eataly, alcuni concept store.
Laura Laurenzi
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine
Confronti - Rassegna di parole e immagini
A Castelbuono (PA) dal 7 al 15 dicembre
La pagina Facebook


 
 

Più libri più liberi , 8.12.2013



Ore 17:00 Presentazione del libro
La banda Sacco di Andrea Camilleri
intervengono l'autore e Giovanni De Luna
a cura di Sellerio
Sala Diamante
 
 

Corriere della Sera, 8.12.2013
Più Libri Più Liberi. Palazzo dei Congressi. Stamani il ricordo di André Schiffrin
Camilleri e Edna, le star nell’ultimo giorno nella Festa dei libri
Parterre cinema. Alla presentazione del volume scritto da Giuliano Montaldo e Caterina Caricano

Stessa spiaggia stesso mare: e come l’anno scorso tornerà questo pomeriggio la superstar Andrea Camilleri, farà il consueto pienone di pubblico con posti in piedi e gente in ogni andito della Sala (Diamante, ore 17), e solo allora si potrà davvero dire che «Più libri più iberi», anche stavolta, è andata. Chiude dunque oggi, per il dodicesimo anno e al suo quarto giorno ininterrotto di programmazione, la fiera della piccola e media editoria al Palazzo dei Congressi dell’Eur. Chiude puntando sul suo autore-simbolo, uno che con tutte le copie vendute in vita sua (per calcolarle ci vorrebbe la Ragioneria dello Stato) sarebbe stato accolto da qualsiasi grande marchio editoriale e che invece ha scelto, diventando una sorta di emblema, di restare fedelissimo alla «sua» Sellerio, quintessenza, come lui, di sicilianità. Camilleri presenterà qui, con Giovanni De Luna, «La banda Sacco», l’ultima sua fatica letteraria ambientata nella Raffadali tra diciannovesimo e ventesimo secolo, un libriccino dove si raccontano i soprusi subiti da una famiglia di contadini da parte del sistema mafioso che controlla il territorio. […]
Edoardo Sassi
 
 

Corriere della Sera, 9.12.2013
Più Libri Più Liberi. Palazzo dei Congressi. Oltre 54.000 le presenze all’Eur
Folla dell’ultimo giorno. Salta Andrea Camilleri ma arriva Massimo Bray
Il direttore Fabio Del Giudice «L’Italia che ha voglia di ripartire si è data appuntamento a Più libri»

[…] Ieri gran finale, ma con l’inatteso forfait di colui che è diventato nel tempo l’autore simbolo della piccola e media editoria, Andrea Camilleri. […] Abbastanza soddisfatti anche gli editori interpellati, con qualche sorpresa quanto a portata delle singole vendite in Fiera: da Sellerio, ad esempio, raccontano di aver venduto molte più copie del volume «Curarsi con i libri» (di Ella Berthoud e Susan Elderkin) che non dell’ultimo Camilleri. […]
Edoardo Sassi
 
 

Il Giornale di Vicenza, 9.12.2013
Mi sveglio presto, dedico la mattina a comporre e il pomeriggio a rileggere

Andrea Camilleri è, senza dubbio, l'autore più amato dagli italiani. Ogni suo libro, che sia un romanzo storico o abbia come protagonista il personaggio da lui creato, il Commissario Salvo Montalbano, schizza in testa alle classifiche. E a volte vi rimane per mesi.
Tra le molte produzioni Rai di cui si lo scrittore di Porto Empedocle (vi è nato nel 1925), dapprima sceneggiatore e regista, si è occupato, hanno avuto particolare successo gli sceneggiati Le avventure di Laura Storm con Lauretta Masiero, la fiction Il tenente Sheridan con Ubaldo Lay e Le avventure del commissario Maigret con Gino Cervi e Andreina Pagnani. Infine l'approdo alla narrativa con Un filo di fumo (Garzanti 1980), primo di una serie di romanzi storici, ambientati nella cittadina immaginaria di Vigàta, a cavallo fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
Il problema è, all'inizio, trovare una propria voce, che sarà poi quella innervata sul dialetto.
Camilleri, perché ha iniziato a scrivere relativamente tardi, e in una lingua mescidata?
In realtà ho iniziato da ragazzino a scrivere poesie e racconti e poi sono stato dirottato sul teatro. Quando lavoravo in radio, in tv o in teatro ero contento e soddisfatto di quello che facevo. A un certo momento della mia vita, conclusa la fase teatrale e dopo aver esplorato minuziosamente i testi di moltissimi autori, ho avuto voglia di riprendere la mia scrittura. Non c'è un momento in cui la mia scrittura nasce, e non ho certo scelto a tavolino di scrivere come scrivo. Questo meticciato di italiano e dialetto è la lingua in cui sono cresciuto e con la quale si sono sempre espressi i miei familiari. Di conseguenza il mio modo più facile per esprimermi...
È del 1994 il grande successo, che arriva con La forma dell'acqua (Sellerio), il primo romanzo di cui è protagonista Salvo Montalbano. Come l'ha immaginato? E perché si chiama così?
Ho scritto il mio primo romanzo giallo con l'intento di provare a “ingabbiare" la mia scrittura. Voglio dire che mi riusciva difficile costruire un romanzo, partendo dalla A e arrivando alla Z. Il romanzo giallo necessita invece, per la sua concatenazione di tempi ed eventi, di essere scritto in modo consequenziale. Quanto a Montalbano, il nome, oltre a essere assai comune in Sicilia, è omaggio allo scrittore Manuel Vasquez Montalban, che è stato mio amico e che, a sua insaputa, mi aiutò a scrivere un romanzo a me molto caro.
Montalbano “cresce" nei suoi romanzi, invecchia. Come avviene questo processo? Gli attribuisce delle sue fasi della vita, gli è affezionato? Arriva a dirsi: “Adesso, qui, Salvo farebbe così?”
Montalbano ha molti, moltissimi anni meno di me, quindi no, non me lo sento vicino, ma lo comprendo profondamente.
Perché Montalbano non si decide mai a sposarsi o a convivere con Livia, la fidanzata di sempre?
Non capisco come mai proprio voi donne mi fate questa domanda. Avete mai avuto la sensazione che Livia volesse sposarsi con Montalbano o andare a vivere con lui? Chi vi dice che lui non gliel'abbia mai chiesto e lei abbia rifiutato per restarsene nella sua bella casa di Boccadasse?
Esiste, in qualche luogo e tempo, la città di Vigàta?
Vigàta è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è una cittadina di 18.000 abitanti, che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago, ai tempi del proibizionismo. Non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora tanto valeva mettere un nome di fantasia. C'è Licata vicino, e così ho pensato Vigàta. Ma Vigàta non è neanche lontanamente simile a Licata. È un luogo ideale. Questo voglio chiarirlo una volta per tutte.
Perché Montalbano si occupa solo di striscio della mafia e ignora la tragedia degli scafisti. L'indagherà in futuro?
La mafia è nei miei romanzi, non solo di Montalbano, un rumore di sottofondo continuo. Nel mio ultimo, La banda Sacco, racconto la storia di una famiglia, che decide di combattere la mafia, quando l'associazione era considerata di uomini d'"onore", e aveva rapporti piuttosto stretti con le istituzioni. Montalbano vive il suo tempo, la tragedia degli scafisti era già accennata ne Il ladro di merendine, e poi ancora ne Il giro di boa. Da allora, probabilmente, la tragedia degli sbarchi è, purtroppo, diventata un dramma quasi quotidiano, che non necessita di un'indagine di Montalbano, ma piuttosto di una reazione europea.
Lei produce moltissimo. Com'è la sua giornata standard?
Mi considero un impiegato della scrittura. Mi sveglio molto presto e, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto, inizio a scrivere fino all'ora di pranzo. Il pomeriggio rileggo quello che ho scritto. Ho sempre avuto grande rispetto del mio lavoro.
Ultimamente ha scritto anche una fiaba, dai colori magici, per bambini: Magarìa. Come mai, che cosa l'ha ispirata?
Era una storia scritta tantissimi anni fa per i miei nipoti. Non ho mai pensato di scrivere storie per bambini e non credo che lo farò mai! Magarìa nasce come una brevissima storia per i miei familiari ed è un libro che mi ha dato la possibilità di ricevere moltissime lettere dai bambini!
Camilleri, l'anno scorso lei ha anche licenziato, tutto in lingua italiana, un riuscitissimo romanzo erotico, Il tuttomio, che si ispirava alla torbida vicenda dei Casati-Stampa e al Santuario di William Faulkner. Come mai un romanzo così inusuale rispetto ai soliti o pensa di ripetere l'esperienza?
Io non ho mai scritto nessun romanzo erotico. Mi sembra assurdo che venga considerato così un romanzo, semmai noir! Ad ogni modo per la Mondadori ho scritto diversi libri in italiano, che vengono considerati anomali, penso a Il Tailleur grigio, a Un sabato con amici...
 
