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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2019

 
Nuova Società, 2.1.2019
Il nido perduto di Camilleri
A tutto volume
La casina di campagna di Andrea Camilleri Edizioni Henry Beyle € 36 (copertina in carta rossa tatami) Pagg. 83

Difficile assai essere sorpresi dai regali natalizi, in particolare se ricevi un libro e sei un lettore “forte” (ehm, c’è in effetti da vergognarsi nell’ auto-dichiararsi tale perché basta superare – sostengono le statistiche di settore – la dozzina di libri all’anno in Italia, per appuntarsi questa immeritata medaglia).
Eppure… Ricevendo il pacchettino in azzurro Luxembourg (inteso come libreria) formato 18 x 18 mm non mi aspettavo certo un Camilleri, tantomeno da mia moglie, certamente non solita a scelte, diciamo così, scontate.
E in effetti mi sono ritrovato fra le mani una piccola chicca editoriale, confezionata dalle Edizioni Henry Beyle, e che la storica libreria torinese può vantare di avere avuto in esclusiva italiana prima dell’uscita prevista a gennaio.
Uscita prevista addirittura, secondo le informazioni web, in tre edizioni diverse, di cui due a tiratura limitata, con inserti contenenti le lastre originali del colophon e di una pagina del libro al “modico” prezzo di 250 e 400 euro rispettivamente, mentre presso la citata libreria era disponibile a dicembre la versione normale, comunque molto raffinata al prezzo di 36 euro .
Il piccolo volume, impreziosito da nove immagini di piastrelle maiolicate ispirate a quelle della casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle, raccoglie tre memorie (già pubblicate anni fa) e un racconto inedito: naturalmente questo oggetto, che come tale va considerato, piuttosto che un nuovo titolo da aggiungere alla ormai copiosa bibliografia di questo grande vecchio della nostra letteratura, non aggiunge nulla alla sua meritata fama di affabulatore impareggiabile e che, notoriamente, poggia sulle colonne portanti costituite da una parte dalle avventure del commissario Montalbano, ineguagliato precursore della serialità noir all’italiana che ha generato molti epigoni di successo e , dall’altra da quelle deliziose, saporite storie siciliane ispirate all’autore dalle cronache pescate in chissà quali segreti archivi e manipolate e sviluppate con un talento comico-satirico che in alcuni capolavori sfiora il virtuosismo ( basta ricordare “La concessione del telefono” o “Il birraio di Preston” o “Il Re di Girgenti” o, ancora “Il nipote del Negus” e “La mossa del cavallo, etc. etc.). E se meno felici risultano altre opere narrative, pubblicate in lingua italiana, quasi che la perdita del “suo” specialissimo patois dialettale siciliano fosse come la caduta dei capelli per Sansone, pure non si possono non ammirare la sua curiosità onnivora verso le più svariate discipline artistiche che hanno prodotto testi dedicati a pittura, architettura, numismatica, etc.
Per tornare a quest’ultima proposta del “nostro” destinata evidentemente ai collezionisti maniacali, la si legge come una elegia delle proprie radici native che affondano in questa casina frequentata dal giovane Andrea che ci ricorda, con una frase di Pirandello che “la vita di campagna o la si scrive o la si vive” per poi smentirsi un po’ con questi tre memoir che riescono a trasmettere pienamente la delicatezza, l’affetto nostalgico e la tenerezza con cui Camilleri ci ha vissuto le estati da ragazzo. Racconta che ci arrivava compiendo il chilometro e settecento metri di distanza dalla casa di Porto Empedocle, come fosse un viaggio interminabile, a dorso di mulo o su un carretto che sobbalzava sul tratturo pieno di buche, per poi immergersi nei profumi e nella vista della meraviglia di aranceti, limonaie, mandarini, olivi saracini e via elencando le infinite scoperte che la natura allora riservava. Poi si passa al ricordo dei tempi in cui, Mussolini governante e guerra incombente, la casa diventa rifugio sotto i bombardamenti con lo zio colonnello ed ingegnere che tenta un improbabile ammodernamento dei rudimentali servizi della casa, come l’impianto ad elica per generare elettricità che diventa obbiettivo dei bombardamenti nemici!
Il libro termina con un raccontino, inedito, appositamente scritto in sostituzione di un testo specifico chiesto dall’editore da dedicare alla memoria della casa che l’autore non si è sentito di scrivere per la troppa amarezza legata all’imminente abbattimento della villa sventrata dalla bufera di novembre, perché tale era la “casina” in realtà: a quei tempi il termine villa era appannaggio solo delle famiglie con titolo nobiliare.
E il raccontino è un breve memoir delle paure del piccolo Andrea alle prese con le malefatte dei topini di campagna.
Per concludere, un libro-omaggio dell’editore HB ad uno scrittore a cui moltissimi lettori nel mondo debbono pagine e pagine di intelligente divertimento che non mancano in questa edizione e che però potrà interessare soprattutto chi non vuole perdere proprio nulla del maestro siciliano.



Renato Graziano
 
 

Cilento Notizie, 4.1.2019
Nuova saggia umanità per sconfiggere l'ignoranza italiana, un male oscuro che ci nega al futuro
Andrea Camilleri: “In Italia il potere è in mano agli ignoranti”

Caro CAMILLERI, non è solo un problema di potere in mano agli ignoranti. L’ignorante italianità dell’Apparire, tristemente lontana dall’ESSERE IN DIVENIRE, ha mediocrizzato l’insieme italiano, sempre meno socializzato ed umanizzato, facendo un male da morire alla Società italiana, con tanta mediocre confusione in chi la governa, producendo un’UMANITÀ ITALIANA DISUMANA e dal FUTURO NEGATO. Tanto, per un sempre più crescente vuoto di CULTURA, di SAPERI e di CONOSCENZA.
Non si leggono più LIBRI e tanto meno GIORNALI. Il MEDIATICO è affollato da una CULTURA SPAZZATURA e da TEATRINI DEL NIENTE che producono le tante sofferenze italiane di una triste ignoranza con conseguenze catastrofiche anche sulla governance dai percorsi sempre più orfani di una saggia UMANITÀ dell’ESSERE, tristemente cancellata dal NIENTE DI UN DISUMANO APPARIRE CHE, OLTRE AL PRESENTE, FA UN MALE DA MORIRE AL FUTURO ITALIANO.
Caro CAMILLERI, tanto ho ritenuto saggio e giusto pensare, leggendo il tuo pensiero ”IN ITALIA IL POTERE E’ IN MANO AGLI IGNORANTI”. Se tanto è, non basta la sola denuncia. Soprattutto, da parte di chi può per CULTURA e VALORI CONDIVISI, deve rimboccarsi le maniche e promuovere saggiamente quel cambiamento italiano che, oltre al presente, serve al Futuro italiano che, se non c’è saggezza condivisa, rischia di negare l’ITALIA al FUTURO, vivendo anche tristemente male il presente.
Che fare? Ridare all’ITALIA l’UMANITÀ che non ha, in quanto tristemente aggredita da una DISUMANITÀ violenta ed aggressiva che fa un male da morire alla SAGGIA CIVILTÀ UMANISTICA ITALIANA, SEMPRE PIÙ AGGREDITA E CANCELLATA DALLA TRISTE IGNORANZA ITALIANA.
Giuseppe Lembo
 
 

La Verità, 5.1.2019
Il comunista rancoroso che vuole il Nobel
L'autore del commissario Montalbano Andrea Camilleri ha sfondato come scrittore in tarda età, esaltato soprattutto dall'intellighenzia di sinistra che lo considera uno dei suoi. I fan club si sono mobilitati, ma il primo a puntare al premio è proprio lui, che vorrebbe emulare Dario Fo.

Dietro il letterario commissario Salvo Montalbano, apparentemente burbero, in realtà bonario, trapela spesso il suo autore a parti invertite. Andrea Camilleri, il papà di Montalbano, è infatti apparentemente bonario in realtà rancoroso. I siciliani dicono che due sono i corregionali che ogni giorno si chiedono, «oggi con chi posso litigare?»: i trapanesi e gli agrigentini.
Ai secondi, appartiene Camilleri, essendo di Porto Empedocle che di Agrigento è la marina.
Camilleri, per prolificità, è il Georges Simenon (1903-1989) italiano. Come il romanziere belga, ha scritto libri di varia letteratura e creato la serie del commissario Montalbano, cugino se non gemello del commissario Maigret. Diversamente da Simenon, che, nonostante il talento, è stato sottovalutato per tutta la vita, Camilleri gode degli osanna della critica ed è probabilmente sopravalutato. I lettori, equanimi, li adorano entrambi.
L’aspetto curioso, che fa di Camilleri un unicum, è che ha sfondato come scrittore in tarda età. Oggi, a 93 anni, è celeberrimo. Quando ne aveva 70 – nei primi anni Novanta – era ancora autore per pochi intimi.
Il primo volume del commissario Montalbano, La forma dell’acqua, è del 1994 con Camilleri che andava per i 69. Il volumetto ebbe successo ma non strepitoso. Ne scrisse un secondo. Idem. Tanto che espresse all’editore, la siciliana Elvira Sellerio, il desiderio di smettere con Montalbano per concentrarsi su opere di maggiore respiro. Pure Simenon, per continuare il parallelo, ebbe con Maigret crisi simili, convinto di potere fare meglio. Sellerio reagì vivacemente: «Montalbano non solo vende bene ma si porta dietro altri lavori tuoi». E fece l’esempio del Birraio di Preston (1995) che, romanzo a sé, aveva scalato le classifiche. «Ecco l’infame ricatto che mi ha costretto ad andare avanti con Montalbano», ha poi commentato, faceto, lo scrittore.
VELE AL VENTO
La serie dunque continuò e, al favore del pubblico, si unirono gli elogi dei recensori. Tutti cominciarono a trovare straordinario qualsiasi cosa provenisse da Camilleri.
A bearsi fu soprattutto l’intellighenzia di sinistra che lo considerava uno dei suoi. Il Nostro, infatti, è l’incarnazione del comunista. Era già iscritto al Pci nel 1945, a 20 anni, e lì è rimasto. Ha fatto prima il partito a sparire che lui a ricredersi. Anche per questo, Camilleri è dilagato su stampa e tv come accade solo se metti la vela al vento. Alla presentazione di ogni nuovo romanzo, Walter Veltroni è in prima linea, mentre gli altri della compagnia di giro, Nichi Vendola, Paolo Flores d’Arcais, ecc. fanno da contorno.
LO SPONSOR SVEDESE
Originale fu giudicato che Camilleri scrivesse i libri metà in italiano e metà in un dialetto inautentico ma sicilianeggiante così da renderlo digeribile pure a Bolzano. Crescendo la sua fama, si sono fatti accostamenti sempre più lusinghieri. Così, questa lingua alla Norma è stata paragonata al grammelot (lombardo di fantasia) di Dario Fo.
E se tanto mi dà tanto, poiché Fo ottenne il Nobel per la Letteratura (1997), perché non pensare a un bis con Camilleri? Il primo a puntarci, dicono, è lui stesso. I fan club si sono mobilitati, il suo nome è circolato in Svezia e qualcuno ha osservato una stranezza. Quando la Rai trasmise la prima serie degli sceneggiati sul commissario Montalbano, compariva nei titoli di coda un’azienda svedese come sponsor. Ci fu così l’illazione che fosse una captatio benevolentiae e che Camilleri – potentissimo in Rai – facesse, come ai suoi anni fece Fo, pubbliche relazioni con gli scandinavi.
Andrea è figlio unico di ceppo facoltoso. I genitori erano titolari in Porto Empedocle di depositi di zolfo confinanti con quelli di lontani parenti. Costoro, erano i Pirandello, avi e discendenti del commediografo, Luigi, anche lui premio Nobel (1934). Tra le due famiglie, da bravi agrigentini livorosi, c’erano attriti.
Leggenda racconta che gli zolfi custoditi dai Pirandello subissero diminuzioni mentre di pari passo aumentavano gli zolfi dei Camilleri. I rancori si sono poi tramandati.
Tanto che Andrea e Pierluigi Pirandello, nipote di Luigi, entrambi abitanti a Roma, incontrandosi, erano più inclini al buongiorno-buonasera che a prendere un caffè insieme.
IL PADRE ALLA MARCIA SU ROMA
Il padre, Giuseppe, era un ispettore portuale. Fu fascistissimo, girava con fez e manganello e partecipò alla marcia su Roma. La futura moglie e mamma di Andrea, Carmela Fragapane, prima di sposarlo lo considerava un poco di buono. Si vide poi, ha raccontato Andrea, che era una pasta d’uomo, tanto che ci modellò Montalbano. Il babbo è il solo fascista cui Camilleri riconosca fattezze umane. Fascista, infatti, è per lui il supremo insulto.
Nella categoria rientra chiunque, da Matteo Salvini a Silvio Berlusconi, esuli dalla sua visione comunista. Scampoli delle sue convinzioni: «Sempre stato comunista. Perfino nel 1956, con la repressione in Ungheria. Pensavo che in un mondo diviso in due, i sovietici facevano bene a tenere sotto controllo la propria parte». «Voglio precisare che i gulag non furono campi di sterminio, Solgenitsin, per fare un nome, con i nazisti non sarebbe sopravvissuto».
Appena adulto, Andrea si trasferì a Roma. Nel 1954, vinse un concorso Rai come regista. Ma non fu assunto perché, così almeno ha detto lui, era comunista. Dopo un paio d’anni, però, prese servizio e restò in Rai mezzo secolo. Contemporaneamente, insegnò regia al Centro sperimentale di Cinematografia e, per 20 anni, all’Accademia Silvio D’Amico. Curò per la tv due serie poliziesche famose: il tenente Sheridan e il commissario Maigret. Carburò invece lentamente la vocazione per la scrittura di cui ha raccontato due curiosità. La prima è che, come Nicolò Machiavelli, non si mette mai al lavoro in pigiama ma elegante. La seconda è che, scrivendo, la temperatura gli passa da 36,5 a 36,9.
Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, fu respinto 10 volte e lo pubblicò a sue spese (1978). Camilleri, depresso, cercò conforto in Leonardo Sciascia. Era il suo faro, oltre che della sua provincia, Racalmuto, 40 km da Agrigento, e si conoscevano. All’epoca, Sciascia era parlamentare radicale. Camilleri cominciò a fargli la posta in piazza Montecitorio con un manoscritto.
Un giorno, fingendo di passare casualmente, riuscì a bloccarlo. Lo pregò di esaminare il brogliaccio.
«Fai con comodo», aggiunse pensando che lo portasse con sé. Sciascia, invece, prese a sfogliarlo, fermo sul selciato, leggendo qua e là.
Dopo un paio di minuti, disse: «Nirì (Andrea in siciliano, ndr), lassa stari», e gli restituì il malloppo. Come si sarà inteso, non era un incoraggiamento. Camilleri inghiottì, poiché Sciascia aveva fama di ‘ntussicusu, ma il rancore, agrigentinamente, salì alle stelle. Non è difficile trovare, tra le pagine di Camilleri, frecciate dirette al Maestro. Come l’accusa di avere descritto don Mariano, protagonista mafioso del Giorno della Civetta, così da suscitare ammirazione nel lettore. Giudizio politico, che tra siciliani fa male, non letterario.
Nove lauree honoris causa
Ma oggi, Camilleri si può permettere molto. Ha all’attivo 100 libri, 30 milioni di copie vendute, traduzioni in 30 lingue. Ha colmato la lacuna della laurea, con 9 honoris causa, e gli è stato dedicato un asteroide come a Shakespeare. Così, ora alza la posta: non la fa più a Sciascia ma al Nobel.
Giancarlo Perna
 
 

Eccellente, 6.1.2019
I segreti del “dialetto borghese” che però è quello agrigentino

