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RASSEGNA STAMPA

OTTOBRE 2017

 
L'isola deserta, 1.10.2017
Andrea Camilleri
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Chiara Valerio incontra Andrea Camilleri, che racconta di quando la moglie anni fa lo definì corrispondente di guerra, per la sua abitudine a scrivere circondato dai nipoti.
Camilleri detesta la solitudine e su un’isola deserta non vorrebbe proprio viverci. Ma se fosse costretto cosa si porterebbe?
Sfoglierebbe volentieri le pagine dalle quali parte ogni storia, per non annoiarsi mai. Come musica vorrebbe ascoltare una sinfonia che se fosse un’opera d’arte sarebbe un quadro del padre dell’astrattismo Vasilij Kandinskij. E oltre alle spiagge e ai colori della natura sull’isola vedrebbe più volte un film il cui regista nel noir del 1950 “Viale del tramonto” è passato dall’altra parte della cinepresa.


 
 

Novaguide.gr, 1.10.2017
Inspector Montalbano
01 / 10 / 2017 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 1

Inspector Montalbano investigates the murder of Lapecora, a local businessman. He will soon realize trat the case might be connected to the one of a Tunesian man who was killed under mysterious circumstances on the day Lapecora died.
 
 

Tv Fanpage, 2.10.2017
C’è un po’ più di Rai su Netflix, da “Don Matteo” a Beppe Fiorello ma manca Montalbano senior
Le migliori fiction Rai arrivano su Netflix per effetto della partnership stretta sotto la direzione di Antonio Campo Dall’Orto. Manca “Il Commissario Montalbano”, che Viale Mazzini non ha intenzione di cedere a nessuna cifra.

È partito ufficialmente ieri l'accordo tra Rai e Netflix che ha portato alla disponibilità nel catalogo della internet tv alcune tra le più note produzioni del servizio pubblico. Un accordo che rappresenta per certi versi un atto rivoluzionario per l'intrattenimento multimediale e per il brand della Tv di Stato. Una delle ultime mosse realizzate sotto la direzione di Antonio Campo Dall'Orto che si è confermato l'uomo necessario alla Rai per svecchiare linguaggi e sciogliere posizioni.
Ma cosa possono trovare gli abbonati Netflix a partire da oggi? Sono disponibili: "Don Matteo", "Non uccidere", "Luisa Spagnoli", "Volare", "Pietro Mennea", "L'ispettore Coliandro", "Enrico Mattei", "Il paradiso delle donne", "Lampedusa", "Adriano Olivetti", "Una grande famiglia" e "Mister Ignis". I titoli si mischiano tra prodotti sperimentali e dal linguaggio innovativo, come "Non uccidere", o tratti da romanzi cult, come per "L'ispettore Coliandro". Spazio anche a storie semplici, romantiche o biografiche per attirare il grande pubblico: da "Il paradiso delle donne" a "Una grande famiglia".
Perché non c'è Il Commissario Montalbano
A vedere "Il giovane Montalbano" in catalogo, la mente va subito al Montalbano senior di Luca Zingaretti. Perché non è presente nel pacchetto presentato da Netflix? Come è noto, la Rai non cede a nessuno i diritti per il suo vero pezzo da 90. Già Netflix aveva provato a portarlo con sé nel primo accordo stretto nel 2015, al momento del lancio del servizio in Italia, ma la Rai aveva risposto con un secco no. Due anni dopo, il rifiuto resta valido.
[...]
Gennaro Marco Duello
 
 

tvtv.de, 2.10.2017
Sat.1 emotions 20:15 So 01. Oktober
Sonstiges, I 2001
Commissario Montalbano
Staffel 3, Folge 2 von 2, Von der Hand des Künstlers

Der querschnittsgelähmte Goldschmied Larussa wird tot in seiner Werkstatt gefunden. Scheinbar hatte er sich auf einer Art elektrisch umgebauten Rollstuhl das Leben genommen. Doch Commissario Montalbano zweifelt an der Selbstmord-Theorie. Erst recht, als ein weiterer Toter aufgefunden wird. Der 60-jährige Elektriker Cucchiara wurde eindeutig ermordet, doch es gibt keinerlei Hinweis auf den Täter. Montalbano vermutet, dass es eine Verbindung zwischen den zwei Todesfällen gibt.
 
 

L’Unione Sarda, 3.10.2017
Università. Il professore, già preside di Lingue, va in pensione e saluta con una lectio
Da Camileri ad Atzeni l’aratura letteraria di Marci
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Giuseppe Marci, ordinario di Filologia italiana e Letteratura sarda all’università di Cagliari, già preside della facoltà di Lingue e docente a Sassari, va in pensione. In una cerimonia privata di congedo, a cui hanno partecipato amici, colleghi e allievi arrivati da tutta Europa, ha consegnato idealmente agli annali dell’istituzione un diario di incontri memorabili, lezioni e seminari affollati. Alla storia degli studi il corpus dei suoi lavori sulla narrativa novecentesca, le edizioni dell’opera di scrittori sardi di ogni tempo e la letteratura sarda “In presenza di tutte le lingue del mondo”. Non smetterà le ricerche. Per la gioia di Andrea Camilleri, che ha inviato al suo primo studioso un messaggio di stima e gratitudine, proseguirà il “Camillerindex”, ambizioso lavoro sulla scrittura del padre di Montalbano, commissario che nella finzione narrativa a Marci pure somiglia.
La tanca di Villasimius che fu del nonno di cui porta il nome, mai conosciuto ma da sempre immaginato e interpellato (quasi un doppio), è tuttavia il luogo in cui il professore vuol radicare la sua nuova vita. Con cura decennale ha impiantato una vigna e migliaia di alberi. Mentre lavora la campagna, gli piace ascoltare il mare. È amore a distanza. Non desidera toccarne le rive. A dispetto del gusto per le avventure marinaresche (Conrad è uno dei protagonisti della sua «favola da lettore»), si è scoperto «terragno e agricolo».
Non c’è incompatibilità tra il mestiere del filologo e del contadino. Esiste un’affinità profonda. Risiede nel metodo, nella precisione dei dettagli. Nel potere di trasmettere beatitudine e incoraggiare la crescita. «Nella mia visione la filologia è laica, l’agricoltura è religiosa. Deus sive natura, scriveva Spinoza». Era principio valido anche per l’amico Pinuccio Sciola, maestro di un’altra arte e della stessa dedizione alla terra, mezzo di comunione con l’universo.
È forse per questa speciale «filologia vivente» - la definizione è gramsciana ed esprime la capacità della disciplina di andare oltre il dato formale e avvicinare autore e lettore - che Marci è stato molto amato dagli studenti. «Con tanti ho costruito rapporti duraturi. Li ho visti crescere, prendere in mano attività avviate insieme. Alcuni sono diventati insegnanti e professionisti eccellenti nel mondo del giornalismo e della cultura».
L’università resta luogo privilegiato del rapporto maestro-allievo, dunque. La riflessione sulla crisi dell’istituzione non appassiona il professore. Il suo congedo è soprattutto atto d’amore, meditazione sulla fortuna (e la virtù), contrappunto di riferimenti letterari in versi e prosa, dedica ai privati affetti, ai «sangui» (il plurale è di Beppe Fenoglio) delle sue vene. «Mi sono immatricolato nel ’66. L’università era un mondo di passioni e progettazioni. Ci sono stati profondi mutamenti, certo. Continuo ad avere una visione progressista, tuttavia. Nel senso letterale del termine. Il progresso non è sempre lineare. Conosce pause, rallentamenti. Ma il mio punto di vista è soprattutto positivo. Cinquant’anni fa le aule erano precluse a tante mie coetanee. Col ’68 si è forzato l’ingresso, consentendolo oggi a chiunque lo ambisca».
E gli ideali che animarono gli anni della rivoluzione non possono essere ripercorsi senza la memoria di Sergio Atzeni, l’amico della cui scrittura è stato testimone, recensore, filologo e divulgatore. «Eravamo molto legati. Facevamo attività politica. La sera, per i compiti assegnatici, andavamo in giro insieme a militanti con diversa competenza linguistica. Fu una scuola per l’apprendimento della parlata cagliaritana. I nostri compagni erano narratori formidabili. Parte di ciò che Sergio ha scritto deriva dal patrimonio attinto da questa speciale militanza». Di certo il misturo linguistico che gli consentì di scoprirsi «fratello» di quel Camilleri a cui Sciascia sconsigliava di scrivere.
Nel nome di quella parentela Marci - per cui il sardo è lingua amata - invitò l’autore siciliano (il successo era di là da venire) nella sua università. Con lui Franco Loi, poeta in milanese, Franco Brevini, curatore di raccolte coi poeti sardi e Francesco Guccini che allora studiava il dialetto di Pavana. «La letteratura è democratica e non ha nella lingua i suoi confini. Quella sarda si è espressa in sardo e nelle lingue dei conquistatori. Sigismondo Arquer, il capostipite, usava sardo, latino, catalano e castigliano. Rinunciare alla ricchezza di quell’eredità significa abiurare la storia della gens da cui discendiamo, sopravvissuta a millenni di dominazioni sentendosi "noi"». Significa tradire la memoria di un luogo che - pur da lontano e in presenza di tutte le lingue del mondo - continuerà a chiedere di essere narrato.
Manuela Arca
 
 

Valledaostaglocal.it, 3.10.2017
Voltate pagina e raccontateci un'altra storia

Una delle ragioni per cui preferisco Montalbano a Rocco Schiavone risiede nella struttura stessa delle due serie di romanzi. Premetto che leggo entrambi per puro svago, quando non voglio impegnare il cervello e quindi non ho alcuna ambizione di critica letteraria.
In Montalbano ogni romanzo è una storia a sé, che si dipana con una sua autonomia. Ormai conosci i personaggi, i loro metodi, sei come in famiglia, puoi infilarti in qualsiasi momento nella vicenda e ti ci ritrovi.
Schiavone invece segue un suo fil rouge fitto di misteri e ricordi che si rivelano di romanzo in romanzo, mai completamente però, così da lasciare un varco alla suspense dell'episodio successivo. Se ti sei perso un libro o li leggi in un ordine diverso da quello di pubblicazione, ecco che non capisci più niente, da dove è saltato fuori l’amico cane, dov'è già che è stata trovata la vittima…
Poi c'è l'ambientazione. Camilleri scrive di un paese immaginario convergendovi le peculiarità vissute e amate della sua regione, di qualsiasi cittadina siciliana che anche noi crediamo di conoscere. Manzini muove le sue storie in un paese reale, che per di più è la nostra regione, ma mostrandocelo come la sua fantasia di scrittore esige che sia, freddo anche d'estate, inospitale e un pò snob.
Noi valdostani non possiamo evitare di notare le licenze letterarie che l'autore si prende, con pieno diritto, ma questa Valle ci mette un pò a disagio, non la riconosciamo e, diciamocelo, temiamo di scoprire che è proprio come lui la descrive.
E’ come se cercassimo di romanzare la nostra politica. Esempio azzardato? Vediamo un po’.
Giusto o sbagliato che fosse, fino a pochi anni fa i gruppi politici erano pochi ma chiari, sapevi a cosa puntavano e a fine legislatura facevi i conti di cosa era stato fatto e cosa era stato sbagliato e potevi votare di conseguenza. Come in Montalbano, il lieto fine era in qualche modo un pò amaro, la società non era perfetta e sapevi che qualche pasticcetto sarebbe comunque riaccaduto.
Ma ci sentivamo rassicurati dal sentirci una comunità compatta e partecipante. Adesso, giusto o sbagliato che sia, è un susseguirsi di capitoli incompleti, dal finale sempre aperto. Non è chiaro quali giochi si celino dietro ad ogni manovra, ogni capitolo stravolge l’idea che credevi di esserti fatta della situazione, da dove spunta quel gruppetto, ma quello non stava con quell’altro….
E sullo sfondo sempre l’ambiguità di qualche personaggio che di tanto in tanto riappare, che ti sembrava fosse stato archiviato in un precedente paragrafo e invece ma va’, si teneva pronto per un nuovo colpo di scena, senz’altro non l’ultimo. Ma quello che ci scombina di più, è che tutti parlano di una regione in fase di rinnovamento, di risalita e di unificazione, ma in tutte queste “licenze letterarie” fatichiamo a riconoscere il nostro vero paese e ci sentiamo solo comparse irrilevanti e senza un ruolo preciso.
Il romanzo si scrive senza di noi, lo compongono loro lasciandosi, ad ogni puntata, uno spiraglio aperto per un possibile rientro in scena. Non viene voglia di voltare pagina e sperare in un’altra storia?
Panta Rey
 
 

TVSerial, 4.10.2017
Il Giovane Montalbano 3 si farà? News sui nuovi episodi [VIDEO]
Il Giovane Montalbano 3 ci sarà? News e anticipazioni sui nuovi episodi de Il Giovane Montalbano 3 serie, fiction Rai con Michele Riondino nei panni di Salvo Montalbano.

Se vi state chiedendo se Il Giovane Montalbano 3 si farà la risposta è “forse”. Come già i fan hanno potuto notare nell’ultima stagione andata in onda, i punti interrogativi sulle vicende dell’amatissimo Commissario di Vigata sono stati davvero troppi, quindi ci sarebbe una speranza: ci dovrebbe pensare Il Giovane Montalbano 3 a risolvere i casi rimasti in sospeso. Tra le ultime anticipazioni e news si vocifera che nella serie Il Giovane Montalbano 3 molto probabilmente si dovrebbe assistere al trionfo della storia d’amore tra Salvo e Livia, anche se a detta di molti non mancheranno i gialli che il giovane Montalbano dovrà abilmente risolvere, oltre che possibili e ulteriori evoluzioni della trama.
Se siete curiosi della serie Il Giovane Montalbano, con annesse anticipazioni e news, saprete sicuramente quanto è stato dichiarato dall’attore protagonista Michele Riondino: “Tra la prima e seconda stagione sono passati tre anni ed è giusto così, perché Il Giovane Montalbano non vuole sostituire Il Commissario Montalbano, è un modo per arricchire la conoscenza degli amanti del personaggio. Non mi stupirei quindi se passassero altri anni prima della stagione tv”, dichiarazione che fa ben sperare i numerosissimi fan della serie incentrata sulle vicende giovanili del personaggio ideato da Andrea Camilleri.
Non ci sono conferme ufficiali, ma i fan sperano vivamente che la Rai non si privi di un simile successo televisivo. Sembra abbastanza certo, quindi, che la terza stagione si farà, soprattutto dopo l’ottimistica dichiarazione dell’attore Vassallo: Credo proprio che la terza stagione ci sarà. Anche perché per me, dopo un po’, quei luoghi, quel mare e quella gente mancano da morire“.
Bisogna solo pazientare un po’ per sapere tutto con certezza!
Sara Ucci
 
 

La Repubblica, 5.10.2017
Manzoni, chi era costui? "Il docufilm per le scuole è pieno di strafalcioni"
Botta e risposta tra gli eredi dell'abate Stoppani e il Centro studi nazionale sullo scrittore

I «torrenti» sono saltati in fase di montaggio audio e così, ora, quelli raccontati dalla voce narrante del prestigioso documentario su Alessandro Manzoni sembrano i «famigliari» di chi sta parlando, accorata, ovvero Lucia Mondella. Sembrano i parenti della Lucia di Renzo, ecco. «Famigliari», invece, nel celeberrimo «Addio, monti», capitolo ottavo dei Promessi sposi, è un aggettivo e va riferito ai suoni dei torrenti, agli scrosci. L'effetto è comico e viene sottolineato con puntuta sollecitudine dal Centro studi Abate Stoppani che con una lettera, lo scorso 21 settembre, ha chiesto alla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli di fermare la distribuzione del docu-film "Alessandro Manzoni, milanese d'Europa", scritto dal Centro nazionale studi manzoniani — un'autorità in materia — , finanziato dalla Cariplo, girato dal regista Andrea Bellati con cammei di Francesco Alberoni e Andrea Camilleri. Dallo scorso marzo il documentario è in vendita su dvd a 14 euro e, soprattutto, è destinato alla visione di 230mila studenti milanesi di medie e superiori.
[...]
Corrado Zunino
 
 

British Library blogs, 6.10.2017
European studies blog
Montalbano’s Rice Balls

In 1965, after sending his short novel to Italo Calvino, who at that time was working for Einaudi, a publishing house, the Sicilian writer Leonardo Sciascia received this reply:
I read your detective thriller … it will be a popular book … Seeing how you are so good and sound at this, I’ve decided, in a bid to match the grim times we are living through, to offer bitter little titbits in every letter. Otherwise where’s the fun? ... This Sicily is the least mysterious society in the world. By now, everything in Sicily is clear, crystal-clear: the most tormented passions, the darkest interests, psychology, gossip, crimes, lucidity, fatalism, none of these hold any secrets any more, everything has been by now classified and catalogued … the entry ‘Sicily’ gives us the rare pleasure, so rare as to be unique, of being able to confirm at each new reading that our information pack on Sicily was already well-stocked and up to date enough. So much that we fervently hope that nothing will change, that Sicily will stay totally the same, so that at the end of our life we can say that there is at least one thing we have managed to know thoroughly! (Italo Calvino Letters, 1941-1985, 2013. p.306. YC.2013.a.12579).
Calvino was probably right, nothing new under the Sicilian sun; however, what would he have said, had he witnessed, thirty years later, the popularity of another Sicilian writer, Andrea Camilleri, whose detective stories have reached a big audience outside Italy? Following the publication of La forma dell’acqua (Palermo, 1994; YA.1995.a.7115), Camilleri’s series of novels, which feature the character of Inspector Montalbano – a Sicilian detective in the police force of Vigàta, an imaginary town in the island – has sold about 10 million copies in North America, Australia, and in the UK where, since 2011, the BBC has broadcast the TV adaptation.
The British Library holds a copy of the special edition of Camilleri’s Gli arancini di Montalbano (2006, YF.2008.b.486), the first [the second, NdCFC] collection of short stories featuring Montalbano, first published in 1999. In the 2006 edition, each short story is accompanied with a photograph taken by Ferdinando Scianna to visualize the atmosphere.
The ingredients of the so called sicilianità, some of which Calvino lists in his letter - the most tormented passions, the darkest interests, psychology, gossip, crimes, lucidity, fatalism - are brought to the surface by Camilleri making the stories accessible to a broader audience.


Tre castagni, photograph by Ferdinando Scianna, used to illustrate the story ‘La prova generale’ in Gli arancini di Montalbano

In the first story, La prova generale, with a few pages Camilleri manages to show us a Sicily able to laugh at itself in the beginning, to then sink into despair, dissolving the suspense in an unexpected manner, that is, not with a twist, but by way of changing the very dynamic expected in a detective story. “This Sicily” is still able to excite a great deal of curiosity.
Gli arancini di Montalbano is also the title of last short story: by calling the Sicilian rice balls “Gli arancini”, that is, by using the word in the masculine (here in the plural form), Camilleri challenges the Sicilian areas where the feminine is preferred: the author is originally from Porto Empedocle, had he been from Palermo or Trapani he would have chosen the feminine gender, so the title would have been “Le arancine di Montalbano” - an amusing discussion about this can be read here; and here is what the Accademia della Crusca says).
Disappointingly enough, Camilleri does not tackle this open debate in his story. Nevertheless, it does contain Adelina’s recipe for the best Arancini, enough to make Inspector Montalbano decide who to spend New Year’s Eve with. Adelina, Montalbano’s maid, has two sons bouncing in and out of prison: this rare occasion when both of them are free, “rare as the appearance of the comet Halley”, must be celebrated with Gli arancini. Things, obviously, don’t go exactly as planned.


Gibilmanna, photograph by Ferdinando Scianna, used to illustrate the title story in Gli arancini di Montalbano

Giuseppe Alizzi, Acquisitions South Support Manager
Posted by Olga Kerziouk
 
 

La Repubblica, 6.10.2017
Giorgio Pressburger profugo e testimone del Novecento

[...]
Dopo la lunga permanenza a Roma, dove tra l'altro gli era venuto in aiuto un giovane regista ancora sconosciuto, che si chiamava Andrea Camilleri, Pressburger si era trasferito a Trieste, perché gli ricordava un po' Budapest, anche se a Trieste al posto del fiume c'è il mare.
[...]
Paolo Mauri
 
 

Radio Radicale, 7.10.2017
Le Parole e le cose - Andrea Camilleri intervistato da Massimiliano Coccia


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La Repubblica, 7.10.2017

Bellezza mediterranea, sorriso contagioso, Serena Rossi dorme sonni tranquilli: «Sono tranquilla davvero: mi sono guadagnata tutto da sola». Il suo posto al sole, questa ragazza napoletana che non ha mai tradito le radici, l'ha trovato. Dalla musica alla tv al cinema. I Manetti Bros hanno subito creduto in lei, dopo Song'e Napule ha girato il musical Ammore e malavita che ha conquistato tutti alla Mostra di Venezia – appena uscito – e il 23 novembre sarà nelle sale con Caccia al tesoro di Carlo Vanzina. Ma il 14 ottobre l'aspetta il varietà del sabato sera di Rai1: condurrà con Neri Marcorè Celebration.
[...]
Anche girare La vampa d'agosto, episodio di Montalbano in cui seduce il commissario, è stata una grande occasione: «Nel romanzo la ragazza con cui Montalbano vive la passione è bionda con gli occhi azzurri», spiega l'attrice «ma il regista Alberto Sironi ha creduto in me e gli sono ancora grata. All'epoca recitavo in Un posto al sole. Come Frozen (è la voce italiana del cartoon con Serena Autieri, ndr), anche Montalbano resta nella storia dello spettacolo. Lo vedono in ogni parte del mondo e vogliamo dircelo? Sono stata la più invidiata delle donne».
Silvia Fumarola
 
 

La Sicilia, 8.10.2017
Il racconto di Andrea Camilleri
È appena arrivato in libreria "Esercizi di memoria" di Andrea Camilleri, una raccolta di racconti edita da Rizzoli (pp 240, euro 18). Un generoso, vulcanico album dei ricordi che ripercorre la vita del contastorie più amato e popolare della nostra letteratura. Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo il primo racconto, "Le ceneri di Pirandello".
Le ceneri di Pirandello

