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RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2019

 
Teatro dell'Opera di Roma, 3.7.2019
Annullato lo spettacolo di lunedì 15 luglio ‘Autodifesa di Caino’ con Andrea Camilleri

In considerazione delle condizioni di salute del maestro Andrea Camilleri, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso con molto rammarico di annullare lo spettacolo Autodifesa di Caino previsto alle Terme di Caracalla lunedì 15 luglio prossimo.
Nel dare questa comunicazione il Teatro coglie l’occasione per inviare al maestro Camilleri i più cordiali auguri di ristabilirsi quanto prima e di tornare presto all’affetto dei suoi moltissimi ammiratori.
Coloro i quali avessero già acquistato i biglietti per la serata del 15 luglio potranno chiederne il rimborso secondo le seguenti modalità:
a) chi li avesse comprati on line sul sito ufficiale www.ticketone.it riceverà il rimborso sulla carta di credito adoperata per l’operazione;
b) chi invece li avesse acquistati in un’agenzia Ticketone potrà recarsi, entro il 25 luglio, per il rimborso presso il medesimo sportello dove ha operato l’acquisto;
c) la biglietteria del Teatro dell’Opera sarà disponibile, entro lo stesso 25 luglio, per il rimborso dei biglietti ivi acquistati (orario da lunedì a sabato tra le 10 e le 18 e la domenica dalle 9 alle 13.30).
 
 

Blog de L'Eco della Stampa, 4.7.2019
Le avventure del borgo di Vigata narrate da Camilleri approdano in teatro ad Alassio

Se dovessi descrivere Andrea Camilleri lo farei con un sonetto. Mi ricorda “Il vecchierel canuto e bianco” di Francesco Petrarca. Una storia semplice, ambientata tra sacro e profano, che ha per protagonista un anziano che si reca a Roma per contemplare il volto della Veronica – la reliquia che riporta i lineamenti del volto di Cristo.
Camilleri è un po’ l’Omero dei giorni nostri. Essendo uno degli ultimi cantori, il mondo ha bisogno di lui e delle sue storie.
Nello spettacolo teatrale “Conversazioni su Tiresia” Camilleri ha messo in scena un confronto con il padre della cultura greca a proposito di Tiresia, l’indovino cieco dell’Odissea. Portando in scena il suo vero io, i suoi dubbi e il suo modo di percepire la vita da quando ha perso la vista.
Ho definito Camilleri un cantore perché è riuscito a tessere una storia e un personaggio che tutti gli italiani conoscono: il Commissario Montalbano. Le gesta di un salvatore di uomini che tra vizi e virtù racconta le bellezze del suo popolo e della sua terra.
Una Sicilia d’altri tempi fa da sfondo alle avventure del commissario. Vigata è infatti un luogo immaginario ma che allude a tanti altri paesaggi che sono esistiti. Montelusa è Agrigento, nome fittizio inventato da Pirandello, Vigata invece rappresenta Porto Empedocle. Fela è Gela, Fiacca è Sciacca e Sampedusa è Lampedusa.
In pochi però conoscono la storia che lega il Commissario Montalbano a Sellerio, la casa editrice che ha creduto in Camilleri permettendogli di dare libero sfogo alla sua creatività innata. In questo modo, Sellerio si è anche garantita un notevole successo editoriale che la vede ancora in testa alle classifiche di vendita di libri.
Come cambia l’editoria negli anni ’90
Se facciamo un passo indietro, durante gli anni ’90 le grandi case editrici si trovano di fronte a un bivio: concentrazione o frammentazione. Cioè, bisogna decidere se restare indipendenti o unirsi ad altri editori rischiando di perdere il proprio marchio storico.
Avevamo già accennato a questo tema durante la Social Media Academy con Adelphi Edizioni.
Nei mercati esteri assistiamo ad una fusione tra i diversi media: in America infatti nasce Random House, mentre in Francia diversi marchi si fondono in un’unica grande famiglia.
Le strategie commerciali e i bisogni del cliente cambiano proprio in questi anni. Tra le varie trasformazioni c’è lo sviluppo delle nuove tecnologie che portano un cambiamento nelle abitudini e nei consumi del lettore: nascono infatti i primi ebook e le prime librerie online che rivoluzionano l’approccio alla lettura.
La maggior parte dei grandi gruppi editoriali assorbono i piccoli e al comando arrivano i manager. Ma ci sono alcune realtà che desistono e resistono a questa trasformazione affermando il proprio nome anche in campo internazionale
La rivincita di Sellerio Editore
Tra gli editori che resistono alla rivoluzione editoriale troviamo quindi il nome di Sellerio che decide di giocarsi l’ultima carta e di puntare tutto su un nuovo genere: il giallo all’italiana (che poi prenderà le forme del giallo alla siciliana).
La casa editrice Sellerio nasce nel 1969 da un’intuizione di Elvira ed Enzo Sellerio assieme a Leonardo Sciascia e Buttata (sociologo). Il problema iniziale era scegliere tra l’adozione di una filosofia editoriale essenziale oppure puntare tutto sulla forza di un nuovo genere.
Nel 1990 si inizia a sperimentare: viene pubblicato il primo romanzo giallo. Si chiama “Carta bianca” ed è scritto da Carlo Lucarelli. Carta bianca racconta la storia di un commissario di polizia che indaga su un delitto durante il passaggio dalla repubblica di Salò a quella italiana.
Seguiranno poi altre pubblicazioni tra cui quella di Glauser, sostenitore del genere poliziesco. Glauser considerava questo genere di libri in grado di diffondere idee ragionevoli.
Dopo queste uscite si stabilisce il nuovo genere che farà scoprire all’Italia intera, ma non solo, il filone del poliziesco della scuola siciliana avente come maestro Andrea Camilleri e come protagonista Salvo Montalbano.
L’arrivo del Commissario Montalbano
Nel 1999 esce “La forma dell’acqua” il primo di una lunga serie di romanzi che regalerà successi all’autore e all’editore. Con l’arrivo del nuovo millennio Sellerio e Camilleri hanno raggiunto successi straordinari tra cui la vendita di cinque milioni di copie dei libri sul Commissario Montalbano.
I romanzi vengono da subito adattati come fiction sulla Rai già dal 1999. Da allora Montalbano – interpretato da Luca Zingaretti – diventa uno dei volti più amati della televisione italiana. Il segreto del successo risiede nella capacità dell’autore di passare dall’ironia al dramma, dalla comicità alla riflessione permettendo allo spettatore di conoscere e affezionarsi ad ogni personaggio.
Il Commissario Montalbano è stato acclamato da importanti uomini di critica letteraria tra cui Aldo Grasso.
"Vigata resta placidamente adagiata nella sua dimensione a-storica, senza tempo, dove lo spettatore può ogni volta ritornare per ritrovare un mondo immutato e trovare conforto nell’incessante ritorno dell’identico.
Livia continua a prendere la solita corriera d’altri tempi che la riporta al nord, Salvo continua a guidare la sua Fiat Tipo scura, il siciliano immaginario di Camilleri non subisce mai i nuovi ingressi e le varianti dell’uso comune che agitano le lingue vive."
Il personaggio di Camilleri è riuscito sempre a conquistare l’audience della prima serata registrando risultati non indifferenti per la televisione italiana. È un personaggio familiare e riesce a far sentire ognuno a proprio agio.
Prima di concludere, non ci resta che fare un in bocca al lupo al papà di Montalbano sperando che torni presto a raccontarci qualche nuova storia.
Marilisa Laviola
 
 

Savonanews.it, 4.7.2019
Le avventure del borgo di Vigata narrate da Camilleri approdano in teatro ad Alassio
Spettacolo ad ingresso libero in piazza della Libertà lunedì 8 luglio alle 21

Protagonista da oltre vent'anni delle serate genovesi di luglio e agosto, il Festival In una notte d'estate di Lunaria Teatro è pronto a debuttare ad Alassio dove lunedì 8 luglio, alle ore 21 in piazza della Libertà, verrà rappresentata "Maruzza Musumeci", spettacolo tratto dall'omonimo romanzo del maestro Andrea Camilleri e interpretato da Pietro Montandon.
La storia raccontata è quella dell'amore impossibile tra Gnazio - migrante di ritorno che, lasciata alle sue spalle l'America, decide di coltivare la terra senza più volgere lo sguardo al mare -, e Maruzza, ragazza bellissima che scopriremo essere, in realtà, una sirena. Il tutto ambientato a Vigata, borgo di fantasia reso celebre per essere diventato il teatro delle avventure del commissario Montalbano, qui rappresentanta però in un'ambientazione a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Grazie al sostegno del Comune di Alassio, l'evento è a ingresso libero.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 5.7.2019
“Stregati” ma non troppo

Mentre la Sicilia trepida per Nadia Terranova, scrittrice messinese finalista alla settantatreesima edizione del premio Strega con "Addio fantasmi" (Einaudi: stanotte si conoscerà il verdetto), riavvolgiamo il nastro del riconoscimento letterario più ambito in Italia a caccia di siciliani.
[…]
Nel 1992 è la volta di Vincenzo Consolo, insignito per "Nottetempo, casa per casa" (Mondadori), romanzo difficile e perturbante. Ma se si allarga lo sguardo in direzione dei finalisti di quell'edizione viene da saltare sulla sedia: a concorrere assieme a Consolo vi fu Andrea Camilleri, il suo " avversario" letterario, che in quel 1992 figurò tra i finalisti con "La stagione della caccia" (Sellerio), uno dei romanzi del ciclo storico, ambientato tra le brume del Risorgimento siciliano. Tre anni dopo Camilleri, come una specie di ritorno del rimosso, comparve di nuovo tra i concorrenti con "Il birraio di Preston" (Sellerio), uno dei suoi capolavori. Niente da fare: lo scrittore empedoclino non riuscì a lambire nemmeno la cinquina. Per Camilleri davvero questo riconoscimento è risultato "stregato".
[…]
Salvatore Ferlita
 
 

La Sicilia, 5.7.2019
Agrigento: il culto di San Calogero e la devozione di Andrea Camilleri
Segnalazione e foto inviati a Lo dico a La Sicilia su Whatsapp 349 88 18 870

Nel momento di apprensione che ognuno di noi sta vivendo per le condizioni precarie di salute del Maestro Camilleri, ci è cosa cara, nell'imminenza della festività calogerina che si terrà a giorni in quel di Agrigento, affidare alla protezione e cure del Santo taumaturgo il nostro amato scrittore, più volte dichiaratosi "ateo ma devoto a San Calogero". Il giorno della nascita di Andrea Calogero Camilleri (06/09/1925) difatti, avvenuta in uno dei dì settembrini in cui si celebra San Calogero nella cittadina di Porto Empedocle, la madre lo votò al Santo, imponendogli il secondo nome, appunto Calogero.
In particolare la devozione al Santo nero, da sempre nutrita e manifestata dallo scrittore, è altresì testimoniata in molti suoi scritti e in dichiarazioni da Lui rilasciate al riguardo: "Diciamo che io ora, da sempre, dall'età della ragione, ho un paradiso deserto di santi, privo di tutto. C'è solo San Calogero al quale sono legatissimo, al quale ogni anno faccio la mia offerta. Se guardate bene, troverete immagini e statuine in questa mia casa, a cominciare da questo studio. Credo che il mio legame con San Calogero, un santo che mi sta enormemente simpatico e del quale ho narrato la festa nel mio primo romanzo "Il corso delle cose, rimarrà fino a quando camperò". "Culti pagani e culti cristiani: San Calogero di Agrigento e l'Ercole di memoria ciceroniana"
Rosamaria Rita Lombardo
 
 

Giornale Ibleo, 5.7.2019
Scicli racconta… Maruzza Musumeci. Omaggio ad Andrea Camilleri

Si apre il sipario della rassegna teatrale estiva “Villeggianti”, organizzato dall’Associazione Officinoff, con uno spettacolo teatrale itinerante che vuole essere un tributo ad Andrea Camilleri, maestro della sicilianità e cantore dell’ethos della nostra Terra: appuntamento venerdì 5 luglio alle ore 21.00 (ci sarà un secondo spettacolo alle 23.00) alla Cava di Santa Maria la Nova per “Scicli racconta… Maruzza Musumeci”.
Una “favola” leggera, tagliente e che induce alla riflessione ambientata nella Vigata di fine Ottocento, in cui sono presenti motivi classici come quello delle sirene e del loro canto suadente e mortifero e quello della vendetta, covata per millenni contro un Ulisse dedicato ai campi.
Il protagonista ‘Gnazio Manisco (una sorta di anti-Ulisse) ritorna dall’America senza mai guardare il mare, per dedicarsi a coltivare la terra. Acquista un campo che è come un’isola sull’acqua e decide di sposarsi. La donna di cui si innamora perdutamente è bellissima e canta canzoni meravigliose che solo lui comprende. Da qui si dipanano una serie di eventi sorprendenti che coinvolgono personaggi radicati nella cultura siciliana, dalle più diverse caratteristiche, creati dalla maestria illuminante di Andrea Camilleri.
Con il susseguirsi frenetico degli eventi, il pubblico verrà condotto in un viaggio attraverso una mitologia autentica e sensuale, mitigata dalla poeticità della storia d’amore di ‘Gnazio e Maruzza.
La regia è di Germano Martorana, l’adattamento di Simonetta Cuzzocrea. In scena ci saranno Gisella Burderi, Luca Burgio, Irene Cascone, Simonetta Cuzzocrea, Alida Di Raimondo, Vania Orecchio, Pino Migliorisi, Giovanni Peligra e Carla Schembari. Luci e fonica: Baglieri Service.
Punto di concentramento presso la Cava di Santa Maria La Nova a Scicli (inizio Cavuzza di San Guglielmo). Lo spettacolo (con orario 21.00 e 23.00), dopo la prima di giorno 5, verrà replicato nelle giornate del 12 e 19 luglio e del 2-9-24 e 30 agosto.
Prevendite presso la Libreria Don Chisciotte (via Aleardi 4 – Scicli) 0932-842674 – 3474999096
Posti limitati – Trattandosi di spettacolo itinerante, si raccomandano abbigliamento pratico e scarpe comode.
 
 

Rai Italia, 5.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il Commissario Montalbano | La vampa d'agosto
Regia: Alberto Sironi
Interpreti: Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Davide Lo Verde

Il piano interrato – e nascosto – della nuova, favolosa villa di Mimì Augello restituisce il corpo mummificato di una ragazzina violata, sgozzata e occultata con fin troppa attenzione in una vecchia cassapanca. Le indagini del commissario inciampano presto in un costruttore corrotto e colluso, in un capocantiere bugiardo, in un custode che molto sa e poco dice, e nella bellissima gemella della ragazza uccisa, che sembra sospesa tra vecchio rancore e una nuova, ardente passione. Il calore del mese più caldo dell’anno bagna protagonisti, comprimari e scenografie di un dramma in cui ben poco è come sembra. E intanto la vita di Salvo Montalbano incespica tra l’amore di sempre, lontano non solo per geografia, e un nuovo, ardente sentimento. Legge e giustizia, giustizia e vendetta: sono tanti gli spettri con cui fare i conti, per un poliziotto che ancora prima è un uomo che ama.
Tratto dal romanzo La vampa d’agosto di Andrea Camilleri edito da Sellerio Editore.
 
 

Rai Italia, 5.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il commissario Montalbano | Le ali della sfinge
Regia: Alberto Sironi
Interpreti: Luca Zingaretti, Katarina Bohm, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta

La spiaggia restituisce il corpo nudo di una donna dell'est con una farfalla tatuata sulla spalla e il volto devastato da un proiettile di grosso calibro. Le indagini portano il commissario vicino ad un'associazione di volontari che ha protettori molto in alto, e l'obiettivo dichiarato di salvare ragazze in difficoltà da un destino di strada. Almeno quattro di loro hanno lo stesso, misterioso tatuaggio. Una strana figura di prete - pugile sembra sulla via giusta per scoprire la verità, e restituire libertà a giovani tristemente abituate a collezionare schiavitù.
 
 

Meteo Web, 5.7.2019
Cinema: morto il noto regista e attore Ugo Gregoretti, amico storico di Andrea Camilleri

E’ morto oggi nella sua casa di Roma, Ugo Gregoretti, regista e attore. Era nato il 28 settembre 1930 a Roma. Gregoretti aveva iniziato a lavorare in televisione nel 1953, anno della sua assunzione in RAI. Poi passò al cinema. E’ stato autore di satire pungenti ma dai toni garbati che hanno messo in risalto i difetti della società italiana. Nel corso della sua carriera si è dedicato prevalentemente alla regia televisiva. Fu da sempre grande amico e prezioso collega di Andrea Camilleri, insieme al quale ha scritto il testo “Pinocchio (Mal) Visto dal Gatto e la Volpe“, interpretato dai due anche a teatro.
[...]
Monia Sangermano
 
 

Adnkronos, 5.7.2019
A Hornby, Terranova e Picozzi il 'Premio 'A tutta donna'

Palermo - Successo di pubblico per il la prima edizione del premio 'A tutta Donna', che si è svolto all’Aqua Selz, in riva al mare di San Leone e a due passi da Agrigento. Il premio è stato organizzato dalla redazione, tutta al femminile, del giornale online www.atuttamamma.net, diretto dalla giornalista Maristella Panepinto, che ha moderato il dibattito. Premiate sei eccellenze femminili: la scrittrice Simonetta Agnello Hornby, la professoressa Rosaria Cascio, la dottoressa Maria Rosa D’Anna, l’avvocato Tina De Michele, il giudice Anna Maria Picozzi e la giornalista Elvira Terranova. "L’importanza di fare squadra, di crederci sempre, di sfatare il luogo comune che tra le donne ci sia competizione, facendo invece prevalere l’idea della collaborazione, sono stati i temi cardine della serata, affrontati dalle sei premiate, che hanno raccontato le loro esperienze di vita, gli esordi, la gavetta, fino al successo", spiegano gli organizzatori.
Commosso il ricordo di don Pino Puglisi, di cui Rosaria Cascio, una delle premiate, è stata allieva e di Andrea Camilleri, di cui ha parlato con emozione e forza Simonetta Agnello Hornby: “oggi, che forse è troppo tardi, forse potrebbe muoversi qualcosa per il Nobel, un premio che Camilleri meritava da tempo”.
[...]
 
 

Live Sicilia, 6.7.2019
Lo scrittore
Ad Andrea Camilleri
L'Isola dorme con te

Un pensiero al grande narratore, ancora ricoverato, da parte di chi lo conosce bene
Riceviamo e pubblichiamo un pensiero della scrittrice Cetta Brancato ad Andrea Camilleri, ancora oggi ricoverato in gravi condizioni. Un pensiero all'amico, prima ancora che all'intellettuale.

Gli uomini di Sicilia hanno l’anima negli occhi, mai nella gola: ciò che si dice è, irrimediabilmente, perduto in parole insicure di vocazione e tempra.
Nutriti da magma lavico, dall’inaffidabile azzurro del cielo hanno sguardi normanni, greci, corsari così densi d’immaginario da vomitare pietre. Sono creature sconfitte dal peso inafferrabile di ogni relazione. Navigano in muta genesi, ma per la morte trovano sponde e argini.
I più tristi chiamano memoria il loro sentire, mentre i figli vivi dell’isola hanno proprietà d’amore, con ossa in un profondo senso della fine.
In questi giorni densi d’agonia, in questo limbo doloroso e pieno, guardando questa foto scattata a Roma, alla libreria Fandango, per la presentazione del mio ’19 luglio 1992’, mi sono chiesta dove sia l’anima di Andrea e se, dalla sua soglia incerta, stia ancora narrando la nostra terra. Lì, da uno scoglio di sole, su cui sirene cantano, ora in pena.
Mi è sembrato che il suo oblio sia l’ultimo incanto, una stazione in cui si stia acclimatando in un passo nuovo d’eterno.
Ho immaginato che chiedesse tempo per lasciare i giardini di Sicilia, il nostro paradiso, che raccogliesse piano i suoi segreti e il temerario amore per la penna.
O che, ancora nella casa, sistemasse i suoi libri, ne valutasse il peso, ne componesse i margini per portarli al padre sul cui letto di morte decise di diventare uno scrittore. Che sia, invisibile, nel suo studio col salottino verde menta, buono per il narrare lento di certe conversazioni del mattino. O dietro lo scrittoio con la testa leggermente inclinata fra le mani come se avesse il pensiero sulla nuca.
C’è stato un lungo sguardo fra me e Andrea, durato molti anni, in cui è passato il senso del sentire: un patrimonio silente di abitudini, d’irrequietezza, di stanze vuote e piene.
E con la stessa lingua di provincia ci siamo confessati poche cose: una messa in scena, uguale fatica per la pagina, le lunghe passeggiate, il gioco astuto dei nostri personaggi, i pranzi nelle domeniche d’inverno.
Si nascondeva in un riserbo suo, in sigarette smezzate, in un sorriso virile che sapeva di scorza dura d’ulivo.
Mai incline al dolore, mescolava pentole di storie profumate, magiche o ciniche, agganciandomi gli occhi dentro ai suoi.
Eppure, quello che dovevamo dirci lo abbiamo reso con uno solo sguardo su quella vita interiore che, in fondo, non possiamo che ammansire raccontandola.
Adesso dorme con lui la nostra isola.
Che un risveglio, dovunque esso maturi, sia di parole libere, parole nuove d’anima.
Cetta Brancato
 
 

Il Friuli, 6.7.2019
Lignano Noir rende omaggio al padre del commissario Montalbano
Domenica 7 luglio, a Terrazza a Mare, appuntamento con 'Un libro, un caffè con… Il caso Camilleri'

In un momento difficile per il papà del commissario Montalbano, ricoverato all'ospedale Santo Spirito di Roma dallo scorso 17 giugno, Lignano Noir gli rende omaggio con un appuntamento a lui dedicato. Il nome di Camilleri è conosciuto a livello mondiale soprattutto per le vicende che hanno per protagonista Montalbano e il volto dell’attore Luca Zingaretti.
La decennale carriera di scrittore per il teatro traspare anche nella produzione narrativa di Camilleri: i suoi personaggi sono resi in modo realistico ed estremamente caratterizzato, tanto che per ogni lettore diventano indimenticabili e quasi amici che si ritrovano ad ogni nuova trama. La particolare lingua, che alterna italiano, siciliano e invenzione lessicale, esprime appieno i pensieri e i sentimenti dei protagonisti e insieme il costume sociale della Sicilia con i luoghi, i profumi, il sole, il mare, i piatti tipici, ma anche la mentalità, a volte cruda e violenta.
Nell’amplissima produzione letteraria dello scrittore, il 2019 ha visto la pubblicazione, nella collana de Il giallo Mondadori, di “Km 123”, un romanzo che inizia come una commedia rosa ma ben presto assume la tinta del giallo, con un tentato omicidio, questa volta lungo la via Aurelia, e, nella collana La Memoria (Sellerio), di “Il cuoco dell’Alcyon”, un giallo d’azione, nel quale si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale, con situazioni che Montalbano saprà affrontare con sangue freddo e perspicacia.
Nell’incontro lignanese di domenica 7 luglio, alle 11, l’opera di Camilleri verrà indagata da esperti in una conversazione domenicale nell’accogliente sala della Terrazza a Mare dove lo sguardo può spaziare sull’azzurro dell’orizzonte.
 
 

La Repubblica, 6.7.2019
Gregoretti il genio dell'ironia

Ugo Gregoretti era un uomo colto, gentile, dotato di eleganza naturale e di un'ironia in cui mescolava giudizio e affetto. Un intellettuale che ha rivoluzionato il linguaggio televisivo e che per colpa del piccolo schermo, diceva lui («per molti ero un miserabile rospo che usciva dal pantano maleodorante della disprezzatissima tv»), non era stato accolto dal cinema. È morto nella sua casa a Roma, a 88 anni, e ci mancherà il suo sguardo mai banale sulle cose del mondo.
[...]
Da sempre amico di Andrea Camilleri, si erano prestati a girare il documentario Ugo & Andrea ideato dalle figlie d'arte Andreina e Orsetta, in cui — in auto, spinta a mano per il finto viaggio visto che nessuno dei due ha la patente — raccontavano le loro vite straordinarie. E insieme, qualche anno fa, il gentiluomo rivoluzionario e lo scrittore siciliano, da allegri bastian contrari, avevano interpretato a teatro la fiaba di Pinocchio finalmente dalla parte del Gatto e la Volpe, stanchi della cattiva fama. Irresistibili, impellicciati, a ritmo di rap. Liberi, come hanno vissuto.
[...]
Silvia Fumarola
 
 

TRM Radiotelevisione del Mezzogiorno, 8.7.2019
Dal 12 al 14 Montalbano Jonico (Mt) Capitale Europea della Cultura per un giorno

Dal 12 al 14 luglio 2019 la città di Montalbano Jonico sarà Capitale Europea della cultura per un giorno, nell’ambito del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 “Capitale per un giorno” rivolto ai comuni lucani.
La Città di Montalbano Jonico, tra mura cinquecentesche, scorci suggestivi e affascinanti vicoli, ha un centro storico puntellato di antichi palazzi e cappelle gentilizie, con una storia millenaria caratterizzata soprattutto da uno dei cittadini più conosciuti ed autorevoli, Francesco Lomonaco, al quale la stessa è intitolata.
La programmazione delle tre giornate è finalizzata alla diffusione della città di Montalbano Jonico quale destinazione turistica a livello regionale ed interregionale e ad accrescerne la competitività sui mercati nazionali e internazionali attraverso la valorizzazione delle risorse culturali e naturali. È una programmazione variegata, rivolta ad un pubblico e ad un numero di partecipanti di qualsiasi fascia di età.
L’Amministrazione Comunale ha colto subito questa occasione poiché l’evento rappresenta per la suggestiva e caratteristica un’occasione che rafforza le iniziative culturali e di promozione del territorio e del patrimonio, della cittadina dedicata all’illustre Francesco Lomonaco.
Saranno ben tre giornate intense di eventi co-prodotti con Fondazione Matera Basilicata 2019 per Capitale per un giorno con la realizzazione di un progetto “BorgArtFest”, un festival d’arte pubblica nel centro storico di Montalbano Jonico, consistente principalmente nel riqualificare alcune aree del borgo in forte stato di degrado e abbandono al fine di rigenerare spazi urbani attraverso interventi artistici di “street art” come i murales e la trasformazione di arredi urbani. Il tutto diventerà un’occasione di grande creatività personale e condivisa, dove il vecchio ed il nuovo si accostano, il grigio ed il colorato, le crepe sono riempite e valorizzate con il colore.
Al centro delle giornate un congresso internazionale presso Palazzo Rondinelli, volto a celebrare la figura di Andrea Camilleri, famoso per i suoi scritti sul Commissario Montalbano, scrittore ed intellettuale, con la presenza di rappresentanza accademica ed appartenenti al mondo camilleriano, chiedendo all’Università di Malaga-Facultad de Filosofia Letras. Campus de Teatinos E-29071 Màlaga (Spagna) l’organizzazione dello stesso. A queste attività artistiche e culturali si alterneranno anche la presenza di concerti, esposizioni, degustazioni e diverse attività per tutti. Sarà inevitabile lasciarsi catturare dalle meraviglie paesaggistiche, artistiche e culturali del territorio, correlate alle tradizioni locali, con il coinvolgimento di tutte le realtà territoriali.
 
 

SicilyMag, 9.7.2019
Andrea Camilleri e la verità indecidibile di Montalbano
Filosofia, thriller e psicologia, azione e riflessione, attualità e memoria si intrecciano in "Il cuoco dell'Alcyon", il nuovo romanzo dello scrittore empedoclino che vede protagonista il Commissario Montalbano. Scrive Salvatore Silvano Nigro nel risvolto di copertina: «Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo. Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, farsa e tragedia»

Un romanzo sorprendente ed avvincente che mostra ancora una volta la capacità di Andrea Camilleri di sperimentare e trovare nuovi spazi creativi. E di raccontare le vicende di Salvo Montalbano in maniera diversa. Stiamo parlando de “Il cuoco dell'Alcyon”, edito da Sellerio, l'ultimo romanzo di Camilleri incentrato sulle vicende del poliziotto più amato d'Italia, e che è arrivato nelle librerie prima del grave problema di salute che vede allo stato attuale combattere lo scrittore di Porto Empedocle la sua battaglia più difficile, fra la vita e la morte. Sono in tantissimi, noi fra questi, a sperare che Andrea possa superare positivamente questa complessa sfida.
Torniamo all'ultimo romanzo su Montalbano che è uno dei migliori di Camilleri nell'ultimo lustro. Rispetto ai libri più recenti con protagonista Montalbano è quello che ci ha convinto di più, per struttura, per ritmo narrativo, per lo snodarsi della trama.
Per meglio comprenderne la natura sui generis bisogna capirne le scaturigini, ed è lo stesso Camilleri in una delle note conclusive del testo, a pagina 249, a specificare: “Questo racconto è nato una decina di anni fa non come romanzo ma come soggetto per un film italo-americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con alcune varianti, per un nuovo libro su Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel male, della sua origine non letteraria”.
La natura non “letteraria” delle scaturigini dell'idea dà invece ancor più ritmo narrativo al romanzo, pieno di colpi di scena e di azione, soprattutto nei capitoli conclusivi. Il tutto sempre filtrato dallo stile ironico di Camilleri che rende esilaranti anche le più dinamiche e decisive scene di azione. Come è noto, la scrittura di Camilleri è cinematografica ma in questo caso lo è ancor di più.
Vedere il sessantenne commissario muoversi con la stessa grinta ed energia di un ventenne, con il commento del “regista” Camilleri, che sottolinea come la vecchiaia incomba egualmente, è divertente e nel contempo fa riflettere con leggerezza.
In questo romanzo Andrea Camilleri, così come nel suo primo libro su Montalbano di ben 25 anni fa - “La forma dell'acqua” -, affronta il concetto della pluralità delle verità, ed ispirato dalla teoria della meccanica quantistica mostra la complessa sfera della indecidibilità della verità. Viene in mente il principio di indeterminazione di Heisenberg. Con la consueta lucidità critica, il fine studioso di letteratura e di filologia, Salvatore Silvano Nigro, nello sciasciano risvolto di copertina del romanzo scrive: “Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione”.
Filosofia, thriller e psicologia, si intrecciano profondamente in questo romanzo, un testo che interseca azione e riflessione, attualità e memoria. In questo contesto narrativo sostiene Nigro: “Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per 'stazioni', lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto”.
L’Alcyon appare e scompare, resta poco tempo nei porti in cui approda. Il mistero da disvelare nella storia è legato alla goletta. L'invenzione del Montalbano “cuoco”, stratagemma per salire sulla nave, è fra le più interessanti del romanzo. Ma su questo non aggiungiamo altro, perché la trama di un 'giallo' va accennata non svelata, deve invitare alla lettura non sostituirsi ad essa. Tornando più strettamente all'analisi critica, Camilleri è riuscito ad esperire in questo romanzo un nuovo percorso narrativo con diverse tecniche e modalità di racconto, ma l'impianto strutturale generale, la visione d'insieme, la sua verve scritturale ed il suo linguaggio sono immutati. Sono il Dna della sua letteratura. In realtà anche il tema del sogno ritorna più volte nella sua ampia storia narrativa, così come le tante citazioni di grandi della letteratura. E nulla è causale nei suoi romanzi, è tutto strutturato in maniera organica e razionale, ogni citazione culturale rimanda sempre ad un passaggio del racconto, ad un meccanismo che aiuta a comprendere lo snodo della storia o ad illuminare il pensiero od i comportamenti di un personaggio.
Nigro coglie anche questo aspetto quando sottolinea: “Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su 'grandi cimiteri'. La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due 'comici' esperti. 'Contami quello che capitò', dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel 'contami' si sente risuonare un antico ed epico 'cantami': 'Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei [...]'. Il cuoco dell’Alcyon è 'una Iliade di guai'".
Il romanzo intreccia anche collaborazioni fra la polizia italiana e l'FBI statunitense. Non è la prima volta di Montalbano alle prese con i servizi segreti, Camilleri vi ha scritto pagine di notevole suggestione su questi temi, ma in questo caso lo scenario ha tratti di comicità autentica, anche per via della trasformazione estetica del commissario. Un passaggio del romanzo è illuminante in merito: “Tutto 'nzemmula gli vinni un pinsero spavintoso. E se sto Santo come minchia si chiamava era un chirurgo plastico? Gli voliva fari un'operazioni alla facci? Babbiavano? Ma lui si sarebbi arribbillato, avrebbi mittuto a ferri e a foco tutta la quistura! Arriniscì, con una certa faticata, a tinirisi, aspittanno gli sviluppi. Po' finalmente il mago parlò: 'Guardi, ho deciso che ai capelli darò un colore biondo grigio, adatto all'età che ha'. Da 'na parti fu contento, non era un chirurgo plastico ma 'na speci di varberi, dall'autra arraggiò: per quelle ultime paroli, Montalbano gli avrebbi sparato. 'Ma i baffi devono assolutamente sparire'. A 'sto punto, il commissario scatasciò: 'Ma non dica minchiate! Non se ne parla!”. Come è noto il commissario Montalbano personaggio del romanzo inventato da Camilleri ha i capelli e pure i baffi, mentre il commissario televisivo interpretato dall'ottimo Zingaretti è calvo e decisamente differente sul piano estetico. Una statua del Montalbano letterario si trova a Porto Empedocle. Tornando al romanzo, oltre al finale vi incuriosisce anche la vicenda della trasformazione estetica? La soluzione è nel romanzo...
Salvo Fallica
 
 

Sololobri.net, 9.7.2019
Palinsesto Rai: Amica Geniale, Montalbano e Ricciardi tante serie tratte da libri
Il palinsesto della Rai per il 2019/2020 è stato svelato oggi e sono tante le serie tv tratte da libri che vedremo nei prossimi mesi. Di seguito scopriamo le prime anticipazioni.

Il palinsesto Rai per la stagione 2019/2020 è stato svelato e anche per i prossimi mesi gli amanti dei libri avranno delle belle sorprese. La televisione di Stato ha infatti deciso di mandare in onda tante proposte tratte dai libri.
[...]
Una bella notizia arriva anche per gli amanti di Camilleri e soprattutto del Commissario Montalbano: nel 2020 saranno prodotti altri episodi della serie dei record! Non sono ancora stati rivelati i romanzi da cui verranno tratte le trame delle puntate, ma si tratterà almeno di due nuove proposte, che si andranno a sommare alle tante puntate di cui è stato ed è ancora protagonista Luca Zingaretti.
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Chiara Ridolfi
 
 

Il Secolo XIX, 9.7.2019
"Maruzza Musumeci", miti e leggende della Sicilia più tradizionale
Cliccare qui per il filmato
La Sicilia, i suoi miti e le sue leggende, nello spettacolo Maruzza Musumeci, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri.
Pietro Montandon e l'unico attore in scena in un turbinare di ruoli e colpi di scena che escono dalla penna del papà del commissario Montalbano.
Una storia d'amore tra un emigrante tornato a coltivare la terra e una bellissima donna che nasconde un segreto: è una sirena

Genova – La penna di Andrea Camilleri torna in scena, in piazza San Matteo, attraverso lo spettacolo “Maruzza Musumeci” tratto da una dei romanzi che lo scrittore siciliano dedica alla sua amata terra e ai suoi miti.
In scena l’infaticabile e poliedrico attore Pietro Montandon che, nell’ambito del Festival In una notte d'estate di Lunaria Teatro è solo sul palcoscenico in un divertente inseguimento di personaggi e di situazioni.
E’ la storia dell'amore impossibile tra Gnazio - migrante di ritorno che, lasciata alle sue spalle l'America, decide di coltivare la terra senza più volgere lo sguardo al mare -, e Maruzza, ragazza bellissima che scopriremo essere, in realtà, una sirena.
Il tutto è ambientato a Vigata, borgo di fantasia reso celebre per essere diventato il teatro delle avventure del commissario Montalbano, qui rappresentata però in un'ambientazione a cavallo tra Ottocento e Novecento.
La storia d’amore si tinge di giallo e di mistero perché Maruzza desidera portare a compimento la vendetta delle Sirene contro Ulisse, rappresentato nella storia da un “vicino di terra” del marito.
Nel susseguirsi di colpi di scena e di misteri svelati, Maruzza Musumeci ripercorre gran parte del mito e delle leggende della Sicilia, riscoprendo, nel gusto di Camilleri, tradizioni antiche, richiami alla mitologia classica e alle storie raccontate attorno al fuoco, d’estate.
[...]
Andrea Carotenuto
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 9.7.2019
Vent’anni di libri a San Vito Lo Capo "È nata una comunità"
La rassegna. Ieri a San Vito ha preso il via la ventesima edizione di "Libri, autori e bounganville" curata da Giacomo Pilati

Era una piccola pianta dai fiori fucsia, adesso che sono passati venti anni è cresciuta ed è una vera e propria cascata di petali, iconica, simbolo indiscusso di una rassegna letteraria che ogni estate raduna un pubblico numeroso nello slargo di via Venza a San Vito lo Capo. Ieri sera una torta con venti candeline ha festeggiato l'anniversario di "Libri autori e bouganville", la rassegna letteraria ideata e curata da Giacomo Pilati e sostenuta dal Comune e dalla Pro loco di San Vito con il supporto di albergatori e ristoratori.
[…]
«Non c'è un anno nel quale non avrei voluto come ospite Andrea Camilleri», conclude Pilati pensando già alle edizioni future.
Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica, 10.7.2019
E poi arriverà Montalbano a salvare gli ascolti
I nuovi palinsesti Rai

Gli ascolti li porteranno le fiction — in primis il Montalbano eroe d'accoglienza — o Fabio Fazio che puntellerà alla grande Rai 2, l'interesse arriverà da certe novità di Rai 3, vedi una nuova cosa di Serena Dandini, poi c'è Fiorello sul lato Raiplay: curiosamente tecnologico, magari non proprio per giovani ma pazienza.
[...]
Ma l'impressione, dopo una estenuante presentazione di palinsesti con rarissimi squilli, è che i nuovi capi abbiano facce serene e che la missione sia compiuta: se dieci milioni poi li farà solo il Montalbano che salva migranti, pazienza, l'importante è il giorno per giorno.
[...]
Antonio Dipollina
 
 

Rai Italia, 10.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il Commissario Montalbano | La pista di sabbia
Regia: Alberto Sironi
Cast: Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Isabell Sollman, Angelo Russo, Mandala Tayde, Giovanni Moschella, Davide Lo Verde, Marcello Perracchio, Gigio Morra, Mimmo Gennaro, Mario Puglisi

La carcassa di un purosangue, massacrata, viene scaricata davanti a casa del commissario di Vigata. Che si trova coinvolto in un’indagine dai confini particolari, che sfumano tra le corse di cavalli della nobiltà siciliana e quelle clandestine della mafia, tra onore e vergogna, amore e sesso. Un’indagine nel corso della quale Montalbano scopre che dietro la maschera più rispettabile può celarsi uno scheletro così scabroso da giustificare qualunque patto con la coscienza. Così come un crimine veniale può coprirne uno più infame. E in un quadro sempre più complesso, riempito di misteriosi attori – ladri che entrano ed escono dalla tenuta alla Marinella senza rubare nulla, il processo a carico di un picciotto che conta di avere un alibi che ancora deve passare al vaglio degli inquirenti – Salvo Montalbano ha l’occasione di perdersi tra le braccia di una donna e ritrovarsi nell’intimità di scelte sofferte.
Tratto dal romanzo La pista di sabbia di Andrea Camilleri edito da Sellerio Editore.
 
 

Gazzetta del Mezzogiorno, 11.7.2019
Iniziative. Tre giorni con studiosi da tutta Europa nella città jonica e a Matera
E così Camilleri si “incontrerà” con Montalbano
Congresso internzazionale di studi

Celebrare Andrea Camilleri e la sua opera e, allo stesso tempo, offrire nuovi e innovativi spunti sulla ricerca in ambito letterario. Sono gli obiettivi principali che si sono posti gli organizzatori del congresso internazionale intitolato "Montalbano incontra Camilleri: territorio, identità culturale e letteraria" in svolgimento da domani a domenica, con dibattiti e iniziative collaterali tra Montalbano Jonico (nel Palazzo Rondinelli) e a Matera (nella Biblioteca provinciale). Un titolo volutamente evocativo, un gioco di parole sulla coincidenza tra il nome della cittadina jonica e quello del Commissario Montalbano, il personaggio amatissimo, celebrato in libri e in televisione, nato dalla penna di Camilleri, l'affermato scrittore e non solo, amato e scoperto dal grande pubblico per la celebre serie di gialli pubblicati dalle Edizioni Sellerio.
L'iniziativa si inserisce quale attività di rilievo nel contesto di "Montalbano Jonico Capitale europea della Cultura per un giorno" della Fondazione Matera-Basilicata 2019.
Ma ad organizzare l'evento congressuale è un prestigioso Ateneo spagnolo, grazie anche alla lungimiranza e presenza di tre lucani che, in quella Istituzione iberica, portano alto il nome della nostra regione. Il progetto culturale è realizzato dall'area di Filologia italiana dell'Universidad de Màlaga e, in particolare, da Giovanni Caprara, che è professore associato di Filologia italiana. È aretino di nascita ma orgogliosamente lucano nel cuore: la madre è di Tursi, mentre suo padre è di Terranova del Pollino. Col docente collaborano le ricercatrici Filomena Anna D'Alessandro e Valentina Nesi, rispettivamente di Montalbano e di Scanzano. Alle tre giornate di studi in terra lucana, poi, contribuiscono anche l'Università degli Studi di Cagliari e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Montalbano. Il Congresso, poi, rientra nell'ambito dei Seminari sugli Studi Camilleriani, giunti alla settima edizione, che ogni anno si svolgono in alcune delle più importanti Università del mondo, come quelle di Città del Messico, Parigi, Varsavia, Málaga, Cagliari e Beirut. Nell'occasione di quello in Basilicata, era previsto un contributo in video di Andrea Camilleri, ma è ancora ricoverato in ospedale, dopo il malore dello scorso giugno. Non dimentichiamo, inoltre, che ha 93 anni e, nel centro jonico, avrebbe partecipato sua figlia, Mariolina Camilleri.
"L'evento di Matera 2019 credo sia una grandissima occasione di riscatto per il popolo e la cultura lucana, troppo spesso sminuiti e trascurati - afferma il prof. Giovanni Caprara -. Camilleri ha dimostrato tutto il suo spessore quando e riuscito in un'operazione complessa e che per certi versi mi ricorda un po' il caso di Matera: quella di dar vita a processi culturali che, prendendo il via dalla letteratura, hanno creato un'unione tra il recupero e la valorizzazione di luoghi (in particolare la provincia agrigentina) e l'identità di un popolo che per quanto culturalmente abbiano regalato tanto è stato spesso relegato ai margini".
Spiega la dottoressa Filomena Anna D'Alessandro che "nostro obiettivo è di andare oltre il Congresso, sia pure di spessore, per realizzare una esperienza culturale e interdisciplinare che coinvolga interamente i partecipanti. È il senso della mostra "Camilleri a prima vista", che si compone delle copertine dei romanzi, ognuna associata a un'opera d'arte, dalle quali è possibile ricostruire gran parte della storia d'Italia. Il nesso tra territorio, storia e cultura sarà al centro del dibattito a partire dal manifesto sull'Importanza delle storia, "La Storia è un bene comune" scritto e promosso da Liliana Segre, Andrea Camilleri e Andrea Giardina". La dott.ssa Valentina Nesi, poi, evidenzia come "il sottotitolo "territorio, identità culturale e letteraria" riveste particolare importanza perché si vuole sottolineare come il territorio, nella sua accezione più ampia, sia fondamentale nel processo di costruzione identitaria e nella formazione culturale, adottando il pensiero del geografo Edward Soja che nello spazio non vede il semplice contenitore della storia la qualcosa di più".
Tra gli eventi "collaterali" al Congresso, ricordiamo, la citata mostra "Camilleri a prima vista" ideata dal giornalista Stefano Salis con i contributi critici di Salvatore Silvano Nigro e di Antonio Sellerio, dedicata alle copertine del libri di Camilleri. Domenica 14, a Matera, va in scena la prima del reading animato tratto da "Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe", con la compagnia teatrale "Fondamenta Teatro e Teatri" e la supervisione artistica di Giancarlo Sammartano.
Enzo Fontanarossa
 
 

Girodivite, 12.7.2019
Camilleri ha deciso di non morire
“Non ho alcuna intenzione di farmi salutare da Salvini con un bacione”

Camilleri ha deciso di non morire: “Non ho alcuna intenzione di farmi salutare da Salvini con un bacione”, ha dichiarato all’infermiera Speranza. Molto preoccupati i suoi eredi.
 