La voga di chiedersi se i libri di Camilleri costituiscano vera letteratura (appena ripresa in un articolo su “La Verità” che ha scelto goffamente di sciorinare menzogne rimproverando allo scrittore la grave colpa di essersi sempre dichiarato comunista, imputandogli perciò una coerenza che è ormai un bene rarissimo) sottende la questione sempre aperta dell’uso del dialetto come soluzione lessicale, perché è soprattutto sul dialetto che si esercita la polemica. Parlando proprio con Camilleri, Sciascia gli si confessava scettico circa il successo di uno strumento (quello del pastiche linguistico giocato sui fonemi dialettali e condotto alle estreme forme espressionistiche) che pur in Sicilia, in una chiave di rimando alla cultura popolare, ha non pochi sectatores dediti a pescare nell’argot siciliano locuzioni, stilemi e proverbi.
Già Verga e Pirandello scrivevano ai loro corrispondenti in Sicilia perché fornissero loro reperti linguistici popolari attinti dal vero. Lo stesso Sciascia indugiava con manifesto interesse etnoscopico attorno alla fonte del dialetto abbeverando i suoi romanzi, anche i meno partecipi della tensione siciliana, alla parlata di casa, fino a concepire una raccolta, Occhio di capra, che – insieme con Museo d’ombre di Bufalino e Il gioco della mosca proprio di Camilleri – costituisce il ritorno al forte richiamo delle tradizioni popolari, viste come retaggio tutto ottocentesco che da Pitré in poi la «materialistica» cultura siciliana non si è mai sentita di abbandonare, intestandosi piuttosto il dovere di ricercare l’«antiquam matrem» in ossequio a quello statuto regionalistico che ha comandato a eruditi ottocenteschi e poi a intellettuali novecenteschi di fare conoscere la Sicilia all’Italia.
Stando così le cose, e rimanendo entro un quadro di riferimenti siciliani, c’è da chiedersi se il successo dei libri di Camilleri sia il segno di un apostolato che, da Tempio a Buttitta, da Guglielmino a Vann’Antò a Calì, da Lanza a Savarese, da Pirandello a Martoglio, da D’Arrigo a Consolo, ha sostenuto il credo collettivo di promuovere la Sicilia; o se piuttosto il caso Camilleri non abbia che stinto una koiné siciliana aduggiata dall’invalenza di vieti stereotipi che soltanto autori come Vittorini e Lampedusa (nei quali mai ricorre un solo vocabolo dialettale, pur riuscendo entrambi a tenere sempre fisso lo sguardo sul quadrante della Sicilia) hanno saputo scongiurare.
Tra un impressionista quale Vittorini, assolutamente fedele al canone di purezza lirica derivato dal bellettrismo malapartiano, che può cedere a un barbarismo inglese ma non mai a un motto gergale, e un espressionista quale Camilleri agiscono in mezzo il Brancati che pur concedendo spazio a voci dialettali ricorre subito all’immediata traduzione a uso dei continentali; il Consolo che ripone il vocabolario degli antichi motti per fare piuttosto opera di ricerca delle arcaiche forme semantiche, così da rifondere la forma del romanzo nel suo contenuto; il D’Arrigo che ricrea la lingua dello Stretto con la cura e l’acribia di un demopsicologo, ma molto parco nell’uso del dialetto; la Grasso delle funamboliche e suggestive evocazioni geogergali. Lateralmente agisce un’ultima ondata di autori del momento che scimmiottando Camilleri mutuano la parlata siciliana in una sterile mimesi che reitera scaduti rigurgiti sicilianisti.
Certo, se la divulgazione del dialetto siciliano, oggi divenuta oltremodo penetrante grazie a Camilleri, deve portare un critico come La Capria a tradurre il «Che fa, babbia?» del creatore di Montalbano in un fuorviante «Che fa, balbetta?», il rischio è non solo di rendere incomprensibile l’autore ma soprattutto che sia sterilizzata l’operazione di recovery della letteratura siciliana. Oggi il problema è dunque quello di agevolare l’approccio nazionale alla conoscenza della cultura popolare siciliana, distinguendo il lessico dialettale di Camilleri da quelli di Bufalino, di Buttitta o di D’Arrigo, infarcito com’è di termini che appartengono alla sola parlata agrigentina e che come tali non possono rifluire nel dizionario siciliano in uso Oltrestretto. Ma se, propagando tanti dialetti quanti sono gli autori, il rischio è di coonestare una vena letteraria provincialistica al posto di quella regionalistica, a sterilizzare il prorompimento di una vulgata camilleriana capace di fagocitare il dialetto provvede il precetto crociano per cui la letteratura dialettale non è eversiva rispetto a quella nazionale riguardandola piuttosto come modello. Come gli altri autori siciliani che non scelgono il vernacolo come unico mezzo espressivo, anche l’uso che Camilleri fa del dialetto si scioglie infatti nel lessico nazionale: è questo che viene portato in sala trapianto e non viceversa. Anzi, più che in altri, Consolo per esempio, l’utilizzo del dialetto in Camilleri appare limitato a singole parole o bons mots senza nessun tentativo di fusione polilinguistica. E che la letteratura dialettale non sia eversiva ci dà atto Pirandello, secondo la visione che ne offre Gramsci, ripresa da Sciascia: uno scrittore nel quale «la cultura popolare di grado infimo», cioè il folclore, riflette e ripete una concezione del mondo «filosofica», e dunque di carattere generale, col farsi nazionale e popolare e con l’equiparare il teatro dialettale a quello superdialettale.
Entro questa prospettiva, il “pirandellismo di natura”, calato nel rapporto dialettale-dialettico risponde a un credo realistico che fa dire a Sciascia come sia «provata nella nostra letteratura l’impotenza degli italiani a fare realismo se non nei termini della dialettalità». Camilleri, autore realista di ispirazione gaddiana, dà dunque ragione a Sciascia e ammicca nello stesso tempo a Pirandello, dopo il quale lui soltanto ha portato la cultura popolare siciliana «di grado infimo» così lontano. Con l’avvertenza che a diffondersi in Italia è oggi il solo idiotismo agrigentino, che ha finito per fare premio rispetto a una parlata che per tutto il Novecento è stata di accento martogliano e quindi etneo.
Agli inizi del secolo scorso, l’esercizio del dialetto era fermo a una visione ottocentesca cara a un Porta e a un Belli su una linea romantico-verista-regionalistica che trovava nel Russo primonovecentesco il fuochista dell’ipostatizzazione del colore, del folclore e della tradizione locale, pur se le coeve prove innovative di un Di Giacomo indicavano nella rottura proprio con la tradizione popolare la strada della nuova poesia in dialetto: da calare in un organon di liricità del dettato compositivo e da lanciare in una sfera europeista dove anziché distanziarsi la parlata dialettale potesse condividere con la lingua una comune terra di mezzo.
Nel definire «il movente» della letteratura dialettale, Croce trova che essa sia «l’integrazione» della letteratura nazionale, acquisizione questa che risulta ancora estranea a Pirandello, la cui coscienza letteraria è, all’epoca del suo intervento sul teatro in vernacolo, educata al persistente equivoco posto tra poesia dialettale e poesia popolare. Epperò è proprio attorno a questo disegno che si decide l’emancipazione della letteratura dialettale che, raggiunto uno stato di pari opportunità rispetto alla lingua, negli ultimi decenni si è spinta oltre conseguendo una qualità definita «endofasica», di un lessico cioè privato che tiene conto di pochi parlanti prevalentemente arcaici e che, forse più della lingua, si costituisce in poesia come un linguaggio gangoristico, con apporti pur’anche di derivazione ermetica.
A questa altezza si situa per esempio Vincenzo Consolo, la cui ricerca filologica nel lessico dimesso riecheggia le teorie pasoliniane circa una koinè friulana che involga «una specie di linguaggio assoluto, inesistente in natura». Ad un precedente stadio di evoluzione della letteratura dialettale si è invece attestato Andrea Camilleri, il cui «dialetto borghese arrotondato» equivale alla pariniana «lingua corrente», o «parlar finito», distinta da dialetto e italiano, avversata da Pirandello (il primo Pirandello) ma sostenuta da Sciascia, qui in linea con un gusto tutto siciliano che da Buttitta conduce a Calì e che del siciliano come lingua pascolianamente morta, lingua delle rondini, «che più non si sa», fa un mezzo d’espressione al quale piegare quanto più possibile l’italiano, senza che sia sperimentato il contrario. Del resto il rimprovero che Sciascia sente di muovere al Pirandello di Liolà è di «non aver tenuto presente la possibilità che, senza minimamente indulgere al dialetto borghese, certe parole, certe espressioni, potevano essere sostituite agevolmente con altre più comprensibili». È lo stesso suggerimento che Sciascia dà a Camilleri, muovendo da una concezione scepsistica circa le possibilità di una parlata, quella agrigentina, che pure per Pirandello è in Sicilia «incontestabilmente la più pura, la più dolce, la più ricca di suoni», ma che per Sciascia non è da ritenere la più vicina alla lingua italiana.
Gianni Bonina
 
 

ANSA, 6.1.2019
Serie evento in tv, si comincia con Eco

Roma - Un 2019 che si apre nel segno delle serie. [...] Tra gli altri titoli C'era una volta Vigata - la stagione della caccia, con Francesco Scianna e la regia di Roan Johnson, a febbraio mentre i due nuovi episodi di "Il commissario Montalbano" con Luca Zingaretti sono fissati, al momento, per il 18 e 25 marzo. [...]
 
 

Malgrado Tutto, 6.1.2019
Porto Empedocle, Torre di Carlo V: una storia ancora da scoprire
Costruita per difendere il commercio e quindi gli interessi della Corona, era la fortezza più importante di tutte quelle che componevano il sistema di difesa della Sicilia sud orientale. “La strage dimenticata” e i segreti che dovevano morire nella pancia della Torre.

[...]
Durante le Guerre d’Indipendenza si verificano i drammatici fatti raccontati da Andrea Camilleri ne “La Strage Dimenticata”: nel 1831 i siciliani insorgono e pochi erano i baluardi borbonici rimasti a difesa del potere borbonico tra cui la Torre di Carlo V. La torre fu cosi presa d’assedio dai rivoltosi ed era nelle mani di Sarzana con circa 117 detenuti che ribellandosi furono uccisi con dei mortaletti nelle fosse oggi stanze dei cannoni. Andrea Camilleri fa una attenta analisi dei fatti e dei motivi che probabilmente portarono a stendere un velo di silenzio sulla Tragedia. Così partendo dal Marullo che attribuisce ai fatti tragici ragioni di carattere incidentale, da “La strage dimenticata”, dello scrittore empedoclino trapelano, altre ipotesi di carattere politico da un lato e dall’altro, forse, la necessità di dover nascondere segreti, soprusi e misfatti che dovevano morire nella pancia della Torre Carlo V.
Danilo Verruso
 
 

TGR Buongiorno Regione - Sicilia, 7.1.2019
Presentazione del libro
"Hoefer racconta Camilleri"
Flaccovio Editore
di Andrea Cassisi e Lorena Scimè


 
 

La Repubblica, 9.1.2019
Antonio Manzini "Mio padre leggeva Cechov io Stephen King"
Il creatore di Rocco Schiavone è l'autore italiano più venduto dopo il suo amico Camilleri. Ma di lui si sa poco: il passato a teatro, il gruppo rock, le letture. E di quella volta a Londra... Ecco la sua confessione a "Repubblica"

Soriano nel Cimino (Viterbo). Seduto alla scrivania dove nascono le storie di Rocco Schiavone, con alle spalle una libreria che è la Hit Parade dei noir di tutti i tempi, Antonio Manzini ha di fronte a sé un quadro di suo padre Francesco, La porta a vetri, 1971, e un'altra porta a vetri da cui si vede il Terminillo. «Papà leggeva tanto, io da ragazzo 4 libri all'anno, soprattutto King, di nascosto. Lui invece mi voleva coi racconti di Cechov in mano». Domani esce Rien ne va plus, ottavo romanzo della serie del vicequestore burbero e spinellomane. Manzini è il giallista che più vende in Italia dopo Camilleri. Questa è la sua seconda vita, dopo 25 anni da attore. Passa per un orso perché se può evita le presentazioni e non dà volentieri interviste. In questo casale di campagna al confine tra Lazio e Umbria, fra ulivi e sei cani, uno che si chiama proprio Rocco, in quattro ore di chiacchiere più volte parlerà di "sospensione dalla realtà" come condizione di vita.
[...]
Vede ancora i compagni di teatro?
«Due o tre, gli altri non so dove siano. Da disoccupati, con Tullio Sorrentino costruivamo spettacoli e teatri nei garage, l'assegno ce lo portava l'assessore del paese. Camilleri ci fece quattro o cinque regie. In Accademia era stato mio insegnante, io gli leggevo gli incipit e lui indovinava i titoli dei libri. Ci siamo riabbracciati da Sellerio».
[...]
Angelo Carotenuto
 
 

Mangialibri, 11.1.2019
Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta
Autore: Andrea Camilleri
Genere: Racconti
Editore: Sellerio 2011

È il 1930 e il venditore d’abiti Francesco Firrera, detto Ciccino o Beccheggio, si reca come a ogni cambio di stagione da Palermo a Vigàta, per mostrare le novità della moda. Le donne attendono con trepidazione le sue visite, le clienti sono pronte a comprare abiti nuovi e ricevere in casa Beccheggio senza che i mariti ne risentano, infatti il venditore è di una bruttezza tale da tenere tutti tranquilli. Per questa ragione donna Gaetana Buccè, segretaria della sezione femminile fascista, odiata dalle donne di Vigàta per le sue prepotenze, rimane stupita quando iniziano a circolare voci sugli incontri erotici tra Beccheggio e le mogli dei gerarchi, in particolare quando in seguito a un suo tentativo di seduzione viene respinta… 1943: a Vigàta si respira aria nuova, ora che l’ingerenza fascista è stata eliminata. Si torna a ballare e a giocare d’azzardo nei circoli segreti. In quelli del popolo le puntate non sono granché, ma in quelli dei ricchi il denaro gira con cifre sorprendenti ed è difficile essere ammessi senza i dovuti controlli. Basta una leggerezza, un errore di giudizio per finire raggirati e rischiare… 1960. Il giovane ingegnere Ninuzzo ha appena perso il padre per un incidente sul lavoro e la madre, malata a causa del lutto, chiede al figlio di sposarsi e darle un nipote. Il ragazzo non è interessato più di tanto alle donne, ma per accontentarla chiede l’intercessione di una sensale che gli trova la ragazza adatta. Il matrimonio viene celebrato, ma la vita nuziale è fin troppo focosa per le forze di Ninuzzo che cerca di sfuggire alla vogliosa moglie… 1940: il proprietario del circo equestre Taddeis desidera prenotare lo spiazzo di piazza Cavour a Vigàta, per allestire il tendone e presentare lo spettacolo con i cavalli, il leone e i trapezisti. Non ci sono problemi, solo un’unica richiesta da parte del Prefetto comunale in osservanze alla direttiva di Mussolini che vieta l’uso di nomi stranieri. Quella “s” finale deve sparire dal cognome Taddeis, basta un pezzo di carta adesiva sui manifesti…
Otto racconti ricchi di elementi comici, contrattempi e personaggi che smaniano per trarre beneficio dai loro difetti. Una moltitudine di uomini e donne che vivono momenti storici e politici diversi, si confrontano con le convenzioni sociali e aspirano a soddisfare i propri desideri e, perché no, l’astuzia con cui affrontano i loro guai aggiunge quel pepe in più alle situazioni. Persino nei momenti più drammatici di questi racconti, Andrea Camilleri strappa un sogghigno al lettore, unito a un guizzo di compassione. Molti sono i riferimenti critici al fascismo, data l’ambientazione storica di alcuni racconti. Pur restando sullo sfondo, il periodo mussoliniano viene tirato in ballo e ne vengono messe in luce le ridicolaggini e le ipocrisie strappando, è inevitabile, una risata. Le donne che si concedono agli amanti per generare quei figli necessari all’esenzione dalle tasse o alle promozioni dei mariti incapaci di adempiere alla faccenda. E i numerosi bimbi chiamati Benito, così da garantire riconoscimenti al prefetto e guai per quei genitori che osano proporre nomi diversi. E il tutto si svolge nell’amata, immaginaria e colorata Vigàta, luogo di vite che si incrociano, uomini un po’ impacciati, donne seducenti, madri chiocce che non mollano i figli nemmeno quando sono uomini fatti. Eventi del passato ripresi in questi racconti, a testimoniare chi siamo stati, elementi che nel 2011 sono valsi alla raccolta il Premio Nonni e Nipoti, dato il garbo da cantastorie con cui Camilleri preserva attraverso le sue parole e i suoi personaggi la memoria di quegli anni, donando a ogni pagina un sapore fiabesco.
Sara Cabitta
 
 

Teatro Belli, 12-13.1.2019
Maruzza Musumeci


 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 12.1.2019
Un anti-Ulisse in amore nel segno di Camilleri
Teatro Belli, piazza Sant'Apollonia, oggi alle 21 domani alle 17,30, euro 13-18, tel. 06.5894875

In "Maruzza Musumeci" Andrea Camilleri aveva messo in campo una mitologia rude, selvaggia e sensuale che, come mostra l'adattamento della regista Daniela Ardini e di Pietro Montandon (che è anche il protagonista), evoca il ritorno di Gnazio Manisco, un anti-Ulisse che s'innamora perdutamente d'una donna che canta canzoni meravigliose. La lingua è di Camilleri, misteriosa e terragna.
r. d. g.
 
 

La Repubblica (ed. di Firenze), 12.1.2019
Teatri

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PRATO
Magnoli
Via Gobetti, 79 0574/442906
Ore 19.30 Scampoli. Da Robert Mitchum ad Andrea Camilleri conferenza-spettacolo a cura di Massimiliano Civica
 
 

Il Sole 24 Ore, 13.1.2019
In anteprima un racconto di Camilleri.
Il misterioso furto delle banconote dalla scrivania del nonno, i malumori in famiglia, l’indagine e, alla fine, ecco i veri colpevoli...
Insoliti ignoti nella casina di campagna
Erano topi, i ladri. Ma che se ne facevano dei soldi? C’erano tre nidi fatti con le banconote...

Nonno aveva portato in campagna la scrivania che un tempo teneva nel suo «scagno» in paese. Era stato un grosso commerciante di zolfi e quella maestosa scrivania aveva rappresentato il simbolo della sua ricchezza.
Aveva un rialzo che, partendosi dal piano di scrittura, si sollevava per un metro e mezzo ed era composto da diecine di cassettini pieni, allora per me, di meraviglie: ceralacca, timbri, spille, francobolli, marche da bollo.
A destra e a sinistra del vano dove s’infilavano le gambe, c’erano tre grossi cassetti per parte sempre chiusi a chiave. Ma un altro cassetto, il più importante, era quello di centro, proprio sotto al piano di scrittura. Anche questo era sempre chiuso a chiave.
Là dentro nonno conservava conti, ricevute, libri mastri e soprattutto il denaro che gli occorreva per i lavori di campagna.
Era un uomo ordinato e preciso e perciò il denaro lo suddivideva dentro tante scatolette di cartone senza coperchio: le monete in cinque o sei scatoline a seconda del loro valore; una sola, più grande delle altre, conteneva le banconote.
Un’estate il nonno, che era solitamente assai gentile con tutti, cominciò a mostrarsi un pochino nervoso. Parlava poco, rispondeva di malavoglia. Ce ne accorgemmo e pensammo che non stesse tanto bene in salute.
Un giorno, a tavola, nonna gli domandò: «Ma si può sapere che hai? Stai male? Vuoi che faccia venire Gino?». Gino era lo zio medico.
«Qua non c’è bisogno di un dottore, ma di un carabiniere» rispose nonno. Naturalmente, restammo tutti perplessi. Che voleva dire? Lo seppi qualche giorno dopo, quando mi chiamò nel suo studio.
«Entra, chiudi la porta e siediti». Aveva un tono di voce severo.
«Parliamo da uomo a uomo. Tu» mi disse «sei sempre stato un picciotto leale. E perciò da te voglio una risposta sincera. D’accordo?».
«Sì, nonno».
«Sei tu che l’apri?» mi domandò indicandomi il cassetto centrale.
«Io? E perché dovrei aprirlo?» risposi veramente sorpreso dalla domanda.
«Se mi dici che non sei stato tu, ti credo» fece guardandomi negli occhi.
«Ti giuro, nonno, che…».
«Non giurare, puoi andare».
Corsi da nonna, con la quale avevo molta confidenza. «Perché mi ha domandato se avevo aperto il cassetto?». «Perché gli spariscono i soldi di carta». «E pensa che possa essere stato io?!». Mi sentii profondamente offeso, mi venne da piangere. Mia nonna mi consolò come meglio poté, ma io mi portai a lungo dentro una specie di risentimento verso di lui. Per una settimana non volli accompagnarlo nella passeggiata che ogni giorno si faceva al tramonto.
Zio Massimo cambiò la serratura del cassetto e consegnò solennemente le nuove chiavi a nonno. Il problema sembrò risolto.
Ma tre giorni appresso, a tavola, nonno era nuovamente d’umore nero. Appena le cameriere, la gnà Filippa e sua figlia Grazia, portarono il primo piatto, alzò una mano e disse: «Sentitemi bene. Avevo cinque fogli da cento lire nel cassetto. Stamattina, aprendolo, non ne ho trovato manco uno». Fece una pausa e aggiunse: «Non voglio dare la colpa a nessuno. Ma il fatto è questo: qualcuno di voi mi ruba i soldi. Oggi dopo pranzo tu, Massimo, vai a chiamare i carabinieri. Continuate a mangiare. Io non ne ho voglia».
Si alzò e se ne andò nella sua camera da letto. Ci sentimmo tutti colpevoli. Calammo la testa sui piatti, ma nessuno osò cominciare a mangiare.
«Ma come?!» fece stupito e irritato zio Massimo rompendo il pesante silenzio. «Anche con la nuova serratura?». Si alzò di scatto, dicendo alle cameriere: «Venite a darmi una mano». Naturalmente gli andammo tutti dietro. Con l’aiuto delle due donne, lo zio spostò la pesantissima scrivania che praticamente copriva tutta una parete dello studio.
Già mentre la spostavano, cadde a terra, svolazzando, una banconota da cento ch’era rimasta incastrata nel retro. E subito dopo ne scorgemmo un’altra, accartocciata, infilata per metà dentro a un buco nel pavimento, fino ad allora rimasto del tutto coperto dall’imponente scrivania.
Allora non avemmo più dubbi: erano topi, i ladri. Entravano da dietro, approfittando di un piccolo spazio tra il cassetto e il piano del tavolo, rubavano le belle banconote profumate (per loro) di grasso e sudore, e se ne scappavano per la stessa strada.
Ma che se ne facevano?
Senza dire una parola, lo zio uscì dallo studio, scese le scale di corsa, aprì la porticina della cantina, sempre seguito da tutti noi, entrò, si fermò, guardò in alto come per orientarsi e poi si diresse verso le botti che stavano poggiate in fila sopra due lunghissime travi parallele, a loro volta sorrette da colonnine di cemento.
S’infilò in mezzo alle due travi e si chinò a guardare sotto all’ultima botte. Lo sentimmo cominciare a ridere, sempre più forte.
Poi si rialzò, scavalcò la trave e ci disse: «Andate a vedere. Io vado a dirlo a papà». Non resistetti alla curiosità. Precedendo tutti, m’infilai in mezzo alle travi e guardai sotto alla botte.
C’erano tre nidi di topi, tutti fatti usando le banconote di nonno.
Ogni nido poggiava su alcuni fogli intatti, che, disposti l’uno sull’altro, ne costituivano la base. Sopra di essa, i resti di altre banconote, appena riconoscibili perché tutte finemente triturate, formavano un soffice lettino per i neonati.
Andrea Camilleri


