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RASSEGNA STAMPA

OTTOBRE 2018

 
CronacaQui, 2.10.2018
All'Erba
Cicerone e Plauto ancora a teatro. «Contemporanei come Camilleri»
Piero Nuti inaugura stasera con l'"Antigone" il festival della cultura classica

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Non solo Plauto, Cicerone, Aristofane, Euripide, ma anche Molière, Alfieri, Brecht e Andrea Camilleri.
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Con Pietro Montandon il 10 e l’11 va in scena “Maruzza Musumeci” dall’omonimo racconto di Andrea Camilleri nell’adattamento di Daniela Ardini.
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Luigina Moretti
 
 

Il Fatto Quotidiano, 2.10.2018
Il libro è in declino. Per salvarlo mettiamolo ovunque, anche su Youporn

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Il libro è in una crisi profonda e crescente. Il dato del venduto di Camilleri primo in classifica, con solo seimila copie nella settimana (Il metodo Catalanotti, due settimane fa, dato riportato da La Stampa) – un dato oggettivamente basso, se si pensa ai numeri di Camilleri qualche anno fa – la dice lunga sul venduto reale del resto dei titoli in classifica e soprattutto sul venduto di quelli che in classifica non ci sono proprio.
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Francesco Aliberti
 
 

Castelvetrano News, 3.10.2018
La Stagione 2018-2019 del Teatro Selinus: Un viaggio tra classico e contemporaneo attraverso la prosa e la danza, con drammaturgie da Camilleri a Pinter

Domenica 28 ottobre alle ore 17.30 si inaugura la Stagione di teatro e danza del Teatro Selinus con lo spettacolo “GI GAN TI”, progetto e regia di Lia Chiappara, tratto da “I giganti della montagna“ di Luigi Pirandello. La stagione proseguirà con altri nove spettacoli fino alla primavera 2019.
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La programmazione spazia da Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri, per la regia di Daniela Ardini, che narra d’amore e di vendetta, di magia e di favole attraverso un’antica leggenda rivisitata e sospesa tra mito e racconto popolare, al poema disperato Penelope della Compagnia Scena Nuda di Reggio Calabria, fino a L’amante di Harold Pinter a firma Teatro Akròama, passando per la danza della compagnia Svizzera di Tiziana Arnaboldi con Danza e Mistero, e poi ancora Come sono diventato stupido di Teatro Binario 7 di Monza e Chaos – Humanoid B12 della Compagnia Il Mulino ad Arte di Torino.
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Maruzza Musumeci va in scena l’11 novembre: di Andrea Camilleri, per la regia di Daniela Ardini, Maruzza Musumeci è una favola in cui si intrecciano mito e storia attraverso una fantasia sconfinata imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente.
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Librintasca - RSI Radiotelevisione svizzera, 5.10.2018
Nel segno di Andrea Camilleri
A cura di Rossana Maspero
Cliccare qui per ascoltare l'ntervista integrale

Giuseppe Fabiano, è psicologo psicoterapeuta, insegna all’Università La Sapienza di Roma ma lo abbiamo qui interpellato come autore di un curioso libro, un saggio intitolato Nel segno di Andrea Camilleri, dalla narrazione psicologica alla psicopatologia per Franco Angeli editore. Una pubblicazione in cui analizza alcuni romanzi di Andrea Camilleri tra i quali “La presa di Macallè”, “Il casellante” e “L’età del dubbio”, sottolineando la forza del pensiero narrativo come componente essenziale della vita e dell’evoluzione dell’uomo, ma anche -e qui forse troviamo l'aspetto più curioso ed inedito- l’importanza nella sua professione di psicologo e psicoterapeuta.
Fabiano ha scelto di soffermarsi sui testi di Andrea Camilleri mostrando come il commissario Montalbano, l’agente Catarella o altri personaggi disegnino percorsi di vita dove traumi, emozioni, espressioni psicopatologiche e capacità di resistenza e risoluzione -di resilienza- si incarnino, nello spazio del racconto restituendoci un senso di vita più che di teoria.
Chiude la puntata l'aggiornamento della classifica.
 
 

La Sicilia, 5.10.2018
Teatro Brancati. "Filippo Mancuso e Don Lollò", di Camilleri e Dipasquale, in scena dal 25 ottobre
Pippo & Tuccio una coppia irresistibile
"Festeggiamo sulla scena 164 anni in due: io 84 e Pippo 80"

«Torniamo a recitare insieme per festeggiare sulla scena 164 anni in due. Io 84 e Pippo 80». Ironico e folgorante come sempre, Tuccio Musumeci spiega la reunion con Pippo Pattavina in occasione del prossimo debutto al Brancati dello spettacolo "Filippo Mancuso e Don Lollò", la commedia che Andrea Camilleri ha scritto per loro a quattro mani con Giuseppe Dipasquale, che ne firma la regia e che andrà in scena a partire dal 25 ottobre. Dopo un intervallo durato dieci anni, i due mattatori tornano a recitare insieme nei ruoli già interpretati nella Concessione del telefono, dal romanzo omonimo di Camilleri, in una scena esilarante che, assecondando gli umori del pubblico, si divertivano ad allungare ad arte, e che ha suggerito la creazione di un testo a misura del loro talento comico. «Al Teatro Eliseo di Roma il pubblico rideva da morire», racconta Pattavina, «Io facevo ben sette personaggi, ma in una scena ero insieme a Tuccio e facevamo scintille. Lo stesso Camilleri venne a vederci più volte e, ricordo, una sera anche Walter Veltroni»
[...]
Giovanna Caggeggi
 
 

Il Fatto Quotidiano, 9.10.2018
‘In viaggio con i maestri’ ci ricorda che ognuno ha il proprio punto di riferimento

“Il Maestro è nell’anima e per sempre resterà”. Questo inciso di Paolo Conte sembra appropriato per descrivere un lavoro che raccoglie mirabili ritratti di figure eccezionali e per questo uniche. Vi sono personaggi non comuni che da sempre sono e sono stati dei punti di riferimento per la loro particolare capacità di essere maestri. Quando ci si sente smarriti e si cercano strade sicure il pensiero corre immediatamente a cercarli.
Salvatore Giannella nel prezioso volume edito da Minerva “In viaggio con i maestri. Come 68 personaggi hanno guidato i grandi del nostro tempo” custodisce e tramanda storie e altre storie di persone che – sebbene già arrivate debbono il rispettivo successo alla eccellente guida scelta quale sicuro nocchiero. Il libro, infatti, è popolato da tanti “abitanti” con aspetti inediti che aiutano a completare la conoscenza oltre le apparenze.
Allora è possibile scoprire il lato nascosto di un personaggio da Alberto Angela ad Alex Zanardi. Una sorta di alfabeto pieno di curiosità, una vera miniera che consente al lettore di approfondire la singola “scheda” presa in esame. Il meccanismo è semplice ma intelligente e di sicuro effetto: Giannella chiede a un personaggio famoso quale sia o quale sia stato il proprio maestro. Ne deriva uno scrigno di tessere che formano un mosaico di enorme valore culturale.
Durante il percorso vi sono sorprese che lasciano senza parole poiché molto spesso quello che possiamo vedere in un personaggio pubblico è solo la parte superficiale e quasi mai il “diario” delle rispettive vite. È possibile conoscere solo il punto di arrivo ma difficilmente il punto di partenza. E ci si accorge che ciascuno ha un maestro da ringraziare, ma tale maestro può essere vicinissimo o appartenente al regno della fantasia; accade ad esempio di trovarlo nella propria moglie o come nel caso di Camilleri in Mandrake.
Giannella con la sua consueta abilità riesce ad aprire tale “diario” e a farsi raccontare l’intima essenza delle cose dietro storie che sembrano uscire da fiabe o da colpi molto bassi dai quali riemergere necessariamente. E così le pagine, come si è detto, si popolano di abitanti speciali quasi a formare una città che sembra davvero una “faccia libro” per dirla italianizzando un social che invece tende a velocizzare le cose senza poterle fermare per raccontarle.
L’autore ha la capacità di fotografare attimi altrimenti perduti, un fermo immagine per poter indagare il dettaglio. Nulla è lasciato al caso. Nello spazio di poche parole ci si racconta, scegliendo l’essenziale. In questo Giannella compie una nuova “operazione salvataggio” puntando sempre su quella “voglia di cambiare” il proprio microcosmo o semplicemente sublimare un momento, perché come ci insegna ancora il fantasioso Camilleri “certi momenti” sono quelli che segnano inesorabilmente le nostre vite e il titolo di maestro prescinde dal titolo di studio.
Infatti, taluni come Leonardo Sciascia nascono maestri “a prescindere” e si ricordano per sempre poiché il carisma dell’insegnamento appartiene a coloro che sanno indicare la strada, avendo la dote di una luce speciale con la quale illuminare presente e futuro.
Antonio Capitano
 
 

Cinemaitaliano.info, 10.10.2018
Conversazione su Tiresia - Al cinema il 5, 6 e 7 novembre
Andrea Camilleri protagonista per la prima volta sul grande schermo di un viaggio tra mito e letteratura sulle orme dell’indovino Tiresia alla ricerca dell’eternità.

"Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più` felice e` stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità` e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla, solo su queste pietre eterne" - dichiara lo scrittore Andrea Camilleri: "Chiamatemi Tiresia!".
Si apre così “Conversazione su Tiresia”, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri e prodotto da Carlo degli Esposti per Palomar, andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018 di fronte a 4mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.
Ora quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, con la regia di Roberto Andò le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, arriva per la prima volta al cinema solo per tre giorni, il 5, 6, 7 novembre con "Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri", l’evento speciale, con riprese in alta definizione dirette da Stefano Vicario, dell’eccezionale performance dello scrittore al teatro greco.
La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, presente in tutta la storia della letteratura, ha per molti anni incuriosito e affascinato Andrea Camilleri. Nella sua Conversazione Camilleri – o lo stesso Tiresia? - dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia ne La dea dell’amore, con il Pasolini dell’Edipo Re e con i Genesis de The Cinema Show, il brano sulle cui note si apre lo spettacolo. La ricerca dello scrittore si snoda attraverso le epoche per raccontare un personaggio che è stato compiutamente sia donna, sia uomo e che, come lo stesso scrittore, ha perso la vista.
Da quando io non vedo più, vedo meglio.
Sono le parole di Camilleri ed è la stessa voce dello scrittore a far risuonare la storia di Tiresia attraverso il racconto di quanti l’hanno narrato. Il testo della Conversazione su Tiresia sarà in libreria il prossimo marzo a cura della casa editrice Sellerio.
Una sfida per il novantreenne Andrea Camilleri, padre del Commissario Montalbano e autore che vanta oltre 30 milioni di libri venduti, e che ha voluto proporre al suo pubblico in chiave ironica e poetica ma anche caustica, maliziosa e dissacrante, un personaggio per ordire una trama che si è rivelata catartica proprio come le antiche tragedie greche.
Il Teatro Greco di Siracusa è oggi il monumento più famoso della città ed è stato sin dall’antichità l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Fu anche luogo di culto e di grandi assemblee popolari, sede di processi pubblici e, in epoca romana, fu pure adattato a esibizioni circensi e di varietà. Quasi dimenticato nel Medioevo, nei secoli successivi il teatro è stato oggetto di trasformazioni, spoliazioni, danneggiamenti e asportazioni che oggi lasciano visibile solo la sua gigantesca impronta ricavata nella roccia che ha affascinato viaggiatori e artisti dal 1700 alla metà del 1800. Ancora oggi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori che ne vogliono ammirare la maestosità o che vogliono assistere alle rappresentazioni teatrali classiche che vi si svolgono tra la primavera e l’estate.
"Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri" è prodotto da Palomar e distribuito in esclusiva al cinema da Nexo Digital solo il 5, 6, 7 novembre in collaborazione con in media partner Radio DEEJAY e con Sellerio editore.
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 10.10.2018
Maruzza Musumeci
Teatro Erba, corso Moncalieri 241 Oggi e domani, ore 21

Dall'omonimo racconto di Camilleri, su adattamento di Daniela Ardini e Pietro Montandon e per la regia di Daniela Ardini, "Maruzza Musumeci" va in scena nell'assoluto rispetto della parola dell'autore siciliano, con il fascino di una lingua misteriosa.
 