Piccola premessa necessaria. Quando nel dicembre del 1936 Luigi Pirandello morì nella sua casa romana, i familiari rinvennero in un cassetto un foglio con poche righe autografe: erano le sue ultime volontà. Pirandello desiderava che il suo corpo venisse cremato e che le sue ceneri fossero portate ad Agrigento, in contrada Caos. Qui egli possedeva un piccolo appezzamento dove sorgeva la sua casa natale vicino a un grande pino su una collina a strapiombo sul mare. Voleva che le sue ceneri fossero sepolte tra le radici del pino o, se non fosse stato possibile, disperse nel "gran mare africano". Nel caso non potesse essere cremato (a quei tempi la Chiesa era fortemente ostile a tale pratica) chiedeva che il funerale avvenisse con una carrozza di terza classe, che nessuno, se non i familiari, seguisse il feretro e che infine fosse inumato avvolto in un lenzuolo direttamente nella terra nuda.
Quando un alto gerarca fascista lesse quel foglietto illividì. Era l'epoca nella quale moltissimi intellettuali chiedevano di essere sepolti indossando la camicia nera fascista.
«Se ne è andato sbattendoci la porta in faccia» mormorò il gerarca.
Aveva torto e ragione nello stesso tempo. Pirandello se ne era andato sbattendo la porta in faccia non al fascismo, bensì alla Vita stessa. Superate infinite difficoltà i figli ottennero la cremazione, le ceneri furono messe dentro una preziosa anfora greca che da tempo immemorabile si trovava in casa Pirandello e che poi venne depositata presso il cimitero del Verano. Fine della premessa.
Nel 1942 cinque liceali agrigentini, Gaspare, Luigi, Carmelo, Mimmo ed io, chiedemmo udienza al Federale fascista di allora, un uomo rude e sbrigativo. Ci presentammo indossando la divisa, facemmo il saluto romano e restammo davanti alla sua scrivania impalati sull'attenti. Il Federale rispose sbrigativamente con la mano sinistra al nostro saluto perché nella destra, teneva un foglio che leggeva con estrema attenzione.
Continuò a leggere per un bel po' poi depose il foglio, ci guardò e ci chiese: «Che cosa volete?».
Per tutti parlò Gaspare.
«Camerata Federale, siamo venuti a chiedere che le ceneri di Pirandello, attualmente a Roma, siano trasportate, come da sua volontà, ad Agrigento qui da noi. Noi vogliamo che Pirandello...» Il Federale l'interruppe dando una gran manata sul tavolo e si alzò in piedi.
«Non venitemi a parlare di Pirandello, stronzi! Pirandello era un lurido antifascista! E voi levatevi dai coglioni!» Eseguimmo un perfetto saluto romano, girammo sui tacchi e uscimmo scornati e avviliti.
Nel 1945 l'Italia venne liberata dal fascismo, gli stessi cinque, ormai studenti universitari, ci presentammo, questa volta in borghese, al Prefetto di Agrigento che ci accolse benevolmente.
«Cosa posso fare per voi, cari ragazzi?» Fu sempre Gaspare a parlare.
«Signor Prefetto, noi vorremmo che le ceneri di Pirandello, attualmente a Roma, fossero trasportate ad Agrigento per...»
«Eh no» l'interruppe il Prefetto, «non se ne parla neppure!» «Perché?» osai chiedere io.
«Perché, mio caro ragazzo, Pirandello è stato un convinto fascista, non se ne parla neppure.» Strinse la mano a tutti e ci congedò.
Il bello è che avevano ragione tanto il Federale quanto il Prefetto, infatti i rapporti di Pirandello col fascismo erano stati almeno altalenanti.
Nel 1924, subito dopo il delitto Matteotti, egli aveva chiesto a Mussolini di concedergli la tessera del Partito Fascista, e il suo gesto controcorrente suscitò lo sdegno di molti antifascisti ma, quattro anni dopo, Pirandello ebbe una violenta discussione col Segretario Nazionale del Partito, al termine della quale egli stracciò la tessera fascista buttandogliela sulla scrivania. Non pago di ciò si strappò il distintivo dall'occhiello, lo gettò per terra e lo calpestò. Qualche anno appresso non disdegnò che il fascismo lo nominasse Accademico d'Italia ma già poco dopo andava in giro sparlando di Mussolini e definendolo «un uomo volgare». Quando nel 1934 ricevette il premio Nobel, Mussolini non gli mandò nemmeno un telegramma di congratulazioni, ormai i rapporti tra i due parevano del tutto interrotti senonché, nel 1935, Pirandello in un discorso celebrativo per l'impresa etiopica non esitò a definire Mussolini «un poeta della politica». L'anno seguente era tornato di nuovo ad essere antifascista.
Nel 1946, alle prime elezioni politiche, venne eletto come deputato tra le fila della Democrazia Cristiana un siciliano di grande valore, il professor Gaspare Ambrosini, che insegnava diritto costituzionale all'università di Roma. Le competenze di Ambrosini fecero sì che egli diventasse uno dei Padri Costituenti, decidemmo allora di scrivergli una lettera nella quale spiegavamo le nostre intenzioni, vale a dire trasportare le ceneri di Pirandello ad Agrigento ed onorare così le sue ultime volontà. Per darci importanza decidemmo di scrivere la lettera su un foglio che Gaspare aveva casualmente trovato. Il foglio era intestato "Corda Fratres - Associazione Universitaria". Apprendemmo, dopo aver spedito la lettera, che la Corda Fratres era stata un'associazione universitaria assai vicina alla massoneria e che il fascismo aveva abolito. Gaspare Ambrosini rispose immediatamente in modo positivo, ci tenne costantemente informati dei suoi progressi, nel giro di una decina di giorni riuscì a reperire l'anfora nel cimitero del Verano e a farsela consegnare superando un'infinità di ostacoli burocratici. Dopo un'altra decina di giorni ci annunziò che sarebbe arrivato a Palermo con un aereo messo a sua disposizione dall'esercito americano. Ma l'aereo non arrivò mai perché quando il pilota seppe che doveva trasportare oltre ad Ambrosini anche le ceneri di un defunto si rifiutò di decollare. Allora, il povero Ambrosini si fece confezionare una cassetta di legno dentro la quale mise l'urna proteg-gendola con dei fogli di giornali appallottolati e intraprese il lungo viaggio in treno di almeno due giorni da Roma a Palermo. Ci comunicò anche che appena arrivato si sarebbe fatto vivo.
Durante il viaggio ad un certo punto dovette alzarsi per andare al gabinetto, ma quando tornò non trovò più la cassetta: era scomparsa. Disperato si mise a cercare per tutti gli scompartimenti sovraffollati e finalmente trovò tre individui che tenendo la cassetta sul pavimento giocavano a tresette col morto, se la fece riconsegnare e da allora in poi se la tenne stretta sulle gambe. Noi, intanto, eravamo andati a parlare col direttore del Museo Civico, il quale si dichiarò disponibile ad ospitare l'urna con le ceneri fino a quando non fossero state esperite le pratiche per la sepoltura sotto il pino. Tutta questa faccenda era stata organiz-zata da noi senza aver chiesto nulla né al sindaco di Agrigento né ad altri rappresentanti istituzionali e senza aver dato diffusione della notizia dell'arrivo delle ceneri. Ciononostante la mattina in cui la littorina speciale, che Ambrosini aveva richiesto a Palermo, arrivò il grande piazzale della stazione era letteralmente gremito.
Secondo le nostre intenzioni il corteo dalla stazione fino al Museo doveva essere formato da Mimmo e Carmelo in testa seguiti da me e Gaspare che reggevamo l'anfora tenendola ognuno per un manico, dietro poteva accodarsi chi voleva. Ambrosini ci aspettava dentro la littorina. Mentre stavo per raggiungerlo con gli altri venni fermato dal Commissario di Pubblica Sicurezza che mi disse: «Questo corteo non si può fare, sua Eccellenza il Vescovo ha telefonato furibondo al Questore e fin quando io non avrò via libera voi non potrete muovervi».
Conoscevo il Vescovo Giovanni Battista Peruzzo e perciò mi precipitai da lui. Discutemmo per un po' ma egli era irremovibile. Fino a quando però non feci una bella pensata.
«E se mettessimo l'urna dentro una normale cassa da morto?»
«Allora in tal caso non avrei nulla in contrario» rispose il Vescovo.
Mi precipitai da un fabbricante di casse da morto. «Ho bisogno di aver affittata una cassa» dissi. Mi guardò molto perplesso.
«Ma le casse da morto non si affittano.» Io gli spiegai di cosa si trattava e allora lui mi disse di avere a disposizione solo una cassa da morto per bambini. Me la fece vedere. A occhio stimai che l'anfora dentro ci stava comodamente. Mi accompagnò alla stazione con un camioncino che trasportava la bara.
Dentro la littorina aprimmo la cassa di legno, l'anfora era intatta, e la trasferimmo nella piccola bara. Così il corteo poté arrivare finalmente al Museo.
Lì l'anfora rimase per anni e anni, dimenticata.
Poi un nuovo comitato decise di bandire un concorso nazionale per un monumento funebre che doveva sorgere ai piedi del pino. Il concorso venne vinto dallo scultore Marino Mazzacurati, il quale fece un'opera bellissima limitandosi a prendere un grosso masso che c'era nelle vicinanze e dargli qualche scalpellata di aggiustamento. Sul davanti del masso mise due piccole maschere in bronzo, quella tragica e quella comica, il nome di Luigi Pirandello e le date di nascita e di morte. Nel retro scavò una profonda buca dentro la quale infilò un grosso cilindro di rame con coperchio. Con una cerimonia solenne le ceneri dall'anfora vennero versate dentro il cilindro, la buca venne chiusa con una pietra a sua volta cementata.
La faccenda pareva terminata da un pezzo quando, una decina di anni dopo, un custode del Museo si accorse che dentro l'anfora greca c'erano ancora delle ceneri appiccicate nelle curvature interne all'altezza dei manici.
Che fare? Il direttore del Museo, Zirretta, decise che quei residui dovevano essere messi dentro il cilindro che stava nella tomba, allora si recò al Caos seguito da un capomastro e da un custode. Il capomastro tolse il cemento levò la pietra e tirò fuori il cilindro. Intanto Zirretta aveva steso per terra un foglio di giornale tenuto fermo da quattro sassi e sopra vi aveva fatto cadere i residui delle ceneri raschiando l'interno dell'anfora con un rametto d'albero. Aperto il coperchio tutti si resero conto che il cilindro era colmo fino all'orlo, non c'era assolutamente posto per quel pugno di ceneri. Il cilindro venne rimesso al suo posto, la pietra pure e il capomastro la cementò. Non restava che disperdere il resto delle ceneri in mare. Zirretta levò le pietre, prese con le due mani il foglio e camminò fino al ciglio della collinetta. Qui pensò che era necessario pronunciare qualche parola rituale, aprì la bocca e cominciò: «O gran mare africano».
E qui un'improvvisa folata di vento gli mandò a sbattere in faccia il foglio. Una parte delle ceneri andò a finire in bocca a Zirretta, il resto sui suoi vestiti. A Zirretta non restò altro da fare che sputacchiare e scrollarsele di dosso.
E stavolta finalmente le ceneri di Pirandello raggiunsero la pace eterna.
Andrea Camilleri
 
 

Novaguide.gr, 8.10.2017
Inspector Montalbano
08 / 10 / 2017 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 2

When a young woman is found dead in a villa, Montalbano finds out that she had recently bought it. The rival inspector Panzacchi takes over the case and makes easy assumptions resulting to risk the investigation.
 
 

TvTv, 8.10.2017
Sat.1 emotions 20:15 So 08. Oktober
Sonstiges, I 2002
Commissario Montalbano
Staffel 4, Folge 1 von 4, Liebe und Brüderlichkeit

Geometra Garzullo ist verzweifelt: Er hat einem Mann, Emanuele Gargano, seine ganzen Ersparnisse anvertraut und ist damit offenbar einem Betrüger auf den Leim gegangen. Er beschließt, sein Geld zurückzuverlangen und nimmt Garganos Angestellte als Geisel. Commissario Montalbano übernimmt den komplizierten Fall, der so manche Überraschung für ihn bereithält ...
 
 

Radio Capital, 10.2017
Non solo Montalbano: Andrea Camilleri ospite di Circo Massimo

Ha cominciato con il teatro e per vent’anni ha insegnato regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Inizia anche la sua carriera di scrittore, entra in RAI, scrive sceneggiature.
E poi il grandissimo successo della fiction TV “Il commissario Montalbano”, tratta dai suoi libri.
Andrea Camilleri sarà ospite di Circo Massimo lunedì 9 ottobre per un’intervista con Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto.
Da non perdere, vi aspettiamo onair!
 
 

Circo Massimo, 9.10.2017
Intervista ad Andrea Camilleri



Cliccare qui per ascoltare la puntata e scaricare il podcast
 
 

Repubblica TV, 9.10.2017
Jobs act e lavoro, Camilleri: "Renzi non ha fatto qualcosa di sinistra"


“Troppe famiglie vivono nella povertà” ha detto Andrea Camilleri intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a 'Circo Massimo' su Radio Capital. “Il lavoro è degradato, ci sono troppi disoccupati. Non siamo fuori dal tunnel come dicono”. E sulla sinistra lo scrittore siciliano ha aggiunto: “Perché non fanno qualcosa di sinistra? Renzi non lo ha fatto. Il jobs act butta sabbia agli occhi e gli 80 euro sono elemosina”.

Camilleri: "Fascismo morto con Mussolini, M5S sono solo meteore"


“Non sono preoccupato. Non può tornare il fascismo o il nazismo, arriveranno altre forme di violenza, ma non quelle. Sono morte con le persone che le hanno create”. Così Andrea Camilleri a 'Circo Massimo' su Radio Capital, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, ha commentato il ritorno degli estremismi. “Sono rattristato dal ritorno di Berlusconi – ha aggiunto -. In America quando i politici finiscono, se ne vanno, non li vedi più. Questi, invece, condizionano la scena politica”. E sui grillini ha confermato: “Sono meteore. Non è un programma politico dire ‘no’ a questa politica”.

Ius soli, Camilleri: "Noi italiani siamo un popolo di razzisti"


Andrea Camilleri, ospite a Circo Massimo su Radio Capital, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, è amareggiato per il fallimento dell’approvazione della legge che concederebbe la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia. “Noi italiani siamo razzisti, perché non lo vogliamo dire? - dice lo scrittore - Negli anni Sessanta ho visto a Torino cartelli sui quali era scritto ‘Non si affitta a meridionali’. Ora accade con gli extracomunitari. Altro che italiani brava gente. Abbiamo la memoria corta, ricordiamo solo come era composta la Juventus nel ‘36”.
 
 

Hörzu, 9.10.2017
Montag / 00:30 / Sat.1 Emotions
Commissario Montalbano
Liebe und Brüderlichkeit
Mafiaserie / 105 Min. / I 2002 / Staffel 4, Folge 1
Sonntag, 08.10.2017 / 20:15 / Sat.1 Emotions
Sonntag, 08.10.2017 / 20:15 / Sat.1 Emotions HD
Montag, 09.10.2017 / 00:30 / Sat.1 Emotions HD
Sonntag, 15.10.2017 / 08:25 / Sat.1 Emotions
Sonntag, 15.10.2017 / 08:25 / Sat.1 Emotions HD
Sonntag, 22.10.2017 / 20:15 / Sat.1 Emotions
Sonntag, 22.10.2017 / 20:15 / Sat.1 Emotions HD

Liebe und Brüderlichkeit - Ein blinder Mann kommt ums Leben, scheinbar ein Unglücksfall. Aber Commissario Montalbano wird stutzig, als der Ingenieur Di Stefano sehr großes Interesse an dem Blindenhund des Verstorbenen hat, den Montalbano erstmal mit nach Hause genommen hat. Ein Besuch bei der Schwester des Verstorbenen und eine zufällig aufgeschnappte Bemerkung legen die Vermutung nahe, dass der Blinde ermordet wurde. Ein neuer Fall für Commissario Montalbano.
 
 

La Repubblica, 10.10.2017
Il nuovo libro del padre del Commissario Montalbano, "Esercizi di memoria", è una raccolta di ricordi e di aneddoti autobiografici ma non solo
Per la prima volta lo scrittore ha chiesto ad alcuni tra i migliori illustratori italiani di entrare nello spirito delle pagine con le loro opere
Il mondo dipinto con i colori di Camilleri

Fa un certo effetto accostarsi alle parole degli scrittori famosi, quando essi scrivono nel terzo tempo della loro vita. Ogni parte che si vorrebbe narrativa diventa una parte di autobiografia, un luogo dove i lettori riescono a scovare le ragioni dell'opera omnia che hanno letto fino a quel momento. Le pagine degli scrittori quando sono anziani aprono finestre sui principi compositivi delle loro opere e sul nostro essere lettori, "saperli leggere", proprio come chiacchierare con una persona avanti negli anni fa mutare l'orizzonte di chi ascolta. Succede con La Capria quando scherza con Silvio Perrella del suo Meridiano Mondadori in vita, con Gabriel García Márquez in Scrivere per raccontarla, con immenso struggente affetto lo si è letto in Nostalgia di Ermanno Rea. Lo fa oggi Camilleri, che ha festeggiato 92 anni, in un libro per lui davvero insolito: c'è una luce sghemba. Non è più la luce di Sicilia che inonda le scene del commissario Montalbano, non si posa sul mare di Vigata, è piuttosto la luce di quando sogniamo. Camilleri lo esplicita dal titolo, si pongono come esercizi di memoria, si fondano per quello che sono, dicono: questo è quello che mi ricordo. E la memoria, si sa, è selettiva. Affiorano così, come dal fondo del palcoscenico buio, come tirati via dalla cassa del corredo, figure conosciute. Perché sono le figure della nostra storia d'Italia, di un'Italia fascista, in cui i podestà sono risibili giullari come accade nelle pagine di Gadda e di Dario Fo. Ma anche di quell'Italia stracciata dalla fame del dopoguerra, che si riprende la sua dignità con una pernacchia, come in un racconto di Giuseppe Marotta. E poi sono gli amici di Camilleri che, se stiamo qui, sono per forza anche amici nostri: Eduardo de Filippo, Vittorio Gassman, Giuseppe Patroni Griffi, Francesco Rosi, persone che entrano e escono dalle stanze della sua casa di piazzale Flaminio come da quelle della nostra immaginazione.
Di Camilleri si sa tutto, la gente lo ama, ma è la posizione, ora, con questo libro, che cambia anche per lui, è qui che per la prima volta si rende inafferrabile. Non è, in questi racconti, l'instancabile narratore che conosce le storie, conosce ancora meglio l'animo umano, i suoi vizi, le sue zone di nobiltà e le sa raccontare: lì Camilleri ha incontrato il suo pubblico. Qui no, qui non sta più seduto, come vantano gli editori italiani (molti lo hanno in catalogo, tutti lo vorrebbero): lui in poltrona, loro tutti zitti sospesi per ore ad ascoltarlo, ipnotizzati dalla sua voce; lì è ancora il padre di Montalbano, lo zio di tutti i giallisti mediterranei. Qui invece è lui giovane, piccolo, spesso solo, come quando intraprende un viaggio alla volta di Palermo per dare il suo primo esame all'università e si trova al cospetto di un brigante dalla lunga barba, seduto in una caverna, che gli parlerà di Hegel (e che gli indovinerà il destino che ha avuto). È lui adesso il bambino, nella casa di campagna dei nonni materni, un siculo normanno biondissimo impassibile e una donna corvina con grandi occhi vivi. È lui che si emoziona a vedere volare gli aquiloni, a osservare, occhi sbarrati (senza capirne bene fino in fondo il senso), un aereo britannico mentre abbatte certi accrocchi di un suo zio ingegnere. È Camilleri al contrario di Camilleri: non il professore all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, che fa lezione di regia al bar, come raccontano trasognati i suoi allievi ora registi: piuttosto è Camilleri lui stesso studente che briga per riportare a casa le ceneri di Pirandello, è lui quando noi non c'eravamo ancora.
Di quella luce che si diceva, c'è un particolare che ancora bisogna affrontare, e lo si fa solo perché è lui stesso a volerlo: Andrea Camilleri è diventato cieco, come Jorge Luis Borges, prolifico come lui, e cantore, come lui, dei sud del mondo, con i loro cortili e le loro cisterne; amante, come lui, del poliziesco. Entrambi, nel terzo tempo della loro vita, si aspettano il coraggio, dai lettori che li amano, di ammettere la cecità come possibile: di lasciar loro guardare e descrivere del mondo proprio quella luce e quei colori immarcescibili nella memoria. Camilleri lo fa chiedendo agli amici disegnatori di dipingere ciascuno una tavola per ciascuno dei racconti. E loro eseguono, come possono le migliori matite di questo tempo: Mattotti con le sue figure intrecciate che ci fa vedere come è l'amore dentro di noi (non come è veramente), Olimpia Zagnoli che ci insegna la vera proporzione del nostro corpo (non come crediamo che sia) e, in copertina, Camilleri di Tullio Pericoli come ci piace pensarlo, incravattato e con la sigaretta accesa in mano. Si può presumere che l'abbia fatto "per sfregio", per spirito felice, per gettare colori al posto delle ombre, offrire luce ai suoi lettori, e pure per circondarsi di amici cari in un libro caro. Insomma perché il nostro immaginario faccia, nei confronti di ciò che si vede, quel leggero slittamento che provoca la cecità senile: uno slittamento verso la meraviglia: un piccolo regalo di compleanno che riceviamo dalle mani del festeggiato.
Valeria Parrella
 
 

Il Paese Nuovo, 10.10.2017
Premio Vittorio Bodini, annunciati i vincitori. Riconoscimento anche per Camilleri

Lecce – Sono il poeta Roberto Mussapi e il traduttore Giuseppe Girimonti Greco i vincitori della quarta edizione del Premio internazionale “Vittorio Bodini”, rispettivamente per la poesia con il libro La piuma del Simorgh, edito da Mondadori nella collana Lo Specchio, e per la traduzione con il libro Vertigine di Julien Green pubblicato da Nutrimenti.
Un premio speciale sarà inoltre assegnato ad Andrea Camilleri, il celeberrimo scrittore autore, tra le altre cose, della saga poliziesca del commissario Montalbano, per il rapporto di amicizia che lo ha legato a Vittorio Bodini.
Due riconoscimenti saranno assegnati anche alla memoria di Luigi De Nardis, illustre francesista Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e amico di Bodini, e Fiorella Rizzo, artista visiva le cui istallazioni hanno impreziosito alcune edizioni del Premio.
Tutti i vincitori sono stati annunciati stamani nel corso di una conferenza stampa di presentazione alla quale sono intervenuti il sindaco della Città di Lecce Carlo Salvemini, l’assessore alla Cultura della Città di Lecce Antonella Agnoli, Valentina Bodini, il professore dell’UniSalento Lucio Giannone e il direttore artistico della cerimonia di premiazione, Antonio Minelli. “Bodini è figura di intellettuale moderno che questa città ha il dovere di ricordare, valorizzare e far conoscere. – ha detto Carlo Salvemini – Un premio si misura dalla qualità del comitato scientifico e dalla capacità di reggere al tempo e questo premio è esperienza culturale di valore enorme, anche per il recupero della propria memoria. Voglio ricordare che Bodini fu anche un grande traduttore e senza le traduzioni le lingue nazionali sarebbero un fortino inespugnabile e non ci sarebbe la cultura per come oggi la conosciamo”.
Sarà il teatro Apollo, restituito ai cittadini lo scorso febbraio dopo oltre trent’anni di chiusura e un restauro durato dieci anni, ad ospitare sabato 14 ottobre la cerimonia di premiazione. La serata prenderà il via alle 20.30 e sarà condotta dal giornalista Antonio Caprarica con la partecipazione di uno dei nomi più affermati del teatro italiano, l’attrice e regista Daniela Poggi.
Nel corso della serata sarà trasmessa l’intervista integrale inedita ad Andrea Camilleri – che non potrà essere presente – realizzata nella sua casa romana a cura del Centro Studi Vittorio Bodini con la collaborazione di imovepuglia.tv.
La cerimonia, con la direzione artistica di Antonio Minelli, indaga il rapporto che Vittorio Bodini ha avuto con l’Andalusia, tracciando un filo conduttore tra la regione spagnola e il Salento. Si inseriscono in questo filone le letture di brani di Bodini tratti da Barocco del Sud e Corriere spagnolo, gli interventi musicali, tra canti popolari e flamenco, che vedono protagonisti la cantautrice salentina e voce de La Notte della Taranta Alessandra Caiulo, la danzatrice Maristella Martella e la band “Flamenco nuestro”.
La partecipazione alla cerimonia di premiazione è libera e gratuita (Per prenotare: tel. 392 6970510).
Elena Carbotti
 
 

Quotidiano di Puglia, 10.10.2017
Premio Bodini, tra i vincitori anche lo scrittore Camilleri - VIDEO

Sarà Andrea Camilleri uno dei nomi del Premio Bodini. Lo scrittore siciliano riceverà il premio ma non sarà fisicamente nel Salento. Al suo posto ci sarà una videointervista, eccone un estratto.
 
 

piazzasalento, 10.10.2017
Premio “Vittorio Bodini”, i vincitori. “La luna dei Borboni” a Camilleri

Nardò. Comunicati nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina a Palazzo Carafa a Lecce i vincitori della IV edizione del Premio “Vittorio Bodini”: per la poesia il poeta Roberto Mussapi con il libro “La piuma del Simorgh” (Libri Mondadori, collana “Lo Specchio”), per la traduzione Giuseppe Girimonti Greco con il libro “Vertigine” di Julien Green (Nutrimenti Edizioni). Due riconoscimenti saranno assegnati anche alla memoria di Luigi De Nardis, illustre francesista Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza di Roma” e amico di Bodini, e Fiorella Rizzo, artista visiva le cui istallazioni hanno impreziosito alcune edizioni del Premio. Ad Andrea Camilleri è stato assegnato il premio speciale “La Luna dei Borboni”. Nel corso della conferenza stampa è stato presentato un breve estratto della video intervista curata dal Centro Studi Vittorio Bodini, che ha sede a Nardò, con la collaborazione di imovepuglia.tv e realizzata nella casa romana dello scrittore siciliano. Per Camilleri la poesia di Bodini “non è ermetica, è una poesia di una chiarezza esemplare. È di una forza poetica rara”. Per il Premio si augura “che diventi contagioso, che possa trasmettere ad altri il contagio della cultura, che se veramente la cultura diventa una epidemia, non c’è vaccino che possa arrestarla”. L’edizione integrale dell’intervista (Camilleri non sarà presente) sarà offerta nel corso della cerimonia di premiazione che si terrà sabato 14 ottobre nel teatro Apollo di Lecce. La lettura di brani tratti da “Barocco del Sud” e “Corriere spagnolo”, gli interventi musicali, tra canti popolari e flamenco, che vedono protagonisti la cantautrice salentina Alessandra Caiulo, la danzatrice Maristella Martella e la band “Flamenco Nuestro” rimarcheranno l’esperienza spagnola di Bodini e il filo rosso che lega l’Andalusia al Salento.
Maria Rosaria De Lumè
 
 

Corriere Quotidiano, 10.10.2017
Ispica torna a essere set cinematografico
"La mossa del cavallo" di Camilleri diventa film e nel Ragusano si 'vestono' abiti ottocenteschi
Cliccare qui per una galleria fotografica


Un'immagine del set

Il regista Pietro Germi, cinquantasei anni fa girò il suo capolavoro "Divorzio all’Italiana" (1961) lungo le strade e le splendide chiese di quella che una volta era 'Spaccaforno', ossia l'odierna Ispica in provincia di Ragusa.
In questi giorni la splendida cittadina siciliana torna a rivivere l'esperienza del set cinematografico grazie al romanzo di Andrea Camilleri "La mossa del cavallo" che sta per diventare un film per Rai Uno, prodotto dalla Palomar di Carlo degli Esposti.
Il regista Gianluca Maria Tavarelli infatti tornerà a dirigere Michele Riondino, dopo il successo del "Giovane Montalbano" e tra le location ha scelto il meraviglioso loggiato semicircolare della Basilica di Santa Maria Maggiore, opera dell’architetto Vincenzo Sinatra, che crea un effetto unico e spettacolare e che per l'occasione indossa 'abiti' ottocenteschi.
La storia è ambientata nel 1877 e racconterà la farsa tragica del ragioniere Giovanni Bovara, originario di Vigata, ma ormai genovese di adozione. L'uomo viene inviato a Montelusa dal direttore generale delle Finanze come nuovo ispettore capo dei Mulini per indagare su alcuni episodi di corruzione e sulla morte sospetta di due ispettori.
Simona Russo
 
 

Quotidiano di Ragusa, 10.10.2017
Film
Ciak si gira: piazza Gesù a Modica diventa set
Attenti ai divieti

Farà presto tappa anche a Modica il cast del nuovo film tratto dal romanzo di Andrea Camilleri intitolato "La mossa del cavallo" prodotto dalla Palomar per la regia di Gianluca Tavarelli. Il cast è già approdato nei giorni scorsi nel ragusano, a Scicli, a Donnafugata, a Chiaramonte Gulfi e adesso toccherà anche a Modica.
Protagonista del film ambientato nell'800, è Michele Riondino che lascia i panni del "Giovane Montalbano" per impersonare il protagonista Giovanni Bovara. L'uomo accusato di un crimine non commesso, dovrà lottare a lungo per dimostrare la propria innocenza. Alla fine ci riuscirà attraverso una mossa vincente quella del cavallo, appunto, prendendo spunto dal gioco degli scacchi. Le scene del film verranno girate presso Piazza del Gesù a Modica Alta e per l'occasione sarà vietato sostare nella zona. Da Palazzo San Domenico è arrivata una apposita ordinanza che interesserà la piazza dalle ore 1.00 alle ore 22.00 del 17 ottobre, prevista la rimozione forzata per i veicoli degli automobilisti che non rispetteranno il divieto.
Cinzia Vernuccio
 
 