Tiratura limitata
Per bibliofili e ammiratori

Sono «tre memorie e un racconto»: e forse proprio per il tono insolitamente intimo, la grande nostalgia, l’affetto per tempi e persone passate che l’autore “ritrova” nella casa dei nonni (oggi demolita), che La casina di campagna (di cui anticipiamo in questa pagina un racconto inedito) è uno dei testi più ispirati e delicati nella pur imponente bibliografia di Andrea Camilleri. E la “forma” del testo conferma questo bisogno di intimità. L’editore è Vincenzo Campo che, novello Vanni Scheiwiller, in pochi anni con le sue Edizioni Henry Beyle ha ridefinito gli standard di edizione (henrybeyle.com). Per Camilleri ha scelto carte giapponesi, carattere Baskerville corpo 11, immagini applicate a mano che raffigurano piastrelle, una delle quali è della stessa casa. Del libro, oltre alle edizioni “ordinarie” (36 e 50 € con differenti eleganti carte in sovraccopertina), 150 copie in cofanetto sono numerate in macchina (da 1 a 150, € 250) e contengono la lastra originale del colophon e la suite delle cartoline, 50 copie numerate a mano da I a L (con lastra originale di una pagina del volume, € 400), 100 copie, fuori commercio, sono riservate agli amici di Camilleri. Di certo le più ricercate dai bibliofili.
Stefano Salis
 
 

RavennaToday, 14.1.2019
Eventi
Gran festa al Socjale: Animals, un pizzico di Montalbano, lo show di Greg e Roy Paci
Seconda parte festosa al Socjale di Piangipane con concerti e spettacoli, aspettando il centenario. Sul palco i mitici Animals, il carnevale napoletano, Roy Paci e Greg

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Venerdì 8 marzo, Olivia Sellerio canta Montalbano: nuovo live con le canzoni scritte e interpretate dalla Sellerio per le popolari serie tv del commissario Montalbano tratte dai romanzi di Andrea Camilleri.
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Matteo Pezzani
 
 

Zenda, 17.1.2019
La intermitencia, de Andrea Camilleri
Autor: Andrea Camilleri. Título: La intermitencia . Editorial: Salamandra.
"Siempre es una curiosidad leer a los grandes maestros de la literatura cuando deciden abandonar sus series de personajes para crear mundos al margen de ellos"
"En esta novela Camilleri se acerca al universo, no menos negro, de las grandes empresas"

Hay una leyenda que dice que Carl Sagan consiguió identificar voces extraterrestres cuando trabajaba en la NASA, y que cuando se lo comunicó a sus superiores estos le censuraron hacerlo público, conminándole a que escribiera un libro de ficción. Por eso, si Andrea Camilleri al final de esta novela anota que todo lo relacionado con la realidad es pura coincidencia, pero que se ha visto inspirado en casos judiciales ocurridos en los últimos años en su país, es para echarse a temblar.
Nacido en 1925 en Sicilia y residente en Roma, desde donde se ha convertido en el escritor vivo más popular de Italia, empezó su carrera como guionista, hasta que en 1994 decidió cambiar su vida, y la de todos nosotros, creando al inspector Salvo Montalbano, del que ya lleva publicadas veintiséis novelas.
En esta, un crápula de los negocios, Mauro de Blasi, directivo de una de las más grandes empresas transalpinas, con miles de trabajadores y administrada con mano firme, pretende hacerse con una pequeña compañía en la quiebra para dar un pelotazo económico. Por ello no dudará en usar todo tipo de artes maquiavélicas, en los momentos en que no sufre un extraño mal que le hace quedarse paralizado un breve instante. Pero claro, los tiburones muchas veces no cazan solos, así que una serie de personajes relacionados con él de buenas y malas maneras le harán la tarea complicada.
Siempre es una curiosidad leer a los grandes maestros de la literatura cuando deciden abandonar sus series de personajes para crear mundos al margen de ellos. En esta novela Camilleri se acerca al universo, no menos negro, de las grandes empresas y de cómo juegan con gobiernos o sindicatos, y de otros directivos rivales, sin ningún escrúpulo, para conseguir sus objetivos.
Una narración más que interesante y bien escrita, sobre todo para entender la psicología que se mueve en estos lares de gente guapa por fuera y sucia por dentro.
Xavier Borrell
 
 

LibriNews, 18.1.2019
Bestseller: i libri più venduti del 2018 [STUDIO e INFOGRAFICA]
I libri e gli scrittori più venduti del 2018 in uno studio pratico e di facile consultazione

Come emerge dallo studio e dall'infografica "Bestseller: i libri più venduti del 2018" realizzato da LibriNews.it, Andrea Camilleri è:
- lo scrittore che ha guadagnato più volte il primo posto nelle classifiche iBUK 2018 (10 volte)
- l'autore del libro che ha conquistato più volte il primo posto in classifica (9 volte)
- lo scrittore (uomo) complessivamente più presente nelle classifiche (21 presenze, a pari merito con Joel Dicker).
Cliccare qui per tutti i dati dello studio e per l'infografica
 
 

La Stampa, 19.1.2019
Intervista del sabato
Paolo Canevari: “I miei gatti disegnati per viaggiare nei ricordi di Andrea Camilleri”

Paolo Canevari è sulla scena internazionale da molti anni. E da poco tornato dalla Biennale di Bangkok dove ha presentato i suoi ultimi lavori, Monocromi in oro zecchino che evocano la purezza delle forme e invitano alla contemplazione. È cresciuto in una famiglia di artisti (il nonno Angelo è, tra l’altro, l’autore dei mosaici della piscina del Foro Italico a Roma, suo padre era scultore). Dopo aver lavorato per anni negli Stati Uniti e in particolare a New York, dove il Moma conserva una sua importante opera presentata alla Biennale di Venezia del 2007, è tornato a Roma, che della sua arte è in qualche modo la protagonista, con continui richiami alla classicità ma anche con la potenza deflagrante della sua maestosità. Lo incontriamo a Piazza Farnese, sullo sfondo dell’ambasciata di Francia, in una fredda serata di inizio anno. Lo spunto è il libro uscito da poco per Salani editore, I tacchini non ringraziano, che ha preparato insieme con Andrea Camilleri. Un libro tenero, divertente, pieno di poesia, con i suoi disegni e le storie in cui Camilleri racconta tutti gli animali della sua vita. A prima vista una coppia inedita.
Com’è nato questo libro, Canevari?
«Abbiamo cominciato a lavorarci un paio di anni fa. All’inizio avevamo pensato a delle poesie, poi invece Camilleri mi ha parlato di racconti che avevano come protagonisti alcuni animali. Animali incontrati nell’arco di una vita: da quando era bambino fino a qualche anno fa. E alcuni li ho incontrati anche io, gli stessi».
Così ha disegnato per quei racconti?
«No, la cosa interessante è che sono disegni che avevo fatto tra il 1990 e il 1992-93. Li avevo esposti in una delle mie prime mostre a Roma».
E Camilleri li aveva visti in quegli anni?
«Camilleri li ricordava bene: la mia famiglia e la sua si conoscono e si frequentano da sempre. Ora sarebbe stato impossibile, lui non ci vede quasi più, dopo l’operazione agli occhi di un paio di anni fa. In qualche modo è un lavoro che si è sedimentato ed è cresciuto negli anni, un racconto di vita vissuta in parte insieme ma con due punti di vista: quello di un uomo adulto e quello di un ragazzo. Un esercizio di memoria, a volte condivisa. I miei disegni erano raccolti in album dal titolo Memoria mia. Tutto torna».
Come avete messo insieme disegni e testi?
«Questi disegni nacquero per una mia esigenza che partiva dal profondo, una sorta di necessità legata a fatti dell’epoca, un modo per indagare dentro di me, un richiamo all’infanzia. Una sorta di disegno automatico. Ne abbiamo parlato e, mettere insieme racconti e disegni è venuto naturale. Il libro è nato così».
Per lei un’esperienza nuova?
«In un certo senso lavorare a questo libro con Camilleri è stato come tornare indietro negli anni, parlare e ricordare un’intimità casalinga che fa star bene. Un vedere riapparire personaggi, animali e situazioni che sono sopiti e che si rianimano all’improvviso».
Qual è il suo racconto preferito?
«Forse quello dei tacchini che dà il titolo al libro, ma anche quello di Barone, che era il gatto di Camilleri innamorato della figlia più piccola».
Che progetti ha per questo nuovo anno?
«Dopo Bangkok, dove ho portato gli ultimi lavori, ad aprile la Galleria Stein di Milano presenterà una mia retrospettiva e poi uscirà un libro di interviste scritte da Robert Storr, l’ex curatore del Moma e della Biennale di Venezia, in cui facciamo una lunga chiacchierata».
Lei insegna all’Accademia di Belle Arti a Roma. Cosa racconta ai suoi studenti?
«Cerco di insegnare ad essere artisti. Credo sia una cosa importante. Dopo 14 anni di vita negli Stati Uniti, si torna affrontando il lavoro in modo diverso. L’Italia è molto cambiata, ma alcuni vizi sono sempre i soliti: pochi investimenti nell’arte, nella cultura in genere. Un paradosso per il nostro Paese. Ci sono difficoltà con il mercato, è tutto più difficile. Mi piacerebbe cambiare le cose da dentro. Almeno provarci». Gli studenti, in questo caso, al contrario dei tacchini, ringraziano.
Cynthia Sgarallino
 
 

MusT – MUSCO TEATRO, 20.1.2019
Replica straordinaria al Must #LACREATURADELDESIDERIO
di A. Camilleri-G. Dipasquale
28 febbraio 2019
Prenotazioni e biglietti Must Musco Teatro 0952289426 Via Umberto 312 - Catania


 
 

Vivere Macerata, 21.1.2019
Jesi: L'Opera "Il colore del sole" al Pergolesi e al Cucinelli di Solomeo in Umbria
Lirica dal Teatro Pergolesi di Jesi al Teatro Cucinelli di Solomeo in Umbria: il 27 gennaio in scena l’opera contemporanea “Il colore del sole” di Lucio Gregoretti ispirato alla figura del Caravaggio e a un testo di Andrea Camilleri.

Un’opera lirica contemporanea, nata al Teatro Pergolesi di Jesi e prodotta dalla Fondazione Pergolesi Spontini andrà in scena in forma di recital domenica 27 gennaio 2019 alle ore 18 al Teatro Cucinelli di Solomeo, il teatro fondato dallo stilista Cucinelli nel borgo medievale umbro e gestito dalla Fondazione Cucinelli. Si tratta de “Il colore del sole” del compositore Lucio Gregoretti, opera in un atto liberamente tratta dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, andata in scena in prima esecuzione assoluta a Jesi nel settembre 2017 nell’ambito del Festival Pergolesi Spontini e di seguito rappresentata, sempre con grande successo, al Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena. Il viaggio del “Colore del sole” continua a Solomeo nell’ambito della stagione musicale del Teatro Cucinelli curata dalla Fondazione Cucinelli in collaborazione con gli Amici della Musica di Perugia.
“Il colore del sole” è un’opera in un atto per attore, soli, coro e ensemble strumentale; regia, drammaturgia e video sono affidate a Cristian Taraborelli, alla guida dell’Ensemble Roma Sinfonietta, il direttore è Gabriele Bonolis. Nel ruolo di Caravaggio è Massimo Odierna, nella compagnia di canto sono Cristina Neri, Anastasia Pirogova, Daniele Adriani, Davide Procaccini, Claudia Nicole Calabrese, Natsuko Kita, Jaime Canto Navarro, Carlo Feola. La produzione è firmata dalla Fondazione Pergolesi Spontini e dal Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena con il sostegno di Errebian, in collaborazione con Ensemble Roma Sinfonietta e Accademia d’Arte Lirica di Osimo.
Il diario di Caravaggio, eccellente falso d’autore nato dalla penna di Camilleri, viene riletto in una partitura moderna in cui i modelli della tradizione restano presenti e dichiarati. La figura del pittore, costantemente in bilico tra il sublime della sua arte e il tormento quasi ferale delle sue pulsioni, è al centro di un’opera a sua volta in bilico tra la voce parlata del melologo e il canto – ora polifonico, ora solistico – portatore degli “affetti” della complessa anima caravaggesca, ma anche estensione espressiva dell’ensemble strumentale.
L’evento è un segnale importante della qualità della produzione lirica della Fondazione Pergolesi Spontini, nell’unione tra ricerca musicologica, creatività, alto livello delle maestranze tecniche al lavoro nel Laboratorio Scenografico e nella Sartoria del Teatro Pergolesi.
[...]
 
 

Il Sole 24 Ore, 21.1.2019
Letture: i consigli del Cacciatore di libri
Antonio Manzini: «Il mio Schiavone caustico e dissacrante» che piace al pubblico e alla critica
Ascolta l'intervista

Non è facile piacere al pubblico e avere consensi anche dalla critica, soprattutto se si scrivono romanzi di genere e se c'è di mezzo un personaggio seriale (la serialità è vista sempre con molto sospetto da un certo apparato culturale). Eppure questa strana alchimia riesce ad Antonio Manzini e al suo Rocco Schiavone, un po’ come capita ad Andrea Camilleri e a Montalbano. E forse non è un caso che i due si conoscano da decenni (Camilleri insegnava regia quando Manzini imparava a fare l'attore), che Camilleri abbia fatto leggere all'allora giovane Manzini il manoscritto del suo primo Montabano e che i due, insomma, si stimino a vicenda.
In molti definiscono Manzini “l’erede di Camilleri”. «Gliel'ho chiesto anch'io ad Andrea –ironizza Manzini- ma lui mi ha risposto: Scordati che vada dal notaio! Ho figli e nipoti, non c’è trippa per gatti. Io ci ho provato. Metti che diceva sì? Magari una cosetta a Porto Empedocle… ci sarei andato in estate. Invece niente».
[...]
Alessandra Tedesco
(conduce su Radio 24 “Il Cacciatore di libri” in onda ogni sabato alle 6,30 e alle 21,30)

 
 

Centro Studi Marche - Giuseppe Giunchi, 24.1.2019

Il Centro Studi Marche - Giuseppe Giunchi invita alla presentazione del libro di Ferdinando Zucconi Galli Fonseca
“Diario con variazioni. Ricordi di un giudice e utente di giustizia”
Interventi Andrea Camilleri, Paolo Mauri, Michele Serra e l’Autore.
Presenta Rosanna Vaudetti. Organizzazione di Pina Gentili.
Edizioni Archinto
Giovedì 24 gennaio 2019 ore 18.00
Sodalizio dei Piceni - Piazza San Salvatore in Lauro, 15
Si ringrazia il Sodalizio dei Piceni per la gentile concessione della sala.
 
 

Fanpage.it, 24.1.2019
Migranti, Camilleri: "I porti siano aperti, questa è politica nazista: non sarò complice"

"Ci tengo da cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio". Così lo scrittore Andrea Camilleri è intervenuto commentando lo sgombero avvenuto a Castelnuovo di Porto di una comunità di 540 migranti, definendolo "persecutorio, cioè a dire che stiamo entrando in un regime di violenza e di prepotenza". Camilleri ha anche sottolineato la necessità di "tenere aperti i porti a tutti, mai chiusi, mentre si perseguitano anche coloro che ormai sono italiani perfettamente integrati. Questa è un'ossessione, rendetevene conto. Mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità".
 
 

il Giornale, 24.1.2019
Camilleri attacca: “Non sarò complice di questa nazista volgarità”
Lo scrittore si scaglia contro la decisione di chiudere il Cara di Castelnuovo di Porto, dove erano ospitati degli “italiani integrati perfettamente”. L’attacco si allarga a colpire anche i porti chiusi: “Rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”

In un intervento su Fanpage, lo scrittore Andrea Camilleri lancia un attacco diretto a chi si è reso responsabile della chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, prendendo subito le distanze da a chi, invece, ha esultato per quella notizia.
“Ci tengo, quale cittadino italiano, a dire questa frase: Non in nome mio”. Camilleri parla di un vero e proprio accanimento, di uno sgombero persecutorio ai danni di brava gente. “Una comunità di 540 migranti che erano riusciti perfettamente a integrarsi nella società italiana, con i bambini che da 2 anni frequentavano le scuole italiane, con gente che lavorava e pagava le tasse in Italia”.
Lo scrittore lancia un monito, che gli permette poi di ricollegarsi alla ormai annosa questione dei porti chiusi. Una preoccupazione, questa, che ormai sta togliendo letteralmente il sonno ai rappresentanti della frangia dei radical chic, oltre che a coloro i quali, a causa di una situazione del genere, devono far fronte a perdite di tipo economico. “Attenzione, stiamo entrando assolutamente in un giro di violenza, di prepotenza. Non solo di difesa contro l’emigrazione, oscena, perché i porti devono essere aperti a tutti. Mai chiusi, perché i porti, spesso, sono la riva sognata dalla gente, da migliaia di persone”.
“Gli si chiude la porta in faccia e non solo”, prosegue Camilleri, che torna nuovamente ad attaccare la scelta di mettere i sigilli al Cara di Castelnuovo di Porto. “Si comincia a perseguitare anche coloro che ormai sono italiani integrati perfettamente. Questa è un’ossessione, rendetevene conto. Non in nome mio. Io mi rifiuto di essere un cittadino italiano complice di questa nazista volgarità”.
Federico Garau
 
 

ANSA, 25.1.2019
Da Camilleri a Benigni appello migranti
Non Siamo Pesci promosso da Manconi e Veronesi

Roma. Da Andrea Camilleri a Roberto Benigni, da Matteo Garrone a Niccolò Ammaniti: sono oltre seicento le adesioni del mondo della cultura, dello spettacolo, della musica e dello sport che in queste ore stanno firmano l'appello, promosso da Luigi Manconi e Sandro Veronesi con il collettivo #corpi, NON SIAMO PESCI.
Nell'appello si chiede di istituire subito una commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Si chiede inoltre al Governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone ripristinando il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali, e soprattutto del senso della giustizia. A cominciare con il consentire alle navi militari e alle Ong che salvano le vite in mare di poter intervenire. Si vuole ricordare a tutti gli Stati europei che la redistribuzione dei migranti si fa a terra e non in mare. A Piazza Montecitorio, lunedì 28 gennaio alle 17, l'appuntamento per dare visibilità alla protesta.
 
