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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2017

 
La Repubblica (ed. di Palermo), 4.1.2017
Due Camilleri e "Borgo Vecchio"

[...]
A maggio dovrebbe essere la volta di Andrea Camilleri con una nuova avventura del commissario Montalbano, "La rete di protezione". Per i nostalgici dello scrittore vedrà nuovamente la luce a febbraio per Sellerio "La mossa del cavallo", uscito per Mondadori [in realtà per Rizzoli, NdCFC] nel 1999.
[...]
Salvatore Ferlita
 
 

La Sicilia, 4.1.2017
L'intervista. Con il libro "Il coniglio Hitler e il cilindro del demagogo", il drammaturgo, attore e regista Moni Ovadia ha vinto il Premio Martoglio. E' un pamphlet «polemico e maleducato che non si cura di essere politicamente corretto». Come bersagli ha «la falsa coscienza» e «i linguaggi purgati»
Contro ogni fanatismo

[...]
Ancora Sicilia per Ovadia poi con la tournée de “Il casellante” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale: una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull'immagine passando attraverso il dolore della maternità negata e della guerra nella Siilia degli anni Quaranta.
Maria Lombardo
 
 

TV program - Seznam.cz, 4.1.2017
Komisar Montalbano
Jednotka 5. leden | 02:20 › 04:10
Krimiseriál It. (2001). (106 min)
Hrají:L. Zingaretti, K. Bohmová, G. Ielo, C. Bocci, R. Scarpa, A. Jnifen a další
 
 

L'Estive, 5-6.1.2017
Le roi Zosimo
Jeudi 05 janvier 2017 à 20h45 à l'Estive de Foix - Durée : En création - Tarif : B
Vendredi 06 janvier 2017 à 20h45 à l'Estive de Foix - Durée : En création - Tarif : B
Massimo Schuster – Théâtre de l’Arc-en-terre – EmmeÀ Teatro
Une épopée de gueux enracinée dans l’histoire de la Sicile.

«Le roi Zosimo est un roman épique, une épopée de gueux de la fin du XVII° siècle. Comme toutes les vraies épopées, elle est enracinée dans sa terre, la Sicile, mais elle est aussi universelle. En mélangeant des éléments historiques à d’autres qui semblent sortir d’un conte de fées, l’histoire se déroule dans une succession d’évènements souvent tragicomiques qui, partant de la naissance du paysan Zosimo, l’accompagnent jusqu’à son éphémère montée sur le trône d’Agrigente et puis à sa mort. Des paysans qui meurent de faim, des nobles espagnols qui traitent la Sicile comme une propriété privée, des envahisseurs espagnols et des piémontais, des nobles, des serviteurs, des naissances miraculeuses, un ermite illuminé qui chasse les diables, une révolte populaire vouée à l’échec, une montée au paradis, voilà quelques-uns des ingrédients de cette histoire grotesque et pourtant si humaine…»
Massimo Schuster
Après Le Mahabharata, Western, Le dernier guerrier, La manufacture de l’exultation voici le retour du grand conteur, marionnettiste, musicien et voyageur.
www.arc-en-terre.org
Retrouvez la saison théâtrale de l’Estive 2016 – 2017 à l’espace Adultes de la Bibliothèque Municipale de Foix : CAMILLERI, Andrea : Le roi Zosimo.- Fayard, 2003 / R CAM
Une coproduction franco-italienne entre Théâtre de l’Arc-en-Terre (Marseille) – EmmeÀ Teatro (Castiglion Fiorentino) – L’Estive, Scène Nationale de Foix et de l’Ariège.
Avec le soutien du Ministère de la Culture et de la Communication – Département des Bouches-du-Rhône – Ville de Marseille – Région Toscane.

Lecture à voix haute: #1 Le roi Zosimo
Jeudi 5 janvier à 19h à l’Estive de Foix – Salle Isabelle Sandy – Entrée libre
Suite aux 1ers ateliers de lecture à voix haute qui se sont déroulés à Seix sous la direction du metteur en scène et comédien Patrick Abéjean, les 13 participant(e)s liront des extraits du roman « Le Roi Zosimo » d’Andrea Camilleri, avant d’en découvrir, à 20h45, l’adaptation pour la scène par Massimo Schuster.
Avec la BDP et les bibliothèques de l’Ariège
 
 

Il Mamilio, 5.1.2017
Alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria Camilleri presenta ''La cappella di famiglia''
Roma - L'evento si è tenuto lo scorso fine settimana presso il Palazzo dei Congressi a Roma.

Lo scorso fine settimana Andrea Camilleri al termine della Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria ''Più libri più liberi'' che ha avuto luogo a Roma presso il Palazzo dei Congressi, ha presentato il suo ultimo libro ''La cappella di famiglia''.
''La Cappella di Famiglia'' è frutto di una serie di racconti scritti da Andrea Camilleri negli ultimi 15 anni, alcuni di questi sono diventati dei romanzi. Degli ''esercizi di scrittura'', cosi li descrive Camilleri, concepiti come bozze da cui trarre un qualcosa di più complesso. Elemento ricorrente è quello della musicalità delle parole.''
«Io ho sempre detto che sono capace di fabbricare piccole e accoglienti chiese di campagna. Non mi sono mai proposto di fare il duomo di Milano, perché non mi sento all'altezza. Mi sono sempre sentito un buon artigiano della scrittura» - racconta Camilleri «Se ho raggiunto qualche traguardo è perché ho avuto sempre piena coscienza dei miei limiti»
Questi racconti sono concepiti come una sinfonia da camera composta da più strumenti, ecco il perchè della presenza di più personaggi, ognuno con una sua identità. ''Negli ultimi anni - continua Camilleri - era come se avessi già in testa le battute, il ritmo e il fluire della narrazione, tanto che l'ultima parola di ogni testo si concludeva al 23esimo rigo''.
Camilleri riflette sull'importanza della letteratura, dicendo che essa è libertà: è sia la libertà dello scrittore sia la libertà del lettore quando legge tanto da avere incontri magici, fuori dal tempo.
''Non c'è nulla di più intimo del rapporto tra la pagina del libro e gli occhi di chi lo legge'' - continua lo scrittore - '' questo è il grande dono della letteratura: di suggerire qualche cosa che l'autore non pensava di trasmetterti - prosegue Camilleri - ma la tua ''composizione chimica'' fa si che tu acquisti consapevolezza di un tuo pensiero che non avevi prima oppure quel libro ti trasmette determinazione.''
Cosi Andrea Camilleri invita ad amare la letteratura e farla nostra nella quotidianità, come lo è stato per lui fino ad'oggi.
Annapaola Rescigno
 
 

TV program - iDNES.cz, 5.1.2017
Komisar Montalbano
14. 1. 2017, 22:40 O1
Seriál It. (2013), 113 min.
skryté titulky, High Definition
Režie: A. Sironi
Hrají: L. Zingaretti, C. Bocci, P. Mazzotta, A. Russo, B. Bobulova
V zrcadlovém bludišti. Krimiseriál It. (2013). Bomba nastražená pred prázdným skladem, záhadná porucha na aute a opuštená kráska ve vile u more: tri pasti polícené na komisare Montalbana. (113 min)

Jako by se nekdo snažil komisare zmást: v jeho nejnovejším pátrání figuruje záhadná opuštená vila, milostný príbeh jako ze Shakespeara, podivné exploze u bezcenných staveb a nádavkem i nekolik mrtvých tel. Montalbano se musí vyznat v zrcadlovém bludišti stop, kde vše znamená neco jiného, než se zdá na první pohled. Jedna vec je jistá: za sledem kuriózních událostí se skrývá velký prípad.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.1.2017
Addio a Tullio De Mauro la Sicilia nel suo destino dall’amore per il dialetto al mistero del fratello

[...]
Altri due personaggi si sono in qualche modo incrociati con De Mauro, Leonardo Sciascia, forse l'unico con il quale si addentrava nella questione del fratello, e Andrea Camilleri con il quale tre anni fa ha scritto "La lingua batte dove il dente duole", un serrato dibattito sul dialetto, di cui lo scrittore siciliano è stato un grande sponsor divulgatore, e non solo.
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Tano Gullo
 
 

La Stampa - TTL, 7.1.2017
La classifica 2016: vince Harry Potter e latita la saggistica. Il consiglio? Pamuk
Cliccare qui per il video

Il 2016 ha visto una leggera ripresa dell’industria dell’editoria e conferma che i Millennials amano il classico libro di carta. Harry Potter e la maledizione dell’erede (Salani) si piazza in vetta alla classifica dell’anno seguito da Camilleri con L’altro capo del filo (Sellerio) e da La ragazza del treno (Piemme) di Hawkins.
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In studio Bruno Ventavoli
 
 

Programme TV, 7.1.2017
The Young Montalbano
BBC Four. - 1h50min. samedi 07 janv. 2017.
 
 

Il Giornale, 8.1.2017
Un anno di libri in classifica: i più venduti del 2016
Trionfa su tutti J.K. Rowling e poi a seguire il solito Andrea Camilleri Ma le copie non sono garanzia di qualità: soprattutto se manca la critica

Se bisogna parlare seriamente di classifiche di vendita bisogna essere un tantino stronzi. Vale a dire il giusto snob ed elitari e poco ruffiani, pur senza prendere posizioni facili contro il mercato, né sottometterglisi come da sempre fa anche la sinistra con la scusa del «popolare» (purché il popolare non sia di destra, altrimenti si beccherà un bel «populista!»).
Insomma, signore mie, non si capisce perché si facciano le classifiche di vendita dei libri e non, per dire, delle lavatrici, dei televisori, perfino dei vibratori sarebbe più sensato. Siccome una cosa è certa e molto poco democratica: a differenza di un elettrodomestico, un libro più va incontro al gusto del lettore, meno lo farà crescere, e ancor meno sarà importante. Se un libro dice già ciò che pensi, che lo leggi a fare? Per intrattenimento, si obietterà. Ma allora che senso avrà stilare classifiche del più banale? Non è come avere al primo posto di una classifica del Gambero Rosso il McDonald's, perché vende di più? E allora cosa studiamo a fare i grandi, a scuola? Per intenderci, tra i più venduti del 2016 c'è Harry Potter di J.K. Rowling (una sceneggiatura, scritta con Jack Thorne e John Tiffany), l'ennesimo Montalbano di Camilleri, un bestseller da treno (La ragazza del treno di Paula Hawkins), due romanzi sentimentali per casalinghe annoiate (Io prima di te di Jojo Moyes e L'amica geniale di Elena Ferrante), il solito romanzo per casalinghi appassionati di mafia di Roberto Saviano. E con ciò? Tutto bene: ognuno legga ciò che gli pare. Il problema della classifica di vendita è che spesso diventa un sistema di valori non commerciale: più vende il tal prodotto, più sarà buono, e «bestseller» suona sempre come complimento. A me, in quanto scrittore, lo chiedono sempre: «Qual è il tuo bestseller?». Perché in teoria il discorso vale per qualsiasi prodotto, più o meno, tranne per i libri, altrimenti anziché studiare Proust studieremmo il suo contemporaneo Pierre Hamp, e al posto di Flaubert ci sarebbero Auger o Ponsard. Senza più distinzioni, un secolo di critica ormai appare buttata alle ortiche, inutilizzabile: l'orizzonte di attesa, lo straniamento, Sklovskij e Genette e giù giù fino a Umberto Eco. Sostituita da piccoli e grandi clan senza arte né parte: il clan di Repubblica, quello dell'Einaudi, quello di Filippo La Porta o Alfonso Berardinelli, con in testa Nicola Lagioia, l'ultimo arrampicatore sociale di successo. Inutilizzabile la vecchia differenza tra Cultura Alta, Bassa e Media, quest'ultima definita da Dwight MacDonald con una parola: Midcult. Il Midcult rappresenta la categoria più infima del prodotto di massa: per intenderci è Giovanni Boldini contro Monet o Van Gogh o Braque, questi ultimi senza alcuna possibilità di finire in qualche classifica di vendita. Tra i succitati, la Rowling sarebbe Mass Cult, Camilleri, Saviano e la Ferrante indubbiamente Midcult, ossia il prodotto medio, Kitsch, spacciato per letteratura. E non che il mercato di massa non esistesse già 50 o 100 anni fa. Esisteva, con una differenza: esisteva anche la critica. Ossia un'élite capace di distinguere l'alto dal basso, l'avanguardia dalla retroguardia, un Cabernet Sauvignon di Inglenook dal Tavernello comprato dal cinese sotto casa. Per cui successo di pubblico da una parte, oppure successo di critica dall'altra, raramente entrambi. Andava pur bene puntare tutto su Pitigrilli, purché ci si salvasse la faccia con Gadda, altrimenti non si era veri editori ma solo biechi commercianti, venditori di insaccati rilegati. Certo, la critica non era infallibile: André Gide si sbagliò su Proust, Virginia Woolf su James Joyce, ma fecero in tempo a ricredersi, e se non altro erano Gide e la Woolf.
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Massimiliano Parente
 