 

Torino Spettacoli, 10-11.10.2018
Teatro Erba – mercoledì 10 e giovedì 11 ottobre ore 21
Pietro Montandon
Maruzza Musumeci
dall’omonimo racconto di Andrea Camilleri – adattamento Daniela Ardini e Pietro Montandon
regia Daniela Ardini – scene e costumi Giorgio Panni e Giacomo Rigalza – produzione Lunaria Teatro

Nella “favola”, leggera, ironica, ma anche un po’ inquietante raccontata da Camilleri nel romanzo Maruzza Musumeci ritornano i motivi classici della sirena -del suo canto che uccide- e di una vendetta covata per millenni contro un Ulisse dedicato ai campi. Gnazio Manisco (una sorta di antiUlisse) ritorna dall’America per coltivare la terra. La donna di cui si innamora perdutamente è bellissima e canta canzoni meravigliose. Il protagonista è un attore di grande esperienza e capacità mimetica che ha tra l’altro lungamente collaborato con la compagnia internazionale Mummenschanz.
 
 

Mangialibri, 11.10.2018
Intervista a George Hornby e Mariolina Camilleri

A volte si può immaginare che persone cresciute nelle famiglie di autori famosi siano talmente abituate alla notorietà che li circonda nella quotidianità da risultare talvolta spocchiosi o poco disponibili. Parlare con George Hornby e Mariolina Camilleri smonta decisamente questo pregiudizio. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con due persone simpatiche e divertenti che hanno sorriso e ci hanno fatto sorridere. Pur parlando, anche, di argomenti importanti.
[...]
Come è crescere con due genitori così noti e soprattutto così amati da tanti fan? Avete esperienze comuni riguardo questo?
Marolina – Mai preso sul serio! L’importante è mai prendersi sul serio. Prendiamo tutto con filosofia e ironia, non ci si pensa.
George – La gente soltanto pensa al fatto che in famiglia abbiamo personaggi famosi, noi no.
Mariolina – George, non so in famiglia tua ma da noi papà veniva preso in giro, tuttora viene preso in giro. Non ha molto credito, ah ah!
[...]
Alessandra Farinola
 
 

Malgrado Tutto, 12.10.2018
Racalmuto, “Pane, vespa e Cammurria”
Parte domani da Canicattì il primo Vespa Tour della Strada degli Scrittori. Farà tappa a Castrofilippo e nel paese di Leonardo Sciascia, dove è in programma una serata con proiezioni di immagini, letture di brani dello scrittore di Regalpetra e video intervista ad Andrea Camilleri, la Fiera dei Sapori e un concerto del gruppo “Cammurria”.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 13.10.2018
"Beddapoesia" Sparagna canta la Sicilia
Parco della Musica, viale Pietro de Coubertin 30 stasera ore 21, biglietto 15 euro, tel. 06.80241281

C'è anche la firma di Andrea Camilleri, in veste di autore di liriche per canzoni, nell'omaggio di Ambrogio Sparagna alla poesia popolare siciliana in programma questa sera al Parco della Musica per l'undicesima edizione dell' Ottobrata romana. Un progetto con cui il musicista folk rilancia lo spettacolo "Beddapoesia" con Mario Incudine, interprete della tradizione del cunto e della poesia popolare siciliana.
fe. li.
[In realtà non risulta che Camilleri sia stato direttamente coinvolto, essendogli solo stato rivolto un omaggio durante il concerto, e non essendo peraltro neanche citato nella scheda dello spettacolo riportata sul sito dell'Auditorium Parco della Musica, NdCFC ]
 
 

AgrigentoOggi, 13.10.2018
“Strada degli Scrittori”: quale sviluppo economico possibile? Il contributo del Rotary Club

[...]
Emozionanti sono stati anche i momenti dedicati alla proiezione di brani di una videointervista di Cavallaro ad Andrea Camilleri per il Corriere, alcuni dei quali inediti.
[...]
 
 

La Repubblica, 14.10.2018
Roberto Andò: "Camilleri dialoga con Tiresia, eternità e ironia diventano teatro"
Lo spettacolo unico andato in scena l'11 giugno a Siracusa arriva al cinema dal 5 al 7 novembre. Il regista: "Sul palco lo scrittore è diventato personaggio e il film restituisce l'emozione di assistere al gigante che s'intrattiene col pubblico in ascolto"


foto di Lia Pasqualino

Una serata indimenticabile, davvero emozionante, per chi è stato spettatore al Teatro Greco di Siracusa l'11 giugno. Andrea Camilleri in scena a 93 anni con Conversazione su Tiresia aveva raccontato il mito giocando con l'ironia, trasportandolo ai giorni nostri, parlando di sé - cieco - e dell'indovino che aveva perso la vista. Intrecciando vita storia e mito aveva conquistato i quattromila spettatori rimasti a lungo in piedi, ad applaudirlo. Ora quello spettacolo unico (prodotto da Palomar), con la regia di Roberto Andò (e le riprese in alta definizione dirette da Stefano Vicario) arriva al cinema, evento speciale distribuito da Nexo Digital, il 5, 6, 7 novembre.
"Ho trascorso questa mia vita a inventarmi storie e personaggi. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero" dice Camilleri. "Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla". La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, ha affascinato lo scrittore. Nella sua Conversazione (edita da Sellerio), Camilleri-Tiresia dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia nel film La dea dell'amore, con Pasolini dell'Edipo Re. Camilleri è rock, è sulle note di The cinema show dei Genesis che si apre lo spettacolo.


Andrea Camilleri con il regista Roberto Andò e il produttore Carlo Degli Esposti
foto di Lia Pasqualino


"È un'esperienza che va al di là del teatro", racconta il regista Roberto Andò "ha avuto un'intensità diversa perché il viaggio titanico di un uomo così particolare, importante per noi, che sceglie la figura di Tiresia per raccontarsi e raccontare un certo modo di stare al mondo - che da quando è cieco è diventato anche il suo modo - va al di là della messinscena. Riguarda la vita. Abbiamo iniziato facendo le prove a casa sua poi c'è stato il viaggio a Siracusa, l'impatto col teatro dove da giovane era stato assistente e collaboratore di Orazio Costa. Per me è stato molto bello vederlo al lavoro, vedere come si muove tra le persone, sempre in ascolto, vedere il suo metodo di lavoro con Valentina Alferj il suo angelo custode".
Anche per il regista, come per gli spettatori, l'impatto emotivo è stato forte: "Mi è sembrato che ci fosse un'esperienza di testimonianza urgente per lui, la spinta e la molla per mettersi in ballo fisicamente è stata quella. Il suo è stato anche un saluto, e lo ha detto: il momento più emozionante era l'incontro col pubblico. 'Sono venuto qui perché qui ho sentito cos'è l'eternità' ha detto". "Mi ha arricchito lavorare con Andrea" continua Andò "perché è un uomo particolare, ha fatto il regista, ama il teatro, conosce gli attori come pochi. In Conversazione su Tiresia c'è l'eco dello spettatore Camilleri che si lega allo scrittore, scrive i romanzi pensando di raccontarli a qualcuno".


foto di Lia Pasqualino

L'ironia gioca un ruolo fondamentale. "Sempre. Non ha voglia di celebrarsi o di essere solenne, l'ironia lo accompagna nella vita e la mescolanza di toni fa bello questo testo, un'idea prodigiosa e un po' borgesiana. Tiresia è una grande invenzione che ha avuto declinazioni diverse, è stato scelto come alter ego da molti scrittori. Lui cita Eliot e Ezra Pound, l'idea di mettere insieme tutto nel passaggio da persona a personaggio, ti porta a Porto Empedocle, ai suoi luoghi, le radici. Lui umanizza, la confidenza con l'eterno stemperata nell'ironia nasce nel raccontare, una dimensione che è siciliana: la conversazione diventa teatro. Andrea ce l'ha dentro di sé".
Camilleri in scena è un leone, lega passato e futuro, senza timore. "Io ci vedo un'urgenza, l'urgenza e la consapevolezza di essere un testimone" osserva Andò "con Tiresia, Camilleri ha avuto la capacità di tenere insieme l'eterno e l'umano attraverso una figura che li congiunge. Tiresia è un tramite, e ha il dono della profezia. È terribile conoscere il destino di ogni uomo. Il fatto di vivere la profezia come una condanna, Andrea la libera, diventa quel personaggio. Il film che abbiamo fatto riesce a dar conto dell'emozione e restituisce il gigante che s'intrattiene col pubblico in ascolto. Una conversazione, appunto. Non a caso ha scelto quella parola per il titolo".
Silvia Fumarola
 
 

Repubblica Tv, 15.10.2018
'Conversazione su Tiresia', Camilleri al Teatro Greco di Siracusa - anteprima

"Chiamatemi Tiresia. Sono qui di persona personalmente. E finalmente, dopo secoli, persona e personaggio si sono ricongiunti". È questo il viaggio di Andrea Camilleri tra mito e letteratura sulle orme dell'indovino Tiresia alla ricerca dell'eternità, andato in scena lo scorso 11 giugno al Teatro Greco di Siracusa. 'Conversazione su Tiresia' è un racconto pensato, scritto e narrato da Camilleri che ripercorre la storia dell'indovino cieco le cui vicende si intrecciano a quelle dello stesso scrittore. Quella serata unica, a cura di Valentina Alferj, con la regia di Roberto Andò, arriva al cinema solo per tre giorni, il 5, 6, 7 novembre. Il trailer in anteprima
Nexo Digital
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 16.10.2018
Auditorium mon amour 500 concerti e non solo

"Parco della Musica, il luogo moderno della Capitale più amato dai romani": in occasione del lancio della stagione 2018/19 della Fondazione Musica per Roma per una volta i concerti annunciati insieme agli altri 500 eventi della nuova stagione non sono gli unici protagonisti. Una ricerca commissionata dalla Fondazione certifica che l'Auditorium è diventato nei suoi 16 anni di vita anche un luogo da vivere e frequentare al di là della musica che però rimane, sempre secondo il sondaggio, l'elemento di maggior attrattiva per il 64% del pubblico.
[…]
Un capitolo a parte è stato dedicato alla musica per il cinema, genere musicale nel quale l'Italia ha avuto straordinari protagonisti e sta vivendo una nuova giovinezza. Previsto il concerto di Franco Piersanti sulle musiche da lui composte per la serie del Commissario Montalbano.
[…]
Felice Liperi
 
 

Malgrado Tutto, 19.10.2018
La prima volta di Andrea Camilleri alla Fondazione Sciascia


