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RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2019

 
Teatro dell'Opera di Roma, 3.7.2019
Annullato lo spettacolo di lunedì 15 luglio ‘Autodifesa di Caino’ con Andrea Camilleri

In considerazione delle condizioni di salute del maestro Andrea Camilleri, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso con molto rammarico di annullare lo spettacolo Autodifesa di Caino previsto alle Terme di Caracalla lunedì 15 luglio prossimo.
Nel dare questa comunicazione il Teatro coglie l’occasione per inviare al maestro Camilleri i più cordiali auguri di ristabilirsi quanto prima e di tornare presto all’affetto dei suoi moltissimi ammiratori.
Coloro i quali avessero già acquistato i biglietti per la serata del 15 luglio potranno chiederne il rimborso secondo le seguenti modalità:
a) chi li avesse comprati on line sul sito ufficiale www.ticketone.it riceverà il rimborso sulla carta di credito adoperata per l’operazione;
b) chi invece li avesse acquistati in un’agenzia Ticketone potrà recarsi, entro il 25 luglio, per il rimborso presso il medesimo sportello dove ha operato l’acquisto;
c) la biglietteria del Teatro dell’Opera sarà disponibile, entro lo stesso 25 luglio, per il rimborso dei biglietti ivi acquistati (orario da lunedì a sabato tra le 10 e le 18 e la domenica dalle 9 alle 13.30).
 
 

Blog de L'Eco della Stampa, 4.7.2019
Le avventure del borgo di Vigata narrate da Camilleri approdano in teatro ad Alassio

Se dovessi descrivere Andrea Camilleri lo farei con un sonetto. Mi ricorda “Il vecchierel canuto e bianco” di Francesco Petrarca. Una storia semplice, ambientata tra sacro e profano, che ha per protagonista un anziano che si reca a Roma per contemplare il volto della Veronica – la reliquia che riporta i lineamenti del volto di Cristo.
Camilleri è un po’ l’Omero dei giorni nostri. Essendo uno degli ultimi cantori, il mondo ha bisogno di lui e delle sue storie.
Nello spettacolo teatrale “Conversazioni su Tiresia” Camilleri ha messo in scena un confronto con il padre della cultura greca a proposito di Tiresia, l’indovino cieco dell’Odissea. Portando in scena il suo vero io, i suoi dubbi e il suo modo di percepire la vita da quando ha perso la vista.
Ho definito Camilleri un cantore perché è riuscito a tessere una storia e un personaggio che tutti gli italiani conoscono: il Commissario Montalbano. Le gesta di un salvatore di uomini che tra vizi e virtù racconta le bellezze del suo popolo e della sua terra.
Una Sicilia d’altri tempi fa da sfondo alle avventure del commissario. Vigata è infatti un luogo immaginario ma che allude a tanti altri paesaggi che sono esistiti. Montelusa è Agrigento, nome fittizio inventato da Pirandello, Vigata invece rappresenta Porto Empedocle. Fela è Gela, Fiacca è Sciacca e Sampedusa è Lampedusa.
In pochi però conoscono la storia che lega il Commissario Montalbano a Sellerio, la casa editrice che ha creduto in Camilleri permettendogli di dare libero sfogo alla sua creatività innata. In questo modo, Sellerio si è anche garantita un notevole successo editoriale che la vede ancora in testa alle classifiche di vendita di libri.
Come cambia l’editoria negli anni ’90
Se facciamo un passo indietro, durante gli anni ’90 le grandi case editrici si trovano di fronte a un bivio: concentrazione o frammentazione. Cioè, bisogna decidere se restare indipendenti o unirsi ad altri editori rischiando di perdere il proprio marchio storico.
Avevamo già accennato a questo tema durante la Social Media Academy con Adelphi Edizioni.
Nei mercati esteri assistiamo ad una fusione tra i diversi media: in America infatti nasce Random House, mentre in Francia diversi marchi si fondono in un’unica grande famiglia.
Le strategie commerciali e i bisogni del cliente cambiano proprio in questi anni. Tra le varie trasformazioni c’è lo sviluppo delle nuove tecnologie che portano un cambiamento nelle abitudini e nei consumi del lettore: nascono infatti i primi ebook e le prime librerie online che rivoluzionano l’approccio alla lettura.
La maggior parte dei grandi gruppi editoriali assorbono i piccoli e al comando arrivano i manager. Ma ci sono alcune realtà che desistono e resistono a questa trasformazione affermando il proprio nome anche in campo internazionale
La rivincita di Sellerio Editore
Tra gli editori che resistono alla rivoluzione editoriale troviamo quindi il nome di Sellerio che decide di giocarsi l’ultima carta e di puntare tutto su un nuovo genere: il giallo all’italiana (che poi prenderà le forme del giallo alla siciliana).
La casa editrice Sellerio nasce nel 1969 da un’intuizione di Elvira ed Enzo Sellerio assieme a Leonardo Sciascia e Buttata (sociologo). Il problema iniziale era scegliere tra l’adozione di una filosofia editoriale essenziale oppure puntare tutto sulla forza di un nuovo genere.
Nel 1990 si inizia a sperimentare: viene pubblicato il primo romanzo giallo. Si chiama “Carta bianca” ed è scritto da Carlo Lucarelli. Carta bianca racconta la storia di un commissario di polizia che indaga su un delitto durante il passaggio dalla repubblica di Salò a quella italiana.
Seguiranno poi altre pubblicazioni tra cui quella di Glauser, sostenitore del genere poliziesco. Glauser considerava questo genere di libri in grado di diffondere idee ragionevoli.
Dopo queste uscite si stabilisce il nuovo genere che farà scoprire all’Italia intera, ma non solo, il filone del poliziesco della scuola siciliana avente come maestro Andrea Camilleri e come protagonista Salvo Montalbano.
L’arrivo del Commissario Montalbano
Nel 1999 esce “La forma dell’acqua” il primo di una lunga serie di romanzi che regalerà successi all’autore e all’editore. Con l’arrivo del nuovo millennio Sellerio e Camilleri hanno raggiunto successi straordinari tra cui la vendita di cinque milioni di copie dei libri sul Commissario Montalbano.
I romanzi vengono da subito adattati come fiction sulla Rai già dal 1999. Da allora Montalbano – interpretato da Luca Zingaretti – diventa uno dei volti più amati della televisione italiana. Il segreto del successo risiede nella capacità dell’autore di passare dall’ironia al dramma, dalla comicità alla riflessione permettendo allo spettatore di conoscere e affezionarsi ad ogni personaggio.
Il Commissario Montalbano è stato acclamato da importanti uomini di critica letteraria tra cui Aldo Grasso.
"Vigata resta placidamente adagiata nella sua dimensione a-storica, senza tempo, dove lo spettatore può ogni volta ritornare per ritrovare un mondo immutato e trovare conforto nell’incessante ritorno dell’identico.
Livia continua a prendere la solita corriera d’altri tempi che la riporta al nord, Salvo continua a guidare la sua Fiat Tipo scura, il siciliano immaginario di Camilleri non subisce mai i nuovi ingressi e le varianti dell’uso comune che agitano le lingue vive."
Il personaggio di Camilleri è riuscito sempre a conquistare l’audience della prima serata registrando risultati non indifferenti per la televisione italiana. È un personaggio familiare e riesce a far sentire ognuno a proprio agio.
Prima di concludere, non ci resta che fare un in bocca al lupo al papà di Montalbano sperando che torni presto a raccontarci qualche nuova storia.
Marilisa Laviola
 
 

Savonanews.it, 4.7.2019
Le avventure del borgo di Vigata narrate da Camilleri approdano in teatro ad Alassio
Spettacolo ad ingresso libero in piazza della Libertà lunedì 8 luglio alle 21

Protagonista da oltre vent'anni delle serate genovesi di luglio e agosto, il Festival In una notte d'estate di Lunaria Teatro è pronto a debuttare ad Alassio dove lunedì 8 luglio, alle ore 21 in piazza della Libertà, verrà rappresentata "Maruzza Musumeci", spettacolo tratto dall'omonimo romanzo del maestro Andrea Camilleri e interpretato da Pietro Montandon.
La storia raccontata è quella dell'amore impossibile tra Gnazio - migrante di ritorno che, lasciata alle sue spalle l'America, decide di coltivare la terra senza più volgere lo sguardo al mare -, e Maruzza, ragazza bellissima che scopriremo essere, in realtà, una sirena. Il tutto ambientato a Vigata, borgo di fantasia reso celebre per essere diventato il teatro delle avventure del commissario Montalbano, qui rappresentanta però in un'ambientazione a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Grazie al sostegno del Comune di Alassio, l'evento è a ingresso libero.
 
 

ilNapolista, 4.7.2019
L’altro Napolista
Monologo di Montalbano con il caldo (e con gli algoritmi del pinsero)
Sono le tre di notte e il commissario non può dormire per la calura

Si era arrisbigliato assamarrato di sudore. Erano le tri di notta: chiffare? Forse poteva liggiri l’ultimo giallo – che gli aveva regalato Livia – di quello scrittore in voga che faciva moriri il suo personaggio triste e desolato. Ma doppo picca Montalbano non riusci più a dare adenzia al romanzo: una lingua troppo semplice e diseducativa per il littori: eppoi questa enfasi sulla tristezza del munno, come se non bastasse la cronaca nira china di omicidi di criaturi e fimmine.
Vabbuono! , meglio prepararisi il primo caffè della jurnata che si apprisintava longa e camurriosa. Anche il fischio della moka casalinga pirò inondava la cocina non dell’effluvio magico del café ma di una culunna di caluri che neanche i gyser islandesi. Ma almeno il cafè riusci a portarlo per pochi secondi al ritmo di quella notte che non faciva alcuna rumorata: neanche il rumore del mare.
Ora Montalbano capiva pirchì nelle centenarie case dei Gattopardi siciliani si costruivano le case dello scirocco: era come avere in testa una langella che ti faceva firriare la capa. Aprì allura la tilivisioni e si sintonizzo su Televigata: solite sciarriatine condominiali dove non erano neanche intervenuti i colleghi, incendiii non troppo spontanei, nuovo programma della stagione al Teatro greco di Siracusa dove quella sera ci sarebbe stata la Lisistrata recitata da quell’attore romano calvo che Fazio diciva gli somigliasse un po’. Ninta, non riusciva a ripigliari sunno: nuttata pirsa e figlia femmina, dicivano i vecchi suoi. Adelina, la sua fimmina di casa sarebbe arrivata alle sei ed aora erano appena le quattro della mattinata.
Meglio infilarisi i boxer del custuma e farsisi una bella natata mari mari. Montalbano aveva quasi scanto di entrarici in acqua ma subito si accorse che anche quella del pilago era un brodo primordiale che voleva scottarlo come si faci per le aragoste che vinivano da Pantelleria. Non resistette a longo e decise di infilarisi sutto la duccia. “Maledetta la sucietà dell’acqua di Montilusa!”, si senti parlare il commissario, “ma è possibili che in un Paese occidentali ci stava l’acqua calda e non quella fridda?”.
Ma forse la su beddra Sicilia un paisi occidentali proprio nun’era. Chi fari? Montalbano continuava a sudari le sitte camici senza camici. – Ora – nel pinsero – spirava in una tilifonata di Catarella: chè almeno gli dessero un bell’omicidio mattutino in modo che isso potesse farsi iuoco di chillo cavudo che lo stava minando dintra.
Ora tambasiava casa casa, sinsa sapiri pirchì… Ma il cavudo con il pinsari aveva un suo rapporto diretto? Come mai in quella parte della Sicilia erano nati filosofi presocratici di tutto rispetto con quel clima? , all’ebbricca non c’ira ancora il riscaldamenti globali? Ora la cosa stava assumendo dei contorni anche psicoanalitici preoccupanti: era proprio vero che il ciriveddro era una sfuglia di cipuddazzu. Tilifonari a Livia? Nonsi: edda era capaci di mandarisillo a quel paisi luntano!
Provare a mettere ordini in quei cascitta dell’armuar in salone? Ma doppo picca di sintì di nuovo assamarrato di sudori. Altra doccia calda e la sinsazioni che lo sporco entrasse e non uscisse dal suo corpo. “Sta facenna è laida assai”, si scoprì a dire Montalbano in un’altra affermazione assolutamente non spintanea come se ci fussi anche un algortimo virbali del caluri. Da questo vasu di Pandori involontario principiarono a saliri anche biastime di notivoli entità: e Salvo – ora si dava del tu – cerco di ricacciarle giù. Ma proprio come nel mito di Esiodo la spiranza di una picca di friscura rimaneva dintra al vasu, ammucciata come un clandistino su una tolda di un barcuna. C’era allora un senso all’afa che sospendeva pensiero, dolore, vita? Chissà – pinsò Montalbano – forse il senso sta proprio qui: “C’è un tempo per tutto: ora arriposati. Tempo bona verrà”.
Vincenzo Aiello
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 5.7.2019
“Stregati” ma non troppo

Mentre la Sicilia trepida per Nadia Terranova, scrittrice messinese finalista alla settantatreesima edizione del premio Strega con "Addio fantasmi" (Einaudi: stanotte si conoscerà il verdetto), riavvolgiamo il nastro del riconoscimento letterario più ambito in Italia a caccia di siciliani.
[…]
Nel 1992 è la volta di Vincenzo Consolo, insignito per "Nottetempo, casa per casa" (Mondadori), romanzo difficile e perturbante. Ma se si allarga lo sguardo in direzione dei finalisti di quell'edizione viene da saltare sulla sedia: a concorrere assieme a Consolo vi fu Andrea Camilleri, il suo " avversario" letterario, che in quel 1992 figurò tra i finalisti con "La stagione della caccia" (Sellerio), uno dei romanzi del ciclo storico, ambientato tra le brume del Risorgimento siciliano. Tre anni dopo Camilleri, come una specie di ritorno del rimosso, comparve di nuovo tra i concorrenti con "Il birraio di Preston" (Sellerio), uno dei suoi capolavori. Niente da fare: lo scrittore empedoclino non riuscì a lambire nemmeno la cinquina. Per Camilleri davvero questo riconoscimento è risultato "stregato".
[…]
Salvatore Ferlita
 
 

La Sicilia, 5.7.2019
Agrigento: il culto di San Calogero e la devozione di Andrea Camilleri
Segnalazione e foto inviati a Lo dico a La Sicilia su Whatsapp 349 88 18 870

Nel momento di apprensione che ognuno di noi sta vivendo per le condizioni precarie di salute del Maestro Camilleri, ci è cosa cara, nell'imminenza della festività calogerina che si terrà a giorni in quel di Agrigento, affidare alla protezione e cure del Santo taumaturgo il nostro amato scrittore, più volte dichiaratosi "ateo ma devoto a San Calogero". Il giorno della nascita di Andrea Calogero Camilleri (06/09/1925) difatti, avvenuta in uno dei dì settembrini in cui si celebra San Calogero nella cittadina di Porto Empedocle, la madre lo votò al Santo, imponendogli il secondo nome, appunto Calogero.
In particolare la devozione al Santo nero, da sempre nutrita e manifestata dallo scrittore, è altresì testimoniata in molti suoi scritti e in dichiarazioni da Lui rilasciate al riguardo: "Diciamo che io ora, da sempre, dall'età della ragione, ho un paradiso deserto di santi, privo di tutto. C'è solo San Calogero al quale sono legatissimo, al quale ogni anno faccio la mia offerta. Se guardate bene, troverete immagini e statuine in questa mia casa, a cominciare da questo studio. Credo che il mio legame con San Calogero, un santo che mi sta enormemente simpatico e del quale ho narrato la festa nel mio primo romanzo "Il corso delle cose, rimarrà fino a quando camperò". "Culti pagani e culti cristiani: San Calogero di Agrigento e l'Ercole di memoria ciceroniana"
Rosamaria Rita Lombardo
 
 

Giornale Ibleo, 5.7.2019
Scicli racconta… Maruzza Musumeci. Omaggio ad Andrea Camilleri

Si apre il sipario della rassegna teatrale estiva “Villeggianti”, organizzato dall’Associazione Officinoff, con uno spettacolo teatrale itinerante che vuole essere un tributo ad Andrea Camilleri, maestro della sicilianità e cantore dell’ethos della nostra Terra: appuntamento venerdì 5 luglio alle ore 21.00 (ci sarà un secondo spettacolo alle 23.00) alla Cava di Santa Maria la Nova per “Scicli racconta… Maruzza Musumeci”.
Una “favola” leggera, tagliente e che induce alla riflessione ambientata nella Vigata di fine Ottocento, in cui sono presenti motivi classici come quello delle sirene e del loro canto suadente e mortifero e quello della vendetta, covata per millenni contro un Ulisse dedicato ai campi.
Il protagonista ‘Gnazio Manisco (una sorta di anti-Ulisse) ritorna dall’America senza mai guardare il mare, per dedicarsi a coltivare la terra. Acquista un campo che è come un’isola sull’acqua e decide di sposarsi. La donna di cui si innamora perdutamente è bellissima e canta canzoni meravigliose che solo lui comprende. Da qui si dipanano una serie di eventi sorprendenti che coinvolgono personaggi radicati nella cultura siciliana, dalle più diverse caratteristiche, creati dalla maestria illuminante di Andrea Camilleri.
Con il susseguirsi frenetico degli eventi, il pubblico verrà condotto in un viaggio attraverso una mitologia autentica e sensuale, mitigata dalla poeticità della storia d’amore di ‘Gnazio e Maruzza.
La regia è di Germano Martorana, l’adattamento di Simonetta Cuzzocrea. In scena ci saranno Gisella Burderi, Luca Burgio, Irene Cascone, Simonetta Cuzzocrea, Alida Di Raimondo, Vania Orecchio, Pino Migliorisi, Giovanni Peligra e Carla Schembari. Luci e fonica: Baglieri Service.
Punto di concentramento presso la Cava di Santa Maria La Nova a Scicli (inizio Cavuzza di San Guglielmo). Lo spettacolo (con orario 21.00 e 23.00), dopo la prima di giorno 5, verrà replicato nelle giornate del 12 e 19 luglio e del 2-9-24 e 30 agosto.
Prevendite presso la Libreria Don Chisciotte (via Aleardi 4 – Scicli) 0932-842674 – 3474999096
Posti limitati – Trattandosi di spettacolo itinerante, si raccomandano abbigliamento pratico e scarpe comode.
 
