home page




RASSEGNA STAMPA

NOVEMBRE 2013

 
La Repubblica (ed. di Palermo), 1.11.2013
Biondo, il nuovo corso comincia dai palermitani

[...]
Roberto Alajmo, neo direttore del Biondo, ha mantenuto la promessa di rompere l'incantesimo che sembrava proibire l'accesso al Biondo dei tanti autori, attori e registi di successo della città che adesso, tutti assieme, si riprendono il "loro" teatro con una sorta di giocosa riconquista. La nuova stagione, infatti, nella quale Alajmo ha messo molto di suo, è tutta centrata su quelli che lo scrittore-direttore chiama «i palermitani d'altomare», una sorta di recupero del tempo perduto che può dare un'identità forte al Teatro, creare un nuovo marchio e restituire l'appeal smarrito. O almeno questa è la scommessa.
[...]
A Emma Dante sarà dedicata una serata speciale, una sorta di "incontro con l'autore" con letture e proiezioni, un progetto che riguarderà anche Camilleri.
[...]
Mario Di Caro
 
 

Il Venerdì, 1.11.2013
Un libro in uscita. E un aneddoto borgesiano che lega i due scrittori siciliani
Prostituta blues: Piazzese, Camilleri e la fata di strada

Palermo. La parola chiave è serendipità. Trattasi di fenomeno per cui, mentre stai cercando una cosa, ne trovi inaspettatamente un'altra. Il giallista siciliano Santo Piazzese, lunare e insulare come pochi, ammette: «Quel meccanismo esercita su di me una grande fascinazione». E ti pareva. Vede le palme in Svizzera, gli si chiede esattamente dove, e ne esce una metafora della famosa metafora di Sciascia (la palma sale al Nord). Ricorda gli ombrelloni della Cinzano in un noto bar del centro di Palermo, gli dicono che mai ci sono stati, e lui è già volato a inventarsi una forma nuova e borgesiana di Palermo felicissima, mitico luogo dove Tomasi di Lampedusa si fidanzò con la sirena.
Piazzese è cosi. Pubblica il suo quarto libro por Sellerio, Blues di mezz'autunno, e subito ti dice che non è il suo quarto romanzo («questo è il quinto, il quarto deve ancora arrivare») dopo i successi di I delitti di via Medina-Sidonia (1996), La doppia vita di M. Laurent (1998), Il soffio della valanga (2002). La matematica, con lui, diventa un'opinione. E dunque, che cos'è questo libro? Lo spiega in due parole: «Scrissi un racconto per un'antologia francese di noir curata da Valerio Evangelisti, tradotta in Italia da Mondadori. A Elvira Sellerio piacque molto. Insisteva perché ne facessi una cosa più lunga. Poi Antonio Sellerio lanciò la scorsa primavera l'idea di un volume a più voci sul giallo a Ferragosto. Gli riproposi quel racconto. Ma lui tornò alla carica: perché non ne fai una storia più ampia?».
Cosi Piazzese si mette a scrivere. Lieto di tralasciare, per una buona causa, il suo quarto romanzo. Ora, dovete sapere che il personaggio di quest'ultimo, come del suo terzo, è il commissario Spotorno, un coprotagonista dei primi due. Spotorno aveva occupato la scena per liberare lo scrittore dalla figura soverchiante di Lorenzo La Marca, il mattatore delle prime due prove E invece che succede? «Stavo scrivendo in prima persona, quando mi accorgo che a parlare era Lorenzo La Marca. E cosi l'oggetto letterario è diventato un ritratto del protagonista da giovane».
Anche qui, come sempre noi gialli di Camilleri, la mafia è latitante. C'è invece un'isola che non c'è, l'Arcipelago della Spada dei Turchi. E tunisini che parlano siciliano («per loro è l'italiano»), Tante leggende, conte quella (vera) della «fata di strada», che lega Piazzese a Camilleri. Racconta Santino: «Una volta un mio amico, vicino Pisa, sotto un diluvio, dà un passaggio a una donna bellissima. Scopre che è siciliana come lui. Era scappata di casa, perché il marito la picchiava. Ora, per campare, faceva la vita. A un certo punto, il mio amico è costretto a una brusca frenata. A lei cade la borsa. Scivolano fuori un libro mio e uno di Camilleri. Il mio amico le dice che mi conosceva. Lei fraintende e crede si riferisca a Camilleri. Gli confessa che ci leggeva in strada, mentre aspettava i clienti. Gli si offre gratis. Il mio amico rifiuta imbarazzato».
Piero Melati
 
 

La Stampa, 2.11.2013
Il bestseller. Andrea Camilleri
La saga dei Sacco è un western indignato

Questa volta Camilleri ci regala un western. Ma un «western di cose nostre» - per riprendere il titolo di Sciascia -, ambientato nella Sicilia del post-Grande guerra, da una parte i cattivi, rappresentati dalla mafia, dall’altra i buoni, una famiglia di esemplare e perfino autolesionistica onestà, in mezzo la legge, che sta più dalla parte dei primi che dei secondi.
Una storia vera, ricavata dal memoriale di uno dei protagonisti, e sviluppata attraverso atti processuali e testimonianze varie.
I cinque fratelli Sacco, capaci di elevarsi a una condizione di relativa agiatezza, non intendono piegarsi ai taglieggiamenti, si rivolgono alla giustizia, ne vengono respinti, da accusatori diventano accusati, subiscono vendette (tra cui l’omicidio del probo pater familias), si vendicano, cominciano a loro volta a uccidere (per il sollievo dei compaesani che vedono allentarsi la presa dell’Onorata società), sono braccati dalla mafia e dalle forze speciali del prefetto Mori, alla fine catturati e condannati senza prove (tre di loro) all’ergastolo. Ne usciranno negli anni 60, per grazia presidenziale.
Camilleri mescola racconto e riflessione, soffermandosi sulle contraddizioni degli accusatori, sulle testimonianze false o estorte. Un romanzo-inchiesta che vibra di indignazione, una forma narrativa già sperimentata anni fa con La strage dimenticata e che ha un esplicito precedente in uno dei livres de chevet dell’autore: la manzoniana Storia della colonna infame.
Maurizio Assalto
 
 

La Sicilia (Agrigento), 3.11.2013
«L'ombrello di Noè» e il teatro di Camilleri

A un anno esatto dall'uscita [in effetti sono passati 11 anni, NdCFC], arriva nelle librerie la riedizione de «L'ombrello di Noè», di Andrea Camilleri (Rizzoli Editore). Si tratta di un ordito tra saggio e diario di bordo, dove Camilleri racconta della sua passione per le scene. Una passione dalla quale è scaturita una carriera lunga e ricchissima di allestimenti, regie e incontri memorabili. Fare teatro per il padre di Montalbano è stato lavorare su Adamov, Beckett, Genet, Pirandello, Shakespeare, e con Costa, D'Amico, e poi Sharoff, Eduardo, Peppino, Titina De Filippo... Un libro di memorie, dove si cerca di ricordare e ci si preoccupa di non dimenticare. Un esercizio che è l'anima stessa del teatro. Una serie di conversazioni-racconti, introdotte da un'intervista, preziosa bussola per orientarsi nel percorso del volume e occasione di approfondimento e di riflessione sul significato del fare teatro per Camilleri.
 
 

La Sicilia, 4.11.2013
Maigret e «le vite degli altri»
Tornano i 75 romanzi di Simenon per far riscoprire il poliziotto più amato della tv

I 75 romanzi con il commissario Maigret che Georges Simenon scrisse dal 1931 al 1972, curati con Giorgio Pinotti da Ena Marchi, editor dell'Adelphi, grande conoscitrice dello scrittore belga e di tutte le sue opere, tornano in 15 volumi, i primi due già in libreria (16,90 €).
«Pubblicheremo quattro volumi all'anno - precisa la signora Marchi - perché abbiamo deciso di aprire a un pubblico più ampio questo autore tanto amato».
- Quando è nato effettivamente Maigret?
«Uno degli ultimi western di John Ford, si chiude con una battuta memorabile: al vecchio senatore interpretato da James Stewart, che dopo tanti anni ha raccontato chi fu veramente "L'uomo che uccise Liberty Valance", e gli chiede se pubblicherà la storia, il giornalista risponde: "Quando la leggenda diventa verità, signore, devi pubblicare la leggenda". Anche intorno alla nascita di Maigret, Simenon ha sempre preferito la leggenda: quella del personaggio che gli sarebbe "apparso" delineato, in bombetta, pipa e cappotto, in un porto dei Paesi Bassi nel 1929. In realtà, aveva fatto già apparizione in altri romanzi».
- Quali?
«Dal 1922 Simenon aveva scritto usando una ventina di pseudonimi, alcune centinaia di romanzi e racconti. Comincia a scrivere polizieschi firmandosi Georges Simenon, ed è alla ricerca di un personaggio seriale. Prova l'ispettore G7 ad esempio, o il giudice Froget: ma di fronte al successo che riscuotono le prime inchieste di Maigret, capisce di aver trovato quello giusto».
- Qualcuno ha scritto che Maigret sarebbe nato nel 1913. Ma sembra impossibile perché a quell'epoca Simenon, nato nel 1903, avrebbe avuto dieci anni.
«La data del 1913 viene fuori da un equivoco. Il 1913 è l'anno in cui si svolge la vicenda, non la nascita di Maigret».
- Perché quest'uomo calmo e probo diventa irresistibile? Che cosa gli ha trasferito Simenon?
«Credo che parte dell'attrazione di Maigret, sia proprio quella di essere un uomo normale, ma al tempo stesso di avere il potere "di mettere ordine nella società". A differenza di detective contemporanei dalla vita privata segnata da nevrosi o dipendenze da droghe, Maigret è un uomo solido, con una moglie che ama, è rassicurante. Possiede anche profonda umanità. Il suo "metodo" consiste nel mettersi nei panni delle vittime, a volte anche in quelli carnefici: impregnandosi delle "vite degli altri" risolve i suoi casi. Immerge il lettore nelle atmosfere che lo hanno reso famoso: la provincia francese, i quartieri di Parigi, ma anche USa, Belgio, Londra».
- Simenon è Maigret in qualche modo?
«Simenon ha sempre risposto che lui e Maigret, che all'inizio non si assomigliavano affatto, hanno finito, negli anni, per assomigliarsi sempre di più. Secondo me, l'autore e il commissario hanno lo stesso sguardo sul mondo, la stessa attenzione per gli umili».
- Pochi personaggi letterari resistono al tempo come Maigret. A chi assomiglia?
«Il primo che mi viene in mente è Montalbano. Camilleri ha riconosciuto un debito nei confronti di Simenon, e ha raccontato di aver imparato a scrivere gialli vedendo come Diego Fabbri destrutturava e ristrutturava i romanzi di Simenon per scrivere le sceneggiature dei Maigret televisivi. Possiamo anche avvicinarlo a Sherlock Holmes, o alla Miss Marple di Agatha Christie».
- Quanto ha contribuito la serie tv con Gino Cervi, all'affermazione di Simenon?
«Tantissimo, perché fra il 1964 e il 1972, la Rai ha mandato in onda quattro serie di inchieste di Maigret: 16 sceneggiati e 35 puntate, con una media di 13-14 di spettatori per puntata. L'ultimo episodio dell'ultima serie «Maigret va in pensione», ebbe 18 milioni e mezzo di spettatori. Un successo che ha oscurato il Simenon romanziere».
- Perché?
«Perché tutti lo conoscevano solo come autore di Maigret, e non leggevano i romanzi duri. La maggior parte dei lettori italiani li ha scoperti dal 1985, quando ha iniziato a pubblicarli l'Adelphi. Confesso che anch'io (come Camilleri) preferisco il Simenon dei noir. Anche se lui è grandissimo sempre: in pochi paragrafi riesce a creare l'atmosfera nella quale il lettore resterà immerso per tutto il romanzo».
Francesco Mannoni
 
 

TMNews, 5.11.2013
Laurea honoris causa a Camilleri all'American University of Rome
Lectio dello scrittore sulla letteratura Usa durante il fascismo

Roma - Una laurea Honoris causa all'American University of Rome, per "l'acuta critica culturale" dell'Italia contemporanea che emerge dai romanzi del commissario Montalbano, "uno dei più accattivanti personaggi di tutti i tempi". Con queste motivazioni Andrea Camilleri è stato insignito del prestigioso diploma dalla più antica università americana della capitale, dove ha tenuto una lectio magistralis sulla letteratura d'Oltreoceano durante il fascismo. Un'occasione per lo scrittore siciliano di discutere a tu per tu con gli studenti e di ricordare quegli anni: "Io oggi voglio fare una piccola nota su quella che è stata la letteratura americana durante gli anni del fascismo", ha spiegato Camilleri. "Io li ho vissuti e quindi so che cosa ha rappresentato come stimolo: era come prendere una boccata di ossigeno leggere allora i libri di George Steinbeck o di William Faulkner. Era proprio una grandissima boccata di ossigeno che ci faceva sognare la libertà".
 
 

TMNews, 5.11.2013
Camilleri: "Un gran bel futuro" per la letteratura italiana
"Giovani scrittori promettenti, e diversi bravi cinquantenni"

Roma - Se il futuro economico dell'Italia è pieno di incognite, non altrettanto si può dire della sua letteratura: ne è convinto Andrea Camilleri, decano degli scrittori italiani, che a margine di una laurea honoris causa conferitagli dall'American University of Rome, ha spiegato a TMNews quali sono secondo lui i punti di forza della nostra produzione letteraria."La letteratura del nostro paese - ha detto Camilleri - sta assai meglio dell'economia del nostro paese, in quanto l'economia del nostro paese sembra evere pochi e difficili sviluppi, mentre invece la nostra letteratura credo abbia un gran bell'avvenire. Ci sono degli scrittori giovani che promettono assai bene, ma soprattutto ci sono degli autori intorno ai cinquant'anni, dei cinquantenni già affermati, che continuano a mantenere una loro posizione di prestigio, veramente guadagnata, nella nostra letteratura".
 
 

BlogLive, 5.11.2013
Andrea Camilleri torna in libreria senza Montalbano
Andrea Camilleri torna con 'La banda Sacco', un caso giudiziario degli anni Venti del Novecento dove uomini onesti combattono contro la mafia imperante

Andrea Camilleri ritorna in libreria con un caso non solo politico ma anche giudiziario:
“La banda Sacco” edito dalla casa editrice che ormai lo pubblica da anni, la Sellerio Editore.
Lasciato a casa il commissario Montalbano, Andrea Camilleri si è concentrato questa volta su un caso politico realmente accaduto. Nello scrivere la sua ultima fatica si è affidato alla consultazione dei documenti ufficiali del caso, atti processuali, scritti privati.
I fatti risalgono agli anni Venti del Novecento a Raffadali, un piccolo paesino non lontano da Agrigento. I protagonisti sono i fratelli Sacco che da una esistenza misera intrisa di povertà raggiungono una vita dignitosa grazie al lavoro e alla fatica nei campi insegnata dal capostipite.
Ma questa esistenza all’apparenza semplice cambia radicalmente all’improvviso. Una mattina il capofamiglia Luigi Sacco riceve una lettera anonima intimidatoria, di stampo estorsivo. Dopo qualche giorno ne riceve un’altra. Sempre in questi giorni subisce un furto. Stanco di tutti questi avvenimenti decide di denunciare l’accaduto ai carabinieri. La cosa sorprende e non poco i militari in quanto è la prima volta che qualcuno denuncia la mafia.
Inizia un vero e proprio calvario per la famiglia Sacco perseguitata da svariati tentativi di omicidio ad opera della mafia e indignata per l’indifferenza delle stesse forze dell’ordine e dai concittadini omertosi.
La frase ricorrente è sempre la stessa «Ma c’era la mafia» – «Eccome, se c’era!». La voce narrante è graffiante, in un intercalare che va dal racconto alla riflessione, confutando i documenti ufficiali tra confessioni estorte con la violenza o il ricatto, sottolineandone le contraddizioni. Da sottofondo al racconto una Sicilia rurale fatta di pascoli, rocce e cantilene degli stagionali.
Nella prefazione al libro si può leggere come il succo della storia fatto di uomini onesti costretti a farsi vendicatori sia fortemente di origine manzoniana come le parole di Salvatore Sivano Nigro definisce: “I provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi“.
Anna Chianese
 
 

Corriere di Ragusa, 5.11.2013
La cittadina non sfrutta la spinta turistica del celebre commissario
Ispica non riesce a cavalcare la "Montalbano mania"
Nessun piano utile per intercettare i turisti stranieri

Ispica. Esplode all’estero la Montalbano mania, ma il Comune non cavalca l’onda turistica che il commissario più famoso d’Italia solleva, non sfruttando la linea aerea Londra – Comiso, richiesta espressamente per visitare i posti che sono stati il set della fiction. Ispica, nonostante sia fra i luoghi maggiormente «frequentati» dal poliziotto più conosciuto in Europa, non presenta un piano utile ad intercettare i turisti stranieri presi dal pittoresco personaggio, frutto della fantasia di Andrea Camilleri e protagonista di tanti dei suoi romanzi.
I riflessi della Montalbano mania sono straordinari sul turismo nei luoghi dove le diverse serie televisive sono state ambientate. Ispica fa parte dei «luoghi di Montalbano», l’Amministrazione comunale potrebbe quindi approfittarne e adottare misure per sfruttare i flussi che, grazie anche all’aeroporto di Comiso, si stanno concentrando nella zona. L’idea è lanciata da Gianni Stornello, maturata nell’ambito del coordinamento democratico del quale è segretario poiché formato da intellettuali come Paola Tonaca, Salvatore Belluardo, Diego Ciranda, Gabriella Cocuzza, Carmela Corallo, Nino Fermo, Nino Gianì e Giovanni Tringali. «In Gran Bretagna – spiega Stornello – la Bbc sta mandando in onda «Il commissario Montalbano» e proprio da lì gruppi organizzati sfruttano la linea aerea Londra – Comiso, chiedendo di vedere i luoghi che sono stati il set della fiction. Ad Ispica sono state girate scene importanti, specie delle serie più recenti. Ricordiamo il loggiato del Sinatra e gli interni della società operaia «Garibaldi», di Palazzo Modica in corso Garibaldi e del casino Bruno di Belmonte. Se non ci muoviamo subito rischiamo d’essere tagliati fuori dai pacchetti che i tour operators stanno predisponendo proprio per venire incontro alla forte domanda in tal senso».
Occorre preparare subito un piano. «Bisogna – spiega Stornello – incontrare le agenzie di viaggio locali, mobilitare le strutture ricettive del posto, aggiornare il sito del Comune con banner, cioè spazi, specifici e tags, cioè parole civetta, utili per essere individuati dai motori di ricerca. E, poi, prendere contatto coi tour operators britannici, dove il «Commissario Montalbano» è proposto. Si tratta non perdere un treno utile per la destagionalizzazione dei flussi turistici e, quel che più conta, a costo zero».
Eva Brugaletta
 
 

Enna Magazine, 6.11.2013
Camilleri ad Enna
Lo scrittore ricorda Enna con un video

E' ufficiale Andrea Camilleri sarà ad Enna.
Tutto è pronto per vedere lo scrittore del personaggio più famoso della letteratura, il commissario Montalbano.
Lo comunica il sindaco di Enna Paolo Garofalo: "Dobbiamo solo fissare la data per la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria". Sarà il Consiglio comunale con una cerimonia ufficiale ad accogliere lo scrittore agrigentino, assolutamente restio agli spostamenti e alle cerimonie di rito. Secondo i più stretti collaboratori, difatti, non solo Camilleri soffre di acciacchi legati alla sua veneranda età, ma odia spostarsi in aereo. E dunque ogni suo tragitto diventa problematico e sopratutto faticoso. Evidentemente il ricordo del capoluogo più alto d'Italia che lo ha ospitato da giovane è così forte da fare superare ogni difficoltà. In Sicilia il nuovo fa da toppa al vecchio.
Vi riportiamo il testo del racconto dello scrittore, ed un estratto del documentario, dal titolo"il luogo e la memoria" in onda su Rai educational nel marzo 2010.
[…]
Daniela Accurso
 