Cliccare qui per vedere le foto di Pietro Tulumello

Da lì a poco si sarebbe aperto il teatro Regina Margherita. E lo scrittore Andrea Camilleri, quel sabato 13 luglio 2002, andò a vedere da vicino il cantiere del teatro chiuso da quarant’anni. Venne a Racalmuto ad inaugurare la mostra “Album dal palcoscenico”. Ma prima fu accompagnato alla Fondazione Sciascia. Per la prima volta Camilleri poté ammirare i ritratti di scrittori donati da Sciascia.
Pietro Tulumello
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 20.10.2018
Bruno Gambarotta “La mia vita in Rai dall’Odissea di Rossi al caffè di Celentano”

[…]
«Avevo una scrivania in una stanza dove c'erano Raffaele La Capria, Renzo Rossi, Andrea Camilleri. Ma per seguire quei programmi andavo in giro e lavoravo negli studi e nelle case degli autori. Sono diventato amico di grandi registi».
[…]
Francesca Bolino
 
 

21.10.2018
Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

Si è chiusa con una relazione su “Andrea Camilleri e la sua comunicazione” la settimana della lingua italiana nel mondo edizione 2018.
L’evento si è svolto presso l’aula magna del Dipartimento di Italianistica dell’Università di ELWAN a Il Cairo alla presenza della Prof.ssa Wafaa, direttore del Dipartimento di Italianistica, del Dr. Sabbatini , direttore dell’Istituto Italiano di Cultura del Cairo e consulente culturale dell’Ambasciata Italiana e del Dr. Vanino responsabile eventi del medesimo Istituto di Cultura. A trattare il tema, dopo le relazioni introduttive della prof.ssa Wafaa e del Dr. Sabbatini, davanti ad una platea di circa 100 studenti e professori è stato il prof. Giuseppe Fabiano autore del libro “Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia” edito da Franco Angeli.
Fabiano, partendo dal tema della cornice generale della settimana della lingua Italiana nel mondo, ha sviluppato una riflessione sul ruolo e l’attualità dei social nella trasmissione delle informazione e della cultura citando tra l’altro il recente libro di Alvise Cagnazzo “La dittatura del terzo like”.
Successivamente ha messo in evidenza il fenomeno planetario del successo di Andrea Camilleri testimoniato, per citare solo l’ultimo anno, oltre che dai numerosi seminari di studi sparsi per il mondo, anche dall’uscita del libro “I fantasmi di Camilleri” curato da Milly Curcio, dei numeri monografici dedicati da MicroMega e dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e dal n. 6 dei Quaderni Camilleriani.
Di seguito ha sviluppato i contenuti narrativi e psicologici delle opere di Camilleri e individuati alcune elementi di originalità e universalità che ne hanno determinato il successo.
Varie sono state le domande da parte di studenti e docenti che, nei loro commenti, hanno definito questo incontro tra i più interessanti, stimolanti e partecipati riservandosi di approfondire, oltre quelli tradotti in arabo anche altri testi di Andrea Camilleri.
 
 

Sololibri.net, 23.10.2018
Recensioni di libri
“Andrea Camilleri. Guida alla lettura” di Federico Guastella
Gruppo Editoriale Bonanno, 2015 - Di Andrea Camilleri si è scritto molto, la poliedricità e versatilità dello scrittore empedoclino spicca anche in questo saggio, dove si offrono aggiornati strumenti interpretativi.
Federico Guastella, autore di “Andrea Camilleri. Guida alla lettura”, ci racconta qualcosa di più sulla sua opera di approfondimento sulla stile di Andrea Camilleri ripensando alle domande che gli sono state poste da un professore durante la presentazione del suo saggio.

Il prof. Domenico Pisana, in occasione della presentazione del mio saggio “Andrea Camilleri – Guida alla lettura”, Gruppo Editoriale Bonanno, 2015, che si è tenuta a Modica in un evento organizzato dal caffè letterario di cui egli è presidente, mi rivolse alcune domande.
Tu hai al tuo attivo una vasta produzione poetica e saggistica. Ecco, come nasce questo tuo interesse per Camilleri, autore su cui tanto si è detto e con quale intenzione ti sei accostato a lui?
“Il primo libro che lessi di Camilleri fu “Il gioco della mosca” (Sellerio, Palermo, 2000), il cui titolo è desunto da un gioco tradizionale che i ragazzi, da maggio a settembre, praticavano in spiaggia. Rimasi affascinato dal suo radicamento tenace nel cosmo paesano sentito come osservatorio privilegiato. Lo scrittore di Porto Empedocle, fermando sul foglio determinati aneddoti, faceva luce, narrando, sul concetto di identità collettiva come consapevolezza di esistere in una fitta trama di luoghi e di fatti, dove le radici sono nelle parole che ci si scambia, nei riti e nei gesti che accomunano. Poi l’ho voluto seguire passo dopo passo, leggendone e recensendone le opere fino a costruire una monografia che si mantiene distante dalla tentazione d’una loro puntuale parafrasi.
L’intento è stato quello di dare al lettore la possibilità di costruirsi i suoi schemi e accostarsi piacevolmente alla lettura dei libri di Camilleri. Il mio saggio, dopo averlo introdotto sugli aspetti salienti della biografia dello scrittore, presenta delle schede critiche sulle singole opere. Nei romanzi su Montalbano seguo l’evoluzione della sua personalità: costui, pur vivendo in pieno sentimenti, passioni e motivazioni sociali, finisce per invecchiare fino ad assumere atteggiamenti di stanchezza e di nausea. Soprattutto ho voluto mettere in evidenza la versatilità creativa di Camilleri, guidando il lettore nelle sue tante sfaccettature quali: il divertimento letterario, la libertà indagatrice e inventiva, l’occultamento della verità e lo smascheramento dell’illecito. Camilleri ha inventività e progettualità, mostrando uno sguardo profondo sulla realtà, di cui Vigàta, paese siciliano dal nome inventato, è facilmente identificabile con Porto Empedocle e può essere visto come un preciso contesto antropologico generalizzabile nella provincia italiana o nel Gran teatro del mondo.”
Camilleri fino a tarda età era uno scrittore senza grande risonanza. Poi improvvisamente è diventato un vero e proprio “caso letterario”. Perché secondo te? Che cosa ha inciso in questa sua fortuna letteraria?
“Camilleri nel 1978 pubblicò il suo primo romanzo intitolato “Il corso delle cose”: un giallo di mafia, nello stile di Sciascia, dedicato al proprio padre. Egli allora aveva 53 anni ed era approdato alla scrittura con le sue ricchissime esperienze teatrali. Aveva finito di scrivere il libro nel 1968, ma non aveva trovato un editore disposto a pubblicarlo. Fu la riduzione televisiva in tre puntate a farlo conoscere e a consentirne la pubblicazione. La notorietà comincia perciò con la televisione e si svilupperà grazie ad essa anche se, ancor prima della “fiction” televisiva sul ciclo di Montalbano, egli era già stato apprezzato per due scritti: “Il filo di fumo” pubblicato la prima volta nel 1980 e “La strage dimenticata” edito nel 1984. Sono stati in particolare gli anni Novanta a dare allo scrittore un clamoroso successo di pubblico con opere storiche che riprendono la provincia siciliana di fine Ottocento. La svolta decisiva si ha nel 1994 con la pubblicazione del romanzo “La forma dell’acqua”.
Intanto iniziano le riprese filmiche e nel maggio del 1999 si ha la messa in onda dell’opera “Il ladro di merendine”.
Riguardo alle ascendenze culturali di Camilleri in primo luogo ci si deve riferire a Pirandello e a Verga, a De Roberto e a a Brancati, a Sciascia. Così egli, abbeverandosi alla loro fonte, ha colto la problematica del “doppio” nell’ottica del realismo e del risentimento sociale, il piacere del sesso e della ilarità, non risparmiandosi la battuta salace, la parlata da cortile e il motto di spirito plautino.”
Puoi darci qualche indicazione sulle conclusioni del tuo saggio?
“A spiccare è la personalità letteraria di Andrea Camilleri: un singolare scrittore con una sua personalissima lingua, junghianamente visto come un “razionalista sui generis” che riscopre il valore della dimensione onirica, l’incidenza dell’inconscio nel nostro agire, la suggestione della premonizione, nonché l’arcano della fatalità che sovrasta gli eventi ma che non esaurisce mai la responsabilità individuale delle scelte, dettate da una rigorosa visione etica della società.”
Federico Guastella
 
 

La Repubblica, 23.10.2018
Medicina narrativa Racconto quindi mi curo

Un grande archivio di medicina narrativa sul tumore al seno: dieci volumi con centinaia di storie. Stili e prospettive diversi raccontano paure, speranze, lutti, rinascite. Sono quelle del concorso letterario Donna Sopra le Righe, lanciato da Pinuccia Musumeci e dalla sua associazione, IoSempreDonna onlus, insieme ad Andrea Camilleri. Che hanno da poco premiato i vincitori della decima edizione: tre racconti e una poesia.
«Mettere nero su bianco la propria esperienza è una forma di terapia che può essere molto efficace, perché aiuta a mettere ordine in un flusso di avvenimenti che ci sovrasta, e a riprendere in mano le fila della propria vita», dice Musumeci. La parola chiave è condivisione, perché, come spiega Bianca Borriello, esperta di linguaggio delle relazioni, «consegnare ad altri la propria storia è come guardarsi allo specchio e avere restituita un'immagine intera di sé, quando spesso la sensazione che abbiamo nel tenercela dentro è che sia tutto spezzato».
 
 

Dire, 23.10.2018
Coliandro? “Zero sponsor, e neanche la Polizia ci aiuta”. Eppure sfida Montalbano

Bologna – “L’ispettore Coliandro” macina milioni di telespettatori. E lo fa, sottolinea il regista Marco Manetti, senza contributi dai grandi marchi che pure traggono visibilità dal successo della serie e senza il supporto della Polizia, che anzi “rifiuta ogni aiuto”. Manetti, che dirige la fiction insieme al fratello Antonio, ne ha parlato oggi a Bologna durante la presentazione di una ricerca condotta da StageUp e Ipsos sull’impatto che la serie ha sull’attrattività turistica del capoluogo emiliano, dove sono ambientate le puntate.
11 milioni di telespettatori contro i 17 di Montalbano
Secondo la ricerca, con dati ricavati non dall’Auditel ma da interviste, ad aver seguito almeno occasionalmente Coliandro su Rai2 sono 11 milioni di telespettatori contro i 14 milioni di “Don Matteo” su Rai1 e i 17 milioni de “Il commissario Montalbano” sempre su Rai1. Il 51% ha dichiarato di aver seguito Coliandro saltuariamente (il 50% per don Matteo, il 45% per Montalbano), il 27% abbastanza regolarmente (20% don Matteo, 22% Montalbano) e il 22% regolarmente (30% don Matteo, 33% Montalbano), con un’audience media di due milioni per puntata. Considerando la “differenza di ascolto immensa” che c’è tra Rai1 e Rai2, “se questi numeri sono veri” allora vuol dire che “Coliandro ha distrutto Montalbano. Cosa che mi sembra improbabile”, resta cauto Manetti.
4 milioni di fan vorrebbero vedere Bologna
“La vera differenza tra Coliandro e Montalbano sta nell’assiduità” con cui i telespettatori seguono le serie, aggiunge Giovanni Palazzi di StageUp, che ha presentato la ricerca. L’indagine, come detto, è incentrata sull’impatto di Coliandro sull’attrattività turistica di Bologna (in base alle interviste, ad oltre quattro milioni di spettatori è venuta voglia di visitare la città dopo aver visto la serie), ma riporta anche qualche altro dato sul “product placement” della fiction nata dalla penna di Carlo Lucarelli.
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Maurizio Papa
 
 

RagusaNews, 24.10.2018
Si gira la Stagione della Caccia, ispirato a Camilleri
Ispirata all'omonimo romanzo

Ragusa - E' "La Stagione della Caccia" il nuovo film storico che sarà girato in provincia di Ragusa fra il prossimo mese di novembre e i primi di dicembre. La pellicola, prodotta da Palomar, è ispirata all'omonimo romanzo di Andrea Camilleri. Ed è già iniziato il casting di figurazioni speciali e comparse. Si gira a Ragusa, Scicli e negli iblei.
Andrà in onda su Rai Uno nel 2019.
 