 

Rai Italia, 5.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il Commissario Montalbano | La vampa d'agosto
Regia: Alberto Sironi
Interpreti: Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Davide Lo Verde

Il piano interrato – e nascosto – della nuova, favolosa villa di Mimì Augello restituisce il corpo mummificato di una ragazzina violata, sgozzata e occultata con fin troppa attenzione in una vecchia cassapanca. Le indagini del commissario inciampano presto in un costruttore corrotto e colluso, in un capocantiere bugiardo, in un custode che molto sa e poco dice, e nella bellissima gemella della ragazza uccisa, che sembra sospesa tra vecchio rancore e una nuova, ardente passione. Il calore del mese più caldo dell’anno bagna protagonisti, comprimari e scenografie di un dramma in cui ben poco è come sembra. E intanto la vita di Salvo Montalbano incespica tra l’amore di sempre, lontano non solo per geografia, e un nuovo, ardente sentimento. Legge e giustizia, giustizia e vendetta: sono tanti gli spettri con cui fare i conti, per un poliziotto che ancora prima è un uomo che ama.
Tratto dal romanzo La vampa d’agosto di Andrea Camilleri edito da Sellerio Editore.
 
 

Rai Italia, 5.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il commissario Montalbano | Le ali della sfinge
Regia: Alberto Sironi
Interpreti: Luca Zingaretti, Katarina Bohm, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta

La spiaggia restituisce il corpo nudo di una donna dell'est con una farfalla tatuata sulla spalla e il volto devastato da un proiettile di grosso calibro. Le indagini portano il commissario vicino ad un'associazione di volontari che ha protettori molto in alto, e l'obiettivo dichiarato di salvare ragazze in difficoltà da un destino di strada. Almeno quattro di loro hanno lo stesso, misterioso tatuaggio. Una strana figura di prete - pugile sembra sulla via giusta per scoprire la verità, e restituire libertà a giovani tristemente abituate a collezionare schiavitù.
 
 

Meteo Web, 5.7.2019
Cinema: morto il noto regista e attore Ugo Gregoretti, amico storico di Andrea Camilleri

E’ morto oggi nella sua casa di Roma, Ugo Gregoretti, regista e attore. Era nato il 28 settembre 1930 a Roma. Gregoretti aveva iniziato a lavorare in televisione nel 1953, anno della sua assunzione in RAI. Poi passò al cinema. E’ stato autore di satire pungenti ma dai toni garbati che hanno messo in risalto i difetti della società italiana. Nel corso della sua carriera si è dedicato prevalentemente alla regia televisiva. Fu da sempre grande amico e prezioso collega di Andrea Camilleri, insieme al quale ha scritto il testo “Pinocchio (Mal) Visto dal Gatto e la Volpe“, interpretato dai due anche a teatro.
[...]
Monia Sangermano
 
 

Adnkronos, 5.7.2019
A Hornby, Terranova e Picozzi il 'Premio 'A tutta donna'

Palermo - Successo di pubblico per il la prima edizione del premio 'A tutta Donna', che si è svolto all’Aqua Selz, in riva al mare di San Leone e a due passi da Agrigento. Il premio è stato organizzato dalla redazione, tutta al femminile, del giornale online www.atuttamamma.net, diretto dalla giornalista Maristella Panepinto, che ha moderato il dibattito. Premiate sei eccellenze femminili: la scrittrice Simonetta Agnello Hornby, la professoressa Rosaria Cascio, la dottoressa Maria Rosa D’Anna, l’avvocato Tina De Michele, il giudice Anna Maria Picozzi e la giornalista Elvira Terranova. "L’importanza di fare squadra, di crederci sempre, di sfatare il luogo comune che tra le donne ci sia competizione, facendo invece prevalere l’idea della collaborazione, sono stati i temi cardine della serata, affrontati dalle sei premiate, che hanno raccontato le loro esperienze di vita, gli esordi, la gavetta, fino al successo", spiegano gli organizzatori.
Commosso il ricordo di don Pino Puglisi, di cui Rosaria Cascio, una delle premiate, è stata allieva e di Andrea Camilleri, di cui ha parlato con emozione e forza Simonetta Agnello Hornby: “oggi, che forse è troppo tardi, forse potrebbe muoversi qualcosa per il Nobel, un premio che Camilleri meritava da tempo”.
[...]
 
 

Live Sicilia, 6.7.2019
Lo scrittore
Ad Andrea Camilleri
L'Isola dorme con te

Un pensiero al grande narratore, ancora ricoverato, da parte di chi lo conosce bene
Riceviamo e pubblichiamo un pensiero della scrittrice Cetta Brancato ad Andrea Camilleri, ancora oggi ricoverato in gravi condizioni. Un pensiero all'amico, prima ancora che all'intellettuale.

Gli uomini di Sicilia hanno l’anima negli occhi, mai nella gola: ciò che si dice è, irrimediabilmente, perduto in parole insicure di vocazione e tempra.
Nutriti da magma lavico, dall’inaffidabile azzurro del cielo hanno sguardi normanni, greci, corsari così densi d’immaginario da vomitare pietre. Sono creature sconfitte dal peso inafferrabile di ogni relazione. Navigano in muta genesi, ma per la morte trovano sponde e argini.
I più tristi chiamano memoria il loro sentire, mentre i figli vivi dell’isola hanno proprietà d’amore, con ossa in un profondo senso della fine.
In questi giorni densi d’agonia, in questo limbo doloroso e pieno, guardando questa foto scattata a Roma, alla libreria Fandango, per la presentazione del mio ’19 luglio 1992’, mi sono chiesta dove sia l’anima di Andrea e se, dalla sua soglia incerta, stia ancora narrando la nostra terra. Lì, da uno scoglio di sole, su cui sirene cantano, ora in pena.
Mi è sembrato che il suo oblio sia l’ultimo incanto, una stazione in cui si stia acclimatando in un passo nuovo d’eterno.
Ho immaginato che chiedesse tempo per lasciare i giardini di Sicilia, il nostro paradiso, che raccogliesse piano i suoi segreti e il temerario amore per la penna.
O che, ancora nella casa, sistemasse i suoi libri, ne valutasse il peso, ne componesse i margini per portarli al padre sul cui letto di morte decise di diventare uno scrittore. Che sia, invisibile, nel suo studio col salottino verde menta, buono per il narrare lento di certe conversazioni del mattino. O dietro lo scrittoio con la testa leggermente inclinata fra le mani come se avesse il pensiero sulla nuca.
C’è stato un lungo sguardo fra me e Andrea, durato molti anni, in cui è passato il senso del sentire: un patrimonio silente di abitudini, d’irrequietezza, di stanze vuote e piene.
E con la stessa lingua di provincia ci siamo confessati poche cose: una messa in scena, uguale fatica per la pagina, le lunghe passeggiate, il gioco astuto dei nostri personaggi, i pranzi nelle domeniche d’inverno.
Si nascondeva in un riserbo suo, in sigarette smezzate, in un sorriso virile che sapeva di scorza dura d’ulivo.
Mai incline al dolore, mescolava pentole di storie profumate, magiche o ciniche, agganciandomi gli occhi dentro ai suoi.
Eppure, quello che dovevamo dirci lo abbiamo reso con uno solo sguardo su quella vita interiore che, in fondo, non possiamo che ammansire raccontandola.
Adesso dorme con lui la nostra isola.
Che un risveglio, dovunque esso maturi, sia di parole libere, parole nuove d’anima.
Cetta Brancato
 
 

Il Friuli, 6.7.2019
Lignano Noir rende omaggio al padre del commissario Montalbano
Domenica 7 luglio, a Terrazza a Mare, appuntamento con 'Un libro, un caffè con… Il caso Camilleri'

In un momento difficile per il papà del commissario Montalbano, ricoverato all'ospedale Santo Spirito di Roma dallo scorso 17 giugno, Lignano Noir gli rende omaggio con un appuntamento a lui dedicato. Il nome di Camilleri è conosciuto a livello mondiale soprattutto per le vicende che hanno per protagonista Montalbano e il volto dell’attore Luca Zingaretti.
La decennale carriera di scrittore per il teatro traspare anche nella produzione narrativa di Camilleri: i suoi personaggi sono resi in modo realistico ed estremamente caratterizzato, tanto che per ogni lettore diventano indimenticabili e quasi amici che si ritrovano ad ogni nuova trama. La particolare lingua, che alterna italiano, siciliano e invenzione lessicale, esprime appieno i pensieri e i sentimenti dei protagonisti e insieme il costume sociale della Sicilia con i luoghi, i profumi, il sole, il mare, i piatti tipici, ma anche la mentalità, a volte cruda e violenta.
Nell’amplissima produzione letteraria dello scrittore, il 2019 ha visto la pubblicazione, nella collana de Il giallo Mondadori, di “Km 123”, un romanzo che inizia come una commedia rosa ma ben presto assume la tinta del giallo, con un tentato omicidio, questa volta lungo la via Aurelia, e, nella collana La Memoria (Sellerio), di “Il cuoco dell’Alcyon”, un giallo d’azione, nel quale si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale, con situazioni che Montalbano saprà affrontare con sangue freddo e perspicacia.
Nell’incontro lignanese di domenica 7 luglio, alle 11, l’opera di Camilleri verrà indagata da esperti in una conversazione domenicale nell’accogliente sala della Terrazza a Mare dove lo sguardo può spaziare sull’azzurro dell’orizzonte.
 
 

La Repubblica, 6.7.2019
Gregoretti il genio dell'ironia

Ugo Gregoretti era un uomo colto, gentile, dotato di eleganza naturale e di un'ironia in cui mescolava giudizio e affetto. Un intellettuale che ha rivoluzionato il linguaggio televisivo e che per colpa del piccolo schermo, diceva lui («per molti ero un miserabile rospo che usciva dal pantano maleodorante della disprezzatissima tv»), non era stato accolto dal cinema. È morto nella sua casa a Roma, a 88 anni, e ci mancherà il suo sguardo mai banale sulle cose del mondo.
[...]
Da sempre amico di Andrea Camilleri, si erano prestati a girare il documentario Ugo & Andrea ideato dalle figlie d'arte Andreina e Orsetta, in cui — in auto, spinta a mano per il finto viaggio visto che nessuno dei due ha la patente — raccontavano le loro vite straordinarie. E insieme, qualche anno fa, il gentiluomo rivoluzionario e lo scrittore siciliano, da allegri bastian contrari, avevano interpretato a teatro la fiaba di Pinocchio finalmente dalla parte del Gatto e la Volpe, stanchi della cattiva fama. Irresistibili, impellicciati, a ritmo di rap. Liberi, come hanno vissuto.
[...]
Silvia Fumarola
 
 

ilNapolista, 7.7.2019
L’altro Napolista
Dialogo tra Montalbano e Livia sull’amuri e sul matrimonio
Montalbano non fu mai così cuntentu di sentire Catarella, di andare ad una riunione del quistore, di mettersi sulle tracce del latitanti più anziano…

Il bus blue mare era appena sbucato dal tornante che immetteva secco sulla piazza Garibaldi del paisi e Montalbano era stranamente già lì ad aspettare che la sua zita Livia, scinnesse, per riabbracciarla, doppo che non si vidivano da du mesate.
Montalbano: “Livia, hai viaggiato bine?”.
Livia: “Salvo, benissimo. L’aereo a Punta Raisi è arrivato in perfetto orario. Ma ti trovo molto sciupato, Adelina non ti sta preparando niente di sostanzioso?”.
Prima sciarriatina senza neanche scendere dal predellino dell’autobus. Livia non si pigliava con la fimmina di casa di Montalbano, la mite Adelina che gli tiniva in ordine l’abitazione a Marinella e che gli lasciava in forno paste ‘ncasciate che avrebbero fatto risuscitare i morti in vivi.
Giunsero a Marinella e l’odore della rena e delle onde del mare che già presagivano l’Africa puliziò i pinseri mallitta e i due ziti maturi pensarono bene di consumari l’armistizio con una bella sessione sul lettone in ferro battuto.
Doppo l’amuri Montalbano pensò bine di fumarisi una sigaretta, sul caffè ristretto, che si era priprato con la consueta dovizia, seduto sulla verandina che guardava l’orizzunta.
L: “Allora Salvo?”.
M: “Allura chè, Livia?”-
L: “Dico, allora per aprire una discussione… “.
M: “Ah, allura!”.
L: “Senti Salvo vuoi smetterla di recitare la parte del siciliano e si può finalmente parlare distesamente… “.
M: “Io non recito nisciuna parti; io sicliano sugno”:
L: “Salvo, Salvo… Io intendevo fare quattro chiacchiere con il mio compagno: lei, commissario, me lo concede?”.
M: “Ma pirchì avimmo fari quattro chiacchiri, Livia? Taliamoci il mari e doppo ci preparamo e ce ne annamo a magnirisi qualichicosa da Enzo. E’ ragiunata come pinsata?”.
L:“Salvo, basta! Non fare il bambino: qui dobbiamo parlare di cose serie!”.
Montalbano principiò a biastimare a bassa voce per non farisi sentere dalla zita, ma quando Livia incornava non c’ira nenti da fare.
M: “Va bine, parliamo, ma di cosa?”.
L: “Salvo non fare il pesce nel barile, tu sai benissimo di cosa dobbiamo discutere. Io oramai viaggio ai confini della menopausa e tu – “Salvo mio” – ha già attraversato da tempo i confini di un’antropausa caratteriale che da quello che mi racconta Mimì rasenta la misantropia acuta…. “.
M: “Ma che minchia rasenti, Livia! Eppoi perché quel curnutazzo di Mimì non si liscia le sue di corna?”:
L: “Montalbano, ti pregherei di non parlare in questo modo di Mimì che è un nostro caro amico e che ti vuole un bene immenso e che per te ha un’ammirazione che confina con l’emulazione.”.
M: “Ma di quali emulazioni vai blatirando? Tu mi dici che dobbiamo parlari di noi e tu me parli di Mimì!”.
L: “Va bene, parliamo di noi: possiamo continuare a fare questa vita da ziti quando io ho passato i quarant’anni e tu hai già oltrepassato i sessanta?”.
M: “In primisi tu dimostri trent’anni, massimo. Io poi non ho attraversato un bel niente perché sessant’anni li faccio tra qualche anno ed anche se li avessi già compiuti me li porto una billizza. Ho delle analisi pulite ed il mio corpo nonostante qualche acciacco dovuto al servizi risponde ancora bine”.
L: “Nascondersi gli anni è infantile, Salvo, comunque resta il fatto che noi una legittimazione del nostro rapporto la dobbiamo trovare.”-
M: “Ma di quali ligitimazioni vaniggi? Noi stiamo benissimo assieme così: il prublema è la distanza: pirchì tu vivi a Boccadasse ed io a Vigata e mi sembra che nisciuno dei due voli rinunciari alla su vita”.
L: “Io so bene che la situazione lavorativa è di difficile soluzione, ma alludevo alla possibilità, stando così le cose, di regolamentare davanti alla legge degli uomini la nostra unione”.
M: “E, tu, Livia mia, mi pariva facissi l’architettu, ma ora stai parlando come un piemme in un’ordinanza o come un parlamintari in parlamentu”.
L: “Ma quali giudici e quali politici, Salvo, io ti sto parlando della nostra vita asssssiiiiieeeemme!”.
Seconda sciarriatina in appena tri orate: recordi nazionali? No, minagge sulito come se del resto fossimo già nsurati da timpo” (pinsò internamenti Montalbano, ma si tenne quel pinsero sottotraccia come si faciva negli anni ’70)”. Comunque ora la situazione era di tregua armata pirchì si stavano priparando per andare da Enzo a mangiari e tra le regole non scritte del loro rapporto c’era quella che non ci si potesse rovinare il mangiarisi.
Ritornati dalla mangiatina sirale da Enzo, Salvo e Livia rompono la tregua e davanti ad un amaro locale ritornano sui motivi del contendere. Principia Livia.
L: “Ché poi quello che chiedevo io era una cosa semplice Salvo: assumersi le proprie responsabilità istituzionalizzando la nostra coppia”.
M: “Ma pirchì simo una coppia clandistina?”.
L: “Salvo con te non si può fare un discorso serio: tendi a ridicolizzare tutto. Io non so proprio come prederti a volte”.
M: “Livia l’aggittivo sirio lascialo utilizzare ai politici. Io non riesco a capire perché vuoi che noi rendiamo pubblico con una cirimonia un rapporto che più solare non esiste: noi al di là di qualche sciarriatina che è una costante di noi esseri umani ci vogliamo bene e ci desideriamo. Io sinceramente non riesco a capacitarmi che tu voglia la forma come forma”.
L: “Montalbano intanto ti faccio notare che hai parlato quasi interaramente in italiano tranne qualche intervallo in vernacolo, forse stai cedendo… “.
M: “Sinti Livia… “:
Montalbano viene interrotto dal suono del telefono.
M: “Montalbano, sugno, chi è che scassa?”.
Catarella: “Dutturi, dutturi, scusasse. La chiamai anche in tarda sira pirchì il questuri convocò una riunioni urgenti per la cattura del latitanti più anziano… “.
Montalbano non fu mai così cuntentu di sentire Catarella, di andare ad una riunione del quistore, di mettersi sulle tracce del latitanti più anziano…
Vincenzo Aiello
 
