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RASSEGNA STAMPA

SETTEMBRE 2017

 
La Sicilia (ed. di Ragusa), 1.9.2017
Il ritorno di Topalbano a Punta Secca
Subito esaurito il numero di Topolino "ambientato" nel Ragusano e nella Valle dei Templi

Basta chiedere a Silvio, che la sua copia l’ha messa al sicuro prima che svanisse. O a Christian e Valeria che, nella loro cartolibreria di Santa Croce, hanno fatto spallucce ai clienti all’ennesima richiesta già alle 9 di ieri: tutto esaurito in meno di 24 ore. Topolino è tornato in edicola – per la terza volta in Sicilia - al fianco del commissario Topalbano per una nuova avventura nata dalla penna di Francesco Artibani, e la trama del fumetto tra i fan di Montalbano (di carta e televisivo) si è fatta subito frenesia, esattamente come avvenne 4 anni fa per la prima uscita dell’inedito tandem.
Tutti vogliono Topolino numero 3223, in provincia di Ragusa e specialmente a Santa Croce Camerina - patria non anagrafica ma tutta di cuore del Commissario Montalbano - che è diventato un cult prima di finire sugli scaffali per l'episodio “Topolino e la giara di Cariddi”, che altro non è se non un omaggio al papà letterario del Commissario, Andrea Camilleri, che in questi giorni compie 92 anni.
In copertina svetta il Faro di Punta Secca. All’interno le location, invece, spaziano dalle immagini della nuova Girgenti alle rovine dell’antica Akragas. Ma i fan iblei di Montalbano hanno apprezzato, soprattutto, il rimando della cover che sa tanto di medaglia ai luoghi camarinensi che ospitano il poliziesco che ha sublimato diversi angoli del Ragusano, rendendoli vere e proprie mete di pellegrinaggio.
Per afferrare un Topalbano, dopo giri e richieste deserte, è bastato scendere proprio sotto la casa televisiva del Commissario, a Punta Secca: prima di pranzo ancora qualcosa sugli espositori del chiosco dei giornali. I coniugi Di Martino hanno allungato la mano, sorridendo al viso disteso dell’ennesimo lettore accontentato. Eloisa Amarù, ragusana e puntasecchese doc, ha portato a casa il suo Topalbano già mercoledì: “Appena ho appreso della versione fumetto di Montalbano – confessa – sono corsa in edicola. E pazienza se questa volta la storia è ambientata sotto i Templi. E che dire della sensazione provata quando l’orgoglio di lettrice di Topolino incontra l’orgoglio dell’abitante di Punta Secca da diverse generazioni?”.
Alessia Cataudella
 
 

Cinemaitaliano.info, 1.9.2017
ANDREA CAMILLERI, IO E LA RAI - Su Rai Storia per il ciclo "Documentari d’Autore"

Il rapporto tra Andrea Camilleri e la Rai, l’azienda per la quale il famoso scrittore siciliano è stato autore, regista e produttore per molti anni. E’ lui stesso a raccontarlo nel doc “Andrea Camilleri – Io e la Rai”, di Alessandra Mortellitti, in onda sabato 2 settembre alle 22.10 su Rai Storia, per il ciclo “Documentari d’Autore”.
Pur avendo superato un concorso statale, per motivi politici gli è negata l'assunzione. Dopo qualche anno, la sua carriera alla Rai inizia come funzionario in Radio, dove si specializza in fonologia e nella sperimentazione radiofonica. In seguito assume l'incarico di delegato alla produzione per i programmi del secondo canale televisivo, quindi regista e, infine, portavoce dell’ufficio censura. Nel racconto, a tratti esilarante, di queste innumerevoli attività, Camilleri percorre trent’anni di televisione e di cultura italiane.
 
 

Corriere Quotidiano, 1.9.2017
Atto unico per la direzione di Gabriele Bonolis e la regia di Cristian Taraborrelli, "Il colore del sole" andra' in prima esecuzione nazionale venerdi 8 settembre, forse con la presenza dello stesso scrittore
A Jesi, la prima nazionale de "Il Colore del Sole" di Andrea Camilleri


il Maestro Lucio Gregoretti

Ascoli Piceno - Il "diario" di Caravaggio tra Napoli, Malta e la Sicilia dell'inizio del Seicento, immaginato da Andrea Camilleri nel suo romanzo "Il colore del sole" e messo in musica da Lucio Gregoretti, e' l'opera piu' attesa della XVII edizione del Festival Pergolesi Spontini dedicato al tema del "falso d'autore" e che parte oggi a Jesi con la rappresentazione dello Stabat Mater di Pergolesi. Atto unico per la direzione di Gabriele Bonolis e la regia di Cristian Taraborrelli, "Il colore del sole" andra' in prima esecuzione nazionale venerdi 8 settembre, forse con la presenza dello stesso scrittore. "Da un po' di tempo avevo voglia di comporre un'opera che vertesse su una musica cinquecentesca e barocca", racconta Lucio Gregoretti, figlio di Ugo, "e il testo di Camilleri mi e' sembrato la cosa giusta e maggiormente affine al mio modo di pensare. La via della scena e' stata trovata grazie alla Fondazione Pergolesi Spontini e al Teatro Comunale di Modena. Al centro del lavoro ci sara' la seconda parte del romanzo, che riguarda questo finto diario di Caravaggio, in cui l'autore gioca ovviamente sul concetto di falso e di finto: il pezzo e' un rifacimento nello stile del cinquecento, cosi' la musica che accompagna la narrazione provera' a rievocare questo clima utilizzando un gruppo di cantanti solisti organizzato come un doppio coro polifonico di solisti". Il romanzo al centro dell'opera e' ispirato alla fase della vita di Caravaggio piu' oscura (gli anni della fuga da Malta), in cui Camilleri immagina di venire a contatto con un diario inedito di Michelangelo Merisi, scritto di suo pugno dall'artista quattro secoli prima, consultabile, nella finzione letteraria, solo per un pomeriggio. In esso si affrontano le vicissitudini dell'estate del 1607, quando Merisi era in fuga nel Sud Italia, tra Malta e la Sicilia, inseguito sia dai sicari dei Cavalieri di Malta, cui apparteneva, sia dalle guardie papali per il delitto di qualche anno prima a Roma. Camilleri sfrutta, quindi, un espediente letterario per affrontare un periodo della vita del pittore a proposito del quale le notizie storiche sono carenti. Ai frammenti di diario si alternano riflessioni che ci mostrano un Caravaggio in preda ad ossessioni e turbe psichiche progressivamente sempre piu' gravi. "Ma i passaggi piu' suggestivi del testo", spiega Gabriele Cesaretti nella presentazione dell'opera, "sono quelli che ci mostrano l'artista afflitto da una grave forma patologica di fotofobia che tentera' di curare con un farmaco fornitogli da una guaritrice. L'uso del medicamento gli dara' l'ambito sollievo al male, ma avra' come conseguenza il fatto di fargli vedere 'il sole nero', di farlo cioe' vivere in una condizione di oscurita' permanente, nella quale e' possibile soltanto intravvedere ombre e sagome, lasciando nell'oscurita' la maggior parte del campo visivo. Ecco, dunque, spiegata secondo la fervida fantasia di Camilleri la particolare luce dei dipinti del Caravaggio: una scelta stilistica con un'origine patologica che determina quella straordinaria presenza dell'ombra e quella luce da cui solo alcuni particolari (fondamentali nell'economia del quadro) vengono illuminati". Sempre secondo Cesaretti, il romanzo di Camilleri, considerato tra i piu' originali e intriganti nella produzione dello scrittore siciliano, ricrea quindi un ideale falso storico, cavalcando l'onda dell'immagine di un Caravaggio ribelle e maledetto, dalla psicologia contorta e torturata, incline all'ira come alla lussuria, un'immagine cosi' diversa e contrastante, nella sua miseria umana, dall'artista sublime che il pubblico di appassionati e non ammira da secoli". Sulla scena, al teatro Pergolesi di Jesi l'8 settembre, il grande pittore sara' interpretato da Massimo Odierna. La musica sara' dell'Ensemble Roma Sinfonietta.
sardegna1
 
 

Corriere TV, 1.9.2017
Il commissario Cattani contro Montalbano, Michele Placido: «Il nostro detiene il record di ascolto»
L'attore a Venezia «Il nostro parlava di mafia vera»

Cattani contro Montalbano. La «guerra» tra i commissari televisivi (italiani) sbarca al Lido di Venezia insieme a Michele Placido, arrivato ieri al lido per ricevere il premio Bianchi del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici. E pronto oggi a presentare alla Mostra in anteprima le prime due puntate di «Suburra», la serie di cui ha firmato la regia insieme a Giuseppe Capotondi e Andrea Molaioli. Un Placido in vena di chiacchiere, bilanci e confidenze che accetta di confrontare due icone della tv nazionale. «Stiamo parlando di due cose diverse, non c’è paragone. Sono due scritture diverse. Da un lato uno straordinario scrittore siciliano, Andrea Camilleri. Dall’altro, il premio Oscar Ennio De Concini e Damiano Damiani che ha vinto una decina di David di Donatello». Poi rincara: «Noi portammo l’aspetto scandaloso della mafia vera, quella di Totò Riina per intenderci. In Montalbano c’è una Sicilia molto rilassante, pur in mezzo ai delitti non ha nulla a che vedere con il boss dei boss». Ha qualcosa da dire anche in tema di audience della Piovra: «Noi deteniamo il record degli ascolti assoluti. L’ultima puntata fece 18 milioni di telespettatori». Inutile far notare che si tratta di una fiction di 30 anni fa, i confronti sono difficili.
[...]
Nino Luca
 
 

newspaperdirect.com, 2.9.2017
Inspector Montalbano 9pm, BBC4

Inspector Montalbano 9pm, BBC4. DS Television | Saturday 2. This series is about so much more than mere murder mysteries; it's about the crumbling ...
 
 

TV Spielfilm, 2.9.2017
01:40 SERVU
Der junge Montalbano
Sa 16.09. 01:40 - 03:30
ServusTV Deutschland
Wh. von 22.05 Uhr
Sieben Montage, Krimiserie, 110 Min.
Staffel 1, Folge 6/6

Ein mysteriöser Tierkiller treibt sein Unwesen in der Umgebung von Vigata. Kurz darauf wird die Leiche von Ottilio Gambardella aufgefunden, der am Mordabend einen Streit mit seinem trunksüchtigen Sohn Philippo hatte. Als die Polizei herausfindet, dass Philippo der Alleinerbe des Familienvermögens ist, scheint der Fall klar. Doch Montalbano zweifelt an der Schuld des Tatverdächtigen...
 
 

CBlive, 2.9.2017
Villa de Capoa, sold out per il regista Francesco Bruni e il suo film che attraversa il tema della memoria

Il regista, Francesco Bruni, si è raccontato a un pubblico numeroso e attento in un affollata Villa de Capoa, in occasione della rassegna cinematografica ‘Noi e gli altri’, promossa dall’assessorato alla Cultura e Pari Opportunità del Comune di Campobasso e curata da MoliseCinema, nell’ambito del cartellone di eventi ‘Serate d’Agosto a…Campobasso 2017’.
[...]
Un accenno Bruni lo ha anche dedicato alla serie del Commissario Montalbano, i racconti e romanzi di Andrea Camilleri, che ha riadattato per la tv. “La televisione spesso ti obbliga a essere un po’ più didascalico e generalista. Si scrive per un pubblico distratto che mentre guarda lo schermo può star facendo tante altre cose e, allora, c’è bisogno spesso di riepilogare. Montalbano però è un prodotto che fa eccezione, anche perché in quel caso io mi sono attenuto a Camilleri”.
[...]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 3.9.2017
Agrigento: l'annullo filatelico per 150° anniversario della nascita di Luigi Pirandello

E’ stato presentato il Bollo Filatelico in occasione del 150° anniversario dalla nascita di Luigi Pirandello da parte di Poste Italiane, in collaborazione con l’associazione culturale Oltre Vigata. L’opera è stata realizzata dall’artista Michelangelo Lacagnina. La manifestazione si è tenuta presso la Torre di Carlo V a Porto Empedocle alla presenza di Fausto Pirandello pronipote del premio Nobel alla letteratura Luigi. Durante la manifestazione è stato inoltre proiettato un intervento di Andrea Camilleri il quale ha manifestato il suo sdegno per il fatto che lo Stato non abbia fatto coniare dalle Poste, un apposito francobollo in occasione del 150° anniversario della nascita del famoso scrittore agrigentino. “Voglio ringraziare l’Associazione Culturale Oltre Vigata – ha sottolineato nel suo intervento Camilleri - che ha avuto l’idea di questo annullo che va in parte a colmare la mancanza di un apposito francobollo”. Al termine è stata inaugurata la mostra d’arte “Colore e Sentimento” di Michelangelo Lacagnina, alla presenza delle autorità cittadine e militari.
Calogero Conigliaro
 
 

Trentino, 3.9.2017
Grandi nomi e due rassegne tra Trento e Rovereto
In arrivo Paolini, Balasso, Celestini, Lucia Poli e tante altre star del palco

Una stagione dedicata alla pulsante vitalità del teatro italiano, vivace e ricca di stimoli e di qualità. Tutto questo troverà spazio dentro la nuova stagione di prosa del Centro Culturale Santa Chiara presentata ieri.
[...]
Il nuovo anno inaugura con uno dei testi più metafisici, struggenti e divertenti di Andrea Camilleri, dalla cui penna è nato il famosissimo Commissario Montalbano. Qui in “Il Casellante” in teatro il 25 gennaio Camilleri parla di donna e natura, libertà femminile e rapporto con la natura. In scena Moni Ovadia e accompagnamento con musiche dal vivo in scena di e con Mario Incudine.
[...]
Katja Casagranda
 
 

La Repubblica, 3.9.2017
Schiavone e il complotto
In "Pulvis et umbra", ultimo romanzo di Antonio Manzini, il vicequestore — reso celebre anche dalla serie tv — se la vede con i Servizi segreti e l'Italia dei misteri "Il mio è un personaggio pieno di contraddizioni, come tutti noi"
TITOLO: PULVIS ET UMBRA AUTORE: ANTONIO MANZINI EDITORE: SELLERIO PREZZO: 15 EURO PAGINE: 416

[…]
Per lei che l'ha inventato che cosa ha voluto dire vedere Schiavone in tv? Ora per la stragrande maggioranza dei lettori avrà sempre il volto di Marco Giallini.
«È una lama a doppio taglio. Se da una parte è piacevole perché tante persone lo hanno visto, dall'altra parte la bellezza del lettore di immaginarsi personaggi e situazioni è rovinata per sempre. Mi ricordo che mi successe tanti anni fa con Montalbano. Ero un lettore affezionato. Per me aveva una faccia precisa e non quella di Luca Zingaretti. Per me è uno con i capelli e i baffi, un po' più vecchio. Quando scrivo, io continuo a pensare a Rocco e agli altri come li ho pensati dall'inizio. Anche se ogni tanto Giallini entra a gamba tesa. Scrivo e lui spunta…».
[…]
Fabio Galati
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 4.9.2017
”Agrigento! La sua Valle dei Templi è più grande parco archeologico del Mondo e una delle meraviglie della Sicilia”
Topolino riporta Montalbano nei suoi veri luoghi

Alla fine ci voleva Topolino per riportare il Commissario Salvo Montalbano in una Vigata più vicina ad Agrigento. E non fa nulla se il celebre dirigente di Polizia si chiama “Topalbano” e la città “Vigatta”. Tutto contenuto in una storia, in edicola con il numero 3223 dedicata appunto alla parodia del commissario di Andrea Camilleri intitolata “La giara di Cariddi” e che ha il suo avvio proprio dentro la Valle dei Templi. A stagliarsi nella prima vignetta della prima pagina è la riconoscibilissima sagoma del tempio di Castore e Polluce, accompagnato da una didascalia che lascia pochi dubbi: ”Agrigento! La sua Valle dei Templi è più grande parco archeologico del Mondo e una delle meraviglie della Sicilia”. Nel fumetto viene anche citata Akragas, che diventa “gancio” comico per un tentativo di truffa (la compravendita di una falsa moneta greca) da parte di Pietro Gambadilegno e consorte.
Una “furbata” che viene ovviamente sventata dall’intervento di Topolino e Topalbano, che non disdegna anche di citare proverbi siciliani (riferito alla moneta falsa “nun è tuttu oro chiddru ca luci, nun è tuttu veru chiddru ca si dici”).
Un’accoppiata Montalbano-templi che, grazie a lunghi lavori di mediazione si era riusciti ad ottenere già in alcuni brevi fotogrammi della serie tv ma che, a quanto pare, nel mondo del fumetto trovano una loro più naturale fusione, per quanto anche in questo numero non si è potuto non citare i riferimenti monumentali e geografici della “seconda casa” di Montalbano, ovvero Punta Secca, con il suo faro che spicca già nella copertina.
Un’occasione di visibilità enorme per la Valle e la città, dato che si rivolge ad un pubblico solitamente non coinvolto nel marketing tradizionale, come è quello dei bambini. Il tutto , ovviamente, con la speranza che gli stessi (al netto, comunque, di una porzione importante di maggiorenni che continuano a leggere Topolino) possano chiedere ai propri genitori di visitare Agrigento e i luoghi in cui Montalbano (pardon, Topalbano) è nato e opera.
g.s.
 
 

AgrigentoOggi, 4.9.2017
Topolino torna ad Agrigento: non è la prima volta nel celebre fumetto
Agrigento finisce su “Topolino”, la Valle dei Templi nel fumetto Walt Disney

Ancora un episodio ambientato ad Agrigento ed in particolare nell’area archeologica della città dei templi per Topolino, il celebre fumetto della Disney.
“Dopo Google anche Topolino arriva in visita nella Valle dei templi di Agrigento”. Lo scrive il sindaco Lillo Firetto sulla sua pagina facebook. “Nel numero 3223 del 30 agosto, del popolare settimanale con i personaggi della Walt Disney, in edicola fino al 6 settembre, una delle storie a fumetti, “La giara di Cariddi”, è ambientata proprio tra le rovine della Valle dei templi. Anzi; la vicenda inizia con questa didascalica informazione ai lettori: “La Valle dei templi è il più grande parco archeologico del mondo e una delle meraviglie della Sicilia”. Il concept e i disegni sono firmati dall’illustratore Paolo Mottura che dimostra così di conoscere molto bene e apprezzare il nostro territorio. Considerato che il settimanale “Topolino” vende, secondo alcune fonti attendibili, una media di 150 mila copie a numero, la promozione che ne deriva da questa “striscia” su tema agrigentino è davvero impressionante”.
Già nel 2013 Topolino era stato in giro per i templi. Fu protagonista della storia “Topolino e la promessa del gatto” contenuta nel numero di Topolino in edicola questa settimana. La storia, che vede incontrarsi Topolino e il commissario “TOPALBANO”, ispirato al Montalbano di Camilleri, si svolge tutta nella Vigata di Camilleri e all’ombra delle nostre colonne doriche.
 
