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RASSEGNA STAMPA

MAGGIO 2015

 
Quotidiano di Ragusa, 1.5.2015
Il Commissario Montalbano torna a Ragusa

Il sindaco Federico Piccitto e l’assessore al Turismo Stefano Martorana hanno incontrato ieri la produzione ed il cast della fiction televisiva “Il Commissario Montalbano”, presso Santa Maria delle Scale dove erano in corso alcune delle riprese della nuova serie. “E’ davvero una grande opportunità per la nostra città – sottolinea il primo cittadino – perché valorizza le risorse culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche del nostro territorio. Il protocollo d’intesa siglato dai comuni partner della provincia iblea con la Produzione Palomar rafforzerà senza dubbio la promozione del territorio con una ricaduta economica e turistica ancora più significativa”. La troupe della fortunata serie televisiva sarà presente nel territorio ibleo fino ai primi di giugno.
 
 

Tvblog, 1.5.2015
Palinsesti tv stravolti per la Champions in chiaro: le variazioni Rai e Mediaset dal 4 al 15 maggio
Tra eventi speciali e la Juventus in Champions League, Rai e Mediaset rivedono la propria programmazione: si spostano Made in Sud, The Voice e persino Montalbano...

[...]
Sarà difficile orientarsi nella programmazione tv da lunedì 4 maggio a venerdì 15 per chi è abitudinario e ama seguire i propri programmi preferiti ogni settimana alla stessa ora e nello stesso giorno. Spiccano lo spostamento di Made in Sud dal martedì al lunedì, lo slittamento di The Voice 3 a venerdì 15, la scomparsa dal palinsesto di Colorado venerdì 8, [...] l'anticipazione de Il Commissario Montalbano a giovedì 7, schierato contro l'Europa League.
[...].
Giorgia Iovane
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 2.5.2015
1 maggio, Montalbano vince ancora la sfida degli ascolti
La replica di "Il Commissario Montalbano – La Pazienza del Ragno" su Rai1 totalizza il 16,9% di share. Seguono "Le tre rose di Eva 3" con il 13,83%

E' ancora Il Commissario Montalbano a vincere la partita degli ascolti del venerdì: ieri, 1 maggio, la replica su Rai1 della puntata "La Pazienza del Ragno" è stata vista da 3.972.000 di telespettatori, ovvero il 16,9% di share.
[...]
Caterina Maconi
 
 

Il Giornale, 2.5.2015
Polemiche su Camilleri: "Violenti di Casapound" Ma il profilo è un falso
Su Twitter attacchi allo scrittore, che si scusa. Ma alla fine è tutta una bufala

"Caro ragazzino di casapound che oggi hai fatto il #blackblock, lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?".
Sono parole del (falso) Andrea Camilleri che lo hanno fatto finire nella bufera per aver identificato i violenti che hanno devastato Milano con l'organizzazione di destra.
Sul social network - e non solo - si è sollevato un vespaio di polemiche. In molti hanno fatto notare più o meno pacatamente che Casapound poco c'entrava con i black bloc e con le violenze che si sono scatenate ieri durante la MayDay Parade dedicata al No Expo.
Caro ragazzino di casapound che oggi hai fatto il #blackblock Lo sai che rompendo le ventrine delle banche non fai la rivoluzione? #Expo2015
— Andrea Camilleri (@camilleriwrites) 1 Maggio 2015

Così alla fine sono arrivate anche le scuse.
Ma la verità è un'altra: il profilo @camilleriwrites è infatti un fake ed è stato creato da qualcuno che non ha nulla a che fare con il "papà" di Montalbano. [Ma loro se ne sono accorti solo dopo aver pubblicato la notizia come vera e aver ricevuto la smentita, NdCFC]
Chiara Sarra
 
 

Secolo d'Italia, 2.5.2015
E Camilleri scambiò i teppisti rossi no-Expo con i neri di CasaPound
[A differenza de "Il Giornale", questa testata non si è preoccupata di verificare la veridicità della notizia e di rettificarla, NdCFC]

Come chiamarli questi devastatori di Milano? Bravi ragazzi? Non si può più. Anarchici? Così così… Antagonisti di sinistra? Giammai. Soccorre il buon Roberto Saviano: sono squadristi. Sotto sotto un po’ fascisti, dunque. Non si scrive, ma si può pensarlo, tranquillamente.
Camilleri se la prende con CasaPound
Non vestono di nero, del resto? Ecco allora che un’autorità come Andrea Camilleri tira le somme e scrive un tweet rivelatore della cattiva coscienza della “cultura progressista” che non sa appellare i suoi “rampolli” come meritano quando scappano dall’ovile. Scrive allora Camilleri: “Caro ragazzino di CasaPound che oggi hai fatto black bloc, lo sai che rompendo le vetrine delle banche non fai la rivoluzione?”. E così l’inventore del commissario Montalbano (che del resto ha una certa età che può indurlo in confusione… [Chi invece scambia un account fasullo per uno vero invece non lo fa certo per problemi legati all'età... NdCFC]) si inventa l’incappucciato di destra, il nero seguace di Iannone, lo spaccavetrine “nero come il lutto”. Perché il male, si sa, alberga sempre a destra…
Se vedi un punto nero…
Il fatto è che mentre negli anni Settanta, all’epoca delle trame nere, i fascisti non avevano mezzi per ribattere, oggi sui social network ci sono tutti, e così in breve tempo la manipolazione di Camilleri viene smascherata e denunciata. Signor Camilleri ma come? Si dice c-e-n-t-r-i s-o-c-i-a-l-i e non Casa Pound. Non dica sciocchezze, suvvia. E lui si scusa. È stata una svista. Solo figlia di una mentalità, certo, quella di quando si gridava in piazza: se vedi un punto nero spara a vista, o è un carabiniere o è un fascista.
Lisa Turri
 
 

Secolo d'Italia, 2.5.2015
Camilleri scambia i rossi con i neri. Il web si scatena. Tutto per un fake…
[Con un certo ritardo se ne sono accorti pure loro, NdCFC]

Fa un certo effetto leggere sull’account di Andrea Camilleri su twitter la seguente frase: “ragazzo di CasaPound che hai fatto il blackbloc lo sai che spaccando le vetrine non si fa la rivoluzione?”. Ovviamente CasaPound si risente e ricopre di sdegnate repliche il presunto scrittore che scambia gli incappucciati rossi con i “fascisti”. Ma forse lo fa apposta per disinformare un po’, perché pare che il papà di Montalbano non stia sui social e che tutti i profili aperti a suo nome siano tarocchi.
Dal falso profilo arrivano anche le scuse…
Tanto rumore per nulla, dunque? Certo se i gestori dei social chiudessero i profili falsi dei cosiddetti vip, girerebbero sul web meno scemenze, altrimenti la regola dovrebbe essere di non far diventare mai notizia un post su Fb o un tweet scritto da un falso Camilleri. Quest’ultimo poi, ci ha preso talmente gusto che si è anche scusato con CasaPound. Un botta e risposta che gli ha regalato qualche ora di notorietà.
 
 

MenteLocale.it, 2.5.2015
Andrea Camilleri: il fake corre su Twitter
Post sui black bloc a Milano per Expo da parte dello scrittore? Era una bufala. Già nel 2014 aveva dichiarato: «Non ho un profilo, non ho un sito e non sono in internet»

«Non ho un profilo, non ho un sito e non sono in internet».
Queste le parole dello scrittore Andrea Camilleri in una nota Ansa lo scorso anno quando denunciò il falso profilo Facebook alla Polizia Postale ottenendone poi la rimozione.
E c’è da credergli anche quando ricorda di non cambiare idea sull’utilizzo di internet e del computer, che dice servirgli solo come una progredita macchina da scrivere. Ma la sua voce fatica ad arrivare al mondo dei social media, invaso da post e cinguettii, cosi che il profilo Twitter @camilleriwrites, un altro falso, riesce ad ottenere più di 7 mila seguaci e che i suoi post vengano condivisi anche da profili autorevoli.
Fino a raggiungere l’assurdo con dei post sugli episodi dei black bloc venerdì primo maggio a Milano diventati virali e oggetto oggi, sabato 2 maggio, di notizia da parte di alcuna stampa nazionale (con tanto di riportate clamorose gaffe seguite da relative scuse da parte di Camilleri, l’impostore).
Arrivata la smentita, come si apprende da Il Giornale, si è chiarito che il profilo @camilleriwrites è un falso e che si è trattato di una bufala.
Non dovesse bastare questo per la sospensione del profilo, è ora anche più semplice segnalare in Twitter l’impersonificazione, anche non della propria identità.
E per leggere di Camilleri? Siamo fortunati: 96 libri all’attivo, di cui l’ultimo appena uscito, La Giostra degli scambi, già tra i primi in classifica dei libri più letti!
Dovesse poi mancarci una piattaforma su internet, il ricco sito del Camilleri Fans Club: «L'unico sito legato a me – dice Camilleri in una nota Ansa - e da me in parte autorizzato è Vigata.org. Esiste da anni, è organizzato da terze persone, so chi sono e si tratta di persone serie».
Roberta Gregori
 
 

Corriere Tv, 3.5.2015
Cultura
Camilleri apre le porte della sua casa romana e svela la sorte di Montalbano
L’intervista con lo scrittore siciliano in occasione dell’uscita del suo ultimo libro - di Cristina Taglietti /CorriereTv
[6 dei 7 partecipanti all'intervista sono Soci del Camilleri Fans Club, NdCFC]

Camilleri apre le porte della sua casa romana e svela la sorte di Montalbano
L’intervista con lo scrittore siciliano in occasione dell’uscita del suo ultimo libro
 
 

Corriere della Sera - La Lettura, 3.5.2015
«È vero: il commissario è un lungo ritratto di mio padre». «Sui migranti l’Europa sbaglia: è ottusa come mia zia»
Andrea Camilleri incontra i fan. A casa sua. Ve lo giuro, Montalbano non morirà
In occasione dell'uscita della nuova avventura del poliziotto siciliano, l'autore ha aperto le porte dell'appartamento romano a un gruppo di fedeli lettori
[6 dei 7 partecipanti all'intervista sono Soci del Camilleri Fans Club, NdCFC]

