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RASSEGNA STAMPA

AGOSTO 2020

 
Semana, 1.8.2020
La última novela del célebre comisario creado por el escritor Andrea Camilleri.
Tirar del hilo, una novela policíaca a la italiana
Andrea Camilleri
Tirar del hilo
Salamandra, 2020
Libro Virtual

Andrea Camilleri murió en 2019, pero su personaje, el comisario Salvo Montalbano, sigue apareciendo en las novedades de libros. Salamandra, su editorial en español, acaba de publicar Tirar del hilo, la obra número 29 de su saga policíaca. Esta novela es de 2016 y solo ahora lo traducen. Faltan todavía tres más; la última, Riccardino, que narra la muerte del comisario, salió a la venta en Italia el 17 de julio de 2020, al cumplirse el primer aniversario de la muerte de Camilleri. Todo estaba fríamente calculado por él: en 2005, previendo su muerte, escribió el final de Montalbano para que se publicara póstumamente. Y para que no le ocurriera lo mismo que a sus colegas, Manuel Vásquez Montalbán y Jean-Claude Izzo, con quienes había hablado de ese asunto –dar policiaca sepultura a sus investigadores–, y no lo consiguieron: murieron antes que ellos. En fin, a menos que lean italiano, los admiradores del comisario deberán tener paciencia. “Todo nos llega tarde”, dijo el poeta. Podemos esperar: no hay afán por conocer los detalles de su muerte.
Leer a Montalbano es como encontrarse con un viejo amigo. Y atención, esto vale para quien lo lee por primera vez. Porque es un personaje de historia policíaca clásica y estos suelen tener rituales, manías, fobias, amores, odios, convicciones, es decir, una personalidad visible. Crean rápida y fácilmente una intimidad con el/la lector/a. A Montalbano le encanta comer. A las dos de la tarde ya está anhelando ir a la trattoria de Enzo, para probar sus delicias acompañadas de un infaltable vino. Y después, para hacer la digestión –a veces hay un bocado o una copa de más–, ir al café Castiglione –siempre quiere café– y caminar un rato por el puerto, respirar el olor del mar y airear un poco los pulmones de tanto tabaco. Y en las noches, ya cansado del trabajo, llegar a su casa de Marinella, abrir la nevera y descubrir la grata sorpresa que Adelina, su empleada doméstica, le ha dejado para calentar. Y no hay que olvidar a sus colaboradores, son parte del ritual: Mimì Augello, su segundo, para discutir; Fazio, el inspector, para los datos, y el imprescindible agente Catarella, que habla dialecto siciliano y no puede con el italiano.
Montalbano vive solo y disfruta su soledad. No es casto, como los detectives ingleses; tampoco es un “desbraguetado”, como los detectives americanos. Tiene una novia, Livia, que vive en Boccadase, Génova. Él vive en Vigàta, Sicilia (Vigàta es un trasunto de la natal Porto Empedocle, de Camilleri, un pequeño puerto universal en el que caben todos los dramas humanos). La distancia le conviene a la pareja; pelean poco. Montalbano, con 60 años –lo conocimos a los 40–, se siente cómodo así. Livia, un poco menos. Por cierto, al comienzo de la novela, Livia se encuentra de visita y ha luchado por convencerlo de asistir al casamiento de una pareja amiga, con hijos, ¡que llevan 25 años de casados! No fue fácil, como tampoco lo fue que aceptara mandar a hacer un vestido para la ocasión –nunca en su vida lo había hecho–, no con un sastre, sino con una modista de Vigàta, Elena. “¡Machista!”, le tuvo que gritar Livia.
En los últimos meses, la unidad de Montalbano ha tenido un trabajo extra: ayudar a la policía portuaria en el desembarco de refugiados. Cada noche, arriban barcazas con 100, 200 y hasta 400 refugiados, tratando de llegar a Europa. Fueron abandonados por los pateros, los coyotes del Mediterráneo. Contrario a lo que dice el Gobierno italiano, es gente buena. Esa injusticia indigna a Montalbano. Así como ama la comida, detesta la injusticia: “Pero ahora se nos ha olvidado, y por eso recurrimos a esa excusa estupenda de los migrantes para levantar nuevas y viejas fronteras con alambre de espino. Dicen que entre ellos se esconden los terroristas, en vez de decir que esta pobre gente huye de los terroristas”.
Sin embargo, este es apenas el introito. Un pretexto para ponernos en contexto –nunca secundario– y para que el comisario insinúe su pericia con el incidente de una niña árabe violada en las barcazas. Porque el tema que nos convoca es, desde luego, un crimen: la bella Elena es brutalmente asesinada y Montalbano debe resolver ese difícil caso. Lo hará muy bien, él es impecable.
Luis Fernando Afanador
 
 

La Repubblica, 1.8.2020
Riccardino vola inseguito dal Colibrì

Soprese: zero. In questa estate non ancora Covid free, i lettori scelgono — per l'ombrellone o per il divano di casa — di andare sul sicuro, di non rischiare troppo.
Regalando, per la seconda volta consecutiva, lo scettro al Riccardino postumo di Andrea Camilleri, la più assoluta e insuperabile delle certezze. E premiando, per le altre posizioni della top ten, un pugno di autori dalla qualità garantita.
[...]
Joël Dicker, campione del periodo precedente all'avvento dell'ultimo Montalbano, risale al terzo posto. Seguito dalla seconda versione, più lussuosa e filologica, di Riccardino — quella che contiene sia la stesura definitiva che la precedente.
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

Ufficio Stampa Rai, 1.8.2020
RAI 1 03 AGO 2020, 21:25
Su Rai1 "Il Giovane Montalbano" con Michele Riondino
Un ladro onesto mette in difficoltà  Salvo

Nuove avventure per "Il Giovane Montalbano", lunedì 3 agosto alle 21.25 su Rai1, con Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Fabrizio Pizzuto, Beniamino Marcone e Sarah Felberbaum. Nell'episodio dal titolo "Il ladro onesto", Montalbano si sente rinato: ha recuperato il suo rapporto con Livia e per dare una svolta alla sua vita chiede il trasferimento a Genova. La notizia trapela all'interno del commissariato, e le conseguenze si possono immaginare: Catarella vorrebbe seguirlo a Genova, il giovane Fazio se ne risente e Augello non ci sta a perdere un amico come Salvo. Ma l'impegno di tutti è per risolvere il caso della scomparsa di una giovane barista, Pamela, con una vita sessuale molto libera. Sarà stato uno dei suoi amanti? Un altro caso impegna, poi, Montalbano: i furti nelle case di Vigata. Il ladro però non ruba mai più di poche decine di migliaia di lire. Un ladro onesto, che prende solo il necessario per vivere. Montalbano lo scopre e sta per arrestarlo, ma a malincuore.
 
 

Corriere della Sera, 1.8.2020
La Tv in numeri
«Il giovane Montalbano» sempre in vetta anche grazie al web
Per uno strano ma comprensibile effetto la disponibilità sia online che sul palinsesto tradizionale in forma di replica non genera «cannibalizzazione» ma rinforzo reciproco

E la fiction Rai si conferma una risorsa anche per l’estate: programma più visto della settimana è Il giovane Montalbano, spin-off della serie maggiore con Michele Riondino. Nel complesso, la rimessa in onda delle due stagioni della serie ha fruttato alla prima rete Rai 4.348.000 spettatori medi, per una share del 21,6%. Davvero un ottimo risultato di un classico prodotto «a utilità ripetuta», se si considera che la prima messa in onda, fra il 2012 (prima stagione) e il 2015 (seconda stagione) aveva raccolto 6.261.000 spettatori medi, per una share del 24,3%.
Più utenti online
L’episodio Capodanno, per esempio, è andato in onda altre due volte, e quest’ultima ha superato di oltre 200 mila spettatori la precedente. Come leggere questi dati? Certamente Montalbano, nelle sue diverse manifestazioni, è il più potente brand che Raiuno ha saputo creare negli anni, e l’effetto rituale premia anche le repliche... Ma forse c’è dell’altro. Secondo quanto calcolato da Nielsen, nei mesi post-Covid gli italiani mediamente online sono cresciuti di 900 mila unità. Il dato si riflette anche nella progressiva crescita dei dati di «Total Audience», ovvero degli ascolti di prodotti televisivi, per lo più on-demand, sugli apparecchi digitali, come pc, smartTv, tablet e cellulari. La maggiore abitudine a «recuperare» i contenuti online ha un effetto positivo sulla fiction seriale. Se guardiamo i dati di «Total Audience» del Luglio di Raiuno, in testa (con più di mezzo milione di stream per titolo) ci sono le fiction, da Non dirlo al mio capo aIl giovane Montalbano.
L’importanza dell’online
Per uno strano ma comprensibile effetto, che funziona in particolare sulle serie, la disponibilità sia online che sul palinsesto tradizionale in forma di replica, non genera «cannibalizzazione» ma rinforzo reciproco: e così si spiega, almeno in parte, il perdurante successo di Montalbano, anche se giovane, anche se in replica.
Aldo Grasso
In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca, iPort Nielsen su dati Auditel.

 
 

Taxidrivers, 1.8.2020
Il giovane Montalbano: la serie dai libri di Camilleri e i suoi episodi ancora seguitissimi
A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, Rai Uno manda ancora in onda Il giovane Montalbano e gli ascolti sono assicurati, nonostante sia da tempo recuperabile in streaming su RaPlay.

È passato un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri e per l’occasione Rai Uno manda ancora in onda Il giovane Montalbano. Gli ascolti sono molto alti, nonostante sia da tempo recuperabile in streaming su RaPlay. Al terzo episodio della sua prima uscita nel 2012, Taxidrivers ne aveva già parlato, bene, prevedendo un grande successo e valutando questa fiction migliore di quella diretta da Alberto Sironi.
La seconda stagione, del 2015, ha confermato i consensi della prima. E Montalbano giovane piace ancora, grazie alla regia di Gianluca Tavarelli e alle ottime interpretazioni degli attori.
Francesco Bruni, soggettista e sceneggiatore
Oltre al soggetto di Andrea Camilleri e Francesco Bruni. Insieme al maestro Camilleri, alla cui memoria è molto legato, Bruni ha firmato anche la scrittura della trilogia C’era una volta Vigata.
Ma soprattutto, con Salvatore De Mola, Chiara Laudani e Leonardo Marini, tutti gli episodi del Montalbano classico, dal 1999 a oggi. La sua conoscenza dei luoghi, delle vicende e dei personaggi ha permesso una piacevole armonia con la serie precedente. E la sapienza nella scrittura filmica (anche qui, Bruni è autore della sceneggiatura) ha aggiunto a questa seconda serie, che seconda non è, un’autonomia tutta sua.
Continuità e indipendenza rispetto al commissario di Zingaretti
Salvo, un Montalbano giovane del tutto credibile, non è irrigidito in una logica che lo faccia somigliare per forza al personaggio più adulto. Perché la penna di Bruni e Camilleri, e la regia di Tavarelli, sembrano voler stabilire l’origine dei suoi comportamenti, senza impermalosirsi sulle cause. E così l’affinità, quando si esprime, ha un che di confortante.
Ogni volta che succede proviamo tenerezza per il ragazzo e l’uomo maturo, uniti da una coerenza tutta loro. Anche nella vita il legame tra passato e presente è di per sé consolatorio e ce lo diceva Leopardi, uno che se ne intendeva, non poco.
Il rapporto con il padre: “Mi fa ancora pena quel picciutteddu che ero”
Il rapporto con il padre invece, quello sì, potrebbe spiegare le sue scelte esistenziali più importanti. Già orfano della madre, Salvo è stato anche abbandonato dal padre, che ora non può e non vuole perdonare, nonostante il suo avvicinamento, vissuto come egoistico e tardivo. “Lui non aveva pena di me. Ma io ho ancora pena per il picciutteddu che ero”, dice a Livia, l’unica a cui affida il suo segreto.
Gli approcci padre-figlio sono faticosi, dolorosi, e anche quando un po’ si distendono, il vuoto rimane. Non per semplificare, ma il suo mancato matrimonio e la mancata paternità potrebbero nascere da qui. Sarai un buon padre perché saprai essere tutto ciò che ti è mancato, gli dice Livia, ma noi sappiamo che non andrà così.
Però il vincolo causa effetto non ci convince appieno e forse non pirsuade neppure gli autori, che per la serie ventennale costruiscono un rapporto padre-figlio di distanza, sì, ma non di rancori così forti. Forse aveva ragione Pasolini quando diceva, nelle Lettere Luterane, che non esistono figli innocenti.
Salvo, trentino, non riesce a perdonare il proprio genitore, a prendersi cura lui, almeno per la sua parte, del picciutteddu che è stato. Il quarantenne Montalbano, invece, potrebbe aver vissuto questo passaggio, negli anni che non ci vengono raccontati. Ricordiamo la scena in cui Zingaretti solo, sulla spiaggia, piange per la morte del padre. Giusto dolore per la perdita o rimpianti per una separazione troppo prolungata? Chissà!
Per certo, questa relazione non del tutto risolta si tradurrà nella ricerca di padri sostitutivi, come Carmine Fazio(Andrea Tidona), che dovrà andarsene proprio quando Salvo affronta i problemi con suo padre. O come i pochi superiore illuminati. Purtroppo, il più delle volte incontrerà degli inetti, che lo renderanno sempre più insofferente alle regole. Chistu tuttu cretino è, dice già nel primo episodio a proposito del superiore a Mascalippa. Quanto è liberatorio il gesto di Zingaretti che sbatte la porta di fronte all’ottusità dell’ennesimo questore cretino! Davanti alle camurrìe più intollerabili delle sue giornate!
Gli affetti del giovane Montalbano, gli stessi del Montalbano più adulto
Il commissariato diventa così la sua famiglia sostitutiva, nelle figure che già si delineano entro il terzo episodio. Paternò, Gallo, Catarella, Fazio, Augello. Presto conosce anche la fedelissima Adelina, che lo vizia con le sue ricette, oltre a curare la bellissima casa di Marinella, scoperta già nella seconda puntata. E poi c’è lei, Livia, la donna di tutta la sua vita, interpretata da Sara Felbernbaum, decisamente tra tutte, la più brillante.
Michele Riondino e Sara Felderbaum: Salvo e Livia
Gianluca Tavarelli è riuscito a valorizzare tantissimo un’attrice vista sullo schermo in altri ruoli, molto meno significativi. A saper armonizzare nello stesso personaggio dolcezza e carattere, calma e vivacità. Livia riesce a prendere in giro amabilmente il suo fidanzato. Che, diciamolo, non è che brilli sempre per senso dell’umorismo. Ha bisogno di tempo per capire le battute di Livia, poi le afferra e inizia la risata finta simile a quella di Zingaretti, che sul suo viso è ancora più simpatica, più coinvolgente.
Come le altre Livia che seguiranno, il suo essere così chiara rievoca la madre di cui Salvo ricorda solo i capelli. Ma subisce la seduzione anche di tante donne brune, a cui spesso sarà difficile resistere. “Le donne della Sicilia. Con quegli sguardi antichi, profondi, sempre un po’ tristi e pieni di dolore, che abbiamo cercato di riportare sullo schermo così come Camilleri ce li descriveva nelle sue pagine” (Gianluca Tavarelli).
A volte sono un po’ troppo procaci, maliziose, a suggerire chissà quali delizie. Ma Montalbano, fin da giovane, ha un grande rispetto per tutte le figure femminili. A cominciare da Viola (Valentina D’Agostino). Analfabeta, trattata male da tutti, e più dalla madre, avrà proprio dal commissario grande considerazione , complicità e interesse sincero per il suo futuro.
Una sensibilità, quella del nostro protagonista, che non trascura gli uomini, persone ancora più ferite e più fragili. Che lo porta quasi sempre a casa dei sospettati, per vederli da vicino, studiarli nella loro realtà. Incensurato non significa niente, dice a Giuseppe Fazio (Beniamino Marcone), perché vuole avvicinarsi agli altri senza giudizi, né pregiudizi.
Bello poi il sodalizio con la svedese Ingrid (Isabell Sollman), amica intima del Montalbano classico, amica senza mai consumare, come dice il vice Mimì Augello.
Mimì Augello, u fimminaru: “Chistu na cosa sola pensa”
Tra i personaggi, l’ingresso più divertente, e divertito, è quello di Mimì Augello (Alessio Vassallo – La concessione del telefono), il vice di Montalbano, che compare nel terzo episodio, come Livia. Lo vediamo al bar, nell’incipit della puntata, con il baffetto malandrino e la sfrontatezza dello sguardo rivolto alle belle donne che passano di lì. Tante, troppe, da far pensare alla proiezione di un suo desiderio sempre inappagato. La bocca piegata di lato, quasi una citazione del tic di Mastroianni in Divorzio all’italiana. Postura ed espressione invece rievocano il Don Giovanni in Sicilia di Vitaliano Brancati, guarda caso nato negli stessi luoghi della serie.
Un gallismo, quello di Mimì, che ci auguriamo non esista più, ma la Sicilia di Camilleri è un’isola a tratti naive, scanzonata. “Sugnu fimminaro e mi ni vantu”, si pavoneggia Mimì. Oppure, passa dal dialetto all’italiano, come per un discorso che si fa improvvisamente solenne, ma solo per sfottere: “Hai concluso poi con la genovese?”. Continua a pretendere su Livia il diritto di averla scoperta per primo, come fosse una preda, non una donna, non la donna del suo amico.
Non può vantare nemmeno la stessa mente investigativa acuta, lo stesso intuito di Montalbano. C’insirtai (ho indovinato) sottolinea compiaciuto le rare volte che ci azzecca. La sua superficialità fa a pugni con lo spessore di Salvo. Che gli chiede in maniera ricorrente: Chi fa babbii?, tanto esagera nel suo narcisismo. Le prese in giro verso Mimì sanno essere feroci. I due si azzuffano a parole, ma poi si vogliono bene, per il loro essere così, l’uno complementare all’altro. Mimì si concede quella leggerezza che Salvo non conosce, che ha smesso di cercare, forse già da quando era un picciotteddu.
Nella prima stagione, assistiamo ai loro contrasti, alle giuste resistenze di Salvo nell’accettare il suo vice così farfallone, ai tentativi goffi di Mimì di rendersi simpatico per farsi benvolere.
Michele Riondino, un perfetto giovane Montalbano
E poi c’è lui, Michele Riondino. Un perfetto giovane Montalbano. Con quella faccia un po’ così, di una bellezza, come dire, familiare, per niente vistosa, discreta. Spesso una parte del suo viso è in ombra, a sottolineare la conflittualità delle scelte di un personaggio complesso. Del quale Riondino sa interpretare curiosità e rispetto verso gli altri, insieme al bisogno di riservatezza. Frequenti invece le inquadrature a figura intera, a farci notare le sue gambe non proprio diritte, molto simili a quelle di Zingaretti (hanno pensato davvero a tutto, gli autori).
E come sa urlare al lavoro (na telenovela addivintau stu commissariato!), mentre il suo personaggio impara l’ autorevolezza, mantenendo con tutti un sano affiatamento. Bravo, poi, nell’ appropriarsi di una lingua (il vigatese di Camilleri) che sembra appartenergli da sempre. E divertirlo, quando insiste un po’ di più sugli accenti.
Le scene più spassose però sono quelle insieme ad Alessio Vassallo: “T’ambientasti subito, ah? Tipo socievole sono!”. Nell’episodio trasmesso il 17 luglio, La stanza n. 2, Mimì è offesissimo perché Salvo ha preferito a lui Carmine Fazio come testimone di nozze e si vendica facendogli trovare sulla scrivania una montagna di scartoffie arretrate. “Chistu mi fa moriri” si lamenta Salvo. Ma poi la pace è fatta, come sempre, tra le effusioni dell’uno e il ritrarsi dell’altro. Aver calcato così la mano sul personaggio di Mimì (bravissimo Alessio Vassallo!), rispetto a quello interpretato da Cesare Bocci, ha reso la figura di Salvo ancora più paziente.
La seconda stagione
Afferma Gianluca Tavarelli che tutto nella seconda stagione è più maturo. I personaggi sono già conosciuti e si possono approfondire le dinamiche delle loro relazioni: come i problemi dell’amore a distanza con Livia, per esempio. Mai come ora Salvo arriva così vicino al matrimonio o al suo trasferimento a Genova. Ma prima i tentennamenti di lei, poi la strage di Capaci bloccheranno la formalizzazione del loro legame, che, sappiamo, non avverrà più.
Fazio, che ha sostituito il padre, con cui condivide la preziosa pignoleria, si innamora, vive i suoi sconvolgimenti sentimentali. E diventa con i suoi immancabili pizzini un collaboratore irrinunciabile.
L’amicizia con Mimì si approfondisce. La sua recita da sciupafemmine si fa ironia, autoironia, fino a trovare un posto sicuro nel cuore di Montalbano.
Che ora è più solido, nel lavoro e negli affetti. Sempre pieno di dubbi, ragionevoli, e non pieno di sé come i suoi superiori.
I luoghi immersi in un’atmosfera ancora più magica
È una Sicilia sospesa quella che ci viene raccontata. I luoghi, incantevoli, testimoniano una ricerca, se possibile, ancora più accurata di quella oramai storica del Montalbano di Sironi. Centocinquanta ambienti diversi in quella parte della Sicilia sud orientale, del tutto trascurata prima del commissario di Camilleri ed ora piena di turisti.
Location che riflettono una luce calda, intensa, soprattutto tra le vie e nei panorami di Scicli definita già da Vittorini “la più bella città del mondo”. Il lungomare di Donnalucata (Marinella). La pietra chiara di Sampieri, delle case e del selciato, che fa da sfondo alle chiacchiere tra Montalbano e Fazio. Le scalinate di Modica, gli scorci di Ragusa Ibla, il porticciolo di Marzamemi. I muretti a secco, le campagne, le masserie. Una magia che fa pensare a Leonardo Sciascia quando scriveva: “Sai che cos’è la nostra vita, la tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando”.
L’amore per il cibo. Adelina, chi mi facisti, a pasta ‘ncasciata?
I luoghi non sarebbero gli stessi se non fossero associati all’amore per il cibo. Soprattutto per quello preparato da Calogero. Come Maigret, Montalbano diventa amico del ristoratore di fiducia e mangia pensando alle sue indagini. Addirittura sappiamo che per lui i pasti vanno consumati in silenzio, ogni volta una celebrazione.
È un buongustaio come Beppe Carvalho (il cui autore, Manuel Vazquez Montalban, ha ispirato il nome del nostro eroe). Ma qui siamo in Sicilia e il nostro, di commissario, può apprezzare anche il cibo di Adelina, dagli arancini alla pasta ‘ncasciata.
Che triste l’inappetenza dei commissari del nord che ora vanno tanto di moda! Avevamo già osservato che Wallander si nutre malamente nonostante il diabete, e che i poliziotti ne I delitti di Walhalla non li si vede mai consumare neppure uno snack! E certo non brilla per golosità il simpaticissimo Adamsberg di Fred Vargas che si accontenta di una baguette sbocconcellata camminando, o su una panchina di Parigi.
L’amore per il mare
E poi, che Montalbano sarebbe se non ci fosse fin da giovane l’amore irresistibile per il mare, elemento autobiografico di Camilleri. Che ha raccontato più volte di una notte passata da bambino in un paese lontano dal mare e di non essere riuscito ad addormentarsi perché non ne sentiva il rumore.
il mare dalla terrazza di Marinella
Si ripete qui la stessa confidenza di Zingaretti con l’acqua: il bagno, non solo d’estate, a stemperare le angosce che la soluzione di ogni caso non può lenire. Tanto forte e profondo è l’incontro con il male, con la cattiveria degli uomini e le loro debolezze.
I paesaggi marini sanno però creare l’apertura dell’anima necessaria al carattere di Salvo e consolatoria anche per noi. Alla luce dorata che si riflette sul barocco dei luoghi, alle canzoni struggenti e alla voce di Olivia Sellerio, si aggiungono i colori del mare. Sembra quasi impossibile che le ammazzatine avvengano proprio qui.
La lingua di Camilleri: una nota appena
Le nostre riflessioni su Il giovane Montalbano non si soffermano sulla lingua di Camilleri, perché tanto è stato detto da studiosi più autorevoli di noi, come Salvatore Silvano Nigro, che ha curato tutti i risvolti di copertina dei suoi romanzi. Sottolineiamo soltanto che esce in questi giorni in libreria, con il titolo Riccardino, il romanzo postumo del Maestro che gli è costata una lunga e attenta revisione. Trama e soggetto sono gli stessi della prima stesura del 2005. L’ultima, affidata alla sua amica Elvira Sellerio nel 2016, è stata oggetto di un lungo lavoro, concentrato solo ed esclusivamente sul lessico. Insieme al libro, stanno uscendo anche informazioni sui contenuti. Per fortuna, Camilleri ci ha per tempo rassicurati promettendoci che Montalbano non morirà. E noi ne siamo contenti.
Ma, l’autonomia, dove sta?
Si è iniziato parlando dell’ indipendenza di questa serie rispetto a quella con Zingaretti, ma ci si è inevitabilmente soffermati di più sulle somiglianze. Beh, chi non è assuefatto dai vent’anni dei film di Sironi (non saranno in tanti), può apprezzare Il giovane Montalbano come un prodotto ugualmente affascinante. Merito della regia di Tavarelli, di cui aspettiamo il prossimo lavoro per la Rai, Io ti cercherò, con Maya Sansa e Alessandro Gassman, previsto per l’inverno prossimo.
Siamo in attesa, per l’autunno, anche del film di Francesco Bruni, Cosa sarà, che avrebbe dovuto uscire in primavera.
UNA CO-PRODUZIONERAI FICTION PALOMAR
PRODOTTO DA CARLO DEGLI ESPOSTI e NORA BARBIERI con MAX GUSBERTI
Il giovane Montalbano
Anno: 2012
Durata: 12 episodi di 100 minuti
Genere: fiction
Nazionalita: Italia
Regia: Gianluca Tavarelli
Margherita Fratantonio
 
 

La Repubblica, 1.8.2020
Senza un eroe la replica non funziona

[...]
Perché allora Montalbano rastrella ascolti elevati anche in replica, non importa se d'estate o in pieno inverno? Abbiamo posto la questione ad alcune signore, le vere regine delle dinamiche dell'audience, comprendendo che Montalbano viene inseguito perché è lui e non per quanto compie.
[...]
(Dati Studio Frasi) ondasuonda@repubblica.it
 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 1.8.2020
Donatella Finocchiaro legge Camilleri, il freak Corsi a Monfortinjazz
Apppuntamenti del 1 agosto 2020

[...]
LA MERAVIGLIA DELLA REGGIA
Reggia di Venaria
Dalle 18
[...]
Alle 20.30 sul Gran Parterre con il reading “Il commissario Collura va in crociera. Storie note (e meno note) di Andrea Camilleri” con Donatella Finocchiaro e incursioni musicali Andrea Gattico. Nella prolifica produzione letteraria di Camilleri, brillano alcune perle meno note: tra queste, una piccola serie di racconti dedicata al Commissario Vincenzo Collura, collega non meno affascinante, anche assai meno popolare, del celebre commissario di Vigata.
[...]
Gabriella Crema
 
 

Actualitté, 1.8.2020
Dix nouvelles d'Andrea Camilleri gratuites : Bienvenue à Vigatà
Traduit en France sous le titre La reine de Poméranie et autres histoires de Vigata par Dominique Vittoz, les nouvelles d’Andrea Camilleri seront offertes gratuitement aux lecteurs. Mais pour cela, il conviendra de remplir deux conditions : lire l’italien et acheter La Repubblica. En effet, le quotidien proposera les 10 nouvelles sous la forme de petits livres durant tout le mois d’août.

