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RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2020

 
Sellerio Editore, 1.7.2020

Cari lettori e cari librai,
si avvicina il primo anniversario della scomparsa del nostro Andrea Camilleri.
Aspettando insieme il 17 luglio, ripercorreremo le sue opere attraverso le pagine più belle ed evocative, grazie anche alla collaborazione di alcuni librai, nel ricordo della sua indimenticabile presenza.
Come molti di voi ormai sanno, abbiamo deciso di pubblicare "Riccardino", l'episodio finale del grande romanzo di Montalbano, il 16 luglio. E oggi, con commozione, vi mostriamo in anteprima la copertina.
Andrea Camilleri scrisse la prima versione del romanzo nel 2005. Dopo qualche anno, nel 2016, decise di riprendere il manoscritto, non intervenendo sulla trama ma solo sulla sua lingua che, nel frattempo, si era evoluta. Non cambiò neanche il titolo, in origine pensato come provvisorio, ma al quale ormai si era affezionato. Condivideremo con tutti voi non solo la stesura finale di "Riccardino", che trovate come sempre nella collana "La memoria", ma anche una edizione speciale, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui potrete leggere entrambe le versioni del libro, quella del 2005 e quella definitiva, come da desiderio dell'autore. Potrete così seguire l'evoluzione nel corso del tempo di quella lingua unica inventata da Andrea Camilleri. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni.
Tutto questo nel ricordo di Andrea Camilleri verso il quale proviamo, e proveremo sempre, grandissima gratitudine e affetto.
#Riccardino
#UnAnnoSenzaCamilleri
https://sellerio.it/it/catalogo/Riccardino/Camilleri/12531
https://sellerio.it/…/Riccardino-Seguito-Pr…/Camilleri/12532
Alferj e Prestia - Agenzia Letteraria CarloPalomar
 
 

Flatulenze cerebrali, 1.7.2020
Come l’ultimo fuoco d’artificio

Tra pochi giorni si compirà una delle più incredibili storie di successo letterario italiano dell’ultimo secolo. Uscirà infatti “Riccardino”, l’ultimo romanzo che ha per protagonista il commissario Salvo Montalbano. Un romanzo di cui i fans camilleriani (grazie al prezioso e incomparabile sito vigata.org) conoscono l’esistenza da quasi 15 anni. Un libro che, sinceramente, speravamo di non leggere mai, perché sapevamo sarebbe stato l’ultimo. Ma che allo stesso tempo non vediamo l’ora di leggere, con lo stesso gusto con cui si scarta l’ultimo cioccolatino della scatola. Ci è mancata moltissimo, in questo anno folle e assurdo, la voce del Sommo Camilleri. Ma la sua stella, tra qualche giorno, rischiarerà questa lunga notte, come un meraviglioso, ultimo fuoco d’artificio.
Tracca
 
 

Città di Bagheria, 1.7.2020
Nella corte di villa Butera si presenta “Chiesa Madre ma cattiva maestra? Sulla “bolla” di Andrea Camilleri” di Francesco Michele Stabile venerdì 3 luglio 2020

Riprendono, bloccate per il lockdown per l’emergenza Covid19, le iniziative volte alla sensibilizzazione alla lettura, patrocinate dall’amministrazione comunale mediante l’assessorato alla Cultura guidato dall’assessore Daniele Vella.
Sarà presentato,venerdì 3 luglio 2020, alle ore 17:30, nella corte di villa Butera, con tutte le precauzioni sul distanziamento e le norme anticontagio, il libro di Francesco Michele Stabile dal titolo: “Chiesa Madre ma cattiva maestra? Sulla “bolla” di Andrea Camilleri”.
Alla presentazione, che si svolgerà alla presenza dell’autore, interverranno Domenico Aiello, Augusto Cavadi, Maurizio Padovano, Antonino Morreale.
E’ prevista la presenza dell’assessore alla cultura Daniele Vella.
In un saggio, nel suo noto “La Bolla di Componenda”, il maestro Andrea Camilleri individua una delle cause della corruzione in Sicilia nel potere ecclesiastico che garantiva a chi, pagando un obolo più o meno grande secondo il reato, acquisiva diritto preventivo all’assoluzione. Molti, dimostra Camilleri, ne alludevano nel corso di deposizioni rapporti e testimonianze, senza che gli inquirenti mai pensassero di approfondire; tutti ne conoscevano l’esistenza, , «un incredibile tariffario, emesso ufficialmente dal clero con le percentuali da pagare alla Chiesa per i reati commessi» scrive il compianto Camilleri. Ma è questa la verità? se lo chiede Don Francesco Michele Stabile, perché – si domanda il prelato . l’accusa nasce all’indomani dell’unificazione italiana da parte di una borghesia, che vuole celebrare la sua conquistata egemonia? sulla base di documenti e di argomentazioni logiche, Stabile ritiene che questa volta la fantasia del romanziere abbia fuorviato la penna dello storico e lo abbia indotto, suo malgrado, a una prestazione da “cattivo maestro”.
 
 

Sellerio Editore, 2.7.2020
#Riccardino #UnAnnoSenzaCamilleri

Cari lettori, ogni giorno alle 10 pubblicheremo un estratto tratto da un romanzo di Andrea Camilleri. Attraverso le sue parole, aspettando “Riccardino”, proveremo insieme a ripercorrere alcune delle sue storie più belle, la sua abilità narrativa, la sua capacità di raccontare personaggi e sensazioni, atteggiamenti umani universali, situazioni surreali ma realistiche.
Ecco per voi il primo estratto. Da quale libro è tratto?
Il lettore più veloce che risponderà correttamente riceverà un titolo a sua scelta tra i romanzi di Andrea Camilleri. Tra le risposte esatte sorteggeremo un secondo fortunato lettore di cui domani vi comunicheremo il nominativo.
#Riccardino #UnAnnoSenzaCamilleri
Alferj e Prestia - Agenzia Letteraria
CarloPalomar


 
 

Sellerio Editore, 2.7.2020
#Riccardino #UnAnnoSenzaCamilleri

Cari amici, per scandire questo tempo di attesa, abbiamo chiesto ai librai di tutta Italia di raccontarci il loro libro del cuore di Andrea Camilleri. Diamo il via a questo appuntamento, che ci accompagnerà nei prossimi giorni, con Lisa Orlandi de La Piccola Libreria di Levico Terme (TN) che ci legge, in perfetto accento vigatese, “La stagione della caccia”.
Buona visione e buone letture.
#Riccardino #UnAnnoSenzaCamilleri
Alferj e Prestia - Agenzia Letteraria CarloPalomar
 
 

Fanpage, 2.7.2020
Il Premio Strega 2020 omaggia Andrea Camilleri, scrittore
Stasera su Rai3 la diretta televisiva della finale Premio Strega 2020: un tributo speciale sarà dedicato ad Andrea Camilleri, lo scrittore siciliano e inventore di Montalbano scomparso il 17 luglio del 2019. A un anno di distanza arriva in libreria il capitolo finale della serie di romanzi con protagonista il commissario di Vigata.

È quasi trascorso un anno da quando Andrea Camilleri non c'è più. E il Premio Strega 2020 che si assegna stasera nella canonica cornice del Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma, si prepara a ricordare il papà del commissario Montalbano attraverso un tributo speciale, composto da immagini originali del grande scrittore siciliano. Che al premio organizzato dalla Fondazione Bellonci ha preso parte nel 1995, con un libro bellissimo, Il birraio di Preston, romanzo Sellerio che fa parte della linea storico-siciliana della produzione di Andrea Camilleri. Non andò nemmeno in cinquina. Tuttavia quell'anno vinse un altro grande romanzo, "Passaggio in ombra" che andò postumo alla troppo precocemente scomparsa Mariateresa Di Lascia.
Andrea Camilleri: il 17 luglio l'anniversario della morte
Tra pochi giorni sarà il primo anniversario dalla morte di Andrea Camilleri, scomparso alle ore 8:20 del 17 luglio 2019, dopo essere stato ricoverato oltre un mese in rianimazione in seguito ad un arresto cardiaco che lo aveva colpito nel giugno precedente.
La copertina di Riccardino, l'ultimo capitolo della serie di Montalbano
Per l'occasione, l'editore Sellerio ha deciso di pubblicare il libro finale della saga del commissario Montalbano, che ha dato la grande notorietà allo scrittore di Porto Empedocle. Ieri è stata diffusa la copertina di “Riccardino”, che il prossimo 16 luglio arriverà in libreria in una doppia versione per i fan più accaniti. Nell'edizione rivista nel 2016 dallo scrittore siciliano e nella prima bozza del 2005.
Premio Strega 2020: i finalisti in gara
Stasera la cerimonia di premiazione in diretta televisiva su Rai3 della 74esima edizione del Premio Strega. A contendersi la vittoria finale, secondo i pronostici, La misura del tempo di Gianrico Carofiglio e Il colibrì di Sandro Veronesi. In gara, la scrittrice partenopea Valeria Parrella, Gian Arturo Ferrari, Jonathan Bazzi e Daniele Mencarelli. L'appuntamento con la finale e con il tributo ad Andrea Camilleri è in diretta su Rai3 dalle 23.05.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 2.7.2020
La precaria identità girgentana che si fonda sulle parole. Dette, scritte oppure taciute
Chiunque arrivasse a guidare la città ne cambiava il nome. E quando il Diavolo decise di scrivere una lettera a Dio dove credete che andò a farlo?

Se il diavolo decidesse di scrivere una lettera a Dio – ma il diavolo non sa scrivere, perché saprà pur fare le pentole, ma non costruisce coperchi e nemmeno penne stilografiche – dove andrebbe a cercare nel mondo qualcuno che metta nero su bianco quello che vuole dire? Ad Agrigento, di certo. Perché il diavolo, che ne sa una più del diavolo stesso, sa bene che Agrigento ha prodotto e produce soprattutto parole.
Questo non è un azzardo retorico, ma la verità. Perché il Demonio o Satana o comunque Belzebù si materializzò l'11 agosto 1676 in provincia di Agrigento. Non sappiamo se lungo la strada lanciò un'occhiata ai templi pagani, se si soffermò a guardare il mare carico di afa agostana, ma certo riuscì ad entrare nella cella di suor Maria Crocefissa della Concezione, al secolo Isabella Tomasi, tris- trisavola dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa (un altro che con le parole ci sapeva fare), chiusa nel convento di clausura di Palma di Montechiaro. E arrivato là dentro, cominciò a dettare all'ava del Gattopardo la sua lettera a Dio. La povera Isabella – povera per modo di dire, perché era figlia dei duchi che avevano fondato pochi decenni prima la città e il monastero – lottò fino allo stremo, scarabocchiò dei geroglifici illeggibili pur di non mettere su carta il messaggio diabolico, tracciò sulla carta un "ohimè". Le consorelle la trovarono a terra, svenuta, spossata dalla lotta a suon di parole col diavolo. Quella lettera è tuttora custodita nel monastero di Palma di Montechiaro, incomprensibile e intraducibile, mentre suor Maria Crocifissa non è mai riuscita a diventare santa. Rimane un mistero cosa il diavolo avesse voluto scrivere di tanto urgente a Dio.
Dunque, la provincia di Agrigento che riesce a collocarsi sempre agli ultimissimi posti in tutte le classifiche sulla vivibilità, il reddito pro capite, i servizi, la sanità e perfino il turismo - i templi greci e la Scala dei Turchi dovranno aspettare ancora alcuni millenni prima di riuscire a produrre sviluppo e turismo, dunque economia - ha però il primato della produzione di parole. Anzi, è la provincia della parola. La parola della verità. La parola della menzogna.
Ecco perché il diavolo è andato fin laggiù: sapeva che quanto a parole Agrigento è imbattibile. Parole dette, scritte o negate. Parole come quelle dei grandi scrittori del Novecento. E basti ricordare Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri che in poco più di un secolo hanno riempito scaffali di parole. Si arriva al paradosso che l'autore più venduto e letto in Italia negli ultimi decenni, è uno scrittore che non scrive in italiano. Andrea Camilleri da Porto Empedocle ha inventato il "camillerese", la sua lingua letteraria, attingendo a piene mani dal dialetto della sua provincia. Insomma, si è fatto leggere in agrigentino. Non a caso il suo compaesano Luigi Pirandello si era laureato, nel 1891 a Bonn, con una tesi sulla "Parlata di Girgenti", così come allora si chiamava Agrigento. (Ma per puntiglio di cronaca, diciamo che Camilleri si è fatto leggere in "marinisi", la parlata di Porto Empedocle).
E forse bisogna fare una digressione per ricordare che questa città e questa provincia hanno subito periodicamente degli stupri linguistici, proprio a partire dalla denominazione d'origine. Nata come Akragas ai tempi dei greci, poi Agrigentum con l'avvento dei Romani, in seguito Kerkent con l'arrivo degli arabi, traslato in Girgenti fino al fascismo che pensò bene di ridargli nome di Agrigento per recuperare i fasti latini, la città ha un'identità toponomastica precaria. Dunque, come rimanere gli stessi cambiando nome? Attraverso le parole.
«Un colpo di penna come un colpo di spada», diceva Leonardo Sciascia, per raccontare come la povera gente avesse fede nella parola scritta. Un libro, un esposto, una denuncia, una lettera ben formulata potevano cambiare il destino di un uomo. Non era parola scritta una sentenza di condanna al carcere? Parole scritte erano un pignoramento, un telegramma di lutto, una cartolina precetto, una tassa. Ma una penna onesta può raddrizzare i torti. Parole per disvelare menzogne sono quelle della letteratura. Una parola contro ogni torto, contro ogni ingiustizia, contro ogni prepotenza. Ma il torto, le ingiustizie e le prepotenze hanno anch'esse le loro parole. Forse per questo Girgenti e la sua provincia hanno il primato della politica. A partire da Francesco Crispi da Ribera, primo siciliano arrivato alla presidenza del Consiglio del Regno d'Italia, eroe risorgimentale, alleato di Garibaldi, prima repubblicano e poi monarchico, bigamo capace di falsificare il suo matrimonio. Perché la politica è fatta di parole. Parola che seduce, occhieggia, allude. «Chiedete e vi sarà promesso», disse qualcuno. E su molte promesse e molte parole si è costruito il successo della stirpe agrigentina dei La Loggia, di Lillo Mannino, di Salvatore Lauricella, protagonisti della Prima Repubblica.
Ma pure nella Seconda Repubblica i girgentani hanno primeggiato: da Totò Cuffaro ad Angelino Alfano. Gli epiloghi sono stati quasi tutti drammatici o mesti, pochi hanno retto alla lunghissima. Perché alla fine, malgrado i presidenti del Consiglio, i presidenti della Regione, i ministri tutti girgentani, malgrado il potere degli uomini agrigentini, non si capisce perché la provincia di Agrigento resti sempre agli ultimissimi posti nelle classifiche. Senza ferrovie, senza strade né autostrade, senza acqua nelle case, senza industrie, senza lavoro. Eppure qualcosa produce Agrigento. Parole. Parole. Soltanto parole.
Gaetano Savatteri
 
 

La Repubblica - Robinson, 3.7.2020
Premio Strega, la seconda volta di Sandro Veronesi
Lo scrittore vince la 74esima edizione con "Il Colibrì" davanti a Gianrico Carofiglio e Valeria Parrella

[...]
Un risultato che ad un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, avvenuta il 17 luglio, assume un valore simbolico. Il Ninfeo ieri sera ha voluto dedicare al grande scrittore, mai entrato in cinquina, un tributo video e il ricordo di Corrado Augias.
[...]
Raffaella De Santis
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 4.7.2020
Quando la Chiesa tollerava la mafia grazie alle "bolle"

Francesco Michele Stabile è uno dei maggiori storici della Chiesa e ha avuto un ruolo significativo nella mobilitazione antimafia nei primi anni ' 80 quando imperversava la guerra di mafia, con i grandi delitti che hanno segnato la storia non solo della Sicilia.
Per i suoi studi basterà richiamare i due volumi sul clero siciliano e libri come "La Chiesa nella società siciliana" e "I consoli di Dio", e per il suo impegno religioso e sociale si può ricordare che è stato vicario del cardinale Salvatore Pappalardo ( al tempo delle omelìe che davano voce allo sdegno per l'infuriare della violenza mafiosa), animatore del comitato formatosi nel " triangolo della morte": Bagheria, Casteldaccia, Altavilla Milicia, presidente del Centro sociale San Saverio all'Albergheria. Tra le esperienze comuni, la sua partecipazione al convegno dell' 8 maggio 1988, nel decimo anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato, con una relazione su Chiesa e mafia, pubblicata nel volume "L'antimafia difficile". E, si può dire, non priva di difficoltà è stata la sua attività, caratterizzata da una franchezza che mal si conciliava con le prassi curiali.
Ora ha pubblicato un volume dal titolo: "Chiesa madre, ma cattiva maestra? Sulla ‘bolla' di Andrea Camilleri", edito da Di Girolamo. Il riferimento è a un libretto di Camilleri, del 1993, prima dell'era Montalbano, in cui si parlava di un documento che giocava a nascondersi tra le carte della Commissione parlamentare d'inchiesta del 1875. Il documento era la "bolla di componenda", di cui qualcuno aveva parlato ma non ne era rimasta traccia. Cos'era? Una sorta di attestato con cui, dietro versamento di una somma di denaro, si condonavano peccati- reati, come per esempio i furti. La bolla era presentata come la fonte del decadimento morale dei siciliani e la matrice della mafia. Una forma di impunità garantita e a modico prezzo.
Stabile ricostruisce la storia di una "bolla di crociata" che rimonta al 1497 e rispondeva all'esigenza del dominio spagnolo di far fronte, in Sicilia, alla difesa dalle scorrerie piratesche. Consisteva in un indulto concesso a chi offriva un'elemosina per dispense di carattere religioso, per esempio dal digiuno quaresimale, o per la composizione, una forma di transazione, per beni illegalmente acquisiti che non potevano restituirsi al legittimo proprietario. E per una serie di altri casi, con relativo tariffario.
I ricavati andavano allo Stato. Dal 1861 le " limosine" sono state destinate a usi pii. Quindi la composizione ecclesiastica non aveva niente a che vedere con la "componenda", praticata dalla polizia del tempo, nei confronti di delinquenti, e che faceva parte del campionario delle attività criminali, si direbbe oggi "di tipo mafioso". Per la restituzione di oggetti o di animali rubati si chiedeva il pagamento di una somma di denaro.
Le critiche alla "bolla di composizione" nascono con l'Unità d'Italia. E diventano uno dei cavalli di battaglia dell'anticlericalismo. Vengono portati alcuni esempi emblematici. Un libro di Vincenzo Maggiorani sulla rivolta del 1866, riportava una bolla di quell'anno, riprodotta nel mio "La mafia dimenticata" e ora nell'appendice del libro di Stabile. La bolla veniva considerata una strada spianata all'impunità e la mafia altro non sarebbe stata che «il pratico esercizio di questa bolla». Il comandante generale militare della Sicilia Alessandro Avogadro di Casanova e il professore Giuseppe Stocchi, che Camilleri considera gli unici che si ponevano il problema delle "cagioni" di ciò che accadeva in Sicilia, esprimono lo stesso giudizio.
A dire di Stabile, il contrasto sarebbe stato tra una borghesia massonica, conservatrice, arroccata in uno Stato che dominava la Sicilia con gli stati d'assedio, e una Chiesa vicina agli strati popolari, con predicatori che suscitavano una «mistica della rivoluzione sociale». Non si capisce perché, quando nasceranno i Fasci siciliani, che daranno il via alle lotte contadine, la Chiesa, tolte sporadiche e precarie eccezioni, non sia al loro fianco.
Ci può essere un qualche legame tra la mentalità mafiosa e la cultura cattolica? Era la domanda che Paolo VI, tramite monsignor Dell'Acqua, rivolgeva al cardinale Ruffini, dopo la strage di Ciaculli, e sappiamo qual è stata la risposta di Ruffini (nella foto, Paolo VI e il cardinale Ruffini). Pur sottolineando limiti e ritardi della Chiesa nella presa di coscienza della realtà della mafia, Stabile lo esclude e riconduce lo sviluppo della mafia all'interazione con le classi dirigenti e lo Stato, richiamando la necessità di un approccio che guardi alla complessità.
L'anticlericalismo era il prodotto di un clima generale: le vicende risorgimentali, la formazione dello Stato unitario, hanno nella Chiesa cattolica un nemico dichiarato. Lo Stato italiano nasce scomunicato. L'uso che è stato fatto della "bolla" può essere improprio, ma si spiega dentro quel clima. Ed è vero che Camilleri ha preso qualche abbaglio, non ultimo quello di avere fatto diventare un oggetto misterioso e introvabile, perché sarebbe stato la prova di un "pactum sceleris", un documento pubblico e facilmente reperibile, però mi pare eccessivo considerarlo un "cattivo maestro". La lezione più significativa che viene dal libro di Stabile è, come si diceva prima, il richiamo alla complessità, scelta obbligata per ricostruire la storia e capire il presente.
Umberto Santino
 
 

Huffington Post, 4.7.2020
Il blog
Com'è insipida la Sicilia di Camilleri

Tornare a Napoli è una festa: per gli occhi, per la testa, per il cuore. Ex suddito del Regno delle Due Sicilie, non posso che amare questa città signorile, organica, barocca. Mentre mi abbandono all’incanto delle sue strade e delle sue piazze, mi domando se sia mai esistito, nella vita reale, un investigatore con l’impermeabile come quelli che vediamo nei polizieschi. Così come la Napoli di certi registi o di certi cantanti, quella Napoli scamiciata, esplosa, decadente, a Napoli io non l’ho mai vista.
La città ha i suoi endemici malanni, ma in arte è decisivo il modo in cui le cose vengono rappresentate. Gli artisti sono sovrani, legittimamente giocano con gli stereotipi e con le idee che circolano nell’aria, ma il luogo comune – l’immagine comune – a cui Napoli spesso viene ridotta, meriterebbe una class action partenopea per lesa bellezza.
Abbiamo un problema simile in Sicilia.
Andrea Camilleri era un amabile affabulatore e il suo commissario Montalbano un personaggio divertente, la serie televisiva una delle migliori produzioni Rai, ma la sua Sicilia, in Sicilia, io non l’ho mai vista. Con le sue cartoline vista mare, con il suo espressionismo elementare, con la caponata “sciavuròsa, colorita, abbondante”, Camilleri ha saturato l’immaginario collettivo cristallizzando la Sicilia in un’immagine troppo comune.
I grandi scrittori siciliani della sua generazione seguivano la rotta contraria, decostruendo l’immagine comune della Sicilia: ecco quella mitica di Stefano D’Arrigo, quella onirica di Gesualdo Bufalino, quella razionalista di Leonardo Sciascia, quella scientifica di Giuseppe Bonaviri, quella inquieta di Sebastiano Addamo. Loro oggi costituiscono il governo in esilio della letteratura siciliana.
Il drammaturgo napoletano Eduardo De Filippo fu popolare quanto Andrea Camilleri. Rappresentò una Napoli sfaccettata e verace, manipolando gli stereotipi con sottigliezza. “Natale in casa Cupiello” inscena una disputa sul presepe tra padre e figlio – all’uno piace, all’altro no – ma la stratifica con diversi significati.
A me il presepe napoletano piace assai, mi piacciono il babà, la pastiera, la sfogliatella, ma la caponata di Camilleri la trovo meno digeribile. [Ognuno ha i suoi problemi, NdCFC]
Massimiliano Perrott
 
 

Radio 24 - La rosa purpurea, 4.7.2020
Aurelio Grimaldi: "Luca Zingaretti? Bravo, ma... Montalbano dev'essere siciliano" Il regista parla del suo nuovo film "Il delitto Mattarella"
Cliccare qui per il podcast della puntata
 
 

Corriere della Sera, 5.7.2020
L'intervista
Renata Colorni lascia i Meridiani: la mia vita con i grandi scrittori
La direttrice della prestigiosa collana Mondadori a 80 anni ricorda incontri, sfide e storie di oltre mezzo secolo di editoria: i dubbi di Arbasino, la gentilezza di Luzi


Renata Colorni con Andrea Camilleri

Con Renata Colorni i discorsi non finiscono mai e non possono finire, tale è la storia da raccontare; tanta è la cultura che viene messa in campo con la rete di amicizie e di relazioni intellettuali. Parlando con lei, si capisce che l’editoria è un turbine che inghiotte idee e conoscenze e sputa libri e umanità; e al contrario: inghiotte libri e umanità, sputando fuori nuove idee e conoscenze.
[...]
Intanto avete fatto due Meridiani di Andrea Camilleri, che non tutti hanno approvato.
«Appartiene alla nostra decisione di aprire la collana ad autori di altro intrattenimento e di genere: abbiamo Meridiani di Chandler, Hammett, per esempio, Chiara, Bevilacqua… Anche la Pléiade, a cui i Meridiani si ispirano, per gli autori francesi ha delle maglie un po’ più larghe. E così per Camilleri sono venuti fuori due volumi: storie di Montalbano e romanzi storici e civili, con curatele di alto profilo, firmate da Salvatore Silvano Nigro, Nino Borsellino, Mauro Novelli».
[...]
E perché non pubblicare le lettere tra Calvino e Elsa De Giorgi? Per Maria Corti è il più bel carteggio d’amore del Novecento.
«Mi piacerebbe molto leggerlo e sarei felice che la figlia Giovanna ne concedesse la pubblicazione». La cosa di cui va più fiera? «Le edizioni dei tedeschi curate da Luigi Reitani e Luca Crescenzi: Hölderlin, Thomas Mann, il Fontane di Baioni... E poi le cronologie. Avrei una trentina di biografie che sono gioielli narrativi da pubblicare a sé: quella di Ottiero Ottieri fatta dalla figlia Maria Pace, Cesare Garboli su Pascoli, Antonio Franchini su Camilleri, Nadia Fusini su Virginia Woolf…».
[...]
Paolo Di Stefano
 
 

Antimafia 2000, 5.7.2020
Il racconto di Andrea Camilleri a Saverio Lodato
Torna in libreria "La linea della Palma"

Per gli amanti della lettura, della filosofia, dei romanzi, dei saggi quella di Andrea Camilleri è forse una delle più grandi penne che abbiamo avuto. Se ad esso associ l'arguzia e lo stile, mai banale, di Saverio Lodato, uno dei più grandi giornalisti e saggisti del nostro tempo, ecco che nasce un volume di altissimo valore culturale.
In "La linea della Palma", Oscar Bestsellers che dal 7 luglio torna in libreria (edito da Mondadori), come dice già la copertina, "Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri". Ne esce fuori un racconto che non è solo autobiografico, in cui Camilleri mette a nudo la sua esperienza di scrittore e di uomo di spettacolo. Infatti emerge in maniera chiara anche il pensiero politico, sociale, filosofico, intellettuale del grande scrittore italiano. Un ragionamento a 360° sulla storia d'Italia.
Stimolato da Lodato, Andrea Camilleri lancia un vero e proprio j’accuse sul mondo a cavallo tra vecchio e nuovo Millennio.
E' la lettura di un pezzo di storia d'Italia, con ricordi sull’universo familiare, sugli anni del fascismo e della guerra, sulla mafia di ieri e di oggi, intrisa di patti e contropatti con il potere, e su quella mentalità subdola e strisciante che - proprio come le vegetazioni tropicali delle palme di cui parla un altro illustre siciliano, Leonardo Sciascia - dalla Sicilia penetra in tutta Italia e in Europa. Il tutto visto dalla prospettiva dell'Alessandro Manzoni moderno.
Quelle 420 pagine, intense e pregnanti, portano il lettore a riflettere e dovrebbero essere un testo di studio nelle scuole. Affinché i giovani possano non solo apprendere la lingua italiana, ma soprattutto crescere intellettualmente confrontandosi con l'esperienza dei mostri sacri della nostra epoca.
Giorgio Bongiovanni
 
 

IL Passaparola dei Libri, 5.7.2020
In attesa dell'ultimo Montalbano
Riccardino, di Andrea Camilleri
in uscita il 16 Luglio 2020.

E’ la prima volta che sono triste per l’uscita di un libro, è giunto il tempo, siamo all’atto finale di una storia letteraria e ancor prima umana che mi ha coinvolto totalmente. Il 16 Luglio uscirà “Riccardino”, edizioni Sellerio, manco scriverlo, epilogo delle vicende del commissario Montalbano e con lui di Andrea Camilleri.
E’ un libro scritto anni fa, preso e ripreso ma non modificato sostanzialmente, solo aggiornato con l’evoluzione del linguaggio di Camilleri, consegnato alla casa editrice con un patto d’onore, in cui si dirà la parola addio al commissario di Vigata.
Per lo scrittore Camilleri ho due sentimenti ben definiti, il primo di amore per l’Autore di tante opere oltre la serie poliziesca, basti pensare a “La concessione del telefono”, “Il birraio di Preston”, “La stagione della caccia”, “Il re di Girgenti” e tantissimi altri, e per l’uomo dal valore morale, civile e culturale di prim’ordine.
Il secondo sentimento è di gratitudine sconfinata, come lettore in primis, per il diletto nella lettura e per l’arricchimento culturale di un autore, come scrive Nunzio La Fauci, “che nella sua funzione ha creato un fenomeno linguistico, incarnando in una forma pressoché perfetta l’identità linguistica italiana, la cui essenza sta, a differenza di altre, nella commistione tra l’italiano standard e varietà dialettali […] plasmando il materiale linguistico a suo piacimento, creando dei giochi del tutto originali che non corrispondono a nessuna parlata reale” (MICROMEGA 5/2018). E’ così, vieni avanti Riccardino, sei una specie di testamento ma ti amerò, ne sono sicuro.
Luciano Bertuccioli
 
 

Kainuun Sanomat, 5.7.2020
Viihde
Arvio: Sisilian sympaattinen komisario palaa jälleen ruutuihin, uusissa jaksoissa Montalbano saa ratkottavakseen neljä uutta rikostapausta
TV1 klo 21.40

Komisario Montalbano
*** Tuttu italialaisskomisario Salvo Montalbano palaa pitkän tauon jälkeen ruutuihin neljällä uudella jaksolla, jotka muodostavat kaksi kautta.
Sarjaa tehdään verkkaisella tahdilla, ja tietynlainen verkkaus näkyy myös lopputuloksessa. Sisilian kuvitteellisessa merenrantakaupungissa Vigatassa tapahtuu rikoksia, mutta niin kiire ei sentään ole, etteikö ehtisi syömään hyvää ruokaa ja nauttimaan kauneudesta. Verkkaisuudelle on myös tilaa puolitoistatuntisissa jaksoissa.
Maisemat käyvät matkailumainoksesta. Montalbano nähdäänkin usein maisemaparvekkeellaan tai meren aalloissa uimassa. Sarjaa on kuvattu Ragusan maakunnassa Sisiliassa. Ei ole ihme, että Andrea Camillerin rikoskirjoihin perustuva sarjan ympärille on kehittynyt myös turismia.
Laiva täynnä pakolaisia
Uusissa jaksoissa Montalbano alaisineen saa ratkottavakseen neljä uutta rikostapausta. Avausjakso pureutuu pakolaiskriisiin Välimerellä. Siinä rantakaupunkiin saapuu laivalla pakolaisia, joiden kohtalot saavat poliisienkin silmät kostumaan. Nuori mies on hypännyt yli laidan ja pian paljastuu, että laivalla on raiskattu nuori tyttö. Pakolaisten tulo nostaa myös ennakkoluuloja pintaan.
Sarjan ensimmäinen jakso nähtiin Italiassa jo vuonna 1999. Montalbanoa on esittänyt sarjan alusta lähtien persoonallinen, sympaattisen oloinen Luca Zingaretti. Se sopiikin hyvin pirtaan, sillä jonkinlaista pysyvyyttä edustaa myös Montalbanon hahmo perinteisine arvoineen.
Anna Kilponen
 
 

Ufficio Stampa Rai, 5.7.2020
RAI 1 06 LUG 2020, 21:25
Ultimo appuntamento con "Il giovane Montalbano" su Rai1
Salvo e Livia finalmente in vacanza, ma sarà verò?

