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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2016

 
QuiCosenza.it, 1.1.2016
Ad Acri proiezione del film su Vincenzo Padula con testimonianze di Verdone e Camilleri
“La penna di Bruzio” sara’ proiettato il 3 gennaio alle 20.30 nel Palazzo Sanseverino – Falcone di Acri.

Acri (CS). Ne danno notizia le associazioni “Stato delle persone” e “CineDue”, produttrici dell’opera con il sostegno della “Fondazione Padula”. La vita di Padula, scrittore dell’800 e originario di Acri, rivive in un film. Una documentazione di testimonianze, tra cui Andrea Camilleri, Carlo Verdone e Riccardo Iacona, che rendono omaggio ad una delle penne piu’ brillanti della storia della letteratura italiana. “E’ stata un’esperienza unica – dicono gli autori, Mattia Scaramuzzo, Giulia Zanfino, regista del docufilm; Emilio Grimaldi, autore dei testi, e Andrea e Matteo Aragona, che hanno curato la fotografia – raccontare Padula e la sua penna. E’ stato qualcosa che ci ha formato professionalmente. Bruzio, pseudonimo di Padula, e’ cio’ che dobbiamo scoprire in ciascuno di noi. Una persona che per la liberta’ e i diritti, soprattutto degli ultimi, si e’ battuto per tutta la vita”.
 
 

Articolo 21, 1.1.2016
Cultura
Un anno di “Libridine”

[...]
Siamo anche satolli di gialli, noir, detective stories ambientati nella provincia italiana, e dei borborigmi di commissari che si credono a torto Philip Marlowe. A questo proposito anzi compirò un deicidio: per la mia generazione cresciuta con Simenon, Chandler, Hammet, Woolrich, Cain, anche il simpatico e troppo prolifico Andrea Camilleri con il suo siciliano alla sciuè sciuè mi sembra un autore da rivista, fra il tenente Sheridan e l’ispettore Rock colpevole di non usare la brillantina Linetti. I casi di Montalbano galleggiano tutto l’anno nelle classifiche dei libri più venduti, e si meritano pertanto la cattiva compagnia dei giornalisti da dipendenza catodica, da Scalfari a Vespa, da Augias a Mieli, da Angela a Severgnini.
[...]
Gianfranco Angelucci
 
 

il manifesto, 2.1.2016
Alias
Camilleri nel cerchio magico del racconto
Intervista. Camilleri ha protetto, con lungimiranza, il tesoro più prezioso che ci sia per le persone in questo mondo: l’arte di raccontare storie. Quello che ci salva, ci preserva. Camilleri ci ha reso un po' più umani.

C’è chi si spaventa, a vedere molti libri assieme, e chi, invece, prova una sorta di rassicurante senso di protezione a contatto con muri di carta attorno. Se siete bibliofobi è meglio che non entriate mai nella casa romana di Andrea Camilleri. È una vertigine incombente di carta e di inchiostro. Le pareti scompaiono dietro i dorsi di migliaia di titoli. Strumenti di lavoro, strumenti di piacere e di conoscenza di una vita.
Camilleri ha iniziato a leggere giovanissimo. Con voracità e velocità. Mandrake e l’Avventuroso si alternavano a romanzi ponderosi. Andrea Camilleri ha ricevuto di recente dal Comune di Genova il Grifo d’oro, riconoscimento che va a chi, in qualche modo, è riuscito a far conoscere un po’ meglio la dura città ventosa della lanterna e i suoi abitanti. Il Grifone, nella mitologia, è un animale con testa d’aquila, il corpo possente è quello del leone. È simbolo di lungimiranza e di capacità di protezione, i grifoni proteggevano i tesori nascosti.
Camilleri è un vecchio grifone che ha protetto, con lungimiranza, il tesoro più prezioso che ci sia per le persone in questo mondo: l’arte di raccontare storie. Quello che ci salva, ci preserva. Camilleri ci ha reso un po’ più umani.
In questo momento, ad esempio (ma mentre leggerete queste righe può darsi che l’orologio editoriale sia già andato un po’ più avanti) i libri più recenti sonoI Sogni di Camilleri, cofanetto celebrativo per i suoi radiosi ed affollatissimi novant’anni regalatogli da Sellerio, La targa, ennesimo affondo in quel fascismo lontano che fu tragedia e farsa assieme, per gli italiani, e Le vichinghe volanti, storie scollacciate e vitali della sua immaginaria e vitalissima Vigata, un attizzatoio della memoria senza fine.
Se la sorte e i casi della vita non l’avessero portato a vivere perlopiù a Roma, già ben lontana da Porto Empedocle – Vigata, Camilleri avrebbe scelto Genova.
Per motivi di misteriosa familiarità: «Ci arrivai nel 1950, per le Olimpiadi culturali della gioventù. Genova venne invasa da giovani speranze di tutti i campi artistici, le giurie facevano spavento: c’erano Galvano della Volpe, Massimo Bontempelli, Enzo Ferrieri, Sibilla Aleramo. Vinsi ex aequo il primo premio di poesia. Mi ci sono perso, a Genova, nel porto, nei carrugi, attaccavo discorso con la gente. Nell’angiporto sparirono tutti all’improvviso quando provai a chiedere un pacchetto di sigarette di contrabbando, pensavano fossi un poliziotto, dall’accento siciliano. Incontrai anche una bella ragazza Raffaella, che mi chiese di accompagnarla a Boccadasse, e fu il secondo colpo di fulmine, l’aria, l’odore del mare. Me ne ricordai per costruire il personaggio di Livia Burlano, la fidanzata di Montalbano. Il mare di Amburgo non ha lo stesso odore di quello di Genova, che mi ricordava quello del mio paese, Porto Empedocle. E provavo una simpatia istintiva per la parlata, per i tratti di carattere della gente. Giravo imbambolato, come se mi trovassi in una città tutta mia istintivamente. La stessa sensazione, devo dire, che provai al Cairo. Arrivai a mezzanotte, alle tre mi telefonò mia moglie che mi disse «come ti trovi?» Sono a casa mia, le risposi».
Lo scorso anno è uscito un bel saggio di Jonathan Gottschall, L’istinto di narrare / come le storie ci hanno reso umani. Richiama molto da vicino quanto ha scritto il suo amico Antonio Tabucchi: «L’uomo ha imparato a vedersi e capirsi ed è entrato nella civiltà come la conosciamo quando ha imparato il racconto». Concorda?
«Del tutto. Raccontarsi non è solo minutamente descrivere. Porta con sé una sfumatura, un alone, dentro il quale entra l’ascoltatore, un cerchio magico che crea solo racconto. La conoscenza reciproca, più che attraverso la carta di identità, si fa attraverso il racconto di sé rivolto agli altri».
Saramago diceva di aver imparato a narrare racconto dai racconti di suo nonno bracciante analfabeta.
«Io mi facevo raccontare le storie dal mezzano di mio nonno, storie contadine favolose che poi ho ampiamente rubato per i miei libri».
Chi non legge pensando che sia qualcosa di noioso, cosa si perde?
«Perde innanzitutto una parte di se stesso. Se è importante sentirsi unità compiuta per scelta personale, chi non legge non perché non può, ma perché non vuole, sappia che non vuole scientemente crescere né conoscere se stesso. Perché attraverso la comparazione di sé con la lettura si cresce. Io debbo tutto alla medicina: perché quando avevo sei anni non esistevano i vaccini, e io mi beccavo tutte le malattie infantili una dopo l’altra. Stare a letto era una meraviglia. Non si andava a scuola, la tele non era stata ancora inventata, la radio era un armadio. L’unica cosa che restava era la lettura. Mio padre era tutt’altro che un intellettuale, ma aveva un fiuto intellettuale straordinario per i buoni libri. E io gli chiesi, con una sorta di autocensura, quali potessi leggere, lui mi rispose: «Tutti quelli che vuoi. Così io, in primis, tirai fuori La follia di Almeyer di Conrad, il suo primo romanzo, e me lo lessi d’un fiato. Le letture per ragazzi le recuperai dopo. A novant’anni posso dire che se sono cresciuto un contributo enorme me lo ha dato la lettura, oltre che l’esperienza. Aiuta a capire le ragioni degli altri, che magari non condividi, ma le comprendi. Chi non legge vuole essere povero».
Torniamo a Tabucchi. Lui diceva che le storie, le ispirazioni provengono o dalla cronaca dei giornali, o dai racconti di altri, oppure da narrazioni concesse dagli dei che ci cascano in testa come palloncini.
«Le dico una cosa, con Tabucchi ci siamo inseguiti per tutta la vita, senza mai riuscire a incontrarci fisicamente. Qualcosa ha congiurato in tal senso. Telefonate, cartoline. Comunque, mi riconosco in tutte e tre le affermazioni. All’inizio della mia scrittura io non sapevo inventarmi nulla, per cui avevo bisogno di fatti di cronaca che poi stra-cambiavo, per i romanzi storici come La mossa del cavallo parto dalla pagina di un libro di storia, che mi fa da innesco. Crescendo è cominciata ad arrivarmi qualcosa dall’alto. Ed è un rischio. Mi capitò di scrivere uno dei primissimi racconti, e Sciascia lo volle, Capitan Caci. Dopo una settimana comprai Due storie del porto di Bahia di Jorge Amado, scrittore che adoro, e con stupore immenso lessi un episodio identico aCapitan Caci. Telefonai a Sciascia, gli dissi: «non si può pubblicare, tutti diranno che l’ho copiato». Non riuscivo a spiegarmi il fatto, fin quando un giorno mi trovo a leggere uno degli ultimi articoli di Calvino, che recensiva un libro di storie fantastiche della letteratura italiana. E Calvino scriveva che un racconto, Lo Zio, lo aveva fatto rabbrividire, perché ne aveva nel cassetto uno suo identico. Forse per gli scrittori esiste una biblioteca archetipale, dove ogni tanto uno scrittore prende un libro, lo legge, e lo rimette a posto. Capace che a volte capiti che due scrittori attingano allo stesso libro archetipale».
Camilleri, De André ha detto una volta che una lingua nazionale come l’italiano sarebbe già finita miseramente come lingua per vendere patate e baccalà, se non si fosse nutrita degli idiomi locali, dei dialetti.
«Non sapevo di avere un fratello gemello di pensiero. E che fratello. Sottoscrivo in pieno».
Un nome che ritorna. Lo scrittore Bajani mette in bocca al Tabucchi degli ultimi giorni la definizione dell’ignoranza come di un pieno, un muro. E i muri si possono solo abbattere, o scavalcare.
«Meglio abbatterli. I muri sono un simbolo di stupidità. Quando sbarcarono gli alleati in Sicilia, e io disertai, rifugiandomi nella villa di una mia zia, lei si illuse di tener lontano la guerra dalla sua enorme pistacchiera con un muro di filo spinato. Gli Sherman americani lo buttarono giù senza neppure vederlo. Altro che muri. Ancora gente ne deve arrivare. E forse sarà la nostra salvezza».
Josè Saramago diceva che non sempre è possibile aver idee originali, già basta averne di praticabili. È così?
«Sottoscrivo. E soprattutto che le idee siano praticabili dagli altri, da chi ti legge e può condividere. È una gratificazione degli ultimi anni della mia vita che è arrivata inaspettata e immensa».
Camilleri, il Mediterraneo è in fiamme.
«I pescatori del Mediterraneo avevano un tempo una lingua esperanto fatta da suoni di tutte le sponde per capirsi, il Sabir».
Il Suonatore Jones, personaggio poetico di Edgar Lee Masters sul quale De André ha scritto una magnifica canzone conclude, dopo aver molto vissuto, di avere montagne di ricordi,e nessun rimpianto
«Concordo parola per parola. Io ho avuto una vita fortunata, ho avuto figli, nipoiti e pronipoti lavorando, e ho lavorato, anche duramente, facendo quello che mi piaceva fare, il regista, l’insegnante, il produttore, lo scrittore. Una cosa che capita in sorte a pochi. Scrivere è anche faticoso, ma io amo la figura della trapezista col sorriso sulle labbra che non ti fa arrivare nulla del rischio del salto mortale e dell’allenamento. Il lettore non deve sapere della fatica dello scrivere. E anche così, dico sempre, è sempre meglio che scaricare casse alle tre del mattino in un mercato».
Guido Festinese
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 3.1.2016
Il barone e il capitano gli eroi di carta si raccontano

Da ombra pallida, presenza evanescente a cosa salda e tangibile. È il destino dei personaggi letterari che Fabio Stassi, scrittore nato a Roma da famiglia originaria di Piana degli Albanesi, ha allineato in un volume che è, per dirla con Gesualdo Bufalino, «uno di quei libri che ogni marinaio candidato al naufragio dovrebbe portarsi nello zaino per l'eventuale soggiorno nell'isola».
L'opera in questione ("Il libro dei personaggi letterari dal dopoguerra ad oggi", Minimum fax, 620 pagine, 20 euro) riprende infatti il lavoro dell'autore di "Diceria dell'untore", dal punto in cui il suo "Dizionario dei personaggi di romanzo" (1982) si era interrotto, ossia poco dopo la seconda guerra mondiale. Ne viene fuori una godibilissima galleria di destini, una "Spoon river" cartacea che può benissimo fare le veci di una biblioteca.
[...]
L'odore di fritto che a un certo punto si percepisce leggendo annuncia l'entrata in scena di Salvo Montalbano, «capace di tragediate memorabili, con lo sguardo presbite dei gelosi», forte della sua «morale scontrosa», «usa le parole solo quando servono» (in questo assomiglia un po' a Laurana), «per dire piccole bugie o imbarazzanti verità».
[...]
Salvatore Ferlita
 
 

4.1.2016
Noli me tangere
Sarà in libreria il 19 gennaio il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, edito da Mondadori.
 
 

4.1.2016
La revisione della Bibliografia è conclusa.
Siamo felici che lo stesso Autore abbia acconsentito a dare il suo avallo, correggendo e integrando quanto da noi elaborato.
Possiamo quindi affermare con certezza che oggi la Bibliografia "autentica" di Andrea Camilleri conta 97 titoli.
Ringraziamo ancora il Sommo e Valentina Alferj per aver voluto condividere con noi il lavoro di revisione, permettendoci di dare ad esso il tocco di "ufficialità" che speravamo (e volevamo) avesse!
Camilleri Fans Club
 
 

La Sicilia, 7.1.2016
In primavera Rai Uno trasmetterà 10 corti prodotti da Anele (Gloria Giorgianni e Carlotta Schininà) tratti dall'omonimo libro del papà di Montalbano. Sono i ritratti delle figure femminili, ideali e reali, che hanno popolato l'arte, la vita e i sogni dello scrittore di Porto Empedocle
Tutte le donne di Camilleri

