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RASSEGNA STAMPA

APRILE 2018

 
La Repubblica - Robinson, 1.4.2018
Camilleri per bambini
TITOLO: CELESTINO E LA FAMIGLIA GENTILISSIMI (LIBERAMENTE TRATTO DA ACHILLE CAMPANILE)
AUTRICI: MARIOLINA CAMILLERI E MILA VENTURINI
EDITORE: SALANI
ETÀ: 9+
PREZZO: 12 EURO
PAGINE: 96
L'importanza di non prendersi mai sul serio. L'ironia dell'assurdo. Ma anche le prime letture e un sogno nel cassetto. Mariolina Camilleri racconta quanto del padre Andrea c'è nel libro di Achille Campanile che ora lei ha illustrato. Adattandolo per i più piccoli con qualche modifica. Per esempio? Facebook al posto degli antichi telegrammi...

«Nella vita l'importante è non prendersi mai sul serio. Ecco, è questo l'insegnamento più grande che mi ha dato papà. Che poi, alla fine, è anche il messaggio che, con quella sua ironia dell'assurdo, vuole trasmetterci Achille Campanile. Un autore che di questi tempi non viene molto ricordato, a dire il vero. Io invece l'ho amato moltissimo. Anche papà ne è sempre stato un grande lettore. E quando ho pensato di illustrare un libro per ragazzi la scelta è venuta da sé: Celestino e la famiglia Gentilissimi di Achille Campanile è un racconto che si adatta molto ai bambini, certo con i dovuti aggiustamenti». Racconta così, Mariolina Camilleri, illustratrice romana e terza figlia di Andrea Camilleri, come è nata l'idea di "modernizzare" per i ragazzi di oggi il Celestino di Campanile, che arriva ora in libreria per Salani. Realizzato insieme a Mila Venturini che ha curato i testi, il libro è il coronamento di un progetto che da qualche anno le due autrici (sceneggiatrice una, disegnatrice l'altra) stanno portando avanti tra i ragazzi, iniziato con una serie di corsi — nelle librerie prima, poi nelle scuole — che uniscono la scrittura creativa al disegno. «Il testo di Campanile», ha spiegato anche Mila Venturini, «è degli anni Quaranta, esilarante davvero, ma un po' datato. Tra l'altro era un romanzo epistolare, quindi tutte lettere e telegrammi, che ai bambini di oggi non dicono più niente. Per questo abbiamo inserito le mail, il cellulare, i social naturalmente. E alla feroce critica all'aristocrazia che faceva Campanile, la critica cioè all'ipocrisia dell'aristocratico Gentilissimi che non ha il coraggio di dire le cose davanti però si ingegna in tutti i modi per mettere alla porta il parassita Celestino, abbiamo sostituito una famiglia normale, borghese se vogliamo. Conservando però intatti tutti i suoi buffissimi personaggi, con quei nomi strani, assolutamente diplomatici, come lo zio Cordialone, l'amico Sinceroni, e inventandone qualcuno di nuovo». Il linguaggio è molto comprensibile, ironico, perché i bambini hanno il senso dell'humour e capiscono quando si scherza. La scena più bella? Una su tutte: quando il signor Gentilissimi dice "come è bello avere tutta la famiglia riunita" e vediamo una figlia che chatta, l'altra al cellulare, la moglie che guarda la telenovela. Mariolina Camilleri non ha dubbi: «L'ironia dell'assurdo di Campanile è meravigliosa e anche con i disegni ho cercato di fare qualcosa di spiritoso, che non invadesse troppo il racconto».
Che tecnica ha usato, quindi?
«Ho cercato un tratto molto leggero, per rendere al meglio l'ironia dei personaggi, che alla fine risultano davvero buffi. In realtà, ho lavorato a colori per poi stampare però i disegni, nel libro, in un bianco e nero in grado di dare delle sfumature in più, soprattutto nelle tavole a tutta pagina. Sfumature che nelle tonalità del grigio non sarei riuscita ad avere».
È più difficile illustrare storie comiche o drammatiche?
«Non dipende dall'ironia. Certo, è più divertente illustrare un racconto comico, ma se una storia prende, prende. Punto. Che sia tragica o comica, quando piace la si illustra veramente con grande interesse. Campanile è esilarante, è sempre stato un grande autore, ed è stato un piacere per me illustrarlo».
Quali erano i libri che leggeva da bambina? Soprattutto: chi glieli leggeva?
«Papà sicuramente no! Era troppo impegnato... A lui però piaceva raccontare, inventare storie. Era, è un grande affabulatore, questo sì. E in casa il racconto orale è sempre stato compito suo. Da bambina ho amato molto i classici. Uno in particolare, Il birichino di papà (di Henry Koch, ndr). Ma anche I ragazzi della via Pál, Il richiamo della foresta, ovviamente Piccole donne. Ma il piacere, quello vero, della lettura l'ho scoperto più tardi. Quando, a quindici anni, su consiglio di papà, ho letto Lo straniero di Camus».
Ha mai illustrato dei libri di suo padre?
«Non ho mai voluto. Mi è capitato un'unica volta, l'anno scorso, per Giunti con il Pinocchio mal visto dal gatto e dalla volpe, che papà ha scritto a quattro mani con Ugo Gregoretti. E devo dire che è stato molto divertente. Ma non era solo di papà, c'era anche Gregoretti... È bello e imbarazzante allo stesso tempo lavorare con papà, lavorare su una cosa sua: sono sempre esperienze interessanti. Mio padre per i ragazzi ha scritto Topiopì, uscito un paio di anni fa, e poi l'altra favola, Magarìa: ed entrambi sono illustrati, benissimo, da Giulia Orecchia».
Come ci si sente a essere la figlia di Andrea Camilleri e pubblicare libri?
«In famiglia non gli diamo tutta questa importanza, (ride, ndr). Naturalmente sto scherzando. L'importante è non prendersi mai sul serio. L'autoironia è fondamentale. In ogni caso, in famiglia hanno sempre incoraggiato la mia passione per il disegno, l'hanno sempre apprezzata: ed è una fortuna poter fare nella vita le cose che più ci piacciono».
C'è un libro di suo padre che le piacerebbe illustrare?
«Sì. Maruzza Musumeci, l'ho sempre pensato. Quello sì, mi piacerebbe davvero molto illustrarlo: è una splendida favola che racconta di questa donna sirena e fa parte, con Il casellante, della Trilogia delle metamorfosi. Nella vita non si sa mai, un domani potrei farlo sul serio. Perché no?».
Ilaria Zaffino
 
 

Bianco e Nero, 3.4.2018
Ultimo numero, 590
Andrea Camilleri


Stanno per ripartire alla grande le iniziative editoriali del Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Il 10 aprile, alla Casa del Cinema, presenteremo il nuovo numero della rivista «Bianco e nero» e il volume di Alfredo Baldi sulla storia del CSC. "Bianco e nero", la storica rivista del CSC arrivata al numero 590, sarà dedicata completamente a un ex docente del Centro che ha frequentato cinema, teatro e tv per poi diventare famoso nel mondo come romanziere: Andrea Camilleri. Il papà di Montalbano ha insegnato al Centro Sperimentale a due riprese, prima negli anni '50 poi nel '68. Ha avuto come allievi Marco Bellocchio, Silvano Agosti e Raffaella Carrà, ed è stato a sua volta allievo del grande Orazio Costa all'Accademia d'arte drammatica Silvio d'Amico. Successivamente ha lavorato in Rai dirigendo 1.300 radiodrammi e contribuendo a produrre programmi entrati nella leggenda come Il Tenente Sheridan, Il commissario Maigret, le commedie di Eduardo De Filippo. Poi, nel 1994, la svolta: il primo romanzo dedicato a Montalbano, che ha dato il via a un fenomeno editoriale senza precedenti (i libri pubblicati in Italia da Sellerio sono tradotti in tutto il mondo) e ad una serie tv che continua ad andare in onda con immutato successo. Nel numero di «Bianco e nero», accanto a saggi che analizzano tutta la complessa e sterminata produzione di Camilleri, ci sono testimonianze di amici, allievi e colleghi come Carlo Lucarelli, Silvano Agosti, Luigi Perelli, Paolo Graziosi, Luca Zingaretti, Michele Riondino, Alberto Sironi, Carlo Degli Esposti, Francesco Bruni e Salvatore De Mola. Alla rivista sarà allegato un dvd con la registrazione video di una lunga intervista che Camilleri ha concesso al direttore di «Bianco e nero», nonché presidente del CSC, Felice Laudadio.
 
 

Affaritaliani.it, 3.4.2018
Ascolti Tv Auditel: Montalbano in replica triplica Emigratis e Ridley Scott
Stravince Montalbano su Rai1, male il film di Ridley Scott, non decollano Boss in incognito ed Emigratis, cala Report, male Atlantide

Gli ascolti TV e i dati Auditel di lunedì 2 aprile vedono stravincere Rai1 con la replica de Il Commissario Montalbano – Il Sorriso di Angelica. La serie con Luca Zingaretti ha conquistato 6.575.000 spettatori pari al 28.3% di share.
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Il Messaggero (ed. di Rieti), 4.4.2018
Rieti, la curiosità: sosta in città per la Fiat Tipo della serie tv del Commissario Montalbano

RIETI - Breve sosta a Rieti per l'auto del Commissario Montalbano.
La Fiat Tipo grigia scura, utilizzata dal commissario nella serie televisiva tratta dai romanzi di Camilleri, si trovava a Rieti, per una breve sosta, prima di ripartire verso la Sicilia. E' una Fiat Tipo, dei primissimi anni '90, ancora con la targa con la provincia, in questo caso Ragusa, poi ritargata nella serie televisiva.
 
 

Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", 5.4.2018
Cerimonia di consegna dei Diplomi di Dottore di Ricerca: Andrea Camilleri Distinguished Professor
Aula Magna della Facoltà di Economia - 12 aprile 2018 h 10,30

Il 12 aprile 2018 alle ore 10:30, presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia, si terrà la Cerimonia di consegna dei Diplomi di Dottore di Ricerca.
All’evento, introdotto dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Giuseppe Novelli, interverranno Nicola Vittorio, Delegato del Rettore per la formazione dottorale, Pasquale Mazzotta, Presidente delle strutture di coordinamento dei dottorati di Ateneo, Alessandro Cinque, dottorando in Economia Aziendale e Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista e docente di fama internazionale.
Si segnala che sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming su http://live.ccd.uniroma2.it/.
L’accesso sarà permesso fino ad esaurimento posti.
• Locandina PDF
 
 

ANSA, 5.4.2018
Tv, Montalbano indaga in Friuli
Fvg Film Commission, riprese tra Cividale e Venzone (Udine)

Trieste. Che il commissario Montalbano lasci la sua amata Sicilia è un evento davvero raro, ma questa volta il personaggio interpretato da Luca Zingaretti e nato dalla penna di Andrea Camilleri volerà in Friuli per indagare su un nuovo caso di omicidio. Lo conferma la FVG Film Commission che sta ultimando la ricerca delle location per le riprese della fiction Rai, previste per fine aprile. L'episodio - in onda la prossima stagione - è tratto da "L'altro capo del filo", romanzo con cui Camilleri raggiunse nel 2016 la soglia dei 100 volumi pubblicati, ed è prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti.
Massimo riserbo sulla trama, quello che trapela è che l'immaginario borgo friulano di Bellosguardo che accoglierà Montalbano sarà un mix tra Cividale e Venzone (Udine) con il fiume Natisone e il ponte del Diavolo che avranno un ruolo importante nelle indagini. La decisione di unire le due località è frutto di un tour nei borghi storici della regione con il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri.
 
 

Messaggero Veneto, 5.4.2018
Montalbano indaga in Friuli, a fine aprile le riprese a Cividale
Dal 22 al 25 aprile le riprese per la serie tv sul famoso commissario interpretato da Luca Zingaretti

Cividale. Dalla Sicilia al Friuli. Il commissario Salvo Montalbano e i suoi fedelissimi lasciano Vigata (pur con rapida parentesi) per indagare a Cividale, tra raffinati palazzi affacciati sul Natisone, il ponte del Diavolo e alcuni degli scorci più suggestivi del centro storico.
La svolta d’ambientazione nella celebre serie televisiva figlia dei romanzi di Andrea Camilleri, che proprio nelle scorse settimane ha offerto due nuovi racconti, «consacra la città ducale – esulta la vicesindaco Daniela Bernardi, che ha tenuto i contatti del caso – location cinematografica d’eccellenza».
«È un’occasione straordinaria, una chance di visibilità irripetibile», afferma la titolare della delega al turismo, riferendosi agli ascolti da record dell’ultima tornata di episodi.
I ciak dureranno quattro giorni: Luca Zingaretti (che torna a Cividale a breve distanza dalla sua prima visita: il 27 ottobre aveva letto pagine dei diari di monsignor Liva nella solenne commemorazione del brillamento del ponte del Diavolo, dopo la disfatta di Caporetto) arriverà, con gli altri attori della sua consolidata squadra, domenica 22 aprile, per trattenersi fino a mercoledì 25.
Campo base per la troupe sarà il pianterreno di palazzo de Nordis, che fungerà da quartier generale. Le riprese, invece, interesseranno come detto gli interni di alcune dimore private, scorci del cuore dell’abitato, il tempietto longobardo, il ponte del Diavolo, la forra del Natisone, il parco della Lesa. Ovviamente top secret la trama [Sic!, NdCFC], che evidentemente, comunque, impone a Montalbano e ai suoi collaboratori d’indagare oltre i consueti confini.
«I sopralluoghi, svolti insieme a Fvg film commission – spiega la vicesindaco –, risalgono a circa un mese fa. Inizialmente si era ipotizzato di girare in loco solo una piccola parte di un episodio, ma gli scenari che abbiamo proposto hanno letteralmente conquistato la produzione, inducendola a programmare riprese di più ampio respiro. Sono estremamente soddisfatta, come amministratrice e prima ancora come cividalese: la cittadina si sta confermando centro sempre più appetibile per i ciak. Ci si è presentata un’opportunità davvero di prim’ordine, considerato l’incredibile seguito della serie. Le bellezze del centro e del Natisone potranno essere ammirate in tutta Italia».
Di bis si tratta, in realtà, posto che solo qualche mese fa il fulcro di Cividale aveva fatto da cornice alle indagini di un altro amato commissario, Rocco Schiavone: le riprese, nel caso, si erano concentrate sul palazzo municipale e sul ponte del Diavolo. Il lavoro della troupe non richiederà provvedimenti di sospensione o di limitazione del traffico: l’unica giornata di blocco veicolare, non in conseguenza dell’attività di Zingaretti e colleghi bensì come nella norma nei festivi, sarà quella del 25 aprile.
Nessuna variazione neppure per la fruizione del parcheggio di piazza Duomo, per quanto allo staff sia stata concessa, come accennato, la disponibilità del palazzo de Nordis; ai mezzi sarà riservata parte della vicina piazza San Francesco.
Lucia Aviani
 
 

Marida Caterini, 5.4.2018
Rai1 variazione programmi: da Don Matteo, a Montalbano a La Corrida
Rai1 variazione programmi: da Don Matteo, a Montalbano a La Corrida. Continuano a susseguirsi cambi nei palinsesti della principale rete di viale Mazzini. Questa settimana Montalbano ha fatto il bis occupando anche il prime time del venerdì, mentre La Corrida avrà una nuova collocazione.

