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RASSEGNA STAMPA

MARZO 2013

 
MicroMega, 1.3.2013
Oltre 24mila adesioni in poche ore
Firma anche tu per cacciare Berlusconi dal Parlamento (facendo applicare la legge 361 del 1957)
Una legge sul conflitto di interessi, che rende Berlusconi ineleggibile, esiste già. Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli chiedono al nuovo Parlamento che venga finalmente applicata, e Berlusconi non avrà più nessuna immunità di impunità.
FIRMA L'APPELLO

Berlusconi non era e non è eleggibile. Lo stabilisce la legge 361 del 1957, che è stata sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati. Nel 1994 (maggioranza di centro-destra) e nel 1996 (maggioranza di centro-sinistra, primo governo Prodi), un comitato animato da Vittorio Cimiotta (“Giustizia e libertà”) e composto da Roberto Borrello, Giuseppe Bozzi, Paolo Flores d’Arcais, Alessandro Galante Garrone, Ettore Gallo, Antonio Giolitti, Paolo Sylos Labini, Vito Laterza, Enzo Marzo, Alessandro Pizzorusso, Aldo Visalberghi, e sostenuto da una campagna stampa del settimanale “l’Espresso”, organizza i ricorsi dei cittadini elettori, ricorsi che vengono respinti dalla Giunta delle elezioni della Camera (con l’unico voto in dissenso dell’on. Luigi Saraceni, che il centro-sinistra non confermerà nella Giunta del 1996) con la motivazione che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili “coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”, ma che “l’inciso ‘in proprio’ doveva intendersi ‘in nome proprio’, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio”.
Palese interpretazione da azzeccagarbugli, poiché come scrisse il presidente emerito della Corte Costituzionale Ettore Gallo “ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale nei rapporti con lo Stato”.
Tanto è vero che la “legge Mammì” del 6 agosto 1990, n° 223 sulla disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato stabiliva all’art. 12 il “Registro nazionale delle imprese radiotelevisive” e all’art. 17 comma 2 precisava che “qualora i concessionari privati siano costituiti in forma di società per azioni ecc. … la maggioranza delle azioni aventi diritto di voto e delle quote devono essere intestate a persone fisiche, o a società ecc. … purché siano comunque individuabili le persone fisiche che detengono o controllano le azioni aventi diritto al voto”.
MicroMega decide perciò di riprendere quella battaglia di legalità ormai ventennale attraverso due iniziative: un appello di un gruppo di personalità della società civile, sui cui raccogliere on line le adesioni di tutti i cittadini (con l’obiettivo di migliaia e migliaia di firme), e il fac-simile del ricorso, che potrà essere attivato da ogni elettore del collegio senatoriale per il quale opterà Berlusconi. Nell’ultimo giorno valido (20 giorni a partire dalla proclamazione degli eletti), MicroMega organizzerà la consegna di massa dei ricorsi alla Presidenza e alla Giunta delle elezioni del Senato.
Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli
 
 

Radio 24, 2.3.2013
Il cacciatore di libri
Camilleri e le donne: "A 87 anni scrivo di erotismo, nero"
Cliccare qui per ascoltare un estratto dell'intervista

E' uno dei romanzi che dominano le classifiche dei libri più venduti in Italia nelle ultime settimane. Andrea Camilleri con "Il tuttomio" (Mondadori) propone un noir erotico. Fino ad ora i suo romanzi avevano qualche scena erotica, ma sempre condita con ironia. Ora, a 87 anni, lo scrittore siciliano ha deciso di scrivere di donne e anche di sesso. Il primo personaggio femminile è Arianna, donna sensuale e mortalmente attraente, protagonista di "Il tuttomio". Fra pochi giorni sarà la volta dela viceregina donna Eleonora de Moura che, nel 1677, governò la Sicilia per ventisette giorni imponendo provvedimenti rivoluzionari: la riduzione del prezzo del pane e l'alleggerimento delle tasse per le famiglie numerose. Camilleri racconta la sua storia nel romanzo "La rivoluzione della luna" (Sellerio).
 
 

Università di Cagliari, 2.3.2013
Comunicato stampa
Il 7 marzo comincia un seminario sull'opera di Andrea Camilleri

Giovedì 7 marzo 2013, alle ore 13, nell’aula 2 dell’ex Facoltà di Lingue (via S. Giorgio, 12) prenderà l’avvio un Seminario coordinato dal professor Giuseppe Marci e dedicato all’opera di Andrea Camilleri.
Il seminario è aperto agli studenti della Facoltà di Studi Umanistici, si svolgerà nei mesi di marzo e aprile e prenderà in esame i principali aspetti dell’opera camilleriana, così come i problemi legati alla trasposizione filmica nella serie televisiva del commissario Montalbano.
Le lezioni, oltre che dal professor Marci, saranno tenute dai professori Duilio Caocci, Antioco Floris, María Dolores García Sánchez, Paolo Maninchedda e Mauro Pala.
Al termine dei lavori i partecipanti elaboreranno una relazione conclusiva che sarà sottoposta al vaglio di una Giuria Internazionale composta dai professori Paolo Cherchi, Presidente della Giuria (University of Chicago); Giuliana Adamo (Trinity College, Dublino); Marco Aresu (University of Harvard); Francesca Congiu (University of Leeds); Marco Gargiulo (University of Bergen); Stefania Lucamante (Catholic University of America, Washington); Filippo Lupo (Presidente del Camilleri Fan Club); Franco Manai (University of Auckland); Margherita Marras-Dupre (Université d’Avignone); Stefano Mula (Middlebury College, Vermont); Giuliana Pias (Université de Paris Ouest Nanterre La Defense); Stefano Salis (Il Sole 24 ore); M. Cristina Secci (UNAM, Città del Messico); Gigliola Sulis (University of Leeds); M. Bonaria Urban (Università di Amsterdam), integrata dai professori Duilio Caocci, Antioco Floris, Maria Dolores Garcia Sanchez, Mauro Pala e Veronka Szoke dell’Università di Cagliari.
Le relazioni classificate ai primi tre posti riceveranno un premio costituito da libri.
La cerimonia di premiazione si terrà giovedì 9 maggio, nell’Aula Magna della Facoltà di Studi Umanistici, alla presenza dello scrittore Andrea Camilleri che incontrerà gli studenti e i suoi lettori sardi.
 
 

Il Secolo d’Italia, 2.3.2013
“Fuori il Cav”, i soliti noti (di “MicroMega”) ci riprovano e tirano fuori una legge del ’57

Il fondo è quasi toccato. Non bastava il partito delle toghe. Ora contro Berlusconi scende in campo la squadra di MicroMega, il “pensatoio” radical-chic che noncurante dell’esito del voto e della volontà degli elettori, abdicando ad ogni sforzo di elaborazione intellettuale, non trova altro che riesumare una vecchia crociata (già fallita vent’anni fa) per estromettere il leader del centrodestra dal Parlamento. «Berlusconi non era e non è eleggibile», è il diktat della rivista. Non si riesce a battere il Cav con le armi della competizione politica? E allora tirano fuori dal cilindro trovano un coniglio spellacchiato, la legge 361 del 1957, «che è stata sistematicamente violata dalla Giunta delle elezioni della Camera dei deputati», lamenta l’appello firmato dagli ultrà dell’intellighenzia di sinistra: Vittorio Cimiotta, Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Franca Rame, Barbara Spinelli, Margherita Hack, tra gli altri. Un’ossessione. Ci provano dal 1994: MicroMega aveva invitato i cittadini a ricorrere alla giunta delle elezioni della Camera, la quale diede ragione a Berlusconi, con l’unico voto in dissenso dell’esponente di centrosinistra Luigi Saraceni. La motivazione fu che l’articolo 10 comma 1 della legge dichiara in effetti che non sono eleggibili «coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica», ma che «l’inciso “in proprio” doveva intendersi “in nome proprio”, e quindi non applicabile all’on. Berlusconi, atteso che questi non era titolare di concessioni televisive in nome proprio». Sono trascorsi gli anni, si sono succeduti vari governi, ma per MicroMega il tempo si è fermato, e continua a vivere nella sua “bolla” di rancori. In buona sostanza, quello che propone il gruppo di Flores D’Arcais è un colpo di mano. La pulsione antidemocratica di certi gruppi intellettuali di sinistra non è una novità, del resto. Così oggi la rivista nel pieno della sua ossessione decide di riprendere quella battaglia e mettere sotto le scarpe l’esito del voto con due iniziative: un appello di un gruppo di personalità della società civile, sui cui raccogliere on line le adesioni di tutti i cittadini, e il fac-simile del ricorso, che potrà essere attivato da ogni elettore del collegio senatoriale per il quale opterà Berlusconi. Nell’ultimo giorno valido (20 giorni a partire dalla proclamazione degli eletti), MicroMega organizzerà la consegna di massa dei ricorsi alla Presidenza e alla Giunta delle elezioni del Senato. C’è chi spera che tra venti giorni l’Italia abbia un governo e chi insegue chimere dopo essere stato sconfitto dalla realtà e dagli elettori. Ognuno reagisce come può.
Antonella Ambrosioni
 
 

Antenna Sicilia, 4.3.2013
Insieme
Conduce Salvo La Rosa
Nel corso della trasmissione collegamento telefonico con Andrea Camilleri che, a commento della notizia della denuncia degli estorsori da parte dello chef Natale Giunta, ha discusso sul tema se davvero sia in atto un cambiamento in Sicilia.
 
 

afNews, 5.3.2013
Topalbano, esiste!

Ovviamente. Non c’era dubbio alcuno. Ma la bella mano di Giorgio Cavazzano ne mostra l’esistenza al di là di ogni ragionevole dubbio (che non avevamo, in effetti). Per vedere le prime immagini in grande, andate alla pagina Facebook di Francesco Artibani e buon divertimento!
 
 

Sky, 5.3.2013
La scomparsa di Pato'
Canale 301 Sky Cinema 1 Martedì 05/03 21:10
Canale 302 Sky Cinema + 1 Martedì 05/03 22:10

1890. Vigata. Nel corso della recita del Venerdi' Santo, detta il "Mortorio", il ragioniere Antonio Pato' che e' impiegato nella banca locale, scompare. Il suo ruolo era quello di Giuda che, una volta messosi il cappio al collo, doveva cadere in una botola. Quella botola pero' risulta vuota. La moglie si rivolge al delegato di Pubblica Sicurezza Ernesto Bellavia ma costui si trova a fianco nelle indagini il Maresciallo dei Carabinieri Paolo Giummaro, stanco di occuparsi di piccole beghe paesane e pronto per la grande inchiesta. I due procederanno fianco a fianco, con una rivalita' che progressivamente si trasformera' in cooperazione, nello scoprire verita' che alcuni preferirebbero occultare.
E' un giallo in piena regola (e l'immaginario paese di Vigata teatro delle inchieste del commissario Montalbano ne e' garanzia) quello che Mortelliti porta sul grande schermo a partire dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri (con il quale si era gia' confrontato grazie al soggetto di La strategia della maschera uscito nel 1999). Questa volta il regista ha a fianco nella stesura della sceneggiatura, oltre allo scrittore, anche Maurizio Nichetti. Di quest'ultimo si avverte la freschezza di alcune scelte stilistiche (i siparietti che mettono in scena personaggi minori ma determinanti per gli sviluppi dell'indagine o le compresenze degli investigatori e dei fatti accaduti in precedenza nella parte finale del film). Nichetti aveva diretto Frassica nel troppo facilmente archiviato Il Bi e il Ba e si sente che sa come adattare sulla sua personalita' le battute di Camilleri.
Mortelliti dedica il film a suo padre e, a differenza di quanto accade a volte con opere di altri, il genitore puo' essere orgoglioso di questo gesto. Perche' la Sicilia postunitaria che emerge da quest'opera e' al contempo circoscritta nel tempo e nello spazio (grazie a un'attenta ricostruzione filologica e all'uso del dialetto, per quanto ammorbidito e comprensibile) ma anche riferibile alla realta' nazionale odierna. Bellavia (il 'nordico' in quanto napoletano) e Giummaro sono i sagaci e inarrestabili servitori di uno Stato che nei loro pensieri ha conquistato la Maiuscola.
Debbono pero' scontrarsi con chi invece quell'iniziale maiuscola non l'ha mai neppure pensata impegnato com'e' ad occuparsi del 'suo particulare'. Si ride e si sorride in questa commedia gialla ma l'amaro resta incollato al palato. Perche' i Pato', purtroppo, non sono mai scomparsi dalla nostra societa'. Semmai si sono moltiplicati a dismisura.
In programmazione
Martedì 05/03
21:10 Sky Cinema 1
22:10 Sky Cinema + 1
Mercoledì 06/03
13:05 Sky Cinema 1
14:05 Sky Cinema + 1
21:10 Sky Cinema + 24
Giovedì 07/03
13:05 Sky Cinema + 24
 
 

Thriller Magazine, 5.3.2013
Hanno ammazzato Montalbano di Mario Quattrucci, Robin edizioni 2013. Giudizio:
Hanno ammazzato Montalbano
Bellino!

Un libretto tascabile. Piccolo, piccolo, da mettere in tasca (appunto), portarselo dietro e tirarlo fuori al bisogno (il libretto). In qualsiasi luogo e qualsiasi momento. Leggerezza. Ecco, se dovessi esprimere la mia prima sensazione dopo lettura, direi leggerezza. Di stile e contenuto. Cinque racconti leggeri, gradevoli, spiritosi. Ironici e autoironici. Con il commissario Marè (Marelli) che si intrufola nelle storie come fosse a casa sua. Il racconto centrale è quello che dà il titolo al gioiellino (oggi sono sotto l’influsso benefico dei nipotini). Un convegno all’Università della Sapienza per un dibattito letterario su “un possibile paesaggio del giallo all’italiana”. Riuniti tutti protagonisti delle storie (sì, avete capito bene): “i commissari, gli ispettori, i sergenti, gli avvocati, i magistrati, i giornalisti…” e insomma tutta quella banda di indagatori di professione e non che strapiombano le librerie dell’italico suolo. Ucciso il più noto, il più famoso, il commissario Salvo Montalbano in pieno centro di Roma. La Mafia, naturalmente, ma Marè storce la bocca. Troppo facile. Si siede ad un tavolino del bar “Boschetto”, apre il suo bel quadernetto che si porta sempre appresso e incomincia e segnare i possibili indiziati…
Non aggiungo altro. Tutti i trucchi e tutta la tecnica del giallo (sospetti, sparizioni, il passato che ritorna ecc…). Qualche pizzicotto in qua e là (vedi certi “filmetti di CSI”) e, se la verità uscita dalle “cose” lascia un po’ perplesso il lettore e lo stesso autore, è “cosa” di poco conto nel computo generale. Scrittura veloce, sapiente, incorniciata con un linguaggio spiritosamente aulico intriso di modi di dire, battute, dialetto popolare e insomma un impasto delizioso che apre la bocca al sorriso. Personaggi sbloccati con pochi tocchi e c’è pure un profumo di buona cucina e di vinello garzoncello che ti solletica l’appetito.
Bellino. Ma parecchio, parecchio (alla toscana è un complimentone).
Fabio Lotti
 
 

Corriere TV, 6.3.2013
Andrea Camilleri: «Nel mio nuovo libro un'eroina del Seicento»
Lo scrittore presenta il suo nuovo libro «La rivoluzione della luna»

«Alla fine del Seicento che una donna occupasse la carica amministrativa più alta in Europa era un fatto straordinario. Ho voluto dedicare a lei il mio libro, a riscatto di tutte quelle volte che le donne nei miei romanzi non avevano fatto una bella figura». Andrea Camilleri presenta il suo nuovo libro «La rivoluzione della luna» (Sellerio, 2013), che narra le vicende di Eleonora de Moura che, nel 1677, userà le sue capacità politiche per risollevare le sorti della città di Palermo, afflitta da carestia e da miseria tali che la portavano a continue ribellioni contro il governo spagnolo.
 
 

L'Opinione, 6.3.2013
La storia della mafia di Leonardo Sciascia

Un consiglio, per quello che può valere: procuratevi La storia della mafia di Leonardo Sciascia, meritoriamente pubblicata dalle edizioni Barion, “etichetta” gloriosa, specializzata nella pubblicazione di romanzi celebri a prezzi popolari, e rilevata da Mursia. Si tratta di uno smilzo volumetto di una settantina di pagine, costa 8 euro; il testo di Sciascia è accompagnato da “Io, Nanà e i don”, di Giancarlo Macaluso e impreziosito da una postfazione di Salvatore Ferlita. Il piccolo saggio di Sciascia è un quasi inedito: pubblicato in origine per la rivista mondadoriana “Storia Illustrata” nell’aprile del 1972; il quotidiano francese “Libération” poi lo ripubblicò il 30 dicembre 1976. Infine, questo testo viene utilizzato come prefazione dal giornalista francese Fabrizio Calvi per la sua ormai difficile da trovare La vie quotidienne de la Mafia 1950 à nos jours, e per la traduzione italiana del libro, La vita quotidiana della mafia dal 1950 a oggi (Rizzoli). Un testo, quello di Sciascia che, a oltre quarant’anni di distanza ancora prezioso e per quanto abusato vocabolo, “attuale”; naturalmente avendo sempre presente l’avvertenza che occorre situare ogni situazione nel suo contesto, e tener conto delle evoluzioni, che – nel caso di Cosa Nostra – sono di difficile e lenta decifrazione. Bellissimo paese l’Italia, disse una volta Sciascia; ma con un grande difetto: smarrisce la memoria.
[...]
Anni fa, interpellato dal “Corriere della Sera”, il filosofo Manlio Sgalambro se ne è uscito dicendo che “Sciascia era uno scrittore civile, un maestro di scuola che voleva insegnarci le buone maniere sociali. Ma a rivisitarlo oggi è come rileggere Silvio Pellico, la sua funzione è esaurita, Sciascia non ci serve più”. E come non ricordare Andra Camilleri, che pure di Sciascia si professava amico? Anche lui a dire che Il giorno della civetta fa l’apologia della mafia, dimostrando così che si può essere bravi romanzieri la cui parola è più veloce del pensiero.
[...]
Valter Vecellio
 
 

CineTivù, 6.3.2013
Luca Zingaretti: “Troppe repliche per Il Commissario Montalbano”

Luca Zingaretti contro la Rai come Beppe Fiorello? Quasi. L’attore, intervistato da Vanity Fair, ha parlato dei suoi prossimi lavori in Rai e del commissario che lo ha consacrato al grande pubblico. Zingaretti non si è stancato di interpretare Montalbano ma si è stancato delle infinite repliche del telefilm:
Camilleri è vivo, vegeto e pieno di idee. E io mi diverto a farlo. Poi non è che abbiamo fatto così tante puntate in questi dodici anni, il problema è che sono state replicate a iosa.
Non solo Commissario Montalbano (la nona serie andrà in onda la prossima stagione televisiva).
[...]
Alle repliche de Il commissario Montalbano bisogna anche aggiungerci Il giovane Montalbano interpretato da Michele Riondino. Praticamente un’overdose.
Marziano Torresi
 
 

Giornale di Sicilia, 7.3.2013
Romanzi. Arriva nelle librerie l'ultima opera di Andrea Camilleri «La rivoluzione della luna», dedicata a una donna del ‘600 capace di grandi riforme
Libri, una viceregina governò la Sicilia per 27 giorni
E fece gesti clamorosi

Ridusse il prezzo del pane e alleggerì le tasse ai più poveri: la modernità di donna Eleonora de Moura

Anche se solo per ventisette giorni, a partire dal 16 aprile 1677 la Sicilia vivrà l'esperienza di essere governata da una donna, la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Aniello de Gusman marchese di Castel Roderìgo, il quale in punto di morte nomina suo successore la giovane moglie. Questa la notizia storica nella quale Camilleri si è imbattuto, appassionandosi alla figura di donna Eleonora, che assolse al suo compito con eccezionali capacità e senso dello Stato. Era una donna intelligente e indipendente e dei giorni in cui rimase alla guida della Sicilia approfittò per varare dei provvedimenti clamorosi: la riduzione del prezzo del pane, la creazione del magistrato del commercio, l'alleggerimento delle tasse per chi aveva una famiglia numerosa. E proprio la vicenda di questa intraprendente donna, che avviene in una Palermo oscura, misteriosa, decimata e devastata dalla carestia, è al centro dell'ultimo romanzo di Camilleri «La rivoluzione della luna» edito da Sellerio e che arriva oggi nelle libreria. Significativamente alla vigilia della festa delle donne. Ecco le prime pagine del romanzo.