 

Corriere del Mezzogiorno, 4.9.2017
Il caso
Ecco il commissario «Topalbano»: il fumetto Disney si ispira a Camilleri
Lo scrittore: «Meglio del Nobel»

«La giara di Cariddi» è la storia pubblicata sul numero 3223 di Topolino

Agrigento, la sua Valle dei templi e Andrea Camilleri finiscono sul fumetto più famoso d’Italia. «Topolino» dedica la copertina al parco archeologico più grande al mondo, come sottolinea anche la pagina iniziale della storia che vede il «Commissario Topalbano» alle prese con un giallo tra i tempi dorici, nella storia intitolata “La giara di Cariddi”. Il fumetto numero 3223 è già andato a ruba nella provincia di Agrigento ed è stato apprezzato anche da Andrea Camilleri, il “papà” dell’ispettore Montalbano che ha voluto ringraziare gli autori della storia e la redazione del magazine amato da grandi e piccini, concedendo un’intervista a un giovane lettore. «Carissimi amici di Topolino – ha detto alla pubblicazione dell’intervista e della storia - voi non riuscirete ad immaginare la gioia nel vedere le mie foto sul fumetto, comparire con un mio personaggio sulle pagine di Topolino per me è una cosa incredibile perché io questo fumetto ho cominciato a leggerlo quando avevo 6 anni, quando facevo parte del club di Topolino del quale ho conservato la tessera. Per me essere stato pubblicato sulle pagine di Topolino è meglio del Nobel». Soddisfatto del risalto che è stato dato alla Valle dei templi è anche il sindaco di Agrigento Lillo Firetto: «Il concept e i disegni sono firmati dall’illustratore Paolo Mottura che dimostra così di conoscere molto bene e apprezzare il nostro territorio. Considerato che il settimanale “Topolino” vende, secondo alcune fonti attendibili, una media di 150 mila copie a numero, la promozione che ne deriva da questa “striscia” su tema agrigentino è davvero impressionante». Non è la prima volta che Agrigento arriva sulle pagine dello storico fumetto italiano, già nel 2013 la prima pagina del fumetto era stata dedicata alla prima “missione” del Commissario Topalbano, in scena tra le rovine dei templi agrigentini.
Alan David Scifo
 
 

Fondazione Pergolesi Spontini, 5.9.2017
Comunicato Stampa
Prima esecuzione assoluta dell’opera “Il colore del sole” (il diario di Caravaggio in musica) venerdì 8 settembre 2017 ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi, per il XVII Festival Pergolesi Spontini. Il libretto è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, la musica è di Lucio Gregoretti, la direzione di Gabriele Bonolis, regia scene e drammaturgia video di Cristian Taraborrelli.

Prima esecuzione assoluta, venerdì 8 settembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi, per l’opera in un atto “Il colore del sole”, liberamente tratta dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, con la musica di Lucio Gregoretti: al centro della vicenda è il diario di Caravaggio, che Camilleri dichiara aver avuto tra le mani in circostanze misteriose e da cui ha tratto alcune, preziose pagine.
Nell’opera, si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Sul pittore, inseguito sia dalle guardie del Papa e dell’Ordine di Malta, pende infatti una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni (tra cui il sogno ricorrente di un cane feroce che tenta di assalirlo) e condizionato da una sorta di fotofobia, probabilmente di natura psicosomatica, che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate come in una eclissi di sole permanente.
Direttore de “Il colore del sole” è Gabriele Bonolis sul podio dell’Ensemble Roma Sinfonietta; regia, scene, drammaturgia video sono di Cristian Taraborrelli, costumi di Angela Buscemi, video di Fabio Massimo Iaquone, light designer Alessandro Carletti. Il nuovo allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini è realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena ed in collaborazione con Roma Sinfonietta e Accademia d'Arte Lirica di Osimo. Nel cast, figurano l’attore Massimo Odierna, ed un gruppo di giovani cantanti: Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Renzo Ran, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro, Carlo Feola.
La messa in scena prende il via da videointervista di Ugo Gregoretti ad Andrea Camilleri, realizzata da Gianlorenzo Gregoretti, nel quale lo scrittore siciliano narra la genesi del suo libro “Il colore del sole” e le circostanze misteriose in cui sostiene di essere venuto a contatto con il diario autografo di Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Firma le musiche Lucio Gregoretti, autore di opere di teatro musicale, di musica sinfonica e da camera, musica elettroacustica, musiche di scena per il teatro di prosa e colonne sonore per film. “Da un po’ di tempo - spiega il compositore - avevo voglia di comporre un’opera che vertesse su una musica cinquecentesca e barocca e il testo di Camilleri mi è sembrato la cosa giusta e maggiormente affine al mio modo di pensare, trovando la via della scena grazie alla Fondazione Pergolesi Spontini e al Teatro Comunale di Modena. Al centro del lavoro ci sarà la seconda parte del romanzo, che riguarda il finto diario di Caravaggio, in cui l’autore gioca sul concetto di falso e di finto”.
L’organico dell’opera è costituito da un attore, e da un doppio coro di voci soliste che amplifica e sottolinea l’umanità tormentata di Caravaggio. Aggiunge Gregoretti: “Le voci sono usate alternativamente come soliste, come evocative di personaggi autentici o simbolici, tutte voci interiori di Caravaggio, ovvero come coro, utilizzato principalmente in modo onomatopeico, come un’estensione degli strumenti, che a volte sviluppa brevi frammenti di testo in forma madrigalistica ma non ha quasi mai una funzione narrativa vera e propria. Il coro serve soprattutto a stabilire la cifra sonora tipica della musica polifonica rinascimentale e barocca. Pur trattandosi di musica interamente nuova, la scrittura musicale del coro farà comunque a volte riferimento a moduli antichi, richiamando qua e là in maniera straniata la musica dell’epoca, come il testo ne evoca il linguaggio verbale”.
Nella messa in scena, dove si alternano canto, recitazione e video, il regista Cristian Taraborrelli immagina “un percorso di suggestioni che trae ispirazione da molteplici universi: quello musicale evocato dal compositore Lucio Gregoretti; quello letterario suggerito dalle pagine di Andrea Camilleri, diario di un Caravaggio perso in un mondo drammaticamente illuminato dove i “falsi” accadimenti diventano poeticamente autentici; quello pittorico di Caravaggio che anima, illumina, oscura momenti di vita e passioni. Ho cercato nel buio degli sfondi scuri delle tele del Caravaggio, tutto quello che è celato, nascosto dietro le figure; il mondo fuori dall’inquadratura del dipinto che è presenza non riflessa, ma emotivamente percepibile. La fuga di Caravaggio dalla morte diventa nella mia visione un avvicinamento graduale alla contemporaneità; gli incubi, le sue ossessioni, le sue paure sono momenti in cui il presente prende forza e irrompe nel racconto. Ecco che nel video Caravaggio si agita in spazi mentali, dove le proporzioni sono alterate e dove è facile perdersi oltre la linea dell’orizzonte”.
Il debutto assoluto dell’opera sarà nell’ambito della XVII Festival Pergolesi Spontini, dedicato quest’anno al tema del “Falso d’autore” con oltre 30 appuntamenti musicali alla scoperta di false attribuzioni, travestimenti, parodie, biografie immaginarie di grandi artisti.
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Il Tirreno (ed. di Grosseto), 6.9.2017
Tirreno 140
Festa dei compleanni con regali d’autore
Mille sorprese stasera alla Cava, da Camilleri al decano dei coristi

Grosseto. Il decano dei coristi di Maremma, 90 anni suonati nel senso letterale del termine; e il decano degli scrittori italiani, il maestro indiscusso e più amato che proprio oggi (auguri, maestro!) compie 92 anni. Il primo si chiama Benito Luitprandi e da 55 anni canta nel Coro di Santa Barbara di Massa Marittima. Il secondo invece si chiama Andrea Camilleri e da quasi 25 tiene gli italiani – e un altro bel po’ di lettori nel mondo – incollati alle avventure del Commissario Montalbano.
Entrambi, stasera, saranno alla Cava di Roselle, tra i mille protagonisti della Festa dei Compleanni. Benito, sul palco, darà prova della sue giovanissime qualità vocali; Andrea invece, dal maxischermo allestito sul palco, racconterà il suo rapporto d’amore con l’Amiata e Santa Fiora, ma svelerà anche qualche particolare inedito sul suo prossimo romanzo e su quello (già scritto e custodito nelle casseforti dell’editore Sellerio) che metterà fine alla straordinaria saga di Montalbano.
L’intervista esclusiva ad Andrea Camilleri, realizzata dal giornalista e scrittore Carlo Vellutini qualche giorno fa proprio a Santa Fiora, è il regalo che Tv9 fa a se stessa per il suo 40º anniversario e che stasera l’amministratore unico Stefano D’Errico condividerà con tutti gli ospiti della Festa dei Compleanni, festeggiati e non. Ma sarà anche l’occasione per la Maremma intera di inviare un grande abbraccio virtuale al suo “concittadino onorario” Camilleri, nel giorno in cui Camilleri spegne 92 candeline.
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La Repubblica, 6.9.2017
Buon compleanno Camilleri: gli auguri della polizia

 
 
   

Andrea Camilleri compie 92 anni e anche la polizia fa gli auguri su Twitter al papà del commissario Montalbano con una foto che ritrae l'autore con Luca Zingaretti e Cesare Bocci (Mimì Augello), protagonisti della serie televisiva. Non poteva mancare un messaggio di Zingaretti, che su Instagram dedica queste parole al suo "maestro": "Tanti auguri a chi ha reso possibile un mio viaggio avventuroso, ricco e pieno di meraviglie. Tanti affettuosi auguri a chi ci regala le sue storie. Tanti affettuosi auguri a te Andrea, che, nella semplicità, sei esempio e maestro di grandezza"
 
 

TG1, 6.9.2017
Tanti auguri Camilleri
Cliccare per il video

Grande festa per Andrea Camilleri. Il creatore del popolare commissario Montalbano compie 92 anni.
Bruno Luverà
 
 

Rai News, 6.9.2017
Tv, Camilleri compie 92 anni: “Sogno di scrivere finché potrò”
Intervista del Tg1

Andrea Camilleri compie oggi 92 anni. Tra gli auguri arrivati allo scrittore quelli della Polizia su Twitter, con una foto che lo ritrae con Luca Zingaretti e il messaggio "Tanti auguri al padre del nostro commissario Montalbano". Lo stesso Zingaretti su Instagram dedica un messaggio affettuoso al creatore del suo famosissimo personaggio: "92 e non dimostrarli. Tanti auguri a chi ha reso possibile un mio viaggio avventuroso, ricco e pieno di meraviglie. Tanti affettuosi auguri a chi ci regala le sue storie. Tanti affettuosi auguri a te Andrea, che, nella semplicità, sei esempio e maestro di grandezza".
Intervistato dal Tg1, Camilleri ricorda che "quando scrissi il mio primo romanzo poliziesco restai a lungo indeciso se dare al personaggio il nome di Montalbano o di Cece'", riferendosi al personaggio del Corriere dei Piccoli che inizio a leggere nel 1927. "Montalbano geloso di me? No, ma vorrebbe essere protagonista di tutto quello che scrivo. Gli auguri non me li ha fatti", dice sorridendo. Poi racconta che "con la cecità il mio modo di scrivere non è cambiato, ho dovuto imparare a dettare che è difficile, perché devi mantenere a memoria tutto quello che dici. Io scrivo in uno stato di felicità, altrimenti so che scrivo ma poi quello che ho scritto lo strapperò. Un sogno per il futuro? Continuare a scrivere finché potrò".
 
 

ANSA, 6.9.2017
Auguri di compleanno a Camilleri da Strada Scrittori
Messaggio presidente Associazione 'per i prossimi cento libri'

Palermo - Gli auguri più sinceri "per i prossimi cento libri di Andrea Camilleri" vengono formulati nel giorno del suo novantaduesimo compleanno dai soci della "Strada degli Scrittori", l'associazione che con l'Anas ha voluto intitolare ai grandi della letteratura del Novecento la nuova arteria Caltanissetta-Porto Empedocle.
"Consideriamo questo nostro 'Grande Vecchio', con radici nella terra di Pirandello e Sciascia, il cardine di un progetto che trasforma la sua 'Strada' in un richiamo per leggerne i libri ed assaporare le atmosfere della vera Vigata", ha detto il presidente dell'associazione Felice Cavallaro, rinnovando l'impegno di accendere sempre più i riflettori fra i Templi di Agrigento, fra teatri, castelli, miniere, pietre, personaggi che hanno ispirato ed ispirano tanti grandi scrittori.
Un giorno di festa per la "Strada degli Scrittori". Di doppia festa per Andrea Calogero Camilleri visto che il giorno della sua nascita coincide con la celebrazione del santo da lui amato, San Calogero. Appunto, il santo della sua "Vigata". Di qui il messaggio dell'associazione allo scrittore, che tiene al proprio secondo nome: "Auguri, Calogero Andrea".
 
 

Fondazione Pergolesi Spontini, 6.9.2017
Auguri ad Andrea Camilleri, che oggi compie 92 anni, dal Teatro Pergolesi di Jesi durante le prove dell’opera “Il colore del sole” in prima mondiale
Auguri ad Andrea Camilleri, che oggi compie 92 anni, con la dedica in musica degli artisti durante le prove dell’opera “Il colore del sole” in prima mondiale al Teatro Pergolesi di Jesi. L’opera, che debutta l’8 settembre per il XVII Festival Pergolesi Spontini, è liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, musica è di Lucio Gregoretti, direzione di Gabriele Bonolis, regia scene e drammaturgia video di Cristian Taraborrelli.

“Tanti auguri Andrea Camilleri dal Teatro Pergolesi di Jesi. Tanti auguri… da Caravaggio!” è l’augurio, in musica, degli artisti impegnati nelle prove dell’opera in un atto “Il colore del sole” che l’8 settembre debutterà in prima mondiale nell’ambito del XVII Festival Pergolesi Spontini. Oggi, 6 settembre 2017, lo scrittore siciliano compie 92 anni, e dal palcoscenico jesino giunge l’omaggio all’autore del romanzo “Il colore del sole” dal quale è liberamente tratta l’opera con le musiche del compositore Lucio Gregoretti.
Al centro della vicenda è il diario di Caravaggio, che Camilleri dichiara aver avuto tra le mani in circostanze misteriose e da cui ha tratto alcune preziose pagine. Nell’opera, si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita del pittore, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Su Caravaggio, inseguito sia dalle guardie del Papa e dell’Ordine di Malta, pende infatti una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni (tra cui il sogno ricorrente di un cane feroce che tenta di assalirlo) e condizionato da una sorta di fotofobia, probabilmente di natura psicosomatica, che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate come in una eclissi di sole permanente.
Direttore de “Il colore del sole” è Gabriele Bonolis sul podio dell’Ensemble Roma Sinfonietta; regia, scene, drammaturgia video sono di Cristian Taraborrelli, costumi di Angela Buscemi, video di Fabio Massimo Iaquone, light designer Alessandro Carletti. Il nuovo allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini è realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena ed in collaborazione con Roma Sinfonietta e Accademia d'Arte Lirica di Osimo. Nel cast, figurano l’attore Massimo Odierna, ed un gruppo di giovani cantanti: Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Renzo Ran, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro, Carlo Feola.
La messa in scena prende il via dalla videointervista di Ugo Gregoretti ad Andrea Camilleri, realizzata da Gianlorenzo Gregoretti, nel quale lo scrittore siciliano narra la genesi del suo libro “Il colore del sole” e le circostanze misteriose in cui sostiene di essere venuto a contatto con il diario autografo di Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Ufficio stampa Fondazione Pergolesi Spontini
 
 

CentroPagina, 6.9.2017
Gregoretti e il suo Caravaggio in musica
Alla vigilia dell'opera più attesa della XVII edizione del Festival Pergolesi Spontini, parla il compositore che ha messo in musica “Il colore del sole” di Camilleri