L'universo femminile di Andrea Camilleri va in onda su Rai Uno, la prossima primavera approdano in tv le Donne letterarie dello scrittore siciliano. La durata degli episodi della serie diretta da Emanuele Imbucci è inedita per la televisione italiana: dieci corti da dieci minuti ciascuno, tratti dall'omonimo libro del narratore di Porto Empedocle, edito da Rizzoli.
I copioni della serie sono firmati da Chiara Laudani, Alessandra Mortelliti, Davide Serino e dallo stesso Imbucci. Dieci sceneggiature per dieci ritratti di donne. A dispetto delle trentanove narrate nel testo.
Vengono mostrate, per la prima volta sul piccolo schermo, le donne ideali e reali che hanno popolato l'arte, la vita e i sogni dello scrittore. La serie è girata in 4k, con un'alta risoluzione dell'immagine. L'intenzione è quella di raccontare in tv, con un taglio cinematografico, le storie di dieci donne forti, libere e femminili.
È un progetto per Rai Fiction prodotto da Anele, la società fondata nel 2013 dalla quaranten-ne produttrice palermitana Gloria Giorgianni (nipote di Elvira Sellerio), insieme alla cugina, la coetanea Carlotta Schininà, imprenditrice ragusana del settore alberghiero. Alla produzione partecipa anche Tore Sansonetti. Il direttore della fotografia è Federico Schlatter. Il montaggio è opera di Marco Spolettai. Le musiche sono di Matteo Curallo, della scuderia Sugar di Caterina Caselli. Dopo il passaggio televisivo, è prevista la distribuzione della serie sul web e sulle piattaforme digitali.
«L'idea - sostiene Gloria Giorgianni - è quella di raccontare un mondo femminile "nuovo" attraverso la prospettiva peculiare di un intellettuale. Vogliamo rappresentare delle donne che scelgono la modernità come strada per ottenere la propria affermazione nella società in cui vivono. Ma questo progetto costituisce una sfida anche dal punto di vista formale. Perché usa gli stilemi del corto per raccontare storie di alto profilo letterario». Il punto di vista della serie è quello dello scrittore che si fa personaggio. Andrea Camilleri è interpretato, nei vari episodi, da attori di età diversa, ciascuno caratterizzato dal proprio accento.
Il cast è ricco di volti noti, in gran parte siciliani. Il corto intitolato Elvira racconta la storia del piccolo Camilleri (interpretato da Giorgio Pesce), un bambino di sei anni che non riesce a prendere sonno nella casa dei nonni. Spaventato, chiede aiuto a nonna Elvira (Lucia Sardo). Nino Frassica, che appare in un cammèo, interpreta Nonno Nené.
In Beatrice, Camilleri ha il volto di Glen Blackhall. Finita la seconda guerra mondiale, per ballare il boogie fa coppia con la bellissima Beatrice (Miriam Dalmazio). Ma quando la ragazza annuncia il fidanzamento con Filippo (Giuseppe Tantillo), Andrea non riesce a nascondere la sorpresa.
In Ines, l'episodio conclusivo della serie, Camilleri (Vincenzo Amato), sessantenne, durante un volo intercontinentale conosce Ines (Catrinel Marlon), una donna misteriosa. Gli altri sette corti sono: Nunzia, con Giovanni D'Ateo e Alice Canzonieri; Oriana, con Davide Torneai e Nicole Grimaudo; Kerstin, con Gabriele Rossi, Johannes Brandrup e Giulia Achilli; Ofelia, con Dario Aita e Linda Caridi; Jolanda, con Claudio Gioè e Anita Kravos; Pucci, con Giampaolo Morelli, Francesco Mandelli e Carolina Crescentini; Ingrid, con Neri Marcorè ed Elizabeth Kinnear.
La lavorazione di Donne è durata quattro settimane di riprese, tra la Sicilia (Agrigento e Ragusa) e Roma. Dal 19 ottobre al 14 novembre 2015. Di Agrigento vedremo una spiaggia del litorale e una villa da cui si scorge la Valle dei Templi. Nel Ragusano le riprese si sono svolte tra il Teatro Donnafugata e la piazza Duomo di Ragusa Ibla, i vicoli di Chiaramonte Gulfi e Monterosso Almo, le spiagge di Marina di Ragusa, il Castello di Donnafugata.
«La città di Ragusa - sottolinea Gloria Giorgianni - ha partecipato in maniera collaborativa. Non solo a livello amministrativo. Infatti, ringrazio anche la Banca Agricola Popolare di Ragusa, la Fondazione Zipelli, la Camera di commercio di Ragusa e la Film Commission Ragusa». Carlotta Schininà, che ha curato i rapporti con le varie istituzioni della terra iblea, crede «nel cineturismo. Sono convinta che il territorio si debba aprire maggiormente alle produzioni cine-televisive. L'esempio del Commissario Montalbano è un caso che si studia nelle università». Schininà pensa che «il futuro sia rappresentato da una Film Commission ragusana pubblico-privata, che crei un catalogo nel quale trovare i luoghi e le professionalità. Per quanto ci riguarda, abbiamo dato lavoro alle maestranze locali». In un paio di anni, Anele - il cui nome omaggia Elena Battaglia, madre di Giorgianni - ha realizzato una serie di progetti. Da Andrea Camilleri Il maestro senza regole, un docufilm con Teresa Mannino, andato in onda sulla Rai a Il combattente, un documentario sul presidente Sandro Pertini, tratto da libro di Giancarlo De Cataldo, edito da Rizzoli e distribuito in sala da Sky Cinema. Per il 2016 la casa di produzione ha chiuso un accordo per un documentario con il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore. Ma il nuovo anno segna anzitutto l'esordio di Anele nel cinema di finzione con la realizzazione di Lezioni in paradiso, l'opera prima dell'attore-sceneggiatore Marco Bollini.
Andrea Di Falco
 
 

La Repubblica, 7.1.2016
Ammaniti racconta il bello della "quarta età"

Roma. Lo ha spinto la curiosità e l'idea, dopo essersi occupato da sempre di adolescenti, che «le trasformazioni non avvengano solo nei primi anni di vita, ma anche nella cosiddetta "quarta età" dopo i 90 anni: c'è un decadimento, una vicinanza alla morte, ma è anche una fase in cui si può trovare una nuova creatività». Lo psichiatra Massimo Ammaniti debutta il 10 gennaio su RaiTre alle 9.45 con La quarta età.
Ha incontrato dieci splendidi novantenni, mezz'ora di riflessioni a ruota libera con Andrea Camilleri, Raffaele La Capria, Alfredo Reichlin, Giovanni Sartori, Bonaria Manca, Licia Borrelli Vlad, l'editorialista di Repubblica Mario Pirani, (scomparso lo scorso aprile), Giorgio Albertazzi, Angela Bianchini e il grande sceneggiatore Enrico Medioli. Vince la creatività sulla malinconia, il coraggio sulla rassegnazione.
«Mi hanno ispirato due persone» racconta Ammaniti «un grande amico americano, il professor Jerome Bruner, che ha 100 anni e fino ai 98 ha insegnato alla New York University, e Rita Levi Montalcini che a cento anni ha parlato per un'ora con una delegazione cinese che voleva comprare un suo brevetto. "Il brevetto ci interessa" fu la risposta "ma ci interessa di più sapere cosa prende lei per continuare a funzionare come funziona"». Parla di persone fuori dal comune. «Questi novantenni sono il nostro patrimonio e rappresentano gli antesignani di quello che sarà il futuro: oggi un bambino ha un'aspettativa media di vita di 140 anni». Gli intervistati parlano del desiderio che ha indirizzato le loro vite, del senso del tempo, di amicizia, amore, e della paura della morte. Però emerge la spinta a essere creativi. «Continuano a fare progetti, scrivono, come Camilleri», spiega lo psichiatra «La Capria mi ha spiegato come per tutta la vita abbia ricercato se stesso attraverso gli altri, Albertazzi quanto abbia contato la bellezza. Pirani ricorda l'esperienza in ospedale, come sono trattati i vecchi. Una denuncia forte». Tutti incontri ricchi, sotto il profilo umano. «Bonaria Manca me l'ha indicata mio figlio Niccolò», rivela Ammaniti «Voleva fare la pastora ma in Sardegna era un lavoro maschile, quando si è trasferita si è potuta occupare delle pecore seguendole in motocicletta. A 60 anni ha sviluppato la creatività, dipinge: vive a Tuscania in una casa affrescata da lei». Che ha capito della vecchiaia? «È diverso diventare vecchi e invecchiare affrontando attivamente il declino della propria vita. Oliver Sacks ha scritto un articolo bellissimo su questo, in cui torna allo Shabbat, il giorno del riposo, "il settimo giorno della settimana e forse il settimo della nostra vita, quando possiamo sentire di aver fatto il nostro lavoro e di potere riposare"». In una società che non ammette imperfezione, La quarta età va controcorrente. «Proprio perché si parla tanto di rottamazione» dice con ironia Ammaniti «ricordo che siamo dotati di apprendimento evoluto, c'è una trasmissione del sapere attraverso le generazioni: le vecchie trasmettono alle nuove la cultura e anche il modo di affrontare la vita. Altro che il Pil. Disperdere questo patrimonio è un delitto, i vecchi sono la nostra ricchezza».
Silvia Fumarola
 
 

Ondaiblea, 7.1.2016
L’universo linguistico letterario di Camilleri visto da Federico Guastella
All’autore, in occasione del Premio Arte e Cultura Siciliana intitolato a “Ignazio Buttitta”, la cui XVI edizione si è tenuta l’otto dicembre scorso presso il Castello Chiaramonte di Favara (Agrigento), è stato assegnato il 1° premio settore saggi letterari con la seguente motivazione:
“Un'approfondita guida alla lettura di tutte le opere di Andrea Camilleri. Un lavoro complesso e condotto con grande scrupolo, opera per opera, entrando dentro aspetti non sempre di facile evidenza, seguendone progressivamente tematiche e moduli stilistici. Uno strumento molto utile per leggere un autore apparentemente non difficile e dalla vastissima produzione letteraria. Opera altamente meritoria perché non mira a esprimere giudizi critici e valutativi, ma di ogni opera fornisce limitati, seppur preziosi, spunti di riflessione critica e di comprensione”.
Antonio Patti (Presidente della giuria)

Se si dovesse dipingere una tela con i colori della Sicilia descritta dalle narrazioni di Andrea Camilleri, sicuramente si sceglierebbero i colori della sua immaginaria Vigata che – televisivamente parlando – appartengono al territorio ibleo e, di conseguenza, alla frazione marinara di Punta Secca, Scicli, Modica e Ragusa. Una Vigata in cui “le storie, i delitti sono tanti e tali da far impallidire la Chicago degli anno ’20. E per ciò che riguarda i personaggi, gli uomini, le ambientazioni, credo che la Sicilia sia così prismatica da essere una fonte inesauribili di spunti”. Fin qui la confessione letteraria di Camilleri fortemente ancorata alla sua Trinacria, dove gli echi letterari di Verga e Capuana non sembrano essere evaporati.
Camilleri uomo, narratore, favolista. E’ su questa triade che bisogna orientarsi per capire meglio la sua figura o è necessario incunearsi nei meandri del variegato mondo di Camilleri attraverso una ricognizione completa e, soprattutto, aggiornata delle sue molteplici opere? E’ questo l’universo a più dimensioni che ha cercato di scandagliare Federico Guastella, paternese di nascita, ma fin dalla tenera età vissuto a Chiaramonte Gulfi (da cui era originario il padre, pronipote dello scrittore Serafino Amabile Guastella), apprezzato saggista ibleo, col suo recente volume “Andrea Camilleri. Guida alla lettura” (Acireale, Gruppo Editoriale Bonanno, 2015, pp. 252).
Lo scenario in cui si muove l’impianto narrativo di Camilleri, papà del commissario Salvo Montalbano, è molto ampio ed articolato come rivela l’universo femminile rappresentato da donne soavi e inebrianti come la Sicilia; donne dal fascino inquietante e scandalose, perché non hanno paura di prendere ciò che è loro, compresa la libertà. Guastella percorre il suo itinerario senza enfasi e soprattutto ponendo dinanzi al lettore l’immaginario creativo dello scrittore empedoclino “da cui veicolano lo sguardo sull’uomo e i vari ecosistemi storico-sociali” in cui prendono sostanza e metamorfosi “vicende e circostanze, senso e non senso, incastri logici degli avvenimenti e casualità estrema e/o apparente”, come annota il prefatore Salvatore Stella.
Non bisogna dimenticare il periodo storico in cui Camilleri emette i primi vagiti. Nasce a Porto Empedocle la prima domenica di settembre del 1925 (in pieno regime fascista) e, ancora ignudo, la levatrice lo espone dal balcone di casa per assistere alla processione di San Calogero. Papà Giuseppe, definito “squadrista all’acqua di rose”, possiede non pochi libri che favoriscono il suo approccio alla lettura. La madre è molto rigorosa e la nonna materna, che gli ripete spesso “Scrivi comu ti detta ‘u cori”, asseconda il suo animo di narratore che cresce su due terreni paralleli: l’uno dell’invenzione pura; l’altro dell’ambientazione realistica. Ed ecco Andrea Camilleri “sinceramente fascista, ma, come egli stesso ammette, intimamente di sinistra”. Uno scrittore tra i più letti ed amati del nostro tempo, che ha saputo reinventare il genere giallo con raffinata architettura narrativa, creando personaggi vividi e indimenticabili che diventano quasi reali in quanto accomunati da una lingua parlata con una sua corposità e sonorità che fa da effetto collante con gli ambienti.
Quella di Federico Guastella – scrive Raffaele Puccio nella sua “Testimonianza” al volume - si rileva opera preziosa divulgativa che “ha il merito di avere operato una suggestiva panoramica delle opere di uno dei più prolifici ed efficaci scrittori” che punta l’attenzione ad una realtà vista quasi arcanamente, nella dimensione dell’enigmaticità che l’attraversa e scorgendone quelle significative “coincidenze” che danno una svolta all’agire.
Giuseppe Nativo
 
 

Ufficio Stampa Rai, 8.1.2016
Rai3: La quarta età
Il segreto della longevità creativa dei novantenni
10/01/2016 - 10:00

Al via da domenica 10 gennaio, alle 10.00, su Rai3 il nuovo programma di Peter Freeman "La quarta età". Dieci puntate in cui lo psicoanalista Massimo Ammaniti incontra dieci figure, uomini e donne, che hanno superato i novant’anni e con loro crea un dialogo intenso e compartecipato sull’ esperienza di entrare nella quarta età, in cui avviene una rilettura della loro vita passata alla luce dell’oggi. Nel dialogo fra Ammaniti e le persone intervistate si intrecciano temi diversi, tutti estremamente coinvolgenti, il desiderio che ha orientato la propria vita, il senso attuale del tempo, la presenza del passato nella vita presente, l’amore e l’amicizia, le perdite, i rimpianti, i sogni, le paure, l’idea della morte. I personaggi intervistati sono stati tutti testimoni attenti e partecipi dei cambiamenti dell’ultimo secolo, capaci ancora di entusiasmi, di interessi e di creatività lasciando intravedere i nuovi orizzonti esistenziali di una tarda età ancora ricca di vitalità. Fra gli intervistati vi sono figure che costituiscono la nostra memoria, da scrittori come Andrea Camilleri, Raffaele La Capria e Angela Bianchini, a uomini di teatro e cinema come Giorgio Albertazzi ed Enrico Medioli. Personalità legate all’arte: la pittrice Bonaria Manca e l’archeologa Licia Borrelli Vlad. Storie che si sono intrecciate alla politica e al giornalismo in modi diversi: Alfredo Reichlin, Giovanni Sartori e Mario Pirani. Un interrogativo percorre le interviste: qual è il segreto della longevità creativa dei novantenni? Le risposte saranno gli spettatori a scoprirle.
 
 

La Quarta Età, 10.1.2016
Andrea Camilleri
Rai 3, ore 10:00


 
 

Il Gazzettino, 10.1.2016
Pirciati, caponatina, arancini. E, naturalmente la pasta alla Norma

Cornuda. Pirciati, caponatina, arancini. E, naturalmente la pasta alla Norma. Seguire le imprese di Montalbano significa anche entrare in un libro di ricette che hanno un'unica grande dominante. La Sicilia. «Perché non resta a mangiare con me? Montalbano si sentì impallidire lo stomaco. La signora Clementina era buona e cara, ma doveva nutrirsi a semolino e a patate bollite. Pina, la cammarera, è un'ottima cuoca. Oggi ha preparato pasta alla Norma, sa, quella con le milanzane fritte e la ricotta salata. Gesù! Fece Montalbano [... ]
 
 

Télépro, 11.1.2016
Commissaire Montalbano
Le sourire d'Angelica
la une, Mardi 12 Janvier, 15h40
Série (saison 9, épisode 1)

Montalbano est réveillé par un appel de Catarella, ce qui le met de mauvaise humeur, d'autant que Livia a murmuré un prénom d'homme pendant son sommeil. Un couple de notables a été cambriolé alors qu'il était dans sa villa en bord de mer.
 
 

Università degli studi di Cagliari, 12.1.2016
L’Ateneo sposa ancora Camilleri
SCARICA la locandina del seminario.