 

Palomar, 25.1.2019
giovedì 31 gennaio 2019 ore 10.30 Sala A | ROMA Viale Mazzini 14
presentazione di
Il commissario Montalbano
con Luca Zingaretti
Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Elena Radonicich, Ahmed Hafiene, Eurydice El-Etr, Giorgia Salari, Anna Ferruzzo e con la partecipazione di Sonia Bergamasco
regia di Alberto Sironi
dalle opere di Andrea Camilleri

Si festeggia quest’anno il ventennale della serie evento Il commissario Montalbano.
Dal 1999 - anno di trasmissione del primo episodio, “Il ladro di merendine” - l’appuntamento con il personaggio ideato da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti è uno dei più attesi dal pubblico di Rai 1.
Ora la più acclamata collection di TV movie torna con due nuovi episodi:

L’ALTRO CAPO DEL FILO lunedì 11 febbraio 2019 in prima serata su RAI 1 (tratta dal romanzo omonimo di ANDREA CAMILLERI | edito da SELLERIO EDITORE)
UN DIARIO DEL ‘43 lunedì 18 febbraio 2019in prima serata su RAI 1 (tratta dai racconti di ANDREA CAMILLERI “Un diario del ‘43” e “Being here” editi da SELLERIO EDITORE)

una produzione PALOMAR con la partecipazione di RAI FICTION
prodotto da Carlo Degli Esposti e Nora Barbieri con Max Gusberti
interviste TV e RADIO dalle 10.45 alle 11.45 con il regista e il cast
photocall 11.45
al termine della proiezione, conferenza stampa con il regista, il cast, gli sceneggiatori e i produttori
 
 

Messaggero Veneto, 25.1.2019
Sironi al cinema David di Tolmezzo con il Montalbano girato in Friuli
Il regista della fiction con Zingaretti ospite del festival Cortomontagna. Le scene di Venzone e Cividale de “L’altro capo del filo” non ancora trasmesso in tv

Cortomontagna, la sezione cortometraggi del premio Leggimontagna giunta alla quarta edizione, si conclude domani, sabato, a Tolmezzo, con le premiazioni dei cortometraggi, scelti fra le 105 opere ammesse a concorso dei 600 corti iscritti provenienti da tutta Europa e da Oltreoceano.
La giuria, composta da Dante Spinotti (presidente), Annalisa Bonfiglioli, Sara Martin, Livio Jacob, Gabriele Moser e Nicola Silverio, commenterà le opere e, in conclusione, premierà i vincitori. Ma la serata di oggi, alle 20.30 al Nuovo Cinema David, è dedicata al noto regista della serie televisiva “Il commissario Montalbano” Alberto Sironi, che dialogherà con Lorenzo Codelli, Annalisa Bonfiglioli e con il pubblico.
Un appuntamento imperdibile per i fan del Commissario, non solo perché verranno proiettate sequenze della produzione del regista, comprese alcune scene inedite girate a Venzone e Cividale dall’episodio “L’altro capo del filo”, non ancora trasmesso sul piccolo schermo, ma soprattutto perché il regista in questione è la persona che fin dalla prima puntata traduce in immagini, le parole scritte dal maestro, Andrea Camilleri.
«Quando un regista gira un film tratto da un romanzo, deve rendere visivo un concetto che nel romanzo non c’è – svela Sironi. Camilleri scrive Montalbano ma non racconta il mondo di oggi, i suoi libri sono appoggiati sui ricordi di ieri, di quando era un ragazzo, lasciò infatti la Sicilia a vent’anni.
Montalbano non è un racconto semplicistico, è metafisico, e i suoi dialoghi sono compiutamente teatrali, e riflettono l’esperienza dello scrittore che è stato regista e sceneggiatore. Io stesso vengo da quel mondo li, (Sironi si è formato al Piccolo di Milano e lavorato con Strehler ndr.).
Con lo scenografo abbiamo cercato proprio luoghi altamente evocativi, che ricordassero un tempo passato. Attorno a porto Empedocle, a esempio, non c’era più la Sicilia di Camilleri e così siamo andati nella zona intorno a Ragusa, salvaguardando così la dimensione teatrale e simbolica».
Una regia che è diventata anch’essa un modo di raccontare, piena di chiaroscuri, in cui le case, gli oggetti perfino, stanno in agguato, in cui il protagonista (Luca Zingaretti) e l’antieroe che evolve e invecchia con i lettori e gli spettatori. Trasmesso in venti Paesi, acclamato dalla critica televisiva, è la serie più seguita nel panorama televisivo italiano.
Lo scorso anno, Sironi che impiega «dieci settimane per girare due episodi, partendo alle sette del mattino, a volte fino a notte fonda e con la luce della primavera siciliana», ha trasferito il cast di Montalbano in Friuli, alla ricerca di un set adatto per raccontare Bellosguardo, «d’un virdi lussureggiante con muntagne luntane e splendenti di nivi».
È li in un paese che non esiste, in provincia di Udine che Montalbano chiude la sua indagine. «Come spesso accade, abbiamo cominciato a girare dalla fine. È il romanzo più doloroso di Camilleri. In Sicilia, Montalbano è impegnato nella gestione degli sbarchi, nei soccorsi ai migranti, nello smascheramento degli scafisti, ma è al nord – racconta ancora il regista – che accadono le cose più terribili e crudeli.
Ancora una volta è un nord che appartiene alla memoria dello scrittore. Abbiamo girato nelle zone più emblematiche. Siamo stati bene, mi ha colpito la gentilezza delle persone, come ti accolgono superata l’apparente durezza e il rispetto che avete nei confronti della natura».
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Fabiana Dallavalle
 
 

lasiciliaweb, 25.1.2019
Mastroianni, Sordi, Bellini e Camilleri: tutti in mostra con Sant’Agata
A Catania i quadri pop di Umberto Gagliano, tra stile Marvel e cultura etnea


Immagine da www.umbertogagliano.it

Catania – “Viva S. Agata – Catania in Pop Art” è la mostra di pittura di Umberto Gagliano che verrà inaugurata domani alle 10.30 nelle sale dell’ex Caffè letterario del Palazzo della Cultura. L’esposizione mette in vetrina una serie di acrilici su tela, anche di grandi dimensioni, nei quali l’artista catanese ritrae la città ricca di colori e gente in festa per le celebrazioni in onore della patrona “come se l’avessimo sfogliata sui fumetti dei supereroi negli anni 60 o agli inizi dei 70”.
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Molto presente nelle tele anche la Sicilia, con personalità del mondo della musica e della cultura quali Vincenzo Bellini, Vitaliano Brancati, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, Angelo Musco.
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Teatro Cucinelli, 27.1.2019
Il colore del sole
domenica 27 gennaio, ore 18.00

Il diario di Caravaggio, eccellente falso d’autore nato dalla penna di Andrea Camilleri, viene riletto dal compositore Lucio Gregoretti, in una partitura tutta moderna in cui, però, i modelli della tradizione restano presenti e dichiarati.
La figura del pittore, costantemente in bilico tra il sublime della sua arte e il tormento quasi ferale delle sue pulsioni, è al centro di un’opera a sua volta in bilico tra la voce parlata del melologo e il canto – ora polifonico, ora solistico – portatore degli “affetti” della complessa anima caravaggesca, ma anche estensione espressiva dell’ensemble strumentale.

Ensemble Roma Sinfonietta
Gabriele Bonolis, direttore
Cristian Taraborrelli, regia e drammaturgia video
Angela Buscemi, costumi
Fabio Massimo Iaquone, video
opera in un atto liberamente tratta dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri
musica di Lucio Gregoretti
Produzione Fondazione Pergolesi Spontini e Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Con il sostegno di Errebian
 
 

RagusaNews, 27.1.2019
Il Commissario Montalbano piange il dottor Pasquano. Il funerale
Il grande omaggio a Marcello Perracchio

Roma - Un omaggio sentito e commosso. Il Commissario Montalbano omaggerà la scomparsa di Marcello Perracchio, avvenuta nel luglio 2017 a Modica, con l'inserimento in sceneggiatura della morte del mitico dottor Pasquano. In una delle due puntate in onda in febbraio la scomparsa del medico legale, l'uomo che non voleva che gli rompessero "i cabbasisi", sarà raccontata e sceneggiata.
Luca Zingaretti si recherà a casa di Pasquano, un palazzo nobiliare di fronte al duomo di San Giorgio di Modica, in cerca non sappiamo di cosa. E poi assisteremo anche al funerale del medico e al suo seppellimento, che è stato girato nel cimitero monumentale di Scicli.
Le due nuove puntate della fiction tv, prodotta da Palomar e in onda su Rai Uno, andranno in onda l'11 e il 18 febbraio prossimi.
Marcello Perracchio è venuto a mancare a 79 anni dopo una lenta malattia un anno e mezzo fa. Attore di teatro, poi anche di cinema, è stato un caratterista che ha dato verve e identità alla commedia ispirata dalla penna di Andrea Camilleri.
 
 

Giornale Ibleo, 28.1.2019
E la banda di Chiaramonte passò accanto a Montalbano: lo spot promo su Rai1. VIDEO
Cliccare qui per il video

Sta passando in questi giorni su Rai 1 uno dei promo che lanciano le nuove puntate de “Il commissario Montalbano”, i cui nuovi episodi andranno in onda l’11 e il 18 febbraio. Ad una delle puntate ha partecipato anche il Corpo Bandistico Vito Cutello che, passeggiando sul lungomare di Donnalucata, intona la colonna sonora dello sceneggiato televisivo, il “Tango di Montalbano”. Seduto su una panchina Luca Zingaretti alias Montalbano, li guarda passare.
Irene Savasta
 
 

La Nuova Sardegna, 29.1.2019
Soriga e Camilleri le star italiane di “Barcellona negra”
Narrativa made in Italy ospite della rassegna catalana. “Metropolis”, ambientato in Sardegna, tradotto in spagnolo

Sassari. L’Istituto italiano di cultura di Barcellona, al fine di promuovere l’editoria e gli scrittori italiani, partecipa al “Festival Barcellona negra”, una delle più importanti rassegne mondiali dedicate alla narrativa noir, invitando tre scrittori italiani per l’incontro intitolato Porto italiano. A tal punto è noto Andrea Camilleri che la sua fama ha eclissato altri autori e autrici invitati a Barcellona. Persino quelli che, come lui, sono nati in Sicilia.
E’ il caso di Santo Piazzese, il cui romanzo, “Assassinio nel giardino Botanico”, titolo in catalogo da Sellerio, è ora uscito nella versione castigliana vent’anni dopo la pubblicazione in Italia. Sellerio è la storica sa editrice di un autore che, per sua stessa ammissione, quando iniziò a scrivere conosceva Pepe Carvalho, ma non Salvo Montalbano.
[...]
Marco Vitali
 
 

Fanpage.it, 29.1.2019
Un delitto in piena emergenza migranti, così torna Il Commissario Montalbano
Torna Il Commissario Montalbano e questa volta lo fa con un episodio che appare necessario per l’aderenza al tempo che stiamo vivendo. “L’altro capo del filo”, primo dei due episodi in inediti che vedremo a febbraio, restituisce con grande potenza una piccola parte di quella disperazione che stanno vivendo i migranti al largo delle coste siciliane. Nei giorni della “propaganda a porti chiusi”, la Rai si prende una grande responsabilità. Da servizio pubblico.

Montalbano, sono. E sarà per altri due episodi inediti in onda il prossimo 11 e 18 febbraio, in prima serata su Rai1. L'idea di sfruttare la grande risonanza del Festival di Sanremo 2019 per servire su un piatto d'argento il ritorno del personaggio nato dalla fantasia e dalla penna di Andrea Camilleri che ha il volto di Luca Zingaretti, ormai beniamino nazional-popolare. "Il Commissario Montalbano", in onda dal 1999, arriverà al 32esimo film per la televisione con i nuovi "L'altro capo del filo" e "Un diario del '43".
Una trama attuale
Ed è proprio "L'altro capo del filo", pubblicato da Sellerio Editore nel 2016, l'episodio che andrà in onda per primo, una settimana dopo il Festival, a godere della massima esposizione lunedì 11 febbraio. Il romanzo, così come la messa in scena, incentra il delitto di una giovane sarta, famosa nella cittadina di Vigàta, sullo sfondo di una piena emergenza migranti. Lo stesso commissario Montalbano sarà impegnato in prima persona, insieme al suo fedelissimo Catarella, nel vigilare che gli sbarchi sulle coste siciliane avvengano in sicurezza e senza problemi. Quando però la giovane sarta viene brutalmente assassinata, tutta la comunità, sotto shock, si interroga. E i sospettati sono due: il Dottor Osman, il medico arabo che aiuta come interprete e medico lo stesso Montalbano durante gli sbarchi, e Diego Trupia, entrambi innamorati della donna.
Un libro potente sui migranti
Il libro è un libro doloroso, che restituisce con grande potenza una piccola parte di quella disperazione che stanno vivendo, anche in queste ore, i migranti della Sea Watch e che, nei giorni della propaganda dei "porti chiusi", si innesta benissimo sotto la forma di film televisivo in una prima serata da servizio pubblico. Dopo gli strali lanciati da Andrea Camilleri a "Che Tempo Che Fa" ("Tenere i porti chiusi è da nazisti"), questo episodio de Il Commissario Montalbano appare necessario nella sua aderenza al tempo che stiamo vivendo.
Gennaro Marco Duello
 
 

SiViaggia, 29.1.2019
I luoghi degli ultimi due episodi del Commissario Montalbano
L’11 e il 18 febbraio 2019 andranno in onda “Il diario del ’43” e “L’altro capo del filo” ambientati in Sicilia e nel Friuli Venezia Giulia

Nel 2019 per il Commissario Montalbano è un anno importante.
Festeggia, infatti, 20 anni di fiction Tv. Per l’occasione saranno trasmessi due nuovi episodi della serie che andranno in onda l’11 e il 18 febbraio.
I titoli delle due puntate che daranno il via alla 13sima stagione sono “Il diario del ’43” e “L’altro capo del filo”.
La Sicilia è sempre al centro delle storie del commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri. Vigata, Montelusa, Marinella ovvero Scicli, Porto Empedocle, Ibla, Punta Secca – dove si trova la casa di Salvo – e l’entroterra ragusano non mancheranno di certo.
Ma nella nuova serie vedremo anche degli scorci inediti. Come il Duomo di San Giorgio a Modica, simbolo del Barocco siciliano e inserito nella lista dei Beni dell’Umanità dell’Unesco. Montalbano assisterà al funerale del medico patologo e amico-nemico Pasquano a cui Salvo spesso rompeva “i cabbasisi” e si recherà a casa sua, un bellissimo edificio Barocco che si trova proprio davanti al Duomo. Ci sarà anche il cimitero di Scicli tra le nuove location.
La seconda delle due puntate, però, non sarà ambientata in Sicilia, ci sarà un cambiamento di set epocale. Montalbano si troverà nel Friuli Venezia Giulia.
Il paese in cui è ambientata la fiction è un immaginario Bellosguardo, che nella realtà sarà un mix tra due città friulane, Cividale del Friuli e Venzone. Il suggestivo centro storico di Cividale, con i suoi raffinati palazzi affacciati sul Natisone e il Ponte del Diavolo – simbolo della cittadina – saranno protagonisti dell’intricata vicenda del Commissario Montalbano. Con il suo suggestivo centro storico, Cividale è inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.
Venzone, invece, è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Distrutto quasi totalmente dopo il violento sisma del 1976 e riportato in vita grazie a un attento lavoro di ricostruzione.
 
 

30.1.2019
Alle ore 18,30
Presso Le Scuderie - Piazza Giuseppe Verdi 2, Bologna
Presentazione del libro “Nel segno di Andrea Camilleri”
con l’autore - Prof. Giuseppe Fabiano

"Nel segno di Andrea Camilleri" è il titolo di un saggio del professor Giuseppe Fabiano edito da Franco Angeli. Sottotitolo: "Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia". La collana editoriale: "Psicologia - Saggi e studi". Si tratta infatti di una pubblicazione di analisi e approfondimento accademico che ha come oggetto la identificazione e la interpretazione della dimensione psicologica delle storie e dei personaggi nell'opera di Camilleri.
E' indispensabile a questo punto una precisa qualificazione dell'autore: Giuseppe Fabiano, psicologo psicoterapeuta, è direttore di una Unità Operativa Complessa Centro Salute Mentale dell'ASL Roma 6. Professore a contratto di Metodologia Clinica II (Università "G.Marconi", Roma), Psicologia Generale e Psicologia Clinica (Università "Sapienza" e Tor Vergata).
Il professor Fabiano ha presentato questo suo libro mercoledì 30 gennaio 2019 presso "Le Scuderie" in Piazza Verdi a Bologna. Ha introdotto e guidato la presentazione la dottoressa Patrizia Mondin, direttore di ER.GO - Azienda Regionale per il Diritto agli Studi Superiori.
PREMESSA
Prima di descrivere per sommi capi la presentazione mi sembra utile precisare un paio di elementi che nel corso della presentazione sono stati toccati con accenni rapidi e quasi considerati come già acquisiti nel profilo culturale del lettore.
Il primo elemento è la struttura del saggio che si articola in tre parti. Nella prima parte l'autore "definisce concetti e termini psicologici di base, ne amplia di conosciuti e ne aggiunge di originali" (sto citando dalla quarta pagina di copertina del libro), e costruisce una griglia di strumenti concettuali di analisi e interpretazione che sono utilizzati nelle parti successive. Nella seconda parte si affronta il "pianeta narrativo" di Camilleri, con particolare attenzione al personaggio di Montalbano e con l'analisi di tre romanzi: "L'età del dubbio", "La danza del gabbiano" e "Il sorriso di Angelica". Nella terza parte l'analisi dei romanzi "La presa di Macallè" e "Il casellante".
Il secondo elemento che propongo è una mia breve riflessione sui temi del pensiero narrativo, della narrazione psicologica, della vita come narrazione. Dal momento che io non sono affatto competente della materia, questa sarà una riflessione sicuramente riduttiva, incolta e inesatta, ma spero che possa servire ad avvicinare i profani, come me, almeno a intuire le problematiche accademiche sottese. La psicologia è la disciplina che studia il comportamento umano e i rapporti di convivenza. Nelle sue applicazioni attive e nelle modalità pratiche di aiuto, l'opera dello psicologo, psicoanalista, psicoterapeuta è basata sulla narrazione che il paziente fa della propria vita. Questa narrazione, che comprende avvenimenti, esperienze, sentimenti, emozioni, traumi, ricordi, luoghi, oggettivi o soggettivi, veri o no, è la realtà della vita per il soggetto narrante. Nell'opera letteraria l'autore trascrive la narrazione della realtà della vita per conto del personaggio e l'attività di analisi può essere condotta dallo psicologo sul personaggio attraverso la mediazione dell'autore. I risultati dipendono ovviamente dalla capacità dell'autore di rappresentare una "realtà della vita" non banale ma verosimile o addirittura originale e suggeritrice di modelli innovativi e di soluzioni utili. Nondimeno l'abilità dell'analista deve essere all'altezza del compito di interpretare correttamente i profili psicologici che competono ai diversi personaggi e confrontarli con la volontà, la finalità, l'immaginazione e l'impronta ("il segno") dell'autore. Abbiamo a che fare quindi con gli esiti dell'applicazione di una metodologia razionale e logica, per quanto complessa, al "mondo reale" frutto dell'immaginazione di un autore.


