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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2018

 
La Repubblica (ed. di Roma), 2.1.2018
Teatri

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Teatro Vittoria
P.zza S.Maria Liberatrice, 10 06/5740170 - 06.5740598
Dal 11 gennaio Il diavolo certamente dai racconti di Andrea Camilleri con Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin. Regia di Stefano Messina.
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La Repubblica, 2.1.2018
Tv

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Rai Premium
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21.20 Il Giovane Montalbano
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ANSA, 3.1.2018
Libri 2018, Pennac in Comics e Giordano

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Il 2018 in libreria si apre con tante novità e debutti, senza troppi big e colpi di scena. E arriva per la prima volta in edizione Sellerio uno dei romanzi più divertenti e originali di Andrea Camilleri, 'La scomparsa di Patò', apparso la prima volta nel 2000.
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La Repubblica, 3.1.2018
Tv

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Rai Premium
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21.20 Il Giovane Montalbano
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DavideMaggio.it, 3.1.2018
Ascolti TV | Martedì 2 gennaio 2018. In 5,5 mln per Napoli-Atalanta (21.1%). Victoria 10.5%, male Nek 3.3%. Il Giovane Montalbano su Rai Premium al 3.6%

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Su Rai Premium Il Giovane Montalbano ha raccolto 894.000 spettatori con il 3.6%.
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Mattia Buonocore
 
 

Rai - Ufficio Stampa, 3.1.2018
Ascolti Tv mercoledi' 3 gennaio
Oltre 6 milioni di spettatori per il derby di Torino. Alle reti Rai prima, seconda serata e 24 ore

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Da segnalare tra i canali digitali specializzati ancora un episodio de "Il giovane Montalbano" su Rai Premium che ha segnato 866 mila spettatori e il 3.49 di share.
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Meraviglie - La penisola dei tesori, 4.1.2018

La prima puntata prende le mosse dall'opera di un genio simbolo della creatività nazionale: il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Alberto Angela ne illustrerà la storia e l'importanza, mentre Philippe Leroy, indimenticato interprete del Leonardo televisivo, ricorderà l'emozione provata nel rivestire i panni del pittore. Dalla Milano di Leonardo si andrà nel cuore della Toscana, a Siena, una intera città riconosciuta come patrimonio dell'umanità. Da Piazza del Campo al Palazzo Pubblico, dal Duomo all'Archivio storico, sono molti gli splendori che il conduttore proporrà ai telespettatori. Una senese doc, Gianna Nannini, farà rivivere il carattere e le passioni che animano la città e i suoi abitanti. Si chiude in Sicilia, nella splendida Valle dei templi di Agrigento, da sempre meta dei viaggiatori del Grand Tour alla ricerca dell'arte e della cultura della Magna Grecia. Tra le rovine dei numerosi templi e Il Tempio della Concordia, ancora oggi intatto e maestoso, si ripercorrerà la storia di una civiltà antica di 2500 anni alla quale deve tanto la nostra cultura. Andrea Camilleri con i suoi ricordi da adolescente mostrerà di quanta storia, anche recente, è stata testimone questa valle. Una grande produzione che, come i precedenti eventi di Alberto Angela su Rai1, si avvale della tecnologia 4K HDR (spettacolari riprese con droni, effetti speciali, minifiction). Il tutto al servizio di una grande operazione culturale di Rai1, realizzata interamente da professionalità Rai, che verrà trasmessa anche sul canale RAI 4K disponibile sul canale 210 della piattaforma satellitare gratuita Tivùsat.
 
 

La Repubblica, 4.1.2018
Alberto Angela racconta le nostre 'Meraviglie'. E a Repubblica dice: "Vantiamoci dell'Italia, penisola dei tesori"
Dopo Bolle, la cultura ancora protagonista su Rai1: ascolti record e social impazziti. Quattro puntate per raccontare il meglio del Paese, dai templi di Agrigento alle Dolomiti. Il giornalista a Repubblica: "Il mio obiettivo è quello di scuotere gli italiani, che sanno benissimo di vivere in un Paese ricco di meraviglie ma non se ne vantano mai"

Roma - "Il patrimonio culturale è il petrolio dell'Italia". Parola di Alberto Angela, che è tornato su Rai1 con quattro prime serate, per accompagnare i telespettatori - che tanto l'hanno atteso - in un nuovo viaggio. Questa volta alla scoperta di 12 "Meraviglie" italiane. Con tre tappe per puntata: una al nord, una al centro e una al sud.
Una lunga passeggiata notturna e diurna, "in serenità" tra le opere, i luoghi e i sistemi di vita che testimoniano e caratterizzano la creatività e l'ingegno dei nostri predecessori. Dodici tappe di un itinerario fra arte e bellezza naturale nei siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Più di 15mila chilometri, dal sud al nord dell'Italia passando per Agrigento, Assisi, Siena, Matera, Alberobello, Cerveteri e Milano.
Alla riscoperta degli innumerevoli capolavori italiani tutti da raccontare, Angela continua puntuale la sua personalissima missione di portare lo splendore della cultura e dell'antichità in tv, per entrare dentro le case degli italiani.
"Il mio obiettivo - spiega a Repubblica - è quello di scuotere gli italiani, che sanno benissimo di vivere in un Paese ricco di meraviglie ma non se ne vantano mai. Questo programma deve essere uno specchio per gli Italiani, devono vedere quanto siamo belli".
"L'Italia - spiega il giornalista, amatissimo dagli italiani per l'amore per la bellezza e l'arte che gli scorre nelle vene - è davvero la piccola penisola dei tesori. Ospita infatti 53 siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. E pensare che la Cina, l'immensa Cina, ne possiede solo 52. Questo programma, quindi, è anche un omaggio a noi italiani, a quanto abbiamo saputo fare nei secoli e a quanto, tra mille difficoltà, continuiamo a fare. Solo la Sicilia, per fare un esempio, ha lo stesso patrimonio artistico dell'Egitto. E noi italiani dobbiamo rendercene conto, non solo quando andiamo in vacanza all'estero: ma sempre. Il nostro tesoro deve essere elogiato ogni giorno accorgendoci che ogni epoca ha lasciato qualcosa. E questo è incredibile".
"Si tratta di un viaggio che ci rende orgogliosi di quello che siamo e quello che abbiamo, perché la meraviglia è nel nostro dna e ci lasciamo cullare dalla sintonia della cultura. Il patrimonio artistico del nostro Paese non solo è quello più ricco, ma è anche distribuito in ogni regione e abbraccia tutti i periodi storici. Il merito di tanta bellezza è tutto nostro, dei nostri padri". Insomma, Meraviglie è una grande produzione, messa in piedi da un gruppo affiatatissimo che per tre mesi ha condiviso ogni singola tappa.
"Durante le quattro puntate avrete modo di vedere 10 fiction storiche, un valore aggiunto - continua Albero Angela - un lavoro arricchito da ospiti d'eccezione che hanno raccontato se stessi raccontando anche le loro sensazioni sul sito preso in considerazione, come Riccardo Muti, Andrea Bocelli, Toni Servillo, Uto Ughi, Paolo Conte, Monica Bellucci. Sono venuti fuori interventi emozionanti, stupendi", racconta il giornalista, che è anche uno dei sex simbol più amati d'Italia, per spiegare la grande produzione che si avvale della tecnologia 4K HDR con spettacolari riprese con droni ed effetti spieciali.
La prima puntata, ad esempio [...] si chiude in Sicilia, nell'antichissima Valle dei templi di Agrigento, da sempre tappa fondamentale dei viaggiatori sognatori amanti dell'isola, a partire dall'epoca del settecentesco Grand Tour, alla ricerca dell'arte e della cultura della Magna Grecia. Tra le rovine dei numerosi templi e Il Tempio della Concordia, ancora oggi intatto e maestoso, si ripercorre la storia di una civiltà antica di 2500 anni alla quale deve tanto la nostra cultura. Andrea Camilleri con i suoi ricordi da adolescente mostra di quanta storia, anche recente, è stata testimone questa valle. "Camilleri da ragazzino una sera, preoccupato per il padre e il suo mancato rientro in casa, in bicicletta, corse a cercarlo e a vedere se la valle era stata distrutta dai bombardamenti. Così mi raccontò che trovò un militare che cercava l'angolazione perfetta scuotendo la testa - spiega scherzosamente Angela - dopo un po' si misero a parlare, quindi gli scrisse il suo nome su un foglietto. Era Robert Capa, il più grande fotoreporter di guerra del mondo. Splendido Camilleri, addirittura mi disse che quando lo vide pensò 'non ho mai visto tutte queste macchine fotografiche appese al collo di una persona'. Cose che solo Andrea Camilleri è capace di fare".
[...]
Greta Di Maria
 
 

La Sicilia, 5.1.2018
Il messaggio
L'antidoto dell'amicizia
Il messaggio dello scrittore per "La Solidarietà è Partita"

Penso che fino a poco tempo fa un giovane che avesse qualche problema - a quell'età chi non ne ha? - tentasse di risolverlo partecipandolo agli amici, ai familiari, a un professore speciale, insomma ad una persona particolarmente vicina.
Oggi capita invece che il cellulare e il computer abbiamo sostituito nei ragazzi quella necessità di confronto, rimpiazzando appunto l'incontro con l'altro con la solitudine dello schermo e magari immaginando loro stessi protagonisti virtuali di una realtà che non esiste.
Spesso da questo mondo irreale, che si costruisce per debolezza e paura del confronto, se ne esce mostrando una finta sicurezza che viene ostentata anche con violenza nei confronti di quei coetanei che, per svariati motivi, non sono in grado di mostrare la medesima sicurezza.
Così nasce la volontà di sopraffazione sull'altro anche purtroppo a volte in modo aggressivo. Un mondo che per effetto della comunicazione globale dovrebbe renderci più solidali e vicini finisce per lasciarci più soli e isolati che mai.
Forse varrebbe la pena, ogni tanto, alzare lo sguardo dal display che ci governa, e scoprire che accanto a noi ci sono tanti amici e tante persone che non attendono altro che un sorriso semplice, vero e per nulla virtuale.
Andrea Camilleri
 
 

Il Fatto Quotidiano, 5.1.2018
Meraviglie, la bellezza del programma di Alberto Angela conquista l’auditel. Da Leonardo alla Valle dei Templi, con un Camilleri spettacolare
La prima puntata ha radunato davanti al piccolo schermo 5.662.000 spettatori pari al 23.8% di share. Un risultato che permette alla Rai di gongolare, anche perché arriva dopo il grande successo dello show di Roberto Bolle e il messaggio sembra chiaro: la Rai può ancora fare servizio pubblico, e può farlo parecchio bene

“Buonasera, stiamo per iniziare un viaggio straordinario, unico“. A parlare così non è la voce narrante di un film alla Hugo Cabret e in questa frase non c’è, come si potrebbe pensare, un esubero di aggettivi. Anzi, gli aggettivi (e i superlativi, addirittura) in questo caso sono indispensabili. Non siamo al cinema, ma in televisione. Su RaiUno, per l’esattezza. E queste sono le parole con le quali Alberto Angela ha aperto la prima puntata di Meraviglie, il suo nuovo programma che ieri sera ha radunato davanti al piccolo schermo 5.662.000 spettatori pari al 23.8% di share. Un risultato che permette alla Rai di gongolare, anche perché arriva dopo il grande successo dello show di Roberto Bolle, e il messaggio sembra chiaro: la Rai può ancora fare servizio pubblico, e può farlo parecchio bene. Meraviglie ne è esempio perfetto. Si diceva che l’uso di aggettivi e di superlativi è quasi doveroso e così è: trovandosi di fronte alla tv, ieri sera, in molti avranno più volte esclamato “è bellissimo!” o cose simili.
E in molti si saranno emozionati, perché la bellezza fa così e il viaggio di dodici tappe nei siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità che Meraviglie proporrà nelle sue puntate è bello, per davvero.
Padrone di casa, un Alberto Angela impeccabile.
[...]
Si arriva alla Valle dei Templi. Sicilia, Agrigento. Il Tempio della Concordia apre la narrazione, “un vascello che ha attraversato le epoche, ogni volta con un equipaggio diverso”. E a rendere il racconto ancora più cinematografico ci pensa Andrea Camilleri, con i suoi ricordi di ragazzo. L’aneddoto dell’incontro con Robert Capa è una storia di quelle che si vorrebbero ascoltare cento volte, come storia vera della buonanotte o del buongiorno, non importa quando. “Quando nel luglio 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia – inizia a raccontare lo scrittore siciliano – io mi trovavo con mia madre e alcuni familiari al centro dell’Isola. Mio padre, per ragioni di servizio, era rimasto a Porto Empedocle e noi non sapevamo nulla di lui”.
Te lo immagini ragazzino Andrea, mentre racconta, con le ghette e le bretelle. Andrea, che decide di prendere una bicicletta per andare a vedere come sta il babbo: “Devo dire che avevo la sensazione di pedalare contromano, perché tutto l’esercito alleato invadeva la strada e io andavo in senso contrario a loro”. Andrea che arriva a Porto Empedocle e scopre che il padre si è salvato e che prima di correre a dirlo alla mamma decide di fermarsi a vedere se la Valle dei Templi è sopravvissuta a un’altra guerra. “Mi diressi proprio verso il Tempio della Concordia. Davanti al tempio non c’era nessuno. C’era solo un americano in divisa. Era la prima volta che vedevo un uomo bardato in questo modo: aveva tre o quattro macchine fotografiche che gli pendevano dal collo. Poi aveva un treppiedi sul quale aveva posizionato una macchina fotografica e tentava di fotografare il Tempio della Concordia ma evidentemente l’inquadratura non lo soddisfaceva perché mormorava qualcosa tra i denti. Mentre stava facendo questa operazione ci fu, sopra di noi, uno scontro aereo. Immediatamente il soldato si buttò spalle a terra, staccò dal collo la macchina fotografica e iniziò a fotografare, come se mitragliasse gli aerei”. Te la immagini la scena, mentre Camilleri la racconta, e ti immagini anche il momento in cui i due si scrivono i rispettivi nomi su un foglio e qualche tempo dopo, aprendolo, lo scrittore siciliano legge nel suo pezzetto di carta “Robert Capa“. Il più grande fotoreporter di guerra di ogni tempo. Finché ci saranno storie come questa da ascoltare e programmi tv come Meraviglie da vedere, possiamo pensare che “il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare”.
Claudia Rossi
 
 

Il Messaggero, 5.1.2018
Alberto Angela e Montalbano, le meraviglie della Rai

L'Italia ha una dote importante: il turismo. Ma non riesce a farne il core business dell'economia e sfruttarne a pieno tutte le potenzialità. L'arte mondiale è presente nel nostro Paese in grandissime percentuali, come in nessun'altra parte del mondo. Una chiesa di Tivoli è sicuramente più ricca di una di Berlino. C'è il sole, il mare, la neve. L'enogastronomia e il made in Italy sono invidiati e imitati in tutto il mondo. Eppure non si riesce a capitalizzare tanta dote.
La Rai invece ci riesce bene. Perché i programmi di Alberto Angela e la fiction italiana per eccellenza, il Commissario Montalbano, permettono grandi incassi a Viale Mazzini. Tutto il mondo li insegue e li acquista. Vengono trasmesse in diversi Paesi. Con soddisfazione del cassiere Rai. Se nel caso della fiction gli introiti della vendita all'estero vanno divisi con i produttori, nel caso delle Meraviglie di Angela sono tutti soldi che entrano a Viale Mazzini, visto che si tratta di una produzione Rai.
[...]
Marco Castoro
 
 

Charybde 27: le Blog, 5.1.2018
Note de lecture: «Une voix dans l’ombre» – Montalbano 24 (Andrea Camilleri)
Une enquête toujours savoureuse du commissaire sicilien, mais peut-être un peu plus banale qu’à l’accoutumée.

– Comment ça se fait que vous veniez si tard? lui demanda Enzo, le restaurateur, en le voyant arriver.
Le cœur du commissaire se serra.
– Il ne reste plus rien? Les clients ont tout mangé?
– Soyez tranquille,
dottore. Pour vosseigneurie, y a toujours à manger.
Hors-d’œuvre de la mer (double portion), pâtes aux oursins (une portion et demie), rougets de roche au sel (six rougets plutôt gros).
Il demanda l’addition, il s’était offert une bouffe spéciale anniversaire. Sauf que, au moment où il se levait, il vit arriver Enzo avec un tout petit gâteau pour une pirsonne.
– Avec mes vœux personnels,
dottore.
Il comprit qu’il ne pouvait pas lui faire une mauvaise manière, que ce dessert, il devait se le manger, même s’il devait lui gâcher la merveilleuse saveur des rougets.
Sa bonne humeur, en fait, avait déjà été gâchée par les deux bougies en forme de chiffre, sur le gâteau, qui composaient un maudit 58.
Manifestement, Enzo comptait comme Livia.
La promenade au môle lui servit donc non seulement à digérer, mais aussi à lui faire passer les nerfs qu’il s’était chopés à cause du nombre sur le gâteau.

Publié la même année que l’enquête précédente, «Une lame de lumière», en 2012, mais traduit en France un an plus tard, en 2017, toujours remarquablement par Serge Quadruppani au Fleuve Noir, «Une voix dans l’ombre», vingt-quatrième roman du cycle entamé en 1994 avec «La forme de l’eau», réunit tous les ingrédients « habituels » de la saga du commissaire Salvo Montalbano et de son commissariat de Vigata, sur la côte sud de la Sicile : enquête à faux-semblants, implications mafieuses et politiques, corruption rampante ou plus flamboyante, formant le fond d’un art de vivre et d’enquêter rarissime dans la littérature policière (même si le bourru policier italien fut concocté initialement (et nommé) en hommage au détective Pepe Carvalho de Manuel Vázquez Montalbán).
Ce n’est pas qu’il était inquiet pour sa carrière, comme le questeur qui avait failli avoir une attaque, de toute façon, il était arrivé à la fin, mais il était en son for intérieur furieux à un point qu’il lui semblait avoir le sang en ébullition.
Ces dernières années, et peut-être aussi en raison de l’âge qui avançait, il n’arrivait plus à contrôler son indignation, et la révolte consécutive, que provoquait en lui l’appui, plus ou moins ouvert, qu’une certaine tendance politique apportait, à travers la collusion de députés et de sénateurs, à la Mafia. Et maintenant, ils s’étaient mis à faire une série de lois qui n’avaient rien à voir avec la légalité. En quel pays trouvait-on un ministre pour dire qu’il fallait vivre avec la Mafia ? En quel pays un sénateur, condamné au premier degré pour collusion avec la Mafia, s’était représenté et avait été élu? En quel pays un député régional, condamné au premier degré pour avoir aidé des mafieux, était-il promu sénateur? En quel pays un homme, qui avait été ministre et président du Conseil un grand nombre de fois, avait été reconnu coupable de manière définitive de collusion avec la Mafia mais continuait à être sénateur à vie?

Pourtant, pour la première fois peut-être, un je-ne-sais-quoi me semble gripper un peu la machine si formidablement rodée, qui distille (à l’époque de son écriture) depuis vingt ans un savant dosage de confort stratégique familier et de surprises tactiques toujours renouvelées : dans cet épisode, il y a comme un ronronnement perceptible, et si tous les personnages sont bien en place, il me semble qu’il y manque le petit grain de folie, d’obsession ou de malignité qui fait une bonne partie du sel de l’aventure. Le plaisir des retrouvailles est là, bien entendu, mais il est atténué par ce sentiment d’absence, comme si les protagonistes principaux avaient oublié, cette fois, d’ajouter un élément neuf, plus fort, à leur panoplie d’usage. Gageons (et espérons) qu’il ne s’agit là que d’un (petit) passage à vide momentané de l’auteur, et que Salvo, Mimi, Fazi, Gallo, Catarella, Livia, Adelina et tou(te)s les autres se reprendront avec davantage d’enthousiasme, en pirsonne, dès la prochaine enquête.
Charybde 2
 
 

Novaguide.gr, 5.1.2018
Inspector Montalbano
08 / 12 / 2017 | 23:00 Action24
Crime series - Ep. 15 (R)

Montalbano manages to find a seaside villa to rent, where his girlfriend Livia and other friends can spend their vacation. In the house's basement, Montalbano discovers the body of a young girl, locked inside a trunk.
 
 

La Repubblica, 6.1.2018
"Meraviglie", i tesori d'Italia raccontati da Alberto Angela

[...]
In esame ci sono i nostri siti Unesco e insomma è tutto molto bello. Per quanto assai ufficiale, come detto, quasi istituzionale e molto dichiarato. Ma nelle pieghe, nell'intervento di rari testimonial (ovviamente grandioso il Camilleri che racconta quella Sicilia dei tempi e templi) si intravede invece una formula narrativa possibile più intrigante, con ritmi superiori. Chissà, un giorno, magari il sabato sera su Rai3.
Antonio Dipollina
 
 

tvtv.de, 7.1.2018
Sat.1 emotions 00:40 Mo 08. Januar
Sonstiges, I 1999
Commissario Montalbano
Staffel 1, Folge 1 von 2, Der Dieb der süßen Dinge

Vigàta wird Schauplatz von zwei Aufsehen erregenden Morden: Zunächst wird auf einem Fischerboot ein Tunesier von der Mannschaft der italienischen Küstenwache erschossen – angeblich aus Versehen. Außerdem wird der Geschäftsmann Lapècora erstochen im Aufzug seines Wohnhauses aufgefunden. Commissario Montalbano beginnt mit den Ermittlungen, und langsam kristallisiert sich heraus, dass es eine Verbindung zwischen den Morden gibt.
 
 

tvtv.de, 7.1.2018
Sat.1 emotions 02:25 Mo 08. Januar
Sonstiges, I 1999
Commissario Montalbano
Staffel 1, Folge 2 von 2, Die Stimme der Violine

Commissario Montalbano muss sich gleich mit drei schönen Frauen herumschlagen: Die Arztgattin Michaela Licalzi wird in ihrer Villa ermordet aufgefunden. Ihre Freundin Anna unterstützt den Commissario tatkräftig bei den Ermittlungen – und bringt ihn fast um den Verstand. Außerdem fordert Dauerfreundin Livia mit Nachdruck die Einlösung seines Eheversprechens. Als es in der Mordsache zum Streit mit Kollegen kommt, wird ihm der Fall entzogen, dabei hat er doch eine heiße Spur ...
 
 

Teatro Bellini, 9-14.1.2018
Le funambole
liberamente ispirato ai racconti di Andrea Camilleri



di Rosario Sparno
liberamente tratto dal romanzo “Maruzza Musumeci” di Andrea Camilleri
adattamento e regia Rosario Sparno
con Antonella Romano e Rosario Sparno
installazioni Antonella Romano
costumi Alessandra Gaudioso
luci Riccardo Cominotto
un progetto di Bottega Bombardini
si ringrazia la Compagnia Lunaria Teatro
produzione Associazione Casa del Contemporaneo - Centro di produzione teatrale

Sicilia, 1930. Un piccolo paesino sul mare, sta per essere sconvolto da un terremoto; poco prima, però, un altro evento altrettanto sconvolgente turberà la quiete del luogo: l’arrivo delle funambole.
A raccontarci la storia che ha il sapore di un antico “cunto” siciliano, un uomo e una donna; lo condividono con noi sussurrandolo in una lingua incantevole, l'una, ricamando il ferro a mani nude, l'altro, lucidandolo con l'acqua di mare. Insieme, ci portano in un mondo dove il caso, le catastrofi naturali e quelle provocate dall’uomo vanno di pari passo, creando situazioni surreali, divertenti e paradossali. Rosario Sparno e Antonella Romano portano in scena un racconto ispirato all’opera di Andrea Camilleri, su un palcoscenico abitato dalle suggestive installazioni realizzate dalla stessa Romano: figure mitiche, leggere e trasparenti, forgiate con il ferro, il piperno; materiali che con la loro forza sottolineano, per contrasto, l’anelito di affrancamento e il desiderio di volare via.
 
