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RASSEGNA STAMPA

GIUGNO 2014

 
La Sicilia, 1.6.2014
Porto Empedocle
Pirandello scenderà quasi al livello di Montalbano...

Porto Empedocle. Luigi Pirandello sta per scendere al livello del commissario Montalbano. Detta così sembrerebbe una bestemmia culturale, tanto che il premio Nobel si ribalterebbe, là dove un tempo c'era il pino decapitato dalla tromba d'aria del 1997.
L'immagine del Pirandello che scende al livello del personaggio creato da Andrea Camilleri ha però un fondo di concretezza. Nei prossimi giorni infatti, l'amministrazione comunale sposterà la statua raffigurante il drammaturgo dal piedistallo alto alcuni metri e posizionato con discutibile gusto estetico nel 1993 all'ingresso di via Roma. L'immagine in bronzo, che più di somigliare a Pirandello pare immortali Lenin, sarà abbassata di circa due metri e mezzo, venendo posizionata su una base molto più bassa, circondata da una piazzetta con tanto panchina in ceramica sulla quale verranno scritte alcune celebri frasi pirandelliane.
Basta dunque con i turisti che dovranno farsi venire il torcicollo per osservare la statua. L'intervento rientra nell'opera di riqualificazione della via Roma in corso di svolgimento e - almeno nella zona iniziale - quasi in fase di completamento. Ma che c'entra Montalbano? Un paio d'anni fa, ad alcune decine di metri dalla statua sopraelevata di Pirandello il Comune fece posizionare sul marciapiede (come hanno fatto a Racalmuto con Sciascia), l'immagine in bronzo ad altezza naturale del commissario Montalbano, in versione letteraria.
Quello con la folta chioma e i baffi, non quello senza capelli e rotondetto in versione televisiva. Le due statue tra qualche giorno potranno dunque guardarsi quasi negli occhi anche se l'immagine di Montalbano ha sempre gli occhi puntati verso la filiale della banca sul marciapiede opposto. Deformazione professionale.
Francesco Di Mare
 
 

l’Unità, 2.6.2014
Tra fanghi e piramidi
Il nuovo “Montalbano” di Andrea Camilleri
Vent’anni compiuti per il celebre commissario nato dalla penna dello scrittore di Porto Empedocle

Salvo Montalbano giunge al ventesimo anno di età narrativa (il primo romanzo con il commissario protagonista fu pubblicato nel 1994) ed Andrea Camillcri e tornato nelle librerie con un nuovo libro sul poliziotto più amato d'Italia, La piramide di fango, edito da Selleno. La casa editrice Sellerio per celebrare il personaggio inventato da Camilleri sta riproponendo in edizione speciale (a blocchi di quattro e con le introduzioni di scrittori, critici ed intellettuali) tutti i romanzi montalbaniani. Sempre a maggio è anche stato pubblicato da Skira, nella collana «sms» un libro su Andrea Camilleri incontra Manuel Vasquez Montalban (un dialogo svoltosi nel 1998 al Festivaletteratura di Mantova). Poteva mancare la tanto attesa nuova avventura del commissario Montalbano? La piramide dì fango contiene già nel titolo un mistero, il mistero legato al nuovo caso che Montalbano è chiamato a disvelare. Come in altri gialli precedenti il titolo è una metafora della storia raccontata ma anche una metafora del senso cultural-filosofico del testo. Un raffinato studioso di letteratura, come Silvano Salvatore Nigro, ha più volte nelle sue interpretazioni dei romanzi montalbaniani messo in evidenza la dimensione metaforica della narrativa dello scrittore di Porto Empedocle. Il nuovo romanzo gioca con la dimensione misterica dell'antico Egitto. E in realtà il mistero è doppio, sia con la metafora della «piramide» sia con quella sul «fango». La piramide è la chiave di interpretazione del testo: «Lei poco fa ha detto una parola, piramide». Ed appena più avanti: «Sa che dentro alla piramide di Cheope nessuno per lungo tempo ci è potuto entrare perché non si riusciva a scoprire l'accesso?».
Il luogo della storia è Vigàta, giorni in cui non vi sono le bellissime immagini del mare ma forti piogge, si formano corsi d'acqua che travolgono quel che incontrano, lasciando dietro distruzioni, detriti e tanto fango. Immagini che ricordano fatti d'attualità, drammi italiani e non solo. Tornando al filo della storia, ecco il delitto che dà origine al giallo: Giugiù Nicotra viene trovato morto in un cantiere, seminudo, è stato colpito da un proiettile alle spalle. Dalle tracce si comprende che l'uomo in maniera disperata, per sfuggire all'agguato, aveva cercato un rifugio in una sorta di galleria strutturata da tubi di notevole dimensione necessari alla realizzazione di una condotta d'acqua. Montalbano nonostante una forma di indolenza iniziale, come sempre riesce a concentrarsi sull'aspetto fondamentale, non si fa sviare, comprende che la chiave per risolvere il mistero del delitto sta nel mondo degli appalti pubblici. Salvatore Nigro con la sua puntualità interpretativa spiega nel risvolto introduttivo che Montalbano «è in preda ad una morbida malinconia. Pensa con tenerezza ed apprensione a Livia lontana, al loro ménage, alla mestizia che asserraglia la donna. Prevale alla fine la saggezza dell'istinto, lo scatto leonino, che gli dà esattezza di visione. Ha nella mente un 'romanzo': il 'romanzo' di un segreto, che i clan mafiosi custodiscono e occultano nella lutulenta piramide delle loro criminali macchinazioni. Capisce 'che deve fare un buco nella piramide', e decapitarla". Ancora una volta per comprendere i romanzi di Camilleri occorre mettere in campo la tesi della struttura triadica dei romanzi: la storia raccontata è il primo livello; vi e poi il piano dell'analisi social-culturale, il contesto storico; vi è infine il terzo livello, il piano dell'analisi interpretativa che coincide con la riflessione filosofica, l'indagine delle verità. Il successo dei 4 lustri letterari montalbaniani è da rintracciare non solo nella formidabile lingua inventata, nella sua fertile fantasia, nel suo saper raccontare le storie, ma anche nella profondità della sua narrativa, nelle molteplici sfumature. Non si tratta tanto di individuare il segreto di un successo italiano ed internazionale, ma di capire gli elementi di una struttura narrativa che funziona ed avvince, di una dimensione letteraria che è saputa andare oltre la letteratura medesima, diventando multimediale.
Salvo Fallica
 
 

L’Indipendente di Sicilia, 2.6.2014
Andrea Camilleri e i vent’anni di Montalbano

Sembra solo ieri e son passati vent’anni dalla nascita letteraria del commissario Salvo Montalbano. Il personaggio creato dalla fantasia di Andrea Camilleri è già entrato nella storia della letteratura, addirittura secondo un sondaggio di qualche anno fa, era già fra i più famosi protagonisti dell’intera produzione narrativa italiana dal 1200 ai nostri giorni. La sua popolarità è talmente ampia che è diventato quasi un personaggio reale, al punto che parecchi fans scrivono lettere ad Andrea Camilleri parlando del commissario e del suo futuro, riflettendo sulle sue scelte di vita, sul rapporto con la fidanzata Livia, ed alcuni hanno anche palesato la loro irritazione quando in uno dei romanzi Montalbano ha iniziato a tradirla. Un successo letterario senza precedenti e che non riguarda solo l’Italia. I romanzi dello scrittore siculo di Porto Empedocle, che vive a Roma da molto tempo, hanno successo nei diversi continenti e sono letti ed apprezzati anche nell’estremo Oriente. Camilleri in occasione della pubblicazione di un suo romanzo in Giappone, ci confidò sorridendo che non era riuscito a capire con quali termini avessero indicato in giapponese il commissario Salvo Montalbano… Come è noto il successo di Montalbano in realtà va oltre la letteratura, è diventato un fenomeno televisivo internazionale, ha conquistato anche la BBC. Dal cuore della Germania al profondo Nord, dai diversi continenti vi è un flusso turistico verso i luoghi del Ragusano dove è stata ambientata la fiction. In realtà vengono utilizzati nelle riprese televisive anche altri territori: dall’Agrigentino (luogo d’ambientazione narrativa della creazione camilleriana e provincia dove sorge l’immaginaria Vigàta montalbaniana che in realtà è ispirata a Porto Empedocle) sino al Siracusano ed al Trapanese. In sinergia con la grande bellezza della Sicilia è nata una fiction dalla struttura narrativa solida e dinamica, dal ritmo vivace ed intenso (che rispecchia il senso della scrittura camilleriana), un successo che conquista anche i paesi anglosassoni maestri di questo genere televisivo. Con il tempo Salvo Montalbano è divenuto un fenomeno multimediale, cult e nel contempo popolare. Talmente popolare ed internazionale che Walt Disney vi ha dedicato una storia nel mitico Topolino, così è nato Topalbano. Tornando alla letteratura, la dimensione originaria ed autentica di Montalbano, vi è da dire che Camilleri ha forgiato una figura piena di umanità, un personaggio fuori dagli schemi ma anche legato a valori etici e culturali profondi. Un uomo che ha rispetto del prossimo, al di là di alcuni atteggiamenti poco formali ed a volte un po’ rudi. Montalbano agisce con tenacia e determinazione, ma non cade nel fanatismo, è un poliziotto che risolve i casi e nel contempo ricerca la verità oltre le apparenze. I romanzi camilleriani, non solo quelli storici, ma anche quelli sul commissario Montalbano hanno diversi livelli di lettura. Una struttura triadica: la storia raccontata (ovvero il primo livello, la narrazione), il substrato sociale, psicologico ed il contesto storico (il secondo livello), ed infine una dimensione interpretativa che vede nella riflessione filosofica, antropologica, la ricerca delle verità profonde. Adoperiamo il plurale, perché la ricerca delle verità in Camilleri è dimensione di molteplicità. Già nel famoso primo romanzo montalbaniano “La forma dell’acqua”, vi era la metafora dell’interpretazione della verità che prende la forma del contenitore, l’acqua che non ha forma propria ma la assume dal contenitore-contesto. Sellerio in occasione dei vent’anni sta ripubblicando l’intera serie di romanzi montalbaniani, con l’introduzione di scrittori, critici ed intellettuali. E mentre tornano gli episodi del passato, l’ottantottenne Camilleri ritorna nelle librerie anche con una nuova indagine di Montalbano (sempre per Sellerio), “La piramide di fango”, piramide che contiene un mistero, che è traccia per svelare il caso. Ed è anche metafora letteraria e filosofica, la narrativa che insegue la vita, ricreandola con l’invenzione fantastica.
Salvo Fallica
 
 

SoloLibri.net, 3.6.2014
La piramide di fango - Andrea Camilleri

A distanza di un anno ritorna Montalbano nell’atmosfera cupa di tuoni assordanti come giochi d’artificio e d’una pioggia torrenziale che, nelle prime ore del mattino, sembra sconquassare la cittadina di Vigàta. Al risveglio, i pensieri gli si fanno amari dinanzi al dissesto geologico dell’intero Paese; quasi alla maniera di Svevo, ritiene che soltanto un cataclisma potrebbe aiutare a risollevarlo dal degrado in cui è precipitato.
Fra il ricordo di un sogno inquietante, che, producendo aspettative, si rivelerà premonitore, e una telefonata fattagli per errore che lo incollerisce, il commissario viene informato da Fazio del ritrovamento del cadavere di un uomo in contrada Pizzutello, dov’è un cantiere per la costruzione della nuova condotta idrica.
Questo l’incipit del romanzo “La piramide di fango” (Sellerio, Palermo, 2014) di Andrea Camilleri, dove Salvo Montalbano è appunto impegnato in una difficile indagine nella losca realtà edilizia. Ora il rapporto con Livia non è litigioso ma la ferita della morte di Francois, il bambino che lei avrebbe voluto adottare, è viva in lei.
L’umorismo vernacolare di Catarella si staglia in primo piano assieme a rapidi e incisivi dialoghi che tengono desta l’attenzione. La scrittura d’ogni parte narrativa, che si configura a tutto tondo, ha il tocco felice della concisione e della rapidità; vi è facilmente percepibile la quasi assenza del narratore anche se non manca qualche descrizione inframmezzata all’azione dei personaggi. La desolazione del paesaggio, dalla fisionomia elotiana, anticipa lo squallore di intrighi affaristici. L’indagine sulla dinamica del fatto e l’identificazione del morto avvengono di scena in scena, di dialogo in dialogo.
L’ammazzato è Giugiù Nicotra, liquidato con un proiettile alla schiena. L’uomo, svestito, è riverso in una sorta di galleria, edificata con delle tubazioni d’acqua, in cui aveva cercato riparo. La complessità del caso, che si intreccia con altre squallide vicende, mette in moto ogni scaltrezza investigativa. Affiora via via il malaffare dei pubblici appalti e delle costruzioni eseguite senza il minimo rispetto delle garanzie richieste per la stabilità e la sicurezza. Emerge una realtà fatta di intrighi, amicizie e favori che lega, in maniera indissolubile, imprenditori, appaltatori e funzionari. E’ come se il fango, che si sta accumulando su Vigata abbia inquinato tutto, compreso i cantieri, le ditte di costruzioni ed i loro affari. Sangue e fango intorno; fango che assume una forma piramidale. Tutto è fango attorno al cantiere che si mostra come in un paesaggio di scheletri ferrosi in completo abbandono. E proprio quel fango è metafora: il simbolo della corruzione, delle mazzette, dei finti rimborsi, dell’evasione fiscale e dei falsi in bilancio: forse, rifletteva Montalbano, esprimeva l’ondata delle truffe in cui versava l’intero paese.
Delitto d’onore o di mafia quello di Giugiù Nicotra (contabile assunto nella Rosaspina dopo essere stato licenziato dalla società Primavera)?
Intanto, sia la moglie di costui che un uomo anziano, ospite presso la loro casa e sulla cui identità si indaga, erano scomparsi. Fra confronti e riscontri, la lucidità sembra venire a Montalbano che volge il pensiero all’angoscia di Livia. I depistaggi non si fanno attendere, ma una “forte spinta” gli si fa rapida. L’indagine da stagnante diventa determinata fino a dare identità a un nome. Malgrado tutto, lo “sfunnapedi" – il tranello - si rivela vincente.
Federico Guastella
 
 

SiciliaInformazioni, 3.6.2014
Il falso Camilleri su Facebook, un caso da affidare a Montalbano
[SiciliaInformazioni, una caso da affidare alla Neuro, NdCFC]

Il vero Andrea Camilleri incontra Manuel Vasquez Montalban nel suo ultimo libro pubblicato da Skira ed affida al commissario Montalbano un nuovo caso inquietante, “La piramide di fango”, il falso Andrea Cammilleri su Facebook distribuisce, indisturbato, pillole di saggezza che suscitano discussioni, forum, conversazioni e incoraggiano riflessioni. Il vero Camilleri lavora, come sempre, ai suoi libri, con un ritmo forsennato, lettissimo in Italia ed all’estero, mentre il falso Andrea Camilleri intrattiene, dialoga, specula, intriga. Il profilo Facebook del falso Camilleri non subisce veti e condizionamenti. Chi naviga, a vista, sulla rete può trovarlo con facilità.
Ma guai a raccontare di avere letto il vero Camilleri su Facebook, perché – come ci è stato più volte notificato, lo scrittore non ha alcun profilo Facebook. E’ possibile interrogarsi sulla permanenza del falso profilo che “inganna” gli amici del vero Camilleri. Ed è altresì possibile chiedersi perché mai un furto d’identità non possa cessare.
Tutte queste domande sono plausibili. Restano le pillole di saggezza del falso Camilleri. Che qui vi elenchiamo in ordine cronologico.
8 maggio:
C’è chi dice che adopero il siciliano come l’uva passa: ne lascerei cadere qualche chicco su una struttura italiana. Non è così. La cosa è più complessa. Io utilizzo le parole che mi offre la realtà per descriverla in profondità. Non potrei mai ambientare un mio libro in una città che non conosco. Non è un problema di topografia. Oggi esistono guide che ti dicono anche come si chiama il tabaccaio all’angolo. Nessuno però ti può dire come e cosa pensa chi vi entra: quali sono i codici di comportamento dei clienti di quel tabaccaio. Detto questo non ho la pretesa di innovare la lingua. Semplicemente utilizzo la mia, il mio modo di scrivere.
30 maggio
Le mie opere sono uova fresche di giornata e i miei cassetti sono pieni di cose che riguardano i miei nipoti. Dirò di più. Mi disfo di tutto quanto ha a che fare con un libro non appena l’ho pubblicato. Distruggo le prove del reato, insomma.
22 maggio
Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito. Buon mattino a tutti. Il falso Camilleri assomiglia al vero Camilleri? E fino a che punto? E chi si nasconde dietro il falso Cammilleri? Il caso andrebbe affidato al commissario Montalbano.
 
 

La Sicilia, 4.6.2014
Camilleri
Montalbano e le illusioni nate da poteri oscuri

Dimenticate per un momento gli splendidi e assolati paesaggi del Sud della Sicilia, sia quelli raccontati nei libri di Camilleri sia quelli della fiction su Montalbano; il nuovo romanzo camilleriano si svolge in una Vigàta colpita da piogge torrenziali.
Tempeste d'acqua che causano danni e distruzioni, fiumi d'acqua e fango che travolgono le abitazioni. E' uno scenario che rimanda a immagini che gli italiani di ogni latitudine conoscono bene, spesso il frutto di scempi edilizi e ambientali che mutano il corso dei fiumi, che influiscono negativamente sulla natura.
Nella sua nuova creazione narrativa, Camilleri ha voluto ricordare un grande problema che viene illuminato dalle luci dei riflettori quando accadono le disgrazie, poi la memoria degli eventi si affievolisce e cade nel dimenticatoio. Il nuovo romanzo di Camilleri, "La piramide di fango" (edito da Sellerio, pagine 272, Euro 14,00) racconta una storia che si interseca con il mondo complesso e delicato degli appalti pubblici. E con la sua scrittura ironica delinea i personaggi del romanzo che "sguazzariano" in questo ambiente, mostrandone intrecci oscuri. Nei giorni in cui i violenti acquazzoni colpiscono la Vigàta di Montalbano, viene rinvenuto il cadavere di un uomo. E' stato colpito da un proiettile. Ma la cosa che fa riflettere il commissario è il luogo del cantiere dove il cadavere viene trovato. Come se l'uomo tentando di sfuggire alla morte avesse scelto una sorta di galleria per comunicare qualcosa. Cosa? Un messaggio metaforico in stile antico Egitto? Montalbano con la sua tecnica di indagine che alterna metodo deduttivo ed induttivo (illuminato da brillanti intuizioni), all'inizio sembra non afferrare il filo rosso dell'intricata storia, non tanto per l'età che avanza. E' preso da una malinconia che lo rende indolente. Pensa alla sua Livia lontana, al loro rapporto. Riflette sulla sua esistenza. Come se non bastasse, gli vengono tese trappole nel caso che segue.
Salvatore Silvano Nigro nel suo risvolto-prefazione descrive bene la condizione problematica delle indagini: «La vicenda ha tratti sfuggenti, persino elusivi. Un giovane ferito a morte ha inforcato una bicicletta e ha pedalato con fatica in quella solitudine di fango. Sua moglie è scomparsa. E con lei un presunto zio, che non ha nome, non ha volto, e non lascia impronte. Ci sono attentati, intimidazioni, delazioni, false confessioni e depistaggi spregevoli. Scorre altro sangue. E c'è una casa di misteri».
L'iniziale lentezza di Montalbano, il ripiegamento nel suo mondo interiore sembrano allontanarlo dalla comprensione dell'insieme. Ma le finzioni ideate dai clan mafiosi sono destinate ad essere svelate da Montalbano, il commissario trova la via per uscire dal labirinto illusionistico creato dai poteri oscuri. Nel contempo la natura si risveglia, la luce vince sul "fango"...
Salvo Fallica
 
