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RASSEGNA STAMPA

SETTEMBRE 2018

 
ANSA, 1.9.2018
All'Auditorium di Roma un settembre di festival concerti e inediti d'autore.
I giardini pensili saranno nuovamente invasi da alcuni tra i migliori chef della capitale per Taste of Rome

Il 3 settembre riapre al pubblico il Parco della Musica e dal 5 settembre riprendono le attività della Fondazione Musica per Roma all'Auditorium Parco della Musica.
[...]
Ritorna Inedito d'Autore, la rassegna del teatro di narrazione giunta alla terza edizione e dedicata quest'anno alla scienza. Gli ideatori della manifestazione, Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio, confermano la vocazione a raccontare, attraverso gli occhi della letteratura e la lente d'ingrandimento del teatro, storie inedite e personaggi straordinari meno noti alla Grande Storia. Vinicio Marchioni e Milena Mancini, racconteranno la straordinaria vita della diva del cinema anni trenta Hedy Lamarr (23/9) e Massimo Popolizio vestirà i panni del fisico Richard P. Feynman, (30/9).
[...]
 
 

ANSA, 3.9.2018
Camilleri si racconta in Ora dimmi di te
Lunga lettera alla pronipotina Matilde

Roma. Una lunga lettera alla pronipotina Matilda che diventa un'autobiografia scritta con la sincerità del cuore. C'e' tutto Andrea Camilleri in 'Ora Dimmi di te' arrivato in libreria per Bompiani. Nel libro, il papà di Montalbano, che il 6 settembre compirà 93 anni, si racconta a una bambina di 4 anni perchè non vuole che "quando lei sarà grande" siano altri a farlo.
L'incontro con Orazio Costa, "il mio solo e unico maestro, non solo un maestro di regia ma un maestro di vita", il grande amore per la moglie Rosetta che "è stata la spina dorsale della mia esistenza e continua ad esserlo". La scuola negli anni del fascismo con i maestri che ripetevano le parole d'ordine "credere, obbedire, combattere" e poi il colpo di grazia alla sua fede fascista nella primavera del '42 durante il raduno internazionale della gioventù nazifascista al Teatro comunale di Firenze, uno spettacolo teatrale alla presenza del gerarca Pavolini e una strage di mafia a Porto Empedocle. Camilleri bisnonno ripercorre per Matilda gioie, dolori, errori e disillusioni, si mette a nudo con semplicità, humor e coraggio. Racconta gli anni del teatro "che mi cambiò il carattere". E poi la sua avventura di scrittore che per dieci anni vide rifiutato il suo primo romanzo 'Il corso delle cose', scritto nel '68 per mantenere una promessa fatta al padre prima che morisse, quella di scriverlo come glielo aveva raccontato, "mischiando dialetto e lingua". In 'Ora dimmi di te' spiega anche che più che uno scrittore lui si considera un contastorie, "cioè uno che esaurisce nel piacere della narrazione ogni sua possibilità di espressione". "In Italia si ha l'ambizione di creare cattedrali, a me piace invece costruire piccole disadorne chiesette di campagna" sottolinea Camilleri che con i suoi romanzi pubblicati da Sellerio ha venduto 18 milioni di copie in Italia e con la trasposizione televisiva delle inchieste di Montalbano, finora ha superato in Italia il miliardo e duecentomilioni di spettatori, come lui stesso ricorda nel libro.
Toccante il ritratto di Elvira Sellerio: "Era una donna straordinaria. Voglio dire che possedeva caratteristiche naturali fuori dall'ordinario e aveva il dono di unire in sé qualità umane e professionali apparentemente discordanti". Pieno di riconoscenza il ritratto della moglie Rosetta: "Quando facevo il regista di teatro tenevo più al suo giudizio che a quello dei critici. Non c'è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato prima letto da lei. Ho sempre seguito i suoi intelligenti e penetranti consigli, tanto da essere costretto a riscrivere decine di pagine dei miei romanzi".
Camilleri parla anche dei "guasti prodotti dai vari governi Berlusconi", non nasconde un "rimorso che mi porto appresso. Cioè a dire che forse, personalmente, avrei potuto fare di più per non lasciare a voi un avvenire incerto e oscuro". Ha parole dure verso "L'Europa nella quale viviamo" che non ha "per niente preso dagli ideali espressi nel Manifesto di Ventotene" e verso il fenomeno odierno delle migrazioni che "ha fatto riemergere con prepotenza gli egoismi nazionali".
"Mai stato capace di "giudizi assoluti sull'operato di qualcuno" come lui stesso dice alla pronipote, lo scrittore racconta che ai giovani che gli chiedono consigli risponde che hanno un dovere preciso: "fare tabula rasa di noi" e ricorda a Matilde che: "sconfitta o vittoriosa, non c'è bandiera che non si stinga al sole".
Mauretta Capuano
 
 

TG2, 3.9.2018
Ore 20:30
Intervista ad Andrea Camilleri su "Ora dimmi di te"
Bruna Fattenotte


 
 

Donna Moderna, 5.9.2018
Andrea Camilleri compie 93 anni: «Devo tutto alla mia Rosetta»
Alla vigilia del 93esimo compleanno, l’autore siciliano pubblica un libro carico di emozioni: si intitola “Ora dimmi di te” ed è una lettera alla bisnipotina Matilda in cui ripercorre la propria storia. Ecco alcuni estratti dell’opera dedicati alle donne della sua vita. A partire dalla moglie
Foto: Fabrizio Villa/Getty Images

Il 6 settembre Andrea Camilleri, “papà” del Commissario Montalbano, compie 93 anni. Dal 29 agosto è in libreria la nuova opera dello scrittore: Ora dimmi di te. Lettera a Matilda (Bompiani).
Eccone un estratto:



Matilda, mia cara, ti scrivo questa lunga lettera a pochi giorni dal mio novantaduesimo compleanno, mentre tu hai quasi quattro anni e ancora non sai cosa sia l’alfabeto. Spero che tu possa leggerla nel pieno della tua giovinezza. Ti scrivo alla cieca, sia in senso letterale sia in senso figurato. In senso letterale perché negli ultimi anni la vista mi ha lentamente abbandonato. Ora non posso più né leggere né scrivere, posso solo dettare. In senso figurato perché non riesco a immaginarmi quale sarà il mondo fra vent’anni, quello nel quale tu dovrai vivere [...] Ma perché sento il bisogno impellente di scriverti? Rispondo alla mia stessa domanda con una certa amarezza: perché ho piena coscienza, per raggiunti limiti di età, che mi sarà negato il piacere di vederti maturare di giorno in giorno, di ascoltare i tuoi primi ragionamenti, di seguire la crescita del tuo cervello. Insomma, mi sarà impossibile parlare e dialogare con te. Allora queste mie righe vogliono essere una povera sostituzione di quel dialogo che mai avverrà tra di noi.



Fu durante le prove di questa mia prima commedia che feci un incontro che avrebbe segnato per sempre la mia vita. Un’amica mi presentò una ragazza da qualche anno trasferitasi da Milano a Roma e che si era laureata a La Sapienza con una tesi su Pico della Mirandola. Si chiamava Rosetta Dello Siesto [...] Rosetta cominciò a seguire le prove, ma dopo qualche giorno mi accorsi che il mondo del teatro e le sue regole erano mille miglia distanti da lei. Una o due volte che le chiesi di aiutarmi concretamente per gli effetti sonori e rumoristici mi combinò dei disastri. Se non persi le staffe fu perché mi riusciva stranamente simpatica e la sua presenza mi metteva allegria. Dopo che lo spettacolo andò in scena partii per restare un mese in Sicilia dai miei. Trascorsa una settimana, mi resi conto con mia grande sorpresa che non c’era stato giorno che non avessi pensato a quella ragazza. Non riuscivo sinceramente a spiegarmene le ragioni ma un fatto era sicuro: ogni sera, prima di addormentarmi, davanti ai miei occhi compariva la sua immagine sorridente. Avevo due compagni di infanzia, veri e autentici amici, e raccontai a loro lo strano fenomeno che mi stava capitando. Devo confessarti che fino a quel momento io ero passato da una ragazza all’altra con grande facilità. La risposta dei miei due amici fu di una semplicità elementare: «Te ne sei innamorato». Nei restanti giorni di vacanza siciliana ebbi modo di constatare come quella risposta fosse stata giusta. Così, appena tornai a Roma le telefonai e la invitai a cena, lei accettò. Da quella sera ceniamo assieme da oltre sessant’anni.



Sono stato un uomo fortunato. E se il mio matrimonio è durato tanto ciò è dovuto principalmente all’intelligenza, alla comprensione e alla pazienza di Rosetta. Il nostro rapporto non è mai stato alterato da nessun evento esterno [...] Rosetta è stata la spina dorsale della mia esistenza e continua a esserlo.



Tutto questo lavoro però aveva un risvolto negativo, quello che non riuscivo a stare vicino alle mie figlie che intanto crescevano. Stavo troppo tempo fuori casa: l’esempio più lampante è dato dallo svolgimento del tema “Mio padre”, fatto da tua nonna Andreina che allora andava alle elementari. «Mio padre quando torna a casa litiga con mia madre. Poi si chiude nello studio e legge copioni. La sera esce e torna il giorno dopo. Qualche volta sa fare andare la lavatrice». A mia difesa dirò che proprio in quel tempo Rosetta e io vivevamo felici in pieno accordo, quindi quelli che Andreina credeva litigi erano normalissime discussioni familiari. Era vero che io uscivo la sera per andare a provare in teatro ma tornavo verso la mezzanotte quando la bambina dormiva, perciò per lei io rincasavo il giorno dopo [...] Sono stato, però, un buon nonno. Tanto buon nonno che le figlie non mi hanno negato qualche scenata di gelosia. I miei nipoti, fin da piccolissimi, hanno avuto libero accesso al mio studio dove potevano giocare senza che minimamente mi disturbassero, anzi mi piaceva sentirli vivere e liberare la loro energia dentro la mia stanza, un’energia contagiosa che mi faceva scrivere meglio. Potevano salire sul tavolo o, come succedeva più spesso, starsene a giocare sotto la scrivania interrompendomi continuamente, non battevo ciglio, non mi davano nessun disturbo, tanto che un giorno mia moglie mi disse: «Tu non sei uno scrittore, sei un corrispondente di guerra». Puoi quindi immaginare, cara Matilda, la felicità di sapere che sotto alla mia scrivania sei arrivata anche tu.



