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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2015

 
RagusaNews, 1.1.2015
Incendiato l'Hotel Riviera, per colpa di Montalbano
Esigenze di copione

Scicli - L'Hotel Riviera incendiato.
Lungo il viale della Repubblica, a Donnalucata da qualche giorno a questa parte, è apparsa annerita, come da un incendio, la facciata dell'Hotel abbandonato.
Si tratta in realtà di un intervento scenografico della troupe che a giorni riprenderà le riprese del Giovane Montalbano, interpretati da Michele Riondino.
Come nel caso del vecchio macello comunale, il finto rogo serve per esigenze di copione.
 
 

L'Ora, 1.1.2015
Capodanno con Teresa Mannino: “Con Palermo è amore e odio”
L’attrice racconta del rapporto con la sua città e traccia un bilancio della carriera. E per il futuro un progetto ambizioso: diventare regista “in un film in cui si parla della Sicilia”

[...]
Dall’incontro con Andrea Camilleri per la docu-fiction Il Maestro senza regole, andato in onda sulla Rai lo scorso settembre, all’esperienza nei “cine-panettoni”, un momento della sua carriera che non rinnega e che le è servito “per imparare”.
[...]



Marta Gentilucci
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 2.1.2015
Picasso, Vasco e Patti Smith cosa vedremo o ascolteremo
Il 2015 si annuncia ricco di appuntamenti culturali tra musica, arte, teatro e libri

[...]
GLI SCRITTORI IN CAMPO
La letteratura siciliana mette in campo molti dei suoi cavalli di razza. [...] Sellerio raccoglie ne "Il quadro delle meraviglie" gli scritti di Andrea Camilleri per teatro, radio, musica e cinema, a cura di Annalisa Gariglio: tra gli altri, "La signora Lèuca", riduzione teatrale della novella di Pirandello "Pena di vivere così" e "Requiem per Chris" viaggio nel tempo e nello spazio che mescola Sicilia e New Orleans.
[...]
Mario Di Caro (hanno collaborato Salvatore Ferlita, Giusy La Piana, Paola Nicita e Laura Nobile)
 
 

Corriere della Sera, 3.1.2015
Il voto in Grecia
Brigata Kalimera, ecco la sinistra che vola ad Atene per Tsipras

Milano. Si parte giovedì e si torna lunedì. «I biglietti dell'aereo procurateveli, all'albergo pensiamo noi». In Italia un certo numero di militanti della sinistra, «alla fine saremo alcune centinaia», si sta organizzando per passare ad Atene il fine settimana delle elezioni, dal 22 al 25 gennaio, fiduciosi nella vittoria di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras. I partecipanti al viaggio della speranza (politica) si sono autodefiniti Brigata Kalimera (buongiorno in greco), «ma va bene anche Calimero» sorride il segretario Rifondazione Paolo Ferrero pensando al personaggio dei fumetti piccolo e sfortunato ma che alla fine aveva sempre un suo riscatto. Per i sostenitori italiani della sinistra greca l'occasione è a fine mese e il programma prevede: l'ultimo comizio di Tsipras ad Atene, due giorni di incontri e poi l'attesa del risultato «insieme ai compagni di Syriza». Raffaella Bolini, responsabile delle relazioni internazionali dell?Arci, tiene le file del viaggio come firmataria dell'appello «Cambia la Grecia, cambia l'Europa»: «In tre giorni ho ricevuto circa 150 richieste, altre arriveranno». In rete l'appello pro Tsipras raccoglie adesioni, da Stefano Rodotà all'attore Toni Servillo, da Andrea Camilleri a Nichi Vendola. [...]
Massimo Rebotti
 
 

Il Sole 24 Ore - Domenica, 4.1.2015
Andrea Camilleri
Un'estate da scapolo
In anteprima l’incipit del nuovo romanzo dell’autore siciliano
È di scena un uomo che in pochi mesi si ingarbuglia la vita
Anticipiamo l’inizio del nuovo romanzo di Andrea Camilleri, La relazione, Mondadori (pagg. 180, € 17,00). Esce questa settimana.

Mauro ha gli occhi affaticati. Distoglie lo sguardo dallo schermo, manca qualche minuto alle sette e mezzo, è dalle tre del pomeriggio che lavora ininterrottamente al computer, scrivendo, cancellando, riscrivendo, modificando, pesando ogni parola, ogni aggettivo. Per non essere disturbato, ha alzato una barriera di silenzio, staccando la spina del telefono fisso e spegnendo il cellulare. Addirittura, ha tirato un po’ le tende e ora accende il lume da tavolo, intenzionato a continuare per un’altra mezzoretta. Rilegge l’ultima frase che ha scritto. Non funziona, troppo contorta e lunga, sarebbe meglio dividerla in due periodi.
Il trillo del campanello è stato così breve che Mauro rimane indeciso se abbiano bussato o no. Resta per qualche istante col busto eretto, la testa sollevata dallo schermo in attesa di un secondo trillo di conferma che però non arriva. Ha appena ripreso a leggere che il suono si ripete. Breve come il primo, quasi che la persona che bussa sia intimorita da ciò che sta facendo.
Stavolta Mauro si alza, esce dallo studio, percorre il corridoio, accende la luce dell’anticamera, apre la porta. È certo di trovarsi davanti l’anziana Baronessa scesa dal piano di sopra per rinnovare l’invito a cena. Invece la donna che ha bussato e che gli sorride è una trentenne alta, bionda, elegante e soprattutto molto, molto bella. «Eccomi qua» dice. «Puntualissima». Mauro è senza parole, confuso e sorpreso, quella ragazza gli è perfettamente estranea. Mai vista prima, ne è certo. Una donna così, se l’hai incrociata anche una sola volta, impossibile dimenticarsela. E non può nemmeno essere una delle poche amiche di sua moglie perché quelle le conosce tutte. «Non mi lascia entrare?» domanda la bionda avanzando di mezzo passo e accentuando il sorriso. Mauro adesso ne sente il profumo. Leggero ma insinuante. «Credo che lei si stia sbagliando» dice brusco senza riuscire a distogliere gli occhi da quelli di lei, due sereni laghi azzurri.
Il sorriso della donna si spegne immediato, viene sostituito da una espressione perplessa. C’è una nota allarmata nella sua voce. «Non è stato lei a telefonare all’agenzia?» «Non ho telefonato a nessuna agenzia.» Ora gli occhi della ragazza si fanno sospettosi. «Non ha per caso cambiato idea e...» Su cosa avrebbe cambiato idea? «Non so di che stia parlando» dice irritato. «Allora mi sono sbagliata, mi scusi» fa la donna. Gli volta decisa le spalle, percorre il pianerottolo, comincia a scendere le scale. Solo quando è sparita Mauro chiude la porta. Non ha potuto fare a meno di restare a guardarla, affascinato, mentre s’allontanava.
Dopo dieci minuti che ha ripreso a lavorare, è costretto a prendere atto che per quella sera gli sarà difficile continuare, il filo del complesso ragionamento che stava intessendo si è irrimediabilmente spezzato per l’imprevista intrusione di quella sconosciuta. È venuta l’ora di ricollegarsi col mondo. Spegne entrambi i computer, reinserisce la spina del telefono, accende il cellulare. Allora mi sono sbagliata, mi scusi. Un momento. Che significa che si è sbagliata? O meglio: come ha fatto a sbagliare?
Lui, Mauro Assante, vive da sette anni con la moglie Mutti e il figlio Stefano al primo piano di una superstite palazzina liberty del romano quartiere Prati. Al piano terra abita il colonnello dei carabinieri Germani con la moglie e la figlia diciottenne; al secondo e ultimo l’ottantenne Barone Ardigò con la moglie Margherita. La palazzina non ha portiere, spetta al colonnello Germani aprire il portone alle sette del mattino e richiuderlo alle otto di sera. Fuori, accanto al portone, ci sta il citofono con i cognomi degli inquilini. Ipotesi improbabile che quella donna fosse stata chiamata da Germani o da Ardigò. Quindi la sconosciuta avrà fatto confusione non coi cognomi o coi piani, bensì col numero civico, anche se sarebbe bastato descriverle la palazzina per metterla in condizioni di non sbagliare. È sorpreso da un improvviso e irresistibile bisogno di fumare. Ha smesso da cinque anni, perché allora questa voglia irrazionale? Sa di avere, nel secondo cassetto della scrivania, un pacchetto di sigarette mai aperto. Lo prende, lo posa davanti a sé, l’osserva. IL FUMO UCCIDE. Sorride. La frase minacciosa potrebbe essere facilmente stravolta. IL FUMO UCCIDE LA NOIA.
Strappa l’involucro di cellophane, apre il pacchetto, ne estrae una sigaretta, se la mette tra le labbra ma non può accenderla perché non ha accendini o cerini a portata di mano. Si ricorda di aver notato una scatola di fiammiferi ma non ha voglia di alzarsi. Se lo vedesse Mutti! Già, Mutti. Forse la spiegazione del suo disagio consiste nel fatto che è la prima volta, in sette anni di matrimonio, che è costretto a vivere separato da lei per un lungo periodo. Il pediatra di Stefano ha detto che al bambino avrebbe portato gran giovamento l’aria di montagna e Mutti non se l’è fatto ripetere due volte.
Il primo di giugno se ne è andata con Stefano nel paesino del Trentino dove è nata e dove vivono i suoi genitori, col proposito di restarci almeno tre mesi filati. Mauro passerà con loro le vacanze agostane. Ecco: sono trascorse già due settimane e Mauro non riesce ancora a ritrovarsi nella condizione, sia pure provvisoria, di scapolo. Se fosse un uomo meno metodico e meno ordinato di quello che è, il cambiamento dei ritmi della sua vita sarebbe stato più sopportabile. Il lavoro, certo, l’impegna molto, sia nelle ore d’ufficio sia a casa, ma l’impiego delle ore serali rappresenta un autentico problema. Le amiche di Mutti hanno fatto a gara per invitarlo a casa loro, ma lui non se l’è sentita di andarci da solo. Perché, e se ne rende conto solo adesso, in quelle cene, in quegli incontri, è stata sempre Mutti a offrirgli un pretesto per coinvolgerlo nella conversazione, altrimenti avrebbe fatto scena muta. Non per timidezza, ma per la sua innata incapacità di aprirsi interamente agli altri. Mutti invece, fin dalla prima volta che ha scambiato poche parole con lui, ha saputo miracolosamente trovare la chiave giusta per liberarlo dalla sua blindatura.
Se, a quarant’anni compiuti, non avesse incontrato Mutti, di certo non si sarebbe mai sposato, mai avrebbe avuto la gioia di un figlio. Si toglie la sigaretta dalle labbra, la rimette dentro il pacchetto e lo seppellisce nuovamente nel cassetto. Il trillo del campanello lo fa sobbalzare. Immagina per un attimo di trovarsi di fronte la sconosciuta. Un’alterazione minima del battito del cuore. Va ad aprire. La Baronessa Margherita Ardigò lo fissa imperiosa. «Se tra dieci minuti non sale su a cenare con noi non le rivolgerò mai più la parola.» È stata Mutti a raccomandarlo alla Baronessa e quella ha preso sul serio il compito assegnatole. Non può sottrarsi, rifiutare per la terza volta l’invito suonerebbe come un’offesa ingiustificata.
Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 4.1.2015
Appunti e inediti l'Almanacco apre le officine degli scrittori
Nigro racconta che la Yourcenar si rammaricò di aver scoperto tardi "Il Gattopardo", mentre Tomasi ebbe "Memorie" dal cugino Fulco
Sciascia parte dalle bambole automatiche per parlare di corpi
Camilleri si esercita inventando filastrocche per bambini

È l'equivalente di un backstage al concerto di una rock star, un dietro le quinte della letteratura quello che Sellerio fa fare ai suoi autori nell'Almanacco 2014 2-015.
Si abbatte una parete e si entra nelle stanze tutte per sé degli scrittori per indagare il loro rapporto con la scrittura, una richiesta precisa della Sellerio per fare raccontare dalla penna dei suoi autori il lavoro della casa editrice. Diciassette testi inediti o irreperibili a firma di Luisa Adorno, Laura Pariani, Benjamin Alire Sanz, Salvatore Silvano Nigro, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Fabio Stassi, Ben Lerner, Alicia Gimenez Bartlett, Luciano Canfora, Piero Violante, Andrea Molesini, Sylvain Tesson, Sergio Valzania, Maria Attanasio, Francesco Cataluccio e Marco Malvaldi.
Grazie a questo impudico espediente dell'editore, veniamo a conoscenza dell'efficacia da verseggiatore di Andrea Camilleri, che da buon metodico della scrittura, per tenere in esercizio arguzia e parole, nelle pause fra un capitolo e un altro dei suoi Montalbano, si diverte a inventare filastrocche, cattivi consigli in rima "Solo per i bimbi cattivi".
Nigro in "Cose che da lontano si capiscono poco" svela il retroscena dell'influenza di Marguerite Yourcenar su Tomasi di Lampedusa che riceve copia de "Le memorie di Adriano" dalle mani del cugino Fulco di Verdura. Arriverà tardi "Il Gattopardo" alla scrittrice belga, lo avrà in prestito solo nel 1980 dal prete Andrè Desjardins. La Yourcenar rimprovererà all'amico di averle fatto scoprire troppo tardi i racconti di Lampedusa, soprattutto la vivida sirena «più vera di molti personaggi della letteratura».
Nell'Almanacco c'è un racconto inedito di Sciascia, "Les Automates": trae ispirazione da quattro acqueforti di Edo Janich che ritraggono altrettante bambole meccaniche, un'occasione per parlare di corpi veri e finti e della tecnica incisoria che deve saper amministrare positivo e negativo insieme. Le acqueforti raccontate da Sciascia sono state pubblicate da Sellerio in una cartella nel 1974.
"Anatomia del pendolare" è la consacrazione del metodo di scrittura di Fabio Stassi, più volte raccontato durante le presentazioni e le interviste: qui Stassi ne fa un manifesto metodologico di trame che nascono nei suoi viaggi in treno, a contatto con il popolo dei pendolari, con il loro svelarsi e intrecciarsi di vite, fra le attese, le partenze e i ritardi.
Sergio Valzania mette a disposizione una serie di recensioni surreali sulle diverse manifestazioni dell'arte del paracarro, mentre in "A colpi di martello" di Piero Violante, appassionato studioso della Vienna findesiècle, c'è una preziosa lezione-narrativa che racconta come la musica composta nella capitale austriaca sia ricca di profezie catastrofiche e sinistri presagi storici.
Alicia Gimenez-Bartlett si concede molto a questa formula editoriale e racconta apertamente e con molta tenerezza l'importanza che hanno avuto e continuano ad avere i cani nella sua vita di donna e scrittrice. "Amati cani" è il tributo a quelli di casa Bartlett che hanno sempre avuto nomi presi in prestito da film e libri cari all'autrice e che hanno caratteri degni di personaggi. L'Almanacco è una lettura da fare a puntate, non necessariamente tutta di un fiato, ma da pizzicare poco alla volta per conoscere meglio gli autori e attraverso questi spiragli di vita farsi venire ancora più voglia di leggerli.
Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 7.1.2015
Calze della Befana all’Ars per le unioni civili
La manifestazione / Sit-in per chiedere il sì alla legge

[...]
Per il presidente del comitato "Esistono i diritti", Gaetano D'Amico, si tratta di «una legge laica e liberale per le coppie di fatto, e lo chiediamo — ha detto — assieme alle oltre 800 personalità che hanno firmato l'appello per l'approvazione della legge, da Battiato a Camilleri, da Miccichè a Ficarra e Picone». [...]
 