 

Cronaca4, 9.1.2018
Teatro Civico
Gli appuntamenti di gennaio: Il casellante di Andrea Camilleri e Intrigo e amore di Friedrich Schiller

La Spezia – La Stagione di prosa del Teatro Civico della Spezia propone per il mese di gennaio due appuntamenti da non perdere.
Domenica 21 e lunedì 22 gennaio si parte con Il casellante di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale con Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine. A seguire Intrigo e amore di Friedrich Schiller, portato in scena dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga, in cartellone domenica 28 gennaio.
Il casellante e` uno dei libri piu` divertenti e struggenti di Andrea Camilleri. Un racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta, scritto nella lingua personale, originale e sperimentale di Camilleri. Un racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra. Uno spettacolo dove si ride e ci si commuove. Una musicalissima e gustosa sinfonia di parlate, tra termini di nuovo conio e modi di dire tratti dal dialetto e rielaborati in chiave colta.
[…]
 
 

Il Mattino, 10.1.2018
Con «Le funambole» di Sparno e Romano l'incanto delle Sirene di Camilleri al Piccolo Bellini

La Sicilia – come l’Africa, o come molti siti insulari – è un serbatoio di storie che dissetano e nutrono l’immaginario. Preservando - con una tenace memoria narrat(t)iva - un patrimonio di civiltà dalla dissoluzione nella modernità liquida. Si tratta di “cunti” della tradizione orale che intrecciano mito, storia e leggende, fantasia sconfinata e archetipi, riti magici e arte. Andrea Camilleri – scrittore di rango che prima del successo planetario del suo commissario Montalbano nasce fine poeta – ne è custode affabulante e sapiente: capace di echeggiare con la melodia a tratti aspra ma sempre seducente di una lingua corposa la ricchezza visionaria della sua terra. Lo dimostra un suo poetico romanzo edito da Sellerio nel 2007, Maruzza Musumeci, e così motivato dallo scrittore stesso, grande griot (cantore di storie e ambasciatore di civiltà) di Porto Empedocle: «Mi sono voluto raccontare una favola. Perché, in parte, la storia del viddrano (originario di Vigata, ndr) che si maritò con una sirena me l’aveva già narrata, quand’ero bambino, Minicu, il più fantasioso dei contadini che travagliavano nella terra di mio nonno».
Il pubblico napoletano ha ora la possibilità di rituffarsi in quella storia dolcemente perturbante di terra e di mari, di ulivi millenari e antiche sirene, di ulissidi e ninfe, guerrieri e pescatori, immergendosi nel gioco di emozioni ed evocazioni sprigionato da una lingua screziata e fortemente identitaria interpretata a teatro, con affiatata maestria e ironia, da Rosario Sparno e Antonella Romano nello spettacolo «Le funambole»: liberamente ispirato dal romanzo di Camilleri e in scena al Piccolo Bellini fino al 14 gennaio (dal martedì al sabato alle 21.15, domenica alle ore 18.30), con l’adattamento e la regia dello stesso Sparno su progetto della sua compagnia Bottega Bombardini (produzione Casa del Contemporaneo).
Dopo una precedente lettura in musica curata da Rocco Mortelliti e Paola Ghigo nel 2013, e una trasposizione teatrale di Pietro Montandon per la regia di Daniela Ardini, il “cunto” di Maruzza trova così a Napoli, terra per antonomasia delle Sirene, e appunto nelle «Funambole» (titolo-sineddoche, pretesto che rinvia a ulteriori sconvolgimenti, tellurici, nella Sicilia del 1930), il perfetto approdo di una sintesi drammaturgica che ci restituisce anche le simbologie fondamentali dell’opera di Camilleri. Riverberate dalla suggestiva essenzialità scenica, “abitata” dai corpi, dai gesti e dalle voci dei due attori ma anche dalle fluttuanti installazioni mitologiche, leggere e trasparenti, forgiate con il filo di ferro dall’originale arte della stessa Antonella Romano. Che continua a lavorarle “live”, con misurata compostezza, mentre recita con notevole duttilità le sue molte parti femminili accanto a Sparno: lo Gnazio Manisco protagonista del racconto, contadino e muratore molto più legato alla terra che al (temuto) mare, che a fine Ottocento, di ritorno a Vigata dall’emigrazione in America, sposerà - grazie all’accorta mediazione della curandera e sensale di matrimoni “gnà Pina” - la bellissima Maruzza Musumeci: donna misteriosa, bizzarra e sensuale che con il mare, e i suoi antichi segreti, ha invece molto a che fare…
A inanellare dialogicamente la loro storia, vegliata con piglio di ancestrale Mater Matuta dall’anzianissima e inquietante bisnonna Menica e intrisa di amore e morte, misteri, vendetta profumata di mare e vita odorosa di terra, i bravi Sparno e Romano: due fratelli artigiani-narrat(t)ori intenti a lavorare, in scena, una enorme scultura di coda di sirena in rete di ferro “ricamata” in piccolo dalle agili mani di Antonella e lucidata con l’acqua marina da Rosario: trasparente metafora di un ordito relazionale, e letterario, sapientemente intessuto sullo sfondo di un sito ambientale e culturale di donne forti e uomini arcaici. Grazie alla magia del teatro di narrazione, l’immaginaria contrada Ninfa – lingua di terra e di ulivi adagiata sul mare e dal mare circondata – prende così corpo diventando scenario di una sequela incessante di eventi e personaggi, di volta in volta metamorficamente incarnati, con naturalezza estrema, dai due attori, adeguatamente vestiti dalla costumista Alessandra Gaudioso: che – da soli - riescono a dare vita a un’interpretazione emotivamente avvincente, nel pieno rispetto della molteplicità di rinvii e rimandi del testo originale di Camilleri. Denso – fra il resto – di echi omerici e pirandelliani, oltre che di ritualità del mondo popolare siciliano tardo-ottocentesco. E persino i due figli di quella singolare unione tra Gnazio e Maruzza (il maschio Cola, vocato per le stelle ma che ricorda un po’ Cola Pesce, e la femmina Resina, non casuale anagramma di Sirena) completano, nella sintesi scenica del romanzo di Camilleri, una visione del mondo che lasciando spazio al fiabesco e al poetico rivela tanto della realtà: ma senza colonizzazioni dell'immaginario o banalizzazioni da fiction tv. Forse perché, come si legge nel testo, bisogna «chiudere gli occhi “pi vidiri le cose fatate”, quelle che normalmente, con gli occhi aperti, non è possibile vedere». Una bella morale.
Donatella Trotta
 
 

Corriere dello Sport, 10.1.2018
Al Teatro Vittoria in arrivo Il diavolo, certamente
Dall'11 al 28 gennaio in scena l'adattamento teatrale del racconto di Camilleri: uno spettacolo divertente che offre anche tanti spunti di riflessione

Al Teatro Vittoria arriva, in prima nazionale, la nuova produzione firmata dalla compagnia Attori&Tecnici: Il diavolo, certamente. Lo spettacolo, tratto dai racconti di Andrea Camilleri, è in programma dall’11 al 28 gennaio e l’adattamento teatrale è di Claudio Pallottini.
Sul palco verrà raccontata la storia di sei passeggeri più il controllore che salgono a Palermo su un treno notturno con direzione Torino e si incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6. Rotto l’iniziale imbarazzo gli ospiti iniziano a parlare del più e del meno ma la notte dei viaggiatori assume una piega particolare: tutti raccontano avventure, accadute a loro stessi o delle quali hanno avuto notizia, che hanno come tema comune il caso, la coincidenza o meglio ancora il diavolo, certamente. Tutti i racconti convergono sul diavolo e tra i viaggiatori si accendono discussioni sulla sua esistenza, fino ad arrivare a un colpo di scena finale: il treno non si è mai mosso da Palermo e tutto quello che successo è frutto della fantasia dei sei passeggeri, anzi cinque perché il sesto quello che occupava il posto 6, dello scompartimento 6, della carrozza 6, si è volatilizzato.
L’adattamento teatrale di Pallottini ha avuto il merito di trasformare il racconto di Camilleri in uno spettacolo, dal ritmo vorticoso, divertente ma che offre anche lo spunto per una riflessione sul caso e le coincidenze che scandiscono la nostra vita.
 
 

Teatro Vittoria, 11-28.1.2018
Il diavolo, certamente
tratto dai racconti di Andrea Camilleri
adattamento teatrale: Claudio Pallottini
regia: Stefano Messina
con: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin
scene Alessandro Chiti
musiche Pino Cangialosi
produzione: Attori&Tecnici
Dal 11 al 28 gennaio 2018

Debutta in prima nazionale, la nuova produzione, una novità assoluta della compagnia Attori&Tecnici.
Sei passeggeri, sei perfetti sconosciuti, più il controllore, salgono a Palermo sul treno che nella notte li porterà a Torino e s’incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6.
Come sempre accade in questi lunghi viaggi, dopo i primi momenti di diffidenza e di silenzio, rotto il ghiaccio, si parla del più e del meno.
Il più e il meno di questa lunga notte, però, è assai particolare: è il racconto di alcune strane avventure che sono accadute ai nostri protagonisti, o delle quali hanno avuto notizia.
Sono strane perché tutte vertono su un unico filo conduttore: il ‘caso’, la ‘coincidenza’ incredibile; o meglio ancora - come dice Andrea Camilleri dal quale è tratto lo spettacolo teatrale - il ‘Diavolo certamente’ che ci ha messo lo zampino. I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo; e quando tutto sembra risolversi in una negazione di quest’ultimo, arriva il colpo di scena finale: Il treno non si è mai mosso da Palermo e tutto è avvenuto solo nella fantasia dei sei passeggeri. Anzi cinque, perché uno, quello che occupava il posto 6, dello scompartimento 6, della carrozza 6, all’uscita del buio della galleria si è volatilizzato, lasciando delle orme caprine sul pavimento dello scompartimento.
I racconti di Camilleri, magistralmente adattati da Claudio Pallottini e raccolti nello spazio angusto di uno scompartimento di un vagone del treno Palermo - Torino, oltre ad essere irresistibilmente divertenti, sono una riflessione sul caso e sulle coincidenze che ineluttabilmente determinano il senso delle umane sorti. Un evento inaspettato, una fatalità, un appuntamento mancato possono cambiare il senso di tutta una vita. Nel bene e nel male. I cambi di scena rapidi, diventano di volta in volta teatro di un nuovo racconto. Il ritmo è vorticoso, le azioni sono fulminanti. Un girotondo trascinante e vitale, una scrittura beffarda che ha il dono della leggerezza e insieme una contagiosa energia. Andrea Camilleri, certamente.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 11.1.2018
"Il diavolo certamente" Andrea Camilleri racconta
Teatro Vittoria piazza S.Maria Liberatrice da oggi alle 21, euro 18-28, tel. 06/5740170

Agli Attori&Tecnici va il merito d'aver trasferito a teatro una curiosa predilezione di Andrea Camilleri per le creature sulfuree: la compagnia battezza stasera al Vittoria "Il diavolo, certamente", adattamento di Claudio Pallottini dall'omonimo florilegio di 33 mini-racconti pubblicati nel 2012 dallo scrittore siciliano dove un Belzebù mette invariabilmente lo zampino nelle vicende umane. Per la cronaca Camilleri aveva già scritto nel 2005 l'apologo "Il diavolo che tentò se stesso". Ora, con regia di Stefano Messina, gli attori del Vittoria riuniti su un compartimento di treno Palermo-Torino evocheranno, è da supporre, le coincidenze infernali di parole uscite di bocca a un monsignore, o narreranno di un male incurabile capitato a un gaudente, o diranno d'un topo in cui s'imbatte un partigiano, o del tacco rotto d'una ragazza…
Rodolfo Di Giammarco
 
 

TV program - iDnes, 11.1.2018
Komisár Montalbano
12. 1. 2018, 0:40 :1
Seriál Tal. (2001), 95 min.
stereo vysílání
Hrají: L. Zingaretti, K. Bohmová, C. Bocci, N. Bellomo, L. Burruano a další
Majstrovský tah. Krimiseriál Tal. (2001). (95 min)
Další díly
25. 1. 2018, 0:45:1 Komisár Montalbano
 
 

RTVS, 11.1.2018
Komisár Montalbano
Jednotka | Piatok 12.01.2018, Majstrovský tah
Nevhodné do 15 rokov
Taliansky kriminálny seriál nakrútený podla bestselleru Andrea Camilleriho.

V skorých ranných hodinách oznámia komisárovi Montalbanovi, že našli invalidný vozík so zhoreným telom známeho zlatníka Alberta Larussu. Okolnosti nasvedcujú tomu, že ide o samovraždu. V ten istý den nájde polícia vo Vigate aj telo zastreleného elektrikára. Montalbano nie je presvedcený, že v zlatníkovom prípade išlo o samovraždu. Rozhodujúcim sa stane prenho stretnutie so starým Larussovým notárom, ktorý mu prezradí, že Alberto neostal postihnutý po údajnom páde z kona, ale po prudkej hádke so svojím bratom Giacomom. Spor vznikol kvôli dievcatu, istej Emme ktorú obidvaja bratia milovali. Vzápätí komisár objaví jej meno v denníku zavraždeného elektrikára - úžerníka, kde Emmine meno figuruje v zozname dlžníkov. Další vývoj vyšetrovania obidvoch prípadov privedie komisára Montalbana k dramatickému a prekvapivému záveru... scenár: Francesco Bruni, Andrea Camilleri úcinkujú: Luca Zingaretti, Katharina Bohmová, Cesare Bocci, Nino Bellomo Luigi Burruano a další réžia: Alberto Sironi produkcia: Taliansko, 2001, 95 min.
 
 

ANSA, 12.1.2018
Il diavolo, certamente, se è Camilleri
Aspettando Montalbano, racconti in scena con Attori e Tecnici

Roma. Una donna ricattata per alcune foto, che, proprio quando pensa di averla scampata, viene derubata nuovamente dei compromettenti negativi. Un prete terrorizzato di cadere in lapsus freudiani, che non riesce più a recitare le omelie. Due amanti sorpresi dal bimbo di lei e due ex fidanzati degli anni '60, che si ritrovano da adulti per una misteriosa telefonata. Caso, (s)fortuna, coincidenza o qualcosa di più? Cos'è davvero che regola tutto? E' intorno a questa domanda che ruota ''Il diavolo, certamente'', adattamento per il teatro dell'omonima raccolta di racconti di Andrea Camilleri firmato da Claudio Pallottini per Attori&Tecnici, al debutto in prima nazionale ieri sera al Teatro Vittoria di Roma (fino al 28 gennaio), in una seconda metà di stagione ricca di appuntamenti con lo scrittore siciliano: non solo in libreria, ma anche in tv tra il ritorno di Montalbano (''Amore'' e ''La giostra degli scambi'') e il debutto de ''La mossa del cavallo'', ambientata nella Sicilia di fine '800, e poi in teatro con Moni Ovadia che riprende ''Il casellante'' e Roberto Sparno ne ''Le funambole'' da "Maruzza Musumeci".
Lucifero, in verità, non è una ''nuova conoscenza'' per Camilleri, che a lui aveva già dedicato nel 2005 ''Il diavolo. Tentatore. Innamorato.'' (ed. Donzelli). Ne ''Il diavolo, certamente'', edito nel 2012 da Mondadori e incentrato, per l'appunto, su quei casi in cui ogni sforzo umano, nonostante tutte le buone intenzioni, finisce per essere travolto e stravolto da ''piccoli eventi diabolici'', lo scrittore si era però divertito a lanciare una sfida a se stesso, mettendo insieme 33 racconti tutti rigorosamente di tre pagine ciascuno.
Non un rigo di più.
Nello spettacolo, Pallottini con la regia di Stefano Messina, sfida la penna per la scena, operazione non facile, e ne sceglie una manciata, incorniciati nell'incontro, casuale o forse no, di sei perfetti sconosciuti, interpretati dallo stesso Messina con Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin. Sono sei passeggeri più un controllore, che si incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6 del treno notturno Palermo-Torino. Come spesso accade in questi lunghi viaggi, dopo i primi momenti di diffidenza e silenzio, rotto il ghiaccio, si parla del più e del meno. Che però in questa lunga notte, si concentra sul racconto di alcune strane avventure accadute ai protagonisti o a loro stretti conoscenti. Ecco allora la segretaria gelosa che rovina una collega convinta abbia una storia con il boss dell'azienda; gli amanti omicidi che finiscono uccisi a poche ore dal loro presunto ''colpaccio''; il manager che perde tutto, moglie e ditta, per aver ceduto alla tentazione delle carni. Tutti racconti che hanno dell'incredibile. O invece, dice il passeggero n. 6, ''che testimoniano quanto il diavolo non sappia resistere alla tentazione di scombinare i piani umani''. E lasciarci il suo zampino. Dopo Roma, lo spettacolo sarà a Modena 30 gennaio-1 febbraio e poi Trieste, Ala (TN) e Latina ad aprile.
Daniela Giammusso
 
 

la Platea, 12.1.2018
Il Diavolo e l’Uomo. Certamente
Recensione dello spettacolo Il diavolo, certamente in scena al Teatro Vittoria dall’11 al 28 gennaio 2018

Quattro viaggiatori sono appena saliti su un treno che da Palermo li condurrà a Torino. Durante il viaggio, per ingannare il tempo, raccontano episodi con strane e machiavelliche coincidenze che inducono a pensare di essere frutto di un diabolico disegno. C’è chi crede a queste “coincidenze”, chi invece no.
Su una tratta non ben definita, ad un certo punto, salgono anche una signora di mezza età col nipote.
Affascinati anche loro dai morbosi racconti degli altri quattro passeggeri, s’accodano anch’essi a narrare di fatti e dicerie di cui sono a conoscenza.
S’alternano così momenti di ilarità a momenti da brivido perché anche il riso, in certe occasioni, può assumere sfaccettature inquietanti simile alla maschera di un clown. A pensarci bene sono le cose, le persone, le situazioni più banali alle quali all’inizio nessuno fa caso dalle quali nascono le insidie più malvagie.
Pensiamo a un amico, il soggetto più debole, indifeso. E pensiamo a un bambino. Le loro menti sono talmente vulnerabili che basta poco che il diavolo, certamente, ci metta lo zampino e lo trasformi in un essere mostruoso. Come? Per mezzo del caso, delle coincidenze, del destino. Perché l’animalità è all’origine dell’uomo e basta “na picca” per svegliarla.
In questo gioco, il “maestro” più bravo non può essere che il diavolo.
Un omicidio non ben studiato, una segretaria vendicativa che si sente messa da parte e che architetta un piano che le si rivolta contro, due amanti ignari che a breve diventeranno vittime dei propri consorti, un ricatto ad una ricca signora che sembra risolversi nel migliore dei modi con un finale imprevedibile e un tradimento coniugale finito sulla prima pagina dei giornali. Tutte circostanze che portano a pensare alla sfiga anziché ad un quadro perverso e poco comprensibile agli esseri comuni e mortali.
Non si trova parcheggio? È sfiga. Il nuovo coinquilino di casa o il collega d’ufficio è un bastardo? Qua butta male. Il migliore (o la migliore) amico/a ruba la propria fidanzata/o? È una merda. Si sono perse tracce e notizie di una persona da tempo e poi ricompare? Ma che coincidenza…
In questo testo di Andrea Camilleri, riadattato da Claudio Pallottini, si mettono in scena insomma tutti quei vizi, quelle bassezze, gli slanci e i desideri di una umanità malata e distorta. Camilleri lo fa creando uno splendido affresco sociale, un perfetto marchingegno ad orologeria pronto ad esplodere, Pallottini in gran parte resta fedele al tema dei racconti, eccezion fatta per alcune aggiunte qua e là che servono, più che altro, per dare un registro più comico agli avvenimenti. Questi ritocchi sviliscono il capolavoro del Maestro siciliano più amato d’Italia; nell’opera di Camilleri si avverte tra le pagine un senso di inquietudine come di cupi presagi che preavvertono del pericolo di quanto sta per accadere, di contro, nell’adattamento teatrale di Claudio Pallottini il senso d’angoscia – per la maggior parte del tempo – non si avverte proprio. I personaggi restano stilizzati come tante marionette e sembrano rispondere ad un canone preciso che è quello della commedia e del grottesco.
Questa scelta stilistica di copione ha sì l’effetto sperato di far divertire lo spettatore, ma ha anche l’enorme svantaggio di non riuscire a far cogliere l’essenza del testo in chi assiste alle scene. Il risultato è quello di sedersi a teatro e perdersi nei commenti elargiti a gran voce dai vicini di poltrona, dalle risate gratuite e fuori luogo che innescano conati di tosse continui, da gruppi di signori e signore anziane che discutono animatamente tanto da sovrastare l’audio (già basso) degli attori in palcoscenico e rendere così vano il godimento dello spettacolo da parte degli altri fruitori del pubblico in sala, da smartphone che si illuminano al buio distraendo l’utente a fianco.
Solo sul finire delle scene la rappresentazione s’avvicina a quel che è l’intento del Maestro Camilleri: allora, e solo allora, il riso scompare dal palco e tra il pubblico (che nel frattempo, anzi, pare essersi assopito) per svelare il vero volto del diavolo, colui che, all’origine del mondo, era prima un serafino salvo poi precipitare agli inferi per la sua natura malvagia e infetta.
Un essere imperfetto, dunque? Beh, certamente come e anche l’uomo. Come solo l’uomo sa essere malato.
Costanza Carla Iannacone
 
 

QuartaParete, 12.1.2018
“Le funambole”: un terremoto che viene dal mare
Sul palco del Piccolo Bellini in scena, dal 9 al 14 gennaio, la nuova produzione di Casa del Contemporaneo, Le funambole, liberamente ispirato al racconto Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri, per la regia di Rosario Sparno, anche nelle vesti di attore al fianco di Antonella Romano.

Passeggiando per le viuzze di un paesino del Sud Italia è possibile, ancora oggi, scorgere delle vecchine, memoria storica di quei luoghi, intente a ricamare, guardinghe, ma in attesa di esser interrotte nel loro lavoro da un viandante qualsiasi, per raccontare una storia che hanno serbato nel cuore. È quanto avviene in un paesino della Sicilia più remota, nell’immaginaria Vigata, dove è ambientato il cunto siciliano di Andrea Camilleri che il regista Rosario Sparno ha messo in scena ne Le funambole. Ad attenderci sulla strada sono due fratelli, interpretati dallo stesso Sparno e da Antonella Romano, che danno avvio a questa narrazione dal sapore antico, a cavallo tra la fine dell’800 e gli inizi del secolo scorso, intrisa di magia. Ricamano anche loro, un filo di ferro però, “il fierro è forte e con un filo di fierro si possono raccontare storie scantuse, ma bedde assai”, col quale creano delle sculture, opere della stessa Romano, che, oltre ad essere attrice intensa, presenza consapevole e potente nel corpo e nella voce, si mostra artista a tutto tondo, nella sua propensione alla scultura, attraverso le installazioni che costituiscono la scenografia alle sue spalle.



Come due aedi, Omero contemporanei, ci raccontano la storia di Gnazio Manisco che, costretto ad andare in America per cercare lavoro, una volta di ritorno dall’altro continente, comprò un appezzamento di terreno in Contrada Ninfa, terra ritenuta maledetta dai più del piccolo paesino natio, e sposò Maruzza Musumeci, donna bellissima e ammaliatrice, che, però, credeva di essere una sirena. E una sirena lo era per davvero. Da quel momento gli accadimenti che si susseguono sono avvolti dal mistero: la necessità di Maruzza di farsi costruire due cisterne, riempite con acqua salata, per nuotarci almeno sei ore al giorno; la morte di un vicino di Gnazio, Aulisse Di Mare, e la sparizione di suo figlio, Aulisse anch’egli, vendetta delle sirene sul mitico Ulisse di Itaca che osò sfidarle; la volontà di Minica, “la catanonna“ di Maruzza, che decide di morire gettandosi in mare, generando il primo dei terremoti che avrebbe risucchiato negli abissi Contrada Ninfa. Il riferimento all’Odissea è nell’episodio di Aulisse, ma è anche la lingua di Camilleri a prestarsi alla tradizione orale dei rapsodi e alla consuetudine di tramandar leggende, di voce in voce, come quella di Colapesce che regge la Sicilia sott’acqua, il cui destino è ricordato nella sorte che tocca al figlio di Gnazio, Cola per l’appunto, che, disperso su una nave, andrà a vivere, insieme alla sorella Resina, in una grotta sottomarina.



L’attrazione verso la figura fantastica della sirena trova un precedente nella letteratura siciliana in Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, mostrando tutta la fascinazione che il mito e l’elemento sopranaturale esercitano sugli uomini, soprattutto sugli uomini nati in una terra che galleggia sul mare. In Camilleri e nell’allestimento teatrale di Sparno il mare è l’elemento di vita, morte e di rinascita. Quella dove ad aspettarci erano i due fratelli e che inizialmente appariva come la soglia di una strada, forse invece, è l’antro dove si sono rifugiati Cola e Resina e sono loro a cantarci la loro storia. Una storia di contrasti tra il maschile e il femminile, tra due mondi, uno patriarcale terragno e l’altro matriarcale marino, tra la natura e il soprannaturale, tra il razionale e il fantastico, tra la terra e il mare che si mescolano nella fantasia e i cui confini sono labili, talmente labili da iniziare e finire tra la spuma delle onde.
Antonella D’Arco
 
 

Sicily Mag, 12.1.2018
"Un anno in giallo", appuntamento col thriller
Libri e fumetti. Dodici autori della scuderia Sellerio - Simonetta Agnello Hornby, Esmahan Aykol, Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Santo Piazzese, Francesco Recami, Alessandro Robecchi, Gaetano Savatteri e Fabio Stassi - per un racconto al mese dedicato al genere cultural-narrativo più di tendenza degli ultimi anni. Come a ribadire dalla casa editrice palermitana: il giallo per tutti lo abbiamo inventato noi!