Che altro dirti di me? Non sono in condizioni di suggerirti qualcosa sull’uso della tua vita. Come usare della propria vita, lo si impara solo vivendola. Io mi sono fatto l’idea che all’atto della nostra nascita, avvenuta al di fuori della nostra volontà, ci venga applicato addosso un invisibile foglietto, un ticket, sul quale c’è stampato tutto il nostro futuro, l’infanzia, la giovinezza, la maturità, le malattie, le disavventure, la vecchiaia, la morte. È tutto scritto. A me, ad esempio, è toccata la cecità a novant’anni. Non è stato per niente facile, potevo decidere di lasciare andare tutto, compreso me stesso, e invece proprio per questa fiducia nell’uomo e quindi in me ho saputo trovare un modo di reagire. La stessa posizione ho verso la morte: non ho paura di morire, mi dispiace solo enormemente di dover lasciare le persone che più amo.



L’ultima cosa che ho imparato consiste nell’avere necessariamente un’idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente ma senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri diverse dalle proprie, sostenendo le proprie ragioni con fermezza, spiegandole e rispiegandole, e magari perché no, cambiando la propria idea.
Andrea Camilleri

Il nuovo libro di Andrea Camilleri
Un diario tra passato e futuro

Lo scrittore e l’uomo. Uno degli intellettuali cult del nostro ’900, ma anche - anzi, forse, soprattutto - il marito, il padre, il nonno... C’è l’Andrea Camilleri più intimo in Ora dimmi di te. Lettera a Matilda (Bompiani). Il libro, in uscita alla vigilia del suo 93°compleanno, è una lunga lettera che l’autore siciliano indirizza alla bisnipote Matilda per raccontarle di sé. Un diario in cui la storia privata si intreccia con la Storia d’Italia: tra il fascismo e il primo appuntamento con la moglie Rosetta, la mafia e l’incontro con l’editrice Elvira Sellerio. Un testamento morale che contiene una preziosa lezione universale: la vita la si impara soltanto vivendola.
 
 

Rai News, 6.9.2018
Auguri ad Andrea Camilleri, oggi compie 93 anni
Andrea Camilleri oggi compie 93 anni. Loretta Cavaricci lo ha incontrato in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, una lettera alla pronipote, in cui intreccia la sua storia personale con quella dell'Italia.


 
 

Mentelocale, 6.9.2018
Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti
Venerdì 6 settembre 2018 lo scrittore Andrea Camilleri spegne 93 candeline: per festeggiare il suo compleanno vi proponiamo la recensione dell'ultimo libro del commissario Montalbano: Il metodo Catalanotti, tra indagini e teatro

Nell’ultimo libro della serie di Montalbano, Il metodo Catalanotti (Sellerio editore 2018, 264 pp, 14 euro), uscito a fine maggio e da allora stabile sul podio delle classifiche, Andrea Camilleri, racconta il mondo del teatro, per oltre quarant’anni al centro della sua vita artistica e professionale.
Il personaggio di Catalanotti, diplomatosi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica nei floridi anni ’50 del teatro italiano, conserva la passione teatrale impegnandosi come regista in un teatro di filodrammatici. In particolare, mette qui in scena una Svolta Pericolosa di J.B. Priestley, che lo stesso Camilleri diresse al Teatro Centrale di Roma nel 1969. E forse nella regia di queste opere para-poliziesche – di cui si legge nelle pagine - all’apparenza sembrano trame gialle ma in realtà sono indagini profonde nell’animo dell’uomo contemporaneo possiamo trovare la genesi di Salvo Montalbano.
In questo episodio il commissario appare sempre più amareggiato dai fatti dell’attualità e, ormai prossimo ai settant’anni, alle prese con le maledette vicchiaglie. Gli alti tassi di disoccupazione giovanile, soprattutto nella sua Sicilia, la dilagante illegalità e, più in generale, la situazione politica italiana, provocano nel commissario, di cui è alto il senso dello Stato e il valore dell’onestà, una sinsazioni di lurdìa.
Forte è anche il disappunto per la gestione del settore turistico, di drammatica attualità pensando al continuo riordino delle attribuzioni governative e alla mancata manutenzione ordinaria: Ma come minchia era possibili che in un paìsi che consirvava la parti cchiu’grandi di biddrizze della terra, non erano stati capaci d’organizzari un turismo che dessi da mangiari a tutti e s’arritrovavano nvece poveri e pazzi?, osserva sconsolato Salvo.
Scrive Camilleri in nota che i fatti politici descritti, ai tempi della stesura solo un incubo, sono ora realtà. Il partito del Vaffaday che avribbiro continuato a diri NO a ogni cosa, nella spranza di arrinesciri accussì ad ottiniri il potiri per po’ finiri come a tutti l’autri. Ringrazia, anche, per alcuni preziosi consigli il Generale Enrico Castaldi, che ho notato essersi da poco dimesso dal mandato di guidare la riforma della giustizia sportiva italiana, ostacolato, spiega, da un muro che si oppone a ogni cambiamento. Non mancano le scene con Mimì e Catarella, episodi di pura ilarità – fermo immagine d’una pellicula di Tarantino, i succulenti pasti di Adelina, le passiatine di Salvo al molo, a cui siamo tanto affezionati e abituati. E anche un omaggio alla casa editrice Sellerio, che, secondo il commissario, faciva i libri cchiu’ belli a vidirisi e a leggirisi.
Il rapporto con Livia, separato da spazio e tempo, viene ora messo in discussione: la lontananza si confonde con la dimenticanza. Entra in scena Antonia, la nuova responsabile della Scientifica, per la quale il commissario prova una forte attrazione sia fisica che emotiva. Sarà forse il prossimo capitolo della serie a svelarci se questo nuovo amore avrà la forza del sole che sorge.
Roberta Gregori
 
 

Adnkronos, 6.9.2018
Auguri Camilleri, 93 anni del ‘papà’ di Montalbano

Lo scrittore amatissimo per i suoi romanzi polizieschi non ha mai rinunciato a fare della sua lunga vita una continua testimonianza. E in un’intervista all’Adnkronos diceva: “Qualsiasi cosa che ci faccia tornare indietro e ci riporti nel tempo passato a me ripugna profondamente”


 
 

ANSA, 6.9.2018
Sicilia
Andrea Camilleri compie 93 anni
L'augurio di scrivere ancora "cento libri"

Palermo. Andrea Camilleri compie oggi 93 anni e dalla terra di Pirandello e Sciascia, di Russello, Rosso di San Secondo e tanti altri autori della "Strada degli Scrittori" arriva all'autore del commissario Montalbano, nel giorno del suo compleanno, l'augurio di scrivere ancora "cento libri per rischiarare con tenace concetto i chiaroscuri di un'epoca incerta che ha bisogno di un giovanissimo grande vecchio come lui". Da Caltanissetta ad Agrigento, fino alla "vera Vigata" di Porto Empedocle, l'abbraccio di Felice Cavallaro e dello staff della "Strada degli Scrittori".
 
 

Liveunict, 6.9.2018
Libri - Liber Amanti
Andrea Camilleri, il padre di Montalbano compie 93 anni
Il noto scrittore siciliano, che ha raggiunto il successo soprattutto per i romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano, compie oggi 93 anni.

Uno degli scrittori più brillanti e acclamati dei nostri giorni, che con i suoi romanzi ha esportato la sicilianità nel mondo. Andrea Camilleri, tra i maggiori esponenti del romanzo giallo in Italia, compie 93 anni.
Il celebre scrittore, padre di Montalbano, è infatti nato il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle ed è sempre rimasto profondamente legato alla sua Sicilia nonostante risieda dalla fine degli anni quaranta a Roma. Ha iniziato la sua carriera come regista, lavorando anche per la Rai e solo successivamente ha intrapreso la strada della letteratura. Camilleri non ebbe subito successo come scrittore ma lui stesso ha dichiarato che non cercava la notorietà attraverso la scrittura. I romanzi che incontrarono il grande pubblico sono stati soprattutto i gialli con protagonista il commissario Montalbano, dai quali è successivamente nata una collaborazione con la Rai per adattare i testi al piccolo schermo, dando origine ad un prodotto televisivo che da anni vanta un enorme successo anche all’estero. Tuttavia anche il commissario Montalbano avrà una fine: Camilleri avrebbe da tempo consegnato all’editore il capitolo finale della storia, da pubblicare al momento della propria morte.
Da sempre attento alla politica e ai cambiamenti storici che, in gran parte, ha vissuto sulla propria pelle, Camilleri è sempre stato molto attivo, producendo una numero cospicuo di romanzi. Ad oggi, colpito dalla cecità, pur non potendo scrivere e leggere, continua la sua professione di romanziere. Un esempio di vita per tutti, dai più giovani incerti sul loro futuro a chi si trova in un’età avanzata e crede di non avere più molto per cui vivere.
Il suo ultimo libro si intitola “Ora dimmi di te” ed è una lettera alla bisnipote Matilda in cui le racconta la propria vita. Dall’incontro con Rosetta, sua moglie e suo pilastro da sessant’anni, al rapporto con le figlie e successivamente con i nipoti, Camilleri ripercorre la propria vita da uomo, padre e nonno. La sua è stata decisamente una vita intensa, costellata di grandi incontri e avvenimenti: fu ammiratore di Mussolini e poi disertore, fondò il partito comunista nel suo paese, incontrò Robert Capa in Sicilia durante la guerra e ancora Vitaliano Brancati, da lui fortemente ammirato.
Quando si parla di Camilleri non si può trascurare un tratto fondamentale come quello della sua lingua: un misto di italiano e siciliano che caratterizza i suoi romanzi. Fu suo padre a spingerlo in questo percorso quando durante una conversazione gli suggerì di scrivere quella storia così come l’aveva raccontata a lui: un po’ in dialetto, un po’ in italiano. Questo gli permise di essere compreso anche da lettori non avvezzi al siciliano, senza abbandonare quella forza che porta con se il dialetto. Una citazione di Pirandello lo convinse a fare di questa scrittura un tratto distintivo del suo modo di scrivere: “La lingua esprime il concetto, il dialetto il sentimento di una cosa”.
“L’ultima cosa che ho imparato consiste nell’avere necessariamente un’idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente ma senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri diverse dalle proprie, sostenendo le proprie ragioni con fermezza, spiegandole e rispiegandole, e magari perché no, cambiando la propria idea”. Sostenere le proprie idee ma essere aperti al dialogo e al confronto: si tratta di una citazione del suo ultimo libro che dimostra l’enorme saggezza di un uomo che ha sicuramente una parte importante nella storia e tra le eccellenze d’Italia e che, nonostante la lontananza, non ha mai dimenticato le proprie origini, facendone una vera peculiarità della sua scrittura.
Martina Bianchi
 
 

Rai News, 7.9.2018
Tuttifrutti a Venezia: la lettera di Camilleri alla nipote, il ricordo di Lucio Battisti
Cliccare qui per vedere l'intervista di Loretta Cavaricci (dal minuto 6:54)

In questa puntata anche Michele Riondino "diavolo" a teatro e il talento del giovane direttore d'orchestra Lorenzo Viotti
 
 

Francesco Merlo, 7.9.2018


 
 

Girodivite, 7.9.2018
Lettera a Ciccio / del Movimento Sicilia Libera
Lettera aperta al giornalista di LA REPUBBLICA Francesco Merlo, autore del video “Da Genova a Messina, le differenze di un’Italia flagellata" pubblicato sul sito di quella testata il 23 novembre 2011. Ne è autore il Movimento Sicilia Libera

[...]
Nota: Il testo è circolato successivamente online, con l’attribuzione ad Andrea Camilleri. Il testo è stato invece scritto e pubblicato dal collettivo del MSL.