La siduta del Sacro Regio Consiglio che il Viciré don Angel de Guzmán, marchisi di Castel de Roderigo, tiniva a Palazzo ogni matina di mircoldì alle deci spaccate, macari quel jorno, che era il tri di settembriro del milli e seicento e sittantasetti, accomenzò come a ’u solito, seguenno ’na procidura rigidamenti stabilita. Come prima cosa, dalli sei all’otto, cinco cammarere, rapruti i finistruna per cangiare l’aria, avivano scupato e lavato ’n terra, spruvolazzato e lucitato i mobili del saloni. Le pultrune dei sei Consiglieri erano assistimate tri a mano manca e tri a mano dritta del gran trono d’oro arrisirbato alle Sò Maistà i Re di Spagna che però non avivano avuto occasioni di posarici supra il loro agusto deretano datosi che mai nisciuno di loro si era dignato di calare nell’isola. Il trono sinni stava ’n cima a sei granni scaluna cummigliati da un tappito russo e spisso. A mano dritta del trono, ma tanticchia cchiù avanzato e cchiù vascio di tri scaluna puro iddri cummigliati da un tappito russo, c’era un trono cchiù nico e meno dorato dell’autro nel quali pigliava posto il Viciré. A distanzia di quattro passi dall’urtima delle tri pultrune di mano manca ci stava un granni tavolo con dù seggie. Quelli erano i posti del protonotaro e del sigritario del Consiglio. Nella pareti darrè al trono del Re c’era appizzato un enormi ritratto di Sò Maistà Carlo a figura ’ntera ma moltiplicata per quattro. Allato al ritratto ci stava un enormi crocifisso di ligno. Allo scultori la facci di Gesù non era vinuta bona, ’nveci di farla stracangiata dall’agonia e dal dolori l’aviva fatta con un’espressioni arraggiata e sdignata. Sintennosi taliati accussì malamenti, i Consiglieri, nisciuno dei quali aviva la coscienzia pulita, si mittivano a disagio ed evitavano perciò di isare l’occhi verso il crocifisso. Nisciute le cammarere, era trasuto il mastro firraro Alizio Cannaruto che aviva l’incarrico di controllari la ’ntilaiatura di ferro, perfettamenti ammucciata sutta al ligno dorato, che riggiva il troniceddro del Viciré che si era dovuto fari costruiri apposta ’n sostituzioni di quello ’n pricidenza adopirato. Nisciuto il mastro firraro, era trasuto il mastro misuratori Gaspano Inzolia e dù aiutanti. Il mastro misuratori si era accirtato che tutte le pultrune fussero perfettamenti alliniate, né un millimitro cchiù avanti né un millimitro cchiù narrè l’una dall’autra. Lo spostamento sia pure minimo di ’na pultruna potiva urtari la suscettibilità dei Consiglieri, macari essiri scangiato come signo di binivolenzia o di malavolenzia da parti del Viciré o come signo d’arroganzia di qualichi componenti del Consiglio e aviri perciò conseguenzie gravi e lungariose di liti, sciarriatine e perfino di ammazzatine. Alle novi e un quarto le dù granni ante della porta dorata del saloni erano state sullennementi raprute dai primi commissi Foti e Miccichè che si erano mittuti ’mpalati uno di ’n facci all’autro ’nchinannosi a ogni Consiglieri che passava ’n mezzo a loro dù e annava ad assittarisi al posto assignato. Erano trasuti ’mpittuti e vistuti di gala, senza arrispunniri all’inchino dei commissi, l’uno appresso all’autro secunno la ’mportanzia che avivano nel Sacro Regio Consiglio: Sò Cillenza Don Rutilio Turro Mendoza, viscovo di Palermo; don Giustino Aliquò, principi di Ficarazzi, Gran Capitano di Giustizia; don Alterio Pignato, duca di Batticani, Gran Tesoriere; don Severino Lomascio, marchisi di Roccalumera, Giudice della Monarchia; don Arcangelo Laferla, conti di Naso, Grande Almirante, e don Cono Giallombardo, baroni di Pachino, Gran Maestro Razionale. Appresso trasì il protonotaro don Gerlando Musumarra e doppo di lui il sigritario del Consiglio don Ernesto Rute. A 'sto punto i dù primi commissi erano annali ad avvirtiri al primo cammarere del Viciré che tutti i Consiglieri erano prisenti e si erano mittuti sull'attenti ad aspittare darre alla porta 'nsirrata che Sò Cillenza don Angel niscisse fora. 'Ntanto si erano fatte le novi e mezza.
Il Viciré, il marchisi don Angel de Guzmàn, quanno che era sbarcato a Palermo squasi dù anni avanti aviva ammaravigliato a tutti per dù scascioni. La prima era la giovanizza dell'età, datosi che non arrivava ancora a essiri trentino e mai c'era stato a mimoria di siciliano un Viciré meno che cinquantino. La secunna era la sò gran sicchizza, don Angel non aviva un grammo di grasso, la pelli gli stava direttamenti 'mpiccicata supra all'ossa, pisava massimo massimo 'natrintinadichila. 'Na vintala forti l'avrebbi fatto volali 'n aria come a 'na foglia sicca. Era arrivato 'n Palermo da sulo, ma doppo un misi era sbarcata di notti la mogliere, donna Eleonora di Mora, spagnola sì ma di famiglia siciliana e ristata orfaneddra all'età di deci anni. Da allura era stata chiuiuta in convento indove che si era struita, 'mparanno tra l'autro il taliàno, e da indove era nisciuta sulo quanno si era fatta zita. Don Angel ed Eleonora erano sposini in quanto che si erano maritati tri misi avanti. Di donna Eleonora si seppi subito che era 'na vinticinchina d'una biddrizza da fari spavento, ma nisciuno ebbi modo di scantarisi pirchì nisciuno ebbi modo di vidirla. Donna Eleonora 'nfatti, 'na vota arrivata, sinni risto sempri 'nsirrata nella parti privata del Palazzo abbadata dalle quattro cammarere che si era portata appresso dalla Spagna. Ma un misi doppo la vinuta della mogliere, don Angel, sutta all'occhi prima ammaravigliati e po' sempri cchiù strammati della Corti, aviva principiato a stracangiarisi.
 
 

Il Piccolo, 7.3.2013
Donna Eleonora, viceregina e femminista
Per gentile concessione della casa editrice Sellerio, pubblichiamo parte del capitolo iniziale de “La rivoluzione della luna”.

La siduta del Sacro Regio Consiglio che il Viciré don Angel de Guzmán, marchisi di Castel de Roderigo, tiniva a Palazzo ogni matina di mircoldì alle deci spaccate, macari quel jorno, che era il tri di settembriro del milli e seicento e sittantasetti, accomenzò come a ’u solito, seguenno ’na procidura rigidamenti stabilita. Come prima cosa, dalli sei all’otto, cinco cammarere, rapruti i finistruna per cangiare l’aria, avivano scupato e lavato ’n terra, spruvolazzato e lucitato i mobili del saloni. Le pultrune dei sei Consiglieri erano assistimate tri a mano manca e tri a mano dritta del gran trono d’oro arrisirbato alle Sò Maistà i Re di Spagna che però non avivano avuto occasioni di posarici supra il loro agusto deretano datosi che mai nisciuno di loro si era dignato di calare nell’isola. Il trono sinni stava ’n cima a sei granni scaluna cummigliati da un tappito russo e spisso. A mano dritta del trono, ma tanticchia cchiù avanzato e cchiù vascio di tri scaluna puro iddri cummigliati da un tappito russo, c’era un trono cchiù nico e meno dorato dell’autro nel quali pigliava posto il Viciré. A distanzia di quattro passi dall’urtima delle tri pultrune di mano manca ci stava un granni tavolo con dù seggie. Quelli erano i posti del protonotaro e del sigritario del Consiglio. Nella pareti darrè al trono del Re c’era appizzato un enormi ritratto di Sò Maistà Carlo a figura ’ntera ma moltiplicata per quattro. Allato al ritratto ci stava un enormi crocifisso di ligno. Allo scultori la facci di Gesù non era vinuta bona, ’nveci di farla stracangiata dall’agonia e dal dolori l’aviva fatta con un’espressioni arraggiata e sdignata. Sintennosi taliati accussì malamenti, i Consiglieri, nisciuno dei quali aviva la coscienzia pulita, si mittivano a disagio ed evitavano perciò di isare l’occhi verso il crocifisso. Nisciute le cammarere, era trasuto il mastro firraro Alizio Cannaruto che aviva l’incarrico di controllari la ’ntilaiatura di ferro, perfettamenti ammucciata sutta al ligno dorato, che riggiva il troniceddro del Viciré che si era dovuto fari costruiri apposta ’n sostituzioni di quello ’n pricidenza adopirato. Nisciuto il mastro firraro, era trasuto il mastro misuratori Gaspano Inzolia e dù aiutanti. Il mastro misuratori si era accirtato che tutte le pultrune fussero perfettamenti alliniate, né un millimitro cchiù avanti né un millimitro cchiù narrè l’una dall’autra. Lo spostamento sia pure minimo di ’na pultruna potiva urtari la suscettibilità dei Consiglieri, macari essiri scangiato come signo di binivolenzia o di malavolenzia da parti del Viciré o come signo d’arroganzia di qualichi componenti del Consiglio e aviri perciò conseguenzie gravi e lungariose di liti, sciarriatine e perfino di ammazzatine. Alle novi e un quarto le dù granni ante della porta dorata del saloni erano state sullennementi raprute dai primi commissi Foti e Miccichè che si erano mittuti ’mpalati uno di ’n facci all’autro ’nchinannosi a ogni Consiglieri che passava ’n mezzo a loro dù e annava ad assittarisi al posto assignato. Erano trasuti ’mpittuti e vistuti di gala, senza arrispunniri all’inchino dei commissi, l’uno appresso all’autro secunno la ’mportanzia che avivano nel Sacro Regio Consiglio: Sò Cillenza Don Rutilio Turro Mendoza, viscovo di Palermo; don Giustino Aliquò, principi di Ficarazzi, Gran Capitano di Giustizia; don Alterio Pignato, duca di Batticani, Gran Tesoriere.
Andrea Camilleri
 
 
Meno tasse, pane "calmierato" e aiuti alle ex prostitute, ma la Chiesa non gradì

«Anche se solo per ventisette giorni, a partire dal 16 aprile 1677 la Sicilia vivrà l’esperienza di essere governata da una donna, la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Aniello de Gusman marchese di Castel Roderigo, il quale in punto di morte nomina suo successore la giovane moglie». Questa la notizia storica nella quale Camilleri si è imbattuto, appassionandosi alla figura di donna Eleonora, che assolse al suo compito con eccezionali capacità e senso dello stato. Era una donna intelligente e indipendente e dei giorni in cui rimase alla guida della Sicilia approfittò per varare dei provvedimenti clamorosi: la riduzione del prezzo del pane, la creazione del magistrato del commercio, l’alleggerimento delle tasse per chi aveva una famiglia numerosa. Rivoluzionarie furono le misure a favore delle donne: rimise in piedi il conservatorio delle vergini pericolanti e quello delle «repentite», ex prostitute che volevano cambiare vita, creando anche una dote regia per le ragazze di famiglia povera che si sposavano. Un simile atteggiamento non poteva che scontrarsi con gli interessi locali e con il potere della Chiesa che sentiva minacciata la propria supremazia. Ma il fatto storico è solo il punto di partenza per Camilleri che costruisce attorno alla figura della Viceregina un romanzo pieno di suspense. Ci ritroviamo così immersi nel clima della Palermo del 1676, città decimata dalla miseria e dalla carestia, teatro di feroci rivolte contro la corona. «Questo regno non riconosce né Dio né la Vostra Maestà, - aveva scritto il Viceré D’Ossuna al re di Spagna agli inizi del secolo - tutto si vende per denaro, comprese le vite e i beni del povero, e persino la Giustizia». Così tra intrighi di palazzo, tentativi di delegittimare la Viceregina, delitti che si consumano nel parco della Favorita, passaggi segreti nel Palazzo Reale, tradimenti e corruzioni, si dipana il romanzo. Sono soprattutto i potenti feudatari, il vescovo della città e il Tribunale del Santo Uffizio a tramare, trovando alla fine un appiglio giuridico che segnerà la fine di quella brevissima stagione e costringendo il re di Spagna a richiamare in patria donna Eleonora. Con il suo allontanamento da Palermo, finisce quel momento rivoluzionario durato il tempo di un ciclo lunare.
 
 

l’Unità, 7.3.2013
Donna Eleonora la viceregina che aiutò i deboli...
Da oggi in libreria il nuovo romanzo di Andrea Camilleri
«La rivoluzione della luna» racconta, a partire da una vicenda reale, la storie della marchesa di Mora, che nel Seicento aiutò i più deboli e riuscì a governare con intelligenza

Una rivoluzione durata un ciclo lunare in terra sicula, con protagonista l’unico Vicerè donna nella storia dell’isola. Una rivoluzione raccontata e reinventata da Andrea Camilleri in un romanzo storico edito da Sellerio e da oggi nelle librerie. “La rivoluzione della luna” è un romanzo ambientato nel Seicento, nel 1677 per l’esattezza, che contiene manzonianamente delle riflessioni critiche anche sul mondo contemporaneo, sulle lotte di potere e sui meccanismi del potere, sul coraggio delle riforme e sulla possibilità che attecchiscano solo se legate alle esigenze concrete delle persone in carne ed ossa, ispirate da una visione illuminata ed egualitaria. E la sensibilità femminile del Vicerè diventa elemento fondamentale di identificazione fra legge ed esigenza di giustizia, fra principio e prassi.
È un libro profondo “La rivoluzione della luna”, uno dei più bei romanzi camilleriani, ed è forgiato con una struttura linguistica che è un esempio straordinario di fusione di linguaggi, e non solo per la freschezza vitale della mistione di italiano e dialetto, o meglio dialetti, intrisi di termini arcaici e di altri creati ex novo, ma anche per la formidabile versione italo-spagnola della parlata della viceregina donna Eleonora di Mora. Una figura realmente esistita, Eleonora de Moura, vedova del Vicerè don Angel de Guzman, marchese di Castel Roderigo.
Camilleri, così come in precedenti romanzi storici, parte da un fatto accertato e poi rielabora in maniera originale la vicenda. Del resto, partendo da episodi minori, sui quali vi è pochissima bibliografia, la sua fantasia prolifica diventa dimensione d’invenzione, ma con un rigore razionale nella ricostruzione che riesce a dare luce a fatti che altrimenti cadrebbero nell’oblio. La vivacità della sua narrativa, permeata da ironia critica, dà freschezza e immediatezza agli eventi, nella parte iniziale del romanzo è esilarante la descrizione dell’incedere del Vicerè che si avvia a presiedere il Sacro Regio Consiglio. «Non era facili per lui cataminarisi. Data la grassizza delle cosce, per fari un passo, non potiva portari il pedi in avanti come voli natura ma doviva spostari prima tutta la gamma di lato e po’ avanzari il pedi». Un Vicerè ammalato del quale i consiglieri si prendono gioco, giungendo al punto che accortisi della sua morte, continuano con la seduta per far approvare delle norme a favore dei loro interessi e dei loro amici. Leggi che il Vicerè in vita, nonostante le difficoltà legate alla sua malattia, non avrebbe mai fatto approvare. Son sicuri di farla franca nel loro inganno perché controllano i gangli del potere, perché il loro clientelismo è cosi diffuso da distorcere i normali meccanismi del funzionamento delle istituzioni. Perché non immaginano che qualcuno possa scoprirli e fermarli, del resto sono abituati a commettere ogni forma di abuso e di ingiustizie, coprendole con collusioni e corruzioni. Ma anche per loro giunge l’ora della giustizia, anche per gli intoccabili. E la giustizia prende la forma di una donna, la marchesa Eleonora di Mora, che Camilleri delinea così: «La picciotta che lo stava a taliare aspittanno che parlasse era nìvura di capilli, àvuta, slanciata, aliganti, vistuta alla spagnola. Il meglio pittori che c’era supra alla facci della terra non avrebbi mai saputo pittarla com’era». E la bellissima viceregina è anche dotata di una intelligenza fuori dal comune, da una capacità di osservatrice acuta, e sa anche governare. Prende subito in mano le redini del governo, riesce a mutare la composizione dell'intero Sacro Regio Consiglio, fa punire gli ex consiglieri per le loro colpe, riesce a far restituire le ricchezze illecitamente accumulate.
Ma la sfida più difficile la deve combattere contro Turro Mendoza, l’arcivescovo di Palermo, il capo della Chiesa siciliana. Uomo potente, astuto, furbissimo, manipolatore dell'opinione pubblica attraverso le sue prediche dal pulpito della cattedrale, riesce pure ad organizzare manifestazioni di piazza contro la viceregina. Ma donna Eleonora riesce ad anticipare od a controbattere ad ogni sua mossa, e con riforme eque a vantaggio dei ceti deboli, quali il dimezzamento delle tasse sul grano con conseguente diminuzione del prezzo del pane, conquista la fiducia di moltitudini di gente. Ed ancora, agisce su quello che oggi definiremmo welfare, aiuta le orfane, le donne in difficoltà, i più deboli, i disagiati, con riforme vere. E cosa non irrilevante finanzia le nuove uscite con i soldi recuperati dalla corruzione, dai potenti che evadevano le tasse del Regno. Il vescovo Mendoza contrattacca, cerca cavilli, ma ha degli scheletri nell'armadio, accuse di nefandi crimini versi due bambini del coro della cattedrale.
Donna Eleonora con la collaborazione del protomedico, i nuovi consiglieri, il Capitano di giustizia, e quello che potremmo definire un antenato del commissario Salvo Montalbano, delegato alle indagini sul campo, Torregrossa, riesce a far emergere i crimini dell'arcivescovo che cade su una provata accusa di essere mandante di un omicidio. Anche le potenti protezioni delle quali aveva goduto si sciolgono come neve al sole. Anche per il vescovo Mendoza si aprono le porte del carcere. Ma una operazione del vescovo va in porto, il Papa ha chiesto al Re di Spagna di destituire la viceregina perché in quanto donna non può essere «il Legato nato», del Papa. La marchesa Eleonora tornò in Spagna, ma le leggi e le decisioni da lei assunte non decaddero per volontà del Re. La rivoluzione fu breve ma la viceregina nel romanzo camilleriano riesce a far condannare il vescovo, non per vendetta, ma per giustizia...
Salvo Fallica
 
 

La Sicilia, 7.3.2013
«La rivoluzione della luna» romanzo storico ambientato nella Sicilia del Seicento
Camilleri s'ispira al «Dizionario» di Castiglione

Andrea Camilleri recupera una vicenda del passato, la fa rivivere con la sua fantasia, la fa diventare esemplare, ne vien fuori un romanzo storico importante ed esteticamente pregevole. Non vi è Salvo Montalbano ne «La rivoluzione della luna» (Sellerio, pagine 288, Euro 14,00), ma una storia del 1677 incentrata sulla figura di una donna, Eleonora di Mora. Alla morte del marito, il vicerè Don Angel De Gusman, la marchesa ne prese il posto. Camilleri parte da questo spunto storico e vi scrive un romanzo affidandosi alle sue invenzioni narrative ma anche attenendosi ai riferimenti bibliografici che l'autore cita in una nota finale: «Io mi sono imbattuto nella sua vicenda leggendo un'importante opera di Francesco Paolo Castiglione intitolata "Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica" (Palermo, Sellerio, 2010). In esso però la storia di donna Eleonora è accennata in poche righe e sparsa in qualcuna delle voci che compongono il volume. Altri pochissimi accenni possono leggersi nel terzo volume della «Storia cronologica dei Viceré» di G. E. Di Blasi, edita nel 1975 dalla Regione Siciliana. Ed è il Di Blasi a mettere in evidenza che la Sicilia nel 1677, seppur per soli 27 giorni, equivalenti ad un ciclo lunare, fu governata da una donna. L'unico caso di Vicerè donna nella storia dell'isola. Una donna che ideò ed attuò una serie di riforme a vantaggio dei ceti popolari, delle donne. E Camilleri aggiunge: «Suo fu l'abbassamento del prezzo del pane e la creazione del Magistrato del Commercio che riuniva le settantadue maestranze palermitane». Ed ancora, fece legiferare sul piano fiscale a favore delle famiglie numerose. Partendo dalla traccia storica dell'esclusione di un potente arcivescovo dal Sacro Regio Consiglio, Camilleri nel romanzo racconta la battaglia della viceregina contro la corruzione ed i potenti dell'epoca che abusando del loro ruolo derubavano i poveri e le casse del Regno. Donna Eleonora fa dimettere tutti i consiglieri, crea alleanze con quella che oggi si definirebbe la società civile, cambia la burocrazia del potere. Trova alleanze anche nella Chiesa. Ma ha come nemico principale il vescovo Turro Mendoza, ex figura di primo piano del Sacro Consiglio Regio. La viceregina non sbaglia una mossa, sostenuta dai ceti popolari va avanti con le riforme. Il potente Mendoza, che era riuscito fino ad allora a difendersi da crimini «nefandi», viene arrestato ed anche condannato grazie a prove evidenti. Donna Eleonora viene richiamata in patria per un cavillo, ma riesce a portare a termine il suo compito. Camilleri unendo in maniera sui generis letteratura e storia, finzione e realtà, delinea una narrazione piena di colpi di scena e mescolando con sapienza filologica termini italiani, spagnoli, siciliani, in puro stile «camilleriano».
Salvo Fallica
 
 

Il Giornale di Vicenza, 7.3.2013
La marchesa rivoluzionaria di Camilleri
IL LIBRO. Da oggi Andrea Camilleri con un episodio storico del 1600. Quasi un omaggio all' 8 marzo con Eleonora de Moura, che governò la Sicilia per 27 giorni: misure  a favore delle donne, della giustizia e dei poveri