Pour célébrer le décès de l’écrivain et le premier anniversaire de sa mort, survenue le 17 juillet 2019, La Repubblica offre à ses lecteurs 10 textes pour découvrir les paroles immortelles de l’écrivain sicilien.
Le Storie de Vigatà seront disponibles en kiosque, gratuitement, avec l’édition du samedi et du dimanche, jusqu’au 30 août.
Foin de Montalbano cette fois, le narrateur nous donne cependant rendez-vous au coeur de la cité imaginaire de Vigatà, chère au coeur des lecteurs. Des textes où l’on retrouve toute la verve, la légèreté et l’ironie dont le Maestro faisait preuve.
Chaque week-end, donc, deux histoires à retrouver, et collectionner pour plonger dans ce lieu qui, comme le disait Camilleri, n’existe pas, ne correspond à rien, et correspond donc à tout. Cette cité, née dans les limites de la cour de son école, contient également toutes les histoires des villes voisines, allant puiser dans la mémoire et l’imaginaire.
Elle fait également écho à Porto Empedocle, où naquit Camilleri en septembre 1925...
Vigata, espiègle et universelle
Que se passe-t-il, dans la bourgade sicilienne de Vigata, quand deux marchands de glace aussi imaginatifs qu'obstinés sont rivaux en amour et en affaires ? Ou qu'en plein fascisme un brave maraîcher hérite d'un âne particulièrement têtu baptisé Mussolini ? Ou que, la démocratie revenue, les Vigatais s'adonnent au petit jeu risque de la lettre anonyme ?
Le bal de la roublardise est ouvert. L'ingénuité s'y invite. Et le gagnant est rarement celui qu'on croit.
Le charme des huit nouvelles qui composent ce recueil réside dans la description d'une société a taille humaine ou vices et vertus finissent toujours par prêter a sourire. Dans l'atmosphère tantôt bon enfant, tantôt féroce d'un microcosme savoureux, la vision de l'homme que Camilleri nous livre n'est jamais pessimiste, même si sa plume épingle volontiers les abus des plus puissants.
Publiées en février 2015 chez Fayard, ces nouvelles se déroulent dans les années 30 d’une Vigatà plus ensorcelante que jamais.
Nicolas Gary
 
 

2.8.2020
Gli Arancini e le Granite di Montalbano: una domenica alla Kolymbethra in ricordo di Andrea Camilleri

Giardino della Kolymbethra - Agrigento
2 agosto 2020
Dalle 10.00 alle 18.00 e dalle 18.30 alle 24.00
Prima domenica del mese: 4 euro (intero), 2 euro (ridotto ragazzi dai 5 ai 17 anni), gratuito per iscritti FAI. Biglietti d'ingresso al giardino: 6 euro (intero), 4 euro (ridotto ragazzi dai 6 ai 17 anni), 3 euro (iscritti FAI)
Per informazioni telefonare al numero 335 1229042
 
 

il Giornale, 2.8.2020
"Riccardino" domina incontrastato

Come era prevedibile continua il dominio in classifica, seppur postumo, di Andrea Camilleri.
Riccardino (Sellerio), l'ultima avventura del commissario Montalbano, continua a macinare un numero di copie spaventoso, ovvero 45mila. Finalmente abbiamo un vero bestseller estivo che ricorda annate con volumi di vendita molto più alti di quelli attuali. Tanto più che Riccardino si fa in due, esiste anche l'edizione speciale - Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005. Ediz. speciale (sempre Sellerio) - che occupa il terzo posto con un totale di 11mila e duecentosettanta copie. Quindi i due Riccardini sommati fanno la bellezza di più di 56mila copie in una settimana. Nemmeno le Sfumature di grigio...
Si porta molto bene, riconquistando la seconda piazza, Sandro Veronesi per cui l'effetto della vittoria al Premio Strega continua ad essere benefica. Il colibrì (La nave di Teseo) raggiunge le 11mila e seicentoquarantuno copie. Se non ci fosse un caso unico come il Camilleri definitivo su Montalbano sarebbero numeri da primo in classifica. Quindi quest'anno lo Strega si dimostra un ottimo viatico estivo.
[...]
Matteo Sacchi
 
 

Stars Actu, 2.8.2020
« Commissaire Montalbano » du 2 août 2020 : vos deux épisodes ce soir sur France 3

« Commissaire Montalbano » du 2 août 2020. Il résout les enquêtes comme personne. Le « Commissaire Montalbano » est de retour ce soir sur France 3. Rendez-vous ce soir dès 21h05 pour deux épisodes dont un inédit « Un journal de 1943 ». Vous ne pourrez pas y être ? Rassurez-vous cet épisode sera ensuite disponible replay (streaming vidéo) sur France.TV et ce durant 7 jours.
« Commissaire Montalbano » du 2 Août 2020 : vos épisodes de ce soir
Saison 13, épisode 2 : Un journal de 1943 (inédit)
avec : Luca Zingaretti, Cesare Boci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Marco Basile, Fabrizio Romano, Giulio Brogi, Nellina Lagana
Montalbano enquête sur le meurtre d’un homme âgé et la découverte d’un journal intime datant de 1943. Il pense que les deux affaires sont peut-être connectées. Les faux indices abondent et brouillent les pistes…
Saison 12, épisode 1 : Jusqu’à la folie (rediffusion)
avec : Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Sebastiano Lo Monaco, Angelo Russo, Roberto Nobile, Giovanni Guardiano, Desirèe Noferini
Un magasin d’antiquités est ravagé par un incendie criminel. Et ce n’est pas tout : Marcello Di Carlo, le propriétaire du magasin, a disparu sans laisser de trace. Montalbano mène l’enquête. Au même moment, d’étranges événements se produisent dans la région. Fazio, du commissariat de Vigata, raconte les faits à Montalbano : un ravisseur aborde des jeunes filles par surprise, leur fait perdre connaissance avec du chloroforme, les kidnappe quelques heures, puis les relâche. Son mobile reste incompréhensible aux enquêteurs. Aucune violence ni vol ne sont à déplorer. Contre toute attente, Montalbano découvre un lien entre les deux affaires, en apparence si différentes…
Alors qu’il rencontre toujours un beau succès d’audience en France , le « Commissaire Montalbano » va t-il réitérer l’exploit ce soir et battre les deux films de cinéma proposés par TF1 et France 2 ? La lutte s’annonce acharnée…
Christophe M.
 
 

doppiozero, 3.8.2020
Cronache di una fine annunciata

La storia è nota? Forse. Ma ricordiamola comunque – tenendo conto che anche la notorietà e il possibile oblio ne fanno parte. Alla fine del 2004, celebrati e ricelebrati i successi mediatici della saga del commissario Montalbano, appena compiuti gli ottant’anni Andrea Camilleri decide di scrivere un ennesimo romanzo dove la sua creatura, secondo molti critici assai invecchiata, esce definitivamente di scena. Detto fatto. Il libro, provvisoriamente intitolato Riccardino, è consegnato ai primi dell’anno successivo alla casa editrice Sellerio, dove viene secretato, con il mandato di pubblicarlo soltanto dopo la scomparsa dello stesso Camilleri. Lo scrittore, riaffermando in pieno la sua volontà autoriale, decide di far morire il suo eroe insieme con lui. Con una posa alquanto teatrale (da “tragediaturi”, direbbero entrambi), personaggio e autore spariranno nell’identico momento, condividendo lo stesso curioso, enfatico destino. I media gongolano, il pubblico applaude, gli studiosi fremono. E Riccardino diviene leggendario senza che nessuno lo abbia letto, mentre qualcheduno maliziosamente sussurra che, forse, questo libro è pura fantasia fatta circolare a esclusivi fini di marketing.
Camilleri, bontà sua, campa ancora tantissimo: altri 14 anni. Durante i quali scrive e pubblica diverse altre storie della saga montalbanesca (che puntualmente vengono rilanciate dal piccolo schermo televisivo) dove il commissario è più vivo e vegeto che mai. E riprende in mano Riccardino, riadattandolo agli sviluppi dell’altra sua straordinaria creatura, il vigatese, invenzione linguistica che più si ripiega esotericamente su se stessa, più viene essotericamente compresa dai lettori d’ogni parte d’Italia, nonché facilmente tradotta in decine d’altre lingue. Così, nel 2016 il papà di Montalbano passa all’editore Sellerio una vera e propria variante del libro, dove la trama è sostanzialmente la stessa ma lo stile para-dialettale è parecchio più marcato.
A un anno esatto dalla dipartita di Camilleri esce adesso il famigerato romanzo, col titolo divenuto intanto definitivo, in una duplice proposta editoriale. Nella consueta collezione “La memoria” (pp. 292, € 15) viene presentata la versione finale con una nota dell’editore e il risvolto firmato da Salvatore Silvano Nigro. Fuori collana (pp. 276 + 286, € 20) vengono pubblicate entrambe le versioni, del 2005 e del 2016, con la medesima nota dell’editore e una specifica postfazione di Nigro su “Le due redazioni del romanzo”. C’è di che per la deflagrazione di un vero e proprio caso letterario. Dove l’attenzione del lettore, più che sulla trama poliziesca in quanto tale, viene deviata su tutt’altro altro: sulla “fine” del commissario siciliano, sul rapporto pirandelliano fra autore e personaggio, sull’eventuale valore testamentario del libro.
Le ragioni per interessarsi a questa storia sono parecchie. La prima delle quali sta nel fatto che, come già in altri casi, Camilleri gioca di mise en abyme, inserendo tutto questo ambaradan come contenuto non casuale della storia che racconta. Così Riccardino parla innanzitutto di se stesso, della particolare condizione narrativa del suo eroe, della curiosa condizione post-mediatica dello scrittore, del significato da attribuire al fatto che questo testo, pur essendo stato scritto quindici anni fa, si presenta come l’ultimo di una lunghissima catena narrativa. Il caso poliziesco – la misteriosa uccisione di un direttore di banca, fra intrighi di corna e malaffare politico-mafioso – appare come il semplice pretesto (la motivazione del procedimento, avrebbe detto Sklovskij) per far d’altro: una specie di disposizione ereditaria a metà strada fra la sfera narrativa e il mercato editoriale. Che lo storytelling abbia questa doppia anima, del resto, è arcinoto.
Sapevamo che il commissario Montalbano, già a pochi anni dalla sua nascita, non è stato un semplice personaggio letterario ma una figura transmediale che si è nutrita di molteplici linguaggi e svariati dispositivi comunicativi: la pagina scritta e lo schermo televisivo innanzitutto, ma poi anche la radio, il teatro, il fumetto, il videogioco, il discorso politico e, non ultimo, quella fama esplosiva che ne fa un testimonial enogastronomico e turistico in diverse province dell’Isola. In particolare, fra il Montalbano letterario e quello televisivo non c’è stata mai pace. Certo il secondo, assai più prestante e performante, ha amplificato la fama del primo.
Ma presto fra i due sono nati dissapori, divergenze di carattere, differenze generazionali, contrasti valoriali, a iniziare dal modo di trattare le “fimmine”, come l’eterna fidanzata Livia, “forestera” immensamente amata ma sempre più spesso dimenticata per facili amorazzi con le biondone di turno. Il commissario letterario è figura posata, meditabonda, umorale. Quello televisivo si lancia in avventure spericolate, gioca a guardie e ladri con armi alla mano, si atteggia a superuomo di massa. Il primo invecchia miseramente, con acciacchi d’ogni tipo. Il secondo, complice l’attore che lo incarna con maestria, resta sempre uguale: per lui il tempo non passa mai. Al punto che nel gioco delle repliche televisive si perde il filo della cronologia. Ogni puntata vale l’altra, senza alcuna successione temporale.
Ecco allora che nel romanzo appaiono, apertamente scontrandosi, entrambe le figure: il commissario di Vigàta protagonista della storia, eroe senza macchia né paura che resta succube delle angherie dei potenti, e il suo avatar apparso in televisione che, mietendo ben maggiori successi di pubblico, tende a surclassare il primo. “Stavo pensando al tuo alter ego televisivo – gli dice a un certo punto Livia per telefono –, che è più giovane di te, ed è rimasto fedele a se stesso”. Osservazione che a Salvo fa assai male: “’Na cutiddrata ‘n mezzo al petto sarebbi stata meno dulurosa”. A gestire la relazione fra i due Montalbani entra in gioco, com’era prevedibile, una terza figura, quella dell’autore, che telefona insistentemente alla sua creatura letteraria sottoponendogli scelte narrative e decisioni circa i valori in gioco nella vicenda. Lo stereotipo del personaggio in cerca d’autore viene così rovesciato: laddove in Pirandello erano i personaggi a chiedere conto e ragione della loro esistenza al proprio autore, qui è l’autore (anzi l’Autore, scrive di sé Camilleri) a “assicutari”, cioè a inseguire, la sua creatura, la quale fa di tutto per sfuggirgli.
All’inizio di tutto – leggiamo a pagina 21 – il commissario di Vigàta raccontava delle sue investigazioni a “’n’autori locali”; e questi, “usanno ‘na lingua ‘’nvintata e travaglianno di fantasia”, le trasformava in romanzi di successo che, a un certo punto, erano finiti in tv con numeri molto maggiori. Cosa che per il commissario di provincia costituisce “’no scassamento di cabasisi ‘nsupportabili”. A pagina 133 l’Autore, al telefono col personaggio, ribalta però la situazione: “Salvo, la facenna sta completamenti a riversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informari me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua”. Gioco delle parti che si protrarrà per tutto il corso del libro, fino a quando bisognerà decidere come risolvere il caso poliziesco (questioni d’onore? malaffare mafioso? pressioni politiche? ingerenza della Chiesa?) e, soprattutto, come raccontare la fine di Montalbano. Ed è proprio a causa di questi screzi, diciamo così, creativi che il commissario uscirà di scena.
Più che di un tipico metaromanzo letterario alla Sterne, occorre dunque in questo caso parlare di un metadiscorso sociale. Siamo di fronte a un romanzo entro cui si riracconta il complesso contesto transmediale dove si agita, non tanto il Montalbano come personaggio, quanto il Montalbano al quadrato: figura al tempo stesso letteraria e televisiva (eccetera) che, vivendo di vita propria, pianta grane ed esige rispetto da parte di un autore che, per quel che gli compete, prova a rivendicare un’autorialità che il corso delle cose – quella che è stata appunto chiamata la condizione post-mediale – sta progressivamente sgretolando.
Rovesciando la prospettiva, ciò significa che Camilleri si rivolge idealmente a un lettore che egli ipotizza essere straordinariamente competente. Il suo lettore modello, come lo avrebbe definito Eco, non soltanto se ne intende di investigazioni più o meno noir, mirando a scoprire in anticipo la soluzione del caso – cosa abbastanza normale nel genere poliziesco. In più, si tratta di un lettore che conosce assai bene l’intero mondo montalbanesco, ossia le vicende editoriali, televisive, mediatiche entro cui vive (o forse, meglio, sopravvive) il commissario Montalbano, seguendo perfettamente (divertendosene da matti) le schermaglie che Camilleri inserisce nel romanzo. Ivi compresa la storia di quest’ultimo romanzo scritto quindici anni fa, tenuto a lungo secretato e così via. La doppia versione editoriale ne è la conferma: il lettore modello di Camilleri – le classifiche sembrano confermarlo – è addirittura una specie di filologo interessato alle varianti di lingua, alle trasformazioni stilistiche.
Così, il calcolato effetto sorpresa, alimentato nel corso del tempo, diventa materia di racconto, intensificando le agnizioni del lettore e, soprattutto, moltiplicando le vendite. Il lettore sa bene di trovarsi di fronte a un momento topico della sua esperienza di ricezione, che non è soltanto letteraria ma più in generale mediatica, poiché sa altrettanto bene che con questo Riccardino la lunghissima serie del commissario di Vigàta avrà termine. Qui non si tratta di trovare una buona soluzione a un singolo caso poliziesco, ma di raccontare la conclusione di tutta la saga. Cosa assai difficile e – diciamolo senza spoilerare (ma su questa mitologia dello spoiler occorrerà tornare) – benissimo risolta sia dall’abilissimo narratore – e ottimo sceneggiatore – Camilleri sia dal suo simulacro testuale che sta dentro il romanzo. Il gioco fra essere e apparire verrà meno per sempre? Non è detto. A leggere l’ultima pagina c’è da immaginare di no. Camilleri è andato oltre se stesso: e in qualche modo la stagione della caccia si riaprirà.
Gianfranco Marrone
 
 

La Repubblica, 3.8.2020
Tutto su mia madre Elvira Sellerio

Dieci anni dopo, tutti insieme, a Marina di Ragusa, nel baglio fortissimamente voluto da Elvira.
«Mia madre aveva un grande intuito per i posti felici. E mentre tutt'intorno colava il cemento, lei piantava carrubeti dismessi, corbezzoli, piccoli arbusti che ci accompagnassero nel tempo.
Nell'arco di pochi anni trasformò la pietra in un'oasi verde». Il racconto di Olivia arriva potente, ricco di sonorità antiche: al lavoro in casa editrice – guidata da Antonio – affianca quello di cantautrice, cresciuta nell'originale colonna sonora della famiglia Sellerio, tra Mozart e Miriam Makeba, e voce musicale del Montalbano televisivo.
Ha appena raggiunto il fratello nella casa in collina, il luogo migliore per ricordare la madre nel decimo anniversario della scomparsa. «Le stanze sono ancora piene di lei e del suo odore, una particolare mescolanza di profumo, creme e libri».
È ancora forte la presenza.
«Mamma è qua, con noi. I suoi armadi sono ancora intatti, con i vestiti a fiori che indossava d'estate.
Sulle pareti resistono i ritratti molto amati delle signore dell'Ottocento, "tanto poi quando muoio ve ne libererete", e invece noi siamo rimasti come congelati. E poi ci piace stare nella sua biblioteca, tra gli scaffali di famiglia, dove Topolino convive con i classici della Medusa. Per lei non esisteva la distinzione tra alto e basso, ma tra buoni e cattivi libri».
Dieci anni possono essere lunghi o passare in un istante.
«Per noi sembra ieri. Una ferita ancora aperta. Siamo ancora governati dalla sua grazia e a ogni passo ci chiediamo: la mamma che farebbe? Non era un'indottrinatrice, ma insegnava naturalmente. E dalla sua vita, intensissima e faticosa, ci arrivano molte luci, soprattutto nella difficoltà».
Figlia di prefetto, rimase orfana di madre molto giovane, primogenita di sei figli.
«Erano borghesemente poveri, come dice mia zia. Avevano accesso agli studi e alla lettura, ma erano tanti fratelli, in tempo di guerra. E lei sviluppò sin da piccolissima la sua vocazione. Quando terminava la lettura d'un libro – era insaziabile – se ne preparava uno da sola, con la carta che avvolgeva la frutta e le figure ritagliate dai giornali. Andava in cucina, la stanza più calda, e incollava con acqua e farina».
Lei ha scritto su sua madre la frase più bella: «Aveva il sentimento dei libri e ne ha fatto una ragione».
«Era come una rabdomante, dotata del potere di intuizione, che è la capacità di sentire: riusciva a capire immediatamente il buono di un libro, la sua dignità, il motivo che rendeva necessario condividerlo con gli altri. Gli autori si sentivano presagiti».
Era riuscita a farsi strada in un ambiente maschile. Una volta mi raccontò che era "la signora del tè": interveniva nella discussione solo per domandare come lo gradissero. C'era anche molta ironia.
«Credo che fosse vero. Insieme al tè serviva delle ottime idee che allargavano l'orizzonte culturale della casa editrice. Anche la collana della Memoria deve molto al suo sguardo più aperto di quello di Sciascia: i primi titoli furono decisi da Leonardo, ma poi entrarono gli autori greci, i classici, il giallo contemporaneo. In fondo con le sue collane faceva come con la biblioteca di casa: un mosaico di tanti generi e filoni che avevano come un unico comun denominatore il suo gusto saldo».
Fu lei a incoraggiare la serialità nelle storie poliziesche italiane. Lo fece con Camilleri, con Lucarelli e con Carofiglio. Se fosse stato per gli autori, i Montalbano, i commissari De Luca e gli avvocati Guerrieri avrebbero avuto vita breve.
«Si innamorava dei personaggi e voleva saperne di più. Ancora prima degli autori, si rendeva conto che avevano ancora tanto da dire e molte vite da vivere. E sapeva essere molto carismatica con gli scrittori».
Suo padre Enzo Sellerio, celebre fotografo, era irritato dalla crescita professionale della moglie.
«No, non irritato ma sgomento, come possono esserlo gli uomini davanti a una ragazza giovane e bellissima che s'impadronisca con naturalezza del mestiere. In realtà mio padre la stimava molto.
Mamma aveva un carattere meravigliosamente iroso, ma trovava sempre la soluzione».
Nonostante la separazione sentimentale, lui le chiese di non divorziare.
«Se mai un giorno te lo dovessi chiedere, le disse, ricordati che non devi mai concedermelo. La mamma era la sua àncora».
È morto solo un anno e mezzo dopo la moglie.
«Stava bene e non ce l'aspettavamo. È difficile interpretare questi accadimenti, ma quello che mi sento di dire è che tra loro c'era un legame indissolubile che non vollero mai sciogliere».
L'ha mai vista soffrire per amore di suo padre?
«Io sono nata quando il matrimonio stava finendo e sicuramente il dolore c'è stato. Ma trovò la forza di reagire nel suo lavoro, senza chiudersi nel risentimento».
Anche in casa editrice dovette affrontare varie difficoltà, soprattutto economiche.
«Era avventurosa. Quando versava in cattive acque, giocava in attacco, muovendo alla conquista di nuovi titoli e nuovi autori. Il fatto di essere una donna non l'aiutava. Ricordo che alcuni direttori di banca si rifiutavano di rispondere alle sue chiamate e lei allora faceva chiamare dal portiere».
Da dove nasceva l'indomito amore per i figli?
«Era una madre secondo natura, molto amorevole e molto apprensiva. Qualunque cosa facesse, noi eravamo la sua priorità».
Coraggiosa nel lavoro e ansiosa nella vita famigliare.
«Ha creato con me ed Antonio un cordone incredibile, viscerale, mai interrotto. Durante i miei viaggi l'ho sempre chiamata mille volte: non per temperare la sua ansia, ma per il piacere di raccontarle. Antonio mi rimproverava: ma così la "diseduchi", l'abitui male. Fino all'ultimo giorno ci ha tenuto vicini a lei, sempre con quella sua grazia intelligente e affettuosa. "Fai pensieri lieti": è stato il suo saluto, anche nella malattia».
Fece un passo indietro anche in casa editrice. Negli ultimi anni viveva ritirata, anche per abituarvi alla sua assenza.
«Una frase m'è rimasta dentro. Una volta mio figlio piccolissimo rischiò di soffocare con una spina di pesce: lì per lì restai lucida, ma poi andai a piangere nella camera di mamma. Mi abbracciò: amore mio, ma tu non puoi far così. I figli si crescono, gli si insegna a essere autonomi e poi li si lascia liberi di andare nel mondo».
Anche la musica vi ha unito. Lei Olivia ha interpretato sedici brani che in qualche modo la rappresentano.
«Sì, mia madre aveva una quantità di piccole gioie e alcuni piaceri maggiori tra cui le canzoni. Canzonette da vasca, musiche scanzonate, brani di vario genere. Ricordare la sua euforia gioiosa mentre le ascoltava mi mette il buonumore».
Era una donna allegra.
«Sì, anche nella tragedia. Non la ricordo mai annoiata o in contemplazione del nulla. Se non leggeva, si metteva a cucinare o dipingeva gli orribili condizionatori dell'aria o incollava in un album biglietti, ricette, cose diversissime».
Era una donna molto bella.
«Era stata bellissima da ragazza – magra, gli occhi orientali, la pelle ambrata, i capelli dorati – ma stava bene nel tempo: aderiva naturalmente a ogni età, dichiarandola la più bella. Era in pace con se stessa, fondamentalmente libera. Conosceva il potere della bellezza. Esserlo stata le aveva dato sicurezza».
Le viene ancora l'impulso di telefonarle?
«Mi manca la telefonata della mezzanotte, che ci scambiavamo ovunque fossimo. Il mio fonico mi ha rivelato da poco che quando devo improvvisare delle frasi musicali faccio sempre le stesse note. Sono i suoni del telefono di mamma».
Oggi sarebbe orgogliosa di voi.
«Antonio è stato bravissimo: si è mosso sul suo tracciato, mettendoci anche del suo. Per quel che mi riguarda, so quando non sarebbe contenta. E cerco di non scontentarla troppo».
Simonetta Fiori
 
 

Bif&st, 3.8.2020
Il programma del Bif&st 2020

L’undicesima edizione del Bif&st-Bari International Film Festival – posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il riconoscimento e il patrocinio della Direzione generale cinema e audiovisivo del Mibact, promosso dalla Regione Puglia con la collaborazione del Comune di Bari, prodotto dalla Fondazione Apulia Film Commission – si svolgerà dal 22 al 30 agosto 2020 nel Teatro Piccinni, nell’arena allestita in Piazza Prefettura, nell’arena allestita nella Corte del Castello Svevo, in una sala del Multicinema Galleria e nel Teatro Margherita.
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Il programma dell’Arena del Castello Svevo si completerà con la presentazione fuori concorso di:
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30 agosto, h. 22.00 – Remembering Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti
UGO E ANDREA di Rocco Mortelliti con Andrea Camilleri, Ugo Gregoretti. Italia 2005, 60’ v.it.
Scherzi, battute, ricordi, note biografiche e autobiografiche, pensieri profondi narrati con divertito distacco, molta ironia e consapevole condivisione: sono gli ingredienti di questo affettuoso dialogo a due voci e in “falso movimento” – filmato dalle loro rispettive figlie, Andreina e Orsetta – fra un gigante della narrativa, Andrea Camilleri, e un titano della rivoluzione del linguaggio televisivo e audiovisivo, Ugo Gregoretti.
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Balarm, 3.8.2020
Porto Empedocle omaggia Andrea Camilleri: per le strade arrivano le "Panchine Libro"
La città che gli ha dato i natali ha dato il via libera per la realizzazione di installazioni artistiche che onorano lo scrittore siciliano a un anno dalla sua scomparsa

A un anno dalla scomparsa del maestro Andrea Camilleri - l'ultimo grande scrittore siciliano che con i suoi libri ha esportato la Sicilia nel mondo - il Comune di Porto Empedocle (che gli ha dato i natali) ha dato il benestare per la realizzazione di installazioni artistiche che onorano e promuovono lo scrittore.
L'operazione consiste nella realizzazione di sei panchine libro ed è volta ad «incentivare un turismo interessato non solo alle tradizioni folkloristiche del paese e alla sua ricchezza creativa, ma anche ad itinerari letterari per riscoprire genti, luoghi e paesaggi raccontati dallo scrittore Andrea Camilleri proprio nella sua città natale».
Il progetto guida "Panchine Libro" è frutto di una donazione di parte degli emolumenti dei portavoce di politici siciliani che hanno voluto investire nell'ottica di «incrementare ed integrare le bellezze rispettando l’ambiente e seguendo un approccio integrato basato sulla pertinenza, la qualità dei materiali e le risorse utilizzate per una perfetta eco-struttura urbanistica».
Se è vero, come crediamo, che la cultura e con essa l'arte in generale, contribuiscano sempre alla crescita della collettività la figura di Andrea Camilleri, che ha dimostrato di avere un seguito di pubblico assolutamente trasversale arrivando anche e soprattutto ai giovani, pur da lontano, metaforicamente, continua a lasciare traccia di un patrimonio umano e culturale che difficilmente troverà un esempio di pari portata.
Rosa Guttilla
 
 

Il Messaggero - Umbria, 6.8.2020
A Castel Viscardo installata al Parco del Pinaro una panchina bianca dedicata al grande Andrea Camilleri

Il Parco del Pinaro di Castel Viscardo, comune dell'Orvietano, continua la sua metamorfosi, grazie alla spinta emotiva dei numerosissimi voti ottenuti nel primo step della corsa alla candidatura a Luogo del Cuore per il FAI e infatti, venerdì 31 luglio è stata installata una seconda panchina “a tema” quasi alla sommità del parco. Non si tratta di un semplice restauro delle panchine esistenti, ma di un’opera più ampia iniziata già nel 2017 quando a cura della Pro Loco era stata installata una “panchina rossa”, simbolo della presa di posizione contro il femminicidio e contro ogni forna di violenza di genere. Stavolta vede la luce una panchina “letteraria”, realizzata dall’artista locale Valter Cecchitelli e dedicata alla figura dello scrittore e grande divulgatore di letteratura e cultura in generale Andrea Camilleri, scomparso un anno fa. Il punto panoramico in cui si trova la nuova panchina vuole suggerire al visitatore un suggestivo invito alla sosta, alla riflessione e soprattutto alla lettura. Non a caso l’installazione verrà a breve completata, corredando la panchina anche di un piccolo mobile contenitore dove chiunque potrà lasciare libri da condividere. Un’ulteriore iniziativa che interseca la bellezza paesaggistica con l’impegno che Castel Viscardo intende mantenere a lungo con il riconoscimento di “Città che Legge”.
[...]