 

Vanity Fair, 6.11.2013
«L'italiano si usava per per mettere in chiaro, per prendere le distanze, per dire "te lo dico una volta e per tutte"»
«Quando il discorso si fa serio, usa il dialetto»
In un libro il rapporto di Andrea Camilleri e Tullio De Mauro con la lingua italiana e con il dialetto

Con la lingua italiana ci hanno a che fare entrambi, per vita e per mestiere: il primo la studia, il secondo la manovra. E dal loro dialogo è nato un libricino a base di interventi eruditi del primo e di aneddoti, strepitosi, del secondo. In La lingua batte dove il dente duole (Laterza, pagine 132, €14,00, in uscita il 7 novembre) Andrea Camilleri e Tullio De Mauro si interrogano anzitutto su cos'è la lingua e cos'è il dialetto. Lingua degli affetti, dell'intimo, del familiare, che viene immolato per cedere il posto all'italiano «per sottolineare, per mettere in chiaro, per prendere le distanze, per dire "te lo dico una volta e per tutte"».
IL DIALETTO
Da Falcone che lo usava per stabilire subito un rapporto confidenza con i mafiosi che interrogava («Era una captatio confidentiae in cui spesso e volentieri questa gente cascava») ai burattinai sotto casa di Camilleri che tentavano di nasconderlo, col risultato di storpiare l'italiano, fino ai libri di poesie stampati a New York e scritti in italo-siculo-americano («Versi come "Tengo uno storo abascio città" mi rivelavano una lingua stupenda»). La chiacchierata tra lo studioso di linguistica e lo scrittore si snoda attraverso Dante, il fascismo, le opere meno famose di Manzoni (con particolare accenno a Storia della colonna infame, una delle opere «più ignorate della nostra letteratura»), la lettura e la scrittura.
«SCRIVILA COME L’HAI RACCONTATA A ME»
Commovente poi il passo in cui Camilleri racconta il giorno in cui decise che avrebbe fatto lo scrittore: «Decisivo fu mio padre. Era ricoverato al Gemelli di Roma e stava morendo. Con lui avevo avuto rapporti difficili, complessi, ma sapere che gli restava poco tempo cambiò le cose. Non lo abbandonai un momento, per un mese e mezzo abbandonai il lavoro, lasciai perdere tutto per stare con lui. Parlavamo molto. Un giorno, per distrarlo, gli dissi: "Lo sai papà, ho pensato a una storia", e gli raccontai la storia del mio primo romanzo Il corso delle cose. Era un racconto che da tempo avevo in testa ma fu lì, in quella stanza di ospedale, che prese forma concreta. E mio padre: "Perché non la scrivi?". "Eh papà, perché in italiano mi viene difficile scrivere". "E perché la devi scrivere in italiano? Scrivila come l’hai raccontata a me"».
«'NCIGNARE»
Fu allora che iniziò un nuovo rapporto con le parole. Parole che, come tutti, ama e odia. Una in particolare gli sta più a cuore: è il verbo «'ncignare»: «Significa fare qualcosa di nuovo, mettersi un vestivo nuovo, iniziare un nuovo lavoro, una nuova vita. È una parola tutta proiettata al futuro». Tutto il contrario del «lamintio», parola che invece non sopporta: «È quel continuo lamentarsi di tutto, il vittimismo dietro cui spesso ci nascondiamo per non affrontare, appunto, il futuro».
 
 

La Sicilia (Agrigento), 6.11.2013
American University of Rome
Camilleri ritira la laurea

Lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri giovedì ha ritirato la Laurea Honoris Causa in Humane Letters conferitagli nei mesi scorsi dall'American University of Rome. Camilleri ha tenuto una breve Lectio Magistralis dal titolo «La letteratura americana nell'Italia fascista».
Camilleri è stato insignito per la sua lunga e illustre carriera, l'integrità del suo lavoro e il suo contributo alla storia della letteratura; per aver donato al mondo uno dei più accattivanti personaggi letterari di tutti i tempi, il Commissario Montalbano; per aver presentato al mondo la complessa bellezza della Sicilia e del suo popolo e per aver esaminato la natura e gli effetti del crimine e della corruzione nel corso di cambiamenti drammatici della storia italiana, fornendo, attraverso l'elegante stile letterario del thriller, un'acuta critica culturale. Dopo la cerimonia ufficiale, Camilleri è stato intervistato dagli studenti dell'Aur che sono stati letteralmente conquistati dalle sue risposte su letteratura, storia e arte.
«Ognuno dovrebbe scrivere - ha detto Camilleri ai tanti giovani presenti - non solo per essere pubblicato, ma perché la scrittura permette di ri-leggere voi stessi in modo più obiettivo». Infine lo scrittore ha ricordato ai presenti che ci sono voluti ben 10 anni prima che il suo primo bibro venisse pubblicato, periodo durante il quale non è riuscito a scrivere altro. Il presidente Hodges ha commentato: «Ci siamo sentiti enormemente onorati della sua presenza nella nostra Università».
Dario Broccio
 
 

Il Giornale, 6.11.2013
Fare concorrenza a Montalbano? Roba da pensionati
Debutta lunedì su Sky Cinema la fiction I delitti del BarLume. Protagonisti quattro ignoti caratteristi e un nipote: Filippo Timi

Ai più curiosi e attenti, tra i fan del genere, le affinità non sfuggiranno. Entrambe hanno luogo in deliziosi e realistici, ancorché inventati, paesini di provincia (Pineta e Vigata). Entrambe presentano placidi microcosmi sociali, sommersi nel pigro fluire d'un tempo sbadigliante e impiccione (quello dei pensionati da una parte; quello dei poliziotti dall'altra).
Entrambe esibiscono tipiche caratteristiche regionali, nel linguaggio come negli usi (toscano qui e siciliano lì). Entrambe nascono da due fortunati cicli letterari, per i tipi della stessa casa editrice (Sellerio). Insomma: queste due fiction sono parenti strette. Con una sola differenza. I delitti del BarLume - tratti dagli omonimi romanzi Marco Malvaldi, caso letterario dell'anno con oltre un milione di copie vendute, in prima lunedì 11 e 18 alle 21,10 su Sky Cinema - s'augura d'acchiappare anche solo una parte, dei trionfi arrisi per anni alla più titolata sorella, Il commissario Montalbano. Anche perché - oltre che lusinghieri - i confronti possono anche essere pericolosi.
«Da qualche tempo ci accusavano di fare fiction solo sulle pornostar, gli assassini, e i border-line - ride Andrea Scrosati, vicepresidente di Sky Cinema, alludendo a Romanzo Criminale, alla biografia di Moana Pozzi, ai prossimi 1992 e Gomorra -. Ma ai nostri inizi proponevamo proprio le serie che il pubblico mai avrebbe potuto vedere su una tv generalista. Oggi, invece, che il nostro pubblico è cambiato ed essenzialmente da giovane s'è fatto anche familiare, vogliamo offrire anche prodotti più tradizionali. E I delitti del BarLume, col loro mix di giallo e di commedia, faceva al caso nostro».
Ciò non toglie che per raccontare delle bislacche indagini improvvisate da un quartetto d'arzilli vecchietti (con l'apporto sospiroso d'uno scettico nipote), impegnati a inseguire assassini piuttosto che giocare a scopone, l'approccio sia stato in pieno Sky-style. Cioè controcorrente. Per prim'attore si è scelto un nome di nicchia come Filippo Timi, noto soprattutto al cinema d'autore o al teatro di ricerca, ma finora in sdegnoso auto-esilio dalla tv, perché (parole sue) «sono terribilmente snob». Per i quattro vecchietti, che poi sono i veri protagonisti, quattro caratteristi ignoti, senza alcun richiamo «di cartello». E per stile narrativo un approccio fumettistico (commenti ironici d'una voce narrante; fermi-immagine con scritte in stile pop art) oltre a finali quasi «trasgressivi». Come quello del primo episodio, Il re dei giochi. Che ovviamente non riveleremo, ma che risulta perfino discutibile. «Questo conferma - osserva Scrosati - che tutto sommato anche le nostre fiction più brillanti continuano a essere delle fiction Sky».
Riguardo la presenza del titolato, e finora defilato, Timi, «per anni - ammette lui - ho rifiutato di fare la fiction. E non perché la ritenga inferiore al cinema. Anzi. Amo molto certe serie, soprattutto americane; talvolta le trovo superiori a tanti film. Il fatto è che in tv manca spesso il tempo per fare le cose bene. Tutto deve procedere sempre di corsa, sempre di fretta. E questo nuoce quasi sempre alla qualità». La dolce pigrizia dei pensionati-detective, invece, deve aver influito sui tempi delle riprese: «Che sono stati particolarmente accurati e scrupolosi», conferma il regista, Eugenio Cappuccio, il quale ha girato tra i pini selvatici e le scogliere porose di Marciano Marina, all'Isola d'Elba. Risultato: ora lo «snob» Timi non vede l'ora di ripetere l'esperienza: «Ci sono altri due romanzi, a disposizione. E Malvaldi sta scrivendo il quinto. Ma soprattutto i personaggi, l'ambiente, le atmosfere di questi gialli sono talmente singolari e azzeccati da poter funzionare ancora».
Paolo Scotti
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.11.2013
La voce dei cantastorie film e tesi così rivive un mestiere scomparso

[…]
Il cantastorie numero uno, si sa, è Mimmo Cuticchio, sia pure in un'interpretazione molto estensiva del mestiere. Cuticchio è l'artista per eccellenza, è colui che riassume in sé tradizione e scuola. È l'Opra dei pupi, è il cuntastorie portato nei grandi palcoscenici, come adesso all'Auditorium di Roma dov'è l'ospite dell'anno, artista residente, ma soprattutto il cuntastorie che plasma passato e presente. «Continuo a lavorare sulle origini di questa tradizione che parte dai nostri vicoli - è solito dire - ma ormai il mio cunto è il frutto di tanta ricerca, di mille sperimentazioni, del contatto con generi diversi». A tenere in vita il ditirambo e il verso scazonte, il ritmo duro della metrica greca e il profumo di fescennino nella lingua, nel dialetto e nella realtà del presente ci sono figure che hanno superato la soglia della promessa teatrale come Vincenzo Pirrotta e Salvo Piparo (palermitani), a Bagheria il valente Paolo Zarcone, che riporta in musica con la sua chitarra e il suo canto sghembo l'epopea di Falcone e Borsellino, ma Andrea Camilleri gela eventuali entusiasmi: «Il cantastorie se l'è mangiato la televisione rendendo inutili gli sforzi di chi vuole tenere in vita la tradizione». Esagera? Forse. […]
Sergio Buonadonna
 
 

Corriere dell’Umbria, 6.11.2013
Perugia
A cena con il detective a Palazzo della Penna Il primo è il commissario Montalbano
Iniziativa del Bioo Gourmet Cafè: da giovedì a domenica menu a tema letterario, protagonisti i personaggi più amati del "giallo"

A cena con i grande detective della letteratura: è l'iniziativa del Bioo, il gourmet cafè di Palazzo della Penna - Centro di Cultura Contemporanea, nell'ambito di UmbriaLibri 2013, dal titolo "Detective di gola". Quattro gli appuntamenti in programma, nelle serate di giovedì 7, venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 novembre, alle ore 20.30: protagonisti quattro personaggi tra i più amati dai lettori del "giallo" più sofisticato: personaggi caratterizzati, a parte l'acume investigativo, da una particolare predisposizione alla buona tavola. E saranno proprio cene a tema quelle proposte dal Bioo, sulle tracce enogastronomiche degli investigatori "di carta".
GIOVEDI' 7: SALVO MONTALBANO di Andrea Camilleri. Menu: Arancino, panelle e sfincione - Pasta incasciata - Sarde alla beccafico - Cannolo alla ricotta con rosolio. Vini: Brut mira Porte del Vento - Moscadetta di Marabino - Nero d'Avola di Noto - Moscato passito di Noto.
[…]
Costo di partecipazione per ogni appuntamento: € 35,00 vini inclusi. Prenotazione obbligatoria. Museo Palazzo della Penna - Centro di Cultura Contemporanea Tel. 075.571 62 33 email: palazzopenna@sistemamuseo.it.
Ricette selezionate e illustrate da Alberto Sorbini. Consulenza gastronomica: Walter Ferrero. In cucina: Barbara Grimoldi.
Andrea Piccolini
 
 

La Stampa, 7.11.2013
Camilleri - De Mauro
Il dialetto sia con noi
Un dialogo tra lo scrittore e il linguista che dona il suo archivio alla Rete italiana di cultura popolare: migliaia di libri e documenti rari

Che cos'e' la lingua? Che cos'e' il dialetto? Se lo domandano Andrea Camilleri e Tullio De Mauro nel libro-dialogo "La lingua batte dove il dente duole", che esce oggi per Laterza (pp. 126, & 8364; 14). Ne anticipiamo uno stralcio.
 
 

Messaggero Veneto, 7.11.2013
Carla Manzon legge Pirandello
Pordenone, teatro Verdi Oggi alle 17.30

Primo appuntamento, dalle 17.30 alle 19.30, con i “Foyer aperti” al Verdi di Pordenone. Luogo del debutto, lo spazio del foyer di 2ª galleria, che sarà animato dall’attrice Carla Manzon con “Racconti di teatro - Pirandello secondo Camilleri”, informale carrellata sul grande autore teatrale utilizzando le parole di un altro illustre agrigentino, Andrea Camilleri (e utilizzando anche un piccolo saggio di Sciascia, “Alfabeto pirandelliano”). Il “papà” di Montalbano ha dedicato al suo conterraneo una biografia dolorosa, ma al tempo stesso divertente e divertita, in quella lingua particolarissima che leggiamo nei romanzi dedicati al celebre commissario. L’ingresso è libero. Sarà in funzione il bar del teatro. Info sul sito www.comunalegiuseppeverdi.it e al recapito telefonico 0434 247624.
 
 

Corriere della Sera, 7.11.2013
Comunione nel primo volume «dialogo» tra i due
Andrea Camilleri celebra il gran conterraneo

Una mattina Luigi Pirandello si presentò a casa Camilleri e chiese ad Andrea, allora bambino, di poter salutare la nonna: ne nacque un abbraccio tra le lacrime che molto impressionò il futuro scrittore. Il primo libro della nuova iniziativa editoriale del «Corriere della Sera», la collana in 25 volumi «Luigi Pirandello. Romanzi, novelle e teatro» in edicola da oggi (a € 7,90 più il prezzo del quotidiano), si inaugura con un capolavoro di Pirandello Uno, nessuno e centomila, e contiene una introduzione di Andrea Camilleri che mostra la sua stima per il conterraneo (il brano è tratto da Pagine scelte di Luigi Pirandello di Camilleri, Bur, 2007). E la Sicilia di Pirandello è archetipica per la letteratura tutta e per il teatro non solo italiano del Novecento, tra il realismo e la metafisica di racconti, romanzi e teatro. [...]
Ida Bozzi
 
 

Giornale di Brescia, 8.11.2013
Andrea Camilleri
Banda Sacco western siciliano di metà ’900

Ma c’era la mafia. Eccome, se c’era! Al principio degli anni venti Raffadali «è completamente cummannata dalla mafia che si è in tutto e per tutto sostituita allo Stato». E la mafia non poteva certo lasciare che la famiglia Sacco prosperasse contando solo sulla sua infaticabile voglia di sconfiggere fame e miseria. Non poteva e non voleva, ne sarebbe andato della sua stessa ragione di esistenza: mettere il pizzo su ogni attività e guadagno. A quel tempo i Sacco erano già al culmine della loro parabola ascendente e stavano consolidando il successo. La loro onestà sarà la loro condanna.
Tutto era iniziato nella seconda metà dell’Ottocento, con Luigi Sacco, picciotto «svelto e sperto» che lavora come «jornatante», mettendo a disposizione le sue braccia e la sua forza a chi lo chiama. Luigi viene preso a ben volere da Don Agatino, maestro riconosciuto nell’arte dell’innesto dei pistacchi. Sarà la sua fortuna: impara, supera il maestro e comincia a mettere da parte un po’ di roba, a mettere su famiglia. I figli, Salvatore e Vincenzo, partono per gli Stati Uniti e l’Argentina. Il terzo, Alfonso, vorrebbe studiare, ma la chiamata alle armi interromperà quel sogno. Riunita dopo la guerra, la famiglia Sacco è laboriosa e compatta...
E la mafia si mette di mezzo. Prova a imporre la sua logica, ma i Sacco non si vogliono piegare e si rivolgono all’ordine costituito, denunciano tutto ai carabinieri. Vogliono difendersi con la legge? Con la legge saranno sconfitti. La mafia confeziona una serie di tranelli, false accuse che spingeranno i Sacco alla latitanza e al banditismo. O almeno così faranno credere la mafia e la legge, involontari alleati nell’operazione diabolica.
Western in Sicilia: uomini onesti spinti ad essere «banditi», braccati, catturati e condannati. Una storia vera, ricostruita da documenti e memorie di famiglia. Camilleri ci stupisce con quest’ultimo racconto. Nell’inconfondibile sua lingua, nel suo ritmo narrativo che affabula e affascina, Camilleri racconta una storia drammatica con tono adeguato. Niente sarcasmo o ironia, niente divertimento in questa vicenda disperata e disperante. Offre invece il racconto essenziale, quasi oggettivo, di come la mafia abbia condizionato la vita di paesi, famiglie e individui. Smentita secca e diretta di quell’alone un poco romantico che si vorrebbe creare attorno alla mafia antica, che avrebbe avuto un suo codice d’onore. No, nessun onore e nessun alone! E risposta indiretta anche ad una polemica che era scoppiata qualche anno fa e che metteva Camilleri e il suo Montalbano nel mirino per un presunto non voler parlare del tema siciliano per eccellenza, Cosa Nostra, quasi come se la mafia fosse un luogo comune frusto. No la mafia c’era. Eccome, se c’era! E Camilleri la sa raccontare da par suo.
Claudio Baroni
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 8.11.2013
La rinascita del van Westerhout

È un palcoscenico che ha vissuto alterne fortune, nel corso del sua lunga storia. Nato nel 1888 il teatro comunale Van Westerhout di Mola di Bari, ha subito a partire dal 2010 un brusco rallentamento dell'attività, a causa degli interventi necessari per la messa a norma. Sicché dopo quest'intervallo la stagione che sta per essere varata su questo palcoscenico bonsai - il Van Westerhout è un gioiellino capace di appena 185 posti - ha il significato della rinascita.
[…]
Va da sé, poi, che padrone di casa sarà quel maestro del teatro di narrazione che è Paolo Panaro. […] Una novità i Mercoledì letterari, ovvero un percorso di letture sceniche, spettacoli e mise en espace curate ancora da Panaro che, di settimana in settimana, porterà sul palcoscenico autori come Sciascia, Camilleri, Ben Jelloun e Calvino (con la cosiddetta trilogia del barone rampante).
[…]
Antonio Di Giacomo
 
 

Il Tirreno, 9.11.2013
Camilleri, il nonno e la Lullina per una favoletta con tre finali
ANDREA CAMILLERI Magarìa, Mondadori, pp. 96, euro 15.