 

La Repubblica (ed. di Genova), 12.7.2019
L’ascesa di Greg dal blog sul Corsera ai clienti vip

Nel percorso che porta dal lavoro in una pizzeria alla creazione di un colosso del settore della ristorazione e infine alla manette dopo un crac da 300 milioni, ci sono molte tappe e qualche punto oscuro mai del tutto chiarito.
Certo è che, anche se nel 2016 e 2017 i buoni pasto della Qui Ticket cominciavano ad essere rifiutati dai primi bar e supermercati perché i rimborsi avvenivano con ritardi infiniti, Gregorio Fogliani, riuscì anche a diventare un blogger sul sito del Corriere della Sera in una sezione che venne intitolata " Buone notizie" e aveva lo scopo di evidenziare ciò che di positivo e di solidale viene fatto in Italia.
Compagni di blog di Fogliani erano nomi illustri fra i quali Andrea Camilleri, Erri De Luca, Giobbe Covatta solo per dirne alcuni.
[...]
Marco Preve
 
 

Termoli Online, 14.7.2019
Generazione Camilleri: lettori e fan dello scrittore in ansia per la sua sorte

Termoli. L’Italia letteraria, l’Italia che ama uno dei maggiori esponenti letterari del ‘900, è con il fiato sospeso dal 17 giugno, data in cui il grande e famoso scrittore Andrea Camilleri ha avuto un malore e da quel giorno non si è più ripreso.
Camilleri, inventore del celebre personaggio “Montalbano”, è uno degli autori contemporanei più amati dai lettori italiani e non solo; numerosi i titoli che lo hanno reso famoso, non solo con i gialli ispirati al celebre commissario, ma anche testi di letteratura. Andrea Camilleri nasce in Sicilia, a Porto Empedocle, il 6 settembre del 1925. Dopo aver trascorso l’infanzia tra Roma e la Toscana, torna in Sicilia, dove nel 1943 consegue la maturità classica. Il suo esordio da artista, avviene già nel 1942, anno in cui inizia a lavorare come regista teatrale.
Si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia a Palermo, ma non arriverà alla laurea; in compenso però, nel 1949, viene ammesso all’Accademia nazionale d’arte drammatica, come allievo regista. I suoi primi racconti e poesie, vengono pubblicati tra il 1945 e il 1950, vincendo anche un Premio letterario, il Premio Saint Vincent. Il 1978 è l’anno dell’esordio in narrativa con “Il corso delle cose”, scritto addirittura dieci anni prima. Il grande successo, inizia ad arrivare dal 1980, con la pubblicazione di “Un filo di fumo”, primo di una serie di romanzi ambientati a Vigata, una cittadina siciliana immaginaria.Il primo romanzo poliziesco, con protagonista il famoso commissario Montalbano,“La forma dell’acqua”, è pubblicato nel 1994. Camilleri, oltre ad essere uno degli autori più amati della letteratura del ‘900, è anche uno di quelli più prolifici; i suoi libri, un centinaio, sono stati tradotti ed apprezzati in tutto il mondo.
La cosa che accomuna molti fan dello scrittore è che leggendolo per la prima volta, non solo non l’hanno apprezzato minimamente, ma addirittura ne hanno lasciato la lettura alle prime pagine. Ovviamente la maggior parte dei lettori ha letto i libri più famosi di Camilleri, ossia quelli ispirati a Montalbano, e come tutti sappiamo, la peculiarità che li contraddistingue è il linguaggio, una sorta di dialetto siciliano italianizzato. Ho chiesto ad alcuni di loro, cosa li avesse spinti a riprendere in mano quei libri, la risposta unanime è che, “un pilastro della letteratura contemporanea, merita necessariamente di essere letto”.
La maggior parte dei lettori da me intervistati, mi hanno riferito che a furia di leggerlo, quella scrittura dialettale, piano piano è diventata quasi familiare, tanto da immaginarsi un signore anziano siciliano, magari con un sigaro in bocca, intento a raccontare loro la storia. Molto apprezzata la credibilità delle storie, schiette e senza nessuna apparenza. Nonostante si percepisca la sofferenza di quella terra, c’è quella vena umoristica che rende piacevole e gradevole la lettura. Diciamoci la verità, non si possono immaginare le storie di Camilleri scritte in italiano, perderebbero non solo di fascino, ma anche di quella emozione che si ha nel leggerle; e poi non sarebbe stata la stessa cosa se al posto dei “Cardascioso”, “Cimiare”, “Garrusiare”, e tantissimi altri termini pittoreschiche abbiamo imparato a conoscere, ci fossero stati termini di linguaggio corrente. Gli ultimi aggiornamenti, parlano di condizioni stazionarie, tuttavia tempo fa, Camilleri aveva dichiarato che Montalbano avrà una fine.
Il tutto è già pronto, ma vedrà la luce solo quando Camilleri non ci sarà più, è sua volontà che debba uscire postumo. Incrociamo le dita che questo ultimo libro, possa uscire il più tardi possibile.
Chiara Gabriele
 
 

La Repubblica, 14.7.2019
Le tribù dei talk show Dimmi cosa guardi ti dirò con chi stai

Nelle botteghe dove nasce la tv si scrutano sempre gli indici d'ascolto perché vogliono dire soldi. Ma in quella immensa massa di scelte del pubblico sovrano è possibile anche ricercare "chi" siamo", trovare cioè nessi fra le scelte di tv e l'insieme delle idee che si agitano nelle teste. Guardando, a questo fine, a "chi" e non solo "quanti" scelgono tra i programmi.
Vediamo, ad esempio, com'è fatto il pubblico che comprende chi, come noi, più spesso si interessa ai talk politici in prima serata.
[...]
Ed ecco i risultati. Chi segue con costanza Diritto e Rovescio di Rete 4, non solo si guarderà sulla stessa rete Quarta Repubblica e Stasera Italia, ma per passare ad altro corre su Canale 5 per Amici di Maria De Filippi, Live - Non è la D'Urso, oppure La sai l'ultima? con Greggio. Questi spettatori prendono solo saltuariamente qualcosa fuori dal perimetro di Mediaset, al massimo Ballando con le stelle e La Corrida. E quel che più colpisce è che trascurino del tutto, fra i venticinque titoli più visti, le avventure di Montalbano che pure è un mostro sacro dell'ascolto, una sorta di Sanremo della fiction.
Tutt'altra storia tra gli spettatori di La7. Quelli di Otto e Mezzo, Piazza Pulita, Dimartedì quando scelgono altro si volgono alla Rai e mettono in cima a tutto proprio Il commissario Montalbano, easeguire Che tempo che fa e Report. È totale l'assenza del mondo Mediaset.
Il pubblico di Cartabianca (Rai Tre) preferisce servirsi in casa Rai, mobilitandosi per Montalbano e Fazio, e aggiungendoci la Milly di Ballando con le stelle. E anche qui Mediaset non figura affatto.
[...]
Stefano Balassone
 
 

Il Foglio, 16.7.2019
Piccola posta
Camilleri e Caino
Ieri a Caracalla, quello che doveva essere, quello che è stato

Ieri, 15 luglio, Andrea Camilleri avrebbe detto a Roma, a Caracalla, la sua difesa di Caino. Sarebbe stata una sera memorabile. Lo è stata anche così.
Adriano Sofri
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 16.7.2019
Quando Sciascia e Pirandello sentivano la voce della luna
E la luna bussò ispirando gli scrittori
Dal Ciàula di Pirandello alle "Esequie" di Piccolo: fascino e mistero secondo gli autori siciliani

Quando dall'immaginario collettivo la Sicilia trasloca nelle pagine degli scrittori, si mostra meno come "Isola del sole", per dirla con Luigi Capuana, assurgendo invece a terra della luna. A tal punto questo astro ha calamitato l'immaginario di poeti e romanzieri isolani da agevolare, in letteratura, la nascita di una vera e propria costellazione lunare, che a maggior ragione brilla meglio adesso, in prossimità del cinquantesimo anniversario del primo sbarco dell'uomo sul satellite più misterioso e contemplato della Terra.
[…]
Entrano a pieno merito in questa costellazione lunare almeno altri due autori, questa volta contemporanei: Silvana Grasso e Andrea Camilleri. […] Di Andrea Camilleri ricordiamo "La luna di carta" (2005) della saga di Montalbano: «Quann'era picciliddro, una volta so patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna 'n cielu era fatta di carta» leggiamo a proposito del commissario di Vigàta, ingannato questa volta da due donne troppo fascinose; e poi "La rivoluzione della luna" (2013), romanzo sospeso tra realtà storica e invenzione che racconta di Eleonora di Mora, governatore donna nella Sicilia del Seicento, la quale mostrava una freddezza come di luna.
Non a caso rimase al comando per ventotto giorni, quanti ne impiega il satellite per compiere il giro dello Zodiaco.
Salvatore Ferlita
 
 

La Sicilia, 16.7.2019
Zingaretti si "sdoppia" per Montalbano
Protagonista-regista. L'attore prende per mano la fiction dei record e dirige gli episodi al posto di Sironi che ha dovuto lasciare per motivi di salute. La squadra è già al lavoro per girare nel celebre set del Ragusano
La produzione (Rai Fiction e Palomar) ha preferito giocare in casa per garantire una continuità

L'oleatissima macchina tecnico-artistica della fiction del commissario Montalbano non si può fermare, anche se manca il motore, cioè il regista.
Nella fattispecie Alberto Sironi, valoroso director della detective story più amata dagli italiani, ha dovuto lasciare per motivi di salute, sicché la produzione ha cercato un sostituto, un uomo di cinema e televisione all'altezza della situazione, uno che sapesse tenere le redini di un pur affiatato cast di attori e di tecnici; un professionista in grado di proseguire al meglio il lavoro certosino, intelligente, dalla perfetta "alchimia" di Sironi, certamente degno d'essere paragonato al suo maestro Mario Landi che negli anni '60 diresse con straordinario successo, fra gli altri, gli sceneggiati del commissario Jules Maigret creato dalla penna di Georges Simenon.
Invece di andare a cercare tra i registi emergenti e comunque più accreditati, la produzione (Rai Fiction e Palomar) ha preferito non allungare il passo più di tanto, restando in casa, ovvero nell'ambito del team, della "formazione" che ha saputo rendere celebre il poliziotto di Vigàta coniato dalla penna di Andrea Camilleri.
E così, dopo attenta valutazione dei papabili, la scelta è caduta su quello ritenuto maggiormente capace di continuare il magnifico operato di Sironi. Il quale ha ceduto il passo proprio al suo pupillo, un attore di solidissima formazione classica che ha fatto molto teatro, televisione e anche cinema (quest'ultimo in misura minore soltanto per via di numerosi impegni sul palcoscenico e sul piccolo schermo).
Il nuovo regista di Montalbano è proprio lui, Luca Zingaretti, quel Salvo Montalbano duro e rude ma con un'anima; quel golosone amante della buona cucina, della Norma gustata nella capiente zuppiera; ghiotto degli arancini della "cammarera" Adelina e non insensibile al fascino muliebre.
Di belle ragazze dai grandi occhi neri la Sicilia è piena, e il nostro sbirro dal fascino magnetico, non di rado cede alle malizie di procaci figliole e di irrequiete signore, tornando però sempre all'ovile, ovvero dalla bionda e passionale Livia, l'amore di sempre, l'eterna fidanzata.
La "squadra" di Montalbano ora capitanata dal severo quanto capace Zingaretti è al lavoro da mesi nelle location ben note del Ragusano, dove si stanno girando tre nuovi episodi della fortunatissima serie.
I commenti sul nuovo regista di Montalbano sono quasi unanimi: «Fuori dal set Luca è un compagnone, scherza, gioca a pallone, si gode il mare verde smeraldo, ma quando lavora non ammette negligenze, è rigoroso ed esigente».
E fa bene. Per realizzare un buon prodotto bisogna dare il massimo.
Mario Bruno
 
 

DavideMaggio.it, 16.7.2019
Rai 1 contro Canale 5, autunno 2019: le sfide sera per sera

I palinsesti sono stati presentati, la sfida è ormai lanciata. Rai e Mediaset da settembre torneranno a ‘battagliare’ per la leadership d’autunno, con Rai 1 e Canale 5 in primo piano a giocarsi il ruolo di rete più seguita. Il prime time sarà un ring particolarmente acceso e non si escludono ‘colpi bassi’. Uno su tutti? Lo strareplicato Montalbano piazzato contro la novità Amici Vip.
[...]
Lunedì
Su Rai 1 troveranno spazio di lunedì, fin dai primi di settembre, le repliche de Il Commissario Montalbano. Poi, dal 25 novembre, l’esordio della serie Rocco Schiavone 3, promossa sulla rete ammiraglia da Rai 2.
[...]
Fabio Fabbretti
 
 

La Repubblica, 17.7.2019
È morto Andrea Camilleri, papà di Montalbano, scrittore e maestro nato per raccontare storie
Il grande scrittore siciliano, autore della fortunata serie di romanzi sul commissario di Vigata, è morto oggi a 93 anni. Dai romanzi al teatro fino alle prese di posizione sulla politica, l'Italia piange uno dei suoi più grandi autori contemporanei

E' morto Andrea Camilleri. "Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano". Così rispondeva Andrea Camilleri a chi gli chiedeva come mai a 93 anni non si fosse ancora deciso ad andare in pensione, come mai nonostante gli occhi che da tempo si erano spenti, continuasse a impastare realtà e fantasia in quella sua lingua eccezionale, il vigatese, che non aveva alcun corrispettivo nella realtà ma che finiva per essere più concreta che mai. Non si può smettere di fare ciò per cui si è nati. E il Maestro siciliano, morto stamattina a Roma, era nato per raccontare storie.
Lo faceva a dispetto degli anni e della malattia, lasciandosi guidare sulla pagina bianca dalla sua fedele assistente, Valentina Alferj, depositaria della lingua e dei segreti di Montalbano. Lo faceva salendo sul palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa per impersonare Tiresia, l'indovino tebano cieco che compare già nell'Odissea per indicare a Ulisse la via del ritorno. Un personaggio scelto per affinità elettive, cieco eppure in grado di fare luce con le proprie parole. Lo faceva anche in questi ultimi giorni, mentre preparava il suo debutto alle antiche Terme di Caracalla, con lo spettacolo Autodifesa di Caino. E lo faceva, soprattutto, dando corpi e misteri in pasto a Salvo Montalbano, il personaggio che ha accompagnato i suoi ultimi 25 anni di vita.
Era il '94 quando Sellerio portava in libreria La Forma dell'Acqua, primo romanzo della serie incentrata sulle indagini del commissario siciliano. Romanzo dopo romanzo, ne sono usciti trenta, Montalbano - di cui Camilleri parlerà sempre come se fosse vero e vivente, quasi un suo alter ego - ebbe così tanto successo da spingere nel territorio del giallo anche chi, prima di lui, non aveva alcuna dimestichezza con il genere.
Ospite fisse del vertice delle classifiche librarie, deve il suo nome allo scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban che di Camilleri fu grande amico e la sua longevità a Elvira Sellerio: avrebbe dovuto terminare la sua carriera con il secondo romanzo, Il cane di terracotta, ma l'editrice richiamò lo scrittore per chiedergli quando sarebbe arrivato il terzo libro. Lui rispose mai, lei oppose il resoconto delle vendite. Fortunatamente per i lettori, l'ebbe vinta Sellerio e Camilleri continuò a scrivere. Conservò intatta la sua passione per le indagini mnemoniche, ma cambiò le carte in tavola, introducendo nuovi personaggi e iniziando a sporcare le storie con la realtà: il G8 di Genova, l'immigrazione, la corruzione sugli appalti pubblici... Ben poche miserie umane e italiane sono rimaste estranee alle indagini di Montalbano così come, un romanzo dopo l'altro fino a Il cuoco dell'Alcyon, uscito il 30 maggio e già in testa alle classifiche, si fece strada la paura della vecchiaia. Il commissario, appena cinquantenne, iniziò a interrogarsi sul mondo che lo circondava: era ancora in grado di comprenderlo? E fino a quando?
Dubbi che Camilleri ha condiviso con il suo personaggio, in una dialettica tra vita letteraria e reale che ha pochi uguali nella storia del giallo. Camilleri si interrogava sull'Italia e rispondeva senza sottrarsi ai temi politici più scottanti. Recentemente aveva criticato Matteo Salvini per il suo comizio con il rosario, sollevando uno scandalo tra quanti vorrebbero che uno scrittore si limitasse ai suoi romanzi, ma confermando quello che i suoi lettori sanno da sempre: il maestro scriveva e diceva solo ciò che pensava.
A testimoniarlo nella sua lunga bibliografia, anche un bellissimo libro-confessione affidato a Saverio Lodato - La linea della Palma - in cui si abbandonava ai ricordi di una vita, dalla Sicilia durante il regime fascista alla Liberazione, dall'impegno come militante del Pci all'opposizione morale a Silvio Berlusconi, dalla mafia - che ammetteva di tenere ai margini dei gialli per non eleggerla ad arte - ai problemi della giustizia.
Parlava anche dei suoi difficili esordi come uomo di spettacolo: prima aiuto-regista di Orazio Costa dopo un turbolento apprendistato all'Accademia d'arte drammatica a Roma, e in seguito regista in proprio, oltre che per trent'anni funzionario Rai addetto alla prosa radiofonica e produttore in televisione di pièces teatrali.
Quando parlava della sua vecchiaia, pur sottolineando le difficoltà di un corpo che non rispondeva più alla velocità della mente, non si lasciava mai andare a rimpianti o paure. Appariva sereno, la voce arrocchita dalle migliaia di sigarette fumate, i ricordi dell'infanzia nitidi davanti agli occhi. La chiamava presbiopia della memoria, diceva che con la vecchiaia l'infanzia precipitava addosso. Ricordava la grande casa dei nonni a Porto Empedocle, la solitudine di un bambino che cresceva coltivando un talento da affabulatore, il gusto per il dettaglio, l'attenzione al particolare. Caratteristiche che da adulto porterà nella sua professione - sceneggiatore, regista e drammaturgo, ben prima che giallista.
La sua carriera da scrittore iniziò infatti in sordina, con la pubblicazione de ll corso delle cose nel 1978 e continuò in tutti questi anni alternando ai romanzi storici, tra cui il formidabile Birraio di Preston, i gialli di Montalbano. Continuerà anche domani: c'è un altro Montalbano in attesa di essere pubblicato. Andrea Camilleri lo scrisse anni fa e lo consegnò a Sellerio perché lo conservasse in cassaforte con l'obbligo di pubblicarlo solo dopo la sua morte. L'uscita di scena del commissario, il suo addio definitivo alla vita letteraria, non avverrà con un colpo di pistola e neppure davanti all'altare, con buona pace di chi aspetta da un quarto di secolo che convoli a nozze con Livia.
Montalbano ci lascerà nel momento in cui comincerà a pensare al suo doppio, cioè a Luca Zingaretti l'attore che in vent'anni ha portato le sue indagini davanti a più di un miliardo di spettatori. Come questo avverrà è tutto da leggere. Nell'attesa non ci resta che ringraziare Camilleri per il suo ultimo colpo di teatro, il regalo di un uomo che ha sempre vissuto come voleva, circondato dalle parole. E che se ne è andato così come sognava: raccontandoci storie.
Stefania Parmeggiani
 
 
Addio Camilleri, maestro di ironia e sensibilità: per sempre giovane nel cuore dell'Italia
Lo scrittore è scomparso a 93 anni. Il mondo della cultura, dello spettacolo e dei tantissimi cittadini che sono cresciuti con i suoi racconti lo piangono

Lavorava nel suo studio, tra coppole, ritratti, omaggi, foto della famiglia Sellerio cui era legatissimo (il giovane Antonio ragazzino con la chioma rossa), lo sciroppo per la tosse sulla scrivania accanto al posacenere pieno di cicche. Andrea Camilleri non finiva di fumare una sigaretta che ne accendeva un'altra. La scorta era custodita in un armadietto nel corridoio. Era un piacere ascoltarlo. All'inizio incuteva anche un certo timore, il vocione e la risata piena, poi scoprivi una persona attenta, sensibile, curiosa. Giovane. Memoria pazzesca, ironia caustica. Quando ha compiuto 90 anni e lo hanno celebrato nella strada in cui abita, in Via Asiago a Roma, a due passi dalla sede degli studi radiofonici della Rai, era sceso accompagnato dall'ex presidente della Rai Monica Maggioni e dalla sua storica assistente Valentina Alferj. "Mi sembra troppo esagerato, non vi pare?". Prima richiamato a gran voce, tutti con il naso all'insù verso il balcone illuminato. "Ma lasciamo stare i discorsi dai balconi" scherzava, poi si era lasciato andare all'abbraccio della folla. "Il bene che mi volete è ricambiato". Era stata una festa pubblica e privata.
Ancora si poteva incontrare per il quartiere Prati, quando faceva la passeggiata fino al mercato per fare la spesa. "Poi quando ho perso la vista non ci sono più potuto andare" raccontava, "e mi dispiace, ma la gente per me ha un affetto commovente. Una signora che non mi ha più visto, mi lascia il ciambellone fatto in casa dal portiere. Una volta alla settimana un'altra mi porta la caponatina. Mia moglie Rosetta viene indicata: 'Vedi? Quella è la moglie di Montalbano'". Ridacchiava. La gratitudine per lo scrittore, creatore del commissario più amato e coscienza civile, era grande. La popolarità, spiegava, agli inizi lo sorprendeva "poi ho capito che è bello confrontarsi con i fan irriducibili che ne sanno più di te, anche se mi sono successe le cose più strane. Le donne sono lettrici avide, mi rimproverano per Livia. La situazione più curiosa? Una signora, dopo la presentazione di un libro, mi ha chiesto: 'Le posso accarezzare le sopracciglia?'". Rideva di gusto. "Cose dell'altro mondo". Con la moglie Rosetta, una vita insieme, aveva un rapporto di complicità. Quando la signora chiedeva: 'Posso offrire qualcosa?', lui strizzava l'occhio: 'Mai accettare caramelle dalle sconosciute'. Ci teneva a mantenere una certa autonomia, raccontava con orgoglio che nessuno doveva disturbarlo la mattina, quando si faceva la barba. "Mi devo radere da solo, quando esco voglio essere in ordine".
Venticinque milioni di libri venduti, per la serie di Montalbano su Rai 1, in vent'anni un miliardo di spettatori, ma la cosa che l'aveva reso "pienamente felice" era stato il debutto al teatro Greco, l'anno scorso - era l'11 giugno - quando portò in scena il mito di Tiresia. Aveva recitato come attore, da solo in scena. "Ora mi chiederanno di andare a Hollywood?", scherzava col produttore Carlo degli Esposti, suo complice in un'operazione che sulla carta sembrava complicatissima. Invece Camilleri non aveva perso un colpo, e Alferj, pronta a suggerire una frase, una parola, una battuta, non era mai dovuta intervenire.
La cosa che l'aveva colpito era stato il silenzio. "L'unico momento di vera tensione, quasi di spavento, è stato proprio quel silenzio iniziale in cui malgrado avessi un orecchio tappato dall'auricolare per ricevere i suggerimenti - di cui non ho avuto bisogno - sentii le cicale. Ho pensato: non è possibile, sto cominciando a dare i numeri. Quella sera gli animali hanno avuto una parte", spiegava. "In camerino ho sentito qualcosa che mi sfiorava le gambe: era un gatto, che poi ha attraversato il palcoscenico mentre parlavo ed è venuto a salutarmi alla fine. Quello per me era il Genius loci". Non aveva mai avuto dubbi sull'idea di andare in scena: "Quando Roberto Andò ha parlato con la mia curatrice Valentina Alferj ho detto subito di sì, l'ho considerata una sfida con me stesso, con la memoria e i miei 90 anni passati: è stato un modo per assicurarmi di essere vivo". Preparava il ritorno in scena con Autodifesa di Caino il 15 luglio alle Terme di Caracalla. Non ha mai avuto paura di vivere, diceva di non avere paura di morire. Ci mancherà.
Silvia Fumarola
 
 
Addio Camilleri, ogni nuovo Montalbano sarà sempre una festa in tv
Anche dopo vent'anni e 34 film qualcosa di soprannaturale accade con il commissario di Vigata. Chissà fra tre, cinque, dieci anni la festa si trasformerà in una celebrazione, sarà tre volte Natale o qualcosa del genere. E grazie a Camilleri anche per questo

Montalbano, quello della tv, non finirà mai. Andrea Camilleri idem: 34 film-tv trasmessi finora dal 1999, Luca Zingaretti e l’intera banda in Sicilia a girare i nuovi episodi, Michele Riondino pronto a rivestire i panni del giovane Montalbano (forzatura? Per niente, film ben fatti e grandi ascolti anche in questo caso). Per tacere dei romanzi storici – l’ultimo è stato La stagione della caccia, Sicilia fine '800, attori non famosi, sette milioni di spettatori: è una magia che non ha senso interrompere, quella di Camilleri e della sua fluviale produzione pronta a essere portata in tv, negli anni, lustri, decenni a venire. E nessuno la interromperà: fanno fede i film-tv di Rai 1 in zona Vigata – volati anche a undici milioni di spettatori – ormai talmente collaudati nella struttura, ormai così da identificazione totale da parte del pubblico, da far funzionare, tramite adattamento, anche il racconto più breve e trasformarlo in appuntamento totale per i telespettatori.
Fanno fede anche certi episodi magari meno riusciti della sterminata produzione: affidati alla produzione Palomar, convocato Luca Zingaretti, rimessa la divisa addosso ad Angelo Russo (ovvero Catarella, uno che nella vita si veste con cose hawaiane e poi va a Ballando con le stelle) il più è fatto, la gente si fida a prescindere, sa che al momento giusto riderà per quella scena o vibrerà di indignazione per le malefatte dei cattivi, che solo Camilleri riusciva a tratteggiare cattivi in quel preciso modo. E poi le donne di Sicilia assolata, la fidanzata del commissario che cambia attrice, i paesaggi, la terrazza a mare e il caffè con la moka, le nuotate e così via.
E dire che all’alba del secolo, nonché millennio, ci si chiedeva se potesse durare, vista la scelta di prendere il commissario che sulla carta era sì il contrario dell’hard-boiled e ogni tanto impacciato ma mai come nella incarnazione tv di Zingaretti: e metterlo al centro di un impianto favolistico, in una Vigata inconcepibile, mai un automobile per strada, mai un estraneo che ti urta mentre cammini, solo gli attori che servono alla vicenda, come a teatro. Per non dire di lui, il commissario, che in lontani episodi da collezionista a un certo punto si pettina pure. E invece, anno dopo anno, si consolida il top assoluto di ascolti e affezione per il pubblico televisivo: non è esistito niente di lontanamente paragonabile, negli ultimi vent’anni da quelle parti.
E quando arriva l’episodio nuovo e inedito è anche facile: ma parliamo delle centinaia di repliche, più e più volte repliche, e ogni volta al massimo, ma proprio a essere precisini, si assentava al massimo il 10 per cento del pubblico? Qualcosa di soprannaturale, altroché.
E appunto, siccome bisogna consolarsi – eccome – per la perdita di una simile luce, di civiltà, gusto e intelligenza e soprattutto modo di porsi quando si offriva al pubblico, meglio farlo pensando alle prossime cose televisive. Come detto, non solo Montalbano, ma soprattutto Montalbano: finora, a ogni prima tv, era una festa per il popolo telespettatore. Chissà fra tre, cinque, dieci anni: c’è un nuovo Montalbano in tv, la festa si trasforma in una celebrazione, sarà tre volte Natale o qualcosa del genere. E grazie a Camilleri anche per questo.
Antonio Dipollina
 
 
Morto Camilleri, le lacrime per l'addio. Luca Zingaretti: "Addio maestro e amico"
Le reazioni alla notizia della scomparsa dello scrittore siciliano. Il dolore dell'attore che ha interpretato il suo Montalbano nella serie tv

La commozione per la notizia della morte di Andrea Camilleri si è subito trasformata in un fiume di reazioni. Eccone alcune, a partire da quella dell'attore che ha dato un volto al protagonista dei suoi romanzi, trasformando il commissario Montalbano in una figura familiare per milioni di italiani.
In un post su Instagram, Luca Zingaretti ha salutato così lo scrittore: "Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, 'Montalbano sono!' dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa, come l'ultima volta che ci siamo visti a Siracusa. Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve! Tuo Luca".
"Lo ricordo bene come era, già allora con un'eterna sigaretta in bocca. Il romanzo non ebbe bisogno di nessun editing particolare, Camilleri scriveva molto bene e fece tutto da solo", ricorda Fioranna Casamenti Lalli, anima della Lalli Editore che pubblicò nel 1978 il primo romanzo di Camilleri, "Il corso delle cose", diventato uno sceneggiato tv trasmesso l'anno dopo dalla Rai: "Ci venne presentato da una nostra collaboratrice e mio marito si entusiasmò, con lui si instaurò un ottimo rapporto".
"Un talento poliedrico, nato per raccontare storie e capace di spaziare dalla letteratura alla regia, dall'essere autore di primo piano tanto in ambito televisivo quanto teatrale. Per la cultura italiana una perdita immensa", dice Carlo Fontana, Presidente dell'Agis.
"Un affettuoso arrivederci ad Andrea Camilleri. Il commissario Montalbano ha svelato tanto del nostro lavoro mettendo in luce l'umanità dei poliziotti sempre al servizio delle comunità. Ci mancherà Maestro", twitta la Polizia.
"Grazie, Andrea Camilleri. La tua voce ci aiuta a vedere il nostro tempo e la tua passione ci accompagna nel fare la nostra parte perché il nostro mondo e la nostra Italia sia più sana, sia migliore", twitta il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro.
"Con la sua scrittura, la sua passione, i suoi racconti ha regalato a tutti noi memorabili, straordinarie e uniche occasioni di lettura appassionante e mai banale. Il mondo del libro e la cultura italiana perdono una grande e specialissima personalità. La sua curiosità dell'uomo resterà viva attraverso le sue pagine sempre intelligenti e cariche di umanità", lo ricorda Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori.
"Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della Sicilia". Così, attraverso un tweet, l'ultimo saluto di Matteo Salvini allo scrittore siciliano.
"Una triste notizia per la Sicilia, che perde un suo figlio, e per l'Italia, che vede andarsene un suo magnifico maestro di vita. Addio Andrea Camilleri, ci mancherai", twitta il vicepremier Luigi Di Maio.
"Oggi scompare una voce unica e meravigliosa. Con i suoi romanzi e con la sua presenza pubblica, è stato capace di suscitare un sentimento di vicinanza quasi familiare in una moltitudine di persone, scrive in una nota il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti.
"Con infinita tristezza scrivo queste parole per ricordare Andrea Camilleri. Un uomo gentile, coraggioso e generoso. Un intellettuale col cuore. Una persona limpida la cui onestà ci ha fatto da guida e ci ha consolato. Da oggi siamo tutti più soli", scrive Fabio Fazio su Twitter.
"L'italia perde uno dei suoi ultimi veri intellettuali, un uomo che leggeva e interpretava la complessa realtà contemporanea con gli strumenti creativi delle arti e della critica. Come tutti i grandi ha saputo creare un mondo e farne metafora universale. La potenza di Camilleri deve essere ancora recepita in tutta la sua coerenza, al di là delle opere che giustamente gli diedero larga fama di pubblico", dice la scrittrice Tatjana Rojc: "La sua lezione civile si è collocata nella grandissima tradizione dei maestri del nostro mezzogiorno, di cui ha definito la bellezza e le ombre, e da cui ha guardato il mondo cogliendone l'essenza tragica".
"Sgomento e dolore per la morte di una persona di famiglia", dice Ida Carmina, sindaca di Porto Empedocle, il paese della provincia di Agrigento di cui Camilleri era originario: "E' un paese piccolo, ma un mondo speciale che ha ispirato Andrea. E' la sua e nostra Vigata", città immaginifica del commissario Montalbano e secondo nome di Porto Empedocle.
"Un grande uomo di cultura che ha educato alla lettura donne e uomini di tutto il mondo. Un grande italiano", scrive Matteo Renzi su Twitter.
"Grande dispiacere per la scomparsa del Maestro. Raccontando la sua terra, la Sicilia, ha raccontato l'Italia intera, le sue contraddizioni e il suo immenso patrimonio di storia, cultura, umanità. L'abbraccio di Roma alla famiglia e a chi ha amato le sue storie", twitta la sindaca di Roma, Virginia Raggi.
"Andrea Camilleri è stato un grande uomo e un grandissimo scrittore di romanzi e ha avuto il meritatissimo successo della serie televisiva di Montalbano. Io l'ho conosciuto e la sua umanità, affetto e generosità non soltanto verso di me ma anche nei confronti di mio figlio Giorgio, che è disabile, sono state commoventi e costanti. E' stato un grande italiano e un grandissimo scrittore e un vero amico", dice la scrittrice Simonetta Agnello Hornby.
"La scomparsa lascia un grande vuoto nella cultura italiana. Montalbano, la Sicilia e non solo: grazie alla sua capacità di raccontare il mondo con ironia, dolcezza e spirito critico, ha avvicinato tanti italiani alla lettura. Alla sua famiglia il mio cordoglio", twitta il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli.
"Camilleri ci ha lasciato tutti orfani. Da oggi, il nostro Paese sarà più povero: ci mancheranno il suo genio letterario, la sua superiore intelligenza, la sua grande umanità. Ci resteranno per sempre le sue opere e il suo pensiero che hanno arricchito la cultura della nostra Italia e che ne rendono immortale la sua maestria e il suo valore", afferma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.
"Addio maestro. Il commissario Montalbano oggi è rimasto orfano e tutto il Paese ha perso uno scrittore in grado di appassionare e divertire. Andrea Camilleri è riuscito a rispondere con ironia e schiettezza al bisogno di legalità degli italiani", twitta Mara Carfagna, coordinatrice nazionale di Forza Italia e vicepresidente della Camera.
"Ciao comandante. Hai condotto tante lettrici e lettori, tante cittadine e cittadini, su preziosi sentieri di cultura, passione democratica, partecipazione. Di vita civile. Ti terremo nel cuore e nella coscienza", scrive su Facebook l'Anpi, Associazione nazionale partigiani d'Italia.
 
 
Luca Zingaretti: "Addio Camilleri, maestro e amico"
Il post dell'interprete del commissario in tv: "So che ogni volta che dirò 'Montalbano sono' sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa"

"Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, 'Montalbano sono' dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa, come l'ultima volta che ci siamo visti a Siracusa. Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve". Così Luca Zingaretti, da oltre vent'anni volto del commissario Montalbano nella serie più amata della tv italiana, saluta in un lungo post su Instagram lo scrittore Andrea Camilleri, scomparso oggi all'ospedale Santo Spirito di Roma dove era ricoverato da tempo.
"E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato" scrive Zingaretti. "Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all'ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare".
 
 
Morte Camilleri, il cordoglio sui social. Luca Zingaretti: "Eri lo spirito critico del paese"
Morte Camilleri, il cordoglio sui social. Saviano: "Grazie per esserti sempre schierato"

Dai personaggi del mondo dello spettacolo fino al Teatro La Fenice: sui social sono in tanti a ricordare Andrea Camilleri, morto all'età di 93 anni dopo una lunga malattia. Uno dei primi a ricordare il Maestro siciliano è stato Fabio Fazio, che più volte lo ha ospitato a 'Che tempo che fa'. L'Italia piange il 'papà' del commissario Montalbano, uno dei suoi più grandi autori contemporanei.
 
 
Addio Andrea Camilleri, De Cataldo: "I gialli, la lingua, la Sicilia di un grande 'cuntastorie'"

Andrea Camilleri è morto a Roma all'età di 93 anni. Raffaella De Santis e Giancarlo De Cataldo ricordano il grande scrittore siciliano, dal personaggio di Montalbano alla Sicilia, alla radio e al teatro. La lingua e il dialetto, il senso del ritmo e il racconto delle storie.
A cura di Alfonso Desiderio,
montaggio e musica di Gipo Gurrado

 
 
Morte Camilleri, Don Ciotti: "Senza di lui il nostro cielo è un po' più buio"

"È stato un grande scrittore, uomo saggio, integro, di profonda e palpabile umanità. Ci mancherà la sua parola, il suo ragionare pacato e lucido, la sua fede incrollabile nella capacità umana di costruire bene e giustizia. Tanto più preziosi in questi anni di varia disumanità". Inizia così l'audio commosso di don Luigi Ciotti in ricordo dall'amico scrittore Andrea Camilleri morto al San Camillo di Roma dopo un infarto e un mese di rianimazione.
 
 
Fiorello: "Voglio ricordare Camilleri con il sorriso"

"Buon viaggio Maestro. La voglio ricordare così, con il sorriso". Fiorello sui social sceglie di ricordare Andrea Camilleri pubblicando un video del 2008 in cui lo scrittore si era prestato a fare con lui e Marco Baldini un piccolo spot - all'insegna dell'ironia e del divertimento - per la trasmissione radiofonica Viva Radio 2.
Nel video, girato negli studi della Rai, Fiorello cerca di convincere Camilleri a girare lo spot, scatenando le risate della troupe e dello scrittore e mostrando anche lo spot poi girato in bianco e nero. Che si chiude con l'immancabile imitazione dello stesso Fiorello.
 
 
Morte Camilleri, un minuto di silenzio nell'Aula del Senato

L'Aula del Senato ha osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Andrea Camilleri. Il Maestro, ha detto la presidente Elisabetta Casellati, "ha voluto fino all'ultimo regalarci opere indimenticabili che rappresentano un'eccellenza assoluta della letteratura contemporanea. Nella sua vita è stato tante cose: scrittore, autore televisivo, sceneggiatore, insegnante, divulgatore. E sempre i tratti dell'unicità, della fantasia e dell'originalità ne hanno caratterizzato le opere. Ha fatto conoscere al mondo - ha aggiunto Casellati - la sua Sicilia. I profumi, i sapori, le atmosfere uniche di Vigata e del commissario Montalbano rappresentano un vero e proprio filone culturale che ha giustamente avuto negli anni un ineguagliabile successo, sia in libreria, sia in televisione. Le sue prese di posizione, anche relative al dibattito pubblico, hanno sempre messo in primo piano l'amore per l'Italia e per il suo territorio. A partire dalla difesa dell'ambiente e del patrimonio storico e culturale. E proprio la sua impronta costituirà un ulteriore tassello della cultura italiana". Al termine del minuto di raccoglimento c'è stato un lungo applauso.
Video: Senato Tv
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2019
"Il futuro sotto l'albero Falcone", la firma di Camilleri nel nostro primo numero
Lo scrittore battezzò il 29 ottobre del 1997 l'edizione siciliana di Repubblica

"Un cambiamento sostanziale e fondamentale è in atto. Qualcosa capace di modificare carattere e comportamento di noi siciliani. Fenomeno che risulta più evidente a chi, non vivendo nell'Isola, vi ritorna dopo più o meno lunghe assenze. Difficile da spiegare, cercherò di farlo ricorrendo a un esempio, come dire, storico". Sono parole di Andrea Camilleri, che si riconoscono in un istante per il suo uso magistrale della memoria come chiave per spiegare, narrare e interpretare il presente che viene fuori nei suoi romanzi storici che confessò più volte di preferire al suo amato commissario vigatese.



Un fondo pubblicato nel primo numero dell'edizione siciliana di Repubblica che arrivò in edicola il 29 ottobre 1997. Palermo si era appena lasciata alle spalle la stagione delle stragi di mafia e Camilleri in quelle righe identificò nell'atteggiamento dei siciliani, della gente, nei confronti della mafia, il vero cambiamento che si stava registrando in Sicilia. Non solo nella lotta alla criminalità ma nella crescita complessiva della regione. Un diverso atteggiamento nei confronti di mafia e mafiosi simile a quello che lui utilizzò nel modo di trattarla proprio nei suoi romanzi di successo.
Nel suo articolo, sviluppò un ragionamento partendo dal ricordo diretto dei giorni successivi all'uccisione del bandito Giuliano per arrivare a quell'ottobre del 1997. Dopo vent'anni nel numero speciale del giornale il suo ricordo di quel primo numero. "Ricordo l'entusiasmo di quando seppi di questa nuova impresa e mi proposero di collaborare vent'anni fa. Ecco vi auguro di potere continuare a lavorare ancora a lungo con lo stesso entusiasmo".
Gioacchino Amato
 
 
Palermo, Santo Piazzese ricorda Camilleri, l'audio intervista

Lo scrittore Santo Piazzese dice di aver dovuto prendere le distanze dal punto di vista letterario per cercare di differenziarsi e ricorda l'ultima volta che l'ha sentito.
Di Mario Di Caro e Silvio Puccio
Video Palermo

 
 
Palermo, Emma Dante ricorda il maestro Camilleri: "Mi manca la sua voce"
La regista fu sua allieva all'Accademia "Silvio D'Amico": "Mi ha insegnato il teatro"
Mario Di Caro

C'è un bel pezzo di teatro palermitano che è stato allievo di Andrea Camilleri all'Accademia d'arte drammatica di Roma, dove lo scrittore, ex regista, ha insegnato a lungo. Tra i "banchi" della "Silvio D'Amico" c'erano Luigi Lo Cascio e Emma Dante. Camilleri disse una volta che agli allievi più estrosi, come Emma Dante, lasciava "più corda per impiccarsi da soli", lasciandoli, cioé, più liberi di creare. Emma Dante dal canto suo si dice "tanto addolorata" per la morte del maestro.
"Per me Andrea è un parente - dice la regista - Mi ha insegnato il teatro e la vita. Ciò che mi manca più di tutto è la sua voce. Cavernosa. Ironica. Sincera. La voce di un grande poeta e intellettuale che con lucidità ci apriva gli occhi, lui che era cieco e sapeva guardare nel cuore e nella mente come nessun vedente".
 