[Viene da chiedersi come mai qualcuno, nel settembre 2018, attribuisca ad Andrea Camilleri una lettera pubblicata da altri nel novembre 2011!, NdCFC]
 
 

Scicli Video Notizie, 7.9.2018
Scicli: “Cittadinanza onoraria a Camilleri e Zingaretti”
L’idea lanciata dai Giovani di Forza Italia Scicli sarà presto presentata in Consiglio con un’apposita mozione

Scicli – Non è ormai una novità che il ‘Fenomeno Montalbano’, nell’ultimo decennio, abbia inciso considerevolmente sull’immagine della città di Scicli. Un exploit senza precedenti per la cittadina barocca in termini di presenze turistiche, un aspetto decisivo su cui ha fatto perno, negli ultimi anni, la piccola e fiorente economia locale, sempre più preparata a far fronte alle esigenze di turisti e visitatori. Questi e molti altri i benefici che il successo mediatico della fiction de ‘Il Commissario Montalbano’ ha riservato in particolar modo a Scicli. A tal proposito si sono espressi i Giovani di Forza Italia Scicli i quali ritengono “doveroso che il Comune di Scicli conferisca la Cittadinanza Onoraria al protagonista della fiction, Luca Zingaretti, ed all’autore dei romanzi dai quali è tratta la fiction, Andrea Camilleri”. A SVN è intervenuto il coordinatore del giovane movimento forzista, Matteo Giannì, il quale ha illustrato ulteriori dettagli in merito alla proposta di conferimento della cittadinanza onoraria allo scrittore Camilleri e all’attore Zingaretti.
 
 

La Stampa - TTL, 8.9.2018
Ai punti
Camilleri comanda (e raddoppia)

È ancora Camilleri a guidare classifica. Ma il vero libro dell’estate è La ragazza con la Leica che, benedetto dallo Strega, è arrivato a 120mila copie (complimenti a Janeczek e Guanda). Due novità: Grido di guerra, un Wilbur Smith che torna alla saga dei Courtney, amori, testardaggini, e colpi di scena tra Africa e Europa nel 1938; e Ora dimmi di te, una lettera di n[...]
 
 

Malgrado tutto, 8.9.2018
Castrofilippo, emoziona e commuove l’appuntamento con la “Strada degli Scrittori”
L’intervento di Felice Cavallaro, le parole di Andrea Camilleri, le letture dei giovani e le testimonianze inedite sul giudice Paolo Borsellino.

Grande successo ieri sera a Castrofilippo all’appuntamento con la “Strada degli scrittori”. Il Comune, da poco entrato a far parte dell’associazione, ha ospitato la manifestazione che, attraverso l’intervento del giornalista Felice Cavallaro, le parole di Andrea Camilleri e letture dei giovani, tratte da opere dello stesso Camilleri, di Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Russello, Sciascia e Rosso di San Secondo, ripercorre i luoghi che hanno ispirato i grandi scrittori.
[...]
 
 

CulturaMente, 9.9.2018
Andrea Camilleri, Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, Bompiani 2018,€ 14,00, pp. 112.
“Ora dimmi te”: Andrea Camilleri si racconta in una lettera
Il noto scrittore siciliano, testimone d’eccezione di novant’anni di storia d’Italia, si racconta nel suo nuovo libro.

A pochi giorni dal suo novantatreesimo compleanno, Andrea Camilleri (Porto Empedocle 1925) pubblica con Bompiani Ora dimmi di te. Lettera a Matilda. Il libro, sotto forma di lettera alla pronipote Matilda, è di fatto un racconto della vita dello scrittore.
Matilda, mia cara,
ti scrivo questa lunga lettera a pochi giorni dal mio novantaduesimo compleanno, mentre tu hai quasi quattro anni e ancora non sai cosa sia l’alfabeto. Spero che tu possa leggerla nel pieno della tua giovinezza. (…) Vedi, mia cara, nell’ultimo trentennio i cambiamenti attorno a me sono stati tanti e alcuni del tutto inattesi e repentini. Il mondo non ha più lo stesso aspetto che aveva durante la mia giovinezza e maturità. (…)
Ma perché sento il bisogno impellente di scriverti? Rispondo alla mia stessa domanda con una certa amarezza: perché ho piena coscienza, per raggiunti limiti di età, che mi sarà negato il piacere di vederti maturare di giorno in giorno, di ascoltare i tuoi primi ragionamenti, di seguire la crescita del tuo cervello. Insomma, mi sarà impossibile parlare e dialogare con te. Allora queste mie righe vogliono essere una povera sostituzione di quel dialogo che mai avverrà tra di noi. Perciò, prima di tutto, credo sia necessario che io ti dica qualcosa di me.

Infanzia e gioventù: il fascismo, la guerra, la sindrome dell’evasione.
Nato in pieno ventennio fascista, Camilleri non poteva che essere educato negli ideali del regime. Tuttavia, vari avvenimenti incrinano la sua ‘fede’: le leggi razziali che gli portano via un compagno di scuola, l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania, un incidente a teatro durante la riunione della gioventù nazifascista. Ne consegue una crisi esistenziale acuita da diverse letture, fra cui il Manifesto di Karl Marx. Scrive Camilleri: erano pensieri confusi, ma chiaro in me era il senso dell’ingiustizia. (…) Ecco come lentamente cominciai a diventare comunista in pieno regime fascista. Nel frattempo, insofferente alla scuola, il giovane Camilleri sviluppa una sindrome dell’evasione, che asseconda leggendo libri su libri.
Rosetta, il teatro, la RAI.
Grazie a un concorso riesce ad entrare all’accademia Silvio D’Amico e diventa allievo di Orazio Costa. Abbandonati gli studi per la sua condotta turbolenta e il suo carattere non facile, inizia a vivere di espedienti e lavoretti. Durante un’occasione di lavoro teatrale, Camilleri conosce Rosetta Dello Siesto, che sarebbe diventata sua moglie. Innamoratosi, si decide a invitarla a cena: Da quella sera ceniamo assieme da oltre sessant’anni. Camilleri vince un concorso alla RAI, ma gli viene negato il posto per la sua fede comunista nel 1954. Lo ottiene poi tre anni dopo e sposa Rosetta, da cui avrebbe avuto tre figlie e da queste quattro nipoti. Ottiene vari lavori nel campo della sceneggiatura e del teatro, fino a ottenere la cattedra di regia all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica.
La carriera di scrittore e il commissario Montalbano.
L’esperienza come romanziere comincia relativamente tardi. Il suo romanzo d’esordio, Il corso delle cose, risale al 1978. Seguono altri due romanzi dal successo modesto. Solo dopo l’incontro con Elvira Sellerio inizia a essere concepito quello che sarebbe divenuto il celeberrimo commissario Montalbano, che appare per primo ne La forma dell’acqua (1994). Dapprima osteggiato per la sua particolare mistione di italiano e dialetto siciliano, la saga di Montalbano conosce un enorme successo nel corso degli anni. Sellerio ha venduto 18 milioni di copie e lo sceneggiato televisivo ispirato a Montalbano ha superato un miliardo e duecento milioni di spettatori. Eppure, Camilleri rimane modesto: Non credo di essere un grande scrittore. In Italia si ha l’ambizione di creare cattedrali, a me piace invece costruire piccole disadorne chiesette di campagna. E tanto mi basta.
Congedo: “Matilda mia, ho imparato pochissime cose e te le dico”.
Gli ultimi anni si susseguono pieni di eventi: la parabola della seconda repubblica, l’ascesa e il declino di Berlusconi, la corruzione, la mafia, le Torri Gemelle, il terrorismo, le guerre. Nonostante tutto, Camilleri ci tiene a precisare di non essere pessimista. Il fatto è che io credo nell’umanità, ho fiducia nell’uomo. Ai giovani consiglia di fare tabula rasa del vecchio mondo e della sua generazione. Le poche cose che ha imparato? Che si impara che uso fare della vita solo vivendola; le cose cambiano e l’esperienza insegna cose inaspettate; bisogna avere un’idea o un’ideale e attenervisi ma senza chiudersi, ascoltando e dialogando, e se serve, cambiare idea.
Davide Massimo
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 9.9.2018
Luca Crovi “Dopo aver letto tutti i gialli degli altri adesso ne ho scritto uno io”

Dopo avere presentato tutti i giallisti del mondo, debutta lui stesso da giallista. Ma senza ansia da prestazione, assicura. Luca Crovi, cinquant'anni, milanese, quasi sempre in t-shirt, redattore di Sergio Bonelli, curatore di Cucina Calibro Noir, autore di quattro saggi, si lancia nella narrativa con il suo primo romanzo, L'ombra del campione (collana Nero Rizzoli).
Un giallo ambientato nella Milano del 1928, tra scighera, ligéra, ladri gentiluomini e attentati. Il titolo è un omaggio al calciatore Giuseppe Meazza. C'è anche un commissario, Carlo De Vincenzi, antifascista, "rubato" ai gialli degli anni Trenta e Quaranta di Augusto De Angelis. Con toni autobiografici, in un impasto di storia e fiction: la portinaia che sfama il commissario a colpi di cassoeula e busecca è ispirata a sua nonna.
[...]
Quale scrittore le è rimasto più impresso?
«La prima intervista ad Andrea Camilleri mi ha cambiato la vita.
Non parlava solo delle sue opere, ma di se stesso. È quello che ho cercato di fare anche io raccontando tra le righe la storia della mia famiglia, come il tentativo di immigrazione in America del ramo materno. Bloccati per un mese a Ellis Island, tornarono a Gorgonzola e ricominciarono daccapo».
[...]
Annarita Briganti
 
 

Radio Capital - Circo Massimo, 10.9.2018
Andrea Camilleri

Cosa ci dice il risultato delle elezioni in Svezia? Lo chiediamo al direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Andrea Camilleri ci dice la sua sul governo, ci spiega perché c'é il rischio del ritorno del fascismo e ci presenta il prossimo Montalbano che però, anticipa, "non uscirà entro l'anno". Comincia il referendum fra i lavoratori di ILVA, continuano le proteste per le conseguenze ambientali dell'accordo: ne parliamo con Mirko Maiorino, portavoce del Comitato Liberi e Pensanti di Taranto.
 
