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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2014

 
l’Unità, 2.1.2014
La bambola di Kokoschka
Il nuovo romanzo di Camilleri ispirato alla storia con Alma
Biografia di un amore e di un’ossessione quella che nasce tra la bella vedova di Mahler e Oskar, che per lei giunge a sfiorare la follia

La biografia di un amore, il racconto di una conflittualità di anime, la storia di una ossessione. Questa è una triade essenziale per comprendere il senso del nuovo romanzo di Andrea Camilleri, La creatura del desiderio. Una storia dalle passioni forti, travolgenti, nella quale l’elemento del desiderio non è solo dimensione di sensualità ma di amore come sentimento totalizzante. Camilleri racconta una vicenda storicamente reale, che ha come contesto storico-sociale la Vienna della seconda decade del Novecento. L’incipit è il 1912: l’anno nel quale esplode la passione amorosa fra la «ragazza più bella di Vienna» e un artista emergente, più discusso che amato dai circoli culturali elitari della capitale austriaca. La donna sensuale ed affascinate è anch’essa un’artista, una musicista che compone Lieder. In casa ha un giudice severo delle sue opere, che in realtà non le apprezza, il marito Gustav Mahler. Il grande compositore, decisamente più anziano di lei, muore nel 1911. L’anno seguente, Alma Mahler incontra il «problematico» (per l’aristocrazia culturale viennese) giovane pittore espressionista Oskar Kokoschka, che in seguito si affermerà anche come drammaturgo. L’autore ha fatto un lavoro da storico e filologo, racconta la storia attraverso lettere e documenti. E cita il ricordo di Oskar del primo incontro con Alma: «Dopo cena, mi portò nella stanza accanto, verso il pianoforte, dove cantò e suonò - solo per me, disse - la morte di Isotta. Ero affascinato; era giovane e incredibilmente bella nel suo lutto, e sola, malgrado tutta la gente che vedeva. Quando mi propose di farle il ritratto a casa sua, rimasi allo stesso tempo colmo di gioia e turbato».
In breve tempo esploderà la passione, i due si innamorano e vanno a vivere insieme. Ma l’idillio è presto turbato dal tormento interiore di Oskar, ossessionato dal corpo di Alma, dalla sua prorompente bellezza, vorrebbe che non vedesse più alcuno. In realtà la sua vera gelosia non è indirizzata ai viventi: vorrebbe cancellare la memoria del passato, di Gustav Mahler, facendo scomparire ogni traccia visibile del ricordo. Esplosioni d’ira, contrasti frequenti, minano il rapporto della coppia fino alla rottura. Alma va via. Avrà una nuova storia d’amore. Oskar sceglie di andare in guerra - è esploso il primo conflitto mondiale - e cerca così di obliare il suo dramma individuale e sentimentale. Ma prima della rottura con Alma, crea alcune delle sue opere migliori, e in particolare quello che è ritenuto il suo capolavoro, La sposa del vento. Alma è ancora la sua musa, è lei la fonte d’ispirazione, è lei il principio e la via della sua ricerca interiore. Ma l’arte non sublima le sue passioni, i suoi sentimenti, e la sua ossessione d’amore si trasforma in parossismo, diventa malattia interiore: l’artista gioca con l’ossessione, sfiora la follia, e si fa costruire una bambola.
Camilleri, che parte dalla storia, da narratore autentico ne colma i vuoti, struttura (inventandoli) i vari passaggi che non emergono dai documenti, dalle lettere. Ma soprattutto con un metodo da letterato-psicologo fa emergere e delinea emozioni e passioni utilizzando un italiano che nella sua fluidità strutturale unisce in maniera armonica la prosa saggistica a quella puramente narrativa. Lingua italiana, senza dialettismi e neologismi, per aderire al milieu narrato. E riesce a raccontare la storia dell’ossessione di Oskar con punte di raffinata ironia. Kokoschka si fa costruire da un artigiano (donna) di Monaco una bambola somigliante perfettamente a Alma. Non una copia vuole Oskar, ma una bambola che sia identica all’amata. E la fa costruire a dimensione naturale, con le stesse fattezze corporee. Il risultato lo deluderà ma il suo gioco andrà avanti. La storia della bambola, da Dresda (dove si è trasferito) giungerà sino in Austria, ripresa dai giornali. In realtà, con studiata metodologia comunicativa, l’artista creerà l’evento, la storia della bambola diventa leggenda. La fa trasportare in carrozza, suscitando la curiosità sulla sua vera natura, bambola o donna? La porta con sé a teatro con uno stratagemma, ma fra un atto e l’altro la fa scomparire. In realtà sembra divertirsi con l’idea del simulacro, e il suo messaggio arriva ad Alma – probabilmente è questo il suo vero obiettivo. E forse Alma pensa che si stia prendendo gioco di lei. Ma l’ossessione di Oskar continua. Nella storia camilleriana l’artista mostra al mondo, in cene eleganti, la sua bambola, e tutti stanno al gioco. Il romanzo mostra sempre più la struttura del giallo, un giallo sui generis, svelato con ritmo sapiente. Vi è un crescendo da tragicommedia. E svelando il suo finale, ancora una volta Camilleri non racconta solo una storia, masi interroga sulle contraddizioni dell’essere umano. Contraddizioni che dalla vita passano all’arte, dall’arte ritornano all’esistenza, ma sono diverse, sono nuove forme d’esperienza conoscitiva ed emozionale...
Salvo Fallica
 
 

Arte.it, 2.1.2014
L’artista e la sua musa: cronaca di un amore morboso
L’ossessione di Kokoschka
Andrea Camilleri - La creatura del desiderio
137 pag., 14,50 € - Edizioni Skira 2014 (NarrativaSkira)


La sposa del vento, Oskar Kokoschka, 1913

Andrea Camilleri fa le valige e si lascia alle spalle le atmosfere di Vigata per concedersi un tour nella Vienna di inizio Novecento.
Ad attirare la sua attenzione è l’incontro tra la vedova di Gustav Mahler, Alma - donna bellissima, libera e vitale che collezionò relazioni con personaggi del calibro di Klimt e Gropius - e l’esplosivo pittore Oskar Kokoschka che con lei strinse una relazione movimentata e piena di eccessi, che ispirò 450 disegni e tele tra cui la celebre “Sposa del vento” (1913).
E’ in questo magma di emozioni, ossessioni e violente gelosie che Camilleri affonda la penna ricostruendo la cronaca di come, dopo la fine del tempestoso rapporto, l’artista, fornendo disegni dettagliati, ordinò ad un artigiano di Monaco di Baviera la costruzione di un simulacro della musa a grandezza naturale.
Il folle esperimento della bambola continuerà ad ispirare e tormentare la creatività compulsiva del pittore che potrà liberarsi del fantasma di Alma solo attraverso un epilogo catartico.
L.S.
 
 

BlogLive.it, 2.1.2014
Andrea Camilleri racconta l’ossessione di un amore perduto
In 'La creatura del desiderio' Andrea Camilleri si spinge negli ambiti fragili dell'ossessione amorosa attraverso una storia realmente accaduta

Dal 3 gennaio in libreria l’ultima fatica letteraria di Andrea Camilleri, “La creatura del desiderio” stavolta per la casa editrice Skira.
Non è solo un romanzo questo, ma una vicenda storica ricca di passionalità e mistero. Andrea Camilleri l’ha saputa raccontare con la sua inconfondibile abilità di narratore facendo un vero e proprio salto nel passato, l’unico modo per poter apprezzare tale storia nella sua complessità.
La vicenda ha inizio nel 1912 quando il pittore Oskar Kokoschka, uno dei più celebri di allora in Austria, conobbe Alma, una delle più belle ed affascinanti ragazze di Vienna, vedova da un anno del famoso compositore Mahler, già molto più anziano di lei e amante in passato alla tenera età di 18 anni del grande Klimt. Allora Alma aveva trent’anni, Oskar appena venticinque. Tra loro inizia una storia d’amore intrisa di passione e sensualità ma altrettanto tumultuosa. I successivi due anni della loro relazione sono un insieme di fughe, lettere, gelosie, possessività. Sarà proprio durante questa anni che Oskar Kokoschka creerà una delle sue opere più intense, La sposa del vento.
Dopo due anni di amore tumultuoso Alma, irrequieta di carattere, interrompe brutalmente la loro relazione. Nello stesso periodo il giovane artista parte per la guerra con la morte nel cuore dopo aver perso il suo grande amore.
Al suo rientro a Vienna, traumatizzato dalla guerra e sempre ossessionato da questa donna perduta decide di farsi confezionare una bambola con le identiche fatture della sua amata Alma, non un semplice doppione, ma una copia perfetta e parlante dell’originale. Da qui si evolve la sua pazzia.
Ancora una volta Andrea Camilleri, dopo “La banda Sacco”, racconta fatti realmente accaduti, come lui stesso ci tiene a precisare affermando che “questo racconto su una reale passione amorosa, spinta fino all’ossessione e alla follia, si basa in gran parte su documenti autentici di vita vissuta“.
Anna Chianese
 
 

AgrigentoWeb.it, 2.1.2014
Porto Empedocle borgo letterario

“Ora Vigàta s’è ingrandita, non è più come allora, poche case radunate attorno al porto, una striscia di abitazioni tra il piede della collina e il mare…”. Così descrive, Andrea Camilleri ne “Il cane di terracotta”, il suo borgo natio forse ricalcando quanto, un secolo prima, Luigi Pirandello scrisse ne “Il libretto rosso” sempre a proposito di Porto Empedocle: “Grosso borgo affaccendato su una striscia di spiaggia del mare africano che se ha voluto crescere, s’è dovuta arrampicare, una casa su l’altra, per le marne scoscese dell’altipiano imminente…”.
Due citazioni letterarie, riportate su altrettanti pannelli artistici in ceramica che per iniziativa del sindaco Lillo Firetto sono stati collocati l’uno (quello di Camilleri) sulla facciata dell’ex Chiesa Vecchia, a pochi passi dall’abitazione empedoclina dello scrittore, e l’altra, sul colonnato di piazza Italia.
Prosegue il percorso letterario nella marina, attraverso luoghi e citazioni, di quello che è il borgo letterario per eccellenza, ormai visitato da tanti cultori della pagina scritta, alla ricerca di quelle atmosfere e suggestioni che gli Autori hanno saputo così ben esprimere. I due nuovi mosaici vanno ad aggiungersi agli altri pannelli già collocati in passato nella zona del porto con altre citazioni celebri dell’amato Andrea Camilleri.
 
 

Lettera43, 3.1.2014
Chi è “La creatura del desiderio“ di Andrea Camilleri?

Alma Maria Schindler, nota anche come Alma Mahler (Vienna, 31 agosto 1879 – New York, 11 dicembre 1964), è stata una compositrice e pittrice austriaca. Considerata  la più bella ragazza di Vienna  ha avuto numerosi matrimoni e numerosi amanti stimolando anche le fantasie  di molti artisti  di ogni epoca. Basta ascoltare la canzone 'Alma' del compositore e comico americano Tom Lehrer, oppure ammirare il quadro “La sposa  del vento“ realizzato dal suo struggente amante Oskar Kokoschka nel 1914  fino  alla prossima lettura  del libro di Andrea Camilleri in libreria dal 3 gennaio 2014  dal titolo “La creatura del desiderio“.
Alma Mahler Schindler era figlia del noto pittore paesaggista Emil Jakob Schindler e di Anna von Bergen. Crebbe in un ambiente artistico molto stimolante conoscendo e frequentando  i più grandi artisti della Secessione viennese, fra i quali Gustav Klimt, il primo dei suoi prestigiosi e numerosi amanti. Negli anni seguono altre relazioni, le più importanti delle quali con il direttore teatrale Max Burckhard ed il compositore Alexander von Zemlinsky. Il 9 marzo 1902 Alma va in sposa al famoso compositore Gustav Mahler, un matrimonio che dura pochi anni, fino al 1911 quando il compositore si ammala gravemente e muore. Dopo la morte di Mahler, Alma non cercò subito il suo antico fidanzato Walter Gropius ed anzi negli anni 1912-1914 ebbe la sua più tormentata e tumultuosa esperienza sentimentale con il giovane pittore Oskar Kokoschka che, completamente perso a sua volta in questo turbine amoroso, creò proprio in quel periodo alcune fra le sue opere più importanti, su tutte “La sposa del vento”. A testimonianza della passione travolgente che i due vissero, si narra di un curioso episodio: quando Alma uscì definitivamente dalla vita dell'artista, il depresso e possessivo Kokoschka, per alimentare il suo inconsolabile ricordo, convisse per lungo tempo con una curiosa bambola con le fattezze di Alma fatta creare da un artigiano di Monaco di Baviera. La grande tela, risalente al 1914, rappresenta la fine del travolgente e tormentato rapporto d'amore che, per oltre due anni, aveva legato l'artista ad Alma Mahler.
Questa è la storia d'amore fatta di eros e sensualità, tumultuosa, piena di colpi di scena, fughe, lettere e gelosie  che ha ispirato il grande romanziere Andrea Camilleri a scrivere il suo ultimo libro “La creatura del desiderio“.
Mauro Guidi
 
 

Il Messaggero, 3.1.2014
Esce oggi il libro di Andrea Camilleri "La creatura del desiderio" che racconta la tormentata storia d'amore, la passione e l'ossessione sessuale tra Alma Schindler e il grande pittore austriaco Kokoschka, L'artista, lasciato da lei, si farà costruire un manichino-simulacro a grandezza naturale identico alla donna. Lo scrittore sceglie la chiave del "giallo"
La bambola di Oskar

IL LIBRO
Alma Schindler (1879 - New York 1964) era reputata la donna più bella di Vienna, famosa come una tra le più irrequiete dei propri tempi. Il suo primo amore è stato Gustav Klimt, cui segue il direttore Teatrale Max Burckhard, e non solo. Tra gli altri, fa letteralmente perdere la testa al proprio maestro di musica, il compositore Alexander von Zemlinsky, torturandolo per due anni: finché non sposa Gustav Mahler. Nozze difficili (lui si rivolgerà perfino a Sigmund Freud), anche perché lei s'innamora dell'architetto Walter Gropius, che fonderà la Bauhaus. E, morto Mahler, diverrà il suo secondo marito. Ma tradito con lo scrittore Franz Werfel e altri, tra cui anche Johannes Hollensteiner, 38 anni, che pareva destinato alla porpora cardinalizia, ma si spreterà. Werfel (scrive I 40 giorni del Mussa Dagh, il Poema di Bernadette, e parecchio altro), sarà il suo terzo marito. Ma questo è già abbastanza noto.
OSKAR
Tra quando resta vedova di uno sposo di 20 anni più anziano (Mahler, marito dal 1902 al ‘11) e quando convola di nuovo, si rimarita (nel 1915 con Gropius). Alma ha una storia di tre anni con il pittore Oskar Kokoschka, più giovane che lei di sette (1886 - 1980), allora un “selvaggio” e stroncato dai critici. L’instabilità mentale lo farà poi riformare. Una storia focosa, travagliata, tutta di sesso e ossessive gelosie, perfino retrospettive per il fu marito di lei, il musicista morto: un giorno, ne butta a terra la maschera funeraria, urla ad Alma che il loro bambino verrà simile a Mahler, e lei, per tutta risposta, corre ad abortire. Però, anche di tutto questo, si sapeva abbastanza.
BAMBOLA
Invece, quanto forse soltanto gli specialisti sanno, è che, lasciato all'improvviso da lei, il pittore si fa creare una bambola a grandezza naturale identica ad Alma, e ci convive a lungo. Se la porta a letto; la veste con abiti lussuosi; la conduce all'Opera; l'introduce in società. Questa storia la racconta e la indaga, giustamente anche infiorettandola un po', il sempre sorprendente Andrea Camilleri: esce oggi, per Skira, La creatura del desiderio (140 pagine, 14,50 euro). Si rifà a tutti i documenti disponibili, tra i quali molti inediti in Italia, o quasi ignoti; e ne trasforma la fine in un "giallo": come e perché Kokoschka, che l'aveva tanto voluto, e per quasi un anno discusso con l'artigiana cui lo aveva commissionato, distrugge quel simulacro? Solo così si libera del fantasma, per il quale, dopo la rottura del loro amore, era andato volontario in guerra, restandone ferito. E Camilleri azzarda: avrà «perso la chiave che la teneva rinchiusa», la bambola si era ribellata, accogliendo le carezze di due amici di Oskar, in una festa di sbronze, con tanto di orchestrina. «Le manca solo la parola», aveva detto davanti a Alma-bis un'amica di Kokoschka che conosceva la Schindler ex Mahler, «con me, parla», le aveva risposto lui. Aveva sfidato, per lei (o per lui? O per esso?) la buona società: mostrandosi al suo fianco in pubblico. E prima, dettando anche le parti più intime di come doveva essere realizzata: all'artigiana, Hermine Moss di Monaco, scrive numerose lettere, spiegando comte vuole la bambola-simulacro. Non è l'oggetto, bensì «la creatura del desiderio». Abiti e biancheria, comperati per lei a Parig; gli indumenti intimi, quelli di Alma, che li aveva lasciati in casa, feticisticamente custodita. Lo si sa dai testimoni e da alcune lettere di lui; le proprie, dopo la rottura, Alma le aveva, con tempismo, recuperate. Prima di questa copia perfetta, la coppia aveva avuto una vita dirompente; in tre anni, 400 lettere di lui. Sono le parole di una passione: il marito morto, «fu e deve essere un estraneo per te, nemmeno la fama basta ad assicurargli redenzione». Un fondersi di corpi assoluto. La pittrice che lavorava a studio da lui racconta: «Alma entrò, senza aprir bocca prese il mio cavalletto e lo buttò dalla finestra con la tela che stavo dipingendo»; nello studio che Oskar aveva voluto tutto nero, e senza arredi. Aveva perfino affisso le pubblicazioni e fissato la data delle nozze: ma tacendolo a lei. La voleva (Alma, Diario) con «abiti sempre chiusi al collo e ai polsi: seduta, non potevo incrociare le gambe». Ci restano La sposa del vento, 1914: loro a letto (è a Basilea); dei ritratti di lei e di loro due; Il cavaliere errante, 1917 (New York, Guggenheim), dove si legge tutta la fine della loro storia. Oskar andrà a Dresda, dove vive la faccenda della bambola, e poi in giro nel mondo.
NAZISMO
Due piccole aggiunte, a quanto il libro cita. Grande amico di Kokoschka è Hans Posse (1897 -1942), allora il giovane direttore della Gemaldegalerie di Dresda: è lo stesso che, per Hitler, organizza acquisti e requisizioni, e il museo che egli voleva costituire a Linz. E quando, per curarsi le ferite in guerra, Oskar va in Svezia, ha una "liason" con Carin von Fock. Lui stava per sposarla, anche se lei era la moglie dell'ufficiale Gustav von Kantzow: ma poi, rinuncia. Dal 1920, lei, prima dividendolo con un ricco barone ebreo, Hermann von Epenstein, si lega a Hermann Goring, e lo sposa nel 1923, appena divorziata. Morirà a 43 anni, nel 1937: meglio cosi, si e risparmiata tutto il resto.
Fabio Isman

L’opera
Le testimonianze e l'incipit con Euripide
Così scrive Camilleri riguardo al suo libro, "La creatura del desiderio": «Su come si svolsero i fatti che si conclusero drammaticamente con la morte, o per essere più esatti, con l'uccisione di Alma, non esistono altre testimonianze all'infuori di quelle dello stesso Kokoschka, parte in causa anzi protagonista assoluto della vicenda.
Queste, diciamo cosi, testimonianze, che sono due e sono state rilasciate in periodi assai diversi, vanno perciò prese,come si usa dire, con le molle e valutate con molta attenzione».
E nell'incipit del volume edito da Skira, annota: «La storia che racconteremo... per poterla apprezzare meglio e capirla in tutta la sua complessità e profondità, è necessario prenderla da molto lontano» e inizia parlando di Euripide.
 