Cagliari - A dodici anni dal primo seminario a cura dell’Ateneo dedicato allo scrittore di Porto Empedocle, si inaugura nel mese di febbraio l’edizione 2016, ancora sotto l’appassionata direzione del Prof. Giuseppe Marci:
Il IV Seminario sull’opera di Andrea Camilleri apre le iscrizioni a tutti gli studenti dell’Università di Cagliari che vogliano approfondire i romanzi camilleriani e iniziare o proseguire un percorso di ricerca incentrato sullo scrittore. Il Seminario si terrà dal 9 al 26 febbraio 2016 e prevede l’inquadramento dell’opera di Andrea Camilleri, con una specifica attenzione dedicata al tema del romanzo giallo e a quello della traduzione dei romanzi in francese, tedesco, olandese e arabo.
Oltre agli incontri in aula con studiosi e traduttori dell’opera camilleriana, il seminario prevede una mostra dei libri dello scrittore organizzata dal dottor Stefano Salis, giornalista de “Il Sole 24ore” e laureato all’Università di Cagliari con una tesi su Andrea Camilleri. La lezione introduttiva che inaugurerà il nuovo ciclo di incontri sarà tenuta dal professor Salvatore Silvano Nigro, autore degli efficaci risvolti di copertina dei romanzi camilleriani pubblicati da Sellerio e docente di Lingua e cultura italiana presso lo IULM di Milano.
Gli studenti potranno intervenire con comunicazioni e saranno coinvolti nell’organizzazione della mostra. Le iscrizioni dovranno essere fatte sulla piattaforma Moodle 2: nella stessa verranno raccolti come è ormai consuetudine i materiali elaborati nel corso dei seminari.
È previsto il riconoscimento crediti. Il programma definitivo del seminario, con l’indicazione dei giorni e degli orari previsti, sarà pubblicato sulla piattaforma Moodle 2.
(VZ)
 
 

Mangialibri, 13.1.2016
Le vichinghe volanti
Andrea Camilleri, Racconti, Sellerio, 2015

Il 30 luglio del 1938 a Vigata c’era stata una “catastrofi, in principio criduta naturali, vali a diri un tirrimoto”. Alle 03,20, nel bel mezzo della notte, la prima scossa aveva svegliato i vigatesi che in mutande e sottovesti si erano riversati spaventati nelle strade. La cosa più strana capitò nel vecchio Palazzo Fulconis, abitato da cinque famiglie, una per ogni piano, per un totale di ventiquattro persone. E invece, com’è e come non è, al momento della scossa, nel cuore della notte, ce n’erano ventisette e pure stranamente distribuite tra i piani… Umberto, “per gli amici e soprattutto per l’amiche ‘Mbembè”, dall’età di quattordici anni aveva dimostrato la sua vera e unica inclinazione: le donne. Fino ai trent’anni la sua vita l’ha trascorsa allegramente lontano da casa, tra auto di lusso e bellissime donne, e a Venezia adesso l’ha raggiunto il telegramma che annuncia la morte del padre. Poco male però, visto che Umberto è l’unico erede. Ma il testamento, aggiornato tre giorni prima di morire, che ora il notaio gli sta leggendo prevede tre condizioni tassative… Domenica 20 febbraio 1910 finalmente esce il sole a Vigata, dopo un mese intero di pioggia. La gente si riversa per le strade a passeggio e il panellaro Attilio sistema la sua bancarella: di sicuro ci saranno buoni affari grazie al buonumore delle persone rallegrate dalla bella giornata tanto attesa. Attilio sceglie lo spiazzo sotto il vecchio e disabitato Palazzo Curtò, davvero ormai malmesso. E infatti, a d un certo punto e senza preavviso alcuno, a causa delle forti piogge dei giorni precedenti il palazzo crolla. In quel momento vicino alla bancarella, oltre al panellaro, si trovano un poveraccio che aveva chiesto l’elemosina di una panella e se la stava gustando, e una famiglia benestante formata da padre, madre e figlioletta di due anni. Da sotto le macerie, viva e illesa, viene tirata fuori soltanto lei. Quale sarà il destino della povera bambina?
Protagonista assoluta degli otto racconti di questa simpatica raccolta è Vigata, la cittadina immaginaria nata dalla penna di Andrea Camilleri, sfondo delle indagini di Salvo Montalbano. Le vicende narrate però non riguardano il commissario più amato dagli italiani ma piuttosto sono incentrate su sapidi episodi in cui l’amore, declinato nelle sua varie forme ma soprattutto come passione carnale e travolgente tempesta dei sensi, la fa da padrone. Una sensualità bollente trasuda ovunque, come al solito nelle storie del Maestro, calda come il sole della sua isola meravigliosa, del tutto refrattaria ad ostacoli come vincoli matrimoniali, fidanzamenti combinati e gelosie paterne; e sempre divertita e divertente, mai volgare anche se ammiccante e scanzonata. Tutte le storie si svolgono tra gli inizi del ‘900 e il secondo dopoguerra, anni che si rivelano sempre particolarmente consoni alla vena narrativa dell’autore che attinge ad aneddoti verosimili e a pregi e difetti della sicilianità, giocandoci con allegria. Come capita spesso nelle raccolte, non tutti i racconti risultano omogenei, divertenti e acuti allo stesso modo, ma il lettore si ritroverà come sempre a sorridere delle situazioni paradossali, dei personaggi surreali che si credono furbi e di solito hanno la peggio, del linguaggio che sarà pure artificiale (nel senso che non corrisponde a nessun dialetto specifico) ma è diventato marchio di fabbrica di Camilleri ed è amato tanto quanto le sue storie. Qualcuno ha scomodato l’aggettivo “boccaccesca” per questa piccola silloge, altri hanno affermato desolati che ormai il vecchio scrittore si ripete e si copia: a noi sembra sempre che in questo tipo di storie il suo estro sia intatto e che spesso tocchi qualche vetta di freschezza, come un ragazzino di novant’anni che ancora si diverte a raccontare e a far divertire.
Alessandra Farinola
 
 

La Repubblica, 13.1.2016
“Da Gadda a Stoner le belle storie non scadono mai”

Cambiare vita, aprendo una libreria di quartiere. Roberto Testa e Chiara de Bartolomeis hanno inaugurato Linea d'Ombra, nome ispirato a un romanzo di Conrad sul passaggio dalla giovinezza all'età adulta, in via San Calocero 29, vicino al metrò Sant'Agostino, nel settembre 2009.
[...]
Cosa non funziona?
«Gli ultimi Camilleri hanno venduto una decina di copie, pur avendo uno scaffale di gialli e noir».
[...]
Annarita Briganti
 
 

Il Venerdì di Repubblica, 15.1.2016
Il Dutturi Jekyll e Mister Camilleri



Il legame con le Philip Morris. La schiavitù (superata) dal J&B. L'odio-amore per ciabatte e pigiami. L'effetto che gli fanno le critiche. E la Sicilia dove ormai è venerato come un santo o una rockstar. I ripensamenti su Montalbano. Lo strano caso delle ceneri di Pirandello. Mentre esce il suo nuovo romanzo, Noli me tangere, siamo andati a casa dello scrittore. Che a 90 anni si sogna come un cartone animato.

Roma. Laura non c’è. Il nuovo romanzo di Andrea Camilleri non è nemmeno cominciato che la protagonista è già sparita. O quasi. Fugge, si nasconde disseminando dietro di sé strani indizi. Per rintracciarla, un investigatore è costretto a un’indagine poco convenzionale che lo porterà a misurarsi con il teatro di T. S. Eliot, i versi di Dino Campana e soprattutto con l’affresco di Beato Angelico Noli me tangere, che dà il titolo al libro e potrebbe essere la chiave dell’enigma. Laura è una tipa misteriosa, moglie amata ma robustamente fedifraga. Nella sua volontaria scomparsa sembra rapita da un oscuro impulso di redenzione se non religiosa, diciamo esistenziale.
«È vero. Se non altro perché c’è infine una figura femminile di segno positivo. In romanzi precedenti come Il tailleur grigio o Il tuttomio le donne non erano molto amabili».
Laura pare in cerca di un riscatto spirituale. E lei Camilleri, a 90 anni, che rapporto ha con la spiritualità?
«Nessuno. Ma arrivati a una certa età si ha voglia di deviare dai sentieri già battuti. Volevo raccontare un personaggio diverso, posizionare la macchina da presa in modo da vedere certe situazioni da un’altra angolatura. Vedere per modo di dire, dato che oggi non ci vedo più».
Come sono le sue giornate?
«Tutte uguali. Prima mi alzavo regolarmente alle sei mezza per mettermi a lavorare, adesso me la prendo un po’ più comoda. Ma comincio a scrivere sempre dopo essermi lavato, sbarbato e vestito come per uscire. Non sono mai riuscito a combinare nulla in tenuta sciamannata».
Poltrire è una tentazione sordida.
«Ma no, è bello tambasiare, come direbbe Montalbano. Girettare per casa in pigiama e ciabatte, impegnandosi al massimo a raddrizzare il quadro storto in salotto. Però non deve durare più di mezz’ora. Dopo, meglio ricomporsi. Passare dallo stato gassoso a quello solido».
Una volta riconsolidato che fa?
«Aspetto che arrivi la qui presente Valentina Alferj (la sua assistente), che si siede al computer al posto mio. Continuo a scrivere grazie a lei. Giocoforza, ha dovuto imparare il vigatese».
Rogna mica da poco.
«Lo so solo scrivere. Pronunciare no» dice lei. La lingua camilleriana è un pastiche fondato sull’improvvisazione. «Gli chiedo: qui come vuoi che scriva? “A raccuperari” o “a reccuperari”? Lui mi guarda e decide sul momento: Metti “a raccuperari”, va’. Un filologo ne uscirebbe pazzo».
Dettare le secca, Camilleri?
«Il lavoro è rallentato, ma l’esperienza accumulata da regista mi aiuta. Mi creo la scena davanti agli occhi. I personaggi mi si dispongono in testa come su un palcoscenico. Le parole, le frasi le vedo già scritte. Ho provato a servirmi di ingranditori per la lettura, però Nein, non funzionava. Così mi sono dovuto inventare un sistema mentale tutto mio».
Lo sollecita molto?
«Passo ancora le giornate pensando a quello che scriverò l’indomani. Ci rimugino mentre mangio, quando sto sul letto tra veglia e sonno. Dettando, riordino le cose che mi sono venute in mente la sera prima».
Se le ricorda tutte?
«Ho sempre avuto buona memoria. Ma ora perde colpi. Con grandi sghignazzi e sollazzi da parte di qualcuno (accenna col capo a Valentina). Stamattina non mi ricordavo più la data di fondazione di Roma. Per punizione sono stato sottoposto a un interrogatorio sul tema Rea Silvia».
Al pomeriggio come si organizza?
«Mi faccio leggere i giornali oppure pagine di libri che mi interessano. Per conoscenza o per scrivere. Qualche mese fa mi son dovuto ripassare per intero I promessi sposi perché mi avevano invitato a Milano all’inaugurazione della casa di Manzoni restaurata».
Che effetto le ha fatto la rilettura?
«Ottimo. Stavolta mi sono divertito a confrontare il romanzo con la versione precedente, gli Sposi promessi. Tra l’altro, ho scoperto che, a Milano, nella biblioteca del giovane Verga c’era un’edizione comparativa delle due stesure. Un volumone da lui accuratamente annotato. Mi piacerebbe tanto riacquistare la vista per vedere ‘sto libro».
Il suo conterraneo Sciascia leggeva I promessi sposi come un romanzo segretamente disperato dove il vincitore finale è in fondo Don Abbondio. Condivide?
«Sì, Don Abbondio come immagine di un’Italia dove ha sempre prevalso il compromesso al ribasso. Ma Sciascia era anche un grande ammiratore della Colonna infame. Testo mirabile, che però per me resta un mistero».
In che senso?
«Dalla monaca di Monza a Fra’ Cristoforo alle pagine sulla peste, I promessi sposi sono pieni di grandissimi romanzi nel romanzo. Ma allora perché la Colonna infame non è finito nel libro? Manzoni dice che non voleva eccedere in divagazioni. La mia impressione è invece che si sia frenato, che non abbia voluto osare. Nella Colonna si parla di tortura, magistratura asservita, di un’ingiustizia alla quale concorrono tutti i poteri. È come se davanti a quei temi lui fosse stato preso da una sorta di pudore, decidendo di lasciarli in un libro a parte».
Lei non si è mai dato una frenata?
«No, sono sempre stato convinto di quello che avevo scritto. Certe volte mi capita semmai di essere dubbioso sulla pubblicazione. Non tutti i miei libri escono appena ho finito di scriverli. Alcuni li lascio riposare tre, quattro anni».
Cosa la spinge a tenerli a nanna?
«Lo faccio quando sento che dentro c’è qualcosa che non mi persuade. Sul momento non so dire cosa esattamente, ma so che c’è. E si nasconde da qualche parte».
Ci faccia un esempio.
«Una volta mando un Montalbano a Elvira Sellerio. Lei lo legge e mi chiama: Andrè, è bellissimo, ma qualche cosa non mi convince. Cosa Elvì? Non lo so. Vabbè, ricontrollo. Rileggo tutto e non trovo niente. Finché lei non mi fa notare: Come fa quello a riconoscere il cadavere di uno che non ha mai visto? Aveva ragione. Lo riscrissi. In altri casi i dubbi riguardano il contenuto. La presa di Macallè l’ho tenuto fermo quattro anni. Temevo gli equivoci che avrebbe potuto ingenerare. E che puntualmente ingenerò».
Il protagonista era un giovanotto supermembruto.
«Qualcuno lo definì un romanzetto pornografico. Non lo era. La superdotazione del ragazzo discendeva casomai da Eros e Priapo di Gadda».
Come incassa le critiche?
«Il lavoro in teatro mi ha dato una certa corazzatura. Mi incazzo solo quando sento dire I romanzi non li scrive lui. E quando capisco che chi stronca non s’è letto tutto il libro».
I romanzi che non le piacciono lei li legge fino alla fine?
«Sì. Mi dico: magari nelle ultime quattro pagine si ripiglia».
E succede?
«Praticamente mai».
Da cosa nasce la leggenda nera secondo la quale Camilleri avrebbe un negro o forse più d’uno?
«Penso dal fatto che ho scritto tanto».
Quantificando?
«Di preciso non so. Tra romanzi, saggi e testi vari saremo nell’ordine del centinaio».
Ora cos’ha in lavorazione?
«Un libro su un caso di tortura avvenuto in un ospedale militare siciliano nel 1863. Ma prima devo finire un nuovo Montalbano: pure questo rielabora una storia vera successa vent’anni fa e ancora irrisolta».
Prendere spunto da cronache più o meno remote è un metodo al quale non deroga mai?
«Raramente. Non so inventarmi nulla dal nulla. Un giorno il figlio di Simenon mi ha detto: Sai che per papà era lo stesso?».
Continua a scrivere i romanzi senza cominciare mai dal primo capitolo?
«Salvo che nei Montalbano. Al poliziesco passai proprio per darmi una regola, una gabbia. Mi chiesi: Ma tu lo saprai scrivere o no un libro dalla A alla Z? Provai. Così è nato La forma dell’acqua, poi Il cane di terracotta. A quel punto mi son detto basta, con Montalbano ho chiuso».
E invece che capitò?
«Capitò che Elvira Sellerio mi disse: Guarda che qua sta succedendo qualcosa di strano».
Cioè?
«In pochi mesi le vendite si erano decuplicate».
Come lo vive il divismo?
«Come una dimensione irrazionale che mi rende inquieto. Mi fanno cose che pensavo riservate ai Pink Floyd».
Tipo?
«Chiedono di farsi firmare il braccio con strane penne».
In Sicilia ci torna?
«Sì, ma sono un superstite. I miei amici, per dirla con Gadda, si sono tutti resi defunti tranne uno. Quando vado è più che altro per ritrovare le stanze della casa in cui sono nato, la strada dove giocavo. O per respirare l’odore del porto. A parte questo, esco pochissimo».
Per i suoi ottant’anni Sellerio fece uscire un libro dedicato ai suoi sogni. E oggi, a novanta, come sogna?
«Meravigliosamente bene. Ma mi ricordo solo dei sogni che faccio durante la pennichella pomeridiana. Sono coloratissimi, tipo cartoni animati, e stranamente circensi. Succedono cose da ridere, siamo tutti vestiti un po’ da clown».
A quante sigarette siamo al giorno?
«Teoricamente sessanta. Ma in realtà dò due-tre tiri e le spengo».
Marca?
«Mi girate il ferro nella piaga. Per una vita ho fumato Philip Morris rosse morbide. Ma hanno deciso di non farle più. Come ai tempi della guerra e del mercato nero sono riuscito a racimolare un’ultima decina di stecche. Ma i pacchetti stanno finendo. Ne restano solo quattro. Me li concedo nei giorni di festa».
E negli altri con cosa si consola?
«Sempre Philip Morris, ma banali multifilter con il pacchetto duro».
Qui tocca lanciare un appello alla Philip Morris.
«E volete che non l’abbia fatto? Al direttore generale. Mi hanno risposto che, per quanto fumassi abbastanza, il mio consumo non era sufficiente per rimettere in circolazione le rosse».
Un mondo senza pietà.
«Ora che ci penso, questa storia delle sigarette fa il paio con quella del J&B».
Scotch whisky.
«Fino a una certa età me ne scolavo una bottiglia a mattina».
Suvvia...
«Mia moglie può testimoniare. Una bottiglia a digiuno tra le otto e l’una. Lo reggevo perfettamente. Dopo l’una non bevevo più per nessun motivo fino al giorno dopo. Così per quelli che mi conoscevano di mattina ero un alcolizzato. Mentre quelli del pomeriggio dicevano di me: È notoriamente astemio».
Dottor Jekyll e Superciuk.
«Mi servivo sempre dallo stesso fornitore. Tanto che un giorno mi arriva una lettera. Voluminosa. È intestata J&B, Justerini and Brooks. Viene da Londra, ma è scritta in italiano. Dice: Sappiamo che lei è un grosso consumatore del nostro prodotto, però siamo preoccupati perché in Italia è molto tassato. Accludiamo perciò un fascicolo col quale lei potrà fabbricarsi il whisky in casa. Era un amore di libretto scherzoso. Alla fine c’era scritto: Siccome seguendo queste istruzioni lei avrà come minimo incendiato il fabbricato dove vive, le inviamo venti tagliandi con i quali potrà comprare J&B a metà prezzo».
Diabolici. Come avevano fatto a individuarla da Londra?
«Penso che avessero chiesto ai vinai qui in zona quali erano i clienti più affezionati. Quelli avranno dato il mio indirizzo».
Il vizio le passò.
«Mi passò perché non era un vero e proprio vizio, ma forse una sorta di risarcimento per qualcosa che mi mancava. Non per niente ho smesso di bere a quel modo dal 90, cioè quando ho cominciato a scrivere».
Insomma l’alcol non facilita l’ispirazione.
«A me non aiutava. Forse aiutava Faulkner. Ma con lui già a mezzogiorno non si poteva più ragionare. Una volta il Corriere della Sera mandò Montale a intervistarlo. Però il poeta arrivò in ritardo. Appena lo vide Faulkner cacciò un urlo e si chiuse in un armadio. Non a caso il Nobel fecero in modo di darglielo di mattina».
A proposito di Nobel. Quest’anno ricorrono gli 80 anni dalla morte di Pirandello. Lei lo vide solo una volta, da ragazzino. E lo scambiò per un ammiraglio.
«Bussò alla nostra porta in un pomeriggio di giugno. Andai ad aprire e me lo trovai davanti in divisa da accademico d’Italia: feluca, spadino, mantella. Si presentò come Luigino Pirandello. Disse che voleva vedere mia nonna. Erano cugini. Corsi a svegliarla: Di là c’è l’ammiraglio Luigino Pirandello che ti vuole parlare».
Su Luigino lei ha scritto tanto.
«Se avete voglia, vi racconto la storia delle sue ceneri. Prenderà qualche minuto, ma vi assicuro che merita».
Ne siamo arcisicuri.
«Allora: quando eravamo fascisti, io e altri, tra cui Gaspare Giudice, futuro biografo di Pirandello, ci presentammo in divisa dal federale Ermanno Di Marsciano. Che volete? Che da Roma le ceneri di Pirandello siano riportate qui ad Agrigento. Lui: Fuori dai coglioni, non parlatemi di quello sporco antifascista... Finita la guerra viene nominato un prefetto democratico. Bussiamo: Eccellenza, vorremmo... Risposta: Quel fascista? Neanche a parlarne. Più tardi proviamo con Gaspare Ambrosini, insigne giurista agrigentino nonché padre costituente. Per fare più effetto gli scriviamo riciclando carta intestata a un’associazione di cui non sappiamo nulla ma che ha un nome altisonante: Corda fratres».
Cuori fratelli.
«Un’importante organizzazione studentesca. Fu sciolta dal fascismo. Era vicina alla massoneria. E anche Ambrosini lo era. Credendo che il nostro fosse l’appello di un gruppo di confratelli si fece subito in otto. Ci comunicò che una volta giunte a Palermo, le ceneri sarebbero arrivate ad Agrigento in littorina speciale, dentro una scatola di legno, con un copertone intorno all’urna, così che non sbattesse. Ad aspettarle alla stazione si forma una folla immensa. Però il vescovo vieta il corteo. Le ceneri erano proibitissime dalla Chiesa. Lo scongiuriamo. Ma niente. E se mettessimo l’urna in una cassa da morto? Allora sì. Vado dal cassamortaro per noleggiare una bara. Gliene restava solo una da bambino. Proviamo a infilarci l’urna. C’entra. Il piccolo feretro attraversò la città con su scritto Contiene le ceneri di Pirandello».
Tutto molto pirandelliano.
«C’è un seguito. L’urna venne sistemata nel museo con altre anfore greche. Più tardi le ceneri saranno trasferite nel monumento scolpito da Marino Mazzacurati. Travasate in un tubo di rame e murate nella pietra. Dopo qualche anno si accorgono però che nell’incurvatura dell’anfora vuota è rimasta attaccata un po’ di cenere di Pirandello. Perciò scassano il monumento per aggiungere il residuo. Ma si rendono conto che il tubo è colmo fino all’orlo. Altra cenere non ce n’entra. Allora il direttore del museo dottor Zirretta che fa? Con un rametto raschia dall’anfora l’avanzo di cenere e lo ammucchia sopra la copia del Giornale di Sicilia che portava in tasca. E si dice: Come da testamento, lo disperderò nel Grande mare africano. Vanno sull’orlo della montagnola, e mentre Zirretta sta per declamare Oh, Grande mare africano una ventata gli spedisce le ceneri in faccia e anche un po’ in bocca. Lui sputacchia, si ripulisce, e così andò a finire la tumulazione di Pirandello».
Grazie Camilleri.
«Grazie a voi. Vi auguro un felice anno nuovo, buon lavoro e tanta salute».
Marco Cicala e Piero Melati
 