 

Teatro Vitaliano Brancati, 25.10-11.11.2018
Filippo Mancuso e Don Lollò

Una commedia che nasce da una promessa mantenuta. La promessa di scrivere una pièce nuova e originale per due mostri sacri del palcoscenico italiano: Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina. A mantenerla sono stati il grande Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, autori di questa “commedia di situazione”, diretta dallo stesso Dipasquale e prodotta dal Teatro della Città. «La promessa – spiega il regista Dipasquale – nasceva da un imprevedibile accadimento: l’unica scena de La concessione del telefono, nella quale Pippo (Filippo Mancuso) e Tuccio (Don Lollò) si incontravano come personaggi, aveva preso una evoluzione particolare, al limite della coerenza con la storia del testo. Avevo chiesto ai due attori di procedere, secondo la grande tradizione comica siciliana, anche per moduli di improvvisazione e il risultato fu strabiliante, con una qualità e potenza comica che non aveva nulla da invidiare alla coppia Totò e Peppino. La durata di circa 25 minuti provocava uno sbilanciamento per lo spettacolo». E così, per “riportare l’ordine”, avvenne la proposta di scambio: se Musumeci e Pattavina avessero riportato la scena entro una durata accettabile, Dipasquale e Camilleri avrebbero scritto una commedia ad hoc partendo dai due personaggi. Così è stato. Mentre sullo sfondo scorre la storia de La concessione del telefono, in Filippo Mancuso e Don Lollò si snoda la vicenda del Cavaliere Filippo Mancuso, ricco proprietario terriero, vuole fare assumere il figlio Alberto in un’importante banca, per mandarlo via da Vigàta e assicurargli un futuro nuovo. Purtroppo Alberto è terribilmente stupido e senza una buona raccomandazione non potrà riuscire in nulla. Don Lollò, ovvero Calogero Longhitano, è tormentato da un cruccio familiare: la figliuola Lillina è in età da marito, ma pur essendo una fanciulla molto intelligente e perspicace, ha un difetto di movimento che la rende “sciancata”.

di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
con Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina,
e con Franz Cantalupo, Lorenza Denaro, Luciano Fioretto, Margherita Mignemi, Riccardo Maria Tarci
Produzione Teatro della città – prima assoluta
 
 

La Sicilia, 25.10.2018
Teatro della Città
Musumeci & Pattavina aprono le danze al Brancati
Debutta oggi la pièce scritta da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
"Filippo Mancuso e Don Lollò" nasce da una promessa che risàie alle prime rappresentazioni de "La concessione del telefono"

Non può esserci confine tra il comico e la spalla se a duellare in scena sono due mostri sacri del palcoscenico italiano come Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina. Incontenibili virtuosi della comicità, raffinati solisti dello sproloquio e dell'iperbole linguistica, i due mattatori sono a un tempo comico e spalla l'uno dell'altro, in un felice concertato di rapide intese, di folgoranti improvvisazioni e di calcolata estemporaneità. Se è poi il genio sornione e arguto di Andrea Camilleri a pensare di confezionare una commedia a misura del loro talento, il debutto non può che promettere sicuro successo e divertimento. E stasera alle 20.30 il Teatro Vitaliano Brancati inaugura la sua undicesima stagione con la prima assoluta di "Filippo Mancuso e Don Lollò", la pièce che Camilleri ha scritto in coppia con Giuseppe Dipasquale per gemmazione dal celebre allestimento del 2006 della "Concessione del telefono" proprio a partire da quella scena in cui i due attori catanesi figuravano insieme e davano vita a un esilarante esercizio di stile che, sforando i tempi regolari dello spettacolo, riusciva ogni sera a catalizzare l'attenzione del pubblico fino alla durata record di 25 minuti. Dopo una pausa decennale Musumeci e Pattavina tornano a recitare insieme in ruoli emblematici della produzione camilleriana, quello di Don Lollò, tipico mafioso siciliano ammiccante e goffamente prepotente, e quello camaleontico e strisciante di Filippo Mancuso, che per viltà e convenienza non esita a chiedere la classica raccomandazione per il figlio. Nel cast, ad affiancare i protagonisti, gli attori Margherita Mignemi, Riccardo Maria Tarci, Franz Cantalupo, Lorenza Denaro, Luciano Fioretto, mentre i costumi sono delle Sorelle Rinaldi e le musiche di Matteo Musumeci.
La storia oppone due genitori e due figli che, con un coup de foudre si innamorano contro la volontà delle famiglie e sono costretti ad affrontare numerosi ostacoli prima del finale a sorpresa. "Ci sono i classici meccanismi della Commedia dell'Arte", spiega Dipasquale che firma scene e regia, "E poi c'è il genio di Camilleri, il suo gusto per il paradosso, la sua visione che capovolge in forma grottesca la realtà".
Se sullo sfondo rimane ancora la vicenda surreale della impervia concessione di una linea telefonica privata nella Sicilia di fine Ottocento, resa impossibile da una serie di qui pro quo e dalla viscosità delle maglie della burocrazia nel neonato Regno d'Italia, in primo piano stanno le vicende di due famiglie intorno a cui ruotano personaggi sbilenchi e ciarlieri, incarnazione di un mondo variopinto che Camilleri illumina con la sua consueta risata beffarda.
"Considero questa commedia una sorta di sequel della Concessione", chiosa Camilleri, "Troppo gustosa era la scena in cui si incontravano Tuccio e Pippo per non farne un necessario prolungamento a misura del loro genio comico". Gongolanti i due attori catanesi per il regalo ricevuto dal papà di Montalbano a cui sono legati da antichi rapporti professionali. "Camilleri è geniale", dichiara Musumeci, "Erede di Pirandello e di Sciascia, ha una sua cifra personalissima. Diverte ma castiga, e nei siciliani di ieri descrive vizi e virtù di ogni tempo".
"Felice di tornare in scena con Tuccio e con un testo di Andrea", aggiunge Pattavina, "Sono certo che il pubblico si divertirà come sempre avveniva durante le repliche de La concessione del telefono".
Giovanna Caggeggi
 
 

Malgrado Tutto, 25.10.2018
Sellerio, cinquant’anni di eleganza in blu
Grotte, il primo dicembre la cerimonia di consegna del Premio “Sciascia Racalmare” alla prestigiosa Casa Editrice Siciliana.

La casa editrice Sellerio nasce nel 1969 per iniziativa di Elvira ed Enzo Sellerio in sinergia con Leonardo Sciascia e Antonino Buttitta. All’inizio è una casa editrice piccola e marginale, ma mai provinciale.
La prima collana si chiama La civiltà perfezionata, fatta di carta pregiata, con le pagine intonse. E pubblica testi di «belle lettere»: tra i titoli da ricordare I mimi siciliani di Francesco Lanza e Lettere sulla Sicilia di Eugène Viollet Le Duc. Ogni volume è accompagnato da incisioni di grandi illustratori e da un’introduzione indicata come Nota: Lanza ad esempio è introdotto da Calvino.
Il primo giro di boa si registra con la pubblicazione de L’affaire Moro di Leonardo Sciascia: vende più di centomila copie, viene tradotto in Francia, se ne parla addirittura prima della sua uscita.
La svolta successiva si ha con l’invenzione della collana della Memoria. Nasce così uno stile riconoscibile e vincente, in forza della grafica e delle scelte editoriali. Quella piccola collana blu avrebbe accolto ad esempio Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino, caso editoriale agli inizi degli anni Ottanta coronato dal premio Campiello. Nel frattempo erano nate altre due collane di saggistica, Biblioteca siciliana di storia e letteratura e Prisma, alle quali nel tempo si aggiunsero: La diagonale e La nuova diagonale, Fine secolo.
Questo decennio mostra diversi marchi di fabbrica Sellerio: Tabucchi, Consolo, Adorno, Maria Messina. Sellerio riesce a superare i marosi editoriali del periodo, quando i grandi gruppi fagocitano le piccole realtà. Non solo: Sellerio prepara altri colpi in canna.
Nel 1985 esce Il grafico della febbre dello scrittore svizzero Glauser, nel 1990 vede la luce Carta bianca di Carlo Lucarelli: nasce un nuovo genere di poliziesco, che col tempo avrebbe dato frutti succulenti. Bastino i nomi di Andrea Camilleri (nel Duemila saranno cinque milioni le copie di libri di Camilleri prodotti a Palermo, per non dire dei diritti di traduzioni venduti in tutto il mondo) e di Santo Piazzese.
Altre collane come Il castello e Il divano diventano veri e propri fiori all’occhiello della casa editrice palermitana e altre firme, nel Duemila, arricchiranno un catalogo sempre più consolidato: quelle di Margaret Doody, Penelope Fitzgerald, Alicia Giménez-Bartlett. E poi ancora il cileno Bolaño e Gianrico Carofiglio, l’inventore del «legal thriller» italiano.
Oggi Sellerio rappresenta, nel panorama delle imprese culturale e insieme economiche, una vera e propria eccellenza.
E alla Sellerio è stato quest’anno assegnato il Premio Sciascia Racalmare. La cerimonia di consegna si svolgerà a Grotte il prossimo primo dicembre. A ritirare il premio saranno Antonio e Olivia Sellerio, figli di Enzo ed Elvira, che portano avanti con grande passione e continui meritati successi il prezioso lavoro dei loro genitori.
Il presidente del premio Salvatore Ferlita – unitamente ai componenti della Commissione Mimmo Butera, Giovanni Taglialavoro e Accursia Vitello – nell’annunciare alcune settimane fa l’assegnazione del premio alla Sellerio, ricordando anche i quarant’anni dalla pubblicazione de L’affaire Moro, ha voluto sottolineare che “si vuole premiare un’impresa culturale e insieme economica che rappresenta oggi una vera e propria eccellenza e che è legata a doppio filo con l’attività di Sciascia, scrittore di nerbo internazionale e insieme editore coltissimo e illuminato”.
 