 

La Provincia Pavese, 10.12.2013
“Il capitello spezzato” Altri misteri da risolvere

Pavia. Si intitola “Il capitello spezzato” il nuovo libro di Claudio Benazzoli (edizioni Enter, pagg. 162, euro 15): il terzo capitolo di una trilogia nata dall'ispirazione offerta dal lago d'Idro al suo autore, un ingegnere elettronico laureatosi a Pavia che ha iniziato a scrivere quasi per caso. «Sono stato per anni un vero e proprio divoratore di libri. Poi, un paio d'anni fa, ho voluto omaggiare il lago d'Ivro, a me molto caro, con quello che poi è diventato “Una lama di buio”, il primo libro di questa saga. Un libro che posso orgogliosamente dire che Camilleri ha nella sua libreria». […]
(m.d.p.)
 
 

11.12.2013
Libreria Feltrinelli, via Cavour, Palermo, alle 18:00
Valentina Gebbia presenta il suo nuovo romanzo “Acquasanta” (Leima)
Con l’Autrice Adriana Manta e Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club
Intermezzi musicali di Loredana La Puma


Tornano le investigazioni della famiglia Mangiaracina. Da Borgo Vecchio la famiglia si trasferisce all’Acquasanta, regalandoci un nuovo scorcio di Palermo. Acquasanta (Leima) è il nuovo romanzo di Valentina Gebbia che ha per sfondo una città in chiaroscuro. Oggi pomeriggio in libreria.
 
 

La Sentinella del Canavese, 11.12.2013
Letture a tema, dopo Montalbano arriva Nero Wolf

Ivrea. Primo appuntamento con le letture a tema “Assaggial(l)o-l’aperitivo letterario”, alla Libreria Cossavella. Un’interessante ed inedita iniziativa che prevede, di volta in volta, la lettura di alcuni famosi testi di autori del giallo e del noir accompagnate da un aperitivo a buffet con le ricette preferite dei protagonisti degli stessi romanzi. Perché, si sa, grandi detective, commissari di polizia ed investigatori privati pare abbiano una grande passione per i buoni cibi e per i vini, che traspare dalle pagine dei loro libri e che forse riverbera quella degli stessi autori. Ad inaugurare la galleria il commissario Montalbano, reso famoso dalla penna dello scrittore Andrea Camilleri, e le sue pietanze predilette. Tra le suggestive nicchie della libreria di corso Cavour ecco quindi sfilare piatti di “pasta fredda, vasilicò e passuluma, olive nere, che mandava un profumo d’arrisbigliare un morto”, un secondo piatto d’alici, cipolla ad aceto, opera di Adelina “la cammarera”, una taglia di “pasta ‘ncasciata, piatto degno dell’Olimpo” e la “caponatina, sciavuròsa, colorita, abbondante che riempiva un piatto funnùto”. E dopo la degustazione di primi e secondi che hanno fatto, tra le pagine dei libri, la felicità del commissario Montalbano nei suoi momenti più tranquilli, al piano superiore le letture tratte dai racconti, eseguite da Simonetta Valenti. Il prossimo appuntamento è in programma sabato 21 dicembre con protagonista il detective Nero Wolf nato dalla fantasia di Rex Stout.
(pa.pri.)
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 12.12.2013
Libri
Vent'anni contro

Alle 18. Presso il Teatro San Genesio, si presenta, "Vent'anni contro" dall'eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa. Di Antonio Ingroia e Giancarlo Caselli. Modera Maurizio De Luca. Intervengono Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia e Marco Travaglio. Andrea Camilleri [Presente nel pubblico, non come relatore, NdCFC]. Via Podgora,1. (zona Prati). […]
 
 

La Sicilia, 11.12.2013
Lingua e dialetti
La cultura per tutti di Camilleri e De Mauro

Riflettere sulle lingue e i linguaggi non è solo una questione che investe la dimensione della critica letteraria, vuol dire meditare sugli strumenti di interpretazione culturale della realtà che ci circonda.
Due intellettuali italiani in maniera sui generis hanno dialogato su questi temi, soffermandosi in particolare sul rapporto fra la la lingua ed i dialetti, e ne è venuto fuori un libro molto interessante "La lingua batte dove il dente duole", edito da Laterza (pagine 126, Euro 14). Un grande scrittore quale Andrea Camilleri e un raffinato studioso di linguistica quale Tullio De Mauro sono riusciti a dare un quadro di ampio respiro dell'argomento tra narrativa e linguistica, filosofia e sociologia, comunicazione e storia. Sono riusciti a dar conto delle trasformazioni linguistiche e dei mutamenti sociali dall'Unità d'Italia ad oggi con un fluire narrativo efficace e chiaro.
Perché vi è un assunto fondamentale in questa opera, la lingua ha un valore democratico, la cultura deve essere accessibile a tutti e non la dimensione di una torre d'avorio.
In questo dialogo l'analisi è arricchita da una serie di aneddoti, in cui la memoria storica si lega anche ai ricordi personali dei due autori, così grandi intellettuali del passato rivivono in maniera vivida nel testo e vengono riletti in maniera non scolastica. Camilleri e De Mauro sostengono con evidenza che l'Italia non ha una sola lingua, ma tante lingue. E che la lingua che si è affermata su tutte le altre (diventando quella nazionale) era all'origine un dialetto. Fenomeno non dissimile da altri casi europei.
Dicono che è fondamentale la lingua unitaria per uno Stato, ma questo non deve portare alla cancellazione e all'oblio dei dialetti. Camilleri sostiene che l'albero è la lingua, i dialetti sono la linfa. E poi aggiunge riprendendo Pirandello: «La parola del dialetto è la cosa stessa, perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento, mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto». E chiosa: «Mi capita di usare parole dialettali che esprimono compiutamente, rotondamente, come un sasso, quello che io volevo dire, e non trovo l'equivalente nella lingua italiana. Non è solo questione di cuore, è anche di testa». De Mauro concorda: «Il dialetto non è solo la lingua delle emozioni».
La loro riflessione si sofferma sull'importanza della costruzione della lingua unitaria e su come in Italia la lingua abbia anticipato l'unificazione politica. Ma purtroppo l'italiano era una lingua letteraria ed elitaria e per molti decenni è stata una lingua distante dalla realtà delle cose, parlata e soprattutto scritta da pochi. La tv (la Rai) nel secondo Novecento ha dato un contributo fondamentale all'acculturazione linguistica ed all'unificazione degli italiani. Ora occorrerebbe un nuovo slancio innovativo...
Salvo Fallica
 
 

AgrigentoNotizie, 12.12.2013
Raffadali Today
"La Banda Sacco" di Camilleri, presentazione in biblioteca
Sarà lo spunto per parlare di legalità e di mafia.

Domani pomeriggio, alle ore 18, a Raffadali, presso l’auditorium della Biblioteca comunale, nell’ambito dell’iniziativa “Legalità Ieri e Oggi” sarà presentato il libro “La Banda Sacco” di Andrea Camilleri.
Sono previsti gli interventi del sindaco Giacomo Di Benedetto dell’assessore alla cultura Giuseppe Pedalino, dell’arciprete don Giuseppe Livatino.
E ancora, daranno il loro contributo Salvatore Cardinale, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, Franco Castaldo, giornalista, direttore di Grandangolo, Enzo Alessi, regista e scrittore, e Stella Di Vincenzo, psicologa criminale, componente dell’Associazione Libera.
Le letture del volume saranno affidate a Giovanna D’Amato.
Ad introdurre e coordinare i lavori sarà Giannino Lombardo, presidente della Biblioteca comunale.
Salvo Di Benedetto
 
 

13.12.2013

Venerdì 13 dicembre alle 18:00, presso l'Auditorium Biblioteca Comunale di Raffadali (AG), presentazione del libro di Andrea Camilleri “La banda Sacco”.
 
 

13.12.2013
Esce in Spagna La scomparsa di Patò (Barcellona, cinema Boliche).
Sabato 14 il film verrà proposto a Casa degli italiani.
 
