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RASSEGNA STAMPA

MAGGIO 2019

 
Libreriamo, 1.5.2019
“Dobbiamo togliere la Gioconda dal Louvre?”, l’appello per salvare l’italiano in Francia
Più di 7000 firme all'appello per salvare l'insegnamento dell'italiano in Francia, tra i firmatari anche Andrea Camilleri e Dacia Maraini

Milano – «Togliere l’italiano dai licei francesi è come levare la Gioconda dal Louvre». Gli intellettuali francesi si ribellano alla recente riforma promossa dal governo Macron che mina pesantemente l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole superiori francesi.
Un appello è stato lanciato pochi giorni fa, e ha ottenuto già 7000 firmatari, tra cui anche esponenti del mondo culturale italiano, come Luciano Canfora, Andrea Camilleri e Dacia Maraini. La richiesta è diretta al presidente francese Emmanuel Macron, ed è volutamente provocatoria: “Dobbiamo rimuovere la Gioconda dal Louvre?” La riforma dell’insegnamento delle lingue straniere nei licei ha infatti decretato uno “strangolamento ingiustificato” nei confronti della lingua italiana: «il numero dei posti messi a concorso conosce da un paio d’anni una caduta senza precedenti: negli ultimi due anni, all’agrégation externe (il concorso per gli insegnanti universitari e di liceo, ndr) questo numero è stato dimezzato con soli 5 posti nel 2019, e quello del Capes externe (il concorso per insegnare nelle scuole medie) è passato da 28 a 16 (…). Nessun’altra lingua vivente, nello stesso periodo, ha subito amputazioni tanto violente».
Perché studiare italiano in Francia?
«Lasciar deperire l’insegnamento dell’italiano in Francia sarebbe altrettanto insensato che togliere la Gioconda dalle collezioni del Louvre, bandire Dante, Machiavelli, Galileo , Verdi o Eco dal nostro patrimonio culturale. Distruggere l’insegnamento dell’italiano in Francia equivale a cancellare una parte della storia e della ricchezza della Francia, a rompere i legami preziosi che ci uniscono da sempre: l’amicizia fra la Francia e l’Italia è una necessità vitale e la cultura ne è il cuore». Il legame tra Italia e Francia è secolare, come dimostra il grande numero di artisti, scrittori, intellettuali italiani e francesi che hanno viaggiato tra i due paesi beneficiando immensamente dello scambio culturale. Per fare due nomi, tra i tantissimi, Stendhal e Leonardo da Vinci. Proprio in questi giorni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si accinge ad andare in Francia in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo, avvenuta ad Amboise il 2 maggio 1519.
 
 

La Repubblica, 1.5.2019
'Petra' è Paola Cortellesi, poliziotta bella e implacabile nella serie di Maria Sole Tognazzi
Arriverà nel 2020 su Sky Cinema la serie tratta dai gialli, best seller, dell'autrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett. L'adattamento italiano porta le quattro storie da Barcellona a Genova indagando su quattro oscuri casi criminosi

Dal 2002, prima pubblicazione in Italia di Riti di Morte (Sellerio, dove i giallisti li scelgono con un certo criterio) a migliaia di lettori è successo di chiedersi "Perché non esiste una serie tv da questi libri?" [Da notare che "Riti di morte", benché sia il primo romanzo della serie, in Italia è stato pubblicato come terzo, NdCFC]. Ci siamo, in modalità davvero insolita. Ovvero arriva in tv Petra Delicado, l’ispettrice della Polizia di Barcellona, protagonista dei romanzi in questione, scritti da una strepitosa signora catalana che si chiama Alicia Giménez-Bartlett. Da noi, negli anni, un milione e mezzo di copie vendute, ben più di una cosa per appassionati ma in qualche modo una comunità che ha apprezzato sempre più quella poliziotta dal nome ossimorico, c’è la pietra e c’è la delicatezza, non a caso: e ha apprezzato le sue storie dove i fronzoli non esistono ma nella trama c’è quasi tutto, il noir che acchiappa e lo spessore dei protagonisti.
La serie tv – dopo un lontano precedente spagnolo che non ha mai varcato i confini – adesso si fa, e si fa in Italia. Ci si sposta a Genova, si tende un filo via mare con Barcellona e si affida tutto a Paola Cortellesi protagonista. Che resta Petra, italianizza il cognome in Delicato, e va per oscuri casi criminosi. Due matrimoni falliti alle spalle, bella, implacabile e con una miniera di debolezze tenute a bada, una risolutezza che fa dire all’attrice "Vorrei essere come lei, fuori da ogni schema". E più nello specifico: "È una femminista che non ha alcun bisogno di dichiararlo". Il tutto senza dimenticare quanto le vicende umane, tra slanci e disincanto, siano il segreto della serie su libro.
È una produzione originale di Sky, la vedremo su Sky Cinema ai primi del 2020, la produzione è di Cattleya con Bartlebyfilm, la regia è di Maria Sole Tognazzi. Che in un intervallo delle riprese genovesi si schiera davanti ai giornalisti insieme alla Cortellesi e all'autrice dei romanzi e il trio conferma una potente impronta femminile all'intera operazione. Ma poi c'è anche lui, Andrea Pennacchi, chiamato a interpretare il viceispettore che assiste passo passo nei libri la protagonista. Nei libri si chiama Fermìn Garzon ed è un azzeccatissimo incrocio di gentiluomo spagnolo vecchio stampo, consapevole di vita e gerarchie: in pratica è il punto di riferimento vero per il pubblico maschile che ha letto i libri, il suo rapporto di rispetto superiore, gioco ironico nella vita professionale a due, finte-vessazioni che l'ispettrice gli riserva sono un punto-chiave della narrazione. Qui diventa il viceispettore Antonio Monte.
Da Monte e da Petra può nascere un fiore di fiction, fermo restando che la sorpresa rimane: difficile immaginare, prima di scoprirla, l'evoluzione genovese di tutto quanto e una protagonista che – come accadde in tempi lontani per il Montalbano-Zingaretti - ognuno aveva immaginato a modo suo dai libri per poi ritrovarsi un volto che non si aspettava. In quel precedente, va detto, a occhio tutto ha abbastanza funzionato negli anni... E quindi per i lettori affezionati la curiosità per il risultato finale è notevole. Intanto, nelle riprese viste finora e che danno il senso di una Genova oscura e noir a dovere, la Cortellesi si muove da par suo, siamo dentro il vecchio Palasport ormai in declino e tutto appare fatiscente ("Abbiamo cambiato atteggiamento verso questo posto – dice la protagonista – quando abbiamo scoperto che in anni lontani qui hanno suonato i Beatles…"). Ovvero l’ideale per la scena che si sta girando, alle prese con figuri della malavita e possibili redenzioni. In programma, quattro episodi, ovvero quattro film-tv. Si va in ordine cronologico coi libri, quindi nell'ordine Riti di morte, Giorno da cani, Messaggeri dell’oscurità, Morti di carta.
Antonio Dipollina
 
 

Corriere della Sera, 2.5.2019
Cinema
Cannes, in concorso il film di Lorenzo Mattotti con le voci di Servillo, Albanese e Camilleri
«La famosa invasione degli orsi in Sicilia», il film di animazione tratto dal libro di Dino Buzzati, sarà in concorso sulla Croisette

La famosa invasione degli orsi in Sicilia, il film di animazione tratto dal libro di Dino Buzzati con la regia di Lorenzo Mattotti, sarà in concorso a Un Certain Regard, una delle sezioni della selezione ufficiale del Festival di Cannes in programma dal 14 al 25 maggio. È stato annunciato dal delegato generale di Cannes Thierry Fremaux. Nel cast delle voci italiane ci sono Toni Servillo, Antonio Albanese e Andrea Camilleri.
Ha lavorato per Antonioni
Fumettista e illustratore Lorenzo Mattotti è nato a Brescia il 24 gennaio 1954 e realizza le sue prime storie a partire dagli anni Settanta. Nel 1976 illustra Huckleberry Finn, con cui si fa conoscere dal pubblico e dalla critica. Oreste del Buono lo chiama a collaborare con Linus. Oggi l’artista vive e lavora a Parigi e i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Pubblica su quotidiani e riviste come The New Yorker, Le Monde, Das Magazin, Suddeutsche Zeitung, Nouvel Observateur. Ha anche collaborato a Eros di Wong Kar way, Soderbergh e Antonioni curando i segmenti di presentazione di ogni episodio.
 
 

ANSA, 2.5.2019
Iannacone, torno con Che ci faccio qui
Su Rai3 nuova striscia da 6/5, tra ospiti Camilleri e don Ciotti

Roma - "L'Italia in questi ultimi anni mi sta rendendo estraneo...". E' un passaggio della toccante intervista rilasciata da Andrea Camilleri a Domenico Iannacone che torna su Rai3 da lunedì 6 maggio alle 20.25 con il suo nuovo programma 'Che ci faccio qui', prodotto da Hangar TV. Il giornalista, conduttore e autore tv, dopo il successo di pubblico e critica de I 10 comandamenti, con questa nuova striscia quotidiana ha voluto realizzare un vero e proprio viaggio nell'animo umano alla scoperta di personalità varie e spesso imprevedibili. Con il suo sguardo intimo e rigoroso, Iannacone racconta storie di vita e di riscatto, di ispirazione e di resistenza; scelte che testimoniano grandi atti di coraggio e visioni rivoluzionarie: 25 appuntamenti, tra reportage e interviste realizzate per la prima volta in studio (complessivamente 10 per altrettante puntate, la prima lo scultore Jago, ma anche don Ciotti, il medico legale Cristina Cattaneo e tanti altri)
 
 

Marigliano.net, 2.5.2019
Marigliano, Andrea Camilleri ospita il Liceo C.Colombo a Roma
Sabato 04 Maggio una rappresentanza di alunni incontrerà il famoso scrittore Andrea Camilleri nella sua casa di Roma

Marigliano - Sabato 04 Maggio una rappresentanza di alunni del Liceo Colombo accompagnati dal Dirigente Scolastico prof.ssa Nicoletta Albano incontrerà il famoso scrittore Andrea Camilleri nella sua casa di Roma.
L’incontro è stato reso possibile grazie a buoni uffici della Sig.ra Carmela Del Gaudio, assistente amministratrice presso il Liceo Colombo.
Il Dirigente Scolastico si dice entusiasta dell’incontro con uno dei più importanti scrittori del nostro tempo,famoso non soltanto per aver dato vita al personaggio del Commissario Montalbano ma anche per la ricchissima produzione letteraria.
Agli alunni che Lo incontreranno in rappresentanza di tutti i compagni del Liceo, il compito di farsi interpreti della stima e del’affetto comuni e l’auspicio che le risonanze possano riecheggiare per sempre nelle aule del Liceo.
Giuseppe Lombardi
 
 

La Repubblica, 2.5.2019
Un festival per la tv e i media che verranno
A Dogliani l’ottava edizione della manifestazione dedicata alla comunicazione

Un confronto sull’attualità politica, sull’informazione, sui cambiamenti che rivoluzionano l’offerta televisiva e radiofonica. L’ottava edizione del Festival della Tv e dei Nuovi Media che si svolgerà fino a domenica 5 maggio a Dogliani, nel cuore delle Langhe, quest’anno sviluppa il tema #Percezioni. «Il programma, ricco di appuntamenti», spiega la direttrice Federica Mariani, «è stato pensato per coinvolgere i pubblici più diversi, dagli addetti ai lavori ai più giovani».
[...]
Sabato il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky si confronterà con Lirio Abbate sul tema “La percezione della legalità e dei diritti”.
Se nella realtà l’argomento è al centro di un confronto serrato, la fiction sembra aver trovato il suo rappresentante ideale, capace di coniugare rispetto della legge, diritti (e buon senso), nel commissario Montalbano. Per festeggiare i vent’anni della prima trasposizione televisiva dell’antieroe creato da Andrea Camilleri, arriverà a Dogliani Luca Zingaretti con la direttrice di RaiFiction Tinni Andreatta (l’incontro è moderato da Aldo Cazzullo).
[...]
Silvia Fumarola
 
 

Repubblica Tv, 3.5.2019
Il ritorno di Montalbano visto dal drone: Zingaretti accolto da un bagno di folla sul set

Numerosi turisti e curiosi hanno affollato il set di Punta Secca a Santa Croce Camerina, l'ormai famosa piazzetta dove affaccia la casa del "Commissario Montalbano" in provincia di Ragusa, in Sicilia. Selfie, video e strette di mano con Luca Zingaretti per il primo ciak delle nuove puntate della fiction Rai.
Video: Raiplay
 
 

Giornale di Sicilia, 3.5.2019
Santa Croce, bagno di folla per il Commissario Montalbano

Un bagno di folla. Con Punta Secca che, a fatica, è riuscita a contenere migliaia di turisti e curiosi per la «prima» della nuova serie del Commissario Montalbano.
Una borgata blindata con la troupe della Palomar che, da qualche giorno, staziona dinanzi la casa del commissario per le riprese interne della fiction di Rai 1. Lo sfondo perfetto per le nuove indagini del commissario è la Sicilia di oggi, precisamente la sua Vigata, nel territorio di Santa Croce Camerina, con la casa che si affaccia sul mare di Punta Secca e su una piazzetta.
Lui, Luca Zingaretti, si è fermato, durante la pausa, a parlare con i curiosi: strette di mano, selfie, foto, video e tanto calore. «Una giornata davvero speciale - racconta Silvia Tomasei, una turista di Torino in vacanza da qualche giorno nel ragusano - vedere da vicino il commissario Montalbano e poter ammirare questa splendida location». Punta Secca con qualche difficoltà è riuscita a contenere un numero così elevato di presenze. «Meraviglioso - aggiunge Tina Franceschini che insieme al marito hanno trascorso un fine settimana nei luoghi di Montalbano - vedere da vicino la casa del commissario e questo ridente borgo. Peccato davvero per l'incuria e i disservizi».
Marcello Digrandi
 
 

Corriere di Ragusa, 3.5.2019
VIDEO Il commissario Montalbano “braccato” dai fans a Ragusa: “E adesso da dove scappo”?

A vent’anni dal debutto della popolarissima fiction, non accenna a diminuire l’entusiasmo e l’affetto che il Commissario Montalbano suscita tra le sue migliaia di fans quando la troupe gira nel Ragusano. E così succede che a Ragusa, dove in questi giorni si stanno girando le scene dei 3 nuovi episodi, il set sia “assediato” dai fans che “braccano” l’attore romano Luca Zingaretti, alias Montalbano, il quale ha pubblicato un divertente mini video (che proponiamo sotto l’articolo) per evidenziare con divertente ironia l’attaccamento delle persone al personaggio di Camilleri. “E adesso da dove scappo”? esclama sorridente Zingaretti Montalbano. Un deciso cambio di rotta rispetto agli scorsi anni, quando la troupe era praticamente inavvicinabile, con le scene girate “in segreto” per depistare i fans o intere zone interdette con tanto di bodyguards. Ma si sa, è il popolo che decreta il successo della serie e pertanto va (nei limiti del possibile) accontentato.
 
 

LAC - Lugano Arte e Cultura, 4-5.5.2019
Festa di famiglia
da Luigi Pirandello, collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri
Sala Teatro
da Luigi Pirandello
Durata: 1h 30'
Testo e regia Mitipretese
collaborazione drammaturgica Andrea Camilleri
con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
luci e impianto scenico Mauro De Santis
direzione musicale Sandro Nidi
con canti dal vivo della tradizione popolare italiana e musiche originali
produzione Centro di Produzione Teatrale La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello, CTB Centro Teatrale Bresciano

Nato da un originale assemblaggio di testi di Pirandello, Festa di famiglia è una riflessione sulle dinamiche di violenza e sopruso che si possono scatenare all’interno del nucleo familiare.
È il giorno del 60° compleanno di Ignazia: le figlie le hanno organizzato una piccola festa a sorpresa. Ignara di tutto, la madre, offesa per quella che lei crede essere una dimenticanza, esce a comprarsi lo champagne per festeggiare da sola. Al suo rientro, però, è colta da una piacevole sorpresa: dopo una canzone di benvenuto, tutti i suoi cari si dispongono attorno al tavolo per la cena. Ma non tutto va come dovrebbe andare. Si delineano tre inferni domestici: la coppia con dinamiche violente, la madre e la figlia adulta rimasta a casa con un rapporto malato, fatto di recriminazioni, violenze mai riconosciute, odio e dolori profondi non comunicabili, e la coppia in crisi, forse la più “normale”, ma con una profonda insoddisfazione e desideri frustrati. Con addosso la maschera dell’allegria, e tra tipici convenevoli familiari, tutti cercheranno di portare avanti la festa, tra sgradevolezze e canzoni di famiglia.
 
 

Unione Monregalese, 4.5.2019
Montalbano guarda Netflix. Zingaretti a Dogliani: «Pro-immigrati? Io racconto l’attualità» – FOTO – VIDEO – INTERVISTA
Super intervento dell'attore Luca Zingaretti a Dogliani

L'intervento di Luca Zingaretti, l'attore che interpreta il Commissario Montalbano, al Festival dei Media e della TV di Dogliani. Un fiume in piena, Zingaretti, per un intervento che ha veramente toccato ogni tema: attualità, politica, ovviamente televisione (con anticipazioni della serie!), l'amore del personaggio e dell'attore. Sul palco con lui il giornalista Alessandro Cazzullo e la direttrice fiction RAI Eleonora Andreatta.
La politica. «Io ho militato nel Partito comunista, lo sanno tutti. Ma il Commissario Montalbano non è pro-immigrati, non è una serie che fa politica. Montalbano e Camilleri raccontano l'attualità. Montalbano è sempre rimasto fedele a sé stesso, ai suoi principi: è il mondo attorno a lui che è cambiato ed è che è scivolato verso principi discutibili». Racconta anche del passato della sua famiglia, con un ramo di origine ebraica.
Montalbano, Zingaretti e le donne. «Montalbano ha bisogno di una donna lontana, che non turbi i suoi equilibri, i suoi spazi di persona adulta. Io sono l'opposto, ho necessità della vicinanza. Come ho fatto a conquistare mia moglie? Non lo dirò mai».
L'INTERVENTO INTEGRALE AL FESTIVAL
Il rapporto col fratello Nicola, segretario del PD. «Posso essere sincero? Non glie lo avrei mai augurato, ma mi sta sorprendendo per il modo in cui sta lavorando, per la sua bravura, per i temi che porta avanti e per il fatto di non cadere mai in un modo di comunicare a cui siamo purtroppo abituati. Mi sorprende che i giornalisti reagiscono a lui con scetticismo... come se in questo Paese fossimo ormai destinati a essere governati da racconta barzellette o promette assurdità».
Le prossime serie? Lo svela la Andreatta: «Le prossime serie si intitoleranno "Rete di protezione", "Livia mia" e "Il caso Catalanotti"». Che aggiunge: «Siamo orgogliosi di aver creato un vero mondo attorno a Montalbano, che viene visitato perfino dai turisti».
 