“La rivoluzione della Luna” dura a Palermo ventisette giorni - quanto un ciclo lunare, appunto - a partire dal 16 aprile 1677. La Luna, naturalmente, indica la donna. E in particolare la protagonista del nuovo romanzo di Andrea Camilleri, la giovane marchesa Eleonora de Moura. Portata al governo della Sicilia dall'improvvisa morte del marito, il vicerè Aniello de Gusman, marchese di Castel Roderigo, che la indica alla successione, Eleonora riesce in poco tempo a varare provvedimenti rivoluzionari. L'editore Antonio Sellerio ha voluto far uscire oggi, alla vigilia della Festa della Donna, il nuovo romanzo di Camilleri che alterna, com'è suo costume, un Montalbano a un altro libro, frutto delle sue ricerche nella storia della magica Sicilia, com'è stato per “Il birraio di Preston” oppure per “La scomparsa di Patò”, tanto per citare due titoli famosissimi. Il libro ruota attorno alla Sicilia del XVII secolo, dominata dagli spagnoli, e alla figura di Eleonora, che sale al governo dell'isola. La notizia (conosciuta senz'altro dagli storici ma ignorata dal grande pubblico) e la donna appassionano Camilleri, che costruisce attorno alla viceregina un romanzo pieno di suspense.  Il quadro è la Palermo del 1676, città decimata dalla miseria e dalla carestia, teatro di feroci rivolte contro la Corona: «Questo regno non riconosce né Dio né la Vostra Maestà - aveva scritto il viceré d'Ossuna al re di Spagna agli inizi del secolo - tutto si vende per denaro, comprese le vite e i beni del povero, e persino la Giustizia». Eleonora assolse al suo compito di governo con eccezionali capacità e senso dello stato. Era una donna intelligente e indipendente e varò in quei 27 giorni dei provvedimenti clamorosi: la riduzione del prezzo del pane, la creazione del magistrato del commercio, l'alleggerimento delle tasse per chi aveva una famiglia numerosa. Rivoluzionarie furono le misure a favore delle donne: rimise in piedi il conservatorio delle vergini pericolanti e quello delle «repentite», ex prostitute che volevano cambiare vita, creando anche una dote regia per le ragazze di famiglia povera che si sposavano.  Un simile atteggiamento non poteva che scontrarsi con gli interessi locali e con il potere della Chiesa che sentiva minacciata la propria supremazia. Fra intrighi di palazzo, tentativi di delegittimare la viceregina, delitti che si consumano nel parco della Favorita, passaggi segreti nel palazzo reale, tradimenti e corruzioni, si dipana il romanzo. Sono soprattutto i potenti feudatari, il vescovo della città e il Tribunale del Santo Uffizio a tramare, trovando alla fine un appiglio giuridico che segnerà la fine di quella brevissima stagione e costringendo il re di Spagna a richiamare in patria donna Eleonora. Con il suo allontanamento da Palermo, finisce quel momento rivoluzionario. Cinque anni fa Camilleri, assieme a Giuseppe Dipasquale scrisse per il teatro “La donna a tre punte: le donne di Camilleri”, con protagonista Guia Jelo. Così rispondeva a chi gli chiedeva come sono le donne di Camilleri: «Molto femmine, apparentemente peccatrici ma realmente sante, due risvolti della stessa medaglia. Che sorprendono con la femminilità, con una complessità che però è elementare come la terra, misteriosa come la luna». I sentimenti protagonisti? «Nobiltà di spirito, amore, odio, morte, padri e figli. Sentimenti forti, che hanno il colore della sensualità, dei tramonti, del mare. Il mare, la grande madre che ti dà la vita e aspetta pazientemente che tu gliela restituisca».
Antonio Di Lorenzo
 
 

La Sestina, 7.3.2013
Camilleri e la “rivoluzione” politica della viceregina

«Alla fine del Seicento che una donna occupasse la carica amministrativa più alta in Europa era un fatto straordinario. Ho voluto dedicare a lei il mio libro, a riscatto di tutte quelle volte che le donne nei miei romanzi non avevano fatto una bella figura». Esce venerdì 8 marzo [è uscito oggi, NdCFC], proprio il giorno della festa delle donne, il nuovo libro di Andrea Camilleri “La rivoluzione della luna” (Sellerio editore, 14 euro).
L’opera prende spunto dalla storia di Eleonora de Moura, moglie del Vicerè di Sicilia don Angel de Guzman, che nel 1677 acquisì il potere su volontà del marito. Eleonora così diventò la prima Viceregina della storia e in soli 27 giorni riuscì a risollevare la situazione siciliana. A causa di provvedimenti politici considerati clamorosi per l’epoca (abbassamento del prezzo del pane, meno tasse per le famiglie povere, dote pagata dallo Stato per le giovani donne disagiate) accentrò su di sè le critiche della nobiltà e delle cariche ecclesiastiche. Il vescovo di Palermo, che Eleonora aveva escluso dal Sacro Regio Consiglio, riuscì a trovare un cavillo giuridico che costrinse Eleonora a ritornare in Spagna.
Il governo della Viceregina durò 27 giorni, proprio come un ciclo lunare. La vicenda fornisce a Camilleri l’occasione per raccontare la Palermo del ’600 afflitta da carestie e miseria e nella quale erano frequenti le rivole contro la corona. “Una donna straordinaria che seppe meritarsi ampio rispetto per tutto quello che fece nel suo brevissimo governo della Sicilia”, spiega Camilleri. Il libro offre anche una riflessione sulle capacità delle donne, spesso costrette ai margini dei ruoli di comando dalle gerarchie maschili. Da Eleonora a oggi, dopotutto, non è cambiato molto.
Luigi Caputo
 
 

Adnkronos, 7.3.2013
Torino celebra Robert Capa, il ''miglior fotoreporter di guerra''
In occasione del centenario della nascita, dal 15 marzo al 14 luglio a Palazzo Reale, grande retrospettiva sul fotografo che attraverso i suoi scatti documentò cinque guerre, raccontandole con gli sguardi dei civili, dei bambini e di tutti i sopravvissuti. ''Usava la macchina come una mitragliatrice''. Robert Capa visto da Andrea Camilleri

© Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos - Gruppo di bambini che circonda un uomo. Agrigento, Sicilia, 17-18 luglio 1943
''Usava la macchina come una mitragliatrice''. Robert Capa visto da Camilleri
Il ricordo dello scrittore siciliano di quella mattina del luglio 1943 quando non ancora 18enne inforcò la bici per controllare se i templi di Agrigento fossero stati risparmiati dai bombardamenti: ''C'era un soldato americano che stava fotografando il tempio. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa. Per me, allora, un perfetto sconosciuto''.

© Robert Capa / International Center of Photography / Magnum Photos - Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi, nei pressi di Troina, Sicilia, 4-5 agosto1943

Roma - Nel 1938 Robert Capa era già definito ''il migliore fotoreporter di guerra del mondo''. Ma nella ''luce abbagliante'' di una mattina del luglio 1943, sbarcati gli americani in Sicilia, ad un Andrea Camilleri ragazzino, arrivato con la bicicletta nella valle di Agrigento per controllare se i templi fossero stati risparmiati dai bombardamenti, quel soldato americano che tentava di fotografare il tempio della Concordia apparve come un ''perfetto sconosciuto'', che però destava meraviglia per quella sua ricerca di una angolatura. Ma soprattutto per quel suo usare la ''macchina come una mitragliatrice'' mentre a ''terra ma con la pancia all'aria'' fotografava il duello nel cielo tra un aereo tedesco e uno americano.
Andrea Camilleri ricorda così l'incontro con il fotografo Robert Capa che in occasione del centenario della nascita, Torino celebra con una grande retrospettiva a Palazzo Reale (15 marzo - 14 luglio).
Un incontro che lo scrittore siciliano ha rievocato in 'Una corsa verso la libertà', uno scritto contenuto nel libro di Gaetano Savatteri 'La volata di Calò' (Sellerio). Siamo nel luglio 1943, gli americani sono sbarcati in Sicilia e un non ancora diciottenne Camilleri appena vede la prima jeep americana arrivare a Serradifalco, dov'era sfollato con la famiglia, agguanta una bicicletta per dirigersi a Porto Empedocle, ''per avere notizie di mio padre che era rimasto lì durante lo sbarco alleato''. Dopo ''un viaggio allucinante'', attraverso ''paesaggi di morte'', arriva in paese dove viene a sapere che il padre è salvo. Dopo una notte su una branda militare, ''appena aperti gli occhi, mi vennero a mente i templi di Agrigento. Ero sicuro che i bombardamenti li avevano danneggiati. Volevo vederli, controllare di persona. Inforcai la bicicletta e cominciai a pedalare''.
''Nella luce abbagliante di quella mattina di luglio, il tempio m'apparve intatto - scrive Camilleri - Nello spiazzo antistante c'era un soldato americano che stava fotografando il tempio. O almeno tentava. Perché inquadrava, scuoteva la testa, si spostava di qualche passo a sinistra, scuoteva nuovamente la testa, si spostava a destra. A un tratto si mise a correre, si fermò, cercò un'altra angolazione. Neppure questa volta si mostrò contento. Io lo guardavo meravigliato. Il tempio quello era, bastava fotografarlo e via. Che cercava? Doveva essere un siciliano, lo si capiva dai tratti, forse voleva portare un ricordo ai suoi familiari in America. In quel momento, fummo assordati da un rumore di aerei e di spari. In cielo, ma a bassissima quota, si stava svolgendo un duello tra un aereo tedesco e uno americano. Mi gettai a terra. Anche il soldato si gettò a terra, ma, al contrario di me, a pancia all'aria. Scattava fotografie una appresso all'altra senza la minima indecisione, la macchina tra le sue mani era un'arma, una mitragliatrice. Poi i due aerei scomparvero. Ci rialzammo, gli dissi qualcosa in dialetto. Non capì. Io non parlo inglese, ma qualche parola la capisco. Mi spiegò che era un fotografo di guerra. Mi scrisse su un pezzetto di carta il suo nome: Robert Capa. Per me, allora, un perfetto sconosciuto. Ci salutammo. Ripresi la bicicletta, tanto la strada ora era tutta in discesa''.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 7.3.2013
Apre il corso di letteratura erotica ed è subito boom di iscrizioni
L'editore Navarra affida a Maria Tronca una serie di lezioni su eros e scrittura. E a due settimane dall'inizio del corso gli iscritti sono già tanti: uomini, donne, professionisti, dai 35 anni in su

Passione e tecnica, sono queste le componenti sostanziali che hanno in comune, se manca l'una o l'altra risultano scadenti, puri esercizi formali: stiamo parlando della scrittura e del sesso. A metterli insieme, per approfondirne gli aspetti linguistici, le immagini più efficaci e i riferimenti letterari più riusciti, ci pensa "Desideri e parole: l'erotismo nella scrittura", il primo corso di scrittura erotica creativa del sud Italia, organizzato dalla Navarra Edizioni e che è stato presentato al Palab con una serata di tango e letture sul tema. Il corso si terrà a Palermo a partire dal prossimo 16 marzo.
[...]
Chiarisce la Tronca: "Occorre superare il pudore che grava su alcune parole e capire che è il contesto e il modo in cui vengono usate che le fa diventare volgari, così quanto la confidenza che abbiamo con esse. La regola a monte è l'autenticità, il reale sentire dell'autore ". Per esempio, secondo la scrittrice, si possono trovare capolavori, cammei di erotismo ne "La ragazza con l'orecchino di perla" di Tracy Chevalier o perfino nell'ultimo Montalbano di Camilleri che "con l'età è diventato più disinibito e autentico", più che nelle famose sfumature esplicite.
[...]
Eleonora Lombardo
 
 

TGR Sardegna, 8.3.2013
Aspettando Camilleri
Cliccare qui per vedere il servizio
Chiara Pottini
 
 

La Stampa, 8.3.2013
1677, la vedova del Viceré sul trono di Sicilia
Governò per 27 giorni con eccezionale capacità: un fatto storico alla base del nuovo romanzo dello scrittore

Nel giorno della festa della donna Sellerio manda in libreria La rivoluzione della luna, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri (pp. 276, €14). La storia trae spunto da una vicenda realmente accaduta nella Sicilia del 1677, quando per 27 giorni l'isola visse l'esperienza di essere governata da una donna di eccezionale capacità e senso dello Stato, donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Angel de Guzmàn che in punto di morte l'aveva nominata suo successore. Ne anticipiamo qui alcune pagine.

Il sigritario si susì, annò a pigliare la busta, la considerò con attenzioni e dissi:
«Fettivamenti ccà supra c’è scritto “da consegnare e da fare leggere subito al Sacro Regio Consiglio in caso di mia morte improvvisa”. Ci stanno macari il sigillo e la firma di don Angel. Che fazzo, lo rumpo il sigillo?».
«Certamenti» dissi il Gran Capitano.
Il sigritario ruppi il sigillo, raprì la busta, ne cavò un foglio, lo isò ’n aria ammostrannolo a tutti.
«È scritto dalla mano del Viciré» dissi.
«Avanti, avanti» fici ’mpazienti il viscovo.
Finalmenti il protonotaro si misi a leggiri.
«Qui esprimo il mio volere ultimo, che rendo a Voi manifesto in pieno e chiaro senno e nell’esercizio dei poteri alla persona mia conferiti per grazia di Dio e di Sua Maestà il Re Carlo III di Spagna. In caso di mia morte improvvisa, la diletta mia sposa donna Eleonora di Mora,marchesa di Castel de Roderigo, dovrà accedere a pieno titolo alla carica di Viceré di Sicilia, con tutti gli onori e gli oneri, i doveri e i diritti a tal carica annessi, in attesa che la Sacra Persona di Sua Maestà Carlo III consenta a questo mio volere o in caso contrario invii altra persona da Lui scelta. Pertanto non vige la norma consueta che in assenza del Viceré sia il Gran Capitano di Giustizia ad assumerne la carica provvisoria. Questo è il mio volere e desidero che sia accolto e rispettato da tutti senza por tempo di mezzo.
«Firmato: Il Viceré, don Angel de Guzmán, marchese di Castel de Roderigo»
Il silenzio fu tali che si sintì persino ’na musca che volava vicino alla testa del protonotaro.
«Minchia!» fu la prima parola che lo ruppi.
Era stato il viscovo a dirla.
E subito appresso fu tutto un murmuriare, un parlottiare, un gesticoliare, un agitarisi con qualichi risateddra addivirtuta sparsa ccà e ddrà e subito assufficata.
Il principi di Ficarazzi si scotì dalla gran botta che l’aviva ’nzallanuto, storduto e mezzo assintomato, arriniscì faticosamenti a mittirisi addritta supra al troniceddro squasi per soprastari ancora chiossà a tutti l’autri e gridò:
«’Sto tistamento non ha nisciun valori!».
«E pirchì?» fici il viscovo. «È scritto di pugno dal Viciré e c’è macari tanto di sigillo!».
«Pirchì… pirchì...» fici il Gran Capitano che stava circanno alla dispirata ’na raggiuni qualisisiasi alle paroli che aviva ditto. Ma non cinni viniva una che fusse una ’n menti.
«Sintemo il pareri del protonotaro che la liggi l’accanosce bona» suggerì don Cono Giallombardo.
«Sintemolo! Sintemolo!» ficiro l’autri Consiglieri ’n coro e pigliannosi un potiri decisionali che non avivano.
Don Gerlando Musumarra si susì. A malgrado della scarsa luci, si vidiva che era pallito e prioccupato.
«C’è picca da diri. La liggi parla chiaro e non ammetti dubbio. Il voliri del Viciré è supremo e inoppugnabili sia che sia stato espresso a voci ’n prisenza di testimoni sia che sia stato scrivuto. Come in questo caso. E va applicato macari se tutto il Consiglio è contrario».
«Ma è il voliri di un morto!» vociò il Gran Capitano.
«A parti che per questo avrebbi maggior valori, ’sto voliri don Angel l’addichiarò, scrivennolo, quann’era ancora vivo» replicò friddo il protonotaro.
Il Gran Capitano, a malgrado che avvertiva a pelli che tutto il Consiglio gli era contro, non volli mollare l’osso.
«Ma la norma non può essiri cangiata dal Viciré, abbisogna che a farlo sia il Re stisso!».
«E ’nfatti la norma non è stata cangiata» replicò il protonotaro. «Tant’è vero che le dilibire fatte oggi sono state firmate da voi, signor principi, post mortem del Viciré. Quindi, doppo morto, il Viciré ha continuato, attraverso di voi, a manifistari il sò voliri. Se mittemo ’n discussioni il tistamento, dovemo di necessità mettiri ’n discussioni macari tutte le dilibire fatte stamatina dal Consiglio pirchì non portano la firma di don Angel».
Era un colpo vascio tirato dal protonotaro. Lassava accapire che se il tistamento viniva arrefutato, allura puro tutte le malifatte, i favori, i soprusi, l’anghirie che i Consiglieri avivano cangiato ’n liggi facenno finta che il Viciré era sulamenti sbinuto e no morto, arrischiavano di non arrivari a signo.
Per un momento, il principi di Ficarazzi sinni ristò muto. E il viscovo sinni approfittò.
«Pirchì non mittemo ai voti l’approvazioni del tistamento? » spiò facenno ’na facci di ’nnuccenti angiluzzo.
I Consiglieri pigliaro come la menta.
«Ai voti! Ai voti!» ficiro ’n coro.
Il Gran Capitano accapì d’aviri pirduto la partita. Tornò ad assittarisi supra al troniceddro.
«Fate come voliti».
«Chi riteni valido il tistamento isasse il vrazzo» dissi il protonotaro.
Cinco vrazza si isaro ’n aria. Il tistamento di don Angel era stato approvato.
Tutti allura si votaro a taliare a donna Eleonora che sinni era sempri ristata ferma e muta ’n mezzo al saloni.
«Fatemi posto» dissi lei arrivolta al principi, senza che nella sò voci ci fusse la minima ’mperiosità.
Ma il principi si scantò propio per quell’assenza di cumanno. La friddizza di quella fìmmina gli faciva aggilare il sangue. Calò la testa, scinnì dal troniceddro e sinni tornò al sò posto di Gran Capitano.
Donna Eleonora traversò il saloni sutta all’occhi affatati dei prisenti, si firmò davanti al trono vacanti del Re, calò la testa, si spostò, acchianò con grazia i tri scaluna, s’assittò supra al troniceddro, s’aggiustò il vistito e po’ a lento si livò il velo nìvuro scummigliannosi la facci.
A tutti di colpo ammancò il sciato.
Fu come se nella scurìa del saloni fusse comparso tutto ’nzemmula un punto di luci cchiù luminoso del soli che abbagliava accussì forti da fari lacrimiare l’occhi.
«Dáteme el signo de vuestra obediencia».
E macari stavota nisciun tono di cumanno, era ’na semprici, aducata, gentili richiesta di ’na fìmmina di granni nobirtà.
I Consiglieri, stracatafuttennosinni della gerarchia, scattaro tutti e sei addritta, compriso il Gran Capitano macari lui affatato, e correro squasi fusse ’na gara verso il troniceddro ammuttannosi e travaglianno di gomito, s’attrupparo ai pedi dei tri scaluna, s’agginocchiaro, portaro la mano dritta al cori, calaro la testa.
’N quel priciso momento a don Cono Giallombardo scappò di murmuriari:
«Beddra!».
«Beddra!» ficiro l’autri cinco Consiglieri.
«Beddra beddra!».
«Beddra beddra!» arripitero l’autri.
«Fìmmina di Paradiso!» fici don Cono.
«Fìmmina di Paradiso!» litaniaro l’autri.
Donna Eleonora ’nterruppi l’adorazioni.
«Tornate al vuestro posto».
S’allontanaro amalincori, con la testa votata verso di lei, come a chi devi lassare ’na fonti d’acqua avenno ancora siti.
Donna Eleonora parlò.
«Confirmo che no habrá ningun entierro de solemnidad y ninguna visita de condolencias. Il Sacro Regio Consiglio se reunirá pasado mañana a la misma hora de hoy. La sesión ha terminado».
Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia (Catania), 8.3.2013
In breve
Teatro stabile
Oggi incontro sullo spettacolo «La concessione del telefono»

Conferenza stampa oggi alle 10,30 negli uffici del Teatro Stabile di via Museo Biscari 16 per la presentazione del nuovo cast e del nuovo calendario dello spettacolo «La concessione del telefono» di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale. Interverranno il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale, regista dello spettacolo, gli interpreti principali Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Guia Jelo, Miko Magistro, Angelo Tosto.
 