Un altro grande che inizia a scrivere per i piccoli.:Andrea Camilleri, il "papà" del commissario Montalbano, che si dedica a un racconto che rende omaggio all'inesauribile fantasia propria dell'infanzia. In Magarìa, questo il titolo del libro, ci troviamo davanti a un nonno cui piace passeggiare sulla spiaggia insieme alla nipotina di nome Lullina. La bambina adora ascoltare i racconti che il nonno le fa durante quelle passeggiate: ogni volta la fanno sognare a occhi aperti. Un giorno, però, le cose vanno in modo imprevisto. Questa volta, infatti, è Lullina quella che ha qualcosa da raccontare perché ha fatto un sogno che non le abbandona la mente: un nanetto vestito di giallo è andato da lei per rivelarle sette parole che hanno il potere di far scomparire le persone: "Fiririri, borerò, parupazio, stonibò, qua non sto!". Manco a dirlo, non appena le pronuncia , sparisce. Immaginate lo sconcerto e l'angoscia del nonno. Dove sarà finita la picciliddra? Cosa deve fare per riuscire a recuperarla?Non vi raccontiamo come va a finire perché non c'è un finale. Proprio così: questa bella fiaba ricamata a sicilianismi come solo Camilleri sa fare, e illustrata in maniera smagliante da Giulia Orecchia, non ha un finale perché ne ha tre, e ognuno può scegliere quello che preferisce.
Jeanne Perego
 
 

La Repubblica (ed. di Bologna), 9.11.2013
Zingaretti. Così la buona televisione dà lezione di cinema

Lo hanno messo in copertina in uno dei dizionari di cinema più famosi in Italia. E lui la faccia ce la mette davvero. Sarà infatti Luca Zingaretti oggi alle 16 al Lumière a presenziare al debutto nazionale del nuovo Morandini 2014, la bibbia dei cinefili edita da Zanichelli. Con lui ci saranno anche gli autori, Morando Morandini con la figlia Luisa, che da anni insieme a mamma Laura è uno dei pilastri della guida. Arriverà poi l'umorista bolognese Alessandro Berselli e come di consueto si finirà con i cinequiz, ma la guest star sarà lui, Montalbano, simbolo di una piccola rivoluzione che la XVI edizione della guida ha saputo cogliere. Per la prima volta, infatti, il volume accoglie anche le serie tv, adeguando il titolo in "Dizionario dei film e delle serie televisive". Da Alias a XFiles, passando per il commissario nato dalla penna di Camilleri, definita «la serie più tipicamente italiana e insieme meglio riuscita».
Zingaretti, lei è stato uno dei primi in Italia a scommettere sulla possibilità di fare tv di qualità. Cosa pensa della svolta del Morandini?
«Da almeno 10 anni in tutti i paesi del mondo, gli Usa in testa, la tv sforna i prodotti più importanti, innovativi e interessanti. Pensi ai documentari, alle grandi serie americane. Sono quelle che hanno cambiato il modo di scrivere, di girare e direi quasi di pensare al racconto per immagini. Gli unici a non essercene accorti siamo noi, chiusi nel nostro gretto autarchismo continuiamo a considerare la tv come un qualcosa di poco elegante e poco chic».
Un tempo era la tv a imparare dal cinema. Oggi i ruoli si sono capovolti?
«Intendiamoci: non tutto quello che si produce per la tv è buono, anzi direi il contrario. Ma continuare ad avere un atteggiamento snob verso il prodotto televisivo è miope e stupido. È un prodotto che in ogni caso si confronta con un pubblico, che sa bene a chi si vuole rivolgere. Mi sembra di poter dire invece che il cinema nostrano degli ultimi decenni ha perso il contatto con gli spettatori e forse è proprio qui che risiede la pochezza del nostro cinema attuale».
Per lei c'è una differenza tra lavorare per grande o piccolo schermo?
«Non credo che per un attore faccia differenza. Altro discorso è il lavoro che concerne un impegno teatrale».
Che effetto le fa essere il volto del Morandini 2014?
«Lo considero un grande riconoscimento».
Luca Zingaretti, ore 16 al cinema Lumière per la presentazione del nuovo Morandini 2014
Emanuela Giampaoli
 
 

ANSA, 9.11.2013
Nasce in Sicilia strada scrittori
Progetto dedicato a Pirandello, Sciascia e Camilleri

Palermo - Nasce in Sicilia: "La strada degli scrittori". Un itinerario turistico - culturale legato a tre grandi autori siciliani: Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. A presentare l'iniziativa sarà lunedì il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray a Racalmuto. Successivamente il ministro percorrerà i luoghi nell'agrigentino amati dagli scrittori: a partire da Racalmuto per arrivare a Porto Empedocle attraverso la Valle.
 
 

Il salvagente, 9.11.2013
Camilleri, Tartabini e Ponti di memoria

[…]
Raffadali, Sicilia. 1920-26. Un grande scrittore presta la sua eccelsa prosa per una bella operazione storica e letteraria. Un brutto giorno d’inizio 1920 arriva una lettera della mafia a Luigi Sacco, se la fa leggere, la getta nel fuoco. Anche la seconda. Subisce un attentato. Una terza. I figli scampano a un agguato. Non c’è scampo. Luigi è analfabeta, gran lavoratore a giornata si era fatto un nome e qualche soldo per le arti dell’innesto del pistacchio e dell’acchiappamuschi. La moglie e i sei figli erano altrettanto buoni e bravi: Vincenzo, Salvatore, Giovanni, Girolamo, Filomena e Alfonso. Si industriarono pur continuando a fare i contadini: foto, mulino, autobus, invalido di guerra, studio. Tutti di idee socialiste. Quando arriva il fascismo lentamente non reggono più, traditi e accusati ingiustamente, feriti negli affetti. Diventano latitanti, qualcuno muore, gli altri cinicamente imprigionati a vita dal brutale prefetto Mori nel 1926. Una triste storia vera che tutti dovrebbero conoscere: è il nuovo libro di Andrea Camilleri («La banda Sacco», Sellerio 2013: pagine 184, euro 13) basato su una ricca documentazione, pure ufficiale come i processi.
Valerio Calzolaio
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.11.2013
La strada degli scrittori siciliani. Il ministro Bray a Racalmuto
Domani la presentazione del progetto voluto dal giornalista Felice Cavallaro: un itinerario turistico culturale che si snoda per i luoghi cari a Pirandello, Sciascia e Camilleri

Un itinerario turistico-culturale dedicato ai tre grandi autori siciliani: Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. È il progetto "La strada degli scrittori", lanciato dal giornalista Felice Cavallaro, che domani mattina sarà presentato nella sede della Fondazione Sciascia a Racalmuto da Massimo Bray, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo. Già a settembre gli assessori regionali competenti e i rappresentanti delle amministrazioni locali si sono seduti attorno a un tavolo per definire le linee del progetto.
Il ministro Bray, proprio partendo dal paese natale di Sciascia, percorrerà tutti i luoghi dell'agrigentino amati dagli scrittori, fino ad arrivare a Porto Empedocle: case natali, statue, teatri e paesaggi. Questa, infatti, sarà la prima area in cui verrà sperimentato il progetto. I trenta chilometri della strada statale 640, dove sorgono alcuni dei simboli della Sicilia come la Valle dei Templi, ma anche le case natali, le trattorie e tutti i luoghi frequentati da Pirandello, Sciascia e Camilleri, diventano così la "strada degli scrittori". Un percorso geografico e culturale insieme che cerca anche di valorizzare le realtà imprenditoriali migliori di Porto Empedocle, Agrigento e Racalmuto. A cominciare dalla ristorazione e dai b&b al centro dell'interesse turistico. Con un'attenzione anche alla cucina dell'Isola che spesso accompagna i protagonisti dei libri, a cominciare dal commissario Montalbano nella sua Vigata.
Claudia Brunetto
 
 

La Sicilia, 10.11.2013
Turismo culturale. Domani a Racalmuto il progetto sarà presentato dal ministro Bray
Pirandello, Sciascia, Camilleri nasce la strada degli scrittori
Percorso nell’Agrigentino lungo il tracciato della statale 640

Agrigento. Un itinerario turistico-culturale legato ad illustri esponenti della letteratura italiana di origini agrigentina come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea camilleri. Ricalcherà il tracciato agrigentino della strada statale 640 (tutta in corso di ammodernamento, anche se da alcuni mesi a questa parte i lavori di raddoppio del primo lotto hanno subìto un rallentamento) e che dovrebbe quindi diventare la "strada degli scrittori".
L'iniziativa è partita dal giornalista Felice Cavallaro, di origini racalmutesi, ma è stata bene accolta dai governi nazionale e regionale, oltre che da una serie di associazioni ed organismi ben lieti di adottare iniziative che uniscano idealmente i Comuni che hanno dato i natali ad insigni letterati con la finalità di favorire lo sviluppo culturale dei rispettivi territori. Se ne era parlato già il 17 settembre in un incontro organizzato a Racalmuto, con la partecipazione dell'assessore regionale al Territorio ed ambiente, Mariella Lo Bello, e di una nutrita delegazione del governo regionale.
Ma dalla proposta al progetto il passo è stato breve e così il tutto sarà presentato domani mattina, a Racalmuto, dal ministro dei Beni e delle attività culturali, Massimo Bray. Subito dopo, lo stesso ministro percorrerà nel corso di un breve tour i luoghi amati dagli scrittori oggetto dell'iniziativa: a partire da Racalmuto per arrivare a Porto Empedocle attraverso la Valle dei Templi di Agrigento, visiterà le case che hanno dato i natali agli scrittori, le statue, i teatri, i paesaggi amati dagli illustri letterati.
Il progetto è stato sposato con grande entusiasmo anche dalla Cmc, cui fanno riferimento le due società Empedocle, che hanno il ruolo di contraente generale dei lavori di raddoppio della strada statale 640, una per il primo lotto relativo al tratto da Agrigento fino a Grottarossa, e l'altra per il secondo che si riferisce al tratto tra Grottarossa e gli svincoli per l'autostrada Palermo-Catania, passando sotto l'abitato di Caltanissetta.
Il progetto vuole unire i Comuni da cui provengono scrittori come Luigi Pirandello, Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia, realizzando un percorso turistico-culturale lungo circa 30 chilometri all'interno del quale la Regione potrà, con i propri bandi, favorire la realizzazione di progetti di vario genere, rivolti ai giovani, che consentano di incrementare il turismo attraverso stimoli che provengano dal mondo della cultura e che siano in grado anche di dare una risposta occupazionale in un momento in cui i posti di lavoro sono sempre più scarsi.
Salvatore Fucà
 
 

La Sicilia (Enna), 10.11.2013
Tanti prodotti tipici con le imprese locali protagoniste

Barrafranca. Valorizzare e far conoscere i prodotti tipici agro-alimentari locali, la cucina tradizionale e il patrimonio artistico e folcloristico religioso. Sembrano esserci tutti i presupposti per rimarcare la riuscita di una grande iniziativa come l'istituzione di un itinerario storico turistico «Made in Barrafranca» che piace ai turisti sia per la storia popolare e le tradizioni religiose, ma anche per il grande patrimonio dei prodotti tipici di cui protagonisti sono le medie e piccole imprese.
[…]
Ma Barrafranca è anche ispirazione di alcuni romanzi come «Piccola pretura» (1948) scritta dal romanzo del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo e da cui il regista Pietro Germi trasse il film «In nome della legge» uscito nei cinema lo stesso anno. Proprio nello stabile della Pretura, iniziò la sua carriera, nei primi anni Settanta, l'attuale Presidente del Senato, Piero Grasso. Ma è anche il paese della rivalità tra vecchie casate che si contendevano il potere con la famiglia dei Bonfirraro, dei Giordano e dei Vasapolli, quest'ultimi due fratelli sacerdoti, la cui storia coincide con quella del romanzo «La mossa del cavallo» del noto scrittore Andrea Camilleri.
[…]
Renato Pinnisi
 
 

TVblog.it, 11.11.2013
Morandini, il dizionario dei film apre alle serie tv (e mette Montalbano in copertina)
La nuova edizione del Morandini, il dizionario dei film, contiene una sezione sulle serie tv. In copertina Luca Zingaretti, protagonista de Il Commissario Montalbano, contento che la fiction stia diventando importante

Da oggi, quando sfoglierete il “Morandini”, il celebre dizionario dei film italiani, potrete trovare anche informazioni sulle serie tv: l’edizione 2014 del volume edito da Zanichelli da quest’anno offre infatti una sezione dedicata anche a questo genere, con 250 titoli scelti tra i più seguiti o meglio realizzati. Non molto, considerata la mole di informazioni che si trovano su un volume più specifico come “Il dizionario dei telefilm”, ma un modo per sottolineare l’importanza del genere.
Sarebbe già questa una notizia: il più prestigioso dizionario dedicato alla cinematografia del nostro Paese apre anche ai telefilm, riconoscendo la loro qualità e la loro maggiore influenza sul grande schermo. Ma non basta: nella copertina dell’edizione di quest’anno compare infatti non il protagonista di una pellicola, ma un attore diventato noto proprio per una serie tv, ovvero Luca Zingaretti, in tv protagonista de “Il Commissario Montalbano”.
Una decisione che vuole sottolineare l’importanza che la serialità ha nella produzione televisiva: fiction, film-tv e serie sono sempre più oggetto di lavoro per importanti case di produzione, sceneggiatori e registi che prima non erano mai uscito dal grande schermo. Ora, invece, il piccolo schermo offre possibilità che prima non dava, anche se, bisogna ammetterlo, la produzione italiana è ben lontana, per qualità o capacità di speriementazione, da quella americana ed europea.
Zingaretti, però, è convinto che la decisione di inserire le serie tv nel Morandini sia una notizia importante, come dice ad “Il Giorno”:
“Finalmente anche in Italia abbiamo ricosciuto il valore artistico dei film per la televisione, colmando quel divario che, in un Paese culturalmente conservatore come il nostro, separava il cinema, mezzo di espressione più colto, dalla tv, considerata irrimediabilmente popolare”.
Per Zingaretti, inoltre, la televisione dà la possibilità di provare nuovi linguaggi: l’esempio che riporta è noto a tutti:
“Senza accorgerci che le serie sono diventate, da anni, un vivacissimo laboratorio. E’ lì, in film-tv (così lui la definisce, ndr) come ‘Breaking Bad’ che si sperimentano sceneggiature, montaggi, regie che il cinema usa solo dopo. In Italia, poi, abbiamo una serie, quella del Commissario Montalbano che è stata celebrata in tutto il mondo. Basterebbe questo a giustificare maggiore attenzione per i lavori televisivi”.
L’attore spera anche che il cinema possa aiutare la tv a raccontare storie di qualità, mettendo da parte la paura di sporcarsi le mani con un mezzo così popolare:
“Lo auspico, perchè noi avevamo un patrimonio di artigiani del cinema, che il mondo ci invidiava e che non ragionavano con lo snobismo dell’ ‘autore’ che affligge il nostro cinema oggi. Adesso ci sarebbe un grande bisogno di bravi registi, montatori, sceneggiatori capaci di lavorare al servizio di prodotti di consumo, ma ben realizzati, di mettere le loro idee al servizio della televisione”.
Si torna, a parlare de “Il Commissario Montalbano”, una delle poche serie tv italiane che la critica estera ha apprezzato. Un buon modo per parlare degli italiani all’estero, secondo Zingaretti:
“Il Commissario è diventato un modello da esportazione, all’estero, lui rappresenta gli aspetti più affascinanti dell’italianità. E’ un uomo giusto, non segue le mode, ragiona senza condizionamenti. E adora la buona cucina, vive in un posto meraviglioso. E’ davvero uno spot della migliore versione dell’essere italiani”.
Se “Il Commissario Montalbano” è riuscito a convincere il pubblico di molti Paesi, la serialità italiana resta però ancora molto lontana da poter essere all’altezza di questa serie. Il coraggio di cui parla Zingaretti deve ancora trasformarsi in storie e personaggi che siano davvero capaci di intrattenere il pubblico senza avere nulla di meno rispetto al cinema.
Paolino
 
 

Fahrenheit, 12.11.2013
La lingua batte dove il dente duole, con Andrea Camilleri e Tullio De Mauro
Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente.
Cliccare qui per scaricare il podcast della trasmissione

Cos’è la lingua, e cos’è il dialetto? Cosa esprimiamo con l’una e cosa esprimiamo con l’altro? Riflessioni, aneddoti e memorie, in cui trovano posto Manzoni e Gassman, Pasolini e il commissario Montalbano, Benigni e Pirandello, oscuri maestri elementari e professori di educazione fisica, poesia, romanzo e teatro: Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente. E una profonda, giusta, verità: in Italia abbiamo tante lingue.
 
 

Vivienna.it, 12.11.2013
Enna. Ad Andrea Camilleri e Santi Giuffrè la cittadinanza onoraria

Enna. La notizia era stata data nel corso del congresso provinciale del partito Democratico e lo aveva detto il sindaco Paolo Garofalo nel suo intervento parlando di “Enna, città della Cultura”, dichiarando che, al più presto, avrebbero ricevuto la cittadinanza onoraria lo scrittore Andrea Camilleri, il creatore del Commissario Montalbano, ed il dottore Santi Giuffrè, che da capo della Mobile di Enna, che è diventato vice capo della polizia. Andrea Camilleri non è uomo che ama le cerimonie, che si sposti facilmente dai suoi acciacchi a 86 anni, odia l’aereo, per cui il suo è “un ritorno ad Enna” da organizzare in ogni minimo particolare, senza traumi. Rivisitare Enna lo stuzzica, perché nel capoluogo ennese ha passato alcuni anni della sua giovinezza, circa tre anni dal 1946 a al 1948 ed in quei tre anni il suo rifugio preferito era la biblioteca comunale dove andava per scrivere le sue poesie ed i suoi racconti, ma anche per riscaldarsi dal freddo ennese. Ad Enna è diventato amico di Franco Cannarozzo, scrittore di gialli e di libri umoristici; nella biblioteca comunale leggeva molto gli scrittori Francesco Lanza di Valguarnera e l’ennese Nino Savarese. Nel 1947 vinse il premio Firenze con una commedia. Poi si trasferì a Serradifalco. Nei suoi racconti escono fuori immagini di Pergusa ed il ciclo della vita, le miniere di zolfo ed il sacrificio di chi vi lavorava per sopravvivere, nonostante i polmoni pieni di polvere, i “carusi” della miniera, le confraternite incappucciate per il Venerdì Santo degli ennesi. Amava viaggiare per i territori vicino, Calascibetta, Pietraperzia, Piazza Armerina e nei racconti del commissario Montalbano ci sono riferimenti ben precisi di questi paesi e del loro territorio nelle inchieste di Salvo Montalbano. La cittadinanza onoraria la merita sicuramente e probabilmente l’avrà assieme ad un Montalbano più moderno, l’ex capo della Mobile della Questura ennese, Santi Giuffrè.
 
