home page




RASSEGNA STAMPA

GIUGNO 2019

 
La Repubblica (ed. di Palermo), 2.6.2019
Olivia Sellerio: “Io, papà, mamma, Sciascia e quei primi libri da correggere”
Intervista alla presidente della casa editrice, figlia di Enzo ed Elvira. "Avevo appena imparato a leggere e i refusi mi saltavano subito all'occhio"

Ci sono cose che hanno una texture, una ruvidità tattile che rende un oggetto immediatamente rispondente a un'anima profonda. I libri Sellerio nelle loro copertine rugose hanno questa ruvidità romantica, fatta di buone cose di un altro tempo e di questa stessa potente e gentile increspatura è fatta Olivia Sellerio, presidente della casa editrice. Guardandola si riconosce la forza espressiva di Enzo, che lei evoca spesso mentre parla, come se volesse rendergli giustizia, omaggio, forse solo amore, ma affiora anche l'acume ad ampio raggio di Elvira. Ma Olivia, in questa casa editrice-famiglia, è tutti e altro ancora, è quella che spariglia e riunisce, che porta la musica e che con generosità elargisce le trame private di questa fiera azienda di famiglia che porta avanti insieme al fratello Antonio. Orgogliosa di festeggiare i 50 anni della casa editrice di via Siracusa (l'appuntamento è sabato prossimo al festival letterario Una Marina di libri), lei ha memoria di quando ancora i libri si facevano nella loro casa di famiglia e lei faceva da lettrice ad alta voce, e di Sciascia che le correggeva le brutte copie dei temi.
Quali sono i suoi primi ricordi in casa editrice?
«In realtà io non riesco a scindere la vita della mia famiglia da quella di queste stanze, era un'unica cosa. A lungo ho pensato che il cognome fosse Sellerio Editore Palermo. Ricordo mamma che faceva i conti, le nostre letture ad alta voce, prima leggevo io che sapevo appena leggere per cui non seguivo il filo, ma proprio per questo mi saltavano all'occhio i refusi. Ricordo papà che era capace di mandare i libri al macero perché trovava un errore. Ricordo le riunioni del mio collettivo del Garibaldi nella stanza a fianco a quella in cui lavoravano mamma e papà. Ricordo di quando una parte della casa editrice diventò per oltre un anno la casa di Beppe Fazio, dopo la rottura con Gabriella Saladino. Capitava sovente di passare da una situazione d'ufficio a una in cui si materializzava Fazio in accappatoio. Ricordo incontri, dialoghi felici, Buttitta, Tusa, Sciascia, seduti su un divano che ora ho portato nella nostra casa a Ragusa».
Come ricorda i suoi genitori?
«Come due instancabili narratori. Loro hanno sempre raccontato storie. Papà come fotografo, mentre scattava e decideva su cosa puntare l'occhio, ma anche quando impaginava e decideva la sequenza delle immagini per raccontare. E anche come collezionista, perché ha sempre pubblicato e reso visibili le sue cose. Mamma era la prima di sei fratelli, con la capacità di restare concentrata anche in mezzo al caos. I libri a casa sua non erano tanti, lei si creava i suoi usando il retro di vecchie dispense universitarie e incollandoci su le notizie che ricavava dai "coppi" del fruttivendolo. Ne conservo ancora un paio, la prova che ha sempre fatto l'editore».
Qual è la prima lettura che per lei è stata importante?
«"La certosa di Parma", un'edizione Einaudi regalatami da Leonardo Sciascia. A casa mia non c'era censura e per me leggere era un modo di stare vicino a mia madre, di essere nelle sue cose: è famosa la nostra foto mentre leggiamo insieme sul divano, ed era davvero così. A volte facevo finta, solo per starle accanto. Mi diceva di scegliermi un libro dalla libreria e lo facevo, una volta piccolina scelsi "La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata" di Marquez, una raccolta di racconti osceni che parlavano di una nonna terribile, ma da noi era così. Nessuna censura. Poi per me sono stati importanti i russi, letti durante un periodo di riposo obbligato, anche se io e Antonio siamo accumunati da una lacuna che è diventata una frase che usiamo quando non vogliamo leggere qualcosa che ci viene proposto e non ci convince: "Dobbiamo ancora leggere I Fratelli Karamazov!"».
Qual è invece il suo rapporto con la scrittura?
«Guardo agli scrittori con timore reverenziale, anche se è un mondo al quale mi sono sempre allenata con una sorta di ginnastica quotidiana. Mi sono avvicinata alla scrittura da musicista, dopo aver a lungo fatto esclusivamente l'interprete. Scrivere le canzoni è stato un atto naturale che conserva la buona fede degli esordi. Ma resto una scrittrice di lettere, cartoline e canzoni»
Qual è il suo ruolo in casa editrice?
«Presiedo la casa editrice, quando c'è da discutere di un nuovo autore sono al fianco di Antonio, ma non entro nel merito delle sue scelte editoriali su autori consolidati, quelli li segue lui. Incredibilmente alla morte di papà e mamma ci siamo trovati più preparati di quanto avremmo mai potuto pensare, è stato il loro ultimo dono. Abbiamo di nuovo unificato le case editrici e mi sto occupando del catalogo dei 50 anni, di una nuova collana di foto nella quale immagini e testo abbiano lo stesso peso e anche di un libro di papà su Danilo Dolci al tempo di Borgo di Dio, una sorta di diario illustrato».
Cosa sono per lei questi 50 anni?
«Una medaglia alla resistenza, prima di tutto. Un'esperienza di gratitudine nei confronti delle tantissime persone che nel tempo hanno lavorato con noi. La genialità di papà, va ricordato che i primi dieci anni furono solo libri d'arte, che "La memoria" fu inventata da lui che fu anche quello che inventò "una grafica a prova di cretino", come la chiamava lui, cosa che ci ha consentito di non avere fino a oggi la figura di un grafico all'interno della casa editrice. Sono un tributo alla grandezza di mia madre, la sua fatica è stata maggiore di quella che abbiamo affrontato noi. Lei è vissuta al tempo dei privilegi transitori, il successo non era mai scontato»
Come immagina la casa editrice nei prossimi 50 anni?
«Indipendente, di qualità capace di rispettare e mantenere la fiducia dei lettori. Ancora capace di agire in buona fede, perseguendo la qualità della scrittura e della parola, libera dal potere. Mi auguro che mio figlio la conosca, per fare poi ciò che vuole e desidera lui».
Eleonora Lombardo
 
 

La Hora, 2.6.2019
‘La liebre que se burló de nosotros’, por Andrea Camilleri

Existen textos que dejan una profunda huella en nosotros, por su aporte en el ámbito personal o profesional. También están aquellos que al volverlos a leer no tienen el mismo impacto. No somos las mismas personas que en esa primera lectura, pues las vivencias, las circunstancias y -sin duda- otras lecturas hacen que miremos de una manera distinta el texto y que las sensaciones sean diferentes.
Del mismo modo, existen libros que no estamos preparados para leer, que no nos enganchan. Esto puede deberse a que, tal vez, nos hace falta el contexto para comprenderlos, no es nuestro tipo de lectura preferida o –simplemente- no es el momento. En ese caso, vale dejarlos reposar y volver a intentar de nuevo, para ver qué sucede.
En el otro extremo constan los libros que aportan con una historia agradable y entretenida. En esta orilla se ubica ‘La liebre que se burló de nosotros’, del italiano Andrea Camilleri. En su obra, relata 12 cuentos relacionados con animales que han formado parte de su existencia. Es así que perros, pavos, papagayos, conejos, liebres y otros están presentes en la lectura.
Son animales de carne y hueso, que no usan elementos mágicos como el ‘Gato con botas’, posiciones extravagantes, ni tienen la eterna sonrisa del Gato de Cheshire en ‘Alicia en el país de las maravillas’. Ninguno de estos elementos es usado por Camilleri, ya que su relación con ellos parte de la cotidianidad.
Razones para escribir
Camilleri tuvo dos motivos fundamentales para escribir sus relatos. El primero, porque ha “tenido la suerte de poder abrazar a Matilde y Andrea” sus bisnietas, a quienes dedica su libro.
El segundo es que le impresionaron los resultados de una encuesta realizada a niños romanos (entre 3 y 8 años) para averiguar si sabían cómo era un pollo. Respondieron mayoritariamente que “el pollo no existe en estado natural, sino que es un producto fabricado; es decir, que es artificial”. Y que se comercializan dos tipos distintos: “pollo crudo (para los más exigentes que quieren cocinar a su gusto) y pollo asado”.
Si estas respuestas le impresionaron, espere a leer lo que contestaron al preguntarles sobre el número de muslos y alas: “hubo quien dijo que tienen seis y quien juró que poseen ocho. Un solo niño sostuvo que el pollo tiene dos muslos, pero lo abrumaron con risas y burlas”.
La obra está ilustrada por Paolo Canevari, vecino de la infancia del autor. Juntos compartieron su niñez en la ladera del monte Amiata.
En el prólogo, Fernando Aramburu sostiene sobre los cuentos: “Más allá de los buenos ratos de lectura que nos pueden deparar, apelan directamente a nuestra conciencia, invitándonos a conocer más de cerca a los animales y a mirarlos con ojos distintos de los del depredador”.
Karla Jaramillo Puertas
 
 

in3minuti.it, 3.6.2019
Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe, di Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti, #oltrevigatacultura



Marzia Quattrocchi, Oltre Vigata
 
 

Siracusa News, 3.6.2019
"Il metodo Catalanotti"
Ciak, si gira: Montalbano a Siracusa con Luca Zingaretti e, forse, Andrea Camilleri
Troupe al lavoro nella zona della stazione di Siracusa, con il piazzale d'accesso transennato e off limits per gli occhi (e i cellulari) dei più curiosi. Poco lontano i grandi camion, attori, comparse e i copioni in una lunga fase di preparazione alle scene