 

TRM Radiotelevisione del Mezzogiorno, 8.7.2019
Dal 12 al 14 Montalbano Jonico (Mt) Capitale Europea della Cultura per un giorno

Dal 12 al 14 luglio 2019 la città di Montalbano Jonico sarà Capitale Europea della cultura per un giorno, nell’ambito del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 “Capitale per un giorno” rivolto ai comuni lucani.
La Città di Montalbano Jonico, tra mura cinquecentesche, scorci suggestivi e affascinanti vicoli, ha un centro storico puntellato di antichi palazzi e cappelle gentilizie, con una storia millenaria caratterizzata soprattutto da uno dei cittadini più conosciuti ed autorevoli, Francesco Lomonaco, al quale la stessa è intitolata.
La programmazione delle tre giornate è finalizzata alla diffusione della città di Montalbano Jonico quale destinazione turistica a livello regionale ed interregionale e ad accrescerne la competitività sui mercati nazionali e internazionali attraverso la valorizzazione delle risorse culturali e naturali. È una programmazione variegata, rivolta ad un pubblico e ad un numero di partecipanti di qualsiasi fascia di età.
L’Amministrazione Comunale ha colto subito questa occasione poiché l’evento rappresenta per la suggestiva e caratteristica un’occasione che rafforza le iniziative culturali e di promozione del territorio e del patrimonio, della cittadina dedicata all’illustre Francesco Lomonaco.
Saranno ben tre giornate intense di eventi co-prodotti con Fondazione Matera Basilicata 2019 per Capitale per un giorno con la realizzazione di un progetto “BorgArtFest”, un festival d’arte pubblica nel centro storico di Montalbano Jonico, consistente principalmente nel riqualificare alcune aree del borgo in forte stato di degrado e abbandono al fine di rigenerare spazi urbani attraverso interventi artistici di “street art” come i murales e la trasformazione di arredi urbani. Il tutto diventerà un’occasione di grande creatività personale e condivisa, dove il vecchio ed il nuovo si accostano, il grigio ed il colorato, le crepe sono riempite e valorizzate con il colore.
Al centro delle giornate un congresso internazionale presso Palazzo Rondinelli, volto a celebrare la figura di Andrea Camilleri, famoso per i suoi scritti sul Commissario Montalbano, scrittore ed intellettuale, con la presenza di rappresentanza accademica ed appartenenti al mondo camilleriano, chiedendo all’Università di Malaga-Facultad de Filosofia Letras. Campus de Teatinos E-29071 Màlaga (Spagna) l’organizzazione dello stesso. A queste attività artistiche e culturali si alterneranno anche la presenza di concerti, esposizioni, degustazioni e diverse attività per tutti. Sarà inevitabile lasciarsi catturare dalle meraviglie paesaggistiche, artistiche e culturali del territorio, correlate alle tradizioni locali, con il coinvolgimento di tutte le realtà territoriali.
 
 

ilNapolista, 8.7.2019
L’altro Napolista
Dialogo tra Montalbano e Mimì Augello sulle fimmine
Augello dopo il matrimonio era in una situazione nuova stretto tra la sua natura di donnaiolo e la condizione di marito

Era in commissariato da un’orata e sembrava che tutto filasse liscio nell’ordinaria amministrazione di una stazione di polizia, ma il pensiero andava al suo vice, Mimì Augello, fimminaro impenitente, che ancora non si era apprisintato in loco e di certo Montalbano non poteva contare sullo sull’ispettori Fazio Giuseppe per sbricare le rutture che si sarebbero prisintate di lì a poco.
Catarella (al tilifono): “Trasì ora il vicicommisari Augelli: Vossia mi dissi che dovevo signalari la sua venuta in lochi.”:
Montalbano: “Bravissino Catarè, ora ti rechi in lochi dell’officio dell’Augello e gli spì se poti vinire per qualichi minuti quia da me… “.
C: “Subitissimamente feci, dutturi”.
Mimì Augello, da quanto si era maritato con Biatrice, una bona picciotta di paisi, attravirsava un piriodo un po’ accussi: stritto tra la sua natura di fimminaro e la nea condizione di marito.
Ora Mimì si palesò nell’officio di Montalbano con la solita ariata alla Bellantonio di Vittorini, ma con un ummira in viso che ne accentuava il mistero.
Augello: “Ciao Salvù, mi facisti acchiamare?”.
Montalbano: “Mimì, più che accihamare, speravano che stammatina ti acchianassi…. Ma che minchia ti successe che ti arricampasti in Commissario all’ura dell’apiritivo nell’Altitalia?”.
A: “Mi devi scusare Salvo, ma ebbi una nuttata storta, nenache a casa mi arricampai. Dissi a Beba che avivo un appustamento, ma in realtà sugno stato con quella commissa di Montilusa che da qualichi jurna mi turmenta con la sua billizza incantatrice, Tu si omo e puoi capirme”.
Montalbano capiva solo che ora ci saribba stata la confessiuna ed iddo non aviva proprio gana di sorbirsela: all’università non aviva scilto di fare psicologie ma liggi…
M: “Io non capiscio una biniditta minchia, Mimì. Tu n’omo spusato sei, e dovristi pinsare a Beba e non ad andari in giro la notti; ché poi la matina mi arrivi anche intordonuto in commissariato e non riesci neanche a dare il tu contributo per un’eventuale ‘ndagini”.
A: “Ragione hai, Salvo”.
M: “La ragione si dà ai fissa, Mimì”.
A: “Ma Salvo tu dovresti vidirla Serena – la picciotta di Montilusa; nota del ridatturi – c’ha uno sguardo che ti affata”.
M: “Ma ‘post fata resurgi’, Mimì? Tu a mia mi servi in offcio, pirchì sei il mio vici, te lo scurdasti?”.
A: “Non havi tutti i turta. Ma io c’ho un cori diviso a metà tra il lioni e l’asino”-
M: “Prima mi dai ragiuna, ura non mi dai tortu: Mimì vidi di diciderti sulla tua vera natura, che sennò chiammo il Vuvueffi”.
A: “Io ora, Salvuzzo, è all’amico che mi sto riferendo: dammi una mano d’aiuto!”.
Montalbano inzio a biastimare tutto l’Olimpu cristiano, greco e pagano. Iddo nun s’era maritato proprio per non essere rotto i cugliuna e spesso si trovava ad issiri il confissori degli amica sulle quistioni di cora.
M: “Mimì, una decisioni havi da prendere: o ti divorzi o fai il marito di Beba, capisti?”.
A: “Ma Salvu, tua non mi puoi diciri quista cosa: io a Beba ci volli bene, e che quanno vido una fimmina che mi fa sangue mi venni isso alla tista e non capisco nihilo”:
M: “Allora vai dal dutturi del sangue fatti prescriveri una cura per il colistiroli delle fimmine”.
A: “Salvù, ma pirchì babbii simpre: io sono qui ginucchiuna e tu mi pigli a cavucia”.
M: “Mimì, commo diciva il maistro Lionardo Sciascia la sturia è simplici o di qui o di là del Rubicuni, altera via non ci sta: a mino ché tu non continui a fari il picciottazzo commu facivi primma del matrimunia”:
A: “Ma non vuoi che ti parlo di Serena che nomen snomen è proprio una criatura paradissiaca e che Salvo mio, havea du boccie che ci poti ridisegnare la donna di Vitruviu”.
M: “Mimì l’homo di Vitruviu, e che minchia nel tuo ciriveddrù havi un fimminamorfismu: non è che stai portando avanti degli studia sulla cultura della differenza come quella antropologa che scriva sul Manifestu?”.
A: “Nonsi, io non la acconoscio la Magli che dicisti, ma sugno per quello che diciva Ciarchil, ‘urrah per la picca differenzia’ “.
La discussiuna stava principiando una periculusa strata ‘ntelletuali e citazionistica che a Montalbano non piaciva per ninta. Tra qualche minuto doviva andari dal Quistori – aveva da poco chiamato l’untuosi Lattes e Mieles – e già gli giravano come a Silverstoni. Ora ci si mittiva pure la stranna morali sessuali del suo vice, criatura mitologica dimmidiata. Andava pirciò prisa una dilibirazioni ‘mmdiata e dicisiva.
M: “Mimì, viniamo a dama – ma non in senso donnesco; nota del ridatturi – stanotte tu a Sirina non la vidi”.
A: “E poi pirchì?”
M: “Pirchì, tu stanotti sei di sirvizi attornu alla villa di quell’imprenditori dell’eolico amicu del sottosegretariu del Nordi che pare essere un sostenitori del ‘latitantu più anziano’ commo dici l’aginti scilto al centralinu nuostro”.
A: “Ma Salvo, allora io stanotti non posso andari a parlari con Serena: eppoi chi glielo dici a Beba, potrebbe pensari ligittimo che io passi la notte con ‘n’altra fimmina”.
M: “A Beba ci tilifono io e glielo dico: così sento pure come sta tu figlio Salvuzzo”.
A: “Salvo mio sei n’omo senza cori, non capisco proprio commo fa quella povira anima bebbra di Livia a stari con un tipo commo a tia”:
M: “Mimì, pinsa alla tua doppia ‘ndentità che alla mia Zita ci pensò io. Ed ura fora nel tuo officio a lavurari pirchia i contribuenta ci pagano lo ‘stipendi”.
Mimì Augello, con un contorsionismo da operetta – genere musical-letterario in cui saribbi stato bena; nota del ridatturi – guadagnò la purta di Montalbano e con un ultimo sguardo da narcisista offeso si lascio alle spalle l’officio midisimo e si recò ad occuparsi del suo di officio, che molto spesso viniva a fagliare. Montalbano lo salutò con una raffica di ‘mproperi mintali. Poi mentre ripigliava a sottoscrivera i documenta ebbi anche un pinsero da patri per l’amico-vice: “In funna havi le sue ragiuna: ‘la su Natura è chista’”.
Vincenzo Aiello
 
 

SicilyMag, 9.7.2019
Andrea Camilleri e la verità indecidibile di Montalbano
Filosofia, thriller e psicologia, azione e riflessione, attualità e memoria si intrecciano in "Il cuoco dell'Alcyon", il nuovo romanzo dello scrittore empedoclino che vede protagonista il Commissario Montalbano. Scrive Salvatore Silvano Nigro nel risvolto di copertina: «Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo. Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, farsa e tragedia»

Un romanzo sorprendente ed avvincente che mostra ancora una volta la capacità di Andrea Camilleri di sperimentare e trovare nuovi spazi creativi. E di raccontare le vicende di Salvo Montalbano in maniera diversa. Stiamo parlando de “Il cuoco dell'Alcyon”, edito da Sellerio, l'ultimo romanzo di Camilleri incentrato sulle vicende del poliziotto più amato d'Italia, e che è arrivato nelle librerie prima del grave problema di salute che vede allo stato attuale combattere lo scrittore di Porto Empedocle la sua battaglia più difficile, fra la vita e la morte. Sono in tantissimi, noi fra questi, a sperare che Andrea possa superare positivamente questa complessa sfida.
Torniamo all'ultimo romanzo su Montalbano che è uno dei migliori di Camilleri nell'ultimo lustro. Rispetto ai libri più recenti con protagonista Montalbano è quello che ci ha convinto di più, per struttura, per ritmo narrativo, per lo snodarsi della trama.
Per meglio comprenderne la natura sui generis bisogna capirne le scaturigini, ed è lo stesso Camilleri in una delle note conclusive del testo, a pagina 249, a specificare: “Questo racconto è nato una decina di anni fa non come romanzo ma come soggetto per un film italo-americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con alcune varianti, per un nuovo libro su Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel male, della sua origine non letteraria”.
La natura non “letteraria” delle scaturigini dell'idea dà invece ancor più ritmo narrativo al romanzo, pieno di colpi di scena e di azione, soprattutto nei capitoli conclusivi. Il tutto sempre filtrato dallo stile ironico di Camilleri che rende esilaranti anche le più dinamiche e decisive scene di azione. Come è noto, la scrittura di Camilleri è cinematografica ma in questo caso lo è ancor di più.
Vedere il sessantenne commissario muoversi con la stessa grinta ed energia di un ventenne, con il commento del “regista” Camilleri, che sottolinea come la vecchiaia incomba egualmente, è divertente e nel contempo fa riflettere con leggerezza.
In questo romanzo Andrea Camilleri, così come nel suo primo libro su Montalbano di ben 25 anni fa - “La forma dell'acqua” -, affronta il concetto della pluralità delle verità, ed ispirato dalla teoria della meccanica quantistica mostra la complessa sfera della indecidibilità della verità. Viene in mente il principio di indeterminazione di Heisenberg. Con la consueta lucidità critica, il fine studioso di letteratura e di filologia, Salvatore Silvano Nigro, nello sciasciano risvolto di copertina del romanzo scrive: “Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione”.
Filosofia, thriller e psicologia, si intrecciano profondamente in questo romanzo, un testo che interseca azione e riflessione, attualità e memoria. In questo contesto narrativo sostiene Nigro: “Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per 'stazioni', lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto”.
L’Alcyon appare e scompare, resta poco tempo nei porti in cui approda. Il mistero da disvelare nella storia è legato alla goletta. L'invenzione del Montalbano “cuoco”, stratagemma per salire sulla nave, è fra le più interessanti del romanzo. Ma su questo non aggiungiamo altro, perché la trama di un 'giallo' va accennata non svelata, deve invitare alla lettura non sostituirsi ad essa. Tornando più strettamente all'analisi critica, Camilleri è riuscito ad esperire in questo romanzo un nuovo percorso narrativo con diverse tecniche e modalità di racconto, ma l'impianto strutturale generale, la visione d'insieme, la sua verve scritturale ed il suo linguaggio sono immutati. Sono il Dna della sua letteratura. In realtà anche il tema del sogno ritorna più volte nella sua ampia storia narrativa, così come le tante citazioni di grandi della letteratura. E nulla è causale nei suoi romanzi, è tutto strutturato in maniera organica e razionale, ogni citazione culturale rimanda sempre ad un passaggio del racconto, ad un meccanismo che aiuta a comprendere lo snodo della storia o ad illuminare il pensiero od i comportamenti di un personaggio.
Nigro coglie anche questo aspetto quando sottolinea: “Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su 'grandi cimiteri'. La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due 'comici' esperti. 'Contami quello che capitò', dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel 'contami' si sente risuonare un antico ed epico 'cantami': 'Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei [...]'. Il cuoco dell’Alcyon è 'una Iliade di guai'".
Il romanzo intreccia anche collaborazioni fra la polizia italiana e l'FBI statunitense. Non è la prima volta di Montalbano alle prese con i servizi segreti, Camilleri vi ha scritto pagine di notevole suggestione su questi temi, ma in questo caso lo scenario ha tratti di comicità autentica, anche per via della trasformazione estetica del commissario. Un passaggio del romanzo è illuminante in merito: “Tutto 'nzemmula gli vinni un pinsero spavintoso. E se sto Santo come minchia si chiamava era un chirurgo plastico? Gli voliva fari un'operazioni alla facci? Babbiavano? Ma lui si sarebbi arribbillato, avrebbi mittuto a ferri e a foco tutta la quistura! Arriniscì, con una certa faticata, a tinirisi, aspittanno gli sviluppi. Po' finalmente il mago parlò: 'Guardi, ho deciso che ai capelli darò un colore biondo grigio, adatto all'età che ha'. Da 'na parti fu contento, non era un chirurgo plastico ma 'na speci di varberi, dall'autra arraggiò: per quelle ultime paroli, Montalbano gli avrebbi sparato. 'Ma i baffi devono assolutamente sparire'. A 'sto punto, il commissario scatasciò: 'Ma non dica minchiate! Non se ne parla!”. Come è noto il commissario Montalbano personaggio del romanzo inventato da Camilleri ha i capelli e pure i baffi, mentre il commissario televisivo interpretato dall'ottimo Zingaretti è calvo e decisamente differente sul piano estetico. Una statua del Montalbano letterario si trova a Porto Empedocle. Tornando al romanzo, oltre al finale vi incuriosisce anche la vicenda della trasformazione estetica? La soluzione è nel romanzo...
Salvo Fallica
 
 

Sololobri.net, 9.7.2019
Palinsesto Rai: Amica Geniale, Montalbano e Ricciardi tante serie tratte da libri
Il palinsesto della Rai per il 2019/2020 è stato svelato oggi e sono tante le serie tv tratte da libri che vedremo nei prossimi mesi. Di seguito scopriamo le prime anticipazioni.