 

l’Unità, 10.1.2017
L’ispettore Gassmann nella luce di Pizzofalcone, ancora una bella fiction gialla
Successo della prima puntata della fiction su Rai1 tratta da Maurizio De Giovanni

Funziona anche questo “I bastardi di Pizzofalcone” la cui prima puntata è andata in onda ieri sera su Ra1 con gran successo di pubblico: 6 milioni 944 mila spettatori, share del 25.52% (stasera nuovo appuntamento). Perché abbiamo scritto “anche”? Perché è ormai una tendenza forte quella di portare in tv, con ottimi risultati di pubblico e di critica, la buona letteratura italiana “gialla” che negli ultimi anni ha sbancato il mercato dei libri: solo in questi ultimi mesi, prima si era molto molto apprezzato il Rocco Schiavone di Antonio Manzini con la faccia dolente di Marco Giallini ambientato in una sorprendente Aosta; e adesso tocca appunto alle storie di Pizzofalcone tratte dalla penna di Maurizio De Giovanni con Alessandro Gassmann protagonista. E ovviamente alle spalle di tutto questo si staglia la vetta irraggiungibile di Montalbano-Camilleri-Zingaretti. Ci sono delle similitudini fra le tre saghe.
Innanzi tutto, l’eroe. Centrale nella letteratura poliziesca, l’eroe è decisivo, come si sa. Montalbano-Zingaretti, Schiavone-Giallini, Lojacono-Gassmann: diversi, certamente, ma tutti attraversati da palpabile inquietudine umana e professionale, sia l’estroverso e solare Montalbano che il cupo e in fondo tragico Schiavone, mentre Lojacono è un po’ nel mezzo, ha voglia di vivere ma ne sente il peso, ne accusa le ferite.
Non era facile, per Gassmann, stare in piedi in questo equilibrio difficile fra l’uomo segnato e l’eroe che risolve il mistero: bello e dannato, cercato eppure solo, diffamato ma onesto il suo Lojacono correva il rischio di finire fuori strada, se l’attore avesse esagerato. Ma in strada invece resta, e bene.
Poi, in tutte e tre le serie, ci sono le squadre del commissariato: e qui a dire il vero la si esagera un po’ per seguire Camilleri. Possibile che siano zeppe di persone strane? L’anziano poliziotto che parla da solo, quello più giovane che vive in un lussuoso albergo, un altro che mena pure la fidanzata… Diversivi che un pochini nuocciono al realismo della storia.
Perché il realismo, nei romanzi di De Giovanni, è fondamentale, e per “realismo” intendiamo qui una nota più “politica” che in altri autori di questo tipo non c’è. Pizzofalcone è la realtà di un preciso quartiere napoletano qui mostrato forse in modo troppo rarefatto: è una scelta di regia.
Infine, appunto, i luoghi e la luce. Vigata, Aosta, Napoli sono tutte fotografate con sapienza. La luce chiara di Sicilia, quella bianca di Aosta, quella molto cinematografica – al limite del kitsch – ma affascinante di Napoli. Un’altra cosa che lega le riduzioni di Camilleri, Manzini e De Giovanni.
In definitiva, una buona cosa, “I bastardi di Pizzofalcone”, complimenti a chi ci ha lavorato, al regista Carlo Carlei, agli attori: oltre Gassmann, ricordiamo almeno Carolina Crescentini, Massimiliano Gallo,Tosca D’Aquino, Gianfelice Imparato e Simona Tabasco.
Mario Lavia
 
 

Cinematographe, 10.1.2017
Il giovane Montalbano: la prima stagione della serie torna su Rai Premium

Il Commissario Montalbano torna ancora una volta in televisione ad allietare le serate degli affezionati del genere investigativo. Questa volta, su Rai Premium, torna con Il giovane Montalbano, la serie prodotta dalla Rai nel 2012, sui primi anni della carriera del personaggio. Gli episodi torneranno in prima serata tutti i mercoledì da domani, 11 gennaio 2017.
Il giovane Montalbano è interpretato da Michele Riondino. L’interpretazione dell’attore pugliese è stata forse meno amata dal pubblico della Rai rispetto a quella di Luca Zingaretti in Il Commissario Montalbano. Tuttavia, l’interpretazione di Riondino si rivela più fedele al personaggio descritto nei libri di Andrea Camilleri.
La serie è ambientata negli anno Novanta, quando il giovane Montalbano, non ancora commissario cerca di farsi le ossa sul campo. I racconti di questa serie sono tratti da diversi libri di Andrea Camilleri, tra i quali la raccolta Un mese con Montalbano e dai mini racconti contenuti in La prima indagine di Montalbano.
Nel cast insieme a Michele Riondino c’è Alessio Vassallo nei panni di un impomatato Mimì Augello. Ci sono poi Andrea Tidona (Carmine Fazio), Beniamino Marcone (Giuseppe Fazio) e Sarah Ferberbaum (Livia Burlando). Infine, nei panni dell’immancabile Catarella troviamo Fabrizio Pizzuto.
Di seguito le date e gli episodi che saranno trasmessi:
Mercoledì 11 gennaio ore 21:15 – La prima indagine di Montalbano
Mercoledì 18 gennaio ore 21:15 – Capodanno
Mercoledì 25 gennaio ore 21:15 – Ritorno alle origini
Mercoledì 1 gennaio ore 21:15 – Ferito a morte
Mercoledì 8 febbraio ore 21:15 – Il terzo segreto
Mercoledì 15 febbraio ore 21:15 – Sette lunedì
 
 

Rai News, 11.1.2017
Film tv per Rai1
Gassmann: con "I bastardi" mi è venuta la nostalgia di Napoli
La soddisfazione dell'attore per il successo delle prime due puntate

Già preda della nostalgia di Napoli, per nulla spaventato dal rischio di essere 'catturato' dal personaggio dell'ispettore Lojacono, ma sopratutto felice e lusingato dai numeri delle prime due puntate de 'I Bastardi di Pizzofalcone'. Alessandro Gassmann si racconta così all'AdnKronos all'indomani della doppia vittoria della produzione di Rai1 che sia lunedì sia martedì ha conquistato il primato della prima serata televisiva. "Di solito non mi guardo quando qualcosa di mio passa in televisione, anche perché è sempre un po' imbarazzante, ma in questo caso non avevo scuse, sono a casa con un malanno di stagione e mi sono piantato davati alla tv", confessa Gassmann.
Quando gli si fa notare che il suo ispettore Lojacono ha realizzato nelle prime due puntate gli stessi ascolti del suo 'collega' commissario Montalbano quando esordì, nel maggio del 1999 su Rai2, Gassmann si dice "molto onorato" dalla coincidenza, sottolineando che "il personaggio di Montalbano, i romanzi di Camilleri, la loro versione televisiva, sono un paradigma dal quale hanno imparato tutti quelli che sono venuti dopo".
Le prime due puntate de 'I bastardi' hanno incassato, rispettivamente, 6 milioni 944mila spettatori con share del 25,52% e 6 milioni 806mila con il 25,48%. L'esordio di Montalbano con 'Il ladro di merendine' ebbe 6 milioni 251mila spettatori con il 24,45% e il secondo appuntamento, con 'La chiave di violino', fu visto da 6 milioni 810mila con il 27,31. Gli inizi di una lunga marcia, passata presto da Rai2 a Rai1, che ha avuto, per ora, il suo apice a fine febbraio 2016 con i 10 milioni 862mila spettatori e il 39,06% di share di 'Una faccenda delicata'.
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Libreriamo, 12.1.2017
Teatro
“Il casellante” di Andrea Camilleri in scena al Teatro Carcano
Il 25 gennaio debutterà, al Teatro Carcano, “Il casellante” di Andrea Camilleri. La storia di Minica e di Nino nella Sicilia degli anni Quaranta

Milano – Mercoledì 25 gennaio, al Teatro Carcano di Milano, debutterà “Il casellante”. La pièce, riduzione teatrale dell’omonimo libro di Andrea Camilleri, è frutto di una coproduzione che il Centro d’Arte contemporanea Teatro Carcano ha allestito insieme a Promo Music e al Comune di Caltanissetta.
IL CASELLANTE – Affogato nel mondo mitologico di Camilleri, costellato di personaggi reali fantasiosamente trasfigurati, “Il casellante” racconta la storia di Minica e di suo marito Nino, che di mestiere fa appunto il casellante. Il romanzo, così come la pièce teatrale, parla di una metamorfosi che passa attraverso il dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche una narrazione in musica divertita e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
LA PIÈCE – Con la regia di Giuseppe Dipasquale e una compagnia di attori capitanata da Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine, “Il casellante è, fra i racconti di Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto mitologico. Secondo a Maruzza Musumeci e prima de Il Sonaglio, questo racconto ambientato nella Sicilia di Camilleri, terra di contraddizioni e paradossi, narra la vicenda di una metamorfosi. Ma questa Sicilia è la Vigàta di Camilleri che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia” scrive Dipasquale nella presentazione dello spettacolo.
 
 

TvZoom, 12.1.2017
Ascolti Tv 11 gennaio digital e pay: Dance Dance Dance 265mila su Fox. Il giovane Montalbano boom su Rai Premium
Sky ha ottenuto il 5,5% nell’intera giornata, il 6,3% in seconda serate e il 5,1% in prima serata. In prime time il cinema ha conquistato l’1,5%, sport e calcio lo 0,4%, l’intrattenimento lo 0,5% e Fox all’1,4%. Su Rai 4 per Il cacciatore di donne 648 mila e 2,4%; su Rai Premium Il giovane Montalbano a 786mila con il 3,2%.

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Su Rai Premium Il giovane Montalbano ha convinto 786mila spettatori con il 3,2%.
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Emanuele Bruno
 
 

The Guardian, 12.1.2017
Books. The Little Library Café
Food in books: Pasta con le Sarde from The Terracotta Dog by Andrea Camilleri
Who eats as well as Inspector Montalbano? It’s a mystery – but you can, as Kate Young demonstrates how to put together this easy Sicilian classic

‘What’d you buy for me?’
‘I’m gonna make you pasta con le sarde, and purpi alla carrettera for after.’
Exquisite, but deadly. Montalbano gave her a hug.

The Terracotta Dog, Andrea Camilleri

There are few characters who eat as well as Inspector Montalbano. While he is out solving murders, his incredible housekeeper Adelina fills his fridge with the most delicious sounding dishes: tender octopus, rich, nutty cakes, fish fresh from the sea. I am hardly surprised: I have never eaten quite so well as when on holiday in Italy. Each time I have been lucky enough to go - a life-changing visit when I was 12, a road trip with a friend 10 years later, a wedding a couple of years ago - it is the food I come home speaking about.
This pasta is a Sicilian classic - one that speaks of culinary influence from the Middle East (the nuts, sultanas and saffron), and of the Mediterranean sea, never far away when in Sicily. It is the work of no more than 15 minutes, the sort of thing you can come home to after a long day at work, relying mostly on ingredients you might already have in your cupboard. If you have access to fresh sardines, do use them, but tinned ones work well too. They’re a favourite ingredient in my kitchen, great mashed onto toast, and the star in this pasta dish. I know it’s not particularly pretty, but it’s a dish that has filled me with joy on these cold January days; a nod to a place I long to visit again.
This May I’m returning to Italy with my family. We have much to celebrate: a couple of 30th birthdays, a 60th, my stepfather visiting Europe for the first time since I moved over. We’re staying in houses with kitchens, keen to take advantage of local markets. We’ll drive around and explore new towns, we’ll read books in the sun, and we’ll get far too competitive over board games. But most of our time there will be given over to food. It normally is, when we’re all together.
Pasta con le Sarde
Serves 2
Ingredients
40g breadcrumbs
2tbsp olive oil
1 brown onion, finely diced
4 anchovy fillets
50ml white wine
1tbsp tomato paste
120g sardine fillets (in spring water, or olive oil) OR 150g fresh sardine fillets, chopped
1 small bulb fennel, finely sliced (wild fennel is ideal, but harder to get your hands on outside of Italy)
Pinch saffron threads
40g pine nuts
20g sultanas
250g bucatini or spaghetti
Equipment
Large saucepan
Knife and chopping board
Frying pan
Wooden spoon
Colander
1. Fill your largest saucepan with water and put it on to boil. Tip the breadcrumbs into the frying pan and toast over a medium heat until golden brown. Set aside.
2. Warm the olive oil in the pan and fry the onion until soft. Add the anchovies, and cook with the onion until they melt. Add the white wine, and allow it to bubble away for a moment. Stir in the tomato paste, until the onion is coated with the anchovies, wine and tomato.
3. Stir in the sardines, fennel, saffron, pine nuts and sultanas. Cook over a low-medium heat for 10 minutes, ensuring that you cook the sardines through if they are fresh.
4. Meanwhile, cook the pasta to the packet directions, ensuring you drain it while it is still al dente. Reserve a mug full of the cooking water in case you need it to lubricate the pasta and sauce.
5. Tip the pasta into the sauce and stir it through. If it is a little dry, add some of the cooking water and a dribble of oil, and stir again.
6. Top each portion with the toasted breadcrumbs and serve.
Kate Young
 
