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RASSEGNA STAMPA

AGOSTO 2019

 
PalermoToday, 1.8.2019
L'omaggio di Orlando al Maestro: a Palermo ecco piazza Andrea Camilleri
Il sindaco ha disposto il cambio di nome di un tratto di via Emerico Amari: "Così - ha detto il primo cittadino - vogliamo ricordare un maestro di cultura, che ha fatto conoscere nel mondo un'immagine positiva della Sicilia"

Palermo ci sarà piazza Andrea Camilleri. Su proposta del capoarea delle Culture, condivisa dall’assessore al ramo, Adham Darawsha, il sindaco Leoluca Orlando ha firmato oggi una determinazione sindacale con la quale dispone la variazione della denominazione di un tratto della via Emerico Amari in "piazza Andrea Camilleri (n.1925 – m.2019) – Scrittore".
Il tratto della via Emerico Amari interessato è quello in corrispondenza dell’allargamento della sede stradale, antistante l’ingresso principale del porto e che si affaccia nella sede della Camera di Commercio di Palermo.
"Con questo provvedimento – ha sottolineato il sindaco – vogliamo ricordare tangibilmente un maestro di cultura, che ha fatto conoscere nel mondo un'immagine positiva della Sicilia, finalmente lontana dai logori stereotipi che troppo spesso l’hanno caratterizzata”. Il Comune ha definito i limiti toponomastici di “piazza Andrea Camilleri” tra le vie Francesco Crispi, Michele Miraglia, Emerico Amari e Gabriele Bonomo.
 
 

Repubblica Tv, 1.8.2019
Genova, a Boccadasse una via per Camilleri (con polemiche): "Qui la casa di Livia e la ragazza che l'ha ispirato"

Andrea Camilleri rimase così colpito da questo quartiere marinaro, quando lo visitò negli anni ’50, che lo scelse poi nei suoi romanzi come dimora di Livia, compagna del commissario Montalbano. E l’amore di Camilleri per Boccadasse, antico borgo di pescatori nel cuore di Genova, ha un’origine precisa: "A ispirare Livia fu Raffaella, una ragazza che lo scrittore conobbe qui e che gli fece da guida", racconta il giornalista Guido Festinese (fu lui a raccogliere in Sicilia il saluto ufficiale di Camilleri quando nel 2015 vinse il Grifo, onorificenza del comune di Genova, ma per ragioni di salute non riuscì a ritirarlo di persona).
Siamo andati allora a Boccadasse per raccontare cosa ne pensa la gente dell’ultima polemica politica della città: la lista Crivello appoggiata dal centrosinistra ha proposto in consiglio comunale una mozione per intitolare allo scrittore una via o una piazza di Boccadasse, ma la maggioranza di centrodestra, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, hanno dato voto contrario. La mozione è passata grazie ai voti della lista Bucci, che ha "tradito" la sua maggioranza e il sindaco Marco Bucci.
Giulia Destefanis
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 1.8.2019
Dj set, teatro e arte di strada da sabato Festa del mare e ora ci sarà anche il cinema

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Ma non è tutto perché l'offerta culturale e artistica si allarga e si estende anche dopo la Festa.
A partire da Bari Piano festival, la rassegna diretta da Emanuele Arciuli (si terrà dal 24 agosto al 1 settembre) e con l'anteprima (7 settembre a Torre a Mare) del premio Nino Rota con l'Orchestra della Fondazione Petruzzelli diretta da Franco Piersanti, allievo del maestro, protagonista del concerto Il mio Montalbano (a curare il progetto Gianluigi Trevisi con Nicola Scardicchio, docente del Conservatorio Piccinni).
[...]
Gilda Camero
 
 

CinemaItaliano.Info, 2.8.2019
LA SCOMPARSA DI PATO' - Su Rai Movie il 16 agosto in ricordo di Andrea Camilleri
Venerdì 16 agosto 2019 alle ore 21:10 su Rai Movie andrà in onda il film "La scomparsa di Patò".

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, uno dei più grandi maestri contemporanei. "La scomparsa di Patò" di Rocco Mortelliti è ambientato a Vigata nel 1890, dove il giorno del venerdì santo scompare l’attore che interpreta Giuda nel "Mortorio", antico dramma della Passione di Gesù. Seguono indagini avvincenti per scoprire i motivi che si celano dietro la scomparsa del ragioniere Patò. Con un finale esilarante, il film è interpretato da Neri Marcorè nei panni di Patò, Maurizio Casagrande in quelli di delegato Ernesto Bellavia e dal “sicilianissimo” Nino Frassica in quelli dell’esilarante maresciallo Paolo Giummaro.
 
 

in3minuti.it, 2.8.2019
Scomparsa Andrea Camilleri, il ricordo di Nenè Sciortino



“E vui durmiti ancora… cavatelli fatti in casa cu i milanciani”
Danilo Verruso
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 2.8.2019
Giarre, le donne di Andrea Camilleri narrate dalle "sue" attrici

Le donne nate dalla penna di Andrea Camilleri raccontano se stesse, attraverso le voci e i corpi delle attrici che le hanno interpretate: sarà un omaggio tutto al femminile, con Manuela Ventura ed Ester Pantano, che aprirà domenica alle 19,30 "Donne - Omaggio ad Andrea Camilleri", a conclusione Garden in Movies, il festival cinematografico diretto da Ornella Sgroi e organizzato dalla Fondazione Radicepura con la guida di Mario Faro. Il Parco di Radicepura (via Fogazzaro 19, Giarre, Catania), anche oggi e domani è pronto a trasformarsi in uno straordinario cinema all’aperto, in un contesto unico nel suo genere, un grande vivaio incastonato tra mare ed Etna. “L’omaggio ad Andrea Camilleri- dice Ornella Sgroi - è un modo sentito di salutare un uomo che ha fatto la storia della letteratura contemporanea". Il cinema “vivrà” nel contesto dei dodici nuovi giardini realizzati da architetti paesaggisti di fama internazionale, visibili prima delle proiezioni con visite guidate. Tra le proiezioni domani “Solstizio d’inverno” alla presenza della regista Alessandra Pescetta e dell’attore Giovanni Calcagno, che saranno anche in conversazione con il pubblico insieme all’attore David Coco, a seguire “At Eternity’s Gate” (Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità) di Julian Schnabel, e conversazione con lo scrittore Giovanni Montanaro; domenica insieme alle attrici di Camilleri, proiezione del film “Ricordi?” di Valerio Mieli alla presenza del regista. (www.radicepurafestival.com/it/garden-in-movies).
Paola Nicita
 
 

RagusaNews, 2.8.2019
Anteprima. Nell'Infiorata di Scicli un omaggio ad Andrea Camilleri
Lo vedremo il 16 e 17 agosto

Scicli - A un mese dalla scomparsa Scicli onorerà Andrea Camilleri nell'Infiorata in programma al quartiere storico di Santa Maria La Nova il 16 e 17 agosto.
Ciccio Marinero, amante di tradizioni religiose locali e animatore del rione, è già al lavoro e sta facendo le prove per il disegno che ritrae lo scrittore di Porto Empedocle, scomparso il 17 luglio scorso, insieme a Luca Zingaretti nei panni del Commmissario Montalbano.
Sarà un disegno di grandi dimensioni, e molto colorato.
 
 

Un libro tira l'altro ovvero il passaparola dei libri, 2.8.2019
Il gioco della mosca, di Andrea Camilleri

Quando “viaggio” con le letture, poi mi piace ritornate a “casa”.
Ultimamente sono stata a Barcellona e in India…
Con Camilleri ritorno alla mia terra che, per quanto sporca e mal gestita, è sempre quella che mi ha dato i natali.
Il libro, che contiene 54 espressioni dialettali generatrici di aneddoti, contiene altrettanti microepisodi, variamente tramandati di generazione in generazione, o, come dice Camilleri, da storie cellulari.
Il gioco della mosca A. Camilleri recensioni Libri e News UnLibroE, se alcune di queste micronarrazioni mi lasciano perplessa per la limitazione culturale che ne deriva, spesso, le stesse storie, mi fanno sorridere perché rivedo i miei nonni, le loro espressioni, il loro modo di gesticolare, sento l’eco della voce di mia madre e/o l’atteggiamento del vecchio di paese.
Sembra non essere cambiato nulla, come se il tempo si sia appropriato di questa terra perennemente in bianco e nero.
É un libriccino di “passaggio” che, attraverso quei detti intraducibili, evoca una storia fatta di superstizioni, silenzi e omertà.
Piccole storie che sottolineano quanto il passato sia ramificato e poco incline alla fioritura, perché la mia terra è una terra vecchia, fatta di vecchi e dove i giovani scappano o rimangono imbrigliati in quel provincialismo sottoculturale che li circoscrive e li “dimentica” nel limbo di una cultura accecata dai suoi stessi modi di essere e poco avvezza all’apertura cosmopolita.
“Il gioco della mosca”
Particolarmente significativa è la descrizione del “gioco della mosca”, inventato dai ragazzini di Porto Empedocle, tra i quali lo stesso Camilleri.
Nel periodo più caldo dell’anno, un gruppo di ragazzini si stendevano a cerchio e a pancia in giù sull’arenile mettendo davanti ai loro occhi una monetina di venti centesimi: da quel momento aspettavano che una mosca si posasse su una delle monete che era stata trattata, magari sputandoci sopra saliva zuccherata, in modo da attirarla. Il proprietario della moneta visitata dalla mosca era il vincitore e poteva prendersi tutto il resto del gruzzolo. Era vietato parlare, muoversi e persino leggere per far passare il tempo, perché il rumore delle pagine sfogliate avrebbe potuto far fuggire l’insetto. Si rimaneva ad aspettare per ore o anche per giorni: se la mosca non arrivava, infatti, il gioco veniva riproposto l’indomani. Anche se qualcuno aveva trovato il modo di barare…
Insomma quei ragazzini, senza saperlo, praticavano una specie di meditazione trascendentale alla quale Camilleri attribuisce un grande valore:
«…Sono fermamente persuaso che nel corso di questo gioco, durato anni, si sono decisi i nostri destini individuali: troppo tempo impegnavamo nella pura meditazione su noi stessi e il mondo. E così qualcuno divenne gangster, un altro ammiraglio, un terzo uomo politico. Per parte mia, a forza di raccontarmi storie vere o inventate in attesa della mosca, diventai regista e scrittore.» “
Patrizia Zara
 
 

CataniaNews, 3.8.2019
Terza edizione
Giarre, omaggio ad Andrea Camilleri per la serata conclusiva di Garden in Movies 2019
Si conclude così questa terza edizione dell’evento dedicato al cinema, al giardino e al paesaggio al Parco di Radicepura (Via Fogazzaro 19, Giarre, Catania), trasformato per tre serate in uno straordinario cinema all’aperto, con scorci naturalistici di rara bellezza

La terza e ultima serata di Garden in Movies, il festival cinematografico diretto da Ornella Sgroi e organizzato dalla Fondazione Radicepura sotto la guida di Mario Faro, prevede un intenso omaggio allo scrittore e sceneggiatore Andrea Camilleri, appena scomparso, attraverso i ricordi delle attrici che hanno interpretato alcuni suoi personaggi, Ester Pantano e Manuela Ventura, mentre l’attore Giovanni Calcagno rievocherà la voce letteraria del maestro.
“Ci sembrava doveroso dedicare un omaggio ad Andrea Camilleri – spiega Ornella Sgroi – E lo abbiamo voluto fare dando voce alle sue Donne letterarie, nate dalla sua penna e diventate cinema. Ma non solo. Cercheremo anche di farci custodi, tutti insieme lì presenti, di alcune importanti lezioni di arte e di vita che Camilleri ci ha lasciato”.
[...]
 
 

in3minuti.it, 3.8.2019
VI edizione Caffè letterario “sulla strada della legalità”, secondo appuntamento, 2 agosto, Matteo Collura e…Sciascia, Camilleri, Politica, Europa

Matteo Collura autore de “il maestro di Regalpietra”, Terrazza a mare del Centro Balneare della Polizia di Stato a San Leone
Danilo Verruso
 
 

La Repubblica - Robinson, 3.8.2019
Mail nella bottiglia
Il ricordo
Camilleri e l’altra Sicilia
Camilleri era di un'altra Sicilia.
Parlava un altro dialetto. Aveva modi lenti, sguardo puntuto e di sottile furbizia pur con una beffarda bonomia. Alzava il capo piano. Conosceva uomini diversi, che non hanno ironia (penso invece ai catanesi), immaginava donne brune dalla pelle diafana, dal seno morbido e imperfetto, buono per l'amore. A Camilleri piaceva ascoltarsi, lui sentiva la sua voce, le parole che giungono facili, e rideva, in una stanza tappezzata di libri. Lui vedeva lo stesso tutti, ogni persona passava attraverso i suoi occhi, scriverne fu facile, così come il mare increspato del mattino e le campagne brulle, le spiagge solitarie. I miei luoghi sono quelli dei suoi libri, ma sono di ognuno di noi, ormai. E come reliquie preziose vanno visitati. Camilleri che sapeva di questa isola. Noi lo rispetteremo nel ricordo, così come si dice qui, con il cappello sul petto e la preghiera per la vita nuova
Letizia Dimartino
 
 

La Repubblica - Robinson, 3.8.2019
2010-2019: dieci anni di bestseller
La biblioteca balneare degli italiani
Molti hanno davvero ballato per una sola estate. In pochi hanno resistito al cambio di stagione. Tra sfumature di grigio e di giallo, guida ragionata ai libri più venduti nei mesi caldi

Identikit del lettore estivo. È l'adulto che dice a sé stesso: in vacanza, finalmente, ho tempo. Per gli autori preferiti, per la novità editoriale, per la fascetta gialla dell'ultimo Premio Strega. Per rileggere un grande classico. È l'adolescente che sbuffa in spiaggia, in un cerchio d'ombra, la testa china su un titolo della lista scolastica. È chiunque trovi posto per un libro in valigia, fra i calzini e i costumi da bagno. E lo riporta a casa, scolorito al sole. Fra giugno e settembre, anche chi legge poco legge qualcosa in più: il mercato oscilla, comunque contratto, ma guadagna qualche punto percentuale in positivo. La narrativa fa la parte del leone, come nel resto dell'annata, ma d'estate meglio; scende un po' il consumo di saggistica: nel 2018, in libreria, dal 24- 25% della media totale al 19% ( online tiene di più). Desiderio di evasione? Desiderio di belle storie. Quelle del commissario Montalbano, per esempio.
Se si dovessero riassumere in una sola frase i dati raccolti dalle Librerie Feltrinelli sulle letture estive degli anni Dieci, sarebbe questa: d'estate leggevamo Camilleri. Tra il 2010 e il 2019, lo scrittore appena scomparso ha guadagnato il podio nove volte su dieci. Primato assoluto nel 2010 in coppia con Carlo Lucarelli (Acqua in bocca), nel 2014 con La piramide di fango, e consecutivamente, con i titoli Sellerio, dal 2016 all'estate in corso, con l'ultima avventura vigatese di Il cuoco dell'Alcyon.
Come lui nessuno mai. Lo premia anche chi compra in rete: le classifiche online (dati Ibs.it) confermano il trionfo. Arretra, di poco, quando piombano sulla top ten fenomeni e tormentoni come le Cinquanta sfumature: la saga erotica di E.L. James stravince nel 2012, ma fra le sfumature di grigio, di nero e di rosso spunta comunque il Camilleri di Una lama di luce. L'anno seguente E l'eco rispose di Khaled Hosseini condivide il tetto della classifica estiva con un altro giallo ambientato a Vigata, Un covo di vipere. Alla costante- Montalbano, che domina l'intero decennio così come aveva dominato il precedente, se ne aggiunge un'altra: quella relativa alla saga dell'Amica geniale di Elena Ferrante.
[...]
Paolo Di Paolo
 
 

La Repubblica - Robinson, 3.8.2019
Chi sale, chi scende
La sorpresa giapponese di Dragon Ball

[...]
Il resto, almeno riguardo ai magnifici dieci, è abbastanza prevedibile, a cominciare dal predominio dell'ultimo Montalbano di Andrea Camilleri.
Presente anche con Ora dimmi di te (in salita), lettera testamento alla pronipote, riscoperta subito dopo la scomparsa dell'autore.
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

ANSA, 5.8.2019
E' morto Alberto Sironi, il regista di Montalbano
Scelse Zingaretti per ruolo commissario

Roma. Addio a Alberto Sironi. A meno di due settimane dalla morte di Andrea Camilleri, un'altra perdita per la grande famiglia del commissario Montalbano. E' morto ad Assisi a 79 anni, il regista storico dei film tv basati sui romanzi del celebre scrittore siciliano. Fu lui a scegliere Luca Zingaretti come protagonista del commissario di Vigata. A confermare la notizia è Carlo Degli Esposti, produttore con la Palomar della serie su Montalbano.
Lombardo di Busto Arsizio, la vita professionale di Sironi era iniziata a Milano, dove si era formato alla scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro.
La notizia della morte di Sironi è confermata all'ANSA da Carlo degli Esposti che con la sua Palomar produce da sempre la serie Montalbano. Il regista aveva scoperto di recente di stare male, tanto che era stato lo stesso Zingaretti a prendere la regia nell'ultimo periodo delle riprese dei nuovi episodi di Montalbano. L'ultimo ciak il 26 luglio scorso annunciato dall'attore con un posto video molto commovente.
Sironi cominciò a collaborare con la Rai a partire dagli anni Settanta. Realizzò alcune inchieste e reportage in Italia e all'estero per poi approdare alla regia. L'esordio da regista e sceneggiatore risale al 1978 con due telefilm tratti dalla raccolta i racconti Il centodelitti. Per Rai1 diresse nel 1995 Il grande Fausto, una fiction sulla vita del ciclista Fausto Coppi.
 
