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RASSEGNA STAMPA

NOVEMBRE 2014

 
L'Ora, 1.11.2014
Camilleri, il giovane Montalbano e la Sicilia terra “sperimentale”
Con “Morte in mare aperto”, Andrea Camilleri torna a scrivere delle prime indagini del Commissario di Vigata, e sulla Sicilia commenta: “Dovrebbero legalizzare traversata dalla Libia alle nostre coste, facendo pagare un biglietto civile”.

Con la cifra stilistica ormai collaudata, oscillante tra leggerezza svagata e finissima arguzia, Andrea Camilleri torna a dar vita al suo personaggio più celebre, il commissario Montalbano, nella sua ultima raccolta “Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano”. Questa volta, però, come nel precedete “La prima indagine di Montalbano”, il prolifico scrittore di Porto Empedocle ci riporta alla giovinezza del commissario, un giovane trentenne, pieno irruente e senza paura, allergico alle regole e pronto ad infrangerle qualora ciò possa servire al positivo esito di un’indagine. Otto le storie (La stanza numero 2, Doppia indagine, Morte in mare aperto, Il biglietto rubato, La transazione, Come voleva la prassi, Un’albicocca, Il ladro onesto), ognuna collegata all’altra, in un’articolata struttura narrativa che procede con una escalation di tensione di sicuro effetto. Il tutto inserito all’interno di un mondo di personaggi noti ai lettori, solo raccontati ai loro albori, con il mare di Vigata a fare da immancabile sfondo. Ecco allora la giovane Livia, fidanzata forestiera del commissario, il cui amore è ancora carico di passione, contrastare con la gelosia della cameriera di casa, Adelina; lo strampalato, arruffato ma sempre deferente Catarella, capace di pindariche trasformazioni dialettali e linguistiche; il medico legale, Pasquano, il cui inviolabile segreto professionale cede davanti alla dolce ricotta dei cannoli; il dongiovanni incallito, il vicecommissario Mimì Augello, e l’impeccabile e solerte ispettore capo, Fazio. Una galleria di caratteri, comportamenti e maschere che trasformano Vigata in emblema del mondo intero. Su tutti si muove, con abilità e destrezza, il giovane commissario, indulgente con se stesso e gli altri, istintivo, a volte scontroso, ma ugualmente capace di grande umanità, cauto e spregiudicato allo stesso tempo, dotato di un originale senso di giustizia che valica spesso i limiti imposti dall’impersonale rigore burocratico. Non mancano, nella finzione narrativa, i riferimenti alla realtà contemporanea, quella degli anni Ottanta, periodo in cui si svolgono le storie, e alla nostra storia recente. Sul fondo, il tanfo e l’agire subdolo di Cosa Nostra, dedita agli affari e agli imbrogli tra le famiglie che si contendono il territorio.
In “Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano”, si ripropone il campionario di caratteri e comportamenti che i suoi lettori già conoscono. Tutte le sfaccettature umane trovano rappresentazione plastica. La Sicilia, come sosteneva Sciascia, può essere ancora metafora del mondo?
“Io credo che la Sicilia, o meglio Vigata, o meglio un piccolo paese possa essere metafora del mondo in quanto ci si ritrovano facilmente tutte le “maschere” che compongono l’essere umano. Per quanto riguarda la Sicilia nel particolare, credo che sia stata sempre una terra “sperimentale” per motivi molto diversi, una terra dove sono stati fatti spesso esperimenti politici, raramente positivi, che si sono poi allargati all’Italia intera”.
In questi racconti, protagonista è un irruente e impulsivo trentenne, Oggi, un trentenne guida le sorti del nostro Paese: riuscirà Renzi a risolvere il caso Italia?
“Guardi io non credo che una persona giovane possa avere idee necessariamente brillanti, come non credo che un uomo vecchio possa essere necessariamente saggio”.
Nei racconti si percepisce la presenza di una mafia fatta di accordi criminali tra potenti famiglie. La mafia è un fenomeno umano che avrà una fine, come sosteneva Falcone?
“Avrà una fine, proprio perché è un fenomeno umano, e nella vita dell’essere umano è compresa la parola fine”.
Speciale è il suo rapporto col mare: come lo descriverebbe a chi non lo ha mai visto?
“Il mare è il luogo dove l’anima può respirare profondamente”.
La spiaggia di Porto Empedocle/Vigata è uno dei punti di approdo dei migranti che ogni giorno arrivano sulle nostre coste. Da terra di emigranti siamo tornati rifugio di migranti: come possiamo affrontare questa responsabilità?
“Di certo non da soli. I nostri migranti quando arrivavano in America, per quanto trattati come bestie erano trattati e non erano lasciati morire annegati. Ho più volte lodato i miei conterranei per la pazienza, il coraggio e l’umanità con cui hanno accolto questa povera gente. Io sono d’accordo con quell’ingegnere che proponeva di istituire una sorta di legalizzazione della traversata dalla Libia alle nostre coste, facendo pagare un biglietto civile e assicurandoci che tutti gli immigrati vengano trattati come esseri umani”.
Se si trovasse di fronte un altro giovane Salvo Montalbano, incerto sul proprio destino, quale insegnamento gli regalerebbe?
“Premettendo che non mi sento di insegnare assolutamente nulla, posso suggerire di essere generosi con la vita, che ripaga sempre”.
Daniele Sorvillo
 
 

Giornale di Brescia, 1.11.2014
Andrea Camilleri
«La mia Sicilia è la stessa di Sciascia»
Parla l'autore di Montalbano: «Atingo molto dalla cronaca»

Che tipo d’uomo veramente è il commissario Montalbano? Otto nuove versioni del suo essere un poliziotto umano e straordinariamente intuitivo, ci sono offerte ora da Andrea Camilleri con «Morte in mare aperto e altre indagini del giovane commissario» (ed. Sellerio). Si tratta di otto racconti lunghi paragonabili ad altrettanti romanzi brevi in cui il celebre commissario indaga su diversi omicidi, strani furti, sequestri e azioni poco comprensibili in cui la natura umana si sbizzarrisce inquietando il buon senso. In queste prove narrative le mosse strategiche sono altrettante variazioni investigative attraverso le quali il commissario arriva a sbrogliare vicende apparentemente inestricabili dove l’umanità sembra coalizzata per esprimere se stessa nel peggiore dei modi. Otto racconti, otto momenti di tensione che si propaga per tutto il libro come una marea, un gioco funambolico di mimetismi eroici nei quali il giovane Montalbano appare ancora più intraprendente di quello maturo, anche se penso che l’età poco c’entri con le capacità del personaggio. Quello che ormai si muove sulla scena della narrativa italiana è un eroe senza età destinato a durare nel tempo. Un uomo, prima ancora che un poliziotto che, mai derogando alle leggi che sono una sorta di scorta evangelica per la sua morale, cerca sempre di giustificare e appianare; di trovare al fondo dell’apparente perfidia la ragione dei sentimenti e anche nell’intreccio più oscuro del malaffare una piccola luce di pietà e di speranza. Il racconto che dà il titolo alla raccolta, «Morte in mare aperto» è uno dei più densi e attanaglianti. Dietro la morte di un marinaio ucciso per errore da un suo collega a bordo di un peschereccio, si cela uno dei più grossi traffici internazionali, e Montalbano non perderà tempo a decifrare i complessi meccanismi dei malavitosi.
Otto racconti che potevano essere otto splendidi romanzi: ha così tante idee per la testa da permettersi di «sprecare» materiale prezioso?
Grazie davvero per il complimento ma sa, non sono io a scegliere se una storia deve diventare un romanzo o un racconto. Il respiro della scrittura è spesso modulato da qualcosa d’involontario, le idee s’intrecciano e si dipanano con un ritmo tutto loro che io devo rispettare.
In questi otto racconti gialli lei riesce a raccontare una Sicilia sempre nuova nonostante la descriva da svariati anni. Quale segreta forza, quale affetto o altro le detta un trasporto continuo verso la sua terra?
Semplicemente perché sono siciliano. Sono cresciuto respirando quell’aria e ascoltando quelle voci. D’altronde mi capita anche abbastanza spesso di scrivere in italiano di storie non necessariamente siciliane. Ma pare non se ne accorga nessuno...
Cos’è per lei la sicilianità?
La sicilianità è un’appartenenza a un insieme ancora più grande. Io dico sempre che vesto volentieri un bell’abito confezionato da un sarto europeo, ma preferirei che la camicia fosse italiana e la biancheria intima siciliana...
Il giovane Montalbano di questi racconti ha già le idee ben chiare anche se sono portato a pensare che il commissario non abbia età. É tale e quale quello che abbiamo conosciuto col primo romanzo. O sbaglio?
Sì, non sbaglia. La vecchiaia di Montalbano si manifesta più nei suoi pensieri che nelle sue azioni. Anche se in qualche romanzo pensa di essere diventato vecchio, reagisce spesso e volentieri alla sua condizione come se non lo fosse. Essendo un uomo di lunga esperienza in questo campo, per un poliziotto come lui, conta molto l’immediatezza e l’istintività.
La cosa che più sorprende leggendola, è che Montalbano, Fazio e Augello, non sono più personaggi di fantasia, ma persone vere che uno frequenta abitualmente o che magari incontra per strada. Questo solo perché ha infuso ai suoi personaggi una naturalezza spontanea? O c’è dell’altro?
No, non c’è niente altro. Forse a furia di leggerne sono diventati personaggi familiari.
A volte nelle storie che racconta sembra di risentire echi di fatti realmente accaduti. La cronaca reale, in che misura la contagia?
Tantissimo. Come ho detto spesso, non sono in grado di inventare nulla, tutto quello che scrivo nasce da una curiosità che poi rielaboro e distorco nella scrittura.
La mafia entra sempre di straforo nei suoi romanzi e racconti. Ma perché ne registra la presenza ma raramente ne approfondisce l’importanza, magari alla Sciascia tanto per intenderci?
Perché ritengo che della mafia se ne debbano occupare i rapporti dei carabinieri e non la letteratura. Poi io probabilmente non sarei bravo come Sciascia a scriverne. Non credo però che ci siano molte differenze, perché la Sicilia che vedo io è indubbiamente quella di Sciascia, anche paesaggisticamente parlando. Credo che ci siano pochi chilometri di distanza fra il paese di Sciascia e il mio, perciò come fatto logistico – geografico, siamo in assoluta armonia. Il punto di vista di Sciascia e quello mio per ciò che riguarda la Sicilia, molto spesso coincidono. Ma questo coincidere, non è la passiva accettazione di certi caratteri della Sicilia. Tutt’altro: è una posizione critica nei riguardi dei siciliani, e questo mi sta molto bene.
I film di Montalbano andati in onda recentemente, anche se si trattava di repliche, hanno avuto indici d’ascolto altissimi. Lo stesso non può dirsi dei film con protagonista Maigret andati in onda su altro canale nello stesso periodo. Il suo personaggio ha superato quello di Simenon perché più vicino allo «spirito» italiano?
A parte che sia io che Simenon poco ci entriamo come autori dei nostri commissari con la trasposizione tv, ci tengo a dire che i nostri romanzi non sono in nessun modo “contagiati” dalla riduzione filmica e restano felicemente intatti nelle librerie. Per quanto riguarda i Maigret, non so che dire: della fiction di Montalbano voglio dire che è fatta benissimo e questo mi fa molto piacere.
Francesco Mannoni
 
 

RagusaNews, 1.11.2014
Le Monde: I miracoli del Commissario Montalbano
Spopola in Francia l'interesse per i luoghi raccontati dalla fiction

Parigi - Un reportage di un'intera pagina sul quotidiano più letto in Francia.
Le Monde in edicola venerdì 31 ottobre ha pubblicato l'inchiesta di Philippe Ridet sul fenomeno cineturistico legato al commissario Montalbano a Ragusa e Scicli.
Ridet è stato ospite nelle scorse settimane di Francesca Giannone e di Gfg Travel di Scicli, tour operator che ha puntato sullo sviluppo del territorio investendo in proprio, con grande coraggio imprenditoriale.
"I tre miracoli del commissario Montalbano", recita il titolo dell'articolo, apparso a pagina 14. 
"Dopo aver fatto la fortuna del suo autore, il burbero poliziotto dei romanzi di Andrea Camilleri ha contribuito a quella dei produttori dell'adattamento televisivo e ha rilanciato l'attività turistica dei luoghi delle riprese in Sicilia".
Ridet passa quindi a esaminare il caso Scicli, come esempio di crescita turistica esponenziale grazie al fenomeno Montalbano.
 
 

Dazebao News, 1.11.2014
“Il giorno dei morti” secondo Andrea Camilleri

Roma - Torna a parlare della sua Vigata, Andrea Camilleri. E si, lo fa, in questo weekend di ricorrenze immancabili, traslitterando il senso della memoria foscoliana, in ricordo affettivo della sua “tradizione”.
Ho letto queste sue poche righe. Magistrali raccontano la fenomenologia di quello, in terra natia conserva la sua epifanica e tradizionale religiosità. Camilleri lo fa, ripercorrendo la sua infanzia. Ripartendo da capo. Perché solo gli inizi, danno il senso della fine, in fondo. Parte dalla storia, il mio scrittore concittadino, dalle neonate dominazioni storiche per spiegare cosa accadeva allora, quel 2 Novembre e cosa accade da secoli e secoli orsono.
Ecco cosa ci racconta: “Noi siamo stati un popolo che ha subito ben tredici dominazioni. Forse la dominazione che avrebbe potuto riscattarci, in un certo senso, dal carattere, sarebbe stata quella francese. Ma le altre, la greca, la romana, l'araba e la spagnola, sono state dominazioni che avevano un acutissimo senso della morte ed un altissimo senso della ritualità connessa ad essa. Quando ero bambino, ricevevo il regalo il 2 novembre, vale a dire il giorno dei morti, perché la tradizione voleva che in quel giorno, i morti, durante la notte precedente, fossero tornati nelle loro case e portassero i regali ai loro discendenti. Come si svolgeva questo rito? Prima di andare a dormire, mettevamo sotto il letto un canestrino, e aspettavamo che il morto o la morta di casa, a cui avevamo scritto una letterina, come si fa oggi con Babbo Natale, ci portasse i regali. I dolci erano il regalo che avevamo scelto. Nessuna paura di un morto, anzi la voglia di averlo in qualche modo presente. Quindi di mattina, appena svegliati, andavamo alla ricerca di questo cestino. La ricerca dei regali era una cosa fantastica. Finalmente trovavi il cestino e quindi si andava tutti assieme al cimitero per ringraziare il morto che ci aveva portato i regali. Quel cimitero il 2 novembre si animava come a festa, perchè noi bambini, nei vialetti, ci scambiavamo i doni, e il giorno dei morti era una festa meravigliosa. Poi nel 1943 arrivarono gli americani, lentamente i morti persero la strada di casa e vennero sostituiti dell'albero di Natale. Credo che però le tradizioni non si perdano del tutto. Non si trovano più i regali, i bambini non mettono più il cestino sotto il letto. Ciò non toglie che tutte le pasticcerie siciliane, per il 2 novembre, preparino quei dolci speciali che servivano una volta per il cestino dei bambini. Mi riferisco ai pupi di zucchero, ai frutti di martorana, oppure a quei dolci di miele, tra l'altro squisiti, detti ossa di morto. Questo è un modo di conservare comunque la memoria delle tradizioni. Credo non possa esserci un popolo senza memoria delle proprie tradizioni. Le tradizioni si modificano ma è fondamentale continuare a conservarle, in qualche modo, perché in un'epoca come la nostra, che è un'epoca di mutamenti, l'unico modo per non avere paura di tutto ciò che sta avvenendo, è sapere chi sei, senza bisogno di dirlo, di proclamarlo. Ma se sai chi sei, con le tue tradizioni, non perderai mai la tua identità.
«Quella era l'amicizia siciliana, la vera, che si basa sul non detto, sull'intuìto: uno a un amico non ha bisogno di domandare, è l'altro che autonomamente capisce e agisce di conseguenzia.» (da Il ladro di merendine, Sellerio editore, maggio 2007, p. 170) “Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito” conclude.
Come per dire, in fondo, che, ripetere la tradizione significa condividere la propria identità, oltre ogni logica laicità o paganesimo. Per ricordare in fondo, che un’unità sociale, è ancora possibile.
Dalila Ferreri
 
 