 

Repubblica Tv, 10.9.2018

Circo Massimo, l'anatema di Camilleri: "Caro Salvini, attento ai grandi consensi irrazionali"

Andrea Camilleri a Circo Massimo su Radio Capital riflette sul consenso crescente del leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. Intervistato da Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini scandisce: "Sono vissuto tanto da sentire le acclamazioni al teatro milanese a Benito Mussolini da quelle stesse persone che lo appesero sulla tettoia di un benzinaio. Attenzione ai grandi consensi. I grandi consensi irrazionali sono come le passioni irrazionali. Facile passare dalla grande passione amorosa all'odio".

Circo Massimo, Camilleri: "Sono scrittore per una promessa fatta a mio padre in punto di morte"

"Io e mio padre eravamo divisi da tutto. Lui era sportivo, gli piaceva la caccia ed era un monarchico che poi diventò fascista a modo suo. Quando si ammalò non lo lasciai più perché dovevamo chiarirci. Cominciai a raccontargli romanzo che mi girava per la testa e lui mi disse 'promettimi che lo scrivi come lo hai raccontato a me'. E io promisi". Andrea Camilleri rivela a Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini a Circo Massimo su Radio Capital come è diventato scrittore. Una confessione talmente sincera da arrivare ad ammettere: "Quando è venuto il momento mi ha chiesto di andarmi a fumare una sigarette, voleva morire da solo. Non so se avrò tanto coraggio".
 
 

Radio 24 - Il falco e il gabbiano, 10.9.2018
Condotto da Enrico Ruggeri
Andrea Camilleri. La Voce della Sicilia
Cliccare qui per il podcast della puntata

Andrea Camilleri, straordinario poeta, scrittore, sceneggiatore e regista siciliano, è diventato famosissimo presso il grande pubblico per essere l'inventore del più amato poliziotto degli ultimi decenni, il Commissario Salvo Montalbano, protagonista di oltre 40 libri e di una fortunatissima serie televisiva prodotta dalla Rai e interpretata dal bravissimo attore Luca Zingaretti. Ma Camilleri è molto altro: oltre ad aver dato vita a Montalbano e ai tanti personaggi che gli fanno ala, come il Vice Mimì Augello, l'Ispettore Capo Giuseppe Fazio o il pasticcione per eccellenza, il mitico centralinista Agatino Catarella, Camilleri si è dedicato alla scrittura di romanzi storici di grande livello, come "Il Re di Girgenti", "La Concessione del Telefono" o "La Bolla di Componenda". E prima di diventare uno scrittore tra i più famosi d'Italia, è stato per tutta la sua vita lavorativa un importante delegato alla produzione della Rai, partecipando a progetti entrati nella storia della televisione, come "Le Inchieste del Commissario Maigret", "Le Avventure di Laura Storm" e le fiction con il Tenente Sheridan.
Con i suoi romanzi Camilleri ha appassionato migliaia di lettori in tutto il mondo, i gialli di Montalbano sono oramai tradotti in oltre 120 lingue, ma ha anche creato un linguaggio a metà strada fra l'italiano e il siciliano, una sorta di ponte linguistico che abbraccia tutti coloro che seguono con affetto questo grande uomo, che è diventato la voce della sua Sicilia.
A cura di Simona Capodanno
 
 