 

La Sicilia, 8.1.2015
Roberto Andò: «Scommetto sul teatro contemporaneo»
«Altrimenti si perde il prezioso circuito tra rappresentazione e realtà»
Domani a Catania. Il regista mette in scena "Good people" per lo Stabile. Protagonista Michela Cescon
Il 7 febbraio a Palermo un’opera in cui metto insieme Guttuso e Camilleri

Catania. Un'anima divisa in due, tra cinema e teatro: Roberto Andò si prepara al ciak del suo nuovo film (tutto è top secret tranne che le riprese si svolgeranno all'estero a fine aprile, che il protagonista sarà ancora Toni Servillo, già diretto in Viva la libertà) e intanto porta allo Stabile di Catania (debutto domani, venerdì 9) Good people di David Lindsay-Abaire, interpreti Michela Cescon e Luca Lazzareschi.
[...]
Dopo "Good people" ha un progetto interessante con Camilleri al Massimo di Palermo, "Il quadro nero".
«Il 7 febbraio presento uno spettacolo abbastanza difficile da etichettare: tempo fa mi avevano chiesto di fare un'opera che mettesse assieme la "Vucciria" di Guttuso e testi di Camilleri su quel dipinto. Ho trovato un passaggio congeniale a me ed è venuta fuori una video-opera con un film all'interno interpretato da Giula Andò, mia figlia, e da Francesco Scianna oltre alle 12 figure che si vedono nel quadro. Scianna e mia figlia reciteranno dal vivo, per il resto scorrerà il film in sincrono con la musica di Marco Betta».
[...]
Maria Lombardo
 
 

AgrigentoNotizie, 9.1.2015
Ciak si gira: al via le riprese agrigentine del "giovane Montalbano"
Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle e presidente del Distretto Turistico Valle dei Templi, accompagnato dal sindaco di Realmonte, Piero Puccio, hanno effettuato un sopralluogo assieme al direttore di produzione Palomar, nelle location interessate, in particolare alla scala dei Turchi

Tutto pronto per accogliere la troupe della Palomar che nelle prossime settimane sarà nell’agrigentino per girare alcune scene della seconda serie televisiva del giovane Montalbano. Questa mattina Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle e presidente del Distretto Turistico Valle dei Templi, accompagnato dal sindaco di Realmonte, Piero Puccio, hanno effettuato un sopralluogo assieme al direttore di produzione Palomar, nelle location interessate, in particolare alla scala dei Turchi dove è stata appositamente creata lungo la strada panoramica, una piazzola di sosta per consentire le immagini dall’alto della suggestiva marna bianca.
Le riprese saranno dirette dal regista Gianluca Tavarelli con gli attori Michele Riondino, attore tarantino che interpreta un giovane vice commissario Montalbano già abile nel risolvere le indagini e Sara Felberbaum, attrice londinese di nascita e italiana d’adozione, conosciuta per l’interpretazione nella serie "Elisa di Rivombrosa", che impersona la giovane Livia, fidanzata storica di Montalbano.
Nella nuova piazzola panoramica sulla Scala dei Turchi il giovane Montalbano con la sua Livia, durante un viaggio in auto verso l’aeroporto, si fermano per ammirare il suggestivo panorama della Scala dei Turchi. Sono previste inoltre in zona, altre scene soprattutto di “interni”. La Palomar per queste riprese sarà presente con diversi camion e automezzi ed una cinquantina di persone, tra attori, tecnici e personale della produzione per l’ambientazione delle scene nel contesto della fortunatissima serie di Montalbano.
"Con le riprese del Montalbano televisivo – spiega Lillo Firetto – anche nell’area agrigentina si ricongiunge la Vigàta letteraria alla Vigàta delle fiction televisive. Una buona occasione di promozione del nostro territorio. Si apre un nuovo ciclo!”.
 
 

LiveSicilia, 9.1.2015
Catania
Savatteri, "La volata di Calò" e il sogno di una Sicilia migliore
*Giuseppe Dipasquale, direttore del Teatro Stabile di Catania, presenta "La volata di Calò", romanzo di Gaetano Savatteri, che approda in teatro. Col sogno di una Sicilia diversa.

È con grande orgoglio che annuncio la nuova produzione dello Stabile etneo. Perché “La volata di Calò”? Perché chiedere a Gaetano Savatteri di trasporre per la scena il suo romanzo? Abbiamo adottato questo testo perché ce lo sentiamo cucito addosso: nostro è il contesto in cui si articola la storia di Calogero Montante, quella Sicilia arida che però permette ai suoi figli migliori un insperato riscatto. E nostro vuole essere lo spirito che emerge dal racconto, ovvero la voglia di lottare per difendere un sogno e tutti i valori ad esso collegati: sudore e fatica, concretezza e spirito di squadra stanno alla base della pièce, come a suggerire che l’ingegno e l’impegno trionfano, anche quando attorno sembra esserci solo il deserto.
L’ho detto e scritto più volte. Come Camilleri, come Savatteri, non condivido il pessimismo passivo dei “Vinti” che approda poi a quello assoluto dei “Gattopardi”. Bello letterariamente, ma deleterio sotto ogni altro aspetto, è teorizzare per la Sicilia un destino tanto funesto quanto ineluttabile e irredimibile. Smettiamo di considerarci vittime speciali di un destino esclusivo. Smettiamo di rifiutare di migliorarci, perché convinti di essere semidei oppressi dal fato. Nei millenni, nei secoli ci hanno fatto e ci siamo fatti del male: sangue, tragedie. Ma un lutto non può e non deve essere eterno. Va elaborato. E su quella rielaborazione si può e si deve costruire in questa terra di contraddizioni che è la Sicilia. Nessun progetto allora potrà sembrare troppo ambizioso. Nessuna passione illusoria. Nessun sogno irraggiungibile. Sì, ha ragione il mio amico Gaetano, quando descrive l’ascesa di Montante: “La cosa che volevo capire su questa vicenda era chi fosse questo 'pazzo' che si mise a costruire biciclette in quegli anni in un paese nel cuore della Sicilia. E lo definisco pazzo, ma di una follia coraggiosa, perché quelli che giocano una scommessa che sembra fuori dalla tradizione, fuori dal pessimismo, sono quei pazzi che cambiano il mondo... Se i Calò Montante fossero stati di più forse oggi saremmo al pari di regioni come il Veneto, il Piemonte, saremmo una Sicilia diversa”.
Diversa, cioè migliore, vorremmo la nostra isola. E un ruolo importante in questa crescita hanno l’arte, la cultura, e segnatamene il teatro. In questa visione lo Stabile etneo produce lo spettacolo che approda alla sala Musco dal 13 al 25 gennaio, nell’ambito del cartellone "L'isola del teatro". Ringraziamo il regista Fabio Grossi, la costumista Angela Gallaro, Mimmo Verdesca per i video. Sul palco un attore bravissimo come Mimmo Mignemi, affiancato da un valido cast di giovani che annovera Liborio Natali, Giorgio Musumeci, Lucia Portale, Mara Di Maura e il piccolo Alessandro Giorgianni, insieme ad un quintetto di giovani allievi della Scuola d'arte drammatica dello Stabile intitolata ad “Umberto Spadaro”.
Per il tema trattato e per il rilievo della figura di Montante, possiamo vantare la collaborazione dello storico quotidiano "La Gazzetta dello Sport. Alla rappresentazione saranno inoltre abbinate due iniziative. Il 12 gennaio alle 17 al Musco un incontro dedicato al grande giornalista sportivo Candido Cannavò, realizzato in sinergia con la Fondazione a lui intitolata. E ancora: nel corso delle rappresentazioni, ed anche oltre, la sala di via Umberto ospiterà la mostra in tema "Ciclico" di Angela Gallaro, che sarà inaugurata il 13 gennaio alle ore 19, prima del debutto. Tanto movimento, dunque, intorno alla pièce di Savatteri, milanese di nascita e tuttavia profondamente siciliano nell’anima e nel dna ereditato dalla famiglia, originaria di Racalmuto, dove Gaetano ha vissuto da adolescente esperienze profonde segnate dalla lezione di Leonardo Sciascia. E’ altrettanto significativo che Il romanzo “La volata di Calò” sia stato pubblicato nel 2008 da Sellerio insieme ad un pertinente racconto di Andrea Camilleri.
Se il padre di Montalbano e il costruttore di biciclette non s’incontreranno mai, tuttavia una provvidenziale due ruote collegherà le loro esistenze. Nell'estate del '43, infatti, Camilleri - che da quindici giorni non ha più notizie del padre - si avventura in una lunga marcia di cinquantacinque chilometri da Serradifalco a Porto Empedocle pedalando su una bici "Montante”.
La storia di Calò comincia proprio a Serradifalco, dove nasce nel 1908, in una realtà che è rimasta ferma alla condizione ottocentesca delle zolfare di Verga, una Sicilia in cui l'unica via di scampo è l'America. Ma il piccolo Calò è fortunato: nato in una famiglia benestante di proprietari terrieri che non sono stati costretti ad emigrare, il ragazzo cresce nell’officina dello zio fabbro dove giunge l’eco dei grandi protagonisti dei primi giri d’Italia. Allora penserà di costruire una bicicletta tutta sua: nel 1926 impianterà a Serradifalco, in Via Dante, la sua fabbrica di velocipedi da corsa. Inizia in questo modo la lunga volata di Calò imprenditore… Un eroe siciliano, capace di scommettere, rischiare e vincere, affermandosi con la propria industria, nonostante fosse circondato soltanto da una Sicilia aspra in un momento storico tra i più difficili. Mi sembra di ripercorrere la crisi generale di questi ultimi lustri e che da diverse stagioni investe anche il mondo teatrale. Una crisi alla quale lo Stabile etneo ha saputo opporre un’azione virtuosa che ha garantito la produttività e riscontro sulla scena nazionale.
In questo solco è anche “La volata”, come sottolinea lo stesso Savatteri: “Morto nel 2000 a novantadue anni, Calò è rimasto fino alla fine un esempio d’imprenditore moderno ed eroico per quella Serradifalco, che sta dentro un triangolo della mappa criminale, dove dominavano famiglie di livello all’interno di Cosa nostra”. Ed è in quell’inferno che la rêverie di un ragazzo s’invera: «Erano tempi duri, la bicicletta era un mezzo di trasporto per pochi facoltosi. Una bici da corsa poi… Ma la mia passione era troppo forte, così mi costruii la mia bici per correre la mia prima corsa». In cuor suo Calò aveva sempre saputo che gli uomini sono fatti della stessa sostanza dei sogni.
Giuseppe Dipasquale, Direttore del Teatro Stabile di Catania
 
 

SoloLibri, 10.1.2015
La relazione - Andrea Camilleri

Si intitola “La relazione” il recente libro di Andrea Camilleri (Milano, Mondadori, 2015): un’invenzione romanzesca che si legge in modo agevole per la scelta d’una scrittura paratattica; oltre a consentire una scansione pausata delle azioni, essa offre al lettore l’opportunità di soffermarsi con interesse su determinati dettagli e gustarne le tante sfumature.
Protagonista della storia è Mauro Assante, integerrimo ispettore dell’Authority preposta all’efficacia e all’efficienza delle banche italiane. Gli è stato affidato il compito di redigere una relazione sullo stato della banca Santamaria ed è sin dalle prime pagine che, nell’ambiente romano di un’afosa estate, si configura l’intreccio tra politica e loschi affari finanziari, supportato dalla corruzione burocratica.
Argomento, dunque, di grande attualità sociale quello che Camilleri ci propone con la consueta maestria che ora mette a fuoco la solitudine professionale e l’onestà intrappolate nello squallore del malaffare. L’avvertimento è esplicito:
“… tutti coloro che hanno il compito di far rispettare le leggi hanno anche il dovere di tenere ben presenti le eventuali ripercussioni politiche e sociali del loro operare”.
Era noto che la Santamaria era stata trasformata in una cassa di partito, per cui ispezionarla significava manipolare “fili ad alta tensione”. Muove dall’adempimento dell’Assante l’intreccio in cui si susseguono tentativi di corruzione con fantomatiche telefonate, azioni di disturbo, tranelli e lettere anonime. Dati precisi e circostanziati hanno un intento tendenzioso al punto da provocare effetti disastrosi sulla personalità dell’ispettore qualora dovesse persistere nella presentazione delle pesanti irregolarità riscontrate. Come contraccolpo, i suoi superiori potrebbero provocargli la convinzione che il suo cervello non funzioni e rendergli la vita alquanto difficile.
Stando alla sua identità, Mauro possiede una mente razionale e sa come utilizzarla per giungere a conclusioni soddisfacenti. Nella fattispecie però si mostra come la persona più ingenua, più sprovveduta e incapace di capire a fondo le macchinazioni a suo danno.
A rendere più complicato il contesto nel quale egli si muove è l’incontro con una misteriosa donna di nome Carla. Intrigante l’evolversi della vicenda tra i due: breve il passo dal “lei” al “tu”, e non mancano parole e gesti affettuosi. La ragazza finirà con il diventare la parte essenziale di se stesso; egli non potrà più rinunciarvi. Sicché, la relazione “burocratica” s’interseca con quella “sentimentale” in un crescendo di effusioni tanto appassionate quanto rischiose per l’equilibrio coniugale e familiare di Mauro.
La brillante strategia compositiva induce alla formulazione di ipotesi, a dare spiegazioni provvisorie, a effettuare nuove e ulteriori elaborazioni. L’indagine, che armonizza psicologie e sorprendenti risvolti hitchcockiani, acquista notevoli ampiezze. Tanti gli interrogativi! E’ Carla come l’angelo custode di Mauro oppure qualcos’altro che sfugge sempre di più? Pressanti intanto le sfide intimidatorie. La descrizione avvince: egli resta terrorizzato e l’autocontrollo comincia a venirgli meno in conseguenza dello stravolgimento dei sensi. Le sue sono domande senza risposta o con risposte, scrive Camilleri, probabili e inquietanti. Indubbiamente la freccia mortale dei poteri forti raggiunge il bersaglio, ma l’effetto sorpresa va al di là dell’ovvio: inaspettato l’epilogo in cui il disinganno si risolve nel senso della vendetta.
Federico Guastella
 
 

La Sicilia, 11.1.2015
«La volata di Calò» da martedì allo Stabile
Un imprenditore pioniere nella Sicilia del dopoguerra