 

Canicattì Web, 12.11.2013
Sicilia, Il Ministro Massimo Bray avvia il progetto la “Strada degli scrittori” a Racalmuto

E’ stata una due giorni di impegni e visite per il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, per la prima volta in Sicilia. Bray è arrivato domenica pomeriggio e prima tappa del suo tour agrigentino, una visita privata nella Valle dei Templi ad ammirare le rovine doriche. Il vero tour de force lo ha sostenuto oggi con la giornata iniziata al Giardino della Kolymbetra, proseguita a tarda mattina a Racalmuto, per un incontro alla Fondazione di Leonardo Sciascia. Sempre a Racalmuto il Ministro si è recato al cimitero fermandosi qualche minuto davanti la tomba di Sciascia. Dopo il pranzo altra tappa a Porto Empedocle per ammirare la Torre di Carlo V, una visita al cimitero del paese in compagnia del Sindaco Firetto dove ha assistito al piantumazione di un albero di ulivo, ed infine ha avuto il tempo per una passeggiata lungo il corso di via Roma, giungendo fino al luogo dove è posta la statua dedicata al commissario Montalbano. Ad accompagnare il Ministro Bray in questa visita agrigentina per il “Tour dei letterati”, trenta chilometri di cultura, che da Racalmuto vanno a Porto Empedocle, passando per Agrigento, tre assessori regionali, Mariella Lo Bello, Nelli Scilabra, e Michela Stancheris. Presentato il progetto per intraprendere un viaggio destinato a far diventare il tracciato agrigentino della S.S.640, ribattezzato “la Strada degli Scrittori”, un esperimento di turismo culturale. Un percorso, da Contrada Noce, a cinque minuti da Racalmuto, fra i vigneti e i pini dove Sciascia scrisse gli ultimi libri, alla Scala dei Turchi, la scalinata di marna bianca che emerge dal mare esaltato da Pirandello, passando per la Valle dei Templi di Agrigento e la Vigata di Camilleri.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.11.2013
Antinoro: "Stop ad Agrodolce? Non ho colpe"

Infuria la polemica sul caso della fiction "Agrodolce", con la Regione pronta a fare causa alla Rai che ha bloccato il progetto. L' ex assessore ai Beni culturali, Antonello Antinoro, precisa che «non ha avuto alcun ruolo» nei ritardi che hanno portato allo stop alla seconda serie della fiction, con il risultato che oggi la Regione ha perso 24 milioni di euro di fondi Cipe. «Non è vero che io ho fatto perdere tempo nella firma del secondo contratto - dice Antinoro - e non è vero che ho proposto al direttore artistico di "Agrodolce", Giovanni Minoli, di andare in onda con videomessaggi promozionali della Regione con la mia partecipazione. Avevo solo proposto di utilizzare la sigla di "Agrodolce" anche per promuovere la Sicilia attraverso interventi di personaggi come lo scrittore Camilleri. Per il resto, ho chiesto di avere le fatture della prima serie, mai consegnate, e di far lavorare maestranze locali».
 
 

CorriereTv, 13.11.2013
«Trattativa stato-mafia? Il confine con la collusione si restringe sempre di più»
Andrea Camilleri : «La mafia non ha mai un solo volto»

Esce "La banda Sacco", l'ultimo libro di Andrea Camilleri che racconta la storia di tre fratelli che liberano la città dalla mafia. L'intervista del giornalista del Corriere della Sera . «Io scrivo i racconti storici perché rispecchiano certe situazioni di oggi»
Giovanni Bianconi


 
 

AgrigentoNotizie, 13.11.2013
La Banda Sacco "rivive" nel racconto di Andrea Camilleri
Una storia umanissima a cui Camilleri sa dare, con la sua consueta maestria, fatta di acribia filologica e invenzione narrativa, una dimensione che trascende la minuta vicenda locale e assurge a metafora universale del rapporto tra onesti e soverchiatori nella Sicilia di ieri e di oggi.

A Raffadali ha suscitato un enorme interesse e moltissime discussioni la pubblicazione dell’ultima opera di Andrea Camilleri ambientata non nella Vigata di Montalbano ma nella Raffadali tra il XIX e il XX secolo.
Il libro, intitolato “La Banda Sacco”, racconta la storia di una ordinaria ingiustizia consumatasi nel piccolo borgo rurale di Raffadali ai danni di una onesta famiglia di contadini da parte di un sistema mafioso che si poneva, in quell’epoca, come unico vero potere in grado di controllare il territorio e di imporre la sua volontà nonostante la presenza di leggi solennemente emanate dal Parlamento romano ma del tutto inefficaci laddove la forza era l’unica vera legge e il sopruso l’unico possibile rapporto sociale.
I fratelli Sacco, figli del patriarca Luigi, vissero le angherie consumate contro il padre, onesto bracciante che confidava, ingenuamente, nella protezione della legge e contro di loro, educati a credere nel valore di riscatto del duro e onesto lavoro, come una personale sconfitta e decisero di entrare in clandestinità per non sottomettersi alla prevaricazione.
Contro di loro si radunò una grande alleanza tra mafiosi, maggiorenti locali, scelte politiche e giudiziarie che condussero a una inevitabile sconfitta dei deboli.
Una storia umanissima a cui Camilleri sa dare, con la sua consueta maestria, fatta di acribia filologica e invenzione narrativa, una dimensione che trascende la minuta vicenda locale e assurge a metafora universale del rapporto tra onesti e soverchiatori nella Sicilia di ieri e di oggi.
I raffadalesi, i più anziani dei quali ancora ricordano i vecchi fratelli Sacco dopo il loro ritorno dalle prigioni in cui vennero rinchiusi, non fanno fatica a riconoscere nel racconto di Camilleri non soltanto i luoghi e le reminiscenze del loro paese ma anche, forse soprattutto, la cultura, i vizi e le virtù, i comportamenti e le paure che probabilmente ancora, nonostante la modernità abbia fatto irruzione nel vecchio paese dei Sacco, albergano nella mente e nel cuore di chi porta con sé le memorie inconsce di quelle antiche vicende.
Salvo Di Benedetto
 
 

AgenParl, 13.11.2013
Scicli (RG): Comune, inviato Times incontra vero commissario Montalbano
Sicilia, Il Ministro Massimo Bray avvia il progetto la “Strada degli scrittori” a Racalmuto

Scicli (Rg) - Il maggiore quotidiano inglese: qui la realtà supera la fiction L’incontro fra l’inviato del Times e il vero commissario Montalbano è avvenuto al Convento della Croce, su un cortile di ghiaia, dove i tacchi hanno annunciato l’arrivo del detective. Un’intera pagina. E’ quella che il Times di Londra ha dedicato ieri a Scicli e al suo commissario di Polizia, Maria Antonietta Malandrino, in realtà dirigente del commissariato di Modica, che ha competenza anche sulla cittadina barocca. Nel reportage a firma di James Bone, ospite del Comune nell’ambito dell’educational finanziato dalla Regione, e dall’assessore Michela Stancheris, il racconto della città e del vero commissario che opera nei luoghi di Montalbano. “Senza Scicli Montalbano non avrebbe lo stesso successo”, spiega l’inviato del Times per oltre un ventennio, corrispondente dagli Usa e oggi inviato a Roma. “Quando il regista e lo scenografo hanno iniziato a produrre la serie, si sono accorti che le scene in esterno guadagnavano telespettatori rispetto alle scene girate in interno”. Scicli chiave del successo della fiction, che ha riscosso grande seguito di pubblico anche oltre Manica.
 
 

Bif&st, 13.11.2013
News
Il Bif&st nel segno di Gian Maria Volontè e Massimo Troisi

Si terrà a Bari dal 5 al 12 aprile 2014, al Teatro Petruzzelli e in altre 10 sale della città, la quinta edizione del Bif&st-Bari International Film Festival.
[...]
PREMI FEDERICO FELLINI e LEZIONI DI CINEMA – Nel corso delle serate al Teatro Petruzzelli verranno conferiti i tradizionali riconoscimenti del Bif&st – i Federico Fellini Award for Cinematic Excellence realizzati sulla base del celebre profilo di Fellini disegnato da Ettore Scola – ad alcune grandi personalità del cinema e della cultura fra le quali: Andrea Camilleri, Toni Servillo, Paolo Sorrentino che terranno anche le solitamente affollatissime Lezioni di Cinema.
[...]
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 13.11.2013
Bif&st nel segno di Volontè e Troisi
"Stavano lavorando a un film insieme"

Il festival del cinema presieduto da Ettore Scola a Bari dal 5 al 12 aprile unirà gli sguardi dei due interpreti. Attese le lezioni di Andrea Camillleri e di Toni Servillo e Paolo Sorrentino, entrambi premiati per per l'eccellenza cinematografica

[…]
Andrea Camilleri (che dovrebbe essere a Bari il 12 aprile), Toni Servillo e Paolo Sorrentino saranno i protagonisti delle seguitissime Lezioni di cinema e riceveranno i 'Federico Fellini Award for cinematic excellence'.
[…]
Gilda Camero
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 14.11.2013
Cinema, il Bif&st edizione 2014
La nostra industria creativa

[…]
Tra i protagonisti delle consuete lezioni di cinema ci sarà Andrea Camilleri, che parlerà dello stretto rapporto tra la produzione di Sciascia e quella di Volontè. Riceverà al teatro Petruzzelli il Fellini award all'eccellenza artistica, mentre per quella cinematografica sono stati già annunciati Paolo Sorrentino e Toni Servillo.
[...]
Anna Puricella
 
 

Libreriamo, 14.11.2013
La banda Sacco, il nuovo di capolavoro Andrea Camilleri, un caso politico oltre che giudiziario
Pubblichiamo la recensione di Arcangela Cammalleri per l’attenta analisi dell’ultimo capolavoro del maestro del giallo italiano

La memoria «Penso che il caso sia unico nella storia giudiziaria italiana pur così pesante di capitoli sciagurati» (Umberto Terracini). Questa storia, un caso politico oltre che giudiziario, come dice Camilleri è assolutamente autentica e l’ha potuta scrivere solo perché Giovanni Sacco, uno dei sei figli di Girolamo, l’ha invitato a raccontare le vicende della sua famiglia fornendogli documenti ufficiali, familiari e atti del processo.
Una storia inverosimile, come la realtà ormai ci ha abituati, è quella della famiglia Sacco, famosa tristemente come “La banda Sacco”, nella Sicilia degli anni ’20, precisamente a Raffadali in provincia di Agrigento. Il capofamiglia Luigi Sacco nella seconda metà dell’Ottocento è un giovane onesto ed indefesso lavoratore, travaglia campagne campagne come jornatante agricolo stagionale, di memoria marxista le sue uniche ricchezze sono dù vrazza forti, a ciò si aggiungono la gioventù e tanta gana di travagliare. Sono lontani gli eventi tragici che sovvertiranno il suo futuro e quello dei suoi figli e nipoti.
Si può lavorare onestamente, formarsi una famiglia e realizzare una certa posizione economica e tutto questo essere compromesso dalle malversazioni di capimafia locali, manovrati da eminenze grigie? L’ascesa di una famiglia, conosciuta per l’onestà, la serietà, il rispetto assoluto della parola data, Mai uno screzio, mai un’azzuffatina tra loro, sarà la sua discesa poi negli inferi, tra latitanze, carceri, ingiustizie, processi e morti anche. Intanto la famiglia cresce e attraversa l’emigrazione nell’America latina, la guerra del 15-18, il fascismo mentre la Piovra allunga i suoi tentacoli e branca i fratelli Sacco che vogliono vivere tranquilli e malgrado loro diventano agli occhi dell’opinione pubblica, manipolata ad hoc, dei delinquenti.
Da vittime e testimoni di verità a accusati e dalla mafia da una parte e dalle forze dell’ordine e dallo Stato dall’altra che dovrebbero tutelare e salvaguardare le persone dabbene. Il prefetto di ferro, Cesare Mori, dotato da Mussolini di pieni poteri per sterminare la mafia in Sicilia, aveva a sua disposizione carabinieri, pubblica sicurezza, corpi speciali e reparti dell’esercito, peccato che con il pretesto di combattere la mafia, fu posto il bando ai principi generali del diritto, alle garanzie costituzionali dello Statuto albertino, all’osservanza dell’habeas corpus dei cittadini, alla corretta applicazione della stessa legge di pubblica sicurezza. Nel presupposto di far valere la legge, interi corpi dello Stato non ebbero scrupolo a operare fuori dalla legge e anche contro la legge…
Si perpetrarono vere e proprie razzie quando si eseguivano i mandati di cattura, le confessioni venivano estorte con violenza secondo metodi d’indagine barbarici, salvo poi rilasciare con opportune per “mancanze di prove” chi di dovere. Il prefetto ai giornalisti ricordava la pericolosità della banda Sacco, dedita alle rapine, alla grassazione, al furto, all’abigeato e come animali braccati i fratelli Sacco subiscono questa accanita ed ingiusta persecuzione da parte dei mafiosi e dalla legge fascista, tacciati di essere anche dei sovversivi, perché socialisti; ma non è una vita che può durare a lungo, non si può andare a lavorare la terra come per andare a fare la guerra. Ancora Camilleri in un’intervista afferma che i Sacco si opposero e combatterono contro forze avverse, ma non usarono mai le armi, mai uccisero! Il questo senso la vicenda della banda Sacco misconosciuta ai più, ha un che di straordinario e non sempre l’onestà, la rettitudine pagano.
La verità è piegata ad usum Delphini, la giustizia è per i potenti e i soverchiatori, in una visione fatalistica ed ineluttabile della vita, soccombono i deboli, i vinti di natura. Camilleri in veste di storico sa scrivere e descrivere ciò che desta attenzione ed indignazione, soprattutto quando gli umili e gli indifesi diventano offesi, capri espiatori di tutte le aberrazioni di una società che di civile ha solo la sua falsa rappresentazione. Eppure in questa narrazione di fatti cruenti e vessatori, fa da contrappunto una Sicilia selvaggia e misteriosa, dai paesaggi rupestri, dalle campagne riarse, travagliate con il sudore e la fatica dei viddani di Pirandello, di Verga, dai vigneti e pistacchieti: immagini, odori e profumi e suoni ormai memoria al più di pagine letterarie.
Ancora una volta Camilleri attraverso i suoi scritti penetra nell’anima della Sicilia, nelle sue ineffabili contraddizioni e superando lo spazio geografico isolano riflette quanto storicamente sia impossibile trovare un equilibrio tra il piano del diritto e quello del potere: il primato dello Stato è soperchiato da forze collaterali e centripete e questi fatti ne sono la prova.
Arcangela Cammalleri
 
 

Il Cittadino (Brianza Sud), 15.11.2013
Da Camilleri a Buticchi, gli auguri alla "civica"
 
 

Marco Malvaldi Fan Club, 15.11.2013
L’appello di Marco per il Nobel a Camilleri

Camilleri merita il premio Nobel perché, raccontando in un misto di italiano e dialetto siciliano storie di interazione e di integrazione tra i siciliani e l’Italia, dimostra come la diversità di linguaggio e di costumi possa essere ricchezza, risorsa di un Paese e di una nazione, reciproco completamento tra parti diverse ma non per questo disunite. Questo risultato Camilleri lo raggiunge in astratto, attraverso storie in cui l’animo delle persone si dibatte tra una Sicilia fatta di tradizioni e di linguaggi sotterranei ed una Italia fatta di leggi e di ufficialità, riuscendo a far emergere caratteri che traggono il meglio da entrambe le loro appartenenze. E lo raggiunge in concreto, attraverso il suo straordinario successo, a tangibile riprova del fatto che le persone sono consapevoli, o si sono scoperte consapevolmente orgogliose di questa vivificante diversità.
Marco Malvaldi

[Nell'ambito delle iniziative per supportare la candidatura è stato anche fondato su Facebook un gruppo chiamato Uniamo le nostre voci per il Nobel ad Andrea Camilleri, NdCFC]
 
 

NanoPress, 15.11.2013
La banda Sacco, il nuovo libro di Andrea Camilleri tra mafia ed eroi solitari

Andrea Camilleri torna in libreria con la sua ultima fatica, La Banda Sacco (Sellerio Editori) e per il maestro del giallo italiano è arrivata anche la testa della classifica dei libri più venduti in poco meno di dieci giorni. Siamo ancora in Sicilia, ma non più a Vigata e non ai giorni nostri: lasciato il commissario Montalbano, lo scrittore siciliano guarda indietro nel tempo, a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento, quando a Raffadali, in provincia di Agrigento, si svolgono le vicende della banda Sacco. Cinque fratelli, cresciuti nel nome della legalità, che si trovano a combattere, da soli, contro la mafia, la politica compiacente e i poteri forti che fin da allora hanno soffocato la Sicilia.
Un nuovo capolavoro firmato Camilleri che scrive una sorta di epopea western alla siciliana. I fatti sono veri, la storia e i protagonisti sono reali, così come lo è quell’intreccio di paura, sottomissione, assenza dello Stato e connivenza che ha iniziato a martoriare le terre siciliane prima ancora che ci fosse la Repubblica Italiana.
I fratelli Sacco sono uomini liberi, impregnati di idee socialiste, cresciuti dal capofamiglia Luigi con un alto senso dello Stato e della giustizia. Le idee si scontrano presto con la realtà di un territorio abbandonato da quella stessa politica che, già allora, si riempie la bocca di paroloni e dà il via libera al malaffare.
Tutto cambia quando il capofamiglia riceve lettere anonime, tentativi di furto: Luigi Sacco fa quello che dovrebbe fare chiunque, ma per la Sicilia di allora è un gesto rivoluzionario: denuncia le estorsioni ai Carabinieri. Tutti sono disorientati: nessuno ha mai osato denunciare la mafia.
Quando la mafia inizia a stringere il suo cappio attorno alla famiglia Sacco, i fratelli si rivolgono alle autorità, incontrando un muro: finiranno per essere giustizieri, ribelli per la mafia e il potere, da soli a lottare contro i criminali, le forze dell’ordine, i paesani complici, i traditori. Tentativi di omicidio, false accuse, testimonianze: la banda Sacco lotta contro tutti in nome di alti valori che nulla e nessuno dovrebbe calpestare.
Sullo sfondo la solita, bella, calda Sicilia di Camilleri, quella terra rurale, dove la natura esplode sotto i raggi del sole in tutta la sua grandezza e asprezza, perfetto scenario di una grande epopea western all’italiana, dove il male e il bene si confondono, la legalità è solo una parvenza e per farsi giustizia bisogna diventare banditi. Un grande libro per uno dei più grandi scrittori italiani.
Lorena Cacace
 
 

La Repubblica (ed. di Napoli), 15.11.2013
Ascanio Celestini

Un concerto di parole che mette a nudo i paradossi del Belpaese. «Perché, come diceva Italo Calvino, le fiabe sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna», parola di Ascanio Celestini in scena stasera dalle 21 a Villa Pignatelli con "Il piccolo paese", spettacolo che apre "Effetto Museo" (ingresso 15 euro).
[…]
Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Nel 2014 porto in scena uno spettacolo con Baliani e Paolini all'Auditorium di Roma tratto da un testo di Andrea Camilleri. Sono tre storie, la mia è sull'eccidio di Maiano Lavacchio nel grossetano nel 1944 dove venne ucciso un gruppo di ragazzi che si rifiutò di combattere per la Repubblica sociale».
[…]
Ilaria Urbani
 
 

TGR Sicilia – Il Settimanale, 16.11.2013
La Strada degli scrittori
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire da 18'15'')
 
 

Il Foglio, 17.11.2013
Nell'Italia senza eroi da romanzo, i veri personaggi diventano gli autori