 

La Repubblica, 5.8.2019
È morto Alberto Sironi, regista di Montalbano: scelse Zingaretti per il ruolo del commissario
Dietro la macchina da presa, il regista lombardo 79enne innamorato della Sicilia, raccontò le vicende del personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri. Il 'suo' commissario Luca: "È penoso, è duro, è proprio un anno di merda! Addio amico mio!"

È come se il secondo padre del commissario più amato d'Italia, Montalbano, se ne sia voluto andare prima del previsto, solo per incontrare l'amico Andrea Camilleri, scomparso lo scorso 17 luglio. Così Alberto Sironi, 79 anni, che il personaggio nato dalla penna del grande scrittore siciliano l'ha portato sullo schermo, ha lasciato per sempre il set, la sua macchina da presa. Da tempo era malato.
"Quante volte ci siamo mandati a quel paese, quante volte hai cucinato per noi, quante battaglie abbiamo condiviso, quante scene abbiamo riscritto, quante volte ci siamo detti ok, quante volte mi hai compreso, mi hai appoggiato, mi hai confortato. Quante volte hai minimizzato dove gli altri avrebbero ingigantito. Sei stato l’unico regista che quando davi motore cominciavi a raccontare le barzellette. Gli altri chiedevano il silenzio, tu raccontavi di Alberto Sordi. Quanti bicchieri di vino, quante chiacchierate, quante confidenze. Quante volte abbiamo fatto fronte comune. E che sapienza! In poco tempo è la seconda volta che piango un complice di questa avventura che ci accomuna da tanto tempo. È penoso, è duro, è proprio un anno di merda! Addio amico mio!", così, con un lungo, intenso post su Twitter, lo ha ricordato il 'suo' commissario, Luca Zingaretti. Zingaretti lo estrasse come un asso da una tripletta di carte: c'erano solo tre attori. "Uno non poteva venire perché aveva litigato con la moglie e aveva un occhio nero", ricordava, "l'altro non ha fatto un ottimo provino, Luca invece è stato bravissimo. La scelta di mettere un poliziotto simpatico è ispirata dal poliziesco americano perché per noi, fino agli anni Ottanta, la polizia era quella fascista con il manganello in mano. Io mi sono concentrato sulla figura privata del commissario". E Camilleri? "Conosceva Luca perché era stato suo allievo all'accademia Silvio D'Amico ma quando gli dissi della mia scelta sbottò: 'Io lo avevo immaginato diverso, ho scritto un'altra cosa'". L'autore di Porto Empedocle emigrato a Prati, quartiere bene di Roma, aveva in effetti forgiato il suo uomo come fosse un nuovo dottor Ingravallo, protagonista di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, il classico giallo firmato Carlo Emilio Gadda: pancia, più vecchio, lento nei movimenti e soprattutto pieno di ricci, da vero mediterraneo. Certamente non calvo. "Poi però quando ha visto la prima puntata si è ricreduto: 'Mi sono piaciute anche le comparse'", aveva riferito Camilleri a Sironi.
Sironi nasce prima di tutto in teatro: alla scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, guidata da Giorgio Strehler e Paolo Grassi. L'incontro con 'mamma' Rai, negli anni Settanta, cambia tutto: per l'emittente di Stato realizza inchieste, sia in Italia che all'estero, e si occupa anche di sport, soprattutto per un nome importante, Beppe Viola. Da quel momento in poi la sua vita è tutta dedicata al piccolo schermo: nel 1978 cura la sceneggiatura e la regia di due telefilm tratti dalla raccolta di racconti Il centodelitti di Giorgio Scerbanenco mentre tra il 1987 e il 1990 scrive il soggetto della serie tv Eurocops dirigendone tre episodi. Nel 1995, per Rai 1, filma Il grande Fausto, la fiction biografica in due puntate dedicata al 'Campionissimo' Fausto Coppi. Contemporaneamente scrive e dirige alcuni sceneggiati radiofonici, tra cui Rimorsi, che consta di ben 80 puntate mentre alla fine degli anni Novanta, ancora in Rai, lavora su Una sola debole voce.
Nel 1999 debutta Il commissario Montalbano, il traguardo che più di ogni altro sposerà qualità, successo - in termini di numeri - ma soprattutto d'affetto: la Penisola tutta rimarrà incollata alla tv per seguire, ogni volta con la stessa feldetà e passione, le avventure di quell'investigatore che, nelle fattezze, doveva essere tutt'altro. Non nell'animo: "Ha una serie di difetti e qualità tipiche di tutti gli italiani", raccontava Sironi, "è un anarchico individualista: ragiona con la sua testa, gli piace mangiare bene, gli piacciono le belle donne".
I funerali di Alberto Sironi, che è morto ad Assisi, città che lo aveva accolto e dove viveva con la moglie Lucia Fiumi, sposata nel 2016, si svolgeranno nella cittadina umbra presso la cattenella cattedrale di San Rufino.
Valeria Rusconi
 
 

Rai News, 5.8.2019
Addio ad Alberto Sironi, il regista di Montalbano
Aveva 79 anni. Fu lui a scegliere Luca Zingaretti come protagonista della serie tv

E' morto Alberto Sironi, il regista della serie tv del commissario Montalbano, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Lombardo di Busto Arsizio (Varese), Sironi aveva 79 anni. Dalla fine degli anni '90 ha diretto le puntate della fiction sul poliziotto di Vigata scegliendo Luca Zingaretti come protagonista. A meno di due settimane dalla morte di Andrea Camilleri, dunque, un'altra perdita per la grande famiglia del commissario Montalbano. Il regista aveva scoperto di recente di stare male, tanto che era stato lo stesso Zingaretti a prendere la regia nell'ultimo periodo delle riprese dei nuovi episodi di Montalbano. L'ultimo ciak il 26 luglio scorso annunciato dall'attore con un posto video molto commovente. Sironi cominciò a collaborare con la Rai a partire dagli anni Settanta. Realizzò alcune inchieste e reportage in Italia e all'estero per poi approdare alla regia. L'esordio da regista e sceneggiatore risale al 1978 con due telefilm tratti dalla raccolta di racconti "Il centodelitti" di Giorgio Scerbanenco. Tra il 1987 e il 1990, invece, scrive il soggetto originale della serie tv 'Eurocops' e ne dirige tre episodi. Nel 1995, poi, dirige per la rete ammiraglia di viale Mazzini 'Il grande Fausto', fiction biografica in due puntate su Fausto Coppi. Nel corso della sua carriera Sironi scrive e dirige anche alcuni sceneggiati radiofonici, tra cui 'Rimorsi', in ottanta puntate. Sempre per la Rai dirige nel 1998 'Una sola debole voce'. Oltre ad aver legato il suo nome alla serie-tv su Montalbano, Sironi dirige una fiction in due puntate tratte dai thriller legali firmati da Gianrico Carofiglio: 'L'avvocato Guerrieri - Testimone inconsapevole' e 'L'avvocato Guerrieri - Ad occhi chiusi'.
Zingaretti: per la seconda volta piango un complice di avventura "In poco tempo è la seconda volta che piango un complice di questa avventura che ci accomuna da tanto tempo. E' penoso, è duro, è proprio un anno di m...! Addio amico mio!". Così in un commovente post su Instagram Luca Zingaretti ricorda l'amico Alberto Sironi scomparso oggi, regista che lo ha scelto per interpretare il ruolo del Commissario Montalbano. "Quante volte ci siamo mandati a quel paese, quante volte hai cucinato per noi, quante battaglie abbiamo condiviso, quante scene abbiamo riscritto, quante volte ci siamo detti ok, quante volte mi hai compreso, mi hai appoggiato, mi hai confortato. Quante volte hai minimizzato dove gli altri avrebbero ingigantito", scrive l'attore nel suo messaggio di saluto. "Sei stato l'unico regista che quando davi motore cominciavi a raccontare le barzellette. Gli altri chiedevano il silenzio, tu raccontavi di Alberto Sordi. Quanti bicchieri di vino, quante chiacchierate, quante confidenze. Quante volte abbiamo fatto fronte comune. E che sapienza! Tanta parte del successo tv dei nostri film è tuo. E non lo dico adesso che non ci sei più, l'ho sempre urlato". "Non te lo hanno detto abbastanza, non te lo hanno riconosciuto abbastanza. Ma lo sapevano tutti. Che sapienza, che cultura, che simpatia, che leggerezza, che signorilità, che gentiluomo eri. Quante volte, se riconoscevi che avevo ragione, hai detto 'ok, la tua idea è migliore facciamo come dici tu' senza sentirti minimamente sminuito, perché avevi un animo grande. Perché ci stimavamo e ci volevamo bene"
 
 

9 colonne, 5.8.2019
Sironi. Andreatta (RAI): Montalbano mito grazie a lui

Roma - "Se ne va Alberto Sironi, protagonista di una lunga ed esaltante avventura perseguita con coraggio e dedizione fino all’ultimo. Un maestro - dichiara la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta - che si è formato nel teatro e con quell’esperienza ha illuminato la sua carriera tele[...]
 
 

Lo spazio bianco, 5.8.2019
Camilleri e De Crescenzo, a fumetti.

Il mese di Luglio 2019 appena concluso ha portato via, a breve distanza l’uno dall’altro, due importanti autori della recente letteratura italiana: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Camilleri aveva saputo, a partire da La forma dell’acqua (1994) creare col suo commissario Montalbano il principale giallo italiano moderno, un successo letterario che era poi divenuto anche televisivo dal 1999 in poi. De Crescenzo, invece, sulla scorta di Così parlò Bellavista – romanzo del 1977 che riecheggia ironicamente lo Zarathustra nicciano – era divenuto il mediatore di una filosofia greca riletta con un’ineffabile, coltissima napoletanità.
Camilleri, divenuto negli ultimi anni uno dei principali maitre a penser della sinistra, ha ricevuto una celebrazione molto ampia da parte della stampa; De Crescenzo, meno coinvolto nel teatro mediatico come opinionista e ultimamente molto defilato, è passato decisamente più sotto silenzio, forse schiacciato anche dalla risonanza mediatica dell’altro autore.
Entrambi comunque, come ormai quasi inevitabile per uno scrittore contemporaneo pop di successo, avevano avuto qualche liason col fumetto.
Una prima trasposizione a fumetti di Montalbano avvenne per un concorso riservato ad autori siciliani, di cui si accenna qui sul sito ufficiale dei fans di Camilleri.
Una celebrazione precoce, dato che l’attenzione alla letteratura “alta” (non per ragazzi) a fumetti ha avuto una ripresa forte soprattutto con l’affermazione in libreria dei graphic novel, nel corso di questi anni ’10.
Il volume raccoglie il lavoro di Claudio Stassi, del disegnatore Valerio Spataro e dello sceneggiatore Giuseppe Lo Bocchiaro.
Nel 2013 una seconda trasposizione, più nota, è quella dell’adattamento disneyano, per la sceneggiatura di Francesco Artibani e i disegni di Giorgio Cavazzano, colorati da Mirka Andolfo. Qui la recensione dello Spazio Bianco.
Il commissario Montalbano diviene Topalbano, e anche tutti i comprimari vengono fumettizzati. L’incontro ha successo, e viene serializzato. Del resto, il Topolino della Disney italiana si è caratterizzato specificamente come investigatore, e quindi il suo incontro con Montalbano aveva un solido terreno d’incontro. Camilleri del resto nel suo stile giallistico utilizza una cospicua componente umoristica – basti pensare a Catarella come spalla comica, molto vicino a Pippo per Topolino, che qui viene disneyzzato in Quaquarella.
De Crescenzo ha un rapporto ancor più stretto col fumetto. Già nel 1978, l’anno seguente all’uscita del Bellavista, tentò un volume di strip umoristiche, Raffaele, in cui addirittura si improvvisa disegnatore (anticipando Umberto Eco, autodefinito “vignettista per commensali”, che pubblicò qualche vignetta in raccolte di articoli testuali). Un personaggio lunare ed infelice: se nella sua produzione letteraria De Crescenzo era abile a far passare la filosofia alta a un livello popolare senza svilirla, qui l’assenza di padronanza del medium non favorisce il processo e l’opera resta banale, specie nel confronto impietoso coi grandi dell’umorismo melanconico della strip fumettistica (Quino o il recentemente scomparso Mordillo).
Un’opera invece nel complesso riuscita, nei suoi intenti, è l’adattamento dei miti greci a fumetti, avviata nel 1995 (con direttore artistico Massimo Rotundo), sulla scorta del successo di divulgatore di filosofia e mito nel corso degli anni ’80. Qui si possono vedere i quindici numeri della collana, poi raccolti anche nel volume qui a fianco. Due autori che merita dunque riscoprire: il grande giallo italiano – anche, perché no, “da spiaggia” – e un primo approccio divulgativo al mito e alla tradizione filosofica. Volendo, anche a fumetti.
Lorenzo Barberis
 
 

L'Opinionista, 5.8.2019
Sebastiano Lo Monaco con lo spettacolo “Io e Pirandello”, l’intervista
L’attore, noto per aver recitato anche nella fiction “Il Commissario Montalbano” ricorda con affetto Andrea Camilleri, scomparso da poco

Pescara – Sul palco del Teatro D’Annunzio di Pescara il 5 agosto 2019 alle ore 21.15, andranno in scena ironia e comicità, ma anche riflessione ed analisi con lo spettacolo della produzione Sicilia Teatro dal titolo Io e Pirandello, in viaggio con i miei autori – da Sofocle ad Euripide e Dante Alighieri di Sebastiano Lo Monaco e con l’attore siciliano che sarà anche l’unico protagonista sul palco insieme alle sue tante interpretazioni: uno spettacolo elevato ed elegante che sta ormai spopolando in Italia. La regia è di Salvo Bitonti e le musiche di Dario Arcidiacono.
[...]
Veniamo all’attualità ed alla cronaca: lei ha recitato anche nella serie del Commissario Montalbano e il nostro paese è ancora scosso dalla recente scomparsa di Andrea Camilleri, vuole ricordarlo?
Si, Andrea Camilleri è stato il mio maestro nell’accademia dell’arte Drammatica, siamo stati amici praticamente per tutta la vita. Almeno un paio di volte l’anno andavo a trovarlo, Andrea era un “pezzo di famiglia”, l’ho conosciuto nel ’77 quando avevo 19 anni e lui 53, abbiamo intrattenuto dei rapporti di stima reciproca tali che fino al giorno della morte è stato il direttore artistico della Compagnia Sicilia Teatro. Io gli sono molto riconoscente. Quello che forse tutti conoscono è il suo talento letterario di scrittore, narratore, regista teatrale e televisivo ma non so se si parla molto della sua bontà d’animo e della sua generosità. Era un uomo buono e generoso. Ogni volta che ho avuto bisogno di lui, per qualunque motivo, anche nei momenti difficili della carriera lui mi ha sempre detto “si, Sebastiano”, non ho mai ricevuto un “no” da parte sua. Certo è che come artista ha dato molto a tutto il mondo: gioia e sollievo, ma a me ha dato molto anche umanamente, fraternamente e paternamente.
[...]
 
