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RASSEGNA STAMPA

APRILE 2019

 
La Repubblica, 1.4.2019
Vent'anni di successi senza fermarsi mai: torna in tv Luca Zingaretti con il suo Montalbano
Il commissario dei record sbarca ancora su Rai1 con le repliche dei nuovi episodi: si riparte con 'La giostra degli scambi'

È davvero la serie dei record. Trentaquattro film, 150 repliche in prima serata hanno raggiunto un totale di un miliardo 179 milioni e 879 mila spettatori. Il commissario Montalbano festeggia vent’anni in tv e torna su Rai1 da stasera, primo aprile, con dieci repliche.
Il pubblico non l’ha mai tradito, anzi, gli episodi già trasmessi scalano regolarmente la classifica dell’Auditel. Luca Zingaretti, che lo interpreta, spiega che “il pubblico ama Montalbano perché vorrebbe essere come lui”. Per il regista Alberto Sironi “Andrea Camilleri ha creato un personaggio unico, perché vive nella realtà ma si muove in uno scenario teatrale”. Umano e abitudinario, legato alla squadra, Fazio (Peppino Mazzotta), Catarella (Angelo Russo), Mimì Augello (Cesare Bocci), innamorato di Livia (Sonia Bergamasco) che vive lontano da lui, Montalbano è una certezza. Ritrovarlo vuol dire ritrovare i ritmi lenti di paesi bellissimi che diventano un palcoscenico, donne dalla femminilità antica, l'irresistibile Catarella che sbatte contro le porte.
La collezione La primavera di Montalbano prevede questa settimana due appuntamenti: stasera va in onda La giostra degli scambi. Un negozio di elettronica è stato bruciato, l'incendio è doloso. Ma nei giorni in cui il commissario indaga accadono cose inquietanti: un uomo rapisce alcune ragazze, le tiene con sé per diverse ore e poi le lascia libere.
Il 3 aprile è la volta di Un covo di vipere sul caso di un imprenditore ucciso. Montalbano scopre, anche grazie alla testimonianza dei figli della vittima, che era privo di scrupoli e sentimenti. Faceva lo strozzino. L’8 aprile è la volta di Amore in cui le indagini si concentrano sulla scomparsa di una donna; il 15 Come voleva la prassi si apre col ritrovamento del cadavere di una ragazza, un delitto che nasconde un giro di festini con i notabili del paese. Il 22 aprile in Una faccenda delicata viene trovata uccisa una prostituta, strangolata con una cintura da uomo. Nell’episodio del 29 L’odore della notte il commissario indaga su una truffa economica che coinvolge tutto il paese. Il 6 maggio, al centro di Par condicio c’è la guerra tra due famiglie mafiose. La pazienza del ragno, previsto il 13 maggio, Montalbano deve risolvere un rapimento anomalo. Il 20 L’età del dubbio si apre con la scena del commissario che vive un incubo, ha sognato il suo funerale. Si sveglia di malumore e lo aspetta un’indagine complessa: l’equipaggio di uno yacht trova un cadavere in mare. Una voce di notte, il caso che chiude la serie il 22 maggio, vede Montalbano impegnato in un giallo complesso: si suicida il direttore di un supermercato. Ma è vero suicidio? Dietro quella morte, c’è la mano della mafia.
Silvia Fumarola
 
 

Edizioni Henry Beyle - Camera di Commercio Roma, 2.4.2019
Incontro con Andrea Camilleri a Roma, martedì 2 aprile 2019
Camera di Commercio di Roma - Sala del Tempio di Adriano
Piazza di Pietra, Roma
Ore 18


Andrea Camilleri e il Prof. Giuseppe Marci, che ha partecipato alla presentazione
Foto Roberto Ciardo - Camilleri Fans Club

Martedì 2 aprile, alle ore 18, presso il Tempio di Adriano a Roma, si terrà l’incontro con Andrea Camilleri per la presentazione del libro La casina di campagna. Tre memorie e un racconto, edito dalle Edizioni Henry Beyle. Dopo il saluto di Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, lo scrittore converserà con il giornalista Stefano Salis in occasione dell’uscita del volume che raccoglie tre testi autobiografici e una prosa d’invenzione, dove Camilleri ricostruisce i ricordi d’infanzia legati alle lunghe estati trascorse nella casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle: una residenza dalle numerose stanze, dal ricco frutteto e dalla vista che si estendeva verso il mare, deposito di antiche automobili e di paramenti sacri, popolato da una vasta parentela, da accorti ingegneri, anziani poeti, topi di inaudita intelligenza. Il racconto di un luogo unico che il libro, realizzato con carte di pregio e ornato dalla riproduzione di nove maioliche applicate a mano, affida alla conservazione dei lettori, affinché resti nella memoria di tanti.
Al termine della manifestazione, Andrea Camilleri presenzierà la cerimonia di inaugurazione dell’antico ingresso del Tempio di Adriano, recuperato dopo un delicato intervento di restauro.
L’evento, organizzato dalle Edizioni Henry Beyle con la Camera di Commercio di Roma, è a ingresso gratuito con registrazione sul sito www.henrybeyle.com.
 
 

TvZap, 2.4.2019
Ascolti tv, il Commissario Montalbano in replica sfiora i 7 milioni di telespettatori
La giostra degli scambi ottiene un risultato su Rai1 di rilievo riuscendo a doppiare l’Isola dei famosi all’episodio finale su Canale 5, bene Made in Sud su Rai2

Ascolti tv, prime time
Con Montalbano non si scherza, neanche in replica. La giostra degli scambi, il primo dei due episodi andati in onda in prima visione nel 2018 fa segnare 6,718 milioni di telespettatori con uno share del 28,6%: un risultato che consente alla creatura letteraria interpretata da Luca Zingaretti di doppiare in termini di ascolti l’Isola dei famosi.
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Massimiliano Carbonaro
 
 

Repubblica Tv, 3.4.2019
"La casina di campagna", Andrea Camilleri presenta a Roma il suo nuovo libro. "Devo tutto a mia nonna"

Andrea Camilleri ha regalato emozioni parlando de “La casina di campagna”, il suo nuovo libro presentato al Tempio di Adriano. Molti sono gli aneddoti che lo scrittore siciliano ha regalato alla sala gremita. Tante le sensazioni e i ricordi, soprattutto quello di sua nonna Elvira, una donna “particolare”, che amava parlare con le cose e con gli animali o inventarsi parole. “Io credo che se sono diventato uno scrittore ed ho fantasia lo devo soprattutto a lei”, ha chiosato Camilleri tra applausi e commozione.
(servizio di Salvatore Giuffrida, video di Maria Cristina Massaro Agf)
 
 

Repubblica Tv, 3.4.2019
Camera di Commercio di Roma, riaperto l'antico ingresso principale del Tempio di Adriano

Doppio evento alla Camera di commercio di Roma, dove oltre alla presentazione dell'ultimo libro di Andrea Camilleri è stato inaugurato l'antico ingresso del Tempio di Adriano. L'intervento di restauro, durato sei mesi e finanziato da Camera di commercio, ha permesso la riapertura dell'ingresso a via de Burrò della storica sede della borsa valori, che era chiuso da 30 anni. "Con la riapertura dell'antico ingresso aggiungiamo un ulteriore tassello all'opera di valorizzazione portata avanti dall'istituzione camerale nei confronti di quello che costituisce uno dei monumenti simbolo della capitale" ha detto il presidente Lorenzo Tagliavanti. "Questo spazio - ha aggiunto - sarà a disposizione della città. Ospiterà iniziative culturali e mostre come quella che raccoglie 17 dipinti della scuola romana, tra cui Mario Mafai, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Alberto Ziveri.Sarà aperta per due settimane a ingresso libero.
(servizio di Salvatore Giuffrida, video di Maria Cristina Massaro Agf)
 
 

AGI, 3.4.2019
Andrea Camilleri presenta il suo ultimo libro al Tempio di Adriano

Andrea Camilleri ha presentato nel tardo pomeriggio di ieri il suo nuovo libro “La casina di campagna. Tre memorie e un racconto”, edito dalle Edizioni Henry Beyle. Lo scrittore siciliano, conosciuto soprattutto per il suo personaggio di Montalbano, ha ricostruito i ricordi d'infanzia legati alle lunghe estati trascorse nella casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle: una residenza dalle numerose stanze, con un cortile interno dove nell’ottocento si facevano i duelli e con un pesante lampadario, regalato alla famiglia dal nipote di Pirandello e che lui ancora conserva nel suo garage ed è anche l’unica cosa che resta di quella casa poi abbattuta, insieme alle maioliche che ritroviamo in foto sulla copertina del libro, realizzato con carta pregiata.
Mariacristina Massaro
 
 

LaPresse, 3.4.2019
Roma, Camilleri presenta il suo nuovo libro al Tempio di Adriano
Cliccare qui per il VIDEO

Doppio evento alla Camera di Commercio di Roma, dove è stato presentato l'ultimo libro dello scrittore Andrea Camilleri assieme all'inaugurazione dell'antico ingresso del Tempio di Adriano il cui intervento di restauro è durato sei mesi. I lavori sono stati finanziati dalla Camera di Commercio che ha permesso la riapertura dell'ingresso a via de Burrò della storica sede della Borsa Valori, chiuso da 30 anni. Il celebre scrittore siciliano ha presentato "La casina di campagna. Tre memorie e un racconto", insieme al giornalista Stefano Salis. Il volume raccoglie tre testi autobiografici e una prosa d’invenzione, dove Camilleri ricostruisce i ricordi d’infanzia legati alle lunghe estati trascorse nella casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle.
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 3.4.2019
Camera di Commercio
Folla alla presentazione del nuovo libro di Andrea Camilleri
La presentazione del libro dello scrittore Andrea Camilleri «La casina di campagna. Tre memorie e un racconto», è stata anche l’occasione per la riapertura dell’antico ingresso del Tempio di Adriano dopo un lungo restauro. E in più una mostra, a ingresso libero

Doppio evento alla Camera di Commercio. La presentazione del libro dello scrittore Andrea Camilleri «La casina di campagna. Tre memorie e un racconto», è stata anche l’occasione per la riapertura dell’antico ingresso del Tempio di Adriano dopo un lungo restauro. E in più una mostra, a ingresso libero, di 17 dipinti di alcuni dei più importanti esponenti della Scuola romana (tra cui Mario Mafai, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Alberto Ziveri). «Sono davvero onorato - ha detto Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma - che uno dei più grandi scrittori italiani abbia voluto partecipare a un evento che per noi riveste una forte valenza. La cultura – ha aggiunto - è un elemento vitale per il benessere degli individui e della comunità sociale ed economica nel suo insieme, anche e soprattutto in una fase di difficoltà economica come quella attuale».
Prima l’apertura dell’antico ingresso dopo anni di chiusura tornato a splendere, poi la presentazione del libro, edito dalle Edizioni Henry Beyle, conversando con il professore Giuseppe Marci. Il volume, in uscita in questi giorni, raccoglie tre testi autobiografici e una prosa d’invenzione, dove il grande scrittore ricostruisce i ricordi d’infanzia legati alle lunghe estati trascorse nella casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle.
Lilli Garrone
 
 

Affaritaliani.it, 3.4.2019
Roma
Camilleri, presentato il nuovo libro nel restaurato Tempio di Adriano
Andrea Camilleri presenta l'ultimo libro “La casina di campagna. Tre memorie e un racconto” durante l'inaugurazione dell'antico ingresso del Tempio di Adriano
Andrea Camilleri, il suo ultimo libro “La casina di campagna. Tre memorie e un racconto” presentato al Tempo di Andriano durante l'inaugurazione del restauro dell'antico ingresso del Tempio di Adriano, luogo che ospita la Camera di Commercio di Roma.

È proprio lo scrittore creatore del Commissario Montalbano, Andrea Camilleri, il primo ad attraversare l'ingresso del Tempio di Adriano dopo il restauro. Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma, si è detto “onorato di accogliere per il momento inaugurale Andrea Camilleri, uno dei più grandi scrittori italiani”.
Camilleri ha conversato con il professore Giuseppe Marci riguardo alla pubblicazione de “La casina di campagna. Tre memorie e un racconto”. Un lavoro con il quale il maestro ha voluto “prolungare l'esistenza della casa dei nonni a Porto Empedocle”, che ora non esiste più. Una casa che era di tutti e che emanava, a suo dire, “un'idea di felicità”.
Lo scrittore si è inoltre definito un “raccontastorie”: una figura tipica degli antichi cortili estivi, attorno alla quale si radunavano i contadini. Per scrivere, sostiene, “devi avere amore per il racconto e anche per il pubblico. Devi sentire il flusso delle parole. Scrivere è sentire risuonare le parole dentro, come se fosse una musica”.
L'aver presentato l'ultima fatica di Camilleri in occasione dell'inaugurazione dell'antico ingresso del Tempio di Adriano diventa il simbolo della consapevolezza che arte, cultura ed economia sono profondamente legate.
Tagliavanti ha spiegato come “riaprire l'antico ingresso del Tempio di Adriano è un importante tassello dell'opera di valorizzazione portata avanti dall'istituzione camerale. La cultura è un elemento vitale per il benessere degli individui e della comunità sociale ed economica nel suo insieme, anche e soprattutto in una fase di difficoltà economica come quella attuale”. Il Tempio infatti non è un semplice luogo, ma è un monumento-simbolo della Capitale che è riuscito a resistere nei secoli, mantenendo tutt'ora una funzione attiva. Fu eretto da Antonino Pio nel 145 d. C in onore dell'imperatore Adriano. Nel XVII secolo venne inglobato in un edificio progettato da Carlo Fontana per divenire nel corso del tempo una dogana vaticana, la Borsa Valori di Roma e infine la sede della Camera di Commercio di Roma.
Per l'occasione lo spazio dell'ingresso ospiterà, per due settimane, una mostra temporanea di 17 quadri. I lavori esposti appartengono ad alcuni degli esponenti della Scuola romana tra cui Mario Mafai, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi e Alberto Ziveri. Lo spazio restaurato, con questa esposizione a ingresso libero, assume una forma di fruizione nuova e incentrata verso la proposta culturale.
Maddalena Scarabottolo
 
 

Palermomania.it, 3.4.2019
Musica
Una fiaba di Camilleri con le musiche di Marco Betta
Una fiaba musicale con l'Orchestra della scuola media statale Leonardo Da Vinci, le musiche di Marco Betta, il testo di Andrea Camilleri.

Lunedì 8 aprile, alle 9.30 e alle 11.30, al Politeama Garibaldi di Palermo Magaria per il Progetto Scuola di Amici della Musica. Una fiaba musicale con l’Orchestra della scuola media statale Leonardo Da Vinci, le musiche di Marco Betta, il testo di Andrea Camilleri. La voce narrante è di Paolo La Bruna e sul palco ci sarà anche Virginia Alba.
Magaria nasce nel 2001: Andrea Camilleri scrive una fiaba, immaginando parole magiche che fanno scomparire e riapparire chi le pronuncia e chiede al compositore Marco Betta di comporre le musiche “dichiarandosi disponibile ad apportare dei cambiamenti al testo se la musica, che comanda, lo richiede”.
Betta crea una partitura in cui gli strumenti musicali corrispondono ai vari personaggi: il nonno è un violoncello, Lullina è un violino, il maresciallo è una tromba. La musica diventa quindi una sorta di testo parallelo, di riflesso sonoro della narrazione, di immagine perché “la musica tratteggia il destino climatico della temperatura delle emozioni dei personaggi, con piccoli colori tenui disegna i colori dell’anima – spiega Betta -. Nel 2001 per Magaria ho scritto tre versioni, una per orchestra grande, una per orchestra più piccola e quella per orchestra di bambini: quest’ultima straordinaria perché i bambini hanno un atteggiamento meraviglioso con la musica. La musica ha la necessità non tanto di essere studiata, quanto di essere amata. E i piccoli hanno il potere di immaginare un mondo incantevole, un mondo senza barriere dove i sogni e la realtà convivono”.
 
 

Istituto Italiano di Cultura Cordoba, 3.4.2019
Olivia Sellerio canta el Comisario Montalbano
Date: Miércoles, Abril 03, 2019
Time: From 8:30 pm To 10:00 pm
Organized by: Istituto Italiano di Cultura di Córdoba
In collaboration with: Teatro Real - Córdoba
Entrance: With fee

La compositora y cantante siciliana Olivia Sellerio y su grupo musical se presentarán el miércoles 3 de abril a las 20:30 hs en el Teatro Real de Córdoba con el concierto "Zara Zabara - 12 canciones para el Comisario Montalbano", en referencia a la famosa serie italiana "Comisario Montalbano" que se basa en las novelas de Andrea Camilleri.
De hecho, Olivia Sellerio ha escrito e interpretado las canciones para las serie de televisión de la RAI mencionadas anteriormente, evidenciando una habilidad notable para combinar diferentes géneros con la música popular y el idioma siciliano, transformando así las emociones en canciones.
La cantante siciliana estará acompañada por las guitarras de Giancarlo Bianchetti y Vincenzo Mancuso, el contrabajo de Nicola Negrini y el violonchelo de Paolo Pellegrino: un tejido de arcos y cuerdas que acompañarán el canto y la voz de Sellerio.
Como afirma el sitio web Sicilia Mag: "Sucede que Olivia Sellerio nació y se crió entre los libros, y proviene de una isla donde todavía resuena la llamada dejada a la humanidad por la tragedia griega todavía, y que en este lugar encantado, crudo y mestizo decidió vivir, sucede que tiene una voz, y una voz en su capítulo más especial, y un corazón de papel y sangre de tinta para escribir canciones, como estas páginas de la vida, que ahora reúne y canta en el flamante Álbum titulado "Zara Zabara - 12 canciones para Montalbano". Doce canciones de la cantautora palermitana, una vez más capaz de transformar historia y sentimiento en música, entre atmósferas mediterráneas, sonidos del Atlántico, polvo de África y folk americano en su voz llena de reminiscencias y palabras cuidadosas para tejer historias con melos sicilianos y mil raíces de otras formas y mundos, y hace así de lanzadera entre Sicilia y otros lugares ."
Las entradas para el concierto de Olivia Sellerio se pueden comprar en la taquilla del Teatro Real de Córdoba.
 
 

4.4.2019
Il cuoco dell'Alcyon

Sarà probabilmente in libreria il 30 maggio il nuovo romanzo del commissario Montalbano.
 
 

TvZoom, 4.4.2019
Ascolti Tv 3 aprile vince Il commissario Montalbano con il 22,71%

Su Rai1 Il commissario Montalbano ha raggiunto il 22,71% e 5,02 milioni di spettatori. [...]
Francesco Sarchi
 
 

Si24, 4.4.2019
Purtroppo Montalbano

Purtroppo anche questo secondo racconto del commissario Montalbano è un’altra delusione, per usare una espressione educata; perché, se volessimo dirla un po’ tutta, è un vero insulto allo spettatore. Infatti dopo una settimana di serali e quotidiani annunci della serie, dopo la presentazione personale” in persona personalmente” del maestro, quello che ci viene riprogrammato con spudorata arroganza, e per la seconda volta in quattro giorni, è la replica degli episodi già trasmessi ben l’anno passato! [Basterebbe fare un po' più di attenzione agli annunci, per non avere di queste sorprese, NdCFC] Ora, se da una parte sembra veramente strano che il “maestro” abbia consentito la ritrasmissione dei suoi racconti, è veramente inaccettabile che Rai 1 ritrasmetta con tanta pompa magna, e per ben più volte, un programma che per la propria stessa natura di giallo, esaurisce il proprio contenuto appena questo viene conosciuto. Ancora più sconcertante in quanto trasmesso su Rai, di cui si è sbandierata la rimodulazione ed il rinnovamento dei palinsesti: bel rinnovamento! Però noi poveri utenti il pagamento del canone lo rinnoviamo davvero; e non avremmo meritato questo trattamento, ancora di più dato il livello di gradimento sempre riservato al “maestro” ed al commissario Montalbano.
Tignitè
 
 

Corriere della Sera - La Lettura, 5.4.2019
Lo scrittore
Camilleri: «Mi ha divertito scrivere un libro senza Montalbano» Video
I 90 anni dei Gialli Mondadori

«Km 123», scritto in occasione dell’anniversario della collana, è in vetta alle classifiche
L’editore pubblica novità e ristampa alcuni «classici» con una nuova veste grafica

«Leggere un giallo per me era un esercizio di messa in moto dell’intelligenza». Andrea Camilleri racconta nel video qui sotto la sua lunga relazione con il genere di cui è diventato maestro e su cui si è formato. L’autore è in libreria dal 25 marzo con Km 123 (pagine 154, euro 15), «un giallo senza Montalbano — racconta —, circostanza che, so che non tutti possono capire, mi ha divertito». Camilleri ha scritto il nuovo libro - subito al secondo posto nella classifica dei libri più venduti (dati Nielsen, 25-31 marzo) - in occasione dei 90 anni dei Gialli Mondadori e ha dato alcuni consigli su quali classici della collana ripubblicare. L’americano S. S. Van Dine (1887-1939), dice, è uno dei suoi autori preferiti.