Posacenere, bicchiere d’acqua, luce bassa. Andrea Camilleri accoglie così i sette lettori inviati a casa sua da «la Lettura» per intervistarlo su La giostra degli scambi, nuova avventura del commissario Montalbano. Quattro donne e tre uomini di età e professione diverse che sono partiti da lì, dal libro, immaginando già che la conversazione avrebbe imboccato molte deviazioni, lontane dall’attualità editoriale. E così è stato: in due ore sono stati portati lungo le strade del ricordo, dell’aneddoto, della riflessione.
Lei ci aveva abituato al dialetto soltanto nei romanzi storici, mentre in quelli montalbanici lo alternava all’italiano. Qui invece, per la prima volta, è usato soltanto il dialetto. E anche in una forma molto stretta. Perché? (Linda Polverari, 53 anni, impiegata statale).
«Era una sorta di scrupolo verso il lettore. In un poliziesco mi pareva di aggiungere un problema in più facendo decrittare al lettore il mio linguaggio. Però mi ero ripromesso, con il tempo, di uniformarli. Così, dopo 23 romanzi, ho pensato che fosse giunto il momento di non avere più questa particolare attenzione. Oltretutto mi viene più facile scrivere oggi un Montalbano senza tenere presente la casalinga di Voghera. Che poi va a finire che la mia lingua la capisce meglio di certi siciliani».
Per la prima volta dice di non aver preso spunto da un fatto di cronaca, ma già dal titolo mi pare ci sia un riferimento alla situazione politica italiana. Poi c’è la contestazione verso le banche, una battuta sul «poliziotto che si fa giudice». La cronaca in realtà sembra esserci, eccome. (Giovanna Pipari, 43 anni, libera professionista).
«Posseggo una scarsa fantasia. Per scrivere ho bisogno di un input. Nel caso dei romanzi storici può essere una frase, nei Montalbano, fatti di cronaca che mi tengo nella memoria. Il figlio di Simenon mi ha raccontato che anche il padre ripeteva la mia stessa frase. Quando creai Montalbano decisi di farlo vivere e invecchiare nel suo tempo. Questo nasceva dalla constatazione che in molti polizieschi il presente è assente. Per me un personaggio non può vivere al di fuori del suo tempo. Enrico Deaglio nella prefazione al Giro di boa ha detto che io, senza volerlo fare apparire, sto scrivendo la cronaca dell’Italia dell’ultimo trentennio. Certe cose che sembrano profezie sono dovute al fatto che ho un buon fiuto verso il vento che tira. In un romanzo di 7 anni fa Montalbano parla di questi uomini che ammazzano le ex zite, le mogliere, le amanti. Non era una profezia, ma già erano successi alcuni episodi e l’avevo registrato. Tutto qui».
In questo libro c’è un’immagine di cronaca vera: un morto sulla spiaggia nell’indifferenza dei bagnanti. Perché ha messo questo flash? Che cosa l’ha colpita? (Maria Assunta Zucco, 51 anni, avvocato).
«L’ho presa come paradigma dell’ottusione progressiva della sensibilità nei nostri tempi. Non ne faccio un fatto moralistico o di rispetto. La vicenda dei migranti per esempio: mi viene da ridere. Detto così sembra blasfemo. Ma vedete, nel ’43, nell’imminenza dello sbarco degli alleati in Sicilia, la mia famiglia era sfollata a Serradifalco, ospite di una zia che aveva una villa e un’immensa pistacchiera. C’erano una cancellata con quattro accessi. Mia zia li fece chiudere con i catenacci credendo che così la guerra sarebbe rimasta fuori. Naturalmente la prima cosa che fecero gli americani fu di abbattere la cancellata con i bulldozer. L’Europa è come mia zia: crede di poter tenere lontano un fenomeno bi-bli-co. Finge di lagnarsi per le guerre del continente africano, in realtà le alimenta. La verità è che o si affronta con chiarezza la situazione o sarà quella, insieme alle banche, che ci farà affondare. E forse è un bene, perché questa Europa avara, basata sul denaro non è degna di esistere. Quella pensata da Spinelli, Adenauer, De Gasperi era un’altra cosa. Forse bisognerà rifondarla».
Il commissario ha un rapporto felice con le donne. Perché gli ha fatto una fidanzata lontana? Non era meglio lasciarlo solo? (Fabio Angeletti, 52 anni, tecnico manutenzione Metanodotti).
«La convivenza è difficile, bisogna prima di tutto accettare l’altro e smussare le punte che lo respingono. Convivenza, matrimonio sono un autentico esercizio di pazienza che puoi portare avanti solo se hai un amore estremo. Per non rendere infelice il mio personaggio non lo faccio convivere. Finché lui e Livia sono lontani stanno bene, dopo una settimana insieme cominciano i litigi. Ma guardate che è vero che Montalbano è un egocentrico atterrito dall’idea di sposarsi, ma è vero anche che Livia mica preme tanto per farsi sposare».
Mi sono riavvicinato alla lettura grazie a lei e ho sviluppato una sorta di monomania. Ormai leggo soltanto riviste mediche e libri di Camilleri. Avrebbe qualcos’altro da consigliarmi? (Roberto Ciardo, 51 anni, medico).
«Che fa Montalbano? Spesso cita libri: quelli sono come consigli di lettura. Lei legge solo Montalbano? Individui gli aspetti che di questi romanzi le piacciono. Cominci con Simenon, con Dürrenmatt e vedrà che poco a poco il suo orizzonte si slarga. Legga i romanzi dei medici. Ce n’è uno il cui nome è impresentabile: Céline. Vabbé, forse era fascista, filo nazista. Non me ne frega niente. Era un grandissimo scrittore. Legga Mario Tobino, medico dei pazzi. Ha scritto romanzi splendidi. Tenga presente che poi nessuno la obbliga fino in fondo. Se non le piace lo butta. Io no, lo devo finire. Un po’ per punirmi di averlo scelto e un po’ nella speranza che nelle ultime tre pagine avvenga il miracolo che mi costringe a dire: oh cazzo era un capolavoro e non l’avevo capito. Ma non accade mai».
Nel corso delle sue ultime avventure, Montalbano comincia a perdere qualche colpo: un problemino all’udito, la difficoltà a ricordare un nome… (Anna Bigano, 26 anni, studentessa).
«È una domanda tendenziosa: Montalbano invecchia, perde qualche colpo ma questo non significa che vada in pensione. Maigret ci è andato e ha continuato a fare indagini. Io avevo una mezza idea di come farlo sparire. Tempo fa ci trovammo a Parigi con due amici: Manuel Vázquez Montalbán e Jean-Claude Izzo. Scherzavamo su come far finire i nostri personaggi: Fabio Montale per Jean-Claude, Pepe Carvalho per Montalbán e il mio commissario. Izzo disse: io lo lascerò ferito mortalmente su una barca in mezzo al mare, ma chissà, potrà anche sopravvivere. Manolo pensò a una fine barocca. A quel punto, tutti e due si voltarono verso di me, ma in quel momento ci interruppero: “Monsieur Camillerì au telephone”. Quando tornai, cambiammo discorso. Allora mi ripromisi che col cavolo che avrei fatto morire Salvo Montalbano. Quindi le posso dire che Montalbano non morirà, e nemmeno andrà in pensione».
Quando trova il commissario particolarmente antipatico, insopportabile, indifendibile? Per usare sue parole, quando lo prenderebbe «a tumpulate »? (Alessandro D’Andrea, 51 anni, magistrato).
«Spesso e volentieri. Certe sue risposte non mi piacciono, ha dei modi di affrontare le situazioni che non condivido. Montalbano vorrebbe essere un uomo come gli altri, in realtà sa di non esserlo e questo a volte lo porta a essere irritante. E in quel momento lo trovo irritante anche io. Come autore poi, devo per forza perdonargli il successo che mette in ombra altri libri miei ai quali tengo di più».
Italo Calvino diceva che nei classici ritroviamo i nostri stessi pensieri, ma scritti in maniera mirabile e noi non facciamo altro che riscriverli. Da salentino della Magna Grecia, chiedo a lei, siciliano della Magna Grecia: qual è il suo rapporto con i classici? (Roberto Ciardo).
«Nel momento in cui tre signori che si chiamano Eschilo, Sofocle ed Euripide hanno composto le loro tragedie, tutti noi scrittori, dai grandissimi ai minimi, non abbiamo fatto altro che vivere di briciole, di resti. Per me sono tutto, sono nel mio sangue, anche perché, da regista, mi sono calato nelle loro opere. Anche se non credo che abbiano influenzato la mia scrittura. Le racconto una cosa: quando ci fu lo sbarco in Sicilia degli americani feci 52 chilometri in bicicletta da Serradifalco a Porto Empedocle, in senso contrario rispetto a tutto l’esercito che procedeva. Avevo tre preoccupazioni: vedere se c’era ancora la casa, come stava papà e assicurarmi che i templi di Agrigento non li avessero buttati giù con le bombe. Perché sono nel mio Dna».
Un elemento fondamentale de «La giostra degli scambi» sono i sentimenti, più o meno sani, che uomini maturi provano per donne molto più giovani. Perché ha provato interesse per questo aspetto? (Maria Assunta Zucco).
«Oggi la maturità arriva quando nell’Ottocento sarebbe arrivata la vecchiaia. Un uomo che ha una certa età, ancora fa palestra, va in bicicletta, si tiene in forma. Non sentendo il declino del sentimento amoroso, crede di avere le possibilità che gli darebbero dieci anni in meno. Poi, forse, i giovani di oggi sono meno interessanti, quindi è anche una cosa reciproca. Insomma, è un fenomeno dei nostri tempi. Perché Montalbano non dovrebbe interessarsene?».
Spesso nei romanzi e nelle fiction poliziesche il magistrato è una figura goffa, insicura, superficiale, dipendente dall’acume del poliziotto. Il suo pm Tommaseo sembra corrispondere a questo stereotipo, anche se l’altro magistrato che ha introdotto, Platania, riscatta un po’ la categoria. È un modo di ridicolizzare i magistrati nella finzione non potendo farlo nella realtà? (Alessandro D’Andrea).
«Il pm Tommaseo nasce da una frase di Manzoni che detestava il Tommaseo scrittore, suo contemporaneo, perché, diceva, “ha un piede in chiesa e l’altro in un casino”. Così mi è venuta l’idea di farne un magistrato sessualmente represso. È una presa in giro che sottende una mia convinzione mai espressa: il modo di procedere italiano sempre più ha attribuito la direzione delle indagini alla magistratura, levando spazio agli investigatori di professione, mentre i magistrati dovrebbero limitarsi al controllo delle indagini, tirando alla fine le conclusioni. Questa opinione, personalissima, fa emergere magistrati come Tommaseo».
So che il 25 aprile e il primo maggio sono per lei date importantissime. Ha mai pensato a un romanzo sulla Resistenza o sulle lotte operaie? (Fabio Angeletti).
«Io amo scrivere di cose che conosco a fondo. La Resistenza non l’ho fatta perché in Sicilia nel ’43 arrivarono gli americani e i tedeschi se ne andarono che erano anche nostri alleati. Sicuramente se mi fossi trovato al Nord ne avrei fatto parte. Ma è un tema troppo importante per scriverne. I libri più belli sono quelli di chi l’ha vissuta: Il sentiero dei nidi di ragno, I piccoli maestri, Il partigiano Johnny. Potrei scrivere un romanzo sulle lotte contadine, non su quelle operaie: in Sicilia non avevamo fabbriche».
Posso chiederle il suo parere sulla riforma della scuola del governo Renzi? (Linda Polverari).
«La conosco soltanto superficialmente. Posso dirle però che mi sono rotto i cabasisi delle riforme, cioè a dire del chiamare riforme cose che riforme non sono. Riforma significa capovolgere una situazione preesistente e proporne un’altra. Intervenire sulla scuola è creare il tessuto sociale degli anni a venire di un Paese. Subito dopo l’Unità d’Italia, Ruggero Bonghi, nonostante avessimo il 70 per cento di analfabetismo, disse: privilegiamo le scuole superiori perché abbiamo bisogno di una classe dirigente. Soltanto dopo ci fu un grandissimo incremento alle scuole elementari da cui vennero fuori le maestrine dalla penna rossa. La riforma Gentile significò privilegiare l’insegnamento classico su quello tecnico. Queste sono riforme, gli altri sono tagli».
Lei ha scritto le sue opere migliori in tarda età. È difficile esordire subito con un capolavoro? (Alessandro D’Andrea).
«Ci sono quelli come Alain-Fournier che pubblica Il grande Meaulnes a 23 anni e l’anno dopo muore sparato nella Prima guerra mondiale. O come Raymond Radiguet che a 17 anni scrive Il diavolo in corpo, e a 20 muore. Poi ci sono quelli che scrivono il loro capolavoro a 80 anni perché è la summa del loro percorso. A proposito della poesia, Rilke diceva che il primo verso ci viene direttamente da Dio, tutti gli altri vengono da noi e sono cazzi amari. Mi sono andato a guardare i manoscritti di Leopardi ed è vero. Il primo verso: “Dolce e chiara è la notte e senza vento”. Non c’è una correzione. “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”: niente. Le correzioni iniziano al secondo verso. Vuoi vedere che Rilke aveva ragione? Insomma salvo per quelli toccati da Dio di solito il capolavoro non arriva a prima botta, perché c’è anche la bottega, cioè a dire: imparare a scrivere».
Mi dice un libro che le è rimasto nel cuore? (Fabio Angeletti).
«Ci sono libri ai quali sono particolarmente legato e che non hanno avuta nessuna influenza. Hanno determinato la mia vita, non la mia scrittura, come La condizione umana di Malraux letto a 17 anni e mezzo che mi fece venire la febbre. Altri hanno influenzato non la mia scrittura, ma la mia visione della scrittura: Gogol, Laurence Stern con Tristram Shandy, il Manzoni odiato a scuola e straordinariamente amato dopo, quando l’ho letto per piacere mio. Ma avevo scoperto il segreto del libro. Nella prima edizione, quella del 1840, alla fine segue La storia della colonna infame. Io la considero un sacchetto di spezie: alla fine tu condisci i Promessi sposi, te li rileggi e vedi che sapore diverso hanno».
Qual è il suo rapporto con lo sport? (Roberto Ciardo).
«Credo di essere l’unico studente in Italia ad essere stato rimandato in una sola materia, educazione fisica, al secondo ginnasio. Devi tener presente che sono cresciuto in età fascista. Lo sport era obbligatorio e già questo te lo faceva detestare. Avevamo questo feroce professore, diplomato alla Scuola di educazione fisica della Farnesina, fascisti rigorosi. Usava sempre un’espressione: scattare. Un giorno ero esausto e dissi: ma professore voi sbagliate verbo, dovreste dire schiattare. Si incazzò talmente che mi rimandò».
Qual è il suo personaggio più vicino a una persona reale? (Alessandro D’Andrea).
«Mia moglie, dopo sei romanzi di Montalbano mi disse: ma ti rendi conto che stai facendo un lungo ritratto di tuo padre? In effetti sono suoi molti aspetti del commissario: il modo di concepire il rapporto con gli altri, la lealtà, l’attaccamento alla parola data, un senso profondo dell’onesta, il discorso sulla verità relativa e l’autonomia rispetto alla autorità, l’opinione personale che si distacca sempre dall’opinione comune. Papà era squadrista, aveva fatto la marcia su Roma. Nel ’38 il mio compagno Pera mi viene ad abbracciare e a dire che dall’indomani non sarebbe più venuto a scuola. Perché? chiesi. Perché sono ebreo. E che significa? Tornato a casa lo dissi a mio padre. Lui che solitamente era calmo, riflessivo, divenne furioso. Questa è una stronzata che sta facendo Mussolini, disse. Anni dopo capii la sua libertà interiore rispetto alla fede che aveva».
A quando un altro romanzo storico? (Linda Polverari).
«I romanzi storici comportano la consultazione di molti testi e ora questo mi viene difficile. Se riesco a recuperare un po’ con la vista, una cosa breve la scriverò. Ma vorrei che fosse intensa, che mi pigli sul serio, un po’ come La rivoluzione della luna che ho scritto in istato di trance. C’è una storia che mi piacerebbe raccontare ma non so se ci riuscirò: è su come, nel Settecento, venne levato il potere ai nobili siciliani e trasferito nella mani di gente scappata dal Nord. Ho anche un libro epistolare già pronto, Noli me tangere. È lì, dentro l’armadio. Ne ho due o tre, per la verità, ma se non escono vuol dire che non mi persuadono a fondo. L’augurio di scrivere ancora me lo faccio: l’altro giorno mi hanno rilasciato il passaporto, valido fino al 2025. Il problema è come ci arrivi, perché se ci arrivi come un tronco vivente che senso ha? Io la vedo così: quando nasci ti danno un ticket. È come il biglietto di un tram in cui sei costretto a salire. Ci trovi quello che ti deruba, quello che ti pesta un piede, il caldo, il freddo, e poi il fine corsa. È tutto previsto, è inutile arrivare a ottant’anni e dire: ma porca miseria la vecchiaia… Era tutto compreso nel ticket».
A cura di Cristina Taglietti

Scherzando tra amici ci si definisce "grande" quando si fa qualcosa di speciale o di simpatico ma in realtà si è molto normali, tanta gente si sente "grande" esprimendosi in maniera complessa e complicata ma in realtà dimostrandosi ridicola e patetica ed ancor di più chi fa finta di capire e batte le mani, poi ci sono le persone che NON si sentono "grandi" ma grandi lo sono davvero perché ti incantano con la loro cultura la loro esperienza di vita che esprimono con grande semplicità ed autorevolezza...
Per due ore martedì io ed un manipolo di listaroli (cito Linda) e non, siamo rimasti incantati da Andrea Camilleri, abbiamo avuto la fortuna di essere scelti dal Corriere della Sera e dalla Sellerio per fare un'intervista al Sommo in occasione dell'uscita del libro "La giostra degli scambi"; se me l'avesse proposto qualcun altro non ci avrei creduto ma era u Presidenti di pirsona pirsonalmente a telefonare quindi...
Vi giuro ragazzi non ho pensato ad altro fino a martedì mattina che alle domande che avrei fatto al Sommo Andrea!
Il Corriere della Sera mi ha cassato le domande a cui tenevo di più sui romanzi storici lasciandomi quella sul rapporto tra Montalbano e le donne ma vabbè chissenefrega...
Martedi ho rivisto con piacere Linda e conosciuto gli altri listaroli, poi abbiamo salito le scale di casa Camilleri emozionatissimi, imbarazzati e timorosi abbiamo atteso qualche minuto il Sommo nello studio e finalmente è arrivato scortato da Valentina, si è accomodato sulla poltroncina nello stesso punto dove lo ha intervistato Fabio Fazio, era tutto uguale solo che intervistarlo stavolta eravamo noi!
Per due ore ce lo siamo letteralmente "bevuto" ha risposto a tutte le domande con cura ed eloquenza con quel suo modo di parlare colto ma semplice che voi tutti conoscete benissimo, non ha risparmiato aneddoti e ricordi personali, almeno in un'occasione mi è parso anche leggermente commosso.
Finita l'intervista cioè quando la giornalista Cristina Taglietti aveva terminato le domande ufficiali e l'operatore ha spento la telecamera Andrea è andato avanti a rispondere a tutte le domande che facevamo senza sottrarsi, anzi, incitandoci!!
Ho passato due ore tra le più intense che mi sia mai capitato e per questo voglio ringraziare Maurizio Vento di Sellerio, Cristina Taglietti del Corriere ma sopratutto u Presidenti e Linda che hanno pensato a me per quest'esperienza meravigliosa.
Grazie di cuore e... 'n baciaipupi.
Fabio Angeletti (Camilleri Fans Club)
 
 

L'Indipendente di Sicilia, 3.5.2015
Libri & Vita. Un nuovo romanzo di Andrea Camilleri

Salvo Montalbano invecchia, non è tanto la fatica fisica a pesargli, certo non è più rapido e veloce come qualche decennio prima ma è la sensazione del tempo che passa e la percezione del corpo che cambia a fargli vivere uno stato d’animo che fluttua fra la malinconia e la nostalgia. E non muta solo il suo corpo ma anche quello di Livia, della sua storica fidanzata, le rughe che giustamente non nasconde. Le rughe, più che il poetico incanutire, sono il vero segno del tempo che scorre. Pensate che il commissario Salvo Montalbano appassionato di narrativa e poesia , si sia messo a scrivere versi? No, semplicemente nel nuovo romanzo di Andrea Camilleri, “La giostra degli scambi” (edito da Sellerio), il celebre poliziotto letterario, continua a fare i conti con se stesso, con la sua vita. Ma il tutto avviene, come sempre, nella struttura piena di ritmo dei gialli camilleriani, con un mix di riflessione ed azione, una fusione armonica nella dinamica del racconto. Camilleri con la sua profonda conoscenza dei tempi teatrali, inventa situazioni comiche ed a volte paradossali, che traduce perfettamente in maniera letteraria, e facili da trasporre in seguito nella fiction televisiva. Fiction che deve molto alla struttura narrativa pensata con ritmi cinematografici. Nel nuovo romanzo Salvo Montalbano è alle prese con una serie di strani sequestri. Delle ragazze vengono aggredite, narcotizzate e rilasciate dopo qualche ora. Il fatto, già misterioso in sé, contiene un altro elemento strano, si tratta di ragazze che lavorano in istituti di credito. In questo contesto, dopo l’incendio di un negozio non si hanno più tracce del proprietario, che ha una fidanzata segreta. Per chi investiga non è facile stabilire se vi sia qualche connessione, seppur lontana, fra gli eventi. Come in ogni giallo non può ovviamente mancare un cadavere. Ed è il ritrovamento del cadavere che allarga la complessità della vicenda ma può anche essere una nuova traccia per l’interpretazione del mistero. Montalbano sa che per trovare la soluzione razionale della vicenda deve diffidare delle verità apparenti, ed indaga intrecciando come al solito metodo induttivo e deduttivo, legando sempre l’interpretazione del dettaglio all’analisi generale, ed affidandosi alla sua intuizione. Che non è solo istinto, ma è ispirata dalla sua precedente esperienza e dalla struttura razionale del suo pensiero indagatore. Montalbano non si confronta solo con i casi ma con le persone, è nell’agire umano, nelle sue sfumature, che trova la chiave di lettura dei misteri. Con la sua efficace interpretazione critica, Silvano Nigro scrive: “In così lunatica atmosfera sembra che i dettagli creino digressioni. Ma è negli interstizi che il mistero prospera, insondabile; e lento scivola, dilatatorio, deviando gli aghi di qualsivoglia bussola e decorando di apparenze ingannevoli le sue trame da brivido. Il romanzo è un pantanoso labirinto del malamore, di un tenebroso malessere: geloso oppure ossessivo. Nel dedalo di meandri, giravolte, gomiti d’ombra, nasconde una ‘camera della morte': l’ultima, la più segreta, come quella delle mattanze nelle tonnare”. E poi aggiunge: “A Vigàta i notturni sono di leopardiana bellezza. Non assolvono però il fruscìo di invisibili ali di tenebra. Montalbano si è svegliato con una premonizione. Avverte un nebbioso senso di irrealtà, che accredita i giochi di scambio e dà colore di vero alle messinscene di una recitazione truccata. È perplesso. Capisce che gli vengono offerte strade senza mete. Procede con cauta cordialità, e per sghimbescio. Il peso degli anni alla fine conta in positivo”. E’ l’esperienza che si trasforma in nuova sapienza indagatrice…
Salvo Fallica
 
 

Il Sole 24 Ore, 3.5.2015
Giallo alla stazione di Belcolle
L’incipit del racconto scritto da Andrea Camilleri che costituirà il primo volume della nuova serie dei «Racconti d'autore».
[Si tratta de "Il medaglione", scritto per il Calendario 2005 dell'Arma dei Carabinieri e poi edito in volume da Mondadori, in edicola il 10.5.2015, NdCFC]

Il maresciallo Antonio Brancato, comandante la Stazione dei Carabinieri di Belcolle, cangiando il foglio del calendario, come faciva ogni matina appena trasuto nel suo ufficio, vitti che era il ventisei di maggio, vale a dire che mancavano quattro giorni al compleanno di Giacomina, la sua unica sorella, maritata a Genova e matre di tre figli. Doviva provvidire subito, prima che qualche facenna improvisa gli faciva passare la cosa di mente.
[...]
 