La Repubblica, 11.10.2017
Le età del coraggio

Chi ha più anni sulle spalle, di solito, guarda indietro. Ma questo non significa che stia rinunciando al futuro. L'età è anche una questione di stato d'animo; e il gesto più generoso di un essere umano avanti negli anni è prendersi cura del tempo che viene dopo di sé. Negli ultimi giorni sono rimasto impressionato, prima ancora che dalla lucidità, dall'ardore di alcuni vecchi maestri — gente nata nella tempesta o fra le macerie del ventesimo secolo. Mario Vargas Llosa, ottantuno anni, domenica scorsa in piazza a Barcellona, che suda e si sgola per far riflettere sui pericoli di una divisione, di una rinuncia al dialogo. Amos Oz, settantotto, che si rivolge, in un libro fresco di stampa, ai "cari fanatici"; al loro, al nostro estremismo inconsapevole. Angela Davis, eterna ragazza di settantatré anni, che qualche giorno fa, a Ferrara, incitava la platea a non rinunciare alla lotta contro ogni discriminazione. Rinunciare, d'altra parte, vuol dire accettare. Due grandi italiani, lo scrittore Andrea Camilleri e l'architetto Renzo Piano, che — interpellati sull'inaccettabile rinvio della legge sullo Ius soli — inchiodano italiani più giovani alla loro ottusità e al loro razzismo.
Ho provato ammirazione. Come la provo per certi nonni meno rassegnati dei nipoti, capaci di battere ancora il pugno sul tavolo, di fronte a un'ingiustizia. Convinti che l'indignazione non c'entra con l'anagrafe, e che alzare le spalle non è mai una soluzione. Ho sentito, nelle loro parole nette e senza retorica, un sovrappiù di onestà. Come a dire: noi non abbiamo quasi più niente da perdere, voi avete da perdere tutto. Ho capito che per parlare così, indicando chiaramente il pericolo, bisogna averlo conosciuto, sapere dai segni sulla pelle che cosa ha prodotto e come ha ferito, come ha umiliato. Ho compreso che la libertà superiore di un'età matura, se non è risentimento e indifferenza, è la purezza di un discorso fatto senza calcoli. Sgradevole e perfino indigesto, talvolta, ma non ipocrita. Ho apprezzato come — ben lontani dal farsi imprigionare dal passato — questi intellettuali autentici mettano in guardia noi dal rischio di imprigionare il futuro.
Le ragioni e i torti, le paure — a Barcellona, a Roma e dappertutto — sono più complesse di qualunque schema. Ma il difetto di immaginazione — come ricorda Oz nelle pagine di Cari fanatici — è quello che rende colpevoli tutti. E se non riconosci il piccolo fanatico, «il punto esclamativo ambulante», l'intollerante che ti porti dentro, la strada che percorri non arriva da nessuna parte. «Chi è curioso e ha fantasia è sempre ansioso di sapere "come sia per gli altri"», dice Oz. C'è sempre un rovescio, un altro punto di vista, una prospettiva differente. Da un lato un legittimo desiderio di indipendenza e autonomia; dall'altro il rischio che ad alimentarlo sia una corrente di nazionalismo e di razzismo. Il rischio di considerare traditore chi indica una possibilità di coesistenza. Da un lato l'ansia, più che comprensibile, di fronte alle differenze fra mondi e culture; dall'altro il pericolo di considerare i muri una soluzione. Da un lato un principio difensivo di cittadinanza nazionale; dall'altra bambini che studiano una Costituzione "che non li accoglie" e parlano la lingua "che li chiama diversi". Da un lato la custodia di tutte le vecchie certezze scambiata per futuro; dall'altro un futuro che rende incerti ma non può essere bloccato.
Il paradosso è svegliarsi più conservatori di chi, per età, avrebbe qualche ragione di esserlo. Il paradosso è chiudersi dietro barriere, confini, dentro spazi sempre più angusti, nell'illusione di riguadagnare forza e sicurezza. Il paradosso è che a mostrarci il ridicolo di questa illusione debba essere chi l'ha vista tradursi in un incubo. Il paradosso è che a suonare l'allarme di fronte a idee retrive contrabbandate per pensieri nuovi, sia chi ha vissuto razzismi, guerre, divisioni nate nello stesso, sempreverde terreno dell'intolleranza.
«Abbiamo la memoria corta, ricordiamo solo come era composta la Juventus nel ‘36» ha detto l'altro giorno il novantaduenne Camilleri. Ed è paradossale anche questo: che sia costretto, arrivato a un passo dal secolo, a togliere di mezzo qualunque tentazione nostalgica. Per ricordare a discendenti distratti, smemorati e imprudenti la lezione più nera del passato — lui che avrebbe il diritto di liberarsene. E per mostrarci come uno nato nel 1925 possa usare parole più generose e più fertili di quelle corte e aride con cui stiamo — noi nati dopo — inquinando il presente, riducendolo a un vicolo cieco.
Paolo Di Paolo
 
 

Leccenews24, 11.10.2017
Premio Letterario Internazionale “Vittorio Bodini”: la poesia rivive al Teatro Apollo
Appuntamento a Sabato 14 Ottobre, presso il Teatro Apollo di Lecce, con il Premio Letterario Internazionale "Vittorio Bodini".

Il ritratto del Salento
Sincretica visione di sè e del sud, legame profondo ed intenso con l’identità della provincia, metafora esistenziale dolorosa e amata, “trovo il mio sud con più aperta coscienza, con più aperta tristezza e più valore” dirà in Omaggio a Cordoba, affresca il ritratto del Salento e di Lecce alternando riso ironico ed amara constatazione, sottinteso amore e struggente lirismo descrittivo “è una città vedova del suo tempo, e questo sentimento che la storia non vi riesca a procedere è lo stesso che suggerisce la pianura circostante, dove a volte si resta in ascolto aspettandosi di udire gli spari di antiche colubrine, per un attacco di pirati saraceni o di briganti”.
In Vittorio Bodini convivono e coesistono le contraddizioni di chi vive “Nel sud del sud dei Santi”, attaccamento e fuga, Salento nell’anima ed Europa nei pensieri.
Il Premio “Vittorio Bodini”
Al grande poeta leccese, di nascita barese, è dedicato il Premio Letterario Internazionale “Vittorio Bodini”, promosso e organizzato dal Centro Studi Vittorio Bodini con il Patrocinio dell’Assessorato all’Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, della Città di Lecce, della Città di Nardò, dell’Università del Salento e di Besa editrice. Giunto alla Quarta edizione, l’appuntamento è stato introdotto in conferenza stampa alla presenza del sindaco Carlo Salvemini, dell’assessore alla Cultura Antonella Agnoli. Promotori del Premio la figlia, Valentina Bodini, il Prof. Lucio Giannone ordinario di letteratura contemporanea all’Università del Salento e Antonio Minelli, direttore artistico della cerimonia di premiazione.


Il contributo video dello scrittore Andrea Camilleri

Cerimonia al Teatro Apollo
Era presente (in video) il celebre scrittore Andrea Camilleri, amico di Bodini, di cui ha affermato la chiara forza poetica, auspicando che avvenga un contagio della cultura. “Se diventa un’epidemia non c’è vaccino che possa fermarla”, ha affermato. La cerimonia di premiazione si terrà sabato 14 ottobre al Teatro Apollo alle 20.30. Il Premio Letterario Internazionale “Vittorio Bodini” è assegnato a opere edite in lingua italiana e si articola in due sezioni dedicate alla poesia e alla traduzione con due rispettivi contributi in denaro. Il Premio prevede anche tre premi speciali assegnati a personalità che si sono adoperate in favore della divulgazione del nome di Bodini e della sua opera: il premio La Luna dei Borboni, il premio Le mani del Sud e l’Omaggio alla Memoria.
Premio speciale ad Andrea Camilleri
La serata prenderà il via alle 20.30 e sarà condotta dal giornalista Antonio Caprarica con la partecipazione di Daniela Poggi. Sono il poeta Roberto Mussapi e il traduttore Giuseppe Girimonti Greco i vincitori della quarta edizione del Premio Internazionale “Vittorio Bodini”, rispettivamente per la poesia con il libro La piuma del Simorgh, edito da Mondadori nella collana Lo Specchio, e per la traduzione con il libro Vertigine di Julien Green pubblicato da Nutrimenti.
Un premio speciale sarà inoltre assegnato ad Andrea Camilleri, il celeberrimo scrittore autore, tra le altre cose, della saga poliziesca del commissario Montalbano, per il rapporto di amicizia che lo ha legato a Vittorio Bodini.
[…]
Maria Agostinacchio
 
 

Il Piccolo, 11.10.2017
Così Schiavone sfida Montalbano
Il maestro e l’allievo ai vertici delle vendite

Piccoli sfottò tra amici. Una storia caratterizzata da sorpassi e controsorpassi come se fossero spericolati giovinastri in sella a due Harley Davidson. In realtà è una sfida che si svolge sulla carta e nella fattispecie riguarda la classifica dei libri più venduti. Per di più è un derby che si consuma tutto sul campo della Sellerio, “scuderia” di appartenenza dei due “giovinastri” che in due totalizzano 154 anni. Ma ad alzare notevolmente la media è Andrea Camilleri (92) contro i 52 dell’allievo Antonio Manzini.
Libriccini blu contro libriccini blu da quando il commissario Salvo Montalbano, il popolare personaggio scolpito dalla penna del maestro siciliano, ha trovato un poliziotto più bastardo di lui che gli tiene testa. Il vicequestore romano Rocco Schiavone (in castigo ad Aosta) è già in cima alle classifiche dei libri italiani a poche settimane dall'uscita dal suo nuovo noir "Pulvis et umbra", praticamente l'attesa seconda puntata del fortunato "7-7-2004". Una sfida che si rinnova anche alla televisione dove la faccia ruvida e sciupata di Marco Giallini si contrappone a quella più solare e affidabile dell'attore Luca Zingaretti. Ma dove stanno gli sfottò? Succede che quando Manzini scavalca il classifica il "grande vecchio" gli telefona subito per gli affettuosi sberleffi di rito; Camilleri, senza scomporsi gli ricorda: «Guarda Antonio che la cosa più importante è la durata...» e puntualmente dopo poco tempo Montalbano si riprende lo scettro non appena esce il nuovo libro.
Quella tra Camilleri e Manzini è un'amicizia di vecchia data. L'autore siciliano era il suo insegnante all'Accademia d'arte drammatica, corso di regia. Non va dimenticato che Manzini nella sua prima vita è stato un buon teatrante (poi sceneggiatore) convertitosi in un secondo momento alla narrativa con il promettente romanzo d’esordio "Sangue Marcio" (Fazi editore). Ma quel giovane allievo era subito entrato nel cerchio magico del maestro. Lo considerava molto più sveglio e ironico degli altri al punto che Camilleri gli mise sotto il naso il manoscritto del suo primo Montalbano, "La forma dell'acqua". Da quel momento lo scambio è diventato anche letterario. Mentre Montalbano di libro in libro conquistava un pubblico sempre più numeroso, Manzini forgiava la sua creatura, imparava il mestiere inventandosi un personaggio molto sopra le righe ma comunque accattivante. Un'anima nera, un uomo che si muove spesso oltre i confini della legalità, che ha amicizie scomode tra la mala romana, che si fa le "canne in ufficio" e che quando c'è da "menà" non ci pensa due volte. Un poliziotto anche inquieto e tormentato e per questo pieno di fascino.
Manzini nelle sue interviste sostiene di non essersi ispirato al maestro. Ma è proprio così? In effetti i due protagonisti sono molti diversi e si muovono anche in contesti ambientali molto distanti. Tuttavia Manzini non ha del tutto ignorato la lezione del maestro, s’infila sul suo binario narrativo quando c'è da mettere in piedi il teatrino in questura. Su questo terreno Camilleri è insuperabile, il Catarella, specie quello televisivo, è un’ottima spalla. Gli "utili idioti" ci sono anche nella questura di Aosta, si chiamano Deruta e D'Intino e Casella ha una certa assonanza con Catarella. Lo scrittore romano ha subito pronta una tesi difensiva: «Anche Shakespeare aveva bisogno dei buffoni, alleggeriscono il racconto e assicurano una buona percentuale di ironia. Insomma, una necessità. E poi ci sarebbe il discorso della lingua. Senza gli eccessi, ormai familiari di Camilleri, Manzini tenta di sdoganare, a piccoli sorsi, qualche colorita espressione in romanesco.
"Pulvis et umbra" sembra essere una sorta di asso nella manica, il noir più riuscito di Manzini (e ce ne sono di belli). Sarà forse perchè in questo romanzo tutti i nodi personali del vicequestore, inseguito dalle ombre del suo passato, vengono in qualche modo al pettine. Conti da regolare (con l'acerrimo nemico Enzo Baiocchi, l'assassino di Adele, la donna del suo amico Seba), situazioni sentimentali lasciate per troppo tempo in sospeso con la collega Caterina, il caso da risolvere di un trans morto al culmine di un gioco erotico. Manzini non si è fatto mancare nulla. Neanche un'incursione nell'alto Friuli, a Cividale, per dare la caccia a Enzo Andrea Baiocchi, evaso dal carcere e in fuga verso la Slovenia grazie alla copertura di un ex compagno di cella (e tra poco cominceranno le riprese in Friuli della versione telesiviva). La sfida tra Montalbano e il commissario Schiavone continua. Vicequestore, prego.
Maurizio Cattaruzza
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.10.2017
Il racconto
"Esercizi di memoria" di Andrea Camilleri edito da Rizzoli (240 pagine 18 euro) è una raccolta di memorie dello scrittore episodi autobiografici che spesso incrociano personaggi noti
Nel testo dedicato a Luciano Liggio, Camilleri racconta dell'incontro mancato col boss che lo fece contattare dal suo avvocato per commissionargli uno sceneggiato tv per la Rai
Quando Liggio mi chiese un film sulla sua vita
Pubblichiamo uno stralcio del racconto di Camilleri, edito da Rizzoli, per "Esercizi di memoria"
Nell'87 il boss voleva incontrare lo scrittore perché scrivesse uno sceneggiato con la sua verità
Era il 1987, Andrea Camilleri era ancora un regista e sceneggiatore della Rai e non lo scrittore-fenomeno di oggi ma il suo sceneggiato "Un siciliano in Sicilia" piacque molto a un detenuto di grosso calibro, Luciano Liggio. Il boss volle incontrare il futuro scrittore per chiedergli di scrivere uno sceneggiato dedicato a lui, per spiegare la sua innocenza rispetto ai tenti delitti attribuitigli, primo fra tutti quello del procuratore Scaglione. Il tramite fu il suo avvocato, che incontrò Camilleri a Roma assieme a un ambiguo tuttofare, tale Giovannino. Camilleri era interessato, teneva a incontrare un personaggio come Liggio e disse sì, ma dipendeva ovviamente dalla Rai. Liggio colse il dubbio, si informò con le sue fonti e seppe prima di Camilleri che la Rai non avrebbe mai fatto un film sulla primula rossa.

Agli inizi del 1987 il primo canale televisivo della Rai trasmise uno sceneggiato intitolato "Un siciliano in Sicilia" del quale io avevo scritto il soggetto e che poi avevo sceneggiato in collaborazione con Antonio Saguera e il regista Pino Passalacqua.
Il mio soggetto prendeva lo spunto da un fatto veramente accaduto: alcuni mesi prima dello sbarco in Sicilia degli Alleati avvenuto, come si sa, ai primi di luglio del 1943, era arrivato clandestinamente nell'isola un giovane avvocato statunitense di origine siciliana, egli aveva la missione di contattare gli antifascisti e gli esponenti dei partiti politici che il fascismo aveva abolito in modo che potessero essere in grado di coprire le varie cariche istituzionali non appena l'isola liberata avesse riconquistato le libertà democratiche.
Senonché una volta avvenuto lo sbarco, il povero avvocato, che aveva attraversato una gran quantità di disavventure, si vide messo da parte dagli alti esponenti militari dell'Amgot (Amministrazione militare alleata dei territori occupati) i quali, tout court, designarono come sindaci e assessori noti personaggi mafiosi che fino allora erano stati, come si usa dire, in sonno. Insomma avvenne il curioso fenomeno che con l'arrivo della libertà la mafia in Sicilia assunse in prima persona il potere.
Tanto per fare un esempio, in ben trenta Comuni nella sola provincia di Palermo diventarono sindaci mafiosi di chiara fama e di tutto rispetto. Il mio sceneggiato suscitò parecchie discussioni anche tra politici ma era innegabile che gli americani, prima dello sbarco, avevano stretto un'alleanza con i mafiosi. Infatti si disse che alcuni esponenti di questa organizzazione erano stati paracadutati in Sicilia prima dello sbarco così come aveva fatto il mio disgraziato avvocato.
Una settimana dopo la messa in onda dello sceneggiato, ricevetti una strana telefonata.
«Sono l'avvocato Emilio De Rosa e vorrei parlare con il dottor Andrea Camilleri.»
«Sono io, mi dica.»
«È lei che ha scritto il soggetto di Un siciliano in Sicilia?»
«Sì.»
«Senta, io sono l'avvocato personale di Luciano Liggio, le trasmetto i suoi complimenti.»
Rimasi inebetito e francamente sorpreso, il corleonese Luciano Liggio (in realtà si chiamava Leggio) era un criminale mafioso soprannominato "la primula rossa" per la sua agilità nelle fughe e per le sue clamorose evasioni. Fin da giovanissimo si era messo agli ordini del capomafia locale, Michele Navarra, e ben presto si era dato al furto di bestiame e alla macellazione clandestina uccidendo senza nessuno scrupolo chiunque osasse contrastarlo. Il suo primo omicidio fu quello di una guardia giurata che aveva osato denunziarlo alla polizia. In brevissimo tempo ebbe a sua disposizione una decina di gregari e i suoi affari si allargarono fino a concorrere ad opere pubbliche. Fu per la costruzione di una diga che egli venne in contrasto con il suo capo Navarra, non esitò a farlo fuori mentre questi tornava a casa in auto. Negli anni seguenti, tra i vari delitti da lui commessi, venne accusato dell'omicidio del sindacalista Placido Rizzotto e del procuratore capo Scaglione, nelle sue imprese criminali si servì di due primi aiutanti: uno era Totò Riina, l'altro Bernardo Provenzano. Fu con quest'ultimo che compì la strage di via Lazio a Palermo per eliminare Michele Cavataio e i suoi uomini che costituivano una banda rivale. Liggio, Provenzano e altri due uomini si presentarono nel garage di via Lazio, che era la roccaforte di Cavataio, travestiti da carabinieri e Provenzano approfittò dell'istante di smarrimento degli avversari per eliminarli a colpi di mitra. Da allora Provenzano venne soprannominato "'u tratturi" perché come ogni trattore non lasciava dietro di sé un filo d'erba.
Nell'omicidio del procuratore Scaglione, Liggio invece si servì dell'aiuto di Totò Riina. Arrestato e processato a Bari venne inspiegabilmente assolto per insufficienza di prove, allora si trasferì a Milano dove ben presto organizzò il sequestro di noti industriali, tra cui Rossi di Montelera, a scopo di riscatto. Finalmente nel 1975 venne arrestato e condannato all'ergastolo.
Quando ripresi fiato balbettai:
«Me lo ringrazi tanto».
«Ancora una cosa» disse l'avvocato, «Luciano avrebbe piacere di incontrarla.»
«E dove?»
«Naturalmente nel carcere dell'Ucciardone. Guardi, gli hanno concesso una cella attigua che fa da salotto. Lo sa, Luciano negli ultimi tempi si è molto avvicinato alla cultura: legge tanto e c'è un professore di Filosofia dell'università che viene regolarmente, due volte la settimana, a fargli lezione. Si è messo anche a dipingere.»
«Va bene» dissi «ma perché vuole vedermi?»
«Luciano è rimasto incantato del suo sceneggiato. Ha detto che lei è un uomo che capisce molte cose e perciò vorrebbe vederla per rivelarle alcune verità che non sono state dette al processo. Se lei me lo consente io verrei a Roma dopodomani, potremmo incontrarci al caffè Canova alle cinque del pomeriggio, le va bene?» Non esitai un istante, incontrare un personaggio simile mi incuriosiva molto.
«D'accordo» risposi.
Quella sera stessa, raccontai della telefonata ad Antonio Saguera, cioè a dire ad uno dei due cosceneggiatori. In realtà Antonio Saguera era lo pseudonimo di un altissimo magistrato che si chiamava Gaetano Suriano e che era anche un eccellente uomo di spettacolo.
«Come devo comportarmi davanti a Luciano?»
«Devi fargli una premessa» mi suggerì Suriano, «gli devi dire che non deve raccontarti cose che la Giustizia non sappia già. Che ti dica pure dettagli, particolari ma devono essere cose che risultano scritte negli atti processuali. Così non vieni a conoscenza di notizie che potrebbero essere pericolose anche per te.»
Mi presentai all'appuntamento puntualissimo, davanti al caffè Canova sostava un’automobile che pareva facesse parte di un film anni Trenta, si trattava di una Rolls-Royce bianca, enorme, di quelle con la ruota di scorta a vista appiccicata dietro il cofano posteriore, dentro ci stava un ometto bassino, sessantenne, vestito tutto di nero. Mentre io mi fermavo incuriosito, come tanti altri, a guardare quell'auto vistosa, il bassino aprì la portiera, scese e mi si avvicinò.
«Lei è il dottor Camilleri, vero? Sono l'avvocato De Rosa.»
Ci stringemmo la mano.
«Abbia pazienza un momento, sto aspettando Giovannino.»
Non domandai chi fosse, dopo poco uscì dal Canova un giovane trentacinquenne, alto magro ricciuto, che si diresse verso di noi.
«Giovanni', com'è?» domandò l'avvocato.
Giovannino scosse la testa.
«Non mi pare cosa.»
«Allora» fece l'avvocato «andiamo a via Veneto.» Giovannino si mise alla guida, noi due ci sedemmo dietro. L'avvocato non aprì bocca, arrivati a via Veneto Giovannino fermò davanti al Café de Paris.
«Questo» disse «potrebbe essere il posto giusto.» Scese, noi restammo in macchina, tornò dopo un attimo e senza dire parola aprì lo sportello dell'auto. Giovannino ci guidò a un tavolo, ci sedemmo e io mi resi conto che nella posizione in cui si trovava Giovannino egli poteva vedere davanti a sé un grande specchio che rifletteva l'entrata del caffè.(...)
«Andiamo al dunque» disse l'avvocato, «a Luciano preme dichiarare che lui col delitto Scaglione non c'entra niente. I giudici non hanno voluto sentirlo su questo argomento ma vede, Luciano ha sempre voluto essere presente, non ha mai mandato altre persone a fare qualcosa in suo nome. La sera in cui ammazzarono il procuratore, Luciano era distante cento chilometri e può dimostrarlo, così come non sono neppure esatti alcuni dettagli che riguardano i motivi dell'uccisione di Rizzotto. Le sottolineo qui un fatto assolutamente trascurato, il primo delitto di cui Luciano venne accusato fu quello di una guardia giurata, se lo ricorda?»
«Sì» ammisi.
«Ebbene lo sa dove venne arrestato la prima volta Luciano tre anni dopo quell'omicidio?»
«No, non lo so, me lo dica lei.»
«Venne arrestato nella casa della vedova dell'uomo che Luciano avrebbe ucciso. Questa donna era stata, prima che si sposasse con la guardia, la fidanzata di Luciano. Capisce come molte storie hanno dei risvolti diversi da quelli che appaiono?»
«Va bene» dissi, «avvocato, io sono disposto ad incontrarlo ma in che modo potrei essergli utile?»
Non ci pensò su un istante. «Luciano vorrebbe che lei scrivesse uno sceneggiato su di lui con la stessa intelligenza e lo stesso acume che ha dimostrato nello sceneggiato trasmesso pochi giorni fa.» (...)
Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica, 12.10.2017
Scienze
Un asteroide di nome Luca: l'omaggio a Parmitano
Scoperto nel 1993 da Vincenzo Silvano Casulli, il corpo celeste 37627 ora porterà il nome dell'astronauta italiano che dalla Iss commenta su Twitter: "Un regalo meraviglioso"

Il nome di Luca Parmitano rimarrà per sempre nello spazio. L'International Astronomical Union's Minor Planet Centre ha dedicato all'astronauta italiano un asteroide che sino a oggi era conosciuto con il nome 37627. La notizia è stata riportata sul sito dell'Esa, l'Agenzia Spaziale Europea di cui fa parte Parmitano.
Il corpo celeste era stato scoperto nel 1993 dall'astronomo amatoriale Vincenzo Silvano Casulli, responsabile dell'Osservatorio di Vallemare di Borbona, che nel suo curriculum vanta la scoperta di oltre 251 oggetti. "Non si poteva scegliere nome più appropriato. Luca è stato per sei mesi nella Stazione Spaziale e ancora non aveva un suo asteroide", ha commentato Casulli. Era stato proprio lui, in passato, a proporre il nome di Parmitano per ribattezzare il corpo celeste. Così come aveva già fatto con altre decine di asteroidi, ai quali ha dato il nome di regioni italiane come Umbria e Toscana, di intellettuali come Andrea Camilleri, artisti come Carla Fracci e Riccardo Muti, personaggi storici come Mazzini o della società civile come Paolo Borsellino.
[...]
Valentina Ruggiu
 
 

ANSA, 13.10.2017
Un libro al giorno
Gli 'esercizi di memoria' di Camilleri
Pirandello e altri incontri tra vita e letteratura

ROMA - ANDREA CAMILLERI, ''ESERCIZI DI MEMORIA'' (RIZZOLI, pp. 240 18,00 euro).
Quest'anno ricorrono i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello e Camilleri, che tra l'altro da bambino lo incontrò di persona, apre il suo nuovo libro di personali ''Esercizi di memoria'', ovvero ricordi di una vita, con la storia assurda e comica dell'odissea delle povere ceneri dell'autore dei ''Sei personaggi''. Lo fa perchè fu proprio lui, con due amici, a darsi da fare nel primo dopoguerra perchè queste fossero portate e sepolte vicino alla casa natale del Caos ad Agrigento, secondo il volere dello scrittore premio Nobel, scomparso nel 1936, che si era fatto cremare dando scandalo.
Il libro sarà presentato il 18 ottobre alla Barberini-Gallerie Corsini di Roma.
Questo è solo il primo ricordo, il primo racconto, un omaggio all'amatissimo Pirandello e quasi un'introduzione a una galleria di incontri e personaggi che potremmo benissimo definire pirandelliani. La forza di queste pagine, ricordi fatti riaffiorare con il consueto sguardo ironico, è nella loro curiosità, nel ritratto di un mondo per molti versi scomparso, ma per il lettore che ama Camilleri e è affezionato del suo commissario Montalbano è la scoperta che nasce ha lì le sue radici, nella realtà, il seme da cui deriva e si ricrea tutto il suo mondo e i suoi personaggi letterari.
Ecco allora l'ingegnere che teorizza di combattere la guerra con gli aquiloni e prova a farlo con risultati imprevisti; ecco il Colonnello che vuol rimodernare con apparecchi eolici una vecchia masseria e diventa bersaglio degli aerei alleati; il curioso incontro di Don Vincenzino, che porta pesce al mercato, con i compagni e un ex frate della banda di Giuliano; i surreali testi teatrali di Serbati angelo; la storia di un medico e della cavallerizza del Circo Pianella. Tra questi naturalmente i ricordi più personali, dalle avventure dello stesso Camilleri con la censura teatrale democristiana a quelle con Eduardo De Filippo, che lo compatisce per aver dovuto lavorare col fratello Peppino o gli incontri con Sharoff o con Antonioni, sino alle storie di suo padre che si trova costretto a spacciarsi per medico con impreviste conseguenze, o del Commissario Carmelo Camilleri, cugino del padre.
E sono pagine da leggere senza dimenticare che riaffiorano dal buio, quello in cui da qualche tempo lo scrittore che ha superato i 90 anni è piombato con grande scoramento ma sapendo poi riprendersi e continuare a vivere e amare quello che fa, imparando a dettare invece di scrivere in prima persona, ancora ogni mattina presto, dopo essersi sbarbato e vestito per sedersi alla sua scrivania e vedersi venire incontro tutti questi fantasmi, questi personaggi che reclamano di essere messi sulla pagina. Proprio come accadeva al povero Pirandello.
Paolo Petroni
 
 

TVBlog.it, 13.10.2017
I genitori di Giulio Regeni e Andrea Camilleri a Che tempo che fa domenica su Rai1 (Anteprima Blogo)
Paola e Claudio Regeni ospiti del programma condotto da Fabio Fazio

Saranno Paola e Claudio Regeni ad aprire domenica, subito dopo il Tg1 delle ore 20, la quarta puntata del nuovo ciclo di Che tempo che fa, il talk show condotto da Fabio Fazio in onda dalle frequenze della prima rete del servizio pubblico radiotelevisivo.
[…]
Fra gli ospiti della puntata anche lo scrittore Andrea Camilleri.
 