 

La Stampa, 4.5.2019
Luca Zingaretti a Dogliani: “Volevano un Montalbano alto e biondo, ma sapevo che dovevo interpretarlo io”
L’attore preso d’assalto dai fan ha raccontato al Festival vent’anni nei panni del commissario nella fiction: “Un gentiluomo italiano per cui la donna merita rispetto. Camilleri mi disse di farlo d’istinto, e di non rompergli i cabbasisi”

Il racconto dei vent’anni in tv di Montalbano inizia dalle origini. Da quando Luca Zingaretti, che di Andrea Camilleri fu allievo all’Accademia d’arte drammatica, decise, leggendo un romanzo sul commissario, «che anche se lo volevano alto, biondo e con gli occhi azzurri, dovevo essere io a interpretarlo. Comprai il libro per solidarietà al maestro: quando lo lessi rimasi incantato, come ogni volta che lo sentivo parlare». Fu scelto, «ma non subito».
Zingaretti - uno degli ospiti più attesi oggi (sabato 4 maggio) alla terza giornata del Festival della tv, fin dall’arrivo a Dogliani preso d’assalto dai fan tra autografi e selfie - ha raccontato di come studiò il personaggio e delle due uniche telefonate fatte prima dell’inizio della serie a Camilleri, «che Montalbano non lo immaginava come me, ma era sicuro che avrei fatto qualcosa di buono». «Chiuse la prima dicendomi di farlo d’istinto e di smetterla di usare il cervello; la seconda fu ancora più rapido: “Luca, non mi rompere i cabbasisi”».
Qual è il segreto del successo di Montalbano, venduto in 60 Paesi, lo ha svelato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction: «Abbiamo raccontato l’Italia attraverso i suoi personaggi e la coerenza di Montalbano, un padre giusto. Ci siamo rivolti ad un pubblico che merita sempre il meglio». A moderare uno degli incontri più seguiti del Festival è stato Aldo Cazzullo del Corriere della Sera: «Montalbano salva i migranti, il vento non tira da quella parte?» scherza. «Montalbano è fedele a se stesso - ha risposto Zingaretti -, è il mondo che è scivolato verso posizioni discutibili». Poi l’omaggio a Marcello Peracchio, sul set il medico legale, morto due anni fa. L’idea del funerale anche nella fiction è stata di Zingaretti. «Eravamo amici. L’intero cast è una famiglia, in vent’anni non è andato via nessuno».
Cazzullo si fa poi portavoce di curiosità femminili: «Com’è Montalbano con le donne?». Come per ogni risposta l’attore si è alzato in piedi: «È un gentiluomo italiano, come mio nonno che mi diceva che ogni donna, anche quando fa la prostituta, merita rispetto. In quanto ai rapporti, meglio quelli a distanza». Forse è l’unica differenza fra il personaggio e l’attore che, dice, «la moglie la vuole vicina».
[...]
Zaira Mureddu
 
 

La Repubblica, 4.5.2019
Luca Zingaretti al Festival di Dogliani. L'incontro con Camilleri, poi Montalbano. L'endorsement per il fratello Nicola
One man show dell'attore che passa dalla tv alla politica alla vita privata. La direttrice di RaiFiction, Tinni Andreatta: "Il pubblico ama il commissario per la sua coerenza e la sua battaglia per la giustizia"

Doveva celebrare i vent’anni di Montalbano, ma quello di Luca Zingaretti al Festival della tv e dei nuovi media di Dogliani è stato un one man show. Mai così disponibile, rilassato, divertito, a ruota libera l’attore ha parlato degli inizi, del rapporto con Andrea Camilleri, suo maestro all’Accademia d’arte drammatica.
Intervistato da Aldo Cazzullo, sul palco con la direttrice di RaiFiction Tinni Andreatta, [...]
Folla da stadio, applausi affettuosi, un abbraccio corale, Zingaretti arriva dalla Sicilia dove sta girando i nuovi episodi di Montalbano, Rete di protezione, Salvo amato, Livia mia e Il caso [Sic!, NdCFC] Catalanotti.
Non resta seduto sulla poltrona, si alza in piedi, dialoga col pubblico, racconta dell’esame in Accademia quando, per farsi notare, porta il ruolo della prostituta Consolazione, interpretato da Bice Valori in Aggiungi un posto a tavola. Quando Camilleri pubblica Il birraio di Preston compra il libro, s’innamora del romanzo prova a comprare i diritti. Non ci riesce ("Non ero nessuno, non avevo una lira poi li ha comprati un piccolo produttore"), ma il commissario di Camilleri è nel suo destino: vince il provino per interpretare il Montalbano. Anche se lo scrittore non era convinto, lo convince però con la sua bravura. "Arriva il giorno fatidico, si va in Sicilia a girare. Ma entro nel panico: non mi ricordo niente. Passa un giorno, poi un altro, alzo il telefono chiamo il mio maestro. Spiego a Camilleri che sono in crisi. Mi fa parlare dieci minuti. ‘Stai ancora usando il cervello mentre ora ti devi buttare, buttati, fallo’. Alle 13.30 della domenica lo richiamo: ‘Hai ragione mi devo buttare’. Altri dieci minuti. Poi mi fa ‘Luca, non mi rompere i cabasisi’. Sembra una battuta ma è andata così".
"Montalbano debutta su Rai2, poi passa su Rai1. Comincia il 6 maggio del 1999" ricorda Andreatta. "Il segreto del successo? Abbiamo raccontato l'Italia. Penso che la sua coerenza, la sua battaglia per la giustizia, il suo essere una sorta di figura di padre giusto ha reso Montalbano duraturo. E’ stato una grande scommessa all'epoca. Il pubblico è sempre avanti merita la grandissima qualità, quando ho fatto L'amica geniale ho pensato a quel coraggio".
Per Zingaretti "Montalbano è sempre rimasto fedele a se stesso è il mondo intorno a lui che è cambiato. Non ha il cartellino con il prezzo attaccato al giacca, i nostri nonni non erano così, non possiamo non provare nostalgia per chi ha il baricentro dentro di sé. Non gli frega di essere promosso, di fare il questore ha bisogno della sua terra e della sua donna. Ogni tanto Montalbano ha bisogno di una donna lontana, che non turbi i suoi equilibri, i suoi spazi di persona adulta. Io sono l'opposto, ho necessità della vicinanza. Montalbano ha un'idea personale della giustizia, se rincorre il ladro che ruba una mela perché ha bisogno forse lo lascia stare. Anche nel caso dei migranti è una persona che fa leva sull'umano. Non voglio immiserire tutto con la politica".
[...]
Silvia Fumarola
 
 

ANSA, 5.5.2019
Zingaretti, vent'anni da Montalbano
L'attore al Festival di Dogliani. "E' una serie che non fa politica"

"Il Commissario Montalbano non è una serie che fa politica. Camilleri racconta l'attualità. Montalbano è rimasto sempre fedele a se stesso, ai suoi principi, è il mondo intorno a lui che è cambiato. Hanno cercato di creare polemiche, ma non ci sono state. Sui migranti Montalbano fa leva sull'umano". Luca Zingaretti è accolto da una folla in tripudio a Dogliani. Al Festival della Tv e dei Nuovi Media si festeggiano i vent'anni del commissario Montalbano e l'attore risponde alle domande a tutto campo di Aldo Cazzullo, sull'attualità, la politica, i progetti futuri. Non si sottrae neppure alla domanda sul fratello Nicola, segretario del Pd, di cui di solito preferisce non parlare. Il commissario Montalbano ha all'attivo ascolti record: nel 2018 ha sfiorato i 13 milioni di telespettatori, con 34 tv movie tratti da 24 romanzi e 20 racconti di Camilleri, in onda in prima serata su Rai2 dal 199 al 2001 e su Rai1 dal 2002 a oggi, 196 passaggi in tv con 34 prime e 162 repliche. Proprio in questi giorni sono ripartite in Sicilia le riprese di tre nuovi episodi. "Lo abbiamo venduto in 60 Paesi, anche in mercati difficili. Ho vietato le riprese fuori dall'Italia. Con Montalbano abbiamo raccontato l'Italia", sottolinea Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, sul palco di Dogliani a fianco di Zingaretti. L'attore parla di Andrea Camilleri, suo "grande maestro all'Accademia delle Belle Arti, prima di Montalbano": "Ci incantava con i suoi racconti, riusciva a trovare nel dettaglio lo straordinario e ce lo raccontava, mi ha sempre spiazzato la sua capacità di creare e risolvere il paradosso", racconta. Poi, il provino per Montalbano e l'emozione del primo giorno in scena. E, naturalmente, il commissario, i suoi rapporti con le donne, il dolore per la scomparsa di Marcello Perracchio, il burbero dottor Pasquano, suo grande amico. Montalbano, ma non solo. Zingaretti parla del progetto di uno spettacolo teatrale che ha in mente, ma ancora senza titolo: "Penso a un magazziniere dei servizi segreti che tira fuori la borsa di Moro o l'agenda di Borsellino. Potrei dire quello che voglio. E' finzione, ma magari uno ci azzecca". Scherza sulla serie 'Il giovane Montalbano': "A me non risulta, non la fanno".
Amalia Angotti
 
 

Corriere della Sera, 5.5.2019
La televisione in numeri
«Mentre ero via», la fiction di Rai1 che intercetta i gusti del momento
Nella classifica dei programmi più seguiti la storia al femminile interpretata da Vittoria Puccini. E l’ennesima replica del «Commissario Montalbano»

La fiction di Rai1 domina ancora la classifica dei programmi più seguiti questa settimana. E lo fa con due prodotti decisamente differenti: l’ennesima replica del «Commissario Montalbano» e la penultima puntata della serie che ha conquistato il pubblico televisivo in primavera, «Mentre ero via», una storia al femminile interpretata da Vittoria Puccini (e scritta da Ivan Cotroneo). Per quanto riguarda «L’odore della notte», risalente alla quarta stagione di Montalbano, è andato in onda per la prima volta nel 2002: è stato replicato già otto volte, e ancora nel 2019 raccoglie oltre 5 milioni e mezzo di spettatori, raggiungendo, lunedì scorso, il vertice della classifica della settimana.
[...]
Aldo Grasso
 
 

Famiglia Cristiana, 6.5.2019
Domenico Iannacone si chiede Cosa ci faccio qui
Parte stasera alle 20.20 su Rai 3 il nuovo programma del giornalista che racconta storie di vita, di riscatto e d'ispirazione, di personaggi comuni o famosi come Andrea Camilleri

Lunedì 6 maggio 2019 su Rai3 al via Che ci faccio qui. Dopo il successo della settima stagione de I Dieci Comandamenti (RAI 3), Domenico Iannacone inizia una nuova avventura televisiva e, attraverso emozionanti film-verità condensati in 20 minuti, ci accompagna a scoprire autentici spaccati d’esistenza, storie di vita, di riscatto e d'ispirazione, scelte che testimoniano grandi atti di coraggio e visioni rivoluzionarie.
Con 25 appuntamenti, tra reportage e interviste realizzate per la prima volta in studio, la nuova trasmissione di Rai3 prodotta da Hangar TV di Gregorio Paolini, andrà in onda alle 20.20 da lunedì al venerdì per cinque settimane.
“In questo nostro percorso racconteremo storie molto variegate”, precisa Iannacone. “A volte ci sono storie più importanti, a volte le storie possono essere legate a personaggi o a luoghi stessi. Racconterò la storia di chi vive e si estranea dalla realtà, incontrerò personaggi notissimi, storie che vengono da una dimensione umana molto umile. La cosa straordinaria è che ogni storia è un pezzo unico, è come un’opera d’arte.” Prosegue il giornalista: “Il tesoro umano è disseminato ovunque. Raccontare le storie degli altri ha un valore alto perché trasmette emozioni. E più vengono abbassati i tabù, più il racconto è reale, non contaminato”.
[..]
Uno dei più grandi scrittori viventi, Andrea Camilleri, si racconta mercoledì 8 in modo intimo e intenso: come si possa vedere oltre, oltre gli errori dell’uomo, oltre quelli della storia è l’insegnamento di un uomo che ha saputo immaginare il futuro.
[..]
Eugenio Arcidiacono
 
 

Il Sole 24 Ore, 6.5.2019
A tavola con - Antonio Sellerio
«Io, l’amore dei Sellerio per i libri e un’avventura che dura da 50 anni»

«Venivo qui con mio padre Enzo. Lo stesso facevo con mia madre Elvira. Io, lei e gli autori di passaggio a Palermo».
Dalle grandi vetrate entra la luce strana di un giorno di aprile con pioggia minuta e persistente, nuvolaglia in cielo e umidità in terra. Nel quartiere di Borgo Vecchio Antonio Sellerio e io siamo al Piccolo Napoli, un ristorante che dà su Piazza dei Mulini a Vento, e accidenti se ci voleva il seme di una follia degna di Cervantes per fondare - cinquant’anni fa, nel 1969 - una casa editrice qui a Palermo.
Antonio, 47 anni, ha un vestito grigio e una camicia azzurra, niente cravatta, un naso prominente ma non sgraziato, capelli rossi, occhi indefinibili fra l’azzurro, il grigio e il verde incassati sotto le sopracciglia folte, lentiggini che gli conferiscono un’aria da ragazzo appena entrato nella adolescenza. «Mio padre era un fotografo. Mia mamma una funzionaria dell’ente regionale per la riforma agraria. Non sapevano nulla di editoria. I primi contratti vennero stilati usando come modello quelli di Leonardo Sciascia con Einaudi».
Scegliamo che cosa mangiare. Di antipasto Antonio prende del pesce crudo. Io una caponata di melanzane. Per il vino è lui stesso a suggerire un bianco siciliano, il Maria Costanza dell’azienda agricola G. Milazzo. Leonardo Sciascia, dunque. Mentre lui assaggia il vino («un poco fruttato, ma buono»), mi vengono in mente le nove stanze della casa editrice di Via Siracusa e la poltrona di Sciascia. Racconta Antonio: «Il nostro magazziniere, Stefano, lo andava a prendere ogni giorno in macchina a casa, dopo pranzo. Leonardo stava seduto tutto il pomeriggio sulla poltrona a fianco della scrivania di mia madre. Leggeva, scriveva, fumava».
L’edificazione di una casa editrice è la costruzione di un progetto: culturale e civile, imprenditoriale e comunitario. E il progetto, se non è fasullo e fragile, può vivere tempi difficili, ma è duraturo. Oggi, a cinquant’anni dalla fondazione, la casa editrice pubblica fra i 50 e i 60 titoli nuovi all’anno. Nel 2018 è stata prima in classifica per ventitré settimane - quasi la metà dell’anno - alternando in testa alle vendite Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri, Mio caro serial killer di Alicia Giménez-Bartlet, Fate il vostro gioco e L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone di Antonio Manzini.
La Sellerio è opera di Enzo ed Elvira Sellerio. Sciascia è fondamentale. Nelle cose minime e nelle cose più grandi. «All’inizio - ricorda - Leonardo faceva di tutto: dalle schede per la rete vendita ai risvolti dei libri». Per Antonio - e per sua sorella Olivia, che lavora in casa editrice ed è anche una affermata cantante - Sciascia non fa parte soltanto del mito fondativo della casa editrice. Era anche un amico di famiglia. «Una volta al mese andavamo in campagna nella sua casa di Racalmuto. Vorrei dire di avere parlato con lui di Voltaire. Ma non è così. Ho invece sparato alle lattine con il suo fucile di caccia», sorride Antonio.
Nel 1979, nasce la collana La Memoria, che include classici latini e greci, narrativa contemporanea e gialli, allora considerati poca cosa, un mondo a parte e minore. In quel momento la casa editrice ha già dieci anni. Quella collana è un esempio del metodo di lavoro e della vita della Sellerio di allora: «Sciascia ebbe l’idea e trovò il nome della collana. I contenuti erano in prevalenza compito suo e di mia madre. La tipologia dei libri è stata definita da mia madre e da mio padre. La grafica è di mio padre», dice.
In tavola arriva del polpo bollito. La Sellerio è la storia di una città e di un’isola, di un Paese e di una sinistra illuminista, di una cultura che precede e informa la vita civile e la vita politica. Insieme a Sciascia, in Via Siracusa i più assidui erano l’antropologo Antonino Buttitta e l’archeologo dei resti di Selinunte Vincenzo Tusa. La casa editrice assume una crescente consistenza grazie ai libri riservatele dallo stesso Sciascia (per esempio, L’Affaire Moro del 1978 e Stendhal e la Sicilia del 1984) e a casi editoriali - e culturali - come, nel 1981, Diceria dell’untore di Gesualdo Bufalino e, nel 1984, Notturno Indiano di Antonio Tabucchi.
Nel 1983, Enzo e Elvira si lasciano. La casa editrice si divide in due case editrici, una di arte e fotografia e una di saggistica e narrativa. «Le abitazioni dei nostri genitori erano vicinissime. Entrambe a pochi passi dall’ufficio. Il grande appartamento originario della Sellerio fu diviso in due. Nonostante la separazione e la divisione della casa editrice, sul lavoro loro due si confrontavano molto e alle sette di sera lui veniva a bere il whisky, nella stanza di lei, con Leonardo e gli altri. Quando entrambi non ci sono più stati, io e mia sorella Olivia abbiamo deciso di tirare giù il muro che separava le due parti, quella di mamma e quella di papà. E, allora, abbiamo scoperto che no, non c’era nessun muro. C’era solo una libreria», dice Antonio con lo sguardo enigmatico del figlio che pensa ai due genitori, alle loro felicità e alle loro tristezze, alle loro solitudini e ai loro amori.
Dalla cucina portano il pesce San Pietro all’acqua pazza. Fuori minaccia pioggia. Antonio continua: «Gli anni Ottanta furono di grande spolvero. La casa editrice aveva ormai una sua precisa e nitida identità: nel marchio e nei libri come oggetti che si riconoscono a distanza. Le vendite andavano bene. Gli anni Novanta sono stati più complicati. Il credito bancario era più razionato. Tutte le piccole case editrici avevano un tema di liquidità».
Antonio ha vissuto la casa editrice già da ragazzo: «Mia madre, quando era con un autore, mi diceva spesso “stai qui”, io avrei preferito magari fare altro, ma le davo ascolto e mi fermavo nella sua stanza o andavo a pranzo con loro». Dopo il diploma al liceo classico Garibaldi di Palermo, frequenta economia aziendale alla Bocconi di Milano: «Quell’università non mi vincolava. La scelta era stata ponderata. O andavo in casa editrice. E avrei potuto fare la mia parte. O sceglievo un’altra strada». Nel 1996 si laurea e, nel 1997, entra in Sellerio. «Il primo anno non avevo la scrivania. Stavo nella stanza di mia madre Elvira, dove lei lavorava fumando due pacchetti al giorno di Benson & Hedges. Facevo i budget con i fogli Excel. Lei li controllava con il suo pennino. In questo, qualche volta manifestava fastidio e durezza. Ho capito dopo. Mia madre cercava di minare le mie certezze: non voleva che un eccesso di autostima producesse un abbassamento dell’attenzione. Invece, cercava di rafforzarmi nelle opinioni sui libri. Io leggevo un manoscritto. Ne parlavo con lei e lei mi ascoltava con grande attenzione. In questo, non ha mai manifestato fastidio o durezza».
Gli anni Novanta non sono, appunto, semplici. Ma è allora che si solidificano le basi per i risultati attuali, nel continuum di una casa editrice fondata nel 1969 che è riuscita a tenere in mano il filo del suo gomitolo - blu come le copertine dei suoi libri - nonostante la scomparsa di tre personalità magnetiche e fortissime come Leonardo Sciascia, avvenuta trent’anni fa, Elvira Sellerio, nel 2010, e Enzo Sellerio, due anni dopo. Andrea Camilleri, che nel 1984 aveva esordito con La strage dimenticata, pubblica nel 1995 Il birraio di Preston e nel 1998 La concessione del telefono. «Già il suo primo saggio, sui 114 galeotti uccisi dalla polizia nel 1848 per il timore che si unissero agli insorti contro i Borboni, era scritto in una lingua inventata. Sciascia sulle prime ne fu perplesso. La lingua inventata di solito è adoperata per la letteratura. Non per ricostruire un episodio storico realmente avvenuto, usando documenti di archivio. Alla fine Leonardo, che stimava molto Camilleri, comprese. Anche se ci vollero molti anni prima del suo successo commerciale».
Oggi l’autore Camilleri è significativo, ma non totalizzante sui risultati della Sellerio: «Pesa per non oltre il 30% del nostro fatturato», nota Antonio. Il lavoro in casa editrice procede secondo l’attitudine artigianale della lettura e della rilettura, del rapporto con gli autori più di nicchia e con quelli di maggiore popolarità - come Gianrico Carofiglio, Antonio Manzini e Marco Malvaldi - nella consapevolezza che basta un nulla - anche se non decrittabile e mai del tutto prevedibile - perché un libro inizi a piacere e poi ad appassionare e infine a vendere, vendere, vendere.
Il cameriere chiede che cosa vogliamo di dolce: «Va bene un cannolo? Normale o destrutturato?». «Meglio destrutturato - suggerisce Antonio - è più facile da mangiare».
In casa editrice, le foto di Elvira ed Enzo Sellerio sono tante e sono bellissime. Elvira e Enzo da ragazzi. Da adulti. Da anziani. Le foto sono bellissime perché i due erano belli e pieni di errori, ironici e severi, intensi e qualche volta dolorosi. Ci portano il caffè, così forte e concentrato da sembrare composto da poche gocce nella tazzina. «Nostra madre alla fine era stanca. Nostro padre anche alla fine era una roccia, mi prendeva in giro dicendomi che aveva più capelli lui di me. Io e mia moglie Chiara abbiamo due figli: Elvira, di tre anni e mezzo, e Federico di un anno e mezzo. Mia sorella Olivia ha un figlio, Lorenzo, di 11 anni. Loro o non hanno conosciuto bene i nonni o non li hanno affatto incontrati. Quando sono morti, abbiamo fatto decine di ore di registrazione con trenta loro amici, che ci hanno raccontato chi erano, per loro, Enzo ed Elvira Sellerio. Un giorno, le faremo vedere ai nostri figli».
Paolo Bricco
 
 

Blasting News Italia, 6.5.2019
Maturità: la storia sarà argomento trasversale e preponderante nella prova d'italiano
Il Ministro Bussetti risponde all'appello lanciato da Liliana Segre, Andrea Camilleri e Andrea Giardina, che chiedevano dignità per la materia.