Montalbano a Siracusa. Stamattina la troupe della famosa serie di Rai1 è in città per girare alcune scene delle nuove puntate di quello che ormai è il Commissario più famoso d’Italia, interpretato da Luca Zingaretti.
Troupe al lavoro nella zona della stazione di Siracusa, con il piazzale d’accesso transennato e off limits per gli occhi (e i cellulari) dei più curiosi. Poco lontano i grandi camion, attori, comparse e i copioni in una lunga fase di preparazione alle scene. Una toccata e fuga in città, dato che la troupe televisiva non si fermerà più di qualche ora (fino alle 19), ma quanto basta per rilanciare Siracusa sul piccolo schermo.
Le puntate dovrebbero far parte del romanzo di Camilleri “Il metodo Catalanotti”, pubblicato appena un anno fa. Questa volta l’indagine del commissario Montalbano non si apre con la solita telefonata di Catarella, ma con il vice Mimì Augello che, piombando a casa del commissario in piena notte, gli racconta di aver casualmente trovato un cadavere in un appartamento disabitato durante un suo incontro amoroso.
Quasi contemporaneamente viene ritrovato morto nel suo appartamento Carmelo Catalanotti, usuraio, regista teatrale, ideatore di un ingegnoso e traumatico metodo recitativo che mette in condizione l’attore di entrare in un personaggio lavorando sui propri segreti più oscuri e nascosti: delle vere e proprie sedute psicanalitiche fuori dall’ordinario in cui il regista fa leva sulla parte più oscura dell’animo dell’attore.
Sullo sfondo di violenze domestiche taciute e di sedute psicanalitiche “borderline” al fine della perfetta rappresentazione teatrale, Montalbano arriverà alla risoluzione del caso, un caso in cui drammaturgia e realtà si confondono, in cui i cadaveri possono scomparire come in una pantomima e in cui una giovane “picciotta” capo della scientifica farà innamorare il commissario, al tramonto della propria vita, con una passione e un desiderio che non provava da troppi anni e che, credeva, non sarebbe mai più riuscito a provare.
È probabile che il regista Alberto Sironi con Zingaretti, stiano girando la scena finale del libro, quando il Commissario Montalbano raggiunge alla stazione la collega della Scientifica per salutarla prima del trasferimento di lei. Il resto della storia la lasciamo al lettore…
Infine gira voce che proprio il “padre” di Montalbano, Andrea Camilleri, oggi possa essere a Siracusa in arrivo da Roma per assistere alle riprese della puntata e, domani pomeriggio, alle rappresentazioni classiche al Teatro Greco. Un ritorno per lui, dopo la performance da protagonista dello scorso anno con “Conversazioni su Tiresia”. [La voce è priva di ogni fondamento, NDCFC]
 
 

SiracusaOggi, 3.6.2019
Il Commissario Montalbano a Siracusa, alla stazione le riprese: le immagini del set

A Siracusa le riprese di alcune scene di una nuova puntata de “Il Commissario Montalbano”, la fortunata fiction basata sui romanzi di Andrea Camilleri. La troupe di Rai Uno, con l’attore Luca Zingaretti protagonista, sta girando in queste ore alla stazione ferroviaria di Siracusa, inaccessibile per il momento, transennata già dal piazzale esterno.
Secondo indiscrezioni, la puntata in questione è quella legata al romanzo “Il metodo Catalanotti”, pubblicato l’anno scorso. Vittima dell’omicidio della puntata, un registra teatrale usuraio. Si spiegherebbe la scelta della stazione ferroviaria, visto che proprio alla stazione si sviluppa l’ultimo momento del romanzo, con il saluto del commissario Montalbano (Luca Zingaretti) alla collega della Scientifica, in partenza.
Sul set il regista Sironi ed alcune comparse siracusane, convocate già alle 7.00 sul set. Le riprese si concluderanno oggi stesso. Nessuna traccia del papà del commissario Montalbano, Andrea Camilleri che – da quanto abbiamo raccolto sul posto – non è atteso.
Luca Zingaretti tornerà presto a Siracusa: è atteso al teatro greco lunedì 1 luglio, protagonista de “La Sirena”.
 
 

Giornale di Sicilia (ed. di Siracusa), 4.6.2019
Le riprese
Siracusa, bagno di folla per Montalbano nel piazzale della stazione

Il piazzale della stazione centrale e gli interni dello scalo ferroviario siracusano set per un giorno ieri di uno degli episodi della serie televisiva "Il Commissario Montalbano" scritto da Andrea Camilleri e diretto in regia da Alberto Sironi.
In scena per la puntata del "Metodo Catalanotti" che andrà in onda con la nuova serie il prossimo febbraio su Rai 1, c'era il protagonista Luca Zingaretti, diretto proprio da Sironi, insieme a cinquanta comparse siracusane che sono state scelte nei mesi scorsi dalla produzione. Oggi le ultime scene saranno girate ancora a Scicli.
Il piazzale della stazione centrale, così come la sala d'aspetto e la biglietteria, sono divenuti set per la scena del saluto del popolare commissario di Vigata, ad Antonia, la giovane capo della polizia scientifica, tra le interpreti del libro di Andrea Camilleri.
L'area è stata così transennata dalle prime ore di ieri, chiuso anche ai fans dell'attore romano, mentre nel perimetro interno della stazione hanno trovato posto i mezzi per la realizzazione delle scenografie e le attrezzature dei tecnici, fonici e costumisti, mentre le comparse sono state impegnate per ripassare le parti ed il copione. Le riprese sono proseguite fino alle 19 con l'ultima fase della partenza dell'autobus dal piazzale della stazione centrale che ha chiuso la scena. L'episodio si era aperto con il ritrovamento del cadavere nel suo appartamento di Carmelo Catalanotti, usuraio, regista teatrale, ideatore di un metodo recitativo che mette in condizione l'attore di entrare in un personaggio lavorando sui propri segreti, basandosi su sedute psicanalitiche.
Un'ulteriore "vetrina" per Siracusa che già in passato è stata scelta come set per episodi de "Il Commissario Montalbano". Altri luoghi di Montalbano sono anche in provincia dove più volte negli anni scorsi sono state effettuate le riprese della serie negli scenari più suggestivi di Noto, Pachino, Portopalo e del borgo marinaro di Marzamemi.
Vincenzo Corbino
 
 

RIFday, 4.6.2019
Adoro chi osa, odio chi usa. Andrea Camilleri
 
 

Giornale di Sicilia, 6.6.2019
Il nuovo libro tra tradizione e schemi spiazzanti
Camilleri ne inventa un'altra
Sangue e miti per Montalbano

Cliccare qui per l'articolo in pdf
Salvatore Lo Iacono
 
 

Giornale di Brescia, 6.6.2019
«Il cuoco dell'Alcyon» di Andrea Camilleri
Cine-Montalbano «spaesato»
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Claudio Baroni
 
 

La Repubblica - Il Venerdì, 6.6.2019
Andrea Camilleri: Caino sono
Mentre esce un nuovo Montalbano, lo scrittore si prepara a salire sul palco per interpretare il primo assassino della storia. E difenderlo. L'intervista sul Venerdì in edicola domani

Ha 93 anni, un libro in uscita, e si prepara a mettersi in scena come attore e autore. Andrea Camilleri è il protagonista della copertina del Venerdì in edicola domani 7 giugno con Repubblica. Nell'intervista a Marco Cicala lo scrittore parla di tutto: del Cuoco dell'Alcyon, il nuovo romanzo del commissario Montalbano (trentesimo della serie), appena sbarcato in libreria per Sellerio; dei criminali che ha conosciuto, «fondamentalmente degli imbecilli»; e del primo assassino della storia, Caino. Che però merita di essere capito e difeso: Camilleri ha deciso di vestire i suoi panni nel monologo – Autodifesa di Caino, appunto – che porterà il 15 luglio alle Terme di Caracalla. Ma perché il "contastorie" siciliano piace tanto, anche all'estero? Prova a spiegarlo un collega spagnolo, l'autore di Patria Fernando Aramburu, che dice di preferirlo addirittura a Sciascia. Ma per un motivo non del tutto letterario...
[...]
 
 

Aetnanet, 5.6.2019
Fiaba musicale di Camilleri / Betta eseguita dall' I.C. Falcone di Aci Castello e I. C. Petrarca di Catania

Mercoledi 5 Giugno presso piazza Castello di Acicastello, alle ore 18.45 l'orchestra dell'I.C. G. Falcone unitamente all'orchestra dell'I.C. F. Petrarca di Catania presenta "Magaria". Maestro arrangiatore e concertatore Giancarlo Scarvaglieri, voce recitante Filippo Velardita. L'opera teatrale nasce nel 2001 dal testo di Andrea Camilleri e dalle musiche di Marco Betta.
In Magaria (ossia "Magia") Camilleri immagina parole magiche che fanno scomparire e riapparire chi le pronuncia, la musica composta da Marco Betta, dall'altra parte, diventa una sorta di testo parallelo, un'ombra sonora della lettura, ciò che rimane nella mente quando i concetti si susseguono l'uno dietro l'altro come onde di pensieri. La parte narrativa si può sintetizzare come apparizione, incantesimo e magia, la parte sonora è rappresentata da linee immaginarie, di orizzonte, di cielo, di nuvole, tracce melodiche che delimitano il confine tra l'immaginazione della parola ed il suo divenire suono.
Una favola gustosa dai risvolti noir, arricchita da vari colpi di scena, dalla musicalità del dialetto siciliano e dal classico "e vissero felici e contenti".
Lo spettacolo verrà replicato presso il teatro Sangiorgi di Catania Venerdì 7 Giugno alle ore 17.15 e alle 19.00
giancarloscarva(at)gmail.com
 
 

La Repubblica - Il Venerdì, 7.6.2019



Copertina. Il buono il vecchio e il cattivo
Invito in scena con delitto
E che delitto: il primo della storia, l'uccisione di Abele. Andrea Camilleri torna sul palco nei panni di Caino. E fa uscire una nuova indagine Montalbano. «Criminali? Certo che ne ho conosciuti. Sono fondamentalmente stupidi»