«Era un sogno che mi portavo dietro fin da bambino. La bicicletta era un mezzo di trasporto per pochi facoltosi. Una bici da corsa poi… Ma la mia passione era troppo forte, così mi costruii la mia bici Montante per correre la mia prima corsa». Per la stagione "L'isola del teatro", approda alla sala Musco dal 13 al 25 gennaio, "La volata di Calò", lo spettacolo sulla lunga leggenda di Calogero Montante, il visionario imprenditore di biciclette, attivo nella provincia agrigentina del secondo dopoguerra. Si tratta di una novità assoluta targata Teatro Stabile, che ha invitato lo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri a trasporre per le scene il suo omonimo bestseller, pubblicato nel 2008 da Sellerio, (insieme ad un racconto di Andrea Camilleri) che rievoca una pagina autobiografica in sella a una "bici" di Montante.
La nuova produzione può contare su un cast di tutto rispetto. La regia è affidata a Fabio Grossi, i costumi e le opere in scena sono di Angela Gallaro, i video di Mimmo Verdesca, le luci di Franco Buzzanca. Sul palco, un attore di chiara fama come Mimmo Mignemi, affiancato da Liborio Natali, Giorgio Musumeci, Lucia Portale, Mara Di Maura e il piccolo Alessandro Giorgianni. Insieme a loro un quintetto di giovani allievi della Scuola d'arte drammatica dello Stabile «Umberto Spadaro», composto da Michele Arcidiacono, Azzurra Drago, Luciano Fioretto, Gaia Lo Vecchio, Luigi Nicotra.
Per il tema trattato e per il rilievo storico della figura di Montante, lo Stabile può vantare la collaborazione dello storico quotidiano "La Gazzetta dello Sport", quale media partner. Alla rappresentazione saranno inoltre abbinate due articolate iniziative. Domani, alle 17, al teatro Musco, un incontro incentrato sul grande giornalista sportivo Candido Cannavò e realizzato in sinergia con la Fondazione a lui dedicata. E, sempre al Musco, la mostra in tema "Ciclico", una selezione di opere di Angela Gallaro, eclettica pittrice e scultrice, oltre che scenografa e costumista. L'esposizione, curata da Marco Goracci, è realizzata in collaborazione con la Galleria Gallaro e sarà inaugurata il 13 gennaio alle 19, prima della recita di apertura.
Ma torniamo allo spettacolo di Savatteri, nato a Milano e tuttavia profondamente siciliano nell'anima e nel dna ereditato dalla famiglia, originaria di Racalmuto, dove Gaetano ha vissuto da adolescente esperienze profonde, segnate dalla lezione di Leonardo Sciascia. Una Sicilia a cui Savatteri ritorna sempre con appassionata ma lucida riflessione. Di Calogero Montante il romanzo e la riduzione narrano una vita che sa appunto di leggenda. Un percorso destinato ad intrecciarsi con quello di Andrea camilleri. Non un incontro reale, ma un oggetto collegherà le loro esistenze: una bicicletta. In quell'estate del 1943 Calò combatte sul fronte jugoslavo, mentre camilleri, che da quindici giorni non ha più notizie del padre, si avventura in una lunga marcia di cinquantacinque chilometri da Serradifalco a Porto Empedocle pedalando una bici "Montante".
Calò è nato in una famiglia benestante di proprietari terrieri che non sono stati costretti ad abbandonare la terra. Cresce infatti nell'officina dello zio fabbro, dove giunge l'eco dei trionfatori dei primi giri d'Italia. Allora penserà di costruire una bicicletta tutta sua e nel 1926 impianterà a Serradifalco la sua fabbrica di velocipedi da corsa.
 
 

Gazzetta dello sport, 13.1.2015
Ciclismo. Candido per sempre
Cannavò, l'omaggio di Catania. È una via con il suo nome
L'annuncio è del sindaco Enzo Bianco: "A Candido dobbiamo tanto"

Milano. Catania avrà una piazza o una via che si chiamerà Candido Cannavò. È la promessa del sindaco Enzo Bianco fatta nella sala del Teatro Stabile, dove la città ha voluto ricordare lo storico direttore della Gazzetta dello Sport, a quasi cinque anni dalla sua morte. L'incontro precede il debutto (oggi al Teatro Musco) de La volata di Calò, l'opera scritta da Gaetano Savatteri che racconta con leggerezza la storia sportiva e industriale di Calogero Montante, il sogno fattosi realtà di costruire biciclette nella Sicilia povera, di miniere e latifondi, degli Anni 30. Proprio il ciclismo, così, è stato il fil rouge che ha permesso di legare le vicende di due siciliani a loro modo fuori dal comune.


VIDEO Camilleri e la "strana telefonata" con Cannavò

PAROLE E RICORDI — La cultura, d'altronde, all'ombra dell'Etna da sempre ha questo indirizzo, il Teatro Stabile. Qui Turi Ferro mise su compagnia dando lustro alla tradizione di Verga e Pirandello, qui si rappresentavano Sciascia e Brancati, all'uscita da questo teatro una sera di gennaio fu ucciso Giuseppe Fava, più di recente qui i romanzi di Camilleri sono diventati opere drammaturgiche. E qui Candido ieri è rivissuto ancora una volta nelle parole e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, messi insieme da Nino Milazzo, il presidente del teatro, ex vicedirettore del Corriere della Sera che con Cannavò cominciò la carriera e poi ne raccolse i frutti a Milano, preceduti da un'esibizione di Vittorio Brumotti, il più acrobata dei ciclisti pronto in sella a una Montante a scendere dal palco, naturalmente a modo suo. "La forza profonda di Candido era l'incrollabile attaccamento alla professione - esordisce Milazzo -, ma animato da una grande umanità che lo faceva stare accanto ai più deboli. Se oggi fosse qui con noi, avrebbe in una mano una matita e nell'altra un drappo con sopra scritto 'je suis Charlie'. Io posso dirlo perché gli sono stato amico davvero". Sul palco, prima di tutti, la moglie Franca a riviverne i momenti più privati: "Lo chiamavo il mio lupo, aveva gli occhi meravigliosi di un pastore tedesco". Alla voce di Pippo Patavina, gloria teatrale cittadina, è affidata la lettura di due pezzi della sterminata produzione di Cannavò, quello scritto all'indomani della morte di Marco Pantani e quello dedicato alla scomparsa di Facchetti. "Ogni volta che tornava - ricorda Pattavina - era una festa. Ricordo le grandi mangiate e le grandi cantate di brani napoletani e siciliani". Gli piaceva cantare, aveva mille curiosità. Lo ricorda così, nelle lunghe ore passate al seguito del Giro d'Italia anche Pier Bergonzi, il vicedirettore della Gazzetta . "Non era più direttore già da un po' - dice Bergonzi - ma per le strade d'Italia per tutti lo era ancora, si definiva una madonna pellegrina. Un suo successore, Carlo Verdelli, diceva che per lui la telefonata del mattino con Candido era illuminante, decisiva. Un uomo buono, ma ogni tanto anche temporalesco e in realtà la sua prima vera passione fu l'atletica, al ciclismo arrivò dopo, lo scoprì strada facendo". La fantasia di Savatteri assegna un ruolo ne La volata di Calò anche ad Andrea Camilleri che, del libro da cui è tratta, scrisse la prefazione. E proprio Camilleri interviene con un contributo video raccontando la strana telefonata che i due ebbero parlando di Palermo e Catania in serie A. A propiziare l'incontro era stato Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e nipote del Calò della pièce. "Mio nonno mi parlava di Cannavò a proposito del calcio, mi diceva: 'Solo leggendo lui ci capisco qualcosa e conoscerlo per me, anni dopo, fu un'emozione". A Francesco Moser, invece, il compito con una telefonata di parlare delle tante corse siciliane che non esistono più: "Proprio oggi che il campione è siciliano, è Nibali". Un'altra sfida da raccogliere per Bianco, riportare il ciclismo a Catania. "Dopo l'Elefante di piazza Duomo, in questa città c'è Candido" scherza, ma fino a un certo punto, il sindaco. Poi si fa serio: "Gli dobbiamo tanto". Quella strada "Candido Cannavò, giornalista" sarà già un primo passo.
Massimo Arcidiacono
 
 

La Sicilia, 13.1.2015
Teatro Stabile
“La volata di Calò”, il sogno di un imprenditore visionario
Da stasera al Musco lo spettacolo di Savatteri sulla storia di Montante

Catania. Il sogno di Calogero Montante corre su una bicicletta. Un sogno che poteva realizzare con le sue mani. Saldare, fondere, piegare il metallo, mettersi a cavallo del simbolo della modernità e immaginare il Giro che infiammava il Paese. «Era un sogno che mi portavo dietro fin da bambino. Erano tempi duri, la bicicletta era un mezzo di trasporto per pochi facoltosi. Una bici da corsa poi... Ma la mia passione era troppo forte, così mi costruii la mia bici Montante per correre la mia prima corsa». Nato a Serradifalco nel 1908, imprenditore visionario ed eroico, così si racconta Calogero Montante nello spettacolo La volata di Calò, novità assoluta dello scrittore e giornalista Gaetano Savatteri - al debutto stasera, ore 20.45, alla sala Musco per la stagione "L'isola del teatro"- che trasporta sulle scene il suo omonimo romanzo (edito da Sellerio) con un racconto di Andrea Camilleri. Lo spettacolo, regia di Fabio Grossi, con Mimmo Mignemi, prodotto con la collaborazione della "Gazzetta dello Sport" come media partner, resterà in scena fino al 25 e oltre all'incontro sul grande e indimenticabile Candido Cannavò, ieri pomeriggio, ospiterà la mostra "Ciclico" con opere di Angelo Gallaro che sarà inaugurata alle 19 prima del debutto. Calò, nato da una famiglia benestante, cresciuto nell'officina di fabbro dello zio, realizza a Serradifalco nel 1926 la sua fabbrica di biciclette da corsa. Cominciando dai telai inizia a farsi conoscere e partecipa al Giro di Sicilia con una squadra di otto corridori, lui compreso.
«E' una biografia romanzata - racconta Savatteri - Mi ha conquistato l'idea che nella Sicilia degli anni ‘20 ci fosse qualcuno che si mettesse a costruire bici. Poteva limitarsi a fare il possidente invece di lanciarsi in una avventura tecnologica. In Sicilia si può essere eccezionali facendo cose che altrove sono normali. Mi piace sfatare il luogo comune del siciliano sfaticato che non ha spirito d'iniziativa, coraggio imprenditoriale, che non crede nei sogni e nel futuro. Ci sono i siciliani delle sfide impossibili che aprono librerie dove nessuno legge o bar dove nessuno immaginerebbe o realizzano biciclette. Era l'occasione per raccontare un sogno imprenditoriale, Montante non è un esperto di meccanica, non è Ford né Agnelli, ma realizza il suo sogno. Negli stessi anni c'erano grandi famiglie come i Florio ma rimasero isolate, non si riuscì a creare un tessuto imprenditoriale. Forse, se ci fossero stati più Montante sarebbe andata diversamente».
La storia di Montante, costruita anche su materiali d'archivio, si incrocia con quella di Camilleri. «Non si incontrano mai è la bicicletta ad unirli - prosegue Savatteri - Camilleri ragazzo nel 43, non avendo più notizie dal padre da quindici giorni, si avventura con il cugino Alfredo da Serradifalco a Porto Empedocle volando per 55 chilometri su una bicicletta "Montante" prestata dalla zia Concettina. La coincidenza con Camilleri ha dato un tono romantico, leggendario, alla storia».
In scena - con le figure dell'amico, la moglie, il cugino, l'allenatore - a guidare il racconto c'è Mimmo Mignemi. «E' un po' la voce del tempo - prosegue Savatteri- non è un vero e proprio narratore, racconta il tempo che passa dal 1908 al 2000, il tempo che ha vissuto Montante, che davvero ha attraversato il secolo breve: conflitti ideologici, miseria, emigrazione, due guerre». Un secolo narrato anche con «voci, descrizioni, citazioni da Verga, Pirandello, Brancati, Sciascia». Calò è anche il simbolo di «un'antimafia non eroica, di chi produce, fa, sta lontano dalla scorciatoia - sottolinea lo scrittore - viveva tra Serradifalco, Vizzini, Riesi un triangolo di famiglie mafiose importanti, ma non ha mai cercato "protezioni" e questo mi sembra già molto». Coraggio di sognare e spirito imprenditoriale che si possono ritrovare oggi nell'Isola? «Le grandi cattedrali del deserto si sono rivelate di cartone, i fondi a pioggia o l'impiego pubblico mostrano la corda, in questa crisi, con questa disoccupazione sarà il momento per far emergere una Sicilia possibile in cui si può sognare e fare un sogno tecnologico, ritrovare quello spirito, inventare. Come fanno tanti giovani che creano start up, software, app».
Il prossimo progetto di Savatteri, che sta scrivendo un racconto «su un tema caldo» per un'antologia di Sellerio, parte da un'altra storia, vera e terribile, narrata nel saggio Camicette bianche di Ester Rizzo, la storia dell'incendio di una fabbrica di abiti a New York nel 1911 in cui morirono 126 donne, di cui 38 italiane, la maggior parte siciliane. «Sarà la ricerca di queste donne dimenticate, mamme, nonne, sorelle perdute in una tragedia».
Ombretta Grasso
 
 

Vesuvio Live, 13.1.2015
“La congiura” di Andrea Camilleri in scena a Piazza Dante a Napoli

Dal 16 al 18 gennaio 2015 andrà in scena, presso lo spazio teatrale ZTN (Zona Teatro Naviganti) di vico Bagnara in Piazza Dante, “La congiura”, uno spettacolo teatrale liberamente tratto dal racconto omonimo scritto da Andrea Camilleri, l’autore siciliano noto soprattutto per i romanzi aventi come protagonista il commissario Montalbano, dai quali è stata tratta la seguitissima serie televisiva trasmessa dalla RAI.
Come si può leggere sul comunicato stampa, “La congiura” racconta, appunto, della congiura ordita dalle donne della sezione femminile del partito nazionale fascista di Vigata contro il loro capo avvenuta intorno al 1935. Di congiure ne è piena la grande Storia ma quella di Vigata è una congiura grottesca; lo è nella deformità della sua logica e negli effetti paradossali che produce, lo è nella sproporzione dei personaggi: da Ciccini, beccheggi altalenanti, a federali e gerarchi becchissimi, a soggetti-oggetti libidicamente ridicoli. Qui ma i tempi e gli spazi si slargano e pare che ci comprendano e la storia non ci è nuova: da un ordito, intreccio di prevaricazioni, vanità, deliri di onnipotenza, si costruisce una trama che, coprendo la realtà, celebra il trionfo delle apparenze e dell’irrazionalità.
LA CONGIURA
Liberamente tratto da un racconto di Andrea Camilleri
Testo di: Tonia Aprea e Marinetta de Falco
Con: Rosa Anastasio, Salvatore Bottino, Marinetta de Falco, Valeria Impagliazzo, Vincenzo Liguori br>Regia: Tonia Aprea
16 e 17 gennaio ore 21
18 gennaio ore 18
ZTN- zona teatro naviganti- vico Bagnara, 3A – Napoli (NA)
Tel: 339 429 0222 – 335 543 2067
Francesco Pipitone
 
 

Marida Caterini la tv e..., 13.1.2015
Andrea Tidona:dopo Ragion di Stato torno a Braccialetti rossi

[...]
Tidona anticipa la sua presenza in due successive fiction cult di Rai1: “Braccialetti rossi”, in onda dal 15 febbraio e “Il giovane Montalbano” le cui riprese si concluderanno a metà marzo.
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Tidona in Il giovane Montalbano

Qual è, invece, il suo ruolo nella seconda stagione de Il giovane Montalbano?
Io sarò Carmine Fazio, il padre di Fazio che operava nel Commissariato di Vigata. Sono stato, nella prima serie, il punto di riferimento per il giovane Montalbano appena arrivato. Ma, in seguito a un infarto nel corso di un pericoloso inseguimento, sono andato in pensione. Continuo, però ad essere la memoria storica del Commissariato e vengo consultato per i casi principali.
[...]
Marida Caterini
 
 