Foto Franco Spilotro - Camilleri Fans Club

LA PRESENTAZIONE
Spesso le presentazioni vivono di un movimento centrifugo rispetto alla centralità del testo presentato. Del contenuto si parla il meno possibile, anche per non tradire con anticipazioni la sorpresa del racconto, se non addirittura la trama e/o il colpevole nel caso di romanzi polizieschi. In compenso si parte dall'opera in oggetto per percorrere vie di fuga verso argomenti collaterali, collegamenti con altri spunti affini o divergenti, episodi ed esperienze che di volta in volta intervengono più o meno casualmente a vivacizzare la scena.
In apertura la dottoressa Mondin, dopo aver presentato brevemente l'autore, il testo e la sua struttura, ammette di non essere una grande ammiratrice di Camilleri; in seguito ci rivelerà di amare Simenon e Sartre (un belga e un francese: di questi tempi è quasi alto tradimento!). Tuttavia, dalla lettura del saggio ha ricevuto alcune sollecitazioni che formulerà come argomenti o domande per l'autore.
Il primo argomento che viene proposto al professore è quello della "vita come narrazione" (vedi premessa). Ad una domanda di ampio respiro segue una risposta altrettanto polivalente. Per ciascuno di noi quella che viviamo è una realtà individuale: noi costruiamo la nostra esperienza attraverso una continua narrazione sia interiore (come ce la raccontiamo a noi stessi) sia esteriore (come la raccontiamo agli altri) di vissuti emotivi, di riconoscimento di sentimenti, di relazione con altre persone, ecc. In questa continua attività cognitiva siamo fortemente influenzati dal contesto in cui ci troviamo: le regole, le tradizioni e i costumi sociali, i luoghi, le reti di rapporti interpersonali, l'ambito e la sede delle strutture di cui facciamo parte come la famiglia, le amicizie, il lavoro, ecc. Applicando questo stesso criterio all'analisi di una narrazione letteraria si comprende il motivo per cui, come nell'opera di Camilleri, possa essere così forte il ruolo dei luoghi. Sappiamo tutti quanto i "luoghi di Montalbano" siano oggetto di attenzione (libri, citazioni) e addirittura di pellegrinaggio: il turismo letterario o cinematografico che porta i più sensibili lettori/spettatori a visitare di persona questi luoghi. Negli ultimi anni è diventata sempre più rilevante l'influenza di un nuovo elemento di contesto: il rapporto con il mondo dei "social". A chi fosse interessato ad approfondire questo argomento il professore consiglia la lettura di "La dittatura del terzo like", di Alvise Cagnazzo, Minerva Edizioni. La tecnologia dei social media ci porta alla necessità di dover elaborare la nostra identità anche attraverso il confronto con le identità narrative degli altri interlocutori "social" (è quello che stiamo facendo tutti noi della mailing list in questo momento, tanto per intenderci). Fra i vari aspetti di questo rapporto con i "social" c'è anche il fenomeno delle "fake news" e il conseguente paradosso dell'appiattimento della democrazia. La diffusione di notizie attraverso i media apparentemente favorisce il sistema democratico con la rapidità e la universalità della distribuzione; di fatto può essere facilmente strumentalizzata, portando ad una difficoltà di relazione con il reale: si è indotti a credere per vera qualunque notizia venga proposta dai canali tecnologici più avanzati, anche senza riscontro, soprattutto se corrisponde a ciò che ciascuno desidera sentirsi dire. Così negli anni '60 si sosteneva un argomento con la forza definitiva del: "l'ha detto la televisione".
La dottoressa Mondin propone un altro argomento. Il romanzo è esemplificazione di relazioni fra personaggi. I personaggi sono funzionali alla storia narrata. Anche nei romanzi filosofici, quelli che hanno uno scopo che va oltre alla letterarietà della descrizione di avvenimenti (esempio Proust), la "storia" diventa la vera protagonista e interagisce con il contesto sociale e con il mondo interiore dei personaggi. Qual è la specificità del genere giallo o noir rispetto alla dualità fra storia e personaggi ? La caratteristica del "genere" è quella di avere al centro della storia un evento primario, generatore di rottura rispetto al quadro sociale etico, normativo, legale e di rispetto delle regole civili. I personaggi hanno una dimensione narrativa condizionata da quell'evento e, di volta in volta, hanno una forza diversa: a volte il protagonista è la vittima, altre il criminale, altre l'investigatore, ecc. A volte la forza del personaggio riesce a superare la dimensione della trama e finisce per contendere la centralità dell'attenzione all'evento generatore della vicenda, come nella serie di Montalbano. In Camilleri l'esperienza come regista teatrale e televisivo è la chiave anche del successo letterario. La regia consiste anche nel saper fare in modo che i singoli attori entrino nei rispettivi personaggi in modo coerente con il senso della storia, ma con originalità interpretativa. Questo è il motivo per cui un'opera teatrale, sia di prosa sia l'opera lirica, può continuare a interessare e ad avere successo anche a fronte di successive edizioni: cambiando la regia e gli attori ogni volta lo spettacolo teatrale acquista una dimensione di identità nuova. Tutto l'apparato teatrale contribuisce a caratterizzare l'identità della messa in scena: la scenografia, i costumi, le luci, il ritmo della recitazione, i silenzi, ecc. Infine il genere poliziesco, avendo origine da un elemento di trasgressione traumatica delle regole, sollecita una emotività molto forte sia nella evoluzione della trama sia nell'identità dei personaggi.
La successiva proposta di approfondimento riprende il tema del "genere poliziesco". La struttura rigorosa di componenti (il crimine, la vittima, l'investigatore, il movente, gli indiziati, ecc.) costituisce una gabbia che facilita la scrittura. A differenza di altri autori (esempio Agatha Christie) Camilleri non si limita solo a sfruttare il gioco enigmistico legato al meccanismo strutturale, ma crea uno spessore di grande ricchezza, anche linguistica. La molteplicità e l'originalità dei particolari che impreziosiscono la narrazione sono il motivo della continuità di apprezzamento dei romanzi di Montalbano nel passaggio dalla scrittura alla versione televisiva e anche del successo straordinario di spettatori delle repliche pluriennali degli episodi.
La presentazione si conclude, più o meno a ruota libera, con alcune osservazioni che riguardano specificamente il personaggio di Montalbano. Nei romanzi la descrizione del protagonista si sviluppa soprattutto attraverso una serie di abitudini e caratteri ripetitivi (la nuotata, la passeggiata al faro, il caffè mattutino, l'appuntamento rituale con il cibo, i rapporti immutabili con amici e colleghi di lavoro) che lo rendono più verosimile e addirittura familiare al lettore. Più complesso è il profilo delle relazioni con le figure femminili. Da una parte il commissario, all'occorrenza, si lascia conquistare da donne attraenti e spregiudicate. D'altra parte trova in Adelina la continuità con la figura materna di accudimento: la casa in ordine, il frigo e il forno provvidenzialmente riforniti di piatti pronti al consumo, gli arancini irrinunciabili anche a costo di unirsi ai festeggiamenti familiari in casa della governante. Infine il rapporto a distanza con Livia, che non maturerà mai in un vero legame per non voler affrontare la paura della sofferenza che un vero legame comporterebbe.
CONCLUSIONE
Mentre mi avvio verso l'uscita su una Piazza Verdi imbiancata da un fitto nevischio che non preoccupa minimamente chi sia avvezzo al duro mestiere del diligato, registro una scritta che campeggia su una parete delle "Scuderie": curiosamente parla di logica e di immaginazione. Sarà un caso?
"The logic will get you from A to B. Imagination will take you everywhere. Albert Einstein"
Franco Spilotro - Camilleri Fans Club
 
 

La Repubblica, 30.1.2019
Montalbano e il "papà" Camilleri, 26 romanzi (e cinque raccolte) da 25 milioni copie
Da 25 anni lo scrittore racconta le indagini del commissario di Vigata nei volumi pubblicati da Sellerio. Un successo esteso all'acclamata serie tv, 34 episodi interpretati da Luca Zingaretti e diretti da Alberto Sironi

Andrea Camilleri ha instillato nei suoi lettori il lessico, il paesaggio e l'amore per la sua Sicilia. In oltre cento libri tra romanzi, raccolte di racconti, saggi e scritti vari, il prolifico autore ha impresso sulla carta storie intrise dei sapori e dei colori della sua isola, vicende inventate che hanno però sempre un filo che li lega a fatti realmente accaduti, spunti presi dall'attualità o ripescati in minuziose ricerche in archivi impolverati. Ma è il commissario Montalbano e le sue indagini nell'immaginaria Vigata che ha conquistato per sempre gli occhi e i cuori dei suoi affezionati fan, che aspettano ogni anno un nuovo volume da aggiungere alla collezione, sicuri di non rimanere delusi.
La cadenza annuale di ogni nuova indagine del commissario intensifica i riferimenti alla cronaca più attuale: i fatti sono sempre di pura invenzione ma nei libri si parla di mafia, femminicidi, traffici illeciti, il G8 di Genova (Il giro di boa), politici corrotti e anche di migranti, questione presente nei romanzi sin dal Ladro di merendine. E proprio da questo testo adattato per il piccolo schermo nel 1999, il successo si è esteso in tv grazie a Luca Zingaretti che ha dato un volto a Montalbano nella fiction acclamata da critica e pubblico, collezionando record di ascolti anche nelle repliche estive. Spettatori che attendono ora i due nuovi episodi che si aggiungono ai trentadue andati in onda finora, tutti diretti da Alberto Sironi, con cui la Rai festeggia il ventennale della serie.
I romanzi di Camilleri hanno uno spazio dedicato nelle librerie dei suoi lettori più affezionati, sono piccoli e con la copertina blu, formato e colore che contraddistingue i volumi editi da Sellerio, la casa editrice di Palermo fondata da Elvira e Enzo Sellerio che ha pubblicato tutti i 26 romanzi che hanno per protagonista il commissario Montalbano, da La forma dell'acqua del 1994 a Il metodo Catalanotti del 2018. Ogni nuovo titolo rimane per settimane ai primi posti delle classifiche come dimostrano i 25 milioni di copie vendute. "I venti anni di straordinario successo di Montalbano sullo schermo confermano il grande successo dei suoi libri - ha detto Antonio Sellerio. - L'ultimo capitolo, Il metodo Catalanotti, si conferma, come ogni volta, il titolo più venduto dell'anno. Di questa attenzione, Sellerio è la prima ha esserne felice e orgogliosa. E di questo sarà sempre grata ad Andrea Camilleri".
In occasione del ventennale del commissario di Camilleri, la casa editrice palermitana ha celebrato l'anniversario riproponendo tutti i romanzi in edizione speciale con la collana Le indagini di Montalbano. Ogni libro - ristampato in ordine cronologico - è accompagnato da una nota affidata a un grande scrittore: La forma dell'acqua è introdotta da Michele Serra, gli altri volumi hanno note firmate, tra gli altri, da Maurizio de Giovanni, Simonetta Agnello Hornby, Andrea Vitali, Melania Mazzucco, Petros Markaris, Enrico Deaglio, Paolo Giordano.
Rita Celi
 
 

Repubblica Tv, 31.1.2019
'Il commissario Montalbano', i nuovi episodi - Clip: Il gatto

Due nuove indagini per 'Il commissario Montalbano' che torna su Rai1 in prima serata lunedì 11 e 18 febbraio. I nuovi episodi, prodotti da Palomar con RaiFiction, celebrano i vent'anni della serie diretta da Alberto Sironi. 'L'altro capo del filo', tratto da uno degli ultimi romanzi di Andrea Camilleri, è incentrato sugli sbarchi dei migranti e sulla morte di una sarta. L'inchiesta porterà per la prima volta Montalbano fuori dalla sua Sicilia, in un piccolo paese del Friuli Venezia Giulia, dove riuscirà a risolvere il caso
Video Rai
 
 

Repubblica Tv, 31.1.2019
'Il commissario Montalbano', i nuovi episodi - Clip: L'americano

Due nuove indagini per 'Il commissario Montalbano' che torna su Rai1 in prima serata lunedì 11 e 18 febbraio. I nuovi episodi, prodotti da Palomar con RaiFiction, celebrano i vent'anni della serie diretta da Alberto Sironi. 'Un diario del '43', tratta da due racconti di Andrea Camilleri, racconta del ritrovamento di un diario scritto nell'estate del '43 e dell'arrivo a Vigata di un arzillo novantenne che torna nella sua città natale dopo essere vissuto per tutta la vita negli Stati Uniti
Video Rai
 
 

La Repubblica, 31.1.2019
Tv pubblica
La Rai sovranista in allarme per Montalbano in aiuto dei migranti che sbarcano
Viale Mazzini agitata per il nuovo episodio della fiction, in onda l'11 febbraio, che forse sarà seguito da uno speciale Porta a Porta al posto di Fazio. I timori di un caso Baglioni bis

È un periodo di sbarchi sulle coste siciliane, e anche il commissariato di Vigàta impegna ogni suo uomo in estenuanti turni notturni per permettere ai migranti di sbarcare, un gesto di umanità a cui partecipano tutti gli abitanti del paese: gli agenti del commissario Montalbano sono stanchi, non dormono da giorni, persino Catarella si offre di dare il suo contributo, salvo tornare al suo posto di centralinista per l'impossibilità di sopportare la vista di tanto dolore.
È l'incipit de L'altro capo del filo, uno dei romanzi più recenti di Andrea Camilleri, che il regista Alberto Sironi ha adattato per il piccolo schermo e la Rai ha inserito in palinsesto - insieme al raccon-to Una storia del '43 - per i primi due lunedì post-Sanremo: 1'11 e il 18 febbraio. Una scelta mirata a ca-valcare l'onda festivaliera, mantenendo in linea ascolti e pubblicità con la fiction campione di share: 11 milioni di spettatori in media e un gradimento stellare.
Si racconta però che, quando a Viale Mazzini si sono accorti che la fiction più amata della tv affrontava il tema caldissimo dei migranti con una chiave non proprio in linea con le politiche del Vi-minale, in parecchi siano entrati in fibrillazione. Sino al punto da domandarsi in che modo evitare, sin dalla fase della presentazione alla stampa, prevista per oggi, il fiorire di nuove polemiche e magari un nuovo caso Baglioni.
D'altra parte a fine giugno fu lo stesso produttore Carlo Degli Esposti, presentando il trailer girato al termine delle riprese, a dire con chiarezza cosa voleva rappresentare con quel video zeppo di salvataggi della Guardia costiera, attese al porto, disperati ammassati sui barconi: «Ciò che io e Andrea Camilleri pensiamo a proposito della questione dei migranti: un grande abbraccio al mare e a chi arriva dal mare».
Una grana, per i nuovi vertici della Rai. Come controbilanciare senza danneggiare uno dei pezzi più pregiati della televisione pubblica? Esiste un modo, si son chiesti ai piani alti di Viale Mazzini? E così, calendario alla mano, si sono messi a ragionare. Puntando alla fine, fra le tante ipotesi al vaglio, sull'aggancio fornito dall'agenda elettorale. Domenica 10 febbraio si terranno le regionali in Abruzzo, l'idea sarebbe quella di affidare a Bruno Vespa, subito dopo la puntata di Montalbano, uno speciale di Porta a Porta che però parli, oltre che del voto locale, anche del tema nazionale del momento: gli sbarchi. Anche se non è ancora chiaro quale dei due episodi di Montalbano andrà in onda prima, se quello che si apre con la sbarco o l'altro, che tratta comunque del tema migranti.
Ufficialmente, nulla di clamoroso. Montalbano va in onda. E Vespa segue col suo speciale. In realtà, anche un modo per dare una botta a Fabio Fazio, a cui peraltro il leader del Carroccio ha ormai dichiarato guerra: antipasto dello sfratto da RaiUno già minacciato per fine stagione. La seconda sera-ta del lunedì è infatti appannaggio di Che fuori che tempo che fa: c'è un contratto, clausole ferree, impossibile farlo saltare senza una ragione. Tanto più che l'ultima puntata ha sfiorato il 15% di share con più di un milione e mezzo di spettatori, la più vista della fascia oraria. Ma siccome la stringente attualità (nel caso specifico, le elezioni abruzzesi) e il necessario approfondimento giornalistico fanno sempre premio sull'intrattenimento, ecco trovato il possibile escamotage. Uno speciale da allestire al volo, come in altre occasioni è già accaduto.
È la bozza di lavoro su cui ci si sta concentrando in queste ore. Da trasformare in palinsesto subi-to dopo la conferenza stampa in programma oggi per lanciare la tredicesima stagione del Commissario Montalbano. È lì che la direttrice di RaiUno, Teresa De Santis, insieme a Luca Zingaretti e agli altri protagonisti della fiction, ne tesserà le lodi, ne magnificherà qualità e ascolti, raccontandolo come il fiore all'occhiello Rai.
Un copione che prevede però una precisa regola d'ingaggio: è vietato sollevare polemiche sulla questione migranti. Stavolta la comunicazione di viale Mazzini si è mossa per tempo per evitare un bis del caso Baglioni, quando rispondendo a una domanda fuori programma il curatore del festival si lanciò in una critica alle politiche del governo proprio sui migranti. I partecipanti sono stati avvertiti: a tutti è stato consigliato di prestare la massima attenzione a non cadere in polemiche di tipo politico.
Giovanna Vitale
 
 

La Repubblica, 31.1.2019
Montalbano, i nuovi episodi tra migranti e vecchie storie del '43
Cliccare qui per la galleria fotografica

 
 

Tornano su Rai1 le indagini del Commissario Montalbano, la serie diretta da Alberto Sironi tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Luca Zingaretti è il commissario protagonista di due nuove storie 'L'altro capo del filo', in onda lunedì 11 febbraio, e 'Un diario del '43' (18 febbraio). Nel cast della serie, prodotta da Palomar con RaiFiction, tornano il vice Mimì Augello (Cesare Bocci), Fazio (Peppino Mazzotta), Catarella (Angelo Russo) e Sonia Bergamasco nel ruolo di Livia
 
 

RagusaNews, 31.1.2019
Ecco le foto inedite del nuovo Commissario Montalbano. VIDEO
Nuove suggestioni



Scicli - La location è la Fornace Penna di contrada Pisciotto a Sampieri. Siamo nel 1943, è al termine la Seconda Guerra mondiale. Dei militari italiani sono accampati in riva al mare.
Nel primo dei due nuovi episodi, in onda lunedì 11 febbraio, il commissario Montalbano troverà, sepolto nella sabbia, un diario del 1943. Qualcuno, nel bel mezzo della guerra, aveva scoperto qualcosa di terribile, qualcosa di cui nessuno era mai venuto a conoscenza. Toccherà al Commissario di Vigata indagare sulla veridicità dei fatti narrati in quel vecchio diario.
Ma nelle nuove puntate dello sceneggiato televisivo, in onda per due lunedì di seguto, l'11 e il 18 febbraio, fa la sua apparizione un nuovo attore. Un gatto.
 
 

Il Fatto Quotidiano, 31.1.2019
Commissario Montalbano, il nuovo episodio sul tema dei migranti preoccupa la Rai? De Santis: “Nessun imbarazzo, copriamo ogni argomento”
Se infatti non c'è da stupirsi del fatto che Camilleri si occupi della questione (lo ha già fatto in molti suoi romanzi, come in "Ladro di merendine" e "Lama di luce") a preoccupare sarebbe il fatto che è quanto mai d'attualità visto il dibattito sul caso Diciotti e la vicenda della nave Sea Watch

È un periodo di sbarchi sulle coste siciliane, e anche il commissariato di Vigàta impegna ogni suo uomo in estenuanti turni notturni per permettere ai migranti di sbarcare, un gesto di umanità a cui partecipano tutti gli abitanti del paese, compresi gli agenti del commissario Montalbano. È questo l’incipit de L’altro capo del filo, uno dei romanzi più recenti di Andrea Camilleri con protagonista appunto l’amatissimo commissario Montalbano che andrà in onda lunedì 11 febbraio su Rai1 nella sua trasposizione televisiva e che, stando a quanto riferisce Repubblica, avrebbe messo in agitazione Viale Mazzini. Pur essendo stato pubblicato nel 2016, questo racconto che ruota intorno al tema dei migranti.
Se infatti non c’è da stupirsi del fatto che Camilleri si occupi della questione (lo ha già fatto in molti suoi romanzi, come in “Ladro di merendine” e “Lama di luce”) a preoccupare sarebbe il fatto che è quanto mai d’attualità visto il dibattito sul caso Diciotti e la vicenda della nave Sea Watch, oltre al modo in cui è trattata nella storia non è affatto in linea con le politiche del governo Lega -M5s e con le posizioni del ministero dell’Interno guidato da Matteo Salvini. Il timore di Rai1, dice Repubblica, è che possa nascere un nuovo “caso Baglioni”, con nuove simili e scomode, dichiarazioni, tanto più che, quando era stato presentato il trailer, Camilleri lo aveva definito “Un grande abbraccio al madre e a chi arriva dal mare“.
A tutto ciò, si aggiunge il fatto che è già stato annunciato che l’11 febbraio, proprio dopo la messa in onda di Montalbano, non ci sarà il consueto appuntamento con Fabio Fazio e “Che fuori tempo fa” ma al suo posto arriverà Bruno Vespa (che di solito non va in onda il lunedì) con una puntata speciale di Porta a Porta dedicata alle elezioni in Abruzzo. “In realtà – scrive Repubblica – è anche un modo per dare una botta a Fabio Fazio, a cui peraltro il leader del Carroccio ha dichiarato guerra”. Indiscrezioni che hanno subito scatenato polemiche politiche, soprattutto da parte del Pd, con Davide Faraone, componente della commissione di Vigilanza Rai che dice: “Giù le mani da Montalbano! Ma davvero la nuova direttrice sovranista di Rai1, Teresa De Santis, dopo aver attaccato Claudio Baglioni, adesso ha paura di mettere in onda una puntata della celebre fiction del commissario più amato dagli italiani perché affronterebbe in modo umano il drammatico tema dell’immigrazione? Ma stiamo scherzando? – incalza – E davvero vorrebbe cancellare la puntata del lunedì di Fabio Fazio (che sta facendo ottimi ascolti con un programma di qualità) perché considerato anche lui troppo sensibile a questi temi? Chiederò che la direttrice venga ascoltata in vigilanza. Una Rai così non fa servizio pubblico ma solo becera propaganda, peraltro in modo goffo”.
A lui si è aggiunto Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai: “Perché lo speciale su Rai1 dell’11 febbraio sulle elezioni in Abruzzo non viene affidato al Tg1? La redazione del tg ha tutti i mezzi e le professionalità per affrontare qualsiasi argomento, dall’appuntamento elettorale abruzzese a un eventuale approfondimento sui migranti per la nuova puntata di Montalbano – scrive su Facebook Anzaldi -. Affidare quello spazio a ‘Porta a portà significa – prosegue Anzaldi – non soltanto costringere Bruno Vespa e la sua redazione ad un doppio lavoro, visto che il lunedì di solito non vanno in onda, ma anche causare una spesa aggiuntiva alle casse della Rai, che a Vespa dovrebbe pagare gli straordinari. L’amministratore delegato Salini eviti sprechi a spese dei contribuenti”.
Ci ha pensato poi la direttrice di Rai1 Teresa De Santis a smentire: “Nessuna preoccupazione per le puntate di Montalbano che affrontano il tema dell’immigrazione. Montalbano rimane un must per Rai1. Nessun imbarazzo – ha aggiunto De Santis -, se ci fosse stato, del resto Montalbano non sarebbe andato in onda. Il servizio pubblico copre ogni argomento, anche complesso“. A provocare polemiche, in particolare, il fatto che la puntata dell’11 sarà seguita non da Che fuori tempo che fa di Fabio Fazio, come da palinsesto del lunedì, ma da uno speciale Porta a Porta. “Porta a Porta ci sarà perché il palinsesto in certe circostanze viene modificato – ha spiegato De Santis -. In quel caso ci sono le elezioni in Abruzzo, in programma il 10 febbraio. E’ chiaro che nella puntata si parlerà di politica”.
 