Roma. Andrea Camilleri è nato nello stesso anno di Malcolm X, Bob Kennedy, Paul Newman, Pol Pot. Il prossimo 6 settembre compie 94 anni. Nel frattempo ha scritto un nuovo Montalbano, appena uscito da Sellerio, più un monologo di due ore e mezza, poi ridotte a una e mezza, sul mito di Caino, che interpreterà da solo sul palco delle Terme di Caracalla il 15 luglio. Se un infortunio domestico non l'avesse intralciato, a quest'ora non sarebbe qui davanti a me per l'intervista, ma probabilmente dal re di Svezia Carlo XVI Gustavo, che lo invita da tempo perché è fissato con Montalbano. Lui e la regina consorte Silvia hanno già visitato tutti i luoghi siciliani del Commissario. E il popolo svedese, a ruota. «Sono stati istituiti speciali voli charter Stoccolma-Comiso» mi comunica Camilleri. E aggiunge, fumando: «Se ce la faccio, prima o poi in Scandinavia ci vado».
Quest'ultimo Montalbano si intitola Il cuoco dell'Alcyon e l'Alcyon è una goletta dove un losco imprenditore orchestra strani traffici e festini con escort prima di finire accoppato.
Anche stavolta si è ispirato a qualche fatto di cronaca?
«Stavolta no. Il libro rielabora il soggetto di un film che si sarebbe dovuto fare con gli americani ma andò in fumo. Rimettendo mano alla storia, l'ho spinta un po' sopra le righe, ci ho infilato una vena parodistica».
Ormai Montalbano ha la pellaccia abbastanza dura da poter sopravvivere anche alla sua parodia.
«In questa indagine per la prima volta si traveste. Si tinge baffi e capelli e perfino Augello non lo riconosce, tanto che gli spara addosso. Però l'Alcyon, io l'ho visto davvero. Anni fa, passeggiavo con mia moglie lungo il molo del mio paese quando apparve una grande goletta, identica a quella di Agnelli. Un amico negoziante mi rivelò che il tre alberi si fermava a Porto Empedocle sempre per poche ore. Giusto il tempo di caricare a bordo viveri, whisky e ragazze. Doveva essere una di quelle bische galleggianti dove i miliardari se ne stanno a giocare in acque internazionali belli tranquilli. Nel romanzo immagino però che la barca venga utilizzata per oscuri summit».
Lei ha debuttato nel romanzo a 53 anni, era il 1978, con Il corso delle cose. Anche lì la trama ruotava intorno a un omicidio. Quasi tutta la sua traiettoria letteraria si snoda sotto il segno del delitto. Come ce e se lo spiega?
«A modo mio, mi sono sempre occupato del Male. Come lei sa, non sono scrittore di fantasia, parto sempre dalla realtà. E, quando ho cominciato con i romanzi, la realtà erano i morti di mafia, non si contavano più, non si parlava d'altro. A me questa cosa non andava giù».
In che senso?
«Nel senso che nei miei libri avrei voluto parlare anche d'altro. Così, in Il corso delle cose trovai una soluzione che in seguito non avrei più abbandonato. Accanto a quel macigno che è la mafia ho sempre cercato di mettere elementi di controcanto. Nel primo romanzo valorizzavo per esempio il senso dell'amicizia che c'è in Sicilia».
Mafioso o no, mi racconti un fattaccio siciliano che segnò l'immaginario del giovane Camilleri.
«Uuuh... Ce n'è un'infinità».
Ne scelga uno.
«A metà degli anni Cinquanta c'erano ad Avola due fratelli contadini che si odiavano a morte da sempre, per il possesso della terra. "La terra significa guerra" dice il proverbio. Beh, un giorno uno dei due sparisce. Nella stalla del fratello trovano tracce di sangue. I carabinieri raccolgono altre prove. Fino a decidere che l'omicidio è stato compiuto a pietrate e il corpo fatto sparire. La gente è inorridita. Sulla spinta dell'emozione, la Corte d'Assise condanna il contadino all'ergastolo».
Anche in assenza di cadavere.
«Proprio così. Il morto non si trova. Però qualche tempo dopo, in un paesino a una cinquantina di chilometri, un commissario di Pubblica Sicurezza riceve una mezza soffiata e si mette a battere un'altra pista. Indaga e scopre che nessuno è stato assassinato. Il contadino scomparso si è nascosto: aveva architettato una messinscena perfetta per mandare l'odiato fratello a marcire tutta la vita in galera».
A confronto. Caino e Abele erano due paciocconi. Ma ci arriveremo. Prima volevo chiederle se sul Camilleri giallista abbiano inciso, oltre alle letture, anche esperienze personali. Ed eventualmente quali.
«Non le ho mai raccontato di quando mi trovai in mezzo a quella strage di mafia?».
A me no.
«Ebbene, quando tornavo a Porto Empedocle andavo a farmi un whisky in un certo bar. Il proprietario era un tipo simpatico. Esordiva sempre dicendo: "Dottor Camilleri, il primo giro è offerto". Una sera di settembre aveva appena smesso di piovere e la gente era scesa tutta in strada. C'era un'atmosfera di festa. Andai al solito bar, ma lo trovai chiuso. Dopo un lungo giro, mi infilai nell'ultimo caffè del paese. Tra la folla, di spalle, c'era un uomo appoggiato al bancone. Quando ordinai il mio whisky il tizio si voltò e mi disse: "Lei stasera mi tradisce". Era il padrone del bar dove andavo di solito. Gli risposi: "Casomai è lei che tradisce sé stesso". Lui rise e mi disse: "Posso avere l'onore di averla al mio tavolo fuori? Vorrei presentarle mio padre e un amico". Mi precedette. Mentre mi apprestavo a seguirlo col whisky in mano tutte le bottiglie dietro al bancone esplosero. Il rumore era quello inconfondibile delle mitragliette. Un rumore osceno. Assomiglia a quello di certi cagnetti arrabbiati quando si mettono ad abbaiare».
Porto Empedocle come Chicago.
«Un massacro. Più che di paura, la mia reazione fu di rabbia. Chiesi al barista una pistola, volevo sparare. Lui mi disse: "Stasse calatu", stia giù. Mi abbassai, ma non più di tanto, perché c'era sangue dappertutto e non volevo sporcarmi il vestito. Alla fine, sei morti. E il bersaglio sa chi era?».
No, ma un sospetto ce l'ho.
«Il barista che mi aveva invitato al suo tavolo. Lui, suo padre e il guardaspalle erano mafiosi di pura razza. Ma io che tornavo in paese per tre giorni l'anno che potevo saperne? Era il momento nel quale i giovani, i cosiddetti stiddari, cercavano di sostituirsi alla vecchia mafia».
Di assassini ne avrà conosciuti.
«Questa domanda mi mette a disagio. Assassini... che dirle? Sono cresciuto assieme a un grosso mafioso che sarebbe stato condannato all'ergastolo. Ma come faccio a definirlo "assassino"? Me lo ricordo bambino... Giovanni era figlio di contadini, io di un proprietario terriero, andavamo a scuola, giocavamo assieme... Un giorno mio padre mi disse: "È sulla mala strada, cerca di non frequentarlo". Eppure con me continuava a essere affettuoso, quando arrivavo a Porto Empedocle da Roma mi faceva sempre trovare la ricotta fresca... Assassino? Sa, i rapporti mutano... Giovanni tentò di sfuggire alla morte scappandosene in Canada. Gli chiesi: perché te ne vai? E lui - sempre elegante, un bel ragazzo - rispose: "Nenè, parto perché questo Paese è diventato ingovernabile". S'era messo a parlare come un prefetto!».
Perché Camilleri torna a teatro?
«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro».
L'anno scorso il monologo sul greco Tiresia, adesso sul biblico Caino, il prototipo di tutti gli omicidi, un po' il patrono di voi giallisti. Lei lo riabilita.
«Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato».
Che dicono?
«Per esempio che né lui né Abele sarebbero figli di Adamo ed'Eva».
E di chi allora?
«Abele dell'unione tra la donna e un arcangelo, Caino di quella tra lei e un demonio. Se ne ricava che l'infedeltà coniugale nacque contestualmente alla prima e unica coppia del mondo».
Vatti a fidare.
«Non solo. In alcune di quelle antiche narrazioni lo scontro tra i due fratelli ne rovescia in qualche modo le posizioni rispetto al testo biblico. Quando vengono alle mani, Abele, che è il più grosso, sta per sopraffare Caino che per la prima volta nella storia dell'umanità legge negli occhi del fratello l'intenzione di uccidere».
Poi però avviene un ribaltamento.
«Sì, ma uccidendo Abele, è come se Caino dicesse: se l'avessi lasciato fare sarebbe stato lui e non io il primo assassino dell'umanità».
Facendolo fuori lo salva dall'empietà dell'omicidio.
«E lascia aperto un dubbio: forse non ero io quello condannato al Male in quanto figlio del demonio e lui quello destinato al Bene perché generato da un angelo. Viene fuori così la visione di un Male che non è legato alle nostre origini come una maledizione, ma è una nostra scelta».
Pure Caino è stato un grande incompreso. Il processo va rifatto.
«C'è tutta una parte del mito che è affascinante, ma totalmente ignorata. È quella del Caino fondatore di città, inventore dei pesi e delle misure, della lavorazione del ferro... Ma soprattutto quella di Caino inventore della musica. Il Caino che dice: "Ecco io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l'avere inventato la musica è valso più di ogni sincero pentimento"».
Però una volta lei ha detto: «Sono convinto che gli assassini e in genere i delinquenti siano sostanzialmente degli imbecilli». Ribadisce?
«Assolutamente. Chi crede al delitto perfetto che cos'è se non un imbecille? Una minima cretinata lo tradirà. E del resto a che cosa porta il delitto? A nulla. Hai solo momentaneamente eliminato un ostacolo. A meno di non adottare il principio staliniano secondo il quale ogni uomo è un problema ed eliminato lui, eliminato il problema. Era un'idea a suo modo visionaria (risata). Solo che comporta morti a milioni».
Da regista, lei ha lasciato il teatro negli anni 70. Che effetto le fa tornarci adesso da attore?
«Sono in tensione, ma relativa. È tale e tanto l'afflusso dell'adrenalina che non soffro più né il caldo né il freddo».
Ho letto che Strehler non apprezzava granché le sue regie.
«Non le apprezzava per niente. Che vuole, non ci prendevamo...».
Con chi altri non s'è mai preso?
«Con Cesare Garboli. Dei miei versi scrisse: "Le poesie di Camilleri non resistono a una seconda lettura". Alé!».
Torniamo a Montalbano. Quest'anno il commissario compie un quarto di secolo. Ma è vero che l'autentico modello del personaggio fu un suo parente?
«Allude a Carmelo Camilleri, il cugino di mio padre?».
Lui. Chi era?
«Un commissario della questura di Milano. Capo della squadra politica. Fascista brutale. Ma la sua vita cambiò il 12 aprile del '28, quando durante una visita di Re Vittorio Emanuele III scoppiò una bomba che fece venti morti. Negli ambienti anarchici e comunisti vennero arrestate sei persone e condannate a morte. Però, indagando, mio "zio" scoprì che all'origine dell'attentato c'erano faide tra fascisti. E da ligio funzionario mandò il rapporto ai suoi superiori che lo trasmisero a Mussolini. Il quale, dopo averlo letto, scrisse a margine: "Liquidate Camilleri", siglando il documento con la famosa Emme puntata. Carmelo Camilleri fu costretto a dimettersi dalla polizia, ma riuscì a far arrivare in Francia la sua relazione con gli atti probatori, che vennero pubblicati dal giornale comunista L'Humanité. Grazie al movimento d'opinione che ne scaturì la pena di morte fu commutata in ergastolo».
Il whistleblower del Ventennio.
«Sì, ma le autorità fasciste scoprirono subito che la fuga di documenti era partita da lui. Fu arrestato e spedito al confino. Lì conobbe dissidenti comunisti come Umberto Terracini. Scontata la pena tornò a casa, però nessuno voleva dargli lavoro e si ridusse a vendere sputacchiere. Dopo la Liberazione fu riabilitato. Sì, almeno inconsciamente, è stato lui il modello di Montalbano».
A 93 anni di che cosa ha paura?
«Mi prenderà per vanitoso, e non è escluso che io lo sia, ma mi crede se le dico che in vita mia non ho mai avuto paura di niente?».
E certo.
«Mi correggo. Di un solo tipo umano ho sempre avuto paura: 'o fesso. Come diceva Eduardo. Mi terrorizza l'ignorante supponente che ha solo certezze. Io scrivo libri perché sono un cultore del dubbio».
Però qualche anno fa confessò che essere diventato un romanziere di successo le aveva tolto la felicità originaria della scrittura. "Era un piacere, adesso è un lavoro" disse. E oggi che le sue storie è costretto a dettarle perché la vista le è volata via, come si sente?
«All'epoca attraversavo una fase di logoramento. Mi crede se le dico che invece oggi mi sento di nuovo felice?».
E certo.
Marco Cicala