Quotidiano di Gela, 16.9.2018
La chiesa e la mafia da Manzoni a Camilleri

Gela. Papa Francesco ha ricordato ieri a Palermo don Pino Puglisi, nel venticinquesimo anniversario del suo assassinio da parte di un sicario della mafia, riprendendo il celebre “Convertitevi!” gridato da Giovanni Paolo II il 9 maggio 1993 al termine di una messa celebrata nella Valle dei Templi di Agrigento. Naturalmente è un segnale positivo da parte di un papa l’indicazione netta di una incompatibilità di fondo tra l’essere cattolici e l’essere mafiosi. Tuttavia occorre interrogarsi sulla natura di questo vero e proprio chiarimento concettuale, e stabilire per esempio se si tratti di una chiave per comprendere certi settori della storia italiana, e siciliana in particolare, oppure se si tratti di un semplice, per quanto nobile, auspicio per il futuro, ovvero di qualcosa che rientra nell’ambito del cosiddetto pensiero illusorio (“wishful thinking”).
La riflessione sul rapporto tra Chiesa e mafia, infatti, non di rado ha messo in luce elementi che sono in netto contrasto con le parole di papa Francesco, per esempio laddove sono emerse delle contiguità tra esponenti del clero e cosiddetti uomini d’onore. Non solo, ma non è mancato chi è arrivato persino a ipotizzare che una certa mentalità cattolica abbia costituito una sorta di terreno di coltura per quella mafiosa.
Di questo tema al confine tra sociologia e “cultural studies” mi sono occupato nell’ultimo capitolo della mia monografia su Andrea Camilleri, uscita dieci anni fa, di cui vorrei qui riproporre in parte la versione rielaborata di un estratto, uscito nel marzo scorso sul numero 590 della rivista quadrimestrale del centro sperimentale di cinematografia “Bianco e nero”, tutto dedicato allo scrittore siciliano.
Dalla “bolla” ai “pizzini”
È noto che Andrea Camilleri ha scelto di non dare troppa visibilità alla mafia nella sua opera, ma è interessante esaminare il modo in cui egli affronta il tema del rapporto tra mafia e religione in testi come “La bolla di componenda” (1993) e “Voi non sapete” (2007). Attraverso un riferimento a un articolo di Sciascia, che a sua volta cita Borges, cercherò poi di allargare il discorso fino a toccare due luoghi celebri del “Don Chisciotte” e dei “Promessi sposi”, illustrando la tesi – non certo nuova, ma oggi sicuramente poco popolare – di un nesso storico, culturale e cognitivo tra la mentalità mafiosa e quella di un certo cattolicesimo. In particolare, intendo mostrare il modo in cui un certo cattolicesimo ha plasmato le menti rendendole abilissime nell’innescare dei pericolosi meccanismi di autoassoluzione.
Camilleri muove dalla voce “Componenda” del “Dizionario storico della mafia” di Gino Pellotta (1977), nella quale, tra l’altro, si legge: «Forma di compromesso, transazione, accordo fra amici. Veniva stipulata tra il capitano della polizia a cavallo e i malviventi o i loro complici in una data età storica della Sicilia. Grazie alla componenda, il danneggiato poteva rientrare in possesso di una parte di ciò che gli era stato sottratto; in cambio ritirava ogni denuncia. Tutto veniva dimenticato, magari in cambio di cortesie formali, di dichiarazioni di rispetto».
Quando in Sicilia si sparse la voce dell’imminente arrivo della Commissione parlamentare d’inchiesta, molti cittadini ed enti di varia natura produssero lettere (in genere anonime), articoli e documenti ufficiali nell’intento di collaborare o semplicemente di denunciare problemi relativi al lavoro della stessa. Tra questi, Camilleri si sofferma sui quattordici articoli pubblicati su «La Gazzetta d’Italia» tra l’agosto e il settembre 1874 da tale Giuseppe Stocchi, preside del Regio Ginnasio “Ciullo” di Alcamo. L’occasione di questi articoli venne offerta da un dibattito ospitato dal giornale sui provvedimenti amministrativi da prendere per risolvere i problemi di ordine pubblico e di costume morale della Sicilia. Stocchi rilevava che per rimuovere lo stato di pervertimento morale in cui versava la società civile siciliana occorreva andare alle radici, cioè alle “cagioni” profonde del malessere, e non limitarsi a misure amministrative superficiali come la scelta dei funzionari, la provenienza dei magistrati, una nuova regolamentazione della milizia a cavallo, ecc. Stocchi, quindi, spostava l’attenzione dal piano amministrativo a quello socio-politico e culturale e soprattutto nel secondo articolo, intitolato “La questione sociale – Elemento religioso”, svolgeva delle considerazioni acutissime che hanno attratto l’attenzione di Camilleri, anche perché tra le “cagioni” del pervertimento morale dei siciliani il professore includeva la bolla di componenda, sulla quale si mostra informatissimo. La conclusione di Camilleri ribadisce la nettissima differenza che sussiste tra le relativamente innocue bolle dei luoghi santi e la bolla di componenda, uno strumento attraverso cui la Chiesa si confonde con un’associazione per delinquere di stampo mafioso, peraltro detentrice della stessa sovrastruttura ideologica che fornisce alla mafia le condizioni di possibilità per la sua esistenza e per il suo radicamento nella struttura mentale dei siciliani devoti.
«Ho davanti a me 72 tra lettere e biglietti che sempre una stessa persona invia o in risposta a lettere di altri (che però qui non prendo in considerazione) o per dare suggerimenti, consigli, pareri sulla conduzione di grandi e molteplici affari.
Coprono un arco di tempo che va dal 2001 al 2004.
La particolarità che appare subito evidente, a leggere in fila lettere e biglietti, consiste nel fatto che lo scrivente è una persona profondamente religiosa e animata da alti e severi principi morali.
Ogni lettera, ogni biglietto per quanto breve possa essere, termina sempre con la stessa formula:
“Vi benedica il Signore e vi protegga”.
Identico è sempre l’incipit:
“Con l’augurio che la presente vi trovi tutti in ottima salute. Come, grazie a Dio, al momento posso dire di me”.
Insomma, tutte le missive si aprono e si chiudono col nome di Dio».
Così comincia la Lectio Doctoralis su “La religiosità di Provenzano” tenuta da Camilleri il 3 maggio 2007 a L’Aquila in occasione del conferimento della Laurea Specialistica Honoris Causa in Psicologia Applicata, Clinica e della Salute. Il rapporto di questo testo con “Voi non sapete, l’alfabeto mafioso in sessanta voci” uscito presso Mondadori nell’ottobre dello stesso anno, consiste nel fatto che la Lectio si potrebbe definire una sintesi a tema (quello della religiosità dei mafiosi, appunto) di “Voi non sapete”, di cui utilizza, oltre a “Religiosità”, anche altre voci, tra cui soprattutto “Ammazzare”, “Giustizia”, “Preti” e “Croce”.
La “bolla di componenda” e i pizzini di Provenzano, nell’analisi di Camilleri, sono documenti inversi, nel senso che stanno tra di loro come il diritto e il rovescio di un tappeto, lo sviluppo e il negativo di una medesima foto, e perciò stesso intimamente legati tra loro da una sorprendente simmetria. La bolla era un documento prodotto dalle alte gerarchie del clero che, con quel prendere parte in maniera parassitaria e ricattatoria al fatturato della criminalità, incorporava uno spirito tipicamente mafioso; i pizzini, invece, erano documenti prodotti da un capomafia che, con quelle invocazioni petulanti al pantheon cattolico, incorporano uno spirito tipico della devozione popolare.
Borges, Sciascia e Don Chisciotte
Com’è possibile che si sia creata una convergenza così plateale tra le forze del male e i custodi del messaggio evangelico, tra il diavolo e l’acqua santa? È il diavolo che è davvero e per natura un portatore di luce o è l’acqua santa che è avvelenata già nel pozzo?
La pista per trovare una risposta a questi interrogativi si trova in un paio di pagine minori e illuminanti, una dell’ultimo Sciascia e una del primo Borges.
All’epoca del maxi-processo alla mafia, Sciascia intervenne con una nota su “L’Espresso” del 16 marzo 1986, poi inclusa in “A futura memoria” (1989). È un breve articolo in cui si dice qualcosa di profondo sui siciliani intrisi di cattolicesimo partendo da suggestioni puramente letterarie. In particolare, Sciascia allude a un passo dell’“Evaristo Carriego” in cui «Borges dice di aver sempre pensato che l’Argentina fosse irrimediabilmente diversa dalla Spagna; ma ad un certo punto due righe del “Don Chisciotte” sono bastate a convincerlo di essere in errore. Le due righe sono queste: “… che nell’aldilà ciascuno se la veda col proprio peccato”, ma in questo mondo “non è bene che uomini d’onore si facciano giudici di altri uomini dai quali non hanno avuto alcun danno”. Credevo anch’io, come Borges, che nella mafia, nel “sentire mafioso”, nell’indifferenza della maggior parte dei siciliani di fronte alla mafia, non ci fosse nulla di spagnolo: ma questo passo di Borges, con dentro le due righe di Cervantes, mi ha convinto che sbagliavo».
Il lettore italiano, soprattutto se siciliano, non può non trasalire, perché attraverso un gioco di somiglianze di famiglia sente che Borges sta parlando anche di lui. Gli argentini, attraverso Don Chisciotte, si rivelano intimamente spagnoli, e gli spagnoli, per chiudere il cerchio, hanno lasciato molto di sé nella mentalità siciliana, com’è noto. Scopriamo così che gli argentini e i siciliani, e non solo gli spagnoli, sono figli culturali di Don Chisciotte, nella misura in cui condividono un sentire intorno allo Stato ed alle sue leggi che costituisce quello che Camilleri chiama «campo di coltura» per la mafia.
L’ambigua pedagogia manzoniana
Nel pezzo citato di Sciascia c’è un riferimento a una questione linguistica che ha tormentato lo scrittore di Racalmuto: «Manzoni lesse in spagnolo il “Don Chisciotte”; e quando si imbatteva in parole o espressioni ancor vive nel dialetto milanese, diligentemente le annotava. Ne fece poi un elenco, che diede a degli amici: e da loro ci è stato conservato. Nell’elenco è la parola “mafia”, non registrata dai dizionari della lingua spagnola e finora per me introvabile nel “Don Chisciotte”. L’ho cercata, nell’edizione Aguilar delle opere di Cervantes, in tutti i luoghi in cui pensavo potesse trovarsi; ho chiesto soccorso agli amici che molto meglio di me conoscono lo spagnolo e Cervantes. Inutilmente».
Sulla base di questo riferimento di Sciascia a Manzoni, possiamo allora concludere rileggendo alla luce di quanto detto fin qui uno dei luoghi più famosi della letteratura italiana, che di solito viene presentato (specialmente ai giovani) come un esempio di alta edificazione spirituale e che invece, a ben guardare, è sommamente diseducativo dal punto di vista morale e civile, ovvero dal punto di vista dell’etica di uno Stato di diritto. Cos’è, infatti, tutta la vicenda dell’Innominato, peraltro ambientata, com’è ben noto, nella Lombardia di inizio XVII secolo occupata dagli spagnoli (cioè pochi anni dopo l’uscita delle due parti del “Chisciotte”), se non un festival della componenda? Nel suo ingresso in scena egli è presentato come un vero capomafia che “compone” esattamente nel senso della definizione di componenda che si ritrova nella citata voce relativa del “Dizionario storico della mafia” di Pallotta (cfr. “I promessi sposi”, XIX, 39 e 46-47). Nel corso della famosa notte dei tormenti, l’Innominato è preso dalla paura dell’inferno esattamente come il “siciliano ignorante” di cui parlava il professor Stocchi nell’articolo citato da Camilleri ne “La bolla di componenda”, e proprio per questo dubbio amletico lascia cadere la pistola con cui sta per spararsi. Subito dopo, il ricordo delle parole di Lucia («Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia») lo consola e all’alba la gioia contagiosa dello “scampanare” e il corteo di gente in festa che andava incontro al cardinale Borromeo lo spingono a recarsi dall’alto e prestigiosissimo prelato (cfr. XXI, 53-61).
Che il pentimento e la conversione religiosa possano riscattare una vita di crimini non è esattamente un articolo di fede che la Chiesa insegna da sempre e che i mafiosi accolgono a braccia aperte? La stretta confidenza di Dio con i peggiori criminali è teorizzata in maniera esemplare dallo stesso cardinale nel primo colloquio con l’Innominato, che è anch’esso un perfetto esempio di componenda, questa volta quasi nel senso della “bolla” (cfr. XXIII, 15-17).
Anche noi, come l’Innominato, rimaniamo stupefatti nel rileggere con occhiali nuovi e smagati le parole del Cardinale, e siamo addirittura sconcertati dal suo amore divorante per il criminale. Com’è noto, l’incontro finisce a baci e abbracci: i due si mettono d’accordo, compongono l’“imbroglio”, per riprendere il termine del Canonico de “La chiave d’oro” di Verga (la novella definitiva sulla mentalità mafiosa), e «tutto viene dimenticato, magari con scambio di cortesie formali, di dichiarazioni di rispetto», per riprendere le parole del “Dizionario storico della mafia”, che qui non a caso cadono a pennello. La ciliegina sulla torta, infine, cioè la più classica e spettacolare forma di componenda, sarà la quantificazione in denaro da parte dell’Innominato del perdono ottenuto da Lucia: «cento scudi d’oro (…) per servir di dote alla giovine» (XXVI, 33), che nel “Fermo e Lucia” (III, IV, 61) erano addirittura «dugento».
Marco Trainito
 
 

Libreriamo, 18.9.2018
Classifiche
Classifica libri più venduti. Smith, Camilleri, Ferrante al comando
Wilbur Smith domina la classifica dei libri più venduti della settimana seguito dall’ultimo romanzo di Camilleri e da Elena Ferrante…

Milano – Wilbur Smith domina la classifica dei libri più venduti della settimana con “Grido di guerra”. L’ultimo romanzo di Andrea Camilleri “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” si attesta al secondo posto, seguito dal best-seller “L’amica geniale” della misteriosa Elena Ferrante.
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2. Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, Andrea Camilleri. Bompiani
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5. Il metodo Catalanotti, Andrea Camilleri. Sellerio
Il commissario Montalbano crede di muoversi dentro una storia. Si accorge di essere finito in una storia diversa. E si ritrova alla fine in un altro romanzo, ingegnosamente apparentato con le storie dentro le quali si è trovato prima a peregrinare. È un gioco di specchi che si rifrange sulla trama di un giallo, improbabile in apparenza e invece esatto: poco incline ad accomodarsi nella gabbia del genere, dati i diversi e collaborativi gradi di responsabilità, di chi muore e di chi uccide, in una situazione imponderabile e squisitamente ironica.
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La Repubblica, 20.9.2018
Il senso di Camilleri per il teatro giovane