Il giallo è ormai un genere talmente di successo in Italia ed a livello internazionale da essere diventato una vera tendenza cultural-narrativa. Le case editrici vi dedicano sempre più spazio, fanno nascere nuove collane ad hoc. Va detto con obiettività che Sellerio ha precorso i tempi. La casa editrice palermitana, parecchio tempo fa, grazie alle intuizioni della fondatrice, la signora Elvira, ed al dna sciasciano che permea la linea editoriale, ha creduto molto in questo genere. In particolare ha creduto al potenziale di crescita di Andrea Camilleri il cui successo di pubblico - da lustri non solo letterario ma multimediale - ha superato ogni più rosea previsione. Molti dei migliori giallisti italiani (ed anche alcune star europee) scrivono per Sellerio, e senza alcun dubbio si è rivelata una mossa azzeccata quella di realizzare con cadenza delle raccolte di racconti. Non è solo una questione di avere tanti talenti e campioni in squadra; va infatti aggiunto che varie altre case editrici italiane medie e grandi hanno parecchi campioni in scuderia. La differenza che si palesa è invece nel fatto che diversi dei protagonisti Sellerio hanno non solo dei punti in comune ma mostrano fra di loro stima al punto da citarsi nei rispettivi romanzi o racconti.
Cosa che accade sistematicamente anche in questa raccolta - “Un anno in giallo”, edito da Sellerio, pagine 536, Euro 16,00 - con continui rimandi da autore ad autore. E siccome la narrativa intreccia la vita, vanno messi in evidenza questi dialoghi umani e culturali che costituiscono un substrato originale di diversi protagonisti di questi racconti. Che andiamo ad analizzare. Si parte con Andrea Camilleri, con “La calza della befana”, che come sempre fa la sua parte con protagonista il commissario Salvo Montalbano. Conferma la verve del suo personaggio, ovvero il giornalista Lamanna, Gaetano Savatteri. Un personaggio nato in queste raccolte e che ha già fatto il salto e con successo nella forma romanzo. Ed ha ancora molto da dire... Si confermano delle vere fuoriclasse Alicia Gimenez-Bartlett ed Esmahan Aykol. La continua capacità inventiva delle due scrittrici è sempre efficace. Con il suo consueto ritmo narrativo Gimenez-Bartlett ambienta a Barcellona una nuova indagine di Petra Delicado. Il giallo poliziesco come strumento per raccontare la realtà, un mezzo per interpretare il mondo con le sue contraddizioni. In Petra Delicado la Bartlett ha saputo unire la dimensione della capacità dell'indagine, un femminismo originale ed il senso della pietas.
La scrittrice Aykol nel suo racconto “Macchie gialle” ambientato ad Istanbul nel torrido mese di agosto, riesce con raffinatezza di scrittura ed il suo coraggio ad unire la fantasia narrativa alla ricostruzione di una delle fasi storiche più difficili e complesse della Turchia contemporanea. Con ironia critica racconta un paese sul quale, in ogni fase della vita quotidiana, incombe la figura del potente presidente. Ma non solo racconta l'atmosfera di forte tensione degli ultimi anni, ma mostra anche le contraddizioni del modello di crescita economico della Turchia. E lo fa tramite la protagonista dei suoi gialli, la libraia-detective Kati Hirschel in un dialogo con sua madre su Istanbul, con passaggi netti e puntuali: “Stiamo parlando di una città con più di venti milioni di abitanti. I palazzi di cemento armato e i grattacieli costruiti a caso hanno cambiato il corso dei venti. E l'umidità, che a volte sale al novanta per cento, incombe sulla città per via di questa eccessiva cementificazione. Le foreste al Nord sono state distrutte: solo per la costruzione del terzo ponte e del terzo aeroporto sono stati tagliati tre milioni di alberi. Il clima è cambiato. E in centro, dove vivo io, fa ancora più caldo. Non si respira proprio”. Il racconto è intriso di elementi di attualità che la narratrice inserisce in maniera fluida. Aykol è una voce libera della Turchia attuale.
Uno dei racconti più intensi della raccolta è quello di Gian Mauro Costa, “Il divo di Ballarò”, che ha come protagonista una giovane poliziotta palermitana, Angela Mazzola. Una invenzione letteraria molto ben riuscita, non a caso è anche la protagonista di un nuovo romanzo di Costa la cui uscita è prevista a febbraio. Angela Mazzola indaga in un Palermo dei ceti umili, in un quartiere simbolo nel quale ella è cresciuta. Lei che fino ad ora si è trovata a seguire dei piccoli casi, aggregata al servizio di sicurezza di una troupe cinematografica con famosi attori americani impegnati a realizzare un film a Palermo, si trova a indagare su una storia che tocca personaggi di un quartiere popolare dove molti abitanti non amano “gli sbirri”. Indagine e vita psicologica si intrecciano. Ed ancor più Costa scrittore (che da giornalista ha raccontato per molti anni Palermo) fa emergere degli spaccati socio-antropologici realistici e ben strutturati.
Molto bello il racconto di un altro campione della scrittura, il giallista sui generis Santo Piazzese, narratore e biologo, che sciascianamente nei suoi scritti unisce letteratura sociale, filosofia, antropologica, e fa trasparire una passione per i beni culturali ed ambientali. Il suo racconto ha come titolo “Quanti dì conta novembre?”. Il protagonista Lorenzo La Marca non indaga nella sua Palermo ma sulle Madonie, le montagne sopra Cefalù. Una lettura come sempre coinvolgente.
Tutti da leggere anche i racconti di altri autori importanti e di qualità notevole quali Marco Malvaldi, Fabio Stassi, Francesco Recami, Simonetta Agnello Hornby.
La chiusura è affidata ad un autore che è diventato uno degli scrittori più letti d'Italia, Antonio Manzini. Ed è proprio la sua creatura letteraria, il vicequestore Rocco Schiavone il protagonista del suo racconto “L'eremita”. Costretto ad indagare a dicembre in un luogo pieno di neve, quella neve da lui tanto odiata. Colpi di scena, ironia dissacrante e dimensione di analisi psicologica interiore, una triade di elementi che pervade la scrittura di Manzini. Ci fermiamo qui, non vi togliamo il gusto della sorpresa della pluralità dei racconti...
Salvo Fallica
 
 

TV spored - SiOL, 12.1.2018
FOX Crime HD
12. 01. 2018
22:00 - 00:10
Inšpektor Montalbano
Nadaljevanka / Kriminalka, 10. sezona, 2. del, Italija
130 min | IMDB: 8,5
Montalbano je inšpektor v kraju Vigata. Je grob clovek, odgovoren in resen pri delu, hkrati pa odprt in prijazen do ljudi, ki jih pozna in jim zaupa.

Moškega ustrelijo v hrbet. Truplo najdejo v vodovodni cevi, kar je zacetek zapletene preiskave za inšpektorja.
Montalbano mora na svojem obmocju preiskovati številna kazniva dejanja, ki mu jih vedno - po zaslugi izjemne inteligence in pomoci številnih asistentov, tudi zunaj policije - uspe natancno rekonstruirati in rešiti. Med njegovimi sodelavci so namestnik Mimi Augello, inšpektor Giuseppe Fazio, nerodni policist Agatino Catarella in drugi policisti na postaji. Med njegovimi zunanjimi sodelavci so prijateljica Ingrid Sjostrom, novinar Niccolo Zito in, bolj redko, Adelina, njegova kuharica. V zasebnem življenju je Salvo v razmerju na daljavo z Livio Burlando. Z njo ima burno zvezo, v kateri vedno prevlada ljubezen. Kriminalno serijo so posneli po romanu italijanskega pisatelja in scenarista Andrea Camillerija.
 
 

Novaguide.gr, 12.1.2018
Inspector Montalbano
12 / 01 / 2018 | 23:00 Action24
Crime series - Ep. 11 (R)

A body washes up onto the beach. A child with a tragic fate. And inspector Montalbano is found between a hard investigation and a terrible sense of guilt.
 
 

TV in Diretta, 13.1.2018
Il Commissario Montalbano 2018, i nuovi episodi dal 12 febbraio

Raiuno anticipa la messa in onda dei due nuovi episodi de Il Commissario Montalbano, andando a modificare il palinsesto già annunciato di febbraio. I due nuovi film-tv prodotti da Rai Fiction e Palomar e con protagonista Luca Zingaretti, infatti, andranno in onda dal 12 febbraio 2018, e non più dal 19 febbraio come precedentemente annunciato. A rivelarlo, il teaser che in questi giorni sta già andando in onda in tv.
La serie tv dei record, quindi, tornerà in onda subito dopo il 68esimo Festival di Sanremo, godendo quindi di un’ottima pubblicità anche durante la kermesse musicale. Non che ne abbia bisogno: Montalbano è ormai un appuntamento fisso per milioni di telespettatori, anche in replica.
[...]
Paolo Sutera
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 14.1.2018
Di Chiara: "Al Massimo e in tv con Montalbano"
Dalla scuola di Emma Dante al "Commissario Montalbano".

L'attore Bruno Di Chiara, originario di Castellana Sicula, 29 anni, apparirà in un episodio del commissario di Camilleri e nella serie "Il Cacciatore".
Ci parli dei ruoli in entrambe le serie.
«In "Montalbano" apparirò ne "La giostra degli scambi", in onda il 19 febbraio, nella veste di Filippo Caruana, commesso di un negozio di antiquariato che aiuterà il commissario nell'indagine sulla scomparsa del suo titolare. Ne "Il cacciatore", invece, sarò nella veste dell'avvocato Pitti, legale della famiglia Brusca».
[…]
Giada Lo Porto
 
 

Televize.cz, 14.1.2018
Mladý Montalbano
Tretí tajemství
seriál, 2012, 99 min, skryté titulky, dual
O1 DNES - 23:40
Mladý Montalbano - Tretí tajemství. Detektivní seriál It. (2012). Kdo zabíjí delníky na stavbách v rade fingovaných nehod?
O1 PO 22. 1. - 0:15
Mladý Montalbano - Sedm pondelku. Detektivní seriál It. (2012). Stretnutí se šílencem – nejhorší nocní mura každého policisty. Zvlášt když je to šílenec peclivý a metodický.

Na komisarství prijde anonymní dopis upozornující na podezrele vysoké císlo úmrtí delníku na stavbách. Zamestnavatelé sice hlásí pracovní úrazy, takové množství smrtelných nehod však nemuže být náhoda. Kdo zedníkum ubližuje a co tím sleduje? Kvuli vytížení všech svých mužu nemá Montalbano jinou volbu, než si vzít na pomoc Catarellu – a než prípad vyreší, budou spolu mít ne jedno ci dve, ale tri velká tajemství.
 
 

tvtv.de, 14.1.2018
Sat.1 emotions 20:15 So 14. Januar
Sonstiges, I 2000
Commissario Montalbano
Staffel 2, Folge 1 von 2, Die Form des Wassers

Commisario Montalbano untersucht den Tod eines Politikers, der nach einem Bordellbesuch an Herzversagen verstarb. Doch Montalbano glaubt nicht an eine natürliche Todesursache. Die ersten Hinweise deuten auf eine junge Schwedin hin, doch dann zeigt sich, dass die Beweise fingiert waren, um ihren Schwiegervater – ebenfalls Politiker – mit der Tat in Verbindung zu bringen. Es scheint, als ob ein anderer politischer Weggefährte in die Sache verwickelt ist...
 
 

tvtv.de, 14.1.2018
Sat.1 emotions 22:05 So 14. Januar
Sonstiges, I 2000
Commissario Montalbano
Staffel 2, Folge 2 von 2, Der Hund aus Terracotta

Der flüchtige Mafia-Killer Tano u Grecu wird erschossen – kurz nachdem er Commissario Montalbano um seine eigene Verhaftung gebeten hat. Vor seinem Tod hat er noch einen Hinweis gegeben, der den Kommissar auf die Spur mafiöser Waffengeschäfte bringt. Bei den Ermittlungen stößt Montalbano auf ein weiteres Verbrechen: In einer Höhle findet er die über 50 Jahre alten Leichen eines Liebespaars. Ihr Geheimnis führt den Kommissar ins Sizilien der Nachkriegszeit ...
 
 

Novaguide.gr, 14.1.2018
Inspector Montalbano
14 / 01 / 2018 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 16

Things are not going well for inspector Montalbano. His relationship with Livia is on the edge and he starts losing himself to the violence he deals with. Then a woman is found dead and the only clue about her identity is a tattoo.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 15.1.2018
Quel diavolo di Camilleri sul treno Palermo-Torino
Lo spettacolo. Teatro Vittoria "Il diavolo, certamente" Al Teatro Vittoria di piazza Santa Maria Liberatrice, da domani alle 21 (euro 18-28, tel. 06 5740170) lo spettacolo della compagnia Attori&Tecni, tratto dai racconti di Andrea Camilleri (foto). Regia di Stefano Messina

Fa sovvenire il Robert Bresson che credeva all'esistenza metafisica del Male nel suo film del 1977 "Il diavolo probabilmente", il titolo che Andrea Camilleri ha dato nel 2012 a una sua raccolta Mondadori di 33 brevi racconti simmetrici e luciferini, tutti fondati su fatalità, coincidenze e autolesionismi umani, "Il diavolo, certamente", che più di "Centuria" di Giorgio Manganelli (convertito a suo tempo in spettacolo da Gioele Dix) funziona da silloge di efferatezze e scabrosità. Nel caso del paradossale inventario di Camilleri c'è stata la fervida idea di tradurre alcuni brani satanici in un'unica struttura, e l'impresa è degli Attori&Tecnici, con adattamento di Claudio Pallottini, e regia di Stefano Messina. S'è escogitato un minimo comun denominatore, affidando le disavventure, come un Decameron, ai passeggeri dello scompartimento d'un treno Palermo-Torino.
Immaginiamoci, grazie alla scenografia di Alessandro Chiti, una carrozza dove prendono posto viaggiatori intenzionati a vantare drammi casualmente superati, a confessare torti inscusabili, a riferire faccende imbarazzanti. La commedia umana cui dà luogo la riduzione teatrale di infamità, guai e colpi di scena immaginati da Camilleri tende a dar vita, sulla ribalta del Teatro Vittoria da domani, a un buon bisticcio popolare che è il corrispettivo, per linguaggi, inserti e tendenze a chi-la-dice-più-grossa, di certi gloriosi film a episodi. Il lapsus pane/pene e diga/figa di un impeccabile sacerdote predicatore, l'ineluttabile errore di una telefonata dopo decine di anni, due amanti assassini che finiscono per rimetterci loro la pelle, la segretaria molesta di un capufficio con vizietto, il commissario che lascia un bottone sul luogo del suo delitto, due adulteri scoperti all'estero in quanto scambiati per terroristi, e gli altri frammenti in cui il diavolo mette sempre lo zampino, costituiscono la materia prima delle commedie nere all'italiana. E con aria famigliare, e sketch drammatizzati con gusto, gli otto protagonisti, compreso il regista, portano a casa la serata, cavalcando pillole insospettabili di Camilleri.
Rodolfo Di Giammarco
 
 

MicroMega, 16.1.2018
Roma, 1 febbraio: SESSANTOTTO! PER RITROVARSI... Una giornata di dibattito a mezzo secolo dall’anno della “contestazione”

Il 1 febbraio 1968 veniva occupata la facoltà di lettere a Roma. Da quel momento in pochi giorni tutte le facoltà in tutte le principali sedi universitarie verranno occupate e il Movimento diventerà un fenomeno nazionale.
A cinquant’anni esatti, il 1 febbraio 2018, la rivista MicroMega organizza una intera giornata di rievocazione e discussione, a partire dalle 10,30 del mattino, all’Università La Sapienza di Roma, anche per presentare i due volumi monografici della rivista che saranno in edicola dal 25 gennaio.
Vi daremo notizie più precise nei prossimi giorni, vi chiediamo di far circolare intanto l’appuntamento su tutti i social che utilizzate e con il passaparola.
[nei due numeri monografici la sezione “il mio Sessantotto” con le testimonianze di Andrea Camilleri, Luciana Castellina, Carlo Verdone, Paolo Mieli, Nicola Piovani, Gian Carlo Caselli, Letizia Battaglia, Massimo Cacciari, Sveva Casati Modignani, Francesco Guccini, Piera Degli Esposti, Francesca Marciano, Edoardo Boncinelli, Renzo Piano, Lorenza Carlassare, Loriano Macchiavelli, Eva Cantarella, Gustavo Zagrebelsky, Alex Zanotelli, Paolo Flores d’Arcais, e per gli altri paesi Paul Auster, Irena Grudzinska Gross, Martin Walser, Karl Dietrich Wolff, Axel Honneth, Anne Wiazemsky, Todd Gitlin, con il dossier della polemica su Pasolini, quello sul “processo” a Moravia, un’intervista inedita a Rudi Dutschke, il dibattito sulla Primavera di Praga tra Milan Kundera, Karel Kosik e Vaclav Havel, le “perle” degli attacchi delle maggiori testate giornalistiche di allora contro il movimento degli studenti, e molto altro ancora].
 
 

CulturaMente, 16.1.2018
“Il diavolo, certamente” e Camilleri mettono la coda al Teatro Vittoria
“Il diavolo, certamente”, attualmente in scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 28 gennaio, nasce da una raccolta di racconti di Andrea Camilleri.
La compagnia “Attori & tecnici, con “Il diavolo, certamente” fa ancora una volta divertire il suo pubblico, seppure con qualche sbavatura.

Il piacevole adattamento teatrale de “Il diavolo, certamente” porta la firma di Claudio Pallottini. Lo produce la storica compagnia del Teatro Vittoria “Attori & tecnici”. La dirige sapientemente Stefano Messina, che convince più come regista che come interprete.
Nello scompartimento n. 6 del vagone n. 6 di un treno notturno che da Palermo è diretto a Torino, 6 passeggeri si mettono a discutere dell’esistenza del diavolo.
I viaggiatori, infatti, iniziano a raccontarsi strane avventure, accadute a loro stessi o delle quali hanno avuto notizia. Tutte vertono su un unico filo conduttore: il “caso”, la “coincidenza” incredibile. Soprattutto secondo l’opinione di uno dei personaggi, negli eventi narrati il “diavolo, certamente” ci ha messo lo zampino.
I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano, appunto, il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo.
Nell’opera letteraria “Il diavolo, certamente”, Andrea Camilleri riflette sul caso e sulle coincidenze, che ineluttabilmente determinano il senso delle umane sorti. Un evento inaspettato, una fatalità, un appuntamento mancato possono cambiare il senso di tutta una vita. Nel bene e nel male.
Secondo Camilleri il diavolo sarebbe quando “uno cerca di fare una certa cosa e all’improvviso c’è il granello di sabbia che arresta il meccanismo gigantesco”; insomma quando accade che “il diavolo ci metta la coda”.
Ma, nell’adattamento teatrale de “Il diavolo, certamente”, il demonio non è una presenza (solo) metaforica, come nell’opera dello scrittore siciliano. A teatro, quando tutto sembra risolversi in una negazione, arriva il colpo di scena finale – che ovviamente non sveliamo.
“Il diavolo, certamente” è uno spettacolo un po’ lungo e manca in alcuni momenti del giusto ritmo. Alla prima nazionale a cui abbiamo assistito ci sono stati attimi di esitazione e battute palesemente sbagliate. Probabilmente è stato dovuto all’emozione inevitabile del debutto.
Ciononostante è uno spettacolo divertente, ben strutturato e ben diretto.
Efficace la scenografia curata da Alessandro Chiti. Lo scompartimento del treno è allestito sul fondo del palcoscenico. Quando uno dei personaggi narra un episodio, cala un velo sullo scompartimento. Così il racconto prende vita nella parte anteriore del palcoscenico, con l’uso di quinte che ruotano per far apparire e scomparire personaggi ed elementi scenici.
Buona la scelta delle musiche effettuata da Piero Cangialosi. Peccato, però, che il sottofondo musicale spesso sovrasti le voci degli attori, rendendo difficile capire interamente le battute. Ciò avviene soprattutto quando i narratori sul treno raccontano cosa sta avvenendo sulla scena.
Le interpretazioni degli attori sono decisamente apprezzabili. Tra tutti spiccano, però, Mimma Lovoi (nel ruolo di Anna Vincenzini) e Chiara Bonome.
Abbiamo molto apprezzato la caratterizzazione del personaggio interpretato da Stefano Messina. Ci è sembrato di vedere un diretto riferimento al Michele Abbagnano del film di Nanni Loy “Chef express”, interpretato da Nino Manfredi.
Siamo certi che la rappresentazione de “Il diavolo, certamente”, con il passare delle repliche, migliorerà e “acquisterà sicurezza”, per diventare lo spettacolo spassoso che ci si aspetta di vedere.
Stefania Fiducia
 
 

Persinsala Teatro, 16.1.2018
Il diavolo, certamente
E la zampata del Male diventò… uno zampino!
La nuova produzione di Attori & Tecnici porta in scena al Teatro Vittoria una versatile silloge dei racconti di Camilleri. Lo spirito dell’autore s’impone, ma il Diavolo ne esce fatalmente bistrattato.

Lo scompartimento d’un treno ospitato a fondo palco. La tratta annunciata è Palermo-Torino. I tre passeggeri, poi sei, cominciano a raccontare, e raccontarsi.
All’insegna dell’antico procedimento a cornice di boccacciana memoria, il loro intrattenersi cuce insieme storie pronte di volta in volta ad animarsi in primo piano sul proscenio.
Storie e vicende vissute che hanno in comune l’anomalia prodotta dal Caso.
Se, come scriveva Goethe, Caso non è che il nome che diamo a quanto non sappiamo meglio definire, qui non ci metteremo molto a capire che si tratta d’un qualcosa non propriamente innocuo e innocente: il Caso somiglia semmai allo zampino del Diavolo, e provoca accidenti imprevisti che capovolgono, come nella migliore tradizione giallista di cui Camilleri è maestro, le aspettative dei protagonisti e del pubblico. E scriviamo Diavolo consapevolmente con la maiuscola, perché in questo contesto il presenzialismo del demonio si fa ostentato e scoperto, per quanto egli sia ben poco carismatico o terrifico. Ottima la scelta di Pallottini che adatta racconti dal sapore diverso, capaci di spaziare dal surreale al comico, dal poliziesco al goliardico. Ottima nello sveltire il tutto la scenografia ruotante, o la luce che isola e introietta a intermittenza il vagone immobile, alternando bagliori di tagliente lucidità a vapori mefistofelici e sogghignanti, a segnare la distanza tra il tempo della storia e il tempo del racconto.
Le due ore e più dello spettacolo scivolano via gradevoli, senza appesantimenti o rallentamenti, condite da una recitazione che indulge spontaneamente al regionalistico e al caricaturale, per scelta voluta, considerando la fonte d’ispirazione.
Non spoileriamo aggiungendo dettagli sull’esito del viaggio dei sei passeggeri della carrozza sei, scompartimento sei: il punto di forza di questo teatro non sta certo nel prevedibile finale, semmai nella vivacità della narrazione che spinge gli attori a disimpegnarsi con disinvoltura da un ruolo all’altro. Ruoli che risulteranno piuttosto familiari agli amanti del creatore di Montalbano: il genero povero ma ottimista costretto a soggiacere al suocero danaroso, e ricattatorio, il prete saccente, espressione neppur velata del moralismo imperante nella comunità di paese, l’impenitente ladro con balbuzie, la fedifraga vendicativa, il bambino impacciato e credulone, l’amico untuoso e voltagabbana, gli amanti incompatibili e appassionati, il commissario borderline, qui preso di peso con impareggiabile leggerezza – si passi il gioco di parole – da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto… Un perfetto meccanismo d’intrattenimento.
Certo più coraggioso forse sarebbe stato che il presunto zampino del diavolo, così incline a sconvolgere col minimo sforzo – una coincidenza qua e là, un fraintendimento, una svista o una miope comprensione degli eventi – anche i piani umani più elaborati, si mostrasse almeno a tratti per ciò che è, con la sua proverbiale crudeltà e spregiudicatezza luciferina. Invece a risultare vincente sulle scene continua a essere piuttosto l’irresistibile tentazione di distrarre amabilmente il pubblico dalle incongruenze feroci della vita e del destino, per offrirci una versione del Male addomesticata e in scala ridotta, senza scarti metafisici o riflessioni ulteriori cui tuttavia la commedia a ben vedere si presterebbe, se è vero che il maligno, Eco insegna, di risate si nutre.
Ma in una società, o, peggio, in una civiltà dove il senso del Bene vacilla, nessuna sorpresa che il Male non vada di moda: il demonio, divenuto ameno piazzista di se stesso, più che alle pentole, pare oggi attento all’equilibrio dei fantomatici coperchi.
Luisa Gasbarri
 
 

IlPiacenza, 16.1.2018
Prosa al Municipale, "Il casellante"

Moni Ovadia, affiancato da Valeria Contadino e Mario Incudine, colma lo spazio scenico immedesimandosi in sei personaggi dalle sfaccettature contrastanti, dimostrando la complessità del suo talento e la sua poliedricità.
Lo spettacolo è “Il Casellante”, dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, con la regia di Giuseppe Dipasquale, in scena al Teatro Municipale di Piacenza martedì 23 e mercoledì 24 gennaio alle ore 21, primo atteso appuntamento del 2018 della Stagione di Prosa “Tre per Te” 2017/2018 proposta da Teatro Gioco Vita, direzione artistica di Diego Maj, con la Fondazione Teatri di Piacenza, il Comune di Piacenza e il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano, con Crédit Agricole - Cariparma main sponsor di Fondazione Teatri.
La versione teatrale de “Il casellante” vede la scrittura dello stesso Camilleri insieme al regista Dipasquale. Accanto al trio di protagonisti Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine, vedremo in scena Sergio Seminara e Giampaolo Romania, con i musicisti Antonio Vasta (che ha collaborato con Mario Incudine alla composizione delle musiche originali) e Antonio Putzu. Lo spettacolo, prodotto da Promo Music - Corvino Produzioni / Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano / Comune di Caltanissetta, vede il ritorno di Moni Ovadia al Teatro Municipale dopo diversi anni: risale alla prima Stagione di Prosa “Tre per Te” proposta da Teatro Gioco Vita la sua presenza, nel novembre 2003, con “Konamija – L’armata a cavallo”, dal romanzo di Isaac Babel’, realizzato con Nuova Scena - Arena del Sole.
Un ritorno sulla scena del Municipale è anche quello di un testo di Camilleri: nell’aprile 2008 Teatro Gioco Vita aveva ospitato infatti, sempre per la Prosa, “La concessione del telefono”, sempre con la regia di Dipasquale.
“Il casellante” è, fra i libri di Andrea Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto “mitologico”. Dopo Maruzza Musumeci e prima de “Il sonaglio”, l’opera disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale a un tempo.
Il filo conduttore del racconto, ambientato negli anni ’40 del Novecento, si aggroviglia quindi tra realtà e mito, favola e tragedia, amore e guerra, lasciando al pubblico l’occasione di lasciarsi coinvolgere nell’intricata azione scenica.
Dopo il successo ottenuto dalle trasposizioni per il teatro de “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, che insieme a “La cattura”, “Troppu trafficu ppi nenti”, “La Signora Leuca”, “Cannibardo e la Sicilia”, Camilleri e Dipasquale tornano nuovamente insieme per riproporre al pubblico teatrale nazionale una nuova avventura tratta dai racconti del popolare scrittore siciliano.
Affogato nel mondo mitologico di Camilleri, costellato di personaggi reali fantasiosamente trasfigurati, “Il casellante” parla di una metamorfosi che passa attraverso il dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche una narrazione in musica divertita e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
Personale, originalissima e sperimentale, la lingua di Camilleri calca e ricalca, in una teatralissima sinfonia di parlate, una meravigliosa “sicilitudine”, tra neologismi e modi di dire mutuati dal dialetto e rielaborati in chiave colta.
Al debutto nazionale al 59° Festival dei Due Mondi di Spoleto di giugno 2016, il pubblico del Teatro San Nicolò ha applaudito con calore tutta la compagnia e specialmente Moni Ovadia (disinvolto nel passare dal ruolo centrale di narratore a ruoli secondari come quelli della buffa mammana, del giudice e del barbiere), Valeria Contadino (intensa Minica), e Mario Incudine (al cui estro compositivo si devono le incalzanti musiche di scena).
La trasposizione del testo in scena si è tradotta in un grande affresco, o meglio in un “cunto”, antica arte che unisce narrazione e musica (cuntare e cantare), dove il “cantastorie” in questo caso è Moni Ovadia, eclettico artista, cantante e compositore, appassionato dei dialetti in via d’estinzione. Siamo in un paesino immaginario della Sicilia degli anni Quaranta, tra Vigàta e Castelvetrano, lungo la linea ferroviaria dove transitano i treni a scartamento ridotto. Siamo alla viglia dello sbarco degli alleati. La storia del casellante Nino, interpretato dal bravo Mario Incudine, e di sua moglie Minica, portata in scena da Valeria Contadino, si sviluppa fra guerra, fascismo, brutalità e disperazione. Lo spazio del palcoscenico diventa piazza aperta di paese, sul grande fondale si alternano i protagonisti e lo spettatore si immerge nell’atmosfera dell’isola.
 