 

Agrigento Notizie, 13.1.2017
Cronaca / Porto Empedocle
Andrea Camilleri in cima alle classifiche dei libri più venduti del 2016
"L'altro capo del filo", fino all'11 dicembre scorso, era in testa alle top ten dei romanzi italiani con ben 283 mila copie

Il “re” della narrativa italiana è ancora lui: Andrea Camilleri. Secondo la classifica dei 100 libri più venduti in Italia nel 2016, “L’altro capo del filo”, fino all’11 dicembre scorso, era in testa alle top ten dei romanzi italiani con ben 283 mila copie. I dati di vendita sono stati diffusi dalle società di rilevazione editoriale Gfk e Nielsen, che ogni anno forniscono alle case editrici i numeri delle copie vendute.
Così, l’inossidabile commissario Montalbano, alle prese con gli sbarchi dei migranti sulle coste siciliane e, come al solito, con un misterioso delitto, si conferma essere tra i personaggi letterari più amati dagli italiani, successo certamente alimentato dalla fortunata serie tv ispirata ai personaggi dello scrittore empedoclino.
Camilleri, 91 anni, 102 libri tradotti in 120 lingue e 26 milioni di copie vendute solo in Italia, nonostante la cecità che ormai lo affligge, è ancora un fiume in piena. Lo stesso scrittore, nella nota finale de “L'altro capo del filo”, pubblicato nel maggio 2016, dichiara che questo è “un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità”, infatti, a 91 anni ha dovuto dettare il romanzo alla sua assistente Valentina Alferj, “l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese”. Una “fatica” comunque ricompensata da un successo letterario che ha battuto ogni record.
Giulio Giallombardo
 
 

TvZoom, 16.1.2017
Montalbano e Beppe Fiorello, per la Rai in arrivo milioni di spettatori
Agli inserzionisti pubblicitari la Rai vende gli spot sulla stima di alti numeri, non solo per le sue produzioni di punta, tra cui anche "C'era una volta Studio Uno" con Alessandra Mastronardi, ma anche per serie come "Gomorra", firmate Sky.
Le stime di Rai Pubblicità per le fiction di primavera parlano chiaro: 10 milioni gli spettatori attesi per il ritorno del commissario, oltre 7 per Fiorello

Puntuale in primavera tornerà il Commissario Montalbano, con due nuovi episodi: Un Covo di Vipere, lunedì 13 marzo e Come voleva la prassi il lunedì successivo, 20 marzo. Due puntate, sempre dirette da Alberto Sironi con Luca Zingaretti pronto a riprendersi il suo primato di ascolti, al di là dei vari Schiavone. E che il pubblico accorrerà numeroso ne è certa anche Rai Pubblicità, che per le due puntate stima un ascolto medio di 10,5 milioni di spettatori, con una share del 40%, di cui il 32% tra i 25 e i 54 anni. Prima del ritorno del Commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri, un altro siciliano sarà protagonista della fiction su Rai 1: Beppe Fiorello con la mini serie I fantasmi di Portopaolo, in onda il 20 e il 21 febbraio. La storia incentrata sulla tragedia dei migranti morti nelle acque del Mediterraneo, con Fiorello nei panni del pescatore Saro, ha già stime di ascolto piuttosto elevate: 7,2 milioni di spettatori, con il 28% di share, di cui il 61% donne.
[...]
Tiziana Leone
 
 

NapoliToday, 18.1.2017
In scena "La scomparsa di Patò" di Andrea Camilleri



Dal 21 gennaio al 5 febbraio 2017, a Il Pozzo e Il Pendola va in scena:
LA SCOMPARSA DI PATO’
di Andrea Camilleri
con Andrea De Rosa, Renato De Simone, Fabio Rossi
regia Paolo Cresta

Uno dei testi più geniali di Andrea Camilleri, da uno spunto di Leonardo Sciascia un giallo perfetto, esilarante sorprendente.
Il 21 marzo 1890 Venerdì Santo, a Vigata viene secondo tradizione messo in scena il “Mortorio” ossia la Passione di Cristo opera teatrale del cavalier D’Orioles, nella quale il ragionier Antonio Patò, specchiato impiegato della banca locale, filiale della Banca di Trinacria, si assume, già da qualche anno, la poco simpatica parte di Giuda che gli vale, durante la sua appassionata recitazione, dover ricevere insulti e minacce dagli spettatori che si immedesimano nello spettacolo religioso.
Sul grande palco, allestito in uno slargo di proprietà del marchese Simone Curtò che ha concesso anche l’uso di quattro magazzini le cui porte danno sul cortile padronale per farne dei camerini per i numerosi personaggi dello spettacolo, comincia la rappresentazione che giunge all’acme con l’invio all’inferno di Giuda-Patò, accompagnato dagli improperi degli spettatori, attraverso un’apposita botola. Alla fine della rappresentazione però Patò sembra essere scomparso. Nel suo camerino non si trovano né i suoi abiti né il costume di scena.
orari: sabaro ore 21,00
domenica ore 18,30
prenotazioni: 081 5422088 | info@ilpozzoeilpendolo.it
 
 

La Repubblica, 18.1.2017
Rileggiamo De Mauro e Bauman
Da domani in edicola con "Repubblica" il libro scritto dal linguista assieme ad Andrea Camilleri. Da venerdì "Babel" firmato dal grande sociologo con Ezio Mauro

IN EDICOLA CON "REPUBBLICA"
Domani sarà in vendita con il quotidiano il libro di Tullio De Mauro e Andrea Camilleri, La lingua batte dove il dente duole, in cui il padre di Montalbano e il grande linguista raccontano la lingua italiana, attraverso riflessioni e memorie personali. E dopodomani sarà in edicola Babel, il saggio- dialogo tra Zygmunt Bauman e Ezio Mauro, un'analisi a tutto campo su mutamenti e prospettive del mondo globale. Ogni libro in edicola a 7,90 euro più il prezzo del giornale
Zygmunt Bauman e Tullio De Mauro un po' si somigliavano: da una parte un sociologo grande inventore di metafore, a cominciare da quella della modernità liquida, dall'altra un linguista che non si accontentava di trattare il linguaggio come un guscio vuoto, ma voleva vedere oltre, indagarne le radici sociali.
A pochi giorni dalla scomparsa, Repubblica esce in edicola con due libri, ciascuno acquistabile a 7,90 euro oltre il costo del giornale. Il primo esce domani ed è il saggio La lingua batte dove il dente duole (Laterza) in cui De Mauro discute con Andrea Camilleri di parole vecchie e nuove, dialetti, gerghi attuali. Il secondo, che sarà in vendita a partire da dopodomani, è Babel (Laterza), il libro-dialogo tra Bauman e Ezio Mauro, in cui si affrontano le grandi questioni sollevate dalla globalizzazione e dal mondo privo di gerarchie della Rete.
Due libri che dimostrano che il sapere non è mai statico, mai semplice erudizione, ma cultura che aiuta a capire meglio il mondo e a farsi capire. C'è un modo per uscire dalla confusione di Babele? Come vivere in un mondo in cui le lingue si inseguono e si sovrappongono? Bauman e De Mauro leggono il presente, sollevano domande e cercano di individuare possibili risposte, non chiudendo le porte al futuro. Lo fa De Mauro, insieme a un interlocutore come Camilleri che ha saputo mescolare nei suoi romanzi italiano e siciliano creando un argine letterario alla spersonalizzazione della lingua della tecnica.
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La Sicilia (ed. di Agrigento), 18.1.2017
Il personaggio
Il profumo di Agrigento nel clamoroso successo della fiction di Rai Uno sull'ispettore Lo Jacono
"I bastardi di Pizzofalcone". L'autore Maurizio Di Giovanni, napoletano doc, ha vissuto nella città dei Templi per anni e ne tramanda le tradizioni

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È rimasto profondamente affascinato dalla bellezza della Valle dei Templi e della Scala dei Turchi, afferma di essere tra i pochi fortunati ammessi a frequentare Andrea Camilleri ed ama Luigi Pirandello.
Stiamo parlando di Maurizio De Giovanni, l'autore dei romanzi gialli "I bastardi di Pizzofalcone", da cui è tratta l'omonima fiction in onda su Rai Uno.
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E Andrea Camilleri?
"Andrea Camilleri è il punto di riferimento assoluto e perenne per chiunque scriva romanzi neri, una Stella polare da tenere ben presente. Non esiste scrittura nera italiana che possa prescindere dalla via tracciata dallo scrittore agrigentino. Io ho l’onore di conoscerlo e di coltivarne l’amicizia. Sono tra i pochi fortunati ammessi ad andarlo a trovare e sono fierissimo di questa amicizia.
Le posso assicurare che lo straordinario scrittore è secondo alla meravigliosa persona".
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Luigi Mula
 
 

Blasting News, 19.1.2017
Ascolti tv 18 gennaio 2017: Music perde spettatori, boom Montalbano
Ecco gli ascolti tv della giornata di mercoledì 18 gennaio: chi ha vinto la sfida serale.

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Boom di Montalbano in replica
Su RaiPremium da segnalare il boom della fiction Il giovane Montalbano in replica seguita da circa 900 mila spettatori.
Domenico Mungiguerra
 
 

AgrigentoOggi, 19.1.2017
Commissario Montalbano : su RaiUno la puntata alla Valle dei Templi

La #ValledeiTempli di #Agrigento in onda su #RaiUno a fine febbraio per la nuova serie televisiva del #CommissarioMontalbano. A renderlo noto è stato il Distretto Turistico Valle dei Templi che ha postato la foto su Twitter.
Il set nella valle dei Templi, era stato allestito nell’aprile dello scorso anno. Al Tempio di Giunone è stata girata una scena e altre riprese sono state effettuate anche all’ interno del Parco archeologico.
La scena di Giunone tratta dell’incontro segreto fra il commissario Salvo Montalbano e la bellissima Ingrid. Il Commissario Montalbano per la prima volta nella vera Montelusa, quella città che Camilleri descrive nei suoi racconti che altro non e’ che Agrigento.
 
 

MilanoPost, 20.1.2017
Al Teatro Carcano “Il Casellante” di Camilleri



Il Casellante di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
Teatro Carcano dal 25 gennaio al 5 febbraio

Spettacolo con musiche dove si ride e ci si commuove al tempo, narra una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine.
Fra i libri di Andrea Camilleri, Il casellante è uno dei più divertenti del ciclo cosiddetto “mitologico”. Dopo Maruzza Musumeci e prima de Il sonaglio, l’opera disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, logica e paradossale. Costellato di personaggi reali fantasiosamente trasfigurati.
Il casellante parla di una metamorfosi che passa attraverso il dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche una narrazione in musica divertita e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
Personale, originale e sperimentale, la lingua di Camilleri ricalca, in una teatrale sinfonia di parlate, una meravigliosa “sicilitudine”, tra neologismi e modi di dire mutuati dal dialetto e rielaborati in chiave colta.
Durata 105 minuti + intervallo
da martedì a giovedì e sabato ore 20.30 – venerdì ore 19.30 – domenica ore 16.00
Pierangela Guidotti
 
 

Agrigento Notizie, 20.1.2017
"Il commissario Montalbano" al tempio di Giunone, l'episodio è pronto
Verrà messo in onda alla fine di febbraio. Il sindaco Lillo Firetto: "Sarà uno straordinario ed efficace veicolo di marketing territoriale"

Le scene girate nell'area del tempio di Giunone, nella Valle dei Templi, sono state montate. Sono le scene dell'incontro segretissimo fra il commissario Salvo Montalbano e la fidata Ingrid Sjöström. Incontro talmente segreto per il quale si sono dati appuntamento in un luogo dove nessuno dei due è conosciuto.
L'episodio della prestigiosa serie "Il commissario Montalbano", ideata da Andrea Camilleri e prodotta da Rai Fiction e Palomar, verrà messo in onda alla fine di febbraio. Una "vetrina" importante per il Parco archeologico di Agrigento. Una "vetrina" che potrebbe avere importanti influenze sulla presenza turistica. "Alla fine, il risultato sarà eccellente. E' una straordinaria vetrina per la nostra città - ha commentato, ieri, il sindaco Lillo Firetto - . C'è da tenere in conto, infatti, che lo share della serie televisiva, in prima serata, è elevatissimo. E che inoltre il prodotto viene venduto a numerosissime emittenti estere. Sarà veicolo, uno straordinario ed efficace veicolo, di marketing territoriale".
Le riprese de "Il commissario Montalbano" ad Agrigento vennero effettuate a fine aprile. La fiction fa oltre 7 milioni e mezzo di spettatori e per lo splendido e suggestivo scenario della Valle dei Templi sarà il momento della ribalta nazionale ed internazionale.
Concetta Rizzo
 
 

Malgrado Tutto, 20.1.2017
Da Firenze al Caos, la Sicilia ricorda Pirandello 150 anni dopo
Convegni, spettacoli e concerti per celebrare l’anniversario della nascita del drammaturgo. La «640» La statale Agrigento-Caltanissetta è nota come la «strada degli scrittori»