 

SiciliaInformazioni.com, 3.5.2015
Montalbano assolve. E ci interroga sul senso della legge per la giustizia

“La pazienza del ragno”, in onda venerdì 1 maggio su Rai Uno, è l’ultimo film della nuova serie del Commissario Montalbano [Trattasi di repliche, NdCFC], creata da Andrea Camilleri, e portata sugli schermi tv dal regista Sironi. Splendida Scicli e ottimo Luca Zingaretti. Ma dobbiamo parlare d’altro, stavolta, dei contenuti: il senso della giustizia secondo Andrea Camilleri, e la relazione fra romanzo-fiction e realtà. Il prodotto è indiscutibilmente gradevole. E il messaggio che invia?
“La pazienza del ragno” racconta la storia di una giovane e bella ragazza che, in odio al fratello della madre, spregiudicato cinico affarista (e causa della letale malattia depressiva della sorella), in combutta con lo zio paterno, mette in scena un finto sequestro di persona che fa disperare poliziotti e magistrati.
Messo alle strette dalla richiesta di riscatto, dal Paese che sa e non lo ama e pretende perciò che paghi il riscatto, il faccendiere riluttante è costretto tirare fuori i soldi. Che arrivano a destinazione con uno stratagemma abbastanza ingenuo, ma vengono sostituiti con carta straccia dagli autori della messinscena che così prendono due fave con un piccione: prendono il denaro dello zio cinico, mettendolo nei guai: i suoi intrallazzi, provati dai miliardi di euro cash sborsati, mettono sull’avviso la Guardia di Finanza, che “naschiando” nelle sue torbide faccende, lo rivoltano come un guanto e lo fanno nuovo.
Salvo Montalbano viene a capo della tela del ragno, prima di ogni altro, come sempre. E chiede conto e ragione allo zio buono, complice del finto sequestro. Non per i reati commessi, ma per loro cuore nero. La giovinetta dovrebbe rispondere di una filiera interminabile di reati, insieme allo zio buono, ma rivela che i soldi ottenuti con il falso sequestro, sono stati distribuiti in beneficienza. La famiglia resterà povera in canna, tanto la mamma depressa è morta, e lei ha deciso di andarsene in Africa ad aiutare chi ha bisogno. In più, ha pagato chi doveva pagare e non se ne parla più. Non è la giustizia divina, né quella terrena, ma ci può stare.
Il commissario, affatto compiaciuto della verità scoperta, assolve la giovinetta e lo zio buono, ma non il loro odio, che non lascia spiraglio alla speranza. Ed è questo, solo questo, che rimprovera di fatto ai due registi del finto sequestro. Spera tuttavia che alberghi nel cuore della fanciulla la speranza, almeno ritorni sulla decisione di abbandonare il fidanzato, che si danna l’anima per questa incomprensibile scelta. C’è del melodramma zuccheroso, ma è peccato veniale.
Le assoluzioni del Commissario sono il leit motiv dei racconti di Montalbano, nulla di nuovo, ma nella “Pazienza del ragno”, il bisogno di assolvere non sa più che pesci pigliare per essere condiviso. Farsi giustizia da sé, anche se non ci sono fucili a canne mozze di mezzo, non è una buona cosa. Non è un buon viatico per chi crede nella legge.
Nella realtà i servitori dello Stato non arrivano a tanto. Magari tradiscono per motivi non nobili, ma se stanno dalla parte giusta non chiudono tutti e due gli occhi. Uno solo, magari.
La distanza dalla realtà è, tuttavia, ovunque. Allora che fiction sarebbe se non fosse così, vi chiederete. Ma nel telefilm di Camilleri-Sironi si compie una specie di miracolo: pur non essendo credibile dalla prima all’ultima sequenza, “La speranza del ragno” appare degna di ampio credito (e dei lettori, ma questa è un’altra storia). Com’è possibile? E’ tutto finto – dalle case dei ricchi, molto impoveriti, tutte stupende, ai personaggi improponibili, alla stessa Scicli, che pare una città sospesa fra gli anni Cinquanta e i nostri giorni – eppure il realismo della storia non viene sfiorato, è inossidabile, come la giustizia senza legge.
Che cosa regala tanto credito alla storia? Non ha né capo né coda con il mondo d’oggi, e riesce ad affascinarti, incuriosirti, sedurti. Perché? La scenografia, forse. Le case dei ricchi-poveri, aristocratiche e un po’ decrepite, arredati con mobili vintage, trasferiscono il presente nel passato recente, come fosse il tassello di un puzzle. Con levità e destrezza. Un’operazione che “smonta” la realtà, senza cancellarla, mantenendone il profumo.
Può questo marchingegno cinematografico giustificare le assoluzioni del commissario Montalbano, che al nostro tempo appartiene ed appare indissolubilmente legato, di mantenere integro il diritto, umanissimo, di giudicare il prossimo fino a perdonarlo, e tradire la giustizia che dovrebbe servire, sempre e comunque, al punto da rendere plausibile il tradimento nell’integerrimo persecutore di malandrini e un uomo di legge?
Nella realtà Salvo Montalbano finirebbe sotto processo, gli verrebbe addebitato di trattare con la mafia, gli impostori, i delinquenti. Sarebbe un complice. Da mandare sul banco degli imputati prima, e in galera dopo. Ma sarebbe come giustiziare un uomo dabbene. Per questa ragione –l‘alternativa è opaca – la fiction del Commissario, senza capo né coda, ci interroga, come fosse un imperativo kantiano.
Salvatore Parlagreco
 
 

L'Indipendente di Sicilia, 3.5.2015
Vita & Libri. L’autobiografia di Nino Frassica. Da Pirandello a Camilleri la fenomenologia di un artista eclettico e autentico

L’autobiografia di Nino Frassica è un esempio di come il vero, il falso ed il verosimile possono intrecciarsi, intersecarsi e diventare una nuova chiave di lettura dell’esistenza. [...] Nella dimensione artistica di Frassica, sia quando interpreta il famoso maresciallo Cecchini nella popolare serie tv Don Matteo, sia quando interpreta un maresciallo nel cinema impegnato del regista Rocco Mortelliti (ricordiamo il bel film La scomparsa di Patò, tratto dall’omonimo libro di Andrea Camilleri), vi traspaiono le sue letture di Pirandello, di Sciascia, di Brancati, di Camilleri. E la grande tradizione del teatro catanese, l’indimenticabile Turi Ferro. Frassica (messinese) così come Camilleri (agrigentino) attingendo anche alla cultura popolare siciliana reinventa il linguaggio. Frassica che chiama Camilleri “il maestro”, è anch’egli un camilleriano sui generis, che ha costruito un bel sodalizio con un camilleriano doc quale il regista Mortelliti, che presto dovrebbe dar vita ad un altro film tratto dal romanzo dello scrittore di Porto Empedocle, “Il casellante”. [...]
Salvo Fallica
 
 

Fondazione INDA, 4.5.2015
Quando Girotti ebbe una crisi di panico e non andò in scena
Intervista ad Andrea Camilleri

Uomo di teatro ancor prima che narratore, Andrea Camilleri ha sempre detto di aver rinunciato alla regia soltanto per ragioni di età perché il teatro stanca molto di più che lo scrittoio. Ma non ha mai abbandonato o dimenticato il suo primo e grande amore al quale torna spesso, quantomeno come lettore. E lettore anche dei testi classici. La sua frequentazione con il teatro antico è assidua.
Qual è il suo rapporto con il teatro classico?
Come messa in scena di teatro classico, ho prima di tutto inscenato la traduzione siciliana di Pirandello del Ciclope di Euripide nei teatri greci, romani e siciliani in diverse versioni.
Ha anche messo in scena due volte Edipo re dandone un allestimento che fu fonte di polemiche. Come andarono le cose?
Per quello che invece riguarda la prima messa in scena dell’Edipo Re, vorrei chiarire che si trattava di uno spettacolo assolutamente sperimentale, basato esclusivamente su sei parole greche tratte dall’Edipo, che secondo me rappresentavano le sei parole nodali della tragedia. In realtà lo spettacolo tendeva, attraverso esercizi di assoluta concentrazione e con l’aiuto di specialisti, a far scaturire, far venire alla luce, i complessi personali dei singoli attori che vi partecipavano e il tentativo di trasportare in finzione scenica il primigenio impulso psicanalitico. Lo spettacolo era talmente sperimentale che non invitai la critica e il pubblico era scelto da me come invitato. Lo spettacolo si replicò per dodici volte e aveva una durata variabile a seconda della rispondenza che quella sera gli attori avevano in rapporto con i compagni di scena e in rapporto con se stessi. La seconda volta si è trattato di una parodia da me scritta dell’Edipo, tutta in chiave politica ed era una satira berlusconiana. Mai pubblicata, è stata rappresentata una sola in un teatro romano per inviti.
Lei ha detto in passato di essere stato al teatro greco di Siracusa per le Rappresentazioni classiche non meno di vent’anni fa. Quali spettacoli ricorda con maggiore favore?
Ho assistito a tanti spettacoli a Siracusa, elencarli sarebbe inutile. Voglio dire però che il mio primo contatto con il teatro è stato in qualità di primo assistente di Orazio Costa che metteva in scena al teatro greco di Siracusa Ippolito di Euripide con Gianni Santuccio, Massimo Girotti ed Elena Zareschi. Esperienza naturalmente per me indimenticabile.
In un suo romanzo, Il colore del sole, lei ambienta nel 2004 un suo incontro al teatro greco durante uno spettacolo classico. Era solo finzione, ma perché pensò proprio alla cavea siracusana?
Siccome dovevo inventarmi un’occasione siciliana dove fossero presenti una gran quantità di persone, mi venne quasi naturale pensare ad uno spettacolo del teatro greco di Siracusa. E’ un ricordo appunto della mia partecipazione allo spettacolo di Costa, dove capitò che Massimo Girotti ebbe una crisi di panico che quasi gli impedì di entrare in scena. Girotti, recitando alla luce del giorno, ebbe modo di vedere il teatro gremito con gli occhi degli spettatori fissi sulla scena, cosa che prima non gli era mai accaduta avendo sempre recitato o al chiuso oppure in spettacoli all’aperto serali. Questo gli provocò un attacco di panico assoluto.
Quali tragedie greche ama di più e perché?
Ho studiato a fondo tutte le tragedie greche, se dovessi esprimere delle preferenze sceglierei I Sette a Tebe, Il Ciclope, Elena sempre di Euripide e Edipo Re di Sofocle. Sono opere tra di loro diversissime ma che in un modo o nell’altro continuano a suscitare sentimenti nuovi ogni volta che ho l’occasione di ricordarle.
Come giudica il ricorrente adattamento alla nostra epoca e ai nostri temi che fanno gran parte dei registi delle tragedie greche? Secondo lei dovrebbero conservare lo spirito del loro tempo o acquisire il nostro?
E’ una domanda che presuppone una risposta molto complessa e lunga. Certe volte i registi sentono il bisogno di aggiornare in qualche modo la tragedia. Ma quasi sempre si tratta di un aggiornamento del tutto esteriore, basato soprattutto sulla scenografia e sui costumi. In realtà la tragedia greca è sempre contemporanea, ed è proprio dall’interno delle battute che la compongono che può essere fatta un’opera di modernizzazione, non certo un travestimento d’occasione.
Come modello umano lei è senz’altro portato a preferire Amleto ad Oreste. Il dubbio è uno dei suoi paradigmi. Questo significa che a un Eschilo preferisce Shakespeare e che tra teatro antico ed elisabettiano sceglie questo?
Certo che tra Amleto ed Oreste le mie personali preferenze vanno ad Amleto, ma ciò non toglie che siano due cose totalmente diverse. Shakespeare ha immesso all’interno delle sue tragedie la sua contemporaneità come avevano fatto Eschilo, Sofocle ed Euripide; solo che i modi teatrali di Shakespeare hanno una maggiore possibilità di esplicazione psicologica che non era contemplata nella natura stessa della tragedia greca.
Gianni Bonina
 
 

Mediapolitika, 4.5.2015
Libri – Il giallo siciliano per eccellenza

LIBRI – Un libro che ha i suoi anni, ma in cui si riscontra sempre un certo gusto a leggerlo e’ certamente Il Ladro di merendine di Andrea Camilleri.
Questo e’ il terzo libro dell’autore dedicato al commissario Montalbano e proprio qui, finalmente iniziamo ad intravedere anche delle pagine dedicate ala vita privata del commissario, che ci spingono ad apprezzarlo non solo per il suo lavoro, ma anche per la sua umanita’. Si scoprono, infatti, lati del suo carattere finora sconosciuti – quale una certa bonta’ d’animo nei confronti degli indifesi – e si capisce meglio il suo rapporto con l’eterna fidanzata Livia.
La storia e’ ambientata a meta’ degli anni Novanta nel paesino (immaginario) siciliano di Vigata, dove nella notte un peschereccio di Mazara del Vallo, il “Santopadre”, viene intercettato e mitragliato, apparentemente in acque internazionali, da una motovedetta tunisina. I colpi esplosi uccidono un marinaio tunisino che si trovava a bordo dell’imbarcazione italiana. Sempre nella stessa giornata avviene l’assassinio del commerciante Aurelio Lapecora, accoltellato in un ascensore e la misteriosa scomparsa di Karima Moussa, una bellissima donna delle pulizie tunisina. Nonostante i delitti, ill tema principale di questo volume e’ chiaramente l’immigrazione.
Cio’ che rende forse difficile la lettura di questo giallo e’ l’uso del dialetto siciliano e l’ironia preponderante. Non mi stupirei se i lettori andassero a cercare il significato di alcuni vocaboli siciliani sul internet.
Sicuramente fra i personaggi piu’ belli c’e’ il bambino Francois, il famoso ladro di merendine! E’ proprio questo piccolo monella che riesce a far intravedere il lato materno di Livia, mentre inizialmente il commissario sembra non averne uno, anche se tutto puo’ cambiare.
Un altro personaggio stupendo e’ quello di Clementina Vasile Cozzo, una settantenne sulla sedia a rotelle, ex maestra elementare e dirimpettaia dello “scagno” del defunto Lapecora. Montalbano entra subito in sintonia con il suo modo di pensare e ritrova in lei la madre perduta. Certamente la simpatia nei confronti della signora e’ dovuta ala di lei coscienza civica, ma sopratutto per l’ottima competenza in fatto di cucina che il commissario apprezza sempre. Molto divertenti sono anche le discussioni tra Montalbano e Catarella.
Come tutti i libri di Camilleri, si legge benissimo e sicuramente e’ consigliato agli appassionati del genere.
Arianna Catti De Gasperi
 
 

Il Sole 24 Ore, 5.5.2015
Sulla Domenica del Sole 24 Ore tornano i racconti d’autore. Inizia Camilleri
I «RACCONTI D'AUTORE» saranno in edicola con Il Sole 24 ORE ogni domenica, e solo di domenica, a 0,50 Euro oltre al prezzo del quotidiano. Prima uscita il 10 maggio con “Il medaglione” di Andrea Camilleri.

Quanti al giorno d'oggi, con i ritmi di vita che abbiamo, sono appassionati di letteratura ma lamentano purtroppo di non avere tempo per leggere?
A loro ha pensato Il Sole 24 Ore, realizzando una nuova iniziativa che raccoglie l'eredità della collana dei “Racconti d'Autore” pubblicata nel 2011 e che ritorna in edicola con Il Sole 24 Ore - Domenica sempre con il medesimo obiettivo: offrire il piacere della grande letteratura in versione “short”.
Da domenica 10 maggio – e solo di domenica - in edicola con il quotidiano i “RACCONTI D'AUTORE”, le opere dei grandi maestri della letteratura che si sono cimentati nell'affascinante prova del racconto. Si parte con la penna del maestro Andrea Camilleri, e il suo racconto “Il medaglione”.
Raccontare bene è un'arte e il racconto è infatti un genere nobilissimo: difficile da scrivere, facile da leggere. Deve concentrare tutto in poche pagine, non concedere tregua, eliminare tutto ciò che è superfluo, limare fino all'osso la scrittura, ma “vibrare” continuamente dall'inizio alla fine. È in quest'ottica che la collana del Sole 24 ORE propone grandi classici della letteratura e i migliori autori contemporanei che si sono cimentati nel genere del racconto.
Una raccolta quindi di opere brevi di elevato valore letterario a cinquanta centesimi l'una, per avvicinare alla grande letteratura anche i non lettori, attraverso la forma più accessibile del racconto di alta qualità.
Andrea Camilleri, Joe Lansdale, Gianrico Carofiglio, Massimo Carlotto, Herman Melville, Conan Doyle, Jorge Luis Borges, solo alcuni dei grandi maestri che hanno fatto scuola, venduto milioni di copie e ottenuto un vastissimo seguito. Grandi autori che hanno creato personaggi e atmosfere, divenendo casi letterari e ispirando trasposizioni spesso cinematografiche di successo.
Di questi e altri maestri Il Sole 24 Ore intende proporre ai lettori una serie di agili racconti, che possano essere letti in poco meno di un'ora e che possano rappresentare un momento di intelligente evasione, da scoprire settimana dopo settimana, pagina dopo pagina; e allo stesso tempo offrire una collana ricercata e di pregio, per arricchire la propria biblioteca. Completano l'opera anche l'attenzione che Il Sole 24 Ore ha dedicato al formato tascabile e alle copertine moderne e accattivanti, che aspetteranno il lettore in edicola ogni domenica, per un'ora di svago di alto livello letterario.
Per festeggiare la partenza della collana non si poteva non scegliere il maestro del giallo italiano Andrea Camilleri, e il suo “Il medaglione” sarà il primo volume della collana, in edicola dal 10 maggio. La collana proseguirà poi domenica 10 maggio con Joe Lansdale e il suo “Fatti relativi al ritrovamento di un paginone di nudo in un romanzo Harmony”, per poi avere il 24 maggio “Il ballo”, di Irene Némirovsky e il 31 maggio Gianrico Carofiglio. E molti altri autori proseguiranno nei mesi successivi.
 