L'esame di maturità 2019 quest'anno avrà un'impostazione completamente diversa rispetto agli anni passati. Il Ministro Bussetti torna a parlare del tema storico sulla scia dell'appello lanciato da Liliana Segre, Andrea Camilleri e Andrea Giardina condiviso da Repubblica lo scorso 25 aprile. I tre esponenti chiedevano di dare dignità alla materia.
L'argomento storico negli anni passati
Il Ministro Bussetti, in una intervista su AdnKronos, ha messo in evidenza come negli anni passati solo l'1,3% degli studenti aveva scelto di svolgere il tema di argomento storico durante la prova d'Italiano.
Il flop dell'argomento storico, secondo il Ministro Bussetti, è da rintracciare nella scelta di tematiche non trattate durante l'anno scolastico che andavano a toccare argomenti poco conosciuti dagli studenti. La commissione preposta alla revisione degli esami di Stato, tenendo conto di questi dati e di queste argomentazioni, ha inserito l'argomento storico in una dimensione trasversale nelle tracce della prova di Italiano. Gli studenti potranno argomentare le tracce proposte usando le loro competenze in ambito storico e mettendole in relazione alle tematiche scelte.
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Vincenzo Geraldi
 
 

Ragusa Oggi, 6.5.2019
20 anni di Commissario Montalbano 20 anni di promozione per la provincia di Ragusa

Era il 6 maggio del 1999 quando andò in onda Il commissario Montalbano. Esattamente 20 anni fa. Ovvero 20 anni di promozione per il territorio della provincia di Ragusa grazie ad una fiction che ha ottenuto enormi successi. Stasera su Raiuno va una nuova replica.
La serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, ambientata nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata, è diventata negli anni uno dei casi più eclatanti della storia televisiva, con picchi di ascolto oltre gli 11 milioni e puntate replicate più volte.
Attualmente, le storie del celebre Commissario impersonato da Luca Zingaretti vengono seguite in più di 20 paesi al mondo. Indimenticabile, per tutti noi, il personaggio interpretato dall’attore Marcello Perracchio, ovvero quello del dott. Pasquano. Marcello è purtroppo scomparso lasciando un grande vuoto ma “ricompare” nelle repliche regalando gioia ai suoi tantissimi fans
 
 

Marigliano.net, 7.5.2019
Camilleri incontra il Liceo Colombo di Marigliano

Roma - Il 4 Maggio 2019,per il Liceo C. Colombo, resterà per sempre, in modo indelebile una data da ricordare.
Un pomeriggio colmo di emozioni, un confronto interattivo, un sentire nuovo ed intenso, risate ma anche riflessioni: è stato questo, e molto altro, l’incontro con Andrea Camillleri.
Una delegazione di alunni del Liceo Colombo di Marigliano, accompagnati dalla Dirigente Scolastico prof.ssa Nicoletta Albano e dalle prof.sse Stella Prisco, Annamaria Russo e Antonella Spiezia, hanno incontrato il famoso scrittore Andrea Camilleri nella sua casa di Roma e ancora l’emozione pervade tutti nel ricordo di quando si è varcata la soglia della sua abitazione.
L’autore, seguitissimo ed amatissimo dai lettori di ogni parte del mondo, gradendo la pacata intrusione, è entrato nell’anima dei presenti, raccontandosi come uomo e come scrittore
Il Dirigente Scolastico Nicoletta Albano ha portato i saluti del Liceo Colombo e di tutta la comunità mariglianese e ha ringraziato lo scrittore per la disponibilità e l'affetto con cui ha accolto tutti. Si è poi rivolta agli alunni, visibilmente emozionati, invitandoli a rivolgere le domande, scaturite dalla lettura approfondita degli scritti di Camilleri, con il l desiderio di conoscere in profondità “l’animo dello scrittore.”
I ragazzi hanno rivolto domande in merito ai suoi scritti ed hanno chiesto anche suggerimenti per affrontare in modo positivo il futuro e consigli per un approccio positivo dei giovani alla cultura.
Camilleri ha sollecitato tutti a “leggere” ed utilizzare la lettura come strumento ideale per guardarsi dentro, osservare la realtà e acquisire padronanza della lingua “più bella del mondo“: l’ITALIANO
Sono poi emersi sapienti insegnamenti regalati ai i ragazzi che, senza esitazione hanno chiesto cosa avrebbe consigliato loro per riuscire a realizzarsi nella vita. Camilleri ha sostenuto che nella vita è fondamentale porsi una meta e quando la si è raggiunta, spostarla 10 passi più avanti ; una volta raggiunta , spostarla ancora più avanti. Al riguardo si è testualmente espresso "... senza sprechi di energia, con calma, con fredda determinazione, raggiungere ciò che si vuole, e quando si è raggiunto spostare sempre più in là quello che si vuole... poter morire dicendo porca miseria l'avevo messa 10 metri più in avanti e non ho più il tempo di percorrerla. Non so se è un consiglio... ma è un modo di vita".
Gli alunni ammaliati da quanto tracciato sul senso della vita hanno chiesto ancora al Maestro di conoscere il segreto per diventare scrittori. Camilleri amorevolmente ha risposto “Quando ho cominciato a scrivere io prendevo Pirandello, lo leggevo e dicevo, cavolo, ma perché ha messo questo aggettivo lì, provavo a cambiarlo, provavo a riscrivere la frase, ma veniva sempre una schifezza... però era un tentativo di penetrare nella scrittura. La lettura dialettica anche di uno scrittore è il migliore insegnamento di scrittura. Chiedersi perché quello scrittore che voi amate, compone la frase in quel modo, e trovare la ragione perché usa quest'aggettivo e no altri... il migliore insegnamento di scrittura sono le varianti della poesia... le varianti sono lezioni di scrittura di qualsiasi poeta... come arriva a certi risultati e perché ci arriva... e poi rubate il mestiere".
La disponibilità mostrata dallo scrittore ha sollecitato sempre più la curiosità degli alunni che hanno chiesto come mai il dialetto ha un posto importante nei Suoi scritti.
Il Maestro ha subito messo in evidenza non solo il valore dei dialetti nella nostra lingua italiana, ma soprattutto l'esigenza di difendere il nostro idioma dagli attacchi di quelle straniere, in particolar modo la lingua inglese, che si è insinuata come “il cavallo di Troia” nella nostra comunicazione quotidiana. Afferma infatti che "... la storia della letteratura italiana e la storia del teatro ha alla base i dialetti... Il dialetto, la lingua ufficiale della lingua italiana ha una forza centripeta come tutte le lingua, cioè l'albero della lingua si realizza con l'apporto di parole periferiche che a forza di essere usate nel linguaggio quotidiano acquistano l'onore della lingua ufficiale... quindi i dialetti sono stati per la lingua italiana come la linfa per la pianta... la lingua italiana è una tra le più belle al mondo solo perché aveva i dialetti e dai dialetti attingeva... perdendo i dialetti, scopriamo il fianco e avete l'attacco della lingua più forte oggi, l'inglese, introdottosi come il cavallo di Troia attraverso la tecnologia... ora si è deciso di parlare solo in inglese, pensate che le leggi europee vengono dette in inglese... nazione che sta facendo il possibile per andarsene dall'Europa... anche questo è un paradosso... difendete il Napoletano e difendete la lingua Italiana".
Questi e tanti altri sono stati i temi di discussione e di confronto con l'autore che, instancabile, non ha smesso un attimo di interloquire con i suoi ospiti regalando maestosi momenti di emozione, di riflessione e sicuramente di grande crescita umana e culturale.
Gli aneddoti, i ricordi adolescenziali, le mordaci sottolineature verbali; l’essere attraverso il “verbum” come un nonno che amorevolmente soddisfa le curiosità dei propri nipoti e li induce a trovare, con razionalità e pacatezza, la giusta risposta alle insoddisfazioni e preoccupazioni dell’uomo moderno.
Una piacevole chiacchierata su passioni, obiettivi, ambizioni e su come si cambia crescendo
Come solo i grandi uomini sono soliti fare prima di congedarsi, in tutta semplicità, non si è sottratto alla richiesta di autografare i testi che i ragazzi avevano letto e nel salutare tutti con un caloroso abbraccio ha dato appuntamento ad un prossimo incontro che sarà felice di avere con altri alunni del Liceo Colombo.
E’ stato un incontro straordinario ed emozionante che ha consentito di creare un “ponte letterario”, da consolidare nel tempo, tra il Liceo C. Colombo e Andrea Camilleri per accompagnare la crescita culturale di tutta la comunità scolastica.
Antonella Spiezia
Annamaria Russo
Stella Pisco

 
 

La Sicilia, 7.5.2019
Ascolti tv di lunedì 6 maggio: il "Grande Fratello" non scalfisce Montalbano, il commissario in replica vince ancora

Montalbano prosegue la sua marcia trionfale, anche in replica. L’episodio trasmesso ieri su Rai1 "Il Commissario Montalbano - Par Condicio" ha ottenuto 5.609.000 spettatori e il 23.3% di share.
[...]
 
 

Marida Caterini, 8.5.2019
Che ci faccio qui | 8 maggio | Andrea Camilleri svela i suoi segreti di scrittore e di non vedente



Che ci faccio qui | 8 maggio | Andrea Camilleri svela i suoi segreti di scrittore e di non vedente. E inventa, dinanzi al conduttore Domenico Iannacone, un dialogo con Salvo Montalbano.

Puntata particolare, questa sera, di Che ci faccio qui. Il conduttore, narratore e ideatore Domenico Iannacone, incontra uno degli scrittori più creativi della società attuale: Andrea Camilleri.
L’appuntamento con il padre del Commissario Montalbano è in access prime time, alle 20.20 su Rai3.
Una delle frasi più emozionanti che pronuncia lo scrittore, nel corso dell’intervista con Iannacone, è la seguente: Chi è abituato a creare storie guarda il mondo in modo diverso. Può farlo anche stando fermo in una stanza, a occhi chiusi, e fare viaggi straordinari che ci portano lontano.
E’ la maniera attraverso la quale Andrea Camilleri introduce il discorso sulla sua condizione di non vedente.
Anticipa Domenico Iannacone: Camilleri ci svela come riesce a scrivere, oggi, senza vedere, come trasmette il suo pensiero alla collaboratrice Valentina. Spiega che, con la perdita della vista, ha recuperato la pienezza di tutti gli altri sensi.
In questo contesto, lo scrittore, a 93 anni benché privato della vista, continua a inventare storie di grande successo. Dice Iannacone: Camilleri ci conduce nel suo mondo e ci fa comprendere come sia vivida e fertile la sua immaginazione. Come si possa vedere oltre, oltre gli errori dell’uomo, oltre quelli della storia. Forse ci basta chiudere gli occhi per capire il messaggio di un uomo che ha saputo immaginare il futuro.
Ma che c’entra Camilleri con il programma di Rai 3?
E’ ancora Iannacone ad anticipare: in questo particolare momento storico, lo scrittore si chiede più volte proprio che ci fa lui qui, in Italia.Non si riconosce più nella Nazione in cui vive, troppi valori non sono più i suoi. Ed allora si è rifugiato in una dimensione di maggiore intimità.
Ancora una rivelazione: Camilleri confessa di aver attraversato un primo momento di malinconia e depressione, dopo aver saputo che non avrebbe più visto la luce.Pensava di non poter più scrivere. Adesso, invece, detta alla sua assistente Valentina che ha assimilato completamente la lingua dello scrittore in tutte le sfumature. E lui si sente come Omero un cantastorie.
Infine Iannacone svela: Prima di andar via dalla sua casa, mi ha ideato, all’istante, un dialogo di Salvo Montalbano con i suoi assistenti. Non ve lo anticipiamo per non togliervi la sorpresa e soprattutto l’emozione. Ma il padre letterario e televisivo di Salvo Montalbano racconta ancora tanto altro di se stesso, dando una inesauribile lezione di vita.
Anna Mancini
 
 

La Repubblica, 8.5.2019
Pecore e scultori, i ritratti brevi di Iannacone

[...] Ma si va anche più in alto, vedi stasera Andrea Camilleri e la sua vicenda di stellare successo nata anch'essa da una decisione non scontata e non rituale. [...]
Antonio Dipollina
 
 

Che ci faccio qui, 8.5.2019
Andrea Camilleri, vedere oltre

Chi è abituato a creare storie guarda il mondo in modo diverso. Può farlo anche stando fermo in una stanza, a occhi chiusi, e fare viaggi straordinari che ci portano lontano. Domenico Iannacone ritrova uno dei più grandi scrittori viventi, Andrea Camilleri. Un maestro a cui si devono alcune delle pagine più belle della nostra letteratura contemporanea. A 93 anni benché privato della vista, Andrea continua a inventare storie. In un incontro intimo e intenso ci conduce nel suo mondo e ci fa comprendere come sia vivida e fertile la sua immaginazione. Come si possa vedere oltre, oltre gli errori dell'uomo, oltre quelli della storia. Forse ci basta chiudere gli occhi per capire il messaggio di un uomo che ha saputo immaginare il futuro.
 
 

Quotidiano di Ragusa, 8.5.2019
Intervento dei Giovani di Forza Italia
Montalbano e quella cittadinanza onoraria che a Scicli non arriva
Appello al Sindaco Giannone

Sono trascorsi esattamente venti anni dall'inizio della più fortunata serie televisiva italiana, ovvero "Il Commissario Montalbano". Lo scorso 4 Dicembre, il Consiglio Comunale di Scicli, tramite voto unanime, si espresse favorevolmente sulla proposta di Fi Giovani di conferimento della cittadinanza onoraria ad Andrea Camilleri e Luca Zingaretti, ma questa tarda ad arrivare.
Grazie al “fenomeno Montalbano”, Scicli, nonché tutta l’area iblea, ha conosciuto un vero e proprio boom turistico; un boom che ha permesso di riscoprire e valorizzare le splendide bellezze architettoniche e paesaggistiche. Tale "boom" ha generato effetti positivi anche per le attività commerciali del centro storico ed in generale per tutto il territorio sciclitano. Forza Italia Giovani, chiede al Sindaco di iferire indicativamente, anche via social, le tempistiche necessarie per conferire la cittadinanza onoraria a Camilleri e Zingaretti. I Giovani di Forza Italia Scicli ricordano come Scicli rappresenti il set principale della serie tv, a differenza di altri comuni limitrofi che sono interessati solo da poche e fugaci scene. Eppure, alcuni di questi comuni, ad esempio Modica, hanno già conferito la cittadinanza a Zingaretti.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 9.5.2019
Antonio Sellerio: “I nostri primi cinquant'anni, dalla crisi a Camilleri”
Parla l'editore, figlio di Enzo ed Elvira: "Quando morì mia madre mi spaventava l'idea di non averla accanto. Lavorare è stato il modo di ritrovarla vicina"