 

Il Tempo, 3.1.2014
Quando Kokoschka trasformò la Mahler nella sua bambola
La grande seduttrice lasciò il pittore e questi ne fece realizzare una «copia»

Quando, superati i 70 anni, dovette deporre le armi delle Grande Seduttrice, Alma Mahler, ancora affascinante, rivestì di buon grado il ruolo della Grande Vedova. Anzi, per essere più precisi, della «Vedova delle Quattro Arti». Visto che era stata la moglie - tutt'altro che esemplare - del compositore Gustav Mahler, dell'architetto Walter Gropius, dello scrittore Franz Werfel. E, in mezzo ad altre numerose relazioni, l'amante di due pittori, Gustav Klimt e Oskar Kokoschka, che impressero all'arte del Novecento un marchio di innovazione «selvaggia».
Ad iniziare Alma - appena diciottenne - ai rituali di una disinibita sessualità è Gustav Klimt, ma a spalancarle le porte dei salotti intellettuali è soprattutto l'altro Gustav, e cioè Mahler. Il quale, molto più anziano di lei, ne resta folgorato: Alma è bella e sensuale, colta e brillante. Aggiungiamo che è in possesso di un notevole «ego» e ci tiene al suo ruolo di musa ispiratrice dei tanti geni sregolati che la circondano e la corteggiano. Lei è disponibile al massimo grado. Ma nessuno le chieda incondizionata devozione.
Ammirato più che amato dalla capricciosa consorte, Gustav muore nel 1911. Qualche mese di turbinosa vedovanza ed ecco comparire Oskar Kokoschka. L'eros si scatena, in una gara a chi è più trasgressivo. Poi lei, che ama il Genio e il Maschio, anche un po' perverso, ma non il Dominatore, soprattutto se geloso e noioso, dice basta. Seguono i furori di lui, sedotto e abbandonato: un vero e proprio delirio che raggiunge il suo acme quando, diventata Alma inattingibile, Oskar si fa costruire una bambola al naturale, con le fattezze dell'amata, se la coccola, ci va a letto, la porta in carrozza e a teatro, la fa conoscere agli amici, e alla fine, dopo una scenata di gelosia, «la uccide». Ed è questa storia estrema, di passione, ossessione e follia, che Andrea Camilleri ci racconta nel suo ultimo libro («La creatura del desiderio», Skira, pp. 137, euro 14,50).
Lo scrittore siciliano - da giallista di rango, che cura al dettaglio le sue inchieste - attinge a «documenti autentici di vita vissuta» (lettere, diari, testimonianze ecc...), molti dei quali o inediti o poco noti in Italia. A questo «materiale» dà la forma di un «racconto», carico di suggestioni drammatiche, tragiche, grottesche. Tutto ha il sapore di un sogno che ben presto si deforma in allucinazione e alla fine diventa un incubo.
Oskar -orecchie a sventola, occhi strabici, capelli rasati come un carcerato, mani rosse e gonfie, un modo di fare non certo salottiero- all'inizio appare ad Alma come un orso -ben dotato- che è divertente addomesticare e che eccita l'immaginario. Lui stesso ci racconta che «l'accoglieva impaziente nel suo studio dalle pareti tutte dipinte di nero, indossando un pigiama rosso fiamma». Ovvio che gli amplessi siano roventi. Ma la voluttuosa e volubile Alma si stanca presto di questo genio che le consacra un'opera «epocale» come «La sposa del vento» ma che la turba - e, alla fine, la disturba - con la sua pretesa di un possesso esclusivo. Vòlto a «perfezionarla», a farne «la creatura del desiderio». Lei non ci sta, la coppia scoppia, lui piange, si dispera, implora, lei, bella e proterva, lo ignora. È il 1914, Oskar va in guerra, viene gravemente ferito. Alma, che ormai stravede solo per Gropius, non va a trovare l'acciaccato amante in ospedale. Va invece a riprendersi le ardenti lettere che gli aveva inviato.
Rientrato dalla guerra, e nominato docente all'Accademia d'Arte di Dresda, Oskar non dimentica «la creatura del desiderio». Se non sarà Alma, sarà il suo «simulacro». Una bambola. Copia perfetta di una donna vivente. Deve soddisfare la vista e soprattutto il tatto: deve essere il corpo di una donna da accarezzare. La commissiona ad una straordinaria artista-artigiana, Hermine Moos, che esegue il tutto (alla perfezione? Il lettore lo scoprirà da sé...), sulla base delle indicazioni che Oskar le fornisce, da una lettera all'altra, da un disegno all'altro. E dopo mesi e mesi di lavoro il simulacro è pronto. Un'altra Alma «bussa» a casa di Oskar. Ma anche questa nuova, bellissima «amante» lo farà sanguinosamente soffrire. Comunque, contrariamente alla Mahler, la pagherà cara.
Mario Bernardi Guardi
 
 

Libri Blog, 3.1.2014
La creatura del desiderio
“Su come si svolsero i fatti che si conclusero drammaticamente con la morte, o per essere più esatti, con l’uccisione di Alma, non esistono altre testimonianze all’infuori di quelle dello stesso Kokoschka, parte in causa anzi protagonista assoluto della vicenda.
Queste, diciamo così, testimonianze, che sono due e sono state rilasciate in periodi assai diversi, vanno perciò prese, come si usa dire, con le molle e valutate con molta attenzione.”.

Vienna, 1912. Alma Maria Schindler (chiamata anche Alma Mahler) è considerata una delle donne più belle di Vienna. Cresciuta in un ambiente molto stimolante dal punto di vista culturale, si ritrova però ad essere vedova dell’apprezzato compositore Gustav Mahler poco più che trentenne.
Dopo un anno dalla sua vedovanza, Alma incontra il pittore Oskar Kokoschka e con lui inizia una storia fatta di passione e sensualità, un rapporto tumultuoso che durerà circa due anni, fatto di viaggi e fughe, lettere e odi, gelosie indicibili e eros sublime. E proprio durante il periodo in cui Oscar divide la sua vita con Alma, che realizza l’opera simbolo d tutta la sua produzione, La sposa del vento, ma la loro relazione così altalenante è destinata a finire.
Sarà proprio Alma a mettere un punto alla loro storia, così, in modo brusco. Intanto Oscar parte per la guerra con la morte nel cuore.
Al rientro in patria, i suoi sentimenti per Alma non sono cambiati e la sua naturale ossessione lo porta a farsi confezionare una singolare bambola a grandezza naturale, che riproduce le fattezze dell’innamorata…
La creatura del desiderio è l’ultimo libro di Andrea Camilleri, pubblicato da Skira Editore, che racconta la storia di un amore tumultuoso e forte, mentre sullo sfondo si dipana una Vienna durante gli anni della guerra e delle innovazioni culturali ed artistiche. Protagonista è non solo il rapporto fra Alma e Oscar, ma soprattutto gli eventi a seguire dopo la rottura della loro relazione.
Laura Landi
 
 

Sette – Corriere della Sera, 3.1.2014
Cammeo
Il lettore che tradisce di venerdì e quello che guardava i treni dei carcerati da bambino

LA RUGGINE DELLE ROSE. Scrive Benedetto Morini: «Trovo la "querelle" sul caso Quebert molto simpatica, tanto più che il libro risulta essere un buonissimo prodotto. Avercene! Il vero motivo della mia mail è però un altro: secondo le sue conoscenze, esperienze e infine malizie di settore, può essere che uno scrittore di calibro come Camilleri nella trama dell'Odore della Notte possa aver "scopiazzato" la trama di Rosa Ruggine, breve e avvincente racconto di Scerbanenco? Nel primo caso, una donna di classe e di nobile casata usata da un amante birichino, lo uccide e ne conserva il cadavere nella stanza da letto degli ospiti, vivendo come se nulla fosse successo; nel secondo, una donna di classe e di nobile casata, non a conoscenza dei precedenti criminali del suo amante, lo uccide e ne seppellisce il corpo in giardino, malgrado la sua villa sia piantonata giorno e notte dalla polizia.
P.S. Ho letto recentemente La traduzione di Ceccherini, grazie alla sua recensione e al mio ricordo d'infanzia quando, vivendo di fronte alla stazione di Reggio Emilia, osservavo dalla finestra i vagoni "piombati" con le lunghe soste in un binario morto. Penso che, malgrado tutto, stessero meglio allora di oggi e non credo sia un complimento alla nostra democrazia». Risposta: la donna che tiene seppellito l'amante in casa come se nulla fosse è una situazione narrativa. Non è copiare, è il gioco della letteratura. Se i detenuti stavano meglio prima francamente non glielo so dire. Spero di no.
Antonio D’Orrico
 
 

TG1, 4.1.2014
DoReCiakGulp
Intervista su Catarella ad Andrea Camilleri e Angelo Russo (l’interprete del personaggio nei telefilm di Montalbano)
Vincenzo Mollica
Cliccare qui per vedere il filmato (dal minuto 23'50")
 
 

Artemagazine, 1.2014
Camilleri e la bambola di Oskar Kokoschka
Abbandonato da Alma Mahler, il pittore vuole un feticcio identico a lei; lo scrittore racconta e indaga.

Quando Oskar Kokoschka viene lasciato da Alma Schindler vedova di Gustav Mahler, nel 1918 a Dresda dopo tre anni di sesso infuocato, si fa costruire una bambola a grandezza naturale, che ne abbia le esatte fattezze. Se la porta a letto; la veste e la agghinda (con gli indumenti intimi di lei che lui aveva messo da parte); si mostra al suo fianco in società; la conduce perfino all’Opera. Poi, un bel giorno, si libera dell’ossessione, e il simulacro sarà trovato in giardino con la testa mozza. La vicenda è reale, anche se non troppo nota; ma Andrea Camilleri la indaga e ci ricama anche un po’ sopra: La creatura del desiderio (Skira, 140 pa., 14,50 euro) è il suo ultimo libro, in vendita dal 3 gennaio 2014.
Incursioni. Lo scrittore siciliano non finisce di stupire. Nel mondo dell’arte, e per la medesima collana di narrativa pensata da Eileen Romano, si è già dedicato al misterioso viaggio nel Sud e in Sicilia di Pierre-Auguste Renoir (in Calabria esisterebbe ancora il suo unico affresco sacro); a una delle monete più rare al mondo (il decragramma di Akragas, Agrigento); alla Vucciria dipinta da Renato Guttuso. E stavolta, si rifà a tutte le fonti disponibili sulla vicenda: anche parecchie non tradotte o quasi introvabili in Italia; compie un collage di alcune lettere del pittore che si sono salvate (quelle di lei no: tutte provvidenzialmente recuperate dalla mittente); rifderisce alcune ben scelte testimonianze sui tre anni di fuoco (ma, come vedremo, contrastati della coppia); va a rileggersi certi passi di due drammi teatrali dell’artista, in cui vi sono accenni alla vicenda.
Alma. Alma Schindler era considerata la più bella di Vienna. Nella sua vita (1879 – New York 1964), inanella una serie di conquiste assolutamente prestigiose. Dal primo bacio a Gustav Klimt, al legame con il compositore Alexander von Zemlinsky (torturato per due anni, andrà quasi fuori di senno), fino alle prime nozze con Gustav Mahler, di 20 anni più anziano. Nozze difficili: lei si infatua di Walter Gropius, l’architetto fondatore della Bauhaus; lui chiederà perfino dei consigli a Sigmund Freud, la cui psicanalisi muoveva ancora i primissimi passi. Rimasta vedova, prima si sposerà di nuovo proprio con Gropius, e poi con il famoso scrittore Franz Werfel; in mezzo, avrà anchew altre storie, tra cui una con Johannes Hollensteiner, di 38 anni, che pareva in predicato per una porpora di cardinale, ma invece finirà per dismettere la tonaca.
Oskar. Quando Mahler muore, Alma vive tre anni di fuoco e di passione con Oskar Kokoschka, sette anni meno di lei, non ancora un artista affermato, anzi ritenuto un «selvaggio» e assai spesso stroncato. Anche questi, non sono tempi tranquilli: Oskar era possessivo e geloso di chiunque, perfino del marito morto di lei; un giorno, ne scaglierà a terra la maschera funeraria, e lei si precipiterà ad abortire del loro figlio. Ma anche Alma non scherzava; Camilleri racconta di una pittrice che lavorava a studio da lui (aveva voluto le pareti nere), e che scrive: «Alma entrò, senza aprir bocca prese il mio cavalletto e lo buttò dalla finestra con la tela che stavo dipingendo». Kokoschka in compenso la voleva con abiti chiusi al collo e ai polsi, non la lasciava accavallare le gambe in pubblico, aveva affisso le pubblicazioni e fissato la data delle nozze ma senza dirglielo. Dipinge ritratti di lei, ritratti di loro, il quadro emblema di quella stagione è La sposa del vento (ora a Basilea) che li mostra abbracciati.
La rottura. Lei non ce la fa più, si sente in gabbia, se ne va all’improvviso, senza dir nulla. Lui ha reazioni da folle, poi va volontario in guerra, la prima mondiale, e resta ferito. Quando si riprenderà, gli offriranno d’insegnare a Dresda. Qui, il quadro emblema è Il cavaliere errante, 1917 (al Guggenheim di New York). A Dresda, Kokoschka commissiona a un’artigiana di Monaco di Baviera, Hermine Moss, la bambole. Le scrive tante lettere, per spiegare come deve essere nei minimi dettagli, anche i più intimi. Le manda disegni del volto e del corpo di Alma. Una corrispondenza che dura quasi un anno, con dettagli vieppiù più particolareggiati.
Il feticcio. La bambola, nuda, arriva. Così somigliante e realista, che qualcuno nota «le manca soltanto la parola»; «ma con me, parla», replica Oskar. Non la tiene nascosta. Ci va anche in un palco all’Opera, la porta per la strada in carrozza, accanto a sè. La veste con abiti di lusso, acquistati apposta a Parigi; ma gli indumenti intimi sono quelli di Alma, che lei aveva lasciato in casa andandosene, e lui messo amorevolmente da parte. Dura per mesi; forse per anni: non si sa con esattezza. E si ignora esattamente anche come sia finita: il simulacro dell’amata è trovato in giardino, il capo mozzo e irrorata di vino rosso che forse simbolizza il sangue. Qui, Camilleri si sbizzarrisce ancora di più: meglio non svelare quello che, alla fine, diventa quasi un “giallo”.
fi
 
 

Castelbuono.org, 6.1.2014
Sondaggione. Scacciaferro è il castelbuonese 2013

E’ il calcio a trionfare nel nostro sondaggio. Da esperti nella competizione agonistica, la mobilitazione dei presidenti delle due squadre ha sbaragliato la concorrenza e premiato alla fine Giuseppe Scacciaferro, seguito a ruota da Fabio Capuana.
[…]
La politica rischiava invece di essere la grande assente in questa classifica, sicuri che l’ottimo risultato di Michele Di Donato sia da ascrivere quasi in toto alla grande vitalità dell’associazione Arte&Immagine, di cui Di Donato è stimato segretario [Associazione che insieme al Camilleri Fans Club ha anche organizzato la rassegna “Confronti”, NdCFC].
[…]
ps: di seguito la classifica definitiva, da cui abbiamo tolto Pino Zito (suggerito tardivamente dagli utenti). Non abbiamo aggiunto neppure Filippo Lupo [Presidente del Camilleri Fans Club, NdCFC], anche lui più di una volta “nominato” ma quando la gara era oramai impari ed ingiusta per chi subentrava in un secondo momento.
 