 

Il Venerdì di Repubblica, 15.1.2016
Pinocchio riletto da due vecchi marpioni

Roma. Andrea Camilleri come non l’avete visto mai è un volpone vendicativo e rosso di pelo che chiede giustizia, ma questa volta non ci sono intrepidi sbirri in circolazione a parlare l’argot italosiculo dei libri Sellerio. Questo infatti è un autentico, italianissimo Pinocchio, tutto in rima baciata e cantata. Anzi, per la precisione è Pinocchio (mal) visto dal gatto e la volpe, «opera lirica multimediale per ragazzi» voluta e prodotta dal Teatro Massimo di Palermo e realizzata e interpretata da Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti, scrittori entrambi e amici di vecchia data.
Per Camilleri si tratta di un ritorno alle origini, all’amore di gioventù per il teatro. Quando Oscar Pizzo, direttore artistico del Massimo, gli ha proposto di portare in scena un Pinocchio riveduto e corretto, lui ha accettato subito «e in una settimana aveva già scritto una prima introduzione»: con Gregoretti, Camilleri ha preso Collodi e l’ha letto mille volte; insieme hanno ascoltato e riascoltato l’audiolibro, prendendo appunti e ridacchiando delle loro stesse trovate – hanno anche scoperto che nel testo di Collodi, tra una pagina e l’altra, sono forse citati un centinaio di animali, dal Grillo parlante alla lumaca.
Infine, ecco la loro opera – musicata da Lucio Gregoretti, figlio di Ugo – che è di fatto un processo. Nello spettacolo che debutterà a Palermo il 3 aprile, il Gatto (Gregoretti) e la Volpe (Camilleri) esigono infatti la riabilitazione «per essere stati immortalati come due farabutti patentati». Poveri cocchi: loro, a Pinocchio, volevano solo dare una lezione «che gli insegnasse la buona educazione». E i soldi seminati per rubarli al burattino? Fu tutto un malinteso, un errore commesso in buonafede: «Decidemmo in piena coscienza di farne opera di beneficenza». Ugo Gatto: «Io comprai cento stuzzicadenti/ per cento vecchietti senza denti». E Andrea Volpe: «Duemila scarpe io diedi a un millepiedi». Sicché i due, in tribunale, pretendono che sia loro restituita la reputazione: «Vogliamo una totale revisione di tutte quelle orrende infamità che hanno leso la nostra dignità». Ecco perciò in scena due avvocati misteriosi, un gran numero di testimoni (gli animali del libro), tutti convocati per essere interrogati, e un giudice-orango assai svogliato e desideroso di chiudere in fretta il vergognoso caso (benché la lumaca si prenda il tempo necessario per arrivare in aula).
Il Gatto e la Volpe, invece, non saranno sul palcoscenico: durante lo spettacolo li si vedrà in video grazie a uno schermo gigante. La loro parte, che servirà ad assecondare l’azione scenica e talvolta a disturbarla, è stata girata a Roma, a novembre, nelle sale Nel Blu Studios del quartiere Prati, durante una mattinata bizzarra, trascorsa a provare fra stole pelose in equilibrio precario, cappelli dalle fogge stravaganti e troppe sigarette sfumacchiate al freddo, su una seggiola in cortile. Indossando un loden verde e la vistosa pelliccia che ne segnalava lo status di volpone furbacchione, Camilleri non ha battuto ciglio quando si è trattato di registrare tutto daccapo. «E va be’, qui mi sbaglio sempre, qualcuno suggerisca...» è sbottato però al terzo inciampo su un verso. E Gregoretti – che ha alle spalle una carriera di sceneggiatore, regista e attore – ha interpretato con solennità la sua parte da compagno di merende, indossando una bombetta con le orecchie feline e degli incredibili occhiali con vibrisse incorporate. A dirigerli, quattro giovani registi riuniti nel Collettivo Shorofsky (il nome dell’amabile professore di Saranno famosi), con la supervisione di Francesco Prisco che, ora, hanno anche con una nuova storia da raccontare.

 

Valentina Farinaccio, Duccio Pasqua e Filippo e Vanni Trentalance (fratelli), da cinque anni sono infatti i responsabili della web tv dell’Auditorium Parco della Musica di Roma; fra le altre cose, realizzano video ironici e briosi sugli artisti che passano per queste sale concerto, a molti dei quali hanno chiesto di elencare i «cinque comandamenti» per la vita e per il lavoro. Ne è nata una serie di brevi filmati (rintracciabili su YouTube), dove per esempio Nanni Moretti legge ad alta voce le sue regole esistenziali: «Primo, pagare le tasse, me l’ha insegnato mio padre, non la sinistra. Secondo, essere coerenti...».
A colpire al cuore Oscar Pizzo, però, è stato il video Fuga dalla conferenza stampa (youtube.com/watch?v=Z4RogQ3lfko), che il Collettivo ha realizzato tempo fa per i giornalisti invitati all’Auditorium. «Quando l’ho visto» dice Pizzo, «ho pensato “questi qui hanno talento”, e in effetti fanno un lavoro fantasmagorico. Ero in cerca di qualcosa di nuovo, di fresco, capace di arrivare ai ragazzini di oggi, e loro mi sono sembrati perfetti». Per questo Pinocchio internettiano, destinato alle elementari (prodotto con la collaborazione del Teatro Bellini di Catania), il Collettivo Shorofsky porterà in scena anche i social network e i cellulari.
Quanto al personaggio del burattino, forse solo a loro poteva venire in mente di trasformarlo in un monellaccio che irrompe sul palco con skateboard e telefonino, recitando la sua parte come un rap.
Claudia Arletti - foto di Nicole Rivellino
 
 

ViviEnna, 15.1.2016
Franco Cannarozzo nei ricordi di Andrea Camilleri nell’Enna del 1945

Nell’ultimo volume di Andrea Camilleri dal titolo “Certi momenti”, uscito lo scorso mese di novembre, ben cinque pagine (dalla 97 alla 101), sono dedicate all’incontro, avvenuto ad Enna nel lontano 1945, tra lo stesso Camilleri e Franco Cannarozzo, entrambi ventenni, diventati poi tutti e due scrittori. Cannarozzo, con lo pseudonimo di Franco Enna (nella foto), è stato un grande della letteratura poliziesca e di fantascienza, un “giallista” affermato, dotato di una vena narrativa straordinariamente feconda, tanto da essere definito il “Simenon italiano”. Lo scorso anno, nel 25esimo della morte, nella sua città natale, la ricorrenza è passata inosservata. Dei suoi centocinquanta romanzi polizieschi pubblicati è quasi impossibile oggi trovare tracce nelle librerie, anche perché il nostro autore usò altri trentadue pseudonimi con nomi stranieri, per rendere i thriller più aderenti alle ambientazioni, quali i paesi americani e del medio oriente. Così avvenne per caso, l’incontro al Belvedere nel racconto di Camilleri: “spaesato e infreddolito”, da poco catapultato nel capoluogo più alto d’Italia, “mi fermai a guardare il panorama stupendo: ero solo, appoggiato alla balaustra, quando un giovane della mia età alto, magrissimo, occhialuto, venne a fermarsi vicino a me. Sentii il rumore di un aereo e alzai la testa per scrutare il cielo. Fu allora che il giovane al mio fianco, senza aprire bocca, mi diede un colpetto sulle spalle e col dito indice mi indicò di guardare non in alto, ma in giù. E infatti vidi l’aereo in volo, ma al di sotto di noi. Si presentò: mi chiamo Franco Cannarozzo”. Ma mentre questo “fatto” è noto, perché più volte raccontato dallo scrittore empedoclino in occasione d’interviste giornalistiche e televisive, il racconto è arricchito – sfogliando le pagine del libro – di altri avvenimenti e circostanze che rasentano l’inverosimile. “Mi riuscì subito simpatico”, ricorda Camilleri dopo quel primo incontro. “Ci demmo appuntamento nel pomeriggio al Caffè Centrale. [forse il Caffe Marro o il Caffè Rosso (n.d.a.)]. Quando arrivai, Franco era in compagnia di altri due giovani che mi presentò, Arnoldo Farina e Salvatore Pasqua. Da quel momento diventammo un quartetto inseparabile. I tre miei nuovi amici erano anche loro dei buoni lettori e quindi gli argomenti di conversazione non mancavano”. Una volta Salvatore propose all’amico Andrea di fargli da “guardaspalle”. Doveva andare ad “amoreggiare a distanza” con una ragazza in zona periferica, dove lei abitava. Da lì passò, con sulle spalle un sacco colmo di verdura, un vecchietto, che prima di allontanarsi, su una lamiera scrisse cinque numeri: 18, 27, 35, 72, 85. Di solito erano numeri fortunati, che se giocati subito al lotto potevano anche uscire. “Però – dice Camilleri nel suo racconto – c’era una difficoltà: a quel tempo non esisteva ad Enna un botteghino per il gioco del lotto, bisognava andare a Palermo entro il venerdì”. “Mentre discutevamo con Salvatore arrivarono Arnoldo e Franco. Avevamo raggiunto in quattro la somma di cinquecento lire, che erano allora tante”. Franco, dovendosi recare a Palermo, si fece carico di puntare i numeri, che uscirono, solo che lui non aveva fatto la giocata perché aveva perso i soldi a poker. Successe il finimondo: volarono schiaffi e pugni. “Mi ricordo – aggiunge Camilleri – che Arnoldo addirittura prese una sedia e quasi gliela spaccò addosso”. Poi la ragione ebbe il sopravvento e mentre Franco ripeteva a voce bassissima per le botte ricevute: “avete ragione, avete ragione, avete ragione”, l’amicizia ebbe il sopravvento. “Fu così che Franco restò nostro amico”. “Io me ne andai da Enna e non ebbi più notizie di lui. Finché un giorno non mi capitò in mano un romanzo della collezione di fantascienza ‘Urania’ firmato da un tale Franco Enna. Nella nota dell’autore era scritto che quello era lo pseudonimo dello scrittore ennese Franco Cannarozzo”. “Nel giro di pochi anni il nome di Franco Enna divenne notissimo ai cultori della fantascienza. Scrisse decine di romanzi, tanto che alcuni dovette firmarli con pseudonimi diversi, generalmente di stampo americano. Una ventina di anni appresso mi arrivò una lettera dalla Svizzera. Il mittente era Franco Enna. Come aveva fatto a conoscere il mio indirizzo romano? Non l’ho mai saputo. L’aprii: c’era una lettera di poche righe: Caro Andrea, ti rimetto una parte del mio debito. Un abbraccio affettuoso, Franco. Assieme alla lettera c’era un assegno di ventimila lire”.
“Il libro intende raccogliere disordinatamente, ma prestando una maggiore attenzione ai miei anni giovanili – scrive Camilleri (nella foto) nella prima pagina – alcuni incontri durati un momento oppure quasi una vita e che hanno determinato in me una sorta di cortocircuito […] Si tratta di incontri con nomi noti, ma assai più spesso con persone diciamo comuni, che hanno comunque avuto la stessa valenza […] Ma gli uomini, le donne e i libri che racconto hanno rappresentato per me delle scintille, dei lampi, dei momenti di maggiore nitidezza…”. Nelle pagine del libro, oltre a quello con Cannarozzo, troviamo incontri, quasi per caso, con personaggi noti quali: Antonio Tabucchi, Pier Paolo Pasolini, Salvo Randone, Stefano D’Arrigo, Carlo Emilio Gadda, l’editore Livio Garzanti, e inoltre ‘Un pomeriggio con Vittorini”, ‘Un breve incontro con Primo Levi’ e la conoscenza, in trattoria a Roma, nel maggio del 1945, con Benedetto Croce. Interessanti anche tutti gli altri personaggi del libro, cosiddetti minori, intramezzati gli uni con gli altri. Il volume, edito da “Chiarelettere, nella collana narrazioni, Milano, euro 15 per 164 pag., è in distribuzione nelle librerie di tutta Italia.
Salvatore Presti
[Su Franco Enna è uscito: un saggio critico di Gisella Padovani “Esperienze culturali e itinerari creativi di un maestro del Giallo italiano”(Papiro editrice, Enna,1995); la casa editrice Sellerio, nel 1999, ha ripubblicato uno dei suoi più bei romanzi dal titolo “L’occhio lungo”, con protagonista il commissario Sartori; una pagina sulla figura e le opere del giallista è stata recentemente scritta da Salvatore Ferlita, (Google, sotto il nome di Franco Enna). E inoltre: pagine di note biografiche sono pubblicate nel volume “I Protagonisti, dall’apprezzamento del prestigio al riconoscimento dell’esemplarità”, edito a cura del Kiwanis, (il Lunario, 2005). Nel 1986 il Kiwanis International Club di Enna ha conferito allo scrittore e sceneggiatore ennese il Premio Euno, nella sua seconda edizione].
 