La sua Agrigento prepara grandi eventi per ricordare che il 2017 è l’anno dei 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello. Ma ha cominciato Firenze alzando a metà gennaio il sipario del Teatro della Pergola per «Il berretto a sonagli». Con il famoso Ciampa della «corda pazza» proposto da uno dei maggiori interpreti dell’opera pirandelliana, Sebastiano Lo Monaco. Un siciliano doc che festeggia proprio questo mese i primi 40 anni di attività, anche da direttore del Teatro Pirandello di Agrigento. Un modo per saldare fra Arno e Valle dei Templi la grandezza del drammaturgo che con Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri sta al centro di un viaggio tutto da vivere lungo la «strada degli scrittori».
Un itinerario tutto da scoprire con un Festival che entrerà nel vivo da maggio per tanti lunghi weekend. Fino al clou del 28 giugno. Il giorno dell’anniversario di Pirandello, nato nella casa di contrada Caos, fra la vecchia Girgenti e Porto Empedocle, a pochi chilometri dalla Scala dei Turchi, la collina di marna bianca con i gradoni sul mare, altra tappa del Festival.
Sarà una somma di rappresentazioni, convegni, cinema, spettacoli e concerti, un master di scrittura e tanta gastronomia fra cantine e trattorie, lungo un percorso che ruota attorno ai Templi del Parco archeologico. Un percorso che si snoda tra fondazioni, castelli, teatri, miniere, parrocchie e personaggi, gli stessi che hanno ispirato Sciascia a Racalmuto, Tomasi di Lampedusa a Palma di Montechiaro ed altri grandi autori come Rosso di San Secondo a Caltanissetta o Antonio Russello a Favara, fino ad Andrea Camilleri e Simonetta Agnello Hornby. Stesso percorso della nuova “640”, l’autostrada che l’Anas non a caso ha denominato «Strada degli scrittori».
Lasciata la Palermo-Catania, all’altezza di Caltanissetta, in pochi chilometri si può vivere l’emozione di rivedere luoghi vissuti dagli scrittori. La meraviglia della miniera di sale di Realmonte, la marina di Vigata descritta da Camilleri, l’attuale Porto Empedocle, la Torre di Carlo V, i Templi immersi nella quiete della Kolymbetra, il «giardino degli dei» narrato da Pirandello ne «I vecchi e i giovani».
E poi ancora, fra le parrocchie di Regalpetra e le miniere di Racalmuto, ecco il teatro Regina Margherita salvato da Sciascia, a due passi dalla Fondazione che ne porta il nome, a cinque minuti dalla Noce, la contrada che considerò sempre il luogo ideale in cui ritirarsi a scrivere, il suo buen retiro.
E lo svincolo di Racalmuto della nuova «640», a 600 metri da Contrada Noce, rappresenta lo snodo principale nel percorso dedicato agli scrittori. Alcuni famosissimi, altri meno. Come a Favara con Antonino Russello che, però, Vittorini preferì al Gattopardo quando dovette scegliere se pubblicare per Einaudi un suo libro o il capolavoro del Principe. Curiosità letterarie da approfondire in questa cittadina trasformata da due mecenati, marito e moglie, il notaio Andrea Bartoli e l’avvocata Florinda Saieva, in un sito di arte contemporanea famoso nel mondo, la Cultural Farm, nata ospitando fra le casette di sette vecchi cortili, artisti, pittori, scultori d’ogni continente. Una vitalità sorprendente che porta a nuovi ristoranti, alberghi, ritrovi. Senza il rischio di una impropria contaminazione fra cibo e letteratura, come conferma lo stesso Camilleri, pronto a definire la Strada degli Scrittori «come la strada del pane che trovi, del formaggio che assaggi, del vino che assapori…». Per dire quanto rapporto ci sia fra i luoghi della letteratura e un’intera economia.
Felice Cavallaro
 
 

La Stampa (ed. di Biella), 21.1.2017
Moni Ovadia: “Porto a teatro il suono magico del dialetto siciliano secondo Camilleri”
L’attore è il protagonista de «Il casellante»

Biella. Riparte da Biella la nuova tournée dello spettacolo «Il casellante» con Moni Ovadia che, dopo il debutto avvenuto in estate al «Festival dei due mondi» di Spoleto, è stato riallestito proprio al teatro Sociale. Domani alle 20,30 sarà quindi il pubblico della stagione teatrale cittadina, organizzata dal Contato del Canavese, ad assistere alla prima del nuovo allestimento (biglietti: 24, 22 e 15 euro). «Sarà la prima data di un intenso tour - commenta il protagonista - che prevede già una settantina di date. Lo stiamo riallestendo qui a Biella, ma lo show rimane quello presentato a Spoleto con qualche assestamento».
LA STORIA
Tratto dall’omonimo racconto di Camilleri, il testo è stato riadattato dallo stesso autore e dal regista Giuseppe Dipasquale, che già in passato hanno realizzato insieme diverse drammaturgie. In questo caso hanno coinvolto anche Moni Ovadia, cui spetterà il compito di interpretare ben sei personaggi. «Sono il narratore stesso - spiega -, ma anche un giudice, un gerarca fascista, un barbiere, uno stupratore, un assassino e persino una di quelle vecchie donne cui la tradizione popolare conferisce particolari doti e poteri terapeutici. I cambi di personaggio avvengono direttamente a vista. Con me ci sono Valeria Contadino e Mario Incudine (nei ruoli di Minica e del casellante), Sergio Seminara, Giampaolo Romania e due straordinari musicisti: Antonio Vasta, fisarmonicista e pianista, e Antonio Putzu, che suona il clarinetto e il duduk, un affascinante strumento della tradizione armena che sprigiona un suono quasi umano». La musica ricopre infatti un ruolo molto importante nella storia, a partire dal suono delle parole: «Il siciliano ha una forza unica. Mi è già capitato di lavorare con il siciliano e mi piace. Ha un suono che mi è familiare. Quello di Camilleri poi ha qualcosa di ancora più potente, riesce a essere comprensibile a tutti pur mantenendo la sua autenticità. Nella drammaturgia si ricorre spesso, inoltre, all’uso della canzone per raccontare i fatti. In forma di “cuntu siciliano” viene narrata la scena di maggior violenza dell’intera vicenda, mentre una mia canzone fa da leitmotiv dello spettacolo».
LA GUERRA
Tragedia e commedia, orrore e poesia, mito e realtà s’intrecciano in una vicenda che racconta di una violenza carnale e di una vendetta ancora più brutale, sullo sfondo di un’altra immane e crudele violenza, rappresentata dalla guerra. «Tutto ruota intorno alla figura di Minica - conclude Moni Ovadia -, una giovane donna, buona e affettuosa e per questo fragile e vulnerabile. È lei a subire la violenza che la segnerà per sempre, ma grazie a lei, in una sorta di trasfigurazione che la accosta al mito di Dafne, risorgerà la vita in uno scenario di totale desolazione». La compagnia, prima di salire sul palco, domani alle 17,45 sarà nel foyer del teatro per un aperitivo e un incontro con il pubblico.
Simona Romagnoli
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 21.1.2017
Circolo Nuovo
Viaggio tra le donne di Andrea Camilleri

Interessante appuntamento questa sera (ore 19,30) al Circolo Nuovo con "Donne di Camilleri" la storia di 10 figure femminili affascinanti e misteriose recentemente seguita in prima serata su Rai 1. Condurrà l'appuntamento, con commenti e interviste a Carlotta Schininà, Gloria Giorgianni ed Alice Canzonieri, il giornalista Leonardo Lodato. Le riprese di "Donne" in buona parte sono state girate in provincia di Ragusa: nel capoluogo e poi a Comiso, Chiaramonte Gulfi, Molterosso Almo, al castello di Donnafugata, a Marina di Ragusa. "Donne" è un viaggio temporale fra gli anni Trenta e gli anni "Ottanta", con i cambiamenti della società, del costume e della personalità femminile.
g.p.
 
 

Telkác.sk, 21.1.2017
Mladý Montalbano
CT1 | 22:50 - 00:50 sobota 4. február
Pôvodný názov: The Young Montalbano
Dlžka: 120 minút
Rok: 2012

Podzim 1990. Mladý policista Salvo Montalbano byl pridelen do horské vesnicky, na hony vzdálené jeho prímorskému naturelu. Behem vyšetrování vraždy zlodeje dobytka se náhodou dostane na stopu daleko závažnejšímu zlocinu. Hned první prípad Montalbana naucí, že prechytracit mafii vyžaduje takt a um. Zároven predznamená jeho povýšení na komisare a zacátek nové kariéry v rodné Vigate, která ovšem skrývá nemálo nevyrešených záležitostí z jeho detství a mládí.
 
 

Teatro Sociale Villani, Biella, 22.1.2017
22 Gennaio 2017 ore 20.30
con Moni Ovadia
Il casellante
di Andrea Camilleri
Valeria Contadino, Mario Incudine, Francesca Incudine, Antonio Vasta (pianoforte e fisarmonica) e Antonio Putzu (fiati)
regia Giuseppe Dipasquale
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, Coproduzione PROMO MUSIC

Nelle sue Metamorfosi, Andrea Camilleri si avvicina al genere fantastico con la volontà di descrivere certi paesaggi evitando le modalità di rappresentazione naturalistiche. Per fare ciò ricorre alla sua infanzia, ai ricordi e alla fantasia. Come confessa lui stesso, è proprio partendo da un ricordo, da un dato reale, che il testo viene a costruirsi: la storia narratagli da un contadino quando era piccolo (Maruzza Musumeci), i ricordi dei viaggi in treno con la sosta per il bagno a mare (Il Casellante) e la nostalgia per il paesaggio montano (Il sonaglio). Tutto questo conduce al rapporto uomo-natura e al legame che li unisce ad una terra meravigliosa come la Sicilia, ricca di superstizioni, leggende, miti, ma anche una terra che per la prima metà del XX secolo (periodo storico che fa da sfondo alla trilogia) è travagliata dall’arretratezza economica, la guerra, l’avvento del fascismo.
Dall’insieme di questi elementi deriva la decisione di utilizzare la forma narrativa che Camilleri giudica più adatta al progetto: la fiaba. Quest’ultima ha, infatti, la capacità di dare risalto al “trinomio popolo-arcaicità-magia”, e differenziandosi dal romanzo per la sua brevità e per il numero ridotto di personaggi prevedibili, riesce a mescolare ingenuamente magia e realtà, mostrando appunto l’anima vera del popolo.
Questa prima tappa, realizzata da Giuseppe Dipasquale che firma la regia, prevede il viaggio nella storia narrata all’interno del racconto Il Casellante, proposto secondo la sapiente ed inconsueta struttura del melologo, fondendo recitazione e musica, un’idea innovativa e vincente, laddove l’attrice Valeria Contadino dipana insieme a Moni Ovadia il racconto alternato al canto di Mario Incudine, autore delle splendide musiche, e di Francesca Incudine, accompagnati da Antonio Vasta (pianoforte e fisarmonica) e Antonio Putzu (fiati).
 
 

Biellacronaca, 22.1.2017
La Sicilia negli anni Quaranta
Stasera al Teatro Sociale Moni Ovadia porta in scena "Il Casellante", la seconda delle fiabe della Metamorfosi di Camilleri. Alle 17,15 sarà possibile incontrare attori e musicisti nel foyer

“Quello è stato il sogno della mia vita: comprare la casa dismessa di un casellante. Se la stazione era il nulla nel frinire delle cicale cos’era la casa del casellante? Ancora di meno. O una cosa da spararsi o l’assoluta bellezza della solitudine, del silenzio. Una specie di guardiano del faro. Vedi, il guardiano del faro ha una cosa positiva o negativa che è il rumore del mare. Ma il casellante nemmeno questo, c’era il rumore del treno che passava ad ore precise. Poi, il niente. Una bellezza straordinaria...” così racconta Andrea Camilleri, in un'intervista, la sua seconda fiaba della Trilogia della Metamorfosi. Questa sera quel mondo magico, arcaico, di una Sicilia misteriosa e stupenda, nel senso che crea stupore, verrà portato in scena da Moni Ovadia.
Il Casellante narra delle trasformazioni del dolore della paternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
Lo spettacolo diretto da Giuseppe Dipasquale, per la produzione del Teatro Carcano, prevede il viaggio nella storia narrata proposto secondo la sapiente ed inconsueta struttura del melologo, fondendo recitazione e musica, un’idea innovativa e vincente, laddove l’attrice Valeria Contadino dipana insieme a Moni Ovadia il racconto alternato al canto di Mario Incudine, autore delle splendide musiche, e di Francesca Incudine, accompagnati da Antonio Vasta (pianoforte e fisarmonica) e Antonio Putzu (fiati).
Appuntamento alle 20.30 al Teatro Sociale. Per chi invece volesse incontrare Moni Ovadia e gli altri protagonisti, alle 17.15 saranno disponibili nel foyer del teatro.
 