La collana
Era il 1929 quando in Italia venivano pubblicati per la prima volta quattro polizieschi, tutti accomunati da una particolare veste grafica: la copertina gialla. Da questo colore prendeva il nome la nuova collana, tra le più longeve dell’editoria internazionale, i Gialli Mondadori. Tra i primi autori a essere pubblicati, ci fu proprio S. S. Van Dine con La strana morte del signor Benson. E poi E. Wallace e il suo L’uomo dai due corpi, R. L. Stevenson e Il club dei suicidi e A. K. Green con Il mistero delle due cugine. Oltre 50.000 le copie complessive vendute solo il primo mese. In occasione di questo anniversario, ora la casa editrice Mondadori festeggia con due eventi: la pubblicazione di alcune novità editoriali di giallisti contemporanei e la riedizione di vecchi titoli della collana. Inaugura il filone Km 123 e eguiranno titoli, tra i vari, di Gianrico Carofiglio, Pietro Colaprico, Giancarlo De Cataldo, Marcello Simoni. La riedizione dei «classici» storici della collana prevede invece una ristampa con nuova veste grafica e formato. Tra i primi titoli (ai quali seguiranno nuove ristampe durante l’anno): La donna della domenica di Fruttero&Lucentini, Il caso Kodra di Renato Olivieri , I quattro giusti di Edgar Wallace e La strana morte del signor Benson di S. S. Van Dine.
Jessica Chia
 
 

The Guardian, 5.4.2019
Italy
'Italians go for the strongman': Montalbano author on fascism and the future
Andrea Camilleri, the novelist behind the much-loved Inspector Montalbano, has become a vocal critic of the Italian government
“Salvini has a fascist arrogance, the same smug representation of power”
“I was living in a country dominated by fascists and could not tell anyone”


Andrea Camilleri: ‘Italians like to put their fate in the hands of someone who will make decisions for them’ Photograph: Ulf Andersen/Getty Images

Rome. Inspector Montalbano’s fate is already sealed, his end written 13 years ago by Sicilian novelist Andrea Camilleri, who created the character in the early 1990s. Since then he has become the most beloved Italian policeman in the world and the subject of a popular television series in the UK.
In 2006 the inspector’s “grand finale” was put in a drawer in the Palermo offices of Camilleri’s publisher for safekeeping. The content is, of course, top secret, but the date of publication of the grumpy detective’s last act is approaching.
Far from retreating from public life himself, his creator, now 93 and blind, has become one of the most outspoken critics among Italian intellectuals of the country’s rightwing populist coalition government, especially its anti-immigrant far-right interior minister, Matteo Salvini.
“Salvini reminds me of a member of the fascist regime”, says Camilleri in a rare interview at his home in Rome.
“He has the same fascist arrogance, the same smug representation of power,” he adds, his characteristic deep voice hovering somewhere between Tom Waits and the Tolkien wizard, Gandalf. “Like when he decided to close Italian ports to ships carrying migrants in the Mediterranean. I don’t believe in God, but if there’s a Judgment Day, those like him will certainly end up in hell for their hypocrisy”.
In a scene from an episode of Inspector Montalbano that aired in Italy in February, the detective delivered a pro-migrant message, angering supporters of Salvini. Montalbano jumps into the sea to recover the body of a migrant who drowned attempting to reach the shore. In another scene, he shouts to his colleagues: “Enough with the tale of Isis terrorists travelling on migrant boats.” The episode reached an audience of 11 million viewers and caused a heated controversy. While many supported the inspector, others attacked him. “Enough with the pro-migrant propaganda,” someone wrote on Twitter. The programme’s detractors should not have been surprised. Migrants have always been a central theme in Camilleri’s novels.
Last month, a merchant ship was hijacked by the same refugees and migrants that it had rescued off the coast of Libya. The captain was forced to steer towards Europe after the migrants and refugees realised they were being taken back to Tripoli, where they would have ended up in the hell of a detention centre.
“Salvini called it an act of piracy, but to me those migrants were only acting in self-defence,” says Camilleri, whose novels led to a boom in the number of British tourists heading for the parts of southern Sicily where the Montalbano books and TV dramas are set.
In recent years many Italian writers have expressed their disapproval of the government’s policies. The anti-mafia writer Roberto Saviano faces up to three years in prison after being summoned to stand trial on charges of libelling Salvini. Saviano, who has focused on connections between Salvini’s League party and Calabrian ‘Ndrangheta mafia groups, called Salvini the “minister of the criminal underworld”.
As far as organised crime is concerned, Camilleri says that in his novels mafia bosses are never protagonists and are almost always placed in secondary roles.
“Not because I fear them”, says Camilleri. “But I believe that writing about mafiosi often makes heroes out of them. I’m thinking of The Godfather, where Marlon Brando’s superb performance distracts us from the realisation that he also commissioned murders. And this is a gift that I have no intention offering to the mafia.”
If the mafia has a marginal role in Camillleri’s novels, fascism looms large. Camilleri, who was born in Porto Empedocle in Sicily in 1925, has often written about the impact of fascism on his life.
He cites as an example his participation in 1942 in an international conference of the fascist and Nazi youth chaired by the head of the Hitler Youth, Baldur von Schirach. Camilleri says that after having heard Von Schirach speak that day, he imagined a world “without his beloved Jewish writers whom Von Schirach labelled vile and degenerate. I began hoping that the Nazis would never win the war”. Camilleri subsequently fell into a deep existential crisis, and deteriorated physically. “I was totally consumed, and even worse I was living in a country dominated by fascists and could not tell anyone”.
Camilleri has often stated that the support for Salvini reminds him of the Mussolini era. He believes that there is an almost anthropological link between the fascism of the past and the rightwing populism of today, especially in big cities.
“In 1945, immediately following the Allied liberation, I read an article by the New York Times journalist Herbert Matthews,” Camilleri says. “It was titled ‘You haven’t killed him’”.
Matthews claimed that despite having hung Mussolini from his feet in Milan’s Piazzale Loreto, Italians had not freed themselves from fascism, which would continue to live on within them.
“That day I thought Matthews was an idiot,” says Camilleri, lighting his second cigarette. “Then a month and a half later six members of the Movimento Sociale Italiano [Italian Social Movement], a party founded by ex-members of the fascist regime, were elected to parliament. Then
I thought Matthews was right and I was the idiot. You see, the truth is that Italians naturally go for the strongman. They like to put their fate in the hands of someone who will make decisions for them.”
As Inspector Montalbano – whose name, Camilleri reveals, pays homage to the Spanish writer Manuel Vázquez Montalbán – nears his end locked in a drawer in Palermo, Camilleri still has the same desire to discuss the unfolding of history as when he was a young man. He has not lost faith in humans, but he does believe that history is moving toward a grim future.
“The great Sicilian writer Leonardo Sciascia once told a story,” he says. “At the dawn of fascism, a man asked a blind peasant what the future held. The peasant quipped, ‘even if I’m blind, it all looks black’. Today I’m as blind as that peasant. And my answer would be the same.”
Lorenzo Tondo
 
 

Giornalettismo.com, 5.4.2019
Camilleri torna ad attaccare:”Agli italiani piace l’uomo forte e Salvini mi ricorda il fascismo”
Intervistato dal quotidiano inglese "The Guardian" lo scrittore siciliano ha sferrato un altro duro attacco al ministro dell'interno
Per Camilleri Salvini ha la stessa arroganza, lo stesso compiaciuto sguardo sul potere dei fascisti
E ha concluso con un'amara dichiarazione sul carattere degli italiani

Non si arresta le critiche di Andrea Camilleri al cosiddetto “Governo del Cambiamento” e soprattutto al ministro dell’Interno. Intervistato dal quotidiano inglese The Guardian, lo scrittore siciliano papà di Montalbano , ormai 94enne, è tornato all’attacco, paragonando Salvini a un gerarca fascista: «A me Salvini mi ricorda un gerarca fascista, ha la stessa arroganza, lo stesso compiaciuto sguardo sul potere» ha dichiarato senza mezzi termini nel corso di un’intervista, aggiungendo “Pensate a quando decise di chiudere i porti alle navi colme di migranti. Sono ateo, ma penso che se ci fosse un giorno del giudizio andrebbe sicuramente all’inferno per la sua ipocrisia». Nel corso dell’intervista il giornalista Lorenzo Tondo ha ripercorso le polemiche che avevano seguito la messa in onda delle puntate della serie di Montalbano, nello scorso febbraio, in cui sarebbero andati in onda messaggi pro-migranti e lo scrittore è tornato sul dirottamento di un mercantile da parte di un gruppo di migranti avvenuto qualche giorno fa e lo scrittore ribalta completamente la logica dominante «Per me non è un atto di pirateria, ma un atto di autodifesa».
Gli Italiani e il fascismo
Lo scrittore si è poi soffermato sulla sulla genesi del fascismo e sul perché gli italiani non abbiano mai fatto i conti con esso. Ha ricordato di aver letto, poco dopo la Liberazione, un articolo del New York Times, firmato dal giornalista Herbert Matthews, intitolato: “Non lo avete ucciso”. Il riferimento indiretto era ovviamente al fascismo che sarebbe sopravvissuto allo stesso Mussolini. Dopi i primi momenti di rabbia lo scrittore ha detto di aver intuito il senso dell’articolo: «All’inizio pensavo che il giornalista fosse un idiota. Dopo un mese e mezzo dalla lettura, sei membri del Movimento Sociale italiano, ex fascisti, furono eletti in Parlamento. Allora ho pensato che non era Matthews, ma ero io a essere un idiota» . E la verità, per lo scrittore, è di quelle che fanno male: «Agli italiani piace l’uomo forte, piace mettere il loro destino nelle mani di qualcuno che decida per loro».
Daniele Tempera
 
 

Istituto Italiano di Cultura Buenos Aires, 5.4.2019
Olivia Sellerio in concerto: Zara Zabara - 12 canzoni per Montalbano
Data: Ven 5 Apr 2019
Orario: Alle 21:00
Organizzato da : Istituto Italiano di Cultura
Ingresso : Libero
Luogo: Usina del Arte - Caffarena 1, CABA

L'Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires presenta la seconda stagione del suo ciclo di musica "Vivacissimo" con il concerto della cantante siciliana Olivia Sellerio, nell'ambito della sua tournée argentina, realizzata in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Córdoba e il Consolato General d'Italia a Rosario. Olivia Sellerio presenterá , le canzoni che ha composto e interpretato per la serie televisiva RAI "Il Commissario Montalbano", raccolte nell'album Zara Zabara. Dodici brani della cantautrice palermitana, ancora una volta capace di trasformare racconto e sentimento in musica, tra atmosfere mediterranee, sonorità dell’Atlantico, polvere d’Africa e folk americano, nella sua voce piena di reminiscenze e di parole attente a intrecciare storie al melos siciliano e a mille radici di altri modi e mondi, e fare spola tra la Sicilia e altrove. Storie d’amore, di spartenza e resistenza, di denuncia, di accoglienza cantate dalla sua voce magnetica, scura, viscerale, una voce matrioska che ne contiene tante. Ad affiancare il canto c’è il suono nobile del violoncello, la fisarmonica coi suoi bordoni avvolgenti, la pulsione del contrabbasso e delle percussioni con le chitarre - diverse a seconda dell’umore del brano - in una fitta rete di linee melodiche; c’è un impasto di corde e archi a dialogare coi sapienti effetti della chitarra elettrica, un accordo acustico-elettronico a favorire l’incontro di sonorità più attuali con quelle della tradizione colta o popolare, siano i temi di origine extraeuropea, il jazz o la musica d’autore del secondo Novecento.
 
 

Buenos Aires Ciudad, 5.4.2019
Olivia Sellerio en concierto
Presenta su disco Zara Zabara con las canciones que compuso e interpretó para la serie televisiva italiana El Comisario Montalbano
VIE | 05/04 | 21 h | Sala de Cámara

La artista italiana Olivia Sellerio presenta su álbum Zara Zabara que compila las canciones escritas e interpretadas para la serie televisiva de gran éxito El Comisario Montalbano. Junto a ella, sonarán las guitarras de Giancarlo Bianchetti y Vicenzo Mancuso, el contrabajo de Nicola Negrini y el violoncelo de Paolo Pellegrino. La cantautora conmueve con historias de amor, resistencia y denuncia convirtiendo en música los sentimientos y el arte del cuento, que mezclan sonidos del mediterráneo, África y el folk americano. Olivia se expresa y entrelaza historias y melodías sicilianas a una multitud de raíces de otros lugares en este concierto que forma parte del ciclo Vivacissimo Pop.
Olivia Sellerio
Nacida entre libros, su voz suena como el sabir, mora, voz franca de los puertos Mediterráneos; tiene el corazón de papel y la sangre de tinta, para escribir sus canciones como paginas de vida; viene de una isla donde resuena todavía el legado que la tragedia griega ha dejado a la humanidad; desde esta tierra encantada, cruda y mestiza, empieza su camino que la lleva rápidamente hacia otros géneros y paraderos de la música, cruzando los confines con nuevos y abrumadores encuentros, que finalmente la traen de vuelta a Sicilia. Desde hace años está implicada en renovar la tradición musical de su tierra, y su trabajo es hoy un mosaico, donde una clara impronta de jazz convive con sus interpretaciones vocales, mediterráneas y africanas, americanas y neolatinas, generando encuentros inéditos. Preciosa y valiente obra de búsqueda y de síntesis de lenguajes y géneros musicales diferentes, mezclados a un eco de melodías sicilianas, como en sus canciones de la Serie televisiva del Comisario Montalbano.
Este concierto se realiza con el apoyo de la Embajada de Italia y del instituto Italiano di Cultura
Sala de Cámara, Usina del Arte Caffarena 1, esq. Pedro de Mendoza
Entrada gratuita. Las entradas se reservan online en buenosaires.gob.ar/usinadelarte/entradas
 
 

Il Giornale, 6.4.2019
Montalbano arresterà Camilleri?
Lo scrittore fu incantato da Montante, che si rivelò amico dei boss

Sicilia, terra di farfantarie e fatterelli di cronaca, da cui possono nascere capolavori letterari o ottimi libri di inchiesta.
Come Il Padrino dell'Antimafia (Zolfo editore) di Attilio Bolzoni, prima firma «siciliana» di Repubblica: ossia la vera storia, fra ricatti e ruberie, clan e corruzioni, di Calogero Antonio Montante, detto «Antonello», nato nel 1963 in un paese in mezzo all'isola, Serradifalco, diventato negli anni Duemila uno degli uomini più influenti d'Italia (Vicepresidente di Confindustria, Cavaliere della Repubblica, imprenditore dalle molteplici attività che Renzi voleva addirittura ministro) e assurto per una stagione ad apostolo dell'Antimafia. Mentre poi si scoprì essere contiguo a Cosa Nostra. Oggi è in carcere, in attesa di giudizio per associazione a delinquere e corruzione. Un uomo abbandonato da tutti, del quale un tempo tutti volevano essere amici... Tanto che nella rete di relazioni tessuta da Montante restò impigliato persino il vecchio Camilleri. Che se lo viene a sapere il Commissario Montalbano, lo arresta pure.
Bolzoni infatti nota come nel 2008 Gaetano Savatteri pubblicò un racconto, La volata di Calò (Sellerio), sulla splendida avventura imprenditoriale del nonno di Montante, che nella Sicilia degli anni Venti fondò la fabbrica di biciclette destinata a diventare fra le più importanti dell'isola. Libro di cui tutti parlarono anche per lo scritto in appendice, strillato in copertina, in cui Camilleri ricorda di quando, durante la guerra, 1943, era sfollato con madre e zie proprio a Serradifalco e di come - in sella a una bici «Montante», 55 chilometri di ansia e pedalate - a un certo punto tornò a cercare notizie del padre nella sua Porto Empedocle. Ma come scopre Bolzoni in mezzo alla sua indagine giornalistica e come hanno dimostrato gli accertamenti di polizia, quella fabbrica di biciclette non esisteva affatto, allora. Tutta una montatura di Montante per accreditare nobili ascendenze imprenditoriali. Oggi a Serradifalco gli anziani sorridono di fronte alle domande sulle origini della «Montante cicli»...
Insomma, una patacca. Avallata dal prestigio di Camilleri. Il quale ancora nel 2011 firmava la prefazione di Senza padrini di Filippo Astone, un libro-panegirico sugli «eroi dell'antimafia». Primo fra tutti Calogero Antonio Montante, un oscuro siciliano vicino a un boss di Cosa Nostra diventato incredibilmente - con il concorso esterno di politici, magistrati, funzionari infedeli dello Stato, il giornalismo della legalità, Don Ciotti, Libera e tutto il cucuzzaro - il simbolo della Sicilia eroica e incorruttibile.
Luigi Mascheroni
 
 

La Stampa - TTL, 6.4.2019
Camilleri non si ferma al km 123

Porta bene Camilleri al Giallo Mondadori che festeggia i 90 anni con una serie speciale di titoli in formato «quadrotto», come fu alle origini, quando portò la moda dell’intrigo criminoso nell’Italia fascista, non senza i sospetti dei censori. Il Km 123 dello scrittore siciliano (che apre la collana con classici da lui consigliati) strappa la testa della classifica al collega Carofiglio per un soffio. [...]
 
 

Giornale di Sicilia, 6.4.2019
A Buenos Aires
Musica, Olivia Sellerio porta le note di Montalbano in Argentina: "La mia musica oltreoceano"

"E' la prima volta che la mia musica attraversa l’oceano e sono felice che questo avvenga in Argentina": con queste parole Olivia Sellerio, autrice ed interprete siciliana delle canzoni delle serie 'Il commissario Montalbanò ed 'Il giovane Montalbano II' ha introdotto il suo spettacolo a Buenos Aires, ultima tappa di un mini-tour che l’ha vista anche a Cordoba e Rosario.
L’appuntamento, che ha rappresentato l’apertura della seconda stagione del ciclo di musica «Vivacissimo» dell’Istituto italiano di cultura, è stato introdotto dalla sua direttrice, Donatella Cannova, che ha sottolineato come Sellerio sia stata "ancora una volta capace con il suo album di trasformare racconto e sentimento in musica, tra atmosfere mediterranee, sonorità dell’Atlantico, polvere d’Africa e folk americano». «La sua voce - ha aggiunto - è piena di reminiscenze e di parole attente a intrecciare storie al melos siciliano e a mille radici di altri modi e mondi, e fare spola tra la Sicilia e altrove».
Accompagnata da un’orchestra di quattro musicisti, Sellerio si è esibita nell’auditorium dell’Usina del Arte, un edificio costruito in stile neo-rinascimentale italiano all’inizio del XX secolo per conto dell’impresa 'Italo-Argentina de Electricidad’ e poi di recente trasformato in centro culturale. Ognuno dei brani - fra cui 'E si sfarda la Negghia', 'Malamuri', 'Lu jornu ca cantavanu li manu', 'Nuddu è di nuddu (e nuddu m'avi)' e 'Sciddicassi, amuri, la nuttata' - è stato preceduto da un testo introduttivo composto dalla cantante proprio per accompagnare il pubblico di lingua spagnola attraverso il mondo raccontato di sofferenze, sottomissioni, lotte, rivolte, gioie e passioni.
 