I palinsesti televisivi sono diventati oramai variabili con cambi addirittura ad horas. I programmi vengono spostati a seconda delle esigenze di rete anche 24 ore prima della messa in onda.
E così dopo avervi anticipato tutti gli spostamenti dei canali Mediaset nella prossima settimana, veniamo adesso a Rai 1 che a sua volta è protagonista di una serie di cambi di collocazione.
[...]
Un altro spostamento riguarda Il commissario Montalbano che questa settimana raddoppia addirittura le repliche e va a riempire nella serata di venerdì 6 aprile lo spazio lasciato libero da “La Corrida – dilettanti allo sbaraglio“.
[...]
Alice Toscano
 
 

TvZap, 5.4.2018
Il giovane Montalbano e I Medici arrivano su Amazon Prime Video
Siglato un accordo tra il servizio di intrattenimento on demand e Rai relativo a serie tv di successo, programmi per ragazzi e il meglio della produzione di Rai Cinema

Il giovane Montalbano e I Medici sono solo alcune delle serie Rai di successo che si apprestano a sbarcare su Amazon Prime Video. Il servizio di intrattenimento on demand e l’azienda di Viale Mazzini annunciano un accordo che rende disponibili ai clienti Prime alcuni prodotti Rai tra serie tv, film e programmi per ragazzi.
[...]
L’accordo include anche altre serie Rai di alto profilo: [...], Il Giovane Montalbano, [...].
[...]
 
 

Il Piccolo, 6.4.2018
Montalbano in Friuli, primo ciak a fine mese
Luca Zingaretti gira fra Cividale e Venzone una delle nuove puntate del celebre commissario creato da Camilleri

Trieste. Il commissario più amato dagli italiani, Salvo Montalbano, con il volto iconico e il piglio sicuro di Luca Zingaretti, sta per lasciare Vigàta per approdare in Friuli Venezia Giulia, pronto a indagare su un nuovo caso di omicidio. È la Film Commission Fvg, impegnata in queste settimane nella definizione delle location per il prossimo episodio della fiction Rai, a diffondere la notizia. Le riprese sono previste per fine aprile, ma sui particolari della trama del giallo prodotto anche stavolta dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, che sarà trasmesso dalla tv di stato la prossima stagione, vige il massimo riserbo. Ciò che è certo, però, è che la storia è tratta da uno dei più recenti scritti di Andrea Camilleri, “L’altro capo del filo”, romanzo che ha permesso allo scrittore palermitano di raggiungere nel 2016 la soglia dei cento volumi.
Chi ha letto il romanzo ricorderà che la presenza del Friuli Venezia Giulia faceva capolino fin dalle prime pagine, meta di una delle poco frequenti trasferte di Montalbano, sempre piuttosto restio a lasciare l’amata Sicilia. L’omicidio di una sarta, ma soprattutto l’anniversario di matrimonio di una coppia di amici di Livia - l’eterna fidanzata - intenzionati a rinnovare i voti dopo aver raggiunto il traguardo delle nozze d’argento, costringevano Montalbano a prendere un aereo per volare da Trapani a Ronchi dei Legionari. Solo una tappa, prima di raggiungere la vera destinazione del viaggio: il borgo friulano di Bellosguardo. Immaginaria, tanto quanto lo è la leggendaria Vigàta, la località uscita dalla penna di Camilleri, sarà nella fiction un mix tra Cividale e Venzone, con il fiume Natisone e il ponte del Diavolo a far da teatro nello sviluppo delle indagini. Per le riprese, sono già state scelte una quindicina di maestranze locali, impiegate in vari reparti, e decine di comparse. Federico Poillucci, presidente della Film Commission Fvg, non nasconde la sua soddisfazione: «Il 2018 - spiega - si conferma come un anno eccezionale per la Fvg Film Commission e Montalbano e`la classica ciliegina sulla torta. Il volano economico sul territorio, e soprattutto il ritorno d’immagine, sono molto significativi». Del resto non è la prima volta che il territorio viene scelto come scenario per fiction di successo, ma anche di noir per il grande schermo. In autunno, sempre tra Cividale e le Valli del Natisone, è stata girata una puntata di “Rocco Schiavone”, tratta dai romanzi di Antonio Manzini, mentre a Trieste, a breve, si batterà il primo ciak (data prevista il 7 maggio) di “Un bel posto per morire”, seguito a ruota, dal 21 maggio fino a ottobre, dalle nuove avventure del commissario Cagliostro nella seconda stagione de “La porta rossa”. «Credo si possa tranquillamente affermare - conclude Poillucci - che il Friuli Venezia Giulia sta diventando una piccola capitale delle “crime stories” italiane. Il segreto? Da una parte le location, ricche di atmosfere misteriose, dall’altra la storia stessa del territorio, con un passato doloroso che evoca scenari e suggestioni adatti per chi vuole cimentarsi nel giallo».
Beatrice Fiorentino
 
 

askanews, 7.4.2018
La Francia celebra l’Italia del ‘noir’ al Quais du Polar di Lione
Festa tricolore al Salone internazionale del libro giallo

Lione – Il libro ‘giallo’ italiano protagonista alla 14esima edizione del Salone “Quais du Polar” di Lione, il festival internazionale dedicato alla letteratura ‘thriller’ e ‘criminale’. “Quest’anno abbiamo deciso di riservare il posto d’onore agli autori italiani perché in Francia c’è un forte interesse per il ‘noir’ d’oltralpe. E’ da alcuni anni che gli scrittori italiani del genere sono sempre più presenti nei cataloghi degli editori francesi e tra gli scaffali delle librerie dell’Esagono”, dice Hélène Fischbach, direttrice della kermesse lionese che, con oltre 120 scrittori invitati da 15 paesi, rappresenta uno dei principali eventi mondiali del genere.
“Quello che amano di più i francesi del ‘polar’ italiano è la possibilità di immergersi nella vostra realtà, fare un viaggio nelle città e nelle regioni della penisola, perché i francesi adorano l’Italia”, aggiunge Fischbach sottolineando che lo scrittore più letto dai francesi è Andrea Camilleri con la saga del commissario Montalbano. “Però da alcuni anni l’attenzione dei lettori francesi è stata catturata anche dai libri di Donato Carrisi, un autore conosciuto e apprezzato in Francia”.
E il fresco vincitore del David di Donatello 2018 con il film ‘La ragazza nella nebbia’, tratto dall’omonimo best seller, è consapevole di essere in Francia l’autore più letto dopo Camilleri. “Sì, ne ho la consapevolezza ed è una cosa che ancora oggi mi sorprende”, commenta Carrisi a margine di un incontro con i lettori transalpini al Museo des Beaux Art di Lione.
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Teleblog, 7.4.2018
Ascolti tv 6 aprile: Montalbano vince anche di venerdi

Gli ascolti tv della prima serata di venerdi premiano alla grande l’ennesima replica del Commissario Montalbano, buon riscontro per Nemo su Rai due mentre sempre negativi gli ascolti di Cyrano su Rai tre. Sufficienti gli ascolti invece per 12 anni schiavo in onda su Canale 5.
Ascolti tv prima serata
Rai1 Il Commissario Montalbano – Il Gioco degli Specchi ha registrato 5.899.000 spettatori pari al 25.6% di share.
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Gazzetta del Sud, 8.4.2018
Rieditato 18 anni dopo
L'antiromanzo "pirandelliano" di Camilleri
Una scomparsa che mette in moto una formidabile macchina narrativa
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Patrizia Danzè
 
 

Corriere di Ragusa, 8.4.2018
Attualità - Il nuovo episodio sarà girato nelle 2 città friulane di Cividale e Venzone
Montalbano lascia per la prima volta in 20 anni la Sicilia: una indagine lo condurrà in Friuli a "Bellosguardo"
E’ la trasposizione televisiva del romanzo "L’altro capo del filo" di Camilleri

Che il commissario Montalbano lasci la sua amata Sicilia è un evento davvero raro, ma questa volta il personaggio interpretato da Luca Zingaretti e nato dalla penna di Andrea Camilleri volerà in Friuli per indagare su un nuovo caso di omicidio. Lo conferma la Fvg Film Commission, che sta ultimando la ricerca delle location per le riprese della fiction Rai, previste per fine aprile.
SI GIRERA´ TRA VENZONE E CIVIDALE
L´episodio, in onda la prossima stagione, è tratto da "L´altro capo del filo", romanzo con cui Camilleri raggiunse nel 2016 la soglia dei 100 volumi pubblicati, ed è prodotto, come sempre, dalla Palomar di Carlo Degli Esposti. L´immaginario borgo friulano di Bellosguardo che accoglierà Montalbano sarà un mix tra Cividale e Venzone, con il fiume Natisone e il ponte del Diavolo che avranno un ruolo importante nelle indagini. La decisione di unire le due località è frutto di un tour nei borghi storici della regione con il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri.
PERCHE´ MONTALBANO VA "IN TRASFERTA"?
Il motivo della trasferta lo si legge nel libro di Andrea Camilleri, il numero 100 relativo al ciclo di Montalbano, che arriva nell´immaginario borgo di Bellosguardo per volere della sua Livia. E´ lei, infatti, a chiedergli di partecipare ad una cerimonia di rinnovo di promessa di matrimonio di due suoi amici, che per l´occasione hanno organizzato una vera e propria festa con amici e parenti. Montalbano, pur non capendo il senso di un rinnovo delle promesse di matrimonio, accetta non senza qualche riserva, per poi ricredersi dei luoghi nordici quando scopre la trattoria "Al Leon d´Oro", suo rifugio in questa trasferta nonché luogo che gli permette di riflettere con più calma (ed a pancia piena) sul caso che lo attende a Vigata.
"L´ALTRO CAPO DEL FILO: LA TRAMA"
Il romanzo racconta infatti di un omicidio di una giovane e bella sarta di nome Elena, ragazza stimata da tutti per la sua gentilezza e riservatezza. Un omicidio inspiegabile, che avviene sullo sfondo dei numerosi sbarchi di migranti che Vigata sta affrontando, coinvolgendo anche, ovviamente, le forze dell´ordine. Perfino Catarella, mosso da pietà per i numerosi migranti in cerca di aiuto, si troverà a dare loro una mano.
QUANDO ANDRA´ IN ONDA?
Le riprese della fiction, come accennato, inizieranno a fine aprile: è probabile che Raiuno mantenga la messa in onda ormai tradizionale della serie, che potrebbe così andare in onda con i nuovi episodi nei primi mesi del 2019.
LA SCELTA DELLE 2 CITTA´ FIRULANE DI CIVIDALE E VENZONE
Il suggestivo centro storico di Cividale, con i suoi raffinati palazzi affacciati sul Natisone e il Ponte del Diavolo saranno protagonisti dell’intricata vicenda del commissario Montalbano. Non è la prima volta che Cividale del Friuli viene scelta come location per una serie tv, nell’autunno 2017 nella splendida cittadina ducale e nelle valli del Natisone è stato girato un intero episodio della serie «Rocco Schiavone», il celebre commissario interpretato da Marco Giallini.
Venzone è considerato il borgo più bello d’Italia, abbattuto quasi totalmente dopo il violento sisma del 1976 e riportato in vita grazie a un attento lavoro di ricostruzione. Venzone è stata protagonista anche di due storici film degli anni ‘50: «Addio alle armi» di Charles Vidor e «La Grande Guerra» di Mario Monicelli. I due borghi sono stati selezionati attentamente dalla produzione, dopo un tour nei luoghi più caratteristici della regione. Inizialmente, dovevano esserci solo pochi ciak in Friuli ma la spettacolarità dei luoghi ha convinto il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri a prolungare le riprese. La provincia italiana si conferma il set ideale per le crime stories nazionali, grazie a sceneggiature eccellenti e scenari mozzafiato.
 
 

Marida Caterini, 8.4.2018
Screenings 2018 | va a ruba Montalbano. Ma la novità è Alberto Angela
Ai mercati internazionali va a ruba Montalbano. Ma la novità è Alberto Angela. C'è grande interesse per fiction e le Meraviglie che hanno messo in evidenza la ricchezza del nostro patrimonio artistico

Non c’è solo il Commissario Montalbano nella vetrina internazionale che la Rai ha allestito a Matera durante la 22ª edizione di Screenings, l’evento organizzato da RaiCom. Alla Capitale Europea della Cultura 2019 c’è stata la partecipazione di oltre cento compratori internazionali provenienti da 70 Paesi con oltre il 30 per cento di nuove presenze.
[...]
“Stiamo presentando quattro filoni di prodotti – spiega l’ad di RaiCom Gian Paolo Tagliavia – [...] France Television ha invece acquistato i nuovi episodi del Commissario Montalbano interpretato da Luca Zingaretti”.
[...]
Marco Castoro
 
 

ANSA, 9.4.2018
Camilleri professore emerito Tor Vergata

Roma - "Con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d'indagine, Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile di almeno quattro diverse generazioni del nostro Paese, dalla seconda guerra mondiale a oggi": è quanto si legge fra le motivazioni per il conferimento, da parte dell'università di Tor Vergata a Roma, del titolo di Distinguished Professor (Professore Emerito Honoris Causa) ad Andrea Camilleri, uno dei più popolari ed amati scrittori, sceneggiatori e registi del nostro tempo. L'evento è in programma giovedì 12 aprile, alle 10.30, nell'aula magna della facoltà di Economia. Il conferimento del titolo al papà del commissario Montalbano si inserisce nella cerimonia di consegna dei diplomi di dottore di ricerca di cui saranno protagonisti centinaia di giovani italiani e stranieri. E' previsto l'intervento dello stesso Camilleri.
 
 

Centro Sperimentale di Cinematografia, 10.4.2018
Alla presenza di Andrea Camilleri, Marco Bellocchio, Giancarlo Giannini, Carlo Verdone, Alfredo Baldi, Pif e Felice Laudadio
Il 10 aprile alla Casa del cinema presentazione del nuovo numero di «Bianco e nero», dedicato a Camilleri, e del volume sulla storia del CSC curato da Alfredo Baldi


Felice Laudadio intervista Andrea Camilleri per «Bianco e Nero»

Due nuove uscite editoriali del Centro Sperimentale di Cinematografia

«Bianco e nero» su Andrea Camilleri
e la storia del Csc di Alfredo Baldi

Casa del Cinema, martedì 10 aprile, ore 16
Alla presenza di Andrea Camilleri, Marco Bellocchio, Giancarlo Giannini,
Carlo Verdone, Alfredo Baldi, Pif e Felice Laudadio

Il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale presenta due nuove uscite editoriali che partono dal suo passato per arrivare a raccontare il cinema, la televisione, l'editoria del presente.
"La scuola italiana del cinema" di Alfredo Baldi (edito in collaborazione con Rubbettino) permette finalmente a cinefili, studenti e appassionati di cinema di avere a disposizione una storia completa del Csc dalla nascita ai giorni nostri. Una storia al tempo stesso avventurosa e dettagliata, che pone le vicende di una delle più antiche e prestigiose scuole di cinema del mondo sullo sfondo della storia d'Italia, dal fascismo al XXI secolo. L'autore, Alfredo Baldi, è stato dirigente di vari settori del Csc e aveva già pubblicato, nel 2008 e nel 2010, due numeri speciali di "Bianco e nero" dedicati alla storia dell'istituzione.
Proprio "Bianco e nero", la storica rivista edita dal Csc, inizia una nuova fase della sua lunga e gloriosa esistenza. E lo fa celebrando, nel suo numero 590, uno degli artisti più amati e poliedrici del nostro Paese. Andrea Camilleri, il creatore del commissario Montalbano, è stato in due riprese docente del Csc. Ma prima di diventare famoso con i romanzi editi da Sellerio, e con i numerosi e popolarissimi tv-movie ad essi ispirati, ha lavorato alla Rai producendo programmi entrati nel mito come le serie dedicate al commissario Maigret e al tenente Sheridan; ha curato la trasposizione televisiva del grande teatro di Eduardo De Filippo; è stato regista di testi teatrali e di centinaia di radiodrammi. "Bianco e nero" ripercorre questa incredibile carriera con saggi di importanti studiosi e interventi di amici e colleghi di Camilleri quali Carlo Lucarelli, Luca Zingaretti, Michele Riondino, Carlo Degli Esposti e Alberto Sironi (questi ultimi, rispettivamente produttore e regista del "Montalbano" televisivo). Al numero della rivista è allegato un dvd con l'intervista video a Camilleri realizzata da Felice Laudadio, presidente del Csc e direttore della testata, che verrà proiettata alle ore 16.00.
Martedì 10 aprile, dalle 16, alla Casa del Cinema presenteremo queste due novità alla presenza di Andrea Camilleri, Felice Laudadio, Alfredo Baldi, Pif e di due diplomati del Csc, Marco Bellocchio e Carlo Verdone, e di un docente, Giancarlo Giannini.
 
