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RASSEGNA STAMPA

FEBBRAIO 2015

 
Teatro Massimo Palermo, 3.2.2015

Camilleri su "Il quadro nero" al Teatro Massimo di Palermo Teatro Massimo



Intervista a Marco Betta - Il quadro nero - Teatro Massimo 2015



Laura Anello intervista Marco Betta su "Il quadro nero".
Concerto inaugurale della stagione sinfonica 2015 del Teatro Massimo di Palermo.
 
 

TGR Sicilia, 4.2.2015
La Vucciria in scena
Loredana Cacicia
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire dal minuto 16:55)
 
 

ANSA, 4.2.2015
Musica: Omaggio a Vucciria Guttuso apre stagione Massimo
Presentata opera per musica e film di Andò, Betta e Camilleri

 

Palermo - È il quadro dei colori e del nero, del buio e della luce, della vita e della morte, della prosperità e del disfacimento, dell'apparente movimento e della sospensione del tempo. A "La Vucciria" di Renato Guttuso, dedicata al celebre mercato di Palermo, si ispira "Il quadro nero - ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano", l'opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, su testo di Andrea Camilleri, con Francesco Scianna e Giulia Andò, che il 7 febbraio apre la stagione sinfonica del Teatro Massimo di Palermo. Una nuova produzione della Fondazione Teatro Massimo, realizzata in collaborazione con gli Archivi Guttuso e con il Comune di Bagheria, che compartecipa attraverso un finanziamento europeo destinato alla valorizzazione dell'opera dell'artista attraverso itinerari multidisciplinari. Oggi la presentazione alla stampa, con il sovrintendente del Teatro Massimo, Francesco Giambrone, il regista Roberto Andò e il compositore Marco Betta.
"Un progetto - dice il sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, Francesco Giambrone - che raccoglie talenti, idee, passioni, energie di tanti siciliani contemporanei illustri, da Camilleri a Betta, da Andò a Francesco Scianna, nel nome di un grande artista, siciliano anche lui. Un patrimonio straordinario di questa terra che si rinnova di generazione in generazione e che il Teatro raccoglie e fa suo". Il titolo dell'opera a prima vista contrasta con la grande tavolozza di colori del dipinto, donato dall'artista all'Università di Palermo nel 1974 e da allora esposto allo Steri, sede istituzionale dell'Ateneo: i rossi delle carni e del pomodoro, gli arancioni degli agrumi, i grigi dei pescespada, i bianchi e i verdi degli ortaggi. Ma in realtà ne coglie la natura più intima e sottile, riprendendo il giudizio che ne diede il grande Cesare Brandi, laddove scrisse che "il quadro è tenuto insieme, come una musica dalla tonalità, da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni". Definizione che piacque molto all'artista. "Se la Vucciria di Guttuso - dice Roberto Andò - si occupa del tempo e della morte, l'opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l'apparire e lo svanire di un'illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto". L'orchestra e il coro del Teatro Massimo (sul podio Tonino Battista, coro diretto da Piero Monti) dialogheranno con il film ispirato al dipinto, che vedrà protagonisti Francesco Scianna e Giulia Andò. I dodici personaggi del quadro, che sono quasi mescolati ai prodotti del mercato, diventeranno voci dentro il racconto sonoro. "La musica per Il quadro nero - dice Marco Betta - si sviluppa come una sorta di natura morta, di rampicante che avvolge le immagini e che intercetta i pensieri interni, il mondo interiore dei dodici personaggi del dipinto.
Oltre alla musica c'è una partitura di suoni e di voci realizzata da Hubert Westkemper: suoni registrati al mercato, la voce di Andrea Camilleri, alcune frasi del testo". Innovativo il rapporto tra immagine e suono. "Ho immaginato tutta la partitura - aggiunge - come un lago che accoglie e riflette il quadro di Guttuso e il film di Roberto Andò attraverso continue e sottili variazioni sonore e timbriche".
 
 

L'Ora, 4.2.2015
In scena “Il quadro nero”, il grande silenzio palermitano
IL VIDEO. Il nuovo cartellone sinfonico del Teatro Massimo si inaugura con un’opera per musica e film, affidata al regista Roberto Andò e al compositore Marco Betta. Ad ispirarli, la “La Vucciria” di Guttuso e il racconto di Camilleri “La ripetizione”, dedicato al famoso dipinto

Dopo l’inizio, senza fuochi d’artificio, della stagione lirica con “Gisela!”, il Teatro Massimo, per l’inaugurazione del cartellone sinfonico, ritenta di stupire il pubblico con “Il quadro nero”, opera per musica e film, nuova commissione in collaborazione con gli Archivi Guttuso affidata al regista Roberto Andò e al compositore Marco Betta. Già nel 2013 la coppia di artisti siciliani è stata chiamata per far fronte alla sospensione del “Ring” di Grham Vick (programmato ed annunciato con tanto clamore in occasione del bicentenario wagneriano), con la ripresa di “Sette storie per lasciare il mondo”, opera del 2006 ispirata a “Dormono”, ciclo di scatti del fotografo Ferdinando Scianna. La scelta lasciò perplessi molti, non per la qualità del lavoro, ma sull’appropriatezza della tipologia di spettacolo in una stagione lirica. Ecco quindi che lo stesso genere (sempre un’opera per musica e film) torna sulle scene del Massimo, questa volta come “concerto sinfonico”.
“Il quadro nero, ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano” è incentrata sulle ispirazioni che la celebre tela del 1974 di Renato Guttuso ha suscitato ad Andrea Camilleri, raccolte nel suo racconto “La ripetizione”, nel quale lo scrittore di Porto Empedocle immagina l’incontro fra i due personaggi centrali (l’uomo col maglione giallo e la donna di spalle) avvenuto decine di volte nel passato.
Il sovrintendente Francesco Giambrone spiega la scelta di questo titolo “come un modo per stimolare la curiosità del pubblico, invitandolo a fare un percorso insieme. Si deve stare attenti ai linguaggi contemporanei e abbiamo provato a farlo in questo progetto che raccoglie talenti, idee, passioni, energie di tanti siciliani contemporanei illustri nel nome di un grande artista, siciliano anche lui”. Giambrone ha anche dichiarato che in teatro si sta lavorando affinchè l’opera “accompagni” la tela di Guttuso che, dal primo di maggio, sarà esposta all’Expo di Milano nel padiglione italiano.
Presente anche l’assessore alla cultura di Bagheria, Rosanna Balisteri, che ha annunciato la diretta streaming dell’evento nelle piazze del comune siciliano. “Iniziare una stagione sinfonica con un progetto d’ampio respiro come questo – ha dichiarato il direttore artistico del Massimo, Oscar Pizzo – è un motivo di orgoglio e un atto di coraggio. Continueremo su questa strada. Stiamo già lavorando ad uno spettacolo per il 2016 che si baserà su un altro celebre quadro custodito a Palermo, “La natività” di Caravaggio, coinvolgendo altre grandi personalità palermitane: Letizia Battaglia, Giovanni Sollima e Attilio Bolzoni.”
Il regista Roberto Andò a proposito dell’opera spiega: “Abbiamo usato come libretto il quadro stesso prendendo spunto da lì e dal racconto di Andrea Camilleri, al quale abbiamo chiesto di costruire un labirinto di parole come prologo, registrato su nastro con la sua stessa, familiare, voce. Siamo partiti dall’idea di “natura morta”, sia per la presenza nel quadro di ciò che in pittura si intende con questo termine, sia per il senso di immobilità che danno i personaggi. Per girare il film abbiamo ricreato il quadro in un set di posa negli spazi dei Cantieri Culurali, ricostruendo l’ambiente e dando vita alla tela”.
“Per scrivere questa partitura per orchestra e coro – racconta Marco Betta – mi sono ispirato agli organa e dai conductus, concentrandomi quindi su un solo suono da cui si sviluppa tutta la partitura che si espande come un lago. Un suono che si muove con dinamiche sottili che si incontrano col ritmo che il quadro stesso suggerisce”.
Il taglio che la nuova governance del Teatro Massimo vuole dare alle stagioni diventa sempre più chiaro e definito: si comincia a delineare una programmazione che si scosta dai cartelloni più tradizionali e suggerisce punti di vista differenti. Per scoprire se questa linea è vincente, appuntamento per il 7 febbraio alle 20.30.
Walter Vitale
 
 

PalermoToday, 4.2.2015
Teatro Massimo, "Il quadro nero" apre la 7^ stagione sinfonica
Sabato 7 febbraio, alle ore 20.30, al Teatro Massimo arriva il concerto inaugurale della 7^ stagione sinfonica: ecco "Il quadro nero" di Roberto Andò e Marco Betta.

E' il quadro dei colori e del nero, del buio e della luce, della vita e della morte, della prosperità e del disfacimento, dell’apparente movimento e della sospensione del tempo. A “La Vucciria” di Renato Guttuso, dedicata al celebre mercato di Palermo, si ispira “Il quadro nero-ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano”, l’opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, su testo di Andrea Camilleri, con Francesco Scianna e Giulia Andò, che sabato 7 febbraio apre la stagione sinfonica del Teatro Massimo. Una nuova produzione della Fondazione Teatro Massimo, realizzata in collaborazione con gli Archivi Guttuso e con il Comune di Bagheria, che compartecipa attraverso un finanziamento europeo destinato alla valorizzazione dell’opera dell’artista attraverso itinerari multidisciplinari.
Il titolo dell’opera a prima vista contrasta con la grande tavolozza di colori del dipinto, donato dall’artista all’Università di Palermo nel 1974 e da allora esposto allo Steri, sede istituzionale dell’Ateneo: i rossi delle carni e del pomodoro, gli arancioni degli agrumi, i grigi dei pescespada, i bianchi e i verdi degli ortaggi. Ma in realtà ne coglie la natura più intima e sottile, riprendendo il giudizio che ne diede il grande Cesare Brandi, laddove scrisse che “il quadro è tenuto insieme, come una musica dalla tonalità, da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni”. Definizione che piacque molto all’artista, il quale ammise: “Brandi ha detto una cosa giustissima. A un certo punto, mentre dipingevo, mi sono accorto come tutta quella abbondanza di vita contenesse, nel fondo, un senso distruttivo. Senza che io ci pensassi o volessi, la tela esalava un sentimento di morte”.
Temi su cui si incardina l’opera di Roberto Andò e di Marco Betta sul testo di Camilleri. “Se la Vucciria di Guttuso – dice Roberto Andò - si occupa del tempo e della morte, l’opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l’apparire e lo svanire di un’illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto”. L’orchestra e il coro del Teatro Massimo (sul podio Tonino Battista, coro diretto da Piero Monti) dialogheranno con il film ispirato al dipinto, che vedrà protagonisti Francesco Scianna e Giulia Andò. I dodici personaggi del quadro, che sono quasi mescolati ai prodotti del mercato, diventeranno voci dentro il racconto sonoro.
“La musica per Il quadro nero – dice Marco Betta – si sviluppa come una sorta di natura morta, di rampicante che avvolge le immagini e che intercetta i pensieri interni, il mondo interiore dei dodici personaggi del dipinto. Oltre alla musica c’è una partitura di suoni e di voci realizzata da Hubert Westkemper: suoni registrati al mercato, la voce di Andrea Camilleri, alcune frasi del testo”. Innovativo il rapporto tra immagine e suono. “Ho immaginato tutta la partitura – aggiunge – come un lago che accoglie e riflette il quadro di Guttuso e il film di Roberto Andò attraverso continue e sottili variazioni sonore e timbriche”. Goffredo Parise scrisse che nessun altro quadro di Guttuso come la Vucciria “ha mai espresso con tanta intensità il sentimento profondo del nostro Paese”. Secondo Andò, “in questo giudizio Parise sembra sottintendere una inquietante domanda: quando la Sicilia, l’Italia intera, sono diventate una grande natura morta? Un quesito che, dopo quarant’anni, appare tutt’altro che trascurabile”. Costo del biglietto: da 10 a 25 euro.
 