 
Porto Empedocle piange Nenè, il figlio che la trasformò in Vigata
Il sindaco Firetto: "Ci sentiamo smarriti senza la sua voce, senza il nostro Tiresia, capace di vedere molto più chiaramente nei fatti"

Porto Empedocle (Agrigento) - Porto Empedocle piange il suo “Nenè”. Nella sua Vigata, la notizia della morte di Andrea Camilleri arriva nel pieno della frenesia dell’estate e blocca tutto. Tutti vogliono ricordare il papà del commissario Montalbano, soffermandosi su quella statua situata nel corso principale della città marinara un tempo unita con Agrigento, che mostra il personaggio principe dei romanzi di Camilleri, così come esce fuori dalle storie.
Nei giorni scorsi era stato ricordato durante il master della Strada degli scrittori: il suo volto figura già nel grande tabellone all’ingresso della Statale 640 che annovera anche gli altri grandi romanzieri del Novecento, da Sciascia a Pirandello, ritagliandosi lo spazio meritato in una provincia che ha ispirato il cuore della letteratura novecentesca. A ricordarlo sono tutti a Porto Empedocle: "Il cuore più appassionato, sincero, autentico della Sicilia ha cessato di battere – ha scritto il sindaco di Agrigento ed ex primo cittadino di Porto Empedocle, Lillo Firetto - Ci sentiamo smarriti senza la sua voce, senza il nostro Tiresia, capace di vedere molto più chiaramente nei fatti del nostro passato, del nostro presente e nei rischi per il nostro futuro. Nostro dovere è conservarne la tenacia, la franchezza, la forza, la semplicità, l'onestà. Nello stile letterario, come nella vita, Andrea Camilleri è stato un uomo onesto. Ci mancherà – conclude - la sua amicizia e la nostra gioia di ritrovarci. Nenè, la tua opera ti ha reso immortale".
A Porto Empedocle proprio questa domenica si terrà la festa di San Calogero, una delle feste più amate dallo scrittore nato 94 anni fa proprio nella città marinara che oggi lo piange. Nonostante la sua vita a Roma, fino a qualche anno addietro, quando poteva, Camilleri ritornava sempre in quella Vigata cui teneva tanto e che lo ha ispirato per i suoi romanzi, dal mare alla Scala dei Turchi di Realmonte, negli ultimi anni set di alcune scene de “Il giovane Montalbano”. A ricordarlo sono anche gli amministratori della cittadina di Porto Empedocle: "Grazie di tutto maestro – scrive l’assessore Salvatore Urso – Buon viaggio nella luce".
Alan David Scifo
 
 
Camilleri, da Ragusa a Vigata la Sicilia piange il suo scrittore
Il ricordo di artisti, scrittori e semplici cittadini. Il sindaco di Ragusa: "Siamo dispiaciuti e gli saremo sempre riconoscenti per ciò che ha fatto per noi". Il primo cittadino di Santa Croce Camerina: "Gli intitoleremo una piazza". Lutto cittadino in molti Comuni dell'Isola

Da Ragusa che ospita le riprese del Montalbano televisivo a Porto Empedocle che è la vera Vigata descritta da Andrea Camilleri e dove lo scrittore nacque, tutta la Sicilia si è fermata commossa alla notizia della morte del suo scrittore. A lutto anche il Ragusano, quel Sud est della Sicilia che deve tanto ad Andrea Camilleri. Infatti, è tra Modica, Scicli, Santa Croce Camerina e Ragusa che la serie tv di Montalbano viene girata. “Profondo cordoglio. Siamo dispiaciuti perché oltre a essere un grande scrittore, Camilleri ha lasciato una traccia importante per questo territorio. Per noi, grazie alla fiction basata sui suoi romanzi, ha rappresentato promozione è sviluppo”, dice il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì.
C’è affetto, sicuramente. Ma anche un riconoscimento per le ricadute economiche che il territorio ha incassato: 15 milioni l’anno, secondo gli esperti del settore. E non è un caso che qui, in questo angolo di Sicilia dichiarato patrimonio Unesco, sono in molti a dire che “bisogna fargli una statua”.
Nel borgo di Punta Secca, dove c'è la famosa casa del commissario, si vivono momenti di “scoramento”, come dice il sindaco di Santa Croce Camerina Giovanni Barone: “Nel prossimo consiglio comunale affronteremo il tema. Sicuramente intitoleremo al maestro una via o una piazza”.
C’è un prima e dopo Montalbano nella storia recente del Sud est. Da Modica a Ragusa Ibla, set di tante puntante, non c’è ristorante, albergo, bottega che non registri un incremento nel bilancio da quel 1999, anno della prima puntata del telefilm. In venti anni è cambiato tutto a “Vigata”: si è passati da 157 mila arrivi di turisti agli oltre 300mila del 2018, certificati dall’ufficio statistico della provincia di Ragusa.
“Se adesso siamo conosciuti in tutta Italia e anche all'estero è grazie a Camilleri. Gliene saremo riconoscenti per sempre”, conclude il sindaco Cassì.
Artisti, scrittori e registi, allievi del maestro ricordano lo scrittore siciliano. "Il paese è in lutto. Andrea Camilleri era per tutti i cittadini una persona di famiglia, non il personaggio che si allontana:Porto Empedocle è Camilleri e Camilleri è Porto Empedocle.Perdiamo un grande scrittore ma anche una persona a noi cara. Ci stringiamo al dolore dei familiari". Con queste parole Ida Carmina, sindaca di Porto Empedocle, città natale di Andrea Camilleri, commenta la scomparsa dello scrittore siciliano preannuncia il "lutto cittadino il giorno dei funerali.Siamo in contatto con la famiglia, ma il giorno non è ancora stato fissato".
"Camilleri ha reso universali i sapori, gli odori, il mare, la spiaggia, il modo di essere di noi empedoclini. Ha vissuto e partecipato in 93 anni a tutti i nostri avvenimenti. Veniva regolarmente a Porto Empedocle, a parte l'ultimo anno". Sempre pronto per il suo paese natale "quando lo si chiamava rispondeva la segreteria ma non appena dicevo 'sono il sindaco' immediatamente la staccava ed alzava la cornetta". Non è un caso che "nasce (il 6 settembre 1925 - ndr) durante i festeggiamenti di San Calogero e sale al cielo il giorno della Madonna del Carmelo. Sono le feste storiche del nostro paese. Giornate di luminarie, processioni, clima particolare di partecipazione del Paese in cui da figli della Magna Grecia viviamo l'agorà"
Gioacchino Amato e Giorgio Ruta
 
 

L'Espresso, 17.7.2019
A L'Espresso Live il ricordo di Camilleri. Saviano: "Mi mancherà l'intellettuale che prendeva sempre posizione"

La terza serata dell'evento di L'Espresso si apre con l'omaggio ad Andrea Camilleri, che si è spento questa mattina all'Ospedale Santo Spirito di Roma. "Il ricordo di Andrea Camilleri per quanto mi riguarda è tutto dentro il suo ruolo di intellettuale, che è qualcosa di differente dal narratore, romanziere e sceneggiatore, anche grandissimo affabulatore", lo ricorda Roberto Saviano. "L'Andrea Camilleri intellettuale è uno che prende parte sempre, che non è neutrale, cosa che poteva benissimo essere, poteva conservarsi come spesso fanno gli artisti: "Io parlo con i miei libri", che è un modo di evitare di perdere copie, evitare di avere una vita in cui devi spiegare il perché di quella posizione. Camilleri questo non l’ha mai fatto e oggi manca terribilmente a me la certezza di avere un intellettuale, uno scrittore, un amico in grado di prendere posizione".
 
 

MicroMega, 17.7.2019
Andrea. Un amico, un compagno, un grande scrittore

Alcuni milioni di italiani piangeranno in modo sincero la perdita di Andrea Camilleri. Ma accanto al dolore autentico e grande, dovremo assistere anche al carosello delle ipocrisie.
A quanti lo hanno detestato innanzitutto come uomo e cittadino, e ora daranno la stura alle perifrasi, all’inzuccheramento dei veleni, alle acrobazie semantiche sugli specchi. A quanti poi, nella “repubblica delle lettere”, lo hanno considerato uno scrittore “di genere”, un “giallista”, non un grande scrittore tout court, i cui romanzi storici (e massime “Il re di Girgenti” che ho sempre considerato il suo capolavoro) non hanno nulla da invidiare a quelli di un De Roberto, anzi.
Andrea per me era prima di tutto un amico. Ma di questo, e delle nostre confidenze, e di quanto e come mi mancherà, non voglio parlare.
Andrea era per noi tutti un compagno, parola desueta che ha sempre amato, avendo rivendicato fino all’ultimo il suo essere comunista. Che, certamente, non aveva nulla a che fare, e da lunghissimo tempo, con il comunismo degli apparati, o dei residui ciarpami mini-partitocratici che ancora sequestrano quel nome. Per Andrea comunismo era una cosa assai semplice, ma inflessibile, e dunque grande: dalla parte degli sfruttati, degli ultimi, per realizzare nel mondo la più grande giustizia e libertà.
Su questa base non ha mai lesinato il suo impegno, pronto a spendere e rischiare la sua enorme popolarità per cause che andavano contro lo spirito dei tempi.
Perciò lo ricorderemo nel modo più semplice e autentico, mettendo a disposizione dei lettori che hanno amato Andrea grande scrittore e compagno tutti i suoi testi pubblicati sulla rivista. Un volume di MicroMega per tenere nei nostri scaffali, fisicamente, il ricordo e l’insegnamento dell’ultima grande figura di intellettuale impegnato che abbia avuto il nostro paese. E ripubblicando inoltre MicroMega 5/2018 (“Camilleri sono”), ricco delle testimonianze dei suoi editori, registi, sceneggiatori, attori, traduttori, produttori, studiosi.
Paolo Flores d'Arcais
 
 

Quirinale, 17.7.2019
#Mattarella: #Camilleri è stato un grande e moderno narratore, dotato di una scrittura coinvolgente e originale

Il messaggio alla famiglia:


 
 

Rai Ufficio Stampa, 17.7.2019
Rai, Direttore Fiction Andreatta: "Camilleri congeniale a idea di cultura che coincide con quella del servizio pubblico"

Andrea Camilleri ci consegna un’esperienza e un lascito unici, per tutti, per i lettori, per gli spettatori e, in particolare per la Rai il cui cammino che s’intreccia in modi diversi e sempre significativi con la sua vita. È giusto ricordare la sua capacità di essere trasversale ai mezzi della comunicazione, portandovi sempre l’istinto e la cultura del racconto, della storia che ha radici profonde, a cominciare da quella inconfondibile sicilitudine a cui apparteneva, e che ha in sé la qualità e i valori per diventare universale. Per Rai Fiction Camilleri è stata una fonte, una sorgente viva e vitale di storie, che hanno trovato un volto amatissimo nel Commissario Montalbano, venti anni di indagini segnate dal distacco, dal senso di giustizia, dalla compassione profonda verso l’umano che è in tutti e dall’ironia che mette in distanza le cose e assurge a una visione della vita. Un modo di essere, di parlare, amare, mangiare, vivere.
E poi con la produzione dei suoi preziosi romanzi storici, intrisi del passato della sua isola, ma in cui si rispecchia tutta la nostra italianità, i nostri difetti e la nostra grandezza, un racconto popolare che scava nella realtà ed entra in sintonia con il presente.
Camilleri è stato sempre congeniale a un’idea di cultura che non può che coincidere con quella del servizio pubblico e di chi in questa cornice ha la responsabilità di costruire storie e di dare forza e senso a un immaginario riconoscibile e condiviso. Restano le sue trame e i suoi personaggi e, nel suo nome, continuano. Grazie.
 
 
Rai, Ad Rai Com Maggioni: "Camilleri, ciao Maestro"

“Il dispiacere per la perdita del grande scrittore, che ci ha regalato personaggi e racconti unici, diventa ancora più intenso ripensando all’amico, all’uomo di idee nette e racconti sfumati, alla persona che per ore poteva descrivere angoli di Sicilia e riecheggiare vezzi di inesplorata sicilitudine. Ciao Maestro, il mondo delle parole “che dicono la verità” è diventato più reale grazie a te.” Lo ha detto l’AD di Raicom Monica Maggioni ricordando il grande artista, l’intellettuale a tutto campo, l’uomo che tanta parte della sua vita ha percorso con Rai.
 
 
La programmazione speciale in ricordo di Andrea Camilleri
L'impegno di tutte le reti Rai per l'omaggio al maestro scomparso

Tutte le reti Rai, a cominciare da Rai1, hanno modificato in corsa la loro programmazione, e lo faranno nel corso dell'intera giornata, per ricordare il maestro Andrea Camilleri, scomparso stamattina a 93 anni. Uno Mattina Estate e il TG1 hanno dedicato dalle 9 alle 11:30 una lunga diretta ed un’edizione straordinaria al ricordo dello scrittore scomparso, mentre Io e te, in onda alle 14:00, condotto da Pierluigi Diaco sarà interamente dedicato al ricordo di Camilleri. La Vita in diretta Estate, alle 16:50, riserverà ampio spazio al ricordo del grande scrittore. Subito dopo il Tg1, alle 20.35, andrà in onda uno Speciale Porta a Porta, seguito da Conversazioni su Tiresia. Scritto e interpretato da Andrea Camilleri, per la regia teatrale di Roberto Andò e la regia televisiva di Roberto Andò e Stefano Vicario, è lo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018, di fronte a 4mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Conversazione su Tiresia è un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore. Alle 22.40 seguirà uno Speciale Tg1, dal titolo "Camilleri sono", mentre alle 00.15 andrà in onda il documentario“Andrea Camilleri – Io e la Rai”. Sottovoce, infine, sarà interamente dedicato al ricordo di Camilleri. Su Rai2 è andato in onda, alle 11.20, uno Speciale TG2 in omaggio al grande scrittore scomparso mentre Rai3 ha proposto, alle 12.45, Diario Italiano - Corrado Augias intervista Andrea Camilleri, una puntata speciale di "Storie". Alle 18.00 andrà in onda un collage di interviste di Bianca Berlinguer allo scrittore, ospite di “#Cartabianca” mentre Blob dedicherà a Camilleri l’intera puntata. A seguire, andrà in onda Che ci faccio qui – “Andrea Camilleri, vedere oltre” di Domenico Iannacone.
Rai Premium proporrà, alle 19.35, il documentario “Andrea Camilleri – il maestro senza regole”, mentre Rai Cultura, in omaggio al maestro scomparso, ha modificato la propria programmazione, per ricordarlo in particolare su Rai5 e Rai Storia. Già stasera alle 21.10 (e in replica giovedì 18 luglio alle 18.30 e venerdì 19 luglio alle 13.30) Rai Storia propone il documentario in prima visione tv “Biografie - Andrea Camilleri Vigàta nel cuore” di Flavia Ruggeri. Lo speciale è arricchito da interviste al maestro, anche inedite, e con brani tratti dalla sua produzione televisiva e teatrale. Lo speciale ripercorre la sua carriera da Le avventure di Laura Storm a Il Tenente Sheridan, da Le inchieste del commissario Maigret a Il commissario Montalbano. Alle 23.30 (in replica giovedì 18 luglio alle 18.00 e venerdì 19 luglio alle 13.00) Rai Storia ripropone una sua intervista esclusiva, realizzata nel 2004 con Cinzia Tani, per il programma Rewind – Visioni Private. Una lunga carrellata di ricordi, a commento di vari brani del repertorio Rai, in cui il grande scrittore siciliano (ma anche regista, autore e produttore Rai per molti anni), ripercorre l’intero arco della sua prestigiosa carriera artistica. Rai5 alle 20.05 (e in replica giovedì 18 luglio alle 15.45) ripropone Gli scrittori e la televisione: Andrea Camilleri (2014) di Gabriella D’Angelo da “Storie della Letteratura - I serie”. “Con la televisione non puoi fare come col romanzo, cioè tornare indietro di una pagina e controllare. In televisione quello che viene detto passa e non viene ripetuto”. Così Andrea Camilleri rievocava il suo lungo rapporto con la televisione, i suoi generi e i grandi personaggi che hanno fatto la storia del piccolo schermo. Nell’intervista rilasciata alla fine del 2014 in occasione del sessantesimo anniversario della nascita della televisione italiana, lo scrittore siciliano ripercorre le tappe cruciali del proprio lavoro artistico. Alle 20.35 su Rai5 (in replica giovedì 18 luglio alle 16.15) è la volta di Terza Pagina - Intervista ad Andrea Camilleri (2019) “Montalbano, per me, dopo vent’anni è un parente al quale voglio bene, ma nello stesso tempo è un personaggio scomodo. Perché il suo successo trascinava al successo anche gli altri romanzi, i miei romanzi storici, i miei romanzi civili. Quindi, lo odio e lo amo”. Così interviene Andrea Camilleri nell’intervista esclusiva a “Terza Pagina”, concessa in occasione dei 25 anni del primo libro di Montalbano e dei 20 anni del primo episodio televisivo. Nell’intervista, Camilleri dà voce alle diverse anime che incarna: scrittore, sceneggiatore, regista, autore di contenuti impegnati e popolari. Sabato 20 luglio alle 21.15 su Rai5 Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe (2016) Spettacolo teatrale con Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti. Questo inedito Pinocchio è un’opera multimediale per ragazzi prodotta dal Teatro Massimo di Palermo, scritta e interpretata da Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri, accompagnati da Orchestra e Coro del Teatro Massimo nell’aprile 2016, con la regia televisiva di Marco Odetto. Alle 22.25, infine, “Camilleri e la felicità (2018). “La Felicità per me era aprire la finestra al mattino presto mentre la mia famiglia dormiva ancora, sentire l’aria fresca e guardare fuori”. Così risponde Andrea Camilleri a Marino Sinibaldi alla domanda cos’è la Felicità, durante l’intervista per la manifestazione “Libri come” tenuta nel marzo 2018 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
La notizia della morte di Andrea Camilleri è stata data, per prima, nel corso del Gr1 delle 9. Da lì in avanti è cambiata la programmazione di RadioRai, dall’ultima parte di Radio anch’io che ha ricordato lo scrittore attraverso interviste di repertorio e le voci di esperti e colleghi, come Maurizio De Giovanni, Gaetano Savatteri e, come sempre, la voce degli ascoltatori. Anche la scaletta di Centocittà, il programma di Radio1 dedicato al territorio in collaborazione con la Tgr, è stata cambiata con le voci di Ida Carmina, sindaco di porto Empedocle, città di nascita di Camilleri, con l’amica, collega e conterranea Simonetta Agnello Hornby e con la voce del professor Giuseppe Antonelli che insegna all’università di Pavia per spiegarne lo stile e la potenza letteraria e linguistica. E ancora, in tarda mattinata, è andato in onda lo Speciale Gr1 Andrea Camilleri ricco di voci, testimonianze, ricordi. Il suo patrimonio letterario e il lascito per la lingua italiana. In tutte le edizioni del Giornale radio seguiranno gli aggiornamenti sulla scomparsa dello scrittore siciliano.
Anche Rai Radio2 ha omaggiato e omaggerà Andrea Camilleri. E lo farà ricordandolo all’interno del palinsesto, a cominciare da Non è un paese per giovani, dove Giovanni Veronesi lo ha ricordato alla sua maniera.
Anche nei programmi del pomeriggio e della sera si racconterà la vita di uno dei più importanti scrittori italiani, tradotto in oltre 50 paesi, mentre ai Lunatici spetterà il compito di chiudere la giornata con un ricordo speciale di Andrea Camilleri.
In uno dei numerosi incontri con Radio3, Andrea Camilleri confessò: “La radio è il mezzo grazie al quale, quando nessuno voleva pubblicarmi, ho coltivato il mio amore per la parola”. Questa sua citazione, trasmessa da RaiRadio3, è stato il primo omaggio allo scrittore siciliano originario di Porto Empedocle il cui rapporto con la Rai iniziò nel 1958 proprio col Terzo Programma (che sarebbe poi diventato Radio3).
RaiRadio 3, naturalmente, lo ha ricordato e lo ricorderà in tutte le trasmissioni, da Pagina3 a Tutta la città ne parla, da Radio3 Scienza a Fahrenheit che aprirà con un ricordo del direttore Marino Sinibaldi.
Anche sul proprio sito, infine, la rete lo ricorda con la sua ultima intervista, rilasciata al programma "Fahrenheit", trasmessa in occasione della presentazione dello spettacolo, recitato dallo stesso Camilleri sul palco del Teatro Greco di Siracusa, basato sul libro “Conversazione su Tiresia” edito da Sellerio e su altri materiali scelti, tratti dagli archivi.
Archivi da quali attinge Radiotecheté, che alle 17 trasmetterà "Outis Topos, ovvero un’ipotesi di radio futura, un radiodocumentario di Andrea Camilleri e Sergio Liberovici realizzato nel 1974 per il programma nazionale. Isoradio, infine, nel corso della sua programmazione di oggi, aprira’ finestre ed approfondimenti sulla figura di Camilleri, ricordando l'amore dello scrittore per i viaggi, non soltanto viaggi veri ma anche virtuali. Durante le ore notturne, quindi, nel corso di "Notte sicura con Isoradio’’, andranno in onda interviste con scrittori e uomini della televisione che hanno conosciuto Camilleri. Naturalmente, anche Rai Digital, rende omaggio al maestro scomparso: su Rai Play sono disponibili tutti gli episodi del il " Commissario Montalbano", e contributi speciali dedicati alla figura del grande scrittore.
 
 

TG1 su facebook, 17.7.2019
Andrea Camilleri di Vincenzo Mollica #AndreaCamilleri
 
 

TGS, 17.7.2019
Camilleri, il ricordo e il cordoglio da Sellerio
Il servizio di Salvatore Fazio
 
 

Corriere della Sera, 17.7.2019
Morto Andrea Camilleri, «papà» del Commissario Montalbano
Aveva perso la vista da qualche tempo, ma aveva mantenuto intatta la capacità di raccontare — e di comprendere la realtà — con ironia e dolcezza. L’ultimo saluto giovedì dalle 15 al cimitero Acattolico a Roma, al Testaccio

Se ne è andato questa mattina alle 8,20 Andrea Camilleri, ad un mese esatto dal ricovero in rianimazione all’ospedale Santo Spirito per arresto cardiaco. Da allora non si era più ripreso e le sue condizioni sono andate via via peggiorando, la sua fervida mente danneggiata in modo irreversibile. Dal 21 giugno i medici avevano interrotto i bollettini. Il grande scrittore è stato assistito con immenso amore fino alla fine dalla moglie e le tre figlie che si sono avvicendate nel reparto al secondo piano del più antico nosocomio d’Europa. L’ultimo saluto sarà giovedì a Roma, dalle 15 in poi, al Cimitero Acattolico per gli stranieri nel quartiere Testaccio (via Caio Cestio 6).
Aveva 93 anni, da qualche settimana prima del malore si era fermato per una caduta con rottura di femore ma i suoi progetti non si erano arrestati tanto che Nene, come lo chiamavano gli amici, avrebbe dovuto esibirsi pochi giorni fa a Caracalla. Da qualche tempo aveva perso la vista, ma la capacità di raccontare era rimasta la stessa: ipnotica, teatrale, capace di mescolare ironia e dolcezza. Fino all’ultimo Andrea Camilleri, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, ha continuato ad affabulare: le avventure di Montalbano, le memorie dettate alla sua assistente e agente Valentina Alferj anche quando non poteva più scrivere, i ricordi di una vita lunga, affrontata sempre stando dentro le cose, vivendo appieno il suo tempo con consapevolezza e generosità.
Raccontava che il suo libro, «Esercizi di memoria», uscito nel 2017 da Rizzoli «aveva rischiato di rimanere nel cassetto» e non per via della cecità, ma perché, con umiltà, lui che aveva venduto milioni di copie ed era in grado di attirare folle a ogni incontro, si chiedeva a chi potessero interessare quelle storie private.
Andrea Camilleri è stato autore di oltre cento libri, tutti pubblicati in età matura. «Un filo di fumo», uscito da Garzanti nel 1980, fu il primo di una serie di romanzi storici ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, a cui erano seguiti «La strage dimenticata», «La stagione della caccia», «La bolla di componenda». Erano libri di nicchia, che piacevano ai lettori più raffinati. Camilleri aveva portato a Leonardo Sciascia i documenti della «Strage dimenticata» perché gli sembravano molto in linea con il genere a cui l’autore del «Giorno della civetta» si dedicava in quegli anni, cioè la ricostruzione di vicende storiche emblematiche ma dimenticate. Sciascia lo invitò a scrivere quella storia lui stesso e lo presentò a Elvira Sellerio con cui Camilleri instaurò un lungo e affettuoso sodalizio durato fino alla fine.
Del 1994 è la nascita del commissario Montalbano con «La forma dell’acqua», primo libro della serie. Nel 1998, il fenomeno esplose con la serie televisiva interpretata da Luca Zingaretti imponendosi come uno dei casi editoriali più significativi degli ultimi vent’anni. Con le avventure del commissario e dei suoi colleghi Augello, Fazio, Catarella e gli altri, Camilleri è riuscito a portare tutti, anche i lettori del Nord, nella Sicilia bianca e azzurra, quella del ragusano, da cartolina, ma reale. Lo ha fatto con quel suo dialetto reinventato, solo apparentemente difficile da capire, costringendo tutti a imparare il significato di parole come cabasisi, spiare, cataminarsi.
Non aveva pose da grande saggio né da autore superstar, Camilleri. Non amava la solitudine e quando partecipava a un incontro pubblico, durante un festival o una presentazione, quando, magari forzando le cautele del suo entourage familiare, preoccupato che si stancasse troppo, si entrava nella sua casa romana per un’intervista, un servizio fotografico, un incontro, si abbandonava a una disponibilità senza condizioni.
Seduto nella sua poltrona, circondato dai libri, distillava il fumo della sigaretta sempre tra le dita e piccole gemme narrative: lo sbarco degli alleati in Sicilia, il padre, amatissimo, che aveva partecipato alla marcia su Roma, gli anni del liceo ad Agrigento, l’amore per i gatti. E poi il mondo del teatro (aveva iniziato a fare il regista negli anni Quaranta) e della tv (nel 1957 era entrato in Rai, aveva firmato, come sceneggiatore, alcune produzioni tra cui due serie poliziesche rimaste leggendarie, il Tenente Sheridan interpretato da Ubaldo Lay e il Maigret di Simenon con Gino Cervi), le vicende (romanzesche) della sua creatura più famosa, il commissario Montalbano.
Ma anche quello che definiva «il teatrino del mondo»: l’attualità, la politica, i cambiamenti sociali che fossero il ruolo dell’Europa, l’emergenza migranti o l’avanzata del populismo perché, come scrive in «Ora dimmi di te», libro- lettera alla bisnipotina Matilda edito da Bompiani nel 2018 «l’ultima cosa che ho imparato consiste nell’avere necessariamente un’idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente ma senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri diverse dalle proprie, sostenendo le proprie ragioni con fermezza, spiegandole e rispiegandole, e magari perché no, cambiando la propria idea».
Margherita De Bac e Cristina Taglietti
 
 

Il Messaggero, 17.7.2019
Morto Andrea Camilleri, il papà di Montalbano. Domani l'ultimo saluto al cimitero acattolico di Roma
Sono pochissimi gli scrittori veri che, oltre a diventare popolari per i loro libri, riescono ad essere amati anche come personaggi. Andrea Camilleri, morto oggi a 93 anni, era uno di questi e ha usato questa sua forza mediatica per raccontare di sé e del suo amato commissario Montalbano, ma soprattutto per intervenire sul sociale, per cercar di far arrivare ai suoi lettori, che sono tantissimi, alcune idee base di democrazia e eguaglianza e dignità che sapeva bene oggi purtroppo non sono più da dare per scontate.

«Mi piacerebbe che ci rincontrassimo tutti quanti, qui, in una sera come questa, tra cento anni!». È con queste parole che concludevano la sua Conversazione su Tiresia, che la famiglia di Andrea Camilleri e le persone a lui care hanno voluto salutare e ringraziare tutti i suoi lettori e tutti i suoi amici di avergli voluto così bene. La moglie, le figlie, i familiari di Andrea Camilleri hanno quindi ringraziato il Dott. Roberto Ricci, il Dott. Mario Bosco, i medici, gli infermieri e tutto il personale del Reparto di Anestesia e Rianimazione e dell’intero Ospedale Santo Spirito di Roma «per la grande professionalità e il profondo affetto che hanno dimostrato nei confronti del loro caro». Sarà possibile salutare Andrea Camilleri domani 18 luglio dalle 15 presso il Cimitero Acattolico per gli stranieri al Testaccio in via Caio Cestio 6 a Roma.
Mattarella: grande vuoto. «Le traduzioni teatrali e televisive delle sue opere hanno conferito ulteriori dimensioni al suo patrimonio letterario, avvicinando, inoltre, al mondo dei libri un grande numero di persone». Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato alla famiglia Camilleri. «Andrea Camilleri - si legge nel messaggio - lascia un vuoto nella cultura italiana, e nei tanti che si sono appassionati nella lettura dei suoi racconti e sono stati attratti dai personaggi modellati dalla sua creatività».
Sospese le riprese di Montalbano. Da più di due mesi la Palomar, la casa di produzione della fiction Il Commissario Montalbano, è in provincia di Ragusa per girare tre nuovi episodi che verranno trasmessi nella prossima primavera. Oggi la troupe si trovava a Scicli per le riprese di alcune scene, ma appena è arrivata la notizia della morte di Andrea Camilleri si è deciso di sospendere i nuovi ciak in segno di lutto. Sul set a guidare la troupe c'era Luca Zingaretti che in questi giorni cura anche la regia, a causa di un'indisposizione dello storico regista Alberto Sironi. Proprio Zingaretti è stato il più scosso alla notizia della morte di Camilleri ed ha deciso di non andare avanti nella lavorazione. Le riprese dei nuovi episodi di Montalbano si concluderanno il 26 luglio all'interno del Museo di Kamarina.
La vita di Camilleri. La sua importanza come artista e intellettuale è stata proprio in questo costante impegno nella scrittura legata alle idee (si vedano un libro quale "Come la penso" del 2013 o le sue prese di posizione sul governo Berlusconi e oggi verso Salvini), proposte con la sua aria bonaria ma anche con un preciso vigore, con quel guizzo negli occhi che rende vero e vitale quel che si sta dicendo, senza perdere forza nemmeno ora che gli occhi gli si erano spenti. E i modi per dirlo, oltre a quelli diretti delle interviste su temi caldi del momento, sono anche quelli dei romanzi, in particolare quelli costruiti su influenza di Sciascia partendo da un avvenimento storico del passato più o meno recente, ma tutti alla fine incentrati sul nodo dei rapporti tra potere e malavita organizzata. I numeri parlano chiaro: cento libri, 27 romanzi su Montalbano, un fenomeno da 31 milioni di copie.
Non ci sarà nessun momento pubblico per le esequie di Andrea Camilleri, morto stamattina a Roma. Per volontà dello scrittore e della sua famiglia non ci sarà camera ardente e il funerale si svolgerà domani in forma privatissima. Solo dopo la sepoltura - a quanto si apprende - sarà reso noto il luogo in cui riposeranno le spoglie dell'autore, in modo da rendere possibile la visita ai tanti che lo hanno amato.
Traccia di questo resta anche nelle avventure contemporanee di Montalbano nella sua Vigata, nate nel 1994 con 'La forma dell'acquà, ritratto di vita e malavita di provincia (quella di Montelusa) in cui comunque emerge la figura del protagonista, con la sua malinconica ironia, e la caratterizzazione dei personaggi di contorno (il che ha fatto anche la eccezionale fortuna della serie tv con Luca Zingaretti), simpatico e abile commissario con una moralità tutta sua da cui non prescinde mai e con un modo personale di svolgere le indagini, spesso apparentemente attratto più dagli elementi di contorno e da rivelatori indizi divagatori che dalla sostanza del crimine. Figure e ambienti divertenti e ironici che rivelano echi, personalmente reinventati, della letteratura gialla che va da Simenon (di cui amava ancor più i romanzi senza Maigret) a Vazquez Montalban passando per Scerbanenco, ma soprattutto sono proposti in un'abile costruzione di ritmo narrativo incardinato su un dialogo magistrale e sostenute da quella personalissima lingua da lui creata, misto di italiano ed echi di siciliano, la cui espressività tanto conquista i suoi lettori ma spesso ha fatto storcere il naso a certa critica.
«Non si tratta di incastonare parole in dialetto all'interno di frasi italiane - spiegava - quanto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adoperi il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c'è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane». Per questo l'ultima lettura risolutiva, prima di consegnare un testo, era sempre ad alta voce. La teatralità, l'abilità nei dialoghi, la costruzione delle trame sono rivelatori degli altri e non minori aspetti di questo artista, nato a Porto Empedocle (Agrigento) nel 1925, ma vissuto a Roma sin dal dopoguerra e dal 1949 regista (il primo a rappresentare Beckett in Italia) e autore teatrale e di saggi sullo spettacolo e scritti su Pirandello, oltre che per anni titolare di una cattedra di regia all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica. Un legame con la scena mai spezzato se anche negli ultimi anni, ormai persa praticamente del tutto la vista, costretto a dettare e farsi rileggere i propri libri, gli ultimi Montalbano, si è esibito al teatro greco di Siracusa in un suo monologo ispirato alla figura del veggente cieco Tiresia e si preparava a recitarne uno nuovo a Caracalla su Caino.
Nelle vesti di funzionario Rai delegato alla produzione e sceneggiatore lega poi il suo nome a famose produzioni poliziesche della tv italiana, che avevano come protagonisti il tenente Sheridan e il commissario Maigret. E se pubblica e scrive poesie sin dai suoi vent'anni, arriva davvero alla scrittura narrativa solo verso i 60 anni, con 'Il corso delle cosè, pubblicato nel 1978 gratis da un editore «a pagamento» con l'impegno di citarlo nei titoli dello sceneggiato tv tratto dal libro, 'La mano sugli occhì, che comunque non ne aiutò la fortuna. Nel 1980 esce quindi da Garzanti 'Un filo di fumò, il primo in cui compare la cittadina immaginaria di Vigàta ma è solo nel 1992, con l'uscita da Sellerio, che sempre resterà il suo editore principale, de 'La stagione della caccià, che grazie al passaparola dei lettori diventerà un sorprendente successo, confermato poi dal boom de 'Il birraio di Preston'. Camilleri ama la scrittura, ha una storia teatrale legata all'amore per l'alta avanguardia novecentesca e ha radici nella sua Sicilia e nel passato classico, così i suoi romanzi sorprendono spesso per scelte innovative, come accade nel 2008 con l'uscita de 'Il tailleur grigiò e, lo stesso anno, de 'Il casellantè, seconda parte di una trilogia di romanzi legati al mito, di cui fanno parte 'Maruzza Musumecì e 'Il sonagliò. Scrive costantemente, quotidianamente e nel 2016, a 91 anni, nella nota finale del suo centesimo libro, 'L'altro capo del filò, dichiara che si tratta di «un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità» che ha dovuto dettare alla sua assistente Valentina Alferj, «l'unica che sia ormai in grado di scrivere in vigatese». E lo stesso vale per tutto ciò che ha firmato da allora, sino all'ultimo Montalbano appena uscito, 'Il cuoco dell'Alcyon', giocato su recite e finzioni. I suoi rimpianti, divenuto cieco, diceva che riguardavano principalmente il non vedere più l'amatissima pittura e il non riuscire più ad ammirare la bellezza femminile. Negli anni, con i libri tradotti in trenta lingue e decine di milioni di copie vendute nel mondo, ha ricevuto una decina di lauree honoris causa e tanti premi.
 
 

Le Monde, 17.7.2019
Mort d’Andrea Camilleri, père du « giallo », le polar à l’italienne
Il écrivait dans une langue riche, mélange d’italien et de sicilien, et avait créé son propre genre. Il est mort à Rome à l’âge de 93 ans.

Il fut plus qu’un écrivain. Andrea Camilleri, mort mercredi 17 juillet, à l’âge de 93 ans, à Rome, inventa un genre : le polar à l’italienne (« giallo »). Salvo Montalbano, son personnage taciturne, gourmet et d’une intelligence rare, offrit certes un succès tardif à l’auteur sicilien, mais permit surtout à la littérature transalpine de trouver un second souffle.
Difficile de dissocier l’œuvre de l’auteur, tant Montalbano (le patronyme est un hommage au Catalan Manuel Vazquez Montalban, père du détective Pepe Carvalho) est un double de Camilleri. Ses nombreuses enquêtes (vingt-six ont été traduites en français, au Fleuve noir, sur trente-deux livres) se déroulent dans un village imaginaire baptisé Vigata. La bourgade n’est qu’un décalque littéraire de Porto Empedocle, à l’est de la Sicile, où le « maestro » est né le 6 septembre 1925.
Richesse d’écriture
D’ailleurs, le maire de la ville souhaiterait accoler « Vigata » au nom de la cité, pour rendre hommage à l’écrivain devenu un phénomène en Italie. La série télévisée inspirée des aventures du commissaire Montalbano (1999-2017) a rencontré un tel succès qu’un feuilleton dérivé (« spin-off ») a même été créé, mettant en scène l’inspecteur à ses débuts.
Camilleri ne s’est, cependant, pas fait connaître uniquement grâce à ses romans policiers drôles et politiques - homme de gauche, l’écrivain met les thèmes de la corruption, de la mafia et de la crise migratoire au cœur de son œuvre - mais aussi grâce à une langue. En version originale, ses livres sont écrits dans un mélange de dialecte sicilien et d’italien, parfois déroutant pour un Milanais ou un Vénitien. « A la maison, nous avions toujours parlé un dialecte constamment enrichi d'italien, et la distinction [...]
Abel Mestre
 
 

Le Monde, 17.7.2019
Andrea Camilleri : « La majorité des Italiens ont adoré Mussolini, et cette volonté d’obéissance n’a jamais disparu »
Le grand écrivain sicilien est mort, mercredi. Quelques semaines avant, il accordait un entretien au « Monde ».

Quelques semaines avant sa disparition, le grand écrivain sicilien Andrea Camilleri a accordé au Monde » un entretien, dans son appartement romain, situé en face d’un studio d’enregistrement de la RAI. L’occasion d’évoquer son œuvre, mais aussi sa popularité intacte dans un pays de plus en plus acquis aux idées du ministre de l’intérieur, Matteo Salvini (Ligue, extrême droite).
Vous ne voyez plus depuis plusieurs années. Comment cela a-t-il changé votre travail ?
Andrea Camilleri : Je savais que j’allais perdre la vue peu à peu. J’ai eu un très bon chirurgien qui m’a donné trois années de lumière de plus. Puis, inévitablement, c’est arrivé. Alors, pour continuer à écrire, j’ai dû apprendre à dicter, et surtout, à bien me souvenir de ce que j’avais dit. Quand on écrit, on garde près de soi le souvenir de ce qu’on a à peine imaginé, les détails. Soudain, je n’ai plus eu ce secours, mais il me suffit parfois de dire : « S’il vous plaît pourriez-vous répéter la dernière phrase ? », et je m’y retrouve.
J’ai une jeune femme qui travaille avec moi depuis maintenant dix-huit ans. Elle a parfaitement assimilé ma façon d’écrire. Ce qui n’est pas facile, vu que j’emploie un mélange d’italien classique et de dialecte sicilien. Elle n’est même pas sicilienne – elle est de Pescara [dans les Abruzzes] –, pourtant elle connaît parfaitement ma langue.
On travaille ensemble, et très bien, le matin. Comme ça, nous avons écrit trois romans du commissaire Montalbano, et un autre livre. L’après-midi, en revanche, c’est différent. Si je veux travailler, je dois le faire avec une de mes petites-filles. Du coup, je change de langue, et passe à l’italien. Alors je quitte Montalbano et j’avance sur d’autres projets.
Quand avez-vous le plus de plaisir ? Quand vous écrivez en italien ou dans votre sicilien ?
Andrea Camilleri: En «vigatese», bien sûr. Je suis plus gai, plus allègre. C’est une langue que je me suis inventée, du coup je sais que je peux dire exactement ce que je veux. L’italien… je ne sais pas si j’y arrive tout à fait. Je pense que j’arrive à exprimer 90 % de ce que je voudrais.
Vous parlez du «vigatese». Mais Vigata, la ville de Montalbano, n’existe pas.
Andrea Camilleri: Non, et d’ailleurs cette langue n’en est pas vraiment une. Disons que cette ville emprunte beaucoup à Porto Empedocle, où je suis né, et à Agrigente, la grande cité voisine, mais que Vigata est un lieu à géométrie variable, qui ouvre ses murs jusqu’à accueillir en son sein toute la Sicile.
Jérôme Gautheret
 
 

Gazzetta di Mantova, 17.7.2019
Addio a Camilleri, geniale inventore del commissario Montalbano
Il grande scrittore siciliano, autore della fortunata serie di romanzi sul commissario di Vigata, è morto oggi a 93 anni. Dai romanzi al teatro fino alle prese di posizione sulla politica, l'Italia piange uno dei suoi più grandi autori contemporanei

Torino. Per molti anni, a partire dalla fine del secolo scorso, Andrea Camilleri è stato un collaboratore prestigioso e fedele della Stampa, sull’onda anche della sottile fascinazione che molti siciliani avvertono per tutto ciò che è torinese (leggendo i suoi libri, tra l’altro, si scopre che diverse parole del dialetto isolano assomigliano in modo sorprendente all’omologo piemontese, retaggio del comune passato intriso di connessioni francesi).
Il primo articolo è del 14 giugno ’98, la storia di un mistero sulle ceneri di Pirandello, che Camilleri aveva conosciuto di persona, da bambino, «quando s’era appresentato all’improvviso a casa mia alle tre di dopopranzo, parato in una divisa nivura che mi parse quella di un ammiraglio in alta uniforme (era vestito da Accademico d’Italia, lo seppi dopo), spiando di vedere mia nonna Carolina». Camilleri inventò per La Stampa una serie di otto racconti dal titolo «Il commissario di bordo», incentrati sulla figura di Cecè Collura che indaga sui fatti insoliti accaduti a bordo di una nave da crociera
Quella estate, mentre le top ten dei libri più venduti erano letteralmente monopolizzate dai suoi titoli (sei su dieci!), Camilleri inventò per La Stampa una serie di otto racconti dal titolo «Il commissario di bordo», incentrati sulla figura di Cecè Collura che indaga sui fatti insoliti accaduti a bordo di una nave da crociera (storie poi raccolte nel volume Le inchieste del commissario Collura, pubblicato dalla Libreria dell’Orso nel 2002 e ripubblicati da Mondadori nel 2007).
In seguito il «papà» di Montalbano è intervenuto con commenti sui fatti di cronaca, soprattutto quelli legati alla sua Sicilia, e con racconti per i quali attingeva alla sua sterminata esperienza personale di testimone nel mondo delle lettere e dello spettacolo. La collaborazione, molto intensa nei primi anni, si è poi rarefatta, in coincidenza con l’aggravarsi dei problemi di vista che gli hanno reso sempre più difficile la scrittura. Da un certo punto in poi si è felicemente dedicato soltanto ai suoi libri, che ha continuato a pubblicare a ritmi del tutto ragguardevoli, festeggiando nel 2016 i primi cento titoli, usciti in meno di un quarto di secolo: e da allora diversi altri se ne sono aggiunti.
 
 

Radio1 in viva voce, 17.7.2019
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Con Ilaria Sotis e Claudio de Tommasi
È intervenuto Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club
 
 

Caterpillar estate, 17.7.2019
Cliccare qui per ascoltare la puntata

Con Sara Zambotti e Laura Troja
Il tributo ad Andrea Camilleri con Filippo Lupo, presidente del primo Camilleri fans club e Salvatore Ferlita scrittore e docente universitario di letteratura contemporanea. Periodo di Lauree con gli ascoltatori; la moda lunare raccontata dalla direttrice del Cosmopolitan.
 