 

BlogSicilia, 8.3.2013
Tra gli attori protagonisti Tuccio Musumeci e Pattavina
Stabile, ‘La concessione del telefono’ pièce teatrale di Andrea Camilleri

Torna sulle scene catanesi una produzione di grandissimo successo targata Teatrostabile Catania, per tre stagioni consecutive – dal 2005 al 2008 – campione d’incassi in casa e in tournée nazionale. E’ lo spettacolo "La concessione del telefono", pièce teatrale tratta dal romanzo storico di Andrea Camilleri, trasposto a quattro mani per il palcoscenico dallo stesso scrittore insieme a Giuseppe Dipasquale, che firma altresì la regia. Scene Antonio Fiorentino, costumi Angela Gallaro, musiche Germano Mazzocchetti, luci Franco Buzzanca
Il titolo viene riproposto nella stagione in corso schierando una compagnia che si annuncia ancora una volta di prim’ordine, con prestigiose conferme e significative new entry. Giuseppe Dipasquale, nella duplice veste di metteur en scene e direttore dell’ente, promette che il riallestimento sarà ricco di sorprese e sottolinea l’importanza di aver aggregato intorno al progetto nomi eccellenti del teatro siciliano, legati da profonde radici allo Stabile etneo. Lo conferma la composizione “all stars” del cast, in rappresentanza del quale sono intervenuti all’incontro attori assai cari al pubblico, come Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Guia Jelo, Miko Magistro, Angelo Tosto, che saranno affiancati in scena da altri interpreti di spicco, da Cosimo Coltraro a Fulvio D’Angelo, da Mimmo Mignemi a Marcello Perracchio, da Gian Paolo Poddighe a Raniela Ragonese, Giampaolo Romania, Sergio Seminara.
Da tempo mancava e si attendeva, per il trionfo dell’arte e la gioia del pubblico, una tale concentrazione di artisti, in gran parte isolani, che non hanno certo bisogno di presentazioni, tutti di sedimentata esperienza e chiara fama, per via delle performance non solo teatrali ma altresì cinematografiche e televisive. Attori che hanno scritto pagine importanti della storia recente e meno recente dello Stabile di Catania, fino a coincidere con i primi decenni di un’istituzione ormai ultra cinquantenaria.
Proprio per garantire la migliore distribuzione dei ruoli, la programmazione – inizialmente prevista in marzo – verrà posticipata in giugno (dal 14 al 30). Ad ospitare l’allestimento sarà la splendida cornice en plein air del Cortile Platamone, o – per meglio dire – la corte barocca intitolata a Mariella Lo Giudice, che sorge all'interno del Palazzo della Cultura. La pianta sarà numerata, la divisione dei turni rispettata. Non sarà dunque necessario per gli abbonati prenotare nuovamente la data in cui assistere alla rappresentazione. Inoltre il posto sarà assegnato dal botteghino rispettando quanto più possibile la posizione di cui lo spettatore avrebbe usufruito al Teatro Verga.
Le recite saranno tutte serali (ore 20,45), riposo nei giorni di lunedì 17 e 24 giugno. La consegna delle buste nominative con i nuovi posti sarà effettuata dal personale del botteghino durante le recite dello spettacolo “Erano tutti miei figli”, in scena al Verga dal 3 al 19 maggio.
Appuntamento, dunque, nella Vigàta ottocentesca, quando Montalbano ancora non c’era, ma tuttavia piena di intrighi e paradossi, tipici – ieri, oggi e forse domani – di una terra di contraddizioni come la Sicilia.
 
 

The Guardian, 8.3.2013
BBC4 switches Danish crime drama for Swedish
Channel hopes Intercrime will match the success of The Killing and Borgen – but insists it is not obsessed with Scandinavia

[…]
But it's not all Scandinavian drama – and in contrast to the grey layers of northern European gloom, BBC4 will also air a clutch of new Italian dramas this year.
Capitalising on the success of Italian import Inspector Montalbano, which attracted strong viewing figures last summer, autumn 2013 will see four new films featuring Andrea Camilleri's detective along with a Young Montalbano spin-off recently aired in Italy.
BBC4 has also acquired Inspector da Luca, a series based on the Carlo Lucarelli novels set during the Mussolini era, which will be shown this summer.
[…]
Vicky Frost
 
 

La Sicilia (Catania), 9.3.2013
Teatro Stabile. Molte novità nella nuova edizione della commedia scritta con Dipasquale
Il Telefono di Camilleri squillerà a giugno

La riduzione teatrale della Concessione del Telefono di Camilleri, prevista dal nostro Teatro Stabile per questo mese di marzo, andrà in scena a partire dal 14 giugno. Una ottima notizia, perché non si tratta di un semplice spostamento di calendario (ferme restando le serate già assegnate agli abbonati e la riserva dei posti), ma di un arricchimento culturale di non poco valore. Ne ha parlato Giuseppe Dipasquale, coautore della edizione teatrale, oltre che direttore del TSC, nella mattinata di ieri nel corso di una conferenza stampa nella quale hanno preso la parola gli artisti del nuovo cast.
E' una nuova edizione della quale si avvertiva il bisogno: in precedenza avevamo visto una riduzione teatrale di un testo narrativo con tutte le difficoltà che questo comporta. Le difficoltà erano state brillantemente superate grazie al talento degli interpreti: ma l'impianto drammatico abbisognava di altre cure. Sono state apportate, snellendo -come richiede una pièce teatrale- le parti più complesse di questa opera corale, sfrondando di quel tanto che è necessario in un lavoro scenico.
«Linearità della trama - sottolinea Dipasquale - e arricchimento della colonna sonora affidata a Germano Mazzocchetti e del décor, con i costumi ridisegnati e con una ambientazione vera nella corte del Palazzo Platamone dove la prospettiva della Sicilia secolare si vive in diretta. E poi c'è Tuccio Musumeci, artista talmente congeniale al ruolo che con lui lo spettacolo assume tutto un altro sapore. E siccome Tuccio era entusiasta di partecipare ma era impegnato in questo mese abbiamo pensato di trasferire il tutto a giugno, all'aperto, dove meglio si potrà sviluppare il nuovo impianto…». Accanto a Tuccio Musumeci ci saranno interpreti di gran caratura, i cui nomi suscitano alla memoria trionfi teatrali di lunghe stagioni: Pippo Pattavina, Guja Jelo, Miko Magistro, Angelo Tosto, per non dire degli altri che comprendono personalità di tutto rilievo nelle cronache teatrali. Ognuno degli intervenuti alla conferenza stampa ha sottolineato dal proprio angolo visuale la carica culturale dell'operazione (ancora più significativa in questi tempi di oscurantismo): Tuccio Musumeci ribadendo lo sviluppo degli sketch nell'impianto drammatico, Miko Magistro ricordando la profonda umanità della narrazione; Pippo Pattavina soffermandosi sulla poliedrica conformazione del quadro storico; Guia Jelo felicissima di impegnarsi in un lavoro di tale envergure e Angelo Tosto che riesce ad aggiungere nuove colorazioni ai copioni che interpreta.
Sergio Sciacca
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.3.2013
Camilleri ritorna al romanzo storico con “La rivoluzione della luna”: il racconto dei 28 giorni di regno al femminile dopo la morte del viceré de Guzman: le riforma e il ribaltone
La vedova regina
La donna che nel Seicento pose fine al "bunga bunga"

Re Mida delle nostre patrie lettere, Andrea Camilleri trasforma in racconto qualsiasi cosa tocchi: anche un abbozzo di storia, addirittura una semplice frase nella quale, a un certo punto, casualmente inciampa. Come questa, ad esempio, tratta dal Dizionario delle figure, delle situazioni e dei costumi della Sicilia storica di Francesco Paolo Castiglione: «Anche se solo per ventisette giorni, a partire dal 16 aprile 1677 la Sicilia vivrà l'esperienza di essere governata da una donna, la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Aniello de Gusman marchese di Castel Roderigo, il quale in punto di morte nomina suo successore la giovane moglie». Ce lo immaginiamo, lo scrittore empedoclino, che salta sulla sedia, preso dall'eccitazione: una vicenda di tal fatta diventa per lui un invito a nozze; quasi una piacevole coazione al racconto. Eccovi pressappoco servita la genesi del suo nuovo romanzo, La rivoluzione della luna (Sellerio, 276 pagine, 14 euro), che s'allinea al filone storico-civile. Siamo nella Palermo del diciassettesimo secolo: una città piegata dalla carestia e mortificata da un malgoverno devastante. Fuori dal palazzo del potere, dove, attorno al viceré (il marchese don Angel de Guzmà) si muovono primi commissari, Consiglieri, il protomedico, il protonotaro e uno stuolo di sottoposti, sono davvero in pochi a godere di privilegi. La popolazione è allo stremo, per la zavorra di tributi da versare: gli animi sono esacerbati (l'antipolitica sembra quasi alle porte). Come è facile intuire, infatti, nessuno dei Consiglieri, scrive Camilleri, «aviva la coscienza pulita». Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. A dare il via alla storia, una seduta del Sacro Regio Consiglio funestata dalla morte del Viceré, il quale entra in scena nella sua maestosità adiposa: una sorta di montagna di carne tremula, che a stento si muove, puntellata da due commessi (chissà quante monete d'oro guadagnavano già a quei tempi?) costretti a pericolosi equilibrismi al fine di garantire al marchese spagnolo l'approdo al tronicello debitamente rinforzato. La scena è tragicamente comica, nella sua dinamica: con la dipartita pubblica del Viceré, all'inizio taciuta dai Consiglieri, al fine di approvare l'approvabile: tanto, suggerisce il più furbo, chi tace acconsente; col benestare degli alti prelati. Quando finalmente entra in scena il protomedico per prendere atto del trapasso, il Gran Capitano di Giustizia, col brivido alla spina dorsale, si fa avanti per fare le veci del Governatore: non aspettava altro. Immediatamente fulminato però dalla lettura delle ultime volontà del Viceré, che designa la sua vedova, donna Eleonora di Mora, a sostituirlo. La cui epifania blocca il sangue nelle vene degli astanti: per la sua bellezza magnetica, nera di occhi (che terribilmente fiammeggiano) e di capelli. La città reagisce con pareri opposti che, in quanto contrari come succede spesso nell’Isola, scrive Camilleri, non hanno nessun valore. Preso in mano il potere, donna Eleonora si dimostra fermissima nei suoi propositi, e scaltra, sino all’inverosimile; con uno straordinario senso dello Stato. Che la rende tremendamente giusta: cosa che fa notizia, in una città dove c’è spazio solo per l’iniquità e il sopruso. Nonostante gli intrighi, i vari tentativi di delegittimarla, la Viceré riesce a varare dei provvedimenti a dir poco rivoluzionari: l’abbattimento del prezzo del pane, la creazione del magistrato del commercio, lo sgravio delle tasse per chi ha una famiglia numerosa. Un occhio di riguardo lo ebbe proprio per le donne: ripristina il conservatorio delle vergini pericolanti e quello delle “repentite”, ex meretrici che intendono cambiare vita, creando anche una dote regia per le ragazze di famiglia povera che si sposano. Tutt’intorno, la reazione scomposta di quanti, sino a poco prima con le mani in pasta, pronti ad approfittarsi di tutto e di tutti, sentono il fiato sul collo di un potere finalmente legittimo. Con tanto di opere pie mascherate, veri e propri postriboli, dove i nobili vanno a scialacquarsela organizzando festini variopinti animati da orfanelle in costumi succinti (una sorta di bunga bunga ante-litteram); e di prelati che approfittano, con imbarazzante nonchalance, di bambini indifesi: un vescovo in particolare, rotto a qualsiasi compromesso (chiesa è stata e chiesa sarà). Pian piano, la città si trova unita nell’acclamare la governatrice: “Viva donna Eleonora! / Donna Eleonora è nostra!”. Inutile dire che i suoi stretti collaboratori, sino alla fine, pendono dalle sue labbra: un suo sguardo, un lampo dei suoi occhi fa tremare le gambe, toglie letteralmente il respiro. Potrebbe avere, davanti alla porta della camera da letto, una fila sterminata di uomini smaniosi. Eppure è pudica dall’inizio alla fine (una sorta di voto governativo di castità: siamo sicuri che quella evocata da Camilleri sia la Sicilia del Seicento?). La rivoluzione innescata ha una durata di ventotto giorni, tanto quanto la luna impiega per fare il giro dello Zodiaco, a conferma della complicità del satellite femminile: ne viene fuori alla fine, come scrive Silvano Nigro nel risvolto di copertina, un romanzo di “severo umorismo civile”, che divora i secoli che stanno tra un Seicento lontanissimo e un greve, tristissimo presente.
Salvatore Ferlita
 
 

AISE, 11.3.2013
La letteratura italiana ha fatto tombola al Cairo

Cairo - Nei giorni scorsi, in occasione della Giornata della Cultura Internazionale a cui sono state invitate le istituzioni culturali delle rappresentanze di tutti i Paesi che operano al Cairo, l'Istituto Italiano di Cultura si è presentato all'appuntamento con una originale iniziativa.
Ha messo a disposizione del pubblico, nella stragrande maggioranza giovanile, 100 copie di libri italiani di autori contemporanei e classici, recentemente tradotti in lingua araba nell'ambito del progetto "Michele Amari" con il sostegno della Fondazione Banco di Sicilia. Tra questi "La lunga vita di Marianna Ucria" di Dacia Maraini, "Lo spazio bianco" di Valeria Parrella, "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia, "Uno nessuno centomila" di Luigi Pirandello, "La concessione del telefono" di Andrea Camilleri, "Silvinia" di Giuseppe Bonaviri, "Gli indifferenti" di Alberto Moravia, "Il sorriso dell'ignoto marinaio" di Vincenzo Consolo e "Cristo si è fermato ad Eboli" di Carlo Levi.
I titoli sono stati estratti a sorte dagli interessati che assiepavano lo stand italiano e, in meno di mezz'ora, tutte le opere sono andate letteralmente a ruba. È una ulteriore dimostrazione dell'interesse del pubblico giovanile egiziano verso la cultura e verso la letteratura italiana.
 
 

Panorama, 12.3.2013
Andrea Camilleri e il suo nuovo libro: ‘La rivoluzione della luna’
È un romanzo storico l’ultima fatica dello scrittore di Porto Empedocle, che racconta la Sicilia del Seicento attraverso la storia di una donna molto speciale

Sono ventisette i giorni che impiega la Luna per compiere un’orbita completa, e lo stesso breve periodo di tempo è stato sufficiente alla marchesa Eleonora de Moura per passare alla storia. È ciò che racconta l’instancabile Andrea Camilleri (attualmente ai primi posti di vendita con Il tuttomio , per Mondadori) nel suo nuovo romanzo La rivoluzione della luna , edito da Sellerio.
Lo scrittore prende spunto da un fatto storico: il 16 aprile 1677 il governo della Sicilia venne affidato per la prima e unica volta a una donna, Eleonora de Moura appunto, duchessa di Nocera e marchesa di Castel Rodrigo, vedova del Viceré Aniello de Gusman, che in punto di morte nominò suo successore proprio la giovane moglie.
Anche se rimase al potere per un brevissimo lasso di tempo, la Viceregina riuscì a conquistare gli isolani, emanando una serie di provvedimenti rivoluzionari per l’epoca, come l’abbassamento del prezzo del pane o l’alleggerimento delle tasse per le famiglie numerose. Fece anche molta attenzione alla condizione delle sue suddite rimettendo in piedi, per esempio, il Conservatorio per le vergini pericolanti e quello per le vecchie prostitute. O ancora, creò il Conservatorio delle Maddalene pentite e la cosiddetta Dote Regia, pensata per le ragazze di famiglia povera che si dovevano sposare.
La de Moura venne destituita per opera del Vescovo di Palermo, il quale seppe trovare il giusto appiglio giuridico per eliminare politicamente un personaggio tanto scomodo quanto rivoluzionario.
Attraverso questa storia, Camilleri porta il lettore nella Sicilia del Seicento, giocando come al solito con il linguaggio (il suo “vigatese”) e facendo parlare i personaggi con il solito tocco di teatralità che contraddistingue la scrittura del papà di Montalbano . Suspense, colpi di scena e intrighi di corte non mancano nella narrazione, che vuol essere anche una sorta di omaggio alla donna e alla sua sensibilità.
Ne La rivoluzione della luna si può scorgere anche una riflessione sulle lotte e i meccanismi interni al potere, dinamiche che spesso affossano le esigenze di cambiamento e giustizia sociale, e che sono ancora presenti nella nostra contemporaneità.
Andrea Bressa
 
 

La Sicilia, 13.3.2013
Intervista allo scrittore agrigentino sul romanzo dedicato alla viceregina: «Agiva come un fulmine e con determinazione, ma il potere si protegge e non vuole mutamenti»
Con Camilleri la rivoluzione è donna

La storia è piena di donne straordinarie che hanno segnato il corso dei tempi, e Andrea Camilleri ne ha riportato alla luce una. Come lui stesso informa in una nota finale, si è «imbattuto nella sua vicenda leggendo un'importante opera di Francesco Paolo Castiglione intitolata "Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica"», e ne è rimasto affascinato fino al punto di ricrearne la vita con il suo vivace linguaggio che mescola siciliano, italiano e spagnolo con superba perizia. La protagonista di "La rivoluzione della luna" il nuovo romanzo storico di Andrea Camilleri, già recensito su queste pagine, è la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Vicerè Aniello de Gusman marchese di Castel Roderigo, che in punto di morte nominò suo successore la moglie che aveva dato ampia dimostrazione delle sue doti amministrative. Ne parliamo con Andrea Camilleri.
Quanto era energica donna Eleonora? E' possibile, in pochi giorni causare tanto scompiglio con i suoi provvedimenti? «Certo è che lei l'ha fatto. Io posso magari avere ampliato il suo ruolo ma la base solida delle sue azioni politiche resta. Aver scelto il consiglio, avere calmierato il prezzo del pane e aver creato le maestranze, sono provvedimenti che ha portato avanti lei. Agiva con la velocità di un fulmine e con una determinazione assoluta».
Questa donna si dimostra illuminata riparando carenze sociali non dissimili da quelle dei nostri giorni. Coincidenza o annose questioni popolari sempre disattese? «Io mi sarei augurato che non ci fosse questa coincidenza, invece c'è. Ma di certo non è colpa né mia né di Donna Eleonora, se non dei corsi e ricorsi storici, perché si procede sempre un passo avanti e uno indietro. Nel caso dell'Italia anche uno avanti e due indietro. E' vero però che la mia scelta di temi storici ha sempre un legame riflesso nella nostra società attuale».
Donna Eleonora seppe calmare gli animi in una Palermo massacrata dalla miseria e dalla carestia: grazie solo ai suoi provvedimenti o anche a una personalità carismatica? «Le due cose insieme: è chiaro che la personalità carismatica agiva su tutta la corte a lei prossima e sui suoi consiglieri che, forti del carisma da lei trasmesso, riuscivano a realizzare quel che lei aveva in mente».
Dovette fare i conti con i feudatari e la chiesa perché la sua opera innovativa rischiava di sminuire la loro supremazia. Perché il potere ha sempre paura delle innovazioni? «Perché il potere se si è stabilito in certe condizioni, si protegge naturalmente mantenendo le posizioni che hanno permesso il potere. Ogni mutamento mette a rischio le condizioni che hanno portato al potere un certo gruppo di persone, e quindi ogni cambiamento è considerato un possibile pericolo».
Nella ricostruzione della vicenda, quanto ha concesso alla sua fantasia? «Diciamo che tutto il contorno, cioè l'ambientazione storica risponde perfettamente a verità, ma i fatti dei singoli personaggi sono tutti una mia invenzione: tutto quello che alimenta il romanzesco, nasce dalla mia fantasia».
Un appiglio giuridico blocca l'operato della Viceregina richiamata in patria dal re di Spagna. I poteri forti anche in questo caso hanno seguito il solito modello: estromettere, premiare, allontanare? «Nel caso specifico della realtà del romanzo, la questione della Legazia Apostolica istituita in Sicilia da Papa Urbano II, era dibattuta da anni. Era come mettere un dito nel vespaio: il vescovo sapeva benissimo che il Papa avrebbe reagito in un certo modo e il Re si sarebbe adeguato pro bono pacis. Naturalmente il Re di Spagna, non premia Donna Eleonora e la richiama solo in patria, ma la cosa importante è che ne riconosce il valore facendo mantenere le leggi da lei emanate durante il suo breve periodo: non è quindi propriamente un caso di promoveatur ut amoveatur».
Se dovesse fare un parallelo tra l'Italia di oggi e la Sicilia di Eleonora, per quanto riguarda la politica, troverebbe molta differenza? «Paragone troppo difficile da fare. C'è un fatto da sottolineare: il Vicerè designa la propria moglie a succedergli perché evidentemente non reputa che nessuno del Consiglio possa governare meglio di lei. La domanda da porsi quindi è: c'è oggi un politico italiano che reputa la propria moglie in grado di amministrare il governo o quel che è, meglio di lui?»
Francesco Mannoni
 
 

Solo Libri.net, 13.3.2013
La rivoluzione della luna - Andrea Camilleri

La lettura dell’opera di Francesco Paolo Castiglione, intitolata "Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica" (Palermo, Sellerio, 2010) consente a Camilleri di accorgersi che di donna Eleonora si parla in poche righe. Pochi accenni anche nel terzo volume della "Storia cronologica dei Viceré" di G. E. Di Blasi. Ed essi gli bastano, scrive nella “Nota” al suo romanzo "La rivoluzione della luna" (Palermo, Sellerio, 2013),
"a ricavare l’immagine di una donna straordinaria che seppe meritarsi ampio rispetto per tutto quello che fece nel suo brevissimo periodo di governo della Sicilia”.
Nasce da qui la “narrazione romanzesca”: così egli la definisce, data la commistione del fatto storico con l’invenzione letteraria. Minuziosamente sarcastica la descrizione, nelle prime pagine, del salone delle udienze tenute dal Sacro Regio Consiglio e presiedute dal viceré spagnolo don Angel de Guzmán, marchese di Castel de Roderigo. Subito dopo, il lettore fa conoscenza della moglie di costui, donna Eleonora di Mora:
“spagnola sì ma di famiglia siciliana e ristata orfanedda all’età di deci anni. Da allura era stata chiuiuta in convento indove che si era struita, ‘mparanno tra l’autru il tàliano, e da indove era nsciuta sulo quanno si era fatta zita”.
La narrazione si sviluppa provocando il piacevole gusto dell’umorismo fino a fare poi toccare con mano gli intrighi del malgoverno e le sbrigative soluzioni dei problemi, adottate non solo a favore delle autorità, ma anche a beneficio “dei parenti, dell’amici e dell’amici dell’amici”. La morte del viceré, che avviene nel corso dell’udienza, dà adito allo scrittore di sbizzarrirsi in rappresentazioni spettacolarmente grottesche. All’apparente costernazione dei presenti contrasta il lucido e impassibile comportamento di Donna Eleonora. Lei appare al vescovo d’una bellezza ineguagliabile, si esprime in lingua italo-spagnola e con assoluta decisione reclama il proprio diritto di erede al titolo di viceré per disposizioni testamentali del marito. Sicché, nel 1677 lei, fra lo stupore generale, governerà la Sicilia, conquistando “tutti con qualche eccezione”.
Come la luna che in ventotto giorni compie il suo giro, lei si adopera all’opera di risanamento del malgoverno. Abbastanza fedele ai fatti il racconto fornito sulle condizioni socio-economiche determinatesi dal 1647. Anche se i soprusi (“le tassi, le gabelli, i dazi”) erano aumentati di giorno in giorno, unitamente alla carestia provocata dalla peste e dal colera, fino alle rivolte popolari, ora la sua oculata e del tutto normale amministrazione mostra i tanti benefici: dal miglioramento della condizione femminile al prezzo del pane che viene calmierato, dall’assistenza agli indigenti e alle famiglie numerose alla riforma delle maestranze. Non tardano a giungere “le baroccherie di repertorio”: i poteri dei feudatari (ecclesiastici e non) tramano contro di lei, l’accusano di diavolerie e alimentano fanatismi contro la sua persona, quasi Camilleri avesse in mente il contesto persecutorio nei riguardi di Ipazia. Quale la fine della viceregina?
Tra suspense e indagini investigative, è dunque attuale e profondo il nuovo libro di Camilleri, sia per l’intreccio, dove non sono assenti venature poetiche, che per l’attenzione rivolta ai meccanismi del comando gerarchico e autoritario. Nel risvolto di copertina, le parole conclusive di Salvatore Silvano Nigro sono esaustive:
“Tra realtà storica e felice invenzione, il romanzo di Camilleri è ad alto tasso di allegrezza e di severo umorismo civile. Ed è anche un omaggio alla regalità della donna”.
Federico Guastella
 
 

14.3.2013
Confermata la presenza di Andrea Camilleri a Cagliari giovedì 9 maggio, per l’incontro con gli studenti dell’Università a valle del seminario sulla sua Opera, con presentazione de "La rivoluzione della luna"; coordina Stefano Salis.
L'argomento della "lectio magistralis" di Camilleri per il conferimento della Laurea Honoris Causa, l’indomani, verterà su "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo.
 