 

Prima Pagina News, 4.2.2015
Teatro delle Arti Il re di Girgenti, da romanzo Camilleri

Roma - Nasce dalla collaborazione tra le compagnie EmmeA’ Teatro di Castiglion Fiorentino e Théâtre de l’Arc-en-Terre di Marsiglia “Il re di Girgenti”, spettacolo ispirato all’omonimo romanzo di Andrea Camilleri in scena venerdì 6 febbraio al Teatro delle Arti di Lastra a Signa (ore 21 – biglietti da 10/13/15 euro – consigliata la prevendita). Scritta, diretta e interpretata da Massimo Schuster e Fabio Monti (con scene e costumi di Norma Angelini e marionette di Anton Duša e Jana Pogorielová) la versione teatrale de “Il re di Girgenti” vede la figura del cantastorie intrecciarsi con quelle dell’attore e del puparo, attraverso una narrazione che, restando sempre a metà strada tra storia e fiaba, racconta allo spettatore la Sicilia sud occidentale dei primi decenni del 700, con i suoi problemi e le sue meraviglie. Epica rurale ma non per questo meno universale: mescolando elementi storici e fiabeschi, la storia si snoda in un susseguirsi di avvenimenti tragicomici che accompagnano il contadino Zosimo dalla nascita alla morte, attraverso la sua effimera salita al trono di Agrigento. I personaggi, alcuni grotteschi, altri profondamente umani, sono innanzitutto dei tipi, delle maschere. Da qui la scelta di mettere in scena dei pupi che, meglio di qualsiasi attore, si adeguano a una drammaturgia al tempo stesso eroica e miseramente quotidiana: incapaci di uno sviluppo psicologico, ma meravigliosamente in grado di offrirci uno spaccato verosimile della nostra condizione umana. Scelta apprezzatissima dallo stesso Camilleri, in una continua altalena tra essenzialità e ricchezza espressiva. Un romanzo epico che diventa spettacolo. E che nella sua epicità non rinuncia a sezioni di teatro popolare. Per chi lo desidera, dalle ore 20, Cenainteatro: buffet e drink a 6 euro (si prega di prenotare a teatrodellearti.lastraasigna.fi@gmail.com, 331 9002510). Nell’ambito della stagione 2014/2015 del Teatro delle Arti, realizzata in collaborazione con la Fondazione Toscana Spettacolo e con il sostegno del Comune di Lastra a Signa, della Regione Toscana e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
 
 

Radiogold, 5.2.2015
Recensione del libro "La relazione" di Andrea Camilleri

Anche con quest’ultima produzione, edita da Mondadori, ed uscita all’inizio di gennaio Andrea Camilleri è già in vetta alla classifica dei libri più venduti in Italia. Nonostante la trentennale presenza in libreria il papà del commissario Montalbano (pare abbia già consegnato a Sellerio i prossimi capitoli del commissario) non delude, anzi, si presenta in una nuova veste, meno poliziesca. L’indagine questa volta riguarda il mondo bancario e l’alta finanza con un’approfondita analisi su eventi contemporanei. Una stoccata ai poteri forti che governano finanza e politica. Il ritmo è comunque mozzafiato e si arricchisce di introspezione psicologica sulla figura di Mauro Assante. La vita per il protagonista del romanzo sembra non aver mai serbato sorprese o imprevisti. Assante è un uomo di spicco dell’authority per il controllo delle banche, ed ha sempre messo al primo posto nella scala dei valori lavoro e serietà, pur avendo una famiglia composta da moglie e figlio. Poche emozioni paiono far breccia nel suo temperamento, ma la sorpresa è in agguato.
Con l’occasione di una vacanza estiva dei familiari Mauro si ritrova solo in casa a seguire un importante incarico di lavoro: stilare una relazione su una Banca che rischia di essere commissariata a causa della sua indagine e del suo dettagliato resoconto: La Relazione, che ne dà il titolo appunto.
La calcolata monotonia dei suoi giorni di Mauro cambia improvvisamente quando una bellissima e misteriosa donna piomba forse per errore nella sua casa e nella sua vita, spingendolo attraverso una serie di apparentemente casuali situazioni verso un’altra pericolosa e inaspettata ‘Relazione’.
Nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi molte crepe. Dimentica aperta la porta di casa, si convince di essere seguito da un uomo in motorino, riceve strane telefonate, fino a quando la sua vita viene completamente distrutta.
Il romanzo riguarda da vicino l’Italia di oggi. In un’intervista al Corriere della Sera lo stesso Camilleri non ha nascosto le possibili letture della sua nuova opera e ha affermato riferendosi al Paese: "mi sono impegnato politicamente per tentare di cambiarla, ma la vedo molto male." Quel che è noto è che siamo creature fragili, esiste un essere umano che non abbia punti deboli?
La Relazione è anche una disperata ricerca del punto debole, del ‘tallone d’Achille’ di un uomo semplice da parte di un gruppo di persone che mirano chiaramente a distruggerlo. Quando la realtà dei fatti viene sbattuta in faccia è quasi sempre troppo tardi e ci troviamo a fare i conti con le tragiche conseguenze. Ogni uomo a tutto questo reagisce diversamente dall’altro. La reazione di Mauro Assante vi stupirà, verrà fuori qualcosa rimasto per troppo tempo nell’oscurità.....
Il libro scorre via velocemente in qualche ora di piacevole lettura. Lo stile è scorrevole coinvolgente, non privo di tensioni e colpi di scena per il lettore.
Cristina Antoni
 
 

L'Ora, 5.2.2015
Betta e Andò: “La nostra Vucciria nel silenzio palermitano”
La loro opera per musica e film, “Il quadro nero”, si ispira al quadro di Guttuso ed il 7 febbraio, alle 20.30, aprirà la stagione sinfonica del Teatro Massimo. I due artisti siciliani propongono un’analisi della società moderna con un’animazione multimediale della celebre tela, che verrà esposta all’Expo di Milano 2015

Il nero di fondo che unisce i colori de “La Vucciria” di Renato Guttuso, come scrisse il critico Cesare Brandi, è la suggestione a cui Roberto Andò e Marco Betta si ispirano per la loro opera per musica e film “Il quadro nero, ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano”. Partendo dal racconto di Andrea Camilleri “La ripetizione”, i due artisti siciliani propongono un’analisi della società moderna con un’animazione multimediale della celebre tela, esposta all’Expo di Milano 2015.
Il 7 febbraio, alle 20.30, si aprirà con questo lavoro la stagione sinfonica del Teatro Massimo, che comprende, oltre al ciclo dei concerti per pianoforte di Beethoven, altri appuntamenti rivolti a generi e repertori che si distaccano da una programmazione tradizionale.
“Abbiamo usato come libretto il quadro stesso – commenta Andò – prendendo spunto da lì e dal racconto di Andrea Camilleri, al quale abbiamo chiesto di costruire un labirinto di parole come prologo, registrato su nastro con la sua stessa, familiare, voce. Siamo partiti dall’idea di “natura morta”, sia per la presenza nel quadro di ciò che in pittura si intende con questo termine, sia per il senso di immobilità che danno i personaggi. Per girare il film abbiamo ricreato il quadro in un set di posa negli spazi dei Cantieri Culturali, ricostruendo l’ambiente e dando vita alla tela”.
“Per scrivere questa partitura per orchestra e coro – racconta Marco Betta – mi sono ispirato agli organa e dai conductus, concentrandomi quindi su un solo suono da cui si sviluppa tutta la partitura che si espande come un lago. Un suono che si muove con dinamiche sottili che si incontrano col ritmo che il quadro stesso suggerisce”.
Walter Vitale


 
 

La Sicilia, 5.2.2015
Omaggio in video e suoni a "La Vucciria"
Opera ispirata al quadro di Guttuso apre la stagione del Massimo di Palermo

Palermo. È il quadro dei colori e del nero, del buio e della luce, della vita e della morte, della prosperità e del disfacimento, dell'apparente movimento e della sospensione del tempo. A "La Vucciria" di Renato Guttuso, dedicata al celebre mercato di Palermo, si ispira Il quadro nero - ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano, l'opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, su testo di Andrea Camilleri, con Francesco Scianna e Giulia Andò, che il 7 febbraio apre la stagione sinfonica del Teatro Massimo di Palermo.
«Un progetto - dice il sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, Francesco Giambrone - che raccoglie talenti, idee, passioni, energie di tanti siciliani contemporanei illustri, da Camilleri a Betta, da Andò a Francesco Scianna, nel nome di un grande artista, siciliano anche lui. Un patrimonio straordinario di questa terra che si rinnova di generazione in generazione e che il Teatro raccoglie e fa suo».
Il titolo dell'opera a prima vista contrasta con la grande tavolozza di colori del dipinto, donato dall'artista all'Università di Palermo nel 1974 e da allora esposto allo Steri, sede istituzionale dell'Ateneo: i rossi delle carni e del pomodoro, gli arancioni degli agrumi, i grigi dei pescespada, i bianchi e i verdi degli ortaggi. Ma in realtà ne coglie la natura più intima e sottile, riprendendo il giudizio che ne diede il grande Cesare Brandi, laddove scrisse che «il quadro è tenuto insieme, come una musica dalla tonalità, da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni». Definizione che piacque molto all'artista.
«Se la Vucciria di Guttuso - dice Roberto Andò - si occupa del tempo e della morte, l'opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l'apparire e lo svanire di un'illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto».
L'orchestra e il coro del Teatro Massimo (sul podio Tonino Battista, coro diretto da Piero Monti) dialogheranno con il film ispirato al dipinto, che vedrà protagonisti Francesco Scianna e Giulia Andò. I dodici personaggi del quadro, che sono quasi mescolati ai prodotti del mercato, diventeranno voci dentro il racconto sonoro. Oltre alla musica c'è una partitura di suoni e di voci realizzata da Hubert Westkemper: suoni registrati al mercato, la voce di Andrea Camilleri. Innovativo il rapporto tra immagine e suono.
Francesco Nuccio
 
 

palermo24h.com, 5.2.2015
Andò, Betta e Camilleri aprono la stagione sinfonica del Teatro Massimo
La nuova stagione sinfonica del Massimo debutta con un’opera d’eccellenza siciliana: “Il quadro nero”, progetto per musica e film realizzato da Andò, Betta e Camilleri e ispirata al capolavoro di Guttuso.

Presentata la nuova opera per musica e film firmata Roberto Andò (ideazione e regia) e Marco Betta (musica), Il quadro nero, con Francesco Scianna e Giulia Andò, ispirata al celeberrimo quadro La Vucciria di Guttuso e al racconto di Andrea Camilleri dedicato al dipinto, La ripetizione, per inaugurare la stagione sinfonica del Teatro Massimo di Palermo il prossimo 7 febbraio, con il maestro Tonino Battista sul podio dell’Orchestra e il maestro Piero Monti alla direzione del Coro.
Il quadro nero – ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano è il titolo per intero di quest’opera per musica e film ispirata al quadro dell’artista bagherese dedicato a uno dei mercati più celebri e affascinanti della nostra Palermo, una nuova produzione della Fondazione Teatro Massimo, realizzata in collaborazione con gli Archivi Guttuso e con il Comune di Bagheria, che compartecipa attraverso un finanziamento europeo destinato alla valorizzazione dell’opera dell’artista attraverso itinerari multidisciplinari.
Un progetto – spiega il sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, Francesco Giambrone – che raccoglie talenti, idee, passioni ed energie di tanti siciliani contemporanei illustri, da Camilleri a Betta, da Andò a Francesco Scianna, nel nome di un grande artista, siciliano anche lui. Un patrimonio straordinario di questa terra che si rinnova di generazione in generazione e che il Teatro raccoglie e fa suo.
I dodici personaggi del quadro di Guttuso, mescolati fra loro in quel viottolo stretto di cibo e colori, diventano ora vere e proprie voci del racconto sonoro, dove immagini e note dialogano all’interno di un rapporto reciproco e sincretico. La musica, arricchita da una partitura di suoni e voci registrati al mercato realizzata da Huber Westkemper, prende spunto dal sottofondo immaginifico del dipinto stesso, la natura morta.
Un quadro nero, poiché sembra dipinto sopra un fondo nero. “A un certo punto, mentre dipingevo, mi sono accorto come tutta quella abbondanza di vita contenesse, nel fondo, un senso distruttivo. Senza che io ci pensassi o volessi, la tela esalava un sentimento di morte” – raccontava lo stesso Guttuso a proposito del suo capolavoro.
L’opera di Andò e Betta crea, così, un fil rouge che insegue il tempo e l’illusione, quell’avvenire così effimero e sfuggente di quell’uomo dai tratti inca e di quella donna mostrata solo di spalle, i cui sguardi si incrociano e scatenano in noi l’urgenza di costruirne la storia, il sèguito di ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto.
Il tutto sotteso da una inquietante domanda, sollevata già in passato dallo scrittore Goffredo Parise: quando la Sicilia, l’Italia intera, sono diventate una grande natura morta? Un quesito che, ammette Andò, dopo quarant’anni appare tutt’altro che trascurabile.
Silvia Buffa
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 6.2.2015
Il caso Teatro Valle
L’assessore Marinelli incontra i rappresentanti dell’occupazione
Lunedì al via i lavori al foyer: ma ci sono dubbi sulle procedure. Giallo Camilleri: indagine su una mail falsa di appoggio agli ex occupanti. E lo scrittore denuncia

[..]
Il giallo Camilleri
Attiene alla cronaca giudiziaria ma i contorni sono da romanzo surreale per ciò che è invece accaduto nelle settimane scorse. Nel pieno della discussione tra gli ex occupanti del Teatro Valle e il Teatro di Roma, è spuntata una mail inviata allo Stabile capitolino da un non meglio precisato Fans Club di Andrea Camilleri. Nella mail venivano riportate pesanti critiche all’operato del Teatro di Roma, mentre si difendeva a spada tratta l’esperienza dell’occupazione. Una entusiastica adesione che ha insospettito lo staff del Teatro pubblico, che s’è rivolto alla fonte. Risultato: tutto falso. Al punto che Andrea Camilleri ha fatto intervenire il suo avvocato Roberto Minutillo: «Nessuna affermazione di questo tipo può essere riferita ad Andrea Camilleri» ha confermato il legale. Aggiungendo: «Stiamo valutando di sottoporre la vicenda alla polizia postale al fine di identificare gli autori e procedere in ogni sede per tutelare lo scrittore».
Laura Martellini
 
 

La Repubblica Tv, 6.2.2015
Roberto Andò racconta il "Quadro nero" di Camilleri

Sabato sera la stagione concertistica del Teatro Massimo si inaugura con "Il quadro nero", opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta su testi di Andrea Camilleri. Uno spettacolo multimediale che vede il video di Andò, interpretato da Francesco Scianna e Giulia Andò, dare vita al celebre dipinto di Renato Guttuso "La Vucciria" secondo la suggestione di Camilleri che immagina l'incontro tra due personaggi del quadro.
Mario Di Caro
 
 

La Stampa, 6.2.2015
Andrea Camilleri
"In quei colori un'eco della Sicilia eterna"

«Sono certo che la trasposizione fatta da Roberto Andò e Marco Betta arricchirà il mio racconto». Andrea Camilleri, seduto tra i suoi libri, rivela da dove nasce il suo rapporto con «La Vucciria», la grande tela di Renato Guttuso realizzata nel 1974. «Furono Fabio Carapezza Guttuso - dice - il figlio adottivo del pittore, e il responsabile della casa editrice Skira a cercarmi. Mi chiesero se avessi mai scritto qualcosa su Guttuso, che avevo conosciuto molto bene. Non lo avevo mai fatto e accettai volentieri».
Perché scelse proprio La Vucciria, che a prima vista sembra una tavolozza di colori, ma in realtà secondo il critico Cesare Brandi «è tenuto insieme da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni»?
«Perché questo quadro mi avevo fatto una grandissima impressione tutte le volte che l'avevo visto al rettorato dell'Università di Palermo. A parte i valori pittorici, di cui hanno parlato persone ben più competenti di me, c'era all'interno come uno spessore che separasse il quadro da un altro quadro. Mi spiego meglio. Guttuso chiedeva a coloro che andavano a vedere La Vucciria: "Mi sapete dire quante figure umane ci sono?" Di solito gli osservatori si sbagliavano in difetto, non in eccesso, perché in realtà figure umane ce ne sono di più di quanto appaia a prima vista. Ma per me la questione è che ce ne sono di più di quante se vedano, perché ci sono anche le figure del passato, quelle appunto dell'altro quadro. Da questa idea nasce il mio racconto».
Racconto che si chiama La Ripetizione, perché?
«Perché nel mio racconto l'incontro tra i due personaggi principali del dipinto che stanno per guardarsi, il ragazzo che viene verso l'osservatore con un maglione giallo e la donna di spalle, è la ripetizione di un altro incontro avvenuto nel passato, in un'altra storia, ai tempi dell'Inquisizione spagnola in Sicilia. Ma questa volta l'esito dell'incontro sarà assai meno drammatico di quello avvenuto nel Seicento».
Nell'opera che va in scena al Teatro Massimo di Palermo quest'incontro nell'epoca dell'Inquisizione non c'è...
«Roberto Andò si è concentrato tutto nel raccontare il Quadro nero al presente, però ha fatto in modo che un'eco dell'eternità della Sicilia, delle persone, dei colori, degli odori che ci appartengono, sia rimasta dal passato fino a oggi».
M. M.
 