 

Alqamah, 5.8.2019
ABC: “Alcamo potrebbe “essere tra le prime a tributare un importante tributo al maestro”
Una mozione per intitolare "Anfiteatro Orto di Ballo" a Camilleri

Alcamo. Camilleri è recentemente scomparso e in tanti hanno detto che con lui se ne andava un grande siciliano, colui che ha indirizzato al piacere alla lettura, un autore che può essere annoverato tra i grandi della letteratura siciliana e non solo, ma tanti altri i meriti di Camilleri che caratterizzano una mozione del gruppo Alcamo Bene Comune (Camarda, Pitò e Ruisi) per appunto spingere alla intitolazione.
Una intitolazione di un'opera, “Anfiteatro Cave Orto di Ballo”, che porta, nel nome provvisoriamente attribuito, due errori in quanto non trattasi di “Anfiteatro” ma di “Teatro” (l’Anfiteatro è altra cosa) e la dizione corretta delle cave non era “Orto di Ballo” ma “Cave Cappuccini” oppure “Cav S.M.A.” (società marmifera alcamese), che inoltre non porterebbe alcun problema di cambio di toponomastica mentre, di contro, la nostra città potrebbe vantare il merito di essere stata tra le prime a tributare un importante tributo al maestro. Ci potrebbe essere un problema a livello legislativo, "ma che a tali disposizioni generali è possibile derogare con autorizzazione prefettizia ai sensi dell’art. 4 della Legge del 23 giugno 1927, n. 1188, così come modificato dal Decreto del Ministro dell’Interno del 25 settembre 1992.
Così il gruppo consiliare con la mozione impegna "l'amministrazione ad avviare l’iter per modificare la intitolazione provvisoria di “Anfiteatro Orto di Ballo” in “Teatro Andrea Camilleri”, inviando, quindi apposita richiesta di autorizzazione al Prefetto della Provincia di Trapani ai sensi del dell’art. 4 della Legge del 23 giugno 1927, n. 1188, così come modificato dal Decreto del Ministro dell’Interno del 25 settembre 1992.
Eros Bonomo
 
 

Agrigento Notizie, 5.8.2019
Palma di Montechiaro
Malluzzo: "Intitolare una piazza o una strada ad Andrea Camilleri"
Il consigliere ha scritto una lettera al sindaco per chiedere l'individuazione di un luogo da dedicare allo scrittore

Il consigliere comunale di Palma di Montechiaro Salvatore Malluzzo ha protocollato stamattina una lettera al sindaco Stefano Castellino con cui chiede di proporre alla giunta comunale l’intitolazione di una via e/o di una piazza allo scrittore Andrea Camilleri recentemente scomparso.
"Andrea Camilleri - scrive Malluzzo - ha rappresentato e rappresenta - indubbiamente - un vanto culturale per la nostra Sicilia e a maggior ragione per la nostra provincia, Agrigento. La sua figura di uomo e di “maestro” di vita e di cultura è riconosciuta in tutto il mondo attraverso i suoi celebri romanzi su Montalbano.... La morte di Andrea Camilleri, avvenuta poche settimane fa, ha creato in noi siciliani e agrigentini grande sgomento, poiché in maniera lapalissiana ha lasciato un vuoto - incolmabile - nel mondo culturale ma, soprattutto, nella nostra società sempre più 'arida' di cultura. Spetta a noi, soprattutto come istituzione, onorare e ricordare donne e uomini di grande levatura come Andrea Camilleri. Motivo per cui chiedo alla sv di proporre alla Giunta municipale da lei presieduta l’intitolazione di una via o di una piazza allo scrittore, affinché rimanga perennemente vivo il ricordo di un grande uomo e di un grande maestro che amava molto la Sicilia e la nostra provincia di Agrigento".
 
 

Vegolosi.it, 5.8.2019
“I tacchini non ringraziano”: il libro di Andrea Camilleri dedicato agli animali
Gli animali come compagni di strada, e gli uomini come inevitabili sciocchi non in grado di comprenderne a pieno sentimenti, slanci e sensibilità: le favole di Camilleri sugli animali, lanciano un messaggio molto profondo e bello.
Andrea Camilleri
I tacchini non ringraziano
Salani Editore
Euro 15,90

“Se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà da fare altro che sparire dalla faccia del pianeta, sconvolti dalla vergogna”. Eccolo qui il senso del libro sugli animali che ha scritto Andrea Camilleri, perché qui i protagonisti sono proprio loro, gli animali.
“I Tacchini non ringraziano” è, infatti, un tuffo nel passato, nella semplicità della vita in campagna, una specie di vecchio album di ricordi, impreziosito dai disegni minimali di Paolo Canevari e popolato da cani, gatti, ricci, tacchini e maiali, tutti capaci di dare vere e proprie lezioni di vita e di rispetto all’essere umano che invece spesso appare ben poco sensibile. Un libro scritto, come specifica l’autore, per le pronipoti e per testimoniare i sentimenti meravigliosi di cui sono capaci gli animali, come l’amore del vecchio cane per il gattino appena conosciuto, l’astuzia del “lepro”, l’intelligenza del pappagallino Primigallo e l’abitudinarietà della biscia Don Gaetano.
Quella di Camilleri è una storia d’amore, se pur a volte con qualche idea che riporta il contatto con gli animali di Camilleri all’idea di vecchio stampo dell’animale assoggettato all’essere umano (in un paio di storie, infatti, ci sono alcuni volatili ingabbiati), vissuta con tutti gli amici con ali e zampe che ha incontrato nel corso della sua vita. Lo scrittore, recentemente scomparso e divenuto famoso come lo conosciamo ora in tarda età (aveva già 73 anni), non manca poi di sottolineare la sua posizione sugli zoo che considera prigioni, luoghi dove tigri e elefanti sono a tutti gli effetti dei reclusi, ma senza la divisa a righe. Stigmatizza inoltre la vendita degli animali domestici in virtù del fatto che, in giro, ci sono tanti amici a quattro zampe bisognosi.
L’inventore del commissario Montalbano ha una visione per nulla scontata del rapporto con i cosiddetti “animali da compagnia”: “Tutti noi siamo sempre stati convinti che, se un animale desidera essere ospitato per qualche ora o per tutta la vita, è giusto esaudire quel suo desiderio. Anche perché sempre più mi vado convincendo che non siamo noi a scegliere un animale per compagno, ma è lui che sceglie noi e oltretutto fa in modo che ci si continui a cullare nell’illusione di aver agito di nostra libera iniziativa.”. Sul finale del volume poi, ci ricorda che forse il mondo è ormai troppo brutto perché gli animali, così belli e puri, possano continuare a restare: forse, per salvarli, siamo noi che dovremmo fare un passo indietro.
Andrea Camilleri ci regala un libro intimo e semplice che mostra tutto il suo rispetto per la natura, un rispetto appreso “sul campo” della sua casa sull’Amiata e supportato dalla sua indiscutibile sensibilità che gli permettete di riconoscerne la meraviglia. Dodici brevi racconti dove l’autore ricorda le sue estati, caratterizzate anche da sporadiche battute di caccia in cui, va precisato, l’autore finiva sempre per rifiutarsi di sparare. “I Tacchini non ringraziano” è quindi un libro da leggere, sorvolando sui punti in cui emerge un retaggio culturale con qualche idea discutibile, per concentrarsi sulla bellezza del messaggio di fondo. Un libro da leggere anche ad alta voce, ai bambini, usando le storie come favole della buona notte.
Francesco Cortonesi
 
 

il manifesto, 6.8.2019
Visioni
Alberto Sironi, un affabulatore che amava la Sicilia e il «suo» Montalbano
Ritratti. Addio al regista di film e serie tv Rai, che ha raccontato Coppi e poi si è dedicato con passione a Camilleri

Dopo Andrea Camilleri, anche Alberto Sironi ci ha lasciati. Il regista televisivo che ha diretto tutti gli episodi del commissario Montalbano, con l’eccezione degli ultimi in cui era subentrato Luca Zingaretti, Montalbano in persona, che dopo venti anni ha così risarcito il regista che lo aveva voluto in quel ruolo, anche contro il parere di papà Camilleri (che, peraltro, si era subito ricreduto). Sironi aveva dovuto rinunciare per un malore che gli aveva impedito di lavorare dopo che erano già iniziate le riprese di una nuova serie di tre puntate e Zingaretti lo aveva sostituito.
INNAMORATO della Sicilia e di Camilleri, proprio lui che proveniva dal varesotto, terra che ha dato i natali alla Lega Nord, Sironi era nato a Busto Arsizio, provincia di Varese, nel 1940, finito poi a Cassano Magnago e Gallarate. Era figlio di un parrucchiere per signora che, anziché risolversi in tante chiacchiere vuote, si era rivelato un grande narratore, un vero affabulatore, merito di una biblioteca immensa e di una altrettanto immensa cultura. Un padre cui Alberto era molto legato al punto che quando venne a mancare gli dedicò uno sceneggiato che si rivelò come il suo successo più importante prima di Montalbano: Il grande Fausto, con Sergio Castellitto nel ruolo di Coppi. «Mio padre – aveva raccontato Sironi in un’intervista di molti anni fa a Varese News – era un grande tifoso di Coppi, mi portò a vederlo sullo Stelvio da bambino, mi parlava sempre di lui. Quando morì, pensai a che regalo avrei potuto fargli, e nacque il film».
Lombardo quindi e – come per molti altri – il suo approdo naturale è stata Milano, in particolare la scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Grassi e Strehler. Sironi non ha ancora trenta anni quando approda in Rai dirigendo servizi per tv7, lì incrocia anche Beppe Viola e con lui realizza un’inchiesta sui giocatori di biliardo a Milano. Poi vira verso la fiction. Prima è la trasposizione milanese di un testo noir di Francis Durbridge, Poco a poco, con Flavio Bucci commissario e Diego Abatantuono agente, poi tocca a Scerbanenco, quindi giallo meneghino doc, e nei primi anni ’90 scrive la sceneggiatura e dirige di nuovo Diego Abatantuono, questa volta promosso nei panni del commissario Corso nei primi episodi della serie Eurocops.
DOPO COPPI arriva Montalbano. Mamma Rai glielo propone, poi ci ripensa e glielo toglie per tre mesi, lui non capisce, fino a quando arriva il semaforo verde. E Sironi sceglie il «suo» Montalbano. Anche un po’ per caso, un attore era già impegnato, un altro aveva fatto un pessimo provino, e allora meglio Zingaretti. Ma soprattutto Camilleri e la Sicilia, come si diceva, entrambi fortemente apprezzati dal padano Sironi che capisce perfettamente spirito, intenzioni, difficoltà e pregi di una regione spesso maltrattata dagli stereotipi. Sempre nell’intervista a Varese News raccontava di avere incontrato il padre di Peppuccio Tornatore, «un vecchio siciliano, autodidatta, dirigente di partito, insomma un uomo eccezionale, mi disse: ’essere comunista a Gallarate non è la stessa cosa che esserlo a Bagheria’». Una lezione che Sironi apprende così da poter entrare in un mondo che proprio nel momento in cui ti sembra di capirlo si chiude come una conchiglia. E come aveva saputo fare il brianzolo Gadda con il commissario Ingravallo, tradotto da Germi su grande schermo, Sironi, sulla scorta dei romanzi di Camilleri, cesella con Zingaretti il personaggio capace di spopolare in Italia, e di arrivare sugli apparecchi televisivi di venti diversi paesi, sempre riscuotendo calorosi consensi.
ORA IL COMMISSARIO Montalbano e il suo interprete Luca Zingaretti sono davvero orfani, hanno perso i genitori artistici che hanno creato quel piccolo grande miracolo che dalla tv è diventato fenomeno culturale, turistico, letterario, artistico, capace di generare anche spinoff, come Il giovane Montalbano.
Oltre a Montalbano Sironi ha diretto anche Il furto del tesoro, Salvo D’Acquisto, un paio di film tv di L’avvocato Guerrieri da Gianrico Carofiglio, interpretato da Emilio Solfrizzi, una versione di Pinocchio coproduzione con la Gran Bretagna e Eroi per caso, film tv ambientato durante la prima guerra mondiale. Ma rimane impossibile non associarlo al commissario
Antonello Catacchio
 
 

La Repubblica, 6.8.2019
Se ne va anche Sironi il secondo padre di Montalbano

Era un uomo colto, elegante, innamorato del teatro e aveva portato suggestioni teatrali nella serie che sarebbe diventato il più grande successo televisivo degli ultimi vent'anni, Il commissario Montalbano. Il regista Alberto Sironi è morto a 79 anni ad Assisi (dove domani a San Rufino, alle 11, si terranno i funerali). Si era trasferito in Umbria, amava la campagna e ha sperato fino alla fine di poter tornare in Sicilia sul set, la sua casa. Col peggiorare delle condizioni, era stato Luca Zingaretti a finire le riprese di Montalbano. L'ultimo ciak il 26 luglio, annunciato dall'attore con un post. Sironi se ne va dopo Andrea Camilleri, che si è spento il 17 luglio. Il vuoto, per la grande famiglia che lavora alla serie, è incolmabile.
Era nato a Busto Arsizio, ironizzava spesso su Nord e Sud, perché si era innamorato subito — ricambiato — della Sicilia, e era entrato nel mondo di Camilleri. Ne conosceva ogni segreto, nei paesi dove girava lo salutavano come fosse un parente. Quelle storie magiche erano musica, bastava vederlo come si muoveva sul set, sempre perfetto, con le famose camicie di lino e i pantaloni chiari. Si capiva, quando spiegava le scene, che gli sarebbe piaciuto interpretare tutti i ruoli. Chiacchierava, raccontava aneddoti, sempre col sorriso complice e la battuta: «Mica siamo qui a pettinare le bambole». Aveva voluto Zingaretti come protagonista e ne andava orgogliosissimo «perché Luca aveva fatto un provino speciale, era stato bravissimo» diceva. «Non ho mai avuto dubbi anche se fisicamente era diverso dal personaggio descritto da Camilleri, più vecchio, capellone e con la barba. Tanto che Andrea mi disse: "Ma perché l'hai preso pelato?"».
Zingaretti affida al suo profilo Instagram — postando una foto che li ritrae insieme sulla spiaggia — il saluto al regista. «Quante volte ci siamo mandati a quel paese, quante volte hai cucinato per noi, quante battaglie abbiamo condiviso, quante scene abbiamo riscritto, quante volte ci siamo detti ok, quante volte mi hai compreso, mi hai appoggiato, mi hai confortato. Quante volte hai minimizzato dove gli altri avrebbero ingigantito. Sei stato l'unico regista» scrive l'attore «che quando dava motore cominciava a raccontare le barzellette. Gli altri chiedevano il silenzio, tu raccontavi di Alberto Sordi». Insieme sul set per trovare sempre la soluzione migliore: «Che sapienza, che cultura — prosegue l'attore — che simpatia, che leggerezza, che signorilità, che gentiluomo eri. Quante volte, se riconoscevi che avevo ragione, hai detto: "Ok, la tua idea è migliore facciamo come dici tu" senza sentirti minimamente sminuito, perché avevi un animo grande. Perché ci stimavamo e ci volevamo bene. In poco tempo è la seconda volta che piango un complice di questa avventura. È penoso, è duro, è proprio un anno di merda! Addio amico mio!».
Affascinato dal teatro il giovane Sironi, iscritto a Architettura, decide di abbandonare l'università con grande dispiacere della madre. È il padre, parrucchiere a Gallarate, raccontatore di storie, a incoraggiarlo. Si forma alla Scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano: «Giorgio Strehler è stato un maestro di vita. Ci ripeteva sempre che sono gli attori a cambiare il destino di uno spettacolo». Per tutti era "il regista di Montalbano" ma Sironi nella sua carriera aveva girato servizi giornalistici per Tv7 e fiction di qualità. Con Il grande Fausto (1995), di cui aveva firmato anche la sceneggiatura con Gianni Celati e Giuseppe Tornatore, aveva ricostruito la storia di Coppi (Sergio Castellitto). Sua la regia di Virginia, la monaca di Monza, produzione raffinata con Giovanna Mezzogiorno nei panni di Marianna de Leyva, di cui Manzoni avrebbe raccontatato la storia. Carlo degli Esposti, produttore di Montalbano, gli aveva affidato i gialli delll'avvocato Guerrieri (Emilio Solfrizzi) dai libri di Gianrico Carofiglio. Poi aveva diretto Bob Hoskins, Geppetto nella trasposizione tv di Pinocchio, con Luciana Littizzetto Grillo Parlante.
Montalbano è stato un lungo capitolo della sua vita. L'altro capo del filo, in cui s'intrecciavano storie di migranti, lo aveva particolarmente colpito. «Vedere i filmati con la Guardia costiera che tira fuori dall'acqua gente che sta morendo lascia il segno » raccontava Sironi. «Si tratta della vita delle persone, cosa c'entra la politica? Siamo un paese cattolico che ha sempre accolto».
Silvia Fumarola
 
 

La Sicilia, 6.8.2019
Alberto Sironi, il regista che raccontava la Sicilia con occhi da innamorato