C’era una volta la società e c’era una volta anche l’individuo. Sul presente e sul prossimo futuro non faccio ipotesi. Ci provai quasi un quarto di secolo fa, nel 1989, quando mi decisi a parlare di postmoderno: ma la formula usata, benché suggestiva, era piuttosto esagerata. Definivo il postmoderno “una non-società senza individui”. Forse pensavo alla tendenza più che alla realtà, pensavo cioè a qualcosa che si annunciava, che andava oltre il postmoderno, già allora un limone spremuto.
Al di là delle provocazioni e delle esagerazioni, qualcosa comunque tuttora si nota. Basta guardare la scena politica internazionale: a parte Silvio Berlusconi [Sic!, NdCFC], Hugo Chávez, Barack Obama e Papa Bergoglio, di individui ultimamente se ne sono visti pochi. La cosa curiosa, ora che ci penso (sì, penso sempre a me stesso), è che dopo aver detto che non c’erano più individui mi sono azzardato, in un libro su intellettuali e politica (1997), a parlare di “eroi che pensano”, giocando sull’ambiguità del termine eroe, che significa straordinaria eccezione ma significa anche, semplicemente, personaggio di un’opera letteraria.
E’ chiaro che quando l’individuo è in pericolo, gli intellettuali cercano di ristabilirne la figura, la statura, l’identità storica, il mito, portando come esempio se stessi. Invece della parola “intellettuale”, che rimanda alla categoria, al ceto e al gruppo, pensai in inglese, non so perché, a qualcosa come “the thinking hero”: era meglio ribattezzare l’intellettuale alludendo alla tradizione letteraria e proponendo tre esempi eloquenti: Amleto (l’antipolitico, con il suo “to be or not to be”), Alceste (l’antisociale, il misantropo) e Andrej Bolkonskij (il principe sconfitto di “Guerra e pace”).
Vedo ora che lo spunto viene seriamente ripreso e approfondito con metodo da Stefano Jossa nel suo libro “Un paese senza eroi. L’Italia da Jacopo Ortis a Montalbano” (Laterza, 266 pp., 22 euro). A scanso di equivoci, dico subito che Jossa, oggi docente alla Royal Holloway University of London, più che avere letto me, ha letto una grande quantità di autori: ha letto Carlyle e Emerson sugli eroi, Weber sul capo carismatico, gli storici della letteratura italiana da De Sanctis e Croce fino a Dionisotti, Asor Rosa, Ferroni e Luperini, ha letto Eco sul superuomo di massa, nonché diversi studiosi inglesi sul mito di Robin Hood. Nella bibliografia usata da Jossa noto l’assenza di un critico e storico delle idee come Giulio Bollati, autore di un libro che con il tempo cresce di importanza: “L’Italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione”, pubblicato ripetutamente da Einaudi.
Dopo le prime cinquanta pagine, in cui si definisce il tema oscillando fra eroi nazionali e personaggi di romanzo, l’autore si dedica a Foscolo e al suo antieroe Jacopo Ortis, poi a D’Azeglio, Manzoni, Nievo, D’Annunzio, Collodi, De Amicis, Vamba, Pirandello, Svevo, Calvino, Fenoglio, Pratolini, Lampedusa, Camilleri (ma navigando verso il presente la qualità degli autori scade [Sic!, NdCFC]).
L’interesse e l’utilità del libro sono fuori discussione. In particolare per chi insegna all’estero letteratura e cultura italiana, può diventare un’introduzione generale, un vademecum, una guida ai misteri del nostro colorito, proverbiale, indecifrabile paese, diventato tardi nazione e famoso soprattutto per i secoli più remoti e per autori come Dante, Leonardo, Machiavelli, Michelangelo, Galilei (dopo di loro, Garibaldi, Verdi, Pinocchio, Mussolini).
Ho l’impressione che Jossa mescoli troppo due diverse dimensioni della sua indagine: la dimensione dell’eroe nazionale, del capo carismatico che rappresenta un popolo e lo fa sentire unito nella costruzione della propria orgogliosa identità politica; e la dimensione del personaggio letterario memorabile, che però, come i personaggi di Cervantes, Shakespeare, Defoe, Flaubert, Dostoevskij, Kafka, sono memorabili universalmente. Essendo debole, poco influente e lacunosa la nostra tradizione romanzesca, di grandi personaggi ne abbiamo inventati pochi. Quale italiano si identifica con Jacopo Ortis, Andrea Sperelli, Mattia Pascal o Zeno Cosini? Anche i personaggi di Manzoni, di gran lunga i più icastici, sembra che ci riguardino poco: don Abbondio, fra’ Cristoforo, la monaca di Monza, l’Innominato, l’Azzeccagarbugli, non ci piacciono, non li amiamo, non pensiamo a loro. Colpa di Manzoni, narratore poco trascinante benché geniale, o colpa degli italiani, poco versati nella pratica dell’autocoscienza?
Nella storia recente i nostri “uomini rappresentativi” in patria e fuori sono stati Andreotti, Alberto Sordi, Umberto Eco e Berlusconi. C’è qualche narrazione letteraria che abbia raccontato la vera storia di questi individui? Ci sarà in futuro? Siamo sempre allo stesso punto: ci è mancato il romanzo e ormai, mi pare, per trovare un rimedio è un po’ tardi.
Mi lascia perplesso la tesi del libro, secondo cui “il modello eroico elaborato dalla tradizione italiana risponde a principi di antieroismo anziché di eroismo” e l’antieroe, per il vasto pubblico, non è un buon sostituto dell’eroe. Jossa confronta Robin Hood e Guglielmo Tell con i protagonisti di romanzi italiani da Foscolo a Camilleri. Strano confronto. Se si pensa che i più famosi eroi-personaggi dell’Europa moderna, Don Chisciotte e Amleto, sono anche antieroi, si vanifica il problema italiano. Gli antieroi, negli ultimi due secoli, proliferano non solo da noi ma in tutte le letterature, da Oblomov a Gregor Samsa, dal soldato Sc’vèik al Galileo di Brecht e allo “straniero” di Camus. In questo, noi italiani non siamo molto speciali. Siamo speciali in altro: i nostri scrittori hanno inventato pochi grandi personaggi, sono loro i veri eroi e personaggi: Casanova, Alfieri, D’Annunzio, Malaparte, Pavese, Pasolini… e ora Oriana Fallaci e Saviano. Vorrà dire qualcosa? Dite voi che cosa.
Alfonso Berardinelli
 
 

NanoPress, 18.11.2013
Andrea Camilleri: “La mafia si fa Stato e chi la combatte un fuorilegge”

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Così scriveva Giovanni Falcone in ‘Cose di Cosa Nostra’, il libro scritto a quattro mani con il giornalista Marcelle Padovani. E probabilmente proprio questa convinzione, ovvero quella di poter un giorno sconfiggere quel cancro che attanaglia la Sicilia e tutta l’Italia, è stata l’input che ha portato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Giuseppe Montana e i molti altri che hanno perseguito la lotta alla criminalità anche a costo della vita a proseguire nel loro lavoro.
Nessuno, infatti, troverebbe la forza e neanche il coraggio di continuare una lotta così aspra e dura come quella al crimine organizzato se non vi fosse da qualche parte la possibilità di ravvisare una speranza, se non almeno una possibilità, di riuscire a vincere, ad avere la meglio.
“È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”. Proseguiva, però, lo stesso Falcone, dimostrando di fatto di essere consapevole che prima o poi avrebbe pagato con la vita la sua battaglia. La speranza di vincere sulla mafia non coincideva infatti con la speranza di sopravvivenza, bensì con quella di riuscire a gettare le basi perché mai più nessuno avrebbe creduto che la mafia fosse invincibile: nemmeno dopo Capaci o Via D’Amelio.
Oggi, al contrario, la lotta alla Mafia è finita, svuotata di significato e svilita di speranza. La grande vittoria dei boss è quella di essere riusciti, forse proprio con le stragi più eclatanti, a convincere innanzitutto la popolazione dell’impossibilità di vincere. E così anche la Magistratura e le forze di Polizia sono entrate in una forma di nichilismo operativo, abbandonando la lotta organizzata ai boss e concentrandosi solo sul contenimento dei reati da loro commessi.
“Oggi la mafia – avverte Andrea Camilleri – sembra in bassa fortuna perché non spara e non fa stragi. In realtà ha fatto infiltrare in molte mentalità una mentalità mafiosa, un modo di comportarsi mafioso: una solidarietà che non è genuina, è mafioso e di casta”.
Così lo scrittore siciliano ha deciso di ridare alla letteratura quella funzione esortativa che diverse volta ha avuto nel corso della storia e raccontare agli italiani, forse con la speranza che la percepiscano soprattutto le istituzioni italiane (magistratura in primis), che la mafia si può sconfiggere, ma ovviamente solo se la si combatte.
Nel suo ultimo libro, ‘La banda Sacco’, Camilleri racconta proprio la storia di tre fratelli che negli anni Venti del Novecento liberano la città dalla mafia. L’amara conclusione, però, è che alla fine sono i Sacco a diventare banditi. “È – conclude Camilleri – la logica distorta dell’Italia: la mafia si fa Stato e chi la combatte diventa un fuorilegge”.
Fabrizio Capecelatro
 
 

Il Mamilio, 18.11.2013
Genazzano, presentato il libro di Andrea Camilleri ''I racconti di Nene''
Genazzano - Raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli

E’ stato presentato nel pomeriggio di sabato 16 novembre scorso, nella sala multimediale del Castello Colonna, per la serie “Incontro con l’autore” curata dall’assessore alla Cultura, Augusto Milana, “I racconti di Nené” di Andrea Camilleri, raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. “Nel 2006, e dunque ben sette anni fa, –scrive ad inizio volume lo stesso Andrea Camilleri- Francesco Anzalone mi chiese un’intervista televisiva, piuttosto lunga e da trasmettersi perciò a più riprese, che toccasse diversi aspetti della mia vita e della mia attività di regista prima e di narratore poi”.
Nel libriccino il padre del commissario Montalbano, classe 1925, rievoca episodi ed aneddoti della propria vita, raccontandoli con disincanto, quasi fossero di un altro, o meglio di un suo personaggio. Lo sfondo nel quale egli si muove, è visivo, televisivo, dato che il libro è nato dalla messa per iscritto di un’intervista, alla quale sono state tolte le domande, rimanendovi soltanto le risposte, ognuna delle quali costituisce un capitoletto a sé stante. Ogni capitoletto o argomento (il fascismo negli occhi di un ragazzo, le prime distanze, la formazione politica e via proseguendo), sono uniti, si potrebbe dire, dalla tecnica cinematografica del flash back, o ritorno al passato, attraverso la memoria del presente, distaccata dall’avvenimento narrato. “Andrea comincia a scrivere tardi. Il primo romanzo è del 1980 ed ad oggi è autore di molti libri” ha affermato, sabato pomeriggio, il regista Francesco Anzalone curatore de “I racconti di Nené” assieme a Giorgio Santelli, rivelando che “Camilleri ha una disciplina imbarazzante”, per la sua abitudine di sedersi davanti al computer, ogni giorno, quattro ore e scrivere.
La seconda vita di Camilleri, quella letteraria che gli ha fatto assaporare la notorietà, è iniziata a 55 anni, in un’età nella quale solitamente si aspetta la quiete della pensione. Durante la presentazione de “I racconti di Nené”, alla quale ha partecipato il sindaco, Fabio Ascenzi, sono stati proiettati anche ampi stralci dell’intervista televisiva ad Andrea Camilleri di Anzalone, dalla quale ha preso spunto il libro.
 
 

ANSA, 18.11.2013
Firenze
Forum nazionale antimafia, a Novoli anche una videointervista allo scrittore Andrea Camilleri
Primo appuntamento domani per fare un'analisi dei processi in corso e in particolare su quello della trattativa Stato-Mafia

Forum nazionale antimafia, da domani a giovedì 21, al Polo delle Scienze Sociali di Novoli. In programma incontri sul tema della ‘Trattativa Stato-mafia’, il concorso fotografico ‘FotoMaratona Antimafia’ e un dibattito sui ‘Giovani giornalisti contro la mafia’.
Chiude l’iniziativa una videointervista allo scrittore Andrea Camilleri.
[…]
 
 

Pane quotidiano, 19.11.2013
Andrea Camilleri e Tullio De Mauro

Martedì 19 novembre alle 12.45 su Rai3 a Pane quotidiano Concita De Gregorio affronta con i suoi ospiti la domanda cos'è la lingua e cos'è il dialetto? Da Manzoni a Montalbano, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente.
 
 

19.11.2013
Sarà in libreria a fine novembre L'Isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia (Kalós), volume a cura di Salvatore Ferlita con foto di Giuseppe Leone.
Il libro sarà presentato venerdì 29 novembre 2013 alle 17:30 all’Auditorium della Rai di Palermo (viale Strasburgo).
 
 

19.11.2013
Sarà in libreria il 27 novembre 2013 l'audiolibro La forma dell'acqua (emons:audiolibri), con la voce narrante di Sergio Rubini. L'audiolibro sarà a breve disponibile in download sul sito della Casa Editrice.
 
 

La Sicilia, 19.11.2013
De gustibus
Dalla periferia al mondo collaborazioni inter pares

Termini di un tempo: emigrare, immigrare. Questo movimento della gente verso altri luoghi rispetto a quello proprio è estensibile alla cultura. E vale anche per quella che ormai si può chiamare la Questione meridionale-italiana (identica situazione, unica differenza il grado della problematicità).
[…]
Lo svecchiamento viene da un'adesione sentimentale e operativa al contemporaneo, ossia in ciò che favorisce la comprensione e l'azione della nuova sensibilità. Cosa di cui soffre non poco il territorio catanese. Leggere Verga o Sciascia è sempre entusiasmante. Ma questa è storia e background culturale, biblioteca da rispettare ma da cui guardarsi nello stesso tempo, specie se portano, per processo popolare, alle soap opera e ai film su condizioni medioevalistiche. Non è un'indicazione di censura, ma di un cammino culturale su cui insistere. Ha fatto bene l'abile Andrea camilleri a non far mancare alle sue sceneggiature un po' di ironia e di stacco sentimentale.
Carmelo Strano
 
 

La Stampa, 19.11.2013
Teatro Carignano
Zingaretti: “Nella mia prima vita devo essere stato torinese”
È regista e interprete della “Torre d’avorio”

Torino. […]
Lei non vuole che la sua esperienza teatrale si incroci con la fiction, ma non esiste al mondo che con lei sul palco gli spettatori non pensino almeno un minuto a Montalbano.
«E’ un fissazione di voi giornalisti. Io sono fiero del personaggio di Montalbano, per cui mi fermano per strada i pullman di turisti giapponesi, o americani; e sono felice del successo di Olivetti, ma il pubblico viene a vedere l’attore, che ha cominciato con 10 anni di teatro. Poi sono arrivati cinema e tv. Il pubblico viene a vedere Zingaretti che recita».
[…]
Tiziana Platzer
 
 

MilleCanali, 19.11.2013
'I delitti del Bar Lume': è Sky o RaiUno?
Gradevole, leggero, persino un po’ verace nell’ambientazione toscana, con attori intonati e un Filippo Timi che si cimenta stavolta nel giallo e nella commedia Tv. Però ‘I delitti del Bar Lume’ è un prodotto da Tv generalista ‘classica’, che su Sky sembra un po’ un ‘intruso’.

L'idea non è male, il prodotto è gradevole, c'è come in Montalbano una precisa ambientazione regionale e c'è anche qui una sceneggiatura tratta da libri di buon successo, quelli di Marco Malvaldi stavolta. Non manca l'attore mattatore, con Filippo Timi che si impegna a stare al centro della scena come Luca Zingaretti. Non basta: a realizzare la mini-serie in questione, in onda in questi giorni su Sky Cinema, ovvero 'I delitti del Bar Lume', con Sky Cinema, appunto, e La7 (per via degli accordi specifici intercorsi qualche tempo fa fra i due gruppi Tv), è proprio la Palomar di Carlo Degli Esposti, che di 'Montalbano' ha fatto una gloria di RaiUno, senza dimenticare che anche la casa editrice di Camilleri e Malvaldi è la stessa, la Sellerio. Il fatto è che fra i due prodotti c'è decisamente una differenza totale, che non deriva solo dalla profondità e dalla straordinaria qualità dei libri di Camilleri e della fantastica serie televisiva gialla che ne è stata tratta. Si tratta in entrambi i casi appunto di gialli ma quelli di Sky sono il contrario di quel che ci si può aspettare: il tono è leggerino, il prodotto abbastanza per famiglie (a parte qualche brivido erotico, che su un piano molto più raffinato, peraltro, c'è anche in 'Montalbano'), la scelta stilistica decisamente quella della commedia. Ci vengono in mente, in sostanza, ben altri gialli di RaiUno, tipo quelli di Veronica Pivetti, per intenderci, senza voler arrivare fino a 'Don Matteo', che poi non è così lontano, tutto sommato, come prodotto. Ma se è Sky a realizzare e a mettere in onda in prima battuta la produzione, in effetti, ci si aspetterebbe altro: una fiction dal linguaggio alternativo, più 'coraggioso', magari, meno ancorato alla necessità di divertire senza 'urtare' le famiglie riunite davanti alla Tv, osando magari anche qualche 'crudezza'. Insomma - ci pare chiaro - 'Romanzo criminale' era tutta un'altra cosa.
[…]
Mauro Roffi
 
 

La Repubblica, 20.11.2013
Mille (piccole) feste con i libri

Se l'industria editoriale sta attraversando un periodo di indubbia trasformazione, le manifestazioni dedicate ai libri godono di buona salute in tutta Italia. […] A Roma, il Palazzo dei Congressi dell'Eur, ospita invece (dal 5 all'8 dicembre) la dodicesima edizione di "Più libri più liberi" (www.plpl.it), fiera nazionale della piccola e media editoria con ospiti come Andrea Camilleri, Massimo Carlotto e Concita De Gregorio. [...]
Roberto Caramelli
 
 

20.11.2013
Più libri più liberi

Domenica 8 dicembre 2013, nel pomeriggio, incontro con Andrea Camilleri, che probabilmente sarà in compagnia di Giovanni De Luna.
 
 

20.11.2013
Sarà in libreria nei primi giorni di gennaio 2014 La creatura del desiderio (Skira), il nuovo romanzo di Andrea Camilleri.
 
 

Corriere della Sera, 20.11.2013
A fil di rete
A Timi e Malvaldi manca il coraggio

L’intenzione è quella di ripetere il successo di Montalbano. Uno scrittore di successo che pubblica da Sellerio, Marco Malvaldi. Un produttore che ha portato in tv il commissario Montalbano, Carlo degli Esposti. Un attore che cerca di ripercorrere la strada di Luca Zingaretti, Filippo Timi.
Sky Cinema 1 ha riproposto due fiction tratte dai romanzi gialli «Il re dei giochi» e «La carta più alta» di Malvaldi. Lo stesso autore li ha sceneggiati con l’aiuto di Francesco Bruni, Ottavia Madeddu per il primo e Cosimo Calamini per il secondo. Protagonista della mini serie è Massimo Viviani (Filippo Timi) ex matematico che ha abbandonato l’università per dedicarsi alla gestione del bar di Pineta, paese immaginario tra Pisa e Livorno (come immaginaria era la cittadina di Vigata). Viviani, nella soluzione del caso, è una specie di «Signora in giallo», aiuta il commissario. Ma protagonisti sono anche quattro pensionati, frequentatori del bar e decisi più che mai a non farsi i fatti propri: Ampelio Viviani (Carlo Monni, attore della commedia toscana recentemente scomparso), zio di Massimo, Aldo Griffa (Massimo Paganelli), Pilade Del Tacca (Atos Davini) e Gino Rimediotti (Marcello Marziali). Al bar lavora anche Tiziana (Enrica Guidi), oggetto di sogni erotici del titolare.
Giudizio? Carino. «Carino» è un aggettivo cortese ma poco impegnativo; di solito lo si applica a quei lavori cui non difettano certo le buone maniere: manca altro ma non quelle. «Carino» è un’affettuosa bugia, come quando un medico, visitando una persona anziana, le dice: «Lei ha il cuore di un ventenne». «Carino» è un diminutivo, come il buongusto lo è nei confronti del gusto.
Mi spiego meglio: Montalbano ha insegnato che bisogna dimenticare la pagina scritta, reinventare quasi tutto. Qui il modello dominante è un format da tv generalista, ma da una pay ci si aspetta maggior coraggio e maggiore forza innovativa.
Aldo Grasso
 
 

Il Tirreno (Piombino), 20.11.2013
Invito alla lettura dedicato a Ignazio Silone

Torre San Vincenzo. Domani (alle 15) alla Torre di San Vincenzo, pomeriggio culturale con l’associazione Sciarada. Ci sarà “Invito alla lettura” su Ignazio Silone scrittore e politico italiano degli anni Sessanta; martedì 26, invece, sempre alle 15,30 invito alla lettura delle opere dello scrittore Andrea Camilleri.
 