 

Loft, 17.7.2019
Eretici - Tomaso Montanari racconta Andrea Camilleri


 
 

Il Fatto Quotidiano, 17.7.2019
Eretici, su Loft l’omaggio di Tomaso Montanari ad Andrea Camilleri: “Un intellettuale impegnato e anticonformista”

Quando la puntata su Andrea Camilleri viene registrata per la seconda stagione di “Eretici” (disponibile su sito e app di Loft da settembre), il Maestro siciliano è ancora in ospedale. Tomaso Montanari decide di parlarne comunque al presente, convinto com’è che il papà del Commissario Montalbano sia una di quelle figure di intellettuale destinate a non tramontare mai nella mente e nel cuore dei suoi lettori e spettatori. “E’ un intellettuale civile e impegnato che non si è mai tirato indietro – spiega lo storico dell’arte – Il grande successo di Camilleri cozza con un Paese che è il contrario di quello che Camilleri vorrebbe. La domanda così diventa: quanto profondo è il conflitto che le parole del Maestro instillano nel cuore dei suoi lettori? Un germe di ribellione verso l’Italia com’è oggi per andare, invece, verso un’Italia più giusta, più solidale, più di sinistra, un’Italia secondo il cuore della Costituzione”. Il successo per Camilleri è arrivato tardi, rendendolo immune da quelle forme di divismo così tipiche di chi raggiunge la fama: egli è rimasto rude, è rimasto “contro”, è rimasto profondamente anticonformista. “In fondo il Camilleri-Tiresia che si identifica con il veggente cieco dice proprio questo: la sua vista, il suo sguardo va in profondo e va lontano, non si deve accomodare con gli interessi del presente – racconta Montanari – Ma può scavare in una prospettiva diversissima”.
Camilleri non si è mai sottratto dalla riflessione sul compito dell’intellettuale che ricalca quello del cittadino consapevole che lotta per affermare i valori della Carta costituzionale. Un intellettuale, quindi, può dirsi tale, se prende posizione, se usa il privilegio che gli deriva dalla propria posizione per mandare dei messaggi. Così, nell’ottobre 2017, Camilleri scrive: “Noi italiani siamo razzisti, perché non lo vogliamo dire? Negli anni ’60 ho visto a Torino cartelli con scritto: ‘Non si affitta a meridionali’. Ora accade con gli extracomunitari. Altro che ‘Italiani, brava gente’”. C’è una critica feroce verso l’indole nazionale, c’è lo scardinare una retorica buonista verso la nostra presunta bontà. “Non lo siamo stati al tempo delle leggi razziali, non lo siamo stati nell’antimeridionalismo e oggi continuiamo a fare il bagno nello stesso Mediterraneo dove galleggiano i corpi dei migranti – sottolinea Montanari – Chi se non il Camilleri-Tiresia, l’indovino cieco può rivolgersi così alla coscienza nazionale?”. “Non credete a Renzi o ai 5 Stelle, sono già cadaveri, già fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire, teneteli lontani dal vostro avvenire. Voglio darvi un consiglio: rifate la politica che è quasi diventato un sinonimo di disonestà”, così parlava Camilleri rivolgendosi agli studenti del liceo Empedocle di Agrigento. Non c’è quindi solo la critica al razzismo di Matteo Salvini, ma anche il dito puntato contro due leader popolari, Matteo Renzi da un lato, Luigi Di Maio dall’altra. E’ un linguaggio duro, provocatorio, un linguaggio della verità. “E’ la grande eresia di chi per statura morale e per età, può sentirsi davvero libero di dire quello che pensa”, spiega lo storico dell’arte. “La cattiva salute dell’Italia di oggi è dovuta a questa sorta di melassa dentro la quale ci rotoliamo tutti e dall’omologazione che ne consegue. Un giovane intellettuale che comincia a emergere oggi, non emerge perché rappresenta una voce fuori dal coro, ma proprio perché sa raccogliere meglio di tutti un desiderio dominante di non impegno, di non partecipazione”, scriveva Camilleri pensando all’acquiescenza al potere che dimostrano molti pseudo intellettuali di oggi. Esattamente il contrario dell’impegno e della partecipazione che il papà di Montalbano ha dimostrato in tutta la sua vita.
La prima stagione di “Eretici” (10 episodi in cui lo storico dell’arte ha raccontato Socrate, Giorgio La Pira, Paolo Veronese, Tina Anselmi, Francesco Borromini, Don Milani, Piero Calamandrei e Hannah Arendt, Papa Francesco e Danilo Dolci) è un programma originale realizzato da Loft Produzioni in esclusiva per la piattaforma Loft (www.iloft.it e app Loft). La seconda stagione, di cui la puntata su Andrea Camilleri è stata anticipata e resa gratuita, sarà disponibile sempre su sito e app a settembre.
 
 

Giuseppe Conte, 17.7.2019
Se ne è andato Andrea #Camilleri, maestro di ironia e di saggezza. Con inesauribile vena creativa ci ha raccontato la sua Sicilia e il suo ricco mondo di fantasia. Perdiamo uno scrittore, un intellettuale che ha saputo parlare a tutti
 
 

Michela Murgia, 17.7.2019


 
 

Fanpage.it, 17.7.2019
Addio ad Andrea Camilleri, il ricordo di Erri De Luca: “Mi aiutò nel processo sulla Tav”
Dall’Ischia Global Fest, dove è ospite, lo scrittore napoletano Erri De Luca ha voluto ricordare la figura di Andrea Camilleri, morto stamattina a Roma: “Ha dato lustro a una lingua che proviene dal Sud e ha fatto un gran bene alla letteratura con la grande popolarità del commissario Montalbano”.

Uno scrittore amato dai lettori e dagli altri scrittori. Spicca, tra i tanti commenti e omaggi che giustamente oggi si stanno tributando ad Andrea Camilleri, il commento di Erri De Luca, altro grande e popolare scrittore della nostra letteratura, che come il papà di Montalbano, è uomo del Sud. E da Sud, in particolare da Ischia, dove è ospite dell'Ischia Global Fest, l'autore napoletano di "Montediddio" e "Non ora, non qui", ha detto, a proposito della morte di Andrea Camilleri:
La letteratura italiana che preferisco e' quella un cui si sente il "callo" del dialetto". Dall'Ischia global Fest, dove ha appena partecipato a un panel sulla scrittura, Erri De Luca ricorda Andrea Camilleri come uno scrittore che "ha dato lustro a una lingua che proviene dal Sud e ha fatto un gran bene alla letteratura con la grande popolarita' del commissario Montalbano.
Andrea Camilleri, Erri De Luca ne ricorda l'ironia
Lo scrittore napoletano, ricordando che il papà di Montalbano si era espresso in suo favore all'epoca del suo processo per le frasi contro la Tav, ha ricordato il grande scrittore siciliano, scomparso stamattina all'ospedale Santo Spirito di Roma, dopo un mese di ricovero, sottolineando "il carattere generoso di un personaggio che anche nelle polemiche usava l'ironia, arma sempre più efficace dell'invettiva."
Un rapporto di stima e amicizia, dunque, tra due grandi della letteratura italiana contemporanea, che affonda le radici in una delle battaglie civili e di impegno politico, tratto che accomuna i due scrittore di estrazione meridionale, l'uno siciliano, l'altro napoletano, che con la loro lingua madre e la loro terra non hanno mai reciso i rapporti, anzi, facendone il centro della propria poetica e delle proprie storie.
 
 

Polizia di Stato, 17.7.2019
"Ci ha, lasciato oggi Andrea #Camilleri Questo il suo saluto ai poliziotti della questura di #Palermo Un ricordo indelebile Riposa in pace…"
 
 

Esquire, 17.7.2019
Il testamento di Andrea Camilleri
Ha chiuso la sua incredibile storia diventando Tiresia a teatro: e ora aspettiamo l'ultimo romanzo di Montalbano.
Un virtuosismo mai fine a se stesso, perché per Camilleri essere accessibile era fondamentale

È difficile immaginare che cosa dev’essere stata la parola per Andrea Camilleri. Uno che quando è diventato cieco ha pensato di scrivere un monologo su Tiresia. Non di disperarsi o maledire il cielo – magari l’avrà anche fatto – ma scrivere un monologo su un indovino di un mito greco, cieco e due volte transessuale. E poi l’ha scritto, e recitato, seduto sotto un singolo occhio di bue, nella cornice quasi sacra del Teatro Greco di Siracusa. No, anzi, non quasi. Se stai seduto su duemilacinquecento anni di storie e sei un narratore, che cosa può esserci di più sacro, per te?
Al centro della cavea che fu cassa di risonanza per le storie di uomini e donne vissuti nell’arco di qualche millennio, quindi, Camilleri ha fatto quello che faceva sempre: raccontare. Raccontava con sapienza, con semplicità, con quella freschezza mai appannata dall’età e dalla cultura (immensa), serio e divertito insieme. Raccontava il mito greco come fosse un pettegolezzo saporito, con quel gusto per l’understatement comune a tutti i grandi. E a tratti ti portava in luoghi oscuri, così oscuri, per poi indicarti con un gesto bonario la luce e la salvezza. Il suo discorso si faceva denso, letterario, colto, e alla fine sentivi quella risata roca, come una firma.
Camilleri era un narratore, abbiamo detto. Se stava parlando, stava raccontando. Era un affabulatore. A sentir lui, si era avvicinato alla letteratura perché nella biblioteca comunale di Enna c’era un bel calduccio e lui viveva in un bilocale gelido. Anche questa è una verità letteraria, a ben guardare. Una storia. Una minuscola porzione del flusso di parole, della narrazione della sua vita, in cui si può cogliere l’eco di innumerevoli altre storie. Se c’è un vecchio cieco c’è sempre una biblioteca, non è vero?
Anzi, come tutti i narratori, Camilleri viveva in una biblioteca personale, nel brodo delle parole di altri, oltre che delle proprie. Quelle più oscure dei Savarese e dei Lanza della sua gioventù, quelle di Pirandello, e di Beckett (fu il primo a portare il suo teatro in Italia), e di Ionesco, e di Eliot, e poi di troppi altri per tenere il conto, fino ad arrivare alle parole di Tiresia, che fa sue con naturalezza disarmante, accompagnandoci in un viaggio tra Borges e Dürrenmatt, al centro di quella cavea millenaria, sotto un singolo occhio di bue.
Era così semplice, ascoltare Camilleri. Era così piacevole, anche quando il contenuto era amaro. E in quell’ultima fatica come attore-narratore si sentiva la sua consapevolezza della morte. Conversazione su Tiresia ti lasciava con un sentimento complicato in petto. Di gratitudine e terrore. Ha un senso? Immagino di sì, se anche voi avete visto quello che ho visto io.
Quando è uscito l’ultimo disco di Leonard Cohen, You Want It Darker, ho avuto un’anteprima di quel sentimento. Finito di sentire l’album restavi con la fortissima impressione che Cohen stesse salutando tutti e guardasse già oltre, verso il mistero che aveva corteggiato per buona parte della sua esistenza. Pochi giorni dopo moriva. Quando ho visto lo spettacolo Tiresia, che era stato messo in scena a giugno del 2018, ho avuto la stessa sensazione. E, dato che Camilleri era un uomo organizzato, ho pensato che si stesse preparando con largo anticipo. Più che altro l’ho sperato, perché nonostante la sua età ormai veneranda, nessuno di noi era davvero pronto ad assistere a quel saluto.
Non lo siamo neppure ora. A dirla tutta, spero ancora di sentire la sua voce roca e un po’ beffarda annunciare che la notizia della sua morte è stata fortemente esagerata. Anzi, immagino che troverebbe qualcosa di più originale dell’abusata citazione di Mark Twain. Se penso a lui, tuttavia, anche adesso, penso a un flusso di parole. Forse come necrologio non è un granché, ma è così che me lo sono sempre figurato.
Un flusso di parole che Camilleri dominava in modo completo. “Diciotto capitoli ciascuno di dieci pagine” per i romanzi di Montalbano. “Per i racconti, 24 pagine, o meglio 4 capitoli di 6 pagine ciascuno”. Se non sentiva questa sua metrica, voleva dire che qualcosa non funzionava.
E, oltre alla metrica, la lingua. Anche quella dominata in modo completo. Plasmata e inventata, se necessario. Per alcuni dei suoi romanzi usava una commistione di italiano e siciliano, componeva le sue poesie in un rigoroso italiano letterario (lo apprezzarono Ungaretti, Fasolo e Quasimodo), passava con disinvoltura attraverso tutti i registri. Un virtuosismo mai fine a se stesso, perché per Camilleri essere accessibile era fondamentale. Per questo creò la “lingua di Montalbano”, perché scrivere in siciliano avrebbe voluto dire non essere compreso da tutti, cosa che lo spinse ad adottare un linguaggio in cui i termini dialettali avessero la stessa qualità e significanza di quelli italiani.
Che fosse così immerso in un flusso letterario non significa, tuttavia, che non fosse anche ben presente nel mondo. Camilleri non è mai stato un pensatore eremita. Aveva una moglie amatissima, tre figlie, quattro nipoti e continui rapporti con una vasta comunità di amici, colleghi e discepoli. Viveva nel flusso del mondo, che osservava con sguardo acuto e vedeva con una chiarezza unica. Il suo impegno letterario era anche impegno politico, analitico, progettuale.
Era un caso raro di intellettuale in grado di restituire a chi lo ascoltava una narrazione coerente e ricca della realtà, complessa e profonda. C’era una generosità commovente, nel modo in cui condivideva il suo lavoro, una generosità che arrivava alle persone. Si preoccupava per loro. Come si è visto, qualcuno poi, in cambio, si preoccupava di lui, aveva paura di quel suo sguardo intellettualmente acutissimo. Così succede ai maestri.
L’ultima cosa a cui stava lavorando era un altro spettacolo teatrale, la sua Autodifesa di Caino, previsto per il 15 luglio alle terme di Caracalla. Come ha detto a più riprese: "Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio 'cunto', passare tra il pubblico con la coppola in mano". In senso metaforico, è quello che ha fatto per tutta la vita.
Ora, mi rendo conto di non aver ancora parlato di Montalbano, la sua creatura più famosa. Al contrario di Conan Doyle, che con Sherlock Holmes aveva un rapporto combattuto, Camilleri amava il suo investigatore. Lo amava, ma lo tradiva molto. Credo che questi continui tradimenti fossero alla base della relazione equilibrata che avevano, le esperienze letterarie che Camilleri faceva in altri ambiti finivano per trasfondersi nei suoi romanzi polizieschi, dove assumevano una forma più accessibile, ma non più banale.
Montalbano rappresentava il suo “senso dello Stato, la lealtà, un’obbedienza ragionata e non cieca”. Dato che Camilleri era, appunto, un uomo organizzato, aveva scritto l’ultimo libro con Montalbano nel 2006. “Ho trovato la soluzione che mi piaceva e l'ho scritta di getto, non si sa mai se poi arriva l'Alzheimer”, diceva. L’Alzheimer non è arrivato.
In quanto all’ultima storia di Montalbano, da pubblicarsi dopo la sua morte, lo faceva ridere quando qualcuno diceva che era in una cassaforte negli uffici del suo editore, Sellerio. Era semplicemente in un cassetto.
Che idea terribile, vero? Quella storia in un cassetto.
Temo che adesso la leggeremo.
Susanna Raule
 
 

Simenon Simenon, 17.7.2019
Omaggio ad Andrea Camilleri
Camilleri confessa d'aver imparato a scrivere gialli proprio grazie al collega Simenon

L'abbiamo saputo stamattina in auto, dal notiziario delle otto e mezza. Era ormai qualche settimana che lo scrittore era ricoverato e, dopo aver lavorato per 93 anni, il suo cuore ha deciso di fermarsi proprio stamattina. La sua cecità prima e il mese di ricovero con i bollettini medici che, monotoni, parlavano di situazione critica ci avevano tenuto in allarme. Allarme cresciuto quando anche i bollettini medici si sono interrotti. Oggi, secca, la notizia.
Palinsesti delle radio e televisioni all'aria, pagine dei giornali web rifatte in fretta e furia. Sui social-network sono spuntati i primi post sulla notizia, e poi i commenti, gli interventi, le foto... Una ondata di emozione che si avvertiva esondare dai media, ma che si sentiva anche nei discorsi della gente al bar, in banca, sulla metro, in ufficio... Insomma non è uno scrittore che se ne va, ma il beniamino di un larghissimo pubblico che lascia "orfani" i suoi fans. Un (fatto) lutto nazionale.
Simenon-Simenon non poteva ignorare tutto questo e non poteva non rendere il suo omaggio a questo grande scrittore, noto e famoso per il commissario Montalbano, ma apprezzato e stimato anche per le sue opere "altre".
Noi lettori incalliti di Simenon, abbiamo letto anche quasi tutto di Camilleri, riconoscendone le qualità, la capacità di arrivare a livelli alti, pur utilizzando un misto di italo-siciliano che lui fa assurgere a dignità di una vera e propria lingua. Non immediatamente comprensibile (qualche cinquantina di pagine di assuefazione sono necessarie), ma sicuramente una parte fondamentale della scenografia siciliana dove si svolgono le storie e i misteri di Montalbano ma non solo.
Insomma un intellettuale icona nell'Italia d'oggi, non solo un semplice scrittore, impegnato com'era nel sociale ma anche attento e critico alle vicende e ai personaggi della politica.
In definitiva una perdita non di poco conto, ma che ci lascia una produzione di oltre cento titoli (ma più di qualcuno dice che ce ne siano addirittura una decina inediti ancora nei suoi cassetti).
La nostra "orazione funebre" non poteva non toccare l'argomento dei punti di contatto tra i commissari Montalbano e Maigret e tra la scrittura di Camilleri e quella di Simenon. La domanda è: quale rapporto c'é tra gli autori e tra i personaggi? Ci è venuto in soccorso un articolo di S.Jurisic della rivista Les Cahiers d’études romanes, dove intellettuali, scrittori e critici fanno le loro considerazioni in merito.
La risposta più chiara la dà lo stesso Camilleri: "...Ho questo grosso debito verso Simenon. Quando ho cominciato a scrivere i miei gialli, il problema è stato quello di differenziare Montalbano da Maigret. - spiega lo scrittore - In parte credo di esserci riuscito, soprattutto nel modo di condurre l’indagine. Maigret si affida alle atmosfere, alle sensazioni, cerca di mettersi dalla parte del morto quasi identificandosi con lui e così capire le motivazioni del delitto. Montalbano cerca invece di ragionare, di scansare la ricreazione dell’atmosfera. Dubita delle sensazioni...".
E infatti alla domanda che gli poneva M.G. Minetti:
- Lei ha detto che, all’epoca di Maigret (Camilleri era stato delegato di produzione Rai nella metà degli anni '60, per gli sceneggiati-tv di Maigret con Gino Cervi), non ci pensava neppure, a Montalbano. Poi però qualcosa di Maigret ce l’ha messa, nel suo commissario. Magari inconsciamente…
"No, no, anche coscientemente. - risponde Camilleri - Coscientemente proprio. Cercando di differenziarlo, certo, se no sarebbe stata una ripetizione..."
Insomma Montalbano come un Maigret riscritto? Non è un'idea peregrina, se Carlo Fruttero affermava che "...Sì, Camilleri ha un po’ il talento di Simenon...
"E non è l'unico. Piero Dorfles spiega "...più che nella diretta intertestualità (di cui pure qualche traccia si potrebbe rinvenire) la relazione Montalbano/Maigret deve la propria complessità alla stima che aveva Camilleri dell’opera dello scrittore belga tout court, dei suoi procedimenti di scrittura, della sua poetica e del suo stile...".
Insomma sembra un'influenza non solo non negata, ma riconosciuta come un merito.
Camilleri stesso ammetteva che "...trovavo una straordinaria affinità tra la provincia nella quale mi trovavo a vivere (la Sicilia orientale), e la provincia che raccontava Simenon. Erano il più delle volte province del nord della Francia, eppure certi modi di pensare, certe chiusure mentali, beh erano identici...".
Forse perché entrambi gli scrittori partivano dal particolare per arrivare all'universale?
In futuro potremo osservare questi fenomeni con maggior distacco e darne un giudizio più chiaro e limpido.
Intanto registriamo che Camilleri si è spento nel 30° della scomparsa di Simenon.
"Ciao Andrea, ti penseremo ogni volta che le tue parole scritte scorreranno sotto i nostri occhi".
Maurizio Testa
 
 

PeopleForPlanet, 17.7.2019
I gatti di Andrea Camilleri
Federica racconta dei suoi incontri con lo scrittore siciliano e del suo amore per i gatti

L’amicizia con Camilleri è nata all’inizio di questo millennio, ero andata a intervistarlo per Il Fatto, il programma di Enzo Biagi per cui lavoravo. Così scoprii due questioni fondamentali: Camilleri abitava nello stesso palazzo della mia redazione romana e avevamo una grande passione in comune per i gatti.
Da allora per un lungo periodo abbiamo preso l’abitudine di passeggiare insieme tutte le mattine, parlavamo di famiglia, di politica, di libri e di gatti ovviamente.
Lo riempivo anche di richieste dettate da amici pazzi di lui, che mi consegnavano copie dei suoi romanzi per ricevere dediche. Camilleri era sempre disponibile, «Raccontami qualcosa in più di questa persona», poi annotava qualcosa e firmava.
L’aver ottenuto successo in età avanzata aveva contribuito, insieme a un’indole serena e rilassata, a non fargli mai montare la testa. Sembrava piuttosto divertito e stupito dalla grande attenzione nei suoi confronti.
Ci sono diversi tipi di scrittori. Quelli che vanno veloci, quelli per cui ogni riga è impegno e sofferenza, quelli stitici e quelli prolifici, quelli che se la tirano per aver pubblicato un libretto, quelli che dissimulano su un capolavoro. Quelli che per una pagina restano concentrati un giorno intero, quelli che ne redigono dieci in breve tempo.
Camilleri è semplicemente uno a cui scrivere viene facile.
Confesso che prima di conoscerlo non ero una sua fan letteraria, lo sono diventata dopo, perché l’essere umano Camilleri mi ha conquistata. Simpatico, gioviale, con una bella famiglia; nel frequentare la sua casa ho avuto anche conferma che le famose sigarette accese contemporaneamente erano realtà e non leggenda, «faccio solo qualche tiro, non la fumo mai tutta, quindi sono meno di quanto sembri».
Oggi voglio ricordarlo con le storie dei nostri amati gatti, ce ne sono tanti ad aspettarlo lassù…
«Non siamo noi a scegliere il gatto, è il gatto che sceglie noi. Ho sempre avuto gatti che sono entrati in casa e si sono rifiutati di andarsene. Quindi in realtà mi hanno scelto, hanno sentito che potevamo andare d’accordo e sono venuti ad abitare con me».
«Un gatto è una gran cosa. La compagnia che dà un gatto è quasi umana, a differenza della compagnia che può dare un cane che pende dalle tue labbra e vuole adeguarsi alla tua volontà. Il gatto è sempre in una posizione dialettica; può condividere quello che stai dicendo, ma può anche non condividerlo. Ha quella sorta di piccola autonomia che può avere un amico nei tuoi riguardi. Certe volte il gatto ti dice: non sono d’accordo con quello che stai facendo, e te lo dimostra in mille modi, voltandoti le spalle ad esempio. La bontà estrema e la posizione dialettica fanno la differenza tra cane e gatto».
In particolare Camilleri amava i gatti guerrieri.
«Mi piacciono i gatti guerrieri che lottano per la sopravvivenza, senza un occhio, con mezzo orecchio. A questi gatti bisognerebbe concedere il riposo del guerriero appunto. Trovare un modo. In genere le persone adottano micini piccoli, perché sono graziosi, simpatici. Però avere un gatto guerriero accanto, che con le sue ferite ti dimostra quanto è difficile l’esistenza e quanto è dura la sopravvivenza, credo sarebbe un esempio per chi cerca la vita facile».
Negli ultimi anni della sua vita Camilleri aveva scelto di non tenere gatti in casa. «Non voglio più averne dopo che ho avuto un gatto per diciotto anni», mi aveva confidato con la voce incrinata. «Quando non c’è stato più ho sofferto maledettamente; allora, per egoismo, mi rifiuto di affezionarmi ancora. Però usufruisco dei gatti delle mie figlie, ogni tanto telefono e chiedo: “portatemi un gatto!”. I gatti lo sanno, le mie figlie dicono: “andiamo dal nonno”, loro entrano subito nella gabbietta, mi raggiungono, restano da me tre o quattro giorni felici e beati».
Amavo ascoltare i racconti su Gatto Barone, indimenticabile compagno di avventure.
«Gatto Barone fa parte della mia vita, è stato anche un ottimo consigliere in momenti difficili, era estremamente intelligente. Lo raccolsi in un paese della Toscana. Vidi dei bambini che giocavano a palla, dopo un attimo mi resi conto con orrore che la palla che stavano adoperando era un gattino vivo. Allora presi il gattino – dopo aver un po’ ecceduto su quei bambini, lo confesso. Lo curammo con un amore infinito, e lui si legò a noi di altrettanto amore. Guarì e credo che non si rese mai conto di essere un gatto. Partecipò attivamente alla vita della famiglia, non piangeva mai, per nessuna ragione al mondo. Era una presenza attiva, non passiva, della casa. L’abbiamo molto amato».
Il paradiso dei gatti sarà sicuramente un posto bellissimo.
Federica Morrone
 
 

Prima Pagina News, 17.7.2019
Camileri, il ricordo dell'amico Roberto Vecchioni: "Da sempre vulcano di idee e accanito fumatore"
Roberto Vecchioni è intervenuto nella trasmissione 'Tutto in Famiglia' condotta da Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus per ricordare lo scrittore Andrea Camilleri e per parlare della sua partecipazione al Festival dell'antico prevista giovedì 18 luglio al Museo Archeologico di Cosenza.
 
 

Business Insider Italia, 17.7.2019
Addio Camilleri, lunga vita a Camilleri, il maggiore artefice di quello che resta della propensione alla lettura degli italiani

Siciliano, italiano, comunista; regista, poeta; scrittore, giornalista, polemista, politico; storico, professore e produttore. La scomparsa di Camilleri priva il paese di uno tra gli ultimi rappresentanti del Novecento della Cultura con la “C” maiuscola, personaggio eclettico come solo un intellettuale dilettante può essere: mai fermo, sempre attivo.
Camilleri nasce alla metà degli anni Venti, contemporaneamente agli esordi di Strapaese, con Stracittà le due correnti primarie della letteratura fascista. Strapaese nasce con l’intento di valorizzare il patrimonio nazionale e il territorio, fiancheggiando il fascismo populista e tradizionalista, sia antieuropeo sia antiamericano. Stracittà, invece, era l’opposto: ambiva a modernizzare il fascismo e la società, sprovincializzando la cultura più diffusa, sempre pronta a travisare la complessità italiana ricorrendo a eleganti bozzetti o superficiali caratterizzazioni.
È questa l’Italia dove cresce Camilleri, studente di un liceo classico mai concluso ad Agrigento a causa della disfatta italiana. Dopo la guerra passa a Palermo, per una falsa partenza universitaria in Lettere. Qui si iscrive al PCI, iniziando contestualmente a scrivere e ottenendo i primi successi. Approda a Roma, dove sarà docente al Centro Sperimentale di Cinematografia e regista, principalmente dedito al teatro di Pirandello con oltre cento messe in scena.
Il suo più grande successo è però un poliziotto siciliano come lui, ormai nell’Olimpo degli investigatori seriali al pari di Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Jules Amédée François Maigret, dell’italoamericano tenente Colombo; o del Pepe Carvalho di Montalbán, da cui prende nome Salvo Montalbano. Ben saldo sulle spalle del commissario italiano per eccellenza, Camilleri sta ai libri come Vasco Rossi agli stadi: venticinque milioni di copie vendute solo nei venticinque anni da che esiste Montalbano. Un milione di copie l’anno, che nel 2016, tanto per fare un esempio, hanno generato diritti d’autore per € 283.000, mettendo Camilleri al primo posto tra i narratori anche per introiti.
Tutti amano Montalbano: le compassate copertine di Sellerio occhieggiano da qualunque scaffale – mancano forse le farmacie – a tenere ferma un’abitudine alla lettura ormai così rara da dover essere cercata con la lente d’ingrandimento, come sulla scena di un delitto. Se leggere come si leggeva nel Novecento – il primo Novecento – è oggi una chimera, tutti o quasi però hanno letto e continuano a leggere le vicende di una immaginaria Vigàta che sa tanto di quello Strapaese dal quale Camilleri non fu certamente mai influenzato se non per osmosi, per diritto genetico di narratore italiano. Quello di aver presidiato la residua propensione alla lettura degli italiani è, quasi certamente, il suo merito maggiore.
Montalbano non può non essere uguale a sé stesso, delitto dopo delitto, come i suoi predecessori letterari. Tutto deve accadere in centottanta pagine, divise in diciotto capitoli di dieci pagine ciascuno, così come contati dallo scrittore sul suo computer. “Se il romanzo viene fuori con una pagina in più o in meno, io riscrivo il romanzo, perché vuol dire che c’è qualcosa che non funziona”, ha detto lo scrittore. Una tale rigidità di struttura si stempera nella musicalità della lingua, quel misto d’italiano e di un dialetto magico-rituale quanto immaginario, il vigatese, dove Camilleri non ha mai troppo nascosto l’amore per l’Italia e la sua lingua.
Federico Del Prete
 
 

Linkiesta.it, 17.7.2019
L’addio
Le sette virtù di Camilleri (che nessuno vi aveva mai detto, tantomeno lui)
Il maestro siciliano è stato un magnifico costruttore di trame, l'inventore di un non-siciliano originalissimo, un bulimico di vita, di letteratura, di sigarette. I sette nodi della sua personalità, e della sua letteratura

Camilleri merita onori virtuosi e veritieri. Virtù per virtù (teologali e cardinali, come vuole la norma), accompagniamo il savio Andrea, vigoria dell’Italia che fu, negli altri mondi.
Fede. Comunista. Dopo una giovinezza, “come tutti”, diceva lui, sia onore al vero, fascista. A 14 anni scriveva la lettera al Duce per inabissarsi in Abissinia, più tardi fu antiberlusconiano. Salvini gli storpiava la bile. In un brutto libro, Esercizi di memoria, svelò che il commissario Montalbano era tratto dal profilo di uno zio Carmelo, commissario della Pubblica Sicurezza, “fervente fascista”. L’unica fede di uno scrittore, in ogni caso e in ogni modo, dovrebbe essere la scrittura. Da vecchio, fu l'Omero della sinistra, mentre la sinistra bruciava, come Troia.
Speranza. Sul treno da Roma verso le brume romagnole. Ho accompagnato alla Sapienza la grande scrittrice argentina Sylvia Iparraguirre, un pezzo di storia. E di resistenza al regime militare di Videla. In Argentina tutti conoscono Camilleri, l'Italia è il Sud, il Sud da cartolina di Camilleri. “Non si scrive per pubblicare, ma per pesare le parole, le parole sono pericolose”, dice Sylvia. Dillo a Camilleri. Nel treno, si spera nell'immortalità di Camilleri. Andrea è divo per acclamazione popolare, non c'è uno che non lo conosca.
Carità. Sarò caro. Camilleri conosce i tempi teatrali. Per questo funziona. Non è un letterato, ma un uomo di teatro, una bestia scenica. I suoi libri, in effetti, si bevono come un drink, sono canovacci perfetti. Perciò, se volete la Sicilia, leggete De Roberto, Gesualdo Bufalino, Ignazio Buttitta. Camilleri crea una Sicilia da Cinecittà. Avrebbe potuto imporre Vigata in provincia di Cuneo arricchendo di cerea i romanzi e chiamando Gianduia il suo commissario. Avrebbe avuto successo gemellare.
Prudenza. Per prudenza, avrebbero dovuto evitare il doppio 'Meridiano' Mondadori, uno scialo meridiano, uno sciupio. Prudentemente possiamo dire che Camilleri era meglio come uomo, brioso e di vigorosa intelligenza, che come scrittore. Come scrittore, crebbe peggiorando. Uno degli ultimi libri, Conversazioni con Tiresia, è un arancino rancido: quando l'antico profeta dice che “non riuscii a staccare gli occhi dal corpo di Atena… fu guardando il suo lato B che ebbi la certezza che il mondo fosse rotondo e non piatto”, la facoltà immaginativa va al culo vintage di Edwige Fenech. Contestualmente, invecchiò in simpatia, il Camilleri: le interviste, sfiziose, spesso sono meglio dei romanzi, stucchevoli.
Giustizia. Giustizia ci impone di dire che letto uno (diciamo, due, tre), letti tutti. Montalbano non è Maigret e Vigata non è la Yoknatapatawpha del Sud Italia. Spesso la fiction è meglio dei libri, di viziata retorica. Per giustizia, va detto che basta Il birraio di Preston e Il ladro di merendine. Il resto è tempo rubato al meglio.
Fortezza. La mia vicina di viaggio mi sorprende per acuto critico. Ripetitivo. Piace quello, di Camilleri, che lo leggi ed è come se tornassi nella casa al mare, affittata da anni, per le vacanze. Letteratura come replica dell'uguale, disciplina del cliché. Fortezza. Stare nel fortino delle proprie attese. Camilleri è un logo, una indigestione di cassata. I suoi libri rassicurano, per questo sbancano.
Temperanza. Temperamento non certo temprato dalla sobrietà, gran parlatore e fumatore e poligrafo, Camilleri. Ha scritto moltissimo senza inibizioni estetiche. Né estremo come D'Arrigo né acuto come Sciascia, non si è posto il problema del male o del delirio umano attraverso la finzione, non aveva manie linguistiche né frizioni epiche. Si è divertito. Amen.
Davide Brullo
 
 

Automoto, 17.7.2019
Ci ha lasciato Andrea Camilleri, che da piccolo sognava di battere Nuvolari
E’ scomparso all’età di 93 anni lo scrittore siciliano famoso soprattutto per il personaggio del “Commissario Montalbano”

Se n’è andato alla veneranda età di 93 anni Andrea Camilleri, lo scrittore contemporaneo italiano oggi più conosciuto nel mondo. Era stato ricoverato d’urgenza un mese esatto fa all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove lo scrittore siciliano risiedeva dagli anni ‘40, già in gravi condizioni per via di un arresto cardiaco. Oggi la notizia del decesso.
Camilleri è stato sceneggiatore, regista, drammaturgo, attore, speaker radiofonico e insegnante di recitazione, ma gran parte della sua fama più recente è dovuta alla sua instancabile attività di romanziere, che con la fortunatissima collana incentrata sul personaggio del “Commissario Montalbano” ha creato un fenomeno mondiale dal quale è nata la celebre serie TV trasmessa in oltre 20 Paesi.
Di recente aveva affidato le memorie della sua giovinezza a “La Casina di campagna”, una serie di racconti dedicati alla villa del nonno materno che Camilleri frequentava da bambino. «Ricordo che nella cantina c'era, montata su dei cavalletti, una vecchia automobile Scat, la Società Ceirano Automobili Torino, quella che diventerà la moderna Fiat, ed io vi salivo per giocare. L'auto non aveva manco le ruote ma lì diventavo Nuvolari», aveva ricordato qualche anno fa, prima di immortalare quel ricordo in un passo dell’opera che riportiamo integralmente di seguito.
«Nel magazzino c'era un'altra meraviglia, la vecchia automobile di marca Scat, senza più ruote, poggiava su trespoli. Non aveva importanza, ci ho vinto le millemiglia lo stesso, ho battuto Nuvolari. Trasformata in biga (facile: aprivo il soffietto, mettevo una testa di cavallo impagliata sul radiatore), ecco che mi faceva incoronare d'alloro in quelle corse che facevano i romani».
Daniele Pizzo
 
 

Omino, 17.7.2019
Assabinirica!


 
 

Trastevere App, 17.7.2019
Dove c'erano i prati
Cliccare qui per il video

Il quartiere Prati..pochi sanno che deve il nome dai prati di Castello, quando cioè attorno all'angelo, c'erano solo prati.
Però li si diramano anche i quartieri di Borgo e Delle Vittorie, che molti accomunano erroneamente, sotto il nome "Prati".
Qui #Camilleri ne racconta la storia..
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 18.7.2019
Roma, biglietti, fiori e tanta commozione. In migliaia per l'ultimo saluto ad Andrea Camilleri nel Cimitero acattolico


Un tappeto di fiori, ma soprattutto tanti messaggi scritti per esprimere dolore e vicinanza: sulla tomba di Andrea Camilleri, sotto l'Angelo della Resurrezione nel Cimitero Acattolico di Roma, c'è il segno del grande affetto popolare che circondava la figura del grande scrittore. Centinaia le persone silenziose e alcune con un fiore in mano, fatte entrare a scaglioni, che già prima delle 15 sono giunte a dare l'ultimo saluto allo scrittore morto ieri all'Ospedale Santo Spirito.
(foto di RICCARDO DE LUCA/AGF) (agf)
 
 
Roma, migliaia nel cimitero acattolico per salutare Andrea Camilleri. Il maestro sepolto vicino a Gramsci
Dopo la cerimonia privata centinaia di persone per l'addio al maestro nell'angolo di pace alle spalle della Piramide Cestia conosciuto anche come "il cimitero degli Inglesi", dove riposano tra gli altri Shelley e Gramsci. Eccezionalmente accoglie personaggi illustri italiani purchè in vita abbiano testimoniato la propria laicità

Migliaia di persone si sono messe in fila nel cimitero acattolico di Roma per l'ultimo omaggio al maestro Andrea Camilleri, morto ieri mattina all'ospedale Santo Spirito. Cittadini comuni, amici, artisti hanno portato sulla tomba del grande scrittore siciliano un tappeto di fiori, ma soprattutto tanti messaggi scritti per esprimere dolore e vicinanza. Per volontà della famiglia non ci sono stati funerali pubblici nè camera ardente. La moglie e le tre figlie, le nipoti e i familiari più stretti hanno dato l'ultimo saluto al grande scrittore questa mattina in una cerimonia privatissima, sempre nel "cimitero degli inglesi" dove lo scrittore riposerà, all'ombra della Piramide, in compagnia di tante presenze illustri, laiche e di grande ingegno. Presenti . Camilleri è stato sepolto sotto l'Angelo della Resurrezione, all'ombra di un enorme pino secolare nella zona 3, riquadro 1. "Sarà una sepoltura definitiva", ha detto all'Ansa il direttore del cimitero Amanda Thursfield, "il Maestro era legato a questo posto, lo ha visitato più volte".
Ringraziando "tutti i suoi lettori e tutti i suoi amici di avergli voluto così bene" e dando appuntamento per l'ultimo saluto i familiari del "papà di Montalbano" hanno voluto citare la conclusione della sua "Conversazione su Tiresia": "Mi piacerebbe che ci rincontrassimo tutti quanti, qui, in una sera come questa, tra cento anni". A rendere un ultimo saluto allo scritttore anche Luca Zingaretti. L'attore che veste i panni del commissario Montalbano dopo un momento di raccoglimento davanti alla tomba del 'maestro' ha salutato i familiari e non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Presenti anche tanti volti noti, tra cui il ministro Alberto Bonisoli, l'onorevole Laura Boldrini, il vicesindaco di Roma Luca Bergamo e gli attori Simona Marchini e Michele Riondino.
L'ultimo personaggio a essere sepolto nel cimitero acattolico di via Caio Cestio, con un drappello addolorato ma estroso, è stato lo scorso settembre il coreografo Lindsay Kemp e intorno, a ridar vita a un luogo tanto discosto, così garbatamente démodé, c'erano decine di persone, dai tantissimi danzatori al suo produttore storico, ai costumisti. Tra i primissimi ad essere sepolti nel Cimitero acattolico di Testaccio, fu il poeta inglese Shelley che lo definì "il più bello e solenne che abbia mai visto". L'area si delineò in epoca tardo settecentesca, parco di sepolture in sobrio stile anglosassone dedicato a religioni diverse dalla cattolica, dove sono seppelliti, tra gli altri, anche Keats, il figlio di Goethe, Irene Galitzine e grandi italiani come Antonio Gramsci, il poeta della beat generation Gregory Corso, il fisico Bruno Pontecorvo e lo scrittore Carlo Emilio Gadda.
Tra pini, cipressi, mirti e allori, rose selvatiche e camelie, il cimitero, anche detto "degli inglesi" è uno dei luoghi di sepoltura tutt’ora in uso più antichi in Europa, l'inizio del suo utilizzo risale intorno al 1716. Nacque perchè lo Stato Pontificio, allora, non permetteva che stranieri e non cattolici venissero seppelliti su suoli consacrati e servì dapprima come luogo di inumazione dei membri della corte degli Stuart, in esilio dall’Inghilterra. La prima lapide, nel 1738, fu per uno studente di Oxford caduto da cavallo e tre anni fa si celebrarono i 300 anni di sepolture.
Quasi 4000 le persone qui sepolte: inglesi e tedeschi i più, ma anche molti italiani, americani e scandinavi, russi, greci. La maggior parte tombe protestanti e ortodosse orientali, ma anche appartenenti ad altre religioni quali l’Islam, lo Zoroastrismo, il Buddismo e il Confucianesimo. Molti di loro si erano trasferiti a Roma, altri avevano scelto di vivere in Italia, altri ancora morirono a causa di una malattia o di un incidente mentre erano in visita nella città.
Secondo i rules del cimitero possono essere tuttora seppelliti cittadini stranieri preferibilmente di area anglosassone, purchè non di religione cattolica e se al momento del decesso erano residenti in Italia. Pochissimi, in realtà, quelli che recentemente vi hanno trovato posto. In via eccezionale quell'angolo di pace e di raccoglimento viene aperto anche personaggi illustri italiani, come nel caso di Andrea Camilleri, purchè in vita abbiano comunque testimoniato la propria laicità.
Il cimitero non riceve alcun finanziamento pubblico e viene mantenuto esclusivamente con donazioni private, con il contributo di numerosi "Amici" del cimitero.
"Qui avrà tanti compagni con cui parlare", ha detto Andreina Camilleri di fronte alla tomba del padre Andrea, stringendo la mano alla sindaca. "Grazie per averlo lasciato qui a Roma, questo diventerà un luogo di pellegrinaggio. Credo il Maestro che abbia segnato la vita di tutti noi", ha detto la prima cittadina. Con loro al Cimitero anche la nipote dello scrittore, Alessandra. "Camilleri cittadino onorario è una proposta che è stata avanzata su cui stiamo ragionando", ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi dopo aver reso omaggio allo scrittore scomparso ieri. Intanto l'assemblea capitolina ha approvato con il voto unanime di 28 consiglieri la mozione di Giulio Pelonzi (Pd) per intitolare allo scrittore la Biblioteca della Casa delle letterature.
 
 

Peppino Mazzotta, 18.7.2019

Ieri mattina ho ricevuto dai giornali la notizia, poi purtroppo confermata da amici e colleghi, che Andrea Camilleri era morto. Questa informazione si è accomodata, liquida e appiccicosa da qualche parte nel mio cervello, senza clamore né enfasi alcuna. Poi nulla. C’era un vento forte, il mare era arrabbiato, inquieto. Ho preso la macchina e mi sono messo a guidare per le strade di quella Sicilia che , per anni, ha dato corpo alla Vigata del commissario Montalbano. Marina di ragusa, Donnalucata, cava d’Aliga , Sampieri, Modica , Pozzallo. Ero certo di avere una meta. Guidavo sicuro. Ero convinto di sapere dove stessi andando. Ma dopo ore di marcia non sono arrivato in nessun posto, perché, in effetti, non stavo andando da nessuna parte e ho capito che non potevo fare altro che tornare indietro. Rientrato a casa ho trovato la luna alta sul mare. Piena, grandissima e rossa come il fuoco. Uno scenario surreale. Allora ho capito. La notizia liquida della mattina è diventata solida e pesante. Ha preso forma. Camilleri non c’è più. E mi sono sentito improvvisamente solo. Smarrito. Privo del conforto di una direzione certa e sicura.
La luna rossa ieri sera, non è stata un caso; un puro fenomeno astronomico. Era una luna siciliana che partecipava al dolore e allo smarrimento per una perdita che è più grande di quanto si riesca a concepire in questo momento di stordimento incredulo.
 