Gratteri.org, 1.11.2014
Il barone che amò Gratteri e la sua gente

Alla pagina 14 del libro Le pecore e il pastore (edito da Sellerio) Andrea Camilleri cita Gaetano Ventimiglia col titolo di “conte di Collesano” e ne parla come del “novo proprietario” che si “attribuì il merito” della costruzione di un capace convento nel feudo della Quisquina a fianco della grotta che era stata riconosciuta come la residenza eremitica di santa Rosalia; che ivi si era rifugiata trovando – dice lo scrittore - «il posto ideale per preghiere, contemplazioni e macerazioni senza aviri un’anima criata torno torno». Il luogo era noto alla giovane perché essa era figlia del feudatario Sinibaldo, signore della Qusquina e del monte delle Rose.
Molto simpatico il racconto del Camilleri, anche per quel linguaggio infarcito di sicilianismi, che accrescono la vivacità della espressione e danno al racconto una attrattiva particolare. Ma questo c’entra poco con la sottolineatura che intendiamo fare. Perché è lontano da noi ogni intento critico sulla qualità del testo come sul contenuto del libro, in cui la citazione sopra riportata è soltanto un passaggio del tutto fugace e senza impegno. Ci dispiace, però, che siano stati sottaciuti i titoli e i meriti di don Gaetano, anche perché egli è l’unico dei baroni Ventimiglia sepolto a Gratteri, vicino alla nonna Maria Filangeri, dopo la fine del XVI secolo. Con l’onore di un proprio monumento sepolcrale, dove, in ben due lapidi abbastanza dettagliate, sono esaltate le sue virtù e ne è rimarcato il legame forte con la terra di Gratteri. Come si evince dagli epitaffi incisi nelle lapidi stesse, che si trovano nella Matrice vecchia e qui sotto vengono riportati nella traduzione (letterale) in lingua italiana.
Esse sono un punto di riferimento irrinunciabile per i cultori di storia patria del circondario delle Madonie. Soprattutto perché i baroni di Gratteri dopo la elevazione al rango di principi ebbero un ruolo importante nella cerchia dei notabili del regno.
[...]
Come si vede, tra i titoli di don Gaetano manca solo quello attribuitogli da Camilleri, quello di conte di Collesano, che - come è stato detto altre volte – era un titolo in qualche misura abusato, a cui i Ventimiglia di Gratteri facevano riferimento per rimarcare la loro discendenza proprio dalla contea collesanese. Mentre si tacciono gli altri e più qualificanti titoli, tra cui il più prestigioso di principe di Belmonte e il più significativo di Barone di Santo Stefano Quisquina. Titolo, questo, ereditato per successione in linea diretta dal bisnonno Pietro II, il quale a sua volta lo aveva ricevuto dalla madre Maria ( o Elisabetta) de Ruiz e Sanchez, baronessa appunto di Santo Stefano, condotta in sposa dal padre Carlo I. Non si trattava quindi solo del “novo proprietario del feudo” che veniva ad attribuirsi il merito della costruzione della chiesa e del convento fatti edificare nel 1690 da quello che Camilleri indica come «un commerciante riccone di Genova, Francesco Scassi (o Scasso), pigliato da una botta di misticismo», ma del signore del luogo, legittimamente tale secondo il diritto feudale allora vigente, senza il cui benestare l’opera non avrebbe potuto avere compimento. Per non dire che gli storici locali gli attribuiscono il merito di avere contribuito anche finanziariamente alla più decorosa sistemazione del santuario eremitico. Notizia, questa, riportata uniformemente nelle note storiche sul luogo rintracciabili in internet, ove è dato di leggere che «nel 1693 Francesco Scasso con l’aiuto del principe Ventimiglia e di una sottoscrizione popolare, costruì una chiesa due volte più grande di quella precedente e ampliò il romitorio aggiungendo altre cellette, la cucina, il refettorio, il magazzino e le stalle».
[...]
Giuseppe Terregino
 
 

Agrigentosette, 1.11.2014
Porto Empedocle
A Vigàta. Vicini di casa di Camilleri? Ecco come si può
Chi non sognerebbe di diventare vicino di casa del proprio scrittore preferito? Per gli appassionati estimatori di Camilleri, il sogno può davvero diventare realtà

Chi non sognerebbe di diventare vicino di casa del proprio scrittore preferito? Per esempio a Edimburgo, per vivere e indagare vicende misteriose, quelle hanno ispirato il grande Sir Arthur Conan Doyle; o nella fredda Mosca, per sentire sulla pelle le gelide contraddizioni esistenziali narrate dal mastodontico Fëdor Michajlovic Dostoevskij; o magari a Besançon, per toccare con mano i drammi sociali con l’occhio romantico dell’acuto Victor-Marie Hugo? E sì, magari!
Per chi si abbandona alle pagine degli scrittori, trasformando le storie raccontate su carta in sogni diurni, durante solitarie letture, scambiando, anche per un attimo, il posto con il protagonista del libro, ridendo e piangendo con lui, provando le sue emozioni, vagando per gli infiniti sentieri della fantasia, sarebbe un bell’affare.
Eppure, per chi volesse, l’affare può farlo davvero. E non in Regno Unito, in Russia o in Francia. Ma qui, proprio qui, a Porto Empedocle.
Un annuncio sul web, infatti, informa che, per “veri amatori”, da oggi è possibile diventare vicini di casa dello scrittore di gialli più importante del panorama letterario italiano e non: Andrea Camilleri.
È in vendita, informano gli agenti immobiliari, in via Roma, a soli “10 metri dall’abitazione” del creatore del commissario Montalbano, un lussuoso appartamento in stile liberty, che fu di proprietà “dell'industriale Giovanni Melluso, vice console di Danimarca”.
Nei dettagli, l’appartamento in vendita a Vigata si trova al secondo piano dell’omonimo palazzo, ed è composto da due ingressi differenti, per un totale di oltre 250 metri quadri di superficie calpestabile, articolati in “svariati saloni e camere da letto affrescate con impareggiabile fattura”, frutto di un restauro conservativo.
Per gli appassionati bibliofili, e accaniti lettori di Camilleri, ecco un sogno che può diventare realtà.
Dario La Mendola
 
 

DavideMaggio.it, 2.11.2014
Le voci di dentro: Servillo e Sorrentino insieme su Rai1 per omaggiare Eduardo De Filippo

Nel trentesimo anniversario della scomparsa di Eduardo De Filippo, Rai1 celebra la magia del grande artista napoletano proponendo questo pomeriggio alle 16.45, in diretta dal Teatro San Ferdinando di Napoli, Le voci di dentro, la celebre commedia scritta da De Filippo nel 1948. L’opera, in onda al posto del consueto appuntamento con Domenica In, riunisce, dopo il successo de La Grande Bellezza, la coppia da Oscar Toni Servillo-Paolo Sorrentino. Il primo è, infatti, regista e interprete della commedia, mentre il secondo ne cura la regia televisiva.
[...]
Le voci di dentro – Il ricordo di Andrea Camilleri
Come ricordato da Gubitosi, molte opere dell’artista sono state realizzate e prodotte dalla tv di Stato. Nello specifico la commedia in tre atti Le voci di dentro, inserita da Eduardo nella raccolta Cantata dei giorni dispari, venne prodotta nel 1962 e trasmessa sul secondo programma la sera del 12 febbraio dello stesso anno. All’epoca, delegato della Rai per la realizzazione di un ciclo di 8 commedie di Eduardo era un giovane Andrea Camilleri che, al sito Camilleri Fans Club, ha in passato raccontato un episodio curioso accaduto proprio durante la lavorazione della trasposizione televisiva de Le voci di dentro.
“Un altro episodio straordinario è ne Le voci di dentro dove c’è quel personaggio magnifico dello zio che parla con i mortaretti e che dice, nel momento nel quale muore: “Ma io che parlo a fare?” e poi accende quella sorta di fontana luminosa verde. Alle prove tutto procede benissimo in studio, tutto. Naturalmente ogni volta bisognava accendere una fontanella nuova. Al momento della registrazione procede tutto meravigliosamente bene, lo zio accende la fontanella verde, gioco di fuoco e succede un cataclisma, nel senso che parte un razzo strepitoso, all’interno dello studio, esplodendo, provocando il panico generale; in più siccome nella scenografia c’erano centinaia di sedie impagliate, questo razzo va, ovviamente, ad infilarsi dentro alle sedie, incendiandole. Arrivano i vigili del fuoco in studio, io mi ero precipitato dalla saletta di regia e, in mezzo al fumo, in piedi e assolutamente tristissimo trovai Eduardo che mi disse: “Lo vedete perché io non posso vedere la televisione? Perché la televisione è in mano ai preti e ai piemontesi che non distinguono una fontanella da un mascone.”
La sparizione dagli archivi Rai di tre opere di Eduardo
E’ sempre il papà del Commissario Montalbano a denunciare – in un articolo apparso su Il Corriere della Sera del 25 maggio 2000 – la sparizione della trasposizione tv de Le voci di dentro del 1962, ma anche di altre due commedie di Eduardo, “Sabato, domenica e lunedì” e “Sik Sik”. Lo scrittore all’epoca dichiarò:
“La Rai cancellò tre commedie di Eduardo. Io c’ero, i nastri registrati nel ‘62 furono riutilizzati per altri programmi. Del debutto in televisione del teatro di Eduardo De Filippo non vi sono più tracce”.
In effetti tre delle otto commedie di Eduardo sembrano essere sparite dagli archivi Rai. La tv di Stato smentì la notizia dicendo che le commedie erano in diretta e non furono registrate, e quindi non sarebbero mai entrate in archivio. Una versione che non vide d’accordo Camilleri.
“Ma stiamo scherzando? Fu un evento che ebbe una risonanza mostruosa. Le prime otto commedie vennero prodotte per il secondo canale. Eduardo era dell’area di sinistra ed era il primo intellettuale che collaborava con una tv alla quale gli intellettuali, e soprattutto quelli di sinistra, erano ostili. Quindi era una carta importante per la televisione. Fanno Eduardo in tv e non lo registrano? Impossibile. Queste prime otto commedie prodotte, fra le quali c’erano anche le tre cancellate, vennero replicate da lì ad un anno sulla rete nazionale. Allora le presentai sul Radiocorriere. Ho trovato gli articoli, ma erano solo cinque, dalle repliche vennero escluse proprio le tre che mancano ora.”
Lo scrittore spiegò poi nel dettaglio come andarono i fatti, senza rinunciare ad una citazione dello stesso Eduardo.
“Io credo una cosa molto semplice: quando noi registravamo queste cose su Ampex, la taglierina non era stata inventata. Quindi dovevamo registrare un atto tutto di fila. Se si sbagliava, si ricominciava da capo. Capitò proprio con Sabato, domenica e lunedì, dove negli ultimi secondi un attore pensando di non essere inquadrato, uscì a quattro zampe. Eravamo obbligati a fare il conto dei neri, a dire dove sarebbe avvenuto un taglio e cercare di ridurli in modo da riutilizzare il nastro. Tutto perso per distrazione. Non c’entra la malafede, è solo un problema di stupidità. Eduardo mi diceva: a me, me fa paura solo u’ fesso.”
Salvatore Cau
 
 

La Nuova Sardegna, 3.11.2014
Morte in mare aperto di Andrea Camilleri Sellerio 320 pagine 14 euro
Montalbano e un incendio misterioso

"Quando diventerai vecchio, ti comporterai peggio di un gatto abitudinario" dice Livia a Salvo, mentre prendono il fresco in veranda: i lettori affezionati di Andrea Camilleri possono già figurarsi se la predizione della fidanzata del commissario più famoso d'Italia sia destinata ad avverarsi o meno, considerato che queste parole aprono un libro di otto racconti ambientati nel passato di Montalbano. Gli ormai celeberrimi personaggi di contorno ci sono tutti (da Augello a Fazio, da Catarella ad Adelina), a partire dall'iniziale "La stanza numero 2", in cui l'albergo dell'anziano Ciulla va a fuoco: e se l'incendio appare quasi da subito doloso, il colpevole non va cercato negli ambienti mafiosi come sembra in prima battuta, ma piuttosto nelle pieghe della vita privata di un cliente dell'hotel.
 
 

La Stampa, 3.11.2014
La classifica di TuttoLibri
Vincono uniti il vecchio e il giovane
Camilleri torna in testa grazie al giovane Montalbano

Rieccolo, il vecchio Camilleri: rimette in pista il giovane Montalbano e si riprende i 100 punti, a quota 10 mila copie. E’ un ben noto ritorno in giallo anche l’unica altra novità tra i primi 10, il Deaver di Lincoln Rhyme ispettore «immobile», mentre non spicca il balzo il simpatico Cormoran Strike di Galbraith, alias Rowling (19°).
In ascesa tra i primi 20 il neo Nobel Modiano (13°), Veronesi con il sequel di Caos calmo (14°), il mirabile Amos Oz (16°). Nessun riflesso qui del tanto discusso Leopardi filmato da Martone, anche libro per Electa. Dunque ci ritocca Montalbano, otto racconti, o meglio «romanzi ristretti» - definisce Salvatore S. Nigro, principe del risvolto – come i tre deliziosi di Maigret (1° nei tascabili). Vien da dire «non se ne può più», poi si deve riconoscere che chez Camilleri, come nelle trattorie a Ovest di Vigàta, il menù si ripete ma sempre genuino e cucinato benissimo (il «raggiunamento» fila che è un piacere). Questa volta poi c’è un sapore vintage, «settantino» e poliziottesco (se il giudice archivia, il machiavellico Salvo provvede).
Tira aria da telefono a gettoni, quella che si respirava A casa del popolo (Donzelli), gran bella inchiesta di Antonio Fanelli, cultura, tempo libero, stili di vita, prendendo a campione la rossa Toscana: dalle società di mutuo soccorso ai circoli Arci, prima che salisse sulla tolda quel gran pezzo della Leopolda.
1 Camilleri
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano, Sellerio
[...]
Luciano Genta
 
 

Corriere della Sera, 5.11.2014
Il libro delle buone notizie
Generosi, semplici, di successo Ecco gli eroi della normalità
Se riaffiora il giornalismo della normalità vuol dire che essere normali è diventato eroico

Che una buona notizia faccia notizia potrebbe già essere, di per sé, una cattiva notizia. Notizia, in quasi tutte le redazioni del mondo, è qualcosa di notevole perché inatteso, sorprendente o, per enfatizzare un po', clamoroso. Funziona soprattutto se suscita angoscia, rabbia e magari orrore. Ma siccome sangue, indignazione e paura hanno il difetto di provocare assuefazione, capita che il dosaggio richiesto debba aumentare. E aumenti. Le buone notizie, si è creduto finora, perdono la gara con quelle cattive perché rispecchiano una realtà banale: non vendono, non generano traffico online, non scatenano dibattiti, non scaldano Facebook e Twitter. Ma se si scopre che, senza voler molestare De Amicis, scaldano i cuori e addolciscono l'umore quotidiano, ecco che una dose diventa necessaria, come un piccolo spot rinfrescante, durante il film dell'attualità che inizia e finisce con un prevedibile «mal»: malcostume, malgoverno, malfunzionamento, malasanità, malavita, maleducazione, malcontento. Quando proprio non è colpa di nessuno: maltempo. «Buone notizie», ovvero «Storie di un'Italia controcorrente nelle pagine del Corriere della Sera», il volume curato dal vicedirettore Giangiacomo Schiavi, ne riunisce 79, pubblicate sul giornale e sull'omonimo blog del Corriere.it , del cui eterogeneo equipaggio fanno parte scrittori come Andrea Camilleri ed Erri de Luca, sacerdoti battaglieri, come don Gino Rigoldi e don Antonio Mazzi, attori come Maria Grazia Cucinotta e Giobbe Covatta, e molti giornalisti. [...]
Elisabetta Rosaspina
 
Gli autori
La saggezza dell'età che serve ai giovani

Una racconto di fantascienza ipotizza che la società del futuro elimini le persone all'età di sessant'anni in nome del progresso. «Ha ragione l'autore del racconto? I vecchi sono sempre e comunque inutili?» si chiede Andrea Camilleri e da qui parte per riflettere sul rapporto sempre più difficile, nell'epoca in cui «il sapere si acquisisce attraverso Internet e attraverso le favole che raccontano i politici», tra giovani e anziani.
 