Aberto Sironi era lombardo di Busto Arsizio, viveva in Umbria dove aveva trovato anche l'amore, ma era molto legato alla Sicilia. Sironi si è innamorato della Sicilia quando venne la prima volta da ragazzo per vedere i templi e poi è ritornato più volte prima d’incontrare sulla sua strada Montalbano. La Sicilia era per lui il luogo ideale per ambientarvi delle storie perché in Sicilia c’è tutto, la Svizzera e la Germania, i monti e il mare, luoghi selvaggi e splendide città barocche, è una fonte inesauribile, non per nulla è la regione in cui sono stati ambientati il maggior numero di film e fiction. «Grazie all’amore per quest’isola ho cominciato ad inventare un paesaggio che nei romanzi non c’è - disse in una intervista al nostro giornale - però ci voleva un paesaggio da fiaba, allora ho tolto le macchine dalle strade, ho messo poche comparse, perché se le strade sono vuote si vede il barocco».
Sironi ha contribuito in maniera decisiva al successo di Montalbano ma anche a creare quella che è diventata una vera e propria meta per i tour operator, ovvero la Sicilia di Montalbano. «Una Sicilia che è rimasta anche un po’ fuori dai circuiti tradizionali del turismo - affermava in una altra intervista a La Sicilia - . Sembrava dimenticata quando siamo arrivati noi 15 anni fa. Per fortuna, invece, adesso c’è stato un aumento del turismo, soprattutto straniero. Parlo di luoghi che sembravano addormentati quando siamo arrivati. Ragusa Ibla sembrava un luogo dimenticato da Dio e adesso, invece, è in pieno fermento. Io ho amato molto questi luoghi appena li ho visti la prima volta e il fatto che siano rifioriti, in qualche modo, grazie alla conoscenza che ne diamo attraverso i media, mi ha fatto molto piacere».
Vigata, Marinella, Montelusa. La penna di Andrea Camilleri ha dato nomi di fantasia ai luoghi del suo Comissario Montalbano. Luoghi di una Sicilia lontana nel tempo, quella dei ricordi del giovane Camilleri, che nella regia di Sironi hanno preso un'identità precisa: il Sud est dell'Isola, i paesaggi del Val di Noto e la provincia di Ragusa tutta, città barocche, mare e campagna. Il paesaggio ibleo è divenuto set privilegiato del film che è riuscito a coglierne la sua specifica e singolare bellezza.
E oggi che Alberto Sironi è morto l'Isola gli dà il giusto tributo. Il sindaco di Ragusa riconosce che la città iblea deve molto al regista del commissario Montalbano. «La scomparsa di Sironi - ha detto Peppe Cassì - addolora molto la nostra comunità. Non solo perchè si aggiunge tristemente alla recente dipartita di Andrea Camilleri, ma anche perchè fu proprio Sironi ad avere l’intuizione di trapiantare nella nostra Ragusa l'immaginario dello scrittore. Una scelta di successo a cui la nostra città deve molto, sotto ben più di un punto di vista».
«Alberto Sironi ha raccontato la Sicilia con gli occhi di un innamorato. Ne ha esaltato la bellezza, le architetture, i paesaggi, i sapori, i profumi, e inoltre la generosità, l’autenticità e le passioni di quell'umanità traboccante dai romanzi di Andrea Camilleri» ha detto invece il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. «Tra tutti i set scelti, ne amò uno in modo particolare: il Caos, lì dove nacque Luigi Pirandello e dove riposano le sue ceneri. Era il maggio di due anni fa e in quell'occasione - ricorda Firetto -, mi confidò che tra le tante scene girate quella fu la più sentita. Girare in quei luoghi una puntata della serie del Commissario Montalbano con Luca Zingaretti fu per lui fonte di emozione indicibile. Andrea ci continuerà a stupire. Chissà che cosa avrà in mente di realizzare adesso con il regista Sironi. Li immagino insieme, impegnati in nuovi progetti, pieni di nuove idee».
 
 

ZTL, 6.8.2019
Ragusa piange Alberto Sironi
Il saluto del territorio al regista di Montalbano

A meno di due settimane dalla scomparsa di Andrea Camilleri, Alberto Sironi, lo storico regista dei film Tv basati sui romanzi del celebre scrittore siciliano, ed in particolare de "Il Commissario Montalbano", è scomparso ieri ad Assisi a 79 anni.
Fu proprio lui a scegliere Luca Zingaretti come protagonista del commissario di Vigata. A confermare la notizia è Carlo Degli Esposti, produttore con la Palomar della serie su Montalbano.
Lombardo di Busto Arsizio, la vita professionale di Sironi era iniziata a Milano, dove si era formato alla scuola d'arte drammatica del Piccolo Teatro.
Il regista aveva scoperto di recente di stare male, tanto che era stato lo stesso Zingaretti a prendere la regia nell'ultimo periodo delle riprese dei nuovi episodi di Montalbano.
Sironi cominciò a collaborare con la Rai a partire dagli anni Settanta. Realizzò alcune inchieste e reportage in Italia e all'estero per poi approdare alla regia.
L'esordio da regista e sceneggiatore risale al 1978 con due telefilm. Per Rai 1 diresse nel 1995 "Il grande Fausto", una fiction sulla vita del ciclista Fausto Coppi.
"Quante volte ci siamo mandati a quel paese, quante volte hai cucinato per noi, quante battaglie abbiamo condiviso, quante scene abbiamo riscritto, quante volte ci siamo detti ok, quante volte mi hai compreso, mi hai appoggiato, mi hai confortato, Quante volte hai minimizzato dove gli altri avrebbero ingigantito. Sei stato l'unico regista che quando davi motore cominciavi a raccontare le barzellette. Gli altri chiedevano il silenzio, tu raccontavi di Alberto Sordi".
Così Zingaretti ha salutato, in maniera commovente, il "suo" regista.
"Quanti bicchieri di vino, quante chiacchierate - prosegue Zingaretti, che fu scelto, come detto, per interpretare il commissario di Vigata, proprio da Sironi - quante confidenze. Quante volte abbiamo fatto fronte comune. E che sapienza! Tanta parte del successo tv dei nostri film è tuo. E non lo dico adesso che non ci sei più, l'ho sempre urlato. Non te lo hanno detto abbastanza, non te lo hanno riconosciuto abbastanza. Ma lo sapevano tutti".
"Che sapienza, che cultura - prosegue l'attore - che simpatia, che leggerezza, che signorilità, che gentiluomo eri. Quante volte, se riconoscevi che avevo ragione, hai detto 'ok, la tua idea è migliore facciamo come dici tu' senza sentirti minimamente sminuito, perché avevi un animo grande. Perché ci stimavamo e ci volevamo bene. In poco tempo è la seconda volta che piango un complice di questa avventura - sottolinea ancora l'attore, ricordando il maestro Camilleri, scomparso lo scorso 17 luglio - che ci accomuna da tanto tempo. È penoso, è duro, è proprio un anno di merda! Addio amico mio!".
"La scomparsa di Alberto Sironi, - spiega il Sindaco di Ragusa, Peppe Cassì - addolora molto la nostra comunità. Non solo perché si aggiunge tristemente alla recente dipartita di Andrea Camilleri, ma anche perché fu proprio Sironi ad avere l’intuizione di trapiantare nella nostra Ragusa l’immaginario dello scrittore. Una scelta di successo a cui la nostra città deve molto, sotto ben più di un punto di vista".
Medesimo cordoglio espresso anche dalla Commissione Straordinaria di Vittoria; Sironi era, peraltro, cittadino onorario del comune ipparino.
Anche il Sindaco di Modica, Ignazio Abbate, e l'assessore alla Cultura, Maria Monisteri, esprimono il loro dolore per la scomparsa di Sironi.
“Siamo rattristati e sgomenti per la dipartita del regista Alberto Sironi regista della fortunatissima serie del “Commissario Montalbano” . Modica, Ragusa e Scicli devono tantissimo a questo grande artista della macchina da presa. Umile, disponibile, dal tratto umano signorile ha reso, con la scelta del nostro territorio come location, la terra iblea impareggiabile, conosciuta in tutto il pianeta e oggi meta di migliaia di turisti e visitatori. Un altro pezzo di memoria, dopo la perdita di Andrea Camilleri, che se ne va. Un patrimonio di valori artistici insostituibile, rispetto al quale il nostro grazie non rende esatta l’idea di cosa siamo diventati”.
Il primo cittadino e l'assessore alla Cultura, ricordano la testimonianza resa al quotidiano La Repubblica, qualche tempo fa, sui suoi rapporti con quest'area della Sicilia:
"Sono legato alle mie origini ma qui mi sento a casa, tra la gente per strada o nelle trattorie, quando incontro i contadini e le maestranze locali. I siciliani mi hanno 'pesato', hanno capito che non sono un quaquaraquà e adesso sono diventati miei fratelli", raccontava a la Repubblica Sironi, qualche anno fa, parlando del suo amore per quell'indimenticabile territorio barocco che unisce Ragusa a Modica, Scicli a Noto e soprattutto Donnalucata.
 
 

Il Fatto Quotidiano, 6.8.2019
Il racconto
Dopo aver girato tutta la Sicilia, il cineasta trovò finalmente la casa del commissario
“Cosa cerca il regista sul set? Il colore dei ricordi, che sta sotto alle parole”
Pubblichiamo di seguito la postfazione di Alberto Sironi – “Quello che non c’è nelle parole” – al libro di Costanza DiQuattro, “La mia casa di Montalbano”, in libreria con Baldini+Castoldi.

Cercherò di spiegarvi con quale magia abbiamo trovato la casa di Montalbano a Puntasecca, la casa della famiglia DiQuattro costruita nel 1912. Avevamo girato tutta la Sicilia per scegliere dove ambientare i romanzi di Montalbano. Alla fine abbiamo scelto la zona di Ragusa, in particolare verso il mare, tra colline verdi e le meraviglie del tardo barocco, il tutto circondato da un mare che ti accompagna con il suo rumore, i suoi colori dall’alba al tramonto.
Andrea Camilleri se n’era andato giovane dalla Sicilia e le avventure di Montalbano, pur se ambientate oggi, erano piene di ricordi, ricordi del passato. Tutto questo ha cambiato completamente il colore e l’atmosfera del film. Avevo capito che dovevo sollevare le storie in un’atmosfera magica, irreale. La casa della famiglia DiQuattro è una casa affacciata sulla spiaggia: ricordo quando andammo a vederla per la prima volta. Arrivammo a Puntasecca nel tardo pomeriggio. Entrammo in casa, guardammo gli ambienti, il pianterreno, la cucina, il salotto, e poi salimmo al primo piano. Lì c’è la stanza più grande nella quale abbiamo ambientato la camera da letto di Montalbano e il suo studio. In fondo a questa stanza si apre una portafinestra che si affaccia sul mare. Entrando nella verandina il sole stava tramontando… Il mondo era cambiato, c’era una malinconia, come un ricordo di un tempo passato. Questo libro parla di quanta gioia abbia portato questa casa nell’animo di Costanza. Che cosa fa il regista quando cerca gli ambienti per il suo film?
Il regista cerca quello che non c’è nelle parole, quello che sta sotto alle parole: per noi il significato vero dei luoghi è più importante delle parole stesse. Noi che dovevamo scegliere la casa di un commissario di polizia, il commissario Montalbano, l’abbiamo scelta per i ricordi di Camilleri che si sono sovrapposti ai ricordi dell’autrice.
Alberto Sironi
 
 

MHz Choice, 6.8.2019
Alberto Sironi Tribute

MHz Choice learned today (8/5/19) of the death of one of our favorite artists – and one of the world’s monumental TV directors: Alberto Sironi. He directed all 34 'Detective Montalbano' movies (two more are in post production) and his was the guiding hand behind the success of the series, on and off set.
MHz Choice had the opportunity to shoot behind-the-scenes interviews with the 'Detective Montalbano' cast and crew in June 2012. Alberto could not have been more welcoming – and at one point he admonished everyone within hearing distance on set that they should also welcome us. ‘Embrace them’ was what he said in Italian.
He was 79. Godspeed, Alberto.
 
 

Leggo, 6.8.2019
TVBoy, lo street artist in azione a Taormina: i murales di Camilleri, Mahmood e Rackete

TvBoy colpisce ancora. Il famoso street artist italiano stavolta si è esibito a Taormina, in Sicilia: tre nuovi murales sono apparsi nella notte scorsa, raffigurando personaggi molto diversi fra loro. Andrea Camilleri, lo scrittore che ha ideato il Commissario Montalbano, il capitano della Sea Watch Carola Rackete e il cantante Alessandro Mahmood, vincitore dell’ultimo festival di Sanremo con “Soldi”. Tutti collegati da un unico tema: l’integrazione.
Oltre ai famosi occhiali e all’immancabile sigaretta accesa, nel murales dedicato allo scrittore siciliano recentemente scomparso, TvBoy inserisce una frase dello stesso Camilleri contro i pregiudizi: “L’altro non è altro che me stesso allo specchio”.
[...]
Lorenzo Capezzuoli Ranchi
 
 

Giornale di Sicilia, 6.8.2019
Il 10 agosto
Notte bianca del Cinema a Petralia Sottana, gli eventi nel cuore delle Madonie

Sabato sarà la notte delle stelle ma a Petralia Sottana, nel cuore del Parco delle Madonie, sarà anche Notte bianca del Cinema, un evento unico dove, tra le varie iniziative in programma saranno assegnati dei premi ad attori e registi.
[...]
E’ prevista la premiazione di alcuni attori e registi tra cui Aurelio Grimaldi, che parlerà del suo nuovo film sul delitto Mattarella, Teresa Mannino, Vincenzo Amato che ha recitato in Nuovomondo, nel film di Ficarra e Picone “L’ora Legale”, Sicilian Ghost Story Rosario Palazzolo e Matteo Contino dal film Il Traditore e tanti altri ancora.
l’11 pomeriggio in serata in conclusione un omaggio a Camilleri con “Il Maestro senza regole” un docufilm sulla vita di Andrea Camilleri con Teresa Mannino.
[...]
 
 

Balarm, 6.8.2019
"Talia 'nterra e cunta li stiddi": a Lercara Friddi una serata dedicata ad Andrea Camilleri

Si intitola "Talia 'nterra e cunta li stiddi" la serata in programma a Lercara Friddi e dedicata allo scrittore Andrea Camilleri.
L'appuntamento è alle 21 in piazza Abate Romano per leggere un passo da uno dei suoi libri o esprimere un pensiero sul maestro recentemente scomparso.
A condurre la serata sono lo scrittore-giornalista, Mario Liberto e la scrittrice-cantante, Letizia Tomasino. A fine serata una degustazione degli arancini di Montalbano.
 
 

La Sicilia, 6.8.2019
Una via o piazza da dedicare ad Andrea Camilleri: i comuni continuano ad aderire
L'ultimo in ordine di tempo è quello di Santo Stefano Quisquina. Il sindaco Francesco Cacciatore: "Ci sembra un atto dovuto"

L'Amministrazione Comunale di Santo Stefano Quisquina ha aderito alla petizione "Una piazza per Camilleri", e si impegna a dedicare in tempi brevi una piazza, una via o una strada al maestro.
“Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo è stato nominato nel 2003 Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. Questo permette – fanno sapere i giovani siciliani - a norma dell'articolo 4 della legge n. 1188/1927 di avere una deroga, d'accordo con il Ministero dell'Interno, per l'intitolazione a persone decedute da meno di dieci anni che si siano distinte per particolari benemerenze”.
"Mi sembra doveroso - dice il sindaco quisquinese Francesco Cacciatore - che il mio comune partecipi all'iniziativa".
Molti comuni della provincia agrigentina hanno aderito all'iniziativa.
Gaetano Ravanà
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 6.8.2019
Delitto per dolore processo a Clitennestra

Raccontare Clitennestra senza pregiudizi, missione possibile. La donna che ha assassinò il marito, Agamennone, dopo aver vissuto tanti, troppi dolori, una delle figure più controverse del teatro antico diventa protagonista di " Clitennestra, il processo", alle 21,15 in scena al parco archeologico di Selinunte, dal testo di Alma Daddario, per la regia di Sebastiano Tringali. [...] In scena a interpretarla, Valeria Contadino. [...]
La Contadino tornerà in scena a Palermo al teatro Biondo a novembre con "La creatura del desiderio" di Andrea Camilleri, col quale vantava un rapporto di amicizia, uno «che non verrà mai dimenticato in quanto personaggio lui stesso e creatore di personaggi. L'ultimo scrittore democraticamente scelto dal popolo. Anche quella di novembre, diretta da Giuseppe Dipasquale, sarà una storia surreale, dove un uomo che non può possedere la donna che vuole, non sceglie la violenza, ma in pratica di crearsi un primo esempio di bambola gonfiabile». [....]
Vassily Sortino
 
 

Castelbuono, 7.8.2019
A Nova Orquestra omaggia Andrea Camilleri

Il gruppo di musica popolare “Nova Orquestra” propone un concerto di canzoni d’amore tradizionali, inframmezzate da brani “a tema” di Andrea Camilleri.
Letture di Serenella Raimondi.
Per la scelta dei brani ha collaborato il Camilleri Fans Club.