 

La Repubblica - Robinson, 7.4.2019
Camilleri e la carica dei nove italiani

E dopo cinque settimane da re indiscusso, Gianrico Carofiglio deve cedere lo scettro a un altro sovrano.
Anzi, a un imperatore delle classifiche come Andrea Camilleri, al debutto in vetta alla top ten con il giallo Km 123, dall'insolita ambientazione romana. Se poi ricordiamo che lunedì e mercoledì scorsi gli episodi in replica del suo Montalbano hanno vinto entrambi la serata tv, è chiaro che un libro nuovo come questo non ha rivali.
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La Repubblica (ed. di Palermo), 7.4.2019
Dal Canada alla Sicilia cercando le parole di Camilleri

Si sono innamorati della Sicilia di Camilleri dieci anni fa quando hanno letto tutto d'un fiato "La forma dell'acqua", il primo romanzo della serie incentrata sulle avventure del Commissario Montalbano. Da allora, Dermot Moore e Richard Lafond, un avvocato e un rivenditore di auto, entrambi canadesi, che stanno insieme da 17 anni (sposati da 15), non sono più riusciti a fare a meno di quel commissario di Vigàta «simpatico e sempre affamato», tanto da divorare, uno dopo l'altro, tutti i romanzi della serie, da chiamare i loro due cani, due bracchi italiani, Salvo e Montalbano, e da voler visitare la Sicilia, spinti proprio dalle parole di Camilleri.
«E' stata una mia collega e grande amica a consigliarmi di leggere Camilleri, lei gira tutto il mondo e ama la letteratura. Mi ha detto che lo avrei trovato fantastico e, in effetti, sono stato rapito dalle sue parole, l'ho fatto leggere anche a Richard», dice Dermot Moore, 57 anni, avvocato, mentre fa colazione assieme a suo marito a Palermo, è la loro prima volta in città, ma non la prima in Sicilia. Il primo viaggio nell'Isola, sette anni fa, lo hanno dedicato tutto ai luoghi di Montalbano.
Volevano vedere con i loro occhi i posti in cui il loro commissario preferito si muove agevolmente «tra un'indagine e un'arancina».
Così sognando di andare a spasso tra le case di Vigata e Montelusa sono arrivati a Ragusa, Modica, Scicli, Noto.
«E' stato come fare una gita su un set cinematografico - dice Richard - siamo stati travolti dalla bellezza della Sicilia, fino a quel momento conosciuta solo sui libri o in tv».
Perché questa coppia canadese non si è fermata alla lettura, ha pure acquistato i dvd con tutte le stagioni della serie dove Montalbano ha il volto di Luca Zingaretti: «è proprio così che ce lo immaginavamo leggendo».
Hanno fotografato la casa bianca di Punta Secca «tinta di oro dal sole», dove Montalbano ama prendere il caffè o cenare a fine giornata, davanti a un buon bicchiere di vino, cullato dal rumore delle onde contro gli scogli. «Lui mangia, mangia, mangia, il lavoro è poco, pensa alla pancia» sorride Richard mentre lo dice e imita il commissario.
«Leggo Camilleri come una caramella, come un regalo, ma spesso a fine lettura mi viene una gran fame», aggiunge.
Cosi la loro visita si è presto trasformata in un viaggio alla ricerca dei sapori descritti nei romanzi e dei piatti gustati dal commissario Montalbano continuamente affetto da pititto (appetito) smisurato: la caponatina di Adelina, i "purpi alla carrettera" e la pasta "ncasciata" con dentro melanzane e caciocavallo.
«Ma abbiamo anche mangiato spaghetti con i ricci a Ragusa e con le vongole a Cefalù, davanti al Duomo», elenca tutte le specialità di cui ormai è esperto Richard: «So che è ancora mattina presto ma parlare del cibo siciliano mi fa sempre brontolare lo stomaco». Poi la coppia prende il cellulare e mostra tutte le foto con i due cani.
«Purtroppo non abbiamo potuto portare con noi Salvo e Montalbano ma in questo momento si trovano in una spa in Canada, un centro benessere per cani», dice Dermot e racconta che la coppia di Bracco ha pure vinto un concorso di bellezza: «avrà portato fortuna il nome del commissario», aggiunge.
Quando gli si chiede di indicare il loro libro preferito ci pensano un po' sù, poi però la scelta appare chiara: «Gita a Tindari, perché in quelle pagine c'è una storia terribilmente romantica, ti vengono i brividi», dicono entrambi. Guardano l'orologio, s'è fatto tardi. «Oggi andremo alla Scala dei Turchi, siamo molto emozionati», spiega la coppia. La vacanza sta per terminare ma dicono che torneranno presto.
«Questa vostra Sicilia ci ha stregato». Un altro successo di Andrea Camilleri e del suo commissario, la cui fama attraversa ogni confine.
Giada Lo Porto
 
 

Corriere della Sera, 9.4.2019
Ascolti Tv
Grande Fratello 16 battuto dalla replica del commissario Montalbano
Lunedì sera la prima puntata del reality condotto da Barbara D’Urso si è fermato a poco meno di tre milioni e mezzo, l’episodio con Zingaretti ha sfiorato i sei milioni

Lunedì sera scontro tra una replica del Commissario Montalbano su Rai1, e la prima puntata del «Grande fratello» edizione numero 16, su Canale 5. E Luca Zingaretti stravince, doppiando quasi in termini numerici Barbara D’Urso (che ormai non dorme più perchè è sempre in video). Il giallo uscito dalla penna felice di Andrea Camilleri, dal titolo «Amore», è stato seguito da quasi sei milioni di telespettatori (5.945.000 , con il 25,6%. di share); mentre l’apertura del reality con la presentazione di tutto il cast e i due opinionisti Iva Zanicchi e Malgioglio ha avuto un seguito di 3.405.000 telespettatori, share 19,34%.Ormai è nota la forza narrativa di Montalbano e la passione che milioni di telespettatori hanno verso le vicende del commissario di Vigata, ma certo un risultato così netto rispetto a un programma nuovo in partenza fa riflettere.
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Maria Volpe
 
 

PalermoToday, 9.4.2019
Concluse le riprese del film su Mattarella: "Montalbano? Non sopporto veder recitare 'falsi' siciliani" | VIDEO
Sono finite le riprese del film sul delitto presidente della Regione ucciso nel gennaio 1980. Il film, per la regia di Aurelio Grimaldi e co-prodotto da Cine 1 Italia, si avvale di attori solo siciliani: da Leo Gullotta a Toni Sperandeo, passando per Sergio Friscia e Lollo Franco. "Ci sono stati momenti difficili durante le riprese, di emozione e di lacrime. Tutti abbiamo debiti con Mattarella"
Rosaura Bonfardino
 
 

Mangialibri, 10.4.2019
I tacchini non ringraziano
Autore: Andrea Camilleri
Genere: Racconti
Editore: Salani 2018

In Sicilia il maschio della lepre è chiamato “u lebru”, il lepro. Animale affascinante, dalle orecchie lunghissime e il manto bruno, velocissimo ma anche abile saltatore. Il cacciatore deve avere davvero riflessi prontissimi se vuole ucciderlo, perché il lepro – non appena odora il pericolo – se ne esce a razzo dal suo nascondiglio e scappa via a velocità incredibile... La famiglia Camilleri non ha mai acquistato un animale in un negozio; “i cani, i gatti, gli uccelli” che ha avuto “si sono sempre presentati spontaneamente” a casa del giovane Andrea e sin da subito hanno mostrato il desiderio di volerci restare. Proprio come quella sera d’estate nella campagna Toscana, quando un cane “simpaticamente buffo” con un collare di metallo con su inciso il nome “Aghi” decise di insediarsi in casa Camilleri... Il Thanksgiving Day si festeggia negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di novembre per ricordare il giorno in cui i Padri Pellegrini – un anno dopo il loro sbarco dal Mayflower – decisero di ringraziare il Signore per l’abbondante raccolto cucinando un grosso tacchino, animale prima a loro sconosciuto. “Com’è che nel DNA dei tacchini, dopo quasi quattrocento anni, non si è incisa quella data che segna annualmente la loro ineluttabile strage” mentre “ci sono tanti capi di Stato che, invitati al tavolo dal potente alleato americano come ospiti d’onore, fanno la stessa fine dei tacchini. E loro, oltretutto, ringraziano?”...
“Se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà altro da fare che sparire dalla faccia del pianeta, sconvolti dalla vergogna. Sempre che, tra cinquant’anni, gli uomini saranno ancora in grado di provare questo sentimento. Io, fortunatamente, non ci sarò. Ma vorrei che qualche mio pronipote consegnasse agli animali una copia di questo libretto perché di me, e di moltissimi altri come me, possano avere un’opinione sia pure leggermente diversa”. Così in una nota, in appendice a questa splendida raccolta di dodici racconti, Andrea Camilleri confessa il proprio amore per gli animali ma anche il proprio senso di colpa per un’umanità che troppo spesso si dimostra ingrata e crudele nei confronti degli animali non umani. Le brevi storie qui narrate, illustrate da Paolo Canevari, attingono quasi esclusivamente ai ricordi di gioventù e sono popolate da cani, cardellini, tacchini, volpi, gatti, ricci, maiali e lepri: testimoni silenziosi della bellezza e della perfezione della Natura, dotati di sentimenti e di una intelligenza che la maggior parte delle volte l’uomo non riesce nemmeno ad intuire. Animali che con l’astuzia riescono spesso a beffare l’uomo o che a volte si lasciano morire. Proprio come la capra girgentana, specie in via d’estinzione perché non si riproduce più. “Né in libertà, né in cattività. Fanno bene. […] forse il mondo è diventato troppo brutto perché la loro bellezza abbia diritto d’esistenza”. O forse, se ci sforziamo di comprendere quello che rischiamo di perdere per sempre, forse c’è ancora spazio per la speranza.
Raffaella Galluzzi
 
 

Jutarnji, 10.4.2019
Zaštitna mreža
Roman Andree Camillerija
Slavni inspektor Montalbano i tajna filmskih osmica

Pisac Andrea Camilleri - rođen 6. IX. 1925, u Porto Empedocleu na Siciliji, mjestu koje je svom imenu dodalo izmišljeno: Vigata - objavljivao je stihove i priče još kao mladić, ali afirmirao se u zrelijim godinama.
“Gubio” je vrijeme pišući scenarije, pa predajući filmsku režiju na sveučilištu, punih dvadesetak godina, odnosno režirajući kazališne predstave, osobito Pirandella, i filmove. Slično kao Ivan Kušan.
Napokon, velikoga Luigija Pirandella, koji je bio znanac njegovih roditelja, Camilleri spominje na više mjesta u novoprevedenom romanu “Zaštitna mreža” (preveo Juraj Gracin). Njegov je protagonist, još jednom slavni inspektor, odnosno komesar Salvo Montalbano. Pisac ga je razotkrio u sebi srazmjerno kasno, 1994. Do danas je objavio 26 romana u kojima je taj inspektor glavni junak, a prodao ih je u 26 milijuna primjeraka, samo u Italiji. (Njima treba pribrojiti pet zbirki priča s istim likom.)
Prvi od dvadeset šest romana zvao se “La forma dell’acqua” (Oblik vode, hrvatski prijevod 2012), a posljednji je izašao prošle godine “Il metodo Catalanotti”. I svaki od njih bio je najprodavaniji u zemlji. Ove godine izdavač Sellerio imao je podršku u RAI-ju. Nacionalna televizija slavila je dvadesetu obljetnicu prve pojave inspektora Montalbana na malom ekranu, u njenoj produkciji, i to s novom serijom po Camilleriju.
Glumac Luca Zingaretti, koji je utjelovio Montalbana, postao je talijanska ikona. Pred nedavni početak emitiranja ovogodišnjeg serijala, koji god program gledali, odasvud su iskakali pisac Camilleri i njegovi glumci. I to je bilo čudesno, taj nacionalni naklon, ne samo financijskom uspjehu, već i pisanju. I Siciliji, na kraju. U eri i rasprodaji larpurlartističke slave, poglavito mlađahne i ženskog spola, Camilleri je djelovao s Montalbanom kao placebo antidepresiva. Pogotovo u zemlji koja još obiluje sličnim programima i koja je od subreta “napravila” intelektualke.
Upravo je jedan glumac prikladan “ulaz” u jezik ovog hrvatskog prijevoda. Naime, prevoditelj Juraj Gracin podomaćio je Camillerijeve sicilijanske jezične igre u liku jednog od Montalbanovih pomoćnika, policijskog časnika Agatina Catarelle (glumi ga komičar Angelo Russo). Pa, tako ovaj Camillerijev lik govori jednim uvodić-smojinskim čakavskim. Ovakva dosjetljivost mogla bi kojeg kajkavca “kajnuti”, ali s njome je prevoditelj zrcalio želje pisca.
U predmetnutom romanu Camilleri, kao iskusan režiser i predavač filmske režije razvija radnju u tri plana. To je ono što voli, i to je ono što sam uočio pišući, već ranije o drugom krimiću ovog pisca (Na drugom kraju konca, 2017). Inženjer Sabatello zamolio je inspektora Montalbana da otkrije tajnu filmskih osmica, koje je naslijedio od pokojnog oca. Stare snimke prikazuju jedan te isti zid, iz godine u godinu. Može li inspektor otkriti: što to znači? Jasno da može, može sve. Snimka govori o velikoj ali tragičnoj ljubavi dvojice braće, inženjerova oca i autističnog strica.
Ovaj pisac, jednostavno, obožava “pretapanje” prošlosti i aktualnosti. Pa je tako u Montalbanov krajolik Sicilije doveo veliku ekipu švedsko-talijanske televizijske serije. Ekipa je, inače, za radnju serije ukrala jednu priču - Pirandellovu. I “potjerala” Montalbana iz njegovog omiljenog restorana, “kod Enza”. Snimala je u Vigati, gdje mu je sjedište, ali i u Marinelli, gdje živi.
Dakako, u toj i takvoj TV-pošasti Camilleri je iznašao lijepu nišu radnji, u vjerojatnom preljubu Montalbanova drugog pomoćnika i frenda (Mimo Augello), koji je bio zadužen za osiguranje TV-ekipe, s glavnom glumicom. Kako je ona supruga režisera serije, cijeli se posao usporio, pa je inspektor morao intervenirati kako bi rad ubrzao i povratio, čim prije stari mir, ne samo mjestu već i sebi samom.
Isprepletenim ali krivudavim putevima, Camilleri dolazi do glavne radnje “Zaštitne mreže”, recimo do prvog plana. Događa se u srednjoj školi Pirandello, u III. B razredu. U školu upadaju dvojica napadača s maskama, čini se onim iz američkog filmskog serijala “Vrisak” (Scream), i pištoljima. U razredu ispale dva metka, na sreću u zrak, pa izađu pucajući na policajca Augella, koji se tu našao da bi razgovarao s razrednicom svoga sina Salva, Salvuzza.
Tko su napadači, zašto su uopće došli u taj razred. Montalbano se oprosti od svoje drage, Livije, i vraća se natrag na Siciliju. Da li napadači pripadaju grupi Anonymous, ili ne. Inspektor Salvo razgovara s učenikom Salvom Augellom, inače svojim kumčetom, i upoznaje situaciju u razredu. Trojica školskih nasilnika napadala su kolegu i Salvova prijatelja, “kompjuterskog čarobnjaka” Luigina Sciarabbu. Mali Salvo stao je u njegovu obranu
U ovom sukobu đaka Montalbano je nanjušio nečiji poziv upomoć. Ali, ne smijem reći: čiji. Pretvorio se u nešto deseto, čudovišno. Pritom, Camilleri razbija monotoniju jednosmjerne istrage vraćajući se navedenom zidu, udesu otprije pola stoljeća. I TV ekipa se, jasno, umiješala u istragu, koristeći Montalbanovu kuću.
Ukratko, pisac Andrea Camilleri ostao je u “Zaštitnoj mreži” vjeran svojim pripovjedačkim korijenima. Zagonetni događaji prošlosti i sadašnjosti zrcale talijansko društvo malih, običnih ljudi. Trebala bi cijela filozofija da se objasni kako se Italija promijenila za 40-ak godina. Tada sam, naime, pisao o popularnoj TV-seriji “Sandokan”, snimljenoj prema Salgarijevim romanima. Danas slično mjesto zauzima komesar “španjolskog” prezimena, na TV-u i u knjigama.
Ovo je, usput, već deveti Camillerijev Montalbano u izdanju Profila, te u prijevodu Jurja Gracina. Za trideseti svibnja Camilleri je najavio novi roman iz serije: “Il cuoco dell Alcyon” (Kuhar iz Alcyona). Bit će mu to četvrta knjiga ove godine, od ukupno stotinu, koliko ih je objavio.
Zeljko Ivanjek
 
 

Il Capoluogo, 11.4.2019
Zingaretti si racconta, non solo Montalbano
La carriera, la vita privata, gli amori, gli ideali: questo è Luca Zingaretti.
L’Aquila – Luca Zingaretti si racconta al microfono del giornalista Paolo Mieli. L’Aquila ospita l’evento di grande successo con una presenza di pubblico strepitosa.

Una chiacchierata intima, amichevole, rigenerante, di quelle che si fanno solo tra vecchi amici che non si vedono da un po’. Basta poco: due sedie, un palco rossofuoco, tante storie, tante idee da condividere e un pubblico accogliente che riempie fino all’ultima poltrona e gradino la sala numero tre del cinema Movieplex.
“L’Aquila incontra”, la mini rassegna organizzata dalla Fondazione Carispaq in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti, ha regalato alla città un’ora piacevole in compagnia di Luca Zingaretti e Paolo Mieli.
E’ stato proprio il giornalista a intervistare l’attore romano, celebre interprete del Commissario Montalbano (serie televisiva che proprio quest’anno spegne venti candeline e che si è confermata leader della prima serata di Rai Uno nei giorni scorsi) che si è raccontato senza veli annullando qualsiasi distanza da una platea attenta e curiosa.
Ma Luca Zingaretti non è solo il Commissario di Vigata, ma anche un drammaturgo, un regista, un doppiatore, un uomo impegnato nel sociale, un marito e un papà innamorato.
[...]
Montalbano è il “posto” in cui si torna tra un’esperienza professionale e l’altra. Il ricordo del primo incontro con la magica penna di Andrea Camilleri.
“Ho conosciuto Camilleri in Accademia. Ci trattava da colleghi al suo pari e mai da studenti. Questo era un onore, ma anche un onere: non ci perdonava debolezza alcuna. Il suo più grande insegnamento, che nel tempo ho fatto mio, è che non ha mai legato il valore di sé al successo che uno può avere nella vita. Il valore della tua persona lo determini tu stesso, non gli altri. La più grande caratteristica del maestro invece: la capacità di raccontare l’eccezionale del quotidiano”.
L’esordio in Montalbano
“Comperai un libro di Camilleri molto tempo prima di cominciare questa avventura. Rimasi folgorato di fronte a un personaggio meraviglioso di luci e ombre. Due anni dopo un produttore acquistò i diritti e cominciarono sei lunghi mesi di provini a cui presi parte. Ce la feci!!! Ancora adesso mi commuovo se ripenso a quel periodo: ero pazzo di gioia. Passarono altri sei mesi dedicati allo studio. Arrivò il lunedì dell’esordio. Avevo tutto in testa, ma fu un disastro perché non riuscivo a trasformare le mie idee in atti scenici. Durò per un’intera settimana, finché non mi convinsi a chiamare proprio Andrea che mi lapidò con un “buttati nell’acqua gelata e nuota”. Non è stato semplice, ma adesso dopo vent’anni posso dire che è andata esattamente come desideravo”.
La Sicilia e i messaggi vincenti
“Ho conosciuto grazie alla serie una parte di Sicilia a me ignota e dall’atmosfera anticata che restituisce atemporalità con i suoi messaggi buoni che vincono l’usura del tempo. Avete fatto caso che non vi è puntata che mostri un’auto parcheggiata oppure un passante? Tutto quello che di secondario c’è è perché vi è un preciso motivo. Tutto è possibile in una fiction come questa anche un personaggio come Catarella che è tra i più amati della serie”.
[...]
Francesca Marchi
 
 

Teatro delle Passioni - Modena, 13-14.4.2019
Festa di famiglia
9 e 10 aprile // ore 21
da Luigi Pirandello
testo e regia Mitipretese
collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri
con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon Sandra Toffolatti, Corinna Lo Castro
luci e impianto scenico Mauro De Santis
direzione musicale Sandro Nidi
con canti dal vivo della tradizione popolare italiana e musiche originali
produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma) CTB Centro Teatrale Bresciano

A proposito di questo spettacolo
Mitipretese è un gruppo teatrale (fondato nel 2006 da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariangeles Torres) che nasce dal desiderio di ricavarsi uno spazio di lavoro collettivo focalizzandosi sulle tematiche femminili. Nascono così tre differenti spettacoli: Roma ore 11, Troiane/Frammenti di tragedia e Festa di Famiglia.
La donna nelle dinamiche familiari
Festa di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare. Il pretesto per parlarne è il compleanno di una madre di sessant’anni festeggiata dalle sue tre figlie.
Il testo nasce da un originale assemblaggio di testi di Pirandello: commedie e materiali estratti dalle sue novelle e dai romanzi tagliati e cuciti insieme sotto la guida speciale di un maestro di ironia qual è Andrea Camilleri.
 