Andrea Camilleri non abbandona il suo amore per il teatro. Quest'anno ha portato in scena con enorme successo Conversazione su Tiresia e ora è di nuovo in campo con il frutto di un lavoro di squadra a cavallo tra letteratura e drammaturgia. Da un po' di tempo Camilleri dirige un gruppo di giovani autori che si dedicano a scrivere storie per il palcoscenico. Un teatro di narrazione che punta su personaggi dalle biografie inusuali. In questa terza edizione il tema della manifestazione Inedito d'Autore, nata da un'idea di Camilleri e Annalisa Gariglio, che ne sono anche i direttori artistici, è la scienza e i protagonisti sono due grandi personaggi, dei quali si sa molto ma non tutto: un'attrice hollywoodiana scienziata per passione, Hedy Lamarr, e il premio Nobel per la fisica Richard P. Feynman. Le serate che si terranno all'Auditorium Parco della Musica di Roma, hanno un bel titolo: Scienza In_Coscienza. Un gioco di parole in bilico tra consapevolezza e follia, sapienza e dissennatezza. Hedy Lamarr è stata un'attrice hollywoodiana di straordinaria bellezza. In fuga dalla Vienna nazista (apparteneva a una famiglia borghese ebraica), a Hollywood finì a lavorare con Spencer Tracy, James Stewart e Clark Gable. La sua però non è solo una delle tante biografie di dive avventurose e allegramente disinibite, è molto di più. Pochi sanno che la signora Lamarr, oltre ad essere ricordata per una scena di nudo nel film scandaloso Estasi (1933), era una divoratrice di libri di matematica, retaggio dei suoi studi giovanili in ingegneria. Aveva alle spalle un primo matrimonio con il venditore di armi Fritz Mandl, un film che l'aveva consacrata come Un'americana nella Casbah di John Cromwell, ma pensò ugualmente di brevettare un sistema di crittografia delle informazioni che oggi è alla base del wireless. La passione per la scienza era ben nascosta dietro al viso immacolato, lo stesso che ispirerà Biancaneve e Catwoman. Domenica 23 settembre all'Auditorium Parco della Musica di Roma verrà messa in scena la sua storia (sala Sinopoli, ore 21). Titolo L'amar, interpreti Vinicio Marchioni e Milena Mancini. Il testo è di Alessandra Mortelliti e Laura Pacelli. La supervisione di Andrea Camilleri. L'altro appuntamento sarà domenica 30 settembre: Massimo Popolizio porterà sul palco dell'Auditorium la vita di Richard P. Feynman (La scienza senza cravatta, ore 21, testo di Gariglio e Tiziano Gamba, insieme a Camilleri). Un Feynman inedito: da una parte il serio ideatore dell'elettrodinamica quantistica, dall'altra il suonatore di musica brasiliana.
Raffaella De Santis
 
 

Today, 20.9.2018
Camilleri si racconta in un nuovo libro
Lo scrittore siciliano ripercorre la sua vita nel nuovo romanzo
Nella lunga lettera alla nipote Camilleri racconta le avventure che hanno caratterizzato la sua vita

L'autore del giallo italiano per eccellenza, abbandona delitti, misteri e le indagini di Montalbano per dedicarsi ad un racconto intimo e personale dedicato alla storia della sua vita. Il nuovo libro intitolato Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, è una dedica alla pronipote.
Mentre è alle prese con la scrittura, Matilda si intrufola nel suo studio per giocare sotto il tavolo, ed è qui che lo scrittore siciliano si interroga su cosa rimarrà di noi nella memoria di chi ci ha voluto bene. Come verrà raccontata la nostra vita alle generazioni che verranno. Da questa riflessione nasce la voglia di Camilleri di scrivere una lettera in cui racconta i momenti più importanti della sua vita. Dallo spettacolo teatrale alla presenza del gerarca Pavolini alla strage di mafia a Porto Empedocle, fino all’incontro con la moglie Rosetta.
Con l'humour e la limpidezza che contraddistinguono l'autore siciliano il libro ripercorre la storia italiana del Novecento attraverso quella di un uomo innamorato della vita e dei suoi personaggi. Camilleri racconta gli errori e le disillusioni, con gli occhi e la commozione di un bisnonno che può solo immaginare il futuro e consegnare il seme del dubbio e della curiosità alle generazioni che seguiranno.
Francesca Baranello
 
 

Leggo, 21.9.2018
Inedito D'Autore: Andrea Camilleri crea, Vinicio Marchioni e Massimo Popolizio recitano e leggono.
23 settembre
Sala Sinopoli, ore 21.00
Hedy L’amar
da un’idea di Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio
interpreti Vinicio Marchioni e Milena Mancini
testo di Alessandra Mortelliti e Laura Pacelli
supervisione al testo di Andrea Camilleri

Terzo anno per Inedito D’Autore, la manifestazione dedicata al teatro di narrazione che, dopo aver parlato di “donne singolari”, quest’anno mette al centro dell’attenzione il mondo della scienza. Anzi della In_Coscienza, peculiarità che contraddistingue l’essere umano.
Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio, ideatori e direttori artistici della manifestazione, curata da Annalisa Gariglio produttrice insieme a Fondazione Musica per Roma, proseguono quindi con il loro intento di raccontare, analizzare e far scoprire, attraverso gli occhi della letteratura e la lente di ingrandimento del teatro, storie inedite, individualità forse meno note alla Grande Storia ma non meno indimenticabili. Uniche.
Camilleri dirige sapientemente le penne dei giovani autori, firmando la supervisione ai singoli testi. Annalisa Gariglio, Alessandra Mortelliti, Laura Pacelli e Tiziano Gamba hanno dato vita a nuove storie, offrendo materiale prezioso ad interpreti d’eccezione.
Sul palco della Sala Sinopoli quest’anno vedremo Vinicio Marchioni e Milena Mancini il 23 settembre aprire le danze, impegnati a far rivivere la straordinaria vita di Hedy Lamarr. Il 30 settembre Massimo Popolizio vestirà i panni del fisico Richard P. Feynman accompagnato dalle musiche del maestro Bruno Moretti. Tutti gli spettacoli andranno in scena alle ore 21.00.
Questa sera [Fra due sere, NdCFC] scopriremo la storia raccontata e recitata da Vinicio Marchionni e Milena Mancini. In Florida, durante una circostanza inusuale e a tratti grottesca, un burbero ed introverso poliziotto si imbatte in un’eccentrica donna anziana in evidente stato confusionale. La signora non ricorda il suo nome, si esprime come una donna di altri tempi, è poco collaborativa, capricciosa, loquace, instancabile.
Un semplice e formale accertamento da parte dell’uomo si trasforma pian piano in un vivace e bizzarro dialogo, in cui al presente di solitudine e ad un passato ricco di incontri ed esperienze propri della donna si intreccia lo scorrere ripetitivo della vita del poliziotto. Forse solo troppo tardi l’uomo si renderà conto che dietro a quella tanto insopportabile quanto amabile vecchietta si cela una delle più grandi dive del cinema della Hollywood degli anni ’30-’50: Hedy Lamarr. Nota per la sua straordinaria bellezza, fonte d’ispirazione per Biancaneve prima e Catwoman poi, fu protagonista della prima scena di nudo nella storia del cinema con il film Estasi. Dotata di straordinaria intelligenza, insieme al compositore George Antheil inventò un ingegnoso sistema, Secret Communication System, per guidare via radio i siluri, evitando che venissero intercettati dai nemici, sistema ancora oggi alla base delle moderne tecnologie wireless.
Attraverso il confronto con quest’uomo più giovane, in grado di fugaci aperture che ne fanno intuire un’anima un tempo sognatrice e ingenua, la donna sente il bisogno di ripercorrere la sua vita tormentata, trattando in modo strampalato e ironico della condizione di esule austriaca durante il nazismo, dei suoi sei matrimoni, del mondo del cinema e dell’amore per la scienza.
L’incontro tra queste due vite irrisolte porterà ad un inaspettato legame che consolerà la donna e risveglierà il poliziotto dal proprio torpore, lasciandolo esterrefatto.
 
 

La Sicilia - Vivere, 21.9.2018
Incontri
Cristina Cassar Scalia: «Il giallo contemporaneo è figlio di Camilleri»
La scrittice netina, da anni naturalizzata a Catania, domenica 23 settembre sarà la seconda ospite della rassegna "La Ginestra sul cortile" nel giardino botanico Radicepura di Giarre
E' già alla quarta ristampa "Sabbia nera" il suo primo romanzo giallo dalle atmosfere noir, edito da Einaudi, di cui è protagonista il vicequestore Giovanna (detta Vanina) Guarrasi

[...]
Quali giallisti hanno ispirato Sabbia nera?
«Il mio primo giallo è stato La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Dopo è arrivato Simenon. Di lui ho letto tutto: i suoi libri me li trovavo per casa perché mia madre ne era appassionata. Col tempo sono arrivati i gialli di Sciascia, l’autore che più di tutti ha influito sulla mia cultura letteraria e sulla mia scrittura, anche prima di Sabbia nera. Nel tempo si sono aggiunti Alicia Giménez Bartlett, De Giovanni, Manzini, Lucarelli, De Cataldo, Robecchi e su tutti, il maestro dei maestri, Andrea Camilleri. Per la mia generazione di scrittori non si può prescindere da Camilleri. Il genere giallo contemporaneo è un po’ figlio del Commissario Montalbano».
Infatti in Sabbia nera ci sono le atmosfere del Cane di terracotta di Camilleri.
«Di quel romanzo di Camilleri c’è il doppio piano temporale. I miei libri precedenti erano tutti ambientati nel passato. Questo no, ma mi permette di tornare indietro nel tempo, alla Catania degli Anni 50».
[...]
Daniela Sessa
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 22.9.2018
Marchioni e Popolizio, gli uomini della diva e la chiamata del professore
S'intitola "Inedito d'autore" il doppio appuntamento di letture con gli attori al Parco della Musica di Roma domenica 23 settembre e domenica 30 settembre. Da un'idea di Andrea Camilleri
 
Intervista 1
Vinicio Marchioni "Do voce a una diva donna straordinaria"
«Porto in scena alcune voci maschili della vita di Hedy Lamarr, la prima star di Hollywood a mostrarsi con un nudo integrale in un film, "Estasi" del 1933, una figura incredibile che è stata anche ingegnere, e che insieme a un musicista francese ha inventato una comunicazione a distanza, non intercettabile», annuncia Virginio Marchioni che domani all'Auditorium, nel ciclo Inedito d'Autore ideato da Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio, leggerà con Milena Mancini (nel ruolo di Lamarr) "L'amar" di Alessandra Mortelliti e Laura Pacelli, con supervisione di Camilleri.
Un ritratto artistico, scientifico o umano?
«Importante è il tema dell'identità, di lei austriaca trasferita negli Usa e impegnata in varie iniziative per gli ebrei durante l'avanzata nazista in Europa. È giusto portarla ora in scena, tutta la sua esistenza mi ha colpito. Si parte dallo stereotipo classico della star cretina e bella, e si scopre una persona che ha fatto cose straordinarie, una donna a 360 gradi, senza ingerenze del #metoo».
E lei, Marchioni, che uomini fa parlare?
«Io leggo le battute di quattro personaggi, un poliziotto che la arresta da anziana cleptomane, e poi, scorrendo indietro in flashback, sono il primo produttore che l'ha fatta debuttare, un giornalista fotografo militare che la intervista durante la seconda guerra, e infine il compositore francese con cui lei battezza il Secret Communication System, ritornando alla fine nei panni dell'agente. Lei è resa sempre da Milena Mancini».
I momenti più coinvolgenti?
«Gli uomini sono interlocutori decisivi, il poliziotto è chiave d'accesso per la parte matura, più emotiva, evocante atmosfere della Hollywood che non c'è più».
Il rapporto con Camilleri?
«Una meraviglia e un onore, averlo conosciuto. Un maestro di saggezza, amore e curiosità».
 