 

Primonumero.it, 16.12.2013
Un covo di vipere
di Andrea Camilleri
Sellerio, € 14.00, pp. 304

E’ l’ennesimo romanzo, pieno di intrighi e colpi di scena, che ha per protagonista il Commissario Montalbano.
Quando una mattina il ragioniere Cosimo Barletta viene trovato ucciso, sembra la solita indagine per omicidio ma non è così. Ne esce fuori invece l’ambiente torbido di una famiglia, quella del ragioniere e dei suoi due figli Arturo e Giovanna, il primo strozzino e malato di donne, i secondi interessati solo a trovare il testamento del padre che però non si trova.
Il Commissario Salvo Montalbano si trova ad indagare su una storia buia e dai contorni anche tristi, sui segreti profondi di una famiglia e sui misteri di una comunità incattivita da ricatti, rancore, abusi e sopraffazioni.
Unici momenti di distrazione per Montalbano, che in alcuni tratti gli fanno perdere la direzione giusta, sono rappresentati dall’avvenenza delle donne coinvolte e dalla presenza improvvisa di Livia che decide di passare qualche giorno a Marinella.
Momentanea impasse che però lo scrittore, in maniera molto abile e sopraffina, riuscirà a far superare al suo protagonista, facendogli concludere al meglio l’indagine e chiudendo il caso.
Emanuele Sodini
 
 

ABC, 17.12.2013
Andrea Camilleri gana el IX Premio Pepe Carvalho
El autor siciliano, creador del inolvidable comisario Montalbano y uno de los padres de la novela negra mediterránea, recogerá el galardón en Barcelona el 6 de febrero

Barcelona. El escritor italiano Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Sicilia, 1925), creador del comisario Salvo Montalbano y uno de los padres de la novela negra mediterránea, es el ganador del IX premio Pepe Carvalho, galardón con el que el Ayuntamiento de Barcelona quiere honrar la memoria de Manuel Vázquez Montalbán, fallecido ahora diez años, reconociendo a algunos de los autores más representativos del género negro. Según informa el Ayuntamiento, está previsto que Camilleri viaje a Barcelona el próximo 6 de febrero para recoger el galardón.
A Camilleri, que recoge el testigo de la autora sueca Maj Sjöwall y el escritor griego Petros Màrkaris, se le reconoce por ser "uno de los genuinos representantes de la novela negra mediterránea", según el jurado compuesto por Jordi Canal, Andreu Martín, Rosa Mora, Sergio Vila-Sanjuán y Paco Camarasa. "Salvo Montalbano, como Pepe Carvalho, son personajes llenos de vitalidad, tentaciones y contradicciones, que prefieren la calle a los despachos, la mirada y la palabra a los avances informáticos", prosigue el acta del jurado.
Autor de una treintena de títulos protagonizados por Montalbano y maestro en el noble arte de narrar el crimen, el escritor siciliano ha cultivado también la novela histórica y el teatro y ha asentado su fama sobre títulos como "Un mes con Montalbano", "Ardores de agosto", "El campo del alfarero" y "El perro de terracota", entre otros. En 2008 ganó el Premio RBA de Novela Negra con "La muerte de Amalia Sacerdote", su primer thriller sin la presencia de Montalbano.
D. M.
 
 

324.cat, 18.12.2013
Barcelona
El sicilià Andrea Camilleri, creador del Commissari Montalbano, s’emporta el premi Pepe Carvalho

L'escriptor sicilià Andrea Camilleri ha guanyat aquest dimarts el IX premi Pepe Carvalho de novel•la negra de la setmana BCNegra, que es farà entre el 30 de gener i el 8 de febrer. L'autor, de 88 anys i amb una salut delicada, rebrà el premi el 6 de febrer al Saló de Cent de l'Ajuntament de Barcelona. L'endemà l'escriptor participarà en una trobada amb els seus lectors.
El jurat, format per Jordi Canal, Andreu Martín, Rosa Mora, Sergio Vila-Sanjuán i Paco Camarasa, ha decidit per unanimitat la concessió d'aquest premi al creador del comissari Salvo Montalbano, nom que homenatja precisament l'autor de Carvalho, Manuel Vázquez Montalbán, i protagonista d'una sèrie televisiva de la RAI. El jurat considera Camilleri un dels "genuïns representants de la novel•la negra mediterrània, amb personatges plens de vitalitat i contradiccions".
El premi Pepe Carvalho vol reconèixer els autors de prestigi en la novel•la negra i representa un homenatge a la memòria de l'escriptor Manuel Vázquez Montalbán en el desè aniversari de la seva mort.
 
 

La Sicilia, 18.12.2013
Aneddoti & Curiosità
Patò sbarca in Spagna

Dall'Agrigentino alla Spagna. Dopo aver entusiasmato Parigi, Bruxelles, trionfato al Festival di Toronto, il film "La scomparsa di Patò" è approdato nelle principali città spagnole. E nel rispetto delle culture locali sarà tradotto sia in spagnolo che in catalano. Il film di Rocco Mortelliti, tratto dall'omonimo romanzo di Andrea Camilleri, girato in provincia di Agrigento, continua a piacere al pubblico, non solo italiano. La trasposizione del giallo storico camilleriano, ispirato ad una frase di un celebre romanzo di Sciascia e narrato in chiave pirandelliana, affascina spettatori di ogni continente. Gli istituti di cultura italiana all'estero organizzano eventi dall'Europa dell'Est agli States. In questi giorni il film è giunto a Washington, non è escluso che giunga nell'estremo Oriente. Sarà curioso ascoltare la traduzione del linguaggio camilleriano in giapponese...
Salvo Fallica
 
 

Serra&Fonseca, 19.12.2013
Comunicato stampa
Camilleri e Carofiglio per i cofanetti "libro più profumo" di Serra&Fonseca

Le Librerie Feltrinelli propongono le ultime novità Serra&Fonseca, azienda profumiera ormai di culto: due cofanetti "libro più profumo", che abbinano un profumo solido naturale a testi letterari su fragranze e olfatto. Debutta così un progetto editoriale che esplorerà in maniera originale le connessioni fra letteratura e profumi.
Il primo cofanetto presenta una raccolta di brani tratti dai romanzi di Andrea Camilleri, insieme a un profumo ai fiori d'agrumi dedicato allo scrittore e alla sua Sicilia.
Il secondo cofanetto raccoglie tre racconti di Gianrico Carofiglio (Un sacchetto al profumo di waffle, Città, Non esiste saggezza) e un profumo al vetyver.
I profumi alla zagara e al vetyver che Serra&Fonseca propone insieme a pagine di due autori come Camilleri e Carofiglio, dei quali è inutile sottolineare l'importanza, sono naturali (ovvero fatti solo con materie prime certificate biologiche o di origine naturale) e solidi (cioè in crema, comodi da portare in tasca, in borsa, in aereo): profumi touch, da applicare ai polsi e sul collo.
Serra&Fonseca è ideata da Giovanna Zucconi, giornalista con lunga esperienza letteraria, con la complicità di Michele Serra, l'autore del romanzo attualmente ai vertici delle classifiche Gli sdraiati (Feltrinelli).
Per ultieriori informazioni o richieste di intervista: www.serrafonseca.com e info@serrafonseca.com.
 
 

Gioia!, 3.1.2014 (in edicola 19.12.2013)
Dopo i corsi di cucina e quelli di sommelier, la nuova passione dell'anno saranno i profumi. Non solo in boccetta ma anche in crema (e qui potete leggere la storia di un'imprenditrice atipica che li produce). O commissionati su misura, mischiati insieme, sintetizzati in laboratorio. Ma, sempre, capaci di farci sognare
Prese per il naso