 

Il Giornale, 31.1.2019
Torna il commissario più amato della tv e salva gli immigrati
L'11 e il 18 febbraio i due nuovi episodi Che dirà Salvini degli stranieri accolti a Vigata?

Per festeggiare i vent'anni di grandi successi televisivi, non poteva esserci di meglio, per il commissario Montalbano, che calarsi nella realtà più tragica del momento: l'immigrazione.
Nel primo episodio della nuova stagione, intitolato L'altro capo del filo, che andrà in onda lunedì 11 febbraio, il poliziotto siciliano più amato al mondo dovrà infatti affrontare uno sbarco di immigrati proprio sulle spiagge della sua Vigata. Non che Luca Zingaretti si faccia troppo distrarre dai suoi doveri di poliziotto di provincia a causa «dell'invasione straniera», come farebbe un Matteo Salvini qualunque. Il commissario senza macchia li fa sbarcare con ordine (pure Catarella si intenerisce e lascia il centralino per aiutare come può), trova loro una sistemazione e fa arrestare gli «schifosi» scafisti. Ma non si dimentica di occuparsi del consueto omicidio locale. A Vigata, si sa, ammazzano più gente che a Bogotà. Stavolta la povera vittima è una giovane e vitale sarta... Insomma, anche i fan di Salvini (forse) non troveranno molto da ridire sulla «politica dell'accoglienza» di Zingaretti (l'attore, non il fratello Nicola, presidente della regione Lazio). Ma, di questi tempi, non si sa mai, la polemica è sempre in agguato.
In ogni caso, a seguire le ultime avventure del commissario su Raiuno ci saranno come al solito molti milioni di italiani: è la serie più vista degli ultimi decenni, ha battuto ogni record ed è anche uno dei pochi prodotti della tv italiana richiesti all'estero. E lo stesso faranno il lunedì successivo, 18 febbraio, nel secondo nuovo episodio, che è tratto da due racconti di Andrea Camilleri, Un diario del '43 e Being here (dalla raccolta Un mese con Montalbano del 1998). Qui si fa un salto indietro nella storia, a fatti accaduti oltre 70 anni fa, legati allo sbarco americano in Sicilia nel 1943 che diede il via alla liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo. Milioni di spettatori per festeggiare il programma tv italiano più nazionalpopolare dopo Sanremo (e infatti va in onda subito dopo) e per ricordare i vent'anni della serie nata dalla penna di Camilleri: era il 1999 quando andò in onda il primo episodio, Il ladro di merendine. Da allora, i fan attendono con ansia ogni nuova stagione.
Nel frattempo il commissario è cambiato molto: sempre integerrimo moralmente, è passato a interpretare la legge a modo suo, accomodando il codice penale alle situazioni «contingenti», a una giustizia da «buon padre di famiglia» piuttosto che da uomo di legge. Eterno fidanzato di Livia, si è lasciato andare ai dubbi della maturità e ai richiami passionali di giovani fanciulle. Ma non ha mai perso l'ironia, la voglia di scherzare, gli scoppi d'ira se gli rompono «i cabbasisi», le nuotate all'alba tra le onde, l'appetito, l'amore per i cannoli e le prelibatezze culinarie della sua «tata» Adelina. Sullo sfondo i meravigliosi paesaggi della Sicilia del Barocco, i sapori dei limoni e del pesce appena pescato. E chissenefrega se le trame a volte sono così complicate, così intrecciate che uno perde il filo. Tanto poi alla fine il colpevole lo si capisce, anche se sfugge qualche movente o qualche prova della colpevolezza. Chissenefrega se alcuni personaggi sono macchiette al limite del sopportabile, dei pupazzi, anzi dei pupi, da chiudere in un baule: sono caricature, iperboli, personaggi surreali, come è nello stile di tutta la produzione di Camilleri. Chissenefrega se, ogni tanto, la concentrazione di «gnocca» potrebbe far girare la testa a un esercito di soldati e non solo agli uomini del Commissariato di Vigata, Cesare Bocci-Mimì Augello in testa.
Dunque, godiamoci i due nuovi appuntamenti televisivi e magari facciamo anche un salto in libreria per rileggere gli originali (25 milioni di copie vendute!).
Laura Rio
 
 

Rai News, 31.1.2019
'L'altro capo del filo' e 'Un diario del '43' in onda l'11 e il 18 febbraio
Rai, Montalbano da record. In 20 anni 1 miliardo e 200 mila spettatori

Trentaquattro film con una media di 11 milioni di spettatori a puntata, 150 repliche in prima serata per un totale di 1 miliardo 179 milioni e 879 mila telespettatori. È un ritorno atteso quello de "Il commissario Montalbano'. Dopo vent'anni di storia televisiva (era il 1999 quando fu mandato in onda del primo episodio 'Il ladro di merendine'), il personaggio inventato dalla penna di Andrea Camilleri, è pronto a stupire nuovamente il pubblico di Rai1 con due nuovi episodi 'L'altro capo del filo' e 'Un diario del '43' in onda l'11 e il 18 febbraio. Il successo del commissariato di Vigata non si è fermato in Italia, la serie è stata venduta all'estero e trasmessa negli anni in oltre 65 Paesi tra Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti. Montalbano è andato in onda in tutti i continenti, dall'Asia al Sudamerica passando anche per l'Iran. Si comincia lunedì 11. A dare il volto a Montalbano è sempre Luca Zingaretti, il regista Alberto Sironi, Mimì è Cesare Bocci, Fazio è Peppino Mazzotta e Catarella è Angelo Russo.
Perché mai come nel caso di Montalbano, squadra che vince non si cambia. Manca solo il dottor Pasquano, il patologo interpretato da Marcello Perracchio, a causa della scomparsa di quest'ultimo. "D'accordo con Andrea Camilleri abbiamo deciso di farlo morire anche nel film" anticipa il produttore Carlo Degli Esposti. "È stata una delle scene più commoventi che mi sia capitato di girare, sono sicuro che il pubblico celebrerà insieme a noi l'addio al dottor Pasquano" aggiunge Luca Zingaretti. Che a proposito dei primi vent'anni di Montalbano osserva: "È bello vedere che siamo ancora tutti qua. Se non avessi avuto questa avventura ventennale oggi sarei sicuramente un uomo diverso. La rifarei subito".
Sull'episodio in cui Montalbano sale su una nave di migranti, l'attore dice: "Trovo assurdo parlare di una voce, rispondere a ipotesi di qualcuno che ha detto qualcosa. Io sono un attore, recito battute. Se, invece, volete conoscere il mio punto di vista sui migranti, guardate il monologo che ho fatto su questo tema quattro anni fa". Lunedì 18 febbraio sarà la volta di 'Un diario del '43', un episodio che riporta nel presente di Montalbano tre storie del passato. A Vigata viene ritrovato un vecchio quaderno di appunti appartenuti ad un ragazzo, allora 15enne, affascinato dall'ideologia fascista. In quelle pagine il giovane confessa di aver compiuto una strage nel settembre del '43. Mentre al commissariato si tenta di ricostruire e far luce sulla vicenda descritta nel diario recuperato, si presenta un arzillo novantenne che chiede a Salvo di far cancellare il suo nome finito erroneamente in una lapide di caduti di guerra. Il giorno dopo un ricco imprenditore della città, anche lui novantenne, viene ritrovato cadavere.
 
 

TVBlog.it, 31.1.2019
Il Commissario Montalbano 2019, la presentazione dei due nuovi episodi
L'altro capo del filo e Un diario del '43 andranno in onda, rispettivamente, lunedì 11 e 18 febbraio su Rai1

Sta per iniziare a Roma la conferenza stampa di presentazione dei due nuovi episodi di Il Commissario Montalbano, la ventennale serie tv di Rai1 con Luca Zingaretti. Si tratta di L'altro capo del filo, in onda lunedì 11 febbraio, e di Un diario del '43, in onda il lunedì successivo, 18 febbraio. Nel primo caso il tv movie è tratto dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, nel secondo dai racconti dello scrittore siciliano dal titolo Un diario del '43 e Being here.
Presente l'intero cast. Oltre al protagonista Zingaretti, ne fanno parte Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Elena Radonicich, Ahmed Hafiene, Eurydice El-Etr, Giorgia Salari, Anna Ferruzzo e Sonia Bergamasco. La regia è di Alberto Sironi. Produttori Palomar Carlo Degli Esposti e Nora Barbieri con Max Gusberti. Blogo seguirà l'incontro stampa in diretta.
12.40 La conferenza si apre con il taglio della torta per il ventennale.
12.44 Tinni Andreatta, direttore Rai Fiction:”Con questi due nuovi fil arriviamo a quota 34. 24 sono adattamenti dei romanzi, gli altri sono racconti di Camilleri”. Poi aggiunge: “L’apprezzamento per Montalbano è stato in continuo crescendo per un totale di 1 miliardo 179 milioni 869 mila spettatori italiani”. Quindi nota che le repliche della serie hanno coperto negli anni 190 serate di Rai1.
12.48 Teresa De Santis, direttore Rai1: il successo è un dato di stabilità e di forza. Ho iniziato a lavorare a Rai 1 20 anni fa, ho visto e ho accompagnato l’arrivo di Montalbano su Rai1. Ë una certezza per la rete"0
12.50 De Santis: “Auguro buona visione ma anche buona riflessione, perché gli spunti e i momenti di riflessione non mancano”.
12.52 Carlo Degli Esposti: “24 anni fa, quando abbiamo iniziato a leggere i primi romanzi di Camilleri, con tutto l’affetto, nessuno di noi avrebbe immaginato che Montalbano sarebbe rimasto costante in tv e in libreria per i successivi anni. Sono fiero di aver illuminato la Sicilia. Questi film ha permesso di trovare una miniera di attori che attraverso Montalbano sono riusciti a farsi conoscere. Vado orgoglioso del senso della giustizia di Montalbano; ha sempre dato un grande esempio; vado fiero del fatto che la lingua siciliana sia riuscita a diventare una lingua mondiale, appassionando milioni di spettatori”.
12.55 Il produttore prosegue: “Non abbiamo cambiato squadra. In altri prodotti i registi e i tecnici cambiano, qui mai niente. La nostra squadra è compatta”. Poi spiega: “In questi film non c’è un grande attore, che interpretava Pasquano; abbiamo modificato, in accordo con Camilleri, i libri e abbiamo deciso di farlo morire anche nel film (mentre il personaggio letterario continuerà)”.
12.56 Il regista Sironi: “20 anni sono tanti, stare per 20 anni sempre sullo stesso tipo di concetto di racconto non è semplice, anche se Camilleri ci ha sempre portato qualcosa di nuovo. Noi eravamo diversi prima di iniziare; non avevamo il peso di dover fare qualcosa che piacesse al pubblico”. Poi nota: “Abbiamo lavorato sempre gli stessi, non è mai successo in Italia”.
12.59 Luca Zingaretti: “20 anni si festeggiano, è bello vedere che dopo 20 anni siamo ancora tutti qui, sempre più numerosi”. Una serie americana in 3 anni ha fatto 48 episodi, noi 34. Abbiamo avuto modo, anche grazie a produttori e alla Rai, di lavorare a questi film come fossero davvero dei film, e non come una serie tv intesa, spesso sbagliando, come una cosa che si può fare più velocemente".
13.00 Zingaretti: “Sono convinto che il pubblico celebrerà con noi l’addio al dottor Pasquano, che abbiamo voluto dopo la morte dell'attore che lo interpretava, Marcello Perracchio; è stata una delle scene più commoventi che mi sia capitato di girare”.
13.02 Brevi interventi anche del resto del cast. C'è anche Elena Radonicich, protagonista della puntata dal titolo L'altro capo del filo.
13.07 Max Gusberti di Palomari: “Ad accomunare questi due nuovi film a quelli iniziali c’è l’Intuizione di Camilleri che i delitti su cui Montalbano indaga affondano sempre le loro radici in un groviglio di passioni che lo porta a ricostruire l’identità della vittima e alle motivazioni che hanno portato all’uccisione”.
13.07 Sul tema dei migranti affrontato nei due nuovi film, in un periodo storico in cui la questione è molto discussa, Andreatta: "Letteratura, tv e cinema tengono dentro la contemporaneità; questi due nuovi episodi sono legati a concetti come pietas e giustizia. Una delle scene più forti è Montalbano che raccoglie un corpo in mare; è una scena, insieme, attuale e antica".
13.10 Degli Esposti: "Siamo teatranti, in tutta la mia carriera ho sempre combattuto quelli che fanno più mestieri; noi trasponiamo grandi romanzi di uno dei più grandi scrittore europeo vivente, ci limitiamo a fare questo; poi ognuno a casa ha le sue opinioni. Per noi parla il nostro prodotto".
13.13 Domanda su Rai che sarebbe preoccupata per le scene sui migranti di Montalbano. Degli Esposti interviene: "Camilleri la storia l'ha scritto tre anni fa. Sono tentativi di mettere insieme un mestiere nostro e l'attualità politica. Non fa bene a noi, a voi e al Paese".
13.13 Zingaretti: "Io sono un attore, io recito battute. La mia posizione sui migranti? 4 anni fa ho fatto un monologo sui migranti, te lo vai a vedere... e lì c'è la mia posizione".
13.13 Il regista Sironi: "Il tema più alto affrontato da Camilleri è quello della cultura araba che ha portato cose importanti in Sicilia e in Italia".
13.14 De Santis: "Se da parte della Rai ci fosse dell'imbarazzo, non ci sarebbe la messa in onda; non c'è imbarazzo; Montalbano offre molti spunti di riflessione; le polemiche politiche non ci riguardano; la rappresentazione ha delle controversie, ma queste controversie fanno parte della realtà".
13.20 Speciale Porta a porta dopo Montalbano? De Santis: "Il 10 febbraio ci sono le elezioni in Abruzzo. Vespa è l'icona della informazione per noi. Come successo molte volte e come succederà, la messa in onda di Porta a porta sarà anticipata al lunedì. Lo speciale andrà in onda, quindi, lunedì dopo Montalbano".
13.20 Zingaretti: "Il mio punto di vista sui migranti? Trovo assurdo che qui stiamo parlando di una voce per cui la Rai sarebbe in fibrillazione. È inaccettabile che noi si debba rispondere a queste ipotesi di qualcuno che ha detto qualcosa. Qui c'è la Rai, che ha già risposto alle voci riportate sui giornali. Se lei mi chiede cosa penso io dei migranti, le ripeto l'invito a guardarsi il mio monologo, perché qualsiasi cosa io le dica ora poi domani lei ci fa il titolo".
13.23 Domanda: "Perché Montalbano è vincente e diverso rispetto agli altri commissari della tv?". Zingaretti: "Quali altri commissari".
13.24 Domanda della stampa straniera: Perché Montalbano è diventato universale. Francesco Bruni, sceneggiatore: "Perché è un uomo tutto di un pezzo, ma capace di prendere anche decisioni contraddittorie; ha una morale forte, ma sa cambiare idea; perché racconta un luogo meraviglioso come il ragusano con una scelta di regia - perché nei romanzi non è così".
13.27 Zingaretti in questi 20 anni è cambiato? E quanta Sicilia è rimasta in lui? L'attore risponde: "La Sicilia è una terra di cui si soffre la mancanza; è una terra che ti accoglie, ti avvolge, ti vizia. Io sono cambiato, perché tutti cambiano in 20 anni. Tengo a precisare che un attore che interpreta un personaggio significa immergersi in un universo fatto di battute, riflessioni e persone. Questo non può non lasciarti qualcosa addosso. Sicuramente sarei un uomo diverso se non avessi questa avventura ventennale. La rifarei da subito".
13.30 Finisce la conferenza.
Massimo Galanto
 
 

TVBlog.it, 31.1.2019
Luca Zingaretti a Blogo: "Tema migranti non è centrale nel nuovo film del Commissario Montalbano" (VIDEO)
Guarda la video intervista di Blogo all'attore protagonista della celebre serie tv, che a febbraio 2019 torna su Rai1 con due episodi inediti
Massimo Galanto
 
 

TPI, 31.1.2019
La conferenza stampa di presentazione di Montalbano: “In Rai nessuna preoccupazione per tema migranti affrontato negli episodi”
Le due puntate in onda l'11 e il 18 febbraio 2019

COMMISSARIO MONTALBANO 2019 CONFERENZA STAMPA – Il Commissario Montalbano non è ancora tornato in tv e già fa discutere di sé. I due nuovi episodi della serie con Luca Zingaretti, basata sui romanzi di Andrea Camilleri e in programma lunedì 11 e 18 febbraio 2019, secondo le prime anticipazioni tratteranno un tema di grande attualità: l’immigrazione.
Nella cittadina di Vigata, infatti, sbarcheranno diversi migranti, richiedendo un grande impegno da parte del commissariato diretto da Salvo Montalbano per la gestione e la messa in sicurezza dei flussi. “Si parla di emigrazione del dopoguerra e di immigrazione di questi giorni. Alla fine della visione – ha detto il produttore Carlo Degli Esposti in un’intervista – si potrebbe cogliere un insegnamento: una volta sì è emigranti, una volta si è immigrati. Camilleri mette sempre dentro al racconto di Montalbano una fettina di realtà quotidiana”.
Il punto di vista dei produttori però, come si sa, è totalmente diverso da quello del governo Lega-5 Stelle. Ecco perché i nuovi episodi del Commissario Montalbano potrebbero causare diverse polemiche in Rai.
Di questo e di molto altro si è parlato a Roma durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione del Commissario Montalbano. Presente tutto il cast tranne Angelo Russo, influenzato: Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Elena Radonicich, Ahmed Hafiene, Eurydice El-Etr, Giorgia Salari, Anna Ferruzzo e Sonia Bergamasco.
Commissario Montalbano 2019 conferenza stampa | Le parole dei protagonisti
La conferenza, iniziata circa alle 12.30, si è aperta con una torta celebrativa dei 20 anni del Commissario Montalbano, andato in onda per la prima volta il 6 maggio 1999.
Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction:“La prima storia è l’adattamento dell’omonimo romanzo, “L’altro capo del filo”, mentre il secondo episodio (“Un diario del ’43”) è tratto dai racconti di Camilleri. Come sempre, il passato e il presente si parlano: il fil rouge degli episodi è la migrazione, declinato prima come immigrazione e poi come emigrazione”.
Teresa De Santis, direttrice di Rai 1: “Il mondo inventato da Camilleri racconta l’Italia con tutte le sue sfaccettature e soprattutto rende centrale il Sud, e soprattutto la Sicilia, nella sua parte fantastica (Vigata) ma anche nella rappresentazione di ciò che succede nel mondo reale. Per la Rai, Montalbano è un elemento di grande forza. Posso augurare a tutti buona visione e soprattutto tanta riflessione sugli spunti dati dal film”.
Carlo Degli Esposti, della produzione Palomar: “Vado fiero di aver trovato il modo di dare luce a una delle regioni più belle dell’Italia. Sono orgoglioso del senso della giustizia di Montalbano, che ad ogni puntata di rivela un grande esempio, ma anche di come la lingua siciliana arrivi a tutto il resto del paese.
Luca Zingaretti: “Dopo 20 anni siamo ancora qua e sempre più numerosi. Non amo le celebrazioni, ma voglio solo dire che le nostre 34 puntate sono sempre state costruite come veri e propri film, curando quindi ogni dettaglio. Un ricordo per Marcello Perracchio (l’attore che interpretava il dottor Pasquano, il medico legale), che ha lasciato un grande vuoto in noi e in tutti gli spettatori. Sono contento sia stata accolta la nostra idea di celebrarlo in scena. È stato uno dei momenti più commoventi che io abbia mai girato”.
Parlano a giro anche gli altri protagonisti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Elena Radonicich.
Carlo Degli Esposti sull’apertura sul tema dell’immigrazione e l’ipotetica preoccupazione in Rai: “Ho sempre pensato che ognuno debba fare il suo mestiere. Noi siamo teatranti: trasponiamo grandi romanzi di un grande scrittore come Camilleri, poi ognuno a casa ha le sue opinioni. Per noi parla il nostro prodotto. Frequento quotidianamente la Rai e non ho visto questa preoccupazione”.
Luca Zingaretti: “Io sono un attore e recito delle battute. La mia posizione sui migranti è chiara: quattro anni fa ho fatto un monologo sul tema e lì c’è tutto”.
Alberto Sironi, regista di Montalbano: “Il tema che affronta Camilleri è molto più alto, parla della cultura araba che ha portato molto alla Sicilia, a prescindere dagli ultimi sbarchi. Guardare il mondo come fa Camilleri è diverso da come lo fa il resto del mondo quando guarda la tv”.
Teresa De Santis:”In Rai non c’è imbarazzo in nessun modo, altrimenti non andrebbe in onda. Le polemiche politiche in questo ambito non c’entrano. La rappresentazione ha momenti controversi, ma riguarda la realtà e tutta la sua complessità. Il tema dell’immigrazione è politico, sociale e culturale. In Montalbano viene affrontato con un certo punto di vista e la Rai, che è servizio pubblico, lo rappresenta con completezza”.
Ancora De Santis sulle voci di uno speciale di Porta a Porta dopo la prima puntata: “Come sapete giorno 10 ci sono le elezioni in Abruzzo e il programma di Bruno Vespa è l’icona della nostra rete sull’argomento della politica. La puntata di Porta a Porta viene spostata a lunedì perché Vespa, come da tradizione, affronta e commenta le elezioni”.
Zingaretti sul suo punto di vista sui migranti: “Non glielo dico sa perché? Non perché non voglia, ma perché sono sicuro che qualsiasi cosa dirò per voi diventerà un titolo sul giornale di domani. E non è questo il contesto”.
Laconica la risposta del protagonista sul perché Montalbano abbia molto più successo degli altri commissari in tv: “Quali altri commissari?”.
Ultima domanda su quanto Zingaretti abbia preso da Montalbano in questi 20 anni: “La Sicilia è una terra di cui si soffre la mancanza. È una terra che ti accoglie, ti avvolge, ti vizia. Io sono cambiato, è ovvio, però tengo a precisare che quando recito, interpreto un personaggio. Mi immergo in un universo che mi lascia per forza qualcosa addosso. Sicuramente non sarei come oggi se non avessi fatto Montalbano”.
 