 

La Repubblica, 22.1.2017
Jean- Paul Manganaro: "Nella Parigi di Sartre, Barthes, Deleuze e Klossowski ho imparato che tradurre è accompagnare qualcuno o qualcosa sull'altra riva, una forma di immedesimazione"
Il traduttore: "La lingua è una tradizione che si rinnova ogni volta che la si mette in opera"

[...]
E Camilleri?
"Non mi fa impazzire, in Italia sforna un bestseller dietro l'altro. In Francia non ha avuto il successo che ci si aspettava".
[...]
Antonio Gnoli
 
 

Milano Weekend, 23.1.2017
Il Casellante: Camilleri secondo Di Pasquale con Moni Ovadia al Carcano

L’immagine più autentica e non stereotipata della sicilianità, con le sue contraddizioni e le sue grandi risorse, umane e culturali, balza fuori dalla prosa lussureggiante di Andrea Camilleri e trova la sua dimensione teatrale in uno spettacolo di grande intensità emotiva, costruito attorno alle diverse personalità di Moni Ovadia (nei panni del narratore e in altri cinque ruoli “minori”), Valeria Contadino (Minica, la moglie del casellante) e Mario Incudine (nella parte del titolo e autore delle incalzanti musiche eseguite dal vivo sulla scena).
A pochi mesi dal debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, riparte da Milano, con un congruo numero di repliche, il viaggio de Il casellante, ispirato al regista Giuseppe Di Pasquale dall’omonimo romanzo del “papà” di Montalbano, ambientato nella Sicilia dei primi anni ’40 del secolo scorso, con il fascismo ancora imperante e la guerra ormai alle porte di casa.
Una strepitosa occasione per immergersi nel vigatese, lingua immaginifica e altamente drammatica, piena di risvolti ironici e divertenti: ci svela una terra arcaica ma non primitiva, dove i caselli ferroviari erano fino a non molto tempo fa ancora manovrati a mano, ma i negozi di barberia erano e sono tuttora grandi luoghi di socialità, in cui è possibile incontrare l’opera lirica e imparare a suonare uno strumento, ascoltare storie di vita vissuta e confidare segreti inconfessabili…
Per Moni Ovadia, l’unico non siciliano della compagnia, avere in bocca la lingua di Camilleri è un dono grandissimo e l’esito di un percorso passato anche attraverso l’ottava rima siciliana utilizzata nell’allestimento delle “Supplici” di Eschilo al Teatro Greco di Siracusa. Complice, anche in quell’occasione, l’amico e stretto collaboratore delle ultime stagioni, Mario Incudine.
RIASSUMENDO
Il Casellante
Al Teatro Carcano da mercoledì 25 gennaio a domenica 5 febbraio
Orari: martedì, mercoledì, giovedì e sabato h 20.30; venerdì h 19.30; domenica h 16
Biglietti: intero balconata 25 euro; intero platea 34 euro
Paolo Crespi
 
 

Teatro Alle Vigne, 24.1.2017
Martedi 24 Gennaio 2017 ore 21:00
Il casellante
Di Andrea Camillieri e Giuseppe Dipasquale
Regia: Giuseppe Dipasquale
Produzione: Promo Music - Centro d'arte contemporanea Teatro Carcano
con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine,
Francesca Incudine
Antonio Vasta pianoforte/fisarmonica, Antonio Putzu fiati
musiche Mario Incudine
produzione Promo Music
Centro d'arte contemporanea
Teatro Carcano
Comune di Caltanissetta

Il Casellante è, fra i racconti di Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto mitologico.
Una vicenda affogata nel mondo mitologico di Camilleri, che vive di personaggi reali, trasfigurati nella sua grande fantasia di narratore. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo.
Il Casellante è il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica, divertito e irridente, del periodo fascista nella Sicilia degli anni quaranta.
Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea.
Perché vederlo
Poche battute di inizio e si è già catapultati in un luogo nevralgico della vita “altrui”, in una località come Vigata: la bottega di barbiere del paese. Intorno a questa e al suo animatore, il barbiere demiurgo Moni Ovadia, si dipana una storia agrodolce condita di musiche, gag, serenate sulle corna di paese, drammi personali e canzoni del fascio ridotte in mazurca di periferia. Ovadia diventa mattatore nella storia di Camilleri, passando con grande fluidità attraverso i molti caratteri previsti in scena.
Con lui un gruppo di musicisti attori, di grande bravura.
 
 

Accènto, 24.1.2017
Cittadinanza ad honorem ad Andrea Camilleri: il padre di Montalbano diventa "gelese"

Lo scrittore Andrea Camilleri sarà gelese ad honorem.
La penna empedoclina, agli albori del suo successo, ricevette il suo primo premio letterario proprio a Gela. Era infatti l'aprile del 1981 quando Camilleri venne premiato per "Un filo di fumo", edito da Garzanti.
Al momento, il sindaco Domenico Messinese, dopo aver condiviso la sua determinazione con la commissione consiliare alla Cultura, ha trasmesso gli atti al Consiglio Comunale che dovrà deliberare ufficialmente la cittadinanza onoraria al padre del commissario Montalbano.
"La città di Gela è legata ad Andrea Camilleri – ha commentato il primo cittadino – non solo perché nei suoi romanzi trova spazio con lo pseudonimo di Fela, ma anche perché il miglior amico dello scrittore empedoclino, Federico Hoefer, risiede nella nostra città e al loro rapporto d'amicizia è dedicato un libro scritto da due giornalisti gelesi e uscito lo scorso anno. Insomma, sono numerose le ragioni per cui la città non può non tributare la sua riconoscenza a un acuto osservatore della nostra Sicilia, nei suoi pregi e nelle sue contraddizioni".
Per Camilleri, quella di Gela è la terza cittadinanza onoraria dopo quella conferitagli dai Comuni di Santa Fiora in Toscana e di Agrigento.
Daniela Pellegrino
 
 

Corriere della Sera (ed. di Milano), 24.1.2017
In scena
Moni Ovadia «cantastorie» incontra Andrea Camilleri
L’attore è narratore protagonista dello spettacolo «Il casellante» racconto di una metamorfosi nella Sicilia degli anni Quaranta

Ha il sapore di una ballata per cantastorie «Il casellante» di Andrea Camilleri, romanzo breve del 2008, anello centrale di quella trilogia «mitologica», che comprende «Maruzza Musumeci» e «Il sonaglio». Tre opere che raccontano una Sicilia arcaica, comica e tragica, abitata da personaggi reali fantasiosamente trasfigurati. «“Il casellante” — dice Camilleri — fa parte di una trilogia dedicata alle metamorfosi: la sirena che diventa donna, la donna che si trasforma in albero, la capra in essere umano. In questo caso mi sono abbandonato a una sorta di tentativo di poesia in prosa, di melopea lirica con i tratti del “cunto”, benché in rigoroso vigatese». Ovvero quel siciliano «inventato», così come il luogo, Vigata, dove si svolgono le imprese del commissario Montalbano.
Ad adattarlo con lui per la scena — in cartellone al Teatro Carcano dal 25 gennaio — è Giuseppe Dipasquale, che firma anche la regia e che già in passato, tra gli altri, aveva allestito «Il birraio di Preston» e «La concessione del telefono». «Uno spettacolo anomalo rispetto ai miei precedenti allestimenti perché si tratta di un melologo, contestualizzato nell’anno dello sbarco degli alleati in Sicilia, con la liberazione dal Fascismo da una parte e la guerra dall’altra, dove la storia di Nino e di Minica è un piccolo dramma privato che si affianca a una grande dramma storico». Nino si sente un uomo fortunato: l’aver perso due dita in un incidente sul lavoro gli ha risparmiato di andare in guerra e gli ha garantito uno stipendio sicuro come casellante di una piccola stazione, grazie al quale potrà sposare la sua amata Minica. Manca solo un figlio a coronare la loro felicità ma, quando finalmente la donna rimane incinta, viene selvaggiamente stuprata, mentre Nino scontava un breve periodo in galera con l’ottusa accusa di aver parodiato marce e canzoni fasciste, trasformate in valzer e mazurche per la gioia degli avventori della barberia dove lui si esibiva alla domenica. Minica sopravvive, ma perde il bambino e la possibilità di averne altri. Un dolore che si sublimerà nella sua metamorfosi in albero.
A far da voce narrante, insieme ad altri cinque ruoli-cameo, è Moni Ovadia. «Un incontro magico quello con Camilleri per me che ho coltivato tutta la vita lo studio delle lingue non “ufficiali”. Ma soprattutto il piacere di tornare a lavorare con Mario Incudine, con cui nel 2015 feci “Le supplici” di Eschilo al Teatro Greco di Siracusa». Enfant prodige della musica popolare siciliana, musicante richiestissimo fin da bambino nella sua Enna per matrimoni, funerali e serenate, Incudine, classe 1981, ha scritto musiche (eseguite dal vivo da Antonio Vasta e Antonio Putzu) e canzoni del «Casellante», in cui interpreta Nino, affiancato da Valeria Contadino nel ruolo di Minica. «È bastato attingere alla mia memoria infantile — spiega —. Ero, come il protagonista, un musicante da barberia, luogo che, in Sicilia, era una sorta di conservatorio popolare, dove si mescolavano repertori scritti a quelli di tradizione orale, ballabili, adattamenti di opere liriche e canzonette. Su questo mi sono basato».
Claudia Cannella
 
 

25.1.2017
Le date di trasmissione dei nuovi episodi del Commissario Montalbano
"Un covo di vipere" andrà in onda il 27 febbraio, "Come voleva la prassi" il 6 marzo, sempre su Rai1.
 
 

Teatro Carcano, 25.1-5.2.2017
Il casellante



di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
Moni Ovadia
Valeria Contadino, Mario Incudine
con Sergio Seminara, Giampaolo Romania
e con i musicisti Antonio Vasta, Antonio Putzu
Scene Giuseppe Dipasquale
Musiche originali Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
Costumi Elisa Savi
Luci Gianni Grasso
Ingegnere del suono Ferdinando Di Marco
La canzone La crapa avi li corna è di Antonio Vasta
Regia Giuseppe Dipasquale
Produzione Promo Music-Corvino Produzioni – Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano – Comune di Caltanissetta

IL CASELLANTE è uno spettacolo dove si ride e ci si commuove, si canta e si fa musica dal vivo. La compagnia capitanata da Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine narra una vicenda metaforica che giuoca sulla parola, sulla musica e sull’immagine. Sul palco anche Sergio Seminara e Giampaolo Romania e i musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu.
IL CASELLANTE è uno dei libri più divertenti e struggenti di Andrea Camilleri. Ambientato in Sicilia, è la storia di una metamorfosi e un racconto emblematico di un modo di essere e di ragionare.
Camilleri si muove tra realtà e fantasia, creando grazie alla sua maestria narrativa una vicenda simbolica che disegna i tratti di una Sicilia antica e moderna, comica e tragica, ad un tempo ferocemente logica e paradossale.
IL CASELLANTE è un racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta, scritto nella lingua personale, originale e sperimentale di Camilleri, divenuta ormai familiare al pubblico dei lettori e degli spettatori televisivi. Una musicalissima e gustosa sinfonia di parlate, tra termini di nuovo conio e modi di dire tratti dal dialetto e rielaborati in chiave colta.
Al debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto a giugno 2016, gli spettatori hanno applaudito con calore tutta la compagnia e specialmente Moni Ovadia, disinvolto nel passare dal ruolo centrale di narratore a ruoli secondari come quelli della buffa mammana, del giudice e del barbiere, Valeria Contadino, intensa Minica, e Mario Incudine, al cui estro compositivo si devono le incalzanti musiche di scena.
Valeria Contadino, in scena, ferma il cuore in gola agli spettatori. E’ la dea madre. Mario Incudine, musicista oltre che attore, ha fabbricato lo spartito che farà cantare tutti. Moni Ovadia, nel ruolo del deus ex machina, ha trascinato il tempo scenico nell’istante perfetto del cuntu.
Pietrangelo Buttafuoco – ilfoglio.it
La lingua siciliana, fra neologismi e musicalità, è estremamente teatrale e getta subito lo spettatore in un’atmosfera arcaica e un po’ agrodolce fra piazze di paese, chiacchiere dal barbiere, storie di corna e scene violente senza redenzione… La musica affonda le radici nella grande tradizione siciliana dei barbieri-musicisti passando per la rivisitazione delle canzoni fasciste.
Fabiana Raponi – teatrionline.com
Poche battute di inizio e si è già catapultati in un luogo nevralgico della vita “altrui” in una località come Vigàta: la bottega di barbiere del paese. Intorno a questa e al suo animatore, il barbiere-demiurgo Moni Ovadia, si dipana una storia agrodolce condita di musiche, gag, serenate sulle corna di paese, drammi personali e canzoni del fascio ridotte in mazurca di periferia.
Carlo Vantaggioli – tuttoggi.info