Il palinsesto Rai per la stagione 2019/2020 è stato svelato e anche per i prossimi mesi gli amanti dei libri avranno delle belle sorprese. La televisione di Stato ha infatti deciso di mandare in onda tante proposte tratte dai libri.
[...]
Una bella notizia arriva anche per gli amanti di Camilleri e soprattutto del Commissario Montalbano: nel 2020 saranno prodotti altri episodi della serie dei record! Non sono ancora stati rivelati i romanzi da cui verranno tratte le trame delle puntate, ma si tratterà almeno di due nuove proposte, che si andranno a sommare alle tante puntate di cui è stato ed è ancora protagonista Luca Zingaretti.
[...]
Chiara Ridolfi
 
 

Il Secolo XIX, 9.7.2019
"Maruzza Musumeci", miti e leggende della Sicilia più tradizionale
Cliccare qui per il filmato
La Sicilia, i suoi miti e le sue leggende, nello spettacolo Maruzza Musumeci, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri.
Pietro Montandon e l'unico attore in scena in un turbinare di ruoli e colpi di scena che escono dalla penna del papà del commissario Montalbano.
Una storia d'amore tra un emigrante tornato a coltivare la terra e una bellissima donna che nasconde un segreto: è una sirena

Genova – La penna di Andrea Camilleri torna in scena, in piazza San Matteo, attraverso lo spettacolo “Maruzza Musumeci” tratto da una dei romanzi che lo scrittore siciliano dedica alla sua amata terra e ai suoi miti.
In scena l’infaticabile e poliedrico attore Pietro Montandon che, nell’ambito del Festival In una notte d'estate di Lunaria Teatro è solo sul palcoscenico in un divertente inseguimento di personaggi e di situazioni.
E’ la storia dell'amore impossibile tra Gnazio - migrante di ritorno che, lasciata alle sue spalle l'America, decide di coltivare la terra senza più volgere lo sguardo al mare -, e Maruzza, ragazza bellissima che scopriremo essere, in realtà, una sirena.
Il tutto è ambientato a Vigata, borgo di fantasia reso celebre per essere diventato il teatro delle avventure del commissario Montalbano, qui rappresentata però in un'ambientazione a cavallo tra Ottocento e Novecento.
La storia d’amore si tinge di giallo e di mistero perché Maruzza desidera portare a compimento la vendetta delle Sirene contro Ulisse, rappresentato nella storia da un “vicino di terra” del marito.
Nel susseguirsi di colpi di scena e di misteri svelati, Maruzza Musumeci ripercorre gran parte del mito e delle leggende della Sicilia, riscoprendo, nel gusto di Camilleri, tradizioni antiche, richiami alla mitologia classica e alle storie raccontate attorno al fuoco, d’estate.
[...]
Andrea Carotenuto
 
 

ilNapolista, 9.7.2019
L’altro Napolista
Dialogo tra Montalbano e Fazio sull’arte di investigare
Fazio Giuseppe era un picciotto esperto e Montalbano lo aveva nella massima considerazioni, ma nella raccolta delle informazioni era talmente preciso che talvolta diventava pedante

Montalbano era sempre in officio con le solita scartoffia da evadere – chissà perché dai documenta si evadeva come dal carceri; nota del ridatturi – e senti che bussavano alla su porta.
Montalbano: “Avanti!”.
Fazio: “Buongiorno commissario porto quelle informazioni che mi avete cummnandato di pigliari”.
Montalbano: “Veni Fazio, assittati”.
L’ispettore Fazio Giuseppe era un picciotto ‘sperto e Montalbano lo aveva nella massima considerazioni, ma aviva nella raccolta di informaziona una pricisioni tali che qualichi volta sciddricava nella pidantaria. L’ispettori spiegazzò il suo pizzino e stava per declamari le giniralità di un soggetto su quali Montalbano li aviva dimandanto notizia.
M: “Dimmi Fazio”.
F: “Dottore quelle notizie su Liongrande Calogiro”.
M (rassignato): “Spara!”:
F: “Liongrande Calogiro, fu Satta Adilina e Liongrande Pietruzzo nacque a Vigata l’11 novimbira del 1951, residenti in Vigata a Vico Martiri del Lavuro… “.
Montalbano (‘nterrompendolo)”: “Fazio, non la stamo prindendo troppo alla luntana?”.
Il commissario di Vigata diciva che il suo ‘spittori era affitto dal complisso dell’anagrafi che spisso potiva deginerari in pidantaria.
F: “Ma dottore voi mi comandaste di pigliari questi dati sulla pirsona oggetto dell’ ‘ ndagini… “.
M: “Ti spiegai mille volte che l’eccesso di pricisione nell’acquisizioni di detti data porta la nostra capacità di indagari ad una piattizza che noce all’immaginazioni di un piano criminosi”.
F: “(…)”.
M: “Vabbuono, Giuseppe, cè altera?”.
F: “Nonsi, dottori”.
M: “Allora adisso tu dovristi capire sei il Leograndi in quistioni have da spardare qualichi cosa con i Cuffaro…”.
F (pronto); “Sissì signori, Liograndi figlio è omo dei Cuffaro pirchì essendo raggiiunieri della ditta di costruzioni della familia acconosce ogni movimento di dinaro licito e illiciti della stissa”.
Un’altra carattiristica dello ‘spittori era quilla di anticipare gli ordina del su dirigenti è chesta era una cosa che a Montalbano faciva girari i cabasisi anche seppoi spisso per le indagina costituivano binzina priziosa per andare avanti.
M (‘nfastidito): “Bravo Fazio…”,
Fazio (contrariato): “Scusasse commissario, ma mi trovavo lì ed ho pinsato che ‘ste notitia potessero essere utila alla ‘ndagini…”.
M: “Bine facisti”.
F: “Ma allora – con rispetto parlando; nota del ridatturi – perché Vossia pare nirbusirsi?”.
M: “Giuseppe fare na ‘ndagini nun è sula ammucchiari data come ‘na muntagna ‘ncantata, ma soprattutto avere un quatro della quistioni”.
F: “Ma più data avimmo è più quel quatro poti aviri consistenza”.
M: “Vero è, ma se si pone una ricerca sulo sul piano della massa ‘nformativa si perde na cosa che il commendatori Pirandello chiamava il corso delle cosa”.
F: “Dottori, ma con licenza parlando, che ci trasi Pirandello con la nostra ‘ndagini?”.
M. “Ci trasi, ci trasi, Fazio. Pirchè non sempre le cosa hanno un pircorso liniari ma spisso havino un disigno che è sinuoso”.
F: “Commissario, non vi stò più a secutari… “.
M: “Non è ninta di difficila Fazio: in una ‘ndagini non se segue sulo il moto rittilinio, ma spisso bisogna arricorrere ad altri moti: anche chilla dell’animi”.
F (ammaloccuto): “ (…)”.
M: “Allura Fazio, vado a spiegarmi: molto spisso noi pirsona accridiamo che ci sia na rationalità nelle cose chi fanno l’altera, ma invici le ationa altrui havino intenzionalità molto più basse ed addirittura sinza voluntà alcuna”.
F (simpre più ‘ntordonuto): (…)”.
M: “Giusé, siguimi. Allura noi cridiamo che le cose di cosa nostra siano tutte da vidiri nella loro logica criminali, ma spisso qualichi aziona di quista poteano essere dittate da logiche chiù umane e banali”.
F: (che cominciava a vidiri nella nebbia na picca luci): “Qualichi cosa accapì”:
M: “‘Nsomma Fazio per risolvere la nibbia di ‘na ‘ndagini scurosa accure in ultima ‘stanzi na facultà che si chiama ‘mmaginazioni”.
F: “Ma non stamo finendo troppo in poesia, dutturi?”.
M: “Eppure la puesia cè pote servere, Giuseppe. L’animo umano è no ‘nsieme di tale pulsiona che noi ‘nquirenti cè dobbiamo attrazzare anche con gli ‘nstrumenta delli poeta”.
F: “Ma allura, Vossia, havimo a liggira chiù Quasimodo che Simenonne”.
M: “No, Fazio, cè basta Simenonne che Quasimodo sicuramente – datosi che erano contimporanei: nota del ridatturi – l’aviva sicuramenti litto”.
F (più confusu che pirsuaso): “Allora dutturi io che havio a a fari ura?”.
M: “Commo che havi a fari Fazio, ura tu esci da qui e mi fai un’indagini a tappeta dei rapporta che i Cuffaro havino con gli altri ‘mprenditori ‘dili della zuna. Accapisti?”.
F: “E Simenonne?”.
M: “Lascilo liggiri a chi tene timpo da spardare: noi simmo sbirra e nun havimmo timpo per pettinari le bambula”.
Vincenzo Aiello
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 9.7.2019
Vent’anni di libri a San Vito Lo Capo "È nata una comunità"
La rassegna. Ieri a San Vito ha preso il via la ventesima edizione di "Libri, autori e bounganville" curata da Giacomo Pilati

Era una piccola pianta dai fiori fucsia, adesso che sono passati venti anni è cresciuta ed è una vera e propria cascata di petali, iconica, simbolo indiscusso di una rassegna letteraria che ogni estate raduna un pubblico numeroso nello slargo di via Venza a San Vito lo Capo. Ieri sera una torta con venti candeline ha festeggiato l'anniversario di "Libri autori e bouganville", la rassegna letteraria ideata e curata da Giacomo Pilati e sostenuta dal Comune e dalla Pro loco di San Vito con il supporto di albergatori e ristoratori.
[…]
«Non c'è un anno nel quale non avrei voluto come ospite Andrea Camilleri», conclude Pilati pensando già alle edizioni future.
Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica, 10.7.2019
E poi arriverà Montalbano a salvare gli ascolti
I nuovi palinsesti Rai

Gli ascolti li porteranno le fiction — in primis il Montalbano eroe d'accoglienza — o Fabio Fazio che puntellerà alla grande Rai 2, l'interesse arriverà da certe novità di Rai 3, vedi una nuova cosa di Serena Dandini, poi c'è Fiorello sul lato Raiplay: curiosamente tecnologico, magari non proprio per giovani ma pazienza.
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Ma l'impressione, dopo una estenuante presentazione di palinsesti con rarissimi squilli, è che i nuovi capi abbiano facce serene e che la missione sia compiuta: se dieci milioni poi li farà solo il Montalbano che salva migranti, pazienza, l'importante è il giorno per giorno.
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Antonio Dipollina
 
 

Rai Italia, 10.7.2019
I programmi di Rai Italia
Il Commissario Montalbano | La pista di sabbia
Regia: Alberto Sironi
Cast: Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Isabell Sollman, Angelo Russo, Mandala Tayde, Giovanni Moschella, Davide Lo Verde, Marcello Perracchio, Gigio Morra, Mimmo Gennaro, Mario Puglisi

La carcassa di un purosangue, massacrata, viene scaricata davanti a casa del commissario di Vigata. Che si trova coinvolto in un’indagine dai confini particolari, che sfumano tra le corse di cavalli della nobiltà siciliana e quelle clandestine della mafia, tra onore e vergogna, amore e sesso. Un’indagine nel corso della quale Montalbano scopre che dietro la maschera più rispettabile può celarsi uno scheletro così scabroso da giustificare qualunque patto con la coscienza. Così come un crimine veniale può coprirne uno più infame. E in un quadro sempre più complesso, riempito di misteriosi attori – ladri che entrano ed escono dalla tenuta alla Marinella senza rubare nulla, il processo a carico di un picciotto che conta di avere un alibi che ancora deve passare al vaglio degli inquirenti – Salvo Montalbano ha l’occasione di perdersi tra le braccia di una donna e ritrovarsi nell’intimità di scelte sofferte.
Tratto dal romanzo La pista di sabbia di Andrea Camilleri edito da Sellerio Editore.
 
 

ilNapolista, 10.7.2019
L’altro Napolista
Dialogo tra Montalbano ed Adelina sull’arte della fuga
Adelina era la femmina che badava a Montalbano e un giorno, a causa di una malattia del commissario, ebbero modo di parlare più a lungo

Adelina era la fimmina di casa, chella che abbadava a Montilbano e gli dava adentia, per tutte le situaziona che attinessero alla su ‘bitazioni di Marinella: pulizarla, priparare il mangiari, fari la spisa etcetera. Odiata da Livia – perché in ‘na casa dove ci stà n’ommo sulo fimmina e fimmina non potino stare; nota del ridatturi – Adilina era in rialtà una mamma che aveva da abbadare a du figli che trasivano e nescivano da galira e spisso Montilbano era accurso per parargli il darre. Na matina de cheste il commissario dovitte stare in malattia causasi un brutto raffriddori che pareva volisse virare a pulmunite ed ebbe modi di parlari chiu pianamente con la su tata.
Adelina: “Commissario come se sente? Se lo prese chillo decotto di lauro che ci appriparai per calmare nu poco l’infeziona della gola e dei bronchia?”.
Montalbano: “Sisi, Adilina, lo vippi. Mi ricordo che lo faciva pure mi padre quando da picciotto avivo il raffridori; sono stato simpre cagionevoli ai bronchi pirchì da bambino bitavamo in campagna e non havivo possibilitate di ‘ndari alla marina”:
A: “Bine, vidisse che in un paro de jurnate li passa todo”.
M: “Adilì, tuo figlio Pasquale che cumbina?”.
A: “Chi deve cumbinare mischino: niscì dallo carceri una mesata fa e sta cercando n’impiego per tirari annanza. Ma a coloro che teneno a cundotta macchiata non se li pigliano sempri. Speramo la mano santa della Madonna delle Grazie che ci dave audientia”.
M: “La Madunna è ‘mportante, ma se isso non cagna cundotta, Issa non pote fari ninta”.
A: Veru è dutturi”.
M: “Ah proposito, mentri durmivo Livia tilifonò?”.
A: “La signurina ginovisa chiammai na volta, ma quando idda sentete la mi voce parse ‘mparpagliarisi picca”.
M: “In che senso s’imparpagliò?”.
A: “Come già dissi, mi chiesi ragioni del fatto che io stessi ancora a travagliare a quell’orata stramma in casa di Vossia”.
M: “E tu che gli risponessi?”.
A: “Gli dissi che stavo lì per abbadare alla vostra salus, pirchia n’omo non poti stare da sulo quanno è malato e che abbisogna di cure”.
Montalbano iniziò una lenta ma costante sequela di santioni mentali e si ripropose di telifonari chiu tarda alla zita per spiegarle il busillis.
M: “Adilina, ma dimmi la virit,à ma perché tu e Livia non vi pigliate?”.
A: “Chesta è na cosa che deve spiare alla su zita, eccellenza. Io songo una fimmina che si è sempre fatta i su fatta. E’ ché la su picciotta ligura non mi poti vidiri perché io vi appriparo un sacco de cannarizie: idda è femmina professionale e non sape cucinare”:
M: “Va bé, Adlina, devi accapire la siatuaziona: io e la signurina Livia siamo una coppia aperta e facimo le nostre vite picca distaccate per la luntananzia”.
A: “M io nella vestra apirtura non voglio trasire: lei mi spiò perché la signurina Livìa non se piglia cu mia ed io glielo spigai”.
M: “Va bine Adilina, non stari lì a prioccuparti: cose di fimmine sono. Poi passino”:
A: “Poi io non l’accapisco alla signorina Livia: io abbado a Vossia come ad un matre”.
Alla parola matre Montilbano fui attraversato da una correnta di ciumo di nustalgia e si si fece giarno in viso. Adilina che aviva due figli e che matre era accapì la faglianza di Montalbano e prise il curaggio a du mani.
A: “Eccellenza, lei non mi parlò mai della sua di matre…”.
M: “ Adilina è un cosa di cui non haveo gana di parlari”.
A: “Eccellenza mi scusasse per la cunfidenzia che mi pigliai”.
Montalbano vitte che la fimmina era viramente dispiaciuta e datosi la familiarità che oramà esisteva tra loro fece una cosa che non aviva mai fatto con nisciuno.
M: “L’ho persa quanno era nicareddro e non ne parli volontieri pirchì pe mia arrisulta una faglianza difficilia da pinsari”.
A: “Ma commera idda?”.
M: “Me matre era una fimmina alligra ma sivera, ma mi volli molto bina. In quegli me patre era simpre fora per travagliari e quando vinne a mancare per un mali malitto io rimasi sulo… “.
Era chisto uno dei bagghi de Montilbano che aviva diterminato il suo caratteri chiuso e sensibile allo stisso tempora ed anche il suo rapporto con le fimmine.
A: “Ora accapiscio tante res, cummissario”.
M: “Le res per accapirle bisogna acconoscerle, Adilì”.
A: “Vossia chiù de alteri havi bisogno di na prisenza fimminile viciniora ma spisso è purtato a fuirsene da chesta res pe paura de perdere n’ata vota su madre”.
Montilbano ristò ammaloccuto per quella diagnòsi fattila dalla sua collaboratrici domistica – come si diceva nella lengua taliana; nota del ridatturi – e commo tutte le vote che capiva na cosa pricisamente fice come ‘Chiloco il pirsonaggio della Gricia ‘ntica: si menò a curreri luntano.
M: “Adilì, oggi doppio paga. Io ora chiammo a Livia prima che si imparpaglia novamenti”.
Poi penso tra si ed iddo stisso: “Le fimmine sono una grande ruttura de cabasisi, ma ci dicono chi simo viramenti”.