 

Il Giornale, 14.4.2019
Gli Youtuber ballano. Il resto è giallo

Ecco finalmente un cambio in vetta alla classifica. Ma c'era da aspettarselo e, in effetti, ve lo avevamo preannunciato.
Andrea Camilleri è arrivato al primo posto con il suo Km 123 (Mondadori), romanzo breve scritto per celebrare i novant'anni della collana Giallo Mondadori. Questo racconto tutto dialogo e niente descrizione convince questa settimana 10mila e seicentocinquantacinque lettori. Camilleri ha detto di essersi divertito a scrivere un testo diverso dal solito per forma ma, soprattutto, senza Montalbano. Evidentemente anche i lettori si divertono a compulsarlo. Bisognerà vedere la tenuta sulla lunga distanza. Comunque Camilleri ha per l'ennesima volta dimostrato che quando un thriller ha la sua firma finisce sempre dritto dritto nelle prime posizioni.
[...]
Matteo Sacchi
 
 

La Repubblica - Robinson, 14.4.2019
Marta Losito la teenager che batte i re del noir

Lui è di nuovo primo, lei debutta al secondo posto.
Lui ha 93 anni, lei 15. Lui è siciliano, lei della provincia veneta. Lui è un campione della narrativa, lei un idolo dei teenager da 2,3 milioni di fan sulla piattaforma social TikTok. Lui ha scritto infiniti romanzi di successo, rinnovando il giallo e creando una nuova lingua. Lei è al debutto letterario con un libro di pensierini e poesie che non passeranno alla storia, ma che le bastano per attrarre i suoi ammiratori. Lui, l'avrete capito, è Andrea Camilleri.
Lei, che forse non conoscete, si chiama Marta Losito. E rappresentano due modi opposti di conquistare il mercato: la continuità, la certezza, la sicura qualità da un lato; l'instant book cattura-adolescenti dall'altro, che però ha il merito di avvicinare i ragazzini alla pagina scritta.
Sono loro due, i dominatori di una top ten che registra solo un'altra new entry, ancora in chiave teenager.
 
 

Radio CL1, 14.4.2019
Leandro Janni: “L’incontenibile passione di Antonello Montante per la letteratura”
Nota del prof Leandro Janni sull’ex leader di Sicindustria oggi imputato nel processo sul cosiddetto “Sistema Montante” che di seguito pubblichiamo

«E’ come quando la sira si fa avanzata e lo scuro che ancora non è scuro fitto, notte, ti fa cambiare una persona per arburo.» (Andrea Camilleri).
Tutto possiamo imputare al camaleontico Antonello Montante (imprenditore ex dirigente di Confindustria, ex paladino dell’antimafia), ma di certo non possiamo accusarlo di disinteresse per la letteratura. Per le trame, gli intrecci narrativi, le metafore e le allegorie. Le iperboli e i paradossi. Le agiografie e i romanzi gialli. Insomma, per la parola scritta, ispirata e immaginifica. Certo, un interesse sostanzialmente naif, ma indubbiamente vigoroso e appassionato.
E d’altronde, il suo luogo d’elezione, lo spazio che ha scelto per montare e affermare il proprio illusorio e illusionistico potere, il posto ideale, il laboratorio fertile e “ammucciato” in mezzo all’Isola, è quella “piccola Atene” di cui parlava Leonardo Sciascia, ma anche la “Piccola Atene” di cui ha scritto, sapientemente, Salvatore Falzone. Ma anche “la città della noia e del valzer” di Vitaliano Brancati. E ovviamente la Caltanissetta del “birraio di Preston” di Andrea Camilleri. E in qualche modo, a questa lista di testi e di autori possiamo aggiungere anche il libro panegirico “La volata di Calò”, di Savatteri-Camilleri (e Montante), con annesse, rilucenti biciclette. E così via di seguito letterariamente parlando.
Dunque, il punto è questo: Antonello Montante – da Serradifalco, dopo aver generato una delle più fantasmagoriche “mitologie” degli ultimi tempi, sta ora suscitando, determinando un’incontenibile e inarrestabile produzione giornalistica e letteraria. E allora mi chiedo: saranno questi rilevanti e comunque controversi meriti letterari considerati delle attenuanti o delle aggravanti?
Ad ogni modo, il processo che lo vede oggi imputato inesorabilmente procede, insieme alla storia. Anzi, insieme alle storie di questa città, l’ineffabile “Calma-Nissetta” (mi sia concessa una citazione personale). Una città vicina e lontana, silenziosa e rassegnata, fatalista e sonnolenta. Discreta. Una città confusa e dispersa sulle sue ridenti e immalinconite colline, al centro dell’Isola.
POSCRITTO
In Sicilia non serve attendere che la storia si ripeta per avere la farsa. La storia, per i siciliani, si presenta subito, al suo primo apparire, con la smorfia violenta e assurda della farsa.
Leandro Janni
Rita Cinardi
 
 

Fanpage, 15.4.2019
La Francia cancella l’italiano dalle scuole: gli intellettuali si appellano a Macron
Dopo il corposo taglio di cattedre per l’insegnamento dell’italiano nella scuola francese, arriva l’appello firmato da diversi docenti francesi e molti intellettuali italiani, da Andrea Camilleri ad Ascanio Celestini, per il ripristino dell’insegnamento della nostra lingua nelle scuole d’oltralpe.

Prima la Gioconda, poi il primato sulla cucina, oggi l'insegnamento dell'italiano nelle scuole francesi: c'è sempre un buon motivo, tra Francia e Italia, per "litigare" in campo culturale. Segnale che, in qualche modo, esprime quella freddezza politica salita in auge da almeno un anno a questa parte, tra i rispettivi governi nazionali. Anche se, a ben vedere, lontano dalle diatribe politiche, da sempre, proprio in campo culturale, le relazioni tra i due paesi, sono straordinariamente operose e ricche di interscambi. Non sulla questione linguistica, a quanto pare.
Negli ultimi anni, infatti, i cugini d'oltralpe hanno effettuato un sostanzioso downgrade dell'insegnamento dell'italiano in Francia. I posti messi a concorso per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole attraverso il canale dell’Agrégation, si sono dimezzati negli ultimi anni e per il 2019 sono soltanto cinque. Per l'altro canale di arruolamento dei docenti, il Capes, che abilita alla docenza nelle scuole medie, si è passati da 28 a 16, quando solo nel 2013 erano ben 64. Un taglio cospicuo, non c'è che dire. Probabilmente dovuto più alla spending review francese in atto negli ultimi anni che a scelte di politiche culturali o, ancor di più, da mettere in relazione ai rapporti freddi tra Macron e Di Maio.
In seguito alle scelte di Parigi sull'insegnamento dell'italiano, arriva dunque un appello a riconsiderare questo taglio all'insegnamento della lingua di Dante nei licei francesi, controfirmato da diversi professori d'oltralpe e da molte importanti intellettuali italiani, da Andrea Camilleri ad Ascanio Celestini, da Luciano Canfora ad Emma Dante. L'appello, oltre a denunciare la situazione, propone di riportare a un numero congruo di posti, 12 per l’Agrégation, 35 per il Capes, le cattedre per l'insegnamento dell'italiano. Peraltro la richiesta di studiare l’italiano da parte dei ragazzi francesi, e in generale europei, in questi anni, non è affatto diminuita, visto il crescente appeal che la nostra lingua ha all'estero.
 
 

SicilyMag, 15.4.2019
Al "Km 123" c'è la storia del giallo. Secondo Andrea Camilleri
Libri e fumetti. Nel nuovo romanzo, edito da Mondadori, lo scrittore di Porto Empedocle rielabora il “giallo” in maniera sui generis, come una formula narrativa che gli permette di spaziare in altri livelli di interpretazione. A conclusione del romanzo il testo "Difesa di un colore", sintetica storia internazionale del genere, basato sull'interessante parlallelo tra giallo e libertà

Andrea Camilleri è tornato nelle librerie con un nuovo romanzo, un giallo edito da Mondadori, dal titolo “Km 123”. Questa volta la storia è ambientata a Roma e non ne è protagonista il commissario Salvo Montalbano, che come è noto ai tanti appassionati del poliziotto letterario più famoso d'Italia non ama stare lontano dalla sua Sicilia, tanto meno dalla sua Vigàta. Sono altri i personaggi di questa nuova storia. Camilleri per Mondadori ha già pubblicato diversi libri, dal romanzo storico La scomparsa di Patò (una delle sue opere migliori), a testi di ambientazione borghese. Il tutto frutto di una sperimentazione continua, che è una delle caratteristiche peculiari della dimensione artistica ed intellettuale eclettica e poliedrica dello scrittore di Porto Empedocle. Ricordiamo fra questi romanzi “borghesi”: Il tailleur grigio, L'intermittenza, Il diavolo certamente.
Camilleri rielabora il “giallo” in maniera sui generis, come una formula narrativa che gli permette di spaziare in diversi generi, ed anche in difformi categorie spazio-temporali, ovvero può cambiare contesto storico e sociale, e dare concretezza letteraria alla sua notevole verve creativa. Il “giallo” trascende il concetto medesimo di “genere”. Accanto al primo livello narrativo si dipanano altri livelli di interpretazione, da quella storico-sociale a quella psicologica, sino a giungere alla dimensione antropologico-filosofica. Il giallo consente di analizzare in maniera ermeneutica il mondo in cui vivono i personaggi, ad esempio il giallo nordico (non solo quello svedese) è uno degli esempi più efficaci di interpretazione del mondo sociologico, politico, psico-sociale. Ha permesso a molti lettori nel mondo di comprendere come dietro l'apparente serenità e tranquillità del profondo Nord dell'Europa vi fossero inquietudine esistenziale e contraddizioni sociali.
Non a caso ci siamo soffermati sulla dimensione interpretativa di questo genere narrativo, perché in "Km 123" accanto al romanzo, Camilleri ha aggiunto una sua indagine epistemologica, metodologica e filosofico-letteraria del “giallo”, dal titolo emblematico Difesa di un colore.
Prima di approfondire ulteriormente questa parte molto importante del testo, è fondamentale viaggiare nella trama del nuovo libro. Scritto da Camilleri, così come tutti i suoi “romanzi borghesi” (ambientati nelle metropoli, da Milano a Roma), in lingua italiana e senza uso del dialetto o dei dialetti. E' evidente che la scelta della lingua è cruciale, non vi è bisogno di citare Alessandro Manzoni o Giovanni Verga, la struttura narrativa è profondamente influenzata dai linguaggi e dalla lingua. Lo stile di questo nuovo romanzo è essenziale ed asciutto, il ritmo narrativo è serrato, rispetto ad altri romanzi precedenti “borghesi” anche la stessa interpretazione psicologica dei personaggi è più attenuata. E non a caso, poiché il romanzo si snoda sulla velocità della comunicazione dei personaggi, sulla rapidità delle azioni, su un susseguirsi di colpi di scena. Una parte della stessa comunicazione fra alcuni personaggi centrali avviene tramite messaggi telefonici, è come se Camilleri passasse dall'articolata fase epistolare classica dei romanzi storici alla comunicazione post-moderna, che opera per sintesi estreme.
E' un romanzo del “mondo liquido” per citare il filosofo-sociologo Bauman, ma per altri versi è un romanzo che racconta dinamiche e sociali che non sono affatto mutate. Mostra le contraddizioni e le fragilità degli esseri umani, palesa sentimenti di amore, di odio, piani diabolici di vendetta, lacerazioni interiori, che sembrano riproporre le stesse dicotomie delle “tragedie” del mondo greco. Nella Silicon Valley vi sono teorici- che spaziano in maniera un po' confusa tra sociologia, tecnologia e scienza- convinti che vi sia già una dimensione post-umana o trans-umana. E' ovvio che la tecnologia e la scienza incidano sugli esseri umani ma vi sono comportamenti, atteggiamenti ,dimensioni interiori che non sono affatto diversi da quelli del mondo antico, nel bene e nel male. Ancora oggi noi possiamo interpretare il mondo sociale attraverso l'analisi del greco Aristotele che teorizzò l'uomo come animale razionale e sociale che tende al raggiungimento del bene comune ed alla virtù, e la visione del filosofo Hobbes che molto tempo dopo (nel Seicento) teorizzò invece la visione dell'uomo lupo degli altri uomini, di un conflitto originario di tutti contro tutti dal quale gli esseri umani sarebbero usciti solo per l'istinto egoistico di sopravvivenza. Nella visione hobbesiana per non autodistruggersi gli uomini si sarebbero uniti con un contratto delegando il potere al “sovrano”. Varie altre teorie filosofico-etiche, socio-pedagogiche, possiamo citare, da Platone a Rousseau. Dal mondo greco all'Illuminismo il rapporto fra ragione e passioni è predominante, seppur con concezioni differenti. La stessa psicologia novecentesca, ed in particolare quella freudiana, è in realtà debitrice al mondo greco. Ed ancor di più, vi sono atteggiamenti atavici sul piano non solo degli istinti ma dei sentimenti contrastanti di odio ed amore che si possono ritrovare in diverse culture ed in diversi fasi della presenza degli esseri umani sulla terra.
Tornando al nuovo romanzo giallo di Camilleri "Km 123", esperimento più originale rispetto agli ultimi romanzi incentrati su Montalbano, vi è una struttura narrativa diversa, tutta incentrata su di un ritmo a volte vertiginoso. E funziona anche la velocità sintetica. In questo Camilleri è aiutato dalla sua tecnica narrativa che è simbiosi di esperienze teatrali e televisive. Il suo narrare fluido non è il frutto di improvvisazione ma di una ricerca continua, è come la bella esibizione di un trapezista che fa sembrare tutto semplice, ma in realtà dietro vi è un grande lavoro di esercizi ripetuti al fine di migliorare e perfezionare la tecnica.
L'incipit del romanzo "Km 123" incentrato sul telefonino spento, con Ester che telefona a Giulio che in realtà si trova in ospedale dopo un grave incidente avvenuto sulla Via Aurelia, è già una metafora interpretativa del testo. La moglie di Giulio, Giuditta, che riaccende il telefono e risponde alla telefonata di Ester che cerca disperatamente il suo amante. I messaggi, gli sms, che in realtà verranno letti dalla moglie... Potrebbe sembrare una commedia all'americana ma non è così. L'incidente è frutto di un causale tamponamento o l'auto di Giulio è stata speronata? E' un incidente od un tentato omicidio? Altri personaggi entrano in gioco, altre figure. E la verità non è come appare...
Ma di certo non sveleremo il proseguo della trama ed il finale, un romanzo va letto e gustato in ogni suo particolare. Ed il finale di un giallo è una speciale sfida tra autore e lettore, va ricercato nella lettura, nell'attenzione ad ogni dettaglio. A conclusione del romanzo - come avevamo già scritto - vi è un testo di Camilleri Difesa di un colore, che non è solo una riflessione filosofica sul giallo ma anche una sintetica storia di questo genere a livello italiano ed internazionale. Molto interessante anche l'analisi sul giallo e la libertà.
Scrive Camilleri: “La verità è che il giallo nasce, fiorisce e si sviluppa non nelle società capitalistiche ma nelle società libere. E difatti guardiamo brevissimamente cosa è successo in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti negli stessi anni presi in considerazione per quanto riguarda l'Italia”. Ed ancora il giallo come apertura alla grande letteratura. “In Francia, il successo popolare delle inchieste del commissario Jules Maigret, creato da Georges Simenon, fa da apripista ai romanzi non propriamente polizieschi di quest'autore che tra i suoi ammiratori può ormai contare, oltre che su scrittori da lui distantissimi come Céline, sulla quintessenza della letteratura francese di quel periodo, vale a dire André Gide. Gide farà sì che le porte della casa editrice Gallimard, tempio della letteratura cosiddetta alta, si aprano per accogliere Simenon”. Più avanti Camilleri ricorda: “(...) Senza fare troppo rumore, nel 1942, uno tra i più fini e raffinati letterati del Novecento, Jorge Luis Borges, scrive con Adolfo Bioy Casares i Sei problemi per don Isidro Parodi, racconti polizieschi il cui protagonista, l'investigatore, don Isidro Parodi appunto, è un detenuto condannato, seppure ingiustamente, a vent'anni di galera. Borges, sul giallo, scriverà acutissimi saggi critici e terrà affollate conferenze”.
Ed in Italia? Camilleri sostiene: “La verità è che la rinascita del romanzo giallo italiano ha due date ben precise. Il 1957, quando Carlo Emilio Gadda pubblica un volume Quer pasticiaccio brutto de via Merulana (che era già apparso su “Letteratura” nel 1946-47), e il 1961, quando Leonardo Sciascia dà alle stampe Il giorno della civetta”.
Ed anche queste sono analisi camilleriane tutte da leggere...
Salvo Fallica
 
 

DazebaoNews, 16.4.2019
“Km 123”, il nuovo romanzo non-romanzo di Andrea Camilleri. Recensione

Giulio Davoli è un imprenditore edile spregiudicato e disonesto. Di ritorno da Grosseto, Giulio ha un grave incidente al chilometro 123 di via Aurelia, in direzione Roma, e, ricoverato d’urgenza per la frattura della mascella, non può più rispondere alle chiamate e ai messaggi della sua “più intima” e giovane amante, Ester, i quali vengono “intercettati” dalla moglie Giuditta.
È qui che questo incipit dai toni passionali vira bruscamente verso il nero del mistero, dando inizio al nuovo romanzo giallo di Andrea Camilleri, “Km 123”, edito da Mondadori. Dalla testimonianza dell’automobilista che ha salvato Giulio, infatti, quello in cui è rimasto coinvolto l’imprenditore non sembra un incidente, bensì un tentato omicidio. Ma chi ha deciso di fare fuori Giulio Davoli? Sarà forse la moglie, Giuditta, che, per vendicarsi dei numerosi tradimenti, lo ha denunciato alla Finanza per le irregolarità di un suo cantiere che si trova proprio al chilometro 123 dell’Aurelia? O l’amante, Ester, che scoprirà di non essere l’unica nella disordinata vita amorosa extra coniugale di Giulio? O, ancora, il marito di Ester, un giovane avvocato che, forse, sa più di quello che vuole far credere? Mentre gli eventi precipitano, l’unico che sembra ostinatamente voler far luce sulla vicenda è l’Ispettore di Polizia Bongioanni, ma siamo sicuri che abbia imboccato la strada giusta?
Raccontare la trama di “Km 123”, l’ultima fatica letteraria del Maestro Camilleri, fa sembrare questa storia un giallo come un altro. In realtà questo nuovo romanzo ha una struttura così insolita, da poterlo definire un “non-romanzo”. Dimenticate, infatti, descrizioni, discorsi diretti, capitoli e perfino quel geniale dialetto siciliano squisitamente letterario che caratterizza le storie di Montalbano. “Km 123” è un insieme di dialoghi, lettere, articoli di giornale, mail, messaggi e rapporti di polizia che, in maniera immediata, dinamica e piuttosto originale, ricostruiscono la storia dei protagonisti del giallo con un ritmo sempre più incalzante. Più che di fronte a un romanzo vero e proprio, quindi, sembra di vedere la puntata di una serie Tv o una di quelle docu-fiction che ricostruiscono casi reali anche attraverso documenti e intercettazioni originali. Insomma un vero e proprio esperimento letterario che sfida la lingua a volte fin troppo immediata del Web e dei Social Network, senza, però, farci sentire la mancanza della lettura. Non è la prima volta che Andrea Camilleri, nonostante abbia superato le novanta primavere, dimostra di saper sperimentare, con audacia e successo, strutture ben lontane dal giallo classico. I lettori più affezionati ricorderanno, senza dubbio, “Acqua in bocca”, scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli ed edito nel 2010 da MinimumFax, nel quale, con una struttura molto simile, Salvo Montalbano e Grazia Negro, gli eroi nati dalla penna dei due autori, si ritrovano a indagare insieme, dal nord al sud Italia. A quasi dieci anni di distanza, Camilleri ha dato vita a un progetto analogo e, forse, ancor più riuscito, che dimostra ancora una volta come la scrittura non abbia età, né confini.
Alessandra Rinaldi
 
 

Blasting News Italia, 18.4.2019
Casting per la nuova stagione de 'Il commissario Montalbano' e per 'Una voce per l'Europa'
Selezioni per la nuova stagione della nota serie televisiva in onda su Rai 1 con Luca Zingaretti e per un importante talent canoro.