 

ASCA, 5.11.2014
Wtm, enogastronomia regionale per attrarre i turisti inglesi

Dagli arancini di Montalbano al panettone (ASCA) - Londra - L'enogastronomia regionale italiana per attirare i turisti inglesi. E' un trend sempre piu' diffuso, come e' emerso al World Trade Market di Londra, la principale fiera turistica europea. Dagli arancini di Montalbano al panettone, gli operatori italiani puntano sulla gastronomia meno conosciuta a queste latitudini per attirare i visitatori dalla Gran Bretagna, che nel 2013 sono cresciuti del 7,6%, piu' di qualsiasi altro Paese in Europa, e che anche nel 2014, come confermato dall'Enit londinese, si annunciano in aumento. "Il mercato inglese ha un potenziale incredibile - ha confermato la responsabile per i rapporti con la stampa di Explora, tourist board di Expo 2015, Patricia Iglesias -. Il turista inglese e' un viaggiatore nato, che gia' conosce bene l'Italia e particolarmente la zona dei laghi. Noi vogliamo che con l'Expo la gente straniera rimanga nella regione Lombardia e visiti zone finora meno esplorate. Per questo stiamo puntando molto sulla gastronomia lombarda meno conosciuta, come ad esempio i pizzocchieri valtellinesi, il riso di Pavia oppure il torrone di Cremona. Non tutti sanno che la maggior parte dei ristoranti stellati sta proprio in Lombardia. Un giornalista inglese era stato particolarmente colpito dal panettone: non sapeva cosa fosse ed e' rimasto affascinato da tutta la tradizione che c'e' dietro". Secondo le stime di Explora, l'Expo 2015 dovrebbe attirare oltre 20 milioni di turisti da tutto il mondo di cui 690mila circa dalla Gran Bretagna. Anche la regione Sicilia sta sviluppando una strategia che non sia legata esclusivamente al sole e al mare per estendere il periodo di visita oltre l'estate e ampliare il numero di turisti, che nell'ultimo anno ha registrato un aumento del 2%: spazio dunque al turismo legato alla cultura (come ad esempio le feste religiose tradizionali), al segmento naturalistico (itinerari di cicloturismo nelle zone dell'antimafia) e naturalmente all'enogastronomia. "Organizziamo dei tour in cui portiamo i turisti a fare l'aperitivo sulla terrazza il commissario Montalbano e glieli facciamo pure preparare con le loro mani i celebri arancini - ha raccontato il direttore generale dell'assessorato al Turismo della Regione Sicilia Alessandro Rais -. Da quando nel 2005 sono iniziate le riprese della fiction ispirata ai racconti di Andrea Camilleri il cosiddetto "effetto Montalbano" e' stato esponenziale nella zona del sud-est dell'isola che prima non era molto conosciuta".
 
 

La Repubblica, 6.11.2014
Via al nuovo sito di Repubblica@Scuola
i "giornalini" del nuovo millennio

E' online il portale di Repubblica.it con studenti e docenti di migliaia di istituti. Centinaia di migliaia di contributi sotto forma di articoli, immagini, dibattiti. Le "Rep@Conference", lezioni in diretta dalle classi con personaggi illustri. Una enorme comunità giovane che interagisce tra i siti delle scuole e i social

Guarda al futuro. Nei contenuti, nel modo in cui propone ai ragazzi di utilizzarlo, nei suoi contenuti multimediali, nella sua interfaccia social. E - innanzitutto - nell'aver  trasformato in mini-siti di informazione i giornalini scolastici che hanno da sempre accompagnato gli studenti italiani. E' il sito tutto nuovo di Repubblica@Scuola, testa al futuro con una idea che nasce all'inizio del millennio.
Era "la Fragola", quindi anni fa. Copie del quotidiano nelle scuole e album con giornalini di classe. Tutto quel bagaglio di lavoro, divertimento, proposte si trasferì  -  sette anni dopo  -  sul web in un sito pioniere di interazione con migliaia di classi e istituti. Una esperienza unica pensata per le scuole e con le scuole, gli studenti, i loro professori che nel 2009 ha vinto il premio della World Association of Newspaper (Wan), l'associazione mondiale degli editori, come miglior progetto mondiale per i giovani nella categoria "Making the news". Unico caso per un editore italiano.
Gli studenti. Da quel momento migliaia di scuole partecipano ogni anno con centinaia di migliaia di contributi alle sfide redazionali e alle iniziative con partner esterni del mondo della cultura e dell'informazione. Sul sito i ragazzi, con il supporto degli insegnanti e la guida della redazione di Repubblica, prendono confidenza con i diversi strumenti del giornalismo. Scrivono brevi reportage, si cimentano con la fotografia, scrivono didascalie e dicono la loro sui temi dell'attualità.
Il nuovo sito. E siamo a questo 2014, a quella che  -  per il momento  -  ci appare una nuova rivoluzione. Il sito di Repubblica@Scuola offrirà alle migliaia di classi e istituti che già si stanno iscrivendo (gratis, come sempre) la possibilità di avere una home page propria nella quale far confluire tutti i contenuti  -  articoli propri, foto, commenti sugli articoli proposti settimanalmente dal giornale.
Quei "giornalini scolastici" che sono nella memoria di tutti noi si trasformano in migliaia di veri mini-siti di informazione nei quali confluiscono i blog personali degli studenti. Strutturati appositamente per interagire con le piattaforme social (Facebook e Twitter) di Repubblica@scuola e per essere visti su tablet e smartphone (che per i ragazzi stanno diventando le principali piattaforme di navigazione).
A loro la redazione centrale offrirà anche  -  dalla home page nazionale  -  le tante sfide redazionali con premi e partner di prestigio (fra i tanti: il Salone del Libro di Torino, il Muse di Trento, Comix, Intercultura, Fabbri Editori, il Festival Immaginario e il Maggio dei Libri).
Docenti e studenti potranno leggere gratuitamente la versione digitale del quotidiano e l'attività redazionale degli studenti verrà riconosciuta e certificata dalla nostra testata e darà ai ragazzi delle scuole superiori l'opportunità di ottenere un attestato per i crediti formativi.
La "classe più grande d'Italia". E raccontiamo per ultima quella che per la redazione di Repubblica.it appare come una nuova sfida: costruire con i ragazzi e i docenti di Repubblica@Scuola la "classe più grande d'Italia". Un esperimento inedito: portare esponenti della cultura, dello spettacolo, dello sport a tenere una lezione in una classe collegata in diretta streaming con Repubblica.it. E dunque con tutte le scuole che vorranno collegarsi. Si parte con Piergiorgio Odifreddi a fine novembre, per poi assistere alle lezioni di Melania Mazzucco e Andrea Camilleri nelle prime settimane di dicembre. E per il nuovo anno l'appuntamento sarà - tra gli altri -  con Dario Fo, Renzo Piano, Roberto Saviano.
 
 

NanoPress, 6.11.2014
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano, di Andrea Camilleri: la recensione
Otto racconti svelano il lato passionale del giovane commissario di Vigata

Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano: con questo titolo Andrea Camilleri torna in libreria per la quinta volta dall’inizio dell’anno. Recensione ottima, come da previsioni, il volume, pubblicato come sempre dalla Sellerio Editore, è una raccolta di racconti, o per meglio dire romanzi brevi, ambientati nell’Italia degli anni Ottanta. Protagonista assoluto, ovviamente, l’arcinoto commissario di Vigata, qui in versione giovane ed audace, alle prese con indagini di ogni tipo. Uscito nelle librerie da poche settimane, il volume è balzato immediatamente in cima alla top ten dei libri più venduti, confermando, dopo lo straordinario successo di vendite de La piramide di fango e Donne, il grande affetto dei lettori italiani nei confronti di Camilleri e del poliziotto più famoso della narrativa degli ultimi anni.
Negli otto movimentati racconti che compongono Morte in mare aperto, dunque, il giovane Montalbano è impegnato a far luce, nell’Italia dell’attentato a Giovanni Paolo II e dell’affare Sindona, sui misteri intorno a speculazioni edilizie, droga, rapimenti e contrasti familiari, spalleggiato dai tanti personaggi che nel corso del tempo gli aficionados di Camilleri hanno imparato a conoscere e ad amare: Catarella, confusionario come sempre, Fazio con cui il rapporto è all’insegna della gerarchia e Augello, la cui brama di conquiste metterà in pericolo, durante un’indagine, la stessa vita del commissario. Senza dimenticare la cameriera Adelina e naturalmente Livia, con la quale il giovane ed impulsivo Salvo trascorre molto più tempo rispetto agli anni successivi, quelli segnati dalla maturità di entrambi.
‘L’impulsività, l’audacia, il tendenziale non rispetto per le regole, è assai più evidente in Montalbano giovane, ha spiegato lo scrittore empedoclino, più veloce del Montalbano adulto che prima di formulare un’accusa deve esserne profondamente convinto; al giovane, invece basta il 70% di convinzione‘ seppur l’essenziale e fondamentale caratteristica per entrambi è avere un ‘cervello speculativo‘.
Scritti negli ultimi due anni, i racconti di Morte in mare aperto descrivono le esperienze grazie alle quali il commissario Montalbano ha formato il suo carattere, diventando, da irruento e pronto a sfoderare la pistola (da ‘grande’ non la porterà più con sé) molto più riflessivo, metodico ed abitudinario: esattamente come lo descrive Livia quando, nel racconto che apre il volume, pensa a come sarà il suo commissario da vecchio.
Sebbene l’ambiente, Vigata, e i personaggi rimangano sostanzialmente immutati rispetto al ciclo dedicato a Montalbano, le storie che qui racconta Camilleri sono, inutile dirlo, originali e perfettamente congegnate. ‘Più che racconti lunghi sono romanzi ristretti quelli che qui si spintonano a vicenda e concorrono al disegno unitario, spiega Silvano Nigro nel risvolto di copertina, ‘uno compie un giro, l’altro ricomincia‘, confermando, qualora ce ne fosse bisogno, l’abilità di Camilleri nel padroneggiare le sue inconfondibili strategie compositive.
Libro assolutamente da leggere, per i fan di Montalbano e non solo, Morte in mare aperto è l’occasione più importante per scoprire il lato fresco e gioviale del giovane Salvo, il commissario più amato della narrativa italiana che, svelando come non mai tutta la sua passionalità, vive al massimo la sua vocazione nella lotta quotidiana contro il crimine.
Caterina Padula
 
 

RagusaNews, 7.11.2014
Le Monde: I tre miracoli del commissario Montalbano
L'articolo apparso su Le Monde, tradotto da Guglielmo Pisana

Parigi - Il commissario Salvo Montalbano odia il brutto tempo. Quel giorno “il cielo era interamente coperto da nuvole minacciose di pioggia”, proprio come è scritto a pagina 12 del “Ladro di merendine” (tascabile, 2004) , quarto romanzo di Andrea Camilleri dedicato al poliziotto più famoso d’Italia. Eravamo venuti qui per raccontare una success story soleggiata, il matrimonio perfetto tra un libro giallo, la sua serie televisiva ed il turismo culturale, ma eccoci catapultati nelle strade di Scicli con un ombrello in mano tra le colline dei Monti Iblei dove Montalbano guida la sua vecchia Fiat Tipo nera – della quale non riesce mai ad avere il pieno di benzina – appannati dai tergicristalli.
Andrea Camilleri, 89 anni compiuti il 6 di settembre, è in età avanzata quando inizia a scrivere le avventure del suo commissario. Regista teatrale (fu il primo a rappresentare Beckett in Italia) e televisivo (in parte gli si deve l’adattamento italiano di “Maigret”), è l’unico figlio di una coppia borghese siciliana ed esita un po’ nel lanciarsi nella scrittura romanzesca. Nonostante questa sua titubanza, ha vinto un premio di poesia con l’incoraggiamento di Leonardo Sciascia, battendo Pier Paolo Pasolini in finale. Nel 1980 “Un filo di fumo”, gli permette di far emergere dal suo immaginario e dai suoi ricordi la città che, in seguito, diverrà l’ambientazione principale di tutti i suoi romanzi, Vigàta, che altro non è che un insieme tra Porto Empedocle, la sua città natale, e Agrigento.
Ci vorranno altri quattordici anni prima che nasca, durante le molte ore passate al capezzale del padre morente, al quale raccontava delle storie, il profilo del suo commissario, così chiamato in onore dello scrittore di gialli spagnolo Manuel Vasquez Montalban. Camilleri ha quasi 70 anni. Uscito nel 1994, “La forma dell’acqua” è il suo primo successo. Da allora, 15 milioni di lettori seguono le avventure del poliziotto più televisivo della Penisola.
“IL SAPORE DELLA LINGUA”
“Montalbano sono. Che fù?”. Questa frase è il suo segno di riconoscimento. Il siciliano è un dialetto incredibilmente letterario dove grazie alla sua tipica inversione del verbo e del soggetto e l’utilizzo del passato remoto – rompicapo per i suoi traduttori – delinea tutto un mondo. Andiamo in ordine: Vigàta quindi, è il luogo dove questo poliziotto brontolone e misantropo a modo suo, ritrova quotidianamente i suoi assistenti: il seduttore Mimì Augello, il metodico Carmine Fazio, il tutto fare disordinato e ossequioso Agatino Catarella; poi c’è il lungomare Marinella dove vede saltuariamente la sua fidanzata Livia; ed infine i ristoranti dove i personaggi divorano triglie grigliate (un kilo non lo vedono proprio), arancini, pasta alla norma con ricotta e melanzane.
A Vigàta il lavoro non scarseggia. In 34 volumi, Salvo Montalbano ha risolto casi di omicidio, rapimento, traffico, corruzione politica, racket e altri crimini. Forse solo una routine per la Sicilia affetta dal crimine organizzato? Si, ma con la differenza che a Camilleri sono sufficienti 250 pagine scritte in neanche un mese, per chiudere un caso, contrariamente alla lentezza della giustizia italiana. “È una visione ideale e molto folkloristica della Sicilia, ammette Attilio Bolzoni, specialista dell’isola e delle sue abitudini criminali sul quotidiano La Repubblica. Ma questo poliziotto è così simpatico e accanito che non si può non amarlo”. Il traduttore francese della maggior parte dei volumi, Serge Quadruppani, aggiunge in ogni sua prefazione un altro grande ingrediente a questo successo: “Nel momento stesso in cui la televisione minacciava di realizzare quello che la scuola non aveva potuto ottenere, che tutti gli italiani parlassero la stessa lingua, Camilleri restituisce il sapore della lingua dei loro padri, l’italo-siciliano dei dintorni di Agrigento (…): la generosità terrosa e raffinata di un popolo molto antico”.
Ma tutto ciò non spiega come ci siamo trovati, una domenica d’ottobre, nelle strade deserte di Scicli, che vanta essere “la quarta città più soleggiata d’Italia” con un ombrello in mano. Ci vuole un po’ di pazienza… Uno scrittore prolifico, delle trame trascritte da storie reali, ambientazioni prese dal vivo, dialoghi ben scritti che fanno proseguire la storia da sola, proprio come un treno elettrico: la televisione italiana non ci ha messo molto a capire il profitto che poteva avere da tale fonte di successo. Però ci voleva un produttore che gli desse fiducia: “Alla fine degli anni 1990, si ricorda Carlo Degli Esposti, direttore della società Palomar, produttore della serie, sono andato a far visita ad una amica editrice in Sicilia. È stata lei a farmi leggere i romanzi di Camilleri, immediatamente ho chiamato la Rai per comunicarle l’enorme potenziale di questi libri. Passano mesi, nessuna risposta, così mi recai direttamente alla porta di un dirigente per convincerlo; un quarto d’ora dopo firmavamo il contratto.”
È il secondo miracolo del commissario Montalbano. Avendo fatto la fortuna del suo autore, farà dalla proiezione del primo telefilm nel 1999, anche quella della emittente. A ogni primavera, attori, macchinisti, realizzatori ritrovano le loro abitudini sul lato sud-est della Sicilia per registrare quattro nuovi episodi delle serie. Sempre gli stessi: il realizzatore Alberto Sironi vecchio assistente di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano e Luca Zingaretti, che veste il ruolo del commissario. Si dice che è l’attore più pagato d’Italia (400.000 euro a episodio), egli è anche uno degli attori più discreti e sembra aver fatto suo lo stile di vita del suo personaggio: modestia ed efficienza. Egli ha, come il suo personaggio fittizio, un aspetto taciturno e lo sguardo dolce. C’è un'unica differenza: Zingaretti è calvo come un uovo a differenza della lontana e schiva Livia che non disdegna mai di passare la mano sulla testa liscia del commissario. Neanche i suoi compagni Mimì, Carmine e Agatino sono diversi dai personaggi fittizi. I telespettatori vedono invecchiare questo piccolo mondo di anno in anno. Una ruga in più da questa parte, una vena d’amarezza dall’altra, tutto questo crea dei legami.
Ad ogni nuova stagione, (ce ne sono state nove, la decima è in corso di preparazione è sarà trasmessa nel 2015) raggruppa più di 10 milioni di telespettatori. In estate, le repliche dei vecchi episodi battono senza nessun problema le altre emissioni; ma più delle repliche o dello svolgimento di un inchiesta, sono i paesaggi che attirano lo sguardo del telespettatore. Secondo un’ indagine dettagliata degli ascolti, sembra che gli spettatori siano più numerosi e attenti alle scene girate esternamente e secondo Zingaretti, “la Sicilia è l’altra protagonista”, spiega Alberto Sironi. La Sicilia di Camilleri? Non proprio. “Nel corso delle prime indagini, prosegue Sironi, ci siamo recati nell’agrigentino e a Porto Empedocle, pensando di ritrovare i paesaggi che avevano ispirato l’autore, ma il tutto era alterato dalle recenti costruzioni. Sfortunatamente la Sicilia di Camilleri non esiste più, ed è per questo che abbiamo deciso di girare le scene nei paesaggi più immutati come quelli nei dintorni di Scicli, Modica e Ragusa Ibla”.
PELLEGRINAGGIO
In larga parte rasa al suolo dal terribile terremoto del 1693 e ricostruita secondo i canoni architettonici del XVIII secolo spagnolo, la provincia di Ragusa è in sé un decoro cinematografico. Chiese barocche e stradine custodite da palazzi con balconi ornati da ringhiere in ferro forgiato sono diventati i protagonisti di questa serie tv made in Sicily. “Abbiamo scelto appositamente di girare le scene in luoghi quasi completamente vuoti affinché si possano valorizzare le bellezze del territorio”. La “Vigàta” televisiva ha preso contatto con la realtà ricreando un luogo immaginario e prendendo elementi un po’ qua e un po’ là. Questo muro di pietra a secco vicino al quale si scopre un cadavere, la chiesa di San Giorgio di Ragusa Ibla che si erge davanti a una stradina e il castello neogotico di Donnafugata dove il commissario a volte incontra un mafioso per discutere su delle strane trattative, sono in realtà luoghi distanti parecchi chilometri. Tecniche del montaggio e luce uniforme hanno reso possibile questo puzzle. Ed è proprio qui che c’è il terzo miracolo di Montalbano: adesso si capisce meglio cosa facciamo a Scicli sotto un ombrello. Il successo dei libri di Camilleri favorisce anche quello della serie televisiva e con essa il commissario Montalbano risulta essere “Il salvatore della Sicilia”. Mentre i flussi turistici diminuiscono in tutta l’isola, aumentano nella provincia di Ragusa. Dieci anni fa si contavano solo un centinaio di hotel di charme e di camere per gli ospiti, oggi, ne sono presenti circa tremila. Oramai sugli schermi di una sessantina di paesi, tra cui la Francia, la serie attira centinaia di migliaia di turisti in pellegrinaggio. Ryan Air, in seguito ai nuovi flussi turistici ha aperto una decina di linee da Londra o da Berlino su Comiso.
“Ogni settimana ricevo circa 80 richieste” spiega Francesca Giannone, proprietaria di GFG Travel. E non è la sola: tutte le agenzie di viaggio propongono un tour dei luoghi di Montalbano. “Anche se la città è inscritta al Patrimonio Mondiale dell’Unesco, il 75% dei turisti viene prima di tutto per visitare i luoghi di Montalbano”: queste le parole di Giampaolo Schillaci, assessore allo sport e al turismo del Comune di Scicli. Questa estate però l’idillio tra Montalbano e la provincia di Ragusa è durato molto poco. La società Palomar, infatti, ha minacciato di abbandonare la Sicilia per la Puglia. Il motivo? La regione non ha mantenuto la promessa di concedere qualche privilegio fiscale alla produzione. Se avessero spostato la Fontana di Trevi a Napoli, forse la polemica non avrebbe fatto lo stesso scalpore, ma fortunatamente tutto è stato risolto.
“Montalbano appartiene a questo angolo di Sicilia e noi ne siamo tutti prigionieri”, dice sorridendo Alberto Sironi. La Sicilia a mo’ di puzzle ricostruita e autentica allo stesso tempo.
Davanti alla casa del Commissario Montalbano a Punta Secca, i turisti si divertono a scattare delle selfie.
E Montalbano? Vorrebbe forse fare una nuotatina per scacciare le sue preoccupazioni? Possibile nella fiction, impossibile nella realtà.
Se la cinepresa riprendesse un po’ più indietro e ampliasse l’inquadratura, i telespettatori si accorgerebbero del cartello “divieto di balneazione”. E poi, a ogni modo, sta piovendo…
Articolo a firma di Philippe Ridet
Foto Gianni Cipriano - Le Monde
Traduzione di Guglielmo Pisana
Nathalie Tolino