 

Ideelibri.it, 7.1.2014
Recensione – La creatura del desiderio – Andrea Camilleri

Il 2014 si apre per Andrea Camilleri con un libro incentrato sulla tumultuosa relazione fra l’artista Oskar Kokoschka e la bellissima Alma Mahler. Lo scrittore sceglie un’epoca storica e un’ambientazione geografica molto differente rispetto a quelle da lui solitamente predilette.
A far da sfondo ad una passione struggente è l’affascinante Vienna dei primi del XX secolo. A ridosso della prima guerra mondiale, la capitale austriaca è un coacervo di intellettuali ed artisti di fama internazionale. Proprio in questo ambiente si incontrano la giovane vedova Alma Mahler ed il pittore Kokoschka, un artista lontano dai canoni classici e tradizionali. Siamo nel 1912 e l’affascinante Alma Mahler è diventata vedova soltanto da un anno; durante una serata, il suo sguardo si incontra con quello del giovane Oskar Kokoschka. Fra loro scatta subito la scintilla della passione che dà vita ad una storia travagliata ma anche felice e profonda. Alma Mahler diventa la musa e la donna dell’apprezzato pittore. Il loro amore è carico di tensioni, scontri, fughe ed incontri, tipici delle passioni tumultuose.
Alma improvvisamente decide che è giunto il momento di chiudere questa storia d’amore e, dopo molte incertezze, dice addio per sempre ad Oskar Kokoschka. Il giovane artista, che aveva undici anni di meno rispetto alla vedova Mahler, è abbandonato dalla sua kusa e poi viene chiamato alle armi, in occasione della prima guerra mondiale. E’ costretto a partire e a soffrire per la lontananza dalla donna che, nonostante tutto, continua ad amare.
Quando al termine del terribile conflitto Kokoschka farà ritorno a Vienna, mette in atto un progetto volto ad aiutarlo a far fronte alla mancanza della sua adorata musa. Rivolgendosi ad una sarta specializzata, si farà costruire una bambola che richiami le fattezze di Alma Mahler. Soltanto in questo modo l’artista può trovare pace e cercare un balsamo per le sue ferite. La bambola, che riproduce in toto la sua amata, è una valvola di sfogo per il turbinio della sua anima. Oskar Kokoscha, dopo l’esperienza del fronte, cerca in questa bizzarra idea una possibile soluzione al suo stato d’animo, profondamente segnato dalla sofferenza d’amore ma anche dalla guerra.
“La creatura del desiderio” è un romanzo realistico, ricco di emozioni e sentimenti che ricostruisce, con grande accuratezza, la realtà tipica della Vienna dei primi anni del secolo. Camilleri ha saputo disegnare con maestria e delicatezza due figure tipiche del tempo, evidenziando il loro lato umano e le loro debolezze.
Descrizione
La creatura del desiderio è un romanzo in cui Andrea Camilleri racconta una storia ambientata a Vienna. E’ il 1912, Mahler è morto da una anno, lasciando la sua giovane moglie sola. Lei ha da poco passato i trent’anni ed è la più bella ragazza di Vienna. Quando la donna incontra il pittore Oskar Kokoschka, tra i due nasce una passione travolgente. La sensualità si trasforma ben presto in un amore turbolento, fatto di gelosie, lettere, viaggi e fughe. Dopo due anni di passioni travolgenti, durante i quali la vena creativa dell’artista sembra non avere fine, la ragazza diventa irrequieta e decide di interrompere la loro relazione. Intanto la minaccia della guerra si fa sempre più vicina e Kokoschka viene arruolato nell’esercito e si dirige verso il fronte, più affranto per l’amore perduto che per la violenza del conflitto nel quale sta per entrare. Al termine della guerra rientra in patria. L’uomo è sconvolto dagli accadimenti bellici, ma non ha ancora spento il fuoco della passione che prova nei confronti della donna. Decide quindi di farsi confezionare una bambola al naturale raffigurante la sua amata. Andrea Camilleri, con La creatura del desiderio, racconta la storia di una passione travolgente.
Eleonora Casula
 
 

Paperback.it, 7.1.2014
La creatura del desiderio

«Ma il dottore è estremamente imbarazzato. Lancia un’occhiata furtiva ad Alma. Quella bambola, così vera, lo mette a disagio. Vorrebbe andarsene ma un dubbio l’attanaglia: come deve comportarsi con lei? La deve salutare? La deve chiamare signora? Se la può cavare con un inchino muto?».
Arriva in libreria La creatura del desiderio (Skira) il nuovo romanzo di Andrea Camilleri che, mescolando magistralmente realtà storica e suggestione letteraria, ci racconta un’intensa, appassionante e travolgente storia d’amore.
Lui è Oskar Kokoschka, celebre pittore di inizio Novecento, lei è Alma Mahler, vedova bellissima di uno dei più importanti compositori, già amante del pittore Klimt. Siamo nel 1912, lui ha venticinque anni, lei ne ha trentatré, tra loro scatta subito un’attrazione fatale e tumultuosa che ben presto, però, Alma interromperà brutalmente e improvvisamente. Oskar è sconvolto, Alma è diventata la sua ossessione e così, una volta tornato dalla guerra, decide di farsi costruire una bambola in tutto e per tutto identica all’amata e di vivere con lei come se nulla fosse cambiato.
 
 

Artspecialday.com, 7.1.2014
“La creatura del desiderio” di Andrea Camilleri

Da un commissario di polizia di un piccolo paese siciliano, Vigata, all’ossessione passionale di un’artista per una donna, “La creatura del desiderio” è il nuovo romanzo dello scrittore siciliano, Andrea Camilleri, pubblicato il 3 gennaio 2014, che racconta di una donna, musa ispiratrice, fonte di passione. Alma Maria Schindler (1879-1964), una compositrice e pittrice austriaca, è la creatura del desiderio che ha avuto molti matrimoni e amanti, anche del calibro di Klimt e Gropius.
Figlia del noto pittore paesaggista, Emil Jakob Schindler, e di Anna von Bergen è cresciuta in un ambiente artistico appassionante e ha avuto la possibilità di incontrare molti artisti che persero la testa per lei. Basti pensare a “Alma” del compositore Lehrer o al quadro “La sposa del vento” di Oscar Kokoschka.
Camilleri incentra il racconto sulla relazione della Schindler con il pittore Kokoschka, follemente innamorato. Un episodio, in particolare, fa emergere la possessività del pittore per “la creatura del desiderio”. Kokoschka, dopo la rottura del loro rapporto, per mantenere un legame con Alma, visse a lungo con una bambola creata da un artigiano con la fattezza della donna amata.
Camilleri si afferma come uno scrittore che narra la storia d’amore, realmente esistita. Dalle vicende poliziesche di Montalbano che hanno lasciato spazio all’immaginazione e al ricordo di un siciliano al racconto della passione, dell’ossessione e della possessione che può travolgere un amore tra un uomo e una donna dall’estro artistico.
Giulia Castorina
 
 

TribeArt, 7.1.2014
L'isola Immaginaria - Andrea Camilleri e la Sicilia


Presentazione del libro "L'sola Immaginaria - Andrea Camilleri e la Sicilia" di Giuseppe Leone con testo del Prof. Salvatore Ferlita edito da Kalos presentato dal Prof. Salvatore Silvano Nigro e dagli autori, che si terrà il 10 gennaio alle ore 17,30 presso la sala conferenza di Palazzo Zacco, Via San Vito, 158 Ragusa.
 
 

Il Piccolo, 8.1.2014
E Kokoschka si innamorò della bambola

Alma Mahler, lui, l’avrebbe voluta sposare. Non poteva stare senza quella donna, non accettava l’idea che s’innamorasse di altri uomini. E quando la vedova del grande compositore, che aveva qualche anno più di Oskar Kokoschka e non sopportava più la sua debordante passione, che avrebbe finito per chiuderla dentro una prigione sempre più soffocante, decise di sparire, di lasciarlo al suo destino, il pittore si sentì naufragare. Partito per combattere nella Grande guerra, ma soprattutto per sfuggire al suo grande dolore, il pittore rientrò a Vienna con un’idea fissa in testa. Convincere qualcuno a creare un simulacro dell’amata Alma. Una bambola a grandezza naturale che le assomigliasse in tutto, anche nelle zone più intime. Questa morbosa storia fatta di eros e nostalgia, di rimpianti e follia, ha ispirato ad Andrea Camilleri, l’amato papà del commissario Montalbano, uno dei suoi libri più belli. Si intitola “La creatura del desiderio”, lo pubblica Skira (pagg. 139, euro 14,50). E riporta alle memoria le scarne, splendide pagine che l’anglista Mario Praz aveva dedicato alla vicenda nel suo affascinante libro “Il patto col serpente”, riproposto l’anno scorso in una bella edizione Adelphi (pagg. 578, euro 28). Camilleri ha consultato lettere, scartabellato tra documenti anche inediti, riletto pagine di diario. Ma sa raccontare questa storia da vero narratore. Così, quando Kokoschka trova in Hermine Moos l’artista disposta a costruire per lui l’Alma Mahler fatta di ovatta, stoffe, capelli finti e altre diavolerie, il lettore si trova a vivere dentro un incubo. Che è fatto di un amore disperato, ma anche della follia di chi non sa rassegnarsi alla fine della passione. Quando la bambola prende forma, Kokoschka comincia a capire quanto diversa sia la simulazione rispetto alla vita. E si illude di riuscire a scappare dalla discesa nelle tenebre. In un finale tutto da leggere.
alemezlo
 
 

Solo Libri.net, 9.1.2014
La creatura del desiderio – Andrea Camilleri

A Vienna, nel 1912, la vedova di Gustavo Malher, notissimo compositore e direttore d’orchestra, incontra un giovane artista venticinquenne, le cui opere sono ritenute scandalose. È a partire da questa circostanza che si sviluppa la storia raccontata in "La creatura del desiderio" (Skira, 2014), dove una passione infuocata si intreccia con lo scenario di un giallo intrigante. Anna il nome di lei, musicista e cantante; Oskar Kokoschka quello di lui, commediografo e pittore espressionista stroncato dalla critica con l’epiteto di “selvaggio”. Fa da sfondo la vita borghese della spumeggiante capitale austriaca. In modo totalizzante è vissuta la relazione erotica tra i due, intrisa però di contraddizioni e di aspri e frequenti litigi dovuti al carattere determinato di ciascuno. A imporle tante limitazioni è soprattutto lui: la gelosia che egli prova nei riguardi di Malher è talmente ossessiva che con rabbia ne scaglia a terra la maschera mortuaria.
Camilleri, da filologo e saggista, ricostruisce al presente questa storia e la narra in lingua con uno stile essenziale, trasparente e incisivo, avvalendosi d’una variegata documentazione, tra cui la memorialistica di Oskar, nonché la biografia di Alma scritta da Catherine Sauvat. In particolare, sono le lettere deliranti d’amore che Oskar le invia a rivelare un tormento che si intensifica fino alla rottura del rapporto durato quasi tre anni. Attraverso lo sguardo penetrante dello scrittore che sa cogliere ogni sfumatura utile a delineare comportamenti e azioni, aspirazioni e scelte, il lettore ha modo di accostarsi alla psicologia inquietante di due personalità in preda a emozioni contrastanti. Oskar vive la sua gelosia in modo lacerante e creativo: non solamente è geloso degli amici di Alma, ma vuole anche contrapporsi al defunto Gustavo Malher. Il suo capolavoro pittorico "La sposa del vento" nasce appunto dalla sua sofferenza amorosa e dalla promessa di Alma che l’avrebbe sposato se avesse fatto un pregevole dipinto.
“Non eravamo fatti l’una per l’altro. Ci facevamo male”
scrive lei nel Diario. Dopo la fine della relazione, siamo nel 1918, Oskar, non potendola più riavere, giunge al punto di farsi costruire una bambola a grandezza naturale e con le stesse sembianze di Alma. Siamo nel motivo del simulacro femminile, identico al personaggio reale, di cui si erano occupati Stesicoro ed Euripide. Camilleri cita anche la favola di Pigmalione, si sofferma sul racconto di Tommaso Landolfi “La moglie di Gogol” e si serve di tali fonti per introdurre la particolare vicenda che appunto sfocia nella simulazione di un incanto. La sua dirompente inventività si sbizzarrisce, mentre le ipotesi formulate a seguito di domande che egli si pone allettano la curiosità. Tra un rito e l’altro, l’umorismo raggiunge il culmine nel momento in cui il pittore porta con sé la bambola al teatro dell’Opera dove danno “Il flauto magico di Mozart”. Sottilmente raffinata sul piano psicologico e spesso ironica, la descrizione evidenzia lo stato di dubbio dei cittadini di Dresda:
“Ma è o non è una bambola?”
La crudele finzione tende a far confondere l’apparenza con la realtà e tutti stanno al gioco dello scambio. L’uccisione, infine, della compagna immaginaria, avvenuta nel corso di un ricevimento, colora di giallo l’accaduto, dove la follia convive con la normalità. Quale il movente e la dinamica dei fatti che all’epilogo danno una svolta del tutto inaspettata dallo stesso Oskar?
Federico Guastella
 
 

Corriere della Sera, 9.1.2014
Italians (a cura di Beppe Severgnini)
Ogni tanto la lingua deve indossare il vestito buono

Caro Beppe e cari Italians, ho appena finito di leggere “La lingua batte dove il dente duole”, piacevolissima conversazione a quattro mani di Andrea Camilleri e Tullio De Mauro. A proposito, Bsev, sicuramente saprai di essere stato citato a pag.107, ma non è di questo che voglio parlare. Nelle sagge osservazioni degli autori mi ci ritrovo quasi sempre, e sul fatto che la lingua si trasformi e goda di prestiti e felici contaminazioni pure.
Che gli italiani la stiano sbatacchiando come un polpo sugli scogli la loro bella lingua è cosa ormai tristemente nota. Pigrizia, incuria, scarsa lettura fanno il resto. Sembra che chi parla e scrive debba sminuzzare i concetti e renderli accessibili a tutti per una sorta di democrazia comunicativa. In linea di massima sarei pure d’accordo su quanto anche tu vai ripetendo spesso, e cioè che certi barocchismi gratuiti vanno soppressi e, quando è possibile, vadano utilizzate parole più accessibili invece che criptiche. Oggi, però, quando ho letto un articolo di Cazzullo, e mi sono imbattuta in “gragnuola” ed “egolatra”, ho provato un sottile piacere nell’accorgermi che non avevo mai letto queste parole, e che ho dovuto far ricorso alle stampelle, cioè al dizionario.
Non credi anche tu, caro Beppe, che ogni tanto la lingua debba indossare il “vestito buono” e i tacchi alti invece di rimanere sempre in tuta e scarpe da ginnastica?
p.s. egolatra, tutto sommato, avrei potuto trascodificarla agevolmente a livello semantico, anche se vederla così, nero su bianco, è stato un evento.
Marinella Simioli
 
 

l’Obiettivo, 10.1.2014
Castelbuono
Confronti. Rassegna di parole e immagini

Confronti è la rassegna di immagini e parole, tenutasi a Castelbuono, dal 7 al 15 dicembre scorso, che ha visto protagonisti l’Associazione Arte&Immagine ed il Camilleri Fans Club, presieduto da Filippo Lupo, con la collaborazione della casa editrice Sellerio. Dopo la rassegna fotografica Diffrazioni, l’Associazione scende in campo con un nuovo progetto nell’intento di costruire un ideale percorso che vuole parlare di cultura. Davide Camarrone, Santo Piazzese, Fabio Stassi, Francesco Recami, Gian Mauro Costa, Andrea Camilleri, Salvatore Ferlita, i tanti scrittori che hanno messo in gioco se stessi e le loro opere. Laboratori, incontri con libri e autori, ospitati presso la sala del Principe del Castello dei Ventimiglia, si sono succeduti quasi a voler intercalare l’importanza della parola che viene detta, che crea incontro e scambio, con la parola che inizia a vivere autonomamente nell’attimo stesso in cui arriva al possibile lettore.
La scrittura non è solo narrazione, a tratti fantastica, surreale, intimistica ma, spesso, trae spunto dalla cronaca di ogni giorno, da quell’ineffabile, da quel pathos che colpisce la vita nel quotidiano. Rifugiarsi nella scrittura e lettura può avere un intento catartico, quasi una cura dell’anima, che poi passa anche per il corpo. Ed allora si dovrebbe diventare antichi speziali, come suggerisce l’arte-terapista Annamaria Guzzio, trovando nelle parole l’alchimia di elementi che possano portare giovamento, per vaccinarsi contro il male di vivere, contro l’indifferenza, contro quel qualunquismo che sembra segnare la vita. Ma la scrittura è figlia della lingua che l’ha generata. E un posto importante, in questa rassegna, ha il dialetto, la lingua madre, il nostro archè, da cui tutto nasce e a cui tutto si ricongiunge nel dare un senso al nostro esistere. Il dialetto è la lingua delle emozioni, dell’affettività ma è anche la lingua dell’intellettuale siciliano, del suo impegno, della denuncia, come emerge nel libro La lingua batte dove il dente duole (ed. Laterza) di Andrea Camilleri e Tullio De Mauro.
Castelbuono e Alfredo Cucco, seppure in margine, sono presenti nell’ultimo libro di Andrea Camilleri, La banda Sacco (ed. Sellerio), presentato dallo stesso autore, in videocollegamento il 15 dicembre scorso, presso la Sala del Principe del Castello dei Ventimiglia, e da Filippo Lupo.
Se la scrittura è pensiero, emozione, memoria, dolcezza, spietatezza, denuncia, passato e presente, l’immagine ha il compito di fermare con l’obiettivo questi attimi che sono la vita e il modo di raccontare l’esistenza.
Al Lavoro, a quello che c’è, che ha creato la storia di un luogo e degli uomini, a quello che dovrebbe essere lasciato alle generazioni future, alla dignità di uomini, grazie proprio al lavoro, è stata dedicata la mostra, nei locali della chiesa del Crocifisso, e il calendario dell’Associazione Arte&Immagine. Un momento finale di attività, di incontri, di sensazioni, di immagini che lasciano impressi nella memoria il sapore del passato ma anche l’evocazione di un futuro lontano, che si ancora nell’incertezza del presente.
Il lavoro in terra di Sicilia parla di luoghi, di suoni, d’immagini, di antiche memorie e sapori. L’isola immaginaria. Andrea Camilleri e la Sicilia (ed. Kalós) è il libro curato e presentato all’interno della rassegna, da Salvatore Ferlita, con le immagini del fotografo ragusano Giuseppe Leone. L’isola immaginaria non è solo racconto ma è anche la mostra fotografica ospitata presso la Sala S. Giorgio del Castello dei Ventimiglia. Giuseppe Leone, l’ultimo cantastorie della Sicilia, narra, attraverso l’ambiente, le tante isole, le Cento Sicilie che ricordano Gesualdo Bufalino, scavando nel paesaggio, nella sua diversità e varietà, in un ideale viaggio che restituisce l’uomo alla sua terra, alla sua vera antropologia. Le foto di Leone sono «l’occhio della lepre», come Andrea Camilleri le ha definite durante la presentazione, per il suo cogliere l’immediatezza che subito sfugge. Leone, con il suo obiettivo, nasconde e svela, allo stesso tempo, l’arcaicità dell’essere siciliani, che dall’ulivo saraceno di Pirandello passa per i luoghi di Sciascia, fino ad arrivare alla Sicilia di Bufalino inglobando, dentro di sé, le tante isole reali ed immaginarie.
Un patrimonio, quello letterario, che non è solo materia, ma l’essenza stessa dell’essere siciliano nell’appartenere ad una storia, a un destino che andrebbe preservato per costruire un ponte culturale verso il futuro.
Maria Antonietta D’Anna
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 10.1.2014
Camilleri e Leone narrano la Sicilia