 

l’Unità, 14.3.2013
L’intervista
«Le donne? Più giuste»
Andrea Camilleri parla del suo nuovo libro
Romanzo storico in cui la protagonista è l’unica «vicerè» che abbia mai governato la Sicilia. «Gestì il potere con onestà, cancellando subito anche le leggi ad personam»

Nel suo nuovo romanzo, «La rivoluzione delle luna», Andrea Camilleri pone al centro la figura dell'unica vicerè donna nella storia della Sicilia, la marchesa Donna Eleonora di Moura, che governò per 27 giorni. Ed attuò delle riforme moderne, addirittura anticipatrici di alcune forme di welfare contemporaneo. L'autore inizia l'intervista con l'Unità spiegando perché a suo giudizio gli storici, al di là di alcune citazioni e brevi resoconti, hanno trascurato questo personaggio e questa vicenda. E lo fa con la sua proverbiale ironia critica. «Non vorrei parere malevolo ma forse perché quasi tutti gli storici sono di sesso maschile».
Cosa l'ha affascinata della figura della marchesa Eleonora di Moura?
«La capacità di gestire il potere con onestà e rigore, che ai tempi di oggi sembra un modo di agire addirittura lunare o fiabesco».
Questa donna smonta i meccanismi del potere, ma nel contempo li sa usare per mettere all'angolo i suoi avversari, è razionale e lucida. Ha una dimensione etica della responsabilità del potere, ma sa prendere anche decisioni forti, ha chiari i suoi obiettivi. È il suo modello ideale di politico?
«Non c’è dubbio che si tratti di un modello ideale di politica non solo, credo, per me ma rappresenti un modello per tutte quelle persone che della politica hanno un’idea alta di cui noi abbiamo perso completamente le connotazioni».
La politica è anche un sistema di alleanze. La viceregina con il supporto del protomedico struttura dei dialoghi con quelli che con il linguaggio di oggi potrebbero essere definiti esponenti della società civile, ed anche della Chiesa. Quanto di moderno ed attuale vi è in questo?
«La vicerè non aveva naturalmente le nostre definizioni nel momento nel quale operava. Lei si è rivolta ad una categoria di persone oneste che era la caratteristica principale che le interessava: la ricerca dell’onestà in un periodo di assoluta disonestà. Nessuno di loro appartiene alla società civile perché così come nobili erano i membri del primo Consiglio da lei disciolto, altrettanto nobili sono i rappresentanti del secondo Consiglio. Si tratta quindi di riconoscere e rivolgersi ad una severa cernita di persone in grado di intendere il potere così come lo intendeva lei».
È davvero interessante il personaggio del protomedico, la sua sensibilità umana, la dimensione dei valori. Non a caso, nel finale del romanzo, affida a Don Serafino un messaggio importante sul senso della battaglia della viceregina: non di vendetta nei confronti degli esponenti del Sacro Regio Consiglio che si erano presi gioco del suo consorte si tratta,ma di giustizia...
«Il protomedico è una figura che non credo sia esistita nella realtà. È una mia invenzione, una sorta di bilanciamento classista tra un Sacro Regio Consiglio, composto appunto da soli nobili, e i rappresentanti dell’alta borghesia come il protomedico o il protonotaro. L’uomo ponte tra un determinato livello di potere e la classe sottostante. Che poi io abbia inserito un sentimento d’amore, questa è una scelta romanzesca che non appartiene alla realtà».
Vi è un passaggio fondamentale nel romanzo, i provvedimenti della viceregina a vantaggio delle donne e dei ceti popolari, creano consenso verso il cambiamento. Perché la politica contemporanea, in Italia ed in Europa, si ostina a calare riforme dall'alto senza tenere conto delle esigenze e dei bisogni concreti delle persone in carne ed ossa?
«Credo che lo scollamento tra la politica e la società che tutti oggi lamentiamo, sia dovuto proprio a questo che lei sta dicendo. Cioè la politica oggi trascura le istanze che provengono dal basso e prende provvedimenti dall’alto che non coincidono con i bisogni della società. Questo scarto provoca scollamento tra la politica e i suoi elettori».
Altro passaggio emblematico. La viceregina appena entra nelle funzioni del proprio ruolo cancella tutte le leggi «ad personam» dei precedenti consiglieri. Anche qui vi è un significato allegorico?
«La vicerè Donna Eleonora, con il suo senso di giustizia, si rende conto che i provvedimenti sono stati presi approfittando di un fatto orrendo, cioè facendo finta che il vicerè non sia morto. Quindi non c’è nessun richiamo alle leggi ad personam, Donna Eleonora cancella le leggi che sono state approvate illegalmente. È la truffa, l’inganno che lei respinge, questa infamia autentica. Oggi noi la leggiamo così ma allora lei era mossa da un altro sentimento. Non è un libello politico per i nostri giorni, è un romanzo storico. Vorrei che questo fosse chiaro».
Racconta il Seicento e rimanda manzonianamente al mondo odierno. Allora vuol proprio far irritare quella parte della critica che invece vorrebbe classificarla come uno scrittore del genere giallo?
«Che si irritino, probabilmente non hanno mai letto un mio romanzo storico e mai lo leggeranno e continueranno quindi a classificarmi per sempre come scrittore di gialli».
Salvo Fallica
 
 

Wuz, 15.3.2013
La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri
"Donna Eleonora s'affacciò.
Scoppiò 'na vociata tali che delle paroli ditte dal Gran Capitano per l'addio ufficiali non sinni accapì 'na sillaba.
Indove che il popolo sinni stava, 'na pirsona supra all'autra o 'mpiccicata all'autra, si partiva un continuo fari voci d'addio, d'augurio, di ringrazio, di binidizioni, accompagnato da 'no svintolio 'nterminabili di fazzoletti, mappine, panni, cammise.
Donna Eleonora arrispunniva salutanno con le mano.
Po' i marinari accomenzaro a livari l'ormeggi."

Correva l’anno 1677 quando, poco dopo essere stato nominato viceré di Sicilia, don Angel de Guzmán fu colto da morte improvvisa.
I consiglieri del regno attendevano ancora la nomina di un sostituto, quando inaspettata giunse la notizia di una lettera, una sorta di testamento, che don Angel aveva scritto in caso di morte anticipata.
Quale stupore per i consiglieri quando appresero che il defunto aveva nominato sua moglie donna Eleonora di Mora come viceregina!
Che disonore essere governati da una donna in una situazione come quella!
Non era un mistero che in tutto il regno di Sicilia in seguito ad una serie di circostanze sfavorevoli si era diffusa una tale indigenza che non valeva alcuna regola se non quella della sopravvivenza: i dazi e le gabelle aumentavano ogni giorno, le epidemie di peste e di colera che si erano diffuse negli ultimi anni avevano ridotto la popolazione alla povertà più estrema, al punto che le bestie perivano nei campi e le donne, anche le più giovani, si vendevano pur di non morire di fame.
Se nessun governatore uomo era riuscito a far fronte a uno sfacelo simile, come avrebbe potuto porvi rimedio una donna?
Tuttavia, contrariamente al volere dei più, nell’anno 1677 la Sicilia ebbe un viceré anomalo; infatti, senza lasciarsi spaventare dai numerosi oppositori, donna Eleonora sedette a capo del Sacro Regio Consiglio, decisa ad attuare quelle riforme che nessuno prima di lei era riuscito a mettere in atto e a risollevare le sorti della città di Palermo.
Per prima cosa prese provvedimenti in favore delle donne: ricostituì il “conservatorio delle vergini pericolanti”, per garantire alle ragazze orfane un sussidio e impedire loro di cadere nel baratro della prostituzione, e in seguito quello delle “ripentite” con l’intento di salvaguardare le ex-prostitute che volevano cambiare vita; da ultimo istituì una dote regia per le ragazze povere che desideravano sposarsi.
Inoltre, abbassò il prezzo del pane e dispose una riduzione delle tasse per le famiglie numerose. Il tutto nell’arco dei 28 giorni di una rivoluzione lunare. E molti altri provvedimenti ancora avrebbe attuato se i suoi oppositori - i grandi feudatari, il vescovo della città e il Tribunale del Sant’Uffizio in particolar modo - non fossero riusciti a trovare un appiglio e fare in modo che fosse richiamata in patria.
Così, gli intrighi di palazzo, i delitti e la corruzione diffusa posero fine alla felice rivoluzione che grazie a donna Eleonora aveva visto la rifioritura di Palermo e che purtroppo durò appena un ciclo lunare.
Rimaneggiando i fatti storici realmente accaduti a Palermo a partire dall’aprile del 1676, Andrea Camilleri, grazie anche all’alternanza di italiano e dialetto siciliano, ci regala un romanzo pieno di suspense incentrato sulla donna: nella Rivoluzione della luna infatti la figura di Eleonora di Mora, celebre per la sua bellezza, emerge piuttosto per la sua intelligenza, per le sue doti politiche e amministrative, oltre che per il coraggio e la determinazione.
Che, attraverso il filtro del romanzo e il riferimento al passato, Camilleri voglia fornirci dei suggerimenti validi anche per il presente?
Manola Lattanzi
 
 

Rumore Web, 15.3.2013
Una birra con Camilleri
Una birra al caffè Vigàta - Andrea Camilleri con Lorenzo Rosso - 2012, Imprimatur Editore - 13, 50 euro

Devo ammetterlo, ho un debole per quegli scrittori che sanno dare risposte inaspettate alle domande più banali. Che sanno muoversi con abilità, ma senza artifizi, tra le parole anche nelle conversazioni da bar. Non ho mai avuto la fortuna di incontrare dal vivo Andrea Camilleri, ma leggendo le pagine dell'intervista Una birra al caffè Vigàta di Lorenzo Rosso ho avuto come l'impressione di essere seduta a quel tavolino del bar Vigàta a respirare il pungente odore di fumo della pelle di Camilleri.
A Porto Empedocle, città che ha dato i natali a Camilleri, lo scrittore torna spesso a prendersi delle pause e ristorarsi al suono della risacca del suo mare. Lì, in suo onore, si trova il Caffè Vigàta, un bar in cui lo scrittore riceve fans e giornalisti.
Camilleri è un uomo saggio, semplice e si arrabbia quando lo "accusano" di un successo facile. Lo scrittore ha sempre scritto, ma è consacrato tra gli scrittori italini più imporantanti grazie alla saga di Montalbano. Libri che è riuscito a pubblicare non senza problemi, alcune case editrici infatti, hanno rifiutato i suoi lavori perché troppo spesso ci sono intermezzi dialettali, "che rendono difficile la comprensione" dicevano. Si sono dovuti ricredere. Elvira Sellerio ha creduto in Camilleri e lui ha ripagato la fiducia del suo editore con migliaia di copie vendute e pochi "tradimenti". Qualche scappatella dal suo editore Camilleri se l'è concessa, ma con moderazione! E la gratitudine nei confronti dell'editore e delle sorprese che la vita gli ha regalato sono due elementi che non mancano mai di essere presenti nel testo.
Le parole dello scrittore sono semplici e dirette e questo fa del libro intervista curato da Lorenzo Rosso una lettura scorrevole e allo stesso tempo si scoprono molti dettagli interessanti, sulla vita di Camilleri e sulla sua scrittura. E, udite udite, anche sul romanzo postumo di Camilleri. Perché lo scrittore anticipa, seppure in modo molto vago, alcune caratteristiche dell'ultimo episodio del commissario Montalbano.
Il commissario, rivela Camilleri, è una sorta di alter ego dello scrittore. A lui fa rivivere la sua passione per il cibo e alcune sue manie. Ma Camilleri non è solo Montalbano. Molti sono infatti i gli scritti storici segnati dalla passione per la storia e alla sua Porto Empedocle.
L'appunto
Il legame di Camilleri con altri autori importanti della Sicilia è testimoniato dai suoi scritti. Sapevate che Camilleri conosceva bene la famiglia Pirandello, e che per qualche tempo è stato affittuario inconsapevole di Fausto Pirandello? Pittore e figlio del più noto Luigi. E che aveva un legame con Sciascia? Che non gli risparmia qualche critica...
L'autore
Il giornalista Lorenzo Rosso vive, anzi si definisce ospite in Sicilia, da vent'anni.
La citazione
[...]
«Allora mi sono detto: "Col cavolo che faccio morire il mio personaggio!" [...]
Mi pareva assurdo che un personaggio, nato letterariamente, morisse "sparato" oppure, alla fine di tutte le indagini, di tutte le avventure, andasse in pensione. Così mi sono fatto venire un'altra idea, trovando in un certo senso la soluzione.»
Federica Ferro
 
 

Calibre 38, 15.3.2013
La danza de la gaviota, Andrea Camilleri, Salamandra
El crepúsculo de los héroes

Esta es la décima novena novela de la serie del comisario Montalbano, sin contar los volúmenes de relatos breves que también protagoniza. Son ya, pues, unas cuantas entregas y unos cuantos años los que cumple el comisario: cincuenta y siete, para ser exactos; pero desde los cincuenta Montalbano se ve achacoso. Mi madre diría que está txotxolo, tontorrón, con pensamientos tristones sobre la muerte y la fragilidad de la vida, sobre todo porque no duerme. Tiene un insomnio puñetero, así que pasa buena parte de la noche en la galería de su casa, en la playa, observando las danzas de las aves, y se le ocurren cosas fúnebres, porque a esas horas y en esas circunstancias nada alegre te atraviesa la cabeza. Si lo sabré yo.
Además de achacoso, lleva ya unas cuantas novelas tonteando con veinteañeras despampanantes. No son lo que se dice grandes historias de amor; ni de pasión siquiera. Las chiquitas se aprovechan de él y acaban siempre dejándole un regusto amargo, como de moraleja cruel. Sí, pero durante unas páginas, al menos durante unas poquitas páginas, toma cuerpo la fantasía cincuentona, o sesentona ya, del reverdecimiento sexual. Yo le he leído a Camilleri unas críticas muy lúcidas, muy agudas y muy certeras contra Berlusconi; pero en este aspecto hay que constatar que van un poco a la par.
Y para acabar con el apartado rosa de esta reseña, daremos cuenta de otra novedad en la aburrida vida sentimental de Montalbano: por primera vez considera la posibilidad de romper con su novia Livia.
¿Cómo es que no dejaban de discutir por los motivos más tontos? ¿Y cómo es que a ninguno se le pasaba por la sesera extraer la lógica conclusión de esa situación, que era darse la mano y separarse de una vez por todas?
Quizás esta ruptura fuera un cambio muy brusco para una serie que ya toca a su fin, quizás Livia sea un hilo conductor que recorre todas las novelas, muy importante y muy fuerte, que no se debería quebrar, pero las lectoras y lectores casi agradeceríamos librarnos de un personaje tan tóxico y antipático y nos gustaría que se fuera a la porra esta relación que, si no es la más rara, sí será probablemente de las más raras del mundo.
Antes de cambiar de asunto, quiero aclarar una cosa. He escrito en el párrafo anterior que la serie de Montalbano toca a su fin, pero, bueno, tranquilo todo el mundo: todavía hay cinco novelas sin publicar en español, más algún otro volumen de relatos. Y está además, Riccardino, un libro dedicado a Montalbano que Camilleri ya ha entregado a su editorial, pero que, sin embargo, no tiene fecha de publicación: Camilleri ha puesto la condición de que se publique como último libro de la serie “cuando el alzheimer me sea irreversible o cuando, falto ya de facultades, sea incapaz de inventar nuevas historias”.
Camilleri saca los pies del texto
Si en la anterior novela el personaje Montalbano leía novelas de su autor, Camilleri, en esta lo vuelve a nombrar como su creador, como el dueño de su destino, como ser superior al que Montalbano está irremediablemente obligado a contar su vida y sus historias. ¿Está burlándose Camilleri de ese género narrativo llamado autoficción en el que los autores entremezclan su yo real con yoes ficticios? Podría ser. Pero también podría ser que simplemente estuviera imitando a su admirado Georges Simenon, que escribía cartas a su personaje Maigret.
Además, el Montalbano literario no quiere acercarse a cierto rincón de Sicilia en el que ruedan la serie televisiva que protagoniza, porque no quiere toparse con Luca Zingaretti el actor que lo encarna. Claro, porque si el Montalbano literario se encuentra con el Montalbano catódico probablemente se produciría una colisión espacio-temporal, como en Regreso al futuro, de consecuencias cósmicas imprevisibles.
Lo curioso es que Camilleri, cuando pensaba en el físico de Montalbano, no tenía en mente a Luca Zingaretti, sino a Pietro Germi, otro actor italiano que no se parece a ZIngaretti en nada.
Y el texto pone un pie en la realidad
Como sabéis, Montalbano es comisario en Vigata, ciudad imaginaria inspirada en Porto Empedocle, que es el lugar de nacimiento de Camilleri. Pues bien, las autoridadeslocales, en homenaje a su hijo más ilustre, cambiaron en 2003 el nombre real del pueblo para añadirle el nombre ficticio. Así, Porto Empedocle pasó a llamarse oficialmente Porto Empedocle Vigata y la ficción literaria se asentó en la realidad geográfica.
Habrá que decir algo sobre la novela, ¿no?
Vale, vale. Me pongo a ello. La danza de la gaviota comparte las características principales de todas las novelas de la serie, que, según confesiones de Camilleri, que en esto sí que imita a su maestro Simenon, se componen siempre de 180 páginas de su procesador de textos, divididas en 18 capítulos de 10 páginas cada uno.
Esta férrea estructura formal encierra, sin embargo, un vodevil policiaco, una trama simpática, espolvoreada de pizquitas de amargura, pero también de mucho humor, apartado en el que sobresale el inefable bufón Catarella; un enredo en el que el único que no se pierde es el mismo Salvo Montalbano, ya que él maneja muy hábilmente los hilos, acapara las informaciones, las manipula, dosifica y reparte entre colaboradores y periodistas, para que los acontecimientos se precipiten hacia donde él desea.
Y, como decía al principio, la trama rocambolesca se sumerge en dos miedos de Montalbano que empapan las últimas novelas de la serie: el miedo a la vejez que avanza y el miedo a la globalización del crimen. Los dos construyen un tercer miedo: Montalbano teme no ser capaz de adaptarse a cambios cada vez más veloces en su cuerpo y mente y en su trabajo.
¿Mantendrá nuestro querido Salvo su pericia en la resolución de crímenes? ¿Qué nos depararán las próximas novelas? ¿Qué nos deparará Riccardino? Sea lo que sea, lo seguiremos con atención y seguiremos informando.
Noemí Pastor
 
 