Lui cinquanta anni ancora non ce li ha, però porta il nome della casa editrice che quest'anno compie mezzo secolo e da 22 ci lavora ogni giorno e da sette insieme alla sorella Olivia dirige l'eredità ricevuta dai fondatori, i suoi genitori Elvira ed Enzo. Antonio Sellerio, timido, un po' sornione, ironico, si prepara al Salone del libro di Torino a celebrare i 50 anni della casa editrice in un clima di polemiche «Non faccio salti di gioia sapendo che c'è AltaForte, ma le case editrici fasciste alle fiere dei libri ci sono sempre state. Noi andremo perché ci sembra giusto partecipare e difendere un salone che è antifascista in ogni sua manifestazione».
La Sellerio, la casa editrice che oggi rappresenta un modello a cui tutti guardano, rappresentante di quella cultura leggera e profonda, un liofilizzato del pensiero di Calvino e Sciascia reso possibile dalla determinazione di Elvira e dalla perfezione estetica di Enzo e accresciuta dai due fratelli, Antonio e Olivia, che ne hanno fatto un'impresa capace di stare per 23 settimane in classifica, senza mai perdere l'allure di un marchio di nicchia.
Qual è il suo primo ricordo in casa editrice?
«Fin dalla mia nascita, fino a poco prima di andare a Milano all'università, ho vissuto in via Siracusa davanti alla casa editrice. Le case dei miei genitori, dopo la separazione, erano sempre lì, vicine l'una all'altra. Per questo posso serenamente dire che per me la casa editrice è stata da sempre un prolungamento della casa. Impossibile scindere i ricordi personali da quelli legati a questo luogo. Poi, da ragazzino, mia madre se andava con qualche autore a pranzo mi portava con sé e questo è stato un primo approccio al lavoro. Tanto che a 25 anni, quando ho cominciato a lavorare in casa editrice, molti dei miei interlocutori, sia autori che fornitori, li conoscevo già da tempo».
Qual è stato il primo autore che ha curato personalmente?
«Pietro Grossi. Una raccolta di racconti "Pugni" che abbiamo pubblicato nel 2006».
Nel corso della sua vita ha mai pensato che avrebbe fatto un altro lavoro?
«Per molto tempo mi sono lasciato una porta aperta, ho scelto una facoltà non vincolante che mi permettesse, volendo, anche di fare altro. Ma in realtà non ho mai desiderato fare altro. È un mestiere che ti consente di sperimentarti in cose diverse, un lavoro creativo ma al servizio degli altri, degli autori e soprattutto dei lettori».
Gli anni '90 sono stati difficili, proprio quando lei cominciava a lavorare in casa editrice. Cosa ricorda?
«È stato un momento terribile, prima di tutto di crisi finanziaria e poi di fiducia. Gli autori se ne andavano perché non potevamo pagarli e mia madre con forza e coraggio è andata avanti contro qualunque pronostico quando eravamo in una situazione nella quale io avrei mollato. Quello che era peggio è che il lavoro si era ridotto alla ricerca di soldi per fronteggiare i pagamenti. Ma per fortuna, mia madre ci ha creduto oltre ogni limite e poi è arrivato quello che Camilleri chiama il Settimo Cavalleggeri: Montalbano. E le cose si sono sistemate».
Qual è il momento che le ha dato maggiore soddisfazione professionale?
«Una serata al Festival della Basilica di Massenzio, sarà stato il 2005 o il 2006. Noi eravamo presenti con due autori, Carofiglio e la Bartlett, e gli organizzatori erano nervosi perché non confidavano nella buona riuscita della serata, temevano che non sarebbe venuto nessuno. Fu tutto esaurito e un successo che ancora oggi ricordo».
Nel 2010 è morta Elvira Sellerio, sua madre, in quel momento ha avuto paura di non essere all'altezza dell'eredità che le veniva affidata?
«Quando è morta mia madre, il dolore del figlio che aveva perso la mamma ha prevalso su tutto. Il dolore mi ha preservato dalla paura. Il mio problema più grande era di non avere più al mio fianco mia madre. Oggi penso che mi sarebbero dovuti tremare i polsi, invece ho continuato a fare quello che facevo ogni giorno, lavorare era l'unico modo che avevo per stare vicino a lei. Io e mia sorella Olivia ci siamo stretti l'uno all'altro e abbiamo lavorato più di prima».
Cosa pensa di avere ereditato da suo padre e cosa da sua madre?
«Penso di essere abbastanza diverso dai miei genitori. Forse da mio padre ho ereditato l'ironia, che in lui sicuramente era più spiccata, in me scorre sotterranea. Da mia madre un certo desiderio di fare le cose e portarle a termine, di concluderle senza perdersi in piccole contingenze».
Ricorda la prima volta che ha incontrato Camilleri?
«Fu il giorno del "Patto dell'arancina". Il 13 dicembre del 1995. Eravamo in casa editrice io e mia madre e avevamo ordinato per pranzo le tradizionali arancine. Vennero Camilleri e sua moglie Rosetta e mia madre, mordendo un'arancina disse a Rosetta:"Signora, le prometto che suo marito diventerà un autore di successo».
Camilleri non è solo l'autore di Montalbano, ma è diventato un intellettuale di riferimento. Questo effetto si è riversato anche sulla casa editrice? Ha ereditato il ruolo che fu di Sciascia?
«La vicinanza tra la casa editrice e Camilleri è storica. Se vogliamo c'è un prima e dopo Montalbano in Sellerio. Ed è indubbio che Camilleri dà alla casa editrice una grande autorevolezza. Ma non lo assocerei a Sciascia. Leonardo era qui ogni giorno e lavorava su ogni libro, la sua presenza era una fatto. Camilleri ci dà una visibilità popolare senza entrare nel merito delle nostre scelte. Sono invece d'accordo sul fatto che dà una riconoscibilità anche etica alla casa editrice».
Qual è il suo ricordo personale di Leonardo Sciascia?
«Lo ricordo come uno zio, sempre presente nella mia vita di ragazzino. Più che ricordi ho il rammarico di non avere mai avuto con lui discussioni importanti: ero troppo piccolo».
Come celebrerete questi 50 anni?
«Faremo un incontro al Salone del libro con molti dei nostri autori, ma anche con le figure professionali che ruotano intorno alla casa editrice, dalla distribuzione alla tipografia. Se facciamo questo mestiere in un determinato modo, lo dobbiamo a figure specifiche che condividono la nostra visione del libro. Un altro incontro, sarà a Una marina di libri. Abbiamo ripreso il libro di Leonardo Sciascia che racconta una fase importante della casa editrice ("Leonardo Sciascia scrittore editore ovvero La felicità di far libri"), e pubblicheremo due antologie, una di gialli e una non di genere, per le quali abbiamo chiesto ad alcuni nostri autori di scrivere una storia a partire da un libro del nostro catalogo, lasciandoli assolutamente liberi».
Eleonora Lombardo
 
 

ilSicilia.it, 9.5.2019
Libri, “La rivoluzione della luna” di Andrea Camilleri | Recensione

Oggi – 9 maggio 2019 – ricorre il Cinquantesimo anniversario della fondazione della prestigiosissima case editrice palermitana fondata da Elvira e Enzo Sellerio, nata come “Edizioni Esse”, e solo successivamente trasformata in “Sellerio Editore”.
L’idea di fondare una casa editrice a Palermo, Elvira ed Enzo la condivisero con Leonardo Sciascia e Antonio Buttitta, che incoraggiarono il progetto e ne furono attivi partecipi fin dall’avvio delle prime attività editoriali, come tra l’altro ricorda proprio stamattina in diverse interviste su magazine nazionali, il figlio Antonio che insieme alla sorella Olivia, ha preso la conduzione imprenditoriale della casa editrice.
Nella storia della Sellerio, tre sono stati i momenti di svolta editoriale, che lo stesso Antonio ricorda oggi in queste interviste: la pubblicazione nel 1978 de L’affaire Moro di Leonardo Sciascia che in poche settimane vendette oltre cento mila copie; l’incontro nel 1981 con un altro grandissimo scrittori siciliano, allora sconosciuto al grande pubblico, Gesualdo Bufalino e la successiva pubblicazione di Dicerie dell’untore che nello stesso anno vinse il premio letterario Campiello; il lancio di Andrea Camilleri scrittore nel 1984 con La strage dimenticata, romanzo che non ebbe grande successo, e nel 1992 con La stagione della caccia che inaugura l’ascesa dello scrittore di Porto Empedocle come l’autore contemporaneo il più letto e più seguito in Italia e nel mondo.
Il nostro piccolo omaggio per l’anniversario della nascita della Sellerio, all’interno di questa piccola rubrica di libri e cinematografo, lo facciamo consigliando l’acquisto e la lettura di bellissimo libro di Andrea Camilleri, La rivoluzione della luna, pubblicato da Sellerio nel 2013. È un romanzo che pur essendo a nostro avviso un’opera d’arte letteraria di grandissimo spessore storico e culturale, non ha avuto il successo di vendite e di lettori che merita e che meriterebbe.
È un romanzo che senza ombra di dubbio rappresenta una metafora straordinaria della vita sociale e politica della Sicilia dei viceré nell’età degli Asburgo, ma che al contempo rappresenta una formidabile rappresentazione dell’Italia dei nostri giorni, e anche per questo motivo, per la contemporaneità e l’attualità di questo grande scritto, va letto anche oggi.
La recensione
Per chi ama la letteratura che osa plasmare la storia con i turbamenti e le passioni umane, non può non leggere questo bellissimo romanzo di Camilleri. Ma c’è un pericolo che il lettore deve essere consapevole di dover correre: l’essere travolto e sequestrato impietosamente dalla lettura scorrevole ed emozionante della storia di donna Eleonora di Mora, “marchisa di Castel de Roderigo, vedova del Viceré don Angel de Guzmán marchisi di Castel de Roderigo, fimmina beddra di fari divintari le gamme di ricotta, fìmmina di Paradiso, nìvura di capilli, àvuta, slanciata, aliganti, cu du occhi grandissimi, nìvuri come l’inca, che assimigliano a ‘na notti scurosa e scantusa ma nelle quali uno sarebbi cchiù che filici di pirdirisi per l’eternità”.
La storia è ambientata nella Palermo dei viceré di Spagna del milleseicento undici – metaforicamente potrebbe anche essere dei nostri tempi – e racconta di potere, di prepotenza, di ipocrisia, di privilegi, di danaro, di vendetta, di tradimenti, di morte, di viltà, di ingiustizie, di meschinità, di complotti, di passioni, di amore che mai manca nelle coinvolgenti storie di Camilleri. La narrazione è un succedersi repentino e ben ritmato di emozioni, di colpi di scena, di intrighi, di complotti, di battaglie più d’intelletto che d’armi.
Insomma, il pathos che cerca il lettore esigente in questa storia siciliana è assicurato. Il romanzo va letto tutto d’un fiato se si vuole provare il sofisticato piacere di lasciarsi trascinare in una bellissima storia di vendetta al femminile, la più glaciale e raffinata delle vendette, raccontata con arte magistrale e sopraffina che solo Camilleri in Italia riesce oggi a fare.
Andrea Giostra
 
 

Tv Sorrisi e Canzoni, 9.5.2019
Montalbano, le prime foto dei nuovi episodi in onda nel 2020
Riapre il set della fiction Rai (che spopola anche in replica). Ma sapete che per girare ogni sequenza c’è una “ricetta” precisa?

In Sicilia ha appena riaperto il set e si stanno girando giorno e notte i nuovi episodi di Montalbano. Intanto su Raiuno le repliche della fiction continuano a registrare ascolti altissimi: in media 6 milioni di spettatori riguardano (e in alcuni casi ri-ri-riguardano) le avventure del commissario il lunedì sera. Ma quali sono i segreti di questo successo, e come si gira la perfetta scena della fiction più amata? Esiste, in effetti, un sistema di regole e indicazioni molto dettagliate. Una vera e propria “ricetta”, insomma. Ne abbiamo parlato con lo storico regista della serie Alberto Sironi e con lo scenografo Luciano Ricceri.



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Matteo Valsecchi
 
 

La Stampa, 10.5.2019
Salone del Libro
I primi 50 anni di Sellerio
Quando la “zarina” Elvira preparava il caffè per Sciascia


Antonio Sellerio nel suo stand all’Oval che celebra mezzo secolo dei libri blu

Torino. All’inizio entravo solo per chiedergli se volevano un caffè»: Elvira lo raccontava come un vezzo, sapendo che per tutti la Sellerio era lei: la «zarina», com’era affettuosamente soprannominata dai suoi collaboratori e dai molti frequentatori delle stanze di via Siracusa 50 (ora via Enzo e Elvira Sellerio), dove ancora oggi si fanno i famosi libri con la copertina blu. Il caffè, in quell’atmosfera familiare, artigianale che è rimasta, Elvira lo preparava a Leonardo Sciascia, lo scrittore che con il suo Affaire Moro nel ‘78 vendette oltre centomila copie e proiettò la Sellerio sul mercato nazionale; a Nino Buttitta, l’antropologo di fama mondiale, amico di Levi Strauss; e al suo ex-marito, e compagno di un’intera vita, Enzo, uno dei più grandi fotografi del secolo scorso, chiamato negli Anni Sessanta in America quando la fotografia esplodeva come nuova arte, e subito rientrato in Sicilia per nostalgia di Palermo.
Sembra impossibile che siano passati davvero cinquant’anni dalla primavera del ‘69 in cui, «con un minimo investimento di capitale», Enzo e Elvira coinvolsero Leonardo e Nino in quello che poteva sembrare un classico sogno da intellettuali di provincia, raffinati ma non sempre in contatto con il reale. Bisogna essere nati a Palermo, averci vissuto, conoscere lo speciale senso di amicizia che può unire i siciliani, per sapere quanti progetti, quante illusioni, quanti lampi di intelligenza possono nascere nelle lunghe serate primaverili profumate di gelsomino, o nelle interminabili afose notti estive, per poi magari svanire al sole del giorno dopo.
Invece la Sellerio durerà e crescerà. Con quel programma semplice, definito da Sciascia: tornare a una cultura «amena», a un impegno «implicito» e non «esplicito» («lo scrittore s’impegna nel momento in cui scrive», spiegava l’autore del Giorno della civetta). Una cultura «della leggerezza» che non rinuncia «all’eleganza», al gusto delle «cose belle», la finezza della carta, delle copertine incise da Mino Maccari, Bruno Caruso, Tono Zancanaro: quest’ultimo, un po’ brillo, visto spesso aggirarsi nella stanze della redazione, in cerca d’ispirazione con un bicchiere di vino bianco nella tasca della giacca.
Dei cinque decenni di vita dell’editrice, quattro girano attorno alla personalità di Elvira, alla sua curiosità, all’amore per gli incontri, così che per tanto tempo non c’è stato giornalista, artista, scrittore o cineasta approdato a Palermo senza passare dalla sua stanza, o dalla casa piena di preziose pitture su vetro e di marionette della sicilianissima “opera dei pupi”. Elvira si sedeva sul divano, si metteva a preparare un cocktail che nessuno sapeva mescolare come lei, e cominciava a parlare dei suoi autori e dei suoi libri, inanellando uno dopo l’altro un sorriso e un dettaglio spiritoso, sprizzando gioia.
Dalla particolarità della prima collana, La civiltà perfezionata, dedicata a letteratura antica e grandi classici dimenticati, come le Lettere sulla Sicilia del malinconico architetto francese Eugene Viollet Le Duc, al best-seller di Sciascia su Moro che aprirà il grande dibattito nazionale sulla verità contenuta nei messaggi scritti dallo statista rapito nella prigione brigatista, il salto è lungo. E apre la strada alla «Memoria», la collana dei libri con la copertina blu che ha reso celebre la Sellerio e introdotto grandi scrittori come Gesualdo Bufalino (Diceria dell’untore, Campiello 1981) e Vincenzo Consolo, uomini schivi, silenziosi, timidi, tipici intellettuali isolani, o imprevedibili scoperte come quelle di Antonio Tabucchi e Luisa Adorno. Fino al sodalizio che, complice una lunga e sofferta vicenda giudiziaria da cui uscirà assolta, unirà Elvira e Adriano Sofri, un uomo che rappresentava per lei il giusto e l‘ingiusto insieme, e verrà a dirigere la collana «Fine secolo».
Dopo la scomparsa di Sciascia, Elvira, Enzo e Buttitta, la guida dell’editrice in quest’ultimo decennio è passata nelle mani di Antonio e Olivia Sellerio, i figli dei fondatori che hanno trasformato il giallo, di cui Camilleri è il pilastro, in una sorta di chiave interpretativa della realtà, facendo proprio il motto dello svizzero Friedrich Glauser, quando scriveva che «l racconto poliziesco è il miglior mezzo per diffondere idee ragionevoli». Antonio ha messo nell’impresa il suo forte carattere e la razionalità degli studi bocconiani, ciò che gli fa celebrare con orgoglio i cinque milioni di libri di Camilleri «prodotti a Palermo e diffusi in tutto il mondo». Olivia vi ha portato la fantasia, la passione per la musica e l’armonia delle sue canzoni. Nel tempo, accanto al papà di Montalbano, sono arrivati le straniere Margaret Doody (che ha trasformato Aristotele in investigatore) e Alicia Giménez Bartlett (che ha inventato Petra Delicado e il suo Sancho Panza, Garzón). E poi Alessandro Robecchi, Antonio Manzini, Maurizio De Giovanni, i palermitani Gianmauro Costa e Gaetano Savatteri, in una sorta di accademia del giallo, che unisce amarezza, indignazione e ironia nello sguardo a quel che ancora unisce i diversi Sud del mondo.
Marcello Sorgi
 
 

Salone Internazionale del Libro - Torino, 10.5.2019



Sellerio, cinquant’anni in blu
Il tempo ritrovato
Venerdì 10 Maggio, ore 17:30
Sala Oro
Partecipanti:
Luciano Canfora, Rosalba Dionigi, Claudio Fanzini, Stefania Fiasconaro, Giorgio Fontana, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Andrea Molesini, Salvatore Silvano Nigro, Francesco Recami, Chiara Restivo, Gaetano Savatteri, Adriano Sofri, Fabio Stassi

Il racconto di cinquant’anni della casa editrice Sellerio dalla voce dei suoi protagonisti.
 
 

Sellerio Editore, 10.5.2019
Gli auguri di Andrea Camilleri. #50anniinblu Salone del Libro #sellerio.


 
 

Il Messaggero, 10.5.2019
Andrea Camilleri festeggia i 50 anni di Sellerio: «Un ottimo lavoro per la nostra cultura»

La casa editrice Sellerio «ha svolto un lavoro ottimo per la nostra cultura. Spero possa continuare a farlo in tempi migliori di quelli che stiamo vivendo». È l'augurio di Andrea Camilleri, giunto in collegamento video al Salone del Libro di Torino, per i 50 anni dell'editore dei libri blu che ha festeggiato questo importante anniversario in un incontro al Lingotto con gli scrittori, i distributori e gli stampatori che hanno accompagnato la storia della casa editrice fondata nel 1969 da Elvira ed Enzo Sellerio con speciale punto di riferimento Leonardo Sciascia.
«Curiosamente mentre festeggi anche io festeggio due anniversari» dice Camilleri rivolgendosi ad Antonio Sellerio che con la sorella Olivia porta avanti questo gioiello editoriale di famiglia. «Ho pubblicato il primo libro con la Sellerio nel 1984, 35 anni fa, e dieci anni dopo ho pubblicato, sempre con Sellerio, il primo Montalbano. Sono due ricorrenze che si aggiungono alla ricorrenza principale della fondazione della casa editrice» dice Camilleri e manda un abbraccio dal profondo del cuore ad Antonio e Olivia «perché è come se abbracciassi vostra madre» e agli altri componenti della casa editrice.
Sul palco della Sala Oro sale Luciano Canfora e racconta: «Il tratto importante di questa storia è il nascere di qualcosa che sembrava piccolissimo, debole, in un mondo feroce come quello dell'editoria. È stata una sfida. Poche persone che facevano tutto e sono diventate un pezzo della cultura italiana». E poi ricorda che «Elvira era molto ostile all'autocelebrazione. Avrebbe avuto disagio a stare qui». Lo ribadiscono anche Olivia e Antonio, che stanno seduti in prima fila e ascoltano attenti e commossi le testimonianze di tutti. La carta dei libri, rimasta sempre la stessa, con quel suo odore particolare, le stanze di via Siracusa 50 a Palermo, Leonardo Sciascia che con il suo Affaire Moro con le pagine intonse lanciò la casa editrice sul mercato nazionale arrivando a 100mila copie e la collana La memoria arrivata a 1.135 titoli.
«Festeggiamo 50 anni in un momento di successo e salute editoriale, ma bisogna ricordare che i tempi non sono sempre stati questi, che molte persone hanno lavorato con noi quando gli stipendi arrivavano tardi e ci hanno sostenuto» dice Antonio Sellerio. «La più grande eredità dei miei genitori è tutto questo insieme di relazioni che si è mantenuto ed è ancora più solido. Tanti ci sono stati vicini. Quello che faccio deriva da quello che mi hanno insegnato mia madre e mio padre, ho avuto questa fortuna». E aggiunge: «È vero, mia madre non avrebbe amato l'autocelebrazione. Quando i miei genitori sono morti a breve distanza di tempo non mi sono tremati i polsi per questo meraviglioso e pesante fardello che ci lasciavano. Il problema per me era che loro non ci fossero più» racconta Antonio trattenendo la commozione. E ci tiene a precisare insieme alla sorella Olivia: «Non ascrivo nessuna delle mie decisioni a nostra madre. Le decisioni e le responsabilità sono nostre. Il motivo fondamentale per cui celebriamo i 50 anni oggi è la condivisione di che cosa è questa casa editrice». Sul palco anche Adriano Sofri che sottolinea «si diventava più grandi di come si era grazie a Elvira ma non si diventava grandi uomini».
In una lunga carrellata di interventi Rosalba Dionigi, Claudio Fanzini, Stefania Fiasconaro, Giorgio Fontana, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Andrea Molesini, Salvatore Silvano Nigro, Francesco Recami, Chiara Restivo e Fabio Stassi coordinati da Gaetano Savatteri, anche lui autore Sellerio, rivivono tra ieri e oggi questi 50 anni. E poi tutti a brindare al Teatro Regio di Torino.
 