 

TvZap, 5.5.2015
Il commissario Montalbano, per il quinto appuntamento è ‘Il gioco delle tre carte’
Le repliche della fiction con Luca Zingaretti tornano venerdì 8 maggio sempre in prima serata su Rai1
[La trasmissione è stata poi anticipata a giovedì 7 maggio, NdCFC]

Imbattibile negli ascolti come sempre, Il Commissario Montalbano è pronto a tornare per il quinto film tv di questa rassegna La primavera di Montalbano, che fa pregustare ai telespettatori il ritorno di Luca Zingaretti con nuovi episodi inediti: venerdì 8 maggio alle 21.15 su Rai1 tocca a Il gioco delle tre carte.
[...]
 
 

Rai Media, 6.5.2015
Il Commissario Montalbano compie 16 anni (e non li dimostra)


Foto dal set della decima stagione, in onda su Rai Uno nel 2016

E fu così che accendendo la tv la sera del 6 maggio 1999 il pubblico italiano si trovò davanti ad uno strano commissario, arguto, indolente, con un marcato accento siciliano ed una determinazione pignola e implacabile nel condurre intricate indagini di provincia in una Sicilia abbagliante, bellissima e misteriosa. Era la prima puntata di una delle serie destinate ad entrare nella storia della tv: Il commissario Montalbano.
Tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, e interpretata magistralmente da Luca Zingaretti, la serie ha conquistato nel tempo il favore di pubblico e critica, oltre ad inanellare una serie numeri invidiabili: i 26 episodi delle 9 serie girate finora hanno avuto ben 150 passaggi sugli schermi Rai, un successo che non teme rivali né repliche, anzi, fa segnare record curiosi, come nel caso dell’episodio La gita a Tindari, della 3a serie, che è stato seguito da più telespettatori in replica che nella prima tv (8,2 milioni nella riproposizione del 2013, contro i 7 milioni della prima TV datata 2001). Aspettando la 10, attesa stagione, ecco una serie di curiosità sulla serie.
Montalbano (quello vero) sono
A Porto Empedocle c'è una statua bronzea di un uomo baffuto di mezza età, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello. E’ il Commissario Salvo Montalbano come viene descritto da Camilleri nei suoi libri. Effettivamente è un po' diverso, lo spiega lo stesso Camilleri: "Il mio commissario è meno aitante, meno scattante, ha reazioni diverse, non è così giovane, ma il modo di ragionare è simile. Nella sostanza, il commissario della fiction rispecchia perfettamente il Salvo Montalbano letterario. 'U ciriveddu ci camina' a tutti e due allo stesso modo".
Topalbano sono
I fumettisti Giorgio Cavazzano e Francesco Artibani hanno realizzato un’avventura davvero speciale del commissario Montalbano, che per l'occasione è diventato Topalbano ed è stato protagonista della avventura "Topolino e la promessa del gatto”, apparsa sul numero 2994 di Topolino.
Montalbano Maps
La bellissima Vigata al centro dei libri e della serie tv non esiste, è in realtà Porto Empedocle, città natale di Camilleri in provincia di Agrigento. Le riprese della fiction sono state effettuate nel ragusano, chi vuole vedere il commissariato deve andare a Scicli, mentre la bellissima casa di Montalbano è a Punta Secca.
Camilleri racconta Montalbano
I 4 episodi della 9a serie, nel 2013, sono stati introdotti da Andrea Camilleri, che con la sua voce inconfondibile ha accompagnato i telespettatori nella comprensione delle storie, raccontando delle circostanze in cui sono nate, le piccole o grandi differenze tra i libri e la loro trasposizione televisiva, fino alla spiegazione dei titoli e di alcuni dettagli delle location.
Montalbano nel mondo
La serie, oltre a essere stata trasmessa da Rai International, è stata un grande successo internazionale. E'stata trasmessa da moltissime televisioni all'estero, nel dettaglio: Argentina (El comisario Montalbano), Australia (Inspector Montalbano), Austria (Commissario Montalbano), Bulgaria (Komisar Montalbano), Danimarca (Kommissær Montalbano), Finlandia (Komisario Montalbano), Francia (Commissaire Montalbano), Germania, (Kommissar Montalbano), Lituania (Komsaras Montalbanas), Polonia (Komisarz Montalbano), Repubblica Ceca (Komisar Montalbano), in Inghilterra (Inspector Montalbano), Romania (Comisarul Montalbano), Russia (Komissar Montal'bano), Spagna (El Comisario Montalbano), negli USA (Detective Montalbano), in Svezia (Kommissarie Montalbano) e in Ungheria (Montalbano felügyelõ).
 
 

Giornale Siracusa, 6.5.2015
Il commissario Montalbano, al via le riprese a Noto
Luca Zingaretti ed il resto della troupe a Noto per girare le scene relative ad uno dei due nuovi inediti episodi del 2015

News Siracusa: come ampiamente preannunciato sono partite, tra le province di Ragusa e Siracusa, le riprese dei nuovi episodi della fortunata serie televisiva “Il Commissario Montalbano”.
Il regista Alberto Sironi, lo scenografo Luciano Ricceri e la Palomar, casa produttrice della fortunata fiction, in cerca di nuove location hanno infatti scelto la città di Noto per le riprese di alcune scene dei nuovi episodi. Nello specifico i siti scelti sono: palazzo Ducezio, La loggia del Mercato, il bar Amarcord ed uno degli splendidi palazzi del settecento.
Ed ecco che da oggi e per tutta la settimana, Luca Zingaretti ed il resto della troupe saranno a Noto per girare le scene relative ad uno dei due nuovi inediti episodi di questo 2015, per le quali sono state coinvolte anche alcune comparse locali.
Il primo cittadino di Noto, Corrado Bonfanti, nel ringraziare il produttore della fortunata serie TV, Piero Degli Esposti che ha scelto la città di Noto per qualche ripresa, ha già condiviso sul proprio profilo Facebook alcune foto con il protagonista.
Guendalina Giusto
 
 

Siracusa News.it, 6.5.2015
Noto, Ciak si gira, iniziate le riprese della nuova serie Tv dedicata al commissario Montalbano


(Nella foto, Luca Zingaretti e Corrado Bonfanti)

Sono iniziate questa mattina le riprese cinematografiche per la prossima serie della famosa fiction Tv "Il commissario Montalbano". Questa mattina, la Loggia del Mercato di via Rocco Pirri, è diventata la location per le indagini di Salvo Montalbano, vale a dire di Luca Zingaretti.
Con l'attore, si è intrattenuto qualche minuto il sindaco di Noto Corrado Bonfanti, uno degli strenui difensori del futuro della serie, che la produzione (la Palomar di Carlo Degli Esposti), sembrava pronta a spostare in un'altra regione del Sud d'Italia.
Bonfanti che ha condiviso sulla propria pagina Facebook alcuni scatti con Zingaretti, salutando e ringraziando Fabio Granata e Carlo Degli Esposti. Ecco il suo messaggio:
"Siamo partiti. In questo momento mi sento di ringraziare di vero cuore Carlo Degli Esposti, patron della Palomar per l'amicizia dimostratami. Un ringraziamento particolare all'amico Fabio Granata per avere ideato e condiviso con me un progetto ancora più interessante che, se realizzato, sarà bellissimo".
 
 

La Provincia di Cremona, 6.5.2015
Situazioni intricate e misteriose
Una nuova avventura per l'amato e fascinoso Montalbano
'La giostra degli scambi' di Andrea Camilleri, Sellerio, 271 pagine, € 14

Torna Camilleri con il libro “La giostra degli scambi” e una nuova avventura per l'amato e fascinoso commissario Montalbano
Torna l'appuntamento con il commissario siciliano più famoso della letteratura e con la penna del grande Camilleri: un'ulteriore occasione per ammirare lo stile di Montalbano, la sua personalità e la sua capacità di seguire, con passione e in modo diretto, lo svolgersi degli eventi.
Una giornata “no”
Tutto ha inizio durante una giornata piuttosto complicata per il commissario, in cui tutto sembra andare per il verso storto seguendo una sorta di “gioco delle parti”.
Oltre a trovarsi coinvolto in una rissa sulla spiaggia durante la quale viene scambiato per uno degli aggressori, si trova a dover affrontare un problema con Adelina che, a sua volta, scambia un uomo innocente per un ladro e lo colpisce addirittura con una padella.
Strani rapimenti...
In questo scenario così movimentato, Salvo deve affrontare il caso di una giovane donna di 30 anni che, dopo essere stata assalita e narcotizzata, è stata tenuta in sequestro solo per qualche ora e poi rilasciata.
La ragazza non è, però, l'unica vittima di questa strana situazione, perché dopo qualche giorno accade lo stesso alla nipote di Enzo, un uomo che Montalbano conosce bene: è, infatti, il proprietario della trattoria dove si reca per gustare le sue squisitezze.
E' una situazione intrigata e misteriosa, riguardo alla quale non sembrano esserci molti spunti su cui indagare, tranne il fatto che, però, le due donne hanno in comune non soltanto l'età, ma anche il fatto che entrambe lavorano in banca.
Il mistero si infittisce
Ad una situazione che sembra già abbastanza complicata si vanno, però, ad aggiungere altri avvenimenti: un incendio doloso del negozio di un uomo, Di Carlo, che, però, è sparito dalla circolazione e così come la sua fidanzata, un altro sequestro-lampo che ha come vittima un'altra donna di 30 anni che lavora in banca e, come se questo non bastasse, il ritrovamento di un cadavere.
Per Montalbano c'è davvero molta carne al fuoco e dovrà mettere al servizio delle indagini tutta la sua proverbiale abilità per arrivare alla soluzione, che, come sempre, non è mai quella che sembra più immediata...
 
 

7.5.2015
Ad Andrea Camilleri il "Premio Gogol’" per il 2015

L’Associazione culturale “Premio N. Gogol’ in Italia” comunica che la Giuria Internazionale ha deciso di insignire Andrea Camilleri del Premio Gogol’ per il 2015. La motivazione, in conformità con lo Statuto del Premio, è la seguente:
Il Premio viene assegnato per l’essenziale contributo all’arte della parola, per la fedeltà alle migliori tradizioni internazionali del genere poliziesco classico e per la devozione verso i maestri della letteratura. Tra questi lo scrittore italiano pone Nikolaj Gogol’, della cui novella “Il naso” ha creato una brillante trasposizione a pro della nuova generazione di lettori italiani.
La cerimonia di premiazione avrà luogo a Villa Medici (Roma) il 15 maggio 2015, alle ore 17.30. Probabile la partecipazione di Andrea Camilleri.
Il “Premio N. Gogol’ in Italia” è un’iniziativa culturale russa istituita a Roma nel 2009, per il bicentenario della nascita di uno scrittore che trascorse nella Città eterna circa sei anni e qui compose il suo capolavoro, “Le anime morte”. Gogol’ amava l’Italia come una seconda patria. Grazie a lui, l’Europa cominciò a conoscere la grande letteratura russa del XIX secolo (Puškin, Dostoevskij, Tolstoj, Cechov e tanti altri). Proprio per questa ragione abbiamo fondato a Roma l’Associazione culturale “Premio N. Gogol’ in Italia”, considerando con buona ragione il nome di Gogol’ come un originale emblema dell’ampio dialogo culturale e umanistico tra Russia ed Europa.
 
 

Sky Arte HD, 7.5.2015
Art today
Viaggio nella letteratura. Con Stefano Accorsi
Le parole che restano
Lunedì 11 maggio – ore 21:10
[Poiché l'intervista ad Andrea Camilleri non è stata registrata, la relativa puntata è stata cancellata, NdCFC - 5.7.2015]

Ci sono incontri che cambiano la vita. Con persone, certo, ma anche personaggi: quelli nei libri, la cui storia – e lettura – lascia un segno profondo nelle nostre coscienze.
A partire dall’11 maggio, ogni lunedì in prima visione su Sky Arte HD andrà in onda in prima visione il racconto di 9 incontri eccellenti, che vedono protagonisti altrettanti personaggi della scena culturale italiana e il libro che più li ha cambiati.
A condurci nella scoperta de Le parole che restano, come recita il titolo di questo nuovo programma, ci sarà un altro esponente di primo piano del Bel Paese: Stefano Accorsi, che intervisterà ciascun ospite perché racconti anche al pubblico la propria esperienza intellettuale.
Accorsi porterà gli spettatori a conoscenza di tutti gli aspetti del momento in cui i protagonisti hanno letto quelle pagine, delle emozioni che hanno regalato e dell’insegnamento che ne hanno tratto. Alcuni racconteranno in che modo il libro prescelto ha dato voce ad aspetti nascosti nel proprio inconscio, svelando verità insospettabili, arrivando ad avere un ruolo attivo nella loro vita, per esempio spronandoli in momenti di crisi o fortificandoli.
Tutti, classici o contemporanei, bestseller o meno noti, sono libri che si presentano nel momento giusto e, proprio come una persona, sono in gradi stregare con un colpo di fulmine o conquistare con un lento processo di fascinazione.
Nell’attesa di conoscere tutti i dettagli di questi eccezionali incontri, vi anticipiamo i protagonisti delle nove puntate – sia letterari sia in carne e ossa. Tra gli ospiti, l’imprenditore Oscar Farinetti parlerà de La malora di Beppe Fenoglio, mentre l’artista Mimmo Paladino rispolvera per l’occasione il poco conosciuto titolo di Giambattista Basile, Lo Cunto de li Cunti. Giulia Maria Crespi svelerà il significato che ha avuto per lei Il cantico delle creature di San Francesco e Paolo Virzì snocciolerà la sua esperienza nella lettura di Pinocchio di Carlo Collodi.
Insieme a Ferruccio De Bortoli, Paolo Fresu, Andrea Camilleri, Mario Martone e Carmen Consoli, tutti ci accompagneranno in un viaggio attraverso l’Italia, saltando di libro in libro e di regione in regione.
 
 

Corriere della Sera, 7.5.2015
In libreria
Da Sciascia a oggi: un volume celebrativo

La collana «Memoria» dell'editore Sellerio raggiunge il numero 1.000: gli inconfondibili volumetti «blu» della collana di diletto a misura di tasca, 12 per 17 centimetri, differenti però per carta e grafica dagli altri tascabili del consumo di massa, battezzati da Leonardo Sciascia e proprio dallo scrittore siciliano inaugurati nel 1979 con il suo Dalle parti degli infedeli, festeggiano il traguardo dedicando il millesimo titolo a Elvira Sellerio, scomparsa il 3 agosto 2010. Nel volume 1.000, in libreria da oggi, La memoria di Elvira (pp. 288, e 10), molti autori della casa editrice ricordano la coraggiosa e visionaria editrice palermitana offrendone delicati ritratti personali. Il volume (che sarà presentato al Salone del libro di Torino sabato 16, in Sala Rossa alle 19.30 con Serena Dandini) si apre con Elvira e io di Andrea Camilleri, e prosegue con tanti talenti scoperti o riscoperti da Sellerio proprio nella «blu»: la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett, con il racconto La prima cena di cui pubblichiamo in questa pagina un estratto, e poi racconti e memorie di firme come Francesco Recami, Luciano Canfora, Daria Galateria, Santo Piazzese, Masolino D'Amico, Giuseppe Scaraffia, Antonino Buttitta, Francesco M. Cataluccio e altri. Sono tanti, ma è una minima parte dei numerosi autori - italiani e stranieri, con nomi come Tabucchi, Bolaño, Bufalino, Atzeni, Vázquez Montalbán, Consolo, o classici come Dostoevskij, Kipling, Wilde, Trollope - usciti nella collana «Memoria». E nella memoria rimasti, quella dei lettori e quella della cultura.
Ida Bozzi
 
 

Gazzetta di Parma, 7.5.2015
E il commissario Montalbano scopre il poeta Bertolucci

E' il personaggio di fantasia oggi più conosciuto ed amato dagli italiani, anche attraverso le ripetute (e seguitissime) serie televisive che hanno per protagonista Luca Zingaretti.
Il commissario Salvo Montalbano, "sbirro" siciliano frutto di una felicissima intuizione di Andrea Camilleri lunga ormai 20 anni, condisce sempre di più le sue indagini con riflessioni sull'età che avanza. E nell'ultimo romanzo della serie ("La giostra degli scambi", edito come sempre da Sellerio), la riflessione si accompagna ad un delicatissimo omaggio al poeta parmigiano Attilio Bertolucci.
Montalbano, infatti, ha scoperto nella compagna Livia la prima ruga ed il primo filo bianco fra i capelli. E questo - scrive Camilleri - lo rimanda "ai versi di quel poeta che amava":
Come pesa la neve su questi rami.
Come pesano gli anni sulle spalle che ami.
(...)
Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Sono versi tratti da "La neve": una poesia degli anni '50 che rientra nella raccolta "Lettera da casa".
E così, dopo avere seguito l'ennesima indagine di Montalbano, Camilleri ci lascia con la voglia di leggere - o rileggere - questo grande poeta parmigiano, e quello splendido Meridiano che Mondadori gli dedicò ormai 18 anni fa.
 