La Stampa - Ttl, 16.3.2013
È arrivato il ciclone dei libri a 0,99

Nel nostro piccolo, «habemus reginam»: la splendida Eleonora, dalla Spagna a Palermo, 1677. Ad esser pignoli è solo viceregina e regna appena 28 giorni, ma bastano per La rivoluzione della luna e dimostrarsi un premier davvero stellare, «fare limpieza» su ruberie e scandali di loschi e laidi ministri e porporati, attuare giustizia equa e caritatevole, garantire entrate coi profitti dei disonesti e tagliare tasse ai derelitti. Così, la Eva di SilviaDay, sabato scorso sul trono, si ritrova più che dimezzata al 10° posto. Ancora una volta, «meno male che Andrea c’è», e al meglio delle sue manzoniane reinvenzioni storiche: tradizionale concerto multilessicale, perfetto congegno teatrale, emblematica galleria di caratteri. Altra pignoleria: Camilleri è uscito l’8 marzo, la rilevazione si ferma al 9 e ciò può spiegare il basso valore dei 100 punti condivisi con Lilin, poco sopra le 6000 copie, una ventina il minimo distacco tra 1° e 2°. Si scommette che sabato prossimo vedrem la luna piena. Intanto spumeggia una nuova onda, i Newton Compton a 0,99 euro, due già nei primi 10, la Austen e Seneca, altri 6 nella tabella tascabili. Resurrezione, almeno nel prezzo, dei «millelire» varati da Stampa Alternativa di Baraghini nel 1989. Benvenuti, senza pregiudizi: come mostra la madre allegra e dolorosa protagonista del diario bibliofamigliare di Christian Mascheroni edito da Hacca, l’importante è «Non avere paura dei libri».
Luciano Genta
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 16.3.2013
Scola in cattedra per l'inaugurazione
il gala al Petruzzelli con Bisio e Smutniak

L’incontro su Alberto Sordi e Armando Trovajoli. Alle 20 la cerimonia con gli operai della Bridgestone sul palco

Con una lezione di cinema dedicata ad Alberto Sordi e Armando Trovajoli ha inizio oggi la quarta edizione del Bif&st.
[…]
Altro evento speciale alle 15 (Galleria, sala 1) con Marcello Prayer, uno dei protagonisti delle serate di teatro al Forma: introdurrà il laboratorio dedicato a Orazio Costa dopo la proiezione di A cavallo di un cavillo. Orazio Costa narrato da Andrea Camilleri di Felice Laudadio.
[…]
Anna Puricella
 
 

Libri come. Festa del Libro e della Lettura, 17.3.2013
Andrea Camilleri Come ho scritto i miei libri
conversazione con Serena Dandini
Cliccare per ascoltare l'audio dell'incontro
Domenica 17/03/2013
Auditorium Parco della Musica
Sala Sinopoli, ore 18

Quando si parla di Andrea Camilleri, si pensa allo straordinario e affettuoso successo che anno dopo anno e libro dopo libro i lettori continuano a dimostrargli. Si pensa subito a Montalbano e ai personaggi, alle storie e ai luoghi che l'hanno reso tanto amato. Ma quando si ascolta Andrea Camilleri ci si può perdere in storie e luoghi altrettanto seducenti. A 87 anni la sua voce e la sua curiosità intellettuale si offrono con generosità in occasioni e per motivi diversi, che si tratti di una analisi del presente o di capitoli del suo passato. Come quando racconta il suo incontro con la lettura: “Avevamo tantissimi libri in casa e al primo libro che ho domandato il permesso a papà di leggere, chiedendogli “papà, quali libri posso leggere?”, papà mi rispose “i libri si possono leggere tutti” e questa già fu una grande lezione” . O come quando si impegna con il Forum del Libro a sostegno della lettura: “Bisognerebbe far capire ai politici che la lettura non è né un passatempo né un fenomeno di nicchia. Bisognerebbe far capire che andare a teatro o leggere un libro non è un passatempo: in realtà è anche un passatempo se vogliamo, ma è anche qualche cosa di più, cioè a dire un crescere da uomini, da cittadini, un capire il mondo, un conoscere l’infinita quantità di cose che ignoriamo, cioè un continuo arricchimento”.
Il suo ultimo libro, appena pubblicato è La rivoluzione della luna, parla del potere e dell'intelligenza, di donne e di politica, del passato e forse, anche, del futuro, e abbiamo chiesto a Serena Dandini, che l'intelligenza le donne e la politica osserva da vicino, di accompagnarci tra le parole e le storie di Andrea Camilleri.

Come già sap(r)ete, ieri, nell'ambito della manifestazione "Libri come", all'Auditorium (Parco della musica) di Roma è "andata in scena" un'intervista al Sommo, ad opera di Serena Dandini.
Il titolo dell'intervista era "Come scrivo i miei libri".
Inutile dire che di tutto hanno parlato, tranne che di questo, anche perché la domanda è stata liquidata nei primi 15 secondi con la risposta: sbarbato e vestito di tutto punto. Stop.
Da lì in poi è stato il solito, meraviglioso, avvolgente, divagare sui temi più disparati, avendo, però, come bussola le donne e "La rivoluzione della luna".
Si è partiti, infatti, dalla figura di Donna Eleonora e la dilagante corruzione della Sicilia sul finire del 1600, proseguendo con gli immancabili confronti con la situazione attuale, sottolineati da gustosi siparietti comici del duo Camilleri-Dandini.
Obbligato l'accenno all'elezione della Boldrini commentata così dal Sommo "Ieri sera (sabato sera, cioè) sono andato a letto meno incazzato del solito".
Si è parlato di Sciascia "l'elettrauto", di Pirandello "l'ammiraglio" e del "furto" di Amado.
Vengo e mi spiego.
Del fatto che Camilleri consideri Sciascia, o meglio una pagina a caso da lui scritta, un ricarica-batterie, è cosa cognita.
L'aneddoto dell'incontro, unico, del Sommo bambino con Pirandello lo ha raccontato pure molte volte, ma è sempre un piacere riascoltarlo, anche perché ogni volta aggiunge particolari che non c'erano la volta prima. O che io non ricordo.
Su Jorge Amado ha raccontato un altro gustoso, e per me inedito, aneddoto, e che quindi mi soffermo a raccontarvi. Pare che Sciascia avesse chiesto a Camilleri un racconto da pubblicare in un'antologia di autori siciliani. Tra i racconti che il Sommo mandò a Sciascia, questi ne scelse uno (di cui mi sfugge il titolo) che raccontava di un naufragio e di due superstiti che si giocano a tressette la vita. Nelle more della pubblicazione di questa antologia, Amado pubblicò un libro che aveva la stessa, intifica, trama. L'unica differenza era che i protagonisti dello scritto di Amado non giocavano, ovviamente, a tressette, ma ad un gioco, sempre di carte, brasiliano. A chiosa di questo aneddoto, ha anche riportato una considerazione di Calvino (che una volta si trovò a recensire un libro identico ad uno che aveva scritto lui, ma che era ancora in un cassetto), il quale sosteneva che esiste una libreria archetipale, alla quale tutti gli scrittori attingono per trovare una storia da raccontare, e a volte capita che lo stesso libro, venga preso ad ispirazione da due scrittori diversi.
Ancora su Pirandello, ha recitato, a memoria, qualche passo di "U ciclopu", la traduzione del Ciclope di Euripide in siciliano (a proposito, qualcun* sa dove sia possibile trovarla?).
Altri aneddoti, ovviamente, mi sfuggono.
L'incontro è stato, come sempre, piacevole. La sala era, manco a dirlo, stracolma, con gente in fila in attesa di eventuali posti in piedi.

Marco Medaglia, 18.3.2013
 
 

La Repubblica, 17.3.2013
Questa Eleonora ha il carattere di Montalbano

Le ragazze siciliane si sono alzate di dieci centimetri negli ultimi quindici anni, si sono liberate quasi tutte di quelle incrostazioni del passato che attardavano la loro corsa e rappresentano la fascia umana più audace, più spregiudicata e più svelta di tutta l'isola. Davanti a una giovane di vent'anni, il corrispettivo maschio sembra un broccolo fenomenale.
Andrea Camilleri, che ha figlie femmine, deve aver avvertito lo zeitgeist in famiglia, per usare un parolone. La protagonista del suo ultimo libro La rivoluzione della Luna (Sellerio) potrebbe essere presa per una antesignana delle nuove generazioni femminili. Nel Seicento ha governato la Sicilia per brevissimo tempo, facendo cose eccellenti, più e meglio degli uomini, avendo contro una banda di ladroni e di corrotti cortigiani che vivevano a spese del tesoro reale. Si chiamava donna Eleonora di Mora ed era la moglie del Vicerè: quando il marito morì ereditò la carica per sua espressa volontà, dichiarata nel testamento.
Camilleri ha trovato questa storia, assolutamente vera ma poco nota, in un libro di Francesco Paolo Castiglione intitolato Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica. Pochi cenni, ma che sono bastati per ricavare l'immagine di una donna straordinaria. È stata Donna Eleonora, sola, contro l'ostilità generale a decretare l'abbassamento del prezzo del pane e la creazione del magistrato del commercio che riuniva le 72 maestranze palermitane. Nei pochi mesi che è rimasta al potere, riuscì a rimettere in vigore il Conservatorio per le vergini periclitantes e quello per le vecchie prostitute e a creare la cosiddetta dote regia per le maddalene pentite. E trecento anni prima della principessa di S, che durante il periodo del fascismo andava alla Vucciria a spiegare alle popolane i metodi per abortire, il vicerè femmina riuscì a ottenere una drastica riduzione demografica promettendo benefici ai padri che stavano accorti nel figliare.
Camilleri ha preso questa storia e l'ha romanzata con risultati eccellenti. Lo scrittore è uno dei migliori artigiani della letteratura italiana contemporanea: mentre altri pensano al sublime con risultati molto incerti, diciamo così, lui lavora di pialla e al tornio come un falegname, costruendo vicende che stanno sempre in piedi e che sono di grande lettura.
Questa volta è stato talmente preso dalla sua protagonista che ne ha fatto un ritratto fisicamente simile a quello della Cucinotta prima maniera: «La picciotta era nivura di capelli, avuta, slanciata, alinganti, vistuta alla spagnola (...). E che occhi! Grannissimi». Ma l'attrice cinematografica ha sempre sparso intorno a sé un certo calore erotico, mentre Donna Eleonora viene descritta come una persona di naturale freddezza, quella che hanno in dotazione i grandi politici come Colbert, detto "le Nord", il glaciale ministro di Luigi XIV, suo contemporaneo. Quando le annunciano che suo marito è morto, lei non batte ciglio e chiede «Lo han matado?». E senza parere in pochissimo tempo organizza tutte quelle misure che impediscono al grande capitano di impadronirsi del trono e ai consiglieri, descritti sempre come gente malamente che applicano la loro notevole intelligenza al malaffare, di continuare a rubare.
Lavorando in anticipo e mostrando una straordinaria scelta di tempo, riesce sempre a sconfiggere i suoi nemici che si sono radunati sotto l'insegna del motto: «Un viciré fìmmina non è cosa di rispettu / Li fìmmini sunno bone sulo a lettu».
E lei fa rispondere ai consiglieri con un altro motto: «Sti Consiglieri, accusì fitusi e scuglionati, bono è si sunno da 'na femmina cumannati». Il libro è disseminato di aneddoti molto divertenti che il dialetto riesce a colorire ancora di più. Se posso azzardare una leggera critica, ho l'impressione che il ritratto di Donna Eleonora fatto da Camilleri mostri una sapienza politica eccessiva per una neofita che non ha mai frequentato il potere in prima persona. E che nella realtà quei consiglieri ladroni si facciano mettere troppo facilmente nel sacco. Chiunque abbia frequentato anche per poco tempo la Sicilia sa che il genere non solo non è morto, ma è più vivo che prima. Ma Andrea si è innamorato del suo personaggio e le ha attribuito tutte le virtù. E credo che se dovesse rinascere in un'altra vita e riprendere i suoi racconti polizieschi, quel commissario che risponde al telefono dicendo «Montalbano sono» sarebbe una fìmmina.
Stefano Malatesta
 
 

La Repubblica, 17.3.2013
I titoli a 0,99 euro e la nostra classifica di questa settimana

Questa settimana nella classifica dei libri più venduti c'è una vistosa eccezione, mai accaduta prima: sette libri su dieci della top ten appartengono alla stessa casa editrice, la Newton Compton. Il dato merita una breve spiegazione: tutti e sette, così come altri cinque titoli che pur non essendo diventati bestseller hanno avuto ottime performance di vendita, appartengono a una nuova collana, chiamata Live. Si tratta di classici e inediti di 130 pagine venduti al prezzo di 0,99 euro. Sul mercato non esiste nulla del genere, neanche tra i tascabili più economici. La top ten ne è stata chiaramente influenzata.
Riteniamo opportuno precisare ai lettori quale sarebbe la classifica dei dieci libri più venduti senza la presenza dei titoli da 0,99. Al primo posto La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri (Sellerio, euro 14, nuova entrata) [...].
 
 

Apollodoro, 18.3.2013
Recensione La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri, storia di un Vicerè donna

Siete pronti per la recensione di La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri? Il nuovo libro del mio amato scrittore è appena uscito in libreria e, come al solito, non sono riuscita a resistere alla tentazione di comprarlo subito. Sapere che è uscito un libro di Camilleri e non averlo subito a portata di mano mi infastidisce alquanto. Purtroppo non si tratta di una nuova avventura del Commissario Montalbano a Vigatà, di lui dovremo accontentarci delle nuove puntate della fiction che verranno trasmesse dalla Rai in primavera (se solo mamma Rai si decidesse a dirci quando sono!).
Ma torniamo a La rivoluzione della luna. Attenzione agli spoiler, da adesso in poi non potrò farne a meno. La trama è ambientata nella Sicilia del Seicento, all’epoca dei Vicerè di Spagna per intenderci. L’attuale Vicerè, Don Angel, è fiaccato da una grave malattia e i membri de Sacro Regio Consiglio ne approfittano vergognosamente. Tanto da arrivare a ritardare l’annuncio della sua morte per fare approvare leggi a loro comode. Quando stanno per ottenere il massimo potere, però, qualcuno intralcia i loro loschi piani.
Si tratta di Donna Eleonora di Mora, vedova di Don Angel e da lui insignita della carica di Vicerè nel suo testamento. La carica viene anche confermata dal Re di Spagna e il Sacro Regio Consiglio si trova ben presto in acque perigliose. Donna Eleonora ha un carattere di ferro ed è anche bellissima, tanto che il povero protomedico di corte finisce per innamorarsi di lei. Grazie alla sua fermezza d’animo e alla sua nobiltà di intenti, non solo Donna Eleonora riuscirà a eliminare i membri corrotti del Sacro Regio Consiglio (tutti), ma li farà pagare per le loro malefatte. Inoltre cambierà la vita dei palermitani e di tutti i siciliani, promulgando leggi per aiutare i poveri e i derelitti che finiranno per inneggiare alla donna.
Purtroppo la carriera di Donna Eleonora dura solo 28 giorni, il tempo della rivoluzione della luna: il Re di Spagna è costretto a richiamarla in patria, non potendo essere una donna il Legato Papale, carica indivisibile da quella di Vicerè. Una storia profonda e ricca di richiami all’attualità quella che Andrea Camilleri imbastisce, dove la Sicilia del passato si specchia in quella del presente, dove la corruzione e il malaffare la fanno da padroni.
Andrea Camilleri per il suo libro parte da una storia vera. Donna Eleonora è veramente esistita e per un breve periodo è stata Vicerè, una situazione alquanto anomala per l’epoca: era impensabile infatti per una donna avere tanto potere. L’ispirazione allo scrittore è venuta leggendo Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica di Francesco Paolo Castiglione, edito sempre da Sellerio, esattamente come La rivoluzione della luna.
Leggendo questo volume, Camilleri si è imbattuto nella storia di Donna Eleonora, solo che i dettagli storicamente attendibili erano sparsi qua e là fra le pagine del volume. Ma ecco che la fantasia dello scrittore ha sopperito alla scarsità di informazione e ha creato questo bel volume. E’ lui stesso alla fine del romanzo a ricordarci che parte di questo libro è opera di fantasia, ma non ci spiacciono le piccole licenze poetiche che si è preso: stiamo leggendo un romanzo, non certo un saggio storico.
La vicenda è narrata con la consueta ironia dello scrittore, quell’arguzia pungente che con poche frasi ben delineate ci fa vedere i mali del mondo in cui vivevamo e in cui viviamo. Splendida la prima parte, la descrizione del primo Consiglio, la morte di Don Angel e le malfatte successive, semplicemente grottesca. Ovviamente non manca la trama investigativa, ma qui fa da sfondo per dare maggiore spazio alla descrizione soprattutto di Donna Eleonora. Come al solito, Camilleri non spreca pagina e pagine per raccontarci il carattere della protagonista: sono le sue azioni che parlano per lei. Così come quelle di tutti gli altri, nel Bene e nel Male.
Unica difficoltà l’ho trovata nel linguaggio di Donna Eleonora: ormai col siciliano di Camilleri ci vado a nozze, ma Donna Eleonora parla una specie di italiano-spagnolo che quando sei immersa nella lettura della lingua sicula ti spiazza un po’, ci metti un attimo a convertire le due lingue. Ma niente di insormontabile. Insomma, un bel libro, consigliato a tutti.
Manuela Chimera
 
 

E/O Edizioni S.r.l., 18.3.2013
Europa Editions annuncia la collana World Noir

La casa editrice Europa Editions specializzata in narrativa pubblicherà quest'estate una raccolta di romanzi di ambientazione noir dal nome World Noir. La collana sarà composta da 11 titoli, tra novità e riproposte, fra cui romanzi noir di fama internazionale di autori come Jean-Claude Izzo e Benjamin Tammuz.
La responsabile di Europa Editions UK, Daniela Petracco, sostiene che l'obiettivo è "avere un approccio più organico" alla pubblicazione di letteratura noir. La raccolta è accompagnata da un titolo aggiuntivo, distribuito gratuitamente: The World Noir Reader, "un tributo alla letteratura noir internazionale". Si tratta di 230 pagine di saggi, interviste, estratti di romanzi di autori quali Izzo e Andrea Camilleri, scaricabili gratuitamente.
[...]
 
 

F2 Radio Lab, 19.3.2013
La rivoluzione della Luna. Un’eroina spagnola per Camilleri

Andrea Camilleri ritorna il libreria con il suo ultimo romanzo “La rivoluzione della luna” (Sellerio editore Palermo, 276 pagg.14 euro) un’opera a metà fra storia e invenzione.
28 giorni, il tempo della rivoluzione della luna possono cambiare la situazione della Sicilia e cristallizzarsi nella mente di Andrea Camilleri che abbandonando momentaneamente le vicende del commissario di Vigata,ci regala una storia tutta al femminile. Pur non allontanandosi dalla sua amata Sicilia, Camilleri compie un balzo nel tempo, ritornando al 16 aprile 1677, quando la Sicilia fu governata per poco meno di un mese da una donna forte e determinata. Quella donna era la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Aniello de Gusman che in punto di morte l’aveva nominata suo successore.
Eleonora assolse il compito nel migliore dei modi, con la lucidità e il coraggio che le difficili condizioni della Sicilia richiedevano. Contro la misera e la corruzione, donna Eleonora introdusse provvedimenti economici e sociali clamorosi: ridusse il prezzo del pane, alleggerì le tasse per le famiglie numerose, aiutò le donne e colpì i membri corrotti del Sacro Regio Consiglio. Riscuotendo lodi, ma soprattutto biasimi da parte della Chiesa e dei potenti locali, Eleonora segnò con il suo coraggio la sua condanna ad un definitivo allontanamento dalla Sicilia e dal suo governo.
Tra realtà storica e invenzione, Camilleri approfondisce questa figura femminile: la sua breve stagione politica ha rilevanza ai suoi occhi. Con la sua penna leggera e tagliente, lo scrittore siciliano ricrea l’atmosfera del tempo, a metà fra gli intrighi e i delitti di palazzo e il desiderio di cambiamento. Un cambiamento fondato sulla legalità.
La rivoluzione di Eleonora durò poco, ma il fascino della sua lotta solitaria ha ammaliato Camilleri e i suoi lettori.
Dian. Fer.
 