M.R.
 
 

Le Figaro, 3.8.2020
Audiences: Dalida plus forte que Commissaire Montalbano, Arte au million avec La Fabuleux destin d’Amélie Poulain
Les audiences du dimanche 2 août 2020 pour les programmes diffusés en prime time.

Dimanche soir, TF1 est arrivée en tête des audiences avec Dalida . Le biopic réalisé par Lisa Azuelos et porté par Sveva Alviti a attiré 3,5 millions de téléspectateurs, soit 19,6 % de part d’audience. France 3 suit avec Commissaire Montalbano . L’épisode inédit de la série policière italienne a réuni 2,6 millions de fidèles, soit 13,9 % de PDA.
[...]
Emilie Geffray
 
 

Un libro tira l'altro ovvero il passaparola dei libri, 4.8.2020
Camilleri paga i debiti (letterari) – Riccardino e le altre storie di Montalbano

“Riccardino” è l’ultimo rettangolino in basso a destra. Così l’aveva collocato idealmente, una quindicina di anni prima della sua morte, l’Autore, che in quella prima stesura si presentava con il proprio cognome, sostituito da questo denominativo con la A maiuscola nell’edizione apparsa in questi giorni. La ragione di tale cambiamento è molto precisa. Questione di debiti. In senso letterario, ovviamente.
Ebbene sì, la fine della saga ce l’eravamo immaginata un po’ tutti, sforzandoci di ipotizzare quello che sarebbe stato l’addio del celebre commissario. Non credo ci abbia azzeccato nessuno. La genialità non può essere ovvia o prevedibile. Qualche anticipazione l’autore (a noi è concessa solo la “a” minuscola), messo alle strette da intraprendenti intervistatori, se l’era fatta sfuggire da tempo. Si sapeva già, quindi, dell’intervento dello scrittore nel tessuto del racconto. E questo era il primo debito saldato, quello più antico, nei confronti del metateatro, di Plauto e, molto dopo, con un respiro molto più ampio e complesso, del conterraneo Pirandello. Quest’ultimo, in realtà, mette i suoi sei personaggi alla ricerca di un fintamente modesto autore con la “a” minuscola, ma il riferimento di Camilleri al suo illustre predecessore lo porta a una deferente iniziale maiuscola.
Poi c’è un secondo debito. È nei confronti di Leonardo Sciascia, a cui Camilleri anche nei romanzi storici deve già moltissimo. Circa questo saldo non voglio essere più preciso, per non entrare nel vivo della trama. ma basterà dire che è anch’esso molto evidente, e mi fermo.
Infine, tuttavia, c’è ancora un altro debito, molto più sottile, e anch’esso viene pagato, benché in maniera decisamente tecnica. Riguarda il glorioso quanto onnipresente Manzoni. Tra la famosa “ventisettana”, l’edizione dei “Promessi Sposi” del 1827, e la “quarantana”, quella definitiva del 1840-42, successiva agli oggi certamente consunti “panni sciacquati in Arno”, le differenze riguardano non la struttura del romanzo, bensì la lingua adoperata, raffinata da un attento lavoro di revisione. Un lavoro che si comprende perfettamente grazie all’edizione interlineare del romanzo, pubblicata da Einaudi negli anni Settanta del secolo scorso.
È un destino che attende, fra non molto, anche l’ormai classico Camilleri, quando si beccherà pure lui la qualifica di “autore scolastico”. E per lui che, anche se diceva di “catafuttirsene”, non credo apprezzasse la catalogazione come “autore di genere”, o “minore” tout court, l’edizione scolastica interlineare di queste due versioni di “Riccardino”, magari con note a piè pagina, per non parlare degli odiosissimi questionari di fine capitolo, sarà una rivincita postuma meritata, ma forse non gradita al cento per cento…
Pasquale Vergara
 
 

Diari de Girona, 4.8.2020
Lectures d estiu (I): estirant els fils

El 17 de juliol de l'any passat va morir Andrea Camilleri, escriptor sicilià creador de la figura del comissari Montalbano. Encara queden per editar a casa nostra quatre llibres, esperats amb candeletes pels fans de la sèrie. El darrer publicat és L'altre cap del fil, amb traducció de Pau Vidal.
Abans de ressenyar la novel·la, asse­nyalar que el traductor és un dels signants del Manifest del grup Koiné, exponent del fonamentalisme cultural en contra del bilingüisme.
Però l'autor del provocador pamflet El bilingüisme mata (2015) insufla vida als personatges de Camilleri quan juga amb les paraules, utilitza argot i fa servir la parla col·loquial del carrer, tot i que, segons ell, «està contaminada pel castellà», el cata­nyol.
Precisament l'actitud transgressora, exercida amb premeditació, li permet captar l'originalitat de Camilleri, que escriu en una llengua de collita pròpia: no és ni italià ni sicilià, sinó camillerès.
Però la gosadia del traductor en emprar variants col·loquials i aportacions dialectals no quadra gaire amb la defensa tenaç d'una puresa lingüística. De fet, és una rara avis que conviu amb les seves contradiccions. Potser per això, el també autor de Corregir mata (2020) és capaç de bandejar l'asfixiant normalització lingüística, defensada per aquells que no s'adonen que no es pot ser, a la vegada, català i cosmopolita.
Reprenem el fil per realçar que la narració marca distància respecte a les últimes novel·les amb el retorn d'un Montalbano en plena forma. La seva energia renovada arracona el somicó sobre la vellesa i eixampla les trifulgues amb Lívia, l'eterna amant.
Pel que fa als subordinats, en un ambient enrarit per una ingent feinada, remuguen per les ordres del comissari que no els deixa ni respirar. Fazio sempre servicial, Mimí Augello recelós del seu cap i a l'aguait d'una aventura galant i en Catarella trabucant noms i alterant paraules (allavòrens, llavonses...).
La trama combina l'arribada de pasteres plenes a vessar d'africans i l'assassinat d'una modista coneguda de Lívia. Amb un ritme trepidant, les vivències emotives atrapen el lector (el gat descabdellant la troca, la noia africana violada...).
Montalbano, amb pressa i sense pausa, sabedor que estirant els fils se'n treu l'entrellat, esclarirà l'assassinat amb el seu instint de gat vell.
A mode d'epíleg, Camilleri deixa anar una reflexió del qui es fot de les noves tecnologies: «Igual que els metges havien perdut l'ull clínic i es refiaven cegament de les anàlisis, la policia estava perdent la intuïció i acceptava els resultats de les proves científiques sense qüestionar-los».
Els sona la cavil·lació sobre proves policials d'origen dubtós que semblen fetes a mida?
Carlos Arbó
 
 

TvZoom, 4.8.2020
Ascolti tv tutti i dati 3 agosto: Riondino straccia Pieraccioni. Battiti sul podio. Inaugurazione ponte Genova: 23,6% su Rai1
Su Rai1 la replica de Il Giovane Montalbano raggiunge il 23,7%, staccando Il pesce innamorato, con la coppia Pieraccioni/Pession al 9,4%. Sul terzo gradino per ascolti e share il secondo appuntamento di Battiti Live. Lo show itinerante pugliese batte i telefilm di Rai2 e Stallone/Cobra, nonché Eden. Nel preserale 3 milioni e passa collegati con Genova.
Ascolti dinamiche: stravince Il Giovano Montalbano2 che fa più del doppio de Il pesce innamorato. Bene Battiti.

[...] Il commissario Salvo alla sera è stato invece alle prese con un personaggio pirandelliano, nell’episodio ritrasmesso ieri, lunedì 3 agosto, Il ladro onesto (Il Giovane Montalbano), caratterizzato alla fine dal mancato trasferimento a Genova. Le valenze sentimentali della prima fase formativa del personaggio di Andrea Camilleri impersonato da Michele Riondino pesano anche nella seconda stagione del prequel. Senza calcio a competere ieri su Rai1 in replica da Vigata Il Giovane Montalbano2 ha riscosso ben 4,268 milioni ed il 23,7% (4,166 milioni ed il 22,6% sette giorni prima). L’attore tarantino ha distanziato nettamente Canale 5. [...]
Emanuele Bruno
 
 

DavideMaggio, 4.8.2020
Dalla libreria al piccolo schermo, i giallisti Sellerio invadono la tv

L’amatissimo Commissario Montalbano, i divertenti vecchietti del BarLume, il burbero Rocco Schiavone, e dalla prossima stagione la sarcastica Petra Delicado, il detective per caso Saverio Lamanna e l’intraprendente Mina Settembre. La tv si tinge sempre più di giallo e lo fa attingendo a pieni mani alla nutrita e ben selezionata schiera di giallisti Sellerio. La casa editrice siciliana, fondata nel 1969 da Elvira e Enzo Sellerio, sull’onda del grande successo ottenuto dalle opere di Andrea Camilleri con le avventure de Il Commissario Montalbano, è riuscita nel corso degli anni a creare una vera e propria squadra di giallisti in grado di appassionare milioni di lettori e portare i propri romanzi dall’inconfondibile copertina blu puntualmente in cima alle classifiche dei libri più venduti. Un successo destinato a ripetersi anche in tv, dove le trasposizioni dei romanzi, complici le approfondite caratterizzazioni dei protagonisti e le altrettanto accurate ambientazioni, garantiscono quasi sempre un ottimo riscontro di pubblico.
Il Commissario Montalbano
Padre di tutti i giallisti è naturalmente Andrea Camilleri. Le avventure de Il Commissario Montalbano rappresentano per la Rai una garanzia sul fronte Auditel con ascolti record sia in prima tv che negli oltre 200 passaggi in replica avuti negli ultimi vent’anni. Non solo, il commissario interpretato da Luca Zingaretti ha varcato i confini italiani raggiungendo un grande successo anche all’estero. La serie tornerà in onda la prossima stagione con un unico film tv dal titolo Il Metodo Catalanotti. Girato nel 2019, l’episodio era stato inizialmente annunciato per il 2020 insieme agli altri due regolarmente trasmessi lo scorso marzo su Rai 1, ma all’ultimo momento si è deciso di tenerlo in stand by per l’anno successivo. Un modo per rinnovare l’appuntamento con il commissario più amato della tv in attesa di capire quale sarà il futuro della serie. La morte a stretto giro nell’estate del 2019 di Camilleri e dello storico regista Alberto Sironi ha, infatti, inevitabilmente creato un’importante vuoto nel gruppo di lavoro. Al momento non si hanno notizie ma la speranza dei tanti fan e della stessa Rai è che la Palomar, casa di produzione di Montalbano, torni presto sul set. Del resto, con 3 romanzi e una ventina di racconti ancora in attesa di trasposizione televisiva, il materiale per andare avanti per alcuni anni non sembra certo mancare.
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Salvatore Cau
 
 

La Repubblica - Robinson, 4.8.2020
Vieni a vivere a Vigàta: i racconti di Camilleri per i nostri lettori
In edicola con Repubblica tornano i racconti del Maestro siciliano ambientati nel paese immaginario. In regalo sabato 8 agosto Di padre ignoto e domenica 9 Un giro di giostra

Che cos’è per Andrea Camilleri Vigàta? Non solo l’immaginaria città siciliana, precipitato di molti luoghi reali, in cui ha scelto di ambientare le avventure del commissario Montalbano: piuttosto, il luogo dell’infanzia e della memoria trasfigurate, che è servito da sfondo per l’altro filone delle sue storie, ambientate in un passato più o meno lontano, dove si fondono folklore e Storia. Insieme a Repubblica, che offre in regalo ai suoi lettori, fino al 30 agosto ogni sabato e domenica – con l’eccezione di lunedì 17 perché domenica 16 il nostro giornale non sarà in edicola – il ciclo delle “Storie di Vigàta” del maestro siciliano, ciascuno può conoscere e abitare questa città. E con essa conoscere gli strani, buffi, melodrammatici e irresistibili personaggi che la popolano.
Le prossime uscite sono Di padre ignoto (sabato 8 agosto) e Un giro di giostra (domenica 9 agosto).
In Di padre ignoto, in edicola con Repubblica sabato 8 agosto, Andrea Camilleri, definito da Salvatore Silvano Nigro a proposito di queste storie “un orologiaio fantastico”, narra la storia di Amalia, cresciuta povera e orfana ma di straordinaria bellezza. Dopo aver recitato il ruolo della Madonna nel presepe vivente, tutti gli uomini più ricchi di Vigàta si sono incapricciati di lei. Così, Amalia diventa l’amante di alcuni di loro, che riceve a casa sua facendo in modo che non si incontrino mai. La gravidanza della ragazza fa inceppare il meccanismo: chi sarà il padre del bambino? E’ sul destino del “figlio di padre ignoto” che si concentra l’attenzione del narratore, con gusto del teatro e della farsa proprio dello scrittore.
In Un giro di giostra, in edicola con il nostro giornale domenica 9 agosto, il protagonista è un ragazzo a cui i genitori hanno imposto un nome impegnativo: si chiama infatti Mussolini, perché così la famiglia sperava di poter ricevere un sussidio speciale. Invece, Mussolini cresce senza padre, si laurea con molti sacrifici ma non riesce a diventare professore. E incontra poi un amore che impone al suo destino un altro, e fatale, giro di giostra.
La settimana seguente saranno in edicola Il merlo parlante (15 agosto) e La lettera anonima (17 agosto).
Lara Crinò
 
 

Gualdo Tadino, 5.8.2020
La forza delle parole e delle immagini


 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 5.8.2020
Palermo, Emma Dante lancia un corso di teatro e pubblica i suoi testi
La Vicaria come casa per giovani attori. Un libro edito da Rizzoli con le sue drammaturgie più importanti

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Intanto, dal primo settembre sarà in libreria, edito da Rizzoli, “Emma Dante. Bestiario teatrale”, il primo libro che racchiude le opere più importanti del teatro di Emma Dante: dieci testi tra cui “Le sorelle Macaluso”, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il libro a cura di Anna Barsotti contiene anche la prefazione di Andrea Camilleri e le postfazioni di Elena Stancanelli e Giorgio Vasta, sceneggiatori del nuovo film.
[La prefazione di Camilleri è la stessa di “Carnezzeria” (edito nel 2007), NdCFC]
Claudia Brunetto
 
 

SicilyMag, 6.8.2020
Riccardino, l’omicidio risolto a quattro mani da Camilleri e Montalbano (quello vero, non quello della tivvù)
LIBRI E FUMETTI "Riccardino" (Sellerio), il romanzo postumo dello scrittore empedoclino scritto nel 2005 e terminato nel 2016 e recentemente uscito nelle librerie, non è solo un romanzo metaletterario ed esistenziale ma un libro che cerca di dare senso e significato alla vita immaginifica di un personaggio letterario, che per molti è ormai un personaggio reale. Reale nel senso che Salvo Montalbano esiste nella narrativa, nella fiction tv, nella dimensione dei fumetti. E con il quale lo scrittore dialoga a tu per tu

Il romanzo di Andrea Camilleri, “Riccardino” (edito da Sellerio) – pubblicato postumo -, va letto con una ottica filosofico-narrativa che va oltre la dimensione del racconto e diviene strumento di riflessione ed interpretazione su letteratura ed esistenza. Non solo un romanzo metaletterario ed esistenziale ma un libro che cerca di dare senso e significato alla vita immaginifica di un personaggio letterario, che per molti è ormai un personaggio reale. Reale nel senso che Salvo Montalbano esiste nella narrativa, nella fiction tv, nella dimensione dei fumetti. E la sua esistenza non è legata solo ad ognuno di questi generi, ma è presente nella multimedialità con una propria identità. Montalbano ed altri personaggi dei romanzi e della fiction televisiva fanno parte dell’immaginario “concreto”, della vita quotidiana, di moltissime persone in Italia e nel mondo. Al punto che Luca Zingaretti, il famoso interprete del Montalbano adulto in tv, viene riconosciuto all’estero come il celebre commissario.
Abbiamo già affrontato e cercato di spiegare in passato lo straordinario successo letterario e multimediale di Andrea Camilleri, del suo Montalbano ed anche dei romanzi storici ed altri generi. In questo articolo invece intendiamo concentrarci sul nuovo romanzo “Riccardino” e spiegare come Camilleri abbia voluto lasciare una traccia interpretativa psicologica, letteraria e filosofica della sua creatura narrativa ed al contempo abbia voluto ancor di più disvelare il suo rapporto con Salvo Montalbano. Già parecchi anni fa, in uno dei tanti dialoghi concessi da Andrea Camilleri all’autore di questo articolo-commento, era emersa la conclusione metaletteraria e surreale del personaggio Montalbano.
Il nucleo della questione è che Camilleri ha voluto tenere vivo un cordone ombelicale profondo con il suo personaggio, e far percorrere un iter complesso ed articolato a Salvo Montalbano, insomma ha voluto lasciare ai posteri i codici d’accesso ai suoi romanzi e la dimensione interpretativa del suo personaggio. Andrea Camilleri è stato un intellettuale eclettico che ha spaziato in tanti settori, dalla tv al teatro, dalla letteratura ed al cinema, e si è anche confrontato con una pluralità di argomenti e discipline. Nel contempo però ha sempre colto un elemento essenziale, anche la cultura è comunicazione. Ed anche la comunicazione è cultura. Non si tratta solo di sottolineare la sua notevolissima capacità divulgativa, il punto è che era un comunicatore nato.
All’arte dell’affabulazione affinata nel tempo e legata più ad una dimensione di cantastorie (o meglio ‘cuntastorie’) ha affiancato una conoscenza acuta dei meccanismi della comunicazione e dell’informazione. In molti ricordano i suoi interventi mediatici sull’attualità, riusciva sempre a far discutere delle tematiche su cui rifletteva pubblicamente, creando dibattiti ed anche polemiche. Così come sapeva sottrarsi a discussioni e polemiche con una sapiente tattica del silenzio. Di sicuro credeva in quello che diceva, e la sua autenticità di pensiero accompagnata da una efficace comunicazione di contenuti giungeva a tutti.
La sua democrazia culturale partiva dal fatto che anche il più complesso dei concetti va spiegato in maniera chiara e divulgativa. Ma l’aspetto della sua sapienza comunicativa sul piano culturale va invece compreso appieno nella sua volontà di far “parlare” i suoi libri, lanciare i suoi messaggi e poi lasciare al libero gioco interpretativo i suoi scritti. Ed i livelli ermeneutici dei suoi romanzi sono almeno tre: il piano narrativo, il livello psicologico e sociale, e la dimensione filosofica ed antropologica.
In “Riccardino” è molto importante nel dialogo metaletterario quanto di Camilleri vi sia in Montalbano (l’autore spiegò di essersi ispirato alla figura del proprio padre) ma anche quanto l’invenzione del commissario più celebre della storia letteraria italiana abbia inciso nel suo modo di continuare a scrivere. Nel romanzo vi sono diversi “dialoghi” fra Camilleri e Montalbano. Ed è lo stesso scrittore che da Roma al telefono più volte si mette in comunicazione con il commissario, causandogli anche non piccoli giramenti di “cabasisi” (per giocare con il linguaggio montalbaniano). Ecco uno di questi vivaci ed originali dialoghi con Camilleri che punzecchia il commissario in merito alle indagini sul delitto che ha dato origine al “giallo” da risolvere ed ancor di più sul metodo investigativo e soprattutto sui rispettivi ruoli: “Salvo, la facenna sta completamenti arriversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua”.
“Quindi io sarei il pupo e tu il puparo?”. “Ma che minchiate dici? Ora mi cadi nei luoghi comuni? Te lo sei scordato quante volte tu hai imposto a una mia storia, di tua iniziativa, autonomamente, un corso completamente diverso da quello che io avevo in testa di scrivere? Per esempio, non sei stato tu a scegliere il finale de La pazienza del ragno? Io avevo pensato di terminarlo in un certo modo, ma tu mi hai costretto a una soluzione diversa. E so anche perché l’hai voluto fare”. “Ah, sì?”
“Sì. In quell’ultima parte mi hai obbligato a inserire nel racconto certi tuoi monologhi interiori impossibili da sceneggiare. E tu lo sapevi benissimo. In altre parole, hai voluto fottere il personaggio televisivo, negandogli la possibilità di arricchirsi di certe sfumature. Non è così?”.
“Mi hai chiamato per dirmi che hai fatto questa grande scoperta? Che io voglio differenziarmi dall’altro?”. “Non si tratta solo di questo, Salvo. Io in un certo senso ti capisco, tant’è vero che all’inizio di questa storia ho fedelmente riportato la tua insofferenza, il tuo disagio verso il Montalbano televisivo, mentre potevo benissimo non parlarne. Però t’aio ad avvirtiri che ti stai mittenno supra a ‘na mala strata”. “Spiegati meglio”. “Paragonarti a lui o, peggio, sfidarlo non è cosa”. “Perchè?”. “Perchè tu sei tu e lui è lui”.
“É facili per tia che campi supra a tutti e dù! Certo che ti conveni tinirici siparati e diversi!”.
Più che per il disvelamento dell’omicidio del bancario Riccardo Lopresti, Riccardino, il romanzo vive del dialogo metaletterario fra Camilleri e Montalbano ma anche della contrapposizione fra il commissario letterario e quello televisivo. Questo altro passaggio del testo camilleriano rende bene l’idea. Ed innanzitutto si palesa la capacità dello scrittore di Porto Empedocle di dare anima alla coralità, quella dimensione teatrale che dalla cultura della Magna Grecia ha caratterizzato la storia della cultura occidentale e tanto ha appassionato Camilleri al punto che ne ha preso spunto transcodificandola in chiave da commedia dai tratti comici. Il contesto è Vigàta: “Dalle finestre, dai balcuna, dai terrazzini, vecchi e picciotti, fìmmine e mascoli, picciliddri, cani e gatti s’affacciavano a taliare, autri si sporgivano a rischio di annare a catafottirisi supra le basole per vidiri meglio quello che stava capitanno. Ed era tutto un chiamari, arridiri, chiangiri, prigari, fari voci, un gran virivirì che pariva priciso ‘ntifico alla festa di San Calò. E propio come nella festa c’era chi scattava fotografie e chi ripigliava la scena con quei telefonini nichi nichi che oggi sanno manoprare macari i neonati. Il commissario accostò al marciapedi, scinnì. E subito s’intrecciò sulla sua testa un animato dialogo aereo. “Talè!Talè! ‘U commissariu arrivò!”. “Montalbano è!”. “Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?”. “No, chiddro veru”. Ed ecco l’insofferenza del Montalbano letterario per quello televisivo: “A Montalbano gli vinni ‘na violenta botta di nirbùso. Chiossà di ‘na decina d’anni avanti aviva avuto la bella isata d’ingegno di contare a ‘n autore locali ‘na storia che gli era capitata e quello subito ci aveva arraccamato supra un romanzo. Siccome in Italia a leggiri sunno quattro gatti, la cosa non aviva avuto conseguenzia. E accussì gli aveva contato, non sapenno diri di no alla ‘nsistenza di quella gran camurria d’omo, ‘na secunna, ‘na terza e ‘na quarta indagini che l’autro aveva scrivuto a modo so, usanno ‘na lingua ‘nvintata e travaglianno di fantasia. E ‘sti romanzi, va’ a sapiri pirchì, erano addinvintati i cchiù vinnuti in Italia ed erano stati tradotti macari all’estiro. A ‘sto punto le storie erano arrivate ‘n tilevisioni ed avevano ottenuto un successo straordinario. E da quel momento la musica era cangiata. Ora tutti l’arraccanoscivano e sapivano chi era ma sulo in quanto pirsonaggio di tilevisioni. ‘No scassamento di cabasisi ‘nsupportabili, che pariva nisciuto paro paro da ‘na commedia di ‘n autro autore locali, un tali Pirandello. E meno mali che l’attori che faciva lui, bravissimo, non gl’assimigliava per nenti e tra l’autro era cchiù picciotto di ‘na decina d’anni (il cornuto!), masannò sarebbi stato consumato, non avrebbi cchiù potuto caminare strata strata senza esseri fermato a ogni passo da dimanne d’autografi”.
Ora vi starete chiedendo come si risolverà il contrasto fra Camilleri e Montalbano nella risoluzione del delitto del bancario Riccardino? Quale finale surreale avrà inventato Camilleri? Lo scoprirete solo leggendo il libro. Un romanzo che fu scritto fra il 2004 ed il 2005, e poi rivisto linguisticamente nel 2016. Vi è la verve del miglior Camilleri in questo testo…
Salvo Fallica
 
 

la voce di Alba, 6.8.2020
Agosto: un tuffo al mare e in un buon libro con le proposte di lettura di Bernardo Negro per il Caffè Letterario
Comodamente sdraiati sulla spiaggia a sfogliare “Riccardino” di Andrea Camilleri e “L’assassino ci vede benissimo” di Christian Frascella

Agosto, tempo di vacanze! Rilassarsi sotto l’ombrellone, al mare o in piscina è meraviglioso, con un libro, è meglio. Allora tuffiamoci nella lettura con le proposte per il Caffè Letterario del poeta braidese Bernardo Negro.
[...]
Nella valigia delle vacanze non può mancare “Riccardino”, il romanzo postumo di Andrea Camilleri (Sellerio, 2020). È l’ultima avventura del Commissario Montalbano alle prese con due matasse insidiose da dipanare. Deve scoprire l’assassino di Riccardino, dirigente di Banca dalle amicizie non tanto sospette quanto volubilmente imprevedibili. Si tratta di tre signori della buona società di Vigata: Mario Liotta, Gaspare Bonanno e Alfonso Lopresti, legati tra loro per aver sposato le reciproche sorelle in un gioco di scambi che ne fa anche voluttuose amanti. L’altro problema di Montalbano è il suo “Autore”, un professore a cui il Commissario si è raccontato e che ha messo nero su bianco gli avventurosi intrecci delle indagini, avendo un successo editoriale prima e televisivo dopo. Va da sé che l’autore è Camilleri stesso e che tutta la vicenda è permeata da un sottile sfondo Pirandelliano, tanto che determinante, nello sbrogliare l’intricato sovrapporsi di eventi, sarà proprio l’autore. Scritto nel 2005 e rivisto nel 2016, questo romanzo sa raccontarci il bene ed il male della nostra sfuggente contemporaneità, con un pizzico di ironia ed una commossa drammaticità. All’ultima pagina non ci resta che accommiatarci da Salvo Montalbano e da Andrea Camilleri, senza distinguere lo scrittore dal personaggio, con lo stesso affetto che lega questi anni difficili, anche per la letteratura, ai due nomi più popolari ed incisivi del nuovo Millennio.
Buona lettura e soprattutto buone vacanze!
Silvia Gullino
 
 

Gualdo News, 6.8.2020
Tutto esaurito alla Rocca Flea per l’evento dedicato a Camilleri e Sironi
È stato un emozionante pomeriggio in compagnia delle suggestioni suscitate da Andrea Camilleri e Alberto Sironi, a un anno dalla loro scomparsa

Ha fatto registrare il tutto esaurito l’evento dedicato allo scrittore Andrea Camilleri e al regista Alberto Sironi svoltosi alla Rocca Flea. È stato un emozionante pomeriggio in compagnia delle suggestioni suscitate da questi due personaggi, a un anno dalla loro scomparsa, che hanno dato vita, nella scrittura e in televisione, al personaggio del commissario Montalbano.
L’assessore alla cultura del Comune di Gualdo Tadino, Barbara Bucari, ha sottolineato l’alta valenza culturale dell’incontro, presentato da Mario Fioriti che ha condotto gli spettatori nella narrazione di Camilleri e nelle immagini create da Sironi.
Parola e visione si sono fuse così in una collaborazione particolarmente riuscita che ha dato vita alle emozioni del personaggio protagonista, il celeberrimo commissario Montalbano. Intorno a lui una serie di altri personaggi divenuti “gli amici delle serate degli italiani in tv” e i compagni di viaggio degli appassionati dei libri di Camilleri, un narratore straordinario, che ha inventato una lingua mirabilmente tradotta nelle immagini di Sironi.
Ospite d’eccezione della serata Peppino Mazzotta, alias l’ispettore Fazio della nota serie tv. Sono intervenuti poi Maria Donzelli, professoressa emerita di Storia della Filosofia presso l’Università Orientale di Napoli e presidentessa dell’associazione “Peripli, culture e società euromediteranee”, Lucia Fiumi, presidentessa dell’Associazione Umbra Musica e Canzone d’Autore, nonché moglie di Alberto Sironi, e Giuseppe Fabiano, psicologo – psicoterapeuta docente universitario e autore del libro “Nel segno di Andrea Camilleri”.
 