Per la nuova stagione della serie televisiva dal titolo Il commissario Montalbano, sono in corso i casting in cerca di numerose comparse. Sono inoltre in corso le selezioni per un importante talent canoro dal titolo Una voce per l'Europa, il cui vincitore prenderà poi parte a importanti momenti televisivi sulle reti Sky eMediaset.
Il commissario Montalbano
A breve ripartiranno le riprese per la nota e seguitissima serie televisiva in onda su Rai 1 dal titolo Il commissario Montalbano, che vede nell'attore Luca Zingaretti il protagonista principale.
Nel cast sono presenti anche diversi attori molto conosciuti a livello nazionale. A tal proposito, per la realizzazione della serie tv tratta dai celebri romanzi scritti da Andrea Camilleri, sono attualmente in corso le selezioni per la ricerca di numerose comparse, uomini e donne, di età compresa tra 18 e 70 anni. La richiesta in questione è collegata alle riprese da effettuarsi prossimamente nelle cittadine siciliane di Modica e Ragusa. Gli interessati devono presentarsi direttamente martedì 23 aprile, dalle ore 10 alle ore 18 a Ragusa, presso il centro 'Esteta Medica' (via Fieramosca, 163) o venerdì 26 aprile, dalle ore 10 alle ore 19, a Modica, presso il Palazzo della Cultura. È indispensabile portare la fotocopia di un proprio documento di identità, il codice fiscale e i dati iban.
[...]
 
 

Radio RTM, 18.4.2019
Dal 29 aprile riprenderanno le riprese per “Il Commissario Montalbano”

Dal 29 aprile prossimo riprenderanno le riprese per “Il Commissario Montalbano” nel territorio ibleo. La produzione cerca comparse tra i 18 e i 70 anni, uomini e donne. Il casting si terrà il 26 aprile presso il Palazzo della Cultura, in Corso Umberto a Modica, dalle 10 alle 19. Chi fosse interessato potrà presentarsi munito di carta d’identità, codice fiscale e Iban.
 
 

Optimagazine, 19.4.2019
The Resident e Velvet Collection 2 nel palinsesto estivo di Rai1 insieme a Don Matteo, Montalbano e Un Passo dal Cielo 4
Repliche all'insegna di Terence Hill e di Zingaretti [Sic!, NdCFC] ma anche The Resident e Velvet Collection 2 nel palinsesto estivo di Rai1

E alla fine Rai1 ha alzato il velo su quello che sarà il suo palinsesto estivo e sorprese non ce ne sono, è inutile anche dirlo.
[...]
Al lunedì ci sarà Il Giovane Montalbano 2, dal 17 giugno.
[...]
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 19.4.2019
Festival di Dogliani Ecco tutte le stelle di tv e new media
Notte bianca il sabato con stand gastronomici degustazioni e il concerto itinerante della Bandakadabra

[...]
Tra i protagonisti ci saranno anche i The Jackal, fenomeni del web con il loro canale Youtube da 50 milioni di visualizzazioni e Luca Zingaretti che racconterà i "20 anni di Montalbano".
[...]
 
 

Noto News, 20.4.2019
Al Tina di Lorenzo
Noto, dialetto e solidarietà a teatro con “I Delfini di Lucia”
Serata all'insegna della spensieratezza, in scena con "La concessione del telefono"

“La concessione del telefono” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale è stato lo spettacolo che ha visto protagonista la compagnia teatrale dell’associazione “I Delfini di Lucia”, associazione attiva quando si parla di solidarietà e altruismo, impegnata accanto ai bambini, e alle loro famiglie, costretti a combattere contro il cranco.
Sul palcoscenico del teatro Tina Di Lorenzo di Noto il gruppo teatrale dell’associazione ha raccontato la Sicilia come terra di contraddizioni, dove c’è un modo diverso di stare al Mondo ed interpretare le cose.
Brave le registe Ada Dimauro e Vera Parisi a rendere pimpante la trama, bravi gli attori amatoriali in quei dialoghi spesso in dialetto che hanno rappresentato in pieno la Sicilia descritta da Camilleri e Dipasquale.
A fare da contorno allo spettacolo molto apprezzato dai presenti in sala, anche una scenografia curata nei minimi dettagli da Cristina Cataneo ed ai ragazzi della 5A del liceo Artistico Matteo Raeli di Noto.
 
 

Televisione.it, 21.4.2019
Speciale Tg1 storia del giallo e crime in tv 21 aprile 2019: da Agatha Christie a Montalbano
In seconda serata su Rai Uno nel giorno di Pasqua vengono ripercorsi oltre 50 anni di sceneggiati, serie e fiction come La Piovra e il Maresciallo Rocca

Speciale Tg1 diretta tv e streaming
In principio furono i gialli di Agatha Cristie, gli sceneggiati di Nero Wolfe poi arrivarono le fiction La Piovra, Il Maresciallo Rocca e infine Montalbano e tanti altri prima e dopo. Sarà dedicato a loro, allo evoluzione questa sera, domenica 21 aprile 2019, in seconda serata su Rai 1 lo Speciale Tg1 Giallo di sera. Il programma sarà visibile anche in streaming, da pc, tablet e cellulari su RaiPlay – Rai1 mentre on demand dopo la mezzanotte Rai Repley.
Speciale Tg1 Giallo e Crime: anticipazioni 21 aprile 2019
A provarlo sono due spettacoli di prosa datati 1954: Il processo di Mary Dugan eDieci piccoli negretti di Agatha Christie. La storia dell’investigazione televisiva inizia così: con un legal thriller ispirato a un film americano degli anni 40 e un grande classico della letteratura di genere firmato dalla regina degli enigmi di carta.
Quattro anni dopo, nel 1958, sul piccolo schermo compaiono i primi sei originali televisivi di due grandi maestri della crime fiction in bianco e nero: Daniele D’Anza e Vittorio Cottafavi. Gli ascolti sono da finale mondiale di calcio. Nasce il mito del giallo catodico, che troverà, nel sorriso a denti stretti del Tenente Sheridan (Ubaldo Lay, 1959), il suo primo grande eroe popolare. Negli anni Sessanta arrivano Maigret (Gino Cervi, 1964), Sherlock Holmes (Nando Gazzolo, 1968), Nero Wolfe (Tino Buazzelli, 1969), Padre Brown (Renato Rascel, 1970).
Col passaggio dal bianco e nero al colore, anche il Giallo volta pagina. Di questo nuovo realismo televisivo fanno parte “La Piovra”, che porta il Giallo nella Sicilia sanguinaria dei “padrini”, e Il Maresciallo Rocca, che nei primi anni ‘90 regala al rigore narrativo del Giallo, il sorriso della Commedia.
Negli anni Novanta nasce il fenomeno Montalbano che con Andrea Camilleri entra nell’olimpo dell’investigazione televisiva. Negli anni successivi, la tendenza crime sul piccolo schermo cresce e si consolida con l’arrivo di tanti “piccoli” Montalbano, da Schiavone a Coriandolo [Sic!, NdCFC], passando per Don Matteo-Terence Hill e Suor Angela-Elena Sofia Ricci, ultimi epigoni di una particolare declinazione del Giallo televisivo – il cosiddetto genere clerico-investigativo che inizia negli anni ‘60 con Padre Brown-Renato Rascel, e arriva fino al fascino violento del noir medievale con la riduzione televisiva del capolavoro di Umberto Eco, Il nome della rosa.
Luca Fusco
 
 

Mangialibri, 23.4.2019
Km 123
Autore: Andrea Camilleri
Genere: Romanzo Giallo
Editore: Mondadori 2019

La giovane Ester Russo, moglie ventottenne dell’avvocato Stefano, è disperata perché non riceve risposta alle chiamate e neppure agli sms che ha mandato a Giulio Davoli, suo amante da qualche mese. Alla fine non ne può più di questo silenzio e si risolve a chiamare la moglie dell’uomo, la signora Giuditta, ed è così che apprende dell’incidente stradale avvenuto tra il 7 e l’8 di quel gennaio, nel quale l’uomo ha rischiato di morire; adesso è ricoverato in ospedale con un trauma cranico, la mascella fratturata e tre costole rotte e non può parlare. Come è scritto persino su “Il Messaggero” del 9 gennaio 2008, il noto imprenditore edile, alla guida della Panda di sua moglie, forse a causa della forte pioggia, è stato speronato da un’auto all’altezza del chilometro 123 dell’Aurelia, mentre tornava a Roma da Grosseto ed è finito in una scarpata. Ester non si dà pace e cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con il suo amante, ma in ospedale è consentito avvicinarlo soltanto alla moglie. Per fortuna un giovane infermiere sembra offrirle una possibilità facendo da tramite, ma comunicare con l’uomo è abbastanza complicato e rischioso. Intanto alla signora Giuditta sono stati consegnati gli effetti personali di Giulio Davoli, compreso il suo cellulare, quello dove sono registrati quegli sms disperati inviati da Ester la notte dell’incidente. Quando i giornali contattano il soccorritore che ha salvato l’imprenditore e lo ha portato in ospedale, viene fuori una notizia assai strana: l’uomo, Anselmo Corradini, è un ex collaudatore e dice di avere quasi la certezza che quello del signor Davoli non è stato un incidente causato dalla pioggia ma la conseguenza di un gesto premeditato, a giudicare dalla dinamica con la quale il Suv ha speronato la Panda. A questo punto, le indagini della polizia e gli accertamenti dell’assicurazione prendono una strada diversa. Intanto Ester riceve da Giulio istruzioni per svuotare completamente l’appartamento nel quale si incontravano tre volte la settimana e lei si ricorda di aver notato spesso qualcuno che gironzolava con fare sospetto intorno alla sua auto quando la parcheggiava in quelle occasioni. Inoltre, l’Ispettorato del Lavoro, in seguito ad una denuncia anonima, fa delle indagini in uno dei cantieri di Davoli che si trova proprio nei pressi del km 123…
Nel giugno 1929 Mondadori pubblica i primi quattro polizieschi con una veste grafica abbastanza originale, e certamente inedita, di colore giallo; inizia così una delle collane più longeve del panorama editoriale internazionale che prenderà il nome di Gialli Mondadori. Per celebrare i novant’anni di questa collana di successo, Mondadori pubblica una serie speciale di romanzi e l’onore di aprirla lo affida ad Andrea Camilleri con questo racconto lungo – più che un romanzo breve -, una indagine inedita che ha la struttura del giallo classico e una forma – cara all’autore e ricorrente in diversi suoi libri – articolata attraverso dialoghi veloci e brevi, trascrizioni di scambi di sms e di email, articoli giornalistici, verbali di polizia e ricostruzioni (più o meno coerenti o addirittura astruse) degli inquirenti. Al centro di una sarabanda di personaggi che si inseguono e si rincorrono superandosi l’un l’altro nel gioco delle ipotesi per individuare il colpevole l’infedeltà coniugale, corredata dalla gelosia e dalla spietata vendetta. Un intreccio classico, quindi, nel quale passioni umanissime nelle svariate gradazione più o meno edificanti sono raccontate con la riconoscibilissima e disincantata ironia di Andrea Camilleri, che si diverte anche a prendere un po’ in giro la Giustizia talvolta superficiale, per esempio nella figura di un ispettore poco accorto che non vede l’ora di chiudere il caso, quale che sia l’esito, e si mostra infastidito perciò dalla solerzia del suo sottoposto che invece vorrebbe far combaciare meglio i tasselli del mosaico investigativo e “crede più alla forza della vendetta che alle conseguenze del rimorso”. Una beffa alla Giustizia appare anche il finale che apparirà come un vero colpo di teatro al lettore meno accorto, lì dove invece quello un po’ più smaliziato avrà intuito qualcosa pochi capitoli prima, mentre cerca di districarsi nel triangolo amoroso che, in realtà, triangolo non è ma piuttosto un poligono assai più articolato. Niente dialetto “camilleriano” stavolta, dunque, niente Montalbano, niente storie antiche di Vigata, niente frammenti di Storia siciliana; Camilleri scrive un racconto che si legge in un’ora e scorre piacevole e veloce come una pausa caffè con un vecchio amico. Chiude il breve romanzo uno scritto già pubblicato da Chiarelettere nel 2013 all’interno della raccolta Come la penso e che è un intervento di Andrea Camilleri al convegno “Scrittori e critici a confronto” tenutosi all’Università degli Studi di Roma Tre il 24-25 marzo 2003. A suggerire questa appendice lo stesso autore, dal momento che in essa si parla del motivo per cui il poliziesco/mistery soltanto in Italia è chiamato giallo e proprio in riferimento alla nota collana Mondadori, con un breve excursus dei maggiori scrittori italiani che vi si sono cimentati e una stringata riflessione sulla narrativa cosiddetta “di genere”.
Alessandra Farinola
 
 

Libreriamo, 23.4.2019
Classifica libri più venduti. Michele Serra e Camilla Läckberg conquistano
Nella classifica di questa settimana Camilleri supera Carofiglio e si posiziona al primo posto. Al quarto posto invece l'ultimo romanzo di Michele Serra

MILANO – La classifica di questa settimana mostra grandi novità: in primo luogo, dopo varie settimane, La versione di Fenoglio di Carofiglio cede il primo posto all’ultimo romanzo di Camilleri. Inoltre conquista e si posiziona al quarto posto Le cose che bruciano di Michele Serra.
1. Km 123 Andrea Camilleri
Un romanzo che potrebbe far pensare, dato il suo incipit a un romanzo rosa, ma il genere è del tutto diverso. Ester chiama sul cellulare di Giulio, che, per colpa di un incidente stradale, non risponde. La moglie di Giulio riaccende il cellulare del marito e vede la chiamata di Ester, di cui non sa nulla. Si scopre da un testimone, che l’incidente in cui è coinvolto Giulio, in realtà si trattava di un tentato omicidio. Iniziano così le indagini.
[...]
 
 

Leggo.it, 23.4.2019
"Km 123", il nuovo romanzo di Andra Camilleri

Storia di corna o storia di delitti? Andrea Camilleri è stabilmente primo nella top ten dei libri di narrativa italiana con “Km 123” (Mondadori). All’inizio pare il classico triangolo: Giulio (il marito, in ospedale per un incidente d’auto sull’Aurelia tra Grosseto e Roma), Giuditta (la moglie) e Ester (l’amante). Ester telefona a Giulio ma lui non risponde perché è ricoverato. Giuditta scopre la telefonata e i messaggi d’amore quindi la relazione. Però un testimone dice che non si tratta di un tamponamento bensì di tentato omicidio. I colpi di scena non si sprecano.
 
 

Tv Fanpage, 23.4.2019
Il Commissario Montalbano vince sempre, più di 4 milioni di spettatori
Un grande successo per Rai1 che, anche nel lunedì di Pasquetta, prosegue la sua striscia di successi anche in replica. “Una faccenda delicata”, episodio de “Il Commissario Montalbano, è stato visto da 4.7 milioni di spettatori per il 22.3% di share. Il secondo programma più visto è “La peggior settimana della mia vita”, su Canale 5.

La replica di "Una faccenda delicata", episodio de "Il Commissario Montalbano", è stato visto da 4.7 milioni di spettatori per il 22.3% di share. Un grande successo per Rai1 che, anche nel lunedì di Pasquetta, prosegue la sua striscia di successi anche in replica. Ormai non fa più notizia, del resto anche Barbara D'Urso ha preferito spostare la sua puntata del Grande Fratello per non affrontare la replica del Commissario Montalbano.
Ascolti tv 22 aprile 2019
Nel dettaglio, questi gli ascolti tv delle principali proposte in palinsesto del 22 aprile 2019. Su Rai1, l'episodio de "Il Commissario Montalbano – Una faccenda delicata" è stato visto da 4.737.000 spettatori per il 22.3% di share.
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Gennaro Marco Duello
 
 

La Voce di New York, 23.4.2019
InScena! il cunto “The Tightrope Walkers”, ispirato a un romanzo di Andrea Camilleri
Rosario Sparno porta a New York il suo cunto Le funambole, un “concerto a due voci”, un viaggio in Sicilia tra ironia, poesia e mito


Rosario Sparno e Antonella Romano in una scena di The Tightrope Walkers - Foto Bottega Bombardini

Le funambole, ispirato a Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri, è uno spettacolo di e con Rosario Sparno e con Antonella Romano. Il progetto è una produzione Associazione Casa del Contemporaneo - Centro di produzione teatrale. Abbiamo intervistato Rosario Sparno in occasione del debutto al Festival InScena! 2019.

Tratto dal racconto Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri, Le funambole è un cunto della tradizione siciliana che, nei rimandi all’Odissea di Omero, si snoda tra magia, fantasia e realtà, sullo sfondo di leggende e superstizioni della Sicilia di fine ‘800 e inizio ‘900. Oltre a Maruzza le protagoniste sono le suggestive installazioni realizzate dalla stessa Romano presenti sul palco a rappresentare delle figure mitiche, forgiate con il ferro e sospese come funambole fra forza e leggerezza. I costumi sono di Alessandra Gaudioso.
Ci racconti la genesi di questo progetto?
“Le funambole nasce da un innamoramento; l’innamoramento per la musica e la potenza evocativa della scrittura di Andrea Camilleri. Ho scritto questo cunto come un concerto a due voci pensando ad Antonella Romano e a me, come un vestito cucito su misura su di noi dopo anni di lavoro comune, un vestito ricamato con il ferro, come le opere d’arte di Antonella. Abbiamo lavorato insieme a casa sua, cercando i suoni giusti, i piccoli gesti, gli sguardi, mentre lei come d’abitudine ricamava a mani nude il fil di ferro. È nata così l’idea di due fratelli che ricamano con il ferro e lucidano con acqua di mare la lunga sirena protagonista dello spettacolo. Ogni sera una nuova sirena nasce sul palco sotto gli occhi incantati dello spettatore. La nostra compagnia Bottega Bombardini ha poi presentato il lavoro al centro di produzione Casa del Contemporaneo di Napoli, col quale collaboriamo da anni e il cunto ha potuto incontrare il suo pubblico pronto ad ascoltare, anche a New York.”
Quali sono i punti di forza dello spettacolo? Perché è da vedere?
“Le funambole è da vedere e ascoltare per fare innanzitutto un bellissimo viaggio in Sicilia. La Sicilia con il suo carattere forte, la lingua ammaliatrice e lo sguardo dei suoi abitanti. Se il teatro che si ama, che si cerca, sera dopo sera, è quello fatto da bravi attori e da una storia forte allora Le funambole è da vedere e vivere per lasciarsi andare al sorriso e all’emozione di un tempo dedicato all’ascolto, come quando da bambini incantati si ascoltano le storie.”
Cosa significa per voi andare in scena a New York?
“Il protagonista maschile de Le funambole Gnazio Manisco nello spettacolo inizia il proprio viaggio proprio a New York dove viene a fare il bracciante stagionale. Per noi significa accompagnare Gnazio nel viaggio che finora abbiamo solo raccontato; significa come compagnia Bottega Bombardini e Casa del Contemporaneo fare ascoltare il nostro teatro e la sua musica in una città che rappresenta il nuovo; significa mescolare tradizione e contemporaneo per un confronto vivo e sinergico. Quando rappresentiamo questo spettacolo, magicamente, ovunque lo facciamo, veniamo sempre trasportati in Sicilia, in contrada Ninfa e con noi, il pubblico. La potenza e l’allegria de Le funambole porta questo piccolo lembo di terra ovunque, con forza.”