Faccio la profumiera: profumiera per caso e per passione. Vorrei tanto raccontarvi la mia storia, che è, vi assicuro, una storia allegra, ma purtroppo non posso. Oggi devo riempire moduli. Molti moduli, decine di moduli, tonnellate di moduli. Moduli per tutto e per niente, in italiano, in inglese, online oppure da stampare e riempire a mano, da decifrare, da sopportare senza imprecazioni. Parafrasando L’Ecclesiaste: forse «c'è un tempo per ogni cosa», certamente c'è un modulo per ogni cosa. Sarebbe perfino divertente. Una specie di guerra mitologica, di battaglia impari ma tenace: una minuscola aziendina contro la bestiaccia burocratica. Sarebbe perfino divertente, se non avessi cose migliori da fare. Per esempio raccontarvi la mia storia. E poi scegliere quale fragranza lanciare in primavera, aggiornare il sito www.serrafonseca.com, fare qualche moina ai telefono a quel cliente importante, immaginare il futuro.
Il tempo della campagna. Io sono una giovane imprenditrice anziana. La mia microimpresa si chiama Serra&Fonseca e ha un paio d'anni. Io ne ho parecchi di più. Nei decenni precedenti ho fatto la giornalista. Ho scritto articoli, condotto programmi alla radio e in televisione, intervistato scrittori. "Letto libri, fatto cose, visto gente", direbbe Nanni Moretti. Precisamente. È stato bello. Una vita da precaria di lusso: di lusso, ma precaria. Infatti a un certo punto mi sono ritrovata, mettiamola così, con molto tempo libero. «C'è un tempo per ogni cosa», mi sono detta. Finalmente posso dedicarmi alla terra, ai profumi, a qualcosa di solo mio. Noi abitiamo in campagna. Ci piace quella vita lì. Lo so, sembra una caricatura del radical chic. L'azienda agricola biologica, i profumi, la voglia di cambiare vita e la possibilità di farlo. In realtà è lavoro, tantissimo lavoro. E ripartire da zero è sicuramente radical ma non è per niente chic. Oscar Farinetti (quello dì UniEuro e di Eataly: un genio) ride sotto i baffi e mi chiama "collega". Mi rendo conto adesso che dovrei rubargli lo slogan: "L'ottimismo è il profumo della vita". Possiamo anche ribaltarlo: i profumi sono vita, e ottimismo.
Vicino alla terra. Ecco. Quello dei profumi è un mondo fantastico. Tocca tutte le cose davvero importanti. La terra e il desiderio di trattarla bene, poiché molte essenze provengono dalle piante. La memoria più antica e più profonda: nulla commuove come un profumo che riecheggia l'infanzia. La creatività: una fragranza è costruita come un accordo musicale, tonalità basse medie e alte, e come musica si trasforma nel tempo. La comunicazione, perché i profumi sono un linguaggio.
Il romanzo alla zagara. Ho passato l'estate a leggere e rileggere i romanzi di Andrea Camilleri. Sono pieni di odori, fragranze, "sciauro", come dice in siciliano: e odori e fragranze indicano volta a volta eros, disprezzo, appetito, tenerezza, infiniti mondi. E ho letto anche Gianrico Carofiglio, la scorsa estate. Pochi scrittori come lui sono sensibili ai profumi e a ciò che raccontano. Ora è inverno e "pubblico" con gioia due piccoli libri che raccolgono pagine di Camilleri e di Carofiglio: abbinandoli a due profumi solidi, rispettivamente alla zagara e al vetyver. Dimenticavo: la mia microazienda produce appunto profumi solidi naturali, cioè in crema, comodi da portare in tasca o in aereo. Profumi touch, da applicare ai polsi e sul collo, fatti con materie prime naturali. Un paio d'anni di studio e di tentativi, con un maestro profumiere e con un formulatore cosmetico. È stato bellissimo prima immaginarli, poi realizzarli. Ora queste scatoline profumate vanno per il mondo: sono in vendita nelle librerie Feltrinelli, da Eataly, nei bookshop dei musei, in tanti concept store, e poi in Svizzera, in Turchia, in Giappone. Sono con libro o senza libro e si accompagnano a candele profumate fatte a mano... Nonostante i cumuli di scartoffie da scalare, fare la profumiera è bellissimo. Fare quello che si ama fare è bellissimo, soprattutto se è faticoso e difficile e con tanto da imparare.
Giovanna Zucconi
 
 

Università di Cagliari, 20.12.2013
Al via il 4 febbraio il secondo seminario sull'opera di Andrea Camilleri

Il 4 febbraio 2014 dalle 11 alle 13 inizierà il Secondo Seminario sull’opera di Andrea Camilleri. I Corsi di Lettere, Lingue e culture per la mediazione e Lingue e comunicazione hanno attivato l’iter per il riconoscimento dei crediti.
Gli studenti interessati sono invitati, anche al fine di ricevere tutte le comunicazioni e il programma definitivo, a iscriversi al Seminario sulla piattaforma moodle2 (http://moodle2.unica.it/course/category.php?id=2) specificando il corso di Laurea che frequentano.
 
 

AgrigentoWeb.it, 20.12.2013
Porto Empedocle: incontro di lettura del “Circolo Pickwick”

L’associazione Oltre Vigata organizza nuove attività culturali nella città di Porto Empedocle. Oggi, venerdì 20 dicembre alle ore 18.30, presso l’auditorium San Gerlando è in programma il primo incontro di lettura del “Circolo Pickwick”. In particolare saranno letti alcuni brani della “Strage dimenticata” di Andrea Camilleri. Sarà, inoltre, una occasione per comprendere il particolare periodo storico e per conoscere l’architettura della Torre di Carlo V e le condizioni dei carcerati. “Questo è solo il primo di una lunga serie di incontri a sfondo letterario che vogliamo organizzare a Porto Empedocle”, ha concluso il presidente dell’associazione Oltre Vigata Danilo Verruso.
 
 

l’Unità, 22.12.2013
Camilleri e De Mauro: così la nostra lingua cambia e ci cambia

Un saggio a doppia firma per spiegare le trasformazioni del Paese e i suoi mutamenti linguistici

Si può reinterpretare la storia partendo dal rapporto fra lingua e linguaggi, si può capire meglio l'attualità analizzando la costruzione della lingua nazionale. Questi ed altri temi importanti si trovano in un libro pubblicato da Laterza, con un titolo emblematico, La lingua batte dove il dente duole. Gli autori sono lo scrittore Andrea Camilleri e lo studioso del linguaggio Tullio De Mauro. Il testo scritto in maniera efficace e divulgativa ha una filosofia di fondo molto importante, la cultura come dimensione democratica nel suo senso più pieno, come dimensione aperta a tutti e non uno spazio elitario. Il dialogo è in quest'ottica filosoficamente gramsciano, e non a caso vi è un passaggio dove vien messa in luce la forza comunicativa della scrittura di Antonio Gramsci. Non solo del Gramsci filosofo, ma anche del grande giornalista.
COME UN ALBERO
Da Dante ai nostri giorni il racconto è sempre vivo e mostra come le trasformazioni linguistiche sono legate ai mutamenti sociali ed antropologici. Gli stessi esperimenti linguistici dei narratori riescono quando hanno il fuoco della passione e la concretezza dell'emozione esistenziale, con tutte le contraddizioni vitali ad esse legate. Con la consueta capacità sintetica Camilleri scrive: «Così vedo la lingua italiana: ciò che ci fa raggiungere degli scopi comuni. Ecco perché tengo sempre a dichiararmi uno scrittore italiano nato in Sicilia, e quando leggo scrittore siciliano mi arrabbio un poco, perché io sono uno scrittore italiano che fa uso di un dialetto che è compreso nella nazione italiana, un dialetto che ha arricchito la nostra lingua. Se l'albero è la lingua, i dialetti sono stati nel tempo la linfa di questo albero. Io ho scelto di ingrossare questa vena del mio albero della lingua italiana col dialetto, e penso che la perdita dei dialetti sia un danno anche per l'albero». La risposta di De Mauro: «Sono d'accordo. La cosa interessante è che interrogarsi su che cos'è una lingua significa per te restare accosto al che cosa è la lingua italiana, al che cosa sono i dialetti e qual è il loro rapporto e apporto all'italiano. La frequentazione meno intensa dei linguisti ti permette di dire una profonda, giusta verità: in Italia abbiamo tante lingue».
Del resto in Italia la lingua che si è affermata su tutte le altre (diventando quella nazionale) era all'origine un dialetto (quello fiorentino). Ancor più emblematica la storia del latino ricorda De Mauro. «Roma era un paesetto, nel 390 avanti Cristo ci arrivano i Galli, una banda di ladroni che scorazzavano per l'Italia, e la mettono a ferro e fuoco, cacciando gli abitanti. Questa, al principio, era Roma, la futura Urbe, eppure il dialetto di quel paesetto è diventato il latino».
La lingua è profondamente legata alle mutazioni storiche, sociali, culturali, ma non vi è un meccanismo positivista, vi è l'elemento della creatività umana a rendere l'evoluzione dei linguaggi ancor più originale. Spesso si dice che Dante è un padre della lingua italiana, e non vi è alcun dubbio che ne è uno dei riferimenti fondamentali ma in realtà ne è anche figlio. Dante, Petrarca e Boccaccia sono stati individuati da un gruppo di persone colte nel Cinquecento come i padri della lingua italiana. De Mauro cita giustamente le Prose della volgar lingua(1525) di Pietro Bembo. L'italiano è nato da una operazione culturale elitaria, vicenda che ha fatto scaturire contraddizioni notevoli sul distacco fra lingua scritta e parlata, ma anche in relazione alla sua diffusione nel Paese dopo l'unificazione italiana.
Solo nella seconda metà del Novecento e grazie soprattutto alla Rai (che svolse un ruolo straordinario di divulgazione della lingua) si arrivò ad una vera unificazione nazionale. Eppure, ancora una volta, son stati alcuni grandi scrittori italiani ad anticipare l'unificazione del Paese, si pensi a Manzoni. Sostiene Camilleri: «Un piemontese e un siciliano, pur parlando il loro dialetto, potevano entrambi leggere e comprendere I Promessi Sposi. Mentre questo non avviene tra due popoli come il francese e l'italiano. La radice delle parole, il senso profondo delle parole, anche quelle dialettali, è comune». Anche i grandi scrittori di livello europeo nati in Sicilia, da Verga a Pirandello, da De Roberto a Sciascia, hanno dato un importante contributo al processo di unificazione. Ma allora qual è stato il vero limite? L'affermarsi nel linguaggio burocratico, ufficiale e spesso anche scolastico, di una antilingua, che ha privilegiato termini aulici e lontani dalla vita concreta, formule astruse ed incomprensibili alla maggioranza delle persone. Per fortuna il linguaggio chiaro della Costituzione italiana è sfuggito a questa antilingua; peccato che non pochi politici degli ultimi lustri invece di ispirarsi alla sua limpidezza, preferiscano abbandonarsi agli insulti, non solo volgari ma spesso orribili e sgrammaticati. Ma questa è un'altra storia...
Salvo Fallica
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.12.2013
L'Isola immaginaria. Viaggio con Camilleri
A cura di Salvatore Ferlita, 180 pagine, 30 euro