 

TGR Sicilia, 26.10.2018
Al Brancati di Catania Musumeci e Pattavina
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire dal minuto 14:18)
Letizia Vella
 
 

TGS, 26.10.2018
Teatro Brancati, aperta la stagione
Cliccare qui per vedere il servizio (a partire dal minuto 31:33)
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 26.10.2018
Catania, Musumeci e Pattavina di nuovo assieme grazie a Camilleri


Pippo Pattavina in una scena dello spettacolo

Un debutto col botto ha aperto l’undicesima stagione del teatro Brancati di Catania che ha alzato il sipario con la prima assoluta dello spettacolo "Filippo Mancuso e Don Lollò", commedia di situazione scritta da Andrea Camilleri a quattro mani con Giuseppe Dipasquale per Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina. Dopo dieci anni di percorsi artistici separati, i due attori tornano a recitare insieme nei ruoli già interpretati nella “La concessione del telefono”, romanzo omonimo di Camilleri, e lo fanno in una scena divertentissima che è stata lo spunto per un testo scritto a misura del loro talento artistico.
"La promessa di scrivere un testo per loro – spiega il regista Dipasquale - nasceva da un accadimento alquanto strano, come spesso capita in teatro: l’unica scena de "La concessione del telefono", nella quale Pippo (Filippo Mancuso) e Tuccio (Don Lollò) si incontravano come personaggi, aveva preso una piega particolare, al limite della coerenza con la storia del testo. Da regista ne ho colto la potenzialità e l’ho provocata chiedendo ai due attori di procedere secondo la grande tradizione teatrale siciliana, anche per moduli di improvvisazione. Il risultato è stato strabiliante, la situazione portava in sé una qualità e una potenza comica che non aveva nulla da invidiare alla celebre coppia Totò e Peppino. Una meraviglia per il godimento del momento che durava però 25 minuti, troppo per lo spettacolo».
Fu così che nacque la proposta: «Se Musumeci e Pattavina avessero riportato la scena entro una durata accettabile, io e Camilleri avremmo scritto una commedia per loro partendo dai personaggi di quella scena». Ne è nata una storia che mentre scorre in parallelo la vicenda de La concessione del telefono, opera su un meccanismo drammaturgico a carambola. Risultato: due ore di situazioni esilaranti in cui i due artisti esprimono il meglio del loro estro artistico e toccano vette superbe di recitazione. La narrazione procede per moduli e si sofferma su ogni dettaglio; Musumeci e Pattavina sono plastici, versatili, monumentali nella fluidità delle movenze e della parola.
Accanto a loro Margherita Mignemi, Riccardo Maria Tarci, Franz Cantalupo, Lorenza Denaro, Luciano Fioretto. Lo spettacolo è una produzione del Teatro della Città – Centro di produzione teatrale e sarà in scena fino all’11 novembre. Grandi applausi per un grande spettacolo.



Nunzia Scalzo
 
 

informaSicilia, 26.10.2018
Applausi al Brancati per ‘Filippo Mancuso e Don Lollò’ – Interviste
Ilarità e applausi al Brancati con ‘Filippo Mancuso e Don Lollò’ - Interviste. Il lavoro scelto per l’apertura della stagione teatrale del Brancati, che ha incontrato il favore del pubblico presente in sala. Un successo quasi assicurato per la presenza dei due protagonisti, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, vere icone del teatro italo-siciliano.

Fragorose risate, quasi senza sosta, e applausi a scena aperta hanno accompagnato Filippo Mancuso e don Lollò, il lavoro scelto per l’apertura della stagione teatrale del Brancati, il 25 ottobre, che ha incontrato il favore del pubblico presente in sala.



Un successo quasi assicurato per la presenza dei due protagonisti – Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina – vere icone del teatro italo-siciliano, con la sceneggiatura, la scenografia e la regia di autori del calibro di Andrea Camilleri e di Giuseppe Dipasquale.
Sulla valenza del primo – apprezzato in gioventù addirittura da Ungaretti e Quasimodo – sancita dalla lunga carriera, iniziata come regista e sceneggiatore nel lontano 1942, continuata con il suo ingresso in RAI nel 1957, poi come autore fecondo di numerosissimi romanzi e infine giunta all’acme, dal 2010, con la fortunata serie televisiva del commissario Montalbano, poco c’è da aggiungere.
Del secondo, noto al pubblico catanese per essere stato direttore dello Stabile di Catania e per svolgere, da quest’anno, il ruolo di consulente dei ‘Teatri della Regione Sicilia’, c’è da sottolineare la solida formazione, universitaria e teatrale e soprattutto la lunga carriera di regista iniziata, appena venticinquenne, nel 1989.



Se a questo sommiamo l’empatica collaborazione pluridecennale dei due, ecco che il gioco è fatto: la commedia di situazione scritta da entrambi per i ‘nostri’ Tuccio e Pippo è confezionata.
Per la genesi dobbiamo risalire indietro nel tempo, ad una delle prime rappresentazioni de ‘La concessione del telefono’ quando – ricorda il regista Dipasquale – un brano esilarante alimentato dalla creatività comica dei due attori, aveva attirato la sua attenzione, dando luogo a quello che sarebbe diventato ‘il patto’: Musumeci- Pattavina avrebbero ampliato i tempi per creare un prodotto finito, e Camilleri-Dipasquale avrebbero scritto il testo.
E così nella Vigata – di montalbaniana memoria – di fine Ottocento prende vita la vicenda di Filippo Mancuso, neo-ricco proprietario terriero molto oculato, diciamo così, nelle spese, è ansioso di trovare una buona raccomandazione per ‘sistemare’ il poco intelligente figlio Alberto.



Quale idea migliore che quella di rivolgersi a don Lollò Longhitano, potente boss del luogo – coadiuvato dal suo devoto ‘bravo’, violento quanto sciocco e pasticcione, Gegè – con il rovello di trovare un buon partito, evitando i cacciatori di dote, per la figlia Lillina, graziosa e intelligente ma, ahimé, ‘sciancatella’.



Da qui prende corpo una trama piena di echi: la commedia plautina, con i suoi farseschi equivoci, i canovacci della commedia dell’arte, ricchi di improvvisazioni affidate agli attori, alcune trovate goldoniane, come gli amori paralleli di servi e padroni, richiami alla società e alle connivenze economico-politiche del tempo (e non solo!).
Un intreccio di spassose battute (anche se a volte un po’ scontate) confezionato e condotto dalla ‘doppia coppia’ si svolge, così, all’interno di una scenografia volutamente scarna per dare più spazio ai protagonisti, allegramente coadiuvati dagli attori dello staff – Margherita Mignemi, Riccardo Maria Tarci, Franz Cantalupo, Lorenza Denaro e Luciano Fioretto, che vestono i costumi delle sorelle Rinaldi – sull’onda delle musiche di Matteo Musumeci.
Silvana Raffaele
 
 

Il Titolo, 26.10.2018
Domenica 28 ottobre Mara Venier raddoppia
Oltre alla regina della domenica, a Che tempo che fa, Andrea Bocelli, Adrea Camilleri, Lilli Gruber, Roberto Farnesi e tanti altri.

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Durante la serata è previsto anche un collegamento con Andrea Camilleri. Il grande scrittore, con all’attivo più di trenta milioni di libri venduti, sarà nei cinema il 5, 6 e 7 novembre con un evento speciale: Conversazione su Tiresia, uno spettacolo unico scritto e interpretato da Camilleri stesso sulla storia dell’indovino cieco “Tiresia” le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano con quelle dello stesso scrittore.
[...]
Enrica Leone
 
 

L'Unione Sarda, 27.10.2018
Seminari. Accademici sardi
Camilleri vola a Beirut con l'Università di Cagliari

Fa tappa a Beirut la sesta edizione del Seminario sull'opera di Andrea Camilleri. Dopo i lavori che a febbraio si sono svolti a Cagliari, specialisti e studiosi s'incontreranno lunedì e martedì in Libano.
Le due giornate, volute dalle Università di Cagliari e Malaga (che sarà sede del seminario il 22 e 23 novembre) e dall'Ateneo libanese, vedranno la partecipazione di tanti accademici sardi (Luisanna Fodde, Duilio Caocci, Simona Pilia, Simona Demontis, Elena Sanna, Maria Dolores Garcia Sànchez, Simona Cocco, Maura Tarquini e Franciscu Sedda), del giornalista Stefano Salis e di Giuseppe Marci, primo studioso di Camilleri e promotore delle iniziative che fanno del capoluogo dell'Isola un fondamentale punto di riferimento per ricerche filologiche e letterarie attorno alla figura e all'opera del padre del commissario Montalbano. Già preside della facoltà di Lingue e ordinario di Filologia italiana a Cagliari, il professore terrà una relazione dal titolo "Isole mediterranee nell'immaginario narrativo di Sciascia e Camilleri".
(m. a.)
 
 

Che tempo che fa, 28.10.2018
Andrea Camilleri
Cliccare qui per il video

Il padre di Montalbano (che sarà al cinema il 5, 6 e 7 novembre) parla di "Conversazione su Tiresia": uno spettacolo scritto e interpretato dallo stesso Camilleri sulla storia dell'indovino cieco Tiresia, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano con quelle dello stesso scrittore.
 
 

Repubblica TV, 28.10.2018
Andrea Camilleri: "Oggi fortunato a essere cieco: non vedo le facce di chi semina odio"

Andrea Camilleri è ospite in collegamento a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio su Rai1. Lo scrittore ha commentato la proposta al Senato per la Commissione anti-odio da parte dalla senatrice Liliana Segre: "In questo momento è una fortuna essere ciechi… non vedere certe facce che seminano odio. Le parole della Senatrice Segre sono tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso della parola: le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce. Ma perché l'altro è diverso da me? L'altro non è altro che me stesso allo specchio".
 
 

La Sicilia, 28.10.2018
Teatro Brancati
"Filippo Mancuso e Don Lollò", la commedia di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, prodotta dal Teatro della Città, sarà in scena fino all'11 novembre. Sul palco, tra gli altri, Margherita Mignemi, Riccardo Maria Tarci, Franz Cantalupo, Lorenza Denaro e Luciano Fioretto
Irresistibili Musumeci e Pattavina riaffermando il ruolo dell'attore

C'è aria di festa al teatro Brancati, quella di un grande evento: Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina inaugurano la Stagione con "Filippo Mancuso e don Lollò", una commedia scritta da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale che ne ha curato anche la regia. Lo spettacolo prende l'avvio con una rocambolesca ricerca di qualcuno che è in ritardo, una confusione artatamente costruita per un dichiarato "dietro le quinte".
Nunziata chiede il permesso ai suoi compagni per poter iniziare e dà vita ad uno dei personaggi più emblematici della commedia dialettale popolare: quello della serva, chiacchierona e maldicente, in costante (ma leggero) conflitto con il suo padrone (Mancuso). Margherita Mignemi riesce bene nella caratterizzazione, misurata ed efficace del suo personaggio, a cambiare registro nelle diverse situazioni, muovendosi con disinvoltura. Ma si va a cominciare veramente quando fa il suo ingresso Pippo Pattavina claudicante a causa di una gamba di legno che lo costringe in una improbabile postura (tenuta mirabilmente per tutto il corso dello spettacolo) in cui ogni movimento è quasi danza. Padrone assoluto della scena, Pattavina-Mancuso costruisce situazioni comiche esilaranti, a partire dal dialogo con il figlio Berto (Luciano Fioretto) costretto in ridondanti tormentoni, essendo, almeno per ora, totalmente ebete. Proprio il fatto di avere un figlio di siffatta natura spinge Mancuso a cercare Calogero Longhitano (Tuccio Musumeci) un "uomo di rispetto" perché una raccomandazione si pone come necessaria affinché il giovane possa essere assunto in banca. L'incontro fra i tre è forse la scena più bella di tutto lo spettacolo. 1 tempi comici perfetti di Musumeci che lavora sul dettaglio: micro pause, sguardi, precise movenze, rendono Pattavina più incisivo: laddove quest'ultimo mette, l'altro toglie e viceversa, dando vita ad un contrasto straordinario che è da sempre quello del comico e della spalla. Trattandosi di un'accoppiata vincente, storicamente riconosciuta, i ruoli si alternano, esattamente come accadeva al grande Totò con Peppino. Tra i due mattatori non sfigura Berto, costretto in una immobilità plastica per volere del padre, il quale dimostra che anche il silenzio è una prova d'attore. La storia si snoda intorno alla prole dei personaggi del titolo: anche Longhitano ha una figlia con un problema: è sciancatella, concetto ripetuto più volte, forse, perché questo difetto fisico non è propriamente evidente in Lillina (Lorenza Denaro)?! Tra i personaggi di contorno e fondamentali per lo svolgimento della storia spicca Gegè a cui Franz Cantalupo presta il suo corpo e la sua voce con impeccabile precisione. (...!). Purtroppo si è assistito anche ad una certa tendenza all'ammiccamento, al doppio senso che stimola risate (grevi), qualcuno direbbe di pancia. Nulla di male: a ciascuno la sua catarsi (!?).
"Filippo Mancuso e don Lollò" è uno spettacolo che vive grazie a tutti gli interpreti (lodevole anche il doppio ruolo di Riccardo Maria Turci) che si sono dati in scena con grande generosità, ma purtroppo difetta sul piano della struttura drammaturgica. Inoltre alcuni personaggi non sono risolti: in particolare il figlio che si muove tra l'inconsapevolezza e il barlume di genio (!?) al punto da far gridare al miracolo l'attento don Lollò. Anche la figlia patisce di una certa inconsistenza: lei ribalta, alla fine, il proprio destino senza spiegarci (o forse, spiegarsi) per qual motivo. Grande merito ai due mattatori che hanno saputo raggiungere picchi di esilarante comicità nelle piccole cose, nel lavoro di cesello che è quello per cui l'attore esiste a se stesso e anche a chi ha saputo costruire l'impalcatura del proprio personaggio osando nei colori e negli accenti. Grande merito alle sorelle Rinaldi per la cura dei costumi.
Lo spettacolo sarà in scena al teatro Brancati fino all'11 novembre.
Enrica Mallo
 