Un libro in immagini e testi. E' l'ultima pubblicazione del fotografo Giuseppe Leone, con l'apporto editoriale del prof. Salvatore Ferlita, e che sarà presentato oggi pomeriggio a Ragusa, alle 17,30, a Palazzo Zacco. Il libro si intitola "L'sola Immaginaria - Andrea Camilleri e la Sicilia". Un'isola immaginaria attraverso le suggestive immagini di Giuseppe Leone per raccontare la Sicilia che nei romanzi di Camilleri è protagonista, non semplice sfondo delle vicende.
Il tour fotografico parte dal mare, dalle coste meridionali dell'isola, passa per le campagne e le colline aride dell'entroterra, e arriva infine alla città, al barocco del ragusano, ai quartieri arabi. Salvatore Ferlita nell'introduzione racconta la relazione che l'autore instaura con l'isola, e poi è Camilleri, in un'intervista allo stesso Ferlita, a raccontare di sé e della sua terra.
"Al viaggiatore di oggi suggerisco di guardare il mare e servirsene come base per conoscere l'Isola più intima. Montalbano lo dice chiaramente: lui predilige la Sicilia riarsa, con le case a forma di cubo, messe lì in un equilibrio impossibile, le colline aride, brulle", scrive Camilleri. Il percorso è costituito da fotografie in bianco e nero, eleganti e affascinanti, intervallate da passi dei romanzi che quei luoghi evocano. I testi sono in doppia lingua, italiano e inglese.
Il fotografo ragusano, notissimo in ambito regionale e nazionale, non ha mai lasciato Ragusa. Di lui scrive Silvano Nigro: "Leone è un narratore della Sicilia, dei suoi monumenti, delle sue feste, dei costumi e della vita tutta, per immagini fotografiche. Come da viaggiatore incantato, forse l'ultimo in giro per l'isola. Un narratore che si è accompagnato a Sciascia, a Bufalino e a Consolo e ha rivelato alla letteratura, la Sicilia più vera, quella degli uomini come quella della pietra vissuta e del paesaggio". I suoi lavori si sono sviluppati a 360°, pubblicazioni sul paesaggio, architettura, feste popolari, antropologia, moda, lavorando per riviste nazionali e internazionali sia a colori sia con il prediletto bianconero. Ha esordito illustrando il volume di Antonino Uccello "La civiltà del legno in Sicilia" (Cavallotto, 1973).
Da allora le sue fotografie hanno arricchito numerosi libri, cataloghi e riviste di editori italiani e stranieri. Tra le pubblicazioni più note "La pietra vissuta" (Sellerio, 1978), "La Contea di Modica" (Electa, 1983), "L'Isola nuda" (Bompiani, 1988), "Il Barocco in Sicilia" (Bompiani, 1991), "L'Isola dei Siciliani" (Peliti Associati, 1995), "Il matrimonio in Sicilia" (Sellerio, 2004). Con Kalós ha pubblicato "Gli anni di Sciascia e Bufalino" (2001), "Ricordi di Natale" (2004), "Immaginario barocco" (2006), "Un viaggio lungo mezzo secolo" (2008). Ha esposto in Italia e all'estero.
Michele Barbagallo
 
 

La Repubblica, 10.1.2014
Niente Serra-Piccolo lo Strega si farà senza duello finale

[…]
Se Serra declinasse, come sembra ormai sicuro, non sarebbe una prima volta. Si ricordano i «no, grazie» di Andrea Camilleri e di Alberto Arbasino.
[…]
Raffaella De Santis
 
 

Lettera43, 11.1.2014
Jordan Belfort, il Lupo di Wall Street
Libri: la storia del broker più spietato d'America che ha ispirato il film di Scorsese. L'esordio letterario del Cile e l'ultimo romanzo di Camilleri. I consigli di Lettera43.it per la settimana.

[...]
La vedova di Mahler, l'arte di Kokoschka
Alla sua morte nel 1911, Gustav Mahler lascia un'eredità artistica enorme e una vedova di straordinaria bellezza. Alma Mahler ha solo 30 anni, ed è ancora estremamente attraente quando incontra il pittore Oskar Kokoschka, diventandone amante e musa ispiratrice.
Travolto da una potente passione, nei due anni della loro relazione Kokoschka dà vita ad alcune delle sue opere più importanti, come La sposa del vento. Poi Alma decide di rompere e Kokoschka rimane sconvolto.
Parte per la guerra col cuore a pezzi e quando torna in patria non ha ancora dimenticato Alma. Così decide di farsi fabbricare una bambola a grandezza naturale con le sue fattezze.
Andrea Camilleri racconta la storia di un amore che intreccia le vite di due artisti che hanno segnato il passaggio tra il XIX e il XX secolo. L'ennesimo pezzo di bravura di un autore che non è solo e semplicemente il padre del commissario Montalbano.
Andrea Camilleri, La creatura del desiderio, Skira, 144 pagine, 14,50 euro.
[...]
Francesca Bussi
 
 

MicroMega, 11.1.2014
Camilleri: “Lista Tsipras, una speranza per cambiare l’Europa e unire le forze vive della sinistra”
Questa intervista esce domani, domenica 12 gennaio, sul quotidiano greco “Avgi”, molto vicino al partito della sinistra radicale “Syriza”, e fa seguito a una lettera che Andrea Camilleri ha inviato (insieme a Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale) al leader del partito Tsipras per chiedere che sia il candidato alla Presidenza europea di una lista italiana promossa dalla società civile. L’interesse di Tsipras per la proposta è dimostrato da analoghe interviste sollecitate e pubblicate nei giorni scorsi da “Avgi” a Revelli, Spinelli e Flores d’Arcais.
Ogni testata giornalistica (web e carta) è autorizzata a pubblicarla, anche integralmente, purché venga citata la fonte e questa nota di premessa.
Cliccare qui per l'articolo originale pubblicato su Avgi il 12.1.2014

Come vede la situazione politica in Italia?
Sembra che l'Italia stia vivendo una fase di stallo e il sistema politico è bloccato da troppo tempo. Possiamo dire che si possono fare pochissime cose. Le elezioni hanno portato tre partiti ad avere quasi la stessa percentuale ed è difficile costruire una maggioranza veramente solida. Oggi la maggioranza è formata da residui di dissidenti del Popolo della Libertà di Berlusconi che permettono al governo di continuare ad esistere, ma senza essere in grado di governare e di fare cose importanti.
Il governo Letta continua ad applicare una ingiusta austerità?
Il problema dell’austerità è un problema che riguarda l’Europa in generale. Per questo motivo alcuni di noi stanno cercando di creare una lista sovranazionale e transnazionale per affrontare le elezioni europee. Da un lato stiamo cercando di combattere il riflusso antieuropeo che sembra che sarà espresso nelle prossime elezioni. Ritengo fondamentale proteggere il nostro essere europei, nonostante le evidenti mancanze della macchina europea che durante questa lunga e tragica crisi, ha continuato a lavorare facendo pagare un prezzo altissimo, un prezzo che non possiamo nemmeno immaginare, a decine di milioni di cittadini. C’è bisogno di una radicale revisione di tutti gli accordi europei di questa macchina. Una revisione che non può basarsi solamente e ancora una volta sui libri di contabilità. I ragionieri distruggono l'Europa. Dobbiamo fermarli. Perché i libri dei contabili parlano solo di un dare e avere. Non ci sono altre voci. Manca la voce: società. L'Europa non può continuare a vivere ricattata solo dal valore dell'euro. L'Europa deve condividere gli stessi ideali per essere unita. Ideali a cui devono partecipare la stragrande maggioranza dei suoi cittadini. In caso contrario non sarà in grado di continuare ad esistere. La prossima guerra, perché questa crisi è stata una guerra, lascerà sul campo molto più che paesi come la Grecia o altri colpiti mortalmente dalla crisi attuale. Per questo motivo dobbiamo dare una risposta europea unitaria a questa crisi sostenendo Alexis Tsipras per la presidenza della Commissione Europea. Per dire che vogliamo un'Europa diversa, un’Europa che appartenga ai suoi popoli e che prenda cura dei loro interessi.
Una volta in Italia c’era la più grande sinistra in Occidente, mentre oggi si fa fatica a trovare il giusto passo. Per molto tempo l’Italia è stata sinonimo di idee progressiste.
La sinistra italiana era forte quando c’era il vecchio Partito Comunista. Poi è arrivato il centro-sinistra, che non ha potuto mantenere nulla dai grandi valori che aveva ereditato. E’ stato creato il partito di Rifondazione Comunista, ma si è sempre fermato ad un piccolo consenso. Ci siamo trovati in questa situazione perché abbiamo assistito ad un periodo di conflitto all'interno di questi piccoli partiti della sinistra. Mancano persone che traccino insieme un denominatore comune tra questi partiti frammentati, il popolo della sinistra e della disobbedienza, per unificare queste forze ed avere una sinistra sana. Per questo insisto su una lista per le elezioni europee, perché può portarci a qualcosa di buono. Questi partiti così come sono oggi non hanno peso, non hanno le percentuali per entrare in parlamento. Abbiamo bisogno di far rivivere la speranza del popolo della sinistra e delle forze vive della società nella prospettiva di cambiare la nostra vita quotidiana. L'esempio della sinistra greca è molto importante.
Lei è un uomo di cultura, un intellettuale. Cosa l’ha spinto ad avere una posizione cosi chiara contro la crisi e ad unirsi con altri nel tentativo di ricomporre la sinistra?
Ho sempre preso una posizione. La cultura è soprattutto un modo di vita e di prendere posizione. Ancor più di fronte ad una crisi come questa che distrugge la società e i suoi valori. Una cultura che vive ai margini e guarda solo ai fatti è una cultura sterile. Io sono un uomo che scrive romanzi, un raccontastorie. Ma io sono anche un cittadino italiano e un cittadino europeo. Devo partecipare obbligatoriamente a tutto ciò che accade nel mio paese, l'Italia e l'Europa.
Lei è anche un siciliano di Porto Empedocle, di Agrigento e della valle dei templi greci. Ha vissuto nella sua vita quotidiana una parte importante della Magna Grecia. Qual è l'idea che ha su quanto accaduto in Grecia?
Ritengo che quello che è successo in Grecia sia il termometro degli errori europei. Inizialmente hanno cercato di creare un’unione attraverso le nostre comuni radici ebraiche e cristiane. Questo non può funzionare. Quello che abbiamo in comune è la nostra cultura. Una cultura che nasce in Grecia, su cui abbiamo speculato e che ancora sfruttiamo. Il modo in cui l’Europa ha trattato la Grecia è come se avesse maltrattato le sue stesse radici. È come se non avessimo tratto insegnamento da queste migliaia di anni. L’Europa ha dimostrato di non capire nulla di ciò che è nella realtà l'Europa. L'Europa è il Partenone. L’Europa sono i templi di Agrigento. L'Europa è la cultura e la civiltà. La culla della cultura e della civiltà in questo mondo. In questo senso l'Europa ancora oggi può essere un motore trainante per correre nelle gare e non una macchina stanca che trascina solo un fardello, come è stato fatto fino ad oggi. Con le elezioni europee dobbiamo coltivare la speranza del cambiamento. L'Europa della contabilità uccide ogni iniziativa e qualsiasi cosa che trova nel suo cammino. L'Europa è stata il regno della fantasia e della creatività. Il regno dell'arte. Se ci fosse anche un po' di questo estro anche all’interno della politica europea le cose sarebbero diverse. Non possiamo fondarci solo sui principi economici. Dobbiamo costruire ideali e valori, dobbiamo riconoscere la nostra cultura. Oggi alcuni pensano che queste siano cose inutili. Al contrario sono un elemento chiave per qualsiasi idea di Europa. Dobbiamo aprire la strada ad un'Europa più vicina a noi. Un'Europa che è sempre più consapevole dei problemi che l’hanno circondata. Io mi auguro di essere ancora vivo il giorno in cui dovranno scusarsi con la Grecia per il modo in cui si sono comportati. Perché è come se avessero maltrattato la loro stessa madre e l’avessero buttata per strada. La Grecia è la culla della civiltà, alla quale io appartengo. Ci sono le basi dell'Europa. Tutto il resto è superfluo.
A volte l'Europa ha avuto tendenze autodistruttive...
Stiamo cercando di evitarle. L'Europa di oggi è uscita da una guerra che abbiamo vinto pagando un prezzo pesante per ottenere la libertà, per vivere in società democratiche e con sistemi di protezione sociale. Non dobbiamo permettere il ritorno ad un periodo di insicurezza e di annullamento dei nostri diritti. A maggio dobbiamo scegliere il futuro, la ricostruzione dell'Europa sulla base della giustizia, la solidarietà e i fondamenti democratici. Per questo motivo dobbiamo fare tutti noi uno sforzo congiunto con Alexis Tsipras.
Perché sostiene la creazione di una lista transnazionale in Italia con capolista un greco?
Mi sembra qualcosa di meraviglioso. E’ un modo per celebrare di nuovo l’Europa unita. Dobbiamo uscire dagli stretti confini nazionali e dai loro limiti. Se in Italia e in Grecia ci sono persone che hanno ideali comuni è completamente inutile continuare a parlare di Grecia e Italia. Parliamo di Europa e di questi ideali comuni, che rappresentano una vera e propria forza di cambiamento. Dopo tutti questi anni in questo mondo non abbiamo ancora capito che non siamo divisi da confini e lingue, ma che ci unisce una civiltà comune?
In Grecia il suo lavoro è molto noto e ha molti ammiratori. Molti si chiederanno cosa farebbe in questo caso il commissario Montalbano…
Ma Montalbano è stato accusato di comunismo perché è onesto e giusto! E’ un poliziotto che si distingue dagli altri per la qualità del suo carattere. Anche quando è stato costretto a mandare la polizia contro i lavoratori ha chiesto che andassero i carabinieri e non la polizia. Montalbano non colpisce la società. Esce fuori dalla stretta concezione che possiamo avere di un commissario di polizia, ed è sopra tutto un cittadino. Per questo sono sicuro che oggi sarebbe al nostro fianco.
intervista a Andrea Camilleri di Argiris Panagopoulos, da Avgi
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 12.1.2014
C'è una Sicilia che vive tra sogno e paesaggio
Il volume realizzato a sei mani da Salvatore Ferlita, Andrea Camilleri e Peppino Leone racconta un'isola magica, capace di stregare, ma che non vive di solo Montalbano