Nell'ultimo episodio [della prima serie, NdCFC] de "Il giovane Montalbano", in onda su Rai1 lunedì 6 luglio alle 21.25, dal titolo “Sette lunedì”, Salvo e Livia hanno finalmente deciso di prendersi una settimana tutta per loro. Andranno in Provenza, che in ottobre è splendida. Sarà la loro prima vacanza insieme: si conoscono da poco, e hanno bisogno di stare un po’ da soli, in un paesaggio romantico e da sogno. Quasi come un segno di buona volontà Salvo accetta di andare a trovare suo padre insieme a Livia. Ma quando ce l’ha di fronte, il commissario non riesce a sentire nulla verso il padre. Intanto il giovane commissario è alle prese con due casi molto complicati. Non è tanto l’omicidio di Attilio Gambardella, che si rivelerà presto qualcosa di più del parricidio che sembra all’inizio, a turbare il sonno di Montalbano. Quello che lo spaventa è il fervore religioso, il fanatismo dogmatico. E sembra rimandare a quel mondo oscuro e cupo la sequenza di uccisioni di animali che per sette lunedì si ripete con preoccupante regolarità. Montalbano capirà che si tratta di un crescendo e che il fanatico serial killer di animali sta puntando a qualcosa di più: a una strage di persone innocenti. Per sventare questo piano, Montalbano è costretto a chiedere a Livia di rinunciare a quella vacanza tanto attesa. Ma Livia non ha nessuna intenzione di rinunciarvi, e parte lo stesso. Con chi, Montalbano non lo sa. O meglio, grazie a Catarella riesce a scoprirlo. È un uomo, sembra, o perlomeno un nome tedesco apparentemente maschile. Roso dalla gelosia, Montalbano, risolto il caso dei “Sette lunedì”, vola a Boccadasse per attendere al varco la fidanzata a cui è bastato così poco per diventare fedifraga. Ma una bella sorpresa attende il giovane e irruento commissario interpretato come sempre da Michele Riondino. "Il giovane Montalbano" è una co-produzione Rai Fiction – Palomar, realizzata da Carlo Degli Esposti e Nora Barbieri con Max Gusberti, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli. Ad affiancare Riondino Sarah Felberbaum nel ruolo di Livia.
 
 

LaNostraTv, 5.7.2020
Il giovane Montalbano, Costanzo: “Michele Riondino? Rispetto il suo lavoro”

Il giovane Montalbano, spettatore confessa: “Mi piace di più Zingaretti”
Come ogni settimana Maurizio Costanzo sul settimanale Nuovo parla con i lettori di Televisione e dei personaggi che la animano. E sull’ultimo numero del settimanale diretto da Riccardo Signoretti un telespettatore ha voluto mandare un’email al marito di Maria De Filippi per esprimere la sua opinione su la repliche della popolare fiction Il giovane Montalbano interpretato da Michele Riondino: “Montalbano vince anche con le repliche del giovane commissario…” Il telespettatore di Savona ha rivelato però di preferire la fiction in cui è protagonista Luca Zingaretti. E a tal proposito de Il Commissario Montalbano di Luca Zingaretti, lo spettatore ha colto la palla al balzo per domandare al giornalista:
“Crede che gireranno altre puntate? Noi fan sentiamo il desiderio di vedere qualcosa di nuovo…”
Maurizio Costanzo su Michele Riondino che interpreta Il giovane Montalbano: “Rispetto il suo lavoro”
Sul magazine Nuovo Maurizio Costanzo, dopo aver letto l’email di Carlo da Savona, ha voluto esprimere la sua opinione, asserendo di rispettare molto il lavoro di Michele Riondino nella parte de Il giovane Montalbano: “Rispetto molto il suo lavoro…” Tuttavia il marito di Maria De Filippi, sempre in questo suo intervento sul periodico diretto da Riccardo Signoretti, ha poi aggiunto che comunque sia il successo di Luca Zingaretti con il suo Commissario Montalbano è assolutamente indiscutibile. E alla domanda posta dal telespettatore ligure se arriveranno mai nuove puntate de Il Commissario Montalbano, il giornalista ha rivelato quanto segue:
“Non so se arriveranno a breve, ma si parla di nuovi episodi da girare…”
Il commissario Montalbano, Maurizio Costanzo sicuro: “Non scomparirà”
Sul finire di questo intervento sul settimanale Nuovo Maurizio Costanzo, il quale ha difeso Rita Dalla Chiesa dalle recenti critiche, ha anche dichiarato di pensare che Il commissario Montalbano non sparirà: “Nel frattempo, il commissario (giovane e adulto) ci tiene compagnia con le repliche…”
Alessio Cimino
 
 

Agrigento Notizie, 7.7.2020
Letteratura, in arrivo in centro città una statua di Andrea Camilleri
Sarà collocata tra via Atenea e via Pirandello: è stata realizzata da Giuseppe Agnello e finanziata da privati


Il rendering della statua

Una statua di Andrea Camilleri a grandezza naturale, non dissimile da quella di Sciascia che "cammina" lungo il corso di Racalmuto, è stata donata al Comune di Agrigento dallo scultore Giuseppe Agnello e sarà collocata nei pressi della via Atenea.
L'opera è stata finanziata da un'imprenditrice del settore turistico, Margherita Marrazza, ed è stata regalata al Comune per essere piazzata tra la via Atenea e la salita Contrino, in un punto che si apre su piazza San Francesco. Non un luogo casuale: Camilleri, in alcune interviste, indica quella piazza (vicina al Liceo classico Empedocle che frequentò in gioventù) l'ispirazione per la creazione della sua "Vigata" perché coacervo di racconti ed esperienze da ogni angolo della provincia. La statua si troverà sul marciapiede, seduta ad un tavolino che avrà anche una sedia a disposizione, a simboleggiare un invito ad accomodarsi insieme al creatore de "Il commissario Montalbano".
Se gli atti formali di donazione sono stati firmati, non è chiaro quando la statua sarà fisicamente posizionata. Probabile che la prossima data di morte dello scrittore, il prossimo 17 luglio, possa essere un'occasione propizia.

La vicenda, comunque, ha anche un suo potenziale strascico polemico. Infatti lo scorso anno era stata l'Amministrazione comunale di Porto Empedocle ad annunciare la volontà di far realizzare, proprio ad Agnello, una statua di Camilleri da posizionare nel centro città, lungo la via Roma, proprio seduto ad un bar.
Gioacchino Schicchi
 
 

Malgrado Tutto, 7.7.2020
Agrigento, Andrea Camilleri in via Atenea
Ad un anno dalla morte dello scrittore, una statua in bronzo realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello e donata al Comune di Agrigento dall’imprenditrice Margherita Marrazza, sarà collocata a pochi passi dalla piazzetta San Francesco, luogo frequentato dallo scrittore da giovane


L’opera di Giuseppe Agnello dedicata ad Andrea Camilleri

Eccolo Andrea Camilleri. Ecco il suo volto realizzato dallo scultore Giuseppe Agnello per Agrigento. La statua ritrae lo scrittore seduto, con la sua immancabile sigaretta, nel cuore di via Atenea. La statua lo immortalerà, ad un anno dalla scomparsa, nella città dove ha studiato il futuro grande scrittore. È stata realizzata dallo scultore racalmutese Giuseppe Agnello ed è stata finanziata dall’imprenditrice Margherita Marrazza per poi donarla al Comune di Agrigento che ricorderà così il primo anniversario della scomparsa del papà del commissario Montalbano.


L’opera in gesso

Nell’opera di Agnello, Camilleri guarda la piazzetta San Francesco, luogo spesso raccontato dallo scrittore: “Lì, al centro di quella piazza, ogni bambino raccontava le storie del suo paese… La grande piazza era come dieci paesi siciliani insieme, riuniti, che i bambini raccontavano. Così è nata Vigàta”.
In Sicilia esistono adesso tre Vigàta. Quella della serie tv, nel ragusano, questa piazza di Agrigento e Porto Empedocle, la “vera Vigàta”, come più volte scrisse Camilleri. Anche a Porto Empedocle, infatti, la sindaca Ida Carmina, in occasione della manifestazione organizzata l’anno scorso dalla “Strada degli scrittori”, espresse pubblicamente il desiderio di realizzare a Porto Empedocle una statua dedicata ad Andrea Camilleri seduto al bar, da collocare a due passi dalla statua del commissario Montalbano. Sarebbe stata una scelta unica: due statue, il personaggio letterario e il suo autore, distanti pochi metri l’uno dell’altro, e tutti e due sotto lo sguardo della grande statua di Luigi Pirandello.
Ma un anno dopo la morte di Camilleri, una statua viene donata ad Agrigento, città che grazie al sindaco Lillo Firetto, ha inserito lo scrittore nell’albo dei cittadini onorari.
L’inaugurazione della statua avverrà probabilmente nelle prossime settimane, in coincidenza con l’anniversario della scomparsa del grande scrittore empedoclino morto a Roma, dove è sepolto, il 17 luglio 2019. La statua è già pronta. Quando sarà collocata i passanti guarderanno Camilleri, e chi lo vorrà potrà sedersi accanto a lui per un selfie e magari bere una birra fresca senza quel filo di fumo che circondava coloro che ricordano lo scrittore così, al bar della “sua” Vigàta, nelle estati di molti anni fa.
Salvatore Picone
 
 

Toscana Oggi, 7.7.2020
Comunicato stampa
"La donna a tre punte" di Camilleri al Festival internazionale del Teatro romano a Volterra
"La donna a tre punte" di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, regia di Giuseppe Dipasquale, con Valeria Contadino, le danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Maria Tafuri, e produzione TTR Il Teatro di Tato Russo, andrà in scena, 2° spettacolo dell’Edizione XVIII del Festival Internazionale Teatro Romano Volterra, domenica 12 luglio, alle 21,30.

“Il progetto nacque diversi anni fa”, spiega Giuseppe Dipasquale. “Io e Andrea pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non potè vedere la luce. Qualche mese fa, prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must dove ha debuttato in prima nazionale il 10 gennaio del 2020. Oggi, a quasi un anno di distanza dalla scomparsa di Andrea, questo spettacolo acquista sempre più la forma di un omaggio al senso profondo dello scritto nei confronti del genere femminile e della sua visione circolare della donna. Una sorta di eterno femminino che si compone di tanti caratteri e umori tratti dai personaggi narrati e descritti nelle sue opere. Il senso della donna, per Camilleri, è anche il senso della visione del mondo: ancestrale, rotondo, materno, ma anche ludico e profondamente vitale. Le donne di Camilleri sono molto femmine, apparentemente peccatrici ma realmente sante, due risvolti della stessa medaglia. Che sorprendono con la femminilità, con una complessità che però è elementare come la terra, misteriosa come la luna. I sentimenti protagonisti? Sempre donne, ma non comuni: emblemi di una femminilità matriarcale, primitiva e ad un tempo modernissima. Per me, questa Donna a tre punte vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne – tutte mediterranee – che ha scolpito nei suoi romanzi: la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de Il birraio di Preston; la lasciva Trisìna de La mossa del cavallo, "beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda"; la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono; Minica, la mater e moglie dolorosissima de Il casellante. Mi piace anche sottolineare come, attraverso una scelta musicale fatta attraverso i gusti musicali di Camilleri (le musiche sono scelte dal lungo elenco delle musiche disseminate nelle citazioni dei romanzi), questa Donna a tre punte è diventata anche una partitura per voce e movimento. La preziosa collaborazione con Aurelio Gatti ha reso possibile tutto ciò: tutto è una sorta di sinfonia in voce e danza, dove la Donna dialoga con il coro delle moderne Eumenidi governate dalla profonda e intensa presenza vocale del Grande Maestro Andrea Camilleri. Tre le punte della femminilità, seduzione, passione e amore, come tre le punte della Sicilia, luogo ideale e culla della mediterraneità universale. Un omaggio alla donna, ma insieme un omaggio ad Andrea Camilleri che è stato maestro, amico e padre, momentaneamente partito per un viaggio nell’eternità”.
Lo considera un “privilegio” Valeria Contadino l’aver inaugurato, come interprete di Clitennestra (scritto da Alma Daddario, regia di Sebastiano Tringali), la scorsa edizione del Festival Internazionale Teatro Romano Volterra: “non c’ero mai stata – dichiara - e mi sono innamorata di questo luogo dove si svolge un Festival condotto con grande sapienza, tanto lavoro e dedizione da Simone Migliorini. Ogni anno realizza dei cartelloni di grande qualità. Quest’anno a lui e all’organizzazione della manifestazione, va un plauso maggiore, per avere fatto fronte a tutte le misure restrittive, all’uscita dal periodo Covid-19 che ci ha, anche psicologicamente abbastanza massacrato. È un valore aggiunto quello che il Festival dà al luogo in cui si svolge e al Comune, per far vivere, per animare il Teatro Romano situato nel cuore della Toscana. Per questo è un evento molto importante, perché animare i luoghi significa creare attrattiva. Questo Festival rappresenta una destinazione ben precisa per tutti i fruitori turistici e anche per il turismo di prossimità. È un punto di riferimento anche quest’anno, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria: questa realtà continua ad essere e a splendere. A mio avviso ha davvero un valore aggiunto che va sottolineato e merita un plauso. Conoscevo il Festival, prima dell’anno scorso, solo di fama, poi attraverso il maestro Aurelio Gatti che è la persona che da più tempo vi ha collaborato, mi sono resa conto direttamente di questa realtà molto bella. Ne sono rimasta affascinata e sono contentissima di tornarci anche perché il Festival è molto bene organizzato”. Sul suo rapporto con lo spettacolo e con Camilleri, Valeria Contradino dichiara che “La donna a tre punte è un po’ una carrellata di pezzi tratti da varie opere teatrali. Insieme a Giuseppe di Pasquale, infatti, che è anche regista di questo spettacolo ha tradotto teatralmente tanti dei suoi romanzi. In questo testo sono riuniti alcuni dei personaggi più importanti e rappresentativi della visione che ha della donna Camilleri. Ne risulta un profilo in cui la figura femminile è posta al centro del mondo facendo emergere il suo grande amore e rispetto per la donna. Da un lato è fortemente idealizzata; dall’altro estremamente protetta. Le sue sono donne volitive, che amano il piacere come essere umani. Attraverso i suoi personaggi rende omaggio al mondo femminile”.
Riguardo al suo ruolo nello spettacolo Valeria Contadino conferma che “è sempre molto emozionante interpretare i personaggi di Camilleri. Ne ho interpretati diversi, avendo la fortuna di lavorare con Giuseppe Dipasquale, che è stato suo allievo e che ha messo in scena i suoi testi. Camilleri mi ha accompagnato negli anni: ho interpretato personaggi diversi, anche per età. Il suo linguaggio mi appartiene tanto, lo sento molto familiare. L’ho conosciuto personalmente sempre attraverso Dipasquale. Più che di amicizia avevamo un rapporto, durato vent’anni, di stima professionale. Negli ultimi tempi Il casellante ha rappresentato l’apice di questo rapporto, perché è stato un testo che mi ha dato molte soddisfazioni e che ha emozionato tantissimo anche lui poterlo mettere in scena, perché veramente bello e particolare. Fa parte della Trilogia delle metamorfosi. Camilleri è stato una persona straordinaria e mi manca moltissimo. Credo cha abbia lasciato un grande vuoto. La forza di quest’uomo è nel suo grande e profondo senso di umanità. L’essere umano lo possiamo notare anche ne Il commissario Montalbano, è visto meraviglioso pure nella sua fragilità, sia come essere maschile, che come essere femminile. Tutto è raccontato in una maniera molto semplice, inserito nella quotidianità. Nei suoi personaggi ognuno di noi vi si può identificare. Anche in quelli più ‘autorevoli’ egli riesce a far emergere quell’umanità tale che li a rende vicini all’uomo comune”.
Lorella Pellis
 
 

TvZoom, 7.7.2020
Ascolti tv 6 luglio 2020: Il giovane Montalbano vince, Canale5 sparisce
Ieri, lunedì 6 luglio 2020, la fiction in replica di Rai1 ha vinto nettamente la gara degli ascolti tv contro il programma comico di Rai2, terza Rai3.
Il giovane Montalbano 20,45%, Made in Sud 8,32% e C’era una volta in America 8,07%

In attesa delle presentazioni dei palinsesti autunnali, continuano le repliche estive per le reti ammiraglie generaliste. E così anche ieri sera, lunedì 6 luglio, la replica de Il giovane Montalbano su Rai1 ha vinto la gara degli ascolti tv, registrando il 20,45% di share media con 3,894 milioni di spettatori. Sette giorni fa la stessa fiction aveva raccolto il 22,28% e 4,353 milioni.
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Carlo G. Lanzi
 
 

OI Canadian, 7.7.2020
To listen to the tv on July 6, 2020: The young Montalbano wins, Canale5 disappear
The young Montalbano 20,45%, Made in the South 8,32%, and There was a time in America 8,07%

In anticipation of the presentation of the lists, and in the fall to continue his summer performances for the network’s flagship general. And so yesterday evening, on Monday, the 6th of July, the replication of the The young Montalbano in the Rai1 he has won the race for viewers from the tv to the recording of the 20,45% of the share in the media, with 3,894 million people. Seven days ago, the same as that of the fiction, we took this to the 22,28%, and 4,353 million).
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Rebecca Bowen
 
 

Le Blog TV News, 7.7.2020
Des inédits de Commissaire Montalbano dès le dimanche 26 juillet sur France 3.

Le dimanche 26 juillet à 21h05 sur France 3, puis le week-end suivant, retrouvez le Commissaire Montalbano, la série policière italienne d'après l'oeuvre d'Andrea Camilleri.
Les enquêtes de Montalbano, commissaire à la fois sombre, attachant et d’une rare intuition, se déroulent dans la ville imaginaire sicilienne de Vigata et dans ses environs. Esprit brillant, entouré d’une équipe haute en couleurs (l’inspecteur Mimi, Fazio), il affronte et résout les pires crimes. Prostitution, drogue, organisation mafieuse, crime passionnel, Montalbano démasque tous les criminels, non sans une bonne dose d’humour !
Épisode du 26 juillet : A l’autre bout du fil. Alors que les migrants affluent quotidiennement sur les côtes siciliennes, Montalbano doit résoudre une affaire de viol sur mineure qui aurait eu lieu durant la traversée d'un bateau. Meriem, une employée d’Elena Biasini, la couturière chargée de faire un costume sur mesure pour Montalbano, lui sert temporairement de traductrice. Une nuit, il est appelé pour se rendre dans l'atelier de couture d’Elena et la trouve morte, brutalement assassinée à coups de ciseaux…
 
 

Corriere Agrigentino, 7.7.2020
Metti una sera a cena con... Camilleri

S’intitola “Gli arancini di Montalbano”, la serata evento in programma al lido Majata, il 18 luglio, organizzata dall’Aics e condotta dal giornalista Gaetano Ravanà che attraverso ricordi e letture di alcune pagine dei diversi libri, ricorderà lo scrittore empedoclino, Andrea Camilleri, nel primo anniversario della morte. In contemporanea, in libreria, uscirà l’ultimo e, tanto atteso, libro del Commissario più amato d’Italia, dal titolo “Riccardino”.
La serata verrà allietata anche da alcuni interventi a cura dell’Aics di Agrigento, diretta da Giuseppe Petix.
Per l’occasione, per chi vorrà, a fine serata, si potrà prendere parte alla cena con menù caro al Commissario e al suo padre padrone, Andrea Camilleri. Dalle sarde a beccafico alla pasta con le sarde, per finire proprio con le arancine.
Gaetano Ravanà
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.7.2020
Agrigento, una statua di Camilleri per ricordare lo scrittore
Opera dell'artista Giuseppe Agnello, sarà collocata per il primo anniversario della morte

Andrea Camilleri seduto, con la sua immancabile sigaretta. Non a Porto Empedocle, nei bar che frequentava soprattutto d'estate, ma ad Agrigento, in via Atenea. Eccola la statua, non ancora collocata, a grandezza naturale, realizzata dallo scultore racalmutese Giuseppe Agnello. L'opera è stata finanziata da Margherita Marrazza, imprenditrice, ed è stata donata al Comune di Agrigento per essere collocata nel cuore di Girgenti, la città che lo scrittore, scomparso il 17 luglio dell'anno scorso, frequentò da studente.
Nell'opera di Agnello, Camilleri guarda la piazzetta San Francesco, luogo spesso raccontato dallo scrittore: “Davanti alla piazza San Francesco – diceva – confluivano questi autobus, queste corriere. Questa è la nascita di Vigàta. Perché lì, al centro di quella piazza, ogni bambino raccontava le storie del suo paese… La grande piazza era come dieci paesi siciliani insieme, riuniti, che i bambini raccontavano”.
Vigàta come Regalpetra. Paesi letterari che non esistono. Ma esiste quella piazza, vicino al vecchio ginnasio. E molte di quelle storie che Andrea Camilleri sentì da ragazzo finirono poi sui tanti racconti ambientati a Porto Empedocle, la vera Vigàta, come più volte scrisse, delle sue opere. E infatti anche a Porto Empedocle, l'anno scorso, in occasione di una manifestazione organizzata dalla “Strada degli scrittori” e dalla sindaca Ida Carmina, si parlò dell'idea di immortalare Camilleri seduto al bar, a due passi dalla statua del commissario Montalbano. Sarebbe stata una scelta unica: due statue, il personaggio letterario e il suo autore, distanti pochi metri e tutti e due sotto lo sguardo della grande statua di Luigi Pirandello.
Un anno dopo la morte di Camilleri, Agrigento lo ricorderà così. E chi vorrà potrà sedersi accanto a lui, per scattare un selfie. L'inaugurazione avverrà probabilmente nelle prossime settimane, in coincidenza con l'anniversario della scomparsa del grande scrittore empedoclino, cittadino onorario di Agrigento.
Salvatore Picone
 
 

OrvietoNews, 8.7.2020
Castel Viscardo "Città che legge". Tra i progetti, una panchina per Camilleri e il Pinaro Luogo del Cuore FAI

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È nei progetti dell'amministrazione, infatti, come approvato in consiglio comunale, la realizzazione di una panchina dedicata allo scrittore recentemente scomparso Andrea Camilleri.
 
 

La Repubblica, 9.7.2020
Un mare di libri
Sul "Venerdì" domani in edicola, Andrea Camilleri raccontato da Carlo Lucarelli. Ma anche il ritorno di Kurt Vonnegut e poi storie di papi, dittatori, killer, vulcani, migranti...

Un Venerdì speciale per un’estate speciale. Sono i libri i protagonisti della lunga storia di copertina del numero in edicola domani, 26 pagine dedicate alla lettura, aperte da un articolo di uno scrittore, Carlo Lucarelli: a un anno dalla morte di Andrea Camilleri, ricorda la loro amicizia, fra scambi di biglietti e “pizzini”, tortellini e cannoli. E racconta la nascita di Acqua in bocca, il libro scritto a quattro mani che uscirà il 16 luglio in una nuova edizione, con la veste grafica immaginata dai due autori. Lo stesso giorno in cui andrà in libreria, in due edizioni, Riccardino, l'ultimo capitolo dell’epopea di Montalbano, l’inedito più atteso dell’estate. Non l’unico, però, lasciato dallo scrittore siciliano, come rivela nel suo articolo Piero Melati. [...]
 
 

Repubblica Tv, 9.7.2020
Camilleri e Lucarelli, il gioco della trama: "Partiamo da un omicidio..."
Cliccare qui per il video

A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri è un piacere rivedere il dialogo dello scrittore siciliano con Carlo Lucarelli che ha generato il romanzo epistolare del 2010 Acqua in bocca (minimum fax). Con lo stesso titolo e la stessa casa editrice, il prossimo 16 luglio esce una versione grafica dell'originale a cura di Patrizio Marini e Agnese Pagliarini: un libro d'arte fatto anche di lettere, biglietti, ritagli di giornale, rapporti e verbali, pizzini che fanno la spola fra il commissario Salvo Montalbano e l'ispettrice Grazia Negro.
Nel video i due giallisti si lanciano con gusto in una sorta di gioco della trama. Solo un assaggio del documentario Acqua in bocca (a quattro mani) diretto da Matteo Raffaelli e prodotto da minimum fax media, che sarà in streaming nella versione integrale sul sito di Repubblica il 17 luglio
video Minimum Fax
 
 

La Repubblica - Robinson, 9.7.2020
Robinson, un anno senza Camilleri
In memoria del maestro, con i messaggi d'affetto dei lettori, conservati dalla famiglia, le lettere inedite dell'autore e i ricordi dal suo mondo con lo sguardo di chi l'ha conosciuto. Da sabato 11 luglio per tutta la settimana in edicola

Un anno senza Andrea Camilleri: il 17 luglio 2019, dopo giornate cariche di angoscia per le sue condizioni, lo scrittore ci lasciava orfani. Sulla sua tomba, nel giardino del Cimitero acattolico di Roma, sono apparse fin dai primi tempi dopo la sua scomparsa le offerte dei suoi tanti, affezionati lettori: arancini, sigarette, persino conserve e un barattolo - rimasto tuttora - con dentro l’acqua e i sassi del fondale del suo mare o chissà, proprio della Vigàta immaginaria del suo Montalbano. Un anno fa abbiamo voluto celebrarlo con un Robinson speciale. Oggi lo ricordiamo di nuovo, dedicandogli la copertina del nostro supplemento in edicola da sabato 11 luglio con Repubblica e poi tutta la settimana (a 50 centesimi). Lo facciamo tornando, con Angelo Melone, proprio a quei messaggi di affetto, che la famiglia ha voluto conservare in quello che era il suo studio, con il ricordo di un’altra scrittrice siciliana, Nadia Terranova, e con il racconto dell’amicizia speciale tra Camilleri e la sua editrice, Elvira Sellerio, firmato da Piero Melati. Vi mostriamo alcune lettere inedite del maestro e vi regaliamo un’intervista allo Zingaretti-Montalbano, di Silvia Fumarola.
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LaNostraTv, 9.7.2020
Il commissario Montalbano, Luca Zingaretti annuncia: “Tra qualche giorno…”

Luca Zingaretti, annuncio su Il commissario Montalbano: “Tra qualche giorno l’ultimo romanzo”
Non ancora sono chiare le sorti della serie televisiva, potremmo dire senza paura di sbagliarci, più amata dagli italiani. Dopo la scomparsa di Andrea Camilleri e del regista Alberto Sironi, il cast de Il commissario Montalbano si divide tra quanti vorrebbero continuare e quanti preferiscono lasciare un buon ricordo. Intanto, però, Luca Zingaretti dà una notizia meravigliosa a tutti i fan della saga del commissario di Vigata quando, attraverso il proprio profilo Instagram, annuncia:
"Tra qualche giorno la Sellerio pubblicherà postumo l’ultimo romanzo della serie dedicata a Il commissario Montalbano."
Inutile sottolineare il grande entusiasmo col quale i suoi followers hanno accolto questa notizia, segnale che ancora una volta conferma, qualora che ne fosse bisogno, il posto di assoluta rilevanza che Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti e pensato da Andrea Camilleri, occupa ormai nell’immaginario popolare italiano.
Il commissario Montalbano, Luca Zingaretti legge un brano del primo libro: “Mi sembrava doveroso”
Dunque, come già detto, Luca Zingaretti ha annunciato attraverso il proprio profilo Instagram l’uscita, prevista tra qualche giorno, dell’ultimo romanzo, postumo, della saga de Il commissario Montalbano. L’attore, però, non si è limitato a dare la notizia, ma ha voluto leggere ai fan della serie un passaggio del libro che aveva dato, molti anni fa, inizio alle avventure del detective di Vigata, dal titolo La forma dell’acqua. Luca Zingaretti, poi, ha così motivato la sua iniziativa:
"Mi sembrava doveroso da parte mia consigliarvi oggi il primo libro in cui Salvo Montalbano si presenta al suo pubblico."
Luca Zingeretti sul romanzo di Andrea Camilleri: “E’ un gran libro”
Di recente Luca Zingaretti aveva voluto condividere una gioia con i suoi followers. Oggi, invece, il protagonista de Il commissario Montalbano, annunciando l’uscita dell’ultimo romanzo della serie di Andrea Camilleri, ha commentato così il primo libro, di cui ha letto anche un brano:
"Non solo è un gran libro, ma è da qui che è iniziata la mia fantastica storia con questo personaggio."
Paolo Parente
 
 

Prima Brescia, 9.7.2020
Ripresa
Tornano gli eventi serali in biblioteca a Salò ma su prenotazione
Le serate si terranno nel piazzale antistante la biblioteca nel rispetto delle norme anti Covid 19 e previa prenotazione.

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Sere d’estate – Letture sceniche con musica in biblioteca
Venerdi 10 luglio ore 21.00 “Cambi di stagione”
Piergiorgio Cinelli alla chitarra e canto, Barbara Mino alla lettura
Divagazioni tra musica, letteratura e metereologia, con l’ironia della canzoni di Piergiorgio Cinelli e l’humor di scrittori come Francesco Piccolo, Andrea Camilleri, stefano Benni. Le stagioni della natura e le stagioni della vita: dall’infanzia all’adolescenza, dalla giovinezza all’età adulta e alla vecchiaia. Le bizze del tempo atmosferico e le sorprese della vita. Un divertente concerto-lettura che, con sguardo dolce e ironico, parla di passaggi esistenziali e stagionali: un viaggio agrodolce fatto di musica e parole.
Sabato 25 Luglio 2020 ore 21.00 “Vigata, andata e ritorno” dedicato ad Andrea Camilleri
La Sicilia dolce e forte delle pagine di Andrea Camilleri, i suoi romanzi storici e i racconti dell’intramontabile commissario Montalbano, i sapori e i colori di Vigata e dintorni, accompagnati dalle immagini di una terra meravigliosa e da indimenticabili canzoni. Lettura scenica con musica, immagini e video.
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Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, 10.7.2020
Camilleri, Franceschini: l’omaggio del teatro italiano a un anno dalla scomparsa
“Conversazione su Tiresia” proiettato il 17 luglio nei Teatri Nazionali

“Il teatro italiano omaggia Andrea Camilleri a un anno dalla scomparsa con la proiezione di ‘Conversazione su Tiresia’. Un film prezioso che ci restituisce la vitalità e l’intelligenza di un autore straordinario, proiettato nei Teatri Nazionali per un’iniziativa alla quale spero aderiscano quante più realtà possibili per rendere il giusto tributo a chi ancora ci emoziona con la sua creatività”. Così il Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, commenta l’iniziativa promossa il prossimo 17 luglio dal Piccolo Teatro di Milano e dai Teatri Nazionali italiani - il Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Teatro Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, Il Teatro Stabile di Napoli – per rendere omaggio a un anno esatto dalla scomparsa alla figura del grande scrittore siciliano nato a Porto Empedocle nel 1925, con la proiezione in contemporanea nei teatri da loro gestiti e, per Torino, al Cinema Massimo, del film Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri, prodotto da Palomar, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno del 2018, con la regia di Roberto Andò. Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.
Quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, diventata poi un film con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario e le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, proiettato come evento speciale al cinema per soli tre giorni nel novembre del 2018, verrà ora riproposto al pubblico teatrale di tutta Italia, ulteriore evento speciale dedicato a un protagonista della cultura italiana, saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore, insignito nel 2003 dal Presidente della Repubblica della medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica.