Il Presidente del Camilleri Fans Club introduce il concerto
 
 

Live Sicilia, 7.8.2019
Il numero è on line
L'omaggio a Camilleri sul nuovo I love Sicilia


La copertina richiama lo stile Sellerio dei suoi romanzi più amati.

Una copertina che richiama nella grafica quelle dei suoi romanzi più amati, quelli pubblicati da Sellerio. È l'omaggio che il mensile I love Sicilia dedica ad Andrea Camilleri nel nuovo numero già in vendita in versione digitale (qui il link per l'acquisto) e da questo fine settimana in edicola. “L'Isola del Maestro”, cioè la Sicilia che Camilleri, morto il 17 luglio scorso, ha fatto amare con le sue storie e i suo indimenticabili personaggi è la protagonista di questo numero. Gaetano Savatteri traccia un ritratto letterario di Camilleri, rapportandolo ad altri grandi siciliani della letteratura. Salvo Toscano racconta il legame tra il fan club di Camilleri e il “Sommo”, come lo chiamavano i suoi aficionados. E Govanna Cirino conversa con Roberto Andò che racconta l'ultimo spettacolo del vecchio scrittore. E poi un reportage di Monica Panzica guida il lettore nei luoghi di Montalbano, le location del Ragusano rese famose dalla fiction con la regia del compianto Alberto Sironi.
 
 

La Lettura - Corriere della Sera, 7.8.2019
Sensi
Commissari golosi, grandi piatti
I casi più seri si risolvono a tavola

Il libro sulle ricette di Montalbano (Trenta Editore). E le passioni degli autori

«Tornò a casa, raprì il frigo. Adelina doveva essiri stata colpita da un’acuta forma di vegetarianesimo. Caponatina e un sublime pasticcio di cacoccioli e spinaci. Conzò il tavolino della verandina e si sbafò la caponatina...». È un omaggio allo scomparso Andrea Camilleri l’ultimo libro pubblicato da Trenta editore, La caponatina di Adelina. Ma non solo. Perché le 155 ricette ispirate alle passioni gastronomiche del commissario Montalbano sono un invito a riscoprire i gialli in cucina, i thriller con coté gastronomico. Non sono pochi.
Da Georges Simenon a Petros Markaris, sparatorie e agguati, omicidi della mala e delitti passionali si accompagnano sempre a intervalli che hanno il doppio scopo di interrompere l’escalation della tensione e di renderci più simpatici, vicini, gli investigatori «golosi». E se Salvo Montalbano è così sinceramente conquistato dai piatti della sua Sicilia, lo deve anche alla tradizione letteraria del noir.
Tra la letteratura del XX secolo non si può non citare il ciclo di Simenon dedicato a Jules Maigret. Anche perché, chi ricorda la bella trasposizione tv della Rai Anni 60 — con Gino Cervi nel ruolo del commissario — potrebbe rammentare anche che il produttore di quella serie era proprio Andrea Camilleri. Così, tra il Coq au vin cucinato dalla signora Maigret e la Pasta ’ncasciata preparata dalla domestica Adelina c’è un filo conduttore, che lo stesso Camilleri fa dipanare a Montalbano in Il cane di Terracotta: «Pensò che in fatto di gusti egli era più vicino a Maigret che a Pepe Carvalho... che si abbuffava di piatti che avrebbero dato foco alla panza di uno squalo». Affermazione che Vázquez Montalbán, amico di Camilleri, si sentì di dover minimizzare.
Thriller e cucina hanno ispirato varie rassegne letterarie: dal «Festival del Giallo» di Pistoia a «GialloLuna NeroNotte» a Ravenna, a «Scrivere di cibo - Giallo nel piatto» a Napoli, fino al nuovo «Zacapa Noir Festival», che dal 10 settembre porterà in un ristorante di Milano una trentina di autori a incontrare il pubblico. Tra le 19 cene letterarie molte avranno oratori che il rapporto tra sapori e noir lo hanno esplorato a fondo: Giménez-Bartlett, Malvaldi, Lucarelli, Varesi, de Giovanni. Perché il percorso del gusto in giallo è lungo e appassionante.
Dalla Spagna di Carvalho, l’ispettore creato da Vázquez Montalbán, e della commissaria Petra Delicado forgiata da Giménez-Bartlett, alla Francia di Maigret, ma anche del commissario italo-marsigliese Fabio Montale di Jean-Claude Izzo. E poi alla Grecia di Kostas Charitos, il Montalbano di Atene creato da Markaris, le cui avventure vanno in pausa davanti ai piatti della moglie Adriana, come i ghemistà, verdure ripiene di riso. Per arrivare alla Sicilia di Camilleri, passando per un’Italia di investigatori che mostrano il loro lato debole a tavola.
Il vicequestore Rocco Schiavone, esiliato ad Aosta dalla penna di Antonio Manzini, si consola con un piatto di rigatoni alla cacio e pepe. Anche Petra Delicado, in trasferta a Roma con il fidato Garzòn ne «Gli onori di casa», si delizia con abbacchio e lasagne, rischiando di mettere a repentaglio un’indagine. Ma si dichiara «abbastanza ispirata» solo quando in patria, ne Il silenzio dei chiostri, si ritrova «di fronte a una grandiosa paella di pesce». Il laureato barista e aspirante detective Massimo Viviani del BarLume — i cui delitti hanno segnato il successo di Marco Malvaldi — se la cava bene ai fornelli e si spinge a mettersi in società con l’amico Aldo nel ristorante Bocacito. Ma prima di arrivare in Toscana, una sosta a Genova, dove Nadia Morbelli ha dato il suo nome a un’investigatrice autodidatta: una redattrice che per professione lavora nel mondo dei gourmet; «magra come un’acciuga», divora i piatti della tradizione ligure e ama il buon vino.
A Bologna, Carlo Lucarelli ambienta Intrigo italiano costringendo il suo commissario De Luca (afflitto da un disturbo alimentare che lo porta a non mangiare quasi mai) a confrontarsi con il terribile richiamo di tortellini, salumi, bomboloni alla crema e rane fritte: una lotta tra pulsioni alimentari e cocciuto rifiuto del lato culinario dell’esistenza. Ma ci pensa Valerio Varesi a pareggiare i conti con il suo poliziotto parmigiano Soneri, amante degli anolini e altre delizie della cucina emiliana: «Ogni volta che il commissario ne metteva in bocca uno sentiva la pasta leggermente dura aprirsi e liberare quella miscela di sapori che aveva imparato a conoscere fin da bambino». E anche il personaggio creato da Marco Vichi, l’ex partigiano Bordelli, commissario anche lui, è cuoco autodidatta. Scuola toscana, però: «Si rifugiava a pranzare direttamente nella cucina dell’amico cuoco, alla Trattoria da Cesare in viale Lavagnini», magari per il suo Baccalà alla livornese. Il suo mito, ai fornelli, è tuttavia un ladro: il Botta, «più bravo come cuoco che come criminale».
Da Nord a Sud, per tornare alla Vigàta di Montalbano si passa per Napoli: c’è una presenza discreta ma importante dei piatti della tradizione campana nelle avventure del regio commissario Luigi Alfredo Ricciardi (ambientate negli Anni Trenta), che Maurizio de Giovanni — nel giallo In fondo al tuo cuore — mette davanti alla zuppa dell’anziana tata Rosa: «Lo scuro grano cappella, il granturco, le fave, le cicerchie, i ceci e le mimmiccole, le lenticchie… … in una scodella c’erano le castagne Janghe, che avrebbero avuto il compito fondamentale di conferire dolcezza».
Non sempre, dunque, la vendetta è un piatto che va servito freddo. Non nei gialli dei grandi autori con la passione per la gastronomia. Tra gli antesignani ci fu Rex Stout con il suo Nero Wolfe: «Pancetta, fagiano, arrosto d’oca, cioccolato, pistacchi» sono gli ingredienti di un piatto (le Salsicce mezzanotte, ricetta estorta da Wolfe a uno chef, in Alta cucina, 1938) «leggero» quasi quanto i pasticci catalani di Pepe Carvalho. Ed eccoci tornati al maestro della cucina elaborata tra delitti e indagini di polizia. Alle ricette del detective-gourmet, Montalbán dedicò ben tre libri: dalla caldeirada, zuppa di pesce preparata in Tatuaggio, ai Calamaretti alla birra, specialità del fido assistente Biscuter, ci ha lasciato centinaia di ricette. E un epitaffio: «La sordidezza del romanzo poliziesco più o meno convenzionale non esclude di puntare sui piaceri. Se James Bond dimostrava un’ottima conoscenza dello champagne, non capivo perché mai Carvalho dovesse rinunciare a spiegarsi la vita mediante le sue passioni gastronomiche»
Luca Zanini
 
 

Il Mattino, 7.8.2019
«Camilleri è vivo», la tesi d'amore arriva dalla provincia di Napoli

La vicenda sarebbe molto piaciuta al maestro Camilleri. Un ultimo colpo di scena con il suo marchio. Inaspettato, clamoroso e sottile. Dunque il padre del commissario Montalbano, lo scorso 17 luglio, dopo un paio di settimane di sonno in ospedale, decide di andare a fumare e a raccontare e a stupire con le sue storie da qualche altra parte. Non si sa bene dove. E mentre il suo spirito osserva curioso la nuova situazione e tutti piangono la morte del maestro, a Cardito, comune a nord di Napoli, al secondo piano di un palazzo del Corso Italia accade un'altra cosa. A Filomena Guarino, 24 anni, laureanda alla facoltà di Scienze della Formazione - corso del Suor Orsola Benincasa - alla notizia della scomparsa di Camilleri cadono le braccia e forse anche qualche lacrima. Di rabbia e di dolore.
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Marco Di Caterino
 
 

La Repubblica, 7.8.2019
La tv che verrà Tante sfide poche sorprese

Non rischia nessuno. La nuova stagione televisiva è la fotocopia di quella precedente, parola d'ordine volare basso e piano, Rai e Mediaset si tengono stretti gli spettatori, cambiando un po' le carte in tavola. Le sfide d'autunno per la tv generalista si giocano a colpi di fiction e talk show, reality pieni di vip. Ma con la nuova stagione verranno fuori con evidenza le scelte del nuovo potere, l'ondata gialloverde con la sua fabbrica del consenso è pronta a sedurre il pubblico di Rai, Mediaset e anche della 7.
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Lunedì — La scoperta è che Il commissario Montalbano fa miracoli e in replica batte i reality. Quindi a settembre tutti a ripetizione con Luca Zingaretti, protagonista degli episodi più seguiti.
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Silvia Fumarola
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 8.8.2019
Camilleri, riposa in un luogo dolce
La memoria. Lo scrittore quando era in vita s'innamorò del cimitero acattolico di Roma
Il Maestro ha subito una forte attrazione per il luogo dove sono sepolti artisti, poeti, letterati, musicisti e attori

Dal 18 luglio le spoglie di Andrea Camilleri riposano nel Cimitero Acattolico di Roma, vicino alla piramide di Caio Cestio. Un luogo tranquillo e suggestivo ombreggiato da tanti cipressi ed occupato da una numerosa colonia di gatti. Questo è il giardino della memoria, spazio infinito dell'eterno silenzio, che custodisce la dignità dei morti. Il fascino indiscusso di questo cimitero, da secoli contribuisce ad alimentare il mito del luogo, ritenuto un museo a cielo aperto, tanto da essere visitato giornalmente da centinaia e centinaia di turisti. Un luogo ben curato dagli spazi verdi definiti e protetti che racconta la storia di insigni e noti personaggi ivi tumulati. Storie umane che ci riconducono alla specificità del sito, in quanto acattolico e riservato solo agli stranieri. Ogni tomba contiene e racconta una storia umana. E poi in questo luogo si coglie un certo respiro gravido di ricordi storici. Qui il visitatore, in assoluto silenzio, viene suggestionato tra l'altro dalle parole di Percy Bysse Shelley: "Ci si potrebbe innamorare della morte al solo pensiero di venir sepolti in un luogo tanto dolce". Probabilmente saranno state le parole di questo poeta inglese ad influenzare Camilleri o i suoi familiari a scegliere proprio il cimitero romano e non quello siciliano di "Piano Lanterna" di Porto Empedocle. Del resto abbiamo avuto notizia dalla direttrice Amanda Thursfield che lo scrittore in vita amava recarsi al cimitero del Testaccio. Insomma, Camilleri, subiva una forte attrazione per il luogo dove sono sepolti tanti artisti, poeti, scrittori a partire da John Keats, quello con la scritta sulla tomba: "Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua", Luce d'Eramo, Dario Bellezza, Adolf Hallman, Carlo Emilio Gadda, signore della prosa, come recita la sua lapide. E poi in questa oasi di pace vi è la tomba di Antonio Gramsci, il fondatore del partito comunista. Da qui vengono le parole incise all'ingresso del cimitero del Comune di Motta d'Affermo, in provincia di Messina: "Venite vivi a visitare i morti prima che morte a visitar vi venga". E così la famiglia a seguito dell'aggravarsi delle condizioni di salute dello scrittore avanzò alla direzione del cimitero regolare istanza per la tumulazione del proprio congiunto al Cimitero Acattolico. Il Consiglio di Amministrazione, in forza dell'ampio curriculum dello scrittore ha espresso parere favorevole, disponendo la concessione del loculo per la durata di trent'anni. L'area cimiteriale assegnata si trova ad angolo tra due vialetti, indicata in planimetria in zona 3, riquadro 1, fila 1. Accanto a quella di Camilleri vi è la tomba dei coniugi Simmons, Ella Boumeslocum (1847-1905). Americana Wife of Franklin Simmons, (1839-1913) scultore ed autore "dell'Angelo detto della Resurrezione" che sovrasta la stessa tomba. Riesce dif-ficile pensare ad un eventuale trasferimento dello scrittore al cimitero di Porto Empedocle per essere tumulato nella cappella gentilizia di famiglia dello zio Massimo Fragapane, perché come si dice in giro il maestro di Vigata potesse ascoltare "lo scroscio dell'acqua della marina". E così il sonno eterno di Andrea Camilleri non sarà racchiuso all'interno di una cappella gentilizia ma nella nuda terra intrisa di storia e cultura. Ora lungi da ogni sterile polemica credo che la scelta fatta dai familiari sia stata la più rispondente e naturale al percorso umano e letterario di Andrea Camilleri, siciliano di nascita e romano di adozione, al quale non si può negare la vivacità dell'ingegno e del temperamento che da vivo esprimeva nei confronti dell'aldilà, il suo profondo scetticismo. Come diceva Bontempelli: "Uno muore, quando non ha più niente da fare". "Ed io ho ancora tanto, tanto da fare!". Camilleri aveva ancora tanto da scrivere e da raccontare. Al pari del padre Pirandello: "Chi nasce personaggio, chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può infischiarsi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento naturale della creazione; la creatura non muore più". Ora bisogna solo capire quale epigrafe sarà trascritta sulla lapide tombale (a futura memoria) del padre del commissario Montavano. Staremo a vedere maestro.
Paolo Cilona
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 8.8.2019
A Camilleri un plesso scolastico
Palma. Sarà dedicato l'edificio Arena delle Rose

Palma di Montechiaro. Non sarà una strada oppure una piazza ad onorare il ricordo del grande scrittore empedoclino Andrea Camilleri ma la intitolazione di un plesso scolastico. Il luogo, forse più idoneo; affinché il papà di Montalbano; e non solo, possa essere additato ad imperitura memoria alle nuove generazioni della cittadina del Gattopardo. La decisione è stata già fatta propria dalla preside dell'Ic Tomasi - D'Arrigo, su proposta dell'ex presidente del consiglio comunale, la biologa Letizia Pace, anche se il dirigente scolastico ha inteso precisare che già tra la sua volontà c'era proprio quella di dedicare allo scrittore il plesso denominato Arena delle Rose che, con il nuovo dimensionamento, nel prossimo anno scolastico passerà sotto la giurisdizione dell'Istituto che dirige e dove era ospitata la sede della direzione scolastica del soppresso Primo Circolo Didattico Domenico Provenzani. Sede che sarà trasferita nei locale di viale Pietro Nenni del soppresso IC Don Lorenzo Milani, le cui classi faranno parte proprio del nuovo IC Domenico Provenzani. La preside Laura Sanfilippo e l'ex presidente del consiglio comunale Letizia Pace sono state così concordi nel proporre di cancellare dalla toponomastica scolastica l'inadeguato toponimo di Arena delle Rose del plesso di via Raffaello, così come fu deciso quando la preside dell'Iss Giovan Battista Odierna propose con successo di cancellare dalla toponomastica della geografica scolastica il nome di Carnara nel plesso distaccato per dedicarlo all'indimenticabile ex presidente della Regione Piersanti Mattarella. E quale migliore occasione ci poteva essere dopo la scomparsa del grande scrittore "marinisi" proprio per la preside Laura Sanfilippo.
Filippo Bellia
 
 

Notti Clandestine, 8.8.2019
Comunicato stampa
Presentato il programma di “Notti Clandestine. In direzione ostinata e contraria” 2019.