Jesi – Imprevedibile e anticonvenzionale. Complesso nella sua apparente semplicità. Questo fu Giovanni Battista Pergolesi. Così lo descrive Lucio Gregoretti, fra i più importanti compositori di opere di teatro musicale, musica sinfonica, da camera e musica elettroacustica, nonché autore del coinvolgente e e multiforme “linguaggio” sonoro che guida “Il colore del sole”, l’opera più attesa della XVII edizione del Festival Pergolesi Spontini in scena venerdì 8 settembre, al Teatro Pergolesi di Jesi (ore 21). Un Festival dedicato al “Falso D’Autore”, tema quantomai azzeccato per questa eclettica rappresentazione che approda sul palco del Massimo jesino, ispirata al diario di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, inventato – o sarebbe meglio dire immaginato – da Andrea Camilleri.
Atto unico per la direzione di Gabriele Bonolis e la regia di Cristian Taraborrelli, “Il colore del sole” andrà in prima esecuzione nazionale ed è ispirato alla fase della vita di Caravaggio più oscura (gli anni della fuga da Malta), in cui lo scrittore siciliano immagina di venire a contatto con un diario inedito dell’artista, dal quale riesce a copiare alcune pagine. Un allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini realizzato in coproduzione con il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena ed in collaborazione con Roma Sinfonietta e Accademia d’Arte Lirica di Osimo.
Gregoretti, come mai questo debutto a Jesi?
«Avevo in mente da tempo questo progetto e il maestro De Vivo (direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini ndr.) è stato, fin dall’inizio, fra le persone più interessate e incuriosite da tale idea. Ne abbiamo parlato molto insieme, ci abbiamo lavorato e mi ha dato preziosi consigli. Poi si è presentata l’opportunità di metterlo in scena e non me la sono lasciata sfuggire. Fra l’altro il tema del Festival è il “falso d’autore”, l’occasione ideale. Ben volentieri, pertanto, mi sono messo a curare gli aspetti realizzativi dell’opera».
Quali sono le peculiarità de “Il colore del sole”? Cosa dobbiamo aspettarci?
«Direi che sono molteplici. Innanzitutto è un’opera tratta da un romanzo anomalo, caratterizzato da una narrazione frammentaria. Un racconto suddiviso in due parti, dove lo scrittore è nello stesso tempo protagonista e “narratore”. La rappresentazione sarà pertanto condotta da un attore accompagnato da un doppio quartetto vocale che interviene in alcuni momenti, interpretando personaggi e commentando azioni».
In che modo ha delineato in musica la vita di Caravaggio e cosa, in particolare, l’ha colpita?
«Michelangelo Merisi è un grandissimo artista, ma anche un assassino, che già di per se è un aspetto interessante. Devo dire tuttavia che, più che la sua vicenda umana, è stato il romanzo di Camilleri a colpirmi, la sua fantasia che galoppa fra personaggi dell’epoca, frammenti di vita e dettagli inventati che la storiografia ufficiale non conosce. Mi piaceva affrontare un lavoro di teatro musicale, creando una commistione fra la musica barocca e il linguaggio musicale di oggi. Qua e là spargo madrigali e composizioni polifoniche, cifre stilistiche contemporanee e allusioni al barocco. Volevo “disegnare” musicalmente una storia che vivesse di allusioni, riferimenti e vocazioni. Spero di aver ottenuto un risultato convincente. Di sicuro, la bravura e la professionalità del cast, della regia e della direzione mi hanno agevolato».
Lei ha realizzato più di cento composizioni, anche per cinema e teatro. Ritiene che la musica contemporanea debba restare prerogativa di una ristretta nicchia di intenditori o possa ambire a coinvolgere differenti pubblici?
«Io credo che la musica contemporanea debba puntare a pubblici eterogenei, senza dubbio. È nostro dovere riempirla di contenuti in grado di arrivare a tutti, come avviene in Germania e Francia, dove il rapporto con la musica è più disinvolto e ogni concerto sinfonico è aperto da un brano contemporaneo. È una consuetudine, insomma. Del resto, il pubblico dell’opera va coltivato e stimolato, perché è il più competente ed esperto che abbiamo. È un pubblico che capisce ciò che gli si dice, coglie i particolari, consente un dialogo, e magari fischia se non gradisce, a conferma che il messaggio arriva. La speranza è che vi sia un ricambio, essendo un elemento decisamente prezioso per il nostro teatro».
Essendo a Jesi, di nuovo, cosa ne pensa di Pergolesi?
«È di sicuro un grande compositore. Molte opere non sappiamo se siano sue o di altri e questo alone di mistero, a cui la Fondazione Pergolesi Spontini ha dedicato il Festival di quest’anno, contribuisce a renderlo ancora più affascinante. Dal punto di vista tecnico, la sua semplicità è solo apparente, essendovi nella sua musica soluzioni molto complesse, che sfuggono alle convenzioni dell’epoca e che sorprendono. Non è affatto un compositore prevedibile».
Matteo Tarabelli
 
 

Il Gazzettino di Sicilia, 6.9.2017
Il fantastico mondo di Camilleri: da Montalbano a Topolino, il profilo di un moderno Omero in chiave pop

A poche ore di distanza dalla scomparsa di Gastone Moschin e dalla fine delle testimonianze viventi di Amici Miei – un modo di essere più che un semplice film – in Sicilia si celebra il 91esimo compleanno di Andrea Camilleri, uno che per tanti versi lo spirito dissacrante del capolavoro di Monicelli se lo porto da sempre con sé. È la vita che si contrappone alla morte nel suo più naturale percorso.
Bastano pochi aneddoti per fare del papà di Montalbano un aggregato di diritto agli “Amici”. Iscritto al collegio arcivescovile, ne fu espulso perché tirò uova contro un crocifisso. E ancora, salta gli esami di maturità nel 1943 perché in vista dell’imminente sbarco degli americani in Sicilia le scuole vengono chiuse e si viene promossi con lo scrutinio di metà anno. Nel 1954 partecipa ad un concorso per funzionario ma non viene assunto. Sapete dove? In Rai, azienda che ovviamente era nel suo destino. Vi entra, infatti, nel 1957, ma per raggiungere il successo popolare deve attendere l’età della pensione. Scrittore, regista, drammaturgo, Camilleri si concede anche l’esperienza discografica, un “cameo sonoro” con Daniele Silvestri (nel cd SCOTCH), dimostrando una circolare natura pop. E vogliamo parlare della creazione del “Partito dei senza partito”? Sembra una zingarata e invece è una cosa seria: era il 2009, le elezioni europee, c’è di mezzo anche Antonio Di Pietro. La cosa non va in porto, non sapremo mai di preciso il perché. La parodia del suo Montalbano sbarca su Topolino nel 2013 e nella stessa storia c’è un personaggio di nome Patò che ha le sembianze dello scrittore. A quanti altri è stato riservato lo stesso onore?
Del resto, Montalbano è un personaggio pop a tutto tondo. Eredita alcune caratteristiche della tradizione noir, ma si cala nella contemporaneità come nessun altro, sottolineando vizi e vezzi di una Sicilia magari fantastica nel linguaggio ma reale nella sostanza. Il suo dialetto è musica improvvisata in uno spartito siciliano, la cosa più vicina al gramelot di Dario Fo. Una sinfonia che è riuscita a raggiungere milioni di orecchie di ogni latitudine, perché il tessuto narrativo e la credibilità della trama hanno carattere universale. Il successo televisivo è stato l’effetto conseguente, anche se oggi quando dici Montalbano pensi a Zingaretti e non alle sofisticate copertine di Sellerio.
La Sicilia – ed in particolare la Provincia di Ragusa – dovrebbero fargli un monumento, perché da quasi un ventennio attraverso Montalbano si nutre il turismo e l’economia di un pezzo consistente dell’Isola. Gli stranieri cercano Vigata nell’itinerario barocco, persino quelli che ne conoscono l’inesistenza. E la casa sul mare di Punta Secca è tra i luoghi più visitati del ragusano.
Si è sempre detto comunista, anche quando la parola aveva una connotazione ideologica piuttosto che segnare l’appartenenza ad un’area culturale. Ennesimo sberleffo alla storia, visto che suo padre aveva fatto la Marcia su Roma.
Oggi le sue introduzioni alle puntate televisive di Montalbano sono paragonate ai prologhi di Giuseppe Ungaretti nell’Odissea degli anni ’60. Due intellettuali a confronto con gli eroi e con identica credibilità. Camilleri sta conoscendo in questa fase della vita l’ostacolo della cecità. E detta, in perfetto vigatese, i suoi nuovi racconti. Come un moderno Omero.
Angelo Scuderi
 
 

Il calendario del cibo italiano, 6.9.2017
Giornata Nazionale del Commissario Montalbano

I grandi seduttori sono quelli che seducono senza l’intenzione di farlo e Andrea Camilleri, imparentato niente di meno che con Luigi Pirandello in quanto cugino della nonna, modestamente, lo è. Dall’altro lato è con la stessa incoscienza e immediatezza che ci si innamora dei suoi personaggi pronti a scivolare fuori dagli uffici del Commissariato di Vigata, dalla Taverna di Enzo oppure dalla ormai ovunque famosa veranda sulla spiaggia di Marinella per entrare, o meglio ancora tornare, nel quotidiano di ciascuno di noi. Salvo Montalbano, che nella mente di Andrea Camilleri doveva avere le sembianze di un serio professore di letteratura italiana all’Università di Cagliari con i baffetti ma ci è pervenuto senza baffi e per giunta senza neanche i capelli, ci piace per le sue qualità che tutti vorremmo possedere ma sopratutto per via dei suoi difetti nei quali ci rispecchiamo pur amandoli segretamente. Chi lo apprezza riconosce nei suoi modi burberi ma leali un modo di essere all’antica e inadeguato rispetto all’abbrutimento della realtà di oggi e lo ama perdutamente per la sua capacità di bastare a se stesso nell’immobilità e nel silenzio sotto il cielo stellato sopra il mare della Sicilia.
Grazie Andrea Camilleri e buon compleanno, con le interpretazioni di alcune delle ricette che più piacciono al tuo commissario, con cui la Community festeggia questa data.
[Seguono le ricette, NdCFC]
 
 

RagusaNews, 6.9.2017
Michele Riondino: Tornerò, con La mossa del cavallo
Ma anche col Giovane Montalbano

Venezia - Da Venezia, dove è impegnato nella presentazione del nuovo film, «Diva!», Michele Riondino parla dei suoi prossimi progetti, a cominciare da «La mossa del cavallo», fiction storica tratta da un romanzo di Andrea Camilleri.
E poi annuncia il ritorno de «Il giovane Montalbano».
"Cominciamo in autunno le riprese del film tratto dal romanzo storico di Andrea Camilleri, sarà un film in costume, ambientato nel 1870, nella Vigata storica, diciamo. Sarà un chiaro affresco della Sicilia di quegli anni, in cui il linguaggio, il dialetto, e l'appartenenza salveranno il protagonista da una sorta di trappola che viene architettata contro di lui".
Ti confronti con Andrea Camilleri?
"Andrea è una persona accessibile, lo incontro sempre all'inizio di un nuovo lavoro. Ci confrontiamo sul linguaggio, sul suo modo di descrivere i personaggi. I nostri sono incontri pirandelliani, dove personaggio e autore si incontrano. E' l'attore che incontra l'autore, per poi uscirne da personaggio".
Il giovane Montalbano tornerà?
"Il giovane Montalbano torna sempre quando meno te l'aspetti. Tornerà, ma è meglio non stare lì sulla soglia ad aspettarlo. Ma deciderà lui quando".
 
 

La Repubblica, 6.9.2017
I Promessi Sposi e Montalbano febbre letteraria al Garante Tlc

Un seminario sui "Promessi Sposi", il 28 giugno. E un convegno, stavolta su Montalbano, il 6 ottobre. Un'autorità di garanzia come AgCom, un filo grigia e seriosa, di colpo viene contagiata dalla febbre letteraria. Renzo e Lucia, e il commissario di Camilleri aiutano a mettere da parte - sia pure per qualche ora - la fibra ottica, le bollette dei cellulari e le altre grane che impegnano l'AgCom ad ogni istante. L'idea delle giornate letterarie è di Mario Morcellini, commissario dell'Autorità da questo febbraio. Sociologo di lungo corso, Morcellini cercava un modo diverso per conoscere i dipendenti di AgCom. E invece di comprare qualche tramezzino al bar per una delegazione di privilegiati, invece di lisciare il pelo ai sindacati, Morcellini si è inventato i due appuntamenti culturali (il primo nella sede di Napoli, il secondo a Roma). Se poi domani l'AgCom dovesse prendere decisioni troppo prudenti (su bollette e fibra ottica), per piacere non datele del Don Abbondio.
Aldo Fontanarosa
 
 

RTVE - Página Dos, 7.9.2017
Martes a las 21.20 horas
Presentado por: Óscar López Dirigido por: Óscar López
Espacio que acerca a las pantallas el mundo de la literatura, con entrevistas a escritores, recomendaciones y promoción de lanzamientos editoriales. Esta ''Página Dos'' está firmada por Óscar López, periodista cultural que ya ha conducido programas similares en Catalunya.
Visitamos en Roma a Andrea Camilleri, creador del comisario Salvo Montalbano
Cliccare qui per il video
El maestro de la novela negra comenzó la serie de Montalbano hace 20 años
El humor de Camilleri, tan presente en sus libros y en el carácter siciliano
Estrenamos nuevas secciones: hablamos de poesía y de redes sociales
Volvemos el martes, 12 de septiembre, a las 21.30 horas, a La 2

Arranca una nueva temporada de Página Dos y contamos con un invitado muy especial que nos ha abierto las puertas de su casa en Roma, el gran Andrea Camilleri. Y nos acogió para hablar de su famosa serie policiaca protagonizada por el comisario Salvo Montalbano de la que se acaba de publicar en España la vigesimoquinta entrega, Un nido de víboras (Salamandra).


Andrea Camilleri está a punto de cumplir 92 años, y nos habló de su estado de salud, de sus ilusiones y de si le preocupa el tema de la posteridad

Este escritor que está a punto de cumplir 92 años nos habló de su estado de salud, de sus ilusiones y de si le preocupa el tema de la posteridad.
También nos recordó, entre otras cosas, que cuando inició la serie hace 20 años solo tenía intención de publicar un par de libros pero que fue su editora quien le convenció de lo contrario.
También se habló del humor: esa herramienta tan presente en sus libros y en el carácter siciliano. Y en este asunto se explayó el autor, que reconoció ser un escritor siciliano que vive en Roma aunque se sienta muy a gusto en la capital italiana.
Naturalmente, le preguntamos por los libros que quedan pendientes de publicar y por el final de la serie, y Camilleri nos lo explicó con detalle.


El gran Andrea Camilleri nos ha abierto las puertas de su casa en Roma

* Transcripción completa *
"Professore", nos hacía mucha ilusión inaugurar esta nueva temporada de "Página dos" con usted. Además acaba de aparecer una nueva entrega de su famosa serie protagonizada por Salvo Montalbano. Pero lo primero. A sus 92 años, ¿cómo se encuentra de salud? ¿Qué tal está?
«Tengo que decir que me encuentro bien. Porque en unos meses cumpliré 92 años. Y mi doctor me ha dicho que no sufro de otra cosa que del desgaste debido a la edad. Soy como un coche viejo, cuyo motor aún funciona, a pesar de que lleve tanto tiempo funcionando.»
Se dice en la contraportada de un "Nido de víboras", que es la 25 entrega de la serie. Es decir que tenemos un aniversario redondo. La serie se empezó a publicar en 1994. ¿Usted pensaba entonces que alcanzaría este éxito, no solo en Italia, sino en todo el mundo?
«Yo empecé a escribir las novelas de Montalbano por una necesidad. Me pregunté: "¿Eres capaz de escribir una novela con todas las reglas?". Y la mejor jaula en la que debes meterte para escribir una novela así es la novela policiaca. Y así escribí la primera novela policiaca, "La forma del agua". Pero al acabar esta novela, me di cuenta de que no había conseguido diseñar completamente la figura del protagonista. Y entonces decidí escribir una segunda, "El perro de terracota", para definir el diseño del personaje. Tras mandarlo a Elvira Sellerio, ella lo publicó y para mí la experiencia Montalbano ya estaba totalmente cerrada. Pasados seis o siete meses recibí una llamada de Elvira Sellerio que me dijo: "¿Cuándo me das otro Montalbano?". "¿Por qué? No habrá más, Elvira. Se han acabado". "Eso lo dices tú", me dijo. "Cuando te mande el balance de las ventas, te darás cuenta de que Montalbano lo tienes que continuar".»
Si nos centramos en "Un nido de víboras", tenemos aquí a un asesinado, es Barletta, que es un perito comercial, un tipo corrupto que seduce a chicas jóvenes para luego chantajearlas, es un usurero... Yo tenía la sensación leyendo su novela que me recordaba algo a las novelas de Agatha Christie, donde había muchos sospechosos. Y en esta novela también hay muchos sospechosos.
«Claro, una persona así tiene un montón de enemigos. Me he divertido mucho escribiendo esto. Que Montalbano consiga entender en cierto modo que su campo de búsqueda no es tan grande como tendría que ser dada la personalidad del asesinado, sino que se reduce mucho. Y en efecto, después, la investigación se cierra casi en el ámbito familiar.»
Conocemos a Montalbano en 1994 con "La forma del agua". Tenía, creo, 43 años. Y ahora en esta nueva novela tiene 58. Ha pasado el tiempo, le vemos mucho más cansado. ¿Ese cansancio, esa evolución del personaje, ha provocado que Montalbano ahora lo que busque sea su propia verdad, pero a su vez esté un poco más alejado de la ley?
«Con el tiempo, Montalbano se ha convertido en un investigador que busca una verdad que le sirva a él mismo como verdad que no una verdad que le sirva a la justicia. Entonces se convierte casi en la búsqueda de una verdad personal si luego la justicia, el proceso, los tres grados de la jurisdicción italiana declaran inocente a la persona que él ha indicado como culpable esto a él ya no le importa nada.»
Tanto en esta entrega, "Un nido de víboras", como en toda la serie, el humor está muy presente. ¿Eso forma parte del carácter siciliano, que también está tan presente en esta serie?
«Hay una buena dosis de humor. Pero esto le sirve a Montalbano, como me sirve a mí, su autor, para tomar una cierta distancia entre la realidad y sí mismo. El humor es como un fino velo. Que se extiende entre la realidad y yo. La realidad tomada con un poco de humor, un poco de ironía, creo que ayuda mucho a soportar la crueldad y la pesadez de esta misma realidad.»
En todos los libros en general, pero en las novelas de género, en particular, los personajes secundarios son muy importantes. Aquí tenemos a los ayudantes de Montalbano, está Fazio, Catarella, está Mimí. Y desde luego está Livia, su amante, la mujer de la que él está absolutamente enamorado. Muchos lectores a lo largo de la serie esperaron que acabaran viviendo juntos. Pero usted sigue teniéndolos separados. ¿Por qué?
«Creo que tanto para Montalbano como para Livia hay un temor no confesado. Teniendo ambos dos caracteres sustancialmente angulosos, como decimos nosotros, y sustancialmente inclinados a un estar bien solos, creo que los dos temen que la convivencia cotidiana pueda llevar a una fractura real entre ellos. Yo personalmente he hecho una excepción, ya que hace 60 años que convivo con la misma mujer, que es mi esposa.»
Montalbano destaca por la fuerza de sus interrogatorios y usted destaca por la fuerza de sus diálogos. ¿Es ese un matrimonio perfecto?
«Esto se lo debo a mi larguísima experiencia teatral. El diálogo en el teatro lo es todo. Y esta relación entre las preguntas de Montalbano y las que puedo dar yo, es absolutamente positiva. Y debo decir que es calculada, muy calculada. Si pudiéramos subdividir el tiempo que dedico para escribir los diálogos, es siempre mayor al que dedico para el resto de la novela.»
Pero ¿está orgulloso de su carrera literaria?
«Claro. No puedo no estar contento. ¿Por qué no debería estarlo? He tenido un éxito casi mundial. Claro que estoy contento. Pero, mira. Yo soy también una persona que es consciente de sus límites. Quiero decir. A medida que pasan los años y voy escribiendo, me doy cuenta de la abismal distancia que existe entre yo y otros escritores del pasado. Y me entran casi ganas de reír. Porque yo no he sido capaz nunca de reproducir la subida de escaleras del asesino en "Crimen y castigo" de Dostoievski. Y no seré capaz nunca.»
Desde que Camilleri triunfó con su serie Montalbano, la novela negra italiana se ha puesto de moda Escritores como Manzini, Lucarelli o Donato Carrisi han conseguido miles y miles de lectores. En esa lista también podríamos poner nuestra primera recomendación de hoy de Sandrone Dazieri. Acaba de publicar "El ángel", donde sus dos famosos investigadores se enfrentan a algo terrible y es que ha llegado a Roma un tren de alta velocidad con todos los pasajeros muertos. Todo el mundo piensa que es cosa del terrorismo islámico, pero... Pero mejor lo dejo ahí.
Hay muchas cosas que unen a Carvalho y Montalbano. De la misma manera que hay muchas otras que asocian a Camilleri y Vázquez Montalbán. Una de ellas es, como no, la gastronomía. Por eso me apetece mucho recomendaros el libro de Yanet Acosta "Matar al padre", porque ella es una gran especialista en unir crimen y gastronomía. Y aquí vemos en el principio cómo desaparece un prestigioso chef peruano siendo testigo de lo ocurrido la prestigiosa periodista gastronómica Lucy Belda. ¿No se os ha abierto el apetito literario?
Como homenaje a Andrea Camilleri, hoy todas nuestras recomendaciones pertenecen al género policiaco. Un género que vive un momento tan dulce, que por ejemplo ha permitido que se reedite la obra completa de Patricia Highsmith en Anagrama o que nos lleguen talentos de todo el mundo como el japonés Seicho Matsumoto a quien muchos han comparado siempre con Simenon. Ahora podéis leer "La chica de Kyushu", una historia donde este autor despliega todo su arte al servicio del crimen. Yo la verdad, de vosotros, no me la perdería.
Usted lleva, creo, 70 años viviendo en Roma. ¿Sigue siendo un siciliano adoptado por Roma o ya es un auténtico romano?
«Yo soy un siciliano que vive en Roma. En Roma me he encontrado muy bien desde que puse el pie por primera vez. Pero yo soy siciliano. Bueno, soy. Vosotros no os dais cuenta, pero tengo un cordón umbilical larguísimo que llega hasta Sicilia. Pero es Sicilia mi inspiración, mi descubrimiento y realidad.»
Por lo que he podido leer, después de "Un nido de víboras", se publicará una novela más que se titula "Riccardino". ¿Será la última de la serie? ¿O hay la posibilidad de que surjan nuevos títulos en el futuro?
«No, porque después de "Un nido de víboras", se han publicado en Italia otros tres o cuatro volúmenes que aún tienen que salir en España. "La giostra degli scambi", "L'altro capo del filo", "La rete di protezione". Son novelas ya escritas que tiene el editor. "Riccardino" saldrá cuando me muera o cuando no esté en condiciones de escribir.»
Aunque usted llegó tarde a la literatura, porque antes se había dedicado sobre todo al teatro y a la televisión, ya tiene una vasta obra literaria. ¿Piensa usted en la posteridad?
«La posteridad no me interesa. A mí no me interesa. A mí me interesa el presente. Mientras dure este éxito, está bien. Si después continuará o no, es un problema que no me incumbe. Nada de lo que pase o pueda venir tras mi muerte, puede mínimamente interesarme.»
Abrir esta nueva temporada con Andrea Camilleri y cerrar este programa con Salvo Montalbano es un placer que solo te ofrecen los libros, esos libros que imagino que estaréis de acuerdo conmigo cuando llega la noche, adquieren un protagonismo y una dimensión especial. Las historias se viven de otra manera.
"No, Montalbano. Resiste con todas tus fuerzas. Cierra el paso al horrible pensamiento que trata de dinamitar tu cerebro, las barreras que le pones por delante. No le dejes ni una grieta, ni una rendija, ni una mínima fisura, porque entonces te despeñarás por un precipicio infernal".
"En ese momento oyó muy cerca el canto de un pájaro. Un pájaro que entonaba variaciones fantasiosas en torno al tema de 'Il cielo in una stanza'. Se detuvo en seco. Qué cosa tan extraña. Aquel canto lo había oído antes. ¿Era el del sueño del bosque? ¡Pero si estaba despierto! No, no podía ser. Y de pronto comprendió que era Mario, el vagabundo, quien silbaba".
 