Informazioni su orari e luoghi della proiezione sui siti istituzionali di:
Piccolo Teatro di Milano
Teatro Stabile di Torino e Museo Nazionale del Cinema
Teatro Nazionale di Genova
Emilia Romagna Teatro Fondazione
Teatro della Toscana
Teatro di Roma
Teatro Stabile di Napoli
I teatri che vorranno aderire all’iniziativa possono contattare: infotiresia@palomaronline.com

Roma, 10 luglio 2020
Ufficio Stampa MiBACT
www.beniculturali.it/comunicatistampa
 
 

La Repubblica, 10.7.2020
Il rapporto con Elvira, l’identità siciliana, l’ultimo Montalbano. A un anno dalla morte Antonio Sellerio ricorda il grande scrittore. E Robinson in edicola sabato 11 luglio lo celebra tra inediti e ricordi d’autore
Camilleri e la chimica dell’amicizia
Ero uno dei pochi a dargli del lei ma la distanza si fermava lì in quel modo formale che mi permetteva tutto il resto
Associava la scrittura al lavoro del trapezista che arriva alla performance dopo anni di esercizio durissimo

Per un anno Antonio Sellerio s'è tenuto dentro i suoi ricordi. «Non me la sentivo di parlare di Andrea, forse avevo bisogno di tempo», dice l'erede di quella impresa di «illuministica intelligenza» che Camilleri considerava la sua casa. Ma ora che si avvicina il primo anniversario della morte, il 17 luglio, l'editore decide di raccontare la particolare chimica della loro "amicizia siciliana" coltivata nel nome della madre Elvira. «Ero uno dei pochi che gli dava del lei».
Perché?
«Avevo cominciato in questo modo - ero ragazzo quando lo conobbi in casa editrice - e così abbiamo continuato fino alla fine, tra il mio "lei" e il suo "tu". In quel "lei" c'era molto rispetto, ma anche qualcos'altro, che però ho capito solo negli anni. Era la mia strada per riuscire a essere più diretto. La distanza si esauriva lì, in quel modo formale che mi permetteva tutto il resto: la confidenza sulle cose private, l'affetto, la prossimità sentimentale. Il "lei" era lo schermo attraverso cui passava un'intimità profonda».
C'era in Camilleri una componente paterna?
«Sì, certo. Ma Andrea era attento a non calcare troppo perché un atteggiamento eccessivamente paterno avrebbe finito per fagocitare il mio ruolo di editore, per il quale manifestava un grande rispetto».
Le riconosceva il fiuto, un dono naturale come quello dei rabdomanti che sentono l'acqua sotto terra. Gliene parlava?
«Sì, ma ha fatto molto di più. Ed è una cosa su cui ho riflettuto da quando non c'è più. Anche con me aveva creato quella che chiamò "l'amicizia siciliana", ossia una confidenza nutrita da silenzi, non detti, capacità di anticipare i desideri dell'altro».
In che cosa si sentì anticipato?
«A un certo punto cominciò a mandare in casa editrice due copie dei suoi manoscritti: una per mia madre e una per me. Nessuno gliel'aveva chiesto. Era come se mi volesse dare un segnale, riconoscermi nel mio ruolo e farmi sentire riconosciuto. E dopo la morte di mia madre, quasi dieci anni fa, cominciò a raccontare a tutti che sin da Il sorriso di Angelica i suoi romanzi arrivavano anche sul mio tavolo. In un momento di passaggio molto delicato per la casa editrice, fortemente incentrata sulla figura di mia madre, si adoperò per testimoniare la continuità».
Lei avvertì protezione.
«Mi colpì il suo gesto netto, come se allungasse una mano sulla mia testa, su quelle di mia sorella Olivia e dell'intera redazione: la casa editrice non si tocca. L'ha fatto senza dichiararlo esplicitamente, ma standoci vicino e rafforzando la sua presenza nel catalogo. Se Andrea avesse un po' allentato - questo Montalbano lo do a voi, ma quest'altro romanzo lo do ad altri editori - la Sellerio non sarebbe la stessa casa editrice che è oggi. Anche perché forse anche altri autori l'avrebbero seguito nell'andamento ondivago».
Era attento alle copie vendute?
«Sì, aveva una memoria di ferro e non gli sfuggiva alcun dettaglio. Ma da scrittore non cercava mai soluzioni ammiccanti per allargare il pubblico. Era molto rigoroso. E in questi anni ha incrementato il suo impasto linguistico particolarissimo, rendendolo ancora più denso e forse meno accessibile a tutti».
La prima volta Sciascia mostrò qualche riserva sul suo stile, mentre Elvira Sellerio non ebbe alcuna esitazione.
«Sì, mia madre non batté ciglio. In realtà fu proprio il primo libro pubblicato con noi nel 1983, La strage dimenticata, la sua innovazione più straordinaria. Era la prima volta che un saggio storico fosse pensato e scritto in una lingua del genere. Mentre nella narrativa l'invenzione dialettale è presente in molte letterature, nella saggistica non mi viene in mente un esempio analogo».
Sua madre poi l'avrebbe messo in guardia dall'abuso del dialetto.
«Gli diceva che doveva usarlo solo quando era necessario, altrimenti sarebbe diventato una maniera».
Tra loro parlavano anche in siciliano?
«Qualche battuta, non discorsi articolati. Credo che in dialetto mia madre un giorno l'abbia provocato: "è inevitabile che un giorno o l'altro finirai per mettermi le corna, ma attento: posso perdonarti solo se mi tradisci con Marilyn Monroe e non con una donnetta qualsiasi. Ci siamo capiti?"».
E lui la tradì solo con una superstar, restandole in sostanza fedele.
«Fu generoso anche allora. Quando cominciò ad avere successo, in tanti si fecero avanti, talvolta con anticipi straordinari. Andrea consegnò qualche libro a Mondadori, ma mantenendo Sellerio come editore di riferimento: a noi continuò a dare i racconti di Montalbano e i romanzi storici».
Praticamente il suo cuore.
«La lingua e la Sicilia, che erano la sua identità. In realtà teneva molto anche agli altri lavori. Ora siamo riusciti a riavere in catalogo quasi tutti i suoi centodieci titoli».
Da cosa nasceva l'amicizia così forte con sua madre? Lui la prima volta temette di trovarsi davanti una virago, una donna impetuosa e sbrigativa. E invece fu spiazzato dalla naturalezza dell'incontro, come se si conoscessero da sempre.
«Erano due persone dotate -ciascuna a suo modo - d'una qualità rarissima, ossia della capacità di entrare in contatto profondo con l'altro. L'intesa fu immediata. E colpisce che l'amicizia sia cresciuta negli anni in cui Camilleri non pubblicava libri: dopo La strage dimenticata sarebbe rimasto fermo per altri otto anni. Nel loro rapporto l'aspetto professionale era marginale».
Camilleri restò colpito dalla generosità di sua madre in un momento di difficoltà, anche se poi non avrebbe accettato l'offerta.
«Fu un dialogo molto divertente. Camilleri raccontò di essere stato sfrattato dalla casa in cui viveva, messa in vendita, e di non aver i soldi per comprarla. "Andrea non ti preoccupare, i soldi te li do io", si offri di slancio mamma. "Ma Elvirù neppure tu ce li hai". "Non ce li ho, ma me li posso procurare più facilmente di te". Scoppiarono a ridere come ragazzi».
Che cosa le ha insegnato Camilleri?
«Il rispetto delle persone con cui si lavora, anche la puntualità. E soprattutto il coraggio nel lavoro. Da diversi anni era colpito da cecità, ma trovò il modo di continuare senza cedere allo sconforto».
Da cieco volle riscrivere "Riccardino", il suo commiato da Montalbano che state per mandare in libreria.
«Sì, aveva consegnato una prima stesura nel 2005, ma undici anni dopo volle rimetterci le mani perché nel frattempo era cambiata la sua lingua. Faremo due edizioni: una solo con il testo definitivo e l'altra con entrambe le stesure».
Il titolo "Riccardino" rappresenta una rottura rispetto ai precedenti titoli di Montalbano, più evocativi.
«Riccardino era un titolo provvisorio a cui Andrea si era affezionato. Lo scelse diverso dagli altri proprio perché voleva rimarcare la novità del libro: un metaromanzo, più che un romanzo, dove lo scrittore dialoga con il suo personaggio letterario e con quello televisivo. E riesce a farlo senza tradire le regole del giallo».
Nasce da un gesto scaramantico.
«In qualche modo sì. Manuel Vàzquez Montalbàn e Jean-Claude Izzo erano morti prima dei loro personaggi e Andrea diceva di non voler fare la stessa fine. Ma la ragione più profonda è che non gli piaceva lasciare le cose in sospeso: voleva essere lui, nel pieno possesso delle sue facoltà, a mettere la parola fine alla storia di Montalbano».
Lo faceva sorridere l'idea che il libro fosse conservato in cassaforte.
«In realtà stava in un cassetto a casa di mamma. Ora viaggia negli scatoloni dei corrieri in quattrocentomila copie. Io l'ho letto solo quando è stato necessario. Avevo come un rifiuto, associato al significato che quel libro rappresentava».
Nella copertina compare un clown, che evoca uno degli ultimi sogni ricorrenti raccontati da Camilleri: bambini con il naso a forma di ciliegina.
«Il tema circense è molto presente nel suo immaginario. Associava la sua scrittura al lavoro del trapezista che arriva alla performance dopo anni di esercizio durissimo: però al momento dell'esecuzione non deve mostrare neppure una goccia di sudore. Così è stato Andrea fino alla fine, anche nel suo libro conclusivo. Un formidabile trapezista».
Simonetta Fiori
 
 

il Venerdì, 10.7.2020
A un anno dalla morte, lo scrittore bolognese ricorda il grande siciliano. Storia di un’amicizia nata scambiandosi biglietti e “pizzini”, tortellini e cannoli...
La felicità con Camilleri
Mi mostrò una cartella piena di carte su una città fantasma dedicata a Mussolini

Io con Andrea Camilleri mi sono sempre divertito un sacco. Non lo incontravo così spesso, nonostante una stima e un affetto che mi permetto di considerare reciproci non voglio spacciarmi per un suo intimo amico, come a volte succede con i grandi che non ci sono più. Le volte che ci siamo visti, in giro, a casa sua a Roma o anche una volta nella sua villetta sul Monte Amiata, era sempre perché dovevamo fare qualcosa, ma tutte quelle volte io mi sono divertito un sacco.
Perché ogni volta è successo qualcosa.
Qualcosa di felice.
Parlo da narratore, o da fruitore di narrazioni, che è lo stesso. Esiste una felicità del narrare che chi racconta o ascolta storie conosce bene. Una frenesia, un brivido sottile, come strisciarsi la pelle quando ti accorgi di avere la febbre, che ti esalta e ti accende con un solletico che fa sorridere. All'improvviso torni bambino, senza sovrastrutture formali o ideologiche, torni nuovo, come se fosse la prima volta che ascolti uno snodo, un'immagine, due parole che si connettono in un modo inaspettato, fai un salto, dentro, e non vuoi altro che sentirne ancora.
Ecco, a me, con Andrea Camilleri, è successo tante volte. Quando l'ho conosciuto letterariamente, attraverso il primo suo libro che mi sono trovato tra le mani, e che ho chiuso dopo le prime tre righe, perché ho pensato che se per leggere La stagione della caccia di questo signore che occupava quasi militarmente i primi sei posti delle classifiche sui giornali - cioè tutti, perché, allora arrivavano soltanto al numero 6 - dovevo prima fare un corso accelerato di siciliano, allora grazie lo stesso. Poi, ero in treno, il viaggio era lungo, avevo solo quel libro, ho dato un'occhiata alla nota finale e sono bastate due parole, tutto qua, per farmi diventare come quel bambino, sorridente e sorpreso, irrimediabilmente rapito da una felicità che mi ha fatto entrare senza sforzo nella sua lingua magica. La felicità del narrare.
Un'altra volta sono andato a casa sua a Roma per intervistarlo non mi ricordo bene su cosa ma non importa, e ho capito subito che era successo qualcosa, perché sulle labbra aveva quel sorriso felice da bambino, e una frenesia che sembrava gli impedisse di stare fermo. Guarda cos'ho trovato, mi ha detto, e mi ha fatto vedere una cartella di roba, fotografie, appunti, documenti, un libro, e ha cominciato a raccontarmi la storia di una città fantasma inventata durante il regime per compiacere Mussolini, e si vedeva che doveva averla avuta da poco, perché gliela sentivo friggere in testa, fortissima, e infatti poco dopo è diventata la storia di Mussolinia che sta all'interno di Privo di titolo, per me uno dei suoi libri più affascinanti e più strani.
Un'altra volta ancora, invece, mi è capitato di sperimentarla insieme, quella felicità, io e lui, proprio insieme, ed è stato bellissimo.
Succede che durante l'ennesima intervista, questa volta sul giallo italiano, sollecitati da una domanda su trame e personaggi, ci mettiamo ad improvvisare uno spunto che potrebbe avere come protagonisti la mia Grazia Negro e il suo Salvo Montalbano. Poche parole, ma siccome l'editore dell'intervista è Daniele Di Gennaro che dirige minimum fax, ecco che coglie la palla al balzo e ci chiede se saremmo disposti a svilupparla in un libro, quell'idea. Io tergiverso, primo perché non sono bravo a scrivere a quattro mani, secondo perché siamo sempre molto impegnati, io e figurati lui, e terzo, forse più importante, come faccio a scrivere con Andrea Camilleri? Che gli dico, no, Andrea, cosi non va, riscrivi il capitolo, a chi, al Maestro? E che faccio io con le mie parti, mi avvicino esitante, tutto rosso in faccia, con le pagine dietro la schiena, ecco, cioè, insomma... io avrei scritto così?
Insomma, sono lì che cincischio quando lui alza una mano e dice aspetta.
Va in salotto e torna con uno strano libro americano degli anni Trenta, un metaromanzo fatto di materiali: un detective non può andare sul luogo del delitto, così manda il suo assistente che gli invia bustine di fiammiferi con dietro un indirizzo, lettere, fotografie di impronte, e da lì viene fuori la storia. Un romanzo epistolare, insomma, che renderebbe possibile una scrittura a distanza, rispettosa di tempi e stili, che è una buona idea.
Ma soprattutto, gli vedo in faccia quel sorriso felice, che mi contagia, e così torno a casa anch'io tutto eccitato e mi metto subito a lavorare. Riproduco un documento intestato della Squadra Mobile di Bologna e lo scrivo come se fossi l'ispettrice Grazia Negro a chiedere in confidenza informazioni riservate al commissario Salvo Montalbano su un caso difficile e particolarmente scottante avvenuto tra Bologna e Palermo. Felicissimo anch'io, sia per l'idea che per la riuscita del documento, metto tutto in una busta e la spedisco ad Andrea.
Dopo qualche giorno mi arriva una lettera del commissario Montalbano, anche quella su carta ufficiale, che ringrazia e dice che purtroppo non può fare nulla.
Come, nulla? Prendo il telefono, lo chiamo e gli rinfaccio che se non aveva voglia di farlo, il libro, tanto valeva dirlo subito, che risparmiavo fatica e soprattutto non mi congelavo sulla faccia quel sorriso di felicità che quando ti resta così schiacciato sui denti fa proprio male.
Lui mi dice: aspetta.
Qualche giorno dopo, anticipato da un biglietto della casa editrice che avverte, per carità, di non mangiarlo, perché in effetti a starsene in giro per uffici postali è diventato verde e deve essere ormai radioattivo, c'è un cannolo con immerso nella ricotta un pizzino di carta a quadretti su cui Montalbano rimprovera a Grazia di avergli scritto ufficialmente su un caso tanto delicato, un'indagine evidentemente non autorizzata e pericolosa, per la quale è meglio trovare modi più eccentrici per scambiarsi in segreto le informazioni.
Eccolo che torna, il sorriso felice, e infatti io corro da Tamburini, una delle migliori gastronomie di Bologna, compro un cabaret di tortellini, ci scrivo sotto, sul cartone, un lungo messaggio di Grazia e glielo spedisco, e inizia così Acqua in bocca, una delle cose più divertenti, più creative e più felici che abbia mai scritto, e che dopo essere uscito in una veste semplificata viene ripubblicato adesso nella forma che volevamo, con tutta la passione, tutte le idee e tutta la felicità che ci abbiamo messo dentro.
La felicità del narrare.
Per questo, tutte le volte che penso ad Andrea Camilleri, anche quello più arrabbiato, quello più critico nei confronti di un'Italia e di un mondo che non gli piacevano e che pure a me non piacciono e mi spaventano, anche nei momenti più disperati e più duri, io mi sento felice. Così felice.
Perché io, con Andrea Camilleri, mi sono sempre divertito un sacco.
Carlo Lucarelli
 
 

il Venerdì, 10.7.2020
È in uscita l'ultimo, attesissimo, Montalbano, rimasto segreto per anni. Poco prima di morire, però, il maestro rivelò al Venerdì che stava lavorando a un testo con un protagonista diverso. A lui altrettanto caro...
Ma occhio: di Camilleri c’è un altro inedito misterioso
Voleva raccontare quella terribile notte del Nobel con la sua fiamma Marta Abba
Dissero che era prigioniero del quadrilatero Pirandello, Verga, Brancati, Sciascia

Un breve testo. Appena trenta cartelle. Una "summa" sulla vita ai confini della follia di Luigi Pirandello. Doveva essere il terzo monologo teatrale, dopo Conversazione su Tiresia, andato in scena al Teatro greco di Siracusa nel giugno del 2018, e dopo Autodifesa di Caino, l'atto unico rimasto invece senza scena a causa della malattia. Andrea Camilleri, nella primavera 2019, pochi mesi prima di morire, il 17 luglio di un anno fa, era stato assertivo: «Dopo Tiresia e Caino, ho scritto questo testo: Pirandello e la pazzia. Lo voglio portare in teatro, poi uscirà come libro per Sellerio». Il discorso era caduto quasi per caso, al momento dei saluti, sull'uscio dell'appartamento romano. Perché ogni volta che andavi da Camilleri si doveva parlare di Pirandello. Sempre con umorismo nero.
La passione del «ragionare» spinta fino al delirio. Uomini intenti «a difendere il loro apparire dal loro essere, di fronte agli altri e a volte solo di fronte a se stessi». Su questo labirinto pirandelliano, Camilleri ha indagato a lungo. Dunque non c'è solo Riccardino, l'ultimo, mitico Montalbano inedito che uscirà la settimana prossima: nell'eredità lasciataci dall'autore siciliano ci sono altre pagine ancora sconosciute. Che probabilmente vedranno la luce nel 2021. Ma nel testo c'è la ricostruzione della "terribile notte" trascorsa con l'attrice Marta Abba, l'ultimo amore di Pirandello, di cui si accenna più volte nelle lettere, senza però mai raccontarla? Cosa ac-cadde di tanto terribile tra lo scrittore agrigentino e la sua ultima musa? Camilleri, alla domanda, sorrise: «Quella notte me l'ha raccontata la stessa Marta Abba. E non avrebbe avuto ragioni per mentirmi. Ma al centro del mio scritto c'è la moglie, Maria Antonietta Portulano, la sua follia, che la condusse addirittura in manicomio, e il rapporto di Pirandello con questo sconquasso. La spiegazione anche di quella notte è tutta qui».
Pirandello, sempre Pirandello. L'ossessione di una vita. È stato detto che il padre del commissario Montalbano era prigioniero del quadrilatero letterario Pirandello-Verga-Brancati-Sciascia; è stato scritto che già il suo primo libro, Il corso delle cose, pubblicato nel 1978 ma scritto dieci anni prima, era pirandelliano fino al midollo, per via dei piedi piantati a Porto Empedocle, terra di Pirandello, ma con la testa alzata verso Racalmuto, la piccola patria di Sciascia. «Per non essere interamente risucchiato da questi due signori ho dovuto faticare molto» disse una volta Camilleri. Ma dirsi vittima dei suoi maestri era una mascherata. L'albero di Pirandello - e non il cipresso mortuario di cui scrisse il drammaturgo, bensì il contorto olivo saraceno millenario con cui avrebbe voluto chiudere l'incompiuto e mistico I giganti della montagna, e che sognò la notte prima di morire, mettendone a parte il figlio nelle sue ultime ore di vita - quello è l'albero, l'axis mundi, attorno al quale ha ruotato l'opera tutta e forse addirittura l'esistenza del creatore del favoloso paese di Vigata.
Attenzione: per scoprire quest'altro Camilleri si deve risalire il fiume copioso delle storie di Montalbano, guadare controcorrente le serie tv, il successo, la popolarità. Per stanare l'altro Camilleri si deve osservare il miracolo dell'argot, quell'invenzione di un dialetto siciliano spurio, che intende il linguaggio come «la natività più sorgiva», perché «se la lingua esprime astrusi concetti sulle cose, il dialetto ne esalta al contrario il sentimento». E di chi sono queste parole? Di Pirandello, ovviamente, fatte sue da Camilleri. Sarà in questo crocevia, il cruciale dissenso sull'uso del dialetto, che si consumerà il distacco da Sciascia.
Camilleri aveva dedicato a Pirandello un'antologia di pagine scelte (Rizzoli, 2007) e un romanzo sulla vita (Biografia del figlio cambiato, Bur 2001). Ma ci sono tante altre pagine pirandelliane sparse. Studi critici e memorie che, il prossimo anno, verranno raccolte in volume da Sellerio, a cura di Salvatore Silvano Nigro. Il boccone più ghiotto resteranno, però, le trenta cartelle inedite, che usciranno a parte. Ci sono segreti, addirittura un cuore nero, nella tra-vagliata biografia del grande drammaturgo siciliano. Forse solo Camilleri era in grado di investigarvi, alleggerendo i pesi con ironia, altra lezione imparata dal suo spirito-guida.
Sgravare è necessario. Il male si era insinuato tra le mura domestiche di casa Pirandello oltre ogni più morbosa fantasia, prendendo i volti della moglie, del padre, del suocero, dei figli. Al centro di un autentico teatro della crudeltà, Camilleri rileva il tragico destino di donna Antonietta, la moglie. Figlia di uno zolfataro, sposata per "matrimonio combinato", spiantata dalle sue radici e portata a Roma, uscirà di senno. E Pirandello, scrive l'autore, si sentirà in colpa per la sua pazzia, come se l'avesse indotta egli stesso. Relegata alla fine in manicomio per ossessioni paranoiche (sarà gelosa delle studentesse magistrali del marito, poi delle attrici di teatro, infine della stessa figlia Lietta, lanciando una terribile accusa di incesto), costringeva a volte il marito a effusioni erotiche nel pieno dei deliri. «Ho rovinato anche mia figlia, non posso più avere una vita, avendo distrutto anche quella di mia moglie, e mai potrò avere neppure un'altra moglie»: così Camilleri riassumeva il suo scritto inedito, parlando con la voce di Pirandello. Tutto questo, aggiungeva, Pirandello lo confesserà a Marta Abba, in quella famosa «terribile notte». Era il suo estremo, disperato testamento.
Ci sono, nel volume Pirandello e la Sicilia di Leonardo Sciascia (Adelphi, 1996), diciassette righe dedicate alle ceneri di Pirandello. Dieci anni dopo la sua morte (10 dicembre del 1936) vennero trasportate in un'urna greca ad Agrigento. Ma per farle transitare in città si dovettero riporre in una bara, per volere dell'autorità ecclesiastica, contraria alle cremazioni. Così fu come se la cremazione non fosse mai avvenuta e il corpo fosse effettivamente nella bara. «Ultimo tocco pirandelliano all'involontario soggiorno sulla terra di Luigi Pirandello» annota Sciascia. La fonte dell'aneddoto, non citata, era proprio Camilleri. Quest'ultimo, ancora ragazzo, era stato uno dei protagonisti del trasporto delle ceneri in Sicilia. Dapprima, con alcuni amici, aveva convinto il deputato Gaspare Ambrosini a trasferirle dal cimitero romano del Verano ad Agrigento. E l'idea di affittare una bara, per superare le resistenze ecclesiastiche, era stata ancora di Camilleri, che conosceva personalmente il vescovo agrigentino Giovanni Battista Peruzzo, e che dopo averlo convinto col trucco della bara aveva dovuto superare anche le serie resistenze del becchino («Le casse da morto non si affittano»).
Non solo. Nel suo racconto Le ceneri di Pirandello (che apre Esercizi di memoria, Rizzoli 2017) Camilleri aggiunse altri particolari, come in un gioco di specchi a distanza con Sciascia. Le ceneri, racchiuse in un'antica anfora greca, sostarono per anni in un museo, finché venne indetto un concorso nazionale per edificare un monumento ai piedi del pino, all'ombra del quale Pirandello, per volontà testamentaria, aveva chiesto di riposare. Ma, ancora anni dopo, il direttore del museo si accorse che nelle scanalature dei manici del vaso erano rimasti dei residui. Si decise così di riversare anche questi nell'apposito cilindro del monumento. Senonché, riaperta l'urna, si scoprì che il cilindro era già colmo. Venne deciso allora di disperdere quelle residue ceneri in mare. Raccolte in un foglio di giornale, al momento di essere lanciate, si alzò un colpo di vento. E le ceneri del "grand'uomo" finirono non in mare bensì in faccia al direttore del museo.
Estrema ironia della sorte. L'avrebbe apprezzata Pirandello? Nella novella L'illustre estinto, citata più volte da Camilleri, il drammaturgo narra le esequie dell'onorevole Costanzo Ramberti, alla presenza delle più alte cariche dello Stato. All'improvviso, nel silenzio quasi sacro della camera mortuaria, tra presidenti del Consiglio, della Camera e ministri, «un improvviso borboglio lugubre, squacquerato, nel ventre del cadavere, che intronò e atterrì tutti gli astanti. Che era stato? "Digestio post mortem", sospirò, dignitosamente in latino, uno di essi, che era medico, appena potè rimettersi un po' di fiato in corpo». Anche questo era Pirandello. Un umorista nero. Al pari del suo "allievo" Camilleri. Che per tutta la vita, pirandellianamente, ha misurato la poca distanza tra tragedia e farsa.
Piero Melati
 
 

la Lettura - Corriere della Sera, 10.7.2020
Il supplemento #450
De Giovanni su Camilleri, il racconto di Veronesi sullo Strega: «la Lettura» è oggi in anteprima nell’App
Nel nuovo numero Maurizio de Giovanni racconta il maestro scomparso un anno fa; le parole del neo premio Strega. E un omaggio al filosofo della scienza Giulio Giorello

[...]
A un altro grande maestro è dedicata l’apertura dei Libri: Andrea Camilleri, un anno dopo la scomparsa, rivive nel ritratto commosso di Maurizio de Giovanni, oltre che nel libro postumo pubblicato in due edizioni diverse da Sellerio (Riccardino, in libreria dal 16 luglio). Un gigante della parola, dice di lui de Giovanni, uno che sapeva «scrivere senza inchiostro» e raccontava con la memoria intatta le mille storie di una lunga vita, in cui erano passati Eduardo De Filippo, Leonardo Sciascia, Manuel Vázquez Montalbán e tanti altri. Un gigante, scrive de Giovanni, di cui riusciremo a «pesare» la grandezza forse solo in qualche decennio: tra i suoi miracoli, riportare tanti alla passione per la lettura.
[...]
Ida Bozzi
 
 

La Sicilia, 10.7.2020
Agrigento
Porto Empedocle e Realmonte ricordano Andrea Camilleri
Ad un anno dalla morte, venerdì 17 luglio, sulla spiaggia del Maraja, una lunga notte culturale

Il 17 luglio dello scorso anno, dopo diversi giorni di agonia, ci lasciava lo scrittore empedoclino Andrea Camilleri, papà del Commissario più amato d'Italia, Salvo Montalbano.
Per l'occasione, l'Aics di Agrigento, ha organizzato sulla spiaggia del lido Maraja, a pochi metri dalla Scala dei Turchi, una serata culturale, inizio alle ore 21, dove il nostro Gaetano Ravanà leggerà alcuni brani delle numerose fatiche letterarie del Sommo. Tra l'altro, l'occasione è ghiotta per presentare anche l'uscita dell'ultimo romanzo su Montalbano, "Riccardino", che è stato custodito da diversi anni nella cassaforte della casa editrice Sellerio.
Nel corso della serata, che si intitola "Gli arancini di Montalbano", previsti anche momenti di degustazioni dei piatti particolarmente amati sia da Andrea Camilleri che dal suo personaggio Salvo. Ingresso gratuito.
 
 

NapoliToday, 10.7.2020
Omaggio a Camilleri al Mercadante con la proiezione di "Conversazioni su Tiresia"

In occasione del primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri, avvenuta il 17 luglio 2019 a Roma, il Teatro Stabile di Napoli, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Teatro Nazionale di Genova in collaborazione con Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, rendono omaggio alla figura del grande scrittore siciliano nato a Porto Empedocle nel 1925, con la proiezione in contemporanea nei teatri da loro gestiti e, per Torino, al Cinema Massimo del film Conversazioni su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri, prodotto da Palomar, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno del 2018, con la regia di Roberto Andò. Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore.
Quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, diventata poi un film con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario e le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, proiettato come evento speciale al cinema per soli tre giorni nel novembre del 2018, verrà ora riproposto al pubblico teatrale di tutta Italia, ulteriore evento speciale dedicato ad uno dei protagonisti della cultura italiana, saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore, insignito nel 2003 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica.
Ma è soprattutto la grande passione per la recitazione, la regia e la drammaturgia teatrali che hanno fin dall’inizio caratterizzato la formazione e gli interessi dello scrittore, a motivare l’omaggio del 17 luglio prossimo da parte dei Teatri Nazionali, in un momento in cui il teatro necessita di affermare il suo ruolo e la sua funzione culturale, sociale e civile, qui affidati a una delle sue più autorevoli e popolari voci.
«Il teatro italiano omaggia Andrea Camilleri a un anno dalla scomparsa con la proiezione di ‘Conversazione su Tiresia’. Un film prezioso che ci restituisce la vitalità e l’intelligenza di un autore straordinario, proiettato nei Teatri Nazionali per un’iniziativa alla quale spero aderiscano quante più realtà possibili per rendere il giusto tributo a chi ancora ci emoziona con la sua creatività». Così il Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, commenta l’iniziativa promossa il prossimo 17 luglio.
Venerdì 17 luglio al Teatro Mercadante, Piazza Municipio, il film verrà proiettato alle 21.30.
L’ingresso è gratuito ed è consentito, fino a esaurimento posti disponibili, previa prenotazione obbligatoria all’indirizzo e-mail: biglietteria@teatrostabilenapoli.it
Info allo 081.5513396
 
 

marie claire, 10.7.2020
Famosa, il film di Alessandra Mortelliti (che il nonno Andrea Camilleri avrebbe approvato)
Storia di un ballerino speciale, un'autrice con dna nella letteratura nuda e cruda e di ricordi di famiglia (molti), Montalbano compreso.