 

Teatri OnLine, 17.1.2018
Il diavolo, certamente
Al Teatro Vittoria di Roma fino al 28 gennaio 2018

Nello scompartimento sei della carrozza sei di un treno diretto a Torino, sono seduti sei passeggeri saliti a Palermo. Nel corso del viaggio chiacchierano narrando aneddoti, fatti di cronaca e avvenimenti insoliti di cui sono stati testimoni o di cui hanno avuto notizia.
Il racconto che ciascuno inizia a esporre si materializza sulla scena mentre lo scompartimento retrostante sfuma nell’oscurità. Nella lunga notte prendono corpo vicende ambigue e strane avventure il cui epilogo è sorprendente o tragico, come se qualcuno avesse scompigliato le carte modificando i presupposti, facendo sì che accadessero sgradevoli inconvenienti o imbarazzanti sviluppi. Sembra quasi che il diavolo ci abbia messo la coda.
I temi che affiorano sono quelli che contagiano la società come la crisi economica, l’adulterio, la vendetta, l’omicidio per interesse, la gelosia professionale, il ricatto che con il loro carico di immoralità e disonestà provocano sofferenza e stravolgono la vita di persone innocenti, quasi che un filo diabolico legasse le azioni umane.
Un prete non riesce più a pronunciare un’omelia senza incorrere in lapsus triviali che scandalizzano i fedeli; una donna deve soggiacere all’ex amante che la ricatta per alcune foto compromettenti delle quali viene poi derubata da un ladro gentile; una segretaria invidiosa di una collega rivela una presunta tresca alla moglie del datore di lavoro; due amanti vengono uccisi dopo aver minuziosamente e subdolamente programmato l’eliminazione dei rispettivi coniugi; un uomo sposa una ragazza ricca per convenienza ma non riuscirà a goderne i frutti; un uomo e una donna sono indotti da una enigmatica telefonata a incontrarsi dopo un amore giovanile di venti anni prima, episodio reale che ha fornito lo spunto a Camilleri per scrivere la raccolta di racconti brevi da cui è tratto l’adattamento teatrale.
Il diavolo non sa resistere alla tentazione di scompaginare quello che l’uomo dispone, senza possibilità di ripristinare l’assetto precedente. Ciò che viene definito destino beffardo, coincidenze impreviste, fato è lo zampino del diavolo, di cui non è conveniente negare l’esistenza. Può, infatti, apparire in carne e ossa, con mantello e cilindro e, ancora una volta, modificare il finale!
Questa nuova produzione della compagnia Attori&Tecnici è un adattamento di Claudio Pallottini di otto storie tratte dalla raccolta di 33 racconti brevi di 3 pagine scritta da Andrea Camilleri.
Gli interpreti, tutti versatili nei rapidi cambi di scena, diretti da Stefano Messina che è anche interprete, sono Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin che si alternano nei ruoli dei passeggeri e dei personaggi.
La scenografia di Alessandro Chiti è ben strutturata: dietro un velatino lo scompartimento del treno in cui i viaggiatori conversano abbandonandosi a considerazioni pseudofilosofiche e battute umoristiche, e in primo piano la rappresentazione degli episodi, con pannelli rotanti che ne definiscono l’ambientazione, sottolineata dalle musiche di Pino Cangialosi.
Tania Turnaturi
 
 

2duerighe, 17.1.2018
Il Diavolo, certamente – Al Vittoria c’è puzza di zolfo!
Adattamento dal testo di Andrea Camilleri: Claudio Pallottini
Regia di Stefano Messina
Con: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin
Al Teatro Vittoria, fino al 28 Gennaio

Sei passeggeri in cerca di un destino, sei storie da raccontare, sei accidenti apparentemente fortuiti, di quelli che basta un soffio leggero, solforico, a cambiare e rovesciare gli esiti e i ruoli. In uno scompartimento del treno Palermo Milano cinque perfetti estranei si ritrovano a trascorrere le lunghe, noiose ore del viaggio e si volentieri adattano, garbatamente sollecitati dall’elegante sconosciuto del posto numero sei (scompartimento sei, della carrozza numero sei), a raccontarsi l’un l’altro le proprie e le altrui storie: storie piccole e a volte meschine, ma sempre marcate da quel quid, quell’imprevisto punto di svolta che cambia, e per sempre, il destino dei protagonisti. Il caso: forse no, il diavolo certamente.
La pièce è tratta da un’amata antologia di Andrea Camilleri, omonima: 33 racconti (di 3 pagine ciascuno) da cui Claudio Pallottini (adattamento) e Stefano Messina (regia) scelgono le sei vicende narrate, con toni più o meno aspri o malinconici, ironici o fatalisti. È l’occasione per una galleria di personaggi che va dal curato di provincia, grande comunicatore dal grande (fatale) inciampo alla segretaria troppo zelante (e gelosa del suo direttore), dal fedifrago tradito da una somiglianza criminale al ritrovarsi dolceamaro degli amanti perduti. E così quel microcosmo ferroviario, dalle poltrone di velluto rosso e le rastrelliere stipate di bagagli, s’allarga a disegnare una piccola, beffarda mappa delle miserie umane e degli accidenti rivelatori, tra i fischi laceranti dei treni in stazione e gli altoparlanti rauchi e frettolosi che stridono fuori dal finestrino.
E, in certo modo, anche un racconto d’altri tempi, quando viaggiare non era low cost, ma era slow, lento: con il tempo di sonnecchiare mentre di là dal finestrino sfilavano campagne e paesi, oppure attaccare chiacchiera con i vicini, nella consapevole libertà di poter dire ed ascoltare, senza impegno e, una volta scesi a destinazione, senza memoria.
Qui invece i nostri viaggiatori si scoprono poco a poco compagni non solo di viaggio, ma di destino: ciascuno legato – più o meno direttamente – dal tiro mancino che il caso (no, il Diavolo, certamente) cinico e baro gli ha giocato, spesso solo burlone, altrove disvelatore delle ipocrisie e dei cattivi pensieri. Perché in fin dei conti la tentazione viene sempre proposta, mai imposta, e a scrivere le nostre vite siamo sempre e solo noi.
Quanto alla messa in scena della compagnia Attori&Tecnici del Vittoria, questa risulta molto rispettosa del testo originale e dei suoi toni. Peccato che, nonostante le interpretazioni schiette e a tutto tondo (per non dire quanto versatili, in quel continuo cambiar di panni degli attori da una storia all’altra), la pièce finisca per soffrire un poco nel ritmo e nei toni dei dialoghi, a tratti un poco sfilacciati o discronici, con danno della scorrevolezza e degli esiti comici, non sempre all’altezza del testo.
Davide Benedetto
 
 

SaltinAria, 17.1.2018
Il diavolo, certamente - Teatro Vittoria (Roma)
Dall'11 al 28 gennaio. Tratto dai racconti di Andrea Camilleri, ha debuttato al Teatro Vittoria di Roma una novità assoluta della brillante Compagnia Attori&Tecnici diretta da Stefano Messina. Attraverso brevi racconti incorniciati nell'incontro di sei sconosciuti nello scompartimento di un treno, "Il diavolo, certamente" indaga con leggerezza e un pizzico di mistero su quei piccoli dettagli che cambiano la vita: coincidenze, sfortuna, imprevisti... o tocchi diabolici?
IL DIAVOLO, CERTAMENTE
tratto dai racconti di Andrea Camilleri
adattamento teatrale Claudio Pallottini
regia Stefano Messina
con Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin
scene Alessandro Chiti
costumi Isabella Rizza
musiche Pino Cangialosi
luci Alessandro Pezza
produzione Attori&Tecnici
Teatro Vittoria - Piazza Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)

C'è chi crede che la vita sia arbitrata dal Fato. Chi che sia in balia di coincidenze e casualità. E chi che imprevisti e situazioni dipendano dallo zampino del diavolo. Convinzioni su cui si dividono anche i passeggeri del treno Palermo-Torino che, per impiegare le lunghe ore di viaggio, iniziano a scambiarsi racconti ed esperienze per avvalorare una tesi o l'altra. Cos'è che regola tutto? Da cosa dipendono quei minuscoli eventi capaci di innescare innumerevoli reazioni a catena tanto da stravolgere una vita? Intorno a questo ruota "Il diavolo, certamente", novità assoluta in scena al Teatro Vittoria di Roma fino al 28 gennaio. Lo spettacolo, abilmente diretto da Stefano Messina e adattato per il teatro da Claudio Pallottini, è tratto dall'omonima raccolta di racconti di Andrea Camilleri del 2012.
Una sorta di divertissement per l'autore siciliano che, come per sfida, si impose di scrivere 33 racconti della lunghezza esatta di 3 pagine ciascuno per indagare quei "piccoli eventi diabolici" davanti ai quali nulla possono qualsivoglia progetto, pianificazione o buona intenzione umana. E uno svago teatrale diventa anche lo spettacolo portato in scena dalla Compagnia Attori & Tecnici, sempre valida e brillante. Per la Compagnia stabile dello storico romano si tratta del terzo spettacolo consecutivo in scena, dopo il cavallo di battaglia "Rumori Fuori Scena" (al 34° anno di repliche) e "Terapia di Gruppo". Stavolta dalle commedie brillanti si passa ad uno spettacolo a episodi, tinto di soprannaturale e di situazioni incredibili. E' però proprio la frammentarietà del racconto a far perdere di vista il vero significato dello spettacolo.
6 sconosciuti, insieme nello scompartimento 6 della carrozza 6, si intrattengono durante un viaggio raccontandosi, spronati da uno di loro, strani fatti capitati a loro stessi o a stretti conoscenti. Una donna derubata di foto compromettenti proprio quando pensava di essere al sicuro dal ricatto; due ex fidanzati che si ritrovano dopo trent'anni per un errore telefonico; un sacerdote alle prese con imbarazzanti lapsus; una segretaria rovinata da una collega per una supposizione; un uomo che per un malinteso in aeroporto perde moglie e carriera. Episodi surreali ed estremi, a lieto o a cattivo fine, in cui un piccolo evento inaspettato cambia il senso intero di una (o più) vite.
Così i brevi racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, offrono un colorito affresco sociale ma, sebbene tasselli di un quadro più esteso, appaiono fini a se stessi, centrati più che altro a cercare una comicità obbligata. Non mancano certo momenti divertenti, battute felici e piccole sorprese ma il tutto è frammentato e poco incisivo, forse più efficace nelle righe di un racconto di narrativa. Il tutto, comunque, è sempre sorretto dalle capacità del gruppo di attori, con ottimi ritmi e marcata espressività: Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Chiara Bonome, Valerio Camelin e, su tutti, Stefano Messina e Mimma Lovoi.
Ottima la confezione, grazie alla regia di Stefano Messina, ricca di indovinati spunti, e alle scenografie di Alessandro Chiti, ancora una volta garanzia di qualità. Lo spazio scenico è sfruttato interamente e in modo mai statico. L'azione si svolge su due piani: in fondo, velato dal fondale di tulle, lo scompartimento del treno con le poltroncine rosse in cui i sei personaggi muovono le fila della storia; davanti, i racconti che prendono vita. Ai lati, due pannelli mobili ricreano di racconto in racconto i nuovi ambienti, aiutati dalle proiezioni video e da aree del palcoscenico che, spenti i personaggi nello scompartimento, si animano in un interessante gioco di quadri e ambientazioni. I passeggeri si spostano da un piano all'altro, a volte semplici voci fuori campo, altre volte interagendo in prima persona con i personaggi dei fatti narrati. La musica curata da Pino Cangialosi gioca il suo ruolo determinante creando attesa e tensione nei momenti drammatici e offrendo un intenso momento di musica e danza riportandoci negli anni '70.
Il finale a sorpresa spiazza il pubblico, risollevando un primo atto più sottotono. E' in realtà proprio sul finire dello spettacolo che la storia prende corpo, svelando (forse) la vera essenza del Diavolo e facendo da necessario collante a quanto rappresentato fino a poco prima. Per il resto, non c'è morale, perché davanti a quei granelli di sabbia che arrestano il sistema non rimane che prendere le cose così come sono...
Michela Staderini
 
 

Città della Spezia, 17.1.2018
Il casellante di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale al Civico
Domenica 21 e lunedì 22 gennaio in scena Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine.

La Spezia - La Stagione di prosa del Teatro Civico della Spezia propone per domenica 21 e lunedì 22 gennaio alle 20.45 Il casellante di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale con Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine. Il casellante e` uno dei libri piu` divertenti e struggenti di Andrea Camilleri. Un romanzo breve del 2008, anello centrale di quella trilogia mitologica che comprende Maruzza Musumeci e Il sonaglio. Tre opere che raccontano una Sicilia arcaica, comica e tragica, ad un tempo ferocemente logica e paradossale, abitata da personaggi reali fantasiosamente trasfigurati.
“Un formidabile sincretismo – come ha scritto il regista e coautore della trasposizione teatrale Giuseppe Dipasquale – a servizio di una storia di dolore e passione, violenza e riscatto. Un inno alla vita contro la morte”.
Passioni, gelosie, vendette, dolori dell’anima e del corpo, meschinità, prepotenze dello Stato e protezioni mafiose i temi ricorrenti del testo ambientato nella Sicilia degli anni Quaranta, racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra. Il finale è un inno alla vita, perché il mistero si nasconde dietro a ciò che è imprevedibile agli uomini e cambia in bene il loro destino.
Il Casellante è uno spettacolo dove si ride e ci si commuove, si fa musica dal vivo e si canta. Realtà, favola e mito, ma anche fascismo, amore e guerra si fondono nel racconto scritto nella lingua personale, originale e sperimentale di Camilleri. Con Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine, sul palco Giampaolo Romania e Sergio Seminara e i musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu. Regia e scene di Giuseppe Dipasquale, musiche originali di Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta, costumi Elisa Savi, luci Gianni Grasso.
Prossimo appuntamento per la Stagione di prosa Intrigo e amore di Friedrich Schiller portato in scena domenica 28 febbraio dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga.
Il casellante – trama. Sulla linea ferroviaria che costeggia il mare a sud di Porto Empedocle passano solo due treni al giorno, quello che va da Vigàta a Castelvetrano e l'altro che fa il percorso inverso. I due treni si incrociano ogni giorno a Sicudiana. Lì, stretto tra la campagna e la spiaggia, sta il casello di Nino Zarcuto. La casa è piccola, la cucina al piano terra e la camera da letto al piano alto, più un orticello coltivato e il pozzo dell'acqua. Ma Minica, la giovane moglie del casellante, la cura come un gioiello. La vita di Nino è semplice e serena: alzare il passaggio a livello, curare l'orto e gli animali e, qualche volta, una suonata dal barbiere del paese insieme all'amico Totò, uno alla chitarra e l'altro al mandolino, per guadagnare qualche soldo. Manca solo un figlio, che arriverà con l’intervento di una fattucchiera. Nel 1942 arriva la guerra e lungo la linea ferroviaria gli alleati bombardano, si teme uno sbarco nemico dal mare. Il Genio civile vuole fortificare, vengono mandati i soldati a costruire dei bunker lungo la costa. Il casellante li accoglie con ospitalità, ma durante l’assenza di Nino - detenuto in carcere dal gerarca fascista del paese, che vede complotti al Duce anche in un concerto - qualcuno va a bussare alla porta di casa dove Minica è rimasta sola. La donna viene brutalmente violentata e perde il bambino che aveva in grembo diventando sterile e pazza. Si limita a vegetare, addirittura arriva a credersi albero e ad annaffiarsi i piedi piantati nella terra. Aspetta la metamorfosi, il giorno in cui le spunteranno le radici e inizierà finalmente a dare i suoi frutti…
Info e prenotazioni: Teatro Civico La Spezia, via Fazio 45 e via Carpenino, tel. 0187.727521. Da lunedì a sabato, ore 8:30-12:00, mercoledì anche 16:00-19; Circolo Culturale G. Fantoni Lunigiana La Spezia, corso Cavour 339, tel. 0187.716106. Da martedì a venerdì, ore 9:30-13:00 e 16:00-19:30. IAT Sarzana Sarzana, piazza San Giorgio, tel. 0187.620419. Da martedì a domenica, ore 9:30-12:30 e 17:00-19.30. www.teatrocivico.it - info@teatrocivico.it
 
 

Vivere Camerino, 17.1.2018
Torna il Commissario Montalbano: tra i protagonisti l'immancabile camerte Cesare Bocci

Per la gioia di milioni di fan, il Commissario Montalbano nella versione televisiva anticipa il ritorno su Rai 1. A differenza di quanto era stato annunciato in precedenza, le due nuove puntate saranno trasmesse sulla rete ammiraglia del servizio pubblico lunedì 12 e 19 febbraio.
La scelta di anticipare la messa in onda è per sfruttare al meglio il traino che sarà dato dalla nuova edizione del Festival di Sanremo che andrà in onda dal 6 al 10 febbraio e dove il Commissario Montalbano sarà ampiamente promozionato. Una spinta in più ma se si potesse scommettere sui dati dell'audience dei programmi, siamo certi che i bookmakers aams terrebbero le quote veramente basse visto che il successo di pubblico della fiction è letteralmente straordinario con una sfida che si protrae negli anni per decretare chi avrà più spettatori tra appunto Montalbano e Don Matteo, altro grandissimo successo di Rai 1.
Ma perché parliamo del Commissario Montalbano? Perché ovviamente nel cast è stato confermato il camerte Cesare Bocci nel ruolo di Mimì Augello, uno dei personaggi più amati in assoluto dai fan, ovviamente dopo il Commissario creato dallo scrittore Andrea Camilleri ed interpretato dal bravissimo Luca Zingaretti. Nel corso di una intervista, parlando del suo personaggio, Bocci ha dichiarato che Augiello ha qualche capello bianco in più ma il suo benedetto e maledetto vizio nei confronti delle belle donne è rimasto sempre lo stesso nel corso degli anni e non se ne riesce proprio a liberare anche se, scherzosamente, ha aggiunto che "il povero Mimì è sempre provocato".
Cesare Bocci, oltre ad essere un bravo attore, è sempre molto impegnato nel sociale. Tra le ultime iniziative in cui è stato coinvolto, ricordiamo come sia stato il testimonial per i 50 anni dell'Anffas con tante iniziative che si sono tenute, tra l'altro, a Macerata e Monte San Giusto.
Tra le conferme ritroveremo anche Angelo Russo che interpreterà il peculiare Catarella, Peppino Mazzotta che vestirà ancora i panni dell'ispettore Fazio e poi Sonia Bergamasco, che dopo il grande successo ottenuto con Paola Cortellesi e Antonio Albanese in Come Un Gatto in Tangenziale, torna a ricoprire il ruolo di Livia. Non manca però qualche new entry nel cast come special guest e di valore elevatissimo: il primo da citare è sicuramente il bravissimo Fabrizio Bentivoglio che vedremo nel primo episodio con Serena Iansiti.
Nel secondo invece gli ospiti speciali saranno Sebastiano Lo Monaco e Stella Egitto che negli ultimi giorni abbiamo visto in un'altra fiction questa volta su Canale 5, "Io sono Nato Libero", film documentario dedicato all'imprenditore ucciso dalla mafia, Libero Grassi.
Già note anche le trame dei due episodi, rispettivamente tratte la prima dal racconto "La giostra degli scambi" mentre la seconda da due novelle sempre ovviamente di Camilleri: "Amore" e "La prova generale". L'episodio del 12 febbraio, come si può intuire dal titolo ha come tema principale uno scambio di persone con relative situazioni misteriose ed inquietanti. Lunedì 19 la storia sarà incentrata sulla scomparsa di una giovane donna e della strana e particolarissima ossessione nei confronti della morte di una coppia di anziani.
dagli Organizzatori
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 18.1.2018
Garibaldi fu tradito la letteratura contro l’eroe
Nel "Gattopardo" il principe di Salina profetizza che sarà imbrogliato
I personaggi del "Quarantotto" di Sciascia lo definiscono un brigante
Per Domina era "un pupo sognatore e bizzarro". Così si smonta un mito

Altro che eroe acclamato dei due mondi: quando Giuseppe Garibaldi passa attraverso il tritacarne impietoso della letteratura siciliana, non rimane nulla della retorica risorgimentale. L'aureola patriottica svanisce d'un tratto per lasciare posto alle corna.
[...]
A questo albero genealogico della letteratura siciliana antirisorgimentale appartengono pure Umberto Domina e Andrea Camilleri. [...]
Camilleri ne "Lo stivale di Garibaldi" narra del prefetto Falconcini, "uomo del Nord" inviato come funzionario ad Agrigento due anni dopo l'impresa dei Mille. Egli si rende conto che degli ideali del patriottismo risorgimentale non resta altro che la feticistica venerazione di uno stivale di Garibaldi, considerato al pari di un cimelio.
Salvatore Ferlita
 
 

Canicattì Web, 18.1.2018
Torna in TV il Commissario Montalbano più agrigentino del solito

Febbraio sarà un mese che sicuramente vedrà più milioni di italiani del solito davanti alla TV e più precisamente su Rai 1. Prima il Festival di Sanremo con la nuova direzione artistica di Claudio Baglioni e la conduzione affidata a Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino che dal Teatro Ariston si irradierà in tutta la nazione da martedì 6 a sabato 10 febbraio.
Poi, con il traino del festival della canzone italiana che lo promozionerà ampiamente, lunedì 12 e 19 febbraio, tornerà il poliziotto più amato dagli italiani e dalle italiane: stiamo ovviamente parlando del Commissario Montalbano, il personaggio nato dalla creatività dello scrittore siciliano, empedoclino per la precisione, Andrea Camilleri, interpretato magistralmente nella fiction dall’attore Luca Zingaretti.
Se ci si potesse scommettere sopra, magari con il leovegas codice promo, sarebbe facile pronosticare che anche questa volta la fiction farà un incredibile boom di ascolti, pronto a battagliare con l’inossidabile Don Matteo interpretato da Terence Hill per diventare la serie TV più vista in Italia nel corso dell’anno.
E poi il nuovo appuntamento con Montalbano su Rai 1 sarà anche più agrigentino del solito. Dopo aver visto Montalbano passeggiare dentro la Valle dei Templi lo scorso anno, questa volta il Commissario si recherà alla casa natale dello scrittore Luigi Pirandello insieme alla sua storica fidanzata Livia, interpretata come sempre da Sonia Bergamasco, reduce dal grande successo ottenuto durante le feste di fine anno al cinema con Come un Gatto in Tangenziale insieme a Paola Cortellesi e Antonio Albanese.
Inoltre nel cast ci sarà anche un attore della nostra provincia, Alessandro Gaziano, il cui nome d’arte è Alessandro Mario, già noto al grande pubblico per essere stato nel cast di fiction di successo come Cento Vetrine, Il Bello delle Donne e Incantesimo. Con lui nel cast come “special guest” il siracusano Sebastiano Lo Monaco e la bellissima messinese Stella Egitto vista recentemente nel docufilm di Canale 5 dedicato all’uccisione avvenuta a Palermo dell’imprenditore Libero Grassi dal titolo Io Sono Libero capace di ottenere un consenso unanime di critica e pubblico.
La puntata in questione, quella appunto agrigentina, si chiama Amore e sarà trasmessa per seconda, il 19 febbraio. La trama è tratta da due novelle di Camilleri, “Amore” e “La prova generale”. Due i temi principali dell’intreccio narrativo: la strana scomparsa di una giovane donna ed una particolarissima coppia di anziani letteralmente ossessionati dalla morte.
La prima puntata invece, quella del 12 febbraio, è tratta dal racconto di Camilleri dal titolo “La giostra degli scambi” e vedrà al centro della trama uno scambio di persone e molti altri inquietanti misteri. Fabrizio Bentivoglio e Serena Iansiti saranno gli ospiti speciali di questa puntata.
Confermato poi praticamente tutto il cast che da anni affianca Zingaretti. Ritroveremo dunque Cesare Bocci nei panni dello “sciupafemmine” Mimì Augiello, Angelo Russo in quelli del divertente Catarella ed infine Peppino Mazzotta che ancora una volta sarà l’ispettore Fazio.
Un grandissimo successo che anche da un punto di vista turistico aiuta la Sicilia: sono tantissimi infatti i fan della fiction che vengono nella nostra isola per scoprire le location in cui sono state girate le varie serie di Montalbano ed i tour aumentano di anno in anno a livello esponenziale.
 