 

ANSA, 10.5.2019
Da Montalbano a Gomorra, serie boom anche in libreria
Indagine Aie-Ie, lettore abituale coincide con chi vede fiction

Torino. Le serie televisive hanno un effetto traino sulle vendite dei libri con lievitazione degli acquisti anche quando sono finite. E' quanto emerge dall'indagine di AIE in collaborazione con IE - Informazioni Editoriali, "La serialità televisiva, la lettura e l'acquisto di libri", presentata oggi al Salone Internazionale del Libro di Torino. I dati prendono in esame l'andamento delle vendite in librerie e store online (escluso Amazon), di otto titoli da cui sono state tratte delle serie televisive: 'Gomorra' e 'Il Trono di Spade' per Sky, 'L'uomo nell'alto castello' per Amazon Prime Video, 'Il Commissario Montalbano', 'L'Amica Geniale' e 'Il Nome della Rosa' per la Rai, 'Suburra' e 'Tredici' per Netflix, considerando il periodo dal 2009 al 2019.
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Mauretta Capuano
 
 

Monreale News, 11.5.2019
La giostra degli scambi
Di Andrea Camilleri
Editore: Sellerio

Non occorre puntualizzare che l’impianto del giallo è perfetto e che come in un mosaico le tessere vanno a inserirsi perfettamente ciascuna, con precisione, al proprio posto. Qui si parla di Camilleri e dunque sappiamo che ogni cosa, personaggio, luogo, battuta, evento, è pensata, equilibrata, credibile e seducente. La novità, forse, è la tenerezza per il proprio e altrui invecchiamento avvertito dal commissario più amato d’Italia, il quale, a un certo punto, pensa a Livia con le sue prime rughe intorno agli occhi e ai suoi primi capelli bianchi, spinto a questo pensiero dall’atteggiamento dubitativo che egli assume rispetto alle proprie deduzioni.
Gli “scangi” sono molteplici: due mosche fastidiose fra le quali non si distingue quale sia la colpevole e quale l’innocente; il commissario che viene arrestato dai Carabinieri, per uno scambio di ruoli; lo scambio di un sentimento di protezione per uno di appropriazione di persona; la sincerità di un indiziato che viene scambiata per opportunismo; l’equivoco inevitabile fra il ruolo assunto nella vicenda dal “fidanzato molto attempato” e dall’anziano che ha adottato la vittima; il tentativo di depistaggio (al quale il commissario non abbocca!) inscenato nell’attentare alla credibilità delle banche locali, per avere via libera nello svolgimento dell’azione criminale premeditata.
No! Non si può “posare” un giallo di Camilleri, con Montalbano protagonista, se non si è arrivati alla fine! E alla fine si rilegge compulsivamente qualche passaggio che fatalmente, nella foga della lettura, ci era sfuggito. Si prova rammarico per aver letto troppo avidamente e quindi rapidamente. Ci si propone di rileggere il libro per gustarlo ancora.
E’ difficile, trattandosi di Camilleri, distinguere il piacere e la curiosità della lettura dal vizio e dal compiacimento. Personalmente, metto da parte tutti i libri di Camilleri che ho letto e aspetto di dimenticarli almeno in parte per rileggerli con meno foga. Finora, senza risultati!
Rosa La Rosa
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 11.5.2019
Torino, i 50 anni della casa editrice Sellerio di Palermo al Salone del libro

L'anniversario di Sellerio al Salone del libro di Torino tra i ricordi di chi ha condiviso il sogno di Enzo ed Elvira Sellerio negli anni della fondazione, cinquant'anni fa a Palermo, e gli auguri degli autori storici della casa editrice, da Salvatore Silvano Nigro a Fabio Stassi e Antonio Manzini. Ieri anche gli auguri video di Andrea Camilleri, che ha ricordato anche i 35 anni del suo primo libro pubblicato da Sellerio e l'esordio con Montalbano nel 1994. "Sellerio è stata e sarà sempre un'utopia, come diceva Sciascia, i siciliani hanno per natura una solidarietà con i sogni".
Marta Occhipinti
 
 

Futura, 11.5.2019
I primi cinquant’anni della Sellerio al Salone del Libro

In Italia il poliziesco ha due colori: il giallo Mondadori e il blu Sellerio. E se quest’anno il primo festeggia 90 anni, il secondo, o meglio la sua casa editrice, ne festeggia 50. Montalbano, Rocco Schiavone e i vecchietti del BarLume sono ormai personaggi canonici del giallo italiano ed internazionale, al pari di Maigret e Poirot.
Ma Sellerio non è solo questo. È un’infinità di collane, libri e autori. È una casa editrice che in mezzo secolo è entrata nel cuore dei lettori, ma anche e soprattutto in quello di chi lavora per e con essa. Nella Sala Oro del Salone Internazionale del Libro tutti loro hanno spento le candeline della casa editrice, anche alcuni degli autori che ne hanno fatto la fortuna come Luciano Canfora, Marco Malvaldi e Antonio Manzini.
Il primo pensiero è a Elvira Sellerio, che insieme al marito Enzo ha fondato la casa editrice di Palermo e che l’ha portata ad essere quello che è ora. Insieme a loro c’era un altro grande scrittore, Leonardo Sciascia, in cui, come ha ricordato il filologo Salvatore Silvano Nigro, “letteratura ed impegno civile coincidevano e ha aiutato a creare una bottega che ancora risente della sua presenza, in cui c’è la felicità di fare libri”.
I collaboratori
“Di Elvira voglio ricordare la grande felicità di fare il suo lavoro – ha concordato Chiara Restivo, il braccio destro dell’editrice – e la lezione di volontà che ogni giorno dava ai suoi collaboratori”. Restivo ha voluto poi ricordare le date che sono state fondamentali per la storia della Sellerio Editore: “Nel 76 c’è stato l’incontro con le Messaggerie Libri, che si erano incuriositi di noi dopo averci scoperto in una bancarella di Milano. La loro attenzione fu determinante al successo dei nostri libri. La seconda tappa fu L’Affaire Moro di Sciascia, pubblicato nel 1983. Il libro ci dette una visibilità straordinaria. Le edicole delle stazioni lo vollero assolutamente, ma il formato era troppo scomodo per i lettori del treno. Allora Enzo Sellerio, insieme ad un amico, inventò il formato tascabile con il colore blu che poi ci ha resi famosi in tutta Italia. Ci fu poi l’invenzione della collana La Memoria [quella in cui vengono ora pubblicati i Montalbano N.d.R.], di cui ora festeggiamo il 1136° numero.
Infine nella seconda metà degli anni ’80 muore Sciascia e la casa editrice si divide in due settori, quello di Elvira che si occupa di saggi e narrativa e quella di Enzo, che pubblica libri fotografici. Loro lavoreranno sempre insieme”.
Uno dei primi autori che collaborò insieme ai Sellerio fu Luciano Canfora, filologo e professore. Secondo lui il tratto importante fu che nacque come qualcosa di piccolissimo, in un mondo feroce come quello dell’editoria. “Il primo libro che pubblicai con Sellerio fu la traduzione di un testo anonimo greco, che si decise di chiamare La democrazia come violenza, non per anticipare le pulsioni dell’attuale ministro dell’Interno, ma perché in Grecia la parola era nata con un senso negativo”.
E i ricordi e gli elogi continuano, passando per Stefania Fiasconaro, la tipografa della Sellerio, che vede proprio nella carta usata da sempre un segno distintivo della casa editrice: “Per me andare in libreria è ormai la ricerca del libro blu. In quel libro ritrovi sempre lo stesso profumo, lo stesso inchiostro e la stessa carta, prodotta nelle Marche. Mi piace anche ricordare che Antonio, il figlio di Elvira, quando ci fu il terremoto in centro Italia decise di non abbandonare la cartiera, colpita dal cataclisma e disse: ‘Se devo cambiare la carta lo farò non quando è in difficolta, ma in un momento più tranquillo’”.
Gli autori
Ma l’anima della casa editrice, dopo i suoi proprietari, è formata soprattutto dai suoi autori e al compleanno della Sellerio erano presenti i più famosi. Sono stati introdotti da un videomessaggio di Andrea Camilleri, che ha rivelato che alla ricorrenza principale se ne aggiungono due molto particolari: “Ho pubblicato il primo libro con la Sellerio nel 1984, 35 anni fa, e dieci anni dopo ho pubblicato sempre con la Sellerio il primo Montalbano. Spero che il lavoro della casa editrice possa continuare in tempi migliori di quelli in cui stiamo vivendo.”
A dimostrare quanto sia diventato importante scrivere per questa casa editrice è stato Fabio Stassi: “Non ho mai voluto fare lo scrittore, ho sempre voluto essere uno scrittore Sellerio. Io sono cresciuto con la lingua siciliana in casa. Il mio rapporto con la casa editrice è molto profondo. È stato il primo amore, scoppiato per colpa di Sciascia, per Gesualdo Bufalino e per i libri di Sergio Atzeni. Il primo racconto che scrissi lo mandai a loro, ma ricevetti un rifiuto, solo dopo anni fui pubblicato”.
Infine è stato il turno di Marco Malvadi, Antonio Manzini e Francesco Recami, un trio ormai molto affiatato, come ha detto Manzini, che la casa editrice siciliana sta mandando in “tournee” in tutta Italia. Francesco Recami è probabilmente la persona che ha dovuto aspettare di più perché un suo libro venisse pubblicato: “La distanza di tempo tra l’anno in cui ho presentato il manoscritto e quello in cui l’ho pubblicato è stato di 20 anni. Ho dovuto aspettare tanto, ma oggi ho pubblicato 34 libri in 13 anni”. Malvaldi invece ha voluto elogiare l’alto livello che ha sempre mantenuto la casa editrice. “Statisticamente una casa riceve 5000 manoscritti l’anno, la possibilità che ce ne siano 3-4 buoni è molto grande. Il punto è quanto in alto è messa l’asticella della pubblicazione e in Sellerio è sempre rimasta alta. In questo modo l’acquisto diventa un atto di fiducia. Un libro non lo scrive lo scrittore da solo, ma ha bisogno dell’allenatore, l’editor, e di persone che ti diano fiducia, che giudichino il lavoro e non la persona, come fa Sellerio che dà conforto e fiducia”.
I festeggiamenti son stati chiusi da Antonio Manzini: “La Sellerio mi ha tolto dal fango del cinema e del teatro e mi ha reso uno scrittore, anche se – ha continuato scherzando – in realtà ho fatto scrivere i miei libri da Camilleri, li ho tradotti in italiano e li ho pubblicati. Ora lui non scrive più tanto, allora ho trovato uno scozzese”. Ma ha poi lanciato un appello: “Liberateci, noi siamo solo ologrammi. La casa editrice vuole che noi scriviamo tutto il tempo. I veri autori sono chiusi da anni negli scantinati della casa editrice a Palermo e non ne usciamo da anni. Non usciamo più dagli scantinati della casa editrice”.
Dev’essere un posto bellissimo.
Jacopo Tomatis
 
 

La Repubblica, 12.5.2019
Non solo Bellocchio, l'Italia a Cannes da Guadagnino al cartoon di Mattotti
'Il Traditore' con Pierfrancesco Favino è l'unico in concorso, ma il cinema italiano è sparso in varie sezioni. Con uno sguardo a quello di ieri

[…]
Gli orsi di Lorenzo Mattotti
Nella sezione Un certain regard (sempre selezione ufficiale) c'è il film d'animazione di Lorenzo Mattotti, talentuoso disegnatore già dietro al Pinocchio di Enzo D'Alò, autore di bellissimi poster cinematografici come quello per Cannes 2000 e Venezia 2018. Il cartoon si intitola La famosa invasione degli orsi in Sicilia ed è tratto dal libro di Dino Buzzati. Nel cast delle voci Toni Servillo, Antonio Albanese e Andrea Camilleri. Pubblicata prima a puntate sul Corriere dei Piccoli, la storia di Buzzati uscì in volume nel 1945 corredata dalle splendide tavole a colori dello stesso autore.
[…]
Chiara Ugolini
 
 

Radio RTM, 12.5.2019
Salvo Montalbano a Modica ha scelto il Palazzo degli Studi e Santa Maria del Gesù per le riprese della fiction

La Palomar si appresta a girare anche a Modica le riprese della 18^ serie della fiction televisiva de “Il Commissario Montalbano”, per la regia di Alberto Sironi. La location scelta è il Palazzo degli Studi di Corso Umberto. In particolare sarà utilizzato il terzo piano della struttura, quella, cioè, inutilizzata e di proprietà del Comune (al secondo piano opera il Liceo Classico “Campailla”). Le riprese sono previste dal 15 al 18 maggio. Sono tre gli episodi che saranno, stavolta, girati: “La rete di protezione”, “Il metodo Catalanotti” e “Salvo amato, Livia mia”.
In giugno la troupe tornerà a Modica il 14 e 15 dove girerà nella restante parte del Palazzo degli Studi mentre il 13 luglio utilizzerà il complesso della Chiesa Santa Maria del Gesù.
 
 

La Stampa, 13.5.2019
Cose di tele
Il ruolo di Montalbano inizia a far dimenticare la bravura di Zingaretti

Su Rai Uno continuano le repliche del Commissario Montalbano con Luca Zingaretti che ha partecipato anche alla serata evento trasmessa su Rai Tre Mussolini - Il figlio del secolo, tratta da uno dei casi letterari dell’anno, il libro di Antonio Scurati M.
Il commento di Alessandra Comazzi per la rubrica Cose di Tele.
 
 

Malgrado Tutto, 13.5.2019
Dal cappello di Pirandello al cappello di Enzo Sardo
Passando per Sciascia

“Luigi Pirandello l’ho conosciuto di persona. Nel 1935, io avevo 10 anni. Immaginate un pomeriggio nel profondo sud, di giugno, con un gran bel caldo. Mia nonna paterna, che viveva con noi, era andata a letto a farsi la pennichella, e così anche i miei genitori. Erano le tre e mezza del pomeriggio, bussano alla porta, vado ad aprire e mi terrorizzo. Mi trovo davanti un Ammiraglio in grande uniforme. Ne avevo visti Ammiragli, la feluca, la mantellina, lo spadino e soprattutto una grande quantità di ori su per le maniche. Mi guarda e mi dice: «Tu cu sì?» (tu chi sei?) «Iò sugnu Nené Cammilleri». «To’ nonna Carolina unn’è?» «Dorme». «Chiamala. Digli che c’è Luigino Pirandello». Io vado da mia nonna che dormiva, e dico: «Nonna, di là c’è un Ammiraglio che dice che si chiama Luigi Pirandello». «Oh Madre Santa», esclama mia nonna, quasi precipitando dal letto. E rivestendosi. Allora, vado nella stanza dei miei genitori: «Di là c’è un Ammiraglio che si chiama Luigi Pirandello ». E anche loro. «Oh Madre Santa». Un altro macello. Si spaventarono talmente che io mi terrorizzai. Mi nascosi dietro una porta a guardare che cosa succedeva e vidi l’Ammiraglio che stava abbracciato con mia nonna, lei piangeva e lui ripeteva: «Oh Carolina, la nostra giovinezza». Questo è stato il mio incontro con Luigi Pirandello, che era venuto per inaugurare le scuole comunali di Porto Empedocle ed era in divisa d’Accademico d’Italia”.
Così racconta Andrea Camilleri il suo incontro con Pirandello avvenuto, come lui stesso scriverebbe, “di pirsona pirsonalmente”.
Su questa narrazione non sono tardate le mezze voci del malcontento, specialmente da parte degli epigoni di quella ortodossia pirandelliana, che certo non mancano nell’agrigentino, dove, a sentir loro, tutto è pirandelliano: anche un raffreddore o l’influenza, la politica, il costume, l’illuminazione pubblica.
Era impensabile che il Nobel si aggirasse in grande uniforme per le stradine della marina per far una visita privata: follia, tanto per rimanere in tema d’autore. E a ciò non poteva che conseguire che Camilleri avesse raccontato uno sproposito, ciò in base ad una inveterata teoria per la quale qualsiasi racconto deve necessariamente rappresentare la verità.
Facendo una digressione, è noto che nei paesi siciliani (e non solo) era in uso che nei luoghi di aggregazione, nei circoli, nelle barberie, dal sarto si raccontassero le storie: di caccia, di trovature, di partite a carte memorabili, ed anche, brancatianamente, di donne.
Tra i narratori c’erano quelli nei quali era riposta un’assoluta fede, altri, colpiti da malaugurio, che venivano contestati immantinenti e finiva poi con la scommessa per accertarne la verità: una sorta di ordalia popolare di sentimento, espressione dell’es collettivo.
Evidentemente ciò era frutto di una sovrapposizione di piani tra libertà narrativa, e quindi anche di fantasia, e verità, alla stregua che si fosse in un’aula di giustizia. Di giustizia popolare narrativa, appunto. Ma la narrazione diciamo pure letteraria non può essere soggetta ad un giudizio di verità, altrimenti gli scrittori dovrebbero, prima di scrivere prestare giuramento, ma di bellezza.
Se il racconto, l’aneddoto, l’apologo è bello, ciò non significa che dev’essere necessariamente vero.
Correva una storia che, al mio paese, una persona, che aveva perduto ogni credibilità narrativa, raccontava. In una notte d’insonnia si era affacciato alla finestra della sua casa in paese e guardando in direzione della sua roba in campagna, che distava qualche chilometro in linea d’aria, si era accorto nell’oscurità che lì brillava fioca la luce del lume che era rimasto acceso per dimenticanza. Fu un istinto, una reazione inconsulta, ancora una volta una follia: presa la carabina e con una mira eccezionale (degna dei migliori pistoleri del far west) con un solo colpo spense quella fiammella.
La reazione fu tragicomica: improperi, frizzi, lazzi, risate sgangherate, come quelle dei personaggi da taverna dei quadri fiamminghi, moti d’ira, villanìe, da un lato, giuramenti, richiesta di scommesse, di giudizio divino, dall’altro. Si sa nei paesi, la vita dei paesi.
Ma, tornando al racconto camilleriano, superata la diatriba binaria vero-falso, quello che incuriosisce è capire quale particolare, nell’immediatezza, colpì maggiormente il piccolo Camilleri nel vedere Pirandello. Non penso proprio la divisa né i galloni, ma, a mio modo di vedere, la feluca proprio per la particolare foggia di questo copricapo rispetto ad altri cappelli. E, se non la prova, l’indizio sta proprio nel fatto che lui lo individua come ammiraglio. Ed è prerogativa di questi proprio la feluca.
Ora spostandoci in quelli che vengono definiti luoghi naturalmente pirandelliani, di paese in paese, di scrittore in scrittore, in un attraversamento di specchi come nei romanzi di Lewis Carroll (è un puro caso, ma anche lì figura il Cappellaio Matto) nessuno racconterebbe di aver visto Sciascia con la feluca, e nessuno direbbe di Sciascia con il cappello. Né esistono prove fotografiche che così lo ritraggono. Quindi anche a narrare di un incontro ravvicinato, improvviso e pomeridiano, con lo scrittore nessuno potrebbe affermare la presenza di un cappello: non ci sarebbe la verità (per i più, appartenenti alla corrente che possiamo indicare come verista), non ci sarebbe la bellezza della narrazione, che di contro risulterebbe un improperio.
Ma proprio per quella contraddizione ragionevole sciasciana, invece il cappello anche questa volta spunta e la fa da protagonista o quanto meno da comprimario.
Una sera d’inverno di qualche anno fa mi trovavo nella piazza di Racalmuto, dove da una lattiginosa nebbia si delineava una figura che calzava un cappello alla Bogart, a mano a mano che mi avvicinavo, cominciavo a distinguerne i tratti, fino a quando, quasi a scontrarci, l’ho riconosciuto.
-Davvero bello questo cappello, Enzù, dissi io.
-E’ stato un regalo di Sciascia, mi rispose.
La cosa finì lì ed il discorso prese altre pieghe.
Ci ripensai l’altro giorno al cappello e alla feluca, e la domanda mi nacque spontanea: perché Sciascia avrebbe dovuto regalare un cappello e non magari una stilografica, visto che anche l’amico scrive, cosa poteva mai entrarci il cappello con la scrittura, con la narrazione. Certo se fosse stata una stilografica sarebbe stata d’auspicio o una confermazione, appunto una cresima. Ma il cappello, l’idea stessa dell’oggetto mi inquieta, tranne a non volerlo considerare come un puro dono senza altro fine, per dirla con un titolo di Andrea Vitali “Almeno il cappello”.
Con l’auspico che possa continuare ad essere stimolo di impegno civile e letterario.
Venerando Bellomo
 