 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 7.11.2014
S. Croce. La troupe della Palomar gira in uno dei più imponenti edifici storici del centro
Montalbano, ciak a palazzo Ciarcià


Michele Riondino durante le riprese

S. Croce. Metti un edificio storico. Una giornata che non apre al sole e la pioggia battente che detta il ritmo delle ore. Calmo e lento, un giovedì a due passi da piazza Vittorio Emanuele, è trascorso così, con gli uomini ai tavoli del bar che giocano a carte e contano i giri delle lancette e i bambini che corrono sul lastricato grigio. E le telecamere. C'è il tempo di una piazza di Sicilia ancora a cornice della serie tivù Il giovane Montalbano, di sosta ieri a Santa Croce Camerina per un altro momento dedicato alla riprese, stavolta nel palazzo Vitale Ciarcià, uno degli abitati antichi più maestoso ed imponente di viale della Repubblica. Tutto transennato e apparentemente tranquillo. Lo stop della troupe nella città del Sole ha solo deviato il traffico di qualche strada. Tutto dentro, il ciak lo ha visto chi ci ha lavorato e chi ha trascorso la giornata di ieri tra le mura blindatissime di una delle abitazione simbolo della cittadina. Per chi ha indugiato sotto l'ombrello, la vera sorpresa è stata il passaggio del giovane attore Michele Riondino, di spola tra l'auto e l'ingresso. Lo spettacolo che ti aspetti da queste parti, e da ormai un decennio, che la troupe della Palomar passa e ripassa ad ogni bella stagione, ma che vuoi sempre vedere, perché è bello esserci.
Spettacolo diverso da quello ammirato pochi giorni prima, questa volta nella vicina frazione di Punta Secca e alla luce del sole, dove c'era il cadavere riverso sulla spiaggia, coperto da un lenzuolo bianco, della vittima di turno, e la scientifica che ha circoscritto il perimetro della scena del delitto. Un delitto imperfetto, e il giovane commissario Montalbano, Michele Riondino in abito scuro, camicia bianca, intento ad osservare il cadavere, parlando con Fazio, mentre i colleghi della polizia scientifica eseguivano i rilievi. Coincidenza più felice per i cineturisti che volendo vedere dal vivo la casa sul mare di Punta Secca, entrata nell'immaginario collettivo per essere la dimora del commissario, hanno trovato la troupe della Palomar intenta a girare, live, una puntata del prequel. Tra una foto rubata e una sbirciatina i fan attendono la messa in onda delle puntate tratte dai romanzi di Camilleri dedicati al giovane Montalbano, la cui messa in onda è prevista per l'autunno del 2015, fra un anno esatto.
Alessia Cataudella
 
 

TG2, 8.11.2014
Andrea Camilleri si racconta al TG2
Intervista di Loretta Cavaricci


 
 

ttL - La Stampa, 8.11.2014
Il bestseller
Andrea Camilleri
Il giovane Montalbano impara a indagare
Maurizio Assalto
Cliccare qui per leggere l'articolo in pdf
 
 

Quotidiano.net, 8.11.2014
Domani referendum Catalogna, anche Fo e Camilleri schierati contro il no di Madrid
Il governo spagnolo ha già dichiarato l'incostituzionalità del voto consultivo organizzato dagli indipendentisti. Ma sul fronte mediatico la battaglia resta aperta

Roma - Quindici nuove personalità internazionali si sono unite all'appello "Let Catalans vote" per chiedere che i catalani possano votare in una consultazione sull'indipendenza dalla Spagna per decidere il loro futuro politico. Tra i nuovi firmatari ci sono anche due fra i massimi intellettuali italiani: il Premio Nobel Dario Fo ed lo scrittore Andrea Camilleri.
'SCELTA DEMOCRATICA' - Il manifesto, presentato lo scorso sabato, insiste sul fatto che "il modo migliore di risolvere i legittimi contrasti interni è il ricorso agli strumenti della democrazia". Così, i venticinque firmatari fanno notare che "impedire ai catalani di votare appare in contrasto con i principi ispiratori delle società democratiche".
'MOBILITAZIONE POPOLARE' - Il governo di Madrid ha fatto dichiarare incostituzionale il voto sull'indipendenza di carattere consultivo previsto per domani. Ma la mobilitazione popolare, sostenuta dal governo regionale, non si è fermata e domani dovrebbe tenersi comunque un "processo partecipativo" di massa, in pratica una consultazione referendaria informale di valore politico.
DA CRUYFF A CHOMSKY - Oltre a Fo e Camilleri, nella lista spiccano il linguista e filosofo americano Noam Chomsky; il grande calciatore olandese Johan Cruyff; il dissidente cinese Wuer Kaixin, leader delle proteste di Tian'anmen; lo scrittore sudafricano Ronald Kasrils, attivista anti-apartheid ed ex Ministro; lo scrittore pakistano Tariq Alì, attivista per i diritti umani; il blogger e dissidente cinese Hu Jia, premio Sakharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo e il giornalista Ignacio Ramonet, ex-direttore de Le Monde Diplomatique.
LUNGA LISTA - I nuovi firmatari si vanno così ad aggiungere agli altri dieci che già avevano dato il loro sostegno lo scorso sabato: i premi Nobel per la pace Desmond Tutu e Adolfo Pérez Esquivel, il regista Ken Loach; la sociologa Saskia Sassen; il pensatore Richard Sennett; lo scrittore António Lobo Antunes; il critico letterario Harold Bloom; Bill Shipsey, fondatore di Art for Amnesty International; l'ispanista Paul Preston; e il diplomatico americano Ambler Moss.
 
 

La Repubblica, 9.11.2014
L’inedito. Non è un dramma
Cechov
Risate a denti stretti

"UMORESCHE" DI CECHOV CON L'INTRODUZIONE DI ANDREA CAMILLERI (228 PAGINE, 12 EURO, A CURA DI CARLA MUSCHIO) SARÀ IN LIBRERIA DA METÀ NOVEMBRE PER LA CASA EDITRICE BARTA CHE HA INIZIATO DA POCO LE PUBBLICAZIONI ("FINISTÈRE" DI ANDREA DEI CASTALDI E "IL BUIO NELL'ACQUA" DI PATRICIA MACDONALD).
PER CONTATTI: WWW.BARTA.IT

Piotr Sharoff, grande regista russo che, giovanissimo, era stato prima allievo e poi assistente di Stanislavskij e di Nemirovic-Dancenko al Teatro d'Arte, più volte ebbe modo di raccontarmi come Cechiv, al termine delle prove generali dei suoi spettacoli, spesso non si mostrasse pienamente soddisfatto delle regie di Stanislavskij. A dirla così, sembra addirittura una bestemmia. Ma come?! La consacrata e celebrata coppia autore-regista, tramandata come esempio più unico che raro di collaborazione assoluta tra creatore e interprete, aveva delle crepe segrete? Mi diceva Sharoff che a queste prove Cechov assisteva standosene seduto da solo in platea, mentre gli altri componenti della compagnia, che non partecipavano allo spettacolo, venivano relegati nel loggione. E da lì gli occhi di tutti puntavano non sul palcoscenico, ma sul solitario spettatore in platea che spesso si agitava sulla poltrona, sbuffava infastidito o faceva ripetuti cenni d'assenso con la testa o muoveva le mani in un silenzioso applauso.
E quando Stanislavskij, senza nemmeno levarsi l'abito di scena, si precipitava in sala per sentire il parere di Cechov, questi prima gli diceva i motivi di soddisfazione, che erano tanti, e poi i motivi di insoddisfazione, che erano sempre due e sempre gli stessi.
Il primo era per l'eccesso di realismo nella messinscena, per esempio quando seppe che le foglie che cadevano dagli alberi del Giardino dei ciliegi erano vere, andò letteralmente in bestia.
Una spia del suo ideale scenico può intravvedersi nell'entusiasmo che invece dimostrò per la soluzione trovata per rendere una didascalia fondamentale che si trova sempre nel Giardino. La didascalia dice suppergiù: "si sente il rumore della corda del pozzo che si spezza". Ho detto che si tratta di una didascalia fondamentale perché da quel momento in poi la commedia svolta decisamente verso la sua conclusione. Ma attenzione: la scena rappresenta il salone della villa, oltre la vetrata del quale si vede il giardino col pozzo. Quindi quel rumore, realisticamente, non può essere udito dall'interno della villa. Di fronte a questo problema, dopo una serie di vani tentativi, Stanislavskij si arrese.
Fu Nemirovic-Dancenko a trovare la soluzione che tanto piacque a Cechov e che non aveva niente a che fare col realismo. Nemirovic-Dancenko fece ben tirare da un muro all'altro del retropalco otto corde di pianoforte, su quattro delle quali attaccò dei campanellini cinesi. Poi, al momento dovuto, le quattro corde coi campanellini furono fatte vibrare con uno strappo secco e deciso di mano mentre le altre quattro venivano contemporaneamente suonate con un arco da contrabbasso. Ne venne fuori un suono basso, cupo, percorso da un tintinnio, un suono profondo e misterioso.
Il secondo, e certo più grave, motivo di dissenso, riguardava l'interpretazione registica del testo che si può semplificare così: Cechov considerava come "commedie" le sue opere teatrali, mentre Stanislavskij le metteva in scena come fossero "drammi". Cechov rimproverava al regista di costringere lo spettatore all'impossibilità di ridere o di sorridere in qualche momento della rappresentazione.
Confesso che, quando sentivo Sharoff ripetere che Cechov pensava che nelle sue maggiori opere teatrali ci fosse un qualcosa di divertente, rimanevo assai perplesso. Assistendo alle belle messinscene cechoviane di Visconti, Costa e Strehler non avevo mai sorriso, anzi. E, da regista, anche volendolo cercare col lumicino, non avrei saputo individuare uno spunto che muovesse al sorriso.
Che Cechov fosse capace di straordinari, irresistibili exploits comici era pacifico, sugli otto atti unici che scrisse prima delle grandi opere, la maggioranza rappresenta altissimi esempi di comicità pura e di tragicomicità.
Ma non mi pareva che l'autore avesse, come dire, travasato nelle opere maggiori l'ironia, se non la comicità, che anima i suoi lavori in un atto.
Così un giorno chiesi a Sharoff da che parte stesse lui: erano commedie o drammi? Non ebbe un attimo d'esitazione: "Sono commedie". E lo dimostrò splendidamente quando, ultraottantenne, mise in scena al romano Teatro della Cometa Zio Vanja. I maggiori critici di allora, Radice, Prosperi, De Feo, scrissero di essersi trovati di fronte a un "nuovo" Cechov. In realtà non c'era niente di nuovo se non il fatto che la lettura registica era in chiave di commedia.
Momenti di alta tensione emotiva a causa di un dettaglio come un'intonazione, un gesto, una pausa, si scioglievano in una risata liberatoria.
Ma, badate bene che tutto era già nel testo, non si trattava di aggiunte esterne, registiche. Un fiume carsico che bastava poco per farlo tornare a scorrere all'aperto.
Da allora mi sono sempre domandato dove fosse situata la fonte originaria di quel fiume.
Non certo nella sua stessa narrativa conosciuta, costituita da racconti di altissimo, eccezionale livello stilistico e di straordinaria modernità che però nella quasi totalità dei casi sono improntati a un più o meno cupo pessimismo.
La risposta a quella mia vecchia e irrisolta domanda credo d'averla finalmente ricevuta.
Si trova tra le pagine di questa raccolta di scritti cechoviani, finora inedita in Italia, e che si intitola Umoresche.
Che cosa siano queste umoresche lo spiega molto bene la traduttrice, la quale racconta anche le fatiche sostenute dagli studiosi russi per portare a termine la raccolta, trattandosi di composizioni brevi o brevissime (addirittura alcune sono didascalie a disegni del fratello o di altri) apparse su giornali umoristici e firmati dal giovane studente in medicina con diversi pseudonimi.
Lo trovo un libro di divertentissima lettura e nello stesso tempo un fondamentale contributo per una migliore comprensione della complessità creativa di Cechov.
Ci sono qua dentro soluzioni narrative di fulminea sinteticità che cortocircuitano la risata, come per esempio, Agenzia di annunci di Antosa C., o scritti decisamente comici come In stile americano, ma quello che più mi ha colpito, proprio per la domanda che mi portavo appresso, è la rivelazione della tecnica che l'autore mette in atto per ottenere un effetto umoristico.
Si tratta di inserire, all'interno di una certa situazione, un dettaglio minimo, uno scarto, uno sfaglio che mandi all'aria la situazione stessa virandola al ridicolo.
Porto un esempio, grossolano ma efficace, per chiarire quanto ho scritto. Nel componimento intitolato Del più e del meno una coppietta è seduta su una panchina del parco. Il giovane sta dichiarando il suo amore alla ragazza che arrossisce ma non gli risponde. Il che porta il giovane a espressioni sopra le righe come "o una vita con voi o il non essere assoluto" oppure "rispondete, altrimenti muoio!".
E quando la ragazza finalmente si decide a dirgli che anche lei l'ama e apre la rosea boccuccia, le scappa un improvviso e inatteso "ah!" di disgusto. Che ha visto? Lascio la parola a Cechov: "Sui nivei colletti del ragazzo, inseguendosi, corrono due enormi cimici"…
Questa è la chiave dell'umorismo cechoviano.
E allora si capisce che il sorriso che Cechov voleva venisse fuori nelle sue opere maggiori non poteva essere provocato né da una battuta spiritosa né da una situazione comica che del resto sarebbero state introvabili, ma appunto da un dettaglio, un particolare non consonante con l'insieme e con la situazione. E Sharoff, col suo indimenticabile Zio Vanja, quelle note dissonanti le trovò e le mise in luce, dimostrando praticamente che tra Stanislavskij e Cechov aveva ragione l'autore.
Andrea Camilleri
 