 

Kalós, 21.11.2013
Disponibile in prenotazione “L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia”

E’ disponibile in prenotazione il volume “L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia”.
L’Isola immaginaria attraverso le suggestive immagini di Giuseppe Leone racconta la Sicilia che nei romanzi di Camilleri è protagonista, non semplice sfondo delle vicende. Il tour fotografico parte dal mare, dalle coste meridionali, passa per le campagne e le colline aride dell’entroterra, e arriva infine alla città, al barocco del ragusano, ai quartieri arabi.
Salvatore Ferlita nell’introduzione racconta la relazione dell’autore con l’Isola, e poi è Camilleri, in un’intervista allo stesso Ferlita, a raccontare di sè e della sua terra. «Al viaggiatore di oggi suggerisco di guardare il mare e servirsene come base per conoscere l’Isola più intima. Montalbano lo dice chiaramente: lui predilige la Sicilia riarsa, con le case a forma di cubo, messe lì in un equilibrio impossibile, le colline aride, brulle» (A. Camilleri).
Il percorso è costituito da fotografie in bianco e nero, eleganti e affascinanti, intervallate da passi dei romanzi che quei luoghi evocano.
I testi sono in doppia lingua, italiano e inglese.
Per prenotarne una copia, clicca qui
 
 

La Repubblica, 21.11.2013
Conversazione tra il romanziere e il linguista su passato e futuro dell’italiano
Camilleri - De Mauro. Il dialetto è cosa seria

Questo non è un libro per giovani. È un colloquio tra due grandi vecchi della nostra cultura, Andrea Camilleri scrittore e Tullio De Mauro linguista, che ragionano, discutono, argomentano della lingua che hanno vissuto (La lingua balle dove il dente duole, Laterza). Camilleri, naturalmente, ne parla da scrittore, cioè racconta della sua lingua, di quella speciale maniera siculo-italiana che ha inventato e che è diventata una sona di koinè tra i suoi ammiratori (e ammiratrici). A De Mauro invece sta più a cuore lo stato di salute culturale del paese, anche se ogni tanto anche lui lascia affiorare qualche vena di autobiografìa linguistica. Tra le due prospettive, che si intrecciano, si incontrano, spuntano frammenti e episodi minuti (piccole storie, battute di persone illustri e no, schegge di sita) spesso di irresistibile comicità. Inoltre si costruisce, sempre più nitido, il quadro inquieto del nostro passato linguistico.
Anzitutto per quanto riguarda il posto del dialetto. «Il dialetto è sempre la lingua degli affetti» dice Camilleri, «un fatto confidenziale, intimo, familiare». Ma De Mauro lo contrasta: «A Venezia come a Palermo, quando il discorso si fa serio, si usa il dialetto». I dialoganti concordano però sul fatto che sui dialetti si è abbattuta nella storia italiana, dal fascismo in poi, una serie di attacchi che hanno finito per sfibrarli, senza riuscire a sopprimerli. Infatti (ricorda De Mauro) i dialetti esistono ancora e sono parlati diffusamente, ma non hanno più un supporto solido. Ciò che è andato perduto è «la trama di cultura materiale che era la cultura dei campi e la cultura del mestieri». Il racconto della nostra storia linguistica recente quale affiora dagli interventi di De Mauro è del resto il racconto dì una serie dì sconfitte. Anzitutto quella di tutti i progetti educativi riguardanti la lingua e le capacità connesse: al fallimentare sforzo del fascismo di unificare linguisticamente il paese e di estirpare la "malapianta" dialettale si somma lo scacco degli obiettivi concepiti a partire degli anni Settanta. De Mauro ne ricorda impietosamente gli effetti: oggigiorno «cinque italiani ogni cento sono incapaci di leggere e capire qualche parola scritta. Solo il 29% riesce a inoltrarsi nella lettura superando il secondo questionario [di alcune indagini internazionali] e a rispondere bene al terzo, quarto e quinto questionario. Il 71% non cela fa...». Maliziosamente, Camilleri tira fuori un esempio dal linguaggio dei media: «Nei giorni del terremoto in Emilia il corrispondente [di Sky TG24] ha detto ‘ci sono sciacalli in giro che vanno nelle case abbandonate, vuote perché la gente è scappata, a fare rappresaglia di tutto quello che trovano». Nel dialogo i media appaiono del resto come uno dei principali avversari di una lingua di decente livello, insieme al radicato animus burocratico del paese e la provinciale dipendenza nei confronti dell’inglese e di ogni infima moda originante da culture "forti".
La natura della letteratura è un altro degli assi di questo intrigante volumetto. Camilleri, non a caso, ama nei Promessi sposi l’andamento cinematografico e la «narrazione visiva straordinaria». Si proclama «uno scrittore di cose» (anche se i suoi lettori sono attratti forse più dal suo linguaggio). E racconta di come si rese conto che non era l’italiano la lingua giusta per le sue storie: «Sentivo che il mio italiano aveva un respiro corto». A trovare la "sua" lingua arrivò quando, dopo aver raccontato la trama del suo primo romanzo al padre malato, questi gli suggerì di metterla per iscritto come l’aveva raccontata a lui, cioè con quel «misto di italiano e siciliano» che si usava nella sua famiglia, dove l’italiano «lo adoperavamo per sottolineare, per mettere in chiaro, per prendere le distanze, per dire ‘te lo dico una volta e per tutte’».
Ho detto all’inizio che questo non è un libro per giovani. La discussione di cui dà conto è infatti quasi per intero incentrata sul passato, recente o remoto. In questa dimensione, lo scrittore risulta per così dire più appagato del linguista: specchiandosi nel passato Camilleri ha guadagnato un linguaggio e una maniera; De Mauro invece ha dovuto registrare una serie di storiche sconfitte (circa l’alfabetizzazione, la diffusione della cultura di base, la qualità del linguaggio pubblico…). Poco o nulla si dice di quel che ci aspetta. Camilleri sembra fiducioso che le lingue di immigrazione possano arricchire l’italiano, anche se nulla finora dà conferma di questo fatto. L’emergere di nuovi ceti, nuovi media e nuovi set comunicativi, unito al degradarsi della qualità dell’istruzione e della trasmissione del sapere ci preparano sicuramente nuovi, non necessariamente affabili, modi di usare la lingua e le lingue. Che i due dialoganti abbiano deciso di non farne parola per non lasciare l’amaro in bocca al lettore?
Raffaele Simone
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 21.11.2013
Camilleri e De Mauro dialogo sul dialetto

In quel capolavoro dell'Ottocento italiano che è "Le avventure di Pinocchio", tra i personaggi umani e animaleschi del libro, sono solo gli asini che parlano in "dialetto". Un dialetto asinino appunto, una vera e propria koinè intesa e parlata esclusivamente dai poveri ciuchini di Collodi. Riabilitati almeno idealmente, da poco, nella pagine di un libro dialogico che si legge d'un fiato, "La lingua batte dove il dente duole" (Laterza, 126 pagine, 14 euro, da pochi giorni in libreria). A confrontarsi, sulle questioni del dialetto principalmente e del suo rapporto con la lingua d'uso, da un lato l'inimitabile e imitatissimo Andrea Camilleri, che coi suoi romanzi è riuscito a sdoganare l'universo vernacolare e a internazionalizzare il siciliano; dall'altro, sua maestà Tullio De Mauro, docente emerito di Filosofia del linguaggio e di Linguistica generale, autore di un'opera monumentale come la "Storia linguistica dell'Italia unita". Insomma, da una parte lo scrittore che più di altri oggi in Italia abitualmente si sporca le mani affondandole nelle viscere della lingua madre (che però continua a dichiararsi un romanziere italiano nato in Sicilia, perché perfettamente consapevole del fatto che il dialetto arricchisce la lingua della nazione); dall'altra, l'accademico illuminato che ha radiografato da par suo l'uso dell' italiano, censendone storture e paradossi. Ne viene fuori una brillante conversazione, animata al fine di difendere un imputato d'eccezione: il dialetto, appunto, condannato senza appello da Collodi nell'Italia umbertina, da poco unita, culla di patriottismi e grondante di retorica pedagogica: da lì è probabile che si sia poi consolidata l'ossessione antidialettale della scuola, su cui si sofferma De Mauro, che portò a una vera propria cecità: il fatto cioè di non voler capire che la lingua italiana era la seconda lingua, da insegnare come tale a partire dalla prima, cioè dal dialetto. Qui riabilitato quale «lingua degli affetti», «fatto confidenziale, intimo, familiare», come afferma il padre del commissario Montalbano nella sua appassionante perorazione: una lingua che offre le parole giuste al momento giusto, in grado di «esprimere compiutamente, rotondamente, come un sasso» quello che si vuol dire; laddove l'italiano, spesso, non riesce a tirar fuori l'equivalente. Lingua vera e propria, il dialetto, come spiega De Mauro: con pari dignità dell'italiano, e non idioma subalterno. Mettiamocelo bene in testa: «In Italia - parola del professore - abbiamo molte lingue». Ci sono sette anni di differenza, tra lo scrittore e il professore: uno iato quasi impercettibile, dal momento che spesso i ricordi collimano, assomigliandosi molto i contesti. «Il dialetto ci circondava - ammette De Mauro - dominava in quello che si sentiva per strada o nei negozi... Certe cose non potevano che chiamarsi e dirsi in dialetto». Sono sette le sezioni del libro: a fare da filo conduttore è l'altra lingua, che non è solo delle emozioni, come spiega il professore: «L'ho capito in Sicilia, da non siciliano, quando sono arrivato lì, all'università, accolto dalle famiglie dei colleghi. Si partiva con l'italiano, nel senso che tutti parlavano in italiano. Ma appena la discussione si accendeva - e quando c'era Sciascia capitava spesso - e magari si passava alla politica, improvvisamente cambiavano registro linguistico. Un po' alla volta slittavano nel dialetto, e dell'italiano si scordavano. Gli uomini, per parlare di argomenti più impegnati intellettualmente, usavano il dialetto. Perché a Venezia come a Palermo, quando il discorso si fa serio, si usa il dialetto». Forse per questo, incalza Camilleri, durante il fascismo fu fatta la lotta al dialetto, additato quale "malerba" da estirpare: con gli esiti di autarchia linguistica che conosciamo bene. Spesso macchiettistici, piegati dallo scrittore empedoclino, nei romanzi storici, a esiti narrativi di irresistibile comicità. Quei romanzi in cui a trionfare è il vigatese: una lingua, come ricorda in queste pagine Camilleri, che infastidì non poco Leonardo Sciascia, il quale una volta provò a dissuadere l'amico, a strappare dalla sua pronuncia quelle parole che si insinuavano come edera rampicante. Niente da fare: a dare coraggio invece all'autore del "Birraio di Preston" fu il padre, a letto per una malattia che lo avrebbe stroncato. Al capezzale, Andrea Camilleri gli raccontava certe storie a modo suo, e da quest'ultimo fu invogliato a scriverle senza abbandonare quella personalissima lingua, a fare di quello strano miscuglio il punto di forza della narrazione. Osteggiata, come ricorda a un certo punto De Mauro, da Vincenzo Consolo: «Il suo è un dialetto da abate Meli - spiega Camilleri - un dialetto molto letterario. Basta leggere "Lo Spasimo di Palermo". Il mio non lo è per niente. Di questo mi accusava, di portare il dialetto a un livello estremamente basso». Una sorta di grado zero, che Camilleri ha conquistato lentamente: sin da piccolo bombardato dalla nonna Elvira proprio coi versi di Meli; poi venne il Ruzzante, di cui lo scrittore siciliano seguì tutta l'opera teatrale per il terzo programma Rai: fu quella in qualche modo la rivincita sull'italiano. Seguirono il Belli, Porta e soprattutto Pirandello, con la traduzione del "Ciclope" di Euripide: dove Sileno parla come un mafioso: «Non lo saccio, non lo viddi, non c'ero, ero distante», e Ulisse, quale uomo di mondo, parla il suo "taliano" un po' alla Catarella. Tra una chiosa puntuale (con tanto di percentuali e coefficienti) del professore e una ariosa passeggiata nell'officina creativa dello scrittore, c'è pure spazio per alcune curiosità, per certe escursioni eziologiche, a caccia di spiegazioni. Come quando l'autore di "La concessione del telefono" si sofferma sulle inversioni di significato del dialetto, a proposito del verbo "Mòviti", che vuol dire stai fermo, da una donna milanese ospite della famiglia Camilleri inteso a rovescio: ossia sbrigati, cammina, datti da fare. Per non dire di una locuzione peregrina quale: «chinnicchiennacchi», che significa «ma che c'entra», che deriva "paro paro" dal latino arcaico: "quis hic in hac", cioè cos'è questo in questa cosa. Ma c'è di più: avete mai sentito chiamare la corriera «pintajota»? A Licata, in provincia di Agrigento, ancora qualcuno tira fuori questo nome. Si deve al fatto che le prime corriere in quella cittadina marinara erano modelli della Lancia, spesso denominati da lettere greche: Lancia Penta Jota, ad esempio. Qui Andrea Camilleri sembra proprio il commissario Montalbano.
Salvatore Ferlita
 
 

RagusaNews, 21.11.2013
Il Times: Il vero commissario Montalbano? E’ una donna. Bella e capace
L’articolo a firma di James Bone

Scicli - Il commissario di Scicli è una donna di stile e l’ultimo omicidio di cui si è occupata risale a due anni fa.
Il fatidico incontro è stato organizzato su una collina soleggiata vicino ad un vecchio convento abbandonato. Giù a valle la città barocca di Scicli, location della serie "Il commissario Montalbano" trasmessa dalla BBC Four.
Chiedo di incontrare il capo della polizia locale per scoprire quali sono i veri crimini sui quali indagano i commissari siciliani; poco dopo ecco arrivare dei passi verso di me.
Erano i tacchi gialli del capo della polizia locale che scricchiolavano sulla ghiaia bianca del cortile.
Sicura di sé, con i suoi occhiali da sole e jeans firmati, Maria Antonietta Malandrino - quale siciliano non strizzerebbe l'occhio di fronte a un cognome che in dialetto locale arriva ad assumere connotazioni perfino sensuali e criminali, che ironia! - è ben lungi da sembrare un personaggio del Padrino.
Ha 47 anni, sposata senza figli ed è in carica dal 2007.
Non appena getta indietro i capelli ramati e inizia a descrivere la scena del crimine locale, mi viene da pensare che sarebbe potuta essere un "Montalbano" migliore dell'originale.
"Certo, le storie che ispirano i romanzi possono essere plausibili" dice il sovrintendente Malandrino.
"Magari sono a casa e sto cucinando e incappo in una scena dove Montalbano sta arrestando qualcuno. Allora sì che posso andare a letto contenta".
La serie TV del commissario Montalbano, che recentemente ha iniziato la sua terza stagione in Gran Bretagna, e il prequel Il giovane Montalbano, che ha appena concluso la sua prima stagione, sono adattamenti dei romanzi best-seller dell'autore siciliano Andrea Camilleri.
Il prolifico Camilleri (88 anni), che non riuscì a dare gli esami scolastici a causa dell' invasione alleata durante la Seconda Guerra Mondiale,noto anche per la sua aperta opposizione a Silvio Berlusconi, dal 1994 ad ora ha sfornato più di 30 romanzi sul commissario Montalbano. Sceneggiatore ed ex attore, egli stesso ha portato Il commissario Montalbano in tv, in perfetto stile Alfred Hitchcock.
Vigàta, location fittizia dei romanzi, si ispira alla sua città natale Porto Empedocle, porto della vecchia città di Agrigento.
Quando la RAI ha deciso di adattare le storie per il piccolo schermo, il regista Alberto Sironi convinse Camilleri a scegliere questa meravigliosa città barocca iscritta come patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO.
La famigerata villa sulla spiaggia di Montalbano, con la sua terrazza avvolgente, è in realtà un bed and breakfast nella città balneare di Punta Secca, dove il commissario fa la sua nuotata giornaliera e la chiesa principale di Vigàta è nella vita reale la spettacolare Cattedrale di San Giorgio a Modica.
Come commissariato è stata scelta la sede del Comune della stessa Scicli, dove la serie viene girata ogni primavera. Probabilmente senza uno scenario così mozzafiato, non si sarebbero potuti raggiungere tutti questi consensi: inizialmente, infatti, i produttori hanno notato che gli episodi girati prevalentemente in interni hanno perso milioni di spettatori rispetto a quelli girati all'esterno.
Proprio come il suo alter ego TV , Malandrino vive in una villa sulla spiaggia e nuota regolarmente nelle acque del Mediterraneo, in compagnia del suo labrador nero. Viene da una delle più belle città della Sicilia, Noto, ricostruita in stile barocco a sette miglia dal suo sito originale dopo essere stata devastata da un terremoto nel 1693. Suo padre è stato responsabile di una delle più dure carceri italiane: il carcere di Poggioreale a Napoli, che porta il nome di uno dei suoi successori assassinato dalla camorra.
"Originariamente volevo fare l'avvocato" dice "molti dei miei amici d'infanzia sono diventati agenti di polizia, ma per una donna è più raro. Sono stata una delle prime donne ad entrare nell’ accademia di polizia dopo la riforma dell’’81. Prima di allora le donne in polizia venivano chiamate ispettrici e si occupavano solo di casi che coinvolgevano donne e bambini. Dall’81 in poi solo le donne si sono occupate di uccisioni, rapimenti, rapine e tutto il resto."
La Malandrino, che usa ancora il suo nome da nubile, ufficiale già dai 22 anni, ha ottenuto la promozione come capo della polizia dopo un corso di quattro anni presso un’accademia militare di Roma. “Essere una donna”, afferma, “mi ha aiutato nelle indagini nel mondo della malavita maschilista”.
Un caso importante di cui si è occupata vedeva un candidato a sindaco pretendere dei voti da persone costrette a letto in una casa di riposo. Mentre si trovava nella casa di riposo una delle menti dell’operazione è venuta a consegnare documenti incriminanti, e, aiutata dal fatto di essere donna, ha potuto far credere di essere una semplice infermiera. In un'altra occasione, mentre faceva acquisti fuori servizio senza la pistola un rapinatore armato è entrato in negozio. Dato che era una donna lui la ignorò e lei uscendo dal negozio fece fermare la prima pattuglia di passaggio. Bloccato l'ingresso con l’auto, ha subito arrestato il colpevole.
La Malandrino è ora a capo di un dipartimento di polizia che ha la responsabilità di 100.000 cittadini e opera su una grande fetta della Sicilia meridionale. E ' il quarto e più grande dipartimento ad essere stato guidato da lei. "Sono figlia unica e ho una madre novantaquattrenne quindi è stata una necessità della famiglia”, dice spiegando la sua decisione di rimanere nella zona.
Montalbano lavora in una stazione di polizia grandiosa, invece la Malandrino presta servizio in un edificio in cemento sito nella parte peggiore di Modica. Lei ha 47 dipendenti.
"Nella serie di Montalbano, lui è quello intelligente e gli altri sono quelli un po’ strani. Qui tra di noi non c’è lo stesso rapporto", dice.
Infatti il suo vice - l'equivalente nella vita reale del detective donnaiolo Mimi Augello - è anche lei una donna: Rosa Cappello. "Mimì è un playboy. Questo è un piccolo reparto. Noi siamo una famiglia, non ci sono primedonne nè playboy".
Malandrino ha una fotografia di Montalbano attaccata alla parete dietro la sua scrivania, ma non ha mai incontrato nè l'attore Luca Zingaretti nè la sua più giovane controfigura Michele Riondino, che interpreta il Montalbano più giovane.
A partire dall’uscita del best seller di Mario Puzo Il Padrino, per non parlare poi del successo dell’omonima trasposizione cinematografica con Marlon Brando, la Sicilia è indelebilmente sinonimo di mafia. Leoluca Orlando, sindaco antimafia di Palermo, dà voce all’esasperazione dovuta al fatto che la piaga è ancora viva.
"Brando era un grande attore. Il padrino è un grande film ma è stato un disastro per la Sicilia", dice.
"Il messaggio di Montalbano non è negativo. La parte migliore di Montalbano è la difesa della legge. Ma è il contesto in cui essa si svolge che si ricorda. Quando si leggono i romanzi di Camilleri non si pensa alla difesa della legge ma al comportamento delle persone".
Franco Causarano, editore del giornale locale di Scicli, ci spiega che il territorio ibleo è riuscito a combattere l' invasione della mafia dalle vicine città di Catania e di Gela. "Hanno cercato di entrare in questa zona, ma la polizia è stata grande a fermarli. C'è un sacco di lavoro di intelligence", dice. "Non abbiamo grandi problemi di criminalità."
Malandrino dice che ci sono una miriade di piccoli gruppi criminali nella sua zona, alcuni dei quali sono collegati a famiglie criminali altrove, ma insiste sul fatto che lei non ha alcun particolare problema con la mafia. "La criminalità qui non è come si vede negli episodi di Montalbano dove c'è un omicidio ogni giorno", dice. "Le statistiche parlano chiaro. L' ultimo omicidio è stato due o tre anni fa”. L' ultimo omicidio nella sua zona è stato commesso da un uomo mentalmente squilibrato che ha ucciso la moglie, due anni fa. L' ultimo stupro è stato commesso da un immigrato tunisino l'anno prima.
Tuttavia la crisi economica degli ultimi anni ha provocato un aumento dei furti con scasso in particolare nelle campagne, ormai uno ogni tre giorni. Lei è anche garante di una nuova legge contro lo stalking, nel tentativo di ridurre l'epidemia di "femminicidio" in Italia.
A differenza di Montalbano, tuttavia, Malandrino passa molto del suo tempo in compiti amministrativi come il rilascio dei passaporti. “Montalbano ha bisogno di trattare casi eccitanti, altrimenti nessuno lo guarderebbe” ci spiega. Anche se siamo arrivati al nostro appuntamento con la scorta della polizia, Malandrino non ha bisogno di una guardia del corpo. Sebbene possegga una pistola, non sempre la porta con sé fuori servizio. Apprezza l'approccio lavorativo di Montalbano - anche la sua disponibilità a incontrare i criminali. "Il rapporto con i criminali diventa anche umano" spiega. "Non è escluso che nel corso di un'indagine sia possibile parlare con queste persone. Ovviamente, questi rapporti umani sono condizionati dal dovere".
Come la maggior parte della polizia italiana, lei si basa molto sulle intercettazioni telefoniche e altri strumenti tecnici nelle sue indagini.
Chiaramente è molto appassionata del suo lavoro. "Ogni tanto mi sveglio e dico a mio marito: 'Mai più', ma quando arrivo in ufficio amo il mio lavoro", dice. "I casi di Montalbano si sarebbero potuti basare, come probabilmente è stato, su fatti reali. Anche se Camilleri è uno scrittore che usa la fantasia, si è ispirato a quello che ha letto sui giornali.
"Non sono lontani dalla realtà e l'approccio di Montalbano non è molto diverso" conclude.
James Bone (Traduzione a cura di Valeria della Valle, Guglielmo Pisana)
 