 

il Recensore.com, 5.6.2014
La piramide di fango

Nelle prime pagine del romanzo La piramide di fango di Andrea Camilleri (Sellerio 2014), il ventiduesimo delle serie che il Maestro siciliano dedica a Salvo Montalbano, il celebre commissario di Vigata era stato svegliato da un violento tuono. Il poliziotto “per poco non cadì dal letto per il gran sàvuto che aviva fatto”. Era una settimana che pioveva ininterrottamente, si erano “raprute le cataratti e parivano ‘ntinzionate a non chiurirsi cchiù”. Non pioveva solo a Vigata ma in tutta Italia: al Nord si erano verificati straripamenti e allagamenti che avevano causato danni incalcolabili, ma anche al Sud del Paese non si scherzava.
La sera prima in televisione Montalbano aveva sentito uno scienziato dichiarare che tutta l’Italia rischiava un gigantesco disastro geologico perché “non c’era mai stato un governo che si fusse seriamenti occupato del mantenimento del territorio”.
Era come se il proprietario di un’abitazione non si fosse mai preoccupato di far riparare il tetto rotto o le fondamenta lesionate. Dopo non bisognava lamentarsi se “un jorno la casa finiva per crollarigli ‘ntesta”. Forse “è la giusta fini che nni meritamo” aveva amaramente commentato Montalbano. Erano le sei e cinque, troppo presto per “susirisi” quindi Salvo “ascutanno lo scruscio del mari che carmo o arraggiato che fusse, gli dava sempre piaciri” era sceso dal letto per aprire la persiana. Fuori non pioveva più, le nuvole che avanzavano da levante apparivano leggere e “bianchizze”. Non sarebbe stata “’na jornata tinta”, aveva riflettuto il poliziotto tornando a “corcarisi, tranquillato”. All’improvviso Montalbano si era ricordato del sogno che stava facendo quando era stato svegliato dal tuono.
Il commissario si trovava dentro a una galleria conscio che dietro di lui camminava un uomo che conosceva ma del quale non sapeva il nome, il quale qualche passo dopo era caduto “affacciabocconi” colpito alle scapole da un grosso coltello da cucina. Lo squillo del telefono aveva interrotto il ricordo del sogno. “C’è un morto ammazzato”. Fazio avvisava il commissario dell’ultima “ammazzatina” avvenuta in contrada Pizzutello. All’interno di un cantiere nel quale stavano costruendo una condotta idrica, era stato trovato un “catafero” dentro a un tubo collocato al termine di una galleria. Una volta dentro alla galleria in compagnia del fido Fazio e munito di una torcia, in mezzo a tutto quel fango Montalbano si era reso conto che la scena “era pricisa ‘ntifica a quella del sogno” perché il morto mezzo nudo stava “affacciabocconi e pariva ‘na statua di fango”, ammazzato con un solo colpo d’arma da fuoco “che l’aviva pugliato ‘n mezzo alle scapoli”.
È il fango il protagonista della nuova indagine di Salvo Montalbano, quel fango che Catarella chiama erroneamente “fangue”. Ma questa volta l’ingenuo Catarella, famoso per storpiare i nomi, ha ragione. Infatti, Montalbano comprende che il fango “ci era trasuto nel sangue, ne era addivintato parti integranti”. Il fango della corruzione, delle mazzette, dei finti rimborsi, dell’evasione fiscale, dei paradisi fiscali, delle truffe, metafora “della situazioni nella quali s’attrovava il paisi ‘ntero”. Gerlando (Giugiù) Nicotra contabile unico della società edile Rosaspina non è stato ucciso per “’na questioni di corna”, il suo è il classico delitto di mafia. Compito preciso per il commissario Montalbano è di fare un buco in questa piramide di fango per demolire quel “tiatro che vonno fari” aiutato anche dal fu Nicotra che andando a morire all’interno della galleria ha voluto comunicare che la verità sulla sua “ammazzatina” è da ricercarsi nel cantiere. Un uomo ferito fuggito verso la morte in bicicletta, una donna scomparsa, “un pezzo da novanta” sequestrato, un giornalista che ha messo le mani “dintra a ‘na facenna ‘mmerdosa”: appalti pubblici sporchi. “Questo è un romanzo di pura invenzione che però trae spunto da troppi fatti di cronaca quasi quotidiani” scrive Camilleri al termine del volume che esce in libreria a vent’anni esatti dalla pubblicazione della prima indagine di Salvo Montalbano.
“Lei poco fa ha detto una parola, piramide. E a me è tornato in mente… Sa che dentro alla piramide di Cheope nessuno per lungo tempo ci è potuto entrare perché non si riusciva a scoprire l’accesso? Poi qualcuno ha rotto gli indugi e ha praticato un foro nella parete, foro non autorizzato dai custodi della piramide. Ma così anche i custodi, che fino a quel momento erano stati costretti a starsene fuori, poterono penetrare all’interno”.
Alessandra Stoppini
 
 

Una Marina di libri, 6.6.2014

 

Chiostro della GAM - Galleria d'Arte Moderna, Palermo

Ore 19:00
Conversazione con l'autore e presentazione del libro
Una piramide di fango
di Andrea Camilleri
Sellerio Editore
Interviene: Antonio D'Orrico

A seguire
Proiezione di Il cane di terracotta, episodio della serie tv Il commissario Montalbano
Con la collaborazione di Palomar e Rai Fiction




 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.6.2014
Si apre con Camilleri: in programma Hornby, Sofri e Stassi

Comincia oggi alla Galleria d'arte moderna la quinta edizione di Una marina di libri: fino a domenica libri, musica, incontri, dibattiti e reading per incontrare le proposte della piccola e media editoria. Ma se una Marina si è sempre presentato come festival low cost, l'inaugurazione di oggi prevede un evento che ha mobilitato circoli e fan club da tutta la Sicilia: l'incontro con Andrea Camilleri. Dopo dodici anni di assenza, Camilleri torna, infatti, in città per presentare, insieme ad Antonio D'Orrico, il suo ultimo romanzo "La piramide di fango" edito da Sellerio che da quest'anno condivide la direzione artistica del festival, nato da una idea del Ccn Piazza Marina&dintorni;, insieme alla casa editrice Navarra. Subito dopo verrà proiettata una puntata del commissario Montalbano scelta con un sondaggio su Facebook. […]
e. l.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.6.2014
Camilleri a Palermo: "Così creo una Sicilia desiderabile"
Lo scrittore da Sellerio e a "Una Marina di libri". "Per la prima volta Montalbano indaga su appalti e corruzione. Tranquilli, non andrà in pensione. Renzi? Non l'ho votato"







(foto Mike Palazzotto)

"Questa "Piramide di fango" cade di taglio come direbbe di Sciascia viste le vicende dell'Expo e del Mose perché per la prima volta Montalbano si occupa di corruzione e di appalti pubblici".
Parla Andrea Camilleri, a Palermo per partecipare alla fiera Una Marina di libri, dove presenta il suo nuovo giallo col commissario di Vigàta protagonista, "Una piramide di fango". Prima dell'incontro alla Galleria d'arte moderna lo scrittore ha tenuto una conferenza stampa nella sede dell'editore Sellerio, dove ha parlato della Sicilia, del suo contributo alla nuova immagine dell'Isola, di Renzi ("Ho votato Tsipras") e del suo personaggio.
"In fatto di corruzione, in Italia come in Sicilia, stiamo raschiando il fondo, l'unica soluzione è che la piramide della corruzione imploda. Non mi piace la parola sicilitudine, preferisco la sicilianità espressa dagli uomini, la prismatica composizione del siciliano".
Ma come ha fatto ha creare, attraverso i suoi libri, lo spot ideale della Sicilia, desiderabile e al contempo vera? "Leggo la cronaca e la dimentico - risponde - La Sicilia che racconto è desiderabile perché è fatta di memoria e lascito solo il minimo sindacale delle brutture".
Lo scrittore parla anche di politica: "La mia opinione su Renzi l'ho espressa non votandolo: ho votato la Lista Tsipras".
E Montalbano, arrivato a 64 anni, è prossimo alla pensione? "Assolutamente no, continuerà a lavorare anche se è stanco: gli assassini sono dei cretini e avere a che fare con i cretini per tutta la vita è pesante".
Eleonora Lombardo













(foto Igor Petyx)
 
 

ANSA, 6.6.2014
Libri: Camilleri, Montalbano adesso scopre la corruzione

Palermo - La corruzione, il malaffare, le degenerazioni del potere. Ecco quale sarà il nuovo orizzonte investigativo di Salvo Montalbano. Il padre del commissario, Andrea Camilleri, gli ha tracciato un nuovo percorso seriale perché non ha alcuna intenzione di mandarlo in pensione. Anzi, il suo popolarissimo poliziotto si confronterà con i problemi dell'Italia di oggi. Lo ha annunciato lo stesso Camilleri a Palermo dove partecipa al festival dell'editoria indipendente "Una Marina di libri".
 
 

SiciliaInformazioni, 6.6.2014
Camilleri a Palermo: “Io, Renzi, Tsipras e la sicilianitudine”


(foto Silvia Andretti)

“Sicilitudine è un termine che non mi piace, mi piace di più la parola “sicilianità”. E’ un Andrea Camilleri in grande forma quello che oggi pomeriggio ha incontrato i giornalisti nella casa editrice Sellerio di Palermo per presentare il suo nuovo libro ‘La piramide di fango’ che vede protagonista, ancora una volta, il commissario Montalbano.
“Il mio ultimo libro sembra cadere a taglio dopo tutto quello che sta avvenendo in Italia tra gli scandali dell’Expo e del Mode. Per la prima volta il commissario Montalbano affronta il tema della corruzione negli appalti pubblici. Ci troviamo in un momento in cui si sta raschiando il fondo della corruzione in Italia. Ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno”.
Poi sulla situazione attuale della politica: “Qual e’ il mio giudizio su Matteo Renzi? Non l’ho votato alle Europee, ho preferito votare Tsipras. Ecco qual e’ il mio giudizio sul presidente del Consiglio…”.
 
 

La Stampa, 6.6.2014
Ai punti. La classifica di TuttoLibri
Pare Venezia la Vigàta di Montalbano

Ci salveranno i vecchi nonni: il solito Camilleri con il solito Montalbano ridà fiato al valore dei 100 punti, innalzandolo sopra le 17 mila copie. «Romanzo di pura invenzione», avverte come sempre la nota finale, ma quanto mai amaro referto dei nostri giorni. Piovono appalti truccati, mazzette, finti rimborsi, truffe, falsi in bilancio, fondi neri, riciclaggio...
«Si erano raprute le cateratti e parivano ‘intinzionate a non chiuirisi chiù. Non sulamenti chioviva a Vigàta, ma supra a tutta l’Italia». Sotto un cielo catrame, «il fango si era trasuto nel sangue»: un paio di cadaveri, un intreccio d’affari fra imprenditori e politici, regista occulto un boss mafioso. La matassa si dipana ma per averne prova è inevitabile uscire dai binari del diritto. Montalbano a Venezia ci sarebbe arrivato prima e a Milano sarebbe di grande aiuto, però Cantone dovrebbe chiudere quattro occhi.
Questa volta il commissario non concede che il minimo indispensabile ai calembours di Catarella, persino l’appetito tanticchia latita, si sente «cieco, surdo e smemorato», lo strema il pensiero di Livia, un sole spento, un buco nero. Appena ritroverà voglia e tempo per leggere, sfili dalla saggistica Fragilità di Borgna e Silenzio di Brunello, vi aggiunga Un’estate con Montaigne di Compagnon (Adelphi). Perché Camilleri non dispera: rispunterà «il virdi di l’erba» a Vigàta e un raggio di luna a Boccadasse.
1 Camilleri
La piramide di fango, Sellerio
[...]
Luciano Genta
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.6.2014
La scrittrice spagnola oggi a Ragusa e domenica a Una Marina di libri, dove dialogherà con Santo Piazzese: "Né misteri né segreti, per me è un'isola di luce"
Gimenez-Bartlett: "La mia Petra e Montalbano? Chissà che liti"
Gimenez-Bartlett in Sicilia "Né misteri né segreti per me è un'isola di luce"

Ha inventato un personaggio che sostiene nel nome la complessità delle contraddizioni, una donna che fa un lavoro canonicamente maschile, che cambia mariti senza troppi scrupoli, che è dura come la pietra, ma al contempo delicata per istituzione: "l'inspectora" Petra Delicado. Alicia Giménez-Bartlett, autrice Sellerio di polizieschi letti in tutto il mondo, è solare e delicata come la sua eroina, ma con lei condivide anche una certa forza e incisività nel muoversi nel mondo, come farà nel suo prossimo romanzo nel quale affronterà il tema della prostituzione maschile. La Bartlett è in Sicilia per un tour di incontri con i lettori: "Gli italiani sono i più numerosi e fedeli", dice. Oggi la Bartlett è a Ragusa, all'interno del festival "A tutto volume", dove parlerà proprio dell'ispettore Delicado e degli altri suoi personaggi, mentre domenica alle 19 alla Gam per "Una Marina di libri" insieme a Santo Piazzese, porterà i lettori a fare una passeggiata virtuale nel commissariato di Barcellona per scoprirne segreti e future evoluzioni.
Benvenuta in Sicilia: è la prima volta che viene? C'è una Sicilia letteraria a farle da guida?
"Grazie! È la terza volta che visito l'isola. La prima volta sono venuta per lavoro e un'altra semplicemente per piacere. Non mi guida nessuna Sicilia letteraria, mi lascio guidare solo da quella reale".
Il suo ultimo libro, "Gli onori di casa" è ambientato in parte a Roma, ed è uscito prima in Italia che in Spagna. Ha mai pensato di ambientare un romanzo in Sicilia? La utilizzerebbe più per una investigazione di Petra Delicado o come scenario per riflessioni sui sentimenti sociali e personali come in "Giorni d'amore e di inganno"?
"Le mie esperienze con i lettori italiani sono sempre state meravigliose. Per me la Sicilia non è né misteriosa né segreta, piuttosto un luogo pieno di luce e di gente amichevole. Se utilizzassi la Sicilia per ambientare un mio romanzo sarebbe sempre un luogo di riflessione e movimento dei personaggi, un posto per un poliziesco. Ma mai dire mai!"
Leonardo Sciascia era molto affezionato alla Spagna e sosteneva che fra la Spagna e la Sicilia ci fosse un'affinità elettiva. Lei conosce i romanzi di Sciascia? Quale pensa sia stato il suo contributo al genere giallo?
"Conosco i romanzi di Sciascia, tutti quelli che sono stati tradotti in spagnolo: mi piacciono molto. Il suo contributo al genere è stato enorme perché ha incluso la riflessione politica e la filosofia complessa del sud. In assoluto non uno scrittore banale, perché sempre riesce a fare pensare".
La nuova generazione di "giallisti" siciliani non lasciano entrare pienamente la mafia nelle loro trame. Lei cosa ne pensa? Crede per esempio che personaggi, eroi contemporanei, come Falcone e Borsellino potrebbero stare in un uno dei suoi romanzi?
"Suppongo che sarebbe un buon argomento, ma in verità credo che sia stato troppo abusato e risulterebbe un po' difficile dire qualcosa di nuovo su questo tema"
Con Santo Piazzese eravate insieme nella raccolta "Un Natale in giallo": conosce le storie dell'ispettore La Marca? Pensa che abbia qualcosa in comune con Petra Delicado?
"Conosco Piazzese. Ho letto le sue storie, purtroppo non è tradotto in Spagna e il mio italiano mi ha impedito di entrare profondamente nella sua opera per potere cogliere paralleli con Petra. Lo conosco personalmente e posso dire che mi ha sorpreso il suo calore umano, la sua simpatia e semplicità. Abbiamo legato, siamo diventati amici e ci scambiamo regali di vini: io gli mando quello catalano e lui contraccambia con quello siciliano".
Cosa accadrebbe nella tormentata vita amorosa di Petra se un giorno si trovasse a indagare insieme al suo corrispettivo relativo siciliano, ovvero Salvo Montalbano?
"Non ne ho idea. Però sicuramente Petra lo rimprovererebbe un po' e litigherebbero amichevolmente. Petra lo ammira, però a volte non è d'accordo con la sua concezione delle donne".
Come è accolta in Spagna la letteratura di genere, che conta un altro autore di Barcellona come Vazquez Montalban?
"Bene, l'interesse per il genere è aumentato molto, ma si continua a faticare a considerare come letteratura alta. Viene ancora considerato come un divertimento e niente di più"
Con l'assegnazione del Nobel per la letteratura ad Alice Munro, si è superata la diffidenza verso la forma del "racconto". Cosa ne pensa?
"Mi sembra molto meritato. Credo che sia una scrittrice di racconti fantastica e il racconto in Spagna non è apprezzato come dovrebbe. Tuttavia, secondo me, è il genere letterario più difficile. Per questo credo che il premio spingerà molta gente a leggere di più "short stories"".
Quanto i lettori dei suoi romanzi, le loro aspettative, la influenzano nell'evoluzione del personaggio di Petra?
"A volte mi danno idee, soprattutto le donne mi danno consigli sulla vita sentimentale dell'ispettore. Ultimamente mi ripetono spesso:" Non vogliamo che Petra abbandoni il suo nuovo marito, è meraviglioso"".
A cosa sta lavorando?
"Un romanzo con non ha a che fare con Petra Delicato. Parla della prostituzione maschile rivolta alle donne, un fenomeno che, anche se non lo sappiamo, si sta diffondendo molto fra le signore di mezza età, quelle molto assorbite dai loro lavori di successo e che non hanno voglia di legami stabili".
Qual è il romanzo che vorrebbe tanto scrivere, ma al quale non ha ancora lavorato?
"Sì, un grande romanzo: profondo, attuale, divertente, perfetto. Se mai una volta lo scriverò, non riuscirò ad accorgermene perché sono molto critica con me stessa e tutto quello che faccio mi sembra pieno di difetti, con molte cose migliorabili".
Eleonora Lombardo (traduzione di Elsy Anzalone)
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 7.6.2014
Il personaggio / Il signore dei best seller
Il fan club in attesa, il saluto del sindaco, la standing ovation: lo scrittore alla Gam per Una Marina di libri dvanti a una folla adorante. "L'ultima volta ero un giovanotto di neanche ottant'anni"
Camilleri accolto come una popstar
“Palermo è sempre una sorpresa”

La studentessa che fa la tesi sulle trasposizioni teatrali e il giovane messinese che conosce solo l'imitazione
Lettori da Acireale e da Castelbuono: "Montalbano ormai è una produzione industriale"