Un mix di critica letteraria e fotografia per raccontare la cristallizzazione romanzesca del territorio siciliano. L'operazione è stata compiuta da Salvatore Ferlita e Giuseppe Leone con "L'isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia" (Kalòs).
Una ricerca incrociata, letteraria e antropologica, che dipinge la Sicilia che nei romanzi di Camilleri è protagonista (non quella che rimane sullo sfondo). Nell'introduzione Ferlita mette a fuoco l'alchimia creativa di Camilleri e, zoommando sull'impasto linguistico, conduce dritto nel laboratorio dello scrittore empedoclino e porta a spasso il lettore tra personaggi in cerca di azioni. Nel libro è riportata anche un'intervista dello stesso Ferlita all'anziano scrittore, che racconta di sé e della sua terra. «Al viaggiatore di oggi - dice tra l'altro Camilleri - suggerisco di guardare il mare e servirsene come base per conoscere l'Isola più intima. Montalbano lo dice chiaramente: lui predilige la Sicilia riarsa, con le case a forma di cubo, messe lì in un equilibrio impossibile, le colline aride, brulle».
La galleria fotografica griffata Leone propone un viaggio in bianco e nero attraverso i luoghi di origine di Camilleri, tra Porto Empedocle e Agrigento. Il tour fotografico parte dal mare, passa per le campagne e le colline aride dell'entroterra, e arriva infine alla città, al barocco del ragusano, ai quartieri arabi. Un omaggio al papà di Montalbano.
Salvatore Falzone
 
 

Wuz, 23.12.2013
Andrea Camilleri vince il Premio spagnolo Pepe Carvalho per il noir
Barcellona- La nona edizione del Premio Pepe Carvalho va ad Andrea Camilleri.
Nella motivazione della giuria, Camilleri è indicato come «uno dei più autentici rappresentanti del noir mediterraneo».

Camilleri riceverà il premio il 6 febbraio nell'ambito della prossima edizione di BCNegra, il festival che Barcellona dedica al noir (dal 30 gennaio all’8 febbraio).
Oltre alla premiazione Camilleri prenderà parte ad un incontro con i lettori.
«Salvo Montalbano e Pepe Carvalho sono personaggi pieni di vita, tentazioni e contraddizioni, che preferiscono la strada agli uffici, che scelgono di affidarsi al proprio sguardo e alla parola piuttosto che ai computer»: così si è espressa la giuria sul suo personaggio più famoso: Montalbano.
E proprio quel cognome, Montalbano, è esso stesso un omaggio allo scrittore Manuel Vazquez Montalban, «padre» dell’investigatore Pepe Carvalho.
Tanto Carvalho quanto Montalbano sono «testardi e intransigenti nel perseguire la giustizia. Entrambi hanno bisogno di conoscere la verità e ci rendono partecipi della loro lotta per un mondo in cui i potenti non siano al di sopra della legge».
La giuria, composta da Jordi Canal, Andreu Martín, Rosa Mora, Sergio Vila-Sanjuan e Paco Camarasa, ha deciso all'unanimità il conferimento del Premio Pepe Carvalho.
Il Premio Pepe Carvalho, giunto alla nona edizione, è nato per celebrare la memoria di Manuel Vázquez Montalbán, è un ambito premio internazionale dedicato al romanzo poliziesco.
Camilleri si unisce ad una lista di vincitori in cui figurano Maj Sjöwall, Petros Markaris, Andreu Martin, Ian Rankin, Michael Connelly, P.D. James, Henning Mankell e Francisco González Ledesma.
In Italia i romanzi di Andrea Camilleri con Montalbano sono pubblicati da Sellerio editore, in Spagna da Ediciones Salamandra.
 
 

Il Venerdì, 27.12.2013
In libreria il 3 gennaio l’amour fou tra Alma Mahler e Oskar Kokoschka di Andrea Camilleri
Una bambola per dimenticare…

L’Ottocento ha generato diverse donne fatali e la letteratura se ne è spesso appropriata. Mancava Alma Mahler, la moglie dì Gustav Mahler. Musicista senza talento. Alma aveva talento nel collezionare mariti famosi. Rimasta vedova di Mahler, sposò Walter Gropius, da cui divorziò per sposare Franz Werfel. Tra i primi due matrimoni ebbe una relazione passionale con Oskar Kokoschka che per lei perse la testa. Andrea Camilleri, ricostruisce questo amour fou con dovizia di particolari. Tre anni di passione, gelosie, litigi che finiranno con l'abbandono da parte della donna. Per lenire il dolore l'artista si farà costruire una bambola al naturale con le fattezze dell'amata e con lei conviverà per diversi mesi… II resto lo lascio al lettore.
Che effetto fa giocare fuori casa con una storia mitteleuropea?
«Sono un sostenitore del motto di Tolstoj: "Descrivi bene il tuo villaggio e avrai descritto bene il mondo". Ho cercato di cogliere un elemento che non mi appartiene ma che ho analizzato a fondo come regista, come insegnante e come scrittore oggi. Nel caso di Kokoschka mi sono soffermato sulla sua ossessione, non una semplice gelosia, ma un sentimento che solo un artista, un creatore può sviluppare con tanta ostinazione. Kokoschka era forse più ossessionato da non possedere il cervello, il pensiero di Alma piuttosto che dal suo corpo. Nei suoi scritti parla sempre di una sorta di fusione dei loro pensieri, dei loro intenti. Insomma Alma poteva essere la persona che avrebbe tenuto e contenuto la sua follia. Una volta persa lei, ha perso il senno».
La mia simpatia va a Kokoschka. Non ritiene che Alma Mahler sia stata una donna violenta e scorretta col suo amante?
«Non so giudicare. Credo che Alma avrebbe amato Oskar se lui non le avesse tolto la libertà. Era una donna libera, aggettivo straordinario per l'epoca. Una donna che già da giovanissima era amante di Klimt e finisce per sposarsi con Gropius e con Werfel. Se è vero che dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, qui dietro a diversi grandi uomini c'è sempre la stessa donna... Incredibile, no?».
La storia non meriterebbe un vero romanzo?
«È stata una scrittura travagliata, non è facile mettersi a 88 anni nella testa di un artista ossessionato e ossessionante. Spesso sono riaffiorati sentimenti che pensavo la mia veneranda età avesse cancellato, invece erano solo sopiti. No, come un bravo pittore che deve capire quando dare l'ultima pennellata, io ho scritto tutto quello che pensavo plausibile, oltre questo non sono capace di andare».
Le ossessioni amorose sono sempre uguali. Secondo lei qual è il tratto che distingue questa storia?
«Si, le ossessioni sono uguali dappertutto, noi siamo semplicemente tragediatori! Non so qual è il tratto che distingue oggettivamente questa storia. So che nella mìa testa da anni "firriava" quest'immagine di Kokoschka che va a teatro con la bambola di Alma».
Brunella Schisa
 
 

Suprauponti, 29.12.2013
L’insostenibile bellezza dell’essere
”Confronti”: prende vita la rassegna letteraria con la “benedizione” di Camilleri
 