 

AgrigentoNotizie, 7.5.2015
Porto Empedocle, al via la "Fiera delle associazioni: un libro alla volta"
Presso Auditorium San Gerlando

Al via venerdì 8 maggio la "Fiera delle Associazioni – Un libro alla volta", organizzata a Porto Empedocle dall’associazione culturale "Oltre Vigata" presso l’auditorium San Gerlando.
[...]
Domenica mattina passeggiata nel Centro Storico di Porto Empedocle sulle orme del Commissario Montalbano anticipando l’ambizioso progetto dell’associazione “Percorsi d’inchiostro”. Spiega il presidente di Oltre Vigata Danilo Verruso: “Si tratta di un percorso che vorremmo realizzare quando il recupero del Centro Storico alle spalle della via Roma sarà completato e sarà ricostruito lo scenario descritto nelle opere dei nostri autori a partire da Pirandello e Camilleri, inizierà dalla Torre Carlo V con la lettura di alcuni brani de “La Strage Dimenticata”di Andrea Camilleri e si concluderà all’auditorium”.
[...]
 
 

ANSA, 8.5.2015
Teatro: Camilleri, progetto Ovadia a Siracusa ha alto valore

Siracusa. «In questo nuovo progetto Ovadia si spinge oltre il senso di una semplice traduzione nel tentativo di ricondurre alle radici primordiali la tragedia attraverso l'utilizzo del dialetto». Con queste parole Andrea Camilleri ha salutato il progetto di Moni Ovadia regista de Le Supplici di Eschilo in cartellone quest'anno per il 51 esimo ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa. «Illustri sono le precedenti contemporanee traduzioni di tragedie che precedono questa notevole operazione - ha aggiunto - Si pensi ad esempio al Ciclople di Euripide tradotto da Pirandello, per citarne uno solo. Allo stesso tempo il regista intende dimostrare la contemporaneità di questo senso universale adoperando il greco moderno. Operazione che, per quanto mi riguarda, ha un altissimo valore non solo teatrale ma anche letterario».
 
 

Il Venerdì, 8.5.2015
La “sua” casa editrice le rende omaggio con un volume a ventitré voci. Da Camilleri a canfora, a Giménez-Bartlett e quel dry Martini…
Ricordando Elvira Sellerio. Genio dei libri (e dei cocktail)
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Valentina Della Seta
 
 

International Business Time Italia, 8.5.2015
Ascolti tv 7 Maggio: Il segreto supera Montalbano, bene Le Iene-Servizio Pubblico
Dati auditel: la soap opera riesce a superare Il commissario Montalbano

Dati auditel e ascolti tv di ieri giovedì 7 Maggio 2015. La soap opera di Canale 5 Il segreto a sorpresa batte la fiction campione di ascolti, anche in replica, Il commissario Montalbano. Bene le Iene su Italia 1. Vediamo nel dettaglio i dati auditel per la prima serata di ieri, con share e telespettatori, canale per canale. Il segreto su Canale 5 ha conquistato ben 4 milioni e mezzo di spettatori con share del 17,98%.
Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, su Rai 1 in replica ha intrattenuto quasi 4 milioni di spettatori con share del 15,33%.
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Paola Gioia
 
 

AgrigentoNotizie, 8.5.2015
Il Commissario Montalbano, trama puntata del 15 Maggio su Rai Uno: La vampa d’agosto

Il Commissario Montalbano torna con un nuovo episodio venerdì 15 Maggio 2015, ore 21.15 su Rai Uno. Sesto e ultimo appuntamento con La Primavera di Montalbano, il ciclo di repliche della serie cult di Rai Uno, interpretata da Luca Zingaretti e tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, che accompagna l’attesa dei nuovi episodi di Montalbano previsti per il 2016. Dopo Il Gatto e il Cardellino, Giro di boa, Par condicio, La pazienza del ragno e Il gioco delle tre carte è la volta de La vampa d’agosto (2008). Con questo episodio si conclude il ciclo di repliche La Primavera di Montalbano.
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La Stampa - tuttoLibri, 9.5.2015
Il compleanno in casa Sellerio
Mille fiori blu per Elvira
Il traguardo della collana inventata dalla Signora in collaborazione con Sciascia, un catalogo di scoperte e riscoperte, da Bufalino a Tabucchi, da Fontana a Malvaldi

Nell’autunno del 1979 uscì “Dalle parti degli infedeli” di Leonardo Sciascia, primo numero della “Memoria” di Sellerio. Una collana dalla fisionomia molto forte, (la grafica con copertina blu, immagine piccola al centro, fu ideata da Enzo Sellerio) che oggi ha raggiunto quota mille, con grandi scrittori, riscoperte, gialli sdoganati dal ruolo di letteratura minore, classici del mondo antico, resoconti della Conquista spagnola, romanzi della Russia anni Ottanta, pamphlet, mémoires… Decine le firme in catalogo, da Bufalino a Tabucchi, da Bolaño ai due ultimi Campiello, Molesini e Fontana, da Lucarelli a Malvaldi. E il fenomeno Camilleri che con oltre 40 romanzi ha venduto 20 milioni di copie. Per festeggiare il compleanno dei 1000 titoli esce un volumetto con il contributo di 23 scrittori che in questi anni hanno collaborato con Elvira Sellerio, anima, mente, motore della casa siciliana. Ne è nato un ritratto della persona e dell’editrice. Il brano di Camilleri che pubblichiamo è tratto dal volume.

Al termine della lettura del mio Digressioni su una doppia strage, Leonardo Sciascia mi disse che il libretto gli piaceva e che l'avrebbe fatto avere ad Elvira Sellerio per la pubblicazione. Aggiunse, come ripensandoci, che forse era meglio se fossimo stati insieme a portare il dattiloscritto alla Sellerio. Era il 1983. Senonché non riuscimmo, dopo diversi tentativi andati a vuoto, a trovare una data nella quale Leonardo ed io potessimo trovarci insieme a Palermo. Allora presi il coraggio a due mani, e spedii il dattiloscritto a Elvira Sellerio che d'altra parte era stata già avvertita da Leonardo. Dopo una settimana, mi chiamò al telefono, mi disse che aveva molto apprezzato il libro e che l'avrebbe pubblicato. Aggiunse anche che avrebbe gradito una mia visita in casa editrice, ove ne avessi avuto l'opportunità. L'opportunità si presentò quasi subito e così ebbi modo di conoscere la mitica signora Elvira. Devo confessare che ero molto emozionato per quell'incontro. Avevo già pubblicato un libro con un editore importante come Livio Garzanti, ma non avevo provato la stessa eccitazione che provavo ora. Perché con la pubblicazione di quel mio libretto partecipavo ad un'impresa che ai miei occhi appariva straordinaria. Cioè a dire, l'avventura di una casa editrice di altissima qualità, in Sicilia e soprattutto a quei tempi - sorta nel 1969 per volontà di Enzo Sellerio, il celebre fotografo, di Leonardo Sciascia, e di Elvira moglie di Enzo - e diventata un modello culturale.
Nel dopoguerra era stata la Einaudi a proporsi come modello, ma a quel tempo c'era da far conoscere agli italiani la civiltà europea ed extraeuropea dalla quali eravamo stati esclusi nel ventennio fascista. La Einaudi era però nata sotto il segno o il sogno, se volete, del pensiero marxista e pochi erano gli sconfinamenti dal rigido binario sul quale si muoveva. Anni dopo la Sellerio nacque sotto il segno crociano, certo, ma reso più aperto e direi più curioso dall'illuministica intelligenza di Sciascia.
L'immenso merito di Elvira è stato quello di aver saputo perseguire nel tempo quella linea-guida sino a dare alla casa editrice una sua rigorosa e riconoscibilissima fisionomia. Perché Elvira, anche se non lo dava a vedere, era donna coltissima e attenta alle cose d'Italia. Dei grandi editori leggendari italiani, Arnoldo Mondadori in testa, Elvira possedeva il fiuto. Io l'ho vista all'opera e posso testimoniare. È assai difficile da spiegare cosa sia il fiuto. È un dono naturale, come quello dei rabdomanti che sentono l'acqua sottoterra. Le bastava sfogliare le prime pagine di un dattiloscritto per «sentire» la presenza di un autore autentico. Inseguì Bufalino come un cane da tartufi sino a fargli tirare fuori dal cassetto la Diceria dell'untore. E quanti altri nomi si potrebbero fare. Mi sento confortato nel constatare che sue figlio Antonio questo fiuto l’ha ereditato.
Un'altra cosa che mi colpiva di Elvira erano i giudizi libri che aveva pubblicato e su quelli che doveva ancora pubblicare. Era sempre di una lucidità estrema, ma proprio per questo il suo vocabolario in queste occasioni sembrava farsi povero. I suoi giudizi si condensavano al massimo in una diecina di parole. Ma ogni parola aveva uno straordinario peso-massa. Niente giri di frasi, niente parole dette e non dette. Tutto diretto, chiaro, lampante. Le sue riserve erano sempre proposte con discrezione, con un sorriso sulle labbra, quasi con timidezza. Ma erano riserve così fondate che era difficile controbatterle. Impressionante la sua capacità di lettura. Parlo nel senso della profondità, dell'attenzione acuta come una lama o un raggio-laser. Vorrei ricordare un episodio personale. Quando mandai ad Elvira e ad Antonio II sorriso di Angelica, il testo era stato letto e riletto da me, da mia moglie e da Valentina, la mia collaboratrice. Nessuno di noi si era accorto di un grave errore di racconto, assai più che una svista, ma ben celato, commesso da me. L'unica ad accorgersene, e a segnalarmelo, fu Elvira. E dire che non stava più tanto bene. Elvira è stata una donna di rara generosità. Mai ostentata. Si è offerta, prima del successo, di prestarmi una grossa somma, che tra l'altro credo avrebbe dovuto racimolare, per farmi restare nella casa da dove ero stato sfrattato. Rifiutai, ma gliene sono rimasto sempre grato. La pubblicazione di La strage dimenticata segnò l'inizio di un'amicizia rara.
Andrea Camilleri
 
 

La Stampa - tuttoLibri, 9.5.2015
Ai punti. La classifica di Tuttolibri
Una giostra e una vigna senza età
Camilleri balza in vetta alla classifica con “La giostra degli scambi”

Per fortuna in classifica non comanda il Partito Unico che promuove la rottamazione - pardon: «cura il ritiro progressivo» - degli Scaduti all’anagrafe, come immagina Lidia Ravera nel suo ultimo amaro ma non disperato romanzo (Bompiani). Così il novantenne Camilleri balza in vetta e riporta il valore dei 100 punti a 12 mila copie. Ovviamente con Montalbano: e anche per lui – sottolinea Nigro nel consueto succoso risvolto – «il peso degli anni conta in positivo».
[…]
1 Camilleri
La giostra degli scambi, Sellerio
[…]
Luciano Genta
 
 

Il Mattino, 10.5.2015
L’ultimo Camilleri
Il commissario Montalbano sulla «Giostra degli scambi»
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Antonio Prestifilippo
 
 

La Repubblica, 10.5.2015
Auguri alla Signora altri mille di questi Sellerio

La Signora . In casa editrice la chiamavano tutti così. La Signora detto con pronunzia devota, dove confluiva non solo la cerimonia siciliana ma anche un rispetto profondo per la qualità dell'impresa. Non è poi frequente che un editore sia così amato, non temuto ma proprio amato, in questo caso non una padrona di azienda ma una vera padrona di casa, di libri, di idee e di affetti che si intrecciano in uno stile inimitabile.
A Elvira Sellerio è dedicato il volume numero mille della collana La memoria. E non poteva esserci iniziativa più appropriata: è sua quella collana, ancora le somiglia, tra le pochissime serie editoriali che abbiano conservato integra la fisionomia delle origini . La memoria di Elvira sarà presentato sabato prossimo al Salone del Libro di Torino, con alcuni degli amici che hanno contribuito a realizzarlo. Testimonianze che la riportano in vita senza enfasi, ma rovesciando il luogo comune di lei subalterna al genio di Sciascia o del marito Enzo Sellerio.
Coltissima, rigorosa, anche sapiente narratrice. Ma senza mai darlo a vedere. Da Andrea Camilleri ad Adriano Sofri, da Daria Galateria a Luisa Adorno, da Masolino d'Amico a Remo Ceserani, il ritratto che affiora è di una donna discreta, che sapeva scrivere ma preferiva lo facessero altri, sapeva leggere ma stemperava l'affilatezza del giudizio critico dietro cenni garbati, sapeva decidere ma dava l'impressione che si scegliesse insieme. Ognuno ha un ricordo personale, sempre molto intimo. Camilleri le è riconoscente per due cose. Per la sua generosità mai esibita, disposta a richiedere un prestito pur di evitare lo sfratto all'amico scrittore ancora sconosciuto. E anche per la sua lungimiranza. Attento ai fiori barocchi, gli disse all'inizio della sua fortuna editoriale. Va bene l'aggettivo colorato ma non esagerare. E oggi lui che nel frattempo è diventato Camilleri, e ha oltrepassato la soglia dei novant'anni, confessa che quella fu la prima e unica lezione di scrittura mai ricevuta nella vita. E ancora la ringrazia.
«Riusciva a creare bellezza intorno a sé». In attesa di conoscerla la prima volta, Luisa Adorno vide la sua stanza in casa editrice, le tende di lino stirate piatte, un tavolo antico con sopra poche edizioni preziose, «fu già come incontrare lei, presto apparsa sulla soglia dello studio». Masolino d'Amico fu colpito da una qualità che faceva tanto famiglia, avendola già riscontrata in sua madre Suso Cecchi d'Amico e nella suocera Elena Croce.
Andare al punto senza perdersi in troppi ragionamenti. E prendere istantaneamente le misure di chi si ha davanti. «Persone che danno l'impressione di sapere le cose da sempre, ti guardano dentro come se ti conoscessero nel profondo. E con loro non c'è bisogno di spiegarsi né di giustificarsi».
La paura della felicità ma ancor di più la paura dell'infelicità altrui. Sofri ne evoca le apprensioni di madre, l'indomito affetto protettivo per le sorelle e i fratelli, per i figli che cominciavano ad andare per il mondo. E che poi hanno fatto la loro parte, Olivia nella musica, Antonio in casa editrice, sempre con quella forza mite che non le sarebbe dispiaciuta.
Simonetta Fiori
 
 

La Spia, 11.5.2015
Bentornato, commissario Montalbano. Scicli torna set della fiction con Luca Zingaretti

Un incontro fra commissari.
E’ quello avvenuto a Scicli fra il commissario del Comune di Scicli, Ferdinando Trombadore, e Luca Zingaretti, alias il commissario Montalbano.
Sabato mattina il commissario straordinario del Comune ha accolto in Municipio l’attore romano, il regista Alberto Sironi e il produttore esecutivo Gianfranco Barbagallo, alla presenza del Prefetto di Ragusa, Annunziato Vardè.
Scicli torna a essere set del commissariato grazie al patrocinio che l’amministrazione comunale ha concesso alla Palomar in un’ottica di valorizzazione della città e di promozione turistica del territorio.
Grande l’entusiasmo dei turisti, fra cui alcuni spagnoli, piovuti a Scicli per conoscere i luoghi di Montalbano e trovatisi nel bel mezzo del set del loro sceneggiato preferito.
 
 

LiveSicilia, 12.5.2015
Agrigento
Camilleri sostiene Firetto: "Innovatore intelligente"
"Sostengo la candidatura di Lillo Firetto a sindaco di Agrigento perché come sindaco di Porto Empedocle si è dimostrato un accorto, intelligente, innovativo amministratore di tutti i cittadini senza distinzione politica". Parola del papà di Montalbano.

Agrigento - "Sostengo la candidatura di Lillo Firetto a sindaco di Agrigento perché come sindaco di Porto Empedocle si è dimostrato un accorto, intelligente, innovativo amministratore di tutti i cittadini senza distinzione politica". Con queste parole lo scrittore Andrea Camilleri ha voluto esprimere il suo sostegno al candidato sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. Il "creatore" del personaggio Salvo Montalbano ha sempre mantenuto i contatti col territorio in cui è nato, Porto Empedocle, la Vigata dei suoi romanzi, e dove ha frequentato il liceo classico Empedocle, cioè Agrigento, città che molti riconoscono nella Montelusa del commissario.
 