Tutti i dialoghi di Montalbano
Dialogo tra Montalbano e Fazio sull’arte di investigare
Dialogo tra Montalbano e Mimì Augello sulle fimmine
Dialogo tra Montalbano e Catarella sui ‘sociali’ (social)
Dialogo tra Montalbano e Livia sull’amuri e sul matrimonio
Dialogo tra Montalbano e Livia sulla situazione Siwatche
Dialogo tra Nicolò Zito e Montalbano su Mughini (e Sciascia)
Dialogo tra Andrea Camilleri ed il Commissario Montalbano
Dialogo tra Montalbano e Catarella su Vittorio Feltri
Dialogo tra Montalbano e Fazio su Sgarbi che ha difeso Feltri
Monologo di Montalbano con il caldo (e con gli algoritmi del pinsero)

Vincenzo Aiello
 
 

Gazzetta del Mezzogiorno, 11.7.2019
Iniziative. Tre giorni con studiosi da tutta Europa nella città jonica e a Matera
E così Camilleri si “incontrerà” con Montalbano
Congresso internzazionale di studi

Celebrare Andrea Camilleri e la sua opera e, allo stesso tempo, offrire nuovi e innovativi spunti sulla ricerca in ambito letterario. Sono gli obiettivi principali che si sono posti gli organizzatori del congresso internazionale intitolato "Montalbano incontra Camilleri: territorio, identità culturale e letteraria" in svolgimento da domani a domenica, con dibattiti e iniziative collaterali tra Montalbano Jonico (nel Palazzo Rondinelli) e a Matera (nella Biblioteca provinciale). Un titolo volutamente evocativo, un gioco di parole sulla coincidenza tra il nome della cittadina jonica e quello del Commissario Montalbano, il personaggio amatissimo, celebrato in libri e in televisione, nato dalla penna di Camilleri, l'affermato scrittore e non solo, amato e scoperto dal grande pubblico per la celebre serie di gialli pubblicati dalle Edizioni Sellerio.
L'iniziativa si inserisce quale attività di rilievo nel contesto di "Montalbano Jonico Capitale europea della Cultura per un giorno" della Fondazione Matera-Basilicata 2019.
Ma ad organizzare l'evento congressuale è un prestigioso Ateneo spagnolo, grazie anche alla lungimiranza e presenza di tre lucani che, in quella Istituzione iberica, portano alto il nome della nostra regione. Il progetto culturale è realizzato dall'area di Filologia italiana dell'Universidad de Màlaga e, in particolare, da Giovanni Caprara, che è professore associato di Filologia italiana. È aretino di nascita ma orgogliosamente lucano nel cuore: la madre è di Tursi, mentre suo padre è di Terranova del Pollino. Col docente collaborano le ricercatrici Filomena Anna D'Alessandro e Valentina Nesi, rispettivamente di Montalbano e di Scanzano. Alle tre giornate di studi in terra lucana, poi, contribuiscono anche l'Università degli Studi di Cagliari e l'Assessorato alla Cultura del Comune di Montalbano. Il Congresso, poi, rientra nell'ambito dei Seminari sugli Studi Camilleriani, giunti alla settima edizione, che ogni anno si svolgono in alcune delle più importanti Università del mondo, come quelle di Città del Messico, Parigi, Varsavia, Málaga, Cagliari e Beirut. Nell'occasione di quello in Basilicata, era previsto un contributo in video di Andrea Camilleri, ma è ancora ricoverato in ospedale, dopo il malore dello scorso giugno. Non dimentichiamo, inoltre, che ha 93 anni e, nel centro jonico, avrebbe partecipato sua figlia, Mariolina Camilleri.
"L'evento di Matera 2019 credo sia una grandissima occasione di riscatto per il popolo e la cultura lucana, troppo spesso sminuiti e trascurati - afferma il prof. Giovanni Caprara -. Camilleri ha dimostrato tutto il suo spessore quando e riuscito in un'operazione complessa e che per certi versi mi ricorda un po' il caso di Matera: quella di dar vita a processi culturali che, prendendo il via dalla letteratura, hanno creato un'unione tra il recupero e la valorizzazione di luoghi (in particolare la provincia agrigentina) e l'identità di un popolo che per quanto culturalmente abbiano regalato tanto è stato spesso relegato ai margini".
Spiega la dottoressa Filomena Anna D'Alessandro che "nostro obiettivo è di andare oltre il Congresso, sia pure di spessore, per realizzare una esperienza culturale e interdisciplinare che coinvolga interamente i partecipanti. È il senso della mostra "Camilleri a prima vista", che si compone delle copertine dei romanzi, ognuna associata a un'opera d'arte, dalle quali è possibile ricostruire gran parte della storia d'Italia. Il nesso tra territorio, storia e cultura sarà al centro del dibattito a partire dal manifesto sull'Importanza delle storia, "La Storia è un bene comune" scritto e promosso da Liliana Segre, Andrea Camilleri e Andrea Giardina". La dott.ssa Valentina Nesi, poi, evidenzia come "il sottotitolo "territorio, identità culturale e letteraria" riveste particolare importanza perché si vuole sottolineare come il territorio, nella sua accezione più ampia, sia fondamentale nel processo di costruzione identitaria e nella formazione culturale, adottando il pensiero del geografo Edward Soja che nello spazio non vede il semplice contenitore della storia la qualcosa di più".
Tra gli eventi "collaterali" al Congresso, ricordiamo, la citata mostra "Camilleri a prima vista" ideata dal giornalista Stefano Salis con i contributi critici di Salvatore Silvano Nigro e di Antonio Sellerio, dedicata alle copertine del libri di Camilleri. Domenica 14, a Matera, va in scena la prima del reading animato tratto da "Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe", con la compagnia teatrale "Fondamenta Teatro e Teatri" e la supervisione artistica di Giancarlo Sammartano.
Enzo Fontanarossa
 
 

Girodivite, 12.7.2019
Camilleri ha deciso di non morire
“Non ho alcuna intenzione di farmi salutare da Salvini con un bacione”

Camilleri ha deciso di non morire: “Non ho alcuna intenzione di farmi salutare da Salvini con un bacione”, ha dichiarato all’infermiera Speranza. Molto preoccupati i suoi eredi.
 
 

La Repubblica (ed. di Genova), 12.7.2019
L’ascesa di Greg dal blog sul Corsera ai clienti vip

Nel percorso che porta dal lavoro in una pizzeria alla creazione di un colosso del settore della ristorazione e infine alla manette dopo un crac da 300 milioni, ci sono molte tappe e qualche punto oscuro mai del tutto chiarito.
Certo è che, anche se nel 2016 e 2017 i buoni pasto della Qui Ticket cominciavano ad essere rifiutati dai primi bar e supermercati perché i rimborsi avvenivano con ritardi infiniti, Gregorio Fogliani, riuscì anche a diventare un blogger sul sito del Corriere della Sera in una sezione che venne intitolata " Buone notizie" e aveva lo scopo di evidenziare ciò che di positivo e di solidale viene fatto in Italia.
Compagni di blog di Fogliani erano nomi illustri fra i quali Andrea Camilleri, Erri De Luca, Giobbe Covatta solo per dirne alcuni.
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Marco Preve
 
 

ilNapolista, 9.7.2019
L’altro Napolista
Dialogo tra Montalbano e il piemme Tommaseo
Più il piemme parlava e più Montalbano pinsava che non era escluso che un giorno saltasse fuori anche il nome di Tommaseo in qualche ‘ndagine alla Palamara per favori sessuali per sentenze aggiustate

Catarella (al telefono con Montalbano): “Dutturi, dutturi, un’ammazzatina ci fu!”:
M: “Catarè, dove successe?”.
C: “In un ‘mobile a Corso Garibaldi: è una picciotta vintina. Avvisai già il vice commissariu Augello e l’ispettori Fazio. Stavi per arrivare in loco anco il pimme Tommasseo”.
M: “Catarè, chiama Augello o Fazio e dicci che sto arrivando”:
C: “Sarà il fatto, Vossia”.
Ripresosi dalla nutizia laida e dal laido parlari di Catarella Montalbano giunse in loco dove c’era già il circo questri rappresentato dalla scintifica, ma iddo con il capo non si pigliava e diligò Fazio alla bisogna. La picciotta era stata massacrata e intanto mentre aspittava Pasquano che era il midico ligali – erano andati a prilivarlo al circolo sociali dove si diciva spardasse il suo stipendio; nota del ridatturi – vide che era appina arrivato il pimme Tommaseo, come lo chiamava Catarella.
M: “Signor giudice come sta?”.
T: “Bene, commissario si sa già se la ragazza è stata violentata?”.
M: “Dottore, questo ancora non lo sappiamo pirchì Pasquano non è ancora in loco, Però dalle prime indagini effettuate dal mio collaboratore l’ispettore Fazio posso dirle che il corpo della picciotta è stato ritrovato pieno di lividi e di arrossamenti”.
T: “Cosa sappiamo della picciotta?”.
M: “Prestisimone Carmela era una studentessa in liggi che sembra facesse una vita abbastanza quieta e che si recava solo per dari gli esami a Palermo una volta ogni due misi”.
Fazio: “Me scusassero: abbiamo ritrovato delle foto dove la picciotta era in pose osé”.
T: “Vede Montalbano, ma quale quieta: queste ragazze odierne dietro un’apparenza solida e coerente nascondono le peggiori nequizie. Ispettore, appena Jacomuzzi – il capo della scientifica; nota del ridatturi – ha finito con i rilievi mi faccia portare in Procura queste foto magari con ingrandimenti perché devo analizzarle personalmente per trarne elementi decisivi per il buon corso delle indagini”.
Il piemme Tommaseo era noto per le sue particolari predilezioni femminili che sfociavano in comportamenti che sfioravano il più classico dei feticismi. Montalbano ci si divertiva ed anche in quella circostanza ritenne opportuno inzupparci il biscotto.
M: “L’ispettore provvederà quanto prima alla bisogna, signor giudice, ma lei pinsa ad una pista di studentesse che si prostituivanno per ottiniri favori, soldi e cocaina?”.
T: “Nulla va escluso, commissario, in questo tempo che pone la lussuria come motore di un capitalismo dimentico dei valori propri della famiglia tradizionale”.
M: “Bene dicisse, dutturi”.
T: “L’indagine a mio giudizio non deve trascurare piste di prostituzione delle extracomunitarie che solcano perigliosamente il nostro mare”.
M: “Scusasse dutturi, ma che ci trasino le etracomunitaria: la Prestisimone era sicilianissima ed anche di carnagione caucasica”.
T: “Montalbano non faccia l’ingenuo: lei a volte mi cade dal pero”.
M: “Ma quali piro, duttori, qui nonsi sente niscuna puzzo di abbruciato”.
T: “Montalbano piano con questa laida ironia da scaricatore di porto: non si ricorda lei l’inchiesta sulle misse nire con inaugurationes sessuali di giovani picciotte siciliane avviate alla pira sacrificale da extracomunitarie africane istigate con sostanze stupefacenti da santoni?”.
M: “Ancora pira, dutturi, lei si amminchiò con questi pira. E mi scusasse ma che ci trasino le misse nire fatte dalla nire con i santoni con il caso dell’ammazzatina della caucasica Pristisimone?”.
T: “Montalbano, mi meraviglio di un investigatore della sua qualità: bisogna sempre andare al di là dell’apparenza e cercare di entrare nella psiche malata – cosi come fanno negli States; nota mintale del piemmi– di questi nuovi criminali che sicuramente per la maggior parte vengono da Paesi dove la democrazia è latitante”.
Montalbano strammò: sulla latitanza della dimocrazia in Italia aveva le sue iddea ma prifiriva tinersele per si midesimo.
M: “Bah, proprio gli Uessei non mi parino proprio un modillo da seguitare nelle ‘nvestigazione: lo stisso Falcone andò nella Merica a fare lizione alla Effebiai”:
T: “Ma cosa dice Montalbano i nostri liberatori americani sono l’acme della tecnica investigativa globalizzata: non vede come la loro società è pregna di garanzie per il cittadino medio che paga le tasse”.
M: “Sarà come dice Lei dutturi ma a mia pare che sono miglio gli Inglisa come policia”-
T; “Opinioni sue Montalbano: ma torniamo nel seminato. Abbiamo già notizie sulle particolarità sessuali della Prestisimone? , lesbica, bisessuale, piscitariana?”.
M: “Pisci cosa? Dottore ma lei con questa storia della pira non si sarà mica abbrusciato qualichicosa?”.
T; “Commissario non mi dica che lei non conosce il termine piscitariana che oramai è entrato nel linguaggio colloquiale comune anche in riferimento alle preferenze di persone che hanno un’alimentazione che riduca i grassi animali?”.
M: “Ma che minchia ci trase l’alimentazione con i delitta?”.
“‘Ci trase’ – lei sta incominciando a parlari come a Catarella; nota mintali del piemme – come dice lei perché le abitudini alimentari si riverberano sulle condotte criminali per un percentuale che sfiora l’80% dei casi, non la legge la letteratura scientifica sul tema?”.
Montalbano leggeva la litteratura tradizionala: Simenonne, Camilleri, Montalban, Vargas: ‘nsomma gialli e nuari come li chiamavano ora. Ma più Tommaseo parlava e più Salvo Montalbano pinsava alle ‘ndagini che stava facenno Pignatone a Roma ed allo scatafascio che stava ‘nvestendo il Ciesseemme. Non era escluso – usando l’immaginazione che gli intimava Tommaseo; nota del ridatturi – che un giorno saltasse fuori anche il nome di Tommaseo in qualche ‘ndagine alla Palamara per favori sessuali per sentenze aggiustate. Forse aviva ragiuna Birlusconi – che almeno una qualichi ragiona doviva averla; nota del ridatturi – a proporre al Parlamentu un esame psichiocratico alli iudica. Anzi Montalbano si spinse più oltre; speriamo che fanno spusare pure li parrini, così stiamo tutti meglio.
Vincenzo Aiello
 
 

Termoli Online, 14.7.2019
Generazione Camilleri: lettori e fan dello scrittore in ansia per la sua sorte

Termoli. L’Italia letteraria, l’Italia che ama uno dei maggiori esponenti letterari del ‘900, è con il fiato sospeso dal 17 giugno, data in cui il grande e famoso scrittore Andrea Camilleri ha avuto un malore e da quel giorno non si è più ripreso.
Camilleri, inventore del celebre personaggio “Montalbano”, è uno degli autori contemporanei più amati dai lettori italiani e non solo; numerosi i titoli che lo hanno reso famoso, non solo con i gialli ispirati al celebre commissario, ma anche testi di letteratura. Andrea Camilleri nasce in Sicilia, a Porto Empedocle, il 6 settembre del 1925. Dopo aver trascorso l’infanzia tra Roma e la Toscana, torna in Sicilia, dove nel 1943 consegue la maturità classica. Il suo esordio da artista, avviene già nel 1942, anno in cui inizia a lavorare come regista teatrale.
Si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia a Palermo, ma non arriverà alla laurea; in compenso però, nel 1949, viene ammesso all’Accademia nazionale d’arte drammatica, come allievo regista. I suoi primi racconti e poesie, vengono pubblicati tra il 1945 e il 1950, vincendo anche un Premio letterario, il Premio Saint Vincent. Il 1978 è l’anno dell’esordio in narrativa con “Il corso delle cose”, scritto addirittura dieci anni prima. Il grande successo, inizia ad arrivare dal 1980, con la pubblicazione di “Un filo di fumo”, primo di una serie di romanzi ambientati a Vigata, una cittadina siciliana immaginaria.Il primo romanzo poliziesco, con protagonista il famoso commissario Montalbano,“La forma dell’acqua”, è pubblicato nel 1994. Camilleri, oltre ad essere uno degli autori più amati della letteratura del ‘900, è anche uno di quelli più prolifici; i suoi libri, un centinaio, sono stati tradotti ed apprezzati in tutto il mondo.
La cosa che accomuna molti fan dello scrittore è che leggendolo per la prima volta, non solo non l’hanno apprezzato minimamente, ma addirittura ne hanno lasciato la lettura alle prime pagine. Ovviamente la maggior parte dei lettori ha letto i libri più famosi di Camilleri, ossia quelli ispirati a Montalbano, e come tutti sappiamo, la peculiarità che li contraddistingue è il linguaggio, una sorta di dialetto siciliano italianizzato. Ho chiesto ad alcuni di loro, cosa li avesse spinti a riprendere in mano quei libri, la risposta unanime è che, “un pilastro della letteratura contemporanea, merita necessariamente di essere letto”.
La maggior parte dei lettori da me intervistati, mi hanno riferito che a furia di leggerlo, quella scrittura dialettale, piano piano è diventata quasi familiare, tanto da immaginarsi un signore anziano siciliano, magari con un sigaro in bocca, intento a raccontare loro la storia. Molto apprezzata la credibilità delle storie, schiette e senza nessuna apparenza. Nonostante si percepisca la sofferenza di quella terra, c’è quella vena umoristica che rende piacevole e gradevole la lettura. Diciamoci la verità, non si possono immaginare le storie di Camilleri scritte in italiano, perderebbero non solo di fascino, ma anche di quella emozione che si ha nel leggerle; e poi non sarebbe stata la stessa cosa se al posto dei “Cardascioso”, “Cimiare”, “Garrusiare”, e tantissimi altri termini pittoreschiche abbiamo imparato a conoscere, ci fossero stati termini di linguaggio corrente. Gli ultimi aggiornamenti, parlano di condizioni stazionarie, tuttavia tempo fa, Camilleri aveva dichiarato che Montalbano avrà una fine.
Il tutto è già pronto, ma vedrà la luce solo quando Camilleri non ci sarà più, è sua volontà che debba uscire postumo. Incrociamo le dita che questo ultimo libro, possa uscire il più tardi possibile.
Chiara Gabriele
 
 

Il Foglio, 16.7.2019
Piccola posta
Camilleri e Caino
Ieri a Caracalla, quello che doveva essere, quello che è stato

Ieri, 15 luglio, Andrea Camilleri avrebbe detto a Roma, a Caracalla, la sua difesa di Caino. Sarebbe stata una sera memorabile. Lo è stata anche così.
Adriano Sofri
 
 

La Sicilia, 16.7.2019
Zingaretti si "sdoppia" per Montalbano
Protagonista-regista. L'attore prende per mano la fiction dei record e dirige gli episodi al posto di Sironi che ha dovuto lasciare per motivi di salute. La squadra è già al lavoro per girare nel celebre set del Ragusano
La produzione (Rai Fiction e Palomar) ha preferito giocare in casa per garantire una continuità