 

Radio RTM Modica, 13.10.2017
Convegno sul tema: “Ragusa e Montalbano: voci del territorio in traduzione audiovisiva”

Martedì 17 ottobre, alle ore 11, presso la sala giunta si terrà una conferenza stampa per presentare il convegno sul tema “Ragusa e Montalbano: voci del territorio in traduzione audiovisiva”, in programma il 19 e 20 ottobre prossimi. Il Convegno, promosso dalla Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Catania, con sede a Ragusa Ibla, con il patrocinio del Comune di Ragusa, nasce dall’esigenza di rispondere anche agli studi sulle traduzioni letterarie del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano. La fama “globale” di Montalbano è legata alla fortunata serie televisiva prodotta dalla Palomar per la RAI già a partire dalla sua prima stagione del 1999. Il successo di Zingaretti/Montalbano è altresì il successo di Ragusa e del territorio ibleo in generale. La Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Catania, con sede a Ragusa Ibla, desidera promuovere un approfondimento scientifico che ruoti intorno a tre filoni di ricerca: Traduzione audiovisiva (sottotitolaggio e/o doppiaggio) Cineturismo (cinema, turismo e territorio) e Montalbano e la tradizione poliziesca italiana. All’incontro con gli operatori dell’informazione saranno presenti il sindaco Federico Piccitto ed i professori Giuseppe Traina, Massimo Sturiale, Maurizio Zignale della Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Catania, che ha sede a Ragusa Ibla.
 
 

Che tempo che fa, 15.10.2017
Andrea Camilleri



Ciccare qui per il video

Fabio Fazio inizia la puntata con un collegamento dalla sua casa romana il grande scrittore Andrea Camilleri, autore della nuova raccolta di racconti "Esercizi di Memoria".
 
 

Leggo, 15.10.2017
Regeni: "Ciao, se vedemo", l'ultimo saluto alla mamma che rivela: ecco su cos'era la ricerca di Giulio

L'intervista. «Vogliamo togliere via alcuni pregiudizi sulla ricerca che Giulio stava facendo in Egitto quando è sparito. Era una ricerca in campo economico, a Giulio interessava il discorso dell'economia politica. Frequentava un corso universitario sullo sviluppo industriale, economico e sociale dei paesi in via sviluppo. All'interno di questo c'era il discorso sui sindacati. Non era quello il cuore della sua ricerca»: lo ha detto la madre di Giulio Regeni, Paola, nel corso della trasmissione 'Che tempo che fa' su RaiUno.
[...]
CAMILLERI, "NON CI SONO PAROLE PER FATTO COSÌ TREMENDO"
«Non ho parole, non credo si possano avere parole per un fatto così tremendo»: lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri, intervistato da Fabio Fazio nel corso della trasmissione «Che tempo che fa» che questa sera ospiterà i genitori di Giulio Regeni. Sollecitato dal conduttore a rivolgersi ai genitori del ricercatore italiano ucciso l'anno scorso in Egitto, Camilleri, alzandosi in piedi, ha detto: «Voglio avere l'onore di abbracciare i signori Regeni idealmente. È poca cosa, non credo potrà scalfire il gelo nel quale si trovano a vivere, ma sono convinto che con me in questo momento vi stanno abbracciando milioni di italiani che condividono il vostro dolore».
 
 

TvBlog.it, 15.10.2017
Che tempo che fa, puntata 15 ottobre: diretta
Che tempo che fa, la quarta puntata del programma di Fabio Fazio su Rai 1. Liveblogging.

[...]



20.49 Fazio presenta Andrea Camilleri, in collegamento. Gli è stata dedicata una stella tra Marte e Giove. "Dalla gente sento un calore che mi assiste tutto il giorno. Forse la cosa più bella che ho ricevuto in cambio dalla mia scrittura è proprio questo senso di affetto che sento sempre da parte dei miei lettori", dice lo scrittore.
20.55 Il suo nuovo libro, intitolato Esercizi di Memoria, contiene 23 racconti. "Ma che regalo è per Rai 1 questa sera? Sarebbe bellissimo collegarsi con lei ogni settimana", dice Fazio.



21.02 Dopo la pubblicità, entreranno i genitori di Giulio Regeni. Camilleri si alza in piedi: "Non ho parole, non credo che si possano avere parole per un fatto così tremendo. voglio solo avere l'onore di abbracciare i signori Regeni idealmente. E' poca cosa, ma sono convinto che con me in questo momento li stanno abbracciando milioni di italiani".
[...]
Giulio Pasqui
 
 

La Sicilia, 15.10.2017
Ibla, il rilancio del Teatro
La nuova stagione

Ragusa. L'eccezionale messa in scena de "Il Barbiere di Siviglia" in collaborazione con l'Accademia Teatro alla Scala di Miliano, una mostra multimediale sulle amanti di tre grandi compositori italiani, la nuova stagione teatrale con attori nazionali, la stagione dedicata ai più piccoli, l'apertura della buca per l'orchestra e il ritorno dei concerti di Ibla Classica International. È l'offerta culturale per la stagione 2017-2018 del Teatro Donnafugata di Ragusa Ibla. S'inizia il 28 ed il 29 ottobre con l'attrice Maria Amelia Monti in "La lavatrice del cuore" delicato e intenso tema delle adozioni visto in chiave ironica; l'11 e il 12 novembre "Maruzza Musumeci" con Pietro Montandon tratta da una novella di Camilleri.
 
 

tvtv.de, 15.10.2017
Sat.1 emotions 00:15 Mo 16. Oktober
Sonstiges, I 2001
Commissario Montalbano
Staffel 4, Folge 2 von 4, Montalbanos Arancini

Commissario Montalbano wird zu einem Autounfall gerufen, bei dem das Ehepaar Pagnozzi ums Leben kam. Schnell ist klar, dass es kein normaler Unfall gewesen ist. Montalbano nimmt die Ermittlungen auf und bringt einige interessante Dinge ans Tageslicht. Er deckt eine Affäre auf, außerdem wurde in der Nacht, als die Pagnozzis ums Leben kamen, in ihr Landhaus eingebrochen. Erste Spuren führen zu einerm albanischen Flüchtling ...
 
 

Novaguide.gr, 15.10.2017
Inspector Montalbano
15 / 10 / 2017 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 3

A famous engineer and politician is found dead at an infamous quarter of Vigata. Montalbano starts making sense based on the evidence included an unusual discovery.
 
 

Mentelocale, 16.10.2017
Nel segno di Andrea Camilleri, presentazione del libro di Giuseppe Fabiano alla Berio

Sabato 4 novembre 2017, alle ore 17, appuntamento alla Sala dei Chierici della Biblioteca Berio di Genova, in occasione della presentazione del libro di Giuseppe Fabiano Nel Segno di Andrea Camilleri - Dalla narrazione Psicologica alla Psicopatologia.
L'autore, psicologo, psicoterapeuta e direttore dell'Uoc , Centro salute Mentale della Asl di Roma, con questo libro rivela il proprio viaggio metaforico nel pianeta letterario del grande scrittore siciliano Andrea Camilleri.
Con l'analisi di alcune opere del maestro, Fabiano conduce il lettore in un luogo dove la dimensione narrativa e realistica dei personaggi si lega alla loro descrizione psicologica, dimostrando come da quadri sintomatici e psicopatologie possano emergere le sfumature dell'essere e divenire umano. Il dialogo con l'autore sarà a cura del dottor Vittorio Neri.
Per info sull'evento e iscrizioni: info@logos.ge.it.
 
 

Il Sussidiario.net, 16.10.2017
CHE TEMPO CHE FA/ Pagelle 15 ottobre: Andrea Camilleri, Paola e Claudio Regeni
Che tempo che fa: quarta puntata per il talk condotto da Fabio Fazio con la partecipazione di Luciana Littizzetto. Di seguito la rassegna ospiti tra top e flop.

«Ogni tanto mettevo la mano in tasca e carezzavo la pietruzza colorata, il segno tangibile che una volta mi era stata concessa la grazia di intravedere la bellezza». Poi, novant'anni dopo, il buio. Effetto collaterale dell'età, che avanza ciecamente e si riflette in una cecità di rimando. Una condizione fisica e – soprattutto – mentale. O almeno, è così che Andrea Camilleri la descrive nel suo Esercizi di memoria. Lo scrittore agrigentino è senza dubbio l'ospite d'onore della quarta puntata di Che tempo che fa. Non solo letteratura, ma anche un'accurata analisi della televisione di ieri... e di oggi. Camilleri scherza su quella volta che con De Filippo criticò il piccolo schermo: «La tv è piena di preti e di piemontesi». Come dargli torto. Voto: 8.
[...]
Rossella Pastore
 
 

Fanpage, 16.10.2017
Andrea Camilleri, il vecchio che ci insegna a essere giovani
Ospite da Fabio Fazio, il creatore di Montalbano si è alzato in piedi senza tentennare per abbracciare idealmente i genitori di Giulio Regeni. Lo scrittore siciliano, a 92 anni, è il primo grande intellettuale italiano del ventunesimo secolo.

Si è alzato in piedi quando Fabio Fazio ha annunciato i genitori di Giulio Regeni, ieri sera a "Che tempo che fa". Andrea Camilleri, l'eterno golden boy della letteratura italiana, 92 anni compiuti lo scorso settembre, stava parlando, in collegamento dal suo studio, di "Esercizi di memoria", il suo ultimo libro pubblicato pochi giorni fa per Rizzoli, che condivide con Sellerio l'onore di pubblicare i libri dell'inventore del commissario Montalbano. "Esercizi di memoria" non è un giallo, ma un libro di racconti e illustrazioni, che racconta sul filo della memoria il Camilleri "uomo comune", come lui stesso si è augurato di essere ieri sera da Fazio.
Ma Andrea Camilleri, evidentemente, non è un uomo comune. Lo ha dimostrato l'ennesima volta ieri sera quando, in piedi rivolto ai genitori di Giulio Regeni, ha pronunciato il suo discorso nei loro confronto: "Io non ho parole" ha detto. Semplicemente. Come avremmo voluti fare tutti noi, come non è più in grado di fare quasi nessuno di noi. Tranne lui, il buon vecchio Andrea. Uomo comune eccezionale. Non solo per lo scrittore che ha dimostrato di saper essere finora, ma per ciò che tutta la sua vita ha finora dimostrato tra la Sicilia e Roma, il fascismo e il teatro, la Rai, i suoi grandi incontri, da Eduardo De Filippo ai numi tutelari della classe intellettuale del ventesimo secolo.
La realtà è che, a dispetto dei suoi 92 anni, Andrea Camilleri è il primo grande intellettuale italiano del ventunesimo secolo. Proprio così. Molto di più di tanti suoi colleghi decisamente più giovani, ma molto più vecchi non solo nello spirito (come si è soliti dire) ma soprattutto nella capacità di essere anticonformisti, di dire le cose con semplicità e talento, senza rabbia ma con franchezza e condivisione empatica. Non sono solo i suoi libri ad essere amati, ma soprattutto il personaggio e la persona che si nascondono dietro e al di là i suoi libri. Non è un caso che negli ultimi mesi l'opera e la vita di questo grande scrittore, ormai reso cieco dalla vecchiaia, sia sempre più apprezzata, tradotta e omaggiata all'estero. Andrea Camilleri incarna oggi tutti gli aspetti migliori e più edificanti di ciò che può ancora essere nel mondo un italiano.
 
 

MondoFox, 16.10.2017
Andrea Camilleri racconta i suoi Esercizi di memoria
Andrea Camilleri torna in libreria con una raccolta di racconti intitolata Esercizi di memoria.

Andrea Camilleri è inarrestabile, si sa. Scrive sempre, non sembra far altro nella sua vita e lo fa maledettamente bene.
"Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. Sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre."
L’autore più amato dagli italiani è attualmente in classifica con due libri: La rete di protezione ed Esercizi di memoria, il primo è un nuovo capitolo sulle indagini del commissario Montalbano e il secondo è una chicca imperdibile sull’incredibile vita dello scrittore siciliano.
Il libro è una raccolta di racconti – edito Rizzoli – che nasce come un esercizio, un compito per le vacanze, spiega lo stesso Camilleri che, compiuti i 90 anni, è ormai costretto a dettare le sue storie alla sua assistente perché impossibilitato a scrivere a causa di una quasi totale cecità. Tenendo così in esercizio la sua memoria, ci confida ricordi, eventi, intimità in 23 storie leggere e spassose che si intrecciano con la Storia del nostro Paese.
I capitoli brevi del libro sono dedicati a una galleria di personaggi indimenticabili, primo tra tutti Luigi Pirandello, a cui è dedicato il primo racconto: qui un giovane Camilleri e quattro tra i suoi più cari amici fanno di tutto per riportare le ceneri del premio Nobel nella natia Agrigento. Dopo parecchie insistenze riescono nel loro intento e scopriamo così che visitare la casa di Pirandello e la famosa “nuda pietra” che custodisce le sue ceneri è merito di Andrea Camilleri!
I capitoli seguenti sono ricordi di un Camilleri bambino nella sua Porto Empedocle e della guerra, dei bombardamenti nemici e delle fughe dei siciliani nell’entroterra. E ancora il ricordo del padre che nel ‘36 si finge medico e salva la vita a un importante Commissario del Popolo sovietico, e quello di lui studente alla facoltà di Lettere e Filosofia che durante un viaggio verso Palermo viene assalito dai banditi della banda di Giuliano.
Seguono le memorie romane, quelle del Camilleri adulto, regista e studioso di teatro che fa i conti con la dura censura democristiana e che gode di incontri e collaborazioni con grandi personaggi dell’arte italiana, come Eduardo De Filippo con il quale lavora alla trasposizione televisiva di otto tra le sue più importanti commedie teatrali.
Curiosi i capitoli dedicati alle grandi amicizie di Camilleri, come quella con l’attore e regista russo Pietro Sharoff e con l’attrice Monica Vitti, che cercò in tutti i modi di convincere lo scrittore a dirigere una commedia al cinema con l’aiuto del grande regista Michelangelo Antonioni.
Esilaranti i capitoli dedicati al rapporto di Camilleri (noto amante del mare) con la montagna, e dei simpatici episodi accaduti durante le premiazioni letterarie.
Tra gli ultimi racconti quello dedicato allo zio Carmelo Camilleri, commissario fascista che mette in gioco la sua carriera per perseguire la verità. Un uomo che, ammette lo scrittore, ha ispirato inconsciamente il suo famoso commissario Montalbano.



Tra le pagine sbocciano sei disegni di sei tra i più apprezzati illustratori italiani a cui Camilleri ha affidato la riproduzione del “sentimento” del libro: così Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli hanno realizzato pagine preziose che catturano coi colori i momenti di vita del nostro amato scrittore.
Esercizi di memoria (240 pagine, cartonato) è disponibile sullo shop online di Rizzoli e in libreria al prezzo di 18 euro.
Tanina Cordaro
 
 

La Sicilia, 17.10.2017
Letteratura: a Ragusa si studia il “fenomeno Montalbano”
Studiosi e docenti italiani e stranieri a confronto sul rapporto culturale e cinematografico con l’area degli Iblei

Ragusa - Il fenomeno Montalbano e il suo rapporto culturale e cinematografico con l’area degli Iblei. Sul personaggio creato da Andrea Camilleri l’università di Catania ha organizzato con la struttura didattica di lingue e letterature straniere con sede a Ragusa un convegno tra il 19 e il 20 ottobre. Studiosi e docenti italiani e stranieri si confronteranno su «Ragusa e Montalbano, voci del territorio in traduzione audiovisiva».
Il convegno, è stato spiegato durante la presentazione dell’iniziativa, «nasce dall’esigenza di rispondere anche agli studi sulle traduzioni letterarie del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano».
Tre i filoni di ricerca: la traduzione audiovisiva (sottotitoli e/o doppiaggio), Cineturismo, Montalbano e la tradizione poliziesca italiana.
Di particolare impegno, riconoscono gli studiosi, è la traduzione della serie cinematografica che si confronta con la complessità della lingua inventata da Camilleri per il suo fortunato personaggio diventato, grazie alla tv, un caso globale.
 
 

Corriere di Ragusa, 17.10.2017
Attualità - Il film tratto da un romanzo di Camilleri ambientato negli Iblei
Montalbano fa scuola, Palomar prova "La mossa del cavallo"
Ibla, Modica, Scicli e Ispica tra le location più significative. Michele Riondino protagonista

Non solo Montalbano. La Palomar punta sul territorio ibleo e le città barocche per ambientare la sua nuova produzione. E’ «La mossa del cavallo» tratto da un romanzo di Andrea Camilleri ambientato nella Sicilia del 19mo secolo. La regia di Luca Tavarelli privilegia i centri storici di Ibla ed alcue location di Modica, Scicli ed Ispica per raccontare una storia che ha Michele Riondino, il «giovane Montalbano», nella parte do Giovanni Bovara, accusato ingiustamente di un crimine non commesso e che lotterà a lungo per affermare la propria innocenza.
Ad Ibla (foto) il set vede la zona di S. Maria dele Scale come location principale cui si aggiunge poi il castello di Donnafugata. Ad Ispica è il loggiato di S. Maria Maggiore a fare da sfondo, a Modica il complesso d. S. Maria del Gesù, a Scicli la zona del torrente Aleardi. Il film arriverà nelle sale nella prossima primavera e sarà un ulteriore promozione per gli Iblei.
Duccio Gennaro
 
 

la Lettura - Corriere della Sera, 17.10.2017
Il supplemento #308 in edicola fino a sabato 28 ottobre
Su «la Lettura» Gianni Morandi: storia di un ragazzo e dell’Italia
Il cantante si racconta sul nuovo numero. Protagonisti anche Avallone e Camilleri
E sui social network inviateci i vostri ricordi di giovinezza con #ceraunragazzo

[...]
Un incontro che segna, dunque. Ma in questo numero speciale di 56 pagine, non è certo l’unico: Andrea Camilleri, 92 anni appena compiuti e un nuovo libro appena uscito (Esercizi di memoria, Rizzoli), fa faville in un’intervista con la scrittrice Teresa Ciabatti (con un servizio fotografico di Fabrizio Villa, da vedere). E fa sorridere, ridere, rabbuffa il suo stesso Montalbano, scherza sulla propria popolarità, parla dei nipoti che sente crescere poiché, cieco, non può più vederli, racconta i suoi sogni e commuove parlando di una capretta.
[...]
Ida Bozzi
 
 

Palazzo Barberini, 18.10.2017
Libri
Andrea Camilleri - Esercizi di memoria



Mercoledì 18 ottobre 2017 alle ore 18.00, si terrà nella sede di Palazzo Barberini la presentazione del volume Esercizi di memoria di Andrea Camilleri (Rizzoli editore).

Intervengono:
Andrea Camilleri
Serena Dandini

Legge:
Lorenza Indovina

Questo è Camilleri. Poi a novant’anni arriva il buio. E così come non era terrorizzato dalla pagina bianca, combatte anche l’oscurità della cecità e inizia a dettare. La sua produzione letteraria trova nell’oralità una nuova via per raccontare le sue storie. Ma se forte era la sua disciplina prima, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria. E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene. Quelli qui pubblicati, come dice lui, sono i compiti per l’estate: 23 storie pensate in 23 giorni, che raccontano come nitide istantanee la sua vita unica e, sullo sfondo, quella del nostro Paese. La memoria qui non è mai appesantita né dalla malinconia né dal rimpianto. Per questo Camilleri ha chiesto a chi parla attraverso i colori, le forme e i volumi di rendere il suo esercizio più godibile, più leggero, più spettacolare. L’ideale della mia scrittura è di farla diventare un gioco di leggerezza, un intrecciarsi aereo di suoni e parole. Vorrei che somigliasse agli esercizi di un’acrobata che vola da un trapezio all’altro facendo magari un triplo salto mortale, sempre con il sorriso sulle labbra, senza mostrare la fatica, l’impegno quotidiano, la presenza del rischio che hanno reso possibili quelle evoluzioni. Se la trapezista mostrasse la fatica per raggiungere quella grazia, lo spettatore certamente non godrebbe dello spettacolo.

LIBRI BARBERINI / CORSINI
a cura di Silvia Pedone
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Informazioni: tel. 06-4824184 | email: gan-aar@beniculturali.it | silvia.pedone@beniculturali.it
UFFICIO STAMPA
Maria Bonmassar: +39 06 4825370 | +39 335 490311 |
ufficiostampa@mariabonmassar.com


Foto di Alessandra Mortelliti




 
 

Repubblica Tv, 18.10.2017

Camilleri: "Non ci vedo più, ma i miei sogni sono a colori"

Alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, "Esercizi di memoria", lo scrittore Andrea Camilleri non ha fatto mistero di aver perso completamente la vista. Ma la penna che ha dato vita al Commissario Montalbano non si dispera. "Tutti gli altri sensi si sono messi in attività per correre in soccorso della vista. Mi è tornato l'olfatto e il tatto è talvolta insopportabile, come prendere la scossa - ha detto Camilleri - Forse perché la cosa di cui più soffro è la perdita del colore, le memorie si sono fatte molto colorate, con colori vivissimi. E così i sogni"

Ius soli, Camilleri: "È Ius naturalis, ma gli italiani dimenticano"

Lo scrittore, alla presentazione del suo ultimo libro "Esercizi di Memoria", torna a parlare dello Ius soli, il disegno di legge fermo in Senato che dovrebbe concedere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia. "L'altro, in fondo, è te stesso allo specchio che credi altro da te, come fanno i gatti. Quando negano lo Ius Soli, gli italiani si dimenticano dei milioni di loro che se ne sono andati in America come migranti e dei loro figli che sono diventati americani"

Video di Francesco Giovannetti
 
 

Il Messaggero, 18.10.2017
Esercizi di memoria, con i colori delle opere d'arte Camilleri sfugge alla prigionia del buio