 

Grazia, 19.3.2013
In tv
Montalbano/Zingaretti: ecco perché ci piace tanto (aspettando i nuovi episodi)

Quelle gambe a tarallo e quella fronte lucida come un chiodo: sono più di dieci anni che ci chiediamo perché ci piaccia tanto Montalbano/Zingaretti (i nuovissimi episodi 2013 arriveranno sulla Rai il 15 aprile e non vediamo letteralmente l'ora). Eppure è sexy! Sesso che cammina per molte di noi, anche per chi - nella vita reale o anche solo nei sogni - preferisce i ragazzini hipster oppure i belloni tormentati alla Christian Grey. Insomma, proviamo a capirci qualcosa.
Un uomo d'altri tempi
Montalbano è uno Sherlock Holmes siciliano, un eroe che ricorda i grandi protagonisti di Sciascia senza legge né Dio. È anche un individualista sfegatato, che crede negli affetti e non nelle gerarchie. C'è una frase di Rhett Butler, in «Via col vento», che gli si addice: «Credo in Rhett Butler, è l'unica causa in cui abbia mai creduto». Zingaretti dona a Montalbano tutta la faccia tosta di questo mondo.
Ghiaccio bollente
Il tipico esempio liceale di ossimoro si addice perfettamente a Montalbano/Zingaretti: è vero, è sanguigno e spesso si fa prendere dalla rabbia o dall'impulsività (diciamocelo: ha un brutto carattere), ma sotto sotto è tutto d'un pezzo. Praticamente stabile come una montagna. Un esempio? La sua fedeltà per la lontana Livia, che ha vacillato (ed è infine crollata) in uno degli episodi più belli, «La vampa d'agosto». È lì che ci si è aperto un mondo: il cavaliere che cade sotto il peso della sua stessa armatura ha sempre il suo fascino. La forza è debolezza… E tutto il resto.
A una donna di gusto solo il talento interessa
E Montalbano/Zingaretti di talento ne ha a bizzeffe, il tipo che va dalla soluzione di enigmi impossibili allo scovare il nostro centesimo cardigan nero sepolto in una tomba di disordine da qualche parte nell'armadio. Una parte di noi scommette che ci tirerebbe fuori da qualsiasi ordalia.
Il peso del mattone
Onestamente: chi di noi non vorrebbe vivere in quella villazza sul mare azzurro di Sicilia, in cui Montalbano (con qualche rotolo di ciccia maschia Zingaretti style) si tuffa tutte le sante mattine alle ore sei? Fare colazione in spiaggia, far l'amore su quel letto di ottone battuto, cucinare un polpo con patate al nostro bello per una cena intima… L'unico "contro" è che dovremmo alzarci tutti i giorni con una telefonata di Catarella.
2 + 2 = 5
Non è Zingaretti (che è un bell'uomo, ma… ) e non è Montalbano (che è un personaggio di fantasia): in questo caso la somma è maggiore delle parti. L'attore dà al personaggio una virilità sfuggente, il personaggio dà all'attore un animo complesso e una genialità inafferrabile. Il risultato? Erotismo allo stato puro.
Insomma, tutte sotto le lenzuola con Montalbano/Zingaretti! E speriamo che il 15 aprile arrivi in frettissima.
Lisa Freemont
 
 

Flanerí, 20.3.2013
DietroLeQuarte
[LibriCome4] Conversazione con Andrea Camilleri: “Come ho scritto i miei libri”

Quando si pensa ad Andrea Camilleri, non si può non pensare allo straordinario successo che anno dopo anno, e libro dopo libro, continua a riscuotere fra i lettori. Ma quando si ha la fortuna di ascoltare dal vivo Andrea Camilleri ci si può perdere in storie e luoghi forse persino più seducenti di quelli che descrive nei suoi libri. Con la “freschezza” dei suoi ottantasette anni, ma con la convinzione di averne qualcuno di meno, lo scrittore siciliano è stato ospite dell’ultima giornata di Libri Come, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica: su un palcoscenico scevro, due sole poltrone rosse, e Serena Dandini che ha conversato con lui in via del tutto informale.
«Come scrivi i tuoi libri?», gli chiede la Dandini. «Con la mano destra», ironizza lo scrittore.
Questo è l’incipit, dal quale si intuisce già quale sarà il tenore dell’incontro. Colui che viene definito «un amico di tutti i suoi lettori» ci racconta che la scrittura è qualcosa che lo accompagna quotidianamente, come un rito. Camilleri la mattina alle 7 è già sveglio e pronto per il suo “impiego”, ma non prima di essersi «pulito, lavato e soprattutto sbarbato», condizioni senza le quali afferma di non riuscire a vivere. Questo modulo ripetuto con costanza ogni mattina è il metodo vincente per avere tutto «sotto controllo». Una persona «sciatta» scriverà in maniera sciatta e la conclusione è che la scrittura risentirà di questa poca accortezza: legame magico e personalissimo tra autore e testo.
«Perché scrivi?», è la seconda domanda, la più odiata da tutti gli scrittori.
In un’intervista a El País, Camilleri aveva detto: «Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale!» Confida inoltre al pubblico in sala che è l’unico modo per poter fare dediche ai nipoti, per dare «una parte di me stesso agli altri», ma anche una maniera per restituire tutto quello che ha letto: si impara a scrivere leggendo, e così lui scrivendo restituisce «quei pochi centesimi» che è in grado di ridare.
Non tutti sanno che i quasi cento libri scritti da Andrea Camilleri mantengono una tensione matematica rigidissima; non tutti sanno che ogni libro ha sempre diciotto capitoli e che ogni capitolo corrisponde a dieci cartelle. Una tensione da «direttore d’orchestra o da ballerina» che non può sbagliare un passo, una nota, che tiene il tempo. Mantenerla significa restare freddi in questi numeri contemplando comunque un’emozione, una sensazione. Una regola tutta personale, quella dello scrittore siciliano, un meccanismo computerizzato che non può uscire dagli schemi.
Approfondendo la tematica dei numeri e del ritmo si arriva a La rivoluzione della luna, il suo ultimo libro, edito da Sellerio. Un racconto in ventotto giorni, ambientato «sul finire del Seicento», in cui la protagonista, Eleonora di Mora, vedova del Viceré di Sicilia, succede al governatorato del marito. Un racconto che fuoriesce dalle righe perché viene preso dallo scaffale delle storie, da quella «biblioteca dei racconti da narrare da cui tutti gli scrittori attingono».
Una storia vera, in cui Camilleri si è infiltrato, facendosi spazio in uno spiraglio buio; ha ricercato dati, messo da parte carte e scartoffie, trovando questo passaggio di testimone nelle cronistorie; un passaggio di potere considerato poco e nulla da molti, ma che lui ha voluto riportare alla luce affinché gli fosse dato un giusto peso: la “governatora” combatté la corruzione, abbassò il prezzo del pane, mise in galera i politici corrotti e gli evasori fiscali, creò le corporazioni degli artigiani. Una donna straordinaria, insomma, che fece cose straordinarie.
«Un qualcosa di mirabile per il presente italiano», afferma la Dandini, che di donne e di politica si è sempre interessata. Sì, ed è per questo motivo che Camilleri, come affermava in un’intervista su La Repubblica, dice di «essere innamorato della sua Eleonora, innamorato della vittoria della bellezza sull’orrido, della voglia di fare sull’inerzia».
«Un libro molto poetico, che in un momento così buio ci rasserena il cuore; un’eventuale proposta di fare tutte le donne governatrici, cosa ne pensi?», chiede Serena Dandini. «È da anni che dico di fare un passo indietro, provando a imitare il governo di Le donne al parlamento di Aristofane, per riflettere. Sarò considerato un rinunciatario ma voglio dire una cosa fondamentale: il coraggio delle donne, enorme rispetto al sesso “forte”, è lo stesso coraggio che le porta a generare vita e ad averne fiducia».
La rivoluzione della luna è un libro che parla del potere e dell’intelligenza, di donne e di politica, del passato e forse, anche, del futuro e che cerca di dare una risposta al mondo e al nostro paese «occultato da una sorta di convinzione sbagliata: che il male sia sempre più forte del bene, del giusto», convinzione che a detta di Andrea Camilleri «sicuramente supereremo».
L’evento si è svolto domenica 17 marzo presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, all’interno del festival Libri come.
Elisa Longo
 
 

Libero, 20.3.2013
Parola al "giovane"
I Montalbano allo specchio: "Fisico a parte siamo dei cloni"
Riondino a Zingaretti: "Da lui ho imparato chi è il mito di Camilleri Ora faccio lo scrittore e a 33 anni racconto il segreto del mio successo"

A 34 anni, è già stato diretto al cinema da maestri come Mario Martone, Marco Bellocchio e Daniele Vicari. Inoltre, nel 2012 ha debuttato come regista teatrale. Michele Riondino, noto al pubblico televisivo soprattutto grazie a Il giovane Montalbano, ha deciso di raccontare la sua storia, iniziata in un quartiere operaio di Taranto, in un libro: Rubare la vita agli altri (Fandango Libri, 2013 14.00 euro).
[...]
Che effetto le fa, dopo il successo de Il giovane Montalbano, essere riconosciuto per strada?
«In realtà, vivo in un limbo perfetto: la gente mi guarda, ma non mi chiede se sono Montalbano. Piuttosto, mi dicono se ci conosciamo, o se ci siamo già visti da qualche parte».
Cos’ha significato per lei questa fiction?
«Montalbano mi ha regalato la libertà di scegliere: così, mi sono dedicato per un anno solo al teatro. Attualmente, sono in tournée con due spettacoli e mi godo la soddisfazione di ricevere in platea la gente che mi ha conosciuto in TV».
Cosa pensa de Il commissario Montalbano con Luca Zingaretti?
«Ho iniziato a guardarlo quando ho saputo che avrei interpretato il personaggio “da giovane”. Non mi va di parlare del lavoro di un collega, che oltretutto stimo molto. Certo, non era facile, dopo il suo grande successo, interpretare il giovane Montalbano. Però, ho raccolto la sfida e ricevuto diversi complimenti: hanno detto che, nonostante non ci somigliamo fisicamente, c’è una continuità tra le nostre interpretazioni».
Che progetti ha per il futuro, Michele?
«Leggo molte sceneggiature: me ne interessano due, in particolare, per il cinema. Ma se Andrea Camilleri dovesse scrivere nuovi racconti su Montalbano giovane, sarei pronto e felice di tornare a vestire i suoi panni».
Giovanni Luca Montanino
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 21.3.2013
Dalla von Trotta alla Buy il red carpet è delle donne
È anche il festival dei giovani e degli attori rapiti dalla regia come la Morante e Gassman

[...]
Da Margarethe a Margherita, nel pomeriggio. Altro ritorno a Bari è stato quello della Buy, accolta nell'ex palazzo delle Poste da una folla di persone tanto che ha fatto finta di scappare: «Non sopporto quando mi danno della nevrotica, è l'offesa più grande che mi fanno. Sono una persona normale con le ansie comuni a tutti. Ho cominciato a fare l'attrice per caso, prendevo lezioni di latino dalla moglie di Camilleri. Dopo la maturità strappata con un 48 non volevo più studiare e ho provato a entrare all'accademia dove insegnava Camilleri. Subivo il suo fascino, di quest'uomo che fumava e parlava di teatro».
[…]
Anna Puricella
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 22.3.2013
Chiara, giovanissimo centenario "Perché non smettiamo di leggerlo"

Domani Piero Chiara compirebbe cent'anni. Lo scrittore di Luino, riva lombarda del lago Maggiore, festeggia il centenario più in forma che mai: ristampato, studiato nei licei e nelle università, amato anche dalla critica che lo snobbava. In questi giorni lo ricordano tutti. […] Mauro Novelli, milanese, classe 1972, docente di Letteratura e cultura nell'Italia contemporanea alla Statale, curatore di due Meridiani su Piero Chiara, segue le nuove edizioni del ricco catalogo del luinese, longseller Mondadori da 220 mila copie solo nei 16 titoli della collana Oscar, senza contare i 14 titoli della collana Scrittori Moderni e i 2 dei Classici Moderni.
[…]
È ancora attuale?
«Nel panorama culturale c'è bisogno di una scrittura artigianale di qualità. Dicono che il suo erede sia Andrea Vitali, hanno in comune atmosfere lacustri e trame minime, ma il nuovo Piero Chiara è Andrea Camilleri. Ho curato anche il Meridiano su di lui, trovando le stesse spruzzate di noir, la sensualità della lingua, la passione per le donne. Il padre di Chiara era siciliano».
[…]
Annarita Briganti
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.3.2013
La sfida con Wagner nei salotti siciliani

Quando Andrea Camilleri nel Birraio di Preston evoca il «fantasima che fa tremare tutti i musicanti d'Europa» non sembra lontano dal vero rappresentando gli animatori del circolo cittadino di Vigàta impegnati in un'esilarante discussione sull'eccellenza di Verdi o di Wagner. Perché di veri e propri scontri si trattò, anche in Sicilia, tra fedelissimi del Cigno di Busseto e sostenitori della musica dell'avvenire.
[...]
Emanuela E. Abbadessa
 
 

Roma da Leggere, 23.3.2013
Andrea Camilleri: Ecco come ho scritto i miei libri
Tra i diversi eventi della Festa del Libro all'Auditorium Pdm, "Roma da Leggere" racconta dell'intervista della Dandini al creatore del Commissario Montalbano, il quale ha svelato retroscena e curiosità sui suoi libri



Foto di Musacchio & Ianniello (Courtesy of Auditorium Parco della Musica)

Nel corso dell’attesissima kermesse di eventi prevista per Libri Come all’Auditorium Parco della Musica di Roma, domenica 17 marzo nella Sala Sinopoli c’era Andrea Camilleri, intervistato da Serena Dandini. Più che conferenza, si può definire conversazione amichevole. Sono le 18 poco più quando Camilleri entra e saluta un pubblico entusiasta. E’ gremita la Sala Sinopoli. Tono colloquiale, fare spigliato e disinvolto spiega come se partecipasse ad un salotto tra amici, la sua carriera di scrittore: «Scrivo sempre vestito in perfetto ordine, mai sciatto».
Il creatore del Commissario Montalbano ha quindi commentato ironicamente quello che viene riportato in un’intervista rilasciata al giornale spagnolo El Pais, che, alla domanda sul perchè di aver intrapreso la strada dello scrittore, riportava: «scrivere è meglio di  scaricare casse al mercato».
Commenta molto ironicamente questa risposta che dette al giornale spagnolo a suo tempo, ed aggiunge che «dedicare un libro, è come dedicare una parte di sè all’altra persona».
«Scrivo perché restituisco una parte di quello che ho letto. – afferma – Più si scrive, più si acquisisce leggerezza. Mi ritengo un matematico della scrittura. Anche la poesia e la musica sono composte da numeri».
Poi parla della Rivoluzione della Luna, romanzo pubblicato da Sellerio proprio quest’anno e basato su un fatto storico. La protagonista è Eleonora de Moura, che per un brevissimo periodo di tempo, 27 giorni, divenne viceré del Regno di Sicilia nel 1677 alla morte del marito. Camilleri parla di come lo abbia arricchito di particolari, di come ci sia in realtà un forte richiamo alla modernità, a quello che avviene adesso. Eleonora de Moura la descrive come una donna meravigliosa, intelligente, una donna coraggiosa che venne cancellata dai libri di storia e della quale è anche peraltro difficile reperire il materiale.
Un romanzo in cui alza il sipario sul potere alle donne «mi riferisco all’avvenimento nel Regno  di Sicilia nel 1677.  Ho trovato dei dati che mi hanno invogliato a saperne di più. Eleonora rappresenta la donna intelligente e bella, intesa come bellezza vittoriosa, quella che combatte i soprusi, che rende giustizia».
La chiacchierata con il pubblico, dietro le domande di Serena Dandini, continua su temi importanti   affrontati nel libro. Infatti, nel suo intenso ma breve regno, apportò modifiche importanti: emanò una serie di provvedimenti, a favore delle donne e dei ceti meno abbienti. Per un cavillo giuridico, Eleonora de Moura fu costretta a tornare in Spagna dopo 27 giorni di governo.
In chiusura viene parlato della lingua che Camilleri usa nei suoi libri. Si tratta di una lingua che lui stesso definisce «tra il borghese e il contadino», concludendo con alcune citazioni dalla sua traduzione del Ciclope di Euripide, parte che ha particolarmente coinvolto il pubblico.
Ilaria Degl'Innocenti
 
 

art a part of cult(ure), 23.3.2013
Libri Come 2013. “Sul finire” della Festa con Andrea Camilleri

“Dedicare un libro è come dedicare una parte di te all’altra persona”. È iniziato così l’incontro con Andrea Camilleri condotto da Serena Dandini, in una Sala Sinopoli gremita. La dedica in questione è quella che il celebre scrittore ha rivolto – nel suo ultimo libro edito da Sellerio, La rivoluzione della luna – alla moglie, per la seconda volta. La prima risale a circa 40 anni fa. Una vita fa. Una vita insieme.
L’incontro è stato un susseguirsi di aneddoti e di risate sane, sincere. Si è instaurato un ambiente famigliare, tanto che una signora alla mia destra mi ha offerto una caramellina alla frutta, che io ho rifiuto gentilmente; e un signore alla mia sinistra, così, dal nulla, mi ha fatto tap-tap sulla spalla e mi ha posto una domanda con disarmante naturalezza, come se avessimo appena finito di bere un caffè insieme. E dire che era la prima volta che lo vedevo in vita mia. Sarà stato per il profumo di mare, agrumi e tabacco che il maestro Camilleri porta sempre con sé, ma la Sala Sinopoli quella domenica sera era traboccante di entusiasmo.
Protagonista dell’incontro però, non è stata solo la vita ricca e rocambolesca del maestro, ma anche il suo ultimo libro che citavo in apertura: La rivoluzione della luna. Ci troviamo in Sicilia, nel 1677, quando a una donna, Eleonora di Mora, muore il marito, che altri non è che il Viceré di Sicilia e al quale lei dovrà succedere. Il suo regno è durato poco, appena 28 giorni, ma ne ha combinate di tutti i colori. Eleonora era una donna bellissima e intelligente, che la storia, però, ha quasi dimenticato sorvolando sul ruolo che ha avuto per la sua terra e sulla rilevanza storica di una donna che, sul finire del Seicento, si vede affidare una delle più alte cariche europee di allora.
Con l’escamotage di ripetere più volte che certe aberrazioni e certi misfatti accadevano allora perché si era “sul finire del Seicento”, Serena Dandini e Andrea Camilleri ci raccontano un’Italia che non è poi cambiata tanto. Le donne al potere sono mosche bianche, evasori e corrotti popolano la vita pubblica anziché le carceri e le urgenze sociali sono come le maree: vanno e vengono a intervalli regolari. Però, sul finire del Seicento, in Sicilia, una donna illuminata, in quei 28 giorni, ha rivoluzionato l’ordine precostituito. Ha abbassato le tasse, ha abbassato il prezzo del pane per i meno abbienti, ha istituito decine di Corporazioni, ha fatto incarcerare i delinquenti, ha creato una casa d’accoglienza per prostitute ormai troppo vecchie e malate per poter continuare ad avere cura di sé, donne usate finché sono rimaste sane e piacenti e poi abbandonate a una morte dolorosa e solitaria. Per dire che, dopotutto, se il cambiamento è davvero un obiettivo e non solo uno slogan si può mettere in atto, anche sul finire del Seicento, appena in tempo perché la Luna compia la sua rivoluzione. Potrà essere lo stesso per questa Italia agli inizi degli anni Duemila?
[…]
Giulia Gabriele
 
 

unoenessuno, 23.3.2013
La rivoluzione della luna, di Andrea Camilleri

Se solitamente sono i casi di cronaca a dare ispirazione a Camilleri per i romanzi di Montalbano, per questo romanzo sulla prima vicerè donna della Sicilia, "galeotto" fu la lettura di due libri di storia:
"Dizionario delle figure, delle istituzioni e dei costumi della Sicilia storica" di Francesco Paolo Castiglione e soprattutto "Storia cronologica dei Vicerè" di G.E. Di Blasi.
Nel primo, ma soprattutto nel secondo, si parla di donna Eleonora di Mora che, alla morte del marito nel 1677, il vicerè don Angel de Guzman, per 27 giorni, ne prese il posto sul trono di Palermo, prima di essere sostituita dal cardinale Luis Fernando de Portocarrero.
Dietro questo romanzo "La rivoluzione della luna", un episodio storico veramente avvenuto: quasi un miracolo, un caso unico, perché mai fino ad allora una donna era salita ad una così alta carica politica e amministrativa. Ciò avvenne perché nel suo testamento, don Angel, aveva indicato come suo successore, sua moglie.
In quei giorni di governo, donna Eleonora, che nel libro Camilleri descrive come una donna bellissima, di fronte a cui tutti gli uomini rimanevano senza parole, cerca veramente di portare avanti una politica rivoluzionaria.
Prima di tutto facendo piazza pulita di tutti gli intrallazzi che avvenivano nel regno, per mano dei sei consiglieri che facevano parte del Sacro Regio Consiglio. Composto da Nobili e dal vescovo di Palermo, aveva gestito alle spalle del vicerè, da tempo malato, tutti i loro affaruzzi nell'isola, proteggendosi l'un l'altro e proteggendo i propri amici.
Con una abilità politica, seppe metterli all'angolo e a farli dimettere, nominando al loro posto persone integerrime; chiamò a corte il regio Visitatore generale affinché controllasse i conti e le spese da parte di tutti gli amministratori.
Ma, in quei giorni, arrivò anche ad approvare alcune leggi "rivoluzionarie" per l'epoca: la "legge sulle maestranze" che prevedeva anche la creazione del magistrato del commercio col compito di rappresentare e dirimere tutte le cause, la legge sui "patri onusti" cioè l’alleggerimento delle tasse per chi aveva una famiglia numerosa, mettere un calmiere al prezzo del pane. Finalmente i dazi e le gabelle entravano nelle casse dello stato (e non in quelle dei nobili e dei ladri di corte) e potevano essere così usati per diminuire le tasse. Tasse che, assieme alla carestia, aveva provocato negli anni passati, violente rivolte.
Infine, la viceregina, aveva fatto approvare una serie di tutele nei confronti delle ex prostitute. Ricostituì il “conservatorio delle vergini pericolanti”, per garantire alle ragazze orfane un sussidio e impedire loro di cadere nel baratro della prostituzione, e in seguito quello delle “ripentite” con l’intento di salvaguardare le ex-prostitute che volevano cambiare vita; da ultimo istituì una dote regia per le ragazze povere che desideravano sposarsi.
Tutti atti che la portarono a scontrarsi contro una parte della nobiltà che in quegli anni si era arricchita coi suoi soprusi e imbrogli, ma anche contro il vescovo che l'accusò di stregoneria, mettendo anche in scena un finto fantasma per metterle contro i fedeli, salmodiati dalle prediche piene di veleno del vescovo.
Ma la sua azione ottenne il favore del popolo: se una mano scrisse su un muro del palazzo
"Un vicirè fimmina non è cosa di rispettuli fimmini sunno bone solo a lettu."
Una seconda vergò queste poche righe:
"Stì Consiglieri, accussì fitusi e scugliunati,bono è si sunno da 'na fimmina cummanati".pagina 50
Costruito su episodi storici reali, "La rivoluzione della luna" si trasforma nel corso delle pagine, in una sfida a due: da una parte la viceregina donna Eleonora coi suoi occhi neri, quasi freddi e la sua determinazione nel voler fare giustizia contro tutti i soprusi, e il vescoso Turro Mendoza (anche lui membro del Gran Consiglio), emblema della corruzione e del vizio (non solo contro le donne ma anche contro fanciulli). Degno erede di papa Borgia. Non a caso il suo collaboratore nel libro si chiama Don Valentino Puglia.
La rivoluzione della luna è forse il miglior libro di Camilleri ed è anche un omaggio alle donne.
Si chiude con due immagini significative: i poveri di Palermo che che si ritrovano davanti al palazzo Reale con un panino, che si mettono a mangiare silenziosamente. Quel panino che una volta, senza la politica di donna Eleonora, non si potevano permettere.
E la partenza dal porto di Palermo, quando viene salutata con questi bellissimi versi a lei dedicati, che voglio riportare:
'Ntornu alla terra tutta a firriarici metti 'a luna vintotto jurnati.Chisto lo sanno i fìmmini e lu mariche cu 'a luna sunnu sempri appattati
Giru di luna fu lu regnu tòma fici di la notti jornu chiaru,la tò liggi abbastò e assupirchiòpi fari lu duluri menu amaru.
E ora che hai finuto la fatica,donna Lionora, talia nel nostro cori:dintro ci attrovirai 'na luna nica,iddra sì tu, ca regni di splindori.