Il Messaggero, 14.1.2015
Nel suo ultimo libro "La relazione", Camilleri abbandona la lingua e la scenografia della sua Vigàta per raccontare le vicissitudini di un ispettore dell'Authority schiacciato dai meccanismi del malaffare
La caduta degli onesti

NOIR
«Mauro si alza, esce dallo studio, percorre il corridoio, accende la luce dell'anticamera, apre la porta. È certo di trovarsi davanti l'anziana Baronessa scesa dal piano di sopra per rinnovare l'invito a cena. Invece la donna che ha bussato e che gli sorride è una trentenne alta, bionda, elegante e soprattutto molto, molto bella. "Eccomi qua" dice. "Puntualissima". Mauro è senza parole, confuso e sorpreso, quella ragazza gli è perfettamente estranea»». Chi è e chi ha mandato la seducente Carla a casa di Mauro Assante? Si tratta di uno scambio di persona, uno scherzo tra amici, un equivoco che sembra comunque chiarirsi in un sorriso di congedo? No, proprio quel sorriso, a prima vista innocente e risolutivo, è il vero sguardo di Medusa che si proietta in un successivo incastro di ricatti subdoli e minacce ventilate, tranelli e lettere anonime, tentativi di corruzione con fantomatiche telefonate, azioni di disturbo d'ogni risma. E' la prima crepa alle solide fondamenta - professionali, caratteriali, sentimentali, psicologiche- di Assante, integerrimo ispettore dell'Authority preposta all'efficacia e all'efficienza delle banche italiane, la cui solitudine professionale e probità resteranno fatalmente impigliate nello squallore del malaffare.
La relazione (Mondadori, 176 pagine, 17 euro) è l'ultimo romanzo, da pochi giorni in libreria, di Andrea Camilleri il quale per l'occasione abbandona, e non è la prima volta, la lingua e la scenografia della sua Vigàta per raccontare la vertiginosa e quasi paradigmatica caduta di un uomo onesto e assai competente in tutto ciò che fa. Che, all'improvviso, si trova dentro un meccanismo più grande di lui. senza riuscire a governarlo. Una ragnatela che si trasforma in trappola, dentro cui resta schiacciato, anche se con una possibile vendetta (posticipata) che fa parte del plot della storia, del confortevole meccano con cui Camilleri ne monta e ne smonta i pezzi.
COMPROMESSI
Ad Assante. serio e affidabile come pochi in questi tempi di compromessi e corruzioni d'ogni tipo, è stata affidata un'ispezione a rischio. E' come manipolare «fili ad alta tensione». Deve indagare su un piccolo istituto di credito, finito nelle mani di un sottosegretario e di un parlamentare suo complice, che l'hanno trasformato nella cassa del loro partito e in strumento di clientela politica. Entrambi hanno una convinzione che è anche un avvertimento o un'implicita minaccia: «Tutti coloro che hanno il compito di far rispettare le leggi hanno anche il dovere di tenere ben presenti le eventuali ripercussioni politiche e sociali del loro operare». Tutto ciò rende scottante la materia della relazione che può mettere in crisi la banca e i suoi massimi responsabili per la loro cattiva gestione. E che dovrebbe avere un solo esito: il passaggio del fascicolo alla magistratura, grazie all'intreccio che porta allo scoperto politica e loschi affari finanziari, con annessa corruzione burocratica.
COINCIDENZE
Così, nei giorni in cui dovrebbe finire la relazione, strane ambigue coincidenze si muovono intorno ad Assante. dopo l'incontro con Carla (angelo custode oppure qualcosa di più sfuggente?) che quella sera suonò, e non per caso, al suo campanello. Sono porte di casa stranamente aperte, pedinamenti sospetti o fantasticati, assurde accuse di scippi in autobus, manipolazioni di "macchine del fango" in azione sul proprio passato o sul presente. Realtà e apparenza, fedeltà e tradimento, giustizia e torto con confini borderline: Mauro è solo, attorno a lui il sistema corrotto tesse la tela fatale, facendo leva proprio sulla sua buonafede. Galeotta è in ogni caso la "relazione". Quella che, con impercettibili spostamenti da love story, nasce con Carla e quella sull'ispezione che tutti vorrebbero rinviare, e invece lui vuole a ogni costo consegnare in tempo.
PARABOLA
Camilleri costruisce la sua storia con la consueta abilità combinatoria, talora mossa pressoché in automatico, in un crescendo che sa quasi sempre dosare, rallentare, incastrare azioni, sorprese, inganni false/vere acquisizioni e rivelazioni non sempre decisive e qualche volta strategicamente, e sul momento, fuorvianti. La relazione è un noir lucido e incalzante, con una staffilata secchezza raziocinante che può ricordare certe storie di Dürrenmatt. Che ruota intorno alla "parabola senza tempo" (ma calata nei nostri giorni, nell'Italia di oggi con la finta lotta alla corruzione e alle lobby, con l'impossibilità di essere onesti nel proprio lavoro) dell'uomo onesto e sconfitto di fronte alla forza vischiosa di un potere ubiquitario e sempre sfuggente.
Renato Minore

La novità
Il papà di Montalbano tra radio, cinema, teatro
L'editore Sellerio sta per pubblicare gli scritti di Andrea Camilleri per teatro, radio, musica e cinema, a cura di Annalisa Gariglio. Il libro, "Il quadro delle meraviglie", raccoglie tra gli altri, "La signora Lèuca", riduzione teatrale della novella di Pirandello "Pena di vivere così" e "Requiem per Chris" viaggio nel tempo e nello spazio che mescola Sicilia e New Orleans. Intanto giovedì va in scena, in Piazza Dante, a Napoli "La congiura", spettacolo teatrale tratto dal racconto omonimo dello scrittore. Il tema è la congiura ordita dalle donne della sezione femminile del partito nazionale fascista di Vigata contro il loro capo, avvenuta intorno al 1935.
R. M.
 
 

NanoPress, 14.1.2015
La relazione, di Andrea Camilleri: trama e recensione del nuovo romanzo edito da Mondadori
In libreria dal 2 gennaio scorso, si preannuncia come il primo (sicuro) bestseller dell'anno

La relazione, di Andrea Camilleri è uscito in libreria per Mondadori il 2 gennaio scorso, inaugurando alla grande il filone della narrativa italiana per questo 2015 iniziato da poco. Per la gioia di tutti gli appassionati dello scrittore empedoclino, il romanzo si preannuncia come uno dei primi bestseller dell’anno e racconta, tra intrecci politici e loschi affari finanziari, di una relazione su di un istituto bancario che, a causa di quel documento, rischia di finire commissariata. Dopo Morte in mare aperto – pubblicato per Sellerio alla fine del 2014 – Camilleri mette da parte il commissario Montalbano per regalarci un bel thriller all’italiana che porta in scena, con la consueta maestria del suo autore, valori come l’onestà e la professionalità intrappolati, purtroppo, nelle spire del malaffare.
Trama
Mario Assante, uomo integerrimo e serio lavoratore, si è guadagnato, per questo, incarichi di grande responsabilità presso l’istituzione nella quale lavora – un ente di controllo e di sorveglianza sulla trasparenza delle banche italiane. Sposato con l’unica donna che sia riuscita a far breccia nel suo cuore ombroso e malinconico, ha un figlio piccolo che, durante quell’estate, si trova in montagna in vacanza con la madre. Mauro, infatti, per via di un incarico molto delicato, è rimasto in città: deve stilare una relazione su un importante istituto bancario che molto probabilmente verrà commissariato in seguito alla sua ispezione.
Durante quelle afose ed interminabili giornate di lavoro cominciano però ad accadere strane cose: riceve una telefonata sarcastica, dimentica la porta di casa aperta, si convince che un uomo in motorino non faccia altro che seguirlo e, soprattutto, riceve la visita di una splendida ragazza che, con ogni probabilità, ha sbagliato indirizzo.
Mauro sente che nella sua piatta e prevedibile esistenza cominciano ad aprirsi delle crepe, ma c’è quella complessa relazione da terminare che, tra l’afa che incombe ed il batticuore per la bellissima sconosciuta, deve essere consegnata a tutti i costi.
Recensione
Come sempre, anche questa volta Andrea Camilleri ci regala un romanzo gustoso e scorrevole: grazie ad una prosa che scandisce ogni azione, infatti, il lettore riesce a soffermarsi su ogni minimo dettaglio, gustandone appieno tutte le sfumature.
Protagonista della storia un incorruttibile ispettore dell’authority che vigila sulla trasparenza delle banche italiana che deve redigere una relazione sull’efficienza dell’istituto Santamaria.
Fin dalle prime pagine il romanzo ci proietta, dunque, su un argomento di grande attualità: l’intreccio tra politica e malaffare consolidato dalla corruzione che serpeggia nella burocrazia. L’istituto in questione, infatti, è stato trasformato in una sorta di salvadanaio di partito e vigilare in modo attento su di esso significa rompere le uova nel paniere a più di qualcuno. Da qui un susseguirsi di tentativi di corruzione, telefonate minatorie, lettere anonime e svariate azioni di disturbo con l’intento di provocare, nella mente razionale del protagonista, la convinzione che il suo cervello non funzioni più regolarmente. A rendere il tutto ancora più complicato l’incontro con una donna bellissima e misteriosa alla quale l’ispettore, con l’evolversi della vicenda, non potrà più rinunciare.
Dalla relazione burocratica a quella sentimentale, dunque, il passo è breve, e l’equilibrio familiare che Mauro ha faticosamente costruito nel corso degli anni è, ora, seriamente a rischio.
Lo schema narrativo brillantemente costruito da Camilleri induce il lettore a formulare, insieme al protagonista, le ipotesi più svariate – Carla, questo il nome della donna, vuole aiutare Mauro o fa parte della spirale di corruzione nella quale rischia di sprofondare l’integerrimo ispettore? Le risposte possibili sono tante e tra l’autocontrollo che comincia a vacillare e lo stravolgimento dei sensi in agguato, la reazione finale del pacato Assante porterà ad un epilogo sorprendente e totalmente inaspettato.
Caterina Padula
 
 

Ludwigshafen, 14.1.2015
Tee & Texte: "Das Sizilien des Comissario Montalbano von Andrea Camilleri"

In der Lesestunde "Tee & Texte" in der Stadtteil-Bibliothek Ruchheim, Fußgönheimer Straße 13, hält Rolf-Peter Rosen am Mittwoch, 21. Januar 2015, um 17 Uhr einen Vortrag zum Thema "Das Sizilien des Comissario Montalbano von Andrea Camilleri". Dazu gereicht wird Tee und Gebäck. Der Eintritt ist frei.
 
 

Corriere della Sera, 14.1.2015
Biciclette, che passione: va in scena «La volata di Calò»
A Catania lo spettacolo teatrale dedicato all'imprenditore celebrato da Candido Cannavò

Catania. Arriva dal teatro e da una reale epopea, quella di un imprenditore che cominciò a costruire biciclette da corsa nei primi del '900, una smentita al Gattopardo di una Sicilia dove si castiga il peccato di fare. Perché nella terra di principi e baroni, tra zolfare e feudi contaminati da parassiti e mafiosi, nasce quel Calogero Montante innamorato di Binda e Girardengo, pronto a ribaltare il pessimismo dei «vinti», a tradurre la passione sportiva in coraggio imprenditoriale, fino a mettere in piedi un'azienda. Oggi fiore all'occhiello del nipote, Antonello Montante, l'erede che realizza bici di lusso, presidente di Confindustria nell'isola, da anni con Ivan Lo Bello alla guida della rivolta contro mafia e racket. È questa la «favola» che comincia nel 1908 a Serradifalco e che lo Stabile di Catania ha messo in scena ieri sera al Teatro Musco con La volata di Calò, il romanzo scritto da Gaetano Savatteri nel 2008, adesso proposto dal regista Fabio Grossi in settanta minuti di spettacolo ricchi di metafore e nostalgia. Come spiega il direttore del teatro, Giuseppe Dipasquale, che ha suggerito a Savatteri la riduzione, Montante poteva vivacchiare senza problemi fra le terre di famiglia, da agiato possidente. E invece nell'officina di uno zio modella ferri e legni realizzando la sua prima bici. Trampolino di lancio per mettere in piedi una fabbrica. Per ribaltare l'idea di un'isola dove spesso mancano spirito di iniziativa e rischio imprenditoriale. Non a caso l'Io narrante, un professore interpretato da Mimmo Mignemi, davanti alla Sicilia «con i suoi nobili che non lavoravano mai», constata che «ci volevano più Calò». Appunto, il Calò della «volata» che riporta allo scrittore Andrea Camilleri, che nel testo rievoca la sua corsa a cavallo di una bici Montante nel 1943, da Caltanissetta alla Valle dei Templi. E qui la «favola», proposta con il sostegno della Gazzetta dello Sport, s'incrocia con la vita professionale di un maestro come Candido Cannavò, il direttore della «rosea» che non a caso raccontò una tappa del Giro d'Italia nella Valle dei Templi intitolando il suo articolo «La volata di Calò». Occasione di riflessione per un convegno tenuto al Musco con il vicedirettore della Gazzetta Pier Bergonzi, con l'attore Pippo Pattavina e Nino Milazzo, presidente del teatro, ex vicedirettore del Corriere , felice come la moglie di Cannavò, la signora Franca, quando il sindaco Enzo Bianco ha annunciato che al mitico direttore scomparso nel 2009 intesterà una strada o una piazza di Catania. Sarà «la volata di Candido».
Felice Cavallaro
 
 