Immagini antiche, paesaggi eterni scrutati da pastori, vedove e bambini e sorvegliati dalle divinità immobili del tempo. Appaiono sospese in un presentissimo passato le contrade e le chiese ritratte da Peppino Leone nel libro confezionato "a sei mani" con il giornalista Salvatore Ferlita e il nume tutelare Andrea Camilleri, "L'Isola immaginaria", edito da Kalòs è presentato venerdì a palazzo Zacco. Un viaggio ideale nei luoghi che hanno ispirato la titanica produzione letteraria del grande vecchio empedoclino, papà del Montalbano la cui trasposizione televisiva ha reso celebre la provincia ragusana nel mondo.
È il magnifico equivoco alla base della Sicilia stessa, come ha spiegato il professor Salvatore Silvano Nigro nel corso della presentazione: "È ormai noto che parlando della Sicilia non si possa usare un criterio univoco: la Sicilia è un'isola plurale, nera nell'Etna, bianca nella pietra barocca e sulfurea nei luoghi incontaminati, variegata di dialetti e culture, per ognuno una letteratura diversa. E così sono le tre Sicilie raccontate da Leone, da Camilleri e da Ferlita, che non coincidono".
È il dialogo tra i tre linguaggi la sfida del volume, in una osmosi codificata attraverso la lettura del paesaggio dell'opera di Camilleri elevato al rango di personaggio muto, convitato di pietra presente sottotraccia in ogni pagina, e trasfigurato significativamente nella trasposizione scenica.
Una guida per immagini e testo a un consapevole inganno, dal momento che l'ambientazione dei romanzi, inventata, si ispira al paesaggio reale dell'agrigentino che poi nella ricostruzione filmica viene ricomposto da un composito puzzle di luoghi altrettanto reali e diversi ma negli iblei, e in una veste inventata. "Il rischio - dice Leone - era replicare le cartoline del film. Le immagini dei film di Sironi colgono in lampi la cupola del duomo di San Giorgio, il lungomare di Sampieri, il centro di Scicli: quando poi i turisti vengono qui ricercano quei luoghi, e li trovano a pezzi sparsi. Sironi, sulla scorta di Camilleri, ha creato un nuovo turismo: ci sono ormai comitive di turisti che scendono a Punta Secca a fotografare una casa sulla spiaggia come un monumento".
"Camilleri - aggiunge Nigro - non ha consapevolezza di costruire paesaggi sistematici, e non immaginava neanche che il suo paesaggio potesse divenire a sua volta un personaggio muto. Quello da lui tratteggiato è un luogo astratto, eppure tanto concreto da poter essere ritratto. Agisce dentro il romanzo in maniera indiretta, i personaggi si rendono conto che il personaggio-paesaggio agisce in loro".
Raccontare questa realtà per immagini, secondo Nigro, era possibile solo per Leone, "artigiano di bottega alla maniera degli artisti del passato, e autentica memoria vivente della Sicilia tutta, che negli anni ha attraversato in lungo e in largo testimoniando un mondo che oggi se non è ancora scomparso, sta scomparendo: un mondo che ormai può vivere solo nei ricordi. Peppino Leone sa leggere il paesaggio siciliano che ritrae con l'occhio della lepre, perché ne fa intimamente parte".
Quella raccontata dal giornalista Salvatore Ferlita, invece, è la Sicilia della letteratura, delle parole e della cultura che è stata. Il risultato è una felice mescolanza tra i due linguaggi, dei quali nessuno è accessorio dell'altro: non si tratta di un libro di testo con immagini atte a illustrarne le suggestioni, né un libro fotografico arricchito da testi in funzione didascalica.
Il paesaggio è un falso che ormai e diventato vero, in una continua contraddizione che mistifica l'intento dell'autore, con il suo tacito, sornione e divertito assenso.
Amelia Cartia
 
 

l’Unità, 12.1.2014
Nino Frassica: «Vi svelo i segreti del maresciallo di Don Matteo»

[…]
Di recente, un altro passaggio importante nella sua carriera è stato un ruolo da protagonista ne «La scomparsa di Patò», trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Andrea Camilleri. Cosa è per Frassica il cinema?
«Amo il cinema così come amo il teatro. Per un camilleriano come me, recitare in un film pirandelliano e sciasciano tratto da un suo romanzo, è stato il massimo. Il regista Mortelliti conosce il mondo camilleriano in maniera profonda e nel film vi è il vero linguaggio letterario di Camilleri. Il film ha successo in tante parti del mondo».
Quali sono i nuovi progetti in cantiere?
«Il regista Mortelliti vuol realizzare l'intera trilogia del fantasy camilleriano. Un progetto importante. Con Mortelliti vi è una ottima collaborazione anche nel teatro, sempre su opere camilleriane».
E Frassica dovrebbe avere un ruolo da protagonista in tutta la trilogia, partendo dal film «Il casellante»...
«Vi è una trattativa in corso, non mi faccia aggiungere altro...».
Salvo Fallica
 
 

Solo Libri.net, 14.1.2014
La lingua batte dove il dente duole – Andrea Camilleri e Tullio De Mauro

Due intelligenze della migliore cultura italiana, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro, si scambiano opinioni sul rapporto lingua-dialetto, nonché sulla trasformazione della lingua italiana. La loro non è una dotta conversazione infarcita di astruse teorie e nemmeno di citazioni fine a se stesse. Tra memoria individuale e collettiva, tra sociologia e storia, avvalendosi anche di episodi e di aneddoti che situano il dialogo nella concretezza, essi raccontano in modo accattivante. Non perdono mai di vista quanto Pirandello aveva detto, parlando di Verga: ci sono scrittori di parole e scrittori di cose. Nel corso della conversazione che dunque avvince per l’immediatezza e freschezza comunicativa, Camilleri afferma:
“Io mi ritengo uno scrittore di cose, più le parole assomigliano alle cose, più si rafforzano le cose”.
Gli argomenti vanno dai loro processi di formazione ai generi letterari, dal piacere del leggere e dello scrivere alle strategie di scrittura e di lettura. Oltre all’epilogo, sono sette i capitoletti che, nel volume “La lingua batte dove il dente duole” (Laterza, Roma-Bari, 2013), racchiudono i loro dialoghi. Ciascuno è preceduto da un titolo e da un’epigrafe che fanno da mappa anticipatrice dell’argomento da svolgere. Incisivamente bella la metafora su cui regge la tramatura linguistica:
“L’albero è la lingua, i dialetti sono la linfa”.
sicché la loro perdita è un danno anche per l’albero. Lo scrittore di Porto Empedocle, ripercorrendo la sua storia linguistica, scrive:
“Mi capita di usare parole dialettali che esprimono compiutamente, rotondamente, come un sasso, quello che io volevo dire, e non trovo l’equivalente nella lingua italiana”.
Richiamando Pirandello poi sostiene che il dialetto resta il modo per esprimere sentimenti, affetti, fatti confidenziali e di intimità familiare, mentre la lingua esprime il concetto. Dal canto suo, De Mauro, riportando un sorprendente episodio, pensa che si possa discutere di argomenti più elaborati, più impegnativi intellettualmente anche con la terminologia dialettale:
“Il fatto è che il dialetto non è solo la lingua delle emozioni”.
Entrambi però non fanno mistero della ristrettezza di tale codice:
“Mentre la lingua ti dà la possibilità tanto del discorso colloquiale quotidiano quanto del discorso accademico, il dialetto no, il dialetto ha dei limiti anche di vocabolario”.
Nel nostro Paese esistono tante lingue ed è stato proprio un dialetto a imporsi come lingua:
“Eravamo italiani senza saperlo”
a partire dalla lingua di Dante, di Petrarca, di Boccaccio. Il resto è storia già nota: grazie all’uso dalla televisione si è raggiunto un ottimo livello di padronanza dell’italiano parlato, anche se non mancarono, dalla nascita dello Stato unitario al fascismo, interventi programmatici che proibivano ai bambini, sin dal primo giorno della scuola elementare, di esprimersi nella lingua nativa. L’Italiano letterario e burocratico, accademico ed elitario che era dominante, scrive De Mauro, si è rinnovato grazie anche a personalità di spicco che si sono serviti dell’italiano spontaneo che cominciava ad emergere negli anni Cinquanta. L’esito della necessaria omologazione, osserva Camilleri, è che il dialetto oggi si perde. Da qui, il percorso assume altre direzioni sulla sonorità e visività della parola che la rendono fluida e trasparente; nuovi scenari d’innesto del dialetto, vera e propria riserva d’autenticità che poggiava sulla cultura dei campi e dei mestieri, si ipotizzano, infine, nell’epilogo di questo libro che induce a riflettere.
Federico Guastella
 
 

Affaritaliani.it, 16.1.2014
Libri & editori
"I luoghi del delitto", arriva la mappa del giallo italiano contemporaneo
Barbara Pezzotti traccia una mappa del giallo italiano contemporaneo nell’e-book “I luoghi del delitto”, edito da goWare. Tra gli autori analizzati, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Marcello Fois e Carlo Lucarelli


Il giallo è il genere più amato dai lettori. I lettori vivono nelle città e nelle città in cui vivono ci sono i luoghi del delitto, scene del crimine che non sempre sono uscite dalla fantasia dello scrittore, ma esistono veramente. Perché non osservarli quando ci si passa accanto negli spostamenti quotidiani? Barbara Pezzotti traccia una mappa che è anche una mappa del giallo italiano contemporaneo nell’e-book “I luoghi del delitto”, edito da goWare in collaborazione con FIRSTonline, attraverso la lettura dei lavori di alcuni tra i più importanti scrittori di polizieschi degli ultimi anni. Tra gli autori analizzati figurano Andrea Camilleri, la coppia Piero Colaprico e Pietro Valpreda, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Santo Piazzese, Andrea G. Pinketts, Massimo Siviero, Piero Soria e Bruno Ventavoli. Questi scrittori sono stati spinti dalla curiosità e dalla passione per la loro città (d’origine o adottata che sia) a diventare “esploratori” del territorio e delle sue trasformazioni urbanistiche e critici severi dei problemi della società italiana contemporanea. Nelle loro mani il racconto d’indagine diventa così strumento di critica e analisi sociale. Dopo aver letto questo testo, che richiede il tempo di una puntata di Montalbano, non vedrete più la vostra città con gli stessi occhi.
L’autrice - Barbara Pezzotti è giornalista professionista e collabora a varie testate con articoli dedicati all’area Asia-Pacifico. Appassionata del racconto d’indagine in tutte le sue declinazioni, ha fatto un dottorato di ricerca presso l’Università Victoria di Wellington, dove ha conseguito un PhD con una tesi dal titolo: “Geography and Giallo. Representations of Cities and Regional Identities in Contemporary Italian Detective Series”. È autore delle monografie The Importance of Place in Contemporary Italian Crime Fiction. A Bloody Journey (2012) e Politics and Society in Italian Crime Fiction. An Historical Overview (2013). Ha inoltre curato (con Jean Anderson e Carolina Miranda) una raccolta di saggi sul giallo internazionale intitolata The Foreign in International Crime Fiction. Transcultural Representations (2012). Vive in Nuova Zelanda con il marito Martin e il gatto Garibaldi.
 
 

l'Espresso, 17.1.2014
Elezioni europee
'L'Europa al bivio', una lista autonoma per Alexis Tsipras
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale promuovo la creazione alle prossime europee di una lista, autonoma dagli apparati partitici, a sostegno della candidatura del leader del partito greco Syriza, alla presidenza della Commissione Europea. Ecco l'appello

Nota integrativa al Manifesto “L’Europa al bivio”
Oggi rendiamo pubblico questo appello corredato dalle sole firme dei suoi estensori. Nei prossimi giorni, a partire da domani sabato 18 gennaio, renderemo pubblica anche la lista delle adesioni che stiamo raccogliendo, e che sono già ora, prima ancora del suo lancio, molto numerose e qualificate.
La lista per le elezioni europee a cui proponiamo di dar vita con questo documento sarà una lista di cittadinanza assolutamente autonoma, promossa da personalità della cultura, dell’arte e della scienza e da esponenti di comitati, associazioni, movimenti e organismi della società civile che ne condividono gli obiettivi e i contenuti, e che non verrà “negoziata” con alcun partito. Questo sia per segnare una netta discontinuità con il passato, sia per sottolineare la novità di questa proposta: l’adesione a questa lista elettorale non deve essere confusa con l’affiliazione ad alcuno dei partiti esistenti o in fieri e non ha alcuna pretesa identitaria.
Questa lista avrà un comitato di garanti formato tra i firmatari dell’appello, che non si candideranno. Avrà un comitato promotore, con compiti operativi.
Su questa base le realtà organizzate – come i partiti, o loro strutture, le associazioni politiche o culturali, i centri sociali - che vorranno sostenere questo progetto sono le benvenute e possono contribuire al suo successo anche presentando proposte di candidatura di propri iscritti, purché rispondenti alle caratteristiche indicate nell’appello. E potranno sostenere la lista, la raccolta delle firme e le attività connesse alla campagna elettorale, costituendosi in uno o più comitati di sostegno dotati della più ampia autonomia, seguendo il modello già adottato nella campagna per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei sevizi pubblici locali, modalità che ha garantito il successo in quella iniziativa referendaria.
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.1.2014
Le fiabe di Ascanio

Un flusso di coscienza, pensieri che lasciano il posto alle parole che diventano una partitura musicale. Storie sempre diverse che seguono l'andamento delle città che le ospitano. Alle 21,15 al Teatro Lelio (via Nino Furitano 5) va in scena "Il piccolo paese" di Ascanio Celestini, spettacolo inaugurale della terza edizione di BonVoyage@TeatroLelio.
[…]
Ascanio Celestini sta preparando anche uno spettacolo tratto da un testo di Camilleri al fianco di Baliani e Paolini all'Auditorium di Roma. "Tre storie diverse, la mia è su un eccidio nel grossetano nel 1944 - dice Celestini",
[…]
Adriana Falsone
 
 

Sicilia & Donna, 17.1.2014
Marcello Perracchio: “Io un bravo attore? Ancora ho tanto da imparare”

Simpatia, ironia ed estremo rispetto per la professione dell’attore sono le caratteristiche principali di Marcello Perracchio, volto amato dal grande pubblico per aver dato vita al misogino e lunatico dottor Pasquano in “Il Commissario Montalbano”. Tanti i film di successo come la Piovra, Gente di Rispetto, Il giudice ragazzino, Pizza Connection e innumerevoli i successi teatrali con il Teatro Stabile a fianco di Turi Ferro, Ida Carrara e Mariella Lo Giudice. Premiato in occasione della XXVII edizione del Premio Martoglio per la lunga e consolidata carriera seduti nel comodo salotto della sua residenza ragusana conosciamo chi è Marcello Perracchio.
Il suo nome è immediatamente associato alla fortunata serie televisiva, tratta dalla penna di Andrea Camilleri, “Il Commissario Montalbano”. Il ruvido e schivo dottor Pasquano, il personaggio da lei interpretato, è un uomo apparentemente burbero ma dal cuore tenero cosa le ha dato e cosa le ha tolto la realizzazione di questo ruolo?
“Mi ha dato tanto a livello di notorietà. Non penso che lo scorbutico dottor Pasquano mi abbia tolto qualcosa. Molto probabilmente mi ha in parte negato la possibilità di essere visto con altri occhi. I grandi attori, sottolineo che io non mi ritengo un grande attore, dando vita sempre ad un ruolo alla fine non riescono a staccarsi da quel ruolo nel giudizio della gente, perché saranno identificati per sempre in quel contesto interpretativo ma anche questa è una caratteristica del successo”.
Ricorda il provino per l’assegnazione del ruolo?
“Io sono arrivato per caso nel set di Montalbano. Ho fatto un provino quando tutti i personaggi importanti erano stati assegnati. Il regista Alberto Sironi mi disse: “Ti affido un ruolo che sarà presente in tutte le serie televisive”. In tutti i posti dove vado mi riconoscono per Montalbano e mi chiedono di ripetere la celebre frase: “Non mi rompa i cabasisi”.
C’è stato durante le riprese di Montalbano qualche avvenimento particolare? La sua frase tormentone, “Non mi rompa i cabasisi”, è stata adottata pian piano da tutti gli attori protagonisti possiamo sapere com’è accaduto?
(ride)
“È una frase che ha avuto effetto, perché prima la dicevo solo io poi nel corso degli anni l’hanno detta un po’ tutti da Montalbano a Mimì Augello. In un set cinematografico ci si vede solamente nella scene in cui si è protagonisti, perché ognuno fa una vita a parte. La troupe di Montalbano è molto affiatata, perché è quasi sempre la stessa e c’è un forte senso d’unione e di gruppo. Con Zingaretti abbiamo sempre cercato di vivacizzare la scena e renderla più accessibile e divertente al grande pubblico. È un gruppo di lavoro molto organizzato e stiamo bene insieme per il tempo che giriamo; dopo le riprese ognuno vive la sua vita e non ci si sente più fino alla prossima scena. Questo sintetizza un po’ la vita dell’attore, perché in generale la nostra vita è caratterizzata da un’ alta dose di solitudine; è difficile trovare amicizie vere nel nostro ambiente. L’attore è un uomo solo che vive in contraddizione con il suo essere e la sua istintività”.
[…]
Elisa Guccione
 
 

MicroMega, 18.1.2014
“L’Europa al bivio. Con Tsipras una lista autonoma della società civile”. Appello di Camilleri, Flores d’Arcais, Gallino, Revelli, Spinelli e Viale
Pubblichiamo il testo dell'appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale per la creazione alle prossime elezioni europee di una lista - promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici - a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, alla presidenza della Commissione Europea. All'iniziativa hanno aderito, tra gli altri, Furio Colombo, Moni Ovadia, Carlo Freccero, Giorgio Parisi e Antonio Ingroia.

L’EUROPA AL BIVIO
L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell'ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall'alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.
Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un'ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.
Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d'Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell'occupazione, la salvaguardia dell'ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.
Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.
Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.
Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.
L’Italia al bivio
Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.
Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.
Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.
Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale

Prime adesioni:
Mario Agostinelli, Andreina Albano, Gaetano Azzariti, Giuliana Beltrame, Alberto Burgio, Maria Grazia Campari, Loris Campetti, Luca Casarini, Franco Chiarello, Lidia Cirillo, Furio Colombo, Gildo Claps, Emmanuele Curti, Giorgio Dal Fiume, Marco D'Eramo, Tommaso Di Francesco, Monica Di Sisto, Andrea Di Stefano, Gianni Ferrara, Carlo Freccero, Francesco Garibaldo, Domenico Gattuso, Alfonso Gianni, Alessandro Gilioli, Paul Ginsborg, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Antonio Ingroia, Monica Lanfranco, Teresa Masciopinto, Katia Mastantuono, Valerio Mastrandrea, Antonio Mazzeo, Sandro Medici, Tomaso Montanari, Roberto Musacchio, Maso Notarianni, Giovanni Orlandini, Moni Ovadia, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Angela Pascucci, Fulvio Perini, Tonino Perna, Paolo Pietrangeli, Nicoletta Pirotta, Felice Roberto Pizzuti, Gabriele Polo, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini, Umberto Romagnoli, Riccardo Rossi, Eddi Salzano, Antonia Sani, Andrea Segre, Patrizia Sentinelli, Stefano Sylos Labini, Anna Simone, Massimo Torelli, Giolì Vidigni.
 