 

Vanity Fair, 15.1.2016
Montalbano: il più amato (anche) dagli Inglesi
Nella top ten delle serie estere più seguite in Gran Bretagna, spiccano due titoli italiani: Il Commissario Montalbano e Il Giovane Montalbano, tra gli show più amati dai sudditi della regina. Sarà merito di Luca Zingaretti o della Sicilia dipinta da Camilleri?

Forse non avranno i vestiti più belli, la miglior tradizione culinaria o il clima più confortevole. Eppure gli inglesi, in materia televisiva, hanno bocca buona. Tanto buona da essere, spesso, presa a metro di paragone: quel che piace ai sudditi della regina, piace agli altri – dove per «altri» si intende la parte di mondo che è solita attingere al bagaglio televisivo di Buckingham Palace e dintorni.
Stupisce, dunque, che, con un’offerta tanto vasta, gli inglesi abbiano trovato tempo di guardare e poi recensire una buona dose di show esteri. Deutschland 83 ha scaldato gli animi dei britannici come non succedeva da anni, guadagnandosi il titolo di serie estera più apprezzata in Gran Bretagna. Dietro, nella top ten dei prodotti stranieri più visti, si contano principalmente serie televisive a stelle e strisce: in classifica, appaiono The Killing, The Bridge. Qualche produzione minori, pochi prodotti europei, infine, a sorpresa, due saghe italiane.
Stando a quel che è scritto nero su bianco, pare che sui sudditi di sua maestà esercitino un certo fascino Montalbano e la combriccola di abitanti di Vigata.
In nona e decima posizione, tra le più seguite serie tv estere, spiccano, infatti, Il Commissario Montalbano e Il giovane Montalbano. Che si tratti di Luca Zingaretti, allora, o del Michele Riondino che ne interpreta la versione giovane, poco importa. Agli inglesi quel che più piace delle produzioni Palomar è la Sicilia di Andrea Camilleri, e quel frasario che chissà come verrà tradotto oltre la Manica.
Claudia Casiraghi
 
 

ZINiN Bibliotheek, 16.1.2016
The Young Montalbano, Series 2 (3/6): Death on the High Seas
zaterdag 16 januari 2016 t/m zondag 17 januari 2016 | BBC 4, - TV

Tweede serie van zes detectives van Gianluca Tavarelli naar de boeken van Andrea Camilleri. Met Michele Riondino, Andrea Tidona, Fabrizio Pizzuto e.a.
Episode: Death on the High Seas. Montalbano investigates the seemingly accidental killing of a fisherman aboard a Vigata fishing boat and uncovers far-reaching criminal activity in the process.
During the investigation, Fazio seems distracted and Montalbano soon discovers that the young policeman has become involved in protecting a local family from death threats during his spare time.
Meanwhile, as the wedding preparations continue, Livia's and Salvo's relationship looks like it might have run into trouble.
In Italian with English subtitles.
 
 

La Lettura - Corriere della Sera, 17.1.2016
La pagella
Andrea Camilleri, Le vichinghe volanti e altre storie d'amore a Vigàta, Sellerio
voto 10 (da carabiniere)
Le donne di Camilleri un miracolo letterario

Prendete Agatina Piccolo, «la picciotta cchiù beddra del paìsi», e prendete il raggiuneri Arturo Midolo, suo vicino di casa, che se la sogna ogni notte. Mettete che una sera c'è il terremoto e nel fuggi fuggi che segue il raggiuneri Midolo si trova davanti sul pianerottolo Agatina nuda come mamma la fece. Prendete, poi, don Alessio Ginex, modesto commerciante all'ingrosso di fave e ceci arricchitosi dopo la morte del fratello Amerigo, «morto sparato a Chicago duranti uno scontro a foco tra dù bande di gangestri» al tempo del proibizionismo, che tiene segregate in casa le tre figlie, instaurando, per gelosia, un proibizionismo sessuale domestico. Ma niente potrà fermare il corso della natura quando appariranno, impegnati in lavori di restauro sotto le finestre delle prigioniere, tre giovani muratori a torso nudo con i muscoli scintillanti di sudore (fa caldo). Prendete, ora, il vecchio don Agatino Rosaspina. È stato il più grande viveur di Vigàta e se ne sta seduto al caffè Castiglione pensando alle sciantose parigine perdute. Ed ecco che paSsa la splendida Caterina e don Agatino balza in piedi per antico riflesso, si leva il cappello e si inchina in una personale cerimonia di incoronazione della reginetta di bellezza che gli sfila davanti. Ma Caterina è una fanciulla perseguitata, una Cenerentola siciliana, una Oliver Twist femminile, la povera orfana vittima di uno zio avido e senza cuore. Prendete un'altra bellissima, Matirda, una ragazza che vuole farsi santa e diffonde al suo passaggio lo sciauro stordente dei gigli che induce in folle tentazione un sant'uomo come Padre Lino. E prendete a chiudere le quattro vichinghe svedesi campionesse di giro della morte in sella alle loro Harley-Davidson e invitatele a cena. I racconti di Camilleri sono trascinanti e irresistibili, dolci e salati. E rinnovano uno dei pochi miracoli letterari italiani (il suo). Il voto è il solito, indelebile, fedele nei secoli come l'Arma.
Antonio D'Orrico
 
 

La Sicilia (ed. di Caltanissetta), 17.1.2016
In calendario due spettacoli
Stagione teatrale, c’è Moni Ovadia

[...]
Tra i lavori che Ovadia potrebbe portare a Caltanissetta [...] anche un lavoro teatrale tratto dal libro di Andrea Camilleri «Il casellante» che vedrà la prima assoluta a Spoleto.
[...]
 
 

Corriere della Sera, 17.1.2016
La serie interrotta cinque anni fa
Malinconico e disilluso, Coliandro torna e riconquista i fan
Il protagonista Giampaolo Morelli: «L'affetto per il mio ispettore non s'è mai spento tra il pubblico»

Le reazioni sui social fanno pensare a una persona cara persa, e poi ritrovata: «Quanto ci sei mancato, ispettore», «Era ora tornassi, Coliandro». A cinque anni di distanza dall’ultima messa in onda, L’ispettore Coliandro s’è ripresentato venerdì su Rai2, ed è stato un successo di ascolti: oltre 3,2 milioni di spettatori e 12,6% di share, quanto basta per premiare il ritorno della fiction su Rai2, dopo molto tempo. «Coliandro - spiega Tinni Andreatta direttrice di Rai Fiction - spicca per innovazione e simpatia. Un personaggio diverso da tutti, grazie alla scrittura di Carlo Lucarelli, alla regia dei Manetti Bros, all’interpretazione di Giampaolo Morelli».La sensazione di ripartire con il passo giusto era nell’aria: «La quarta serie si fermò alla seconda puntata per questioni di budget, ma l’affetto per il personaggio non s’è mai spento fra i fan, nonostante la tv sia parecchio cambiata convertendosi a Internet e al download - racconta Morelli -. Coliandro è il più umano fra gli investigatori tv. Malinconico, solitario, disilluso. Il sindacato di polizia Siulp gli ha consegnato il premio Franco Fedeli, ed è la prima volta che accade con un personaggio di fiction! Non è cambiato rispetto agli inizi, solo le mie rughe in più denotano il passare del tempo». Timori di non sfilarsi più l’occhiale scuro dell’ispettore? «Magari accadesse, non capitano spesso personaggi così. Non mi spiacerebbe, come non mi ha disturbato essere identificato come Lollo Love dopo Song ‘e Napule dei Manetti Bros». Il «primo» Coliandro, quello impaginato da Carlo Lucarelli in romanzi di successo, è del 1991: «Poi dalla letteratura sono passato alla sceneggiatura della fiction e non so se lo riporterei in un libro - precisa l’autore -. L’ispettore all’epoca era disperato e incattivito. Non riuscirei a rifarlo così. Ormai è divenuta una scrittura corale. A una festa paesana, sono caduto da una panca. Ci siamo guardati: ‘Questa la mettiamo!’». Coliandro/Montalbano: «Ma no, è ancora presto, vediamo l’Auditel. Però il fenomeno c’è, su Facebook le ragazzine si mettono in posa da Coliandro». Verso una sesta stagione? «Abbiamo cartelle per andare ben oltre la sesta».
Laura Martellini
 
 

TG1, 18.1.2016
Camilleri al Tg1: "Il mio nuovo romanzo"
Cliccare qui per il video dell'intervista
Bruno Luverà
 
 

Rai 5, 18.1.2016



La solitudine di un portiere
Regia di Andrea Camilleri
In onda: 22:16 - 22:50

La scuola dei geni
Regia di Andrea Camilleri
In onda: 22:50 - 23:34

Le più grandi pieces teatrali riprese dalla Rai nelle stagioni più recenti e una selezione ragionata del miglior repertorio teatrale presente nell'archivio della Rai.
 
 

TvZoom, 18.1.2016
A fine febbraio torna Montalbano. Prima di lui le fiction su Luisa Spagnoli e sul poliziotto anticamorra Roberto Mancini
Rai 1 sforna tre miniserie destinate a grandi ascolti: le due puntate inedite del commissario siciliano, la vita dell'imprenditrice interpretata da Luisa Ranieri e la storia del poliziotto che ha combattuto le ecomafie, con il volto di Beppe Fiorello.

Il ritorno del Commissario Montalbano, la storia del vicecommissario romano Roberto Mancini e l’Italia degli anni ’20 nella figura di una grande imprenditrice, Luisa Spagnoli. Sarà anche il mese del Festival di Sanremo, ma il febbraio di Rai 1 si presenta già da ora pieno di fiction, destinate, almeno sulla carta a fare grandi numeri. In testa c’è ovviamente il Commissario Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, che torna il 22 e il 29 febbraio con due episodi inediti, Una faccenda delicata, estrapolato da uno dei racconti della raccolta Un mese con Montalbano incentrato su un caso di pedofilia e La piramide di fango, in cui il Commissario si troverà ad indagare sulla morte di una giovane donna che coinvolgerà l’intero mondo dell’edilizia. Ma la principale novità di queste due nuove puntate, sempre dirette da Alberto Sironi, è l’arrivo nel cast di Sonia Bergamasco nel ruolo di Livia, storica fidanzata di Montalbano.
[..]
Tiziana Leone
 
 

Pravda.sk, 18.1.2016
TV program
Jednotka (nedela, 24.1. 01:55):
Komisár Montalbano: Tvar vody
Originálny názov: La forma dell'acqua
(farebný dráma, védsko/Taliansko, 2000, 112 minút)

Popis:
Taliansky kriminálny seriál nakrútený podla bestselleru Andrea Camilleriho.
Réžia: Alberto Sironi
Herci: Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Katharina Böhm (Livia Burlando), Isabell Sollman (Ingrid Sjöström), Davide Lo Verde (Agente Galluzzo), Peppino Mazzotta (Giuseppe Fazio)
Kamera: Franco Lecca
Hudba: Franco Piersanti
Scenár: Andrea Camilleri, Francesco Bruni
Úprava: Stefano Chierchié
Produkcia: Cecilia Cope, Carlo Degli Esposti, Erica Pellegrini
Výkonný producent: Gianni Sarago
Detaily vo filmovej databáze IMDb: www.imdb.com/title/tt0199536
 
 

RaiNews, 19.1.2016
"Noli me tangere", nuovo romanzo di Andrea Camilleri. "Per raccontare Laura ho imparato a dettare"
Cliccare qui per il video dell'intervista

Il "padre" del Commissario Montalbano torna in libreria con una storia intensa, di femminilità, tradimenti e libertà. "Noli me tangere", prende il titolo dalle parole che Gesù risorto rivolge a Maria Maddalena: "Noli me tangere, non toccarmi". Un romanzo che il grande scrittore siciliano ha dovuto dettare per una grave malattia agli occhi, come racconta in questa Intervista a Bruno Luverà, del Tg1
 
 

La Sicilia, 19.1.2016
Moni Ovadia: "La cultura rinasce nelle periferie"
Sarà il direttore artistico del Teatro Regina Margherita di Caltanissetta

Catania. Uno straordinario artista per rilanciare il palcoscenico di Caltanissetta: Moni Ovadia prenderà il timone del Teatro Regina Margherita. Una scommessa che accende un faro d'interesse sulla città.
Personalità poliedrica e generosa, strepitoso interprete della cultura yddish, autore di una memorabile messa in scena de "Le supplici" l'estate scorsa al Teatro greco di Siracusa, protagonista attento e critico del dibattito culturale, Ovadia presenterà la stagione 2016 giovedì mattina, presenti il sindaco Giovanni Ruvolo e l'assessore alla cultura Marina Castiglione.
[...]
Il 25 giugno una prima produzione, uno spettacolo tratto da "II casellante" di Andrea Camilleri con la regia di Giuseppe Dipasquale che sarà in prima assoluta al Festival di Spoleto.
[...]
Ombretta Grasso
 
 

Televisionando, 19.1.2016
Il Commissario Montalbano 10 stagione su Rai 1 il 22 e 29 febbraio 2016: le anticipazioni
Luca Zingaretti torna nei panni del personaggio di Camilleri

Il commissario Montalbano 10 stagione tornerà su Rai 1 a fine febbraio, il 22 e 29, ma quali sono le anticipazioni per i nuovi episodi? L’attesa dei fan è grande, come hanno dimostrato gli ascolti boom delle repliche (…replicate ‘all’ennesima potenza) ottenuti dai film di Montalbano nei mesi scorsi. Luca Zingaretti è tornato ad indossare i panni del personaggio creato da Andrea Camilleri per due nuovi film tv, la cui produzione è terminata ad agosto 2015: sono quindi in totale 28 (inclusi i due inediti) le puntate di Montalbano, che ha debuttato in tv nel 1999 senza mai perdere un colpo. Tra anticipazioni su casting e trama, ecco tutto quello che c’è da sapere su Montalbano 10.
Luca Zingaretti tornerà per la decima stagione del Commissario Montalbano con due nuovi film tv in onda il 22 e il 29 febbraio 2016 su Rai 1: le anticipazioni per i nuovi episodi de Il Commissario Montalbano 10, diretti ancora una volta da Alberto Sironi, parlano di novità nel cast della fiction Rai, visto che oltre alla conferma di Peppino Mazzato (Fazio) arriverà anche Sonia Bergamasco (Una Grande Famiglia) apparirà nella fiction Rai nel ruolo di Livia, storica fidanzata del personaggio di Zingaretti.
Per quanto riguarda le anticipazioni sui nuovi episodi di Montalbano 10, i titoli sono Una faccenda delicata e La piramide di fango: il primo film tv andrà in onda il 22 febbraio 2016 è uno dei racconti della raccolta ‘Un mese con Montalbano ‘incentrato su un presunto caso di pedofilia. La sinossi (del racconto) anticipa che a rivolgersi al commissario Montalbano sarà il direttore didattico dell’asilo, Pasquale Loreto, perché la mamma di una delle piccole alunne sospetta che uno dei maestri sia un pedofilo. La donna non vuol far scoppiare uno scandalo, ma chiede l’allontanamento dell’insegnante, per questo Loreto chiede che Montalbano indaghi in maniera informale.
La piramide di fango, secondo film tv di Montalbano in onda il 29 febbraio 2016, è invece tratto dall’omonimo romanzo di Camilleri del 2014, in cui Montalbano è angosciato perché Livia si trova da sola a Boccadasse a superare la morte morte di Francois, il bambino del romanzo Il ladro di merendine che i due avrebbero voluto adottare. Il commissario è anche ‘provato’ dal cattivo tempodi Vigàta e a peggiorare le cose, una chiamata che lo lo informa che c’è un cadavere in un cantiere edile: è Giugiù Nicotra, ucciso con un colpo di pistola alle spalle. Il suo corpo viene ritrovato, riverso, in una condotta edificata per le tubazioni d’acqua e il caso ben presto coinvolgerà l’intero mondo dell’edilizia e degli appalti pubblici.
Fulvia Leopardi
 
 

Télépro, 19.1.2016
Commissaire Montalbano
Une voix dans la nuit
la une, Mardi 19 Janvier, 15h45
Série (saison 9, épisode 3)

Montalbano est menacé par un jeune homme prêt à lui démolir sa voiture. Il s'agit de Giovanni, le fils du président de la région. Malgré ce soutien de poids, Montalbano n'entend pas annuler les charges contre le jeune homme.
 
 

Globalist, 20.1.2016
Andrea Camilleri sarà cittadino onorario di Agrigento
Andrea Camilleri riceverà il 4 febbraio 2016 la cittadinanza onoraria della Città dei Templi.