Il commento
Meglio lui di Sciascia e vi spiego il perché

Non conosco Camilleri di persona, però una volta mi trovavo in un albergo di Cosenza e alla tv passava una sua intervista. Ascoltandola mi sono detto: caspita, capisco quasi tutto, forse sto iniziando a imparare l'italiano. Dopo però ho scoperto che se lo capivo era perché Camilleri stava parlando in siciliano, che ha molte parole perfettamente comprensibili in spagnolo. Tipo travagghiari, lavorare, in castigliano trabajar.
Sono arrivato ai libri di Andrea Camilleri perché vivo in Germania, dove lui è un idolo. Mi incuriosiva anche il fatto che per il nome del commissario Montalbano si fosse ispirato a Manuel Vàzquez Montalbàn, autore che ho amato molto, e che era un vecchio comunista critico: come, mi dicono, lo stesso Camilleri. Però, confesso: non sono un grande lettore di gialli. Li trovo ripetitivi. Con il loro schema "problema-indagine-risoluzione" un po' mi annoiano. Mi piacciono soltanto quegli elementi collaterali che non sono immediatamente utili alla trama: le atmosfere, il modo di vestire - magari un po' sciatto - del protagonista, i suoi problemi con le donne o il suo rapporto col cibo... E nei polizieschi di Camilleri tutti questi dettagli assumono grande forza di attrazione, più che in altri giallisti.
Certo in traduzione la strana lingua, lo strano siciliano reinventato da Camilleri, si perde. Ma come lettore ti identifichi comunque in Montalbano perché ti dimentichi che è un commissario. In lui vedi soprattutto un uomo dal forte senso della giustizia, uno che ama la tavola, la solitudine, e può avere un caratteraccio. E poi c'è il fatto che la città di Vigata non esiste nella realtà: è una buona scelta, perché universalizza quelle storie, in modo che i libri possano essere capiti anche da chi non conosce la storia o la politica italiane.
Ciò detto, il libro di Camilleri che ho amato di più non è un Montalbano. È quello che in italiano si intitola I tacchini non ringraziano (pubblicato in Italia da Salani, ndr) e nella versione spagnola, per cui ho scritto una prefazione, La liebre que se burlò de nosotros. È una raccolta di storie di animali, che lui ha scritto per le sue nipotine. Sono storie curiosissime, perché lui parla degli animali da pari a pari; non come creature da favola, non come simboli, ma come esseri reali: il cane, il pappagallo, il gatto, il maiale. A loro Camilleri riserva quello stesso misto di umorismo, critica sociale e tenerezza che usa nei romanzi più importanti. Per 24 anni, insegnando nelle scuole, ho cercato di rivolgermi ai bambini nello stesso modo.
Credo che Camilleri faccia letteratura popolare nel senso più nobile della parola. È ameno, e divertente senza diventare mai frivolo: leggendolo hai l'impressione di stargli accanto, a casa sua. Ma lo amo anche per un'altra ragione. È perché riesco a pronunciarne il cognome senza difficoltà. L'anno scorso ero andato a ritirare un premio in Sicilia, a Santa Margherita di Belice. Dovevo tenere un discorso in piazza. Ebbene, ho passato le cinque ore precedenti ad allenarmi, a ripetere «Scia-scia», «Scia-scia», «Scia-scia»... Un incubo.
Fernando Aramburu
testo raccolto da Marco Cicala



25, 30, 50 Terno secco sulla ruota di Vigàta

A voler dare i numeri, ce ne sono almeno tre che accompagnano il nuovo libro di Andrea Camilleri (Il cuoco dell'Alcyon, pp. 251, euro 14). Il primo è il 25: sono passati infatti venticinque anni da quel 1994 in cui Montalbano faceva il suo debutto, nel romanzo La forma dell'acqua. Da allora le avventure del commissario hanno venduto circa 25 - riecco il numero - milioni di copie solo in Italia: senza contare le lingue in cui è stato tradotto, dal giapponese al gaelico. Con Il cuoco dell'Alcyon, in cui gli sbirri di Vigata incappano in un intrigo internazionale, con tanto di travestimenti e coinvolgimento dell'Fbi, diventano 30 i libri di Montalbano pubblicati da Sellerio nella collana La memoria, quella degli amatissimi volumetti blu. Terzo numero: nel 2019 la casa editrice palermitana festeggia i 50 anni dalla fondazione. Se ne parlerà domani 8 giugno proprio a Palermo, nella rassegna Una marina di libri che si tiene fino a domenica nel lussureggiante Orto botanico. Occasione anche per ricordare, a 30 anni dalla morte, Leonardo Sciascia, che della Sellerio fu a lungo nume tutelare.
(M.Gr.)
 
 

La Repubblica - Robinson, 8.6.2019
Noi lettori Montalbani siamo. Sempre

Montalbaniani siamo: parafrasando la frase simbolo del personaggio, dobbiamo riconoscere ancora una volta il fascino inarrivabile che il commissario di Andrea Camilleri esercita su noi lettori italiani. Un amore che non conosce soste, come dimostra Il cuoco dell'Alcyon, avventura numero trenta del nostro eroe, pubblicata 25 anni dopo La forma dell'acqua, che balza dritta al primo posto. Guardando la data d'uscita del libro, il 30 maggio, e l'intervallo di questa classifica (dal 27 maggio al 2 giugno), si nota che gli sono bastati quattro giorni per sbaragliare la concorrenza.
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

MUST Musco Teatro, 8.6.2019
E' PRONTA LA NUOVA STAGIONE 2019/2020 al #MustMuscoTeatro

Otto spettacoli dal Comico al Contemporaneo con nomi di eccellenza.
#Carpetheater, cogli il Teatro e godine. Formule di abbonamento a partire da €. 40,00. Info 095 2289426. Botteghino aperto lun-sab ore 10,30-13/16-20 #teatro #divertimento #riflessione #qualità
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.6.2019
Catania, il Musco di Catania riparte con due testi di Camilleri

Otto spettacoli suddivisi in due sezioni e numerose iniziative collaterali segnano la nuova stagione 2019/20 targata Must Teatro Musco di Catania, che quest’anno porta un titolo “tanto originale quanto realistico: Carpe Theater, cogli l’attimo, fallo tuo e cambia prospettiva”, sottolinea Giuseppe Dipasquale, direttore artistico e anima del glorioso teatro. La nuova stagione artistica di questo piccolo gioiello ubicato nel cuore della città “mette insieme la storia del teatro nella sua proiezione per il futuro con musica, prosa, comico, tragico, farsa e grottesco, divertimento e acuta riflessione sulla letteratura e sull’arte per offrire allo spettatore/fruitore un prodotto completo”, sottolinea ancora Di Pasquale.
La programmazione prevede un repertorio comico da un lato e contemporaneo e dall’altro prova a spingere il pubblico a riflettere su temi forti e di rilevanza sociale, attraverso una forma popolare non corriva e abusata, affidata ad attori che avranno il compito di narrare i fatti e i misfatti dell’umanità.
Per la sezione Must comico le scene si apriranno il 25 ottobre (fino al 27) con Troppu trafficu ppi Carrubba, spin off da Troppu trafficu ppi nenti di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale che firma anche la regia, con Valerio Santi e Francesco Russo.
[...]
Per la sezione Must contemporanea Valeria Contadino sarà in scena a gennaio (dal 10 al 12) con Donna a tre punte di Andrea Camilleri, firma la regia Giuseppe Dipasquale.
[...]
A grande richiesta, a dicembre, in data da confermare, torna La creatura del desiderio, di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale con David Coco e Valeria Contadino.
[...]
Nunzia Scalzo
 
 

Sicilia & Donna, 8.6.2019
Must Musco Teatro: ecco i titoli della nuova stagione

Carpe theater, ossia cogli il teatro, fallo tuo è il titolo della stagione teatrale 2019/2020 del Must Musco Teatro di Catania che propone otto titoli suddivisi per due sezioni: una articolata su un repertorio contemporaneo come Ibsen, Camilleri, Salce e Reali, e l’altra dichiaratamente comica.
“L’attimo del teatro – spiega Giuseppe Dipasquale che gestisce il teatro – è un momento da cogliere nella sua essenza, nella sua fondamentale importanza”.
Per la sezione contemporanea
[...]
La donna a tre punte da Andrea Camilleri, per la regia di Giuseppe Dipasquale, con Valeria Contadino (10/11/12 gennaio 2020)
[...]
Per la sezione comica
Troppu trafficu ppi carrubba spin off da Troppu trafficu ppi nenti di Giuseppe Dipasquale che ne è anche regista, con Mimmo Mignemi, Valerio Santi e Francesco Russo (25/26/27 ottobre 2019)
[...]
Saranno proposti per le scuole due spettacoli delle stagioni passate:
La creatura del desiderio, di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, dall’omonimo racconto di Andrea Camilleri edito da Skira con David Coco, Valeria Contadino, Leonardo Marino e Antonella Scornavacca, con musiche di Matteo Musumeci.
 
 

Globalist, 8.6.2019
Mario Incudine: “Modugno è stato il grande innovatore della canzone italiana”
Il folk singer e teatrante parla del cantante, di Sicilia e di Camilleri in occasione di “Da sud a sud”, spettacolo sui brani di Modugno con la regia di Ovadia e Cutino

[...]
Lei ha collaborato con Andrea Camilleri, l’inventore di una lingua “neo siciliana”. Come giudica questo aspetto della produzione del padre di Montalbano?
È un’operazione culturale raffinatissima. Camilleri ha creato un nuovo codice di comunicazione, mettendo insieme frammenti e memorie di tutti i dialetti, diversissimi, che si parlano in Sicilia, soprattutto in quella meridionale, da Ragusa a Trapani. Una lingua letteraria eppure reale. Oggi anche a Trieste si usa il termine “scassare i cabasisi”, taliare è compreso ovunque. Vede? La lingua, la cultura non sono organismi imbalsamati, tutto cambia e tutto si stratifica. Quello che non tollero, invece, è il tradimento dello spirito di un popolo. Non si può aggiungere a Vitti Na Crozza uno stupido ritornello. Si tratta di una canzone tragica. Il morto senza tocchi di campana è un minatore, e i minatori nemmeno avevano diritto, quando morivano, al funerale cristiano. Un'altra strofa parla del sentimento doloroso degli anni che passano, un'altra dello strazio di lasciare il proprio paese. Trallallero non c’entra niente, è con sciocchezze simili che si danneggiano le radici.
[...]
Marco Buttafuoco
 
 

Gazzetta di Parma, 9.6.2019
Andrea Camilleri
Un'«Iliade di guai» per Montalbano
Cliccare qui per l'articolo in pdf
La serie del celebre commissario compie 25 anni con «Il cuoco dell'Alcyon», quasi una storia di spie
Elissa Piccinini
 
 

Il Giornale, 9.6.2019
La classifica? Siciliana diventata è

Finalmente irrompe in classifica qualcuno che fa dei numeri da vero bestsellerista, ovvero è capace di saltare come si deve l'asticella delle diecimila copie. A dare una bella scossa alla classifica è sempre lui, il decano dei giallisti italiani... Avete già indovinato vero? Sì è lui, Andrea Camilleri, che con Il cuoco dell'Alcyon (Sellerio) arriva d'un balzo a 19mila e centocinquantanove copie. Ovviamente è la nuova avventura del commissario Montalbano e quando «il Sommo», come lo chiamano i suoi fan, scodella un giallo ambientato a Vigata la classifica trema.
Il risultato della nuova marcia trionfale di Camilleri, in questo caso, è che abbiamo un vertice della classifica tutto agli aromi della Trinacria.
[...]
Matteo Sacchi
 
 

in3minuti.it, 9.6.2019
"Il cuoco dell’Alcyon" di Andrea Camilleri #oltrevigatacultura



Gerlando Verruso, Oltre Vigata
 
 

Sololibri.net, 10.6.2019
Classifica libri settimanale: gli italiani amano Montalbano
Nella classifica libri settimanale di oggi al primo posto troviamo Camilleri con Il cuoco dell'Alcyon, una nuova indagine per Montalbano.