 

Hashtag Sicilia, 7.9.2017
Andrea Camilleri: «Sogno di scrivere finché potrò»

[...]
Tra gli auguri più originali di certo non possono mancare quelli dello scultore santacrocese Nino Barone che ha realizzato, per lo scrittore siciliano, la sua immagine in un busto di acciaio.


[...]
 
 

Fondazione Pergolesi Spontini, 8.9.2017
Jesi, Teatro G.B. Pergolesi, ore 21
Il colore del sole



Opera in un atto liberamente tratta dal Romanzo omonimo di Andrea Camilleri
musica di Lucio Gregoretti
videointervista ad Andrea Camilleri di Ugo Gregoretti
Caravaggio – Massimo Odierna
Lena – Soprano I Cristina Neri
Celestina – Alto I Anastasia Pirogova
Gran Maestro – Minniti – Tenore I Daniele Adriani
Inquisitore – Padre Superiore – Basso I Renzo Ran
Aloysio – Soprano II Claudia Nicole Calabrese
Pasqualone – Alto II Natsuko Kita
Cavaliero di Giustizia – Minicuzzo – Tenore II Jaime Canto Navarro
Fra Raffaele – Lazzari – Basso II Carlo Feola
direttore Gabriele Bonolis
regia, scene Cristian Taraborrelli
costumi Angela Buscemi
video content Fabio Massimo Iaquone
light designer Alessandro Carletti
Ensemble Roma Sinfonietta
Nuovo allestimento della Fondazione Pergolesi Spontini
in coproduzione con il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Commissione della Fondazione Pergolesi Spontini e del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Prima rappresentazione assoluta

Il diario di Caravaggio, che Camilleri dichiara aver avuto tra le mani in circostanze misteriose e da cui ha copiato alcune, preziose pagine, diventa un’opera
 
 

TG1 TV7, 8.9.2017
Io e Montalbano
Intervista a tutto campo con Camilleri
Cliccare per il video dell'estratto trasmesso dal TG1 il 6.9.2017
Bruno Luverà
 
 

Il Fatto Quotidiano, 8.9.2017
Andrea Camilleri, sabato 9 settembre sul Fatto in edicola un racconto inedito. Ecco l’incipit
Andrea Camilleri regala al Fatto Quotidiano un racconto. Sabato 9 settembre il nostro giornale ospiterà questo inedito in due pagine dedicate.
Anticipiamo qui le prime righe del racconto. Per completare la lettura, l’appuntamento è in edicola.

Mi è capitato di fare una figuraccia, addirittura internazionale. Per lunghi anni, come regista radiofonico, mi ero dedicato in particolar modo alla sperimentazione, tanto sulla parola, quanto sul suono. Avevo avuto anche l’onore di lavorare a lungo al mitico studio milanese di Fonologia, litigando con musicisti del calibro di Berio e Maderna che dello studio volevano l’esclusiva. Avevo sperimentato le primissime trasmissioni di prosa in stereofonia e mi ero anche cimentato con la quadrifonia. Sicchè non trovai nulla di strano quando nel 1980 venni convocato dal direttore della Radio che mi comunicò che il mese seguente si sarebbe tenuto ad Amsterdam un convegno di trecento tecnici audio provenienti da tutto il mondo, per discutere le questioni della ripresa radiofonica in movimento circolare. Il direttore mi comunicò che avevano deciso di mandarmi in rappresentanza della Rai, perché ero in sostanza uno dei pochi registi che di questa materia ci capisse qualcosa.
Si trattava di un soggiorno olandese di una settimana al massimo. Persuasi mia moglie a venire con me. A quel tempo, per nessuna ragione al mondo, avrei messo piede su un aereo. Perciò organizzai il mio viaggio con un treno che sarebbe partito da Roma alle 10 del mattino, avrebbe raggiunto Milano in serata e qui ci saremmo trasferiti in una vettura-letto diretta proprio ad Amsterdam.
Andrea Camilleri
 
 

Corriere Adriatico, 8.9.2017
"Il colore del sole" di Camilleri: prima di lusso al Festival Pergolesi Spontini

Jesi - La XVII edizione del Festival Pergolesi Spontini in corso a Jesi e in altre sedi limitrofe, un lungo viaggio alla scoperta di false attribuzioni, travestimenti, parodie, biografie immaginarie di grandi artisti, partendo da Giovanni Battista Pergolesi (com’è noto, morto in giovanissima età dopo aver lasciato al mondo un prezioso corredo di opere), ha un suo “ubi consistam” di prestigio, un evento di spicco rappresentato dalla prima esecuzione assoluta, questa sera alle 21 al Teatro Pergolesi di Jesi.
Il colore del sole
Si tratta dell’opera “Il colore del sole”, messa in musica dal compositore Lucio Gregoretti e tratta dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, scrittore straordinario e giustamente “à la page” in questi nostri anni (e non solo per i romanzi della serie del commissario Montalbano) che per sua stessa ammissione ama approfondire i risvolti di mistero legati a una storia e a un racconto. «Sono portato a vedere possibili intrighi in ogni fatto che non sia subito chiaro, addirittura non illuminato in ogni angolo da una luce quasi solare», ha affermato e questa dichiarazione ci sembra in piena sintonia con il contenuto e il significato dell’opera di questa sera.



Il diario di Caravaggio
Al centro della vicenda è il diario di un pittore celeberrimo, Michelangelo Merisi universalmente noto come Caravaggio (dal nome del paese bergamasco da lui acquisito), che Camilleri con una finzione tutta letteraria dichiara di aver avuto tra le mani in circostanze misteriose e da cui ha copiato alcune pagine preziose; un diario scritto in una lingua seicentesca (volutamente?) incolta e involuta. Il periodo della vita di Caravaggio su cui Camilleri focalizza la sua attenzione, ricostruendolo come una fiction maturata all’interno della sua fervida mente indagatrice, è quello oscuro e burrascoso trascorso in fuga tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 e il 1608 (due anni prima della sua prematura dipartita), con una condanna a morte “istituzionale” che grava sul capo dell’artista colpevole di omicidio, e che lo scrittore immagina come perseguitato da mille ossessioni, e condizionato da una sorta di fotofobia, probabilmente di natura psicosomatica, che lo costringe a vedere “il sole nero” e a vivere le sue giornate come in un’eclisse di sole permanente.
Il “falso” di Camilleri
E se questo “falso” di Camilleri appare il sintonia con il leitmotiv del festival (“Falso d’autore”), c’è da pensare che lui stesso abbia preso spunto dalla realistica espressività sui soggetti dei ben noti, potenti tagli di luce del celebre pittore. La musica che riveste questa singolare pièce teatrale, composta da Lucio Gregoretti (figlio d’arte, del regista Ugo), si uniforma opportunamente, come riferito dall’autore, al fittizio linguaggio d’antan con suggestivi riferimenti alla musica del Cinque-Seicento e soprattutto al genere del madrigale drammatico: utilizzando un ensemble strumentale di otto esecutori e soprattutto un doppio coro polifonico di solisti in quartetto, che sottolineano e amplificano quel che dice il Caravaggio attore protagonista (il quale recita senza mai cantare). Ieri, in una conferenza stampa condotta da Vincenzo de Vivo, sono stati messi in rilievo tutti i contenuti. A questa sera la verifica.
Fabio Brisighelli
 
 

Globalist, 8.9.2017
Trade
Topalbano sono. E guai a chi maltratta la Sicilia
Il topo più famoso del mondo, targato Walt Disney, omaggia Camilleri e l'Isola nonostante gli ultimi strali di Feltri (sempre lui). E ne La Giara di Cariddi il cartoon è quasi all'altezza di Zingaretti

Mr Feltri, Topalbano sono. La Giara di Cariddi, episodio in edicola del topo più famoso del mondo targato Walt Disney, omaggia Camilleri, i suoi 92 anni freschi freschi di festeggiamento , il personaggio che ha reso lui, siciliano, letteralmente di casa in tutto il mondo grazie ai libri e alle serie TV. L'omaggio arriva quasi contemporaneamente alle sparate di Feltri e restituisce loro la giusta miserrima misura. Il "collega" Feltri disprezza la Sicilia tentando di avvolgere la nostra splendida isola con la velina mediatica del pregiudizio. Fomentatore di odio, nascosto dietro la maschera del giornalista, quasi fosse per restare in tema di fumetti una delle maschere di Diabolik, dice che non va neanche in Sicilia figuriamoci se si reca in Africa. La Sicilia sarebbe luogo da evitare, malsano, culturalmente infimo. Fa proprio ridere Feltri, perché lo sanno tutti che la Sicilia è mondo e lo sa anche la Walt Disney. L'omaggio a fumetti arriva con una storia ambientata ad Agrigento nella Valle dei Templi (scusate se è poco) e con il personaggio di Topalbano. Il commissario Topalbano che ha le basette lunghe, con cui spesso sono raffigurati i mafiosi, è invece eroe buono, onesto lavoratore, difensore dell'etica. Topalbano serve lo Stato, anziché ignorarlo o saccheggiarlo.
Meno fascinoso del seducente Luca Zingaretti, con una pancetta buffa, e gli occhi neri neri, regala all'immaginario dei piu piccoli di tutto il mondo la figura di un siciliano integerrimo, tenace, buongustaio, per nulla bigotto, l'opposto del padrino. Oltre a tenere banco nei palinsesti televisivi d'oltralpe, dopo aver inchiodato gli spettatori italiani con share mai visti, Montalbano diventa protagonista delle strisce per bambini più note, con cui siamo cresciuti noi, i nostri figli e nipoti. La Giara di Cariddi ha la magia di riunire lo scenario della Valle dei Templi, al lessico pirandelliano (la giara), alla dimensione potentissima sul piano narrativo dell'animale antropomorfizzato. Se la Sicilia "buona" con Walt Disney ha conquistato i piccoli del mondo avrà dalla sua le generazioni future, grazie a un Topalbano che si candida a diventare eroe del livello di Batman o dell'uomo ragno e che ha il pregio di essere un topo molto "umano". Che dire, straparla pure Mr Feltri, Topalbano ti seppellirà.
Delia Vaccarello
 
 

Il Fatto Quotidiano, 9.9.2017
Il racconto. Sorrisi d'autore
Giù dal convoglio. "Al confine con la Svizzera fummo svegliati e fatti scendere da un ferroviere con modi da SS. Quella vettura non andava più in Olanda. Ma arrivò subito un collega che ci intimò di risalire immediatamente
Io inviato dalla Rai per errore sulla tradotta per Amsterdam
Ferroviere a Roma. "È uno sciopero selvaggio. Non sa se e quando terminerà. Restate dentro il treno e non scendete per nessuna ragione"
Si è ristretto il convegno. "L'incontro di 300 tecnici audio da tutto il mondo a cui ero stato mandato era in realtà una riunione tra vicedirettori generali"
L'ospite francese. "Nessuno di noi sa cosa sia la ripresa fonica circolare. Visto che è qui, potrebbe darci una mano a livello tecnico"
L'idea riparatrice. "Organizzai una sorta di concorso internazionale su quella tecnica di ripresa che fu vinto dall'Italia"
Andrea Camilleri
 
 

CentroPagina, 9.9.2017
Il sole nero di Caravaggio: cinema, musica e teatro sul palco del Pergolesi
Al Massimo jesino in scena un'opera che ha fuso più linguaggi per raccontare i turbamenti dell'artista partendo dall'opera di Camilleri dove i "falsi" diventano poeticamente autentici

Jesi – “Il colore del sole” in scena ieri sera al Teatro Pergolesi di Jesi incarna perfettamente il “falso d’autore”, tema scelto per questo XVII Festival Pergolesi Spontini. Una prima esecuzione assoluta per il Massimo Jesino, liberamente tratta dal romanzo di Andrea Camilleri che sfrutta l’espediente letterario del diario ritrovato per raccontare il periodo più oscuro della vita di Michelangelo Merisi, Caravaggio appunto.
Lo spettatore era a teatro ma ha goduto anche di uno spettacolo cinematografico accompagnato dalla musica. Tre linguaggi che si sono fusi perfettamente. Merito della grande penna di Andrea Camilleri cui le musiche di Lucio Gregoretti si sono adattate: un richiamo alla musica dell’epoca, come il testo ne evoca il linguaggio verbale. Bellissimi e di grande suggestione i video di Fabio Massimo Iaquone che hanno dato risalto agli avvenimenti, evidenziando il turbamento di Caravaggio e girati alle Grotte di Camerano, ad Osimo, le scene di nudo al Pergolesi di Jesi e la passione con Aloysio al Moriconi. Di bella presenza scenica il giovane Caravaggio, interpretato da Massimo Odierna la cui interpretazione non ha pienamente convinto, a tratti sovrastato dalla musica.
La storia è ambientata nel 1606, il pittore viene coinvolto in un duello con un avversario, che poi rimane ucciso, al gioco della pallacorda: Caravaggio è costretto a scappare nel Sud Italia fino ad arrivare a Malta dove viene nominato cavaliere dell’ordine di Malta. Nel 1608 finisce in carcere per un litigio con un confratello e fugge per Napoli. Nel falso diario, Camilleri con grande abilità scrive con un linguaggio seicentesco che avrebbe potuto appartenere a Caravaggio. L’artista, inseguito dalle guardie papali per il delitto di qualche anno prima e anche dai sicari dei cavalieri di Malta, vive ossessionato. Affetto da una forma di fotofobia, scrive Camilleri, assume un farmaco che gli dà sollievo ma gli compromette la vista portandolo a vedere solo sagome e quindi il sole nero. L’attore Massimo Odierna è accompagnato da un doppio coro di voci voluto dal compositore Lucio Gregoretti. L’opera, diretta da Gabriele Bonolis con la regia e la drammaturgia video di Cristian Taborelli, andrà al Teatro Pavarotti di Modena il prossimo ottobre.
Eleonora Dottori
 
 

Giornale di Sicilia, 10.9.2017
Letteratura
Annullo postale intitolato a Pirandello per i 150 anni della nascita

Agrigento. Solo un annullo postale e nessun francobollo per Pirandello e lo scrittore Andrea Camilleri s’indigna. «Io credo che lo Stato quest'anno avrebbe dovuto dedicare almeno un francobollo con l'immagine di Pirandello, che oltretutto ha onorato l'Italia ricevendo il premio Nobel. Perciò trovo estremamente esemplare, civile e bella l'idea di questo annullo filatelico che viene a coprire, direi, una mancanza un po’ vergognosa.
L’associazione Oltre Vigata ha avuto una idea splendida, io la ringrazio», ha dichiarato Camilleri.
Nei giorni scorsi l’associazione empedoclina culturale “Oltre Vigata”, diretta da Danilo Verruso e che ha come suo presidente onorario Andrea Camilleri, ha presentato un Bollo Filatelico, autorizzato e concesso da Poste Italiane, in occasione del 150° anniversario dalla nascita di Luigi Pirandello. L’opera è stata realizzata dall’artista Michelangelo Lacagnina. L’annullo, che si potrà chiedere sino alla fine di ottobre, è stato presentato in occasione di una manifestazione che si è tenuta presso la Torre di Carlo V a Porto Empedocle alla presenza di Fausto Pirandello pronipote del premio Nobel.
Elio Di Bella
 