 

Hörzu, 19.1.2018
Sonntag / 22:05 / Sat.1 Emotions HD
Commissario Montalbano
Der Kater und der Distelfink
Mafiaserie I 2002 100 Min. Staffel 4, Folge 4

Der Kater und der Distelfink - Im Einzugsgebiet der Polizei von Vigàta geschehen mehrere seltsame Überfälle. Ein schwarzgekleideter Mann auf einem Moped hat es auf die Handtaschen älterer Frauen abgesehen. Die Raubzüge lohnen sich nicht, denn die Handtaschen sind immer nur mit geringen Geldsummen gefüllt. Erst als das vierte Handtaschenopfer, die Frau des Anwalts Joppolo, erschossen wird, ahnt Montalbano die Zusammenhänge.
 
 

ilSicilia.it, 20.1.2018
Le interrogazioni parlamentari in Senato negli anni '80
L’onorevole siciliano Sciascia visto da Camilleri
Andrea Camilleri, “Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia”, Ed. Bompiani, Milano, 2009.

Perché è interessante oggi leggere questo libro/saggio/guida civica, che vede protagonisti due dei più grandi scrittori siciliani del ‘900, Leonardo Sciascia, e a cavallo degli ultimi due secoli, Andrea Camilleri?
“Un onorevole siciliano. Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia” è uno di quei libri che passa inosservato, che leggono in pochi, che non vengono pubblicizzati abbastanza dai distributori e dai mass media, che devono rimanere nell’oblio perché “pericolosi” per chi lo legge! Proprio così, è un libro “pericoloso”!
In cosa consiste il pericolo? Se c’è un pericolo, come io sostengo! Non tutti saranno d’accordo. È ovvio! Ma la mia è una posizione condivisibile o non condivisibile, come tutte le idee d’altra parte.
Il libro di Camilleri, che narra dell’attività parlamentare di Sciascia, è un libro che dovrebbero leggere obbligatoriamente tutti coloro che vorrebbero fare politica, si apprestano a fare politica, o fanno già politica.
Dovrebbero leggerlo tutti i siciliani che politica non ne vogliono fare, ma vogliono capirne qualcosa. Oggi capire dove stiamo andando e da dove veniamo è importante più che mai! E Camilleri, con la complicità inconsapevole di Sciascia, certamente ci aiuta a capire tantissime cose di questo procedere siciliano e, se vogliamo, italiano.
“Un onorevole siciliano” raccoglie le interrogazioni parlamentari di Leonardo Sciascia in Senato tra il 15 dicembre 1979 e il 31 gennaio 1983. Sembra che lo scrittore di Racalmuto stia parlando di cose attuali, di oggi, dei nostri giorni. Sciascia è stato grande anche per questo, per vedere dove gli altri non vedevano, per capire dove gli altri non capivano. E dietro le facce belle e sbarbate degli onorevoli di allora, sotto i vestiti eleganti e raffinati cuciti a mano dai migliori sarti romani, oltre gli sguardi sicuri e altezzosi delle passeggiate parlamentari che tra una seduta e l’altra affollavano l’elegante Transatlantico di Palazzo Montecitorio, Sciascia riusciva a vedere senza impressionarsi – come il conturbante visionario e grande pittore fiammingo Hieronymus Bosch fece nello splendido dipinto “Salita al Calvario” del 1535 – la vera natura e le vere anime dei potenti di allora.
Dopo oltre trent’anni, tutto è rimasto tale e quale, nulla è cambiato, nulla!
I discorsi e le interrogazioni in Parlamento sembrano scritti ieri… ma che dico! … sembrano scritti proprio oggi… sono attuali e contemporanei da far venire i brividi.
E allora, come Andrea Camilleri fa con questo suo saggio che recupera brillantemente un grandissimo Sciascia “politico”, il consiglio che do è quello di leggere le parole delle sue interrogazioni parlamentari, se non altro per comprendere che in quel luogo romano del potere nulla cambierà mai. Per capire come in questo Paese la storia non insegna nulla. Per capire come in questo Paese la memoria è sempre stata mortificata, e si riconosce perché assai labile e “a breve termine”.
Camilleri, che nei suoi scritti non s’è mai avventurato in faccende di politica o di mafia (almeno in maniera diretta), come invece fece scrupolosamente Sciascia in tutti i suoi scritti, ci scrive con arguzia, con ironia, con un po’ di sano sarcasmo ch’è indirizzato, come l’impietosa freccia di Paride, ai politicanti di oggi e di allora, dei nostri giorni e della storia passata.
Da questo punto di vista i “consigli” e le “raccomandazioni” dirette e implicite di un grandissimo intellettuale e scrittore siciliano, come lo è senza dubbio alcuno lo scrittore di Porto Empedocle, non possono che essere ascoltati.
Farli propri o seguirli pedissequamente sono altra cosa ovviamente, ma questo noi siciliani lo sappiamo bene!
Andrea Giostra
 
 

tvtv.de, 20.1.2018
Sat.1 emotions 03:25 So 21. Januar
Sonstiges, I 2013
Commissario Montalbano
Staffel 9, Folge 1 von 4, Angelicas Lächeln

Eine Reihe von eigenartigen Einbrüchen macht Commissario Montalbano (Luca Zingaretti) das Leben schwer. Alle erfolgen bei reichen Leuten aus demselben Freundeskreis, alle nach dem gleichen Muster. Erst werden die Zweitwohnsitze ausgeraubt, dann die Stadtwohnungen. Als die Einbrecherbande in anonymen Briefen einen vierten und letzten Einbruch ankündigt, setzt Montalbano alles daran, die Bande auf frischer Tat zu ertappen…
 
 

Teatro Civico, 21-22.1.2018
Domenica 21 e Lunedì 22 gennaio 2018, ore 20.45
Promo Music-Corvino Produzioni – Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano – Comune di Caltanissetta
Il casellante



di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine
regia Giuseppe Dipasquale

«Siamo negli anni ’40, in pieno regime e nell’isola e` atteso l’arrivo degli alleati. Qui, il casellante Nino sposa la tenera Minica desiderando un figlio che arrivera`, pero`, solo con l’intervento di una fattucchiera. Ma la fragile donna sara` brutalmente violentata da un collega del marito e perdera` il bambino che aveva in grembo diventando sterile e pazza. Passioni, gelosie, vendette, dolori dell’anima e del corpo, meschinita`, prepotenze dello Stato e protezioni mafiose i temi ricorrenti della trama. Ma il finale e` un inno alla vita perche´ il mistero si nasconde dietro a cio` che e` imprevedibile agli uomini e cambia in bene il loro destino.» Avvenire
Il casellante e` uno dei libri piu` divertenti e struggenti di Andrea Camilleri. Ambientato in Sicilia, e` la storia di una metamorfosi e un racconto emblematico di un modo di essere e di ragionare. Camilleri si muove tra realta` e fantasia, creando grazie alla sua maestria narrativa una vicenda simbolica che disegna i tratti di una Sicilia antica e moderna, comica e tragica, ad un tempo ferocemente logica e paradossale.
Il casellante e` un racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta, scritto nella lingua personale, originale e sperimentale di Camilleri, divenuta ormai familiare al pubblico dei lettori e degli spettatori televisivi. Una musicalissima e gustosa sinfonia di parlate, tra termini di nuovo conio e modi di dire tratti dal dialetto e rielaborati in chiave colta.
«Un formidabile sincretismo a servizio di una storia di dolore e passione, violenza e riscatto. Un inno alla vita contro la morte.» Giuseppe Dipasquale, il regista.
 
 

Il Sole 24 Ore, 21.1.2018
Metti Montalbano sul lettino dello psicologo
#AlleyBooks

Se amate la scrittura colorata e intensa di Andrea Camilleri, questa è una chicca da non perdere. Se Camilleri non lo avete mai incontrato, questa è l’occasione per avvicinarsi ai suoi personaggi, da cui poi non vi distaccherete più. Il professor Fabiano, autore del libro “Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia”, è uno psicoterapeuta e professore universitario, che pur non essendo ‘di professione’ scrittore, con la scrittura lavora, interagisce, dialoga. E dalla sua passione per la scrittura di Camilleri ha tratto un racconto affascinante, che utilizza anche con i suoi allievi psicologi.
Il filo conduttore del libro sono i personaggi di Camilleri, a partire dal celebre Montalbano, che vengono esaminati con la lente del terapeuta per scoprirne le fragilità e quindi la profonda umanità. Dopo una prima parte in cui Fabiano riprende alcuni concetti di base della psicologia e della psicopatologia, con uno stile semplice e fruibilissimo da tutti, la seconda e la terza parte vanno all’analisi dei testi di Camilleri e dei suoi personaggi. Ma il punto forte del libro non sta tanto nella curiosità per le caratteristiche descritte e per l’esercizio di studio sui soggetti. Quello che rende il libro interessante è il senso della narrazione delle storie personali, dei personaggi come di ognuno di noi: l’autore sottolinea infatti l’importanza dell’approccio narrativo in psicologia perché raccontare e riscrivere la propria storia è quello che accade nel corso di una terapia, con la trasformazione di sé attraverso la narrazione. Il ‘romanzo personale’, come lo chiama Fabiano, sono le storie dei suoi pazienti, che forma una “grande inesauribile biblioteca di persone vere, con le parole stampate sulla pelle, nell’animo, nella mente”. Con questo spirito l’autore esamina e descrive i personaggi di Camilleri, nella loro ricchezza psicopatologica: “Le vicende di protagonisti e comprimari – scrive Fabiano – vivono, traspirano e trasudano della ‘carne’ di umanità e fragilità che in qualunque momento può impossessarsi di noi anche oltre la misura immaginata. E, pur nella loro tagliente realtà e sofferenza, riescono a trasmettere al lettore la necessità di riscoperta della valorizzazione di sentimenti come la pietà (in senso etico), la comprensione, la tolleranza e soprattutto il rispetto”.
Senza farsi spaventare da parole come psicopatologia e psicologia, che spesso evocano in noi il timore di scoprire dentro di noi chissà quali mostri, il libro di Fabiano è una bella occasione a più livelli: per conoscere meglio l’opera di uno dei più famosi e prolifici scrittori italiani contemporanei, da un lato, ma soprattutto per avere qualche utile spunto di riflessione su di sé e sulla propria storia. Per pensare, magari, a quel cambiamento che vorremmo nelle nostre vite e che, spesso, può passare proprio per la parola e per la narrazione di sé e della propria storia.
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Giuseppe Fabiano, psicologo e psicoterapeuta, è direttore di una Unità operativa complessa Centro salute mentale dell’Asl Roma 6. Oltre a insegnare in diverse università, è autore di numerosi articoli scientifici e giornalista pubblicista dal 1989. Nella narrativa ha debuttato nel 2006 con il romanzo “Il caso e la clessidra” (Sovera)
“Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia” di Giuseppe Fabiano, editore Franco Angeli, 2017
Prezzo: 19 euro
Chiara Di Cristofaro
 
 

tvtv.de, 21.1.2018
Sat.1 emotions 22:10 So 21. Januar
Sonstiges, I 2001
Commissario Montalbano
Staffel 3, Folge 2 von 2, Von der Hand des Künstlers

Der querschnittsgelähmte Goldschmied Larussa wird tot in seiner Werkstatt gefunden. Scheinbar hatte er sich auf einer Art elektrisch umgebauten Rollstuhl das Leben genommen. Doch Commissario Montalbano zweifelt an der Selbstmord-Theorie. Erst recht, als ein weiterer Toter aufgefunden wird. Der 60-jährige Elektriker Cucchiara wurde eindeutig ermordet, doch es gibt keinerlei Hinweis auf den Täter. Montalbano vermutet, dass es eine Verbindung zwischen den zwei Todesfällen gibt.
 
 

MicroMega, 22.1.2018
Roma, 1 febbraio: SESSANTOTTO! PER RITROVARSI... il programma della giornata di dibattito di MicroMega

Giovedì 1 febbraio 2018 - esattamente a cinquant’anni dall’occupazione della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, sulla cui scia in pochi giorni sarebbero state occupate quasi tutte le facoltà universitarie in Italia - saranno presentati alla Sapienza i due volumi speciali dedicati da MicroMega al Sessantotto, in edicola da giovedì 25 gennaio.
Ore 11, Aula I di Lettere
Luciana Castellina, Pancho Pardi, Franco Piperno, Franco Russo ne discutono con le studentesse Camilla Caglioti e Laura Cocciolillo. Dirige il confronto Lucia Annunziata direttore di Huffington Post.
Ore 16,30, Aula Magna del Rettorato
il numero sarà presentato da Andrea Camilleri, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Paolo Mieli, Luciana Castellina, Paolo Flores d’Arcais tutti presenti con la loro testimonianza nei due volumi.
Ingresso libero e gratuito fino ad esaurimento posti
Lo speciale di MicroMega si compone di due volumi indivisibili, 1-2018 e 2-2018, al prezzo eccezionale di 19,50 euro anziché 30 euro.
Nei due volumi le testimonianze “il mio Sessantotto” di Andrea Camilleri, Paul Auster, Sveva Casati Modignani, Carlo Verdone, Luciana Castellina, Massimo Cacciari, Gian Carlo Caselli, Axel Honneth, Eva Cantarella, Nicola Piovani, Anne Wiazemsky, Francesco Guccini, Karl Dietrich Wolff, Piera Degli Esposti, Edoardo Boncinelli, Lorenza Carlassare, Loriano Macchiavelli, Renzo Piano, Alex Zanotelli, Letizia Battaglia, Paolo Mieli, Gustavo Zagrebelsky, Todd Gitlin, Francesca Marciano, Martin Walser, Irena Grudzinska Gross, Paolo Flores d’Arcais
Il confronto a distanza sulla Primavera di Praga, realizzato all’epoca dei fatti tra Milan Kundera, Karel Kosik, e Vaclav Havel e un’intervista inedita a Rudi Dutschke.
Inoltre tra i materiali d’epoca la famosa poesia di Pasolini in difesa dei poliziotti e tutta la polemica che ne seguì con interventi di Eugenio Montale, Alberto Moravia, Goffredo Parise, Franco Fortini, Michel Butor, Guido Piovene, François Revel, Johannes Agnoli
Il “processo a Moravia” in un confronto diretto tra il grande scrittore e gli studenti delle occupazioni
Infine una polemica tavola rotonda a vent’anni di distanza dal ‘68, tra Adriano Sofri, Paolo Flores d’Arcais, Gianni De Michelis, Fabio Mussi, Lea Melandri, Ernesto Galli della Loggia, Roberto Formigoni
un’ampia rassegna degli articoli dei grandi giornali contro gli studenti con l’appendice di un violento articolo di Indro Montanelli, stralci del quotidiano maoista “Servire il Popolo”, una tavola rotonda tra i leader internazionali (in primo luogo Daniel Cohn-Bendit) e altri materiali dell’epoca.
 
 

Malgrado Tutto, 22.1.2018
Un giovane regista siciliano si racconta…
Nostra intervista a Luciano Accomando. “Il cinema? Un mezzo per raccontare le storie che ci frullano per la testa. Per fare un buon film non lasciare nulla al caso, ascoltare i consigli di tutti e avere la forza di imporre il proprio pensiero”.

Luciano Accomando è nato a Palermo, città in cui ha deciso di vivere e lavorare. Laureato in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, è oggi scrittore e regista con elevata formazione nel campo della produzione e della progettazione.
[...]
Dove hai studiato e come ti sei formato?
"[...] la vera svolta per me fu l’incontro con Rocco Mortelliti. Aveva appena finito di scrivere la sceneggiatura de “La scomparsa di Patò” ed era pronto a girare in Sicilia. Rocco è una persona eccezionale, un artista con una grande umanità. Lo considero il mio Maestro."
Puoi raccontare della tua esperienza nel film “La scomparsa di Patò” tratto dal romanzo di Camilleri con la regia di Rocco Mortelliti?
È stata un’esperienza incredibile. Grazie a Rocco ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con ogni singolo aspetto produttivo di un film, dalla pre alla post-produzione. Girando poi una parte del backstage mi è stato dato il grande onore di conoscere Camilleri, di raggiungerlo a casa sua a Roma e di intervistarlo. Non credevo ai miei occhi: ero davanti al più grande scrittore italiano contemporaneo vivente.
[...]
Giuseppe Maurizio Piscopo
 
 

La Stampa, 23.1.2018
Il ricordo
La differenza tra un rivoluzionario e un cialtrone
I ricordi dello scrittore, 50 anni fa chiamato a fare lezione nel Centro Sperimentale di Cinematografia occupato
Il brano che anticipiamo in questa pagina è tratto dall'intervento di Andrea Camilleri sul primo dei due volumi del numero speciale di MicroMega dedicato al cinquantenario del Sessantotto, in uscita dopodomani

Il Sessantotto non l'ho vissuto in prima persona. In quegli anni avevo smesso di insegnare, lavoravo in Rai e mi dedicavo molto alla regia.
Nonostante gli impegni a teatro, tuttavia, ero molto interessato a ciò che accadeva nelle università. In quel momento era inevitabile essere coinvolti. Ricordo le prime occupazioni a Torino, anche se non ero protagonista del movimento né in contatto con esso, perché vivevo a Roma.
L'impressione che ebbi, già allora, era che il Sessantotto fosse arrivato esattamente al momento giusto, quando doveva venire. Si era giunti, almeno così percepivo io, a una sorta di esaurimento ideologico, di spossatezza e di indebolimento generale.
Grandi speranze
All'epoca, nel 1968 e negli anni immediatamente precedenti, si avvertiva una fiacchezza delle cose, come se tutto rallentasse e procedesse piano piano verso la sua fine, dalle istituzioni alle ideologie. E, in questi casi, come si suol dire, motus in fine velocior. Per questo i movimenti, incluso quello del Sessantotto, hanno un senso, per quanto probabilmente inconsapevole.
Anche i luoghi in cui tutto cominciò, le università, non furono casuali. Certo esse sono lo spazio del sapere, dove i giovani studiano e dove si formano gli intellettuali. Eppure i giovani si formano anche nei licei. La ragione per cui il Sessantotto iniziò nelle università risiede principalmente nel fatto che queste sono un simbolo, in primo luogo un centro di cultura, dove la cultura si pratica. Il Sessantotto non nasce operaio, nasce in un modo completamente diverso ed è proprio questa diversità che mi interessava. E non nascondo che vi riponevo grandi speranze.
Nel 1968 mi dividevo fra radio e televisione e avevo smesso di insegnare all'Accademia d'arte drammatica, perché avevo la responsabilità dei programmi di prosa che andavano in onda sul secondo canale televisivo come appuntamento fisso del venerdì. Dovevo occuparmi del cartellone e della produzione, dovevo cercare attori e registi ed ero veramente troppo preso dal mio lavoro in Rai per potermi dedicare anche all'insegnamento.
Fortezza assediata
Ero andato via qualche anno prima anche dal Centro sperimentale di cinematografia, dove avevo tenuto lezioni per anni.
Naturalmente, come succede in queste situazioni, ci furono effetti di ridondanza per cui anche il Centro sperimentale fu occupato dagli studenti. La situazione era un po' diversa rispetto all'occupazione che ci fu in Accademia, dal momento che il Centro sperimentale possiede la cineteca nazionale, che è proprietà dello Stato. Pertanto, il tentativo di sgombero da parte della polizia fu quasi immediato. Esso tuttavia non riuscì, perché gli studenti resistettero e misero addirittura dei lucchetti molto grandi al cancello che rendevano diffi-cile, a meno che non si usassero le armi, l'accesso agli agenti. Gli studenti non cacciarono via i professori, come capitò per esempio in Accademia, ma furono i professori a spaventarsi e ad andare via.
In quel momento il Centro era al massimo della capacità di recezione, accogliendo numerosissimi allievi tra registi, montatori, tecnici del suono e soprattutto aspiranti attori. Era in piena fioritura. In quei giorni divenne una fortezza assediata, anche perché era l'unica di queste istituzioni statali, come l'Accademia di danza o d'arte drammatica, ad avere la cucina. Gli studenti potevano beneficiare di una certa autonomia, potendo resistere benissimo per un po' di giorni, cucinando alla meno peggio, senza esser obbligati a uscire.
A distanza di qualche tempo dall'inizio dell'occupazione, ricevetti una telefonata di Gian Maria Volonté, il quale, pur non avendo studiato al Centro ma all'Accademia, mi chiese se potevo riceverlo insieme a due studenti del Centro. Quando arrivarono, mi domandarono se volevo tenere qualche lezione, perché così si erano espressi gli studenti in assemblea. Accettai immediatamente, poiché questo mi avrebbe permesso di entrare in contatto con loro. Una cosa è leggere le informazioni sui giornali, altra è sentire direttamente le voci dei ragazzi e avere l'opportunità di vivere il movimento dall'interno. Perciò dissi loro che non il giorno seguente - perché avevo bisogno di un minimo di tempo per organizzarmi - ma quello dopo ancora sarei andato in mattinata al Centro.
Nessuno in classe
Già l'arrivo si rivelò più difficile del previsto, perché riuscire ad avvicinarsi fisicamente era un problema. La sede all'epoca era dalle parti di Cinecittà. Io ero in taxi, ma la strada di accesso era bloccata dalla polizia. Feci fermare il taxi qualche decina di metri più avanti, presi a piedi una deviazione laterale, scavalcai un muretto e me ne andai «per li campi», arrivando al Centro verso le nove meno dieci del mattino. Un ragazzo mi aprì il cancello, mi ricordo che fui impressionato dalla mole dei lucchetti. A quell'ora gli studenti dormivano. Andai in classe, non c'era nessuno. La mia lezione era prevista per le nove. Lo avevo detto ai ragazzi e avevo anche specificato in quale aula, perché era quella dove avevo insegnato anni prima. All'ingresso, su una parete, era appeso un grande orologio a muro, che serviva non solo a segnare le ore, ma anche a suonare un campanello per annunciare l'inizio e la fine delle lezioni. L'orologio era stato divelto e buttato in un angolo. Io aspettai fino alle 11, fumando una sigaretta dopo l'altra.
In fondo, quasi me lo aspettavo, perché, prima del Sessantotto, quando facevo lezione la mattina, i ragazzi arrivavano sempre assonnati. Potevo immaginare che durante l'occupazione, essendo tutti insieme nel centro, fosse molto probabile che non passassero la notte a dormire. E, infatti, non si presentò nessuno.
La frase sul tazebao
Mentre me ne stavo andando, arrivò un allievo, che mi chiese stupito perché me ne andassi. Gli risposi che la lezione era prevista per le nove e vista l'ora sarei andato via. C'era una sorta di tazebao, allora scrissi: «Andrea Camilleri è venuto, non ha trovato nessuno, torna domattina alle 9».
L'indomani mattina mi ripresentai, stavolta entrando da dietro, senza dover attraversare la polizia, perché mi avevano insegnato un'altra strada. Il primo studente si presentò che era quasi mezzogiorno. Allora scrissi sul tazebao questa frase, che ricordo benissimo: «Differenza fra un cialtrone e un rivoluzionario: il cialtrone rompe l'orologio segna tempo e, invece di presentarsi alle 9, arriva a mezzogiorno. Il rivoluzionario rompe l'orologio e, invece di presentarsi alle nove, arriva alle nove meno cinque». L'indomani erano tutti presenti alle nove.
Discussioni appassionate
Le lezioni furono molto belle, erano come una specie di rituale. Io non mi sedevo in cattedra, perché si stava seduti in terra, ma chiesi comunque ai ragazzi di darmi almeno una sedia. Comunicai loro che non avevo voglia di fare lezione, ma preferivo rispondere alle loro domande. E allora cominciammo a parlare di cinema e a dibattere di politica, ovviamente. Furono discussioni molto vivaci e appassionate. Ricordo un ragazzo che mi disse che secondo lui La corazzata Potëmkin era assolutamente sopravvalutata e non era un granché. Magari ce ne fossero di film così! E così lo analizzammo fotogramma per fotogramma: una discussione molto bella e molto seguita. Feci in tutto una quindicina di lezioni.
Andrea Camilleri
 