«Quando non ne posso più del buio nel quale sono costretto, mi ristoro nel ricordarmi pennellata dopo pennellata l’immagine dei quadri che ho più amato e così nella mia mente tornano i colori». Così, pur non vedendole, Andrea Camilleri si è fatto raccontare le illustrazioni che accompagnano i racconti contenuti in Esercizi di memoria, pubblicato da Rizzoli, che fanno capo ai nomi di Alessandro Gottardo, Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli. A cui va aggiunta la caricatura creata da Tullio Pericoli per la copertina.
Camilleri ha sempre coltivato la scrittura con precisione e tenacia instancabile, anche per sfuggire alla noia, ha detto spesso con qualche punta di understatment. Ora che la cecità lo assilla mostra di poter contare ancora su una disciplina ferrea che si rivela nell’esercizio della memoria, nella lucidità con cui riesce a trasmigrare a ritroso nel tempo di una esistenza lunga e pregnante con una visione interna, speciale, tutta mentale in cui però sembra che le persone e gli eventi risaltino con maggiore focalità, accesi dal desiderio di catturare ancora la realtà, il tempo rigoglioso e sempre ritrovato della vita nelle sue varie fasi, soprattutto quelle della giovinezza.
«Nessun poeta mai ebbe tanti occhi quanti ne ebbe Omero, il cieco», è stato scritto e in effetti lo scrittore siciliano si inserisce in quella scia tanto antica che ha il suo antesignano in chi ha saputo raccontare l’epica di una civiltà con l’Iliade e l’Odissea con lo sguardo più multiforme e variegato di un vedente, unendo in un unico coro le voci dei vari rapsodi dell’antichità, quelli che raccontavano le storie nelle corti per compiacere i re e i loro commensali. Utilizzando la sola arte della memoria.
Forse Ong ha esagerato quando nel suo Oralità e scrittura (1982) ha enfatizzato la trasformazione della nostra civiltà e della nostra mente da parte della scrittura, apportatrice di un pensiero sillogistico e logico opposto all’oralità primaria degli illetterati e dei primitivi. All’estremo opposto, Platone nel Fedro criticava la scrittura perché le parole scritte non dicono nulla se non sono interrogate da qualcuno, i nomi devono incarnare cose e devono essere oggetto di dialogo da parte dei sapienti, mentre la scrittura arriva dovunque come nel moderno Internet e tutti possono scrivere le parole senza mostrare però alcuna vera memoria e sapienza delle cose.
Senza esagerare come Rousseau, per il quale la scrittura è solo una appendice del pensiero, possiamo però dire che l’arte più teatrale e vivida di narrare a voce è inseparabile dal talento della scrittura. L’epica greca, l’enciclopedia tribale di Omero, mostrano come l’oralità ha saputo creare le basi per una civiltà. E nessuno può opporre radicalmente il pensiero logico, filosofico a un’altra forma di pensiero che è quello narrativo, dialogico, quello che emerge dalla interazione dei sapienti e dei conoscitori. E in questa arte del narrare può essere sapiente chiunque - anche le madri e le nonne che addormentano i bambini con le fiabe - basta che abbia l’antica anima dei rapsodi greci, quella che è migrata nella cultura siciliana de “lu cuntu”, del raccontare, unita a quella dello “spiari”, cioè l’informarsi domandando e ascoltando con astuzia per analizzare e riferire che è uno dei talenti migliori del commissario Montalbano.
Arte nel quale è maestro Andrea Camilleri, lo scrittore cieco dai mille occhi e dalle mille memorie, che in Esercizi di memoria ci racconta la sua piccola epica di ragazzo siciliano poi emigrato nella città di Roma. Siamo così abituati a sentire i suoi racconti in televisione che, seppure dettati a Isabella Dessalvi, questi Esercizi risuonano nel lettore incarnati dalla voce forte, cava, ironica del loro autore, quasi se ne percepissero le intonazioni, le pause e le mutazioni della tonalità dell’umore. Ne viene fuori un amarcord nostalgico e divertito. Con il sorriso e l’arguzia di chi, con gli anni, non ha solo accumulato ricordi, ma aumentato la propria saggezza della vita. E anche la nostalgia si sposa con la leggerezza dando ad ogni piega dell’esistenza, perfino a quella funerea, un effetto di sapida comicità.
Queste memorie sono attraversate da una forte spettacolarità, hanno un loro movimento drammaturgico che tende al fantasmagorico e, a volte, alla boutade visiva, richiamando sketch della commedia italiana più nota. Vissute in prima persona, in certi momenti sembrano le avventure fiabesche di un altro personaggio come si trattasse del Marcovaldo di Calvino o del Malaussène di Pennac. Con l’ingenuità del giovane e i suoi contraccolpi, le vicende stralunate e inguaiate in cui il caso va a cacciare il protagonista, l’esplorazione e l’investigazione di situazioni paradossali, i tentativi riusciti o falliti di risoluzione.
Sembra una sceneggiatura inventata e invece è memoria vissuta quella delle peripezie de Le ceneri di Pirandello dove Camilleri e altri quattro liceali nel 1942 cercano di realizzare le volontà dello scrittore di Agrigento di seppellire le proprie ceneri tra le radici di un pino nella contrada Caos, dove era nato, oppure disperderle nel “grande mare africano”.
Pirandello aveva avuto un rapporto oscillante con il regime fascista. Nel 1935 aveva definito Mussolini, in un discorso celebrativo per la impresa d’Etiopia, “un poeta della politica”, poi lo aveva considerato un mediocre e aveva snobbato tutti chiedendo un funerale sobrio. I cinque liceali incontrano il Federale fascista del tempo, ma, lui si rifiuta perché Pirandello “era un lurido antifascista”. Finita la guerra, vanno dal Prefetto di Agrigento e questa volta il diniego si fonda sul fatto che Pirandello era stato un “convinto fascista”.
I cinque non demordono e mettono in mezzo il costituzionalista Gaspare Ambrosini divenuto deputato che mette a disposizione un treno per Palermo. La cassetta di legno con le ceneri viene trafugata e ritrovata poco dopo. Il corteo dalla Stazione al Museo Civico, che deve ospitare le ceneri, viene fermato dal Vescovo contrario alla cremazione, ma Camilleri ha trovato l’escamotage: affittare una bara e fingere la processione per un morto. Dopo essere stata dimenticata per anni. Quando Marino Mazzacurati realizza il monumento con la maschera tragica e comica di Pirandello, il direttore del Museo Zirretta decide di trasferire le ceneri nel cilindro della scultura. Si reca al Caos ma non c’è posto per i poveri residui e allora sceglie la seconda opzione della dispersione.
Mentre esclama aprendo la bocca “O grande mare africano!”, una folata di vento solleva le ceneri che vanno a finire sopra Zirretta che se le scrolla di dosso. Irriverenza o ironia del destino verso chi aveva svelato l’ipocrisia delle stanche ritualità e credenze della società sovvertendo le forme acquisite, mettendo tutti di fronte alle proprie “maschere nude”. E’ una commedia umana dai mille tipi quella che passa davanti al palcoscenico della memoria di Camilleri. La sua empatia e ironia ne fanno emergere i tratti forti e la tendenza di ognuno a impersona una sorta di caricatura di sé ora leggera, ora cupa, ora comica, ora seriosa.
E allora abbiamo il ritratto del poeta Cardarelli col suo caratteraccio e il cappotto indossato anche d’estate. L’ingegnere “Comerdione” vuole creare un tipo aquilone che possa trasportare una bomba da lanciare sui nemici maltesi durante la guerra e per caso abbatte un aereo nemico tra lo stupore del popolo di Porto Empedocle, il paese che fa scenario a molte di queste rievocazioni, soprattutto quelle giovanili. Durante la guerra di Spagna tutte le navi al largo del porto devono essere controllate. Gino Moscato, lontano cugino del padre di Camilleri, è medico. Viene chiamato a visitare un marinaio in condizioni gravi nella nave russa Krassin. Soffre di mal di mare. Manda il padre di Camilleri che si presta al gioco rischioso della sostituzione. Lo porta a terra, dove il vero medico lo guarisce. Dopo un mese la Pravda scrive un articolo di encomio. Per fortuna nessuno riconosce il padre di Camilleri e il Federale fascista convoca Moscato che, al posto di punirlo per avere aiutato il nemico, loda l’eroismo del popolo fascista. I racconti hanno sempre un contro-altare fiabesco e paradossale, mostrano come la vita sia una continua e imprevedibile giravolta di contesti e reazioni come nella migliore tradizione della novella italiana dal Decamerone di Boccaccio fino ai giorni nostri.
Come ne La casa di campagna, senza energia elettrica e acqua corrente, dove i nonni materni, Vincenzo ed Elvira Fragapane, si trasferiscono da maggio a settembre. I cacciabombardieri francesi partiti dalla Tunisia bombardano Porto Empedocle. Nell’esodo alcune famiglie vengono ospitate nella villa dei nonni. L’ingegnere Capizzi si industria per sfruttare il vento con le pale di una elica di areo. Nell’ ulteriore bombardamento i caccia virano sulla villa, intravedono il marchingegno e aprono il fuoco. Tutti preferiscono allora tornare il Medioevo, ma avere salva la vita. Non manca nemmeno l’incontro con i brigani di Giuliano, mentre Camilleri si reca a Palermo sul camion di Don Vincenzo che trasporta pesce fresco e deve pagare dazio durante il percorso. Nella pioggia porta con le sue mani le cassette e si imbatte in Fra’ Filippo, brigante che conosce Hegel e Schopenauer.
Un rigoglio di vita che continua con il circo di Pianella, detto così perché usava due gigantesche pianelle rosa al posto delle grandi scarpe finte dei clown. Le sue attrazioni erano l’illusionista Chabernot e la cavallerizza Marisa Olliver, ragazzona bionda dai costumi succinti. Nella notte del 7 agosto 1942, un bombardamento inglese precede la sirena d’allarme. La cavalerizza Marisa è dispersa. Il suo fantasma torna a casa del dottor De Giovanni rivelando una combine scabrosa tra i due.
Strappa delle vere e proprie risate L’edicolante napoletano dove un Camilleri, che svela, dietro la bonomia autoironica, il suo lato di raffinato cultore del sapere, è alla ricerca del secondo numero de Les Nouvelles littéraires per continuare a leggere un saggio di Sartre che lo ha appasionato durante un ricco ed entusiasmante soggiorno romano. Alla stazione di Napoli pensa di sfruttare la sosta del treno per chiederlo ad un edicolante che gli risponde con una sonora pernacchia.
Nostalgica e, attraversata dal dolore per la morte del padre, l’esperienza di lavoro con Eduardo. Camilleri è il delegato della produzione delle sue opere teatrali per la Rai e combatte con la tremenda censura dell’epoca. Si reca pure nell’isola di Isca davanti a Positano che Eduardo possiede e dove si ritira nel mese di luglio. Edoardo vorrebbe affidare a Camilleri la pubblicazione delle lettere degli ammiratori richiesta da Mondadori, ma il padre si ammala e lui preferisce trascorrere con lui quegli ultimi mesi rinunciando a quella ulteriore importante collaborazione col Maestro. Il quale avrà modo di risentirsi ancora quando Camilleri collaborerà con Peppino senza nascondere i noti risentimenti con il fratello di cui guardava con snobismo e sarcasmo gli sketch mandati in onda dalla televisione.
Perfino Luciano Liggio richiede Camilleri dopo che, nel 1987, Rai Uno trasmette lo sceneggiato Un siciliano in Sicilia dedicato alla alleanza tra americani e mafiosi durante lo sbarco del luglio del 1943. Liggio lo trova oggettivo, ben fatto. Vorrebbe che Camilleri raccontasse la sua vita con altrettanta capacità. L’incontro non avviene perché il boss comprende che la Rai non avrebbe mai mandato in onda un simile soggetto. Anche il progetto di un film comico con Monica Vitti non trova esito.
Michelangelo Antonioni non se la sente di intercalare con il soggetto di Camilleri una sequenza che vede la Vitti protagonista de L’avventura, La notte, L’eclisse e poi Deserto rosso. La comicità che Vitti e Camilleri cercano è più legata ai fatti che alle sfumature, una comicità concreta alla Feydau più che quella leggera, area di un Chaplin o di un Tati. Antonioni propone a Camilleri da fargli da aiuto regista e dirigere lui la Vitti. Il produttore è entusiasta, ma il creatore di Montalbano non si sente di reggere un confronto titanico alla rovescia.
Esercizi della memoria è un crepitare di sorprese fiabesche, avvolte dal calore del raccontare a voce da cui è pervasa una scrittura che rimanda sempre allo scrittore che la incarna e la fa vivere in un palcoscenico che coincide con la vita medesima.
L’arte de “lu cuntu” si afferma ancora una volta come il vero talento di Camilleri che sa immedesimarsi nei punti di vista dei personaggi, narrando da diverse prospettive come aveva fatto del resto ne Il birraio di Preston, romanzo corale e compiuto che non a caso cominciava come una fiaba, facendo il verso in siciliano all’incipit di incipit di Bulwer-Lytton: “Era una notte che faceva spavento, veramente scantusa”. Camilleri racconta la sua piccola epica, in una geografia che dalla immaginaria Vigata lo riporta nei luoghi reali della sua vita che sono tutti ricoperti della magia degli eventi, delle sorprese e degli incontri. Quella che nessuna cecità potrà occultare e disperdere.
Andrea Velardi
 
 

DazebaoNews, 18.10.2017
Negli “Esercizi di memoria” scopriamo chi ispirò Montalbano a Camilleri e molto altro

Pirandello era fascista o antifascista? Dipende dai punti di vista. Quando, nel dicembre 1936 morì nella sua casa romana, le ceneri vennero raccolte in un’anfora greca e depositata al cimitero del Verano, nonostante avesse lasciato scritto che avrebbe voluto fossero sparse nella campagna di Agrigento, sulle radici di un pino.
Otto anni dopo, nel 1942, cinque liceali agrigentini, e fra loro il giovane Andrea Camilleri, si fecero ricevere dal federale fascista dell’epoca per chiedere che le ceneri di Pirandello, come da sua richiesta, fossero portate ad Agrigento. “Non venitemi a parlare di Pirandello! Era un lurido antifascista!” fu la lapidaria risposta del gerarca fascista. Tre anni dopo, nell’Italia liberata dal fascismo, gli stessi cinque ex-liceali, ormai studenti universitari, si ripresentarono al Prefetto di Agrigento con la medesima richiesta: portare le ceneri dello scrittore dal Verano ad Agrigento. La risposta del Prefetto, nel 1945, fu: ”Non se ne parla neppure. Pirandello è stato un convinto fascista”. Per la cronaca, le ceneri di Pirandello raggiunsero Agrigento solo alcuni anni dopo grazie all’interessamento di un deputato siciliano della DC, il terzo interlocutore al quale si erano rivolti gli irriducibili giovani pirandelliani capitanati da Andrea Camilleri.
L’episodio, che ebbe un ulteriore tragicomico finale, apre la serie di ventitré racconti scritti l’anno scorso sul filo della memoria da Andrea Camilleri in vacanza, come tutte le estati, sul monte Amiata e pubblicati oggi da Rizzoli con cinque illustrazioni inedite di apprezzati illustratori italiani: Alessandro Gottardo, Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabotto e Olimpia Zagnoli.
Il volume, con una bella copertina di Tullio Pericoli, è la nuova uscita in libreria dell’autore siciliano, ormai novantaduenne, che nonostante affetto da totale cecità riesce a pubblicare dettando quanto non è più in grado di scrivere. Non solo per questo è un libro che gli estimatori del prolifico scrittore siciliano non possono mancare di leggere: in queste pagine c’è tutto Camilleri, dall’infanzia alla maturità, con racconti di toccante umanità, ricordi ai quali l’autore dà vita sul filo di una memoria che non falla. Oltre alle ceneri di Pirandello, Camilleri rievoca il cappotto che Vincenzo Cardarelli, il freddoloso poeta romano nella Roma degli anni Cinquanta si ostinava a indossare anche in piena estate; una stimolante esperienza con Eduardo De Filippo, divisa fra Roma, dove insieme curarono la versione televisiva di alcune commedie, e l’isola al largo di Positano che l’attore napoletano aveva eletto a suo buen retiro. Ma si parla anche del boss mafioso Luciano Liggio, che voleva affidare a Camilleri la stesura di uno sceneggiato televisivo che raccontasse la sua vita, vista però dal proprio punto di vista.
In quegli anni, Camilleri lavorava alla Rai e in teatro, conosceva tutti, con molti personaggi di primo piano ebbe importanti incontri di lavoro. Anche Michelangelo Antonioni entra nella galleria dei ricordi (“Esercizi di memoria” li chiama Camilleri e così s’intitola il libro), quando Monica Vitti, stanca dei personaggi nei quali il regista l’aveva ristretta nei suoi film detti “dell’incomunicabilità”, tentò, invano, di fargli dirigere un film se non proprio comico almeno divertente. Naturalmente, nonostante gli sforzi dell’attrice che non si arrese fino all’ultimo, del film non se ne fece nulla, e Camilleri ricorda anche di non aver più ritrovato in casa la sceneggiatura alla quale aveva collaborato. Un segno del destino. Solo dopo essersi allontanata da Antonioni, la Vitti ebbe modo di esprimere in alcuni film di successo la sua verve comica.
Nella galleria dei ricordi non ci sono solo personaggi celebri, anche membri della famiglia. Uno dei racconti è dedicato a “zio Carmelo, cugino di mio padre, commissario di polizia nell’Italia fascista”. Si trovò a dirigere le indagini sull’attentato dinamitardo che il 12 aprile 1928 a Milano fece venti morti e quaranta feriti al passaggio in piazza Giulio Cesare di Re Vittorio Emanuele III, venuto a inaugurare la Fiera Campionaria. Quell’indagine costò al commissario Camilleri il sospetto di tradimento, fu costretto a dimettersi, fini in miseria. Ma rimase sempre fedele alle sue convinzioni, ”un uomo che per la ricerca della verità – ricorda Camilleri - mette in gioco tutto se stesso. Come il mio commissario Montalbano di cui inconsciamente è stato l’ispiratore”.
Un memoir particolare, dove ogni ricordo è recuperato con amore ma anche con l’ironia che riconosciamo al prolifico scrittore di Porto Empedocle. Che ha scritto per tutta la vita, con metodo, dalle sette del mattino, fumando milioni di sigarette, e che ha sempre definito la scrittura “un gioco di leggerezza, un intrecciarsi aereo di suoni e parole, come gli esercizi di un acrobata che vola da un trapezio all’altro sempre con il sorriso sulle labbra”, perché lo spettatore (leggi: il lettore) non deve avvertire la fatica, altrimenti non si godrebbe lo spettacolo. Non va dimenticato che Camilleri è stato per anni un valente regista teatrale e televisivo. Il gusto dello spettacolo, come della battuta, non gli ha mai fatto difetto.
Sandro Marucci
 
 

Università degli Studi di Catania - Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere
Ragusa e Montalbano: voci del territorio in traduzione audiovisiva
Ragusa, 19-20 ottobre 2017
Cliccare qui per il programma completo

Il Convegno nasce dall’esigenza di rispondere anche agli studi sulle traduzioni letterarie del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano, oggetto di Seminari annuali (2013-2016) organizzati dall’Università degli Studi di Cagliari.
È innegabile però che la fama ‘globale’ di Montalbano è legata alla fortunata serie televisiva prodotta dalla Palomar per la RAI già a partire dalla sua prima stagione del 1999. Il successo di Zingaretti/Montalbano è altresì il successo di Ragusa e del territorio ibleo in generale.
La Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Catania, con sede a Ragusa Ibla, desidera promuovere un approfondimento scientifico che ruoti intorno a tre filoni di ricerca:
Traduzione audiovisiva (sottotitolaggio e/o doppiaggio)
Cineturismo (cinema, turismo e territorio)
Montalbano e la tradizione poliziesca italiana
 
 

Rai News, 19.10.2017
Camilleri: "Ho perso la vista, ma sogno a colori"
Cliccare qui per una galleria fotografica
Lo scrittore ha presentato a Roma il suo ultimo libro "Esercizi di memoria"

"La cosa di cui più soffro ora è la perdita del colore. Gli altri sensi, però, si sono come acuiti per compensare la mancanza della vista. L'olfatto, a lungo battuto dalla nicotina, ora è di nuovo forte, così come il tatto, diventato sensibilissimo. Nei sogni, poi, è tutta una fantasmagoria di colori".
A parlare è Andrea Camilleri, alla presentazione del suo ultimo libro di racconti "Esercizi di memoria" (ed. Rizzoli), avvenuta ieri a Roma, a Palazzo Barberini, nel Salone di Pietro da Cortona.
Lo scrittore, che il mese scorso ha compiuto 92 anni, è stato intervistato da Serena Dandini, mentre l'attrice Lorenza Indovina ha letto brani del libro. Si tratta di 23 storie pensate in 23 giorni, che raccontano come nitide istantanee la vita unica di Camilleri.
L'incontro è servito per raccontare gli oltre 70 anni di carriera, oltre che per rivivere quelli che sono stati i momenti salienti della sua vita, tra vittorie e sconfitte, sempre con la penna in mano. “Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre.”
Questo è Camilleri. Poi a novant'anni arriva il buio. E così come non era terrorizzato dalla pagina bianca, combatte anche l'oscurità della cecità e inizia a dettare. La sua produzione letteraria trova nell'oralità una nuova via per raccontare le sue storie. Ma se forte era la sua disciplina prima, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria. E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene. Quelli pubblicati nel volume, come dice lui, sono i compiti per l'estate: storie che raccontano come nitide istantanee la sua vita unica e, sullo sfondo, quella del nostro Paese. La memoria qui non più appesantita né dalla malinconia né dal rimpianto. Per questo Camilleri ha chiesto a chi parla attraverso i colori, le forme e i volumi di rendere il suo esercizio più godibile, più leggero, più spettacolare.
Nel volume una galleria di personaggi, da Eduardo a Monica Vitti, dal poeta Vincenzo Cardarelli all'avvocato di Luciano Liggio. Camilleri racconta anche di essere un regista mancato, quando scrisse con Antonioni e Vitti una sceneggiatura di una commedia mai diventata film. Il testo è purtroppo andato perso, ma il titolo meriterebbe una ricerca: "A donna che t'ama proibisci il pigiama".
Spazio anche a riflessioni di attualità: "Gli italiani sanno a memoria la formazione della Juve del '32, ma poi non si ricordando di tante altre cose. Io mi ricordo di quando nel 1960 lavoravo alla Rai di Torino e su alcuni portoni delle case trovavi il cartello 'non si affitta ai meridionali'. Come lo chiamate questo? È razzismo interno", ha affermato Camilleri.
E poi: "L'altro, in fondo, è te stesso allo specchio che credi altro da te, come fanno i gatti - prosegue -. Quando negano lo Ius Soli, gli italiani si dimenticano dei milioni di italiani che se ne sono andati in America come migranti e dei loro figli che sono diventati americani. Non è Ius Soli, è Ius Naturalis, come negarlo? Se nascono qui, studiano, crescono, lavorano qui... L'italiano, poi, però si tappa le orecchie quando sente dire che, se non fosse stato per le tasse pagate dai migranti, non saremmo stati in grado di pagare le pensioni. Gli italiani se ne dimenticano, ma poi ricordano tutta la formazione della Juventus del '32. E anche le canzoni di Sanremo".
 
 

Farodiroma, 19.10.2017
Ius soli. Camilleri: gli italiani sono razzisti, hanno dimenticato quando eravamo noi a emigrare

Andrea Camilleri, alla presentazione del suo ultimo libro “Esercizi di Memoria”, è tornato a parlare dello Ius soli, il disegno di legge fermo in Senato che dovrebbe concedere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia. “L’altro, in fondo, è te stesso allo specchio che credi altro da te, come fanno i gatti. Quando negano lo Ius Soli, gli italiani si dimenticano dei milioni di loro che se ne sono andati in America come migranti e dei loro figli che sono diventati americani”.
Nei giorni scorsi, ospite a Circo Massimo, la trasmissione radiofonica in onda su Radio Capital, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto ha espresso il proprio rammarico per il fallimento dell’approvazione dello ius soli, definendo una vergogna il fatto che non venga approvata una legge del genere. Camilleri ha apertamente affermato: “Noi italiani siamo razzisti, perché non lo vogliamo dire?”.
Tornando a ritroso nel tempo ha raccontato di quando negli anni Sessanta aveva visto a Torino cartelli sui quali era scritto “Non si affitta a meridionali”: afferma che niente è cambiato adesso accade con gli extracomunitari. “Altro che italiani brava gente. Abbiamo la memoria corta, ricordiamo solo come era composta la Juventus nel ’36 e chi ha vinto il Festival di Sanremo” ha detto ironicamente.
Visti i recenti rigurgiti nazionalisti europei, Camilleri ha affermato che non è preoccupato, perché il fascismo o il nazismo, non torneranno, arriveranno altre tipologie di violenza, certamente, ma non in quella forma, del resto, ha sottolineato, che tale ideologie sono morte con le persone che le hanno create.
Lo scrittore si è detto rattristato dal ritorno di Berlusconi, osservando che in America quando i politici finiscono, se ne vanno definitivamente e che in Italia, invece continuano a condizionare la scena politica con la loro continua ingerenza.
Parlando del M5s ha commentato: “Sono meteore. Non è un programma politico dire ‘no’ a questa politica”. Camilleri, in un intervista di qualche tempo fa, aveva affermato che da comunista e da uomo di sinistra, sperava di vedere in Italia un leader forte, una sorta di Tsipras, un’individuo capace di prendere tutte le varie frazioni della sinistra e metterle insieme: amaramente aveva dovuto constatare che non esiste alcuno talmente forte e carismatico capace di ricoprire tale ruolo.
Presentato insieme a Serena Dandini, con l’aiuto delle letture di Lorenza Indovina, “Esercizi di memoria” è una raccolta di racconti del maestro siciliano, nato a Porto Empedocle nel 1925, impreziosito da disegni di Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo, Alessandro Gottardo, Olimpia Zagnoli.
“Questo libro nasce appunto come un esercizio, una sorta di compito per le vacanze. Nell’estate del 2016, infatti, in prossimità dei miei 91 anni, mi sono portato il lavoro sul Monte Amiata, dove da sempre passo le mie ferie agostane. Non potendo dettare in vigatese, allora la gentile Isabella Dessalvi si è prestata a venire ogni mattina a scrivere i miei ricordi”.
Il testo, dedicato “A Silvia, mia nipote”, la cui copertina è disegnata da Tullio Pericoli, rappresenta l’album dei ricordi (23 storie dettate in 23 giorni) che ripercorre la vita del cantastorie più amato della letteratura italiana, i cui libri sono tradotti in tutto il mondo e hanno venduto oltre 20 milioni di copie.
Quando Andrea Camilleri ha compiuto novant’anni di età, ha cominciato a scendere il buio nei suoi occhi. Allora l’autore ha combattuto l’incipiente cecità iniziando a dettare. La sua produzione letteraria non ne ha risentito e ha trovato, nell’oralità, un nuovo modo per raccontare le sue storie. Ma se era già forte prima la disciplina di Camilleri, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria. E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei minimi dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene da raccontare, quelle da ricordare, altre da immaginare.
“Poi mi è stato suggerito di provarne a scrivere un libro diverso: perché non chiedere a sei tra i più apprezzati illustratori italiani, di differenti generazioni, di contribuire con un disegno che potesse rappresentare il sentimento del mio libro?”.
Camilleri, da sempre un amante dell’arte, si ristora dal buio “nel ricordarmi pennellata dopo pennellata l’immagine dei quadri che ho più amato e così nella mia mente tornano i colori”.
Il testo si apre con un omaggio a Luigi Pirandello e prosegue con un ricordo del poeta Vincenzo Cardarelli, “Con Eduardo” e Con Antonioni”.
 