Quando nacque la sua prima pronipote, chiesi ad Andrea Camilleri se si aspettava che sarebbe diventato bisnonno. Rispose con una battuta delle sue: “Ma figuriamoci. Io a 50 anni pensavo che non sarei nemmeno arrivato al 2000, questa data fantascientifica”.
La pronipote Matilda, che adesso ha sei anni e a cui dedicò uno dei suoi ultimi libri, una specie di testamento autobiografico, Ora dimmi di te, è la figlia di Alessandra Mortelliti, la prima nipote dello scrittore scomparso un anno fa.
Oggi parliamo di lei.
Alessandra, figlia di Andreina Camilleri, la primogenita di Andrea, arriva prima del commissario Montalbano, nel senso che, alla sua nascita nel 1981, il mitico nonno non aveva ancora pubblicato La forma dell’acqua, romanzo che ha dato il via alla serie. È però cresciuta a pane e libri, cinema e teatro.
“Abitavamo accanto, stavo con il nonno quasi tutti i giorni, a lui non importava scrivere in mezzo al casino di figlie e nipoti, anzi credo che gli piacesse. Grazie a lui e a mio padre (Rocco Mortelliti, attore e regista, ndr) ho sempre respirato l’aria del teatro, fin da piccola ho desiderato lavorare nel mondo dello spettacolo e ancora oggi penso che se mi togliessero da lì mi romperei in mille pezzi”.
Ha iniziato come attrice, dopo aver frequentato l’Accademia Silvio d’Amico dove nonno aveva insegnato in passato. “Nei primi tempi ero piena di tensione perché sapevo di portarmi addosso un fardello importante. Studiavo come una dannata, stavo attenta a non sventolare le mie origini perché non volevo essere giudicata male, “la solita raccomandata”, ma poi ho capito che nulla mi avrebbe potuto fermare”.
Alessandra ha quindi portato diversi spettacoli, spesso scritti da lei, in giro per l’Italia, lavorando soprattutto in teatri off, underground, con quella passione assoluta per il teatro che hanno in pochi, che tutto travolge e che è linfa vitale. Da un suo monologo, storia di un ragazzino che vuole partecipare come ballerino a un talent show (una specie di Billy Elliot al contrario, lo definisce Alessandra) è nato il suo primo film da regista. Si intitola Famosa e sarebbe dovuto arrivare nelle sale ad aprile. Causa lockdown è stato rimandato, arriva adesso dal 13 al 15 luglio per tre giorni nei cinema e poi sarà visibile sulle principali piattaforme.
Il personaggio principale di Famosa si chiama Rocco di nome e Fiorella di cognome, è un adolescente ciociaro borderline, dall’identità sessuale confusa, che ha il mito della danza e che per questo viene maltrattato e bullizzato nella “piccola città bastardo posto”, dove vive.
Il suo sogno è arrivare a Roma, alle audizioni di un talent. Roma e Cinecittà sono il miraggio, il Paese dei balocchi, la libertà.
A teatro Rocco Fiorella lo interpretava la stessa Alessandra, per il cinema ha scelto il debuttante Jacopo Piroli, faccia strana e intensa, perfetto per il ruolo di questo personaggio di ingenuità fiabesca destinato a scontrarsi con la realtà che i sognatori, appena può, li frega e poi li annienta.
Il film è dedicato a nonno Andrea che questa storia l’ha vista nascere. “Mandai Famosa a un concorso letterario, nonno si arrabbiò perché non gliel’avevo fatta leggere prima, poi la seguì con amore in tutti i suoi passaggi, dal teatro al cinema” racconta Alessandra. “Fu profetico, mi suggerì da sempre la strada della regia. Ha fatto in tempo a vedere il film finito. Non ci vedeva praticamente più, ma ascoltava con attenzione ogni battuta”.
Ora Alessandra sta scrivendo un nuovo film che prende spunto da un altro suo testo teatrale, La vertigine del drago, storia di un’inaspettata amicizia tra una ragazza rom e un coatto naziskin.
La vita continua, insomma. Ma anche in questo 2020, data più che mai fantascientifica come direbbe Camilleri, il nonno ha lasciato non poche tracce e non solo perché il secondo figlio di Alessandra, nato due anni e mezzo fa, si chiama Andrea. “Sa cosa? Per me nonno era un alieno: aveva una memoria straordinaria, una lucidità, un acume, una mentalità estremamente aperta. È come se non avesse mai avuto l’età che aveva. La sua morte è stata un colpo durissimo perché, a dispetto dell’anagrafe, per noi era sempre un ragazzino”.
Paola Jacobbi
 
 

La Repubblica - Robinson, 11.7.2020
Un anno senza Camilleri
Ci mancano la sua voce roca, la sua saggezza, la sua autoironia
Lo ricordiamo con i messaggi dei suoi lettori e le sue lettere

Robinson dedica la copertina ad Andrea Camilleri. A un anno dalla scomparsa, torniamo a scrivere dell'autore di Montalbano e di ciò che resta della sua lezione di scrittura, e di vita.
Dopo la sua morte, il 17 luglio del 2019, i suoi tanti lettori hanno continuato a lasciare biglietti, omaggi, lettere sulla sua tomba: con Angelo Melone andiamo alla scoperta di questo mosaico di affetti, che la famiglia dello scrittore ha voluto conservare nel suo studio, a Roma. Altre lettere, inedite, sono quelle tra Camilleri ed Elvira Sellerio che vi mostriamo su Robinson: è Piero Melati a raccontarci come nacque la splendida amicizia con l'editrice che portò Camilleri al suo straordinario, tardivo successo. La scrittrice Nadia Terranova rilegge i suoi libri e la sua Sicilia; mentre Luca Zingaretti, intervistato da Silvia Fumarola, rivela perché da Camilleri ha imparato molto di più che a portare in tv Salvo Montalbano.


A un anno dalla morte del grande scrittore, migliaia di lettori continuano a parlare con lui. Ecco i loro messaggi
Camilleri
I pizzini d'amore

"Ho smesso di fumare, Maestro, ma non di leggere. Mai. Grazie"
"Ora nessuno potrà più romperti i cabbasisi"
"Vinnimu da Sicilia a purtari 'u scrusciu d'u mari"

«Ho smesso di fumare, Maestro, ma non di leggere. Mai. Grazie per l’immenso piacere che ci hai dato con i tuoi romanzi». Scritto su un ritaglio strappato da un quaderno a quadretti, quasi per rispondere a un bisogno improvviso, è stato lasciato sulla sua tomba. Si sarebbe divertito molto, Camilleri, a inventare una delle sue storie su chi per primo tra i tanti visitatori non avesse resistito alla tentazione di allungare una mano sulle decine di sigarette (fumate, intere, a metà) che ogni giorno vengono lasciate nel contenitore accanto alla lapide con il suo nome. Siamo in un angolo magico di Roma, tra la piramide Cestia di porta San Paolo e il Monte dei Cocci di Testaccio. Pochi passi più avanti, la tomba di Antonio Gramsci. Nello storico Cimitero acattolico sono tanti, romani o stranieri, che passeggiano all’ombra dei pini tra le lapidi di John Keats o Carlo Emilio Gadda, di Percy Bysshe Shelley o Luce D’Eramo. Ma questo girovagare discreto nella storia, da un anno, finisce quasi sempre per fermarsi lì: «Ecco Andrea», tra sorrisi e sguardi emozionati.
Il flusso di affetto che lo ha accompagnato nella vita non si è interrotto, anzi. E si è via via materializzato in centinaia di messaggi, di bigliettini sulla tomba. A scrivere, ora, sono i suoi lettori: una marea di “pizzini per Camilleri” semplici, commossi, spontanei. Che la sua ironia avrebbe lanciato come una sfida verso quegli altri “pizzini” di morte, tristemente famosi, scritti dalla parte più oscura della sua Sicilia.
«Ora nessuno potrà più romperti i cabbasisi». Sono scritti su qualunque cosa: fazzoletti di carta, biglietti dell’autobus, distinti cartoncini, lunghe lettere e pezzi di giornale. Più o meno leggibili, alcuni sbiaditi dalla pioggia o dal sole. Persino un grande “grazie” su una federa ricamata, fogli con disegni di bambini e un canto Navajo. Sono custoditi nella sua casa in un faldone che si ingrossa sempre più, tra le carte alle quali la sua famiglia si sta dedicando per la costituzione di un archivio sulle sue attività e la sua opera. Una parte sono posati sulla sua scrivania, per poterli leggere prima di riporli nel loro contenitore. Fa una grande impressione entrare nello studio di Camilleri. È rimasto uguale, in un ordine molto razionale. La grande scrivania di legno, gli scaffali con pile di fascicoli, i manifesti di qualche appuntamento con le sue opere, il grande schermo del computer con il quale ha scritto fino a che è riuscito a vedere, la sedia sulla quale spesso si dondolava lievemente ascoltando i suoi interlocutori. E a coprire l’altra parete, quasi come una quinta teatrale, i quadri del grande cartellone dipinto di un cantastorie siciliano per accompagnare un cunto di amore e di morte. Immancabile, sulla scrivania, il suo portacenere ora vuoto. Pare strano non vederlo con un filo di fumo.
Quelle sigarette sempre accese tornano spesso nei messaggi, c’è anche un foglio con il disegno di una cicca fumante: «La vita è come una fumata di sigaretta» (Eva, Dasie e Ane). E ancora: «Non ho mai fumato in vita mia ma una sigaretta con te me la farei, una volta asciugata la lacrimuccia». «La lacrimuccia...», sembrano essere proprio come lui, i suoi lettori: appassionati ma senza perdere mai l’ironia: «Riposa dove vuoi, noi siciliani non ti lasceremo mai... basta che ci vieni a trovare, ogni tanto» (Riccardo, che un filo di rimpianto sotterraneo per questa sepoltura fuori dalla terra di Sicilia sembra averlo, per dimenticarlo subito). E non poteva mancare Catarella: «Dottori, ah dottori!!! Vero è che morisse il Maestro? Ma no, Catare’, è tutta ‘na finzioni, ‘na farfanteria» (Giulio). E, ancora: «Riposa tra i tuoi arancini, i tuoi aranceti... e con le tue sigarette» (Susanna).
Ci sono mille biglietti con “grazie” e basta, «mi manchi tantissimo» e «non ti dimenticheremo». Ma hanno comunque sentito il bisogno di scriverlo. Su quello che avevano in tasca in quel momento. E c’è anche chi quel; semplice “grazie” lo ha pensato bene, fino a disegnarlo; su grandi fogli di carta velina, accompagnato da disegni o con un fiore incollato sulla pagina. C’è l’amore per i libri, ovviamente. Ma è evidente che quello a cui stanno parlando è l’uomo Camilleri, alla sua passione civile che andava oltre lo scrittore. Sembra che per tanti sia diventato negli anni un punto di riferimento, e continua a esserlo anche oggi: «Hai raggiunto la serenità di dire quello che pensi sulla nostra società» (Romina); «Ci mancherà il tuo coraggio civile di batterti contro l’odio diventato il carattere distintivo di questo Paese». Frasi che suonano come una promessa: «Con amore e orgoglio di libertà», e altre - in bella calligrafia - dietro le quali si intuisce la passione di una giovane lettrice: «Sei un faro per la mia generazione, adesso raccontaci com’è l’eternità» (Rachele). E questo lasciato pochi giorni fa, il 2 luglio: «Caro compagno, ci manchi molto specialmente ora che c’è una nuova Resistenza da fare».
Poi c’è Tiresia, che riassume tutto. Impossibile non ricordarlo con la coppola, da solo, su una semplice poltrona nel silenzio commosso del Teatro greco in una magica notte a Siracusa, mentre recita il suo dialogo con l’indovino cieco e si lascia andare a un «non vi vedo, ma vi sento». Molti messaggi li mettono insieme fino a sovrapporli, lo scrittore e l’indovino, scomodi agli dei e al potere. Un pizzino per tutti: «Non vedevi più, ma vedevi oltre. Ciao Maestro, Tiresia mio» (Barbara).
Non sono semplici omaggi, c’è anche la vita dei lettori in questa scia di bigliettini che non si ferma: «Grazie per le tue parole, i tuoi romanzi e i tuoi insegnamenti di vita». Oppure: «Concentrarsi sulla vita, dicevi, senza perdere tempo. Dicevi di aver amato la vita più di te stesso. Grazie per queste riflessioni» (Annarita e Aldo qui per te). Tanti lettori rivelano sulla carta ricordi di vita personali, rapporti con i loro affetti più cari, lasciando intuire che i libri di Camilleri sono quasi un collante tra generazioni: «Mi hai reso dolce la morte di mio nonno, con lui ci divertivamo con i tuoi libri», «Grazie per mio figlio Domenico, scomparso da poco, che ti amava» (Maria Rosaria). E poi un cartoncino scritto con accuratezza con il complimento che ogni scrittore vorrebbe ricevere: «Mi hai ridato mio padre quando era morto da tempo, le tue letture ci univano. Con i tuoi libri ho conosciuto l’amore per gli altri c mi sono sentita una lettrice di cui il proprio scrittore aveva cura» (Cristiana).
Ci sono anche i messaggi lasciati da visitatori stranieri. Un biglietto in francese: «Al mio scrittore italiano preferito. Grazie per averci tenuto col fiato sospeso con la sua suspense intelligente» (Maria, Belgio). Fa tornare in mente quei versi in inglese di Thomas Eliot su un biglietto rimasto per giorni all’ingresso dell’ospedale dove era ricoverato: «Burning, burning, burning, burning» conclusi da «Viva Camilleri» (sono frasi che il poeta inglese fa pronunciare a Tiresia e che lo scrittore siciliano ha ripreso nel suo dialogo con l’indovino). E il tocco finale: «Ci vediamo tutti da Enzo» (Patrizia). Nel suo ultimo periodo diceva spesso: «Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie, e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano». È come se il suo pubblico gli avesse risposto, riempiendola di bigliettini.
C’è anche chi ha lasciato libri. Romanzi di Camilleri con la dedica a lui (un affettuoso paradosso) e quello di un lettore attento che mette una copia de La condizione umana di Malraux, opera dalla quale ha sempre detto di aver iniziato il percorso che lo ha portato a scrivere. Ma, sempre accompagnate dal loro “pizzino”, ci sono pale di fico d’india, marmellate, capperi, persino un arancino. Negli oggetti c’è la Sicilia che ritorna. «Ti porto questa buganvillee per ricordarti la Sicilia» (Luisa). E un contenitore con l’acqua di mare: «Vinnimu da Sicilia (Patti /Tindari) a purtari ‘u scrusciu d’u mari» (Mirella).
Pizzini a cui si aggiungono le migliaia di messaggi arrivati alla casa editrice Sellerio o le lettere alla famiglia. E quelli che ancora i lettori si scambiano sui siti dedicati allo scrittore. Qualche giorno fa si poteva leggere: «Sono andato a Roma e finalmente alla tomba di Camilleri», «Ci sono sempre le sigarette?», «Sì, tante». «Allora riposa in pace».
Angelo Melone


Lei, Elvira Sellerio, la Signora dei Libri
Lui, un gentiluomo che si "assittava" per ore nella casa editrice
La difficile arte dell'amicizia siciliana

Ci sono doni fatti per regalare felicità. Uno di questi è il “presepe scarabottolo”. Il nome, di derivazione spagnola, è dato dalla tipologia del contenitore, in questo caso di legno. Si apre la grande scatola e, come un libro pop-up per bambini, salta fuori un miracolo. Il manufatto prese piede a Napoli nel Settecento: personaggi in pose espressive, rivestiti da tessuti raffinati, tra fiumi, rocce, palme, grotte, animali. Elvira Sellerio scomodò un vecchio artigiano palermitano, personaggio alla Dickens, per scovare il gioiello da regalare ad Andrea Camilleri. Per dieci anni ha occupato il salotto della casa romana dello scrittore. Come l’altro regalo, il telone utilizzato dai cantastorie siciliani, ha riempito la parete principale dello studio.
Sono solo oggetti. Ma hanno contribuito a dare forma al legame tra Camilleri e la «sorella minore che non ebbi, ma che poi ho trovato», come definiva la sua editrice storica. Lei, che se ne era andata nel 2010, lo chiamava «mi amigo del alma», mio amico del cuore. Si incontrarono nell’84, quando Sciascia le offrì il manoscritto camilleriano
La strage dimenticata. Poi, per otto anni, Camilleri non pubblicò più nulla. Eppure, diceva, «Sellerio divenne la mia casa».
Arrivava da Roma in treno di buon mattino. Il portiere, avvertito, gli apriva gli uffici deserti. Lui si sbarbava in bagno, si cambiava la camicia, si “assittava” in un divanetto, non prima di avere scelto un volume: Metastasio, Don Chisciotte, gli
Annali d'Italia di Muratori, Plutarco. E aspettava Elvira. Non mancò di andare a trovarla neppure all’indomani del 21 settembre dell’86, quando fu testimone di una strage a Porto Empedocle, consumata con fucili a pompa e mitragliette, sei morti. «Sono al bar e vedo saltare tutte le bottiglie dietro al bancone, come nei film» le raccontò.
«La difficile arte dell’amicizia siciliana» così Camilleri definiva il legame. Cosa significava? Sellerio versava in difficoltà ma poi, con il boom di Montalbano, per la casa editrice «era arrivata la cavalleria, come nel film Ombre Rosse, e ne brindammo felici». Oppure, venuta meno Elvira, il supporto incondizionato ai figli, Antonio e Olivia, insieme all'impegno di non lasciare mai la Sellerio. Infine, un atteggiamento sempre umile verso «la casa di Elvira», anche quando sei diventato un autore da 15 milioni di copie. «Perché di un amico si ereditano gli affetti, che diventano tua cura».
Sembrano i doni di un mondo metafisico. Racconta Salvatore Silvano Nigro: «Appartengo alla tipografia narrativa dei romanzi di Camilleri, alle sue figure retoriche. Per due decenni sono stato infatti una nota a piè di pagina di tutte le opere che Camilleri ha pubblicato con Sellerio. Ne ho scritto e firmato i risvolti di copertina. Fu Elvira a convincermi all’impresa. Non era facile dire no alla Signora dei Libri. Era, diceva Sciascia, una Sirena. Incantava. Quando cominciai, nel 2001, non vivevo in Italia. Insegnavo alla Yale. La Signora mi aveva convocato a Palermo. Fu il mio primo incontro con lo scrittore. La Signora aspettò che restassimo soli io e lei, dopo la cena. Mi rivelò che Sciascia le aveva sempre espresso il desiderio che io lavorassi per la casa editrice. Il momento era arrivato, mi disse. Camilleri si lamentava del silenzio dei recensori, che scansavano i suoi libri. D’accordo, lei e Camilleri, avevano pensato che io fossi il recensore più adatto. Avrei scritto tutti i risvolti. Avrei avuto totale libertà. Potevo anche pensare il risvolto come un racconto critico, inventandolo come genere letterario. Cominciò la stupenda avventura, che non è finita con la morte di Camilleri. Ho scritto con piacere, e con dolore, il risvolto del romanzo postumo,
Riccardino, un grande giallo che contiene più gialli. In più
Riccardino è il testamento linguistico dell’autore. Camilleri, tra le pieghe del racconto, vi spiega il suo suggestivo e fortunato esperimento linguistico, l’invenzione del vigatese».
Una volta Camilleri narrò: Elvira Sellerio era di poche parole, ma avevano sempre «il peso massa di una stella implosa; erano un raggio laser, una lama. Ma intanto sorrideva». Come Alberto Savinio, soleva dire: «Non riesco proprio a essere infelice». Forse era, come il presepe, un dono dell’intelligenza.
Piero Melati


Le lettere inedite
Ecco il commissario che cosa ne pensi?

Cara Elvira,
ti mando il romanzo di Montalbano da pubblicare a ottobre. Ho ritardato a inviartelo perché, avendolo stampato, mi sono accorto che c’erano molti errori. Non solo di battitura. Quindi sono stato tre giorni a fare correzioni. Questa, insomma, è una versione quasi definitiva.
Dimmi cosa ne pensi.
Ti abbraccio, Andrea (senza data)

Cari amici,
nelle bozze c’erano, è vero, molti errori e anche righe saltate, ma io ci ho messo il carico da undici spostando accenti, cambiando parole, aggiungendo frasi.
Vi chiedo perdono e attenzione.
Cordialmente, Andrea Camilleri (senza data)

Roma, 1 ottobre 1983
Gentile Signora le invio la copia rivista delle “Digressioni”.
Quella che era già in suo possesso, quindi, non serve più.
Spero, a fine ottobre, di fare un salto a Palermo.
Molti cordiali saluti e grazie. Andrea Camilleri

Roma, 6 settembre 1994
il giorno del mio 69° compleanno

Cara Elvira
come d’accordo, ti mando l’indice del “Birraio” nel quale sono citati tutti gli incipit.
C’è anche una noticina finale che non credo guasti.
Auguri di buon lavoro.
Cari saluti
Andrea

Roma, 26 gennaio 2000
Elvira cara, eccoti, sia pure con qualche ritardo, il voluminoso “Re di Girgenti”.
Tu mi hai chiesto quando vorrei pubblicarlo. Mah! Io credo che i miei lettori siano ancora un pochino storditi dal tambureggiamento di “Patò” e della “Biografia” e forse un minimo di pausa sarebbe opportuno (non trattandosi di un “Montalbano” perché quello si venderebbe anche a fascicoli settimanali). Ad ogni modo fai tu, anche perché credo che la correzione delle bozze non sarà facile.
A mio parere sarebbe opportuno che una delle tue ragazze, prima di mandare il libro in tipografia, unificasse la scrittura dell’ultima parte (e solo di quella), intitolata “Come fu che Zosimo morì”, alla scrittura della prima parte e cioè “Come fu che Zosimo venne concepito”. Questo perché la distanza di tempo intercorsa tra la prima e l’ultima parte ha fatto sì che questa avesse delle difformità che vanno tutte controllate e riportate al modo di scrivere della prima parte.
Faccio qualche esempio: più a volte diventa cchiù, qualchi diventa qualichi, come diventa comu e via di questo passo.
È cosa che avrei dovuto fare io, lo so, ma se io rimetto ancora mano al libro lo riscrivo tutto e te lo consegno tra due anni.
Via via che questo controllo unificatorio viene eseguito, è bene che mi telefoniate per decidere la forma definitiva della parola.
Spero, a parte tutto, che il libro ti piaccia.
Ad ogni modo, sono ansiosissimo del tuo giudizio.
Ti abbraccio con affetto
Andrea
Ho sbagliato la numerazione delle pagine, non importa perché le pagine ci sono tutte e nel giusto ordine.
Andrea Camilleri


Come Macondo o Narnia, la città dove indaga il commissario non è un luogo ma un patchwork di molti luoghi
Dove ci aspetta ogni volta la voce familiare di Camilleri
Montalbano
Alla fine torniamo sempre a Vigàta

L’estate scorsa l’ho passata a Vigàta. In senso letterale: nella provincia più sontuosa della Sicilia, Ragusa. A Scicli, con il suo palazzo novecentesco che nella serie televisiva è il commissariato di Salvo Montalbano e nella realtà la sede del municipio; a Puntasecca, con la sabbia bianchissima a ridosso della casa di Salvo, al castello di Donnafugata e fra i ristoranti di Donnalucata (tra cui quello di Roberta Corradin, un’altra scrittrice), alla fornace Penna, lo stabilimento che produceva i laterizi con cui è fatta Tripoli, chiamato dagli abitanti della zona “il Pisciotto” e dagli spettatori di Montalbano “la Mannara”. Circa quest’ultimo, come per tanta archeologia industriale si discute; da tempo di che farne, e per ora un riutilizzo c’è stato: quel set che ha prodotto una serie popolarissima e ha portato sull’isola un turismo controverso, svelando al mondo bollenti spiagge africane piene di agavi e palme, quel mare limitato da una linea dell’orizzonte che il pittore Piero Guccione non si è stancato di inseguire sperimentando mille variazioni di blu. Quel set che ha creato automatismi, per cui al telefono o al citofono c’è sempre qualcuno che fa lo spiritoso: «Montalbano sono!». Insomma, l’estate scorsa ho girato per Vigàta, che come Macondo o Narnia non è un luogo ma un patchwork di molti luoghi.
Eppure, ero già stata a Vigàta un’altra estate, un po’ di anni fa. Non conta dove fossi davvero, su quale spiaggia, in quale montagna, vicino a quale lago. Ero in vacanza, ero in viaggio, ero in pausa dallo studio, dal lavoro. Avevo nello zaino diversi libri di Andrea Camilleri, tutti della serie con protagonista il commissario Montalbano, e li divoravo uno dopo l’altro: sulla sdraio, sotto l’ombrellone, sotto una pergola, a letto con la finestra aperta per fare entrare il vento, in macchina nei tragitti lunghi. Dove sei stata quest’estate? A Vigàta, mi piaceva rispondere. Quanto alle persone che incontravo, le ricordo, certo, ma più sconvenientemente ricordo i miei veri amici di allora: Salvo, Livia, Ingrid, Adelina, Mimi, Catarella. E la lingua: di certo avrò parlato italiano, ma le parole del cuore erano altre, catafottere, ralogio, taliare, di pissona pissonalmente, inzertare, cataminarsi. Del resto, non mi erano sconosciute, sebbene tra il mio dialetto di siciliana orientale e la lingua di Andrea Camilleri, siciliano d’Occidente, intercorra un muro inespugnabile.
Da allora, conservo l’abitudine di fare qualche giorno a Vigàta quasi tutte le estati. In valigia, fra i libri che cambiano sempre, mi è rimasto lo sfizio di infilare un Montalbano, cosicché a un certo punto posso sempre tornare a casa. Non proprio casa mia, ma persino qualcosa di più: Vigàta somiglia ai balconi e agli androni di certe case di famiglia e di mare dove si trascorrono i giorni più indolenti, assolati, solitari ed epifanici di certe estati dell’infanzia, con le merende e i centrini e i soprammobili sempre uguali, e i segreti irresistibili sotto una quieta normalità.
Salvo Montalbano ha l’eternità e la caducità delle zie che le abitano. È l’uomo del buon senso e della legge morale, sempre pronto allo scollamento tra ciò che dice lo Stato e ciò che gli dice la testa, integerrimo ma pieno di debolezze, con il suo grande amore e le sue tentazioni non disertate, la sua dirittura e le sue cadute, i suoi vizi tormentati e semplici: mangiare, nuotare, fare l’amore. Un po’ Antigone un po’ Lupin, come si conviene agli emissari della giustizia che tutto sono tranne che giustizieri, e se lo diventano è per un tempo, per un progetto, e poi smettono, e poi ricominciano alla bisogna.
Nessuno come Salvo Montalbano ha spiegato a un paese diviso tra giustizialisti che assolvono Barabba e disobbedienti non all’altezza dei loro ideali che la legge qualche volta ha ragione e qualche volta no, che è una cosa viva da rimodulare di volta in volta, che si può godere della polvere in cui sprofonda il colpevole (ma quasi mai per i motivi che pensa la folla) e qualche volta invece si può godere nel salvarlo. Quando finisce l’infanzia, si deve disfare e svuotare quella casa mentre sentiamo che non ci è mai appartenuta davvero. Qualche volta la riceviamo in eredità e allora fantastichiamo, mentre la rimettiamo a nuovo, che i fantasmi di famiglia possano bussarci per controllare cosa stiamo combinando nel nostro regno. Così a Vigàta, che dopo l’ultimo libro sarà solo nostra, potremo ogni tanto, alle spalle, riconoscere una voce molto, molto familiare e sentire stringerci il cuore: ehi tu, Montalbano sono.
Nadia Terranova

Il podcast
Alfabeto Camilleri
Il 17 luglio, primo anniversario della morte di Andrea Camilleri, pubblichiamo sul sito di Repubblica un podcast tutto dedicato al grande scrittore. Protagonista è Nadia Terranova: insieme alla nostra Giulia Santerini, ci guida in un viaggio sentimentale nel mondo di un grande italiano. Partendo dall’ultimo Montalbano.