Eccoci pronti con la classifica libri settimanale con il nostro consueto appuntamento del lunedì mattina. Grazie ai dati raccolti da LaFeltrinelli nel suo Top 100 Libri - Classifica dei libri più Venduti analizzeremo insieme le prime dieci posizioni della classifica per scoprire quali sono i libri più acquistati dagli italiani nella settimana scorsa.
Possiamo già spifferarvi che nella classifica di oggi il primo posto è occupato da Camilleri. Il nuovo romanzo che racconta un’altra indagine del commissario più amato d’Italia, Montalbano, è il libro più acquistato della settimana scorsa.
[...]
Classifica libri settimanale. Torna il commissario più amato d’Italia: Montalbano
1. Al primo posto in classifica troviamo Il cuoco dell’Alcyon, il nuovo romanzo di Andrea Camilleri edito da Sellerio. Non stupisce che la nuova indagine del commissario più amato in Italia conquisti la prima posizione e sia il libro più acquistato della settimana. Si tratta di un giallo d’azione, quasi una spy story dove si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale. Lo stesso Montalbano vi stupirà, lasciandovi più volte increduli...
[...]
Serena Di Battista
 
 

Radio Capital - Circo Massimo, 12.6.2019
Andrea Camilleri
Cliccare qui per ascoltare l'estratto della puntata



Commentiamo i fatti del giorno con il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. Andrea Camilleri ci ha aperto le porte di casa sua e ci ha parlato di Montalbano, del suo spettacolo teatrale su Caino, di Salvini, della Svizzera, della morte, del giorno del suo matrimonio.
 
 

Repubblica Tv, 12.6.2019
La versione di Camilleri: "Salvini con il rosario mi dà un senso di vomito, 5S politicamente nessuno. Nel Pd non vedo idee"

A quasi 94 anni, Andrea Camilleri ha l'entusiasmo di un ragazzino per i suoi progetti personali, che spaziano dalla letteratura al teatro, ma non risparmia severe critiche alla classe politica italiana e non nasconde un pessimismo generale: "Il Paese sta peggiorando in tutto", dice lo scrittore a Circo Massimo, su Radio Capital, "e la politica dà un cattivissimo esempio". A partire dal vicepremier Salvini: "Non credo in Dio, ma vederlo impugnare il rosario dà un senso di vomito. Fa parte della sua volgarità". Il papà di Montalbano non risparmia critiche al Movimento 5 Stelle ("Dal punto di vista politico sono nessuno, mai avrei pensato che avrebbero fatto come i vecchi partiti sul processo a Salvini") e al Pd ("La rinascita non nasce come un fungo: è preparata da anni di paziente lavoro. E io non vedo un'idea di rinascita").
A Camilleri ha risposto Salvini in una diretta Facebook: "Scrivi che ti passa, io continuo a lavorare e, nel mio piccolo, a credere. Camilleri - ha aggiunto il vicepremier - dice che lo faccio vomitare perché impugno il rosario? Mi dispiace perché io adoro Montalbano. Non pensavo che un rosario, parlare di Maria, di padre Pio o San Francesco potesse far vomitare o fosse sintomo di volgarità".
Nel tardo pomeriggio, la precisazione di Andrea Camilleri. "Nell'intervista a Radio Capital non mi sono mai sognato di dire che Salvini mi fa vomitare, ho detto che mi fa vomitare il gesto da lui compiuto di usare i simboli religiosi a scopo politico".

Camilleri: "Sono felice. Non ho paura di morire. Il ricordo più bello? Il giorno del mio matrimonio"

Arrivato alla soglia dei 94 anni, Andrea Camilleri è sereno: "Non ho paura di niente, neanche della morte", racconta a Circo Massimo, su Radio Capital, lo scrittore cult in libreria con 'Il cuoco dell'Alcyon' (Sellerio), trentesimo volume della saga del commissario Montalbano. "Non ho rimpianti - assicura -. Ho avuto una vita fortunata". Il ricordo più bello? Non ha dubbi: "Il giorno in cui mi sono sposato. Fu il giorno più allegro della mia vita, con incidenti incredibili".

Montalbano, Camilleri: "Rapporto amore-odio col commissario, sto già scrivendo il prossimo"

Andrea Camilleri ha appena pubblicato "Il cuoco dell'Alcyon" (Sellerio), il trentesimo romanzo con protagonista Montalbano: "Ho avuto l'idea qualche anno fa, quando vidi una strana barca nel porto di Porto Empedocle", racconta lo scrittore a Circo Massimo, su Radio Capital, "è un libro nato da un soggetto cinematrografico, per questo è un po' americano". Con il commissario, Camilleri dice di avere un rapporto di amore e odio: "Lo amo perché m'ha portato il successo, lo odio perché in realtà mi ricatta". E in cantiere c'è già il volume numero trentuno: "È già in cottura", rivela, "È la storia di due fratelli che si odiano e uno escogita un modo spaventoso per vendicarsi".

Intervista di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto
 
 

LaPresse / Corriere Tv, 12.6.2019
Salvini risponde a Camilleri: "Faccio vomitare? Scrivi che ti passa"
Il vicepremier leghista dai tetti del Viminale in una diretta Facebook

"Andrea Camilleri ha detto che gli faccio vomitare: mi spiace perché il commissario Montalbano mi piace, i suoi libri mi piacciono". Così Matteo Salvini dai tetti del Viminale in una diretta Facebook: "Camilleri, scrivi che ti passa, che ti devo dire. Io continuo a fare, lavorare e nel mio piccolo a credere", conclude il vicepremier leghista.
 
 

Il Giornale, 12.6.2019
Camilleri, insulti choc in radio: "Salvini mi dà un senso di vomito"
Lo scrittore: "Vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito". Ma il leghista lo zittisce: "Scrivi che ti passa"

Un'aggressione a testa bassa, infarcito di insulti senza precedenti. Andrea Camilleri sceglie i microfoni di Radio Capital per attaccare, con violenza inaudita, il ministro dell'Interno Matteo Salvini.
Lo fa rimettendo al centro del dibattito l'uso del rosario i campagna elettorale. "Non credo in Dio - spiega lo scrittore - ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito". Un'invettiva verbale che, però, non sembra scalfire il leader leghista che, durante una diretta su Facebook, replica con il sorriso sulla bocca: "Scrivi che ti passa...".
"Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito". Intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a Circo Massimo, su Radio Capital, Camilleri usa parole durissime per insultare Salvini e denigrare la sua scelta di affidare al rosario la passata campagna elettorale per le europee. "È chiaro che tutto questo è strumentale - tuona lo scrittore agrigentino - fa parte della sua volgarità". Quindi, passa a strumentalizzare papa Francesco. "Lui, che sa quello che fa, non impugna il rosario, non ne ha bisogno, sa che offenderebbe profondamente i santi". "Più passano i giorni - incalza poi - più gli interventi di papa Francesco si fanno incisivi e precisi. È l'unico grosso uomo politico che esista oggi al mondo. Certo non è paragonabile a Trump...".
L'attacco del padre del commissario Montalbano non è passato inosservato. "Andrea Camilleri ha detto che lo faccio vomitare, mi spiace perché amo il commissario Montalbano", ribatte Salvini nel corso di una diretta facebook (guarda il video). "Camilleri, scrivi che ti passa - lo esorta poi - io continuo a fare il mio e nel mio piccolo a credere...".
Sergio Rame
 
 

Il Primato Nazionale, 12.6.2019
Camilleri: “Salvini dà un senso di vomito”. La replica: “Scrivi che ti passa”

Roma – Secondo Repubblica è semplicemente “la versione di Camilleri”, il vegliardo padre di Montalbano che non si può criticare, solo apprezzare per l’alto livello delle disamine e per “l’entusiasmo di un ragazzino per i suoi progetti personali”. Per noi è invece uno scrittore di romanzi che spesso e volentieri spara fesserie, con toni livorosi e arroganti. L’aulico linguaggio, Camilleri, lo sfodera ogniqualvolta si tratta di stroncare i politici che non gli piacciono (tutti quelli non di sinistra).
Da tipico intellettò antifascista non ha perso dunque occasione per tuonare di nuovo contro il vicepremier Matteo Salvini: “Il Paese sta peggiorando in tutto“, ha sentenziato l’autore siciliano alla trasmissione Circo Massimo, su Radio Capital, “e la politica dà un cattivissimo esempio”. Camilleri si riferisce in particolare al leader della Lega: “Non credo in Dio, ma vederlo impugnare il rosario dà un senso di vomito. Fa parte della sua volgarità“. Non c’è che dire, una frase raffinatissima per bollare come volgare il ministro dell’Interno, il quale ha puntualmente replicato: “Scrivi che ti passa, io continuo a lavorare e, nel mio piccolo, a credere. Camilleri – ha dichiarato Salvini in una diretta video su Facebook – dice che lo faccio vomitare perché impugno il rosario? Mi dispiace perché io adoro Montalbano. Non pensavo che un rosario, parlare di Maria, di padre Pio o San Francesco potesse far vomitare o fosse sintomo di volgarità”.
A suon di spocchia
Camilleri d’altronde è sempre sul pezzo quando si tratta di attaccare Salvini. In una lunga intervista a Repubblica, la scorsa estate se ne uscì così: “Intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini”. Ovviamente lo scrittore siciliano colse l’occasione per etichettare come barbaro il popolo italiano, sostenendo che il consenso attorno a Salvini “fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto. Prima di tutto il razzismo”. Sotto sotto, gratta gratta, secondo la solita versione del Camilleri di turno, c’è sempre una plebaglia razzista che volta le spalle agli illuminati pensatori di sinistra. Scrivono, ma non sembra proprio passargli questa spocchia nauseante.
Alessandro Della Guglia
 
 

Agrigento Notizie, 12.6.2019
Botta e risposta tra Salvini e Camilleri, Firetto: "Maestro sei la storia"
Lo scrittore empedoclino non ha gradito la propaganda elettorale del leader della Lega. A difesa del "padre di Montalbano" è intervenuto il sindaco

Botta e risposta, a distanza, tra lo scrittore empedoclino, Andrea Camilleri e Matteo Salvini. Camilleri, “padre di Montalbano”, ha parlato ai microfoni di Radio Capital. “Vederlo impugnare il rosario dà un senso di vomito”. Queste le parole di Camilleri. Pronta la risposta di Salvini, che non ha gradito la critica dello scrittore. "Scrivi Camilleri, scrivi che ti passa...". Queste le parole del leader della Lega.
A prendere le parti di Montalbano, è stato il sindaco della città, Calogero Firetto. Il primo cittadino di Agrigento, amico dello scrittore, non ha avuto dubbi ed ha preso le parti dell’empedoclino.
"Maestro Camilleri scriverai ancora e ancora, tutte le mattine, come tua abitudine. Non ti passerà nulla - ha fatto sapere Firetto - scrivendo, perché non hai nulla da farti passare. Passerà qualcosa o qualcuno, semmai, per questo le senti sparare grosse senza il rispetto che si deve a un grande scrittore, a un giovanotto ultranovantenne della Marina di Girgenti. Tu sei già nella storia e nella letteratura. Per sempre".
 