 

Cinecittà News, 10.4.2018
Camilleri in “bianco e nero”

36 i Paesi in cui è stato tradotto. Mille i suoi titoli trasposti in altre lingue. 92 gli anni all’anagrafe. Questo “in numeri” Andrea Camilleri da Porto Empedocle, Sicilia orientale [Sic!, NdCFC] che presto ha lasciato chiamato dall’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, come lui stesso, in occasione della presentazione del n. 590 della rivista “bianco e nero” a lui dedicato, ha ricordato, tra fermezza e ironia, come sempre gli si conviene: "Orazio Costa nel giro di un anno prese il mio cervello e lo dirottò, dalla letteratura al teatro ... Venni espulso dall'Accademia per condotta immorale – Camilleri racconta che venne trovato, addormentato e nudo, insieme alla sua fidanzata del tempo, nel letto della stessa, ospite di un convento - Orazio mi tenne come aiuto regista”. Da lì la sua carriera si è svolta tra quel teatro, a cui sente ancora appartenere il suo cuore, la radio, la televisione e la scrittura, forma d’arte per cui forse, più di tutte, il pubblico lo conosce, ma che lui precisa praticare solo “di recente” in fondo, rispetto a tutto il resto: “Ho scritto per 92 anni (Camilleri è del 1925). Leviamo i primi due anni di vita, quelli dell'apprendimento. Verso i 25 anni sono stato rubato dal teatro, e il primo romanzo – 'Il corso delle cose' - l'ho finito nel '68: per 10 anni mi è stato rifiutato da tutti, e dico tutti, gli editori italiani. Nell'80 è stato fortunosamente pubblicato, anno dell’inizio della mia vera attività di scrittore. Non smetterò finché morte non sopraggiunga. O meglio, fin quando ancora proverò piacere: quando avvertirò che sarà un peso smetterò, perché non me l'ha prescritto il medico”.
Nonostante sia probabilmente l’autore italiano più tradotto nel mondo, alla vigilia della Laurea Honoris Causa da parte dell’Università di Tor Vergata, prevista per giovedì 12 aprile, Camilleri tiene a ricordare – sia nell’intervista di un’ora realizzata lo scorso 31 gennaio da Felice Laudadio, presidente della Fondazione CSC e direttore di “bianco e nero”, mostrata prima dell’incontro con l’autore e comunque allegata in DVD nel numero della rivista, sia dal vivo – il suo grande lavoro alla radio, come in televisione: “In Rai ho fatto radio prima e tv poi: 1300 regie radiofoniche di radiodrammi … Poi produssi tutta la serie di Maigret ... Dopo un po' di tempo iniziai anche a fare il regista tv: ne avrò fatte un'ottantina, nulla rispetto a quelle radiofoniche. Sono stato il primo regista a realizzare un'opera in prosa in stereofonia, l'Orestea con Vittorio Gassman ... Ho fatto molti esperimenti. Questo di sviscerare la sonorità della parola, mi è servito molto nella scrittura".
La storia di Andrea Camilleri, come ha ricordato Felice Laudadio, è stata anche parte della storia del Centro Sperimentale, di cui Camilleri è stato docente in due fasi, tra gli anni ’50 e i ’70, sia di recitazione che di regia. Esperienza travasata in "La scuola italiana del cinema. Il Centro Sperimentale di Cinematografia, dalla storia alla cronaca (1930-2017)", a cura di Alfredo Baldi: “E’ una tappa di un cammino, intrapreso nel 1971, quando compresi l'importanza del CSC come istituzione culturale. Ho cominciato a mettere da parte tutti i documenti, creandomi un archivio che mi ha permesso di scrivere una storia abbastanza documentata e accurata”. Questo testo, da ora in poi, sarà materia di studio per la prova di ammissione di chi vorrà provare a essere allievo.
Come allievi lo sono stati Marco Bellocchio, alunno proprio di Camilleri, e Carlo Verdone: entrambi presenti all'incontro e portatori di un personale ricordo. Di Bellocchio, iscritto al corso di recitazione, Camilleri ha raccontato: “Mi accorgevo che stava a disagio come attore. Cercava di tagliarsi fuori dall'eventuale pubblico. Lo chiamai in disparte e gli dissi che non mi pareva il mestiere per lui. E lui mi disse che sì, non ne aveva voglia e che voleva fare lo sceneggiatore. Allora andai a parlare con il direttore, dissi che era un ragazzo da non perdere e chiesi di farlo passare a regia, così fu il secondo anno. Sono abbastanza orgoglioso di aver avuto questa intuizione”. Bellocchio, notoriamente riservato, ribatte al suo maestro dicendo: “Sostanzialmente condivido. Mi colpisce che Camilleri ricordi più di quanto non ricordi io. Mi ha colpito il termine 'vergognarsi' che lui usa, perché proprio puntuale, non era il mio stare sul palcoscenico, anche se amo molto gli attori. Io ho sempre ammirato chi, come Andrea Camilleri, ha la capacità di comunicare con il pubblico, straordinaria, cosa che io non sono capace di fare”. Da un allievo celebre all'altro, la cui storia personale – e familiare: suo padre Mario fu dirigente del CSC – si stringe in un forte abbraccio con il Centro, Carlo Verdone, che ha preso la parola dicendo: “Mi sento così piccolo di fronte a questi personaggi! Mi sarebbe piaciuto avere come docente Camilleri. Sono fiero di aver fatto il CSC e gli sono molto legato, anche perché mio padre fu dirigente, andavo a trovarlo da bambino. Ricorderò sempre l'emozione della prima volta al CSC: era il teatro di posa al piano di sotto, avrò avuto 8 anni, e c'erano due quasi nudi su un letto, io per mano ad un usciere, Trimarco. Viene quasi chiamato il ciak e qualcuno s’accorge di me minore... Dopo un po’ di insofferenza, l'usciere che mi accompagnava mi mise la mano sugli occhi, quindi non vidi nulla. Mai avrei pensato che un giorno anche io sarei diventato un allievo, grazie ad un super8 che vinse un premio a Tokyo: mio padre volle che lo mostrassi a Rossellini, una visione temutissima da me. Lui mi disse: ‘si vede che ti piace il cinema di Antonioni’. Non avevo mai visto Antonioni ma risposi: ‘moltissimo!’. Mi disse di provare a far domanda al CSC, fui accolto”.
Dagli allievi, ad un maestro del Centro, Giancarlo Giannini, titolare della cattedra di recitazione: “Ho notato che ci sono punti in comune con Camilleri: l'Accademia, la borsa di studio, il non averla finita, e Orazio Costa come maestro”. Questa parte del racconto della storia di Andrea Camilleri, che più ampiamente si racconta nell’intervista video, dove ricorda anche il ’68 e la contestazione degli studenti, altri allievi celebri, come Raffaella Carrà e Silvano Agosti – presente in sala all’incontro e da lui definito “un angelo” – poi le discussioni animate con Roberto Rossellini e l’incontro con Antonioni, con cui scrisse una sceneggiatura a sei mani, insieme anche alla sua amica Monica Vitti. Come ha chiosato il professor Enrico Menduni, al tavolo della presentazione di questo numero monografico su Andrea Camilleri: “È un uomo di grande attività. Che ha vissuto dando il suo contributo a tanti aspetti dello spettacolo. Ha avuto un lunghissimo apprendistato di cui tutti dobbiamo essergli grati”.
Nicole Bianchi
 
 

Altrospettacolo, 10.4.2018
Perché Il Commissario Montalbano non è su RaiPlay?

Il Commissario Montalbano è uno dei maggiori successi fictional della storia della Rai: ha polverizzato i record di vendita internazionali che hanno visto per anni La Piovra ai vertici – con vendite in oltre 20 Paesi, USA inclusa – e a ogni replica supera i 5/6 milioni di telespettatori, senza contare gli ascolti delle prime tv (11,3 milioni hanno seguito lo scorso febbraio per la prima tv de La Giostra degli Scambi).
In tutto, 32 film tv divisi in 12 stagioni di una collection che ha debuttato nel 1999: manca poco, quindi, alla celebrazione dei primi 20 anni di Montalbano, un vero e proprio record che la Rai ormai da qualche tempo sta cercando di ottimizzare anche economicamente.
Avete provato a rivedere le puntate di Montalbano su RaiPlay? Sì? Allora vi sarete resi conto che le inchieste del commissario di Vigàta non sono più disponibili su RaiPlay e ormai anche da tempo. Se prima era possibile rivedere sulla piattaforma streaming e on-demand della Rai tutte le avventure di Montalbano, ora è possibile rivedere solo quella appena replicata in tv grazie al servizio Replay. Poi più nulla.
Una scelta precisa, decisa evidentemente dalla volontà di spingere all’acquisto della collezione completa del Commissario Montalbano, in vendita dallo scorso febbraio, comprensiva dei due ultimi film tv realizzati e trasmessi, ovvero la già citata Giostra degli Specchi e Amore: una collana targata Gruppo Espresso che procede con uscite settimanali e che si concluderà solo a ottobre 2018.
Ma l’impossibilità di rivedere Montalbano on demand è precedente al quest’ultima iniziativa editoriale: già da tempo, del resto, Rai Eri vende i dvd della serie. I motivi per cui la Rai non rende disponibili gli episodi di Montalbano vanno ricercati, dunque, negli accordi editoriali per la vendita dei dvd e, magari, anche nella ‘voglia’ di non ‘inflazionare’ troppo il titolo, impedendo ai telespettatori di rivederlo quando vuole e rendendo così anche le repliche un piccolo evento, utile alla massimizzazione degli ascolti e non semplicemente l’ennesima replica tappabuchi di prestigio. Ricordiamo infatti che quando Rai 1 vuole mettere in difficoltà la concorrenza, non ha nuove produzioni da schierare o si trova improvvisamente sguarnita di ‘titoli’ schiera efficacemente Il Commissario Montalbano, sicura del risultato. Basti pensare che solo i primi 26 episodi hanno registrato, al 2015, 150 repliche: in altri due anni e mezzo almeno un’altra trentina di repliche, se non di più, si possono aggiungere.
Massimizzazione degli ascolti delle repliche e ‘dirottamento’ sull’acquisto dei DVD: sembra questa la strategia della Rai, che in epoca di piattaforme streaming, di potenziamento di library on demand* sa però di vecchio, di logiche old fashion, di antiche strategie pubblicitarie. Comprensibile il protezionismo nei confronti del proprio titolo di punta, mantenuto in esclusiva per la propria piattaforma (a differenza de Il Giovane Montalbano, ceduto anche alla ‘concorrenza’), ma la scelta di tenere Il Commissario Montalbano chiuso in magazzino sembra anacronistica e anche poco attenta alle formule di consumo web. Davvero in presenza di Montalbano on demand gli ascolti delle repliche tv sono diminuiti? A memoria direi di no. E davvero si pensa che i DVD siano (ancora) prodotti di pregio?
Il tutto sa di ‘vecchio’. Aridateci Montalbano on-demand. Tutto. Metteteci (un po’ di) la pubblicità e poi magari facciamo due conti…
Giorgia Iovane
* Cfr gli accordi Rai – Amazon Prime o Rai – Netflix.
 
 

Affaritaliani.it, 10.4.2018
Ascolti Tv Auditel: Montalbano in replica batte l'Isola, Al Bano e Lecciso top
Montalbano in replica supera la semifinale dell'Isola dei Famosi, Report non decolla, Al Bano-Lecciso fanno volare Storie Italiane

Gli ascolti Tv e i dati auditel di lunedì 9 aprile vedono la vittoria di Rai1 con la replica de Il Commissario Montalbano – Una Lama di Luce. La fiction con Luca Zingaretti ha conquistato 6.615.000 spettatori pari al 26.9% di share.
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Virgilio Motori, 10.4.2018
Curiosità
L’auto del Commissario Montalbano: una Fiat Tipo grigia degli anni ’90

“Il commissario Montalbano” è una delle fiction più amate dal pubblico italiano e il lunedì sera tiene incollati davanti ai teleschermi milioni di persone.
Il personaggio di Salvo Montalbano è nato dalla penna dello scrittore Antonio Camilleri e sul piccolo schermo ha il volto dell’attore, Luca Zingaretti.
Come per altri popolari personaggi tv, il binomio tra auto e cinema è indissolubile.
Nelle sue indagini Montalbano si accompagna sempre con una Fiat Tipo grigia, dei primissimi anni ’90. Da quando è nata la serie del Commissario Montalbano, la Tipo non è sempre stata la stessa. La produzione della fiction ha infatti usato vari allestimenti con diversi motori, dal 1.1 Fire al 1.9 Td.
Quello che non cambia è il colore grigio dell’auto di Montalbano. La Tipo viene usata dal commissario per sopralluoghi e inseguimenti, mantenendo intatto il suo fascino anche di fronte a modelli più recenti e potenti.
[...]
 
 

Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", 12.4.2018

Cerimonia di consegna dei Diplomi di Dottore di Ricerca
12 aprile 2018 Ore 10:30
Facoltà di Economia, Aula Magna, Via Columbia 2 - Roma

Programma

Ore 10:45 Ingresso del Corteo Accademico

Ore 11:00 Apertura della Cerimonia

Saluti Istituzionali
Prof. Giuseppe Novelli
Rettore dell’ Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

Interventi
Prof. Nicola Vittorio
Delegato del Rettore per la formazione dottorale
Prof. Pasquale Mazzotta
Presidente delle strutture di coordinamento dei dottorati di Ateneo
Dr. Alessandro Cinque
Studente di Dottorato in Economia Aziendale

Conferimento del titolo di "Distinguished Professor" al Prof. Andrea Camilleri
Lettura delle motivazioni
Prof.ssa Marina Formica
Delegata del Rettore alle iniziative culturali
Prof. Andrea Camilleri
Scrittore, sceneggiatore, regista e docente

Consegna dei Diplomi di Dottore di Ricerca

Ore 13:00 Conclusione
 
 

ANSA, 12.4.2018
Camilleri, morirò il giorno in cui non potrò più scrivere
Allo scrittore titolo Distinguished Professor da Tor Vergata