 

Tv Fanpage, 29.10.2018
Andrea Camilleri: “Voglio morire con la speranza che i miei nipoti vivano in pace”
Parole fortissime quelle pronunciate dallo scrittore e drammaturgo siciliano, ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa. La condanna ai toni di una certa politica che predica l’ostilità verso l’altro: “Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, le parole possono trasformarsi in pallottole.”

La presenza di Andrea Camilleri ha impreziosito la puntata di Che Tempo Che Fa del 28 ottobre. Lo scrittore e drammaturgo siciliano è stato ospite del talk show di Fabio Fazio, in collegamento dalla sua abitazione, offrendo un punto di vista doloroso sul presente della società e la politica, non solo europea. Camilleri ha fatto evidentemente riferimento ai linguaggi politici e l'approccio di alcuni rappresentanti delle istutizioni che si stanno distinguendo in questi mesi, in contrapposizione alle parole e all'azione della senatrice a vita Liliana Segre.
Purtroppo, Fazio, sento – dice Camilleri – Non ho bisogno di vedere in faccia chi produce certe parole. Proprio in questo momento è una fortuna esser ciechi, non vedere certe facce ributtanti che seminano odio e vento e raccoglieranno tempesta. Le parole della senatrice Segre sono parole sofferte e tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, le parole possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parole che si dice e soprattutto far cessare questo vento dell'odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi.
Camilleri si lega quindi a un fatto di cronaca recente, quello dei fatti consumatisi a Pittsburgh nelle scorse ore, quando un uomo ha aperto il fuoco in una sinagoga: "Ma perché – si chiede lo scrittore – perché l'altro è diverso da me? L'altro non è altro che me stesso allo specchio. Ancora oggi è una notizia di cronaca di quel pazzo che entra in una sinagoga e uccide undici persone urlando "ebrei tutti a morte". Ma ci si rende conto a che livelli ci abbassiamo quando non solo diciamo, ma siamo capaci di pensare tutto questo? Peggio degli animali, che hanno la fortuna di non parlare. Le parole della senatrice dovrebbero essere dette e scritte all'ingresso di ogni scuola. Perché la cosa terribile è che stiamo educando la gioventù all'odio. Perché abbiamo perso il senso dei valori".
Infine Andrea Camilleri, 93 anni, ha confidato al conduttore e ai telespettatori i suoi auspici per il futuro: "Non voglio morire con il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei nipoti vivano in mondo di pace. Il futuro sono i giovani, non siamo più noi ad avere in mano il futuro".
Andrea Parrella
 
 

Blasting News, 29.10.2018
Camilleri: 'Essere cieco è una fortuna, non vedo certe facce ributtanti che seminano odio'
Andrea Camilleri a 'Che tempo che fa' ha pronunciato parole piuttosto dure nei confronti del periodo che si sta vivendo.

Andrea Camilleri è uno degli scrittori contemporanei più influenti. Ospite di "Che tempo che fa", trasmissione Rai di Fabio Fazio, ha avuto modo di analizzare quello che è il momento attuale dell'Italia e del mondo. Un'opinione fornita in maniera garbata, ma tagliente. La sua condizione di persona ormai anziana e non vedente, la percepisce ormai come privilegiata tenuto conto che gli conferisce la fortuna di non vedere in faccia alcune parole di persone che, nella sua opinione, stanno seminando vento e sono destinate a raccogliere tempesta. Dichiarazioni che fanno [VIDEO] scattare l'applauso convinto del pubblico presente in studio.
Camilleri ospite di 'Che tempo che fa:'Non vedo, ma purtroppo sento'
Sollecitato dalle domande di Fazio, ha modo di rivelare come quello che potrebbe apparire un handicap, ossia l'aver perso la vista, oggi è quasi un privilegio.
Si, perchè non ha remore nel sottolineare che oggi senta tutt'altro che il bisogno di vedere il volto di chi proferisce "certe parole". Anzi, addirittura ritiene una "fortuna" essere ciechi, poiché lo priva della possibilità di avere l'impatto visivo di "certe facce ributtanti". Dichiarazioni che vengono arricchite da una previsione che suona un po' come un monito sottolineando che questi soggetti "stanno seminando vento" e sono destinati a raccogliere tempesta.
Camilleri torna, inoltre, su quelle che era stata l'uscita di Liliana Segre che, solo qualche giorno fa, aveva raccontato come nell'Italia attuale vedesse un proliferare di sentimenti di odio simili a quell'indifferenza che aveva caratterizzato il periodo fascista di cui lei era stata testimone, essendo una persona di origine ebrea sopravvissuta alla Shoah.
Secondo quanto ha evidenziato Camilleri bisognerebbe sottoscrivere quanto ha detto la senatrice. Un'esigenza che nasce da quella che è la sensazione della perdita della misura, del peso, del valore della parola.
Particolare effetto fa un'affermazione: "Le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole".
La riflessione di Camilleri parte dall'attualità
"Bisogna - prosegue lo scrittore - far cessare questo vento dell'odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché? Perché l'altro è diverso da me? L'altro non è me stesso allo specchio". Un interrogativo che, a quanto pare, nasce dall'analisi dei fatti che, negli ultimi giorni, stanno contraddistinguendo le cronache nazionali ed internazionali. Il riferimento che Camilleri fa riguarda "quel pazzo" (lo definisce così) che entra in una sinagoga e uccide undici persone gridando "tutti gli ebrei a morte". Tragedia, purtroppo, realmente accaduta in quel di Pittsburg.
Camilleri, poi, sottolinea che probabilmente si fatica a realizzare il livello a cui ci si abbassa quando non solo si dicono certe cose, ma anche quando ci si limita a pensarle. E non a caso fa il paragone con gli animali che, però, hanno quella che definisce fortuna di non poter parlare.
Pasquale De Marte
 
 

La Stampa, 29.10.2018
Camilleri : “Essere ciechi è una fortuna. Non vedere certe facce che seminano odio”

Toccante testimonianza del grande Andrea Camilleri in collegamento questa sera con Che Tempo che fa di Fabio Fazio su Rai1. Lo scrittore ha commentato la proposta al Senato per la Commissione Anti- odio da parte dalla Senatrice Liliana Segre: “In questo momento è una fortuna essere ciechi… non vedere certe facce che seminano odio, che seminano vento e raccoglieranno tempesta. Le parole della Senatrice Segre sono tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso della parola, le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce e lo si sente palpabile intorno a noi.
E ancora aggiunge emozionato: “Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio! La notizia di cronaca di oggi di quel pazzo che entra in una Sinagoga e uccide 11 persone urlando ‘Ebrei a morte’. Ma ci si rende conto a che livelli ci abbassiamo quando non solo diciamo ma siamo capaci di pensare questo? Peggio degli animali che hanno la fortuna di non parlare! Stiamo educando una gioventù all’odio. Abbiamo perso il senso dei valori, i veri valori della vita.
Infine Camilleri - che sarà nei cinema con Conversazione su Tiresia il 5,6,7 novembre - ha poi concluso: “Non voglio morire male, con l’umor nero del tramonto. Voglio morire con la speranza che i miei nipoti e pro nipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che tutti i giovani si impegnino perché il futuro sono loro, è nelle loro mani. Spero molto nelle nuove generazioni, moltissimo. Non disilludetemi!”
È possibile rivedere l’intera puntata del talk show su raiplay.it
 
 

askanews, 30.10.2018
Andrea Camilleri porta al cinema il suo "Tiresia"
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Lo scrittore presenta il suo monologo su Tiresia presto in sala

Roma - Sarà nei cinema il 5, 6 e 7 novembre "Conversazione su Tiresia", uno spettacolo unico sulla storia dell'indovino cieco "Tiresia", scritto e interpretato da Andrea Camilleri.
Il monologo è già andato in scena al Teatro Greco di Siracusa nel giugno 2018, davanti a 4mila spettatori incantati dal racconto di Camilleri. Una prima da attore di teatro affrontata sulla soglia dei 93 anni.
Coppola, occhiali scuri, una lampada accesa e la sedia nel centro della scena; una conversazione su Tiresia, il profeta che compare in Esiodo, nell'Odissea, nell'Edipo Re e nelle Metamorfosi di Ovidio. Cieco come lo stesso Camilleri, che intreccia la sua vita personale al mito. Come ha spiegato lui stesso a Roma alla presentazione dello spettacolo.
"Volevo affrontarmi - ha spiegato lo scrittore - stare da solo su quell'immenso palcoscenico, cieco, per raccontare una storia è una grossa sfida che io volevo fare a me stesso".
La storia di Tiresia, attraverso epoche e generi, costituisce per Camilleri uno specchio in cui riflettersi e attraverso cui rileggere il senso ultimo dell'invenzione letteraria. L'indovino diventa un pretesto per investigare la cecità e la vocazione a raccontare storie, protagonista di una conversazione solitaria in cui Camilleri medita ad alta voce sul suo viaggio nella vita e nella Storia.
 
 

askanews, 30.10.2018
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Camilleri: da quando ho perso la vista vedo più chiaramente
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Lo scrittore presenta il suo monologo su Tiresia presto in sala

Roma – “Perchè Tiresia? E’ nato spontaneamente forse perché attraverso la sua cecità riesce a vedere non solo il presente, ma anche il futuro. Io ero nella mia nuova situazione di cieco. Quindi ho avuto una illuminazione: siccome sostengo, ed è vero e non è un paradosso, che da quando ho perso la vista vedo le cose più chiaramente, ho detto che un personaggio che potrei è Tiresia. Questo è stato l’impulso”. Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri, alla presentazione a Roma di “Conversazione su Tiresia”, il monologo andato in scena questa estate a Siracusa e nei cinema dal 5 al 7 novembre 2018.
 