C'è un'attesa da concerto, con il pubblico seduto sul prato e con le braccia in alto per riprendere il palco con gli smartphone. Non siamo in uno stadio, ma all'interno del chiostro della Galleria d'arte moderna di Palermo per il via di Una Marina di libri, e l'attesa è per uno scrittore, forse in Sicilia in questo momento, lo scrittore: Andrea Camilleri. Ad attenderlo ci sono i suoi lettori più affezionati, venuti da tutte le province. Ci sono quelli che non lo identificano solo come il creatore del commissario Montalbano, ma che conoscono e apprezzano tutta la produzione di romanzi storici e le trasposizioni teatrali.
In mezzo a loro anche qualcuno, fra i più giovani, invaghiti, invece, semplicemente del personaggio, sovrapposto al commissario televisivo e amato per l'imitazione di Fiorello. Insomma, Camilleri a Palermo è un evento autenticamente pop.
Fra tutti gli spettatori vince l'aspettativa di sorridere, di sentire la realtà filtrata dalla sua acuta ironia.
Lui a Palermo per un incontro pubblico manca da dodici anni, da quando venne per un congresso a discutere del "Re di Girgenti". «Sono veramente commosso ed emozionato di incontrare ancora una volta i miei lettori palermitani - dice alla Gam, dove è arrivato subito dopo aver incontrato la stampa nella sede di Sellerio per rassicurare che Montalbano non andrà in pensione - dodici anni fa ero un giovanotto, poco meno di un ottantenne, e nessuno è profeta in patria, quindi per me il pubblico qui è come un uovo di pasqua, contiene una sorpresa».
Quando sale sul palco allestito per Una Marina di libri è subito standing ovation. Ad aspettarlo, gli iscritti al fan club ufficiale come Alberto Amico, che fa parte del direttivo e che è venuto appositamente da Acireale: «Abbiamo fondato il fan club dopo aver letto "Il birraio di Preston", i suoi primi libri e soprattutto i suoi romanzi storici sono quelli che amo di più. Adesso le indagini di Montalbano sono troppo serializzate, con uscite troppo frequenti che fanno pensare a una catena di produzione».
E lo racconta Camilleri stesso che per lui la saga di Montalbano era conclusa nel secondo romanzo "Il cane di terracotta", risultato il preferito dai lettori in un sondaggio fatto su Facebook da Antonio Sellerio. «Dopo averlo pubblicato Elvira Sellerio mi disse "quando mi dai il terzo?" e io le risposi "mai", lei mi disse cambierai idea quando vedrai i resoconti di vendita. E infatti non è finito. Però quello era un romanzo conclusivo, c'era tutto il Montalbano che volevo raccontare, la sua passione per le indagini mnemoniche e il senso del suo rapporto con Livia».
E spalleggiato da Antonio D'Orrico, che fa da moderatore, Camilleri racconta ai suoi lettori l'evoluzione di Montalbano, con leggerezza si indugia sul suo appetito «anche se questa cosa mi comincia a scocciare, io non posso più mangiare molte delle cose buone che mangia il commissario e mi infastidisco». confessa.
Tra i fedelissimi nel pubblico c'è Giuseppe Monreale, sessantenne vigile urbano di Ficarazzi, che sin dall'esordio raccoglie tutti gli articoli di giornale che parlano del suo scrittore preferito: «Ero al semaforo e il mio superiore venne a dirmi "devi leggere questo libro, "La stagione della caccia", fa morire dalle risate". Il commissario in questione è anche lui alla Marina di libri e con orgoglio dice: «Sono commissario, sono di Catania ma non lavoro lì, ho 64 anni, mi piace la pasta con le vongole e sono scapolo, tutto come Montalbano, solo che io sono nella Polizia Municipale ».
Poi ci sono i giovani, ci sono quattro ragazze che studiano filologia moderna, una di loro, Francesca Zammito 24 anni di Termini Imerese, sta scrivendo una tesi sulla trasposizione dai romanzi al teatro delle opere dello scrittore: « "La concessione del telefono" è il mio preferito, non ho ancora letto un libro su Montalbano ». Ma c'è anche Giuseppe Miraglia, anche lui 24 anni di Messina, lui che fa lo scrittore non ha mai letto nessun romanzo di Camilleri: «Sono qui perché mi sono innamorato dell'imitazione che ne fa Fiorello, mi piace il personaggio e sono venuto a vedere l'originale».
«Sembra la processione di San Calogero a Porto Empedocle », commenta D'Orrico guardando la folla che ascolta Camilleri, che applaude alle battute ma anche alle riflessioni amare dello scrittore.
«In questo ultimo romanzo, "La piramide di fango" ho dato sfogo al mio malumore, alle mie amarezze per il paesaggio devastato. Per questo tutto è ricoperto dal fango, tutto sommerso, piove sempre e non si può muovere un passo senza infangarsi. È la mia repulsione reale per quello che leggo nella cronaca. Ho sempre voluto che Montalbano venisse toccato dalla contemporaneità, sporcato dai fatti, per questo nelle sue storie c'entra il G8 di Genova, l'immigrazione e in quest'ultimo la corruzione sugli appalti pubblici».
È questo che colpisce dall'incontro con lo scrittore, questo costante oscillare fra impegno politico e sociale e insieme una sublime leggerezza popolare, fatta di cibo, di vino, di personaggi come Catarella, drammaticamente comici.
Ricorda un Alfred Hitchcock in versione siciliana, per portamento e una vecchiaia fiera, con una tensione al capolavoro, il bisogno di incidere sulla realtà dei fatti e anche tanta indulgenza verso quello che più seduce il pubblico: aver raccontato bene, concedendo spazio all'evasione.
Lo ricorda perfino nel profilo e nella sua personale versione della "buonanotte": «Tante belle cose a tutti» è il suo arrivederci personale al pubblico palermitano.
Eleonora Lombardo
 
 

TMNews, 7.6.2014
Camilleri: sulla corruzione si sta raschiando il fondo
Lo scrittore a Palermo per il festival dell'editoria indipendente
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Milano - Lo scandalo corruzione in italia tocca anche gli animi nobili della letteratura italiana. A Palermo per aprire il festival dell'editoria indipendente "Una marina di libri", Andrea Camilleri ha voluto dire la sua sui recenti scandali all'Expo di Milano e al Mose di Venezia."Io credo molto semplicemente - ha detto - che ci stiamo trovando in un momento in cui si sta raschiando il fondo della corruzione in Italia. Credo che stiamo arrivando ad un punto di non ritorno. E quindi ho la speranza che questa piramide di Cheope, o piramide di fango, possa implodere di per se stessa, per eccesso di corruzione".Tornando a parlare di libri e del suo commissario Montalbano, Camilleri ha rivelato che avrebbe voluto fermarsi al secondo romanzo "Il cane di terracotta", perché non immaginava per il poliziotto di Vigata uno sviluppo seriale."E' stato il successo del personaggio a costringermi realmente a continuare".Quasi autoironica, infine, la battuta conclusiva sulle sue proverbiali manie da fumatore, trasformate da Fiorello in una gag di successo."Le sigarette non possono essere una ragione di vita, ma sono un vizio. La scrittura è una ragione di vita".
 
 

La Sicilia, 7.6.2014
Il nuovo libro
«Montalbano ora combatte la corruzione»
«Tra Mose ed Expo in Italia si sta raschiando il fondo delle mazzette»

Palermo. Nell'ultimo libro di Andrea Camilleri "La piramide di fango" (Sellerio editore) il poliziotto Montalbano si muove in mezzo a un nugolo di misteri che si snodano in una Vigàta travolta da piogge e detriti. E lo scrittore di Porto Empedocle è venuto a Palermo dopo dodici anni di assenza per presentare un nuovo impegno del suo commissario al festival "Una marina di libri". «Montalbano - spiega Camilleri - affronta per la prima volta il tema della corruzione nei lavori pubblici. Un tema che proprio in questi giorni sta dilagando con la bufera giudiziaria sul Mose, il sistema di dighe mobili progettato per difendere Venezia dall'acqua alta. E c'è anche lo scandalo dell'Expo di Milano. Ci troviamo in un momento in cui in Italia si sta raschiando il fondo della corruzione. Ritengo che stiamo arrivando a un punto di non ritorno. Leggo la cronaca e nello stesso tempo cerco di dimenticarla. Nei romanzi è facile trovare soluzioni. La realtà, invece, è più complessa». Il commissario Montalbano si confronta con i problemi che attanagliano l'Italia di oggi, ma sempre calato nella realtà siciliana. Andrea Camilleri all'età di 89 anni è lucidissimo, scrive col computer ma si rifiuta di navigare su Internet. Sin dalle prime battute il suo romanzo calamita il lettore. A Vigàta sono giorni di pioggia, acquazzoni violenti che non danno respiro. E' una fiumara d'acqua che scatena e travolge edifici e terreni lasciando dietro un mare di fango. E' in queste giornate apocalittiche che un uomo, Giugiù Nicotra, viene trovato senza vita in un cantiere. L'indagine parte lenta e scivolosa, ma ben presto ogni indizio conduce al mondo dei cantieri degli appalti pubblici. E Camilleri: «Il mio romanzo segue una lama di luce». Lo scrittore poi regala un consiglio telegrafico ai giovani: «Leggete, leggete, leggete, leggete, leggete». Nell'incontro con la stampa c'e anche il tempo per un tuffo nella sua infanzia. Racconta che un inverno si ammalò e fu costretto a stare per diversi giorni a letto. E cominciò a leggere i primi fumetti tra cui "Il vittorioso" e "Audace". Poi nella biblioteca del padre pescò alcuni libri di avventura. Il romanzo che ha letto fu "Moby Dick" di Herman Melville.
Vincenzo Prestigiacomo
 
 

Grandangolo Agrigento, 7.6.2014
Andrea Camilleri: “Il commissario Montalbano non andrà in pensione”

Gli anni passano, ma Andrea Camilleri non perde la verve. Lo scrittore empedoclino è stato ospite, a Palermo, del festival letterario  “Una marina di libri”.  E’ stata la buona occasione perché il padre di Montalbano, dopo dodici anni d’assenza dal capoluogo siciliano, ritrovasse i suoi lettori e con loro parlasse alla sua maniera. Una chiacchierata spassionata, ironica, marcata da quell’inflessione da fumatore d’annata, da cui Fiorello ha più volte tratto spunto per le sue gag. Un evento che è capitato ad hoc con l’uscita della “Piramide di fango”, il romanzo numero 22 della saga del commissario di Vigata.
Camilleri entra nel chiostro di Sant’Anna tra gli applausi dei fans -  si tratta per lo più di studenti, alcuni di loro hanno portato le tesi di laurea dedicate al maestro nella speranza di un autografo. Ci sono anche diversi intellettuali palermitani e l’immancabile schiera di giornaliste e fotografi. Camilleri attacca con la sua solita ironia, cucitagli addosso dai natali agrigentini. La voce roca fa fatica a farsi strada tra la folla del chiostro. La prima certezza che Camilleri conferma è che Montalbano non andrà in pensione. Il suo commissario ha 64 anni, ma ha ancora voglia di mettersi in gioco. In questa nuova fase si adeguerà  alle esigenze dei tempi e i filoni delle sue indagini lambiranno le tematiche, ahinoi, più a la page: la corruzione, il malgoverno, la crisi. Prima di parlare di guai, però, Camilleri affonda il cucchiaio nei meandri del gusto.
“Montalbano e il cibo? A dire il vero, dice lo scrittore, sono un po’ incavolato. Lui continua ad abbuffarsi, mentre io, da un po’ di tempo a questa parte non posso più mangiare nulla”.
Il nuovo Montalbano, quindi, potrebbe essere un sessantenne a stecchetto, lontano da quei  pranzi d’annata in riva al mare di Vigata? Pare improbabile, tanto più che Camilleri si sofferma a più riprese sulla passione per l’enogastronomia, confermando quanto la buona tavola sicula, sia un elemento portante della sua narratività.
“Una volta al ristorante ho assistito a una scena incresciosa. In un tavolo vicino al mio, un milanese ha ordinato pasta con le vongole e indovinate poi cosa ha chiesto? Ha chiesto il parmigiano. E dovevate vedere lo sguardo del cameriere quando glielo ha portato. Fortuna che non era al mio tavolo, in quel caso giuro che lo avrei ucciso”.
Dal faceto al serio, il passo si fa breve. Il nuovo romanzo di Camilleri precorre i tempi riferendosi a certo malaffare pubblico, simile a quello degli ultimi giorni. Le tematiche sono presentate come in un affresco, senza eccessive determinazioni di tempo e di spazio, ma con l’intento di lanciare un messaggio preciso al lettore. Montalbano è sì maturato, è più cauto rispetto ai tempi de “La forma dell’acqua”, ma non può che mantenere quei tratti che ne hanno decretato il successo. Rimane l’uomo tutto d’un pazzo, autoreferenziale, forte delle sue sicurezze e ancorate in un paio di fragilità. “Ormai scrivo di Montalbano in automatico, dice Camilleri. Comanda lui, va da sé. Nei romanzi ormai il punto di vista è quello di Montalbano, sono suoi gli occhi che osservano la storia”.
Poi l’autore empedoclino racconta un aneddoto. “A Courmayeur da diversi anni organizzano un festival del noir. In una delle prime edizioni fui invitato, con l’invito di scrivere un racconto di tre o quattro pagine con protagonista Montalbano. Lo stesso invito fu fatto a uno scrittore francese. Quando il narratore ha letto i due testi, io e lo scrittore ci guardavamo stupiti. C’era qualcosa di forte che legava i nostri due protagonisti, solo che alla fine, il francese arrestava il colpevole, Montalbano no”.
Tra una chiacchiera e un’altra, Camilleri ha ricordato con orgoglio le sue origini empedocline, citando la processione di San Calogero e percorrendo il classico amarcord, che conferma quanto viva sia la memoria di uno scrittore, che varcata la soglia dei novant’anni ha ancora tanta voglia di raccontare e di raccontarsi.
E’ questa pare essere la cifra di Camilleri e dei suoi Montalbano. Quell’insaziabile voglia di vita, che si nutre di quotidiano, che non diventa mai beceramente ottimista, ma che guarda alla vita con un realismo che propone e procede per somma e mai per sottrazione. Montalbano è amato perchè sa raccontare alla gente piccole storie di verità. I lettori apprezzano la schiettezza di un uomo, che indossa una divisa, che in realtà non compare mai. Amano la ruvidità di  un personaggio chi rimane fedele agli ideali e lo fa con l’intelligenza del cuore, prima che con l’osservanza delle forme. Un eroe positivo che è molto più vicino ai  difetti umani, che non agli ideali di perfezione, inflazionati da certa letteratura anni ’90.
Che dire: lunga vita a Camilleri, lunga vita a Montalbano.
Maristella Panepinto
 
 

Giornale di Sicilia, 7.6.2014
Incontri. Lo scrittore empedoclino a tu per tu con i suoi lettori ieri alla Gam di Palermo. Tra riflessioni sul momento politico che viviamo e consigli agli aspiranti romanzieri
Camilleri: «Montalbano in un paese di corrotti»

Palermo. Non ha votato Renzi, rinuncerebbe alle sigarette ma mai alla scrittura («è una ragione di vita, le sigarette sono solo un vizio»), aborrisce Facebook e Internet, ai giovani scrittori pieni di speranze consiglia di leggere, leggere, leggere. Ma soprattutto non avrebbe mai scommesso sul fatto che Montalbano andasse più in là de Il cane di terracotta, e «di reggere una serialità alla Maigret». Si è dovuto ricredere: diciannove avventure dopo, tutte con Sellerio, Salvo il commissario è ancora lì, 64 anni suonati, solo un po' più stanco perché «pensa che tutti gli assassini siano degli imbecilli; e lui di imbecilli, ne ha abbastanza», spiega Andrea Camilleri. Ma, in barba alla Fornero, non andrà mai in pensione, «a lui il suo mestiere continua a piacere». E con lui lo scrittore, novant'anni solo un po' appannati, felice di incontrare di nuovo il pubblico palermitano, a cui manca da dodici anni. Ieri alla Gam - ospite d'onore di «Una Marina di Libri», con lo scrittore messicano Benjamin Alire Sàenz, vincitore del Pen Faulkner Award -, sorrideva. «Ero un giovanotto di neanche 80 anni quando sono venuto l'ultima volta, ritrovarvi mi fa un piacere immenso. E siccome nemo profeta in patria, sono qui per raccontare il mio ultimo lavoro».
La piramide di fango vede Salvo Montalbano alle prese con il mondo corrotto degli appalti, nascosto sotto un disordinato delitto passionale. «Montalbano è sbalestrato, è la prima volta che viene a contatto con questo tipo di crimine - spiega Camilleri - ho scritto questa avventura parecchio tempo prima che si parlasse di Expo e Mose anche se, per dirla con Sciascia, sembra calzata e tagliata su questi tempi di oggi. Il commissario deve trovare una via d'uscita e chi scrive sa quanto sia facile, costruirla con la fantasia». Nella realtà... «Credo veramente che in Italia stiamo raschiando il fondo della corruzione, siamo ad un punto di non ritorno. Veramente io ho la segreta speranza che questa piramide di fango possa implodere per eccesso di corruzione». Per questo non apprezza Renzi. «Ho votato Tsipras».
La Sicilia di Camilleri, questa sconosciuta terra di una bellezza quasi commovente. «Seguo una ricetta semplice: leggo la cronaca e la dimentico, butto il superfluo e cerco di lasciare solo un peso sopportabile cercando il resto nella mia memoria». Sicilitudine o sicilianità? «La prima mi ricorda la negritudine di Césaire [Senghor, NdCFC], e quindi non ha ragion d'essere; preferisco la sicilianità intesa come studio non del paesaggio ma degli uomini che lo abitano. Diceva Brancati che due uomini, stessa nascita, medesimi studi, famiglie simili, abitano sullo stesso piano, sono divisi da un pianerottolo grande quanto l'oceano Atlantico: sono il siciliano dell'Est e quello dell'Ovest. Mi piace questa carismatica comprensione della loro diversità».
Niente FB e niente rete? «Il computer è solo una progredita macchina da scrivere; su Facebook c'è un imbecille che ha usurpato il mio nome; ho provato a denunciarlo, sembra impossibile bloccarlo; lui continua a scrivere imbecillità, io resto nella mia beata ignoranza». Camilleri ha sempre raccontato di aver iniziato a leggere da piccolo. «Sono cresciuto nell'età felice in cui non c'erano i vaccini e ti facevi tutte le malattie esantematiche. 12 giorni a letto coccolato e accudito: dopo aver finito L'Avventuroso, L'Audace e Mandrake, ho chiesto a mio padre un libro da leggere. Mi fece pescare nella sua biblioteca, presi La follia di Almayer di Conrad, poi Moby Dick e non ci capii nulla, mi sembrò solo la caccia alla balena bianca; poi arrivai a Simenon e lì è cominciato tutto».
E la solita lezione per chi vuol fare il suo mestiere? «Uno, non frequentare scuole di scrittura. Due, leggere, leggere, leggere. Tre, appena c'è un libro che vi colpisce, provate a riscrivere un capitolo. Se vi piace più dell'originale, armatevi di pazienza e perseveranza, le uniche doti che si richiedono ad uno scrittore». Sembra smorzare ogni speranza; eppure da lì a poco, eccolo tessere le lodi della narrativa italiana. «Non potrei mai scegliere un nome tra i giovani, in Italia i bravi narratori vengono su come funghi».
SIT
 
 

Il Centro, 8.6.2014
Montalbano stavolta inchioda i corrotti

Palermo Andrea Camilleri torna dopo 12 anni a Palermo per annunciare quello che i suoi lettori vogliono sentire: Montalbano non va in pensione. L'investigatore di Vigata si prepara a festeggiare, con l'amatissima Livia, i suoi 64 anni. È un uomo maturo, è un po’ stanco, ma ha ancora tanto da fare: la corruzione incalza e lui capisce che questo è il suo nuovo orizzonte investigativo. Perciò resta in servizio. E non perché il suo autore condivida la riforma Fornero ma perché bisogna continuare a indagare (Montalbano) e a raccontare nuove storie (Camilleri) «per piacere più che per dovere». La svolta narrativa trova già modo di confrontarsi con una rinnovata questione morale nell'ultimo libro edito da Sellerio, “La piramide di fango”. Nella versione siciliana “fangu” ha un'assonanza con “sangu”. E in effetti sono macchiate di sangue le ferite fangose del paesaggio. Così la metaforica piramide del potere assume una nuova fisionomia sotto la spinta della cronaca. «Sembra cadere a taglio», dice Camilleri citando Sciascia, «dopo gli scandali dell'Expo di Milano e del Mose di Venezia». La scelta dello scrittore siciliano è certamente indotta da una sensibilità politica («Tutti sanno che ho votato Tsipras») ma la nuova dimensione letteraria non è indifferente al fatto che Montalbano è ormai stanco di confrontarsi con «assassini idioti». E vede, con crescente indignazione, che «si sta raschiando il fondo della corruzione». Arrivati ormai a un punto di non ritorno, «resta solo la speranza che la piramide di fango possa implodere per eccesso di corruzione». A quasi 90 anni Camilleri non pensa neanche lui di andare in pensione. Quando diede vita a Montalbano pensava di fermarsi al secondo romanzo, “Il cane di terracotta”. Non credeva di avere la capacità di tenere testa all'impegno della serialità. «Ma poi, scherzando e ridendo, è stato il personaggio stesso», spiega, «a costringermi a continuare. Del resto il suo successo ha funzionato da apripista per i mercati stranieri. Senza Montalbano non ci sarebbe stato spazio per gli altri romanzi. La spinta decisiva l'ha data la televisione che lo ha fatto conoscere in 63 Paesi e ha aperto nuove piste narrative». Inevitabile per il suo padre letterario avvertire il peso del personaggio: «Devo ammettere di esserne in qualche modo prigioniero». Camilleri è attento a sfuggire alla seduzione della notorietà. Ci tiene a mantenere, anche nelle risposte ai giornalisti che lo incalzano nel salotto di Sellerio, la casa editrice che lo ha lanciato, uno stile sobrio ed essenziale. Ma non può fare a meno, lui che viene da lontano, di dare piccolo consigli ai giovani scrittori emergenti, «che nascono come funghi». Il primo è quello più risoluto: non frequentate scuole di scrittura. Il vero segreto però è quello di «leggere, leggere, leggere, leggere». Lo ripete quattro volte per dare un peso alla sua sollecitazione. È la sua personale esperienza a farglielo dire: come lettore cominciò molto presto. A 12 anni incontrò, nella biblioteca del padre, “La follia di Almayer” di Joseph Conrad. E quello fu il libro che cambiò la sua vita. A quel tempo non c'era la tv, la radio era «un mobile intrasportabile» e a un bambino alle prese con le malattie dell'infanzia restava solo il sano passatempo della lettura.
 