Rosario Sparno e Antonella Romano in una scena di The Tightrope Walkers – Foto Bottega Bombardini

Adattare un romanzo per il teatro non è mai semplice. Ci racconti come hai lavorato per realizzare l’adattamento e quali sono state le difficoltà incontrate e le scelte drammaturgiche che hai fatto?
“Ispirandomi ai personaggi di Camilleri che a loro volta prendono ispirazione dai cunti antichi ho ideato un racconto a due voci, un’orchestra di personaggi, uomini e donne, che prendono corpo e anima. La difficoltà, come sempre accade quando si adatta per il teatro un racconto o anche quando si costruisce uno spettacolo, è scegliere cosa si vuole raccontare. Scegliere quello che chiamo ‘il cuore narrativo’ e seguirlo fino in fondo senza farsi distrarre dal canto delle sirene delle mille altre cose che si vorrebbero dire ma che tradirebbero quel cuore, gli toglierebbero forza in quell’ora di racconto. Il lavoro di scrittura fatto necessariamente in solitudine è come quel momento magico che da solo vivi dietro le quinte prima di entrare in scena, una solitudine necessaria prima di poter parlare al pubblico con il cuore.”
Chi sono le funambole del tuo spettacolo e cosa raccontano?
“Le funambole sono tutte le donne ma anche gli uomini talvolta, tutti gli esseri capaci di cantare anche mentre annegano, in bilico fra terra e mare, costantemente. Le funambole attraversano tutti gli elementi senza appartenere a nessuno di essi, perché sono creature che stanno e nel contempo scappano. Funambole dell’anima, creature gentili e mostruose, feroci e delicate che non hanno nessun timore della concretezza della vita e dei riti magici che in essa si nascondono. Le funambole raccontano il coraggio e la vendetta, la giustizia che mai è giusta, il desiderio di un bacio, di emozionarsi, il desiderio dell’abbandono e dello stringersi. Le funambole dello spettacolo cercano vendetta, da secoli, senza sconti. Scavando nel mito sono sirene che cercano Ulisse per un ultimo canto.”
Cosa vuoi trasmettere con il tuo teatro?
“Le Funambole ha in sé tutte le caratteristiche che come regista e come Bottega Bombardini intendo perseguire con la nostra attività teatrale. Un linguaggio leggero e insieme profondo, un atto di fede nella forza delle storie e nella loro capacità di prendere allo stomaco e raccontare il mondo. Nel teatro che amiamo la ricerca stilistica si concilia con la capacità di raccontare storie: un teatro ‘popolare’ che parli all’umanità usando le armi dell’ironia e della poesia.”
The Tightrope Walkers andrà in scena presso il The Brick Theatre (Brooklyn) il 6 maggio alle ore 20 e preso la Casa Italiana Zerilli-Marimò (Manhattan) il 7 maggio alle ore 18.
Valeria Di Giuliano
 
 

Giornale Ibleo, 23.4.2019
Montalbano è sempre Montalbano…ai casting di Ragusa hanno partecipato 700 persone

Si è svolta oggi la prima giornata di casting a Ragusa per cercare le nuove comparse della serie “Il Commissario Montalbano”, le cui riprese inizieranno in provincia di Ragusa il 29 aprile. I casting, a cui hanno partecipato circa 700 persone, si sono svolti in via Ettore Fieramosca e hanno visto la partecipazione massiccia di circa 700 persone, tutte di età compresa fra i 18 e i 70 anni. Domani, i provini si terranno a Modica.
Irene Savasta
 
 

Servizo Pubblico, 24.4.2019
Camilleri: “Il 25 aprile una rissa? Salvini è un ignorante con mentalità fascista. Montalbano si dimetterebbe”

Sono trascorsi 74 anni dal 25 aprile 1945. Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore e regista, noto nel mondo per la saga letteraria del commissario Montalbano che è considerata una pietra miliare della letteratura italiana e mondiale, ricorda quel giorno in una lunga intervista di Giuseppe Rolli per Servizio Pubblico, da cui pubblichiamo questa anticipazione:
“Il 25 aprile del 1945 mi trovavo nella mia terra, in Sicilia. Conoscevo la libertà già dal 1943, quando gli americani sbarcarono in Sicilia nella notte fra il 9 e il 10 luglio. Ma in quei giorni stavo incollato alla radio nella mia stanza a sentire le notizie su ciò che avveniva in Italia e nel mondo, perché capivo che nel giorno della liberazione anche il resto dei miei compatrioti avrebbero goduto di quel momento irraccontabile, in cui senti cadere dei lacci e dei bavagli che fino a quel momento ti hanno imprigionato. Ho condiviso quel giorno attraverso l’udito, ascoltando tutte le notizie possibili sulla liberazione”.
Camilleri racconta poi il clima che segnò il periodo successivo alla liberazione dell’Italia dalle truppe nazifasciste e la transizione verso la democrazia:
“C’era una voglia di rifare l’Italia che faceva sognare. Anche le prime divisioni politiche, che erano forti, non potevano prescindere dal comune ideale di sgombrare le macerie e rifare un Paese nuovo”.
Oggi, mentre in tutta Europa l’emergere di nuovi sovranismi che riportano a galla i fantasmi del nazionalismo e del nazismo, paradossalmente sono sempre più coloro che invitano a non cedere all’allarmismo ogni qualvolta si riporta al centro del dibattito pubblico il pericolo di una deriva fascista:
“Io ho conosciuto il fascismo fino a 18 anni e oggi sono preoccupato” spiega Camilleri “perché sento spesso in televisione eminenti giornalisti o pseudostorici che dicono: ‘state abusando della parola fascismo perché oggi non c’è una dittatura’. Ma il fascismo, che in Italia si è manifestato sotto forma di una dittatura, è un virus mutante. Può anche non essere una dittatura, ma essere una mentalità. Non posso trattenermi dal dire che con il governo di oggi abbiamo un esempio lampante di mentalità fascista, quella del ministro Matteo Salvini. Quella è mentalità fascista., una delle forme di fascismo che può anche essere eletta democraticamente. Oggi Molti italiani rimpiangono il fascismo e si sono dimenticati in virtù della loro scarsa memoria che già prima del 1938 (data in cui vennero promulgate le leggi razziali, ndr) c’erano stati il bavaglio alla stampa, la censura sui libri da leggere, l’impossibilità di esprimere un parare personale, l’identificazione totale col capo, l’assassinio Matteotti, la morte di Gramsci, gli esili a Ventotene, gli arresti. L’italiano, e lo dico per i miei fratelli, ha memoria solo per due cose: Sanremo e la formazione di calcio della Juventus del 1930. Per il resto ha una labilità di memoria che fa spavento”.
Poi l’affondo sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha definito il 25 aprile “un derby fra fascisti e comunisti”:
“La nostra Costituzione è ispirata a ciò che venne a significare il 25 aprile: non fu una ‘rissa’ tra comunisti e fascisti come dice Salvini. C’erano le brigate Garibaldi comuniste, ma anche i partigiani monarchici e quelli democristiani. Dio mio, lì c’era l’Italia e tu la riduci a una rissa? Io a 93 anni mi sento fremere di rabbia perché dicendo una frase così questo ignorante di Salvini offende i caduti di tutte e due le parti, perché i fascisti che andavano a morire giovani credevano in un ideale sbagliato, orrendo, ma ci credevano, così come i comunisti, i monarchici e i democristiani. Salvini non sa neanche il senso della parola ideale”.
Lo scrittore affronta anche il tema del linguaggio della politica, sempre più spesso degradato a insulto nei confronti dell’avversario:
“Il problema è il linguaggio. Oggi, così come è decaduta buona parte della nostra coscienza di uomini è decaduto anche il linguaggio. Bisogna cercare di ascoltare le ragioni degli altri e dopo reagire, in un senso o nell’altro. Ma se tu hai paura non discuti nemmeno con gli altri: spari, reagisci. Perché pensi che l’altro sia venuto per farti del male e allora pensi: ‘prima che me lo faccia lui lo faccio io’, ma è un modo di pensare da homo homini lupus. Come si fa a dire che uno difende le coste italiane da 77 individui, 12 bambini, 14 donne e uomini più morti che vivi per quello che hanno patito? Non si ha il senso del ridicolo?”
La chiusura è dedicata al personaggio più noto uscito dalla sua penna, il commissario Montalbano:
“Quando ci fu il G8 a Genova Montalbano meditò, nel romanzo ‘Giro di boa’, di dimettersi dalla polizia. Oggi come oggi, a limiti di età raggiunti, si dimetterebbe con molto dolore ma credo che non potrebbe convivere. Non ha fatto il partigiano, ma credo che una tessera dell’ANPI, che io mi onoro di avere, gliela si potrebbe dare”.
Giuseppe Rolli
 
 

La Repubblica, 24.4.2019
Da Racalmuto a ... Vigata, attraverso la Valle dei Templi. In Sicilia sulle orme della letteratura
Dalla città natale di Sciascia a quella Palma di Montechiaro che ispirò il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Dalla casa natale di Pirandello alle immancabili terre di Montalbano (e Camilleri). Un itinerario nell'isola, sulle tracce dei grandi scrittori


Uno dei cartelli lungo la Strada degli Scrittori (foto Distretto Valle dei Templi)

Camilleri, Sciascia, Pirandello. E poi Tomasi di Lampedusa, Russello e Rosso di San Secondo. Sono loro gli scrittori che hanno raccontato la Sicilia, le sue genti, le sue città, i suoi paesaggi. E alcune loro opere hanno fatto rinascere alcuni luoghi, attirando turisti da tutto il mondo. Oggi, una strada connette tutti quei luoghi che sono diventati leggendari grazie a romanzi di successo, luoghi amati dagli scrittori. È la statale 640 che va da Caltanissetta a Porto Empedocle, passando per Racalmuto, Favara e Agrigento e scorre accanto alla Valle dei Templi, unendo i luoghi vissuti dai grandi autori, realtà ricche di arte, monumenti, gastronomia e meraviglie naturali e archeologiche in un percorso unico fatto di teatri, castelli, palazzi, musei. On the road, si può, quindi, scoprire la casa natale di Pirandello ad Agrigento dove i suoi abitanti hanno ispirato i suoi romanzi e le sue novelle, la Scala dei Turchi e la miniera di sale di Realmonte, fino alla marina di Vigata (Porto Empedocle) descritta da Andrea Camilleri. Lungo la strada si possono ammirare anche i templi dell’area archeologica di Agrigento con il meraviglioso Giardino della Kolymbetra, citato da Pirandello in alcune sue opere. Insomma, un fil rouge letterario che permette di scoprire il meraviglioso territorio della Sicilia sud occidentale.
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Tra Vigata e Montelusa. Per chi vuole scoprire “lentamente” il territorio, è possibile percorrere la strada a tappe, partendo, per esempio, da Porto Empedocle. Dopo aver ammirato la “Scala dei Turchi”, magnifica scogliera bianca a gradoni, visitate la Torre Carlo V che ha ispirato Andrea Camilleri nella scrittura di “La strage dimenticata”, romanzo storico del 1984. Incamminatevi per Vigata e riscoprite i sapori e i paesaggi raccontati dallo scrittore siciliano nei racconti del Commissario Montalbano. Scoprite il suo porto, il Molo di Girgenti, dove Luigi Pirandello trascorse l’infanzia. Proseguite il viaggio per Montelusa (Agrigento) e visitate il quartiere arabo-normanno di Rabato, narrato sempre da Camilleri in un altro romanzo storico: “Il re dei Girgenti”. Prima di ripartire, scoprite la casa natale di Pirandello, nella contrada Caos, appena fuori dalla città. Qui vengono spesso proposte installazioni temporanee dedicate allo scrittore di “Uno, nessuno, centomila”.
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Le feste di luglio. [...] A Porto Empedocle, nella Vigata letteraria di Andrea Camilleri, il 21 luglio si terrà la Festa della Madonna del Carmine, patrona dei pescatori. La manifestazione trova il suo momento più caratteristico durante la processione notturna del simulacro sul mare adiacente il porto, cui partecipano diverse imbarcazioni illuminate a festa.
Paolo Ribichini
 
 

La Repubblica - Robinson, 25.4.2019
L'appello: la storia è un bene comune, salviamola
"Repubblica" appoggia il manifesto lanciato dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri per ridare dignità nelle scuole alla materia

La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione.
Ci appelliamo a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze politiche e istituzionali per la difesa e il progresso della ricerca storica in un momento di grave pericolo per la sopravvivenza stessa della conoscenza critica del passato e delle esperienze che la storia fornisce al presente e al futuro del nostro Paese.
Sono diffusi, in molte società contemporanee, sentimenti di rifiuto e diffidenza nei confronti degli “esperti”, a qualunque settore appartengano, la medicina come l’astronomia, l’economia come la storia. La comunicazione semplificata tipica dei social media fa nascere la figura del contro-esperto che rappresenta una presunta opinione del popolo, una sorta di sapienza mistica che attinge a giacimenti di verità che i professori, i maestri e i competenti occulterebbero per proteggere interessi e privilegi.
I pericoli sono sotto gli occhi di tutti: si negano fatti ampiamente documentati; si costruiscono fantasiose contro-storie; si resuscitano ideologie funeste in nome della deideologizzazione. Ciò nonostante, queste stesse distorsioni celano un bisogno di storia e nascono anche da sensibilità autentiche, curiosità, desideri di esplorazione che non trovano appagamento altrove. È necessario quindi rafforzare l’impegno, rinnovare le parole, trovare vie di contatto, moltiplicare i luoghi di incontro per la trasmissione della conoscenza.
Ma nulla di questo può farsi se la storia, come sta avvenendo precipitosamente, viene soffocata già nelle scuole e nelle università, esautorata dal suo ruolo essenziale, rappresentata come una conoscenza residuale, dove reperire al massimo qualche passatempo. I ragazzi europei che giocano sui binari di Auschwitz offendono certo le vittime, ma sono al tempo stesso vittime dell’incuria e dei fallimenti educativi.
Il ridimensionamento della prova di storia nell’esame di maturità, l’avvenuta riduzione delle ore di insegnamento nelle scuole, il vertiginoso decremento delle cattedre universitarie, il blocco del reclutamento degli studiosi più giovani, la situazione precaria degli archivi e delle biblioteche, rappresentano un attentato alla vita culturale e civile del nostro Paese.
Ignorare la nostra storia vuol dire smarrire noi stessi, la nostra nazione, l’Europa e il mondo. Vuol dire vivere ignari in uno spazio fittizio, proprio nel momento in cui i fenomeni di globalizzazione impongono panorami sconfinati alla coscienza e all’azione dei singoli e delle comunità.
Per questo cittadini di vario orientamento politico ma uniti da un condiviso sentimento di allarme si rivolgono al governo e ai partiti, alle istituzioni pubbliche e alle associazioni private perché si protegga e si faccia progredire quel bene comune che si chiama storia
e chiedono
1 che la prova di storia venga ripristinata negli scritti dell’esame di Stato delle scuole superiori.
2 che le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente ridotte.
3 che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani.
Andrea Giardina
Liliana Segre
Andrea Camilleri

 
 
L'intervista. Dopo la campagna per ripristinare la prova scritta alla maturità, cancellata dal ministro Bussetti, "Repubblica" appoggia l'appello sostenuto dallo scrittore per potenziare la materia nelle scuole
Perché le nuove generazioni conoscano gli anni bui che hanno preceduto la conquista della democrazia
Andrea Camilleri: “La mia firma per salvare la storia”
"I ragazzi non sanno che questo è un ritorno mutante del fascismo perché nessuno gli ha detto cosa è stato il regime
Per Salvini il 25 aprile è una baruffa senza senso? Ma quel giorno è nata anche la possibilità di dire queste minchiate"

«Qui va bene? Sto procedendo dritto?». Andrea Camilleri si fa condurre lungo il margine bianco del foglio, la grafia sorvegliata non più dagli occhi ma dalla memoria dello spazio. E anche il rito della firma sotto il Manifesto per la storia acquista la solennità dei gesti importanti, in un'epoca in cui tutto sembra aver perso gravità. «Si dice erroneamente che la storia sia magistra vitae. Ma noi continuiamo ad agire come se la storia non ci avesse insegnato nulla. E quindi a ripetere gli errori già fatti in passato». Parla lentamente Camilleri, quasi con una scansione musicale, ormai abituato a pensare e scrivere dentro il perimetro dell'oralità. «Vico parlava di corsi e ricorsi storici e aveva perfettamente ragione. La storia si ripete e qualcuno ha aggiunto che la seconda volta è una farsa. No, non è mai farsa. Può capitare di imbattersi in una farsa tragica, che è tutta un'altra cosa».
Siamo in un momento di farsa tragica?
«Ci troviamo a vivere in un'epoca singolare segnata da una parte da un fascismo rinforzato, dall'altra da un fascismo trasformato. Quella di Salvini - non mi stancherò mai di dirlo! - è una forma di fascismo travestito. È lui l'uomo pseudo forte che batte i pugni, chiude i porti e si regola con una violenza anche di espressione. I ragazzi non sanno che questo è un ritorno mutante del fascismo. Non lo sanno perché nessuno gli ha detto cosa è stato il regime. La storia non ci insegna nulla, ma ci ricorda tutto. E allora la nostra è una perdita di memoria volontaria».
Forse è anche per opporsi alla perdita di memoria che lei ha scritto molti romanzi storici. Un movente dichiarato è stato restituire voce ai vinti.
«Questa è la prospettiva dominante. Però ne Il birraio di Preston mi sono divertito a scrivere l'ultimo capitolo intitolandolo ''Capitolo primo": la stessa storia è narrata dalla parte dei vincitori. La complessità dello scrivere la storia è proprio questa: riuscire a tenersi imparziale tra vincitori e vinti».
In "La strage dimenticata", uno dei suoi primi libri, c'è una intenzione dichiarata contro la storiografia ufficiale. Lei scrive «Non ho la testa né lo stomaco di certi storici...».
«Aspetti un momento, la testa dello storico non ce l'ho perché non sto a spaccare il capello in quattro, ma il capello intero tra le mani lo voglio avere...».
«... non ho la testa di certi storici che basano buona parte della loro scienza sul fatto che i morti non possano replicare».
«Questo sì, io ho sempre voluto far replicare i morti: un piccolo modo per chiedere scusa. Ma è anche un modo per tenere vivo il racconto storico. Se noi invece aboliamo la storia non parlano più né i morti né i vivi. Non parlano più né vincitori né vinti. Non parla più nessuno».
Kundera sostiene che i romanzi indagano il tempo contro la storia, nel senso che ricercano un'altra storia. Qual è la verità che la letteratura aggiunge alla storia?
«La verità va cercata nell'esercizio di libertà, nella possibilità da parte dello scrittore di muoversi sul terreno delle ipotesi parallele a un evento. Perché il romanzo storico è una storia di invenzione basata su alcuni fatti autentici. Quando scrissi Il re di Girgenti, ambientato nel primo quindicennio del Settecento, non riuscivo a trovare alcuni documenti preziosi. E allora pazzescamente me li sono scritti tutti io, in parte in latino con l'aiuto di mia moglie Rosetta e in parte in spagnolo. Tutti falsi. A questo punto se ne viene lo storico Giovanni De Luna che mi dice: "sono invidioso di quello che hai fatto perché è il sogno di noi storici..."».
È l'invidia dello studioso verso il romanziere. A lei piace giocare tra vero e verosimile. Al principio dei suoi romanzi storici c'è un documento autentico.
«Ecco, il verosimile: potrebbe essere vero e invece non lo è. Però l'artificio nasce sempre da un appiglio storico fondato perché altrimenti sarebbe finzione pura. Il romanzo storico deve avere una base di autenticità per poi andarsene peri fatti suoi. Solo così sei messo nelle condizioni di scoprire altre verità possibili, ma vai a sapere...».
Qual è il maggior merito che si riconosce in questa rivelazione?
«Aver cercato di attenermi il più possibile alla realtà: sono partito sì per la tangente, ma avendo sempre una tangente piccola. Per questo ho sempre detestato Il Gattopardo, che è un romanzo profondamente antistorico: io sono sempre stato dalla parte del povero inviato piemontese che rappresenta il nascente Stato unitario, mentre Tomasi di Lampedusa lo sbeffeggia impudicamente. La mia evasione dai fatti accaduti è sempre stata contenuta, mai uno stravolgimento totale. Non me ne sono mai sentito autorizzato».
E quale verità occultata dalla storia ufficiale è più orgoglioso di aver rivelato?
«Io mi occupo di storie piccole, che messe insieme alle piccole storie di altri scrittori potrebbero formare una grande storia. La strage dimenticata era davvero dimenticata: a Porto Empedocle nel 1848 il maggiore Sarzana riuscì a liberarsi in un sol colpo di 114 detenuti, soffocandoli e bruciandoli vivi in una cella comune. E io sono stato capace di ritrovare l'atto di morte di 114 persone. Ciascuno con nome e cognome, e un'unica definizione: "servo di pena". Ero così orgoglioso di aver trovato quelle carte che volevo ne scrivesse Sciascia».
Perché?
«Ero convinto che solo Leonardo potesse farlo con la sua bravura. Gli portai a casa tutti i documenti: "È una storia bellissima", mi disse. "Ma perché non la scrivi tu?". "Ma Leonà non saprei scriverla come la scriveresti tu". "Ma perché la vuoi scrivere come la scriverei io? Scrivila a modo tuo". E così feci».
Tra i suoi romanzi storici quello che ha avuto meno successo è "La presa di Macallè", ambientato nell'anno della guerra fascista in Etiopia. C'è una relazione tra la modesta ricezione del racconto e la cattiva coscienza di noi italiani verso quei crimini?
«Non so se ci sia una relazione. Forse non ho saputo dosare le cose, avendola scritta spinto dalla suggestione dell'Eros e Priapo di Gadda. Su Repubblica il mio amico Stefano Malatesta lo liquidò come un romanzetto pornografico. Esagerò un po', ma non escludo di avergli offerto il fianco. Però il fraintendimento mi dispiacque molto. Perché il bambino protagonista del romanzo ero io. E La presa di Macallè è un libro tragico, non erotico. A dieci anni feci domanda a Mussolini per partire per la guerra di Etiopia. Volevo ammazzare anche io un abissino, come il personaggio di Michelino. E Mussolini mi rispose dicendomi che ero troppo bambino e che non sarebbe mancata occasione. E infatti, cornuto, ci avrebbe condotti tutti in una guerra più grande».
Quel libro è del 2003. Perché ha aspettato settant'anni prima di scrivere la sua storia? L'impressione è che gli italiani facciano fatica a confrontarsi con la colonizzazione fascista in Africa.
«Questo è certo. Italiani brava gente è stato solo un modo di dire per distrarci dal nostro operato criminale. Quanto al ritardo con cui la mia generazione ha fatto i conti con il ventennio nero, va cercata nella grande illusione lungamente coltivata nei decenni successivi: eravamo persuasi che il fascismo fosse definitivamente morto, tanto da commettere l'errore di ammettere nell'arco costituzionale gli ex fascisti di Almirante. Abbiamo preferito lasciarci alle spalle le vergogne della dittatura. E se oggi torniamo a parlare ossessivamente di fascismo è perché temiamo di vederlo rinascere in altre forme. Anche per questo è inammissibile che un ministro della Repubblica possa dire orgogliosamente che il 25 aprile è una baruffa senza senso a cui preferire una visita a Corleone. Ma è lì, figlio bello, che nascono la democrazia e la Costituzione. E nasce anche la possibilità che tu dica queste minchiate».
Lei ha ambientato tutti i suoi romanzi storici nella Sicilia tra Seicento e Ottocento, con scarse incursioni nel Novecento. Perché solo in Sicilia?
«Perché non riesco a esercitare la mia immaginazione fuori di lì. A conti fatti ho vissuto più a Roma che in Sicilia, ma forse la ragione è proprio questa: l'isola pian piano è diventata memoria e mito, perdendo i contorni di realtà. E quindi uno scrittore si sente autorizzato a continuarne il disegno anche fuori dai margini slabbrati. Senza contare la distanza dell'età. Io sono un superstite. Quasi tutti i miei amici si sono resi defunti. Ora non mi chieda come si vive da superstite, perché si vive male».
Che dice Montalbano di questa sua passione per la storia?
«È un ricattatore. Ogni volta che mi metto a lavorare su un romanzo storico e sono impelagato in una certa questione, arriva lui a provocare: se ti fossi dedicato a me, a quest'ora non saresti in questi lacci. Oltretutto economicamente ti rendo tre volte tanto...».
Un ricattatore, sì.
«Di più, è un vero farabutto».
Ma lei non cede al ricatto.
«No. C'è un bel titolo che dice "la storia siamo noi". Non lo sappiamo, ma la storia ci attraversa costantemente e noi attraversiamo senza saperlo la storia. Di questo cammino di attraversamenti mi sembra doveroso fare un resoconto per coloro che verranno».
Simonetta Fiori
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 25.4.2019
“Il commissario Montalbano”, ecco come si girano gli episodi
Il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri ci svelano tutte le regole per girare la fiction