Giovedì 4 febbraio 2016, alle 11.00, a Roma, in Campidoglio, nella Sala del Carroccio, il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, consegnerà la cittadinanza onoraria della Città dei Templi ad Andrea Camilleri.
Proprio in questi giorni, Camilleri è in libreria con una storia intensa, di femminilità, tradimenti e libertà. "Noli me tangere", prende il titolo dalle parole che Gesù risorto rivolge a Maria Maddalena: "Noli me tangere, non toccarmi". Un romanzo che il grande scrittore siciliano ha dovuto dettare per una grave malattia agli occhi.
 
 

Casteddu on Line, 20.1.2016
Cagliari, Salvatore De Mola a Scienze della Comunicazione
La facoltà di Studi umanistici ospita la conferenza dello sceneggiatore delle fiction tv su “Il commissario Montalbano” e “I Cesaroni”. Coordinato dai docenti Emiliano Ilardi e Alessio Ceccherelli, l’incontro verte sul rapporto tra testo letterario e audiovisivo

Venerdì 22 gennaio, dalle 10 alle 12, l'aula 6 “Ludovico Geymonat” - facoltà di Studi Umanistici, Università di Cagliari, via Is Mirrionis 1 - ospita la conferenza di Salvatore De Mola, sceneggiatore di fiction televisive di successo quali "Il commissario Montalbano", "Il giovane Montalbano" e "I Cesaroni". L'autore discute delle relazioni tra testi e media con Emiliano Ilardi e
Alessio Ceccherelli, docenti del corso di laurea in Scienze della comunicazione, guidato da Elisabetta Gola.
Tecnica e relazioni. Al centro della conferenza il rapporto tra il testo letterario, il testo audiovisivo e le dinamiche che intercorrono nella trasposizione da un medium all'altro sono. In questo passaggio entrano in gioco diversi fattori: il rapporto tra sceneggiatore, autore del testo letterario e produzione televisiva; eventuali censure e autocensure; riscritture e adattamenti di scene ed episodi.
Studenti. L’incontro è rivolto agli studenti del corso di laurea, ma si può assistere alla conferenza fino all’esaurimento dei posti in aula.
Info: professoressa Elisabetta Gola 340.0629494
 
 

Pravda.sk, 20.1.2016
TV program
Jednotka (utorok, 26.1. 01:10):
Komisár Montalbano: Podla hmatu
Originálny názov: Il Comissario Montalbano: Il senso del tatto
(farebný mystický film, Taliansko, 2002)

Popis:
Kto by mohol chciet zabit slepca? Úbohého, opusteného starca, žijúceho zo svojej chudobnej penzicky, ktorá tak akurát vystací na živobytie pre neho a jeho psa? S najväcšou pravdepodobnostou si jednoducho zle nadávkoval prášky na spanie a jeho slabé srdce to nevydržalo. A predsa sa Montalbanovi na tej smrti nieco nezdá.
Réžia: Alberto Sironi
Herci: Luca Zingaretti (Salvo Montalbano), Katharina Böhm (Livia Burlando), Cesare Bocci (Mimi Augello), Marco Cavallaro (Tortorella), Davide Lo Verde (Galluzzo)
Kamera: Stefano Ricciotti
Scenár: Francesco Bruni, Alberto Sironi
Úprava: Stefano Chierchié
Detaily vo filmovej databáze IMDb: www.imdb.com/title/tt0337938
 
 

Marida Caterini, 20.1.2016
Vip e Letteratura, Buzzanca e la delusione che gli procurò Proust

[...]
Ma è siciliano un altro autore al quale deve il suo successo sul grande schermo. Vitaliano Brancati. Nel 1967 lei è stato il protagonista di “Don Giovanni in Sicilia”, diretto da Alberto Lattuada.
“Ecco, Brancati. Disincantato e geniale. Aveva il talento dei siciliani, che non per niente sono stati per millenni al centro della cultura, gettonatissimi in ogni epoca”.
Nella nostra il più famoso è Andrea Camilleri.
“Lo merita. Con quella sua particolare storia, l’exploit di romanziere quando aveva superato i sessanta anni. Ha rilanciato e ricreato una lingua, nella quale io, palermitano, mi riconosco. Prenda per esempio la parola “acchianare”, vuol dire salire, specie quando si è in affanno, in ritardo, come quando si deve montare su una nave. Oppure i celeberrimi “cabbasisi”. Me lo ricordo mio nonno, quando ammoniva me, ragazzino pestifero: Gigi (mi chiamavano così) smettila, non rompere i cabbasisi…E poi quel “taliare”, che non significa vedere, ma il più pregnante guardare. Camilleri è un autore che deve entrare nelle enciclopedie”.
[...]
Lidia Lombardi
 
 

Il Messaggero (Cronaca di Roma), 21.1.2016
Camilleri: «Salvate il Celio Azzurro»
Lo scrittore difende il centro interculturale: «Preservare i posti dove i bimbi italiani diventano i migliori amici di quelli stranieri»
Il nuovo bando taglia l'accoglienza per la fascia d'età 6-18 anni «Un tragico errore sbarrare la strada aperta dalla struttura»
Oggi operatori e famiglie protestano in Campidoglio
Il direttore: «È la fine nostra e dell'intercultura»

L'APPELLO
C'era una piccola casa che conteneva il mondo intero, i bambini piccoli e quelli grandi. C'era. Un nuovo bando, il 30 dicembre ne ha snaturato compiti e ruolo sociale, dopo anni di deroghe e battaglie. Non parla d'intercultura, taglia l'accoglienza per la fascia 6-18 anni, trasforma i Centri Interculturali per minori in un surrogato di materne e asili nido. Per Celio Azzurro, ma anche per gli altri, scende in campo lo scrittore Andrea Camilleri, che proprio lì, nel 2014 andò a presentare il suo libro Magarìa un inno alla fantasia e alla creatività dei bambini. Con una lettera in cui rivendica la sua sicilianità, l'esser «nato in una terra frutto del miscuglio» afferma: «Se non ha alcun senso fermare il fenomeno migratorio che ha preso andatura epocale perché è un movimento verso la vita e verso l'avvenire, è necessario d'altro canto preservare posti come il Celio Azzurro, dove i bambini italiani, ma anche di conseguenza i genitori che a volte trovano l'umiltà di imparare dai bambini, diventano i migliori amici di africani, arabi, cinesi, animisti, musulmani». Invece operatori, famiglie e bambini oggi alle 10 saranno in Campidoglio a protestare contro «un bando che considerano umiliante per chi crede nell'Intercultura e che decreta la nostra fine», spiega Massimo Guidotti, direttore del centro.
LA LETTERA
Con nessun luogo è lontano, Armadilla, Zero in Condotta, Centro Interculturale San Gregorio, CFMW Italia hanno scritto all'assessorato sottolineando come il nuovo budget sia «meno della metà di quanto necessario per far andare avanti le strutture» (da 150mila euro a 130mila al ribasso, per 15 mesi) e soprattutto «scompare la fascia 6-18 anni, abbassa da 48 a 35 il numero di bimbi convenzionati». Resta la fascia 0-6, «viene oscurata la parola intercultura, anche un asilo privato, per capirci potrà partecipare al bando». Sono 23 i centri: 17 per i bambini fino ai 6 anni, 6 per gli altri eliminati dal bando. «Vuol dire tutti per strada, da marzo non hanno più un centro d'aggregazione. Tutto il lavoro di inclusione, prevenzione, anti emarginazione svolto per le famiglie immigrate e italiane socialmente fragili, è finito».
Per Celio Azzurro Camilleri fa una sorta di appello perché «i luoghi che oggi insegnano ai bambini la fantasia, la curiosità verso la diversità vanno curati e sostenuti. Che lo si faccia nei modi più diversi, meglio se fantasiosi, come so essere quelli del Celio Azzurro che coinvolge anche i genitori a benefiche regressioni alla loro infanzia, raccontando marachelle o episodi assurdi della propria prima età. organizzando pranzi con piatti provenienti da tutte le parti del mondo. Per mischiare le età coi grandi che diventano piccoli. Perché il futuro è di chi conserva il proprio Dna arricchendosi della cultura degli altri. In un paese dove tutti non credono più a niente, di questo bisogna esser convinti. Se a 90 anni ho un rimpianto è quello di non aver saputo lasciare ai miei nipoti un'Italia migliore. Un paese capace di capire fino in fondo e saper affrontare con fermezza e serenità le problematiche messe in campo da un mutamento che negli anni a venire si farà sempre più profondo ed esistenzialmente impegnativo per tutti noi. Celio Azzurro ha aperto una strada, bellissima, da percorrere. Sbarrare questa strada sarebbe un tragico errore».
Raffaella Troili
 
 

TG2, 22.1.2016
Intervista ad Andrea Camilleri
Cliccare qui per il video dell'intervista
Si tratta di un'anteprima dell'intervista che sarà trasmessa il 24.1.2016 nella rubrica Tg2 Achab - Libri in onda.
Loretta Cavaricci
 
 

Sette - Corriere della Sera, 22.1.2016
Il mio eroe
Mandrake, mago dell'impossibile
«Scelgo lui, se proprio devo fare un nome», dice Andrea Camilleri, «ma io ammiro l'uomo comune»

 

Caro Camilleri, provo un'invidiosa ammirazione per chi come lei riesce, per virtù di parole, a suscitare scintille d'incanto come nell'ultimo libro, Certi momenti (Chiarelettere), in cui accanto a nomi noti assurgono a figure eroiche anche persone comuni...
«Si dice sempre "beato il Paese che non ha bisogno di eroi". Ma se sono costretto a scegliere un eroe, sarei nell'imbarazzo più profondo perché per me ogni essere umano di questa terra può trasformarsi in un eroe. Ritengo l'uomo comune, l'eroe dei nostri tempi. C'è gente che pur di fare il proprio dovere non esita a mettere in gioco la vita e a perderla. Pensa a quanti magistrati, carabinieri, poliziotti sono stati uccisi perché facevano il loro lavoro. Non sono degni del nome di eroe? Ma anche nella vita di tutti i giorni quanta gente fa un lavoro pesantissimo, massacrante, in condizioni difficoltose, che annulla la loro umanità eppure continua "eroicamente" a farlo. E, d'altra parte, chi ha perduto il lavoro, chi continua a cercarlo e continua a non trovarlo, eppure non si ribella all'ingiustizia alla quale viene sottoposto, non è questo un atteggiamento eroico? E quelli che fanno della dedizione e della cura dell'altro la loro unica ragione di esistenza? Gli eroi dei nostri giorni non sono quelli che riescono a fare delle cose straordinarie, sono quelli che riescono a inventarsi quotidianamente una nuova possibilità di sopravvivenza, un nuovo modo di stare al mondo, senza i diritti che dovrebbero esserci accordati fin dalla nascita. Penso al diritto di cittadinanza, al diritto all'istruzione, al gioco, alle scelte religiose, alla libertà di pensiero. Ecco gli eroi dei nostri giorni sono quelli, gli uomini comuni».
Capisco. Era la stessa convinzione che mi espresse Enzo Biagi. E io stesso, nella mia mente, porto il ricordo di quei simboli della decrescita conviviale che sono coloro che custodiscono i segreti delle gustose pietanze per il commissario buongustaio Montalbano: la "cammarera" Adelina; Calogero, proprietario della trattoria omonima ("un diavolo in cucina, mi costringe a peccare": da II ladro delle merendine) e il suo successore, l'oste Enzo. Però la struttura della rubrica impone la scelta di un nome...
«Se proprio devo sceglierne uno solo, dico Mandrake, il mago più famoso del mondo dei fumetti, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1935: una figura che, con il passare degli anni, è diventata una vera e propria icona del fumetto, al pari di Superman, Tarzan, Zorro e Topolino, al punto che l'appellativo di Mandrake viene comunemente affibbiato alle persone che hanno fatto qualcosa di straordinario, ai limiti dell'impossibile. Questa mia scelta è fatta in onore alla mia infanzia e a quella negata a troppi bambini».
Salvatore Giannella
 
 

La Sicilia, 22.1.2016
Moni Ovadia: «Il Teatro Regina Margherita aperto alla città»
Il regista ha presentato il cartellone a Caltanissetta. A giugno "Il casellante" da Camilleri in anteprima nazionale

Caltanisetta. «Il più grande uomo dell'Occidente? William Shakespeare, uomo di teatro che nelle sue opere ha descritto tutti gli aspetti dell'uomo». Quando parla Moni Ovadia, c'è solo da ascoltarlo. Grazie a lui c'è fermento tra i velluti rossi del Regina Margherita di Caltanissetta. Pendono dalle sue labbra anche i ragazzi della 3C del liceo scientifico Volta accorsi alla presentazione della nuova stagione del palcoscenico nisseno che ha scelto l'ebreo errante del teatro italiano come nuovo direttore. C'è vento ma soprattutto voglia di novità nel cuore della Sicilia finalmente pronta a candidarsi ad un posto mai avuto: quello di centro di produzione teatrale di primo livello, grazie alla folata di entusiasmo e di energia che Ovadia ha portato con sé. Il come è presto detto: il cartellone 2016 che porta la sua firma è stato portato a compimento, come egli stesso ama ripetere, "a bout de soufflé", all'ultimo respiro, grazie al contributo dato dall'amico Mario Incudine, suo compagno di avventura scenica durante la scorsa stagione dell'Inda a Siracusa nelle Supplici, spesso al suo fianco in scorribande teatrali in giro per l'Italia e ora nominato sul campo condirettore del Regina Margherita.
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Da Caltanissetta, il prossimo 25 giugno, a chiusura di stagione, debutterà in anteprima nazionale Il casellante di Andrea Camilleri con la regia di Giuseppe Dipasquale, - «Un dono di Camilleri» come sottolinea Incudine -, anteprima che anticiperà di qualche giorno la messinscena al Festival dei due mondi di Spoleto. Una produzione che nasce a Caltanissetta.
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Gianni Nicola Caracoglia
 
 

La Sicilia, 22.1.2016
Nasce il circuito dei teatri di pietra
Il cartellone degli appuntamenti estivi dei Teatri pubblici siciliani è già in via di definizione. Lirica, concerti, spettacoli nei teatri antichi di tutta la Sicilia. L'assessore regionale Turismo, Sport e Spettacolo, Anthony Barbagallo: «Una svolta epocale, un programma con le eccellenze pubbliche per rilanciare il turismo». L'assessore ai Beni culturali Carlo Vermiglio: «Dare ai visitatori una immagine unitaria»

Palermo. La lirica e la prosa dei teatri pubblici di Catania, Palermo e Messina sarà di scena in estate nei teatri di pietra siciliani: da Taormina a Segesta, passando perTindari, Morgantina, Siracusa, Castello di Maniace e Agrigento Valle dei Templi.
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Lo Stabile di Catania sarà a Segesta con Il casellante di Camilleri, regia di Giuseppe Dipasquale con protagonista Moni Ovadia e con Valeria Contadino e Mario Incudine.
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Daniele Ditta
 
 

MicroMega, 22.1.2016
MicroMega 1/2016 - Almanacco di filosofia - In edicola dal 28 gennaio
MicroMega compie 30 anni. In edicola dal 28 gennaio il primo numero del 2016 con testi di Badiou, Gauchet, Flores d'Arcais e Fraser e in allegato due reprint: Andrea Camilleri e Nanni Moretti

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Per festeggiare il trentennale a ogni numero saranno allegati due volumetti di reprint dei migliori testi degli autori «storici» della rivista. Con il primo numero: Andrea Camilleri e Nanni Moretti.
 