 

askanews, 30.10.2018
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Camilleri: è l’ora di cedere le armi alle donne
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"Loro sono più disposte al compromesso"

Roma – “Io penso sinceramente che sia arrivato il momento di cedere le armi alle donne. Io da parte mia come ex uomo mi sento già esausto. Penso che sia l’ora che il mondo venga dominato dal modo di pensare femminile. Non è un modo così mammifero, da mamma, come pensate voi. Pensate alla Thatcher. Però hanno una cosa che noi non abbiamo: fanno i figli, sono la grande matrice del nostro universo. E questo qualcosa significa. Significa che prima di farci del male loro, donne, ci penseranno assai più di quanto siamo abituati a pensarci noi. Credo che siano più disposte al compromesso”. Lo ha detto lo scrittore Andrea Camilleri, alla presentazione a Roma di “Conversazione su Tiresia”, il monologo andato in scena questa estate a Siracusa e nei cinema dal 5 al 7 novembre.
 
 

Repubblica Tv, 30.10.2018
Camilleri: "Io cieco come Tiresia di fronte l'eternità. E' ora di cedere le armi alle donne"

Un'ora e mezza di monologo sul grande palcoscenico del teatro greco di Siracusa: è questa l'ultima sfida di Andrea Camilleri, scrittore e regista siciliano, nel film "Conversazioni su Tiresia", regia di Roberto Andò e Stefano Vicario, in sala dal 5 al 7 novembre. "Diventato cieco mi è venuta una curiosità immensa di intuire cosa sia l'eternità, quell'eternità che oramai sento così vicina a me. E allora ho pensato che in quel teatro, fra quelle pietre veramente eterne, sarei riuscito ad averne almeno l'intuizione", spiega Camilleri. "Penso sinceramente - aggiunge - che sia arrivato il momento di cedere le armi alle donne. Io, da ex uomo, mi sento già esausto. Penso che sia ora che il mondo venga dominato dal modo di pensare femminile", ha concluso.
Video di Camilla Romana Bruno
 
 

L'Huffington Post, 30.10.2018
"È arrivato il momento di cedere le armi alle donne. Hanno qualcosa in più"
L'incontro con lo scrittore italiano più amato e tradotto al mondo, al cinema (dopo il teatro) nelle vesti di attore

"Volevo affrontarmi. Essere cieco e stare per un'ora su un palcoscenico e raccontare una storia per un'ora e mezza, è stata una grossa sfida che volevo fare a me stesso". Inizia così, con queste parole, pronunciate con un tono di voce basso, ma possente "e reso forte grazie alle tante sigarette fumate fino ad oggi", il nostro incontro con Andrea Camilleri. Novantatrè anni da poco compiuti, trenta milioni di libri venduti in tutto il mondo principalmente con le avventure del Commissario Montalbano, l'autore italiano vivente più amato al mondo ha deciso di mettersi in gioco trasformandosi in attore. Lo ha fatto lo scorso 11 giugno, portando in scena al Teatro Greco di Siracusa, "Conversazione su Tiresia", uno spettacolo che potrà essere visto il 5, il 6 e il 7 novembre prossimi al cinema grazie a Palomar e a Carlo Degli Esposti.
"Dopo la richiesta fattami da Valentina Alferj (curatrice dello spettacolo, ndr) e da Roberto Ando' (che ne ha curato la regia, ndr), chiesi a Laura Pacelli, la mia collaboratrice, di procurarmi tutto il materiale possibile su Tiresia e alla fine, dopo pochi giorni, arrivò con quattro faldoni. Ho scoperto che quel personaggio, che conosciamo per la prima volta nell'Odissea di Omero, ha percorso tutta la letteratura italiana e non, da allora ai giorni nostri, ininterrottamente. Ho impiegato tre mesi a farmi largo in questa foresta e a scegliere i punti salienti, più di tremila testi. I testi e le citazioni fatte sono solo un terzo di quelle avute tra le mani". "Qualche volta – continua – soprattutto quando non ero in vena, scambiavo un autore per un altro. Poi mi sono fatto largo e sono riuscito ad organizzare il discorso, ma soprattutto a trovare il tono con cui intrattenere tremila persone. Il tono è stata la cosa più importante, una conversazione tra amici che ha funzionato".
"Ho scelto Tiresia – spiega – per la sua cecità attraverso la quale vede il presente, ma anche il futuro. Tiresia è affascinante: è stato uomo ed è stato donna, in entrambi i casi vero, ma resta sempre l'ambiguità di chi è stato uomo e di chi è stato donna. Le tracce di essere stato donna se le è portate dietro nelle sette esistenze di essere stato uomo. L'atto divinatorio è stato fondamentale: è stato uno dei divini maggiori assieme a Calcante. Non prevedeva solo sventure, ma anche felicità, purtroppo rara.Vedeva l'avvenire, spesso costellato da dispiaceri e malattie. E' stato bello constatare i mutamenti: sembrava fatto di pongo. Ogni autore lo ha modellato come voleva e lui si prestava. Aveva un grandissimo fascino di un personaggio enigmatico quale era".
Il mondo femminile ha un suo fascino, spiega Camilleri. "E' arrivato il momento di cedere le armi alle donne". Io da ex uomo – aggiunge – non posso che ammirarle. Anche Margareth Tatcher ha qualcosa in più, perché come tutte le donne, fanno i figli, la matrice più importante. Le donne sono più disposte al compromesso e alla pace, più di noi uomini".
"Ero nella mia nuova situazione di cieco e quindi e ho avuto un'illuminazione", continua. "Sostengo, ed è vero, non è un paradosso, che da quando ho perso la vista vedo le cose più chiaramente, potevo prendere in considerazione proprio Tiresia per questa e attraverso questa mia menomazione. Questo è stato l'impulso, poi ci ho ragionato sopra, ripensando a tutte le volte che lo avevo incontrato, ad esempio nella letteratura anglosassone e in Ezra Pound. Persino Eliott ne fa il protagonista de "La terra desolata", motivi per parlarne ce n'erano.
"Il Teatro Greco di Siracusa è un luogo magico", precisa Camilleri. E' uno di quei luoghi magici come navi spaziali che si muovono nel tempo invece che nello spazio. Lo sono le cattedrali, i templi, i vecchi teatri greci o latini....se ci mettete piedi sopra, è come mettere i piedi dentro un'astronave. Poi, la commozione di stare seduto su un palcoscenico dove è stato Eschilo – aggiunge è stata immensa, una grande commozione profonda, è stato come scoprire e vivere l'eternità". "Ho insegnato recitazione e regia, ho fatto 140 spettacoli teatrali, conosco bene l'arte dell'attore che ho praticata non esibendomi davanti al pubblico, ma dietro le quinte. Sono stato attore attraverso le centinaia di attori con cui ho lavorato. Questo spettacolo è la summa definitiva della mia esperienza teatrale".
Voglia di rifarla ancora? Gli chiediamo. "Perché no? (ride, ndr) Però dovrò poi fare una chiusura di clausura yoga. Sono un impiegato della scrittura al quale non si può dire nulla, nella mia vita non ho mai preso un giorno di licenza per malattia, ho sempre lavorato, ogni mattina. Se ci sarò ancora, volentieri. Mi fa sorridere e mi da speranza come quando i poliziotti mi hanno dato il passaporto nuovo che scadrà nel 2024, mi mette di buon umore e mi da' speranza".
Le sue parole continuano e attraverso le sue, quelle di Tiresia, continueranno prima sul palcoscenico e adesso al cinema. "Tra cento anni, conclude Camilleri, l'uso della parola ci sarà. Molte cose del mondo che stiamo vivendo oggi, tra cento anni saranno più che obsolete. Non so che mondo ci sarà, ma credo che avrà poco da dividere con quello di oggi a noi contemporaneo".
Giuseppe Fantasia
 
 

ANSA, 30.10.2018
Camilleri, io, Tiresia e l'eternità
Evento da 300 copie con lo scrittore ormai cieco, è lezione di vita

Roma. Andrea Camilleri, 93 anni, sembra assente, privo di forze, oggi a Roma alla Casa del Cinema, ma quando gli si fa una domanda si rianima e la voce diventa quella di un ragazzo. Lo scrittore, ormai cieco, è qui per presentare 'Conversazione su Tiresia', spettacolo teatrale da lui scritto e interpretato al Teatro Greco di Siracusa a giugno di quest'anno e divenuto un film diretto da Roberto Andò e Stefano Vicario, in sala dal 5 al 7 novembre distribuito da Nexo in circa 300 copie.
Camilleri non si tira indietro in conferenza stampa per presentare questo spettacolo che potrebbe approdare anche nelle scuole e da lui arriva alla fine una lezione di vita in cui parla dell'indovino cieco di cui già si legge nell'Odissea, di donne, sfide, eternità, cecità, teatro e futuro. Ecco cosa ha detto:
SFIDA - Stare da solo, cieco, su quell'immenso palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa e parlare, raccontare una storia per un'ora e mezzo è stata più che altro una grossa sfida con me stesso. Ho raccolto grazie a Valentina Alferj tutto il materiale possibile su Tiresia. E dopo venti giorni avevamo ben quattro faldoni. Il fatto è che questo personaggio ha attraversato tutta la letteratura da allora ai giorni nostri".
TIRESIA - Perché proprio Tiresia? Perché questo personaggio, malgrado la cecità, vede non solo il presente, ma anche il futuro. E poi c'era la mia nuova condizione di cieco che mi ha spinto a parlare di questo personaggio visto che sostengo, un po' come faceva lui, che da quando sono cieco vedo le cose molto più chiaramente. Infine di Tiresia hanno parlato tutti, da Esiodo a Dante passando per Pound ed Elliott. È prismatico: è stato uomo e donna, un personaggio che sembra fatto di pongo.
ETERNITÀ - Ci sono luoghi magici come il Teatro Greco di Siracusa che sono come navi spaziali, navi che si muovono nel tempo e non nello spazio. Sono cattedrali che quando ci metti il piede ti sembra di entrare in un'astronave. Quando mi sono trovato tra quelle pietre ho pensato che lì c'era stato un signore che si chiamava Eschilo. Per me è stata una commozione profonda vicina all'eternità.
DONNE - È arrivato per noi il momento di cedere le armi alle donne. Come 'ex uomo' mi sento esausto e auspico che il mondo sia dominato finalmente dal mondo femminile. Poi le donne hanno qualcosa che noi non abbiamo: danno la vita. Sono loro la vera matrice dell'universo e questo significa una cosa: prima di fare del male ci pensano molto. E, infine, sono più disposte al compromesso di noi.
FUTURO - Rifare questo spettacolo? Perché no, ma solo dopo una lunga clausura e dello yoga. Dovete sapere che io ogni mattina scrivo. Sono come un impiegato della scrittura, ma dopo questo spettacolo mi sono bloccato per un intero mese. A parte questo, lo rifarei, sempre che alla mia età sia ancora insieme a voi. Se dovessi dar retta mio passaporto, potrei stare tranquillo: scade nel 2024.
Francesco Gallo
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 30.10.2018
Cresce sempre più l'attesa per "Conversazione su Tiresia"
L'evento cinematografico di e con Andrea Camilleri nelle sale dal 5 al 7 novembre