 

Durango Telegraph, 6.8.2020
Inglorious bastards
'Puppies' a tragicomedy as only the Italians can do it

The literary establishment has for far too long ignored or not taken seriously Italian novelists, crime fiction writers especially. There is a vein of humor in Italian tragedy, or if humor lands too flippantly, perhaps Italians are indeed imbued with la dolce vida. Whatever the condition, tragicomedy is the charm of Italian literature, and Americans have not fully embraced the drama beyond theatrical operas of the 19th and early 20th centuries by such masters as Puccini, Verdi, Donizetti, Bellini and Rossini.
Over the years, I have reviewed and gushed about the waggish Italian mysteries of Andrea Camilleri (some 27 of them), which revolve around Inspector Salvo Montalbano and the small police station in the fictional Sicilian town of Vigáta. You either love Camilleri or you haven’t read him yet – and you wouldn’t have read Camilleri before the 1994 salty English translation of The Shape of Water. It was translated by the brilliant Stephen Sartarelli, who is a regarded poet in France with uncanny intuition for Camilleri’s lyricism and without much doubt has made Camilleri a treasure beyond Italy.
However, for today’s “Murder Ink,” we’re diving a little deeper into esoteric Italian crime fiction with a book by one of Italy’s literary doyens, Maurizio de Giovanni. Puppies for the Bastards of Pizzofalcone, translated by Anthony Shugaar, was released in the United States two weeks ago by the prestigious Europa Editions.
[...]
Jeffrey Mannix
 
 

La Repubblica - Robinson, 6.8.2020
Amori e tradimenti nelle storie di Vigàta di Andrea Camilleri
In regalo sabato 8 agosto e domenica 9 agosto con “Repubblica” altri due volumi dello scrittore siciliano: Di padre ignoto e Un giro di giostra

Una città immaginaria, eppure così viva nelle emozioni, nei dolori, nelle gioie dei suoi personaggi, così acutamente descritta nelle sue dinamiche sociali da sembrare più vera di una città reale. È la Vigàta siciliana che Andrea Camilleri inventò non solo come scenario delle avventure in giallo del commissario Montalbano, ma come quinta di teatro della tragedia e della farsa dei suoi romanzi e racconti storici. Fino al 30 agosto, i lettori di Repubblica hanno la possibilità di immergersi in queste pagine di folklore, oralità, memoria e di diventare idealmente abitanti della città camilleriana, attraverso il ciclo delle "Storie di Vigàta". I volumi sono in regalo con il nostro giornale ogni sabato e domenica (con l'eccezione di lunedì 17 perché domenica 16 il nostro giornale non sarà in edicola).
Sabato 8 agosto è la volta di Di padre ignoto, mentre domenica 9 agosto con Repubblica ci sarà Un giro di giostra. In Di padre ignoto Andrea Camilleri racconta la storia di Amalia, figlia di poveri braccianti abituati a campare "cchiù d'aria che di pani": dopo essere stata scelta per la sua bellezza per recitare il ruolo della Madonna nel presepe vivente, scatenando le fantasie dei ricchi possidenti del paese, Amalia resta orfana e senza parenti. E così colleziona una serie di amanti, fino a restare incinta di uno di loro: ma chi sarà il padre del bambino? E cosa ne sarà di quel "figlio di padre ignoto" e madre bellissima, alle prese con i pregiudizi del paese?
Domenica 9 agosto l'appuntamento è con Un giro in giostra. Qui il protagonista è il piccolo Benito, chiamato come il duce per compiacere il podestà fascista: dopo la morte del padre, finita la guerra, Benito deluderà il sogno della madre che lo vorrebbe professore. Per il povero ragazzo dal nome pesante il destino ha infatti in serbo una beffa o meglio, come scrive Camilleri, un fatale giro di giostra. La settimana prossima si prosegue: saranno infatti in edicola Il merlo parlante (15 agosto) e La lettera anonima (17 agosto).
Lara Crinò
 
 

Sellerio Editore, 7.8.2020
L'alba di Riccardino

Cari amici, ci fa piacere informare tutti coloro che non hanno avuto modo di partecipare all’evento dell’Orto botanico che “L’alba di Riccardino” sarà in cartellone al teatro greco di Segesta nell’ambito delle Dionisiache, giovedì 20 agosto ore 19.45.
Vi aspettiamo per festeggiare insieme l’ultimo atto della grande epopea di Montalbano con una maratona di lettura. Incipit e frammenti dai romanzi del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna e Salvo Piparo, col commento musicale di Pietro Leveratto al contrabbasso e Tobia Vaccaro alla chitarra e al violino.
Comunicazione: ufficio stampa Sellerio.
Per informazioni relative a biglietti e modalità di ingresso: www.dionisiache.it
 
 

Frankfurter Allgemeine Zeitung, 7.8.2020
Andrea Camilleris „Riccardino“
Sein letzter Fall
Ein anstrengendes Vergnügen: Der im vergangenen Jahr verstorbene Krimiautor Andrea Camilleri hat das Finale um seinen Ermittler Montalbano schon 2005 geschrieben und elf Jahre später überarbeitet. Nun ist es erschienen.

In Vigàta wird der junge Filialleiter der Regionalbank morgens auf offener Straße erschossen. Kommissar Montalbano nimmt, kein bisschen müde, auch wenn ihn immer häufiger Schlaflosigkeit plagt, die Ermittlungen auf, und als ihm sein neuer, aus dem Piemont stammender Vorgesetzter den Fall entziehen will, legt der Bischof von Montelusa sein Wort für ihn ein. So, fast konventionell, beginnt der Kriminalroman „Riccardino“ von Andrea Camilleri, der genau einen Tag vor dem ersten Todestag des Schriftstellers, am 17. Juli, in Italien erschienen ist. Vorab hatte es manche Anekdote über dieses Buch gegeben. So soll der Autor das Manuskript seinem Verlag, Sellerio in Palermo, bereits 2005 mit der Auflage anvertraut haben, es postum zu veröffentlichen. Elf Jahre später hat er den Text überarbeitet – aber nur sprachlich, ohne die Handlung zu verändern, so dass der Verlag nun für Philologen auch eine Doppelausgabe mit beiden Versionen – der von 2005 und der von 2016 – anbietet.
Eine naheliegende Hommage
Es ist nicht der letzte Montalbano-Krimi, achtzehn weitere folgten nach 2005 noch, aber derjenige mit dem letzten Fall. Camilleri wollte nicht, dass es ihm ergeht wie seinem frühverstorbenen Kollegen, dem Spanier (und Taufpaten seines Kommissars) Manuel Vázquez Montalbán, der sich nicht mehr von seinem Protagonisten, dem Privatdetektiv Pepe Carvalho, „befreien“ konnte. Neu ist, dass der zunächst provisorische Titel nur aus einem Namen besteht und keine literarischen Echos enthält, und als sich Salvo Montalbano dem Tatort nähert, geschieht etwas noch nie Dagewesenes: „Das ist ja der Commissario Montalbano“, rufen die Leute auf der Straße, in den Fenstern und auf den Balkonen; einer fragt: „Wie, der aus dem Fernsehen?“, und ein anderer antwortet: „Nein, der Echte!“
Der Held aus dem Buch und der Held vom Bildschirm sind nicht identisch, beide treten in „Riccardino“ sowohl miteinander als auch mit dem Autor in Dialog. Ein Spiel wie bei Luigi Pirandello! Dass Camilleri im Montalbano-Finale diese Hommage unterbringt, ist buchstäblich naheliegend, hatte er, der in Porto Empedocle geboren wurde und aufgewachsen ist, zu dem Literaturnobelpreisträger doch immer aufgeschaut: Oberhalb der Hafenstadt und unterhalb von Agrigent befindet sich im Ortsteil Kaos die Villa der Familie Pirandello. Und wie klingt die sizilianische Krimi-Saga aus? Stirbt Montalbano? Oder setzt sich der Genussmensch mit der Vorliebe für Rotbarben und Couscous in der Trattoria San Calogero zur Ruhe? Zieht er gar, noch schwerer vorstellbar, ins ferne Genua, um seine Dauerverlobte Livia zu heiraten? Es gebietet an dieser Stelle die Ehrlichkeit, einzugestehen, dass die Lektüre des in einer ironisch-lebendigen (schier unübersetzbaren) Kunstsprache komponierten Romans ein anstrengendes Vergnügen ist und noch nicht zu Ende geführt wurde. Aber das muss gar nicht sein. Wie ein Krimi ausgeht, darf ja ohnehin nicht verraten werden.
Andreas Rossmann
 
 

AGI, 7.8.2020
Cinque libri da leggere sotto l'ombrellone
"Riccardino" e altre novità da mettere in borsa tra teli e lozioni solari

Nell'estate della pandemia di Covid e del distanziamento sociale, la compagnia di un buon libro appare ideale quanto necessaria. Che sia un giallo, un thriller o un manuale, poco importa, l'importante è infilare il naso tra le pagine. Gli ultimi dati diffusi dall'Associazione Italiana Editori (Aie) sulla base di dati Nielsen e IE, mostrano un settore in ripresa dopo i mesi di chiusura delle librerie dovuta al lockdown. Nello specifico, all'11 luglio la perdita di fatturato anno su anno si riduce al -11%, praticamente dimezzata rispetto al -20% del 18 aprile, dati che "mostrano incoraggianti segnali di ripresa", ha commentato il presidente di Aie Ricardo Franco Levi. E se ognuno ha un libro del cuore da leggere e rileggere, ecco dal panorama editoriale alcune novità da mettere in borsa tra teli e lozioni solari.
"Riccardino" di Andrea Camilleri (Sellerio)
In cima a tutte le classifiche, l'ultima fatica di Andrea Camilleri ha piu' di un motivo per fare bella mostra di se' sulle spiagge italiane. Il romanzo racconta l'ultima indagine dell'amatissimo commissario Montalbano. Come uscirà di scena il poliziotto di Vigata? Tanta la curiosità, dunque, ma anche la malinconia per chi si ritrova a dover dire addio in un solo colpo, e questa volta in modo definitivo, allo scrittore e al commissario.
[...]
 
 

La Repubblica, 7.8.2020
Alicia Giménez-Bartlett: "La mia Petra libera che spaventava Camilleri"
I libri dell'autrice spagnola dedicati all'ispettrice Petra Delicado diventano una serie tv in onda su Sky a settembre con Paola Cortellesi protagonista

Milioni di lettori se la sono immaginata. Petra Delicado per gli spettatori italiani avrà il volto e i modi asciutti di Paola Cortellesi che restituisce sullo schermo la personalità dell'ispettrice di Barcellona creata da Alicia Giménez-Bartlett. «La Cortellesi è fantastica» racconta la scrittrice «ho visto il primo episodio e ho ritrovato Petra con la sua ironia. Mi è piaciuto moltissimo Andrea Pennacchi, che interpreta il collega Fermìn. In Italia come lo chiamate? Monte. Petra non potrebbe esistere senza di lui, rappresenta un contrasto di cultura e mentalità. Anche questo fa parte del racconto». Tre matrimoni, ironica, schietta e spiazzante quando parla di sesso, Petra (questo il titolo italiano) è l'eroina della serie di Maria Sole Tognazzi, dal 14 settembre su Sky cinema. Prodotte da Cattleya - parte di ITV Studios - in associazione con Bartlebyfilm le quattro storie gialle (dai best seller Sellerio) nella versione italiana sono ambientate a Genova.
Alicia, che effetto le fa vedere Petra in azione?
«C'era stata una serie spagnola ma la Petra italiana è più moderna, e c'è una cura straordinaria, dagli attori alla regia. Il rapporto con Férmin è perfetto: ho provato a scrivere racconti senza di lui e non trovavo il punto di equilibrio. Petra ha assolutamente bisogno di questo compagno meno colto ma esperto di vita, che conosce la gente e la strada».
Questa poliziotta è una donna molto indipendente: le somiglia?
«Sono sempre stata indipendente ma ho accettato i compromessi, non è possibile esserlo totalmente. Petra ama la solitudine e anche la sua autrice, tutte le donne hanno bisogno di momenti di tranquillità e di essere sole. Io mi sono sposata due volte, ho due figli e ho un bisogno enorme di questi momenti».
A chi si è ispirata?
«Petra ha un po' il mio carattere. È più giovane di me, ma in Spagna la mia generazione è stata importante per la liberazione femminile, è il simbolo del cambiamento: siamo state le prime donne che hanno studiato all'università, le prime ad avere relazioni più libere. Petra è femminista ma non ha pensieri stereotipati. Non è una filosofa ma ha un'idea della vita, dell'amore, della libertà e della società. È una "donna contro", non è docile e le donne si riflettono in lei. L'umorismo è importante: se leggo in pubblico ridono in Germania come in Italia - dove ho sempre la sensazione di essere benvenuta – e in Spagna».
Il giallo racconta la nostra società?
«Oggi è molto crudele, descrive le torture, gli autori del nord hanno inaugurato questo filone. Penso con l'intento di piacere alla gente. Non è certo la realtà, poi in nord Europa le donne sono emancipate, ma i romanzi sono sempre un po' stereotipati e la donna appare come vittima. Fa una figura che non mi piace».
Sa che l'hanno definita "la Camilleri spagnola"?
«Con Camilleri ci siamo conosciuti al telefono col nostro editore Antonio Sellerio che riportava l'opinione dell'uno e dell'altra ma non ci siamo incontrati. Ha detto di me cose fantastiche "l'unica donna che ha senso dell'umorismo". Però ha aggiunto che Petra è troppo libera. Una volta ci siamo sentiti: "Non penso a un incontro di Petra con Montalbano"».
Il commissario si sarebbe spaventato un po'?
«Forse sì, lei è troppo indipendente. Il prossimo libro di Petra è la sua autobiografia, un'idea un po' matta: il personaggio va in convento una settimana per pensare e scrivere la sua vita: il libro si intitolerà Senza morti, è unicamente il passato di Petra, spiega chi erano i genitori, la famiglia, che tipo di educazione ha ricevuto. Le radici. Un pezzo di storia di Spagna, con Franco ancora al potere».
Che rapporto ha con i lettori?
«Non sono sui social, non mi piacciono. I lettori mi scrivono lettere che inviano a Palermo all'editore Sellerio. Chiedono sempre: "Perché Petra non ha avuto figli?", come se non fosse un personaggio letterario ma reale. Quando l'ho fatta sposare la terza volta, un gruppo di donne a Napoli ha protestato: "Perché l'hai fatto? Un altro marito è un errore". Ho detto: "Vediamo cosa succede". Io stessa non sono mai completamente d'accordo con il mio lavoro, i lettori sono critici e ti danno fiducia. È una responsabilità ma non puoi pensarci. Devi sentirti libera».
Perché non le piacciono i social?
«Non mi rappresentano, non capisco come si possa parlare con sconosciuti in quel modo... Mi sembra che alimentino il mostro della vanità. Non amo parlare di me, sono riservata. Poi, come tutte le donne, posso trovare qualcuno al ristorante e raccontare la mia vita. Ma l'esibizione dell'ego sui social non mi piace».
Cosa legge?
«In campagna comincio alle sette del pomeriggio e finisco a mezzanotte: romanzi, la letteratura nordamericana, saggi. Non tanto la poesia, mi risulta più difficile».
Non è romantica?
«No. La realtà per me è stata sempre una cosa evidente. Non colgo il romanticismo delle situazioni, un tramonto non mi fa pensare. Sono più romantica con gli animali».
Da ragazza pensava di fare la scrittrice?
«Sempre. Non sapevo scrivere ma dicevo: "Papà, prendi un pezzo di carta perché ho una storia da raccontare". Questa è stata una maledizione perché non ho scelto di essere scrittrice, è stato inevitabile».
Silvia Fumarola
 
 

Corriere Vicentino, 7.8.2020
Estate d’Eventi: gli appuntamenti dall’8 al 23 agosto

Sabato 8 agosto, ore 21, giardino della biblioteca: “Una serata con Andrea Camilleri e la sua Sicilia” [Lettore-attore Antonino Varvarà. Alla chitarra Livio Pasqualin. Ideazione e regia Alessandra Ursoleo e Antonino Varvarà].
Ironia e stile narrativo accattivante, acutezza nel tratteggiare i personaggi e abilità nella costruzione delle vicende: queste le virtù con cui Camilleri ha saputo intessere storie – per lo più poliziesche – che hanno catturato milioni di lettori in tutto il mondo. Una serata in compagnia dei racconti del nostro Autore, grazie ai quali scoprire la sua Sicilia: una regione in cui convivono esasperate contraddizioni, veementi passioni e barocche cerimoniosità.
INGRESSO GRATUITO. Posti limitati. Posto unico non numerato. Prenotazione obbligatoria: biblioteca@comune.montecchio-maggiore.vi.it o 0444 698874. Posto garantito fino a 15 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.
[...]
 
 

Ufficio Stampa Rai, 8.8.2020
RAI 1 10 AGO 2020, 21:25
Ultimo appuntamento con "Il Giovane Montalbano"
Con Michele Riondino, Alessio Vassallo e Sarah Felberbaum

Si conclude con ottimi ascolti la seconda stagione de “Il Giovane Montalbano”, il prequel del commissario Montalbano, nato sempre dalla fantasia di Andrea Camilleri, che ha visto il personaggio del giovane Salvo interpretato da Michele Riondino ad un passo dal matrimonio con Livia che nella serie ha il volto di Sarah Felberbaum. Nel cast Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Fabrizio Pizzuto, Beniamino Marcone. Lunedì 10 agosto alle 21.25 su Rai1 si chiude con l’episodio dal titolo “Un’albicocca”.
Salvo e Livia stanno per trasferirsi a Genova. Una volta risolto un caso di morte apparentemente accidentale, Salvo è pronto: un’ultima nuotata nel suo mare, un ultimo addio alla casa sul lungomare... Ma quel pomeriggio di maggio del 1992 e quel che è successo sull’autostrada A29 per Capaci, Montalbano lo scopre quando trova Vigata ridotta a città fantasma, e il commissariato ammutolito davanti alla TV, con le lacrime agli occhi. Salvo sa quello che deve fare. Anche Livia lo sa. E sa anche che continuerà ad amare quest’uomo complicato e coerente...
 
 

Corriere della Sera, 8.8.2020
Il progetto
Claudio Gioè, «l’altro Montalbano»: detective per caso nella fiction «Makari»
L’attore protagonista di una nuova serie su Rai1 prodotta da Palomar, casa di produzione del «Commissario Montalbano», per la regia di Michele Soavi

Palermo – Lo definiscono già come «il nuovo Montalbano». Ma non sarà un vero commissario perché a puntare per una staffetta d’autore sugli spettatori conquistati da Camilleri (e Luca Zingaretti) sarà un improbabile detective, «disoccupato di successo», tale Saverio Lamanna. Canzonatorio protagonista della serie adesso al primo ciack, «Makari». E dei romanzi di Gaetano Savatteri. Altro giallista della scuderia Sellerio che ambienta le sue storie nella stessa Sicilia del Grande Vecchio scomparso l’anno scorso, geniale autore dell’ultimo postumo romanzo, «Riccardino», con cui ha costruito una (pur non traumatica) uscita di scena del popolare Montalbano.
Per la verità, nel 2021 il commissariato di Vigata tornerà in video con la squadra di sempre, compresi Catarella, Fazio e Augello, perché Rai e Palomar preparano la riduzione de «Il metodo Catalanotti», ma siamo agli sgoccioli della ricca produzione di Camilleri. E forse anche per questo su Rai1 scatterà in primavera l’offerta di una prima serie in quattro puntate con uno spassoso e disincantato Lamanna interpretato da Claudio Gioè, l’attore palermitano di «Squadra antimafia» o del fortunato format di Pif, «La mafia uccide solo d’estate». Pronto stavolta ad estrarre tutta l’ironia di trame sviluppate in un’isola un po’ diversa da quella tratteggiata da Camilleri. Perché, lasciato il barocco di Scicli, Modica, Ragusa Ibla e della Sicilia «babba», per dirla con Gesualdo Bufalino, la regia di Michele Soavi, con sceneggiatura di Francesco Bruni, orienta l’obiettivo sulla parte opposta della Trinacria.
Inquadrature mozzafiato del mare caraibico di San Vito Lo Capo, di Castellammare del Golfo, delle verdi baie dello Zingaro, della costa di Trapani e soprattutto di Makari. Un nome destinato a diventare familiare. La località che guarda Favignana, le Egadi. E dove Lamanna ha la casa vacanza di famiglia, rifugio scelto dopo un’esperienza nel sottobosco politico romano, conclusa con un licenziamento in tronco dall’incarico di portavoce di un sottosegretario, a sua volta urtato per un comunicato stampa troppo intelligente. Da questo angolo paradisiaco parte senza volerlo alla scoperta di assassini e malandrini, come un inconsapevole Don Chisciotte in compagnia di un divertente Sancho Panza che forse supera la comicità dell’agente Catarella.
La sua spalla, Peppe Piccionello, interpretato da Domenico Centamore, bravo caratterista già tante volte in coppia con Gioè in film e serie tv. Un buffo ma acuto personaggio dalla sagace battuta sempre pronta, collaboratore di una tv locale, esperto di retorici pezzi turistici, perennemente in boxer, infradito Havaianas e sicule magliette che rischiano di diventare un popolare tormentone: «La Sicilia, tanta voglia di lei»; «Sicily, l’attimo fulgente»; «Threenakria: pensa in greco, parla in dialetto, veste all’inglese». Al porto di Palermo dove sbarca accolto da Piccionello-Centamore, al primo set, Claudio Gioè sorride rileggendo il copione, già immedesimato in Lamanna.
Lui non è stato licenziato, ma è effettivamente rientrato da Roma dove si era trasferito prima di sfondare: «Beh, si, una similitudine c’è. Dopo trent’anni di vita romana, ho deciso di tornare a vivere nella mia Palermo, in una Sicilia dove, nonostante tanti disastri, i Lamanna riescono a ritagliarsi con distacco una accettabile qualità della vita. Io l’ho scelto anche per gli affetti, i nipotini... E per le meraviglie che le inquadrature di “Makari” esalteranno». Operazione già riuscita con il Montalbano televisivo nell’area di Ragusa. Adesso da ripetere a Trapani e dintorni, come sperano sindaci e albergatori puntando su quella coppia spesso esilarante.
Perno dei libri di Savatteri che, con una chiave rilassata, propone comunque serie riflessioni su mafia e potere. Ma cancellando l’ombrosità, il lutto e la tragedia di una Sicilia raccontata fuori da ogni stereotipo, «leggera e buongustaia», come dice lo stesso autore divertendosi a infrangere da tempo luoghi comuni e falsi miti. A cominciare dalla diffidenza con cui il suo detective arriva a Palermo a un convegno antimafia. Quella parolaia. Mettendo a nudo i vizi di un pianeta che Savatteri conosce bene, da inviato televisivo di Mediaset, e brevettando per Lamanna l’acrobatica
Felice Cavallaro
 
 

La Repubblica, 8.8.2020
Auci e Carofiglio la via italiana ai longseller

A volte ritornano. Anzi, sembra quasi che siano rimasti sempre con noi. I leoni di Sicilia di Stefania Auci, sbarcato nelle librerie nel maggio 2019, e La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, uscito ai primi di novembre dello scorso anno, riprendono imperterriti la marcia: entrambi, contro tutto e contro tutti, ancora in top ten; ed entrambi in salita, rispettivamente in settima e ottava posizione. Più longseller di così, davvero non si può… La loro è una performance che salta agli occhi, in una classifica che per la seconda settimana consecutiva non registra new entry. A conferma che l'estate non è tempo di rivoluzioni librarie.
Anche perché al numero uno, saldo più che mai, c'è l'ultimo Montalbano del maestro Camilleri (che replica al sesto posto, con un volume che riunisce la doppia versione, quella iniziale e quella definitiva, dello stesso romanzo).
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

Bergamo News, 9.8.2020
Il libro
Letture per l’estate: “Riccardino” di Camilleri, l’ultimo inedito Montalbano
Il romanzo, edito Sellerio, per desiderio dell'autore è stato pubblicato postumo il 16 luglio, il giorno precedente il primo anniversario della sua morte

Leggere un buon libro è sempre piacevole. L’estate è una stagione privilegiata per dedicarsi alla lettura ed è giusto approfittare del tempo libero per coltivare questa passione.
Le pubblicazioni uscite nelle ultime settimane sono numerose: fra queste c’è il romanzo “Riccardino”, scritto da Andrea Camilleri nel 2005, rimaneggiato nel 2016 e volutamente, per desiderio dell’autore, pubblicato postumo il 16 luglio 2020 (il giorno precedente la data del primo anniversario della sua morte) dalla casa editrice Sellerio di Palermo. Si tratta dell’ultimo dei romanzi dedicati alle indagini del commissario Montalbano.
Trama
Dopo una notte agitata, quando finalmente è riuscito a prendere sonno, il commissario Montalbano viene svegliato dallo squillo del telefono dove una voce giovanile gli si presenta come Riccardino dandogli appuntamento al bar “Aurora”. Ancora stralunato dal sonno perso, il protagonista si chiede chi sia questo ignoto Riccardino, probabilmente qualcuno che ha sbagliato a comporre il numero di telefono, e si riaddormenta. Viene definitivamente svegliato, però, da una telefonata di Catarella che, nel suo stile ingarbugliato, gli annuncia che avevano sparato a un uomo e che il suo assistente Fazio lo stava cercando. Montalbano sta vivendo un periodo difficile ma, non riuscendo a incaricare il suo vice Mimì Augello a condurre la nuova indagine, malvolentieri accorre sul posto dell’omicidio e scopre che il morto è proprio Riccardino, freddato da un colpo di rivoltella alla presenza di suoi tre amici che lo stavano aspettando.
A superare la cattiva volontà del commissario a occuparsi dell’indagine interviene addirittura il vescovo di Montelusa che, in nome di uno degli amici di Riccardino, suo nipote Alfonso Licausi, fa pressioni, facendo intervenire anche personalità politiche, affinché si occupi del caso.
Intanto l’indagine si complica sempre più e il commissario appare così confuso e poco lucido che lo stesso autore Camilleri interviene nel romanzo per aiutare il suo personaggio dialogando con lui di modifiche alla trama e proponendo soluzioni.
 