L'oleatissima macchina tecnico-artistica della fiction del commissario Montalbano non si può fermare, anche se manca il motore, cioè il regista.
Nella fattispecie Alberto Sironi, valoroso director della detective story più amata dagli italiani, ha dovuto lasciare per motivi di salute, sicché la produzione ha cercato un sostituto, un uomo di cinema e televisione all'altezza della situazione, uno che sapesse tenere le redini di un pur affiatato cast di attori e di tecnici; un professionista in grado di proseguire al meglio il lavoro certosino, intelligente, dalla perfetta "alchimia" di Sironi, certamente degno d'essere paragonato al suo maestro Mario Landi che negli anni '60 diresse con straordinario successo, fra gli altri, gli sceneggiati del commissario Jules Maigret creato dalla penna di Georges Simenon.
Invece di andare a cercare tra i registi emergenti e comunque più accreditati, la produzione (Rai Fiction e Palomar) ha preferito non allungare il passo più di tanto, restando in casa, ovvero nell'ambito del team, della "formazione" che ha saputo rendere celebre il poliziotto di Vigàta coniato dalla penna di Andrea Camilleri.
E così, dopo attenta valutazione dei papabili, la scelta è caduta su quello ritenuto maggiormente capace di continuare il magnifico operato di Sironi. Il quale ha ceduto il passo proprio al suo pupillo, un attore di solidissima formazione classica che ha fatto molto teatro, televisione e anche cinema (quest'ultimo in misura minore soltanto per via di numerosi impegni sul palcoscenico e sul piccolo schermo).
Il nuovo regista di Montalbano è proprio lui, Luca Zingaretti, quel Salvo Montalbano duro e rude ma con un'anima; quel golosone amante della buona cucina, della Norma gustata nella capiente zuppiera; ghiotto degli arancini della "cammarera" Adelina e non insensibile al fascino muliebre.
Di belle ragazze dai grandi occhi neri la Sicilia è piena, e il nostro sbirro dal fascino magnetico, non di rado cede alle malizie di procaci figliole e di irrequiete signore, tornando però sempre all'ovile, ovvero dalla bionda e passionale Livia, l'amore di sempre, l'eterna fidanzata.
La "squadra" di Montalbano ora capitanata dal severo quanto capace Zingaretti è al lavoro da mesi nelle location ben note del Ragusano, dove si stanno girando tre nuovi episodi della fortunatissima serie.
I commenti sul nuovo regista di Montalbano sono quasi unanimi: «Fuori dal set Luca è un compagnone, scherza, gioca a pallone, si gode il mare verde smeraldo, ma quando lavora non ammette negligenze, è rigoroso ed esigente».
E fa bene. Per realizzare un buon prodotto bisogna dare il massimo.
Mario Bruno
 
 

DavideMaggio.it, 16.7.2019
Rai 1 contro Canale 5, autunno 2019: le sfide sera per sera

I palinsesti sono stati presentati, la sfida è ormai lanciata. Rai e Mediaset da settembre torneranno a ‘battagliare’ per la leadership d’autunno, con Rai 1 e Canale 5 in primo piano a giocarsi il ruolo di rete più seguita. Il prime time sarà un ring particolarmente acceso e non si escludono ‘colpi bassi’. Uno su tutti? Lo strareplicato Montalbano piazzato contro la novità Amici Vip.
[...]
Lunedì
Su Rai 1 troveranno spazio di lunedì, fin dai primi di settembre, le repliche de Il Commissario Montalbano. Poi, dal 25 novembre, l’esordio della serie Rocco Schiavone 3, promossa sulla rete ammiraglia da Rai 2.
[...]
Fabio Fabbretti
 
 

La Repubblica, 17.7.2019
È morto Andrea Camilleri, papà di Montalbano, scrittore e maestro nato per raccontare storie
Il grande scrittore siciliano, autore della fortunata serie di romanzi sul commissario di Vigata, è morto oggi a 93 anni. Dai romanzi al teatro fino alle prese di posizione sulla politica, l'Italia piange uno dei suoi più grandi autori contemporanei

E' morto Andrea Camilleri. "Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano". Così rispondeva Andrea Camilleri a chi gli chiedeva come mai a 93 anni non si fosse ancora deciso ad andare in pensione, come mai nonostante gli occhi che da tempo si erano spenti, continuasse a impastare realtà e fantasia in quella sua lingua eccezionale, il vigatese, che non aveva alcun corrispettivo nella realtà ma che finiva per essere più concreta che mai. Non si può smettere di fare ciò per cui si è nati. E il Maestro siciliano, morto stamattina a Roma, era nato per raccontare storie.
Lo faceva a dispetto degli anni e della malattia, lasciandosi guidare sulla pagina bianca dalla sua fedele assistente, Valentina Alferj, depositaria della lingua e dei segreti di Montalbano. Lo faceva salendo sul palcoscenico del Teatro Greco di Siracusa per impersonare Tiresia, l'indovino tebano cieco che compare già nell'Odissea per indicare a Ulisse la via del ritorno. Un personaggio scelto per affinità elettive, cieco eppure in grado di fare luce con le proprie parole. Lo faceva anche in questi ultimi giorni, mentre preparava il suo debutto alle antiche Terme di Caracalla, con lo spettacolo Autodifesa di Caino. E lo faceva, soprattutto, dando corpi e misteri in pasto a Salvo Montalbano, il personaggio che ha accompagnato i suoi ultimi 25 anni di vita.
Era il '94 quando Sellerio portava in libreria La Forma dell'Acqua, primo romanzo della serie incentrata sulle indagini del commissario siciliano. Romanzo dopo romanzo, ne sono usciti trenta, Montalbano - di cui Camilleri parlerà sempre come se fosse vero e vivente, quasi un suo alter ego - ebbe così tanto successo da spingere nel territorio del giallo anche chi, prima di lui, non aveva alcuna dimestichezza con il genere.
Ospite fisse del vertice delle classifiche librarie, deve il suo nome allo scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban che di Camilleri fu grande amico e la sua longevità a Elvira Sellerio: avrebbe dovuto terminare la sua carriera con il secondo romanzo, Il cane di terracotta, ma l'editrice richiamò lo scrittore per chiedergli quando sarebbe arrivato il terzo libro. Lui rispose mai, lei oppose il resoconto delle vendite. Fortunatamente per i lettori, l'ebbe vinta Sellerio e Camilleri continuò a scrivere. Conservò intatta la sua passione per le indagini mnemoniche, ma cambiò le carte in tavola, introducendo nuovi personaggi e iniziando a sporcare le storie con la realtà: il G8 di Genova, l'immigrazione, la corruzione sugli appalti pubblici... Ben poche miserie umane e italiane sono rimaste estranee alle indagini di Montalbano così come, un romanzo dopo l'altro fino a Il cuoco dell'Alcyon, uscito il 30 maggio e già in testa alle classifiche, si fece strada la paura della vecchiaia. Il commissario, appena cinquantenne, iniziò a interrogarsi sul mondo che lo circondava: era ancora in grado di comprenderlo? E fino a quando?
Dubbi che Camilleri ha condiviso con il suo personaggio, in una dialettica tra vita letteraria e reale che ha pochi uguali nella storia del giallo. Camilleri si interrogava sull'Italia e rispondeva senza sottrarsi ai temi politici più scottanti. Recentemente aveva criticato Matteo Salvini per il suo comizio con il rosario, sollevando uno scandalo tra quanti vorrebbero che uno scrittore si limitasse ai suoi romanzi, ma confermando quello che i suoi lettori sanno da sempre: il maestro scriveva e diceva solo ciò che pensava.
A testimoniarlo nella sua lunga bibliografia, anche un bellissimo libro-confessione affidato a Saverio Lodato - La linea della Palma - in cui si abbandonava ai ricordi di una vita, dalla Sicilia durante il regime fascista alla Liberazione, dall'impegno come militante del Pci all'opposizione morale a Silvio Berlusconi, dalla mafia - che ammetteva di tenere ai margini dei gialli per non eleggerla ad arte - ai problemi della giustizia.
Parlava anche dei suoi difficili esordi come uomo di spettacolo: prima aiuto-regista di Orazio Costa dopo un turbolento apprendistato all'Accademia d'arte drammatica a Roma, e in seguito regista in proprio, oltre che per trent'anni funzionario Rai addetto alla prosa radiofonica e produttore in televisione di pièces teatrali.
Quando parlava della sua vecchiaia, pur sottolineando le difficoltà di un corpo che non rispondeva più alla velocità della mente, non si lasciava mai andare a rimpianti o paure. Appariva sereno, la voce arrocchita dalle migliaia di sigarette fumate, i ricordi dell'infanzia nitidi davanti agli occhi. La chiamava presbiopia della memoria, diceva che con la vecchiaia l'infanzia precipitava addosso. Ricordava la grande casa dei nonni a Porto Empedocle, la solitudine di un bambino che cresceva coltivando un talento da affabulatore, il gusto per il dettaglio, l'attenzione al particolare. Caratteristiche che da adulto porterà nella sua professione - sceneggiatore, regista e drammaturgo, ben prima che giallista.
La sua carriera da scrittore iniziò infatti in sordina, con la pubblicazione de ll corso delle cose nel 1978 e continuò in tutti questi anni alternando ai romanzi storici, tra cui il formidabile Birraio di Preston, i gialli di Montalbano. Continuerà anche domani: c'è un altro Montalbano in attesa di essere pubblicato. Andrea Camilleri lo scrisse anni fa e lo consegnò a Sellerio perché lo conservasse in cassaforte con l'obbligo di pubblicarlo solo dopo la sua morte. L'uscita di scena del commissario, il suo addio definitivo alla vita letteraria, non avverrà con un colpo di pistola e neppure davanti all'altare, con buona pace di chi aspetta da un quarto di secolo che convoli a nozze con Livia.
Montalbano ci lascerà nel momento in cui comincerà a pensare al suo doppio, cioè a Luca Zingaretti l'attore che in vent'anni ha portato le sue indagini davanti a più di un miliardo di spettatori. Come questo avverrà è tutto da leggere. Nell'attesa non ci resta che ringraziare Camilleri per il suo ultimo colpo di teatro, il regalo di un uomo che ha sempre vissuto come voleva, circondato dalle parole. E che se ne è andato così come sognava: raccontandoci storie.
Stefania Parmeggiani
 
 
Addio Camilleri, maestro di ironia e sensibilità: per sempre giovane nel cuore dell'Italia
Lo scrittore è scomparso a 93 anni. Il mondo della cultura, dello spettacolo e dei tantissimi cittadini che sono cresciuti con i suoi racconti lo piangono

Lavorava nel suo studio, tra coppole, ritratti, omaggi, foto della famiglia Sellerio cui era legatissimo (il giovane Antonio ragazzino con la chioma rossa), lo sciroppo per la tosse sulla scrivania accanto al posacenere pieno di cicche. Andrea Camilleri non finiva di fumare una sigaretta che ne accendeva un'altra. La scorta era custodita in un armadietto nel corridoio. Era un piacere ascoltarlo. All'inizio incuteva anche un certo timore, il vocione e la risata piena, poi scoprivi una persona attenta, sensibile, curiosa. Giovane. Memoria pazzesca, ironia caustica. Quando ha compiuto 90 anni e lo hanno celebrato nella strada in cui abita, in Via Asiago a Roma, a due passi dalla sede degli studi radiofonici della Rai, era sceso accompagnato dall'ex presidente della Rai Monica Maggioni e dalla sua storica assistente Valentina Alferj. "Mi sembra troppo esagerato, non vi pare?". Prima richiamato a gran voce, tutti con il naso all'insù verso il balcone illuminato. "Ma lasciamo stare i discorsi dai balconi" scherzava, poi si era lasciato andare all'abbraccio della folla. "Il bene che mi volete è ricambiato". Era stata una festa pubblica e privata.
Ancora si poteva incontrare per il quartiere Prati, quando faceva la passeggiata fino al mercato per fare la spesa. "Poi quando ho perso la vista non ci sono più potuto andare" raccontava, "e mi dispiace, ma la gente per me ha un affetto commovente. Una signora che non mi ha più visto, mi lascia il ciambellone fatto in casa dal portiere. Una volta alla settimana un'altra mi porta la caponatina. Mia moglie Rosetta viene indicata: 'Vedi? Quella è la moglie di Montalbano'". Ridacchiava. La gratitudine per lo scrittore, creatore del commissario più amato e coscienza civile, era grande. La popolarità, spiegava, agli inizi lo sorprendeva "poi ho capito che è bello confrontarsi con i fan irriducibili che ne sanno più di te, anche se mi sono successe le cose più strane. Le donne sono lettrici avide, mi rimproverano per Livia. La situazione più curiosa? Una signora, dopo la presentazione di un libro, mi ha chiesto: 'Le posso accarezzare le sopracciglia?'". Rideva di gusto. "Cose dell'altro mondo". Con la moglie Rosetta, una vita insieme, aveva un rapporto di complicità. Quando la signora chiedeva: 'Posso offrire qualcosa?', lui strizzava l'occhio: 'Mai accettare caramelle dalle sconosciute'. Ci teneva a mantenere una certa autonomia, raccontava con orgoglio che nessuno doveva disturbarlo la mattina, quando si faceva la barba. "Mi devo radere da solo, quando esco voglio essere in ordine".
Venticinque milioni di libri venduti, per la serie di Montalbano su Rai 1, in vent'anni un miliardo di spettatori, ma la cosa che l'aveva reso "pienamente felice" era stato il debutto al teatro Greco, l'anno scorso - era l'11 giugno - quando portò in scena il mito di Tiresia. Aveva recitato come attore, da solo in scena. "Ora mi chiederanno di andare a Hollywood?", scherzava col produttore Carlo degli Esposti, suo complice in un'operazione che sulla carta sembrava complicatissima. Invece Camilleri non aveva perso un colpo, e Alferj, pronta a suggerire una frase, una parola, una battuta, non era mai dovuta intervenire.
La cosa che l'aveva colpito era stato il silenzio. "L'unico momento di vera tensione, quasi di spavento, è stato proprio quel silenzio iniziale in cui malgrado avessi un orecchio tappato dall'auricolare per ricevere i suggerimenti - di cui non ho avuto bisogno - sentii le cicale. Ho pensato: non è possibile, sto cominciando a dare i numeri. Quella sera gli animali hanno avuto una parte", spiegava. "In camerino ho sentito qualcosa che mi sfiorava le gambe: era un gatto, che poi ha attraversato il palcoscenico mentre parlavo ed è venuto a salutarmi alla fine. Quello per me era il Genius loci". Non aveva mai avuto dubbi sull'idea di andare in scena: "Quando Roberto Andò ha parlato con la mia curatrice Valentina Alferj ho detto subito di sì, l'ho considerata una sfida con me stesso, con la memoria e i miei 90 anni passati: è stato un modo per assicurarmi di essere vivo". Preparava il ritorno in scena con Autodifesa di Caino il 15 luglio alle Terme di Caracalla. Non ha mai avuto paura di vivere, diceva di non avere paura di morire. Ci mancherà.
Silvia Fumarola
 
 
Morto Camilleri, le lacrime per l'addio. Luca Zingaretti: "Addio maestro e amico"
Le reazioni alla notizia della scomparsa dello scrittore siciliano. Il dolore dell'attore che ha interpretato il suo Montalbano nella serie tv