 

Fanpage.it, 18.7.2019
Morto Andrea Camilleri, il ricordo di Maurizio De Giovanni: "Maestro di sogni"

Lo ricorda con nostalgia e incredulità, la stessa di chi ha perso un Maestro. Maurizio De Giovanni, scrittore napoletano dalla cui penna è nato il commissario Ricciardi, ricorda con Fanpage.it Andrea Camilleri, intellettuale scomparso a Roma il 17 luglio, a seguito di un arresto cardiorespiratorio per cui era ricoverato dal 17 giugno. "il sogno è una materia, che uno scrittore deve conoscere, noi sogniamo e condividiamo i nostri sogni Andrea era il maestro di questi sogni", racconta De Giovanni. "Lui diceva sempre che non gli mancava non vedere gli mancava leggere, quello molto. Gli mancava leggere, ma non vedere no, perché diceva i miei ricordi sono talmente precisi che non vedere le cose non mi costa niente".
Gaia Martignetti
 
 

SicilyMag, 18.7.2019
Andrea Camilleri, un classico multimediale in vita
Opinioni e analisi. Lo scrittore empedoclino scomparso il 17 luglio è stato sempre ponte fra la storia e il futuro ed ha potuto raggiungere in vita un grande successo narrativo, televisivo, teatrale, cinematografico, entrando nella prestigiosa categoria dei grandi autori della letteratura, quella ristretta cerchia di intellettuali ai quali viene dedicato un volume dei Meridiani Mondadori

Andrea Camilleri ha avuto la notevolissima soddisfazione di raggiungere in vita un grande successo nazionale ed internazionale narrativo, televisivo, teatrale, cinematografico, in una sola parola multimediale. Ma lo scrittore di Porto Empedocle ha avuto anche la fortuna rara di diventare un classico in vita. In pochi ricordano che nel pieno del suo successo Camilleri era già entrato nella prestigiosa categoria dei grandi autori della letteratura, quella ristretta cerchia di intellettuali ai quali viene dedicato un volume dei Meridiani Mondadori.
Partiamo da alcuni dati di fatto: l'affermazione dei suoi libri in Italia ed all'estero è fenomeno sui generis. Così come il trionfo televisivo della fiction con Salvo Montalbano protaginista nella Penisola, in diversi Paesi d'Europa e di altri continenti. La fiction Rai su Montalbano spopola all'estero anche grazie alla BBC. Per cogliere un aspetto dell'affermazione multimediale dello scrittore agrigentino, natìo di Porto Empedocle, bisogna anche porre mente al fatto che la Disney ha trasformato in fumetto la figura letteraria del commissario Salvo Montalbano. Camilleri mi spiegò con la sua proverbiale ed efficace verve ironica: «E' come aver vinto il premio Nobel». E non era una battuta. Poiché quella della Disney è una consacrazione che fa entrare la narrativa camilleriana nella dimensione mitica dei fumetti.
Andrea Camilleri nella sua produzione letteraria ha mostrato di possedere un talento raro, quello del vero narratore, dell'affabulatore, del cantastorie anzi del cuntastorie. Lui stesso si definì un “artigiano della letteratura” ed un “cuntastorie”.
Le sue molteplici esperienze professionali e culturali di docente all'Accademia nazionale d'Arte drammatica Silvio D'Amico, di funzionario Rai, di regista teatrale le ha transcodificate nella sua creazione narrativa. I suoi romanzi su Salvo Montalbano avevano ed hanno una struttura narrativa cinematografica, con un'armonia efficace di tempi e di spazi del racconto, è questo uno dei motivi del successo dei film televisivi con protagonista Salvo Montalbano. La straordinaria capacità dialogica della narrativa camilleriana gli deriva anche dalla sua passione e dalla sua fine conoscenza della storia e della prassi del teatro.
Scrittura e stile ironico
L'affermazione di Camilleri deve molto alla sua invenzione di una lingua originale. Un mix geniale di dialetti siciliani e di lingua italiana, con la creazione di neologismi che hanno affascinato ed affascinano i lettori ad ogni latitudine. Anche nel lontano Oriente leggono Montalbano nella versione giapponese. Già ne “La forma dell'acqua”, il suo primo romanzo con protagonista su Salvo Montalbano, un giallo filosofico con riflessioni palesi sulla pluralità della verità, il suo stile è maturo. In una tradizione letteraria elitaria ed aristocratica, come quella italiana, è un grande merito di Camilleri aver fatto leggere persone che in vita loro non avevano sfogliato un testo di letteratura. In molti altri ha rafforzato la volontà di leggere, fra i lettori forti ha creato uno straordinario zoccolo duro di persone che non hanno mai perso un suo nuovo romanzo. Con una struttura narrativa chiara ed armoniosa, con una ricerca accurata e sui generis delle parole, con il recupero di arcaismi dialettali siciliani e neologismi, riesce ad unire ricerca linguistica e divulgazione democratica. Camilleri nato nel 1925, è stato un uomo del Novecento che ha saputo cogliere gli snodi del secolo breve ma nel contempo ha colto anche il senso del mondo in continuo cambiamento, si è confrontato con il post-moderno, il mondo “liquido” del sociologo e filosofo Bauman, con la storia e la filosofia della scienza. E' stato un lettore del filosofo della scienza Paul Feyerabend, ed in particolare della sua opera “Contro il metodo”. In realtà nella produzione letteraria di Camilleri ed in particolare nel metodo delle indagini di Salvo Montalbano vi è una intersezione galileiana di metodo induttivo e di quello deduttivo.
Il giallo come chiave di lettura del mondo, come strumento di comprensione della realtà. Camilleri è stato un innovatore della grande tradizione veristica, che appresa la lezione di Verga - riletto in chiave brancatiana - l'ha rielaborata costruendo dei romanzi tra Sciascia e Le Carré, con uno stile ironico, che trae dal comico lo strumento per la comprensione della realtà. In buona sostanza l'aspetto tragico-drammatico della tradizione veristica, quel senso deterministico proprio della temperie del positivismo ottocentesco, viene sciolto dallo stile ironico e divertente di Camilleri. Ne “La forma dell'acqua”, Camilleri riflette pirandellianamente sulla pluralità della verità, che assume le molteplici forme dell'acqua. Camilleri parla ai suoi lettori della Sicilia, della sua storia e della sua cultura. Riflettendo sulla pluralità della verità, fa diventare la Sicilia metafora del mondo, strumento di ricerca della complessità della realtà. Erano palesi sin dalla sua prima opera diversi livelli di interpretazione, ovvero diversi piani di lettura delle opere di Camilleri. Dal piano narrativo a quello storico-sociale, a quello antropologico-filosofico. Piani di lettura che si colgono appieno nei romanzi storici, capolavori quali “Un filo di fumo”, “La stagione della caccia”, “Il birraio di Preston”, “Il re di Girgenti” (per Camilleri una summa della sua opera letteraria e storica), e sono ovviamente più sfumati nei romanzi incentrati su Montalbano. Chi è davvero Salvo Montalbano, il poliziotto letterario più amato d'Italia? Montalbano non è un personaggio statico, è in continua mutazione così come è cangiante il fluire dell'esistenza. Un fluire che non è necessariamente lineare e teleologico, si tratta di un modificarsi fatto di progressi e ripensamenti, conquiste e sconfitte. In questo divenire privo di sintesi hegeliana, Montalbano si ritrova a fare i conti con la propria vita, con il presente ed i lati più complessi del suo carattere. Sul Montalbano che invecchia e le sue riflessioni dentro i romanzi si potrebbe scrivere un saggio. E' un filo rosso che è servito a Camilleri per storicizzare e concretizzare la figura letteraria del suo personaggio.
Oltre a rileggere i romanzi su Montalbano e quelli storici pubblicati da Sellerio e quelli su altri temi pubblicati da altre case editrici, per comprendere appieno la figura di Montalbano, bisogna leggere o rileggere l'introduzione di “Montalbano a viva voce” (edito da Mondandori, 2002), ovvero "Alcune cose che so di Montalbano". Non vi è solo una ricostruzione critico-letteraria della nascita di Montalbano, vi è la radice umana e psicologica del commissario, una sorta di manifesto letterario e filosofico, che parte dal commissario e diventa esplicativa della più vasta opera camilleriana.
Il rapporto Camilleri-Salvo Montalbano tra letteratura, politica ed attualità
Camilleri scrisse: «Il personaggio cominciò a perseguitarmi, lo dico seriamente. Si verificò il fenomeno, che io credevo potesse essere di natura soltanto letteraria, del personaggio che passa dall'immaginazione alla realtà». Non a caso in un racconto Camilleri parla con il suo personaggio, gli promette di scriverne ancora, perché Montalbano è stato una sorta di suo alter ego. Gli ricordava suo padre per molti aspetti - ha sostenuto lo scrittore di Porto Empedocle - ma in realtà vi era una proiezione di sé stesso.
Camilleri nell'ultimo periodo ha espresso una severa posizione di critica nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, ma non è stata certamente la prima volta di un suo intervento nel dibattito pubblico in maniera decisa e netta. Non aveva la presunzione di essere un politologo ma era un uomo sincero, che aveva il coraggio di assumersi le sue responsabilità. Ed ha criticato politici di ogni colore, anche di sinistra. Dunque sbaglia chi pensa di strumentalizzare questo aspetto. E' stato un uomo libero. Così come il suo personaggio Montalbano Camilleri ha creduto fino all'ultimo ai valori della sinistra, per lui la sinistra era credere pienamente nei valori della democrazia, stare dalla parte degli ultimi, dei più deboli. Il suo commissario Salvo Montalbano non va contro gli operai che scioperano per il posto di lavoro, anzi è con loro solidale; è critico nei confronti dei ministri che si lasciano scappare frasi infelici. Fa riflettere l'attualità di alcune sue analisi politiche; questa dichiarazione è contenuta in una intervista che Camilleri mi rilasciò e fu pubblicata il 20 ottobre del 2003 su un quotidiano nazionale: «Sono un democratico. Ed ovviamente ho sempre insistito sulla celebre tesi di Montanelli, che certo non era un uomo di sinistra, ma un conservatore. Non giudico per partito preso, ma valutando i fatti. Adesso modificherei però la frase: questo calice va bevuto sino alla feccia. Perché, dapprima pensavo: uno beve il vino per scoprire la feccia, qui non vi è stato bisogno di berlo fino in fondo questo calice, si è subito scoperta la feccia. Vede, nell'Italia di oggi passa un messaggio di lassismo, di menefreghismo, di non rispetto delle regole. Pensi alle leggi sui capitali esportati illegalmente all'estero, e poi fatti rientrare come se nulla fosse. Si può costruire su una spiaggia demaniale, poi si pagano un po' di soldi e si rientra nella legalità. Questo continuo spostamento dei confini tra legalità e illegalità produce un disagio altissimo, che non è solo morale. Diventa un fatto di costume sociale. E' quel che io chiamo la morale del motorino, che imperversa in Italia. Con il motorino si può evitare la fila, destreggiarsi tra le auto e poi passare con il rosso. Tanto con il motorino si ha facilità di manovra, si può andare contromano, si fa lo slalom. Insomma, si fa quel che si vuole, fregandosene delle regole. Che anzi, diventano un elemento di fastidio, di disturbo».
E sui temi della lotta alla mafia, vi è da meditare su quest'altra dichiarazione di Camilleri alla domanda se in Italia si è abbassata la soglia di attenzione nella lotta alla mafia? Nel 2003 Camilleri rispondeva: «Certo. Del resto quando si indebolisce chi è in prima linea, come può essere altrimenti. Quando si dice che i giudici sono antropologicamente matti, diversi. Berlusconi dice una cosa vera. Perché bisogna essere matti come Falcone, Borsellino, Livatino, Chinnici e tanti altri eroi civili, per sacrificare la propria vita in nome della legalità. In questo i giudici sono diversi, per combattere la mafia hanno il coraggio di rischiare la vita. Spero che mi facciano giudice ad honorem, per condividere ed onorare questa diversità dei giudici. Uscendo dal paradosso, quando si afferma che i giudici sono matti, si fa un favore alla mafia, li si delegittima. (…) Penso che si tratti di frasi irresponsabili, che suscitano giustamente indignazione dell'opinione pubblica. Si delegittima, si denigra chi lotta per la legalità». Anche oggi vi sono politici molto noti che attaccano duramente i giudici solo perché fanno il loro dovere e non guardano in faccia nessuno.
Non solo Montalbano...
La storia e la società rivivono nei suoi romanzi nella forma semplice della vita quotidiana, con tutte le sue plurime sfaccettature, le sue contraddizioni. Fondamentali per capire Camilleri sono i suoi romanzi storici, ne abbiamo prima citati alcuni. Ci soffermiamo sul “Re di Girgenti” pubblicato da Sellerio. Nella parte conclusiva il protagonista Zosimo affronta la morte, si affida dapprima alla memoria, che è storia e conoscenza, poi si ferma davanti all'ignoto, poiché si rende conto che è inutile dare significato a ciò che non si può dire. Un passaggio che rinvia in maniera palese al Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein, in maniera specifica alla famosa proposizione: “Di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. Camilleri va riletto nella sua complessità, cultural-letteraria, filosofica, artistica, televisiva e cinematografica.
Il regista Rocco Mortelliti è stato l'unico a trasporre al cinema un romanzo di Andrea Camilleri, “La scomparsa di Patò” (dall'omonimo pubblicato da Mondadori). Un romanzo dove vi sono Sciascia e Pirandello, grandi autori che hanno continuamente ispirato Andrea Camilleri, il cui successo multimediale ha una origine letteraria classica, ovvero legata alla dimensione della grande tradizione letteraria siculo-europea. Il film di Mortelliti (fra i protagonisti l'attore Nino Frassica), allievo e storico collaboratore di Andrea e marito di Andreina, figlia maggiore dello scrittore, oltre al puro valore cinematografico ha anche il merito di aver messo in luce il Camilleri dei romanzi storici. Per chi volesse studiare Camilleri, oltre ai suoi libri, consigliamo di consultare il sito web del fans club dedicato all'inventore del commissario Montalbano, vigata.org, vi è una bibliografia storica notevole, una rassegna stampa esaustiva. Tante notizie e riflessioni. Nel giorno della sua dipartita terrena le notevolissime reazioni positive sulla sua figura mostrano l'omaggio al celebre scrittore ed alla simpatia della persona da parte di addetti ai lavori e cittadini. Il viaggio culturale del “fenomeno Camilleri” continua e vi sono tante altre pagine per disvelare, altri aspetti della sua dimensione narrativa da interpretare.
Salvo Fallica
 
 

AgrigentoNotizie, 18.7.2019
Anche Raffadali piange Andrea Camilleri e gli dedica il centro comunale d’incontro
Andrea Camilleri diresse come regista due commedie a Raffadali, con attori locali, lasciando un seme che negli anni è cresciuto rigoglioso, nel 1983 diresse “Annata ricca massaru cuntenti” di Nino Martoglio e nell'86 "La tunisina"


Camilleri al Villaggio della Gioventù

Il comune di Raffadali rappresentato dal sindaco Silvio Cuffaro e il consiglio direttivo della Biblioteca comunale presieduta da Luigi Costanza esprimono il proprio cordoglio ai familiari per la scomparsa di Andrea Camilleri.
“Egli – afferma il sindaco Cuffaro - lascia un vuoto nella cultura mondiale e un’inconsolabile tristezza. Ma a Raffadali lo ricordiamo per l’eredità che ci ha lasciato, per gli insegnamenti, per la sua presenza nel nostro paese, e ne andiamo fieri.
Il maestro, infatti, ha lasciato il segno anche a Raffadali, cittadina di lunghe e prestigiose tradizioni teatrali, con attori e compagnie che hanno girato l’Italia e paesi europei, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Un componente del consiglio direttivo della biblioteca, Enzo Alessi, attore, regista, operatore culturale, scrittore, per tanti anni ne è stato uno stretto collaboratore oltre che fraterno amico.
Andrea Camilleri diresse come regista due commedie a Raffadali, con attori locali, lasciando un seme che negli anni è cresciuto rigoglioso. Nel 1983, Camilleri diresse “Annata ricca massaru cuntenti” di Nino Martoglio.
Andò in scena l’11 e 12 agosto, al Villaggio della Gioventù nell’ambito della prima rassegna nazionale che inaugurò il teatro all’aperto, con la direzione artistica di Enzo Alessi e l’organizzazione generale di Nino Cuffaro. Camilleri ritornerà a Raffadali nel 1986 per dirigere La tunisina di Pier Maria Rosso di San Secondo.
Poi lo straordinario, meritato, successo dei suoi libri e la scelta di dedicarsi interamente alla sua cara scrittura. Ma Camilleri, che Raffadali ha conosciuto e amato, è rimasto nei nostri cuori, nei cuori di tanti artisti, intellettuali, e di tantissimi spettatori raffadalesi che hanno apprezzato il talentuoso genio e che oggi lo piangono.
Perché il suo ricordo possa rimanere indelebile nella mente e nel cuore di ogni raffadalese, comunico ufficialmente di volere intestare per imperitura memoria, all’illustre maestro d’arte e di vita Andrea Camilleri, il Centro Comunale d’Incontro per Minori Anziani e Disabili di Raffadali.
 
 

Il Giornale, 18.7.2019
Camilleri, ottimo scrittore ma cattivo maestro

Dietro il simpatico aspetto da nonno della nazione, si celava un uomo dalle unghie affilate. Quando doveva giudicare le vicende italiane, in particolare la politica, Camilleri lasciava da parte lo spirito analitico del detective per far uscire uno spirito da hooligan.
Raffinato scrittore e grossolano commentatore, Camilleri si è sempre esposto dalla parte giusta, quella più conveniente per un intellettuale italiano. Lo ha fatto con piglio sicuro.
Nel 2008 ha pubblicato le Poesie incivili ispirate a Marziale, senza offesa per Marziale. Ecco qualche esempio: «Il ricco porco, eletto a capo dei suoi simili/ alle scrofe da lui montate ripagò il favore/ ammettendole al truogolo riservato a pochi/ a suoi legulei, ai suoi giornalisti, ai suoi boia/ grufolanti e grugnenti. I porci, com'è noto/ non sono bestie di fiuto fine. Rovistano nel letame/ vi si rotolano, vivono alla giornata. Non sospettano/ che un giorno saranno mutati in salsiccia». Una «raffinata» analisi in versi ispirati dall'odio per Silvio Berlusconi e i suoi elettori. Come questi altri: «A loro il linguaggio non si forma nel cervello, ma nel ventre/ e quindi non emettono fonemi, ma borborigmi, rutti, scoregge». Roba imbarazzante. Per carità, non ce l'abbiamo con Camilleri perché faceva satira su Berlusconi. Ben venga la satira su chiunque. Camilleri incarna piuttosto l'incapacità di capire gli avversari politici, la presunzione di essere migliori degli altri, lo scarso interesse per un mondo, quello estremamente variegato della destra, che andava al di là di Berlusconi.
Una destra sola conosceva Camilleri: il fascismo. Era infatti cresciuto nel Ventennio. Nato nel 1925, un anno dopo l'assassinio Matteotti, era adolescente quando furono approvate le leggi razziali. Durante la guerra civile era maggiorenne. Ma anche questa tragica esperienza è stata piegata alla ragione dell'applauso e del consenso. Disse nel 2010 a una platea di ragazzini: «L'unica cosa che posso dirvi è di farvi condizionare il meno possibile da una società che finge di darti un massimo di libertà e che in realtà ti sottopone a un massimo di condizionamenti». Gran finale: «Potrà sembrare un paradosso ma ai miei tempi, sotto il fascismo, si era molto più liberi di oggi». Il giudizio è insensato sotto ogni punto di vista. Senza contare che Camilleri, già all'epoca, pubblicava regolarmente i suoi libri con due case editrici, una delle quali di proprietà di Silvio Berlusconi. Eja Eja Camilleri.
Negli ultimi tempi, come tutti i sedicenti intellettuali, si era scagliato contro Matteo Salvini. Pochi giorni prima di morire, aveva dichiarato: «Stiamo peggiorando in tutto: nel linguaggio, nel modo di rapportarci gli uni con gli altri, in questa assurda aggressività. La politica dà un cattivissimo esempio, e i cittadini, il 90% ci sguazza». Il popolo dunque era bue. E il leader della Lega? «Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito. È chiaro che tutto questo è strumentale. Il Papa che sa quello che fa, non impugna il rosario, baciandolo. Sa che offenderebbe i santi nel momento in cui se ne serve. Fa parte della sua volgarità».
Sì, Camilleri era un tipico intellettuale italiano: credeva di essere un modello di libertà dello spirito e invece vedeva solo quello che voleva vedere. Fiero in cuor suo di essere il portavoce di idee antagoniste, in realtà era il fedele vassallo dei vincitori. Certo di sfatare i luoghi comuni, come tutti i falsi anticonformisti, era prigioniero del pregiudizio. Confondeva il paternalismo con l'amore per il popolo. Non a caso, nove italiani su dieci, a suo dire, sguazzavano nella volgarità. Il valore della sua indignazione è sempre stato fissato dal mercato che, da comunista, forse voleva abbattere. Ironia della sorte, era il prodotto perfetto per gli scaffali delle librerie.
Alessandro Gnocchi
 
 

Lectures et plus…, 18.7.2019
Arrivederci, Maestro...

Je vous l'annonçais ici. Depuis le 17 juin dernier, l'écrivain Andrea Camilleri était hospitalisé d'urgence suite à un arrêt cardiaque.
Hier matin, comme ses nombreux lecteurs et lectrices de par le monde, j'ai appris son décès. Un mois plus tard, jour pour jour.
Cette disparition, même si elle semblait inévitable, me cause une profonde tristesse. Mes pensées vont de suite à sa famille, son épouse Rosetta, ses enfants, ses petits-enfants, ses arrières petits-enfants, dont Matilda à qui il a adressé un de ses derniers ouvrages, la magnifique lettre "Ora dimmi di te" (Maintenant parle-moi de toi).
Andrea Camilleri, j'ai parlé de lui et de ses romans à moult reprises sur ce blog. En premier lieu parce qu'il n'est pas sans m'évoquer mon beau-père et les longues conversations que nous avions ensemble.
Mais aussi parce qu'il avait ce talent unique de nous parler de "sa"Sicile, de partager ses pensées, d'évoquer ce que fut et était sa longue vie, lui qui était né sous l'ère fasciste de Mussolini et qui n'a pas hésité à condamner le chemin politique que prend à nouveau l'Italie.
Et bien sûr, parce que c'est sous sa plume savoureuse qu'est né mon cher commissaire Montalbano, à qui le comédien Luca Zingaretti prête ses traits pour la série télévisée du même nom depuis 20 ans et qui lui a adressé hier un magnifique et sincère hommage.
Andrea Camilleri, le Maestro de la littérature italienne, a tiré sa révérence hier matin et, depuis, les témoignages d'amitié, de respect, tous empreints d'une profonde émotion affluent.
De lui, il nous reste à présent une oeuvre littéraire et sociale immense. Une oeuvre que je n'ai toujours pas fini de découvrir et d'aimer et dont je continuerai de vous parler ici pour qu'à votre tour vous lisiez et appréciez à sa juste mesure cette écriture à la fois sensible, honnête, lucide, ironique et empreinte de cet humour unique qui lui apporte toute sa saveur.
Je termine ce billet avec une citation (une parmi toutes celles qu'il nous laisse aussi en héritage) dont je vous donne la traduction:
"Il faudrait comprendre qu'aller au théâtre ou lire un livre n'est pas qu'un simple amusement. En réalité, même si c'est aussi un passe-temps, c'est bien plus que cela. C'est faire grandir les hommes, les citoyens, comprendre le monde, apprendre une quantité infinie de connaissances que nous ignorions. C'est un enrichissement continu."
(Andrea Camilleri)
Arrivederci, Maestro!
Martine
 
 

Internazionale n.1316, 19.7.2019
Visti dagli altri
Andrea Camilleri padre del giallo all'italiana
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Lo scrittore siciliano è morto a Roma il 17 luglio all'età di 93 anni. Con il commissario Montalbano ha inventato un nuovo genere, letterario e linguistico
Abel Mestre, Le Monde, Francia
 
 

MicroMega, 19.7.2019
“Tutto Camilleri”. MicroMega ricorda con una doppia pubblicazione il grande scrittore e amico

A pochi giorni dalla sua morte, MicroMega rende il proprio omaggio ad Andrea Camilleri e lo fa pubblicando due volumi (in edicola da sabato 20 luglio a Roma e da martedì 23 nel resto d'Italia e acquistabili separatamente).
Il primo offre ai lettori i testi, i discorsi, gli appelli da Camilleri vergati, pronunciati o fatti propri negli ultimi 20 anni, che ci restituiscono uno spaccato della storia del nostro paese dal 1999 a oggi e con esso tutto l’impegno di un uomo che non ha mancato di intervenire in maniera diretta nel dibattito pubblico, con l’integrità che caratterizza i veri intellettuali, spendendo e mettendo a rischio la sua enorme popolarità per cause che andavano contro lo spirito dei tempi.
Il secondo volume è la ristampa fedele del numero monografico, dal titolo “Camilleri sono”, dedicato allo scrittore nel 2018, in cui – oltre a una bellissima e intensa testimonianza dello stesso Camilleri, che ripercorre tutti momenti salienti della propria vita artistica e del proprio impegno civile e politico – amici, colleghi e collaboratori (da Luca Zingaretti a Michele Riondino, da Maurizio de Giovanni a Simonetta Agnello Hornby, per citarne solo alcuni) raccontano il proprio rapporto con il Camilleri scrittore e il Camilleri uomo, tratteggiando un ritratto a tutto tondo della sua persona e della sua arte.
Una pubblicazione per onorare il ricordo di Andrea e per tenere nei nostri scaffali, fisicamente, il ricordo e l’insegnamento di uno tra i più grandi scrittori italiani a cavallo degli ultimi due secoli, l’ultima grande figura di intellettuale impegnato che abbia avuto il nostro paese.
IL SOMMARIO DEL PRIMO VOLUME: 'TUTTO CAMILLERI'
Arlecchino o della sinistra (da MicroMega 2/1999)
Il filosofo e il tiranno (da MicroMega 4/1999)
Storie di mafia e Dc ad uso degli smemorati (da MicroMega 5/1999)
Cinque favole sul Cavaliere (da MicroMega 4/2000)
L’ora di religione (da MicroMega 4/2000)
Cinque favole politicamente scorrette (da MicroMega 2/2001)
Lettere dal regime prossimo venturo (da la primavera di MicroMega n. -5/0, aprile-maggio 2001)
La realtà oltre la fantasia (da MicroMega 1/2002)
La primavera dei movimenti (da MicroMega 2/2002)
L’impossibilità del racconto (da MicroMega 3/2002)
Dormire, svegliarsi forse… (da MicroMega 2/2006)
Diario del commissario Montalbano (da la primavera di MicroMega n. 1-8, marzo-aprile 2006)
Perché faccio scomparire il commissario Montalbano (da la primavera di MicroMega n. 3, marzo 2006)
In memoriam (da la primavera di MicroMega n. 6, aprile 2006)
Naufragio annunciato (da MicroMega 6/2007)
Poesie incivili (da MicroMega 4/2008, volume speciale luglio 2008 e 6/2008)
Il partito dei senza partito (da MicroMega 1/2009)
Esiste una destra civile? (da MicroMega 3/2010)
Homo berlusconensis (da MicroMega 1/2011)
La rottamazione (da MicroMega 3/2011)
La mia polizia e la loro (da MicroMega 4/2011)
Il mio amico cinema (da MicroMega 6/2011)
Alla ricerca dell’impegno perduto (da MicroMega 6/2013)
Del Sessantotto e altre eresie (da MicroMega 1/2018)
Camilleri sono (da MicroMega 5/2018)
SULLE BARRICATE
* * *
IL SOMMARIO DEL SECONDO VOLUME: 'CAMILLERI SONO'
NEL CORSO DI UNA VITA
Andrea Camilleri – Camilleri sono
Lo scorso giugno, a quasi novantatré anni e dopo quasi quarant’anni di assenza dalla scena, ormai cieco, Andrea Camilleri è tornato in teatro, recitando un monologo su Tiresia scritto da lui stesso. Un modo per chiudere e riaprire il cerchio della sua vita artistica e letteraria che proprio in teatro era iniziata nel 1947. In questa lunga testimonianza lo scrittore racconta i suoi esordi da piccolo poeta ‘fascista’, i lunghi anni dedicati al teatro, il passaggio alla letteratura, la faticosa invenzione del vigatese, il ricatto di Montalbano, le donne dei suoi romanzi e della sua vita, il suo impegno civile e politico. Un intellettuale sempre coerente, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento.
ICEBERG 1 – Camilleri scrittore-scrittore
Salvatore Silvano Nigro – Il sistema Camilleri
La ‘verità’ non è mai in bianco e nero nei romanzi di Camilleri, i ‘buoni’ non è detto che siano sempre completamente buoni, e la stessa cosa dicasi per i ‘cattivi’. Questo vale sicuramente per i romanzi storici, ma anche per i gialli, nei quali la scoperta dell’assassino non è la principale spinta ad andare avanti nella lettura. A Montalbano e ai suoi lettori interessano sempre meno le finali manette ai polsi, li appaga l’investigazione in sé, con il coinvolgimento emotivo che comporta. Questo sguardo, insieme a quell’originalissima lingua d’invenzione che è il vigatese, è ciò che tiene insieme tutta la sterminata produzione letteraria di Camilleri in un unico sistema.
Nunzio La Fauci – L’oceano linguistico di Camilleri
Bisogna distinguere due ‘Andrea Camilleri’: la persona e la funzione. Come persona, suscita un’ammirazione inesauribile e merita una permanente gratitudine per il suo generoso contributo allo spasso dell’umanità. La funzione ‘Andrea Camilleri’ è anzitutto un fenomeno linguistico, incarnando in una forma pressoché perfetta l’identità linguistica italiana, la cui essenza sta,a differenza di altre, nella commistione tra italiano standard e varietà dialettali. Camilleri però non si limita a mescolare italiano e siciliano, ma plasma il materiale linguistico a suo piacimento, creando dei giochi del tutto originali che non corrispondono a nessuna parlata reale. In una produzione letteraria che chiede anche la complicità del lettore e nella quale l’incidenza dell’apparire è cresciuta sempre più sopra quella dell’essere.
Giuseppe Marci – CamillerIndex. Il valore etico e letterario dell’opera camilleriana
Tutto nasce da un incontro in aeroporto in cui Camilleri si trova davanti “Montalbano in persona, con sotto braccio una copia del Birraio di Preston”. Si trattava in realtà del professore di Letteratura dell’Università di Cagliari che lo aveva invitato per un seminario. Da allora inizia un lungo sodalizio personale e letterario, culminato in molte iniziative, dai Quaderni camilleriani all’Index delle sue opere.
Marilù Oliva – Mogli, buttane e regine. Le fìmmine nella narrativa storica di Camilleri
Dalle donne metamorfiche della trilogia mitologica alla viceregina di La rivoluzione della luna, il caleidoscopio delle figure femminili nei romanzi e nei racconti storici di Camilleri è ricco e complesso. L’atto rivoluzionario dell’autore girgentino è stato infatti proprio quello di non essersi appiattito nello stereotipo della donna angelo del focolare o in quello della licenziosa, ma di aver dipinto figure dotate di spirito intraprendente, intelligenza, consapevolezza, arguzia, autodeterminazione.
ICEBERG 2 – sul piccolo schermo
Luca Zingaretti – Un personaggio in cerca d’attore
Incappò in un libro su Montalbano per puro caso e fu subito amore per quel personaggio da cui si sentiva tirato per la giacca. L’attore che ha dato il proprio volto al commissario più famoso della tv italiana racconta il suo primo incontro (all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove ha studiato tre anni) con quello che poi sarà il padre del suo personaggio, la scoperta del Camilleri scrittore, l’approdo alla serie e il lavoro sul set, in questa sorta di ‘bolla magica’ che si crea durante le riprese grazie a uno staff che da vent’anni lavora dando sempre il massimo.
Alberto Sironi – La creazione del cinema televisivo italiano
Paesaggi, musiche, cast, costumi: costruire cinematograficamente un mondo richiede pazienza e ricerca. Se poi quel mondo è la Sicilia del commissario Montalbano, vale a dire la Sicilia dell’infanzia di Andrea Camilleri, il lavoro è ancora più complesso: perché occorre richiamare un odore di antico all’interno di storie contemporanee. Dal provino di Luca Zingaretti – che scalzò da subito ogni altro candidato – alle straordinarie ambientazioni, il regista Alberto Sironi racconta passo passo la nascita del prodotto televisivo di maggior successo della televisione italiana, che ha creato un modello capace di conquistare i network mondiali.
Carlo Degli Esposti – La sfida di Montalbano in tv
Sono più di 30 i film per la televisione tratti dai romanzi e dai racconti sul commissario Montalbano. Alcune puntate fanno numeri da finali calcistiche. ‘Montalbano sono’ è ormai un modo di dire, i silenzi di Salvo mentre mangia o le sue lunghe nuotate mattutine sono entrati nell’immaginario collettivo. La serie tv tratta dai romanzi di Camilleri ha centrato un obiettivo difficilissimo: tenere insieme altissima qualità del prodotto e straordinaria popolarità. Il suo produttore ci racconta genesi e ‘segreti’ di un successo senza precedenti.
Luciano Ricceri – Alla ricerca di Vigàta
Vigàta non esiste, è un luogo immaginario della fantasia di Camilleri, che evoca una Sicilia fuori dal tempo. Ed è questa atmosfera quasi ‘metafisica’ che lo scenografo ha voluto ricreare percorrendo la Sicilia in lungo e in largo, e decidendo di fermarsi poi nel Ragusano. In quel fazzoletto di terra, mettendo insieme spicchi presi da diversi paesini, svuotando piazze e strade, è nata la Vigàta che tutti noi conosciamo e riconosciamo sul piccolo schermo.
Michele Riondino – Il rischio del ‘secondo’ Montalbano
Dalle incertezze iniziali – quando pensava che quella del Giovane Montalbano fosse un’operazione meramente commerciale – al primo incontro con Andrea Camilleri, che lo persuase a buttarsi nell’avventura: Michele Riondino racconta la costruzione del suo giovane Montalbano nonché l’impegno per la trasposizione televisiva del romanzo storico La mossa del cavallo, che lo ha visto ugualmente protagonista.
Gianluca Maria Tavarelli – Da Il giovane Montalbano al romanzo storico
Dalla scommessa di portare sullo schermo Il Giovane Montalbano alla sfida di trasporre televisivamente per la prima volta uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri – cui l’autore è particolarmente legato: La mossa del cavallo. Il regista che ha compiuto entrambe le ‘imprese’ racconta genesi e sviluppo dei due progetti e in particolare i passaggi fondamentali di quel processo di ricerca di una propria identità, necessario per costruire un immaginario nuovo e diverso rispetto alla serie sul commissario con Luca Zingaretti.
Franco Piersanti – Montalbano Suite
La sigla di Montalbano è ormai diventata un’‘icona’ musicale, parte integrante e inscindibile della serie tv, al pari dell’ambientazione. Una musica con una forte identità, immediatamente riconoscibile eppure quasi irriproducibile, trattandosi di un brano molto lontano dai facili motivetti. “Una specie di tango ansimante che, in realtà, contiene qualcosa del teatro dei pupi. Dietro c’è l’ombra di un dialetto che racconta le favole, favole che sono anche capaci di fare paura”. Il compositore che l’ha creata ci racconta com’è nato quel brano e tutti gli altri che costituiscono la colonna sonora di Montalbano, ormai divenuta una vera e propria libreria musicale.
Francesco Bruni – La sceneggiatura un esercizio di equilibrio
I gialli, per gli sceneggiatori, sono il paradigma perfetto della narrazione, perché, almeno teoricamente, nessuna scena è inutile, ma tutto spinge in una precisa direzione: la scoperta della verità. Il lavoro si fa però più arduo (ma anche più avvincente) se l’autore è uno scrittore della portata di Andrea Camilleri, perché i suoi sono gialli di grande ricchezza e complessità narrativa. Lo sceneggiatore della serie più di successo della tv italiana racconta il processo che dalla pagina porta allo schermo.
ICEBERG 3 – Il vigatese in giro per il mondo
Stephen Sartarelli – La chiave è l’invenzione
L’espediente più comune quando si ha di fronte un testo che mischia la lingua standard con un dialetto è tradurre quest’ultimo con un dialetto della propria lingua. Errore madornale, in cui sono caduti anche traduttori di altissimo livello. Perché ogni dialetto è inestricabilmente legato al luogo in cui è nato e sentire mafiosi o poliziotti siciliani parlare come dei pastori delle highlands sarebbe più che ridicolo. Come affrontare allora l’‘ascesa’ di tradurre Camilleri? Affidandosi alla fantasia. E come Camilleri ha inventato il vigatese, il suo traduttore inglese ha inventato il suo vigatese anglo-americano da collage.
Pau Vidal – Enigmistica e pirotecnica per Camilleri in catalano
Dall’invidia nei confronti del primo traduttore provata leggendo La concessione del telefono alla ‘sfacciata’ proposta che quel lavoro venisse affidato a lui, forte della sua esperienza di autore di giochi enigmistici per El País. II traduttore catalano di Andrea Camilleri racconta il percorso che, tra tentativi ed esperimenti linguistici, lo ha condotto ad affinare la sua strategia per affrontare la pirotecnia verbale dello scrittore siciliano.
Moshe Kahn – Ogni traduzione è una nuova sfida
Tradurre non significa semplicemente rendere il senso di una frase, ma anche l’atmosfera, il ritmo, lo stile. È quindi un’operazione letteraria complessa, nella quale per Camilleri si aggiunge l’ulteriore livello del vigatese. Non c’è una regola universale per rendere in una lingua diversa dall’originale questi linguaggi particolari, perché un espediente che ha funzionato con un autore non è detto che funzioni per un altro. Ogni traduzione è una sfida a sé. Una sfida più semplice quando il traduttore può affidarsi alla solidità della narrazione, come nel caso di Camilleri.
Serge Quadruppani – Contro il grammaticalmente corretto
È nella ricca biblioteca della sua compagna dell’epoca che, nel 1997, il futuro traduttore francese di Andrea Camilleri scopre quella lussureggiante selva di lingue, parole, immagini e significati nata dalla penna del padre di Montalbano. Una selva in cui la difficoltà principale, come scoprirà ben presto, è quella di rendere il camillerese, questo italiano sicilianizzato che è una creazione tutta personale dell’autore e che richiederà di sfuggire alla dittatura della ‘fluidità’ e del ‘grammaticalmente corretto’ che aveva imposto a generazioni di lettori francesi un’idea troppo vaga dello stile reale di tanti autori.
ICEBERG 4 – Camilleri scrittore civile
Maurizio de Giovanni – Maestro di scrittura e di vita
Oggi la letteratura mainstream è sostanzialmente letteratura borghese. Gli unici a fare romanzi sociali, magari inconsapevolmente, sono i giallisti tra i quali, in Italia, si contano autori di grande qualità, tutti debitori di chi ha dato a questo genere la dignità letteraria che merita: Andrea Camilleri. Un intellettuale a tutto tondo, che non si è mai sottratto all’impegno civile e politico, che secondo de Giovanni è responsabilità e dovere di chi, a qualsiasi titolo, ha un “microfono in mano”. Un maestro di tutti noi, di scrittura e di vita.
Giovanni De Luna – Una fonte per gli storici del futuro
Gli studiosi che fra qualche tempo vorranno ricostruire le vicende italiane degli ultimi trent’anni troveranno nei romanzi di Camilleri un gigantesco giacimento documentario e archivistico al quale attingere. C’è infatti nei suoi libri la capacità di rispecchiare quell’insieme di scelte, comportamenti, bisogni, emozioni che definiscono l’esistenza collettiva di un paese. Ma c’è, soprattutto, una particolare efficacia nell’aiutarci a penetrare nelle profondità del rapporto tra realtà e rappresentazione della realtà, svelandone la finzione, abituandoci a una consapevolezza critica da usare come antidoto nei confronti di mitologie che appartengono oggi al mercato e ai media, così come in passato appartenevano ai regimi totalitari.
Tomaso Montanari – La scrittura e l’impegno
Una delle caratteristiche principali di Camilleri, tra gli autori italiani contemporanei più amati, è il suo cristallino e generoso impegno civile e politico, che lo scrittore non ha mai sentito disgiunto dalla sua attività letteraria. Un intellettuale a tutto tondo, di quelli che oggi scarseggiano nel nostro paese, capace di prendere posizioni nette senza guardare in faccia nessuno, né il potente di turno né i propri lettori.
ICEBERG 5 – Il ‘mio’ Camilleri
Valentina Alferj – La ‘magarìa’ di un incontro
“Mi sono ricordato dei tuoi occhi intelligenti e ti volevo chiedere di venire a lavorare per me”. È così che inizia il rapporto professionale e di amicizia tra Andrea Camilleri e Valentina Alferj, che qui ripercorre questi sedici anni di fruttuosa collaborazione: dai primi tempi, in cui andava a casa dello scrittore qualche pomeriggio a settimana per rispondere alle lettere e agli inviti, a oggi che ne è diventata gli occhi e la penna.
Corrado Empoli – Un poliziotto per amico
Le lunghe chiacchierate al Bar Vigàta a Porto Empedocle, le telefonate, i racconti di aneddoti della vita reale di chi lavora ogni giorno in commissariato. Corrado Empoli, poliziotto siciliano a capo della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Bologna, a lungo impegnato ad Agrigento, racconta del suo rapporto con ‘il professore’ rivelando alcuni dettagli del suo lavoro che sono finiti nei romanzi di Camilleri. Un’amicizia di cui va molto fiero e che gli ha lasciato tanto: “Come uomo e come poliziotto, gli insegnamenti del professore hanno avuto un grande peso nel tracciare il mio percorso di buonsenso e imparzialità”.
Antonio Sellerio – Camilleri in blu
Dal primo incontro come scrittore – con La stagione della caccia, che gli provocò un piacere nella lettura raramente provato prima – a quello dal vivo, in cui fu subito palese che, al di là del talento, fosse una persona con un carisma straordinario, fino alla dolorosa perdita dei genitori, periodo in cui lo sentì più vicino che mai: l’erede di Elvira ed Enzo Sellerio racconta il suo rapporto con Andrea Camilleri.
Simonetta Agnello Hornby – Il Nobel non è degno di Camilleri
Lo amava già come scrittore, poi sentendolo parlare in pubblico decide che la presentazione del suo primo libro avrebbe dovuto farla lui. È così che, tra lo scetticismo di amici e parenti, l’allora neoscrittrice Simonetta Agnello Hornby prende carta e penna e scrive una lettera al già celebre Andrea Camilleri per sondare la sua disponibilità. Passano tre giorni e poi, inaspettata, la telefonata di Andrea: “Venga a trovarmi”.
 
 

La Verità, 19.7.2019
La Chiesa fa quasi santo Camilleri ma lui lanciava uova al crocifisso
«L’Osservatore Romano » ricorda divertito una bestemmia dello scrittore davanti al futuro papa Roncalli. «La Civiltà Cattolica » e «Avvenire » si accodano, scordando che il papà di Montalbano era ateo e anticlericale.

Andrea Camilleri in paradiso senza passare dal giudizio universale. Un biglietto «saltafila» (come per salire all'Empire State Building), settore fumatori, non si può negare al papà del commissario Montalbano anche se era un mangiapreti; dopo aver perso due milioni di contribuenti con l'ossessione per i migranti, la Chiesa non può permettersi di indurre al cattivo umore i milioni di frequentatori della fiction. Così La bestemmia letteraria. È l'ultima trovata da sacrestia, il modo migliore per mandare L'Osservatore Romano celebra uno degli autori più anticlericali dell'ultimo mezzo secolo non per la caratura letteraria (che scricchiola), ma per una parola blasfema pronunciata davanti a un futuro pontefice.
La faccenda è curiosa, sembra il mondo al contrario, invece è un aneddoto che al giornale del Papa piace parecchio. Ne parla Giovanni Ricciardi sotto il titolo «Le nuvolette di Camilleri». Erano gli anni Cinquanta e alla Cittadella di Assisi la Rai stava preparando uno spettacolo teatrale per la regia dello scrittore.
«La questione verteva sulla forma di alcune nuvolette da disporre sulla scena a simboleggiare in modo minimalista il paradiso. Un suo irrequieto collaboratore a cui non piacevano si accingeva a distruggerle», prosegue il corsivo, «quando Camilleri per fermarlo lo apostrofò con quel corredo improprio (la bestemmia) senza accorgersi che la platea era affollata di prelati». C'era anche Angelo Roncalli, che sarebbe diventato papa, al quale il regista chiese scusa.
Ora, la nostra intenzione non è evocare una ridicola indignazione 70 anni dopo in nome di papa San Giovanni XXIII - che, essendo bergamasco, di saracche dalle impalcature della Val Brembana ne avrà sentite collezioni -, ma sottolineare l'allegra leggerezza con cui la voce ufficiale del Vaticano tratta un personaggio che ha disprezzato la religione per tutta la vita. A tal punto da chiedere di essere sepolto nel cimitero Acattolico di Roma. Dettaglio che non affiora sul giornale del Vaticano, preoccupato di stiracchiare un parallelo alla cannabis fra lo scrittore siciliano e Alessandro Manzoni, neanche fossero lontani parenti. L'abbraccio acritico al tipaccio che cominciò a tirare uova contro il crocifisso a 14 anni e non ha mai smesso, suona stupefacente e falso come la risata a comando a una barzelletta di Silvio Berlusconi.
Isole nella corrente, dentro il mare caldo del conformismo. È l'impressione che ti assale nel leggere anche le due pagine dedicate a Camilleri da Avvenire, dove c'è tutto ciò che hai già letto su Repubblica. Quindi non che legittimò il massacro di studenti a Tienanmen, non che tollerò e spiegò la necessità dei gulag sovietici. E non che, da iscritto al Pei nell'Immediato dopoguerra, quando ha potuto, ha magnificato il paradiso comunista nel quale si radevano al suolo le chiese per costruire piscine del popolo. In un'intervista disse: «Dio non sta nella mia vita. Ci stanno molte cose, ci sta l'idea di spirito, non ci sta materialismo banale o altro. Ci sta Perché non possiamo dirci cristiani di Benedetto Croce. Ma la fede, quella non ce l'ho. E in fondo mi dispiace perché un po' di fede mi farebbe avere meno paura».
Questo altopiano battuto dal vento in cui Dio e la Chiesa non esistono, è rappresentato benissimo nei suoi oltre 100 libri. Scrive sul blog Catholica Forma don Ignazio Abuna, già parroco di Scicli, direttore dell'Ufficio diocesano per l'Ecumenismo di Noto, che conosce bene la Sicilia di Montalbano: «In Camilleri preti e Chiesa, quando ci sono, sono trattati sempre nell'unico modo anticlericale e illuminista secondo il vecchio cliché stantio. La Chiesa è oscurantista, alleata dei potenti e dei mafiosi, concorre allo sfruttamento dei poveri. E i preti sono mezze figure che pensano a fare soldi vendendo sacramenti e bolle di indulgenze o a fare i mezzani tramite il plagio nel confessionale. Tutte le dimensioni della Sicilia sono illustrare tranne una, quella della religione. Penso a don Luigi Sturzo, a don Pino Puglisi ucciso dalla mafia. Cos'erano, sardi o veneti?».
Ha ragione, i cabasisi vorticano. Dettagli insignificanti per i giornali cattolici impegnati a esplorare gli orizzonti dell'ovvio. Non si scompone neppure Dario Edoardo Viganò, assessore presso il Dicastero per la comunicazione della Santa sede. Anzi flauta: «Ci ha regalato un racconto di umanità resiliente che guarda all'orizzonte con ironia e tenacia». L'ineffabile padre Antonio Spadaro (direttore della Civiltà Cattolica) chiude il de profundis ringraziando stile salmo: «La tua passione ci accompagna nel fare la nostra parte perché la nostra Italia sia più sana, sia migliore». Senza Dio e con qualche bestemmione in più.
Giorgio Gandola


Per i media è un genio anche se non ha inventato nulla
I giornali celebrano l’autore siciliano come se fosse un vate. Però la grande notorietà gliel’ha data solamente la televisione.