Termini Imerese – Tutto pronto per la nona edizione di “Notti Clandestine. In direzione ostinata e contraria”, in programma dal 19 al 24 agosto nel suggestivo scenario di Piano Barlaci, a partire dalle ore 20.30. La manifestazione, promossa dalle associazioni Politeia e TeleTermini, si avvale della preziosa collaborazione di Radio Panorama e dei patrocini del comune di Termini Imerese, della Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), di Piano Focale – Piccola scuola di cinema underground. La Fondazione Fabrizio De Andrè Onlus ha concesso il patrocinio morale per il concerto omaggio a De André.
Il ricco programma è stato presentato questa mattina nel corso della conferenza stampa, svoltasi nell’Aula Conferenze della Centrale ENEL “Ettore Majorana” di Termini Imerese. Durante la conferenza si è, inoltre, reso attivo il sito web www.notticlandestine.it, contenitore di tutto il materiale dell’evento.
Quest’anno, l’appuntamento culturale dell’estate termitana si pregia della direzione artistica dell’attore, sceneggiatore e regista italiano Rocco Mortelliti, che dialogherà nello spazio denominato “Non solo cinema” con scrittori, attori, registi e personalità di spicco del cinema italiano come Massimo Benenato (figlio di Franco Franchi e noto scrittore), Gaetano Savatteri (giornalista del Tg5 e scrittore di origini siciliane), Giucas Casella (noto mentalista di origine termitana), Antonio Piazza (regista del film Sicilian Ghost Story, vincitore del David di Donatello per sceneggiatura non originale), Guia Jelo (popolare attrice catanese). E poi tanti altri ospiti come Lorenzo Reina, il pastore-scultore creatore del suggestivo Teatro Andromena a Santo Stefano Quisquina (AG); Marco Betta, autore di opere, musica sinfonica e da camera, e di lavori per il teatro e il cinema; Cetta Brancato, scrittrice e drammaturga, autrice di numerose opere teatrali; Fioretta Mari, attrice cinematografica e televisiva italiana, e tanti altri.
La formula ideata quest’anno prevede tre momenti ben scanditi in ogni serata: il primo dedicato ai libri (simbolo indiscusso della buona cultura), il secondo dedicato al cinema e curato dal direttore artistico Rocco Mortelliti, il terzo dedicato alla buona musica. Inoltre, ogni serata sarà anticipata da un “aperitivo clandestino”: dalle 19.00 alle 20.00 sarà possibile gustare un buon aperitivo nei locali aderenti insieme alla presentazione del programma della serata, secondo il seguente programma: lunedì 19 al Lido Kalokairi (zona porto); martedì 20 alla Caffetteria 28 (piazza Duomo); mercoledì 21 all’Hamburgeria MeNeFod (Lungomare C. Colombo); giovedì 22 alla Piazzetta dei Sapori (piazza del Carmine); venerdì 23 ‘A Cuccagna (villa N. Palmeri); sabato 24 al Pub Shiagù (zona Belvedere).
In più, ogni sera sarà dedicato un omaggio alla memoria di Camilleri, scomparso lo scorso 17 luglio e a cui il Maestro Mortelliti era profondamente legato personalmente e professionalmente.
[...]
«Sono felice quest’anno di mettere il mio nome, la mia faccia in questa manifestazione, perché mi è stato chiesto da due persone straordinarie che sono Totò Scaccia e Roberto Tedesco con i quali ho iniziato a collaborare facendo anche dei corsi di teatro e, forse, è nata così, quasi naturalmente, questa direzione artistica». Rocco Mortelliti, direttore artistico di Notti Clandestine. In direzione ostinata e contraria 2019, ha così introdotto il suo intervento nella conferenza stampa di questa mattina.
«Ho cercato di arricchire il programma con scrittori, attori, registi, musicisti – ha spiegato poi Mortelliti -. Insomma, parliamo di “arte a tuttotondo” e sono convinto che sarà una manifestazione interessante».
E non sono mancati i riferimenti al grande scrittore siciliano recentemente scomparso: «Saremo supportati dalla vicinanza ideologica di Andrea Camilleri, che non c’è più – ha continuato il direttore artistico -, e ogni sera manderemo delle pillole di alcune sue frasi. Manderemo qualche filmato e regaleremo La Magaria, che è una favola nera che Andrea aveva scritto per i carcerati e che io ho filmato in una sorta di cortometraggio con le musiche del grande Marco Betta, autore palermitano. Apriremo, quindi, la manifestazione con un omaggio ad Andrea e alla sua sicilianità».
[...]
 
 

il Mattino di Foggia, 9.8.2019
Il ricordo dei due intellettuali scomparsi
Senza Camilleri e De Crescenzo nulla sarà più come prima
«Mi consola il fatto però che Montalbano e Bellavista non ci lasceranno mai»

Nulla sarà più come prima. Frase trita e ritrita. Abusata. Ma in questo caso verosimile. In queste calde settimane estive sono accadute tante e tante cose che a settembre ci troveremo a fare i conti con un mondo, il nostro, profondamente diverso. Innanzitutto l’Italia è più povera da un punto di vista culturale e umano. Ci hanno lasciato in pochi giorni prima Andrea Camilleri e poi Luciano De Crescenzo. Due straordinari intellettuali figli del nostro Sud che credevamo eterni come lo sono quelli che con le loro opere entrano a far parte della vita delle persone e del costume di un intero popolo. Mi consola il fatto però che Montalbano e Bellavista non ci lasceranno mai.
[...]
Mario Polese
 
 

Il Sole 24 Ore, 9.8.2019
In edicola con Il Sole 24 Ore
Da domenica 11 agosto “Segnali di fumo” di Andrea Camilleri

Sarà in edicola per un mese con Il Sole 24 Ore a partire dall'11 agosto “Segnali di fumo” di Andrea Camilleri: una specie di autobiografia del grande scrittore recentemente scomparso, tratteggiata attraverso i suoi scritti, di cui molti comparsi sulla “Domenica” de “Il Sole 24 Ore” nella rubrica Posacenere tra il novembre 2011 e il dicembre 2012.
Con pochi tocchi della sua inconfondibile scrittura, Andrea Camilleri allestisce una galleria di incontri, letture, ricordi ed emozioni, un'agrodolce cronaca dell'età che avanza. Perché «il tempo è una giostra sempre in funzione. Tu sali su un cavalluccio o un'automobilina, fai un bel po' di giri, poi, con le buone o con le cattive, ti fanno scendere».
“Segnali di fumo” resterà in edicola sino all'11 settembre a € 6,90 oltre al prezzo del quotidiano.
Grazie al servizio Prima Edicola, su www.primaedicola.it sarà anche possibile prenotare online senza costi aggiuntivi la propria copia e ritirarla presso una delle edicole convenzionate con il servizio.
 
 

Il Messaggero, 11.8.2019
Lampi
Mattia Carratello: «Io, la musica, Sellerio e quelle chiacchierate con Camilleri»

«Il primo libro per me fondamentale fu Mary Poppins di P.L. Travers, quattro volumi di racconti estremamente gotici - e pieni di riferimenti letterari, da Keats a Shakespeare - che mi hanno introdotto a un certo gusto anglosassone; poi quello che ritengo sia il più riuscito dei romanzi italiani dell'Ottocento, Pinocchio, il più noto all'estero, il più riscritto; e, infine, a quattordici anni, Edgar Allan Poe. Ma il libro di Collodi è quello che mi ha maggiormente influenzato: ci sono vette di efferatezza incredibili, Pinocchio stesso muore due volte, è crudele con il padre, con la fata, mutila il gatto: un romanzo sconcertante. Se da bambino ti capita tra le mani un libro così, non smetti più di leggere».
Mattia Carratello, editor di narrativa per Sellerio, racconta com'è nata la sua passione. «All'Università ho scelto la letteratura per dedicarmi completamente alla lettura. Ho studiato parecchio e goduto moltissimo.»
Come ha iniziato?
«Grazie alle chance che l'ottima università pubblica italiana ci regala, durante il dottorato ho fatto ricerca a Chicago: mi ritrovai a leggere autori che non conoscevo - era il momento di Richard Powers, di David Foster Wallace e tornato in Italia ritrovai un vecchio amico di studi, Luca Briasco (oggi socio di Minimum Fax, ndr): stilammo una lista di autori americani e, incredibilmente, gli editori ci risposero: Sergio Fanucci accettò di creare una collana, Avantpop, ci fece entrare in casa editrice. Con lui abbiamo imparato molto».
E poi, nel 2004, Einaudi Stile Libero.
«Lì mi sono occupato soprattutto di narrativa straniera: con Angela Tranfo, editor della collana, abbiamo acquisito i diritti di tanti libri, e fatto qualche operazione curiosa, come L'incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon in una nuova traduzione o il recupero di Peyton Place di Grace Metalious, un romanzo molto popolare che divenne una famosa serie tv: mischiare i generi e le scritture è sempre stata una caratteristica della collana di Einaudi».
E poi anche quella casa editrice le è parsa stretta, è così?
«Nel 2006 sono andato da Neri Pozza, dove ho lavorato per cinque anni con Marcella Marini, una collega imprescindibile per la mia vita editoriale: da otto anni lavoro con lei da Sellerio, dove c'è un gruppo storico fortissimo».
Ora avete gli inediti di Camilleri...
«C'è il famoso capitolo finale di Montalbano, di cui si è favoleggiato e che esiste davvero, e il saggio sulla sua formazione di scrittore e sulla sua avventura linguistica, che esce a ottobre».
Ha mai detto a Camilleri: Questo capitolo non funziona?
«In Sellerio non ci ho mai lavorato, è stato sempre seguito da Floriana Ferrara, redattrice di lungo corso; Camilleri era capace di punte di perfezione elevatissime, e poi a lui potevi dire qualunque cosa: se era un rilievo intelligente lo faceva suo».
Che ricordo ha di lui?
«Quando ero in Neri Pozza avevamo creato un'antologia, La storia siamo noi, con vari autori italiani e io ebbi l'esperienza di confrontarmi con Camilleri e quindi, diciamo tra virgolette, di editarlo: ero preoccupato, non sapevo cosa fare; e invece trovai l'autore più generoso e brillante che abbia mai incontrato. Con lui ho scoperto che i grandi scrittori sono quelli con cui è più semplice lavorare. Poi mi ha fatto capire che il talento, qualunque talento, va coltivato e può crescere nel tempo: Camilleri ha iniziato ad avere fortuna come scrittore dopo i 65 anni, e poi Montalbano ha cambiato la sua vita, e quella dei lettori».
[...]
Riccardo De Palo
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 11.8.2019
La storia della casa di Montalbano a Punta Secca
Parla Costanza DiQuattro, la cui famiglia “affitta” al Commissario la villetta resa celebre dalla fiction

È il simbolo architettonico della fiction di Montalbano. La casa del commissario e` a Punta Secca, frazione di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. La struttura normale, ne´ moderna ne´ antica, e l’affaccio sul mare la candidarono subito come il miglior luogo possibile per farne l’abitazione del poliziotto creato da Andrea Camilleri.
A oltre 20 anni dalle prime riprese, all’edificio viene ora dedicato addirittura un libro, "La mia casa di Montalbano", scritto da Costanza DiQuattro. Era infatti il 1998 quando il regista Alberto Sironi e l’attore Luca Zingaretti misero per la prima volta piede nella casetta di cui erano proprietari l’avvocato Giovanni DiQuattro e sua moglie Vincenzina Comitini, nonni della scrittrice che ce ne racconta la storia.
Cominciamo dalla fine. Il libro si conclude con Camilleri che acconsente a farsi intervistare. Quell’intervista e` poi stata fatta?
«Si`, e ho avuto il permesso di riportarla, ma dopo aver scritto quello che e` poi diventato l’ultimo capitolo ho scelto di lasciare un finale un po’ aperto. Mi e` sembrato piu` bello accennarne soltanto».
Pero` incuriosisce. Di che cosa avete parlato?
«Gli ho spiegato del libro che volevo scrivere, del piacere di farlo, e lui mi ha raccontato degli aneddoti, anche legati alla casa di Montalbano».
Me ne dica uno.
«Dopo un paio d’anni dal primo ciak, Camilleri venne in provincia di Ragusa ospite di Elvira Sellerio (l’editrice dei suoi libri, ndr), che aveva una casa vicino a Punta Secca. Ne approfitto` per andare a vedere la casa di Montalbano, come un turista qualsiasi, e nonostante fosse l’inizio dell’inverno e ci fosse una mezza bufera, trovo` tanta gente a sbirciare e far foto. Solo allora si rese davvero conto del successo della fiction».
Rispetto alla casa reale nella fiction cosa e` cambiato?
«Solo il piano con la terrazza. Lo scenografo Luciano Ricceri l’ha tagliato con un separe´ creando il soggiorno e la camera da letto. Il piano di sotto e` rimasto identico, come tantissime altre cose: le tazzine azzurre e beige che Montalbano usa sono di mia nonna, i mobili sono quelli originali, in molte puntate si vede ancora la laurea di mio nonno».
Il libro contiene anche un ricordo di Pasquale Spadola, il “location manager” che individuo` la casa e convinse prima suo padre e poi suo nonno ad affittarla per le riprese. Spadola scrive che averla aperta alla tv ha purtroppo distrutto i sogni della ragazzina che ci abitava, cioe` lei. Fu cosi`?
«E` corretto, ma solo per il periodo dell’adolescenza. Poi e` iniziato un processo di “riabilitazione” e la casa e` diventata il posto in cui custodisco i miei ricordi».
Com’e` cominciata questa “riabilitazione”?
«Attraverso mio figlio, nato nel 2008. Prima andavo al mare a Marina di Ragusa ma portarlo a Punta Secca era molto piu` comodo. A dieci mesi gli facevo fare il bagnetto e poi mi bagnavo anch’io, i miei nonni me lo tenevano, per chiamarmi gli bastava affacciarsi dal balcone. Negli anni successivi mio figlio ha cominciato a farmi una serie di domande legate alla casa che mi hanno fatto tornare indietro, all’infanzia».
Quando va in onda vede la fiction?
«Ah, io sono una patita. Con i miei figli siamo sempre incollati al televisore, ed e` sempre un tuffo al cuore quando vedo la casa. Per noi c’e` anche il riconoscimento di altri posti, la casa della zia Tizia, la stradina dove abita Caio... Poi uno dei grandi meriti di Camilleri e del regista Sironi e` stato quello di scardinare la nostra regione dal cliche´ “coppola e lupara”, come spesso la dipingono, proponendo invece una Sicilia luminosa, barocca, piena di bellezze, molto vera, dove le donne non vanno in giro con le velette».
Riesce sempre a riconoscere la sua casa o capita che la finzione la “cancelli”?
«Al contrario. Sironi e lo scenografo l’hanno mantenuta identica, e riesco a vederla com’era quando io ero bambina, una casa molto isolata in un borgo di pescatori dove abitavano quattro famiglie, mentre nella realta` oggi e` affollatissima. Mi e` quasi piu` familiare in tv che dal vero».
Pero` ci torna. Nel libro scrive che quando riesce a trovare posto va nel bed and breakfast allestito all’ultimo piano, e si mimetizza fra i turisti.
«In realta` da quando e` uscito il libro mi riconoscono tutti. Ma tornarci mi diverte sempre moltissimo. La fiction e` trasmessa in 68 Paesi, cosi` al tavolo della colazione trovi insieme il giapponese, il tedesco e l’australiano. Ed e` molto divertente vedere un simbolo architettonico concentrare tanto affetto. Vedo lo stupore degli ospiti e mi accorgo che giocano a fare il commissario. Alcuni vanno la mattina prestissimo a farsi una nuotata, come Montalbano, anche a costo di sacrificare una bella dormita».
Alla sua famiglia rende?
«Senza dubbio il nostro bed and breakfast non soffre cali o oscillazioni. Siamo costretti a chiudere per un mese e mezzo, tra aprile e maggio, durante le riprese della fiction, e poi un paio di settimane a febbraio per la manutenzione necessaria a una casa che sta praticamente dentro l’acqua. Per il resto siamo sempre aperti, anche a gennaio. Il clima siciliano aiuta, in inverno c’e` sempre qualche turista russo che fa il bagno. Insomma, anche se sono solo sette camere non possiamo lamentarci».
I nonni ci sono ancora?
«Purtroppo no, sono mancati pochi anni fa. Il libro l’ho scritto un po’ come un ricordo per loro».
Come reagirono al successo della fiction?
«Il nonno guardava la cosa con distacco, poi il successo e` dilagato ed entrambi hanno cominciato a divertirsi da impazzire. Il nonno rimaneva anche a vedere le riprese, tanto che a volte Sironi diceva: “Mandate via l’avvocato perche´ parla!”».
Oggi lei gestisce il Teatro Donnafugata a Ragusa Ibla: ha mai messo in scena Camilleri?
«L’anno scorso abbiamo ospitato uno spettacolo tratto dal romanzo “Maruzza Musumeci”. L’attore Pietro Montandon era solo in scena con sette personaggi diversi: un lavoro straordinario».
Un’ultima curiosita`. Avra` senz’altro fatto un’apparizione nella fiction, in un piccolo ruolo...
«Nooo! Con Sironi ho rapporti splendidi, quasi di famiglia, ma farmi riprendere in una fiction non e` proprio nel mio carattere».
Alberto Anile
 