Cresce ad Agrigento l'attesa per "Conversazione su Tiresia" l'evento cinematografico di e con Andrea Camilleri che uscirà nelle sale italiane il 5, 6 e 7 Novembre. Uno spettacolo, andato in scena nel giugno scorso al Teatro greco di Siracusa che, trasformato in pellicola per il grande schermo, raggiungerà le sale cinematografiche grazie alle riprese ad alta definizione dirette da Stefano Vicario. Prodotto da Carlo Degli Esposti per la Palomar e distribuito da Nexo Digital, l'evento ruota attorno alla figura del mitico indovino cieco Tiresia le cui vicende si intrecciano con quelle dello stesso scrittore empedoclino.
"Chiamatemi Tiresia!" con queste parole si apre la performance di Andrea Camilleri che dialoga idealmente con letterati, poeti e registi in un percorso che si snoda nei secoli. Da Omero ai Genesis, passando per Dante, Cesare Pavese e Woody Allen, il testo teatrale scritto e narrato da Camilleri diviene una vera e propria presentazione in chiave poetica e ironica delle varie sfaccettature di Ti-resia. Per la prima volta sugli schermi cinematografici il padre del Commissario Montalbano attraverso un intenso monologo, ricco di spunti di riflessione, condurrà gli spettatori in un viaggio tra mito e letteratura. La figura di Tiresia, è quella dell' indovino tebano che ricevette in dono da Zeus alcuni doni quali il potere divinatorio di prevedere il futuro (nonostante la condizione di cecità) e la possibilità di vivere sette vite senza però sapere quando le avrebbe vissute. Un personaggio eterno che ha catalizzato l'attenzione di poeti e letterati che in diverse epoche ne hanno narrato le gesta. Ad Agrigento sarà il Cine Astor ad ospitare per tre giorni lo spettacolo, con due diverse proiezioni, alle 16.30 e alle 18.30. Il cittadino onorario della città dei templi con la sua emblematica "Da quando non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente" riuscirà nell'intento di far ricongiungere dopo secoli persona e personaggio, catalizzando l'attenzione di tutti i suoi lettori e fan.
Maria Rosso
 
 

Agrigento Notizie, 30.10.2018
Eventi / Mostre
Alla Fam Gallery: "Un mondo in salvo", mostra fotografica di Angelo Pitrone
Dal 28/10/2018 al 02/12/2018
Dalle 17 alle 20

Il ritratto fotografico come “luogo geometrico di un’esistenza”, immagine che condensa nella testuale “scrittura di luce” tutto il senso e la singolarità della vita di una persona. O di un personaggio.
A questi ultimi è dedicata alla FAM Gallery di Agrigento “Un mondo in salvo”, mostra fotografica di Angelo Pitrone che, in una intensa, silenziosa e singolare collezione di ritratti in bianco e nero, cattura e restituisce ai visitatori tutto il misterioso carisma di alcuni fra gli intellettuali – artisti, scrittori, registi, fotografi - dell’ultimo Novecento in Italia.
Nel testo che introduce l’esposizione, Salvatore Ferlita, docente di Letteratura alla Kore di Enna e critico letterario, si spinge a una indovinata e arguta lettura metaforica degli scatti di Pitrone, che ai ritratti affianca una lunga esperienza nel campo dei beni culturali. E’ così che “Moravia – scrive Ferlita - diventa una delle colonne del tempio greco: la sua espressione seria, composta rimanda alla compostezza e alla serietà dei classici, di quegli autori che ancora hanno qualcosa da dire; ma col rischio di trasformarsi oggi in un rudere, in una impronta del passato prossimo della nostra letteratura. Camilleri, davanti alla macchina per scrivere, sembra in preda a un processo di levitazione: come se fosse sospeso sui tasti. Lo scatto diventa in qualche modo il correlativo oggettivo della leggerezza dello scrittore empedoclino, della levità della sua scrittura”.
[...]
 
 

La Repubblica, 31.10.2018
Dal 5 al 7 novembre nei cinema lo spettacolo andato in scena in un'unica serata al Teatro Greco di Siracusa, regia di Roberto Andò. Protagonista lo scrittore
Camilleri "Come Tiresia la cecità mi rende più acuto"
"Se l'Italia avesse un indovino lo spread non sarebbe a 300: il governo ragiona con un'ampiezza che va da oggi a 24 ore"
"In camerino un gatto mi ha sfiorato le gambe, ha attraversato il palco e mi ha salutato alla fine: era il Genius loci"

«Ora mi chiederanno di andare a Hollywood a fare l'attore?». Andrea Camilleri fa una di quelle sue risate roche irresistibili. L'aria rilassata, spegne una sigaretta e ne accende un'altra. Ha la scorta in un armadio, e lo sciroppo per la tosse sulla scrivania. «La passione per Tiresia, aver vinto la sfida di recitare, mi ha fatto venire voglia di fare altre cose» racconta seduto nel suo studio. «Il produttore Carlo Degli Esposti dice che andare in scena mi ha fatto diventare più giovane. Non è così, io dico che mi ha fatto crescere». Conversazione su Tiresia con la regia di Roberto Andò (e le riprese in alta definizione di Stefano Vicario), di cui è stato protagonista per un'unica serata al Teatro Greco di Siracusa approda nei cinema (300 sale) con Nexo dal 5 al 7 novembre. In scena nei panni dell'indovino cieco Tiresia («cieco come me»), a 93 anni, per parlare del passato e del futuro, con l'ironia caustica che è il suo marchio di fabbrica.
Camilleri, lei ironizza ma sa che ha commosso tutti?
(Ridacchia) «Ma sì perché avevo detto quella frase finale un po' ruffiana: "Spero che tra cent'anni ci ritroveremo qui". Mi è stata suggerita dall'idea dell'eternità».
In scena da solo al Teatro Greco ha avuto paura?
«La paura è fondamentale per trovare il coraggio. Rivolsi a mio padre la stessa domanda: "Quando andavi all'assalto avevi paura?". Faceva parte della Brigata Sassari, papà era tenente e fascista, Emilio Lussu, antifascista, era il suo colonnello. Gli chiesi: papà come la metti? Mi rispose: "Lussu poteva permettersi parecchie cose"».
La cosa che colpiva di più era il silenzio.
«Ha colpito anche me, l'unico momento di vera tensione, quasi di spavento, è stato proprio quel silenzio iniziale in cui malgrado avessi un orecchio tappato dall'auricolare per ricevere i suggerimenti - di cui non ho avuto bisogno - sentii le cicale. Ho pensato: non è possibile, sto cominciando a dare i numeri. Quella sera gli animali hanno avuto una parte importante».
In che senso?
«In camerino ho sentito qualcosa che mi sfiorava le gambe: era un gatto, che poi ha attraversato il palcoscenico mentre parlavo ed è venuto a salutarmi alla fine. Quello per me era il Genius loci. Mi ha rinfrancato».
Quanto si è preparato per il debutto da attore?
«Ho lavorato tutti i giorni: non lavorare tutti i giorni è come avere la barba lunga, mi fa sentire in disordine. Ma guardi che non è stato il mio debutto».
Come no?
«Avevo fatto teatro nel 1950: Il poverello di Assisi, con la regia di Orazio Costa. Facevo una parte più lunga di Enrico Maria Salerno. Lui diceva: "E il Papa?". Tre parole. La mia battuta era: "Senza il più piccolo libro?", che sono cinque. Poi non sono mai più apparso in palcoscenico».
È disciplinato quando lavora?
«Disciplinatissimo. Scrivo tutte le mattine, detto appunti. Ma ad agosto, quando è venuta la ragazza a cui detto le mie cose, non ce l'ho fatta. Mi sono riposato un mese, dopo Tiresia. Mi ha svuotato. A settembre mi era tornata la voglia di lavorare».
Mai avuto dubbi sull'idea di andare in scena?
«Mai. Quando Andò ha parlato con la mia curatrice Valentina Alferj ho detto subito di sì, l'ho considerata una sfida con me stesso, con la memoria e i miei 90 anni passati: è stato un modo per assicurarmi di essere vivo. Mi è venuto subito in mente Tiresia per la cecità. Ma da quando ho perso la vista ho la sensazione di vedere con più chiarezza. Poi ho chiesto a Laura, la mia aiutante, di fare una ricerca su Tiresia. Era incinta e doveva stare a riposo. Deve sapere che avverto sempre le ragazze che vengono qui a lavorare: questa stanza aumenta la fertilità. Credevo che mi avrebbe mandato una ventina di pagine, invece erano quattro faldoni».
Il dono della preveggenza è una condanna?
«Penso di sì, perché di ogni persona vedi dolori e dispiaceri. Ma in certi casi avere un po' di lungimiranza aiuterebbe».
Cosa l'ha affascinata in Tiresia?
«L'ambiguità. Per sette anni è stato compiutamente donna, poi è tornato uomo. Mi affascina l'idea. Da scrittore sono entrato nella testa delle donne ma spero di non incontrare quelle dei miei libri, sarei imbarazzato dopo averle possedute, create e molte uccise. In Montalbano c'è una frase sul femminicidio che risale a sette anni fa. Non bisognava essere Tiresia per prevedere quegli sviluppi. Da ex uomo, penso che si debbano cedere le armi alle donne. È ora che il pensiero femminile domini il mondo».
Che effetto le fa l'idea che il teatro conquisti il cinema?
«Ho risentito tutto lo spettacolo. Ascoltare le mie parole e non vedere nulla del pubblico è terribile. Ma lo sentivo respirare, percepivo i respiri. Una delle mie necessità quando parlo in pubblico è scegliermi una faccia per vedere le reazioni. Non posso più farlo, non ho più quella risposta, ma avevo quella uditiva. Una grande emozione».
Il momento più forte?
«Gli applausi. Ma la cosa folle è che mi avevano messo una giacca di lana cotta temendo che sentissi freddo. E il calore aumentava con gli applausi».
Si capisce che quella di Tiresia non resterà un'esperienza isolata.
«Sto pensando a una storia da almeno dieci anni, quella del condottiero spagnolo Álvar Núñez Cabeza de Vaca che intorno al 1500 parte per l'America con una spedizione e torna dopo nove anni da prigioniero degli indigeni. Quando ritrova i compagni è incapace di vestirsi con gli abiti europei, non sa più dormire in un letto ed è diventato uno sciamano. Da conquistatore viene conquistato. Dimentica la civiltà».
Oggi manca un Tiresia?
«Se in Italia ci fosse una persona lungimirante non saremmo con lo spread a 300. Si sente una forte assenza di Tiresia perché al governo si ragiona con un'ampiezza di vedute che va da oggi a 24 ore. Da che dipende? Dalla presunzione. E poi questo seminare odio è inaccettabile. Il discorso della senatrice Liliana Segre sulle parole che possono diffondere l'odio è bellissimo, Tiresia non usa mai la parola odio. Vendetta sì».
Il complimento più bello?
«Quello di Michèle Riondino: "Andrea non sta recitando, sta testimoniando"».
Silvia Fumarola
 
 

TG1, 31.10.2018
Camilleri al cinema con il suo indovino cieco

Lo scrittore Andrea Camilleri arriva al cinema come protagonista del film di Roberto Andò tratto dall'omonimo testo teatrale interpretato al Teatro Greco di Siracusa.
Vincenzo Mollica
 
 

La Repubblica, 31.10.2018
Invece Concita
I miei 18 anni, Camilleri e la speranza
Grazie a Martina Balbo, 18 anni, studentessa

[...]
"Cara Italia, vieni in mio aiuto. Io sono giovane e speranzosa. L’avere speranza è spesso un tratto caratteristico dei più piccoli, eppure domenica sera in televisione un signore di novantadue anni ha detto di voler morire speranzoso. Quel signore era Andrea Camilleri ed io vorrei dare anche a lui una buona ragione per aver speranza".
Concita De Gregorio
 
 

 


 
Last modified Saturday, November, 17, 2018