Parla l'attore che ha dato il volto al personaggio
"Lo aveva immaginato diverso da me. Ma sapeva che l'autore deve fare un passo indietro. il suo "bravo" mi riempì d'orgoglio"
Zingaretti
"Mi disse: smetti di pensare a lui. Rilassati, Buttati"

"È stato il mio maestro in Accademia. Non ci trattava da studenti ma da colleghi che stavano imparando. Da pari a pari"
"Mi ha insegnato che il valore di un uomo non si valuta sul successo. Quando è accaduto a lui non l'ho visto cambiare di una virgola"
"Credo che i lettori abbiano riconosciuto il suo essere padre. Non è necessario che qualcuno ti metta al mondo per riconoscergli il ruolo"

«Non eravamo tipi da smancerie, il nostro è stato un rapporto affettuoso tra due timidi, due persone schive che si vergognavano di mostrare i propri sentimenti». Luca Zingaretti fa una pausa. Il legame con Andrea Camilleri ha segnato la sua vita: da allievo, quando lo scrittore insegnava all’Accademia d’arte drammatica; da attore, quando, dal 1999, fu scelto per interpretare il commissario Montalbano. «E parliamoci chiaro, lui lo aveva immaginato diversissimo: capellone, alto... Alla fine mi disse: «Non è il mio Montalbano, ma ti devo dire “bravo”». Un anno senza Camilleri: quel 17 luglio 2019 Zingaretti era sul set in Sicilia. Il volo per Roma, l’ultimo saluto al cimitero degli Inglesi, la gente in fila che lascia un libro, un fiore, una sigaretta.
Un rapporto all’insegna del pudore, ma quando Camilleri è morto lei ha scritto un ricordo commovente: “Ho sperato fino all'ultimo che aprissi gli occhi".
«L’ho scritto di getto, volevo bene ad Andrea. È stato un onore averlo come maestro e amico. Mi rincuora pensare che il mio affetto fosse ricambiato. Me lo disse al Teatro Greco di Siracusa, quando interpretò Tiresia. Solo in scena, un gigante. Un’emozione incredibile, lo abbracciai».
È stato suo allievo.
«È stato il mio maestro in Accademia, mi è rimasto nel cuore, non ci trattava da studenti ma da colleghi che stavano imparando: da pari a pari. Lo amavamo per questo».
Ricorda la prima volta che l'ha incontrato?
«Una fisionomia inconfondibile, la voce roca, era lì ad accoglierci con la birra in mano alle 8 del mattino. Ci ha subito affascinato, le compagne di corso erano pazze di lui. Eravamo grandi casinari, ma ti accompagnava nel suo mondo e ti incantava».
Cosa la colpì?
«La capacità di portarti fino a un certo punto, poi di scartare. Che è la stessa maestria di quando spiazza il lettore. Andrea apparteneva a una classe di intellettuali guidati dalla passione, con un occhio sulla vita e sul mondo. Persone di sostanza. Quando è diventato "lo scrittore primo in classifica” non l’ho visto cambiare di una virgola».
Come viveva il successo?
«Mi ha insegnato che il valore di un uomo non si valuta sul successo. Mi ricorda molto Suso Cecchi D’Amico. Nel documentario che ho girato, la nipote Margherita le chiede: “Cos’è per te il successo?”, e Suso: “È come il tempo, ti devi aspettare che può cambiare”. Ho seguito questa dritta nei miei alti e bassi. Non si devono giudicare le persone per l’audience o i trionfi, ma per quello che sono».
Però Montalbano le ha cambiato la vita, no?
«La verità è che Andrea è sempre stato geloso - aggiungo giustamente - del suo personaggio letterario. Lo aveva immaginato diverso da me. Ma era un intellettuale intelligente, aveva adattato i romanzi di Simenon, sapeva che un autore deve fare un passo indietro. Mi disse più volte di sentirmi libero. Gli chiedevo consigli, dettagli. Un giorno sbottò: “Smetti di ragionarci, rilassati e buttati”».
Cercava la sua approvazione?
«Sentivo la responsabilità. Non era tenero, non ti regalava niente e quel “bravo” mi riempì d’orgoglio. Mi ha quasi spinto a non fare quello che voleva. Come spiega Massimo Recalcati del rapporto padre-figlio: “Non voglio vedere un uomo uguale a me, rivendico il diritto all’emancipazione del figlio”. Rivendico che mi abbia detto: “Montalbano non l’avevo visto così, ma complimenti”».
Cosa le ha lasciato?
«I valori di Montalbano: il senso di giustizia che non dipende dal rispetto delle regole, il fatto di basare l’esistenza sui propri bisogni. Andrea era indipendente, non ha mai leccato i piedi a nessuno. Ha avuto successo tardi, non l’ho visto mortificato prima o esaltato poi. Era sicuro di sé, sempre; aveva il suo baricentro. Uno psicologo direbbe che le nevrosi nascono quando non nutri il tuo io più profondo e non ti chiedi: cosa mi rende felice? Oggi ci dicono come dobbiamo essere, cosa desiderare. Montalbano vuole solo vivere davanti al mare, Camilleri non si è fatto cambiare dalle classifiche di vendita; era conscio del suo valore. Un insegnamento di vita».
I lettori cosa gli hanno riconosciuto?
«Il suo essere padre. Non è necessario che qualcuno ti metta al mondo per riconoscergli il ruolo: Camilleri era un padre perché sapeva accogliere».
E poteva intimorire.
«Vero. Un padre deve incutere anche un po’ di timore. Non come quelli di oggi o com’è Zingaretti: “papà pastafrolla” per mia moglie Luisa».
In che cosa Camilleri era unico?
«Come Sciascia, Andrea era la summa di una cultura importante, piena di chiaroscuri e di codici, quella siciliana. Non è mai rimasto in superficie».
Silvia Fumarola
 
 

Agrigento Notizie, 11.7.2020
La statua di Camilleri diventa un "giallo": polemiche su donatori e progetto
A suscitare l'interesse di molti è l'identità del "benefattore" che si è fatto carico di un costo sicuramente non esiguo

La vicenda sarebbe perfetta per un "giallo", o forse meglio per un racconto brillante, di quelli che prendono le vite quotidiane di paese e ne tracciano vizi e virtù. Di certo, però, al maestro Andrea Camilleri sarebbe piaciuta. Un passo indietro.
Nei giorni scorsi, AgrigentoNotizie vi ha raccontato come il Comune di Agrigento abbia ricevuto in dono una statua bronzea raffigurante proprio il papà del commissario Montalbano, che sarà collocata in via Atena. A suscitare l'interesse di molti, soprattutto degli operatori del settore, è però l'identità del donatore che si è fatto carico di un costo sicuramente non esiguo per regalare alla città una statua di tale fattura.
Il suo nome, si apprende dagli atti formali, è Margherita Marrazza di Bari e di lei stessa dice, nella lettera con cui propone la donazione, "che da anni conduce una attivita` imprenditoriale nel settore turistico ad Agrigento". Una frase questa che ha suscitato la profonda curiosità proprio degli operatori del comparto che dicono di non conoscerla. E in effetti è la stessa Marrazza a spiegare di non condurre in modo diretto l'attività in questione, che fa capo ad una società di famiglia: perché abbia deciso di fare da "ponte" è evidentemente una questione che non ci interessa, ma è comunque "caccia aperta" a quale sia questa attività (si vocifera di un albergo d'eccellenza nella zona A), con l'ombra della campagna elettorale che incombe ad ammorbare ogni dibattito.
Va comunque detto che cercando su Google il nome e il cognome di Marrazza si risale ad una sua omonima che a Putignano risultava titolare della "Futura Bio Energy Development Srl", impegnata in Puglia per la creazione di un impianto di biomasse. E' la stessa persona?
Non che comunque la situazione fosse poi particolarmente rilassata già dalla pubblicazione della notizia dell'installazione della statua. E questo non tanto per quanto concerne l'installazione in sé, ma quanto piuttosto da parte degli stessi attori della vicenda che non hanno preso bene la pubblicazione della notizia, non solo perché ha fatto venir meno l'effetto "wow" che sarebbe seguito all'annuncio, ma anche perché, ad esempio, la delibera conteneva i bozzetti in creta della statua, che sono diventati alla fine l'unica immagine ad oggi disponibile della stessa.
Ma non è tutto qui. Perché in questi mesi sulla statua si è consumato un vero e proprio scontro tra Comuni. Infatti la prima ad annunciare l'ipotesi di realizzare una statua di Camilleri seduto al bar, come il Pessoa di Lisbona, era stata l'amministrazione comunale di Porto Empedocle, in occasione del primo compleanno dopo la morte dello scrittore. Proprio a quella serata erano presenti lo scultore che poi ha realizzato l'opera che verrà posta in via Atenea (ma che doveva essere pensata per via Roma), Giuseppe Agnello, e Lillo Firetto. Casualità?
Gioacchino Schicchi
 
 

La mia città news, 11.7.2020
Intervista con la protagonista Valeria Contadino
Teatro, anteprima nazionale de “La donna a tre punte” a Sutri

Sarà un’anteprima nazionale protagonista, oggi, 11 luglio, alle 21.15, a Teatri di Pietra.
L’antico anfiteatro romano di Sutri diverrà la suggestiva cornice de “La Donna a Tre Punte” di Andrea Camilleri.
L’opera, una produzione MUST-Musco Teatro e MDA Produzioni, è di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, ha la regia Giuseppe Dipasquale.
In scena Valeria Contadino, danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Tafuri.
Noi de La mia Città news abbiamo sentito la protagonista Valeria Contadino, già interprete di successo di diversi lavori camilleriani, come ” Il casellante”.
Una grande attrice, mamma di cinque figli, con una brillante carriera iniziata venti anni or sono accanto ad un marito regista, Giuseppe Dipasquale, dal quale si è affrancata artisticamente da tempo.
– Di che cosa tratta lo spettacolo “La donna a tre punte?”
– È uno spettacolo emozionante, che va in scena a un anno dalla morte di Camilleri (avvenuta il 17 luglio 2019).
È ricco di ricordi personali e di messaggi di profondo significato, come tutte le opere del grande autore.
La Donna a tre punte vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne, tutte mediterranee.
– Come sono le donne di Camilleri?
– Sono donne indipendenti, che hanno la piena possibilità di scegliere anche l’esperienza sessuale in modo libero e consapevole.
Sono emblemi di una femminilità matriarcale, primitiva e moderna.
– Perchè “Donna a tre punte?”
– La prima punta è rappresentata dalla Sicilia, che l’autore ha lasciato a 18 anni; poi la punta della sensibilità e della passione di una donna che vuole vivere il piacere; infine la donna rappresenta il riflesso della società e di come essa percepisce la struttura femminile.
Sono tre le punte della femminilità, seduzione, passione e amore come tre sono le punte della Sicilia, luogo ideale e culla della mediterraneità universale.
– C’è ancora, secondo lei, il matriarcato nella società?
– Il matriarcato c’è ancora, anche se la società a volte sembra essere stata pensata dagli uomini e per gli uomini.
Le donne, nel loro silenzio, sono state e continuano ad essere comunque il motore della società. Ancora non c’è la parità. Purtroppo ancora oggi l’uomo non riesce a rispettare la donna. Ciò è dimostrato anche dalla violenza di genere. Non è solo un retaggio culturale: la donna viene spesso considerata “di proprietà” dell’uomo e la violenza che deve subire è non solo fisica, ma anche psicologica.
Andrea Camilleri difende l’universo femminile.
– Lei ha interpretato anche Il Casellante di Camilleri. Quali emozioni le ha suscitato?
– Il Casellante fa parte del ciclo delle Metamorfosi di Ovidio. Io ho amato molto ” Il casellante”, in cui c’è la vita, la bellezza, la semplicità.
Ancora una volta in questo romanzo Camilleri si fa attrarre dal mito della cultura greca che si è trasfuso in quella sua siciliana, emergendo nei sentimenti e nelle situazioni di quest’ultimo racconto che narra di una tentata metamorfosi.
Riprendendo il filo iniziato con Maruzza Musumeci, la donna che diventa sirena, ne Il casellante si narrerà di quella che tenterà di trasformarsi in albero.
La protagonista femminile infine non si trasforma in albero.
La moglie di Nino è stata brutalmente stuprata e massacrata: Minica non morirà ma ha perso il bambino tanto desiderato e la possibilità di averne ancora.
La vita presenta a volte delle grandi difficoltà, ma l’importante è far sempre girare la ruota. C’è un importante messaggio nell’opera: quello di rialzarsi sempre dopo le cadute.
Valeria Contadino si complimenta con il Comune di Sutri, che ha avuto il coraggio di proporre un’offerta culturale di grande valore, in questo periodo post Covid.
Teatri di Pietra è una manifestazione artistica alla XVIII edizione, a cura di Pentagono Produzioni e Circuito Danza Lazio, è realizzata in collaborazione con il Comune di Sutri, il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, la rete nazionale dei teatri antichi ed il festival Teatro Romano di Volterra.
Nell’antico borgo di Sutri, sulla via francigena, hanno allestito il più importante racconto contemporaneo sul maggiore dei paradossi della questione esistenziale: niente è più autentico della finzione per disvelare e portare alla luce le stratigrafie profonde della condizione umana. Da Eschilo a Pirandello la scena teatrale è la cellula spazio-temporale dove l’uomo rende conto di sé a se stesso; senza attenuanti e senza redenzione.
“Teatri di Pietra” non è una manifestazione; è una macchina desiderante infiltrata tra la terra e la notte, iniziata nel 1999.
Teatri di Pietra è una compagnia itinerante che mette in scena opere teatrali, musicali e di danza nei più importanti e antichi teatri monumentali italiani unificando arte, archeologia e territorio in un’unica esplorazione della eterodossa biografia umana.
Dalla sua fondazione Teatri di Pietra ha visitato Modica, Selinunte, Volterra, Maratea, Cassino e molti altri siti storici.
Nel 2010 Teatri di Pietra era già venuto a Sutri.
Come in tutti gli incanti di qualità anche Teatri di Pietra galleggia su una robusta strategia manageriale che intesse relazioni con le istituzioni (Ministero, Regione, Soprintendenza, comune etc.), le compagnie e i servizi logistici e cura tutti i dettagli organizzativi.
Al centro dell’ideazione artistica e del reticolo organizzativo è il maestro Aurelio Gatti che tiene le fila di questo screziato sciame di soggetti e contatti.
“Il progetto della ” Donna a tre punte” – come ha spiegato il regista e coautore Giuseppe Dipasquale – nacque diversi anni fa.
Io e Andrea pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non poté vedere la luce. Qualche mese fa, prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must”.
I personaggi femminili che Camilleri preferisce raffigurare vivono l’esperienza sensuale prevalentemente con gioia e senza parsimonia:
la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de Il birraio di Preston; la lasciva Trisìna de La mossa del cavallo, “beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda”; la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono; Minica, la mater e moglie dolorosissima de Il casellante.
“Un omaggio alla donna, – continua il regista – ma insieme un omaggio ad Andrea Camilleri che è stato maestro, amico e padre, momentaneamente partito per un viaggio nell’eternità”.
Anna Maria Stefanini
 
 

ANSA, 11.7.2020
Teatri di Pietra al via, tra Camilleri e Melville
Direttore Gatti, è "ripartenza, che non si vuole far ripartire"

Roma. Da La donna a tre punte diretta da Giuseppe Dipasquale, per il primo anniversario dalla morte di Andrea Camilleri, agli Infiniti mondi di Giordano Bruno. E poi Bianca da Moby Dick di Melville con brani di Vinicio Capossela, Pirandello, tante riscritture dall'Eneide di Virgilio a Shakespeare, Apuleio e il Processo per corruzione di Piero Nuti, tra il ventennale di Craxi e Cicerone. E ancora il Prometeo da Eschilo con Edoardo Siravo. Fino a Spartacus - Ribellione e Rivolta, con l'epopea del gladiatore che tra il 73 ed il 71 a.C. tenne testa all'esercito romano con una schiera di 120.000 rivoltosi, dai testi di Tertulliano e Plutarco. Tutto, proprio lì, tra gradinate e skené che testimoniano millenni di Storia e di storie. È la stagione 2020 dei Teatri di Pietra, rete di palcoscenici che ogni estate porta la drammaturgia contemporanea in siti archeologici, spesso poco conosciuti, e che da questo week end torna con un calendario di proposte, ancora fortemente work in progress nella ripartenza post-pandemia.
"Una ripartenza, che non si vuole far ripartire - dice però all'ANSA il coreografo Aurelio Gatti, dal 1999 ideatore e direttore artistico dei Teatri di pietra -. In questi mesi abbiamo sentito evocare parole come Piano Marshall, ma è una ripartenza talmente sciancata che dimostra non solo che non esiste un piano, ma neanche una visione per il nostro settore".
Per ora, spettacoli già in scena all'Anfiteatro di Sutri (VT) e al Teatro Romano di Volterra (PI). Seguiranno il Chiostro Santa Maria del Gesù a Modica (RG), il Parco archeologico Lilibeo Marsala (TP), Eraclea Minoa a Cattolica Eraclea (AG), il Parco archeologico Palmintelli (CL). Ancora in attesa, invece, l'Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere (CE), la Basilica Bizantina di Palagonia (CT), il Parco Archeologico di Kaucana (RG), Selinunte (TP) e l'Area Sol Invictus a Palazzolo Acreide (SR).
 
 

La Repubblica, 11.7.2020
"Mio nonno Camilleri mi diceva: se sei sicura di una cosa, vai come un treno"
Alessandra Mortelliti, nipote dello scrittore scomparso un anno fa, debutta alla regia con il film 'Famosa'. "Il suo sguardo è stato fondamentale. Ma sul lavoro era un uomo severo"

Rocco ha 18 anni, vive in provincia, va a scuola ma non ha amici, una madre che lavora sempre e un padre spezzato dalla disoccupazione e dall'alcol. Il suo unico sogno è andare a Roma e partecipare alle selezioni di un talent show. Arriva in sala solo per tre giorni (13-15 luglio) e poi a fine mese sulle piattaforme Famosa, il bel film di Alessandra Mortelliti, che la regista debuttante ha dedicato al nonno, Andrea Camilleri.
Il film nasce da un monologo teatrale che ha portato in giro per moltissimi anni.
"Ho interpretato Rocco Fiorella per tanti anni, è un personaggio che mi sono cucita addosso con tutte le caratteristiche che mi sono care, il tema del diverso, del borderline. L'ho interpretato anche quando ero incinta, poi a un certo punto ho dovuto metterlo da parte per realizzarne la trasposizione cinematografica, a quel punto il personaggio aveva già preso una nuova vita. Passando dal palcoscenico al cinema il monologo grottesco in dialetto storpiato ha preso una piega più realistica e intima legata al mondo degli adolescenti, e la città e gli altri personaggi hanno preso forza facendolo diventare una sorta di teen movie".
Rocco Fiorella da dove nasce?
"Nasce dalla mia fascinazione per il mondo pop e trash e la mia curiosità per l'esplosione dei talent show, dieci anni fa. Li ho studiati senza pregiudizi con un occhio da eterna adolescente: allora spopolavano i provini per questi talent, dove tu potevi vedere ragazzi talentuosissimi ma anche performance disastrose che suscitavano ilarità. Tutto è nato dalla domanda: cosa ti può spingere a esporti alla gogna pur di calcare un palcoscenico? Ho provato a immaginare quale retroterra c'è dietro a questo desiderio e ho provato a immaginare Rocco come una strana creatura che nella tv vede la sua ancora di salvezza".
Jacopo Piroli, che interpreta Rocco, è straordinario ma anche gli altri ragazzi come li ha trovati?
"Jacopo l'ho scovato con i miei aiuto registi in un liceo della Ciociaria, credo di averli battuti tutti. Mentre stavo per partorire il mio secondo figlio Andrea, tra una contrazione e l'altra, per distrarmi mi sono messa a vedere i video self-tape che mi avevano mandato. È arrivato questo ragazzo biondo platino che guardando per terra, con un filo di voce dice 'Sono Jacopo Piroli, frequentato un corso di balli latino americani'. È stato un colpo di fulmine, poi lui ha studiato molto. Gli altri ragazzi avevano avuto qualche piccola esperienza, ma Jacopo è un esordiente assoluto".
Il tema dell'identità è il tema cardine dell'adolescenza, ormai esistono tanti film che ne parlano ma la sensazione è che non ce ne siano mai abbastanza.
"Il tema dell'identità, al di là di quella sessuale, è una argomento che mi sta a cuore forse perché alla soglia dei 40 anni sto ancora cercando la mia! Ed è vero che se da un lato c'è una forte sensibilizzazione che ha aiutato chi vive queste difficoltà ad affermare se stesso, parallelamente però sono aumentati gli atti di bullismo nei confronti delle persone diverse, spesso prese di mira dal branco come capro espiatorio delle proprie frustrazioni".
Cinecittà e Roma nel film rappresentano un miraggio, un sogno.
"Ho sempre visto la storia di Rocco come una fiaba dark e quindi un po' inconsciamente mi sono rifatta agli archetipi della fiaba. Cinecittà è come un paese dei balocchi, un luogo apparentemente meraviglioso che poi diventa angosciante, per lui è una meta ambita dove pensa di affermare se stesso ma la sua purezza non gli permetterà di stare in guardia".
Il film è dedicato a suo nonno. Come l'ha aiutata in questa impresa?
"Ho sentito di dedicarlo a lui perché mio nonno era molto legato al personaggio di Rocco Fiorella. Quando gli ho fatto leggere il monologo in realtà me l'avevano già pubblicato, perché avevo vinto un concorso letterario e lui ne fu molto felice. Io ho fatto un lungo percorso come attrice e ho cominciato a scrivere in tarda età, e quando ho deciso di farne un film lui mi ha veramente sostenuto. Non mi ha aiutato nella scrittura in senso pratico, ma a lui ho letto dalla prima riga del soggetto fino all'ultima versione della sceneggiatura. Ha visto il film e mi ha dato mille consigli anche nel montaggio e nella postproduzione, era un progetto a cui era fortemente legato perché racchiudeva le mie tematiche che gli erano care. Il suo sguardo per me è stato fondamentale, soprattutto nella seconda parte ho fatto scelte un po' forti e non mi sentivo sicura essendo un'opera prima, ma lui mi ha detto: 'Affidati a chi ne sa più di te con umiltà, ma se senti fortemente che qualcosa deve essere così, vai come un treno. Le mezze misure non portano da nessuna parte'".
Che nonno era quando era piccola?
"Da bambina è stato un nonno estremamente presente, se io sono cresciuta con una fantasia a dir poco spiccata che mi è rimasta attaccata, visto che vivo ancora con la testa fra le nuvole, lo devo a lui. Lui ci ha fatto vivere nel mondo delle fate, fatto di racconti, miti, elfi, draghi. Abbiamo vissuto tante cose insieme, lo vedevo praticamente tutti i giorni. Da adolescente è a lui che ho raccontato le mie prime infatuazioni e da adulta i suoi consigli sono stati preziosi".
Sul lavoro?
"Era un uomo estremamente severo, non dal complimento facile; proprio perché ero sua nipote è stato rigido, e se una cosa non andava me lo diceva proprio perché ci teneva. Di Famosa però l'ho visto proprio contento".
Il fatto che sia arrivata alla scrittura così tardi, dopo aver fatto per lungo tempo l'attrice, si deve al fatto che aveva già intrapreso quella carriera o che aveva un po' paura di misurarsi con la scrittura del nonno?
"Probabilmente entrambe le cose, inconsciamente. Quando sono entrata nell'Accademia di Arte drammatica, alla Silvio d'Amico, studiavo come una matta per dimostrare che ero lì per merito e non per altro, non avrei mai voluto che qualcuno pensasse che ero lì in quanto "nipote di". La scrittura e poi la regia sono arrivate quando sono riuscita a fare pace con la figura enorme di mio nonno: mi sono rilassata e mi sono detta che la gente può pensare quel che vuole, io sono consapevole del percorso di vent'anni di gavetta di teatro".
Tra l'altro anche con il suo percorso di attrice ci sono stati dei punti di incontro: sia per 'La scomparsa di Patò' che ne 'Il giovane Montalbano'.
"Io ero attrice principalmente a teatro, poi ho avuto la possibilità grazie a mio padre, Rocco Mortelliti, di fare La scomparsa di Patò, e poi Il giovane Montalbano. Sì, certo l'ha scritto mio nonno, ma io andai a fare il provino con Tavarelli che mi era venuto a vedere a teatro con Famosa. Sono state due esperienze bellissime, ma sentivo il peso dentro di me di essere la nipote dell'autore, l'ansia da prestazione è stata fortissima".
A un anno dalla morte di suo nonno, cosa è che le manca di più?
"Non è mai stato un nonno anziano, ha sempre avuto una mente giovane fino al giorno prima che si sentisse male, ripeteva il monologo di Caino che avrebbe dovuto interpretare a Caracalla come se avesse vent'anni e lo sapeva perfettamente a memoria, con mia sorella che lo aiutava con il copione in mano ed era lui a correggere lei. Parliamo di una mente aliena. Per noi è stato un trauma vero la sua morte: certo aveva 93 anni, ha vissuto una vita fantastica, ma io l'ho visto praticamente tutti i giorni della mia vita e i miei figli sono cresciuti con lui, era il fulcro della mia famiglia. Non credo di aver realizzato pienamente la sua morte, egoisticamente non ci penso, non vedo i filmati con lui, al pensiero mi sento la terra crollare sotto i piedi. Quando mia figlia Matilda, che ha sei anni, mi dice "mi manca nonno" ci raccontiamo le storie, io le parlo del mondo colorato dove ora nonno vive circondato dai gatti, fumando mille sigarette e ascoltando il jazz. E questa è l'immagine che ci rincuora".
Chiara Ugolini
 
 

Il Sole 24 Ore - Domenica, 12.7.2020
Andrea Camilleri. Scritta nel 2005 e poi rivista linguisticamente nel 2016, a un anno dalla morte dell’autore esce la puntata finale della famosa serie, conservata finora in gran segreto
L’ultima parola di Montalbano

Per anni sono stato una nota a piè di pagina nei romanzi che Camilleri andava pubblicando per Sellerio. Ho infatti scritto io tutti i risvolti di copertina di questi romanzi. Ho così intrattenuto un colloquio «intimo» con l’autore, fatto di telefonate frequentissime e di incontri sporadici. La mia collaborazione con Camilleri passava soprattutto attraverso il telefono. E aveva un cerimoniale fisso. Preamboli festosi e sintetici, annotazioni sul risvolto di turno. Scrivo «annotazioni», ed è una forzatura. In effetti Camilleri improvvisava un racconto. Con la sua voce roca mi raccontava il risvolto, facendone in breve un romanzo sul romanzo: un commentario narrativo. Mi affascinava. E mi disorientava. Mi aspettavo delle osservazioni, qualche proposta di correzione. Niente. Era generoso e discreto. Non mi ha mai corretto. Mai mi ha chiesto di aggiungere o di togliere un aggettivo; e neppure di esplicitare un apprezzamento. Gli piaceva più che altro raccontare a sé stesso il risvolto. Era il suo modo nobilissimo di dirmi grazie, e di lasciarmi totale libertà di «critica». Un vero signore. Il risvolto che ho scritto per il Montalbano postumo, Riccardino, è l’unico cui è venuta a mancare l’accondiscendenza narrativa di Camilleri.
Nei nostri incontri è capitato spesso che si parlasse di Riccardino. Ero io ad aprire il discorso. Ero curioso di sapere come pensava di chiudere la serie dei Montalbano. Non riuscivo a prevedere gli addii, il congedo dal suo personaggio. Tanto più che nel frattempo il commissario continuava felicemente le sue indagini, e mieteva successi dietro successi. Perché la serie dei Montalbano restava attiva, nonostante Camilleri avesse già scritto, tra il 2004 e il 2005, l’ultima puntata della serie destinata a essere pubblicata dopo la sua morte. Sull’argomento Camilleri era molto reticente. C’era tra l’autore e il commissario Montalbano un rapporto geloso come tra padre e figlio. Le indiscrezioni non erano ammesse, sarebbero risultate inopportune. Tanto più che Montalbano, ormai inquietato dal confronto con il suo doppio televisivo, andava rivendicando una sua autonomia anche dal «padre». Era, la sua, una sorta di ribellione. Camilleri, come autore, era comprensivo e preoccupato insieme. La convivenza dei personaggi sulle pagine e i loro rapporti con il «regista» erano improntati a una intimità familiare. L’unica persona ammessa al «segreto» della fine è stata Elvira Sellerio, la grande «signora dei libri» che aveva convinto Camilleri ad aprire e continuare la sequenza dei Montalbano. A lei venne affidato dall’autore il dattiloscritto dell’ultimo Montalbano perché lo conservasse in un cassetto della sua casa editrice. Il libro è stato ereditato da Antonio Sellerio che ora lo pubblica a un anno di distanza dalla morte dell’autore avvenuta il 17 luglio del 2019. Tutti gli altri lettori potranno appagare la loro curiosità il 16 luglio, quando Riccardino raggiungerà le librerie. Anch’io, per conoscere il finale della vicenda, ho aspettato di avere tra le mani le bozze di stampa del libro perché ne potessi scrivere il risvolto.
Antonio Sellerio ha eseguito fedelmente tutte le disposizioni di Camilleri. Riccardino esce postumo, dopo essere passato attraverso una meticolosa revisione linguistica avvenuta nel 2016. La redazione definitiva viene pubblicata, come sempre, nella collana «La memoria». In una collana diversa, inaugurata dalla seconda edizione accresciuta del volume Leonardo Sciascia scrittore editore, ovvero la felicità di far libri, escono insieme le due diverse redazioni del romanzo. Camilleri ci teneva a rendere evidente come la sua lingua, confortata dal successo ottenuto presso i lettori, si fosse evoluta e arricchita nel tempo in quanto lingua viva. E contemporaneamente gli premeva ottenere che il libro approdasse in libreria nella veste linguistica alla quale i lettori si erano abituati leggendo i Montalbano che nel frattempo avevano continuato a procedere nella «storia» al di là dello spartiacque segnato dall’anno 2005.
La realtà di Vigàta, la provincia d’invenzione nella quale sono ambientate le inchieste di Montalbano, è tutta nella lingua. La abita. Il vigatese è una lingua viva e fantastica, a Vigàta. Una lingua parlata e vissuta in uno dei tanti luoghi fantasticamente sognati e resi reali che la letteratura ha regalato all’umanità. Non è un dialetto. È una lingua, lo ribadisco, nata nell’officina miracolosa di Camilleri.
Agli inizi della sua lunga carriera di scrittore, Camilleri aveva preso le mosse da «un linguaggio d’uso privato»: dal «“parlato” quotidiano di casa mia» ha scritto; da «un misto di dialetto e lingua». Poco per volta questa commistione si è mossa verso un «ibrido» (dice il linguista Luigi Matt nel saggio Lingua e stile della narrativa camilleriana: «Quaderni camilleriani», 12, 2020), un ibrido centauresco: verso un sistema unitario siculoitaliano, passando dallo «stadio della lingua bastarda» (come viene chiamata nella prima redazione di Riccardino) alla «lingua ’nvintata» alla quale ha aggiornato e adeguato la redazione definitiva del romanzo.
Camilleri non c’è più. Rimane la sua opera sterminata, da rileggere finalmente tutta di seguito, seguendo la traccia che lo scrittore ci ha ora additato con la rivelazione del laboratorio linguistico-antropologico delle due redazioni del Riccardino.
Salvatore Silvano Nigro
 
 

la Lettura - Corriere della Sera, 12.7.2020
2019-2020. Il 17 luglio di un anno fa moriva Andrea Camilleri. Di lui ci manca tutto: l’uomo, l’amico, il padre, il nonno, il marito, il grande cittadino che vedeva con gli occhi di una mente lucidissima quando gli occhi non vedevano più, il frequentatore di Simenon e De Filippo, di Sciascia e di Vázquez Montalbán. Ma non ci manca il narratore, perché il narratore, che di propria mano e in età già tarda ha avviato e concluso una rivoluzione, è vivo e vegeto. Sono fortunato, siamo fortunati. Perché quando ci manca possiamo andare dove sappiamo di trovarlo. Nelle nostre librerie, dove ci aspetta sempre.
Diceva Andrea...
Così il romanzo ridiventò popolare

Macondo, Sicilia.
Aveva la capacità intatta di ricordare quali battiti c'erano dietro gli eventi. Con la stessa nitidezza descriveva la sua Sicilia adolescente, concreta come la terra di García Márquez