 
Anche il commissario Montalbano è figlio della contestazione

Nel ricordo di Camilleri che apre il primo dei due preziosi numeri di MicroMega dedicati al ’68, «l’anno della contestazione» arrivò all’improvviso. La sua vigilia era stata scandita «da una fiacchezza delle cose», da un «rallentamento», da una sorta di pigrizia che attraversava la politica, la società, la cultura. Dall’università e dagli studenti partì quindi una brusca accelerazione che trasformò la lentezza in velocità, la pigrizia in dinamismo, l’appagamento in voglia di vivere.
Ora, questo, che in Camilleri è ripensamento autobiografico, per gli storici è diventata una solida chiave di lettura per leggere quegli eventi. Il boom economico che, dieci anni prima, nel 1958, aveva toccato il suo punto più alto era stato vissuto come una grande sbornia collettiva: la possibilità di sperimentare nuove realtà esistenziali (un diffuso benessere, la disponibilità di consumi mai nemmeno immaginati) e la consapevolezza di aver raggiunto traguardi prima impensabili (la piena occupazione, la stabilità economica, una compiuta industrializzazione) avevano lasciato tutti come stremati: tra il 1961 e il 1968 - complice anche la recessione del 1964 - ci fu come una pausa, una sospensione del tempo. Tre anni prima dell'autunno caldo del '69, in occasione del rinnovo dei contratti dei metalmeccanici, nel 1966, c'erano stati pochissimi scioperi e quasi tutti mal riusciti. Poi gli eventi di colpo smisero di girare al rallentatore. Così, anche quelli che, come Camilleri, non «fecero» il '68 per ragioni anagrafiche, furono attraversati comunque da un'esperienza molto intensa. Tutti, anche quelli che lo contrastarono.
Mezzo secolo dopo, questo quadro è molto chiaro. Quali che ne siano stati gli esiti biografici e professionali, un'intera generazione ha comunque vissuto la propria vita nel segno di quegli anni. Anche chi, come Ninni Cassarà, scelse di entrare in polizia, per essere ammazzato dai mitra di Cosa Nostra nell'agosto del 1985. Camilleri cita Cassarà proprio per sottolineare come il '68 sia stato in grado di lambire anche le istituzioni più chiuse, più «separate» dal resto della società (polizia, carabinieri, esercito, magistratura). Lo cita assieme a un suo parente e omonimo, Andrea Camilleri, poliziotto pure lui e direttore di un periodico, Ordine pubblico, che segnò una svolta nel dibattito interno alle forze dell'ordine, e assieme a un suo zio, Carmelo, commissario all'epoca del fascismo e cacciato dal regime per il suo zelo e la sua intelligenza.
Così, alla fine, pur senza che il commissario Montalbano venga nominato, si capisce che per Camilleri il lascito più duraturo del suo '68 si sia concretizzato proprio nel suo personaggio letterario più famoso. Montalbano è scetticamente laico, scontento dei tempi in cui gli tocca vivere (i primi de-cenni della Seconda Repubblica e di Berlusconi), pronto a delegare a Catarella il rapporto con l'informatica e con il web, disponibile ad accettare una vita da single senza eccessi, con una solitudine tanto fisiologica quanto malinconica e una irriducibile avversione per il «chiacchiericcio politico» dei talk show.
La dimensione quotidiana della sua esistenza è quella in cui è più a proprio agio e le sue sicurezze sono racchiuse in un mondo costruito sulla ripetitività (la nuotata rilassante, il pranzo di Adelina in frigo, la mangiata, la lettura del giornale, i dialoghi surreali con Catarella, le telefonate incandescenti con Livia...). È come se, nella vita del commissario, all'incanto di una giovinezza tumultuosa e densa di speranze collettive sia subentrato il disincanto di una realtà fatta di senso della misura, consapevolezza, serietà e passione per il proprio lavoro.
Giovanni De Luna
 
 

Università degli Studi Guglielmo Marconi, 23.1.2018
Seminario
Ascoltare i bambini

Interviene Giuseppe Fabiano, sul tema del pensiero narrativo e della narrazione come relazione tra bambini e adulti con riferimento ad Andrea Camilleri e in particolare a "La presa di Macallè".
 
 

Teatro Municipale, 23-24.1.2018
Il casellante

Teatro Municipale, Via Giuseppe Verdi
Dal 23/01/2018 al 24/01/2018 ore 21
Prezzo platea 28 euro
 
 

La Gazzetta della Val d'Agri, 23.1.2018
Eventi in Basilicata
Convegno Fondazione Sinisgalli sul romanzo giallo
Il grande scrittore siciliano Andrea Camilleri attribuisce a Leonardo Sinisgalli il merito di aver associato il colore giallo ai romanzi polizieschi

Il grande scrittore siciliano Andrea Camilleri nel suo “Difesa di un colore” del 2011, riprendendo probabilmente la “Storia del giallo italiano” di Loris Rambelli del 1979, attribuisce a Leonardo Sinisgalli il merito di aver associato il colore giallo ai romanzi polizieschi. Il poeta delle due Muse aveva infatti recensito, in un suo articolo del 1929 sull’ “Italia letteraria”, quattro volumi di una collezione di polizieschi della Mondadori, definendoli appunto “gialli”, sia per il colore delle loro copertine che per i loro contenuti. Da quel momento, in Italia, “romanzo giallo” divenne sinonimo di “romanzo poliziesco”.
Questo aneddoto letterario che lega idealmente Sinisgalli ad Arnoldo Mondadori e a Camilleri, così come l’intenso rapporto dell’eclettico intellettuale lucano con Giuseppe Ungaretti, il maestro che lo celebrò quale giovane poeta nella Milano degli anni ‘30, sarà al centro del convegno “Leonardo Sinisgalli: Testimone del desiderio di sapere” organizzato dall’Istituto Comprensivo “Sinisgalli” di Potenza , in collaborazione con la Fondazione Leonardo Sinisgalli, che si svolgerà il 24 gennaio 2018 alle ore 17:30 nella sala teatro di Via Anzio della scuola potentina.
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il Dolomiti, 23.1.2018
Sulla scena la "sicilitudine"di Camilleri
Da giovedì a domenica al teatro Sociale torna la stagione della Grande Prosa con "Il casellante" scritto dal grande autore e diretto da Giuseppe Dipasquale che ha affodato a Moni Ovadia, Mario Incudine e Valeria Contadino il compito di dare vita a diversi personaggi in un "giallo" lungo la linea ferrata. Sullo sfondo lo sbarco americano del 1943 e un'Italia che prova a rialzarsi

TRENTO. Il Teatro Sociale di Trento ospiterà da giovedì 25 a domenica 28 gennaio il quinto appuntamento con la Stagione “Grande Prosa” 2017/2018 del Centro Servizi Culturali S. Chiara. Sarà in scena «IL CASELLANTE», uno spettacolo teatrale tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri. Partendo da Il casellante (Sellerio Editore - 2008), uno fra i suoi romanzi più struggenti e al tempo stesso divertenti, Andrea Camilleri ha costruito assieme a Giuseppe Dipasquale uno spettacolo dove si ride e ci si commuove al tempo stesso e nel quale gli attori e i musicisti, immersi nella stessa azione teatrale, narrano una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine.
«IL CASELLANTE» racconta una vicenda affogata nel mondo mitologico di Camilleri, che vive di personaggi reali, trasfigurati nella sua grande fantasia di narratore. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo. E’ il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
«Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione – scrive Giuseppe Dipasquale nelle note di regia – si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea. La parola, ed il gioco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all’interno di un’alchimia teatrale vitale e creativa. Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa “sicilitudine” linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico mutuati dal dialetto e rielaborati in chiave colta.»
Siamo in Sicilia, tra Vigàta (la città immaginaria creata da Camilleri nella quale sono ambientate le indagini del commissario Salvo Montalbano e altri suoi romanzi) e Castelvetrano. Lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa, fare il casellante è un privilegio che garantisce uno stipendio sicuro. Ma nel 1943, alla vigilia dello sbarco alleato, la zona si va animando di un via vai di militari.
E i fascisti si fanno sfrontati. A Nino Zarcuto, rimasto privo di due dita per un incidente sul lavoro, è toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si è sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Il lavoro è poco e Nino, appassionato di mandolino, ha il tempo di scendere in paese per dilettarsi in qualche serenata improvvisata. Ma una notte mentre Nino è in carcere, accusato di aver messo in burla le canzoni fasciste, Minica viene aggredita, violentata e perde il bambino. Chi è stato? Uno dei militari di passaggio, o un amico che ha approfittato della sua assenza?
Il finale, a sorpresa come in ogni giallo che si rispetti, sfocia nel mondo del mito: Nino arriverà alla verità e alla vendetta, ma non riacquisterà la pace perché Minica ha perduto il senno. Vuole essere piantata come un albero, e come un albero generare. Il suo corpo comincia a trasformarsi: i capelli in fronde leggere, le braccia verso il cielo come flessibili rami; il corpo si ricopre di corteccia; i piedi in radici.
Commenta il filologo e critico letterario Salvatore Silvano Nigro: «Una fantasticheria vegetale le fa credere di poter diventare albero. Di mettere radici e di dar frutti, dopo essere stata innestata. Il marito l’asseconda, amoroso e sollecito. Il figlio arriva infine, come arrivano i miracoli: donato dagli scrolloni della morte e della guerra. Camilleri si apposta negli svolti della tragedia. E aspetta il lettore, con una candela accesa in mano.»
Ma siamo già nel luglio ´43, sbarcano gli americani e i bombardamenti si susseguono. E sarà proprio da questa devastazione che Minica, novella Dafne, troverà la forza e le risorse per ricominciare a vivere.
Nell’allestimento, che vede affiancati nello sforzo produttivo Promo Music e Teatro Carcano, Moni Ovadia disegna con disinvoltura ben sei personaggi: il narratore, l’aiutante del casellante, il barbiere, il giudice, un gerarca e perfino una buffa mammana. Al suo fianco sono in scena Mario Incudine (Nino, il casellante), al cui estro compositivo si devono anche le incalzanti musiche di scena, un’intensa Valeria Contadino nella parte di Minica, Sergio Seminara e Giampaolo Romania. Le musiche sono eseguite dal vivo da Antonio Vasta e Antonio Putzu. Il regista Giuseppe Dipasquale si è occupato in prima persona anche delle scene, Elisa Savi dei costumi e Gianni Grasso del disegno delle luci.
Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2016 al Festival dei due Mondi di Spoleto, ha subito incontrato il favore della critica, a cominciare da Pietrangelo Buttafuoco (Il Foglio) che scrive: «Con "Il casellante" il canone del grottesco, orbo ormai di figli, ha generato una vera e propria immissione della tragedia greca chiamata a gemmare, in forza della scienza di poesia, in un innesto perfetto: nel vivo tronco della commedia. Valeria Contadino, in scena, ferma il cuore in gola agli spettatori. E’ la dea madre. Mario Incudine, musicista oltre che attore, ha fabbricato lo spartito che farà cantare tutti. Moni Ovadia, nel ruolo del Deus ex machina, ha trascinato il tempo scenico nell’istante perfetto del cuntu. Grazie a loro, ho vissuto l’entusiasmo di uno spettacolo di pura catarsi.»
La rappresentazione de «IL CASELLANTE» sarà accompagnata, nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale, da «FOYER DELLA PROSA», incontro di approfondimento critico curato da Claudia Demattè e Giorgio Ieranò che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento. La partecipazione è libera e aperta a tutti e l'appuntamento, al quale interverranno Moni Ovadia, Mario Incudine e Valeria Contadino, è fissato alle 17,30. La discussione sarà introdotta dal professor Giorgio Ieranò dell’Università di Trento.
 
 

Trentino, 23.1.2018
Moni Ovadia in scena con l’«altro» Camilleri
Da giovedì al Sociale c’è «Il casellante», da un romanzo, struggente e al contempo divertente, del papà di Montalbano

TRENTO. Non solo Montalbano. Ovvero: quando dici Andrea Camilleri, è impossibile che il pensiero non ti vada, automaticamente e subito, al suo personaggio più famoso, al commissario di polizia. Personaggio che, peraltro, a sua volta ha reso famoso Camilleri, in questo gioco di rimbalzi. Ma il “papà di Montalbano” è anche altro, sempre letterariamente, e ora un suo lavoro aerriva, da giovedì 25 a domenica 28 gennaio (da giovedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16), al Teatro Sociale di Trento, nel cartellone della Grande Prosa 2017/2018 del Centro Servizi Culturali Santa Chiara. In scena ci sarà «Il casellante», lavoro teatrale tratto, eccoci qua, dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri. Edito da Sellerio nel 2008, «Il casellante» è uno fra i romanzi più struggenti, e al tempo stesso divertenti, di Camilleri, il quale, davvero infaticabile, assieme a Giuseppe Dipasquale ha realizzato dal suo romanzo uno spettacolo dove si ride e ci si commuove al tempo stesso e nel quale gli attori e i musicisti, immersi nella stessa azione teatrale, narrano una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine. Il lavoro teatrale che arriva a Trento, prodotto da Promo Music e Teatro Carcano, vede in scena Moni Ovadia, che, ancora una volta assoluto protagonista, disegna con disinvoltura ben 6 personaggi: il narratore, l’aiutante del casellante, il barbiere, il giudice, un gerarca e perfino una buffa “mammana”. Al suo fianco sono in scena Mario Incudine (Nino, il casellante), autore anche delle musiche; un’intensa Valeria Contadino nella parte di Minica; Sergio Seminara e Giampaolo Romania. Le musiche sono eseguite dal vivo da Antonio Vasta e Antonio Putzu. Il regista, Giuseppe Dipasquale, si è occupato in prima persona anche delle scene, Elisa Savi dei costumi e Gianni Grasso del disegno delle luci.
«Il casellante» racconta una vicenda che vive di personaggi reali, trasfigurati però dalla grande fantasia narrativa di Camilleri. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale allo stesso tempo. È il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta. Siamo tra Vigata (la città del commissario Montalbano...) e Castelvetrano. Lungo la linea ferroviaria che collega i paesi della costa, fare il casellante è un privilegio che garantisce uno stipendio sicuro. Ma nel 1943, alla vigilia dello sbarco alleato, la zona si va animando di un via vai di militari. E i fascisti si fanno sfrontati. A Nino Zarcuto, privo di due dita per un incidente sul lavoro, è toccato un casello stretto tra la spiaggia e la linea ferrata. Si è sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio. Il lavoro è poco e Nino, appassionato di mandolino, ha il tempo di scendere in paese per dilettarsi in qualche serenata improvvisata. Ma una notte mentre Nino è in carcere, accusato di aver messo in burla le canzoni fasciste, Minica viene aggredita, violentata e perde il bambino. Chi è stato? Il finale, a sorpresa, sfocia nel mondo del mito.
Katja Casagranda
 
 

RagusaNews, 24.1.2018
Trenta puntate di Montalbano, Scicli festeggia e apre Commissariato gratis
Sarà possibile visitare la stanza di Catarella, di Fazio, di Mimì Augello e l'ufficio di Salvo Montalbano.

Scicli - Il 12 e il 19 febbraio Rai Uno trasmetterà le due nuove puntate del Commissario Montalbano, la numero 29 e la numero 30 dell'amata serie televisiva. L'amministrazione comunale di Scicli ha deciso di festeggiare il già annunciato successo dei due attesissimi episodi, ancora una volta girati in buona misura a Scicli.
“La giunta Giannone - annuncia il vicesindaco con delega al turismo, Caterina Riccotti- aprirà gratuitamente ai visitatori il set cinematografico che ospita il commissariato, al piano terra del Municipio, e la stanza del sindaco, set dell'ufficio del questore Luca Bonetti Alderighi”.
Gli orari di apertura saranno, sabato e domenica, dalle 10,30 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00. L'apertura sarà garantita da giovani volontari delle associazioni culturali della città, e fra essi anche giovani con diverse abilità.
Grazie alla disponibilità della Palomar Spa di Carlo Degli Esposti, illuminato produttore della fiction che crede nella crescita culturale del territorio, nei due giorni precedenti la nuova puntata dello sceneggiato Scicli festeggerà il suo commissario con l'apertura del sito culturale. Sarà possibile visitare la stanza di Catarella, di Fazio, di Mimì Augello e l'ufficio di Salvo Montalbano.
Saranno i giorni del Carnevale della Stradanuova, antica festa popolare della città, e in questo senso l'iniziativa vuole diventare un'occasione di destagionalizzazione in favore di quei turisti che vogliano scegliere Scicli come destinazione turistica invernale. Un inedito.
 
 

Rowholt, 24.1.2018
«Vorläufig gefallen für die Sache des Faschismus…»
Andrea Camilleri erzählt eine vergnüglich-groteske Episode aus der bigotten Kleinbürgerwelt des italienischen Faschismus

Michele Ragusano, wegen «systematischer Diffamierung des ruhmreichen faschistischen Regimes» zu fünf Jahren Verbannung verurteilt, betritt in seiner Heimatstadt Vigata das Haus des faschistischen Vereins, in dem er einst Mitglied war. Der Empfang fällt frostig aus, es kommt zum Streit. Der alte Manuele Persico, ein Veteran der faschistischen Bewegung, erleidet einen tödlichen Schlaganfall. Persico wird feierlich begraben und soll fortan als Märtyrer des Faschismus in Erinnerung bleiben. Bis ein pikantes Detail aus seiner Vergangenheit ans Tageslicht kommt – und ein ganzes Städtchen, mitten im Krieg, in Aufruhr versetzt. «In diesem Buch steckt der ganze Camilleri: seine Sprache, seine Ironie, seine Frauenfiguren mit ihrer erschreckenden Schönheit, seine Männerfiguren, die stets die Früchte ernten wollen, ohne etwas dafür zu tun.» (Corriere della Sera)
Wenn es ein Mysterium um Andrea Camilleri, den Autor der berühmten Montalbano-Krimis, gibt, dann sein später Erfolg als Schriftsteller. Nicht dass seine berufliche Karriere vorher eine einzige Tristesse gewesen wäre. Bei der RAI, Italiens öffentlich-rechtlicher Rundfunkanstalt, hatte er einst eine auf sechs Monate befristete Stelle angetreten. Und blieb dreißig Jahre. 120 Theaterinszenierungen, 80 Fernsehproduktionen, 1300 Regiearbeiten für das Radio – Erfolglosigkeit sieht anders aus. Dann erst verlegte sich der in Rom lebende Sizilianer auf «massentaugliche Literatur» unterschiedlicher Genres – und avancierte zu einem der meistgelesenen Autoren Italiens. Mit leichter Hand, souverän und amüsant, scharfsinnig und sarkastisch, das ist Camilleris unverkennbares literarisches Markenzeichen. «Der Fall Camilleri ist – trotz des weltweiten Erfolgs – noch lange nicht abgeschlossen.» (Corriere della Sera)
«Sie schloss die Augen und ließ sich trösten»
«Die Inschrift» – ein schmaler Band, ein großes Vergnügen! Die Geschichte beginnt genau einen Tag nach dem Kriegseintritt Italiens an der Seite von Hitlerdeutschland. Die Leute in Vigata hatten Mussolinis Rede über Lautsprecher auf den Straßen der Stadt gelauscht. Großer Tumult, nationalistisches Tohuwabohu; im munteren Wechsel wurde «Tod den Franzosen!», «Tod den Engländern!» und «Es lebe der Duce!» skandiert. In dieser kriegstrunkenen Atmosphäre kann der Besuch eines «Verräters» wie Ragusano im Verein «Faschismus und Familie» nicht gut enden. Jemand wie er, der jahrelang auf Lipari in der Verbannung gelebt hatte, musste einfach zur Zielscheibe der Duce-Hardliner werden.
Es ist der brutale Cocò Giacalone, der beantragt, Ragusano unverzüglich aus dem Vereinslokal zu entfernen. Begründung: De Abtrünnige sei vor Jahren schon ausgeschlossen worden. Kleiner Haken an Giacalones Version: Der Betroffene weiß von seinem Ausschluss nichts, da niemand ihn in Kenntnis gesetzt hatte. Kann ja mal passieren; blöd nur, dass Signora Ragusano Jahr für Jahr brav den Mitgliedsbeitrag überwiesen hatte. Für den ehrenwerten Altfaschisten Don Manueli Persico heißt das, korrekt ist korrekt – dass man den Mann nicht ohne weiteres rausschmeißen könne. Es geht hin und her, die Wogen der Erregung unter den Vereinsmitgliedern schlagen hoch, bis Ragusano diese folgenschweren Sätze spricht: «Und was euch betrifft, Don Manueli Persico, so revanchiere ich mich für eure Freundlichkeit, indem ich meinen Mund halte und nicht erzähle, was ich in der Verbannung über euch erfahren habe …»
Als man Ragusano zwingt, mit seinem «Geheimnis» herauszurücken, fällt der Name Antonio Cannizzaro. Worauf Persicos Herz vor Schreck zu schlagen aussetzt. Der Mann, den alle «u nonno», den Großvater, nannten, ist tot. In ihrer Wut stürzt sich die Meute auf den Verursacher des Unglücks und hätte ihn womöglich totgeschlagen, wären nicht die Carabinieri rechtzeitig eingetroffen. Das feierliche Begräbnis des so tragisch verschiedenen Altfaschisten, der schon beim legendären Marsch der Schwarzhemden auf Rom 1922 dabei war, wird zum Auftakt einer wilden Kleinstadtposse, in der Persicos Witwe eine besondere Rolle zukommt:
Anna Bonsignore, 25 Jahre alt und von geradezu furchteinflößender Schönheit. «In ganz Vigata gab es keinen Mann, der nicht gelegentlich, vor allem nachts, an die vergeudete Schönheit der jungen Frau dachte, die da so allein in ihrem Bett lag …» Der nicht unbeträchtliche Altersunterschied von mehr als sieben Jahrzehnten müsste, so das Kalkül einiger kommunaler Honoratioren, bei der schönen Anna zu einer gewissen sexuellen Unterversorgung geführt haben. Ein untragbarer Zustand, wie nicht nur Cocò Giacalone befindet, sondern auch Professor Ernesto Larussa. Von beiden lässt sich die liebeshungrige Witwe bereitwillig trösten. Monetär betrachtet sind die beiden frischen Liebhaber für Anna eine kluge Entscheidung, die ihr eine lebenslange Ehrenpension des faschistischen Staats einbringen soll.
Im Gedenken an den Verstorbenen beschließt der Stadtrat, eine der wichtigsten Straßen Vigatas nach Don Manueli zu benennen. Nur – wie soll die Inschrift am neuen Straßenschild lauten? «Via Emanuele Persico – gefallen für die Sache des Faschismus»? Als ein dritter Anna-Vernarrter brüsk von der verführerischen Witwe abgewiesen wird, nimmt die Geschichte eine für die Duce-Leute hochnotpeinliche Wendung. Als nämlich herauskommt, was sich im November 1921 bei einer Straßenschlacht in Marseille zwischen italienischen Sozialisten und Faschisten zugetragen haben soll.
Diese triste Episode aus dem Vorleben des nun gar nicht mehr so ehrenwerten Don Manueli Persico verändert in Vigata manches, und zwar aufs Dramatischste. Vor allem die Frage, wie denn nun die Inschrift auf dem Straßenschild zu lauten habe …
 
 

TV program - iDnes, 24.1.2018
Komisár Montalbano
25. 1. 2018, 0:45 :1
Seriál Tal. (2001), 116 min.
stereo vysílání
Hrají: Luca Zingaretti, Katharina Boehmová, Cesare Bocci, Isabell Sollmanová a další
Krimiseriál Tal. (2001). (116 min)
 
 

RTVS, 24.1.2018
Komisár Montalbano
Štvrtok 25.01.2018
Taliansky kriminálny seriál nakrútený podla bestselleru Andrea Camilleriho.