 

Libreriamo, 12.6.2019
Maurizio de Giovanni dice addio al Commissario Ricciardi
Attraverso un post su Facebook Maurizio de Giovanni saluta per sempre l'amatissimo detective napoletano protagonista dei suoi romanzi

[...]
Lo scrittore aveva affermato di non voler diventare un giallista seriale come Andrea Camilleri («di Andrea Camilleri ce n’è uno solo!»).
[...]
 
 

Riservato, 13.6.2019
La lezione di Camilleri

Qualche settimana fa, ho seguito con attenzione e profondo interesse l’intervista di Domenico Iannacone a Camilleri, in una puntata di “Che ci faccio qui”. Mi ha colpito la prontezza e l’analisi lucida e devastante di questo uomo di 94 anni che vive la sua vita tra il buio della cecità e i colori della sua meravigliosa umanità e fantasia. È stato commovente, lo è stato fino al silenzio finale, quei pochi secondi faccia a faccia con Domenico, che mi sono rimasti ben impressi nella mente. Ieri, lo scrittore ha espresso il pensiero che è di tutti gli italiani orfani di una politica seria e dignitosa, lo ha fatto a ‘Circo Massimo’, su Radio Capital: “Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito. Fa parte della sua volgarità”. Il buon Matteo non ha perso l’occasione e, tra gabbiani che gli volavano intorno e filastrocche ossessive sui morti in mare e i tagli (quali?) delle tasse, ha detto: “Camilleri, scrivi che ti passa”. Lo ha fatto con arroganza, con disprezzo, con il solito piglio da bambino viziato, ma la cosa che mi stupisce, non è il suo rivolgersi ad un uomo di cultura e immensamente più intelligente di lui in questi termini, bensì gli insulti a Camilleri da parte dei seguaci legaioli rintronati. In cosa Andrea Camilleri è radical chic? Ha espresso una sua opinione come tante ne ha espresse Salvini con toni anche più esasperati. Alla sua età, Camilleri non ha secondi fini, se dice qualcosa è perché sente il bisogno di dirlo. Se la Cuccarini, la Pavone, Jerry Calà, Albano, Umberto Smaila, attori e personaggetti vari, si atteggiano, osannati e premiati in tv, da “maître à penser” giallo-verdi, non vedo perché Camilleri diventi un “tuttologo” presuntuoso solo perché non stima, da un punto di vista umano e politico, l’attuale maggioranza di governo. È inutile negarlo, ormai è scontro tra cultura e analfabetismo, intelligenza e furberia, morigeratezza e spregiudicatezza.
Inutile dire da che parte sto, così come è inutile dire, ahimé, a chi giova questo scontro frontale. Giova, ma solo per il momento. Andrea Camilleri è un grande uomo, un grande scrittore, un grande pensatore. Uno degli intellettuali italiani più fecondi ed intelligenti.
L’altro è uno che presto sparirà, senza lasciare traccia. Mi meraviglio anche di quella parte di gente che oggi si sveglia e urla allo scandalo. ‘Il risveglio da incubo, è da ipocriti, di chi l’ha pasturata allegramente per decenni, partecipando alla mangiatoia della Cultura (editoria, informazione, spettacoli) utilizzata come centro per l’impiego di riconoscenti, e che ora scopre l’ignoranza dei Salvini.’ Andrea Camilleri non ha fatto altro che ribadire un concetto che da decenni si ripropone continuamente e che serve da armatura e scudo a chi insegue il potere.
“Ho visto brandire il crocifisso, come se fosse una spada, da persone che meno rispettano gli insegnamenti di Cristo e che vanno contro i più poveri e i più diseredati.”
Così parlò, anni fa, la Professoressa Margherita Hack.
Il Ministro Matteo Salvini ne è triste conferma.
Pippo Venditti
 
 

La Verità, 13.6.2019
Camilleri elogiava l'Unione sovietica ma vomita per il rosario di Salvini

Lo scrittore critica l'uso dei simboli religiosi da parte del leader del Carroccio: «Fa parte della sua volgarità». È lo stesso autore che nel 2011 difendeva i gulag, assolveva Cuba e giustificava la repressione a Tienanmen. Per essere uno che, per sua stessa ammissione, non crede in Dio, Andrea Cami...
Rosario Scianca
 
 

Alganews, 14.6.2019
Scontro Camilleri-Salvini, Che tristezza quello “Scrivi che ti passa”

Le persone molto anziane che in più mostrano, nonostante la loro età, lucidità ed intelligenza, meritano oltre il dovuto rispetto, soprattutto attenzione nell’ascoltarli, perché le loro parole sono frutto di esperienze vissute negli anni, non sentiremo mai parlare di giovani saggi.
Replicare ad un Maestro della scrittura come il novantaseienne [novantatreenne, NdCFC] Camilleri con la battuta: “scrivi che ti passa” mette tanta tristezza nel sentirla, se poi detta da chi occupa un ruolo fondamentale per la tutela dei cittadini, ancora di più.
Nello Balzano
 
 

Malgrado Tutto, 14.6.2019
Agrigento, incontro con Raimondo Moncada all’ Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti

Gli altri occhi di Camilleri. È il titolo di un incontro con Raimondo Moncada che si svolgerà sabato 15 giugno 2019, alle ore 10, nella sede di Agrigento, in Via Imera, dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. A promuovere l’iniziativa è la stessa associazione.
Raimondo Moncada darà voce a un testo che ha scritto appositamente per questa occasione, proprio per l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. È dedicato allo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, padre del commissario Montalbano e protagonista lo scorso anno dello spettacolo Conversazione su Tiresia nel teatro greco di Siracusa.
L’iniziativa di Agrigento nasce durante la recente edizione del Letterando in Fest di Sciacca, quando venne annullata la presentazione d dell’audiolibro Joe Pitrusino, uno sbirro per caso, evento organizzato con l’adesione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. L’Unione si è fatta poi promotrice, nella propria sede provinciale, di quest’altro nuovo momento.
“Dalla prima presentazione purtroppo saltata di Joe Pitrusino – dice Raimondo Moncada – mi era rimasto un debito di gratitudine. Il 15 giugno, ad Agrigento, la mia città, leggerò un testo che da quel giorno ho scritto proprio per l’associazione dal titolo Gli altri occhi di Camilleri. In una versione ridottissima, doveva essere solo l’inizio della presentazione dell’audiolibro al Letterando, con letture al buio. L’annullamento dell’evento ha fatto nascere l’idea di un nuovo incontro che, nella sua preparazione, mi ha già insegnato tanto. Pensi di vedere tutto con i tuoi occhi e invece vedi meno rispetto a chi occhi non ne ha. Camilleri non a caso dice: da quando sono cieco vedo più chiaramente”.
 
 

La Stampa - TTL, 15.6.2019
Camilleri festeggia sulla goletta

Mentre il commissario Ricciardi forse se ne andrà per sempre con il prossimo romanzo, gettando nella desolazione i degiovanners, Montalbano, vive, vegeta e svetta in classifica. Il cuoco dell’Alcyon guida trionfale la top ten con quasi 37 mila copie! Il giallo parte da una misteriosa goletta che passa spettrale davanti alla luna e, come tutti i vascelli fantasma, si porta appresso «‘na speci di sudario» che avvolge ...
 
 

Eccellente, 15.6.2019
Addio ad Arnaldo Lombardi, l’editore napoletano che adottò Siracusa

Si è spento all’età di 81 anni l’editore Arnaldo Lombardi che si diceva “siracusano nonostante il cognome e sebbene nato a Napoli”. [...] Fu lui a conferire nel 1996 il primo riconoscimento a uno sconosciuto Andrea Camilleri e a volere alla presidenza della giuria Vincenzo Consolo. [...] Molti anche gli autori siciliani, fra i quali figura anche Andrea Camilleri con due suoi testi teatrali. [...]
 
 

La Repubblica - Robinson, 16.6.2019
Paese che vai, delitto che trovi
In edicola da domani con “Repubblica” la collana Emozione Noir. Dalla Barcellona di Delicado alla Sicilia di Camilleri, dalla Svezia della Läckberg alla Grecia di Markaris il meglio della letteratura del giallo. Si comincia con un’indagine al femminile

Com'era quel detto? Paese che vai, noir che trovi. E se un tempo il poliziesco era un genere letterario caratteristico di poche nazioni - Edgar Allan Poe, per molti l'inventore del moderno detective, era americano, ma aveva studiato a Londra; Arthur Conan Doyle era di Edimburgo; Agata Christie era del Devonshire e Georges Simenon era belga - oggi, in tempi globalizzati, di investigatori è pieno il mondo. Forse è anche per questa grande varietà che - mentre altre categorie letterarie, dalla fantascienza al fantasy, hanno i loro alti e bassi - il giallo non subisce flessioni. Soprattutto in Italia, dove di libri davvero gialli ce sono fin dal 1929, grazie alla storica collana Mondadori.
Chi non ha mai letto, o quantomeno visto in televisione, un'indagine di Maigret, in Italia interpretato dal grande Gino Cervi? Chi non si è mai trovato la domenica a prendere il tè delle cinque in compagnia di Miss Marple, mentre sulla pagina di uno degli innumerevoli romanzi di Agatha Christie la signora inglese era a caccia di indizi?
Si potrebbe continuare per ore: i viaggi in treno di Poirot interrotti da un delitto, la Londra fumosa di Sherlock Holmes. O, in tempi più recenti, la Barcellona dell'ispettrice Petra Delicado di Alicia Giménez-Bartlett e l'immaginaria Vigata del commissario Montalbano di Andrea Camilleri. Fino all'Atene del "fratello greco di Maigret", il Kostas Charitos di Petros Markaris. Ce ne è davvero per tutti.
Proprio per farci conoscere i nuovi grandi investigatori della narrativa, Repubblica ha inaugurato la collana "Emozione noir". I lettori potranno compiere così un giro del mondo in 33 uscite. Da domani al 27 gennaio 2020 potrà essere acquistato, ogni settimana in edicola, un romanzo di un grande autore noir, al prezzo di 7,90 euro oltre al costo del giornale.
Così per il primo appuntamento in giallo andremo nella Barcellona di Petra Delicado, l'ispettrice protagonista dei romanzi di Alicia Giménez-Bartlett.
[...]
Il 24 giugno sarà il turno del maestro del giallo siciliano Andrea Camilleri con Il metodo Catalanotti. Due nuovi delitti per il commissario Montalbano. Il primo è un mistero in cui incappa Mimì durante una delle sue scappatelle amorose. Il secondo invece è l'omicidio di un regista, che in segreto fa l'usuraio: il signor Carmelo Catalanotti, autore di un metodo per attori inquietante, una versione traumatica dello Stanislavskij.
[...]