Aveva un suo modo meravigliosamente patriarcale di partecipare alla conversazione. Ascoltava, la testa piegata di lato e l’attenzione che era evidente dalla posizione della bocca, semiaperta e il labbro inferiore lievemente richiamato all’indietro, forzatamente centrato sull’udito e quindi senza incrociare sguardi. Poi, per qualche segreta alchimia genetica, una delle figlie intuiva che era venuto il momento, che l’elaborazione era conclusa, e pronunciava una frase in codice: tu che dici, papà?
E Andrea diceva. Diceva con precisione e cura, con la lucida gentilezza tagliente che tutti siamo abituati a trovare nelle storie che racconta, non che raccontava, che racconta, perché sia chiaro immediatamente, oggi che dopo un anno parliamo di lui: ci lecchiamo la ferita della mancanza dell’uomo, dell’amico e del padre e del nonno e del marito e del grande cittadino, ma non del narratore. Il narratore è vivo e vegeto, ci aspetta e ci aspetterà in fondo alla strada, con la sua fioritura di storie perenni e semplici e uniche e rotonde come il tempo e l’universo, alle quali non possiamo sfuggire e nemmeno ci sogniamo di farlo. Ma l’uomo era gigantesco, e quando una figlia riceveva l’onda in ultrafrequenza e lo avvertiva che eravamo pronti, diceva.
Ecco, se dobbiamo ricordare Andrea oggi che non c’è più alla fine di questo primo giro di sole sulla terra senza di lui, lo ricordiamo per frammenti. Perché quello che diceva era un’apertura di finestra su un panorama consueto e per questo speciale, illuminato da una logica accorata che era solo sua.
Diceva Andrea che della vista gli mancava la lettura. Che per il resto la memoria, la sua abbacinante limpida memoria, era meglio degli occhi perché cancellava i difetti; che quindi non i volti e nemmeno i colori, non la strada e non le persone erano un’assenza, ma la possibilità di navigare all’interno di una storia in maniera non mediata dallo sguardo altrui. Perché leggere è fermarsi in bilico su una frase, tornare indietro e poi andare avanti veloce, giocare con una parola e col suo suono. Leggere. Mi manca leggere, diceva. E della lettura infatti parlava in maniera visiva. Diceva: che cosa straordinaria possono essere i libri. Ti fanno vedere posti in cui agli uomini succedono cose meravigliose. Allora la testa ti parte per un altro verso, gli occhi scoprono prospettive fino a quel momento inedite. E cominci a farti parecchie domande. Lettura creativa, insomma. E io, che lo ascoltavo, pensavo che tra raccontare e ascoltare un racconto non c’è differenza. Che una storia è una dimensione condivisa da autore e lettore, due che sostano nello stesso universo per magia, due e solo due, in mezzo ai personaggi di un mondo che esiste, eccome se esiste.
Diceva Andrea: il narratore crea una terra dove poter far stare i propri personaggi. E in questo c’era la rivoluzione della letteratura che lui stesso, di propria mano e in età già tarda, aveva avviata e conclusa, inventando di nuovo un concetto antichissimo come il romanzo popolare. Sono convinto che a pesare la grandezza del più grande raccontatore di storie che questo Paese abbia avuto ci vorranno decenni, ma questo non è mai stato il problema di Andrea; come tutti i giganti diceva la sua, e stava a chi voleva trarne le eventuali conclusioni. Sta di fatto che Andrea ha riportato i libri e la lettura nella giornata di milioni di persone che non leggevano più, perché erano state abbandonate dalla letteratura. Senza mai coltivare la pretesa di spiegare in modo arzigogolato e complesso le intime leggi dell’universo, senza perdersi per seicento pagine nella contemplazione del proprio ombelico, senza cedere ad alcun onanismo cerebrale; senza cercare ossessivamente un’originalità impossibile, senza proporsi di creare personaggi così profondi da essere irreali; senza mai dimenticare l’elemento basilare, che è la necessità dell’immedesimazione, la plausibilità di una realtà non vera ma possibile; senza mai rinunciare alla dimensione artigianale della storia, con una lingua raffinata e immaginaria e immaginifica atta a riportare chiunque allo stato infantile, seduto a terra a gambe incrociate e a occhi spalancati sul racconto di un nonno in grado di riprodurre con la bocca il rumore del mare e del bosco.
La letteratura è racconto, diceva Andrea. Io voglio stare sul bordo della fontana del mio paese e raccontare le mie storie, diceva. Poi voglio passare con la coppola, e poi mi voglio sedere e raccontare un’altra storia.
In questa semplice immensa aspirazione c’era tutto di Andrea, della sua letteratura e del da lui riesumato racconto popolare. C’era la dimensione orizzontale, c’era la scrittura e c’era il teatro, e c’era perfino la passione civile. C’era la convinzione che questo Paese potesse essere raccontato per luoghi e per persone, senza cercare formule magiche risolutive. E il suo essere testimone cieco e plurivedente, il suo non perdersi nulla di quello che attorno accadeva e rispondere con secca precisione, smantellando finzioni e coperture, era uno spettacolo che chi lo incontrava non si sarebbe perso per nulla al mondo.
Che la giovane età di un uomo politico sia già di per sé portatrice di idee innovative è un’avventatezza, diceva. L’aveva visto accadere, e aveva visto accadere di tutto: e tutto ricordava, non solo i fatti ma i sentimenti che avevano animato i fatti. Se dovessi dire oggi qual è il peso maggiore della sua assenza, direi la capacità di rammentare con precisione quali battiti ci fossero dietro gli eventi, nella storia minima e in quella grande. Una capacità intatta fino all’ultimo, una finestra su quello che accadeva attorno che aveva la stessa nitidezza del panorama che descriveva della sua adolescenza e gioventù in una Sicilia che aveva i colori di Macondo, e la stessa concreta consistenza.
Nelle serate che ho rubato a lui e alla sua famiglia, introducendomi con un’invadenza insistente e maleducata di cui chiedo e chiederò sempre scusa senza pentirmene mai, ho passato ore col fiato sospeso ad ascoltare. Ho sentito scrivere senza inchiostro pagine meravigliose della vita di un viaggiatore, i cui occhi erano rivolti all’interno e ci vedevano benissimo.
Il maggiore incanto per me napoletano erano i ricordi del rapporto speciale che aveva avuto con Eduardo. Il voi che si davano, i cento aneddoti della frequentazione per la produzione delle commedie televisive, le stesse che affascinano ancora e che gettano un ponte tra noi e quell’altro genio. Ed era incredibile immaginare quel ragazzo, perché ragazzo ridiventava raccontando, amico di De Filippo e di Simenon, di Vázquez Montalbán e di Sciascia, attraverso un secolo di gente fragile e fortissima; incredibile ritrovarseli a girare per la stanza tappezzata di libri, nella voce ruvida di fumo ma mai annebbiata del raccontatore di storie più enorme che abbia attraversato il nostro tempo. In una dimensione familiare consapevolmente rubata, di cui non ringrazierò mai abbastanza quelle quattro meravigliose donne che rendevano al Maestro dolce la vita bellissima.
Mi accorgo di averlo ricordato in maniera caotica e disordinata, e questo mi fa tanta tenerezza perché così erano quelle conversazioni, che percorrevano rotte e traiettorie libere e perciò spontanee come la vegetazione del nostro sud luminoso e disperato. Perciò vi prego, siate indulgenti: dei due l’anziano ero sicuramente io, d’altronde.
Sono stato fortunato, sapete. La scrittura mi ha regalato tanta gioia e tanta condivisione, e incontri meravigliosi e ricordi straordinari.
Ma se dovessi vantarmi di qualcosa, be’, io sono stato a cena da Andrea Camilleri. E sono fortunato, perché quando mi manca posso andare dove sono certo di trovarlo. Nella mia libreria, dove mi aspetta sempre.
Dove ci aspetta sempre.
Maurizio De Giovanni
 
 

Italpress, 12.7.2020
Camilleri, il postumo “Riccardino” chiude la saga di Montalbano

La statua di Montalbano è ancora lì, nella via principale di Porto Empedocle, con il braccio poggiato ad un palo e le gambe incrociate e sbilenche. Un po’ guardinga, curiosa, altera quanto basta, con lo sguardo un po’ sornione e un po’ beffardo, diventata quasi un oggetto di culto, soggetto da selfie, delusione per chi scopre un commissario con i baffi e una folta chioma, nulla a che vedere con il personaggio televisivo interpretato da Zingaretti. La scultura è viva, presenza immobile e quasi reale in quella Vigata immaginaria che si affaccia sul mare di Agrigento e che ha ispirato chilometri di fogli e quintali di inchiostro. In quel monumento alberga il ricordo e l’anima di Andrea Camilleri, tra i più grandi scrittori italiani e rende Porto Empedocle e i suoi abitanti, i “marinisi”, meno soli, meno orfani di quel genio creativo morto quasi un anno fa, il 17 luglio del 2019 quando il suo cuore affaticato smise di battere. Da allora il vuoto per l’assenza fisica è stato colmato dalle sue storie che ancora oggi vengono divorate da lettori di mezzo mondo, dai casi che inchiodano milioni di italiani davanti la tv, dalle parole pronunciate da quella voce roca e cavernosa e impastata di tabacco che continuano ad echeggiare.
Camilleri ai posteri non ha lasciato soltanto casi da districare, fantasiose matasse da sbrogliare, ma ha regalato al mondo una nuova lingua, un idioma inventato per una dimensione letteraria ma finito ben presto per permeare il vocabolario comune, sdoganando universalmente dei termini una volta relegati al dialetto: “babbiare”, “cabbasisi”, “mutanghero”, “annacare”, “avere gana”. Ancora oggi, aprendo un suo libro, ci si immerge in una dimensione unica, si avvertono i profumi e si distinguono nitidamente i colori di una Sicilia autentica; le sue descrizioni consentono ai lettori di delineare caratteri, atteggiamenti, persino di ricavarne i tratti somatici dei protagonisti dei suoi romanzi. Camilleri con la sua prosa si insinua nel solco della tradizione letteraria siciliana, ma è con “Riccardino”, l’ultimo capitolo della saga, l’atto finale che uscirà postumo il 16 luglio (edito da Sellerio), che Nenè di Porto Empedocle si avvicinerà ancora di più a quello che lui ha sempre considerato il suo punto di riferimento: Luigi Pirandello. Perché l’impostazione di questo racconto attesissimo non può che essere definito con un aggettivo: pirandelliano.
Lo si avverte tra le pieghe del libro, in un passaggio anticipato nelle scorse settimane. In quel paragrafo in cui Catarella informa della chiamata de “il professore Cavilleri”. “Camilleri”, lo corregge il commissario, “digli che non ci sono” si affretta a raccomandare. L’autore, nell’opera che segna la fine di questa epopea tutta italiana, incontra la sua creatura. Il padre del personaggio che si immerge esso stesso nel racconto, scontrandosi con la sua stessa creazione. E’ il coup de théâtre architettato per uscire di scena. Andrea Camilleri lo aveva annunciato in un’intervista qualche anno fa: “Finirà Montalbano quando finisco io. Non un romanzo, quanto un metaromanzo dove il commissario dialoga con me e anche con l’altro Montalbano, quello televisivo”. Una scelta, quella di scrivere l’ultimo capitolo della saga molti anni prima della sua scomparsa, dettata da un lato da ragioni creative: anche lui infatti avvertiva il peso della “serialità”, un tema per molti scrittori percepito come un fardello; dall’altro suggerito da ragioni scaramantiche: scrittori come Manuel Vàzquez Montálban non erano sopravvissuti alle proprie creature, morendo prima della fine dei propri personaggi che essi stessi speravano di sbarazzarsi. Per il “the end” Camilleri ha scelto quindi una soluzione pirandelliana. L’uscita di scena di Montalbano non rappresenterà comunque la fine di un mito.
D’altronde alla morte del maestro Camilleri sopravvive la fama del suo personaggio letterario, la cui notorietà non appare minimamente scalfita. I luoghi del commissario, quelli letterari della costa agrigentina e quelli televisivi della costa ragusana, stanno vivendo una stagione turistica vivace anche se messa a dura prova dal Covid; le continue repliche della fiction Rai confermano i record di ascolto; le sue raccolte, anche le più vecchie, riempiono gli scaffali delle librerie. E quella lingua “bastarda” inventata dallo scrittore siciliano hanno reso il personaggio ancora più popolare, alimentando la memoria che finirà per rendere il commissario (e il suo inventore) immortali. D’altronde Camilleri della memoria sosteneva che “nell’affidarsi ad essa vi è la volontà dell’uomo di non scomparire”. Il commissario (e il suo papà) sembrano tenuti in vita dalla passione delle loro storie. Montalbano sono. Montalbano sono stato.
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 12.7.2020
Porto Empedocle. Sarà realizzata per l’anniversario della morte di Andrea Camilleri
Al maestro una gigantografia
L’opera a pannelli dell’artista Salvo Ligama posta a ridosso della facciata laterale del palazzo municipale

Il prossimo 17 luglio sarà l’anniversario della morte di Andrea Camilleri. Un momento triste, ma un momento che nella cittadina marinara intendono “sfruttare” per ricordare l’immensità del personaggio e per rilanciare l’immagine turistica della città. Merito dell’Associazione Mariterra e dell’Archeoclub, presiedute da Erika Zoppo e Angela Roberto che da giorni sono al lavoro per una straordinaria iniziativa.
Valorizzare la zona in cui sorge la casa della famiglia Camilleri, posizionata alle spalle del palazzo municipale, alla quale si arriva percorrendo una piccola scalinata, incastonata tra i vicoli del centro storico. A ridosso della facciata laterale del palazzo municipale, verrà posizionata un’opera a pannelli, realizzata dall’artista Salvo Ligama, raffigurante una gigantografia del maestro.
L’immagine sarà quella di Camilleri che fa capolino tra le tapparelle di una finestra, in una delle foto che meglio lo rappresenta nel mondo. L’artista, noto ad esempio per i pannelli artistici esposti a Cammarata, inizierà la realizzazione della struttura nei prossimi giorni, come da subito inizieranno le pulizie straordinarie della scalinata che porta alle adiacenze della dimora in cui lo scrittore trascorreva alcuni giorni in estate. Ogni gradino, dopo essere stato pulito a dovere, diventerà come un libro, sul bordo del quale sarà scritto il titolo, andando a comporre una suggestiva pila di libri, ovviamente camilleriani.
E tutto rientra nella valorizzazione dell’area che – nelle intenzioni delle due associazioni – deve assumere i contorni di un vero e proprio percorso culturale. Da alcuni giorni per posizionare il pannello gli operai forniti dal Comune hanno rimosso alcuni fatiscenti condizionatori d’aria e fili elettrici di dubbia origine da anni in esposizione sulla facciata laterale del municipio.
Ulteriori dettagli sulle iniziative in vista del primo anniversario della scomparsa dello scrittore si conosceranno nei prossimi giorni. “Confidiamo anche nel sostegno di tutti, non solo dal punti di vista della partecipazione e delle idee, ma anche dal punto di vista economico, non essendo enti pubblici” sottolineano Zoppo e Roberto.
Francesco Di Mare
 
 

Wanted in Rome, 12.7.2020
Italy pays tribute to Andrea Camilleri a year after his death
Camilleri is buried in Rome's Non-Catholic Cemetery.

Italy pays tribute to Andrea Camilleri, one of Italy's most acclaimed authors, with a special screening of a film starring the great Sicilian writer, one year after his death in Rome.
Conversazione su Tiresia, filmed at the Teatro Greco in Siracusa on 11 June 2018, will be screened in national theatres across Italy on Friday 17 July, the first anniversary of Camilleri's death aged 93 on 17 July 2019.
The news was announced by Italy's culture minister Dario Franceschini who said the "precious film" would remind people of "the vitality and intelligence of an extraordinary author."
The film will be screened at the following theatres: Piccolo Teatro di Milano; Teatro Stabile di Torino; Teatro Nazionale di Genova; Emilia Romagna Teatro Fondazione; Teatro della Toscana; Teatro di Roma; and Il Teatro Stabile di Napoli.
Best known as the author of the Inspector Montalbano detective series of novels, Camilleri is buried in Rome's Cimitero Acattolico, or Non-Catholic Cemetery, in the Testaccio district.
 
 

La Opinión de Málaga, 12.7.2020
Tiresias, el adivino ciego: satírico Camilleri
Se trata del testamento literario de Andrea Camilleri, que se quedó ciego en los últimos años de su vida, y liga su destino al de Tiresias, el adivino griego, también ciego

'Conversación sobre Tiresias' es una obra de teatro. Un monólogo breve donde el propio Tiresias cuenta su evolución como personaje a lo largo de la historia de la literatura. En un lenguaje coloquial, cercano, se dirige al espectador, al lector, y recorre desde las diferentes versiones sobre su origen hasta las manifestaciones más recientes, Pier Paolo Pasolini y Primo Levi. Con un guiño a Woody Allen y su Poderosa Afrodita.
Camilleri hace un ejercicio de síntesis que permite, a cualquier persona con un mínimo de curiosidad acercarse a este personaje, Tiresias, que, según él mismo cuenta, nació en Tebas, fue hombre y mujer para luego volver a ser hombre y quedarse ciego por desagradar a una diosa, Hera. Aunque, como él mismo reconoce, hay otra versión de su ceguera: fue la diosa Atenea quien le castigó por ser un «mirón insaciable».
Sea como fuere, lo que sí parece demostrado es que Zeus, para compensar, le concedió el don de la adivinación. Y que el mismo Zeus, que estuvo trescientos años abrazado a Hera, discutiendo con ella quien goza más en el acto sexual, ¿el hombre o la mujer?, se niega a retirarle esta «capacidad profética» que tanto le hace sufrir porque «... el futuro de los hombres y las mujeres casi nunca es un futuro feliz. Está, por lo general, lleno de amargura, de dolor, de enfermedad, de muerte. Son escasísimos los momentos de felicidad. Y al verlo de manera tan clara, tan nítido y presente, aquel futuro se difuminaba, se me metía en los adentros, me contagiaba, me permeaba». Mejor no saber, viene a decir. Y Zeus le contesta «Lo hecho, hecho está» y le aconseja que se esconda del mundo.
Y Tiresias lo hace. Se marcha a vivir al Citerón, que es un monte del que ya nos ha hablado, en un bosque espeso «que tenía en lo más profundo una gruta solitaria». Eso sí, cuando cree que Tebas corre peligro sale de la gruta. Y luego, Edipo, el rey de Tebas, al que yo sólo conocía por Freud, como muy bien advierte el propio Tiresias.
Esto es sólo el principio. A partir de aquí, entran en escena Ovidio y Horacio y hasta Dario Argento. A algunos los critica, más o menos, según lo que hayan escrito sobre él. Séneca y Dante también tienen su momento. Y Virginia Woolf. Su complicada Orlando que, según Tiresias, nuestro Tiresias, versión Camilleri, «inspirándose en mis asuntos, recorre de manera precisa mi vida y escribe una obra maestra absoluta».
La principal virtud de este texto es que salta de un autor al siguiente, de una anécdota a otra, sin necesidad de demostrar lo mucho que Camilleri ha leído. El lector se divierte y comprende, con la excusa de un ajuste de cuentas, a uno de esos personajes que, muchos, espero, sólo conocíamos de oídas, víctimas de, en palabras del propio Tiresias, «... el espíritu de los tiempos, un espíritu escéptico e irreverente que deja atrás buena parte de la cultura del pasado; acaso pesca de aquí y de allá algunos asuntos, pero los reescribe totalmente y, a veces —como en este caso— incluso de manera satírica».
Pedro Ramos

Conversación sobre Tiresias
Andrea Camilleri
Traducción Carlos Clavería Laguarda
Editorial Altamarea
9,90€
Ceguera divina
En este breve pero intenso texto –hasta ahora inédito en castellano– el maestro siciliano se convierte en Tiresias y se sumerge en su mito para revelar la verdadera esencia del adivino ciego. Entregado a esa narración viva y carismática tan propia de toda su extensa obra, Camilleri repasa en estas páginas héroes y dioses, escritores y personajes literarios.
 
 

La Opinión de Málaga, 12.7.2020
Notas de domingo
Orgías al amanecer
Yo lo que quiero es leer la última de Manuel Vicent, que va sobre Ava Gardner. Pero me pueden las tontas obligaciones y un absurdo sentido del deber que me insta a cumplirlas

[...]
Miércoles. Hablo con el gran Pedro Ramos, escritor, columnista sabatino de esta casa que ha hecho un texto, tal vez puedan leerlo hoy mismo, sobre Andrea Camilleri. Para el suplemento Libros, donde se estrena. Es una alegría leerlo. A Camilleri y a Ramos. Si quiere comprobarlo, vaya a uno de sus talleres literarios. De Ramos. He hecho muchas más cosas interesantes e intelectuales hoy, hombre claro, como ver el programa de Chicote, y si no, podría inventármelas, pero veo más ameno recordar, retener, anclar a la memoria, instante que no volverá, la risa de mi hijo cuando en la piscina lo tiro por los aires. Otra vez, me dice una y otra vez. Se me va la mano y pega un panzazo contra el agua tremendito. Saca la cabeza del agua, me mira -dolorido- muy fijamente y me dice: «Estás despedido».
[...]
Jose María De Loma
 
 

Festival Teatro Romano Volterra, 12.7.2020
La donna a tre punte di Andrea Camilleri



MUST-Musco Teatro / MDA Produzioni
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
regia Giuseppe Dipasquale
con Valeria Contadino
danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Maria Tafuri
Data 12/07/2020 21:30
Indirizzo Teatro Romano - piazza Caduti Lager Nazisti Volterra

“Il progetto – spiega il regista e coautore Giuseppe Dipasquale – nacque diversi anni fa.Io e Andrea pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non poté vedere la luce. Qualche mese fa, prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must”.
Andrea Camilleri : la visione delle donne
Le donne di Camilleri? Molto femmine, apparentemente peccatrici ma realmente sante, due risvolti della stessa medaglia. Che sorprendono con la femminilità, con una complessità che però è elementare come la terra, misteriosa come la luna. I sentimenti protagonisti? Sempre donne, ma non comuni: emblemi di una femminilità matriarcale, primitiva e ad un tempo modernissima.Dice Camilleri: “In quanto alle donne il matriarcato in Sicilia è (o era) diffuso non solo tra i contadini. Io ho conosciuto siciliani di rilievo in campi diversi che prendevano decisioni solo se la moglie era d’accordo. E non so quanto quelle decisioni non fossero già state abilmente guidate dalle mogli”.I personaggi femminili che Camilleri preferisce raffigurare vivono l’esperienza sensuale prevalentemente con gioia e senza parsimonia.Questa Donna a tre punte vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne – tutte mediterranee – che ha scolpito nei suoi romanzi: la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de Il birraio di Preston; la lasciva Trisìna de La mossa del cavallo, “beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda”; la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono; Minica, la mater e moglie dolorosissima de Il casellante.Protagonista sarà Valeria Contadino già interprete di successo di diversi lavori camilleriani, come da ultimo, Il casellante.Tre le punte della femminilità, seduzione, passione e amore come tre le punte della Sicilia, luogo ideale e culla della mediterraneità universale. “Un omaggio alla donna, – continua il regista – ma insieme un omaggio ad Andrea Camilleri che è stato maestro, amico e padre, momentaneamente partito per un viaggio nell’eternità”.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 12.7.2020
RAI 1 13 LUG 2020, 21:25
Su Rai1 la seconda stagione de "Il giovane Montalbano"
Il giovane commissario alle prese con una doppia indagine

Dopo il successo della prima stagione, Rai1 ripropone anche la seconda serie de “Il giovane Montalbano” interpretata da Michele Riondino e Sarah Felderbaum, a partire da lunedì 13 luglio alle 21.25. Nel primo episodio dal titolo "L’uomo che andava appresso ai funerali", l'inspiegabile omicidio di Pasqualino Cutufà, cinquantenne ucciso a freddo con un colpo di pistola al capo, meraviglia tutti coloro che lo avevano conosciuto come persona mite e riservata che aveva solo la mania di seguire i carri funebri.
L'evento parrebbe legato al geometra Guarraci, ex imprenditore edile oramai in bancarotta, che nel passato era stato datore di lavoro della vittima con la quale aveva ancora un contenzioso lavorativo aperto. Il geometra durante il confronto con gli inquirenti manifesta il sospetto che sua moglie, irreperibile da qualche ora, possa essere stata oggetto di un rapimento. La donna, che al momento della sparizione era diretta dalla sorella e portava con sé una borsa contenente una cifra ingente in contanti, dopo nove giorni dalla scomparsa viene ritrovata morta e l'autopsia rivela che è stata uccisa per strangolamento il giorno stesso del suo sequestro. Al commissario Montalbano e alla sua squadra tocca il compito di investigare su due filoni di indagini districandosi fra sospetti, mezze verità, menzogne e depistaggi, per giungere a scoprire l'identità degli assassini.
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 13.7.2020
Andrea Camilleri e Leonardo Sciascia non hanno mai ricevuto lauree “honoris causa” dagli Atenei dell’Isola
Grandi, ma non per le Università siciliane

Il 9 aprile 2018 nell’aula magna della facoltà di Economia lo scrittore, sceneggiatore, regista e docente Andrea Camilleri ha ricevuto dal Rettore prof. Giuseppe Novelli, il prestigioso diploma di “Distinguished Professor di Tor Vergata (Professore Emerito Honoris Causa)”. La cerimonia di consegna è stata caratterizzata dalla presenza di circa 230 Dottori di Ricerca, con la partecipazione di una nutrita rappresentanza delle Ambasciate dei Paesi di provenienza dei Dottori di Ricerca stranieri, di un numeroso pubblico e con gli interventi dei docenti dell’Università, professori Nicola Vittorio, Pasquale Mazzotta.
La professoressa Marina Formica delegata del Rettore ha avuto il compito di tracciare il percorso umano e professionale di Camilleri e di leggere la seguente motivazione: “Con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d’indagine, Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.
Nella convinzione che non esistano storie che non racchiudono valori utili alla società del presente, i protagonisti della sua Sicilia disegnano infatti, per aneddoti e metafore, la stessa Italia, di ieri e di oggi, ridando di frequente parola e vita a personaggi del tutto dimenticati o poco significanti per la Storia così come per l'informazione giornalistica quotidiana. Gli riesce il “miracoloso” impasto di una scrittura ricca di richiami letterari (Pirandello, De Roberto, Sciascia, Consolo): una scrittura che riesce a raggiungere l’animo popolare attraverso l’indagine poliziesca e l’invenzione fantasiosa di fatti spesso realmente accaduti ma sepolti in archivi impolverati. Trovato un appiglio reale in quella Vigàta storica, che pure riflette le vicende italiane dalla fine del Seicento ai nostri giorni, Camilleri ci fantastica sopra, osserva Salvatore Nigro, e attraverso il gusto degli apocrifi, rende incisivo e appetibile ad un largo pubblico anche internazionale caratteri ed eventi della storia nazionale, liberandoli dai clichés più inveterati e da quelle semplicistiche formule definitorie che ancora contraddistinguono, all’estero, lo stereotipo dell’italianità. Lungi dall’essere monocorde, la sua vena narrativa spazia tra generi e linguaggi diversi. E qui si ricordano in particolare i romanzi storici, distesi tra il XVII e il XX secolo (Un filo di fumo; La strage dimenticata; La stagione della caccia; La bolla di componenda; Il birraio di Preston; La concessione del telefono; La mossa del cavallo; Il re di Girgenti; La presa di Macallè), ove intrecciando vero e verosimile e utilizzando in molti casi i meccanismi del giallo d’inchiesta, egli riesce ad affrescare con maestria le condizioni sociali ed economiche che fanno da sfondo alle sue invenzioni letterarie. Lo studio di anonime testimonianze, di raccolte di fiabe, di documenti d’archivio rintracciati nel cuore della terra natia gli offrono in questo modo la possibilità di dare sfogo alla sua passione civile e di denunciare soprusi e compromessi, passati e presenti.
Grazie a quel personalismo pastiche di lingue e dialetti che costituisce la cifra dominante della sua scrittura, ogni personaggio tracciato trova dignità pure negli episodi più marginali dei suoi romanzi e racconti. Ma tra questi di certo domina come protagonista assoluto, Montalbano. “Nato" nel 1994 con La forma dell’acqua e poi letterariamente e cinematograficamente maturato fino ai nostri giorni, questi resta infatti l’eroe indiscusso della produzione del Maestro - il nostro eroe -, sempre contraddistinto, nella sua brusca sensibilità, da una superiore pietas, per le vittime ma anche per i colpevoli, nonché da quel disincanto e da quell’ironia che riesce a mantenere costanti nei rapporti con i suoi colleghi e collaboratori...”.
A conclusione della lunga esposizione da parte della professoressa Marina Formica, il Maestro come è stato più volte richiamato nella motivazione, Andrea Camilleri, assai emozionato, felice, orgoglioso, commosso, tenacemente simpatico ha ringraziato con un breve intervento i presenti e le autorità accademiche. Ai giovani ha augurato di avere coraggio e di affrontare il futuro con impegno e saggezza. Rispondendo alla domanda di un giovane laureato in ordine ai rapporti tra il nord e il sud sulla situazione politica all’indomani dell’unità d’Italia ha sottolineato che il sud è stato fregato e che l'unica novità che fu portata al meridione fu la leva militare obbligatoria di ben quattro anni. Cosa che rallentò demograficamente le nascite nel mezzogiorno. Insomma ai siciliani venne tolto il piacere di fottere. Risate a più non posso. L’ironia di Camilleri aveva fatto breccia.
Anche le Università Iulm (15 ottobre 2002), l’università di Pisa (26 maggio 2005), l’università dell’Aquila (3 maggio 2007), l’Università degli Studi “Gabriele d'Annunzio” (12 novembre 2007), La University College Dublin (5 dicembre 2011), L’Università la Sapienza di Roma (16 marzo 2012), l’Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo” (15 novembre 2012), l’Università di Cagliari (10 maggio 2013), la The American University of Rome (30 ottobre 2013) gli hanno conferito la laurea honoris causa. Assenti solo le Università siciliane.
E qui di rimando viene alla mente lo scrittore Leonardo Sciascia che non ebbe alcun riconoscimento da parte delle Università italiane e di quelle siciliane in particolare. A tal proposito lo studioso agrigentino Gaspare Agnello, motu proprio, aveva interessato nel 1983 l’Università di Messina perché conferisse la laurea honoris causa allo scrittore racalmutese, della quale fu anche studente universitario, seppure a causa di un diverbio con il prof. Michele Catalano che non esitò a macchiare per sempre il libretto di Leonardo Sciascia, scrivendo nella casella relativa al voto di italiano un irreparabile 9: che di per sé è ottimo, ma diventa traumatico se tradotto in trentesimi. Leonardo Sciascia di poi abbandonò gli studi universitari.
L’Ateneo messinese così rispose: «... Ella mi prega di “esaminare, assieme al Senato Accademico di questo Ateneo, la possibilità di concedere allo scrittore Sciascia la laurea Honoris Causa, cosa che nessuna Università italiana o straniera, pare, abbia fatto". Personalmente sono ben lieto di fare alcunché di gradito a Sciascia ed alla S.V., ma a mio modesto avviso il grado di elevatezza intellettuale, morale ed artistico-letteraria di Sciascia, è tale che da un simile riconoscimento nessuna convenienza o beneficio, nell’ambito spirituale, potrà ricavarne la di Lui superiore personalità. Restando, comunque, a Sua disposizione, Le porgo molto cordiali saluti».
Non sfugge a nessuno che si tratta di una risposta minuziosa, quasi pedantesca, dalla quale si coglie un modo di filosofare acuto e mordace. Quell’alcunché costituisce un preciso indirizzo, rivolto a tutti coloro (intellettuali, scienziati, scrittori, poeti, accademici, capitani d'azienda ecc.) che hanno ricevuto o riceveranno il conferimento della laurea honoris causa. Un modo elegante che sminuisce una antica e nobile tradizione che rientra tra le prerogative culturali eccelse di tutte le Università.
Anni dopo la Facoltà di Lettere della stessa Università di Messina, grazie al suo preside prof. Gianvito Resta, aveva pensato di conferire a Sciascia "Laurea Honoris Causa”. Oltre che un omaggio giustificato era probabilmente una riparazione dovuta. Il Ministero accolse la proposta, ma la consegna non ebbe luogo a causa della sopravvenuta morte dello scrittore.
Sciascia e Camilleri, onore e vanto della Sicilia, avrebbero meritato dalle Università siciliane il conferimento della laurea honoris causa, per la loro elevatezza intellettuale, morale ed artistico letteraria, due grandi scrittori, due talenti innegabili, uomini liberi ricchi di grande umanità. La Sicilia, purtroppo, è anche questa. Al di là delle risposte troppo semplici, che poi risultano fatalmente inadeguate, l'interrogativo da noi posto evoca quella dimensione umana che alla fine rivela tutta la nostra fragilità.
Paolo Cilona
 