 

La Vanguardia, 13.5.2019
Tiempo de alcachofas

Justo cuando llega el tiempo de las cerezas, se acaba el tiempo de las alcachofas. Esta verdura desaparece durante los meses de más calor, por lo tanto habrá que esperar a mediados de otoño para volverlas a comer.
[…]
Unos días atrás, mirando los emoticonos que ofrece el WhatsApp, eché de menos uno: para que nos entendamos, el dibujito de la mano a la italiana. El gesto que consiste en juntar los cinco dedos mirando hacia arriba y sacudiendo la muñeca adelante y atrás: ni está en el WhatsApp ni sabía qué nombre tenía.
Lo pregunté a un amigo italiano, pero no me supo dar el nombre, e incluso se molestó un poco por el hecho de que asociáramos el gesto con los italianos: “Nosotros este gesto no lo hacemos”. Os puedo jurar que en una calle de Nápoles he visto a un chiquillo haciéndolo. Pero volvamos al nombre. El paso siguiente fue hablar con Pau Vidal, el traductor de las novelas de Andrea Camilleri al catalán. Aprovecho para remarcar el trabajo admirable de sus traducciones, a pesar de la dificultad del juego de dialectos que presentan las aventuras del inspector Montalbano.
Sin dudarlo ni un segundo, Vidal me dijo: “Mano a carciofo”. Y añadió una explicación sobre la alta productividad de la preposición a en italiano. “¡Mano a carciofo!” Espectacular. Lo podríamos traducir como “mano de alcachofa” o “hacer la alcachofa”. Y de estas alcachofas sí que hay todo el año.
Magí Camps
 
 

La Repubblica, 14.5.2019
L'impegno Rai per la Settimana della legalità. Maria Falcone: "La tv di Stato fa capire l'importanza della lotta alla mafia"
Alla presentazione del palinsesto Rai in occasione del XXVII anniversario delle stragi di Capaci e Via d'Amelio erano presenti, oltre al presidente Marcello Foa e l'amministratore delegato Fabrizio Salini, anche Tina Montinaro, vedova di Antonio, che seguiva Falcone, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, il capo della Polizia Franco Gabrielli e il ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti

[...]
In serata, la fiction Rai si occuperà delle infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici con le indagini del Commissario Montalbano (l’episodio è La piramide di fango).
[...]
Silvia Fumarola
 
 

Tv Fanpage, 14.5.2019
Montalbano imbattibile agli ascolti, Grande Fratello in calo e Made in Sud chiude col segno meno
La fiction di Rai1 conferma, come sempre, l’enorme popolarità del prodotto con Luca Zingaretti. Inscalfibile il dominio della prima serata, con il Grande Fratello che registra un piccolo calo, così come l’ultima puntata di Made in Sud, già confermato per la prossima stagione.

Gli ascolti continuano a premiare Rai1 e Il Commissario Montalbano, fiction campione d'ascolti, anche in replica. La serata di lunedì 13 maggio vede ancora una volta le vicende riguardanti il personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri. Con "La pazienza del ragno" Il Commissario Montalbano conquista lo scettro della prima serata, tenendo a debita distanza la concorrenza del "Grande Fratello" condotto da Barbara d'Urso. [...]
"Il Commissario Montalbano" ha conquistato 5.568.000 spettatori pari al 23.5% di share. [...]
Andrea Parrella
 
 

La Repubblica, 14.5.2019
Daniele Luttazzi chiede 100 mila euro a puntata. E il ritorno in Rai si allontana
Il comico che nel 2002 fu vittima dell'editto bulgaro di Berlusconi pretende anche 45 mila euro a replica. Il direttore di Raidue Freccero in difficoltà: richieste troppo alte

[...]
Infine, l’ultimo vincolo contrattuale prevede 45 mila euro da versare al comico per ogni replica. Un’altra richiesta siderale se si pensa che Montalbano, il gioiello di Viale Mazzini capace di ottenere ascolti mostruosi (oltre il 20 per cento) anche al decimo passaggio tv, costa 100 mila euro a replica (una parte dei quali finisce nelle tasche del protagonista Luca Zingaretti).
[...]
Goffredo De Marchis
 
 

La Repubblica (ed. di Firenze), 14.5.2019
E per festeggiare anche una mostra alle Scuderie

Una mostra di documenti e memorabilia, con annesso film documentario, celebrerà alle Scuderie medicee di Poggo a Caiano i 40 anni del festival e sarà uno degli eventi clou dell'edizione 2019, come sempre itinerante nei luoghi bucolici e ricchi di storia del pratese. [...] Chi segue le avventure in tivù del commissario Montalbano, conosce Olivia Sellerio, che ha dato musica ( da autrice e interprete) alla fiction: il 16 luglio sarà dal vivo alla Villa Il Cerretino, sempre a Poggio a Caiano. [...]
f.p.
 
 

Fondazione Circolo dei lettori, 16.5.2019
Nel segno di Andrea Camilleri
giovedì 16 maggio ore 18.30
La forza psicologica del pensiero narrativo
presentazione del libro di e con GIUSEPPE FABIANO edito da FRANCOANGELI
con Giampiero Leo

Nella prima parte del libro, si definiscono concetti e termini psicologici di base, si ampliano i conosciuti e se ne aggiungono di originali, quindi ci si concentra sulla forza del pensiero narrativo. L’analisi di questa straordinaria e necessaria abilità intellettiva consente di evidenziarne il ruolo essenziale nella vita e nell’evoluzione dell’essere umano, valorizzandone l’importanza anche nella professione psicologica.
La seconda e la terza parte del testo sviluppano una particolare attenzione alle opere di Andrea Camilleri e l’analisi attenta di alcune di esse e dei personaggi proposti porta il lettore al passaggio qualitativo dalla narrazione psicologica allo sviluppo di particolari quadri psicopatologici. Una lettura originale delle opere dello scrittore siciliano che riporta il senso di umanità e originalità che si nasconde dietro la vita e la sofferenza reale, contrastando l’asetticità e rigidità di quadri psicopatologici per come spesso descritti nei manuali di settore.
È così che personaggi come il commissario Montalbano, l’agente Catarella o storie riportate ne Il casellante, L’età del dubbio, La presa di Macallè disegnano percorsi di vita dove traumi, emozioni, espressioni psicopatologiche e capacità di resilienza si attualizzano, sostituendo lo “spazio” della teoria con il “respiro” della realtà.
 
 

La Repubblica, 16.5.2019
Montalbano - L’età del dubbio Rai 1 - 21.25

Le fiction inedite della Rai iniziano a scarseggiare, perfino il giovedì sera. Ma Montalbano c'è, anche da un lontano passato, e stravince comunque le serate con gli ascolti e la benevolenza del pubblico tv che non si stancherebbe mai. L'età del dubbio è del 2011, il gruppo è quello originario, qui c'è anche Isabella Ragonese.
 
 

La Repubblica - Il Venerdì, 17.5.2019
Il Venerdì riparte con Maigret
Oggi in edicola un settimanale tutto nuovo, con caratteri più grandi, titoli più chiari, più colori. Restano le rubriche a cui i nostri lettori sono affezionati, e ne arrivano di nuove. In copertina un'indagine a tre voci sul commissario di Simenon

Detto con franchezza: poiché alla fin fine crediamo che non sia solo da sfogliare ma che ci sia anche parecchio da leggere, molto semplicemente abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa perché il Venerdì si potesse leggere ancora meglio. Letteralmente. Per questo, a partire dal numero oggi in edicola insieme al quotidiano (e al nuovo inserto Weekend) al solito prezzo di 2 euro, troverete caratteri più grandi. E quindi più leggibili. Troverete poi anche altri piccolissimi cambiamenti grafici – qualche nota di colore, il giallo soprattutto, i titoli più chiari, netti, puliti – ma tutti con un unico obiettivo: cercare di farvi fare la minore fatica possibile nel leggere gli articoli che vi avranno incuriosito.
E in questo numero speriamo ce ne siano parecchi. A cominciare da quelli di copertina, dedicata al commissario Maigret che compie novant’anni e che è stata illustrata da Ferenc Pintér: il nostro Marco Cicala si è messo a indagare su un mistero che circonda il personaggio inventato da Georges Simenon, e cioè proprio quello sulla sua data di nascita. Nel farlo ha chiesto aiuto a due “detective” molto speciali, un collega del calibro di Andrea Camilleri e un lettore appassionato come Ezio Mauro. Insomma, una indagine di tutto rispetto.
[...]



La macchina da scrivere in pelle umana
Il padre di Montalbano racconta l'inventore di Maigret, suo maestro. Un'impressionante fabbrica di romanzi. Il segreto di quei gialli? Trame semplici e poche parole. Ma sempre giuste

Appena sedicenne, Georges Simenon inizia a collaborare alla Gazette de Liège. È un cronista di nera ma ciò che lo rende immediatamente noto è una piccola rubrica dedicata ai cani. Scrive storie di animali infelici, diseredati, randagi, che commuovono subito i lettori. Simenon era stato un bambino gracile, malaticcio. Ma dopo gli studi presso i gesuiti e l'indirizzo scientifico al liceo di Liegi, presto scopre la biblioteca della città e frequentandola diventa un lettore voracissimo.
Conrad, Stendhal gli fanno scoprire una precoce vocazione alla scrittura. A 18 anni licenzia il suo primo libro, Al ponte degli archi, e presto rivela un'altra straordinaria dote: Simenon è una macchina per scrivere con fattezze umane. La sua velocità di scrittura ha dello strabiliante.
Nel 1922 si trasferisce a Parigi. Inizia a collaborare a riviste destinate a un pubblico popolare. Si firma Georges Sim. Nell'arco di tre anni scrive più di 700 racconti, quanti ne avrebbe scritti uno scrittore normale nell'arco di tutta una vita. Si sposa, si compra una chiatta e va a viverci con la moglie Regine. Percorre tutti i canali navigabili della Francia. E da qui emerge un'altra sua straordinaria particolarità: ecco perché descriverà così bene tutte le chiuse e i paesaggi visti dal fiume. Ci ha navigato, ci ha vissuto dentro e li farà rivivere nella sua scrittura. Nel 1928 scrive il suo primo romanzo. Io lo lessi nel 1931, pubblicato in Italia da Sonzogno. Il che significa che come Georges Sim venne subito tradotto all'estero. La sua velocità di scrittura è tale da licenziare 80 cartelle al giorno. Significa che può iniziare a scrivere un romanzo e consegnarlo all'editore in soli dieci giorni. L'impressione è tale che l'editore lo convince a scrivere dentro una leggendaria stanza di vetro posta in una pubblica strada a vista dei passanti.
L'anno di svolta è il 1931. Compare per la prima volta il commissario Maigret e sono i primi libri che Simenon firma con il suo vero nome. Il successo è subito travolgente. Ma dopo i primi 19 romanzi interrompe la serie. Simenon è in crisi. Ha cominciato già a scrivere quelli che chiamerà i "romanzi-romanzi", cioè libri non di genere e non popolari, ma raffinati e rivolti a un pubblico di cultura un po' più alta. Ma dopo un breve esilio Maigret tornerà alla ribalta.
Intanto i tedeschi hanno occupato la Francia. Il governo collaborazionista di Vichy gli chiede di occuparsi dei profughi belgi. Lui lo fa con grande scrupolo ma, alla fine della guerra, teme di essere accusato di collaborazionismo. Invece viene accusato suo fratello, che effettivamente aveva collaborato. Ma intanto Simenon scappa negli Stati Uniti. È come se cercasse di rinascere. Incontra Denyse, se ne innamora, divorzia dalla prima moglie, avrà con lei tre figli, si sposta da uno stato all'altro e assorbe tutto. Dopo soli tre mesi comincia a scrivere romanzi di ambientazione americana.
Negli anni Cinquanta torna a vivere in Costa Azzurra, aspettando che si completino i lavori di una villa sontuosa e un po' pacchiana nei dintorni di Losanna. Con Denyse le cose non vanno bene. Difficile vivere con un uomo come Simenon. Lei viene internata in una casa di cura. Nel frattempo Simenon ha una segretaria, Teresa, di origine friulana. Diventerà la sua fedele compagna fino alla morte. Nel 1972 una malattia affievolisce le sue forze. Decide di non scrivere più. Ma non resiste. Allora detta al registratore. La sua produzione cala di molto. Nel 1978 si suicida la figlia. Per Simenon sarà un dolore devastante. L'ultimo suo libro, Memorie intime, è un dialogo con la figlia morta. Sulle sue relazioni sessual-sentimentali dirà egli stesso, in una lettera all'amico Federico Fellini: «Ne ho avute a migliaia».
Un consuntivo per numeri risulta impressionante. Con il suo vero nome ha pubblicato tra 450 e 460 libri, è stato tradotto in 50 lingue, ha venduto non meno di 500 milioni di copie. Nel 1931 sono stati tradotti in film i primi due romanzi. Da allora sono stati prodotti una valanga di film. Il commissario Maigret ha avuto in Francia i volti di Pierre Renoir, fratello del regista Jean, e di Jean Gabin, e in Italia quello di Gino Cervi, registrando un grandissimo successo televisivo.
I segreti di Maigret? Di solito gli scrittori scelgono un registro alto per i loro romanzi impegnati e uno medio-basso per i polizieschi, come se il genere non fosse letterario. In Italia questo non è accaduto, basti fare gli esempi di Gadda e di Sciascia. E lo stesso è stato per Simenon. Ma c'è un aspetto. La scrittura di Simenon è sempre semplice, lineare, diretta, arriva immediatamente. Non c'è mai una ricerca di effetti stilistici. Eppure, attenzione, questa semplicità è ottenuta attraverso una scelta accuratissima della parola. La parola che sceglie Simenon è sempre la più adatta. Ha quasi il peso della parola poetica. Non usa mai riempitivi. Se utilizza aggettivi, non sono mai intercambiabili. Quello che usa è l'unico aggettivo che in quel momento si può apporre a quella parola. Si tratta di una sublime semplicità. E ancora: i suoi personaggi sono piccoli borghesi, bottegai, impiegati, gente qualunque, che si incontra in tram, che si ha come vici-no di casa. E vengono osservati con semplicità ma con grande verità. Stanno dentro una trama che è anch'essa molto semplice, sempre lineare. La complessità della storia non è mai nella trama ma proprio nel modo in cui vengono presentati e "sdipanati" quei personaggi semplici.
Sublime semplicità, abbiamo detto. Ora aggiungiamo supremo dono della chiarezza. Basti un solo, ultimo esempio: le descrizioni della natura. Simenon la descrive in tre, quattro righe. Una cosa rarissima. In genere, nella letteratura, le descrizioni della natura sono sempre un po' noiose. E invece non solo Simenon descrive la natura sobriamente, ma se lo leggete d'estate, e la sua storia è ambientata in inverno, state certi che il sole si oscura. Simenon ti trasporta magicamente all'in-terno della sua storia. Tu lettore diventi spettatore di un teatro e quasi un attore della recita.
Andrea Camilleri
(Ha collaborato Piero Melati)

 
 

8^ Fiera delle Associazioni "Un libro alla volta", 17-19.5.2019
Torre Carlo V - Porto Empedocle


 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.5.2019
Il cartellone
Teatro Biondo la Villoresi trova alleati
La nuova stagione: le prime volte, i ritorni e gli accordi con il Piccolo e il Massimo

[...]
Le ospitalità
Concorrente nella corsa alla direzione ma coinvolto nel nuovo corso: Giuseppe Dipasquale firma due regie, “Erano tutti figli miei” di Arthur Miller, con Mariano Rigillo, e “La creatura del desiderio”, scritto assieme a Camilleri, con Valeria Contadino e David Coco.
[...]
Mario Di Caro
 
 

Balarm, 17.5.2019
La rivoluzione Villoresi: la Stagione del Biondo racconta l'umanità in movimento
Si comincia il 25 ottobre con "Esodo", tratto da Emma Dante dall'Edipo Re: Pamela Villoresi plasma una Stagione teatrale sulle forme umane e la chiama "Traghetti"

[...]
Tra gli spettacoli in sala Strehler "La creatura del desiderio" di Andrea Camilleri, dedicata ad Alma Mahler.
[...]
Alessia Rotolo
 
 

Tv Fanpage, 17.5.2019
Montalbano vince gli ascolti tv, Michelle Hunziker parte da 3 milioni di spettatori
La fiction in replica “Il Commissario Montalbano – L’età del dubbio” stravince gli ascolti tv e conquista 4.974.000 spettatori pari al 22.2% di share. La prima puntata di “All Together Now”, show con Michelle Hunziker e J-Ax, parte da 3.190.000 spettatori per il 17.8% di share: un buon esordio.

"Il Commissario Montalbano – L'età del dubbio" vince agevolmente gli ascolti tv di giovedì 16 maggio 2019, e non c'erano dubbi, appunto. In replica, la fiction con Luca Zingaretti sul commissario nato dal genio e dal talento Andrea Camilleri, monopolizza l'attenzione e fa convergere quasi 5 milioni di spettatori su Rai1. [...]
Gennaro Marco Duello
 
 

ScrivoLibero, 18.5.2019
Porto Empedocle, Fiera delle Associazioni “Un libro alla volta”: si va verso la conclusione dell’ottava edizione

Grande giornata conclusiva domani domenica dell’ottava edizione della “Fiera delle Associazioni-Un libro alla volta” organizzata a Porto Empedocle dall’associazione culturale Oltre Vigata.
In mattinata l’imperdibile ed ormai tradizionale appuntamento con “Percorsi D’Inchiostro”, passeggiata storico – letteraria – teatrale sulle orme del Commissario Montalbano con le sequenze degli sceneggiati televisivi interpretate sui luoghi “veri” dei romanzi da Danilo Verruso, Gero Sicurella, Giusi Baglio, Alessandro Cutaia, Rosalba Cortelli, Pasqualino Infantino, Peppe Morreale, Piero Travali, Meri Fiore, Anna Alaimo Vetro, Eugenio Sicurella, Alfonso Lazzara e Leda Marullo, coordinati da Giugiu’ Gramaglia con la voce narrante di Marzia Quattrocchi. L’appuntamento è alle 10 davanti la statua del Commissario Montalbano di via Roma.
[...]
 