 

il Giornale, 9.8.2020
"Riccardino" in classifica non è "ino"

Sempre solido in prima posizione. Riccardino (Sellerio), l'ultima avventura del commissario Montalbano, uscita postuma dopo la morte di Andrea Camilleri (1925-2019), continua a macinare lettori anche se col passare delle settimane rallenta un po' il ritmo.
Che resta, però inarrivabile per chiunque: 28mila e centonovantanove copie. Tanto più che al Riccardino che occupa il primo posto va accoppiato anche il Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005, edizione speciale (sempre Sellerio) che occupa la quarta piazza con 7mila e seicentottantanove copie. Quindi in totale Camilleri raggiunge le 35mila e ottocentottantotto copie. Abbastanza per ipotizzare che Riccardino sarà indubbiamente tra i dieci libri più venduti dell'anno e quasi sicuramente il più venduto.
[..]
Matteo Sacchi
 
 

La Sicilia, 9.8.2020
Gloria senza onore. Benedetta Sicilia affidata all'ossimoro

«Da noi in Sicilia, vi è un segreto nascosto nelle viscere della terra, con tracce sparse nel cuore degli eletti. I quali non sono eredi di dinastie o di casati ma giullari involontari, marionette agitate, alcuni in noga in tocco, altri in camici da primaria, altri ancora in tuta color ruggine per ricordarsi che lavorano con arte - da cui discende artigiano - il metallo durissimo per trasformarlo in merletto di valore - parlo del ferro battuto - sino ai maestri della creta che inventano l'impossibile: dai presepi alle anfore, dalla fede ai rimedi contro l'arsura. Ma la fede vera, arsura è. Da noi in Sicilia, è facile il talento, se lo sai carezzare come fiore di Jacaranda, bellissimo ma fragile. Occorre amore. Ma la Sicilia sa ancora amare?».
Cominciò così Arcangelo Alluminio, un siciliano trasferitosi non si sa da dove, che rientrato per sistemare la casa dei nonni, rabdomante lui, magara lei, e rimasto per il Coronavirus, giurò fedeltà alla Sicilia. Viveva di conferenze "a prezzi stracciati"; la fama si diffuse e in molti centri di villeggiatura, viste le ristrettezze finanziarie e il ritorno a nuovi, antichissimi modelli di vita, ebbe un moltiplicarsi di prenotazioni. La parola tornava attraente. Impegnava e divertiva.
Precisava in esordio: «Sono rimasto un ragazzo di bottega, che si improvvisa mastro. Lavoro sulle parole, non mi piace Camilleri, che non è un genio nato ma un abilissimo costruttore di sé, un operoso capofficina; non consento paragoni contaminanti con chi vuole manipolare il genio siciliano, che parte e arriva da due tessitori di fili di seta, opposti ma toccati dalla grazia: Martoglio e Pirandello. Il primo è il maestro d’ascia che trova un pezzo di legno e tira fuori “Scuru”, un dramma che avrebbe trovato l’applauso di Sofocle. L’altro, è l’irraggiungibile. Spiace ammettere che il gemello Shakespeare ha conquistato il mondo, viaggiando in carrozza foderata di lusso; don Luigi, invece, continua a inerpicarsi a piedi nei viottoli dell’anima e scopre nuove falde e grotte inesplorate, cui si perviene con intricatissimi cunicoli che dalla testa arrivano al cuore o all’anima; fate voi.
Alcuni ricordano, con irrisione ottusa, con la bava dei lumaconi flaccidi che sua moglie era pazza. E quindi? Imbecilli! Ammettono la trasmissione del cervello da soggetto a soggetto». «Allora, io sostengo che il dono vi fu: e chi, se non i Giganti della Montagna, coi quali si disobbligò dedicandogli un’opera potentissima, poteva realizzare il progetto?».
«La scienza non aiuta, ma siamo sempre noi siciliani ad aiutare la scienza. Come siamo strani: aiutiamo tutti, ci iscriviamo ai donatori di sangue, anche se c’è il rischio di venire esclusi perché anemici. Mio nonno rabdomante, scopriva l’acqua, e a casa si moriva di sete».
«Nessuno si impressioni. Ho chiesto il rispetto della regola della presenza a distanza non solo per la normativa di precauzione, ma per evitare il gesto furtivo del gomito verso il costato del vicino, al fine di occultare lo scherno per chi parla. Sarebbe operazione, se possibile, ingenerosa, perché io sollecito opinioni difformi, per evitare il monologo. Che impresa sarebbe, se non fosse impresa? La parola per comunicare è centrata da uno spagnolo: nuotare e guardare la roba lasciata in battigia. È possibile? Col vostro aiuto, la risposta è sì».
«Nella foga conseguente allo stare bene con voi, dimenticavo un tema importante. Non conosco il vostro sindaco Peppe Cassì. Tutti mi dicono che sia una persona per bene, un professionista serio, un amministratore efficiente». «Troppi meriti per non accorgersi di una grave mancanza. Come ha potuto trascurare di celebrare culturalmente un genio senza grammatica e sintassi, ma col dono superiore della creatività? Parlo di Vincenzo Rabito, l’autore omerico di “Terra matta”, l’Iliade dei poveri? In nome del futuro, provveda per favore».
A “Donnafugata” dove quella sera parlava, forse per la maestosa complicità dei carrubi tanto cari al padrone di casa, Raffaele Cavallo, dei carrubi, dicevo, belli e severi, forse per la elegante vocazione all’ospitalità del grande popolo ragusano, vi furono applausi caldi, ma tardava ad arrivare la provocazione, il dibattito.
Quando, improvvisamente, si alzò un signore che a molti sembrava una faccia nota, e rivolse all’oratore una domanda secca ma non breve: «Oggi su "La Sicilia" ho letto la conclusione di un autore serio e rispettabile, Filippo Arriva, proprio sull’ultima opera di Camilleri».
«Non ne sono innamorato, concordo sulle riserve, prendo atto che si può avere fortuna, dopo sedici anni di ingiuste porte in faccia, da tutte le case editrici destinatarie indifferenti ai plichi postali di Andrea Camilleri. Intanto una piccola curiosità è d’obbligo: nel Paese degli imbrogli, gli editori trovano pascoli sconfinati. Si accorgono che la squadra ha vinto, coi risultati del lunedì appresi dai giornali: pensate all’orticaria manifestata contro il Gattopardo, che poi li ha sbranati. Torniamo al tema. Così conclude l’articolo: "Andrea Camilleri, profeta del passato - bellissima immagine - quello dell’antica bellezza estetica e sociale che la nostra società, siciliana e italiana, non riesce più a recuperare, riscattare, in quest’oggi fatto di onore senza gloria, di grandezza senza splendore, di dignità senza morale"».
«Conclusa la lunga, inevitabile premessa, le chiedo: se capovolgessimo le ultime affermazioni sostituendole con l’opposta rappresentazione, e cioè gloria senza onore, splendore senza grandezza, morale senza dignità, non avremmo un risultato forse più aderente alla viltà dei tempi? Grazie».
Fu colonna sonora, discreta e prolungata il lungo brusìo. Alluminio (che strano cognome) aguzzò gli occhi in direzione dell’interlocutore e concluse: «Lei ha letto i risultati delle ecografie dei siciliani, a cui mi ero promesso di arrivare. Concordo questa è la nostra malattia connessa alla cura: l’ossimoro. Concorrono il sole, la lava, il mare, lo zolfo, l’arsura, le sconfitte e compagnia bella. Noi siamo tristi, senza sprofondare nel dolore, che è tanto impegnativo per chi si annoia facilmente. E ci consoliamo rispondendo ai nostri silenzi; a volte col silenzio. Concordo ancora col lei. Nei lontani tempi del dopoguerra si rivoltavano vestiti e cappotti, per mancanza di soldi. Ma si riusciva nell'intento di coprirsi. Noi, oggi e sempre, rovesciando la stoffa, otteniamo nuovi vestiti e non vestiti rivoltati. O così ci sembrano. Benedetta Sicilia, affidata all’ossimoro.
Altra sede ora mi aspetta. Parlerò al Teatro greco di Siracusa, dove ai muti torna la parola, provocata, liberata dalle pietre secolari e dall’eterna magia delle parole sospese. Ne fu cantore recente, uno dei più ricordati, un giurista che nascondeva il suo essere letterato razionale, Vittorio Manes. Parlò agli spiriti, che in Sicilia vivono liberi e birbanti. Gli giovò il contagio della magia siciliana, prestato dalla moglie siciliana. Incantò gli spiriti».
Gli occhi ammiranti sembravano moltiplicarsi, mentre l’assemblea tornava al nulla quotidiano. Si materializzava il vuoto. Il nostro permanente ossimoro.
Enzo Trantino
 
 

Adnkronos, 9.8.2020
Cinema: 'Notte Bianca' di Petralia Sottana, premiato il regista Aurelio Grimaldi (2)

Premiato anche l’attore siciliano Alessio Vassallo, che è stato protagonista del film per la televisione, tratto da un romanzo storico di Andrea Camilleri, 'La concessione del telefono', in cui interpretava il ruolo di Pippo Genuardi. Ma è nella serie de 'Il giovane Montalbano' che ha conosciuto il grande successo. "Ho avuto la fortuna di mettere in voce la scrittura di uno dei più grandi maestri del 900, Andrea Camilleri - dice - Ricordo una volta per le riprese del giovane Montalbano ci disse: “ora mi fate vedere una bella scena”. E si sedette nella poltrona del commissariato e abbiamo iniziato a recitare davanti all’autore. Alla fine disse: “Bene così” e se ne andò. Per me è molto strano sentire parlare di Camilleri al passato. Oggi siamo invasi da tanto parlare in tv mentre Camilleri era un uomo di pensiero. Il mio grande rimpianto è stato di non averlo potuto vedere prima della 'Concessione del telefono'. Morì pochi giorni dopo avere approvato la sceneggiatura.
 
 

Vertele, 10.8.2020
Destacados de programación del lunes 8 de agosto
CinCarlos Latre intentará imitar en 'Typical Spanish' el éxito de 'Mujer' en Antena 3
Y además, cine en Cuatro y laSexta, y más reposiciones de 'Tú sí que vales' en Telecinco

[...]
2. La 2
'Un asunto muy delicado', nuevo capítulo de 'El comisario Montalbano' (22:00h.)
María, una prostituta de 67 años, aparece estrangulada. Las primeras investigaciones apuntan a un posible pervertido, pero cuando el comisario Montalbano toma la investigación, no opina lo mismo. Mientras, Livia, la pareja del comisario, ha acogido a una perrita de la calle.
[...]
 
 

Mangialibri, 11.8.2020
Riccardino
AUTORE: Andrea Camilleri
GENERE: Romanzo
EDITORE: Sellerio 2020

Non sono ancora “le cinco del matino” che il telefono si mette a suonare, svegliando Salvo Montalbano che finalmente si era addormentato dopo una notte insonne, “’na botta d’insonnia senza rimeddio, pirchì non scascionata da un eccesso di mangiatina o da un assuglio di mali pinzeri”. Di certo chiamano dal commissariato, “doviva essiri capitata qualichi cosa di grosso”. E invece è una voce sconosciuta “squillanti e fistevoli” che annuncia: “Riccardino sono!”. Montalbano, piuttosto irritato – “come minchia si fa ad essiri squillanti e fistevoli alle cinco del matino?” – sta per mandare lo sconosciuto “a piglirisilla in quel posto” quando viene anticipato da quello che gli rimprovera di essere in ritardo, che manca solo lui e che sono già tutti lì al bar Aurora. La tentazione della “carognata” è troppo forte, il commissario risponde che sta per arrivare, riattacca e se ne torna a dormire. Passate da poco le sei il telefono suona ancora e stavolta è davvero Catarella, come al solito confusionario, con cattive notizie. “Da qualichi tempo gli fagliava la gana” e Montalbano vorrebbe tanto poter chiamare Mimì Augello ma non è in servizio per motivi familiari, e gli tocca quindi raggiungere Fazio sul posto dove hanno sparato ad un tizio di prima mattina. Ma il nervoso di inizio giornata è destinato ad aumentare. Affacciata ai balconi c’è un sacco di gente che se lo indica a vicenda e si chiede se sia “chiddro vero” o “chiddro di la tilevisioni”. Colpa sua: dieci anni prima aveva raccontato ad un autore locale una storia che gli era capitata e quello ci aveva scritto un romanzo, poi le storie erano diventate di più ed erano finite persino in televisione. Il risultato? “’No scassamento di cabasisi ‘insupportabili, che pareva nisciuto paro paro da ‘na commedia di ‘n autro autore locali, un tali Pirandello”. E il meglio deve ancora arrivare. Il morto ha il volto devastato da un colpo di pistola, accanto alla mano per terra c’è il suo cellulare e si trova vicino ad una insegna che recita Bar Aurora. Dal racconto dei tre amici che hanno assistito alla scena, dopo aver chiuso la chiamata (proprio quella arrivata per errore a Montabano!), il giovane è stato colpito da un tizio arrivato su una grossa moto nera. Il morto è Riccardino Lopresti, trent’anni come i suoi amici – che si conoscono fin dalla prima elementare – ed era impiegato nella sede cittadina della Banca Regionale, era sposato con una tedesca (che detesta i suoi amici) e non aveva figli. A partire da questo affiatato (affiatato?) gruppo di amici che tutti chiamano “i quattro moschettieri”, il commissario comincia le indagini che subito evidenziano qualche stranezza. Ma per lui adesso ogni cosa risulta faticosa; non ha perso affatto il fiuto da sbirro, quello no, ma c’è come una stanchezza profonda che lo rende insofferente. Per non parlare della mezza discussione rimasta in sospeso al telefono con Livia e soprattutto della storia del “profissori autori”, come lo chiama Catarella, che ogni tanto lo chiama da Roma. Davvero una gran camurrìa…
Come è ormai noto a tutti, l’ultimo capitolo della lunga serie di ventisette romanzi cominciata nel 1994 con La forma dell’acqua dedicata al commissario Salvo Montalbano, la creatura letteraria italiana più famosa degli ultimi decenni e quella più nota di Andrea Camilleri che ci ha lasciati il 17 luglio 2019, giaceva in un cassetto (non in una cassaforte, ricordava lui ridendo e alludendo alle voci che giravano) dell’editore fin dal 2005 – la stesura era cominciata il primo luglio 2004 ed era terminata il 30 agosto 2005 -, consegnato nelle mani dell’”amica del cuore” Elvira Sellerio cui è dedicato. Il Maestro lo aveva raccontato così: “Volevo prevedere l’uscita di scena di Montalbano, mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale, l’ultimo libro delle serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più”. Nella nota finale di quella versione scriveva “Me ne rincresce, ma a ottant’anni è inevitabile che si metta fine a tante, troppe cose”. Invece di romanzi ne seguirono poi diciotto, fino all’ultimo del 2018,Il metodo Catalanotti, che già nello stile sembra gettare un ponte ideale con il postumo Riccardino. Inoltre Camilleri parla di un “problema scaramantico” che gli si era presentato, ovvero evitare quanto accaduto ai suoi due autori di riferimento Jean Claude Izzo e Manuel Vàsquez Montàlban che volevano far morire i loro personaggi ed erano morti prima loro. Nel 2016, all’età di novantun anni, il Maestro decide di “sistemare Riccardino” (parole sue nella nota finale) con l’aiuto ormai indispensabile di Valentina Alferj, senza cambiare nulla della trama ma ritenendo “doveroso aggiornare la lingua”. In una intervista più recente ha detto, “La fine di Montalbano l’ho già scritta tredici anni fa. Recentemente l’ho rimaneggiata dal punto di vista stilistico. Non del contenuto. Finirà Montalbano, quando finisco io, uscirà l’ultimo libro. Quello che posso dire è che non si tratta di un romanzo, quanto di un metaromanzo dove il Commissario dialoga con me e anche con l’altro Montalbano, quello televisivo”. Mai come in questo romanzo così anomalo a cominciare dal titolo – che da provvisorio diventa definitivo per affezione – e persino dalla telefonata iniziale che puntualmente interrompe il sonno di Montalbano che stavolta non arriva dal confusionario e tenero Catarella ma proprio dal Riccardino del titolo, mai come questa volta la trama dell’indagine è del tutto secondaria. Mancano quasi tutti i personaggi sullo sfondo che sembrano sbiaditi, mancano i luoghi, mancano persino le pietanze che ci facevano sentire il profumo come fossimo a tavola con il commissario: Montalbano non ha nemmeno “gana di abbuffatine”. C’è invece tanta malinconia. E anche tanta ironia, come sempre, ma più amara, anche quella dal sapore pirandelliano come tutto l’impianto della storia, chiaramente un omaggio al suo di Maestro. Lo ha detto Camilleri stesso, è un metaromanzo nel quale l’esperienza del teatro – a lui tanto caro – ha un peso notevole; una storia in cui i protagonisti veri sono Pupo e Puparo che ingaggiano un duello surreale, una resa dei conti tra autore, personaggio letterario e personaggio televisivo (che dal 1999 ha reso ancora più famoso Montalbano), che già in alcuni romanzi precedenti aveva fatto capolino. Questa storia di corna, mafia, chiesa e politica – ricordiamo che nei romanzi della serie sono stati sfiorati costantemente temi “impegnati” a cominciare da mafia e emigrazione cui la Sicilia ha pagato sempre e continua a pagare un prezzo altissimo – ha deluso qualche fan, molti ne ha spiazzati di certo. Ovviamente il fulcro attorno al quale è costruito Riccardino è l’uscita di scena di Montalbano, che naturalmente non si può qui raccontare. Si può però osservare che, quando le critiche negative sostengono che i personaggi e lo stesso Montalbano sembrano, come già detto, sbiadire riga dopo riga, in realtà non fanno che confermare che il Maestro è riuscito in quello che intendeva fare. Nessuna uscita drammatica, nessun addio, piuttosto uno scomparire in dissolvenza tra le pagine come in una magia, la stessa magia narrativa durata per decenni e tenuta in vita sulla carta, in televisione e nel cuore dei lettori. Camilleri è stato un mestierante? Può essere, ma certo è stato uno tra i più bravi, perché dominare le classifiche con oltre 100 titoli e 30 milioni di libri venduti per anni ad ogni uscita non è così comune; perché dare ad un editore, all’epoca prestigioso ma piccolo, quello che lui ha dato a Sellerio non è da tanti; perché creare una geografia e una lingua che diventano patrimonio di tanti fan, non soltanto in Italia non è che capiti così facilmente; perché creare un vero e proprio itinerario da turismo letterario succede di rado. Sellerio pubblica Riccardino in due versioni, una delle quali, in elegante copertina rigida, comprende le due stesure del romanzo così da consentire al lettore di confrontarle e osservare le difformità linguistiche e lessicali, anche qui esaudendo il desiderio dell’autore che dice “Mi pare possa giovare far vedere materialmente al lettore l’evoluzione della mia scrittura”. Imperdibile per ogni vero fan del commissario più amato d’Italia e del vecchio Maestro siciliano. E adesso addio davvero, Montalbano, ti immagineremo per sempre sulla tua verandina con lo sguardo perso lontano sul mare e a respirarne il profumo.
Alessandra Farinola
 
 

Controluce, 11.8.2020
#Nonleggetelibri - Con Riccardino, Andrea Camilleri al cubo!

Sarebbe meglio evitarla come conclusione e perciò la scriviamo al principio, ma è alquanto chiaro che Andrea Camilleri, scomparso poco più d’un anno fa, con il suo ultimo romanzo lascia ai lettori passati presenti e futuri il proprio testamento morale. Camilleri ci ha sempre sorpreso, attraverso la sua scrittura e le sue ‘familiari’ apparizioni: col suo essere un uomo perbene capace, però di pensarsela molto male, ovvero di saper vedere con scaltrezza il mondo così com’è senza ipocrisia. Con Riccardino, oltre l’indagine, l’ennesima, che dovrebbe risolversi come una semplice storia di ‘corna’ (e così non è), Camilleri si (ci) dice molte cose: deluso di come lo stato, oggi, combatte la mafia, forse con meno attenzione e impegno di ieri; deluso da come certi vizi della politica non cambino mai; di come certa Italia non cambi mai. E prosegue a raccontare. Forse la scrittura è stata una delle poche cose che non l’ha mai deluso, anzi, l’ha molto divertito. In Riccardino inscena, fra l’altro, un meta romanzo, dove l’autore Camilleri chiama il Montalbano letterario a tutte le ore del giorno e della notte per chiedergli di ‘ravvedersi’ sulla conduzione dell’indagine, e Montalbano letterario se la prende col Montalbano televisivo: molto più famoso di lui e con dieci anni di meno «il cornuto». Quello che lo scrittore lascia ai lettori, in questo mirabile saluto, è anche la traccia del metodo di scrittura, quello con cui ha costruito la fortuna letteraria di Montalbano (la conduzione ‘alternata’ fra la fantasia dello scrittore e l’imporsi dei personaggi e delle storie con le loro intrinseche personalità e necessità), ed anche un certo modo ‘fondamentale’ di intendere la vita che stavolta, più che in altri lavori, sta tutto dentro la dialettica con i personaggi.
Nella sua ultima avventura Montalbano si sciala diversi buoni piatti cucinati da Adelina, come al solito, ma va anche a pranzo da Enzo; litiga con Livia, tipico; beve ‘cicaronate di caffè sulla verandina (luogo prediletto dove ‘se la pensa’, come sempre). Manca il sesso, anche se componente di striscio della serie, e non compare accanto a lui Mimì Augello, questa una delle assenze più strane… L’umorismo, invece è alle stelle e la signora Macca, chiaromante, e il suo ‘cavaliere’, assieme al quartiere da loro abitato e a certe altre coincidenze del caso, resteranno nella nostra memoria di lettori, così come quando ‘strammammo’ e ridemmo parecchio davanti alle epistole demenzial-burocratiche de La concessione del telefono. Loro sembrano usciti da un cunto (una fiaba), ma stanno lì, vivi come se potessimo vederli, dietro la tapparella della loro stanza da letto.
Serena Grizi
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 11.8.2020
Ascolti del 10 agosto: “Il Giovane Montalbano” chiude con 3,6 milioni di telespettori
Rai 1 si aggiudica la prima serata con la replica dell'ultima puntata della seconda stagione della fiction

Rai 1 Il Giovane Montalbano: 3.644.000 spettatori, 21,9% di share.
[...]
 
 

Segre, 12.8.2020
Boig per tu
Reposicions per gaudir

Per a satisfacció del meu amic Iñaki i de la seua companya, Patricia, incondicionals tots dos de la sèrie (i és de suposar que uns quants milers d’espectadors més), La 2 torna a reposar aquest estiu El comisario Montalbano, que recrea el personatge creat per Andrea Camilleri (1925-2019) en homenatge al seu gran amic, també escriptor, Manuel Vázquez Montalbán. La sèrie la va estrenar la RAI el 1999 i ja suma catorze temporades i 36 capítols (que són veritables llargmetratges) emesos a més d’una preqüela (2012-2015), El joven Montalbano, amb els primers casos del tenaç, intuïtiu i gran gastrònom policia sicilià que té la seua seu a la fictícia localitat de Vigata, que en realitat es tracta de la real Porto Empedocle a la província d’Agrigent, a Sicília. Protagonitzada des de la primera entrega per Luca Zingaretti, El comisario Montalbano, a més de ser un reclam turístic per a la Sicília menys “guiri”, permet gaudir amb complicats casos criminals, conèixer les millors receptes locals i, si la veuen en VOSE, intentar entendre l’argot dialectal sicilià.
José Carlos Miranda
 
 

aSalerno, 13.8.2020
Riccardino e quella gomma che cancella Montalbano
Con l'ultimo libro di Camilleri Montalbano esce dalla scena

Esce di scena il commissario più popolare del pianeta, Montalbano. Lo fa in gran stile e “di persona personalmente” in maniera insolita, geniale, come geniale è la mente di chi lo ha partorito. In Riccardino, ultimo libro del grande Camilleri edito da Sellerio, è il commissario Montalbano a decidere come uscire per sempre dalla scena. Ci si attende un gran finale, magari un colpo di scena a lieto fine o magari un colpo di scena solamente, ma non è così. Nel bel mezzo della conclusione delle indagini, il Montalbano “letterario” decide, che il suo personaggio non ha più nulla da raccontare, così dopo la lite con l’autore, che interviene nel romanzo cercando di proporre un finale per l’ indagine, Montalbano decide di farla finita. L’uscita di scena è poetica. Il commissario lo fa dalla sua casa sul mare. Prende una gomma e comincia a cancellare tutto, conscio del fatto che è tutta una mera illusione, illusione la sua persona, i luoghi in cui ha vissuto, illusione sono le sue indagini ed i personaggi con cui si è relazionato. Al passaggio della gomma, a cancellarsi sono le luci delle barche che si intravedono in lontananza. Il paesaggio adesso non c’è più, quel paesaggio che ha incanto e fatto innamorare migliaia di lettori adesso è solo un ricordo. Anche la sua casa cessa di esistere. La gomma, infine, cancella la parola del nostro amato Montalbano, così fra il canto delle ultime consonanti, il commissario svanisce. Un paragrafo che sa di poesia, un personaggio che esce dalle scene in maniera autonoma e senza alcun risentimento. Siamo rimasti orfani dopo la morte di Camilleri, e adesso ci sentiamo ancor più orfani dopo che il commissario Montalbano, letterario, ha deciso di lasciarci. Solo la maestria del grande Camilleri poteva prevedere, anni prima della sua morte, un finale di vero impatto, come questo. Un congedo etereo, pregnante, illusorio, che lascia il lettore sospeso, ancora una volta, fra la realtà e l’immaginazione. Addio compagno Montalbano, salutaci l’amato Andrea.
Pasquale Petrosino
 
 

L'Echo, 14.8.2020
Les adieux du commissaire Montalbano
Le commissaire Montalbano, le "Maigret sicilien", s’offre une ultime enquête posthume avec "Riccardino".