"(...) Scrivere è imparare a scrivere. Scrivere è immaginare un amico che avrà voglia di leggerti. Scrivere è dolcezza. Scrivere è spietatezza. (...) Ciascuno scrive la propria vita a modo suo".
Poche e sintetiche frasi, concise, taglienti a rappresentare l'essenza di ciò che è stato vissuto, attualizzato, sperimentato ed anche interiorizzato da chi ha preso parte ad un evento culturale di indubbia importanza: "Confronti". Una parola, questa, che declina con forza espressiva due fine settimana di dicembre (7/8 e 14/15) che hanno visto Castelbuono terra di rassegna letteraria dove a confrontarsi in incontri "a cuore aperto", declinati in presentazioni e due seminari (condotti da Davide Camarrone e Santo Piazzese l’8, da Francesco Recami e Gian Mauro Costa il 14), sono stati diversi scrittori, tra cui il "sommo" Andrea Camilleri, dove la scrittura è stata il filrouge di percorsi umani, tesori di incontri e scambi culturali che hanno donato forte energia all'intera rassegna, sviluppatasi come in un viaggio su un doppio binario: scrittura e vita.
"Confronti" è stata organizzata dal "Camilleri Fans Club", nella persona del suo presidente, Filippo Lupo, dall'Associazione "Arte & Immagine", rappresentata dal suo segretario Michele Di Donato e dal Museo Civico, location di tutte le presentazioni mentre la Sellerio è casa editrice "protagonista".
Ad inaugurare la rassegna, il 7 dicembre, Fabio Stassi, scrittore di profonda carica espressiva che con grande solarità si è presentato ai ragazzi del Liceo Scientifico a parlar loro di migranti e "parola", con in mano il suo romanzo, "L'ultimo ballo di Charlot", facendosi, inoltre, portavoce di una constatazione: la lingua da noi parlata è la sommatoria delle tante lingue che ci portiamo dietro sin dalla nostra infanzia. La migrazione è, pertanto, non solo un fatto fisico ma anche "linguistico" ereditato dai nostri avi, e proprio il suo romanzo rappresenta una fine sintesi di questo messaggio legato anche alla creatività e alla libertà che lo scrittore si è ricercato nel "pennellare" la vita del "migrante" Charlot cercando di farla sua, "costruendo" un Charlie Chaplin "nuovo" e verosimile al personaggio storico. A Stassi la Sellerio ha anche chiesto di curare l'edizione italiana di un altro libro, "Curarsi con i libri", (di Ella Berthoud e Susan Elderkin), un manualetto da consultare poco per volta, cifra, però, di come la lettura possa essere d'aiuto a stare bene. Un collegamento intimo, inoltre, con l'altra grande arte qual è il teatro lo ha sancito Annamaria Guzzio, attrice e teatroterapista che ha testimoniato quanto forte sia il filo che collega la teatroterapia alla letteratura.
L'8 dicembre è stato il turno di Santo Piazzese che ha presentato "Blues di mezz'autunno". Significative la parole di Davide Camarrone, scrittore e giornalista che ha presentato il libro: "Piazzese con questo racconto riesce ad esprimere l'idea di una Sicilia multiculturale, intessendo un racconto circolare in cui la trama è solo il pretesto da cui si può accedere da diverse porte presenti nel testo ed in cui si viaggia tra presente e passato mentre il mare è il luogo dove in prevalenza si svolge la sua trama, elemento che rafforza l'idea di libertà e -liquidità- a tutto il romanzo".
Sabato 14 il protagonista è il giallo di Francesco Recami, "Il segreto di Angela" e l'antologia "Regalo di Natale" (raccolta di racconti gialli ambientati sul tema del Natale in cui è presente anche un testo dello stesso Recami). Ad affiancarlo Gian Mauro Costa, giornalista e giallista anche lui. "Il segreto di Angela" si ingloba come una delle diverse tappe di racconti in cui la compresenza di generi diversi, colori ed atmosfere variegate donano vita a quello che è un romanzo proprio della postmodernità in cui nulla segue un preciso schema ed unica regola è quella di sperimentare fondendo in modo nuovo generi diversi. "Nei miei libri, inoltre", sottolinea Recami," non vi sono morti ammazzati, ne investigatori, non vi è sangue e forse non vi è neppure l'omicidio perchè, molto spesso, questo è soltanto nella mente del lettore".
Il 15 dicembre, infine, in una "Sala del Principe" gremita è stato presentato "La Banda Sacco", ultimo romanzo storico di Andrea Camilleri. "Conosco le vostre zone in maniera superficiale", esordisce così lo scrittore collegato in videoconferenza (nella foto), "vi sono stato nel 1946 e nel '47 ma ormai sono passati tanti anni per ricordarmi bene". Quella dei fratelli Sacco è la storia di uomini che si sono dati alla macchia durante il periodo fascista, preferendo la latitanza come rimedio alle angherie subite dal regime. Uomini che non furono "banditi" nel senso classico del termine ma così definiti da chi li perseguitava con metodi illegali. "Nel romanzo riporto quanto ho letto sui libri e riguardo ai poteri che aveva il prefetto Mori, erano direttamente autorizzati da Mussolini", afferma così Camilleri a chi gli chiede di parlare del suo romanzo e continua: "In quegli anni venivano adoperati metodi illegali per combattere l'illegalità. Io penso che la mafia oggi si debba combattere con la legalità. A me è piaciuto raccontare il fatto storico che a poco a poco è divenuto leggenda".
A completare la preziosità di queste parole le fotografie del maestro Giuseppe Leone (esposte in una mostra al Museo Civico) presenti nel libro, "L'isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia" (edizioni Kalòs), un percorso tra immagini e i testi di Salvatore Ferlita, che raccontano dei luoghi in cui Camilleri ha pensato ed ambientato i suoi romanzi.
Anna Studiale
 
 

La Stampa, 29.12.2013
Spettacoli
Buon Compleanno Rai
“Di tutto, di più” ma con sobrietà

Tanti programmi festeggeranno l’evento
Poi mostre e il Radiocorriere Tv va in rete

1954, 3 gennaio, domenica: la Rai inaugura ufficialmente le trasmissioni. La prima annunciatrice, Fulvia Colombo, scandisce il proclama: «La Rai, Radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive. Le maggiori trasmissioni dell’odierno programma sono...». E via con il palinsesto, dove si trovavano già quelli che sarebbero diventati generi.
[…]
E c’è la mostra, curata da Costanza Esclapon e da Barbara Scaramucci, direttore delle Teche Rai. Che anticipa: «Sarà aperta il 30 gennaio a Roma, al Vittoriano, alla presenza del presidente Napolitano; poi andrà alla Triennale di Milano; quindi tappa a Torino, non è ancora stata decisa la sede, si cerca di ospitarla in casa. Otto “testimonial” curano nove sezioni che riassumono la storia della Rai. Ognuno cura un documentario antologico, scegliendo poi dei focus da presentare ai visitatori. In mostra anche opere d’arte fatte per la Rai, accordi della vecchia Eiar, tante cose mai viste». E chi saranno i testimonial? «Sergio Zavoli: informazione; Piero Angela: scienza; Bruno Vespa: politica; Andrea Camilleri: cultura, educazione; Piero Badaloni: società; Emilio Ravel: intrattenimento; Arnaldo Plateroti: economia; Bruno Pizzul: sport; Marcello Sorgi: radio. Tutti hanno accettato di lavorare gratis al progetto».
E il buon vecchio Radiocorriere Tv? «Dal 7 gennaio sarà in rete l’intera raccolta 1925-1995, www.radiocorriere.teche.rai.it. Ci abbiamo impiegato due anni di lavoro, e voi della Stampa sapete bene che cosa vuol dire, essendo stati i primi a digitalizzare l’archivio. Sono 3450 numeri della rivista, scaricabili in pdf. Mi sembra un contributo importante per la storia d’Italia. Sul Radiocorriere scrivevano Gadda, Piovene, Carlo Bo [e anche Andrea Camilleri, NdCFC], rileggere quegli anni aiuta a capire anche la politica. Sono queste le tipiche operazioni da servizio pubblico». 
Alessandra Comazzi
 
 

la Lettura - Il Corriere della Sera, 29.12.2013
Linguistica Camilleri e De Mauro prendono atto del fenomeno. Che tocca letteratura e pubblicità, musica e tv, cinema e web
Il dialetto rinasce perché non è mai morto
Decisive contaminazioni con l'italiano, adattamento, invenzioni. A ogni livello