La commozione per la notizia della morte di Andrea Camilleri si è subito trasformata in un fiume di reazioni. Eccone alcune, a partire da quella dell'attore che ha dato un volto al protagonista dei suoi romanzi, trasformando il commissario Montalbano in una figura familiare per milioni di italiani.
In un post su Instagram, Luca Zingaretti ha salutato così lo scrittore: "Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, 'Montalbano sono!' dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa, come l'ultima volta che ci siamo visti a Siracusa. Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve! Tuo Luca".
"Lo ricordo bene come era, già allora con un'eterna sigaretta in bocca. Il romanzo non ebbe bisogno di nessun editing particolare, Camilleri scriveva molto bene e fece tutto da solo", ricorda Fioranna Casamenti Lalli, anima della Lalli Editore che pubblicò nel 1978 il primo romanzo di Camilleri, "Il corso delle cose", diventato uno sceneggiato tv trasmesso l'anno dopo dalla Rai: "Ci venne presentato da una nostra collaboratrice e mio marito si entusiasmò, con lui si instaurò un ottimo rapporto".
"Un talento poliedrico, nato per raccontare storie e capace di spaziare dalla letteratura alla regia, dall'essere autore di primo piano tanto in ambito televisivo quanto teatrale. Per la cultura italiana una perdita immensa", dice Carlo Fontana, Presidente dell'Agis.
"Un affettuoso arrivederci ad Andrea Camilleri. Il commissario Montalbano ha svelato tanto del nostro lavoro mettendo in luce l'umanità dei poliziotti sempre al servizio delle comunità. Ci mancherà Maestro", twitta la Polizia.
"Grazie, Andrea Camilleri. La tua voce ci aiuta a vedere il nostro tempo e la tua passione ci accompagna nel fare la nostra parte perché il nostro mondo e la nostra Italia sia più sana, sia migliore", twitta il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro.
"Con la sua scrittura, la sua passione, i suoi racconti ha regalato a tutti noi memorabili, straordinarie e uniche occasioni di lettura appassionante e mai banale. Il mondo del libro e la cultura italiana perdono una grande e specialissima personalità. La sua curiosità dell'uomo resterà viva attraverso le sue pagine sempre intelligenti e cariche di umanità", lo ricorda Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori.
"Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della Sicilia". Così, attraverso un tweet, l'ultimo saluto di Matteo Salvini allo scrittore siciliano.
"Una triste notizia per la Sicilia, che perde un suo figlio, e per l'Italia, che vede andarsene un suo magnifico maestro di vita. Addio Andrea Camilleri, ci mancherai", twitta il vicepremier Luigi Di Maio.
"Oggi scompare una voce unica e meravigliosa. Con i suoi romanzi e con la sua presenza pubblica, è stato capace di suscitare un sentimento di vicinanza quasi familiare in una moltitudine di persone, scrive in una nota il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti.
"Con infinita tristezza scrivo queste parole per ricordare Andrea Camilleri. Un uomo gentile, coraggioso e generoso. Un intellettuale col cuore. Una persona limpida la cui onestà ci ha fatto da guida e ci ha consolato. Da oggi siamo tutti più soli", scrive Fabio Fazio su Twitter.
"L'italia perde uno dei suoi ultimi veri intellettuali, un uomo che leggeva e interpretava la complessa realtà contemporanea con gli strumenti creativi delle arti e della critica. Come tutti i grandi ha saputo creare un mondo e farne metafora universale. La potenza di Camilleri deve essere ancora recepita in tutta la sua coerenza, al di là delle opere che giustamente gli diedero larga fama di pubblico", dice la scrittrice Tatjana Rojc: "La sua lezione civile si è collocata nella grandissima tradizione dei maestri del nostro mezzogiorno, di cui ha definito la bellezza e le ombre, e da cui ha guardato il mondo cogliendone l'essenza tragica".
"Sgomento e dolore per la morte di una persona di famiglia", dice Ida Carmina, sindaca di Porto Empedocle, il paese della provincia di Agrigento di cui Camilleri era originario: "E' un paese piccolo, ma un mondo speciale che ha ispirato Andrea. E' la sua e nostra Vigata", città immaginifica del commissario Montalbano e secondo nome di Porto Empedocle.
"Un grande uomo di cultura che ha educato alla lettura donne e uomini di tutto il mondo. Un grande italiano", scrive Matteo Renzi su Twitter.
"Grande dispiacere per la scomparsa del Maestro. Raccontando la sua terra, la Sicilia, ha raccontato l'Italia intera, le sue contraddizioni e il suo immenso patrimonio di storia, cultura, umanità. L'abbraccio di Roma alla famiglia e a chi ha amato le sue storie", twitta la sindaca di Roma, Virginia Raggi.
"Andrea Camilleri è stato un grande uomo e un grandissimo scrittore di romanzi e ha avuto il meritatissimo successo della serie televisiva di Montalbano. Io l'ho conosciuto e la sua umanità, affetto e generosità non soltanto verso di me ma anche nei confronti di mio figlio Giorgio, che è disabile, sono state commoventi e costanti. E' stato un grande italiano e un grandissimo scrittore e un vero amico", dice la scrittrice Simonetta Agnello Hornby.
"La scomparsa lascia un grande vuoto nella cultura italiana. Montalbano, la Sicilia e non solo: grazie alla sua capacità di raccontare il mondo con ironia, dolcezza e spirito critico, ha avvicinato tanti italiani alla lettura. Alla sua famiglia il mio cordoglio", twitta il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli.
"Camilleri ci ha lasciato tutti orfani. Da oggi, il nostro Paese sarà più povero: ci mancheranno il suo genio letterario, la sua superiore intelligenza, la sua grande umanità. Ci resteranno per sempre le sue opere e il suo pensiero che hanno arricchito la cultura della nostra Italia e che ne rendono immortale la sua maestria e il suo valore", afferma il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.
"Addio maestro. Il commissario Montalbano oggi è rimasto orfano e tutto il Paese ha perso uno scrittore in grado di appassionare e divertire. Andrea Camilleri è riuscito a rispondere con ironia e schiettezza al bisogno di legalità degli italiani", twitta Mara Carfagna, coordinatrice nazionale di Forza Italia e vicepresidente della Camera.
"Ciao comandante. Hai condotto tante lettrici e lettori, tante cittadine e cittadini, su preziosi sentieri di cultura, passione democratica, partecipazione. Di vita civile. Ti terremo nel cuore e nella coscienza", scrive su Facebook l'Anpi, Associazione nazionale partigiani d'Italia.
 
 
Luca Zingaretti: "Addio Camilleri, maestro e amico"
Il post dell'interprete del commissario in tv: "So che ogni volta che dirò 'Montalbano sono' sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa"

"Adesso te ne vai e mi lasci con un senso incolmabile di vuoto, ma so che ogni volta che dirò, anche da solo, nella mia testa, 'Montalbano sono' dovunque te ne sia andato sorriderai sornione, magari fumandoti una sigaretta e facendomi l'occhiolino in segno di intesa, come l'ultima volta che ci siamo visti a Siracusa. Addio maestro e amico, la terra ti sia lieve". Così Luca Zingaretti, da oltre vent'anni volto del commissario Montalbano nella serie più amata della tv italiana, saluta in un lungo post su Instagram lo scrittore Andrea Camilleri, scomparso oggi all'ospedale Santo Spirito di Roma dove era ricoverato da tempo.
"E alla fine mi hai spiazzato ancora una volta e ci hai lasciato" scrive Zingaretti. "Nonostante le notizie sempre più tragiche, ho sperato fino all'ultimo che aprissi gli occhi e ci apostrofassi con una delle tue frasi, tutte da ascoltare, tutte da conservare".
 
 
Morte Camilleri, il cordoglio sui social. Luca Zingaretti: "Eri lo spirito critico del paese"

Dai personaggi del mondo dello spettacolo fino al Teatro La Fenice: sui social sono in tanti a ricordare Andrea Camilleri, morto all'età di 93 anni dopo una lunga malattia. Uno dei primi a ricordare il Maestro siciliano è stato Fabio Fazio, che più volte lo ha ospitato a 'Che tempo che fa'. L'Italia piange il 'papà' del commissario Montalbano, uno dei suoi più grandi autori contemporanei.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2019
"Il futuro sotto l'albero Falcone", la firma di Camilleri nel nostro primo numero
Lo scrittore battezzò il 29 ottobre del 1997 l'edizione siciliana di Repubblica

"Un cambiamento sostanziale e fondamentale è in atto. Qualcosa capace di modificare carattere e comportamento di noi siciliani. Fenomeno che risulta più evidente a chi, non vivendo nell'Isola, vi ritorna dopo più o meno lunghe assenze. Difficile da spiegare, cercherò di farlo ricorrendo a un esempio, come dire, storico". Sono parole di Andrea Camilleri, che si riconoscono in un istante per il suo uso magistrale della memoria come chiave per spiegare, narrare e interpretare il presente che viene fuori nei suoi romanzi storici che confessò più volte di preferire al suo amato commissario vigatese.



Un fondo pubblicato nel primo numero dell'edizione siciliana di Repubblica che arrivò in edicola il 29 ottobre 1997. Palermo si era appena lasciata alle spalle la stagione delle stragi di mafia e Camilleri in quelle righe identificò nell'atteggiamento dei siciliani, della gente, nei confronti della mafia, il vero cambiamento che si stava registrando in Sicilia. Non solo nella lotta alla criminalità ma nella crescita complessiva della regione. Un diverso atteggiamento nei confronti di mafia e mafiosi simile a quello che lui utilizzò nel modo di trattarla proprio nei suoi romanzi di successo.
Nel suo articolo, sviluppò un ragionamento partendo dal ricordo diretto dei giorni successivi all'uccisione del bandito Giuliano per arrivare a quell'ottobre del 1997. Dopo vent'anni nel numero speciale del giornale il suo ricordo di quel primo numero. "Ricordo l'entusiasmo di quando seppi di questa nuova impresa e mi proposero di collaborare vent'anni fa. Ecco vi auguro di potere continuare a lavorare ancora a lungo con lo stesso entusiasmo".
Gioacchino Amato
 
 
Palermo, Santo Piazzese ricorda Camilleri, l'audio intervista

Lo scrittore Santo Piazzese dice di aver dovuto prendere le distanze dal punto di vista letterario per cercare di differenziarsi e ricorda l'ultima volta che l'ha sentito.
Di Mario Di Caro e Silvio Puccio
Video Palermo

 
 
Palermo, Emma Dante ricorda il maestro Camilleri: "Mi manca la sua voce"
La regista fu sua allieva all'Accademia "Silvio D'Amico": "Mi ha insegnato il teatro"
Mario Di Caro

C'è un bel pezzo di teatro palermitano che è stato allievo di Andrea Camilleri all'Accademia d'arte drammatica di Roma, dove lo scrittore, ex regista, ha insegnato a lungo. Tra i "banchi" della "Silvio D'Amico" c'erano Luigi Lo Cascio e Emma Dante. Camilleri disse una volta che agli allievi più estrosi, come Emma Dante, lasciava "più corda per impiccarsi da soli", lasciandoli, cioé, più liberi di creare. Emma Dante dal canto suo si dice "tanto addolorata" per la morte del maestro.
"Per me Andrea è un parente - dice la regista - Mi ha insegnato il teatro e la vita. Ciò che mi manca più di tutto è la sua voce. Cavernosa. Ironica. Sincera. La voce di un grande poeta e intellettuale che con lucidità ci apriva gli occhi, lui che era cieco e sapeva guardare nel cuore e nella mente come nessun vedente".
 
 
Porto Empedocle piange Nenè, il figlio che la trasformò in Vigata
Il sindaco Firetto: "Ci sentiamo smarriti senza la sua voce, senza il nostro Tiresia, capace di vedere molto più chiaramente nei fatti"

Porto Empedocle (Agrigento) - Porto Empedocle piange il suo “Nenè”. Nella sua Vigata, la notizia della morte di Andrea Camilleri arriva nel pieno della frenesia dell’estate e blocca tutto. Tutti vogliono ricordare il papà del commissario Montalbano, soffermandosi su quella statua situata nel corso principale della città marinara un tempo unita con Agrigento, che mostra il personaggio principe dei romanzi di Camilleri, così come esce fuori dalle storie.
Nei giorni scorsi era stato ricordato durante il master della Strada degli scrittori: il suo volto figura già nel grande tabellone all’ingresso della Statale 640 che annovera anche gli altri grandi romanzieri del Novecento, da Sciascia a Pirandello, ritagliandosi lo spazio meritato in una provincia che ha ispirato il cuore della letteratura novecentesca. A ricordarlo sono tutti a Porto Empedocle: "Il cuore più appassionato, sincero, autentico della Sicilia ha cessato di battere – ha scritto il sindaco di Agrigento ed ex primo cittadino di Porto Empedocle, Lillo Firetto - Ci sentiamo smarriti senza la sua voce, senza il nostro Tiresia, capace di vedere molto più chiaramente nei fatti del nostro passato, del nostro presente e nei rischi per il nostro futuro. Nostro dovere è conservarne la tenacia, la franchezza, la forza, la semplicità, l'onestà. Nello stile letterario, come nella vita, Andrea Camilleri è stato un uomo onesto. Ci mancherà – conclude - la sua amicizia e la nostra gioia di ritrovarci. Nenè, la tua opera ti ha reso immortale".
A Porto Empedocle proprio questa domenica si terrà la festa di San Calogero, una delle feste più amate dallo scrittore nato 94 anni fa proprio nella città marinara che oggi lo piange. Nonostante la sua vita a Roma, fino a qualche anno addietro, quando poteva, Camilleri ritornava sempre in quella Vigata cui teneva tanto e che lo ha ispirato per i suoi romanzi, dal mare alla Scala dei Turchi di Realmonte, negli ultimi anni set di alcune scene de “Il giovane Montalbano”. A ricordarlo sono anche gli amministratori della cittadina di Porto Empedocle: "Grazie di tutto maestro – scrive l’assessore Salvatore Urso – Buon viaggio nella luce".
Alan David Scifo
 
 
Ragusa, nei luoghi del Montalbano tv la commozione per la morte di Camilleri
Il sindaco di Ragusa: "Siamo dispiaciuti e gli saremo sempre riconoscenti per ciò che ha fatto per noi". Il primo cittadino di Santa Croce Camerina: "Gli intitoleremo una piazza"

Ragusa - È a lutto anche il Ragusano, quel Sud est della Sicilia che deve tanto ad Andrea Camilleri. Infatti, è tra Modica, Scicli, Santa Croce Camerina e Ragusa che la serie tv di Montalbano viene girata. “Profondo cordoglio. Siamo dispiaciuti perché oltre a essere un grande scrittore, Camilleri ha lasciato una traccia importante per questo territorio. Per noi, grazie alla fiction basata sui suoi romanzi, ha rappresentato promozione è sviluppo”, dice il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì.
C’è affetto, sicuramente. Ma anche un riconoscimento per le ricadute economiche che il territorio ha incassato: 15 milioni l’anno, secondo gli esperti del settore. E non è un caso che qui, in questo angolo di Sicilia dichiarato patrimonio Unesco, sono in molti a dire che “bisogna fargli una statua”. Nel borgo di Punta Secca, dove c'è la famosa casa del commissario, si vivono momenti di “scoramento”, come dice il sindaco di Santa Croce Camerina Giovanni Barone: “Nel prossimo consiglio comunale affronteremo il tema. Sicuramente intitoleremo al maestro una via o una piazza”.
C’è un prima e dopo Montalbano nella storia recente del Sud est. Da Modica a Ragusa Ibla, set di tante puntante, non c’è ristorante, albergo, bottega che non registri un incremento nel bilancio da quel 1999, anno della prima puntata del telefilm. In venti anni è cambiato tutto a “Vigata”: si è passati da 157 mila arrivi di turisti agli oltre 300mila del 2018, certificati dall’ufficio statistico della provincia di Ragusa.
“Se adesso siamo conosciuti in tutta Italia e anche all'estero è grazie a Camilleri. Gliene saremo riconoscenti per sempre”, conclude il sindaco Cassì.
Giorgio Ruta
 
 
Camilleri, da Ragusa a Vigata la Sicilia piange il suo scrittore
Il ricordo di artisti, scrittori e semplici cittadini. Il sindaco di Ragusa: "Siamo dispiaciuti e gli saremo sempre riconoscenti per ciò che ha fatto per noi". Il primo cittadino di Santa Croce Camerina: "Gli intitoleremo una piazza". Lutto cittadino in molti Comuni dell'Isola
Gioacchino Amato e Giorgio Ruta

Da Ragusa che ospita le riprese del Montalbano televisivo a Porto Empedocle che è la vera Vigata descritta da Andrea Camilleri e dove lo scrittore nacque, tutta la Sicilia si è fermata commossa alla notizia della morte del suo scrittore. A lutto anche il Ragusano, quel Sud est della Sicilia che deve tanto ad Andrea Camilleri. Infatti, è tra Modica, Scicli, Santa Croce Camerina e Ragusa che la serie tv di Montalbano viene girata. “Profondo cordoglio. Siamo dispiaciuti perché oltre a essere un grande scrittore, Camilleri ha lasciato una traccia importante per questo territorio. Per noi, grazie alla fiction basata sui suoi romanzi, ha rappresentato promozione è sviluppo”, dice il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì.
C’è affetto, sicuramente. Ma anche un riconoscimento per le ricadute economiche che il territorio ha incassato: 15 milioni l’anno, secondo gli esperti del settore. E non è un caso che qui, in questo angolo di Sicilia dichiarato patrimonio Unesco, sono in molti a dire che “bisogna fargli una statua”.
Nel borgo di Punta Secca, dove c'è la famosa casa del commissario, si vivono momenti di “scoramento”, come dice il sindaco di Santa Croce Camerina Giovanni Barone: “Nel prossimo consiglio comunale affronteremo il tema. Sicuramente intitoleremo al maestro una via o una piazza”.
C’è un prima e dopo Montalbano nella storia recente del Sud est. Da Modica a Ragusa Ibla, set di tante puntante, non c’è ristorante, albergo, bottega che non registri un incremento nel bilancio da quel 1999, anno della prima puntata del telefilm. In venti anni è cambiato tutto a “Vigata”: si è passati da 157 mila arrivi di turisti agli oltre 300mila del 2018, certificati dall’ufficio statistico della provincia di Ragusa.
“Se adesso siamo conosciuti in tutta Italia e anche all'estero è grazie a Camilleri. Gliene saremo riconoscenti per sempre”, conclude il sindaco Cassì.
Artisti, scrittori e registi, allievi del maestro ricordano lo scrittore siciliano. "Il paese è in lutto. Andrea Camilleri era per tutti i cittadini una persona di famiglia, non il personaggio che si allontana:Porto Empedocle è Camilleri e Camilleri è Porto Empedocle.Perdiamo un grande scrittore ma anche una persona a noi cara. Ci stringiamo al dolore dei familiari". Con queste parole Ida Carmina, sindaca di Porto Empedocle, città natale di Andrea Camilleri, commenta la scomparsa dello scrittore siciliano preannuncia il "lutto cittadino il giorno dei funerali.Siamo in contatto con la famiglia, ma il giorno non è ancora stato fissato".
"Camilleri ha reso universali i sapori, gli odori, il mare, la spiaggia, il modo di essere di noi empedoclini. Ha vissuto e partecipato in 93 anni a tutti i nostri avvenimenti. Veniva regolarmente a Porto Empedocle, a parte l'ultimo anno". Sempre pronto per il suo paese natale "quando lo si chiamava rispondeva la segreteria ma non appena dicevo 'sono il sindaco' immediatamente la staccava ed alzava la cornetta". Non è un caso che "nasce (il 6 settembre 1925 - ndr) durante i festeggiamenti di San Calogero e sale al cielo il giorno della Madonna del Carmelo. Sono le feste storiche del nostro paese. Giornate di luminarie, processioni, clima particolare di partecipazione del Paese in cui da figli della Magna Grecia viviamo l'agorà"
 
 