Il Sole 24 Ore, 15.1.2015
La rivoluzione degli onesti corre in bicicletta

Catania - Questa è la storia di un sogno, di un progetto, di un desiderio che si è realizzato. Ma è anche la metafora di una Sicilia redimibile, anzi redimibilissima, che è riuscita a trovare e percorrere la strada giusta per costruire ricchezza e benessere. Senza compromessi. Una strada da percorrere di corsa. In bicicletta ovviamente. Perché questa è la storia di Calogero Montante di Serradifalco (Caltanissetta), classe 1908, che nel cuore più duro della Sicilia, in terra di mafia e scontento, sogna una bicicletta tutta sua, insegue con la fantasia le gesta eroiche dei grandi campioni di ciclismo. E crea una bicicletta, costruisce la sua squadra, partecipa alla più importante delle gare: fare l’impresa, lasciare ai propri figli e nipoti una ricchezza, che pure aveva ereditato, fondata sull’ingegno e sulla manifattura.
Una storia già raccontata da Gaetano Savatteri nel libro “La volata di Calò”, con uno scritto di Andrea Camilleri che grazie a una bicicletta Montante riuscirà nel 1943 a raggiungere Porto Empedocle da Serradifalco e ad avere quelle notizie del padre che non aveva da giorni. E che ora arriva a teatro con una produzione del Teatro Stabile di Catania diretto da Giuseppe Dipasquale, che ha debuttato martedì sera al Teatro Musco (c’è tempo fino al 25 gennaio per andarlo a vedere).
Una trasposizione teatrale che raccoglie e rilancia il messaggio contenuto nel libro?(edito da Sellerio) e che mette insieme tutti i possibili linguaggi della modernità: i cartoni animati, il cinema, la musica contemporanea in un contesto in cui il linguaggio, il dialetto siciliano che il regista Fabio Grossi ha voluto fosse la lingua parlata in coerenza con la grande tradizione del Musco, diventa esso stesso la cifra della modernità. Uno spettacolo che si può “leggere” vivisezionandolo, raccogliendo da ogni pezzo un messaggio per l’oggi e per il domani, saccheggiando a piene mani da quella Sicilia arcaica che era la Serradifalco dei primi del Novecento. E sopra tutto (al di sopra del tutto) emerge la bellezza e la forza della bicicletta quasi fosse un pezzo di una poesia futurista, o un quadro di Boccioni che questi personaggi semplici, figli di una terra molto lontana allora dai grandi movimenti culturali, vengono portati per mano, in un certo senso indottrinati, dal maestro Grillo, una figura drammaturgica (che l’attore catanese Mimmo Mignemi interpreta con grande abilità scenica) che serve a tenere il filo di un racconto che arriva fino ai nostri giorni. Perché Calò Montante, che è morto nel 2000, arriva ai nostri giorni portando in dote la forza e il coraggio di un rivoluzionario che dal profondo?Sud riesce a creare un’azienda in grado di far concorrenza alle più blasonate imprese del settore del Nord. E ne raccoglie il testimone il nipote, Antonello Montante, leader degli industriali siciliani e delegato nazionale di Confindustria alla Legalità, il quale riprende il filo del racconto riportando su strada le bici Montante e riponendo in esse gli stessi valori in cui aveva creduto il nonno, con la consapevolezza che certo la bellezza non salverà il mondo ma di sicuro può provare a cambiarlo. E tra i valori c’è la lotta alla mafia e agli intrallazzi criminali: sul palco del Teatro Stabile etneo questi valori si materializzano con un omaggio a Libero Grassi, l’imprenditore palermitano ammazzato dalla mafia per aver detto di no alle estorsioni: Calò Montante si rifiuta di regalare una bicicletta al don Peppino di turno e lo invita a pagarla, a comprarla, la bici al nipotino.?E qui non c’entra la tirchieria, semmai c’entra la tirannia e la ribellione contro la prepotenza mafiosa (la tirannia appunto) esercitata nel triangolo in cui sta dentro Serradifalco (Riesi, Villalba, Mussomeli) dai mammasantissima come don Calò Vizzini. Questa (quella di Calò Montante) è una storia di speranza. Con la coscienza che la volata che porta al traguardo e dunque alla vittoria è ancora in corso. E non ci sarà un solo vincitore: l’onestà e l’economia del fare a discapito di parassiti e criminali. I vincitori saranno tanti perché in questa volata non ci sono gregari ma solo campioni che vogliono cambiare il mondo. Pedalando.
Nino Amadore
 
 

LiveSicilia, 15.1.2015
La recensione
Il 'peccato' di fare
Pensieri a margine di uno spettacolo leggero e profondo come la "Volata di Calò". La storia e il sogno di una Sicilia non gattopardesca, che si sbraccia per andare avanti.

Mi frulla da tempo in testa il titolo di un libro non ancora pubblicato, “A noi ci ha rovinato il Gattopardo”. Lo sa il mio coautore col quale, incostanti, avanziamo lenti in una riflessione che ci portiamo addosso da anni. Senza ovviamente denigrare la saga di Tomasi di Lampedusa, il romanzo che resta un cardine della letteratura, avevamo pensato a quel titolo per smontare le insidiose interpretazioni sulle quali molti siciliani spesso si sono maldestramente cullati, riproponendo un certo egocentrismo che li porta a considerarsi unici al mondo, perni di un pianeta in cui con apocalittica indolenza si rassegnano all’adagio per cui tutto sarà come sempre è stato. E che a nulla vale il fare.
Ecco, mettendo una sera a Catania l’estro di un autore ormai strutturato come Gaetano Savatteri e la trasposizione teatrale della leggenda di Calogero Montante, un visionario e geniale pioniere dell’imprenditoria attivo con le sue biciclette fra Serradifalco e Caltanissetta prima e dopo la seconda guerra, ho capito come la storia siciliana almeno in qualche caso non abbia castigato il peccato di fare.
Questo il valore di una profonda e leggera pièce teatrale che dovrebbe essere consigliata soprattutto ai giovani per provare anche loro a cimentarsi in quella sana corsa di Montante che Savatteri ha intitolato “La volata di Calò”, un romanzo edito da Sellerio, adesso in scena al Teatro Musco di Catania per la regia di Fabio Grossi, primo attore il grande Mimmo Mignemi, un cast di giovani talenti cresciuti alla scuola dello Stabile presieduto da Nino Milazzo e diretto da Giuseppe Dipasquale.
Leggeri i settanta minuti di spettacolo per il modello adottato da Grossi. Quello di una favola che comincia con il classico “C’era una volta...”. Con i cartoni animati sullo schermo dove poi si susseguono le foto di un Novecento che scorre rapido fra dagherrotipi ed eventi sintetizzati nei titoli della Gazzetta dello Sport. Presenza “rosea” legata a doppia mandata alla storia di Calogero Montante, il ciclismo nel cuore, innamorato di Binda e Girardengo.
Leggeri i settanta minuti, ma profondi perché al centro di quella Sicilia popolata da “nobili che non lavoravano mai”, da principi, baroni e squattrinati gattopardi pronti a lasciarsi addentare da iene e sciacalli, tra zolfare e feudi contaminati da parassiti e mafiosi, spicca il modello del pioniere. La figura di Montante, pronto a cucirsi addosso da solo gli abiti di una assente borghesia produttiva. Deciso a ribaltare il pessimismo dei “vinti”. A tradurre la passione sportiva in sano coraggio imprenditoriale, fino a mettere in piedi una ditta.
E, guarda un po’, è proprio l’embrione della stessa azienda che ha resistito dalla prima metà del Novecento ai nostri giorni. Senza mai lasciarsi contaminare dall’ambiente circostante, dall’indolenza e dal sopruso. Oggi fiore all’occhiello di Antonello Montante, nipote diretto ed erede del precursore, diviso fra la nicchia produttiva che ormai realizza bici di lusso per i mercati internazionali e la presidenza di Confindustria in Sicilia, suggello di tante battaglie di legalità condotte contro mafia e racket accanto a protagonisti come Ivan Lo Bello.
Flash di cronaca che affondano in una storia antica. Una storia proposta da Savatteri offrendo una somma di metafore con la puntualità di continui richiami alla letteratura e allo sviluppo di un secolo cominciato con la nascita di Calogero Montante, nel 1908. E lui che avrebbe potuto vivacchiare senza problemi fra le terre di famiglia, da agiato possidente, preferisce appagare la passione che lo ispira sporcandosi le mani nell’officina di uno zio dove modella ferri e legni realizzando la sua prima bici.
Ecco il trampolino di lancio per mettere in piedi una fabbrica. Per ribaltare l’idea di un’isola dove spesso mancano spirito di iniziativa e rischio imprenditoriale. Contraddicendo il modello di chi, immobile, si ferma al tutto sarà come sempre è stato.
E’ di opposto parere Montante e lo spiega bene l’Io narrante in scena al Musco, un professore caratterizzato dal bravissimo Mimmo Mignemi, davanti alla Sicilia “con i suoi nobili che non lavoravano mai” e dove, spiega, “ci volevano più Calò”. E’ il Calò della “volata” che, scopre Savatteri, ha avuto uno straordinario punto di contatto con il padre del commissario Montalbano quando Andrea Camilleri, nel 1943, nei giorni dello sbarco alleato, lascia Serradifalco dove era sfollato con il resto della famiglia e corre fra le macerie per raggiungere il padre, rimasto a Porto Empedocle. Corre per 55 chilometri, anzi “vola” lungo la disastrata Caltanissetta-Agrigento, saltando su una bici. Appunto, una bicicletta Montante. Come Camilleri rivela nel racconto che integra il libro di Savatteri edito da Sellerio nel 2008.
Intrecci e coincidenze del destino. Con Camilleri che non conobbe personalmente Calò Montante. Ma che fece la sua “volata” verso la Valle dei Templi con la bici costruita in quell’officina di Serradifalco. Corse e volate tanti anni dopo evocate dalla Gazzetta dello Sport durante una tappa del Giro d’Italia approdata al Tempio della Concordia. Un commento che resta legato alla favola in scena al Musco perché lo scrisse un maestro come Candido Cannavò, il mitico direttore della “rosea”, intitolandolo non a caso “La volata di Calò”.
Si spiega anche per questo la sponsorizzazione dell’opera teatrale da parte della Gazzetta che, prima della prima, ha reso omaggio sullo stesso palcoscenico alla memoria di Cannavò, altra occasione di riflessione con il vicedirettore del giornale Pier Bergonzi, con l’attore Pippo Pattavina, con Nino Milazzo, presidente del teatro, ex vicedirettore del Corriere, felice come la moglie di Cannavò, la signora Franca Roberto, anche lei presente, quando il sindaco Enzo Bianco ha annunciato che al mitico direttore scomparso nel 2009 intesterà una strada o una piazza di Catania.
Meritato riconoscimento per un altro siciliano che non s’è lasciato rovinare dal Gattopardo.
Felice Cavallaro
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 15.1.2015
Cercansi 10 comparse per «Il Giovane Montalbano»

Realmonte. Capelli tagliati non all'ultimo «grido», magari in stile anni ‘90, assenza di tatuaggi e/o piercing facilmente visibili, disponibilità a rimanere un giorno «a disposizione» e, perché no, necessità di racimolare 86 euro lordi. Questo è l'identikit della perfetta comparsa che la Palomar cerca tra coloro i quali volessero partecipare alle riprese della fiction «Il Giovane Montalbano», in programma a giorni a Realmonte.
Le riprese saranno dirette dal regista Gianluca Tavarelli con gli attori Michele Riondino, attore tarantino che interpreta un giovane vice commissario Montalbano già abile nel risolvere le indagini e Sara Felberbaum, attrice londinese di nascita e italiana d'adozione, conosciuta per l'interpretazione nella serie "Elisa di Rivombrosa", che impersona la giovane Livia, fidanzata storica di Montalbano.
Alcuni giorni fa la Palomar ha «dato mandato» al sindaco di Realmonte Piero Puccio e a quello di Porto Empedocle Calogero Firetto di divulgare urbi et orbi, possibilmente attraverso Facebook la richiesta di adesioni al casting per trovare una decina di comparse generiche da piazzare sul set.
Ovviamente la produzione sarà molto selettiva, fissando con estrema precisione i requisiti che la comparsa prescelta dovrà avere per ottenere il «posto». Essendo collocate storicamente negli anni ‘90 le ambientazioni prevederanno personaggi con abbigliamento e segni caratteristici dell'epoca. Come detto taglio di capelli non moderno, con rasatura estrema ai lati o creste alla El Sharaawy (calciatore del Milan per chi non lo conoscesse), niente metalli ficcati in viso o tatuaggi. Entro domani tutti coloro i quali volessero ambire a partecipare lunedì prossimo all'evento dovrà far pervenire alla produzione (i riferimenti si possono trovare ad esempio su Facebook sul profilo del sindaco di Realmonte) la copia della carta d'identità scannerizzata, codice fiscale, la residenza, il proprio numero di telefono cellulare e il codice Iban della propria banca.
A quest'ultimo riferimento la produzione accrediterà 86 euro (lordi) come compenso per la partecipazione. Il tutto è rivolto a persone di età compresa tra i 30 e i 50 anni. Non resta che attendere la risposta degli aspiranti comparsa.
Francesco Di Mare
 
 

TG1, 17.1.2015
Camilleri: il senso perduto dell'onestà
Andrea Camilleri parla in esclusiva al Tg1 del suo nuovo romanzo edito da Mondadori, "La relazione", lo ha incontrato Vincenzo Mollica.
Cliccare qui per vedere il video
 
 

Il Giornale Web, 17.1.2015
La relazione.. il nuovo libro di Andrea Camilleri

“C’è un signore che gira per Roma, dalla mattina fino a notte inoltrata. È un cinquantenne distinto, sempre con la cravatta, cortese e gentile. Si vede da lontano un miglio che è una persona perbene.”
Ognuno di noi ha i propri punti deboli. Il proprio tallone d’achille. “La relazione” di Andrea Camilleri racconta proprio di questo. Il punto dove l’esistenza di Mauro Assante fa una crepa, e si incrina. Se dovessimo descrivere Assante con poche parole, potremmo dire che è un uomo serio, impeccabile, scrupoloso, che lavora in modo responsabile come ispettore nella società dell’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane.
Una vita irreprensibile. Sposato tardi, con un figlio piccolo, si ritrova a casa da solo per un lungo periodo, perché la moglie e il bambino trascorrono le vacanze estive in montagna, a casa della madre di lei. Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato un compito delicato, stilare una relazione su uno specifico istituto bancario che ha dei seri guai legali, e che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione. Ma proprio in queste giornate di impegno assiduo, delle piccole crepe iniziano ad aprirsi nella sua ordinaria esistenza, la sua esistenza diventa palcoscenico di eventi piccoli e assurdi: dimentica la porta aperta di casa, pensa di essere inseguito da un uomo in motorino, non ritrova più la macchina parcheggiata nel solito garage, riceve telefonate anonime beffarde.
Ma soprattutto in due diverse situazioni la sua vita si intreccia con quella di Carla, una splendida ragazza incontrata forse per caso.. ma forse no. E cosi, accanto alla relazione da consegnare in quella calura estiva, senza procrastinazioni e distrazioni, inizia un altro tipo di relazione, più profonda, segreta, destinata a sconvolgergli ogni cosa pianificata, nella vita, nel lavoro, nei rapporti familiari...
Andrea Camilleri ancora una volta mostra la sua capacità di narratore, con un romanzo che si fa leggere e scorre rapido, uno stile scorrevole, un ritmo crescente e qualche colpo di scena che tiene incollato il lettore fino alla fine.
Marta Arnoldi
 
 

Corriere della Sera, 17.1.2015
Il commento
Attitudine confermata: saper fuggire al banale

Palermo. Cancellare le ultime due giornate della Tetralogia wagneriana messa in scena da Graham Vick era stato un grave errore del commissario straordinario Carapezza perché aveva privato il pubblico del proseguimento e della conclusione di un'operazione salutata da tutti come fiore all'occhiello della storia recente del Teatro Massimo. Non si può negare tuttavia che i dirigenti attualmente in capo allo splendido palcoscenico palermitano non abbiano fatto... il massimo per cancellare l'onta. Non solo perché hanno ripristinato quella Tetralogia, grazie anche alla pressione dell'opinione pubblica, ma perché hanno dato vita a una programmazione aperta, vivace, capace di stimolare l'intelligenza del suo pubblico. La stagione d'opera si apre con la prima italiana di un lavoro minore, ma nemmeno troppo, di Henze. Quella sinfonica con la prima assoluta di un lavoro del siciliano Marco Betta, che coinvolge un regista di cinema (Roberto Andò) e un affermato scrittore (Andrea Camilleri), siciliani anch'essi, nell'ispirarsi a quella tela di Guttuso, «Vucciria», che della sicilianità è uno degli emblemi più eloquenti. Una bella scommessa. [...]
Enrico Girardi
 
 

La Sicilia, 18.1.2015
Il nuovo romanzo “La relazione”
Messo da parte Montalbano un Camilleri "borghese" su foschi intrighi bancari