 

Siracusa News, 23.1.2016
Siracusa, Il libro della settimana "Noli me tangere"di Andrea Camilleri

Il creatore di uno dei commissari più amati d'Italia, dopo averci irretito con i casi di Salvo Montalbano, affascinato e commosso con i suoi personalissimi pensieri e ricordi, oggi torna sugli scaffali con una nuova ed intrigante storia che sceglie di spingersi nei meandri dell'animo umano o per meglio dire, nei complicati e tormentati meandri dell'animo femminile.
È difatti da poco uscito ,edito da Mondadori," l'ultimo lavoro di Andrea Camilleri " Noli me tangere", storia di Laura giovane e bella moglie fedifraga, esperta e sapiente storica dell'arte.
Libera e volubile, passa da momenti di grande apertura e serenità a momenti di buio e tormento che la costringono a chiudersi e rendersi inavvicinabile per giorni. Intimamente bifronte, è da una lato portatrice di luce e serenità mentre dall'altro, generatrice di ombre che nessuno può capire o evitare. Una notte però Laura scompare. Toccherà così al commissario Maurizi, uomo colto e acuto trovarla.
Audace, intenso e sofisticato, "Noli me tangere", tra arte e parole, è l' ennesimo lavoro ben riuscito del maestro del giallo Andrea Camilleri, che ancora una volta, (tutt'altro che inaspettatamente), si conferma uno dei più abili, versatili e capaci autori del nostro tempo.
Iole Sonnini
 
 

La Repubblica, 23.1.2016
"Vorrei essere tuo amico". Gli scrittori italiani più seguiti su Facebook: oltre 2 milioni per Saviano
La classifica degli autori più seguiti è stata stilata da Wuz, il "social dei libri". Travaglio supera Fabio Volo. Balzo di Alberto Angela

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A questo punto, è interessante andare a scoprire chi è rimasto fuori della hit parade degli scrittori con più amici su Facebook.
11. Andrea Camilleri 123.000
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[Rimane per noi un mistero come sia possibile che si parli ancora di una presenza di Camilleri su Facebook, quando sappiamo bene che lo scrittore non frequenta la Rete e men che meno i social network, come lui stesso ha più volte ribadito - NdCFC]
 
 

TG2 Achab - Libri in onda, 24.1.2016
Intervista ad Andrea Camilleri
Cliccare qui per il video della trasmissione
Loretta Cavaricci
 
 

Il Messaggero, 25.1.2016
Nel suo ultimo libro “Noli me tangere” lo scrittore racconta la misteriosa sparizione della moglie di un romanziere. Una storica dell’arte, bugiarda, infedele, inquieta, il cui identikit si svela poco a poco così come il motivo della sua assenza. “Giallo dell’anima” lo definisce l’autore: «Ritratto femminile complesso ma non così inconsueto»
Camilleri e il rebus donna: in “Noli me tangere” la misteriosa sparizione della moglie di un romanziere
Un articolo pubblicato sul Messaggero diventa una delle fonti delle indagini

IL THRILLER
È scomparsa in modo misterioso Laura Garaudo, moglie del notissimo romanziere Mattia Todini». Allontanamento volontario o sequestro di persona a scopo di ricatto? L’articolo del Messaggero che Camilleri cita come una delle sue fonti per raccontare la storia di Noli me tangere, formula anche l’ipotesi che si tratti di un ingegnoso espediente per il lancio del romanzo d’esordio della donna. Certo è che, fin dall’inizio del racconto, Laura non c’è.
ENIGMA
È un’enigmatica assenza/presenza, manda segnali contradditori su di sé, sulla sua persona, sulle ragioni della sparizione. Oggetto di lettere minatorie che fanno pensare al peggio, in fuga (verso dove?), coinvolta in incidenti stradali forse simulati.
O sulle tracce di dipinti da Firenze a Venezia a Londra dove risulti se ci sia stato o no un tocco tra le mani della Maddalena e Cristo, prima della sua folgorante ascesa in cielo: così come il talento figurativo di Beato Angelico ha immaginato la scena nell’affresco “Noli me tangere”, vero e latente motore che sembra dare vita ed energia al racconto stesso.
PERSONE
Ognuna delle persone con cui parla Maurizi, il commissario incaricato dell’indagine, può ben dire «io la conoscevo bene». Ma chi l’ha conosciuta Laura, la conosce davvero? Giovane e bella storica dell’arte con accanto un marito innamorato di lei tanto da averne quasi una sorta di venerazione e da scriverle dopo che è andata via «io sono come un assetato nel deserto ti amo ti amo ti amo come sempre ti prego rispondimi».
Per l’amica del cuore, è la donna alquanto misteriosa che alterna momenti di sincerità assoluta, spiazzante, addirittura brutale a momenti in cui guazza nella menzogna. Laura donna inquieta: quando su di lei scendono le ombre che la fanno sentire come se fosse travolta dal “ghibli”, uno dei venti più temuti del deserto e in queste giornate si chiude in se stessa senza uscire di casa e non vuole che nessuno la tocchi.
Laura con la sua incontrollabile volubilità che liquida amanti in modo spietato, inseguita dal rancore di qualcuno di loro che potrebbe anche essersi trasformato in vendetta. Laura, moglie amata ma vistosamente fedifraga che sembra attratta da un oscuro impulso di redenzione.
MALFATTORI
«È probabile che la signora, allontanatasi da casa in un primo tempo di sua spontanea volontà sia incappata in una banda di malfattori che sembra la tengano prigioniera», scrive ancora Il Messaggero. E quel fine indagatore dell’animo umano che è Maurizi, commissario con buone letture (conosce Campana e T.S. Eliot, al momento giusto utili per la ricerca) sulle tracce di Laura incontra amici, amanti, analisti, avvocati, professori d’università. Scavando sotto la patina delle ipocrite e frettolose definizioni che l’hanno ingabbiata, l’identikit psicologico della donna inizia a comporsi e con esso le tracce ora visibili del suo percorso di fuga e le ragioni (vere) della scomparsa.
NOTE
Nelle note finali, Camilleri scrive che il suo non è il racconto poliziesco su di una giovane donna che non si trova più, ma il tentativo di disegnare, con mezzi semplici, «un ritratto femminile complesso, sì, ma non così inconsueto come a prima vista può apparire». Noli me tangere è una sorta di giallo dell’anima che, tra dialoghi teatralmente costruiti, stralci giornalistici, messaggi minatori, messaggini, squarci di diari e di lettere, Camilleri mette in scena con la consueta abilità combinatoria, talora mossa pressoché in automatico. Un crescendo, come in un thriller, che sa quasi sempre dosare, rallentare, incastrare azioni, sorprese, inganni false/vere acquisizioni e rivelazioni non sempre decisive e qualche volta strategicamente, e sul momento, fuorvianti.
Renato Minore
 
 

Il Fatto Quotidiano, 25.1.2016
Andrea Camilleri, ‘Certi momenti’ con lui

Interno giorno. Un normale pomeriggio di gennaio, divenuto speciale. Con emozione mi preparo ad incontrare Andrea Camilleri nella sua abitazione di Roma. Grazie alla sensibilità della sua attenta assistente Valentina Alferj riesco a trascorrere un’ora con il Maestro. Un’ora che dura una vita, di quelle che si ricordano e si raccontano. Immediatamente vedendolo apparire nella stanza la memoria comincia a viaggiare e un odore familiare di Sicilia si spande per la casa. Sembra quasi di sentire l’Isola, di respirarla. Un approdo.
In poco tempo riesco ad immaginare tutte le volte che ho preso il traghetto per vedere la mia terra più nitida all’avvicinarsi della nave. Una sensazione bellissima perché la Sicilia da sempre è un crogiolo di emozioni. Sintesi perfetta tra cultura e paesaggio, poesia di bellezza autentica spesso violata, ma proprio per questo ancor più vera e da difendere con orgoglio e azione.
Camilleri ha avuto la capacità di ribaltare la carta geografica dell’Italia, portando proprio la Sicilia in alto, come un Meridione capovolto al nord, un faro che illumina il Paese da troppo tempo al buio.
E così, con spontaneità, si comincia a parlare di giovani costretti ad andare all’estero, dell’incapacità turistica tutta italiana, di scelte musicali e di Sciascia, con quella “presbiopia della memoria” che consente a Camilleri di ricordare episodi lontani, spesso inediti, che fanno conoscere luoghi e volti sotto una luce nuova e diversa. Egli è un contastorie inesauribile, capace di condurci in molteplici microcosmi. Le sue creazioni, spesso tratte dalla realtà ma rese verosimili e fantasiose, sono raccontate con la magia di una profonda capacità affabulatrice che conquista al primo ascolto.
Ma Camilleri è anche capace di ascoltare e, prima di rispondere, riflette, tra una boccata e l’altra della sua sigaretta, attingendo ai suoi vissuti. Niente è lasciato al caso, ciascuna risposta è meditata, egli è persona abile nel guardare oltre, un vero Linceo che sa bene cosa dire e cosa fare. La sua esperienza è tale che riesce ad intuire l’autenticità dei suoi interlocutori. E’ un vulcano, Camilleri. Un vulcano con una inesauribile “eruzione culturale” universale anche quando racconta storie territoriali.
Proprio in coincidenza con la mia visita nella sua abitazione è stato pubblicato da Mondadori il suo nuovo libro Noli me tangere, che sin dalle prime pagine si delinea già come un film, con la sua perfetta sceneggiatura; è un volume che scorre come una pellicola. I personaggi sono ben tratteggiati e ogni cosa è al suo posto: dai dialoghi alle scene, con significativi riferimenti all’arte.
Camilleri riesce a creare con naturalezza e passione, cercando nella realtà anche un solo appiglio: basta un appunto e la creatività del Maestro percorre orizzonti lontani e suoi personaggi trovando l’autore cominciano a recitare a soggetto. Una capacità di scrittura che consente al lettore di viaggiare da fermo e di farlo sentire come seduto in platea tra le luci e le ombre di un teatro che lo avvolge o nel palcoscenico della vita.
Il mondo di Camilleri è pieno di aneddoti, anche il più piccolo. Ciò che sfugge a molti, il noto scrittore lo raccoglie e lo amplifica attraverso la sua capacità di coinvolgere e di dare vita a nuovi personaggi ciascuno con una sua fisionomia e una propria storia. Non importa se parlino in dialetto, se non siano istruiti. Camilleri, al pari di un dipinto di Guttuso, crea scene di vita; e allora si possono udire le voci in un mercato o le parole sommesse tra due amanti.
Camilleri è anche impegno civile; è una voce forte e attenta che si esprime costantemente, anche con l’arma dell’ironia, sui principali problemi della società; insiste sulla scuola, su una vera riforma e su quella legalità perduta e resa invisibile dall’assuefazione alle notizie di gravi reati in ogni contesto. Il grande scrittore ricorda con nostalgia i tempi del boom economico, quelli di un’altra Italia che aveva voglia di risollevarsi e ricominciare a vivere.
Per fortuna ci sono i libri di Camilleri ad illuminare le strade, spesso senza uscita, di una nazione ferita e offesa. Camilleri ha una luce speciale, una forza di parole e idee sempre nuove che incitano a cambiare “il corso delle cose”. Questa sua produttività è un vero esempio per i giovani. Camilleri dimostra che raccontare storie significa conservare la memoria, attingendo al quotidiano senza tralasciare l’uomo comune.
Incontrare Camilleri è incontrare anzitutto la sintesi della genialità dei grandi autori siciliani; in lui è possibile trovare l’essenza di un pensiero testimonianza di tanti incontri che almeno in parte ha raccontato nel suo libro Certi momenti. C’è in Camilleri il miglior Pirandello, lo scrupoloso Sciascia, ma anche l’insegnamento dei suoi maestri di vita.
Esterno sera. Appena uscito dal suo appartamento romano ripenso al mio “momento” vissuto con questo straordinario autore. Il viaggio di ritorno è un’insieme di emozioni di quelle che vorresti raccontare ma non sai da dove cominciare. E allora basta lasciare spazio alla fantasia per descrivere, in forma di sogno, una realtà: un tè a casa Camilleri dal sapore speciale, indimenticabile come una pagina di un libro che profuma di Mediterraneo.
Antonio Capitano
 
 

SoloLibri.net, 25.1.2016
Noli me tangere – Andrea Camilleri

“Noli me tangere” (Mondadori, 2016), ultimo romanzo di Andrea Camilleri, segue uno dei suoi molteplici filoni letterari: il romanzo d’ambientazione borghese. Sono i diversi talenti dello scrittore che, in svariate forme narrative, manifesta il suo genio creativo. In questo scritto la lingua italiana è usata alla perfezione, senza sbavature, precisa ed essenziale, salvo brevi incursioni nel romanesco, ma è un’adesione realistica ad un personaggio. La scrittura in cui si privilegia la forma dialogica riflette un’anima di Camilleri fondativa, quella, prima di romanziere, di uomo di teatro. E in questi dialoghi essenziali e di estrema misura e chiarezza Camilleri riflette la sua straordinaria capacità di creare relazioni interpersonali attraverso le quali pervenire alla verità di ogni personaggio, di metterne in evidenza le intime complessità. La trama ruota intorno a Laura, un personaggio femminile enigmatico e stratificato, anche se per i benpensanti senza morale e superficiale. Una donna estremamente libera dalle convenzioni sociali, ma, intimamente sofferente del senso del vivere. Quindi la vita di Laura, apparentemente alla ricerca divorante dell’eros che la consuma e la dilapida, segue una parabola ascendente che agli occhi degli altri sarà incomprensibile. Onnipresente nel racconto e nelle parole degli altri, Laura è realmente presente all’inizio del romanzo e nelle ultime pagine. È come se in una pièce teatrale venisse sempre nominata dai personaggi in palcoscenico e comparisse fisicamente ad apertura di scena e nell’atto finale dell’azione.
Laura Garaudo è una di quelle figure femminili tanto care a Camilleri, belle, ma di una bellezza mai volgare; o animalesca e primitiva o, come in questo caso, intrigante, raffinata, molto charmante. Giovane e colta, è sposata ad un noto scrittore più anziano di lei, Mattia Todini, che la ama con totale dedizione anche se Laura continua a mantenere relazioni maschili con nonchalance. Sembra che per lei risulti naturale intrecciare brevi storie sentimentali e viverle senza sensi di colpa. Ma ogni tanto è come se andasse in trance, viene investita dal Gibli, una sorta di inanità che la prostra e la aliena dal mondo esterno. Salvo poi, dopo breve termine, ritornare la giovane donna evanescente che tutti ammirano.
Un giorno all’improvviso Laura scompare ed ecco che la storia assume i connotati del giallo, (anche se non si può definire tale “Noli me tangere”), toccherà al commissario Luca Maurizi, profondo e sagace, ripercorrere momenti della vita personale di Laura, seguirne le tracce ed individuarne il percorso ondivago verso quella che si svelerà una meta catartica, una sorta di processo purificatore, dove lo spirito anela alla pienezza di sé e vince sulla carnalità spesso fatua e unidirezionale. Il tracciato analitico ed esperienziale di Laura è intessuto di aspirazioni artistiche e ricerca interiore, e qui Camilleri che colora di arte pittorica la trama, dal “Noli me tangere” del Beato Angelico a Tiziano, a versi di Dino Campana e a Cocktail party di T. S. Eliot. Non sono solo brevi incursioni artistiche o tesi interpretative specchianti interessi dell’autore, ma s’innestano nella personalità di Laura per tratteggiarne con amorevole adesione il suo animo recondito.
“Noli me tangere” è un romanzo per certi versi straniante, ma come ci ha abituato Camilleri tratteggia un ritratto femminile che in scala ridotta cartacea sembra mero frutto di fantasia, ma con i dovuti scarti realistici non si discosta più di tanto dalla vita reale.
Un bel romanzo elegante, ineccepibile e non più inconsueto nello stile e nella forma per i lettori e gli estimatori di Andrea Camilleri.
Arcangela Cammalleri
 
 

Il Libraio, 26.1.2016
Il toccante ricordo di Camilleri bambino: “David, il mio amico ebreo…”
"Quando nel 1938 il fascismo promulgò le leggi razziali io avevo tredici anni e frequentavo la terza ginnasio. Fin dal primo anno avevo stretto amicizia con un compagno di classe che si chiamava David...". In occasione della Giornata della Memoria su ilLibraio.it un toccante estratto da "Certi momenti" di Andrea Camilleri, dove lo scrittore siciliano racconta la propria amicizia con un bambino ebreo...