 

TG1 - Billy, 9.11.2014
Serena Dandini intervista Andrea Camilleri
Un brano della presentazione di "Donne" del 29 settembre 2014 alla Casa delle Letterature di Roma


 
 

Speciale TG1, 9.11.2014
Luca Zingaretti

Per la prima volta in tv, Luca Zingaretti racconta la sua storia artistica: da ragazzo voleva fare il calciatore poi si è trovato a fare l'attore. A Vincenzo Mollica, per Speciale Tg1, Zingaretti parla dei suoi film, di Montalbano, dei suoi miti del cinema, Gian Maria Volontè e Robert De Niro, di Andrea Camilleri che è stato suo professore, e della sua passione per i cantautori. E gli interventi di Paolo Conte, Francesco De Gregori e Andrea Camilleri
Vincenzo Mollica
Cliccare qui per vedere la trasmissione
 
 

Teatro Massimo Palermo, 10.11.2014
Comunicato stampa
Stagione sinfonica 2015 del Teatro Massimo: inaugurazione con un nuovo progetto di Andò e Betta ispirato a Guttuso. Un ciclo dedicato ai concerti per pianoforte di Beethoven

“Con la presentazione della Stagione sinfonica 2015 – afferma il sovrintendente Francesco Giambrone – si completa la programmazione istituzionale del Teatro Massimo per il prossimo anno. Pagine meno frequenti e assai note, prime assolute e la presenza di solisti di rilevo accanto all'Orchestra (con le prime parti in ruoli solistici) e al Coro del Massimo caratterizzano il programma con non pochi spunti di riflessione e curiosità. La nuova Stagione si snoda quindi lungo tutto l'anno con momenti di più intensa attività nel mese di marzo, costituendo nuove occasioni per il pubblico di frequentare il più importante teatro della città grazie anche a una rinnovata politica dei prezzi di biglietti e abbonamenti, finalizzata ad ampliare la partecipazione e che sarà ancora più evidente nel 2016. Ulteriore esempio di questo cammino verso una maggiore accessibilità agli spettacoli è la nuova card Under30 dedicata ai più giovani e che permetterà una presenza significativa di nuovo pubblico alle iniziative del Teatro”.
“La Stagione sinfon ica 2015 – precisa il direttore artistico Oscar Pizzo – segue una formula innovativa. Per la composizione di programmi e interpreti, gli 11 concerti si sviluppano infatti seguendo tre linee fondamentali: l'interazione di linguaggi diversi, un ciclo inedito dedicato a Beethoven e i grandi capolavori. La scelta degli interpreti, soprattutto per il ciclo Beethoven, si è rivolta verso nuove generazioni di interpreti che stanno emergendo nel panorama internazionale, in particolare i direttori d'orchestra che affiancheranno i pianisti, a loro volta apprezzati ospiti delle più importanti stagioni europee. Al nostro direttore musicale Gabriele Ferro sono stati riservati due tra gli appuntamenti più prestigiosi: la Terza Sinfonia di Mahler e il progetto Perdersi... Ritrovarsi”.
La serata inaugurale della Stagione (sabato 7 febbraio, ore 20:30) è costituita da una prima assoluta, commissionata dal Teatro Massimo: Il quadro nero ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano, opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta una rilettura sonora del celebre quadro di Renato Guttuso su testi Andrea Camilleri, in cui musica e parole convivono con le immagini di un film interpretato da Francesco Scianna e Giulia Andò; sul podio dell'Orchestra del Massimo Tonino Battista e anche il Coro diretto da Piero Monti.
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La Sicilia, 10.11.2014
«Umorismo e ironia gli stili con i quali affronto la realtà»
La grande ambizione «Diventare una maschera, che si dica: "Quello è uno stile alla Frassica", come con Totò»

«L'editore mi ha chiesto l'autobiografia fra nostalgia, ricordi, aneddoti; appena mi sono messo a scrivere sono venuti fuori dei racconti. Delle narrazioni dal taglio ironico-giocoso. A quel punto ho deciso per un libro ironico ed auto-ironico. Più che la mia autobiografia, è un'altra vita immaginata». Nino Frassica inizia così a raccontare a "La Sicilia", con il suo consueto stile ironico, il senso del suo nuovo libro edito da Mondadori Electa, "La mia autobiografia. 70% vera 80% falsa".
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L'ironia è uno stile utilizzato da grandi scrittori per raccontare la realtà. A quali si ispira?
«Dall'umorismo pirandelliano all'ironia di Brancati, allo stile di Camilleri, la letteratura siculo-italiana ha dato grandi esempi di come l'ironia sia una chiave di lettura della realtà. Questi maestri sono dei grandi punti di riferimento, rappresentano un pezzo importante della nostra storia culturale, italiana ed europea. Mi diverto a scrivere, a cogliere il lato surreale delle vicende della vita reale, a raccontarle deformandole in maniera satirica. In questo senso credo che la grande tradizione del teatro, della narrativa satirica, influisca sul mio stile. Aggiungo che scrivendo mi diverto e scherzo come nella vita quotidiana».
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Quanto è importante la Sicilia per Nino Frassica?
«La Sicilia è l'origine di tutto. E' la mia base esistenziale, culturale, artistica. Nella mia ironia, nel mio stile, nel mio linguaggio vi è tanta«La Sicilia è la mia Sicilia. Per me è un motivo di soddisfazione umana il fatto che nei personaggi che interpreto porto la mia Sicilia. Dal maresciallo Cecchini in "Don Matteo" al film camilleriano "La scomparsa di Patò" del regista Rocco Mortelliti, vi è parte di me».
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Qual è la sua più grande ambizione?
«È un'ambizione culturale. Diventare una maschera, che si dica: "Quello è uno stile alla Frassica" come si dice dei grandi alla Totò. Ho rifiutato ruoli importanti in film di successo perché mi chiedevano di parlare in lingua inglese: il mio stile sarebbe stato snaturato, non avrei potuto interpretare il ruolo con la mia spontaneità. Sia chiaro: non temo le sfide, è possibile che in futuro accetterò di recitare in inglese, ma intanto voglio perseguire un mio progetto culturale. Prossimamente avrò un ruolo in un nuovo film impegnato del regista Rocco Mortelliti che trasporrà cinematograficamente il romanzo di Camilleri "Il casellante"».
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Salvo Fallica
 
 

La Sicilia (ed. di Palermo), 11.11.2014
Teatro Massimo. Presentata la stagione sinfonica che prevede 11 concerti a partire dal 7 febbraio
Monumento aperto alla città e all’Europa

Aperto alla città e all'Europa. Ecco come si rinnova il Teatro Massimo del sovrintendente Francesco Giambrone in sinergia col direttore artistico Oscar Pizzo e col direttore musicale Gabriele Ferro. L'ente lirico confeziona in casa spettacoli e concerti e mira a spiccare il volo tra i grandi del settore. Il clima è rinnovato e sono stati trovati accordi sindacali, il feeling giusto per lavorare con serenità. Ieri presentata la stagione sinfonica 2015 con undici concerti.
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La stagione 2015 è molto fitta di nomi di assoluto prestigio. Si apre sabato 7 febbraio (ore 20.30) con la prima assoluta "Il quadro nero ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano", opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta. E' una rilettura sonora del dipinto di Renato Guttuso su testi di Andrea Camilleri. Sul podio Tonino Battista, da sempre interessato allo sviluppo del pensiero musicale contemporaneo.
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Vincenzo Prestigiacomo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 11.11.2014
Il nuovo ciclo sinfonico con prezzi ridotti e sconti per i giovani
Inaugurazione a febbraio con un affresco sonoro sulla Vucciria di Guttuso e con testi di Camilleri

Una nuova opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, ispirata alla "Vucciria" di Guttuso, [...]
La nuova stagione (11 appuntamenti) inizierà il 7 febbraio con "Il quadro nero ovvero la Vucciria", il grande silenzio palermitano": «Una rilettura sonora del quadro di Guttuso - dice il compositore Marco Betta - su testo di Andrea Camilleri, un progetto di parole e musica mentre le immagini mostreranno Francesco Scianna e Giulia Andò come voci recitanti e interpreti di due dei personaggi che si muovono nel dipinto».
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Laura Nobile
 
 

9 colonne, 11.11.2014
Expo e letteratura, i segreti della tavola di Montalbano

Budapest - Chi dice Salvo Montalbano dice un commissario di polizia che è entrato ormai a far parte dell’immaginario collettivo del nostro Paese. Un personaggio - letterario prima, televisivo poi - nato dalla penna di Andrea Camilleri, amato dal pubblico di Rai1 (la serie tv ha puntualmente vinto la gara degli ascolti nel prime time) come dagli appassionati lettori dei romanzi polizieschi dello scrittore siciliano. Chi dice Montalbano dice un uomo introverso, “d’intuito”, “sperto” (come lo definisce lo stesso Camilleri) con un’innata abilità nel risolvere intrighi complicati. Ma non solo. Chi dice Montalbano dice infatti, anche Sicilia (lavora nell’immaginaria cittadina di Vigata, sulla costa siciliana) e buon cibo. Sì, perché il personaggio di Montalbano non è certo lontano da umane debolezze, come la sua propensione per la buona cucina, soprattutto quella a base di pesce. Dell’amore per la tavola del personaggio di Camilleri si parlerà martedì 18 novembre (alle 18) presso la sala Federico Fellini dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest. E’, infatti, in occasione del ciclo di incontri “Il romanzo è servito, cibo e letteratura italiana” che verrà presentato “I segreti della tavola di Montalbano”, un libro di Stefania Campo. All’appuntamento - che arriva in vista di Expo 2015, che ha per tema proprio il cibo e l’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile - oltre all’autrice, interverrà Antonella Gigante: esperta di tematiche legate a editoria e alimentazione. Il pubblico avrà anche la possibilità di partecipare a una degustazione di prodotti tipici.
 
 

Ragusah24.it, 12.11.2014
Il giovane Montalbano oggi è comisano
Piazza Fonte Diana e tutto il centro storico si trasformano per un giorno nel set della fiction

Un set grande quanto tutto il centro storico di Comiso. Questa mattina le indagini del giovane Salvo Montalbano, al secolo Michele Riondino, lo porteranno in piazza Fonte Diana: tra le suggestive location degli iblei, una di quelle meno frequentemente utilizzate come location per il cinema. Dalle prime ore di questa mattina tutto il centro storico è letteralmente cinturato per consentire lo svolgimento delle riprese della fiction.
Mentre in tv vanno in onda, con audience da capogiro, gli altri episodi della serie ispirata ai romanzi di Camilleri, in queste settimane non è raro intercettare il set in giro per la provincia (che, per fortuna, almeno per il momento, non si è lasciata scappare questa opportunità).
Le riprese per i nuovi episodi prodotti dalla Palomar sono iniziate il 15 settembre e andranno avanti fino al prossimo 15 marzo.
Concetta Bonini
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 14.11.2014
Bif&st nel segno di Fritz Lang a marzo torna la festa del cinema
Dal 21 al 28 appuntamento con anteprime, lezioni e grandi ospiti

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Il presente è una realtà avviata anche per il 2015, con la conferma delle otto Lezioni di cinema da affidare (tranne una) a prestigiosi registi internazionali, le consuete anteprime al Petruzzelli ("di grande impatto spettacolare e di recentissima produzione") e l'interessante Panorama internazionale (tutti inediti, in Italia), cui si aggiunge un focus sul rapporto tra cinema e fiction con molti protagonisti a interrogarsi (l'invito potrebbe essere esteso anche a Camilleri) sulla grande rivoluzione portata dalle serie americane (con Fabiano Fabiani, presidente dell'Associazione produttori televisivi).
[...]
Anna Puricella
 
 

Che fuori tempo che fa, 15.11.2014
Ospiti: Vieri Razzini, Claudio Bisio, Federico Baccomo Duchesne, e in collegamento Andrea Camilleri, Marco Varvello, Antonio Di Bella, Riccardo Sinigallia



Cliccare qui per il video

Andrea Camilleri presenta "Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano", giunto alla 5 riedizione, dove torna fra i lettori il giovane e coraggioso poliziotto già conosciuto e amato nell’opera La prima indagine di Montalbano. Otto racconti che si svolgono negli anni ‘80, periodo storico in cui hanno iniziato a crearsi alcuni nodi che caratterizzano la storia dell’Italia odierna, dai problemi relativi al rapporto Stato-mafia ai misteri che aleggiano ancora attorno all’attentato a Giovanni Paolo II.
Vigàta è solo un piccolo particolare nell’affresco di un Paese che si sta piano piano complicando, e Montalbano è il protagonista di indagini di ogni tipo, che lo vedono in prima linea assieme agli uomini simbolo del commissariato della cittadina siciliana.
"Che il banchieri Sindona fusse stato ammazzato 'n carzaro con un cafè avvilinato, come anni prima era successo a Gaspare Pisciotta, vrazzo destro de sò capo, il bandito Giuliano, era la notizia del jorno. Con 'sto sistema, al bancheri italo americano, che stava attaccato a filo doppio tanto con la mafia quanto con mezza politica talìana, viniva cusuta la vucca per sempri. Se avissi parlato, arrivilanno tutte le collusioni tra banche, mafia e politica, sarebbi stato pejo di un tirrimoto di massima potenza." (da pag. 126)
Camilleri presenta anche "Donne" un personalissimo catalogo di donne, dove annovera protagoniste femminili della mitologia classica, protagoniste di romanzi e racconti, eroine del passato, ma anche personaggi reali che hanno fatto parte della vita dell’autore, fin dalla sua infanzia. Così, dal racconto delle gesta di eroine epiche, come Elena di Troia e Giovanna d’Arco, si passa al ricordo delle avventure siciliane del giovane scrittore, prima che diventasse tale.
Sono tutte elegie: da Angelica a Zina, rigorosamente disposte in ordine alfabetico, ben 39 donne. Alternando saggezza e curiosità, l’autore rende omaggio all’universo femminile rivelandone gli aspetti più preziosi e segreti.
«Questo libro – spiega l’autore in una nota – è un parziale catalogo delle donne, realmente esistite nella Storia o create dalla letteratura, e di altre che ho conosciute e di altre ancora di cui m’hanno raccontato, le quali, per un verso o per l’altro, sono rimaste nella mia memoria. […] Ho semplicemente voluto trasferire dalla memoria alla pagina un fatto, un incontro, una storia, l’impressione di una lettura....Comunque non potrei giurare che siano realmente accaduti, può darsi che me li sia inventati o sognati e poi, col trascorrere del tempo, li abbia creduti veri.» (da P. 211 "Donne")
 
 

La Sicilia (ed. di Enna), 15.11.2014
L’inedito episodio è stato raccontato dallo scrittore siciliano al sindaco Paolo Garofalo
Enna e il maestro Camilleri con ricordi di salsicce a teatro

Enna ed Andrea Camilleri, una storia di reciproco rispetto ed onore nata negli anni della gioventù del noto scrittore e proseguita fino ai giorni nostri con tanto di cittadinanza ennese. E quel rapporto ben radicato continua a dare emozioni anche oggi visto che il Maestro ha dedicato ad Enna un libro che andrà ad occupare gli scaffali della Biblioteca comunale ed affidato un messaggio per la città al sindaco Paolo Garofalo che l'ha incontrato di persona ed ha registrato la felicità di Camilleri per l'incontro ed il pensiero di un'intera città.
Nel libro "La prima indagine di Montalbano" Camilleri ha affidato un pensiero breve, semplice ma intriso di orgoglio avendo scritto "Ai concittadini di Enna e alla sua biblioteca", un messaggio che Garofalo ha voluto custodire gelosamente.
"Il maestro Camilleri durante la mia visita ha riparlato della sua vita ad Enna e sono veramente contento d'aver scoperto pezzi di vita ennese che non conoscevo e che mi rendono orgoglioso della nostra città" ammette Garofalo che racconta un episodio svelatogli da Camilleri: «Mi ha raccontato che durante un veglione al teatro Garibaldi ad un certo punto è iniziata a circolare tra i palchi una lunghissima salsiccia che veniva tagliata a pezzi e mangiata dai presenti man mano che passava da un palchetto ad un altro, un gesto all'apparenza senza significato ma che dimostra l'unione e la condivisione degli ennesi».
Lo scrittore ha poi parlato di alcuni suoi progetti letterari futuri e chiesto qualche novità su Enna anche se era già ben informato soprattutto sul teatro tanto che ha inviato una mail al direttore artistico Mario Incudine per complimentarsi: «Si è detto contento dell'inizio della stagione teatrale e che su questo palco andrà in scena la prima nazionale di sua nipote Alessandra Mortelliti». E chissà che in quella occasione ci sia anche un video messaggio dello scrittore, una ipotesi che alletta molto Mario Incudine.
W. S.
 