Un nuovo romanzo "borghese" per il ritorno nelle librerie di Andrea Camilleri. Il prolifico scrittore di Porto Empedocle, messo da parte solo momentaneamente il famoso commissario Salvo Montalbano, continua con gli esperimenti narrativi incentrati in ambienti borghesi di grandi metropoli italiane. Ormai più che esperimenti potremmo parlare di un nuovo filone della sua eclettica produzione letteraria.
È un Camilleri diverso, scrive in lingua italiana, non vi trovate quell'originale linguaggio dei romanzi montalbaniani e di quelli storici, ma presenta egualmente degli aspetti interessanti. Vi è la fluidità dinamica del racconto, la capacità di indagine Camilleriana psicologica e sociale.
Il nuovo romanzo "La relazione", edito da Mondadori (pagine 180, euro 17,00), ha come protagonista Mauro Assante, un uomo serio e rigoroso, un funzionario intelligente e molto tenace dell'authority preposta al controllo delle banche italiane. Ha 47 anni, sposato da 7, fedele alla moglie Mutti, l'unica che sia riuscita a far breccia nel suo cuore ed a penetrare la spessa barriera che Mauro aveva posto fra sé ed il mondo delle emozioni. In realtà, Mauro è un uomo che ha una sua sensibilità, ma l'attenzione per il suo lavoro non creativo, il rigore delle procedure, l'attenzione ai controlli ed alle verifiche ispettive lo avevano portato in una dimensione più tecnica che sociale. La vita con la moglie e la nascita di un figlio lo hanno solo in parte aperto al mondo, e si nota dalla descrizione camilleriana anche una forma sottile di ironia come strumento di difesa da parte del personaggio. È un uomo che crede nell'etica e nei valori, raggiunge risultati importanti nel suo lavoro ma con merito, senza sgomitare, senza scorrettezze. Un uomo integerrimo. Gli viene affidato un nuovo compito delicato: deve elaborare una relazione su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito all'ispezione. È abituato a compiti difficili, ma in questa vicenda sorge una ulteriore complicazione, dietro la banca vi sono due potenti politici (uno di loro è un ricco imprenditore). La tranquilla vita di Mauro Assante viene sconvolta, iniziano a capitargli cose strane, rimasto solo nella casa romana (la famiglia è in vacanza nel profondo Nord d'Italia) gli sembra di essere divenuto distratto. Ma in realtà è pedinato, controllato, e gradualmente si verificano episodi inquietanti. Il messaggio è chiaro: gli vien fatto capire di lasciare stare, di non toccare tasti delicati. Inoltre l'azione di disturbo messa in campo punta a far prolungare i tempi dell'estensione della relazione, i due potenti hanno bisogno di tempo per nascondere delle magagne. Una donna bionda, sensuale e molto bella appare nella sua vita, e questo lo smuove profondamente, gli muta i ritmi vitali. La trentenne si chiama Carla, gli ridà linfa vitale. Ma chi è davvero Carla?
Salvo Fallica
 
 

Giornale di Sicilia (ed. di Agrigento), 19.1.2015
Nuova stagione
"Il giovane Montalbano" arriva ad Agrigento: via alle riprese
Questa mattina il sindaco Porto Empedocle Lillo Firetto ospiterà a Palazzo di città, Michele Riondino, protagonista della fiction

Agrigento. È tutto pronto per il primo ciak della seconda stagione de "Il giovane Montalbano" che avranno un set davvero suggestivo. Saranno girate nell'agrigentino, infatti, alcune scene della quattro nuove puntate del famoso commissario durante i primi anni della sua brillante carriera.
Questa mattina il sindaco Porto Empedocle Lillo Firetto ospiterà a Palazzo di città, Michele Riondino, protagonista della fiction, che insieme ad altri rappresentanti del cast, parteciperanno ad un incontro con la stampa, prima del ciak alla Scala dei turchi.
Le riprese saranno dirette dal regista Gianluca Tavarelli, oltre a Riondino, che interpreta un giovane vice commissario Montalbano, il ruolo di Livia, storia fidanzata di Montalbano, sarà interpretato da Sara Felberbaum, attrice londinese di nascita e italiana d'adozione. Sono previste inoltre, sempre in zona, altre scene soprattutto di interni, ed alla Scala dei turchi.
D. V.
 
 

AgrigentoWeb, 19.1.2015
Il giovane Montalbano e la fidanzata Livia dal sindaco di Vigàta

Poco prima delle 11 di questa mattina il giovane Montalbano, Michele Riondino e la fidanzata Livia, Sara Felberbaum si sono presentati al sindaco di Vigàta Lillo Firetto prima di iniziare le riprese agrigentine della seconda fortunatissima serie televisiva del Commissario ispirato dallo scrittore empedoclino Andrea Camilleri.
Lillo Firetto, sindaco di Porto Empedocle e presidente del Distretto Turistico Valle dei Templi con a fianco il sindaco di Realmonte, Piero Puccio, ha ricevuto a Palazzo di Città il cast degli attori, accompagnati dal regista Gianluca Tavarelli e i produttori della Palomar come segno di benvenuto data l’importanza dell’inserimento delle location agrigentine nel contesto della produzione televisiva. Poco dopo la troupe si è spostata alla Scala dei Turchi per il primo Ciak, lungo la strada panoramica dove è stata appositamente creata una piazzola di sosta per consentire le immagini dall’alto della suggestiva marna bianca e che presto verrà ribattezzato “Belvedere Montalbano”.
Nella nuova piazzola panoramica sulla Scala dei Turchi il giovane Montalbano con la sua Livia, durante un viaggio in auto verso l’aeroporto, si fermano per ammirare il suggestivo panorama. Sempre nella giornata di oggi sono previste inoltre, in zona, altre scene soprattutto di “interni”. La Palomar per queste riprese fin dalla mattinata è presente con diversi camion e automezzi e alcune decine di persone, tra attori, tecnici e personale della produzione per l’ambientazione delle scene nel contesto della serie di Montalbano.
“Con le riprese del Montalbano televisivo – ha spiegato Lillo Firetto – anche nell’area agrigentina si ricongiunge la Vigàta letteraria alla Vigàta delle fiction televisive. Una buona occasione di promozione del nostro territorio!”.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 20.1.2015

Il quadro più celebre di Guttuso, La Vucciria, prende vita sul palcoscenico del Teatro Massimo di Palermo. Due personaggi del dipinto si animano in silenzio attraverso un manipolo di artefici: il film di Roberto Andò, il testo di Andrea Camilleri, la musica di Marco Betta, la recitazione degli attori Francesco Scianna e Giulia Andò, in video e in parte sul palco, l'orchestra e il coro del Teatro Massimo diretti da Tonino Battista e la registrazione sonora di Hubert Westkemper.
Il quadro nero, opera per musica e film della coppia Andò-Betta che il 7 febbraio inaugura la stagione concertistica del Teatro Massimo, è la quintessenza della contaminazione: un esperimento di teatro multimediale che parte dalla suggestione del dipinto e dall'intuizione di Andrea Camilleri di immaginare pensieri e sentimenti dei personaggi della Vucciria con quella che il regista chiama una "drammaturgia del silenzio". Lo scrittore, infatti, ricama sul faccia a faccia tra la donna di spalle e l'uomo col maglione giallo che le sta di fronte, in quella strettoia che è il passaggio tra le bancarelle. Corpi che si sfiorano, desideri che spingono, una sensualità che si mescola al trionfo di mercanzia esposta e agli odori che si immaginano. Una "violenza di colori che fa firriare la testa", scrive Camilleri, la cui voce si ascolterà nel prologo. Poi toccherà al film e alla musica.
«Quando Fabio Carapezza, figlio adottivo di Guttuso, mi ha chiesto di mettere assieme il testo di Camilleri con La Vucciria, ho colto l'aspetto del silenzio», dice Roberto Andò, che al Massimo metterà in scena anche Il flauto magico di Mozart. «Il dipinto è una grande natura morta con uomini e cose che ha un pensiero dentro: i personaggi sono assorti, immersi come sono in questo pensiero non sappiamo se sono vivi o morti. E il film offre l'occasione per vedere quello che sarebbe potuto accadere e che nel quadro non si vede ». Il gioco dell'accadimento possibile è l'incontro ravvicinato tra l'uomo e la donna così carico di sensualità. «Camilleri è partito da questo incrocio di sguardi», dice Andò. «C'è un desiderio che può prendere corpo o meno».
Lo scrittore immagina un caldo soffocante che aumenta e incrocia gli odori del mercato, impregnando l'aria di profumi di carni e di pesce al punto da dare "tanticchia" di vertigine. Alla donna di spalle che deve fare la spesa tremano le gambe, una goccia di sudore le imperla il seno quando la voce profonda dell'uomo le chiede "permesso?": poi è un attimo prolungato, il contatto dei corpi e un ultimo sguardo carico di complicità. «Nel lento avvicinarsi dell'uomo alla donna si può leggere la vertigine di una micidiale esitazione », dice ancora il regista, «oppure l'approssimarsi di una catastrofe innescata da una fantasticheria».
Per Marco Betta si tratta di una nuova collaborazione con Camilleri dopo le opere Il fantasma nella cabina e Che fine ha fatto la piccola Irene?, mentre quello con Andò è un sodalizio che ha accompagnato i film del regista, da Il manoscritto del principe a Viva la libertà. «La musica de Il quadro nero », dice il compositore, «si sviluppa come una sorta di natura morta, di rampicante che avvolge le immagini e che intercetta i pensieri interni, il mondo interiore dei dodici personaggi del dipinto. Ho immaginato tutta la partitura come un lago che accoglie e riflette il quadro di Guttuso e il film di Andò attraverso continue e sottili variazioni sonore e timbriche ». L'operazione è completata da un impasto sonoro che restituisce brandelli di voci del mercato, mentre l'azione dei due attori è concentrata nel video: in scena resteranno dietro i leggii.
Fu il critico Cesare Brandi a definire La Vucciria " un quadro nero", mentre Goffredo Parise ravvisò in questa grande natura morta una sorta di situazione-simbolo della Sicilia e dell'Italia. «Mi sono accorto come tutta quella abbondanza di vita contenesse, nel fondo, un senso distruttivo», disse a proposito Renato Guttuso. «Senza che io ci pensassi o volessi, la tela esalava un sentimento di morte». Insomma, quel sentimento della fine che dal Gattopardo alle storie di mafia sembra volersi intrecciare alla Sicilia.
Mario Di Caro
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 20.1.2015
Eventi. Davanti e dietro le quinte del Giovane Commissario a P. Empedocle e Realmonte



Montalbano a casa sua...


Riondino sul set al cospetto dell'incappucciata Linda

Porto Empedocle/Realmonte. «Complimenti, finalmente ce l'hai fatta». Così ieri mattina Andrea Camilleri, con la sua voce sempre più rauca, ha rivolto il proprio augurio telefonico al sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto per il primo ciak agrigentino della fiction sul Giovane commissario Montalbano.
Come preannunciato è stato il grande giorno delle riprese con lo sfondo della Scala dei Turchi, dirette dal regista Gianluca Tavarelli con gli attori Michele Riondino, attore tarantino che interpreta un giovane vice commissario Montalbano già abile nel risolvere le indagini e Sara Felberbaum, attrice londinese di nascita e italiana d'adozione, conosciuta per l'interpretazione nella serie "Elisa di Rivombrosa", che impersona la giovane Livia, fidanzata storica di Montalbano.
Nella nuova piazzola panoramica sulla Scala dei Turchi il giovane Montalbano con la sua Livia, durante un viaggio in auto verso l'aeroporto, si fermano per ammirare il suggestivo panorama della Scala dei Turchi. Scene della durata di circa 6 minuti complessivi, che verranno messe in onda all'inizio della sesta puntata della fiction che dovrebbe andare in onda nella prossima primavera, non solo in Italia, ma anche in altre parti del mondo.
Un straordinaria vetrina dunque per la nostra realtà, come da anni si sperava potesse avvenire. Per questo motivo ieri il sindaco Firetto e il suo omologo di Realmonte Pietro Puccio sprizzavano gioia e orgoglio da tutti i pori. Dopo una breve conferenza stampa al municipio empedoclino, la comitiva di attori, regista, produttore e cronisti sono spostati in via Roma, per immortalare il giovane Montalbano accanto alla statua bronzea del vecchio Montalbano. Un'immagine suggestiva che, soprattutto il bravo attore tarantino conserverà per sempre tra i propri ricordi più cari. Poi, di corsa verso il set, a dispetto di una giornata meteorologicamente da cani, tra pioggia e vento. Campo base della troupe è stato il piazzale antistante il Madison, dove si sono ritrovati gli attori (con rispettivi consorte e, nel caso di Riondino la bella figlioletta di 11 mesi), le maestranze e le 12 comparse arruolate tra il 15 e il 16 gennaio scorsi, con compenso di 86 euro lordi per un'intera giornata di lavoro sul set.
Tra loro Marzia Quattrocchi, Pamela Lanzafame, Marcella Lattuca, Nenè Sciortino. Questi ultimi due già con esperienze nel teatro. Tutti si sono presentati con bagagli come se stessero per imbarcarsi su un aereo, con le responsabili dei costumi intente a valutare se fosse stato il caso di sostituire camice, pantaloni, scarpe. Alcuni vestiti da cameriere sono stati "costretti" a modificare qualcosa, sono passati al trucco e parrucco, per poi dirigersi verso il set. Il primo ciak è stato dato sul piazzale realizzato a spese del Comune, dopo una miriade di autorizzazioni concesse da un privato, dal Demanio e Soprintendenza ai Beni culturali, (con 54 euro spese di tasca dal sindaco Puccio, ndr). Era la scena in cui il vice commissario e Linda si affacciano sulla terrazza con vista sulla Scala e decidono su dove andare a mangiare. Il tutto alla faccia del vento, ma con la benedizione di qualche raggio di sole che ha illuminato la marna bianca sottostante. Un aiuto anche dall'alto decisamente gradito. Protagonista anche una vecchia Fiat Tipo, molto in voga nei primi anni ‘90, epoca in cui sono state collocate storicamente le gesta del vice commissario.
Sul posto - ovviamente per lavoro - anche il "vero" commissario Montalbano, il vice questore Cesare Castelli, dirigente del Commissariato di Porto Empedocle (Vigata), il quale - assente all'happening in Municipio - ha conosciuto Riondino poco dopo il primo ciak. Le riprese si sono protratte nel pomeriggio, fino a sera. Da sottolineare il lavoro svolto da punto di vista della viabilità dalla polizia municipale di Porto Empedocle e Realmonte, dato che le riprese hanno reso necessaria l'interruzione del transito dei veicoli sulla Provinciale 68. Nonostante i disagi degli automobilisti, tutti hanno capito l'importanza dell'evento. Un evento che nei prossimi mesi potrebbe offrire gradite repliche. I vertici della Palomar infatti, durante la conferenza stampa, hanno confermato di essere in fase di valutazione sulla possibilità di girare da queste parti scene del "vecchio" Montalbano.
Francesco Di Mare
 
 

Giornale di Sicilia (ed. di Agrigento), 20.1.2015
Tv
Ciak... si gira la fiction del «Giovane Montalbano» a Porto Empedocle
E non poteva mancare la telefonata dello scrittore al sindaco della cittadina marinara: «Finalmente ci sei riuscito»