 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 8.6.2014
Il giallo. Il commissario di Vigata scopre il cadavere del contabile di una società edilizia e poi...
Montalbano torna e cerca nel fango
Camilleri evoca lo spettro della vecchiaia
«La piramide di fango» di Andrea Camilleri (Sellerio, pp. 261, Euro 14,00)

Nostalgia del fango. È l’espressione mutuata dal francese per indicare l’attrattiva del degrado che subiscono molti artisti. Ma questo non vale per il commissario Montalbano, del commissariato di Vigata, sia pure nutrito di ottime letture come il suo autore, Andrea Camilleri. No, l’acuto funzionario della Polizia di Stato non ha alcuna propensione per tutto quanto insudicia le umane vicende. Al contrario, lui cerca di riportare il lindore nelle cose. Gli spetta per obbligo professionale, certo, però se l’è cercato volontariamente. Ha scelto la professione di tutore dell’ordine proprio perché lo sporco non gli piace affatto.
Invece ne trova parecchio sulla sua strada in La piramide di fango. Fin dall’inizio, quando una perturbazione a carattere torrenziale toglie solarità al paesaggio siciliano e dissemina mota dovunque. Quella del titolo, perciò, non è soltanto una metafora. Di fango, infatti, Montalbano ne vede subito, sotto un diluvio, in contrada Pizzutello, dove giace il cadavere di Gerlando Nicotra, contabile unico della società edilizia Rosaspina e marito della bellissima Inge Schneider. L’uomo ha addosso mutande, canottiera e basta, ucciso dal proiettile di una Beretta con la quale gli hanno sparato alle spalle.
Dopo un inizio confuso e fuorviante, anche grazie alla svista di Catarella che ha sbagliato il percorso di arrivo sulla scena del delitto, il commissario e la sua squadra imboccano il sentiero di un’indagine molto infida. Montalbano non tarda ad intuire che l’omicidio di Nicotra non ha nulla di passionale. Lo scrive proprio Camilleri: «Era tradizioni ‘n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ‘na quistioni di corna». Quindi, è inutile dare peso alle testimonianze che sembrano concordare sulla licenziosità della stupenda Inge Schneider. Una tedesca «portata» in Sicilia dal mefitico Pino Pennisi, muratore scansafatiche e giocatore d’azzardo. Lei l’ha mollato subito per convolare a nozze con l’assennato Nicotra. I due vivevano in un villino al quale era stato aggiunto un garage. Fra l’altro, Inge è scomparsa.
Temendo che la moglie del morto abbia subito lo stesso trattamento del marito, Montalbano, Fazio ed Augello scoprono che nella casa, insieme ai coniugi, da sei mesi viveva un terzo personaggio, che sarà identificato solo verso la fine del romanzo. A precedere, un arco narrativo della densità avviluppante, cui Camilleri ha abituato i lettori. Gare di appalti truccate, intrighi dei Cuffaro e dei Sinagra, i due clan mafiosi che si contendono il potere ed i soldi a Vigata, una galleria di comparse che sembrano materializzare i pupi del teatro siciliano.
Quanto al protagonista, vanno annotati tre elementi che ne fanno proseguire lo sviluppo libro dopo libro. Montalbano, da almeno dieci anni, è ossessionato dalla vecchiaia che lo incalza. In La piramide di fango ha paura di stare diventando un po’ sordo. Poi, il suo rapporto con Livia. La donna è stata distrutta dalla morte di François, il giovane tunisino che lei e Montalbano avevano adottato da bambino. È depressa, nega finanche le «sciarriatine » telefoniche al suo storico fidanzato. Per fortuna le riesce di consolarsi con una cagnetta, Selene, che ha acquistato. Infine, una nota che apporta ottimismo: il senso dell’ironia da parte del commissario diviene più smaccato con il trascorrere del tempo. Così il fango, oltre che con l’indagine, lo lava anche con il disincanto. Non è detto che la senilità costituisca solo uno svantaggio.
Enzo Verrengia
 
 

La Sicilia, 8.6.2014
Ciak si gira. Film e fiction in lavorazione in queste settimane sull’Isola. Il 20 giugno a Palermo iniziano le riprese del film tv per Ra1 “La Catturandi” con Leo Gullotta, Massimo Ghini, Alessio Boni e Anita Caprioli
La Sicilia grande set piazze e castelli per cinema e tv
Cast di star per Garrone Salma Hayek e John Reilly al castello di Donnafugata

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Montalbano e i migranti
Due film a settembre

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A settembre nel Ragusano cominceranno anche le riprese della fiction più amata e attesa della tv, quel Montalbano di Andrea Camilleri che ha portato la luce della Sicilia nelle tv di mezzo mondo e ha reso i luoghi del set vere attrazioni turistiche. Stavolta si tratta de Il giovane Montalbano, prequel di successo con Michele Riondino.
Ombretta Grasso
 
 

Il Mattino, 9.6.2014
Il romanzo
Montalbano sulle tracce di mafiosi ed evasori fiscali

È un febbraio fradicio di pioggia scandito da tuoni che esplodono come bombe, a Vigata. Il commissario Salvo Montalbano, dopo essere stato svegliato alle sei del mattino col cuore in gola da un «botto di trono», pensa per un momento che si siano improvvisamente spalancate le cateratte del cielo. Mai era piovuto così tanto che lui ricordasse. E gli acquazzoni precipitati fanno presto a rivoltare la terra e a diventare viscido fango, quel fango che è certamente protagonista della ventìduesima avventura del commissario in questo ultimo romanzo di Andrea Camilleri La piramide di fango (Sellerio, pagg. 261,14 euro).
Sarà un'inchiesta poliziesca diversa da tutte le altre, questa volta. Perché Montalbano deve mettere il naso e le mani dove «dominano le sfumature opache e le tonalità brune delle ombre che si allungano sull'accavallato disordine dei paesaggi desolati», come sottolinea Salvatore Silvano Nigro nel risvolto di copertina. E anche perché il commissario di Vigata comprende che ormai il fango «ci era trasuto nel sangue, ne era addivintato parti integranti». E sempre quel fango, che il bizzarro Catarella chiama erroneamente «fangue», non è altro che una polpetta velenosa: corruzione, mazzette, evasione fiscale, paradisi off shore. Insomma, la faccia più orrida del Paese.
In questo obnubilamento strisciante, ecco arrivare un omicidio misterioso. Giugiù Nicotra, contabile unico di una società edile di Vigata, viene ferito alle spalle mentre cerca di fuggire in bicicletta dal suo assassino, il quale, comunque, qualche istante dopo lo ammazzerà lo stesso. Le voci di dentro del paese insinuano che Giugiù potrebbe essere la vittima di un marito tradito. Ma non è così. Questa morte violenta è un'esecuzione della mafia, non c'entrano niente le questioni di corna. Tra tentativi di depistaggi e indizi che diventano man mano più chiari, Montalbano si addentra così nel mondo torbido dei cantieri e degli appalti pubblici assegnati irregolarmente. Nicotra forse sapeva troppo e occorreva ridurlo al silenzio definitivo.
L'intuito e lo scatto di Montalbano fanno infine quadrare le storie e i misteri della vicenda e il commissario potrà chiudere il coperchio del pentolone maleodorante.
Antonio Prestifilippo
 
 

petsblog, 9.6.2014
La cura dei cuccioli di cane secondo Camilleri e Montalbano (spoiler)
Oggi andiamo a parlare di cura dei cuccioli di cane in maniera insolita: vediamo insieme cosa dicono Andrea Camilleri e il Commissario Montalbano nel romanzo La Piramide di Fango. Nel video potete vedere un altro celebre cane comparso nella serie, Orlando. Ah, attenzione agli spoiler.

In libreria è appena uscito l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri dedicato al Commissario Montalbano: "La Piramide di Fango". Edito da Sellerio, vi chiederete perché mai ne stiamo parlando qui. Ebbene, prima di andarvelo a spiegare: attenzione agli SPOILER.
Difficile parlare di un argomento del genere su un romanzo appena uscito e non fare spoiler, quindi vi avviso per tempo: da ora in poi parlerò della trama e quindi ci saranno spoiler e anticipazioni come e piovesse. Se dunque non volete rovinarvi la lettura, leggete il resto dell'articolo solo dopo aver terminato il libro. Anche se ci tengo a precisare che l'articolo non ha a che fare direttamente con la trama dell'indagine principale, bensì con un sub plot.
Attenzione, da qui in poi SPOILER.
Camilleri e il Commissario Montalbano: la cura del cucciolo (SPOILER)
Dunque, la vicenda è questa. Nell'ultimo romanzo di Andrea Camilleri dedicato al Commissario Montalbano, vediamo una Livia sempre più depressa per via della morte di Francois: la donna si trova a Boccadasse, non va più al lavoro, non esce di casa, non vuole andare a Marinella, non litiga nemmeno più con Salvo. Il quale è giustamente preoccupato, tanto da decidere di andare dritto dritto a Boccadasse se la situazione non migliora, lasciando il caso a cui sta lavorando (e in cui all'inizio non riesce a metterci il cuore perché preoccupato per Livia) nelle mani di Mimì e di Fazio.
Ma arriva la svolta: un giorno telefona a Livia e la sente tutta pimpante come al solito. Cosa è successo? Semplice: Livia ha adottato un cucciolo. Anzi, come lei stessa spiega tutta esuberante a Salvo, è stato il cucciolo ad adottare lei, seguendola per strada. Livia non ce l'ha fatta a lasciarla per strada e adesso è a casa sua che le dorme in braccio. Da questo momento la salute psicofisica di Livia migliora: torna a litigare con Salvo, esce di casa, ritorna la donna di sempre.
Ed è da qui che partiamo con le nostre riflessioni. Da una parte l'episodio sottolinea come la pet therapy o anche solo il possesso si un cucciolo o di un cane sia di grande aiuto nel fare superare la depressione a una persona. E' Livia stessa ad ammetterlo: da quando la cucciola (è una femmina come scopriremo e si chiama Selene) è arrivata nella sua vita, è troppo occupata nel prendersi cura di lei per crogiolarsi nei suoi tristi pensieri.
Ma c'è di più, Andrea Camilleri tramite le voci di Livia e di Montalbano ci fa capire che sa come ci si dovrebbe prendere cura di un cane. Prima di tutto il gesto di Livia: vede un cucciolo abbandonato per strada e cosa fa? Non si volta indifferente dall'altra parte, ma decide di portarlo a casa con sé. E' vero, tecnicamente avrebbe dovuto avvisare i vigili affinché mandassero qualcuno dal canile a prenderlo, ma è del gesto che vogliamo parlare: non menefreghismo o scarica barili sulle spalle di qualcun altro, Livia trova il cane e decide di prendersene cura.
Secondo passo. Nella telefonata in cui Livia annuncia a Salvo di aver preso la cucciola con sé, ecco che Montalbano le dice subito una cosa sensatissima: è felice per la novità e consiglia a Livia di portare subito il cucciolo dal veterinario per controllare che stia bene. E Livia risponde che ci aveva già pensato e che andrà subito dal veterinario la mattina successiva. Ed è così che si fa: si trova un cucciolo e lo si porta dal veterinario per controllare che sia tutto a posto e che stia bene, non si aspetta che sviluppi qualche sintomo dopo qualche settimana perché se magari lo si portava subito quei sintomi non sarebbero comparsi.
E meno male che Livia lo porta: Selene è un po' malaticcia e Livia cosa fa? Non solo lo fa controllare da due veterinari, ma provvede a curarla, come dice a Salvo è stata fuori casa per ben quattro ore perché doveva rimettere in sesto la salute della cucciola. Inoltre Livia ribadisce come il fatto di avere la cucciola la porterà a stare spesso fuori casa: Livia è conscia del fatto che un cane non può vivere 24 ore al giorno in casa e fare una micro passeggiata di dieci minuti, sa benissimo che il cane deve fare lunghe passeggiate durante la giornata.E questo cosa ci dice? Che quando adotti un cucciolo, devi mettere in conto che dovrai dedicargli del tempo sottraendolo ad altre attività e che dovrai spendere soldi per la sua salute e il suo mantenimento. Se non hai né tempo né soldi, non prendi un cucciolo, lo tieni una settimana e poi lo riporti indietro dove l'hai preso, non siamo su Zalando e non parliamo di scarpe con il reso, parliamo di esseri viventi.
Terzo punto: ovviamente Montalbano è riconoscente alla piccola Selene per aver fatto ritrovare il sorriso a Livia e prima di partire per Boccadasse trova il tempo di fermarsi a comprare dei giocattoli apposta per cani. Quindi non giochi per bambini potenzialmente pericolosi per i cani, ma si ferma a prenderne di appositi.
Che dire? I miei complimenti ad Andrea Camilleri per aver parlato in un suo romanzo della corretta gestione di un cucciolo trovatello e i miei auguri alla piccola Selene, spero di poterti rileggere in un prossimo romanzo, vorrei vedere proprio il tuo incontro con l'Adelina e con Catarella.
Manuela Chimera
 
 

Palermomania.it, 9.6.2014
Una ''Marina'' di successo alla Gam, il mondo del libro in trionfo
Si è concluso il festival dell’editoria indipendente che ha coinvolto 53 editori palermitani e non. Creatività, criticità e ospiti di livello con un eccezionale afflusso di pubblico

Si è concluso ieri sera l’affollato weekend culturale alla Galleria d’arte moderna (Gam) per la quinta edizione di “Una marina di libri”, il festival dell’editoria indipendente organizzato dal Consorzio CCN Piazza Marina&dintorni con la direzione di Ottavio Navarra e Antonio Sellerio.
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Picco di presenze venerdì 6 alle 19 per Andrea Camilleri, la “star di Sellerio” accolta con grande entusiasmo dai lettori. I fan di Montalbano hanno assicurato una vendita di più di 180 copie in una sola giornata per il libro “La piramide di fango”: “un successo, questo di Camilleri, che si vende a occhi chiusi”, dicono gli editori, e forse unico episodio, all’interno della manifestazione, testimonianza di una scrittura che eccessivamente mercificata e reificata finisce per annullarsi, ma senza dubbio prova del forte richiamo di massa dell’autore.
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Marta Occhipinti
 
 

ANSA, 9.6.2014
Palermo
Folla per Camilleri (e non solo)
Successo per 'Una Marina di libri'

Una Marina di libri ha fatto registrare un grande successo. Ecco i numeri della manifestazione.


Folla a Una Marina di libri (foto Ivan Scuderi - Live Sicilia)

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Un ottimo successo hanno riscontrato anche le presentazioni, con un picco di presenze di oltre 2000 persone per Andrea Camilleri.
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La Sicilia, 9.6.2014
Il caso
«Non e una questione di fondi, ma di incapacità di spenderli. Soprintendenze bloccate da regole assurde. Ma non tutti i filantropi sono uguali...»
Il "mago di Ercolano": «Come salvare i tesori siciliani? Rileggete Camilleri»
«La gestione ai privati è libera e veloce, ma prima abbiate più rispetto per la vostra storia»

La più grande delusione della sua vita è in un pomeriggio di afa e di polvere, a metà degli Anni 80. Quando arrivò assieme a sua moglie fino all'ingresso di Pompei: «Chiuso per sciopero». L'indomani sarebbero ripartiti per l'Inghilterra, il pianto della consorte fu inconsolabile: «Ma io sono un'insegnante di Latino - singhiozzava la signora - a adesso cosa racconterò ai miei alunni se non sono nemmeno riuscita a entrare nella città antica? ». Forse fu proprio in quel momento che Andrew Wallace-Hadrill maturò la rabbia necessaria per cambiare le cose. Certo, non conosceva ancora le sliding doors della sua vita, il professore di Studi romani all'Università di Cambridge. Non sapeva che nel 2001 il suo caro amico David W. Packard, erede dell'impero informatico di Palo Alto, l'avrebbe chiamato per diventare il protagonista di una storia di successo di cui adesso parla tutto il mondo.
L'hanno chiamato "modello Ercolano". Ovvero: come prendere il sito archeologico più sgarruppato d'Italia e rivoltarlo come un calzino, in meno di un decennio. Dal degrado alla bellezza, dall'oblio al boom di visitatori. Il nome del progetto è "Herculaneum Conservation Project", una collaborazione tra il Packard Humanities Institute e la Soprintendenza Pompei, con il supporto della British School di Roma, di cui lo stesso Wallace-Hadrill è stato a lungo direttore.
[…]
Come si può applicare il "modello Ercolano" alla Sicilia?
«La risposta forse la troviamo negli scritti di Camilleri, dal quale sono affascinato. Io e mia moglie siamo arrivati a Comìso (accento che contraddice la citazione di Bufalino, quando diceva che «il mio paese ha un nome sdrucciolo, ndr) . Ma dov'è Comiso? Ho fatto un'indagine con i miei amici inglesi e ho scoperto che nessuno conosceva Comiso, ma tutti conoscono Camilleri. Rileggetelo: è un esempio della cultura continua, non tanto nelle storie del commissario Montalbano quanto negli altri scritti. Lui ha un rispetto profondo per la storia e per la cultura di questa terra»
Vuole dire che ci manca proprio questo?
«Sì, questo è fondamentale. Rileggete Camilleri! Dovete apprezzare la bellezza profonda, e non quella superficiale, della Sicilia».
Ma non vorrà dire che basta che Crocetta e tutto l'assessorato ai Beni culturali rileggano Camilleri e abbiamo risolto tutti i nostri problemi. Non è che ci sta prendendo in giro?
«Ma nooo! Dopo aver capito il valore del proprio patrimonio, si è più pronti ad affrontare l'altra sfida: dare la possibilità di fare le cose giuste alle persone giuste».
[…]
Mario Barresi
 
 

La Nuova Sardegna, 9.6.2014
Maturità, partita la caccia a temi e docenti esterni

Roma. È cominciato il countdown per gli studenti alle prese con l'esame di maturità, che prenderà il via tra meno di 10 giorni con la prima prova scritta, quella di italiano, in programma il 18 giugno. […] Già da giorni, poi, gli studenti si stanno lanciando in pronostici sulle tracce che verranno proposte per la prova di italiano: lo scorso anno nessuno si aspettava una traccia d'esame per l'analisi del testo che riguardasse un autore contemporaneo vivente, totalmente al di fuori dal programma scolastico, come Claudio Magris. E così anche quest'anno tra le tracce d'esame potrebbero esserci un Gramellini, un Camilleri o un Saviano. […]
 
 

I.S.S. di 1°grado Publio Virgilio Marone, 10.6.2014
Camilleri scrive agli alunni della Virgilio

Nell’ora di approfondimento di Italiano con la Prof.ssa Palumbo, le classi 2 F, 2I e 2 H, hanno studiato la struttura del racconto giallo poliziesco e hanno letto i racconti di Andrea Camilleri in cui il protagonista è il Commissario Montalbano.
I racconti sono piaciuti a tal punto che anche gli alunni hanno scritto delle storie che sono state inviate ad Andrea Camilleri grazie al Dott. Filippo Lupo, Presidente del Funs Club Camilleri.
L’autore, scrittore di fama internazionale e sensibile intellettuale, ha inviato una mail di riscontro complimentandosi con gli alunni della Scuola Virgilio per il lavoro svolto e incoraggiandoli a coltivare il piacere della lettura e della scrittura.
Il messaggio è stato letto agli alunni il 21 maggio, durante un incontro che si è tenuto a scuola dove i ragazzi hanno incontrato il Dott. Filippo Lupo e Fabrizio Pizzuto, attore che ha interpretato Catarella nella serie cinematografica “Montalbano giovane”. Nel corso dell’incontro si è parlato di costruzione di un racconto, di scrittura ibrida, di personaggi, di sceneggiature e di cinema….e augurando “lunga vita ad Andrea Camilleri”!