 

Siracusa News, 15.11.2014
Siracusa, il libro della settimana: "Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano"

Se vi siete abituati a pensare a lui come all' uomo de "La piramide di fango" in questo libro, lo troverete agli albori, giovane istintivo ed intraprendente.
Camilleri, in un unico volume offre otto racconti brevi che ripercorrono alcuni successi investigativi dell'amato commissario di Vigata.
L'odore di salsedine impregna le pagine che raccontano le storie che si annodano e si snodano tra le strade di una Vigata che seppur degli anni ottanta manifesta già la necessità di vivere in preda alle scaramucce, ai tradimenti e alle ripicche.
Non mancano la storia d'amore con bella e " straniera"Livia, la cameriera Adelina e ovviamente la squadra vincente Augello, Fazio e Catarella.
"Morte in mare aperto " è senza ombra di dubbio una bellissima matriosca in grado di rivelare alla fine, un Montalbano giusto e generoso che conferma il grandissimo affetto che fino ad oggi i lettori hanno generato verso di lui.
Iole Sonnini
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 15.11.2014
Una palermitana da Nobel “Così ho tradotto Modiano”

Per il lettore italiano che si gode alcune pagine intrise del minimalismo nitido di Patrick Modiano, lo scrittore francese insignito lo scorso ottobre del premio Nobel per la letteratura, c'è una buona dose di responsabilità siciliana affidata alla traduzione precisa di Maruzza Loria. Dietro la prosa asciutta e controllata di ben tre romanzi pubblicati in Italia dalla casa editrice Lantana, c'è infatti la lingua e il mestiere della Loria nata e cresciuta a Palermo e trasferitasi a Roma.
Lei è una freelance della cultura, traduttrice dal francese prevalentemente ma il suo lavoro spazia dal giornalismo culturale agli uffici stampa, ma è anche scrittrice in prima persona, perché come lei stessa dice: «sfido a vivere in Italia di sola traduzione». Anche quando si tratta di tradurre un premio Nobel, come è capitato a lei quattro anni fa quando le proposero «un certo Modiano».
[...]
La Loria ha cominciato a tradurre i romanzi dello scrittore francese Serge Quadruppani autore di numerosi noir editi da Mondadori e, in una perfetta quadratura Francia-Sicilia, traduttore in francese di Camilleri. Invece, insieme a Quadruppani, la Loria è autrice del libro-ricettario "A tavola con Jasmine".
[...]
Eleonora Lombardo
 
 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 16.11.2014
Racconti. "Morte in mare aperto": ottimo congegno narrativo nella Sicilia anni Ottanta
Montalbano saggio anche da giovane
La saga di Andrea Camilleri riparte dalle origini
Enzo Verrengia
Cliccare qui per leggere l'articolo in pdf
 
 

Radio Mitre, 17.11.2014
“Amor” de Andrea Camilleri
Sentimientos encontrados

Cliccare qui per ascoltare la lettura del racconto "Amore" (da "Un mes con Montalbano") in spagnolo
 
 

Il Centro, 17.11.2014
Tu sì que Vales, nuovo record

[...] Puntata da record anche per Che Fuori Tempo che Fa su Rai3, che sabato ospitava Camilleri in collegamento da casa e Claudio Bisio. Il talk condotto da Fazio e Gramellini ha avuto 1 milione 999 mila spettatori con il 7.93% di share, mettendo a segno il miglior risultato di questa stagione.
 
 

Adnkronos, 17.11.2014
Il Castello di Donnafugata chiuso per tre giorni per le riprese cinematografiche del film "Il giovane Montalbano 2"

UFFICIO STAMPA Comunicato n. 784 AL CASTELLO DI DONNAFUGATA LE RIPRESE DEL FILM “IL GIOVANE MONTALBANO 2” Nei giorni 26, 27 e 28 novembre antico maniero chiuso al pubblico L'Assessorato alla cultura e beni culturali rende noto che nelle giornate del 26, 27,e 28 novembre presso il Castello di Donnafugata saranno effettuate le riprese cinematografiche del film "Il Giovane Montalbano 2" per la regia di Gianluca Tavarelli. In tali giorni pertanto l'antico maniero di proprietà comunale rimarrà chiuso al pubblico. Ragusa
 
 

Corriere TV, 20.11.2014
Cultura
Camilleri racconta Sciascia: «Restiamo orfani del suo spirito critico»
A venticinque anni dalla morte dello scrittore di Racalmuto ecco l’inedito ritratto di chi lo ha conosciuto molto bene come Andrea Camilleri
Felice Cavallaro


 
 

Corriere della Sera, 20.11.2014
La rassegna
«Più libri più liberi», un mondo di storie
Dalla Sicilia di Andrea Camilleri all'Ucraina di Andrei Kurkov, con centinaia di appuntamenti torna al Palazzo dei Congressi, dal 4 all'8 dicembre, la fiera della piccola e media editoria
Novità. In questa tredicesima edizione sono state introdotte le graphic novel

Da diversi anni, la presentazione della fiera dei piccoli editori denominata «Più libri più liberi» si svolge sullo sfondo di una considerazione dolente: «Anche per quest'anno ce l'abbiamo fatta!». Questo sembra essere il punto di riferimento di espositori e organizzatori che, anche per il 2014, incontreranno il pubblico dal 4 all'8 dicembre negli spazi del Palazzo dei Congressi, all'Eur.
[...]
Per capire il valore culturale delle piccole case editrici è sufficiente guardare l'elenco di scrittori e scrittrici presenti in una fiera giunta alla sua tredicesima edizione: Massimo Carlotto, Andrea Camilleri, Christian Raimo, Nicola Lagioia, Dacia Maraini, Michela Murgia, Andrea Cortellessa, Elisabetta Rasy, Giorgio Vasta, Marcello Fois, Lorenzo Pavolini, Gabriele Pedullà, Sandra Petrignani, Francesco Piccolo, Elisabetta Rasy, Lidia Ravera.
[...]

 
 

AgrigentoNotizie, 20.11.2014
Porto Empedocle, torna in via Roma la statua del commissario Montalbano
A giorni verrà collocata anche la statua del grande drammaturgo agrigentino con una epigrafe tratta da una lettera autobiografica del 1924 sulla sua arte compassionevole


La statua di Montalbano a Porto Empedocle

Il mitico commissario Salvo Montalbano è tornato a presidiare la via Roma di Porto Empedocle appoggiato al solito lampione nei pressi dell’area monumentale. Questa mattina il sindaco Lillo Firetto ha effettuato un ulteriore sopralluogo nel cantiere della via Roma per una verifica dello stato dei lavori e dove oramai sono state ultimate le “panchine d’artista” di Giuseppina Alaimo situate nell’area monumentale Pirandello. A giorni verrà collocata anche la statua del grande drammaturgo agrigentino con una epigrafe tratta da una lettera autobiografica del 1924 sulla sua arte compassionevole.
Alla ricollocazione di Montalbano era presente anche il maestro Giuseppe Agnello che ha provveduto alla pulizia del bronzo sotto lo sguardo incuriosito di decine di passanti. Entro la prima decade di Dicembre il primo tratto della nuova via Roma verrà riconsegnato ufficialmente alla cittadinanza tornando ad essere "il salotto" della città.
 
 

WineNews, 21.11.2014
Dal pane al vino la “lingua” comune dei popoli del Mediterraneo è il cibo più semplice. “Differenza finisce di fronte a immagini che evoca” dice lo scrittore Camilleri. Padre Pizzaballa Custode Terrasanta a WineNews: “le religioni forse non lo sanno”

L’olio, il pane, il vino, persino l’anice e, ovviamente il pesce, a pensarci bene, sono i cibi più semplici ed elementari, la “lingua” comune dei popoli del Mediterraneo. “Sono le colonne portanti del nostro cibo. E sono comuni, questo è il bello. Ibn Hamdis, il più grande tra i poeti nati in Sicilia durante la dominazione araba, costretto all’esilio in Spagna, è pronto a barattare i giardini dell’Andalusia pur di ritrovare l’odore del basilico che c’era attorno alla sua casa di Noto.
È un’immagine strepitosa: quanto queste immagini sono comuni, come ogni differenza di razza, di nazionalità finisce di fronte a queste assolute realtà di un sapore, di un odore”. È così per lo scrittore Andrea Camilleri, intervenuto con una video intervista all’evento “Expo Medit il cibo. Milano porta del Mediterraneo e piattaforma per l’Europa”, promosso a Milano dal Cipmo-Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente, con il Patrocinio di Expo2015, per capire quali siano le potenzialità e le occasioni di scambio tra i Paesi all’Expo.
“Se si pensa al pane, alla pita araba che diventa la pizza napoletana, all’anice che si usa nell’aperitivo in Francia, in Grecia, nell’Arak arabo, il cibo unisce e accomuna le diverse civiltà e comunità, anche nelle religioni”, sottolinea a WineNews Janiki Cingoli, direttore del Cipmo. “Nelle religioni però è anche elemento di divisioni - dice Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terrasanta a Gerusalemme, intervistato da WineNews - le relazioni con il cibo nel Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo sono diverse. Ma il cibo può diventare metafora delle relazioni tra le persone e delle opportunità che ci sono. Con il cibo si fanno gli accordi migliori. Queste religioni hanno tutte origini mediorientali, stessa cultura e stesse tradizioni alimentari. Solo che, forse, non lo sanno”.
Il riconoscimento della Dieta Mediterranea a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, modello nutrizionale e culturale al tempo stesso, espressione della comune identità mediterranea, “non è casuale - sottolinea Cingoli - è una dieta che consente la sanità della vita rispetto alla deformazione della cultura industriale contemporanea”. Dove il cibo come fonte di vita è anche simbolo del dialogo con la divinità e della divinità stessa. “Il pane, l’olio, il vino, il bestiame - sottolinea Padre Pizzaballa - sono elementi base della Dieta Mediterranea e metafore religiose molto potenti, segni della relazione con Dio. Con il vino l’Islam non va molto d'accordo, ma nell’Ebraismo e nel Cristianesimo il vino è segno di gioia, non si fanno celebrazioni senza”.
Nei romanzi dello scrittore Andrea Camilleri, l’amore per il cibo è una forza primigenia, a volte più forte dell’amore stesso. “Certe volte è un bellissimo, meraviglioso companatico dell’amore. Ho vissuto la mia infanzia dentro foreste di olivi saraceni - racconta lo scrittore - che, invece, di andarsene in verticale, si estendono soprattutto in orizzontale con rami drammaticamente contorti, che nel loro dipanarsi, hanno una manifestazione di vitalità strepitosa. Ora sono scomparsi per fare largo al cemento. C’è stato un signore al mio paese, che è un paese di mare, Porto Empedocle, che invece è riuscito con dei Tir a prendersi un enorme olivo saraceno e a portarselo dalle sue parti. E tutti lì ad aspettarsi il miracolo che fiorisse: è fiorito. È fiorito, una commozione, come un essere che torna alla vita. E hanno scoperto che ha un minimo di 1600 anni, ha visto passare tutta la storia e sta lì. Mi hanno telefonato dicendomi: “sta cominciando a produrre olive”, è eterno”.
“Noi - riflette Camilleri - siamo stati capaci di prendere queste cose elementari della sopravvivenza dell’uomo e spostarle veramente in un altro significato. L’olio è anche il viatico, l’olio santo che si dà in punto di morte. E il vino è il miracolo della transustanziazione, per i credenti si tramuta nel sangue di Cristo. E poi c’è il pane nell’Ultima cena: li abbiamo elevato a simbolo non solo della nostra vita materiale, terrena, quotidiana, ma anche di ben altro”. E il divieto di bere di certi popoli è un elemento sovrapposto agli elementi originari, aggiunge lo scrittore: “per esempio i poeti arabi bevevano a livelli mostruosi, mentre poi è proibito l’uso in seguito. Bisogna distinguere tra quello che è stato l’istinto dell’uomo verso certi nutrimenti, da quelle che sono le regole che successivamente sono state imposte”.

Focus - Andrea Camilleri e le “immagini strepitose” che evoca il cibo, dalla video intervista dello scrittore italiano con Janiki Cingoli, direttore Cipmo-Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente

Janiki Cingoli: “Abbiamo concentrato la nostra attenzione su (quello che possiamo definire) alcuni elementi originari del cibo che uniscono l’identità mediterranea: l’olio, il pane, il vino e anche l’anice, come ci è stato suggerito. Io ho pensato a Lei per introdurci a questa riflessione”.
Andrea Camilleri: “Per quanto riguarda il sapore, il gusto del mangiare devo confessare che, avendo viaggiato parecchio, ogni volta mi trovo a disagio fuori dall’area del Mediterraneo. Ho un’eccessiva consuetudine con i gusti e i sapori mediterranei. Da cosa sono costituiti questi sapori? Essenzialmente da cose di una semplicità assoluta, perché, quando si parla di olio, di pane, di vino, si dicono delle cose elementari, non di grande raffinatezza. Certo poi si può combinare tutto, però queste sono le colonne portanti del nostro cibo. E che sono comuni, questo è il bello. L’altro giorno mi capitava di leggere, per esempio, alcuni poeti, che sono tanti, nati in Sicilia durante la dominazione araba della Sicilia. Per esempio, il più grande di tutti loro, Ibn Hamdis, che si trova costretto ad un certo punto all’esilio in Spagna, è pronto a barattare i giardini dell’Andalusia pur di ritrovare l’odore del basilico che c’era attorno alla sua casa di Noto, che è un’immagine strepitosa. Oppure, un altro poeta arabo, Abd ar-Rahman di Trapani, che descrive il paesaggio agricolo siciliano con una forza inaudita. Quando parla, per esempio, degli aranci che esplodono come fiamma tra i rami o dei limoni che sono pallidi come la faccia di un’amante che per tutta la notte ha aspettato l’amata. Madonna, quanto queste immagini sono comuni come ogni differenza di razza, di nazionalità finisce di fronte a queste assolute realtà di un sapore, di un odore, le abbiamo in comune. Mi è capitato di parlare, tempo fa, con uno scrittore che ho amato, uno scrittore maghrebino, Chraïbi Driss, avevamo una videoconferenza. Ad un certo punto dissi: “Sai Driss, ho l’impressione che noi due, uno in una sponda, l’altro dall’altra sponda del Mediterraneo, in realtà ci troviamo due signori seduti dentro una vasca da bagno, seduti nell’orlo, uno di qua l’altro di là, ma è una vasca da bagno comune che abbiamo, nella quale amabilmente chiacchieriamo”.
Janiki Cingoli: “E’ proprio così. In effetti stavo riflettendo mentre Lei parlava, questo elemento del cibo, basta vedere i Suoi romanzi, è un elemento primigenio. Addirittura, questo Montalbano, personaggio così amato, rinuncia all’amore per un pasto fatto dalla sua Adelina a Capodanno, oppure da Ezio, con le triglie fresche, con la Livia che lo aspetta, e così via. Quindi è un elemento che è una forza primigenia ancora più forte dell’amore…”.
Andrea Camilleri: “Sì, certe volte. Diciamo così è ancora più forte dell’amore”.
Janiki Cingoli: “Più originario”.
Andrea Camilleri: “Più originario. Ma certe volte è un bellissimo, meraviglioso companatico dell’amore. Dopo l’amore, una mangiata di questo tipo credo che sia un completamento estremamente raffinato ed estremamente buono. Quando si tocca questo argomento, per esempio, l’olivo, l’olio, tutta la mia infanzia è stata vissuta attraverso, dentro foreste di olivi saraceni, noi li chiamiamo così. Sono degli olivi che, invece di andarsene in verticale, si estendono soprattutto in orizzontale con rami contorti, proprio drammaticamente contorti, come se fossero continuamente battuti da un vento che li costringe ad una orizzontalità; sono alberi che proprio nel loro dipanarsi, avvolgersi, hanno una manifestazione di vitalità strepitosa. Ora non ci sono più, sono scomparsi, sono stati abbattuti per fare largo al cemento, almeno dalle mie parti. Ne sopravvive qualcuno di questi meravigliosi olivi, saraceni, sopravvivono all’interno della Sicilia. E c’è stato un signore al mio paese, che è un paese di mare, Porto Empedocle, che invece è riuscito con dei TIR, dei tecnici a prendersi un enorme olivo saraceno e a portarselo dalle sue parti. E tutti lì ad aspettarsi il miracolo che fiorisse: è fiorito. È fiorito, una commozione, come un essere che torna alla vita. E l’hanno carotato, hanno scoperto che ha un minimo di 1600 anni, ha visto passare tutta la storia questo olivo saraceno e sta lì. Mi hanno telefonato dicendomi: “Sta cominciando a produrre olive”, è eterno”.
Janiki Cingoli: “E’ molto bella questa cosa. In effetti, sempre riflettendo a quello che lei scrive, il sapore è anche una chiave d’accesso ad una funzione fondamentale come quella della memoria. Leggevo uno di questi suoi ultimi libri in cui, sempre Montalbano, sente in bocca il sapore di una linguata, cioè di una sogliola, e si ricorda dello zio …”
Andrea Camilleri: “Si ricorda di quando andava a pescare”.
Janiki Cingoli: “Per di più, c’è un altro passaggio di quella descrizione in cui si sporge sul mare e quasi casca in mare e vede sotto i pesci. Anche da un punto di vista psicologico è una cosa che fa venire in mente l’introspezione, la ricerca dell’io profondo e così via. Quindi c’è tutta questa componente del sapore …”
Andrea Camilleri: “Sì, è vero. Guardi che però è una componente inconscia, cioè dire che noi facciamo dei gesti che in realtà noi non sappiamo che ci richiamano a delle istanze primordiali per esempio, e fortunatamente continuiamo a farle. Il giorno in cui perderemo questo cordone ombelicale, chissà cosa diventeremo, dei robot. Noi siamo stati capaci di prendere queste cose elementari della sopravvivenza dell’uomo e spostarle veramente in un altro significato. Parlavamo poco fa, per esempio, di cosa è l’olio, beh, ma l’olio è anche il viatico, l’olio santo che si dà in punto di morte. E il vino è il miracolo della transustanziazione, cioè per i credenti avviene che il vino si tramuta nel sangue di Cristo. E il pane nell’ultima cena, quando viene spezzato …”
Janiki Cingoli: “che diventa l’ostia …”
Andrea Camilleri: “… cioè abbiamo elevato a simbolo non solo della nostra vita materiale, terrena, quotidiana, ma anche questi elementi così terreni, così materiali, così naturali li abbiamo elevati a simbolo di ben altro. Ha un senso profondo tutto questo”.
Janiki Cingoli: “Sempre parlando di questa cosa, del sapore, in realtà io penso che per certi versi l’atto della cucina, del cucinare, ha molto di simile all’atto della composizione musicale, perché in fondo uno in bocca assapora una composizione, immagina come potrebbe essere di gusti e compone un piatto, poi dopo lo prova, lo aggiusta; è lo stesso meccanismo della composizione, della Nona Sinfonia di Beethoven”.
Andrea Camilleri: “L’osservazione è giusta, perché la composizione … Io una volta ho scritto un articolo polemico contro la Nouvelle Cuisine, cioè quella cucina che ti dà i sapori separati. E no, l’arte è quella di mettere assieme i sapori, tutti assieme e farteli gustare in un unico colpo, in un’unica volta”.
Janiki Cingoli: “Però li senti in una volta contemporaneamente assieme”.
Andrea Camilleri: “Però li distingui certamente “Mi pare che ci sia un sospetto di…”. Questa è la finezza straordinaria di chi sa cucinare. Il fatto che, per esempio, nell’area del Mediterraneo, e credo anche altrove, a cucinare siano le donne, anche questo ha un significato. Le donne sono quelle che ti hanno nutrito, quelle che ti hanno allattato, quindi in realtà è una continuazione del loro averci generato, continuare a nutrirci. Un uomo in cucina può essere anche bravissimo, ci sono grandissimi chef, ma nella famiglia chi cucina è la donna che continua a nutrirci”.
Janiki Cingoli: “Lei prima accennava a questo rapporto con le religioni, in effetti questo è un elemento che accompagna e accomuna le grandi religioni monoteistiche, perché non è solo la componente cattolica evidentemente. Questo vale sia per la componente dell’uso, sia per la componente del divieto, pensiamo a tutte le regole della Kasherut ebraica. Quindi il cibo è un elemento di crinale all’interno delle diverse religioni”.
Andrea Camilleri: “Non c’è dubbio, però credo che questo elemento di crinale sia un elemento sovrapposto. Il divieto di bere di certi popoli, per esempio, poco fa parlavo dei poeti arabi, i poeti arabi bevevano a livelli mostruosi, mentre poi è proibito l’uso in seguito. Bisogna distinguere tra quello che è stato l’istinto dell’uomo verso certi nutrimenti, da quelle che sono le regole che successivamente sono state imposte”.
Janiki Cingoli: “E’ indubbiamente così. Stavo riflettendo sempre pensando a Lei, in realtà abbiamo parlato di questi elementi originari che sono il pane, l’olio, però forse proprio con Lei è necessario aggiungere un altro, ed è l’elemento originario del pesce. Dal pesce, che insieme all’elemento del mare, unifica questo nostro mare Mediterraneo. È la sua fragranza. Il pesce elemento che diventa simbolo dello stesso Cristo”.
Andrea Camilleri: “L’elemento del pesce è stato molto divertente. Per esempio, trovandomi al Cairo e mangiare del pesce che non aveva assolutamente nessuna differenza sostanziale col pesce che mangiavo a Porto Empedocle, nel mio paese e trovandomi nel baltico dove il pesce aveva sinceramente un sapore diverso. È chiaro che poi tutto quello che ci nutre diventa simbolo, è straordinario. E quindi anche il pesce per noi diventa il simbolo di Cristo. Lo troviamo nelle gallerie dove i primi cristiani si nascondevano. Il fatto che noi riusciamo a far diventare simbolo un qualcosa di materiale che ci nutre e nello stesso tempo espressione del nostro continuo spostarci verso l’alto. Tentativo, spesso riesce, assai più frequentemente no, ma ci proviamo sempre”.
Janiki Cingoli: “D’altra parte quello che ci importa è il tentativo”.
Andrea Camilleri: “Certo”.
Janiki Cingoli: “Concludendo questa nostra conversazione, Lei ritiene che questa riflessione su questi elementi originari sia una riflessione su noi stessi, su quello che siamo e quello che saremo?”.
Andrea Camilleri: “Non c’è dubbio che sia anche questo. Lei poco da parlava dell’anice. È sempre un elemento laterale, invece non lo è. Per esempio, se sapesse quante volte io qui, nella città di Roma, se ho del tempo libero, vado a cercare qualcuno, un forno che abbia del pane all’anice e non lo trovo. Non posso spostarmi fino alle coste, dall’altra parte del Mediterraneo per poter trovare quel pane all’anice che amo. Anche questo è un elemento di comunione, l’anice”.
Janiki Cingoli: “Professore, voglio solo ringraziarLa per questo tempo che ci ha dedicato. Penso che queste riflessioni che abbiamo fatto insieme ci aiuteranno a capire meglio cosa vogliamo realizzare e grazie a Lei, speriamo di riuscire a fare una cosa bella e utile”.
Andrea Camilleri: “E io Le auguro di tutto cuore, veramente, che questa iniziativa abbia il successo e i risultati che vuole avere”.
Janiki Cingoli: “Grazie ancora”.
 
 

BooksBlog.it, 21.11.2014
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano: l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri
E' nelle librerie da meno di un mese l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri. Protagonista un giovane commissario Montalbano

E' nelle librerie da meno di un mese ma già ha riscosso grande successo di vendite, grazie soprattutto alla schiera di fan che da anni lo seguono. E in "Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano" l'autore Andrea Camilleri svela un volto insolito, quello di un Commissario alle prime armi, ma pieno di vitalità e più audace.
Edito da Sellerio, il romanzo è composto da otto racconti. Più precisamente, come si trova proprio nella descrizione del libro della casa editrice, sono otto le «mosse» narrative che Camilleri si concede lungo le otto colonne e le otto traverse della sua geometrica scacchiera del racconto: tra i quattro lati del libro, e nell’ordine chiuso di un romanzo-matrioska che dentro di sé inclina, procedendo di racconto in racconto, di tensione in tensione, sull’asse unico dell’attività investigativa del commissariato di Vigàta. Più che racconti lunghi sono romanzi ristretti quelli che qui si spintonano a vicenda e concorrono al disegno unitario: uno compie un giro, l’altro ricomincia. L’andatura piacevolmente svagata e a punte d’arguzia è un effetto stilistico della restrizione e degli scorci.
Protagonista, un giovane Montalbano, Commissario audace e senza paura, più impulsivo che riflessivo, il più possibile in compagnia di Livia, la donna con la quale nella matura età avrà un rapporto intenso ma burrascoso.
A descrivere il suo personaggio - che nel 2014 ha compiuto 20 anni - è lo stesso Camilleri, in queste parole di introduzione al romanzo:
"L'impulsività, il tendenziale non rispetto per le regole, è assai più evidente in Montalbano giovane; non che nel Montalbano adulto si perda, non è che nasce incendiario e muore pompiere. Rimane sempre incendiario, solo 'criptato'. Nelle indagini, Montalbano giovane è più veloce del Montalbano adulto; la maturità l'ha portato, prima di formulare un'accusa, ad esserne profondamente convinto, mentre al giovane basta esserne convinto al 70%. Ma l'essenziale e fondamentale caratteristica in entrambi è di avere un cervello speculativo".
Le otto storie sono ambientate negli anni Ottanta, in un'Italia misteriosa, in cui la mafia torna ad alzare la testa e posa la sua lunga mano su droga, abusivismo, appalti e rapimenti.
Un personaggio da best seller da 15milioni di copie e più di 20 titoli pubblicati da Sellerio, il Commissario Montalbano è diventato ancora più celebre dopo la serie tv mandata in onda dal 1999 che vede l'attore Luca Zingaretti interpretare il ruolo dello spigoloso Commissario di Vigata.
Angela Iannone
 
 

La Sicilia, 21.11.2014
Colei che dà voce ai classici siciliani nella lingua bulgara
Conversazione con Daniela Ilieva, la traduttrice che ha fatto conoscere nel suo Paese le opere di Camilleri, Martoglio, Russo Giusti, Pirandello e i poeti isolani

In questi giorni è in Sicilia Daniela Ilieva, la traduttrice bulgara che ha fatto conoscere nel suo Paese le opere più famose di Camilleri, Martoglio, Russo Giusti, aggiungendo altro lustro di interpretazione ai lavori di Pirandello (padre e figlio) e ai maestri della scuola poetica siciliana.
Di fatto ha accostato l'estrema propaggine slava danubiana alla civiltà della Sicilia, nelle sue più nobili ascendenze medievali e nelle sue attuali fioriture di gran successo.
Un lavoro di cesello, in cui a ogni verso di Iacopo da Lentini la studiosa ha fatto corrispondere un verso in bulgaro, con la stessa struttura metrica, di cui, come esempio da far valere presso alcuni disinvolti traduttori attuali, valga l'incipit della canzone più illustre del Notaro da Lentini: Amor è un desìo che ven da core... che nell'idioma slavo diventa (con qualche approssimazione fonetica dovuta ai diversi sistemi grafici e sonori) "otsàrzetoìdvakopnèj e liubòvta... ".
L'incontro di due nazioni analogamente ardenti e poetiche. Basti ricordare che l'Inno nazionale bulgaro è stato scritto da Hristo Botev, patriota caduto per la patria, come il nostro Mameli.
Ma questi sono dettagli che pochi conoscono nella nostra penisola, perché la civiltà bulgara, pur essendo tra le più illustri della Slavia, è stata successivamente adombrata dalla fioritura di quelle più settentrionali.
Il reciproco non vale: in Bulgaria la civiltà italiana è assai amata. Dante (in traduzione) fa parte dei programmi scolastici liceali, e lo studio della lingua italiana è assai seguito.
Con tale contesto e in considerazione del prestigioso premio letterario internazionale Martoglio che è stato assegnato a Daniela Ilieva, abbiamo parlato con lei sulle condizioni della nostra letteratura (specialmente di marca siciliana) nel suo Paese.
«L'autore siciliano più conosciuto è Pirandello. I suoi lavori teatrali sono molto seguiti e proprio per questo ho tradotto in bulgaro sia "Liolà" di Luigi Pirandello che "Un padre ci vuole" del figlio Stefano (da poco riscoperto dalla prof. Sarah Muscarà). Sull'onda di grande successo di Camilleri ho tradotto anche la "Pensione Eva"».
Sono autori difficili, perché la loro sicilianità è marcata, si rivolge a chi la conosce bene e può sorprendere chi non sia avvezzo a coglierne le sfumature.
«È vero. Proprio per questo è difficile tradurre tutti gli autori siciliani, anche quando non scrivono nel proprio idioma siciliano. Iacopo da Lentini ha le sue colorazioni sentimentali diluite in un panneggio linguistico tutto particolare. I moderni poi, come Martoglio o Russo Giusti, scrivono in uno stile speciale con il quale ammiccano all'ascoltatore, alludendo senza bisogno di descrivere: un gioco di rispondenze tra detto e non detto che intriga gli studiosi e che deve essere risolto per il grande pubblico. Quel che affascina maggiormente nella tradizione italiana e siciliana è proprio questo tessuto sentimentale, questa continua alternanza di tonalità sentimentali, frutto evidente di una antica civiltà che sa sempre rinnovarsi, trovando nuove rifrazioni».
La conversazione con Daniela Ilieva è durata ancora per un pezzo e di per sé è stata un saggio sull'arte del tradurre oltre le parole gli accenti e i sentimenti.
E la prova la abbiamo proprio in Sicilia, dove Camilleri ha tradotto Shakespeare (Much Ado about Nothing), recandolo in siciliano, che fu la scaturigine di quel capolavoro. E con le nostre colorazioni mediterranee acquista nuovo smalto.
Sergio Sciacca
 
 

Linea Verde Orizzonti, 22.11.2014
Monte Amiata e Maremma
Con un'intervista ad Andrea Camilleri in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria di Santa Fiora (26.10.2014)
Cliccare qui per vedere la trasmissione
 
 

Il Mattino, 22.11.2014
In otto racconti ambientati negli anni '80 Camilleri ricostruisce la formazione investigativa e sentimentale del suo commissario
Il giovane Montalbano così impulsivo e romantico
Antonio Prestifilippo
Cliccare qui per leggere l'articolo in pdf
 
 

Bibliotheek.nl, 22.11.2014
Inspector Montalbano (3/12): The Patience of the Spider
22-11-2014 van 22:00 tot 23:45 uur
Locatie: BBC 4 - TV http://www.bbc.co.uk/bbcfour/
Tweede reeks van een twaalfdelige Italiaanse detectiveserie van Alberto Sironi naar de boeken van Andrea Camilleri. Met Luca Zingaretti, Angelo Russo e.a.

Episode 3/12: The Patience of the Spider. Inspector Montalbano is puzzled by the kidnapping of Susanna Mistretta, a young woman whose once-wealthy family has fallen on hard times. When the kidnappers contact the family to demand a ransom, the responsibility of coming up with the money falls on an estranged relative. But something in the case just doesn't add up.
 