Il Casellante è, fra i racconti di Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto mitologico. Secondo a Maruzza Musumeci e prima de Il Sonaglio, questo racconto ambientato nella Sicilia di Camilleri, terra di contraddizioni e paradossi, narra la vicenda di una metamorfosi. Ma questa Sicilia è la Vigàta di Camilleri che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia.
Dopo il successo ottenuto dalle trasposizioni per il teatro de Il birraio di Preston, La concessione del telefono, che insieme a La Cattura, Troppu trafficu ppi nenti, La Signora Leuca, Cannibardo e la Sicilia costituiscono la drammaturgia degli ultimi anni, l’autore del romanzo e il regista dell’opera tornano nuovamente insieme per riproporre al pubblico teatrale nazionale una nuova avventura dai racconti camilleriani.
Una vicenda affogata nel mondo mitologico di Camilleri, che vive di personaggi reali, trasfigurati nella sua grande fantasia di narratore. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo. Il Casellante è il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea.
La parola, ed il giuoco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all’interno di un’alchimia teatrale vitale e creativa. Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico mutuati dal dialetto che esaltano la recitazione di possibili attori pensati a prestare i panni al mondo dei personaggi camilleriani.
Giuseppe Dipasquale
 
 

La Stampa (ed. di Milano), 25.1.2017
Moni Ovadia: “Io, siculo per Andrea Camilleri”
Al Carcano la versione teatrale de “Il casellante”
Teatro Carcano, corso di porta Romana 63, fino al 5 febbraio, 25/34 euro

Portare in teatro il siciliano immaginario di Andrea Camilleri non deve essere facile: lingua inventata ma reale, legata ai ricordi d’infanzia dell’autore, ironica e pungente. Meglio quindi affidarsi a chi questa operazione – con il conforto dello stesso Camilleri – la fa da anni: il regista Giuseppe Di Pasquale. Che dello scrittore di Porto Empedocle ha già portato in scena “Il birraio di Preston” e “La concessione del telefono”.
Stasera il debutto al Teatro Carcano della trasposizione de “Il casellante”, tratto dall’omonimo romanzo Sellerio del 2008. La compagnia si avvale, tra gli altri, di un sorprendente Moni Ovadia in versione siciliana (per lui l’impegno di sei ruoli, narratore compreso), delle musiche originali e della recitazione dell’ennese Mario Incudine (Nino, il casellante) e di Valeria Contadino nel ruolo della moglie Minica. Siamo nell’ormai familiare Vigàta, anno 1942, gli Alleati sono ancora lontani. Il casellante-musicista e la moglie hanno però altri problemi.
Per Ovadia non è la prima esperienza con Incudine: «Ho incontrato Mario, che considero un artista prodigioso, nel 2015: abbiamo portato al Teatro Greco di Siracusa la versione siciliana de “Le Supplici” di Eschilo. D’altronde io amo i dialetti: uno dei maggiori disastri fatti in Italia è stato contrapporre la lingua nazionale alle lingue regionali».
Per Moni Ovadia è arrivata anche l’insperata amicizia con Camilleri: «Che appena mi ha visto ha confessato, scherzosamente, di avere spacciato per sue alcune delle mie storielle umoristiche ebraiche».
La scelta di affidare a Mario Incudine il ruolo del casellante-musicista sembra indovinata. Incudine – cantautore, ricercatore e molto altro – rivela «di aver trovato molte somiglianze con la mia infanzia, fatta di serenate e barbieri musicanti in grado di rendere accessibile al popolo la musica alta».
Francesco Garozzo
 
 

Il Giornale (ed. di Milano), 25.1.2017
«Sono io il casellante di Camilleri»
Moni Ovadia nel personaggio ritratto dall'autore di Montalbano

«Sono diventato amico di Camilleri. E non potete immaginare il piacere quando mi ha detto, con la magnifica voce cavernosa, ancora più profonda e confidenziale, quasi confessasse un delitto, che racconta le mie storielle e le spaccia per sue. Il furto più lusinghiero del mondo», dice Moni Ovadia, al Carcano, durante la presentazione dello spettacolo in cartellone dal 25 gennaio al 5 febbraio. Si parla di Andrea Camilleri perché «Il casellante», prodotto dal Carcano, è tratto dall'omonimo romanzo del creatore di Montalbano. Ovadia («non mi risparmio, faccio sei ruoli, anche se non sono un Fregoli»), diretto da Giuseppe Dipasquale, calca la scena con Valeria Contadino, Mario Incudine, Sergio Seminara, Giampaolo Romania. La storia si svolge nella Sicilia del 1942, pochi mesi prima dello sbarco americano e dell'Armistizio di Cassibile, del settembre 1943. Casellante è colui che governa i passaggi a livello delle ferrovie, una sorta di «guardiano del faro terrestre», lo definì Camilleri. Ovadia è il casellante sostituto Michele, oltre che il narratore dell'intera vicenda, e altre figure come un fascista, il giudice, il barbiere, la mammana donna Ciccina. Minica, moglie del primo casellante (Mario Incudine), è Valeria Contadino, che sarà stuprata e perderà il bambino che aspettava. Una storia forte, vicenda tragica e piccola dentro la quale si riflette la grande Storia che avrebbe cambiato il volto all'Italia. «Noi ne abbiamo fatto uno spettacolo anomalo», dice il regista Dipasquale. «Ogni riduzione teatrale, come ogni traduzione, è un tradimento. Io che ho messo in scena altri lavori di Camilleri, ho trattato questo come una sorta di melologo». «Non ci sono vere canzoni», aggiunge Incudine. «C'è la musica del siciliano di Camilleri, che più precisamente è la lingua di Vigata, anche se Vigata è un'invenzione. Ci sono serenate, musica da barberia, come si usava in Sicilia. Nell'isola le botteghe dei barbieri erano un riassunto dei teatri, dove venivano cantate le arie d'opera e le romanze. Noi canteremo le canzoni fasciste, trasformate in valzer e mazurke, sberleffo che porterà il casellante in galera». Non diciamo troppo della trama: il libro, edito da Sellerio nel 2009, e facilmente trovabile. Diciamo che viene promesso un finale a sorpresa. Ovadia, innamorato della Sicilia e della «lingua d'amore di Camilleri», si scusa in anticipo con chi gli farà le pulci per la pronuncia e altre sottigliezze. Ma ci tiene a far sapere che alla sua età è felice, e che Camilleri non è estraneo a questo sentire.
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 25.1.2017
DOVE E QUANDO
Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, da oggi (20,30) al 5 febbraio. Biglietti 34/25 euro.
Tel. 0255181377.

Vigata, ma molto prima di Montalbano. Siamo nel 1942, il paese immaginario sul mare inventato da Andrea Camilleri fa sfondo a tutt'altra storia. Quella di Minica e di suo marito, Nino Zarcuto, casellante ferroviario. Sono giovani e modesti, si amano e vorrebbero un figlio. Lei resta incinta, ma è vittima di uno stupro feroce al quale sopravvive perdendo però il bambino. Il dolore è terribile, ma il finale è a sorpresa e prevede una metamorfosi degna di Ovidio. Non per niente Il casellante, insieme a Maruzza Musumeci e a Il sonaglio, compone la Trilogia delle metamorfosi, in cui Camilleri si diverte con il mito, il realismo magico e le favole popolari apparecchiando una lingua arcaica e vividissima.
«Un formidabile sincretismo a servizio di una storia di dolore e passione, violenza e riscatto. Un inno alla vita contro la morte», dice il regista Giuseppe Di Pasquale che, con la complicità dell'autore, ha adattato per il teatro Il casellante nella forma di uno spettacolo recitato, cantato e suonato «qualcosa tra la melopea e il cunto che utilizza il palco come spazio aperto della fantasia in cui tragico e comico si fondono all'ombra di una Sicilia fascista dove stanno per sbarcare gli alleati» (da stasera al Carcano). A dare il giusto ritmo a questa ballata di contrasti e colori accesi, pensa in primis Moni Ovadia, narratore alter ego di Camilleri, oltre a interpretare altri cinque ruoli: il casellante sostituto, il gerarca locale, la mammana, il barbiere e il giudice. «Faccio risparmiare la produzione – scherza, in realtà a suo agio evidente nel gioco teatrale – Sono felice innanzitutto perché è stata l'occasione di un'amicizia preziosa seppur tardiva con Camilleri, uomo tra l'altro spiritosissimo. Mi ha confessato di avermi rubato molte storielle, spacciandole per sue. E poi perché dopo una vita dedicata al mondo yiddish, questo incontro con la cultura siciliana è un dono. La mia pronuncia forse non sarà perfetta, ma sono stato posseduto dalla passione. Il mio è un siciliano d'amore, non filologico».
Siciliani doc sono invece Valeria Contadino (Minica), che ringrazia Camilleri per «questo magnifico personaggio che è anche un omaggio pieno di rispetto per il genere femminile », e Mario Incudine (Nino), che mette a servizio dello spettacolo la sua esperienza musicale, coltivate nelle barberie di Enna, «veri e propri conservatori del popolo con il loro repertorio di folclorizzazione delle arie d'opera ». Cresciuto a colpi di serenate e cantate, Incudine si trasforma nel casellante che è anche musicante, firmando la colonna sonora con Antonia Vasta (che la esegue dal vivo insieme ad Antonio Putzu) facendone una drammaturgia di suggestioni, suoni e melodie dove le marcette fasciste sono dileggiate diventando valzer, polke e mazurche.
Sara Chiappori
 
 

Leggo, 25.1.2017
Il casellante, affresco di Sicilia firmato Camilleri

Non il Camilleri del commissario Montalbano e delle sue indagini sotto il sole di Vigata. Vigata c'è sempre, ma questo è l'altro Camilleri, quello dei racconti che scavano nelle leggende, nel tempo arcaico della fiaba.La storia è quella di Minica e di suo marito, il casellante Nino Zarcuto. Conducono una vita modesta, vorrebbero tanto un figlio, ma il desiderio non si avvera. Al suo posto un gorgo di eventi misteriosi, di violenza e di miracoli che trasformano donne in ulivi. Narrazione mitologica di una metamorfosi che passa dal dolore di[...]
 
 

La Sicilia (ed. di Caltanissetta), 25.1.2017
Accolta la richiesta del poeta Federico Hoefer, amico del papà di Montalbano
Cittadinanza onoraria ad Andrea Camilleri

Lo scrittore Andrea Camilleri sarà gelese ad honorem. Il sindaco Domenico Messinese, dopo aver condiviso la sua determinazione con la commissione consiliare alla Cultura, ha trasmesso gli atti al Consiglio Comunale che dovrà deliberare ufficialmente la cittadinanza onoraria al padre del commissario Montalbano.
L'iniziativa nasce da una lettera che lo scorso settembre è stata inviata al sindaco dallo scrittore e poeta Federico Hoefer, compaesano ed amico d'infanzia di Camilleri con il quale ha un rapporto intenso ancor oggi. Nella lettera al sindaco Hoefer chiede oltre al conferimento della cittadinanza onoraria per Camilleri anche l'intitolazione di una via e di una piazza. Ricorda Hoefer che Camilleri ricevette a Gela nell'aprile 1981 il primo premio letterario della sua carriera per il romanzo «Un filo di fumo». Un premio che gli fu conferito dall'Accademia Eschilea che aveva come presidente onorario il prof. Gaetano Salvati e presidente lo stesso Hoefer e componenti Maria Adelaide Bruno, Angelo Labbate, Virgilio Argento, Nicolò Di Fede, Antonino Gagliano, Antonio Morreale, Pietro Palma ed Aldo Scibona. Una prestigiosa giuria assegnò il premio a Camilleri con lo stesso Salvati, il prof. Giacinto Spagnoletti, la prof.ssa Sarah Zappulla Muscarà, il prof. Argento ed Hoefer. La proposta di Fefè (così Camilleri chiama ancora l'amico Hoefer) è stata accolta dal sindaco.
«La nostra città è legata ad Andrea Camilleri - ha commentato Messinese - non solo perché nei suoi romanzi trova spazio con lo pseudonimo di Fela. Il suo miglior amico, Federico Hoefer, risiede nella nostra città e al loro rapporto d'amicizia è dedicato un libro scritto da due giornalisti gelesi ed uscito lo scorso anno. Insomma sono numerose le ragioni per cui la città non può non tributare la sua riconoscenza ad un acuto osservatore della nostra Sicilia, nei suoi pregi e nelle sue contraddizioni». Per Camilleri, quella di Gela è la terza cittadinanza onoraria dopo quella conferitagli dai Comuni di Santa Fiora in Toscana, nel 2014, e di Agrigento lo scorso mese di febbraio.
M.C.C.
 