 

Quotidiano.net, 12.5.2015
La vecchiaia e Montalbano
Andrea Camilleri, La giostra degli scambi (Sellerio, 2015)

Povero commissario Montalbano. Il tempo passa, e lui è sempre più in preda alle 'vicchiaglie'. Per dire: vorrebbe mettere legge tra due litiganti? Scende con un salto sulla pilaja, si intromette ma poi finisce in caserma (dagli odiati carabinieri) con tanto di occhio nero. Ha per le mani un'indagine con due belle ragazze di mezzo, ma non subisce il loro fascino, neppure per un secondo. Poi torna a casa, a Marinella, guarda il mare limpido della notte, vorrebbe ma si nega il solito bagno, per paura dei malanni.
E soprattutto: pensa di governare la sua indagine da padrone e si ritrova invece un pupo, vittima non tanto dell'abilità dell'assassino, come altre volte era capitato, ma di una assurda giostra ('La giostra degli scambi', Sellerio, 2015) in cui lui stesso è il primo a fare confusione. Anche il lettore, stavolta, vorrebbe dirgli: occhio Montalbano, stai prendendo un abbaglio. Montalbano fuoristrada? Ma va, qualcosa, vedrete, riuscirà a inventarsi. Ma povero, in ogni caso: continua a imbarcarsi in storie sempre più sanguinose e complicate solo per il nostro diletto. Ma noi restiamo comodi in poltrona e lui invece, con l'età che avanza, fa sempre più fatica.
Perché quei 21 anni che lo separano dalla volta in cui ha scoperto la forma dell'acqua, per Montalbano lentamente ma sono passati davvero. Lui invecchia e si vede. E pensare che i suoi colleghi, protagonisti di saghe di libri e fumetti ormai longevi quanto la sua, rimangono sempre uguali, sempre giovani e forti e alcuni, (prendi Zagor o Dylan Dog) vestono addirittura allo stesso modo. Lui invece no: perde colpi, si distrae, fa le indagini a carta e penna mentre attorno a lui furoreggiano i computer e gli smartphone.
Ormai però, a far due calcoli, ha più di 60 anni. Guarda a un futuro, sia pure lontano, fatto di pace dei sensi e mangiate di pesce, non certo di azione e colpi di testa. Il colpevole è quell'insensibile di Andrea Camilleri. Che se ha cambiato idea su Fazio (nei primi libri era più anziano di Montalbano, adesso, ormai, anche nei libri è quel ragazzotto che vediamo in tv) una cosa l'ha detta e rispettata fin dall'inizio: ha deciso che il suo eroe sarebbe invecchiato e così è stato. Scelta azzeccata, certo, visto che è questo che ce lo rende sempre più simpatico.
Ma è malefico, l'autore, perché se il commissario di Vigata invecchia Camilleri invece, novello Dorian Gray, libro dopo libro ringiovanisce e trova vigore narrativo. Trasferendo le sue rughe al personaggio, cimentandosi in storie, come questa, che non prendono spunto dalla cronaca ma sono totalmente inventate. Poi, per dire: è il narratore, nella Giostra degli scambi, a governare l'indagine col lettore. Ed Montalbano, questa volta, a prendere gli abbagli. Demodè: vorrebbe controllare le agenzie di viaggi per capire chi è partito di recente per Lanzarote, ed è il novantenne Camilleri, per voce di Mimì, a irriderlo e sbeffeggiarlo: "Ma chi vuoi che vada più in agenzia viaggi? Ormai i voli si prenotano sul sito".
Fantastico: in questa storia, poi, come la precedente ormai integralmente in dialetto siciliano (anzi, camilleriano), il povero Commissario prende inedite cantonate e ineditamente tira i remi in barca, dritto, senza più coltivare i suoi ragionevoli dubbi. Sarà che non corre più, non fa cazzate, non salta i pasti, non si nega il sonno, non scopa e non litiga, neppure con Livia. Gli è rimasto solo il whisky di fine serata, sulla verandina, a ragionare sull'indagine. Tanto se deve studiare una scena del crimine non ci entra più di notte, vestito da ladro, commettendo almeno tre reati, ma preferisce farsi accompagnare direttamente dall'accusato, per farsi aprire la porta con la chiave.
Ha ancora senso correre dietro a questo rottame qui? Ha senso, eccome. Perché le vicchiaglie, a Montalbano, hanno finalmente portato giudizio. Si crede ancora dio e giudice insieme, certo. Ricostruisce le scene del crimine come fossero un film che piace a lui. E sta poi alla verità accomodarsi negli spazi che lui ha creato. Decide insomma, ancora, la vita e la morte delle persone, la loro salvezza e la perdizione, sulla base di un personale metro di giudizio che non è la legge italiana né tantomeno gli ordini del signor questore. Ma adesso sa ricredersi, guardarsi da lontano, e soprattutto la vecchiaia che avanza gli ha lasciato un buon orecchio: se la risposta, anche la più probabile, 'non sona bene', la verità, spingi e tira, dovrà far partire i suoi violini, tra gli applausi dei vigatèsi, e dei lettori innamorati.
Simone Arminio
 
 

MenteLocale.it, 12.5.2015
Petros Markaris al Salone del Libro di Torino
Titoli di coda, il nuovo romanzo dello scrittore greco chiude la Trilogia sulla Crisi. Il noir mediterraneo e la comunanza con Camilleri. L'incontro il 15 maggio
Petros Markaris sarà presente al Salone del libro di Torino, venerdì 15 maggio alle ore 18.00, presso l'Arena Piemonte, in un dialogo con lo scrittore cubano Leonardo Padura, condotto dal giornalista Piero Dorfles.

[…]
Per una coincidenza dell’editoria, l’ultimo libro di Markaris esce in coincidenza con quello di Andrea Camilleri, La giostra degli scambi, e i due scrittori, amici stimati nella vita, si trovano ora assieme nella classifica dei libri più venduti in Italia.
Molto accomuna i due autori, dalle stesse radici nel mondo del teatro e della sceneggiatura (Markaris ha collaborato per quarant’anni con Theo Angelopoulos) all’essere arrivati al romanzo giallo solo più tardi, creando, insieme a Jean-Claude Izzo per la Francia e Manuel Vázquez Montalbán per la Spagna, quel filone denominato “noir mediterraneo”, dove la cucina, il cibo e la città diventano parte integrante della storia. E molte sono anche le somiglianze tra il commissario greco e il nostro Montalbano: l’umanità, l’ironia e anche il tipo di automobile che guidano, una vecchia 131 Mirafiori per Charitos, che abbandonerà solo per una Seat Ibiza, perché i PIIGS fra loro si aiutano.
Roberta Gregori
 
 

Corriere della Sera, 14.5.2015
A fil di rete
«I delitti del Bar Lume», una tombola e il rischio di caricature

[…] Mentre la serie di Montalbano (sempre prodotta da Palomar) ha contribuito non poco a esaltare i romanzi di Andrea Camilleri, qui l’effetto rischia di essere il contrario. I libri di Marco Malvaldi ne escono un po’ penalizzati perché troppo caricaturizzati. […]
Aldo Grasso
 
 

Restate scomodi, 15/18.5.2015
Piccole e grandi storie italiane, testimonianze dei protagonisti, lontano dai facili sensazionalismi. Con Francesco Graziani e Noemi Giunta
Intervista esclusiva ad Andrea Camilleri
Andrea Camilleri ne ha per tutti. In una intervista esclusiva rilasciata a Francesco D’Ayala per Restate Scomodi. “Siamo in un momento rischiosissimo. L’Italia di oggi mi lascia molto perplesso, anche da un punto di vista politico”…

Cliccare qui per ascoltare la prima parte e recuperare il podcast (puntata del 15.5.2015)

Cliccare qui per ascoltare la seconda parte e recuperare il podcast (puntata del 18.5.2015)
 
 

Lumsanews, 15.5.2015
Lumsanews ha partecipato all'incontro tra il grande scrittore siciliano e i fan scoprendo i suoi segreti
E quelli del commissario Montalbano
A casa di Camilleri
Numero speciale, con un'intervista al Presidente del Camilleri Fans Club
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 15.5.2015
Tempo Libero
A Camilleri e Bazoli “Gogol’ in Italia”

...17.30 a Villa Medici, viale della Trinità dei Monti 1, si terrà la cerimonia di consegna del Premio internazionale Nikolaj Gogol’ in Italia, giunto alla quinta edizione. I laureati italiani di questa edizione sono lo scrittore Andrea Camilleri, il professor...
 
 

TvBlog.it, 15.5.2015
Stasera in tv, 15 maggio 2015: Montalbano, The Voice 3, Quarto Grado
Un venerdì diverso con il talent di Rai 2 che sceglie i semifinalisti.

Su RaiUno replica de Il Commissario Montalbano - La Vampa d'Agosto. In seconda serata TV7. Ma veniamo al prime time.
Durante una giornata d'agosto, Montalbano, ospite di Augello, trova nella sua villa in affitto il corpo di Rina, una ragazza scomparsa da anni.
[…]
Giorgia Iovane
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 16.5.2015
Ascolti di venerdì 15 maggio, Montalbano torna a vincere
La replica della puntata "La Vampa d'Agosto" su Rai 1 ha totalizzato uno share del 16,71%. A seguire "Le Tre Rose di Eva 3" su Canale 5, con uno share del 14,7%

Montalbano torna a vincere la partita degli ascolti del venerdì sera. Ieri, 15 maggio, la replica della puntata Il Commissario Montalbano - La Vampa d'Agosto su Rai 1 è stata vista da 4.095.000 telespettatori, con uno share 16,71%. Montalbano la scorsa settimana era andato in onda eccezionalmente di giovedì, perdendo il suo primato negli ascolti, spodestato dalla fiction spagnola Il Segreto.
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SiciliaInformazioni.com, 16.5.2015
Galeotti furono spaghetti alle vongole
Salvo Montalbano, sedotto, tradisce

Poche ore prima che “La vampa di agosto” andasse in onda su Rai Uno – il quinto episodio del ciclo La Primavera di Montalbano – Andrea Camilleri, in una intervista radiofonica aveva assicurato che il suo commissario “sta benissimo”. Continua a mangiare, “mangia bene”, aveva spiegato con una punta di rammarico, “a differenza del suo autore che non può mangiare come una volta”. Chi si aspettava luculliane mangiate del Commissario, ha dovuto accontentarsi di un piatto di spaghetti con le vongole, nient’altro. Ma avevano il profumo dell’amore, della vampa d’agosto, che l’autore vive nei suoi racconti con legittima comprensibile nostalgia.
Stavolta Salvo Montalbano commette peccati di carne, tradisce Livia, l’eterna fidanzata, ed anche la legge, in un colpo solo. Ma non la giustizia, che si affida alla legge, ma fino ad un certo punto. La “vampa d’agosto” è forse il più “terragno” dei racconti di Andrea Camilleri, trasuda sicilianità da tutti i pori, anche quando si fa “imprestare” le americanate da Hollywood. Alberto Sironi, il regista, al pari di Zingaretti, recitano il vangelo dell’autore senza prendersi alcuna libertà, anzi.
Altre volte il commissario ha “assolto” i colpevoli, che non meritavano una cattiva sorte, nella “vampa d’agosto”, si autoaccusa di un delitto, compiuto per buone ragioni, dalla donna che lo ha stregato. Usata dal commissario come esca per assicurare alla giustizia l’assassino di una sedicenne, la seducente giovane amante di Montalbano – una stupenda Serena Rossi – ammazza l’assassino della sorella che con un coltello sta per ucciderla. Legittima difesa, dunque. L’assassino è morto con il coltello in mano. Salvo Montalbano, però, racconta di essere stato lui a premere il grilletto per non coinvolgere la fanciulla. Altrimenti la ragazza avrebbe dovuto spiegare perché l’aveva lei in mano (Montalbano aveva consentito che fosse alla sua portata…).
Andrea Camilleri, dunque, aveva ben ragione a sostenere che Salvo Montalbano sta benissimo (come farà Luca Zingaretti a togliersi di dosso i panni del commissario? Montalbano s’è preso tutto, non è più solo la maschera).
“La vampa d’agosto” ha avuto successo di pubblico, come gli altri episodi, forse di più. Gli estimatori di Camilleri e del suo Commissario non sono esigenti, ed amano l’atmosfera vintage siciliana: c’è il vecchio omertoso per principio, una moglie isterica (la moglie del vice commissario), la macchietta del poliziotto perennemente rincoglionito, lo svenimento esagerato dell’uomo d’affari, “scantato” dalla presenza di un cadavere in un cassettone, il magistrato garantista per ragioni di carriera, il dirigente di polizia con le mani legate, ci sono gli appalti monopolizzati dal cognato del sindaco, il pizzo pagato alla mafia, protetta dal politico… Tutti i luoghi comuni, insomma.
E poi la storia delle due gemelle, quella uccisa e l’altra, che si vendica uccidendo l’assassino, che è monozigote e perciò vive la tragedia della sorella. Troppo, in verità. “…quel giorno, confida la vampa del commissario, ebbi prima una sensazione di soffocamento…, ho provato un senso di panico assoluto…. Ero in piedi vicino all’armadio, l’immagine che vedo sullo specchio è quella di mia sorella… Oscurità totale, ambiente buio, viscido… Brancolai nel muro, mi appoggiai al muro per non cadere…Fu allora che sentii qualcuno che stava possedendo il mio corpo. Per offendermi, umiliarlo…”.
È la confessione della sorella della vittima, non della vittima [Ma una vittima “confessa”?, NdCFC]. È lei che ha vissuto lo stupro, la sorella gemella monozigote. Salvo Montalbano la ascolta, la osserva, resiste e poi si fa sedurre. Sull’arenile di Vigata, sotto le stelle.
 
 

La Repubblica, 17.5.2015
I suoi ritratti li conservo a casa e lì ritrovo la mia innocenza

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E grazie ai suoi servizi, grazie al foto-book degli spettacoli dell'Accademia, ora mi ritrovo innocente e intraprendente com'ero nel 1991, al secondo anno del corso di recitazione, quando Andrea Camilleri mi diresse ne La Morsa di Pirandello. Tre personaggi, l'avevamo tutto per noi, Camilleri. La sua ironia mi divertiva tantissimo.
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Emma Dante
 
 

RagusaNews, 17.5.2015
Il papà di House of Cards: I Luoghi di Montalbano? Meravigliosi
Ospite di Fabio Fazio

Milano - Lo scrittore di House of Cards, Michael Dobbs, promuove la Sicilia a "Che tempo che fa" e parlando di Montalbano, dice: "E' meraviglioso! C'è il sole, bellissimo, donne meravigliose, cibo incredibile, che cosa potrei volere di meglio?"
 
 

La Repubblica, 18.5.2015
Televisione
Montalbano cambia fidanzata: Sonia Bergamasco è la nuova Livia

E' Sonia Bergamasco la nuova fidanzata del commissario Montalbano. L'attrice, attualmente fra i protagonisti della serie di RaiUno "La grande famiglia", sarà Livia, la storica compagna del personaggio interpretato da Luca Zingaretti. I produttori hanno deciso che l'attrice doveva cambiare perché quella precedente (Lina Perned, che già aveva sostituito Katharina Bohm) era straniera e andava doppiata. "L'idea - spiega la Bergamasco in un'intervista a Tv Sorrisi e Canzoni - è quella di dare maggiore profondità al rapporto tra Livia e Montalbano, finora quasi sempre 'telefonico'".
 
 

RagusaNews, 18.5.2015
Il commissariato di Montalbano torni al piano terra del Comune
Appello dell'on. Ragusa

Scicli - Dopo l’insediamento dei giorni scorsi, l’on. Orazio Ragusa inoltra una prima richiesta alla triade commissariale chiamata a gestire il Comune di Scicli dopo lo scioglimento del Consiglio. “Mi permetto – dice il parlamentare all’Ars – di avanzare una istanza, stante la necessità di velocizzare i tempi, perché i margini sono ridotti, chiedendo loro di fare un primo regalo alla città: firmare il protocollo d’intesa con la Palomar, la società di produzione della fiction tv al fine di allocare in maniera definitiva il commissariato di Montalbano nella prima stanza antistante l’ex Camera del Lavoro”.
L’on. Ragusa precisa che, in proposito, esiste una bozza di convenzione fra il Comune e la società presieduta da Carlo Degli Esposti per impegnare una stanza al pianterreno del Municipio e ripristinare il set del commissariato. “Siamo consapevoli – continua l’on. Ragusa – delle opportunità di lavoro che tale nuovo sito culturale potrebbe dare e per questo invito i componenti della triade commissariale a valutare la firma del protocollo in questione. Del resto, gli stessi componenti della triade, appena arrivati in città, si sono resi conto di quale fermento sia in grado di generare il set della fiction tv più amata dagli italiani. Ciò anche alla luce delle attività che Ragusa e Noto stanno mettendo in cantiere per valorizzare le proprie quinte sceniche come set della fiction televisiva seguita in 65 Paesi nel mondo. Quindi, una ricaduta promozionale senza precedenti”.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 19.5.2015
Civita di Bagnoregio, l'appello di Zingaretti: "Sia patrimonio Unesco". Da Napolitano a Bertolucci grandi firme per salvarla
Il ministro Franceschini: "Dobbiamo preservarla e valorizzarla". A luglio ospiterà il meeting internazionale del cinema di animazione

Un appello per salvare Civita di Bagnoregio e la Valle dei Calanchi e per ottenere il riconoscimento di patrimonio per l'umanità Unesco. A lanciarlo il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che a Roma nella sede dell'Associazione Civita, insieme ad ABC Arte Bellezza Cultura, ha promosso l'iniziativa per sottrarre la cittadina dall'assalto delle calamità, degli agenti atmosferici e dall'incuria che mettono a rischio la storia millenaria di questi luoghi. "E' uno dei posti più belli e unici al mondo che rischia però di essere dimenticato" ha detto il governatore. L'ultima frana appena due mesi fa.
Alla firma di Zingaretti si sono unite quelle di trentasei grandi personalità: l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il regista Bernardo Bertolucci, l'archeologo Andrea Carandini, artisti come Bruno Bozzetto, Fiorella Mannoia, Michelangelo Pistoletto, Ennio Morricone, Dacia Maraini, il premio Nobel Dario Fo e la nostra Oscar Francesca Lo Schiavo, insieme a Paolo Crepet, Andrea Camilleri, Eugenio Scalfari, Ettore Scola e Jannis Kounellis. "Saranno ambasciatori di Civita di Bagnoregio e danno la misura di quanta sensibilità c'è intorno a questo tema" ha detto il governatore. Da oggi l'appello è online sul sito della Regione e chiunque potrà aderire.
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TvZap, 19.5.2015
Finale di Coppa Italia il 20 maggio, tutti i cambi di palinsesto
Quando il calcio chiama, le reti si adeguano: da The Voice a Le tre rose di Eva ecco cosa è cambiato nella programmazione della settimana