 

ilJournal.it, 18.1.2014
Cinque libri con cui cominciare il 2014
Generi diversi e autori internazionali. I consigli per la lettura

Quattro nuove uscite e uno dei migliori libri del 2013 per il New York Times. Romanzi, racconti lunghi e raccolte: tra il sequel di Shining, un nuovo racconto lungo nella prolifica produzione di Andrea Camilleri e l’ultima raccolta di Saunders pubblicata in Italia, ecco cinque libri con cui vale la pena di cominciare l’anno.
[…]
3. La creatura del desideri, Andrea Camilleri – Skira
Alma Maria Schindler è una donna che ha segnato la Vienna di inizio secolo. La sua bellezza e i amori sono mescolati con la storia dell’arte e della cultura. Musa di Klimt, moglie Gustav Mahler di cui rimarrà vedova a poco più di trent’anni, si risposerà con Walter Gropius e Franz Werfel. Ma prima di Gropius e Werfel c’è Oscar Kokoshka, con cui intreccerà un rapporto che ha sin dall’inizio tutte le caratteristiche di un romanzo. A raccontare questa storia è Andrea Camilleri in un racconto lungo che mescola finzione letteraria e verità storiche di due anni di passione morbosa, gelosia e arte.
[…]
Roberta Ragona
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 18.1.2014
Gli occhi della Sicilia
Scianna e Minnella: “L’isola? Si può raccontare ancora”

Succede, a volte, che "quelli di Bagheria" (giusto per citare un libro di Scianna) incontrino "quelli di Mussomeli": e così i fotografi Ferdinando Scianna e Melo Minnella, tra i più prestigiosi dell' Isola, l' uno di fronte all' altro, parlano di Sicilia e immagini, feste religiose e scrittori, discutendo di quel senso del destino che è una sorta di credo tutto siciliano e che serve ad accettare tutto quello che cade in testa, bello o brutto che sia. L' occasione è stata la presentazione di due loro libri alla libreria Broadway, "Ti mangio con gli occhi" di Ferdinando Scianna, (edito da Contrasto) e di "Sicilia", testo di Leonardo Sciascia con foto di Minnella (Edizioni Henry Beyle).
[…]
Sciascia a parte, chi sono i vostri scrittori preferiti, che magari potrebbero scrivere un testo per le vostre immagini?
Scianna: «Pirandello, uno scrittore poco noto come Giuseppe Mazzaglia, e tra i contemporanei, Andò e Alajmo».
Minnella: «Sciascia in particolare, e tra i contemporanei Alajmo, Camilleri e Agnello-Hornby».
[…]
Paola Nicita
 
 

TG3 - Fuorilinea, 19.1.2014
La banda Camilleri
Incontro con Andrea Camilleri: “Vi racconto i fratelli Sacco”
Francesca Barbini
 
 

DaringToDo, 19.1.2014
La creatura del desiderio, il nuovo Camilleri tra ossessione e arte
È in libreria per la collana narrativa di Skira, La creatura del desiderio, il nuovo libro di Andrea Camilleri nel quale lo scrittore si cimenta con la storia del folle amore di Oskar Kokoschka per Alma Mahler. Una storia vera ma, al contrario delle storie vere, dalla trama impeccabile visto che dove non possono i documenti può la penna di un Camilleri che si fa alternativamente narratore e storico

Quella di Oskar Kokoschka ed Alma Mahler è una di quelle storie che nascono già per la letteratura, a cominciare dall’ambientazione (la “spumeggiante” Vienna dei primi ‘900) e dai personaggi che la animano (artisti di primo piano e uomini d’intelletto sopraffino) per finire ai protagonisti, straordinari, in senso letterale.  Lui è Oskar Kokoschka, uno dei più grandi pittori delle avanguardie moderne, e lei Alma Schindler (vedova Mahler), variamente definita dai suoi contemporanei “la più bella ragazza di Vienna”, “l’ultima femme fatale del secolo” e  “la vedova delle 4 arti“, a causa di quella sua passione di collezionare uomini dal talento straordinario e di renderli giocattoli nelle sue mani (un palato fino, dice Camilleri). Già, perché quando Kokoschka la conosce (e lei fa di tutto per approfondire la conoscenza quel venticinquenne che nella Vienna del 1912 considerano un selvaggio) lei, trentacinquenne, è da un anno diventata vedova del compositore Gustav Mahler, sposato malgrado una differenza d’età notevole, e dopo essere stata, a diciott’anni, amante di Gustav Klimt. Dopo Kokoschka, tanto per volare alto, la bella Alma aggiungerà alla lista l’architetto del Bauhaus Walter Gropius e il poeta Franz Werfel. Pittura, musica, architettura, poesia, il poker è servito.
E se Alma, discreta musicista e bella da togliere il fiato, sembra poter magnificamente sopravvivere agli amori passati, per Oskar le cose andranno diversamente: la donna diventa la sua ossessione : “Alma gli era entrata nel sangue, come un veleno”, scrive il Camilleri dalla doppia veste, costellando come uno storico il racconto di lettere e immagini e, come raffinatissimo narratore, costruendo un linguaggio cristallino adatto ai tempi e al contesto. E fa di più, all’occorrenza usa anche brani di battute tratte da due opere teatrali di Kokoschka e aggiunge personaggi là dove non ci sono, ma dovrebbero esserci. Un altro Camilleri quello de La creatura del desiderio, che pure ritorna a sé innervando il racconto con un’elegante quanto indispensabile ironia.
Quando tra la regina di Vienna e il selvaggio scoppia un amore fatto di fughe e furie, Alma non smette di condurre la sua vita brillante. Ed è una vita alla quale Oskar rifugge ma intanto è sempre più ossessionato dal corpo di Alma. “Lo disegna e lo ridisegna e lo ridisegna ancora, per centinaia di volte, molti disegni sono dei particolari: un seno, una gamba, il ventre, un occhio”. E la gelosia esplode devastante, non per i contemporanei o i mille ammiratori di lei, ma per il passato, per quell’anziano maestro che s’insinua nel loro rapporto, attraverso il busto che gli scolpì Rodin, o quella maschera mortuaria che Alma portò a casa. Oskar la distrugge, lei come risposta va in clinica ad abortire il loro figlio. La relazione si avvia alla fine, dopo quasi tre anni. E’ in questo periodo che lui dipinge il suo capolavoro: La sposa del vento, lo venderà per comprare un cavallo e andare in guerra: “È chiaro che andava a cercare la morte”, chiosa Camilleri.
E se neppure il sangue, la ferita di guerra, la presunta morte faranno ritornare Alma da Oskar, lui, malgrado “i diversi tentativi di disintossicazione con altre donne”, vive costantemente la presenza di Alma. Fino a quando riesce ad ottenerla, tutta per sé, sino alla fine.
Andrea Camilleri ci racconta passo dopo passo la creazione del simulacro, la sua realizzazione ad opera di un’artigiana di Monaco e la minuzia dei disegni usati come indicazione. Ci rimanda i dialoghi tra Oskar e Alma, Alma e gli altri, Oskar e gli altri. Non è un manichino, non una bambola, ma un simulacro, una copia conforme, sacra. Diventa questa nuova Alma la sua compagna di giochi e di escursioni in società, vive con lui a Dresda, con lui va a teatro e con lui finisce sui giornali di mezza Europa e diventa leggenda, occasione di beffa, interrogativo. E lei, la vera Alma, che sa tutto, pensa che lui la prenda in giro. E lui, che tenendo fede al personaggio, usa questa “follia” anche a fini promozionali.  Ma Oskar malgrado ciò dà prova ad ogni momento di non essere mai guarito dalla sua intossicazione. E la espone al mondo, consapevole che il simulacro più che essere immagine di Alma è specchio del suo male insanabile. Tra tragedia e commedia, spaziando tra l’arte e l’esistenza, Camilleri ci conduce al giallo finale dove il vero mistero, tirando le somme, sono come sempre le incoerenze umane.
(a.d)
 
 

La Sicilia, 19.1.2014
Don Matteo su due ruote «ereditate» da Camilleri
Nello splendido scenario umbro, il prete detective non muove passo senza le due ruote

Dalla bici di Andrea Camilleri a quella di Don Matteo, vi è sempre un filo rosso siculo. La bicicletta con la quale il celebre Camilleri fece un vero viaggio da Serradifalco a Porto Empedocle, durante la seconda guerra mondiale, la costruì Calogero Montante, la nuova bici di Don Matteo l'ha fatta costruire Antonello Montante (nipote del creatore della dinastia industriale che da Caltanissetta si è espansa nel Nord d'Italia).
Nella nuova serie della fiction di successo e ormai di culto «Don Matteo» l'interprete del prete televisivo più amato d'Italia, Terence Hill, guida una bicicletta Montante.
Se Camilleri affrontò impervie strade di campagna sotto i bombardamenti mentre arrivavano gli americani, dalla Sicilia degli interni alle coste dell'Agrigentino (per ritrovare sano e salvo suo padre), Don Matteo muovendosi in bici a Spoleto fra salite e suggestive discese, risolve i nuovi gialli e misteri che gli si pongono dinanzi nella sua originale vita da parroco. Dalla bici che corre verso la libertà nella realtà alla bici che diventa elemento di supporto del prete investigatore.
[…]
Salvo Fallica
 
 

l’Unità, 20.1.2014
Tendenze
L’elettronica taglia corto
Il cambio di tecnologia richiede testi più brevi
Carta vs schermo una rivoluzione che ricorda quella della stampa che sconfisse gli amanuensi. Ma la transizione può essere lunga e i due modi potrebbero convivere

Ormai da parecchio tempo è in atto uno scontro epocale tra la tecnologia a base cartacea, con la tipografia e il libro in prima linea, e l'avvento sempre più esteso dell'elettronica. È un fenomeno di vasta portata che può ricordare quanto di simile si sia prodotto circa sei secoli fa, quando l'invenzione di Gutenberg, collocata di solito al 1450, cominciò a mettere fuori combattimento la scrittura a mano, affidata agli amanuensi, coi conseguenti alti costi dei codici, mentre il nuovo nato, il libro, rappresentava il primo prodotto di carattere industriale apparso in Occidente, suscettibile di introdurre il grande numero e di abbassare il prezzo dei singoli esemplari. Ma anche allora, nonostante i vantaggi insiti nella nuova tecnologia, il trapasso fu lento, ci vollero anni, o forse secoli, perché nascesse l'”uomo tipografico”. E in modo del tutto simile, ma opposto di segno, ci vorranno tempi lunghi per una transizione completa, che poi non è neppure detto che avvenga in misura completa, probabilmente le due famiglie tecnologiche sono destinate a coesistere.
[…]
Si dirà però che la letteratura di cui si parla e a cui si danno i premi, o nel cui nome si fanno i festival, è quella dei romanzoni stesi dai Carofìglio e dai Volo, o a un piano più elevato, da scrittrici come Mazzantini, Mazzucco, Avallone. ma in questo caso c'è da chiedersi se un simile tipo di produzione non si ponga ormai all'ombra dei teleromanzi, pronta a scivolare in quelle forme di racconto popolare, o a venirne ricavata, in un rapporto di scambio reciproco. Lo stesso Camilleri, che certo ci offre romanzi di buona lega, si identifica sempre più con le puntate televisive dominate dalla recitazione di Zìngaretti, e beninteso queste sono ormai affidate al digitale, che dunque conferma anche per questa via il suo dominio prevalente.
[…]
Renato Barilli
 
 

MicroMega, 21.1.2014
Lista Tsipras, dipende da te. Firma insieme a Camilleri, Flores d’Arcais, Gallino, Revelli, Spinelli e Viale
Per cambiare l’Europa succube dei poteri finanziari, Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, insieme al direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais, hanno lanciato la proposta di una lista della società civile per le europee, che candidi Tsipras alla Presidenza della Commissione di Bruxelles.
Chiediamo a te e a ogni cittadino italiano di partecipare a questa iniziativa con la stessa convinzione ed entusiasmo dei promotori, di raccogliere adesioni, di responsabilizzarsi in comitati di sostegno, di comunicarci le vostre disponibilità per l’organizzazione e la comunicazione, perché i protagonisti veri di questa battaglia siete voi.
Se saremo in tanti, riusciremo nell’impresa. Altrimenti il 25 maggio l’alternativa sarà solo tra i partiti protestatari, i conservatori, e l’astensionismo.
Oltre la sacrosanta indignazione, cominciamo ad agire. Noi ci crediamo.
FIRMA L'APPELLO
“L’Europa al bivio. Con Tsipras una lista autonoma della società civile”. Appello di Camilleri, Flores d’Arcais, Gallino, Revelli, Spinelli e Viale
Appello di Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale per la creazione alle prossime elezioni europee di una lista - promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici - a sostegno della candidatura di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, alla presidenza della Commissione Europea. All'iniziativa hanno aderito, tra gli altri, Furio Colombo, Moni Ovadia, Carlo Freccero, Giorgio Parisi e Antonio Ingroia.

L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell'ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ha risvegliato i nazionalismi e l’equilibrio fra potenze che la Comunità doveva abbattere. La prima risposta è di chi si compiace: passo dopo passo, con aggiustamenti minimi, l’Unione sta guarendo grazie alle terapie di austerità. La seconda risposta è catastrofista: una comunità solidale si è rivelata impossibile, urge riprendersi la sovranità monetaria sconsideratamente sacrificata e uscire dall’Euro. Noi siamo convinti che ambedue le risposte siano conservatrici, e proponiamo un’alternativa di tipo rivoluzionario. È nostra convinzione che la crisi non sia solo economica e finanziaria, ma essenzialmente politica e sociale. L’Euro non resisterà, se non diventa la moneta di un governo democratico sovranazionale e di politiche non calate dall'alto, ma discusse a approvate dalle donne e dagli uomini europei. È nostra convinzione che l’Europa debba restare l’orizzonte, perché gli Stati da soli non sono in grado di esercitare sovranità, a meno di chiudere le frontiere, far finta che l’economia-mondo non esista, impoverirsi sempre più. Solo attraverso l’Europa gli europei possono ridivenire padroni di sé.
Per questo facciamo nostre le proposte di Alexis Tsipras, leader del partito unitario greco Syriza, e nelle elezioni europee del 25 maggio lo indichiamo come nostro candidato alla presidenza della Commissione Europea. Il suo paese, la Grecia, è stato utilizzato come cavia durante la crisi ed è stato messo a terra: in quanto tale è nostro portabandiera. Tsipras ha detto che l’Europa, se vuol sopravvivere, deve cambiare fondamentalmente. Deve darsi i mezzi finanziari per un piano Marshall dell’Unione, che crei posti di lavoro con comuni piani di investimento e colmi il divario tra l’Europa che ce la fa e l’Europa che non ce la fa, offrendo sostegno a quest’ultima. Deve divenire unione politica, dunque darsi una nuova Costituzione: scritta non più dai governi ma dal suo Parlamento, dopo un'ampia consultazione di tutte le organizzazioni associative e di base presenti nei paesi europei.
Deve respingere il fiscal compact che oggi punisce il Sud Europa considerandolo peccatore e addestrandolo alla sudditanza, e che domani punirà, probabilmente, anche i paesi che si sentono più forti. Al centro di tutto, deve mettere il superamento della disuguaglianza, lo stato di diritto, la comune difesa di un patrimonio culturale e artistico che l’Italia ha malridotto e maltrattato per troppo tempo. La Banca centrale europea dovrà avere poteri simili a quelli esercitati dalla Banca d'Inghilterra o dalla FED, garantendo non solo prezzi stabili ma lo sviluppo del reddito e dell'occupazione, la salvaguardia dell'ambiente, della cultura, delle autonomie locali e dei servizi sociali, e divenendo prestatrice di ultima istanza in tempi di recessione. Non dimentichiamo che la Comunità nacque per debellare le dittature e la povertà. Le due cose andavano insieme allora, e di nuovo oggi.
Oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli, e un insieme di politiche tese a svalutare il lavoro, mentre una corretta politica ambientale può essere fonte di nuova occupazione, di redditi adeguati, di maggiore benessere e di riappropriazione dei beni comuni. È il motivo per cui contesteremo duramente il mito della crescita economica così come l’abbiamo fin qui conosciuta. Esigeremo investimenti su ricerca, energie rinnovabili, formazione, trasporti comuni, difesa del patrimonio culturale. Sappiamo che per una riconversione così vasta avremo bisogno di più, non di meno Europa.
Proprio come Tsipras dice riferendosi alla Grecia, in Italia tutto questo significa rimettere in questione due patti-capestro. Primo, il fiscal compact: il pareggio di bilancio che esso prescrive è entrato proditoriamente nella nostra costituzione, l’Europa non ce lo chiedeva, limitandosi a indicare sue «preferenze». Secondo, il patto di complicità che lega il nostro sistema politico cleptocratico alle domande dei mercati: chiediamo una politica di contrasto contro le mafie, il riciclaggio, l’evasione fiscale, la protezione e l’anonimato di capitali grigi, la corruzione, in un’Europa dove non sia più consentito opporre il segreto bancario alle indagini della magistratura. Significa infine difendere la Costituzione nata dalla Resistenza, e non violarne i principi base come suggerito dalla JP Morgan in un rapporto del 28 maggio 2013, cui i governanti italiani hanno assentito col loro silenzio. Significa metter fine ai morti nel Mediterraneo: i migranti non sono un peso ma il sale della crescita diversa che vogliamo. Significa darsi una politica estera, non più al rimorchio di un paese– gli Stati Uniti– che perde potenza ma non prepotenza. La pax americana produce guerre, caos, stati di sorveglianza. È ora di fondare una pax europea.
Le larghe intese, le rifiutiamo in Italia e in Europa: sono fatte per conservare l’esistente. Per questo diciamo no alla grande coalizione parlamentare che si prepara fra socialisti e democristiani europei, presentandoci alle elezioni di maggio con una piattaforma di sinistra alternativa e di rottura. Nostro scopo: un Parlamento costituente, che si divida fra immobilisti e innovatori. Siamo sicuri fin d’ora che gran parte dei cittadini voglia proprio questo: non l’Unione mal ricucita, non la fuga dall’Euro, ma un’altra Europa, rifatta alle radici. La chiediamo subito: il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme, anche se ognuno cercasse rifugio nella sua tana minuscola e illusoria.
Questo è l’orizzonte. A partire da qui avanziamo la proposta di dare vita in Italia a una lista che alle prossime elezioni europee faccia valere i principi e i programmi delineati.
Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.
Una lista che sostiene Tsipras ma non fa parte del Partito della Sinistra Europea che lo ha espresso come candidato. I nostri eletti siederanno nell’europarlamento nel gruppo con Tsipras (GUE-Sinistra Unitaria europea). Una lista che potrà essere sostenuta, come nel referendum acqua, dal più grande insieme di realtà organizzate e che non si manterrà con i rimborsi elettorali.
Una lista che con Tsipras candidato mobiliti cittadine e cittadini verso un’Altra Europa.
Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale

Prime adesioni:
Mario Agostinelli, Andreina Albano, Gaetano Azzariti, Giuliana Beltrame, Alberto Burgio, Maria Grazia Campari, Loris Campetti, Luca Casarini, Franco Chiarello, Lidia Cirillo, Furio Colombo, Gildo Claps, Emmanuele Curti, Giorgio Dal Fiume, Marco D'Eramo, Tommaso Di Francesco, Monica Di Sisto, Andrea Di Stefano, Gianni Ferrara, Carlo Freccero, Domenico Gallo, Francesco Garibaldo, Domenico Gattuso, Alfonso Gianni, Alessandro Gilioli, Paul Ginsborg, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Antonio Ingroia, Monica Lanfranco, Teresa Masciopinto, Katia Mastantuono, Valerio Mastrandrea, Antonio Mazzeo, Sandro Medici, Tomaso Montanari, Roberto Musacchio, Maso Notarianni, Giovanni Orlandini, Moni Ovadia, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Angela Pascucci, Fulvio Perini, Tonino Perna, Paolo Pietrangeli, Nicoletta Pirotta, Felice Roberto Pizzuti, Gabriele Polo, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini, Umberto Romagnoli, Riccardo Rossi, Eddi Salzano, Antonia Sani, Andrea Segre, Patrizia Sentinelli, Stefano Sylos Labini, Anna Simone, Massimo Torelli, Giolì Vidigni.
 
 

Il Piccolo, 21.1.2014
Diario di un viaggio in Africa
Libreria Lovat Presentazione Oggi alle 18

Oggi alle 18 alla libreria Lovat presentazione del libro di Michelangelo Bartolo “La nostra Africa” (Gangemi, 2013). L’Africa che troviamo descritta è concreta, reale, con il suo fascino e la sua miseria,. È un diario di viaggio che inizia in Mozambico, attraversa la Tanzania e termina in Africania, specchio di un continente dalle tante contraddizioni. Usando uno stile leggero e ironico che rende la lettura scorrevole e mai banale l'autore conduce il lettore dalle grandi capitali africane a villaggi lontani, tutt'oggi sconosciuti. Di questo primo romanzo, pluripremiato, Andrea Camilleri ha scritto: E’ un libro che mi ha appassionato e divertito. E’ una concatenazione di piccoli racconti, di piccoli gioielli incastonati l’uno nell’altro che agganciano il lettore all’amo del libro. Michelangelo Bartolo nato a Roma nel 1964, è medico, angiologo.
 
 

Rai, 22.1.2014
La Rai racconta l'Italia


Dal 31 gennaio al 30 marzo 2014 il Complesso del Vittoriano e dal 29 aprile al 15 giugno la Triennale di Milano ospitano “1924-2014. La Rai racconta l’Italia”, una mostra che celebra una delle più importanti istituzioni culturali del Paese attraverso i sessanta anni della sua televisione e i novanta anni della sua radio.
Scarica il comunicato stampa della mostra
 
 

Rai News, 22.1.2014
La Rai racconta l'Italia
"1924-2014. La Rai racconta l'Italia" è il titolo della mostra che sarà inaugurata il prossimo 31 gennaio nel Complesso del Vittoriano a Roma per celebrare una delle più importanti istituzioni culturali del Paese attraverso i sessanta anni della sua televisione e i novant'anni della sua radio

Continuano le manifestazioni per celebrare i novant’anni della radio e i sessant’anni della televisione da parte della Rai. Dal 31 gennaio al 30 marzo il Complesso del Vittoriano di Roma e dal 29 aprile al 15 giugno la Triennale di Milano ospiteranno la mostra ‘1924-1914. La Rai racconta l’Italia’.
Un’esposizione che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e che si è avvalsa del contributo di un prestigioso comitato formato da Piero Angela, Piero Badaloni, Andrea Camilleri, Bruno Pizzul, Arnaldo Plateroti, Emilio Ravel, Marcello Sorgi, Bruno Vespa e Sergio Zavoli ed è a cura di Costanza Esclapon, direttore Comunicazione e Relazioni Esterne della Rai, Alessandro Nicosia, presidente di Comunicare Organizzando e di Barbara Scaramucci, direttore di Rai Teche, e e con il sostegno di Eni e di Intesa San Paolo.
[…]
 
 

l’Unità, 23.1.2014
Da Fellini alla Carrà a Camilleri
L'Italia raccontata dalla Rai

Il racconto visivo e sonoro della storia d'Italia trasmesso per quasi un secolo dalla Rai sarà rivissuto in una grande mostra dal titolo “1924-2014 La Rai racconta l'Italia”, esposta al Complesso del Vittoriano a Roma dal 31 gennaio al 30 marzo 2014 e alla Triennale di Milano dal 29 aprile al 15 giugno.
Non solo una mostra celebrativa, ma l'occasione di scoprire tantissime curiosità e l'evoluzione del linguaggio comunicativo per il servizio pubblico, espresso nei novant'anni dalla radio (dalla Uri alla Eiar alla Rai) e nei sessanta della televisione: dalla visione collettiva nei bar ai vestiti di Raffaella Carrà, dai bozzetti dei costumi per “La Nonna del Corsaro Nero” alle scenografie di Danilo Donati, esposti anche i quadri di grandi pittori del 900 dedicati alla tivù, Mafai, Guttuso, De Chirico, Casorati, le partite di calcio di Cagli e il manifesto di Ugo Nespolo. E ancora microfoni e “giraffe” roginali, audiovisivi, eventi storici e sportivi, la politica dalle tribune elettorali al “tumulto Samarcanda” ai talk show, i quiz e i varietà che hanno punteggiato i cambiamenti culturali e di costume.
[…]
La mostra è divisa per sezioni curate (gratuitamente) da vari personaggi, alcuni dei quali scontati, altri assenti: Piero Angela per la Scienza, Bruno Pizzul per lo Sport, Piero Badaloni per la Società, Bruno Vespa per la Politica, Emilio Ravel per lo Spettacolo, Arnaldo Plateroti per l'Economia; per i settori Informazione e Cultura due grandi personaggi come Sergio Zavoli e Andrea Camilleri: Marcello Sorgi ha curato la storia della radio, Fabiana Giacomotti il settore costumi (e un libro su questi) “da Abbe Lane a oggi” con 200 abiti conservati nelle sedi Rai.
[…]
Natalia Lombardo
 
 

MicroMega, 24.1.2014
Tsipras accetta la candidatura alla Presidenza europea per la lista della società civile
Pubblichiamo il testo integrale della lettera con cui Alexis Tsipras accetta di essere candidato alla Presidenza europea per la lista della società civile proposta da Andrea Camilleri, Paolo Flores d'Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli e Guido Viale con un appello che ha già raccolto oltre 7mila adesioni.

Atene, 24.01.2014
Care compagne e compagni,
Volevo prima di tutto ringraziarvi per la vostra fiducia e l’onore che avere dimostrato per me, SYRIZA e il Partito della Sinistra Europea proponendomi di mettermi in primo piano in una lista in Italia.
Una proposta che rappresenta un riconoscimento morale per le nostre lotte dall’inizio della crisi in Grecia e il nostro tentativo di internazionalizzare il problema nell’Europa del Sud.
Una proposta che metta al completo quella del Partito della Sinistra Europea per la mia candidatura per la presidenza della Commissione Europea.
In Grecia, in Italia e nell’Europa del Sud in genere siamo testimoni di una crisi senza precedenti, che è stata imposta attraverso una dura austerità che ha fatto esplodere a livelli storici la disoccupazione, ha dissolto lo stato sociale e annullato i diritti politici, economici, sociali e sindacali conquistati. Questa crisi distrugge ogni cosa che tocca: la società, l’economia, l’ambiente, gli uomini.
“L’Europa è stata il regno della fantasia e della creatività. Il regno dell’arte”, ci ha insegnato Andrea Camilleri, per finire in “un colpo di stato di banchieri e governi”, come ha aggiunto Luciano Gallino.
Questa Europa siamo chiamati a rovesciare partendo dalle urne il 25 di maggio nelle elezioni per il Parlamento Europeo. Scommettendo sulla ricostruzione di una Europa democratica, sociale e solidale.
La vostra proposta per l’unità, aperta e senza esclusioni, della sinistra sociale e politica anche in Italia rappresenta uno prezioso strumento per cambiare gli equilibri nell’Europa del Sud e in modo più generale in Europa.
SYRIZA ed io personalmente sosteniamo che l’unità della sinistra con i movimenti ed i cittadini che colpisce la crisi rappresentano il migliore lievito per il rovesciamento. È la condizione necessaria per cambiare le cose.
La vostra proposta per la creazione di una lista aperta, democratica e partecipativa della sinistra italiana, dei movimenti e della società civile in Italia per le elezioni europarlamentari di maggio, con l’obiettivo di appoggiare la mia candidatura per la Presidenza della Commissione Europea, può rappresentare sotto condizioni un tentativo di speranza e con successo.
Prima condizione è che questa lista si costituisce dal basso, con l’iniziativa dei movimenti, degli intellettuali, della società civile.
Seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare di partecipare e di sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono.
Terza condizione è di avere speciale e unico scopo di rafforzare i nostri sforzi in queste elezioni europee per cambiare gli equilibri in Europa a favore delle forze del lavoro contro le forze del capitale e dei mercati. Di difendere l’Europa dei popoli, di mettere freno all’austerità che distrugge la coesione sociale. Di rivendicare di nuovo la democrazia.
L’esperienza di Syriza in Grecia ci ha insegnato che in tempi di crisi e di catastrofe sociale, come oggi, è di sinistra, radicale, progressista ogni cosa che unisce e non divide.
Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per muoversi tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare le vite degli uomini.
In un quadro del genere anche il mio contributo potrà essere utile a tutti noi, ma prima di tutto ai popoli d’Italia e dell’Europa.
Fraterni saluti,
Alexis Tsipras
 
 

Dire.it, 24.1.2014
Libri nella folla
Camilleri ricorda la 'bambola' di Kokoschka, simulacro dell'ossessione amorosa
Libri nella folla è la rubrica dell’Agenzia Dire dedicata al mondo dei libri. Tenterà di individuare in mezzo al caos delle uscite editoriali, gli scrittori e le storie che meritano attenzione. Spazio alle idee, alla scrittura e ai collegamenti tra testi

Nell’età moderna i medici consideravano il ‘mal d’amore’ una malattia grave, che poteva portare a forme incurabili di insonnia, cecità e demenza. Più avanti, agli inizi del Novecento, quando l’inconscio prese il sopravvento e scrittori, pittori e musicisti non facevano altro che scandagliare e dare spazio ai loro tumulti interiori, la diagnosi si trasformò in nevrastenia. I sintomi erano debolezza, ipereccitabilità, dimagrimento, melanconia. I pazienti più gravi venivano spediti in sanatorio per rilassarsi con bagni e lunghe passeggiate all’aria aperta. Oggi di ‘mal d’amore’ si parla in termini di dipendenza affettiva, che a volte può sfociare in disturbi ossessivi, fino ai casi di stalking. L’antropologa statunitense, Helen Fisher, dopo aver condotto lunghi studi, ha spiegato che “l’amore crea una vera e propria dipendenza e quando una relazione finisce, gli innamorati, proprio come i tossicodipendenti, spesso giungono a comportamenti estremi, talvolta degradanti o pericolosi, pur di riconquistare la persona amata”.
Proprio come avvenne per il pittore espressionista Oskar Kokoschka, talmente ossessionato dalla fine della relazione con Alma Mahler da decidere di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell’amata. A ricordare la vicenda è Andrea Camilleri nel suo ultimo libro ‘La creatura del desiderio’ (Skira). Per farcela apprezzare di più, Camilleri nel capitolo d’apertura ricorda alcuni esempi di simulacri, come la copia perfetta di Elena (che nemmeno Menelao riconosce quando va a riprendersela a Troia) raccontata da Euripide nella tragicommedia ispirata alla Palinodia del poeta Stesicoro. O come la favola di Pigmalione, che vive con un perfetto femminino in avorio e supplica la dea Venere di animarlo. Ma la bambola di Kokoschka non ha bisogno che parli, perché la sua amata Alma da sempre parla ‘in’ lui. “Le lettere in cui il pittore dà istruzioni alla fabbricante circa questa sua muta compagna- scriverà Mario Praz- contengono le più pazze pagine che mai si siano conosciute in epistolario d’artista”. Ma facciamo un passo indietro. Oskar Kokoschka conobbe Alma Mahler, che aveva alcuni anni più di lui, poco tempo dopo essere rimasta vedova del compositore Gustav Mahler. Era una donna irresistibile, esperta, dotata di grande intelligenza, ma soprattutto magnetizzata dall’amore degli artisti, al quale sapeva stimolare l’inconscio oltre ogni limite. Pretendeva di essere la loro musa ispiratrice. La relazione con Kokoschka durerà circa tre anni. Legati da una passione carnale, Oskar era ossessionato dal corpo di Alma. Lo disegnava di continuo, centinaia di volte, ogni opera era dedicata a lei. Il suo quadro più famoso, ‘La sposa nel vento’, rappresenta Kokoschka e Alma sdraiati in una barca alla deriva in mezzo all’oceano. Lei dorme tranquilla, mentre lui è agitato, sospeso rigidamente accanto a lei. Proprio come nella vita. Sarà il poeta George Trakl a dare il nome al quadro mentre compone la lirica intitolata ‘La notte’: “Oltre nere scogliere / Precipita ebbra di morte / L’ardente sposa nel vento”. Kokoschka le scriverà oltre quattrocento lettere, chiedendole di sposarlo. “Oskar pretende che nel crogiolo della loro passione avvenga una sorta di rinascita, di rigenerazione in seguito alla quale due esseri umani abbiano cuore e cervello in comune, nutrendo così gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti” racconta Camilleri. Kokoschka è assalito dalla gelosia, anche del marito defunto. Non vuole che Alma porti in casa il busto di Gustav Mahler, ma quando arriva una cassetta e Oskar si ritrova tra le mani la maschera mortuaria di Mahler, la distrugge. Per tutta risposta Alma si reca in una clinica di Vienna e abortisce il loro figlio. Fu l’inizio della fine della loro relazione.
Nella biografia ‘La mia vita’ (Castelvecchi), Alma Mahler dirà: “I tre anni con lui furono tutta una lotta amorosa selvaggia e violenta. Prima non avevo mai gustato tanti spasimi, tanto inferno, tanto paradiso”. Camilleri richiama un modo di dire popolare per indicare questa situazione passionale: “entrare nel sangue”. Alma era entrata nel sangue di Kokoschka come una potente droga. Ma per Alma è normale che sia così, convinta che colui che accetta le torture della sua passione non sia altro che vittima di se stesso. Ha un proverbio preferito: “Il colpevole non è l’assassino, ma l’assassinato”, che diventerà il titolo di un romanzo di Franz Werfel, suo terzo marito dopo Gustav Mahler e l’architetto Walter Gropius. Il libro di Camilleri, quindi, ci permette di ragionare sulle relazioni amorose che possono trasformarsi in violenze passionali, di cui oggi le cronache sono piene. Dietro ogni storia si nascondono accordi interni tra i due amanti di cui il più delle volte non siamo a conoscenza. Franz Kafka, nelle lettere indirizzate a Milena Jesenka, “una giovane ceca che conduceva una vita triste accanto a un marito torturatore” (racconta Pietro Citati) le scrive che la sola cosa di cui lei si fosse innamorata era l’angoscia, la sua parte migliore. Sorprende che Kokoschka, proprio come Kafka, usi l’immagine del ‘coltello’. Per Kafka, Milena è “il coltello col quale frugo dentro me stesso”. Kokoschka, invece, vorrebbe usarlo su Alma “per raschiare via dalla mente le idee malevole che altri hanno di me”. Ma torniamo alla bambola. Kokoschka la commissiona a un’artigiana di Monaco di Baviera, Hermine Moss. Per quasi un anno le invierà disegni e istruzioni su come realizzarla. Dal colore della parrucca fino alle caviglie, tutto deve essere uguale ad Alma. Anche le parti intime "devono essere voluttuose, ricoperte di peli, altrimenti non sarà una donna, ma un mostro". Quando la bambola arriva Kokoschka non la tiene nascosta, ma la esibisce, la veste con indumenti intimi facendosi aiutare da Hulda, la cameriera. Non sappiamo quanto tempo Kokoschka trascorrerà in compagnia della finta Alma, né come si svolsero i fatti "che si conclusero drammaticamente con la sua uccisione". La bambola verrà ritrovata in giardino, decapitata e impregnata di vino rosso.
Non tutti, quindi, sono come Stendhal che dopo essere stato respinto per tre anni da Matilde Viscontini e aver sperimentato il dolore del rifiuto, reagisce scrivendo ‘Dell’Amore’, un saggio di impareggiabile bellezza in cui elabora e riversa le sue riflessioni sull’esperienza amorosa. “Il ricordo di ciò che si è perduto per sempre- scrive Stendhal- sembra sempre al di sopra di ciò che si può attendere dall’avvenire”.
Alessandro Melia
 
 

ABC, 27.1.2014
Libros
Camilleri: «Me avergüenza ver a una generación de jóvenes sin futuro; se lo hemos matado»
El escritor italiano acaba de publicar su nueva novela, «La criatura del deseo», y el 6 de febrero recibirá, en el seno de Barcelona Negra, el premio Pepe Carvalho


Camilleri, en su casa en pleno centro de Roma (A. G. F.)