Lettera ad Andrea Camilleri
Egr. Scrittore Andrea Camilleri,
siamo gli alunni di tre classi seconde della Scuola Media "Publio Virgilio Marone" di Palermo.
All'inizio di quest'anno scolastico abbiamo studiato la struttura del racconto giallo e successivamente, insieme alla nostra insegnante, la Prof.ssa Palumbo, abbiamo deciso di leggere alcuni dei Suoi racconti. La scelta è caduta su "Quindici giorni con Montalbano" che stiamo tuttora leggendo.
I racconti ci sono piaciuti molto. Ci ha divertito in particolare l’uso delle espressioni dialettali in alcuni momenti decisivi del racconto e la presenza di personaggi come Catarella. Così abbiamo provato a scrivere anche noi, dei brevi racconti il cui protagonista è il Commissario Salvo Montalbano. L’attività ci è piaciuta così tanto che abbiamo espresso il desiderio di farli leggere a Lei. La Prof. Palumbo ha quindi pensato di contattare il Presidente del Funsclub Andrea Camilleri, Dott. Filippo Lupo, per un incontro che si terrà a scuola il 21 maggio. In questa occasione gli consegneremo i nostri elaborati sperando che Lei possa leggerli e gli rivolgeremo delle domande sul nostro autore preferito.
Infine vogliamo dirLe che se un giorno potesse venire a Palermo, saremmo felici di conoscerLa.
RingraziandoLa per l'attenzione e per averci appassionato alla lettura di storie bellissime, Le porgiamo i nostri più affettuosi saluti.
Palermo, 13/05/2014
Gli alunni di 2ª F - 2ª I - 2ª H della Scuola Media "Publio Virgilio Marone"

Agli studenti della Scuola Media “Publio Virgilio Marone”
Cari ragazzi,
ho saputo con grande felicità del lavoro che avete svolto a partire dalla lettura delle storie del commissario Montalbano.
Ho apprezzato l’entusiasmo, la passione e l’impegno con cui avete portato avanti questo lavoro.
Mi auguro che questa esperienza, nata all’interno della scuola, vi possa servire per continuare a coltivare il piacere della lettura e, perché no, anche della scrittura!
Un affettuoso saluto a voi e ai vostri insegnanti che, magari con fatica ma certamente con passione, giorno dopo giorno vi aiutano a crescere.
Roma, maggio 2014
Andrea Camilleri

I racconti dei ragazzi sono scaricabili nella pagina "Progetti e attività" di questo sito.
Le foto sono visibili in "Galleria foto" sezione "Attività didattiche 2013-14"
 
 

Il Fatto Quotidiano, 10.6.2014
Gli auto-oppositori

[...]
Lo stesso, elevato all’ennesima potenza, si può dire di Tsipras: nemmeno il tempo di festeggiare il quorum del 4% raggiunto contro ogni previsione, ed ecco i partitocrati di Sel e in parte di Rifondazione –noti desertificatori di urne –avventarsi contro la prima artefice del successo: Barbara Spinelli, “rea”di aver prima annunciato la rinuncia al seggio e poi, mutate le condizioni di partenza, di aver accettato l’elezione. Una decisione maturata non certo per amore della poltrona (Barbara ha una storia di giornalista e intellettuale di respiro europeo che parla per lei), ma per la valanga di preferenze (64 mila) e per il pressing di Alexis Tsipras, che l’ha candidata a vicepresidente del Parlamento europeo. Gli elettori non possono che esser orgogliosi di farsi rappresentare da lei. Ma i partitocrati rossi le sparano addosso, tirando volgarmente in ballo il padre Altiero, per la fregola di piantare le loro bandierine a Strasburgo. [...] Avevano ragione Flores e Camilleri, che fin dall’inizio misero in guardia il gruppo Tsipras dalla presenza dei revenants, artefici delle ultime disfatte della sinistra.
[...]
Marco Travaglio
 
 

BooksBlog, 11.6.2014
La classifica dei libri della settimana. Camilleri for president
È Andrea Camilleri con il suo “La piramide di fango” (Sellerio ed.) il re della classifica dei libri più venduti in Italia secondo la rilevazione Nielsen Bookscan dal 25 al 31 maggio. Oltre a lui, nessuna new entry.
Cliccare qui per un estratto video della conferenza stampa del 6.6.2014 alla Casa Editrice Sellerio

Un titolo profetico, guarda un po', l'ultimo di Andrea Camilleri (La piramide di fango, Sellerio) a dimostrazione che l'Italia è dura a cambiare, fra storie di mazzette e corruzione, appalti truccati, quasi lo scrittore avesse elaborato la nuova avventura di Montalbano ispirandosi al solito scandalo all'italiana emerso in questi giorni con l'affare Mose.
Storia di intrecci illeciti fra imprenditoria e politici - guarda un po' - con in mezzo pure la mafia, tanto per cambiare. E in tutto questo, la mente di Montalbano a ragionare per tirare le fila di un intreccio complicatissimo a dipanarsi.
[...]
sara
 
 

SiciliaInformazioni, 11.6.2014
Studenti tedeschi a Palermo per “studiare” Camilleri e Pirandello

Un gruppo di studenti dell’Università di Mamburgo (Germania) è stato ospite, lunedì mattina, della Scuola di Italiano per Stranieri dell’Università di Palermo dove ha potuto seguire due seminari speciali.
Le lezioni, pianificate per l’occasione da tre docenti della Scuola, hanno infatti concentrato l’attenzione sulla storia linguistica della Sicilia, sulle differenze tra il dialetto dell’isola e l’italiano e, infine, sulle origini dell’idioletto creativo di Andrea Camilleri.
Un excursus dalle origini del dialetto, quindi, fino ai nostri giorni e sulla figura sempre più predominante nel contesto letterario e linguistico dello scrittore agrigentino. Tutto questo, però, senza dimenticare un altro illustre scrittore: Luigi Pirandello.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.6.2014
Milo Manara “Le donne siciliane? Le dipingerei flessuose e sensuali”
Intervista al disegnatore, a Catania per Etna Comics “Mi piacerebbe lavorare con Andrea Camilleri”

È senza dubbio il “responsabile” dei turbamenti di ampie fasce del genere umano senza distinzione di età e di sesso. Sono “sue” le donne in atteggiamento ammiccante e conturbante che evocano immaginazioni ed emozioni tra le più intense e disparate. Il suo nome, Milo Manara, è legato indissolubilmente al fumetto erotico tanto da esserne diventato quasi un sinonimo, ma a farglielo notare lui si schermisce e si mostra modesto: «Ma insomma…», dice, e ridacchia.
[…]
Le graphic novel sono fatte anche di testi: c’è qualche artista o autore siciliano con cui le piacerebbe lavorare?
«Sì, Andrea Camilleri. È una persona con cui mi piacerebbe lavorare. Credo che insieme potremmo realizzare qualcosa di veramente bello».
Nunzia Scalzo
 
 

RagusaNews, 12.6.2014
Giovane Montalbano, al via i casting
Li fa Elisa Marino!

Ragusa - Nuovi volti di ragazzini cercansi a Ragusa per il serial tv “Il giovane Montalbano” che sarà in lavorazione durante il prossimo autunno nell’area iblea. Un casting, promosso dall’associazione Leader della presidente Nella Scrofani, con il supporto di Elisa Marino, è in programma sabato 14 giugno dalle 15 alle 19, nella sala teatrale “Accademia della bellezza”, in via Asia 1, proprio di fronte all’ex Di Meglio di via Ettore Fieramosca. La produzione è alla ricerca di un ragazzo di età compresa tra i 14 e i 16 anni che sarà chiamato ad interpretare il personaggio di Cristian Scibelli; un altro ragazzo di età compresa tra i 12 e i 14 anni che dovrà interpretare Giuseppe Scibelli, fratello di Cristian. Infine un ragazzino dai 6 agli 8 anni che sarà chiamato ad interpretare Nunzio, figlio di pescatori. In ultimo, la produzione è alla ricerca di un ragazzino di etnia nordafricana (tunisino, marocchino, egiziano) di età compresa tra i 10 e i 12 anni. “Intendo specificare – afferma Elisa Marino – che si tratta non di comparse ma di veri e propri ruoli minori. Ed è la prima volta che un casting del genere è effettuato a Ragusa. Invitiamo gli interessati, sulla scorta delle caratteristiche indicate, a partecipare”. Per informazioni è possibile contattare il cellulare 348.1002070.
 
 

La Sicilia, 15.6.2014
Stabile di Catania
«Classici-contemporanei per battere la crisi»
Milazzo: «Certezza di fondi per il futuro»
Dipasquale: «Meno risorse, più pubblico»

Catania. «Siamo ancora qui». Esordisce il direttore del Teatro Stabile di Catania, Giuseppe Dipasquale, quasi a ribadire di essere sopravvissuti a tutto: crisi globale, fondi massacrati, dispersione di abbonati, ritardi degli stipendi, pure una contestazione in diretta, proprio ieri alla conferenza stampa, dell'attore Miko Magistro che abbandona la sala del Musco.
[…]
Tocca poi al direttore artistico sciorinare i numeri, in crescita, e presentare la stagione intitolata "Classicontemporaneo", come dire, «dalla Civita alla Mitteleuropa», chiosa Milazzo, distribuita in due cartelloni diversi, «per pubblici diversi», al Verga e al Musco.
[…]
Gaetano Savatteri firma “La volata di Calò” dal suo omonimo romanzo con un testo di Andrea Camilleri. Si narra la vita quasi leggendaria di Calogero Montante, creatore dell'omonima marca di biciclette impiantata a Serradifalco nel 1926 incrociata con l'avventura di Camilleri che nel ‘43 affronta una marcia di 55 chilometri pedalando su una bicicletta "Montante".
[…]
Ombretta Grasso
[In scena al Teatro Musco anche “Crollasse il mondo”, novità assoluta di Alessandra Mortelliti, regia di Massimiliano Farau, con Alessandra Mortelliti e David Coco, produzione 15 Lune, dal 10 al 15 febbraio 2015, NdCFC]
 
 

Quotidiano di Ragusa, 15.6.2014
In centinaia per il casting per “il Giovane Montalbano”

Il sogno di diventare famosi. O, comunque, di potere vivere una esperienza davanti alla cinepresa. Con questo obiettivo a centinaia, ieri pomeriggio, con persone provenienti pure da fuori Sicilia, si sono ritrovati nella sede teatrale dell’Accademia della bellezza, in via Asia, per sostenere un provino in vista delle riprese del serial tv “Il Giovane Montalbano”, la cui nuova stagione di lavorazione è programmata in autunno, sempre nell’area iblea. L’associazione Leader guidata da Nella Scrofani, con il supporto di Elisa Marino, ha promosso l’organizzazione del casting che, a differenza di altre volte, quando solitamente era Catania ad ospitare iniziative del genere, si è tenuto a Ragusa. La produzione è alla ricerca di un ragazzo di età compresa tra i 14 e i 16 anni che sarà chiamato ad interpretare il personaggio di Cristian Scibelli; un altro ragazzo di età compresa tra i 12 e i 14 anni che dovrà interpretare Giuseppe Scibelli, fratello di Cristian. Infine un ragazzino dagli 8 ai 10 anni che sarà chiamato ad interpretare Nunzio, figlio di pescatori. In ultimo, la produzione è alla ricerca di un ragazzino di etnia nordafricana (tunisino, marocchino, egiziano) di età compresa tra i 10 e i 12 anni. “Sono stati visionati – afferma Elisa Marino – decine e decine di ragazzini che sono venuti accompagnati da un genitore, così come era stato loro richiesto. E’ ovvio che si saprà nelle prossime settimane quali le scelte della produzione. Intanto, tutto il materiale realizzato sarà messo a disposizione del regista che effettuerà le proprie valutazioni. Abbiamo cercato di organizzare tutto al meglio anche se non ci attendevamo una presenza così consistente. Si vede che il fascino esercitato dalla cinepresa continua ad entusiasmare grandi e piccini. Ci saranno altri casting relativi ad altre produzioni televisive di cui daremo, di volta in volta, comunicazione”.
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 16.6.2014
Piccoli Montalbano crescono
Dopo la scrematura. «Sarà il regista a selezionare il volto più adatto a ciascuno dei personaggi»

Sono lontani i tempi di "Bellissima", il film di Luchino Visconti in cui una bimbetta con le trecce troppo lunghe e le gambe troppo corte si lamentava con la madre, un'Anna Magnani da manuale, per le interminabili giornate sul set, troppo noiose per una bambina; incredibilmente affascinanti per l'ambizione smisurata di una madre piena di sogni di gloria.
Si invertono le parti, adesso, e a voler prendere parte al grande gioco del cinema sono gli stessi bambini, incuriositi e divertiti dalla novità. È per questo che lo scorso sabato 14 giugno decine, se non centinaia, di bambini e ragazzi della provincia di Ragusa, naturalmente accompagnati dai genitori, si sono presentati nella sala teatrale dell'Accademia della bellezza di Emanuela Scrofani dove si tenevano le selezioni della società catanese Brahma Corporation, supportata in area iblea dalla Banca del Tempo Ibleo di Modica e dall'associazione Leader di Ragusa, afferente alla stessa Scrofani. Obiettivo: individuare i "volti giusti" per interpretare dei veri e propri ruoli minori nella fiction televisiva "Il giovane Montalbano", che sarà girata in autunno nella provincia ragusana. «La produzione - recitava l'annuncio- è alla ricerca di un ragazzo di età compresa tra i 14 e i 16 anni che sarà chiamato ad interpretare il personaggio di Cristian Scibelli; un altro ragazzo di età compresa tra i 12 e i 14 anni che dovrà interpretare Giuseppe Scibelli, fratello di Cristian. Infine un ragazzino dagli 8 ai 10 anni che sarà chiamato ad interpretare Nunzio, figlio di pescatori. In ultimo, la produzione è alla ricerca di un ragazzino di etnia nordafricana di età compresa tra i 10 e i 12 anni».
«A presentarsi alle selezioni - ci spiega Federico Cori della Brahma Corporation, da anni nel settore cinematografico - sono state quasi 200 persone: bambini e ragazzi molto attenti e svegli, che hanno vissuto quest'occasione come un momento di divertimento. Quello che viene fatto in questa sede è comunque un lavoro preliminare di screening: sarà poi la produzione centrale a selezionare le immagini e i dati che noi abbiamo raccolto, e spetterà al regista cercare e trovare il volto più adatto a ciascun personaggio».
Tra i selezionatori la comica ragusana Mariuccia Cannata, in arte Pipitonella, e il consigliere comunale Elisa Marino, che ci ha spiegato l'iniziativa. «È un'occasione - sostiene la Marino - ottima per la promozione del territorio, dal momento che un casting del genere non aveva mai avuto luogo a Ragusa. Le precedenti produzioni, infatti, per questioni logistiche hanno sempre preferito selezionare gli attori per i ruoli principali e secondari altrove, sulle piazze più grandi di Roma o Catania, e agli attori ragusani rimaneva per lo più la possibilità di proporsi come comparse. Per la prima volta invece vengono selezionati a Ragusa dei veri e propri interpreti, e considero questo fatto una piccola vittoria per la crescita della provincia.
Amelia Cartia
 
 

AgrigentoWeb, 17.6.2014
Anche Pirandello collocato (momentaneamente) a riposo

Porto Empedocle – Accomunati dalla stessa sorte, i due simboli bronzei della marina sono scesi dai loro piedestalli per essere collocati temporaneamente a riposo. Dopo la statua iperrealista del Commissario Montalbano, opera di Giuseppe Agnello, anche il monumento al Premio Nobel della Letteratura, Luigi Pirandello, dello scultore Disma Tumminello nel corso dei lavori di riqualificazione e nuova pavimentazione di via Roma è stato fatto scendere dall’alto piedestallo su cui ergeva e tolto dalla via Roma finendo in magazzino. Se per Salvo Montalbano la ricollocazione della statua avverrà esattamente nel punto in cui ergeva, sul nuovo marciapiede, appoggiata al lampione di Vigàta, si presenta qualche novità invece per la statua di Pirandello. [...]
 