Nel 2019 compie vent’anni, ma "Il commissario Montalbano" mantiene il suo fascino intatto. E gli ascolti delle repliche in onda al lunedì su Raiuno lo dimostrano: ogni settimana quasi sei milioni di persone non perdono l’appuntamento con Luca Zingaretti. Più volte si è indagato sul segreto di un tale successo. Di certo c’è che per girare ogni scena di Montalbano si seguono regole precise. Come ci spiegano il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri.
FAVOLA MODERNA Il primo aspetto riguarda l’ambientazione. «Montalbano va pensato come una favola. Ha sì dei riferimenti alla realtà, ma poi sono storie di pura fantasia. A differenza di serie come Rocco Schiavone, ambientata in una città reale (Aosta, ndr), noi siamo in luogo immaginario e quindi dobbiamo essere più distaccati» spiega Sironi. Perciò si ricorre a una tecnica di ripresa particolare: «Per anni abbiamo usato una pellicola da 35 millimetri che donava alle immagini una sorta di sfarfallio e un colore seppiato. Questo comunica la percezione quasi di essere in un sogno. Adesso siamo dovuti passare alle macchine da presa digitali, ma riproduciamo quello stesso effetto a posteriori».
EFFETTI SPECIALI Il mondo di Montalbano, dunque, vive a parte. Anche ora che Ibla, il quartiere di Ragusa dove viene girato, è una meta turistica. Sottolinea Ricceri: «La piazza del Duomo oggi è piena di ristoranti e macchine. Noi non possiamo mostrarli perché nel nostro universo narrativo non esistono. Quindi studiamo delle inquadrature per “far sparire” i locali, mentre le automobili vengono fatte sgomberare». Nel contrasto tra realismo e immaginazione, dunque, vince la seconda. Per questo motivo lo stesso Montalbano a volte fa cose impossibili: «Per esempio in Il diario del ‘43, solleva da solo un cadavere in spalla. Un uomo normale non potrebbe farlo. O ancora: mostriamo pochissimo sangue, anche negli omicidi più efferati. Una cosa completamente fasulla, perché il corpo perde tantissimo sangue» riprende Sironi.
TUTTI PER LUCA I movimenti di macchina sono ridotti al minimo. «La maggior parte delle nostre inquadrature sono fisse. Questo valorizza la grande capacità di Luca di muoversi nello spazio. Le sue camminate con la macchina da presa ferma sono un nostro marchio di fabbrica» spiega il regista. Tutto deve ruotare attorno a Luca Zingaretti. «Non ci devono essere elementi che distraggono lo spettatore. Quindi, se ci fate caso, abbiamo pochissime comparse, si vedono al massimo delle figurine piccole sullo sfondo» prosegue Sironi. Gli stessi dialoghi difficilmente vedono coinvolti più personaggi alla volta: «Al massimo ce ne sono tre o quattro, Montalbano compreso. È una lezione dei giallisti inglesi che Andrea Camilleri e noi abbiamo fatta nostra». Infine c’è l’aspetto degli arredi degli interni. «Attingiamo tantissimo a quello che troviamo in Sicilia. A Ragusa, Porto Empedocle, nella stessa casa di Montalbano a Punta Secca ci sono palazzi con mobili d’epoca straordinari. Per cui, laddove è possibile, cerchiamo di sfruttarli» conclude Ricceri.
Matteo Valsecchi
 
 

Il Giornale, 25.4.2019
Camilleri usa 25 aprile per insultare Salvini: "Un ministro ignorante"
Lo scrittore riversa tutto il suo odio sul ministro degli Interni, Matteo Salvini: "Ha una mentalità da fascista"

Andrea Camilleri sceglie il 25 aprile per attaccare (ancora una volta) il ministro degli Interni Matteo Salvini.
L'autore di Montalbano in un'intervista a Servizio Pubblico parla della festa della Liberazione e ricorda il suo 25 aprile del 1945: "Mi trovavo nella mia terra, in Sicilia. Conoscevo la libertà già dal 1943, quando gli americani sbarcarono in Sicilia nella notte fra il 9 e il 10 luglio. Ma in quei giorni stavo incollato alla radio nella mia stanza a sentire le notizie su ciò che avveniva in Italia e nel mondo, perché capivo che nel giorno della liberazione anche il resto dei miei compatrioti avrebbero goduto di quel momento irraccontabile, in cui senti cadere dei lacci e dei bavagli che fino a quel momento ti hanno imprigionato. Ho condiviso quel giorno attraverso l’udito, ascoltando tutte le notizie possibili sulla liberazione”.
Poi arriva l'affondo su Salvini che di fatto nel giorno delle celebrazioni per la Liberazione ha deciso di recarsi a Corleone per testimoniare l'impegno dello Stato nella lotta contro la mafia: "Non posso trattenermi dal dire che con il governo di oggi abbiamo un esempio lampante di mentalità fascista, quella del ministro Matteo Salvini. Quella è mentalità fascista, una delle forme di fascismo che può anche essere eletta democraticamente". Ma il livore di Camilleri si riversa su Salvini qualche istante più avanti. Parlando della Resistenza, Camilleri passa agli insulti: "La nostra Costituzione è ispirata a ciò che venne a significare il 25 aprile: non fu una ‘rissa’ tra comunisti e fascisti come dice Salvini. C’erano le brigate Garibaldi comuniste, ma anche i partigiani monarchici e quelli democristiani. Dio mio, lì c’era l’Italia e tu la riduci a una rissa? Io a 93 anni mi sento fremere di rabbia perché dicendo una frase così questo ignorante di Salvini offende i caduti di tutte e due le parti, perché i fascisti che andavano a morire giovani credevano in un ideale sbagliato, orrendo, ma ci credevano, così come i comunisti, i monarchici e i democristiani. Salvini non sa neanche il senso della parola ideale". Lo scrittore a quanto pare ha vissuto da vicino, sulla propria pelle, gli accadimenti della Storia. Dalla marcia su Roma a cui partecipò anche suo padre fino alla caduta del fascismo. Temi che hanno segnato la personalità di Camilleri che però adesso vede, come buona parte della sinistra, in Salvini un pericolo per la democrazia.
Angelo Scarano
 
 

Il Megafono dei Cinque Reali Siti, 26.4.2019
Lib(e)randoci, la recensione de “I tacchini non ringraziano” di Andrea Camilleri (2018)

La vita è costellata di incontri e storie da raccontare. L’affetto si può provare, oltre che per gli esseri umani, anche per gli animali. La vita di uno dei più grandi scrittori della nostra epoca è stata arricchita da una “stramba” serie di animali. In questo libro Andrea Camilleri, come un nonno ai propri nipoti, racconta le storie dei “suoi” animali: quelli che gli si sono infilati in casa, come quelli che sono stati protagonisti di disavventure familiari. Cani, ricci, tacchini, pappagalli: una varietà di animali che hanno accompagnato la storia dello scrittore di Porto Empedocle. Variegati e straordinari sono anche i disegni di Paolo Canevari, vicino di casa di Camilleri e amico d’infanzia delle sue figlie: l’artista, ispirato dagli animali del celebre scrittore, ha tratto dalle sue storie una serie di disegni. Oggi Canevari espone anche al MoMA e aggiunge a questo libro il giusto tratto di oniricità. Un testo semplice, composto da storie autoconcludenti, che lasciano al lettore un messaggio: non bisogna perdere il contatto con Madre Natura!
Se fosse cibo:
Viste le origini girgentane dell’autore e il periodo pasquale, il “tegame pasquale di Aragona” fatto con rigatoni, uova sbattute, tuma e pecorino.
Racchiuso in una frase:
Mi è capitato di vedere, in un documentario, centinaia di migliaia di tacchini in attesa di essere ammazzati, spennati e squartati. Non si rendevano minimamente conto di quale terribile destino li aspettava da lì a poche ore. Negli occhi sbarrati di tanti animali portati al macello m’è capitato di leggere il terrore per la prossima fine, forse sentivano l’odore del sangue delle vittime che li avevano preceduti. I tacchini invece non davano il minimo segno di irrequietezza. Stupidità assoluta o suprema dignità? Più ci ragiono e più mi viene da pensare che possa trattarsi di suprema dignità. Perché, se gli americani quel giorno ringraziano, i tacchini non hanno nessun motivo di ringraziare. (p. 54)
Edizione utilizzata:
Andrea CAMILLERI, I tacchini non ringraziano – Disegni di Paolo Canevari, Salani, Milano 2018
Riccardo Marchio
 
 

La Repubblica, 27.4.2019
“Non cancellerete lo studio della storia”
L’appello lanciato su “Repubblica” da Andrea Camilleri, Andrea Giardina e Liliana Segre è al centro del festival organizzato da Laterza che si è aperto a Napoli. Studiosi di diverso orientamento da Canfora a Cardini, da Barbero a Cantarella aderiscono: la politica restituisca il valore civile alla disciplina


L'appello lanciato da Repubblica il 26 aprile con un'intervista allo scrittore siciliano Andrea Camilleri

La storia a Napoli non devi andare a cercarla. La storia ti invade da ogni parte, anche dalle volte secentesche dell'oratorio gesuitico che ospita il liceo Genovesi. "La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini...": Alessandro Laterza legge il manifesto lanciato da Repubblica davanti a una platea di storici e insegnanti.
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Simonetta Fiori
 
 

La Repubblica, 27.4.2019
La cultura italiana si mobilita in difesa della storia: ecco tutte le adesioni
Intellettuali, scrittori, artisti aderiscono al manifesto lanciato da Andrea Camilleri, Andrea Giardina e Liliana Segre: ci sono le firme di Alberto Asor Rosa, Roberto Saviano, Michele Serra, Corrado Augias, Helena Janeczek e Michela Murgia. Tra i nuovi sostenitori il segretario della Cgil Maurizio Landini, Elena Ferrante, Ezio Bosso, la presidente dell'Anpi Carla Nespolo, Carlo Petrini e Carlo Feltrinelli

Storici, scrittori, critici, artisti: sono tanti i personaggi della cultura che hanno aderito all'appello lanciato, dalle pagine di Repubblica, da Andrea Camilleri, Andrea Giardina e Liliana Segre, dal titolo "La Storia è un bene comune", in cui si chiede di ripristinare la traccia di Storia all'esame di maturità, di non dimunuire le ore di insegnamento nelle scuole e di non trascurare l'insegnamento universitario della disciplina. Ecco gli altri firmatari.
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La Repubblica, 27.4.2019
La storia è un bene comune: aumentano le firme per difenderla
Da Elena Ferrante a Maurizio Landini: l'appello in difesa della storia, per ripristinare la prova scritta negli esami, e non solo, continua a crescere e raggiunge le cento adesioni

Sono già un centinaio, e continuano a crescere, le adesioni all'appello in difesa dell'insegnamento della storia in scuole e università. Il manifesto è stato presentato il 26 aprile su Repubblica dallo storico Andrea Giardina, dalla senatrice a vita Liliana Segre e dallo scrittore Andrea Camilleri. In risposta, il mondo della cultura italiana si mobilita. Dopo quelle, per citarne alcune, di Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Roberto Saviano, Michela Murgia, Guido Crainz, Gad Lerner, Benedetta Tobagi, Michele Mari, Giovanni De Luna, Stefano Massini, Eva Cantarella, Gustavo Zagrebelsky e Antonio Scurati, si aggiungono oggi, tra le altre, le adesioni di Ezio Bosso, Enzo Bianchi, Giordano Bruno Guerri, Carlo Petrini e Maurizio Landini, Carlo Feltrinelli, Carla Nespolo, Sandra Ferri e Stefano Mauri. C'è persino Elena Ferrante. Storici, scrittori, cattedratici, editori, archeologi, artisti, fumettisti: la lista con cui il mondo della cultura si mobilita è lunga. E aumenta di ora in ora.
"La storia è un bene comune", questo il titolo del manifesto, è l'ultimo appello in ordine di tempo, e quello con più seguito, che protesta contro la scarsa attenzione del Miur verso la salute della disciplina. Non ultima la decisione, presa in ottobre, di cancellare la traccia storica dall'esame di maturità. Una notizia che non era piaciuta a Liliana Segre. Come racconta a Repubblica in un'intervista di Simonetta Fiori del febbraio scorso, la senatrice a vita aveva coinvolto la VII Commissione del Senato per "capire il perché della soppressione della storia. Un atto molto grave. Io mi sono sempre occupata di memoria. Ma memoria e storia vanno insieme".
Il ministro Bussetti aveva rassicurato che la traccia storica sarebbe stata assorbita in maniera trasversale dalle altre. "Il ministro avrebbe potuto riconoscere serenamente l'errore, impegnandosi a correggerlo. E invece ha preferito perseverare", aveva ribadito, sempre a Repubblica, lo storico Andrea Giardina. "Che cosa vuol dire che la storia sarà proposta in modo trasversale, anche nell'analisi e nell'interpretazione di un testo? L'approccio storico a un testo è interessante, ma non è l'unico. Quindi si finisce per fare un torto anche alla letteratura".
Non è solo la traccia di maturità. Clio, la musa, la cantrice della memoria secondo tradizione, è spinta nella polvere in molti modi. Negli ultimi anni, le cattedre universitarie diminuiscono per mancanza di fondi. Si riducono i posti per i giovani ricercatori. Si tagliano le ore di didattica nelle scuole di qualsiasi livello.
"I pericoli sono sotto gli occhi di tutti", si legge nel manifesto-appello, "si negano fatti ampiamente documentati; si costruiscono fantasiose contro-storie; si resuscitano ideologie funeste in nome della deideologizzazione. Ciò nonostante, queste stesse distorsioni celano un bisogno di storia".
Cosa chiedono i sostenitori dell'appello?
1. Che la prova di storia venga ripristinata negli scritti dell'esame di Stato delle scuole superiori.
2. Che le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente ridotte.
3. Che dentro l'università sia favorita la ricerca storica, ampliando l'accesso agli studiosi più giovani.
Gabriele Di Donfrancesco
 
 

Today, 27.4.2019
Libri
Km 123 il nuovo libro di Andrea Camilleri: la nostra recensione
Abbiamo letto per voi il romanzo breve "Km 123" di Camilleri. Un romanzo pieno di intrighi in cui la bravura e l'ironia dello scrittore siciliano la fanno da padrone

Il maestro del giallo italiano, Andrea Camilleri è tornato in libreria, questa volta senza il suo fidato amico Montalbano, ma con un romanzo breve intitolato “Km 123”.
Lo scrittore siciliano ha realizzato la sua ultima fatica in occasione del novantesimo anniversario dei Gialli Mondadori, a cui faranno seguito altre opere di scrittori diversi.
Abbandonati i romantici e soleggiati paesaggi della Sicilia, Camilleri ha deciso di ambientare la sua storia a Roma puntando tutto sui dialoghi e tralasciando le ricostruzioni ambientali e le descrizioni tipiche dei suoi romanzi.
Nonostante questo l’abilità di Camilleri trasporta il lettore all’interno del mistero tanto che chi legge può immedesimarsi perfettamente nei panni di un giornalista, di un amante appassionato oppure di un investigatore che va oltre la realtà dei fatti.
Tutto inizia con una telefonata senza risposta. Ester prova a contattare il suo amante Giulio Davoli coinvolto in un incidente d’auto. Quello che a prima vista può sembrare un semplice tamponamento agli occhi del testimone appare un tentato omicidio.
Il signor Corradini, ex collaudatore di macchine è certo che l’auto della vittima è stata speronata per farla precipitare nella scarpata.
Nella storia arriva anche Giuditta, la moglie di Giulio dal carattere freddo e enigmatico pronta ad attuare la sua vendetta quando meno ce lo aspettiamo.
A questa fanno seguito altri misteri, morti tanto che arriviamo a sospettare di tutti, della moglie algida, dell’amante apparentemente frivola, sicuri di avere la verità a portata d mano.
Con la bravura tipica di Camilleri, il lettore si perde nelle sue ipotesi, nelle sua certezze, fino a quando un colpo di scena ribalta tutte le sue convinzioni. Un giallo avvincente in cui la cifra stilistica dello scrittore siciliano si riconosce nell’abilità di aver creato un intreccio in cui tutto si confonde, ma ognuno ha un ruolo e un posto ben definito all’interno del romanzo.
Il ritmo veloce e incalzante del racconto è reso unico dallo humor che da sempre contraddistingue Camilleri, con il suo colpo di scena finale beffa tutti i lettori convinti di aver indovinato il colpevole.
Francesca Baranello
 
 

RagusaNews, 28.4.2019
Montalbano, dove sei? Avviate le indagini
La casa set cinematografico presa d'assalto dai cineturisti il giorno prima del primo ciak

Santa Croce Camerina - Mentre Luca Zingaretti si gode gli ultimi giorni di vacanza in Sicilia, prima di riprendere a lavorare, i turisti nei Luoghi di Montalbano hanno avviato le indagini alla ricerca del Commissario.
Lunedì 29 aprile è infatti il primo giorno di riprese nel calendario della Palomar di Carlo degli Esposti, e i cineturisti approdati davanti alla casa di Punta Secca scrutano anche i pur minimi segnali dalle gelosie delle sinestre per carpire informazioni. Da qui ai prossimi tre mesi si gireranno tre nuovi episodi.
Assiepati davanti alla casa sul mare, fotografano, attendono, sperano nell'apparizione del personaggio ispirato dalla penna di Andrea Camilleri. Ma bisognerà aspettare domani per il primo "ciak, si gira!".
E' mito, è televisione, è letteratura, bellezza!
 