 

La Stampa, 10.9.2017
Serrata anti-migranti nel paese di Camilleri “Allontanano i turisti”
Sindaca grillina di Porto Empedocle e commercianti in piazza nonostante la chiusura dell’edificio che ospitava 44 minorenni

Porto Empedocle (Agrigento). Il commissario Montalbano è immobile, scolpito nella statua di bronzo sul corso principale del paese. Ma sembra alzare un sopracciglio mentre un centinaio tra commercianti e politici della sua Vigàta gli sfilano davanti per protestare contro «il proliferare indiscriminato dei centri di accoglienza per migranti». L’invasione: 44 minorenni - 44 in una cittadina di quasi 17 mila abitanti - approdati sui barconi senza genitori e accolti in una brutta palazzina per venti giorni, prima che la protesta della sindaca grillina Ida Carmina, prontamente spalleggiata dagli uomini di Salvini, non portasse il prefetto a chiudere provvisoriamente la struttura per inadeguatezza dell’impianto antincendio. E adesso eccola qui la sindaca, assieme ai rappresentanti del centrodestra, marciare al fianco dei commercianti del comitato “Marina libera” che hanno abbassato le saracinesche per poi muoversi dal corso principale fino al piccolo centro ormai vuoto e sbarrato e concludere con un sit-in davanti al municipio. «Non siamo razzisti, ma i migranti lontano da qui, e soprattutto lontani dal centro, perché danneggiano il turismo e il commercio».
Tutto questo nella Porto Empedocle che nei romanzi di Camilleri è Vigàta. La Vigàta solidale e commossa del romanzo “L’altro capo del filo”, dove tutto il paese si prodiga nell’offrire assistenza ai profughi sbarcati in porto. E dove il commissario Montalbano si lancia in riflessioni amare e taglienti sulle politiche dei respingimenti, le stesse che Camilleri sottoscrisse tre anni fa in un appello di intellettuali al Parlamento europeo in occasione del semestre italiano di presidenza.
Il silenzio
Lo scrittore adesso non parla. I suoi assistenti dicono che sui fatti di cronaca non vuole intervenire. Ma tra la Vigàta della narrazione e la vera Porto Empedocle di oggi c’è una distanza siderale. Come siderale è la distanza tra lo splendore barocco della fiction televisiva (girata nel Ragusano) e questo paese assediato da palazzoni di cemento e scheletri di industrie, dove il brand Camilleri anima a fatica le insegne di trattorie e di bar allineati lungo il corso principale.
[...]
Laura Anello
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.9.2017
Negli anni Sessanta incontrai un ragazzo magro, alto, Pippo Baudo. Io facevo il comico e lui la spalla, andavamo in giro per tutta la Sicilia. Siamo stati scritturati a Palermo da Alessandro Paternostro che faceva "Il chiostro d'oro", il regista era Antonello Falqui, allora sconosciuto. Ricordo le peripezie che abbiamo passato, l'avanspettacolo era in auge ma non ci conosceva nessuno. Nel "Gattopardo" di Visconti ero l'"usciere" di Donnafugata. Eravamo tutti giovanissimi nel '62, Pino Caruso "tinto" biondo che cantava una canzone, Terence Hill, che ho ritrovato negli ultimi anni in "Don Matteo". Ricordo che Burt Lancaster venne con tutta la famiglia. Una sera invece di prendere i cestini della cena, andammo da una signora che aveva una stalla con gli asini, che ci apparecchiò la tavola e ci preparò la verdura "maritata". Invitammo Lancaster e lui apprezzò moltissimo. Tornare sul set del "Commissario Montalbano? Perché no, non mi dispiacerebbe. È circolata questa voce che avrei potuto prendere il posto di Marcello Perracchio nel ruolo del dottore Pasquano, anche se poi non se n'è più parlato.
"Dal Gattopardo a Don Matteo ma la mia casa è solo il teatro"
"A Sironi l'ho detto, per Montalbano prendile dieci comparse, come succedono sti delitti se le strade sono sempre vuote?"
L'ESORDIO. "Io facevo il comico e Pippo Baudo la spalla. Ci scritturò a Palermo Sandro Paternostro"

C'è chi ricorda che nella stagione 2002 al teatro Carcano di Milano, gli bastò un'alzata di spalle per far "cadere" il Teatro per gli applausi: Tuccio Musumeci interpretava Mastru Austinu nel "San Giovanni Decollato" di Nino Martoglio diretto da Salvo Tessitore. Ottantatré anni portati in modo invidiabile, una carriera ricchissima, tra la Sicilia e le tournée dei teatri stabili di Catania e di Palermo, Tuccio Musumeci è tornato di recente al teatro Antico di Segesta nei panni del vecchio servo Pirria, in una storica versione del "Dyskolos" di Menandro tradotto in siciliano.
[…]
Tornerà sul set de "Il commissario Montalbano"?
«Perché no? Non mi dispiacerebbe. È circolata questa voce che avrei potuto prendere il posto di Marcello Perracchio nel ruolo del dottore Pasquano, anche se poi non se n'è più parlato. Quando mi chiamarono non avevo visto neanche una puntata, poi feci il professore pazzo, Pintacuda, mi richiamarono per il ruolo di un capomafia ma non accettai, cozzava troppo col primo ruolo. Il grande merito di Sironi è quello di aver valorizzato il territorio ragusano, anche se mi rimane sempre un dubbio ogni volta che rivedo gli episodi di Montalbano: ma come succedono sti delitti se un c'è nuddu per le strade? ma cu è che ammazzano?. L'ho detto a Sironi: "pigghiale dieci comparsi"».
[…]
Laura Nobile
 
 

TvTv, 10.9.2017
Sat.1 emotions 00:55 Mo 11. September
Sonstiges, I 2000
Commissario Montalbano
Staffel 2, Folge 1 von 2, Die Form des Wassers

Commisario Montalbano untersucht den Tod eines Politikers, der nach einem Bordellbesuch an Herzversagen verstarb. Doch Montalbano glaubt nicht an eine natürliche Todesursache. Die ersten Hinweise deuten auf eine junge Schwedin hin, doch dann zeigt sich, dass die Beweise fingiert waren, um ihren Schwiegervater – ebenfalls Politiker – mit der Tat in Verbindung zu bringen. Es scheint, als ob ein anderer politischer Weggefährte in die Sache verwickelt ist...
 
 

Il Sole 24 Ore, 11.9.2017
#lavorobenfatto. «Racconti dall’Italia che dà valore al lavoro. Alla bellezza. Al futuro. L'Italia che mette testa, mani e cuore nelle cose che fa.»
L’umanità, il re di Girgenti e il Rione Sanità
Caro Diario, come ogni anno tutte le persone che mi vogliono bene, che sono tante, nel giorno del mio compleanno sono particolarmente affettuose con me e quest’anno ho pensato di donare loro qualcosa che ho fatto con le mie mani, e dato che come sai con le mie mani so fare poche cose per non fare troppo brutta figura ho deciso di donare una storia.
Questa qui l’ho narrata in Rione Sanità, quando hai qualche minuto puoi leggere il racconto con cui comincia il libro scritto da Cinzia Massa, l’autrice del reportage da cui è poi nato il tutto. Per me, alla fine, avevo riservato queste due paginette a cui sono assai legato, perché creano un ponte di ordinaria umanità – sì, ordinaria, perché per durare le cose devono essere così, se sono straordinarie a un certo punto finiscono – tra un libro meraviglioso, Il re di Girgenti, e le ragazze e i ragazzi del Rione Sanità a cui come sai sono molto affezionato.
Ecco amico Diario, volendo donare una cosa che ho fatto con le mie mani ho scelto questa perché penso che «umanità» sia una parola da tenere sempre con noi, in tutti i futuri, i mondi e gli universi possibili. Sì, direi proprio che «umanità» è, in tutte le sue accezioni, una parola importante assai, forse la più importante di tutte, e visto che se uno vuole donare qualcosa deve essere una cosa di valore, io questo ho cercato di fare. Spero tanto ti piaccia.

Il re di Girgenti è uno stupendo romanzo di Andrea Camilleri, uno di quei libri così belli ma così belli che a un certo punto ti dimentichi che lui è Camilleri e tu invece no e pensi: «Ma perché non l’ho scritto io?».
Debbo la sua scoperta alla mia amica Concetta Tigano che me lo ha regalato ai primi di aprile appena arrivato a Catania per la presentazione del mio libro Bella Napoli.
Mi accade qualche volta, quando un libro mi chiama, nel senso che pretende di essere letto subito, non rispetta regole, non riconosce gerarchie, senza bisogno di un perché, nel senso che il perché lo capisci dopo, quando è il momento.
Con Il re di Girgenti il momento è giunto con la parte quinta, l’ultima, quella intitolata «Come fu che Zosimo morì», mentre leggevo della fabbrica della comerdia, del sonno, dell’arrivo del capitano Montaperto, di quando Zosimo, non ve l’ho ancora detto ma il re di Girgenti è lui, si ferma imparpagliato a chiedersi: «Possibile che tutti, amici e nimici, già si fossero scordati di lui? Nuddro che venisse a baciargli la mano chiangendo? Nuddro che venisse a sputargli in faccia insurtandolo? Taliò strammato il Capitano. Montaperto, che aveva capito quello che stava passando pi la testa a Zosimo, tentò di dargliene spiegazioni: Lo saccio che moriri accussì è cosa laida, Maistà. Ma ho dovuto dare ordini che la gente non niscisse di casa».
Non vi dico poi la commozione quando Zosimo sente il respiro «di tante e tante pirsone che sciatavano adascio squasi per non farsi sintiri che c’erano, ma c’erano» e poi ancora quando si volta a taliare il Capitano prima di affrontare i cinque scalini che lo condurranno alla morte.
«Nun mi tiniti cumpagnia sino all’urtimu?».
«No, è megliu che acchianate solo, accussì la genti che è supra i tetti vi vidi megliu».
«E come fati a sapiri che supra i tetti ci sta genti?».
«Pirchì stanotti i me surdati li aiutarono ad acchianare».
Ecco, è qui che ho capito, che m’è saltata in faccia la parola: umanità. L’umanità più forte del destino che lega persone semplici come Zosimo e il Capitano. L’umanità che caratterizza la gente semplice del rione Sanità. L’umanità di cui sono impregnate le pagine di questo libro. L’umanità che può aiutare a sconfiggere la povertà, l’ignoranza, la sfiducia. L’umanità che riesce a dare una speranza anche a quelli come me che purtroppo non possono dire «per fortuna ho fede e questo mi aiuta molto». L’umanità che ha portato i giovani della cooperativa La Paranza a scrivere in una nota su Facebook: «Sanità, inafferrabile, incostante bellezza, uno di quei posti dove l’umanesimo o diventa umanità, o muore. Chi ama la Sanità ci resta. Qui è davvero Napoli, tremendum fascinans, qui una sottile magia ti trattiene, affatturato. Qui la gente bellissima e orgogliosa, ti discopre inattese tenerezze, così che, in fondo, ti spiacerebbe andartene. Qui potresti scrivere una storia, in bilico tra l’umile e il sublime, che forse nessuno leggerà, ma ti potrà accadere la ventura di essere capito, e t’ameranno».
Ebbene sì, ho cliccato su: «Mi piace». Mi piace la possibilità di essere letto, capito e amato. Mi piace l’umanesimo che o diventa umanità o muore. Questo è tutto.
Ci vediamo al rione Umanità. Sipario.
Vincenzo Moretti
 
 

#cartabianca, 12.9.2017

Questa sera, alle 21.15, ritorna #cartabianca, il programma di Bianca Berlinguer in onda tutti i martedì su Rai3. [...] Ospite di questa puntata sarà lo scrittore Andrea Camilleri che ha appena festeggiato 92 anni. [...]

Nel corso dell'intervista a Camilleri è stata annunciata la pubblicazione del suo nuovo libro, "Esercizi di memoria" (Rizzoli), che sarà in libreria il 28 settembre 2017. [NdCFC]
 
 

Movistar, 12.9.2017
Página 2. TEMPORADA 11
Episodio 1: Andrea Camilleri
martes 12 septiembre 21.20 h
Duración 0:30'
España (2017)

El autor de novela negra italiana, Andrea Camilleri, habla con Óscar López, en Roma, de su carrera literaria, de su actual momento de creación y, también, desvela algunos detalles de su última novela aparecida en España, ''Nido de víboras''.
 
 

Il Giornale, 12.9.2017
Pirandello, genio in cerca d'autore
Registi, attori e un dossier si interrogano sulla lezione del Nobel

Pirandello chi? Era il titolo della prima regia di Memè Perlini, che nel 1973 aveva indagato il Nobel di Girgenti con una «discesa agli inferi, saltuaria parata di lemuri, strappati alla notte», scrisse in una nota critica Angelo Maria Ripellino. Di Luigi Pirandello il mondo della cultura, non solo teatrale, commemora i 150 anni dalla nascita. Il grande siciliano è ancora, per fortuna, sangue vivo che pulsa nelle scene, ma non fa male continuare a domandarsi «Pirandello chi?». Lo fa il corposo dossier pubblicato su «Hystrio», prestigiosa rivista diretta da Claudia Cannella, irrinunciabile per la gente di teatro e importantissima per il Premio che ogni anno assegna. Stasera alle 18.30, delle pagine curate da Roberto Rizzente e Albarosa Camaldo si parlerà nell'incontro aperto al pubblico nel Chiostro Nina Vinchi, al Piccolo di via Rovello. Al dossier hanno collaborato, se abbiamo contato bene, 36 esperti. Un lavoro che aiuta a capire meglio la complessa personalità artistica e umana dello scrittore e drammaturgo. Andrea Camilleri, il padre di Montalbano, ricorda che Pirandello gli apparve alla porta di casa e lui, bambino di dieci anni, lo scambiò per un ammiraglio. Grande fu la sorpresa quando vide che l'ammiraglio abbracciò la nonna. Questa prima epifania pirandelliana non è stata dimenticata da Camilleri, regista (non tutti lo sanno) di circa quaranta messinscena da Pirandello.
[…]
Antonio Bozzo
 
 

Il Sussidiario.net, 12.9.2017
Festival Pergolesi Spontini/ "Caravaggio" in scena a Jesi
Al Festival Pergolesi Spontini a Jesi la prima esecuzione assoluta, venerdì 8 settembre dell’opera in un atto “Il colore del sole” dal romanzo di Andrea Camilleri.


Foto Stefano Binci

Le cronache di questi giorni trattano diffusamente di una complessa vicenda artistico-giudiziaria relativa alla mostra su Modigliani tenuta a Genova sino al 16 luglio scoro: 20 quadri sono stati sequestrati in quanto se ne contesta l’autenticità. Alcuni sarebbero dei ‘falsi d’autore': imitazioni fatte da colleghi od allievi del pittore.
C’è un forte nesso tra la vertenza e le indagini in corso con il Festival Pergolesi Spontini (7 agosto-17 settembre) che, giunto piano piano alla diciassettesima edizione (quando è nato molti pensavano che sarebbe sopravvissuto solo alcuni anni), è dedicato al ‘Falso d’Autore’ (musiche, poesie, testi, attribuiti ad un autore ma in effetti opera – spesso di grande qualità di altri). Il Festival ha il proprio centro a Jesi, patria di Pergolesi e Spontini (a cui è dedicato), ma si dipana in varie città e cittadine delle Marche.
Il suo punto di maggiore attrattiva è stata la prima esecuzione assoluta, venerdì 8 settembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi, per l’opera in un atto “Il colore del sole”, liberamente tratta dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, con la musica di Lucio Gregoretti: al centro della vicenda è il diario di Caravaggio, che Camilleri dichiara aver avuto tra le mani in circostanze misteriose e da cui ha tratto alcune, preziose pagine. L’opera è coprodotta con il Teatro Luciano Pavarotti di Modena dove sarà in scena in ottobre ed è stata realizzata in collaborazione con il complesso Roma Sinfonietta e l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo. Camilleri ha compiuto 92 anni due giorni prima il debutto del lavoro.
Nell’opera, si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Sul pittore, inseguito sia dalle guardie del Papa e dell’Ordine di Malta, pende infatti una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni (tra cui il sogno ricorrente di un cane feroce che tenta di assalirlo) e condizionato da una sorta di fotofobia, probabilmente di natura psicosomatica, che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate come in una eclissi di sole permanente.
Direttore de “Il colore del sole” è Gabriele Bonolis sul podio dell’Ensemble Roma Sinfonietta; regia, scene, drammaturgia video sono di Cristian Taraborrelli, costumi di Angela Buscemi, video Fabio Massimo Iaquone, light designer Alessandro Carletti. Nel cast figurano l’attore Massimo Odierna, ed un gruppo di giovani cantanti: Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Renzo Ran, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro, Carlo Feola.
La messa in scena prende il via da videointervista di Ugo Gregoretti ad Andrea Camilleri, lo scrittore narra la genesi del suo libro “Il colore del sole” e le circostanze misteriose in cui sostiene di essere venuto a contatto con il diario autografo di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Al centro del lavoro c’è la seconda parte del romanzo, che riguarda il finto diario di Caravaggio, in cui l’autore gioca sul concetto di falso e di finto”.
L’aspetto più interessante del lavoro è quello musicale. L’organico è costituito da un attore, e da un doppio coro di voci soliste che amplifica e sottolinea l’umanità tormentata di Caravaggio. Aggiunge Gregoretti: Le voci sono usate alternativamente come soliste, come evocative di personaggi autentici o simbolici, tutte voci interiori di Caravaggio, ovvero come coro, utilizzato principalmente in modo onomatopeico, come un’estensione degli strumenti, che a volte sviluppa brevi frammenti di testo in forma madrigalistica ma non ha quasi mai una funzione narrativa vera e propria. Il coro serve soprattutto a stabilire la cifra sonora tipica della musica polifonica rinascimentale e barocca. Pur trattandosi di musica interamente nuova, la scrittura musicale del coro farà comunque a volte riferimento a moduli antichi, richiamando qua e là in maniera straniata la musica dell’epoca, come il testo ne evoca il linguaggio verbale.
Nella messa in scena, dove si alternano canto, recitazione e video, il regista Cristian Taraborrelli immagina un percorso che trae ispirazione da molteplici universi: quello musicale evocato dal compositore Lucio Gregoretti; quello letterario suggerito dalle pagine di Andrea Camilleri, diario di un Caravaggio perso in un mondo drammaticamente illuminato dove i “falsi” accadimenti diventano poeticamente autentici; quello pittorico di Caravaggio che anima, illumina, oscura momenti di vita e passioni nel racconto. Ecco che nel video Caravaggio si agita in spazi mentali, dove le proporzioni sono alterate e dove è facile perdersi oltre la linea dell’orizzonte”.
Leggermente monotono il lungo monologo di Caravaggio/Massimo Odierna. Di livello i giovani cantanti (in gran misura provenienti dall’Accademia d’Arte Lirica di Osimo). Professionale e buona come sempre Roma Sinfonietta guidata da Gabriele Bonolis.
Come tutte le opere nuove, con un tocco sperimentale gli auguriamo di circuitare e di venire affinata da ripresa a ripresa.
Giuseppe Pennisi
 
 

Città Nuova, 12.9.2017
Caravaggio a Jesi
In un intreccio tra generi artistici, recitazione compresa, successo per Il colore del sole al Festival Pergolesi Spontini.