«Fra le altre tragedie che abbiamo vissuto (...) in questi ultimi anni, c'è stata anche la tragedia della perdita del dialetto, come uno dei momenti più dolorosi della perdita della realtà». Con questo grido di dolore Pier Paolo Pasolini, nel 1964, decretava come avvenuta la morte delle parlate dialettali a vantaggio di un italiano medio «tecnologico», modellato a misura della società neocapitalistica. Italo Calvino, assumendo in polemica con lui un punto di vista decisamente più «moderno», scrisse che l'italiano si giocava il suo futuro in rapporto alle lingue straniere e che gli scambi con il dialetto erano superati: la nostra lingua nazionale doveva porsi un problema di traducibilità. Cinquant'anni dopo, chi dei due aveva ragione? Pasolini o Calvino? Probabilmente né l'uno né l'altro, se è vero che entrambi davano per spacciato il dialetto (Pasolini con angoscia, Calvino forse con sollievo), mentre il dialetto anzi i dialetti, al plurale, resistono e si rinnovano mescolandosi con l'italiano. Del resto, le lingue, come i popoli, sopravvivono solo se sanno rinnovarsi, cioè mescolarsi.
Ben lungi dallo scomparire, ovvio che sul piano quantitativo il dialetto come strumento esclusivo di comunicazione pratica e quotidiana è parecchio regredito rispetto agii anni passati, anche se rimane pressoché intatto in certe fasce sociali e in contesti geografici locali (lo parla ancora in media, con amici o in famiglia, un terzo della popolazione). Ma Pasolini non aveva previsto la sua capacita di rilancio in funzione espressiva, anzi riteneva che l'affermazione del nuovo italiano avrebbe prodotto il ripiegamento della lingua letteraria verso un grigio livello medio: certo, considerando il generale abbattimento di qualsiasi ambizione stilistica in letteratura e l'adeguamento alla lingua della comunicazione, non si può dargli totalmente torto. D'altra parte però è pur vero che, non appena abbiamo diffusamente imparato l'italiano, il dialetto ha cominciato a rifluire sempre più nella lingua regionale contribuendo spesso a colorarla e a renderla più espressiva. Sono per primi i sociolinguisti (Gaetano Berruto, Alberto Sobrero, Giuseppe Antonelli) a sottolineare questo processo imprevisto per cui -non solo nel parlato familiare- i registri affettivi, informali, emotivi vengono spesso delegati alle varietà locali. Insomma, il dialetto è tutt'altro che morto, anzi è diventato una risorsa. Per di più, il suo prestigio sociale ha guadagnato punti: il dialetto non è più sinonimo di povertà socio-culturale.
Di questo e di altro parlano Andrea Camilleri e Tullio De Mauro nel bel libro-dialogo La lingua batte dove il dente duole (Laterza). E specialmente il primo capitolo ci fa capire perché il dialetto continui ad agire (più o meno sotterraneamente) in funzione vivificante. De Mauro ricorda che qualche anno fa, lavorando a un vocabolario del parlato e dovendo sbobinare un dialogo concitato tra un infermiere e alcuni portantini dell'ospedale di Napoli, gli esperti furono costretti a ricorrere ad altri colleghi per decifrare diverse parole incomprensibili. Eravamo in una grande città. A Milano e a Torino, forse, sarebbe più raro trovare dialettofoni occasionali per strada. Non a Venezia, a Verona, a Bologna, a Bari, a Palermo o a Pescara... E neanche in certe zone di Roma. È per lo più una dialettofonia alternata o frammista all'italiano nei modi del code switching, cioè del passaggio da una lingua all'altra nello stesso discorso, o del code mixing, ossia dell'inserimento di termini dialettali in un discorso in italiano e viceversa.
«Sono sempre stato convinto, sbagliando, che il dialetto era destinato - dice Camllleri - a una condizione di immutabilità, mentre era solo la lingua che mutava e si rinnovava». Certo, anche i dialetti si adattano a nuovi ecosistemi sociali e culturali. Se non cambiassero, non esisterebbe il commissario Montalbano. «Non si tratta - avverte De Mauro - solo di banale italianizzazione, di parole prese in prestito dall'italiano, anche se l'avvicinamento progressivo del dialetto alla lingua è un fenomeno per certi aspetti ine-[…]
Paolo Di Stefano
 
 

Giornale di Sicilia, 30.12.2013
La Sicilia immaginaria di Camilleri in un libro

Palermo. La critica letteraria e la fotografia si incontrano per raccontare una Sicilia romanzesca, immaginaria ma non troppo. Il percorso scelto da Salvatore Ferlita è quello descritto nei romanzi di Andrea Camilleri e illustrato dalle immagini di Giuseppe Leone. E questo è il taglio suggestivo del volume curato da Ferlita «L'isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia» (Kalos editore, 180 pagine, 30 euro).
Il tour parte dalle coste meridionali dove vive il commissario Salvo Montalbano, passa per le campagne e le colline aride dell'entroterra e infine arriva alle città, dove il barocco sovrasta le tracce sfumate dei quartieri arabi. Sono i luoghi evocati dai romanzi.
Ferlita intervista Camilleri per ricostruire la relazione dello scrittore con la sua terra. E Camilleri spiega: «Al viaggiatore di oggi suggerisco di guardare il mare e servirsene come base per conoscere l'Isola più intima. Montalbano lo dice chiaramente: lui predilige la Sicilia riarsa, con le case a forma di cubo, messe lì in un equilibrio impossibile, le colline aride, brulle».
 
 

Sicilia Informazioni, 30.12.2013
Libriamo
Quando in dialetto ci si esprime meglio che in lingua

Qual è la forza del dialetto che alla lingua manca? Vi sono concetti che si riescono a esprimere in lingua e non in dialetto? In che rapporto stanno lingua e dialetto? E quando un dialetto diventa lingua?
A questi e altri quesiti rispondono Andrea Camilleri e Tullio De Mauro nel libro-conversazione “La lingua batte dove il dente duole” edito da Laterza.
Le posizioni del padre di Montalbano e del più noto linguista italiano tendono a convergere.
Per Montalbano il dialetto è la voce dei sentimenti, delle emozioni, di tutto ciò che è più intimo e ancestrale, mentre nella lingua predomina la logica, la razionalità. Per spiegarsi meglio Camilleri ricorre ad aneddoti pescati nella memoria. Da piccolo, poiché era solito tornare tardi la sera, la madre l’ammonì con un discorso, detto in dialetto e in italiano, in cui ai toni materni dolci seguivano quelli secchi e perentori propri delle intimazioni: “Figliù miu, vidi ca si nun torni presto la sira e io nun sento la porta ca si chiui, nun arrinesciu a pigliari sonnu. Restu viglianti ca l’occhi aperti. E se questa storia dura ancora io ti taglio i viveri e voglio vedere cosa fai fuori fino alle due di notte!”. In questa frase, come si vede, la parte affettiva, che descrive l’ansia della madre che non riesce a dormire se non sente arrivare il figlio, è espressa in dialetto, la parte prescrittiva, laddove sul sentimento prevale la finalità razionale educativa, è resa in lingua.
Sul punto De Mauro in linea di massima concorda, aggiungendo qualche sfumatura, e anche lui, per spiegare la diversità tra lingua e dialetto, fa leva su ricordi personali: “Il dialetto non è solo la lingua delle emozioni. L’ho capito proprio in Sicilia, da non siciliano, … arrivato a Palermo, professore all’università…Quando ci trovavamo a pranzo o cena e stavamo a tavola …, si partiva con l’italiano, nel senso che tutti parlavano in italiano. Ma appena la discussione si accendeva … improvvisamente cambiavano registro linguistico … Gli uomini, per parlare di argomenti più impegnativi intellettualmente, usavano il dialetto”.
Il dialogo tra Camilleri e De Mauro, amabile per le divagazioni letterarie e non condite da curiosità e rivelazioni personali, tocca vari temi legati alla lingua e al dialetto. Sulla vitalità dei dialetti entrambi sono pienamente d’accordo: sono ancora parlati, più di quanto comunemente si crede, e da ceti diversi, sono dinamici e soggetti a mutamenti, hanno una loro struttura grammaticale anche non elementare. Il dialetto diventa lingua quando per ragioni storiche si avverte l’esigenza di unificare il linguaggio di un popolo accomunato da vari legami. Così è accaduto col dialetto toscano che è ora la lingua degli italiani e che, divenuto lingua, si è arricchito di un’architettura sintattica e grammaticale più rigorosa. I dialetti però, per le ricchissime potenzialità comunicative di cui sono dotati, non possono mai considerarsi subalterni alla lingua, errore che è stato commesso dalla scuola nel modo come ha imposto l’italiano in popolazioni che con la lingua ufficiale non avevano familiarità.
Nel libro-conversazione non mancano riflessioni dolenti sulla povertà del linguaggio omologato e su quello, in uso nei palazzi del potere o della burocrazia, volto a nascondere le verità piuttosto che a rivelarle e Camilleri e De Mauro si interrogano sul futuro del dialetto e della lingua.
Più pessimista De Mauro, per il quale il futuro del dialetto è incerto perché, se ancora si parla, è venuto meno o sta per cedere l’humus che ne sta alla base: la cultura contadina, dei campi o, “come ha detto una volta Sciascia, ‘dei mestieri’”, e, mutatis mutandis, qualcosa di simile sta accadendo anche per la lingua, la cui prosperità è minata dal bagaglio culturale degli italiani sempre più impoverito. Più ottimista Camilleri che, nel presupposto che una lingua è rivitalizzata dalle contaminazioni, spera in un italiano arricchito dai contagi provenienti dalle lingue degli extracomunitari.
Antonino Cangemi
 