 

La Repubblica, 20.5.2019
Montalbano un Superman nella città vuota

Nel 2006 Montalbano radunò 8,2 milioni di spettatori, cittadini che di lì a poco avrebbero concesso (pur col "porcellum" inventato da Calderoli) una avara vittoria a Prodi e alla frammentata Unione. Dopo due anni stravinsero Berlusconi, Fini e Bossi. Grillo si buttava in politica, Google cominciava a esplodere, Facebook e IPhone erano ai vagiti.
In diciannove anni, e attraversando la super crisi che tuttora ci accompagna, molto è cambiato, ma non il rapporto fra Montalbano e il suo pubblico.
E infatti la Rai con gli episodi nuovi e con le innumerevoli repliche nel cuore della stagione, risolve il grosso dei problemi e ne approfitta per sfuggire alla sfida di reinventarsi. E questo al Commissario, sia detto in amicizia, non riusciamo a perdonarlo.
A riprova, ancora lunedì scorso una puntata di culto, La pazienza del ragno, ha reclutato la bellezza di 5,6 milioni di spettatori, tra cui pochissimi i novizi e i più pronti, come con certe pietanze riscaldate, a provare sia il gusto di ricordare sia quello di scoprire i mille dettagli sfuggiti alla prima visione.
Dov'è il segreto del successo?
Intanto nello specifico piacere del giallo sornione – inventato da Camilleri assai prima del Tenente Colombo – e poi nelle astuzie realizzative. Non è per caso, lo spiega il regista Sironi, che intorno alla figura di Montalbano ci sia per lo più il vuoto; che Vigata sembri, per la surreale assenza di traffico, una città deserta; che Zingaretti (Luca) inceda rigorosamente solo in lunghe camminate. È così che si evitano le pappe di folla in video che allo spettatore nasconderebbero la carota del racconto che costantemente gli deve pendere proprio davanti al naso.
Aggiungi poi che il Commissario Montalbano è l'ideale superman della porta accanto, mitico e fisico al contempo. Almeno a giudicare dal dato che il 60% degli spettatori è donna, lasciando sospettare che quella pelata susciti, rubando la parola a Gadda, l'invulvamento che inchioda telecomando e ascolto.
ondasuonda@repubblica.it
 
 

askanews, 21.5.2019
Mattotti: Camilleri 'vecchio orso' del mio film, grande simbolo
A Cannes con "La famosa invasione degli orsi in Sicilia"
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Cannes - E' la voce roca e densa di Andrea Camilleri a interpretare la figura del vecchio orso narratore in "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", film d'animazione di produzione franco-italiana diretto da Lorenzo Mattotti e basato sull omonimo romanzo di Dino Buzzati. Dal festival di Cannes, dove il film è presentato nella sezione Un Certain Regard, Mattotti narra della sua esperienza con il romanziere simbolo della Sicilia moderna, 'persona meravigliosa'.
"Camilleri mi conosceva perché conosceva le mie immagini, per fortuna amava il mio lavoro. Siamo riusciti a convincerlo dicendogli 'veniamo da te, non ti disturbiamo, veniamo solo due ore'. Credo avesse un po' paura della sua capacità di doppiare, poi invece quando ha cominciato a parlare si è divertito un sacco, è stato bravissimo" dice Mattotti.
"E' una persona meravigliosa e anche come simbologia per noi era molto importante, era il vecchio orso, il vecchio narratore che racconta la storia. Era importante anche simbolicamente nella nostra cultura italiana che ci fosse Camilleri e lo ringrazio ancora tantissimo" conclude Mattotti. "Nella versione francese invece lo abbiamo chiesto a Jean Claude Carrière, grande sceneggiatore di Bunuel e di Truffaut. La presenza di Carrière, anche lui vecchio orso che racconta, anche qui è estremamente simbolica".
 
 

Repubblica Tv, 21.5.2019
Cannes, Lorenzo Mattotti, dal fumetto al cinema: "Una storia di orsi, accoglienza e poesia"

Sarà nelle sale italiane in autunno, distribuito da Bim, ma intanto il debutto è avvenuto sulla Croisette, nella sezione Un Certain Regard, per il sessantacinquenne illustratore e fumettista. 'La famosa invasione degli orsi in Sicilia' è l'adattamento del romanzo di Dino Buzzati e racconta la storia di re Leonzio, sovrano degli orsi, che decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all'aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. Ben presto, però, Re Leonzio si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini. La versione italiana vanta il doppiaggio di Toni Servillo, Antonio Albanese e Andrea Camilleri.
Intervista di Chiara Ugolini
Video di Rocco Giurato

 
 

Rai Cinema, 21.5.2019
Mattotti: Camilleri 'vecchio orso' del mio film, grande simbolo
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L'intervista a Lorenzo Mattotti, regista de "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", film d'animazione in competizione nella sezione "Un Certain Regard" alla 72ª edizione del Festival di Cannes. Nel tentativo di ritrovare il figlio da tempo perduto e di sopravvivere ai rigori di un terribile inverno, Leonzio, il Grande Re degli orsi, decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all'aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. E' così che gli orsi e gli uomini inizieranno a vivere insieme in pace - almeno per un po'.
 
 

Il Fatto Quotidiano, 21.5.2019
Festival di Cannes 2019, La famosa invasione degli orsi in Sicilia diventa un prodigio di animazione
Esordio alla regia del grande fumettista e illustratore bresciano Lorenzo Mattotti, l'opera trova origine nel romanzo breve che Dino Buzzati scrisse nel 1958 e rappresenta l’unica opera italiana nella sezione Un Certain Regard. Le voci degli attori nella versione italiana sono di Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti e, dulcis in fundo, Andrea Camilleri che regala la “sicilianità” profonda e ancestrale al testo
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Orsi che diventano uomini e uomini che diventano orsi. E il pericolo è uguale e opposto, laddove si perdono equilibri a favore di estremismi. Esordio alla regia del grande fumettista e illustratore bresciano Lorenzo Mattotti, La famosa invasione degli orsi in Sicilia trova origine nel romanzo breve che Dino Buzzati scrisse nel 1958 e rappresenta l’unica opera italiana nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2019.
Coproduzione italo/francese di Indigo Film con Rai cinema per una futura distribuzione nelle sale grazie a Bim, il film è un virtuoso esempio di cinema d’animazione adatto tanto a un pubblico di bambini quanto di adulti per la stratificazione narrativa che offre, a partire da un testo già di per sé assai interessante. Buzzati, infatti, ne fece una prima pubblicazione a puntate con illustrazioni di suo pugno sul Corriere dei Piccoli nel 1945 indicando che il destinatario principale dell’opera erano proprio i lettori più giovani ma questo naturalmente non escludeva l’apertura a interpretazioni più adulte. In tal senso l’adattamento cinematografico viaggia sul doppio binario espressivo: se la semplicità della narrazione e il forte cromatismo dell’animazione rendono accessibile il film allo sguardo dei piccoli, i riferimenti intertestuali con alcuni “segni” metaforici si rivolgono alle generazioni precedenti.
Il romanzo anche nella sua lettura cinematografica è presentato nella cornice del racconto fiabesco, con una compagnia teatrale ridotta al minimo (Gedeone e la piccola Almerina) che si ripara da una tempesta in una grotta nel cuore delle Sicilia e, per ammazzare il tempo, mette in scena lo spettacolo di una favola davanti a un solo spettatore: il Vecchio Orso. La narrazione racconta di un popolo di orsi guidato da re Leonzio che smarrisce nel fiume il figlio Tonio mentre lo iniziava alla pesca del salmone. Fra battaglie, incantesimi e conquiste, il giovane orso viene ritrovato e suo padre Leonzio diventa sovrano in un villaggio di umani. Qui orsi e umani si mescolano fra vizi e virtù finché qualcosa di inquietante mette in pericolo la convivenza apparentemente pacifica.
Con una morale definita sulla necessità del rispetto delle diversità evitando reciproche prevaricazioni (“gli orsi tornino in montagna a fare gli orsi e gli umani restino in città a fare gli umani, rispettandosi vicendevolmente”), La famosa invasione degli orsi in Sicilia è un prodigio visivo denso di idee immaginifiche e cinematografiche. Fantasmagorie che rimandano al cinema preistorico, soluzioni scenografiche vertiginose, inquadrature mai banali si accompagnano a una sonorizzazione interessante e fortemente territoriale. La Sicilia, infatti, è più “sentita” che non osservata: le voci degli attori (nella versione italiana molte star, fra cui Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti e, dulcis in fundo, Andrea Camilleri che regala la “sicilianità” profonda e ancestrale al testo) vibrano di accenti coloriti e caratteristici alternandosi alle note della colonna musicale originale creata dal talento di René Aubry. Complessivamente si esce dal primo film del “vet” Mattotti con il sapore dell’originalità, una qualità mai scontata.
Anna Maria Pasetti
 
 

Il Sole 24 Ore, 21.5.2019
Il vecchio orso Camilleri a Cannes

«Dino Buzzati mi affascina per la sua forza visionaria, per la capacità di creare situazioni fuori dall'ordinario, innestando l'inspiegabile che dà essenza alla vita. Amo la sua malinconia e l'ironia aristocratica: crea i drammi e poi aggiunge una parolina con cui mette distacco».
Così Lorenzo Mattotti, autore del film animato «La famosa invasione degli orsi in Sicilia», ispirato all'omonima novella di Dino Buzzati e in gara nella sezione “Un certain regard” alla 72esima edizione del festival di Cannes, spiega la sua attrazione per lo scrittore bellunese.
La pellicola narra la disperazione di Leonzio, il Grande Re degli orsi, per la scomparsa del figlio Tonio, mentre padre e figlio pescavano nel fiume. Durante un inverno particolarmente rigido gli orsi cercano di smuovere Leonzio dal suo stato di inerzia per andare a cercare cibo in pianura. Riescono nel loro intento, facendogli balenare la speranza di ritrovare Tonio.
Gli uomini però non vedono di buon occhio questa discesa e solo un mago potrà aiutare gli orsi a convivere in pace con gli uomini.

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«La forza di questa favola è che parla di cose universali, mettendo insieme un lavoro che gode della forza delle nostre radici, usando leggende e rituali dell'iconografia mediterranea. Noi utilizziamo molto poco della nostra cultura visionaria; forse per paura o perché non vediamo la ricchezza che abbiamo alle spalle. Esiste un altro immaginario, oltre a quello americano e giapponese, da cui ci siamo fatti colonizzare».
Molti gli attori di peso prestatisi a dare voce ai personaggi. La voce di Leonzio è quella di Toni Servillo, quella di Gedeone di Antonio Albanese; nel ruolo di Salnitro c'è Corrado Guzzanti e in quello del Vecchio Orso, Andrea Camilleri.
«Camilleri mi conosceva e per fortuna amava il mio lavoro. Siamo riusciti a convincerlo, andando da lui, assicurandogli che gli avremmo rubato poco tempo. All'inizio era intimorito, ma poi quando ha iniziato a parlare si è divertito moltissimo. La sua presenza per noi è stata importante perché impersona il Vecchio Orso che racconta una storia. Sul versante francese la parte di Camilleri è interpretata da Jean-Claude Carrière».
A tessere la vicenda è un cantastorie siciliano assieme alla figlia Almerina, il cui nome è ispirato a quello della moglie di Buzzati. Figure che non c'erano nel racconto originale. «La parte più dura è stata quella del trattamento. Nel libro di Buzzati non ci sono personaggi femminili, molti collegamenti nel romanzo sono fantasiosi e gratuiti, moltissimi sono i rimandi ad altre storie. Volevo essere però il più possibile fedele allo scrittore mantenendo la stessa struttura del romanzo, cercando di dare la stessa gioia del raccontare. Abbiamo trovato l'idea del cantastorie, che ci ha permesso di uscire dalla trama, dando una linearità a questa storia complicata con un ritmo forte, senza perdere di fluidità».
A lavorare sul film per cinque anni, una équipe molto nutrita di disegnatori. «Ho cercato di fare il mastro della cattedrale. Mi ha aiutato molto l'idea che non si trattasse di una mia storia, per questo sono riuscito a tenere lo sguardo di un ingegnere che veglia su ciascuno dei costruttori, come se ognuno elevasse una guglia. Nella squadra regnava la stessa atmosfera di un convento, mi sentivo il padre rettore di tanti frati. Non volevo che avesse il mio stile, ma precisione e nitidezza che non sono esattamente il mio tratto».
Cristina Battocletti
 
 

Film.it, 21.5.2019
La famosa invasione degli orsi in Sicilia: "Un film che accoglierà i bambini e farà riflettere gli adulti"
Lorenzo Mattotti dirige l'adattamento del romanzo di Dino Buzzati presentato al Festival di Cannes

Cannes - La famosa invasione degli orsi in Sicilia è il film d'animazione diretto da Lorenzo Mattotti tratto dall'omonimo libro di Dino Buzzati. Una co-produzione italo-francese presentata in anteprima al Festival di Cannes nella sezione Un certain regard. "Questo è un film che i bambini possono vedere e su cui gli adulti possono riflettere - dichiara Mattotti - In questa favola vedevo delle grandi potenzialità. Sia visive sia narrative: ho sempre adorato la dolcezza di questi orsi. La dolcezza del raccontare anche cose molto dure, molto forti senza mai abbandonare una sorta di ironia che ci distacca dal dramma".



Il film racconta il viaggio di Leonzio, Grande Re degli orsi che, per sopravvivere al gelo invernale, conduce il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, nel bel mezzo del mondo popolato dagli uomini. Rendendosi conto che gli orsi non sono fatti per vivere in mezzo agli umani. Secondo Mattotti, adattare Buzzati e restargli fedeli può rappresentare un rompicapo creativo e produttivo: "Non c'eravamo accorti che nella storia originale non c'era nemmeno un personaggio femminile, per esempio. E questo non andava bene per il film. Affidarlo a bravissimi sceneggiatori (tra cui Thomas Bidegain, braccio destro di Jacques Audiard, n.d.r.) ci ha permesso di mantenere la gioia del raccontare Buzzati e allo stesso tempo di dare linearità alla storia".
Il romanzo originale è stato pubblicato nel 1945: "nemmeno per un secondo ho smesso di considerarla storia attuale. Perché credo che la favola si rinnovi continuamente. Ci ho visto anche la grande possibilità di creare un immaginario lavorando sulle nostre tradizioni. Mettere in scena una vicenda che fa parte delle nostre radici e raccontare rituali tutti nostri. Dobbiamo poter dare l'impressione che c'è un altro immaginario nell'animazione che va oltre quello americano e giapponese. In questo film ho cercato di creare un'iconografia mediterranea". A proposito dei temi affrontati nella storia, Mattotti continua: "Sono universali. E' un film che dà l'idea della complessità della vita. Questi orsi piano piano vengono corrotti dagli umani. Ne prendono gli stessi vizi. Trovo che sia una favola piena di tanti argomenti. E che non offra soluzioni".
Nella versione italiana sentiremo le voci di Toni Servillo e Antonio Albanese: "abbiamo lavorato sugli accenti: li sentirete parlare con cadenza veneta e siciliana. Credo che il film ne abbia guadagnato in gioiosità". E c'è anche Andrea Camilleri nel suo debutto in cabina di doppiaggio: "Siamo riusciti a convincerlo, anche se credo che inizialmente abbia avuto paura di non essere all'altezza di questo lavoro. Una volta in cabina si è divertito molto. Lui è il vecchio narratore che racconta la storia. Ed è anche una cosa simbolica: era fondamentale avere proprio Camilleri, uno dei simboli della nostra cultura italiana". Ci sono voluti cinque anni per portare al cinema gli orsi di Buzzati: "Il film doveva essere spettacolare - continua Mattotti - Insistevo molto con la profondità di campo e abbiamo lavorato tantissimo sui grandi paesaggi. Volevo dare la sensazione che queste montagne camminassero quasi. Abbiamo lavorato con la squadra di animatori del cult La tartaruga rossa".



La famosa invasione degli orsi in Sicilia è dedicato alla memoria di Carlo Mazzacurati, regista scomparso all'inizio del 2014: "Carlo era un mio grande amico - conclude Mattotti - Una persona meravigliosa. E' stato lui a spingermi piu volte a fare del cinema. Negli ultimi tempi avrebbe avuto anche voglia di lavorare con me ad alcuni film animati o che avrebbero incluso l'animazione. Mi manca molto, è una presenza protettiva nella mia testa".
La famosa invasione degli orsi in Sicilia arriverà prossimamente nei cinema italiani, distribuito da BIM.
Pierpaolo Festa
 
 

L'Huffington Post, 21.5.2019
Cannes 2019. E Camilleri diventa "Il vecchio orso" per Lorenzo Mattotti

C’è un debuttante d’eccezione in gara per la Caméra d’Or, il premio che Cannes riserva alle opere prime. E’ Lorenzo Mattotti, la più illustre’matita’ italiana in prestito al mondo. Pittore, illustratore, fumettista di fama mondiale, vive e lavora a Parigi. E solo una produzione francese (associata alle italiane Indigo Film e Rai Cinema) poteva finanziare il gioiello di animazione creato, diretto e co-scritto da Mattotti, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, in concorso a “Un Certain Regard”.
E’ un lavoro imponente- 5 anni di gestazione- che porta sullo schermo la magica fiaba scritta e illustrata da Dino Buzzati nel 1945, inizialmente pubblicata a puntate sul “Corriere dei Piccoli”. Un apologo senza tempo, in realtà, che vede la tribù degli orsi calare su una Sicilia remota e fantastica, guastarsi a contatto con la corruzione degli umani e tornare in finale alla purezza delle montagne. Raccomanda il re degli Orsi, Leonzio, sul letto di morte : “Buttate via l’oro. Gettate i cannoni, i fucili, e tutte le altre diavolerie che gli uomini vi hanno insegnato. Tornate quelli che eravate prima”. Le suggestioni ecologiche, morali e animaliste sono attualissime.
Nella versione italiana è Andrea Camilleri a prestare la sua voce inconfondibile al Vecchio Orso, e poi Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti .. un doppiaggio stellare. Fedelissimo all’originale, Mattotti aggiunge, di suo, solo la’chiave’ del raccontare : un cantastorie di strada, la piccola Almerina che lo accompagna, il Vecchio Orso, custode della memoria.
Libera dalla colonizzazione iconografica dei giganti dell’animazione -Usa e Giappone- questa ’invasione’gioiosa e poetica si candida a nuovo classico di ”una iconografia mediterranea, nutrita delle nostre tradizioni , delle nostre leggende e Sante popolari, della ricchezza visionaria delle nostre radici di cui dovremmo andare orgogliosi, ma che non utilizziamo”. Così parla Mattotti, che abbiamo incontrato qui a Cannes.
“Buzzati-dice-mi ha influenzato sempre in tutto il mio lavoro : la sua atmosfera, il suo modo di lavorare con le metafore, le fiabe, la fantasia e il mistero, come se si trattasse di leggende, di storie antiche”. L’ingenuità e la dolcezza degli orsi – visti con la semplicità da ‘segno’ infantile dello scrittore- hanno fatto scattare la voglia di un film. Che per l’autore “dà l’idea della complessità della vita : c’è molta commedia dell’arte, e la voce di Camilleri è cruciale, anche come simbologia, da vecchio narratore leggendario con il piacere del racconto”.
“La famosa invasione degli orsi in Sicilia”esce in Italia con Bim, data da definire. Va da sé che non è riservato ai bambini : ogni fotogramma- con la profondità e il respiro dei grandi paesaggi che hanno richiesto l’impegno più lungo- è una festa per gli occhi, un quadro che saresti felice di appenderti in casa. E la dedica in calce del film è struggente : a Carlo Mazzacurati, grande amico del neo-regista, grande e amatissima perdita per tutti noi.
Teresa Marchesi
 
 

Piccolo Teatro, 21-26.5.2019
Festa di famiglia
Piccolo Teatro Studio Melato
dal 7 al 26 maggio 2019
Mitipretese/retrospettiva
A dieci anni dal debutto del loro primo spettacolo, le quattro attrici/registe di Mitipretese propongono tre titoli del loro pluripremiato repertorio; sono storie universali che riflettono la quotidianità e la raccontano attraverso la lente privilegiata dei classici.
Roma ore 11 (dal 7 al 12 maggio)
di Elio Petri
con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
direzione musicale Sandro Nidi
1h e 30’ senza intervallo
Troiane/frammenti di tragedia (dal 14 al 19 maggio)
da Euripide
adattamento drammaturgico Mitipretese
con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
musiche Francesco Santalucia
costumi Cristina Da Rold
1h e 15’ senza intervallo
Festa di Famiglia (dal 21 al 26 maggio)
da Luigi Pirandello, testo di Mitipretese con la collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri
con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Diego Ribon, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
luci e impianto scenico Mauro De Santis
direzione musicale Sandro Nidi
1h e 15’ senza intervallo
luci e impianto scenico Mauro De Santis
regia Mitipretese

Nel 2006 Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariàngeles Torres fondano Mitipretese , nel tentativo di ricavarsi un tempo e uno spazio di lavoro dove raccontare il femminile in modo non convenzionale e personale.
Regia, drammaturgia e spazio scenico sono frutto di un lavoro collettivo , che , insieme a Mauro de Santis ha permesso la nascita di spettacoli popolari apprezzati e riconosciuti, creando un precedente nel panorama teatrale italiano.
Dei tre testi proposti nella rassegna, il primo in ordine cronologico è Roma ore 11, tratto nel 2006 dal libro inchiesta di Elio Petri, divenuto nel 1952 un film diretto da Giuseppe De Santis; racconta l’incidente che nel 1951 coinvolse 77 ragazze delle oltre 200 presentatesi al colloquio per un unico posto di segretaria.
Del 2009 è Festa di famiglia, riflessione sulle dinamiche violente del nucleo familiare, a partire da testi di Pirandello, rielaborati con la collaborazione di Andrea Camilleri.
Nel 2013, con Troiane. Frammenti di tragedia, il lavoro su testi classici e contemporanei consegna una riflessione sulla guerra e le sue vittime più fragili, le donne.
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 21.5.2019
Tutti gli orrori di una famiglia

La famiglia come luogo generatore di violenza, soprattutto nei confronti delle donne. La minipersonale dedicata alla compagnia Mitipretese si chiude con Festa di famiglia, che si avvale della collaborazione drammaturgica di Andrea Camilleri. Lo spettacolo si immerge in Pirandello, il padre del nostro teatro borghese «che sulla famiglia e sulle relazioni problematiche uomo-donna ha fondato gran parte delle sue riflessioni». Il compleanno di un'anziana signora, con le tre figlie e i rispettivi mariti, dovrebbe essere una festa ma diventa una resa dei conti dove il passato si riaffaccia di continuo.
Testo e regia di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres.
 