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Il Commissario Montalbano, previsto questa settimana sia giovedì 21 che venerdì 22, andrà in onda solo venerdì con la replica de Il senso del tatto.
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Corriere di Ragusa, 20.5.2015
Scicli. Gli episodi in cantiere sono solo due e li vedremo su Raiuno
Il commissario Montalbano "gira" senza sosta da Noto a Sampieri: i 2 nuovi episodi della fiction sono "Un covo di vipere" e "La Piramide di Fango"
A Noto, le riprese sono state effettuate nella Loggia del Mercato di via Rocco Pirri mentre a Sampieri è stato "scomodato" un convento di suore, attiguo al porticciolo, trasformato per l´occasione in un punto di ritrovo

Da Noto a Sampieri, passando da Scicli. Continuano senza sosta le riprese per il Commissario Montalbano, la fiction targata Raiuno, campione di ascolti anche in queste ultime settimane con picchi di ascolto che superano i sei milioni di telespettatori sebbene siano solamente delle repliche. Il commissario più famoso d´Italia, interpretato da Luca Zingaretti, è stato intravisto fra le meraviglie del barocco netino la scorsa settimana e sul porticciolo di Sampieri lunedì scorso, in una giornata di pioggia che poteva precludere le riprese. A Noto, le riprese sono state effettuate nella Loggia del Mercato di via Rocco Pirri mentre a Sampieri è stato "scomodato" un convento di suore, attiguo al porticciolo, trasformato per l´occasione in un punto di ritrovo (erano visibili davanti la porta del convento numerose sedie). Zingaretti, il regista Luca Sironi e gli altri attori hanno recitato anche dentro il palazzo di Città di Scicli, incontrando per l´occasione anche il prefetto di Ragusa, Annunziato Vardè e il già commissario straordinario di Scicli Ferinando Trombadore (foto), i quali hanno augurato ogni fortuna all´intero cast di attori, tra cui figurano molte comparse del nostro territorio.
Gli episodi in cantiere sono solo due. E, anche se non ci sono state comunicazioni ufficiali, i romanzi che trasformati in episodi della serie tv, saranno "Un covo di vipere" del 2013, e "La Piramide di Fango" dello scorso anno, le uniche due opere con protagonista il Commissario Montalbano e che non hanno ancora avuto una veste televisiva.
Sembrerebbero, dunque, state superate le divergenze che, qualche mese fa, hanno acceso la polemica tra la produzione e gli enti regionali siciliani. Ma le novità non finiscono qui: i piani della produzione sono quelli di girare ogni anno due nuove puntate, per prolungare così ancora per qualche anno il mito di uno dei personaggi televisivi italiani più amati di sempre. Rigorosamente in provincia di Ragusa, definita dallo stesso attore romano "La casa di Montalbano".
Calogero Castaldo
 
 

MeridioNews, 20.5.2015
Expo, Ragusa si ritira dal cluster BioMediterraneo
Anche il commissario Montalbano resta a casa

Cronaca – Il Comune ibleo ha deciso di non essere presente al padiglione in cui la Sicilia è capofila di un gruppo di 11 nazioni. «Da gennaio chiediamo informazioni senza ottenere risposta», spiegano. In cantiere c'erano eventi di promozione culturale, turistica ed enogastronomica. Compresa una collaborazione con la produzione della fiction

Tra meno di un mese il Comune di Ragusa avrebbe dovuto alzare il sipario sui suoi sette giorni di attività ad Expo 2015. I visitatori italiani e stranieri che dal 16 al 21 giugno sarebbero passati dal padiglione, avrebbero potuto conoscere le bellezze del territorio ibleo. «Avevamo in programma di coinvolgere anche la produzione del commissario Montalbano», precisa l'assessore Stefano Martorana, che ha seguito la vicenda. Ma non sarà così. Il Comune ha deciso di ritirarsi dal cluster BioMediterraneo, perché «nonostante le ripetute richieste non abbiamo ricevuto alcuna risposta in merito all'organizzazione. E sappiamo che molte altre città sono nella nostra stessa condizione».
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Salvo Catalano
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 21.5.2015
Editoria/ Profondo blu
Mille volte Sellerio la Memoria da record
Il traguardo della collana dell'editore palermitano. Un cammino iniziato con Sciascia
Tabucchi stava scrivendo "Donna di Porto Pim": Elvira chiese il manoscritto
Sin dai primi numeri si creò un canone molta Spagna e Francia poca Germania
Gli autori
SCIASCIA Suo il primo titolo della collana "Dalla parte degli infedeli"
CAMILLERI Altra scoperta e attuale "cassaforte" della casa editrice
BUFALINO Una scoperta di Elvira Sellerio il suo "Diceria dell'untore"
MONTALBÀN Con Sellerio ha pubblicato il romanzo "Il pianista"

"La memoria", la collana tascabile blu foncé disegnata da Enzo Sellerio, ha fatto mille con un volume in cui autori e collaboratori ricordano "la Signora", Elvira Giorgianni Sellerio, scomparsa nel 2010. E' un volume straordinario perché ciascun ritaglio di ciascuna singola esperienza combacia perfettamente con gli altri componendo alla fine un quadro nitido, preciso, commovente non solo di Elvira, il carattere, l'intelligenza, la bellezza, il "fiuto", ma del come si sia nel tempo formato il canone Sellerio, a partire dai primi due numeri Dalla parte degli infedeli di Sciascia e Il diamante del Rajà di Stevenson, pubblicati nell'autunno del 1979.
A scorrerne i titoli soprattutto i primi duecento, i primi dieci anni de "La memoria", si capisce come Sciascia ed Elvira Sellerio allunghino il personale canone di lettori rivisitando i propri libri di formazione (settecento-ottocento francese, ottocento russo, ottocento e primi novecento inglese, molto Spagna dal siglo de oro in poi, poco Germania). Molte scelte cioè appaiono come un modo per ricollocare i propri oggetti d'affezione in una nuova sequenza, accanto a nuovi libri che istintivamente Sciascia ed Elvira, e poi Elvira da sola riconoscevano come tasselli necessari di quel canone. Convinti che messi all'interno di nuove relazioni i libri mutino per osmosi il proprio senso.
Le storie editoriali, le storie delle "collane" sono affascinanti per questo.
Non a caso Elvira ha ricordato spesso la "Scala d'oro" o la "Medusa" o quel prototipo che fu la collana di Borgese per Mondadori e che ha rappresentato per generazioni il canone letterario di riferimento in Italia.
Ogni titolo de "La memoria" è una bandierina piantata nella terra senza confini della letteratura e ogni bandierina è un frammento di storia di chi l'ha piantata. Perché con la letteratura non c'è scampo. Una volta stampato, il libro si riveste e fa sedimentare su di sé altre storie di cui solo il lettore o in questo caso l'editore, come lettore speciale, ha la chiave. Si entusiasmava Elvira nel raccontare com'era nato un libro perché raccontando, diceva in silenzio di sé. Lettrice leggendaria, nelle sue parole si nascondeva un sottotesto biografico ai più indecifrabile.
Da cronista culturale ho seguito questa formazione del canone selleriano. Sono stato un compagno di strada della Sellerio, pronto a mobilitarsi quando Enzo paventando qualche tiro mancino –venivano da sinistra - ci chiamava alla vigilanza e alla difesa della casa editrice. Le trasmissioni alla radio siciliana che allora curavo mi permettevano di inscenare i libri con interviste - raramente con Elvira, che si ritraeva, ma ti aiutava a raggiungere l'autore - e letture di giovani attori e attrici. Ricordo in particolare quella su Kermesse di Sciascia e Museo d'ombra di Bufalino, l'autore scoperto l'anno prima da Elvira. Con Diceria dell'untore Bufalino vinse il Campiello e diede un ulteriore assist nazionale assieme a quello ben garantito dalla presenza di Sciascia. Ma quei due titoli allora mi apparvero come emblematici de "La memoria" di quegli anni. Modi di dire, figure, mestieri balzavano dalle pagine di Sciascia e di Bufalino per ricostruire un mondo e un modo di essere sempre più vertiginosamente lontano. E se in Bufalino, nonostante la costante ironia, il tono a volte diveniva retorico e un certo manierismo copriva cose e persone quasi intrinandole, in Sciascia la parola secca, il ritmo sostenuto restituivano il naufragio della microstoria con un rimpianto ad occhi asciutti.
Correva l'anno 1982, numeri 39 e 40. Dopo 33 anni siamo al numero mille di un "canone" che appare in un certo modo singolare nell'editoria nazionale e che muta pur nella fedeltà dell'impianto in cui trionfa l'amenità, l'intelligenza con il lettore, la gioia dell'artista che è felicemente sposato con la sua musa come voleva Schiller per l'artista che definiva ingenuo. E ingenui erano Omero, Cervantes, Shakespeare su su sino a Goethe, Tolstoj, Puskin.
Se Bufalino vince il Campiello, l'altra grande scoperta di quegli anni è Antonio Tabucchi. Ne "La memoria n.1000", la moglie Maria José de Lancastre, ricorda una lettera di Elvira dell'ottobre 1982. Su segnalazione di Paolo Mauri - Tabucchi allora stava completando Donna di Porto Pim- Elvira chiedeva allo scrittore l'invio del dattiloscritto «come se avesse avuto un'intuizione - scrive la de Lancastre - perché in genere sono gli scrittori a farsi avanti con gli editori e non il contrario». Il racconto uscirà nel 1983 e fu un grande successo. Tabucchi è stato uno dei primi autori Sellerio a essere tradotto all'estero. L'anno successivo, "La memoria" ospita Notturno indiano: gli varrà il Prix Médicis.
In un assestamento del canone nazionale con la variabile siciliana - Maria Messina, Antonio Castelli, Vincenzo Consolo, Giuseppe Bonaviri, Sebastiano Addamo, Giuliana Saladino, Edoardo Rebulla, Maria Attanasio, Michele Perriera, Giosuè Calaciura, Gian Mauro Costa, Davide Camarrone- ci si spingerà a includere anche Antonio Pizzuto, Qui si riparano bambole, una prosa che ancora sconosce il sesto grado della scrittura futura del Grande Sperimentale.
Ma l'orizzonte internazionale portò alla scoperta di Penelope Fitzgerald. Lo ricorda Masolino d'Amico. Ne aveva accennato fugacemente alla Signora definendo delizioso Il fiore azzurro. Ed Elvira incuriosita in breve riuscì ad ottenere i diritti. Dopo Il fiore azzurro, d'Amico tradurrà in modo esemplare tutti gli altri otto romanzi e i racconti. D'Amico narra della decisione di Elvira di pubblicare a scatola chiusa la Fitzgerald come prova del suo istinto.
Sono molte le scoperte di altre letterature: Roberto Bolano conta ben 12 titoli. Un'altra grande proposta che illustra al meglio la qualità de "La memoria" è Sergej Dovlatov, uno scrittore dissidente sovietico emigrato in America che appare una versione contemporanea di Gogol. Dovlatov non ha avuto il successo travolgente di altri eppure per me è una delle scelte più felici del canone Sellerio.
La passione di Sciascia e di Elvira per i gialli, segnalata già da Due rampe per l'abisso di Rex Stout (numero 21), li porta a una straordinaria scoperta: Friedrich Glauser, una "giallista" svizzero davvero curioso e grandissimo scrittore.
Il grafico della febbre e Il tè delle tre vecchie signore, usciti in sequenza, sono del 1985. La collana pubblicherà moltissimi suoi titoli, anche se il boom del giallo si ha negli anni Novanta con i gialli "filosofici" di Margaret Doody e il palermitano Santo Piazzese.
Dopo Sciascia, le cui opere e il fitto lavoro editoriale hanno fissato il timbro generale del canone, negli anni Novanta irrompe Andrea Camilleri. E dura da quegli anni un incantamento e un successo editoriale che hanno pochi riscontri nella storia delle patrie lettere. Il commissario Montalbano è divenuto un'icona nazionale, anche se i libri " storici" di Camilleri sono sono un modello letterario incomparabile da Il Birraio di Preston a La presa di Macallè che rimane tra i documenti antifascisti più aspri. Con Camilleri "La memoria" si colora sempre più di giallo. Sellerio scopre Carofiglio, Montalbàn, Lucarelli, Alicia Giménez-Bartlett, Maj Siöwall, Per Wahlöö, Colin Dexter, Esmahan Aykol; recupera Giorgio Scerbanenco.
Il traumatico passaggio di consegne ad Antonio Sellerio ha nel tempo e con gradualità, salvaguardato e arricchito il parco scrittori con Baroncelli, Molesini, Stassi, Malvaldi, Recami, Bill James, Cataluccio, Giorgio Fontana mietendo premi e allargando e allungando il canone nella prospettiva della sua generazione.
Con "La memoria" Elvira Sellerio ha acciuffato il dominio centrale. Ed è la prima volta, dopo i primi anni del Novecento, che un editore palermitano divenga "centrale" nell'Italia dallo scambio diseguale. La Signora è riuscita a imporsi non soltanto come una delle case editrici più significative del Paese, senza alterare la sua fisionomia artigiana, ma come il luogo in cui - parola di Eugenio Scalfari – si difende la democrazia.
E complimento migliore certo non le si poteva fare perché in esso si salda con la cultura, con la produzione autonoma di cultura la crescita della democrazia. Almeno così si pensava per lo più nell'altro secolo e si dovrebbe continuare a pensare oggi. Senza la produzione della cultura la democrazia s'indebolisce.
A futura memoria.
Piero Violante
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 22.5.2015
Galleria Sordi
Truzzi: «Un paese ci vuole», con Civati, Rodotà e Padellaro

La libreria Feltrinelli in Galleria Alberto Sordi 33 (infoline: 199.151173) ospita alle ore 18 la presentazione del libro «Un paese ci vuole», di Silvia Truzzi, edito da Longanesi. Truzzi ha incontrato per conto del quotidiano «Il Fatto quotidiano» sedici italiani «con i capelli bianchi» i quali, raccontando sé stessi, parlano al lettore del passato, del presente e del futuro dell’Italia, di quel che manca e di quel che a loro avviso si è perso strada facendo nel Paese. Tra i protagonisti del saggio, polemico contro la stagione della «rottamazione», personalità della politica e della cultura, da Andrea Camilleri a Stefano Rodotà, da Claudio Magris a Emanuele Severino, a Gherardo Colombo. Insieme all’autrice intervengono oggi Pippo Civati, lo stesso Stefano Rodotà e Antonio Padellaro.
 
 

Rai scuola - Real School, 23.5.2015
Legalità
Un patriota siciliano
[Con un ricordo su Giovanni Falcone di Andrea Camilleri, NdCFC]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.5.2015
Teatro, radio e tv la riscoperta dell’altro Camilleri
Le 250 regie per la scena e le due puntate da "Western di cose nostre" di Sciascia

Da "L'ombrello di Noè" al "Quadro delle meraviglie", di metafora in metafora, o da un titolo a un altro, si compie l'illusion comique che per Andrea Camilleri definisce cos'è il teatro, un viaggio la cui destinazione è nota solo agli attori e mai al pubblico. L'illusion comique circonfonde il teatro, ma anche la musica, la radio, la televisione, il cinema e quanto ancora sia in collisione con la realtà senza però essere invenzione letteraria, cioè opera interamente individuale. Proprio la presenza di un pubblico connota perciò quella che Corneille chiamò appunto l' illusion comique: espressione adottata da Camilleri per indicare il senso del teatro nel teatro dove lo spettatore conta più del regista e che serve a noi per distinguere i tanti Camilleri, quantomeno i due, secondo che lo si consideri prima o dopo Montalbano. Quello antecedente appartiene interamente alla sfera teatrale dell'illusion comique nella quale non sono comprese solo le oltre 250 regie ma anche gli sceneggiati per la televisione, i film per il cinema, le trasposizioni e le riduzioni per la radio fino alle partecipazioni ad opere liriche: un vasto repertorio dal quale Roberto Scarpa (autore de "L'ombrello di Noè" e "Le parole raccontate" oltre che prefatore di "Il quadro delle meraviglie", i tre libri che danno conto del Camilleri extra-letterario o meglio ante-letterario) ritiene che derivi lo scrittore di successo dopo l'affermazione di Montalbano nel 1994.
La teoria secondo cui lo scrittore deve tutto all'uomo di spettacolo che lo ha preceduto ed educato integra la testimonianza dello stesso Camilleri che dice di essere passato deliberatamente da un mondo a un altro dopo la decisione di sostituire lo scrittoio al palco per sopravvenuti limiti di stanchezza, perché scrivere è meno faticoso che dirigere.
Ma se sappiamo pressoché tutto del secondo Camilleri, ci è in parte sconosciuto il primo, del quale nulla avremmo saputo se fosse mancato il lavoro di Scarpa. Adesso Annalisa Gariglio, la curatrice di questo volume, è stata ammessa in uno speciale archivio camilleriano tra copioni, sceneggiature, radiodrammi, adattamenti, soggetti e quant'altro non fa produzione libraria e, per lei innanzitutto, è stato come superare uno specchio e trovarsi appunto in un quadro delle meraviglie, davanti a un'attività variegata e sterminata, adesso finalmente messa in ordine e resa nota.
Scopriamo così un Camilleri che per decenni non ha fatto che il rabdomante cercando polle nuove nei terreni più impensati, instancabile, curioso, temerario: tale da costringerci a retrodatare abbondantemente una vocazione sperimentalista che abbiamo vista attiva e prorompente nella sola ricerca letteraria e che invece è stata sin dall'inizio altrettanto ricca e geniale.
Tale fu la messinscena de "Il vitalizio" di Pirandello nel quartiere agrigentino dove la novella era ambientata, ancorché semidistrutto da una frana, o anche la rappresentazione in dialetto di "Troppu trafficu pi nenti" in un quartiere popolare di Catania, o ancora l'"Edipo re" recitato sulla base di sette parole, presente addirittura un medico in sala. In radio, senza mai firmare come autore per complessi problemi contrattuali con la Rai, Camilleri introdusse il format delle interviste per strada con "Outis topos", programma davvero utopico, come fu "Il sogno di Freud", dove la gente veniva invitata a raccontare i sogni fatti, e inventò una trasmissione, "Ma io non lo sapevo", che ribaltando il principio "ignorantia legis non excusat", portava al microfono casi processuali che finivano per essere oggetto di dispute dottrinarie. Sempre in radio Camilleri arrivò addirittura a concepire un programma dove la bella Italia era presentata ai turisti attraverso un concerto dal vero di autentici colpi di tosse registrati alla Scala di Milano o il suono delle monetine gettate nella Fontana di Trevi.
Un autentico gioco di prestigio si rivelò poi quanto Camilleri fece per la televisione dove, da un racconto di cinque pagine di Sciascia, "Western di cose nostre", ricavò due puntate aggiungendo spunti senza tradire il testo, ottenendo così il plauso ammirato dello stesso Sciascia.
Ci sono anche state sceneggiature rimaste sulla carta. Una, "Più fucili che pane", si arenò perché il premier Craxi volle che prima che venisse esaltato un generale borbonico fosse magnificato Garibaldi.
Ma oggi, divenuto Camilleri un'autorità indiscussa, il suo archivio potrebbe essere convertito in un'officina di sceneggiati che godono di assoluta freschezza.
Gianni Bonina
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 23.5.2015
Ascolti tv: il Commissario Montalbano vince ancora
Anche nella serata di ieri e anche in replica, le indagini del Commissario inventato da Andrea Camilleri, sono il programma più seguito della tv italiana