Intervista 2
Massimo Popolizio "La storia di un genio tra musica e scienza"
«Alla chiamata di Andrea Camilleri, mio professore all'Accademia d'Arte Drammatica, come si faceva a dire di no?» premette con slancio Massimo Popolizio, che domenica 30 all'Auditorium, sempre per Inedito d'Autore di Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio, leggerà "Richard Feynman. La scienza senza cravatta" di Annalisa Gariglio e Tiziano Gamba, con musiche di Bruno Moretti, supervisione ancora di Camilleri.
Lei non è estraneo a personaggi del mondo scientifico…
«Eh sì, dopo aver interpretato per dieci anni Heisenberg in "Copenaghen" di Frayn, che gira pure questa stagione, una gradita coincidenza m'ha portato a questo eccentrico Feynman, Premio Nobel nell'elettrodinamica quantistica, protagonista d'un delirio scherzoso. Era un pazzo scriteriato, suonatore di bongo, sonagli e della famosa frigideira, friggitrice a padella che viene percossa nelle orchestre ritmiche dei carnevali del Brasile».
Che c'entrava Feynman col Sud America?
«Lui andò a insegnare in Brasile, e appena poteva si buttava sugli strumenti. Qui si raccontano anche pezzi della sua esistenza, la vita militare e gli psicologi che lo bollano con la sigla "C", lui che boicotta la segretezza di Los Alamos aprendo gli schedari di tutti, sostenendo che non si deve aver paura di ciò che accadrà domani».
E come trasmetterete questo invito a essere liberi?
«Il pianista Bruno Moretti inizia e finisce con un samba, e insieme agli autori abbiamo rimontato il testo, in modo che Feynman appaia come un Puk genialoide ed empatico».
Il momento più stravagante?
«Gli telefonano per comunicargli che ha vinto il Nobel, lui pensa a uno scherzo, manda a quel paese, e solo all'ottavo squillo ci crede. Gli farà fatica il frac, e il non dover dare le spalle ai reali».
 
Il maestro in sala
Lo scrittore Andrea Camilleri sarà fra il pubblico domani per la lettura di Vinicio Marchioni, al Parco della Musica (sala Sinopoli, ore 21). Il secondo appuntamento, con Massimo Popolizio, domenica 30. Biglietto 15 euro. Info tel. 06.80241281
 
Rodolfo Di Giammarco
 
 

Agenzia giornalistica Opinione, 22.9.2018
Rai 5 * ‘Comicamente divagante – Il maestro senza regole‘: Teresa Mannino incontra Andrea Camilleri

Il 6 settembre Andrea Camilleri ha compiuto 93 anni: Rai Cultura festeggia lo scrittore con il documentario “Il maestro senza regole” in onda sabato 22 settembre alle 21.15 su Rai5. Il filmato, attraverso un’intervista all’attrice comica Teresa Mannino, racconta il maestro a tutto tondo: il letterato, il regista, il funzionario Rai, il marito, il padre, l’amico, il collega.
Lo scrittore narra il rapporto con la sua Sicilia, la sua casa, il suo privato. I mille volti di un uomo che il grande pubblico ha conosciuto tardi, grazie al Commissario Montalbano, ma che ha molte vite da raccontare. Oltre all’interazione tra i due protagonisti – che porta ad improvvisazioni brillanti – l’attrice siciliana incontra Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Emma Dante, ex allievi all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Andrea Camilleri e ancora Pif, Antonio Manzini e molti altri.
Il documentario è il primo di tre appuntamenti in prima serata che Rai Cultura dedica al teatro comico di Teresa Mannino. Prossimi appuntamenti saranno lo spettacolo “Sono nata il ventitré”, in onda sabato 29 settembre, e “Terrybilmente divagante” in onda sabato 6 ottobre.
 
 

Auditorium Parco della Musica, 23.9.2018
Inedito d'autore - Scienza In_coscienza
L'Amar
Da un'idea di Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio
Interpreti Vinicio Marchioni e Milena Mancini
Testo di Alessandra Mortelliti e Laura Pacelli
Supervisione al testo Andrea Camilleri
Sala Sinopoli, ore 21:00

Durante una circostanza inusuale e a tratti grottesca, un burbero e introverso poliziotto di Altamonte Springs in Florida si imbatte in un’eccentrica donna anziana in evidente stato confusionale. Dietro quella stravagante vecchietta si cela Hedy Lamarr, una delle grandi dive del cinema di Hollywood degli anni ’30. Nota per la sua straordinaria bellezza, fonte d’ispirazione per Biancaneve prima e Catwoman poi, fu protagonista della prima scena di nudo nella storia del cinema con il film Estasi. Soltanto nel XXI secolo si è conosciuto il ruolo dell’ex studentessa di ingegneria a Vienna. Pochi sanno, infatti, che la famosa attrice era una divoratrice di testi matematici, dotata di straordinaria intelligenza e che, desiderosa di contribuire alla lotta contro il nazismo, inventò, con il suo amico compositore George Antheil, un sistema di guida a distanza per siluri, Secret communication system. Il brevetto è alla base della tecnologia di trasmissione usata nella telefonia. Insomma, l’inventrice del sistema che oggi viene comunemente denominato Wireless è il frutto di un’insospettabile storia di teatri, cinema, amori e tanti libri in camerino!
 
 

Cronaca Oggi Quotidiano, 24.9.2018
Il 29 Settembre si presenta a Catania la nuova stagione del Teatro Vitaliano Brancati

Sabato 29 Settembre, alle 11, nella sala di via Sabotino, 4 a Catania, conferenza stampa di presentazione della stagione 2018-2019 del Teatro Vitaliano Brancati, con la direzione artistica di Tuccio Musumeci. Durante l’incontro, cui prenderanno parte gli artisti protagonisti dell’intera stagione, verranno presentati i dieci spettacoli che compongono il cartellone che verrà inaugurato giovedì 25 Ottobre da “Filippo Mancuso e Don Lollò” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, con Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, regia di Giuseppe Dipasquale. Ricordiamo che la nuova stagione include anche il “Progetto Pirandello” con “Il Giuoco delle parti” e “La signora Morli, una e due”.
 
 

Persinsala, 25.9.2018
L'amar | Inedito d'autore scienza in_coscienza
La storia straziante e magica di Hedy Lamarr, al contempo diva del cinema, scienziato brillante e personaggio trascurato dai più, diventa un testo drammaturgico grazie al contributo di Andrea Camilleri.

Il tempo non sempre è galantuomo, soprattutto quando decide di esaltare determinate icone della cultura lasciandone altre nella penombra permanente, quando in realtà queste ultime meriterebbero un’attenzione particolare. Lo star system hollywoodiano si dimostra spesso spietato non solo perché fagocita il successo di determinati divi o dive asfissiandone la vita, consegnando la loro sfera privata alla pubblica esaltazione, ma è spietato quel sistema anche per la ragione contraria: ci sono personaggi che salgono al successo in una ridotta fase storica, per venire poi trascurati e dimenticati del tutto, quando paradossalmente il loro profilo meriterebbe una celebrazione e un riconoscimento pubblico.
Questo è il caso di Hedy Lamarr, ossia Hedwig Eva Maria Kiesler, attrice austriaca naturalizzata statunitense che ha lavorato con alcuni maestri della settima arte come De Mille, Fleming e Vidor. Se i cinefili e gli appassionati non possono non ricordare la splendida attrice che ispirò figure tipiche dell’immaginario fantastico come Biancaneve e Catwoman, in molti però non conoscono l’altra faccia della carriera di Lamarr: intelligenza particolarmente sviluppata, ricercatrice e scienziata che si adoperò attivamente per contribuire alla guerra al nazismo, Lamarr assieme al compagno George Antheil brevettò un sistema di intercettazione dei siluri che sarebbe stata la base delle attuali tecnologie wireless. Una storia magnifica quella della vita di Lamarr, che si concluse dopo pochi giorni dall’inizio del nuovo millennio, in una condizione di estrema solitudine e senilità mentale.
All’interno del ciclo di incontri Inedito d’autore Scienza In_Coscienza, organizzato dalla Fondazione Musica per Roma presso l’Auditorium Parco della Musica, Alessandra Mortelliti e Laura Pacelli presentano un dialogo serrato, avvincente e dinamico interpretato da Vinicio Marchioni e Milena Mancini; lo spettacolo, supervisionato da Andrea Camilleri, intende mettere in connessione l’arte drammaturgica e il mondo della scienza, ponendo al centro le vicende esistenziali di alcuni scienziati dalla vita affascinante. Nel caso dello spettacolo L’amar (che gioca proprio col nome dell’attrice/scienziata Lamarr, mettendo in evidenza l’aspirazione dell’anziana diva a una relazione autentica capace, disperatamente, di restituirla alla giovinezza), al teatro e alla scienza si aggiungono il gossip ma soprattutto il cinema; i due attori raccontano l’arresto dell’attrice dopo essere stata colta in flagrante durante dei furti. Marchioni interpreta il poliziotto che tenta in tutti i modi di scoprire le generalità dell’anziana, la diva di Hollywood interpretata da Milena Mancini, che a partire da questo interrogatorio svolto durante la notte del capodanno del 1999 rivive alcuni episodi del suo folgorante passato. Nei flashback, Marchioni cambia repentinamente e sapientemente identità, mentre Mancini è bravissima a restituire le sfaccettature tesissime tra successo e declino, rise and fall, riconoscimento e solitudine. Uno spettacolo utile per molte ragioni: per riscoprire e rendere omaggio alla divina Hedy Lamarr, ma più in generale per raccontare una vicenda universale di solitudine e sofferenza che mette in evidenza come il tempo divori tutto, anche quando si riesce a essere magicamente tanto delle dive quanto dei geni della fisica.
Alessandro Alfieri
 
 

La Repubblica, 27.9.2018
Ritorno a Pizzofalcone: su Rai 1 dall'8 ottobre la nuova stagione della serie tratta dai libri dell'autore
Maurizio de Giovanni "Voglio bene a tutti i miei bastardi imperfetti Non so come finiranno"