Roma. ''Io morirò lo stesso giorno in cui non potrò più scrivere''. Davanti a un'Aula Magna di oltre 200 neo dottori di ricerca, tutti in piedi con il tocco in testa ad applaudire, Andrea Camilleri, il papà del Commissario Montalbano, scrittore, regista e sceneggiatore tradotto in tutto il mondo, racconta così la passione della sua vita ricevendo il titolo di Distinguished Professor (Professore emerito honoris causa) conferitogli dall'Università degli studi di Roma Tor Vergata. ''Memoria civile di almeno quattro diverse generazioni, dalla Seconda guerra mondiale a oggi'', si legge nelle motivazioni, mentre lui, con la sua proverbiale ironia, lancia un ''è una parola'' quando il Rettore Giuseppe Novelli lo invita a salire sul palco.
''La cecità mi impedisce una quantità di cose - spiega - La più grave indubbiamente è non poter più vedere la bellezza femminile. La seconda, certo, è non leggere più Dante. Per uno scrittore diventare cieco è come per un operaio perdere le braccia. Carlo Bo diceva 'Non so se la mia vita l'ho vissuta o l'ho letta'. Ecco, io l'ho scritta. Pirandello invece sosteneva che la vita lo scrivi o la vivi. Non sono d'accordo, si possono fare entrambe le cose assieme. La difficoltà della cecità non mi ha impedito di continuare a scrivere, con qualche sotterfugio e imparando a dettare. È stato un gesto coraggioso in età avanzata, quando invece si ha voglia di lasciare tutto. Io vorrei lasciare tutto questo coraggio a voi giovani''.
Poi una dopo l'altra, tra grandi applausi e sonore risate, le domande dei neo dottori. ''Gli anziani? In passato c'era il rispetto, l'ossequio verso la persona di età avanzata - risponde Camilleri, che a settembre ha festeggiato 92 anni - Ma che rappresentassero la saggezza e la ricchezza del passato io personalmente non ero mica tanto sicuro''. Il Risorgimento e l'Italia del Sud e del Nord? ''Quando ero giovane io non c'era alcuna sopraffazione del Nord verso il Sud. Il Sud faceva parte dell'Impero fascista esattamente come la capitale industriale Milano. Tutte balle! In Sicilia stavamo da cani anche durante il Fascismo'', smentisce. Studiando, la scoperta del Brigantaggio. ''Venne fuori che tre quarti erano ex soldati borbonici che non avevano aderito all'esercito italiano, alleandosi ai contadini in ribellione. Un po' come qui con il Diritto di cittadinanza, avevano avuto tante promesse, dal latifondo spezzettato a 'le terre saranno vostre'''. Così, dice Camilleri, ''sono nati i miei romanzi storici'' con ''l'ambizione che in queste storie dell'800 si possano leggere storie dei tempi di oggi, soprattutto nei rapporti con la politica. L'unità d'Italia era indispensabile, voluta dalla storia e dagli italiani. Ma nei 50 anni successivi si è fatto di tutto per spaccare l'Italia in due. E ci sono riusciti''.
Poi la malattia e il tempo che passa. ''Non ti ci abitui mai al buio, ma te ne fai una ragione - ammette - Quando una persona nasce ha un ticket in cui sono scritte tutte le sue malattie, le gioie, le disgrazie, le avventure. Una cosa ti accade e ti accorgi che era scritta nel biglietto: questa è sempre stata la mia filosofia. Molti miei compagni, invece, ai primi segni di vecchiaia si fanno venire l'esaurimento nervoso. Non lo sapevate che dopo la primavera c'è l'estate, poi l'autunno e l'inverno? Siete sorpresi?'', chiede. ''Essendo la scrittura la mia ragione di vita, io morirò il giorno stesso cui mi sarà passata la voglia o non potrò più farlo''. E allora ecco qualcuno di quei ''trucchetti'' con cui ancora oggi scrive. ''Immagino un palcoscenico dove faccio muovere i personaggi. Non è facile - dice - ci vuole pazienza, la mia e quella di chi mi aiuta. E' il mio modo di sopravvivere. E poi mi lancio sfide continue. Come quando prima di dormire cerco di ricostruire con la mente un quadro che mi è piaciuto. Non uno futurista, con quello avrei problemi. Ma con La flagellazione di Piero della Francesca ce la posso fare...''
Daniela Giammusso
 
 

Adnkronos, 12.4.2018
Camilleri prof. a Tor Vergata

Applaudivano emozionati Andrea Camilleri vedendo in lui il papà di Montalbano, ma anche lo scrittore di romanzi storici, lo sceneggiatore e il regista teatrale. Una sala gremita di professori e dottorandi ha accolto con affetto, l'ingresso questa mattina, dello scrittore siciliano nell'Aula Magna della Facoltà di Economia dell'Università di Tor Vergata di Roma. Circa duecento studiosi di ogni disciplina hanno infatti 'abbracciato' lo scrittore di Porto Empedocle arrivato per ricevere il titolo di professore Emerito Honoris Causa (Distinguished Professor). E' stato proprio Camilleri, 92 anni, "commosso realmente" per "l'onore che mi viene fatto", l'ospite d'onore della cerimonia di consegna dei dottorati di Ricerca assegnati oggi dall'Università.
Al centro della 'scena', ovviamente, un Camilleri lucido e brillante come sempre che non ha rinunciato alle armi dell'affabulazione, nella quale è maestro, e dell'ironia con cui ha 'condito' le risposte durante tutto il dibattito con gli studiosi. Studiosi ancora giovani, che lo hanno seguito con affetto e con un po' di emozione, ai quali lo scrittore ha voluto subito consegnare un'esortazione, quella di affrontare la vita "con coraggio".
Lo stesso coraggio maturato "in età avanzata quando si ha voglia di lasciare tutto" con cui Camilleri ha affrontato la cecità. "Questo mio coraggio vorrei lasciarlo tutto a voi giovani - ha detto Camilleri -perché non credo che uscendo da questa splendida università tutto vi sarà facile. Oggi vivere nel mondo è difficile, vi auguro di avere tuto il coraggio e la volontà di riuscire". Senza rinunciare, come da prassi, ad un tiro di sigaretta prima che la cerimonia cominciasse, Camilleri ha subito ringraziato "per il calore umano e per l'affetto che ho sentito: mi state regalando una mattinata felice", ha detto. E, con un pizzico di ironia e distacco, ha parlato "della sopravvenuta cecità che impedisce una quantità di cose, la più grave indubbiamente è di non poter più vedere la bellezza femminile. La seconda di non leggere più tanto. Ma non mi ha impedito - ha aggiunto -di continuare a scrivere trovando dei sotterfugi". Anche perché, ha scandito, "morirò il giorno stesso in cui mi sarò stufato di scrivere, me ne sarà passata la voglia o non ce la farò più".
Camilleri si è soffermato sul rapporto con gli anziani che vanno rispettati "quando ancora ci stanno col cervello" ma soprattutto quando con la testa "non ci stanno più". E ha anche parlato di uno dei tanti filoni della sua produzione letteraria, quella del romanzo storico. Opere che raccontano vicende dell'Ottocento nelle quali "si possono leggere storie dei giorni nostri, soprattutto nei rapporti burocratici, e nei rapporti con la politica. Credo che l'Unità d'Italia fosse indispensabile - ha sottolineato Camilleri - voluta dalla storia e dagli italiani stessi. Ma credo che nei cinquant'anni successivi si sia fatto di tutto per spaccare l'Italia in due".
Camilleri è stato insignito del titolo di professore emerito perché, come recitano le motivazioni lette da Marina Formica, delegata del rettore Giuseppe Novelli alle iniziative culturali dell'Ateneo, "con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d’indagine Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile di almeno quattro diverse generazioni del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi”.
 
 

Corriere della sera (ed. di Roma), 12.4.2018
A Tor Vergata
Roma, Camilleri: «Morirò il giorno in cui non potrò più scrivere»
Allo scrittore l’Università di Tor Vergata conferisce il titolo di Distinguished Professor . Il suo intervento è stato il momento più emozionante della seduta durante la quale sono stati nominati 200 nuovi dottori di ricerca. «Il ticket che ti viene dato dalla nascita»

«Io morirò lo stesso giorno in cui non potrò più scrivere». Davanti a una platea di oltre 200 neo dottori di ricerca, tutti in piedi ad applaudirlo, Andrea Camilleri, il papà del Commissario Montalbano, ma anche uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei e ancora viventi, così parla della passione della sua vita, ma anche il rapporto con «quel ticket che ti viene dato alla nascita», ricevendo oggi il titolo di Distinguished Professor (Professore emerito honoris causa) conferitogli dall’Università degli studi di Roma Tor Vergata.



«Siamo sorpresi che dopo l’autunno arrivi l’inverno?»
«Molti miei compagni - racconta lo scrittore, che a settembre ha compiuto 92 anni - ai primi segni di vecchiaia si fanno venire l’esaurimento nervoso. Non lo sapevate che dopo la primavera c’è l’estate, poi l’autunno e l’inverno? Siete sorpresi? Non lo sapevate che dopo ci sarà la morte?», chiede. «Essendo la scrittura la mia ragione di vita, io morirò il giorno stesso cui mi sarà passata la voglia o non potrò più farlo».



«Non sono d’accordo con Pirandello. Si può scrivere e vivere»
Camilleri parla di tutto e i suoi racconti inebriano la platea. «Pirandello - aveva spiegato poco prima - diceva che la vita la scrivi o la vivi. Non sono d’accordo, si possono fare entrambe le cose assieme. La cecità mi ha tolto il piacere di vedere la bellezza femminile. Si, anche di leggere Dante. Ma questa difficoltà non mi ha impedito di continuare a scrivere, con qualche sotterfugio e imparando a dettare. È stato un gesto coraggioso in età avanzata, quando invece si ha voglia di lasciare tutto. Io vorrei lasciare tutto questo coraggio a voi giovani — ha poi continuato — ora che uscite dall’Università, perché da oggi vivere il mondo sarà difficile. Vi auguro tutto il coraggio di riuscire».



«Tra le menti più amate nel panorama nazionale»
«Uno dei momenti più alti di una istituzione accademica, la cerimonia di consegna dei dottorati di ricerca che si è tenuta oggi, 12 aprile, all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, si è arricchito in intensità e valore grazie alla partecipazione di una delle menti più amate nel panorama culturale nazionale: il maestro Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista e docente, presente in sala per un breve dibattito con gli oltre duecento studiosi di ogni disciplina». Questo si legge nel comunicato dell’ateneo con il quale si annunciava la laurea honoris causa per Camilleri.



«Scrittura ricca di richiami letterari da Pirandello a Consolo»
«Con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d’indagine — si legge nelle motivazioni lette da Marina Formica, delegata del Rettore alle iniziative culturali — , Camilleri rappresenta la memoria civile di almeno quattro diverse generazioni del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi». A Camilleri, si legge ancora nelle motivazioni, «riesce il miracoloso impasto di una scrittura ricca di richiami letterari — in particolare dagli scrittori siciliani che lo hanno preceduto, da Pirandello a De Roberto, da Sciascia a Consolo — una scrittura che riesce a raggiungere l’animo popolare attraverso l’indagine poliziesca e l’invenzione fantasiosa di fatti spesso realmente accaduti ma sepolti in archivi impolverati».

FOTOGALLERY

«L’artigianato del dialogo»
«L’orgoglio di questo titolo conferito ad uno degli autori che tengono alto il nome del nostro Paese in tutto il mondo - è il commento del rettore Novelli - giunge in un momento che restituisce lo “ius togae” agli studenti che giungono al termine di un importante percorso, con impegno e fatiche che spesso si riflettono sulle famiglie. Studenti che grazie ad un’alta formazione di qualità sono apprezzati dalle università straniere, e con il loro talento e il loro lavoro contribuiscono a quella funzione di “artigianato del dialogo”, per citare le parole di Papa Francesco, che è insita nella missione primaria di ogni Ateneo».
Mariolina Iossa
 
 

Repubblica Tv, 12.4.2018

Tor Vergata, la commozione di Camilleri "prof" onorario: "Mi avete regalato una mattinata di gioia"

Lo scrittore Andrea Camilleri, padre del celeberrimo commissario Montalbano e altre importanti opere, è stato insignito del titolo di professore emerito honoris causa dall'università di Roma Tor Vergata nel corso di una cerimonia che si è svolta davanti ai giovani dottorandi. "Vi ringrazio per il calore umano, per l'affetto che ho sentito, mi state regalando una mattinata felice", ha detto Camilleri, salutato al suo ingresso nell'auditorium 'Ennio Morricone' da una sentita standing ovation. "Il mio essere qui, nonostante le mie difficoltà, è stato in fondo un gesto di coraggio - ha poi aggiunto rivolgendosi al pubblico -. Vorrei lasciarvelo tutto questo coraggio perché uscendo dall'università non tutto vi sarà facile, oggi vivere il mondo è difficile. Vi auguro di avere tutta la volontà e il coraggio per riuscire, ve lo auguro di cuore".



Camilleri professore onorario a Tor Vergata: "Morirò il giorno in cui non riuscirò più a scrivere"

Lo scrittore Andrea Camilleri, intervenuto all'università Tor Vergata di Roma durante la cerimonia che gli ha consegnato il titolo di professore emerito honoris causa, è tornato a parlare della sua cecità. "La malattia ha avuto la bontà di procedere con grande lentezza, mi ha dato la possibilità di abituarmi al buio che sopraggiungeva - ha raccontato lo scrittore -. Io dico sempre che quando una persona nasce riceve un ticket, al cui interno c'è scritto tutto, malattie, gioie, pene, disavventure. È tutto compreso nel prezzo del biglietto".



Tor Vergata, Camilleri 'prof' onorario: "Quando il Nord tolse al Sud il piacere di godersi la vita"

Lo scrittore Andrea Camilleri, autore di romanzi storici oltre a quelli dedicati alla figura del commissario Montalbano, ha risposto con un antico modo di dire siciliano a una domanda sulla questione meridionale nel corso della cerimonia durante la quale è stato nominato professore emerito honoris causa dell'università di Roma Tor Vergata. "Con l'Unità d'Italia arrivò la leva obbligatoria, che era una tassa levando forza lavoro a famiglie contadine poverissime - ha raccontato lo scrittore -. Nel giro di quattro anni il grafico delle nascite calò a picco, come la Borsa, e venne coniato un superbo modo di dire, perdonatemi: 'Li levaru u piaceri du futtere'".



Francesco Giovannetti
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 12.4.2018
Roma, Andrea Camilleri professore 'onorario' a Tor Vergata: "Morirò il giorno in cui non potrò più scrivere"
Cliccare per la galleria fotografica

"Io morirò lo stesso giorno in cui non potrò più scrivere". Davanti a una platea di oltre 200 neo dottori di ricerca, tutti i n piedi ad applaudirlo, Andrea Camilleri, il papà del commissario Montalbano, racconta così la passione della sua vita, ma anche il rapporto con "quel ticket che ti viene dato alla nascita", ricevendo oggi il titolo di Distinguished Professor (Professore onorario honoris causa) conferitogli dall'Università degli studi di Roma Tor Vergata. "Molti miei compagni - racconta lo scrittore, che a settembre ha compiuto 92 anni - ai primi segni di vecchiaia si fanno venire l'esaurimento nervoso. Non lo sapevate che dopo la primavera c'è l'estate, poi l'autunno e l'inverno? Siete sorpresi? Non lo sapevate che dopo ci sarà la morte?", chiede."Essendo la scrittura la mia ragione di vita, io morirò il giorno stesso cui mi sarà passata la voglia o non potrò più farlo".
(foto di Raffaele Verderese)
 
 

Roma Fanpage, 12.4.2018
Andrea Camilleri diventa professore emerito a Tor Vergata: “Morirò quando mi stuferò di scrivere”
L’università di Roma Tor Vergata ha conferito il titolo di professore emerito allo scrittore siciliano Andrea Camilleri. “Ringrazio commosso, realmente, dell’onore che mi viene fatto. Vi ringrazio per il calore umano, per l’affetto che ho sentito, mi state regalando una mattinata felice”, le parole dello scrittore.