«Pronto maestro, sarebbe d'accordo nell’istituire una giornata per la memoria, che ricordi i crimini commessi dai regimi comunisti in tutto il mondo?». Andrea Camilleri risponde: «Che mi rappresenta questa proposta? No, non sono d'accordo. Mi basta ricordare gli orrori dei nazisti, con la giornata sulla Shoah...».
Camilleri non si è mai occupato dei regimi comunisti, come Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam... e neanche di quelli storici, dell'Urss e dei Paesi dell'est europeo. Del resto lui continuava a definirsi orgogliosamente comunista. «Il maestro dei cento libri», tuttavia, non disdegnava la sua presenza sui media quando doveva colpire Silvio Berlusconi e gli altri esponenti di centro destra: Matteo Salvini aveva preso il posto, nelle sue critiche ossessive, del Cav.
Camilleri si affiancava sempre a Roberto Saviano, agli esponenti del Pd più di sinistra, ai sopravvissuti del comunismo, a Libera di don Ciotti e a tutti i preti più estremisti, favorevoli all'immigrazione selvaggia.
Quando però si parlava di diritti umani, il maestro non era soltanto cieco (purtroppo, lo è poi diventato), ma anche sordo. A Zapping l’ho fatto cercare più volte, per le campagne umanitarie che ciclicamente promuovevo (contro la pena di morte, per i diritti umani in Cina, a Cuba, in Iran), mai una volta il maestro si è dichiarato disponibile. Faceva rispondere che era sempre impegnato.
Non lo era mai, però, con i media amici, come, ad esempio, Micromega. Il direttore ha scritto: «Andrea era per noi tutti un compagno, parola desueta che ha sempre amato, avendo rivendicato sino all'ultimo il suo essere comunista. Che, certamente non aveva nulla a che fare, e da lunghissimo tempo, con il comunismo degli apparati, o dei residui ciarpami mini-partitocratici che ancora sequestrano quel nome».
Può darsi che Camilleri abbia preso le distanze dagli apparati comunisti, ma non vi sono prove che lo abbia veramente fatto e comunque non c'è una sola dichiarazione sua che contesti, denunci o critichi i regimi comunisti. Anzi.
Del resto, quando nel 2007 la giuria del premio Boccaccio (Certaldo, provincia di Firenze) decise di assegnargli il massimo riconoscimento, Camilleri ribadì, senza alcuna reticenza, la sua formazione ideologica. Matteo Collura e io, membri della giuria, non vedemmo di buon occhio questo premio, ma per l'insistenza del presidente della giuria, Sergio Zavoli (ex socialista, passato al Pd), un autentico «dittatore», non insistemmo.
Eravamo convinti (e oggi lo siamo ancora di più) che Camilleri rappresentasse un fenomeno mediatico. Non basta dire, infatti, che Camilleri è «uno scrittore di libri popolari, che porta la gente a leggere». In realtà la fortuna di questo scrittore sono state le fiction televisive, col commissario Montalbano, con continue repliche. Ha influito sicuramente la curiosità per la «nuova lingua», la «vigatese».
In realtà Camilleri non ha inventato nulla: né Vigata (ha solo cambiato nome a Porto Empedocle, la sua città natale), né la lingua. Il fatto che abbia inserito spesso delle parole siciliane non significa avere «costruito» alcuna nuova lingua. Si è limitato a inserire alcuni vocaboli, presi a prestito dal teatro siciliano antico nei suoi testi. Del resto mia madre, scomparsa a 96 anni, utilizzava lo stesso dialetto siciliano e non aveva mai letto i libri di Camilleri.
Lui ha vissuto la maggior parte sua vita a Roma, andava solo ogni anno per qualche settimana a Porto Empedocle, dove aveva una casa, per «abbeverarsi» del dialetto, ma doveva cercare le persone molto anziane perché i giovani da molti anni non utilizzano più quell'arcaico linguaggio.
Notiamo dalle troppe pagine dei quotidiani dedicate allo scrittore scomparso che i critici seri non condividono le troppe ipocrisie di tanti intellettuali. Giustamente lo scrittore siciliano Matteo Collura (biografo di Leonardo Sciascia, ma anche di Luigi Pirandello) ha detto: «Si è fatta una gran cagnara mediatica per un autore. Neppure per grandi scrittori europei, come Umberto Eco, si è fatto tanto clamore mediatico».
È vero: interi Tg, programmi speciali (soprattutto in Rai), in Tv e alla radio, dedicati a Camilleri. Non tutti però, come si è detto, sono d'accordo su questa «santificazione» del maestro. Citiamo, fra le tante, due opinioni: Giulio Ferroni (docente di letteratura a Roma) ha scritto: «Non è uno scrittore importante del Novecento». Infine, Massimo Onofri, critico letterario siciliano, molto accreditato: «Un autore che ha realizzato un'abilissima operazione di mercato, i cui romanzi non hanno nessuna necessità espressiva e la cui scrittura è caratterizzata da un dialetto esornativo, cautamente lessicale, ancora rassicurante». Ora sono troppi i critici e i giornalisti a tessere elogi, sventolando amicizie prima celate.
Ma si sa che la sagra delle ipocrisie è sempre potente. C'è solo una curiosità da ricordare: il 9 maggio 2018 abbiamo rivelato su La Verità una scoperta, con questo titolo: «Camilleri e il giallo segreto. Stampate 1.500 copie solo per gli amici».
Lo scoop veniva raccontato in ogni dettaglio, ma non abbiamo registrato alcuna reazione, né dello scrittore, né dai suoi amici. Forse i contenuti sono scabrosi o ci sono motivazioni private [O forse gli amici hanno voluto rispettare la volontà di riservatezza di Camilleri, NdCFC]. Ora il libro sarà pubblicato (era questa la volontà dello scrittore) [Non ci risulta, NdCFC] e scopriremo forse qualche altra ombra di Camilleri, uno scrittore troppo osannato.
Aldo Forbice
 
 

Teleacras, 19.7.2019
Enzo Alessi su morte Andrea Camilleri

La morte di Andrea Camilleri: ascoltiamo il professor Enzo Alessi, attore e regista…
 
 

Radio In, 19.7.2019

Domani sabato 20 luglio, il consueto appuntamento con Arte a Parte interamente dedicato ad Andrea Camilleri. In studio con noi Filippo Lupo, presidente del primo Camilleri fans club e in diretta telefonica Serena Ganci, cantautrice palermitana che ha musicato il racconto su Rosalie Montmasson ideato da Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio.
Non mancate questa puntata di Arte a Parte, sabato 22 luglio, la cultura sempre in primissimo piano. Conducono Barbara Morana e Ros Dada Ingrassia, dalle 11:30 alle 12:30 su Radio IN 102. Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it Interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci allo 091.6829414
 
 

Modusvivendi Libreria, 19.7.2019
Un ricordo di Andrea Camilleri con Simonetta Agnello Hornby

"Andrea Camilleri. 93 anni. Una vita fruttuosa e di successo. La mia tristezza si confonde con la sensazione che continuerò a sentire la sua presenza e la sua parola così viva e piena di tempo.
Oggi ho pensato che vorrei aspettare prima di intervenire con una valutazione più approfondita e accurata della mia amicizia per lui e della sua opera. Mi sembra che il più grande scrittore siciliano del dopoguerra si meriti affetto e attenzione.
Lo farò. Scriverò. È una promessa che innanzitutto faccio a lui. Lui che è stato l'uomo più generoso che io abbia mai conosciuto, ora ha bisogno della mia generosità. Per ora voglio anticipare che lo ringrazio, per quello che ha fatto per me, per mio figlio Giorgio, per tutti quelli in cui ha visto creatività e talento.
Ad Andrea noi tutti dobbiamo tanto come scrittori e come cittadini di una Italia che cerca di essere un Paese civile."
Questo il messaggio che la scrittrice Simonetta Agnello Hornby ha affidato alla sua pagina facebook all'indomani della morte di Andrea Camilleri.
Mercoledì 24 alle 18 l'autrice de La mennulara sarà in libreria per ricordare con noi e tutti i lettori la figura del Maestro e leggere insieme alcuni brani delle sue opere.
Vini offerti da Tasca d'Almerita, sponsor di cultura
Sponsor tecnico: The Hotel Sphere - Hotel Plaza Opéra e Principe di Villafranca
 
 

Radio In, 20.7.2019
Arte a Parte
Cliccare qui per la diretta Facebook
con Barbara Morana e Ros Dada Ingrassia
Regia: Gaspare Federico

Ospiti in studio Filippo Lupo, presidente del primo Camilleri fans club e in diretta telefonica Serena Ganci, cantautrice palermitana che ha musicato il racconto su Rosalie Montmasson ideato da Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio.
 
 

BBC, 20.7.2019



 
 

Edizioni Leima, 20.7.2019
Reading per Andrea Camilleri
Enoteca letteraria Prospero (via Marche 8, Palermo)
Mercoledì 24 luglio 2019, ore 19:00
 
 

Live Sicilia, 20.7.2019
Manovra a Tinaglia
Camilleri, il fumo che piaceva a tutti
Solo lui c'è riuscito.

Diavolo di un uomo, ma come avrà fatto? Sto parlando di Andrea Camilleri. E’ riuscito a realizzare un’impresa incredibile. Entrare nel cuore della gente, a farsi amare, nonostante il suo vizio del fumo. Si, so bene che anche altri illustri siciliani sono scolpiti nella memoria collettiva nonostante il loro cedimento al fumo. Ma erano altri tempi, quelli. La sigaretta era amata, aveva un suo fascino magnetico.
Lui, invece, Camilleri, ha fumato allegramente fino a 93 anni, infischiandosene del salutismo dilagante e dell’ondata moralista. E’ andato controcorrente, ha praticato il dissenso e non solo non è stato collocato, come ormai accade a tutti i fumatori, ai margini della società, ma si è fatto amare. Nonostante il fumo, o per il fumo.
Non riesco ad immaginare impresa più autenticamente rivoluzionaria di questa. E’ il trionfo dell’amore che vince su tutto. E’ il trionfo della scrittura e dei grandi scrittori. In fondo la gente vuole che gli scrittori scrivano, e poi facciano il c... che vogliono.. Il poeta Magrelli, sul punto, è stato chiaro: “Terribile è l’amore di chi legge e non vorrebbe smettere di leggere nemmeno tra le ossa di chi scrisse.”
Grande, immenso, Andrea Camilleri! Ora che sei morto, per me è tempo di rimpianti. Ho la casa piena di tuoi libri. Li ha divorati tutti mia moglie. Io non ti ho mai letto. Non ne vado fiero e non lo rivendico. E’ andata così. Ma è tempo di recuperare. Chissà quante e quali felicissime intuizioni narrative ti avranno ispirato le tue inseparabili sigarette. Le ho perse prima. Ora me le riprendo.
Ennio Tinaglia
 
 

Antimafia Duemila, 21.7.2019
Andrea Camilleri: ''Pio La Torre è stato per me una rivelazione''
Per onorare la memoria del Maestro Andrea Camilleri di seguito pubblichiamo la Prefazione al libro di Paolo Mondani ed Armando Sorrentino, "Chi ha ucciso Pio La Torre", edito da Castelvecchi (2012).

La Prefazione
In Pio La Torre avviene un fenomeno singolare che è quello del ritorno. Romanzescamente, perchè io sono un romanziere, direi che di quest'uomo, di questo siciliano, è fondamentale la provenienza sociale. Non è un comunista borghese, uno che nasce da una famiglia borghese, è uno che sape quantu costa u pane e quale fatica ci vuole. Non è retorica, è vita vissuta, tanto che va in carcere per le lotte dei contadini di Bisacquino.
Se mi è permesso dirlo, all'interno della Direzione del partito la provenienza borghese era del 99 per cento e solo per l'uno per cento era operaia e contadina. E allora è chiaro che quando La Torre va in Sicilia nel partito a Roma si sentì più ricompattata. Il ritorno di Pio nella sua terra come segretario gli consente una rinascita, una sorta di riscatto, la possibilità di rendere azione tutto quel che si porta dentro, e gli dà una lucidità mostruosa. Anche se a conoscerlo e a parlargli non la manifestava e questo mi impressionò terribilmente dopo.
Di La Torre si aveva l'impressione di un uomo serio ma in certo modo non in grado di fare quello che poi ha fatto. Invece questa sorta di bagno lustrale che viene a fare tornando in Sicilia gli dà una prontezza di ragionamento e di collegamento inaudita per cui è come se fosse diventato un'altra persona: ma che gli è capitato a La Torre, si è impazzito? Credo che abbia avuto questo effetto nel partito. E che fosse abbastanza diffusa questa sensazione. C'era perfino qualcuno che si era preoccupato del suo attivismo, del gioco di fuoco delle sue idee. Eppure se lo ascoltavi e ci riflettevi un momento sopra dicevi: Madonna è vero!
Ricordo che cominciai a seguirlo quando se ne andò in Sicilia nell'81 mentre io me ne stavo qua a Roma. Lo stimavo ma qui finiva il discorso. Tanto che l'unica cosa che ho potuto fare dopo la morte fu quella di dire - quando si decise di intitolare l'aeroporto di Comiso - che bisognava dargli il suo nome, non solo per quella mobilitazione contro la base missilistica ma per tutto quello che aveva fatto per la sua terra.
L' ipotesi che gli autori di questo libro fanno sui moventi dell'omicidio mi ritorna da sempre come un trapano.
Cominciamo col dire che è comodo circoscrivere alla Sicilia il fenomeno mafioso - la linea della palma di Sciascia - anche se negli ultimi tempi si sono tutti resi conto che non sta in piedi. Quando Totò Riina decide di passare all'azione armata - lo leggo nel libro del magistrato Michele Prestipino - Bernardo Provenzano si preoccupa di fare un piccolo referendum, una specie di sondaggio interno, e c'è quello che porta il responso degli industriali del Nord e dice che sono tutti d'accordo. Mi sono sempre chiesto: ma chi erano questi che si dichiaravano d'accordo? Solo ora cominciamo a intravedere chi potevano essere: per venire sondaggiati vuol dire che uno gli può telefonare o andarli a trovare. Quando nella relazione della Commissione Antimafia del 1976 Pio intuisce questo legame aveva perfettamente ragione.
Pur essendo uno che veniva dalla destra del partito La Torre si ritrovò sulle posizioni della diversità berlingueriana, un'idea che continua tuttora a dare fastidio e che in quel momento era un signum individuationis molto preciso. Altro che moralismo.
La sua uccisione è un'opera di Dio, in termini marinareschi. Tu hai la rete nella tempesta e ti si rompe anche il motore: un'opera di Dio perchè è una concomitanza di fatti straordinari. Aveva gettato una tale quantità di ami che potevano ammagliare una gran quantità di pesci, troppi. E' come quando Leonardo Sciascia insieme a Guttuso vanno a trovare Berlinguer e lo vedono stravolto perchè teme che il sequestro Moro sia il risultato di un felice connubio tra Cia e Kgb.
Certo, tra i moventi la proposta di legge sui patrimoni mafiosi può aver contato ma è dimostrato che la mafia si è assunta compiti anche per conto terzi, una parte di interesse nell'omicidio di Pio certamente l'aveva ma poi tornava comodo ad altri come copertura. Spesso in Sicilia si manifestano questi fenomeni di convergenza di intenti. Sindona, la mafia al Nord, Gladio, quanti altarini rischia di scoprire quest'uomo? Gli concedono di scoprirne alcuni minori ma tutti proprio no. Indagare su Sindona era tra l'altro una gran bella camurrìa: Sindona significa Andreotti e una gran quantità di cose, è come la Banda della Magliana compresa in un'unica persona. Ricordo che ci furono come delle reticenze sul movente dell'omicidio. Subito si disse: la mafia, la mafia, la mafia. Poi subito dopo, anche sui giornali, ci fu chi disse addirittura che si trattava di una resa di conti interna al partito, una cosa assolutamente incredibile. Se poi qualcuno non ha pianto lo metto tranquillamente in conto.
Io e La Torre ci eravamo conosciuti fuori del partito per via di una comune amica. E mi aveva fatto un'impressione enorme. Nutro una personale simpatia per i miei compaesani che studiano, sono teste dure, non mollano e quando arrivano non è che arrivano per sé, arrivano per gli altri. La Torre era un siciliano di scoglio che se si metteva in mare poteva scoprire l'America.
Conoscevo molto bene anche Giuseppe Montalbano e un po' meno Girolamo Li Causi, due facce complementari del partito. Li Causi era il capo popolo, Montalbano l'intellettuale ma con scarse qualità oratorie e un certo qual carattere. Ricordo che una sera andammo a teatro a Palermo a vedere Paola Borboni, stavo con Montalbano allora sottosegretario alla Marina mercantile nel governo Bonomi. Siamo nel '44 o nel '45. Dopo lo spettacolo la raggiungemmo nel camerino per salutarla e lei gli chiese: “Onorevole stasera ho recitato male, cosa ne pensa?” Lui: “Signora, se lo dice lei che ha recitato male...” . Io avrei voluto sprufunnari.
C'è sempre un momento giusto per i mandanti. Ma quell'arco temporale tra il 1978 e il 1982 è da far tremare i polsi. Quel che accadde con l'omicidio Moro seguito alla morte di Mattarella e La Torre è un periodo che continua a segnare la nostra storia. Oggi si spara di meno. Il fenomeno mafioso è certamente meno sanguinoso ma non per questo meno pericoloso. E' sempre più difficile fare la lotta alla mafia perchè è più impalpabile la sua organizzazione, altro che colletti bianchi, sono molto molto di più. Non c'è più bisogno del rituale di una volta, il santino bruciato, la puncicatura, ora bastano le password e le famiglie diventano sterminate perchè il territorio è quello del web quindi è infinito. Negli ultimi tempi la volontà di combattere la mafia è fragorosamente mancata. Hanno recentemente arrestato uno dei cento latitanti più pericolosi, ma scherziamo? Esattamente come una volta: finiva in carcere il guardiano dell'orto ma il proprietario del latifondo se ne era già andato bello e libero per i fatti suoi. Poi lo ritrovavamo ministro o onorevole.
La politica dello struzzo di Maroni che all'inizio descriveva il Nord come territorio libero dalla mafia finirà, come diceva Leonardo Sciascia, per portare la mafia sempre più a nord. Ai tempi di La Torre la situazione era più chiara. Per quanto fosse oscura, uno come Pio riusciva ad individuare i vari rivoli in cui il grande fiume si disperdeva. Riusciva a seguirli. Oggi sarebbe stato difficile anche per uno come lui. Lo aiutava molto la sua conoscenza del territorio, dell'animo dei siciliani, di come la pensano. Questa sua natività siciliana gli ha permesso di capire dove altri non capivano. Oggi è molto più difficile anche perchè c'è stato un impoverimento della statura della classe politica. Se Berlusconi è riuscito ad avere il potere per diciassette anni non è che si è imposto con la dittatura o con la forza delle armi. E' stato regolarmente eletto dagli italiani. Se la politica ha prodotto un monstrum come Berlusconi vuol dire che ha fallito già vent'anni fa. Oggi si tenta in qualche modo di recuperare i cocci ma non saranno gli uomini che hanno contribuito a far nascere quel monstrum, e che stanno ancora in parlamento, a rinnovare la politica in Italia.
Monti è un tecnico condizionato dalla mala politica. C'è un pallone stratosferico, il Parlamento, un blob vagante che sostiene un governo di tecnici, uno Zeppelin che non ha più ancoraggi con la realtà politica del paese. E l'Europa è rimasta una parola. Perchè ci sono la Francia e la Germania che fanno quel che vogliono mentre l'Italia se la sta pigliando in saccoccia e la Grecia se l'è già pigliata.
Nel 1942 ero un giovane fascista non ancora diciassettenne, ci cridìa 'u fascismu, e venni invitato a Firenze a un grande convegno internazionale della gioventù fascista. Il tema era l'ordine nuovo europeo. Partii pieno di speranze. Arrivai lì e sentii parlare Baldur Von Schirach, capo della Hitler-Jugend, e me ne tornai a Porto Empedocle scantato perché l’Europa che prospettavano sarebbe stata una caserma spaventosa. Io avevo tante piccole patrie, ero uno che aveva iniziato a leggere Conrad a sei anni, i miei padri letterari erano tanticchia in Inghilterra tanticchia in Francia, e al partito comunista mi avvicinai di lì a due anni per mia personale formazione. Non avevo incontrato Emanuele Macaluso, non avevo incontrato nessuno. Cominciai a leggere dei testi perchè mio padre era stato squadrista e marciatore su Roma ma possedeva tante belle pubblicazioni socialiste e comuniste. Quando più tardi sentii i capi del partito comunista attaccare una certa cultura, che per me era stata formativa, provai lo stesso disagio dei tempi di Mussolini. Poi venne il manifesto di Ventotene. Sentii parlare di Europa da De Gasperi e Adenauer. E molti anni dopo l'ho vista realizzata l'Europa ma solo sulla moneta. Ora mi domando: se avessimo perso un po' più di tempo per fondarla su grandi ideali non sarebbe stata più forte?
L'Italia è una paese senza verità, ed è sempre stato un paese che ha accuratamente nascosto la verità. Facciamo l'esempio del brigantaggio meridionale. Se prendiamo un libro di storia viene definito come fenomeno di alcune bande, poi guardando lo specchietto del Comando di Capua riassuntivo per gli anni che vanno dal 1861 al 1863 e si trova scritto: briganti uccisi in combattimento 5.488, briganti fucilati 5.040, briganti arresi 4mila. Ma quali briganti, era un'altra cosa. Però nei libri di storia si continua a chiamarlo brigantaggio meridionale. Così come Pio La Torre è stato ammazzato dalla mafia o Aldo Moro dalle Brigate Rosse o a Ustica quel Dc9 è caduto per un incidente.
Siccome la verità, come diceva la buonanima, è rivoluzionaria, evidentemente in Italia ci credono sul serio e quindi cercano di evitare la rivoluzione. Guardiamo a Portella della Ginestra, a quei tempi c'era un ispettore generale di Pubblica Sicurezza che si chiamava Messana che andava a trovare regolarmente il bandito Giuliano e per Natale ci purtava 'u panettuni. Da chi era manovrato questo bandito quando sparava a Portella? Solo dagli agrari? Non mi persuade.
E l’occultamento della verità non è prerogativa solo italiana. Nel caso Kennedy rimangono senza risposta interrogativi grossi come una casa. Noi la verità la intuiamo, se su Portella ci fosse stato un processo serio avremmo almeno una verità relativa. Invece ci resta solo una verità che sentiamo a pelle e capiamo che c'è qualcosa che non torna perchè tra segreto di Stato, silenzi e complicità avvertiamo una molteplicità di moventi, ma lì ci fermiamo. E così è capitato per il caso La Torre, dove dietro l'omicidio non c'è una sola causale ma almeno tre. La primaria ti viene sbattuta in faccia e le altre sono coperte. Arrivi ad intuirle ma non a dimostrarle.
Quell'articolo di Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera dove diceva: “Io so i nomi dei responsabili delle stragi”; questa è l'unica cosa che si può dire. Non è l' Io so di non sapere, è l' Io so di sapere.
Ciò nonostante la società ha spesso più anticorpi delle istituzioni, le più facili ad ammalarsi. Perché subiamo oggi il fascino di certe società o di modi di ragionare che sono più del nord Europa che non del nostro paese? Perchè c'è una maggiore chiarezza nei rapporti umani. Noi non siamo così. Ha ragione Pirandello quando un suo personaggio dice: io di fronte a lei mi costruisco, cerco di dare l'immagine che lei vuole di me. Questa idea pirandelliana è assai meno cervellotica di quel che si pensi, è un modo di fare delle società meridionali, non solo italiane. E in Sicilia tutto questo acquista persino una sua grandeur.
Nella vicenda La Torre ci sono i servizi segreti che lo pedinano per decenni, spariscono i suoi documenti e sparisce la sua borsa. Le borse, chissà perché, spariscono sempre. E c'è la storia di alcuni professori a cui La Torre porta dei documenti riservati da studiare. Pio quelle carte le aveva evidentemente lette, le aveva interpretate e voleva la conferma di quel che aveva capito. E cioè che fra Stato e mafia c'era una relazione continua.
C'è un filo che collega Portella e le stragi fino a via D'Amelio? Perché non ipotizzare un continuum? Fino ad un certo periodo la mafia ha agito per interposta persona. Con lo sbarco degli americani, nel 1943, c'è il salto, un fatto clamoroso non mai abbastanza segnalato. Charles Poletti, capo dell’AMGOT ma in realtà agente Cia inviato in Sicilia, nomina sindaci una quantità di mafiosi, da Calò Vizzini a Genco Russo. E la mafia fa il suo ingresso in politica dopo che era andata in sonno durante il fascismo. Sarà pure politica amministrativa, ma sempre politica è. Ed è qui che si pongono le basi per scegliere quegli uomini collusi che faranno poi carriera politica. Una volta un deputato siciliano disse pubblicamente che si sarebbe rifiutato di far parte di una commissione perché vi era entrato un collega, anche lui siciliano, che lui pensava fosse un mafioso, non venne querelato e non venne sparato, ma la cosa venne detta. Sto parlando degli anni '50. Se io sono stato eletto con i voti della mafia sono il rappresentante della mafia in Parlamento e questa non è trattativa, è qualcosa in più. Una volta tuttu u paese u canusciva u mafiusu, stava assettatu a u cafè e quella era la persona di riferimento. Quando quello non è più seduto lì ma sta seduto in Municipio e poi in Parlamento cosa accade nella mentalità siciliana? Quando si dice che il povero siciliano era combattuto fra la mafia e lo Stato, in alcuni momenti è in verità combattuto tra mafia e mafia e tra Stato e Stato.
Evidentemente le ultime carte nelle mani di Pio La Torre erano materia esplosiva eppure gli esperti a cui lui intendeva far analizzare quei documenti non sono mai stati interrogati né cercati da un magistrato. Di Pio non ho capito la sua intelligenza. Forse se ne vergognava, forse per prudenza, forse per pudore. Qualcuno della Direzione del partito un giorno mi disse: è un uomo rozzo. E io mi incazzai. E dovendo discutere dell'ammissione in sezione di uno che era operaio dissi: “ammettiamolo benchè operaio”. Venni rimproverato di fare dello spirito inutile.
La Torre è stato per me una rivelazione, io non l'avevo capito quell'uomo. L'ho stimato, l'ho apprezzato ma non l'avevo capito. E' stata un'occasione persa. Da mangiarsi le dita.
 
 

La Verità, 21.7.2019
Camilleri e De Crescenzo, due pesi e due misure

Il Sud, l’editoria italiana e la letteratura popolare hanno perduto in questa settimana due grandi pop-writer e due figure pubbliche: Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Entrambi hanno reso più accattivante il sud, i suoi linguaggi, il suo modo di vivere e di pensare, la Sicilia di Camilleri e la Napoli di De Crescenzo. La sorte ha dato a Camilleri il privilegio di vivere una lucida e riverita vecchiaia, ha recitato per vent’anni il ruolo di Grande Vecchio e di Oracolo Siculo della Tv e delle Lettere. Invece ha dato a De Crescenzo un ventennio di declino e di ritiro dalle scene pubbliche per ragioni di salute. Ricordo vent’anni fa a una cena De Crescenzo si presentò esibendo un biglietto preventivo di scuse perché non riconosceva i volti delle persone, anche a lui note o addirittura amiche. I primi tempi si pensò a una spiritosa trovata dello scrittore, che conoscendo molte persone non ricordava i loro nomi e dunque era un modo gentile e simpatico per scusarsi in partenza della distrazione e non passare per superbo e scostante. In realtà soffriva di prosoagnosia, una malattia seria.
Entrambi sono stati scrittori assai popolari; l’uno deve molto alla traduzione televisiva dei suoi romanzi, l’altro al cinema e alla partecipazione attiva nella simpatica scuola meridionale di Renzo Arbore. De Crescenzo si tenne sempre lontano dalla politica e dalle ideologie, si definì monarchico, indole di destra ma votante a sinistra, un po’ ateo e un po’ cristiano, ma preferì non mischiarsi nelle vicende della politica. Camilleri invece da anni ormai aveva assunto il ruolo di testimonial della sinistra, si era schierato apertamente in modo radicale, con qualche nostalgia del comunismo e un’antipatia viscerale che tracimava nell’odio verso Berlusconi ieri e verso Salvini di recente, fino alla famosa dichiarazione del vomito. Ma per giudicare un autore si deve avere l’onestà intellettuale e lo spirito critico di distinguere le sue posizioni politiche dalla sua prosa e dall’impronta che lascia nella letteratura. A questo criterio ci sforziamo di attenerci, ma l’aperto schierarsi di Camilleri gli è valsa da morto una glorificazione veramente esagerata. Mentre De Crescenzo è stato sbrigato sottotono.
Eppure De Crescenzo, oltre a riabilitare con arguzia il sud, aveva avuto il merito non secondario di aver reso simpatica e popolare la filosofia a tanti, soprattutto la filosofia antica. Aveva reso famigliare la figura di Socrate, i presocratici, lo Zarathustra nietzschiano, stabilendo un ponte con la Magna Grecia. I professori di filosofia trattavano con sussiego De Crescenzo, come se fosse un abusivo del pensiero e un profanatore della filosofia: ma lui non ha trascinato in basso la filosofia, ha innalzato il lettore comune facendogli scoprire e amare la saggezza dei filosofi. Lui è stato un campione amabile di filosofia pop. Quanti accademici contemporanei hanno allontanato i lettori dalla filosofia, coi loro linguaggi involuti che nascondevano scarsa originalità e più scarso acume. Allontanavano la gente senza avvicinarsi alle vette del pensiero. Meglio De Crescenzo a questo punto…
Dal canto suo Camilleri è stato uno scrittore di talento, ha inventato un suo linguaggio gustoso e simil-siciliano, ha scalato le classifiche librarie quanto e più di De Crescenzo, anche perché la narrativa tira più della saggistica, le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo, aiutato dal successo televisivo di Montalbano che è una delle fiction più vendute nel mondo.
Ma i necrologi agiografici, gli infiniti servizi dedicati dai tg, i paragoni con Pirandello e Verga, e perfino con i classici, non gli hanno reso un buon servizio. Quando muore un personaggio pubblico bisogna rispettare la memoria e difenderlo dai suoi detrattori come dai suoi esagerati incensatori. Camilleri intrigava con le sue trame, sapeva gigioneggiare in video e sul palco, col suo tono da cassandra sicula e l’aura istrionica del vgliardo, assumendo un ruolo ironico-profetico. Grande affabulatore. Sul piano civile, sbandierava l’antifascismo, seppure molto postumo, ieri antiberlusconiano, oggi antisalviniano. Una polizza per farsi incensare, come era già avvenuto in vita, e come è avvenuto in morte. Era uno scrittore bravo, un giallista e un autore di polizieschi di successo, non un Gigante, non il Grande Scrittore che entra nella storia della grande letteratura. Non esagerate, Camilleri rimane nella bestselleria corrente e nella personaggeria di scena del nostro tempo. Non rendetelo ridicolo, paragonandolo a Pirandello e Verga e pure a Sciascia. È come se negli anni trenta avessero paragonato Guido da Verona e Pitigrilli, autori di successo e di talento, a D’Annunzio e Pirandello. Via, abbiate senso della misura e delle proporzioni. Non mettetegli pennacchi e aureole, abbiate rispetto di un morto; l’ho scritto su un social e oltre a una marea di consensi ho ricevuto insulti isterici dai suoi fan, che sono spesso lettori di un solo autore, non hanno termini di confronto, e credono che leggere Omero o Camilleri, Proust o Saviano sia la stessa cosa. Non hanno capito che la polemica non era rivolta contro Camilleri ma contro chi lo usa per scopi politici e lo innalza a tal punto da renderlo grottesco. Sappiate distinguere il successo dalla gloria, il cantastorie dalla storia, il “colore” dal pensiero. Pirandello descrisse a teatro la condizione dell’uomo contemporaneo, la perdita delle verità, l’avvento del relativismo; Camilleri seppe intrattenere, piacevolmente, migliaia di lettori e milioni di spettatori. Sono due cose diverse. Camilleri non è Pirandello, e De Crescenzo non è Benedetto Croce. Lo dico per difendere la verità e la memoria di ambedue, De Crescenzo e Camilleri.
Marcello Veneziani
 
 

LiveSicilia, 21.7.2019
Tennis
Ladies Open, presente grande pubblico
Due azzurre in corsa per tabellone principale

Palermo [...]
Intanto ad inaugurare i “Pomeriggi Letterari” nel village è stato lo scrittore e giornalista Gaetano Savatteri, autore de “Non c’è più la Sicilia di una volta (Laterza) e “Il delitto di Kolymbetra” (Sellerio). L’autore di Racalmuto ha voluto ricordare le sue origini siciliane e ha voluto dedicare un pensiero ad Andrea Camilleri, recentemente scomparso. “Andrea Camilleri ci lascia una grande eredità ma non ci lascia eredi – ha detto Savatteri - non esiste nessuno come lui. Ha attraversato un secolo, ci mancherà la sua voce. Ci restano le sue storie, leggendole potremo stare ancora con lui”.
[...]
 
 

Cademia Siciliana, 21.7.2019
Andrea Camilleri e il suo particolare linguaggio

Il 17 luglio scorso ci ha lasciati alla veneranda età di 93 anni il maestro Andrea Camilleri, autore siciliano rinomato per la sua immensa produzione letteraria, venuto alla ribalta come scrittore dopo una lunga carriera da produttore televisivo in particolare grazie alla serie dedicata alle indagini del commissario Salvo Montalbano, diventato popolare anche grazie all’interpretazione di Luca Zingaretti nella serie RAI “Il commissario Montalbano”, nella quale sono stati trasposti in versione televisiva diversi dei romanzi scritti da Camilleri che vedono come protagonista questo personaggio ormai amato in tutto il mondo per la sua spiccata ironia, per la sua umanità e sensibilità, e per la sua sicilianità. Abbiamo deciso quindi di onorare la sua memoria un po’ a modo nostro, parlando del linguaggio usato in diverse sue opere, il quale ha contribuito a renderle famose.
Innanzitutto ci sembra che ci sia una prima questione da dirimere: Camilleri scriveva i romanzi del ciclo di Montalbano (ma non solo di questo ciclo) in siciliano o in italiano? Una prima cosa certa che possiamo dire è che alcune battute sono proferite dai protagonisti completamente in italiano, particolarmente in contesti formali, come ad esempio nell’estratto seguente, nel quale il commissario Montalbano si rivolge a Sileci e al dottor Osman:
«Mettiamo tre uomini ad ogni lato della passerella che fanno come un corridoio che porti i migranti direttamente allo sportello del pullman. Se questo metodo funziona, è chiaro che potremo in seguito ridurre il numero degli uomini impegnati negli sbarchi. Che ne dite?».
-A. Camilleri, L’altro capo del filo, Palermo: Sellerio, 2016
Per quanto riguarda il resto, sicuramente non si può parlare di siciliano. Vediamo insieme alcuni estratti.
«Si nni stavano assittati nel balconcino di Boccadasse, mutangheri, a godirisi la friscura della sirata. Livia era stata tutto il jorno d’umori malo, le capitava sempre accussì quanno Montalbano era ‘n partenza per tornari a Vigàta».
-A. Camilleri, L’altro capo del filo, Palermo: Sellerio, 2016
«Nei saloni, il chiacchiario tra i soci s’astutò a picca a picca fino a un relativo silenzio. Relativo pirchì don Anselmo Buttafava si era come al solito addrummisciuto supra alla pultruna addamascata nella quali s’assittava da trent’anni e passa e runfuliava accussì forti che i vitra del balcuni che aviva davanti trimoliavano a leggio».
-A. Camilleri, La setta degli angeli, Palermo: Sellerio, 2011
«Gnazio Manisco ricomparse a Vigàta il tri di ghinnaro del milli e ottocento e novantacinco, che era oramà quarantacinchino, e in paìsi nisciuno sapiva cchiù chi era e lui stisso non accanosceva cchiù a nisciuno doppo vinticinco anni passati nella Merica»
-A. Camilleri, Maruzza Musumeci, Palermo: Sellerio, 2007
«La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno a ‘sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di secunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la soneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l’occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s’appresentava bona, senza nuvoli»
-A. Camilleri, La luna di carta, Palermo: Sellerio, 2005
Quelli che abbiamo riportato sono gli incipit di alcune opere del maestro più conosciute. Sicuramente, quello che salta immediatamente all’occhio, è che non è facile capire la fonte principale di questo linguaggio, possiamo però cominciare cercando di definirlo, dicendo che si tratta di un linguaggio artistico, un linguaggio creato apposta per produrre opere letterarie – potremmo definirlo un idioletto artistico-letterario, ma è un linguaggio che non trova riscontro completo nella realtà locutoria siciliana, se non per alcune caratteristiche. È un linguaggio che in un certo senso si avvicina alle lingue elfiche create dal Tolkien, se esaminato da un punto di vista funzionale e letterario, ma si discosta da queste ultime in quanto molto meno strutturato – Tolkien aveva costruito intere grammatiche delle lingue elfiche -, pensato per un’espressione molto più spontanea, nonostante comunque sia possibile individuare delle strategie ricorrenti. Dal punto di vista espressivo, il linguaggio di Camilleri si avvicina secondo noi molto di più alla tradizione dei grammelot, di cui nella contemporaneità ha fatto largo uso Dario Fo: si tratta di un linguaggio di fantasia utilizzato principalmente dai teatranti che unisce a parole inventate mescolando diverse varietà linguistiche anche suoni, onomatopee, espressioni facciali e posturali particolari, elementi che operano in coesione al fine di comunicare un particolare messaggio. Fatta questa premessa, passiamo all’analisi del linguaggio di Camilleri.
La base del linguaggio di Camilleri è senza dubbio l’italiano, un italiano modellato in maniera molto particolare con lo strumento del siciliano. Lo deduciamo dal fatto che quantitativamente le espressioni piene in italiano rappresentano la maggior parte delle composizioni.
Il siciliano viene usato per modellare questo italiano nei modi più disparati. Innanzitutto, quando una parola italiana e una siciliana sono molto simili, la parola italiana prende almeno una caratteristica della parola siciliana corrispondente: basti vedere la coppia formata dall’italiano “mattina” e dal siciliano “matina”, nella quale la parola italiana vede la riduzione della doppia T in una sola: nel quarto estratto leggiamo infatti “tutte le matine”.
Altre volte, se abbiamo parole molto simili tra italiano e siciliano, la parola siciliana corrispondente viene presa e il suo vocalismo, cioè le vocali che la caratterizzano, viene adattato a quello dell’italiano: si veda ad esempio il participio passato “abbastatu”, corrispondente all’italiano “bastato”, che prende un vocalismo tipicamente italiano, nel caso in questione la sostituzione della U finale con la O, e sempre nel quarto estratto leggiamo quindi “era abbastato”. In questa formula la base italiana viene tradita anche dall’uso del verbo ausiliare: nei tempi composti alla forma attiva, il siciliano usa sempre e solo il verbo aviri come ausiliare, e mai èssiri: in siciliano abbiamo infatti “avìa abbastatu”.
Altre volte ancora però non è semplice dire se Camilleri abbia voluto mantenere intatte dal punto di vista del vocalismo delle parole siciliane, o se abbia applicato il vocalismo siciliano a una parola italiana: è il caso dell’aggettivo “forti” nel secondo estratto, per il quale è difficile dire se sia stato preso dal siciliano e mantenuto tale, oppure se sia stato preso l’italiano “forte” e sia stata sostituita la E finale con la I tipica del siciliano.
Il discorso viene poi farcito con un numero relativamente basso di parole pienamente siciliane: nel primo estratto, ad esempio, su un totale di 38 parole, 3 parole sono pienamente siciliane, 8 risultano comuni sia al siciliano che all’italiano, mentre le restanti 27 sono ibridazioni tra siciliano e italiano, ibridazioni che però sono sbilanciate nelle loro caratteristiche più verso l’italiano che non verso il siciliano. Queste ibridazioni sono creazioni puramente letterarie, che non trovano riscontro nel parlato quotidiano dei siciliani; anche alcune combinazioni sono totalmente estranee ai siciliani – nessun siciliano direbbe mai, ad esempio, “il jorno” come si legge nel primo estratto, mischiando un articolo italianissimo e una parola ibridata con una desinenza non siciliana.
Attraverso questo linguaggio ibridato, che è sostanzialmente un italiano particolarmente colorito di siciliano, Camilleri riesce a far assaporare ai suoi lettori se non la Sicilia nella sua interezza, comunque la propria Sicilia, una Sicilia dalle molte sfaccettature e dai molti colori.
È importante, arrivati a questo punto, fare delle considerazioni circa il camilleriano e il siciliano.
Può il camilleriano essere considerato come linguaggio di riferimento per la letteratura in siciliano? Secondo noi è essenziale dire innanzitutto che il camilleriano è il personalissimo linguaggio artistico di Camilleri, la sua particolare tecnica scrittoria, un po’ come i pittori hanno la propria tecnica pittorica: un copista esperto può realizzare una copia iperfedele di un quadro di Kandinskij, di Giotto, della Gioconda di Leonardo, ma le sue copie resteranno sempre e comunque delle copie, delle imitazioni dell’originale; la tecnica, scrittoria o pittorica che sia, è qualcosa di molto personale, che nasce dalla propria esperienza personale e unica dell’arte, del mondo che ci circonda; ragion per cui, uno scrittore che volesse scrivere un’opera utilizzando il linguaggio di Camilleri non otterrebbe come risultato finale che delle imitazioni/parodie, perché quel linguaggio nasce e si sviluppa in un contesto diverso, e in un cervello diverso, che in quanto creatore di quel linguaggio sa come sfruttarlo al meglio per comunicare col lettore. Detto questo, essendo l’italiano la base del camilleriano e il siciliano solo uno strumento per affinarlo, la nostra risposta al quesito precedente è che no, il camilleriano non può essere considerato un linguaggio di riferimento per la letteratura in siciliano. Al contrario, è decisamente più auspicabile che chi voglia comporre opere letterarie in siciliano acquisti coscienza del fatto che il camilleriano è un linguaggio non replicabile che purtroppo se n’è andato via col suo creatore, e acquisisca consapevolezza della potenza espressiva del siciliano, che è già parte del nostro bagaglio espressivo, e impari ad affinarla per riuscire a comunicare in letteratura con la stessa potenza e coloritura.
Al di là di tutto ciò, noi come associazione che si occupa di lingua e cultura siciliana non possiamo che ringraziare di vero cuore tanto il maestro Camilleri quanto l’uomo Camilleri per ciò che ha fatto e ha dato per la cultura siciliana, e per averci fatto volare in alto nel mondo, contribuendo alla destigmatizzazione della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra identità, nonché alla diffusione di importantissimi messaggi di tolleranza e rispetto nei confronti dell’altro, del diverso. La Sicilia ha perso un uomo dal calibro irraggiungibile, e riteniamo che tutti noi dovremmo tenerlo sempre a mente come modello, tanto nella vita quanto nell’arte.
Grazie, Maestro.