MicroMega, 17.7.2019
Andrea. Un amico, un compagno, un grande scrittore

Alcuni milioni di italiani piangeranno in modo sincero la perdita di Andrea Camilleri. Ma accanto al dolore autentico e grande, dovremo assistere anche al carosello delle ipocrisie.
A quanti lo hanno detestato innanzitutto come uomo e cittadino, e ora daranno la stura alle perifrasi, all’inzuccheramento dei veleni, alle acrobazie semantiche sugli specchi. A quanti poi, nella “repubblica delle lettere”, lo hanno considerato uno scrittore “di genere”, un “giallista”, non un grande scrittore tout court, i cui romanzi storici (e massime “Il re di Girgenti” che ho sempre considerato il suo capolavoro) non hanno nulla da invidiare a quelli di un De Roberto, anzi.
Andrea per me era prima di tutto un amico. Ma di questo, e delle nostre confidenze, e di quanto e come mi mancherà, non voglio parlare.
Andrea era per noi tutti un compagno, parola desueta che ha sempre amato, avendo rivendicato fino all’ultimo il suo essere comunista. Che, certamente, non aveva nulla a che fare, e da lunghissimo tempo, con il comunismo degli apparati, o dei residui ciarpami mini-partitocratici che ancora sequestrano quel nome. Per Andrea comunismo era una cosa assai semplice, ma inflessibile, e dunque grande: dalla parte degli sfruttati, degli ultimi, per realizzare nel mondo la più grande giustizia e libertà.
Su questa base non ha mai lesinato il suo impegno, pronto a spendere e rischiare la sua enorme popolarità per cause che andavano contro lo spirito dei tempi.
Perciò lo ricorderemo nel modo più semplice e autentico, mettendo a disposizione dei lettori che hanno amato Andrea grande scrittore e compagno tutti i suoi testi pubblicati sulla rivista. Un volume di MicroMega per tenere nei nostri scaffali, fisicamente, il ricordo e l’insegnamento dell’ultima grande figura di intellettuale impegnato che abbia avuto il nostro paese. E ripubblicando inoltre MicroMega 5/2018 (“Camilleri sono”), ricco delle testimonianze dei suoi editori, registi, sceneggiatori, attori, traduttori, produttori, studiosi.
Paolo Flores d'Arcais
 
 

Rai Ufficio Stampa, 17.7.2019
Rai, Direttore Fiction Andreatta: "Camilleri congeniale a idea di cultura che coincide con quella del servizio pubblico"

Andrea Camilleri ci consegna un’esperienza e un lascito unici, per tutti, per i lettori, per gli spettatori e, in particolare per la Rai il cui cammino che s’intreccia in modi diversi e sempre significativi con la sua vita. È giusto ricordare la sua capacità di essere trasversale ai mezzi della comunicazione, portandovi sempre l’istinto e la cultura del racconto, della storia che ha radici profonde, a cominciare da quella inconfondibile sicilitudine a cui apparteneva, e che ha in sé la qualità e i valori per diventare universale. Per Rai Fiction Camilleri è stata una fonte, una sorgente viva e vitale di storie, che hanno trovato un volto amatissimo nel Commissario Montalbano, venti anni di indagini segnate dal distacco, dal senso di giustizia, dalla compassione profonda verso l’umano che è in tutti e dall’ironia che mette in distanza le cose e assurge a una visione della vita. Un modo di essere, di parlare, amare, mangiare, vivere.
E poi con la produzione dei suoi preziosi romanzi storici, intrisi del passato della sua isola, ma in cui si rispecchia tutta la nostra italianità, i nostri difetti e la nostra grandezza, un racconto popolare che scava nella realtà ed entra in sintonia con il presente.
Camilleri è stato sempre congeniale a un’idea di cultura che non può che coincidere con quella del servizio pubblico e di chi in questa cornice ha la responsabilità di costruire storie e di dare forza e senso a un immaginario riconoscibile e condiviso. Restano le sue trame e i suoi personaggi e, nel suo nome, continuano. Grazie.
 
 
Rai, Ad Rai Com Maggioni: "Camilleri, ciao Maestro"

“Il dispiacere per la perdita del grande scrittore, che ci ha regalato personaggi e racconti unici, diventa ancora più intenso ripensando all’amico, all’uomo di idee nette e racconti sfumati, alla persona che per ore poteva descrivere angoli di Sicilia e riecheggiare vezzi di inesplorata sicilitudine. Ciao Maestro, il mondo delle parole “che dicono la verità” è diventato più reale grazie a te.” Lo ha detto l’AD di Raicom Monica Maggioni ricordando il grande artista, l’intellettuale a tutto campo, l’uomo che tanta parte della sua vita ha percorso con Rai.
 
 
La programmazione speciale in ricordo di Andrea Camilleri
L'impegno di tutte le reti Rai per l'omaggio al maestro scomparso

Tutte le reti Rai, a cominciare da Rai1, hanno modificato in corsa la loro programmazione, e lo faranno nel corso dell'intera giornata, per ricordare il maestro Andrea Camilleri, scomparso stamattina a 93 anni. Uno Mattina Estate e il TG1 hanno dedicato dalle 9 alle 11:30 una lunga diretta ed un’edizione straordinaria al ricordo dello scrittore scomparso, mentre Io e te, in onda alle 14:00, condotto da Pierluigi Diaco sarà interamente dedicato al ricordo di Camilleri. La Vita in diretta Estate, alle 16:50, riserverà ampio spazio al ricordo del grande scrittore. Subito dopo il Tg1, alle 20.35, andrà in onda uno Speciale Porta a Porta, seguito da Conversazioni su Tiresia. Scritto e interpretato da Andrea Camilleri, per la regia teatrale di Roberto Andò e la regia televisiva di Roberto Andò e Stefano Vicario, è lo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno 2018, di fronte a 4mila spettatori nell’ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. Conversazione su Tiresia è un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore. Alle 22.40 seguirà uno Speciale Tg1, dal titolo "Camilleri sono", mentre alle 00.15 andrà in onda il documentario“Andrea Camilleri – Io e la Rai”. Sottovoce, infine, sarà interamente dedicato al ricordo di Camilleri. Su Rai2 è andato in onda, alle 11.20, uno Speciale TG2 in omaggio al grande scrittore scomparso mentre Rai3 ha proposto, alle 12.45, Diario Italiano - Corrado Augias intervista Andrea Camilleri, una puntata speciale di "Storie". Alle 18.00 andrà in onda un collage di interviste di Bianca Berlinguer allo scrittore, ospite di “#Cartabianca” mentre Blob dedicherà a Camilleri l’intera puntata. A seguire, andrà in onda Che ci faccio qui – “Andrea Camilleri, vedere oltre” di Domenico Iannacone.
Rai Premium proporrà, alle 19.35, il documentario “Andrea Camilleri – il maestro senza regole”, mentre Rai Cultura, in omaggio al maestro scomparso, ha modificato la propria programmazione, per ricordarlo in particolare su Rai5 e Rai Storia. Già stasera alle 21.10 (e in replica giovedì 18 luglio alle 18.30 e venerdì 19 luglio alle 13.30) Rai Storia propone il documentario in prima visione tv “Biografie - Andrea Camilleri Vigàta nel cuore” di Flavia Ruggeri. Lo speciale è arricchito da interviste al maestro, anche inedite, e con brani tratti dalla sua produzione televisiva e teatrale. Lo speciale ripercorre la sua carriera da Le avventure di Laura Storm a Il Tenente Sheridan, da Le inchieste del commissario Maigret a Il commissario Montalbano. Alle 23.30 (in replica giovedì 18 luglio alle 18.00 e venerdì 19 luglio alle 13.00) Rai Storia ripropone una sua intervista esclusiva, realizzata nel 2004 con Cinzia Tani, per il programma Rewind – Visioni Private. Una lunga carrellata di ricordi, a commento di vari brani del repertorio Rai, in cui il grande scrittore siciliano (ma anche regista, autore e produttore Rai per molti anni), ripercorre l’intero arco della sua prestigiosa carriera artistica. Rai5 alle 20.05 (e in replica giovedì 18 luglio alle 15.45) ripropone Gli scrittori e la televisione: Andrea Camilleri (2014) di Gabriella D’Angelo da “Storie della Letteratura - I serie”. “Con la televisione non puoi fare come col romanzo, cioè tornare indietro di una pagina e controllare. In televisione quello che viene detto passa e non viene ripetuto”. Così Andrea Camilleri rievocava il suo lungo rapporto con la televisione, i suoi generi e i grandi personaggi che hanno fatto la storia del piccolo schermo. Nell’intervista rilasciata alla fine del 2014 in occasione del sessantesimo anniversario della nascita della televisione italiana, lo scrittore siciliano ripercorre le tappe cruciali del proprio lavoro artistico. Alle 20.35 su Rai5 (in replica giovedì 18 luglio alle 16.15) è la volta di Terza Pagina - Intervista ad Andrea Camilleri (2019) “Montalbano, per me, dopo vent’anni è un parente al quale voglio bene, ma nello stesso tempo è un personaggio scomodo. Perché il suo successo trascinava al successo anche gli altri romanzi, i miei romanzi storici, i miei romanzi civili. Quindi, lo odio e lo amo”. Così interviene Andrea Camilleri nell’intervista esclusiva a “Terza Pagina”, concessa in occasione dei 25 anni del primo libro di Montalbano e dei 20 anni del primo episodio televisivo. Nell’intervista, Camilleri dà voce alle diverse anime che incarna: scrittore, sceneggiatore, regista, autore di contenuti impegnati e popolari. Sabato 20 luglio alle 21.15 su Rai5 Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe (2016) Spettacolo teatrale con Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti. Questo inedito Pinocchio è un’opera multimediale per ragazzi prodotta dal Teatro Massimo di Palermo, scritta e interpretata da Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri, accompagnati da Orchestra e Coro del Teatro Massimo nell’aprile 2016, con la regia televisiva di Marco Odetto. Alle 22.25, infine, “Camilleri e la felicità (2018). “La Felicità per me era aprire la finestra al mattino presto mentre la mia famiglia dormiva ancora, sentire l’aria fresca e guardare fuori”. Così risponde Andrea Camilleri a Marino Sinibaldi alla domanda cos’è la Felicità, durante l’intervista per la manifestazione “Libri come” tenuta nel marzo 2018 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
La notizia della morte di Andrea Camilleri è stata data, per prima, nel corso del Gr1 delle 9. Da lì in avanti è cambiata la programmazione di RadioRai, dall’ultima parte di Radio anch’io che ha ricordato lo scrittore attraverso interviste di repertorio e le voci di esperti e colleghi, come Maurizio De Giovanni, Gaetano Savatteri e, come sempre, la voce degli ascoltatori. Anche la scaletta di Centocittà, il programma di Radio1 dedicato al territorio in collaborazione con la Tgr, è stata cambiata con le voci di Ida Carmina, sindaco di porto Empedocle, città di nascita di Camilleri, con l’amica, collega e conterranea Simonetta Agnello Hornby e con la voce del professor Giuseppe Antonelli che insegna all’università di Pavia per spiegarne lo stile e la potenza letteraria e linguistica. E ancora, in tarda mattinata, è andato in onda lo Speciale Gr1 Andrea Camilleri ricco di voci, testimonianze, ricordi. Il suo patrimonio letterario e il lascito per la lingua italiana. In tutte le edizioni del Giornale radio seguiranno gli aggiornamenti sulla scomparsa dello scrittore siciliano.
Anche Rai Radio2 ha omaggiato e omaggerà Andrea Camilleri. E lo farà ricordandolo all’interno del palinsesto, a cominciare da Non è un paese per giovani, dove Giovanni Veronesi lo ha ricordato alla sua maniera.
Anche nei programmi del pomeriggio e della sera si racconterà la vita di uno dei più importanti scrittori italiani, tradotto in oltre 50 paesi, mentre ai Lunatici spetterà il compito di chiudere la giornata con un ricordo speciale di Andrea Camilleri.
In uno dei numerosi incontri con Radio3, Andrea Camilleri confessò: “La radio è il mezzo grazie al quale, quando nessuno voleva pubblicarmi, ho coltivato il mio amore per la parola”. Questa sua citazione, trasmessa da RaiRadio3, è stato il primo omaggio allo scrittore siciliano originario di Porto Empedocle il cui rapporto con la Rai iniziò nel 1958 proprio col Terzo Programma (che sarebbe poi diventato Radio3).
RaiRadio 3, naturalmente, lo ha ricordato e lo ricorderà in tutte le trasmissioni, da Pagina3 a Tutta la città ne parla, da Radio3 Scienza a Fahrenheit che aprirà con un ricordo del direttore Marino Sinibaldi.
Anche sul proprio sito, infine, la rete lo ricorda con la sua ultima intervista, rilasciata al programma "Fahrenheit", trasmessa in occasione della presentazione dello spettacolo, recitato dallo stesso Camilleri sul palco del Teatro Greco di Siracusa, basato sul libro “Conversazione su Tiresia” edito da Sellerio e su altri materiali scelti, tratti dagli archivi.
Archivi da quali attinge Radiotecheté, che alle 17 trasmetterà "Outis Topos, ovvero un’ipotesi di radio futura, un radiodocumentario di Andrea Camilleri e Sergio Liberovici realizzato nel 1974 per il programma nazionale. Isoradio, infine, nel corso della sua programmazione di oggi, aprira’ finestre ed approfondimenti sulla figura di Camilleri, ricordando l'amore dello scrittore per i viaggi, non soltanto viaggi veri ma anche virtuali. Durante le ore notturne, quindi, nel corso di "Notte sicura con Isoradio’’, andranno in onda interviste con scrittori e uomini della televisione che hanno conosciuto Camilleri. Naturalmente, anche Rai Digital, rende omaggio al maestro scomparso: su Rai Play sono disponibili tutti gli episodi del il " Commissario Montalbano", e contributi speciali dedicati alla figura del grande scrittore.
 
 

Il Giornale, 18.7.2019
Camilleri, ottimo scrittore ma cattivo maestro

Dietro il simpatico aspetto da nonno della nazione, si celava un uomo dalle unghie affilate. Quando doveva giudicare le vicende italiane, in particolare la politica, Camilleri lasciava da parte lo spirito analitico del detective per far uscire uno spirito da hooligan.
Raffinato scrittore e grossolano commentatore, Camilleri si è sempre esposto dalla parte giusta, quella più conveniente per un intellettuale italiano. Lo ha fatto con piglio sicuro.
Nel 2008 ha pubblicato le Poesie incivili ispirate a Marziale, senza offesa per Marziale. Ecco qualche esempio: «Il ricco porco, eletto a capo dei suoi simili/ alle scrofe da lui montate ripagò il favore/ ammettendole al truogolo riservato a pochi/ a suoi legulei, ai suoi giornalisti, ai suoi boia/ grufolanti e grugnenti. I porci, com'è noto/ non sono bestie di fiuto fine. Rovistano nel letame/ vi si rotolano, vivono alla giornata. Non sospettano/ che un giorno saranno mutati in salsiccia». Una «raffinata» analisi in versi ispirati dall'odio per Silvio Berlusconi e i suoi elettori. Come questi altri: «A loro il linguaggio non si forma nel cervello, ma nel ventre/ e quindi non emettono fonemi, ma borborigmi, rutti, scoregge». Roba imbarazzante. Per carità, non ce l'abbiamo con Camilleri perché faceva satira su Berlusconi. Ben venga la satira su chiunque. Camilleri incarna piuttosto l'incapacità di capire gli avversari politici, la presunzione di essere migliori degli altri, lo scarso interesse per un mondo, quello estremamente variegato della destra, che andava al di là di Berlusconi.
Una destra sola conosceva Camilleri: il fascismo. Era infatti cresciuto nel Ventennio. Nato nel 1925, un anno dopo l'assassinio Matteotti, era adolescente quando furono approvate le leggi razziali. Durante la guerra civile era maggiorenne. Ma anche questa tragica esperienza è stata piegata alla ragione dell'applauso e del consenso. Disse nel 2010 a una platea di ragazzini: «L'unica cosa che posso dirvi è di farvi condizionare il meno possibile da una società che finge di darti un massimo di libertà e che in realtà ti sottopone a un massimo di condizionamenti». Gran finale: «Potrà sembrare un paradosso ma ai miei tempi, sotto il fascismo, si era molto più liberi di oggi». Il giudizio è insensato sotto ogni punto di vista. Senza contare che Camilleri, già all'epoca, pubblicava regolarmente i suoi libri con due case editrici, una delle quali di proprietà di Silvio Berlusconi. Eja Eja Camilleri.
Negli ultimi tempi, come tutti i sedicenti intellettuali, si era scagliato contro Matteo Salvini. Pochi giorni prima di morire, aveva dichiarato: «Stiamo peggiorando in tutto: nel linguaggio, nel modo di rapportarci gli uni con gli altri, in questa assurda aggressività. La politica dà un cattivissimo esempio, e i cittadini, il 90% ci sguazza». Il popolo dunque era bue. E il leader della Lega? «Non credo in Dio, ma vedere Salvini impugnare il rosario dà un senso di vomito. È chiaro che tutto questo è strumentale. Il Papa che sa quello che fa, non impugna il rosario, baciandolo. Sa che offenderebbe i santi nel momento in cui se ne serve. Fa parte della sua volgarità».
Sì, Camilleri era un tipico intellettuale italiano: credeva di essere un modello di libertà dello spirito e invece vedeva solo quello che voleva vedere. Fiero in cuor suo di essere il portavoce di idee antagoniste, in realtà era il fedele vassallo dei vincitori. Certo di sfatare i luoghi comuni, come tutti i falsi anticonformisti, era prigioniero del pregiudizio. Confondeva il paternalismo con l'amore per il popolo. Non a caso, nove italiani su dieci, a suo dire, sguazzavano nella volgarità. Il valore della sua indignazione è sempre stato fissato dal mercato che, da comunista, forse voleva abbattere. Ironia della sorte, era il prodotto perfetto per gli scaffali delle librerie.
Alessandro Gnocchi
 
 

 


 
Last modified Friday, July, 19, 2019