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Anche lei, come Camilleri per Montalbano, ha già scritto la pagina finale?
«Il Maestro è il Maestro e non va scomodato, ha facoltà bioniche che nessuno di noi possiede. Penso alle mie storie ma non le metto da parte: ho una vaga idea di quello che scriverò, si figuri se posso immaginare come usciranno di scena i protagonisti».
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Silvia Fumarola
 
 

Malgrado Tutto, 28.9.2018
Ritratti di Scrittori. Le foto di Angelo Pitrone raccontano…

Moravia inavvicinabile, Sciascia mentre scrive un biglietto per un suo amico, Andrea Camilleri davanti ad una macchina da scrivere, Simonetta Agnello Hornby nella sua casa vicino Agrigento.
Sguardi e ricordi felici che il fotografo Angelo Pitrone ci consegna, a futura memoria, quasi come un racconto. Un viaggio di scrittori in una terra di scrittori. Ad ognuno di loro è legato un ricordo, un evento, un libro.
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E in effetti, a guardare bene questi scatti di Pitrone, non ci sono solo i volti dei grandi autori. Ci sono soprattutto le loro opere. Ed ecco le inquietudini di Vincenzo Consolo, la malinconia e l’isolitudine di Gesualdo Bufalino, l’impegno civile dell’homme de lettres Sciascia, l’ironia di Camilleri che si fa fotografare nell’atto dello scrivere, come fece Pirandello: quasi a voler essere il “doppio” del drammaturgo con cui ha condiviso, in epoche diverse, luoghi di terra e di mare, storie di porto e di zolfo. E ancora il forte legame con la loro terra della Agnello e di Gaetano Savatteri, di Matteo Collura e Nino De Vita.
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Salvatore Picone
 
 

La Repubblica, 29.9.2018
In libreria si porta il nero Il duce e Hitler da bestseller

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Segue in classifica una emozionante lettera di Camilleri alla bisnipote Matilda ( Ora dimmi di te, Bompiani) in cui nonno Andrea racconta (anche) la giovinezza durante il Ventennio.
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Paolo Di Paolo
 
 

Auditorium Parco della Musica, 30.9.2018
Inedito d'autore - Scienza In_coscienza
Richard Feynman - La scienza senza cravatta
Da un'idea di Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio
Interprete Massimo Popolizio
Testo di Annalisa Gariglio e Tiziano Gamba
Supervisione al testo Andrea Camilleri
Sala Sinopoli, ore 21:00

Se pensate a uno scienziato e la prima cosa che vi viene in mente su di lui è una risata o un evento paradossale, è molto probabile che stiate pensando a Richard P. Feynman, premio Nobel per la fisica 1965, la cui straordinaria vita è descritta nella biografia Sta scherzando Mr. Feynman? redatta dall’amico musicista Ralph Leighton. Egli fu un fisico sperimentale ma, soprattutto, un uomo sperimentale, guidato da un’inesauribile curiosità e da un preciso rigore scientifico. Abile suonatore di bongos e frigideira, amante del Brasile, esperto di sociologia della scienza e struttura dei calcolatori, ideatore dell’elettrodinamica quantistica, pittore, esperto di pedagogia e del rapporto tra scienza e religione, conoscitore di sociologia antropologica e scienza cognitiva, grande investigatore, è noto forse solo per essere stato membro della commissione di inchiesta sul disastro dello Shuttle Challenger. Non a caso fu proprio lui, nel 1986, a trovare la spiegazione. Nessuno sospetta cosa si nasconde dietro la sua imperturbabile competenza. Il suo racconto in prima persona è caratterizzato dalla sua costante vena ironica e dissacratoria, che accompagna lo spettatore in un caleidoscopio di eventi contraddittori.
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 30.9.2018
Popolizio-Feynman incontro ravvicinato
Auditorium, viale Pietro de Coubertin 15 stasera alle ore 21. Info tel. 06/80241281

Stasera, alla Sala Sinopoli dell'Auditorium, potrete assistere al rapporto ravvicinato tra Massimo Popolizio e il testo "Richard Feynman. La scienza senza cravatta" di Annalisa Gariglio e Tiziano Gamba, nel ciclo Inedito d'Autore che Andrea Camilleri firma con Gariglio. La voce di Popolizio animerà le sorti di un fisico sperimentale, un Premio Nobel capace di unirsi a orchestrali di samba, senza prendersi troppo sul serio.
r. d. g.
 
 

La Sicilia, 30.9.2018
Teatro Brancati. Il 25 ottobre "Filippo Mancuso e Don Lollò" nata per gemmazione dalla "Concessione del telefono"
«La potenza di Totò e Peppino»
Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina recitano in coppia nella pièce scritta su misura da Camilleri e Dipasquale

Sarà una nuova opera di Andrea Camilleri, scritta in tandem con il regista Giuseppe Dipasquale, ad inaugurare il prossimo 25 ottobre la decima stagione del Teatro Brancati. Un compleanno importante per la storica sala di via Sabotino festeggiato da un allestimento che riporta insieme sulla scena due straordinari mattatori e beniamini del pubblico. Dopo un intervallo di circa dieci anni, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina tornano a recitare in coppia nella pièce "Filippo Mancuso e Don Lollò", "commedia di situazione" nata per gemmazione dalla celebre messa in scena con la regia di Dipasquale dell'omonimo romanzo di Camilleri "La concessione del telefono", il cui debutto risale al 2005 allo Stabile diretto allora da Orazio Torrisi.
Cucita addosso al genio comico dei due attori, l'opera scaturisce da una celebre scena della "Concessione" in cui Musumeci e Pattavina, nei ruoli rispettivi di Don Lollò e di Filippo Mancuso alle prese con gli equivoci di una lettera, sfoderavano tutto il loro irresistibile repertorio. A raccontarcene la genesi è lo stesso Camilleri che ha voluto omaggiare il talento e la carriera lunga più di mezzo secolo di due grandi amici e compagni di scena.
«Ricordo ancora il successo esilarante de "La concessione" all'Eliseo di Roma - racconta il novantatreenne papà di Montalbano -I due mattatori non la finivano di tenere il pubblico su un tappeto volante di risate. Io stesso tornai a vederlo due volte. Dopo la "prima", andai nei camerini e trovai Pippo e Tuccio contenti, ma allo stesso tempo afflitti: "Andrea, devi sapere - mi dissero - che la scena durerebbe molto di più, ma quel tiranno (parlavano di Dipasquale che era presente e si divertiva) ci costringe a essere asciutti. Se torni a vedere lo spettacolo te la facciamo in versione integrale!" Ritornai il giovedì e i due mattacchioni mi dedicarono una scena di venticinque minuti che da sé faceva un atto unico. Il pubblico era in delirio. Fu allora che decidemmo con Peppe che gli avremmo scritto il sequel».
Indimenticabile la prova dei due mattatori catanesi al centro di una scenografia che con felice intuizione Antonio Fiorentino aveva progettato come un'ipertrofica invasione di scartoffie e faldoni, un polveroso mondo di carta da cui i personaggi uscivano come ectoplasmi di una realtà a metà strada tra storia e fantasia, tra denuncia sociale e irriverente sberleffo.
«Contento di questa reunion di Tuccio e Pippo sulla scena - aggiunge Camilleri - E ancor più di avere scritto per loro un sequel. A mia memoria, in teatro ci sono pochissimi esempi: "Rosencrantz e Guildenstern" di Tom Stoppard è uno di questi».
A fargli eco è Giuseppe Dipasquale legato a Camilleri da un sodalizio artistico che li ha visti collaborare in numerosi allestimenti, dal più lontano "Il birraio di Preston" fino al recente "Il casellante", in scena la scorsa stagione al Brancati.
«Nel 1984, quando entrai in Accademia a Roma, Camilleri era mio insegnante di regia - racconta Dipasquale, che a novembre dirigerà al Musco "La creatura del desiderio", nuova e atipica opera di Camilleri sull'amore tra il pittore Kokoschka e Anna Mahler, con David Coco e Valeria Contadino - È stato così generoso da regalarmi una grande amicizia che è anche una paternità. Io stesso avevo sollecitato l'andamento della scena tra Pattavina e Musumeci. Avevo chiesto loro di procedere per moduli di improvvisazione. Il risultato fu strabiliante, con una qualità e una potenza che non aveva nulla da invidiare alla coppia celebre di Totò e Peppino. Pippo e Tuccio sanno essere comico e spalla l'uno dell'altro con una capacità di intuirsi che è davvero unica e rara».
Gli eventi della "Concessione" restano sullo sfondo, ma il focus è l'avventura del Cavaliere Filippo Mancuso costretto a rivolgersi a Don Lollò, uomo di rispetto di Vigàta, per trovare all'ingenuo figlio Alberto un impiego al Banco di Sicilia. Lillina, scaltra figlia di Don Lollò, si innamora di Alberto.
«Don Lollò è espressione di una mafia che sembra bonaria, ma perpetua i meccanismi mafiosi di sempre - conclude il regista - Ci siamo divertiti a fare il calco, nel discorso di Don Lollò, del ragionamento con cui Tano Badalamenti spiegava la mafia come catena di amicizie. Filippo Mancuso è figura di borghese proteiforme, si adatta a tutti i tipi di potere pur di rimanere a galla. Poi ci sono i due innamorati (Carlo Ferreri e Lorenza Denaro), un prete (Riccardo Maria Tarci) e due servi: uno mastino al servizio del mafioso (Franz Cantalupo) e una scaltra e affamatissima (Margherita Mignemi) al servizio di Mancuso. Il tutto non ha nessun moralismo, ma ha un meccanismo comico che secondo il detto antico castigat mores».
Giovanna Caggeggi
 
 

Il Giornale, 30.9.2018
In vetta c'è «M.» A inseguirlo le cene di Adolf

[...] Così il duo di testa della classifica dà vita ad un nuovo Asse Roma-Berlino per fortuna solo librario.
Tanto che Andrea Camilleri, vero dominatore della stagione estiva, si vede ridotto al terzo posto con il suo autobiografico Ora dimmi di te. Lettera a Matilda (Bompiani) che ferma l'asticella a 4mila e cinquecento copie. Del resto Camilleri vende sempre ma in questo caso non schiera Montalbano...
[...]
Matteo Sacchi
 
 

 


 
Last modified Sunday, October, 07, 2018