Un an après la mort de son créateur, Andrea Camilleri, le "Maigret sicilien" s’offre une ultime enquête posthume avec "Riccardino", qui vient de paraître en Italie. Une double édition spéciale avec "la version finale de 2016 et la première écrite par l’auteur en 2005" explique sa maison d’édition, Sellerio. Le roman paraît un an après la disparition de Camilleri à l’âge de 93 ans, le 17 juillet 2019. Le "pape" du polar italien aurait envoyé l’ouvrage à son éditeur, à Palerme, en lui demandant de ne le publier qu’après sa mort: "À 80 ans, je voulais prévoir la sortie de scène de Montalbano, j’ai eu cette idée et je ne l’ai pas laissée s’échapper" déclarait Camilleri à ce sujet. "Je me suis donc retrouvé à écrire ce roman qui représente le dernier chapitre, le dernier livre de la série." Dans ce dernier volet apparaît un commissaire Montalbano vieilli et fatigué, qui doit élucider une nouvelle affaire de meurtre. La victime est le jeune directeur d’une agence bancaire de Vigata, la ville fictive où Camilleri situe ses intrigues. Auteur d’une centaine d’ouvrages, le prolifique auteur sicilien a vendu plus de vingt millions de livres en Italie. La trentaine de polars mettant en scène Montalbano est traduite dans le monde entier et adaptée en série télé, avec Luca Zingaretti dans le rôle du commissaire amateur de bonne chère.
Aliénor Debrocq
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 14.8.2020
I turisti: «Dov'è la casa di Andrea Camilleri?»
Porto Empedocle. Lo splendido murales che raffigura lo scrittore campeggia sulla parete laterale del palazzo comunale, ma sono in tanti che chiedono informazioni in assenza di segnaletica dove si trova ubicata all'abitazione

Il paradosso è pirandelliano, ma riguarda Andrea Camilleri. Nei giorni in cui si registra un “boom“ di visitatori occasionali, giunti in città per farsi selfie ai piedi della gigantografia dello scrittore morto un anno fa, accade che a Porto Empedocle non ci sia un'indicazione che indirizzi lo straniero di turno verso la casa dello scrittore.
C'è la gigantografia adagiata dall'artista Ligama sulla parete laterale del palazzo Comunale, meta quotidiana a tutte le ore di adorante appassionati di Camilleri, increduli alla vista di cotanta opera. Cellulare in mano e via con le foto tra selfie singoli e familiari. Chi ci guadagna? Beh, almeno i bar della zona immediatamente a ridosso dell'opera voluta dalla Archeoclub e dall'Associazione Mariterra con l'avallo del Comune.
Qualche decina di caffè in più al giorno, qualche pizza, panino, bibita o altre leccornie in più ogni giorno sono “figlie” dell'effetto camilleriano su questa insolita estate al tempo del Covid. Un toccasana certamente dopo mesi di crisi totale, in aggiunta a quella che da almeno un decennio travolge la via centrale della cittadina marinara. Come sono lontani i fasti delle estati empedocline, tra cantanti e spettacoli che richiamavano visitatori da tutta la Sicilia. Altri tempi, altri soldi nelle casse comunali. Tornando al paradosso, questo si conferma in tutta la sua gravità, “Scusi dov'è la casa di Camilleri?” chiede il turista romano a chi è del posto, seduto magari su una panchina.
Una domanda a cui il Comune o chi per lui dovrebbe rispondere predisponendo un'accurata segnaletica turistica capace di indirizzare subito e con precisione il turista nel luogo dietro il Palazzo Comunale in cui Camilleri trascorreva qualche giorno ogni anno, soprattutto a settembre. Magari nei prossimi giorni, in vista proprio dell'arrivo del mese in cui lo scrittore nacque - il 6 settembre 1925, ndr - sarebbe bello inaugurare un percorso ad hoc in tal senso con indicazioni già all'ingresso del paese intensificandosi man mano che ci si avvicina alla dimora. Anche perché la gigantografia e il suo effetto “moltiplica panini, pizze e caffè” non durerà in eterno, non essendo autorizzata a rimanere a lungo attaccata al Municipio.
Francesco Di Mare
 
 

La Repubblica - Robinson, 14.8.2020
Due nuove storie di Vigàta per sognare la Sicilia di Camilleri
Sabato 15 agosto in regalo con Repubblica "Il merlo parlante". Lunedì 17 agosto è la volta de "La lettera anonima"

Continua l’appuntamento in edicola con le Storie di Vigàta, la collana di volumi firmati da Andrea Camilleri che Repubblica offre in regalo ai suoi lettori tutti i weekend di agosto. Sabato 15 agosto l’appuntamento è con Il merlo parlante: ambientata nell’immaginaria città inventata dal maestro siciliano come scenario privilegiato delle sue trame, racconta una storia di matrimoni, convenienze e “corna” citando le atmosfere della miglior commedia all’italiana.
Lunedì 17 agosto (domenica 16 il nostro giornale non uscirà) è invece la volta de La lettera anonima: la storia si svolge nell’immediato dopoguerra, quando a Vigàta si scatena un’anomala “pidemia violenta di littre nonime”, tutte però accumunate da una tematica, “il letto e le sue conseguenze”. Chi le scrive? E soprattutto, chi tra i borghesi piccoli piccoli che popolano il mondo camilleriano uscirà indenne dalla tempesta che provocano?
 
 

IL Passaparola dei Libri, 15.8.2020
Camilleri chiude le indagini di Montalbano, ma non sta al passo dei tempi - Riccardino

“Riccardino” di Andrea Camilleri. Finalmente l’ho finita anch’io ed è vero che cominciano ad abbondare le recensioni ma finora si sono limitate al piaciuto molto o delusione (senza offesa per nessuno, giusto per giustificare il mio intervento su questo libro). Mi sforzerò di fare qualcosa di più (e non è detto che ci riuscirò).
Si tratta formalmente di un giallo in cui sono indagini per un fatto costituente reato come in tutti gli altri libri di Montalbano ma chiaramente si nota abbastanza presto che la trama gialla perde consistenza a favore dello sviluppo del tema del doppio e del dialogo con l’autore, prima appena accennato e poi sempre più insistente.
Con riferimento al doppio, Montalbano sente il confronto con il suo alter ego televisivo giovane e prestante e meno affaticato dagli anni e vuole in qualche modo distinguersi da lui in un’indagine in cui gli viene servita una soluzione su un piatto d’argento che non lo convince.
Nel dialogo con l’autore, chiaro omaggio a Pirandello, grandissimo Maestro insuperabile, soprattutto il Pirandello delle opere teatrali come “Sei personaggi in cerca d’autore”, Montalbano si sente sempre più infastidito dai suoi consigli non richiesti non vuole più accettare che l’autore decida e lo imprigioni in una forma che non senta sua e medita una ribellione in cui la vita possa tornare a fluire, espediente che rende geniale il romanzo.
La trama gialla resta sostanzialmente insoluta anche perché la soluzione proposta dal commissario risulta del tutto sfornita di prove ma altrettanto inspiegabile resta una circostanza per i più probabilmente risibile che tuttavia ancora non so spiegarmi [La spiegazione è nelle note dell'Editore al volume, NdCFC]: vero che era ambientato nel 2005 e poi trasportato nel 2018 (dato che in questo lasso ha scritto altri libri di Montalbano, dalla “Vampa d’agosto” in avanti e nei suoi libri ci sono riferimenti più o meno chiari al periodo storico e l’ultimo risale al 2018/19) ma è incongruente lasciare riferimenti precisi ad un’epoca passata quali la legge per limitare le intercettazioni, il fax, i soliti politici democristiani che diventano azzurri.. Se è ambientato nel 2018 bisognava far riferimento ad un mondo diverso in cui ci sono i social, la posta elettronica, i pentastellati possibili nuovi trasformisti… Forse però l’autore non aveva interesse a satirizzare su questo nuovo mondo e del resto lo aveva già ideato nel 2005 ma rimane l’incongruenza coi successivi.
Naturalmente la mia non è una critica ma una constatazione, che certo non inficia la genialità del romanzo.
Tuttavia il mio parere sul romanzo non è del tutto positivo come avrebbe potuto essere perché non ritengo il finale meditato come doveva essere. Lo ritengo eccessivamente affrettato (naturalmente non lo svelo) date le promesse del romanzo. Non sono certo delusa circa il fatto che il giallo rimanga sostanzialmente senza soluzione non essendo appunto un giallo ma non si può non notare come il finale tradisca Pirandello (che lo avrebbe probabilmente concluso in modo diverso) e proponga uno scioglimento poco chiaro.
In ogni caso consigliato, anche se con l’avvertenza, rivolta soprattutto agli amanti dei polizieschi, che non state leggendo un vero e proprio giallo.
Eleonora Benassi
 
 

il Giornale, 15.8.2020
"Riccardino" sempre al comando

Continua il dominio postumo di Andrea Camilleri sulla classifica. In vetta c'è sempre Riccardino (Sellerio).
L'ultima avventura del commissario Montalbano vende ben 20mila e duecentosei copie. Sono circa ottomila in meno della settimana precedente, però non c'è dubbio che Riccardino, testo che Camilleri scrisse tra il 2004 e il 2005 e rivisto definitivamente nel 2016, sia avviato ad essere il libro più venduto dell'estate e probabilmente dell'anno. Tanto più che al sesto posto della classifica c'è anche l'edizione lusso per i cultori dei giochi linguistici di Camilleri: Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005. Ediz. speciale (ovviamente sempre Sellerio). E ovviamente costa qualche euro in più.
Al momento l'inseguitore più vicino al «Sommo» (come lo chiamano i suoi fan) è Sandro Veronesi con il suo Il colibrì (La nave di Teseo).
[...]
Matteo Sacchi
 
 

La Repubblica, 15.8.2020
L'opera a 290 metri sotto il livello del mare avrebbe bisogno di sei distinte perforazioni
La sponsorizza il 5 Stelle Cancelleri, mentre il piano per il ponte sullo Stretto resta fermo
Il tunnel miracoloso dell’elettrotecnico che ha folgorato Conte
Messina, la soluzione che piace al premier è opera di un ingegnere delle Ferrovie che in un anno ha presentato quattro proposte diverse

Dunque è un «ponte sottomarino» o meglio un tunnel sotto lo Stretto - l'idea geniale che ha conquistato Giuseppe Conte, il «miracolo di ingegneria» che il governo vuole mettere dentro il pacchetto del Recovery Fund.
E sembra l'uovo di Colombo. Perché i No-Ponte non potranno contestare un ponte invisibile. Gli scettici smetteranno di agitare il pericolo che il vento butti giù tutto. Gli animalisti festeggeranno lo scampato pericolo per la migrazione dell'albanella pallida. E i gelosissimi custodi del panorama siculo continueranno a vedere il mare delle cartoline.
Sembra. Ma è davvero fresco, l'uovo miracoloso del «ponte sottomarino»? Chi l'ha trovato? E soprattutto: cosa c'è dentro?
[...]
E invece passarono 26 anni, prima che Romano Prodi – già fervente sostenitore del ponte da presidente dell'Iri – lo inserisse nel suo programma di governo come «priorità nazionale ed europea». E ne trascorsero altri cinque, prima che il governo Berlusconi desse il via al progetto preliminare, riaccendendo le speranze di tanti siciliani. A cominciare da Andrea Camilleri, che allora rivelò di essere stato «da sempre favorevole alla costruzione di quel ponte che riuscirebbe finalmente ad eliminare questa maledetta o benedetta sicilitudine, quel senso di isolamento e di solitudine nel quale molti di noi si sono trovati senza desiderarlo».
Ma anche il papà di Montalbano sapeva che «ad alcuni l'unione di due terre separate dal mare sembrerà un sacrilegio, un'offesa, una ferita alla sacralità dell'acqua».
[In realtà Camilleri ha anche avanzato dubbi sulla sicurezza antisismica, NdCFC]
[...]
Forse allora sarebbe giusto che il governo spiegasse agli italiani (e all'Unione europea che dovrà tirar fuori i miliardi) perché sta scartando a priori quella soluzione già pronta per l'uso che tiene chiusa a chiave nel cassetto, quella sfida all'impossibile che secondo Camilleri che renderebbe la Sicilia «meno isola, meno orgogliosa e forse meno malinconica»: il ponte sullo Stretto.
Sebastiano Messina
 
 

La Repubblica, 15.8.2020
Addio a Stefano Malatesta
Il viaggiatore incantato
Il giornalista e scrittore aveva ottant'anni. Già inviato di "Repubblica", ha raccontato paesi e guerre nel mondo. Ma anche arte e cultura

[...]
Malatesta aveva girato il mondo e lo aveva raccontato da grande inviato, ma ad un certo punto il centro dei suoi interessi divenne la Sicilia: un mondo pieno di storie e di personaggi. Era diventato molto amico di Camilleri, prima che, grazie a Montalbano, diventasse così popolare. Fu Stefano il primo a parlarmi di Gesualdo Bufalino che Sellerio stava per pubblicare. Era stato alle Eolie e aveva raccolto dalla viva voce dei pescatori mille storie poi raccolte in un libro, Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani.
Fu, credo, il barone Borsellino a fargli comprare per poco un vecchio baglio in disarmo dalle parti di Sciacca e precisamente a Borgo Bonsignore, dove sfocia in mare il fiume Platani. Divenne la sua casa per le vacanze, e, soprattutto, un osservatorio privilegiato. Lo affascinava la Sicilia dei Gattopardi e ne cercava i segreti, magari chiacchierando con Sciascia o con Elvira Sellerio. Scovò a Enna un collezionista di monete antiche che aveva accumulato in casa una serie infinita di "pezzi" rari. E lo attirava il folclore siciliano. Una volta trovò, non so dove, un proverbio che suonava più o meno: futtiri in piedi e camminari dint'a rina conducono l'uomo alla rovina. Interpellato, Camilleri gli disse: «Malatè, certi proverbi li sai soltanto tu!». [Questa affermazione meriterebbe una verifica, considerato che Camilleri spiega il proverbio nel suo libro "Il gioco della mosca", NdCFC]
[...]
Paolo Mauri
 
 

Ufficio Stampa Rai, 16.8.2020
RAI 1 17 AGO 2020, 21:20
"La mossa del cavallo", una prima serata Rai1 firmata Camilleri
Per il ciclo "C'era una volta Vigata", con Michele Riondino ed Ester Pantano

Tratto dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, uscito nel 1999 per Sellerio [La prima edizione è per Rizzoli; Sellerio ha ripubblicato il romanzo nel 2017, NdCFC], “La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata” è la proposta di prima serata di Rai1 di lunedì 17 agosto. Ispirato ad un fatto realmente accaduto (a Barrafranca, in provincia di Enna, nel XIX secolo), il film, una produzione Palomar – Rai Fiction, firmato in regia da Gianluca Maria Tavarelli, con Michele Riondino (volto de Il giovane Montalbano) ed Ester Pantano, è ambientato nella Montelusa del 1877. Giovanni Bovara è il nuovo ispettore capo ai mulini, incaricato dal Ministero di far rispettare l’invisa tassa sul macinato. Siciliano di nascita, è ormai ligure di adozione: ragiona e parla come un uomo del nord-Italia e non comprende le dinamiche mafiose che regolano la Sicilia. Le sue indagini Io porteranno prima a scoprire un ingegnoso sistema per evadere la tassa, quindi a ritrovarsi invischiato in un complicato sistema di depistaggi e giochi di potere. Solo ricorrendo alle stesse strategie dei suoi aguzzini Bovara riuscirà a salvare la propria vita.
 
 

Oltre Vigàta, 16.8.2020

Si è deciso di annullare "Percorsi d'Inchiostro" previsto per questa sera giorno 16 Agosto 2020. Riteniamo, in un momento così difficile per la nostra comunità di lanciare un segno di responsabilità alla comunità e di solidarietà alle famiglie coinvolte nei casi di positività.
 
 

Michele Riondino, 17.8.2020
La mossa del cavallo

Senza nulla voler togliere al giovane Montalbano ma quello che va in onda stasera è un capolavoro di scrittura. Raramente in tv si vedono esperienze così audaci. “La mossa del cavallo” è un romanzo scritto in due lingue, due dialetti. Giovanni Bovara è un siciliano cresciuto a Genova e dovrà riappropriarsi delle proprie origini se vorrà salvarsi dalla trappola in cui è finito.
 
 

TPI, 17.8.2020
La mossa del cavallo: la storia vera che ha ispirato Camilleri

La mossa del cavallo: la storia vera che ha ispirato Camilleri
Questa sera, 17 agosto 2020, su Rai 1 va in onda in replica “La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata”, il primo dei film ispirati ai romanzi storici di Andrea Camilleri. Opera che affonda le sue radici in un fatto di cronaca accaduto a Barrafranca, nell’Ottocento, con l’omicidio di un prete. Qual è la storia vera che ha ispirato Camilleri per La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata? Di seguito tutte le informazioni. La vicenda legata all’omicidio di Andrea Vasapolli era stata annotata da Leopoldo Franchetti – politico, economista, studioso meridionalista e senatore del Regno d’Italia – durante la sua inchiesta sulle condizioni socio-economiche della Sicilia a cavallo tra Ottocento e Novecento. I fatti sono stati descritti con una lunga ricerca da Salvatore Vaiana, con il volume “Una storia siciliana tra Ottocento e Novecento” ed hanno ispirato il grande scrittore siciliano, “papà” del Commissario Montalbano.
La storia vera
Andrea Vasapolli faceva parte di una potente e ricca famiglia terriera e l’omicidio avvenne nel marzo del 1876 a Barrafranca (Enna). Ad ucciderlo fu Eugenio Vasapolli, cugino della vittima, ma la potente famiglia riuscì a depistare le indagini, facendo ricadere la colpa su un forestiero proveniente da Moncalieri (Torino): Francesco Costero. Questi, dopo aver sentito due spari di fucile a pallettoni, soccorse Andrea Vasapolli, che prima di morire fece il nome del cugino… Malgrado l’iniziale depistaggio e l’arresto di Costero, le indagini presero poi la giusta direzione ed Eugenio Vasapolli venne condannato a 15 anni di lavori forzati, al risarcimento dei danni (10mila lire) in favore delle parti civili e alle spese di liti. “Molti turisti – ha affermato qualche tempo fa il presidente della Pro Loco, Filippo Salvaggio – chiedono di visitare palazzo Vasapolli e i luoghi in cui accaddero le vicende narrate e rimangono attratti dalla storia delle bizzarre malefatte dei fratelli Vasapolli”.
Anton Filippo Ferrari
 
 

Itaca Notizie, 17.8.2020
Tutte le strade portano a Vigata: a San Pietro TAM e Mondadori ricordano Camilleri

La Libreria Mondadori di Marsala e il TAM organizzano oggi un pomeriggio di parole, suoni e suggestioni per ricordare Andrea Camilleri. L’appuntamento “Tutte le strade portano a Vigata – Omaggio a Camilleri” è per le ore 18 al Complesso San Pietro ore 18. Con l’introduzione del regista Giacomo Bonagiuso, leggeranno il regista e attore Massimo Pastore e gli allievi del TAM – Teatro Abusivo di Marsala.
“È un’isola dalla bellezza ammaliante e dalle mille contraddizioni, dalla luce accecante e dagli inquietanti chiaroscuri che Andrea Camilleri racconta nei romanzi storici e nelle avventure del commissario Salvo Montalbano. Tanto Vigàta (Porto Empedocle), affollato microcosmo tipicamente isolano, che Montelusa (Agrigento) sono oggi oggetto di un amore fatale da parte di appassionati lettori, non meno affascinati dalla trasposizione cinematografica, che ambienta nel Ragusano le storie del commissario”.
Ingresso libero fino al raggiungimento della capienza massima secondo norme anti-Covid.
 
 

Vertele!, 17.8.2020
Destacados de programación del lunes 17 de agosto
Telecinco y Cuatro se sacan de la manga dos 'ases' conocidos para renovar sus parrillas del lunes

[...]
La 2
La 2 emite 'La pirámide de barro', nuevo episodio de 'El comisario Montalbano' (22:00h.)
Un albañil aparece asesinado con un disparo en la espalda. Su mujer, una joven alemana de 29 años, ha desaparecido y todo apunta a que ha vuelto a Alemania, aunque nadie la ha visto. Pero para el comisario Montalbano todo esto parece una cortina de humo para ocultar algo más gordo.
[...]
 
 

Tv Fanpage, 18.8.2020
La semifinale di Europa League vince agli ascolti tv, non delude C’era una volta Vigata di Camilleri
La prima serata di lunedì 17 agosto 2020 ha visto trionfare sul piccolo schermo la semifinale di Europa League. Gli appassionati di calcio, infatti, non hanno potuto fare a meno di vedere la sfida tra Inter e Shakhtar Donetsk su Tv8. Nonostante l’evento, anche la fiction di Rai1 non smentisce la sua attrazione presso il pubblico che, infatti, ha scelto “C’era una volta Vigata-La Mossa del cavallo” tra i programmi offerti dalle varie emittenti.

[...] Intanto, anche la fiction di Rai1 non si smentisce e anche in replica, C'era un volta Vigata- La Mossa del Cavallo, con Michele Riondino ha catturato l'attenzione di poco più di due milioni di telespettatori, un risultato anche piuttosto soddisfacente per queste afose serate di piena estate.
Ascolti tv lunedì 17 agosto 2020
Nella serata di ieri, su Rai1 la replica di C’era una Volta Vigata – La Mossa del Cavallo è stata vista da 2.101.000 spettatori con uno share del 13.1%.
[...]
Ilaria Costabile
 
 

Oltre Vigàta, 18.8.2020

ANNULLATO PERCORSI D’INCHIOSTRO PREVISTO PER GIORNO 23 AGOSTO 2020!
Affermiamo quanto già espresso in occasione dell’appuntamento scorso.
Il paese sta attraversando un periodo di difficoltà con sette casi accertati di positività e altri, speriamo di no, che potrebbero palesarsi nei prossimi giorni. Ci dispiace moltissimo rinunciare a quella che sarebbe dovuta essere una festa ma in certi momenti, ciò che conta è il bene dell’intera comunità.
Pertanto abbiamo deciso, con rammarico e al tempo stesso con grande convinzione, di annullare anche Percorsi D’Inchiostro previsto per giorno 23 Agosto 2020!
Arriveranno tempi migliori e Oltre Vigata si farà trovare pronta e determinata per offrire al paese le sue attività culturali sempre nel nome dell’impegno e del divertimento.
#OLTREVIGATACE
 
 

buchreport, 19.8.2020
Bestseller Italien
Commissario Montalbanos letzter Fall

Der im Juli 2019 im Alter von 93 Jahren verstorbene sizilianische Krimiautor Andrea Camilleri ist bis heute der meistverkaufte zeitgenössische italienische Autor weltweit. Millionen von internationalen Lesern ist er vor allem für seine Kriminalromanreihe über Commissario Montalbano bekannt.
Dessen letzten Fall hat Camilleri bereits zwischen 2004 und 2005 geschrieben und im Jahr 2016 noch einmal sprachlich überarbeitet. Bis vor kurzem wurde das Manuskript beim italienischen Verlag Sellerio Editore Palermo in einem Safe strengstens gehütet, Camilleri soll bereits 2005 angewiesen haben, es erst posthum zu veröffentlichen. Jetzt war es schließlich soweit: Im Juli, einen Tag vor dem ersten Todestag Camilleris, ist „Riccardino“ in Italien erschienen und eroberte dort sofort Platz 1 und – in einer Sonderedition inklusive des ersten Entwurfs Camilleris aus dem Jahr 2005 – Platz 4 der Bestsellerliste.
Zum Inhalt: Ein junger Direktor der Banca Regionale wurde brutal ermordet. Zeugen sind drei enge Freunde des Toten. Zuvor teilten die vier alles miteinander. Genau wie die vier Musketiere war ihr Motto „Einer für alle und alle für einen“. Doch Commissario Montalbano traut der friedlichen Idylle nicht und stellt fest, dass bei diesem Mord nichts so ist, wie es zunächst den Anschein hat.
Andrea Camilleri schrieb zeit seines Lebens mehr als 100 Bücher, die auch für das Fernsehen adaptiert und in zahlreiche Sprachen übersetzt wurden. Der erste Band der Montalbano-Reihe, „Die Form des Wassers“, wurde im Original 1994 veröffentlicht – als Camilleri bereits 69 Jahre alt war. In deutscher Übersetzung erscheinen die Montalbano-Krimis bei Lübbe.
 
 

Grandangolo Agrigento, 19.8.2020
Iniziative culturali ad Agrigento: una targa per Jannuzzo e incontro con Simonetta Agnello Hornby

Nella giornata di domani, giovedì 20 agosto, il Comune di Agrigento ricorda due personaggi legati alla città. Si tratta di due iniziative di carattere culturale. La prima avverrà alle 18.30 nello spazio verde di piazza Diodoro Siculo con la scopertura di una targa per commemorare il professor Giuseppe Jannuzzo a cento anni dalla nascita. Sarà presente la famiglia Jannuzzo con l’attore Gianfranco che leggerà una poesia dedicata al padre e amici e conoscenti. Il professore Jannuzzo, particolarmente conosciuto e amato, per lungo tempo aveva curato la prestigiosa Rivista “Agrigentini a Roma e ovunque”. Alle 19.30 invece, in via Atenea accanto al monumento ad Andrea Camilleri, la scrittrice Simonetta Agnello Hornby interverrà per un breve ricordo del Maestro Camilleri e parlerà dei suoi ultimi lavori letterari firmando copie dei libri nei pressi della libreria “Il mercante di libri”. Alle iniziative saranno presenti il Sindaco Lillo Firetto e l’Assessore ai Beni Culturali, Ernesta Musca
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 19.8.2020
La diceria del fotografo lo sguardo di Leone guidato da Bufalino

Lo ha detto una volta Andrea Camilleri, nel corso della presentazione di un libro dedicato ai luoghi dei suoi romanzi: Giuseppe Leone, Peppino quasi per antonomasia, si nasconde tra le pieghe del paesaggio stesso che fotografa, comportandosi alla stregua della lepre che, acquattata silente e guardinga, col suo occhio carpisce e registra. Una sorta di infaticabile cecchino, in grado di rubare la luce ai luoghi più suggestivi dell'Isola ma per restituirla poi nei suoi scatti palpitanti. Come quelli, ad esempio, che danno corpo al bel volume "Camarina, Bufalino e dintorni" appena uscito ( KromatoEdizioni, 108 pagine, 30 euro) e presentato ieri a Ragusa, nei locali suggestivi del castello di Donnafugata.
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Salvatore Ferlita
 
 

Sellerio Editore / Dionisiache, 20.8.2020
L'alba di Riccardino

Giovedì 20 agosto la casa editrice Sellerio festeggia l'ultimo atto della grande epopea di Montalbano con una maratona di lettura.
Alle 19.45, presso il Teatro Greco di Segesta (TP) in occasione delle Dionisiache, potrete assistere a L’alba di Riccardino. Incipit e frammenti dai romanzi del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo con l'accompagnamento musicale di Pietro Leveratto al contrabbasso e Tobia Vaccaro alla chitarra e al violino.
Gli spettatori potranno calarsi nei sogni di Montalbano, partecipare ai suoi risvegli, salutare i personaggi che lo accompagnano già dalle prime pagine, e percepire il crescendo e l'invenzione di una nuova lingua fino ad accogliere Riccardino, che conclude il glorioso romanzo di Andrea Camilleri.
Per informazioni e prenotazioni:
Botteghino 0924 1912533 - 3389590892 - whatsapp: 388 950892 - 328 8663774
www.dionisiache.it - prenotazioni@dionisiache.it - www.vivaticket.it
 
 

Telemia, 20.8.2020
KTF 2020: Calopresti direttore artistico
Omaggi ad Ennio Morricone e Andrea Camilleri tra gli appuntamenti più “preziosi”

Non sono state ancora definite le date del Kaulonia Tarantella Festival e, tuttavia, l’Amministrazione locale, fiduciosa di avere notizie a breve in merito all’esito del bando, ha presentato ieri mattina il nuovo direttore artistico della XXII edizione: Mimmo Calopresti.
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Due omaggi ad Ennio Morricone e ad Andrea Camilleri sono tra gli appuntamenti più “preziosi” della rassegna 2020.
 
 

TGR Sicilia, 21.8.2020
"L'alba di Riccardino" a Segesta: omaggio a Camilleri
Le voci di tre attori hanno fatto risuonare nel teatro la lingua dello scrittore scomparso un anno fa. Evento all'interno del programma del festival "le Dionisiache"

Frammenti, al tramonto, dei romanzi di Andrea Camilleri per il festival "Le Dionisiache", al teatro antico di Segesta. Le voci per lo spettacolo "L'alba di Riccardino" sono state quelle di Gigi Borruso, Filippo Luna e Salvo Piparo. Commento musicale di Pietro Leveratto e Tobia Vaccaro. Omaggio voluto dalla casa editrice Sellerio, poco più di un mese dopo l'arrivo in libreria dell'ultimo romanzo di Montalbano.
Laura Pasquini
 
 

Itaca Notizie, 21.8.2020
Alle Cave di Cusa “Sicilia Parra” con Camilleri e “Refugees” nel week end

Sarà un week-end dedicato al teatro, quello che si apre domani, sabato 22 agosto, nell’Area archeologica delle Cave di Cusa, a Campobello di Mazara, nell’ambito della rassegna “Sicilia Parra”, diretta da Piero Indelicato e finanziata dall’Assessorato regionale ai beni culturali. Dopo il debutto di gennaio scorso a Catania, sarà messo in scena domani (sabato), alle ore 21,15, “La donna a tre punte”, tratto dall’omonima opera di Andrea Camilleri, con la regia di Giuseppe Dipasquale e dello stesso Camilleri. Protagonista sarà Valeria Contadino, i movimenti coreografici sono affidati ad Aurelio Gatti che orchestrerà il coro di tre danzatrici: Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Maria Tafuri.