 

Il Tempo, 22.11.2013
Biondillo e Soriga narrano Camilleri

Tutto pronto all’ex Gil di Campobasso per dare vita questa sera alle 18,30 all’atteso match di «pugilato letterario». Sul ring due scrittori di calibro nazionale, pronti a strappare il consenso del pubblico con qualsiasi mezzo. Un evento da non perdere, quello promosso, come ormai tradizione vuole, dallo staff di «Ti racconto un libro». Da una parte Gianni Biondillo, architetto e saggista milanese, scrive per il cinema e per la televisione. Il suo primo romanzo, nel 2004 per i tipi di Guanda, è «Per cosa si uccide», «un tributo di riconoscenza dello scrittore verso la propria città, che viene descritta in tutte le sue molteplici sfaccettature».
Dall’altra Flavio Soriga, scrittore sardo che collabora con La Nuova Sardegna, L’Unità e la rivista "E" di Emergency, direttore artistico del festival Settembre dei poeti di Seneghe e del Piccolo Festival della Leggerezza dell’Argentiera (Sassari) oltre che autore e conduttore dei collegamenti esterni del programma di Rai3 Robinson. Nel 2008 raggiunge la popolarità con «Sardinia blues» e la sua ultima opera «Metropolis» (2013) ha già conquistato il plauso di critica e pubblico. I due si batteranno su un autore conosciutissimo non solo al pubblico dei lettori ma anche a quello televisivo, grazie alla serie tv Montalbano. Sarà proprio l’opera di Andrea Camilleri ad animare la contesa che si preannuncia particolarmente vivace. Ad arbitrare l’incontro ci penserà l’attore Eugenio Canton, mentre il giudizio insindacabile del pubblico di «Ti racconto un libro» decreterà il vincitore alla fine dei sei round. Il prossimo appuntamento di «Ti racconto un libro» è invece in programma mercoledì 27 novembre alle ore 18,30 nell’auditorium del palazzo ex Gil di Campobasso con lo scrittore Antonio Pascale e l’astrofisico Amedeo Balbi che daranno vita a «Dal big bang alla civiltà in sei immagini», una conferenza spettacolo a due voci per raccontare la storia dell’uomo.
Deb.Div.
 
 

La Repubblica (ed. di Firenze), 22.11.2013
Quegli anti-scoop degli editori che bocciavano Nabokov e Levi
Il primissimo Montalbano confessa Gian Carlo Ferretti fu scartato da lui stesso all'epoca consulente per Editori Riuniti

La storia della letteratura è anche una storia di porte sbattute in faccia. Una catena di gran rifiuti. Sulla fine degli anni Cinquanta, per dire, Garzanti e Bompiani respinsero Lolita. Mondadori, poi, non avrebbe mai smesso di mangiarsi le mani per non aver tenuto conto dei suggerimenti di Vittorini, che spingeva per pubblicare Tomasi di Lampedusa. Così per il Gattopardo, uscito nel '58, Feltrinelli ancora ringrazia. Ma di abbagli, miopia, politica e ideologia, o scelte clamorosamente steccate furono vittima in Italia pure autori come Moravia, Primo Levi, Gadda, Malerba. A volte le case editrici, complice la censura, attuarono addirittura l'embargo. Penne quali Proust, Faulkner, Conrad, Garcia Lorca, Valery si sarebbero lette o ri-lette con grande ritardo perché espressione di lingue nemiche. «Non è il momento di usare cortesie all'America, nemmeno letterarie», scrive Pavolini da ministro della cultura a Bompiani nel '41. A scorrerla tutta, la lista delle bocciature, si resta di stucco. Fino a un anno fa non ce n'era una organica. Adesso la "Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 ad oggi", come recita il sottotitolo, ce la racconta Gian Carlo Ferretti in Siamo Spiacenti, una raccolta dei "respingimenti" che il saggista pisano ha composto frugando fra archivi, memorie o raccogliendo le testimonianze dei protagonisti e presenterà oggi alle Oblate a Leggere per non dimenticare (ore 17.30) preceduto dall'introduzione di Giovanni Falaschi. La sua inchiesta è anche un viaggio che non solo svela le ragioni che segnarono i "no" ai capolavori ma anche la chiave del loro successo. Secondo Ferretti nella maggior parte dei casi è dovuto a una «sorta di provvidenza laica che aggiusta i pasticci combinati da editori e consulenti». Il libro inizia con gli scrittori respinti nel e dal Ventennio. Alle volte la censura è moralistica e segnata da rinunce preventive: ne fanno le spese all'inizio degli anni Trenta, ad esempio, Pasolini, Viky Baun, l'autrice ebrea di Grand Hotel, e il Garofano rosso di Vittorini, ritenuto da Mondadori impresentabile e impossibile da sottoporre all'esame del Minculpop, che rigetta i libri «scabrosi». Ci sono casi, però, in cui non è tanto la censura ma il gusto (o piuttosto la mancanza di gusto) a dettare un pollice verso. Vedi la traiettoria editoriale de Gli indifferenti di Moravia, rifiutati da Lion Curti, un piccolo editore, nel '28 che rigetta il romanzo giudicandolo «una nebbia di parole», poi pubblicato da Alpes, che però si fa pagare 5.000 lire di spese per la stampa. Dal dopoguerra in poi, spiega Ferretti, quasi mai è una questione di politica. Silvio D'Arzo «non interessa» a Calvino per Einaudi, Il tamburo di latta di Grass viene mandato al macero da Valentino Bompiani nel '61 per i dettagli «scandalosi» nonostante la casa ne avesse già stampate 5.000 copie. «Le ragioni del no sono simili a quelle del sì - dice Ferretti - possono essere di natura commerciale, di politica editoriale o, appunto, legate al fatto che i grandi non sempre vengono subito capiti». È capitato anche a lui («anch'io, da consulente di Editori Riuniti, rifiutai il primo libro di Camilleri»), o a Pavese che non intravede niente di che in Se questo è un uomo di Primo Levi.
Mario Neri
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine, 23.11.2013
Confronti - Rassegna di parole e immagini

Nel prossimo mese di dicembre si terrà a Castelbuono (PA) una serie di incontri letterari dal titolo “CONFRONTI. Rassegna di parole e immagini”.
Le parole sono quelle degli scrittori che saranno presenti e dei libri che saranno proposti, le immagini quelle delle mostre fotografiche che fanno parte del programma… ma non solo.
I confronti, oltre che in occasione delle presentazioni, si avranno anche in incontri e seminari a tema con gli Autori presenti.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione “Castelbuono Arte&Immagine” e dal Camilleri Fans Club, con la preziosa collaborazione della Casa Editrice Sellerio e con il patrocino del Comune, del Museo Civico e della Biblioteca Comunale di Castelbuono.
Gli incontri si terranno in due fine settimana, il 7-8 e 14-15 dicembre, secondo un calendario che verrà annunciato nei prossimi giorni.
Con questa prima comunicazione “sveliamo” il programma della prima giornata, ovvero SABATO 7 DICEMBRE.

Ore 11:00 - Liceo Scientifico “Luigi Failla Tedaldi”
Lo scrittore Fabio Stassi dialoga con gli studenti del Liceo sui temi dell’emigrazione, prendendo spunto dal suo libro “L’ultimo ballo di Charlot” (Sellerio), finalista del Premio Campiello 2013.

Ore 17:00 - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala del Principe)
Presentazione del volume di Ella Berthoud e Susan Elderkin “Curarsi con i libri” (Sellerio); interviene il curatore Fabio Stassi.

A seguire - Casa Speciale (Piazza Margherita)
Inaugurazione della mostra fotografica dell’Associazione Arte&Immagine.

Il programma sarà sempre consultabile all’indirizzo
http://www.vigata.org/confronti
Le news, oltre che su vigata.org, anche alla pagina Facebook
www.facebook.com/pages/Confronti-Rassegna-di-parole-e-immagini/546445622098136
 
 

La Repubblica, 23.11.2013
Un bollino di qualità per tutta la Tv pubblica

È grazie a Mike (Bongiorno), ma anche ad altre trasmissioni di intrattenimento fatte con molta cura, che abbiamo imparato ad usare l'italiano parlato. (Tullio De Mauro in "La lingua batte dove il dente duole" - Laterza, 2013 - pag. 43) Di certo l'omologazione è avvenuta con la televisione. (Andrea Camilleri, ibidem). Quando si vuole difendere il ruolo e la funzione del servizio pubblico radiotelevisivo, non c'è esempio migliore di quello della lingua: cioè dell'unificazione e omologazione del linguaggio che la tv di Stato ha favorito fin dalla sua fondazione in Italia.
[…]
Giovanni Valentini
 
 

Circolo Leopardi, 23.11.2013
La banda Sacco

Un libro a dir poco sorprendente, per la storia che racconta, degno del miglior Camilleri, quello dei romanzi storici siciliani come Il Re di Girgenti, Il Birraio di Preston, e la trilogia siciliana (Le pecore e il pastore, Maruzza Musumeci, Il casellante), oltre al notissimo La concessione del telefono, cui somiglia per originalità. La storia della banda è una storia vera, che ha realmente dell’incredibile, e che ricorda un celebre proverbio, quello dei pifferi di montagna (“che andarono per suonare e furono suonati”).
La vicenda storica si svolge tre il 1925 e il 1928, nei dintorni di un paese dell’entroterra agrigentino, Raffadali, di cui è originario Luigi, il capo famiglia Sacco. Camilleri fa la parte dell’io narrante (anche se lui è nato proprio nell’anno in cui la “Banda" vera cominciò ad operare), e la narrazione, tutta in siciliano, non è proprio agevole per coloro che non sono dentro al dialetto agrigentino. Ad onor del vero, non ci sono termini poco comprensibili o di uso arcaico.
Il libro è arricchito da alcune considerazioni sui vari capitoli (quindici), riportate in calce alla storia, e seguite da una nota in cui Camilleri ci dice che ha potuto scrivere il libro, richiestogli da uno dei sei figli del capofamiglia, Girolamo, perché questi gli ha fornito moltissima documentazione originale, oltre agli atti processuali che hanno costituito la fase finale della vicenda stessa.
La storia dei Sacco inizia con il capostipite Luigi, che lavora a giornata nelle terre vicine al suo paese. Oltre al suo lavoro, Luigi ha una dote: la sua abilità a innestare le piante, cosa che gli permette in breve di potersi arricchire e mettere su famiglia e casa. E così inizia a crescere socialmente, e inoltre la famiglia cresce anche numericamente: dopo pochi anni Luigi e la sua sposa mettono al mondo cinque figli. C’è però un ostacolo al progresso della famiglia di Luigi Sacco: ostacolo che si chiama mafia.
E’ questo il problema principale attorno al quale si svolge la vicenda: la mafia non gradisce l’espansione che la sua arte permette a Sacco, e il fatto che Luigi diventa in breve notissimo ai proprietari terrieri della zona, che hanno bisogno di lui. Tutto questo è facilitato dalla scarsità dei mezzi di comunicazione dell’epoca, cosa che ha sempre dato ottimi vantaggi al potere mafioso ed al suo consolidamento territoriale.
La storia prende corpo in breve (tre – quattro capitoli) e porta la famiglia Sacco a passare da una famiglia onesta e stimata ad essere considerata banda di malfattori e venire accusata di delitti e malversazioni che – ovviamente – erano compiuti da altri. Com’è noto, dopo pochi anni del regime mussoliniano, venne nominato alla guida della Sicilia un prefetto plenipotenziario, Mori, con lo scopo di combattere la mafia. Succede, per le vicende accennate, che Mori dovette far fronte, proprio nel territorio agrigentino, a quello che – a detta dell’opinione pubblica – era da attribuirsi ai Sacco.
Mi fermo, anche se quanto ho detto non è poi molto chiaro. Non racconto – di solito – le storie dei libri, per rispetto all’autore e anche per non sciupare la sorpresa dei lettori. E’ un bel libro, di lettura facile per chi conosce il dialetto Camilleriano, ma – con un po’ di pazienza – anche per coloro che non lo conoscono a sufficienza. Gli estimatori – tra i quali mi annovero – dei romanzi storici di Camilleri, tutti ambientati in Sicilia, saranno ripagati senz’altro da questa strana storia, strana proprio per il modo in cui viene “costruita” la “Banda”, che all’inizio non è assolutamente pensabile.
Lavinio Ricciardi
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 23.11.2013
Montalbano-Zingaretti e le domande che inquietano
L'attore e regista porta in scena lo spettacolo "La torre d'avorio": una pièce che scuote lo spettatore con una serie di interrogativi

Lo chiamano Montalbano, non c’è niente da fare. Lo amano perché è Montalbano, e lo sarà per sempre, e Andrea Camilleri è suo papà. Ovunque lo incontrino, per strada o sulle assi di un palcoscenico, sotto un altro nome o sulle nuvole, lo vedono per come appare in Tv. Eppure non è un personaggio, è un attore. Un attore generoso che si è messo in gioco producendo, dirigendo e interpretando in teatro “La torre d’avorio” di Ronald Harwood con la traduzione di Masolino d’Amico, al Carignano fino a domani e poi a Milano fino all’8 dicembre.
[…]
Gian Luca Favetto
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine, 24.11.2013
Confronti - Rassegna di parole e immagini

Il programma della seconda giornata, DOMENICA 8 DICEMBRE.

Ore 11:00 - Casa Speciale (Piazza Margherita)
“Il mestiere dello scrittore”
Seminario con Santo Piazzese e Davide Camarrone.

Ore 17:00 - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala del Principe)
Santo Piazzese presenta il suo nuovo romanzo “Blues di mezz’autunno” (Sellerio); interviene Davide Camarrone.