La XVIIa edizione del Festival Pergolesi Spontini ha visto la prima mondiale de Il colore del sole, opera in un atto, liberamente tratta dal romanzo di Andrea Camilleri con musiche di Lucio Gregoretti ed un allestimento dello stesso Teatro jesino diretto da Cristian Taraborrelli. Caravaggio è una star dell’arte e non si contano i lavori di vario genere e valore incentrati su di lui. Questo di Gregoretti spazia solo sugli ultimi anni della sua vicenda umana ed artistica, ossia da Malta alla Sicilia a Napoli, fino alla morte sulla spiaggia tirrenica.
Il linguaggio è una riscrittura in italiano secentesco, ovviamente ricreata ed in parte immaginaria dallo stesso Camilleri, ben abituato a questo esercizio di stile, come sappiamo dal siciliano “inventato” nelle storie del commissario Montalbano.
L’opera di Gregoretti è, come di norma attualmente, un mix tra videoproiezioni, recitazione, canto, movimenti mimici. Bisogna dire che questo lavoro ha un suo fascino, talora commovente, che emerge soprattutto ascoltando Caravaggio (Massimo Odierna, molto “in parte”) raccontare la proprie vicende amorose, drammatiche, artistiche, intervallato dai Quartetti canori di difficile esecuzione – oscillanti tra polifonia e modernità , vena popolare e cupezza -, ma assai efficaci nel delineare o commentare le vicende dell’artista, dei suoi rapporti umani e soprattutto del Sole nero – vero protagonista dell’opera – che gli brucia gli occhi, gli impedisce di vedere i colori se non tinte chiaroscurate: esse sono, secondo il testo romanzato, alla base della sua violenza pittorica.
Anche le proiezioni, non a caso in bianco e nero, di corpi che rimandano ai vari dipinti dell’artista, sono una miscela tra edonismo e dramma: la tensione musicale – ben messa a fuoco dall’Ensemble Roma Sinfonietta diretto con perizia da Gabriele Bonolis – passa da asprezze a sussurri, da malinconie ad oscurità, che nel teatro dall’ottima acustica risuonano con notevole forza, senza peraltro offuscare la recitazione e i cantanti.
Questi ultimi tutti dalle voci pulite, sia Cristina Neri (Lena) che Daniele Adriani (giovane di piacere), Renzo Ran (padre superiore) e Anastasia Pirogova (Celestina), solo per citarne alcuni. Nel fosco dramma tra incubi timori e rivelazioni, Caravaggio spicca come un unicum nella storia dell’arte. Merito di quest’opera è, da una parte, l’essersi concentrata solo sugli ultimi anni della vicenda caravaggesca, e dall’altra l’aver unito recitazione a musica in un respiro ora affannoso ora più pacato, senza far perdere l’acuta tensione del racconto che ha coinvolto il pubblico. Preceduta da una videointervista a Camilleri, l’opera è riuscita ed è certamente da riproporre.
Mario Dal Bello
 
 

Malgrado tutto, 12.9.2017
Gigi Burruano e quella vena racalmutese di cui spesso si compiaceva
Quella volta, a Racalmuto, quando ricordando le sue origini disse: “Stare qui, stasera, mi emoziona. Ho i brividi addosso”. Il ricordo dell’assessore alla Cultura Salvatore Picone


Gigi Burruano a Racalmuto nel 2003 (ph: P. Tulumello)

Gigi Burruano, il suo nome, a Racalmuto, riporta inevitabilmente tutti alle origini racalmutesi della sua famiglia, al ricordo del padre Luigi, noto dentista, e del nonno, Francesco Burruano, passato alla storia come Don Ciccu, medico e filantropo.
E c’era, nel carattere e nell’ironia del grande attore, quella vena racalmutese di cui spesso si compiaceva. E lo ricordò, infatti in occasione della riapertura, dopo quarant’anni di chiusura, del teatro Regina Margherita.
“Stare qui, stasera, mi emoziona. Ho i brividi addosso”, disse un momento prima di andare in scena, con “Acqua di cielo”, il suo celebre monologo diventato metafora della vita. Era il 14 febbraio del 2003. Gigi Burruano partecipò, generosamente, come tanti altri artisti, all’inaugurazione del teatro. C’erano, con lui, Serena Dandini, Mariella Lo Giudice e tanti altri venuti per celebrare, con Andrea Camilleri, la festa di ouverture del teatro amato da Sciascia.
Burruano tornò poco dopo a Racalmuto per un altro spettacolo nell’estate in cui Camilleri ricevette la cittadinanza onoraria. “Io sono già cittadino di Racalmuto”, scherzò sotto la torre del Castello Chiaramontano conversando con uno dei cugini di Racalmuto, l’avvocato Luigi Burruano.
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Salvatore Picone
 
 

TVBlog.it, 13.9.2017
Cartabianca: il talk giornalistico non delude, imperdibile intervista a Camilleri. Insinna, molto rumore per nulla

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Deliziosa la chiacchierata con Andrea Camilleri, esilarante con i suoi 92 anni, che non fa sentire la mancanza del momento “comico” della serata: Geppi Cucciari sarà ospite fissa dalla seconda puntata (saranno 40 in tutto).
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23.17 Buon compleanno ad Andrea Camilleri, che ha compiuto 92 anni il 6 settembre: "Da piccolo mi ammalavo spesso, prendevo tutte le malattie infantili, non esistevano i vaccini, che opportunamente sono stati introdotti, ma passavo intere giornate a letto a leggere. Voglio rassicurare quelli che compiranno 92 anni: è esattamente uguale a compierne 91. Forse qualche acciacchetto in più..". Bianca: "Avete pasteggiato a birra per il compleanno?". Camilleri: "No, io pasteggio a birra la mattina, a digiuno. Abbiamo bevuto solo prosecco mischiato a champagne". Esilarante



23.20 Si parla del nuovo modo di scrivere di Camilleri, ormai cieco, che oggi non scrive più, ma detta, e ha imparato a organizzare il cervello come se avesse davanti a sè un palcoscenico. Rivela che sta "scrivendo" un racconto da consegnare all'editore Sellerio entro la fine di settembre
23.23 La Berlinguer stasera vuole da tutti un giudizio su Berlusconi. Per Camilleri sta tornando in auge per demerito della politica: "Questa non è politica. Io sono stato educato male, perché a 20 anni gli uomini politici erano De Gasperi, Togliatti, Parri, Pertini. Non sembra di parlare della preistoria rispetto all'altezza minima della politica di oggi?". La Berlinguer nota un velo di tristezza quando esprime quest'opinione. Camilleri: "La politica per me ha cominciato a finire con Moro, con la scomparsa di uomini di questo livello. Noi non abbiamo uomini di questo livello"



23.27 I candidati alle elezioni in Sicilia? Camilleri non ne conosce neanche uno
23.29 Alla domanda 'Perché scrivi?', Camilleri ha sempre risposto: "Perché è meglio che andare a scaricare casse ai Mercati Generali alle 5 del mattino. La scrittura non è mai dolorosa, parla di dolori, ma è liberatoria". Si parla poi del periodo, tra gli anni '80 e '90, in cui l'autore si è preso una pausa: "Ho dato tutto al teatro, ho recitato, quando ho capito di essere proprio all'ultimo spettacolo, ho ripreso a scrivere". Clip di Camilleri attore in "Quel treno per Vienna", di Corrado Augias



23.34 "Il successo è rimasto davanti alla mia porta. Certo, sono venuti anche un po' di soldini, ma li ho spesi sempre in modo saggio, sono un uomo deludente da questo punto di vista. Mi fa piacere che mi fermino per strada a chiedere le foto, ma la cosa più bella sono le lettere dei lettori. Poi un successo a 70 anni? Le botte di vita a 70 anni... mi faccio una risata!"
23.35 Bagno di umiltà per l'autore: "Migliori di me ce ne sono tantissimi. Io mi sento un "contastorie". Molti miei colleghi quando scrivono pensano di costruire cattedrali. Io ho costruito sempre piccole, pulite e nitide chiesette di campagna. Quindi scrittori più bravi di me ce ne sono!"
23.43 Oggi politicamente parlando, chi sente nemico? "Non ho nemici, ho avversari, che non sono solo italiani, ma sparsi in quell'Europa del cavolo che alza muri, minaccia carri armati al Brennero. Tutti quelli che non si rendono conto che ci troviamo davanti a un cambiamento secolare della nostra storia."
23.48 La conduttrice congeda Camilleri, che fa gli auguri a questa nuova edizione, che andrà avanti fino a giugno. Pubblicità
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Bianca Chiriatti
 
 

TVBlog.it, 13.9.2017
Cartabianca, intervista a Camilleri: "L'Europa non si accorge che siamo davanti a un cambiamento epocale"
Il video dell'intervista allo scrittore 92enne Andrea Camilleri

Ieri sera su Rai 3 è iniziata la nuova edizione di Cartabianca, l'approfondimento giornalistico condotto da Bianca Berlinguer e fra gli ospiti della prima puntata c'è stato lo scrittore Andrea Camilleri, protagonista di una deliziosa intervista in cui nonostante i suoi 92 anni e le difficoltà della vita (è completamente cieco, ma continua a scrivere dettando) ha dimostrato un'apertura mentale più che moderna. In apertura del post il video integrale dell'intervista
La chiacchierata è iniziata con alcuni ricordi d'infanzia dell'autore:
"Da piccolo mi ammalavo spesso, prendevo tutte le malattie infantili, non esistevano i vaccini, che opportunamente sono stati introdotti, ma passavo intere giornate a letto a leggere. Voglio rassicurare quelli che compiranno 92 anni: è esattamente uguale a compierne 91. Forse qualche acciacchetto in più..."
E alla domanda: "Avete pasteggiato a birra per il suo compleanno?" risponde: "No, io pasteggio a birra la mattina, a digiuno. Abbiamo bevuto solo prosecco mischiato a champagne". Esilarante.
Camilleri sta "scrivendo" un nuovo racconto, da consegnare all'editore Sellerio entro la fine di settembre, e ha rivelato cos'è per lui la scrittura:
"Perché è meglio che andare a scaricare casse ai Mercati Generali alle 5 del mattino. La scrittura non è mai dolorosa, parla di dolori, ma è liberatoria. Il successo è rimasto davanti alla mia porta. Certo, sono venuti anche un po' di soldini, ma li ho spesi sempre in modo saggio, sono un uomo deludente da questo punto di vista. Mi fa piacere che mi fermino per strada a chiedere le foto, ma la cosa più bella sono le lettere dei lettori. Poi un successo a 70 anni? A 70 anni le botte di vita sono ridicole!"
La modernità di Andrea Camilleri, però, traspare soprattutto quando parla di politica, ed esorta l'Europa a rendersi conto che siamo davanti a un cambiamento epocale:
"Questa non è politica. Io sono stato educato male, perché a 20 anni gli uomini politici erano De Gasperi, Togliatti, Parri, Pertini. Non sembra di parlare della preistoria rispetto all'altezza minima della politica di oggi? La politica per me ha cominciato a finire con Moro, con la scomparsa di uomini di questo livello. Noi non abbiamo uomini di questo livello. Non ho nemici, ho avversari, che non sono solo italiani, ma sparsi in quell'Europa del cavolo che alza muri, minaccia carri armati al Brennero. Tutti quelli che non si rendono conto che ci troviamo davanti a un cambiamento secolare della nostra storia"
Bianca Chiriatti
 
 

OperaClick, 13.9.2017
Lucio Gregoretti
Jesi, XVII Festival Pergolesi Spontini - Teatro Pergolesi: Il colore del sole
Cliccare qui per la galleria fotografica
La locandina
Data dello spettacolo: 13 Sep 2017
Caravaggio Massimo Odierna
Lena Cristina Neri
Celestina Anastasia Pirogova
Il giovane di piacere Daniele Adriani
Padre Superiore Renzo Ran
Aloysio Claudia Nicole Calabrese
La bardassa Natsuko Kita
Voce prima dell’incubo Jaime Canto Navarro
Voce seconda dell’incubo Carlo Feola
Ensemble Roma Sinfonietta
Direttore Gabriele Bonolis
Regia, scene, drammaturgia video Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Video Fabio Massimo Iaquone
Disegno luci Alessandro Carletti
Commissione Fondazione Pergolesi Spontini e Teatro Comunale “Pavarotti” di Modena

È quantomeno curioso che il pur ricco programma del XVII Festival Pergolesi Spontini sia incentrato sul tema del “Falso d’autore”, vale a dire la proposta musicale di false attribuzioni, parodie e trascrizioni non solo di Pergolesi, le cui composizioni ne furono oggetto già pochi anni dopo la morte, ma anche di Vivaldi, Albinoni, Corelli e altri autori. Curioso perché il ricco catalogo originale dell’altro dedicatario del festival sarebbe ancora praticamente intonso, per quanto riguarda eventuali allestimenti, ma i finanziamenti a disposizione sono quelli che sono (anzi che non sono) per cui si naviga a vista cercando di supplire con l’inventiva.
Appuntamento centrale del festival è stata la prima esecuzione assoluta dell’opera Il colore del sole, commissione della Fondazione e del Teatro Comunale Pavarotti di Modena (dove approderà ad ottobre) ispirata alla vita del celebre pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e musicata dal compositore romano Lucio Gregoretti su drammaturgia di Vincenzo De Vivo. L’ambiguità di ciò che è palesemente falso ma così verosimile da sembrare almeno plausibile è la base dalla quale parte Gregoretti per la sua composizione, ispirata ad una videointervista che il padre del compositore (il noto regista e intellettuale Ugo Gregoretti) realizzò con lo scrittore Andrea Camilleri, autore dell’omonimo romanzo da cui è tratta l’opera. Intervista gustosissima che è posta all’inizio dell’opera, e nella quale Camilleri narra con stupefacente verosimiglianza e con la sua ben nota comunicativa del fortuito incontro con un misterioso personaggio a Siracusa che lo avrebbe portato al ritrovamento del diario di Caravaggio, scritto durante la fuga in Sicilia e a Malta dopo un duello finito male a Roma. L’opera è quindi un lungo racconto di Caravaggio in prima persona, impersonato da un attore, che narra in un seicentesco italiano ondeggiante fra retorica e popolanesimo del suo incontro con una celebre prostituta napoletana, Celestina, e di un misterioso unguento che ella gli avrebbe fornito per curare un fastidio agli occhi. Unguento che però appena passato sugli occhi deforma la luce del sole, che ora appare al pittore nero come durante un’eclissi. Da qui iniziano le peregrinazioni di Caravaggio per Malta, Agrigento, Siracusa e Palermo, luoghi dove dipinge sotto l’effetto di questa visione alterata ed è preda di allucinazioni, finché, prima di ripartire per Napoli, un sacerdote lo libera da quello che considerava un maleficio e ridona i colori alla sua vista.
L’ordito musicale ha momenti di un certo interesse, soprattutto nell’abilità del compositore di realizzare un trapasso molto fluido fra gli interventi dei cantanti quando interagivano come voci interiori di Caravaggio, ispirati a un modello di Sprechgesang di stampo schoenberghiano, e quando si ponevano in funzione descrittiva degli eventi, strutturati in madrigali seicenteschi a quattro e otto voci molto ben musicati e piacevoli all’ascolto. Va anche detto però che altri punti sono stati caratterizzati da un’eccessiva preponderanza del semplice testo declamato con accompagnamento musicale, rendendo l’opera di fatto un melologo un po’ pesante a seguirsi.
Il cast vocale ha mostrato di aver preparato la recita con molto scrupolo e professionalità, ben evidenti nella precisione dei contrappunti madrigalistici, e soprattutto con estrema convinzione in ciò che si andava cantando, riuscendo così a rendere al meglio l’inedita partitura. Di bella presenza vocale, nei loro interventi solistici, Il giovane di piacere di Daniele Adriani, la Celestina di Anastasia Pirogova, e il Padre Superiore di Renzo Zan. Molto attenta e partecipe anche la direzione di Gabriele Bonolis, del quale si percepivano l’ottima intesa con la Roma Sinfonietta e con il palcoscenico.
La regia di Cristian Taraborrelli riesce piuttosto bene a rendere l’atmosfera onirica dei ricordi caravaggeschi, declinati ora in sofferenza (quando narrava del Sole Nero) ora in prorompente sensualità, grazie anche alle videoproiezioni in slow-motion di Fabio Massimo Iaquone, dei veri e propri cortometraggi protagonista lo stesso Massimo Odierna che impersona Caravaggio (bravo, quest’ultimo, a reggere il lungo impegno in italiano antico senza cedimenti o incertezze). Belli i costumi d’epoca di Angela Buscemi e molto ben usata a fini drammaturgici la parete di fondo per i filmati illuminata da fari posteriori, che nel finale creavano un progressivo effetto silhouette dei cantanti come riuscita simbologia dei ricordi caravaggeschi in dissolvimento.
Pubblico sufficientemente numeroso e successo finale per l’intera compagnia.
La recensione si riferisce allo spettacolo del 8 settembre
Domenico Ciccone
 
 

La Repubblica, 14.9.2017
La soluzione per i talk show in crisi si chiama Camilleri

Di qua Giovanni Floris con l'usato sicuro — che con l'approssimarsi di elezioni varie diventerà usato inevitabile. Di là Bianca Berlinguer e quelli di Carta Bianca alla ricerca del rotocalco tv di nuova generazione ma poi chissà, e le elezioni arriveranno anche per loro e bisognerà ripiegare in qualche modo. Ovvero, la questione talk — che come si va ripetendo da anni e come ha ribadito di recente Floris, in tempi di magra attira al massimo il 10 per cento del pubblico — non è al momento di quelle imprescindibili. Ma poi arriva Andrea Camilleri, nel senso che a Carta Bianca hanno lui in collegamento per un'ora. Il Maestro è a casa e ha solo un auricolare: ma va come un treno, dispensa aneddoti, se gli chiedono di Renzi si appella al 5° Emendamento, non perde una battuta. Ecco, la soluzione sarebbe Camilleri, ma non è semplicissimo: la prossima volta ci sarà qualcun altro e davanti alla tv diranno: però l'altra volta c'era Camilleri.
Antonio Dipollina
 