 

La Sicilia, 25.1.2017
La Fondazione a Racalmuto
Le lettere di Sciascia patrimonio da scoprire

Era diventato un intrigo misterioso, quasi un giallo magari con il capitano Bellodi protagonista. Che fine hanno fatto le lettere di Sciascia? Quelle lettere che sarebbero servite per la "futura memoria" dello scrittore, custodite dalla Fondazione Sciascia, dove erano in attesa di essere catalogate? Una sola persona, oltre al custode, per catalogare ben 13 mila lettere che uno degli uomini più influenti dell'Italia degli anni '70 e '80 scambiava con politici, letterati, uomini illustri e persino mafiosi.
Fino al 2015 la catalogazione, dopo oltre venti anni di lavoro era arrivata alla lettera C. E chi avesse voluto prendere visione di altre lettere doveva prima azzeccare il nome tra quelli delle missive custodite nel caveau, come un quiz a premi, per riuscire a leggerle, dopo le dovute autorizzazioni.
Nei prossimi mesi, ventisette anni dopo la morte dello scrittore de "Il giorno della civetta", verrà reso nolo l'elenco, solo l'elenco, ma non le lettere, dei 4 mila nomi che hanno intrapreso un rapporto epistolare con lo scrittore di Racalmuto.
[...]
Che Leonardo Sciascia fosse un punto di riferimento nel dibattito del Paese cui tutti si rivolgevano per consigli o per avere una risposta, lo si nota anche dagli altri nomi importanti: da Indro Montanelli a Pasolini. Da Enzo Biagi (9 lettere) all'altro grande scrittore siciliano Andrea Camilleri.
[...]
Alan David Scifo
 
 

DavideMaggio.it, 26.1.2017
Ascolti Tv | Mercoledì 25 gennaio 2017. Juventus – Milan al 27.6%, Storia di una ladra di libri al 13%. Rai Premium al 3% in prime time

[...]
Su Rai Premium Il Giovane Montalbano segna il 3% con 739.000 spettatori.
[...]
Stefania Stefanelli
 
 

RagusaNews, 26.1.2017
Ragusa dà i soldi al commissario Montalbano
Il piano dell'assessore Nella Disca

Ragusa - Ammonta a 600 mila euro il "tesoretto" ricavato a Ragusa grazie alla tassa di soggiorno. Esattamente, 550 mila sono arrivati dagli introiti dell'anno e 45 mila non sono stati spesi in anni precedenti. La domanda è questa: come spenderli? Non poteva certo mancare una cospicua cifra da destinare alla Palomar, la società che produce la serie televisiva del Commissario Montalbano che ha la parte del leone in questi finanziamenti.
[...]
Altri 100 mila euro saranno investiti per finanziare il protocollo con la Palomar, la società che produce la serie televisiva "Il Commissario Montalbano".
[...]
Irene Savasta
 
 

Alibi Online, 27.1.2017
Il casellante di Camilleri e Dipasquale fa tappa al Carcano

Al Teatro Carcano di Milano è in cartellone fino al 5 febbraio lo spettacolo “Il casellante” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale.
Come definirlo? Un musical, una commedia amara, un dramma che fa ridere? Tutto questo, insieme. Innanzitutto c’è la lingua sicula plasmata da Camilleri, da anni familiare (e cara) ai moltissimi lettori del suo Montalbano. E poi la componente canoro-musicale messa in risalto dalla bravura dei musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu.
E ancora il talento istrionico di Moni Ovadia che capiterà di vedere vestito da gerarca fascista in orbace. Lo affianca un bel gruppo di attori, tra i quali si segnalano Valeria Contadino e Mario Incudine nei panni dei protagonisti Minica e Nino.
Una scenografia minimalista, ma ben curata, riporta alla Sicilia del Ventennio per raccontare la vicenda di una coppia di coniugi innamorati a cui “U Signuruzzu” ancora non ha dato la grazia di un figlio. E anche se non è madre, Minica già lo sa bene che quello per i figli è un amore che spacca il cuore.



Su questo ordito viene intessuta la trama de “Il casellante”, tra la bottega del barbiere frequentata anche da don Simone, la casa dei giovani coniugi e appunto il casello ferroviario. La vita del piccolo centro siculo s’incrocia con il corso della Storia che compare con la sua faccia più brutta, quella della dittatura e della guerra. In una recente intervista ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera lo scrittore siciliano ha raccontato:
Anche io sono stato fascista. Avevo sedici anni quando il Duce annunciò la guerra: ascoltai il discorso dagli altoparlanti in piazza. Tornai a casa entusiasta, e trovai nonna Elvira e nonna Carolina in lacrime. Tutte e due avevano perso un figlio nelle trincee: “A guerra sempre tinta è”, la guerra è sempre cattiva.



Davvero: “a guerra sempre tinta è”. Ma ci sono tanti tipi di guerra: c’è quella, mondiale, che contrappone paesi, imperi e “civiltà” e ci sono quelle interpersonali, fatte di sgarbi, di vendette, di sfottò e di serenate che rischiano di “finire a sparatine”.
Si ride, nella prima parte. Ma è soprattutto la seconda parte a suscitare un’intensa commozione, perché la storia di Minica e Nino si fa ora con fili bagnati di lacrime e sangue. E spacca il cuore la canzone del dolore:

Chi è l’omu? Chi è?
‘na manu senza cori,
la raggia di n’armali
ca persi la ragiuni

e scurri nnanzi a l’occhi
a ciumi lu duluri,
ca persi ‘nta un momentu
un figghiu e ‘na mugghieri

Cos’è, l’uomo? Cos’è?
Una mano senza cuore
La rabbia di un animale
Che ha perso la ragione

E scorre dinnanzi agli occhi
Un fiume di dolore
Che ho perso in un momento
Mio figlio e mia moglie

Ma il mito può tornare a farsi realtà. Basta crederci: omnia vincit amor.
Saul Stucchi
Foto di Antonio Parrinello

 
 

Milano Weekend, 28.1.2017
La Sicilia di Camilleri sul palco con Moni Ovadia: la nostra recensione de Il Casellante

Il Casellante, in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 5 febbraio, è uno degli spettacoli da vedere di questa stagione, per una serie di ragioni che proverò brevemente a riassumere.
Il romanzo di Andrea Camilleri da cui prende le mosse (con la complicità dello stesso autore) la trasposizione di Giuseppe Dipasquale, che firma anche scene e regia, è uno dei più spassosi e insieme commoventi dello scrittore siciliano, arcinoto per la saga di Montalbano. Seconda tappa del suo ciclo “mitologico” (fra Maruzza Musumeci e Il sonaglio), parla al cuore del lettore e dello spettatore – in una lingua terza, sperimentale, sorta di ponte fra l’italiano e il dialetto della sua terra: è il vigatese, dal nome della località immaginaria in cui sono ambientate quasi tutte le storie –, di cose maledettamente serie come la guerra, il fascismo, l’amore, la brutalità, il femminicidio, la maternità negata, la solidarietà.
Lo spettacolo odierno è interpretato magistralmente da Moni Ovadia, che è il narratore (oltre che il barbiere, il giudice, un gerarca, il ferroviere autore della violenza sessuale e perfino la “mammana” del paese), da Mario Incudine nel ruolo del titolo e da Valeria Contadino, nei panni dolenti di Minica, la moglie incinta del casellante vittima di un abuso che la condanna alla sterilità e alla follia (naturalmente ha perso il bimbo). Si tratta una perfetta macchina drammaturgica che nell’inevitabile sintesi trasforma, ma non snatura, il racconto di Camilleri e lo arricchisce invece dei suoni e dei colori evocati in ogni pagina: sono il sale della rappresentazione di una microsocietà che conserva alcuni tratti arcaici e ritualizza, esorcizzandolo, ogni accadimento, lieto o tragico che sia. Il casellante Nino Zarcuto, oltre a sorvegliare l’andirivieni dei (rari) treni che attraversano la provincia siciliana nei primi Anni ’40 del secolo scorso, è un bravo cantore e suonatore che arrotonda lo stipendio duettando con il compare Totò (Giampaolo Romania) nel negozio di barberia – una vera istituzione maschile, sopravvissuta fino ai giorni nostri, al pari del “pub” nei paesi anglosassoni – di Don Amedeo (Ovadia), frequentato anche da Don Simone (Sergio Seminara), influente capomafia locale, manovratore e garante, nel bene e nel male, di tutte le vicende locali.
La musica ha di conseguenza una funzione primaria in questo spettacolo corale, dal ritmo serrato, in cui il “prim’attore” si mette generosamente al servizio della narrazione, interpretando con sorprendenti cambi di voce anche ruoli secondari e facendo emergere il talento, davvero notevole, dei suoi compagni di strada. Eseguita dal vivo con l’apporto dei musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu (in scena anche in qualità di avventori o carabinieri), la “colonna sonora” del Casellante è a cura dello stesso Mario Incudine, valente cantante, attore, polistrumentista e abile ripropositore del “cunto”: comprende canzoni originali, brani tradizionali e persino qualche inno dell’era fascista riciclato pericolosamente (data la permalosità del regime) in polka, marcetta o mazurca.
Anche il fondale materico, il carrello-triciclo che domina la scena richiamando un intero mondo di binari e traversine e i bellissimi costumi (di Elisa Savi) contribuiscono con una sapiente illuminazione a scandire il tempo interiore di questa favola agrodolce. La metamorfosi vegetale di Minica, madre mancata, sembra precipitarla definitivamente nel baratro, contagioso, della pazzia. Ma una prodigiosa agnizione, frutto benigno e insperato di quel male assoluto che è la guerra, rimescola improvvisamente le carte, cambiando sul finale le sorti dei protagonisti.
Paolo Crespi
 
 

Il Commercialista Gastronimico, 28.1.2017
Il Commercialista Gastronomico: un libro di Camilleri ed il mistero della pasta coi broccoli

Come avrete intuito il Commercialista Gastronomico è un appassionato lettore di libri gialli (come vengono chiamate le detective stories in Italia) e degli investigatori gourmet.
Fra i giallisti gourmet in Italia è d’obbligo citare Andrea Camilleri, che in tutti i suoi libri, in particolari quelli che vedono come protagonista il Commissario Montalbano. Nei romanzi e racconti di Camilleri la cucina siciliana coi suoi odori e sapori è parte integrante della storia raccontata.
La cucina siciliana è un cucina fusion nata molto prima che la cucina fusion fosse nota al resto del mondo. E’ una cucina che è figlia della complessa e stratificata storia della Sicilia: fenicia e greca, poi romana, poi bizantina, poi araba, poi normanna, poi aragonese, poi spagnola, poi napoletana, poi italiana… Ecco, molti piatti siciliani sembrano essere un miscuglio alchemico di tutte queste radici e proprio per questo intensamente siciliani.
Torniamo a Montalbano, Camilleri e a “Il Ladro di Merendine” (si tratta del terzo romanzo della serie del 1996 e trasposto per la televisione nel 2009); ad un certo punto Montalbano sbotta: “Sto mangiando la pasta coi broccoli, chi è che rompe?”. Ricostruiamo la scena: è sera, Montalbano si è seduto a tavola di fronte ad un fantastico piatto di pasta coi broccoli, mentre sta gustando questo piatto complesso squilla il telefono per motivi di lavoro. Interrompere una degustazione del genere è un’eresia, ma come sappiamo noi commercialisti quando il lavoro chiama…
Ecco, ora immaginate che il lettore o lo spettatore (a seconda che si sia optato per il film o per il romanzo) del centro nord che si immagina un piatto di pasta coi broccoli: ecco i broccoli sono verdure verdi tendenzialmente amare, molto comuni a Roma e nella cucina laziale, ma sembra difficile pensare di cucinare un piatto di pasta coi broccoli e renderlo così gustoso come racconta Camilleri. Ma la curiosità non ha limite e bisogna studiare la cucina siciliana per recuperare tutte le ricette indicate da Camilleri.
Allora studiando si scopre il mistero che la pasta coi broccoli arriminati (cioè mescolati) è piatto che porta con sé anche una memoria della Sicilia Araba e della cucina medievale-rinascimentale.
Gli ingredienti
La prima cosa da chiarire è che quello che i siciliani chiamano broccolo è in realtà il cavolfiore. Sicuramente un ingrediente anomalo per un piatto di pasta asciutta, ma ancora più anomalo è sapere che la preparazione prevede anche l’uso di uva sultanina e zafferano: e qui è chiaro che vi è un’ascendenza araba nella ricetta.
Un’altra sorpresa è l’uso delle alice per insaporire il fondo di cottura del sugo.
Dosi per 4 persone
400 grammi di maccheroni (io consiglio ziti o bucatini)
1 cavolfiore da 1 kg.
70 grammi di uva sultanina e pinoli
2 acciughe salate (lavate le acciughe per togliere il sapore del sale)
1 bustina di zafferano
1 cipolla media
olio d’oliva
sale e pepe
PREPARAZIONE
Lessare il cavolfiore a pezzi senza buttare l’acqua, che verrà riutilizzata
In un tegame soffriggere la cipolla finemente affettata con olio abbondante, mentre la cipolla soffrigge sciogliete le acciughe sul fondo del tegame; poi aggiungete l’uva sultanina (consiglio di ammorbidirla in acqua tiepida) e i pinoli; lasciare insaporire e unire anche il cavolfiore a pezzi. Far soffriggere a fuoco vivo, se serve aggiungere un mestolo di acqua di cottura della verdura.
A parte lessare la pasta usando anche l’acqua di cottura del cavolfiore, scolarla al dente, e passarla in padella col sugo già pronto e lasciare riposare per almeno 10 minuti. Poco prima di aggiungere la pasta allungare il sugo con lo zafferano sciolto nell’acqua di cottura del cavolfiore.
Bibendum
E’ un piatto difficile da abbinare al vino in quanto non ricade fra i canonici piatti di carne né fra i piatti di pesce. Il vino più facile da abbinare è il Nero d’Avola tipico della Sicilia Meridionale, vino che ha conosciuto un revival negli ultimi anni, ma che forse è diventato troppo commerciale.
Per qualcosa di più estroso consigliamo di rivolgersi alla piccola Isola di Malta, la Cantina Delicata produce un anomalo Vermetino Zibibbo vinificato secco che può essere una lieta sorpresa.
Il libro “Il ladro di Merendine” è edito da Sellerio nel classico formato della casa editrice siciliana.
Luca Bianchi
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 29.1.2017
Andrea Tidona torna ad Agrigento con Pirandello