 

Corriere della Sera, 13.7.2020
Sempre in aiuto del vincitore
Il Premio Strega, nella serata finale, si è ricordato di Camilleri e non di Arbasino: peccato, perché ricordare Camilleri significa ricordare uno scrittore già ampiamente celebrato, ricordare Arbasino avrebbe invece significato ricordare uno scrittore diversissimo da Camilleri, ma almeno altrettanto significativo per le patrie lettere, anche se non così popolare, anzi il più classico e raffinato degli autori per pochi

Uscirà il 16 luglio Riccardino, il romanzo postumo di Andrea Camilleri. Si tratta dell’ultima puntata della serie del commissario Montalbano, scritta nel 2005 e rivista linguisticamente nel 2016, come ci informa Salvatore Silvano Nigro. Il quale avverte (sul Domenicale del «Sole») che sbagliamo se pensiamo alla lingua di Camilleri come a un dialetto: no, la lingua di Camilleri è la lingua di Camilleri, ovvero la lingua immaginaria di quel luogo immaginario che è Vigata. Confrontando le due redazioni, si capisce come lo scrittore passi da una lingua «bastarda» (un misto di dialetto e italiano) a una lingua «’nvintata». Decidere di pubblicare insieme le due versioni, in una editio maior che affianca quella abituale della collana «La memoria», è un merito filologico dell’editore Sellerio. Ed è anche merito di Sellerio aver rispettato le volontà dell’autore, che in tutta evidenza ci teneva a rendere consapevole il suo pubblico del lavorio linguistico da cui nascevano i suoi romanzi. Se diamo a Camilleri quel che è di Camilleri, dovremmo pure dare ad altri quel che è di altri. Prendiamo, per esempio, Alberto Arbasino, il gigante del secondo Novecento - sperimentale, funambolico, onnivoro - morto nel marzo scorso. Peccato che il Premio Strega, nella serata finale, si sia ricordato di Camilleri e non di Arbasino: peccato, perché ricordare Camilleri significa ricordare uno scrittore già ampiamente celebrato, ricordare Arbasino avrebbe invece significato ricordare uno scrittore diversissimo da Camilleri, ma almeno altrettanto significativo per le patrie lettere, anche se non così popolare, anzi il più classico e raffinato degli autori per pochi.
Fatto sta che in Italia vigono o l’enfasi senza ritegno o l’oblio senza pietà: l’esibizione più raccapricciante della retorica nazionale si è avuta con la morte del povero Ennio Morricone, che andandosene chiedeva discrezione e ha ottenuto iperboli magniloquenti e spesso vuote («La sua musica vivrà per sempre» era il geniale omaggio Rai di giornata). L’altro destino, opposto e speculare, l’oblio, tocca a quelli che in vita non sono stati baciati dalla popolarità. «Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore», ha scritto Ennio Flaiano, primo vincitore dello Strega (che Arbasino ha perso nel 1960 senza finire neanche in cinquina e a cui Camilleri non ha mai partecipato). Sono passati 73 anni e siamo sempre (più) lì.
Paolo Di Stefano
 
 

Diari de Girona, 13.7.2020
Acostar-se a l'últim llibre d'Andrea Camilleri per l'estómac

La llibreria L'Altell de Banyoles s'acomiada demà d'una estranya temporada de clubs de lectura amb un sopar inspirat en la gastronomia de la literatura d'Andrea Camilleri. Aquest maridatge de literatura i gastronomia se celebrarà al restaurant Can Xapes, de Cornellà del Terri, i comptarà amb la presència del traductor dels llibres de l'escriptor sicilià, Pau Vidal, i l'editora Pilar Bertran, que comentaran amb els integrants del club el darrer llibre de la sèrie protagonitzada pel comissari Salvo Montalbano, L'altre cap del fil (Edicions 62).
La llibretera Irene Tortós-Sala ha trobat la complicitat del xef de Can Xapes, Lluc Quintana. «Durant el confinament ha aprofitat per llegir Camilleri i inspirar-se en la gastronomia siciliana, que és molt important a les novel·les», explica Tortós-Sala.
Les 35 places del sopar ja estan exhaurides, però la responsable de L'Altell confia repetir l'experiència.
A.C.
 
 

LaNostraTv, 13.7.2020
Il giovane Montalbano, Coruzzi: “Commissario piu` visto della storia”

Il giovane Montalbano, Mauro Coruzzi ammette: “Risultato più che eccellente”
Attualmente su Rai 1 stanno andando in onda le repliche de Il giovane Montalbano, prequel del più longevo Il commissario Montalbano. Tuttavia che i panni del Commissario di Vigata siano impersonati da Luca Zingaretti o da Michele Riondino il risultato non cambia, gli ascolti sono eccezionali anche in replica. A confermarlo, sulla sua rubrica su DiPiù Tv è anche Mauro Coruzzi, che infatti ha ammesso:
“Il risultato è senza dubbio più che eccellente, con una media sempre attorno ai cinque milioni di telespettatori e uno share attorno al 22%. Per intenderci contro questo Montalbano gli avversari non superano mai il 10%.”
Insomma quando si parla di Salvo Montalbano si tratta realmente del commissario più visto delle storia.
Platinette su Il giovane Montalbano: “Michele Riondino e Sarah Felberbaum carte vincenti”
Platinette, sempre sulla sua rubrica, ha aggiunto quale pensa sia il segreto del successo de Il giovane Montalbano, sicuramente il protagonista in se, nato dalla penna di Andrea Camilleri, le storie, i personaggi e i luoghi in cui è ambientato ma anche la bravura degli attori. Su Michele Riondino e Sarah Felberbaum che interpretano Montalbano e la fidanzata Livia, Mauro Coruzzi ha affermato: “Sono senza dubbio carte vincenti” e poi, sempre sui personaggi, ha aggiunto:
“È una serie dove i congiunti si vedono senza mascherina anche quando i rapporti sono difficili come succede al giovane Salvo con il padre, dove la famiglia può anche essere il gruppo di colleghi che si frequentano sul posto di lavoro.”
“Tra il rivale Mimì Augello, interpretato da Alessio Vassallo, l’ingenuo Agatino Catarella al quale da il volto Fabrizio Pizzuto, e i Fazio padre e figlio”.
Il giovane Montalbano, Mauro Coruzzi rivela: “Fiction ben riuscita”
Insomma secondo Mauro Coruzzi Il giovane Montalbano, visto il particolare periodo in cui viviamo, ha anche una funzione terapeutica nel ricordarci come si viveva prima dell’emergenza sanitaria ed infatti ha concluso: “Una fiction ben riuscita come questa, che torna indietro nel tempo, basta e avanza a farci ricordare come siamo stati. Peccato solo che non si possa fare con la vita vera”. Questa settimana, in occasione dell’anniversario di morte di Andrea Camilleri Rai1 trasmetterà due puntate una questa sera, lunedì 13 luglio, ed una venerdì de Il giovane Montalbano, recentemente inoltre l’attore che interpreta Carmine Fazio ha fatto una rivelazione.
Liliana Morreale
 
 

OI Canadian, 13.7.2020
“Today’s tv programming for Monday, July 13

A new week is about to begin, and the canal, by the canal our favorite shows are in the us, on Monday, the 13th of July. Today on the tv to return to some of the events not to be missed, such as the adventures of The Young Montalbano or to laugh with Made In The Southor in the discussion of the Fourth Republic.
[...]
Today, at the television Centre
We have already learned that, this summer, on Monday, the house Centre is a successful mix of comedy, mystery, and a great movie. In the Centre of 1 for 21.25 air of inevitable compromise, with the prequel of the famous Commissioner Montalbano, The Young Montalbano the character born from the pen of Andrea Camilleri.
[...]
Rebecca Bowen
 
 

Africa Daily News, 13.7.2020
« Le jeune Montalbano – L'homme qui est allé après les funérailles »: intrigue et distribution

L’équipe de Salvo enquête sur le meurtre inexplicable d’un homme doux poursuivant des voitures funéraires
Dans le premier épisode de la deuxième saison de « Le jeune Montalbano« , par titre »L’homme qui est allé après les funérailles« , le meurtre inexplicable de Pasqualino Cutufà, un homme de cinquante ans tué à froid d’un coup de feu à la tête, étonne tous ceux qui l’avaient connu comme une personne douce et réservée qui n’avait qu’une manie de suivre les voitures funéraires.
La parcelle
Le meurtre semble être lié à l’arpenteur Guarraci, un ancien entrepreneur en construction en faillite, qui était dans le passé l’employeur de la victime avec laquelle il avait toujours un conflit de travail ouvert. L’enquêteur lors de la confrontation avec les enquêteurs montre le soupçon que sa femme, indisponible pendant quelques heures, aurait pu faire l’objet d’un enlèvement. La femme, qui au moment de la disparition était dirigée par sa sœur et portait avec elle un sac contenant une grande somme en espèces, après neuf jours de la disparition est retrouvée morte et l’autopsie révèle qu’elle a été tuée par strangulation le jour de son enlèvement . Le commissaire Montalbano et son équipe ont pour tâche d’enquêter sur deux volets d’enquêtes, dénouant les soupçons, les demi-vérités, les mensonges et les détournements, afin de découvrir l’identité des tueurs.
Le casting
Aux côtés de Sarah Felberbaum et Michele Riondino, nous trouvons Alessio Vassallo, Beniamino Marcone et Fabrizio Pizzuto.
 
 

ANSA, 14.7.2020
Focus
Antonio Sellerio, il Camilleri di 'Riccardino'
Editore, lo scrittore appare 'pirsonalmente di pirsona'

Roma. "Camilleri decise di scrivere la fine del suo personaggio più noto a ottant'anni, quando ancora aveva scritto meno di metà di quello che è oggi il corpus completo di Montalbano. Lo consegnò a mia madre con l'intesa che il libro sarebbe uscito solo alla conclusione del ciclo. Mia madre lo lesse subito, io non ce la feci e l'ho letto solo quest'anno".
L'editore Antonio Sellerio racconta all'ANSA come è nato 'Riccardino' e qual è la storia di questo particolare romanzo che arriva in libreria postumo per Sellerio il 16 luglio, a un anno dalla morte dello scrittore, avvenuta il 17 luglio.
"E' un romanzo in cui Camilleri affronta il suo rapporto con Montalbano e appare 'pirsonalmente di pirsona'. Un romanzo in cui la passione per Pirandello emerge in tutta la sua forza" dice l'editore.
Il libro venne consegnato da Camilleri a Elvira Sellerio, nel 2005 con l'accordo di pubblicarlo in un domani indefinito. Poi venne ripreso in mano dallo scrittore nel 2016.
"Riccardino era all'inizio un titolo di lavoro, provvisorio.
Quando nel 2016 rimise mano al libro, l'autore decise di mantenerlo, un po' perché ci si era affezionato ma soprattutto con questo titolo voleva sottolineare la diversità rispetto agli altri romanzi con Montalbano definiti sempre dal caratteristico titolo con il genitivo 'La forma dell'acqua', 'Il cane di terracotta'. Noi da sua richiesta stiamo pubblicando due diversi volumi, uno nella Memoria (la consueta collana blu che ospita tutti i romanzi di Montalbano) con la versione 2016, quella definitiva, e un'edizione speciale che mette a confronto le due stesure. Camilleri teneva a che i lettori fossero messi in grado di conoscere i cambiamenti nella sua scrittura" spiega Antonio Sellerio. "Lo riscrisse perché si era reso conto che in questi anni la sua lingua era notevolmente cambiata" sottolinea l'editore.
Mauretta Capuano
 
 

Balarm, 14.7.2020
"L'alba di Riccardino": all'Orto Botanico di Palermo l'ultima opera di Andrea Camilleri

Arriva in libreria giovedì 16 luglio "Riccardino", l'ultima opera di Andrea Camilleri. È stato scelto un luogo simbolo per la città di Palermo, il giardino dell’Orto Botanico (via Lincoln 2). Qui, all’acquario delle ninfee, i lettori assisteranno al sorgere del sole, alle 5.00 a “L’alba di Riccardino".
Proprio come in ogni romanzo di Salvo Montalbano si inizia con un risveglio o un sogno, così i lettori sentiranno incipit e frammenti dalle pagine del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo e Vincenzo Pirrotta. Coordinamento artistico di Sandro Tranchina.
Dal 1994 con "La forma dell’acqua", il primo romanzo in cui compare Salvo Montalbano, ad oggi con l’atto finale del commissario, i lettori seguiranno l’evoluzione della lingua e del personaggio, che cresce e si confronta con la realtà, proprio come noi.
Racconta Andrea Camilleri in una vecchia intervista che a un certo punto si era posto il problema della «serialità» dei suoi romanzi, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che ciò avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, aggiunge, «mi sono pure posto un problema scaramantico». I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Montalbán, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora «mi sono fatto venire un’altra idea trovando in un certo senso la soluzione».
L’ingresso all’evento “L’alba di Riccardino” è libero fino ad esaurimento posti disponibili, secondo le attuali normative anticovid. È possibile ritirare il biglietto di accredito presso l’Orto Botanico.
 
 

Donna Moderna, 14.7.2020
Ultimo libro per Montalbano. Ma il commissario non muore
«Montalbano non morirà mai», disse Camilleri dopo aver scritto Riccardino, l’ultima avventura del commissario “nato” 26 anni fa. Che, scommettiamo, saprà conquistarci ancora. Perché con il suo carattere scontroso e leale, affascinante e un po’ irrisolto, è diventato uno di noi

Mi ricordo ancora, e bene, quando ho conosciuto Salvo Montalbano: in tv, con Tocco d’artista, nel maggio del 2001. Avevo 19 anni e una predilezione per le letture esterofile, ragione per cui lo incontrai sulla pagina scritta solo nel 2004, con la raccolta di racconti Un mese con Montalbano. Come lo stesso titolo invitava a fare, lessi un racconto al giorno per un mese, un appuntamento con il mio bocconcino quotidiano in un’estate caldissima in cui preparavo l’esame di Diagnostica per immagini. Tanto dei libri quanto degli episodi, so anche individuare le scene che più mi sono rimaste impresse: quando Montalbano vomita l’anima dopo aver letto il racconto pornografico di Nenè Sanfilippo in La gita a Tindari oppure quando alla prospettiva di Capodanno a Parigi con Livia preferirebbe di gran lunga gli arancini preparati da Adelina in Gli arancini di Montalbano.
Montalbano è più di un personaggio: è il fulcro di un mondo emotivo condiviso
Non ho così buona memoria di tutte le serie tv che ho visto e dei libri che ho letto. È evidente che quell’incontro è stato uno di quelli che non si possono dimenticare, e non solo per me. Per molti italiani Montalbano ha segnato un’epoca intera. Pochi personaggi si sono fissati con tanta forza nell’immaginario collettivo, pochi sono riusciti a varcare le pagine e lo schermo entrando nelle case degli italiani e sedendosi a tavola come un commensale o sul divano come un amico. È successo perché Andrea Camilleri ha creato un universo che la gente ha avvertito di fantasia, certo, ma al contempo anche molto vicino.
La Sicilia di Camilleri è diventata il fulcro di un mondo visivo ed emotivo condiviso, l’idioma di Vigata ha spopolato perché affascinante, efficace e istintivamente comico: carcarazza è più buffo di “gazza”, come camurrìa lo è di “scocciatura”, e ormai anche a Bolzano sanno cosa sono i cabbasisi.
Montalbano non è un eroe, tutt’altro. Ma ha la legge morale ben salda dentro di sé e il cielo stellato sopra di sé
La gente si è immedesimata in quest’uomo scontroso, non del tutto risolto sul piano personale, elastico su quello sentimentale, leale con gli amici, rispondente di fatto al proprio codice valoriale: un uomo kantiano che non è un eroe («anzi, tutt’altro» diceva Camilleri «è un italiano medio con difetti e virtù») ma ha la legge morale ben salda dentro di sé e il cielo stellato sopra di sé. E che cielo, quello di una Sicilia cristallizzata eppure vivida, reale, immortalata con le sue piaghe ma pure con il suo forte senso di accoglienza, e che anche grazie a Montalbano è diventata capoluogo espressivo di quello che Camilleri definiva «il bisogno profondo di noi italiani di sentirci uniti».
Per Camilleri, all’inizio, Luca Zingaretti non aveva nulla a che fare con il commissario
Non si può negare che il merito vada anche a Luca Zingaretti, che ha dato al commissario il suo carisma e un piglio un po’ insolente di cui in molte si sono innamorate (l’uomo affettivamente discontinuo ha un effetto letale, non ci possiamo far niente). Camilleri tuttavia non fece mistero di aver immaginato Montalbano in maniera molto diversa e dichiarò che «il bravissimo Luca Zingaretti non ha nulla a che fare col Montalbano dei miei romanzi, basta pensare che il mio commissario ha capelli e baffi». E infatti il modello di Camilleri era Pietro Germi nei panni del commissario Ciccio Ingravallo nato dalla penna di Carlo Emilio Gadda.
Luca Zingaretti ha raccontato di aver lavorato con ostinazione e tenacia per ottenere il ruolo, in un momento in cui non era “un nome” su cui costruire un progetto televisivo. Anche se nel frattempo il fenomeno Montalbano era ampiamente dilagato e pur amando sinceramente e con gratitudine la serie («un mondo parallelo al mio Montalbano di carta ma non per questo meno autentico»), Zingaretti sapeva che Camilleri non aveva cambiato idea sul fatto che fisicamente non corrispondessero: «Era molto geloso della sua produzione e non gli andava che un successo televisivo, per quanto planetario come il nostro, togliesse identità al suo Montalbano».
L’idea del romanzo finale è arrivata da una conversazione con Manuel Vázquez Montalban e Jean-Claude Izzo
Sono trascorsi 26 anni dalla prima apparizione di Montalbano nel romanzo La forma dell’acqua e 21 dal primo episodio in tv, Il ladro di merendine: un segmento temporale in cui si sono realizzati profondi cambiamenti storici e sociali. Nel frattempo c’è anche stato un meritevole e fortunato prequel in cui il giovane commissario è interpretato da Michele Riondino, a riprova della vastità della materia di racconto che ha in sé il mondo di Montalbano. Materia che però non è inesauribile. Camilleri diceva: «Montalbano finirà quando finirò io».
E non si è fatto trovare impreparato. Riccardino, l’epilogo della serie, è in libreria a un anno dalla morte dell’autore, che ne aveva stabilito la pubblicazione postuma. Sembra che la decisione di scrivere questo libro sia nata dopo una conversazione tra lo stesso Camilleri, Manuel Vázquez Montalban e Jean-Claude Izzo a proposito dell’uscita di scena dei loro personaggi seriali (Montalbano, Pepe Carvalho e Fabio Montale). Non molto tempo dopo quel confronto fra i tre, Izzo e Montalban morirono senza aver scritto un romanzo conclusivo per i loro protagonisti. Forse perché ne fu colpito o forse anche un po’ per scaramanzia, nell’estate dei suoi 80 anni Camilleri decise di scrivere il proprio finale e di consegnarlo a Elvira Sellerio.
Non potrà esserci alcun sequel
«Montalbano non muore né va in pensione. Per l’ultima avventura ho trovato un’idea di cui vado orgoglioso. Con uno stratagemma Montalbano sparirà senza morire e non sarà più recuperabile in nessun sequel» ha confessato in un’intervista Camilleri. Definì Riccardino «un metaromanzo in cui il personaggio discute con me e anche con l’altro Montalbano, quello che appare in televisione», e a tal proposito non sappiamo ancora se Riccardino diventerà anche un episodio della serie tv.
A noi non resta quindi che ricevere questo dono provando un pizzico di malinconia al pensiero che non ce ne saranno altri; ma cerchiamo di accantonarla e lasciamo che sia il piacere della lettura a prevalere su tutto il resto. Lasciamo che Montalbano ci sorprenda anche quest’ultima volta, prima di salutarlo con gratitudine e con quel senso di rimpianto che appartiene fatalmente alle cose che ci sono più care.
Alessia Gazzola
 
 

La Repubblica, 14.7.2020
Un anno senza Andrea Camilleri, l'omaggio in tv e a teatro per il gigante della parola
Il suo spettacolo filmato al Teatro Greco di Siracusa proiettato in tante sale nel giorno dell'anniversario e una fitta programmazione sulla Rai per ricordare il grande maestro

L’omaggio della Rai è costruito con le sue apparizioni televisive, documentari, film tratti dai suoi libri. È difficile scegliere nel repertorio se si parla di Andrea Camilleri, che negli ultimi anni ha introdotto le avventure di Montalbano ed è stato intervistato sui temi più vari, dalla violenza sulle donne alla situazione dell’Italia, dagli sbarchi al razzismo; le sue riflessioni sono sempre acute e attuali.
A un anno dalla morte – il 17 luglio 2019 – lo scrittore viene ricordato e celebrato in tv e anche in teatro. L'iniziativa promossa il 17 dal Piccolo Teatro di Milano e dai Teatri Nazionali italiani – lo Stabile di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Nazionale di Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, lo Stabile di Napoli - rende omaggio al maestro con la proiezione in contemporanea nei teatri (e per Torino al Cinema Massimo), del film Conversazione su Tiresia dallo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l'11 giugno 2018, con la regia di Roberto Andò e prodotto da Palomar. Un gigante: solo in scena, Camilleri intreccia la storia dell'indovino cieco alla sua vita. "Un film prezioso” commenta il ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini “che ci restituisce la vitalità e l'intelligenza di un autore straordinario, proiettato nei Teatri Nazionali per un'iniziativa alla quale spero aderiscano quante più realtà possibili per rendere il giusto tributo a chi ancora ci emoziona con la sua creatività".
Il ricordo di Camilleri in tv inizia il 16 luglio alle 18.30 (e in replica il 17 alle 22.50) su Rai Storia con lo speciale Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore di Flavia Ruggeri, un viaggio nella produzione teatrale, televisiva e letteraria dello scrittore con interviste anche inedite e brani tratti dalle Teche Rai. Il programma I Lunatici, su Radio2 nella notte tra il 16 e il 17 luglio, ricorderà Camilleri trasmettendo un racconto biografico a lui dedicato.
Il rapporto di Camilleri con la Rai è durato una vita. Già negli anni Cinquanta è regista teatrale e inizia a lavorare alla radio, e nel decennio successivo è il primo a mettere in scena in Italia il “teatro dell’assurdo” di Beckett, Ionesco, Adamov che porta poi in tv. Cura sceneggiati di successo come Le avventure di Laura Storm con Lauretta Masiero, Il tenente Sheridan con Ubaldo Lay e Le inchieste del commissario Maigret con Gino Cervi; fa conoscere al grande pubblico televisivo Eduardo De Filippo. Dagli anni Ottanta, Camilleri affianca all’attività di regista quella di scrittore (i libri sono pubblicati da Sellerio) con romanzi di ambientazione siciliana. Nel 1992 pubblica La stagione della caccia e grazie soprattutto al passaparola dei lettori inizia a diventare un autore cult. Scrivere diventa la sua unica attività. Nel 1994 La forma dell'acqua è il primo racconto in cui compare il commissario Salvo Montalbano.
Nasce "il fenomeno Camilleri": nel 1996 vende 18 mila copie, oggi si arriva alla cifra record di 15 milioni. Viene tradotto in ventidue lingue. Grazie al produttore Carlo Degli Esposti, Montalbano diventa una serie televisiva con Luca Zingaretti che batte tutti i record d’ascolto. Il 17 luglio Unomattina dedica allo scrittore ampio spazio, ospitando Antonio Manzini, un passato da attore, autore delle avventure di Rocco Schiavone, già allievo dello stesso Camilleri all'Accademia Nazionale Silvio d'Amico; anche La vita in diretta Estate con Marcello Masi e Andrea Delogu, ricorda lo scrittore siciliano. Sempre Rai1 venerdì sera propone l’episodio La stanza numero 2 della serie Il giovane Montalbano 2 di Gianluca Maria Tavarelli con Michele Riondino. Montalbano e Livia (Sarah Felbelbaum) passeggiano sul lungomare mentre un hotel va a fuoco; tutti i clienti riescono a mettersi in salvo, a eccezione di uno che rimane intrappolato. Sabato 18 luglio Il caffè di Rai1, condotto da Roberta Ammendola e Pino Strabioli, ricorda lo scrittore.
Bella l'offerta di RaiPlay con il documentario Andrea Camilleri: io e la Rai firmato nel 2014 dalla nipote Alessandra Mortelliti, sul lavoro di funzionario, produttore, regista e anche addetto alla censura della tv pubblica. Camilleri sono, invece, è un’antologia delle apparizioni televisive. Si parte con un rarissimo intervento in bianco e nero, risalente al periodo del lavoro in Rai come regista, per passare al successo dello scrittore a metà degli anni '90, con le tante interviste rilasciate, tra gli altri, a Enzo Biagi e Monica Maggioni. Camilleri racconta il suo mondo, parla del legame con la Sicilia, l'amore per i libri, la popolarità raggiunta in età matura grazie a Montalbano. Un successo planetario, ma Camilleri è rimasto sé stesso. "Andrea apparteneva a una classe di intellettuali guidati dalla passione, con un occhio sulla vita e sul mondo. Persone di sostanza. Non come quelli che oggi si preoccupano dei like. Quando è diventato 'lo scrittore primo in classifica'- ha raccontato Luca Zingaretti - non l’ho visto cambiare di una virgola".
Silvia Fumarola
 
 

La Stampa, 14.7.2020
Tempi moderni
«Il gran teatro del mondo», quel gioco registico di Andrea Camilleri
Tra le tante imprese dello scrittore siciliano scomparso un anno fa, la trasformazione del classico di Calderón de la Barca in briosa parata delle diseguaglianze

Un anno senza Andrea Camilleri. Si moltiplicano le iniziative per ricordarlo. La sua eredità culturale è molto ricca. E include anche pagine meno frequentate. Un esempio può essere la regia che egli firmò per la televisione, più di cinquant’anni fa, de «Il gran teatro del mondo» di Pedro Calderón de la Barca. L’allestimento di Camilleri esalta quelle sfumature di fiera e sulfurea ironia che, pur percorrendo il testo come un sottofondo musicale, rischiavano di rimanere sotterranee, soffocate dal generale clima di austera solennità. Ma non solo. Regala pure vivacità al parlato dei personaggi, li mette in condizione di dispiegare per gli spettatori una ampia casistica di umane miserie, in una chiave quasi balzachiana, semplice. Indovinatissima proprio in questa chiave, la sua lettura risulta nuova, moderna, capace di comunicare con immediatezza sincera e spigliata. Mano particolarmente felice si coglie nella direzione degli attori, nel modo peculiare in cui Camilleri trasforma le loro battute in una specie di lunga cantilena ininterrotta, molto spagnola. Una tessitura severa. Scabra la messa in scena che fa da contrappunto alla complessità del testo. Un lavoro di pazienza sordo al luogo comune.
«Il gran teatro del mondo» di Calderón de la Barca è percorso così da brividi pirandelliani, sogghigni borghesi e sorprendenti torsioni buffonesche.
I protagonisti si trovano coinvolti in un singolare gioco di ruolo, di cui il Teatro diventa metafora assoluta. Con la riduzione e l’adattamento di Raffaello Lavagna, le bianche sculture sceniche di Angelo Canevari, le chiome degli alberi di Villa Celimontana di Roma, le luci di Giuliano Santi, Camilleri intreccia una rete fatta di suggestione, nella quale la trama di Calderón resta come impigliata, prigioniera, proiettata nel futuro, eppure assolutamente sé stessa. Curate da Camilleri sia la regia teatrale sia quella televisiva, lo spettacolo si conferma nella memoria come classico fra i classici. Spoglio e potente. Protagonista il dio-Autore, un’ombra mimica dietro un velario sospeso. La sua voce è quella di Nando Gazzolo.
La storia è nota. Il dio-Autore elegge il mondo a suo teatro personale. Decreta che vi si reciti la sua «teatrale festa giuliva». Saranno in scena uomini e donne. Per loro l’Autore ha scelto figure precise: il re, il ricco, il mendico, il contadino, la bellezza, la saggezza studiosa. La rappresentazione nascerà dal buio simile al caos e approderà al teatro che si nutre di luce. Saprà ciascuno ben interpretare la propria parte? Quelle che all’inizio si presentano come mere parvenze, ancora tutte da delineare e definire, manifestano poi le loro diverse identità sul «palcoscenico senza sipario del gran teatro del mondo». Ogni soggetto chiamato a recitare la propria parte, secondo il caso s’allegra o s’attrista.
Tra tutti, brilla ed è campione di umana gaglioffa simpatia il contadino, affidato da Camilleri a un grande Loris Gizzi. Prima ancora di conoscere il proprio compito, già paventa: «Faticare non è stato mai il mio miraggio». Si rassegna brontolando, farà quel che potrà. Ma, conoscendosi, prevede che sarà «un cattivo zappatore» e «un massaro ancora peggiore». Il suo destino si conferma gramo: gli tocca coltivare i campi con sudore e abnegazione ed è soggetto ai capricci del tempo atmosferico, dalle tempeste all’arsura. Anche una guerra può distruggere il suo raccolto. Le tasse, poi, lo vessano senza posa, che sia «il monarca, o dite magari il gerarca, il popolarca che comanda la barca». Ma lui ha i suoi piani. Non intende più soggiacere alle «stabilite tariffe». In barba al calmiere vuole arricchirsi, nasconderà perciò nei suoi granai il raccolto per fare aumentare i prezzi. In questo modo potrà vivere da «nababo» (sic!). L’Autore, del resto, è consapevole. Sa che, potendo scegliere, nessuno prenderebbe per sé la parte di povero o di lavoratore costretto a dura fatica.
Camilleri conduce con brio questa singolare parata delle diseguaglianze. Il mendico non si dà pace: «Solo per me la vita ha d’esser tragedia e perché per gli altri commedia?» In tutta coscienza ritiene di non meritare la propria disdetta. Ha gli stessi sentimenti degli altri, è fatto della stessa materia. Perché deve essere condannato a priori?
Il ricco, abbandonato a bagordi e gozzoviglie, lo scaccia con malagrazia, convinto che uno straccione non può dettare legge a un possidente. Questi vive circondato da amici e ipocriti che lo approvano comunque perché «dove c’è abbondanza non c’è mai di battimani mancanza». Anche la bellezza si cura solo di sé. Vampirescamente mira a ghermire le anime degli uomini, le inganna per annientarle. Nemmeno il re, chiuso nella sua gloria, ha risposte per il povero che gli chiede soccorso. Vagamente tediato, lo esorta a rivolgersi al suo ministro delle finanze. Il re è troppo occupato a «domare e a un sol fine legare tanti cervelli…»
Nel gran teatro del mondo, tutti partecipano alla «drammatica festa». Quando viene il momento di uscire di scena, un suono inaudito scuote l’intero palcoscenico. È un segnale. Andrea Camilleri ha scelto per questo l’avvio della Quinta Sinfonia di Beethoven. Tutti i personaggi devono lasciare il palcoscenico-mondo. Uno ad uno cadono nel rapido oblio di coloro che restano. Il re e la bellezza si dolgono molto per la fortuna perduta. Al contadino rincresce lasciare i propri figli in povertà, cosa che alimenterà il loro malanimo nei suoi confronti. Ma tant’è. La sua vita è stata una lotta costante contro disprezzo, rovi ed erbacce. Esce di scena spargendo semi invisibili. Un gesto quasi rituale di grande efficacia. Ora «il teatro si va spopolando». Il ricco e il mendico vengono chiamati insieme, l’uno disperato, l’altro sereno. Escono appaiati, schiena contro schiena, simili a facce di un Giano. Per ultima viene meno la saggezza.
Andando via, tutti devono lasciare costumi e attrezzi di scena. Anche il contadino viene separato dalla sua zappa. «Il villico!» esclama lui sornione, motteggiando affacciato sull’orlo dello straniamento: «Per dirla con quello stile pomposo e un po’ risonante usato in questa commedia…» Alcune lampade da campo vengono poggiate in terra. È il momento del giudizio. L’Autore usa giustizia e misericordia. Nel comporre la propria regia, Andrea Camilleri sembra avere presente un silenzioso metronomo. Un pendolo emozionale che oscilla con puntualità e costanza, costruendo con le parole e oltre le parole. Un virtuosismo di equilibrio e gusto che guarda lontano. Presagio di una prassi teatrale futura da costruire. L’audacia di una essenzialità che oggi, più che mai oggi, ci parla.
Rita Italiano
 
 

Archeoclub Agrigento - I luoghi di Empedocle, 14.7.2020
Artista all'opera
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Venerdì 17 luglio ore 18
Via Roma Porto Empedocle, palazzo comunale.
La via verso casa: A scalunata di Nenè
#PortoEmpedocle #andreacamilleri #casanatale #arte #cultura
@mariterra
 
 

Grandangolo Agrigento, 14.7.2020
Porto Empedocle rende omaggio a Camilleri con un’opera di Salvo Ligama

Ad un anno dalla scomparsa dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri anche la città si sta preparando per ricordarlo. A lavoro da qualche giorno l’artista Salvo Ligama che sta realizzando un grande murales raffigurante Andrea Camilleri.
Si tratta di un progetto di riqualificazione urbana che vede la partecipazione del Comune di Porto Empedocle in collaborazione con le associazioni Mariterra e Archeoclub.
L’opera verrà presenta venerdì 17 luglio alle ore 18 in via Roma.
 