 

DazebaoNews, 14.9.2017
Pillole di saggezza. Andrea Camilleri: “Topalbano? Meglio del Nobel”

Come aveva accettato di partecipare, nel giugno scorso, all’ultima puntata di Carta bianca, il programma che Bianca Berlinguer ha strappato alla Rai dopo aver ceduto la direzione del TG3, così Andrea Camilleri, classe 1925, non ha mancato di farsi intervistare in diretta dalla figlia di Enrico Berlinguer nella prima puntata della nuova stagione.
Ha pazientemente aspettato fin quasi alla mezzanotte che venisse il suo turno, e sprofondato nella poltrona del suo studio nella casa di via Asiago, dirimpettaia della sede storica della Rai, si è “visto” quanti l’hanno preceduto: il ministro della scuola, quello della giustizia, un acuto giornalista di grido (Ezio Mauro) una saccente segretaria di partito (la Meloni) e altri ancora.
Dire che ha “visto” è improprio perché Camilleri, ahimè, è diventato cieco, e quindi la televisione non la vede ma la ascolta, così come i suoi ultimi due libri non li ha scritti di suo pugno ma li ha dettati a una provvidenziale collaboratrice, Valentina Alfieri.
Alle domande di Bianca Berlinguer, visibilmente emozionata di avere un ospite di tale calibro, Camilleri ha riposto con la sua ben nota serenità d’animo. Ormai lo conosciamo, se c’è da dire bene di qualcuno o di qualcosa non si risparmia, se c’è da criticare, glissa e si nasconde dietro la sua ben nota ironia. Molte domande, anche impertinenti, poche parole nelle risposte, ma tanta saggezza in pillole: se ne potrebbe fare una confezione da pacco-famiglia.
Lei ha appena compiuto gli anni. Cosa significa avere 92 anni oggi?
“Voglio rassicurare tutti quelli che hanno l’età mia che a 92 anni si vive esattamente come quando se ne avevano 91: nessuna differenza”.
Che ne pensa della politica nell’Italia di oggi?
“La politica in Italia è morta con la scomparsa di Aldo Moro. Quelli erano uomini politici, lui come De Gasperi, Nenni, Amendola e, se permette, suo padre”.
Lei è sempre comunista?
“Da ragazzo, come tutti, ero iscritto alla GIL, la gioventù Italiana del Littorio. Del resto, mio padre era stato “Marcia su Roma”, anche se dalla Sicilia il suo viaggio si fermò a Napoli. Più tardi fui folgorato dalla lettura di un libro di Malraux e mi scoprii comunista. Cosa vuole che sia oggi, alla mia età: non c’è più il partito ma restano i suoi ideali”.
Come vede questa vigilia di elezioni amministrative in Sicilia?
“Per quanto sia siciliano, non mi sono interessato, non conosco i candidati, non parteggio per nessuno. Per me è come fossero elezioni in Scozia”.
E dell’attuale classe politica cosa pensa?
“Posso appellarmi al quinto emendamento della costituzione americana? O, se preferisce, alla facoltà, prevista dal nostro codice, di non rispondere? ”.
Come fa a scrivere dopo la perdita della vista?
“Mi aiuta la mia lunga esperienza di regista teatrale. Costruisco nella mia mente le situazioni che devo descrivere come su un palcoscenico: un personaggio qui, un altro alla sua destra, dietro un fondale. La memoria mi assiste ancora, così riesco a ricordami quello che ho dettato e posso andare avanti nella narrazione senza ripetermi”.
Come George Simenon con il suo commissario Maigret, così anche Camilleri, nelle storie di cui è protagonista Salvo Montalbano, mette ogni giorno il suo commissario a tavola, a pranzo al ristorante o a cena in casa, davanti a vere leccornie della cucina siciliana.
E’ un modo per rivalersi della frugalità alla quale lei invece è condannato a motivo dell’età?

“E’ vero: a tavola Montalbano mi riscatta. Ma non sarà sempre così: un giorno o l’altro, dopo una gran mangiata, gli faccio venire un bel mal di pancia. Aspetto solo l’occasione”.
Le faccio vedere una fotografia di Berlusconi al supermercato, dove appare molto dimagrito. Lo invidia?
“Io invidiare Berlusconi? Ma neanche per sogno, non perché è dimagrito né per tutto il resto. Vogliamo scherzare?”
Che cosa è per lei la scrittura?
“C’è chi dice che scrivere è faticoso, addirittura doloroso. Per me la scrittura è solo gioia, soddisfazione, divertimento. Ho sempre scritto, prima per il teatro, ora per la narrativa E andrò avanti finché mi sarà possibile”.
C’è un grande scrittore che lei invidia’
“No, non invidio nessun grande scrittore, anche perché io non sono un grande scrittore ma un narratore, o meglio un cantastorie. I grandi scrittori sono altri”
Philip Roth ha annunciato che non scriverà più...
“Affari suoi. Io non mi sento di dare annunci del genere”.
Presto uscirà un suo libro di ricordi di gioventù…
“Ah, quelli non mancano, anche perché da quando ho perso la vista i ricordi si sono fatti più nitidi”.
La Walt Disney si è ispirata ai suoi libri per il personaggio di Topalbano. Le ha dato fastidio?
“Al contrario mi ha fatto molto piacere. D’altronde, fin dall’età di sette anni sono socio del Club di Topolino, e sapere che oggi c’è anche un Topalbano_mi ha inorgoglito come avessi vinto il premio Nobel per la letteratura”.
Sandro Marucci
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 17.9.2017
Teatro in biblioteca Müller "a margine" di Camilleri
Biblioteca Vallicelliana, Piazza della Chiesa Nuova 18, stasera alle ore 19 (info tel. 06 44 70 28 23)

S'ispira alla pratica del XIX secolo denominata "marginalia", consistente nel personalizzare un libro con note a margine prima cdi regalarlo, l'operazione "Margine" della parigina Ivana Müller.
Artista, coreografa e autrice, Müller a Short Theatre ha condotto cinque lettori/annotatori a imprimere un segno, una parola, una riflessione particolare sulla stessa copia de "Il Birraio di Preston" di Andrea Camilleri, facendo sì che il volume passasse poi di mano in un determinato ordine, per creare un manoscritto ibrido.
Sviluppando nuove potenziali narrative, attraverso una sorta di diario di bordo. Stasera gli annotatori (Eleonora Danco, Paolo Fallai, Laura Accardo, Vanessa Roghi e Simone Tso) racconteranno il processo di ‘tatuaggio' e condivisione del libro, incontrando alla Biblioteca Vallicelliana Lorenzo Pavolini.
(r. d. g.)
 
 

TvTv, 17.9.2017
Sat.1 emotions 00:35 Mo 18. September
Sonstiges, I 2000
Commissario Montalbano
Staffel 2, Folge 2 von 2, Der Hund aus Terracotta

Der flüchtige Mafia-Killer Tano u Grecu wird erschossen – kurz nachdem er Commissario Montalbano um seine eigene Verhaftung gebeten hat. Vor seinem Tod hat er noch einen Hinweis gegeben, der den Kommissar auf die Spur mafiöser Waffengeschäfte bringt. Bei den Ermittlungen stößt Montalbano auf ein weiteres Verbrechen: In einer Höhle findet er die über 50 Jahre alten Leichen eines Liebespaars. Ihr Geheimnis führt den Kommissar ins Sizilien der Nachkriegszeit ...
 
 

Il Giornale della Musica, 19.9.2017
Tra Camilleri e Caravaggio

Tanti e di respiro diverso gli appuntamenti offerti dal Festival Pergolesi Spontini, appena concluso. Dal medioevo all’oriente, dal barocco al jazz, all’opera: stili, generi, epoche, accomunati dall’idea pre romantica della creazione musicale come gioco intellettuale e tecnico, tanto più sorprendente e geniale quanto più capace di rielaborare un’idea originaria spesso non propria, allontanandosi da essa per poi inaspettatamente ritornarvi. Idea particolare di creazione musicale che tuttavia non rinunciò a sedurre anche taluni compositori romantici, amanti di esplicite citazioni musicali o autori di superbe trascrizioni, parafrasi, “reminescenze”. Sfida, gioco, ossequio alla tradizione, continuità del repertorio: diverse le motivazioni di questa antichissima inclinazione della composizione musicale, e diverse le angolazioni che ha assunto. Una di queste, la più discutibile, è la falsificazione, l’imitazione dello stile e delle idiosincrasie di un modello: proprio al “Falso d’autore” è stato dedicato questo festival, a Jesi e in luoghi diversi della Provincia di Ancona. “Falso” in senso lato, perché non è stato dato spazio soltanto alle false attribuzioni, ma anche all’arte di rielaborare, di riscrivere, di parafrasare.
[…]
Appuntamento di richiamo del festival è stata poi la prima esecuzione assoluta dell’opera in un atto Il colore del sole, musica di Lucio Gregoretti su libretto liberamente tratto da un romanzo di Andrea Camilleri. Il plot è giustificato dalla proiezione prima dell’inizio di una video intervista di Ugo Gregoretti a Camilleri, dove lo scrittore crea la finzione letteraria che dà corpo all’opera: il ritrovamento di un diario sconosciuto di Caravaggio, dove con un rude linguaggio seicentesco l’artista di proprio pugno lascia memoria delle vicende dell’estate del 1607. In fuga tra la Sicilia e Malta, inseguito dai sicari dei Cavalieri di Malta, a cui apparteneva, e dalle guardie papali per un delitto commesso anni prima e a causa del quale è stato condannato a morte, Caravaggio è anche perseguitato da mille ossessioni e affetto da una sorta di fotofobia che gli fa vedere il sole nero, e che gli è stata provocata dalla pozione di una prostituta sua amica. La fantasia di Camilleri spiega in questo modo la particolare luce, e la eccezionale presenza dell’ombra nei dipinti dell’artista. La pièce di Gregoretti ha la forma del melologo, con il bravissimo Massimo Odierna che recita nelle vesti del protagonista dando voce al (falso) diario; gli altri personaggi non appaiono in scena ma soltanto nel video, proiettato sulla grandezza del palcoscenico, che segue la narrazione con immagini rallentate del pittore e degli altri personaggi- prostitute, modelle, giovani amanti. Il regista e scenografo Cristian Taraborrelli ha voluto rappresentare, secondo le sue parole, “gli attraversamenti da una figura all’altra, i movimenti che hanno preceduto il gesto immortalato, il perpetuo divenire immobile” colto nelle tele caravaggesche, di cui si scrutano le ombre, gli sfondi scuri e tutto ciò che è celato dietro le figure. L’organico musicale è costituito da otto strumenti, tra i quali una tastiera elettronica, e da due cori di quattro cantanti ciascuno. Come il testo di Camilleri è un “rifacimento” letterario in stile seicentesco, così il coro che accompagna la narrazione canta in perfetto stile madrigalistico, (ecco un altro falso) in alcuni momenti, mentre in altri viene usato in modo onomatopeico, come un’estensione degli strumenti, o nello stile dello sprechgesang. Le voci sono utilizzate sia come soliste, per dar voce a personaggi reali o simbolici che altro non sono che voci interiori di Caravaggio, oppure come coro, che comunque dà voce all’interiorità del protagonista, alle sue emozioni, alle sue ossessioni e fobie, sposandosi perfettamente con la drammaturgia non propriamente narrativa dell’opera.
Lucia Fava
 
 

RagusaNews, 21.9.2017
Iniziano le riprese de La Mossa del Cavallo
Con Michele Riondino

Ragusa - Il romanzo di Andrea Camilleri "La mossa del cavallo" sta per diventare un film per Rai Uno, prodotto dalla Palomar di Carlo degli Esposti.
Il regista Gianluca Maria Tavarelli tornerà a dirigere Michele Riondino, dopo il successo del Giovane Montalbano.
La storia è ambientata nel 1877 e racconterà la farsa tragica del ragioniere Giovanni Bovara, originario di Vigata, ma ormai genovese di adozione. L'uomo viene inviato a Montelusa dal direttore generale delle Finanze come nuovo ispettore capo dei Mulini per indagare su alcuni episodi di corruzione e sulla morte sospetta di due ispettori.
Primo ciak il 25 settembre.
 
 

DazebaoNews, 21.9.2017
Camilleri e Simenon, a tavola e con le donne Montalbano rincorre Maigret

Più d’una volta, nei racconti di Andrea Camilleri, di cui è protagonista il commissario Salvo Montalbano, ricorre la citazione: “Prese un romanzo di Simenon e cominciò a leggere”. Oppure: “Fece come Maigret: decise di andare a mangiare”.
C’è un evidente filo rosso che unisce i personaggi dell’uno e dell’altro scrittore. Come Camilleri non ha scritto solo racconti con le imprese di Montalbano, così Simenon non ha scritto solo romanzi di cui è protagonista il commissario Maigret. Anche se per molti lettori (e per molti spettatori che, prima al cinema e più tardi in televisione, hanno trovato nel corso degli anni film e serie tv dedicate appunto ai due investigatori), lo scrittore francese e il suo collega siciliano devono soprattutto a loro la maggior parte della popolarità planetaria, e trascurano l’altra pur vasta produzione di entrambi. Due titoli per tutti: L’uomo che guardava passare i treni di Simenon, e Il birraio di Preston di Camilleri. Quando uscirono Maigret e Montalbano non erano ancora nati.
George Simenon ha cominciato giovanissimo a scrivere di Maigret, fin dagli anni ‘30. Nato a Liegi nel 1903 da una famiglia borghese, presto si è trasferito a Parigi dove ha passato buona parte della sua lunga vita. E’ morto a Losanna nel 1989. Andrea Camilleri è del 1925, ha da poco compiuto 92 anni, siciliano di Porto Empedocle, ha sempre vissuto e lavorato a Roma da dove praticamente non si è mai mosso. Ha cominciato a scrivere di Montalbano nei primi anni Novanta. Un’elementare constatazione: Simenon non può aver letto i libri di Camilleri il quale, invece, ha saccheggiato i suoi. Con questo, non s’insinua qui che abbia copiato: Camilleri, che si autodefinisce solo un cantastorie, è un grande scrittore anche se arrivato tardi al successo. L’autore siciliano è la scoperta di un geniale editore come Elvira Sellerio: si deve a lei se i racconti che riempivano i cassetti del suo ufficio-soggetti nella sede della Rai, di cui è stato per anni dipendente, sono passati sotto i torchi della piccola casa editrice palermitana e lo hanno rivelato. Solo più tardi è arrivato Mondadori con libri-strenna che hanno fatto conoscere il colorito dialetto siciliano di Montalbano e dei suoi collaboratori a tutta l’Italia, (e anche all’estero dove, ovviamente tradotti, hanno avuto ugualmente grande successo). Che Camilleri abbia letto “tutto” Simenon è impresa ardua perché la produzione dello scrittore belga naturalizzato francese è enorme (più di duecento fra romanzi e racconti), ma che per il suo Montalbano si sia ispirato a Maigret è plausibile: molte sono, infatti, le affinità fra i due personaggi. Partiamo dalle donne: l’uno, il francese, ha una moglie devota, discreta, accomodante, comprensiva. L’altro, il siciliano, ha una fidanzata esigente, gelosa, incontentabile, invadente. Ma tutte e due sono tipi sulle quali i due commissari si appoggiano nei momenti di dubbio, di stanchezza, di sconforto al termine di defatiganti giornate dedicate a infruttuose indagini di polizia. Insomma, la signora Maigret e la signorina Livia, ligure di Boccadasse, sono fra loro due contrari che si assomigliano, quasi l’anziano scrittore italiano abbia guardato all’attempata signora francese quando ha creato la sua più giovane omologa.
Ma è soprattutto a tavola che Simenon e Camilleri si scoprono cugini nella scrittura: il commissario Maigret non riesce a portare avanti un’inchiesta senza infilarsi tutti i giorni dentro un bistrot o una brasserie, per bere un bicchiere di bianco, una birra alla spina, un pastis o mangiare il piatto del giorno, mescolandosi a una clientela che è sempre fatta di gente comune, anche se siamo nel centro di una Parigi sistematicamente piovosa (o talvolta in campagna in una trattoria alla buona sulle rive della Senna). E quello che Maigret mangia o beve è ogni volta descritto con amore dallo scrittore: sembra di vederlo anche lui a tavola accanto al suo personaggio. All’uggiosa pioggia parigina corrispondono, in Camilleri, gli improvvisi temporali siciliani che spesso spingono Montalbano a ripararsi nella trattoria preferita di Vigàta dove spesso affronta menù degni di un pranzo di nozze. Con i piatti della cucina francese serviti a Maigret e con le portate di pesce che si spolvera Montalbano, un furbo gastronomo potrebbe oggi mettere insieme un nuovo Talismano della felicità o un moderno Re dei cuochi, i due capisaldi della letteratura in cucina sui quali si sono formate generazioni di giovani spose di buona famiglia e di scarsa dimestichezza con pentole e padelle. Forse qualcuno lo ha già fatto: “A tavola con Montalbano in Sicilia”, o “A pranzo con Maigret in Francia”: sarebbe un vero successo editoriale, Simenon e Camilleri meriterebbero i diritti d’autore.
Oltre che nei gusti alimentari, Montalbano rincorre Maigret anche sui rapporti con le donne. Nella sua lunga vita, Simenon non si può dire che sia stato proprio femminista, ma amante delle donne, eccome. Eppure i suoi personaggi femminili raramente sono positivi o per lo meno simpatici: le portinaie sono tutte petulanti, le cameriere sgarbate, le segretarie incapaci, le signore della buona società di dubbia moralità. Si salvano solo le ragazze che fanno lo strip-tease o le professioniste ospiti fisse dei locali notturni. Per queste ultime Maigret dimostra più simpatia che per altre categorie (e anche Simenon, a leggere la sua autobiografia, era della stessa idea: lui si che ha fatto strage di cuori, altro che il vecchio, ombroso Maigret). Montalbano, sulla carta un vero tombeur de femme, ha le mani legate dalla pur lontana, storica fidanzata. Camilleri si diverte a calarlo in situazioni imbarazzanti, perché le donne che incontra sono spesso belle e ammaliatrici, seducenti e calcolatrici. Personaggi anche loro per lo più negativi, con la sola eccezione della cameriera Adelina che gli cucina piatti di squisitezza inarrivabile. Quello che a Parigi fa la mite signora Maigret con il burbero incontentabile marito appena rientrato a casa dal Quai des Orfevres.
Non solo sui libri ma anche al cinema e in tv, la coppia Maigret-Montalbano è collaudata. Il prossimo film sul commissario francese avrà protagonista un attore inglese che non ti saresti aspettato, Rowan Atkinson, sì, proprio lui, il goffo mister Bean, mentre la Rai sta già realizzando nuovi episodi di Montalbano, protagonista Luca Zingaretti, un attore che fatica a uscire dal personaggio che lo ha reso popolare. Nel cinema francese, Maigret ebbe il volto indimenticabile di Jean Gabin, alla nostra televisione fu impersonato da Gino Cervi in una delle sue migliori interpretazioni (e Andreina Pagnani fu una signora Maigret indimenticabile). L’amore di Camilleri per Simenon viene da lontano: quando la Rai su proposta di Diego Fabbri mandò in onda, dal 1964 al 1972 in 35 puntate, i sedici sceneggiati tratti da altrettanti romanzi di Simenon, fu proprio ad Andrea Camilleri, all’epoca delegato di produzione, che fu affidato l’incarico di realizzare la serie, e fu lui a scegliere Gino Landi per la regia. E Landi volle Gino Cervi come protagonista.
Insinuare che Simenon con il suo Maigret abbia avuto una certa influenza sul Camilleri di Montalbano è arduo ma non vano. Così come è certo che a Camilleri si stanno ispirando i più giovani autori di gialli italiani. Ormai sono una schiera, ognuno con il suo investigatore personale: Gianrico Carofiglio con il maresciallo Fenoglio, Maurizio Di Giovanni con il detective Ricciardi, Antonio Manzini con il vice-questore Schiavone, Dario Crapanzano con il commissario-capo Arrigoni, Augusto De Angelis con il commissario De Vincenzi [Augusto De Angelis è morto nel 1944, NdCFC]. Tutti autori di successo e personaggi popolarissimi, lanciati verso il traguardo di una bella fiction televisiva in più puntate. Su tutti, dall’alto dei suoi 92 anni, veglia sornione il capostipite Camilleri. La piovosa Parigi, la solare Vigàta, due commissari quasi coetanei, due autori che sembrano giocare fra loro a rimpiattino con il gusto dell’intrico poliziesco. Due grandi scrittori, una fortuna per i loro editori, un vero divertimento per i lettori. Ma per i giallisti italiani della nuova generazione un ingombrante monumento difficile da spostare, anche in tempi di iconoclastia.
Sandro Marucci
 