Komisár Montalbano vyšetruje vraždu mladého pocítacového technika Neného Sanfilippa a zároven aj záhadné zmiznutie starších manželov Griffovcov, ktorí bývali v tom istom dome ako Sanfilippo. Sú nezvestní od chvíle, ako sa zúcastnili organizovaného zájazdu do Tindari. Na základe zistených údajov sa Montalbano domnieva, že Sanfilippeho vražda súvisí s jeho lúbostným pomerom s manželkou známeho chirurga, odborníka na transplantácie. Spojitosti medzi obidvomi prípadmi sa ukážu vo chvíli, ked Montalbano zistí, že manželia Griffovci prenajali Sanfilippovi usadlost na vidieku. Záhadný telefonát, ktorý komisár Montalbano necakane dostane od starého mafiánskeho bossa Balduccia Sinagru, ktorý sa dostal do konfliktu s novou mafiou, mu poskytne klúc k rozlúšteniu zatial ešte nerozriešených otázok... scenár: Francesco Bruni, Andrea Camilleri úcinkujú: Luca Zingaretti, Katharina Boehmová, Cesare Bocci, Isabell Sollmanová a další réžia: Alberto Sironi produkcia: Taliansko, 2001, 115 min.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 25.1.2018
Il commissario Montalbano

Giovedì 1 febbraio
Ore 10.15 Sala A
Viale Mazzini, 14 - Roma

Presentazione di

IL COMMISSARIO MONTALBANO
Con Luca Zingaretti

Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo,
Fabrizio Bentivoglio, Stella Egitto, Serena Iansiti, Fabrizio Ferracane
e con Sonia Bergamasco

Regia di Alberto Sironi
dalle opere di Andrea Camilleri

La più acclamata collection di tv movie torna con due nuovi appuntamenti

La giostra degli scambi
lunedì 12 febbraio in prima serata su Rai1

Amore
lunedì 19 febbraio in prima serata su Rai1

Una produzione Palomar con la partecipazione di Rai Fiction
Prodotto da Carlo degli Esposti e Nora Barbieri
con Max Gusberti

Al termine della proiezione, ore 12.00 circa, conferenza stampa
 
 

Centro Culturale Santa Chiara – Teatro Sociale, 25-28.1.2018
Il casellante @GrandeProsa



IL CASELLANTE
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
con Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine
produzione Promo Music - Corvino Produzioni
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
Comune di Caltanissetta

Il casellante è, fra i romanzi di Andrea Camilleri, uno dei più struggenti e al tempo stesso divertenti. Dalla già collaudata collaborazione fra il romanziere siciliano e il regista Giuseppe Dipasquale è nata una trasposizione scenica (quasi una commedia musicale) di questo “giallo” che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica. Costellato di personaggi reali fantasiosamente trasfigurati, parla di una metamorfosi che passa attraverso il dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche una narrazione in musica divertita e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.
 
 

Il Tabloid, 25.1.2018
Il Diavolo, certamente di Andrea Camilleri al Teatro Vittoria

Nel buio della sala una lieve luce crea l’effetto ottico di un vicolo, dove una figura mascherata e furtiva si muove in sordina: a metà del palco una “parete” trasparente delinea un luogo che sarà il fulcro della messa in scena.
Due personaggi parlano al telefono pur essendo in compresenza scenica, sono distanti: la donna è all’interno di un appartamento e fuma una sigaretta seduta su una poltrona, l’uomo è in esterno e parla affannosamente da una cabina del telefono.
Questo è solo un esempio del bell’uso di questa “parete” trasparente la quale avrà anche la funzione di schermo dove proiettare alcune immagini “scenografiche”. La regia gioca magistralmente con questi passaggi da una dimensione all’altra: c’è una vita al di là della parete trasparente e una al di qua e questo crea un grande dinamismo narrativo.
L’immagine più bella – diciamo quella fissa dal punto di vista del racconto delle storie- è quella dove i personaggi, durante un viaggio in treno da Palermo a Torino, “confessano” le loro vicende ad uno stravagante passeggero vestito di nero . Grazie ad un eccellente light designer, si determina un gradevolissimo effetto “pellicola”: le scene in teatro sembrano proiettate in cinema.
I racconti diventano quadri scenici, ben articolati, il ritmo è gradevole e si passa dal surreale, al noir, al poliziesco. Sul proscenio padre Costantino-un personaggio dei racconti- fa domande agli spettatori, che rispondono. Una luce circoscritta delinea il narratore/attore /autore/ che racconta le vicende al pubblico. Scene esilaranti dove si ride e ci si diverte (come nel caso dei refusi - pene invece di pane - scritti da padre Costantino, “senza volerlo”, sul giornale clericale) non mancano. Tra il primo e il secondo atto, le storie raccontate dai personaggi si alternano in modo fluente e il ritmo delle battute in scena è incalzante e coinvolgente. Gli attori sono veramente bravi in tutto, tanto più nello scambio di ruoli. Il tempo trascorre in modo piacevole assistendo a un’opera ricca echi e di suggestioni. Lascio a voi scoprire il resto…
Del resto al Teatro Vittoria come peschi, peschi bene.
Titoli di coda
Il Diavolo, certamente
di Andrea Camilleri adattamento teatrale di Claudio Pallottini con Viviana Toniolo, Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio scene Alessandro Chiti musiche Pino Cangialosi produzione Attori & Tecnici
Maria Chiara D'Apote
 
 

TG1 TV7, 26.1.2018
Detective allo specchio

Andrea Camilleri e Antonio Manzini parlano di Salvo Montalbano e Rocco Schiavone
[L'intervista inizia al minuto 43:30, NdCFC]
Bruno Luverà
 
 

IlPiacenza, 26.1.2018
“Il casellante”, considerazioni sullo spettacolo di prosa rappresentato al Teatro Municipale con Moni Ovadia

Ci sono dei film, delle rappresentazioni teatrali, degli spettacoli in genere, che sembra non vogliano essere visti, si nascondono. I libri no, possono nascondersi ma possono, cercati, essere sempre recuperati e letti. Per gli spettacoli è diverso: un’opera teatrale la puoi vedere solo nel periodo in cui viene programmata ed in quel determinato luogo. Alcuni di queste rappresentazioni, nonostante il nostro impegno, sembrano sgaiattolare, come se una volontà superiore faccia di tutto, a bella e posta, per renderci impossibile l’incontro. A me è successo con l’opera Il Casellante. Avevo letto, quando era stato pubblicato nel 2008 dall’editore Sellerio, il libro Il Casellante di Andrea Camilleri. M’era piaciuto e ne avevo scritto nel mio libro “Libertà di pensiero”, accomunandolo ad altre due opere dello stesso Autore: “Maruzza Musumeci” ed “Il sonaglio”. Era una meravigliosa trilogia sull’amore: “donne che si trasformano, che amano e sono ricambiate, è l’eterna storia dei sentimenti e dell’amore, è la storia di Adamo ed Eva che si fa mito o viceversa, è comunque la storia dell’uomo e dei suoi sentimenti”. Oggi specificherei: sono storie più che d’uomini, di donne. Il personaggio femminile di questa storia è la moglie del casellante, una donna di nome Minica. La sua storia è in qualche modo l’emblema delle violenze subite, in ogni epoca, dalle donne, perché è una donna, insano oggetto di desiderio, che prima viene violentata e poi massacrata nel momento più bello nella sua vita; incinta, dopo tanta attesa, perderà contemporaneamente sia il bambino che la ragione. Non è un amore criminale come si direbbe oggi, ma semplicemente una violenza gratuita, frutto di una mente malata, che non ha nessun attenuante, nemmeno la scusante di un amore negato.
A compiere l’efferato assassinio, non è questa volta il coniuge o il fidanzato, ma un uomo considerato un amico, un collega del marito, che su altri avrebbe voluto far ricadere la colpa. Ma torniamo a noi. L’opera Il casellante, rappresentata nel nostro Teatro Municipale, nei giorni 23 e 24, un martedì e un mercoledì di questo gennaio 2018, è la rivisitazione dell’opera letteraria di Camilleri, del regista Giuseppe Di Pasquale. Inutile negare la maestria di un artista quale Mario Incudine (il casellante). Incudine è in questa messa in scena attore e cantante. Autore di uno spartito che è colonna sonora alla lingua siciliana con cui si esprimono i personaggi, quel particolare siciliano usato dal Camilleri in quasi tutte le sue opere. C’è un attore, Moni Ovadia che alla maniera greca, impersona diversi personaggi della storia, tra i tanti, anche un ruolo femminile di una vecchia mammana-fattucchiera. Un riferimento naturalistico è d’obbligo parlando della terra natale di Camilleri: come la primavera trasforma gli alberi di mandorlo in nuvole di pizzo così il nostro Ovadia tesse ed intreccia le vite dei personaggi di tutta la narrazione.
Ma, dicevo, è un’opera che da me non voleva farsi vedere. Rappresentata per la prima volta nel 2016 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, fa l’anno dopo, il giro dei teatri siciliani. E qui l’ho inseguita senza poterla, per un motivo o per un altro raggiungerla. Quando io partivo da Racalmuto, uno dei poli, cui alternativamente mi muovo (l’altro è Piacenza) in Sicilia arrivava la Compagnia, quando la Compagnia si avvicinava a Piacenza, io ero in Sicilia. Così è stato per tutto l’anno appena trascorso il 2017, dapprima la rappresentazione al teatro Regina Margherita di Caltanissetta, debutto isolano, poi così è stato per il Teatro Pirandello di Agrigento e per finire con la rappresentazione al Teatro alle Vigne di Lodi.
Finalmente la sera del 24 sono per un pelo riuscito ad acciuffarlo. La mattina a Catania, pomeriggio a Piacenza, dove sono con largo anticipo arrivato per la rappresentazione serale nel nostro Municipale. E ne valeva la pena. Avevo visto nel 2014 al teatro greco di Siracusa la rappresentazione “Le supplici” di Eschilo, dove Incudine ed Ovadia avevano creato una nuova opera, traducendo l’opera dal greco al siciliano, ed accompagnandola con struggenti melodie (già in NOTE 2015).
Ovadia era stato a Siracusa il cantastorie di un momento storico drammatico dell’antichità così come è stato al Municipale, in questa rappresentazione, il cantastorie di una realtà isolana degli anni quaranta. Li ho rivisti, Ovadia ed Incudine, proprio mentre stavano lavorando alla realizzazione de Il casellante, nella Kermesse del Festival della lettura l’anno successivo, nel 2015 a Racalmuto. Era una dolce sera di maggio e così scrissi: “La serata di domenica conclude la kermesse da un palco illuminato in piazza Umberto: la musica e la parola si fondono in un omaggio alla cultura ed alla lettura. La musica di Mario Incudine e le parole di Moni Ovadia, un unico inno alla tradizione poetica popolare siciliana, che ha visto canti dialettali e l’ebreo sefarduta Salomone recitare in lingua siciliana. Sarà stato questo un atto di riconoscenza di Ovadia al popolo siciliano che con suppliche, si erta rivolto alla corona spagnola per trattenere gli ebrei che dovevano, secondo il decreto dell’Alhambra o editto di Granada del 1492 lasciare l’isola? Può darsi a me piace crederlo!” (Raccolta, Youcanprint -2017). Testualmente sottoscrivo, questa sera, per quest’opera.
Non restava, ieri sera, dopo lo spettacolo che andare ad incontrare e salutare gli attori, Incudine, Ovadia e la bravissima Valeria Contadino, la commovente Minica: la Dafne siciliana. Detto, fatto. Sorpresa piacevole è stata quando dietro le quinte ho incontrato un caro amico Carmelo Marchese, direttore di scena del Teatro Stabile di Catania, che la stessa opera aveva contribuito a realizzare. Il teatro dopotutto, come la vita, è anche questo: un abbraccio tra amici mentre la gente si allontana e dietro le quinte si smontano le scene.
Carmelo Sciascia
 
 

La Voce del Trentino, 26.1.2018
Il Casellante: quando chiamarlo «spettacolo» sarebbe riduttivo

Il Teatro Sociale di Trento ha ospitato ieri sera giovedì 25 Il casellante di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale che sarà sul palcoscenico fino a domenica 28.
Sul palcoscenico una variegata compagine di attori e musicisti capitanata da Moni Ovadia, Valeria Contadino e Mario Incudine si cimenterà nel raccontare un Camilleri lontano dall’amatissimo Montalbano, che attinge invece alla tradizione mitologica della cultura classica greca per raccontare la storia di una metamorfosi che trova nel dolore della maternità negata e nella guerra la sua forza motrice.
Dopo il successo ottenuto dalle trasposizioni per il teatro de Il birraio di Preston e La concessione del telefono, la collaudata collaborazione fra Andrea Camilleri e il regista Giuseppe Dipasquale porta sullo storico palco trentino uno dei ‘gialli’ più divertenti e allo stesso tempo struggenti del romanziere siciliano, ambientato in una Sicilia arcaica e al contempo moderna, travagliata dall’arretratezza economica, dalla guerra, dall’avvento del fascismo.
Attraverso l’inconsueta struttura del melologo – un genere di composizione nel quale la recitazione più o meno libera viene accompagnata da una sincronica parafrasi strumentale – attori e musicisti, immersi nella stessa azione teatrale, racconteranno una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine.
Quella rappresentata da Dipasquale – che, tra l’altro, firma anche le scene – è una microsocietà ricca di superstizioni, leggende, miti e vittima della sua intrinseca tendenza a ritualizzare, esorcizzandolo, ogni accadimento lieto o tragico che sia.
Reso invalido da un incidente sul lavoro il casellante Nino Zarcuto, quando non sorveglia il (raro) traffico sulla linea ferroviaria che congiunge Vigata a Castelvetrano, arrotonda lo stipendio suonando il mandolino e duettando con il compare Totò nel negozio di barberia di Don Amedeo, frequentato anche dall’influente capomafia locale Don Simone.
Fare il casellante è un privilegio che garantisce uno stipendio sicuro e una piccola casa: le condizioni perfette per offrire alla moglie Minica un futuro sereno. Dopo tanti tentativi andati a vuoto (e grazie ai prodigiosi unguenti della ‘mammana’ del paese) la giovane Minica riesce finalmente a rimanere incinta. Ma la guerra si avvicina e la malasorte è in agguato:
mentre Nino è in carcere, accusato di aver messo in burla le canzoni fasciste, la donna viene violata da un uomo che oltre all’oltraggio compiuto le procura la perdita del bimbo che aspetta. Chi è stato? Uno dei militari di passaggio, o un amico che ha approfittato della sua assenza?
Il finale, a sorpresa come in ogni giallo che si rispetti, sfocia nel mondo del mito. Minica impazzisce per il dolore: rifiuta l’essere umano, si rifugia in un rapporto simbiotico con la terra, si trasforma lentamente in un albero – per poi, come un albero, rigenerare: i capelli in fronde leggere, le braccia verso il cielo come flessibili rami; il corpo si ricopre di corteccia; i piedi in radici. «Con Il casellante – sottolinea a questo proposito Pietrangelo Buttafuoco (de Il Foglio) – il canone del grottesco, orbo ormai di figli, ha generato una vera e propria immissione della tragedia greca chiamata a gemmare, in forza della scienza di poesia, in un innesto perfetto: nel vivo tronco della commedia. Valeria Contadino, in scena, ferma il cuore in gola agli spettatori. E’ la dea madre.»
Tuttavia, lungi dal coinvolgere unicamente la vicenda di Minica, sono vari gli elementi che ne Il casellante sono soggetti a metamorfosi: il paese dilaniato dalla guerra, gli stessi movimenti dei personaggi, il narrato che scivola dal piano comico al drammatico. Il tentativo (velleitario e al contempo ingenuamente comprensibile) è quello di reagire al violento sradicamento della guerra regredendo ad una precedente realtà contadina, placida e calma, ormai perduta. Così Il casellante, parafrasando Fabiana Raponi su Teatrionline.it, riesce nell’impresa mai scontata di immergere «immediatamente la platea nell’inconfondibile mondo dello scrittore, fra contraddizioni e paradossi»
Nonostante i drammi si scaglino sulle teste dei personaggi con la stessa violenza delle bombe sganciate dagli aerei che sorvolano Vigata, Il casellante rimane comunque uno spettacolo dove non solo ci si commuove, ma si ride, si canta e si fa musica dal vivo: dalla grande tradizione siciliana dei barbieri-musicisti passando per la rivisitazione delle canzoni fasciste, la ‘colonna sonora’ della piéce a cura del polistrumentista (nonché protagonista) Mario Incudine rappresenta sicuramente un valore aggiunto ad un’opera già di per sé completa ed organica.
Nell’allestimento, che vede affiancati nello sforzo produttivo Promo Music e Teatro Carcano, Moni Ovadia disegna con disinvoltura ben sei personaggi: il narratore, l’aiutante del casellante, il barbiere, il giudice, un gerarca e perfino una buffa mammana.
Anche la scenografia dominata dal suggestivo carrello-triciclo e i curatissimi costumi di Elisa Savi, nonché il saggio disegno delle luci di Gianni Grasso contribuiscono a scandire il ritmo di questa fiaba un po’ agrodolce che prende corpo tra le piazze di paese, le chiacchiere degli avventori e le manifestazioni di una bruta violenza senza possibilità di redenzione.
Dopo la prima di ieri sera, il sipario del Teatro Sociale si alzerà nuovamente venerdì 26 e sabato 27 gennaio alle ore 20.30, mentre domenica 28 gennaio la recita inizierà alle ore 16.00. Come di consueto, la rappresentazione de Il casellante sarà accompagnata nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale dal «FOYER DELLA PROSA», incontro di approfondimento critico curato da Claudia Demattè e Giorgio Ieranò che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.
La partecipazione è libera e aperta a tutti e l’appuntamento, al quale interverranno Moni Ovadia, Mario Incudine e Valeria Contadino, è fissato alle 17:30. La discussione sarà introdotta dal professor Giorgio Ieranò dell’Università di Trento.
Arianna Conci
 
 

ANSA, 27.1.2018
Camilleri, Agrigento Capitale cultura
Scrittore ricorda generosità mitico Gellia, è nel dna abitanti

Palermo - "Credo che qualcosa della generosità del mitico Gellia sia rimasto nel Dna degli agrigentini e lo dimostrano questi ultimi anni in cui migliaia e migliaia di persone che scappano dalle guerre, dalle carestie, dalla fame si riversano ad Agrigento. La città non ha problemi ad accoglierli perché gli agrigentini sanno che l'accoglienza non è solo un gesto di fraternità, ma è anche un arricchimento della propria cultura, un allargamento del proprio orizzonte".
Per lo scrittore agrigentino, Andrea Camilleri, Agrigento merita di fregiarsi del titolo di "Capitale Italiana della Cultura", non solo per la Valle dei Templi e il suo immenso patrimonio, ma anche e soprattutto perché è la città dell'accoglienza. A questo proposito cita il munifico Gellia, che nell'antica Akràgas era solito accogliere ed ospitare a sue spese ogni forestiero.
Tra i temi per la candidatura di Agrigento sostenuta dall'amministrazione comunale, figura infatti anche l'esperienza culturale e civica profonda. Con il suo avamposto Lampedusa, la città dei templi è terra di confine, con un destino legato alle sorti dei migranti, alla gestione dell'accoglienza ai rifugiati, all'assistenza sanitaria e ai numerosi salvataggi estremi in mare, nonché luogo d'approdo e di salvezza verso un futuro migliore. È anche un Mediterraneo che offre l’opportunità per consolidare relazioni interculturali, cui attribuire un alto valore aprendo un orizzonte di ricerca e di alta formazione sul Patrimonio Culturale in collaborazione con le Università transfrontaliere.
 
 

il Dolomiti, 27.1.2018
''Il Casellante'' unisce due menti libere: Andrea Camilleri e Moni Ovadia
Camilleri con Moni Ovadia ed il regista Giuseppe Dipasquale assemblano parole, musica, immagini. E’ il V appuntamento con la stagione “Grande prosa” 2017/18 del Centro Servizi S.Chiara.

Oggi 27 gennaio, data storica, la Shoah, il giorno della memoria. Come riflettere sulla banalità del male e sulle sue origini. “Il casellante” tratto da un romanzo di Andrea Camilleri al teatro Sociale di Trento da giovedì a domenica lo sta facendo. E’ il V appuntamento con la stagione “Grande prosa” 2017/18 del Centro Servizi S.Chiara. Camilleri con Moni Ovadia ed il regista Giuseppe Dipasquale assemblano parole, musica, immagini.
Protagonista ovviamente la Sicilia del mitico Camilleri. Una Sicilia scossa dal fascismo degli anni quaranta. Tra Vigata e Castelvetrano il casellante Nino Zarcuto fa un mestiere sicuro. Ma gli eventi stravolgono la sua vita.
Siamo nel 1943, alla vigilia dello sbarco degli alleati, l’arroganza fascista lievita, e la violenza entra nella vita di Nino.
Uno stupro senza colpevole fa scattare la ricerca di verità. Nino cercherà la verità poiché è la moglie, incinta, a subire la violenza. Moni Ovadia, grande istrione, interpreta sei personaggi, con accanto Valeria Contadino, la moglie di Nino.
Le musiche sono rigorosamente dal vivo.
Il grottesco scava nella storia, nei luoghi, nei dialetti, dalla commedia al dramma. Può uno spettacolo teatrale scoprire le origini della violenza? La presenza di Moni Ovadia è una garanzia di ricerca. Bulgaro trasferitosi con la famiglia a Milano, città acquisita, artista a 360 gradi, Ovadia è di ascendenza ebraica sefardita, di fatto yiddish.
L’obiettivo è recuperare da sempre il patrimonio artistico degli ebrei dell’europa orientale. Infatti l’artista fonda gruppi folk, è un grande violinista, che esordisce a teatro nel 1984. Lo contraddistingue il tradizionale umorismo ebraico.
Due menti libere, Ovadia e Camilleri. Grottesco e amaro senza compromessi, un incontro per emozionare e coinvolgere e riflettere sul senso di quanto è accaduto.
Alda Baglioni
 
 

il Tirreno, 27.1.2018
Michele Riondino: «Sono legato a Prato, “La pelle” mi ha portato fortuna»
L’attore è il protagonista di “Giulio Cesare” in scena sabato 27 e domenica 28 al teatro Metastasio di Prato. Presto tornerà in televisione con “La mossa del cavallo” di Andrea Camilleri

[...]
Parlando, quindi, di televisione e cinema, Riondino alla domanda su quale sia il personaggio al quale è più legato risponde che si sente molto affezionato al giovane commissario Montalbano.
«È stata una sfida quella di interpretare Montalbano. Ho temuto – confida l’attore – Ma ho accettato dopo il’nulla osta’di Andrea Camilleri. Un personaggio legato ad una serialità lunga come quella del giovane Montalbano ti permette di affrontarlo in maniera complessa. Ed è nata un’amicizia con Andrea (Camilleri, ndr) che con i suoi 92 anni è un prezioso consigliere». Fra qualche settimana vedremo Michele Riondino protagonista in un film che andrà in onda sulla Rai. Si chiama “La mossa del cavallo” ed è tratto proprio da un romanzo di Camilleri.
[...]
Azelio Biagioni
 
 

tvtv.de, 27.1.2018
Sat.1 emotions 02:10 So 28. Januar
Krimi, I 2012
Der junge Montalbano
Staffel 1, Folge 3 von 6, San Calorio

Vize-Commissario Augello ist nicht nur sehr selbstbewusst, sondern auch ein Frauenheld. Um ihn zu beschäftigen, überlässt Montalbano ihm einen Einbruch, bei dem lediglich 365 Kronkorken gestohlen wurden. Kein wirklicher Fall, wie es zunächst scheint ... Beim San Calorio-Fest verschwindet eine Dreijährige. Doch kurz darauf taucht das Mädchen wieder unversehrt auf. Also wieder kein richtiger Fall für die Ermittler. Oder doch?
 
 

tvtv.de, 27.1.2018
Sat.1 emotions 03:55 So 28. Januar
Sonstiges, I 2013
Commissario Montalbano
Staffel 9, Folge 2 von 4, Im Spiegelkabinett

Vize-Commissario Augello ist nicht nur sehr selbstbewusst, sondern auch ein Frauenheld. Um ihn zu beschäftigen, überlässt Montalbano ihm einen Einbruch, bei dem lediglich 365 Kronkorken gestohlen wurden. Kein wirklicher Fall, wie es zunächst scheint ... Beim San Calorio-Fest verschwindet eine Dreijährige. Doch kurz darauf taucht das Mädchen wieder unversehrt auf. Also wieder kein richtiger Fall für die Ermittler. Oder doch?
 
 

TV program - Seznam, 27.1.2018
Mladý Montalbano II
O1 Dnes23:40 › 01:35

Vražda obeti, kterou mel každý rád, je vždycky tvrdým oríškem. Starý Pasqualino Cutufa žil naprosto nenápadný a sporádaný život. Rád vyprovázel na poslední ceste nebožtíky – bohaté i chudé, známé i opuštené. Komu by tento…Císt více
Režie:G. M. Tavarelli
Hrají:M. Riondino, A. Vassallo, F. Pizzuto, S. Felberbaumová
It., 2015, skryté titulky
 
 

Novaguide.gr, 27.1.2018
Inspector Montalbano
28 / 01 / 2018 | 21:00 Action24
Crime series - Ep. 17

Salvo finds a dead horse at the beach that disappears. Later, a beautiful woman returns to the station to report a horse theft. The woman proves to be Ingrid's friend and she is crazy for Salvo.
 