"Io ringrazio commosso, realmente, dell'onore che mi viene fatto. Vi ringrazio per il calore umano, per l'affetto che ho sentito, mi state regalando una mattinata felice. Non credo che uscendo da questa splendida università tutto vi sarà facile, io vi auguro di avere tutto il coraggio e la volontà di riuscire, ve lo auguro di tutto cuore". Così Andrea Camilleri nel corso della cerimonia che si è svolta questa mattina all'Università di Tor Vergata. Allo scrittore siciliano l'ateneo romano ha conferito il titolo di professore emerito. Camilleri, 92 anni e affetto da cecità da alcuni anni, ha risposto alle domande degli studenti e ha parlato del suo futuro: "Morirò il giorno stesso in cui mi sarò stufato di scrivere o mi sarà passata la voglia o non ce la farò più. Carlo Bo, grande critico, ha detto: ‘Io non so se la mia vita l'ho vissuta o l'ho letta'. Io posso dire che non so se la mia vita l'ho vissuta o l'ho scritta. Pirandello diceva: ‘La vita o la si scrive o la si vive'. No, la si vive e la si scrive".
Queste le motivazioni del conferimento lette da Marina Formica, delegata del Rettore alle iniziative culturali dell'Ateneo:
"Con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d'indagine, Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile di almeno quattro diverse generazioni del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. A Camilleri riesce il 'miracoloso' impasto di una scrittura ricca di richiami letterari, in particolare dagli scrittori siciliani che lo hanno preceduto, da Pirandello a De Roberto, da Sciascia a Consolo, una scrittura che riesce a raggiungere l'animo popolare attraverso l'indagine poliziesca e l'invenzione fantasiosa di fatti spesso realmente accaduti ma sepolti in archivi impolverati".
Enrico Tata
 
 

Rai News, 12.4.2018
Il professor Camilleri e la sua lezione di vita agli studenti di Tor Vergata
Cliccare per il video

Davanti ad una platea di oltre 200 neodottori di ricerca dell'Università di Tor Vergata di Roma, Andrea Camilleri, papà del commissario Montalbano, diventa professore emerito e racconta la sua passione per la scrittura e per la vita.
Carlotta Macerollo
 
 

Corriere di Ragusa, 14.4.2018
Attualità - Il casting della nuova serie della fiction di Rai 1
Montalbano cerca nuovi volti: casting aperti a Modica e Ragusa
Un episodio sarà girato anche in Friuli

Salvo Montalbano cerca... nuovi volti. Sono aperti in provincia di Ragusa i casting per la fiction «Il commissario Montalbano», per la ricerca di nuove comparse. E´ possibile presentarsi giovedì 19 aprile a Palazzo della Cultura a Modica e venerdì 20 aprile nella sede della Compagnia della bellezza, in via Asia, nei pressi della clinica del Mediterraneo a Ragusa. Possono partecipare adulti fino a 70 anni, basta munirsi di fotocopia della carta d’identità, codice fiscale e codice Iban. Un episodio della nuova serie della fiction di Rai 1 sarà girato anche in Friuli, dove Montalbano indagherà nell´immaginario borgo di Bellosguardo, lontano dalla sua amata Vigata.
 
 

La Stampa, 16.4.2018
Il delirio barocco che ispirò Camilleri
Alla “bolla di componenda”, antica forma di condono (a pagamento) dei peccati, è intitolato un romanzo del ’93. Finora dispersa, uno studioso l’ha scovata e la pubblica

È stata un fantasma per oltre un secolo, un fantasma grottesco, comico e nello stesso - ai fantasmi accade - piuttosto imbarazzante, come un vecchio peccato o un delitto irrisolto. È la «bolla di componenda», cui Camilleri dedicò un libro pubblicato da Sellerio nel ’93 con questo titolo un po’ misterioso; uno dei suoi «romanzi civili», in parte inchiesta storica, in parte racconto di invenzione. Studiando gli atti della «Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia» costituita nel 1875, lo scrittore collegò un commercio di indulgenze di antica data al costume isolano di «comporre» privatamente i torti patiti, il tipico atteggiamento mafioso che consente a chi è più forte di avere ragione di chi è più debole, nella società come nella pubblica amministrazione.
Assoluzione anche civile
Al centro di tutto la bolla papale che consentiva di riscattare i propri «peccati» pagando un obolo proporzionale alla gravità della colpa commessa o del denaro rubato, estorto, truffato: sulla carta aveva effetti solo per quanto riguarda il Paradiso e il Purgatorio, in realtà diventava anche un’assoluzione ufficiosa davanti alla giustizia civile.
Nell’ultima pagina Camilleri evocava Leonardo Sciascia, cui aveva chiesto a suo tempo un soccorso bibliografico. «Dovevo assolutamente trovare una bolla di componenda originale per dare maggior credito a quanto avevo in mente di scrivere. Fece una pausa, mi taliò, sorrise del suo sorriso. “Tu una carta così non la troverai mai”. Mi disse. E infatti non l’ho trovata». La data del colloquio non è specificata, ma essendo Sciascia scomparso nell’89 siamo in anni precedenti la nascita di Montalbano, che, chissà mai, di questa bolla potrebbe anche essere figlio. Nel frattempo però un documento originale è finalmente venuto alla luce, grazie al professor Paolo Maninchedda, ordinario di filologia a Cagliari, che lo scovò quando l’Università laureò lo scrittore honoris causa nel 2013, e ora lo pubblica con un ampio saggio su Studj romanzi la rivista della Società Filologica Romana.
Si comprava dal sacerdote
Una radice della questione morale italiana: la bolla di composizione è il titolo, che collega l’antico spettro a un tema assai attuale. La bolla di composizione, o di componenda, è infatti una sorta di mostro giuridico e religioso, «uno strumento - scrive lo studioso - per realizzare un indulto generalizzato […] che funzionava con il meccanismo del condono fiscale». Il gioco era semplice: «Si acquistava la bolla dal sacerdote per un determinato valore» e ciò consentiva di «comporre», cioè di sanare, «un bene acquisito illegalmente del valore pari a circa 30 volte il costo della bolla». Se ne potevano acquistare tante quante ne fossero servite per raggiungere la somma desiderata.
Camilleri, in assenza di originale, ne aveva avuto notizia dagli atti della Commissione, e in particolare dal discorso tenuto alla Camera da un parlamentare magistrato, Diego Taiani, fra tumultuose risate (a sinistra) e proteste (a destra). Taiani ne aveva vista e bloccata una nel 1868, «una bolla pontificia», leggiamo negli atti, «la quale aveva ottenuto fino allora exequatur. E che cosa era questa bolla? Era un’autorizzazione che la Curia romana dava a tutti i confessori della Sicilia di transigere con coloro che avevano perpetrato ogni specie di delitti, e la transazione si faceva a suono di monete». Fino ad allora, dunque, era stata regolarmente approvata dalle autorità, per sanare «una filastrocca di reati che sembrava copiata dal Codice Penale. […] È inutile già che io dica come io negai il regio exequatur e la sequestrai».
Fra il trono e l’altare
Il documento originale di quella che il professor Maninchedda definisce una «fiera barocca dell’iniquità», tuttavia, si perse. Nacquero aspre polemiche, e per esempio Civiltà cattolica ebbe buon gioco a rinfacciare a Taiani il fatto incontestabile che non potesse esibire le «prove». Che ci sarebbero pure state, perché - ci ricorda il filologo - una bolla era stata pubblicata qualche anno prima, nel 1867 da uno storico siciliano, e anche i Savoia l’avevano legalizzata almeno per la Sardegna nel ’700, per poi abolirla visto, come scrisse Giovan Battista Bogino, che «pareva troppo atta a dar fomenti ai furti».
L’istituto era antico, nato nel ’500 da un accordo tra il papa Paolo III e il re di Spagna, a beneficio di un fondo per eventuali crociate. Trono e altare si spartivano il malloppo. L’originale pubblicato dallo studioso cagliaritano risale al 1800, ed è addirittura spettacolare nella sua casistica. Chiede infatti solennemente che le ricchezze acquisite in modo illegale vadano restituite, qualora se ne conoscano i proprietari; ma poi consente di «condonarle» tutte: per esempio i beni avuti per ragioni «turpi» da donne non «pubblicamente disoneste» (che difficilmente potrebbero averli ottenuti a loro insaputa; tra l’altro, la regola vale anche per gli uomini), o quelli arraffati da «Uffiziali, Scrivani e Segretari» corrotti, da «Giudici Secolari ed Ecclesiastici in cause temporali, Scrivani, Notari, Segretari e gli Uffiziali di giustizia», e via con la sola esclusione, in questo caso almeno, dell’omicidio. Tutti in Paradiso. E, nell’attesa, tutti a arraffare soldi in questa valle di lacrime.
Camilleri, quando ricevette la notizia del ritrovamento, un po’ si stupì: ma in fondo non troppo. Aveva ormai capito che quella bolla tanto inseguita era in realtà dovunque, forse non solo nella sua Sicilia, con una lunga scia di effetti devastanti sull’etica pubblica. Montalbano nasce certamente anche dalla voglia di ribellarsi una volta tanto a questa amara constatazione.
Mario Baudino
 
 

24live.it, 16.4.2018
Continuano le soddisfazioni per il poeta Carmelo Aliberti, dal 20 aprile il suo “Camilleri” alla Feltrinelli

Giungono in redazione le continue novità riguardanti la produzione letteraria del poeta di Bafia, Carmelo Aliberti. Il talentuoso maestro e poeta, intervistato lo scorso luglio dalla nostra redazione nell’ambito del progetto “Impronta d’Autore per il Museo Epicentro” e fondatore e direttore della Rivista Internazionale di Cultura “Terzo Millennio” con la quale collaboriamo sin dal suo esordio, ci ha recapitato una nota stampa all’interno della quale apprendiamo che la Feltrinelli ha inserito nel suo “Catalogo Libri” il suo saggio sull’opera di Andrea Camilleri, con prefazione della giornalista e scrittrice triestina Alessandra Scarino, edito dalla Bastogi Editrice Italiana di Roma, che sarà nelle librerie Feltrinelli dal 20 Aprile.
Il saggio di Aliberti su “Andrea Camilleri” viene descritto dall’Editore Bastogi Libri come segue: “Passando in rassegna gli snodi della biografia artistica dello scrittore siciliano, Aliberti realizza una sorta di esplorazione stratigrafica di tutta l’opera di Camilleri e, come uno speleologo, ricerca in profondità il fiume copioso dell’opera camilleriana. Questa ricerca convoca sullo scenario tutti gli elementi della formazione culturale ed artistica di Camilleri traendo l’essenza più intima dell’universo letterario dello scrittore. Ciò che colpisce nel saggio è la profondità della perlustrazione critica di ogni sua opera: il genere storico-civile, esemplari tra gli altri i romanzi «Il re di Girgenti», «Un filo di fumo» e «La strage dimenticata» e il genere investigativo che segnerà il travolgente successo dello scrittore con i gialli di Montalbano, ambientati in Sicilia nell’immaginaria cittadina di Vigata e alla cui straordinaria diffusione contribuirà anche la serie televisiva con Luca Zingaretti.”
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Cristina Saja
 
 

Edizioni Sabinae, 17.4.2018
23 aprile 2018 – Feltrinelli Bari



Lunedì 23 aprile 2018 ore 18,00
Alla Libreria Feltrinelli di Bari (Via Melo 119)
Presentazione del numero monografico della Rivista
BIANCO e NERO vol. 590
dedicato ad Andrea Camilleri
Il volume verrà presentato da Felice Laudadio, direttore di “Bianco e Nero”, e Alberto Crespi.
La presentazione si svolge nell’ambito del BIFEST di Bari.

 
 
 

Tvzap, 17.4.2018
Ascolti tv, Montalbano e Belen in replica battono la finale de L’Isola dei famosi
l Commissario Montalbano – Il Campo del Vasaio, in onda su Rai1, conquista 6.472.000 telespettatori pari al 26.52% di share, mentre il reality di Canale 5 si ferma a 4.545.000 telespettatori pari al 26.43% di share

Non c’è finale dell’Isola che tenga: a vincere il prime time di lunedì 16 aprile è stata ancora una volta la replica della puntata de Il Commissario Montalbano – Il Campo del Vasaio, in onda su Rai1 dalle 21.32 alle 23.36, con Belen Rodriguez, che ha conquistato 6.472.000 telespettatori pari al 26.52% di share.
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ragusah24.it, 19.4.2018
Tutti in fila per il Commissario Montalbano, è l’ora delle comparse

Antonio ha all’incirca la stessa età del commissario Montalbano e lo ricorda in tutto e per tutto, nel look e nei modi. Già in passato ha vestito i panni del noto commissario, nato dalla penna dello scrittore Andrea Camilleri, in diversi programmi sulle reti nazionali. Questa mattina c’era anche lui, insieme a moltissimi altri, alle selezioni per il casting delle nuove puntate che andranno in onda nel 2019. Nessuna indiscrezione da parte della direzione che non voleva che nessuno dei presenti parlasse con i giornalisti.
Ma Antonio non aveva bisogno di presentazioni e molti altri li abbiamo incontrati fuori, in attesa, dal Palazzo della Cultura a Modica, in corso Umberto, dove si svolgevano le selezioni. La prima di due date, la seconda sarà domani a Ragusa nella sede della Compagnia della bellezza, in via Asia, nei pressi della clinica del Mediterraneo. Al casting possono partecipare gli adulti fino a 70 anni di età, muniti di documenti di riconoscimento validi, quali: carta di identità, codice fiscale e codice Iban. Erano molti gli over cinquanta e anche sessanta presenti alle selezioni, insieme a tantissimi giovani, alcuni accompagnati dai genitori. E’ il caso di Maria Teresa, 20 anni, a farle compagnia e a supervisionare ci sono mamma Rosalba e papà Alberto. Sono modicani e Maria Teresa che studia architettura lontano, è tornata a casa con un sogno nel cassetto: partecipare alle selezioni del cast per poter realizzare il suo sogno di bambina di diventare attrice. E come lei sono in tanti a sperare di diventare anche solo comparse nella nota fiction televisiva girata soprattutto proprio negli iblei.
Paolo e Antonella, sono una bella coppia, hanno rispettivamente 29 e 25 anni, in questo momento non lavorano, hanno solo un’occupazione stagionale, e vorrebbero provare questa nuova esperienza. Per tutti il desiderio è tentare. Perché no? Rispondono quasi tutti alla mia domanda del perché essere li questa mattina, con ore di attesa in piedi. Ma il sogno comune è quello di una piccola apparizione, uno sfizio per la maggior parte dei presenti. Una sfida per altri, come Agata, 65 anni, venuta apposta di buon mattino da Catania con il marito, per tentare una nuova esperienza, senza timori e senza limiti, come ci racconta. Tra le persone in attesa di essere chiamate anche la stilista Ottavia Failla, che conversa divertita con i presenti, in modo sempre affabile: “Perché no? – dice divertita – Anche se sono un po’ chiara per sembrare siciliana, però lo sono e mi piacerebbe partecipare al cast”, ironizza la Failla che intanto viene chiamata per la preselezione e la foto di rito.
Domani si ‘replica’ a Ragusa, all’Accademia della Bellezza.
Silvia Crepaldi
 
 

LatinaToday, 19.4.2018
Il Diavolo Certamente: al Moderno i racconti di Camilleri

Il Diavolo Certamente è lo spettacolo che Teatro Moderno ospiterà venerdì 20 e sabato 21 aprile alle ore 21.00 e domenica 22 alle ore 17.30.
Il caso, o il diavolo, ci mette lo zampino
Il viaggio notturno di un treno che da Palermo si dirige a Torino, nella carrozza 6, scompartimento 6 salgono 6 persone: quattro uomini e due donne. Nel corso del viaggio si scambiano delle esperienze e racconti di vita in cui il caso è a farla da padrone, o forse è il diavolo che ci mette lo zampino… Una divertente e misteriosa riflessione sulle coincidenze, sul caso o il destino che determinano le umane sorti.
Uno spettacolo tratto dai racconti di Camilleri
Sul palco del Moderno: Stefano Messina (che cura anche la regia), Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Claudia Bonome, Valerio Camelin della Compagnia Attori e Tecnici del Teatro Vittoria che porteranno in scena una mirabile trasposizione teatrale, a cura di Claudio Pallottini, di alcuni racconti di Andrea Camilleri. Una scrittura ironica, graffiante ma al tempo stesso carica di phatos e mistero.
Informazioni e biglietti
Per informazioni e prenotazioni è possibile chiamare il numero 346 97 73 339 o inviare un messaggio sulla pagina facebook del teatro Moderno.
 