 

Tvzap, 21.5.2019
Ascolti tv, vince Il Commissario Montalbano con 5,5 milioni di telespettatori
La fiction con Luca Zingaretti in replica si aggiudica il 24,3 % di share, mentre su Canale 5 la nuova puntata del Grande Fratello 16 ha fatto segnare 3,4 milioni di telespettatori con uno share del 20,7%

Ascolti tv, prime time
La prima volta che è andato in onda l’episodio era il 2008, più di dieci anni dopo La luna di carta, appuntamento con Il Commissario Montalbano, ha ancora una volta vinto gli ascolti del prime time. Il film tv per la regia di Alberto Sironi, della serie con Luca Zingaretti, è stato il programma più seguito della giornata con 5.569.000 telespettatori (share 24.3%).
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Massimiliano Carbonaro
 
 

Teatro dell'Opera di Roma, 23.5.2019
Andrea Camilleri, il 15 luglio per la prima volta a Caracalla, con “Autodifesa di Caino”

La stagione estiva di Caracalla 2019 si arricchisce di un nuovo Extra. L’Autodifesa di Caino scritta da Andrea Camilleri sarà raccontata lunedì 15 luglio dall’autore, che per la prima volta sarà presente nello scenario delle antiche Terme. Lo spettacolo avrà la regia di Stefano Vicario e le musiche originali di Roberto Fabbriciani eseguite dall’autore. Il progetto è curato da Valentina Alferj. Andrea Camilleri, il più celebre scrittore italiano, torna dunque sul palco per raccontare la storia di Caino, del primo assassino sulla faccia della Terra, di colui che è diventato l’emblema del Male.
“Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano”.
Camilleri ha sempre definito la sua ambizione di scrittore simile a quella del contastorie, del poeta ambulante che con la sua capacità affabulatoria incanta e seduce chi lo ascolta. E grazie alla sua capacità di narrare storie Camilleri è diventato il più letto scrittore italiano, inventando una lingua e mettendo in condizione i suoi lettori di comprenderla, di parlarla, di amarla. A novantatré anni, dopo il successo di Conversazione su Tiresia, Camilleri torna a raccontarci in prima persona la storia di Caino e del come e perché uccise suo fratello Abele.
Un racconto che si avvale molto di testi ebraici e musulmani, discostandosi perciò dalla tradizione cattolica.
Camilleri svela alcuni aspetti inediti del personaggio biblico: Caino è stato il fondatore di quella che è oggi la Civiltà dell’Uomo nei suoi aspetti non solo sociali ma anche artistici.
Un viaggio attraverso la Voce di Camilleri, una voce che proviene dall’antro della Storia e che modula il racconto sconfinando nel tempo.
“Io fui semplicemente colui che mise per primo in atto il male. Che compì l’azione del male. Tramutando ciò che era in potenza, in atto”.
Lo spettacolo è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Con il Sud e di UniCredit.
 
 

La Stampa, 23.5.2019
Camilleri: “Montalbano? Dopo 20 anni è un po’ come un parente scomodo”
Cliccare qui per un'anticipazione dell'intervista

«Montalbano, per me, dopo vent’anni è un parente al quale voglio bene, ma nello stesso tempo è un personaggio scomodo. Perché il suo successo trascinava al successo anche gli altri romanzi, i miei romanzi storici, i miei romanzi civili. Quindi, lo odio e lo amo». Così Andrea Camilleri nell’intervista esclusiva a “Terza Pagina”, il programma di Rai Cultura che - in occasione dei 25 anni del primo libro di Montalbano e dei 20 anni del primo episodio televisivo - gli dedica una puntata speciale in onda venerdì 24 maggio alle 23.30 su Rai5 e alle 1.10 su Rai3. Nell’intervista, Andrea Camilleri dà voce alle diverse anime che riesce a incarnare: scrittore, sceneggiatore, regista, autore di contenuti impegnati e popolari. Ad approfondire i temi, in studio, Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri; Federica Gentile, autrice e conduttrice radiofonica; ed Emanuele Bevilacqua, analista dei media. E ancora, il punto di vista internazionale da New York con Antonio Monda e lo spazio dedicato ai libri con Arnaldo Colasanti. Le puntate integrali del programma si possono rivedere su Raiplay.it
 
 

La Sicilia (ed. di Agrigento), 23.5.2019
Diversi agrigentini scelti come comparse nei nuovi episodi del Commissario Montalbano
Sono stati impegnati nelle riprese che si sono svolte nel ragusano. La gioia di essere immortalati accanto a Zingaretti

E' stata una giornata straordinaria per diversi agrigentini scelti come comparse nei nuovi episodi del Commissario Montalbano che si stanno girando in provincia di Ragusa. Si tratta di Rosa Bosco, del Nonno D'Italia Enzo Vella, Lillo Giardina, Salvo Preti, Giovanna Lauricella.
"E' stata - dicono i diretti interessati - una bellissima esperienza".
Non rimane che attendere la prossima stagione per vederli all'opera sugli schermi della Rai.
Gaetano Ravanà
 
 

Terza Pagina, 24.5.2019
Andrea Camilleri

Terza Pagina è il programma sulle notizie culturali della settimana, condotto dalla scrittrice Licia Troisi. Arte, musica, letteratura, cinema e tutto il caleidoscopio dei prodotti e delle tendenze culturali più recenti, commentati insieme ad esponenti della cultura italiana che ne approfondiscono i temi dal punto di vista storico, artistico, economico, ma anche con uno sguardo alla cultura più popolare, e ancora le novità letterarie e un approfondimento sui classici della letteratura italiana e internazionale.
 
 

Tv Fanpage, 24.5.2019
Montalbano è sempre lui: 5 milioni di spettatori anche in replica
“Il Commissario Montalbano – La piramide di fango” vince la serata degli ascolti tv del 23 maggio 2019: più di 5 milioni di spettatori per uno share complessivo del 22.9% di share. “All Together Now”, il format condotto da Michelle Hunziker, è già in calo: 2.7 milioni di spettatori per il 15.32% di share.

Anche in replica e d'annata, "Il Commissario Montalbano" vince la serata degli ascolti tv del 23 maggio 2019. L'episodio "La piramide di fango" fa registrare più di 5 milioni di spettatori per uno share complessivo del 22.9%: Rai1 vince così la serata. [...]
Gennaro Marco Duello
 
 

RagusaNews, 24.5.2019
Monnalisa? No Montalbano. Se il commissario diventa Gioconda
Monnalbano

Santa Croce Camerina - I visitatori e i residenti di Punta Secca, dove sorge l’ormai famosa “Casa di Montalbano”, d'improvviso, una mattina di maggio si sono ritrovati su un muro di una abitazione che dà sull’omonima spiaggia, non distante dalla casa della fiction, un ritratto insolito che ritrae il commissario più amato d’Italia incorniciato come Monna Lisa.
Il commissario Salvo Montalbano, interpretato dall’attore Luca Zingaretti, è ritratto in posa come la Monna Lisa, il famoso quadro della Gioconda di Leonardo da Vinci conservato al Louvre; sullo sfondo si intravede lo skyline, molto stilizzato, della spiaggia e del faro di Punta Secca.
L’opera è stata installata nottetempo, lontano dagli sguardi dei curiosi, secondo la prassi delle opere Street Art ed è a firma di #Rabitstreetart, il “Banksy” di casa nostra.
Basta fare una ricerca sui principali Social e la si ritrova, nei profili di #Rabitstreetart con un simpatico commento a corredo e il nome dell’opera.
"Monnalbano"? Le persone che vanno al Louvre solo per vedere la Monnalisa, sono le stesse che vengono in Sicilia solo per vedere la casa di Montalbano.
Da oggi, il commissario più amato d’Italia è paragonato, alla Gioconda.
Un simpatico tributo al grande genio Leonardo da Vinci, nel cinquecentesimo anniversario della sua morte.
Silvio Rizzo
 
 

Istituto Omnicomprensivo "Dante Alighieri" di Nocera Umbra, 26.5.2019
Presentazione di "Nel segno di Andrea Camilleri" di Giuseppe Fabiano


 
 

Scicli Video Notizie, 27.5.2019
Salvo Montalbano è tornato nella sua Vigata
La troupe in città per le nuove riprese

Scicli – Movimento in via F.M. Penna a partire dalla tarda mattinata di oggi. Occhi e smartphone puntati sul portone d’ingresso di palazzo di città tornato a essere il commissariato più famoso d’Italia. Salvo Montalbano è di nuovo a Scicli. La troupe da stamani è in città per allestire il set per i nuovi ‘ciak’ della prossima stagione de “Il Commissario Montalbano”. La scritta ‘Polizia’ fissata all’entrata del Municipio e la Fiat punto parcheggiata sulle basole di via Penna hanno dato più di un indizio a turisti e visitatori. Il commissario Montalbano è arrivato sul set nel primo pomeriggio di oggi.
 
 

Ragusa Oggi, 27.5.2019
Il Commissario Montalbano torna nella sua Scicli

Scicli ancora una volta set del Commissario Moltalbano.
Da  domani infatti la troupe torna a girare in via Mormino  Penna con la sede del Comune che si trasforma come di consuetudine  nel mitico commissariato di Vigata all’interno del quale il commissario Montalbano risolve i casi più intricati.
In realtà le riprese delle scene in esterna delle nuove puntate del Commissario Montalbano sono state ritardate di qualche giorno rispetto la scaletta per via del maltempo che soprattutto nella giornata di domenica ha colpito tutta la provincia di Ragusa e che di fatto avrebbe reso impossibile ogni tipo di attività.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 30.5.2019
Palermo, la nuova libreria di Onorato: "Credo ancora nella carta e nei libri compagni di vita"


In occasione dell'inaugurazione sono state esposte le Pietre dipinte a mano dall'artista Anna Kennel, che raffigurano vari scrittori siciliani, tra i quali Andrea Camilleri (Nota e foto Camilleri Fans Club)

Dopo cinquant'anni di carriera da librario a Palermo, Piero Onorato, 69 anni, inaugura una nuova libreria nel centro storico di Palermo. La chiama una wunderkammer, una camera delle meraviglie dedicata ai libri: modernariato, numeri di riviste storiche e collane che hanno segnato la storia del Novecento in 4mila volumi disposti alla vecchia maniera delle librerie verticali. Si chiama "La stanza di carta", in via Giuseppe D'Alessi, un nuovo spazio culturale, tra i Quattro Canti e Corso Vittorio Emanuele, che prova a contrastare il fenomeno dell'e-commerce e degli e-book per rilanciare, soprattuto tra i giovani, l'amore per i libri di carta. "Sono un libraio che ha ancora tanto da dare a questa città - dice Onorato - i libri sono come compagni di vita e appuntamenti con persone che si ha la voglia di rincontrare ancora una volta. La mia libreria sarà questo: un luogo d'incontro per chiunque ama i libri". L’inaugurazione della libreria, venerdì e sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16,30 alle 21.



Di Tullio Filippone e Marta Occhipinti
Video Palermo

 
 

RagusaNews, 30.5.2019
Commissario Montalbano, un matrimonio a Sampieri, con banda
Un misterioso matrimonio

Scicli - Una banda musicale, i gonfaloni di due comuni, e un matrimonio fra le due comunità, sancito sul molo di Sampieri.
Sveglia alle cinque del mattino per il Commissario Montalbano, con 250 figuranti e comparse, stamani.
Si gira al moletto di Sampieri, borgata che era stata scelta per il Giovane Montalbano di Gianluca Maria Tavarelli, e ora adottata anche per il Montalbano Senior.
"Kalmar si unisce a Vignate [Sic!, NdCFC]. Sposalizio del sindaco dei due mari", annuncia un cartello. Un matrimonio civile? Un gemellaggio? Il sindaco è in abito blu e indossa la fascia tricolore.
Si sa che le riprese durano per undici ore, che c'è una grande scena di folla, e il Commissario Montalbano si cimenta in questo assembramento di persone. Luca Zingaretti incontra i vigili urbani in alta uniforme che tengono in mano i gonfaloni. Cosa sta accadendo? Lo scopriremo nel febbraio del 2020, quando andranno in onda le nuove puntate del Commissario Montalbano.
 
 

Varsavia, 31.5-1.6.2019
VII Seminario sull’opera di Andrea Camilleri


 
 

RagusaNews, 31.5.2019
Sironi convalescente, Luca Zingaretti regista del Commissario Montalbano
Luca è il regista pro tempore dello sceneggiato

Scicli - Un colpo di scena. Reale, che sta avendo qualche ripercussione sulla fiction, come rivela Ragusanews.com. Il regista Alberto Sironi (Busto Arsizio, 1940) è convalescente dopo un periodo di improvvisa indisposizione, e il Commissario Montalbano, di cui sono in lavorazione ben tre puntate tra Ragusa, Punta Secca e Scicli, è rimasto senza regista.
A Scicli, dove in questi giorni sono iniziate le riprese sul set del commissariato di Vigata, è piombato da Roma anche Carlo Degli Esposti, amministratore della Palomar.
A chi affidare la regia dello sceneggiato in questo momento di vacatio? A Luca Zingaretti! Scelta coraggiosa e dettata da un fatto. Luca, più di chiunque altro, ricorda cosa Sironi vuole sul set.
E così, da una decina di giorni a questa parte, Salvo Montalbano, di "pirsona pirsonalmente", per citare l'agente Agatino Catarella, ha cambiato ruolo, o meglio, ha assunto il doppio ruolo. In scena è Salvo, fuori dalla scena è il regista Luca Zingaretti.
"Ciak, motore, azione". Luca sta dietro alla macchina da presa e dirige la complessa giostra del film, un ruolo assolutamente inedito per lui, che lo sta sottoponendo a un grande stress professionale.
Intanto, stamani, sul set del lungomare di Sampieri, ha fatto la propria apparizione la banda di Chiaramonte Gulfi "Vito Cutello", diretta dal maestro Paolo Scollo. Ha intonato la marcetta che ormai fa da colonna sonora di sottofondo alle indagini del commissario di Vigata.
 
 

Corriere di Roma, 31.5.2019
Serata Camilleri al Circolo lettori di Torino
Lo scorso 16 maggio presentazione del libro di Giuseppe Fabiano

Grande successo di pubblico al Circolo dei Lettori di Torino per la presentazione del libro “Nel segno di Andrea Camilleri. Dalla Narrazione psicologica alla psicopatologia” edito da Franco Angeli.
L’evento è stato presentato e condotto dal Dott. Gianpiero Leo, già assessore alla cultura della Regione Piemonte e attuale vice presidente della commissione dei diritti Umani del medesimo ente. Scritto da Giuseppe Fabiano, psicologo e psicoterapeuta, per circa vent’anni direttore del Centro Salute Mentale di Anzio (Roma) e titolare di docenze varie presso le Università “Sapienza”, “Tor Vargata”, “Cattolica” e “Gugliemo Marconi” di Roma, il libro analizza storie, personaggi e dialoghi presenti nella ricchissima produzione letteraria di Andrea Camilleri e scende in dettagli interessanti grazie, oltre che alla specificità professionale dell’autore, anche agli incontri avuti con lo scrittore siciliano in varie occasioni.
L’evento di Torino è uno dei quaranta che hanno ospitato Fabiano in questi due anni di pubblicazione e svolti in varie parti d’Italia e anche all’estero (ricordiamo tra gli altri gli interventi alle Università di Pècs, di Malaga e di Elwan de Il Cairo per la cerimonia di chiusura della settimana della Lingua Italiana nel mondo)
“Dobbiamo riscoprire la forza il pensiero narrativo – ha affermato Fabiano - che guida costantemente le nostre azioni, assieme alla memoria e alla nostra capacità di progettazione, di guardare al futuro. Tutta la nostra vita, infatti, si svolge come la trama di un romanzo molto particolare perché unico”.
A tale riflessione ha fatto eco quella di Gianpiero Leo che ha ribadito come nel momento attuale caratterizzato da individualismo, nazionalismo e preoccupanti livelli di approssimazione e chiusura è importante soffermarsi sulla capacità di “leggere” la realtà, di ricordare la storia per evitare errori già commessi. Interessanti le domande del pubblico che ha spaziato da riflessioni legate alla narrazione a quelle più specifiche legate alle storie e ai personaggi di Andrea Camilleri. E su queste Fabiano ha posto l’accento circa la loro attualità e lo svolgersi nella quotidianità per quanto riguarda le avventure del Commissario Montalbano e il recupero e la rivalutazione di eventi storici per i cosiddetti romanzi storici o sociali. In particolare Fabiano ha accennato a “La presa di Macallè” e a “La creatura del desiderio” come esempi importantissimi di storie capaci di far cogliere la forza della comunicazione e delle relazioni umane.
Numerosi altri prossimi eventi tra cui già definiti a Napoli, Nocera Umbra, Università di Varsavia, Matera capitale della cultura 2019, Alassio, Malaga.
A. Piro
 
 

 


 
Last modified Wednesday, December, 30, 2020