 

Democratica.com, 19.10.2017
I quattro sensi di Camilleri
Il grande scrittore ha perso la vista ma non la fiducia nei colori della vita

E pensare che ci ha fatto ridere tante volte e oggi ci commuove, Andrea Camilleri. Ci commuove ma non ci deprime. Ha rivelato di aver perso completamente la vista, il grande scrittore siciliano, e lo ha fatto con grande delicatezza e ostentata fiducia nella vita. Perché, persa la vista, restano gli altri quattro sensi. I quali anzi “si sono precipitati”, a sopperire l’assenza dello sguardo, come operai solerti a rimpiazzare il compagno ammalato. E’ una bellissima idea, quella del tatto super-sensibile (“Mi dà quasi la scossa”) o dell’olfatto che lui, fumatore incallito, aveva perso e ora è per miracolo ritornato. La “fabbrica-uomo” non si ferma.
E pertanto lui, geniale inventore di mille trame, “vede” ancora. Eccome. Nei sogni colorati, innanzi tutto (“colori vivi, vivisssimi”), Camilleri ridisegna la vita, le cose: e certamente nella veglia quelle stesse trame sinora trascritte su carta si stagliano nella sua mente come fili di fumo, per parafrasare un suo titolo famoso.
Aggiungeremmo ai quattro sensi più “attivi” un quinto: l’immaginazione, che – azzardiamo – sarà ancora più fervida. Il mondo di Camilleri non solo è colorato come la sua Sicilia: è molto più vasto della sua isola, dell’Italia, del mondo “vero”. Quel mondo fantastico non ha bisogno di occhi. Esce dall’anima. O dal genio. E i romanzi di Camilleri saranno ancora più ricchi di colore, ora che lui non li vede più.
Mario Lavia
 
 

Il Fatto Quotidiano, 19.10.2017
“Non è reato”, a Roma il 21 ottobre la manifestazione per dire basta al razzismo. Il sostegno dei vignettisti (GALLERY)
Manifesto per "un Paese diverso", che sia innanzitutto "inclusivo". Tra le prime adesioni: Don Raffaele Nogaro, don Luigi Ciotti, Andrea Camilleri, Toni Servillo, Carlo Petrini, Enrico Ianniello, Luciana Castellina, Moni Ovadia, Giuseppe Massafra, Francesca Fornario. Poi i vignettisti Vauro, Natangelo, Mauro Biani, Altan e Staino

“Migrare, non è reato. Accogliere, non è reato. Povertà, non è reato. Solidarietà, non è reato. Dissenso, non è reato”. L’appello per la manifestazione nazionale contro il razzismo, a Roma il 21 ottobre prossimo, è anche un manifesto per “un Paese diverso”, che sia innanzitutto “inclusivo”. Nell’Italia che si prepara alla campagna elettorale, tra slogan populisti e difficoltà a far approvare la legge che riforma la cittadinanza per gli stranieri, c’è chi ha scelto di esprimere il suo dissenso e scendere in piazza “per l’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo, per lo Ius soli e i corridoi umanitari, contro l’esternalizzazione delle frontiere, i lager in Italia e in Libia, le leggi discriminatorie promosse dai ministri Orlando e Minniti”.
Tra le prime adesioni: Don Raffaele Nogaro, don Luigi Ciotti, Andrea Camilleri, Toni Servillo, Carlo Petrini, Enrico Ianniello, Luciana Castellina, Moni Ovadia, Giuseppe Massafra. Poi i vignettisti Vauro, Natangelo, Mauro Biani, Altan e Staino. La manifestazione, che sarà condotta dalla giornalista e scrittrice Francesca Fornario, inizierà con un torneo di calcio tra squadre multietniche, e proseguirà con un corteo nelle vie di Roma a partire dalle 14.30. In piazza Vittorio Emanuele si alterneranno testimonianze di giovani stranieri a brani musicali.
Il corteo, spiegano gli organizzatori, avrà una valenza fortemente simbolica anche nella composizione. Il primo spezzone, infatti, sarà aperto dallo striscione “Contro il razzismo, per la giustizia e l’uguaglianza“, e sarà tenuto da ragazze e ragazzi richiedenti asilo. La seconda parte sarà aperta dal manifesto degli “italiani senza cittadinanza”. A chiudere ci saranno tutte le associazioni, gli studenti, i sindacati e i partiti che decideranno di prendere parte alla manifestazione.
Sulla pagina Facebook dell’evento, l’elenco delle richieste dei sostenitori della manifestazione: “Chiediamo”, si legge, “la cancellazione della Bossi-Fini, canali di ingresso sicuri e regolari in Europa per chi fugge dalle guerre, politiche di accoglienza che vedano al centro la dignità della persona. In tanti il 21 ribadiremo la volontà di vivere in un Paese diverso, inclusivo e in un continente che non resti fortezza inespugnabile per chi aspira ad una vita migliore”. Prima del corteo, nel campo sportivo XXV aprile a Pietralata si terrà un torneo di calcio tra squadre multietniche: “Riteniamo che lo sport possa e debba essere uno degli strumenti messi in atto per arginare il razzismo“. L’evento comincerà alle 11 e terminerà nel primo pomeriggio. Al termine delle gare, tutti i partecipanti si sposteranno in Piazza della Repubblica e si aggiungeranno al corteo.
 
 

Il Giornale, 20.10.2017
Andrea Camilleri Ricordi "fascisti", censure Dc ed elogi mafiosi

Andrea Camilleri ha 92 anni e oltre cento libri. Da diverso tempo è cieco, ma continua a raccontare storie.
Le narra ad alta voce a una collaboratrice. Lo ha fatto un paio di estati fa, quando, in vacanza sull'Amiata, ha dettato alla fedele Isabella Dessalvi una manciata di storie lontane, che non c'entrano niente con commissari e gialli vigatesi, ma riguardano la sua infanzia, la carriera di scrittore, il mondo del teatro, del cinema e della tv che ha frequentato a lungo prima di diventare lo scrittore di Montalbano. Personaggi, episodi, aneddoti che il glaucoma ha sbiadito, forse la memoria ingigantito, e la penna del romanziere abbellito.
Il risultato sono i racconti - tra piccola Storia che fu e un'Italietta che non cambia mai - raccolti sotto il titolo Esercizi di memoria (Rizzoli). Camilleri si siede in poltrona, occhi chiusi spalancati, e ricorda raccontando. O racconta ricordando. Quando, diciassettenne, nel '42, e poco dopo, finita la guerra, nel '45, con quattro compagni di liceo agrigentini volle esaudire l'ultima volontà di Luigi Pirandello, quella di essere cremato. Prima i fascisti, poi gli antifascisti lo impediscono, per la stessa ragione (entrambe le parti si sentono tradite dal grande drammaturgo), fino all'incontro con un deputato siciliano della Dc... O quando, anni 1949-50, andò ad abitare con degli amici nell'appartamento sopra il poeta Vincenzo Cardarelli, il quale più di una volta salì a protestare per la musica alta del grammofono, fino alla sera in cui sbottò: «Siete giovani di merda». O quando nel '44 s'imbatté in alcuni briganti della banda di Salvatore Giuliano, fra cui un ex frate filosofo... O quando negli anni '60 rischiò un processo per aver portato in scena uno spettacolo contro la morale comune (tre poliziotti entrano in un bordello...). O quando lavorava con Eduardo e Peppino De Filippo («I due fratelli non si amavano, anzi, si detestavano. O meglio Eduardo detestava Peppino. Peppino preferiva invece non parlare di Eduardo»). O quando il corleonese Luciano Liggio, anno 1987, dal carcere dell'Ucciardone gli fece avere gli apprezzamenti per uno sceneggiato a tema mafia che Camilleri aveva scritto per la Rai... O quando - un vero scoop! - nel '63 scrisse un film per Antonioni, con Monica Vitti protagonista, che però non fu mai girato. Titolo della sceneggiatura, andata persa: A donna che t'ama proibisci il pigiama.
Luigi Mascheroni
 
 

Il Giornale, 20.10.2017
Tra Montalbano, Ultimo e Saviano: la tv italiana apre al mercato estero

Le anteprime del fantasy napoletano Sirene, della serie La strada di casa con Alessio Boni, della seconda stagione di È arrivata la felicità e della Porta rossa, di Zero zero zero tratto dal libro di Roberto Saviano, dell`atteso episodio La mossa del cavallo del Commissario Montalbano [Sic!, NdCFC], di Ultimo 5.
Ma anche un assaggio dei principali film al cinema nella prossima stagione come Made in Italy del rocker Ligabue e Il ragazzo invisibile - seconda generazione, il sequel firmato da Gabriele Salvatores. Insomma, il MIA, Mercato internazionale dell`audiovisivo, cominciato ieri a Roma, alla sua terza edizione diventa già adulto.
[...]
Laura Rio
 
 

AgrigentoNotizie, 21.10.2017
Capitale della cultura, per la candidatura arriva l'endorsement di Camilleri
Per il progetto si stanno mobilitando numerosi personaggi del mondo della cultura, dell'arte, dell'imprenditoria e della finanza

"Agrigento 2020" è un grande progetto dell'amministrazione comunale finalizzato nel 2020 a celebrare i 2600 anni di storia dell'antica Akragas e contestualmente a candidare la città dei templi a "Capitale italiana della cultura".
A sostegno di questo progetto per Agrigento, si stanno mobilitando numerosi personaggi del mondo della cultura, dell'arte, dell'imprenditoria e della finanza. Il primo endorsement reso noto è quello dello scrittore Andrea Camilleri. "Nei prossimi giorni, con scadenza regolare, - annunciano dal Comune - "lanceremo" via via gli altri endorsement dei grandi personaggi che hanno voluto, con una loro dichiarazione, sostenere direttamente la candidatura della città di Agrigento a 'Capitale italiana della cultura 2020'".
 
 

ANSA, 21.10.2017
Nuove serie da Lorenzo il Magnifico a Gheddafi
In arrivo Montalbano, La porta rossa 2, Ultimo, Zero Zero Zero

Roma. Michele Riondino nel primo dei Racconti di Vigata, nuova serie nata da Camilleri; Daniel Sharman (Teen Wolf) nei panni di Lorenzo il Magnifico e Raoul Bova per Papa Sisto in Medici: Masters of Florence - The magnificent; Roberto Saviano creatore insieme a Nadav Schirman di 'Gheddafi', sul leader libico. Saranno fra i protagonisti delle nuove serie made in Italy in arrivo o in lavorazione, presentate ai buyers internazionali, in Italian Tv Upfronts, sezione del Mia, il Mercato internazionale dell'audiovisivo in corso a Roma.
[...]
Tra febbraio e marzo tornerà Il commissario Montalbano, con due nuovi episodi, 'Amore' e 'La giostra degli scambi' (in anteprima è stata mostrata una scena su qualcosa di strano che succede a Catarella). E sempre in primavera, sull'ammiraglia Rai, debutteranno 'I racconti di Vigata', storie "con soggetti forti, come passione, vendetta, corruzione", ha spiegato Nicola Serra di Palomar, ambientate in una Sicilia tra 19/o e 20/o secolo. Si comincia con 'La mossa del cavallo' che ha per protagonista Michele Riondino.
[...]
Francesca Pierleoni
 
 

22.10.2017
Un anno in giallo
Sarà in libreria il 9 novembre la nuova raccolta di racconti edita dalla Sellerio
 
 

la Lettura - Corriere della Sera, 22.10.2017
L'incontro. L'autore di Montalbano è in libreria con un volume, "Esercizi di memoria", che è appunto un esercizio sulla memoria, una rievocazione contro il buio, "dal momento che sono ormai cieco". C'è nonna Elvira ("La sua versione di 'Alice nel paese delle meraviglie' era meglio dell'originale"), ci sono le liti con il computer ("Io scrivevo ge perché volevo scrivere gemito, e lui scriveva Genova. Alla fine ci siamo accordati"), c'è la capretta Beba ("Una razza in via d'estinzione, come la mia")
Andrea Camilleri
Due cose mi dispiace non vedere: i colori e mia nipote che cresce

Il nuovo libro di Andrea Camilleri, Esercizi di memoria (Rizzoli), è fondamentale per i tanti lettori che qui troveranno svelata l'origine dell'immaginario dello scrittore: che sia Montalbano, l'amore per i gatti, o la vera anima del vigatese che non è esattamente siciliano. Ventitré racconti scritti in ventitré giorni — «i ricordi tornavano su vividi, con precisione di dettagli» — dove si può capire molto di Camilleri scrittore, una rievocazione minuziosa contro il buio, «essendo ormai cieco» scrive Camilleri, più precisamente detta. In realtà ricorda, torna ragazzo, regista teatrale, delegato di produzione Rai, amico di Eduardo, uno dei tanti giovani rimbeccati da Vincenzo Cardarelli («siete giovani di merda»), e poi di colpo bambino in mezzo agli animali. Quindi sì, un esercizio di memoria questo libro, un «alla ricerca delle fonti», come lo definisce Camilleri stesso.
Un luogo che torna più volte è la casa in campagna dei nonni, l'inizio di tutto?
«Ne scrissi anche su "AD". Era una grande casa, superstite di antiche ricchezze testimoniate da oggetti in disuso come due biliardi, una vecchia automobile marca SCAT senza più ruote su cui io salivo e manovravo il volante sognando di diventare campione di automobilismo. Poi c'era la cappella privata, e un cortile pieno di animali».
Il ruolo della nonna nell'immaginazione di Andrea Camilleri?
«Nonna Elvira era piena di fantasia, mi presentava il signor Grillo e gli altri animali. Fu lei a raccontarmi per prima Alice nel paese delle meraviglie, mi parlò di Alice, del gatto senza ghigno, del cappellaio matto. Solo anni dopo lessi il libro».
E?
«Meglio la versione della nonna».
Qui dice che Montalbano ha qualcosa di suo zio Carmelo, altrove di suo padre, chi è Montalbano?
«Credevo fosse un personaggio inventato di sana pianta, invece un giorno mia moglie osserva: "Ti rendi conto che ha il modo di pensare di tuo padre?". Per me quella è stata la prima scoperta. Anni dopo mi è tornata alla mente la storia di zio Carmelo che per affermare la sua verità è stato condannato a cinque anni di confino, sacrificando la carriera in polizia. Un uomo che ha molto a che fare con Montalbano. Allora mi sono detto: non è che, convinto di averla inventata, sto raccontando una storia familiare?».
Lo stava facendo?
«Tutti i romanzi hanno dati realistici, di fantasia, di memoria. Qualche volta una delle tre, fra realtà-fantasia-memoria, prende il sopravvento».
Come si comporta lei?
«Ho padronanza del pericolo che ogni romanzo ha di andare per la sua strada. Mi succedeva i primi tempi col computer. Quello tentava di scrivere il romanzo da sé. Io scrivevo ge, e lui scriveva Genova, quando io volevo scrivere gemito. Alla fine ci siamo messi d'accordo».
Anche con Montalbano?
«È una presenza ingombrante. Se scrivo un libro che non lo riguarda, al momento che ho un intoppo, arriva lui: "Il commissariato già era mezzo romanzo"».
Nel senso?
«Che se avessi scritto di lui sarei stato già a metà romanzo, solo la vita del commissariato sono pagine e pagine. Del resto Montalbano è invadente, e ricattatorio: ogni volta che esce un suo romanzo, si vendono anche gli altri miei libri. La verità è che Montalbano mi mantiene in catalogo da trent'anni».
Invadente, ricattatorio, padre o zio, chi è Montalbano?
«Un gioco della memoria. La memoria a volte si disvela in quanto tale, altre gioca a nascondino e solo dopo ti accorgi che era memoria».
«Esercizi di memoria» è uno svelamento a posteriori?
«È un libro che non si poteva scrivere a quaranta o cinquanta o sessant'anni, ma solo a novanta».
Perché?
«La vita è prima, e poi te la ricordi».
In molti racconti lei lascia spazio al prima, una specie di dichiarazione di poetica: la storia vera, dunque l'esperienza, è nella preparazione.
«Quando arriva il fatto centrale è tutto già avvenuto, conta il viaggio preparatorio. E non c'è il dopo, non c'è il peso della memoria acquistata».
Come quando va a trovare Eduardo De Filippo nel racconto «Il paradiso a mille lire»?
«Eduardo si era fatto questo paradiso personale su un'isola di sua proprietà davanti a Positano. Laggiù c'era solo la sua villa dove abitava col figlio Luca e una governante. Per prima cosa mi portò a visitare l'isola, ci impiegammo sette minuti. Poi mi mostrò l'enorme gruppo autogeno che forniva energia elettrica. Mi disse: "Così la sera accendo la televisione e mi guardo mio fratello Peppino"».
Nel suo paradiso personale Eduardo metteva anche il fratello non amatissimo?
«In qualche modo».
Qual è il paradiso personale di Andrea Camilleri?
«A me il paradiso di questo tipo va bene per una settimana, diciamo che non sarei sopravvissuto fino a scoprire l'orma di Venerdì, mi sarei suicidato prima. Nel mio paradiso personale io manderei messaggi per chiamare a raccolta amici e amiche».
Alfine?
«Di condividere. Il paradiso solitario non fa per me».
Neanche per scrivere?
«Una volta mia moglie è entrata nello studio, io stavo scrivendo con due nipoti sotto il tavolo, uno tra le gambe, insomma, una gran confusione. Al che lei dice: "Tu non sei uno scrittore, sei un corrispondente di guerra"».
Nel libro lei parla anche di premi letterari, per esempio lo Strega...
«Ho partecipato allo Strega una sola volta. Ottenni quattro voti. Ma erano voti buoni».
Ovvero?
«Antonio Giolitti, e sua moglie. Sandro D'Amico, e un quarto che non ricordo. Mi ritenni soddisfatto».
Di premi ne ha ricevuti molti, il preferito?
«Un giorno mi scrissero dal Comune di Ouessant, un'isola a nord della Francia. Nella lettera il sindaco mi comunicava di aver istituito un premio letterario destinato a un romanzo insulare, nel senso che gli autori dovevano essere nati su un'isola, qualsiasi isola del mondo. Mi comunicava quindi che il mio romanzo, Il birraio di Preston, era entrato in finale. Tempo dopo ricevetti una seconda lettera in cui sempre il sindaco mi informava che la giuria, riunitasi a bordo di un peschereccio, aveva dichiarato vincitore il mio romanzo. Si congratulava, e mi pregava di mandargli le coordinate bancarie per il premio, non era richiesta la mia presenza. Gente concreta».
Lei è lo scrittore italiano più famoso all'estero, conta ammiratori in tutto il mondo, fra cui Bill Clinton.
«Una notte mi squilla il telefono: "Buongiorno dottor Camilleri, sono Matteo Renzi, la chiamo da New York, siccome mi è capitata una cosa che mi è molto piaciuta gliela volevo raccontare". La cosa era questa: durante una cena Bill Clinton aveva preso da parte Renzi per chiedergli se mi conoscesse, e nel caso, se potesse organizzare un incontro poiché lui era un ammiratore del "papà di Montalbano". Renzi mi dice: "Siccome Clinton mi ha dato la sua email, forse dottore, se gli manda due parole"».
E lei?
«Ho mandato due parole».
E Clinton?
«Rispose con una mail che iniziava: "Caro Andrea!" e finiva: "Teniamoci in contatto, non perdiamoci di vista"».
Che succede quando arrivano ammiratori che non stima?
«Si ricevono con lo stesso sorriso».
E ammiratori che sbagliano, come racconta in «La montagna e io»?
«Arrivai in montagna nell'albergo dove alloggiava la mia famiglia. Diedi la carta d'identità al portiere che, dopo aver letto il nome mi chiese ammirato: "Ma lei è il Camilleri, Camilleri?". Risposi di sì, e lui mi fece i complimenti per le mie scalate. Esisteva un Andrea Camilleri rocciatore».
Niente di più lontano da lei che dichiara di odiare la montagna.
«L'unica volta che sono andato è stata quella, e ho resistito bevendo grappa. Anni dopo mi hanno scritto da Bolzano: un club alpino che diceva di gradire la mia presenza durante una serata in onore di Andrea Camilleri rocciatore. Non andai».
Lo spettro del rocciatore la perseguita?
«Di recente mia figlia è andata in settimana bianca e le hanno chiesto: "Figlia di Andrea Camilleri?". Lei ha risposto di sì, e l'altro: "Suo padre mi ha insegnato la roccia"».
Se lei non avesse scritto più di cento libri, se dovesse scrivere il suo primo libro adesso, che romanzo scriverebbe?
«Non commetterei l'errore di scrivere un poliziesco, oggi tutti scrivono polizieschi. Scriverei la storia di un bambino».
Perché?
«Al momento i bambini sono in una situazione squilibrata. A quattro anni sono capaci di usare il computer. Questo comporta una conoscenza della vita degli adulti superiore a quella che avevo io alla loro età».
Conseguenza?
«I bambini ci giudicano. C'era il film di De Sica, I bambini ci guardano».
Differenza tra guardare e giudicare?
«A guardare uno poi se ne può fregare di quel che ha visto. Il giudizio invece entra nel merito delle azioni delle altre persone».
Sono bambini diversi da un tempo?
«Il bambino di oggi parla un italiano perfetto, difficile trovarne uno che sbaglia il congiuntivo. Loro capiscono bene l'uso delle parole. E le parole sono cose. Le parole pesano».
Troppo peso?
«Da quando mia nipote, bisnipote, di quattro anni ha saputo che la madre aspetta un bambino, ha cominciato a soffrire di mal di pancia. L'hanno portata da diversi medici, controlli, analisi. Risultato: la bambina non ha niente. Alla fine è stata proprio lei a dire di aver capito la causa del mal di pancia: "Sono incinta di un fratellino", ha detto alla madre».
Ha detto che quello che più le manca con la cecità è non poter vedere sua nipote crescere.
«In realtà l'accarezzo, lei mi prende per mano, e la sento crescere».
Cosa ha significato perdere completamente la vista?
«La perdita dei colori. Per fortuna vengo ripagato nei sogni, faccio sogni coloratissimi».
Per esempio?
«L'altra notte ho sognato che ero alla stazione di Milano vestito da clown. Pensi i colori che avevo addosso».
E?
«Con una valigetta in mano, e gli scarponi da clown, correvo per prendere il treno. Sui binari a destra c'era un vagone pieno di clown coloratissimi che m'incitavano a correre, a sinistra un vagone di persone normali che applaudivano vedendomi cadere perché pensavano fosse un numero comico».
Torniamo al cortile dei nonni, quello pieno di animali...
«C'erano conigli, cavalli, muli, caprette. Il pulcino senza una zampa a cui mio zio costruì una protesi di cannuccia. Una storia vera che è diventata un libro per ragazzi: Topiopì».
In «Esercizi di memoria» lei racconta della capretta di quando era bambino.
«La capra Beba torna in molti miei romanzi, per esempio ne II sonaglio il mandriano adolescente s'innamora di una capra. La mia Beba era una capra girgentana, pelo lungo marrone, corna alte, attorcigliate. Purtroppo ho scoperto che di capre girgentane ne sono rimaste solo centocinquanta esemplari in tutta la Sicilia, è una razza che si sta estinguendo».
Cosa prova al pensiero che la capretta della sua infanzia si stia estinguendo?
«Fraternità. Una fraternità che continua nella vecchiaia. Anch'io sono una razza in estinzione».
Teresa Ciabatti
 
 

Corriere di Ragusa, 22.10.2017
Attualità - Le traduzioni tutt’altro che fedeli del dialetto sicilianissimo del commissario
Montalbano "stravolto": se in inglese le arancine diventano "rice balls"
Alcuni di questi aspetti sono stati trattati nel convegno che la Struttura didattica di Lingue di Ibla ha organizzato

Quando Montalbano parla in inglese le arancine diventano «rice balls» e i polipetti intesi dal traduttore come «polpetti» si trasformano in «meat balls». Sono alcune delle amenità che emergono dalla diffusione ormai europea della maggiore serie televisiva italiana che spazia dal Belgio all’Olanda, dal Regno Unito fino al Circolo Polare Artico. C’è un evidente problema di comunicazione, se non di identità con il territorio ed il cibo che tanta importanza ha nel personaggio Montalbano. Alcuni di questi aspetti sono stati trattati nel convegno che la Struttura didattica di Lingue di Ibla ha organizzato con accademici ed esperti della comunicazione (nella foto di Fulvio Impoco). «Ragusa e Montalbano» ha avuto tre campi di indagini, le voci del territorio in traduzione audiovisiva, il cineturismo e la dimensione letteraria del racconto poliziesco italiano.
Federico Federici dell’University College di Londra ha messo in risalto il cibo come oggetto di identità fondamentale sia per il territorio sia per il commissario. Ecco perché traduzioni poco rispettose del patrimonio culturale del territorio, se non poco accurate, rischiano di non rendere il sostrato del suo autore, Andrea Camilleri, e rischiano di snaturarlo. Le arancine (o gli arancini), insomma, restano arancini a tutte le latitudini perché «croquettes» o peggio polpette di riso (rice balls) dicono di altri mondi. Anche Annalisa Bonomo (Kore Enna) and Giuseppina Di Gregorio (Catania), insieme a Maria Concetta Sciacco (Kore Enna) hanno affrontato il tema del sacro e del profano nella cultura culinaria del personaggio Montalbano, i suoi piaceri della tavola che sono anche strumento di interpretazione della realtà.
Il problema della resa della lingua originalissima di Andrea Camilleri, che anche al di là dello Stretto, resta a volte poco comprensibile, è stato oggetto di studio da parte di un giovane ricercatore modicano, Giulio Scivoletto dell’Università di Bergamo, che ha evidenziato le contraddizioni riportate nelle frasi sottotitolate in inglese che accompagnano la messa in onda all’estero. Se da questo punto di vista Montalbano è poco esportabile perché frutto di un sostrato culturale autenticamente siciliano, è anche vero che questa è la sua forza e l’elemento che lo fa piacere agli europei che vedono nel commissario e nel territorio che lo circonda autenticità e valori tanto da spingere il turismo verso zone prima fuori dai circuiti classici siciliani.
Michelangelo Messina, componente del direttivo del Festival di Ischia, ha richiamato l’esempio di film famosi come «Thelma e Louise» e «Il signore degli Anelli» quale traino per le location in cui sono stati girati. Da questo punto di vista il relatore ha rimarcato quanto molto resta da fare per incentivare ancora il turismo legato al fenomeno Montalbano perché l’aeroporto di Comiso ha pochi collegamenti, mancano i trasferimenti pubblici verso le città iblee e i turisti devono affidarsi al caro taxi. Vincenzo Asero (Catania) and Douglas Ponton (Catania) dal canto loro hanno parlato dell’urgenza di un «riposizionamento» del marchio Sicilia proprio grazie a Montalbano.
Vincenzo Asero ne ha parlato in termini di possibile crescita numerica mentre Douglas Ponton ha esaminato proprio la lingua, le parole, il messaggio più appropriato da parte dei tour operator per parlare non solo di Montalbano ma del Sud est siciliano perché, ha detto il docente inglese, bisogna innanzitutto liberarsi dell’idea ancora consolidata all’estero di stereotipi negativi proprio approfittando del traino di Montalbano, funzionario integro, che non scende a compromessi e dotato di umanità. Ci ha pensato l’agente Catarella, alias Angelo Russo, a scherzare e sgombrare il campo da pregiudizi che non hanno luogo d’essere con una delle sue performance nel ristorante alla moda dove relatori, studiosi ed autorità hanno concluso la due giorni.
Duccio Gennaro
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 23.10.2017
Il convegno. All'Università. Due giorni intensi di studio incentrati sulla figura del commissario con decine di esperti giunti da tutta Europa all'auditorium di Santa Teresa a Ibla
Perché Montalbano è Montalbano
Il linguaggio universale, le implicazioni sul territorio, il peso letterario del suo "papà" Camilleri
Le relazioni. I delitti e la buona cucina, l’importanza della location con relativi benefici, l'opportunità di tradurlo o sottotitolarlo in televisione, la rivoluzione del genere poliziesco
Il cantore del terzo millennio animato da vis civile, attento interprete delle piaghe del Sud in un contesto di rara bellezza che non fa perdere le speranze
Un personaggio in cui identificarsi con un suo equilibrio: professionale, acuto, lavora in gruppo ma decide da sé, e che non intende affatto rinunciare ai piaceri della vita