 

ANSA, 30.12.2013
'La Creatura del Desiderio'
Di Andrea Camilleri

Lui è tra i più celebri pittori della Vienna di inizio Novecento. Lei la vedova, bella da togliere il fiato, di uno dei maggiori compositori della modernità. Una relazione scomoda, intensa e insieme scandalosa quella che ha legato Oskar Kokoschka e Alma Mahler (a 18 anni già amante del grande pittore Klimt, aveva poi sposato il notissimo compositore e direttore d'orchestra Mahler molto più anziano di lei, diventando la regina del mondo intellettuale e non solo viennese dell'epoca).
Una vicenda da romanzo: evocata, da uno tra i maggiori narratori italiani. È in libreria dal 3 gennaio), per i tipi di Skira, La creatura del desiderio: tra realtà storica e suggestione letteraria, un nuovo libro firmato da Andrea Camilleri.
"Su come si svolsero i fatti che si conclusero drammaticamente con la morte, o per essere più esatti, con l’uccisione di Alma, non esistono altre testimonianze all’infuori di quelle dello stesso Kokoschka, parte in causa anzi protagonista assoluto della vicenda.
Queste, diciamo così, testimonianze, che sono due e sono state rilasciate in periodi assai diversi, vanno perciò prese, come si usa dire, con le molle e valutate con molta attenzione.” Ma per raccontare questa storia Camilleri da abile e raffinatissimo narratore fa un salto indietro di molti secoli ''è assolutamente necessario per poterla apprezzare meglio, e capirla in tutta la sua complessità e profondità, prenderla da molto lontano. E per sgomberare il terreno da possibili equivoci esistono molte storie realmente accadute o inventate che riguardano bambole o manichini femminili, ma ben altra cosa è il simulacro. Non è un doppio, ma una copia perfetta, parlante e ragionante come l'originale. E' il caso dell'Elena euripidea, Nemmeno suo marito Menelao, quando va a riprendersela a Troia, si accorge di avere a che fare con una copia, e anche il caso, sia pure con qualche variante di Pigmalione. E un simulacro modellato su una donna comune è la caracs, moglie di Gogol, malgrado Landolfi, la definisca un fantoccio. Poi c'è un quarto tipo di simulacro. Quello che il pittore Oskar Kokoschka si fece fabbricare''. Ma la storia è piu' contorta e complicata di quello che sembra: i due si conobbero nel 1912, un anno dopo la morte di Mahler, la sua giovane vedova Alma, considerata la più bella ragazza di Vienna e allora poco più che trentenne, incontra il venticinquenne pittore Oskar Kokoschka (molto apprezzato e anche molto discusso nei circoli artistici tedeschi, ma costantemente stroncato dalla critica ("un selvaggio") torna da Berlino a Vienna dove vivono i suoi genitori. Inizia una storia d’amore fatta di eros e sensualità, che sfocerà ben presto in una passione tanto sfrenata quanto tumultuosa. Viaggi, fughe, lettere, gelosie e possessività scandiscono i successivi due anni, durante i quali l’artista crea alcune fra le sue opere più importanti, su tutte La sposa del vento. Ma la giovane donna è irrequieta e interrompe brutalmente la relazione. Kokoschka parte per la guerra con la morte nel cuore. Al suo rientro in patria, traumatizzato dal conflitto e ancora ossessionato dall’amore perduto, decide di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell’amata. Questa è la sua storia....
''Questo racconto su una reale passione amorosa, spinta fino all'ossessione e alla follia, si basa in gran parte - certifica l'autore - su documenti autentici di vita vissuta".
Nicoletta Tamberlich
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 30.12.2013
L’iniziativa. La scultura sarà donata dal Rotary club alla Fondazione intitolata alla scrittore scomparso il 14 giugno del 1996
L’artista. Lo scultore Giovanni Scalambrieri ha immaginato lo scrittore nudo e senza occhiali
Bufalino un mito di bronzo
Il Giano a una faccia

[…]
Il modello ispiratore è stato fornito da un noto ritratto fotografico di Arturo Patten che lo scultore ha studiato nei minimi particolari. […] "Sì, quel fotografo - ricorda lo stesso Bufalino - era davvero così gentile, colto, discreto… mi ha incuriosito: aveva ragione Camilleri, sembrava più un gentiluomo europeo che un americano. Come avrei potuto negarmi? E poi, se Letizia Battaglia, Andrea Camilleri, Enzo Sellerio, Silvana La Spina, Dacia Maraini, Sebastiano Addamo ed altri ancora, davvero tanti, si erano messi in posa per lui, sì perfino Camilleri, perché non avrei dovuto concedergli un po' del mio tempo? Vinsi così la mia ritrosia a prestarmi a una riproduzione fotomeccanica".
[…]
Antonello Lauretta
 
 

La Sicilia, 31.12.2013
In libreria dal 3 gennaio "La creatura del desiderio"
Camilleri racconta l'ossessione per la bella Alma

Una storia d'amore passionale, turbolenta, dai tratti inquietanti. Una storia d'amore reale, che ha come sfondo la Vienna d'inizio Novecento. Precisamente è il 1912, l'anno nel quale una donna molta bella, la vedova del celebre compositore Gustav Mahler, incontra un giovane artista venticinquenne, "un selvaggio" che desta scandalo con le sue opere. Alma Mahler ha più di trenta anni, ed è considerata la donna più bella e affascinante di Vienna. Musicista anch'ella, è una protagonista dei salotti e della vita culturale della capitale austriaca.
Il giovane pittore espressionista è Oskar Kokoschka. Tra i due la passione è da subito travolgente, sensualità ed eros sono elementi assoluti della prima fase. Ma presto la storia d'amore si palesa in tutte le sue contraddizioni, è decisamente tormentata. Andrea Camilleri racconta con una narrazione piena di ritmo la vicenda ne "La creatura del desiderio" (edito da Skira, pagine 144, dal 3 gennaio in libreria), un romanzo che parte dalla storia e ne colma i vuoti con l'invenzione narrativa. La scelta della lingua, interamente l'italiano, è quella che Camilleri adotta quando affronta queste tematiche fra saggistica, romanzo storico e dimensione artistica. La stessa lingua adoperata, del resto, nei romanzi di ambientazione borghese. Camilleri riesce a ricostruire con una scrittura essenziale e vivida il contesto storico, il milieu viennese, e nel contempo sul piano psicologico rappresenta le emozioni contrastanti di due anime, due personalità. Gioie, drammi, contraddizioni vengono narrate in maniera plastica, la vita dei due protagonisti si coglie nelle intenzioni e nelle scelte, nelle azioni quotidiane.
Oskar è geloso degli amici di Alma, ma ancor di più è geloso del suo passato, si contrappone a chi non c'è più, il musicista Mahler. Sino al parossismo, sino a prendersela con la maschera mortuaria del grande direttore d'orchestra. La passione tormentata che ne sconvolge l'esistenza l'aiuta a comporre opere importanti, si pensi al suo capolavoro "La sposa del vento". Ma il tormento acuisce la conflittualità della coppia sino alla rottura. Oskar, che ha fatto dell'amore perduto la sua ossessione, giunge a farsi costruire una bambola di Alma, con le stesse dimensioni e fattezze dell'amata. E' divertente nella narrazione camilleriana il racconto del pittore che porta con sé la bambola sino in teatro, fra un atto e l'altro, con la complicità di chi lavora nella struttura, giocando sulla morbosa curiosità della gente. La vicenda della bambola trascende i confini locali e da Dresda dove l'artista si è trasferito giunge sino in Austria. Camilleri utilizzando i documenti ufficiali, le lettere, lega la storia al reale, ma la reinterpreta e ne dà un finale da autentico giallo.
Salvo Fallica
 
 

 


 
Last modified Friday, May, 16, 2014