«Il progetto – spiega il regista Giuseppe Dipasquale – è nato diversi anni fa. Io e Andrea Camilleri pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non poté vedere la luce. Qualche mese prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must di Catania».
Lo spettacolo vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne – tutte mediterranee – che ha scolpito nei suoi romanzi: la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de “Il birraio di Preston”; la lasciva Trisìna de “La mossa del cavallo”, la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de “La concessione del telefono”, Minica, la mater e moglie dolorosissima de “Il casellante”. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro.



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La Tecnica della Scuola, 21.8.2020
Azzolina vs Salvini: gaglioffo diventa un google trend

In una calda sera d’agosto di un’estate diversa dal solito, non solo perché segue uno dei più insoliti inverni ma perché ci tocca leggere l’ultima ma davvero ultima indagine del commissario Montalbano, e a stento tratteniamo le lacrime tra le pagine di Riccardino, ché anche aprirlo, quel libro, ci costa un grande investimento emotivo, insomma, in una calda sera d’agosto, dopo mesi di quarantena e di canzonette sul balcone, già di per sé roba surreale, succede che la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina dà del gaglioffo all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini.
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Carla Virzì
 
 

Passauer Neue Presse, 22.8.2020
Buchtipp der Woche
Der Arnbrucker Hans Weiß empfiehlt "Das Nest der Schlangen – Commissario Montalbano ringt um Fassung"
In einer neuen Serie stellen wir Ihnen Lektüre für Kinder, Jugendliche und Erwachsene vor – dieses Mal einen Krimi

Ein gutes Buch, ein Liegestuhl, selbst gemachten Eistee oder Eiskaffee – mehr braucht es oft gar nicht, um ein paar vergnügliche, lustige, vielleicht auch romantische oder gar lehrreiche Stunden zu verleben.
Wegen der Corona-Pandemie und der damit verbundenen Gefahr, sich mit dem Corona-Virus anzustecken, verbringen viele Menschen aus der Region ihren Urlaub heuer zu Hause.
In der neuen Serie "Buchtipp der Woche" stellen wir Ihnen für die Mußestunden mit Buch Lektüre für Kinder, Jugendliche und Erwachsene vor – im neuen Teil steht eine Krimi im Mittelpunkt, der speziell Italien-Fans gefallen könnte: "Das Nest der Schlangen – Commissario Montalbano ringt um Fassung" von Andrea Camilleri.
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Daniela Albrecht
 
 

La Nueva España, 22.8.2020
De los "Cuentos" de Thomas Wolfe a la novela póstuma de Mariano Arias, pasando por Zweig, Camilleri, Dürrenmatt, Condé, Tanizaki, Poe y Hernán Ronsino
Balizas de papel para rematar el agosto más extraño

Está claro. Este agosto es extraño, muy extraño, y cada cual lo navega como puede. Los más procuran no alejarse demasiado, no sea que haya que regresar picando espuela. Así que, más que nunca, se requieren vías de escape interior, agujeros de gusano balizados con papel para desembocar en mundos tan virtuales como remotos. Aquí va una veintena de balizas para rematar agosto con seguridad.
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Camilleri no solo escribió novelas de Montalbano. Quienes busquen en la reflexión erudita y elegante su remanso de paz frente al desconcierto lo encontrarán en Conversación sobre Tiresias (64 páginas, 9,90 euros), un intenso merodeo que saca a la luz la esencia del adivino ciego.
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Eugenio Fuentes
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.8.2020
Agrigento, a cavalcioni sulla statua di Camilleri. Il sindaco: "Quella donna chieda scusa"
Bionda, stivali neri: la foto di una ragazza sconosciuta scatena una bufera sui social. E c'è chi invoca la videosorveglianza davanti all'opera, nella centrale via Atenea

Il commissario di Vigàta, sensibile al fascino femminile, forse si sarebbe fatto una bella risata. "Montalbano sono!", avrebbe esclamato, invitando l'audace ragazza a pranzare con lui, a base di pesce e vino bianco, nel ristorantino di sempre con vista mare. E' un fatto che una giovane bionda, capelli lunghi, vestitino corto e stivaloni neri, si sia fatta immortalare a cavalcioni sulla statua di Andrea Camilleri, piazzata nella centrale via Atenea di Agrigento. Al braccio del papà di Montalbano viene fatta pendere una borsa femminile in pelle nera.
Lo scatto ha fatto in breve il giro dei social e il pieno di polemiche. Il sindaco Calogero Firetto parla di "bravata" e tuona: "La giovane ritratta nella foto deve chiedere scusa ad Agrigento, alla famiglia Camilleri e allo scultore".
La statua dello scrittore seduto davanti a un tavolino, sistemata recentemente nel cuore della città dei templi, è stata realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello, lo stesso che ha realizzato quella di Leonardo Sciascia a Racalmuto e del commissario Montalbano a Porto Empedocle, la Vigàta letteraria. "Sono certo che i numerosi visitatori e residenti attratti dalla scultura - dice il sindaco Firetto - continueranno a essere ossequiosi nei confronti del grande scrittore, gli stessi che continuano ad apprezzare i suoi libri e a visitare i luoghi amati e descritti dall'autore".
Protesta anche il presidente di Confcommercio Sicilia, Francesco Picarella: "Il genio letterario di Camilleri è riconosciuto e rispettato in tutto il mondo, tanto che alla sua morte anche Agrigento ha onorato la sua figura con una bellissima scultura nella centrale via Atenea. Le evoluzioni di una ragazza in un fotogramma che gira sui social sono assolutamente indegne e irrispettose delle regole civili". E sono molti ora a chiedere di installare la videosorveglianza e a denunciare "questo atto indecente".
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.8.2020
Ma Camilleri avrebbe amato quella ragazza a cavalcioni
Il papà di Montalbano era abituato ai capricci delle donne che ispiravano la sua musa e intanto lo accudivano. Insomma non gli si poteva fare di meglio. La ragazza infatti gli riscalda il bronzo, quasi quasi gli dà vita

Sino a ieri, Agrigento la esibiva come Manhattan esibisce la Statua della Libertà. Ma adesso che una bella ragazza ci si è accomodata a cavalcioni, la statua di Camilleri, seduto al tavolino di un caffè di piazza San Francesco, ha perso la sua arcigna monumentalità ed è diventata davvero la statua di Camilleri: una statua all'allegria e all'irriverenza, con la grazia dei capelli biondi e degli stivali neri.
Concedendosi alla foto ricordo, la monella in nero nasconde il viso, e non per proteggersi dal peccato ma per svelarlo meglio, perché è un peccato di corpo e non di faccia, peccato di gola, peccato di possessività, peccato di struscio, peccato di tenerezza, finalmente un omaggio a una statua in tempi in cui le statue si abbattono e si imbrattano.
Camilleri era abituato ai capricci delle donne che ispiravano la sua musa e intanto lo accudivano: "Moglie, tre figlie, e per tanto tempo, nell'appartamento comunicante, mia mamma e mia suocera che erano rimaste vedove, e con loro c'era Italia, la cameriera napoletana. Dunque, la mattina, prima arrivava il caffè di mia madre: “grazie mamma”; poi quello di mia suocera 'che tua mamma non lo sa fare!'; e infine quello di Italia che era napoletana, 'e che ne sanno, loro, del caffè!'". Camilleri se le portava tutte sulle spalle, a cavalcioni: "È il mio destino. Pensate che tra nipoti e pronipoti, c'è un solo maschio" diceva scambiando cenni ed occhiate alla sua assistente, Valentina Alferj, un'affascinante e giovane signora che "da tanti anni - spiegava - mi impedisce di perdermi".
Insomma non gli si poteva fare di meglio. La ragazza infatti gli riscalda il bronzo, quasi quasi gli dà vita. E si capisce subito che è questa la vera inaugurazione, visto che quella ufficiale, il 17 luglio scorso, fu goffa e sussiegosa. Coperta da un manto rosso, la statua fu svelata con un "huuu" della folla: il sindaco, assessori e imprenditori locali con una fisicità alla Cetto Laqualunque, vigili urbani, qualche attore, tanti curiosi, tutti in fila indiana e con le mascherina, pronti a poggiare la mano sulla spalla di bronzo pronunziando, con le palpebre semichiuse, parole impettite: "siamo una comunità unica di lettori" disse il sindaco, "qui non c'è solo Agrigento ma ci sono tutti gli ottomila comuni italiani" anzi "con noi festeggia il mondo" perché Camilleri è "planetario" concluse l'attore Gaetano Aronica.
Ma il tempo è galantuomo e Camilleri è riuscito ancora una volta a spiazzarli tutti, come fa nelle "storie di Vigàta" che i lettori di Repubblica trovano in edicola tutti i sabati e le domeniche: dieci libri di cannoli e di arancini, in omaggio col giornale. Oggi lo si potrà leggere pensando a "La Ragazza a cavalcioni" che è, a suo modo, letteratura scanzonata, come una frase di Longanesi o un aforisma di Karl Kraus: in groppa a Camilleri mentre il sindaco, la Confcommercio, e tutto il parterre de rois della politica agrigentina grida "è un'indecenza", "chieda scusa ad Agrigento, alla famiglia Camilleri e allo scultore".
E invece la verità è che rosicano tutte le altre statue del mondo, quelle che, scriveva Breton sul Figarò, guidate da Rodin e Balzac, ogni notte, da decenni, si spostano per andare a buttarsi nell'acqua più vicina. Camilleri, "torcicollato" dalla carne viva, è invece placato e se la gode.
Francesco Merlo
 
 

il Giornale, 23.8.2020
Colibrì, leoni e fiori ai piedi di "Riccardino"

La classifica di questa settimana è calma come dovrebbe essere il mare d'agosto. Nella Top ten quasi non ci sono movimenti, anche se in generale non ci si può lamentare del volume di vendite che ricorda in tutto e per tutto quello pre-Covid.
Al primo posto c'è sempre lui, il Montalbano postumo. Riccardino (Sellerio) di Andrea Camilleri continua a navigare, spinto dagli alisei del rimpianto per la mancanza dello scrittore siciliano, con molte miglia nautiche di vantaggio su tutti gli altri. Questa settimana siamo a 13mila seicentosessanta copie. A queste vanno aggiunte quelle dell'edizione speciale (ovviamente sempre Sellerio) che vanta anche la prima stesura del testo e occupa l'ottavo posto: 3mila e quattrocentottantaquattro copie.
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Matteo Sacchi
 
 

EiTB Radio Televisión Pública Vasca, 23.8.2020
Por la sombra - Literatura
“El misterioso caso de Styles” y “La forma del agua”
La bibliotecaria del Koldo Mitxelena, Naroa López de Arcaute, recomienda dos libros de Agatha Christie y de Andrea Camilleri. Dos maestros del misterio y de la intriga.

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LA FORMA DEL AGUA, de Andrea Camilleri
Y si famoso fue el inspector Puarot, no iba detrás el comisario Montalbano…En esta ocasión, un conocido político y empresario aparece muerto semidesnudo en el interior de su coche en un arrabal donde reinan la prostitución y la droga. Todo apunta a que ha fallecido de un ataque al corazón después de haber mantenido relaciones íntimas con una persona desconocida. Sin embargo, el comisario Montalbano no se fía y, armado con su natural olfato para los comportamientos extraños, se propone descubrir la trama sexual y política que se esconde tras el presunto crimen.
Andrea Camilleri falleció el 17 de julio de 2019, en el hospital romano del Santo Spirito, a los 93 años.
 
 

La Repubblica, 23.8.2020
Il papà di Gioele e la contro-indagine partita dal basso

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Eppure, diciamo la verità, nei primi giorni gli investigatori davano fiducia perché parlano come Montalbano, il poliziotto dal quale vorremmo tutti essere protetti e dal quale persino gli assassini vorrebbero essere smascherati e arrestati, l'unico investigatore che risolve i casi difficili e ha ancora il talento delle indagini senza intercettazioni e senza cimici. Ma la Sicilia vera non è quella di Camilleri e il ritmo del dialetto, che è così simpatico, può esprimere una chiusura, un argine, una paura.
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Francesco Merlo
 
 

Libero Pensiero, 24.8.2020
Quando Camilleri andò in montagna: “Esercizi di memoria”

“Esercizi di Memoria” non è solo uno degli ultimi libri del maestro Camilleri, ma si tratta di uno squarcio sulla sua vita e, al contempo, di una finestra sull’Italia del secolo scorso.
Si leggono i racconti e, pian piano, si ci immerge nell’incredibile cultura e formazione umana dell’autore siciliano, scoprendone ogni anfratto.
Ventitré storie, ventitré momenti differenti, dettati da Camilleri ad Isabella Dessalvi. Ventitré racconti essenziali attraverso cui ripercorrere la storia di uno degli autori più importanti della nostra contemporaneità e, insieme ad essa, la storia del nostro Paese, attraverso cartoline nostalgiche di un’Italia che è stata e non sarà più, illustrate da alcuni dei più talentuosi artisti italiani.
Ma perché un cieco dovrebbe avere volere nel suo libro delle illustrazioni?
Perché, e lo dice lo stesso Camilleri, la memoria è il più potente antidoto ai sensi depotenziati. Ricostruire, pennellata dopo pennellata, i colori e le forme con le sole parole ha permesso all’autore di vedere le immagini disegnate per lui Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo, Olimpia Zagnoli e Tullio Pericoli. Così come il ricordo di forme e colori permette all’autore di vedere le illustrazioni, i ventitré episodi raccontati dalle parole di Camilleri sollecitano la potenza immaginifica della mente e ci riportano a vivere quelle atmosfere rarefatte di decenni fa, pur non potendole rivivere.
Edoardo, Luciano Liggio e il gatto milionario
La suggestione comune è che i mostri sacri della letteratura, del teatro o del cinema non esistano al di fuori delle loro opere, che trovino senso e significato solo all’interno delle storie che raccontano e che abbiano vissuto e vivano le vite dei loro personaggi. Al contrario, sapere di frequentazioni, di lavori fatti insieme, di luoghi vissuti allora e oggi accessibili da tutti lascia sempre un piacevole senso di malinconia.
Camilleri ha fatto parte di quella generazione di artisti e intellettuali che ha lasciato un segno indelebile nella storia della cultura italiana. Il tempo in questione era un tempo di contaminazioni e condivisione, reale, di fatti, sensazioni e conoscenza. Con la libertà che è concessa solo ai grandi, e con una scrittura brillante e leggera, Edoardo de Filippo si mischia con Luciano Liggio ed uno dei più efferati killer della mafia siciliana appare, nel libro, al fianco di Antonioni e Monica Vitti.
Stranisce ancor di più, anche se immotivatamente, sapere quanta dinamicità e quante vite abbia vissuto Camilleri. A riprova che difficilmente esiste un intellettuale che non si sia fatto permeare dai fatti della vita, che non se ne sia lasciato conquistare, sedurre e non si sia perso in essi. Esercizi di Memoria restituisce la giovinezza a quell’Andrea. Quell’Andrea di Tiresia, quell’Andrea di Montalbano. Quell’Andrea che, a fatica, si alza durante la trasmissione Che Tempo Che Fa per abbracciare i genitori di un altro giovane, Giulio Regeni, anche lui pieno di vita e curiosità.
Le vite di Andrea
Dopotutto, la percezione che si ha di Camilleri, soprattutto per quel che riguarda le generazioni più giovani, è quella di un vecchio saggio della mitologia greca, con la barba lunga, pronto a far suonare la propria voce con racconti del passato e moniti per il futuro. Fermo, scultoreo nella sua Sicilia, depositario di una conoscenza ormai decaduta. Con Esercizi di Memoria, invece, si scopre che Camilleri è stato anche solo Andrea: un ragazzo vivace, coraggioso, generoso, i cui racconti e i cui libri sono la somma esatta di una vita trascorsa in giro per l’Italia.
Nella raccolta del 2017, si alternano ricordi legati alla sua vita professionale a ricordi ben più personali di una Sicilia che non esiste più.
La Storia – quella con la S maiuscola – si somma ai tanti piccoli episodi della vita quotidiana e professionale di Andrea prima che diventasse Camilleri.
Edda Guerra
 
 

Avopolis, 24.8.2020
Ήσυχες Ποπ Μέρες του Αυγούστου #8
Για τον υπόλοιπο Αύγουστο, οι συντάκτες του Avopolis θα επιλέγουν ένα δίσκο, μια ταινία, μια σειρά κι ένα βιβλίο για το καλοκαίρι. Ο Ανδρέας Κύρκος ψάχνει στην άσφαλτο το σημείο μηδέν, ακούγοντας soul.

Μια σειρά
Inspector Montalbano (1999-)
Φέτος μου κρατάει συντροφιά η τηλεοπτική μεταφορά των αστυνομικών μυθιστορημάτων του Andrea Camilleri.
Τα επεισόδια μας διαδραματίζονται στη Σικελία, στην επινοημένη κωμόπολη της Βιγκάτα και μας δείχνουν μικρά και μεγάλα δράματα καθημερινών ανθρώπων, χωρίς εντυπωσιασμό και τραβηγμένες πλοκές με εγκληματίες διάνοιες
Ο επιθεωρητής Σάλβο Μονταλμπάνο αγαπά εμμονικά τον τόπο του και απολαμβάνει τη
 ζωή. Κολυμπάει κάθε πρωί μπροστά στο σπίτι του, τρώει μανιωδώς τα μαγειρευτά της οικιακής βοηθού του Αντελίνας και τα αγαπημένα του θαλασσινά στο παραλιακό ταβερνάκι του Έντζο, ενώ προσπαθεί να μην παρασύρεται από τις καλλονές που ζητάνε τακτικά την βοήθεια του. Δυστυχώς, όμως, το έγκλημα δεν σέβεται τους ρυθμούς του και ο πιστός Καταρέλα, ένας σικελός Αυλωνίτης, τον κόβει πάντα στο καλύτερο για να του ανακοινώσει πως κάποιος σκοτώθηκε. Τότε ξεκινάει η δράση με την βοήθεια του επιμελούς Φάτσιο και του αμετανόητου γυναικά Μιμί. Η μεγάλη επιτυχία της σειράς είναι πως η ανθρωπιά του Camilleri  και η απέχθειά του για την διαπλοκή και την διαφθορά του συστήματος, έχει διατηρηθεί στο ακέραιο. Ο Σάλβο δεν είναι σκληρός, δεν κρίνει τα πάθη και την φτώχεια όσων συναντά, προσπαθεί μόνο να φανεί δίκαιος. Και όλο αυτό, σε ένα μαγευτικό σκηνικό όπου μου είναι απίστευτα γνώριμο και γι’ αυτό αγαπημένο.
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Ανδρέας Κύρκος
 
 

La Repubblica, 24.8.2020
Teatro
Luca Zingaretti: "Montalbano? Non so. Ho voglia di grande teatro"
L'attore sarà in scena il 29 agosto al Festival di Spoleto con 'La sirena'

[...]
Zingaretti, 58 anni, promette di voler fare un "classico" nel suo futuro di attore, una volta archiviato il fascino fatale del Montalbano tv.
Archiviato definitivamente?
«Non lo so ancora. L'anno scorso abbiamo girato tre episodi nuovi e la Rai ne ha mandati in onda solo due, quindi nel 2021 dovrebbe esserci l'altro episodio, Il metodo Catalanotti, l'ultimo della serie in ordine cronologico scritto da Camilleri. Dopo di questo ci sono ancora due romanzi e dei racconti che si potrebbero girare, però non so se ho voglia».
Perché?
«Non certo per il personaggio di cui mi sono innamorato profondamente. Penso abbia raccontato l'Italia degli ultimi venti anni. È che in questi anni sono morti compagni di viaggio che per me erano fratelli, Andrea Camilleri, il regista Alberto Sironi, lo scenografo Luciano Ricceri, colleghi anziani. Le ultime regie le ho fatte io, ma ora non so se cedere il testimone e finire in bellezza o visto che siamo arrivati fino a qua fare gli ultimi centro metri, se fare un anno sabbatico o, dopo vent'anni, un congedo definitivo. Da tempo mi dico che bisogna chiudere questa esperienza meravigliosa, questa cavalcata trionfale. E ammetto che mi sto costruendo altri progetti, nel cinema e soprattutto in tv, che mi interessa molto nelle nuove piattaforme e nelle potenzialità del racconto seriale che sono molto interessanti».
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Anna Bandettini
 
 

Il Fatto Quotidiano, 25.8.2020
Televisione
Luca Zingaretti: “Il commissario Montalbano? Non so se ho voglia di farlo ancora”
"Ci sono ancora due romanzi e dei racconti che si potrebbero girare - ha detto l'attore a Repubblica - però non so se ho voglia. Non certo per il personaggio di cui mi sono innamorato profondamente. Penso abbia raccontato l'Italia degli ultimi vent'anni. È che in questi anni sono morti compagni di viaggio che per me erano fratelli"

Due episodi inediti de Il Commissario Montalbano, “Salvo amato, Livia mia” e “La rete di protezione“, sono stati trasmessi da Rai1 lo scorso 9 e 16 marzo, il 9 e il 16. La fiction nata dalla penna di Andrea Camilleri non ha mai abbandonato i telespettatori a suon di repliche che accompagneranno il pubblico anche nella prossima stagione, sfidando dal 14 settembre, probabilmente per tre settimane, il Grande Fratello Vip. Il futuro dell’amatissima serie con Luca Zingaretti non è ancora certo, è prevista nella primavera 2021 la messa in onda de “Il metodo Catalanotti“, film già pronto da mesi, anche se a disposizione ci sono ancora romanzi e racconti che non sono stati sceneggiati.
Quel che è noto è che Camilleri aveva scritto da tempo l’uscita di scena di Montalbano nel suo ultimo romanzo “Riccardino” che, come immaginabile, avrà una trasposizione televisiva. A complicare i piani le parole di Zingaretti rilasciate in un’intervista al quotidiano Repubblica: “Montalbano archiviato definitivamente? Non lo so ancora. L’anno scorso abbiamo girato tre episodi nuovi e la Rai ne ha mandati in onda solo due, quindi nel 2021 dovrebbe esserci l’altro episodio, Il metodo Catalanotti, l’ultimo della serie in ordine cronologico scritto da Camilleri. Dopo di questo ci sono ancora due romanzi e dei racconti che si potrebbero girare, però non so se ho voglia. Non certo per il personaggio di cui mi sono innamorato profondamente. Penso abbia raccontato l’Italia degli ultimi vent’anni. È che in questi anni sono morti compagni di viaggio che per me erano fratelli, Andrea Camilleri, il regista Alberto Sironi, lo scenografo Luciano Ricceri, colleghi anziani. Le ultime regie le ho fatte io, ma non so se cedere il testimone e finire in bellezza o visto che siamo arrivati fino a qua fare gli ultimi cento metri, se fare un anno sabbatico o dopo vent’anni un congedo definitivo.”
L’attore simbolo della serie non fornisce certezze sulla sua presenza: “Da tempo mi dico che bisogna chiudere questa esperienza meravigliosa, questa cavalcata trionfale. E ammetto che mi sto costruendo altri progetti nel cinema e soprattutto in tv, che mi interessa molto nelle nuove piattaforme e nelle potenzialità del racconto seriale che sono molto interessanti. Il teatro l’avevo lasciato per gli impegni in tv ma da quando lo rifrequento da regista mi è tornata voglia. Appena si normalizza la situazione della pandemia, mi vorrei misurare con un Cechov o uno Shakespeare.” La fiction che ha conquistato gli italiani, venduta in tutto il mondo, ottenendo ascolti record, potrebbe prescindere da Luca Zingaretti?
Giuseppe Candela
 
 

MyDreams, 26.8.2020
Recensione libri: “Riccardino” di Andrea Camilleri

Ad un anno dalla morte di Andrea Camilleri, la storica Casa Editrice Sellerio di Palermo, ha pubblicato l’ultimo romanzo che vede protagonista il commissario Salvo Montalbano dal titolo Riccardino, pag.292, 15 euro, Collana La memoria. Per dovere di cronaca vi segnaliamo anche l’altra versione in un’edizione speciale in brossura fuori Collana di 590 pagine,20 euro che mette in evidenza le differenze linguistiche delle due riscritture. Infatti il romanzo, ideato nel 2004 e terminato nel 2005, è stato rivisitato dall’autore nel 2016, rinnovato nella lingua vigatese ma immutato nella trama perché è risaputo che una lingua si evolve e si trasforma con l’uso.
Il titolo già la dice lunga sulle vere intenzioni dell’Autore. Questa volta Andrea Camilleri non fa ricorso a nessun titolo evocativo bensì usa il diminutivo di un nome proprio di persona per babbiare il lettore e dare un senso di leggerezza e di ironia al suo scritto che anche questa volta viene portato a termine con la consueta e provata maestria.
Nelle note dell’Editore si legge: «Il lettore vedrà quanto combattuto, dialettico e pieno di ironia fosse il rapporto tra l’Autore e il suo Personaggio, relazione che in questo romanzo viene sviscerata in tutte le sue manifestazioni: tra personaggio letterario e televisivo e persino tra personaggio e attore». (pag.11)
Infatti ciò che colpisce nel romanzo non è tanto il racconto imperniato sull’omicidio di Riccardino, Riccardo Lopresti, stimato direttore della filiale vigatese della Banca Regionale ed i rapporti che lo legano a tre insospettabili amici, quanto le frequenti incursioni di Camilleri che dialoga con il suo personaggio attraverso telefonate e fax, dispensando consigli e proponendo soluzioni al caso quanto meno folli e stravaganti. Si direbbe che l’Autore voglia per così dire entrare nel cervello del suo commissario e studiarne come un entomologo le funzioni di sinapsi che porteranno gradatamente alla soluzione dell’intricata vicenda. E questa volta non c’è quasi nessuno che può aiutare Montalbano, o quanto meno alleggerirgli il peso delle indagini e a districarne la matassa fatta di connivenza tra mafia e politica, frequenti interferenze di uomini di Chiesa, incomprensioni al limite del surreale con i superiori. Egli può contare soltanto sul fedele Fazio che, come di consuetudine, gli sciorina i dati anagrafici delle persone coinvolte e l’ossequioso Catarella che ancora non ha imparato ad aprire la porta del suo studio senza far rumore.
Livia è lontana ed addirittura progetta un viaggio in Sudafrica o in Brasile in sua compagnia e al solo pensiero la fronte del commissario si imperla di sudore. Mimì Augello, il femminaro per eccellenza è assente per motivi di famiglia e l’insostituibile Adelina, insieme al ristoratore Enzo, è presente soltanto attraverso i sapori ed il profumo dei suoi piatti: la pasta ‘ncasciata, la caponatina, gli arancini, le triglie arrostite, e ancora: il provolone ragusano, i cannoli al pistacchio contesi con il dottor Pasquano…
Montalbano in questo romanzo sente in modo prepotente le pressioni dell’Autore e del suo sosia televisivo. Spesso è «‘nivuro e sintiva che la so vocca sapiva di burro arranciduto e pisci putrefatto…forse è chisto il sapore della sconfitta, pinsò…» (pag.284). E Camilleri incalza fin dalle prime pagine: «Mentre che per doviri di ufficio reciti un certo personaggio, per confunneri la testa di chi stai ‘nterroganno, tu, nello stisso tempo, ti osservi, ti consideri, ti giudichi, ti apprezzi o no. Sei contemporaneamente attori e spettatori di quello che stai facenno. E quindi, se hai recitato bene, l’autro Montalbano ti fa i complimenti…Senza volerlo, hai principiato una gara tra te e l’attori, ecco tutto». (pag.49) Ma le differenze tra il vero commissario e l’attore sono subito chiarite dall’Autore in un crescendo di emozioni e riflessioni che pervadono tutto il romanzo. Camilleri, che tra l’altro è stato anche insegnante di Luca Zingaretti all’Accademia Silvio D’Amico, il
Maria Battaglia
 