 

Corriere della Sera, 19.6.2014
Elzeviro. «Segnali di fumo», raccolta di aforismi
I «pizzini» morali di Andrea Camilleri
«Non giudicate mai un uomo dalle sue amicizie. Giuda ne aveva di ineccepibili»

I segnali di fumo comunicano ancora. Per esempio, l’elezione di un Papa. A volte la vicinanza di un vulcano: le fumarole sono emanazioni di vapore e altri gas presenti in prossimità dei crateri o in aree idrotermali. Oppure li causa un impenitente fumatore che non si arrende ai buoni sentimenti attuali. Costui potrebbe citare a sostegno del proprio «vizio» le parole di Sganarello, proferite all’inizio del Don Giovanni di Molière: «Aristotele può dire quel che vuole, e con lui la filosofia al completo, ma non c’è nulla che uguagli il tabacco; è la passione delle persone civili, e chi vive senza tabacco non è degno di vivere. Non soltanto ravviva e purifica il cervello ma addestra le anime alla virtù, e per sua virtù si impara a diventare civili».
Andrea Camilleri, che sovente si procura il piacere di dichiarare «fumo ma non sono un fumatore», ha scritto sotto il titolo Segnali di fumo (Utet, pp. 160, € 14) un libro con 142 brevissimi interventi, il più lungo dei quali raggiunge a malapena le 15 righe. Dei «pizzini» morali che ristorano lo spirito. Poco meno di 50 sono usciti sulla «Domenica» de «Il Sole-24 Ore» tra il novembre 2011 e il dicembre 2012. In essi c’è la riflessione del momento ma anche quella nata da letture di una vita, si legge l’indignazione per il tracollo dell’etica o per quel populismo che si fa sempre più becero; a volte è un incontro a suggerire, in altre occasioni sono i «politici senza onore», la disoccupazione, l’impoverimento, il tempo che passa. Camilleri può permettersi di scrivere una rubrica giornalistica perché ha cose da dire, esperienze da far conoscere, una cultura ben armonizzata con il proprio spirito; è, in altri termini, diverso dalla maggioranza dei compilatori del genere che nel volgere di qualche stagione diventano vaghi e noiosi, oltre che inutili. Inoltre ha come pochi il senso del racconto, della pausa, dell’ironia. Si prenda il «segnale di fumo» 8: racconta quel che gli accade in una stazione, mentre cerca di prendere un treno a lunga percorrenza. Una signora lo scambia per il commissario Montalbano, vedendo in lui il protagonista dei suoi libri, e gli chiede se può tenerle d’occhio la valigia per cinque minuti. Al ritorno, lo ringrazia esprimendole il piacere «di averla conosciuta di persona». Camilleri osserva sardonico: «E qui a cadere in stato confusionale sono io».
La realtà non è quel che crediamo di vedere ma qualcosa che scopriamo attraverso i fraintendimenti. Camilleri ironizza con la saggezza popolare e al detto «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» oppone una battuta che gli ha insegnato Hemingway: «Non giudicate mai un uomo dalle sue amicizie. Giuda ne aveva di ineccepibili». Oppure eccolo — è il «segnale di fumo» 13 — alle prese con Dino Campana, il poeta che vendeva per strada a Firenze i suoi Canti Orfici, ma «prima di consegnare all’acquirente la copia già pagata, lo scrutava ben bene e poi decideva se strappare pagine con certe poesie che, secondo lui, il futuro lettore non avrebbe capito». Un affondo finale da antologia: «A un tale, che non osò ribellarsi, vendette la sola copertina. Conosco certi docenti, certi cattedratici che discettano di poesia, ai quali Campana non avrebbe venduto neppure quella».
Il libro ospita riflessioni leggibilissime su Kafka o su Averroè che commenta Aristotele, ma contiene anche dettagli di politica italiana, note televisive o di drammaturgia, un ricordo del grecista Bruno Gentili, altro. Una chicca è il «segnale di fumo» 79, dedicato ai suoi 88 anni. Camilleri ammette: «Anche se cerchi, disperatamente, di far valere le tue idee, ti ascoltano con un benevolo sorriso e non sono più in grado di capire a fondo nulla di quello che dici». Già, è così. Capita anche anni prima. Ma non bisogna prendersela: a loro accadrà di peggio.
Armando Torno
 
 

il Recensore.com, 20.6.2014
Andrea Camilleri incontra Manuel Vazquez Montalban

Andrea Camilleri incontra Manuel Vazquez Montalban (Skira 2014) è un libretto con la copertina rosso arancio della Collana SkiraMiniSaggi diretta da Eileen Romano che contiene la trascrizione del dialogo tra i due grandi scrittori avvenuto nel 1998 a Mantova nell’ambito del Festivaletteratura. Lo scorso 6 febbraio Camilleri intervenuto al Festival del Noir BCNegra di Barcellona ha ricevuto il Premio Pepe Carvalho 2014, giunto alla nona edizione, in ricordo del personaggio del celebre investigatore creato dallo scomparso scrittore catalano Manuel Vazquez Montalban.
“Salvo Montalbano e Pepe Carvalho sono personaggi pieni di vita, tentazioni e contraddizioni, che preferiscono la strada agli uffici, che scelgono di affidarsi al proprio sguardo e alla parola piuttosto che ai computer, testardi e intransigenti nel perseguire la giustizia. Entrambi hanno bisogno di conoscere la verità e ci rendono partecipi della loro lotta per un mondo in cui i potenti non siano al di sopra della legge”. Sono state queste le motivazioni della giuria che ha indicato lo scrittore siciliano come “uno dei più autentici rappresentanti del noir mediterraneo”. La lettura di questo libretto di poche ma preziose pagine fa meglio comprendere le personalità di due autori che attraverso un dialogo a tutto campo sulla vita, la politica, la società, si specchiano nelle loro creature di carta. “… il cognome del mio personaggio, Montalbano, è piuttosto comune in Sicilia, ma la scelta nasce dal desiderio di rendere omaggio a Vazquez Montalban”.
È noto, infatti, che Camilleri delineando la figura del suo protagonista, lo scontroso e integerrimo poliziotto di Vigata, se per il carattere s’ispirò inconsapevolmente a suo padre, quando si trattò di scegliere il nome, non ebbe dubbi. Scelse Montalbano per omaggiare il poeta, scrittore e giornalista spagnolo Montalban, papà dell’investigatore Pepe Carvalho. All’inizio del dialogo Montalban sollecitato da Camilleri, racconta come il detective galiziano sia nato per una scommessa etilica. “Ora la mia curiosità è sapere se Pepe nasce da questa scommessa, e poi quale era l’alcol, perché sono perfettamente convinto che dal whisky nasca un certo tipo di letteratura, dal gin un’altra, dal vino un’altra ancora”.
In una notte di luna piena, dopo una cena non troppo buona, in una riunione di giovani di sinistra, Montalban aveva deciso di scrivere “un romanzo come quelli di una volta, un romanzo di guardie e ladri, pieno di azione; raccontare una storia dove occorra mantenere il patto della trama, dove l’intrigo sia una cosa necessaria. Scriverò un romanzo poliziesco”. Era nato così il buon Pepe, un antieroe “anarchico”, pieno di contraddizioni e difetti quindi umano, fin troppo. Camilleri domanda a Montalban perché gli investigatori “nei romanzi, sia istituzionali sia privati, hanno sempre bisogno di una sorta di risarcimento, culinario, sessuale, collezionistico?”. Semplice, risponde Montalban “per la loro incertezza quasi fisica: un investigatore è un personaggio di frontiera. L’investigatore pubblico ha dietro le istituzioni, mentre quello privato comincia la sua indagine perché glielo chiede un cliente”. C’è spazio anche per parlare della Spagna (la crisi del franchismo) e di una Barcellona “devastata dalla speculazione edilizia” nella quale ha senso solo “la distanza più breve tra vendersi e comprarsi”. Montalban è convinto che “tutto il romanzo sia una metafora”, alcune volte è “una metafora molto aperta, molto chiara, altre volte è una metafora nascosta e allora è il lettore a scoprirla”. Uno dei più grandi narratori contemporanei italiani qui cita una frase di Leonardo Sciascia “in un certo senso il romanzo poliziesco presuppone una metafisica, l’esistenza di Dio, della grazia, di un mondo al di là del fisico. L’incorruttibilità, l’infallibilità dell’investigatore, il suo ascetismo, il fatto che non rappresenta la legge ufficiale ma la legge in assoluto, la sua capacità di leggere il delitto nel cuore umano oltre che nelle cose, cioè negli indizi, lo investono di metafisica luce”. Poche, coinvolgenti pagine per non dimenticare un incontro tra due amici accomunati dallo stesso vizio: il piacere di scrivere.
Alessandra Stoppini
 
 

GraphoMania, 23.6.2014
Segnali di fumo di Andrea Camilleri, riflessioni da assaporare
In Segnali di fumo ritroviamo Andrea Camilleri scrittore e pensatore, un anziano uomo che non ha intenzione di rimanere in silenzio in un angolo.

Durante la lettura di Segnali di fumo, centoquarantadue pensieri di Andrea Camilleri (Utet), mi sono immaginata una scena un po’ pazza: lui anziano – non me ne voglia ma a ottantotto anni ritengo sia doveroso considerare una persona anziana – comodamente seduto su un’avvolgente e consumata poltrona, e io – non più ragazzina, ora mamma, ma certo un bambina ai suoi occhi – doverosamente in posizione di ascolto, schiena dritta occhi spalancati, assorbita totalmente dalle sue parole, dalla sua voce roca, consapevole dell’onore.
Sconsiglio la lettura di Segnali di fumo a coloro che amano leggere un libro dall’inizio alla fine, secondo leggi temporali e ragionevoli richieste: questo libro va sfogliato, assaltato, affrontato con casualità e possibilmente durante uno stato d’animo positivo.
Se siete arrabbiati lasciate perdere; se siete di fretta andate oltre, avrete più tempo poi. Segnali di fumo è da assaporare, parola dopo parola. A volte saggio, altre irriverente, malinconico, nostalgico, giovane e vecchio.
«Che cosa si prova a essere bisnonno?» mi domandano. «La stessa cosa di quando diventai nonno» rispondo. Ma invece non è così e se non mi va di dare la risposta vera, «provo una profonda malinconia», è perché temo possa essere equivocata. Ho quattro nipoti, tre femmine e un maschio, la più grande, quella che mi ha fatto bisnonno, ha trentadue anni, la più giovane ne ha sedici. Da piccoli, ho trascorso con loro interi pomeriggi giocando o rispondendo ai loro perché, mi sono interessato ai loro studi, ho ragionato con loro quando sono cresciuti. Invece so che con questa creatura, data la mia età avanzata, non farò a tempo nemmeno a comunicare nei modi più elementari.
Ci saremo solo sfiorati.

Andrea Camilleri è uno scrittore acuto, i suoi romanzi mi colpiscono da sempre per ironia e capacità di osservare il genere umano quasi con distacco, come se, tutto sommato, non desideri farne parte, ma si ritrova obbligato dalle circostanze. In queste pagine ritroviamo il Camilleri scrittore e pensatore, un anziano uomo che non ha intenzione di rimanere in silenzio in un angolo: anzi, il libro sembra dedicato a chi non lo ha compreso fino in fondo, a coloro che non hanno saputo leggere fra le righe. Sembra un proclama: non avete compreso? Ebbene ora ve lo spiego io, chi sono.
Siccome è stata promossa una campagna televisiva contro la vivisezione, una venticinquenne, colpita da quattro gravi malattie genetiche, fa notare, in rete, che lei è sopravvissuta proprio in virtù di questo tipo di ricerca. Viene subissata da centinaia e centinaia d’insulti, da frasi come: sarebbe stato meglio se fossi morta tu al posto loro. È questo che mi spaventa della rete. Entrare in essa troppo spesso assomiglia ad aprire la botola di una sentina. Ne viene fuori un tanfo insopportabile di faziosità, di livore, di rancore, di partito preso, d’ipocrisia. La ragione non mi pare che abiti in rete. E mi chiedo quanti tra coloro che hanno inveito contro quella ragazza non abbandonino d’estate sulle strade i loro animali domestici.
Anna Fogarolo
 
 

Corriere della Sera, 24.6.2014
Viale Mazzini All’iniziativa del leader (renziano) dei dirigenti, De Siervo, tutti mettono in discussione il modello
Sfila la storia della Rai: è ora di cambiare
Da Bernabei a Vespa, fino a Camilleri. Le proposte in vista della riforma

Roma — Grande assemblea di autocoscienza Rai a via Teulada proprio nelle ore in cui si rincorrono voci da palazzo Chigi (nascita di una fondazione per la proprietà della tv pubblica, la sicura suddivisione tra offerta finanziata dal solo canone e quella retta dalla pubblicità). Lo spazio aperto è lo studio di «Ballarò» (ma la pedana è di «In 1/2 ora» di Lucia Annunziata). Lo slogan è «100 parole e 100 mestieri per la Rai», la convocazione porta la firma di Luigi De Siervo, amico personale di Matteo Renzi, ma qui presidente dell’Adrai, l’associazione che riunisce il 90% dei 340 dirigenti Rai. Tre minuti per parlare, tempo uguale per tutti.
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Per Andrea Camilleri [presente solo in video, NdCFC] un buon servizio pubblico è «come un autobus che carica tutti, dai barboni alle casalinghe, dai ragazzi agli intellettuali».
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Paolo Conti
 
 

Il Giornale, 24.6.2014
Il caso
Soltanto slogan e banalità vip nella nuova Rai targata Renzi
Sfilata di artisti e conduttori nell’incontro sul futuro di Viale Mazzini. I soliti totem: la Bbc e il maestro Manzi

Ieri lo Studio RaiTv2 di via Teulada, aRoma, ha ospitato 100 parole e 100 mestieri per dire Rai, un incontro sul futuro della tv di Stato. L’idea è del «renziano» Luigi De Siervo, amministratore delegato di Rai-Com. Per questo, l’evento è stato bollato come «la Leopolda della Rai». La nuova stagione politica potrebbe partire dunque dal mix di buone intenzioni, slogan, banalità, narcisismi andato in scena in diretta streaming.
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Al microfono si succedono, tra i molti altri, Andrea Camilleri, [...]
Si sprecano le definizioni di servizio pubblico, subito citatissima, forse perché ritenuta illuminante, quella di Andrea Camilleri in apertura: «Il servizio pubblico è come un autobus che raccoglie spettatori diversi». Qualcuno però scuote la testa e apre il dibattito: «Non è un autobus ma una limousine».
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Alessandro Gnocchi
 
 

Blog di Massimo Schuster, 24.6.2014
Il nuovo spettacolo
“Il re di Girgenti” dal romanzo di Andrea Camilleri

Creare un nuovo spettacolo è come correre un 100 metri che dura settimane. Sei sempre in apnea, da quando ti svegli al mattino a quando ti riaddormenti la sera e l'unica cosa alla quale pensi è tagliare il traguardo. È come essere in immersione e tornare su piano piano alla ricerca disperata della boccata d'aria salvatrice. Anche se a quella boccata d'aria ci credi sempre, ché sennò faresti un altro mestiere, ci sono lunghissimi momenti nei quali ti pare impossibile, sempre più impossibile. In altri momenti ti sembra a portata di mano, ma un'occhiata in alto basta a farti capire che in realtà è ancora molto, molto lontana.
Negli ultimi trent'anni sono stato quasi sempre solo in scena. Tre volte un mio assistente era visibile, ma non parlava; una sola volta con me c'è stata una collega attrice, ma ero comunque io che facevo la regia. Questa volta è stato tutto diverso. Con Fabio abbiamo lavorato insieme sia al testo che alla regia che all'interpretazione. E possiamo aggiungerci pure le musiche. Ci sono stati momenti complicati, naturalmente, ma siamo arrivati alla fine senza toglierci il saluto, il che è una gran bella cosa. E mi sa che continueremo pure a berci dei caffè insieme e a vederci regolarmente.
Creare un nuovo spettacolo per me implica sempre ricordarmi di ciò che diceva Mastroianni sul mestiere dell'attore, e cioè che "è sempre meglio che lavorare". Sante parole. Qualsiasi siano le difficoltà, cerco di non scordarmi mai che fare il mio mestiere è un privilegio.
Creare un nuovo spettacolo partendo da un testo contemporaneo è una cosa che avevo fatto solo una volta nella vita, con “Il fungo”, del bulgaro Zvetan Marangozov. Tutte le altre volte ero partito da Omero, da Dumas, da Shakespeare, o da altri, tutti rigorosamente sotterrati e/o cremati secoli addietro. Speravo di non farli rigirare nella tomba con i miei adattamenti e gli inevitabili tagli ai testi originali, ma non credendo all'immortalità dell'anima più che alla finezza del pensiero di Daniela Santanchè, quella mia preoccupazione restava molto periferica. Questa volta abbiamo lavorato su un testo di Camilleri, che andrà sì per gli 89 anni, ma che è molto, molto meno rincoglionito di Matteo Salvini, che va per i 42. Se tutto va bene, Camilleri lo spettacolo dovrebbe vederlo tra un mesetto e a quell'idea io già mi preoccupo. Io sono come Robert Redford (che è sempre una bella frase da scrivere): sono decenni che faccio questo mestiere, ma mi dico sempre che un giorno o l'altro arriverà uno dell'EICF, l'Ente Internazionale Contro le Frodi, mi batterà un dito sulla spalla, da dietro, e appena mi sarò girato verso di lui mi dirà: "Basta. Abbiamo capito che sei tutto una frode, che non sei capace di far niente. Tornatene a casa". Spero tanto che Camilleri non sia un funzionario dell'EICF.
Creare un nuovo spettacolo è come aver voglia, per mesi, certe volte per anni, di condividere qualcosa che si ama e di avere paura di non riuscirci. Te l'immagini? Vuoi far vedere una cosa bellissima, che ti ha cambiato la vita, a qualcuno a cui vuoi bene e lui, o lei, la guarda e ti dice: "Mmmhhh, bellino". Roba da andarsene subito ad arruolarsi nella Legione Straniera.
Questa volta la Legione aspetterà. La cosa più bella dopo le prime tre rappresentazioni è stato il numero di persone che mi hanno detto che si erano commosse. Sembra poco, ma commosso non è una parola che si usa a teatro. Al cinema sì, ma non a teatro. Anzi, per un certo numero di teatranti quella è una brutta parola, come se fare teatro dovesse per forza voler dire sconcertare, magari provocare, interessare, spingere alla riflessione, ma comunque non commuovere. Sarò un uomo d'altri tempi, ma a me quella parola piace proprio, perché se ti commuovi lo fai con chi ami, con chi ami anche solo per un momento, ma comunque con chi condividi qualcosa di intenso e di profondo. E allora grazie di cuore a tutti quelli che quella parola me l'hanno detta senza esitare, senza averne paura, da amici. Creare un nuovo spettacolo è sperare, contro ogni probabilità, che qualcuno alla fine ti dica quella parola. E allora, grazie a chi l'ha fatto.
 
 

La Repubblica (ed. di Napoli), 25.6.2014
La Rai racconta

Due anniversari, due momenti chiave nella memoria nazionale che, a detta di storici e antropologi, hanno contribuito a rendere il Paese più unito, colto e informato. L'Italia festeggia i novant'anni della radio e i sessanta della televisione. Un compleanno da ricordare per "Mamma Rai", servizio pubblico radiotelevisivo che da quasi un secolo porta in ogni casa voci dal mondo, notizie, cinema, musica. E lo fa con una mostra, "La Rai racconta l'Italia", da oggi a Napoli dopo Roma e Milano, negli ambulacri del Castel Sant'Elmo fino al 27 luglio (aperta tutti i giorni tranne martedì dalle 10 alle 19, ingresso gratuito). Tutto iniziò nel 1924: ricordate il numero 4, che tornerà in ogni data importante in casa Rai, come una cabala. In principio era l'Uri, Unione radiofonica italiana. Trasmise il suo primo annuncio il 6 ottobre: "Qui stazione di Roma, metri 425. Sono le ore 21". Quella voce, di Ines Viviani Donarelli, rimbalzò da un'antenna all'altra dello stivale: un trionfo per l'allora ministro delle comunicazioni Costanzo Ciano, padre di Galeazzo. Quattro anni dopo, l'Uri divenne Eiar (Ente italiano per audizioni radiofoniche), mezzo di propaganda per eccellenza durante il ventennio fascista. Cambiò nome solo nel 1944, a guerra ancora non finita, in Rai: Radio audizioni italiane. L'ultimo cambiamento, il più rivoluzionario, dieci anni dopo, il 3 gennaio 1954, quando Fulvia Colombo da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma divennero le prime "signorine buonasera", annunciando l'inizio delle trasmissioni televisive a diffusione nazionale. E la Rai divenne Radio televisione italiana. Una nuova era. Anni che si raccontano nelle teche e schermi interattivi della mostra, con vecchi documenti d'archivio, costumi di scena (selezionati da Fabiana Giacomotti), foto d'epoca, bozzetti, miscellanee di programmi e alcune tele dalla collezione Rai, firmate da Guttuso, De Chirico e Nespolo. Otto ambienti tematici in tutto: dagli abiti di Raffaella Carrà e Mina (realizzati da Piero Gherardi, premio Oscar per "La dolce vita" e "Otto e mezzo") ai verbali sul cambio nome da Eiar a Rai. Curiose anche le "note di servizio" inviate a tutti i dipendenti radiofonici, come quella che invita ad usare il "voi" al posto del "lei" nel linguaggio colloquiale delle trasmissioni parlate e l'obbligo di non sbagliare gli accenti nella pronuncia dei cognomi italiani. La passeggiata prosegue attraverso bozzetti di scena e vecchi microfoni, fino alla ricreazione di un vero set televisivo degli anni Settanta (con dispositivi audio, videocamere e rulli ancora perfettamente funzionanti). Intorno, una serie di monitor ripercorre la storia dei programmi più celebri nella storia televisiva nostrana. Ogni sezione è dedicata ad un tema specifico, introdotto da otto "saggi" storici Rai: Sergio Zavoli (per la categoria Informazione), Emilio Ravel (Spettacolo), Andrea Camilleri (Cultura), Piero Angela (Scienza), Bruno Vespa (Politica), Piero Badaloni (Società), Arnaldo Plateroti (Economia), Bruno Pizzul (Sport). Un'ulteriore area, curata da Marcello Sorgi, è dedicata alla radio, con esemplari d'epoca e una selezione audio di storici programmi. L'esposizione include alcuni monili provenienti dal centro di produzione Rai napoletano, con una bacheca dedicata ai 18 anni della soap "Un posto al sole" e agli abiti di scena del commissario Maigret con Gino Cervi. «E pensare che all'inizio, nel 1955 — spiega Francesco Pinto, direttore del Centro produzione — tutta la Rai di Napoli era in un garage di Pizzofalcone, con qualche scenografia inchiodata alla buona, due sole telecamere e una "giraffa" di seconda mano per il sonoro». Solo nel 1964 saranno completati i lavori della struttura in via Marconi a Fuorigrotta, che ancora oggi conserva il più grande studio tv d'Europa. La mostra, alla cui inaugurazione hanno partecipato l'assessore regionale alla Cultura Caterina Miraglia, Piero Badaloni e il soprintendente al Polo Museale Fabrizio Vona, gode dell'alto patronato del presidente della Repubblica. Cataloghi edizioni "Skira".
Paolo De Luca
 