 

ANSA, 21.9.2017
Gramsci in giallo tra Holmes-padre Brown
Bologna celebra filosofo che non nascose simpatie per il prete

Bologna - "Sherlock Holmes è il poliziotto protestante che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione. Padre Brown è il prete cattolico che, attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno". Nei Quaderni e nelle Lettere dal carcere Antonio Gramsci analizza i due detective senza nascondere le sue simpatie. È lo spunto di Gramsci in giallo, tre incontri con scrittori, saggisti, biblisti e attori all'Oratorio San Filippo Neri il 16, 23 e 30 ottobre alle 17.30.
Fond.Unipolis, Bottega Finzioni, Edizioni Dehoniane e Fond. Gramsci E-R celebrano così l'80/o anniversario della morte del politico e filosofo che partecipò nel 1921 alla fondazione del Pci. Segretario dal '24, fu poi condannato a 20 anni di carcere dal fascismo. Il primo appuntamento di "Gramsci in giallo" è dedicato a "Sherlock Holmes e Padre Brown; due modi per scoprire il colpevole", con lo scrittore e regista Carlo Lucarelli, il biblista belga Jean-Louis Ska e l'italianista Gian Mario Anselmi. L'incontro, introdotto da Chiara Daniele, responsabile della sezione "Epistolari" dell'Edizione nazionale delle opere di Gramsci, sarà coordinato dallo scrittore Paolo Di Paolo e accompagnato dalle letture dell'attore Lino Guanciale.
L'attualità del romanzo giallo sarà al centro di "Brividi nazionalpopolari", in programma il 23 ottobre. Saranno proiettati estratti di una conversazione tra Carlo Lucarelli e Andrea Camilleri. Seguirà un dibattito con gli scrittori Carlo Lucarelli, Marcello Fois e Alessandro Zaccuri.
Il ciclo si concluderà il 30 ottobre con un incontro su letteratura, fiction e potere dal titolo "Tutti i colori del giallo". Il direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi coordinerà un dibattito con Carlo Lucarelli, Maurizio De Giovanni e Marco Vichi.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 24.9.2017
Teatro Marconi

Alle 20 (Teatro) Il Colore del Sole di G. Cervo dal romanzo di A. Camilleri. Biglietto 16/13 euro. Viale Guglielmo Marconi 698e, info 06/5943554.
 
 

RagusaNews, 25.9.2017
A Ragusa un convegno sul Commissario Montalbano
Il 19 e 20 ottobre

Ragusa - La fama ‘globale’ di Montalbano, legata alla fortunata serie televisiva prodotta dalla Palomar per la RAI già a partire dalla sua prima stagione del 1999, si è tradotta nel successo di Ragusa e del territorio ibleo in generale. Ciò che è meno noto al grande pubblico riguarda gli aspetti scientifici legati alla fortunata serie di romanzi di Camilleri dedicati al commissario e la loro trasposizione audiovisiva. Proprio alla promozione dell'approfondimento di tali aspetti la Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Catania, con sede a Ragusa Ibla, ha dedicato un Convegno che si svolgerà a Ragusa Ibla il 19-20 ottobre. In particolare il Convegno nasce dall’esigenza di rispondere anche agli studi sulle traduzioni letterarie del ciclo di romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano, oggetto di Seminari annuali (2013-2016) organizzati dall’Università degli Studi di Cagliari relativamente a tre filoni di ricerca:
Traduzione audiovisiva (sottotitolaggio e/o doppiaggio)
Cineturismo (cinema, turismo e territorio)
Montalbano e la tradizione poliziesca italiana
Il Convegno vedrà la partecipazione di studiosi provenienti dalle più prestigiose università europee e italiane.
 
 

esRadio - Libertad Digital, 26.9.2017
Los Libros: 'Un nido de víboras' de Camilleri
Andrés Amorós habla de Un nido de víboras, la nueva novela de Andrea Camilleri. Es la número 25
Cliccare qui per ascoltare la trasmissione
 
 

Bit Culturali, 27.9.2017
Andrea Camilleri – Esercizi di memoria

In libreria, dal 28 settembre 2017, il nuovo libro di Andrea Camilleri dal titolo Esercizi di memoria, pubblicato da Rizzoli. Un generoso album dei ricordi che ripercorre la vita di uno fra gli scrittori più amati della nostra letteratura.
«Ogni mattina alle sette, lavato, sbarbato, vestito di tutto punto mi siedo al tavolo del mio studio e scrivo. Sono un uomo molto disciplinato, un perfetto impiegato della scrittura. Forse con qualche vizio, perché mentre scrivo fumo, molto, e bevo birra. E scrivo, io scrivo sempre.»
Questo è Camilleri. Poi a novant’anni arriva il buio. E così come non era terrorizzato dalla pagina bianca, combatte anche l’oscurità della cecità e inizia a dettare. La sua produzione letteraria non ne risente e trova, nell’oralità, un nuovo modo per raccontare le sue storie. Ma se forte era la sua disciplina prima, lo è ancora di più oggi che può contare esclusivamente sulla sua memoria. E quindi occorre tenerla in esercizio: osservare nei minimi dettagli i ricordi, rappresentarsi nella mente le scene da raccontare, quelle da ricordare, quelle da immaginare.
Quelle qui pubblicate, come dice lui, sono i compiti per l’estate: 23 storie dettate in 23 giorni.
«L’ideale della mia scrittura è di farla diventare un gioco di leggerezza, un intrecciarsi aereo di suoni e parole. Vorrei che la mia scrittura somigliasse agli esercizi acrobatici di un’acrobata che vola da un trapezio all’altro facendo magari un triplo salto mortale, sempre con il sorriso sulle labbra, senza mostrare mai la fatica, l’impegno quotidiano, la presenza del rischio che hanno reso possibili quelle evoluzioni. Se la trapezista mostrasse la sua fatica per raggiungere quella grazia lo spettatore certamente non godrebbe dello spettacolo.»
E infatti la memoria di questi racconti non è mai appesantita né dalla malinconia né dal rimpianto. Per questo Camilleri chiede a chi parla attraverso i colori, le forme e i volumi di sostenere il suo allenamento e di rendere l’esercizio più godibile, più leggero, più spettacolare.
 
 

ParmaDaily.it, 27.9.2017
Fidenza, ecco la stagione di prosa 2017-2018

Innovazione e tradizione le parole chiave che contraddistinguono il ricco cartellone previsto per la stagione teatrale 2017-2018 del Teatro Girolamo Magnani di Fidenza.
[...]
Uno spettacolo con musiche, dove si ride e ci si commuove al tempo stesso. Questa in poche parole la sostanza de Il casellante, tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri interpretato tra gli altri da Moni Ovadia con la regia di Giuseppe Dipasquale, in programma giovedì 15 febbraio. Gli attori e i musicisti, immersi nella stessa azione teatrale narrano una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine. Affogato nel mondo mitologico di Camilleri, costellato di personaggi reali fantasiosamente trasfigurati, Il casellante parla di una metamorfosi che passa attraverso il dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche una narrazione in musica divertita e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
[...]
 
 

Il Secolo XIX, 28.9.2017
Furbo chi legge
Magic spinner

PICCOLI
[...]
“MAGARIA” di Andrea Camilleri, il grande maestro Andrea Camilleri, illustrato da Giulia Orecchia (Mondadori, 16 euro) è un racconto di incantesimi e magia. Lullina ha 6 anni e le piace molto passeggiare con suo nonno, perché le racconta tante storie e le spiega tante cose. Ma, un bel giorno, a Lullina viene in mente di raccontare lei a suo nonno di uno strano sogno, più assurdo di qualsiasi favola e più fantasioso di qualsiasi invenzione: un nano vestito di giallo le ha rivelato sette parole magiche, parole misteriose col potere di far scomparire le persone... Ma attenzione a pronunciarle troppo forte, perché potrebbero funzionare davvero! Provare per credere: “Fiririri, borerò, parupazio, stonibò, qua non sto!” Età di lettura: da 8 anni.
[...]
Stefania Mordeglia
 
 

il Venerdì, 29.9.2017
Quando il freddoloso Cardarelli ci disse: «Siete giovani di merda»
Ricordi, racconti, pezzi sparsi.
È "Esercizi di memoria", il nuovo libro di Andrea Camilleri di cui qui anticipiamo un capitolo. Su un poeta col cappotto

Quando frequentavo come allievo regista l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica a Roma negli anni 1949-1950, per un certo periodo andai ad abitare in un grande appartamento nei pressi di piazzale Flaminio assieme a tre amici che sarebbero diventati famosi, il regista Mario Ferrero, il commediografo e regista Giuseppe Patroni Griffi e Bill Weaver che si esercitava nelle prime traduzioni dall'italiano all'inglese. Verso sera convenivano altri futuri famosi come il regista Francesco Rosi, lo scrittore Raffaele La Capria, il giovane Vittorio Gassman e tanti altri ragazzi e ragazze. Possedevamo un grammofono che mandavamo a tutto spiano e facevamo le ore piccole ballando, scherzando e ridendo. Immancabilmente verso l'una di notte squillava il campanello della porta di casa, qualcuno andava ad aprire e si trovava davanti al poeta Vincenzo Cardarelli, in pigiama, che abitava al piano di sotto e che non riusciva a prendere sonno per il chiasso che noi facevamo.
Una sera Mario Ferrero lo invitò a unirsi a noi, inaspettatamente egli accettò, si sedette su una sedia in un angolo dello stanzone e si mise a osservarci con occhi sprezzanti. Dopo una mezz'oretta ci chiese una coperta, tremava dal freddo, e dire che era una serata caldissima, ci si avvolse e si sedette di nuovo senza cambiare espressione. Dopo un po' si alzò e parlò a voce alta:
«Posso dire una cosa?».
«Certamente. Maestro» rispondemmo.
«Siete giovani di merda» fece con aria solenne e si avviò alla porta sempre avvolto nella coperta.
Da quel momento in poi non sali più a protestare. Un giorno che lo incontrai per le scale mi disse che si era munito di batuffoli di cotone e cera molle che si infilava nelle orecchie e con questo espediente riusciva a prendere sonno.
Cardarelli non aveva un carattere facile. Quando per esempio u Roma si seppe che Alessandro Pavolini, segretario del Partito fascista repubblicano, era stato ucciso dai partigiani egli, incontrando il figlio del fratello di Pavolini gli disse: «Di' a tuo padre che io godo delle sue presenti sventure».
Pativa il freddo anche in pieno solleone, una volta io assistetti a una scena incredibile. Stavo in piazza del Popolo davanti al Bar Luxor che poi sarebbe diventato Canova, era quasi l'una, il sole a picco, un caldo e un'afa difficili da sopportare, da Porta del Popolo vidi avanzare Cardarelli: aveva il cappello i testa, una sciarpa di lana attorno al collo, un cappotto invernale pesantissimo, i guanti e camminava come se si trovasse su lastre di ghiaccio. A quei tempi anche i grossi automezzi potevano traversare il Corso, arrivò infatti un camion che incontrò il poeta proprio in mezzo a piazza del Popolo, l'autista del camion frenò di colpo e scese. Era in mutande e chiaramente fuori di sé per la temperatura che doveva sopportare dentro la cabina di guida. Alla vista di Cardarelli, vestito in quel modo, prima diede in escandescenze, cadde in ginocchio urlalndo e bestemmiando, poi si alzò di colpo e si avventò sul poeta cominciando a spogliarlo. Con una manata gli fece volare via il cappello e poi prese a sbottonargli il cappotto mentre Cardarelli con voce acutissima invocava aiuto. Mi precipitai in suo soccorso con altri passanti ma fu assai difficile liberare il poeta dalla presa delle possenti braccia del camionista che ormai manifestava intenzioni omicide.
Una volta liberato non manifestò nessuna gratitudine, mi spinse da parte con un braccio e se ne andò rivestendosi di tutto punto.
Pare, ma non so se questa sia una leggenda metropolitana, che prima di morire le ultime parole del poeta siano state: «Sento un gran caldo».
Andrea Camilleri
 
 

RagusaNews, 30.9.2017
La mossa del Cavallo, oggi si gira a Chiaramonte
Il set è ambientato nel 1877

Chiaramonte Gulfi - Alcune scene de "La mossa del Cavallo"; il nuovo film tratto dal romanzo di Andrea Camilleri con Michele Riondino, per la regia di Gianluca Tavarelli, saranno girate a Chiaramonte Gulfi. In particolare, le location scelte sono il circolo di conversazione di Via Corallo, i dintorni di piazza Duomo e Villa Fegotto.
Le scene sono ambientate nel 1877 e il circolo di conversazione, in particolare, diventerà una hall di albergo. Il circolo, in particolare, è già stato utilizzato diverse volte come set cinematografico, come ad esempio per il docu-film di Costanza Quatriglio "Terramatta". La storia racconta l’avventura del ragioniere Giovanni Bovara, originario di Vigata, ma ormai genovese di adozione.
Le riprese del film, iniziate il 25 settembre, si svolgeranno nei luoghi di Montalbano, in particolare a Scicli. A Chiaramonte, le riprese oggi si svolgeranno dalle 15 all'1 del mattino.
Irene Savasta
 
 

RagusaNews, 30.9.2017
Chiaramonte, le foto del set naturale in via Corallo
Si sta girando il film La mossa del Cavallo, con Michele Riondino
Cliccare qui per la galleria fotografica

Chiaramonte Gulfi - Chiaramonte Gulfi, e in particolare la storica via Corallo, sono diventate ieri un set naturale per le riprese del film "La mossa del cavallo", tratto da un romanzo di Andrea Camilleri per la regia di Gianluca Tavarelli. Protagonista del film, il già giovane Montalbano Michele Riondino. Le scene girate a Chiaramonte, ambientate nel 1877, hanno trasformato i bellissimi locali del circolo di conversazione in un albergo denominato "Gellia", dove si svolge una parte della storia. Inoltre, l'antica via della cittadina degli iblei è stata adibita a "borgo", con la trattoria tipica e i tabacchi, il tutto circondato da oggetti d'epoca. Le riprese sono iniziate alle 15.00 di ieri e terminate questa notte intorno alle 01.00.
Il romanzo di Camilleri è ambientato nella città di Vigata, "il centro più inventato della Sicilia più tipica", di fine Ottocento dove l'intreccio a sfondo poliziesco si scioglie grazie all'uso del dialetto siciliano.
Giovanni Bovara, il protagonista, viene accusato di un crimine non commesso e dovrà combattere per affermare la propria innocenza e ci riuscirà solo recuperando il suo dialetto, il siciliano, e con esso il modo di pensare dei suoi padri.
Questa è la mossa che gli darà la vittoria. La mossa del cavallo, appunto, nome preso dal gioco degli scacchi.
Foto gentilmente concesse da Salvatore Enzo Licitra.
Irene Savasta

 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 30.9.2017
"La mossa del cavallo" di Camilleri diventa un film nel Ragusano

Sono iniziate a Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, le riprese del film "La mossa del cavallo", tratto dal romanzo di Andrea Camilleri per la regia di Gianluca Tavarelli e prodotto dalla Palomar. Protagonista del film è Michele Riondino che lascia i panni del "Giovane Montalbano" per impersonare il protagonista Giovanni Bovara, accusato di un crimine non commesso e che dovrà lottare per affermare la propria innocenza. Ci riuscirà solo recuperando il suo dialetto siciliano, e con esso il modo di pensare dei suoi padri. Questa è la soluzione che gli darà la vittoria, la mossa del cavallo, appunto, nome preso dal gioco degli scacchi e che dà il titolo al romanzo e al film.
Le scene girate a Chiaramonte, ambientate nel 1877, hanno trasformato i locali del circolo di conversazione in un albergo denominato "Gellia", dove si svolge una parte della storia. Inoltre, l'antica via di Chiaramonte Gulfi è stata adibita a borgo, con la trattoria tipica e i tabacchi.
Anche Tavarelli ha dimestichezza con Camilleri per avere diretto gli episodi del "Giovane Montalbano", prodotto sempre dallo Palomar di Giancarlo Degli Esposti.
 
 

Libreria Ubik Lucca, 30.9.2017
Giuseppe Fabiano presenta il suo saggio
Ore 17:30


 
 

 


 
Last modified Saturday, November, 11, 2017