 

IL Passaparola dei Libri, 26.8.2020
Come nasce il vigatese, il dialetto inventato da Camilleri – Di padre ignoto Andrea Camilleri

“Di padre ignoto” fa parte della raccolta di racconti che “la Repubblica” regala ai suoi lettori in questa strana estate impregnata di paure e sospensioni dovute al Covid. Sono frammenti di vita.
Personaggi che si stagliano all’orizzonte e ci indicano laggiù lontano il genio del loro creatore. In questo racconto la protagonista Amalia Privitera si emancipa dalle pagine e la vediamo muoversi accanto a noi. La sentiamo parlare e la sua bellezza ci riempie di gratitudine. Perché attraverso Amalia noi entriamo nel vivo di Vigàta. È sì un’invenzione Vigàta, una città immaginaria, eppure così frizzante, densa di emozioni, di dolori, i personaggi così ben delineati come le dinamiche dei rapporti interpersonali che il lettore ci s’immerge dentro e vi si muove a suo agio.
Il commissario Montalbano è il Commissario di Vigàta, appunto, il Commissario che tutti conosciamo, e le sue vicende hanno aperto a tutti gli italiani le porte della sua città. Lettori o telespettatori, ci sentiamo tutti un po’ abitanti di Vigàta. Come mai? Come mai Amalia la sentiamo, la vediamo e rimaniamo ammaliati dalla sua straordinaria purezza? Per rispondere a questa domanda, basterebbe nominare l’autore, la cui grandezza è ormai riconosciuta in tutto il mondo. Ma non basta. La sua più grande ‘trovata’ è il vigatese.
Aver inventato una lingua che sta a metà fra l’italiano e il siciliano. Così tutti lo possono capire. Una lingua che parli spontaneamente al cuore di tutti. Andrea Camilleri aveva occhi che scorgevano senza difficoltà i paesaggi adatti a contenere le trame che poi sono le storie dei suoi compaesani veri. Degli italiani veri. Dei lettori veri. Gli intrecci sono poi frutto della sua fantasia dove ricordi, si mescolano e si trasformano in vicende che diventano interessanti da raccontare, dove fondamentali sono il folklore e l’oralità oltre che la memoria.
Non tutti sanno che Andrea Camilleri iniziò la sua carriera di scrittore scrivendo poesie che rispettavano scrupolosamente le regole di composizione e usavano il linguaggio letterario italiano. Vinse premi, concorsi letterari, attirò l’attenzione di poeti famosi come Giuseppe Ungaretti, Ugo Fasolo, Salvatore Quasimodo. Poi con il tempo, la sua passione lo portò in teatro, e lì si accorse che la lingua della letteratura non era adatta alle opere che lui voleva scrivere. Così iniziò a lavorare per il teatro, dove scoprì le parlate popolari di Carlo Goldoni o di autori ancor più indietro nel tempo come Angelo Beolco, detto il Ruzante da cui imparò l’amore per il dialetto del mondo dei poveri dei contadini, degli sfruttati. Poi con autori come Gioacchino Belli e Carlo Porta scoprì l’uso letterario del dialetto, e da lì l’approccio nuovo alla scrittura e alla lingua per scrivere.
Ma il tocco finale, la spinta ulteriore che serviva a Camilleri per orientarsi al suo nuovo linguaggio, venne dal padre, in punto di morte all’ospedale. Il figlio cercò di distrarre il padre con una storia che non riusciva a scrivere in italiano e quindi non poteva pubblicare. Nel sentire queste difficoltà suo padre gli suggerì di scriverla come gliel’aveva raccontata, in dialetto. Da lì, Camilleri iniziò a pensare come trasformare quest’idea e iniziò a modellare la sua particolare lingua a metà fra un dialetto e una lingua. Dal racconto orale al racconto scritto, ci fu un duro lavoro di elaborazione. Le nuove opere in vigatese hanno una struttura basica iniziale in lingua italiana, dove poi via via si aggiungono i termini tratti dai vari dialetti siciliani comunemente parlati. Ma non solo.
La lingua di Camilleri rappresenta un vero e proprio caso di “plurilinguismo” in cui convivono parlate fra le più diverse, che a loro volta creano letteralmente un’altra lingua. Una lingua che assomiglia al dialetto, ma che non lo è. Ma come il dialetto è la lingua degli affetti, e serve per esprimere un fatto confidenziale, intimo, familiare. Come diceva Pirandello, la parola del dialetto è la cosa stessa, perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento, mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto. Ecco Andrea Camilleri in questo è un maestro. Elimina le distanze fra l’oggetto, la parola scritta e la parola parlata. Fra l’autore, l’oggetto libro e il lettore. Consegnando alle sue opere una qualità unica. Che gli viene diritta dal cuore.
Sylvia Zanotto
 
 

ANSA, 27.8.2020
Donatella Finocchiaro, "vi racconto un altro Camilleri"
A Nora rilegge commissario Collura, "più ironico di Montalbano"

Cagliari. "La Sardegna è la mia seconda Isola, la amo. È sempre emozionante e bellissimo tornarci". Donatella Finocchiaro, l'attrice siciliana pluripremiata nota ai sardi per aver recitato come protagonista nel film di Enrico Pau l'Accabadora, non nasconde l'entusiasmo di tornare su un palco in Sardegna. Lo farà sabato sera a Nora, uno dei maggiori centri della Sardegna di età fenicia, punica e romana, per il Festival "La Notte dei Poeti", organizzato dal Cedac, con un reading omaggio alla sua terra e allo scrittore Andrea Camilleri dal titolo "Il Commissario Collura va in crociera" - ovvero "Storie note (e meno note) di Andrea Camilleri".
Finocchiaro darà la sua personale interpretazione del commissario Collura, collega non meno affascinante del celebre Montalbano, protagonista di una serie di racconti dello scrittore siciliano scomparso a luglio dello scorso anno. Il 'viaggio' dall'Isola all'Isola sarà accompagnato dalle note del musicista e performer Andrea Gattico. "Sarà come la colonna sonora di un film, segnerà i momenti di maggiore intensità dei racconti che andrò a leggere", racconta l'attrice in un colloquio con l'ANSA. Gli spettatori saranno immersi in atmosfere noir, simili a quella di Agatha Christie, ma più scanzonate. "Il commissario Vincenzo Collura, chiamato Cecé, è un personaggio particolare, molto interessante - spiega - È diverso da Montalbano. È un poliziotto quasi per caso. Durante il servizio è rimasto ferito e gli è stato proposto di trascorrere il periodo di convalescenza su una nave come commissario di bordo e dovrà risolvere alcuni casi, ma lo farà a suo modo: tra l'ironico e il rocambolesco". "I racconti sono molto coinvolgenti. E a volte - confessa - fanno davvero tanto ridere".
[...]
Manuel Scordo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 28.8.2020
"Bestiario teatrale", a cura di Anna Barsotti, Rizzoli, 448 pagine, 22 euro, prefazione di Andrea Camilleri, postfazioni di Giorgio Vasta e Elena Stancanelli
Il dialetto di Emma Dante che nutre il suo teatro

Di primo acchito ciò che più colpisce nel teatro di Emma Dante è il dialogo in pretta parlata palermitana. Attenzione, non sto dicendo che le sue opere sono in dialetto siciliano, dico che del variegato dialetto siciliano la Dante se ne ritaglia quel pezzo, geograficamente contornato, che ritiene più redditizio per i suoi personaggi. (E sarebbe a questo proposito interessante un confronto con la conterranea lingua teatrale di Franco Scaldati che spesso e volentieri tende a verticalizzarla in accensioni lirico-oniriche, mentre quella della Dante volutamente mantiene il suo senso di marcia orizzontale, semmai con cadute, altrettanto volontarie, verso il basso). Ma perché nel 2000 una giovane colta, a conoscenza delle esperienze sceniche mondiali, che ha studiato da attrice e lo è stata, sceglie, per cimentarsi con grande successo come autrice drammatica, proprio una parlata locale?
Sul finire dell’Ottocento Pirandello, nel corso di un articolo sul teatro in dialetto (siciliano, naturalmente), dopo averne dichiarato a priori la riduttività dal punto di vista del valore letterario, affermava inoltre che un autore che scriveva nel proprio dialetto era destinato per forza di cose a un numero ristretto di spettatori, a coloro cioè che quel dialetto perfettamente capivano, e spiegava il contemporaneo successo (anche internazionale) di attori come Giovanni Grasso col fatto che la loro sapiente mimica rendeva, come dire, facoltativa la comprensione letterale delle parole. Poi si autosmentì col suo stesso teatro dialettale interpretato soprattutto da Musco e a dargli man forte arrivarono di corsa i De Filippo, i Govi, i Baseggio.
Quindi l’ostacolo della ristretta area di comprensibilità si rivelò un falso ostacolo. Perché allora in Italia, malgrado il tentativo di eliminazione fattone dal fascismo, i dialetti erano ancora vivi e vegeti e fra i parlanti i diversi dialetti la comprensione, non mediata dalla lingua italiana, era forse intuitivamente più immediata. Insomma, l’Unità d’Italia era stata, almeno fino agli anni Quaranta, solo parzialmente linguistica.
L’unificazione linguistica avvenne, e non solo a parer mio, con l’avvento della televisione. Ma l’italiano televisivo unificò appiattendo la lingua verso un registro omologatorio, smussandone le provenienze dialettali che ancora potevano costituire una sorta di linfa vitale e soprattutto arrestando quel movimento centripeto, dalle diverse periferie verso il centro, che è il movimento essenziale di ogni lingua che voglia mantenersi autonoma.
Per farmi capire meglio: la lingua operaia (e quella sottoperaia), la lingua contadina, la lingua delle periferie urbane, da noi sono rimaste emarginate, non hanno portato vigore alla lingua nazionale, sono del tutto restate escluse dal processo osmotico, semmai hanno fatto la ricchezza e la vitalità di certa letteratura (penso soprattutto a Pasolini) e di certo cinema neorealistico.
Sicché è stata facile, in questa lingua omologata e sostanzialmente anonima, l’irruzione della colonizzazione straniera: si consideri quante parole e modi di dire anglosassoni sono oggi presenti nel nostro parlato quotidiano. Perfino i governi che da noi si sono succeduti negli ultimi anni si sono facilmente arresi, vedi welfare, devolution, question time ecc. Muoiono proprio così le lingue nazionali.
Allora è stato necessario, ineluttabile, per molti tra scrittori, poeti, autori drammatici che volessero con le loro opere confrontarsi col reale (non sto parlando né di realismo né di neorealismo) rivolgersi al dialetto come unica possibilità espressiva. E tentare l’operazione di promozione del dialetto a lingua personale, a una voce che risuonasse d’autenticità.
La Dante fa un’operazione ulteriore utilizzando con intelligenza e rigore la specificità della parlata da lei prescelta.
Un esempio? Il verbo scripintare, nella forma attiva, significa esattamente prendere tra l’indice e il pollice un foruncolo e stringerlo fino a quando non si apra e il pus non fuoriesca. Usarlo come una minaccia verso una persona (ti scripento) non solo contiene esplicitamente un chiaro avviso di violenza, ma, implicitamente, un disprezzo totale verso quella persona che viene considerata né più né meno che un foruncolo.
Voglio dire insomma che i dialoghi della Dante sono “a cavare” e non “a mettere”, nel senso che si limitano a quanto deve essere detto con secchezza e immediatezza: solo però che il peso specifico di ogni parola è incredibilmente molto alto, perché la sua massa è costituita dalla fusione di più sottosignificati.
Juan Ramón Jiménez si augurava che, nella sua poesia, “la palabra” fosse “la cosa misma”. È quanto riesce perfettamente a fare la Dante: una parola che si identifica con la cosa è la parola teatrale per antonomasia.
Questa parlata però non solo nasce coi personaggi stessi, ma senza di essa i personaggi non esisterebbero, essa è la necessità assoluta, identificante del loro vivere scenico. E i personaggi lo sanno: la loro parlata è talmente connaturata e talmente comune a tutti che è come l’aria che respirano, ognuno di loro continuamente ne aspira una certa quantità, se ne serve e quindi la restituisce all’uso comune. Quest’unicum oggi assai raro a trovarsi nei palcoscenici non solo italiani fa sì che la dimensione di ogni singolo personaggio, proprio per questo inestricabile rapporto essere-dire, anzi dire, per essere, si carichi di un’ulteriore valenza: che è quella di una sorta di straniamento, di alterazione della propria funzione.
In altre parole, sarebbe possibile che, in un qualsiasi momento, un personaggio s’impadronisse della parte dell’altro senza con ciò sostanzialmente alterare lo svolgimento della vicenda.
Per esempio, in mPalermu la perdita della collocazione di ogni personaggio sarebbe irreversibile se essi non ricorressero, per riappropriarsi del loro ruolo, all’identificazione del pasticcino che ognuno di loro ha in mano e che è diverso per ognuno. È attraverso un oggetto esterno che il gioco di ruolo può continuare.
In questo paradosso dell’uso e della distribuzione della parlata penso consista uno dei punti di forza più originali e persuasivi della drammaturgia di Emma Dante. Ma subito appresso balza agli occhi un altro elemento non meno importante del primo. Anzi. È l’uso del tempo. In tutti e tre i lavori che costituiscono la Trilogia della famiglia siciliana, non è riscontrabile una vera e propria trama secondo il canone tradizionale, non c’è un racconto, c’è tutt’al più una situazione di partenza. Quella che vede lo spettatore all’inizio dello spettacolo. Ora questa situazione può evolversi oppure no. Ma in Emma Dante l’evoluzione di una situazione, se avviene, non necessariamente comporta la messa in moto di una sequenza temporale. La stessa compressione esercitata sulla parola viene dall’autrice adoperata sul suo tempo teatrale che è, basilarmente, un presente continuo nella cui massa però il passato e il futuro sono così completamente amalgamati e fusi da risultare anch’essi presenti nel presente stesso.
Mentre ne L’urlo e il furore di Faulkner la contemporanea coesistenza di passato, presente e futuro è, per il protagonista, un elemento di alienazione, nella trilogia della Dante essa è l’essenza stessa della sua drammaturgia. La compressione temporale è la fonte di energia dinamica che tiene in vita il suo universo teatrale. Un universo che sa benissimo di poter esistere solo su un palcoscenico spoglio. Sa di non poter avere un altrove, gli viene negato persino il verosimile di cartapesta o il cielo di carta. E così allora capita che un personaggio non esiti a svelare questa sua conoscenza di sé allo spettatore, spesso rivolgendosi a lui direttamente, rimbrottandolo, minacciandolo o tentando di distrarlo col raccontargli storie. Certe volte i personaggi sono impacciati dagli sguardi del pubblico, sentono la loro intimità troppo esposta alla vista altrui, vorrebbero agire di nascosto da loro, ma non riescono a farlo.
Sono condannati in eterno alla rappresentazione cosciente di loro stessi. Che è, in fondo, la condanna dell’uomo d’oggi.
Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica, 28.8.2020
Weekend formato bestseller

[...]
Una delle storie più movimentate di scalata alle vette delle top ten è quella di Andrea Camilleri che scrive il suo primo romanzo Il corso delle cose per esaudire un desiderio del padre malato. Seguiranno dieci anni di rifiuti editoriali prima di riuscire a pubblicarlo nel 1978 con le piccole edizioni Lalli. Tra gli aneddoti più divertenti raccontati tante volte dallo scrittore scomparso un anno fa, c'è quello dell'incontro con Livio Garzanti, editore del suo secondo romanzo Un filo di fumo . Camilleri si era presentato all'appuntamento indossando il vestito blu elegante delle buone occasioni e l'editore dal look "sciamannato" lo aveva seccato divertito: «Ecco il pirla del giovane autore che si presenta in pompa magna e in cravatta al suo editore». La risposta fulminea fu l'inizio di un'amicizia: «Ecco il pirla del miliardario milanese editore che si traveste da poveraccio».
Dopo il grandissimo successo delle Storie di Vigàta in regalo con Repubblica negli scorsi week end, tutti racconti ambientati in una Sicilia prevalentemente contadina e senza Montalbano, c'è una buona notizia: sono previste altre quattro uscite, a partire dal 5 settembre con Romeo e Giulietta , dove gli innamorati ostacolati dalle famiglie rivali sono stavolta vigatesi. Seguiranno: La seduta spiritica (6 settembre), L'uovo sbattuto (12 settembre) e Regali di Natale (13 settembre).
[...]
Raffaella De Santis
 
 

La Repubblica - Robinson, 29.8.2020
Valérie Perrin il tocco magico del passaparola

Nessun dubbio, nessuna contestazione possibile: è Andrea Camilleri, primo per la sesta volta consecutiva con il Riccardino postumo, il re dell'estate 2020. Come di quasi tutti i mesi caldi degli anni precedenti alla sua scomparsa. E fin qui, nulla di strano.
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

Bif&st, 30.8.2020

Arena del Castello Svevo, 30 agosto, h. 22.00 – Remembering Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti
Ugo e Andrea
Regia Rocco Mortelliti
Cast Andrea Camilleri, Ugo Gregoretti
Anno di produzione 2005
Paese di produzione Italia
Durata 60'

Scherzi, battute, ricordi, note biografiche e autobiografiche, pensieri profondi narrati con divertito distacco, molta ironia e consapevole condivisione: sono gli ingredienti di questo affettuoso dialogo a due voci e in “falso movimento” – filmato dalle loro rispettive figlie, Andreina e Orsetta – fra un gigante della narrativa, Andrea Camilleri, e un titano della rivoluzione del linguaggio televisivo e audiovisivo, Ugo Gregoretti. Due persone uniche e ineguagliabili, che hanno donato tanto in termini di cultura e nel modo di vedere il mondo.
 
 

Varese7Press, 30.8.2020
Recensioni libri: ”Riccardino” (Sellerio editore) di Andrea Camilleri

Varese - Non sono ancora “le cinco del matino” che il telefono si mette a suonare, svegliando Salvo Montalbano che finalmente si era addormentato dopo una notte insonne, “’na botta d’insonnia senza rimeddio, pirchì non scascionata da un eccesso di mangiatina o da un assuglio di mali pinzeri”. Di certo chiamano dal commissariato, “doviva essiri capitata qualichi cosa di grosso”. E invece è una voce sconosciuta “squillanti e fistevoli” che annuncia: “Riccardino sono!”.
Montalbano, piuttosto irritato – “come minchia si fa ad essiri squillanti e fistevoli alle cinco del matino?” – sta per mandare lo sconosciuto “a piglirisilla in quel posto” quando viene anticipato da quello che gli rimprovera di essere in ritardo, che manca solo lui e che sono già tutti lì al bar Aurora. La tentazione della “carognata” è troppo forte, il commissario risponde che sta per arrivare, riattacca e se ne torna a dormire. Passate da poco le sei il telefono suona ancora e stavolta è davvero Catarella, come al solito confusionario, con cattive notizie. “Da qualichi tempo gli fagliava la gana” e Montalbano vorrebbe tanto poter chiamare Mimì Augello ma non è in servizio per motivi familiari, e gli tocca quindi raggiungere Fazio sul posto dove hanno sparato ad un tizio di prima mattina. Ma il nervoso di inizio giornata è destinato ad aumentare.
Affacciata ai balconi c’è un sacco di gente che se lo indica a vicenda e si chiede se sia “chiddro vero” o “chiddro di la tilevisioni”. Colpa sua: dieci anni prima aveva raccontato ad un autore locale una storia che gli era capitata e quello ci aveva scritto un romanzo, poi le storie erano diventate di più ed erano finite persino in televisione. Il risultato? “’No scassamento di cabasisi ‘insupportabili, che pareva nisciuto paro paro da ‘na commedia di ‘n autro autore locali, un tali Pirandello”. E il meglio deve ancora arrivare. Il morto ha il volto devastato da un colpo di pistola, accanto alla mano per terra c’è il suo cellulare e si trova vicino ad una insegna che recita Bar Aurora.
Dal racconto dei tre amici che hanno assistito alla scena, dopo aver chiuso la chiamata (proprio quella arrivata per errore a Montabano!), il giovane è stato colpito da un tizio arrivato su una grossa moto nera. Il morto è Riccardino Lopresti, trent’anni come i suoi amici – che si conoscono fin dalla prima elementare – ed era impiegato nella sede cittadina della Banca Regionale, era sposato con una tedesca (che detesta i suoi amici) e non aveva figli. A partire da questo affiatato (affiatato?) gruppo di amici che tutti chiamano “i quattro moschettieri”, il commissario comincia le indagini che subito evidenziano qualche stranezza. Ma per lui adesso ogni cosa risulta faticosa; non ha perso affatto il fiuto da sbirro, quello no, ma c’è come una stanchezza profonda che lo rende insofferente. Per non parlare della mezza discussione rimasta in sospeso al telefono con Livia e soprattutto della storia del “profissori autori”, come lo chiama Catarella, che ogni tanto lo chiama da Roma. Davvero una gran camurrìa…
Alessandra Farinola
 
 

Siciliaunonews, 31.8.2020
Si chiude la 25esima edizione del Festival del Film per Ragazzi
Si chiude la 25esima edizione del Festival del Film per Ragazzi, Assegnato il Premio Naxos Cavalluccio Marino alla memoria di Camilleri. Premiata anche Antonella Ferrara (TaoBuk). Film vincitore La Famiglia Addams.

[...] Prima della proiezione dell’ultimo film in concorso, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Lorenzo Mattotti, tratto dall’omonimo racconto di Dino Buzzati del 1945 (pubblicato a puntate sul “Corriere dei Piccoli”), sono stati consegnati i premi ‘Cavalluccio Marino’ (raffinata scultura in terracotta del Maestro Turi Azzolina) a varie personalità. E’ stato assegnato il premio alla memoria di Andrea Camilleri, voce narrante nel film di Mattotti. Ha accolto il riconoscimento in collegamento video, la nipote del grande scrittore siciliano, Alessandra Mortelliti, attrice e regista, che si è detta onorata, a nome della famiglia, del gradito riconoscimento, affermando che il premio sarà posto sulla scrivania del nonno, che “da lassù lo osserverà compiaciuto anche perché era molto legato al film a cui aveva donato la voce”. [...]
 
 

Radiogold, 31.8.2020
Lunedì e martedì ad AstiTeatro 42
Il festival teatrale astigiano continua con la sua proposta di nuova drammaturgia, di prime nazionali e di interpreti prestigiosi.

Asti - Dopo il primo, seguitissimo fine settimana continua AstiTeatro 42, lo storico festival teatrale con la direzione artistica di Emiliano Bronzino. In una città che respira teatro e che ha modificato il suo assetto architettonico in quest’ottica, anche in questo momento di diffusa difficoltà il teatro torna protagonista e si riprende il suo spazio. Nei cortili e nelle chiese sconsacrate del centro in questi primi due giorni della settimana saranno protagonisti, tra gli altri, Rosario Sparno, in uno spettacolo ispirato ad un racconto di Camilleri.
[...]
Lunedì 31 agosto alle 21,30 alla Chiesa del Gesù va in scena “La donna pesce”, spettacolo di Rosario Sparno, protagonista insieme ad Antonella Romano, tratto da un racconto di Andrea Camilleri e presentato con successo a New York lo scorso anno nella rassegna “In scena! Italian Theater Festival NY”. Andrea Camilleri ha ispirato con il suo mondo magico questo spettacolo. La donna pesce è una storia mostruosa e seducente, come lo sono le storie antiche dove cielo e mare si incontrano. Lo spettacolo è un “cunto” della tradizione siciliana che, nei continui rimandi all’Odissea di Omero, si snoda tra magia, fantasia e realtà sullo sfondo di leggende arcaiche e superstizioni della Sicilia di fine ‘800 e inizio ‘900. “Il cunto” è condiviso, sussurrato, nell’ incantevole lingua che ricorda il mondo di Camilleri, che è musica per chi vuole raccontare, per chi desidera ascoltare e farsi compagnia.
[...]
 
 

RagusaNews, 31.8.2020
Nel 95esimo della nascita, a Scicli la Camilleriadi
Il 6 settembre

Scicli - Camilleriadi (anno zero). Nei luoghi di Montalbano. A tu per tu con il Maestro.
I luoghi-set della serie televisiva “Il Commissario Montalbano” omaggiano il suo papà, Andrea Camilleri.
Il 6 settembre, in occasione del compleanno del Maestro la cooperativa Agire, in collaborazione con l’ Associazione Culturale "OfficinOff", organizza le “Camilleriadi – anno zero”; un evento celebrativo in cui le arti teatrali e le performance musicali accompagneranno lo spettatore all’interno dell’universo camilleriano.
Un vero e proprio viaggio surreale in cui a narrare lo scrittore saranno i suoi stessi personaggi “reali” e le sue esperienze artistiche multiformi: l’autore sarà il primo personaggio ad entrare in scena, dapprima come “fantasma” che racconta se stesso – a poco più di un anno dalla sua scomparsa – e poi come bimbo che vive l’emozionante esperienza di incontrare un monumento della cultura italiana, quale Luigi Pirandello. Da qui inizia il viaggio all’interno della parabola artistica del giovane Andrea Camilleri, detto Nenè.
“Nenè, Luigino e Maruzza” è il titolo della coinvolgente rappresentazione teatrale proposta dalla regia di Salvo Giorgio e Salvo Nicita; una performance in grado di fondere teatro, lettura, canto e improvvisazione musicale dal vivo, talmente suggestiva da condurre per mano lo spettatore verso un viaggio fisico ed emotivo in grado di immergersi anima e corpo nel mondo di Nenè.
La cornice suggestiva sarà quella dei luoghi simbolo legati alla serie televisiva “Il commissario Montalbano” e non solo nel centro storico di Scicli. Il Municipio di Scicli, Palazzo Spadaro e le vie limitrofe diventeranno teatro vivo e itinerante dove gli attori si alterneranno in punti diversi per fornire agli spettatori una chiave che consenta loro di penetrare nel mondo di Nenè.
Lo spettacolo è previsto per domenica 6 settembre 2020 con quattro diverse repliche: ore 20,30, 21,15, 22,00 e 22,45.
Appuntamento presso il Municipio di Scicli.
Il pubblico è pregato di trovarsi presso il botteghino almeno 10 minuti prima dello spettacolo.
Spettacoli a posti limitati.
Il costo del ticket è 15 euro.
Prevendita presso il desk della cooperativa Agire all'interno il municipio di Scicli.
Info e prenotazioni 3474999096 ¬ 3283746620
 
 

Vertele!, 31.8.2020
Destacados de programación del lunes 31 de agosto
Telecinco recupera la miniserie 'El Rey' contra la 'Mujer' de Antena 3 que se corona cada lunes
Mientras tanto, La 1, Cuatro y laSexta apuestan por una nueva sesión de cine casero, y La 2 confía en las artes de 'El comisario Montalbano'

[...]
La 2
'Como manda la ley', nuevo capítulo de 'El comisario Montalbano' en La 2 (22:00h.)
Una joven aparece asesinada. Aparenta unos veinte años, ha sido violada, apaleada, golpeada y apuñala, pero aún así, ha sido capaz de trasladarse hasta el patio de unas viviendas done acaba cayendo. Pero allí no vivía y ningún vecino la conocía. El comisario Montalbano descubre que era prostituta.
[...]
 
 

 


 
Last modified Friday, October, 02, 2020