 

Adnkronos, 26.6.2014
Lavoro
Camilleri, tocca a giovani ‘inventarsi’ qualcosa di nuovo

“Io non credo che questa situazione economica in cui ci troviamo si risolva facilmente. E in questa situazione le nuove generazioni possono ‘inventarsi’ qualcosa di nuovo, mettere a frutto le loro idee e la loro creatività”. Così lo scrittore Andrea Camilleri in un’intervista esclusiva rilasciata ai consulenti del lavoro e trasmessa in occasione della quinta edizione del Festival del lavoro apertosi a Fiuggi.
E per lo scrittore in questo percorso “la scuola e l’insegnamento sono fondamentali; purtroppo, oggi la scuola italiana è ridotta ai minimi termini”. La scuola, secondo Camilleri, dovrebbe incentivare la creatività non solo nelle materie letterarie ma anche scientifiche e tecniche. “Un tempo -sottolinea il ‘padre’ di Montalbano- andando a scuola si poteva andare a bottega, adesso si vanno a perdere mestieri tradizionali e importanti”.
“Spero in una devastazione della burocrazia, in un ‘terremoto’ che colpisca solo essa”. E’ la provocazione lanciata poi da Andrea Camilleri.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 26.6.2014
IL SICILIANO. Dal whisky nasce un tipo di letteratura dal gin un'altra e dal vino un'altra ancora
IL CATALANO. Dopo l'assalto al Palazzo d'Inverno abbiamo assaltato la cucina
Pepe Carvalho e Montalbano il romanzo di un faccia a faccia
Esce per le edizioni Skira un volume dedicato all'incontro avvenuto al Festival di Mantova del 1998 che rivela i punti di contatto tra i "figli" dei giallisti Andrea Camilleri e Manuel Vázquez Montalbán

Un faccia a faccia di sedici anni fa tra due giganti della narrativa poliziesca diventa un libro. Il titolo svela subito i due protagonisti: "Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán" (edizioni Skira, 50 pagine, 7 euro). Il confronto, che andò in scena nel 1998 al Festival della letteratura di Mantova, cinque anni prima della morte dello spagnolo, in realtà è anche un raffronto indiretto tra gli eroi di carta dei due scrittori: Salvo Montalbano e Pepe Carvalho.
Barcellonese cinico, cuoco sopraffino, libertino e libertario, il primo; agrigentino ribelle, monogamo e buongustaio, il secondo. Fin dalle prime battute Camilleri sconta il suo debito: «Il cognome del mio personaggio è piuttosto comune in Sicilia, ma la sua scelta nasce dal desiderio di rendere omaggio a Vázquez Montalbán». È quindi evidente che il commissario di Vigàta ha un progenitore nell'investigatore privato catalano, che a sua volta nasce da una costola di Simenon e dei grandi giallisti americani.
Ma qual è l'origine di Pepe, all'anagrafe José Carvalho Tourón? Dopo l'epopea della letteratura sociale come antidoto contro la dittatura franchista, le pagine dei romanzi iberici si sono ulteriormente appesantiti con l'introduzione di elementi narrativi collegabili allo strutturalismo, al punto da fare irritare il poeta Rafael Alberti: «Il romanzo spagnolo è molto difficile perché i protagonisti impiegano quaranta pagine per salire una scala o trenta per aprire una finestra».
In una delle tante sere intristite da pessimo vino e da discorsi persi, il comunista impegnato Montalbán ha un sussulto e agli esterrefatti convitati annuncia: «Sono stanco di questa letteratura così pesante. Voglio scrivere un romanzo come quelli di una volta, un romanzo di guardie e ladri, pieno di azione, raccontare una trama dove occorra mantenere il patto della trama, dove l'intrigo sia una cosa necessaria. Scriverò un poliziesco». Ed ecco servito Pepe, nel primo romanzo di una lunga serie "Tatuaggio", scritto in soli quindici giorni. E per dargli sostanza gli costruisce un passato di partigiano comunista e agente della Cia e un presente di investigatore privato. Il che fa riflettere Camilleri: «Assodato che Carvalho sia nato da una scommessa... etilica, ora la mia curiosità è sapere quale fosse l'alcool, perché sono perfettamente convinto che dal whisky nasca un certo tipo di letteratura, dal gin un'altra, dal vino un'altra ancora». Montalbán concorda: «La sera in cui ho pensato di scrivere un poliziesco il vino era pessimo. Non so, se la cena fosse stata a base di Barolo o di un buon vino di Borgogna, se il risultato sarebbe stato diverso ».
Il Salvo di Camilleri invece è un uomo delle istituzioni, modellato sulla falsariga del Maigret di Simenon, un custode delle regole, lontano dalla libertà di azione di un detective privato, ma il suo autore ogni tanto gli toglie le briglie facendone il contestatore di un sistema che subisce l'assedio di potenti, affaristi e spregiudicati. Senza contare le alzate di capo di fronte a eccessi violenti delle forze dell'ordine. I due personaggi sono comunque accomunati, e ognuno sembra un ricalco dell'altro, dall'istintivo slancio a protezione dei deboli.
La diversità più evidente è sul fronte sessuale. Pepe convive con la prostituta Charo e non disdegna amori volanti, mentre Salvo, di un "bacchettonismo" esasperante, ricorda la pudicizia degli eroi dei fumetti nostrani, Tex Willer, Capitan Mike, Blek Macigno, Zagor. Fedele alla sua Livia, infatti, si tira indietro scansando con timidezza ogni tentazione. Solo negli ultimi romanzi si fa più intraprendente, ma sempre dentro i limiti del candore. E in ogni caso espiando con se stesso e col mondo ogni trasgressione, a volte solo sognata.
In cucina i due ci "sguazzano", Carvalho per cucinare, a volte coadiuvato dall'aiutante Biscuter, grande gourmet; Montalbano per mangiare. Tutte e due gli autori danno grande importanza al cibo. Forse troppa, e vengono agli occhi il piacere del cucinare dell'uno e la "goduria" a tavola dell'altro, e non fa differenza se ai fornelli ci sia la cameriera Angelina o l'oste Calogero.
I due autori spiegano in modo diversi l'invasione di aromi e ricette nelle loro pagine. Montalbán: «Ironicamente ho detto qualche volta che dopo l'assalto al Palazzo d'Inverno abbiamo assaltato la cucina, interessandoci del buon vino, a chiederci se fosse meglio il Rioja del 1963 o il Rioja del 64 e così via». In pratica una generazioni di militanti, che ha scontato l'esilio all'estero tra stenti e difficoltà, torna ad appropriarsi dei piaceri della vita.
Camilleri, da parte sua: «Mangiare so mangiare, ma non ho mai imparato a cucinare e purtroppo con gli anni devo mangiare sempre meno, per cui il mio Montalbano diventa un ottimo transfert, faccio mangiare a lui le cose che non posso mangiare io. Le ricette del mio commissario sono ricette scritte da mia nonna in un quadernetto poi da me ritrovate ».
Sia lo spagnolo (per tutta la vita fan sfegatato del Barcellona, club di tifosi di sinistra), che il siciliano (disinteressato al calcio, fin da quando il padre presidente dell'Empedoclina rincasava malconcio dopo tante sfide all'ultimo calcione), sorridono all'importanza che Gramsci e, ancor di più il teorico trotzkista Ernest Mandel danno al romanzo poliziesco, per loro un genere di tutto rispetto, etico ed educativo. «È la dimostrazione delle contraddizioni sociali, per esempio tra la politica e il delitto — lo sostiene Mandel — e svela la società della doppia verità, dei doppi linguaggi, della doppia contabilità, diventando quasi la poetica critica del capitalismo». Camilleri e Montalbàn sorridono sornioni. Forse per loro il poliziesco è solo un gioco divertentissimo. Ed ecco il delitto servito con ironica soavità.
Tano Gullo
 
 

La Sicilia, 26.6.2014
L'incontro
Camilleri e Montalban

Provate ad immaginare due grandi scrittori che dialogano dei protagonisti dei loro romanzi, delle loro scritture, delle loro invenzioni narrative, delle loro letture, già l'idea proietta in una dimensione di metaletteratura, di riflessione sulla letteratura medesima. Questo dialogo pubblico (adesso divenuto libro edito da Skira nella collana "sms", "Andrea Camilleri incontra Manuel Vasquez Montalban") avvenne realmente nel 1998 al Festivaletteratura di Mantova. Fu un evento di qualità e partecipazione. Ne scaturì una conversazione-meditazione sull'origine dei loro romanzi, sulla genesi dei loro personaggi (del resto la creazione del commissario Salvo Montalbano è ispirata alla figura dell'investigatore Pepe Carvalho, inventato da Montalban). Anzi lo stesso nome di Montalbano, racconta Camilleri, è stato un omaggio al grande narratore spagnolo. Una conversazione intrisa di cultura letteraria, storia, filosofia, mondo sociale. Discussione sui metodi di creazione, che più che metodi sono canovacci, strumenti che consentono la libertà creativa.
Salvo Fallica
 
 

Il Fatto Quotidiano, 26.6.2014
Il peggio della diretta
Più gialli che renziani nel Pd
Tutta la tv ormai fa crimine

Una volta c’era solo la Milano di Giorgio Scerbanenco, considerato l’unico giallista italiano di razza, e qualcuno diceva che lo fosse proprio perché così italiano non era. Proprio come Milano era l’unica città che con il suo smog poteva competere con le nebbie di Londra e le portinerie di Parigi. Il giallo sembrava troppo grigio per adattarsi al clima mediterraneo. Poi, vent’anni fa, Andrea Camilleri ha dimostrato che anche da noi si potevano scrivere ottimi gialli senza imitare i trench e i cappelli a campana, ma muovendosi tra gli odori, i colori e le luci della Sicilia. E’ stata una rivelazione; dopo Montalbano, gli autori di polizieschi sono spuntati come funghi, oggi ci sono più gialli nelle librerie che renziani nel Pd. Ma se tutte le indagini si assomigliano, ogni investigatore indaga a modo suo, e soprattutto nel suo territorio.
Per una volta la Tv conferma. Nessun genere ha le potenzialità cinematografiche, e ancor più televisive del poliziesco; dalla abbagliante Vigàta del commissario Montalbano alle Vele di Scampia, inseparabile cuore di tenebra di Gomorra. Confermano anche le reti tematiche dedicate al genere investigativo come Top Crime (canale 39 del digitale terrestre), che a un anno esatto dal lancio ha visto raddoppiare i suoi ascolti, e vanta un pubblico in prevalenza femminile.
Proprio su Top Crime si è concluso ieri Sul luogo del delitto, un programma semplice quanto istruttivo. Per sette settimane abbiamo visto altrettanti giallisti italiani passeggiare per i luoghi in cui sono ambientati i loro romanzi, e spiegare perché quei luoghi sono così importanti per loro. “Nel noir la città diventa un personaggio”, dice Massimo Carlotto attraversando il centro di Padova; e Gianni Biondillo osserva come “il poliziesco sia un genere perfetto per raccontare una città, perché con la scusa di fare un’indagine siamo obbligati a camminare nel territorio”. C’è lo sbirro metropolitano, come appunto l’Alligatore di Carlotto, che nelle sue indagini parte dalle piazze del centro di Padova, sempre affollate di spritz, escort e cocaina. O come il commissario Ricciardi di Maurizio Di Giovanni, che ogni mattina percorrendo via Toledo oltrepassa il confine invisibile ma decisivo tra la Napoli dei signori e quella del popolo. C’è lo sbirro di periferia, come l’ispettore Ferraro di Biondillo, che muovendosi per Quarto Oggiaro ti fa scoprire come anche le periferie abbiano un’anima, forse, nel caso di Milano, più di quanto non l’abbia il centro. E c’è il giallista di provincia, la provincia pisana che fa da sfondo ai personaggi di Marco Mavaldi, dove gli enigmi si risolvono al bar, tra un pettegolezzo e una partita a briscola.
Una telecamera, una città, una voce narrante: nella sua semplicità a costo quasi zero. Sul luogo del delitto è un programma con una sua utilità sociale per più di una ragione. Se ancora avessi dei dubbi, ti fa capire che ci sono più verità in una pagina di un buon giallo che in tutti gli speciali spazzatura sui crimini da prima pagina. Senza contare che siamo nella stagione in cui si decide quali libri mettere in valigia; di queste testimonianze solitarie ci si può fidare molto più delle interviste a soffietto dei talk show dove gli scrittori accorrono a frotte, con il loro libro sotto il braccio.
Nanni Delbecchi
 
 

Slate.fr, 29.6.2014
Enquête sur l'étrange succès du commissaire Montalbano
Andrea Camilleri a mixé une langue particulière, entre sicilien et italien, et son sens aigu de l'observation de son pays pour séduire des millions de lecteurs et de téléspectateurs dans le monde entier.

Vingt ans se sont écoulés depuis que le commissaire Salvo Montalbano a franchi le seuil des librairies, avec la parution de La forme de l’eau en 1994. Aujourd’hui, le personnage des romans d’Andrea Camilleri n’a plus besoin de présentations: ses accès de colère, son dialecte particulier et sa morale infaillible ont conquis des millions de lecteurs.
Et pourtant, le commissaire sicilien aurait pu disparaitre au bout de deux enquêtes. La forme de l’eau et Chien de Faïence, c’est tout ce que Camilleri avait prévu pour son commissaire. Mais l’éditrice Elvira Sellerio rappellera l’écrivain: les livres marchent bien, pourquoi s’arrêter là? C’est le début de Montalbano comme personnage de série. C’est le début d’un succès éditorial impressionnant: 21 romans, 15 millions de copies vendues en Italie, et des traductions dans le monde entier. Sans compter le succès de la série télé, regardée par plus de 800 millions de spectateurs dans le monde entier, des Etats-Unis à l’Australie, en passant par l’Amérique latine, l’Europe, et même l’Iran.
La réussite en librairie et sur le petit écran sont concomitantes. Difficile alors de se pencher sur le succès éditorial de Montalbano sans prendre en compte le succès de la série télévisée. «Le premier épisode de la série passe à la télé le 6 mai 1999. Il s’agit d’un moment particulier, l’Italie connait une sorte de Renaissance de la série télé», raconte Annalisa Strano, co-auteur de Commissario Montalbano. Pendant les années 80, les séries télé italiennes étaient d’importation: acheter des épisodes americains était plus avantageux que produire ses propres séries. Puis la fiction à l’italienne éclot: en 1996 nait Un posto al sole, premier soap opera entièrement italien.
Montalbano bénéficie donc d’un timing favorable, d’autant plus qu’il s’agit «d’un produit de qualité : en termes d’écriture, de régie, de décors. Montalbano est un personnage très fort: c’est à la fois le voisin de la porte d’à coté —il ne sait pas se servir de son portable, parle en dialecte, conduit une Fiat Tipo— et un vrai héros solitaire, incorruptible», explique Strano.
Une variante dialectale du parler sicilien
Mais si la réussite de la série télé a certainement servi la cause éditoriale, elle ne suffit pas pour l’expliquer. Le succès du commissaire est d’autant plus étonnant que les romans de Camilleri ne sont pas forcément faciles à lire. La langue employée, notamment, est parfois hermétique. Ce n’est pas de l’italien, ni du sicilien, mais «une variante dialectale du parler sicilien, qui fait appel aux lexiques de plusieurs régions siciliennes, ressuscite des mots tombés en désuétude, en invente plus ou moins d'autres», explique Serge Quadruppani, qui traduit Camilleri en France.
C’est précisément cette empreinte linguistique qui pourrait faire de Camilleri un écrivain underground. Or l’auteur a réussi en faire une force: «cette langue hybride, qui balance entre réminiscences de dialecte et termes inventés, a fini petit à petit par être partagée par tous les lecteurs», estime Salvatore Ferlita, professeur de littérature contemporaine et auteur de L’Isola Immaginaria – Andrea Camilleri e la Sicilia.
C’est bien le miracle Camilleri: l’écrivain a su faire revivre un dialecte. Il rend populaires des expressions siciliennes inhérentes à ses romans, comme «non mi rompere i cabasisi» (ne me casse pas les bonbons). «Cette expression n’existait pratiquement pas il y a 20 ans, aujourd’hui elle est comprise et fonctionnelle: elle n’a pas la vulgarité de l’originale», poursuit Giuseppe Marci. Si les lecteurs ont pu s’approprier de ce langage, c’est aussi que Camilleri leur en a laissé le temps: la complexité linguistique est allée en crescendo dans ses romans. «Sans ce parcours, le lecteur aurait du mal à aborder les derniers romans. Mais nous les acceptons, comme si nous avions tous suivi un cours de langue», témoigne Giuseppe Marci, professeur de philologie italienne à l’université de Cagliari.
Les novices peuvent toujours aller voir du côté du Camilleri Fans Club, qui a mis en ligne un petit dictionnaire recensant les expressions siciliennes employées par l’écrivain.
Un puits sans fin d'anecdotes
La tâche est plus ardue pour les traducteurs. Comment transcrire un langage si particulier? «A la traduction, on a réussi à faire sentir la saveur de cette langue, son mélange de grossièretés hilarantes et de préciosités, d'archaïsmes et d'inventivité constante», témoigne Serge Quadruppani. Une partie de ce bouillonnement passe d’une langue à l’autre. Et puis il y a les rapports avec l’auteur, conscient de ne pas être facile à traduire. «Je sais que les traducteurs harcèlent Camilleri, qui entretient un dialogue intense avec eux», raconte Salvatore Ferlita. Le professeur de littérature contemporaine est à Rome chez Camilleri lorsque l’écrivain reçoit un colis contenant… une traduction de Montalbano en chinois. «Il a rigolé: il ne savait même pas où il y avait marqué Montalbano!».
Autre force de Camilleri: sa force de narration. Giuseppe Marci en a personnellement fait l’expérience. C’était en printemps 1998. Le professeur invite Camilleri à une rencontre avec des étudiants qui ont suivi un cours sur l’Opéra de Vigata. Camilleri accepte, le rendez-vous est fixé à l’aéroport de Cagliari. Les deux hommes ne s’étant jamais rencontrés, Marci tiendra une copie de l’Opéra de Vigata sous le bras pour que Camilleri puisse le reconnaitre. La fin de l’histoire est connue, Camilleri l’a racontée à plusieurs reprises, et en a même fait un article paru dans le quotidien La Repubblica.
Le rendez-vous entre un écrivain et un professeur se transforme en rencontre entre auteur et son personnage: «Ce fut ainsi que je rencontrai Salvo Montalbano à l’aéroport de Cagliari avec un de mes romans sous les bras. Sa ressemblance avec mon personnage était vraiment impressionnante. Je dirai même plus : la vue du professeur m’a permis de rassembler l’image du commissaire qui jusqu’à ce moment n’était qu’un puzzle auquel il manquaient quelques morceaux».
Giuseppe Marci, que l’histoire fait encore sourire, et qui est désormais connu comme «le sosie de Montalbano», a tiré une leçon de cette anecdote. Elle est révélatrice du talent narratif de Camilleri:
«Il a construit petit à petit une histoire sur cet événement. J’ai eu par la suite l’occasion de passer quelques jours avec lui. Nous avons rencontré des dizaines de personnes, il racontait des histoires à tous ceux qu’il rencontrait. Je n’ai pas entendu deux fois la même histoire. Il possède un répertoire d’anecdotes incroyable».
La Sicile, la clef de toutes choses
Salvatore Ferlita se souvient lui de la première apparition télé de Camilleri. «Il parlait des rapports ancestraux en Sicile avec une théâtralité innée. Je pense que cette théâtralité a beaucoup joué sur son succès: même si on peut trébucher sur des mots qu’on ne comprend pas, le cadre qu’il construit autour est tellement irrésistible, des dialogues à la syntaxe, qu’il est impossible de décrocher».
Et puis il y a la Sicile. «Sans la Sicile, l'Italie n'est pas en nous un tableau achevé; c'est ici que se trouve en effet la clef de toute chose», écrivait Goethe. De Verga à Pirandello, en passant par Sciascia, nombreux écrivains italiens ont choisi la Sicile comme observatoire. «Il y a toujours un écart entre l’ile, ses rites, sa stratification, et le continent. Et c’est ce qui intrigue», estime Salvatore Ferlita. Pour lui, la force de Camilleri c’est aussi d’avoir su décrire la Sicile sans tomber dans la caricature: «On perçoit immédiatement la dimension folklorique, mais il en dilue la concentration, en partie aussi grâce aux toponymes inventés. Camilleri a su rendre universel un lieu tout en préservant son authenticité».
Les détracteurs de Montalbano stigmatisent souvent cette Italie caricaturale. «La caricature est bien souvent le meilleur moyen d'atteindre la vérité. Et puis qui vit en Italie sait que cette vision n'est pas si caricaturale que ça. L'imbécilité triomphante du berlusconisme, le respect très relatif de la légalité chez les Italiens en général et dans la classe politique en particulier, le génie des polémiques absurdes et des exhibitions les plus embarrassantes, ce n'est pas Camilleri qui les a inventés, tout de même!», justifie Serge Quadruppani.
On peut ne pas être d’accord avec Camilleri, mais il faut reconnaitre que l’écrivain est un excellent observateur de l’Italie. Il a été l’un des premiers à parler du phénomène migratoire, avec Le Voleur de goûter. «Camilleri décrit ce phénomène en 1996 quand personne n’y prête attention, quand on estime qu’il ne s’agit que d’un probème mineur. Dans ce sens Camilleri est un écrivain engagé», estime Giuseppe Marci.
Chaque histoire de Montalbano est alors l’occasion de découvrir un peu mieux l’Italie. Filippo Lupo, président du Camilleri Fans Club, abonde d’exemples. «On peut évoquer Le Tour de la bouée, qui se déroule peu après événements du G8 de Gênes, avec un Montalbano en crise professionnelle, qui ne se reconnait pas dans une certaine police».
Et puis il y a le dernier roman, La piramide di fango, qui se penche sur le problème de la corruption. Prophétique, le livre est sorti juste avant le scandale de corruption concernant l'Exposition universelle de Milan et celui autour du projet Mose, visant à sauver Venise de la montée des eaux.
Margherita Nasi
 