Porto Empedocle. «Finalmente ci sei riuscito». La chiamata di Andrea Camilleri al sindaco di Porto Empedocle è sinonimo di soddisfazione. Riuscire a portare le riprese del "Giovane Montalbano" nelle terre che hanno ispirato il maestro è sicuramente motivo di vanto ed orgoglio. Non solo per i sindaci di Realmonte, Piero Puccio e della cittadina marinara Firetto, ma per tutto il territorio agrigentino. Ed infatti, alcune riprese della sesta puntata della fortunata fiction televisiva, avranno come sfondo la Scala dei Turchi. Un traguardo raggiunto dal sindaco empedoclino che da sempre ha spinto perché almeno una parte del set venisse allestita in quella che è la "vera" Vigata di Camilleri.
Da ieri mattina la troupe della Paolomar, della serie film-tv sul Commissario più famoso e amato d'Italia, sta effettuando alcune riprese per uno dei nuovi episodi. I protagonisti de Il giovane Montalbano, per la regia di Gianluca Tavarelli, prodotto dalla Rai e interpretato da Michele Riondino, ieri hanno preso parte a una conferenza stampa a palazzo di città a Porto Empedocle. Location impegnate dal set, segretamente schermata da una barriera creata dai mezzi della produzione, la suggestiva scogliera di Marna Bianca e un noto ristorante del luogo. «Questo Montalbano - spiegano i produttori - più impulsivo, più veloce e per il maggior tempo possibile insieme a Livia». Facile immaginare un meraviglioso tramonto da queste parti a fare da cornice ad uno dei memorabili baci con l'amata Livia. E Riondino, in arte commissario, ieri ha posato vicino alla statua del Montalbano interpretato in una scultura posizionata in piazza.
Domenico Vecchio
 
 

Corriere della Sera, 20.1.2015
L'intervista. Domani a Manerba lo sceneggiatore e attore (è stato l'ispettore Tucci nella fiction «Linda e il brigadiere») presenta il suo romanzo «Non è stagione»
Il senso di Rocco per la neve. Manzini firma il terzo giallo

[...]
Qualcuno dice che lei è l'erede di Camilleri?
«Non esageriamo. Camilleri è stato un mio maestro, questo sì, molti anni fa quando frequentavo l'Accademia di arte drammatica di Roma. Ho una grande ammirazione per lui».
[...]
Maria Paola Pasini
 
 

Fahrenheit, 21.1.2015
Il libro del giorno
Andrea Camilleri, La relazione, Mondadori
Cliccare qui per scaricare il podcast della trasmissione
 
 

Libreriamo, 21.1.2015
Grande successo per ''La relazione'' di Andrea Camilleri, uno dei libri più venduti di questo inizio 2015
A tre settimane dall’uscita, il nuovo lavoro dell’autore siciliano – questa volta senza Montalbano – si conferma come uno dei successi editoriali di questa prima parte dell’anno.

Milano – Uscito in libreria il 2 gennaio, pubblicato da Mondadori, “La relazione” segna il ritorno di Andrea Camilleri, questa volta senza la compagnia del suo protagonista per eccellenza, il commissario Montalbano. Al centro dell’ultima fatica letteraria dello scrittore siciliano le torbide vicende burocratiche legate una delicata relazione che potrebbe significare il commissariamento di un istituto bancario. A occuparsene, il protagonista Mauro Assante, un burocrate dell'authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Il romanzo, a meno di un mese dalla sua uscita in libreria, ha già riscosso il successo cui Camilleri ci ha abituato: stabile nella classifica dei libri italiani, questa settimana si afferma sul podio dei libri più venduti, in compagnia del duo Gramellini – Gamberale e di Umberto Eco.
INTRECCI E BUROCRAZIA - Perché gli ingredienti per attirare il lettore in un vortice di tensione ci sono tutti: un crescendo hitchcockiano di indizi, di ombre, di piccole crepe quotidiane che lasciano intravedere un baratro vertiginoso. Camilleri dà vita a un romanzo ad altissima tensione, tutto giocato sul sottile confine che separa verità e apparenza, giustizia e torto, onestà e perdizione. Alla relazione burocratica si affianca (casualmente?) anche quella enigmatica tra un uomo e una donna. Le oscure vicende bancarie e le altrettanto oscure vicende sentimentali finiscono per intrecciarsi in un romanzo più che mai attuale, ma che è al tempo stesso la parabola di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, forse onesto, ma circondato dall’invisibile ragnatela della corruzione.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 21.1.2015
"Il Giovane Montalbano" alla Scala dei Turchi, il set sulla marna bianca
Due delle scene della fiction in onda prossimamente sono girate nell'Agrigentino. Il produttore: "Gireremo anche scene del Montalbano classico"


Gli attori protagonisti de "Il giovane Montalbano"

Il giovane commissario Montalbano sbarca alla Scala dei Turchi insieme alla fidanzata Livia per girare la sua nuova serie che sarà trasmessa la prossima primavera su Rai 1. Presenti erano anche il regista Gianluca Tavarelli ed i produttori della casa cinematografica Palomar. Un modo per pubblicizzare le bellezze dell'Agrigentino con la scogliera di marna bianca, divenuta ormai tra le località più gettonate dai turisti con un flusso di visitatori pari a quello della Valle dei Templi. Alla scena girata hanno partecipato gli attori protagonisti Michele Riondino e Sara Felberbaum, rispettivamente nei panni di Montalbano e della giovanissima fidanzata.
"In questo momento la scena della Scala dei Turchi, insieme ad un'altra ambientata dentro a un ristorante, saranno le uniche che verranno girate per questa serie nell'Agrigentino - ha spiegato Gianfranco Barbagallo, produttore esecutivo della Palomar - ma stiamo considerando la possibilità di ambientare qui anche scene del Montalbano classico con Luca Zingaretti. Di fatto la produzione sarà quindi girata anche nell'Agrigentino". Il cast era stato in mattinata ospitato al palazzo di città empedoclino, dove ad attenderli c'era il sindaco Firetto e quello di Realmonte Piero Puccio. Anche lo scrittore Andrea Camilleri avrebbe espresso la sua soddisfazione, per il fatto che nella sua terra natia, si inizino finalmente a girare le riprese dei film tratti dai suoi romanzi, ormai famosi in tutto il mondo.
Calogero Conigliaro
 
 

Giornale di Sicilia (ed. di Agrigento), 21.1.2015
Porto Empedocle e Realmonte
Montalbano stregato dalla Scala dei Turchi
Le scene girate sulla marna bianca saranno sicuramente contenute nell’ultimo episodio che andrà in onda in primavera

Porto Empedocle. Il giovane Montalbano stregato dalla Scala dei turchi. Siamo a un bivio della storia. Da una parte l'ammaliante sguardo di Livia, dall'altro il panorama mozzafiato della scogliera bianca. Due bellezze contrapposte tra loro, che potrebbero segnare il futuro del commissario più amato dagli italiani. I ciak girati lunedì scorso a Realmonte sono pochi ma intensi. Pioggia, vento, una luce forte, è quella emanata dal sole che sta per abbassarsi sul Mediterraneo. I raggi riflettono sulla marna bianca di una delle scogliere più suggestive dell'Isola. L'immancabile Fiat Tipo, Montalbano alla guida, accanto a lui la sua fidanzata di sempre. Quella Livia che farebbe perdere la testa a chiunque. Una donna ormai stanca però, di vedere il suo amato solo per poco tempo. Vuole convincerlo a trasferirsi al nord.
Non conosciamo le battute della fiction, ma è facile immaginare cosa direbbe. "Vieni come me". Potrebbero essere queste le parole pronunciate mentre Montalbano l'accompagna verso il viaggio di ritorno. Una frase che suona come un dentro o fuori. Ma il giovane commissario ha dalla sua parte motivazioni forti. La Tipo d'improvviso si ferma. Montalbano scende, prende Livia per mano e la conduce fino alla terrazza di un famoso ristorante. Sotto si scorge un panorama meraviglioso. Basta questo per far capire che il commissario, dalla "vera" Vigata non andrà via. Le poche scene girate alla Scala dei Turchi sicuramente rimarranno impresse nel cuore di Livia, ma soprattutto dei telespettatori. Non conosciamo la trama e nemmeno il finale, ma le scene descritte saranno sicuramente contenute nell'ultimo episodio che andrà in onda in primavera. Sei puntate in tutto. Ai lavori della troupe della Palomar, hanno assistito in pochi.
Domenico Vecchio
 
 

Rai - Ufficio Stampa, 22.1.2015
Rai1: TV7, Mollica intervista Camilleri

Questi i temi proposti da TV7, il settimanale del Tg1 in onda venerdì 23 gennaio alle 24.00 su Rai1: L’affresco di Camilleri – intervista a tutto campo di Vincenzo Mollica ad Andrea Camilleri che racconta come nasce il suo ultimo romanzo “La relazione”, un affresco dell’Italia di oggi alla luce degli ultimi episodi di corruzione e criminalità. Lo scrittore esprime il suo parere sulla prossima elezione del capo dello Stato. [...]
 
 

TG1 TV7, 23.1.2015
L’affresco di Camilleri
Cliccare qui per il video della trasmissione

Intervista a tutto campo di Vincenzo Mollica ad Andrea Camilleri che racconta come nasce il suo ultimo romanzo “La relazione”, un affresco dell’Italia di oggi alla luce degli ultimi episodi di corruzione e criminalità ed esprime pure il suo parere sulla prossima elezione del Capo dello Stato.
 
 

Radio Capital, 23.1.2015
TG Zero
Cliccare qui per il podcast della trasmissione: intervista ad Andrea Camilleri dal minuto 28:54.
 
 

Corriere della Sera, 24.1.2015
Biografia poco seria di una vispa Teresa
La Mannino stasera a Lumezzane con «Sono nata il 23»

[...]
In tv l'abbiamo vista intervistare Camilleri, genius loci e patriarca. Che esperienza è stata?
«La sua severità, la sua onestà mi ha sconvolta e riportato alle origini, a come eravamo e vorremmo continuare a essere fedeli ai valori. Lui è un maieuta socratico, un maestro speciale, fondante, che mi ha cambiato anche nella vita privata».
Nino Dolfo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 25.1.2015
Andrea Tidona “Il giovane Montalbano lo aiuto io”

[…]
Nelle nuove puntate de "Il giovane Montalbano" la ritroveremo nel ruolo dell'agente Carmine Fazio. Aiuterà il commissario ancora inesperto a risolvere dei casi?
«Sì. Nonostante il mio personaggio fosse andato in pensione, lasciando spazio al figlio Giuseppe Fazio, Andrea Camilleri ha deciso di includerlo nella nuova serie. Seguirò il giovane Montalbano in alcune indagini che non si dimostrano di facile soluzione».
[…]
Valeria Ferrante
 
 

Libreriamo, 26.1.2015
Andrea Camilleri, ''Scrittori e gente comune, tutti dobbiamo avere un ruolo nel futuro del nostro paese''
L’illustre scrittore siciliano in esclusiva parla del suo ultimo libro "La relazione" e ci spiega l'importanza di tutti, giornalisti, scrittori e comuni cittadini, per la costruzione di un Italia migliore

Milano – ''Come cambiare l'Italia? Credo che l'impegno debba essere di tutti, ognuno nel modo e nella maniera che più gli compete''. Parola di Andrea Camilleri, lo scrittore e sceneggiatore italiano amato in tutto il mondo. Nel suo ultimo libro, uscito in libreria il 2 gennaio, “La relazione”, l'autore siciliano trae spunto dalla realtà quotidiana per raccontare la storia di un uomo, Assante, la cui vita così razionale riesce ad essere sconvolta e scardinata dall'irrazionale. Dopo averci spiegato i segreti della sua scrittura, abbiamo nuovamente raggiunto Camilleri per parlare della sua ultima opera, ai primi posti da inizio anno nella classifica di vendite italiana, ed approfondire quale contributo, intellettuali e scrittori, possono portare affinchè l'Italia possa diventare un Paese migliore.
Quanto c'è dell'Italia di oggi nel suo nuovo romanzo "La relazione"?
Tutti i miei romanzi traggono spunto da articoli, notizie riflessioni su quello che mi circonda. Nel caso specifico, mi interessava a provare a scardinare tutte le certezze di un uomo come Assante nell'Italia di oggi. Un uomo perbene, realizzato, con una famiglia e una vita più che serena. Bene, volevo capire come una vita così strutturata, così razionale possa essere sconvolta e scardinata dall'irrazionale.
Che ruolo possono dare intellettuali e scrittori come lei nel cambiare il nostro Paese, o comunque nel far riflettere l'opinione pubblica?
Io credo che tutti noi, intellettuali o no, scrittori, giornalisti o analisti finanziari dobbiamo avere un ruolo nel futuro del nostro paese. L'ho sempre pensata così. Ritengo che l'impegno debba essere di tutti, ognuno nel modo e nella maniera che più gli compete.
 
 

Lecceprima, 26.1.2015
"La concessione del telefono", Andrea Camilleri
Presso Palazzo Gallone
Dal 30/01/2015 Al 30/01/2015

Alibi Teatro apre la rassegna PUNTO AL CAPO 2015 a Tricase, venerdì 30 Gennaio con la commedia in due atti di Andrea Camilleri "La concessione del telefono ".
È la Sicilia dell'estate 1891. Filippo Genuardi non sa ancora cosa comporterà la richiesta, avanzata ai regi uffici, della concessione di una linea telefonica ad uso privato. La scalata agli adempimenti burocratici, le malelingue, il sospetto da parte delle istituzioni, i ritardi e gli equivoci si sommeranno in quella provincia di Sicilia che Camilleri descrive così bene non solo e non tanto negli ambienti, quanto negli animi. Al margine di un'Italia neo-unificata ogni equilibrio è traballante e basta l'errore di una sillaba scritta in una lettera istituzionale a scatenare i sospetti dei funzionari statali contro il protagonista, sospettato di essere un rivoluzionario, che dovrà allora cercare ausilio ora presso gli amici, ora presso la mafia in un vortice inarrestabile che complichera' sempre di più la trama fino al colpo di scena finale. Prontamente messo a tacere.
Ricordiamo che gli abbonamenti sono disponibili presso lo I.A.T., in Piazza Pisanelli a Tricase e che è possibile prenotarli anche al 329.1271425.
I biglietti saranno disponibili Venerdì 30 gennaio presso lo I.A.T. a partire dalle 20.00. È possibile prenotarli al 329.1271425.
Stefania
 
 

Rai - Ufficio Stampa, 27.1.2015
Radio1: Camilleri racconta "Montalbano come mio padre"

"Montalbano è in buona parte mio padre. Lo ha scoperto mia moglie". Così lo scrittore Andrea Camilleri parla del commissario di Vigata, il suo personaggio letterario più famoso, intervistato da Anna Maria Caresta nella rubrica "Chiave di lettura", che andrà in onda giovedì 29 gennaio alle 15.30 su Radio1 Rai. "Mia moglie si è ricordata di aver visto certi atteggiamenti in mio padre - racconta Camilleri -come un certo modo di rapportarsi con i subalterni e con gli amici e il considerare l'esistenza degli altri come un bene. Poi, la lealtà rispetto alla parola data". Camilleri spiega anche qual è il suo metodo di scrittura: "Mi capita di stare ore ed ore al computer. Anche se ora sempre di meno perchè ho quasi perduto la vista, quindi scrivo con lentezza. In generale però non avrei mai pensato di scrivere così tanto e di avere così tanti lettori. Non l'avevo messo in conto. E tuttora me ne domando le ragioni".
 