 

Teatro Moderno, 20-22.4.2018
Il diavolo, certamente


 
 

Messaggero Veneto, 20.4.2018
Il commissario Montalbano "indagherà" anche a Pavia di Udine
Martedì 24 aprile la troupe tv di Raiuno girerà alcune scene a villa Beretta di Lauzacco. Da lunedì 23 a mercoledì 25 il set sarà anche a Cividale, a Venzone e a Premariacco

Pavia di Udine. Anche villa Beretta, a Lauzacco, gioiello architettonico risalente al 1800, diventerà sede delle indagini "friulane" di Salvo Montalbano, il commissario siciliano figlio della brillante penna di Andrea Camilleri e approdato in tv con la fortunata serie di fiction su Raiuno. Le riprese, in programa la prossima settimana, riguarderanno anche i Comuni di Cividale, Venzone e Premariacco.
In un primo tempo sembrava che la quarta sede prescelta fosse l'affascinante storica dimora di casa de Carvalho de Puppi a Villanova dello Judrio, in Comune di San Giovanni al Natisone, ma poi la produzione si è orientata sullo splendido edificio in Comune di Pavia di Udine.
Il palazzo è un significativo esempio di villa veneta in Friuli. Il complesso è costituito da un corpo padronale con ali rustiche convergenti, da due cortili e un giardino. Il lato posteriore si affaccia su un ampio parco. Nell'ala destra c'è una cappella gentilizia dedicata a San Nicola di Bari e affrescata dal conte Fabio Beretta (1829-1909).
Nella location sarà dunque girato un episodio della celebre serie televisiva del commissario Montalbano, che lascia Vigata per il Friuli per indagare su un caso di omicidio. L'episodio è tratto dal libro di Camilleri "L'altro capo del filo" e sarà girato tra lunedì e mercoledì tra Cividale, Venzone, Rocca Bernarda a Premariacco e, appunto, villa Beretta a Lauzacco.
La società di produzione Palomar, supportata dalla Film Commission regionale ha effettuato diversi sopralluoghi nella zona del Cividalese e ha scelto le sedi ritenute più opportune per valorizzare l'episodio tv.
In un primo tempo, come detto, si era pensato a casa de Carvalho de Puppi, rustico gentilizio tipicamente friuliano facente parte dei beni in decania e giurisdizione della famiglia de Puppi fin dal 15esimo secolo a capo di uno stabile, tuttora esistente, comprendente in dolce declivio i bassi di Villanova, ampia pianura agricola ancora integra con a sfondo le Alpi Giulie, più vicini i colli orientali, il Collio e poi il Carso.
L'edificio, cui si accede da un cortile abbellito da tradizionali gelsi, alcuni secolari, e da altre essenze, è di particolare interesse architettonico, inserito al Centro di catalogazione regionale di villa Manin e iscritto all'Associazione delle dimore storiche italiane e alla Associazione delle ville venete.In villa Beretta vedremo all'opera il noto attore protagonista Luca Zingaretti e i suoi colleghi in riprese che dovrebbero essere effettuate martedì.
La scelta di girare in piccoli centri del nostro Paese alcune delle fiction e serie tv più seguite d'Italia contribuisce a valorizzare territori poco conosciuti e favorisce il turismo di zone meno frequentate dalle masse. Così come è successo per Porto Empedocle e Santa Croce Camerina in Sicilia, sicuramente anche gli episodi ambientati in Friuli porteranno un ritorno d'immagine notevole per Cividale, Venzone, Premariacco e Pavia di Udine.
Alcuni episodi del commissario Montalbano hanno superato gli 11 milioni di telespettatori e anche gli ascolti delle repliche hanno numeri da fare invidia alle serie tv internazionali più famose.
Giorgio Mainardis
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 20.4.2018
Cesare Bocci: «Fino a 20 anni ho avuto paura, e poi…»
Si scatena a Ballando, sta per girare il nuovo Montalbano e a Sorrisi racconta la sua incredibile vita

[...]
E ora è pronto a ripartire per girare due nuovi episodi di «Il commissario Montalbano».
«Sì. Sarò sul set fino ai primi di luglio. Un episodio è tratto dal romanzo “L’altro capo del filo” e gireremo per la prima volta fuori dalla Sicilia, in Friuli. L’altro episodio è tratto dai racconti e si intitola “Un diario del ’43”».
Che clima si respira sul set, dopo tanto tempo?
«Meraviglioso. È sempre bello ritrovarsi. Sul set e… a tavola. La sera organizziamo delle super cene tutti insieme. E io sono sempre ai fornelli».
Sa cucinare?
«Sì, mi piace tanto. Mi sto specializzando in piatti siciliani come la “pasta ca’ muddica”. Ma per le nostre cene di set in genere vado sugli spaghetti con le vongole. L’ultima volta eravamo 28 persone: ho buttato giù tre chili di pasta…».
[...]
E con Mimì di «Il commissario Montalbano» come è andata?
«Circa 20 anni fa Daniela leggeva un libro e sentivo che rideva. Mi disse: “Te lo passo, è troppo divertente!”. Era “Il cane di terracotta” ed era la prima volta che leggevo Camilleri. Ho pensato: una versione televisiva sarebbe meravigliosa. Pochi giorni dopo la mia agente mi dice: “Ti hanno proposto un ruolo per un poliziesco: il commissario Montalbano”».
Era destino.
«Già. E da 20 anni sono Mimì…»
[...]
Stefania Zizzari
 
 

Corriere della Sera, 21.4.2018
L'intervista
Camilleri attore, monologo a teatro: «Montalbano? Io non lo amo»
«Il commissario mi ha dato fama e denaro, ma se fosse meno ricattatore sarei più contento». Lo scrittore è protagonista l’11 giugno al Teatro Greco di Siracusa

«Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia». Inizia così il monologo di cui è autore e protagonista Andrea Camilleri, in scena l’11 giugno al Teatro Greco di Siracusa. «Conversazione su Tiresia» si intitola lo spettacolo, con la regia di Roberto Andò, nell’ambito del 54° Festival dell’Inda.
Perché proprio Tiresia l’indovino?
«È una vecchia storia che mi intriga da tempo. Ben 63 autori, dai greci a oggi, si sono occupati di questo personaggio affascinante, manipolato nei secoli. Quattro tragedie contengono la sua vicenda e poi Eliot, Apollinaire, Primo Levi... persino Woody Allen lo fa apparire in un suo film, La dea dell’amore. La mia ricerca su di lui è un fiume inarrestabile: attraverso le epoche, è descritto nei modi più disparati, da dissoluto ermafrodita, che riusciva addirittura a godere di se stesso, ad allegoria di San Paolo. Nella mia conversazione solitaria in una tranquilla notte d’estate, nei panni di Tiresia dico al pubblico: volete sapere come sono stato stracangiato nei secoli?».
Il fascino dell’ambiguità?
«Direi della doppiezza: lui è stato compiutamente sia donna, sia uomo. Io racconto il destino di un protagonista letterario, che è stato esaltato e bistrattato: faccio il punto della situazione».
Una confessione anche personale?
«Certo! Lui è cieco come me. È l’elogio della cecità».
In che senso?
«Appena ho iniziato a perdere la vista, ho acuito gli altri sensi. Ho sempre fumato 80 sigarette al giorno e, quando ancora ci vedevo, avevo perso il gusto degli odori, dei sapori. Quando gli occhi si sono spenti, sono ritornati tutti insieme! Anche il tatto mi fa impressione per quanto è sensibile. Tiresia vede il futuro da cieco: poteva non piacermi recitare un ruolo del genere?».
Grazie a lui torna su un palcoscenico da attore.
«A circa 70 anni dalla mia prima apparizione. Ho fatto poco l’attore. A vent’anni recitai in uno spettacolo di Orazio Costa: facevo un piccolo ruolo, però la mia battuta era molto più lunga di quella che doveva dire Enrico Maria Salerno, e me ne vantavo».
Innumerevoli le regie teatrali, e tanto Pirandello.
«Ne ho messo in scena circa 40 opere: sono nato a 7 chilometri da Agrigento, proprio dov’è nato lui. Parafrasando Benedetto Croce, che diceva perché non possiamo non dirci cristiani, direi: perché non possiamo non dirci pirandelliani?»
Non solo regista, anche docente all’Accademia D’Amico e al Centro Sperimentale.
«Ricordo gli anni bollenti del ‘68, gli allievi cacciavano gli insegnanti dalle cattedre: mi si presenta una delegazione di studenti capeggiata da Gian Maria Volonté, all’inizio volevano far fuori pure me, poi fui l’unico dei docenti a essere tollerato».
Il successo di Montalbano se lo aspettava?
«Non cercavo il successo e mentre scrivevo il primo romanzo mi dissero: con la lingua che usi, chi vuoi che ti legga? Ora è tradotto in quasi quaranta paesi e la cosa è un po’ pesante. Non mi sono mai sentito un Simenon, un maratoneta che sforna romanzi a ripetizione con lo stesso personaggio. Sono al massimo un centometrista. E invece una ciliegia tira l’altra, da vent’anni. Sa una cosa? Non amo Montalbano. Non sono un ingrato, mi ha dato fama e denaro, ma se fosse meno ricattatore sarei più contento. Non è facile mantenere la vena creativa senza ripetersi».
Ricattatore?
«Il mio editore mi ripete che, pubblicando un nuovo romanzo su questo personaggio, riparte la vendita degli altri miei libri».
E poi le traduzioni: come si fa a esprimere in una lingua diversa quella di Vigata?
«Un incubo. Ogni tanto qualche traduttore mi chiama per concordare il senso di una frase e devo poi andarmi a rileggere il romanzo in cui l’ho scritta! I giapponesi traducono addirittura dal tedesco, figuriamoci cosa ne posa venir fuori: meglio non indagare».
Qualche rammarico?
«Nessuno: ho la fortuna di fare il lavoro che amo. Sono un privilegiato. Certo gli acciacchi avanzano, sono cieco e vabbè, qualche prezzo si deve pagare. Il cervello funziona, l’Alzheimer non mi preoccupa, lo temevo intorno ai 70 anni, ormai a 92 il pericolo è passato. Ma rabbrividisco all’idea di arrivare ai 100. Gesù! A un traguardo del genere si può arrivare solo come un lombrico superstite. Per fortuna c’è la famiglia: sono 61 anni che sto con la stessa donna, Rosetta, che se non la vedo per mezza giornata, mi manca e poi i figli, i nipoti...».
Deve essere una moglie speciale: sopportare un Camilleri per 61 anni...
«E pure un giudice spietato: è la prima a leggere i miei libri, temo più il suo giudizio che quello dei critici».
Un sogno irrealizzato?
«Non è forse un sogno folle quello di tornare in palcoscenico dopo 70 anni? Mi accompagnerà per mano un bambino, per evitare che inciampi raggiungendo il proscenio. Meno male che sono cieco!».
Perché?
«Tanti anni fa, ero l’aiuto regista di Costa per uno spettacolo, proprio al Teatro di Siracusa, con Massimo Girotti che, poco prima dell’inizio, sparisce. Lo vado a cercare preoccupato e lo trovo che stava vomitando in camerino. Mi disse: ho fatto la fesseria di spiare da dietro le quinte la platea, ho visto migliaia di occhi, mi sono spaventato. Io per fortuna non vedrò nessuno. E poi l’importante è non prendersi sul serio. Una massima di Montaigne dice: ricordati che più in alto sali, sempre più culo mostri».
Emilia Costantini
 
 

La Sicilia, 21.4.2018
Scritti di ieri
Camilleri, l'ultimo dei pensatori siciliani
La rigogliosa vena della letteratura siciliana si è essiccata col passare degli anni. Forse la colpa è della tecnologia

L'altra sera c'è stata una strepitosa intervista di Andrea Camilleri a "Carta bianca", la trasmissione che Bianca Berlinguer conduce molto bene su Rai3. Nonostante i suoi ultra novantanni e il fatto che non ci veda più, ha dato una eccezionale lezione di saggezza e di profonda umanità. Un personaggio straordinario che vale molto di più degli sceneggiati realizzati in base ai suoi racconti, e forse più dei suoi stessi libri che inizialmente gli editori gli tiravano dietro prima che cominciasse a diventare famoso. Il mondo è fatto così, quando pratichi le arti, sia pittura e scultura, sia scrivere, all'inizio ti trattano con sufficienza, ma appena hai un briciolo di notorietà sono subito pronti a sfruttarti lanciandoti sul mercato.
Camilleri è un orgoglio di questa terra, ma a quanto pare sembra destinato ad essere l'ultimo, perché gli altri grandi pensatori sono tutti morti da tempo e non ne sono nati di nuovi con la stessa statura. Non solo non ci sono più i Brancati, i Vittorini, gli Ercole Patti, ma se ne sono andati anche quelli più vicini a noi nel tempo, parlo soprattutto di Leonardo Sciascia e di Gesualdo Bufalino quasi contemporanei tra di loro, e tutti e due venuti fuori dai paesi interni, il primo da Racalmuto e l'altro da Comiso (con lo scrittore agrigentino che ebbe il merito di scoprire quello ibleo).
Sciascia scriveva della realtà del nostro tempo e aveva una forte passione politica, Bufalino era un finissimo esegeta che usava l'Italiano con infinita maestria. L'uno e l'altro erano delle guide spirituali, quando leggevi i loro libri ne uscivi con la testa piena di idee e con un misto di fiducia e di orgoglio.
Un giorno chiesi allo scrittore di Comiso: «Come mai non affronta problemi politici come fa il suo amico Leonardo?». E lui: «Siamo di una pasta diversa, lui parla della vita e della politica, io seguo il corso delle nuvole, non posso diventare come lui».
La letteratura italiana è fondata sugli scritti degli autori siciliani, ma la vena si è essiccata con il passare degli anni. Credo che la colpa sia di Whatsapp, di Internet e di tutte le altre diavolerie telematiche. Fatto sta che è diventato difficile anche usare la biro. Accidenti.
Tony Zermo
 
 

Siciliainformazioni, 21.4.2018
Camilleri: “Conversazione su Tiresia” un monologo per il 54esimo festival del teatro greco di Siracusa