 

Soverato, 12.8.2019


 
 

Blitz, 12.8.2019
Camilleri, Salvini e le storture mentali della sinistra

Roma – Due riferimenti ad altrettanti scrittori, tra loro estremamente diversi – Andrea Camilleri e Oriana Fallaci – dimostrano le debolezze culturali e di conseguenza anche politiche sia di Matteo Salvini e della sua Lega che della sinistra in generale. Cominciamo dalla sinistra, perché il discorso è più semplice e rapido.
La morte di Camilleri ha provocato quella che il mio amico e collega Beppe Lopez cogliendo nel segno ha definito: “Una immediata, massiccia glorificazione, ovviamente acritica, che mescola meriti oggettivi e riconoscimenti esagerati, testimonianze accreditate e dichiarazioni velleitariamente enfatiche di attori e conduttori televisivi. “Un vero e proprio tsunami di trasmissioni televisive e di paginate giornalistiche: non a illustrazione della splendida vita e dell’affascinante produzione di Camilleri ma a favore del “prodotto mediatico” Camilleri. Una vera e propria ubriacatura di massa”.
NESSUNO però si è chiesto il perché del suo grande successo. Che può piacere o non piacere, ma deve pur avere una spiegazione: che va compresa e spiegata. Soprattutto dalla sinistra, visto che i milioni di lettori di Camilleri non sono una trascurabile minoranza, ammesso e non concesso che esistano minoranze trascurabili, e visto che il linguaggio dei romanzi di Camilleri è sempre da popolo, di taglio tanto popolare quanto “terrone”, anzi siciliano, siculo, lontano dall’italiano parlato e scritto normalmente.
Nel 2001 c’è stata su L’Espresso la stroncatura di Giulio Ferroni, ritenuto erede di Natalino Sapegno perché nel 2001 passando in rassegna gli allora ultimi 15 anni di narrativa ha pubblicato l’aggiornamento della celebre “Storia della Letteratura italiana”, diretta da Sapegno assieme a Emilio Cecchi. Ferroni, intervistato da Mirella Serri, di Camilleri ha detto: “Meglio della Tamaro, certo. Ma superficiale, prevedibile, banale. […] Camilleri è troppo accomodante, troppo disincantato, troppo privo d’indignazione. Pirandello diceva che, per far affiorare il lato umoristico delle cose, le vicende della vita vanno guardate con un cannocchiale rovesciato. Anche Camilleri ha il suo cannocchiale. Ma comunque lo metti ci fa vedere figurine in miniatura, personaggi piccoli, piccoli… Se non sono solo marionette, poco ci manca”.
Peccato solo che Ferroni mostri di ignorare o voglia ignorare per superbia che in Italia le marionette hanno un loro robusto filone culturale, dal veneziano Pantalone al napoletano Pulcinella passando per il bergamasco Arlecchino, maschere diventate universalmente italiane, e che in Sicilia le marionette, dette pupi, fanno parte da secoli della cultura popolare.
Ripeto: POPOLARE. Dopo Ferroni 18 anni di soli applausi o altri nasi storti provocati dal proseguire inarrestabile del successo, fino alla “massiccia glorificazione” da camera ardente messa in risalto da Beppe Lopez. Ma nessuna analisi del perché di un tale successo. Di fatto, quindi, solo accettazione, più o meno laudatoria: cioè, in altre parole, solo conformismo e consumismo, ovvero l’usuale accodarsi e allinearsi al vento.
[...]
Pino Nicotri
 
 

Il Tirreno (ed. di Livorno), 12.8.2019
Il regalo di Francesco Bruni a Livorno: «Girerò qui tante scene del prossimo film»
Livorno, lo sceneggiatore e regista livornese si racconta a villa Maria e annuncia una settimana di riprese in giro per la città. Emozionante il ricordo di Camilleri: «Negli ultimi tempi, essendo cieco, salivo a casa sua e gli recitavo tutti i personaggi»
Simone Fulciniti
 
 

Il Sussidiario, 12.8.2019
Tosca D’Aquino e il marito Massimo Martino/ “A casa sono come la Merkel…” (Io e te)
Tosca D’Aquino ospite di Pierluigi Diaco a Io e te. Il ricordo di Camilleri: “Un maestro, aveva un carisma straordinario”. E il racconto dei suoi inizi

[...]
La vita di Tosca D’Aquino è fatta anche di incontri importanti, come quello con Camilleri. «Come è stato? Fantastico. Aveva un carisma straordinario, è stato un maestro, un mentore».
[...]
Silvana Palazzo
 
 

SicilyMag, 13.8.2019
Rocco Mortelliti: «Camilleri sarà con noi nelle Notti clandestine di Termini Imerese»
Eventi. Il regista, che è stato allievo e genero dello scrittore scomparso di recente, è il direttore artistico della manifestazione termitana che, dal 19 al 24 agosto, prevede tre momenti a sera: il primo sui libri, il secondo sul cinema e curato dallo stesso Mortelliti, il terzo sulla musica: «Ogni sera ci saranno 30 secondi di Andrea che ci augura una buona serata in qualche modo»

«Sono stato chiamato a fare il direttore di “Notti Clandestine” a Termini Imerese, un evento culturale che ha già una sua storia di qualità. Sono stato ospite di questa manifestazione due anni fa e ne rimasi colpito positivamente. Per me è un onore intellettuale esserne diventato direttore artistico. Mi sono posto in linea di continuità con lo spirito multidisciplinare della manifestazione che unisce arte, letteratura, teatro, cinema. Ho innovato in linea con la tradizione, arricchendo la manifestazione di nuovi eventi, ed accentuando la dimensione multidisciplinare di fusione fra gli ambiti culturali». Così il regista ciociaro Rocco Mortelliti inizia a raccontare la nona edizione di “Notti Clandestine. In direzione ostinata e contraria”, della quale è il direttore artistico. La manifestazione si svolgerà dal 19 al 24 agosto nello scenario di Piano Barlaci, a partire dalle ore 20.30. [...]
[...] Quest’anno, dunque, la direzione artistica è di Rocco Mortelliti, attore, sceneggiatore, regista teatrale e cinematografico. Storico collaboratore di Andrea Camilleri, e suo vero amico. Vi è anche un collegamento parentale, Rocco ha sposato Andreina, figlia di Andrea Camilleri. Da questo matrimonio sono nate due figlie, la primogenita è un'attrice affermata, Alessandra Mortelliti, che ha recitato nell'importante film “La Scomparsa di Patò”, l'unico film che ha trasposto al cinema un romanzo di Camilleri. Un notevole merito del regista Mortelliti che è riuscito in una operazione culturale complessa. Che è molto piaciuta allo stesso Camilleri. Il film è una rielaborazione rigorosa ed al contempo originale dell'omonimo romanzo dello scrittore di Porto Empedocle ed inventore del commissario Salvo Montalbano. Alla memoria di Camilleri sarà dedicato, ogni sera, un omaggio.
[...] In programma anche la performance teatrale del Gruppo Teatro Libero di Trabia, che presenterà la “ ’A Mandracula” e le musiche dei “barbieri siciliani”. Nei saloni dei barbieri, intorno agli anni ‘50, si andava non solo per tagliare i capelli o radere la barba, ma anche per trascorrere del tempo ascoltando il suono del mandolino, della chitarra, della fisarmonica o del tamburello e cantando musiche della tradizione siciliana. Mortelliti afferma: «Non vi è solo intrattenimento ma riflessione. Anche il lavoro di ricerca degli artisti che hanno recuperato le musiche che venivano suonate dei barbieri ha un valore storico ed antropologico. Andrea Camilleri nel “Casellante” ha citato i concertini dei musicisti nei saloni da barba. Fanno rivivere quel tempo e fanno riflettere».
Mortelliti aggiunge: «In questa edizione, vista la tragedia che personalmente ho subito, e che credo sia una perdita che abbia fatto soffrire anche moltissimi italiani, ovvero la scomparsa di Andrea Camilleri, lo ricorderemo in maniera costante. Io sono molto frastornato da questa assenza, mi manca davvero tanto. Pensi che ancora non sono rientrato nel suo studio, vi è ancora il suo computer spento. Non sono riuscito a realizzare che sia davvero morto. Da quando avevo 18 anni ho avuto con lui un rapporto di grande dialogo, parlavamo di tutto. L'ultima volta mi ha chiesto come era andato lo spettacolo de “La donna di Samo” con i ragazzi di Termini Imerese. Lui sapeva tutto di quel laboratorio. Si informava di tutto. In questi giorni della manifestazione ho bisogno di sentirlo qui attorno, a Termini. Quindi ogni sera ci saranno 30 secondi di Andrea che ci augura una buona serata in qualche modo. Lo avremo vicino, e questo mi fa sentire protetto».
Chi meglio di Mortelliti può raccontare Andrea Camilleri dal punto di vista culturale e dal punto di vista umano: «Andrea mi ha formato come uomo e come artista, ogni volta che penso una cosa vi è sempre il suo zampino. Ed è capitato anche a mia figlia, Alessandra. Mi riferisco all'abitudine di parlare con lui di ogni cosa che faceva o che stava progettando nel suo lavoro di attrice. Ma non solo per il lavoro, era un dialogo vero, di profondità umana. Andrea era una persona molto colta, ha cominciato a leggere da bambino e non ha mai smesso. Ha letto di tutto. Aveva una vasta conoscenza che rielaborava in maniera critica».
Il fiume dei ricordi di Camilleri nella mente di Mortelliti scorre velocemente, il regista non nasconde la sua profonda emozione. Fa una pausa e poi racconta: «Una delle cose che Andrea mi ha insegnato, anzi trasmesso, e che voglio sempre comunicare agli altri, è: “Non smettete di essere curiosi, perché se viene a mancare la curiosità è una cosa grave”. E poi la volontà di continua sperimentazione, che è la linfa vitale. Poniamo mente ai suoi numerosi romanzi. Chi pensa che la sua letteratura sia solo Montalbano compie un errore gravissimo, Montalbano era per lui una pausa fra un romanzo serio ed un altro. Sia chiaro, i libri su Montalbano sono testi di qualità notevoli, scritti con vivace ritmo narrativo, con una capacità affabulatrice fuori dal comune. Ma il Camilleri migliore, più profondo, si trova nei romanzi storici ed in quelli di genere fantastico. Penso a suoi capolavori quali “Il Birraio di Preston”, “La concessione del telefono”, “La scomparsa di Patò”, opere di profondità culturale, letteraria, filosofica. Romanzi in cui lo stile camilleriano tocca le vette più alte. Penso anche alla trilogia dei romanzi fantastici, o più esattamente la trilogia della Metamorfosi: “Maruzza Musumeci”, “Il casellante” (Mortelliti ha in progetto il film tratto da “Il casellante” nda), “Il sonaglio”».
Camilleri e la sperimentazione. Mortelliti argomenta: «Andrea ha sperimentato molto sia in teatro sia in letteratura. Ho vissuto con sofferenza il suo passaggio dal teatro alla letteratura. Per me Andrea era un regista teatrale, ho impiegato molto tempo ad accettare il suo abbandono del teatro a favore della letteratura. L'ho accettato molto tardi questo fatto, pensavo sempre che “adesso finisce questo libro e torniamo a fare gli spettacoli teatrali”. Ed invece è diventato un grande scrittore, di qualità e molto apprezzato dai lettori in Italia ed all'estero. E' stato il mio maestro, sono nato con lui in teatro. L'ultimo suo spettacolo teatrale lo abbiamo fatto insieme a Palermo parecchi lustri fa. E' stato un punto di riferimento culturale ed umano. Mi manca molto Andrea...».
Salvo Fallica
 
 

ANSA, 13.8.2019
"I fantasmi di Camilleri"
Presentato a Soverato il volume curato da Milly Curcio

Soverato (Catanzaro) - Non solo Montalbano.
E' un approccio diverso nello studio delle opere di Andrea Camilleri quello che emerge dal volume "I fantasmi di Camilleri", a cura di Milly Curcio, presentato nell'ambito della rassegna "Soverato, un mare di culture" promossa dalla libreria "Incontro".
Dieci studiosi di vari Paesi europei hanno esaminato singolarmente un'opera di Camilleri. Tra loro la stessa Milly Curcio, docente del liceo scientifico "Siciliani" di Catanzaro, critica letteraria e saggista, e Luigi Tassoni, direttore del Dipartimento di Italianistica e dell'Istituto di Romanistica dell'Università di Pécs (Ungheria), studioso ed esperto di letteratura, che hanno partecipato all'incontro di Soverato insieme a Raimonda Bruno, anche lei docente del "Siciliani". Ne emerge una descrizione del poliedrico lavoro di Camilleri sicuramente fuori dal comune, al di là di certe suggestioni televisive e più strettamente correlata al valore squisitamente letterario delle sue opere.
 
 

Castelvetrano News, 13.8.2019
Camilleri "rivive" a Triscina grazie ad un murales di un artista castelvetranese

Luigi Pirandello, Giovanni Verga e Andrea Camilleri immortalati nei murales sul teatro Franco Franchi e Ciccio Ingrassia di Triscina dalla mano di Fabio Ferrara detto Hira, hanno dato un tocco in più non solo estetico al palinsesto di spettacoli offerto da Ld Communication. Il teatro è divenuto un vero e proprio centro artistico, grazie al tocco dell'artista Hira, che starebbe lavorando ad altri due murales, secondo quanto riferisce Alessandro Quarrato al direttore di Castelvetranonews avv. Elio Indelicato, ma mantiene le riserve. Negli ultimi giorni, intanto, il murales raffigurante il magistrato Paolo Borsellino è stato completato.
 
 

Fanpage.it, 14.8.2019
Il libro in cui Andrea Camilleri raccontò il Ferragosto di Montalbano
Andrea Camilleri non ha mai concesso un giorno di relax al suo commissario, nemmeno a Ferragosto. Perché, come afferma non senza ironia lo stesso Montalbano, “andare in vacanza quando ci vanno tutti è una cafoneria imperdonabile”: è in questo modo che lo scrittore siciliano scelse di raccontare il 15 agosto di Vigàta. L’ennesimo delitto, l’ennesima storia appassionante da rileggere anche oggi sotto l’ombrellone.