 

La Stampa, 6.2.2015
“Il quadro nero” così la Vuccirìa diventa musica
L’opera di Andò e Betta ispirata a Guttuso apre la stagione del Massimo di Palermo

Per chi è nato a Palermo, i mercati di strada che ormai tendono a essere soppiantati dai centri commerciali hanno sempre rappresentato un pezzo dell'anima della città. La Vucciria, il Capo, Ballarò (che tra l'altro ha dato il nome a un talk-show di successo) colpivano, dei visitatori, la vista, per quel tripudio di colori dominato dal rosso del sangue di animali appena uccisi, ma soprattutto l'udito, per via del coro assordante di «abbanniate», le grida dei venditori in dialetto così simili a quelle che si ascoltano per strada a Tunisi o a Marrakech. Per queste stesse ragioni, quarant'anni fa, quando Renato Guttuso dipinse la Vucciria, colpiva di quel quadro il silenzio. Ma ora che la Vucciria diventerà un'opera, un pezzo di teatro e un film, il limite connaturato a ogni dipinto che raffiguri la realtà cadrà tutt'insieme, sotto gli occhi degli spettatori del Teatro Massimo e a poche centinaia di metri dal luogo vero del mercato in via Roma, ormai luogo di ritrovo della movida giovanile.
L'idea dello spettacolo
L'idea è venuta al figlio adottivo di Guttuso, Fabio Carapezza, che per qualche tempo ha svolto le funzioni di commissario del Teatro; a metterla materialmente in scena è stato il sovrintendente Francesco Giambrone. Il film, che sarà proiettato al centro di un'installazione sul palcoscenico, lo ha girato Roberto Andò. Le musiche le ha composte Marco Betta. I testi sono ricavati da un racconto scritto da Andrea Camilleri e dedicato alle «donne di fora», metà streghe e metà di facili costumi, come potrebbe essere proprio la protagonista del qua-dro, che attraversa in abiti succinti lo stretto corridoio delle bancarelle tra gli sguardi incantati dei venditori.
La Vucciria di Guttuso era nata da una folgorante intuizione del pittore siciliano. Come spiega Fabio Carapezza «Renato era rimasto colpito dall'improvviso passaggio di Palermo dalla miseria e dalla fame a un'inattesa opulenza che traboccava, appunto, dalla ricchezza dei mercati rionali. Dalle bancarelle vuote o allestite con piccoli pezzi di carne annerita o con pesci rinsecchiti, si era passati ai quarti di bue e ai pescespada che si vedono in primo piano nel quadro». Forse Guttuso aveva intuito la malattia di fondo dell'economia mafiosa di una città che presto si sarebbe rivelata la capitale di Cosa Nostra. O forse no. «Certo quel quadro fu interpretato dal grande critico Cesare Brandi come "il quadro nero" - aggiunge Carapezza -. Brandi arrivò a immaginare che potesse essere stato dipinto su una tela annerita con il carbone, come se appunto l'opulenza di quel momento fosse l'anticamera di un senso di morte, una forma di presagio».
Il regista
Anche Roberto Andò ricorda che quando il quadro fu presentato, prima che l'Università di Palermo lo acquistasse per esporlo in una sala del rettorato, lo scrittore Goffredo Parise «disse che la Vucciria, di tutti i quadri di Guttuso, era quello più legato al destino dell'Italia, un Paese che celebra la propria prosperità proprio mentre sta per cominciare il suo declino». Ecco perché Andò ha scelto di dar voce e movimento ai dodici personaggi del quadro «in modo necessariamente iperbolico, con un prologo in cui è la voce di Camilleri a leggere il suo testo come una profezia, mentre il labirinto del mercato palermitano appare e trasmette un senso di soffocazione».
Si sa che tutti i siciliani hanno un forte, fortissimo senso del destino. E l'unione di questi tre siciliani, Andò, Carapezza e Camilleri, per celebrarne un quarto, Guttuso, è destinata certamente a rivelare qualche imprevedibile sorpresa. Intanto la Vucciria vola a Milano per diventare il quadro-simbolo del grande mercato che si spera divente-rà l'Expo. Anche questa, un'incredibile coincidenza.
Marcello Sorgi
 
 

LiveSicilia, 6.2.2015
La prima della stagione
Miserie e nobiltà della Vucciria
E il quadro diventa un'opera
Un quadro che diventa racconto, che passa dall'immobilità al movimento. Forse, il più celebre dipinto di Guttuso, 'riscritto' da Roberto Andò, Marco Betta, Andrea Camilleri, per il Teatro Massimo.

Palermo- Così rinasce e viene riscritta una meraviglia antica e intramontabile, un cocktail di opulenza e tinta nera, di miserie e nobiltà, che Marcello Sorgi - palermitano illustre - racconta, su 'La Stampa' di oggi: "Per chi è nato a Palermo, i mercati di strada che ormai tendono a essere soppiantati dai centri commerciali, hanno sempre rappresentato un pezzo dell'anima della città. La Vucciria, il Capo, Ballarò (che tra l'altro ha dato il nome a un talk show di successo) colpivano, dei visitatori, la vista, per quel tripudio di colori dominato dal rosso del sangue di animali appena uccisi, ma soprattutto l'udito, per via del coro assordante di "abbanniate", le grida dei venditori in dialetto, così simili a quello che si ascoltano per strada a Tunisi o a Marrakech. Per queste stesse ragioni, quarant'anni fa, quando Renato Guttuso dipinse La Vucciria, colpiva di quel quadro il silenzio. Ma ora che la Vucciria diventerà un'opera, un pezzo di teatro e un film, il limite connaturato a ogni dipinto che raffiguri la realtà cadrà tutt'insieme sotto gli occhi degli spettatori del Teatro Massimo e a poche centinaia di metri dal luogo vero del mercato in via Roma, ormai luogo di ritrovo della movida giovanile".
Accade dunque che un celeberrimo - forse il più celebre - quadro di Guttuso, 'La Vucciria' passi dalla tela immobile a una storia in movimento, con una riscrittura sonora, un'opera di Roberto Andò e Marco Betta, con testi di Andrea Camilleri (il racconto, 'La ripetizione'), per la serata inaugurale della stagione sinfonica del Teatro Massimo. Appuntamento domani, sabato 7 febbraio, alle 20.30 con 'Il quadro nero, ovvero La Vucciria, il grande silenzio di palermitano', per la prima assoluta. Sempre a 'La Stampa' Andrea Camilleri - che ha incontrato Guttuso con un testo che narra una storia nella storia - dice: "Sono certo che la trasposizione fatta da Roberto Andò e Marco Bettà arricchirà il mio racconto". "Un progetto di parole e musica - spiega il compositore Marco Betta - . Le immagini mostreranno Francesco Scianna e Giulia Andò come voci recitanti e interpreti di due dei personaggi che si muovono nel dipinto". “Se la Vucciria di Guttuso – dice Roberto Andò - si occupa del tempo e della morte, l’opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l’apparire e lo svanire di un’illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto”.
“Un progetto – dice il sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, Francesco Giambrone – che raccoglie talenti, idee, passioni, energie di tanti siciliani contemporanei illustri, da Camilleri a Betta, da Andò a Francesco Scianna, nel nome di un grande artista, siciliano anche lui. Un patrimonio straordinario di questa terra che si rinnova di generazione in generazione e che il Teatro raccoglie e fa suo”.
Ed è così che l'immobilità del dipinto diventerà narrazione, profondità di cose e persone che si muovono. Perché quel titolo? Lo spiega a Sorgi, Fabio Carapezza, figlio adottivo di Guttuso: "Quel quadro fu interpretato dal grande critico Cesare Brandi come 'il quadro nero', come se l'opulenza di quel momento fosse l'anticamera di un senso di morte, una forma di presagio". In una parola, Palermo. E forse tutto il resto.
 
 

La Repubblica (ed. di Firenze), 6.2.2015
Massimo Schuster e le sue marionette fanno Camilleri

L'italiano di nazionalità francese Massimo Schuster è un grande marionettista che ha legato il suo nome alla mitica compagnia americana Bread and Puppet. Stasera Schuster è autore-regista-attore del Il Re di Girgenti, tratto da un romanzo di Camilleri edito Sellerio (Teatro delle Arti a Lastra a Signa). I numerosi personaggi della storia sono innanzi tutto dei caratteri, delle maschere: da qui la scelta di mettere in scena delle marionette, dei pupi. Mescolando elementi storici e fiabeschi sullo sfondo della Sicilia a volte irreale dei primi anni del Settecento, la storia si snoda in un susseguirsi di avvenimenti tragicomici ed un po' misteriosi che accompagnano il contadino Zosimo dalla nascita alla morte attraverso la sua effimera ascesa al trono di Agrigento.
Teatro delle Arti, Lastra a Signa
Stasera ore 21, 15 euro, 055/8720058
 
 

Teatro Massimo Palermo, 7.2.2015
Sabato 7 febbraio 2015, ore 20:30
Il quadro nero
ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano


opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta
da Renato Guttuso e Andrea Camilleri

Testo Andrea Camilleri
Ideazione e regia film Roberto Ando`
Musica Marco Betta
con Francesco Scianna e Giulia Andò

Direttore Tonino Battista
Collaborazione alla regia Luca Scarzella
Fotografia Roberto Barbierato e Gianni Carluccio
Scenografia Gianni Carluccio
Costumi Gianni Carluccio e Daniela Cernigliaro
Suono Hubert Westkemper
Montaggio Vertov Milano
Assistente al montaggio e compositing Michele Innocente
Casting e aiuto regia Chiara Agnello
Organizzazione generale film Alfio Scuderi

Orchestra e Coro del Teatro Massimo
Maestro del coro Piero Monti
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 7.2.2015
Al teatro Massimo
Debutta "Il quadro nero" l'opera di Andò e Betta per film e musica ispirata al dipinto di Guttuso col testo di Camilleri
La "Vucciria" in scena
Francesco Scianna "Mi immergo nella tela del mio concittadino è come ritornare a casa"

È una tavolozza di colori sgargianti, ma impercettibilmente è cucito su uno sfondo nero, quasi uno spessore che isola l'azione dei personaggi e li proietta in una dimensione sospesa, in bilico tra la vita e la morte. Gioca con i contrasti de "La Vucciria" di Renato Guttuso, la nuova opera per musica e film del regista Roberto Andò e del compositore Marco Betta, "Il quadro nero ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano", che stasera alle 20,30 apre la stagione sinfonica del teatro Massimo, con l'Orchestra guidata dal maestro Tonino Battista.
Andrea Camilleri ha fatto della "Vucciria" l'oggetto del racconto "La ripetizione" che sta alla base del prologo dello spettacolo e ambienta l'incontro dei due personaggi al centro del quadro al tempo dell'Inquisizione. «Cosa avviene dopo l'incrociarsi dei loro sguardi — si chiede lo scrittore tessendo il filo immaginario delle loro parole — e cosa sta per avvenire? Quale illusione ha unito o separato questi due esseri umani?». Roberto Andò ha realizzato il film che usa "La Vucciria" come quinta scenografica e lo "anima" con la presenza di Francesco Scianna e Giulia Andò, che saranno anche in scena nei ruoli dei due protagonisti. «Il quadro è stato per noi come il lipoter bretto d'opera — dice il regista, che ha adattato la prospettiva del dipinto a quella della macchina da presa — così, se Camilleri ci restituisce una "drammaturgia del silenzio", il film riproduce l'indicibile di quei silenzi, dà vita allo scambio di pensieri nascosti, che si originano da una folla di emozioni che non sveliamo».
Francesco Scianna racconta che dopo l'esperienza di "Baaria", immergersi nel quadro più celebre nel suo concittadino «è stata una bellissima coincidenza e anche un po' come tornare a visitare casa: mi avvicina a lui uno stesso ambiente emotivo che spesso accomuna il destino dei siciliani. Come lui sento il distacco dalla mia terra, l'adattamento a nuove dimensioni, le scoperte e le nuove esperienze che mi fatto portato lontano». Scianna confida che è «un lusso lavorare al teatro Massimo a un progetto che sento così "intimo"» e a proposito del mistero che avvolge l'incontro dei due giovani, aggiunge: «Un incrocio di sguardi così potente da scatenare una vertigine. Dentro c'è un'energia che ci spiazza e ci travolge e non sappiamo a cosa approderà. È la forza della nostra terra, di quel mercato, della Sicilia».
Laura Nobile
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 7.2.2015
Teatro Massimo, applausi per "Il quadro nero"