Ha conosciuto un respiro internazionale il prestigioso convegno di studi "Ragusa e Montalbano", svoltosi il 19 e 20 ottobre presso la sede della Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere di Ragusa, legata all'Ateneo di Catania. Due giornate serrate di lavoro a Ibla, dove decine di voci credibili del panorama accademico europeo si sono misurate su versanti squisitamente scientifici della serie di romanzi partorita dal proficuo scrittoio di Andrea Camilleri edella loro trasposizione audiovisiva.
Vale la pena di ricordare, in apertura, come la saga del commissario di Vigata trovi incipit nel 1994, quando esce "La forma dell'acqua", primo romanzo poliziesco che vede protagonista il commissario Montalbano, esploso poi quale fenomeno letterario e televisivo nel '99. È nel piccolo schermo, con la regia di Alberto Sironi, che Luca Zingaretti - Salvo Montalbano trova casa tra le suggestioni naturalistiche ed architettoniche della costa iblea, è qui che, nelle lunghe passeggiate al porto letterario, puntualmente seguenti una mangiata come Dio comanda, vola lo sguardo d'qauila sulle cose del mondo, che vanno studiate, per essere aggiustate.
Il convegno trova ragione e prende ideale avvio dal successo di Montalbano, quasi mai conosciuto nell'editoria italiana novecentesca, e nella sua straordinaria eco, portata dalle stagioni televisive della serie da esso tratte. Andrea Camilleri ripercorre la Sicilia, la sua Sicilia, in Montalbano. La attraversa intensamente attraverso la scrittura, nei colori brillanti della dialettalità e del popolare, questo filtrato dal'occhio scaltrito del narratore rodato, forte anche di una formazione teatrale, che non ha perso di vista, però, in stagioni numerose di successi, la centralità del lettore. In una concezione democratica del fare arte, che preservi quale caposaldo la comunicatività piana tra autore e lettore, Camilleri, che in una bella conversazione di qualche anno fa ci confessava di sentirsi "un italiano nato in Sicilia e cresciuto letterariamente in Europa", attinge a materiali vari, in primis il cuntu popolare, ma nobilitato dall'eccellenza di voci intense della letteratura, e in cui non è aliena la robusta tradizione narrativa siciliana, coi suoi versanti principali, di razionalistico e immaginifico, dicotomici eppure compresenti, in un cosmo straordinariamente cangiante quale quello isolano. Del quale Camilleri si pone quale cantore di terzo millennio, animato da una robusta vis civile, attento interprete delle piaghe endemiche del Sud, la criminalità forse irredimibile, carezzata dall'ala spesso oscura del fato o da meno casuali complicità politiche., intrecciata alla incomparabile bellezza naturale dì luoghi da cogliere forse nell'ironia di una smorfia di riso, o in una metafora, per non farsi troppo male con gli eccessi di verità, come quel catartico bagno a mare, che la sera ci concilia con un mondo sia pure impossibile.
Secondo il disegno del docenti responsabili scientifici Massimo Sturiale, Giuseppe Traina, Maurizio Zignale, accademici dell'Università degli Studi di Catania e Ragusa, il convegno ha avuto natura interdisciplinare. È stato declinatolungo tre direttrici principali di ricerca, trattate in sessioni di lavoro parallele e inerenti l'opera letteraria, qui compreso il problema delle traduzioni del ciclo di romanzi incentrati sul personaggio di Montalbano, e la sua trasposizione televisiva, prodotta dalla Palomar per la Rai, con le implicazioni che il successo della fiction ha comportato in termini di ricaduta sul territorio ibleo, sbalzato dal micro di un turismo misurato a un'ordinaria promozione commerciale e istituzionale, al macro del rilancio mediatico che il piccolo schermo ha regalato ai "luoghi di Montalbano".
Pei il primo filone di studi, quello della traduzione audiovisiva, sono stati convocati esperti del campo, docenti di atenei italiani e stranieri, che hanno analizzato il capitolo notevole di codici delle traduzioni audiovisive in inglese, in francese, in tedesco e in spagnolo. Le analisi si sono volte al sottotitolaggio e al doppiaggio, due differenti modalità di traduzione, consistenti la cui scelta dipende in buona pane dalle tradizioni locali: la BBC ricorre per esempio solo a sottotitolaggi, mentre altre televisioni straniere preferiscono, come l'Italia, i doppiaggi. Questo della traduzione è un filone che è stato ampiamente battuto dagli studi, anche in ambito siciliano coi contributi del prof. Massimo Sturiale, e il convegno rappresenta il coronamento di un lavoro che dura da anni.
Ad aprire il congresso con la relazione "Of food and crime: Montalano, Sicily, and the voice of identity" è stato Federico Federici, studioso italiano attivo presso la UCL University di Londra, considerato una sorta di caposcuola in questa prima partitura di studi.
La sezione di studi relativa al cineturismo ha d'altra parte indagato da vicino sulle relazioni intercorrenti tra cinema, turismo e territorio. È stata coordinata da Maurizio Zignale, docente di Geografia, che si occupa di cineturismo da anni. Primo dei relatori Michelangelo Messina, direttore dell'Ischia Film Festival, tra i primi in Italia ad avere approfondito la questione delle ricadute di location e set sul territorio. Focus della sua comunicazione "L'opportunità di valorizzazione del territorio" connessa alla Film Commission.
Un terzo gruppo di studiosi di letteratura italiana, coordinato dal prof. Traina, esperto di gialli, ha lavorato invece sulla tradizione poliziesca italiana e su come i romanzi di Montalbano si siano inseriti nel genere, in buona parte rivoluzionandone alcuni elementi, Tra i nomi di particolare fama presenti quali relatori, si sono espressi Mauro Novelli, curatore del Meridiano Mondadori dedicato ai romanzi di Montalbano, e Nicoletta Vallorani, chiamata in causa come studiosa dell'Università di Milano, ma anche in qualità di scrittrice, che nella sua produzione comprende anche dei gialli.
Vallorani si è interrogata su quanto "Camilleri possa essere ritenuto oggi il 'padre' dei giallisti italiani", e s'è accompagnata alla testimonianza aperta della scrittrice, che raccontava di come gli autori della sua generazione abbiano guardato a Camilleri come ad un maestro, capace di innovare il modo stesso di concepire il romanzo giallo. Ha sviluppato questo versante anche Giuseppe Pitrolo, docente del Liceo Cataudella di Scicli, che ha chiarito come "Camilleri sia un autore che ha trovato il suo personaggio": in Montalbano ci si può identificare "perché ha un suo equilibrio; è professionale, acuto - osserva lo studioso -, lavora in pool, ma è allo stesso tempo autonomo, è mosso da un fortissimo senso della giustizia: ama al contempo i piaceri della vita, il cibo, il mare, il guasconeggiare, gli amici".
Un resoconto compiuto del convegno consegneranno gli atti già in via di redazione, che saranno anche un gradino in più verso l'empireo dei grandi italiani, scalato da Camillen e. tra i profumi sensuali di zagara e caponata, dal suo fascinoso commissario.
Elisa Mandarà
 
 

ViviMilano – Corriere della Sera, 23.10.2017
Andrea Camilleri al Teatro Parenti

Il creatore di Montalbano, il giallista che ha inventato il celebre commissario e la sua lingua evocativa, ha perso la vista ma ha continuato a scrivere: a più di novant'anni, Andrea Camilleri verrà a Milano per raccontare il suo nuovo libro, 23 racconti "dettati" dall'autore che raccontano aneddoti e ricordi della sua vita. L'appuntamento per la presentazione di "Esercizi di memoria"(Rizzoli) di Andrea Camilleri sarà lunedì 30 ottobre al Teatro Parenti, e sarà un dialogo di Camilleri con Lella Costa e con alcuni dei disegnatori che hanno illustrato il libro. Un'occasione per ascoltare uno scrittore che ha descritto il suo nuovo modo, obbligato, di scrivere, come un "gioco di leggerezza", e che all'oralità ha consegnato la memoria di un'intera vita di incontri, eventi, memorie. E i ricordi di Camilleri sono tanti: una vita passata a scrivere per il teatro, e nel 1957 la prima svolta, con la televisione e il lavoro come autore alla Rai, per la quale è delegato alla produzione di serie come "Il tenente Sheridan" e "Le inchieste del commissario Maigret". Poi, nel 1978 una nuova svolta: esce "Il corso delle cose", il suo primo romanzo, cui ne seguono molti, fino a quando, nel 1994, nasce il commissario Salvo Montalbano dell'immaginaria città di Vigata, che debutta nel romanzo "La forma dell'acqua". Ora i libri sono più di cento. E nella postfazione al suo centesimo libro, "L'altro capo del filo, " del 2016, lo scrittore ha dichiarato che si trattava di «un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità», e dettato all'assistente Valentina Alferj, «l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese». Alla serata dedicata ai ricordi di Camilleri interverranno anche alcuni dei disegnatori che hanno illustrato il libro, Alessandro Gottardo, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli, con le letture di Manuela Mandracchia.
Ida Bozzi
 
 

L'Unione Sarda, 23.10.2017
Alghero. "Ho deciso di studiare a Sassari perché lì abbiamo una università eccellente"
Chiara, l'avvocato dei record
Laurea in Giurisprudenza in 3 anni: è fra i più giovani d'Italia
Chiara Venditti ha studiato al liceo classico e poi si è iscritta a Giurisprudenza, laureandosi col massimo dei voti

[...]
Perché ha deciso di restare in Sardegna?
"Ci ho pensato tanto anche perché, quando mi sono diplomata, molti dei miei compagni di scuola sono andati a studiare fuori. Ricordo che, mentre ero lì a decidere se partire o restare, sentii in tv un'intervista allo scrittore Andrea Camilleri. Diceva: "Se tutti andiamo via, lasceremo la nostra terra a quello da cui stiamo scappando". Così mi si è accesa una lampadina: resto".
[...]
Angelica D'Errico
 
 

ModenaToday, 23.10.2017
Al Teatro "Pavarotti" si apre la stagione operistica con Il Colore del Sole“

Va in scena venerdì 27 ottobre 2017 alle 20 con replica domenica 29 alle 15.30, in apertura della stagione lirica, al Teatro Comunale "Luciano Pavarotti" di Modena Il Colore Del Sole, nuova opera del compositore Lucio Gregoretti (classe 1961). L’opera ha debuttato lo scorso 7 settembre al Festival di Jesi, coproduttore dello spettacolo insieme al Comunale di Modena e con la collaborazione dell’Accademia d'Arte Lirica di Osimo. Il soggetto è ispirato alla figura del Caravaggio, vissuta nel contesto di un nuovo progetto di teatro musicale attraverso il testo firmato da Andrea Camilleri per Mondadori che dà titolo allo spettacolo. Camilleri ha anche partecipato personalmente all’allestimento, in forma di un’azione in video condotta insieme a Ugo Gregoretti, storico protagonista del cinema italiano, che farà da cornice all’azione musicale sulla scena. Regia, scene e drammaturgia video sono firmate da Cristian Taraborrelli mentre la musica è diretta da Gabriele Bonolis alla guida dell’Ensemble da Camera della Fondazione Teatro Comunale di Modena e formato da Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Renzo Ran, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro e Carlo Feola. Il ruolo di Caravaggio è interpretato dall’attore Massimo Odierna.
Nell’opera si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Sul pittore pende una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni e condizionato da una fotofobia che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate nell’oscurità.
Andrea Borelli
 
 

Gramsci in giallo, 23.10.2017

Bologna. "Gramsci in giallo" è il titolo di un ciclo di tre incontri patrocinati da Fondazione Unipolis, Bottega Finzioni, EDB e Fondazione Gramsci Emilia - Romagna, e fa parte di un insieme di iniziative promosse per celebrare gli ottant'anni dalla scomparsa dell'illustre intellettuale.
Le date degli incontri sono: il 16, il 23 e il 30 ottobre 2017.
La sede è l'Oratorio San Filippo Neri a Bologna.
L'interesse di Gramsci per il genere poliziesco è ovviamente l'oggetto dell'iniziativa che si propone di documentare tale interesse, ma anche di trovare chiavi di interpretazione volte a motivare e a risolvere un apparente contrasto.
Una personalità che si colloca fra le voci più autorevoli del pensiero filosofico, sociale e politico del novecento, dedicava attenzione e riflessione al genere letterario, cosiddetto popolare, del poliziesco e del noir.
La locandina della manifestazione riporta per intero un commento originale di Gramsci che testimonia di un coinvolgimento tutt'altro che banale.
"Sherlock Holmes è il poliziotto protestante che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione.
Padre Brown è il prete cattolico che, attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno."
Bologna, 23 ottobre 2017, Oratorio San Filippo Neri, ore 17:30.
A palco vuoto e buio, l'incontro inizia di botto, senza presentazioni o premesse, con la proiezione della cosiddetta "intervista di Lucarelli a Camilleri".
Si tratta di una clip del 2006 che comprende il montaggio di tre brani letti dal Sommo da alcuni suoi romanzi e due (dico due) brevi interventi del Sommo.
Sul sottofondo un adeguato tappeto musicale.
Sottotitoli in inglese.
Un lavoretto fino, insomma.
Ovviamente Camilleri non parla di Gramsci e del suo interesse per il giallo, ma ce ne facciamo una ragione.
"Arrivato al cesso, arrotolata sulla pancia la camicia da notte, principiò a fare acqua.
E intanto taliava, come d'abitudine, dalla finestra bassa verso Vigata e il suo mare distanti da Montelusa qualche chilometro.
(... omissis fino a ...)
Da lì a qualche anno sarebbe diventato poeta e scrittore, ma ancora non lo sapeva."
(n.d.r. Da "Il birraio di Preston", pag. 10 , in ovvio riferimento alla edizione Sellerio, come nelle citazioni successive.
Il soggetto di cui si parla è Gerd Hoffer, il figlio di nove anni dell'ingegnere minerario Fridolin Hoffer, inventore grande e grosso di una irresistibile pompa antincendio, ecc. ecc.
Il brano descrive con lirica partecipazione le emozioni del piccolo poeta colto in un intimo e tenero ... momento di verità.)
"Negli ultimi trent'anni il giallo considera il delitto l'elemento scatenante, ma non determinante ai fini del racconto.
Oggi non è tanto il 'chi ha ucciso' che interessa in un romanzo giallo, ma il 'perchè è stato ucciso'.
Questo 'perché è stato ucciso', e non 'chi ha ucciso', fa sì che il romanzo giallo esca fuori completamente dallo schema trito del giallo per diventare un romanzo qualsiasi, senza possibilità di catalogazione.
Tutto il contesto, cioè a dire 'il perché', diventa fondamentale alla pari dell'elemento scatenante."
"Arrisbigliatosi dall'incantesimo che l'aveva paralizzato, Montalbano si mise a fare voci a tutti di starsene con le spalle al muro, di non cataminarsi, di non calpestare il suolo della grotta che era cosparso di una rena finissima e rossiccia, filtrata chissà da dove.
E forse questa sabbia aveva in qualche modo fermato il disfacimento dei cadaveri.
Erano un uomo e una donna ...
(... omissis fino a ...)
Erano stati prosciugati, ridotti a pura forma."
(n.d.r. Da "Il cane di terracotta", pag. 122.
Montalbano scopre i resti dei due antichi amanti.)
"Chi va a leggere 'Delitto e castigo' è predestinato a leggere 'Delitto e castigo'.
Cioè a dire la letteratura non riguarda l'uomo, riguarda una minuscola particella dell'umanità.
Non è che 'Delitto e castigo' letto al popolo modifica il popolo.
Non modifica nulla.
Il lettore di un libro sceglie quel libro come se scegliesse un amico o una donna.
E' lo stesso tipo di rapporto.
La letteratura è importante, ma è importante per chi vuole che la letteratura sia importante, non per il resto del mondo.
Allora, se tu vai a guardare oggi coloro che sono i padroni dei destini dell'uomo, oggi, da Bush a Chirac a Blair eccetera, nel novantanove percento sono degli analfabeti che decidono il destino del mondo, che probabilmente non hanno mai letto 'Delitto e castigo'.
E non saranno mai i lettori di 'Delitto e castigo' ad avere il potere per modificare il mondo."
" 'Il giorno appresso dentro al teatro c'eravamo solo noi altri tre.
Il barone e il signor Marsan stavano assettati dentro a un palco granni che c'era.
Io me ne acchianai sopra sopra, vicino al tetto.'
(... omissis fino a ...)
'Cosa cercate?' domandò il Prefetto.
'Una musica, Cillenza, ca mi facesse provare la stessa felicità, ca mi facesse vedere come è fatto u cielo.' "
(n.d.r. Da "Il birraio di Preston", pag. 171.
Il falegname Adornato interrogato dal Prefetto Bortuzzi.)
Così finisce, in poco più di 10 minuti, la cosiddetta "intervista" videoregistrata.
Chi volesse rinnovare l'emozione di sentire la voce del Sommo, può trovare qui la registrazione integrale audio che ho raccolto sul campo.



Si accendono le luci e comincia l'incontro.
Sale sul palco Roberta Scorranese, che si presenta come giornalista del Corriere della Sera, arrivata da Milano.
In breve introduce gli altri tre protagonisti dell'incontro.
Carlo Lucarelli e Marcello Fois nel CFC credo che non abbiano bisogno di presentazione.
Il terzo io stesso lo incontro per la prima volta e non so niente di lui: Alessandro Zaccuri, viene presentato come giornalista culturale e scrittore; ha pubblicato di recente (2016) il romanzo "Lo Spregio", edito da Marsilio.
L'incontro si protrae fra alti e bassi per circa un'ora e un quarto, e non mi sembra il caso di riproporre in questa sede un resoconto dettagliato dello sviluppo dialettico che alla lunga farebbe cascare l'attenzione, e non solo, su un percorso costellato di spunti originali ma anche di passaggi inconcludenti, o banali, o già noti e ripetitivi.
Sì perché pur essendoci un tema da sviluppare, non si tratta di una conferenza accademica con interventi rigorosamente predisposti su un percorso "a tesi".
Piuttosto si improvvisa a ruota libera, con esiti più spontanei che coerenti.
La Scorranese si impegna ad assolvere con slancio il compito di ospite, moderatrice, animatrice, conduttrice, garante, focalizzatrice rispetto al tema della serata.
Di volta in volta propone spunti, domande, temi, e gli altri partono in quarta.
Sintetizzo un breve elenco di "parole chiave".
- Il giallo come genere minore.
- Storie vere e verosimili contro invenzioni incredibili (alla Dan Brown per intenderci).
- Sherlock Holmes e Padre Brown: meccanismi induttivi o deduttivi ?
- Il lato oscuro dei luoghi apparentemente più "innocui".
- La nascita e l'evoluzione dei personaggi.
- La geografia a scala regionale del giallo italiano.
Un discorso a parte merita la prima domanda della Scorranese: con la voce inconfondibile del Sommo che ancora echeggia fra le volte dell'Oratorio, lancia a Lucarelli una bella esca.
"Come possiamo interpretare le parole di Camilleri in merito alla letteratura e alla sua possibilità di cambiare il mondo, o di aiutarci a capire meglio la nostra vita ?"
Lucarelli parte con un apprezzamento alla ironia sottilissima di Camilleri (perbacco, non gli sfugge niente!) e cita un episodio di cui fu testimone diretto a un dibattito sul "perché si legge poco?".
Camilleri dice: il principale nemico della lettura è il progresso della medicina.
Perplessità di tutti.
Camilleri prosegue: sì perché quando ero piccolo io, ci si ammalava, si prendevano malattie che duravano quindici giorni e quindi stavi a casa, la tv non c'era, e ti leggevi un sacco di libri.
Lucarelli prosegue per informarci che, al contrario di Camilleri, lui non è così pessimista in merito alla possibilità di cambiare il mondo: anche la letteratura popolare può trovare la strada per arrivare agli statisti e indurli alle scelte giuste.
Ne è così convinto che ripropone un'altra citazione di un altro pessimista.
Scerbanenco diceva che scrivere libri è come mettere la mano di fronte alla locomotiva.
Lucarelli aggiunge e conclude: "la locomotiva però a volte si ferma".
Non ci resta che prenderne atto.
Un saluto a tutti.
Franco il Cinquantino - Camilleri Fans Club
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 25.10.2017
«Il commissario Montalbano», tutti gli episodi in onda a novembre 2017
Dopo i film inediti e le repliche della scorsa primavera, Rai1 trasmetterà altre 4 repliche della serie con Luca Zingaretti e tratta dai romanzi di Camilleri

A novembre torna su Rai1 «Il commissario Montalbano». I 4 mercoledì del mese in prima serata andranno in onda le repliche di altrettanti amatissimi episodi. Eccovi l'elenco con le relative trame.
Mercoledì 8 novembre: Una voce di notte
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Mercoledì 15 novembre: Le ali della sfinge
[...]
Mercoledì 22 novembre: La caccia al tesoro
[...]
Mercoledì 29 novembre: Il gatto e il cardellino
[...]
 
 

Blog Tivvù, 26.10.2017
Il Commissario Montalbano torna su RaiUno ma in replica: ecco quando e gli episodi in programma

In questa stagione tv la Rai sembra soffrire non poco la concorrenza dell’ammiraglia Mediaset, soprattutto in alcune fasce orari, come ad esempio nel pomeriggio (costantemente battuta da Pomeriggio 5) e al sabato sera. Come correre ai ripari? Ma naturalmente con una delle fiction più amate dal pubblico da casa, ovvero Il Commissario Montalbano, che anche in replica riesce sempre a raggiungere risultati strepitosi. Se questa era una pratica messa in atto dall’ammiraglia Rai soprattutto dopo la messa in onda dei nuovi episodi, ora le cose potrebbero cambiare. Ecco le indiscrezioni di Sorrisi.com in merito alla messa in onda di Montalbano.
Il Commissario Montalbano in replica per contrastare Canale 5 e Massimo Giletti?
Le nuove puntate del Commissario Montalbano sono attese per la primavera 2018, ma a differenza di quanto accaduto finora, le repliche saranno trasmesse decisamente prima, ma quando? A partire dall’8 novembre, le puntate già trasmesse saranno rispolverate nel prime time del mercoledì, prima serata finora riservata ai film. Questo andrà avanti almeno per 4 settimane.
Il settimanale specializzato in news televisive ha anche svelato la programmazione ed i titoli dei prossimi appuntamenti in compagnia del simpatico Montalbano. Si parte come annunciato il prossimo 8 novembre con l’episodio dal titolo La caccia al tesoro. Si prosegue la settimana seguente, 15 novembre, con Le ali della sfinge.
Il 22 novembre sarà la volta dell’episodio dal titolo Una voce di notte, quindi il 29 novembre sarà trasmesso Il gatto e il cardellino. Vedremo se il pubblico apprezzerà questa scelta, in parte messa in atto anche per contrastare il passaggio di Massimo Giletti dalla Rai a La7, dove approderà presto con il suo nuovo programma.
 
 

Teatro Comunale di Modena "Luciano Pavarotti", 27/29.10.2017
Venerdì 27 ottobre 2017 - ore 20.00
Domenica 29 ottobre 2017 - ore 15.30
Il colore del sole

L'OPERA

Opera in un atto liberamente tratta
dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri
Videointervista ad Andrea Camilleri di Ugo Gregoretti
realizzata da Gianlorenzo Gregoretti

Commissione della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
e della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Personaggi e interpreti
Caravaggio Massimo Odierna
Lena / Soprano I Cristina Neri
Celestina / Contralto I Anastasia Pirogova
Il giovane di piacere / Tenore I Daniele Adriani
Padre Superiore / Basso I Matheus Drozda
Aloysio / Soprano II Claudia Nicole Calabrese
La bardassa / Contralto II Natsuko Kita
Voce prima dell'incubo / Tenore II Jaime Canto Navarro
Voce seconda dell'incubo / Basso II Carlo Feola

Direttore Gabriele Bonolis
Regia, scene e costumi Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Video Fabio Massimo Iaquone
Luci Alessandro Carletti

Ensemble da Camera
della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Modena
in collaborazione con Accademia d'Arte Lirica di Osimo

NUOVO ALLESTIMENTO

INVITO ALL'OPERA

Venerdì 27 ottobre ore 18, Ridotto del Teatro

Incontro con
Lucio Gregoretti compositore
Cristian Taraborrelli regista

Ingresso libero

Inaugura la stagione un nuovo titolo in prima assoluta commissionato al compositore Lucio Gregoretti per il debutto al Festival di Jesi (7 settembre 2017), coproduttore insieme al Comunale di Modena. L’opera è ispirata alla figura del Caravaggio, vissuta nel contesto di uno nuovo progetto di teatro musicale attraverso il testo omonimo firmato da Andrea Camilleri per Mondadori. Camilleri partecipa anche all’allestimento, in forma di un’azione in video condotta insieme a Ugo Gregoretti, storico protagonista del cinema italiano, che farà da cornice all’azione musicale sulla scena.

VIDEO
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 27.10.2017
“Quell’estate al bar a costruire il nuovo giornale dell’Isola”

Quando l'edizione siciliana de la Repubblica arrivò in edicola, in una delle ultime mattine dell'ottobre ‘97, tutto o quasi tutto sembrava già avvenuto: Falcone e Borsellino non c'erano più, Riina, Provenzano e Bagarella erano finalmente in carceri di massima sicurezza, e se la città di Palermo restava presidiata da uomini come Caselli e il compianto Manganelli (sarebbero andati via non molto tempo dopo) una pagina pareva voltata. Giusto o sbagliato che fosse, sembrava così.
Non che si potesse ritenere che la mafia fosse battuta (non lo è oggi, figuriamoci vent'anni fa!): ma a un quotidiano — un "nuovo" quotidiano, per di più — si offriva l'inedita possibilità di provare a raccontare Palermo e la Sicilia con meno angoscia. E con un approccio che non portasse sempre il segno funereo dell'emergenza. Erano possibili nuove e diverse identificazioni. La mafia, forse, poteva cominciare a essere non più il tutto: un alibi e un pretesto contemporaneamente. Forse era possibile cominciare a intravedere nuovi problemi e altre responsabilità. E scoprire se, per caso, la Sicilia meritasse di essere nota in giro anche per qualcos'altro, oltre che per gli inevitabili padrini in doppiopetto.
Fu in fondo con questa idea che alla vigilia dell'estate del 1997, Eugenio Scalfari (primo fautore del progetto) ed Ezio Mauro (da poco più di un anno direttore del giornale) decisero di affidarmi la costruzione e la prima direzione dell'edizione siciliana de la Repubblica.
[...]
Cominciammo a stampare ogni domenica un racconto scritto per noi dell'allora tal Camilleri, giallista agrigentino in strepitosa ascesa, tentando ogni sforzo per far uscire dalla clandestinità almeno un pezzo della cultura e della ricchissima intellettualità siciliana.
[...]
Federico Geremicca
 
 

La Sicilia, 27.10.2017
Convegno a Catania
Percorsi didattici attraverso l'archivio storico

[...]
Nel convegno verranno sviluppati i seguenti temi: [...] 3. “Montalbano, sono. Narrazione e identità” (Alessandro De Filippo, docente di Cinema, fotografia e televisione al DIsum, Univsresità di Catania); [...]
[...]
 