Letture consigliate
Per degli ulteriori approfondimenti sul linguaggio delle opere di Camilleri, consigliamo le seguenti letture:
– M. Perasovic, Realizzazioni sociolinguistiche nei romanzi e negli sceneggiati di Andrea Camilleri, tesi di laurea, 2011;
Il Camilleri-linguaggio sul sito del Camilleri Fans Club;
– J. Vizmuller-Zocco, Gli intrecci delle lingue ne L’odore della notte di Andrea Camilleri, in Spunti e ricerche. Rivista di italianistica.
Bibliografia e sitografia
– A. Camilleri, L’altro capo del filo, Palermo: Sellerio, 2016;
– A. Camilleri, La setta degli angeli, Palermo: Sellerio, 2011;
– A. Camilleri, Maruzza Musumeci, Palermo: Sellerio, 2007;
– A. Camilleri, La luna di carta, Palermo: Sellerio, 2005;
– grammelot su Treccani – Enciclopedia on line.
Salvatore Baiamonte
 
 

Fata Morgana web, 22.7.2019
L’isola carnevalesca
Andrea Camilleri fra tradizione e innovazione.

Italo Calvino non aveva dubbi: «Sui vivi, in letteratura, si lavora male» si legge in una sua lettera a Gian Carlo Ferretti del 5 ottobre 1965. «Come fai a giudicare un vivo? […] Ancora ancora quando uno è morto, e sono morti tutti quelli che lo conoscevano, e hai un numero finito di documenti su cui lavorare, puoi mettere in ordine questi documenti, ordinarli nelle più svariate posizioni come un mazzo di carte, e trarne definizioni e se vuoi anche giudizi».
Adesso che Andrea Camilleri si è reso cadavere (come egli stesso, citando Gadda, amava dire dei suoi amici o colleghi più cari che, nel tempo, traslocavano altrove), lasciato passare lo schiamazzo inevitabile del momento, si comincerà da più parti a stilare consuntivi, a calcolare la quotazione del lascito, in termini letterari e ideologici. Pur in prossimità della sua dipartita, si vuole qui tentare un primo bilancio, con la consapevolezza del fatto che la distanza non potrà che consentire a chi verrà dopo un piglio meno compromesso.
Nel caso dell’autore della Strage dimenticata (1984) occorre orientare lo sguardo critico almeno in tre direzioni: il versante linguistico innanzitutto, che torreggia imperioso in seno alla sua vastissima produzione; quello della rappresentazione della Sicilia, dell’immagine dell’Isola che egli ha veicolato; infine, l’aspetto legato al genere letterario del giallo, prediletto dallo scrittore.
La lingua, dunque: sappiamo quanto la ricerca stilistica sia evidente in diversi autori siciliani, da D’Arrigo a Pizzuto, da Bonaviri a Consolo, tanto per fare qualche nome. Il problema dell’espressione nell’Isola è stato avvertito con una sensibilità ai limiti della patologia, anche perché ha obbligato a fare i conti con la civiltà dialettale, di tradizione imperiosa. Questo è il punto: la parlata siciliana è sempre stata di grande attrazione enunciativa e anche per Camilleri l’ancoramento al serbatoio isolano ha rappresentato una specie di assillo, costringendolo necessariamente alla realizzazione di un linguaggio liberatorio.
Occorre precisare che si tratta di una lingua messa a punto ex novo dallo scrittore di Porto Empedocle, una lingua che prima di lui non esisteva e che dopo di lui continuerà a sussistere solo nelle sue pagine. Si vuole dire che una cosa è la pronuncia di Camilleri, una koinè creata lavorando su una base dialettale, un dialetto della memoria che si contorce e mescida di continuo; un’altra cosa è il “camillerismo”, ossia il becero mimetismo: non sono pochi i nipotini dello scrittore empedoclino sbucati fuori negli ultimi anni come i funghi, ai quali si deve un idioma posticcio, manieristico, tremendamente epigonale.
In merito allo stile del narratore isolano, non pochi detrattori hanno lanciato i loro strali avvelenati sostenendo che la sua pronuncia fosse annacquata, fiacca, poco rigorosa, per niente filologica. E viva Dio, viene da dire: Camilleri non assomiglia a Vincenzo Consolo e nemmeno a Stefano D’Arrigo, tanto per tacere di altri. Egli ha preso le mosse da Verga, il grande rivoluzionario: la sintassi, i modi di dire, la ricchezza dei proverbi, lo smalto luccicante dei soprannomi; da De Roberto, ma lateralmente: pensiamo alla novella La paura, poche pagine che danno corpo a un racconto raggelato sull’insensatezza della guerra. Lo stile denso e nervoso dell’autore dei Viceré si fa incisivo e micidiale nelle impennate espressionistiche dei dialetti parlati dai fanti (il siciliano, l’umbro, l’abruzzese): ne viene fuori un efficacissimo caleidoscopio linguistico; infine da Pirandello traduttore del Ciclope di Euripide (1918), un testo che Camilleri conosceva quasi a memoria, per averlo messo in scena più volte: il dialetto contadino del gigante da una parte e quello borghese di Ulisse dall’altra (un «uomo di mondo» lo definiva Camilleri, «uno che aveva fatto il militare a Cuneo»). Solo tre assaggi:
«Amici, / per favuri, vulissivu ‘nsignàricci / quarchi deflussu d’acqua pi smorzàrinni / la siti che nn’avvampa, e – peracasu – / quarchedunu di vàutri voli vìnniri / quarchi provista a nàutri navicanti?»; «Sceccu! Quest’otri, appena la sdivachi / si rifà china, subbitu da sé», e ancora: «Nni voi prima assaggiari / un sorsellinu?», oppure: «T’ha ‘nfilatu per beni / il cannarozzu?»; «Se dicu una bucía?».
Il coraggio poi l’ha ricavato dal principe dei plurilinguisti, Carlo Emilio Gadda (ad accomunarli, oltretutto, il ricorso allo schema del poliziesco): il risultato è una lingua letteraria tutta sua — che ha lambito la perfezione nella Concessione del telefono (1998) e nel Re di Girgenti (2001) —, riconoscibilissima, che distilla sapientemente gli umori più terragni dell’isola, in un concerto polifonico dove il burocratese dei funzionari e degli impiegati si alterna al barocco di politici e di ecclesiastici, al dialetto dei popolani, al gergo allusivo dei mafiosi. Si tratta, dunque, di un impasto linguistico di siciliano autentico, siciliano reinventato, italiano storpiato, che quasi miracolosamente rappresenta una carta moschicida per i suoi lettori.
Si diceva dell’immagine della Sicilia: Andrea Camilleri ha messo in circolo un sembiante isolano privato della patina cimiteriale alla quale gli scrittori precedenti ci avevano in qualche modo abituati. Anche quelli più compromessi con la musa del comico: prendiamo Vitaliano Brancati ad esempio, il quale però ha piegato il bizzarro e il ridicolo dalle parti del grottesco e del sarcasmo più lacerante. Pur offrendo della sua terra uno skyline a volte respingente, con tanto di cosa nostra inoculata quale tarlo malevolo e mai pago, Camilleri l’ha resa più leggera, aerea, alla fine liberandola da alcune spire che da tempo la avvinghiano senza posa.
Rimane forte, a doppio filo, il suo legame con la memoria letteraria siciliana: anche Camilleri, ad esempio, fa parte della cordata antirisorgimentale, sostanziata da autori che hanno sgretolato l’epopea dell’Italia unita, basata sulla sublimazione dell’impegno politico, sull’apologia del sacrificio, sulla costruzione di una figura di eroe animato dall’amor patrio, sul motivo della riscossa del popolo italiano. Dalle loro carte è possibile ricavare un contravveleno alla fredda, manzoniana retorica nazionalistica, alla mitizzazione stereotipata: ne è venuta fuori una specie di secessione letteraria, di un Sud che all’ottimismo bacchettone del Nord ha opposto dubbi e soprattutto idiosincrasie.
Basterebbe citare La bolla di componenda (1993), apologo beffardo sulle modalità in cui lo Stato italiano, quando pervenne in Sicilia, si adeguò a una pratica tradizionale, quella appunto della “componenda”, ossia dell’accordo, del compromesso, della transazione intesa a sanare un contenzioso tra parti: e lo fece con il brigantaggio, con la mafia e con i tanti prepotenti. Altro che stato di diritto, altro che garanzia imparziale contro i torti. Eppure il tono della narrazione, la dimensione teatrale dei dialoghi, il paradosso delle situazioni conferiscono alle vicende un ritmo da beffa, da vera e propria farsa antropologica. Magari qualcuno dirà che la segnaletica disseminata risulti di conseguenza troppo riconoscibile, però non si può negare che Camilleri abbia indossato le vesti di ambasciatore amabile e incantatorio rendendo la sua Isola un po’ più pop, meno quaresimale, di certo più carnevalesca.
Ad agevolarlo in questa operazione è stata una energia sorgiva dell’affabulazione, che gli ha consentito di trasformare in racconto anche l’aneddoto più prevedibile. Del resto egli ha considerato la scrittura allo stesso modo del parlare:
Da solo, e col foglio bianco davanti, non ce la faccio, ho bisogno d’immaginarmi attorno quei quattro o cinque amici che mi restano stare a sentirmi, e seguirmi, mentre lascio il filo del discorso principale, ne agguanto un altro capo, lo tengo, canticchia, me lo perdo, torno all’argomento (“La bolla di componenda”).
Anche per questo motivo, leggendo Camilleri si ha l’impressione di ascoltarlo, di apprendere le vicende dalla sua viva voce. Vicende, tra l’altro, messe in moto sovente dalla sua naturale propensione a fare del sesso (col corredo di frustrazioni, perversioni, rituali di dominio e subalternità) una specie di propulsione atomica della narrazione. Un nome su tutti: padre Artemio Carnazza (nomen omen!) della Mossa del cavallo (1999), al quale costa caro il suo debole nei confronti della natura femminile: le prime pagine del romanzo in questione sono irresistibili, un fuoco di fila di trovate briose nella fenomenologia del disobbligo nei confronti delle parrocchiane consenzienti, che metterebbero a dura prova anche uno stilita in penitenza.
Infine si diceva del genere letterario, ossia il giallo già sdoganato da Leonardo Sciascia, l’altro grande modello di Camilleri. Certo, le avventure del commissariato di Vigàta nascono dalla costola di Il giorno della civetta e di A ciascuno il suo: il panellaro, il farmacista, il professore, il prete, eccetera. Dal canto suo l’autore di La voce del violino (1997) ha innestato la gemma sciasciana nella pianta simenoniana, del Simenon del commissario Maigret s’intende, che egli stesso ha smontato e rimontato per sceneggiarlo in televisione. A questo punto una brevissima parentesi: Camilleri ha realizzato quasi 1300 regie radiofoniche, 120 teatrali e poco meno di 100 televisive. Sta anche qui il segreto della sapienza compositiva, dell’abilità nell’immaginare e strutturare una storia.
Sappiamo della sua affezione alle misure del poliziesco, una sorta di prosodia dell’immaginario che gli ha consentito quasi sempre di calibrare perfettamente il materiale a sua disposizione. Anche se poi sapeva concedersi dei lussi: pensiamo alla costruzione sperimentale di romanzi come La concessione del telefono o La scomparsa di Patò (2000), ma già a partire dal Birraio di Preston (1995) si era manifestata questa sua oltranza. Camilleri, nell’antro di alchimia in cui ha lavorato, sapeva anche dosare con grande libertà i suoi romanzi, in un’alternanza di lettere, documenti, ritagli di giornale. Ecco: lo scrittore empedoclino è stato, tra i nostri romanzieri, quello che ha voluto osare di più, spingendo il pedale fino in fondo per vedere se la macchina narrativa ogni volta ce la facesse.
Ma anche sul piano linguistico Camilleri si è rivelato ardimentoso, addirittura facendo a meno ogni tanto della rete di protezione rappresentata dal suo solito impasto, mettendo rigorosamente a dieta la sua pronuncia: nei romanzi pubblicati con Mondadori dedicati a una sorta di epopea alto-borghese (Il tailleur grigio, 2008; Un sabato, con gli amici, 2009; L’intermittenza, 2010; La relazione, 2014) si è allontanato dalla sua Vigàta, ha voltato le spalle a Montelusa per rastremare lo stile e avvicinarsi il più possibile a un italiano regolare, privo di sbavature, rigorosamente ipotattico (impressiona non poco questa sua schizofrenia).
Si diceva del format perfetto del giallo, arricchito da un personaggio a dir poco seducente, Salvo Montalbano, da annoverare, assieme a Pinocchio, a Don Abbondio, tra i pochi personaggi di carta miracolosamente palpitanti, e non mere e asfittiche funzioni proppiane. Il commissario di Vigàta, romanzo dopo romanzo, ha mostrato sempre qualcosa di nuovo di sé: è cresciuto, è cambiato, invecchiando assieme ai lettori e al suo creatore. E parallelamente è cambiata anche la situazione politica, sempre più corrusca e urticante. Montalbano, oltretutto, è sempre attorniato non tanto da comparse anodine ed esornative, quanto da personaggi, più o meno secondari, altrettanto ben caratterizzati.
Nelle mani di Camilleri il giallo è diventato un genere duttile, la cui forma assomiglia a quella dell’acqua, per citare uno dei titoli più fortunati della saga di Montalbano. Quest’ultimo, tra l’altro, ha fatto pure da apripista: dopo di lui altri commissari, investigatori di professione o per caso, hanno calcato le tavole del palcoscenico isolano. L’ha detto lo stesso Camilleri, col suo solito pragmatismo: «Quando mi son messo a scrivere gialli ho avuto l’impressione di aver tolto il tappo a un lavandino otturato».
Riferimenti bibliografici
A. Camilleri, Romanzi storici e civili, a cura di Salvatore Silvano Nigro, Meridiani Mondadori, Milano 2004.
I. Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di L. Baranelli, Meridiani Mondadori, Milano 2000.
S. Ferlita, G. Leone, L’isola immaginaria. La Sicilia di Andrea Camilleri, Kalòs, Palermo 2013.
S. Ferlita, P. Nifosì, G. Leone, La Sicilia di Andrea Camilleri tra Vigàta e Montelusa, Kalòs, Palermo 2003.
Salvatore Ferlita
 
 

Teleacras, 23.7.2019
Renato Miceli intervista Andrea Camilleri

Una vecchia intervista a Teleacras del 1987, prima del successo del grande scrittore siciliano
ilSicilia
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.7.2019
Bollani: "Dialogo senza regole con un mandolino"

Il duo costituito da Stefano Bollani, piano, e dal brasiliano Hamilton De Holanda, mandolino, inaugura l'edizione numero 44 di Notomusica, festival appena insignito della medaglia del Presidente della Repubblica (Collegio dei Gesuiti, corso Vittorio Emanuele, ore 21,15, ingresso 30 euro). «Da tempo con Hamilton collaboriamo intensamente dal vivo e su disco – dice Bollani – Tra noi c'è forte sintonia, il dialogo tra i nostri strumenti non conosce regole e improvvisiamo a ruota libera sia su brani della tradizione brasiliana che su temi originali. Suonare poi vicino ai paesaggi resi celebri dalla serie Montalbano è anche un modo per ricordare Camilleri, mente lucidissima e sopraffina le cui storie mi hanno sempre affascinato».
g.r.
 
 

La Repubblica, 24.7.2019
Quell’arancino sulla tomba di Camilleri

L'ultimo omaggio è un arancino, di quelli a punta che si mangiano nel catanese e che fanno arrabbiare i palermitani. Appoggiato con cura sulla terra ancora smossa che aspetta la lapide di Andrea Camilleri, ai piedi di un piccolo ulivo, quell'arancino, protetto dalla carta perché non si sporchi, è l'omaggio per eccellenza, è il conforto delle cose terrene per l'ultimo viaggio. Chi va a trovare Camilleri al cimitero acattolico di Roma non si presenta a mani vuote. Bisogna guardarli uno a uno gli oggetti che di giorno in giorno i lettori depongono sulla sua tomba. Sono simboli, pezzi di vita da portarsi nell'aldilà, come si faceva negli antichi rituali funebri. Racchiudono la cartografia di un alfabeto sentimentale. Ci sono le immancabili sigarette, che lo scrittore non potrà più addrumare, cioè accendere, né rotolare tra il pollice e l'indice per saggiarne la consistenza. C'è un mazzetto di garofani rossi piantato nel terreno. A fianco un'anfora di terracotta e un vasetto pieno di acqua e conchiglie. Qualcuno ha voluto portargli qui il mare. Quel mare che prima di diventare l'acqua di Vigàta è stato il regno delle avventure amatissime di Conrad e Melville, gli autori che avevano fatto scoprire al giovane Camilleri l'amore della lettura. In quel vasetto deposto lì a rappresentare la Sicilia è contenuta la forma dell'acqua, che è poi il titolo del primo romanzo della serie di Montalbano. Non sono oggetti qualsiasi, gli piaceranno non solo perché lo ricordano, ne citano i vizi reali e i tic letterari. Gli piaceranno perché Camilleri amava le cose della vita, il corpo, gli elementi. A Marino Sinibaldi che lo aveva invitato a parlare di felicità al festival Libri Come aveva detto: «La felicità per me non ha motivazioni, non ne ha mai avute, per me è fatta di cose ridicole… Io la felicità l'ho trovata sempre nelle cose terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani, non nella letteratura». I lettori lo sanno, l'hanno capito. E allora vengono qui, in fondo al vialetto che si apre con la tomba di Gramsci e si chiude con quella di Camilleri, portando cose vere, perfino un barattolo di confettura di more. La letteratura in realtà si affaccia, ma non sarà un caso se il libretto che qualcuno ha lasciato tra foglietti e cicche è un breve scritto di Umberto Saba intitolato Le polpette al pomodoro in cui il poeta ricorda alla figlia Linuccia la madre Lina, la compagna di una vita morta nel 1956. Lo fa attraverso i suoi piatti. Le polpette come gli arancini preparati dalla cammarera Adelina sono un "centro affettivo", irradiano calore. «Se dicessi che erano amore, non ti direi, con questo, nulla di nuovo».
All'ora di pranzo, mentre le strade di Roma si svuotano per l'afa estiva, una guida turistica decide di dirottare un gruppetto di americani a vedere la tomba di Camilleri. Vi arrivano prima di passare a salutare Shelley o Keats. Sarà una coincidenza ma la guida porta con sé un sacchetto con un pasto al sacco per la comitiva. Per un attimo il ragazzo sembra indeciso se lasciare o meno qualcosa di commestibile ai piedi dell'ulivo. Una donna è venuta a trovare suo figlio, sepolto non lontano, ma poi anche lei passa qui, a salutare: «Era vecchio è vero ma aveva ancora tante cose da dire». Nel giro di un'ora arrivano altri lettori. Un'insegnante, Palma Arpino, gira intorno alla terra sorridendo. «Ero di passaggio qui a Testaccio per sbrigare alcune commissioni in banca e mi sono detta: perché non andare?». All'ingresso del cimitero, tra le lapidi marmoree e le indicazioni ai sarcofagi monumentali, colpisce un piccolo cartellino plastificato: «Tomba di Andrea Camilleri. Zona 3; Riq 1; Fila 1». È facile trovarla, è vicino all'Angelo della Resurrezione che sovrasta la lapide dello scultore americano Franklin Simmons e di sua moglie Ella Bourne Slocum. Sul fatto che sia a pochi passi da Gramsci la signora Rita, una volontaria che fa da custode al cimitero, assicura che si tratta di una casualità. Racconta di un viavai continuo di persone che vengono ad "omaggiare il Maestro". Studenti, gente del quartiere, turisti. Proprio due giorni fa Romina ha lasciato un foglietto. È scritto a penna, datato 22 luglio. In alto una citazione tratta dall'Età del dubbio: «In amuri la ragione si dimette o va in aspettativa». Il saluto è condensato in poche righe. Un ringraziamento non tanto per Montalbano, ma per la saggezza delle parole che lo scrittore pronunciava fuori dalla cornice letteraria, per la sua "analisi lucida e disincantata" della realtà di tutti i giorni, per la serenità con cui prendeva posizione: «La serenità di poter dire quello che è senza remore sulle vicende di questa società alla deriva non potrà essere compensata con niente». Gli odiatori, quelli che sui social avevano cercato di infangare l'affetto con parole di stizza, qui non ci sono. Al contrario ieri un sole avvampante rendeva metafisico lo scenario, assoluti i segni tangibili dell'amore dei lettori. E le coincidenze. Prima fra tutte quella di riposare vicino a Gramsci, che per uno che aveva esordito nella sinistra del dopoguerra fondando a Porto Empedocle un falso partito comunista è quanto di meglio si possa auspicare.
Chissà se Camilleri potrà taliare il mare nel barattolo, i fiori, la confettura, le sigarette. Se gli verrà voglia di arrubbare l'arancino. È messo lì a posta. Adelina, la cameriera del commissario Montalbano, dedicava ore a cucinarli. Camilleri lo aveva raccontato: «Ci metteva due jornate sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta». Sembrano semplici gli arancini (Camilleri, con buona pace delle arancine palermitane, li chiama al maschile) ma sono laboriosissimi. Va fatto il giorno prima «un aggrassato di vitellone e di maiale» che deve «còciri a foco lentissimo per ore e ore» e poi un risotto «alla milanìsa» e dopo infiniti passaggi, alla fine «s'infilano in una padeddra d'oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d'oro vecchio ». Un arancino per Camilleri non è mica solo un arancino, è una zona della memoria, custodisce i sapori e i profumi della vita.
Raffaella De Santis
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 24.7.2019
Una piazza per Camilleri in ogni comune, da Catania parte petizione online
L’idea ha avuto successo con 36mila raccolte online. A lanciare l’appello a intitolare vie, strade e piazze allo scrittore siciliano scomparso il 17 luglio è la rivista I Siciliani Giovani

Una piazza per Camilleri. L’idea ha avuto successo con 36mila raccolte online. A lanciare l’appello a intitolare vie, strade e piazze allo scrittore siciliano scomparso il 17 luglio è la rivista I Siciliani Giovani e rilanciata a livello nazionale dall'associazione Articolo21.
“Ci piacerebbe che Camilleri avesse la sua piazza in cui poter raccontare storie, proprio come gli piaceva pensare – raccontano i redattori de I Siciliani giovani – Vorremmo che ogni comune riconoscesse il ruolo dello scrittore come ambasciatore della cultura siciliana nel mondo”. Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo è stato nominato nel 2003 Grande Ufficiale al Merito della Repubblica. Questo permette, a norma dell’articolo 4 della legge n. 1188/1927, di avere una deroga, d’accordo con il Ministero dell’Interno, per l’intitolazione a persone decedute da meno di dieci anni che si siano distinte per particolari benemerenze.
La petizione si può firmare al link http://change.org/UnaPiazzaPerCamilleri
“È bello essere siciliani come Camilleri – spiega Riccardo Orioles, direttore del giornale – Ma qui la geografia non c'entra: di Catania o di Bergamo, i "Siciliani" e Montalbano hanno fatto diventare un po' siciliani tutti coloro che hanno un po' di cervello e un po' di cuore”. Così si sono mobilitati anche alcuni amministratori locali, da Santa Croce Camerina (RG) a Milazzo (Me), passando per Piraino (Me), Messina e altri comuni siciliani. “Adesso è il momento di intercettare sindaci, consiglieri comunali e tutte le persone che possono fare questa proposta – concludono I Siciliani giovani – Intanto a Vigata una piazza per Camilleri ci sarà sempre”.
Giorgio Ruta
 
 

Modusvivendi Libreria, 24.7.2019


 
 

Repubblica Tv, 25.7.2019
Zingaretti termina le riprese del commissario Montalbano e saluta Camilleri: "Tanta tristezza"

"In questo momento abbiamo finito il film, felicità ma anche tanta tristezza". Dopo aver terminato le riprese dei nuovi episodi de 'Il commissario Montalbano' Luca Zingaretti, attore che interpreta il personaggio principale della fiction televisiva, ha salutato Andrea Camilleri, autore dei romanzi che hanno dato vita alla serie tv. Camilleri è morto il 17 luglio 2019 a Roma.
Video: Instagram / Luca Zingaretti
 
 

Francesco Artibani, 25.7.2019


 
 

il manifesto, 26.7.2019
L’ultima storia dolcemara di Montalbano
Scaffale. «Il cuoco dell’Alcyon», l’atteso libro di Andrea Camilleri edito da Sellerio

È ormai un «sessantino», Salvo Montalbano. Ne è passato di tempo da quando ha fatto la sua comparsa nelle pagine di uno scrittore, sceneggiatore, programmatore Rai tanto disincantato quanto erudito come è stato Andrea Camilleri. Ancora adesso tra una «pasta ncasciata» e gli spaghetti alla corallina cita Ludovico Ariosto, Bertolt Brecht, Omero, Marcel Proust, Borges, la poesia provenzale.
Il cuoco dell’Alcyon (Sellerio, pp. 251, euro 14) è stato pubblicato quasi in contemporanea con il ricovero dell’autore. È una storia nata inizialmente come brogliaccio per la sceneggiatura di un film italo-americano mai girato e che poi, dopo che il progetto si è arenato, Camilleri ha ripreso in mano per immergerla nelle atmosfere e in quella lingua inventata metà siciliano parlato metà lingua corrente italiana che hanno reso celebre il commissario di Vigata. Montalbano ha lo sguardo rivolto alla prossima pensione. Più prima che poi, dovrà passare le consegne a Mimi Augello o a Fazio per pendolare tra Boccadasse, dove vive l’eterna fidanzata Livia, e la sua Marinella. È il cerchio della vita al quale è inutile sottrarsi.
Montalbano, nel frattempo, è incuriosito da un misterioso veliero di lusso che si staglia all’orizzonte; poca attenzione dedica alle minacce ricevute dal padrone di una piccola fabbrica che sta chiudendo gettando nella disperazione duecento operai e famiglie. Il padrone se ne fotte di tutto, gli piace il gioco d’azzardo; sta sperperando il capitale di famiglia che pensa di sostituire con i profitti ricavati proprio da quel veliero che funziona come un bordello e una bisca per ricchi miliardari.
Il cuoco dell’Alcyon è da considerare la summa della concezione del giallo e del noir di Camilleri. Lontano dal polar francese, dalla dimensione metropolitana dell’hard-boiled americano e dal cosiddetto giallo mediterraneo, lo scrittore siciliano ha infatti preferito alla radicalità sovversiva del noir contemporaneo l’ironia, il distacco e l’allusione a ciò che non andava e non va nel mondo. Poca mafia, poco intreccio criminale tra politica ed economia: elementi presenti, ma sempre sullo sfondo perché basta evocarli per provocare la giusta indignazione.
La sua è una politicità sotto traccia. Ed è in questa caratteristica il motivo del grande successo di pubblico di Montalbano, che prima di tutto è stato televisivo e poi cartaceo. Alludere più che nominare è la cifra del commissario e di una opinione pubblica che non vuol diventare movimento. Per Camilleri centrale è il divertimento, che non significa però disimpegno. I suoi romanzi fanno sempre ridere; e ridere fa sempre bene all’anima. E al pensiero critico, c’è da aggiungere.
Il ritmo della narrazione si fa presto frenetico. C’è forse un complotto per fare fuori Montalbano e la sua squadra – Mimi Augello, Fazio, Catarella -; c’è un attentato alla fabbrica in dismissione. Il dito è puntato sugli operai buttati per strada come stracci usati. Montalbano è però un uomo del Novecento e respinge l’idea che siano proprio gli operai a distruggere la «loro» fabbrica con la dinamite. Ha ragione a diffidare di chi indica negli operai i colpevoli, anche se forse sarebbe meglio un bel botto invece che suicidarsi come fa uno di loro. I nemici da combattere vanno cercati tra gli ospiti dell’Alcyon. Gli operai furenti per il loro licenziamento o i migranti che sbarcano in Sicilia sono figure tragiche, ma di contorno in questa storia, a differenza di come strombazzano in tv e sui giornali gli scribacchini al soldo di imprenditori rapaci o di apprendisti stregoni della politica razzista. La realtà, annota Montalbano-Camilleri, non sempre è quel che appare.
Quella che il commissario gioca è una partita dove vita e morte sono variazioni del caso. Per vincerla si possono indossare anche le vesti del cuoco dell’Alcyon, mettendo in sordina una linea di condotta fin qui seguita da Montalbano: si combatte la malavita rispettando le regole.
Soltanto che non sempre è così; e se i cattivi sono anche sadici assassini li si combatte con ogni mezzo necessario. Violare la legalità è necessario se si vuole affermare giustizia. È un’antica «legge» quella dell’avere cura del mondo che Montalbano conosce. E che fa sua in questa storia dolceamara.
Benedetto Vecchi
 
 

Malgrado tutto, 26.7.2019
Grazie Maestro. Libera conversazione su Andrea Camilleri
Agrigento, all’hotel Costazzura un incontro in memoria dello scrittore recentemente scomparso

Il mondo umano e letterario di Andrea Camilleri al centro di una “libera conversazione” tra Stefano Milioto, presidente del Centro Studi Pirandelliani, e Mario Gaziano, direttore del Pirandello Stable Festival.
L’incontro è in programma il prossimo 1 agosto, alle 19, all’Hotel Costazzurra di San Leone, Agrigento.
Letture a cura di Maria Grazia Castellana e Franco Di Salvo. Intervento artistico:Sara Chianetta, Antonio Macaluso.
 
 

AgrigentoNotizie, 26.7.2019
"Sulla strada della legalità", la Questura dedica il caffè letterario ad Andrea Camilleri
Il ciclo di appuntamenti si è aperto con un tributo al sottufficiale dei carabinieri ucciso a Roma

La conversazione sul romanzo “Porte aperte” di Leonardo Sciascia ha aperto i battenti della sesta edizione de “Sulla strada della legalità”: il caffè letterario promosso dalla Questura di Agrigento in collaborazione con l’associazione “Emanuela Loi”. Caffè letterario che quest’anno è dedicato alla memoria del compianto scrittore empedoclino Andrea Camilleri.
[...]
Giuseppe Caruana
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 27.7.2019
L'autore ha dato dignità letteraria alla variante siculo-italiana ma il vigatese esisteva già con Martoglio applaudito, anche lui a Roma e a Torino
Il segreto di Camilleri una lingua ideata per essere ascoltata
Lo scrittore usava un siciliano figlio di quello del Cinque e Settecento e un tono da contastorie: leggere a voce alta aiuta la comprensione
I pescatori di Aci Trezza parlano come Verga e apuana nelle loro lettere farcite di parole dialettali ma anche di toscanismi

Quando si mette a fuoco la lingua di Camilleri bisogna anzitutto porsi la domanda cruciale: perché Camilleri viene letto e capito più fuori della Sicilia che in Sicilia? L'aveva riconosciuto lo stesso Camilleri in un'intervista al "Corriere della Sera" (maggio 2015); «La casalinga di Voghera (...) poi va a finire che la mia lingua la capisce meglio di certi siciliani». Come mai? In che senso la lingua di Camilleri i ha a che fare col siciliano?
Vi propongo la lettura di questi due piccoli testi; «Lo Imperaturi, & Rè nostro Signori mi havi comandatu che io debbia convocali vui altri Signuri di li tri Bracchij rapresentanti tutto quisto so fidelissimo Regno, & donassi alcuna notitia a Vostra Reverendissima Signuria & a tutti vui altri signuri di li grandi & excessivi dispisi che sua Cesarea Majestà da multi anni in qua havi fattu & continuamenti fa per la conservactioni & tranquillo viviri di soi subditi».
E poi; «Prima di ogni cosa bisogna 'nsignari a li picciriddi di farisi lu signu di la Cruci, e avvizzarili a farisillu lu chiù spissu chi po', e specialmenti quannu vannu a durmiri, quannu si levanu e a lu principiu e a lu fini dì lu manciari».
Non sto citando da Camilleri. Il primo testo risale al 1528 ed è tratto dalla lettera di convocazione dei tre Bracci ("Bracchi" nel testo) del Parlamento siciliano inviata dal viceré Ettore Pignatelli. Il secondo è datato 1764 e fa parte delle raccomandazioni che Francesco Testa, arcivescovo di Monreale dal 1754 ai 1773, premette al suo catechismo ad uso delle parrocchie siciliane.
Le citazioni potrebbero continuare. Che dire? II vigatese di Camilleri nasce prima di Camilleri. Elenco alcune delle sue caratteristiche.
Prima e fondamentale caratteristica. È una lingua comprensibile a chiunque conosca l'italiano, indipendentemente dalla regione in cui è nato e dal dialetto che usa. L'imbattersi in parole che non si conoscono (taliari per guardare, addunarsi per accorgersi, cabasisi per... cabasisi, eccetera) capita a chiunque parli una qualsiasi lingua: il significato lo si va a controllare in qualche dizionario o si chiede a chi ne sa di più o, più banalmente, lo si deduce dal contesto discorsivo in cui la parola nuova occorre. Le parole nuove non sono segno di lingua nuova.
Seconda caratteristica. Dietro i testi citati si sente la voce viva di un parlante. Se avete qualche problema di comprensione leggeteli a voce alta e capirete subito. II vigatese di Camilleri va appunto letto a voce alta. È la tradizione dei contastorie che il nostro scrittore agrigentino ha elevato a lingua let-teraria.
Terza caratteristica. Non è una lingua depositaria di una cultura popolare. "Popolare" nel senso di separata e/o distante dalla cosiddetta cultura alta. Volete degli esempi? Rileggete il teatro di Martoglio e ne trovate in grande quantità. Popolani parlanti in vigatese e borghesi o aristocratici parlanti in italiano libresco interagiscono tranquillamente senza alcun sostanziale problema comunicativo. Il vigatese, di Camilleri e prima di Camilleri, non è una barriera comunicativa tra i vari ceti sociali.
Prendete il personaggio Mastru Austinu di San Giuvanni Decullatu. Ciabattino e analfabeta, ama parlare citando proverbi e modi di dire dotti («Escusaziu non pitita a cu' saziu manifesta! (...) veni a dire che aviti la cuda di paglia, osia carboni bagnato», ad esempio) o esprimere il proprio pensie-ro cantando brani di opere liriche («La donna è mobeli - Di piumi al veento/ Muta d'argento - E di pensier... / È sempre misero - cui si nni fida», ad esempio).
Ricordo che Martoglio veniva applaudito nei teatri torinesi e romani e che non erano di contenuto folclorico le storie raccontate dai contastorie, attivi ancora nelle piazze siciliane negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
Conclusioni? Il vigatese di Camilleri non è siciliano, è più correttamente la variante siciliana dell'italiano comune. Ha un grande precedente letterario. È la continuazione, sapientemente costruita, della lingua parlata dai popolani dei Malavoglia. Come parlano e pensano i pescatori di Trezza? Riproducono il parlato usato da Verga e Capuana nelle loro chiacchierate e ben documentato nei loro epistolari: lingua sintatticamente italiana, lessicalmente piena di parole siciliane ma anche di toscanismi dotti e libreschi.
L'aveva teorizzato Verga prima di Camilleri: «Ascoltando, ascoltando si impara a scrivere», aveva detto a Ugo Ojetti in un'intervista del 1895. Ascoltando, non leggendo. Quella di Camilleri è una scrittura parlata. I suoi racconti sono per l'appunto scritti per essere ascoltati. L'autore usa la penna come il contastorie usava il piedistallo: per far sentire meglio la propria voce narrante. Durante la lettura il lettore si trasforma in ascoltatore. È Camilleri che lo dice conversando con De Mauro (La lingua batte dove il dente duole, Laterza): «Sembra esserci una certa necessità, almeno per i miei libri, di una lettura ad alta voce, cioè dell'oralità, del sentir leggere».
Camilleri è l'esempio più recente, e tra i più illustri, dell'italiano come l'aveva descritto Dante nel 1300 nel De volgari eloquentia: l'italiano, diversamente da altre lingue nazionali, non ha una capitale che detta univocamente le regole del suo funzionamento ma in qualibet redolet civitate nec cubat in ulla «fa sentire il suo profumo in tutte le città italiane ma non risiede in nessuna di esse». Detto nella terminologia moderna: la lingua italiana è un insieme non gerarchico di varietà. Il siculo-italiano è una di esse.
Per concludere leggete a caso una pagina in vigatese di Camilleri. Ad esempio l'esordio de La giostra degli scambi: «Alle cinco e mezza di quella matina, minuto cchiù minuto meno, 'na musca, che pariva da tempo morta 'mpiccicata supra al vitro della finestra, tutto 'nzemmula raprì l'ali, se l'annittò accuratamenti strofinannole, pigliò il volo, doppo tantìccnìa virò e si annò a posari supra al ripiano del commodino».
Confrontatela coi testi dei Cinquecento o del Settecento siciliano che ho citato all'inizio. Non è difficile trovare le continuità. Camilleri ha dato dignità letteraria alla variante siculo-italiana della nostra lingua comune. Sull'onda interpretativa di Dante. Non è un merito da poco.
Franco Lo Piparo
 
 

La Repubblica - Robinson, 27.7.2019
Chi sale, chi scende
Ora e sempre nel segno di Camilleri

Quello dei lettori italiani per Andrea Camilleri è un amore senza confini, che supera la barriera del "finché morte non ci separi". Come dimostra anche questa top ten, in cui, sull'onda emotiva legata alla sua scomparsa, lo scrittore stravince; l'ultimo Montalbano, sceso la scorsa settimana dal primo al secondo posto per fare spazio a M di Antonio Scurati, trionfatore allo Strega, ora riguadagna la vetta; mentre rientrano tra i magnifici dieci Km 123, inconsueto giallo di ambientazione romana (ottavo), e al decimo Ora dimmi di te. Lettera a Matilda, testamento spirituale indirizzato alla pronipote. [...]
Claudia Morgoglione
 
 

Live Sicilia, 27.7.2019
Lo scrittore siciliano
Il Comune di Reggio Calabria: "Una piazza intitolata a Camilleri"
Il sindaco e l'amministrazione comunale hanno aderito a una petizione.

Reggio Calabria - L'Amministrazione comunale di Reggio Calabria, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, attraverso la Commissione Toponomastica, ha aderito alla petizione - rilanciata su scala nazionale dall'associazione Articolo21 e pubblicata sul sito internet charge.org - per intitolare una piazza allo scrittore Andrea Camilleri, nominato nel 2003 Grande ufficiale al Merito della Repubblica. Proprio questo riconoscimento consentirebbe di agire in deroga alla norma che vuole l'intitolazione di strade o piazze a persone decedute da almeno dieci anni. "Andrea Camilleri - è il commento di Falcomatà - ha rappresentato e rappresenterà perennemente un faro per la letteratura e la storia contemporanea del nostro Paese. Ha raccontato il Sud, inventando storie e racconti d'impareggiabile spessore; ha dato voce e trasmesso al mondo la bellezza e la semplicità di una porzione importante della penisola. Camilleri scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo, è l'emblema di un'Italia e di un Mezzogiorno che, come amava dire Corrado Alvaro per i calabresi, vogliono essere parlati. Sarebbe un onore, per l'intera città di Reggio Calabria, imprimere il suo nome su un luogo dove i passi della gente costruiscono e segnano il cammino di un popolo verso il futuro".
 