La replica dell’episodio La Gita a Tindari della serier tv Il Commissario Montalbano andata in onda su Rai 1, è stata il programma più visto di ieri sera, venerdì 22 maggio. Ha infatti tenuto davanti alla tv 4.364.000 telespettatori, per uno share del 18,19%.
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Lorenzo Di Palma
 
 

SiciliaInformazioni.com, 23.5.2015
Montalbano in odore di santità. E le femmine di Mimì, il vice

La gita a Tindari è un classico di Andrea Camilleri e, naturalmente, del commissario Salvo Montalbano. La serie dedicata alla “Primavera di Montalbano” su Rai Uno, ha riproposto “la gita”. Una riproposizione, a quanto pare, gradita. Ormai siamo tutti Montalbano, e delle storie di Cammilleri si è innamorato mezzo mondo.
Perché? Ospite di Fabio Fazio, un uomo di cinema importante, inglese, del quale non ricordiamo il nome (ahimè) ha detto di essere uno spettatore fisso dei film per la tv di Montalbano, perché c’è qtutto quello che gli piace: il buon cibo, le belle donne, i bei posti di Sicilia. Non ha fatto cenno alla trama, ai contenuti, alla storia investigativa, ai personaggi, al linguaggio. Niente. Ma non è detto che queste omissioni fossero suggerite da una sottovalutazione se non addirittura da un giudizio negativo sul tutto ciò che non è la buona tavola e le belle donne.
Nella “gita” a Tindari – tre delitti misteriosi – non mancano gli ingredienti che piacciono all’uomo di cinema importante, oltre che alcuni leit motiv fissi nei racconti di Camilleri, riproposti con tenacia dalla regia televisiva, e cioè il rapporto dei protagonisti – il commissario ed il suo vice – con le donne.
Mimì, il vice commissario, è uno sciupafemmine alla vigilia del matrimonio – un vigilia che dura molte “puntate” della serie televisiva – che vive con sgomento la sua scelta. Salvo Montalbano, una fidanzata lontana ma molto presente, è un single impenitente. Nesuno può capire lo stato d’animo di Mimì meglio di lui.
Nella “gita”, la scelta del vice commissario, ha il suo spazio. Dapprima Mimì scompare per qualche giorno, poi si materializza, ma è uno straccio, tanto da suscitare la solidarietà di Salvo Montalbano. Che succede, perché quell’aria da pesce morto? Dapprima Mimì tace, non se la sente di esternare, poi si decide a dare l’annuncio. “Ho deciso di sposarmi”, confessa, con il cuore a pezzi.
Salvo Montalbano accoglie la notizia con incredulità e, probabilmente, con apprensione, come se quella sorte potesse accadere anche a lui, prima o poi. Le indagini sul delitto compiuto a Vigata, però, non permettono di approfondire l’argomento.
Il commissario torna a casa, si mette a letto, ed a quel punto Mimì bussa alla porta. Sta peggio di prima e non riesce a spiccicare una parola che sia una, nonostante gli incoraggiamenti dell’amico. Dopo un breve silenzio, chiede a Salvo un whisky. Che c’è di meglio quando si ha lo spirito a pezzi? Salvo lo accontenta, versa il whisky a Mimì e poi, invece che riporre la bottiglia dove si trovava, tracanna un lunghissimo sorso.
La sequenza è esilarante, al di là delle intenzioni degli autori che mettono in scena la paura di prendere moglie. Nella conversazione che segue alla bevuta, Mimì apprende che Salvo non ha mai avuto rapporti carnali con una bella amica svedese, di nome Ingrid. Dapprima è incredulo, ma quando Salvo gli garantisce che non è successo mai niente con Ingrid – “ti pare che sono come te” – , finalmente trova un briciolo d’allegria. E’ inconcepibile che una persona normale si lasci sfuggire un simile bocconcino. A quel punto, Mimì si sfoga. Meriti la canonizzazione, dice. E sarebbe andata avanti a lungo se non ci fosse il bisogno di riprendere le fila delle indagini e raccontare la Gita a Tindari, finita male, di una coppia di vecchietti.
L’ironia di Camilleri viene fuori, ma non è poi così evidente come si potrebbe pensare. Le donne sono femmine. Da rispettare ed amare, ma da cui guardarsi.
 
 

Terni in rete, 24.5.2015
Ascolti Tv: Montalbano vince ancora e torna il 1 giugno
Guadagna spettatori anche "Le Tre rose di Eva"

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Montalbano torna di lunedi, a partire dal 1 giugno, come ampiamente apparso in sovraimpressione durante "La gita a Tindari".
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Adriano Lorenzoni
 
 

La Sicilia, 26.5.2015
Fumetti
Catania, Etna Comics rilancia: quest’anno c’è anche il cinema. E arriva Rutger Hauer

Al via sabato la prima giornata di Etna Comics, che giunge alla sua quinta edizione con l’ambizione di superare le 50.000 presenze registrate lo scorso anno.
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Novità di quest’anno la presenza, tra gli editori, di “Panini/Disney” che presenterà alcuni nuovi progetti come “Topalbano”, versione parodistica del personaggio di Andrea Camilleri.
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Giorgio Romeo
 
 

La Spia, 26.5.2015
Scicli Bene Comune: “il museo di Montalbano: occasione di sviluppo turistico condiviso”

Il Movimento Scicli Bene Comune ritiene che la realizzazione di uno spazio museale dove allestire gli interni delle principali scene della serie televisiva “Il Commissario Montalbano” sia una proposta veramente encomiabile e meritevole di essere realizzata ma la location che sembra essere stata proposta, una sala dell’ex Camera del Lavoro, non risulta a nostro avviso essere la migliore soluzione logistica che il Comune di Scicli possa offrire.
“Questa nuova destinazione museale dell’ex Camera del Lavoro, con sale chiuse e a pagamento, andrebbe sicuramente ad interferire con lo svolgimento delle tantissime attività socio culturali, quali serate da ballo, conferenze, mostre, convegni e persino consigli comunali che quasi quotidianamente si svolgono in questo punto nevralgico, limitandone così la disponibilità da parte della Collettività Sciclitana, la cui memoria storica attribuisce a queste sale anche un alto valore simbolico di conquista della classe proletaria nei confronti della nobiltà e dell’alta borghesia che in passato le usava come circolo privato. I turisti che vengono a Scicli sono affascinati e possono godere di un centro storico che con Via Mormino Penna e con tutti gli altri monumenti sono ricchezze incomparabili e patrimonio UNESCO, chi cerca Montalbano trova il Palazzo del Municipio sede del Commissariato di Vigata e gli esterni immortalati in questa fiction”.
Scicli Bene Comune propone la localizzazione del Museo del Commissario Montalbano presso il piano nobile di Palazzo Mormino a Donnalucata, già sede in passato di diverse riprese e dotato di almeno quattro ambienti che potrebbero essere destinati tranquillamente per l’allestimento del museo.
“I turisti in tal modo potrebbero conoscere meglio le nostre ricchezze artistiche ed il nostro intero territorio: dopo aver goduto di Scicli e del suo centro storico potrebbero andare a Donnalucata per visitare il Museo ed il lungomare di Montalbano, per poi partire per un tour della riviera sciclitana che, passando dalla costa di Cava D’Aliga e di Costa di Carro, arrivi alla “Mannara” di Sampieri ed il bellissimo stabilimento del Pisciotto. Tutti luoghi di Montalbano. Tutte attrazioni che lasceranno nei turisti ricordi indimenticabili. Senza campanilismi, senza centro storico privilegiato e borgate dimenticate”.
Il Movimento Scicli Bene Comune organizzerà al più presto presso Palazzo Mormino di Donnalucata un incontro a cui saranno invitati tutti i Cittadini, le Associazioni, i Movimenti ed i Partiti presenti nel territorio per decidere democraticamente ed in maniera condivisa la localizzazione del Museo di Montalbano, senza imposizioni ma con l’augurio che questa proposta venga adottata realizzando un valido progetto nell’interesse del Bene Comune.
 
 

Una Marina di Libri, 28.5.2015
Comunicato stampa
Camilleri, Fontana, Murgia e Piccolo, la fiera dell’editoria in festa dal 5 al 7 giugno alla Galleria d’arte moderna (via Sant’Anna 21)
Cliccare qui per il programma completo della manifestazione

In che modo è cambiata l’editoria cartacea con l’avvento del digitale? Qual è il peso della distribuzione nell’influenzare le vendite? Quanto è importante e autorevole un premio nella vita di un libro? Twitter può diventare uno strumento per diffondere la lettura? Dibattiti sull’editoria, reading, incontri con gli scrittori e laboratori per i bambini con 49 case editrici indipendenti (14 le new entry) una festa della città che trasforma il chiostro della Galleria d’arte moderna (via Sant’Anna 21) in una piccola fiera dell’editoria. Dal 5 al 7 giugno torna Una Marina di libri nata da una idea del CCN Piazza Marina&dintorni organizzata e promossa in collaborazione con le case editrici Navarra e Sellerio. Il Festival si svolgerà tra il chiostro, la corte, la chiesa e naturalmente anche piazza Sant’Anna dove quest’anno è previsto un corner GAMBERO ROSSO CITTA’ DEL GUSTO. Le attività per i bambini sono a cura della LIBRERIA DUDI. Main Sponsor UNICREDIT: “Siamo molto lieti di poter sostenere un evento di così alto livello culturale sia per gli editori coinvolti che per gli importanti scrittori e artisti presenti - Ignazio Frasca, Head of Private Banking Sicilia UniCredit - La nostra partecipazione vuole anche essere un segnale concreto nei confronti del territorio e della comunità in cui operiamo”. All’interno della manifestazione, UniCredit sarà presente con un dibattito sul tema dell’Art Advisory.
Dopo il successo dell’anno scorso, venerdì 5 giugno alle 19 torna ANDREA CAMILLERI: esattamente un anno fa lo scrittore animava un dibattito nel chiostro della galleria con più di 2000 lettori e quest’anno, accompagnato da Antonio Manzini, presenterà la nuova indagine del commissario Montalbano “La giostra degli scambi”.
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ANSA, 28.5.2015
Cultura: Camilleri torna alla "Marina di libri" a Palermo
Dal 5 al 7 giugno nella Galleria d'Arte Moderna

Palermo - Andrea Camilleri sarà ancora l'ospite d'eccezione di una "Marina di libri", la fiera dell'editoria indipendente che dal 5 al 7 giugno si svolgerà nel complesso di Sant'Anna a Palermo, sede della Galleria d'arte moderna. Con quella di Camilleri sono annunciate anche le presenze di altri autori di successo come Giorgio Fontana, Francesco Piccolo, Michela Murgia e altri. La fiera è alla sesta edizione: nata da un'idea del Centro commerciale naturale "Piazza Marina & dintorni", è organizzata e promossa in collaborazione con le case editrici Sellerio e Navarra e la sponsorizzazione di Unicredit. Quest'anno le case editrici presenti saranno 49. Il ritorno di Camilleri, accolto l'anno scorso come una star nel chiostro di Sant'Anna da un pubblico entusiasta e numeroso, si annuncia come l'evento di richiamo nella serata d'apertura della manifestazione il 5 giugno. Presentato da Giorgio Manzini, lo scrittore siciliano tornerà a Palermo per presentare la nuova indagine del commissario Montalbano "La giostra degli scambi".
Il filo conduttore della fiera e degli incontri è legato ai cambiamenti dell'editoria con l'avvento del digitale. Ma toccherà altri temi cruciali: dall'influenza della distribuzione sul mercato editoriale all'importanza dei premi letterari nella vita di un libro, alla diffusione dei nuovi linguaggi, al rapporto tra letteratura, social network e serie tv. Tra gli scrittori è annunciata la partecipazione anche di Vincenzo Pirrotta ("La caduta degli dei"), Piero Melati ("Vivi da morire"), Giorgio Vasta, Antonio Manzini e Alessandro Robecchi (che parleranno dei loro anti-investigatori Schiavone e Monterossi), le finaliste del premio Rapallo Letizia Muratori, Valentina Durbano e Carmen Pellegrino, il vincitore dello Strega 2014 Giorgio Fontana. E ancora Marco Cubeddu, Fulvio Abbate e Roberto Alajmo.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 29.5.2015
Torna Camilleri, arriva Piccolo: riecco la Marina di libri alla Gam
Da venerdì prossimo la sesta edizione del festival letterario. Domenica il reading in "Memoria" di Elvira Sellerio

Si apre con il bis di Camilleri, si chiude con la celebrazione della millesima pubblicazione della collana "La memoria" Sellerio, in mezzo Michela Murgia, Francesco Piccolo, Giorgio Vasta, Vincenzo Pirrotta, Letizia Muratori, Giorgio Fontana, 49 editori indipendenti, la sponsorizzazione di Unicredit, la partnership con il Goethe Institut e l'Istituto Français, la collaborazione della libreria Dudi per il programma dei bambini, un interfaccia con il Queer Festival, l'apertura di un dialogo con il Premio Mondello, la musica di Gianni Gebbia e un corner del Gambero Rosso.
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Il ritorno di Andra Camilleri in apertura venerdì alle 19 vuole essere un rituale per ripetere il successo clamoroso dell'anno scorso, racconta Antonio Sellerio: «Torna perché è rimasto davvero colpito dall'affetto dimostrato dai lettori siciliani nella passata edizione».
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Eleonora Lombardo
 
 

TvZap, 29.5.2015
Il Commissario Montalbano, nuova puntata vintage con ‘Il ladro di merendine’
In onda lunedì 1 giugno 2015 alle 21.15 su Rai1 l’episodio andato in onda per la prima volta nel 1999

Luca Zingaretti e il suo Commissario Montalbano, si sa, “tirano” sempre, tanto che Rai1 non teme di ripescare qualcosa che risale a più di 15 anni fa per riproporlo al pubblico: lunedì 1° giugno alle 21.15 va infatti in onda Il ladro di merendine, tratto come sempre dai romanzi di Andrea Camilleri.
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La Repubblica (ed. di Palermo), 30.5.2015
I capitani d'arme guardie come ladri

«La iustitia de quisto regno potest assimilari a raneetele que non nisi muscas intercipit, perqué non ho visto né vedo iusticia se non de panni baxi». Così il 20 marzo 1551 l'avvocato fiscale in Sicilia Antonio Montalto scriveva all'imperatore Carlo V. È la prima di una serie di lettere, pubblicate in un libro di Orazio Cancila, in cui si dà un quadro desolante della giustizia nell'isola e del proliferare di atti delittuosi regolarmente impuniti.
[…]
La «composizione» di cui abbiamo parlato a proposito dell'abigeato e dei sequestri di persona compare anche nel diritto canonico. Le taxae cancellarie et poenitentiarie romanae, con regolamenti esecutivi che rimontano al 1477, prevedevano che alcuni reati, di cui il reo si accusava in confessione, venissero assolti dietro pagamento di una somma di denaro. C'era una sorta di tariffario contenuto in un documento, la «bolla di componenda», a cui fanno riferimento varie fonti, per esempio l'Inchiesta sulla mafia di Domenico Novacco, ma di cui non è rimasta traccia. Ne è andato invano alla ricerca anche Andrea Camilleri, come racconta in un libro, scritto prima di diventare famoso con il commissario Montalbano.
Umberto Santino
 
 

 


 
Last modified Sunday, July, 05, 2015