Roma. A sus 88 años, Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Sicilia, 1925), creador del universal comisario Montalbano, es el escritor más leído y amado por los italianos, traducido a 35 idiomas. Su última novela, «La criatura del deseo», cuenta la atormentada historia de amor, la pasión y la obsesión sexual entre la bellísima Alma Schindler, viuda del famoso compositor Mahler, y el gran pintor austriaco Kokoschka, ambientada en el contexto histórico-social de Viena. Siempre con espíritu jovial e irónico, Camilleri habla con ABC en su casa de Roma, fumando sin parar, como un carretero, un cigarrillo tras otro.
Comienza Camilleri hablando de la alegría que le produce viajar a Barcelona para recoger el 6 de febrero el IX premio Pepe Carvalho, galardón que honra la memoria de Manuel Vázquez Montalbán: «Él presentó un libro mío la última vez que estuve en Barcelona. Me hubiera gustado encontrarme ahora de nuevo con Manolo… Entre los no italianos, Vázquez Montalbán es mi autor preferido. He leído toda su obra. Con la literatura española me sucede algo curioso. Aparte de Cervantes y el Quijote, del que he escrito alguna cosa, he amado especialmente a sus poetas: Machado, Juan Ramón Jiménez, Lorca…»
En su última novela, abandona el tradicional ambiente siciliano del comisario Montalbano y viaja a Viena para contar una historia de amor, compuesta de eros y sensualidad. Algunos dicen que tiene usted coraje para abordar esos temas a su edad…
–Sí, algunos se sorprenden y comentan: «Escribir del eros a su edad…» Pero, ¿qué significa eso de la edad? ¡Como si escribir de ello fuera algo impropio! El eros forma parte de la vida del hombre, desde el nacimiento hasta la muerte. Es importantísimo. Su pérdida sería el final del hombre.
Ha escrito una veintena de novelas protagonizadas por el comisario Montalbano que le han dado fama mundial, vendiendo en Italia más de 22 millones de ejemplares. Libro que escribe, se convierte de inmediato en éxito de ventas. ¿Cuál es la fórmula que emplea para lograr ese éxito?
–La única regla a la que obedezco es la necesidad, es decir, me pongo a escribir de una historia cuando tengo la absoluta necesidad de contarla. Necesito un punto de partida que sea real, y alrededor de esa realidad puedo construir todo lo que quiero. Si no hay ese estímulo inicial, no logro escribir.
La serie televisiva del comisario Montalbano se ha visto en infinidad de países y sus novelas se han traducido en 35 idiomas ¿Como se explica el éxito arrollador del comisario Montalbano?
–Es muy difícil explicarlo. Ni yo me lo explico. Al crear el personaje me propuse que no fuera un policía americano, porque no hubiera funcionado; que no fuera un policía privado, porque hubiera estado limitado en sus funciones; escogí un comisario institucional, es decir, de la seguridad pública. El modelo inmediato es el inspector Maigret, de Georges Simenon. Creé un personaje que no fuera inquietante, al que pudieras invitar a comer o cenar y estar tranquilo charlando con él; un personaje leal que respeta la palabra dada y que se rebela a las órdenes cuando son absurdas. Los lectores han encontrado estos datos positivos y por eso gusta Montalbano.
Usted está considerado como uno de los padres de la novela negra del Mediterráneo. Así lo celebrarán en su próximo viaje a Barcelona a la edición BCNegra. En Italia puso de moda este género y ahora es un «boom», un redescubrimiento.
–La novela policial refleja las cosas como son. Hoy es insoportable una novela negra que solo tenga el enigma policial. Se convertiría en una banalidad. En cambio, la novela policial es realmente social.
Siendo siciliano, y conociendo la mafia, ¿porqué no ha escrito sobre ella?
–Hago referencias a la mafia, pero no como tema central de ninguna de mis novelas. Sencillamente, porque he pensado que sería dar un honor y hacer héroes a personajes que no se lo merecen. El riesgo es hacer de los mafiosos personajes simpáticos y héroes. Siempre digo que en «El Padrino» cae simpático Marlon Brando, pero no se puede olvidar que el Padrino es un asesino.
¿Se derrotará algún día a la mafia?
–No lo veremos mientras exista colusión entre mafias y política. La mafia está cada vez más aislada de la sociedad civil, pero no de la política. Ese es un camino largo. Hace falta tiempo, paciencia y una buena inyección de honestidad. Desgraciadamente, la corrupción está muy extendida en Italia, es una epidemia contra la que no hay una vacuna.
Una característica fundamental de sus novelas es la continua invención lingüística. Tiene fama de metódico y ordenado. ¿Cómo organiza su trabajo?
–Soy como un empleado del oficio de escribir. Me levanto muy temprano, me afeito y me visto bien, como para ir al trabajo. A las siete de la mañana ya estoy escribiendo. Soy hombre ordenado y cuidado, por respeto al lector y a mi mismo, y porque temo que el desaseo pueda repercutir en la escritura. Luego, cada página que escribo la releo en voz alta para sentir el ritmo del discurso y así corregir lo que no funciona. Me gusta escribir porque siempre es mejor que descargar cajas en el mercado central (ríe abiertamente). Mientras pueda escribir, hay vida.
¿Cómo vive el éxito? ¿Cuál es la relación con sus lectores?
–Les estoy muy agradecido. Esta es una de las cosas que me da verdadera alegría Me conmueven las muestras de afecto de la gente corriente que me encuentro en la calle. Recibo centenares de letras y respondo a todas. Algunas me conmueven como ésta que le recito: «Me llamo Rita. Tengo treinta y dos años. Me estoy muriendo. Solo me quedan pocos meses de vida. Le doy las gracias porque he disfrutado con sus novelas y me han hecho reír. Gracias. Rita». Con cartas así, me emociono y me viene la fiebre.
Usted está considerado como un feminista. Ha llegado a decir que daría todo el poder a las mujeres.
–Se le debería dar más espacio a la mujer. El hecho de su capacidad para concebir le da a la mujer una capacidad de comprensión que yo he llamado el amplio seno de Venus, que es todo: madre, amante, hija, esposa… Creo que la mujer tiene una capacidad extraordinaria de afrontar los problemas.
El llamado «sexo débil» en realidad es más fuerte.
–Yo creo que las mujeres tienen una capacidad de comprensión, de amor y de organización superior al hombre.
Pero siguen sufriendo discriminación y a menudo maltrato…
–Conforme las mujeres conquistan más espacio en la sociedad, algunos «machos» empiezan a tener miedo. Reaccionan como las bestias feroces, agrediendo cuando sienten miedo. Desgraciadamente, continuará esta agresión de aquellos que consideran a la mujer como un objeto de su posesión.
La edad avanza inexorablemente. Ya ha llegado a los 88 años. ¿Cuáles son las ventajas de la edad?
–Yo no las tengo. Todo el mundo dice que las ventajas serían una especie de pacificación en todos los campos, un cierto distanciamiento. Pero yo no logro separarme de nada. Se dice también que la paz de los sentidos se logra con la vejez. Eso es una equivocación. Los sentidos están siempre vivos en el hombre. La paz de los sentidos se logra solo con la muerte. Sí hay una gran cosa en la vejez: el ser abuelo. Descubrir la belleza de ser abuelo es algo único. Tengo ya cuatro nietos y desde hace un mes un biznieto.
Con la edad que avanza, ¿se tiende más al optimismo o al pesimismo?
–Algunos dicen que cuando se envejece viene el humor negro del ocaso. Pero yo soy optimista y sigo teniendo un gran amor por el hombre.
¿Cómo afronta la vejez, la acepta de buen grado?
–Acepto la vejez física, pero no la mental. Continuo diciendo, como cuando tenía treinta años, ¡qué bella es la vida!
¿Cuál es la clave de su buen humor y buena forma?
–El tener una enorme confianza en uno mismo y en las personas que te circundan y que amas. Es necesario tener siempre confianza. Un mínimo de sabiduría te hace también estar mejor. Ayuda también la ironía y estar siempre abierto a la curiosidad.
Usted ha estado rodeado siempre de mujeres: su esposa y tres hijas. ¿Cómo ha sido como padre?
–No he sido un buen padre porque he estado siempre fuera, viajando por Italia por mi trabajo. Eso me pesa. Pero en compensación, creo que soy un buen abuelo.
En el umbral de los noventa, ¿cuál es hoy su mayor preocupación?
–En esta edad a menudo hago balance y me avergüenza ver a una generación de jóvenes sin futuro. Y yo me digo: he equivocado toda mi vida si dejo sin futuro a mis nietos. Parece como si hubiéramos hecho una guerra, en la que mueren dos o tres generaciones. No las hemos matado físicamente, pero hemos matado su futuro. Esta es una gravísima responsabilidad y me angustia el no haber hecho más por los jóvenes, pero la crisis ha llegado demasiado tarde para mis fuerzas. A pesar de todo, tengo gran confianza en el hombre y estoy seguro que superaremos la crisis.
De todas formas, el desánimo es cada vez mayor en la gente…
–La única cosa que me da miedo en la Italia de hoy es la resignación entre la gente. Con un desempleo superior al 40 por 100 entre los jóvenes, eso habría provocado hace treinta años un conflicto social enorme, monstruoso. La gente ya ni busca ya trabajo porque piensa que le será imposible lograrlo. Me da miedo esa resignación.
Es usted no creyente y se define de izquierda. ¿Qué le parece el Papa Francisco?
–No soy creyente, pero debo decir que el Espíritu Santo ha acertado plenamente al elegir este Papa. Respecto a la distancia sideral de la gente en que se mueven los políticos, él mantiene una relación directa, de tú a tú. Ha sabido infundir esperanza a quien la había perdido, al estar entre la gente de cara a cara.
Si usted se viera cara a cara con él, ¿de qué le gustaría hablar?
–Estaría en silencio o hablaría poco. Con mis ochenta y ocho años, tengo mucho que aprender todavía. Y la Iglesia tiene una larga experiencia de vida: dura ya dos mil años. ¿Hay algún reino o institución que haya durado tanto?
Ángel Gómez Fuentes
 
 

Informare Sicilia, 29.1.2014
Inda, Camilleri presiede il comitato scientifico del centenario

Roma – “Con la nomina del comitato scientifico per le celebrazioni del centenario dell’Inda si concretizza l’impegno del Governo per l’istituto Nazionale del Dramma Antico”. Così l’On. Sofia Amoddio del Partito Democratico, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e della giunta per le Autorizzazioni a Procedere. “Questo passo in avanti è senza dubbio il merito di un impegno costante che ho portato avanti dal primo giorno della mia attività parlamentare attraverso interrogazioni, solleciti, ordini del giorno e progetti di legge”.
“Il comitato scientifico, che sarà presieduto da Andrea Camilleri e che vede, tra gli altri, personalità della cultura e dello spettacolo del calibro di Giuseppe Tornatore, Pietrangelo Buttafuoco, Rosetta Loy, Walter Pagliaro, Antonio Sellerio ed Anna Beltrametti avrà come obbiettivi primari la promozione, valorizzazione e diffusione in Italia e all’estero dell’attività del centenario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico attraverso un adeguato programma di celebrazioni e di manifestazioni culturali”.
“Ai componenti del comitato ed al personale destinato al suo funzionamento – continua l’On. Amoddio – non spetterà alcun compenso o rimborso spese”. “Questo comitato – prosegue l’On. Amoddio – rappresenta un buon punto di partenza per il futuro dell’Inda”. “Mi auguro che queste personalità, molte delle quali rappresentano l’eccellenza siciliana, siano capaci di imprimere una svolta alla situazione della fondazione e che lavorino con intelligenza per recuperare il tempo perso nella promozione del centenario”. Adesso – conclude l’On Amoddio – non ci resta che attendere la nomina del Consiglio d’Amministrazione e successivamente la scelta del nuovo Sovrintendente”.
 
 

La Sicilia, 29.1.2014
Aneddoti & Curiosità
Il re del giallo tornerà a volare

Andrea Camilleri ha deciso, volerà a Barcellona accompagnato dai suoi familiari. L'ultimo aereo sul quale è salito è stato quello che lo ha portato nel 2011 a Dublino, nella città di Joyce, per ricevere una laurea honoris causa. Nonostante sia solitamente restio a volare, sembra proprio che tornerà a farlo per raggiungere Barcellona. L'occasione è prestigiosa, riceverà il premio "Pepe Carvalho" il 6 febbraio, in pratica gli spagnoli lo incoroneranno re del noir mediterraneo. E così al papà di Salvo Montalbano verrà dato il premio dedicato al grande Manuel Vasquez Montalban. Talmente ammirato dallo scrittore di Porto Empedocle da omaggiarlo con l'esplicito richiamo contenuto nel nome del suo commissario. Nella bella motivazione del premio vi è anche il riconoscimento al senso di giustizia di Montalbano, al suo battersi affinché la legge sia uguale per tutti, al suo lavorare in strada a contatto con la gente. Montalbano, un simbolo europeo positivo.
Salvo Fallica
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 29.1.2014
Panaro al Van Westerhout con “Maruzza Musumeci”

Il mercoledì letterario del Van Westerhout si trasferisce nella Sicilia fra ’800 e ’900. Alle 21 nel teatro di Mola di Bari è in programma la lettura scenica proposta da Paolo Panaro del libro Maruzza Musumeci, firmato da Andrea Camilleri. Pubblicato dall’editore Sellerio nel 2007, Maruzza Musumeci è una sorta di favola, in cui appaiono i nomi degli antichi eroi come Ulisse e il mito delle sirene, magiche protagoniste che parlano e cantano citando gli antichi versi greci di Omero. In scena, quindi, una rilettura mediterranea del mito delle sirene, per una vicenda che si svolge a Vigàta, in contrada Ninfa, che è una lingua di terra sul mare: un’isola immaginaria, che figura sulle rotte dei mitici navigatori. Info 333.126.04.25.
 
 

Corriere della Sera, 30.1.2014
Sguardi. Demetrio Paparoni ne «Il bello, il buono e il cattivo» (Ponte alle Grazie) descrive un secolo di influenze occulte sul sistema estetico
Arte e politica, la relazione pericolosa
Un saggio ripercorre i condizionamenti ideologici, ed economici, del potere
Fama. «Leni Riefenstahl è stata tutt’altro che una grande creativa e ancor oggi la sua notorietà è la conseguenza della propaganda del regime»

[…] E tra le righe critica chi (come Andrea Camilleri) con una certa indulgenza guarda a Bottai come un «gerarca intellettuale e colto».
[…]
Gianluigi Colin
 
 

Università di Cagliari, 31.1.2014
Dal 4 febbraio il Seminario sull'opera di Andrea Camilleri

Cagliari – Comincia martedì 4 febbraio alle 11 il Seminario sull’opera di Andrea Camilleri, organizzato a Cagliari con il patrocinio del Magnifico Rettore dell’Università. L’iniziativa, tanto attesa non solo dagli studenti e non soltanto in Ateneo, si concluderà il primo marzo, dopo un fittissimo calendario di incontri, lezioni e convegni.
Decine i docenti coinvolti nelle lezioni previste, quando è ancora vivo il ricordo della Laurea honoris causa attribuita di recente dall’Ateneo al Maestro autore di volumi ormai conosciuti, apprezzati e studiati in tutto il mondo, specie la serie del Commissario Montalbano. Non è infatti un caso che il Seminario si concluda con un incontro – come detto, sabato primo marzo – con Luca Zingaretti, il popolare volto televisivo del personaggio di Camilleri. Gli incontri si terranno nell’Aula Magna di via San Giorgio, 12 (Campus Aresu).
E’ previsto, per i partecipanti, il riconoscimento di crediti formativi.
Clicca qui per il calendario dettagliato del Seminario
 
 

Il Carabiniere, 1.2014
L'ossessione per una donna
Andrea Camilleri, La creatura del desiderio, Skirà Edizioni, Pagg. 144, € 14,50

Nel 1912 la bellissima Alma, giovane vedova di Gustav Mahler, incontra il pittore Oskar Kokoschka. Inizia un'intensa storia d'amore che sfocerà ben presto in folle passione: fughe, lettere, gelosie scandiscono i successivi due anni, durante i quali l'artista creerà alcune fra le sue opere più importanti. La donna, però, molto irrequieta, decide di lasciarlo e lui parte per la guerra disperato. Al suo rientro, traumatizzato dal conflitto e ancora ossessionato dall'amore per lei, si farà costruire una bambola che ne è la copia esatta. Il libro di Camilleri racconta questa storia.
 
 

 


 
Last modified Friday, August, 26, 2016