 

Corriere Tv, 31.1.2019
Montalbano salva i migranti e scatena le polemiche. Zingaretti: «La mia opinione? Non ve la dico»
Discussioni durante la presentazione dei nuovi episodi del famoso commissario

Gli sbarchi dei migranti si susseguono quasi ogni notte e Montalbano deve affrontare questa emergenza con tutti i suoi uomini che lavorano senza sosta, giorno e notte, cercando di aiutare i disperati che arrivano con i barconi sulla costa siciliana, nella sua Vigata. Le prime immagini di `L'altro capo del filo´, il primo dei due nuovi episodi della fiction, in onda su Rai1 l'11 e il 18 febbraio, sono scene che vediamo tutti i giorni al telegiornale alle quali ormai abbiamo fatto `l'abitudine´. Inizia con queste scene di drammatica attualità il nuovo episodio de `Il Commissario Montalbano´ che, proprio per il delicato tema trattato e un presunto «imbarazzo» che avrebbe provocato in Rai (circostanza seccamente smentita dalla direttrice di Rai1, Teresa De Santis) è stato al centro di polemiche sulla stampa. L'argomento migranti, in realtà si chiude qui. Luca Zingaretti in conferenza stampa, ai giornalisti che gliela chiedono, della sua posizione sui migranti non vuol parlare: «Io sono un attore, recito battute. Sull'argomento ho fatto un monologo quattro anni fa, andatelo a rivedere». Le polemiche non gli interessano: «Abbiamo compiuto venti anni». E venti anni si festeggiano. La Rai conferma però un cambio di programmazione per la stessa serata sulla rete ammiraglia: subito dopo Montalbano, al posto di `Che tempo che Fa´ di Fabio Fazio, andrà in onda uno speciale di «Porta a Porta» sulle elezioni in Abruzzo, condotto da Bruno Vespa. È «un tema politico, che viene normalmente trattato nell'ambito principalmente di Bruno Vespa. E' ovvio che tenendosi le elezioni il 10, come si farà anche per le Europee, la messa in onda viene anticipata da martedì a lunedì», spiega De Santis. Risposta che non soddisfa in pieno il deputato Pd Michele Anzaldi: «Perché non viene affidato al Tg1?», si interroga. Per il segretario della commissione di Vigilanza Rai affidare quello spazio a `Porta a porta´ significherebbe non soltanto costringere Bruno Vespa e la sua redazione a un doppio lavoro, visto che il lunedì di solito non vanno in onda, ma anche causare una spesa aggiuntiva alle casse della Rai. «Ogni eventuale prestazione aggiuntiva alla programmazione ordinaria di «Porta a porta» non viene retribuita», taglia corto l'azienda. Intanto, Montalbano in tv compie 20 anni. Era il 1999 andarono in onda i primi due, «Il ladro di merendine» e «La voce del violino» e nel tempo è diventato un vero e proprio fenomeno culturale. La direttrice di Rai Fiction, Tinni Andreatta, snocciola un po' di numeri: «Trentaquattro sono i film girati, con un apprezzamento in continuo crescendo». La una curva d'ascolto lo scorso anno ha superato gli 11 milioni di spettatori e il 45% di share: «Il pubblico non solo resta affezionato, ma aumenta», commenta. Le repliche hanno coperto 189 prime serate di Rai Uno e quanto all'audience, le cifre diventano impressionanti: «Se cumuliamo tutti gli spettatori che l'hanno seguito, arriviamo a un miliardo e duecento milioni di spettatori, solo italiani». I film di Montalbano sono stati distribuiti in più di 60 Paesi, «coprendo tutte le latitudini e longitudini». Per venti anni, la squadra di Montalbano non è mai cambiata. Nel luglio del 2017, però, è venuta a mancare una presenza storica, Marcello Perracchio, il `dottor Pasquano´. «Un caro amico di tutti noi», racconta commosso Luca Zingaretti. All'inizio non si piacevano, rivela, «poi abbiamo rotto il ghiaccio e siamo diventati grandi amici. Purtroppo 20 anni significa anche che qualcuno te lo perdi per strada».
Nino Luca
 
 

Leggo, 31.1.2019
Montalbano fa sbarcare i migranti. Polemica in sala stampa Rai, Zingaretti: «La mia opinione? Non ve la dico»

“Vuole sapere la mia opinione sulla situazione migranti in Italia? Alcuni anni fa feci un monologo sui migranti. Lo vada rivedere e saprà che ne penso”. Risponde piccato Luca Zingaretti nel corso della conferenza stampa di presentazione de Il Commissario Montalbano, in merito ad una delle due nuove puntate, in cui il suo personaggio fa sbarcare dei migranti nel porto di Vigata. La domanda, nelle sale Rai di viale Mazzini, oggi era un tormentone.
Ed anche nella videointervista di Leggo.it, Zingaretti ha risposto con toni cortesi, ma nello stesso modo. Solo che nel corso della conferenza la risposta non placa la polemica. Ed una giornalista di Libero chiede ancora. “Non ricordo il suo monologo, può farlo lei?”. Zingaretti risponde ancora più seccato. “Io sono solo un attore che recita delle battute. Ed io non le dirò la mia opinione sui migranti, perché qualsiasi cosa io dica, lei ci farà il titolo. Non c'è nessuna fibrillazione in Rai, trovo tutto questo di cui stiamo parlando veramente assurdo”.
[...]
Paolo Travisi
 
 

La Repubblica, 31.1.2019
Montalbano, vent'anni di indagini in tv: "È il racconto della Sicilia tra fantasia e mondo reale"
La migrazione è il tema dei due nuovi episodi della serie interpretata da Luca Zingaretti, su Rai1 l'11 e il 18 febbraio. La direttrice di Rai1, Teresa De Santis, smorza le polemiche legate all'argomento della puntata: "Nessun imbarazzo da parte della Rai, le questioni politiche in questo momento non ci riguardano"

Una torta per festeggiare vent'anni di onorata carriera: la Rai celebra Il commissario Montalbano che torna su Rai1 con due nuovi episodi L'altro capo del filo, l'11 febbraio e Un diario del '43 il 18 febbraio. Il primo racconta la tragedia dei migranti che sbarcano in Sicilia, con momenti commoventi in cui si capisce bene come la pensa Montalbano. "Pare che durante la traversata un ragazzo si è dato per mare, magari è sbarcato, potrebbe essere uno dell'Isis, non credi?" gli dice un collega. "Ancora con questa storia che quelli dell'Isis vengono con i barconi" replica il commissario.
Il tema migranti è scottante, la direttrice di Rai1, Teresa De Santis, smorza le polemiche legate all'argomento della puntata: "Non c'è nessun imbarazzo da parte della Rai, nessuna fibrillazione" dice "La migrazione è un tema complesso che coinvolge molti ambiti e il film racconta un punto di vista e offre molti spunti di riflessione. Le polemiche politiche in questo momento non ci riguardano".
La direttrice spiega di essere una lettrice dei libri di Camilleri. "Il successo è un dato di stabilità e di forza. Ho iniziato a lavorare a Rai1 venti anni fa, ho visto e ho accompagnato l'arrivo di Montalbano su Rai1. Una certezza per la rete. Il mondo inventato da Camilleri racconta l’Italia con tutte le sue sfaccettature, rende centrale il Sud e soprattutto la Sicilia, nella sua parte fantastica (Vigata) ma anche nella rappresentazione di ciò che succede nel mondo reale. Per la Rai, Montalbano è un elemento di grande forza. Auguro buona visione ma anche buona riflessione, perché gli spunti non mancano".
De Santis conferma, come anticipato da Repubblica, che l'11 febbraio all'indomani delle elezioni in Abruzzo Rai1 trasmetterà, al posto di Fabio Fazio e dopo il nuovo episodio di Montalbano, uno speciale elettorale di Porta a Porta. "È ovvio che tenendosi le elezioni regionali in Abruzzo il 10 febbraio, la trasmissione di Bruno Vespa verrà anticipata dal martedì al lunedì. Porta a porta ci sarà perché il palinsesto in certe circostanze viene modificato: come di consueto la Rai, che è servizio pubblico, farà questo programma".
L'altro capo del filo racconta i migranti e l'integrazione attraverso il personaggio del dottor Osman (Ahmed Hafiene) che aiuta la polizia, e la giovane Meriam (Eurydice El-Etr) che lavora nella sartoria di Elena (Elena Radonicich), protagonista del giallo che si intreccia con il tema degli sbarchi. Lo stesso Montalbano si accorge di un uomo in mare e nuota disperatamente per portarlo a riva. Con Livia (Sonia Bergamasco) non può che coprirlo pietosamente con un asciugamani. È morto. Colpiscono le lacrime disperate di Catarella (Angelo Russo), che soccorre una donna sbarcata da una nave incinta di nove mesi. Un'esperienza che lo segna così profondamente da chiedere di essere esonerato dal servizio al porto. "Noi siamo teatranti, in tutta la mia carriera ho sempre combattuto quelli che fanno i mestieri degli altri. Noi trasponiamo i romanzi del più grande scrittore europeo vivente e ci limitiamo ad affrontarli. Poi ciascuno a casa ha le sue opinioni, ma parla il nostro prodotto. Il trovare una distanza tra la quotidianità dell'attualità e il mestiere è segno di grande profondità di un Paese" dice Carlo Degli Esposti, produttore della serie con RaiFiction, "Camilleri ha scritto L'altro capo del filo tre anni fa: o diciamo che Camilleri è l'indovino Tiresia, o stiamo facendo una polemica senza senso".
"La prima storia" spiega la direttrice di RaiFiction, Tinny Andreatta, "è l’adattamento dell’omonimo romanzo, L’altro capo del filo, mentre il secondo episodio (Un diario del ’43) è tratto dai racconti di Camilleri. Come sempre, il passato e il presente si parlano: il fil rouge degli episodi è la migrazione, declinato prima come immigrazione e poi come emigrazione. Era il 1999 quando sono andati in onda i primi due Montalbano, conosciamo la dimensione del fenomeno ma mi sembra giusto ricordare alcuni numeri: 34 sono i film, 24 gli adattamenti di romanzi di Camilleri, gli altri dieci nascono dai suoi racconti. L'apprezzamento è in continuo crescendo con una curva che lo scorso anno ha superato gli 11 milioni di spettatori. Le repliche hanno coperto 190 serate di Rai1. Se cumuliamo tutti gli spettatori che l'hanno seguito, arriviamo a un miliardo e 179 milioni 869mila spettatori solo italiani. I film di Montalbano sono stati distribuiti in più di 60 Paesi, coprendo tutte le latitudini e longitudini".
"Io sono un attore e recito le battute. La mia posizione sui migranti è chiara: quattro anni fa ho fatto un monologo sul tema e lì c’è tutto" dice Luca Zingaretti (era il monologo Stronzate presentato al festival del documentario di Pesaro, ndr). "Dopo venti anni siamo ancora qua e sempre più numerosi. Non amo le celebrazioni, ma voglio solo dire che le nostre 34 puntate sono sempre state costruite come veri e propri film, curando quindi ogni dettaglio. Un ricordo per Marcello Perracchio (l’attore che interpretava il dottor Pasquano, il mitico medico legale), che ha lasciato un grande vuoto in noi e in tutti gli spettatori. Sono contento sia stata accolta la nostra idea di celebrarlo in scena. Continuerà a vivere sulle pagine, noi partecipiamo al suo funerale. E lo celebriamo come merita, è stato uno dei momenti più commoventi che abbia mai girato". Montalbano convoca i suoi uomini, da Fazio (Peppino Mazzotta) a Mimì Augello (Cesare Bocci) nella sua stanza in commissariato: entra un pasticciere (il regista Alberto Sironi) che porta un vassoio di dolci. Montalbano, per ricordare il dottore, offre un cannolo - il dolce preferito da Pasquano - ai suoi uomini. "Una scena che ha scritto Luca" racconta Sironi, "bellissima".
Silvia Fumarola
 
 

Prima Comunicazione, 31.1.2019
I 20 anni di Montalbano: due nuove serie e un po’ di polemiche. La direttrice di Rai1, De Santis: spunti di riflessione, non imbarazzo

La Rai festeggia con una grossa torta i 20 anni di successi della fiction Montalbano, della quale lunedì 11 febbraio andrà in onda su Rai1 la prima delle due nuove serie tratte dai romanzi di Andrea Camilleri: ‘L’altro capo del filo’, un giallo sull’omicidio di una donna in una Sicilia toccata dal dolore degli sbarchi dei migranti; lunedì 18 febbraio, sempre in prima serata, andrà la seconda, ‘Un diario del ‘43’ sull’emigrazione all’inverso, il ritorno nella sua Vigata di un siciliano novantenne finito in America durante la guerra.
Ma insieme alle pirotecniche candeline spente dall’attore-commissario Luca Zingaretti nella Sala degli Arazzi di viale Mazzini, sono scoppiettate le polemiche su una voce riguardo alla preoccupazione, ai piani alti del palazzo Rai, di uno sbilanciamento della fiction verso una posizione troppo favorevole all’accoglienza dei migranti, con il rischio di un nuovo ‘caso Baglioni’. Motivo per cui la direttrice di RaiUno,
Teresa De Santis, è scesa in conferenza stampa per gestire l’eventuale polemica. Archiviata con un “nessuna fibrillazione, il servizio pubblico dà conto in modo completo degli argomenti legati alla realtà, anche se complessi”, ma un attimo prima aveva avvertito: “Per la Rai nessun imbarazzo verso la fiction Montalbano, se ci fosse stato imbarazzo non ci sarebbe stata la messa in onda”.
Comunque lunedì 11 Montalbano sarà seguito non da ‘Che fuori tempo che fa’ di Fabio Fazio (spostato al martedì) ma da uno speciale di Vespa sulle elezioni in Abruzzo, cosa inusuale alla quale chiede spiegazioni il deputato Pd Michele Anzaldi.
Per la Rai però la fiction del commissario siciliano è il prodotto vincente per eccellenza, seguito in media da 11 milioni di spettatori nel 2018 anche con 190 repliche, rilanciato dalla Bbc e da France Tv; “Il Cile si ferma quando c’è Montalbano”, dice una giornalista cilena.
Dal 1999, quando iniziò con ‘Il ladro di merendine’, “In 20 anni la fiction è stata vista solo in Italia da 1 miliardo e 200mila telespettatori”, informa Carlo Degli Esposti, patron della Palomar che produce la serie con Rai Fiction e con Nora Barbieri e Max Gusberti.
Realizzata dalla stessa squadra per 36 serie, “il personaggio non deve cambiare, è amato per il suo senso di giustizia ma anche perché deraglia un po’, scivola” verso l’umanità tutta italiana e siciliana che lo rende unico, spiega Zingaretti, indispettito dalle polemiche giornalistiche e politiche: “Sono roba vostra, perché continuate a parlare di fibrillazioni che sono state smentite? Io sono un attore, recito un copione e non faccio di testa mia, ma se volete sapere cosa ne penso sui migranti sentite il mio monologo dell’anno scorso”, ripete. Su una bambina di tre anni affetta da una malattia rara, per Telethon.
Anche Degli Esposti è tranchant: “Ognuno faccia il suo mestiere, poi faccia le riflessioni che vuole. Vengo tutti i giorni in Rai, non vedo fibrillazioni su questo”.
“Camilleri invita a cambiare lo sguardo verso le cose, a vederle in modo diverso da quello che ogni giorno guardiamo in tv”, dice a Prima il regista Alberto Sironi. La fiction ‘l’Altro capo del filo’ si apre infatti con l’arrivo di un barcone e i migranti soccorsi sia dai poliziotti che dai ‘vigatesi’, con Montalbano che raccoglie il corpo di un naufrago ma anche sdrammatizza i sospetti su presunti infiltrati dell’Isis.
“Il messaggio di Camilleri è importante”, prosegue il regista “ ci vuole dire che tutta la cultura araba nei secoli ha portato al nostro Paese e all’Europa un apporto culturale enorme. Così individua le figure del flautista e del medico arabo e ci fa guardare all’immigrazione cogliendo il valore della differenza. Non è niente di politico o di contrario al governo, è un messaggio che capiranno tutti, anche chi non la pensa così”.
Squadra che vince non si cambia: “Siamo lo stesso gruppo da vent’anni”, prosegue Sironi, “stessi sceneggiatori – Francesco Bruni, Andrea Camilleri, Salvatore De Mola e Leonardo Marini -, stessi operatori, musicisti, scenografi. Rispetto agli altri abbiamo un grande scrittore come Camilleri, che può variare gli argomenti e renderli attuali”. “Dopo un periodo a ralenty, ora si girano due serie l’anno; per l’anno prossimo saranno tre, due film da due romanzi, ‘Il metodo Catalanotti’ e ‘La rete di protezione’, poi un altro da alcuni racconti”.
Il cast è presente alla conferenza stampa: Cesare Bocci (il dongiovanni Mimì Augello); Peppino Mazzotta (Fazio) Elena Radonicich nei panni di Elena, la vittima, manca Angelo Russo, il rumoroso e sicilianissimo Catarella, a letto con l’influenza. Mentre viene ricordato più volte, anche da Zingaretti, l’attore Marcello Perracchio, il burbero medico legale (goloso di cannoli) che Camilleri fa morire anche nella fiction. E, sotto al cavallo di Viale Mazzini, tanti poliziotti siciliani e non, contenti che la loro, di squadra, sia protagonista di una serie così popolare.
 