Ferragosto è tradizionalmente una giornata in cui dedicarsi al relax, o ad una piacevole gita fuori porta. Ma non per Montalbano: il commissario di Vigàta non riposa mai, nemmeno quando l’arsura estiva arriva al massimo e tutti gli altri sono in vacanza. Ce lo racconta lo stesso Andrea Camilleri in un breve testo uscito nel 2013 per Sellerio dal titolo "Notte di Ferragosto": lo scrittore siciliano non ha mai abbandonato il suo personaggio più famoso, regalandoci l’ennesimo piccolo capolavoro da leggere, perché no, proprio sotto l’ombrellone.
La notte di Ferragosto di Montalbano
“Da anni e anni oramà a Vigàta si era pigliata l’usanza che la notti di Ferrausto, quella tra il quattordici e il quinnici, chiossà di mezzo paìsi scasasse per annare a passare la sirata nella pilaja”: a Salvo Montalbano questa cosa non piace, abituato com’è alla tranquillità della spiaggia della Marinella. Ma in quei giorni per lui non c’è pace: intere famiglie con le radio a tutto volume, bambini vocianti, e una gran quantità di bottiglie e rifiuti frutto non solo delle giornate, ma anche delle nottate passate a far baldoria. Quello che Montalbano non sa è che all’indomani di Ferragosto, fra pezzi di “sosizza” e resti di “cuddrironi” ci sarà anche un cadavere.
Credo che andare in vacanza quando ci vanno tutti sia di una cafoneria imperdonabile.
Nemmeno con il caldo Salvo Montalbano perde il suo fiuto infallibile e comprende subito che quella che ha di fronte non è una morte “banale”, ma un omicidio. Con questo breve racconto Andrea Camilleri dà un bel po’ da fare al suo commissario anche a Ferragosto, aggiungendo un altro piccolo tassello alle amatissime avventure investigative nostrane, e regalando ai suoi lettori un’occasione per trascorrere, letterariamente parlando, un Ferragosto “in giallo”.
Dal BarLume a Rocco Schiavone: “Ferragosto in giallo”
È così infatti che titola il volume pubblicato da Sellerio nel 2013 che, oltre al racconto di Camilleri, comprende altre cinque storie brevi scritte dagli altri autori simbolo della casa editrice palermitana. “Ferragosto in giallo” propone, oltre all'indagine estiva di Montalbano, anche quella di Massimo Viviani e dei vecchietti del BarLume, personaggi divenuti celebri grazie alla penna di Marco Malvaldi, e quella di Rocco Schiavone, il collega romano di Montalbano raccontato da Antonio Manzini.
“Ferragosto nella casa di ringhiera” di Francesco Recami è il quarto racconto breve che compone la raccolta, seguito da “Lupa di mare” di Gian Mauro Costa e da “Vero amore” di Alicia Giménez-Bartlett. Il piccolo volume edito da Sellerio è diventato in poco tempo un must per gli appassionati del genere, e ora che il maestro siciliano non c’è più e che anche le avventure siciliane di Montalbano stanno per concludersi, ogni occasione è buona per rivivere le sue avventure: anche sotto l’ombrellone, a Ferragosto.
Federica D'Alfonso
 
 

Un libro tira l'altro ovvero il passaparola dei libri, 14.8.2019
Biografia del figlio cambiato, di Andrea Camilleri

Recensione 1
Leggere la biografia romanzata del grande Pirandello dalla penna di Camilleri è stata, a tratti, una passeggiata e, a tratti, perdersi nell’assurdo pirandelliano vero e proprio!
Il contrasto fra il Pirandello-uomo e Pirandello -scrittore appare nettissimo.
Biografia del figlio cambiato Recensioni Libri e News UnlibroNe è uscito un Pirandello-uomo infagottato, contraddittorio, troppo siciliano, assetato di denaro. Ancorato a un provincialismo conservatore, quello tipicamente siculo, che se è vero che da un lato suscita ilarità, dall’altro innervosisce per le sbarre e i paletti che impone con le sue superstizioni e le sue forme di onore.
Di contro, nel citare passi delle più famose opere pirandelliane, il Premio Nobel appare un uomo dalla visione internazionale, un uomo senza confini.
Un uomo che nella vita, reale (o scenica!?) ha dovuto, per necessità, indossare le famose maschere, per facilitare al suo intimo di percorre senza freni “Le vie dell’arte”. E solo nell’arte della rappresentazione riscopre il suo vero volto perché non è la fantasia che attinge alla realtà, ma il perfetto contrario.
Tormentato dagli affetti più intimi: il difficilissimo rapporto con il padre tanto da fare sua la favola del ” figlio cambiato”; l’ambiguo rapporto con la moglie devota ma estranea al suo intimo; il complicato, ossessivo, invadente e, allo stesso tempo estraneo rapporto con i figli, Luigi Pirandello riesce a fatica a superare i limiti di quei “volti” che nella realtà scenica lo inchiodano a un’esistenza, che, seppur apparentemente regolare, rasenta i limiti della follia.
Nella vita lui, Pirandello, i personaggi li ha interpretati tutti: figlio incompreso (cambiato nella culla), amante distratto, marito devoto ( di una pazza), uomo d’affari, padre ansioso etc…”volti” che trovano la giusta (?) interpretazione che la società impone!
Una sensibilità forte quella Pirandelliana che, sdoppiandosi nelle personalità multiple, ha come comune denominatore, non la conoscenza del suo Ego, ma la consapevolezza, nel tempo, di essere stato ingannato dalla sua stessa natura (“che cosa stupida la natura”) e ritrovarsi in ciò che aveva da sempre rinnegato: il figlio di suo padre!
E se dai grandi dolori, scompensi e assurde catene nascono le opere più grandi, beh! Pirandello ne è una grande testimonianza da…Nobel
Sullo stile di Camilleri qualche sbavatura e nota stonata, ma il personaggio che ha voluto “rappresentare” fa chiudere un occhio!
“Ma niente è vero
…Ma niente è vero
e vero può essere tutto;
basta crederlo per un momento
e poi non più, o per sempre mai più.
La verità la sa Dio solo.
Quella degli uomini è a patto
che tale la credano, quale
la sentono. Oggi così
domani altrimenti …”
atrizia Zara
Recensione 2
Con la “Biografia del figlio cambiato” Camilleri ci propone un altro gioiello letterario, raccontandoci le vicende umane del grande Luigi Pirandello e di come queste abbiano influito sul suo pensiero creativo e sulle sue opere. Una biografia fuori dagli schemi, un ritratto veramente toccante e veritiero di Pirandello, permeato di affetto, ammirazione e reverente rispetto, sentimenti già presenti nell’autore quando, da bambino, ebbe a conoscere quella figura austera, quell’uomo alto, longilineo ed elegante che si presentò come amico della nonna alla sua porta.
Biografia del figlio Cambiato CamilleriCamilleri ci rivela come Pirandello, fin dalla più tenera età, si sentisse un “figlio cambiato”, secondo l’antica leggenda siciliana che la cameriera Maria Stella, con la quale passava la maggior parte del suo tempo, gli raccontava, in cui le “donne di fuori”, un misto di streghe e fate, potevano punire una madre irriguardosa e inetta sottraendole il figlio neonato per sostituirlo con un altro, il figlio cambiato.
Un senso di “non appartenenza” alla sua famiglia che si trascinerà per tutta la vita e che dovrà affrontare attraverso gli anni con una difficile ricostruzione della sua identità in un insieme di luci ed ombre, di affetti e risentimenti, di rapporti intermittenti, di alternanze emotive non indifferenti. E’ soprattutto il rapporto col padre e con il suo modo di essere e di agire, con le sue azioni e il tradimento nei confronti della madre che Luigi dovrà fare i conti e riuscire ad affrancarsi da quella figura paterna da cui purtroppo e per lungo tempo sarebbe dipeso economicamente, anche perché a certe agiatezze non poteva proprio rinunciare.
Tutto ci racconta il suo biografo, dalla nascita prematura alla morte avvenuta nel 1936. Gli scontri con la famiglia, i primi amori, le difficoltà negli studi, gli anni dell’università prima a Roma e poi a Bonn, il suo fidanzamento fallito, il matrimonio con una donna bella ma non adeguata alle sue necessità mentali, la pazzia della moglie, i problemi finanziari, la nascita delle sue opere, il recupero del rapporto col padre, i figli, luce dei suoi occhi, il Nobel, la malattia, la morte.
Andrea Camilleri si sente molto vicino a lui, sia perché “l’aria che ha respirato è quella che ho respirato io…”, le angosce vissute da Pirandello si toccano in alcuni punti comuni, quella figura imponente e altissima che ne faceva un uomo “scantusu”, spaventoso agli occhi di un bambino, era portatrice di predisposizioni e vocazioni letterarie straordinarie che non potevano non affascinare il piccolo Camilleri che si avviava anche lui, ancora inconsapevolmente, verso la strada della grandezza. Questa biografia, impreziosita da una grande complicità emotiva, sensibile e affettuosa, profonda e sincera, intride la penna del suo autore di una grande umanità e di una profonda e sincera partecipazione.
Maristella Copula
 
 

Riviera, 17.8.2019
Rileggendo Montalbano
Approfondimenti

Come ogni anno anche quest’anno ho portato Montalbano in spiaggia con me. Ero a metà de Il cane di terracotta quando mia suocera mi ha chiesto: “Quanti Montalbano hai letto finora?”
- Non lo so – Ho risposto alzando le spalle. – Ce ne sono così tanti. Qualcuno l’ho letto due volte.
- Ma non sono tutti uguali?
Ci ho pensato un po’. Di sicuro, secondo la mia esperienza, seguono tutti più o meno la stessa formula. Un evento misterioso scuote Vigata. Montalbano coltiva un sospetto. C’è dietro qualcuno: la mafia, i fascisti, un pazzo. Montalbano raccoglie degli indizi, mette insieme le prove. Con un misto d’istinto, intelligenza e fortuna, Montalbano risolve il mistero. Forse, se fossi un esperto del romanzo giallo potrei rispondere “no”, c’è sempre una svolta originale nella trama. Ma per me questo non è il vero senso di Montalbano.
Col passare dei giorni ho cercato di capire perché. Un susseguirsi di articoli è stato pubblicato dopo la morte di Andrea Camilleri il mese scorso. Tutti cercavano di riaffermare che all’interno del canone letterario italiano esisteva un posto per i suoi libri, intesi come classici sempre rileggibili più che tascabili monouso in vendita presso le librerie aeroportuali. Si è detto che Montalbano è speciale nella tradizione del romanzo giallo perché è un “buongustaio”. A differenza del tipico Philip Marlowe, detective dal carattere duro che sembra alimentarsi solo di alcool, sigarette e caffè, Montalbano mangia. In effetti molti dei momenti clou delle sue avventure sono descrizioni dei vari pranzi che consuma presso l’Osteria San Calogero o che gli cucina la domestica, Adelina.
Montalbano è un detective buongustaio. Non direi che questo sia del tutto originale (il commissario di Camilleri deve molto al Jules Maigret di Simenon e alla sua predilezione per il coq au vin). Credo però che questo elemento sia più importante di quanto si pensi. Se in ogni giallo è il detective a insegnare al lettore a leggere – a cercare gli indizi, mettere insieme le prove, orientarsi fra ombre – questo lo fa anche Montalbano; ma lui ci insegna a leggere non con la fredda chiarezza di uno stomaco vuoto, ma con lo stile siciliano dello scialarsi come farebbe un buongustaio. Di fatto, questo processo emerge spesso in modo esplicito. Montalbano legge voracemente ed ampiamente. Legge sul lavoro. Spesso rilegge i suoi libri preferiti. E passa molto tempo a scegliere cosa leggere. Ad esempio, nella prima storia della saga, Gli arancini di Montalbano, lo scopriamo andare a letto “a eleggere il libro col quale avrebbe passato la notte condividendo il letto e gli ultimi pinsèri” e dirci che “era macari capace di perderci un’orata”.
Il giallo è un genere letterario che si tende a leggere una volta. L’obiettivo è risolvere il crimine e fare giustizia. La trama segue un’unica direzione e in genere non s’interessa alla vita quotidiana né alla routine di tutti i giorni. Una volta letto, rileggerlo sembra avere poco senso perché possiedi già la chiave del mistero che ti doveva mantenere viva la curiosità, che ti spingeva a girare le pagine. Con Camilleri, però, è diverso. Attraverso Montalbano, Camilleri trasforma il piacere del giallo in uno dei piaceri giornalieri, ripetibili, perfino corporali della vita stessa – qualcosa da gustare e ripetere come una visita a un buon ristorante.
Václav Paris
 
 

Il Foglio, 17.8.2019
Preghiera
Tutta la differenza tra De Crescenzo e Camilleri
Due grandi intellettuali, con due vite diverse e ideali diversi

Riposino entrambi in pace, ovviamente, ma in occasione del doppio, pressoché contemporaneo trigesimo sono io a non trovare pace se non metto un po’ di cose in ordine. Luciano De Crescenzo, prima in Ibm e poi con Mondadori, ha sempre vissuto di mercato, fino a diventare un uomo ricco con il denaro versato dai suoi lettori, volontariamente. Andrea Camilleri, funzionario Rai dal 1957, ha vissuto per decenni grazie al canone versato da tutti gli italiani, obbligatoriamente. Lo scrittore napoletano, ateo cristiano, ammiratore di Gesù, “non credente ma sperante”, ha avuto funerali in chiesa, nella poetica e musicale Santa Chiara, mentre lo scrittore siciliano è finito nel cimitero acattolico e basti l’alfa privativo per dire la negatività della scelta. Il divulgatore di Epicuro teorizzava il dubbio, il giallista statalista sapeva tutto lui. De Crescenzo era un borghese gentile e tollerante che molto amava le donne, Camilleri un comunista supponente e volgare al punto da definire “scrofe” le ragazze amiche di Berlusconi. Splenda ad essi la luce perpetua.
Camillo Langone
 
 

La Sicilia, 18.8.2019
«La mia Vigàta, tra verità e fantasia»
Ricordando Camilleri. A un mese dalla scomparsa, un testo dello scrittore sulla Sicilia come sfondo dei suoi romanzi
Agrigento e Porto Empedocle un po' come Yoknapatawpha di Faulkner e il Macondo di Marquez

Un mese fa si spegneva a Roma lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, autore tra i più letti e tradotti, che fece della sua Sicilia lo sfondo prediletto di racconti e romanzi. Lo ricordiamo pubblicando, per gentile concessione dell'editore, un suo scritto, proprio sul perché della scelta di ambientare in Sicilia le sue storie e in particolare quelle del commissario Monialbano, pubblicato nel libro-intervista "Una birra al Caffè Vigàta", dialogo con Lorenzo Rosso (Imprimatur edizioni).

ISPIRAZIONE
Un critico ha definito Vigàta "il paese più inventato della Sicilia più vera". Se stesse in me, correggerei così la definizione: "un paese, in parte vero, della Sicilia più inventata".
L'UNIVERSO SICILIANO
I siciliani sono tra loro diversissimi per carattere, consuetudini, idee. Vitaliano Brancati ne portava un esempio quando faceva il caso del signor A e del signor B, tutti e due siciliani, coetanei e con le rispettive abitazioni divise solo da un pianerottolo. Ebbene, diceva Brancati, percorrere quel pianerottolo è come fare una traversata oceanica, tanto A e B sembrano appartenere a mondi diversi.

[In realtà non si tratta di un testo scritto da Camilleri, ma di un estratto dell'intervista pubblicata nel libro citato, NdCFC]
 
 

La Sicilia (ed. di Enna), 18.8.2019
La minoranza consiliare a Barafranca
La proposta-tributo a "La mossa del cavallo"
M5s: «Dedichiamo una piazza a Camilleri»

Barrafranca. Intitolare una strada allo scrittore siciliano Andrea Camilleri. E' una mozione presentata dalla consigliera M5s Katia Baglio dopo la morte dello scrittore. La proposta è firmata anche dai consiglieri Alessandroc Tambè e Jasmine Barresi con la motivazione di legare la me-moria di Camilleri a Barrafranca, teatro di uno dei suoi più famosi romanzi «La mossa del cavallo», pubblicato nel 1999 ed ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel territorio di Barrafranca nel XIX secolo.
«Un volume legato alla storia di Barrafranca - afferma Baglio - e che si ispira ad un fatto realmente accaduto. Potremmo essere tra i primi comuni siciliani che concretizzano il progetto "Una piazza per Camilleri", ed è per questo che auspichiamo una conclusione rapida del procedimento». Già Catena Cancilleri, laureata in Filosofia a Catania, intervistò Camilleri più di dieci anni fa concludendo la sua tesi da cui trasse anche la pubblicazione di un libro sul romanzo «Il Re di Girgenti»: «Un grande uomo e letterato - ricorda - che ha rappresentato la Sicilia nel mondo. Sarebbe giusto intitolare una strada a Camilleri il quale si è ispirato in un suo romanzo ad una storia vera barrese».
Catena Cancilleri svolge il lavoro di educatrice a Parma al convitto nazionale del "Maria Luigia" ma la sua "sicilitudine" è presente anche in altri volumi che ha pubblicato. L'amore per la letteratura è sempre viva per Catena Cancilleri e sembra essere sbocciata dopo l'incontro con Camilleri. Da lì, prima di trasferirsi a Parma, inventò il primo «Cafè letterario» nel territorio ennese dove invitava i giovani a parlare e discutere di determinate tematiche. «La mossa del cavallo» è stato anche ripreso da alcuni storici del paese e da un giovane docente locale Filippo Salvaggio, già presidente della Pro Loco.
Renato Pinnisi
 
 

 


 
Last modified Sunday, August, 18, 2019