Quando la lampadina smette di ondeggiare sul mercato ormai vuoto, buio e abitato dai gatti, un lungo applauso saluta "Il quadro nero", l'opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta ispirata alla "Vucciria" di Renato Guttuso che sabato sera ha inaugurato la stagione concertistica del Teatro Massimo. I due autori, sul proscenio, alla fine, sono stati festeggiati dal pubblico che sembra aver apprezzato questa forma di contaminazione tra cinema, musica e arte. Lo spettacolo si è aperto con il prologo sonoro che restituisce la voce di Andrea Camilleri, autore del testo, assieme ad alcuni suoni del mercato che avvolgono la sala: lo scrittore sintetizza il mercato della Vucciria come un "burdellu di carne e pisci", ma avverte che sul mercato, tra "ciavuru e fetu", c'è un clima di tensione: potrebbe "finire a schifiu". Poi la musica di Betta accompagna il film di Ando' che anima il celebre dipinto di Guttuso al punto da far respirare gli odori del trionfo di mercanzia. Francesco Scianna e Giulia Ando' hanno dato vita ai due protagonisti nel ruolo dei due personaggi in primo piano del quadro, ricreato da Andò in modo impressionante: un gioco di sguardi nell'azione rallentata e un breve contatto carico di sensualità. In sala tra gli alti il figlio adottivo di Renato Guttuso, Fabio Carapezza, che ha voluto lo spettacolo da ex commissario del Massimo, e che ha detto di aver rivissuto la nascita del quadro nello studio di Velate dell'artista. Tra gli ospiti del sovrintendente Francesco Giambrone e del sindaco Leoluca Orlando anche gli assessori regionali Cleo Li Calzi e Nino Caleca, gli editori Antonio e Olivia Sellerio, e poi il giudice Giuseppe Ayala, il direttore del teatro Biondo Roberto Alajmo, il direttore degli Amici della musica Dario Oliveri, il sovrintendente dell'Inda Gioacchino Lanza e numerosi bagheresi richiamati dall'omaggio a Guttuso. Alla fine brindisi in sala Pompeiana con autori, protagonisti e un gruppo di invitati del Teatro. Lo spettacolo è stato proiettato su maxischermo in piazza Verdi e a Bagheria.
(foto Franco Lannino / Studio Camera)
 
 

La Sicilia, 7.2.2015
Luisa e Reginaldo, due sosia in cerca di una speranza
Debutta a Enna “Crollasse il mondo” con Alessandra Mortelliti e David Coco

Un uomo e una donna in cerca di identità. Due emarginati che si confrontano, si scontrano, si scoprono, si confidano. Due solitudini che si sfiorano, Luisa e Reginaldo. Così improbabili nei loro abiti da star, lei col boccolo biondo, lui tutto piume e lustrini, entrambi nel disperato tentativo di essere qualcun altro. Sono i due protagonisti di Crollasse il mondo, il nuovo testo della giovane drammaturga Alessandra Mortelliti che dopo il successo di La vertigine del drago, torna in scena al fianco di David Coco e la regia di Massimiliano Farau. Attrice di talento, 33 anni, nipote di Andrea Camilleri, la Mortelliti dà ancora voce al mondo degli ultimi, alle vite maltrattate di chi vive ai margini della società.
«Lei è la sosia venuta male di Madonna e lui di un Elton John un po' anni 70. Nel loro profondo sanno di non avere nulla in comune con i loro personaggi di riferimento, sono due persone ai margini che stanno cercando una possibilità di riscatto, di avere una vita migliore - spiega l'autrice - Vogliono partecipare a un concorso per sosia e si ritrovano a dover condividere una notte insieme in un motel». Il luogo è un po' squallido, «un albergo che potrebbe essere a Las Vegas. Lei è convinta di essere un'eroina da film americano, si esprime per luoghi comuni», ma riesce a fare una «trasfusione di vita», come scrive il regista, a un uomo consumato dalla colpa e dal dolore. Un copione in cui le didascalie sono molto più ampie delle battute. «Era importante per me avere molto chiare le azioni dei personaggi, anche nei dettagli. Reginaldo parla poco e quando lo fa è in maniera molto singolare, quindi David ha dovuto fare un gran lavoro sul corpo. Al contrario della mia Luisa che è logorroica, esuberante, sopra le righe».
Prima della scrittura teatrale, racconta, è arrivata la passione per il palcoscenico. «Ho cominciato a recitare a 22 anni. Scrivevo quando ero piccola, poi non più. Da qualche anno ho ripreso». Tutto è cominciato con Famosa «un monologo in prima persona, una storia di adolescenza dalla sofferta identità», poi La vertigine del drago, diretto e interpretato da Michele Riondino, «la storia di un giovane naziskin che tiene in ostaggio una zingara epilettica, nato dalla necessità di raccontare l'incontro reale con Marianna, una rom». Adesso il debutto nazionale - stasera e domani al Garibaldi di Enna, dal 10 al 15 al Teatro Musco di Catania per lo Stabile, di Crollasse il mondo, «una frase che Luisa ripete spesso per andare avanti anche quando sembra che tutto stia appunto per precipitarle addosso».
Ancora due facce della stessa sofferenza, opposte ma simili, che si ritrovano in una convivenza forzata. «Ho molta attrazione per il doppio, l'alter ego, la copia, l'altro da sé - sottolinea l'autrice - In questo caso ho voluto calcare la mano: Luisa vuole essere il "doppio" di Madonna ma non ci riesce, Reginaldo ha avuto un suo doppio. E c'è la doppia attrazione per il mondo dello spettacolo che può dare speranza, aiutare a fuggire da una realtà triste».
L'hanno guardata con sospetto per essere una donna e per giunta nipote di Camilleri? «Avere come nonno Camilleri è la cosa più bella del mondo. Certo all'inizio ho fatto fatica perché cercavo di dimostrare di essere all'altezza. Ora ho un po' "mollato". Forse un po' di diffidenza per la scrittura femminile c'è ancora, bisogna un po' farsi conoscere, non c'è sempre una disponibilità immediata». In futuro riprenderà Famosa, ha un progetto per la Rai e pensa di trasportare Reginaldo sul grande schermo.
Reginaldo, ovvero la fragilità. «Vive in una continua ricerca di identità - spiega del suo personaggio l'attore David Coco - I due cercano di fare i sosia di due star, ma Reginaldo non ha proprio nulla di Elton John. E' un uomo fragile, al limite della sopravvivenza, che si muove in uno spazio di frontiera, borderline». Con Luisa nasce «un'amicizia coatta», riconosceranno «l'uno nell'altro il tentativo di fuggire dalla propria vita». Interprete sensibile e generoso, David Coco ha lavorato con Dario Fo, Puggelli, Cobelli, Pugliese, Pagliaro. Ha vinto premi per il film di Stefano Incerti, L'uomo di vetro, sarà ancora in scena per lo Stabile ne L'indecenza, tratto dal romanzo di Elvira Seminara, e lo vedremo in tv nella prossima stagione nella parte di un cattivo in Squadra antimafia 7 la serie prodotta da Taodue per Canale 5 con Marco Bocci. Per il grande schermo è protagonista del nuovo film di Gian Paolo Cugno, I cantastorie, «in cui il protagonista torna con la figlia in Sicilia e cambia la sua vita, riesce ad ascoltare i suoi bisogni più importanti, riscopre il lavoro della sua famiglia, appunto il cantastorie» che deve ancora arrivare nelle sale. Dello spettacolo che interpreta da stasera dice: «Alessandra scrive partiture teatrali; nel copione ci sono più didascalie che battute perché oltre le parole c'è tra i due il bisogno di annusarsi, di conoscersi, di capire meglio chi sono. Ci sono gesti, pause, sguardi. Un lavoro del corpo perché Reginaldo parla pochissimo, è un uomo che ha vissuto un trauma importante. Il teatro racconta degli archetipi, ma la perdita di contatto con la nostra parte più profonda, i momenti di insicurezza possono appartenere un po' a tutti. Queste vite sofferte sono però raccontate con le coordinate della commedia, in chiave comica fino alla conclusione, che è un nuovo "inizio"».
Ombretta Grasso
 
 

La Sicilia (ed. di Enna), 7.2.2015
Domani al Garibaldi
Il sostegno dei Camilleri per «Crollasse il mondo»

Arrivano i Camilleri a Enna. Una "sorpresa" per Alessandra Mortellitti, nipote dello scrittore Andrea Camilleri da un anno cittadino onorario ennese, autrice e protagonista di «Crollasse il mondo» questa sera al suo debutto nazionale al Garibaldi. Tra i parenti di Camilleri in platea ad assistere alla prima nazionale dello spettacolo in coproduzione con il teatro comunale ennese, Andreina, figlia dello scrittore e madre della Mortelitti. La drammaturga e attrice è figlia e nipote d'arte (suo padre Rocco è un regista). I protagonisti di «Crollasse il mondo» in replica gratuita domani alle 18, gli attori David Coco (già protagonista de «L'uomo di vetro» e di diverse fiction, presto nel cast di «Squadra antimafia») e l'attrice Alessandra Mortelliti durante la pausa prove stanno scoprendo con entusiasmo la città, approfittando della residenza messa a disposizione dal Comune per poter allestire il loro spettacolo.
Alessandra Mortelliti, è arrivata a Enna assieme alla sua bimba di 15 mesi. Dalla collaborazione tra il Comune di Enna e l'Associazione 15 Lune, che ha già visto la realizzazione nella città di una residenza artistica per la compagnia creata per finalizzare lo spettacolo «Crollasse il mondo», è nata l'idea di destinare la replica di domani alle 18 alla cittadinanza, come evento gratuito. Dopo Enna lo spettacolo sarà messo in scena al Teatro Stabile di CataniaTeatro Musco dal 10 al 15 febbraio e al Teatro Ambra di Roma dal 17 al 22 febbraio. In «Crollasse il mondo» un uomo e una donna, ciascuno con i suoi problemi, si incontrano casualmente, e casualmente intraprendono una convivenza coatta in cui il tempo si trasforma in una bolla sospesa in cui l'uomo (David Coco) e la donna (Alessandra Mortelliti) instaurano un'amicizia involontaria, nell'attesa che qualcosa accada là fuori.
Tiziana Tavella
 
 

TGR Sicilia, 8.2.2015
"Il quadro nero" in scena al Massimo di Palermo
Loredana Cacicia
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire dal minuto 7:09)
 
 

TGR Sicilia, 8.2.2015
Al Massimo "Il quadro nero"
Loredana Cacicia
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire dal minuto 12:32)
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.2.2015
Palco reale
"La Vucciria" al rallentatore, un incontro con due finali possibili

Il Quadro Nero ovvero “La Vucciria, il grande silenzio palermitano”, opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, da Renato Guttuso e Andrea Camilleri, diretta da Tonino Battista, ha debuttato al Massimo sabato sera, inaugurando la stagione sinfonica 2015. Interpreti del film Francesco Scianna e Giulia Andò. Scenografia di Gianni Carluccio, costumi di Carluccio e Daniela Cernigliaro, suono di Hubert Westkemper. Per Guttuso ” La Vucciria”, è una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra. Brandi la definì un quadro nero e Guttuso si dichiarò entusiasta: riconobbe un quadro dipinto su un fondo nero come se l’abbondanza di vita contenesse un senso distruttivo. La drammaturgia che abita il quadro gioca allora sulle opposizioni: movimento/stasi, apparizioni /sparizioni, prosperità/catastrofe, realtà/memoria, nero/colore. Camilleri nelle pagine del racconto La ripetizione che è il testo- sottotesto- metatesto dell’opera- film di Andò e Betta, narra di queste idee oppositive. Su questa griglia di opposti Andò costruisce il principio dell’azione come variante: la vita come gioco del possibile. Il Quadro Nero si apre come se fosse quello di Malevic, poi lentamente si accende una lampada che ondeggia e rischiara un grigio saturo di pesci, bue, formaggi, frutta, cunicolo. A ralenti come Bill Viola, Andò compone una perfetta partitura figurale: si affolla il cunicolo e il quadro sembra prospetticamente allungarsi, in attesa dell’incontro tra il ragazzo con il maglione a girocollo (Francesco Scianna) e la donna in bianco (Giulia Andò). Andò è bravo e i due attori particolarmente duttili a farsi invasare come una bomba ad orologeria dalla possibile variabile di “una” storia . I corpi accaldati si sfiorano, le sue mani sul volto di lei, i corpi si superano ma la donna sviene. Allora l’uomo torna, la prende tra le braccia, la solleva con due “putiari”, la porta distesa in avanti. Come se fossimo dentro la processione dei sepolcri la cui aura sonora Betta irradia drammatica, sghemba nell’emersione del coro, mentre la bocca di Scianna si apre in un grido muto. Come in Pinter però questa è solo una variante della verità e Andò ne propone in sequenza un’altra in cui basta un disguido perché nulla accada. Poi tra tuoni e frastuoni scompare la gente, scompare lo scenario inghiottito da un malumore della Storia. Il nero è l’aleatorietà della vita? Tra piano e pianissimo, in lunghi estenuati pedali, la musica di Betta - osserva Oliveri - tenta di “fermare il tempo, di evocare un’estasi immobile sia pure attraverso una moltitudine di variazioni minimali di una superficie sonora che permane immutata”. Scrive Betta che la partitura è come “ un lago che attraverso continue e sottili variazioni sonore e timbriche accoglie e riverbera la pittura di Guttuso, il film di Andò, il testo di Camilleri". Pubblico plaudente e successo caloroso.
Piero Violante
 
 

Teatro Massimo Palermo, 9.2.2015

Il quadro nero - Inaugurazione Stagione sinfonica 2015


 
 

L'Ora, 9.2.2015
La Vucciria “rallentata” di Betta e Andò
Una storia che si ripete nel tempo
La nuova stagione sinfonica del Teatro Massimo inaspettatamente ha presentato un’opera per musica e film invece di un più canonico concerto. La Vucciria sorprende per l’uso avanguardistico di alcuni strumenti e l’atmosfera rarefatta