 

Il Recensore.com, 22.11.2014
Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano

Il volume Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano di Andrea Camilleri (Sellerio 2014), contiene otto racconti inediti aventi come protagonista il commissario di Vigata in versione giovanile redatti dal Maestro siciliano tra il 2013 e il 2014.
Nel primo racconto della raccolta intitolato La stanza numero 2, la storica fidanzata genovese del poliziotto aveva rimproverato Montalbano di essere troppo metodico e ordinato. “Quando diventerai vecchio, ti comporterai peggio di un gatto abitudinario”, aveva detto Livia a un “’mparpagliato” Salvo. Il commissario, “bastian contrario” anche a trent’anni di età, aveva condotto Livia a cena fuori, non dal solito Calogero ma in un nuovo ristorante dove “con grannissima soddisfazioni di Montalbano, mangiaro da cani”. Tornando a Vigata Salvo, sempre per dimostrare a Livia che non era poi così abitudinario come lei riteneva, aveva cambiato strada. A quell’ora, appena trascorsa la mezzanotte, il postale per Lampedusa, tutto illuminato, stava facendo le manovre per uscire dal porto. I fidanzati erano scesi dalla macchina per ammirare il panorama quando alle loro spalle da un vecchio palazzotto a tre piani, sulla cui facciata scrostata brillava una luce al neon: Albergo Panorama, era uscito dal portone un uomo anziano gridando: “Al foco! Al foco!, Fora tutti! Presto! Fora tutti!”. L’incendio era risultato di origine dolosa ma il proprietario del fatiscente albergo, il signor Aurelio Ciulla, risultava al di sopra di ogni sospetto: infatti era in procinto di vendere lo stabile all’ingegner Curatolo. “A mia le cose che restano senza spiegazioni danno fastiddio”, aveva asserito Montalbano. Infatti, la zona dove sorgeva l’albergo era territorio dei Sinagra, famiglia mafiosa che si spartiva il controllo del territorio con l’altro clan mafioso rivale, i Cuffaro. L’indagine avrebbe avuto, però, un finale amaro perché “per la prima vora nella so vita, Montalbano non seppe che rispondere”.
Dopo aver venduto milioni di copie con più di venti romanzi incentrati sulla figura del Montalbano maturo che ha il volto in televisione di Luca Zingaretti, il grande Camilleri alla soglia dei 90 anni regala alla sua sterminata platea di lettori devoti e affezionati, otto “perle” di bravura, accompagnate dalla raffinata copertina che raffigura un dipinto di Antonio Donghi Donne per le scale (1929), dove un giovane Salvo pone in luce la personalità di uomo impulsivo. Se è vero che il commissario è un abitudinario senza speranza, non possono mancare le abbuffate di pesce da Calogero, le pietanze prelibate della domestica Adelina, le lunghe “passiate” molo molo fino al faro al termine di una solenne manciatina, per poi “assittarsi” sopra uno scoglio piatto “addrumandosi” una sigaretta. Appaiono personaggi conosciuti quali Mimì Augello “fimminaro” incallito, il fido Fazio e il confusionario Catarella. In Doppia indagine è la lettura di A ciascuno il suo di Leonardo Sciascia a rivelare la verità a Montalbano, in Morte in mare aperto un uomo ucciso per sbaglio fa scoprire al commissario un grosso traffico di eroina e nel Biglietto rubato la chiave per scovare chi ha ucciso la milanese Pamela sta nell’individuare il nome del “pirsonaggio altolocato” che la giovane frequentava. “Un personaggio introverso, timido, riservato, ma un po’ insolente, forse per mascherare le proprie debolezze. A volte abusa anche un po’ del suo ruolo, ma solo per darsi un tono. Odia le gerarchie ma fa parte della piramide. Insomma vive un po’ in contraddizione” ha dichiarato Michele Riondino che ha impersonato su Rai 1 Il giovane Montalbano, prequel in sei episodi. Ma il giovane Montalbano che si muove a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta è sempre più consapevole che “’st’Italia era distinata a non cangiare mai le sò belle abitudini, quali che era il governo in carrica”.
Alessandra Stoppini
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.11.2014
La scomparsa del commissario abusivo

A Santa Croce di Camerina per mesi non si è parlato d'altro. Quella statua in acciaio raffigurante il commissario di Camilleri a grandezza naturale, realizzata da Nino Barone, un fabbro-artista di Ragusa, ha acceso mille fuocherelli di polemiche. Chi la voleva e chi no. Chi la pretendeva diversa e chi girata al contrario.
Collocata dall'autore d'imperio a Punta Secca (davanti alla terrazza invidiata in mezzo mondo da quanto viene proposta e riproposta continuamente dalla fiction televisiva più vista di tutti i tempi in Rai) ha trovato estimatori e oppositori, su entrambi i fronti agguerriti, che hanno animato le barbose giornate di inizio autunno. Per molti, una prepotenza bella e buona, per altri un grande richiamo turistico, per altri ancora un contraltare alla statua di Montalbano a Porto Empedocle con le sembianze di Pietro Germi commissario Ingravallo nel film "Quer pasticciaccio brutto di via Merulana", modello a cui si è ispirato Camilleri quando ha cominciato ad abbozzare il suo personaggio. Modello che il successo strepitoso di Luca Zingaretti ha seppellito nello scrigno dei buoni propositi.
Fatto sta che tutti i giornali hanno puntato i riflettori sull'installazione arbitraria e allora la statua è stata rimossa. Lo scultore smaltita la stizza ha tirato fuori tutta la sua carica sarcastica e si è rimesso al lavoro. Stavolta l'impresa è stata meno faticosa. Ha plasmato un paio di ciabatte di gomma, le ha dipinte color acciaio e le ha piazzate nello stesso punto in cui c'era la statua. Ai compaesani curiosi che gli si sono stretti a cerchio mentre lui depositava la calzatura ha spiegato che «il commissario, costretto ad andare via, ha voluto lasciare il proprio segno». Magari come indizio per un investigatore che si fosse voluto mettere sulle sue tracce. Stavolta niente polemiche ma solo sorrisi, di compiacimento e di compatimento, mischiati in quello spiazzo con vista mare.
La trovata ha però avuto vita breve. Infatti nottetempo qualcuno ha rubato le scarpe a Montalbano. E sul posto è rimasto il vuoto. Indagherà il commissario? Lo chiediamo a Camilleri.
Tano Gullo
 
 

la Lettura - Il Corriere della Sera, 23.11.2014
La pagella
Andrea Camilleri, Morte in mare aperto..., Sellerio
voto 10 (come da abbonamento)
Montalbano fa il palo di Robin Hood
Antonio D'Orrico
Cliccare qui per leggere l'articolo in pdf
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.11.2014
Betta: “Un’opera ispirata alla Vucciria di Guttuso”

Insieme a Philip Glass e Luca Francesconi, il compositore siciliano Marco Betta è stato da poco nominato accademico da una delle più antiche istituzioni musicali al mondo, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Cosa cambierà per lei adesso?
«Non so cosa cambierà, so che sono molto felice. Questa nomina mi indurrà sicuramente a un processo di revisione delle mie partiture, una riflessione più profonda sull'atto del comporre, sulla forma, sui suoni».
È un momento di creatività febbrile per lei, a cosa sta lavorando?
«A "Il quadro nero, ovvero la Vucciria, il grande silenzio palermitano", opera per musica e film di Roberto Andò, con testi di Andrea Camilleri. È un lavoro a quattro mani realizzato per il Teatro Massimo in sinergia con Andò, un'architettura dove la creatività è affresco, paesaggio sonoro. Una rilettura del celebre dipinto di Renato Guttuso, in cui la musica convive con le parole e le immagini di un film interpretato da Francesco Scianna e Giulia Andò, voci recitanti e personaggi che si muoveranno nel dipinto».
Sta componendo nuove musiche anche per film?
«Sì, ho realizzato la colonna sonora per il docu-film di Gaetano Di Lorenzo, A proposito di Franco, un omaggio al cineasta palermitano Franco Indovina. In questo caso il suono è come se creasse una sorta di sceneggiatura ombra, rispetto a quella del film, una fotografia di luce e suoni da cucire sulle immagini».
Valeria Ferrante
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 24.11.2014
Spari contro il commissario sul set del "Giovane Montalbano


Una scena de "Il giovane Montalbano"

Un inseguimento, poi degli spari. Due uomini a bordo di una moto di grossa cilindrata, con il viso coperto dal casco, affiancano una Tipo grigia. E’ quella del giovane commissario Montalbano.
E’ una delle scene girate in questi giorni nel ragusano, sul lungomare Kamarina, ad un tiro di schioppo da Scoglitti.
La serie sul giovane Montalbano che ha per protagonista Michele Riondino, nei panni del poliziotto siciliano andrà in onda nel 2015, molto probabilmente in autunno.
Riconfermato il cast: il palermitano Alessio Vassallo nei panni del vicecommissario donnaiolo Mimì Augello, mentre Beniamino Marcone interpreta Giuseppe Fazio. Ci sarà anche Andrea Tidona, cioè Carmine Fazio, padre di Giuseppe che nella prima serie aveva collaborato con il giovane commissario, prima di andare in pensione ed essere sostituito dal figlio. Non manca nemmeno Sarah Felerbaum nei panni di Livia Burlando, la bella fidanzata genovese del commissario.
Federica Mole'
 
 

LiveSicilia, 24.11.2014
Ciclo di incontri su Sciascia
Camilleri: "Ci manca" VIDEO

Venerdì a Racalmuto lectio magistralis di Grasso. Livesicilia pubblica un'anticipazione della videointervista ad Andrea Camilleri di Felice Cavallaro

Palermo - Per ricordare il venticinquesimo anniversario dalla morte di Leonardo Sciascia, scomparso il 20 novembre del 1989, la Fondazione intitolata al “maestro di Regalpetra”, la Regione Siciliana, l’Assemblea regionale e il comune di Racalmuto hanno avviato diverse iniziative per i prossimi mesi. Dopo le prime manifestazioni inserite nel progetto “La Strada degli scrittori”, si prosegue con alcuni grandi incontri che saranno avviati nel paese natio dell’autore delle “Parrocchie di Regalpetra”, a Racalmuto, in provincia di Agrigento, dal presidente del Senato Pietro Grasso. Appuntamento con Grasso per venerdì 28, alle ore 17, nella sede della Fondazione, con una lectio magistralis su “Sciascia e l’impegno civile”.
Comincia così un ciclo di incontri che ruoterà attorno all’attualità di romanzi, gialli, pamphlet e anche di articoli capaci di suscitare ampi dibattiti come quello sui cosiddetti “professionisti dell’antimafia”.
Grande attesa per la prima riflessione di venerdì 28 con il presidente Grasso. Un appuntamento che sarà introdotto da Felice Cavallaro, ideatore del progetto “La Strada degli scrittori”, da Antonino Di Grado, direttore scientifico della Fondazione Sciascia, e da un contributo filmato di Andrea Camilleri.
Un ricordo ricco di aneddoti evocati in una conversazione con Cavallaro dall’autore del commissario Montalbano pronto a sottolineare il vuoto lasciato dallo scrittore di Racalmuto: “Mi manca la risposta di Sciascia alle domande di oggi, l’incisività dei suoi interventi, la sua lucidità di giudizio”. Camilleri lo dice nel corso dell’intervista realizzata, su input dell’Assessorato regionale al Turismo e della Film Commission Sicilia, dal Centro sperimentale di cinematografia di Palermo presieduto dal regista Roberto Andò. Iniziativa incastonata nell’ambito de “La strada degli scrittori”, il progetto pensato per il rilancio dell’area in cui sono nati e hanno scritto Sciascia, Pirandello, lo stesso Camilleri e tanti altri autori, da Tomasi di Lampedusa a Antonio Russello o Rosso di San Secondo. Progetto rilanciato nei giorni scorsi da un tavolo tecnico presieduto dall’assessore al Turismo Cleo Li Calzi che punta molto su questo tipo di comunicazione: “Dobbiamo recuperare una capacità di racconto dei nostri luoghi...”.
L’intervista a Camilleri è curata da Ruben Monterosso e Federico Savonitto, registi formatisi nella scuola di cinematografia diretta a Palermo da Ivan Scinardo. Un documento che diventerà un film, ma anticipato dallo stralcio da oggi visibile su LiveSicilia, sintesi di quando si vedrà a Racalmuto dove il presidente Grasso svolgerà la sua lezione.
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Prima Pagina News, 24.11.2014
Spo - Dobbs: Messi, Ronaldo e Montalbano possono creare la nuova Europa

Roma - Michael Dobbs è stato uno dei mattatori dell’edizione italiana dell’International Communication Summit 2014, noto anche come ICS Pomilio Blumm Summit. L'autore del libro “House of Cards” e produttore dell’omonima serie tv, nonché membro della Camera dei Lords ha parlato di cultura e di Istituzioni, nell'ambito del tema della giornata: “Storytelling: la sfida europea dell’Heritage Communication”. «Abbiamo ancora una enorme influenza culturale in Europa – ha detto Michael Dobbs - si può dire che l’Europa sia ammirata ovunque tranne che in Europa. Dove sbagliamo? Forse abbiamo cercato troppo di definire l’Europa da un punto di vista organizzativo, delle Istituzioni. Il problema è che l’identità non si definisce con le istituzioni, ma con la cultura. Siamo europei perché facciamo tante cose insieme, viviamo insieme, non certo solo perché votiamo insieme». Partendo dal tema del summit “Storytelling: la sfida europea dell’Heritage Communication”, Michael Dobbs ha spiegato come la cultura sia alta che popolare possa aiutare, più delle istituzioni, a creare la nuova Europa, anche grazie ai narratori, gli story-teller. Tra gli esempi di cultura europea Dobbs cita non solo il calcio, con Messi e Ronaldo, ma anche il Commissario Montalbano, creato da Andrea Camilleri. [...]
 
 

La Repubblica, 27.11.2014
Odifreddi e le Rep@Conference per la classe più grande d'Italia
Prendono il via gli incontri dei protagonisti della cultura con gli studenti italiani. Il primo appuntamento con il grande matematico il 28 novembre alle ore 11.00 al Galileo Ferraris di Torino. In diretta streaming su Rep. it e RepScuola

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Poi, il 10 dicembre lo scrittore Andrea Camilleri.
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Federico Pace
 
 

Corriere del Mezzogiorno, 27.11.2014
Musica. Il cantante siciliano
Colapesce non fa prigionieri
«Distrutti» anche Calvino, Camilleri, Pif

Nel videoclip «Maledetti italiani» l’artista già Premio Tenco fa a pezzi le foto di Pirandello, Mastroianni, Carlo Giuliani, Tenco


Il bimbo spegne sigarette sulla foto di Camilleri

Non si salva proprio nessuno dalla furia iconoclasta, un po’ marinettiana, del bimbo immigrato «messo in scena» dall’artista siciliano Colapesce per il suo videoclip Maledetti italiani. Il ragazzino non fa prigionieri. Distrugge idealmente tutte le icone, davvero tutte, del recente passato e del presente. Il tutto preannunciato dalla significativa frase di Montanelli: «Per l’Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante». E allora giù di accetta, fiammiferi, fionda, multiuso svizzero, punchball, per fare a pezzi politici, e vabbé (da Crocetta alla Prestigiacomo e Ingroia), ma pure personaggi intoccabili della cultura tricolore.
Qualche esempio: Calvino, Benigni, Camilleri, Berlinguer, Paolo Villaggio, Pirandello, Mastroianni, Paolo Sorrentino, Pif, Bertolucci. Persino Carlo Giuliani, Luigi Tenco e Rino Gaetano.
 
 

RagusaNews, 28.11.2014
Degli Esposti: Ryanair a Comiso grazie a Montalbano
Meriti enormi

Roma - In un'intervista a Il fatto Quotidiano, Carlo Degli Esposti, il papà della Palomar che produce, dal 1998, il serial televisivo "Il Commissario Montalbano" fa alcune riflessioni sull'economia della provincia di Ragusa.
"Dopo anni di lavoro su Montalbano, l'inglese BBC ha acquistato i diritti per una cifra non proporzionata agli ascolti ottenuti da noi. E' successo però che Ryanair si è resa conto del successo conquistato Oltremanica, ha verificato la richiesta di viaggi verso la Sicilia, sui luoghi dove abbiamo girato, e ha comprato gli slot all'aeroporto di Comiso.
Cosa è questo se non sviluppo?"
 
 

Bibliotheek.nl, 22.11.2014
Inspector Montalbano (4/12): The Game of Three Cards
29-11-2014 van 22:00 tot 23:40 uur
Locatie: BBC 4 - TV http://www.bbc.co.uk/bbcfour/
Tweede reeks van een twaalfdelige Italiaanse detectiveserie van Alberto Sironi naar de boeken van Andrea Camilleri. Met Luca Zingaretti, Angelo Russo e.a.

Episode 4/12: The Game of Three Cards. The death of local construction magnate Girolamo Cascio leads Montalbano back to the murder of Cascio's leading competitor, Giacomo Aletto, who was shot and killed two decades earlier. Rocco Pennisi, Aletto's partner, was sent to prison for the crime. But was the right man convicted?
 
 

 


 
Last modified Thursday, October, 22, 2015