 

Gazzetta di Modena, 29.1.2018
A Modena si parla del... diavolo con otto storie di Camilleri
Ritorna al Teatro Michelangelo la Compagnia Attori&Tecnici con lo spettacolo “Il diavolo certamente”

Modena. Ritorna al Teatro Michelangelo la Compagnia Attori&Tecnici con lo spettacolo “Il diavolo certamente” in scena da martedì 30 gennaio a giovedì (alle 21). La commedia è tratta dai racconti di Andrea Camilleri, adattamento teatrale di Claudio Pallottini. Con Stefano Messina (anche regista) ci saranno Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin.
passeggeri, sei perfetti sconosciuti, quattro uomini e due donne, più il controllore, salgono a Palermo sul treno che nella notte li porterà a Torino e s’incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6. Come sempre accade in questi lunghi viaggi, dopo i primi momenti di diffidenza e di silenzio, il ghiaccio viene rotto e si parla del più e del meno. Il più e il meno di questa lunga notte, però, è assai particolare, è il racconto di alcune strane avventure che sono accadute ai nostri protagonisti, o delle quali hanno avuto notizia. Sono strane perché tutte vertono su un unico filo conduttore: il “caso” o meglio ancora il “Diavolo certamente” che ci ha messo lo zampino. I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo; e quando tutto sembra risolversi in una negazione di quest’ultimo, arriva il colpo di scena finale. Lo spettacolo ha debuttato a Roma l'11 gennaio. «È stato accolto benissimo dal pubblico - spiega l'attore-regista Stefano Messina - Io ero molto curioso di sapere come andava visto che ho curato anche la regia. È un commedia molto originale e complessa dal punto di vista della macchina scenica e degli effetti. È una storia molto particolare e volevo vedere la reazione della gente».
Giallo o commedia?
«C'è un po' tutto. Sono dei racconti di Andrea Camilleri, in tutto trentatrè, e noi se abbiamo scelti otto per il teatro».
Come mai i racconti di Camilleri?
«Camilleri è un autore interessante e contemporaneo, e poi è stato il mio insegnante di recitazione in Accademia ed ho un affetto particolare per lui. Quando gli ho parlato di questo progetto ne è stato felice. Poi ci serviva un contenitore dove mettere questi racconti ed abbiamo pensato a sei passeggeri nel vagone del treno Palermo-Torino. Durante il viaggio si intrecciano strane storie. Uno spettacolo molto intrigante».
Le avventure vertono su un filo conduttore: il caso, la coincidenza.
«I progetti, i desideri a volte il caso li stravolge. È il diavolo che ci mette lo zampino e sconvolge un'esistenza. Questo nel bene e nel male. Raccontiamo aspirazioni e progetti degli umani ed alla fine è il caso che ci condiziona. L'unica cosa che possiamo fare è riderci sopra. La scrittura di Camilleri è sempre beffarda, ironica ed intelligente».
Quanto siamo noi stessi a spingere il destino verso l'una o l'altra dimensione?
«C'è chi dice che il caso non esiste ma io non sono d'accordo. Già il fatto di dove si nasce è abbastanza casuale. E se il caso esiste all'inizio probabilmente c'è anche dopo. Ci troviamo sempre davanti ad un bivio, una scelta, un incontro, anche per le storie d'amore. Sono incontri puramente casuali. Alla fine siamo tutti un po' fatalisti e il diavolo lo zampino ce lo mette sempre».
Al teatro Michelangelo sei un ospite fisso. Con che spirito ritorni a Modena?
«È un teatro molto familiare per me il Michelangelo, grazie anche al direttore Berto Gavioli che ci ospita sempre con grande fiducia. Spesso prende i nostri spettacoli senza averli visti e questo mi riempie di orgoglio Siamo riconoscenti al Michelangelo e a Modena che ci accoglie sempre con molto calore».
Nicola Calicchio
 
 

il Dolomiti, 29.1.2018
Se il teatro corale rende semplice la complessità
Con "Il casellante" di Camilleri la stagione di prosa del Centro Santa Chiara ha regalato al pubblico una perla rara per coraggio e intensità. Parole, canzoni e musica si fondono in uno spettacolo-vocabolario che evidenzia ogni lettera: dalla E di Emozione porta alla C di consapevolezza. Poesia e crudezza per messaggi che aumentano i battiti del cuore e svegliano i neuroni.

La forza delle donne. Per gli uomini è inarrivabile. La stupidità del fascismo. Di ogni totalitarismo. Una stupidità tragica. Drammatica per quanto male ha fatto e per quanto male ancora continua a fare un fascismo resuscitato - se mai fosse davvero morto - e nemmeno celato sotto mentite spoglie. Ancora: l’inconsistenza dello Stato cui fa da contraltare la terribile consistenza dell’anti-Stato mafioso.
Anti-Stato solo per convenzione linguistica perché nella realtà è dura distinguere. La Sicilia ne ha saputo e ne sa più del resto d’Italia. Ma il resto di un’Italia in grisaglia malandrina s’è presto adeguato all’Isola. Il ponte sullo Stretto non si farà mai. Il ponte delle malefatte c’è sempre stato.
Tre questioni, tre grosse questioni. Sono questioni che fanno tracimare fiumi di parole. Sui libri e nei convegni. Ma sono questioni che tanto i fiumi di parole quanto i convegni non avvicinano – o non lo fanno abbastanza – al comune sentire. Epperò la partita – e che partita – forse non è del tutto persa. Non è persa – ad esempio - quando la si gioca in palcoscenico con la bravura del coraggio civile. La partita non è persa se la distanza tra palco e platea - palco e palchi - s’annulla. Così come solo in teatro, solo nell’arte, può accadere.
Non succede certo sempre. Ma se succede la complessità dei temi si fa semplicità. Si fa efficacia. La didattica dell’efficacia si può recitare, si può cantare, si può suonare. Se tutto questo – parola, canto e musica – è un insieme capita che “le si canti e le si suoni” a chi si crogiola in una beata superficialità.
A teatro, infatti, la P di partecipazione è la prima voce di un vocabolario sregolato solo in apparenza. Nel vocabolario di scena la E di emozione arriva alla C di consapevolezza. Per usare questo vocabolario non serve aver studiato. Basta la D di disponibilità. Frequentando il vocabolario del buon teatro ci si diploma in a tempo record, (un paio d’ore, intervallo compreso). E se prima di uno spettacolo si intuiva, durante lo spettacolo e nel fragore di un applauso lungo e onestamente grato si “capisce”.
Chi al Sociale ha visto “Il casellante” - una perla nella stagione di prosa del Centro Santa Chiara - ha certamente capito che il teatro può parlare contemporaneamente al cuore e alla mente. Ha capito che una prosa che non si mette in posa può aumentare i battiti del primo, per svegliare i neuroni assopiti del secondo.
“Il casellante” è nato – molto tempo fa - dalla penna felice di Camilleri. E’ una penna miracolosa per come traduce in lingua popolare l’analisi sociale, quella storica, quella di costume e quella culturale. E’ una lingua popolare nel senso più democratico del termine: una lingua per tutti. Anche per quelli che inciampano nel dialetto, nella sicilianità ineliminabile di Camilleri.
Ma anche di fronte a qualche termine ostico – “ti talio per dire ti vedo” – non si rischia mai di perdere l’equilibrio. Con Camilleri si rimane incollati al terreno. E’ il terreno di una storia intensa e dei suoi personaggi. Una storia fertile di sentimento e di sensibilità.
In teatro “Il casellante” è sintonia. La sintonia tra regista e autore. Sintonia tra attori e regista. Sintonia con il pubblico. Da subito, ma in crescendo. Una sintonia che aumenta ad ogni mutazione del testo, della scena, della vicenda, del contesto. Una sintonia che regge al comico e che regge al tragico.
Il comico ed il tragico – infatti- si alternano in una trama ad alto tasso di coinvolgimento. Eppure l’andamento, la regia con la R maiuscola, l’interpretazione altrettanto maiuscola dei tre attori principali sono elementi meno importanti dei messaggi che “Il casellante” lancia. Messaggi che ti restano appiccicati all’anima anche dopo che il sipario chiude.
Il primo messaggio è il femminismo. E’ il femminismo depurato da ogni orpello ideologico. E per questo è credibile. E’ il femminismo ante litteram – siamo negli anni 40 - di Minica. E’ la donna che si fa albero “da frutto” per affermare se stessa e per affermare comunque la vita. Lo fa dopo la devastazione di una violenza maschile che le ha negato la maternità. Valeria Contadino dà voce anche alle viscere nel momento più forte, più crudo e più vero dello spettacolo. Il dolore che deve rappresentare si materializza in un urlo, uno spasmo, un silenzio. La sofferenza e la disperazione non sono più un fatto di copione.
Il secondo messaggio è l’amore. C’è maschio e maschio. Mario Incudine è Nino, il marito di Minica. Le si dedica anche nell’impossibile. Asseconda con innesti di un affetto totalizzante la lucida follia di una rinascita simbolica: la rinascita vegetale di Minica. Sparisce il “masculo” , il padrone di una tradizione non solo siciliana. C’è il maschio fragile che diventa un gigante nella dedizione e nella comprensione.
Camilleri irride chi lo chiama maestro. Ma qui è in cattedra. Non si scappa.
Il terzo messaggio è il potere dirompente dell’ironia. Per smitizzare il fascismo basta ridurre “Faccetta Nera” ad una mazurka. Una dolce mandolinata azzera la solennità cameratesca, la spoglia di ogni prosopopea. Per smitizzare il fascismo basta deformarlo, ridicolizzandolo in un tono o in una smorfia.
A Moni Ovadia viene facile perché sul palco non fa nulla di diverso da ciò che Moni Ovadia fa fuori dal palco. Lui lotta da sempre per ogni libertà personale e collettiva. Da sempre spiazza l’isteria dei cretini con il calmo incedere di una cultura cosmopolita. Coerentemente nel “Casellante” Moni Ovadia è una presenza che non prevarica.
Si diceva del vocabolario ribelle del teatro. Ebbene, un’altra lettera che spicca è la C. La C di coralità. “Il casellante” è un lavoro corale, non ci piove. Il coro sul palco non stecca quando accelera il ritmo o quando, al contrario, decelera per tuffarsi nel grigio e nel nero dell’animo umano.
Ma la coralità di una compagnia affiatata in teatro non è rara. Raro è il fatto che una compagnia affiatata sappia iscrivere di forza al coro anche lo spettatore. Lo spettatore che “entra” nella storia con un’emozione via via sempre più palpabile. Sempre più misurabile. Se questo “fenomeno” si realizza – e con “Il casellante” si realizza – il teatro è un’esperienza. Di vita.
Dal blog di Carmine Ragozzino
 
 

tvtv.de, 29.1.2018
Sat.1 emotions 00:25 Mo 29. Januar
Sonstiges, I 2002
Commissario Montalbano
Staffel 4, Folge 1 von 4, Liebe und Brüderlichkeit

Ein blinder Mann kommt ums Leben, scheinbar ein Unglücksfall. Aber Commissario Montalbano wird stutzig, als der Ingenieur Di Stefano sehr großes Interesse an dem Blindenhund des Verstorbenen hat, den Montalbano erstmal mit nach Hause genommen hat. Ein Besuch bei der Schwester des Verstorbenen und eine zufällig aufgeschnappte Bemerkung legen die Vermutung nahe, dass der Blinde ermordet wurde. Ein neuer Fall für Commissario Montalbano.
 
 

Teatro Michelangelo, 30.1-1.2.2018
Il diavolo certamente
Di: Andrea Camilleri
Regia: Stefano Messina
Riduzione e adattamento: Claudio Pallottini
Cast: Stefano Messina, Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin

Sei passeggeri, sei perfetti sconosciuti, quattro uomini e due donne, più il controllore, salgono a Palermo sul treno che nella notte li porterà a Torino e s’incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6. Come sempre accade in questi lunghi viaggi, dopo i primi momenti di diffidenza e di silenzio, il ghiaccio viene rotto e si parla del più e del meno. Il più e il meno di questa lunga notte, però, è assai particolare, è il racconto di alcune strane avventure che sono accadute ai nostri protagonisti, o delle quali hanno avuto notizia.
Sono strane perché tutte vertono su un unico filo conduttore: il ‘caso’, la ‘concidenza’ incredibile; o meglio ancora il ‘Diavolo certamente’ che ci ha messo lo zampino. I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo; e quando tutto sembra risolversi in una negazione di quest’ultimo, arriva il colpo di scena finale.
 
 

LaNostraTv, 30.1.2018
Il Commissario Montalbano: Salvo e Livia si sposano?
Anticipazioni Il Commissario Montalbano: le nozze con Livia

Il Commissario Montalbano, il personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri e interpretato magistralmente da Luca Zingaretti, torna in Tv con due nuovi film il 12 e il 19 febbraio: “La giostra degli scambi” e “Amore”. Salvo Montalbano e Livia si sposeranno? La scena del matrimonio è stata girata l’estate scorsa ma solo oggi il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni ha pubblicato le foto esclusive del fatidico “Si”. Sogno o realtà? C’è chi pensa, infatti, che si tratti solo di un sogno del Commissario. La scena è a dir poco suggestiva: Salvo si dirige verso l’altare allestito davanti alla sua casa in riva al mare. E’ presente tutta la squadra di Montalbano in alta uniforme per l’occasione: Fazio (Peppino Mazzotta), Mimì Augello (Cesare Bocci), Catarella (Angelo Russo) e Galluzzo (Davide Lo Verde). E poi arriva lei, Livia (Sonia Bergamasco), l’unica donna in grado di far capitolare il Commissario più famoso d’Italia che inizia ad avvertire la necessità di un rapporto vero e profondo. La relazione a distanza tra Salvo e Livia è sempre stata burrascosa ma intensa e appassionata. Nei prossimi due episodi de Il Commissario Montalbano il protagonista sarà proprio l’amore declinato in tutte le sue forme.
[…]
Isabella Adduci
 
 

ZON, 30.1.2018
“L’età del dubbio” del Montalbano di Camilleri
Il dubbio è così, un pedi leva e l’autro metti, e te lo trovi a firriare come un satanasso nel ciriveddro

Montalba’, ormai hai cinquantotto anni.
E se il dottor Pasquano è in evidente malafede quando ti scassa i cabasisi ricordandoti la tua età necessariamente da ‘ntordonuto; e se ancora il dottor Lattes (“quello con la esse in funno“), dall’alto della sua voce da parrino, non si fa pirsuaso che un uomo, squasi sissantino, non abbia famiglia (e certo che gliel’hai raccontata bene la farfantarìa del figlio malato, eh? A tal punto che pure Livia, se le fossi stato a portata di mano, ti avrebbe preso a pagnittuni), i dubbi restano, Montalbano.
Finanche sulla tua prisenza di pirsona pirsonalmente in questa facenna, ce ne sono, di dubbi.
Che dici? No, non ho gana di babbiare.
Questo libro inizia o non inizia con te che vorresti andare a Boccadasse e Fazio e Catarella che ti dicono che nonsì, che non è cosa possibile perche sei morto aieri a matino alle sette e un quarto pricise?
Va bene, è un sogno, siamo d’accordo.
Ma l’indagine che ti vede alle prese con lo yacht Vanna che si chiama allo stesso ‘ntifico nome della piccotteddra con l’ariata da cani vagnato che poi si rivela tutt’altro da quella che appare?
Non è un dubbio che solo troppo tardi riesci a sciogliere, Salvu’?
E che cos’è, se non un altro dubbio che se ne aggiunge ai precedenti, quel nome, Emile Lannec che pur dovrebbe ricordarti qualcosa ma che, come la faccia fracassata ne impedisce il riconoscimento, così la tua vicchizza ormai conclamata non te lo fa collegare al protagonista de “I Pitard” dell’amato Simenon?
E tra l’ennesimo sbarco di clandestini che mannavano quell’aduri che feriva, quello dei “dolori del mondo offeso” del Vittorini e la presenza di un’altra Livia, questa sì, da dare addirittura in pasto (matre santa!), alla libidine mai doma di Mimì Augello, un miracolo: l’amore.
No, Montalbano, vatti a fare un altro giro sullo scoglio chiatto, addrumisciti l’ennesima sicaretta, e non ci pensare: stavolta macari a mia il confine tra il dubbio e la cirtizza appare cosa da mastro d’opira fina.
Ma poi, Salvo Montalbano, te la puoi permettere ancora la gioventù per un sentimento così funnuto? E la to’ Livia?
Dubbi, e ancora dubbi.
Eccola, la cirtizza che t’apparalizza:un colpo di revorbaro sparato dal cruiser dell’ “Asso di cuori.”
Si è principiato con la morte, si finisce con la morte.
No, Montalba’, la to’, no. Anzi, fattelo dire: sarà stato la vista di Laura in difficoltà, ma hai mostrato coraggio e energia a tinchitè, altro che vecchiaia.
Tanto di cappello, commissa.’
Eppure, adesso che tutto è finito, ora che la morte che ha sciolto ogni dubbio sulla tua capacità di amare come un picciotteddro, ti senti di umore nivuro assa’.
Talè, Montalbano, lassa perdiri.
In amuri, la ragione o si dimette o va in aspettativa, e quest’è quanto.
Vincenzo Benvenuto
 
 

Senza Linea, 30.1.2018
Libri di tutti i colori

Un libro non è solo nero su bianco, ma un vortice di colori. Alcuni saranno tenui, altri forti ed abbaglianti, altri ancora si fonderanno per dare tonalità uniche e personali. Non è possibile fare un discorso globale, la percezione è diversa per ogni singolo lettore, l’unica cosa che posso fare è sceglierne alcuni che hanno nel titolo un colore. Questa condizione oggettiva non escluderà al pubblico il piacere di scoprirne le varie sfumature che rappresenteranno le sensazioni avvertite durante la lettura stessa.
[…]
Il tailleur grigio di Andrea Camilleri
Più che un abito, una divisa di conformismo esteriore, una maschera vista come travestimento per recitare una parte. Il grigio è decisamente un colore ambiguo dato dal mescolamento del bianco simbolo di candore con il nero emblema dell’oscuro e del fosco. Nuance magistralmente scelta da Camilleri per rappresentare un personaggio sfocato, indefinibile ed affascinante.
[…]
Cristiana Abbate
 
 

hr1, 30.1.2018
Andrea Camilleri: "Die Inschrift"
Roman, 80 Seiten
Verlag: Kindler
ISBN: 978-3463406763
Preis: 14,95 Euro
Roman Andrea Camilleri: "Die Inschrift"


„Dieses Buch ist große Literatur für einen vergnüglichen Nachmittag“ Zitat von Nicole Abraham
Dieses Buch liest sich an einem Tag: Gerade einmal 80 Seiten hat "Die Inschrift", darin versteckt sich aber großer Unterhaltungswert. Andrea Camilleri gibt in seinem Roman einen heiteren Einblick in ein ernstes Thema: das faschistische Italien von 1940.

Faschismus als Thema klingt zunächst nach einer ernsteren Angelegenheit, "Die Inschrift" triumphiert jedoch mit großartiger Ironie, einer schönen Frau und Männern, die sich selbst überschätzen. Nach drei Jahren kommt das Büchlein endlich auch in die deutschen Bücherregale.
Am 11. Juni 1940 stirbt der über 90-jährige Emanuele Persico während einer hitzigen Diskussion in den Mitgliedsräumen des faschistischen Vereins an einem Schlaganfall. Zu Ehren dieses großen Faschisten soll daraufhin die Via dei Vespri Siciliani seinen Namen tragen. Doch dann kommen nach und nach immer mehr Details über Persicos Vergangenheit ans Licht und jedesmal wird das Straßenschild abgeändert. Teilweise mit völlig absurden Zusätzen wie: "vorläufig gefallen für die Sache des Faschismus". Eine wichtige Rolle dabei spielt auch die 25-jährige Witwe Persicos, die die einflussreichen Männer des faschistischen Vereins manipuliert.
Der 92-jährige Star-Autor Andrea Camilleri aus Italien überzeugt mit diesem Roman auf der ganzen Linie. Seine Zeilen sind knackig und bringen jeden zum Lachen. "Die Inschrift" ist ein wunderbares Beispiel, wie man Faschismus und Kleinbürgertum ad absurdum führen kann.
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 31.1.2018
Il commissario Montalbano finalmente sposa Livia?
In anteprima solo per Sorrisi le foto che mostrano Luca Zingaretti all'altare con Sonia Bergamasco, tratte dai due nuovi episodi in onda su Rai1 il 12 e il 19 febbraio 2018


Sonia Bergamasco è Livia, in procinto di dire «sì» a Salvo davanti all’ufficiale di stato civile


Luca Zingaretti nei panni dello sposo Salvo Montalbano si dirige verso «l'altare» allestito davanti alla sua casa in riva al mare


Tutta la squadra del commissario in alta uniforme per l'occasione


Sonia Bergamasco è Livia

L'abito bianco, il velo e il bouquet da sposa di Livia (Sonia Bergamasco) ci sono. L'ufficiale di stato civile pure (con tanto di fascia tricolore). I testimoni sono pronti... e a incedere, elegantissimo, sembra davvero lui: il commissario Montalbano (Luca Zingaretti). C’è profumo di fiori d’arancio nella prossima serie di «Il commissario Montalbano» in onda con due nuovi film, il 12 e il 19 febbraio su Raiuno. In entrambi, «La giostra degli scambi» e «Amore», il maggiore «indiziato» nei casi che il commissario di Vigata si trova a cercare di risolvere, è proprio lui: l’amore.
Il sentimento che Andrea Camilleri, dai cui racconti sono tratti gli episodi, declina in modi diversi. Quello stesso sentimento che muove le trame di delitti assurdi e intricati. Al punto che il commissario per la prima volta sembra sul punto di arrendersi. E non solo nelle indagini, ma anche a Livia, come dimostrano le foto esclusive di Sorrisi (ma finché non lo vediamo con i nostri occhi non ci crediamo...). Di certo, nei due nuovi film diretti da Alberto Sironi e prodotti dalla Palomar ritroveremo tutti i personaggi che animano il mondo di Salvo, da Mimì (Cesare Bocci) a Fazio (Peppino Mazzotta), da Catarella (Angelo Russo) a Galluzzo (Davide Lo Verde).
Foto © Duccio Giordano
 
 

RagusaNews, 31.1.2018
Il commissario Montalbano si sposa in spiaggia e adotta un bambino
Il velo e il bouquet da sposa di Livia, Sonia Bergamasco, ci sono.

Salvo Montalbano si sposa in spiaggia e adotta un bambino. Novità rivoluzionarie nella vita del commissario più amato, le cui avventure andranno in onda lunedì 12 e 19 febbraio, in occasione della 29esima e 30esima puntata. Il velo e il bouquet da sposa di Livia, Sonia Bergamasco, ci sono. Ma stando ad alcune indiscrezioni si tratterebbe di un sogno, o forse un incubo, che Luca Zingaretti farebbe in una delle due nuove puntate.
Nella foto di Gianni Giacchi si assiste a una cerimonia nuziale in spiaggia, proprio sotto la casa del commissario Montalbano, con un baldacchino sulla battigia dove un prete o forse un ufficiale di stato civile, pone la fatidica domanda: vuoi tu Salvatore Montalbano, nato a Vigata, prendere in sposa Livia? Un sogno, un incubo. C'è pure Catarella, agghindato a festa. I colori sono saturi, onirici, pieni di luce. La messa in scena di una delle sequenze della puntata "Amore". E' forse il racconto di un matrimonio sognato, che diventa incubo, ossessione. Per fortuna hanno inventato la sveglia.
Altra location, le cave di Castelluccio e Tabuna, le miniere d'asfalto che un giorno, chissà quando, diventeranno museo. Salvo Montalbano ha adottato un bambino di colore e un giallo si verifica in quel luogo fuori dal tempo. Un colpo al cuore per Matteo Salvini.
 
 

La Nouvelle Vague Magazine, 31.1.2018
Il diavolo certamente di Camilleri in scena al Bobbio di Trieste


Sebastiano Colla e Mimma Lovoi

Da venerdì 2 febbraio alle 20.30 in scena al Bobbio per la Contrada lo spettacolo tratto dal libro di Camilleri “Il Diavolo certamente”.


S. Messina, C. Bonome, M. Lovoi, C. Lizzani, C. Crisafio

Sei passeggeri, sei perfetti sconosciuti, più il controllore, salgono a Palermo sul treno che nella notte li porterà a Torino e s’incontrano nello scompartimento 6 della carrozza 6.
Come sempre accade in questi lunghi viaggi, dopo i primi momenti di diffidenza e di silenzio, rotto il ghiaccio, si parla del più e del meno.
Nello spettacolo Claudio Pallottini, che ne ha curato l’adattamento, insieme al regista Stefano Messina, sfida la penna per la scena.
Sul palco i personaggi raccontati nel libro di Andrea Camilleri sono interpretati dallo stesso Messina con Carlo Lizzani, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Claudia Crisafio, Mimma Lovoi, Chiara Bonome, Valerio Camelin.
La lunga notte nel vagone entra nel dettaglio di alcune strane avventure accadute ai protagonisti o a loro stretti conoscenti.
Ecco allora la segretaria gelosa che rovina una collega convinta abbia una storia con il boss dell’azienda; gli amanti omicidi che finiscono uccisi a poche ore dal loro presunto ”colpaccio”; il manager che perde tutto, moglie e ditta, per aver ceduto alla tentazione delle carni.


Claudia Crisafio

Tutti racconti che hanno dell’incredibile.
O invece, dice il passeggero n. 6, ”che testimoniano quanto il diavolo non sappia resistere alla tentazione di scombinare i piani umani”. E lasciarci il suo zampino.
I racconti, rappresentazioni nella rappresentazione, diventano il pretesto per discutere sull’esistenza o meno del diavolo; e quando tutto sembra risolversi in una negazione di quest’ultimo, arriva il colpo di scena finale.
Lo spettacolo è in scena fino a mercoledì 7 febbraio ed è una produzione “Attori&Tecnici”.
Per gli spettatori è disponibile il parcheggio della Coop Alleanza 3.0 in Via della Tesa e apre un’ora prima dello spettacolo e chiude non appena si esauriscono i posti a disposizione.
Il parcheggio non è disponibile per la replica pomeridiana del martedì ed è un servizio attivo solo per gli spettacoli in stagione, se non specificato diversamente.
Informazioni: 040.948471 /390613; contrada@contrada.it; www.contrada.it.
 
 

 


 
Last modified Sunday, February, 04, 2018