 

La Gaceta de Salta, 28.7.2019
La Gaceta literaria
Entrevista a Andrea Camilleri
Entrevista publicada originalmente en este suplemento el 4 de agosto de 2013
“Hace tiempo que pienso en asesinar a Montalbano”
El escritor cuenta aquí, entre otras cosas, qué ocurrió cuando se reunió con sus colegas Manuel Vázquez Montalbán y Jean Claude Izzo para eliminar a sus personajes. Habla de sus referencias literarias y se mete con la política. También regala el comienzo para una historia: “Ayer, por ejemplo, salí a comprar cigarrillos y escuché que una muchacha, por teléfono, decía: ‘¿Pero cómo quieres hacer el amor conmigo sin haber consultado antes al tarot?’ Es un magnífico punto de partida para una novela”

Roma. Podríamos encontrarnos en Vigata, la ficticia ciudad siciliana que es el escenario de las novelas del comisario Montalbán, que no es otra que Puerto Empédocles, en Agrigento, pero Andrea Camilleri está en “el continente” como se dice cuando no se está en Sicilia.
Acaba de publicar su último libro -una suerte de autobiografía y de reflexiones- y, por ello, tiene múltiples compromisos que cumplir para publicitarlo.
“El café con hielo picado, crema y medialunas, nuestro típico desayuno siciliano -dice- tendrá que esperar todavía algunas semanas”.
Lo llamo a su humeante casa romana. Camilleri tiene 88 años y se concede el lujo de fumar 60 cigarrillos al día. “Si dejo ahora -me dice con su voz ronca- me muero de inmediato”.
Camilleri es un hombre “récord”. Conoció el éxito después de los 70 años, tras haber trabajado en el teatro y en la RAI. Es el escritor italiano más exitoso: ha vendido millones de copias y ha sido traducido en todo el mundo.
Hablar con él significa afrontar sus dos grandes pasiones: George Simenon, una de las más grandes “máquinas” de escribir de la historia de la literatura, y la política.
- ¿Qué puntos en común tiene con Simenon?
- Simenon tenía una serie infinita de trucos, artimañas y recursos que lo convirtieron en un archivo monumental hecho de apuntes, mapas y documentos. Yo no. Sí tengo una óptima memoria, soy ordenado y metódico. Simenon frecuentó la escuela de un comisario del Quai des Orfevres, en París, para aprender las técnicas de la investigación policial. Yo las conocí después de haber escrito algunas novelas cuyo personaje es el comisario Montalbano. A diferencia de Simenon yo, quizás, tengo más el ánimo de un “perro de policía” pero, como casi todos los autores de sagas, compartimos la tendencia a repetir hasta el infinito las condiciones de la primera obra -El curso de las cosas, en mi caso-, es decir: horarios de escritura, lectura de crónicas policiales y la inmersión en la realidad cotidiana. Me gusta sumergirme en la realidad. Gogol decía que él no poseía fantasía. La inspiración para escribir Las ánimas muertas se la sugirió Puskin, que había apenas leído la noticia en algún diario. Si debo ser sincero jamás entendí cómo nacen mis novelas. Leo muchos hechos pequeños, escucho frases por la calle, dos o tres se me fijan en la mente y crecen hasta resultar una historia. Ayer, por ejemplo, salí a comprar cigarrillos y escuché que una muchacha, por teléfono, decía: “¿Pero cómo quieres hacer el amor conmigo sin haber consultado antes al tarot?”. Es un magnífico punto de partida para una novela.
- En las novelas convencionales desaparecieron las largas descripciones de los clásicos. El mismo rostro de su comisario Montalbano es un misterio. ¿Es una técnica suya?
- No. En mi caso la formación teatral hizo que me resultara natural escribir los diálogos antes que otra cosa. Cuando he establecido cómo habla un personaje, comienzo a deducir cómo se viste, adónde vive, etcétera. No tengo una técnica precisa para escribir. A mis alumnos suelo decirles que la mejor escuela para aprender a escribir es saber escuchar. Y, naturalmente, leer los escritores que nos gustan e intentar entender cómo han hecho ellos. Yo adoro a Chejov y Gogol. Cuentos de San Petersburgo es la perfección literaria. También me gustan Beckett, Faulkner, Sterne, Pirandello, Leonardo Sciascia e Ítalo Calvino, para mí, un dios de la escritura.
- A propósito de lengua y escritura, ¿por qué la decisión de escribir en esa mezcla de italiano de la pequeña burguesía italiana y dialecto siciliano?
- Porque para mí es perfecto. Me di cuenta una noche, en el lecho de muerte de mi padre. Para hacerle compañía le contaba lo que estaba escribiendo y lo hacía en esa mezcla porque, a veces, el italiano me servía para expresar el concepto sobre algo mientras que el dialecto describía mejor el sentimiento. Es una lección maravillosa que he aprendido de Pirandello en su maravillosa traducción del Cíclope de Eurípides en dialecto siciliano.
Él logra un resultado extraordinario al operar con dos niveles del dialecto: el de los campesinos, que usa el cíclope y un lenguaje más culto, que es en el que se expresa Ulises, hombre que ha viajado y que, se supone, es más culto que el monstruo. Tengo que decir que muchos traductores, especialmente los que traducen al castellano, trasmiten muy bien lo que intento decir.
- Usted comenzó a escribir novelas históricas y luego llegó al éxito con las novelas policiales del comisario Montalbano
- Sí. Todo nació como un juego. Para escribir tenía necesidad de un contenedor. ¿Y qué mejor contenedor existe que los policiales? Subí de 5.000 a 900.000 copias vendidas. Un delirio. Y también una presión enorme. Hace tiempo que pienso en “asesinar” a Montalbano. Pero hace unos diez años nos encontramos, en París, con Manuel Vázquez Montalbán y con Jean Claude Izzo y empezamos a discutir cómo matar a nuestros investigadores. Luego, imprevistamente, murieron mis dos escritores amigos sin lograr desembarazarse de sus personajes. Y, entonces yo, que como buen hombre del sur, soy muy supersticioso, he renunciado a cometer ese “delito”.
- ¿Por qué suele ser Sicilia el escenario casi exclusivo de sus novelas?
- Sicilia ha tenido 13 dominaciones y de cada una hemos tomado lo mejor y lo peor, es decir que es muy compleja. Puedes hablar de un hecho sucedido en el 1.500 en Sicilia y reencontrarlo igual en un suceso acontecido ayer. Satisface mis exigencias beber de esta agua y de esta fuente.
- Usted no es sólo el escritor italiano que más ha vendido sino también representa una importante desmentida al lugar común según el cual los lectores italianos no aprecian el sentido del humor.
- En Italia, la sátira siempre fue considerada un género menor. ¿Recuerda las polémicas por el Nobel a Darío Fo? En este país se ha tenido siempre la snob idea de que la llamada “alta literatura” debe ser, necesariamente, seria. Yo no pienso así. Curiosamente la misma exigencia de seriedad no es aplicada por los italianos a la política. No me gusta decirlo pero todavía hay un modo de pensar fascista. Lamentablemente aún seduce la prepotencia.
- ¿Continúa definiéndose como un marxista?
- Mire... hoy más que nunca, aunque hace algunos años me había convencido de que lo mejor era una izquierda definida como liberal-democrática. Me parece que hoy la izquierda italiana necesita una sesión psiquiátrica. Esto de gobernar con Berlusconi... ¿qué es sino una enfermedad? A mi edad quisiera todavía llegar a comprender qué pasa en mi país, comprender cosas difíciles de justificar es el único modo serio de resistir a la vida. Y a esta voluntad de entender yo se la he trasmitido a mi personaje Montalbano. Edipo, que descubre que su ciudad es víctima de una peste, quiere encontrar al culpable y a la verdad. Hace una investigación y descubre que el culpable es él mismo. Es un policial de una belleza extraordinaria, ¿no? ¡Eso! Yo no sé todavía quién es el culpable de cómo está Italia... Pero una idea tengo...
Cristiana Zanetto
 
 

il manifesto, 28.7.2019
La verità immaginaria di Camilleri
Genova 2001. Montalbano è l’unico poliziotto importante a dire la verità per la precisa ragione che è un poliziotto inesistente: è questa la conclusione che possiamo e dobbiamo trarre a tanta distanza dai fatti, se consideriamo che la polizia reale non ha mai rinnegato gli atti e i fatti della Diaz


La vignetta di Mauro Biani

Mauro Biani l’altro giorno ha ricordato sul Manifesto Andrea Camilleri, appena scomparso, con una vignetta che cita un brano del suo romanzo, il settimo dedicato alla serie del commissario Montalbano, «Il giro di boa», uscito nel 2003.
«Ad assaltare quella scuola, la Diaz», osserva il commissario Montalbano, «e a fabbricare prove false non è stato qualche agente ignorante e violento, c’erano questori e vicequestori, capi della mobile e compagnia bella».Biani titola la vignetta «Quando Montalbano provò a salvare l’onore della polizia, dello stato», e in effetti proprio di questo si è trattato: un tentativo nobile, quanto destinato all’insuccesso. Del resto, come poteva un poliziotto immaginario compiere simile impresa, al cospetto dell’indifferenza e dell’arroganza della polizia reale?
Camilleri inizia il romanzo con il commissario che ascolta al telegiornale la notizia in arrivo da Genova: la procura, dice la giornalista, si è convinta, anzi si è fatta «pirsuasa», per citare letteralmente Camilleri, «che le due bombe molotov, trovate nella scuola, erano state portate lì dagli stessi poliziotti per giustificare l’irruzione».
Segue la reazione del commissario, nella quale si condensa la denuncia di Camilleri. Montalbano, scrive lo scrittore, era restato «assittato» sulla poltrona, «privo della capacità di pinsari, scosso da un misto di raggia e di vrigogna, assammarato di sudore».
Camilleri affida a Montalbano il compito di esprimere lo sdegno di un poliziotto onesto e leale che rigetta non solo le violenze gratuite della Diaz ma anche e soprattutto le menzogne organizzate per occultare i fatti e negare le responsabilità. Montalbano per Camilleri incarna la polizia come dovrebbe essere e come in quel frangente non fu. Il commissario ci dorme sopra, poi parla al telefono con Livia e le annuncia: «Mi dimetto. Domani vado dal questore e gli presento le dimissioni. Bonetti-Alderighi ne sarà contento».
Si può dire che questo dirompente avvio de «Il giro di boa» è al tempo stesso una testimonianza e un atto d’accusa. Testimonianza di quella polizia democratica e consapevole che Montalbano è chiamato a rappresentare, un atto d’accusa verso i vertici del corpo, che il gesto delle dimissioni, in quel momento dovute secondo decenza ed etica costituzionale, si guardarono bene dal compiere.
«Il giro di boa» prosegue con Montalbano che si lascia convincere dai collaboratori più stretti a non lasciare il campo, dopo un breve scambio con Mimì Augello, che gli ricorda le violenze di Napoli nel marzo 2001, in epoca di centrosinistra, e spinge Montalbano a replicare: «Credi che non ci abbia riflettuto, Mimì? Vuol dire che tutta la faccenna è assai più grave. Che questa lurdia è dintra di noi». «E fai questa bella scoperta solo oggi?», replica Mimì. «Tu che hai leggiuto tanto? Se te ne vuoi andare, vattene. Ma non ora».
Montalbano non se ne va, naturalmente, e la storia prosegue, ma ne deriva una constatazione amara e al tempo stesso illuminante: Montalbano, in quella fase delicata delle inchieste, è l’unico poliziotto in vista a prendere pubblicamente la parola e dire la verità.
A indicare la via maestra: ammettere le proprie responsabilità, collaborare con la magistratura, dimettersi. Nel 2003, anno di uscita del romanzo, non sono ancora cominciati i processi, l’inchiesta, tecnicamente parlando, è ancora in divenire: la sentenza di primo grado nel processo Diaz è del 2008, quella di appello del 2010, il giudizio definitivo della Cassazione del 2012.
Montalbano è l’unico poliziotto importante a dire la verità per la precisa ragione che è un poliziotto inesistente: è questa la conclusione che possiamo e dobbiamo trarre a tanta distanza dai fatti, se consideriamo che la polizia reale non ha mai rinnegato gli atti e i fatti della Diaz (il menzognero verbale d’arresto, per dire, non è mai stato ritirato né sconfessato ufficialmente); nessuno, fra gli imputati, ha davvero ammesso le proprie responsabilità; nessuno, fra gli alti dirigenti di polizia, ha mai espresso uno sdegno paragonabile a quello di Montalbano.
Il quadro è desolante e la vignetta di Mauro Biani ce lo ricorda per contrasto: da un lato la reazione forte e leale del poliziotto immaginario, dall’altro la miseria della realpolitik nella polizia di stato, assai lontana dai canoni morali del commissario di Vigàta.
Nella prefazione al libro «L’eclisse della democrazia» che il sottoscritto pubblicò nel 2011 con Vittorio Agnoletto, Camilleri annotò che tutti i condannati in secondo grado erano rimasti al loro posto: «Tutto questo – scrisse – perché in Italia vige sì la presunzione di innocenza, ma non vige la presunzione dell’imbarazzo, della vergogna nel venire smascherati e continuare a occupare lo stesso posto». Alla fine l’imbarazzo e la vergogna, con Montalbano e Camilleri, sono i sentimenti che proviamo tutti noi, semplici cittadini e testimoni di questa vicenda, di fronte agli uomini di potere.
Lorenzo Guadagnucci (Comitato Verità e Giustizia per Genova)
 
 

Il Messaggero, 28.7.2019
Quel western siciliano di Sciascia e Camilleri
Tra le carte dello scrittore di Racalmuto riemerge il copione di uno sceneggiato trasmesso dalla Rai nel 1984. A realizzarlo il futuro ideatore di Montalbano, che aveva elaborato un suo breve racconto.

LA STORIA
Il 1962 è un anno in cui Leonardo Sciascia, che vede pian piano crescere la sua notorietà, è coinvolto in più di un progetto legato al mondo dello spettacolo. Il 13 novembre, Andrea Camilleri, allora alla Rai come delegato alla produzione, scrive a Sciascia: «Vorremmo invitarti, in sostanza, a scrivere un originale televisivo (che è qualcosa di simile a un atto unico) seguendo particolari criteri che stabiliremmo di comune accordo».
Sciascia piuttosto regolarmente andava a Roma in quel periodo e i due si incontrarono. Nella seconda lettera Camilleri, qualche settimana dopo (la data è l’11 dicembre), scrive: «Carissimo Sciascia, abbiamo letto il volumetto di Colajanni e ci pare che la tua idea di scrivere un originale televisivo imperniato sul processo Notarbartolo sia veramente buona. Ti ricordo che si tratta di un originale televisivo e che quindi sarà realizzato in studio, il che comporta alcune regole, fra le quali il limitatissimo uso degli esterni, l’adozione di un massimo di 4-5 ambienti e l’accento messo sul movimento drammatico del dialogo invece che sull’azione».
L’INTRECCIO
L’argomento scelto fu dunque uno dei primi delitti eccellenti della storia italiana dopo l’Unità; l’assassinio di Emanuele Notarbartolo nel 1893 è indubbiamente una vicenda che si presta a divenire centro di interesse per lo scrittore di Racalmuto: l’intreccio fra politica e criminalità, il potere e l’interesse economico che occultano la verità. Il lavoro però si arena, Sciascia dopo le prime settimane si fermò. Le storie professionali dei due autori però si intrecciarono ancora.
Nell’estate del 1970 Sciascia pubblica sul Corriere della Sera un racconto, il titolo è Western di cose nostre. La storia è ambientata in un grosso paese della Sicilia di cui non viene fatto il nome; una guerra fra due famiglie mafiose viene alimentata in realtà dalla vendetta di un uomo, farmacista in paese, che per anni si è tenuto un grande dolore: il vecchio capo mafia gli aveva impedito di sposare la donna che amava. La vicenda è stata narrata a Sciascia da Giuseppe Cottone, un professore nato nel paese in cui si svolsero i fatti: Alcamo, in provincia di Trapani. Cottone probabilmente pensava a un romanzo o a un lungo racconto mentre Sciascia condensa una storia articolata e ricca di episodi, e che sarebbe potuta divenire un lungo romanzo, in due colonne di un giornale. Sembra proprio il soggetto per un film. E il film effettivamente arriva, anche se diversi anni dopo: un film per la televisione di tre ore, diviso in due puntate. Del progetto la Rai inizia a parlare con Sciascia alla fine del 1981, ma il telefilm è pronto e viene trasmesso in televisione nelle prime settimane del 1984. All’inizio vennero previste tre puntate, ciascuna di un’ora circa; in un secondo tempo invece ci fu una modifica: le puntate divennero due di novanta minuti.
IL COPIONE
Il copione arriva nella casa di campagna di Sciascia, a Racalmuto, in due volte; come capitava a molti visitatori, Camilleri, quando arriva alla porta della casa di campagna, non trova nessuno e lascia il copione a qualche vicino o direttamente in una borsa all’ingresso. Sulla prima pagina del copione infatti scrive: «Caro Leonardo, questa è la prima puntata del “western”. Dovevo farti avere le tre puntate ma i geni della tv mi hanno mandato tre copie della prima. Tornerò fra venerdì e sabato. Ti lascio anche una lettera di Lucia Restivo (sorella di Chiara) per una proposta tv. Su Savinio. A presto, Andrea Camilleri».
Il farmacista vendicatore viene interpretato da Domenico Modugno; la regia è di Pino Passalacqua; la sceneggiatura è di Andrea Camilleri, Antonio Saguera e del regista. È curioso notare che uno degli uomini uccisi nel film viene assassinato in contrada Montelusa, nome che viene dall’opera di Pirandello e che Camilleri riprenderà nelle storie del commissario Montalbano.
LA TRASMISSIONE
Quando il film viene trasmesso da Rai2 nel gennaio 1984, Sciascia è in campagna. Nella casa fra i campi non c’è mai stato un televisore, ma il cugino Angelo da Racalmuto porta un piccolo apparecchio televisivo per dare la possibilità ai coniugi Sciascia di vedere il film. Qualche settimana dopo Sciascia commenta sulla rivista Amica: «Come ha spiritosamente detto uno degli sceneggiatori del film ora trasmesso dalla televisione, il racconto era come un dado Liebig: se ne poteva fare un brodo. C’era, sì, il rischio di farne una brodaglia. Ma mi pare che regista e sceneggiatori l’abbiano evitato. Ne è venuto un buon brodo». Al tempo dello sceneggiato, infine, Sciascia e Camilleri parlarono dei documenti da cui venne fuori il libretto La strage dimenticata. Quando esce il libro di Camilleri, Sciascia, che in quel periodo segue le pubblicazioni dell’editore palermitano, con impegno e attenzione interviene sul risvolto di copertina preparato dal redattore della casa editrice correggendo, ritoccando, semplificando: sarà il primo volume di una lunga serie che lo scrittore di Porto Empedocle pubblicherà con la casa editrice Sellerio.
Vito Catalano
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 28.7.2019
Andrea Camilleri e il mistero delle suore "immolate" per salvare la vita a Peruzzo
"La Pecore e il Pastore". L'opera dello scrittore empedoclino scatenò un vespaio di polemiche

Palma di Montechiaro. Tra le opere pubblicate con Sellerio da Andrea Camilleri una delle poche a suscitare polemiche ed indignazione da parte degli ambienti ecclesiastici e nella cittadina palmese fu quella dal titolo "Le Pecore e il Pastore".
Opera scritta da Camilleri dopo che Enzo Di Natali nel volume dal titolo "L'attentato contro il Vescovo dei Contadini" e cioè la storia del grave ferimento del vescovo di Agrigento Giovan Battista Peruzzo ad opera di un infedele monaco nell'Eremo di Santo Stefano Quisquina in cui il presule si trovava in ritiro spirituale, svelò che la Madre Abadessa del Monastero del Santissimo Rosario delle suore benedettine di clausura di Palma di Montechiaro, suor Maria Enrichetta Fanara, il 16 Agosto del 1956 scrisse proprio a Peruzzo una lettera per confessargli che ben 10 suore avevano immolato la loro vita al Signore in cambio della sua guarigione. Contenuto poi confermato da mons. Domenico De Gregorio nella biografia del Presule passionista.
"Non sarebbe il caso di dirglielo - scrisse la Madre Abadessa a Peruzzo - ma glielo diciamo per fargli obbedienza. Quando V.E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa Comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del Pastore. Il Signore accettò l'offerta ed il cam-bio: dieci monache le più giovani lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato Pastore...".
Naturalmente quella rivelazione consentì al grande scrittore empedoclino di preparare la stesura del libro a cui diede il titolo di "Le Pecore e il Pastore" la cui pubblicazione suscitò un vespaio di polemiche, di reazioni ed indignazioni. Ci furono smentite da parte della allora Aba-dessa del convento benedettino di clausura suor Natalina Mangiavillano ma, soprattutto, da parte del rettore don Nicolò Lupo che contestò apertamente Camilleri scrivendo che "nessuna monaca è morta nel periodo indicato dallo scrittore, a dimostrazione dell'enorme panzana da Lui propalata". E per avvalorare la sua tesi don Nicolò Lupo pubblicò l'elenco delle suore scomparse nel sacro cenobio palmese dal 1945 al 1961.
Ma Andrea Camilleri trovò subito, con la sua genialità investigativa, una convincente spiegazione del fatto che la Madre Abadessa Maria Enrichetta Fanara si decise a scrivere la lettera di obbedienza a mons. Giovan Battista Peruzzo dopo ben 11 anni, un mese e sette giorni dall'attentato.
"Io credo che la Abadessa - scrisse il grande autore de "Le Pecore e il Pastore" - dopo le due visite che eseguì al monastero nel 1955 il duca di Palma Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo, si sia domandata perché non aggiungere alla lista dei titoli di merito da Ella vantati anche il sacrificio di dieci suore? E un bel giorno si decise a farlo, tanto quella rivelazione sarebbe rimasta un segreto tra Lei ed il Vescovo".
Ma purtroppo per suor Maria Enrichetta Fanara così non fu.
Filippo Bellia
 
 

Francesco Artibani, 28.7.2019


 
 

ANSA, 29.7.2019
Laurea honorem Camilleri dalla Stranieri
Il 26 settembre era atteso a Perugia. Evento si farà in memoria

Perugia. Il 26 settembre Andrea Camilleri sarà ricordato all'università per Stranieri di Perugia che prima del suo ricovero in ospedale, il 17 giugno scorso, aveva deliberato di attribuirgli la laurea honoris causa. "Dopo la scomparsa di Camilleri - spiega la rettrice, Giuliana Grego Bolli - abbiamo deciso di non comunicare la notizia, ma solo ora, a distanza di una settimana, riteniamo sia giusto far sapere che il nostro ateneo aveva voluto rendere omaggio allo scrittore e all'uomo di cultura conosciuto e letto in tutto il mondo".
Le motivazioni per l'attribuzione del riconoscimento erano state lette a Camilleri durante un incontro avvenuto nella sua casa di Roma, il primo giugno scorso. "In quell'occasione - aggiunge Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana e promotore dell'iniziativa - abbiamo manifestato a Camilleri anche la volontà di dedicare una giornata di studio alle sue scritture il prossimo 26 settembre" e lo scrittore aveva manifestato la volontà di partecipare all'iniziativa.
 
 

CamillerINDEX, 29.7.2019
Comunicato
Quaderni camilleriani n.8

Mentre questo ottavo volume era in allestimento, Andrea Camilleri ci ha lasciato.
I Quaderni camilleriani lo hanno voluto ricordare con un inserto, ricco per le foto di Giorgio Dettori e per un dialoghetto in cui lo Scrittore pronuncia poche battute, sufficienti a mettere in luce la sua non comune personalità.
Il titolo – Fantastiche e metamorfiche isolitudini – riassume il senso del volume che si occupa dell’idea di “isola” (isola Sicilia, isole di tutti i mari del mondo) e delle visioni fantastiche che le isole spesso hanno suscitato: dunque, non il Camilleri dei romanzi storici e civili o delle storie di Montalbano, ma l’autore della trilogia fantastica e, in primo luogo, di Maruzza Musumeci.
La nota de Il ladro di merendine si chiude con una frase: “Il romanzo è dedicato a Flem: storie così gli piacevano”. La facciamo nostra e la adattiamo: il volume è dedicato ad Andrea Camilleri; ricerche così gli piacevano, fatte da studiosi (tre donne e tre uomini) che con finezza interpretativa leggono e descrivono il suo mondo insulare; la psicologia dei personaggi femminili dai quali quel mondo è animato; il fantastico e le metamorfosi; le Sirene che hanno inquietato (e consolato) i naviganti fin dagli antichissimi tempi cantati nell’Odissea.
In Maruzza Musumeci ancora risuonano le loro voci: per dirci delle inimmaginabili occasioni che possono derivare dall’ascolto dell’altro.
Oltre la qualità letteraria, questo c’è, soprattutto, nell’opera di Andrea Camilleri.
 
 

Università per Stranieri di Perugia, 30.7.2019
Comunicato stampa
Il 26 settembre l'omaggio della Stranieri di Perugia ad Andrea Camilleri

Perugia - Il prossimo 26 settembre lo scrittore Andrea Camilleri sarà ricordato all’Università per Stranieri di Perugia che prima del suo ricovero in ospedale, il 17 giugno scorso, aveva deliberato di attribuirgli la laurea honoris causa. La delibera del consiglio di dipartimento è infatti datata 11 giugno. «Dopo la scomparsa di Camilleri – spiega la rettrice, Giuliana Grego Bolli – abbiamo deciso di non comunicare la notizia, ma solo ora, a distanza di una settimana, riteniamo sia giusto far sapere che il nostro ateneo aveva voluto rendere omaggio allo scrittore e all’uomo di cultura conosciuto e letto in tutto il mondo». Le motivazioni per l’attribuzione del riconoscimento erano state lette a Camilleri durante un incontro avvenuto nella sua casa di Roma, il primo giugno scorso.
L’omaggio «In quell’occasione – aggiunge Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana della stessa Università per Stranieri e promotore dell’iniziativa – abbiamo manifestato a Camilleri anche la volontà di dedicare una giornata di studio alle sue scritture il prossimo 26 settembre. Quando gli abbiamo letto la bozza di programma, con interventi dedicati soprattutto alle sue pagine senza il commissario Montalbano, Camilleri ci ha detto di essere commosso per questa iniziativa e ha manifestato alla figlia il desiderio di venire a Perugia in settembre». Lo scrittore il 26 settembre prossimo sarebbe dovuto essere a Perugia, a Palazzo Gallenga, sede della Stranieri, ma ci saranno studiosi, intellettuali, studenti, familiari e amici che parleranno di lui. «Sarà il nostro omaggio a Camilleri», conclude la rettrice Giuliana Grego Bolli.
 
 

Terzo Millennio, 30.7.2019
Continuava a lavorare sull’opera di Camilleri,continuando ad ampliare e approfondire vita tematiche e linguaggio,quando il grande scrittore scomparve. Ora Aliberti sta completando il suo Camilleri, pubblicato dalla BastogiLibri e presto uscirà il nuovo volume,di cui ne anticipiamo alcune pagine…

Il grande Maestro Andrea Camilleri è volato verso l’infinito.
Alle ore 8,20 di Mercoledì, lo scrittore, regista,critico,sceneggiatura si è spento il Gigante della letteratura,del cinema e del teatro Andrea Camilleri,ricoverato dal 17 giugno nel reparto di rianimazione dell’Ospe dale “Bambin Gesù di Roma,in seguito ad un attacco cardiaco, mentre si accingeva a provare la recita che avrebbe dovuto raccontare il 15 luglio sul palco alle Terme di Caracalla,l’ultima sua creatura teatrale: Non uccidete Caino,dopo l’immenso successo riscosso con il suo “Dialogo su Tiresia”,rappresentato il 18 giugno 2018 al teatro greco di Siracusa e trasmesso anche in TV.
La storia di Caino, il primo assassino sulla faccia della Terra, diventato l’emblema del Male,rappresenta il traguardo finale del percorso culturale e ideale dello scrittore di Porto Empedocle,che attraverso le moltissime pagine dei suoi libri,oscillando tra il trasparente realismo di tante sue storie siciliane,insegue i misteri che ne occultano reati e delitti, compiuti nel presente e bene incartate nelle ermetiche ombre del passato,come in una determinata volontà di detergenza etica,nello stanare e punire severamente le belve umane ,emblema simbolico di un grande scrittore che combatte la sanguinosa violenza e ogni forma di reato compiuto ai danni degli onesti siciliani, dimostrando concretamente il trionfo del diritto di tutti di fronte alla legge, sorretto dalle categorie della coscienza. Il suo commissario Montalbano riesce a penetrare nella rete di indagini a diversi livelli sociali,ma non conosce alcun compromesso o copertura salvifica per i delinquenti di ogni tipologia,conducendo investigazioni penetranti con semplicità e correttezza senza alcuna subdola forzatura e con il massimo rispetto della dignità della persona, ma umanamente si sente vicino ai deboli e agli sfrattati dal circuito dignitoso della vita.Lo stesso clima di familiarità e di figucia regna tra i suoi collaboratori,a cui affida operazioni investigative di estrema delicatezza, tese a scoprire i tasselli essenziali per poter ridisegnare il mosaico del delitto.Negli algoritmi dei suoi romanzi l’obiettivo è rappresentato dallo sradicamento del male,serpeggiante nella società e il suo viaggio esplorativo delle stazioni del flagello sociale è simile a quello del profeta che scopre tutte le aree del regno della malvagità umana e metaforicamente preavverte l’uomo della venefica ferocia che lo assedia,suggerendogli una profonda riflessione sulla preziosità della vita.Il codice della lotta contro ogni tipologia di trasgressione domina nella filosofia esistenziale di Camilleri,che lo affida ai suoi affidabili personaggi,coordinati e guidati dal suo Commissario Montalbano,un uomo,un profeta e un dio laico, che opera per un presente e un futuro meno avvelenato della società. Ma l’intera sua fatica di scrittore non si limita solo a raccontare storie di delitti destinati allo schoop pubblicitari o a radiografare la Sicilia come terra snaturata e immobile nella sua fissità geografica,galleggiante sulle onde di un corrosivo flusso e riflusso della storia afasica e immutabile,ma come creatura scacciata in una piatta quotidianità, vissuta nel recinto di una realtà che o accetta, rassegnata al diluvio del male occulto nello sterile conformismo e nell’omertà,o dovrà acquisire una comune coscienza reattiva per liberarsi dalle catene chel’anestesiz- zano per sempre. A tal fine, Camilleri coerentemente e tenacemente non si arrende sul solo binario di lotta investigativa,ma cambia registro nelle opere più interiorizzate e chiaramente formative,come nel testamento realistico scritto come guida esistenziale alla sua nipotina Martina di quattro anni,che gioca sotto la scrivania del non no,che sembra dialogare con la bambina silenziosa in ascolto del racconto della vita del nonno,che le consiglia di leggere il suo romanzo autobiografico,a vent’anni,quando la mamma potrà spiegarle le cose che Lei non sa. Nella rivelazione di tante esperienze e problematiche,emerge anche un’ideologia etica di attacco aperto per la disvelazione dei torbidi rapporti di affari sporchi intrecciati tra mafia e politica, che continuano a cooperare in operazioni anche criminali,in tutti i finanziamenti statali,sia destinati alla costruzione di strutture necessarie alla comunità, sia nell’apparente meraviglia e falsa indignazione delle notizie, pubblicate dalla stampa, di divisione di tangenti e di corruzione a danno dello Stato, di concertazione di dossier sugli avversari che possono intralciare i loro piani di lucro,utilizzando la poltrona parlamentare come scudo,per evitare di essere indagati o per seppellire nel loro stesso sangue chi osa informare l’opinione pubblica di tante complicità nelle stragi memorabili, su cui non si è fatta volutamente chiarezza,promessa ad ogni tornata elettorale,da parte dei potentati politici. Come l’indovino Tiresia, profeta di tanti mali, Camilleri, interpretandolo personalmente, con un intreccio sostanzialmente autoreferenziale, ma con l’umiltà degli uomini Grandi e irraggiungibile, indossa i panni di colui che conosce le storture del presente e del futuro, fu costretto ad una terribile fine, perché il serpente umano è propenso biologicamente all’assuefazione del malefico sadismo. Tiresia, a cui gli dei diedero nei secoli otto vite,alla fine della rassegna di eventi storici e mitologici, si augura di poter rivedere quello stesso pubblico, tra cento anni, forse per fare un bilancio del male nel mondo,o forse per aggiornare il grado di livello umanistico della coscienza collettiva e di ripartire ancora per poter riuscire a capire gli orizzonti dell’infinito. E’ rimasto sulla scrivania l’ultima sua opera teatrale,già indicata, tappa finale del suo lungo percorso investigativo, “Non uccidete Caino”, in cui pietà, razionalità, sentimento d’amore e vocazione al perdono, inducono Abele ad assolvere il fratello che fu guidato nel compiere il fratricidio da un irresponsabile furore interiore,perché l’invidia spinge l’uomo ai più orrendi delitti, o perché esecutore del delitto sarebbe potuto essere lo stesso Abele. Con questo drammatico dilemma finale,che scaturisce,come sempre,nell’agone dell’esistenza umana, fin dalle origini del mondo, Camilleri ci lascia in eredità un prototipo di modello esistenziale,elaborato sui sentieri della cultura dell’”homo sapiens”, a cui affida la fiducia nella resistenza della speranza, che ci aiuterà ad evadere dalla giungla del mondo e poter lanciarsi verso la comprensione dell’nfinito, dove esiste il regno della felicità. Servirebbe un’intera vita per riuscire a capire i rivolgimenti interiori, serenamente trasferiti in migliaia di pagine, su cui l’umana ragione deve essere sempre impegnata a frugare per capire il segreto che veleggia e permea invisibilmente un inespugnabile infinito.
Chi scrive,ha esplorato le orme indelebili da te lasciate sul fango della terra e ha costantemente inter loquito con i tuoi personaggi,nei quali sentivoo sempre la tua voce sapiente. Continuerò ancora ad inte terloquire con te per chiederti risposte alle incertezze cognitive che forse ancora non sono state dissolte. Perciò, non ti dico addio,né piango per te,perché tu non morirai mai sia per me,sia per il mondo che ti ha apprezzato e onorato e che sarà sempre vicino a te,perché tu hai dimostrato al mondo di essere un Nobilissimo uomo, un cittadino stracolmo di valori assoluti.un vero maestro di vita ed hai indicato all’uomo la cultura come volano dei nostri passi nelle pastoie della terra.
“Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”. Camilleri ha sempre definito la sua ambizione di scrittore simile a quella del contastorie, del poeta ambulante che con la sua capacità affabulatoria incanta e seduce chi lo ascolta. E grazie alla sua capacità di narrare storie Camilleri è diventato il più letto scrittore italiano, inventando una lingua e mettendo in condizione i suoi lettori di comprenderla, di parlarla, di amarla. A novantatré anni, dopo il successo di Conversazione su Tiresia, Camilleri torna a raccontarci in prima persona la storia di Caino e del come e perché uccise suo fratello Abele.Un racconto che si avvale molto di testi ebraici,latini,greci,italiani e musulmani, discostandosi perciò dalla tradizione cattolica. Camilleri svela alcuni aspetti inediti del personaggio biblico: Caino è stato il fondatore di quella che è oggi la Civiltà dell’Uomo nei suoi aspetti non solo sociali ma anche artistici.
Un viaggio attraverso la Voce di Camilleri, una voce che proviene dall’antro della Storia e che modula il racconto.sconfinando.nel.tempo. “Io fui semplicemente colui che mise per primo in atto il male. Che compì l’azione del male. Tramutando ciò che era in potenza, in atto”.
(Teatro dell’Opera di Roma), 23.5.2019)
CAMILLERI ANCHE MAESTRO DI PACIFICA CONVIVENZA DEMOCRATICA
Da Tiresia, a Caino e Abele.
CAMILLERI FU ANCHE UN ACUTO OSSERVATORE ED ESPLORAZIONI POLITICHE E,DA UN PERCORSO FORMATIVO INGENUAMENTE ACCETTATO,ATTRAVERSO LA CONIUGAZIONE DI REALTA’, DI SENSIBILITA’ SOCIALE E RAZIONALITA’,APPRODO’AD UNA VISIONE DELLA SOCIETA’ ATTUALE DOMINATA TIRANNICAMENTE DALL’AVIDITA’,DIVORATRICE DI SENTIMENTI,STORIA,E RESA INCONDIZIONATA DEI POVERI E DEGLI INDIFESI,CONSAPEVOLE CHE SOLO I GIOVANI,AMMAESTRATI DALLA GRANDEZZA DEL PENSIERO CLASSICO,LIBERI DA OGNI PREVENZIONE E PRONTI A SCONFIGGERE GLI INGANNI DEI GOVERNI, IMPROPRIAMENTE SEDICENTI DEMOCRATICI,POTRANNO CAMBIARE IN MEGLIO IL LORO FUTURO. APPROFONDISCE IL TEOREMA DELLA DEMOCRAZIA,NON SOLO ATTRAVERSO IL RICHIAMO DELLE INIQUITA’ E DELL’INVISIBILE MASSACRO DELLE MASSE E DELLA MORTE CIVILE E FISICA, CON LE BEN AFFILATE ARMI DELLA RETORICA SUBDOLA DELLE PROMESSE PER STRAPPARE IL CONSENSO DI COMUNITA’ DEVASTATE DALLA MANCANZA DI TUTTI. INVITATO IN DIVERSE SCUOLE, EGLI PARTICOLARMENTE IL 17 GIUGNO DEL 2017, OSPITE DI QUELLA SCUOLA DOVE AVEVA STUDIATO,DOPO AVER OPERATO UNA RICOGNIZIONE DELLA DEMENZA O IGNORANZA DEI TITOLARI DEL POTERE,SPIEGO’ LETTERALMENTE LA LETTERA DI PERICLE AGLI ATENIESI, MOLTO ATTUALE E UTILE PER RICOSTRUIRE LA VERA ISTITUZIONE DEMOCRATICA, CON UNA OCULATA SCELTA DEGLI UOMINI MIGLIORI PER CAPACITA’,VOCAZIONE DEMOCRATICA E MORALITA’. ECCO IL TESTO DEL DISCORSO AGLI ATENIESI::
Il celebre discorso di Pericle, politico, oratore e militare ateniese, rivolto ai suoi concittadini sulla democrazia
Un discorso tenuto in commemorazione dei caduti del primo anno della guerra del Pelopponeso (431 a.C.), riportato (o ricostruito) da Tucidide.
E’ stato osservato da alcuni studiosi che si tratta, evidentemente, da parte di Pericle, di una idealizzazione estrema del concetto di democrazia, non facile da applicare nella giungla della politica concreta. Tuttavia, l’appello dello scrittore Camilleri agli studenti liceali, di «costruirvi il futuro, di rifare la politica, perché voi siete giovani e potete permettervelo», è splendidamente sottolineato dall’invito di Pericle alla moralizzazione della politica stessa, per cui «un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private».Di particolare interesse e modernità anche la riflessione finale di Pericle che parlando di Atene, che in quel momento storico esercita un’egemonia incontrastata nel mondo greco e non solo, ricorda «che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero» , a differenza invece invece di quanti oggi, tanti, troppi, anche tra i cattolici, auspicano nei confronti delle nuove migrazioni, in aperto contrasto con la lettera del Vangelo.(nota Famiglia Cristiana).
Riportiamo qui integralmente il celebre discorso di Pericle, politico, oratore e militare ateniese, rivolto ai suoi concittadini sul tema della democrazia. Un di scorso tenuto in commemorazione dei caduti del primo anno della guerra del Pelopponeso (431 a.C.), riportato (o ricostruito) da Tucidide.E’ stato osser vato da alcuni studiosi che si tratta, evidentemente, da parte di Pericle, di una idealizza zione estrema del concetto di democrazia, lontana dall’applicazione reale della politica concreta. Tuttavia, l’appello dello scrittore Camilleri agli studenti liceali, di «costruirvi il futuro, di rifare la politica, perché voi siete giovani e potete permettervelo», è splendidamente sottolineato dall’invito di Pericle alla moralizzazione della politica stessa, per cui «un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private».Di particolare interesse e modernità anche la riflessione finale di Pericle che parlando di Atene, che in quel momento storico esercita un’egemonia incontrastata nel mondo greco e non solo, ricorda «che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero», a differenza invece invece di quanti oggi, tanti, troppi, anche tra i cattolici, auspicano nei confronti delle nuove migrazioni, in aperto contrasto con la lettera del Vangelo.
[...]
Carmelo Aliberti
 
 

La Repubblica (ed. di Genova), 30.7.2019
Comune, Lega e Forza Italia contro Camilleri
La proposta di intitolare un angolo di Boccadasse allo scrittore viene però approvata in consiglio, grazie ai voti della lista del sindaco. Che vota contro la sua maggioranza

Dedicare un angolo di Boccadasse, allo scrittore Andrea Camilleri, recentemente scomparso. La proposta, del consigliere di sinistra Gianni Crivello e della sua lista, arriva in aula in consiglio comunale: ma Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia si astengono, convinti di affossare l'iniziativa. La mozione però passa perchè a votare insieme a Crivello e a tutte le opposizioni arriva anche la truppa dei consiglieri della lista del sindaco Marco Bucci, che volge in su il pollice, e si stacca dalla sua maggioranza.
"Brutta figura del centrodestra chi si divide nel goffo tentativo di negare un riconoscimento pubblico al grande scrittore Andrea Camilleri, particolarmente legato alla nostra città, tanto da aver collocato nel borgo marinaro la casa di Livia, la compagna di Montalbano", commenta, indignato, Alessandro Terrile, consigliere comunale Pd. Mentre tutte le opposizioni hanno sostenuto la proposta di Gianni Crivello, la maggioranza si preparava ad affossarla, imbarazzata dal legame dello scrittore con la cultura di sinistra, ma è stata scavalcata dalla truppa dello stesso sindaco Bucci che ha deciso di spingere, aiutando le opposizioni a farla approvare. E Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, sicuri di smontare la proposta e battuti a sorpresa in aula, non possono neppure arrabbiarsi con il primo cittadino.
Michela Bompani
 
 

Il Corriere di Roma, 31.7.2019
Montalbano incontra Camilleri
Il Seminario internazionale si è svolto dal 12 al 14 luglio scorso a Montalbano Jonico

Un evento importante che ha preceduto di pochissimi giorni la morte del celebre scrittore siciliano, letto e amato in tutto il mondo, e che crediamo sia stato l’ultimo evento mondiale svolto mentre Andrea Camilleri era ancora vivo, seppure ricoverato in Ospedale in condizioni critiche dal 17 giugno scorso.
Montalbano incontra Camilleri: territorio, identità culturale e letteraria” realizzato nell’ambito delle manifestazioni di Matera 2019 capitale Europea della cultura e nello specifico del turno di Montalbano Jonico ad essere capitale europea per un giorno.
Per questo evento era atteso un contributo video di Andrea Camilleri e la partecipazione di una delle figlie ma il modificarsi repentino della situazione non ha consentito quanto previsto.
Organizzato dalle dottorande dell’Università di Malaga, dottoresse Filomena D’Alessandro e Valentina Nesi, e dal prof. Giovanni Caprara della medesima Università, dal Comune di Montalbano Jonico, dall’Università di Cagliari, l’evento ha avuto un respiro internazionale entrando nella programmazione dei Seminari sull’opera di Andrea Camilleri, promossi in tutto il mondo dai proff. Giuseppe Marci e Duilio Caocci (Università di Cagliari). Attenta, numerosa ed interessata la partecipazione del pubblico per una iniziativa che ha affrontato varie tematiche centrate sulla relazione tra narrazione, identità e territorio e sul grande contributo dato da Andrea Camilleri con i suoi numerosi libri, romanzi, articoli, interviste. Tra i relatori oltre ai già citati sono intervenuti anche il Prof. Giuseppe Fabiano (Università Marconi di Roma), Paolo Interdonato e Valeria Ravera (Università di Milano), Francesco Coriglione (Sputnikpress), Simona Demontis e Maria Teresa Grillo (Università di Malaga), Laura Medda (Università di Cagliari), Antonio Bonatesta (Università del Salento), Alessandro Cannavale (Politecnico di Bari). Gerardo Iandoli (Università di AIX- Marsiglia) e lo scrittore Franco Arminio. Interessante anche la relazione tra narrazione, storia del territorio e pittura curata da Ilaria Caprara (storica dell’Arte) e molto seguiti e stuzzicanti gli interventi di Pau Vidal e Carlos Mayor, traduttori dei libri di Camilleri in lingua castigliana e spagnola che hanno risposto alle numerose domande del pubblico circa le difficoltà e le soluzioni individuate per la traduzione della particolarissima lingua utilizzata da Andrea Camilleri.. La relazione conclusiva, completa, articolata e che ha spaziato a 360° sull’opera di Camilleri è stata affidata al Prof. Massimo Arcangeli, della società Dante Alighieri e docente dell’Università di Cagliari, spesso ospite di quotidiani, periodici e programmi televisivi.
Inserita nell’evento anche l’originalissima mostra dei libri di Camilleri con due teche dedicate alle traduzioni nelle varie lingue.
A. Piro
 
 

Topolino n.3323, 31.7.2019
Le storie di questo numero
Topolino e la promessa del gatto
Sceneggiatura: Artibani Francesco
Disegni: Cavazzano Giorgio
 
 

Gialli.it, 31.7.2019
Topalbano è meglio del Nobel
Torna in edicola l’incontro tra Camilleri e Topolino

I ragazzi di Montalbano non deve morire (anzi, #montalbanonondevemorire) stamattina ci hanno lanciato un assist. “Topolino omaggia Andrea Camilleri e riporta in edicola Topalbano”. Lo cogliamo al volo e vi raccontiamo il commovente incontro tra lo scrittore siciliano e la redazione di Topolino.
L’idea nasce nel 2012. Quasi per caso. A raccontare i fatti è Valentina De Poli, l’allora direttore di Topolino. “Cari amici di Topolino, che poteri straordinari ci può regalare la passione. (…) È successo alla nostra Barbara, che a un certo punto della nostra storia lavorativa si è dichiarata: lei adora i romanzi di Andrea Camilleri. Vale dobbiamo fare una storia con lui!”, e le brillavano gli occhi.
Neanche il tempo di mettere a fuoco nei dettagli l’idea e quelli di Topolino sono davanti al Maestro. Poche settimane dopo il Corriere annuncia ufficialmente l’accordo: “Montalbano sarà a fumetti e si leggerà su Topolino. Mi ha contattato la Disney per chiedermi l’autorizzazione a realizzare una storia ispirata a Montalbano. È un’idea che mi ha divertito molto”. Topalbano si fa.
Passa qualche mese e la storia è pronta. Si intitola Topolino e la promessa del gatto di Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano. Verrà pubblicata su Topolino n. 2994 in edicola il 10 aprile 2013.
I ‘ragazzi’ sono al settimo cielo. Si torna da Camilleri per chiedergli se gli è piaciuta. “Mi sono emozionato tantissimo, è stato molto meglio del Nobel! Nella mia famiglia è piaciuta a tutti, le tavole sono passate di mano in mano tra figli e nipoti”. Il sogno si è realizzato. Salvo Topalbano diverte anche Luca Zingaretti.
Sei anni dopo, quando ormai il Maestro se n’è andato, Topolino riprende quell’avventura (cosa mai accaduta) e la pubblica oggi. Su Topolino 3323. C’è da piangerci un po’. Grazie a chi ci ha permesso di ricordare brevemente un incontro magico e struggente.
Luca De Giorgi
 
 

La Repubblica, 31.7.2019
Racconti e poesie per affrontare il tumore al seno

C’è tempo fino al 7 agosto per partecipare al concorso nazionale “Donna sopra le righe” promosso dall’associazione Iosempredonna di Chianciano Terme. Ecco il racconto vincitore della scorsa edizione
Racconti brevi, lunghi o poesie: usare la scrittura per dar voce alla propria esperienza diretta o indiretta con il tumore al seno. Anche quest’anno torna il concorso letterario nazionale “Donna sopra le righe” promosso dall’associazione onlus Iosempredonna di Chianciano Terme. Arrivato ormai all’XI edizione, il concorso - per il primo anno senza Andrea Camilleri che è stato presidente onorario nelle passate edizioni - è aperto a tutti.
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Maria Teresa Bradascio
 
 

 


 
Last modified Thursday, September, 19, 2019