 

Il Giorno, 29.6.2014
Libri a confronto
Quando le persone diventano personaggi
Persone che diventano personaggi. Storie vere così dense di fascino da chiedere, per essere raccontate, il linguaggio della letteratura. Biografie. In una cornice narrativa

Milano - Persone che diventano personaggi. Storie vere così dense di fascino da chiedere, per essere raccontate, il linguaggio della letteratura. Biografie. In una cornice narrativa. Come quella di Samuel ben Nissim, uno scaltro ragazzo ebreo, protagonista di «Inseguendo un’ombra» di Andrea Camilleri, Sellerio. In un gioco di vero e verosimile, Camilleri parte da vaghe tracce storiche nella Sicilia del Quattrocento e dal ghetto di Caltabellotta (era diffusa, la presenza ebraica nell’isola, prima di persecuzioni e conversioni forzate) e ricostruisce, con la forza della letteratura, l’esistenza inquieta d’un uomo avido e ambiguo. Perché Samuel spregiudicatamente si converte, si fa battezzare e diventa Guglielmo Raimondo Moncada, predicatore tagliente e persecutore di ebrei. E ama altri ragazzi con disperata passione, tradisce, commette delitti tremendi, fugge, cambia nome e come Flavio Mitridate seduce Pico della Mirandola.
Una vita coltissima (dalla cabbala alle lingue orientali, dalle pagine più difficili delle Scritture alle scienze) e dissipata, sempre mentendo. Dissimulando. E sparendo… La leva è l’impostura (come nel «Consiglio d’Egitto» di Sciascia, di cui s’avverte l’eco dolente). E la fragilità della verità. Nelle pagine, la piega feroce e fanatica della stagione che porta all’Umanesimo. E la profondità del «cuore di tenebra” dell’uomo, pur in presenza di una vastissima cultura. Terra di personaggi controversi, d’altronde, la Sicilia. Come Raimondo Lanza di Trabia, principe avventuroso ed elegante, ironico e spericolato, sino a diventare un mito degli anni Cinquanta (a lui Domenico Modugno dedica una delle sue canzoni più belle, “Vecchio frac”).
[...]
Antonio Calabrò
 
 

Il Secolo XIX, 30.6.2014
Savona. Ad Albisola Superiore
Teresa Mannino legge l’Odissea. Quando l’eroe Ulisse sbarcò in Sicilia

In principio, quattro anni fa, fu Paolo Rossi, che leggeva Omero sugli scogli di Pieve Ligure. Va avanti da allora, in teatro in inverno e all’aperto d’estate, la serie di letture “Odissea, un racconto mediterraneo” del Teatro Pubblico Ligure che riparte stasera alle 21.30, sulla terrazza del lungomare Montale di Albisola Superiore. In scena Teresa Mannino, che si dedicherà al XII canto, quello delle sirene, a Scilla e Cariddi e allo sbarco in Sicilia di Ulisse e compagni.
[...]
Mannino ha appena finito di girare un docufilm sullo scrittore Andrea Camilleri che andrà in onda su Rai 1 dopo l’estate.
[...]
Lucia Compagnino
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 30.6.2014
Santa Croce. La statua realizzata dal fabbro Antonino Barone da donare alla città
Montalbano in costume da bagno

Santa Croce. Un telo da bagno, attorno alla vita. Inforca un paio di occhiali da sole, tiene tra le dita un calice di spumante e lo sostiene con il sorriso di chi la sa lunga. Montalbano lo vede così Antonino Barone, fabbro e scultore del ferro per passione, che propone la sua ultima opera ai suoi concittadini, a Santa Croce Camerina, sicuro che, una realizzazione così, farà davvero breccia nel cuore di chi ormai quel commissario lo considera come uno di famiglia.
Già, perché nella cittadina della provincia iblea, o per meglio dire nella sua frazione ammiraglia, Punta Secca, il personaggio partorito dalla penna di Camilleri è cresciuto in tre dimensioni e lo ha fatto sulla balconata sul mare di una delle case più belle del ridente borgo di pescatori che si affaccia sul Mediterraneo. Il noto personaggio della prima rete di Stato ha appena fatto due bracciate. Si è affacciato proprio verso il blu che abbraccia la sua casa, su quel terrazzo che i fans sognano e che i turisti asserragliano ad ogni ora del giorno per sbirciare quel set naturale tanto apprezzato dentro e fuori i confini dello Stivale. Forse pensa al prossimo nodo da sbrogliare. Forse, semplicemente, a trovare un momento di relax.
Sotto gli occhiali, l'espressione di quella sua creatura, la conosce solo mastro Barone. A coloro che, tra qualche giorno, potranno ammirarla a Punta Secca, un dubbio da carpire e, perché no, un altro scatto da osare, magari braccio a braccio con la statua di ferro.
"Questo mio Montalbano accoglie, da vero gentiluomo, tutti coloro che vorranno scegliere la nostra Punta Secca. Io ho pensato a questo, vedendolo crescere, lavorandoci giorno per giorno, per ben due anni. Non a pieno ritmo, per carità, ho la mia attività da portare avanti e il mio lavoro di fabbro mi assorbe quasi completamente. Quando mezz'ora, quando una. Ma solo per rilassarmi, solo per dedicarmi totalmente all'arte che amo, e cioè quella della scultura, e per omaggiare, ancora una volta, la mia città e coloro che la vivono con qualcosa che potesse significare tanto non solo per me ma per la comunità tutta. I costi sono stati notevoli, anzi per me è doveroso ringraziare la Banca Agricola Popolare di Ragusa per il sostegno che ha voluto darmi. Per la gran parte mi sono autotassato, ma ne è valsa la pena perché sento di aver realizzato un mio grande desiderio che era quello di esprimere in arte qualcosa di importante per la mia collettività".
Da dove l'idea di metter su un'opera che rappresentasse Salvo Montalbano? Lo spiega l'artigiano: "Il nome del nostro paese è ormai legato a doppia mandata a quello del commissario tivù - aggiunge Barone - Tra qualche giorno presenteremo l'opera a Punta Secca, la borgata nota proprio per ospitare la sua celebre casa nella fiction. Ho già parlato col primo cittadino, Franca Iurato, e ho avuto rassicurazioni al riguardo. Speriamo che la presenza della scultura possa essere uno stimolo, per Luca Zingaretti, a venirci a trovare presto. Santa Croce lo aspetta anche fuori dal piccolo schermo".
Alessia Cataudella
 
 

Ruumiin kulttuuri, n. 2/2014, 6.2014
Andrea Camilleri tunnusti velkansa myös Montalbánille
(Camilleri riconosce il suo debito anche per Montalbán)
Komisario Montalbano sai nimensä kirjailija Montalbánilta, kertoo Andrea Camilleri.

Komisario Montalbanon monumentaalisen hahmon luonut Andrea Camilleri tunnusti velkansa espanjalaiselle Manuel Vázquez Montalbánille vastaanottaessaan maaliskuussa Barcelonassa Pepe Carvalho-palkinnon.
"Kirjoittaessani ensimmäistä dekkariani, nimesin komisarioni minuun teoksillaan vaikuttaneen kollegani mukaan. Toki Montalbano on Sisiliassakin sangen yleinen nimi."
Camillerin jo 22 teokseen yltäneen Montalbano-sarjan esikoinen La forma dell´acqua (Veden muoto) ilmestyi 20 vuotta sitten maaliskuussa 1994.
Pienestä pitäen dekkareita ahminut Camilleri kertoo lukeneensa ensin Simenonin Maigret´t. Niistä ensimmäisen noin seitsemän ja puolen vuoden vanhana. Montalbánin teoksiin hän tykästyi varttuneempana.
Toimittaja-kirjailija Vázquez Montalbán (1939-2003) tunnetaan parhaiten suosituista yksityisetsivä Pepe Carvalhon nuuskintaa ja elämää kuvaavistaan 22. rikosromaanistaan. Suomeksi Jyrki Lappi-Seppälän kääntämiä Carvalho-dekkareita on ilmestynyt viisi.
Niin Pepe Carvalho kuin Salvo Montalbano ovat ristiriitaisia, vitaalisia, toiminnallaan edes hitusen oikeudenmukaisempaan maailmaan pyrkiviä välimerellisiä herkkusuita.
Camillerin ja Montalbànin keskusteluista Mantovan kirjamessuilla 1998 ilmestyi huhtikuussa Italiassa kirjanen Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán (Skira 2014) Siinä espanjalainen katsoo Montalbanon kyllä käyttävän Maigret´n intuitiivisia, psykologisia menetelmiä mutta pitää sisilialaiskomisariota piippukomisariota selkeästi omavaltaisempana ja suorasukaisempana hahmona.
Sarkastisen Montalbanon sisällään kihisevästä raivosta niin saarensa epäkohtia kuin saapasmaan mädättynyttä järjestelmää kohtaan saa muuten vivahteikkaamman käsityksen dekkareista kuin niitä pelkistävistä tv-sovituksista.
Esimerkiksi niteessä Yön tuoksu saraseenilaisen, satoja vuosia vanhan lempioliivipuunsa kaadettuna löytävä humalainen Salvo rikkoo tontilla rakenteilla olevan huvilan ikkunat ja suihkuttaa spray-pullolla talon seiniin: kusipäät!
Dekkarien naputtamiseen vasta 66 vuoden iässä intoutunutta Camilleria innoitti myös sisialainen kirjailijan ja kommunistin Leonardo Sciascian (1921-1989) vertaus. Sen mukaan dekkarin kirjoittaminen on kirjailijalle kuin vankiselli. Tyrmässä pätevät tietyt säännnöt, eikä niistä pidä poiketa hetken mielijohteesta kuten ei tarinastakaan.
Tuottelias Camilleri sanoo , että hänen teostensa taustalta löytyy tietty tekniikka : teatteritöihin ja tv-ohjelmiin pohjautuvan vuosikymmenten kokemuksensa tehdä käsikirjoituksia.
Camilleri houkutellut kirjoja hylkiviä
Camilleri -ystävyysseuran (Camilleri Fan Club) puheenjohtaja Filippo Lupo ylistää kirjailijan tekstin sujuvuutta; dialogia, joihin Camilleri liittää pyrotekniikon taidoin Sisilian murretta. "Montalbanoissa minua poliisijuttuja enemmän tapa, jolla niissä kuvataan Sisilian erityistä ja samalla Italian sisäistä todellisuutta."
Telealan ammattilainen Lupo perusti yhdessä seitsemän muun intohimoisesti Camillerin tuotantoon suhtautuvan italialaisen kanssa helmikuussa 1997 ystävyysseuran. Sen ylläpitämiä monipuolisia verkkosivuja (www.vigata.org) seuraa säännöllisesti parituhatta kävijää ja postituslistalla on noin 700 Camillerista – lempinimeltään Il Sommo- kiinnostunutta.
"Camilleri kykenee kertomaan näennäisen kevyesti, tosiasioista ja tapahtumista, joista monilla lukijoista ei ole entuudesaan mitään hajua. Hän on onnistunut taivuttamaan tyylinsä kaupallisesti menestyneeseen muotoon ja houkutellut lukijoiksi monia kirjoja hylkiviä. Pidän tätä Sommon yhtenä saavutuksena."
"Tiedän, että osalle kirjallisuuspiireistä Camilleri on vain kaupallisen ilmiö, jonka yhteydessä ei tulisi puhua vakavasti otettavasta kirjallisuudesta. Mielestäni he ovat väärässä."

Saapasmaassa 20 vuoden aikana ilmestyneitä dekkareita on myyty 15 miljoonaa kappaletta. Niitä on käännetty useille kielille, suomennettu kahdeksan, viimeksi La pazienza del ragno (2004, suom. Hämähäkin kärsivällisyys 2013).
Tv-sarjan tuottajan Carlo Degli Espostin mukaan peräti jo 877 miljoonaa katsojaa on seurannut varttuneen ja nuoremman Montalbanon, hänen etäisen lemmittynsä Livian kuin Catarellan, Mimin, Fazion ja kumppaneiden vaiheita kuvanneita 26 jaksoa uusintoineen. Pariakymmentä ulkomaata myöten. Uusia, tuoreimpiin teoksiin perustuvia jaksoja valmistunee neljä ensi vuoden kuluessa.
Sillä 88-vuotias Andrea Camilleri (s. 1925) on yhä vedossa!
Montalbano-sarjan 21. nide Un covo di vipere ilmestyi 2013. Viime vuonna myös teos Gustav Mahlerin lesken Alma Mahlerin ja maalari Oskar Kokoschkan tulisesta suhteesta. Nyt huhtikuussa historiallinen romaani Sisilian eläneestä juutalaisesta. Ja toukokuussa Sellerio-kustantajalta uusi, järjestyksessä 22. Montalbano, nimeltään La Piramide di fango (Lokapyramidi)!
Esa Aallas

Andrea Camilleri confessed his debt of gratitude to Montalbán
Andrea Camilleri, the creator of inspector Montalbano´s monumental shape, confessed his debt of gratitude to spanish Manuel Vázquez Montalbán when he receiving Pepe Carvalho-Premium last March in Barcelona.
"When I was writing my first detective novel , I gave my spanish colleague´s name to my inspector because his writings had a great influence to me. Of course, Montalbano is also a rather common name in Sicily."
The firstling Montalbano (La forma dell´acqua) has been published 20 years ago in March 1994. The newest 21. volume this May.
Already as a young boy Camilleri started reading detective novels, like Simenon´s Maigret-novels and later also novels written by Montalbán.
Journalist and writer Vázquez Montalbán (1939-2003) published 22. detective novels, whose hero, a private detective Pepe Carvalho became very popular literary figure. Also known in Finland, where five Carvalho-novels has been published, translated by Jyrki Lappi-Seppälä.
As Pepe Carvalho like Salvo Montalbano, the two are contradictory, vital personals, who are acting for at least little bit for more just world -and also Mediterranian gourmands.
”Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán” (Skira 2014) includes their discussion on Mantova Book Fair 1998. According to Montalbán the Sicilian inspector is using to some extent intuitive and psychologicaic methods like Maigret. However the Spaniard seems that Montalbano is clearly more arbitraly and outright figure than a Parisian pipe smoker.
The reader gets more nuances comprehension about Montalbano´s fizzing fury against the disadvantages of Sicily and to the rotten system of hole bootscountry (Italy) from novels than reducibe tv- arrangements.
For example L´odore della notte: When drunked Salvo finds his favorite hundred years old Sarasenic olive tree growing in the yard as executed, he brokes the windows of house just being built up and sprays to the windows: bastards!
Camilleri was already 66-year old when he started tapping Montalbano-series. One part of his inspiration he got from a Sicilian writer and communist Leonardo Sciascia (1921-1989). According to Sciascia for novelist writing is like prison cell. There are the rules in cell, which you can´t depart on the impulse – neither did you leave the story unfinished.
The very productive writer do have certain technics in his background: his decades long experience for making manuscripts to theatre and television.
Filippo Lupo, the president of Camilleri Fan Club praises writer´s ability to write fluently and also his skillfull dialogue into which he adds, as a pyrotechnist, Sicilian dialect.
Lupo set up with seven other Italians Fan Club in February 1997. All the eight are passionate lovers of Camilleri´s novels; or Il Sommo, which is his pet name. There are two thousand regular visitors on Fan club´s web-sides and 700 members in mailing list.
"Instead of police stories I´m more fascinating in the manner how he describes the special reality of Sicily and in the same time the internal reality of Italy in Montalbano-series."
"Camilleri knows how to tell seeming lightly about facts and events, on which many readers do not have any insight. In a successful manner he has bended his style in commercially form and by this way attracted into his readers many of those who despise books. I think this one of Sommo´s great achievements."
"I´m aware that for some parts of literary circles Camilleri is only a commercial phenomenon. They are claiming that in association with him you can not speak on serious litterature. In my opinion they are wrong."
During the latest 20 years more than 15 millions Montalbano copies has been sold only in Italy. Eight volumes has been translated also in Finnish; latest Hämähäkin kärsivällisyys in 2013 (La pazienza del ragno, 2004).
According to Italian tv-producer Carlo Degli Espost altogether 877 millions viewers has already seen on the screen how Salvo and his distant beloved Livia, Catarella, Mimi, Fazio and others are acting. In all 26 episode has been made for television. Propably next year will be ready four new episodes.
Because 88-year old Andrea Camilleri (b. 1925) is ever in the right mood!
Last year he published Un covo di vipere, 21. volume of Montalbano-series and also an other book on Alma Mahler´s and painter Oskar Kokoschka´s love story. This spring came out a historical novel concerning a Jewish man living in Sicily. And in May we got the new Montalbano: La piramide di fango.
 
 

 


 
Last modified Monday, August, 04, 2014