A causa del limitato spazio a disposizione (solo 25 posti), l’ingresso al seminario è a numero chiuso e su prenotazione. Per le iscrizioni (gratuite) inviare una mail a uno di questi indirizzi:
info@castelbuonoarteimmagine.com / micheledidonato@hotmail.com
 
 

I love Sicilia, 11.2013
I eat Montalbano
Il commissario ha conquistato gli inglesi. Ora anche a tavola.
A Londra, un compaesano di Camilleri s’è inventato il “Vigata Burger”
”Mio papà era pescatore e faceva il pane in casa, così ho recuperato i suoi insegnamenti” racconta Salvo Di Betta
”Ai britannici il commissario piace perché ama la bella vita” spiega Clara Caleo Green, direttore di “Italian Cinema London”

Gli piace mangiare in silenzio, anche quando non è da solo. E lo fa per puro piacere della tavola, con davanti un bel nero di seppie, la pasta 'ncasciata, la caponatina. Chissà cosa direbbe Il Commissario Montalbano, perciò, se Calogero gli mettesse davanti un "Vigata Burger".
E' l'ultima trovata dello chef siciliano Salvo Di Betta, che lo propone nel menu del suo ristorante a Londra. Che si chiama, appunto, "Vigata" in omaggio al personaggio di Camilleri e delle origini sicule dello stesso chef, nato a Porto Empedocle, proprio come lo scrittore, e volato trent’anni fa in Inghilterra.
La fortuna del panino la dice lunga su quanto le avventure di Zingaretti & Co. abbiano coinvolto gli inglesi. In questo periodo i sudditi di Sua Maestà non si fanno sfuggire un sabato sera senza puntare il telecomando su BBC-Four, che trasmette "Il Commissario Montal-bano" dopo aver fatto ottimi ascolti con i sei episodi de "Il Giovane Montalbano". Non solo: anche su internet il Commissario fa faville, e sono Facebook e Twitter i socialmedia più usati per scambiarsi impressioni prima, durante e dopo la messa in onda del programma. Ecco quindi che la pagina "Ispector Montalbano" raccoglie più di 125mila "Mi Piace" e quella di "Inspector Montalbano Fan Club" più di 700. Su Twitter "The Young Montalbano" si becca quasi più complimenti dell'originale ("it is like the prosecco of crime dramas", cioè "è come il prosecco dei gialli") e il protagonista Michele Riondino fa incetta di commenti positivi. Specie dopo il suo post in inglese, pubblicato sul sito della BBC, dove lui stesso racconta com'è riuscito a reinventare il personaggio: "Ero sul set di "Come Eravamo" [”Noi credevamo”, NdCFC] per interpretare un garibaldino, il produttore mi vide ed ebbe l'intuizione. Poi ho incontrato anche Camilleri. Il Commissario - continua Riondino in inglese - è il tipico siciliano stereotipato, che rispetta con difficoltà le gerarchie; ma è anche un cittadino, un difensore della polis intesa come vita civile". Parole che hanno affascinato ancora di più. Chapeau british anche all'attore palermitano Alessio Vassallo nei panni di Mimì Augello.
Una serie fortunata che sta facendo sentire i propri effetti anche sulla nuova tratta aerea Ryanair Comiso-Londra: molti dei viaggiatori sono turisti inglesi che vogliono visitare Puntasecca, Scicli, Ragusa.
A spiegare il successo della serie TV da parte del pubblico d'oltremanica è Clara Caleo Green, direttore di "Italian Cinema London" che propone da decenni il cinema italiano nel Regno Unito e membro del prestigioso "Bafta" (British Academy of Film and Television Arts"): "Montalbano è un personaggio piacevole, che non incute disagio come gli altri detective della Tv. Penso ai suoi colleghi danesi, formidabili e molto conosciuti, ma scuri. Lui invece è un bon viveur, che ha molto appiglio sugli inglesi che amano la buona cucina italiana. Quello che li travolge è il lungomare di Vigata, quella terrazza che fa sognare, e le scorpacciate a tavola da Calogero. 'Il Giovane Montalbano' mi entusiasma meno di Zingaretti".
"Per me il suo successo rimane un mistero - spiega ad I Love Sicilia Eleonora Belfiore, catanese a Londra dal '97 e professore associato di "Politiche Culturali" all'Università di Warwick - perché ritengo che l'elemento del linguaggio siciliano sia quello più creativo ed originale, rispetto alla storia in sé. Tuttavia, i fatti dimostrano il contrario: probabilmente, nell'ambito della letteratura di genere, Montalbano è un eroe particolare, diverso dal giallo scandinavo che è più duro e truculento".
Ad intuire per primo che sono le buone forchette gli assi nella manica del Commissario all'estero è stato proprio Salvo Di Betta: "A Vigata, la città immaginaria di Camilleri, tutto era associato al mangiare - racconta - così ho pensato di associare io stesso l'hamburger inglese con il 'Vigata Bread' fatto da me. Mio papà era pescatore e faceva il pane in casa, così ho recuperato i suoi insegnamenti". Il suo "Vigata healthy burger" è fatto col pane artigianale cotto nel forno a pietra e la ricetta del panino - disponibile nelle diverse versioni al formaggio, vegetariano ed al pollo - comprende carne tritata di manzo, lattuga, pomodoro e cipolla rossa. Non ci sono tanti rimandi alla cultura gastronomica della Sicilia: niente arancini, né melanzane o ricotta salata. "Ovviamente - continua Salvo - il sabato sera la accendiamo per vedere Montalbano. Molti dei miei clienti sono italiani, e anche gli inglesi che arrivano qui conoscono già la serie. Gran parte di loro conosce la nostra lingua o la vuole imparare. Personalmente, però penso che il doppiaggio non possa rispecchiare la ricchezza della lingua di Camilleri, ecco perché metto a disposizione dei miei clienti i romanzi tradotti in inglese". In un angolo del locale, infatti, una piccola libreria ospita "Gita a Tindari" in inglese "La voce del violino" in italiano e una guida turistica della Sicilia.
Non è l'unico esempio in Europa, visto il ristorante "Casa Vigata" a Parigi e la trattoria "Grotta di Vigata" a Porto Empedocle, ma è il primo e l'unico a Londra. Nel locale - che si trova in pieno centro, a due passi dalla stazione di King's Cross - gran parte dei suoi collaboratori è made in Italy: il cuoco, il pizzaiolo, una delle ragazze del servizio ai tavoli. "Vivo in Inghilterra dagli anni '80 - racconta Salvo - e all'inizio mi occupavo di un'agenzia di viaggi. Poi sono passato al settore della ristorazione e per anni il mio locale ha avuto un altro nome, per via del mio socio toscano. Quando l'ho rilevato io ho cambiato subito il nome e l'ho chiamato "Vigata"". Spazio anche ai socialmedia: Salvo, infatti, ha creato una pagina su Facebook (245 likes), i due profili Twitter @VigataBurger (83 followers) e @VigataPizza (668 followers) e un account Instagram.
Il successo dell'Inspector
In Gran Bretagna i romanzi di Andrea Camilleri con protagonista Salvo Montalbano ("Inspector Montalbano", lo chiamano gli inglesi) hanno riscosso un buon successo di vendite .I primi sono tutti pubblicati dalla casa editrice Picador, mentre gli ultimi (da Le ali della Sfinge, "The wings ofthe Sphinx", in poi) sono pubblicati da Mantle. A oggi, l'ultimo romanzo pubblicato in inglese è La danza del gabbiano ("The dance of the seagull"). Devono ancora essere tradotte e pubblicate le ultime cinque puntate della serie, uscite in Italia fra il 2010 e oggi. Il romanzo Il campo del vasaio ("The potter’s field") tradotto da Stephen Sartarelli ha vinto nel luglio del2012 il Crime Writers' Association International Dagger.



II commissario del sabato sera
Il saturday night per gli inglesi è con Montalbano. L'appuntamento è su BbcFour, che dal 2008 (il primo fu "Montalbano's croquettes", ossia "Gli arancini di Montalbano") ha cominciato a trasmettere i fìlm di tv con Zingaretti. E che adesso ha mandato in onda anche "The young Montalbano". I fìlm vengono trasmessi in italiano con i sottotitoli in inglese.
Montalbano the name
Vallo a tradurre quel "Montalbano sono" in inglese. "Montalbano I am" non funziona. Stephen Sartarelli, il poeta americano che ha tradotto tutti i libri del commissario in inglese, ha risolto con un "Montalbano thename", che tanto piace ai lettori anglofoni. E anche per l'eloquio irresistibilmente sgrammaticato di Catarella, il traduttore ha dovuto trovare soluzioni efficaci. E così, il celeberrimo "è lei personalmente di pirsona?", è diventato "Is that you yourself in person?".
Francesca Marchese
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine, 25.11.2013
Confronti - Rassegna di parole e immagini

Il programma della terza giornata, SABATO 14 DICEMBRE.

Ore 10:30 - Casa Speciale (Piazza Margherita)
“Indagine letteraria e indagine giornalistica”
Seminario con Francesco Recami e Gian Mauro Costa.

Ore 17:00 - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala del Principe)
Francesco Recami presenta il suo ultimo romanzo “Il segreto di Angela” (Sellerio) e la nuova antologia di racconti gialli “Regalo di Natale” (Sellerio); interviene Gian Mauro Costa.

A causa del limitato spazio a disposizione (solo 25 posti), l’ingresso al seminario è a numero chiuso e su prenotazione. Per le iscrizioni (gratuite) inviare una mail a uno di questi indirizzi:
info@castelbuonoarteimmagine.com / micheledidonato@hotmail.com
 
 

La Sicilia (Ragusa), 25.11.2013
La città vissuta dai bimbi
Modica. Le iniziative del Circolo «G. Albo» per la Giornata dell'Infanzia

[…]
Nell'atrio comunale, Carlo Cartier ha letto ai bambini parti di "Magaria" di Andrea Camilleri.
[…]
Marcella Burderi
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine, 26.11.2013
Confronti - Rassegna di parole e immagini

Il programma della quarta giornata di “Confronti”, DOMENICA 15 DICEMBRE.

Ore 17:00 - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala del Principe)
Presentazione del nuovo romanzo di Andrea Camilleri “La banda Sacco” (Sellerio) e del volume “L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia” (Kalós, a cura di Salvatore Ferlita, fotografie di Giuseppe Leone); intervengono Giuseppe Leone e Salvatore Ferlita.

A seguire - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala San Giorgio)
Inaugurazione della mostra fotografica di Giuseppe Leone (immagini dal volume “L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia” - Kalós).
La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio 2014.
 
 

emons:audiolibri, 26.11.2013
Comunicato stampa
La forma dell’acqua
In libreria dal 4 dicembre la prima inchiesta del commissario Montalbano letta da Sergio Rubini

"Che fai?" gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. "Qual è la forma dell'acqua?". "Ma l'acqua non ha forma!" dissi ridendo: "Piglia la forma che le viene data".
1 CD MP3, euro 16,90/download 10,14 Durata : 4 ore e 12 minuti
Da Saramago a Tabucchi a Camilleri. Sergio Rubini si misura con lo scrittore siciliano e dà voce alla prima inchiesta del commissario Montalbano.

In una zona malfamata di Montelusa, la mannara, due munnizzari trovano in un’auto il cadavere di un uomo con gli abiti discinti. E non è un uomo qualunque, ma un prominente uomo politico locale: l’ingegner Luparello. Camilleri mette in campo per la prima volta il commissario Salvo Montalbano, poliziotto dalle straordinarie doti umane e investigative, che faranno del suo personaggio il più grande successo letterario italiano degli ultimi vent’anni.
versione integrale
Scelto da Federico Fellini per interpretare il suo alter ego nel film Intervista, Sergio Rubini esordisce alla regia nel 1990 con l’intenso film La stazione. Il suo più recente lavoro come regista è Mi rifaccio vivo (2013). Come interprete lo vediamo in Chiedi alla luna di Piccioni, Una pura formalità di Tornatore, Denti di Salvatores e Che strano chiamarsiFederico di Ettore Scola. Per Emons ha già letto Cecità di Josè Saramago.
Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925 e vive a Roma da oltre cinquant’anni. Scrittore, regista, autore teatrale e televisivo, è il creatore del celebre commissario Montalbano. I suoi libri hanno venduto in Italia e nel mondo milioni di copie e sono stati tradotti in trenta lingue.
 
 

Il Tempo, 26.11.2013
Il Premio Nord Sud celebra l’opera di Luis Sepùlveda

Luis Sepùlveda e Giulia Biffi, Michael Kruger e Anwar Shaikh sono i vincitori del premio internazionale Nord Sud dove arte e scienza vanno a braccetto. Il momento clou si celebra oggi con la consegna dei riconoscimenti nella sede della Fondazione PescarAbruzzo (organizzatrice dell’evento) in corso Umberto, alle ore 17. L’attesa, ovviamente, è tutta per Sepùlveda, lo scrittore cileno che ha appena dato alle stampe il suo nuovo romanzo «Storia di una lumaca che scoprì l’importanza di essere lenta» (edito da Guanda) e che torna a Pescara per la terza volta. La prima fu nel 1993, quando gli venne assegnato il premio Flaiano e il SuperFlaiano dal presidente di giuria Mario Luzi, e nel 2000, in occasione della tavola rotonda, organizzata dai premi internazionali Flaiano di letteratura e comunicazione, alla quale parteciparono anche Andrea Camilleri, Daniel Chavarria, Giuseppe Conte, Manoel De Oliveira, Lawrence Ferlinghetti, Luciano Luisi, Ian McEwan, Mario Luzi, Dante Marianacci, Walter Mauro e Renato Minore. Antonio Fragassi
 
 

Camilleri Fans Club / Castelbuono Arte&Immagine, 27.11.2013
Confronti - Rassegna di parole e immagini

DOMENICA 15 DICEMBRE
Ore 17:00 - Castello comunale dei Ventimiglia (Sala del Principe)
Andrea Camilleri interverrà in collegamento video alla presentazione del suo nuovo romanzo "La banda Sacco" (Sellerio) e del volume "L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia" (Kalós, a cura di Salvatore Ferlita, fotografie di Giuseppe Leone).
 
 

27.11.2013
Per motivi tecnici è stata rinviata la pubblicazione del volume L'Isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia (Kalós). Di conseguenza è stata rinviata anche la presentazione, che si terrà giovedì 5 dicembre alle 17:30 all’Auditorium Rai di Palermo (e non, come annunciato in precedenza, venerdì 29 novembre).
Con gli Autori interverranno il Prof. Gioacchino Lanza Tomasi e il giornalista Felice Cavallaro.
 
 

Corriere della Sera (Ed. Roma), 27.11.2013
Palacongressi Presentato ieri il programma della Fiera della piccola e media editoria: 374 espositori, 900 ospiti contro la crisi
«Più libri», la dodicesima volta. All’Eur dal 5 all’8 dicembre
«Programma off» Sono 160 eventi da oggi che coinvolgono tre municipi, 38 editori, 50 librerie, Istituzione Biblioteche e decine di spazi

[…]
Ospite ormai consueto (l’anno scorso fece un attesissimo «pienone») la superstar Andrea Camilleri, storica «firma» per Sellerio e dunque uno degli autori simboli della cosiddetta piccola e media editoria, dove l’espressione si riferisce a realtà di imprese che pubblicano fino a 80 titoli l’anno tra novità e riedizioni (il settore nel 2012 ha subito un -14,7 per cento del valore di fatturato a prezzo di copertina, un calo degli addetti del tre per cento, ma un aumento dell’1,5 dei titoli pubblicati).
[…]
Edoardo Sassi
 
 

28.11.2013

 

Giovedì 28 novembre 2013 alle ore 18:00
presso Libreria Broadway (Palermo)
Santo Piazzese presenta il suo ultimo libro "Blues di mezz'autunno" (Sellerio).
Interviene Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club.
 
 

Sky Arte, 28.11.2013
Libri della settimana: Camilleri, Angela, Teza
Arte in libreria: tra indagini storiche, letture critiche e biografie da romanzo. Partendo da Andrea Camilleri, che racconta a modo suo la scandalosa relazione tra Oskar Kokoschka e Alma Mahler e arrivando alla Cappella Sistina secondo Alberto Angela

Lui è tra i più celebri pittori della Vienna di inizio Novecento. Lei la vedova di uno dei maggiori compositori della modernità. Una relazione scomoda, intensa e insieme scandalosa quella che ha legato Oskar Kokoschka e Alma Mahler. Una vicenda da romanzo: evocata, dunque, da uno tra i migliori narratori italiani. È in arrivo nelle librerie, per i tipi di Skira, La creatura del desiderio: tra realtà storica e suggestione letteraria, un nuovo libro firmato da Andrea Camilleri.
[...]
 
 

29.11.2013



Venerdì 29 novembre 2013 alle ore 18:30
presso Ipercoop Forum (Palermo)
Santo Piazzese incontra i lettori e firma le copie del suo nuovo romanzo "Blues di mezz'autunno" (Sellerio).
Interviene Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club.
 
 

ilsussidiario.net, 29.11.2013
Scuola
Italiano sì, ma quale? Lo spiegano Camilleri e De Mauro

Curioso libro quello che mi è capitato di leggere, attratta dagli autori di alto livello (La lingua batte dove il dente duole, Laterza, 2013).
Già, perché i nomi sono quelli di Tullio De Mauro, noto linguista che nella sua lunga carriera si è occupato anche della lingua italiana nella realtà scolastica, e Andrea Camilleri, scrittore a vario titolo, conosciuto al grande pubblico grazie al suo alter ego Commissario Montalbano.
L'incipit del libro lascia intuire di essere di fronte ad un saggio sulla lingua e i dialetti ma dopo il primo capitolo spazia sullo stato di salute della lingua italiana nelle sue manifestazioni orali e scritte. La struttura del testo - dialogo tra i due autori - pone le problematiche ancora aperte sulla lingua (alcune antiche, altre nuove) con un registro colloquiale ma sempre rigoroso nelle argomentazioni e nelle sottolineature dei mali della lingua. Si potrebbe dire che mentre si presenta la biografia ragionata della nostra lingua nel tempo e nello spazio si assiste ad una biografia "linguistica" dei due autori, interessante ed esemplificativa dell'evoluzione della lingua fino ad oggi.
Fuori da schemi canonici l'approccio alla questione lingua vs. dialetti: non si sottolinea solo la contrapposizione tra i due codici linguistici, bensì la loro contaminazione, la loro (positiva) interazione, in un rapporto simmetrico tra le lingue. Sì, perché se la lingua italiana è la lingua della razionalità il dialetto è la lingua delle emozioni, dei sentimenti, assunto da non prendere in modo rigido con una separazione netta tra i due piani. Camilleri sostiene che nei suoi gialli fa parlare i suoi personaggi in lingua italiana quando devono asserire qualcosa in situazioni formali, ufficiali, ma sottolinea la forza evocativa di termini dialettali che spesso non trovano un corrispettivo denso di significato in lingua italiana. "Trovo che nelle parole, nella costruzione di una frase dialettale, ci sia un ritmo interno che per me non aveva l'equivalente nell'italiano. Il mio problema era di ritrovare quindi lo stesso ritmo del dialetto nella lingua italiana" (p. 81). Chi ha letto i libri del Commissario Montalbano sa quanto pesi nella riuscita della narrazione l'uso del dialetto, che può sembrare ostico alla prima lettura ma, via via che si procede, viene inteso e tradotto automaticamente nella mente del lettore. E che godimento leggere si taliarono per "si guardarono" o locuzioni del tipo che ci trase? per "cosa c'entra?"! (Per correttezza va detto che l'uscita di uno dei primi gialli di Montalbano fu accompagnato da un dizionarietto vigatese/italiano che riportava le parole dialettali più ricorrenti, dando così alla lingua vigatese la dignità di codice linguistico).
Feliciana Cicardi
 
 

La Sicilia (Agrigento), 30.11.2013
La medicina tra scienza e morale
Incontro-dibattito della Fidapa stasera al monastero del Ss. Rosario

Palma di Montechiaro. Nella stupenda chiesa del Monastero benedettino di clausura del Santissimo Rosario, luogo di spiritualità e di ascetismo, si svolgerà stasera l'interessante conferenza sulla «Medicina tra scienza e morale, dalla seconda rivoluzione scientifica ad oggi».
[…]
A polarizzare l'attenzione dell'uditorio che si annuncia qualificato e autorevole, sarà senza dubbio il benedettino Ildebrando Scicolone, abate emerito della abbazia di San Martino delle Scale. Un religioso, palmese a tutti gli effetti, che è stato preside della Scuola teologica Sant'Anselmo in Vaticano e che quindi potrà offrire un contributo non indifferente sugli avvenimenti che si sono succeduti in questi ultimi mesi nella Chiesa con l'avvento di Papa Francesco e con l'apertura verso alcuni argomenti che per la gerarchia ecclesiastica costituivano autentici tabù.
L'abate Ildebrando Scicolone che conosce i segreti e i misteri del Monastero delle suore benedettine di clausura, appartenenti al suo stesso ordine, con l'occasione potrebbe anche svelare il mistero, fatto venire a galla con la pubblicazione del libro «Le pecore e il pastore» dallo scrittore Andrea Camilleri.
Egli narrò di una lettera che la defunta e storica abbadessa suor Maria Enrichetta Fanara scrisse all'arcivescovo di Agrigento mons. Giovan Battista Peruzzo per svelare al presule, dopo la sua guarigione, che ben 10 suore immolarono la loro vita, morendo di inedia per salvare con la Grazia di Dio il loro pastore, dopo che fu gravemente ferito nell'eremo Santa Rosalia di Santo Stefano Quisquina da alcuni colpi di arma da fuoco, esplosi da un frate scomunicato.
f. b.
 
 

 


 
Last modified Wednesday, March, 26, 2014