Un’enorme tela bianca al centro della scena, l’orchestra in buca, la voce familiare di Camilleri che vibra in tutto il teatro. Così è cominciata la nuova stagione sinfonica del Teatro Massimo che, inaspettatamente, ha presentato un’opera per musica e film invece di un più canonico concerto. “Il quadro nero, ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano” è il lavoro di Roberto Andò e Marco Betta basato sul racconto “La ripetizione” di Andrea Camilleri: un’opera che affascina per le sue caratteristiche fondamentali, per le sue atmosfere e per ciò che evoca. Una grande tela “digitale” sostituisce quella dei colori ad olio, ne raddoppia le dimensioni e fa vivere i personaggi. Il prologo di Camilleri racconta i colori della tela di Renato Guttuso e la sua voce roca si mescola con quella dall’accento più marcato di chi vive nella Vucciria, anch’essa presente con i rumori che la animano.
Due attori entrano in scena e raccontano del loro incontro. Sono Giulia Andò e Francesco Scianna, protagonisti del film del regista palermitano in cui si scopre ciò che avviene prima e dopo l’attimo rappresentato nel 1974 da Guttuso che cristallizzò il mercato, centro nevralgico di un quartiere, in un istante destinato a rappresentare Palermo nell’immaginario comune. Il quadro prende vita da un’oscillazione di una lampada ad incandescenza che disegna con avarizia gli oggetti e le merci della bottega. La luce si espande e il quadro comincia ad animarsi all’interno dell’inquadratura fissa che incornicia la scena. L’azione si muove attraverso l’uso costante del “rallentato” e la lentezza che ne deriva evoca un tempo passato, un ricordo, dilatato così tanto da non riuscire più a seguirlo con la lucidità con cui si può analizzare un pensiero recente. Il lungo (forse troppo) animarsi della “tela” porta al culmine narrativo, ovvero quando l’uomo col dolcevita giallo incrocia la donna che sta per entrare nella bottega: è un attimo che racchiude tutta una vita. Tutti i personaggi della tela si voltano verso lo spettatore, lo fissano negli occhi. Le luci si spengono lasciando illuminati solo i due protagonisti che si guardano, si innamorano, si lasciano e si ritrovano nel dolore causato da un improvviso svenimento di lei, sollevata a braccia da lui e portata via con grande agitazione. Il quadro si spegne e si riaccende riproponendo lo stesso attimo prima dell’incontro. La scena si ripresenta, come una storia che si ripete nel tempo, all’infinito. Questa volta l’uomo viene distratto dopo aver incrociato gli occhi di lei e quando si volta per ritrovarla la donna è sparita, inghiottita dalla Vucciria. Il quadro si spegna un’altra volta, ma non si riaccende sulla stessa scena: riappare invece la bottega distrutta, abbandonata, animata solo da gatti randagi che banchettano con le frattaglie sparse sul bancone del pesce. Un mercato svuotato, buio è il simbolo di una città spenta, morta.
La musica di Betta, diretta dall’esperto Tonino Battista, supporta le immagini che lentamente scorrono e si intreccia con le atmosfere evocate. Ad un primo ascolto sembra una musica statica, immobile, ma dentro di sé nasconde una ricchezza di vibrazioni che la rende viva e particolarmente dinamica. Sono proprio le dinamiche sonore che contribuiscono a conferire questa caratteristica di musica che “respira”: un gonfiarsi e svuotarsi continuo e lento che comincia da un suono mobile dal sapore scelsiano che si articola in un’architettura sonora espandendolo in ogni direzione. L’uso avanguardistico di alcuni strumenti (le lamelle dello xilofono messe in vibrazione mediante sfregatura di un archetto e i clarinetti “suonati” aspirando e non insufflando l’aria) è un espediente che rende la musica particolarmente rarefatta e incorporea.
L’opera presentata, seppur il libretto si esaurisca nei pochi minuti del prologo, rimane un’opera per musica e film. Sicuramente ricca di idee e di suggestioni, originale nel contenuto, è però penalizzata dalla cornice d’esecuzione: l’inaugurazione della stagione sinfonica di una fondazione lirica come il Teatro Massimo, non risulta essere il palcoscenico più adatto per valorizzare questo lavoro. Probabilmente se n’è accorto anche il pubblico che, occupando quasi tutto il teatro, è stato assorto in un silenzio profondo per la breve durata dello spettacolo (poco meno di un’ora), interrotto solo dai composti applausi finali: nessuna ovazione, nessun “fortissimo” nei cinque minuti in cui il pubblico è stato protagonista. Accoglienza fredda quindi, nonostante nessuna lamentela, prova che un contesto differente avrebbe sicuramente esaltato questa produzione. D’altronde non si indossa un maglione di cachemire, per quanto bello e pregiato possa essere, ad una serata di gala.
Walter Vitale
 
 

ilgiornalelocale, 10.2.2015
La Relazione tra onestà e potere nell'ultimo libro di Andrea Camilleri

“La relazione” è l’ultimo attesissimo romanzo di Andrea Camilleri, uno dei più prolifici e amati scrittori italiani contemporanei. Il libro, a poche settimane dalla sua uscita, si conferma come uno dei successi editoriali di questa prima parte dell’anno. A catturare è il suo tema senz’altro attuale: al centro, la bontà e l’integrità di un uomo scalfite dalla corruzione politica e passionale che lo circondano.
Il protagonista della storia è Mauro Assante, un ispettore bancario di tutto rispetto, un marito esemplare e un padre presente. Mentre la moglie e il figlio si godono in montagna un po’ d’aria salubre, lui, rimasto a casa nel suo caro quartiere romano, è impegnato a stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario piccolo ma con potenti appoggi politici e, per questo, prossimo all’ispezione. Nel tardo pomeriggio di una piena e grigia giornata lavorativa, bussa alla porta del suo appartamento una meravigliosa ragazza che sicuramente avrà sbagliato indirizzo. Interdetto per la bellezza della donna misteriosa e dispiaciuto per l’evidente equivoco, si rimbocca le maniche e torna a lavoro. Dopo qualche giorno, alla gioia di aver rincontrato per puro caso Carla, la splendida donna, si sommano degli episodi che scombussolano l’equilibrio di Mauro: un corriere che ha informazioni sull’alloggio in montagna dove si trova il resto della sua famiglia, la porta del suo appartamento trovata più volte aperta, l’incombenza di un uomo che sembra pedinarlo, il furto e il ritrovamento repentino della sua auto.. Forse tutti intoppi casuali.. o forse no.. forse qualcuno gli sta dando dei chiari segnali.. o forse dovrebbe staccare soltanto un po’ la spina.. Intanto alla relazione lavorativa se ne intreccia un’altra tanto passionale quanto pericolosa ed estremamente insidiosa che, tra gioie apparenti, timori, ripensamenti ed errori, lo condurrà sul filo del rasoio.
In un crescendo di indizi, ombre, presenze misteriose e insicurezze, Camilleri dà vita ad un piccolo grande romanzo ad altissima tensione, tutto volto a mostrare il sottile e precario confine tra la normalità e l’assurdità, tra la verità e l’apparenza, tutto ciò in un ristretto concentrato di pagine e di scenari. La lettura del libro è scorrevole, grazie anche alla mole ridotta e ai caratteri abbastanza grandi; lo stile di Camilleri è molto fluido e coinvolgente, accompagnato da una buona dose di tensione e qualche colpo di scena. Ma, in questa manciata di pagina, l’autore riesce ad offrire un quadro chiaro e denso del protagonista e dell’alone di negatività che aggira intorno a lui: Mauro Assante, scrupoloso e responsabile ispettore, ammaliato dall’efferatezza di una donna misteriosa e destabilizzato da piccole crepe quotidiane, subisce una serie di violenze psicologiche ben più gravi e fuorvianti di quelle fisiche. Ed ecco che l’onestà e la rettitudine di quest’uomo vengono messe a dura prova dall’invisibile ragnatela di corruzione che ha cercato di sconfiggere e che lo confina nel baratro vertiginoso di una difficile relazione con tutte le congetture negative e oscure che si celano al di sotto delle apparenze. Chiaro, infine, l’intento realistico di Camilleri di offrire uno spaccato romanzato dell’Italia, bella e dannata, onesta e corrotta, e, di conseguenza, di ogni mondo e paese.
Isabella Savinelli
 
 

Quotidiano di Ragusa, 10.2.2015
Ragusa, riunione dei sindaci iblei pro Montalbano

Si svolgerà domani, mercoledì 11 febbraio 2015, alle ore 11, nella Sala Giunta del comune di Ragusa, in Corso Italia, 72, una riunione operativa, convocata dal sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, per definire le azioni e gli interventi a supporto della produzione 2015-2017 della serie Tv del “Commissario Montalbano”, prodotto dalla Palomar. All'incontro parteciperà il sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, che ritiene “positiva tale iniziativa, finalizzata ad una valorizzazione economica e culturale dell'area iblea”.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 11.2.2015

Iniziamo da una constatazione: se un dipinto come La Vucciria a distanza di quarant'anni continua a sedurre e a sollecitare interpretazioni anche aldilà dei giudizi controversi che la storiografia formula sul suo autore, una ragione ci sarà. Un ruolo lo svolge certo il tema dell'antico mercato palermitano, di fronte al quale il grande dipinto ha assunto il ruolo involontario di testimonianza storica (lo affermava Argan, che pure non lo amava, nel 1989 quando il mercato ancora resisteva, chissà cosa scriverebbe oggi), con il tripudio delle merci esposte e l'ambivalenza in bilico tra l'abbondanza sensuale e l'evocazione funeraria propria della iconografia della natura morta.
Anche se poi, a ben guardare, la scena del dipinto non corrisponde ad alcuno scorcio reale del quartiere, a nessuna delle vie che lo attraversano, e che Guttuso ha piuttosto rievocato sulla base di una memoria verificata nelle passeggiate durante i mesi di gestazione mentale del quadro e forse su alcune fotografie, recuperando i colori smaltati nell'allestimento del suo studio. Dove talvolta giungevano, via aereo, alcuni dei prodotti tipici di cui i vicoli traboccavano e che nella pittura assumono tinte ipertrofiche, più vere del vero.
In parte ha contribuito alla fama dell'opera anche la trama silenziosa dei personaggi dislocati nello stretto corridoio centrale, e assediati tutt'intorno da cassette di frutta, barattoli, formaggi e carcasse di animali, in un dialogo congetturale che ha suggerito ad Andrea Camilleri lo spunto per La ripetizione, il racconto pubblicato da Skira nel 2008 in cui immagina l'incontro tra la figura femminile che incede di spalle e il giovane uomo col maglione giallo che le sta di fronte, e il loro precedente nel 1605 concluso con un processo per stregoneria (ovviamente nei confronti della donna) e la condanna a essere murata viva in una cella dello Steri: luogo dove è stata raggiunta dal suo doppio contemporaneo quando il quadro, mentore Marcello Carapezza, è stato donato dall'artista all'Università.
Dal racconto di Camilleri Roberto Andò ha tratto lo spettacolo andato in scena sabato scorso, con un titolo, "Il quadro nero", ripreso da una definizione di Cesare Brandi e quindi dal cotè luttuoso dell'interpretazione, rendendo così manifesta una componente dell'opera di Guttuso che talvolta scivola via rispetto ad altre considerazioni: il suo carattere teatrale, una costruzione scenica che sembra attendere soltanto un segnale per mettere in moto il congegno narrativo dei personaggi e degli oggetti che con loro intessono un gioco di simboli e di emblemi. La Vucciria è in tal senso un testo esemplare, già nel formato quadrato (tre metri per tre) quanto mai insolito, se non addirittura unico nei grandi dipinti di Guttuso, con la sua profondità di boccascena inquadrato dall'alto. Una scelta a cui il pittore perviene per gradi, dopo che per i primi studi, realizzati usando il collage fotografico, aveva adottato un più consueto formato rettangolare. Altre cose cambiano prima della stesura definitiva, compiuta nello studio di Velate in poco più di un mese, dal primo ottobre al 6 novembre 1974: l'uomo col maglione giallo è inizialmente in giacca e cravatta (un particolare che Camilleri userà come espediente del racconto), e la giovane donna che tiene in mano la busta di plastica negli studi finali si gira a guardare la merce. Ne vediamo il profilo: poi Guttuso cambia idea, ritorna alla soluzione dei primi bozzetti e la donna torna a volgerci le spalle, avanzando verso il centro del quadro.
Non sono gli unici personaggi a mutare posizione: nel saggio pubblicato nel volume edito da Skira, Fabio Carapezza Guttuso avanzava la suggestione di un possibile accostamento tra La Vucciria e la Sacra Conversazione col Duca Federico di Piero della Francesca, assegnando al venditore di pesce spada a sinistra che osserva la scena (negli studi è rappresentato mentre declama la qualità della mercanzia), e al macellaio che a destra scalca il bue squartato (omaggio a una lunga tradizione, da Carracci a Rembrandt a Soutine) il ruolo di guardiani di uno spazio sacro.
Ma se la colossale natura morta del mercato è una vanitas funeraria, il budello che lo attraversa è forse un sentiero ctonio, la donna Euridice e il giovane uno spaesato Orfeo? Nella scena tutto è sospeso, congelato nel contrasto tra l'immobilità e il movimento delle figure simile a un fermo immagine che è già una implicita soluzione teatrale (Andò la declina in un movimento al ralenti); Guttuso ritornerà su questo motivo in un'altra opera capitale degli ultimi anni, Spes contra Spem, costruito come un set dove il tempo all'improvviso si arresta, bloccando la corsa della bambina che attraversa la stanza, il gesto della ragazza nuda che di spalle spalanca le imposte e la conversazione al centro — vi sono ritratti tra gli altri Alicata e Vittorini — in attesa che il tempo ritorni a fluire. Se mai lo farà: nel suo allestimento de La terra desolata (andata in scena tanti anni fa a Gibellina) Bob Wilson bloccava in modo non dissimile il movimento degli attori alla fine di ogni quadro, in una immobilità mortuaria.
In questo dispositivo teatrale, La Vucciria mette in scena una sciarada, un sistema di enigmi. Si dice che Guttuso si divertisse a chiedere ai suoi ospiti quanti personaggi contassero nel dipinto, perché in effetti qualcuno si mimetizza tra le lampade e la mercanzia e talvolta i conti non tornano. Sono dodici ad ogni modo, quattro venditori e otto avventori. Qualcuno, tra i cittadini di Bagheria, sostiene che soltanto i bagheresi conoscano l'identità dell'uomo col maglione in giallo. Se fosse così, si tratterebbe di un bagherese (o bagarioto) in trasferta, ma poi, chissà.
Sergio Troisi
 
 

Artribune, 11.2.2015
Musica e arti visive. Con Andrea Camilleri a Palermo e Michelangelo Lupone a Roma
Due eventi importanti hanno coniugato musica contemporanea con le arti visive. È successo a Palermo e a Roma, fra il Teatro Massimo e la GNAM.