La scheda del libro sul sito della Sellerio e la pagina sul sito di Vigata (da cui potete leggere alcuni capitoli del libro).
alduccio
 
 

Corriere della Sera, 24.3.2013
Su Rai3 Il fedele assistente del commissario in tv con «Il giallo e il nero»
Da eterno vice a conduttore Mimì «tradisce» Montalbano
La scelta. Serviva una figura autorevole e rassicurante così si è pensato al personaggio di AugelloBocci: cerco di fare luce sui delitti ancora irrisolti

«Quasi quasi potrei fare Il Commissario Mimì Augello e mandare in pensione Montalbano». Una battuta, ovvio. L'eterno secondo che diventa primo, il vice che diventa finalmente capo. Cesare Bocci lascia temporaneamente il commissariato di Vigata e si trasferisce negli studi di Rai3. Sempre di delitti si tratta. «Il giallo e il nero», ogni sabato in seconda serata. «Ci occupiamo di casi irrisolti, i cosiddetti cold case». Bocci racconta i fatti, li inserisce nel contesto familiare e sociale. Il (vero) vicequestore Annamaria Di Giulio ricostruisce la scena del crimine: «Tutta colpa di Montalbano - spiega Bocci -. Serviva una figura nuova, rassicurante e autorevole e hanno scelto di associare il programma a Mimì Augello». […] La svolta della sua carriera arriva nel 1999. «La mia compagna stava leggendo un libro e insisteva perché lo leggessi anche io. Le prime dieci pagine non capivo niente. Poi pian piano tutto si schiarì, non serve conoscere il siciliano per leggere Camilleri, lo terminai di getto, era Il violino… non mi ricordo, va beh quello lì». La voce del violino. «Il mattino dopo mi chiama la mia agente e mi dice che devo fare un provino per Montalban, all'inizio pensavo allo scrittore spagnolo. Invece era Montalbano». Che incontri con Camilleri: «Ci siamo visti diverse volte, è un narratore straordinario, stai a bocca aperta ad ascoltarlo. La cosa più bella fu un complimento di qualche anno fa. Aveva visto un episodio di Montalbano su una tratta degli organi, c'erano anche dei bambini coinvolti. Mi disse: "Tu ieri sera hai fatto piangere a me e a mia moglie". Emozionare uno scrittore è il complimento più bello». […] La domanda che le fanno più spesso? «Cosa porto a casa dei personaggi che interpreto. Niente. Se riporto a casa Mimì Augello la mia compagna mi dà un calcio».
Renato Franco
 
 

25.3.2013
Topolino e la promessa del gatto
La storia a fumetti in cui Topolino incontra il Commissario Topalbano sarà pubblicata sul n.2994 di Topolino, in edicola mercoledì 10 aprile 2013.
 
 

Televisionando, 25.3.2013
Montalbano, i nuovi episodi 2013: il commissario di Vigata torna su Rai 1 [FOTO]

Il Commissario più amato della TV torna su Rai 1 a partire dal 15 aprile 2013 per quattro imperdibili episodi: Il sorriso di Angelica, Il gioco degli specchi, Una voce di notte e Una lama di luce, tutti tratti dai romanzi di Andrea Camilleri che, come sempre, firma anche le sceneggiature. A dare il volto al commissario più amato, sempre lui, Luca Zingaretti, accompagnato dai già noti personaggi tanto amati dal pubblico: Cesare Bocci riprende il ruolo di Mimì Augello, Peppino Mazzotta quello di Fazio e Angelo Russo quello di Catarella. A questi si aggiungono alcune guest star fra cui la splendida Margareth Madè, la fotomodella e attrice siciliana già interprete di Baarìa e de La mia casa piena di specchi, interpreterà proprio Angelica nella prima delle nuove avventure del commissario di Vigata. La Madè divide la scena con Barbora Bobulova, l’attrice slovacca, invece, interpreterà un’amica del Commissario. Nel cast anche Livia Perned, bellissima attrice svedese che interpreta Livia e che sostituisce l’attrice austriaca Katharina Bohm, storico volto della fidanzata del commissario per ben 8 anni.
Prodotta da Rai Fiction e da Palomar, e girata come tradizione a Modica, la città siciliana dove è stata riprodotta la fittizia Vigata, Montalbano ha da sempre ottenuto uno straordinario consenso da parte del pubblico che si è appassionato alla lettura dei libri e alla stessa fiction. Le nuove quattro puntate del Commissario Montalbano andranno in onda dal 15 aprile al 6 maggio 2013. Come ha sottolineato il regista, Alberto Sironi, il personaggio ideato da Andrea Camilleri ‘è avvolto da una fitta nebbia che copre ogni traccia e per far luce su questi delitti è costretto una volta di più a fronteggiare le coperture, le false piste, i tranelli che il crimine dissemina sulla sua strada‘. Uno dei migliori personaggi della letteratura italiana contemporanea (ri)prende vita grazie a Luca Zingaretti che, in questi nuovi episodi, appare stranamente più riflessivo nei panni di Salvo Montalbano. Il commissario si pone continuamente domande sulle condizioni in cui versa il Paese, chiedendosi più volte cosa succederà e dove porterà il futuro. Per Sironi, inoltre, ‘c’è qualcosa di comune nelle quattro storie. Alla fine di ogni vicenda qualcosa non va per il verso giusto, come se il destino volesse metterci lo zampino e lasciare il nostro eroe a interrogarsi ancora‘. Ma vediamo nel dettaglio la trama per ognuno dei quattro episodi.
Il sorriso di Angelica
In onda il 15 aprile, segue la trama dell’omonimo libro. Una serie di furti è legata all’élite di Vigata, tre delle famiglie più in vista della città sono state derubate: i Peritore, Lojacono e i Vaccaro. Quando la vittima dei furti è la bella bancaria Angelica Cosulich, una bellissima donna amica dei Peritore per la quale Salvo Montalbano perderà la testa. La bellezza di Angelica ricorda a Montalbano quella di Angelica dell’Orlando Furioso e sarà davvero difficile per lui portare al termine le indagini. Salvo Montalbano intuisce che i furti siano legati e forse dietro le rapine si nasconde un amico dei Peritore. Angelica è interpretata dalla splendida Margareth Madè, già protagonista di Il paese delle piccole piogge.
Il gioco degli specchi
In onda il 22 aprile, vede la partecipazione di Barbora Bobulova nei panni dell’amica e vicina di casa di Montalbano Liliana Lombardo. Una bomba viene fatta esplodere vicino a un magazzino vuoto di proprietà di Angelino Arnone. Per il proprietario quella bomba non era per lui, ma per uno degli abitanti del caseggiato accanto. lì vivono due pregiudicati Carlo Nicotra e Stefano Tallarita, un appartenente alla cosca dei Sinagra e uno spacciatore. Nel corso delle indagini ci sono tantissimi depistaggi, tanto che Salvo Montalbano ripensa al gioco degli specchi. Il Commissario inoltre non si spiega il perché l’auto della sua amica e vicina di casa, Liliana Lombardo, sia stata data alle fiamme.
Una voce di notte
In onda il 29 aprile. Arriva anche per Salvo Montalbano il momento di compiere gli anni: il Commissario festeggia il compleanno arrestando un pirata della strada per poi scoprire che è il figlio del presidente della provincia di Montelusa Giovanni Strangio. Montalbano indaga inoltre su un presunto suicidio di Guido Nicotra, il direttore di un supermercato in cui qualche giorno prima era stato commesso un caso, per il commissario non si è trattato di suicidio…
Una lama di luce
L’ultimo episodio andrà in onda il 6 maggio. Nell’episodio Una lama di luce, Salvo Montalbano indaga su un presunto furto subito dalla giovane moglie di uno degli uomini più ricchi di Vigata, Salvatore Di Marta. Montalbano non crede alla pista del furto, soprattutto perché la bella Loredana era prima compagna di un piccolo delinquente. La faccenda si complica quando nel corso delle indagini viene sentita anche la migliore amica di Loredana: Valeria. Montalbano è impegnato anche in una strana faccenda che collega un fortino abbandonato in campagna e alcune armi. Quest’ultimo caso toccherà da molto vicino Livia e Salvo.
ChiaraL
 
 

Newsletter Sellerio, 26.3.2013
Su Google Play la prima App di Andrea Camilleri
Già disponibile per iPhone, iPad e iPod da oggi l'App approda anche sui dispositivi Android

Balli in maschera e presepi viventi, contrabbando di volpini e commerci di salgemma, testamenti con azzardati codicilli e matrimoni che non si possono fare, fuitine maldestre, sfide tra gourmet del gelato. Otto storie inedite di Camilleri, otto racconti perfetti che, come sempre, riescono a stupire, commuovere, emozionare, far ridere.
Contiene gli otto racconti del volume con audio e video del Maestro di Vigàta e il gioco «Prive di titolo».
Un video di Camilleri introduce Pomerania e racconta il suo esordio nel mondo delle App. Il gioco «Prive di titolo» ha per protagoniste le copertine di Camilleri. Trascina il titolo corretto sui libri, completa correttamente 38 copertine e pubblica su FB il risultato. Ogni racconto è accompagnato da un video in cui Camilleri, a tu per tu con i lettori, commenta il testo, ne svela la genesi e suggerisce personali chiavi di lettura. Ogni racconto ha un glossario ipertestuale vigatese-italiano: una volta evidenziate le parole, grazie a un semplice tap, compare sullo schermo il significato italiano del lemma. I lettori potranno seguire l’inconfondibile voce di Camilleri «sfogliando» le pagine dell’App oppure, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dal Maestro di Vigàta. Le pagine che compaiono su schermo riproducono le peculiarità della carta vergata dei libri Sellerio. L’App consente un accesso diretto ai Social Network per condividere con gli amici l’esperienza di lettura.
 
 

Storie di libri, 26.3.2013
La rivoluzione della luna di Andrea Camilleri

La rivoluzione della luna, scritto da Andrea Camilleri e pubblicato dalla Casa Editrice Sellerio di Palermo, è un romanzo dedicato alle donne e alle loro qualità eccezionali.
La fantasia dell’autore siciliano si mescola a dei fatti storici realmente accaduti nel 1677 e cioè alle importanti conseguenze dell’elezione di Eleonora de Moura come successore del defunto marito Carlo III per governare la città di Palermo.
La donna venne proclamata tale dal marito appena prima di morire e il suo governo portò nella città siciliana non poche novità, dimostrando tutta l’intelligenza e l’intraprendenza della donna. Tra i suoi importanti provvedimenti si ricordano: la riduzione del costo del pane, la possibilità di una dote pubblica per le donne povere che volevano sposarsi, la tutela nei confronti delle ex prostitute, il controllo del commercio. Tutte iniziative rivoluzionarie per l’epoca in cui regnò Eleonora, peraltro epoca difficile in cui carestie e tumulti popolari minacciavano la corona spagnola nell’isola. Ed è proprio in un contesto storico di così tanta instabilità politica che emerse tutta la forza e l’abilità politica di donna Eleonora; abilità politica che sapeva di rivoluzionario per la sua epoca, tanto che i conservatori e la Chiesa fecero di tutto per mettere fuori gioco questa “pericolosa” governante. Purtroppo per Eleonora, i suoi nemici riuscirono a farla cacciare ben presto con un banale cavillo giuridico: il suo regno durò così solo 27 giorni, la durata di un ciclo lunare (da qui l’ispirazione per il titolo).
Un romanzo che mira ad esaltare una figura femminile che ha cambiato la storia del suo tempo quindi, che esprime l’ammirazione di Andrea Camilleri per le donne coraggiose.
Per l’autore infatti Eleonora de Moura, pur ostacolata da una società conservatrice e maschilista, è riuscita a imporre il suo cambiamento in modo concreto e a dimostrare alle donne come esse siano perfettamente in grado di farsi rispettare e di portare rivoluzione anche in una società e in un’epoca dove tutto sembrava remare loro contro.
Un nuovo capolavoro di Andrea Camilleri, un inno alle doti di intelligenza e coraggio delle donne, un libro dal romantico sapore storico, da leggere tutto in un fiato. Insomma, da non perdere.
 
 

Il Giornale di Ragusa, 29.3.2013
Modica, rimarrà apertà sino a domenica
I luoghi di Montalbano in una mostra fotografica alla Società Operaia

Modica - I luoghi di Montalbano in mostra presso la Società Operia del Mutuo Soccorso di Modica. Gli scatti molto belli e suggestivi sono di Giovanni Sarto e riprendono i luoghi in cui sono stati ambientati gli episodi della fortunata fiction televisiva. Scorci urbani, architetture barocche, ville dagli interni eleganti, terrazze che si distendono sulla campagna iblea, antiche trazzere e masserie, luoghi che conosciamo perché peculiari del nostro territorio ma che abbiamo imparato ad apprezzare e valorizzare come mai prima d’ora grazie alle avventure investigative del Commissario più amato d'Italia, Salvo Montalbano interpretato dall’attore Luca Zingaretti.
Presso i locali della Società Operaria è possibile visitare anche l’altra mostra di Giovanni Sarto dal titolo “Mestieri, arti e gente del mio paese”, un percorso nella memoria sugli antichi mestieri scomparsi in provincia di Ragusa. Lavori agrari come il pecoraio e il contadino che va dietro l’aratro a seminare; lavori umili ma indispensabili come lo stagnino, il carrettiere, il sellaio, il fabbro, l’artigiano che realizza cesti, scope, fischietti, l’uomo che ripara le botti o vende acqua per le strade; scene di vita domestica con le donne che preparano il pane o la ricotta, intente a lavorare al telaio o che che filano la lana, donne operaie che inscatolano il pesce nelle tonnare di Marzamemi. Visi scolpiti dal sole e dalla fatica che appartengono ad un passato non molto lontano, testimoni e custodi di una civiltà scomparsa, per molti versi dura e faticosa ma certamente più vera e genuina.
La mostra fotografica aperta da sabato 23 marzo chiuderà i battenti domenica 31. L’ingresso è libero.
Giorgia Frasca Caccia
 
 

La Sicilia (Caltanissetta), 29.3.2013
Presentazione di due libri a Riesi dedicati alle miniere

Riesi. Il tema delle miniere negli ultimi tempi è molto discusso, infatti sono stati pubblicati una serie di saggi storici che abbracciano diversi aspetti: da quello religioso a quello economico, da quello sociale a quello tecnologico, ecc. Un aspetto che è stato preso poco in considerazione è la storia della borghesia mineraria; che ci viene raccontata dal geologo nisseno Michele Curcuruto, che dopo dieci anni di ricerche nell'Archivio di Stato di Caltanissetta, ha pubblicato due manoscritti: «I signori delle Miniere» e «La miniera Floristella». Due volumi che verranno presentati il 13 aprile alle ore 18,30 presso il Monte degli Ulivi del Servizio Cristiano di Riesi.
[…]
"I signori delle miniere" è un libro pieno di ricordi e interviste molto apprezzato dallo stesso Andrea Camilleri, che lo ha definito "veramente interessante" e per questo ha chiesto allo stesso autore di utilizzare il suo manoscritto per prendere uno spunto per realizzare il romanzo "Il nipote di Negus".
La serata di cultura sarà diretta dalla riesina Marilù Sanfilippo; perteciperà il poeta Tanino Riccobene e per la musica Felice Rindone e Serena Ministeri.
Giuseppe Montedoro
 
 

Politiken, 30.3.2013
En lille italiensk lækkerbisken
Andrea Camilleri: Nattens lugt
Oversat af Thomas Harder
Forlaget Arvids
5/6

Der spadserede isbjørne rundt på hendes stemmes pakis«. Kan en kærestes svar være mere køligt? Det er på mange måder en lille lækkerbisken af en roman, 88-årige Andrea Camilleri serverer for sine læsere. Og har man netop appetit på smukt, farverigt og elegant sprog, får man sulten stillet, i øvrigt i Thomas Harders smukke oversættelse. Samtidig løber tænderne i vand, når kriminalkommissær Salvo Montalbano spiser blæksprutter eller brændende pirciati på en af sine mange frokoster, og rejselysten pirres, når han kører rundt ad de små bjergveje på forfatterens elskede Sicilien.
Plottet med den forsvundne finanssvindler Emanuele Gargano er egentlig underordnet, for man er i så godt selskab med Montalbano og de andre varmt tegnede figurer, at man helt glemmer, at der overhovedet er et mysterium, der skal opklares. Men det er der, og også det er godt tænkt. Er man ikke allerede Montalbano-fan, så bliver men det med ’Nattens lugt’, nummer seks i rækken.
Jesper Friis

Recensione della traduzione in danese de “L’odore della notte”
“…con una voce nella quale s’avvertiva il formarsi di banchise polari” [Letteralmente era: “Sulla banchisa della sua voce passeggiavano gli orsi polari”; si è però riportata la frase originale del romanzo, NdCFC]. Può la risposta della tua ragazza essere più fredda? Questo romanzo è per molti versi un bocconcino prelibato, che l’ottantottenne Andrea Camilleri serve ai suoi lettori. Se poi hai appetito di un linguaggio bello, variegato e ricco, la tua fame sarà saziata anche grazie alla bella traduzione di Thomas Harder. Allo stesso tempo viene anche l’acquolina in bocca, quando il commissario Salvo Montalbano mangia calamari o i pirciati piccanti in uno dei suoi molti pranzi, e la voglia di viaggiare è stuzzicata, quando corre sulle piccole strade di montagna della amata Sicilia di Camilleri.
La trama della scomparsa del finanziere truffatore Emanuele Gargano è in realtà secondaria, perché siamo tanto in buona compagnia con Montalbano e con gli altri personaggi, disegnati così bene, che ci si dimentica completamente che alla base c’è un mistero da risolvere: c’è ed è architettato benissimo. Se non si è già un fan di Montalbano, lo si diventerà sicuramente con ‘L’odore della notte’, il sesto romanzo della serie.
Traduzione dal danese di Paola Vannacci
 
 

DaringToDo.com, 31.3.2013
Il commissario Montalbano, il vecchio e il giovane
Mentre Luca Zingaretti si prepara a debuttare con i nuovi episodi, Michele Riondino scalda i motori

Luca Zingaretti torna con quattro nuovi episodi della serie Il Commissario Montalbano su Raiuno ogni lunedi sera. Gli inediti, in onda dal 15 aprile, saranno sempre ispirati ai romanzi di Andrea Camilleri ed avranno un preciso filo conduttore: alla fine di ogni vicenda qualcosa non andrà per il verso giusto ed il commissario sarà costretto ancora ad interrogarsi.
La serie terminerà il 6 maggio e sono già stati resi noti i titoli degli episodi: Il sorriso di Angelica, Il gioco degli specchi, Una voce di notte, Una lama di luce. Tra gli attori principali avremo una grande novità: in questa edizione non ci sarà più Katharina Bohm nel ruolo di Livia, la fidanzata storica di Montalbano. Verrà sostituita con l’attrice svedese Lina Perned.
Intanto Davide Riondino potrebbe ritornare nei panni del Commissario nel prequel “Il giovane Montalbano”. L’attore pugliese afferma: “Mi piacerebbe molto interpretarlo di nuovo, la rete sembra interessata a produrre la seconda stagione.” Prima di vederlo all’opera con nuove indagini, sarà necessario aspettare il 2014 in quanto ha manifestato il suo desiderio di dedicarsi al teatro per un anno.
Anche il resto del cast delle avventure del giovane Salvo dovrebbe essere riconfermato: Alessio Vassallo sarà Mimì Augello, Andrea Tidona interpreterà Carmine Fazio e Fabrizio Pizzuto Agatino Catarella. Secondo quanto scrive Il Tempo, Andrea Camilleri starebbe già scrivendo 6 nuove storie sugli esordi investigativi del giovane commissario.
 
 

 


 
Last modified Friday, April, 11, 2014