Alicia Giménez-Bartlett: “Io e Petra a Barcellona a risolvere omicidi”
La scrittrice racconta il suo rapporto con il genere che l'ha resa famosa in Italia, il giallo. L'ultimo caso dell'ispettrice Petra Delicado inaugura la collana "Emozione noir" di Repubblica e dal 17 giugno sarà in edicola col giornale

"La novela negra per me è il nuovo romanzo sociale. Il romanzo è sempre stato il testimone della vita del popolo, ma ultimamente gli scrittori pensano molto a se stessi, alle proprie esperienze, e a volte dimenticano un po' le cose più semplici, le più volgari: quelle che succedono in strada, alla gente comune". Lo dice Alicia Giménez-Bartlett, 68 anni, signora del giallo europeo, sorridente all'ombra delle rovine della Basilica di Massenzio.
È a Roma per il Festival Letterature, la rassegna ideata e diretta da Maria Ida Gaeta di cui è stata ospite in una serata dedicata ai cinquant'anni di Sellerio, la casa editrice che l'ha fatta conoscere al pubblico italiano.
[...]
Ha mai incontrato Andrea Camilleri?
"Non proprio. Tempo fa dissi che era un po' antifemminista. Camilleri mi rispose in un'altra intervista. Disse che le autrici di noir non hanno senso dell'umorismo, con l'eccezione di Alicia Giménez-Bartlett (ride, ndr). Grazie maestro!".
Gabriele Di Donfrancesco
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.6.2019
Camilleri ricoverato, osservatore caustico e impietoso della realtà. I medici: "Condizioni critiche"
Lo scrittore di Porto Empedocle finora non ha perso verve e energia creativa, confermandosi come l’autore italiano più reattivo e instancabile

Andrea Camilleri è stato ricoverato stamattina all’ospedale Santo Spirito, probabilmente per un arresto cardiaco. Al momento non trapela nulla di più: pare che una volta in nosocomio sia stato rianimato. Una notizia che preoccupa e però sorprende, nonostante l’anagrafe impietosa del grande scrittore siciliano.
Di pochi giorni fa infatti l’annuncio di un nuovo monologo firmato dal creatore del commissario più famoso d’Italia (che già sul palcoscenico aveva indossato le vesti di Tiresia), “Autodifesa di Caino”, che dovrebbe approdare alle Terme di Caracalla il 15 luglio. Per non dire del suo recentissimo “Il cuoco dell’Alcyon” (Sellerio), con al centro un Montalbano più reattivo e ironico che mai.
Insomma, a novant’anni suonati (ne compirà 94 anni il prossimo settembre), Andrea Camilleri, nativo di Porto Empedocle, finora non ha perso verve e energia creativa, confermandosi come l’autore italiano più reattivo e instancabile, senza mai dismettere le vesti di osservatore caustico e impietoso, come testimonia del resto lo scontro con Matteo Salvini, di cui il noto regista e drammaturgo ha violentemente stigmatizzato le scelte politiche.
Camilleri versa "in condizioni critiche, ed è in prognosi riservata ricoverato in rianimazione", ha detto ai cronisti Roberto Ricci, direttore del reparto di Cardiologia del Santo Spirito, dove lo scrittore è stato trasportato stamane. "Il paziente - ha spiegato Ricci - è stato immediatamente sottoposto a manovre di rianimazione cardiorespiratorie, al termine dei quali è stata ripristinata l'attività cardiorespiratoria. Attualmente è ricoverato in rianimazione con supporto respiratorio meccanico e supporto farmacologico. Sono in corso ulteriori accertamenti per proseguire l'iter diagnostico e terapeutico"
Salvatore Ferlita
 
 

La Repubblica - Robinson, 17.6.2019
Andrea Camilleri ricoverato, è attaccato a un macchinario per respirare. "Condizioni critiche"
Lo scrittore è in rianimazione al Santo Spirito di Roma per un arresto cardiocircolatorio. Il bollettino medico: "La prognosi resta riservata". E Fiorello lo incita in dialetto siciliano

Lo scrittore Andrea Camilleri, 93 anni, è ricoverato in rianimazione dell'ospedale Santo Spirito di Roma per un arresto cardiorespiratorio. Le condizioni sono critiche e la prognosi resta riservata.
Lo scrittore è attaccato a un macchinario per respirare. Il bollettino medico delle 17, circa 7 ore dopo il ricovero, ha spiegato che "lo scrittore è arrivato con un arresto cardiocircolatorio. In pronto soccorso è stata praticata la rianimazione cardiorespiratoria che ha permesso il ripristino dell'attività cardiocircolatoria. Camilleri è in rianimazione con supporto respiratorio meccanico e supporto farmacologico".
Tantissimi i messaggi rivolti allo scrittore. Tra questi quello di Fiorello, siciliano anche lui, che ha usato il dialetto su Twitter per incitarlo: "Avanti maistru... fozza susemini!!!", "Avanti maestro... forza alziamoci!!!".
Camilleri si è sentito male a casa sua stamattina ed è arrivato alle 9:15 al pronto soccorso. Una nota dell'ospedale della mattinata diceva: "È stato assistito dall'équipe dell'emergenza al Pronto Soccorso Santo Spirito e trasferito presso il Centro di Rianimazione dell'ospedale".
L'inventore del Commissario Montalbano si stava preparando per essere per la prima volta alle antiche Terme di Caracalla, il 15 luglio, con lo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino. "Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio 'cunto', passare tra il pubblico con la coppola in mano" ha detto più volte Camilleri.
Sui social l'hashtag #camilleri è subito rimbalzato. I messaggi di vicinanza al maestro hanno invaso Twitter. Roxscer scrive: "Forza maestro nn ci abbandonare! Nn siamo pronti a stare senza di te". Paolo Tarchi: "Caro Andrea (permettimi la familiarità proveniente da lunga frequentazione libraria), per favore, non mollare. Le tue parole roche sono fra le ultime ancore viventi che ci tengono in una realtà in pericolo. Tiresia nostro, facci ancora luce, nel buio dell’ignoranza". O ancora Pulce: "Tanto dispiacere. Tanta speranza. Andrea non mollare".
 
 

ANSA, 17.6.2019
Camilleri ricoverato in gravi condizioni a Roma
E' stato trasportato all'ospedale Santo Spirito

Lo scrittore Andrea Camilleri è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Santo Spirito di Roma. Camilleri è stato trasportato nel nosocomio romano in rianimazione stamani per un arresto cardiaco ed è in gravi condizioni. Familiari e amici più intimi sono accorsi all'ospedale. Secondo l'ultimo bollettino medico, la prognosi è riservata.
Decine le telefonate di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che stanno arrivando in queste ore ai parenti dello scrittore per avere notizie sullo stato di salute.
L'inventore del Commissario Montalbano, autore bestseller, 93 anni, si stava preparando per essere per la prima volta alle antiche Terme di Caracalla, il 15 luglio, con lo spettacolo che racconta la sua Autodifesa di Caino. "Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio 'cunto', passare tra il pubblico con la coppola in mano" ha detto più volte Camilleri.
Propri in questi giorni l'uscita del suo ultimo libro 'Il cuoco dell'Alcyon', sempre con la casa editrice Sellerio
La Asl Roma 1 informa che lo scrittore è stato ricoverato questa mattina alle ore 9.15: "Arrivato in ambulanza in condizioni critiche per problemi cardiorespiratori. È stato assistito dall'équipe dell'emergenza al Pronto Soccorso Santo Spirito e trasferito presso il Centro di Rianimazione dell'ospedale". L'ultimo bollettino medico delle 17 ha confermato che le condizioni dello scrittore sono critiche.
"La prognosi è riservata", ha detto Roberto Ricci direttore del Dea dell'ospedale Santo Spirito di Roma, incontrando la stampa. "Questa mattina lo scrittore Andrea Camilleri è stato trasportato dal sistema di emergenza medica 118 al Pronto Soccorso dell'ospedale Santo Spirito dalla sua abitazione, per arresto cardio-respiratorio - ha aggiunto Ricci leggendo il bollettino medico - Il paziente è stato sottoposto a rianimazione cardio-respiratoria con ripristino dell'attività cardio-circolatoria". Attualmente è ricoverato nel Centro di Rianimazione dell'ospedale, "in assistenza ventilatoria meccanica e supporto farmacologico".
Camilleri è diventato autore bestseller a oltre 70 anni: un successo, dunque, arrivato in in tarda età. Oltre 30 milioni di copie con titoli tradotti in tutto il mondo, che non fanno in tempo ad uscire ed entrano in testa alle classifiche dei più venduti, piacendo dal nord al sud Italia e a lettori di tutte le eta'. Il salto alle grandi tirature c'è stato con il suo commissario Salvo Montalbano, apparso per la prima volta nel romanzo 'La forma dell'acqua' del 1994.
E su Twitter, tra gli altri, anche Fiorello manda un augurio a Camilleri.
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 17.6.2019
Lo scrittore
Andrea Camilleri ricoverato, il bollettino medico: condizioni critiche, è in rianimazione
Lo scrittore siciliano, 93 anni, è stato rianimato dai medici al suo arrivo all’ospedale Santo Spirito a Roma. 20 giorni fa era caduto in casa e si era rotto il femore

È stato ricoverato lunedì mattina alle 9.15 lo scrittore Andrea Camilleri. Arrivato in ambulanza in condizioni critiche per problemi cardiorespiratori. È stato assistito dall’équipe dell’emergenza del pronto soccorso Santo Spirito e trasferito nel centro di Rianimazione dell’ospedale. Camilleri, 93 anni, oltre a scrivere libri di grande successo di pubblico e critica è anche regista, drammaturgo e docente all’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. Secondo le prime informazioni, le condizioni del creatore del «Commissario Montalbano», sarebbero gravi: oltre all’infarto, Camilleri era reduce, 20 giorni fa, da una caduta in casa a seguito della quale aveva riportato una frattura al femore . Il bollettino medico delle 17 non è incoraggiante: Andrea Camilleri versa infatti «in condizioni critiche, ed è in prognosi riservata ricoverato in rianimazione». Ha riferito Roberto Ricci, direttore del reparto di cardiologia del Santo Spirito. «Il paziente - ha spiegato Ricci - è stato immediatamente sottoposto a manovre di rianimazione cardiorespiratorie, al termine delle quali è stata ripristinata l’attività cardiorespiratoria. Attualmente è ricoverato in rianimazione con supporto respiratorio meccanico e supporto farmacologico. Sono in corso ulteriori accertamenti per proseguire l’iter diagnostico e terapeutico».