“Avrei voluto parlar a lungo di qualche argomento che interessasse tutti ma la sopravvenuta cecità m’impedisce una pluralità di cose, la più grave è quella di non potere più vedere la bellezza femminile”, disse Camilleri in occasione dell’ultimo conferimento di laurea honoris causa, in Lingue e letterature moderne europee e americane da parte della Facoltà di Studi Umanistici di Cagliari, nel 2013 [In realtà l'ha detto in occasione del conferimento del titolo di Professore Emerito honoris causa da parte dell'Università Tor Vergata di Roma, il 12 aprile 2018].
Al 54esimo Festival del teatro greco di Siracusa, l’11 giugno prossimo, Camilleri, divenuto completamente cieco, reciterà un monologo di cui è autore e protagonista, “Conversazione su Tiresia”, con la regia di Roberto Andò.
“Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità.”
Andrea Camilleri sceglie Tiresia e quel che di questo personaggio ci ha trasmesso la letteratura, la filosofia, la poesia, e lo elegge a pretesto – come già fece Borges con molti dei suoi temi prediletti – per investigare un pensiero da cui estrarre tracce, o prove, della sua vita precedente. Le infinite manipolazioni subite da questa straordinaria figura attraverso epoche e generi, costituiscono per Camilleri uno specchio in cui riflettersi, e attraverso cui rileggere il senso ultimo dell’invenzione letteraria.
L’indovino che compare nell’Odissea, il profeta reso cieco da Giunone (o da Atena?) punito perché rivelava i segreti degli dei, è il protagonista di questa conversazione solitaria in cui Camilleri, meditando ad alta voce sulla cecità e sul Tempo, sulla memoria e sulla profezia, parlerà di sé e del suo viaggio nella vita e nella Storia.
Perché proprio Tiresia, l’indovino? Racconta Camilleri con la sua lentezza meravigliosa che Tiresia possiede il fascino dell’ambiguità, della doppiezza: è stato compiutamente sia donna, sia uomo. “Io racconto il destino di un protagonista letterario, che è stato esaltato e bistrattato: faccio il punto della situazione”. Tiresia è cieco come lo è diventato ultimamente Camilleri, e in questo elogio della cecità sembra volerci mettere a parte del suo “cambiamento” in cui riesce a trovarci del positivo, quasi si trattasse di un dono sopravvenuto e inatteso: “Appena ho iniziato a perdere la vista, ho acuito gli altri sensi. Ho sempre fumato 80 sigarette al giorno e, quando ancora ci vedevo, avevo perso il gusto degli odori, dei sapori. Quando gli occhi si sono spenti, sono ritornati tutti insieme! Anche il tatto mi fa impressione per quanto è sensibile. Tiresia vede il futuro da cieco: poteva non piacermi recitare un ruolo del genere?”
D’altronde Camilleri ha sempre scritto da regista, sub specie theatri, con il rumore di fondo della narrativa, ed è fuori di dubbio che abbia sempre presente la misura scenica e i suoi riferimenti durante il processo di scrittura. La presenza di citazioni velate o dichiarate da scrittori come De Filippo o Pirandello sono disseminate un po’ ovunque perché Camilleri non sa fare altrimenti: evidentemente fanno parte del suo inconscio letterario, della sua psiche di scrittore. Infine, la stessa scrittura come atto potrebbe essere letta come rappresentazione scenica. In un piccolo ed interessante scritto intitolato “Luogo di lavoro”, Manganelli usa lo stanzino e il palcoscenico come due modi di definire la condizione contraddittoria di chi scrive e dove la scrittura vi viene celebrata come una rappresentazione scenica e teatrale, condotta con gesti poveri e ripetitivi. Altri lavoratori sembrano maggiormente consapevoli della natura puramente rappresentativa dei loro gesti; lo scrittore invece è convinto della veridicità dei suoi movimenti ed è ignaro della loro vis teatrale:
“Sto scrivendo il testo che a qualcuno accadrà di leggere; e mi accorgo che questo mio scrivere non è, propriamente, scrivere, ma eseguire gesti e movimenti, variamente ritmati, in uno spazio delimitato; questo spazio poi dovrebbe, anzi lessicalmente è la mia scrivania, immersa nel consueto spaurito disordine, in una caotica vessazione; ma sarà bene che io mi renda conto che non tanto di scrivania si tratta, ma di palcoscenico, di spazio scenico, di luogo deputato ad eventi sostanzialmente teatrali, il teatro del lavoro. La scrittura è quindi per il consapevole Camilleri il mezzo a disposizione del suo essere il perfetto “tragediaturi” siciliano.
A chi gli domanda se si fosse mai aspettato il successo planetario di Montalbano, risponde: «Non cercavo il successo e mentre scrivevo il primo romanzo mi dissero: con la lingua che usi, chi vuoi che ti legga? Ora è tradotto in quasi quaranta paesi e la cosa è un po’ pesante. Non mi sono mai sentito un Simenon, un maratoneta che sforna romanzi a ripetizione con lo stesso personaggio. Sono al massimo un centometrista. E invece una ciliegia tira l’altra, da vent’anni. Sa una cosa? Non amo Montalbano. Non sono un ingrato, mi ha dato fama e denaro, ma se fosse meno ricattatore sarei più contento. Non è facile mantenere la vena creativa senza ripetersi». Eppure nessun personaggio rappresenta fortemente Camilleri quanto Montalbano. Montalbano è il teatrante ideale, è un uomo d’ingegno, dalla vasta cultura letteraria (si potrebbe compilare un ampio lavoro critico circa la “biblioteca” del commissario siciliano) e, cosa più importante, è un individuo che di continuo e in maniera criticamente costruttiva affronta le sue crisi personali (il passare degli anni, gli epifanici sogni).
Uomo di grande e ironica saggezza, Camilleri è scrittore amatissimo perché svela con semplicità ingenua il retroscena della vita di chi ha la fortuna di fare il lavoro che ama, la consapevolezza di essere un privilegiato. “Certo gli acciacchi avanzano, sono cieco e vabbè, qualche prezzo si deve pagare. Il cervello funziona, l’Alzheimer non mi preoccupa, lo temevo intorno ai 70 anni, ormai a 92 il pericolo è passato”.
Di questo monologo teatrale Camilleri ci dice che rappresenta per lui un sogno realizzato e folle, quello di tornare in palcoscenico dopo 70 anni; sarà accompagnato per mano da un bambino, per evitare che inciampi e questo, pare lo renda molto felice: ” meno male che sono cieco!”, è la sua battuta nuova, dopo quella con la quale chiude ogni intervista, discussione, o dialogo: “l’importante è non prendersi sul serio”.
Cettina Vivirito
 
 

La Repubblica, 22.4.2018
Donne oltre l'orlo
A quasi 15 anni dal debutto riecco le Mitipretese e le tre storie che hanno segnato la loro piccola (grande) storia: rigorosamente al femminile
TITOLO: ROMA ORE 11
AUTORE: ELIO PETRI
REGIA: MITIPRETESE
DOVE: ROMA, TEATRO VASCELLO
QUANDO: DAL 23 AL 26 APRILE

Quando siete felici fateci caso. Quando quattro donne, quattro artiste, quattro grandi attrici decidono, poco più che ragazze, di continuare sì a fare le loro luminose e difficili carriere con i grandi registi di teatro, ritagliandosi però uno spazio per fare teatro loro sole, senza nessuno che dica come e quando, ora alza la voce ora solleva le braccia ora fai più piano, ecco, quando questo accade segnatevelo. E quando, quasi quindici anni dopo, le ritrovate donne adulte ancora lì, insieme, a dirigere se stesse e immaginare il futuro come cosa loro e cosa vostra: godetevi lo spettacolo. Fra tante storie di donne di grandi tormenti, rivalità, femminili rivendicazioni, questa è la storia piccola delle Mitipretese, una parola sola.
Pretese miti, passo costante, tenacia e condivisione.
Se le vedi insieme, se le ascolti parlare dei loro progetti Sandra Toffolatti, Alvia Reale, Manuela Mandracchia e Mariángeles Torres sembrano una famiglia. Così diverse, così sorelle. È successo tutto, in questi quindici anni — le città gli amori i figli le vite — tutto ma non abbastanza per spegnere quel bisogno di cura, autonomia, ascolto reciproco, ricerca.
E così, come quando si fa un passo indietro per prendere la rincorsa e saltare più in alto, prima di partire con un nuovo progetto insieme a Lucia Calamaro, in autunno, le Mitipretese riprendono da dove sono partite, nel 2006: rimettono in scena i loro primi tre spettacoli, riavvolgono il nastro. Storie di donne, naturalmente.
[...]
L'ultima storia, Festa di famiglia, è una magia che Andrea Camilleri ha generato dai testi di Pirandello.
Solo e sempre le sue parole, sorprendenti, cucite a raccontare quanta sopraffazione e quale violenza si possa scatenare in famiglia. In ogni famiglia. Per il sessantesimo compleanno della madre, le tre figlie a festeggiarla. Senza mai perdere il sorriso, mai, nel dolore. Senza mai dimenticare quanta tenacia, ostinazione, quanta sempre nuova e appassionata dedizione servano a trovare il tempo rubato che nell'arte, come nell'amore, genera la luce che illumina e fa vivere il resto.
Concita De Gregorio
 
 

Salernonotizie, 23.4.2018
Pensieri sparsi nel primo caldo quasi estivo

[...]
C come Camilleri. Andrea Camilleri, a 92 anni e dopo venti anni di successi letterari, scopre di odiare Montalbano. E’ vero – dice – che il personaggio mi ha dato fama e ricchezza ma è così ingombrante da farmi sentire sotto ricatto. Sellerio costringe benevolmente l’Autore a produrre almeno un Montalbano all’anno, che finirà poi in sceneggiatura per i filmati con Zingaretti che pure si sente fagocitato da Montalbano.
L’editore sostiene che ciascun nuovo Montalbano rilancia la collana precedente con vendite per milioni di copie complessive e traduzioni in quaranta lingue. Come si traduca il vigatese in giapponese, bisognerebbe chiederlo al Signor Suzuki. Prima di Camilleri altri autori hanno odiato i loro personaggi di punta.
Georges Simenon scriveva i romanzi di Maigret a ritmo di fabbrica, mandò in pensione il Commissario per richiamarlo in servizio a furor di lettori. Alcuni critici sostengono che il “vero “ Simenon è quello che non scrive di Maigret. Sarà, ma l’altro Simenon lo leggono davvero in pochi.
[...]
Cosimo Risi
 
 

L'Opinionista, 23.4.2018
Montalbano, l’eterno ritorno dell’identico

Il commissario Montalbano è una certezza. Ogni volta che lo vediamo tornare in libreria o in TV, ritroviamo lo stesso piccolo mondo, antico e contemporaneo insieme, che oscilla con ipnotica regolarità tra due poli opposti: realtà e finzione, passato e presente, modernità e tradizione.
Nate dalla prolifica penna di Andrea Camilleri, sempre presente in video a introdurle, le storie seguono lo stesso ritmo cadenzato, ogni volta nuove e originali eppure ogni volta prevedibili e rassicuranti. Noi spettatori stiamo tranquilli perché sappiamo che alla fine il commissario saprà trovare il bandolo della matassa e risolverà l’ennesimo crimine compiuto nella piccola Vigata, simbolo di una Sicilia immaginaria. Non ci stupiamo se quel paesino minuscolo e apparentemente senza tempo è teatro di un numero incredibile di atti criminali: omicidi, stupri crimini di mafia, rapimenti.
Del paese e della sua vita vediamo poco, ma non importa: la casa di Montalbano, il commissario e pochi altri luoghi ricorrenti costruiscono la cornice entro la quale adoriamo vedere all’opera l’intuito brillante di aiutanti e amici: il suo vice Mimì Augello, l’agente-macchietta Catarella, l’ispettore Fazio.
Non ci sono antieroi, qui. Il protagonista non soffre tormenti interiori, non ha una moralità discutibile né imperfezioni psicologiche: Montalbano è un eroe a tutto tondo, positivo, virtuoso, sempre dalla parte giusta. Rimette le cose a posto, a Vigata, con il suo fare un po’ teatrale e un po’ guitto, tra un romanticismo d’alt e malcostume politico.
Con gli ultimi episodi del 2018, “La giostra degli scambi” e “Amore”, la corazzata Montalbano è giunta alla dodicesima stagione. Esempio quasi unico nel panorama della fiction nazionale, propone una formula seriale singolare: sugli schermi prima di Raidue e poi, visti gli ascolti stellari, di Raiuno, in 19 anni si sono succeduti solo 32 episodi. Due all’anno, a volte quattro, con pause anche di tre anni da una stagione all’altra. Non solo non esistono antieroi: per descrivere la struttura di Montalbano non serve neppure il lessico ormai consolidato della serialità contemporanea. Le parole “stagione” o “episodio” non hanno lo stesso significato che si applica anche ad altre recenti produzioni di Raiuno oltre che ai titoli statunitensi. Si tratta di veri e propri film autonomi, senza connessioni e continuità tra l’uno e l’altro.
Non c’è evoluzione, nei personaggi e nel mondo di Montalbano. La Sicilia è sempre la stessa, il commissario non invecchia, guida sempre la stessa Punto che era già fuori moda nel 1999 all’inizio della serie. Anche la sua relazione sentimentale con Livia oscilla senza evolvere: ogni tanto uno screzio, una tensione, una lite. Ma tutto resta, gattopardescamente, com’è. L’attesissima nuova “stagione” è stata pubblicizzata a colpi di trailer che mettevano in scena il matrimonio tra i due eterni fidanzati. Ma nell’episodio il matrimonio non è avvenuto e i due protagonisti sono tornarti tranquillamente al punto di partenza. La volontà di non intaccare gli ipnotici equilibri dell’universo di Montalbano si manifesta persino nel tentativo di non far entrare la realtà nella dimensione sospesa di Vigata: in quest’ultima stagione è assente uno dei caratteristi più amati, il patologo Pasquano. L’attore Marcello Perracchio è mancato nell’estate 2017. La sua assenza nella fiction è stata appena accennata, come se fosse andato in vacanza: la scomparsa non è stata dichiarata.
La potenza narrativa di Camilleri ha incontrato un modello seriale classico e senza sorprese, creando un universo in cui è facilissimo entrare in qualunque momento, senza dover sapere cosa è successo prima. Non c’è nulla di complicato, in Montalbano: lo spettatore non deve faticare, deve solo abbandonarsi alla ritmica, potente bracciata del commissario-nuotatore che lo accompagna sicuro verso la soluzione di ogni enigma, attraverso una galleria di tipi umani e con quel linguaggio che ormai è entrato nel cuore e nella quotidianità dei quasi dieci milioni di spettatori che seguono ogni puntata: dal “Montalbano sono” al siciliano-italiano di tante parole ormai parte del lessico comune,, dai “cabbssisi” al “nirbuso” alle “farfantarie”.
É la ripetizione la chiave di volta del modello seriale di Montalbano, quella ripetizione che fin da bambini ci rassicura perché sa creare un universo famigliare, in cui possiamo accomodarci senza sorprese per farci raccontare, ancora e ancora, la stessa favola prima di dormire.
Pino Ezio Beccaria
 
 

RagusaNews, 23.4.2018
Primo giorno di riprese per Montalbano. A Vigata? No, in Friuli
Il 27 aprile la troupe sarà a Scicli, per l'inizio delle riprese in un'altra località immaginaria. Vigata.

Cividale del Friuli - Un allontanamento momentaneo e volontario da Vigata. Il commissario Montalbano lascia la Sicilia e va in trasferta in Friuli per una misteriosa indagine. Primo ciak delle due nuove puntate oggi, Un diario del 43, e L'altro capo del filo. In terra friulana Luca Zingaretti indaga su un difficile caso di omicidio. Nella trama (come anticipa Tv Sorrisi e Canzoni uscito in edicola mercoledì 10 aprile) Montalbano è sulle tracce di una lettera misteriosa, e si ritrova a indagare nell’immaginario borgo di Bellosguardo. Si tratta di un luogo creato dalla fantasia degli autori, un mix tra Cividale e Venzone, con il fiume Natisone e il ponte del Diavolo che avranno un ruolo importante nello svolgersi delle indagini. Il 27 aprile la troupe sarà a Scicli, per l'inizio delle riprese in un'altra località immaginaria. Vigata.
 