Il 7 febbraio il Teatro Massimo di Palermo ha aperto la stagione concertistica con Il quadro nero-ovvero La Vucciria, il grande silenzio palermitano, opera per musica e film di Roberto Andò e Marco Betta, su testo di Andrea Camilleri, con Francesco Scianna e Giulia Andò. È il quadro dei colori e del nero, del buio e della luce, della vita e della morte, della prosperità e del disfacimento, dell’apparente movimento e della sospensione del tempo. Il lavoro si ispira a La Vucciria di Renato Guttuso, dedicata al celebre mercato di Palermo. Una commissione della Fondazione Teatro Massimo, realizzata in collaborazione con gli Archivi Guttuso e con il Comune di Bagheria, che compartecipa attraverso un finanziamento europeo destinato alla valorizzazione dell’opera dell’artista attraverso itinerari multidisciplinari.
“Un progetto”, ha detto il sovrintendente del Massimo, Francesco Giambrone, “che raccoglie talenti, idee, passioni, energie di tanti siciliani contemporanei illustri, da Camilleri a Betta, da Andò a Francesco Scianna, nel nome di un grande artista, siciliano anche lui. Un patrimonio straordinario di questa terra che si rinnova di generazione in generazione e che il Teatro raccoglie e fa suo”
Il titolo a una prima lettura contrasta con la grande tavolozza di colori del dipinto, donato dall’artista all’Università di Palermo nel 1974 e da allora esposto allo Steri, sede istituzionale dell’Ateneo: i rossi delle carni e del pomodoro, gli arancioni degli agrumi, i grigi dei pescispada, i bianchi e i verdi degli ortaggi. Ma in realtà ne coglie la natura più intima e sottile, riprendendo il giudizio che ne diede Cesare Brandi: “Il quadro è tenuto insieme, come una musica dalla tonalità, da quel nero di fondo e visibile solo nei contorni”. Temi su cui si incardina l’opera di Andò e Betta sul testo di Camilleri. “Se la ‘Vucciria’ di Guttuso”, dice Roberto Andò, “si occupa del tempo e della morte, l’opera da noi concepita, affidata esclusivamente al video, alla musica di Marco Betta e alla drammaturgia del silenzio tracciata da Camilleri, insegue quel tempo, scegliendo di tessere il filo mentale delle figure che vi scorrono dentro, l’apparire e lo svanire di un’illusione, ciò che sarebbe potuto essere e non è avvenuto”. L’orchestra e il coro del Teatro Massimo (sul podio Tonino Battista, coro diretto da Piero Monti) hanno dialogato con il film ispirato al dipinto, che vede protagonisti Francesco Scianna e Giulia Andò. I dodici personaggi del quadro, che sono quasi mescolati ai prodotti del mercato, diventano voci dentro il racconto sonoro.
La musica per Il quadro si sviluppa come natura morta, un rampicante che avvolge le immagini e che intercetta i pensieri interni, il mondo interiore dei dodici personaggi del dipinto. Oltre alla musica c’è una partitura di suoni e di voci realizzata da Hubert Westkemper: suoni registrati al mercato, la voce di Andrea Camilleri, alcune frasi del testo innovativo il rapporto tra immagine e suono.
[...]
Giuseppe Pennisi
 
 

Comune di Ragusa, 11.2.2015
Comunicato stampa
Firmato il protocollo d'intesa tra i comuni dell'aera iblea per il coordinamento e programmazione delle attività di produzione della serie tv del "Commissario Montalbano"

I comuni dell'area iblea si sono impegnati, sottoscrivendo un protocollo d'intesa, ad istituire un Tavolo Permanente per il coordinamento e la programmazione 2015/2017 delle attività a sostegno della produzione della serie TV del “Commissario Montalbano”.
Per questo motivo stamane presso la Sala Giunta si è svolto un incontro a cui sono intervenuti i sindaci ed i rappresentanti dei comuni di Chiaramonte Gulfi, Comiso, Giarratana, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Santa Croce Camerina, Vittoria.
“L'istituzione di questo Tavolo Permanente - ha detto il Sindaco Federico Piccitto aprendo l'incontro - è un passo importante in quanto tale organo diventa l'interlocutore diretto con la società di produzione cinematografica Palomar con la quale concorderemo e definiremo i percorsi utili alla valorizzazione e promozione dei territori dei comuni che assicureranno interventi ed azioni di supporto per le riprese della nuova serie del “Commissario Montalbano”.
Il protocollo d'intesa definisce, tra l'altro, che le parti, al fine di assicurare una più efficace valorizzazione delle opportunità turistiche e culturali collegate al fenomeno “Montalbano”, si impegnino ad individuare tra gli edifici che ospitano i set della serie Tv, i locali da destinare a spazi espositivi permanenti da gestire secondo forme da concordare con la Palomar Spa.
L'Assessore al turismo Stefano Martorana, intervenuto all'incontro, ha inoltre fatto presente che la Palomar entro il mese di marzo definirà le location per avviare le nuove riprese della fortunata serie televisiva. “Per tale motivo – ha quindi affermato l'amministratore - è necessario che ciascun comune manifesti l'interesse a che il proprio territorio sia coinvolto indicando i siti che possono essere messi a disposizione”.
I Sindaci ed rappresentanti degli enti oltre ad esprimere il proprio interesse e soddisfazione per l'istituzione del Tavolo Permanente, hanno deciso di promuovere il 19 febbraio prossimo, alle ore 11, un nuovo incontro per far sì che ciascun comune possa indicare le idee e le risorse che può mettere in campo per agevolare il lavoro della Palomar.
Definito questo ulteriore passaggio, il Tavolo Permanente avvierà quindi un confronto con i rappresentanti della Società Palomar per concordare le varie attività di promozione dei territori in cui verranno realizzate le riprese, a fronte degli interventi, sotto forma di contributi economici, logistica e location, che ciascun ente potrà mettere in campo a sostegno del lavoro della casa di produzione cimematografica.
 
 

Il Tirreno, 12.2.2015
Bocci alle prese con una casa ingombrante
L'attore conosciuto dal grande pubblico per il personaggio di Mimì Augello, spalla del commissario Montalbano, è il protagonista di "Ospiti", da sabato 14 al Politeama

Prato. [...]
Cesare Bocci per il pubblico televisivo spesso viene identificato come Mimì Augello della fiction “Il commissario Montalbano”. All’attore chiediamo se questa etichetta gli pesa. “Assolutamente no – confida - Considero tutto quello che ho fatto parte della mia crescita di attore e di uomo”.
[...]
Azelio Biagioni
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 13.2.2015
Teatro
Centro Diaghilev
Alle 21 alla Casa delle culture di Mola va in scena "La regina di Pomerania" di Andrea Camilleri, lettura scenica con Paolo Panaro. Info 333.126.04.25.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 14.2.2015
Personaggi/ Il primato dell'autore
Con i due titoli in cantiere raggiungerà il traguardo in pochi mesi ma è già il più prolifico
Camilleri batte tutti e punta al record di quota cento libri
"La relazione" è il numero 98
Scerbanenco si è fermato a 91

Il conto alla rovescia è appena cominciato: col nuovo romanzo edito da Mondadori, “La relazione”, Andrea Camilleri ha infatti inaugurato il 2015 raggiungendo quota 98, mentre è già pronto il primo dei due titoli per Sellerio che porteranno lo scrittore al record di cento libri.
L’autore del “Birraio di Preston”, dunque, è davvero a un passo dalla soglia fatidica. Basta poco per verificare: la sezione del sito “vigata.org” dedicata alla bibliografia del “Sommo” (così lo scrittore empedoclino viene dal gruppo appellato), aggiornata con religioso slancio dall’indefesso Filippo Lupo, presidente del Camilleri fan club, squaderna agli occhi di chi legge una chilometrica lista di titoli, che prende l’abbrivio dal lontano 1959 (“I teatri stabili in Italia 1898-1918”, Cappelli editore) per arrestarsi al novantottesimo lemma mondadoriano. Come detto è ormai imminente, per i tipi di Sellerio, “Il quadro delle meraviglie”, il volume che raccoglie gli scritti per teatro, radio, musica e cinema (a cura di Annalisa Gariglio, con l’introduzione di Roberto Scarpa). Si tratta di soggetti, adattamenti, libretti, che danno la misura dell’estro mobile e mai sazio di Camilleri. Entro febbraio quindi sarà conquistata la novantanovesima posizione. Ma nel pentolone dell’editore Sellerio già bolle l’ennesimo Montalbano: per farla breve, questo nuovo anno incoronerà Andrea Camilleri come l’autore italiano più prolifico di sempre.
Una sorta di macchina da guerra, che negli ultimi anni ha sempre più colonizzato classifiche di vendita e scaffali di librerie con romanzi, raccolte di racconti, favole, saggi. Chi l’avrebbe mai detto? Soprattutto se si guarda alle sue prime pubblicazioni, “Il corso delle cose” (1978) e “Un filo di fumo” (1980): due veri e propri flop, due solenni insuccessi. Camilleri, ormai è storia questa, non si arrese: ebbe modo di riprendere quota lentamente con “La strage dimenticata”, ospitata nel 1984 dalla collana laterale di Sellerio “Quaderni della biblioteca siciliana di storia e letteratura”, seguita da “La stagione della caccia”. Con la prima indagine di Montalbano, Andrea Camilleri viene promosso: per lui si aprono le porte della “Memoria”, la collana più prestigiosa dell’editore palermitano. Il resto è noto: le tirature che aumentano, come pure gli anticipi. Per non dire della moltiplicazione dei marchi editoriali: Camilleri è tra gli scrittori più poligami della storia editoriale degli ultimi anni. Oltretutto, a condividere con lui il pantheon dei 100 libri non troviamo nessuno dei viventi. A tenergli testa è solo Umberto Eco, forte delle sue 86 voci bibliografiche: anche se in questo caso, il piatto della bilancia più ricco è quello saggistico. Andrea Vitali, che ha un ritmo di pubblicazione elevatissimo, scrittore umoristico e talentuoso, è “solo” a quota 48. Per avvicinarci al record camilleriano dobbiamo fare qualche passo indietro, e pescare tra i romanzieri passati a miglior vita. Come il grande Giorgio Scerbanenco, una sorta di jukebox di ottimi polizieschi ma anche di godibili romanzi d’avventura: sono 91 i lemmi della sua bibliografia. A un passo dall’autore di “I milanesi uccidono al sabato” si piazza sua eminenza Emilio Salgari, vera e propria officina letteraria aperta pure per le feste: il creatore di Sandokan si aggira tra gli 88 e i 90 volumi. Una bibliografia, la sua, da capogiro, anche per la varietà delle storie narrate. A quota 90 svetta un altro grande siciliano: Luigi Pirandello, che ha allineato nella sua carriera fulgida di scrittore coronata dal Nobel romanzi, novelle, saggi, poesie, drammi, commedie, atti unici. Distaccata di poco troviamo Liala, pseudonimo di Amalia Liana Negretti Odescalchi Cambiasi, col suo immaginario popolato da sprezzanti aviatori: a lei dobbiamo 82 titoli. Se del grande agrigentino ancora quasi tutto tiene nell’impalcatura bibliografica, nel caso di Liala siamo in presenza di un castello di carte. Basta soffiare per far volare via tutto (o quasi). Sarà una coincidenza?
Un’altra siciliana ci viene incontro nell'olimpo dei più prolifici, sbandierando le sue 74 pubblicazioni: si tratta di Elisa Trapani, originaria di Marsala, stimata da Scerbanenco, scrittrice a cottimo che ha collaborato con diverse testate e ha scritto romanzi, tra il rosa e il noir, che ancora oggi si leggono con un certo piacere. Qualche gradino più in basso sta Alberto Moravia, scrittore prolifico e indefesso pubblicista: sono 66 i volumi pubblicati. A tenergli testa uno degli autori scolastici per eccellenza: l’autore di “Cuore”, Edmondo De Amicis, che può vantare una bibliografia di tutto rispetto: 64 titoli tra romanzi, racconti, poesie, resoconti di viaggi. A seguire, un altro premio Nobel: Grazia Deledda, forte delle sue 60 opere. Tallonata dallo scrittore del realismo magico Massimo Bontempelli, il quale tra romanzi, racconti, testi teatrali, traduzioni e opere rifiutate, ha all’attivo 68 titoli. Merita pure una menzione Alberto Bevilacqua (56). Basta valicare le Alpi, però, per risollevare le sorti del nostro computo, tornando nella giurisdizione del poliziesco: Agatha Christie oscilla tra 93 e 95, considerando, oltre ai romanzi e ai racconti, le opere teatrali e i radiodrammi. A sbaragliare tutti però è sua maestà Georges Simenon: il commissario Maigret gli ha fruttato 75 romanzi e 28 racconti; che vanno sommati ai 110 romanzi psicologici e a una valanga di altri scritti (siamo attorno a 400-450 voci bibliografiche). Nel suo caso, ha fatto la differenza la velocità di esecuzione. A tal punto che si racconta di una telefonata del grande Alfred Hitchcock allo scrittore belga: prende la cornetta la segretaria di Simenon, costernata, dal momento che non può disturbare il maestro poiché ha appena cominciato a scrivere un nuovo romanzo. “Non c’è problema – pare che abbia risposto il regista di origini britanniche – aspetto in linea che lo finisca”.
Salvatore Ferlita
 