Impegnato col teatro
Lo scrittore siciliano, l’anno scorso, ha ridebuttato come attore a 70 anni di distanza dal suo primo esordio sulla scena, al Teatro Greco di Siracusa dove interpretò «Conversazioni con Tiresia», l’indovino cieco del grande mito greco, e dichiarò in un’intervista al Corriere di essere «contento di non vedere più bene perché la platea immensa del Teatro Greco, con tutti quegli occhi che ti guardano, mette davvero paura». Prima del malore, si stava preparando al debutto, nei panni di Caino, in scena alle Terme di Caracalla il 15 luglio, nell’ambito della programmazione estiva del Teatro dell’Opera di Roma.
Erica Dellapasqua e Emilia Costantini
 
 

Repubblica Tv, 17.6.2019
Camilleri, il bollettino dello staff medico: "In rianimazione in condizioni critiche"

"Questa mattina lo scrittore Andrea Camilleri è stato trasportato dal Sistema di Emergenza Medica 118 presso il pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito dalla sua abitazione, per arresto cardio-respiratorio. Il paziente è stato sottoposto a rianimazione cardio-respiratoria con ripristino dell'attività cardio-circolatoria. Attualmente è ricoverato presso il Centro di Rianimazione dell'ospedale Santo Spirito, in assistenza ventilatoria meccanica e supporto farmacologico al circolo", sono le parole del Professor Roberto Ricci, responsabile del Dipartimento Emergenza e Accettazione dell'ospedale Santo Spirito di Roma, sulle condizioni dello scrittore siciliano 93enne. "Sono in corso - conclude il bollettino - ulteriori accertamenti per proseguire l'iter diagnostico-terapeutico. Le condizioni sono critiche e la prognosi riservata", ha concluso.
Video di Camilla Romana Bruno
 
 

Corriere della Sera (ed. di Roma), 17.6.2019
Il quadro clinico
Andrea Camilleri ricoverato: danni neurologici, condizioni gravissime
Sono stati necessari diversi minuti, all’incirca mezzora, per far ripartire il cuore dello scrittore 93enne al pronto soccorso del Santo Spirito a Roma

Sono gravissime le condizioni di Andrea Camilleri, ricoverato da stamattina all’ospedale Santo Spirito, dove era giunto in arresto cardiaco. Sono stati necessari diversi minuti, all’incirca mezzora, per far ripartire il suo cuore al pronto soccorso. Lo scrittore è stato poi ricoverato nella terapia intensiva cardiologica, diretta dal professor Ricci. Le sue condizioni destano molte preoccupazioni per i danni neurologici di cui al momento non si conosce l’entità.
Il diabete e le altre patologie
Lo scrittore novantatreenne, inoltre, è affetto da diabete, ha problemi di vista e una ventina di giorni fa, a causa di una caduta in casa, ha riportato anche la frattura del femore, che per le persone avanti con l’età può essere causa di numerose complicanze, e sembra anzi che proprio da quell’incidente Camilleri non si fosse ancora ripreso. I medici non si esprimono sulla prognosi che in ogni caso resta riservata. All’ospedale Santo Spirito sono subito accorsi sia i familiari sia, vista la popolarità dello scrittore, numerosi giornalisti.
Margherita De Bac
 
 

La Stampa, 17.6.2019
Perché gli italiani si sono innamorati di Andrea Camilleri, un siciliano atipico
Andrea Camilleri è un uomo di famiglia, un parente, una persona a cui vogliamo rivolgerci nei momenti di particolare difficoltà. Il commento di Francesco La Licata sul grande scrittore siciliano
Cliccare qui per ascoltare il commento
 
 

La Stampa, 17.6.2019
Dai librai al Circolo dei lettori, Torino tifa per Camilleri
I messaggi di sostegno al 93enne creatore di Montalbano: “Un punto di riferimento per la comunità di lettori del Salone del libro”

Torino. «Tifiamo per Andrea Camilleri, e lo aspettiamo al Salone del Libro il prossimo anno». Maurizia Rebola, direttrice della Fondazione Circolo dei Lettori, ha incontrato più volte Camilleri in occasione della fiera romana «Più libri, più liberi», e racconta che è stato uno degli incontri più belli della sua vita. « un uomo di grande cultura, spessore, umanità e intelligenza, a cui l’Italia deve molto - dice -. È un uomo speciale, capace di far appassionare alla lettura i lettori non abituali, e di influenzare culturalmente una grande quantità di italiani».
Camilleri è stato ricoverato questa mattina, 17 giugno, all’ospedale Santo Spirito di Roma per problemi cardiorespiratori. Le sue condizioni sono gravi: è stato assistito dall’équipe del Pronto Soccorso e trasferito al centro di rianimazione dell’ospedale. Nel giro di poche ore sui social si sono moltiplicati i messaggi di sostegno e vicinanza allo scrittore 93enne. «Camilleri è uno dei più importanti punti di riferimento per la comunità dei lettori del Salone del Libro. È uno scrittore capace di piacere a tutti, a tutte le generazioni», dice Silvio Viale, presidente dell’associazione «Torino, la Città del Libro» che organizza il Salone.
Anche i librai della città oggi si stringono a lui, sperando in un miglioramento della sue condizioni di salute. Davide Ferraris, titolare delle libreria Therese: «Gli italiani si sono innamorati di lui perché racconta l’Italia dei semplici - dice - nei suoi libri ci aiuta a capire un po’ meglio il nostro Paese e a guardarci un po’ di più allo specchio». Ognuno di noi secondo Ferraris può ritrovare qualcosa di se stesso nelle parole di Camilleri, o qualcosa del carattere di qualcuno che abbiamo incontrato nella nostra vita. «Ho aperto “Therese” dodici anni fa e Camilleri è in assoluto lo scrittore che ha avuto più successo: ho sempre venduto tutte le copie di ogni suo libro». Ferraris aveva addirittura un cliente che una volta alla settimana spalancava la porta della sua libreria dicendo: «E Andrea?», in attesa di nuove pubblicazioni dello scrittore siciliano. Rocco Pinto, titolare della libreria «Il Ponte sulla Dora» aggiunge: «Abbiamo bisogno di uomini e scrittori come lui. L’Italia ha bisogno di lui». Pinto l’aveva conosciuto una decina di anni fa durante una presentazione di Montalbano con il procuratore Gian Carlo Caselli: «è stato un incontro emozionante - continua -. Camilleri deve tenere duro, siamo con lui».
Cristina Insalaco
 
 

Il Fatto Quotidiano, 18.6.2019
“Maestro, rialzati”: l’Italia stretta attorno a Camilleri

Arriva la notizia ed è subito un dilagare per ogni tramite: i siti, i social, il passaparola. La prima carezza è quella di Rosario Fiorello. È un tweet. Lo traduciamo dal siciliano: “Orsù, Maestro, alzatevi”. Tutti sanno che Andrea Camilleri è in ospedale – un arresto cardiaco – e l’Italia intera, ma anche tutto il suo pubblico nel mondo, sta col fiato sospeso. I notiziari, gli aggiornamenti – la giornata che se ne corre dal mattino fino a sera, con la raccolta dei bollettini medici – confermano una novità: il sentimento di sincero affetto che la gente ha verso uno scrittore dall’opera prodiga di vera letteratura, e dalla vita davvero meravigliosa. INCREDIBILE, alla sua età è pronto per un suo nuovo spettacolo. L’anno scorso è stato al Teatro Greco di Siracusa con Tiresia, adesso è atteso alle antiche Terme di Caracalla – il 15 luglio – con la sua arringa in difesa di Caino. Incredibile. Al botteghino è tutto pronto e qualcuno – come a scongiurare l’irreparabile – acquista i biglietti. Incredibile, appunto. Ancora al lavoro, poco prima di correre con un’ambulanza, attivo a dispetto perfino di un intervento chirurgico – una frattura al femore che negli anziani è spesso infida – Camilleri che non perde mai la testa, figurarsi il cuore, ha avuto ieri la controprova di quell’amore incondizionato che gli portano gli italiani. Nei trend topic la preoccupazione sulle condizioni di Camilleri è in vetta, supera perfino la definitiva uscita di scena di Francesco Totti dalla Roma e la catena degli hashtag e i post su ogni piattaforma rendono plastica la tensione intorno al suo capezzale. È un fatto davvero singolare che un campione del calcio debba retrocedere di popolarità rispetto a uno scrittore. E si deve tornare indietro nel tempo – con Giuseppe Verdi – per trovare un precedente come quello vissuto ieri, ovvero l’immedesimazione di un intero popolo con un artista. Accadeva nel gennaio del 1901, Verdi è nel suo letto – febbricitante – e i milanesi spargono fogliame sulla strada dove si affaccia la dimora del maestro affinché le carrozze, con il loro rumore, non ne disturbino il riposo. E COSÌ ACCADEVA ieri, in una Roma accaldata, con tanta gente intorno all’Ospedale Santo Spirito, in muta ansia, in attesa, come a smentire il cinismo della città che infine sa bene chi amare per davvero. Ed era come uno sciamare silenzioso nei paraggi, ieri. Roma che conosce bene i grandi papi parla per bocca di un portantino: “Come al Gemelli quando era ricoverato Giovanni Paolo II, lavoravo lì all’epoca, c’erano le telecamere, gli scooter ed era tutto silenzio, pensa… cade un microfono nel corridoio e non si sente il rumore…”. Le televisioni, tutte, con la notizia danno conto dei tanti motivi per cui Camilleri è amato: il suo Commissario, la sua Sicilia, la sua militanza letteraria, il suo impegno politico, le sue recenti prese di posizioni e le sue polemiche, infine, quelle con Silvio Berlusconi ieri e con Matteo Salvini oggi. Urti di discussioni anche virulente che tra i suoi lettori – molti dei quali anche sostenitori del Cavaliere e del Capitano leghista – godono però dello statuto onorevole proprio di chi si può permettere ogni tono, anche il più aspro: “… mi dispiace perché apprezzo i libri di Camilleri”, scriveva ancora domenica sera proprio Salvini (un altro suo lettore, malgrado gli scalmanati odiatori salvinisti impegnati in queste ore a insultare il papà di Montalbano). GLI ITALIANI, insomma, amano Camilleri. La giornata di ieri è stata quella dell’Italia al suo capezzale. Questo strano popolo che non riesce a stare concentrato oltre tre minuti su una pagina ha invece divorato tutti i suoi 31 libri che hanno figliato venticinque milioni di copie. Temere per lui –restarsene in apprensione con tutti i “forza!”, i “non mollare!” – è stato ieri il degno contrappasso per chi credeva di avere visto già consegnata l’Italia all’arida ignavia dei senza sogni orbi di ogni fantasia. Un pensiero senza l’unto della retorica è quello del suo immenso pubblico in attesa di buone nuove dall’ospedale. È una gara di evviva dall’alto dei suoi 93 anni dove ci sta che possano esserci gli acciacchi, dov’è ovvio immaginarsi la fatica – saperlo attaccato alle macchine per respirare – e la formula “condizioni stazionarie” diventa ben più che una consolazione, piuttosto un mantra cui destinare l’immedesimazione di tanti italiani se non proprio tutti, comunque i tantissimi che a Camilleri porgono la più bella laurea, quella di essere un beniamino che abita il luogo in assoluto più urgente per arginare il nulla, e cioè il libro. Incredibile, ha un arresto cardiaco, una complicazione respiratoria e mentre tutti si prendono lo spavento lui appronta per se stesso un nuovo capitolo di allegria. Tutto il bene che la gente gli porta lo sa spiegare solo Fiorello: “Avanti maistru… fozza susemini!!!”. Cancelletto-Camilleri. Come lui, nessuno mai. #camilleri. Come lui, nessun hashtag mai.
Pietrangelo Buttafuoco
 
 

 


 
Last modified Tuesday, June, 18, 2019