 

Il Giornale, 24.4.2018
Montalbano tratta coi boss. Ora processate anche lui

La trattativa? C'è stata. L'investigatore si è addirittura recato di persona a casa del capo dei capi e l'ha convinto a consegnare spontaneamente un omicida.
Sappiamo persino che parole ha usato: «Vi sputtanerò tanto che non saprete più dove ammucciarvi per la vrigogna. Basterà che dica come sono andate le cose e voi avrete perso il rispetto di tutti. Perché dirò che nella vostra famiglia non c'è obbedienza, che regna l'anarchia». Trattasi di chiarissima trattativa Stato-mafia, ma non di quella deformata dall'incredibile sentenza di Palermo, ma di una trattativa tutta letteraria. L'investigatore in questione è il celebre commissario Montalbano che, nelle sue indagini letterarie raccontate da Andrea Camilleri e anche nella trasposizione televisiva interpretata da Luca Zingaretti (foto), si reca una puntata sì e una no nella grande villa di don Balduccio Sinagra, l'immaginario capo dell'omonima e potentissima cosca. Al pm Nino Di Matteo probabilmente basterà questo per arrestare il personaggio di fantasia amato da milioni di italiani. Del resto, a carico del generale Mario Mori c'è molto meno. Si cita spesso nei resoconti più manettari del processo, la richiesta dell'allora capo del Ros dei carabinieri a Ciancimino: «Ma non si possono incontrare queste persone?», con riferimento ai boss. Niente in confronto alle articolate trattative tra Montalbano e Sinagra. Il commissario, come Mori, mantiene la schiena dritta, non fa favori, non fa nulla di illegale ma si confronta con un nemico tentacolare perché sa che non può farne a meno, se vuole fare giustizia in modo efficace, in una terra in cui don Balduccio è Stato. Quegli incontri, certo, sono «irregolari» ma il fatto che Montalbano sappia gestirli senza svendere lo Stato ne fa un grande poliziotto nell'immaginario comune di milioni di italiani. C'è però un questore pedante e ottuso, attento solo ai risvolti politici, che lo ostacola. Vi ricorda qualcuno?
Giuseppe Marino
 
 

Affaritaliani.it, 24.4.2018
Ascolti Tv: Montalbano straccia Grande Fratello (e fa il doppio di spettatori)
Montalbano in replica si conferma re dell'Auditel e supera il Grande Fratello, doppiandolo per numero di spettatori. Bene Report

Gli ascolti Tv e i dati Auditel di lunedì 23 aprile vedono la vittoria di Rai1 con Il Commissario Montalbano.
L'episodio in replica interpretato da Luca Zingaretti e dal titolo Il Gioco delle Tre Carte ha conquistato 6.385.000 spettatori pari al 27.11% di share.
[...]
 
 

Messaggero Veneto, 24.4.2018
Il commissario Montalbano sul set di Venzone

Luca Zingaretti, in arte Salvo Montalbano, sta girando in Friuli due nuove puntate della celebre serie legata al commissario siciliano. Martedì 24 aprile la troupe è stata impegnata a Venzone
Cliccare qui per la galleria fotografica
 
 

iMagazine, 24.4.2018
Riprese in corso in questi giorni
Al commissario Montalbano il sigillo di Venzone
Luca Zingaretti e il regista Alberto Sironi omaggiati in municipio. Prosegue la registrazione della nuova puntata della serie tv

Continuano le riprese in Friuli del "Commissario Montalbano". La troupe si è spostata oggi dal cividalese a Venzone, dove il sindaco Fabio Di Bernardo ha voluto consegnare il sigillo della Comune a Luca Zingaretti e al regista Alberto Sironi.
Quest’ultimo ha colto l’occasione per ringraziare tutti friulani per la disponibilità e gentilezza dimostrata in questi giorni, dalla cittadinanza alle amministrazioni che hanno ospitato la produzione, lodando la cura del paesaggio e la bellezza degli scenari naturali.

 
 

Messaggero Veneto, 24.4.2018
Tutti cercano Montalbano, ma il commissario a Cividale non si vede
In Borgo Brossana le riprese con la squadra della serie tv. Ancora due giorni per sperare di incontrare Luca Zingaretti

Cividale. Si muove nel verde della forra del Natisone la squadra del commissario Salvo Montalbano (per ora orfana, però, del suo leader), che per la prima volta nella storia della seguitissima serie tv tratta dai romanzi di Andrea Camilleri ha lasciato la Sicilia per proseguire al Nord una delicata indagine.
Lo scenario è bucolico: siamo alla fine dell'abitato di borgo Brossana, dove una stradina sterrata immersa fra piante di acacia permette di raggiungere il greto del fiume, su quella spiaggia che i cividalesi ancora associano al nome di Olivo, il poeta del Natisone.
Sarà questo scorcio, accompagnato da qualche altra perla cittadina, a comparire in una delle nuove storie della "saga" abituata ai record di spettatori. Ciak di periferia, dunque, sfuggito ai più (che aspettavano Luca Zingaretti e troupe in centro storico) per la location marginale rispetto al cuore dell'abitato.
Voci di presunte apparizioni del commissario si erano diffuse già domenica, durante l'affollatissimo mercatino "Il baule del diavolo" (dove qualcuno è convinto di aver visto aggirarsi il noto attore), ma le attività sono invece iniziate ieri pomeriggio in tutt'altro contesto, appunto, comunicato quasi all'ultimo dall'organizzazione al municipio, che ha provveduto a chiudere al traffico la parte conclusiva di via Borgo Brossana, fino all'incrocio con via Michele Leicht.
E nel cast mancava proprio lui, Montalbano la star, alla fine non impegnato in questo specifico ciak. Aspettative deluse, dunque, per i cividalesi meglio informati (pochi, in realtà), che si sono spinti fino sul perimetro dell'area off limit nella speranza di intercettare il proprio idolo o comunque di seguire a distanza i lavori. Impossibile intrufolarsi, rigore assoluto da parte dei sorveglianti.
Da raccontare, così, non c'è molto sulla prima delle tre giornate di riprese; e difficile è pure fornire spunti sul prosieguo, perché scaletta e tempistiche sono riservatissime. Chance di ribalta televisiva dovrebbero aprirsi pure per altri angoli locali, sia cittadini (ponte del Diavolo e zona tempietto longobardo-monastero di Santa Maria in Valle) che non, come nel caso della Rocca Bernarda di Ipplis e del ponte romano di Premariacco, ma date e orari dei ciak restano, come detto, un mistero. Idem per Venzone, che dovrebbe rientrare nell'elenco delle location.
«Quel che conta - dice la vicesindaco Daniela Bernardi, tirando le somme - è che Cividale ha potuto beneficiare di un'occasione preziosissima, guadagnandosi un'opportunità di ribalta nazionale. Ho colto in tanti concittadini un grande senso di orgoglio».
Lucia Aviani
 
 

La Sicilia, 24.4.2018
Il commissario Montalbano legge La Sicilia

Un scena tratta dal film del commissario Montalbano "Il gioco delle tre carte" andata in onda su Rai Uno il 23 aprile scorso in cui Zingaretti legge il nostro giornale, che anche nella fiction più amata dagli italiani si conferma il principale strumento d'informazione in Sicilia.
Cliccare qui per il video
 
 

Il Messaggero, 24.4.2018
10 domande a
Manuela Mandracchia

Manuela Mandracchia, classe 1970, festeggia 10 anni di vita della compagnia Mitipretese, assieme alle sue compagne di teatro Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres, protagoniste e registe di "Roma ore 11", "Le Troiane" e "Festa di famiglia": fino al 6 maggio al Teatro Vascello.
[..]
In "Festa di famiglia" avete collaborato con Camilleri.
«Ci ha aiutato su Pirandello. Mentre lavoravamo, ci diceva: "se queste cose che ho scritto io non vanno bene, tagliatele". Che umiltà!».
Katia Ippaso
 
 

Il Piccolo, 25.4.2018
Montalbano sbarca a Venzone
Ieri le riprese con Luca Zingaretti in un set blindato, oggi a Udine

Udine. Tre giorni di riprese in Friuli Venezia Giulia per “Il commissario Montalbano”, tra i personaggi più popolari della televisione e della letteratura contemporanea, nato dalla fantasia di Andrea Camilleri e campione di incassi delle passate stagioni di programmazione Rai.
Come prevede la trama del romanzo “L’altro capo del filo”, da cui è tratto il nuovo episodio della fiction, il commissario ha fatto tappa in regione a caccia di indizi, lasciando - come sempre con una certa reticenza - l’amata Sicilia per una rapida visita a Bellosguardo, località di fantasia (come lo è Vigata) ricostruita per l’occasione in diverse località del territorio friulano. Primo ciak lunedì scorso, in un set blindatissimo a Rocca Bernarda, nel cividalese, per poi spostarsi sul Natisone. Mentre ieri, la troupe, che ha coinvolto anche una quindicina di maestranze locali impiegate in vari reparti, si è recata nel centro di Venzone. Già poco prima di mezzogiorno, sulla piazza, almeno un centinaio di curiosi si sono affacciati ordinatamente, sperando di scorgere, seppure a distanza, il volto di Luca Zingaretti, guardato a vista dagli uffici stampa impegnati nella tutela del riserbo più assoluto. Otto ore di lavorazione, si è girato sia in esterni che in interni, compresa la chiacchierata scena al ristorante, quella in cui Montalbano, seduto al tavolo in preda a un irrefrenabile “pititto” , ordina un improbabile “frico e jota”, scelta poco credibile che aveva colpito i lettori già all’epoca dell’uscita del romanzo.
Per questa particolare sequenza, però, il regista della serie Alberto Sironi si è concesso una piccola licenza, cambiando il menù, che ha trasformato l’ordinazione in un più plausibile e friulano “frico e polenta”.
Nel pomeriggio, durante una pausa dal set, sia Zingaretti che Sironi hanno fatto visita al sindaco di Venzone Fabio Di Bernardo, che ha voluto celebrare il set in paese consegnando loro il sigillo comunale. Al termine della breve cerimonia, Sironi ha desiderato ringraziare “per la disponibilità e gentilezza dimostrata in questi giorni dalla cittadinanza e dalle amministrazioni che hanno ospitato la produzione, lodando la cura del paesaggio e la bellezza degli scenari naturali”. Ultima giornata di lavorazione, oggi, all’interno di un’abitazione privata nella città di Udine. Mentre le indagini del commissario proseguiranno in altri lidi, è atteso a breve, a Trieste, l’inizio delle riprese della seconda stagione de “La Porta Rossa” e di “Un bel posto per morire”. A riprova del fatto, come sostiene la Film Commission Fvg, che la nostra regione si candida a diventare una piccola capitale del noir italiano.
Beatrice Fiorentino
 
 

ragusah24.it, 26.4.2018
Montalbano torna nella sua Vigata, a Scicli c'è già aria di set

Ciak, si gira! Mentre i nuovi provini per le comparse immancabilmente hanno richiamato migliaia di persone, la troupe del Commissario Montalbano torna in terra iblea, a Scicli nello specifico, da domani 27 aprile. Le riprese si protrarranno fino al 3 maggio, come rivela questo divieto di sosta apparso ieri sera nel cuore della cittadina barocca, sede del commissariato più famoso della tv italiana. Anche così ci si prepara al meglio ad accogliere il nutrito staff che i ragusani hanno ormai imparato a conoscere bene.
Le riprese per i nuovi episodi, in realtà, sono iniziate già da qualche giorno ma, per la prima volta nella sua storia, fedeli al volere di Andrea Camilleri e al suo romanzo “L’altro capo del filo”, si è partiti non dalla Sicilia ma dal Friuli. A portarlo dalla parte opposta dello Stivale non poteva che essere la nordica compagna Livia che ha chiesto al suo Salvo di accompagnarla nell’immaginario borgo di Bellosguardo per prendere parte alla cerimonia di rinnovo di promessa di matrimonio di due suoi amici. Nel corso di questo viaggio non mancheranno gli spunti di riflessione sul caso che lo attende al rientro nella sua Vigata, vale a dire l’omicidio di una giovane sarta di nome Elena. Sullo sfondo un dramma che la provincia di Ragusa, e la Sicilia tutta, conosce bene: gli sbarchi dei migranti.
Prodotti, come sempre, dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, i nuovi episodi dovrebbero andare in onda nei primi mesi del 2019.
Valentina Frasca
 
 

Panorama, 27.4.2018
Libri
10 libri di successo in uscita a maggio 2018
Dalla nuova indagine di Montalbano firmata Andrea Camilleri alle poesie inedite di Agota Kristof al ritorno di Paolo Giordano

[...]
2) Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri
Una nuova indagine per il commissario Montalbano. Andrea Camilleri inventa storie e personaggi e li fa recitare fra quinte teatrali di cui è regista. C'è un morto ammazzato ma la scena del crimine ha qualcosa di strano che sa di teatro. Ed è proprio il teatro il protagonista del romanzo Il metodo Catalanotti. La vittima, Carmelo Catalanotti, aveva una vera passione per le scene e dedicava tutto il proprio tempo alla regia di drammi borghesi. In libreria dal 31 maggio.
Andrea Camilleri
Il metodo Catalanotti
Sellerio Editore Palermo
264 pagine
[...]
Simona Santoni
 
 

Scicli Video Notizie, 27.4.2018
Il commissario Montalbano torna a ‘girare’ in città. Scicli baciata ancora dal cineturismo
In mattinata numerose le presenze turistiche

Scicli – Salvo Montalbano è tornato in città. Una mattinata ventosa di fine aprile, nel corso della quale, Scicli ha fatto registrare nuovamente un’alta affluenza di turisti e visitatori corsi in gran numero per assistere all’inizio delle nuove riprese de “Il Commissario Montalbano”. Ancora una volta il maggior afflusso turistico si è registrato in via F.M Penna. Occhi e smartphone puntati verso il commissariato più famoso d’Italia in trepida attesa di scorgere e immortalare i volti degli attori della fiction di punta della prima serata di Rai 1, su tutti Luca Zingaretti, spuntare dalla penombra del portone principale di Palazzo Palle.
I primi ‘ciak’ di stamani hanno interessato i locali dell’ex Camera del Lavoro dove sono state registrate alcune scene all’interno del Commissariato di Vigata.
La colonnina delle presenze turistiche della città cremisi è destinata ad innalzarsi anche nei prossimi giorni. Tanti i visitatori preannunciati nel ponte del primo di maggio. Intanto nel pomeriggio di oggi e nella giornata di domani si continueranno a girare le scene della prossima stagione de ‘Il commissario Montalbano’.
 
 

Ragusa Oggi, 27.4.2018
Montalbano sono. Folla di curiosi a Scicli per il ritorno del commissario e i primi ciak

Tanta curiosità e una calca di curiosi per il ritorno a Scicli della troupe della Palomar per girare i nuovi episodi de “Il commissario Montalbano”.
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TVSerial, 27.4.2018
Il Giovane Montalbano repliche: quando e dove vederle [VIDEO]
Quando e dove vanno in onda gli episodi del prequel de Il Commissario Montalbano? Scopri Il Giovane Montalbano repliche!

Il Giovane Montalbano repliche estive: quando e dove vederle
Tornano anche quest’anno le consuete repliche estive de Il Giovane Montalbano, la fiction spin off de Il Commissario Montalbano.
Gli episodi del prequel della serie sul Commissario di Vigata, tratta dai romanzi di Camilleri, andranno in onda in replica ogni domenica per tutta l’estate.
Ancora non ci sono notizie precise riguardo la data d’inizio precisa delle repliche di Montalbano ma sicuramente andranno di pari passo con le repliche di Don Matteo annunciate dalla Rai.
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Marika Del Zotti
 
 

Bulgaria-Italia, 30.4.2018
Sofia: Andrea Camilleri e la “Notte della Letteratura”

La "Notte della Letteratura" è un evento internazionale che si volgerà in Bulgaria allo scopo di diffondere gli autori europei contemporanei. La settima edizione si terrà mercoledì 9 maggio dalle ore 18 alle ore 22 in dodici città bulgare. Ogni mezz'ora si leggeranno brani da venti libri europei pubblicati dopo l'anno 2000 e tradotti in bulgaro. La novità di questo anno è che per prima volta si leggeranno anche autori bulgari tradotti in varie lingue europei.
Tra i libri selezionati vi è "La pazienza del ragno" di Andrea Camilleri. Una metafora del presente, temi scottanti di attualità riportati nella realtà di un personaggio tanto noto quanto immaginario: il Commissario Montalbano. Lettura a voce alta di un giallo senza delitti e spargimenti di sangue. Con questo testo, già tradotto in bulgaro l'Istituto Italiano di Cultura prosegue questa maratona di lettura.
Legge la dott.ssa Veselina Raeva, docente dell'Accademia di Teatro e Cinema di Sofia.
L'appuntamento è dalle 18:00 alle 20:00 presso Màtzalo in via Parchevich, 48.
 
 

 


 
Last modified Monday, May, 14, 2018