[...]
L'attore siciliano spazia con disinvoltura dal piccolo al grande schermo, dal teatro al doppiaggio. Interpreta Carmine Fazio ne “Il giovane Montalbano".
[...]
Infine, un accenno ad Andrea Camilleri: “Il Giovane Montalbano per proseguire ha bisogno di riscritture. I personaggi si sono evoluti ed hanno altre modalità. Se Camilleri avrà tempo e modo di scrivere andremo avanti, il successo c’è stato –conclude Andrea Tidona “.
[...]
Luigi Mula
 
 

La Repubblica, 30.1.2017
I sogni non invecchiano quasi mai con l’età
Pubblichiamo uno stralcio di La curiosità non invecchia di Massimo Ammaniti ( Mondadori, pagg. 152, euro 17, in uscita domani)

Sigmund Freud ha mostrato che i sogni aprono una finestra sul nostro inconscio, e quando al risveglio proviamo a ricordarli, spesso si dissolvono, lasciandoci solo qualche immagine fugace ed enigmatica, difficile da interpretare. Moltissimo è stato detto sul loro significato: per esempio, che sarebbero una sorta di "riscrittura" delle nostre esperienze diurne secondo codici logici diversi rispetto a quelli della veglia, e che, in quanto tali, provvedono ad alimentare e arricchire il nostro mondo interiore. Quando si invecchia, i sogni assumono ancor più valore, forse perché si pone maggior attenzione alla propria dimensione personale: ci si scruta, si ascolta il proprio corpo, si controlla ciò che si mangia e come si dorme.
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Nell'Interpretazione dei sogni, pubblicato nel 1900, il padre della psicoanalisi parla diffusamente dei sogni ricorrenti, quelli che possono comparire durante l'infanzia e ripresentarsi periodicamente nel corso dell'intera esistenza,e che procurano la strana sensazione di vivere una situazione già vissuta, ma il cui significato non è mai stato chiarito. È precisamente ciò che racconta Andrea Camilleri: «Credo di avere due o tre zone oscure, diciamo nebulose. Devo aver fatto qualcosa che non ricordo, perché per anni ho avuto un sogno ricorrente, di cui ho cercato disperatamente quanto inutilmente di individuare le motivazioni. Un sogno di colpevolezza, addirittura un assassinio: ammazzavo un uomo che non sono mai riuscito a vedere in faccia. Dopodiché lo nascondevo sotto un divano, lo stesso dove sono seduto ora, e sapendo che di lì a pochi minuti sarebbe arrivato qualcuno, vivevo nell'angoscia che mi chiedesse: "Oddio, che c'è qua sotto?" e scoprisse il cadavere nascosto"».
Anche Camilleri, dunque, ha un sogno ricorrente, che gli provoca angoscia non solo per il fatto di aver ucciso un uomo, ma per aver cercato di nascondere le prove della propria colpevolezza, con il conseguente timore — e forse anche il desiderio — di essere scoperto, l'unico modo per sedare il proprio senso di colpa. Ciò che rende particolarmente perturbante questo sogno è il fatto che l'autore ignori chi sia la persona che ha ucciso e perché.
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Massimo Ammaniti
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 30.1.2017
L'incontro al Circolo Nuovo di Ragusa
A cena con Gloria, Carlotta e Alice tra le «Donne» di Andrea Camilleri

Una serata con le 'Donne di Camillcri' al Circolo Nuovo presieduto da Turi Iudice. Una serata condotta in maniera piacevole e puntuale dal giornalista Leonardo Lodato che ha coinvolto i numerosi soci presenti chiamando in causa, di volta in volta, Gloria Giorgianni, Carlotta Schininà (che portano avanti, assieme a Tore Sansonetti, il progetto "Anele") e la giovane e brava attrice ragusana Alice Canzonieri, protagonista di 'Nunzia', il primo dei 10 filmati mandati in onda in prima serata l'estate scorsa su Rai 1, con notevole successo (4 milioni di telespettatori per una media di circa il 20% di share a puntata).
Così, in maniera naturale e senza infingimenti, rispondendo alle domande del conduttore, si sono appresi, da Gloria, Carlotta e Alice, retroscena e inediti, difficoltà e soddisfazioni, nella realizzazione dei filmati in location di grande bellezza nelle provincia di Agrigento e Caltanissetta, ma, principalmente, in terra iblea (Comiso, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Ragusa Ibla, Marina di Ragusa). Dieci mini film di altrettante storie di donne affascinanti e misteriose, tratte dalla omonima raccolta di racconti di Andrea Camilleri; un viaggio temporale che va dagli anni Trenta agli anni Ottanta, attraversando i cambiamenti della società, del costume e della figura femminile. "Non é stato facile portare avanti il progetto - ha detto Gloria Giorgianni - ma io sono cresciuta in una famiglia con tante donne forti e quindi, assieme a Carlotta, abbiamo affrontate e superate, di volta in volta, le difficoltà che abbiamo incontrato, pur poten-do contare su un budget alquanto ridotto; e abbiamo voluto dedicare il nostro progetto a Elvira Sellerio, una delle nostre donne forti, a cui tanto deve la cultura in Sicilia".
Progetti per il futuro? Ha chiesto Leonardo Lodato: "Ne abbiamo tanti - hanno detto Gloria e Carlotta - alcuni già in fieri come quello riguardante la vita dì quattro noti personaggi: Vittorio Occorsio, Piersanti Mattarella, Marco Biagi e Natale De Grazia". La riuscita serata si è conclusa con la proiezione di tre episodi di 'Donne": Nunzia, Pucci ed Elvira.
Giovanni Pluchino
 
 

ER Cultura - Regione Emilia Romagna, 31.1.2017
“Il casellante” di Camilleri e Dipasquale fa tappa a Rimini e Bologna
La compagnia capitanata da Moni Ovadia al Teatro Novelli e all’Arena del Sole, dall’8 al 12 febbraio

Definito al contempo favola agrodolce, musical, commedia amara e dramma che fa ridere, “Il casellante” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, dopo il debutto al Festival di Spoleto a gennaio è ripartito in tour che toccherà le principali piazze italiane e in febbraio farà tappa in Emilia-Romagna, prima al Teatro Novelli di Rimini (mercoledì 8 febbraio alle 21.00), poi all’Arena del Sole di Bologna (da giovedì 9 a domenica 12 febbraio).
Il romanzo di Camilleri da cui prende le mosse la trasposizione teatrale di Dipasquale, che firma anche la regia e le scene, è uno dei libri più divertenti e insieme struggenti dello scrittore siciliano. Fa parte del suo ciclo “mitologico” ma vive di personaggi reali, collocati nella Sicilia degli anni Quaranta, quando la vita di un piccolo centro siculo s’incrocia con il corso della Storia e s’imbatte nel suo volto più brutale, quello della guerra.
Su questo sfondo, tra realtà e fantasia, drammi e sorrisi, il libro e lo spettacolo raccontano la vicenda di una coppia di innamorati a cui “U Signuruzzu” non ha dato la grazia di un figlio: il casellante Nino e sua moglie Minica. Ma questa vicenda di maternità negata è anche il racconto di una metamorfosi, oggettiva e simbolica, che ci riporta ad alcuni miti antichi: Minica, vittima di una violenza e perciò sterile, vuole fortissimamente e ostinatamente essere madre, si abbandona perciò a fantasticherie e regressioni “vegetali”, nel disperato tentativo di accedere al ciclo vitale della natura si convince di poter diventare albero, di mettere radici e quindi dare frutti…
Il ruolo di narratore di questa vicenda metaforica è affidato sul palco a Moni Ovadia, istrionico come sempre e disinvolto nel passare da questo ruolo centrale a ruoli secondari come quelli del barbiere, del giudice, del gerarca, del ferroviere autore della violenza sessuale e persino quello della buffa mammana. Nei panni dolenti di Minica troviamo invece Valeria Contadino; nel ruolo di suo marito, il casellante Nino, c’è Mario Incudine, compositore anche delle musiche di scena.
Il libro di Camilleri elaborato e sintetizzato all’interno dell’alchimia teatrale viene trasformato, ma non snaturato: la macchina drammaturgica fa sua quella Sicilia assieme arcaica e moderna, comica e tragica, crudele e commovente, violenta e solidale, e arricchisce ulteriormente il testo con dei suoni (peraltro evocati in ogni pagina del libro). Di conseguenza, la musica ha una funzione primaria in questo spettacolo corale, viene eseguita dal vivo - dai musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu - e comprende canzoni originali, brani tradizionali e persino qualche inno dell’era fascista riciclato in polka, marcetta o mazurca (con il rischio, all’epoca, di cadere nelle grinfie repressive del regime).
Di questo racconto in musica fa parte anche la lingua sicula plasmata da Camilleri, quella sorta di ponte tra l’italiano e il dialetto della sua terra che al teatro diventa una musicalissima e gustosa sinfonia di parlate. Ma la musica è anche intrinseca alla trama: uno dei protagonisti, il casellante Nino, oltre a sorvegliare l’andirivieni dei treni che attraversano la sua provincia arrotonda lo stipendio cantando e suonando nella bottega del barbiere.
Sul palco troviamo anche gli attori Sergio Seminara e Giampaolo Romania, il musicista Pino Ricosta e la cantautrice Francesca Incudine (sorella di Mario impegnatissima a tradurre in musica il vasto universo femminile).
La scenografia di Giuseppe Dipasquale, che riporta alla Sicilia del Ventennio fascista, è minimalista ma molto evocativa (così, ad esempio, il carrello-triciclo sulla scena richiama un intero mondo di binari e traversine) e, assieme ad una sapiente illuminazione e ai costumi curati da Elisa Savi, accompagna la metamorfosi vegetale di Minica verso una prodigiosa agnizione, un frutto benigno di quel male assoluto che è la guerra, cambiando nel finale i destini dei protagonisti.
“Il casellante” è una coproduzione di Promo Music - Corvino Produzione, Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano e Comune di Caltanisetta.
Informazioni:
www.ert.it
www.teatroermetenovelli.it
 
 

Verdetà, 1-2.2017
Il libro del mese
La curiosità non invecchia

Si intitola ‘La curiosità non invecchia – elogio della quarta età’ (ed. Mondadori), il saggio con cui Massimo Ammaniti apre una riflessione su una stagione della vita difficile, certo, ma ricca di un bagaglio di esperienze che possono trasformarla in un viaggio appagante. Pensieri, desideri, sogni, amarezze, ricordi e conquiste ‘in progress’ narrate attraverso la testimonianza di intellettuali, alcuni dei quali scomparsi, s’intrecciano nelle 143 pagine del saggio. Le parole di Camilleri, La Capria, Sartori, Albertazzi, Pirani, Reichlin, Masullo danno spessore all’analisi dei cambiamenti imposti dall’incedere dell’età. Avvolgono in un manto diverso, mai scontato, i sentimenti che rendono la vita una continua avventura: l’amore, l’amicizia, il dolore dei lutti, la potenza dei rimpianti, l’arte del compromesso interiore, la conquista del buonsenso, il venire a patti con gli inevitabili acciacchi della vecchiaia. Tra le pagine del libro brilla un processo di consapevole rivisitazione piuttosto che una resa incondizionata al tempo ispirata dall’inquietudine provocata dal suo assottigliarsi. Nessuna smobilitazione dunque, ma un’operazione di ricomposizione del proprio vissuto per restituire a ogni stagione un unico filo rosso che ne ha scandito il passo. La vecchiaia è un’occasione di consapevolezza all’interno della quale anche i propri difetti, da impedimenti, si trasformano in caratteristica di ogni singola storia. Non c’è magia nella vecchiaia, va detto, ma c’è la forza e la possibilità di guardare le cose in modo diverso quanto naturale. La stessa naturalezza con cui l’ultranovantenne Camilleri ha avuto modo di affermare di non sentirsi vecchio, ma libero interiormente, curioso sempre, tradito dagli occhi che ormai non vedono più, ma non certo dalla testa, dalle idee sempre vivaci e mai sagge per sua natura.
 
 

 


 
Last modified Monday, April, 17, 2017