 

Per un pugno di libri, 14.2.2015
Seconda puntata
Grazie ad Andrea Camilleri e alla sua opera “La bolla di componenda”, sabato 14 febbraio si gioca con la letteratura, con la storia e con il grottesco
Cliccare qui per vedere la puntata

Grazie ad Andrea Camilleri e alla sua opera “La bolla di componenda”, si gioca con la letteratura, con la storia e con il grottesco. A sfidarsi sono la III F del Liceo classico “Nicola Spedalieri” di Catania e la V C del Liceo scientifico “Raffaele Mattioli” di Vasto.
Saranno loro ad affrontare lo spinoso tema che, tra un gioco e l’altro, il libro storico di Camilleri propone: la giustizia. La bolla di componenda, infatti, è un documento che “aggiustava” sotto banco, quasi clandestinamente, i contenziosi tra stato e privati. In pratica lo stato rinunciava ad esercitare la giustizia venendo a compromessi con la delinquenza, con il brigantaggio, con la mafia. Si poteva arrivare persino ad “aggiustarsi” con Dio e la propria coscienza, pagando alla chiesa un obolo che garantiva una assoluzione preventiva.
Tra il serio e il grottesco, sarà questo il filo conduttore della gara che in diverse prove vede in campo le due classi.
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 15.2.2015
“Il mio vicequestore è burbero e depresso ma ha un cuore d’oro”

Il Montalbano di Aosta. Torna in libreria e in classifica Antonio Manzini, tre gialli in tre anni, l'ultimo dei quali, Non è stagione (Sellerio), sta vendendo il doppio dei precedenti, che pure si difendevano. Torna l'Italia di oggi raccontata dalle "quattro mura" di una questura di montagna, attraverso le indagini del vicequestore Rocco Schiavone, trasferito da Trastevere al profondo Nord per punizione. I suoi metodi non sono sempre ortodossi. Se la giustizia resta indietro, inceppata nella burocrazia, Schiavone si porta avanti, agendo contro i criminali senza mandato, picchiando chi l'avrebbe fatta franca. Un giustiziere solitario. «Un personaggio straordinario», l'ha definito Camilleri, di cui Manzini, attore e sceneggiatore, appassionato di cani, è stato allievo.
[...]
Annarita Briganti
 
 

Corriere della Sera, 16.2.2015
A fil di rete
«Per un pugno di libri», bel gioco di una tv d'altri tempi

Un giorno qualcuno mi spiegherà perché «Per un pugno di libri» è stato spostato dalla domenica pomeriggio (funzionava da antidoto ai talk trashissimi del pomeriggio di Rai1, Canale 5) al sabato (Rai3, ore 18.10). Forse la spiegazione sta nel libro di Andrea Camilleri, La bolla di componenda, scelto come perno su cui far ruotare la trasmissione. Com'è spiegato nel libro, «componenda significa accordo, compromesso o transazione. Fa pensare all'accordo di poteri occulti, torbidi, segreti. Tutto il contrario della posizione di uno stato di diritto che non compone, ma garantisce imparzialmente contro i torti». Diciamo, metaforicamente, che c'è chi per modestia, per debolezza, per isolamento, non riesce a «transare» con nessun potere. E c'è chi, d'altro canto, si autoassolve con generosità. Alla guida di «Per un pugno di libri» ci sono ancora Piero Dorfles (il pilastro della trasmissione) e Geppi Cucciari, che continua a dare l'impressione di essere un po' estranea allo spirito del programma. Che consiste nel giocare con i libri, non nel promuoverli per il mercato; nel ripescare i classici senza restarne intimoriti; nel consigliare letture di una certa consistenza. Per la cronaca, a sfidarsi erano la III F del Liceo classico «Nicola Spedalieri» di Catania e la V C del Liceo scientifico «Raffaele Mattioli» di Vasto. Hanno vinto i secondi, avendo alla fine indovinato la data di nascita di Andrea Camilleri, il 1925. Nell'ultimo gioco, «Il castello delle parole incrociate», i ragazzi del Mattioli sono riusciti a conquistare i 15 punti utili per agganciare gli avversari. Poi, nella domanda di spareggio, hanno dato la risposta esatta e hanno conquistato la vittoria che permette di conquistare anche 36 libri per la biblioteca scolastica. Sembra di recensire un programma di altri tempi, di trovarsi di fronte a una porzione di tv che proviene da un altro pianeta, da un'altra concezione del mezzo.
Aldo Grasso
 
 

Comune di Ragusa, 19.2.2015
Comunicato stampa
I Comuni dell'area iblea uniti per promuovere il territorio attraverso la nuova serie del “Commissario Montalbano”

I Comuni dell'area iblea che hanno sottoscritto, l'11 febbraio scorso, il protocollo d'intesa che ha istituito il Tavolo Permanente per il coordinamento e la programmazione 2015/2017 delle attività a sostegno della produzione della fiction televisiva del “Commissario Montalbano”, sono tornati a riunirsi stramani presso la Sala Giunta di Palazzo dell'Aquila.
All'incontro, coordinato dall'Assessore al turismo Stefano Martorana, sono intervenuti diversi sindaci e rappresentanti dei comuni di Santa Croce Camerina, Pozzallo, Modica, Scicli, Monterosso Almo, Chiaranomte Gulfi, Giarratana, Comiso, nonché Claudia Schembari, vice presidente della Film Commission ed Ornella Tuzzolino, collaboratrice del Sindaco di Ragusa in materia di promozione e valorizzazione di eventi culturali a valenza turistica.
Nel corso della riunione l'Assessore Martorana ha informato i componenti del Tavolo Permanente che il produttore esecutivo e lo scenografo della Casa cimematografica Polomar sono già a Ragusa per avviare il lavoro delle prossime riprese della nuova serie televisiva del “Commissario Montalbano” che inizieranno nel mese di aprile.
Due i punti su cui si è in particolar modo incentrata la discussione odierna. Il primo ha riguardato la necessità di fornire alla Palomar un elenco degli immobili di particolare valenza storico-artistica che ciasun comune potrebbe mettere a disposizione non solo per effettuare le riprese cinematografiche ma anche per essere destinati a spazio espositivo permanente per dare la possibilità ai cine-turisti di visitare i luoghi e le location scelte per le nuove ambientazioni del “Commissario Montalbano”. Per tale motivo i rappresentanti degli enti si sono impegnati di comunicare entro martedì prossimo una lista che sarà successivamente fornita alla Casa di produzione cinematografica per la selezione.
Il secondo punto preso in esame dal Tavolo Permanente è stato quello concernente la necessità manifestata dalla Palomar di avere a disposizione, per la logistica, un capannone da potere utilizzare come cover set per sistemare attrezzature e mezzi.
“La presenza dei comuni dell'area iblea al nuovo incontro del Tavolo Permanente svoltosi oggi a Ragusa – dichiara l'Assessore Stefano Martorana – dimostra il grande interesse degli enti coinvolti di lavorare insieme, in piena sinergia, per sviluppare un'azione forte, utile a promuovere nel miglior modo possibile il nostro prezioso patrimonio culturale, anche attraverso i lavori di produzione cinematografica”.
 
 

Giornalettismo, 19.2.2015
“Montalbano sono”: la Sicilia di luoghi, personaggi e ricette senza tempo

“Se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito”
Montalbano è, prima di ogni altra cosa, condivisione.
Proprio come il cibo, un po’ come tutte le altre gioie che valga la pena vivere e gustare in compagnia.
All’apparenza semplicemente burbero, solitario ed impaziente, è invece un protagonista complesso le cui diverse sfaccettature vengono fuori proprio grazie ai personaggi con cui si relaziona, interagisce e condivide, per l’appunto.
E così, pagina dopo pagina, puntata dopo puntata, si scopre essere integerrimo, fortemente legato ai suoi collaboratori, amante del buon cibo.
È autorevole Montalbano, uomo di pensiero e non di azione, abitudinario uomo senza fretta e senza tempo.
Motivo del suo successo è proprio l’apparente immobilità, l’essere perfetto nella sua costante immutabilità: il commissario è sempre uguale a se stesso, pur evolvendosi senza annoiare mai.
Stessa casa di Marinella con quella sua terrazza che si apre sul mare, stesso commissariato di Vigata, stesso ristorante dove pranzare con regale dedizione, stessa spiaggia da cui partire a nuoto per ritrovarsi: luoghi immaginari di una Sicilia mai così reale, vivida e profumata.
Una terra autentica, in parte ancora incontaminata, con paesaggi meravigliosi che non fanno solo da sfondo alle vicissitudini del commissario ma che si inseriscono, silenziosamente, nella storia stessa e nei suoi personaggi.
La Sicilia, aspra come le sue pareti di roccia a picco sul mare, come quei suoi limoni gialli e succosi, elegantemente barocca, colorata di blu intenso, oro e verde brillante, dal profumo vivo di mandorli e sale.
Sapori genuini, capaci di sopravvivere integri nel tempo, fedeli a se stessi, ai conoscitori appassionati ed agli instancabili detrattori.
Un po’ come accade per Salvo Montalbano e la millenaria ricetta senza tempo di uno dei suoi piatti preferiti: gli Arancini.
Il Camilleri pensiero, cui dà voce il commissario nel racconto “Gli arancini di Montalbano”, recita come segue.
“Gesù, gli arancini di Adelina! Li aveva assaggiati solo una volta: un ricordo che sicuramente gli era trasùto nel Dna, nel patrimonio genetico. Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!”
Alessandra Rey
 
 

ANSA, 21.2.2015
Programmi radio e Tv di sabato 7 marzo: Raitre

[...] 09,55 - Figu - Album di persone notevoli Andrea Camilleri di Peter Freeman, Alessandro Robecchi e Cristiana Turchetti [...]
 
 

RagusaH24.it, 21.2.2015
Al via i casting per “Il commissario Montalbano”
Si cercano uomini e donne di tutte le età, siciliani, che per evidenti esigenze di scena non devono aver già preso parte alle riprese delle precedenti serie sia de "Il commissario Montalbano" né tantomeno de "Il giovane Montalbano"

Si cercano attori e attrici in Sicilia per la realizzazione dei nuovi episodi della fiction Rai Il commissario Montalbano, produzione Palomar che vede Luca Zingaretti nei panni dell’amatissimo commissario siciliano e Alberto Sironi alla regia.
Il casting Rai è aperto per uomini e donne di tutte le età, siciliani, che per evidenti esigenze di scena non devono aver già preso parte alle riprese delle precedenti serie sia de Il commissario Montalbano né tantomeno de Il giovane Montalbano.
Per partecipare alle selezioni è necessario inviare il proprio curriculum all’indirizzo mail commissariomontalbano14@gmail.com, allegando una propria fotografia.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.2.2015
Vassallo “Ridivento Mimì nel Giovane Montalbano”

Ne è passato di tempo dallo spot del Ciobar - era il 2006 - e dal ruolo di Tuccio in "Agrodolce": ora l'attore palermitano Alessio Vassallo sta per proporre un inedito ruolo di cattivo nella serie "Sicilia Connection" e in autunno sarà ancora Mimì ne "Il giovane Montalbano". Insomma, "Fin qui tutto bene", che è anche il titolo del suo ultimo film, in uscita il 19 marzo.
[…]
Lei ha fatto anche molta tv. Da "Gli anni spezzati", fino a "Romanzo siciliano", ma soprattutto "Il giovane Montalbano": che ci dice di questa esperienza?
"Direi soddisfacente e stimolante; abbiamo girato per sei mesi, da settembre e fino al 9 marzo per tornare presto sugli schermi e raccontare altre indagini del commissario in giovane età. Ogni storia poi, porta la firma di Camilleri...".
Sveva Alagna
 
 

Università degli Studi di Cagliari, 23.2.2015
Comunicato Stampa

Si ricorda che, nell’ambito del III Seminario sull’opera di Andrea Camilleri (Cagliari, 23-27 febbraio 2015, Aula Magna della Facoltà di Studi Umanistici, Campus Aresu, via San Giorgio 12), saranno presentati alcuni dei volumi pubblicati da Andrea Camilleri nel corso del 2014.
Le presentazioni sono aperte al pubblico e si svolgeranno secondo il seguente calendario:
martedì 24 Pamela Ladogana presenta La creatura del desiderio, ore 19;
mercoledì 25 Paolo Maninchedda presenta La piramide di fango, ore 19;
giovedì 26 Paola Piras e Maria Elena Ruggerini presentano Donne, ore 17.
 
 

Il Sole 24 Ore, 23.2.2015
Il menù di Montalbano in due serate milanesi

A tavola con il commissario Montalbano. A chi non piacerebbe? Ma il celebre personaggio di Andrea Camilleri, si sa, non ama parlare mentre mangia. Quindi tanto vale accontentarsi di assaggiare le sue specialità preferite. Senza nemmeno prendersi il disturbo di scendere a Ragusa.
I piatti preferiti da Montalbano arriveranno a Milano, grazie all’interpretazione dello chef Claudio Ruta.
Ruta, Executive del ristorante La Fenice all’Hotel Villa Carlotta di Ragusa, è uno dei protagonisti della rinascita gastronomica del ragusano, concentrazione di tavole stellate e architetture barocche. Curioso lettore di Andrea Camilleri, ha avuto l’idea di dedicare al celebre commissario un intero menu, da far conoscere ai milanesi. Sono state organizzate due cene, il 5 e 6 marzo, nel cuore di Brera, al Carlyle Brera Cafè, dove Ruta cercherà di evocare l’intero mondo-Montalbano: atmosfere, emozioni, cultura e profumi del territorio in cui sono ambientate le storie scritte da Camilleri. Le portate saranno intervallate da brevi letture tratte dai celebri libri dell’autore siciliano.
Nel menu non potranno mancare piatti tipici, dalle panelline alla caponata e agli arancini. Basterà chiudere gli occhi e immaginare profumo di zagara e gelsomino.
food24
 
 

Internazionale, 23.2.2015
Presentato il programma del festival Libri come

È stato pubblicato il programma della sesta edizione di “Libri come. Festa del libro e della lettura”, che si svolgerà all’Auditorium parco della musica, a Roma, dal 12 al 15 marzo 2015. [...]
Tra i nomi di personalità del mondo della cultura che parteciperanno ci sono: [...] Andrea Camilleri (14 marzo alle 17), [...].
 