 

ANSA, 28.4.2019
Montalbano, tre nuovi episodi
Le riprese nel Ragusano

Ragusa - Inizieranno domani nel Ragusano le riprese di 3 nuovi episodi della popolare fiction tv 'Il Commissario Montalbano'. La troupe della Palomar, casa di produttrice della serie, è già sul posto da diversi giorni per preparare a girare le prime scene. Anche Luca Zingaretti è già a Ragusa con tutta la famiglia ed è pronto a girare. Si comincia a nella frazione balneare di Marina di Ragusa dove è previsto l'arrivo di tanti turisti e appassionati, approfittando del ponte del Primo Maggio, per vedere dal vivo Zingaretti nei panni di Montalbano. Il primo ciak del regista Alberto Sironi è previsto per domani alle ore 9.
 
 

Lettera43, 28.4.2019
Il commissario Maigret era di destra o di sinistra?
Nel 2019 si celebra il novantennale del primo romanzo di Simenon. E si ripropone il vecchio confronto con l'elitario e razionale Sherlock Holmes. Ma le apparenze ingannano.

Celebrazioni di lusso in Francia per i 90 anni del commissario Maigret. Si va dalle edizioni Omnibus che ripubblicano in 30 mila copie Tout Maigret ai 10 volumi illustrati da Loustal, fino al regista Patrice Leconte che questo autunno dirigerà Daniel Auteuil in un film ispirato al romanzo Maigret e la giovane morta. E così viene da ripetere la battuta del giornalista Pierre Assouline: «Dell'opera di Simenon non si butta via niente».
Si tratta di una grande festa che merita però almeno tre puntualizzazioni. Primo: va ricordato che il commisario era sì francese, ma il suo autore era belga. Ma questo lo sanno in realtà più o meno tutti. In qualche modo, il successo di Georges Simenon echeggia quello di grandi fumetti associati alla lingua francese ma in realtà nati in Belgio, da Tintin a Lucky Luke passando per i Puffi. In pratica, solo Asterix è francese doc. Anche se in senso lato, visto che i suoi autori erano un figlio di ebrei polacchi cresciuto in Argentina e un figlio di immigrati friulani.
IL PRIMO ROMANZO E LA PRIMA PUBBLICAZIONE
Seconda puntualizzazione: 90 anni a settembre, ma ci dobbiamo fidare di Simenon che ha sempre raccontato di aver scritto la prima storia del commissario - Pietr-le-Letton (Pietro il lettone) - nel 1929. In realtà, dal punto di vista editoriale il novantennale andrebbe piuttosto celebrato nel febbraio del 2021 ricordando l'uscita di Monsieur Gallet, décédé e di Le pendu de Saint-Pholien peraltro scritti tra l'estate e l'autunno del 1930. Pietr-le-Letton fu solo la quarta storia a essere pubblicata, preceduta anche da Le charretier de La Providence.
IL CONFRONTO TRA MAIGRET E SHERLOCK HOLMES
Ma c'è pure un terzo punto che in realtà era stato già affrontato nel 2012 da Luc Boltanski, grande sociologo francese, nel suo libro Enigmes et complots: un enquête à propos d'enquête. Vale però la pena di rispolverarlo in occasione di questo anniversario in cui immancabilmente sarà riproposto lo stereotipo di Maigret “detective di sinistra”, in contrapposizione a Sherlock Holmes “detective di destra”.
LE AFFINITÀ ELETTIVE CON MONTALBANO
L'immagine di commissario progressista ha ispirato anche il nostro Salvo Montalbano, non a caso creato nel 1994 da Andrea Camilleri che tra 1964 e 1972 come delegato alla produzione aveva curato la trasposizione Rai della serie tivù di Maigret con Gino Cervi. Boltanski però spiegava che non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. Sherlock Holmes può sembrare più a destra, ma in realtà è di sinistra. Maigret, il contrario.
LA NASCITA DEL GIALLO E DELLO STATO MODERNO
L'analisi parte dall’Auguste Dupin di Edgar Allan Poe. Il romanzo giallo nasce proprio nella prima metà dell’800 contestualmente all'affermazione del moderno Stato nazionale: un “progetto demiurgico” che si scontra con una molteplicità di resistenze e in cui la struttura del potere diventa più pluralista. Nasce così una mitologia del complotto, attorno alla domanda: chi comanda davvero? Chi è capace di decifrare cosa si nasconde davvero dietro le apparenze è il nuovo eroe. Ma c’è anche un’altra tensione: legalità versus struttura di classe. Mentre il poliziotto alla Maigret lavora per i ceti subalterni, l’alta società rivendica la libertà di lavare i panni sporchi in famiglia con il detective privato.
DA LUPIN A PADRE BROWN, GLI ANTI-SHERLOCK
Sherlock Holmes, infatti, è al servizio dei ricchi. Egocentrico, perfettamente inserito in una società misogina e ineguale, è frequentatore di club riservati dove passa il tempo a fumare la pipa e bere whisky. Anche Maigret fuma la pipa, ma è di estrazione e gusti popolari, è modesto, e le sue indagini spostano l’attenzione dal delitto all’essere umano. La domanda a cui cerca di rispondere non è tanto «chi è stato», ma «perché lo ha fatto». Oltre a Maigret, peraltro, ci sono altri anti-Sherlock Holmes. Da un lato Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo simbolo della fantasia creativa francese contro l'arida razionalità anglosassone, dall'altro Padre Brown di Gilbert Keith Chesterton, anche lui più preoccupato dell'autore del delitto che del delitto stesso. Non a caso Antonio Gramsci lo aveva interpretato come contestazione cattolica al razionalismo protestante. In realtà Arthur Conan Doyle era nato cattolico ma aveva successivamente virato verso lo spiritismo, mentre Chesterton nato protestante si era convertito al cattolicesimo.
LA DISTANZA TRA LE RIVOLUZIONI ANGLOSASSONI E QUELLA FRANCESE
Osservava però Boltanski che lo Stato difeso da Holmes, per quanto elitario e conservatore, era comunque uno Stato di diritto. Privacy e habeas corpus erano sacri; la polizia non si azzardava a toccare i detenuti. Al contrario, Maigret disprezza la stampa; fa interrogatori quanto meno muscolari; e non concepisce la distinzione tra privato e pubblico. «Il vichysmo di Maigret è, come tutta la sua persona, modesto, e in qualche modo naturale». Vichysmo, cioè fascismo alla francese. Insomma, prima di Conan Doyle e di Simenon vengono Edmund Burke, Henri-Benjamin Constant e Alexis de Tocqueville. Per non parlare della grande differenza tra le rivoluzioni anglosassoni che cercano di estendere i privilegi e quella francese che invece i privilegi li distrugge rendendo però tutti egualmente impotenti di fronte allo Stato. Qui Boltonski si ferma. ma per un italiano il seguito del percorso è quasi scontato. Non è forse Montalbano il classico esempio di un poliziotto col cuore a sinistra, sempre vicino a immigrati e emarginati, ma dai metodi che più a destra non si potrebbe?
Maurizio Stefanini
 
 

Il Messaggero, 29.4.2019
Macron taglia l'italiano nelle scuole: petizione per fargli cambiare idea, già 7.500 firme

Il governo francese di Macron vuole abbandonare l’insegnamento della lingua italiana. E ha superato quota 7.500 firme la petizione sottoscritta da scrittori e intellettuali di Francia e Italia per chiedere al presidente francese Emmanuel Macron di non sacrificare l'insegnamento della lingua italiana sull'altare della nuova riforma del liceo, a pochi giorni dalla visita del presidente Sergio Mattarella in Francia per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.
«La storia della Francia e quella dell'Italia - sottolineano i firmatari, tra cui numerose personalità del mondo accademico - sono strettamente legate da moltissimo tempo, e l'amicizia franco-italiana è il risultato non solo dei fecondi scambi economici tra i due paesi, ma anche della loro storia culturale. Se l'Italia continua ad essere il secondo partner commerciale della Francia, l'insegnamento dell' italiano in Francia è però colpito molto severamente dalla nuova riforma del liceo, che scombussola l'insegnamento di una terza lingua vivente».
Nel testo, firmato, tra l'altro, da Andrea Camilleri, Marc Lazar, Dacia Maraini, si deplora che «il numero dei posti messi a concorso conosce da un paio d'anni una caduta senza precedenti: negli ultimi due anni, all'agrégation esterna (il concorso per gli insegnanti universitari) questo numero è stato dimezzato (con soli 5 posti nel 2019), e quello del Capes esterno (il concorso per insegnare nelle scuole) è passato da 28 a 16. I posti erano ancora 35 nel 2016, 2015, 2014, e 64 nel 2013. Nessun'altra lingua vivente, nello stesso periodo, ha subito amputazioni tanto violente».
Quindi l'appello al ministro dell'Istruzione, Jean-Michel Blanquer, affinché ripristini un numero di posti tale da consolidare l'insegnamento della Lingua di Dante nelle terre di Molière. L'appello contro l'emarginazione dell' italiano è stato ripreso da numerosi giornali, tra cui Le Monde, in un intervento intitolato: «Il ministro dell'Istruzione prepara il soffocamento dell'insegnamento della lingua italiana».
 
 

CronacaComune, 29.4.2019
BIBLIOTECA ARIOSTEA - Giovedì 2 maggio alle 17 incontro in via Scienze
'Chi l'ha letto?': viaggio nel mondo di Andrea Camilleri e del suo Commissario Montalbano

Sarà dedicato al Commissario Montalbano, celebre protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri, il nuovo appuntamento con 'Chi l'ha letto?' in programma giovedì 2 maggio 2019 alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Nel corso dell'incontro, a cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, il Colonnello della Guardia di Finanza Fulvio Bernabei e il responsabile delle Attività Culturali del Servizio Biblioteche e Archivi Fausto Natali converseranno con i lettori e gli appassionati del libro che saranno presenti tra il pubblico.
LA SCHEDA a cura degli organizzatori
Dopo Elena Ferrante e Umberto Eco è il turno di Andrea Camilleri, lo scrittore italiano più venduto all'estero. I romanzi con protagonista il Commissario Montalbano, infatti, sono stati tradotti in 40 lingue e hanno venduto quasi venti milioni di copie. Parleremo di un autore, regista, sceneggiatore e produttore di grande successo - da segnalare che anche le riduzioni televisive di celebri polizieschi come "Il Tenente Sheridan" e il "Commissario Maigret" sono opera del genio di Camilleri - e del suo personaggio più famoso.
L'incontro, che si avvarrà di immagini, filmati e letture, comincerà con una breve descrizione del celebre "sbirro" e del suo autore, per lasciare poi spazio a "chi l'ha letto"...
In tempi di supereroi, come fa ad avere tutto questo successo un "antieroe" che parla un siciliano inventato? Come mai Camilleri nei suoi romanzi parla poco di mafia? Perchè Catarella si schianta sempre contro la porta del Commissario?
Queste alcune delle domande, fra il serio e il faceto, alle quali cercheremo di rispondere tutti insieme.
 
 

FortementeIn, 29.4.2019
Al Piccolo arriva Mitipretese: una compagnia, quattro donne, tre spettacoli

Il Piccolo Teatro di Milano ospita una mini-retrospettiva dedicata a Mitipretese, il gruppo nato nel 2006 dalla volontà di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres, insieme a Mauro De Santis, alla ricerca di uno spazio in cui drammaturgia, regia, scenografia e direzione degli attori fosse frutto di un lavoro collettivo. Nel mese di maggio, al Teatro Studio Melato, verranno presentati Roma ore 11 (2006) di Elio Petri, dal 7 al 12, Troiane/Frammenti di tragedia (2013) da Euripide, dal 14 al 19, e Festa di famiglia (2009) da Pirandello, con la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri, dal 21 al 26 maggio.
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Festa di famiglia
Ultimo spettacolo della mini-rassegna dedicata a Mitipretese: Festa di Famiglia è una riflessione sulle dinamiche violente all’interno del nucleo familiare. Si parte da Pirandello per arrivare, con la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri, al racconto di una storia contemporanea, «un punto di vista sulla famiglia – spiegano Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres – che sembra superato per la nostra così evoluta società, ma che invece rispecchia ancora fedelmente quello che siamo». Ogni giorno avviene in Italia l’assassinio di una donna ad opera di un familiare: marito, fidanzato, padre, figlio. Quello che un brutto termine giornalistico definisce “femminicidio”. Ma, nonostante questo, la famiglia è cosa sacra, baluardo di moralità, bandiera politica. Invece è proprio all’interno della famiglia, nucleo fondante della nostra società, dove in fondo “non sta bene ficcare troppo il naso”, che si perpetrano le violenze più gravi ai danni delle persone deboli, siano esse donne, anziani, bambini.
Lo spettacolo non nasce da testimonianze di vita vissuta, ma dai testi di Pirandello il «padre del nostro teatro borghese – continuano le attrici e registe – che sulla famiglia e sulle relazioni problematiche uomo-donna ha fondato gran parte della sua riflessione. E proprio attraverso Pirandello abbiamo voluto raccontare una storia di oggi».
«Quando le quattro Mitipretese, che conoscevo e stimavo dai tempi che frequentavano l’Accademia, vennero a casa mia per chiedermi di collaborare ad un loro progetto, in realtà il progetto era già ben avviato e definito – dice Andrea Camilleri –. Avevano lavorato di fino, con lucido rigore, ritagliando battute e scene dal vasto repertorio pirandelliano allo scopo di comporre un’altra, nuova, originale, commedia adoperando sempre le parole di Pirandello. Ma quale commedia? Finito di leggere, mi venne in mente che quella era la commedia sulla famiglia borghese che Pirandello avrebbe forse voluto scrivere ma non aveva osato. Io mi sono limitato solo a mettere qualche tassello al posto giusto».
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Festa di famiglia, dal 21 al 26 maggio 2019, da Luigi Pirandello, testo di Mitipretese con la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres. Luci e impianto scenico Mauro De Santis – direzione musicale Sandro Nidi – regia Mitipretese (Mandracchia, Reale, Toffolatti, Torres) – produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello (Roma), Centro Teatrale Bresciano
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Durata: un’ora e 20 minuti senza intervallo vPrezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 0242411889 – www.piccoloteatro.org News, trailer, interviste ai protagonisti su www.piccoloteatro.tv
Elisa Sirtori
 
 

La Repubblica, 30.4.2019
Montalbano (in replica) vince contro Il Grande fratello
L'episodio 'L'odore della notte' ha avuto 5.644.000 telespettatori e uno share del 24,2%. Cominciate in Sicilia le riprese dei nuovi episodi

Il Commissario Montalbano, anche se in replica, continua a vincere e batte Il Grande fratello. L'episodio L'odore della notte, trasmesso da Rai1, ha infatti conquistato il prime time di ieri sera con 5.644.000 telespettatori e uno share del 24,2%. […]
 
 

ANSA, 30.4.2019
Bartlett, ora racconto il privato di Petra
Incontro con la scrittrice spagnola sul set della serie Sky

Genova - "Sto scrivendo la biografia di Petra: non ci saranno casi polizieschi, né cadaveri, né delitti, ma i lettori potranno finalmente sapere qualcosa di più del suo passato, della sua famiglia, dei suoi studi, dei suoi mariti". Frangetta e caschetto, sorriso accattivante, la scrittrice spagnola Alicia Gimenez-Bartlett è a Genova, dove si gira 'Petra', una produzione originale Sky con Cattleya e Bartlebyfilm, e in una pausa delle riprese prova a raccontare come immagina il futuro della sua ispettrice, alla quale si ispira la serie interpretata da Paola Cortellesi e diretta da Maria Sole Tognazzi, in onda prossimamente su Sky Cinema.
"La nuova storia uscirà non prima di un anno, un anno e mezzo", spiega la Bartlett, che non esclude che il libro possa essere pubblicato prima in Italia e poi in Spagna: "E' già accaduto qualche anno fa, con il romanzo Gli onori di casa" che era ambientato a Roma. Una conferma del rapporto speciale che l'autrice - tradotta in 14 Paesi - ha con il nostro Paese, dove l'epopea di Petra Delicado, edita da Sellerio, ha venduto oltre un milione e mezzo di copie. Con l'ispettrice della Policia Nacional di Barcellona, richiamata dal lavoro polveroso dell'archivio all'operatività della prima linea, Alicia Gimenez-Bartlett ha tanti aspetti in comune: "E' tosta, indipendente, decisa, forte e delicata insieme, come dice il suo nome. Ci assomigliamo soprattutto per il modo di vedere il mondo e per l'ironia", sorride la scrittrice, che dei dialoghi da commedia brillante e dei continui cambiamenti d'ambiente, in grado di offrire uno spaccato sociale sempre vario, ha fatto i punti di forza del suo stile narrativo. "Ecco, Genova mi fa pensare a Barcellona, con l'articolazione sociale precisa dei suoi quartieri, la netta separazione tra il mondo più umile, vicino al mare, e le abitazioni dei ricchi nella parte alta", sottolinea. Quanto alla sua 'eroina', "non è né spagnola né italiana, se usciamo dai luoghi comuni che vogliono le spagnole donne passionali per eccellenze e le italiane 'mamme assolute', stereotipi che trovo abominevoli. Petra è semplicemente una donna di oggi, e quindi può essere considerata internazionale".
Nella sceneggiatura della fiction non è intervenuta: "Scrivere un romanzo è arte, e così fare cinema o tv. Si tratta di linguaggi diversi che non posso controllare - sottolinea - e poi ci sono tanti giovani sceneggiatori che sanno fare benissimo il loro mestiere".
Per i cultori del genere, Alicia Gimenez-Bartlett è la risposta al nostro Andrea Camilleri e al commissario Montalbano: "Il paragone mi fa un piacere enorme", ride la giallista, nata ad Almansa nel 1951, madre di due figli, premio Planeta nel 2015, a Genova accompagnata dal marito. "Camilleri è un uomo eccezionale ed è anche un grande seduttore: ricordo come è riuscito a stregare qualche anno fa la platea del festival del giallo a Barcellona. Ci accomuna l'editore italiano, Sellerio, ma spesso amiamo punzecchiarci a vicenda: lui mi invita ad evitare gli atteggiamenti troppo femministi di Petra, e io replico: 'Il tuo uomo comanda troppo!'". Non a caso la Bartlett, nel mondo decisamente maschile dei romanzi polizieschi, ha voluto che fosse proprio la figura femminile, Petra, in una posizione di potere, e che l'uomo, il viceispettore Fermin Garzon, fosse il suo sottoposto. Una coppia formidabile, che nel corso dei romanzi passerà dai battibecchi sessisti a un rapporto di solida amicizia, innaffiato generosamente dalla birra ma anche corroborato dalla reciproca comprensione.
Lunga vita, allora, all'ispettrice Petra Delicado? "Sinceramente - conclude la Bartlett un po' a sorpresa - non lo so. C'è stato un momento in cui mi sono fermata, mi sembrava di aver detto tutto quello che avevo da dire. Ora mi concentro sulla sua biografia: per me è come un'amica, voglio sapere qualcosa di più della sua vita".
Angela Majoli
 
 

 


 
Last modified Wednesday, February, 12, 2020