 

Corriere della Sera, 29.1.2015
Il debutto
La Vucciria come un quadro vivente
Va in scena con la firma di Camilleri

Video-opera con attori e musica. Il regista Andò: vite e pensieri che nascono dal silenzio

La Vucciria esce dal quadro più celebre di Renato Guttuso e diventa un’opera sui generis. Si anima in immagini video e in suoni, con le musiche di Marco Betta (coro, orchestra e voci di strada), e ci parla anche con le parole (e la voce impastata di fumo) di Andrea Camilleri. «Un narratore o un commediografo davanti alla Vucciria avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni», ha scritto il padre del commissario Montalbano. E infatti gli si deve un racconto, La ripetizione (Skira 2008), ispirato a quello che per lo storico dell’arte Cesare Brandi era un «quadro nero».
La video-opera
Ora, a raccogliere la sfida di Camilleri, è Roberto Andò, con una regia stratificata e compatta, giocata su livelli molteplici, convergenti nella rappresentazione che il pittore volle restituire del mercato storico di Palermo. Un’opera centrifuga e centripeta, che si allontana dal nucleo vivo del dipinto, per ritornarvi di continuo, attratta dalla sua forza magnetica, ambigua, realistica e insieme visionaria. «La Vucciria la conosco bene — ha scritto Camilleri — negli anni ’44-’45 frequentavo l’università di Palermo e quasi ogni giorno mi ci recavo per mangiarvi ‘u pani cu ‘a meusa di cui ero ghiottissimo».
Al Teatro Massimo di Palermo
La pagnotta con la milza bollita è una delle specialità medievali che si possono ancora mangiare tra via Roma, piazza Caracciolo e via dei Maccheronai. «È l’idea di raccontare la storia raccogliendo il silenzio di un quadro, partendo dal quale è bello immaginare gli sviluppi e le coincidenze possibili», dice Andò. Una drammaturgia non tradizionale, che dialoga con la complessità di un’opera pittorica che, secondo Andò, «rappresenta lo spazio dell’abbondanza e insieme la fatica nel mantenere fede a quella abbondanza». Uno spazio che il regista vede annichilito dalla prosperità e dalla sua promessa di felicità, carico di figure «assorte e disperse, trasognate ma in azione». La particolare video-opera di Andò («Il quadro nero», al Teatro Massimo di Palermo dal 7 febbraio) comprende dunque anche immagini digitalizzate, una sorta di ricostruzione cinematografica rallentata, capace di dilatare il tempo, cogliendo particolari impercettibili del quadro e inscenando una sorta di movimento liturgico.
Attenti a quei due
«Due sono i personaggi che ci interessano: l’uomo al centro del quadro col volto e i capelli da inca, e la donna di spalle». Sono Francesco Scianna e Giulia Andò. Ma dove vanno? Si adocchiano? Si cercano? Si incontreranno mai? O si sfioreranno soltanto? «Con loro, lo spazio del mercato diviene il luogo ipnotico di una sospensione, senza orientamento e senza tempo. Cosa li lega in quei pochi attimi in cui si guardano: la speranza o la delusione, il tormento o la compassione, il desiderio o il vizio?». È un mercato della mente, quello narrato da Andò, una Vucciria del possibile, del vuoto che si frappone tra l’esposizione della merce e la distruzione di tutto quel ben di Dio, verdure, frutti, pesci, formaggi, salumi... Fu lo stesso Guttuso a confessare, condividendo l’idea del «quadro nero» espressa da Brandi: «A un certo punto, mentre dipingevo, mi sono accorto come tutta quella abbondanza di vita contenesse, nel fondo, un senso distruttivo. Senza che io ci pensassi o volessi, la tela esaltava un senso di morte».
Il mercato come identità
Parole che avrebbe sottoscritto, probabilmente, anche Goffredo Parise, secondo cui nessun quadro «ha mai espresso con tanta intensità il sentimento profondo del nostro paese». Andò è partito da qui, dal luogo più tipico di una comunità, il mercato, per cercarvi l’identità di un intero paese che crea e spreca, promette e delude, eternamente sospeso tra una felicità intravista e la catastrofe annunciata. Lo spettacolo è una natura morta che si fa movimento: dalla voce in prologo di Camilleri — che parla di una perdita di direzione, della molteplicità di colori e insieme della mancanza d’aria — si affaccia, al buio, un labirinto di altre voci, mentre con l’orchestra parte il film, dove le luci oscillanti del mercato si accendono lentamente, e sulla scena prendono posizione le figure, come nel quadro di Guttuso, immerse nel generale senso di abbandono notturno e di liturgia insensata che aleggia sul tutto. E il tempo sembra rarefarsi sotto l’inquietudine di una domanda forse senza risposta: che cosa ne faremo di noi?
Paolo Di Stefano
 
 

Lo Strillone, 29.1.2015
Teatro: domenica a Castellammare la prima de "La Congiura" di Tonia Aprea
Il racconto liberamente tratto da Camilleri in scena alle 19 al C.A.T. di via Surripa

"Di congiure ne è piena la grande Storia ma quella di Vigata è una congiura grottesca; lo è nella deformità della sua logica e negli effetti paradossali che produce". Appuntamento a teatro, domenica 1 febbraio alle 19, al C.A.T. di Castellammare di Stabia in via Surripa 43, con "La Congiura", spettacolo diretto dalla giovane torrese Tonia Aprea, liberamente ispirato all'omonimo racconto che apre il famoso libro di Andrea Camilleri “Gran circo Taddei e altre storie di Vigata”.
Trama incentrata su una "congiura", appunto. Come quella ordita contro il loro capo da sette donne della sezione femminile del partito nazionale fascista di Vigata, nel lontano 1935. "Ma i tempi e gli spazi si slargano e pare che ci comprendano e la storia non ci è nuova", avverte il comunicato stampa di presentazione dello spettacolo. Protagonisti gli attori della "Compagnia da Riggi" Rosa Anastasio, Marinetta De Falco, Valeria Impagliazzo, Salvatore Bottino e Vincenzo Liguori.
Salvatore Piro
 
 

AgrigentoNotizie, 29.1.2015
Porto Empedocle
Piazza del casellante: prende forma il progetto di riqualificazione urbanistica
Un progetto ispirato dalle suggestioni letterarie di Andrea Camilleri e che nell'area vedrà presto la messa a dimora di ulivi, panchine e decorazioni con traversine e incannucciato bianco per la riqualificazione della zona attigua al porto

Prende sempre più forma il progetto di riqualificazione urbanistica della Piazza del casellante e di riattivazione del binario ferroviario del quale nei giorni scorsi è stata completata la rifunzionalizzazione. Nelle ultime ore è stato abbattuto un muro funzionale alla riattivazione del binario fino alla Stazione e alla sistemazione degli spazi adiacenti per la realizzazione di servizi dedicati alla fruizione della linea ferroviaria. Un progetto, quello della Piazza del casellante, ispirato dalle suggestioni letterarie di Andrea Camilleri e che nell’area vedrà presto la messa a dimora di ulivi, panchine e decorazioni con traversine e incannucciato bianco per la riqualificazione della zona attigua al porto.
“Le pagine dell’opera di Andrea Camilleri ‘Il casellante’ – ha spiegato il sindaco Lillo Firetto – ci stanno guidando nelle scelte dei materiali per ricostruire la suggestione letteraria. E’ un’opera di riqualificazione urbana importante e che per noi ha un grande valore, perché è a ridosso del porto e perché è il punto di arrivo di quella tratta ferroviaria che ci lega ad Agrigento e alla Valle dei Templi in un itinerario paesaggistico che è unico al mondo e che va valorizzato. Un’operazione – ha sottolineato il sindaco empedoclino – non solo di riqualificazione urbana ma anche funzionale a quella che è una necessità di un territorio molto più vasto: creare la linea ferroviaria che va nella Valle dei Templi e che collega Agrigento al suo porto”.
 
 

Il Venerdì, 30.1.2015
Il teatro di Palermo apre la sua stagione con "Il quadro nero" di Roberto Andò. Scritto da Camilleri e ispirato alla tela del pittore
La Vucciria di Guttuso va la Massimo

In un mercato affollato, tra frutta accatastata e banconi di pesce, un uomo e una donna incrociano le loro strade. Lei, dipinta di spalle, ha forme sensuali e una lunga chioma scura. Lui ha il volto scavato, forse triste. Si stanno guardando? Si parleranno? Andranno via insieme? Realizzato da Renato Guttuso nel 1974, La Vucciria è, ancora oggi, uno dei quadri più amati dell'artista di Bagheria. I1 pittore la pensò come natura morta che raccontasse la vita del famoso mercato di Palermo, ma ben presto la tela diventò il ritratto di un mondo in bilico tra l'abbondanza e la distruzione, e un'opera, come disse Goffredo Parise, «in grado di evocare il sentimento profondo del nostro Paese».
Anche Andrea Camilieri ha sempre amato quel quadro, tanto che nel 2008, pubblicando il racconto La ripetizione, ispirato alla tela di Guttuso e inserito in un libro intitolato proprio La Vucciria (Skira, pp. 98, euro 15), sentenziò che davanti a un capolavoro come quello «un narratore o un commediografo avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni». Così, 7 anni dopo, il padre di Montalbano torna a raccontare le vite chiuse nel dipinto, e partendo dal suo racconto scrive il testo de Il quadro nero, opera atipica e multimediale con la quale il 7 febbraio Roberto Andò aprirà la stagione del Teatro Massimo di Palermo.
In scena, avvolti dalle musiche di Marco Betta, ci saranno Francesco Scianna e Giulia Andò, che daranno voce ai pensieri dei due personaggi del quadro leggendo il testo di Camilleri, mentre dietro di loro sarà proiettato un video, che inizia riproducendo la tela per poi farla «esplodere» in un mondo senza tempo.
«Conosco bene l'opera di Guttuso» racconta Andò, che nella sua Palermo toma alla regia teatrale dopo il successo cinematografico di Viva la libertà. «E dopo aver letto il testo di Andrea ho capito che non potevo affidare la magia del dipinto a una messinscena tradizionale. La Vucciria di Guttuso, che ho avuto la fortuna di avere come amico, ha in sé un mistero capace di trascinarci in una dimensione sospesa tra la vita e la morte». Allievo di Francesco Rosi, che a poche settimane dalla scomparsa ricorda con emozione («è stato un maestro che ha dato al cinema un linguaggio nuovo»), con Il quadro nero Andò non va solo a caccia di fantasmi («i due personaggi nella tela sembrano sul punto di dissolversi»), ma cerca anche di raccontare l'Italia di oggi: «La Vucciria, che ormai vive solo nel quadro di Guttuso visto che il vecchio mercato è una discoteca, evoca un'Italia sospesa tra la paralisi e l'ansia di movimento. Portarla a teatro significa porre al pubblico una domanda dolorosa: quando siamo diventati una grande natura morta?».
Emiliano Coraretti
 
 

La Sicilia, 30.1.2015
L'intervista
«"Braccialetti rossi", storia di vita che dà al pubblico emozioni vere»
Andrea Tidona dal 15 nella serie tv di Rai1 che ha conquistato adulti e ragazzi

Catania. Il suo volto compare nei film tv di maggiore successo degli ultimi anni, una serie infinita di personaggi che gli hanno permesso di conquistare la popolarità senza mai interpretare il protagonista assoluto. Dal pittore comunista de I cento passi al padre di famiglia de La meglio gioventù, dal colonnello dei carabinieri del 7 e l'8 di Ficarra e Picone al Giovanni Falcone ne Il capo dei capi, senza dimenticare l'amato Fazio nel Giovane Montalbano per arrivare al dottor Alfredi di Braccialetti rossi, Andrea Tidona c'è sempre. L'attore modicano è diventato familiare al pubblico tracciando un lungo percorso di ruoli costruiti anche con poche scene.
[...]
In queste settimane è sul set de Il giovane Montalbano con Michele Riondino. Una bella sfida al Montalbano senior? «Quando il regista Tavarelli me lo ha proposto ho pensato che andavamo contro una corazzata. E' stato un successo clamoroso grazie a camilleri, all'ambientazione, al sapore e al colore che danno gli attori siciliani. A molti piace perché è più castigato, meno ruffiano, più vicino ai romanzi». Il suo personaggio è andato in pensione. «Sono la memoria storica del commissariato, ogni tanto mi vengono a cercare».
[...]
Ombretta Grasso
 
 

Università degli Studi di Cagliari, 31.1.2015
Comunicato Stampa
III Seminario sull’opera di Andrea Camilleri

Il III Seminario sull’opera di Andrea Camilleri si svolgerà dal 23 al 27 febbraio a Cagliari, nell’Aula Magna della Facoltà di Studi Umanistici (Campus Aresu, via San Giorgio 12, Cagliari) secondo il programma allegato.
La sessione cagliaritana sarà la prima di sette iniziative legate in un unico progetto inteso a studiare l’opera di Andrea Camilleri e, più ampiamente, i temi della letteratura mediterranea. Le sessioni successive si svolgeranno a: Málaga (23-29 aprile 2015), Sassari (18-19 giugno 2015), Pécs (9 settembre 2015), Fortaleza (26-30 ottobre 2015), Parigi (6 novembre 2015), Città del Messico (data da fissare).
Stiamo studiando modalità di collegamento – reale o virtuale – che consentano agli studenti di partecipare o assistere, in teleconferenza o con altro sostegno tecnologico, alle iniziative previste.
Compatibilmente con le risorse economiche disponibili, stiamo altresì valutando la possibilità di incentivare la partecipazione reale di studenti e docenti cagliaritani alle altre sessioni, in modo da realizzare una cucitura che garantisca l’unitarietà del progetto e ne esalti l’efficacia didattica.

Programma
Il III Seminario sull’opera di Andrea Camilleri intende caratterizzarsi come un momento di esercitazione per gli studenti frequentanti che ascolteranno le lezioni dei docenti e degli esperti e avranno uno spazio riservato ai loro interventi.
Accanto alla generale conoscenza dell’opera camilleriana, proporremo il tema della cronaca letteraria, ovvero dell’elaborazione di un testo breve che contenga gli elementi necessari per dare al lettore le informazioni su un libro e convincerlo a leggerlo.
Parafrasando Grazia Cherchi potremmo chiederci: come dovrebbe essere formulata una presentazione (o una recensione) per essere di qualche utilità al lettore?
I titoli scelti sono fra i più recenti nella produzione camilleriana e quindi attuali e ancora da presentare al pubblico.
lunedì 23 febbraio:
ore 17/20 G. Marci, D. Caocci Valori letterari e dimensione sociale nell’opera di Andrea Camilleri: introduzione al seminario.
Presentazione di Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano
martedì 24 febbraio:
ore 17 M. Pignotti La storia del Risorgimento e i romanzi di Camilleri
ore 18 N. Turi Da Camilleri a Sciascia. Il 1848 in Sicilia
ore 19 P. Ladogana presenta La creatura del desiderio
mercoledì 25 febbraio:
ore 17 M. D. García Sánchez presenta Andrea Camilleri incontra Manuel Vázquez Montalbán
ore 18 G. Filippini Il fenomeno Camilleri visto dal giornale
ore 19 P. Maninchedda presenta Una piramide di fango
giovedì 26 febbraio
ore 17 P. Piras e M. E. Ruggerini presentano Donne
ore 19 Interventi degli studenti
venerdì 27 febbraio
ore 17 Interventi degli studenti
ore 19,30 Conclusione
 
 

 


 
Last modified Thursday, March, 12, 2015