 

Stretto Web, 27.10.2017
“Halloween non è la nostra festa”: dirigenti scolastici messinesi in difesa delle tradizioni siciliane
Quarantadue dirigenti scolastici della provincia di Messina hanno sottoscritto una circolare dove evidenziano che “Halloween non è la nostra festa” ed in difesa delle tradizioni siciliane

[...]
A titolo esemplificativo alla circolare è stato anche allegato il racconto “Il giorno dei morti” di Andrea Camilleri, sul quale avviare riflessioni in merito alle tradizioni siciliane.
Danilo Loria
 
 

Novaguide.gr, 27.10.2017
Inspector Montalbano

A criminal informs Montalbano about some guns being stored in a cave outside Vigata. In that cave, a mystery room is revealed where two bodies are [...]
 
 

SicilyMag, 27.10.2017
L'omonimo
Poesia e racconti. Che fa fare l'omonimia. Soprattutto se fai il carabiniere in Sicilia e ti chiami Andrea Camilleri. Già, come il papà di Montalbano. Per gentile concessione dello scrittore Domenico Cacopardo, pubblichiamo, in anteprima assoluta, un racconto inedito che farà parte di "Annilieti", raccolta di quindici racconti che saranno pubblicati nel 2018
"Annilieti", racconti. Uscirà, per i tipi di una casa editrice siciliana il cui nome è, allo stato, riservato, una raccolta di 15 racconti dello scrittore Domenico Cacopardo. Alcuni sono già apparsi su periodici vari. Quello che mettiamo a disposizione dei lettori di SicilyMag è inedito.

1.
Mettiamo subito le carte in tavola: mi chiamo Andrea Camilleri, sposato, tre figli, già brigadiere dell’Arma dei Carabinieri in onorata pensione.
L’omonimia è stata la mia condanna.
Qualunque cosa accadesse nel territorio di competenza, quando arrivavo sul posto a rilevare un incidente, un omicidio o a sedare una lite, il mio nome era fonte di lazzi e scherzi.
Mi avevano soprannominato «Montalbano», ma poi l’appellativo è caduto in disuso, essendo prevalente il gusto di chi poteva proclamare «Vi mando Camilleri», o «Sul posto c’è Camilleri». O, se capitava un comandante particolarmente spiritoso, succedeva che telefonasse al generale e gli dicesse: «Comandi! Sarò da lei puntuale come un orologio svizzero. Mi accompagnerà Andrea Camilleri!»
In fin dei conti non è una sciagura confrontarsi con l’omonimia di un così illustre e celebrato personaggio, una specie di salvatore della mia isola, giacché l’ha resa celebre in tutto il mondo.
Anche se… anche se la Sicilia era celebre sin dal tempo dei greci, e lo è stata anche dopo, quando Palermo era capitale dell’impero di Federico II, o quando Taormina, nell’Ottocento, divenne meta del turismo europeo. Tanto che c’era un treno Parigi-Taormina e un altro Berlino-Taormina. Cosa attirasse laggiù – a parte le bellezze naturali - tanta gente è presto detto: guardate le fotografie di Von Gloeden – quelle che raffigurano bambini nudi -, ricordatevi che giravano il continente e che erano viste da importanti personaggi, per esempio l’imperatore di Germania (il kaiser) Guglielmo II. Questo illustrissimo personaggio fu due volte a Taormina, una volta con lo yacht, l’altra con la squadra navale. Aveva fatto gettare l’ancora nella baia di Giardini, e aveva riservato gli appartamenti del San Domenico, e del Timeo – che, sembra, preferisse -. Due fra i più celebrati alberghi del mondo. Del mondo, vi assicuro.
Con questo nome che mi ritrovo me ne sono successe di tutti i colori. La storia cominciò nel 1985, quand’ero in servizio a San Gimignano e un amico mi disse: «Guarda che c’è uno scrittore col tuo medesimo nome e cognome precisi. Me lo dissero a Poggibonsi, dove ha pubblicato un romanzo.
Poi, quando diventò – ci voleva poco - più noto e importante di me, ogni inchiesta alla quale partecipavo poteva diventare una "Via Crucis", soprattutto quando incontravo un magistrato in vena di buffuniari che, giocando sull’equivoco, dichiarava in aula: «Adesso chiamiamo a testimoniare Andrea Camilleri».
Un «Oh! Oh!» usciva dalla bocca dei presenti prima di constatare che chi stava entrando era solo un sottufficiale dell’Arma.
E i titoli di giornale.
Ogni tanto m’è capitato che il quotidiano della zona nella quale ero di servizio sparasse a mezza pagina un «Brillante operazione di Andrea Camilleri» o un più raffinato e ammiccante «Andrea Camilleri ci ha lasciato», nel senso che ero stato trasferito dalla minuscola frazione di Cchiappamuschi alla minuscola frazione di Cchiappalapuni.
La cosa più imbarazzante che mi stava per capitare avvenne quando lo scrittore fu invitato, secoli fa, a Viareggio. Ero di turno e il tenente Augello, perfidamente, mi ordinò di andarlo a ricevere alla stazione e di vigilare su di lui per tutta la permanenza.
All’ultimo momento, però, la visita venne cancellata e potei tirare un sospiro di sollievo.


Camilleri visto dal caricaturista portoghese Andre Carrillho

Ogni volta che scoprivano di avere un dipendente come me, col mio nome, i comandanti provinciali, appena arrivati, pensavano alla maniera di utilizzarmi e di trarre profitto dalla mia presenza. Personale, i furbetti carrieristi, o per l’Arma quelli che perseguivano l’Ideale, «Usi a obedir tacendo e, tacendo, morir».
Tentativi tutti miseramente falliti, anche in relazione alla mia conformazione fisica: sono piccolino, la testa stretta coperta da tanti capelli ormai grigi, e snello, molto snello, in virtù di un metabolismo che mi consente di mangiare assai, anzi assaiuni, e di non ingrasciare.
Trovandomi ad Agrigento d’estate, decisi di raggiungere Porto Empedocle e di rendere visita all’omonimo scrittore. Mi dissero che non c’era, lasciandomi il dubbio che si fosse negato. Certo, avrei potuto qualificarmi, carabiniere ero, e tentare di sfondare l’eventuale cortina di riserbo. Ma ero un carabiniere composto, nel senso che non mi vantavo mai della divisa, che zu Mimì mi aveva aiutato a indossare. Sapete … le raccomandazioni ai miei tempi funzionavano. Adesso, invece.
Mi fermai nel bar che lui frequentava, ordinai una granita: non ce l’avevano. Perciò, cambiai locale. Ne trovai uno elegante, tutto specchi e acciai. Una cosa americana o quasi. Abituato come sono alle eccellenti granite delle mie parti, volli provare.
Non per disprezzare ma non mi piacque proprio: niente a che vedere con le granite di Catania e di Messina. Secondo me, quella di Porto Empedocle il limone l’aveva visto in fotografia. Poi lo zucchero: troppo assai. Abbondante.
2.
Ma l’evento, anzi l’Evento, è accaduto di recente.
Da quando sono in pensione, sono tornato a vivere a Mongiuffi e frequento ogni giorno Melìa, il capoluogo. Parcheggio in piazza San Nicolò e passo il tempo cull’amici nel bar La Pergola.
Per onestà, preciso che La Pergola non è un comune bar di paese. È un luogo celebrato e visitato da gente di tutte le contrade vicine e di tutti i ceti, compresi i ricchi catanesi: sino ad Acireale arriva la fama dei suoi arancini, delle sue leccornie. La domenica i clienti che hanno ordinato roba da mettere a tavola per il pranzo cominciano ad arrivare alle nove del mattino.
Data l’età non sono un cultore del cibo nostrano, né di quello continentale.
Frequento La Pergola perché, come ho detto, ci incontro l’amici e con loro chiacchiariamo ore. Anzi: chiacchiaravamo.
Un anno fa, tornò a Melìa il cavalier De Rosa Salvatore, ch'aveva fatto una bella carriera a Roma, finendo – grado massimo raggiunto - commesso nell’anticamera del primo ministro.
Da noi, sin da ragazzo e per le sue idee comuniste – girava con sotto il braccio l’Unità - era soprannominato Togliatti, e – fortuna sua - s’era trovato al centro del potere quando furono presidenti Berlusconi, Prodi, D’Alema e Amato. Solo del penultimo parlava De Rosa. Berlusconi non lo considerava e lo definiva "Testa ‘i minchia". Manco Prodi sopportava e gli aveva dato, tanto per stare sul tema, il nomignolo di "minchiaredda", un dispregiativo che poteva alludere sia alle dimensioni del suo strumento che al suo modo di fare.
Di D’Alema era entusiasta. Ne tesseva in continuazione le lodi e raccontava a noi che ridevamo sotto i baffi, che gli aveva stretto varie volte le mano. Il giorno dell’addio e del passaggio delle consegne a Giuliano Amato (un altro di quelli che odiava), aveva addirittura ottenuto di essere fotografato vicino a lui. E da lui aveva ottenuto una foto con dedica che, a Melìa, faceva bella mostra di sé nel salotto di casa.
L’unico milioto che avesse in mostra il ritratto di un presidente del consiglio con scritte di pugno le seguenti parole: «Al compagno Salvatore De Rosa, Massimo D’Alema».
Togliatti ebbe il coraggio di smuovere la nostra comitiva spingendoci ad andare una sera al Teatro Greco di Taormina ad ascoltare Sebastiano Lo Monaco, un noto attore siracusano, che recitava «Sei personaggi in cerca di autore» di Pirandello.
Lo sdisonorato, però, aveva in testa un disegno quasi criminale che ci coinvolgeva tutti. Dopo il teatro, tornati a Melìa, seduti a mangiare a La Pergola, ci sparò in faccia la sua proposta: «Siamo in undici: facciamo una compagnia amatoriale. Io sarò il regista.»
Successe il finimondo, poiché tutti per una ragione o per l’altra opposero mille riserve sul progetto.
Solo io l’appoggiai avendo la soddisfazione che, giorno dopo giorno, le resistenze diminuirono sino a ottenere altri otto sì. Eravamo dieci, quindi, ma ci mancavano le donne.
E qui venne il difficile.
Perciò decidemmo di mettere in scena i sei personaggi utilizzando solo dieci parti maschili: il padre, il figlio, il giovinetto (interpretato da Fulippi Ognibene che era glabro e sembrava proprio un ragazzino a dispetto dei suoi 62 anni), il direttore capo-comico, il primo attore, l’attor giovane, il direttore di scena, il suggeritore, il segretario del capo-comico e il macchinista.
Il regista De Rosa mise a posto – come poteva - il testo e fece scrivere da uno degli amici che lavorava ancora negli uffici comunali e poteva utilizzare computer e stampante, le varie parti in modo che ognuno avesse in mano la sua. Solo quella.
Il risultato non fu un granché, ma ci accontentammo.
Iniziarono le prove. Il locale fu messo a disposizione da Ciccio Colotta, uno di noi, che aveva un garage libero.
Dopo cinque mesi di tentativi, lo scorso marzo, fummo d’accordo nel giudicarci pronti all’impresa. Anche per l’affettuoso parere dell’amico Barbante Giovanni, pensionato, già ispettore della Polizia di Stato, che, quando poteva, assisteva alle prove non risparmiandoci suggerimenti e critiche benevole.
Sui modi di presentarci in pubblico ci furono discussioni e liti. Liti e discussioni.
Alla fine, prevalse l’idea di aspettare l’estate e di recitare all’aperto: una sera nella piazza di Gallodoro sul palco che si allestiva ogni mese di agosto, la seconda nella piazza Cagli di Letojanni e, infine, proprio nella piazza San Nicolò di Melìa. Nel frattempo continuammo a provare ottenendo sicuri miglioramenti. Almeno a detta di Barbante.
Quando venne il momento, Puccio La Farina si occupò dei manifesti.
E fu a questo punto che io sbagliai: mi dimenticai, infatti, di dirgli che volevo scritto un nome d’arte – avevo scelto "Vito Grande" -, in modo da evitare che la gente, leggendo Andrea Camilleri, equivocasse.
Solo di recente ho scoperto che non m’ero dimenticato affatto: era stato l’amico Barbante – sempre lui - a parlare col tipografo ordinandogli di lasciare quell’Andrea Camilleri.
Così, la sera del debutto la piazza di Gallodoro era affollata da un centinaio di persone che, credule o incredule, volevano vedere Andrea Camilleri recitare.
Quando comparvi sulla scena nella parte del "Segretario del capo-comico", che era stata stampata accanto al mio nome sui manifesti, la gente capì l’imbroglio - o vide in atto l’imbroglio che già conosceva - e volle quindi sbertucciarmi tirandomi qualche limone e, i figghi ‘i buttana che s’erano preparati, intere cassette di pomodori maturi.
Anche qui, con le capacità investigative apprese nell’Arma, ho potuto accertare che l’operazione era stata organizzata in tutti i dettagli da quel sdinosorato della Polizia, invidioso, come tutti i suoi colleghi, dei successi dei Carabinieri. Era lui che aveva consegnato i pomodori del suo orto a tre o quattro caporioni, con la raccomandazione, quasi un ordine di tirarmeli e farmeli tirare.
Il fatto permise al quotidiano locale "Chiodaro-Live" di scrivere: «Fischiato e preso a pomodorate Andrea Camilleri».
Comunque, alla fine e nonostante tutto, un successo, replicato a Letojanni e a Melìa.
Che fa fare l’ominimia… però, mi fossi chiamato Gaetano Badalamenti sarebbe stato peggio. Soprattutto per un carabiniere. Come me.
Domenico Cacopardo
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 28.10.2017
Camilleri milanese "Le mie giornate tra la Rai e il Piccolo"
"Le radici milanesi del mio Montalbano"
UOMINI E LUOGHI. Lavoravo alla Rai in corso Sempione e la sera andavo al Piccolo; ma il ricordo più bello è una giornata con Vittorini
L'INCONTRO. Andrea Camilleri presenta "Esercizi di memoria" (Rizzoli) lunedì alle ore 18,30 presso il Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14.
Con Lella Costa, Alessandro Gottardo, Guido Scarabottolo, Olimpia Zagnoli.
Letture di Manuela Mandracchia.
Ingresso 3,50 euro

Il sicilianissimo commissario Montalbano è nato a Milano, dove prestava servizio al tempo del fascismo il commissario Camilleri, zio di uno degli scrittori italiani più amati, fonte d'ispirazione per questo personaggio di culto. È una delle tante cose che scopriamo leggendo gli Esercizi di memoria (Rizzoli) di Andrea Camilleri. Ventitré racconti autobiografici, illustrati da Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo, Alessandro Gottardo e Olimpia Zagnoli, con la copertina di Tullio Pericoli. Originario di Porto Empedocle, classe 1925, oltre venti milioni di copie vendute nel mondo, un ultimo Montalbano già consegnato all'editore di questa serie (Sellerio) per farlo uscire postumo, Camilleri ha ancora voglia di raccontare storie, nonostante abbia perso la vista, come ricorda all'inizio del libro. Un album dei ricordi, dedicato alla nipote, dettato alla sua assistente, riscoprendo un nuovo gusto per la scrittura, che ora nasce come narrazione orale.
Tra i tanti luoghi che rievoca nel libro, a quali milanesi è più legato?
«Corso Sempione, dove c'è la sede della RAI. Ho lavorato nella sezione fonologica della radio. Producevo le opere di Luciano Berio, sistemavo le voci, sperimentavamo. Era un incarico complesso, che non si poteva risolvere facendo il pendolare da Roma, dove tuttora vivo. Stavo in albergo a Milano per un mese, un mese e mezzo. Di sera, andavo sempre al Piccolo, in via Rovello. Un periodo delizioso».
Chi frequentava?
«Dario Fo è sempre stato dalla mia parte, sostenendo anche la mia attività teatrale. Nel 1962 sono stato accusato di "vilipendio delle forze armate" e di "spettacolo osceno" per una commedia che dovevo mettere in scena al Teatro Mercadante di Napoli. Un testo di Luigi Lunari, allora drammaturgo al Piccolo, che parlava di tre poliziotti corrotti. Quando la notizia si sparse in tutta Italia, Fo mi chiamò e mi disse che aveva contattato un gruppo di avvocati che si occupavano della difesa degli obiettori di coscienza e che si erano messi a mia disposizione. Alla fine, fui prosciolto».
Il suo ricordo milanese preferito?
«Una giornata intera, nel 1947, con lo scrittore Elio Vittorini, dalle dieci del mattino alle sette di sera, in giro per la città. Non mi mostrò nulla di Milano, come speravo, ma mi chiese tutto della Sicilia. Diventammo amici».
Ambienterebbe qui un suo libro, ora che ha superato quota cento volumi pubblicati?
«Questo no, anche se ho sempre avuto forti pressioni da parte di mia moglie. Si è trasferita a Milano con i genitori quando aveva tre mesi. Ogni volta che ci torniamo, fa il pellegrinaggio nelle strade della sua giovinezza».
Il penultimo racconto s'intitola "Il commissario Camilleri". Quale storia vera racconta?
«Carmelo Camilleri aveva appena preso servizio presso la Questura di Milano quando nel 1928 fecero un attentato al re Vittorio Emanuele III, venuto a inaugurare l'VIII Fiera Campionaria. Mio zio pensava che fossero stati i fascisti, inimicandosi così il regime. Il risultato finale fu che venne arrestato e mandato al confino e che furono incolpati dei comunisti innocenti. Lo avrebbe fatto anche Montalbano. Uomini interessati alla verità assoluta, non a quella politica, costi quel che costi. È allora che è nato il mio personaggio».
Come vorrebbe essere ricordato?
«Come un uomo comune che credette ai valori comuni, e che non smise mai di raccontare. Raccontare per me equivale a vivere».
Annarita Briganti
 
 

SoloLibri.net, 28.10.2017
«Esercizi di memoria» di Andrea Camilleri

La vita di Andrea Camilleri è stata piena di avvenimenti, letture, posti,; lui lo sa e confessa a se stesso quanto è stato fortunato. Novantuno anni portati egregiamente. L’unico neo, importante, che lo rende vulnerabile: lo scrittore ormai è cieco e quindi detta questi “Esercizi di memoria”.
Le pagine migliori sono per gli amici, straordinari: Eduardo De Filippo, che non va d’accordo da decenni con il fratello Peppino, ma lo vede in televisione da Isca, l’isola di sua proprietà di fronte a Positano.
Eduardo, racconta Andrea Camilleri, era un uomo timido e schivo ma consapevole delle sua grandezza e quindi non fu facile convincerlo a portare le sue commedie in televisione.
Se abbiamo visto questi otto capolavori lo dobbiamo anche all’insistenza di Andrea Camilleri, Le voci di dentro, Natale a casa Cupiello e Filumena Marturano, portata in teatro dalla bravissima Titina De Filippo e da Regina Bianchi, anch’essa eccezionale (il successo nazionale di questa pièce lo si deve alla trasposizione cinematografica con la coppia rodata Mastroianni-Loren).
Poi ci sono le microstorie, avvenimenti minimi di Andrea Camilleri: da ragazzo cadde in un pozzo nero di melma, due assi di legno si erano spezzate sotto il peso dello scrittore; una situazione oggettivamente pericolosa. Una contadina lo vide e si mise a strillare, un contadino e lo zio riuscirono a tirarlo fuori dal pozzo, pieno di melma e di un insopportabile fetore.
“Adesso che a novanta anni è arrivata l’età dei bilanci devo confessare di avere avuto una vita felice in tutti i sensi, nel matrimonio, nel lavoro: forse come aveva detto la contadina Carmela, quel bagno nella, diciamo così, melma mi aveva portato fortuna?”
Poi succose pagine sulla morte di Pirandello, su Vincenzo Cardarelli, e un commosso ricordo del regista Michelangelo Antonioni e della sua amicizia di lungo corso con Monica Vitti.
“Esercizi di memoria”, testo bello e importante, ci restituisce un uomo fragile, ma al contempo, forte, determinato, autoironico. Insomma, spero ancora in un altro suo libro di ricordi: Andrea Camilleri ha passato i novanta e ha conosciuto tutti gli uomini e le donne più importanti del Novecento.
Vincenzo Mazzaccaro
 
 

Pravda.sk, 28.10.2017
:1 Jednotka (vcera, 29.10. 01:20):
Komisár Montalbano
Originálny názov: Il Commissario Montalbano
(farebný titulky krimiseriál, Taliansko, 1999)

Popis:
Komisár kriminálnej polície v sicílskom mestecku Vigata Salvo Montalbano je rozhodnutý so svojou profesiou skoncit. Zlociny však necakajú.
 
 

La Repubblica, 29.10.2017
Musica e luce
TITOLO: IL COLORE DEL SOLE
AUTORE: LUCIO GREGORETTI
DIRETTORE: GABRIELE BONOLIS
DOVE: MODENA, TEATRO PAVAROTTI
QUANDO: FINO A OGGI

Erano malati gli occhi di Caravaggio? Avevano davvero paura della luce? In un geniale romanzo del 2007, Il colore del sole, Andrea Camilleri offre una riposta sospesa tra verità e finzione: immagina che Michelangelo Merisi soffrisse di fotofobia e che fosse costretto a rifugiarsi spesso nell'oscurità.
La sua scienza della luce e dell'ombra sarebbe dunque l'esito di una dolorosa patologia visiva.
Il romanzo di Camilleri è la fonte primaria dalla quale Lucio Gregoretti ha attinto la linfa vitale della sua nuova opera che conserva lo stesso titolo. Come il racconto anche il libretto di Vincenzo De Vivo coglie Caravaggio in una fase tumultuosa della sua esistenza: la fuga da Roma, il soggiorno a Napoli, la prigionia a Malta, l'evasione, l'approdo a Siracusa. Gregoretti crea una simmetria perfetta tra i contrasti di luce della pittura di Caravaggio e i contrasti sonori della scrittura musicale: la partitura — affidata ad otto voci soliste e a otto strumenti — è infatti un continuo gioco di specchi tra il suono del presente e quello del passato, incarnato dall'antica tradizione madrigalistica italiana. Sulla medesima antinomia cromatica è costruito l'allestimento di Cristian Taraborelli: sul piano della luce "vera" si muove la figura di Caravaggio, affidato ad una voce recitante, mentre su due grandi schermi, posti in prospettiva, si accendono le illusioni, le ossessioni, le ombre della sua patologia. Analitica, precisa e meticolosa la concertazione di Gabriele Bonolis.
Guido Barbieri
 
 

La Repubblica, 29.10.2017
Libri
Montalbano in trasferta

"E scrivo, io scrivo sempre". Domani, alle 18.30, al teatro Franco Parenti di Milano lo scrittore Andrea Camilleri racconta sé stesso e il suo ultimo romanzo " Esercizi di memoria" (Rizzoli). L'autore dialogherà con Lella Costa e, nel corso della serata, Manuela Mandracchia leggerà alcuni brani del libro in cui sono raccolte ventitré storie scritte in ventitré giorni
 
 

tvtv.de, 29.10.2017
Sat.1 emotions 20:15 So 29. Oktober
Sonstiges, I 2002
Commissario Montalbano
Staffel 4, Folge 4 von 4, Der Kater und der Distelfink

Es mehren sich seltsame Überfälle im Zuständigkeitsbereich der Polizei von Vigàta. Ein schwarz gekleideter Mann auf einem Moped reißt älteren Damen ihre Handtasche auf offener Straße weg. Die Beute: meist nur geringe Geldsummen. Als das vierte Handtaschenopfer, die Frau des Anwalts Joppolo, jedoch erschossen wird, ist Commissario Montalbanos Jagdeifer geweckt. Er beginnt, die Zusammenhänge hinter den Taten zu suchen und findet eine erste viel versprechende Spur ...
 
 

Novaguide.gr, 29.10.2017
Inspector Montalbano
29 / 10 / 2017 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 4

A young man is found murdered in front of his apartment and an old couple is missing after an excursion at Tindari's ancient region. Inspector Montalbano tries to solve these two, seemingly irrelevant, cases.
 
 

Teatro Franco Parenti, 30.10.2017
Sala Grande
Prezzo TFP cortesia 3,50€
Esercizi di memoria - Andrea Camilleri

Lunedì 30 ottobre alle ore 18.30
Incontro con Andrea Camilleri
per presentare Esercizi di memoria (Rizzoli)
Dialoga con l’autore Lella Costa.
Intervengono Alessandro Gottardo, Guido Scarabottolo e Olimpia Zagnoli.
Letture di Manuela Mandracchia

«Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. Sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre.».
Poi a novant'anni arriva il buio. E così come non era terrorizzato dalla pagina bianca, il maestro Andrea Camilleri combatte anche l'oscurità della cecità e inizia a dettare. La sua produzione letteraria non ne risente e trova, nell'oralità, un nuovo modo per raccontare le sue storie. Ma se forte era la sua disciplina prima, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria. E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei minimi dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene da raccontare, quelle da ricordare, quelle da immaginare. Quelle pubblicate oggi in Esercizi di memoria sono, come dice lui, i compiti per l'estate: 23 storie dettate in 23 giorni, che Andrea Camilleri racconterà dal palcoscenico del Teatro Parenti.


 
 

Night Tabloid, 30.10.2017
Turismo con Montalbano
CLiccare qui per vedere il servizio
Luca Rosini
 
 

Alessandra Chiappori, 31.10.2017
Andrea Camilleri al Teatro Franco Parenti di Milano
Andrea Camilleri presenta il suo nuovo "Esercizi di memoria" (Rizzoli) al Teatro Franco Parenti di Milano, il 30 ottobre 2017


 
 

 


 
Last modified Wednesday, November, 08, 2017