Quando nel 1938 il fascismo promulgò le leggi razziali io avevo tredici anni e frequentavo la terza ginnasio. Fin dal primo anno avevo stretto amicizia con un compagno di classe che si chiamava David Perna, ma che tutti, chissà perché, chiamavamo Pippo. Una mattina, alla fine delle lezioni, Pippo mi chiamò in disparte e mi disse che dal giorno seguente non avrebbe più frequentato la scuola. Siccome era figlio di un ferroviere, pensai che suo padre fosse stato trasferito altrove. Ne volli conferma: «Tuo padre è stato trasferito?» gli domandai.
«No, – rispose – nemmeno papà potrà più lavorare.»
«Ma perché?»
Ebbe un sorriso amarissimo.
«Perché siamo ebrei.» Ci abbracciammo.
Tornai a casa per l’ora di pranzo e subito, dopo aver detto a papà e a mamma che il mio amico Pippo non avrebbe più frequentato la scuola perché ebreo, chiesi a papà che cosa significasse, perché fino a quel momento io ero sinceramente all’oscuro delle leggi razziali. Papà era stato squadrista e marcia su Roma, vale a dire che era un perfetto fascista della prima ora; ma a sentire quella mia domanda si alterò visibilmente, divenne rosso in faccia e mi disse delle parole che non ho mai scordato e delle quali gli sono eternamente grato: «Non è vero che gli ebrei sono diversi da noi, sono esattamente come noi. Questa storia della razza, Mussolini ha dovuto tirarla fuori solo per allinearsi col suo amico Hitler. Tu non devi crederci. E non ti lasciare mai convincere diversamente».
Naturalmente negli anni che seguirono non ebbi più notizie di Pippo; ma quando, finita la guerra, cominciammo a leggere dell’Olocausto e, peggio ancora, vedemmo i documentari sui campi di concentramento e di sterminio dei nazisti, l’immagine del mio amico Pippo cominciò a tormentare i miei giorni e le mie notti, lo confesso con tutta sincerità. Certe volte mi svegliavo di colpo in piena notte chiedendomi che fine avesse fatto il mio amico, se fosse stato catturato dai tedeschi e inviato in uno di quegli orrendi campi, o se fosse in qualche modo riuscito a sopravvivere. Mi rimisi in contatto telefonico da Roma con qualche vecchio compagno di scuola: nessuno seppe darmi notizie di Pippo. Avevo una vecchia foto di gruppo della seconda ginnasiale: in quella foto lui e io stavamo sorridenti l’uno accanto all’altro. Ogni tanto andavo a riguardarmela. Il pensiero del mio amico ebreo scomparso nel nulla fu sempre presente nella mia memoria.
Alla fine degli anni Ottanta un mio spettacolo allestito al teatro greco di Tindari, Il ciclope di Euripide, tradotto in dialetto siciliano da Luigi Pirandello, arrivò a Roma al Teatro Tenda, che allora sorgeva in piazza Mancini. Nella capitale la rappresentazione ebbe alla prima un buon successo e io ogni sera, due ore avanti che iniziasse lo spettacolo, mi recavo in teatro un po’ per controllare se tutto fosse a posto e un po’ per informarmi con le cassiere di come andasse l’affluenza del pubblico. La sera della quinta replica, una delle cassiere mi disse che c’era un signore che aveva chiesto di me e che, avendo saputo che io sarei arrivato da lì a poco, si era allontanato avvertendo che sarebbe ritornato.
Non aveva detto il suo nome.
Aveva appena finito di parlare, che la cassiera mi indicò un uomo che stava entrando.
«Eccolo, è lui.»
Gli andai incontro: era un perfetto sconosciuto.
«Sono Andrea Camilleri, cercava me?»
L’uomo, che era di piccola statura, molto ben vestito, mi guardò a lungo, non rispondendo subito alla mia domanda. Poi, a sua volta, chiese: «Lei è Nené Camilleri?».
«Sì – risposi –, ma lei chi è?»
Di scatto l’uomo mi gettò le braccia al collo, mi strinse forte, mi disse all’orecchio: «Sono Pippo Perna».
E ci ritrovammo tutti e due abbracciati con le lacrime agli occhi.
«Sono di passaggio» mi disse. «Ho due ore di tempo.»
Di comune accordo andammo in un caffè vicino, ci sedemmo a un tavolo. Mi raccontò che nel ’38 avevano lasciato Agrigento, che con suo padre e sua madre erano andati a rifugiarsi presso uno zio che possedeva dei campi nella Sila, in Calabria. Suo padre aveva lavorato nei campi del fratello, sua madre si era messa a fare la sarta, e così erano riusciti a sopravvivere. Lui aveva continuato a studiare prendendo lezioni private dal parroco del paese, dove tutti avevano finto di non sapere che la famiglia Perna era ebrea. Così erano riusciti a scamparla. Lui, finita la guerra, aveva dato tutti gli esami che non aveva potuto sostenere durante il fascismo, poi si era iscritto all’università, dove si era laureato in ingegneria. Era venuto a Roma per affari, quando aveva visto un manifesto teatrale col mio nome.
Nelle due ore ci raccontammo freneticamente tutto quello che era accaduto alle nostre due vite. Aveva un treno per Milano, l’accompagnai alla stazione. Restammo a parlare fino a quando un fischio lungo annunciò la partenza del treno; ci guardammo commossi, tornammo ad abbracciarci. Poi lui montò nello scompartimento e restammo a salutarci con la mano, fino a quando non sparì dalla mia vista.
Da quel momento in poi Pippo scomparve dai miei sogni.
Andrea Camilleri

In occasione della Giornata della Memoria su ilLibraio.it vi abbiamo presentato un estratto da Certi momenti di Andrea Camilleri, in libreria per Chiarelettere, dove lo scrittore siciliano racconta la propria amicizia con un bambino ebreo.
Alcuni personaggi conosciuti negli anni più maturi, durante la sua carriera di regista teatrale e televisivo, molti altri sconosciuti, che ci riportano ai tempi del fascismo, della guerra, momenti segnati da storie che nei loro risvolti più umani e sinceri acquistano un tratto epico e la magia del ricordo assoluto perché unico nel costituire una tappa, una svolta nella formazione dello scrittore.
L’anarchica, invincibile indifferenza di Antonio, insensibile ai richiami militari e agli orrori della guerra; la bellezza sorprendente dell’incontro con un vescovo libero nella mente e nel cuore; l’indelebile ricordo di quella notte di burrasca quando il padre di Camilleri andò a salvare l’eroico comandante Campanella, dato per disperso; il coraggio della “Sarduzza” e la determinazione nel difenderla dal tenente tedesco; l’ultimo saluto a “Foffa”, prostituta per necessità, sola nella vita e negli affetti.
Intermezzati gli uni con gli altri ecco l’incontro con Primo Levi e i suoi silenzi, la stravaganza di Gadda e la suscettibilità di D’Arrigo, il franco scontro con Pasolini riguardo alla regia di una sua opera teatrale, poco prima della sua morte, l’impareggiabile bravura di Salvo Randone (senza dimenticare Elio Vittorini, Benedetto Croce e il quasi incontro con Antonio Tabucchi).
 
 

Télépro, 26.1.2016
Commissaire Montalbano
Un éclat de lumière
la une, Mardi 26 Janvier, 15h40
Série (saison 9, dernier épisode)

Salvatore di Marta vient déclarer une agression armée dont a été victime sa femme Loredana. Un homme masqué lui aurait dérobé une grosse somme d'argent, mais l'aurait aussi embrassée. Montalbano apprend qu'avant son mariage, Loredana était amoureuse d'un certain Savastano, un homme sans scrupule.
 
 

Il Tempo, 28.1.2016
Televisione
Ranieri-Zingaretti la sfida della fiction si gioca in famiglia
La vita di Luisa Spagnoli e Montalbano su Rai1

Luisa Ranieri e Luca Zingaretti alla conquista di Rai1 nel mese di febbraio. I due attori, coppia nella vita, sono protagonisti di due prodotti sui quali Rai Fiction punta molto. Si tratta della miniserie Luisa Spagnoli, in onda il 1 e il 2 febbraio su Rai1 in cui la Ranieri interpreta la protagonista, e di altri due tv movie della collana Il commissario Montalbano con Luca Zingaretti nel ruolo dell’amatissimo personaggio creato da Andrea Camilleri. Le date previste sono il 22 e il 29 febbraio sempre sulla rete leader di viale Mazzini.
[...]
Il prossimo 22 febbraio, invece, tocca a Luca Zingaretti arrivare su Rai1 con due nuovi tv movie de Il commissario Montalbano. Il primo ha per titolo «La piramide di fango», il secondo «Una questione delicata». Tratto da un racconto di Andrea Camilleri, La piramide di fango narra una storia di infiltrazioni mafiose, appalti e riciclaggio di denaro sporco legate ad un delitto le cui indagini sono affidate al poliziotto vigatese. Una questione delicata fa parte delle serie di racconti «Un mese con Montalbano» e si basa su una storia di pedofilia.
Rivedremo tutto il cast che caratterizza la serie che ha esordito nel 1999, giunta alla decima stagione, da Cesare Bocci nel ruolo di Mimì Augello, vice di Montalbano a Catarella interpretato da Angelo Russo. Dietro la macchina da presa c’è sempre Alberto Sironi che ha firmato la regia di tutte le serie andate in onda.
Ad aprile partono le riprese per altri due film tv. Ecco i titoli: «Il covo di vipere» e «Come da prassi».
Marida Caterina
 
 

28.1.2016
Novità sui prossimi episodi Tv del Commissario Montalbano
Da una nostra conversazione con il produttore Carlo Degli Esposti (Palomar)

I due nuovi episodi del Commissario Montalbano, "La piramide di fango" e "Una faccenda delicata" (tratto da un racconto di "Un mese con Montalbano"), andranno in onda il 29 febbraio e il 7 marzo prossimi.
Ad aprile inizieranno le riprese di altri due episodi, "Un covo di vipere" e "Come voleva la prassi", quest'ultimo tratto da un racconto pubblicato prima su MicroMega e poi in "Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano".
In futuro si continuerà con la produzione di due nuovi episodi all'anno.
 
 

Teleclub, 28.1.2016
Der junge Montalbano
Montalbanos erster Fall, Polizei-Serie, I 2012
Emotions HD
Sendezeit Do 28.01.2016 20.15 Fr 29.01.2016 00.35

Der Viehdieb Casio Alletto wird erschlagen aufgefunden. Der junge Montalbano befasst sich mit dem Fall und entdeckt Verletzungen im Gesicht des Toten, die auf Tritte mit genagelten Stiefeln hinweisen; Stiefel, die nur einer in der Region hat: der Schäfer Barruso. Doch dann wartet eine neue Aufgabe auf den jungen Commissario: Er soll die Dienststelle in Vigata übernehmen, in der kleinen Stadt am Meer, in der er selbst aufgewachsen ist.
Regie: Gianluca Maria Tavarelli
Drehbuch: Francesco Bruni, Andrea Camilleri
Darsteller: Michele Riondino (Salvo Montalbano), Andrea Tidona (Carmine Fazio), Fabrizio Pizzuto (Catarella), Maurilio Leto (Gallo), Alessio Piazza (Paternò)
 
 

Lettera43, 30.1.2016
Libri novità 2016, da «Twilight/Life and death» a «Noli me tangere»
Meyer riscrive la sua storia a sessi invertiti. E ritornano Camilleri e Modiano. Le letture segnalate per il weekend.

[...]
I segreti della Laura di Camilleri
Una donna giovane, bella, intelligente. Adorata dal suo marito scrittore e dai tanti amanti occasionali. Scrive, va a teatro ed è una storica dell'arte di talento. Laura è questo e anche qualcosa di più. Perché sotto la superficie di una donna che ama la vita e la vive senza privarsi di alcun piacere né lasciarsi trascinare dai sensi di colpa, c'è una personalità complessa, che in alcuni giorni la costringe a chiudersi in se stessa, isolandosi da qualsiasi contatto umano.
Poi Laura scompare, e il commissario Maurizi, indagando su di lei e interrogando chi la conosce, comincia a scoprire i suoi lati nascosti.
Noli me tangere, l'ultimo romanzo di Camilleri, dipinge i tratti di un personaggio femminile fortissimo e complesso, intrigante e pieno di mistero. Un giallo che indaga dentro l'animo umano.
Andrea Camilleri, Noli me tangere, Mondadori, 171 pagine, 17 euro.
[...]
Francesca Bussi
 
 

La Stampa, 30.1.2016
La classifica di Tuttolibri
Non mi tangi, dice il Papa a Camilleri

Per ora, Noli me tangere lo dice il Papa a Camilleri: il grande vecchio di Vigàta entra tra i primi 10 al 3° posto, a ridosso di Sparks e a nettissima distanza dal dialogo tra Francesco e Tornielli, 100 punti in discesa ma pur sempre sopra le 25 mila copie. La sua indagine spirituale sulla scomparsa di una inquieta storica dell’arte ha per titolo e chiave risolutiva l’affresco del Beato Angelico con Gesù e la Maddalena e sembra pensata per radio e teatro, passioni primordiali dell’autore, come testimonia l’antologia dei suoi scritti Il quadro delle meraviglie (Sellerio 2015), passata in sordina.
[...]
Luciano Genta
 
 

Giornale di Sicilia, 30.1.2016
Palazzo dei Giganti
Agrigento, cittadinanza onoraria per Camilleri: la consegna a Roma
La cerimonia per motivi di salute dello scrittore empedoclino si svolgerà a Roma, nella sala «Carroccio» del Campidoglio

Agrigento. Sarà consegnata giovedì, in Campidoglio, a Roma, la cittadinanza onoraria di Agrigento ad Andrea Camilleri. Lo scrittore empedoclino, "papà" del commissario Montalbano, per motivi di salute, ha dovuto declinare l'invito a rientrare nella città dei Templi. Ed ecco che, allora, sarà il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, a consegnargliela alle 11, nella sala del Carroccio.
La solenne cerimonia era stata inizialmente ipotizzata al teatro "Pirandello". A deliberare la cittadinanza onoraria per Andrea Camilleri era stata, qualche mese fa, la giunta comunale. Una vera e propria onorificenza «per il contributo straordinario - era stato scritto nella delibera - dato dall'autore alla città, non solo per le sue opere tradotte in 32 Paesi del mondo, ma anche per la geniale invenzione di una lingua che ha sdoganato definitivamente il dialetto, comportandosi alla stregua di un mastice prodigioso in grado di tenere unità, dall'estremo Sud al Nord, la nostra nazione».
Era l'inizio dello scorso settembre quando il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, decideva di festeggiare i 90 anni dello scrittore Andrea Camilleri, avviando la procedura per conferirgli la cittadinanza onoraria.
Concetta Rizzo
 
 

La Repubblica, 30.1.2016

È uno dei rari giorni di pioggia di questo inverno. Roma è assediata dal traffico, per strada la gente è nervosa, si spintona. Lei si avvicina leggera, sotto l'ombrellino, carina da morire con il cappello di lana beige in testa e il sorriso luminoso. Si dice che le attrici, nella vita siano tutte un po' nevrotiche. Forte del suo fascino, di quello sguardo serio e calmo, Sonia Bergamasco potrebbe convincere molti che le cose non stanno così. Alta, magra, bionda, molto più giovane dei 50 anni appena compiuti, cavalca la cresta dell'onda con serafica serenità. È lei una delle protagoniste del momento, l'inflessibile ma comica dottoressa Sironi che vorrebbe mandare a casa Checco Zalone incollato al posto fisso nel Quo vado? campione d'incassi. Il 29 febbraio, poi, entrerà a far parte di un altro cult nazionale, il Commissario Montalbano di Raiuno dove sarà la "nuova" Livia Burlando, la paziente e ormai celeberrima fidanzata di Luca Zingaretti-Montalbano.
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E anche per misurare a se stessa quante cose si possono fare nel lavoro di attrice senza farsi segnare per sempre da un ruolo tanto meno dalla mamma altoborghese, nevrotica di La grande famiglia che tanto successo ha avuto, ha deciso di entrare nel Montalbano tv, nei panni della "nuova" Livia. «Quella fiction è un meccanismo così perfetto, un cast notevole, una regia che serve al meglio la scrittura, ci sono entrata in punta di piedi. Livia non diventerà una rasta, voglio dire, è sempre lei, ma ci sarà una maggiore consistenza nella relazione con il celebre commissario, sarà un corpo più presente e poi mi piace che parli italiano, che non sia più doppiata». Già si sa che Sonia lavorerà anche negli episodi che vedremo in autunno quando lei sarà a teatro, al Franco Parenti di Milano con uno spettacolo nuovo che le sta a cuore e di cui firmerà anche la regia, L'uomo seme da un racconto di Violette Ailhaud, «che mi ha preso il cuore».
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Anna Bandettini
 
 

La Stampa, 31.1.2016
Con Camilleri sulle tracce di Laura (e del Beato Angelico)
Un romanzo psicologico e colto
Andrea Camilleri «Noli me tangere» Mondadori pp. 171,€ 17

Il titolo è ripreso da un tema che ha ispirato l’arte tra Medioevo e Rinascimento, in particolare da un celebre affresco del Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze. Su quel capolavoro aveva esercitato la sua acribia di giovane ricercatrice la protagonista di questo romanzo, Laura Garaudo, che poi aveva interrotto sul nascere una promettente carriera accademica per inseguire un amore fugace, e quindi una girandola di altri amori, coltivati anche quando era andata sposa a un noto scrittore molto più anziano.
Noli me tangere - ossia, come si è soliti tradurre dal latino, «non mi toccare» (ma le versioni più recenti danno, meglio, «non mi trattenere») - è la frase che, secondo il Vangelo di Giovanni, Gesù risorto rivolge alla Maddalena quando la donna protende una mano verso di lui. E «non trattenermi» è il messaggio silente di Laura, che scompare nel nulla, salvo lasciare dietro di sé una criptica serie di tracce.
Si incarica delle ricerche un commissario romano, ipostasi meno irruente di Montalbano, e l’indagine - costruita attraverso il puro accostamento di conversazioni, lettere, articoli di giornale e dispacci d’agenzia, già sperimentato in passato da Camilleri - disegna alla fine un carattere di donna imprevedibilmente complesso. Un romanzo psicologico, colto, alla cui soluzione il Beato Angelico collabora con T. S. Eliot.
Maurizio Assalto
 
 

 


 
Last modified Friday, February, 12, 2016