 

La Sicilia, 31.1.2019
Zingaretti: «Come si fa a non amare Montalbano?»

"Cambia il mondo, cambia lo sfondo, ma il personaggio di Montalbano è sempre quello, perchè lo vuole il pubblico". Rai1 vara i due nuovi film tv de 'Il Commissario Montalbano' ('L'altro capo del filo' e 'Un diario del '43', in onda rispettivamente l’11 e il 18 febbraio) con accompagnamento di polemiche sulla distanze in materia di migranti tra politiche salviniane nella realtà e vita romanzesca del personaggio, e l'interprete del commissario, Luca Zingaretti, rassicura così gli spettatori sull'immutabilità dell’amato personaggio, arrivato al suo ventesimo anno di vita televisiva, compleanno festeggiato con tanto di torta durante la presentazione dei due nuovi film tv a viale Mazzini.
"Con questi arriviamo a 34 titoli realizzati in 20 anni, con un apprezzamento che continua a crescere nell’ascolto, da una serie all’altra con la punta delle ultime. Più di 11 milioni di spettatori e 45% di share: una performance straordinaria, il pubblico non solo resta affezionato, ma aumenta", rivendica con orgoglio Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction.
Tutto questo in Italia, all’estero 'Montalbano' "è arrivato in oltre 60 Paesi" aggiunge Andreatta, sottolineando poi che nei due nuovi film il tema della migrazione è importante, insieme a quello, come sempre in Camilleri, "del femminile".
In Italia la collection è stata vista complessivamente da quasi 1.200.000.000 telespettatori. Quasi a una voce con Zingaretti, Andreatta afferma poi che "il personaggio di Montalbano è un presidio di coerenza e di speranza per il pubblico", un personaggio insomma "il cui successo - afferma a sua volta il direttore di Rai1 Teresa De Santis - ha radici profonde: la figura definita da Camilleri va dentro la vita delle persone". Va dentro anche la vita di una parte del Paese: "Rende ancora più vivo, importante, centrale il Sud del nostro Paese", aggiunge De Santis che sottolinea poi l’importanza della fiction per Rai1 e indica "nel successo di 'Montalbano' un dato di stabilità e di forza".
Il produttore Carlo Degli Esposti si dice poi "fiero" del contributo dato da 'Montalbano' alla visibilità internazionale della Sicilia e della sua lingua e alla notorierà dei tanti attori siciliani comparsi nella serie, e fiero anche che "la squadra che lo realizza negli anni si sia rafforzata ma non sia mai cambiata".
Una tragica eccezione è quella provocata dalla morte di Marcello Perracchio, l’interprete del dottor Pasquano, l’anatomopatologo goloso di cannoli. Una perdita così sentita dalla 'famiglià di 'Montalbano', "un caro amico di tutti noi" ha detto di lui Zingaretti, che nel secondo dei due nuovi film tv il personaggio morirà ("una delle scene più commoventi che mi sia capitato di girare", ha aggiunto Zingaretti), dopo che la sua assenza viene giustificata con un periodo di ferie nel primo. Una morte in scena autorizzata da Camilleri visto che il personaggio nei libri, ovviamente, ha continuato a vivere. Alla 'famiglià si aggiunge invece l’attore italoamericano Dominic Chianese (Il Padrino parte II, I Soprano, Quel pomeriggio di un giorno da cani), che comparirà in 'Un diario del '43' nel ruolo di un italoamericano che torna in Italia.
 
 

SpettacoloMania, 31.1.2019
Montalbano e i migranti, videointervista a Luca Zingaretti e Elena Radonicich

Sulle coste di siciliane di Vigata continuano ad arrivare migranti disperati, persone in cerca di un posto tranquillo dove stare, senza guerra e senza fame, magari con un lavoro e una vita degna d’essere vissuta. Il Commissario Montalbano ha dunque molto da fare e, seppur coadiuvato dai suoi uomini, non è facile per lui affrontare un impegno nuovo per quanto, oramai, quasi quotidiano: ci sono i dispersi in mare, le donne indebolite, le ragazze violentate durante le traversate, gli scafisti da individuare e arrestare, e pure quelli che continuano a ripetere che tra loro potrebbero nascondersi i terroristi dell’Isis e “ancora con questa storia che quelli dell’Isis vengono coi barconi?” risponde il Commissario… Compie vent’anni la serie dedicata a Salvo Montalbano sin dall’inizio, e probabilmente anche in futuro, interpretato da Luca Zingaretti, che torna anche quest’anno, e sempre più legato all’attualità, con il racconto numero 100 di Andrea Camilleri e il 24esimo dedicato a Montalbano: L’altro capo del filo, pubblicato nel 2016 da Sellerio e in onda su Rai 1 lunedì 11 febbraio. Sullo sfondo dunque della realtà dei nostri giorni, mai come oggi oggetto e soggetto di polemiche e strumentalizzazioni sulle spalle di persone senza colpa, il caso di puntata per il nostro eroe non manca di certo. Hanno ammazzato la sarta che Salvo aveva conosciuto pochi giorni prima grazie all’eterna fidanzata Livia (Sonia Bergamasco) che era sua amica: si chiamava Elena ed era “un’anima gentile, una donna che porta qualcosa di bello di cui tutti si invaghiscono ma in maniera delicata e pulita, che vive e rivive nella memoria” ci rivela nella nostra videointervista Elena Radonicich che la interpreta, una vedova con un lacerante segreto che potrà, forse, dare un senso alla sua morte nella quale sembrano coinvolti due personaggi molto particolari, come un medico arabo e la giovane assistente maghrebina di Elena, e un posto parecchio lontano da Vigata, un paesino del Friuli Venezia Giulia dove Montalbano dovrà andare ad indagare. Ci sarà anche una scena toccante nell’episodio, lo è stata ad esempio per Luca Zingaretti come ci racconta luio stesso nella nostra videontervista, quella del funerale del medico legale, dottor Pasquano, omaggio all’attore modicano Marcello Perracchio scomparso nel 2017 che con ironia lo ha interpretato per tutte le stagioni.
Il secondo appuntamento con la nuova stagione de Il Commissario Montalbano è per lunedì 18 febbraio con Un diario del 43, tratto dal racconto omonimo di Camilleri e da un altro che si intitola Being here. Anche qui si parla di sbarchi ma di quello americano in Sicilia durante la seconda guerra mondiale: qualcuno nel corso della demolizione di un silos trova tra la sabbia una sorta di diario dove un giovanissimo fanatico fascista rivela di aver compiuto un sanguinoso attentato a suon di bombe il 9 settembre del 1943. E poi ecco che torna dall’America un arzillo emigrante di novant’anni, nato a Vigata, prima prigioniero degli americani e poi rimasto laggiù per sua volontà, che si ritrova il suo nome scritto sulla lapide dei caduti in guerra, mentre un ricco imprenditore del posto, pure lui novantenne, viene trovato ucciso: che tutta la faccenda sia un puzzle da rimettere assieme?
Sempre prodotti da Palomar con la partecipazione di Rai Fiction e diretti da Alberto Sironi, anche in questi due nuovi episodi de Il Commissario Montalbano ritroviamo nel cast Cesare Bocci che è Mimì Augello e che in questi giorni è anche a teatro con Pesce d’Aprile (qui trovate la nostra videointervista a Cesare Bocci), Peppino Mazzotta che è Fazio (qui trovate la nostra videointervista a Peppino Mazzotta), Angelo Russo nel ruolo di Catarella e Roberto Nobile che è Nicolò Zito. Ecco le nostre videointerviste a Luca Zingaretti e Elena Radonicich:





Patrizia Simonetti
 
 

AgenSIR, 31.1.2019
Montalbano, 20 anni e non sentirli. Due nuovi episodi in onda l’11 e il 18 febbraio
34 i titoli sinora realizzati – 24 trasposizioni dai romanzi e 10 adattamenti dai racconti –, i 190 passaggi tv sommando le repliche, per un totale di oltre 1miliardo e 179milioni di spettatori solo nel nostro Paese. Per non parlare poi dei dati d’ascolto: nel 2018 si è toccato il record di 12milioni di spettatori, più del 44% di share

Come lui nessuno mai. È proprio il caso di dire che “Il Commissario Montalbano” è un fenomeno speciale nella televisione italiana ma anche a livello internazionale, in onda negli Stati Uniti, in Australia, Asia, America Latina e in tutta Europa, anche sull’“impenetrabile” BBC in Inghilterra. Andranno in onda l’11 e il 18 febbraio su Rai Uno, in due prime serate evento, i due nuovi film tv “L’altro capo del filo” e “Un diario del ‘43”, una produzione sempre di Carlo Degli Esposti con la sua Palomar e di Rai Fiction, dalla penna ovviamente di Andrea Camilleri.
Nella presentazione ufficiale in Rai, grandi festeggiamenti per i 20 anni del “Commissario”, richiamando i 34 titoli sinora realizzati – 24 trasposizioni dai romanzi e 10 adattamenti dai racconti –, i 190 passaggi tv sommando le repliche, per un totale di oltre 1miliardo e 179milioni di spettatori solo nel nostro Paese. Per non parlare poi dei dati d’ascolto: nel 2018 si è toccato il record di 12milioni di spettatori, più del 44% di share. Il Sir, insieme alla Commissione nazionale valutazione film della Cei ha visto in anteprima “L’altro capo del filo”.
“L’altro capo del filo”, una storia stratificata. Dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, il film “L’altro capo del filo” è stato sceneggiato ancora una volta da Francesco Bruni insieme a Salvatore De Mola e Leonardo Marini. La storia ha una piega forte e attuale: le coste siciliane sono sotto assedio per i continui sbarchi di migranti, un’umanità sfruttata e abusata da scafisti senza scrupoli. Il commissario Salvo Montalbano (Luca Zingaretti) e i suoi uomini, tra cui i fedelissimi Mimì Augello (Cesare Bocci) e Fazio (Peppino Mazzotta), sono strattonati da un’emergenza all’altra, scontrandosi con la disperazione di queste vite alla deriva.
E proprio la vicenda di una giovane africana abusata nella tratta in mare introduce il personaggio chiave della storia, la quasi quarantenne Elena Biasini (Elena Radonicich), proprietaria di una sartoria a Vigata. La donna, gentile e spigliata, pronta all’accoglienza, viene ritrovata purtroppo morta nel suo atelier. E qui si innesta la pista gialla: individuare il responsabile dell’omicidio, allargando lo sguardo sulle relazioni della donna, sulle dinamiche di lavoro ma anche sul suo passato.
Montalbano, tra inclusione e difesa delle donne. Due sono i nodi tematici principali di questa vicenda. In primis, c’è la questione dei migranti: attraverso il commissario Montalbano, Andrea Camilleri ci chiama a rapportarci ancora una volta con il dramma dei flussi migratori clandestini e con il vortice infernale di sfruttamenti e violenze attivate da gruppi criminali. Il racconto televisivo non si carica però di alcuna valenza politica, bensì c’è uno sguardo asciutto sulla difficoltà cui si trovano dinanzi le forze dell’ordine, chiamate a fronteggiare disperati in cerca di aiuto e malviventi senza scrupoli.
Il tema delle migrazioni è caro allo scrittore siciliano, ricorrente in molti dei suoi romanzi dedicati al commissario di Vigata. È un invito a non voltare la testa altrove rispetto alle piaghe della nostra società; è un richiamo a guardare queste esistenze precarie in cerca di speranza non in chiave asettica, ma anche con umanità e misericordia.
C’è poi la riflessione sulla figura della donna: da un lato vittima di continue violenze e sopraffazioni, dall’altra emblema di forza e resilienza. Elena, ad esempio, è una donna ferita dalle bugie del marito, che però non si arrende e decide di andare avanti, tornando a lavorare a Vigata e a impegnarsi in una nuova attività.
Salvo cerca silenzio e raccoglimento in Chiesa. Ne “L’altro capo del filo” c’è una sequenza che non passa inosservata: per la prima volta in 20 anni il commissario Salvo Montalbano sente il bisogno di rifugiarsi in chiesa. Il commissario è provato dalla violenza che ha subito la giovane migrante, un dolore che si aggiunge al ricordo sofferto del piccolo François, bambino tunisino visto nel film “Il ladro di merendine”. Salvo esce dunque dal commissariato ed entra in chiesa: è solo, non c’è nessuno, posa lo sguardo sull’altare e poi si siede tra i banchi. Cerca pace, silenzio… silenzio rispetto a tutto quel rumore assordante e doloroso. Come ha sottolineato il coproduttore Max Gusberti: “affiora in lui il dramma del figlio perduto, di quel bambino tunisino che avrebbe preso con sé se non fosse morto”.
Il punto Sir-Cnvf. La qualità del film “L’altro capo del filo” è elevatissima, a cominciare dalla regia di Alberto Sironi, così solida, attenta e avvolgente; contribuisce poi a confezionare un prodotto di livello anche fotografia mozzafiato di Franco Lecca: la Sicilia che ci mostra domina in maniera prorompente sullo schermo, incanta e atterrisce insieme. Le musiche infine di Franco Piersanti chiudono perfettamente il quadro, con la voce profonda di Olivia Sellerio.
Il racconto scorre molto bene, fluido, su una sceneggiatura compatta, impreziosita inoltre dal lavoro certosino degli attori, che ormai vivono i personaggi.
Proprio a voler cercare un punto di fragilità narrativa, possiamo forse affermare il finale sembra scivolare via con troppa fretta, in maniera enigmatica e sfuggente. Ma del resto è la storia uscita dalla penna di Camilleri. Nel complesso, il racconto è denso, stratificato, incalzante, sempre correttamente bilanciato tra inserti umoristici (fantastico Angelo Russo nel ruolo di Catarella) e virate realistiche. Chapeau!
Sergio Perugini
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 31.1.2019
Montalbano: l’11 e il 18 febbraio i due nuovi episodi
Carlo degli Esposti ci racconta come ha avuto l'intuizione a trasformare i libri di Camilleri nella fiction più amata di sempre

Era il 6 maggio del 1999 quando, su Raidue, andò in onda il primo episodio di Il commissario Montalbano. Sono trascorsi 20 anni. I film sono diventati 32 (più due che stanno per andare in onda) e da allora i telespettatori che li hanno seguiti, tra prime visioni e repliche, sono quasi un miliardo e duecentomila. Solo in Italia. Già, perché Montalbano è stato venduto in oltre 60 Paesi in tutto il mondo. Dietro a questo successo clamoroso c’è lui, il produttore Carlo Degli Esposti, che con la sua Palomar ha avuto, vent’anni fa, un’intuizione geniale. «Ma no, non ho alcun merito» si schermisce sorridendo.
Ma come, lei è il papà televisivo di Montalbano.
«È andata così. Era il 1997 e da tre anni ero l’amministratore di Cinecittà. Con un lavoro durissimo ero riuscito a portarla in attivo ma il governo decise per la privatizzazione. Mi arrabbiai moltissimo e mi dimisi da un giorno all’altro, perché purtroppo ho un brutto carattere».
E cosa fece?
«Decisi di fare un viaggio in Sicilia. Presi un aereo per Catania, affittai una macchina e da solo, con qualche libro nella borsa, mi feci un giro nell’interno della Sicilia. Poi passai a Palermo per andare a salutare la mia amica Elvira Sellerio e lei mi disse: “Ho pubblicato il secondo romanzo di questo scrittore che si chiama Andrea Camilleri. È un autore prolifico a cui tengo tanto. Leggi questi due romanzi, ‘ll ladro di merendine’ e ‘La voce del violino’”. Ne rimasi folgorato».
E cosa fece?
«Andai a casa di Camilleri e gli dissi: “Io non ho una lira, ma vorrei provare a fare una fiction dai suoi romanzi. Ho solo questi soldi e non la vorrei bloccare: facciamo una piccola opzione per tre mesi, se ci riesco bene, sennò lei è libero”. E corsi a portare i romanzi a Sergio Silva, a capo dell’allora Rai Cinemafiction».
E lui accettò subito?
«Macché. Quasi allo scadere dell’opzione ancora non mi aveva fatto sapere niente. Lo chiamai un venerdì. “Le piacciono?” chiesi. Lui disse: “I lettori a cui li ho fatti leggere mi dicono che non sono buoni per una fiction, però se lei mi ridice i titoli me li faccio dare dalla biblioteca e li leggo nel weekend”. E io: “Fra dieci minuti i libri glieli riporto io”. Scrissi sulla copertina con un pennarello bianco l’ordine di lettura: “1” per “Il ladro di merendine” e “2” per “La voce del violino”».
Che suspense...
«Alle 8 di mattina del lunedì squilla il telefono nel mio ufficio. Era Silva: “I miei lettori sono degli idioti completi, i libri sono bellissimi. Ci possiamo vedere?”. Saltai sulla mia vespetta e alle 9.30 avevo una lettera firmata di Sergio Silva».
Da lì è cominciato tutto?
«Sì, con Camilleri, che poi è stato il mentore dell’operazione, abbiamo cominciato a pensare a chi potesse essere il regista. Io cercavo l’atmosfera dei film di Pietro Germi, volevo quella Sicilia lì. Alla fine arrivammo ad Alberto Sironi».
E a Luca Zingaretti?
«Cominciammo a fare provini. Un giorno mi chiamò Luca Zingaretti, che non conoscevo, e mi disse: “Sono un ex allievo di Camilleri, ho letto i libri, sono stupendi, vorrei fare un provino”. E io: “Ma il protagonista è moro, con i baffi, tu sei pelato...”. Ma era così motivato che il provino lo fece e fu straordinario».
Dei 34 già girati qual è stato il film più difficile da realizzare?
«È sempre difficile. Tutti gli anni quando cominciamo le riprese di un nuovo film faccio lo stesso discorso: “Non diamo niente per scontato, deve esserci l’entusiasmo di una ennesima prima volta”».
E la cosa che ricorda con piacere?
«In 20 anni abbiamo “arato” il teatro siciliano e trovato nuovi attori che aspettavano una vetrina come Montalbano per invadere la fiction italiana e europea. È la cosa di cui vado più orgoglioso».
A chi pensa in particolare?
«Nel 2000 per trovare l’interprete del vecchio capomafia Balduccio Sinagra, descritto come decrepito da Camilleri, abbiamo provinato attori anziani, ma avevano al massimo 75 anni: troppo giovani. Ci venne l’idea di cercare attori negli ospizi. Trovammo Ciccino Sineri, che aveva 90 anni e viveva in una casa di riposo. Era magro come una sogliola e un po’ “rimbambitello”, ma per l’età lucidissimo. Gli proponemmo di fare il capomafia e lui ne fu entusiasta, ebbe una nuova giovinezza. Dopo qualche mese mi chiamò e mi disse: “Dottore, le voglio comunicare che grazie a Montalbano sto andando in America”: Paolo Virzì lo voleva nel film “My name is Tanino”».
Siamo alla vigilia della messa in onda di due nuovi film: «L’altro capo del filo» e «Un diario del ‘43». Cosa ci può anticipare?
«Si parla di emigrazione del dopoguerra e di immigrazione di questi giorni. Alla fine della visione si potrebbe cogliere un insegnamento: una volta si è emigranti, una volta si è immigrati. Camilleri mette sempre dentro al racconto di Montalbano una fettina di realtà quotidiana recente...».
C’è un rituale che lei e Luca Zingaretti condividete prima dell’inizio della messa in onda?
«Proprio quello che sta succedendo in questo momento: mentre parliamo Luca è giù in sala proiezione che guarda la prima puntata. Poi viene su, parliamo del lancio della serie e dei prossimi due film che andremo a girare tra qualche mese e che stiamo già preparando. Con Luca ormai siamo amici, anzi fratelli, ci sentiamo tutte le settimane. Montalbano unisce: anche con Camilleri siamo diventati affiatatissimi. Molto lentamente, perché il connubio tra un bolognese e un siciliano non è semplice (ride), ma ha funzionato. E pure molto bene».
Stefania Zizzari
 
 

 


 
Last modified Monday, April, 08, 2019