 

Lucca in Diretta, 24.2.2015
“Il re di Girgenti” di Camilleri in scena giovedì al teatro dei Rassicurati

Prosegue con successo la programmazione del teatro dei Rassicurati di Montecarlo che, anche quest'anno, torna ad offrire un cartellone di altissimo livello, frutto della positiva sinergia tra la Fondazione Toscana Spettacolo, il circuito regionale del teatro e della danza, e il Comune di Montecarlo. Per la stagione 2014-2015 i due enti, presentano un cartellone decisamente variegato, con interpreti di provata esperienza alternati a proposte di nuova drammaturgia, in particolare la giovane compagnia dell'Associazione And Or margini creativi, che si formata da anni grazie ai progetti sostenuti da Fondazione Toscana Spettacolo.
Giovedì 26 febbraio sarà la volta di uno dei testi più famosi di Andrea Camilleri, Il re di Girgenti, che narra un'epica contadina e siciliana, ma non per questo meno universale. Mescolando elementi storici e fiabeschi sullo sfondo della Sicilia dei primi anni del Settecento, la storia si snoda in un susseguirsi di avvenimenti tragicomici che accompagnano il contadino Zosimo dalla nascita alla morte, attraverso la sua effi mera salita sul trono di Agrigento. I numerosi personaggi della storia, alcuni grotteschi, altri profondamente umani, sono innanzitutto dei tipi, delle maschere. Da qui la scelta di mettere in scena dei pupi che, meglio di qualsiasi attore, si adeguano a una drammaturgia al tempo stesso eroica e miseramente quotidiana. Il pupo, che trae la sua forza espressiva dai suoi limiti, è epico proprio in virtù del suo essere monolitico: incapace di uno sviluppo psicologico, ma meravigliosamente in grado di offrirci un verosimile spaccato della nostra condizione umana. Adattamento del testo, regia e interpretazione: Massimo Schuster e Fabio Monti, scene e costumi Norma Angelini, marionette Anton Duša, Jana Pogorielová per una produzione EmmeA Teatro con Théâtre de l'Arc-en-Terre e L'Estive-Scène Nationale de Foix et de l'Ariège.
Venerdì 6 e sabato 7 marzo sarà in scena Vuoti a rendere dell'Associazione And Or, margini creativi nell'ambito del progetto Giovane Pubblico sostenuto da Fondazione Toscana Spettacolo. Biglietti: posto unico intero 12 euro - posto unico ridotto 8 euro. Abbonamenti: sette spettacoli - posto unico intero 50 euro - posto unico ridotto 35 euro. Riduzioni: potranno accedere alla riduzione del biglietto i giovani fino ai 29 anni e gli associati all'associazione culturale And Or Margini Creativi.
 
 

BlogSicilia, 24.2.2015
Indagine Sicilying tour operator online
I turisti americani innamorati di Etna, Taormina e Montalbano

Non sono i tedeschi i turisti più appassionati delle bellezze isolane. Secondo un’indagine di Sicilying, il tour operator online made in Sicily, gli stranieri più propensi a prenotare online le attività da svolgere sull’Isola vengono dagli Stati Uniti, seguiti da britannici e russi.
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La terza area geografica che riscuote successo tra i turisti è il Ragusano, trainata dalle avventure del famoso personaggio televisivo del commissario Montalbano nella sua immaginaria Vigata. Scicli, Modica, Punta Secca e tutta l’area della provincia sud-orientale traggono beneficio dalla trasmissione televisiva record d’ascolti che prende il nome dalla serie di romanzi di Andrea Camilleri. Le scene in cui Luca Zingaretti passa accanto ai capolavori del barocco sciclitano attirano l’attenzione di una vasta porzione di pubblico che sempre più spesso sceglie la Sicilia come meta delle sue vacanze.
[...]
 
 

SpettacoloMania.it, 26.2.2015
Intervista a Michele Riondino: dal Boccaccio dei Taviani al giovane Montalbano

Tarantino, classe 1979, Michele Riondino passa con disinvoltura dalla televisione al cinema al teatro. I fratelli Taviani lo hanno voluto nel ricco e variegato cast del loro Maraviglioso Boccaccio da oggi nelle sale, ma presto lo rivedremo anche in TV e sul palcoscenico.
[..]
Da Guiscardo a Salvo, in televisione ti rivedremo presto su Rai1 con Il Giovane Montalbano diretto da Gianluca Maria Tavarelli
Sto finendo di girare la seconda serie di altre sei puntate. Mi trovo molto bene con un personaggio che vedo crescere e che contruibuisco a far diventare quello che è nell’immaginario comune. Per un attore è uno stimolo ed è anche molto divertente avere a che fare con un personaggio che puoi modificare.
La prima stagione è andata molto bene, cosa cambia nella seconda?
Non c’è in realtà nessun cambiamento, però ci sono dei depistaggi. La cosa divertente di questa seconda stagione è che ci divertiamo insieme agli sceneggiatori a depistare il pubblico che ormai i personaggi li conosce bene: conosce Montalbano, conosce Livia e conosce la loro storia e il loro amore, però noi gli faremo fare cose che il pubblico non si aspetta, mostrando spigoli di questi rapporti che non avrebbe mai immaginato.
[..]
Parizia Simonetti
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 26.2.2015
La destinazione dei proventi dalla tassa di soggiorno
Ticket turistico per Comiso, Montalbano ed Expo
Sostegno. Incentivi per una nuova rotta, per la fiction e per la rassegna

Parte dei proventi della tassa di soggiorno verranno investiti per l'attivazione di una nuova rotta, per un anno, dallo scalo aeroportuale di Comiso. Questa è una delle principali decisioni assunte dall'Osservatorio appositamente istituito al Comune di Ragusa.
[...]
I proventi della tassa per l'anno 2014 ammontano a 420 mila euro. Di questi l'Osservatorio, attraverso la firma di un documento che sta a significare l'unità di intenti, ha stabilito di destinarne 100 mila allo sviluppo della nuova tratta, altrettanti andranno alla società di produzione Palomar per le riprese dei nuovi episodi della fiction Il commissario Montalbano ed al progetto che legherà Ragusa all'Expo 2015.
[...]
l. c.
 
 

28.2.2015

Sull'edizione di Palermo de La Repubblica del 14.2.2015 è stato pubblicato un articolo a firma di Salvatore Ferlita dal titolo Camilleri batte tutti e punta al record di quota cento libri, di cui riportiamo un estratto:
«Il conto alla rovescia è appena cominciato: col nuovo romanzo edito da Mondadori, “La relazione”, Andrea Camilleri ha infatti inaugurato il 2015 raggiungendo quota 98, mentre è già pronto il primo dei due titoli per Sellerio che porteranno lo scrittore al record di cento libri.
L’autore del “Birraio di Preston”, dunque, è davvero a un passo dalla soglia fatidica. Basta poco per verificare: la sezione del sito “vigata.org” dedicata alla bibliografia del “Sommo” (così lo scrittore empedoclino viene dal gruppo appellato), aggiornata con religioso slancio dall’indefesso Filippo Lupo, presidente del Camilleri fan club, squaderna agli occhi di chi legge una chilometrica lista di titoli.»
La pubblicazione dell'articolo ci ha spinto a un'accurata revisione della Bibliografia, a valle di un'attenta riconsiderazione dei criteri con cui essa viene redatta. Anche grazie alle indicazioni fatteci pervenire da Andrea Camilleri, siamo quindi arrivati a un elenco più "autentico", per modo che a oggi dobbiamo in realtà contare 94 titoli (e non 98); e la revisione continua...
Vogliamo ringraziare quanti ci stanno supportando in questo lavoro, in particolare lo stesso Salvatore Ferlita, Valentina Alferj e, ovviamente, il Sommo!
Camilleri Fans Club
 
 

blogTaormina, 28.2.2015
Montanelli e Camilleri a caccia del “Gattopardo”
Prima Montanelli e dopo Camilleri hanno avuto il coraggio di criticare il “Gattopardo” e Tomasi di Lampedusa. Un romanzo che ci perseguita, una pelle che c’è stata appiccicata addosso ed è maledettamente difficile togliersela

Un giramento di cabbasisi – «Per le ingiurie ignobilmente lanciate contro l’intero popolo siciliano, sarà rifiutata la vendita dei giornali contenenti articoli di Indro Montanelli. Per gli stessi motivi si invitano i commercianti ad astenersi di utilizzare in qualsiasi forma dette pubblicazioni». All’epoca non c’era il copia incolla dalla Pravda o da qualche altro quotidiano di regime, quindi quel manifesto in stile mortuario diffuso per tutta Palermo nei primi mesi del 1960 era la conseguenza di qualcosa che aveva fatto girare i cabbasisi ai siciliani. Non c’è che dire. È vero, ancora la tecnologia nella seconda metà del Novecento non aveva fatto quei progressi che ogni giorno ci troviamo davanti, ma le notizie dal resto dell’Europa e in questo caso dalla Francia arrivavano e facevano discutere. Oltrepassò le Alpi un’intervista che Montanelli rilasciò alla rivista “Le Figaro Letteraire”. Una discussione, una sorta di dibattito sulla Sicilia, “l’italianità dei siciliani” e il romanzo “Il Gattopardo”. Il libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che oggi è stato ribaltato nel suo significato originario da una parte degli intellettuali di sinistra e snaturato nella sua essenza.
Le dure critiche del 1960 – Dire che la Sicilia è la terra dei gattopardi è la più grande banalità che si possa affermare su questa terra. A pari di quelle che ci identificano con il Padrino, il carretto e la cassata. Soliti luoghi comuni dovuti anche agli errori dei siciliani, che non sono ancora stati in grado di esportare e rappresentare la loro vera essenza. Tornando al fondatore del “Giornale”, in quei mesi del 1960 fu attaccato con una violenza linguistica senza precedenti. Ai quotidiani dell’epoca arrivavano molte lettere di protesta contro Indro Montanelli e il suo pensiero sui siciliani. Se leggesse quell’intervista qualche leghista della prima ora (si, quelli della seconda sono diventati “nazionalisti”) non esiterebbe a fare di Montanelli uno dei padri del leghismo padano. Un buon motivo per far sorridere il vecchio Indro. È vero, il tono del giornalista fu molto duro e attaccò la popolazione siciliana: «Ah! La Sicilia! Voi avete l’Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani».
Il vero obiettivo di Montanelli era il “Gattopardo” – Scoppiò un vero e proprio putiferio. La crociata contro Montanelli venne condotta dalle Federazioni provinciali dei giornalai e dai commercianti di Palermo. A queste si aggiunsero interrogazioni parlamentari e mozioni in molte amministrazioni comunali della Sicilia. C’è da dire che il “toscano” che viveva in Montanelli venne fuori e le parole sui siciliani furono eccessive, ma in fondo non li paragonò chissà a chi. L’Algeria era ed è una nazione con una storia e una dignità, da sempre. Montanelli, con ogni probabilità, volle attirare l’attenzione su una vicenda che andava al di là dei siciliani. Il vero obiettivo era il romanzo del “Gattopardo”, che proprio in quel periodo stava ottenendo un successo di pubblico incredibile. In Sicilia c’era orgoglio per quel libro che parlava dell’isola, ma gli abitanti dell’epoca non potevano sapere che si trattava di un odioso leitmotiv che ancora non ha abbandonato queste fantastiche coste. Quando si parla di politica, di associazionismo, di antimafia, di sport, di attualità si pensa quasi sempre al “Gattopardo” che è diventato un degenerato concetto filosofico. Il tratto antropologico degli abitanti della Trinacria.
Quel “caso” della letteratura e le parole di Camilleri – Le accuse di Montanelli, che in realtà non odiava la Sicilia, furono rivolte contro quel romanzo. «E’ un esempio ammirevole di ciò che bisogna fare in Italia per riuscire in letteratura. Attaccarsi a un “caso”. Creare ad ogni costo un “caso”. Certo “Il Gattopardo” è una bella fetta di vita! Ma io dico spesso agli amici: chi leggerebbe Lampedusa se Lampedusa non fosse morto? Ve lo accordo, il libro non è male», concluse Montanelli. E quel “caso”, per nostra sfortuna, non ha ancora finito di perseguitarci. Quella pelle di Gattopardo c’è stata appiccicata addosso e adesso non basta un po’ di sapone per togliercela. Il Gattopardo sta bene su tutto, in particolar modo quando si parla degli abitanti della Sicilia, dei loro difetti e qualcuno prova a descrivere questa terra. È un incubo, un’ossessione. Da persona intelligente quale era, Indro Montanelli si accorse di tutto ciò, a differenza dei suoi detrattori e contestatori, e quelle proteste veementi ricordano tanto le critiche a Leonardo Sciascia e Oriana Fallaci seppur in contesti diversi. Per fortuna, nell’omologazione generale e bipartisan, c’è un altro grande scrittore e intellettuale che sin da tempi non sospetti ha dato la caccia al Gattopardo. Sto parlando di Andrea Camilleri, che non esitò a etichettare quel romanzo come «sopravvalutato» e parlò di Tomasi di Lampedusa come uno scrittore «bloccato in un’idea astorica della Sicilia, crede di fare la storia invece fa il pianto su quel che una certa parte della nobiltà è stata per la Sicilia». Già, e quelle lacrime continuano a scendere copiose.
Valerio Morabito
 
 

 


 
Last modified Thursday, March, 05, 2015