 

Agrigento Notizie, 14.7.2020
Tutti in piedi per Andrea Camilleri, via all'evento: Fiorello ricorda lo scrittore
Alla scopertura del monumento, a cura di Sellerio Editore, avverrà la presentazione, da parte di Salvatore Ferlita di “Riccardino” l’ultimo della serie del Commissario Montalbano


La statua di Andrea Camilleri

Un anno dopo la morte dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri, Agrigento è pronta a ricordarlo. Una manifestazione, voluta fortemente da palazzo dei Giganti, dove vedrà sfilare attori e personaggi di cultura. L’evento, si terrà il 17 luglio. Giorno dell’anniversario dello scrittore.
La famiglia Camilleri ha espresso gradimento per l’opera e per la sua collocazione in via Atenea nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, luogo simbolo della Vigàta lettera
L’evento inaugurale si terrà alle 19.00, alla presenza del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto. A seguire, presentato da Barbara Capucci, l’attore Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del teatro Pirandello, terrà un breve monologo rievocando l’esame sostenuto per l’ammissione all’ “Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”, proprio con il professor Camilleri, nel lontano 1977.
Alla scopertura del monumento, a cura di Sellerio Editore, avverrà la presentazione, da parte di Salvatore Ferlita di “Riccardino” l’ultimo della serie del Commissario Montalbano, libro postumo in uscita in quelle ore, con lettura dell’incipit da parte del Presidente della Fondazione Teatro Pirandello, l’attore Gaetano Aronica.
Anche Rosario Fiorello ha voluto, a suo modo, ricordare la figura dello scrittore scomparso promuovendo in rete, con una sua imitazione vocale, l’evento organizzato dal Comune di Agrigento.
 
 

Agrigento Notizie, 14.7.2020
La voce di Fiorello e l'omaggio di un'intera città, il sindaco Firetto: "Ecco come ricorderemo Andrea Camilleri"
Sono diverse le iniziative promosse in occasione del primo anniversario di morte del grande scrittore empedoclino. Il primo cittadino ha presentato un intero programma che ricorderà il "padre" del commissario Montalbano

Dal 17 luglio, mi piazzo ad Agrigento e non mi muovo più". Così, Rosario Fiorello, imitando l’inconfondibile timbro della voce del compianto scrittore empedoclino, Andrea Camilleri, ricorda il maestro in un video che, il prossimo 17 luglio, nel primo anniversario di scomparsa, promuove la manifestazione “Agrigento incontra Camilleri”.
La statua del papà del commissario Montalbano, verrà collocata in via Atenea, alle 19:00 ed è lo stesso sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, dai microfoni di AgrigentoNotizie, spiega le motivazioni sulla scelta del luogo di collocazione dell’opera, costata cinquanta mila euro. La statua è stata arealizzata dallo scultore Giuseppe Agnello e donata alla città dall’operatore turistico, Mrgherita Marrazza.
“Dietro il Liceo Empedocle, a San Francesco – dice il sindaco - gli viene quel lampo di genio della Vigata Letteraria”
Giuseppe Caruana
 
 

Grandangolo Agrigento, 14.7.2020
Agrigento incontra Camilleri: intervista al sindaco Firetto


 
 

Adnkronos, 14.7.2020
Camilleri: I librai Feltrinelli rendono omaggio al Maestro, lettura di pagine dei suoi romanzi

Palermo - La ricerca linguistica di Camilleri è sicuramente uno dei suoi tratti distintivi, che negli anni ha contribuito a rendere i suoi romanzi peculiari, consacrandolo al grande pubblico. Attraverso l’invenzione di parole come “camurrìa”, “babbiata”, “friscoliddro”, entrate poi nell’uso quotidiano, Camilleri ibridava varietà di italiano e di dialetto, attribuendo alla sonorità linguistica un potere e una fascinazione senza pari.Per ricordarlo e rendergli omaggio, a un anno della sua scomparsa, e in occasione dell’uscita di “Riccardino” (Sellerio), l’ultimo episodio della serie del Commissario Montalbano che lo stesso autore ha conservato in un cassetto con la richiesta che venisse pubblicato solo all’indomani della sua morte, giovedì 16 luglio presso laFeltrinelli di Palermo verranno ricreate le atmosfere della Sicilia di Montalbano attraverso un appuntamento alle 17.30 e replicato alle 19: la suite per chitarra di Nino Nobile con le incursioni della fisarmonica di Roberto Gervasi creerà il tappeto musicale che accompagnerà le degustazioni delle arancine di Antica Focacceria San Francesco e i vini dell’azienda vitivinicola siciliana Planeta, offerti a tutti coloro che acquisteranno una copia di “Riccardino”.Ma l’omaggio a Camilleri coinvolgerà attivamente tutte le Librerie Feltrinelli d’Italia dove saranno realizzate esposizioni tematiche dei suoi libri e vetrine a lui dedicate. Inoltre, i librai laFeltrinelli ricorderanno il Maestro attraverso letture di brani tratti dai suoi romanzi e di pagine scelte da “Riccardino”, raccolte nella rubrica social #LaVoceDeiLibrai, che sarà pubblicata online sulla pagina Facebook di Librerie Feltrinelli in occasione dell’uscita del nuovo e ultimo romanzo dello scrittore. Con il suo pittoresco e ipnotico “vigatese” Camilleri è riuscito a farsi conoscere e capire da chiunque, arrivando in soli 15 anni dal suo esordio letterario a vendere oltre 20 milioni di copie. I suoi romanzi sono stati tradotti in 120 lingue e, come registrano le classifiche dell’osservatorio laFeltrinelli.it e IBS.it, sono rimasti saldamente posizionati tra i primi cinque libri più venduti per tutti gli anni dal 2010 al 2019.
 
 

Fanpage, 14.7.2020
“Riccardino” di Andrea Camilleri è il libro più venduto, ancor prima di uscire
L’ultima indagine del commissario Montalbano, che Andrea Camilleri aveva scritto prima di morire, uscirà il prossimo 16 luglio in tutte le librerie. Intanto è già al vertice delle classifiche di libri on line. “Riccardino” dello scrittore siciliano scomparso un anno fa è l’atto finale della saga con protagonista il commissario più amato d’Italia: “Finirà Montalbano, quando finisco io, uscirà l’ultimo libro.”

Ha conquistato il gradino più alto di Amazon ed è al momento secondo su Ibs. "Riccardino", l'ultima indagine del commissario Montalbano, uscirà in libreria il 16 luglio ma intanto è già in cima alle classifiche dei libri più venduti e promette di essere il protagonista assoluto dell'estate 2020. C'è grande attesa tra gli appassionati e fedeli lettori dei libri di Andrea Camilleri, un'uscita in coincidenza col primo anniversario dalla morte del grande scrittore siciliano.
Un paio di settimane fa, l'editore Sellerio aveva svelato la copertina dell'ultimo romanzo attraverso cui finalmente scopriremo il finale della saga con protagonista quel Salvo Montalbano così amato da lettori e spettatori italiani (a non solo) che in televisione ha vestito gli abiti di Luca Zingaretti. Per l'occasione, doppia edizione speciale del romanzo. La versione definitiva, del 2016, sarà quella ufficiale, mentre un secondo libro, che avrà al suo interno anche la prima stesura del 2005, sarà disponibile per i fan più accaniti dello scrittore di Porto Empedocle, scomparso lo scorso 17 luglio.
“Finirà Montalbano. Nel momento nel quale finisco io, finisce anche lui”: con queste parole Andrea Camilleri spiegava, ai microfoni di Fanpage.it, l’epilogo di una delle saghe più seguite degli ultimi anni, anche grazie alla fortunata serie televisiva interpretata da Luca Zingaretti. Una serie di avventure sempre nuove ci hanno accompagnati in questi anni, ma già da tempo lo scrittore siciliano aveva annunciato che, prima o poi, Montalbano avrebbe chiuso definitivamente con le indagini.
In che modo, non è dato saperlo. Ma era stato lo stesso Camilleri a rivelare, tempo fa, di aver già immaginato l’epilogo della storia: è infatti dal 2006 che Sellerio, lo storico editore di tutti i suoi libri, conserva gelosamente l’ultimo capitolo dedicato al commissario di Vigàta. Con l’avvicinarsi degli ottant'anni, quindi ben tredici anni fa, Camilleri ebbe l’illuminazione e scrisse quasi di getto l’avventura conclusiva, di cui ovviamente non si conoscono ancora i dettagli:
"La fine di Montalbano l'ho già scritta più di 13 anni fa. Recentemente l'ho rimaneggiata dal punto di vista stilistico ma non del contenuto. Finirà Montalbano, quando finisco io, uscirà l'ultimo libro. Quello che posso dire è che non si tratta tanto di un romanzo, quanto di un metaromanzo dove il Commissario dialoga con me e anche con l'altro Montalbano, quello televisivo."
 
 

Milenio, 14.7.2020
De Vargas Llosa a Camilleri: qué leemos esta semana
Libros de la semana
Seleccionamos algunas de las novedades editoriales en esta lista de recomendaciones curada por los editores de Laberinto.

Ciudad de México. El nuevo libro de Mario Vargas Llosa, Premio Nobel de Literatura, sobre Jorge Luis Borges; la centésima novela del fallecido maestro del thriller policiaco, Andrea Camillieri; o la crónica de una extraña estancia en el Golfo Pérsico... Estos son algunos de los libros que recomendamos esta semana.
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Tirar del hilo
Con esta novela, uno de los mejores representantes del thriller policiaco llegó a su libro número 100. Como en tantas ocasiones, el protagonista es el comisario Salvo Montalbano, enfrentado ahora a la necesidad de ayudar a las olas de migrantes que alcanzan las costas italianas. Las cosas se complican aún más cuando una amiga cercana aparece asesinada. La desgracia colectiva se anuda con la desgracia individual para ofrecer una visión desconsolada del presente europeo.
Andrea Camilleri | Salamandra | México, 2020 | 272 páginas
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Tv Fanpage, 14.7.2020
Il giovane Montalbano 2 una garanzia per gli ascolti, cresce Made in Sud
Ancora risultati eclatanti per lo spin off con Michele Riondino, che pure va in replica: il primo episodio della seconda stagione supera i 4,2 milioni di spettatori e il 21% di share. Ampia la forbice con Canale 5 (che ha trasmesso il film Appuntamento con l’amore) mentre continuano a crescere gli ascolti di Made in Sud.

Ancora un successo per Rai1 e Il giovane Montalbano, che insieme alla serie "madre" Il commissario Montalbano si conferma l'unica fiction in grado di fare numeri da capogiro anche in replica. L'episodio  “L’uomo che andava appresso ai funerali", prima puntata della seconda stagione andata in onda per la prima volta nel 2015, ha raccolto il 21% di share nella prima serata di lunedì 13 luglio 2020.
Gli ascolti di lunedì 13 luglio
Più precisamente, Il giovane Montalbano 2 ha raccolto 4.233.000 spettatori pari al 21,2% di share.
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Valeria Morini
 
 

La Repubblica, 14.7.2020
Siamo un tris d’autori da ombrellone

Compare sulla scena della nostra narrativa una creatura a tre teste, sei occhi e sei mani, animale bizzarro e sorprendente che muta pelle e cambia voce perché si tratta di una bestia parlante. Questo mostro, nel senso che è portentoso ma fa anche paura, racconta una storia (un giallo) da tre punti di vista diversi, stringe e scioglie nodi, ama più la bugia della verità ma lo fa senza regola apparente, secondo come gli gira. Quello che sembra vero all'inizio diventa falso alla fine e viceversa.
L'assassino non è il maggiordomo e prende forma solo nelle ultime pagine, secondo un canone tradizionale che però le sei mani scompaginano. Un po' Rashomon, certo, ma dentro un romanzo noir italiano non s'era ancora visto.
Le sei mani e i sei occhi appartengono a Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni e Cristina Cassar Scalia. Hanno scritto insieme, ma non un po' per uno — la voce, questo conta, è unica — Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero): commedia macabra in sei atti, due per ogni autore.
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Che ne dice, Maurizio de Giovanni? «[...] Noi giallisti raccontiamo la strada e le città e non ci percepiamo come rivali: se Manzini vende bene, i suoi lettori prima o poi leggeranno anche me, io ne sono felice e mi conviene. Non siamo animi nobili ma amici e facciamo gruppo, anche nel rispetto del grande padre di tutti noi, Andrea Camilleri. Il quale scelse un luogo, una lingua e ci mise seduti per terra ad ascoltare le sue storie. Tra qualche decennio ne apprezzeremo la reale importanza, e avremo coscienza che Andrea Camilleri è stato un colosso al pari di Simenon».
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Maurizio Crosetti
 
 

Sellerio Editore, 15.7.2020
Roberto Herlitzka legge in anteprima alcune pagine di "Riccardino"

Cari amici, l’attesa finalmente sta per terminare, ancora poche ore e scopriremo l’ultima avventura del commissario Montalbano. Per questa vigilia così speciale abbiamo chiesto a Roberto Herlitzka di leggere in anteprima per voi alcune pagine di “Riccardino” di Andrea Camilleri.
Mercoledì 15 luglio alle 18 in diretta sui nostri social e su sellerio.it.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 15.7.2020
Sellerio celebra Camilleri con “L’alba di Riccardino”

Sarà come il carro del sole che piano piano porta la luce tra gli abitanti della terra e così riscalda e illumina. Qualcosa di mitico, ancestrale e insieme felice e quotidiano. Si chiama "L'alba di Riccardino" l'evento organizzato all'Orto botanico di Palermo da Sellerio per salutare il giorno dell'uscita dell'ultimo romanzo che ha per protagonista il commissario Montalbano, consegnato a Elvira Sellerio nel 2005 da Camilleri in persona, custodito in un cassetto dopo la decisione di pubblicarlo postumo.
La tristezza per la morte del maestro è ancora tanta e le restrizioni per la pandemia del Covid 19 hanno ristretto il campo d'azione per accompagnare con la dovuta festosità l'uscita di "Riccardino", ma da Sellerio non si sono rassegnati solo agli eventi virtuali, come quello previsto per oggi alle 18 sulla pagina Facebook della casa editrice e nel quale Roberto Herlitzka leggerà in anteprima alcune pagine del libro. «Camilleri era un uomo di teatro e non era pensabile non organizzare un appuntamento fisico — racconta Olivia Sellerio — per questo abbiamo pensato a qualcosa che avesse la gioia di una festa e la solennità di un saluto: cosa c'è di più evocativo dell'alba? Aspettarla insieme e vedere salire il sole nel cielo accompagnati da tutti i risvegli di Montalbano letti da quattro straordinari attori palermitani». Quasi un'antologia orale che cuce insieme vari frammenti, l'appuntamento, per i primi 250 appassionati partecipanti, è per domani mattina alle 5, all'acquario delle ninfee, per ascoltare gli incipit dei trenta romanzi del commissario di Vigata, letti da Salvo Piparo, Vincenzo Pirrotta, Gigi Borruso e Filippo Luna con la direzione artistica di Sandro Tranchina.
Continua la Sellerio: «Leggendo di seguito gli incipit si può cogliere l'evoluzione stilistica e linguistica di Camilleri, è un crescendo con l'ingresso dei nuovi personaggi nelle storie. È stato straordinario constatare che ogni attore avrebbe potuto leggere e interpretare qualunque cosa, perché le parole nella loro lettura tornano a casa». Un'alba di voci tra le piante misteriose dell'Orto botanico che sono un inno alla vita e all'eternità vegetale, un'alba che racconterà dei bruschi risvegli di Montalbano, dei suoi sogni interrotti, di incubi scacciati, di telefoni come sveglie e di "camurrie" come buongiorno, fino al suono definitivo delle parole di "Riccardino", un coraggioso addio, affidato anche in questo caso alla voce di Herlitzka. Dal 1994 con "La forma dell'acqua", il primo romanzo in cui compare Salvo Montalbano, ad oggi con l'atto finale del commissario, atteso da tempo e deciso con fermezza dall'ironia un pizzico scaramantica del suo autore.
Venerdì 17 invece, giorno in cui ricorre l'anniversario di morte di Camilleri, i teatri Nazionali di Italia, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo e la casa di produzione Palomar, proietteranno in contemporanea " Conversazione su Tiresia" il film tratto dallo spettacolo teatrale andato in scena al teatro greco di Siracusa l'11 giugno del 2018, a cura di Valentina Alferj, per la regia di Roberto Andò e Stafano Vicario. Un racconto mitico pensato, scritto e narrato da Camilleri e nel quale i ricordi personali si intrecciano alla storia del cieco indovino Tiresia. «Sono molto felice dell'iniziativa — commenta Antonio Sellerio — perché è un segnale che rafforza il legame di Andrea con il teatro e perché immagino che per molti spettatori questa sarà l'occasione per ritornare a teatro dopo la tragica esperienza del lockdown». Un omaggio del teatro italiano a un autore indimenticabile che ha fatto della cecità uno strumento per indagare ancora più profondamente l'animo umano.
Eleonora Lombardo


L’omaggio
Vetrine e “arancini” alla Feltrinelli

Una vetrina completamente dedicata e la sua faccia sorniona che campeggia sulle pareti di quasi tutta la libreria, alla Feltrinelli di Palermo ci si prepara con un'atmosfera speciale a celebrare il "Sommo" nel giorno dell'uscita di "Riccardino". Un doppio appuntamento domani alle 17,30, e poi alle 19, con la suite per chitarra di Nino Nobile e le incursioni alla fisarmonica di Roberto Gervasi per ricreare le atmosfere della Sicilia, tra fantasia e realtà, creata da Andrea Camilleri. E per onorare il gusto per la buona tavola del commissario Montalbano nei due momenti del pomeriggio sarà possibile degustare le arancine della Focacceria San Francesco, che per l'occasione dovrebbero accettar d'essere arancini, e i vini Planeta.
e.l.
 
 

Rai News, 15.7.2020
Un libro per amico
L'ultimo Montalbano in libreria, Antonio Sellerio ricorda Camilleri

In uscita in libreria l'ultimo Montalbano, una pubblicazione postuma, come voluto dallo stesso Andrea Camilleri. Loretta Cavaricci ne ha parlato con l'editore, Antonio Sellerio, in questa puntata della rubrica Un libro per amico.
 
 

TGR Sicilia, 15.7.2020
Domani l'ultimo Montalbano di Camilleri
Cliccare qui per vedere il servizio
Davide Camarrone
 
 

ANSA, 15.7.2020
Camilleri, a un anno da morte inedito e tanti eventi
Franceschini, Conversazione su Tiresia "ci restituisce vitalità"

Roma. L'arrivo postumo in libreria dell'inedito 'Riccardino', il romanzo finale dell'amatissima serie del commissario Montalbano di cui Roberto Herlitzka leggerà in anteprima, il 15 luglio alle 18, alcune pagine in diretta streaming sui canali social e su sellerio.it e tanti eventi e appuntamenti in tutta Italia.
Andrea Camilleri, a un anno della morte, avvenuta il 17 luglio 2019, viene ricordato con grande vitalità e affetto, come una presenza che ancora ci emoziona e sorprende.
Fenomeno letterario da 31 milioni di copie, davvero unico e inimitabile, lo scrittore, morto a 93 anni, è diventato autore bestseller a oltre 70 anni e aveva detto: "il commissario finirà con me".
Nel giorno dell'anniversario della morte, nei Teatri Nazionali sarà proiettato 'Conversazione su Tiresia' . "Un film prezioso che ci restituisce la vitalità e l'intelligenza di un autore straordinario, proiettato nei Teatri Nazionali per un'iniziativa alla quale spero aderiscano quante più realtà possibili per rendere il giusto tributo a chi ancora ci emoziona con la sua creatività" dice il ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, dell'iniziativa promossa dal Piccolo Teatro di Milano e dai Teatri Nazionali italiani. Tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di e con Andrea Camilleri, andato in scena, in una serata indimenticabile a cura di Valentina Alfieri, al Teatro Greco di Siracusa, l'11 giugno del 2018, il film, prodotto da Palomar, con la regia di Roberto Andò, è stato proiettato come evento speciale al cinema per soli tre giorni nel novembre del 2018.
Saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore, insignito nel 2003 dal presidente della Repubblica della medaglia di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica, Camilleri, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, è autore di oltre 100 titoli e ha venduto in Italia con i libri pubblicati da Sellerio 25 milioni di copie e con i titoli Mondadori circa 6 milioni di copie. Come narratore ha esordito, dopo 14 rifiuti, nel 1978 con 'Il corso delle cose' pubblicato da Lalli cui e' seguito 'Un filo di fumo' apparso nel 1980 per Garzanti.
Allo scrittore viene dedicata anche una statua iperrealista, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello che sarà collocata ad Agrigento, di cui era cittadino onorario, in via Atenea, nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, luogo simbolo della Vigàta letteraria, con il plauso della famiglia dello scrittore.
L'uscita, il 16 luglio, di 'Riccardino', scritto a 80 anni, sarà festeggiata alle 5.00, al sorgere del sole, all'acquario delle ninfee dell'Orto Botanico di Palermo, con lo speciale appuntamento 'L' alba di Riccardino'. Proprio come in ogni romanzo di Salvo Montalbano che inizia con un risveglio o un sogno, i lettori sentiranno incipit e frammenti dalle pagine del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo e Vincenzo Pirrotta, con il coordinamento artistico di Sandro Tranchina.
Del romanzo, che tra le sorprese mette in scena il 'confronto-scontro' tra il commissario Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo, viene proposta anche un'edizione speciale, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui si può leggere la prima versione del libro del 2005 e quella definitiva, come da desiderio dell'autore.
Il primo romanzo in cui compare Salvo Montalbano è 'La forma dell'acqua' nel 1994. Riccardino venne consegnato da Camilleri a Elvira Sellerio nell'estate del 2005, con l'accordo di pubblicarlo in un domani indefinito. Come aveva raccontato Camilleri "Lei lo mise in un cassetto della casa editrice e da qui e' nata la leggenda che fosse in cassaforte. Ora lo ho rivisto". Era il 2016 quando Camilleri sentì l'urgenza di riprendere quel romanzo, era venuta l'ora di "sistemarlo". Nulla cambia nella trama, ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Anche il titolo che lo scrittore, diventato cieco negli ultimi anni, allora considerava provvisorio, ma al quale ormai si era affezionato, diventa nel 2016 definitivo.
I titoli dedicati al Commissario sono 27, trenta se si considerano 'Morte in mare aperto e altre indagini del giovane', 'Un mese con Montalbano' e 'Gli arancini di Montalbano'. Oltre a Riccardino, che conclude la serie, evento boom in tv con oltre 1,2 miliardi di spettatori, ci sono altri inediti nel cassetto.
Mauretta Capuano
 
 

il Giornale, 15.7.2020
E nell'ultima avventura Camilleri parlò con il suo Montalbano
Esce (in due diverse versioni...) "Riccardino", il metaromanzo che chiude la celebre saga

Andrea Camilleri - morto esattamente un anno fa - ha sempre amato raccontare storie in pubblico, ad alta voce, con le persone che intorno ad ascoltarlo. Amava scrutarne le emozioni e si divertiva un mondo a narrare con il tono profondo della sua voce.
Mi ha confessato che gli sarebbe piaciuto tanto mettersi per una volta a fare il cantastorie in piazza, vedere l'effetto che faceva sulla gente che passava per strada e poi passare con il cappello in mano a raccogliere i frutti delle emozioni che aveva distribuito. Camilleri era consapevole da uomo di teatro del risultato immediato che provocavano certe messe in scena capaci di essere applaudite o fischiate dal pubblico.
È forse per questo che quando si è trovato a scrivere l'ultimo romanzo della saga dedicata al commissario Salvo Montalbano ha deciso di condividerlo un po' per volta con i suoi lettori. Già nel 2005, dopo avere pubblicato La luna di carta, dichiarò di avere consegnato a Sellerio quella che sarebbe stata l'ultima avventura del suo personaggio e ne annunciava il titolo: Riccardino. Ammetteva di averlo fatto in piena lucidità e nel pieno delle sue forze. Si divertiva a giocare sul fatto che la gente si immaginasse quel suo manoscritto custodito in una inesistente cassaforte della casa editrice siciliana o che pensasse che era depositato in uno dei cassetti di quegli uffici. Camilleri era contento di averlo consegnato prima che la vecchiaia potesse minare le sue capacità di scrittore ed era convinto di avere costruito un romanzo finale definitivo. Era consapevole di ciò che era successo a Jean-Claude Izzo e Manuel Vazquez Montalban, che se ne erano andati prima dei loro Fabio Montale e Pepe Carvalho, e così, in maniera scaramantica, si era portato avanti. D'altra parte, sapeva che Agatha Christie aveva consegnato le avventure finali di Miss Marple e Hercule Poirot molti anni prima della sua dipartita, pilotandone strategicamente la pubblicazione.
Una volta consegnato Riccardino Camilleri avrebbe potuto restare in silenzio ma invece ha preferito condividere subito con i lettori l'emozione di avere consegnato quel testo, regalandone poi nel tempo anche qualche succoso spoiler: varie dichiarazioni sui giornali, una piccola anticipazione sulla rivista Stylos. E i lettori, fin da subito, hanno reagito alle sue rivelazioni: prima supplicandolo di non interrompere le storie di Montalbano e poi chiedendogli lumi sul destino del personaggio. Camilleri li ha accontentati non interrompendo sino all'ultimo la produzione di nuove indagini dedicate a Montalbano e ha chiarito subito che quel romanzo sarebbe stato qualcosa di particolare. Qualcosa di diverso da quello che si sarebbero potuti aspettare, un romanzo meno ovvio e meno scontato e sicuramente per lui più divertente da scrivere. Ora che Riccardino viene pubblicato da Sellerio, un giorno prima dell'anniversario della scomparsa del suo autore, il 17 luglio, finalmente si può affermare che l'autore siciliano è riuscito a portare a termine felicemente la sua impresa. Quello che conta di più in questa storia non è tanto il delitto di cui si deve occupare Salvo Montalbano bensì il suo rapporto diretto con il suo creatore e quello con il suo alter ego televisivo. Montalbano si sente vecchio e discute direttamente con Camilleri. E quando quest'ultimo gli suggerisce di non prestare orecchio all'opinione della gente, il poliziotto si incazza e reagisce quando si sente dire: «Senti un po', quando io stampo un libro e sono 500 mila copie si tocca il cielo con un dito; quando l'altro appare in televisione sono 10 milioni di spettatori: che vogliamo fare?». Sarà allora che nella testa del poliziotto si accenderà «un'idea montalbaniana». Un coup de théâtre che ribalta la storia e che conferma l'idea di Camilleri di regalare ai lettori un metaromanzo in cui i ruoli del narratore e dei suoi protagonisti si possano ribaltare come in Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello...
Per quanto riguarda l'evento editoriale, Sellerio ha deciso di proporre Riccardino in due edizioni: una con l'ultima stesura, del 2016; l'altra con anche la versione originale consegnata nel 2005. La trama non cambia nelle due versioni ma è interessante vedere l'adeguamento linguistico attuato da Camilleri a distanza di anni. Al titolo Riccardino l'autore è rimasto fedele nel tempo anche se avrebbe potuto cambiarlo. E, chiariamolo subito, è il nome della (da lì a poco) vittima che, nel cuore della notte, chiama il commissario Montalbano e gli dà appuntamento al bar Aurora di Vigata. Il poliziotto non conoscendo nessuno con quel nome pensa a uno scherzo o a un errore e cerca di riaddormentarsi, ma un'ora dopo gli arriva una chiamata dalla Questura da parte di Catarella: «Avevano sparato a un uomo, Fazio lo stava cercando. Inutilmente il commissario cercò di affidare l'indagine a Mimì Augello, perché gli anni principiavano a pesargli; aveva perso il piacere indescrivibile della caccia solitaria, insomma da qualichi tempo gli fagliava la gana, si era stuffato di aviri a chiffari coi cretini. Si precipitò sul posto, e scoprì che il morto era proprio Riccardino». Giunto sul luogo del delitto, Salvo Montalbano si sente preso in giro dalla gente che lo osserva dai balconi (e lo scambia per l'attore che lo interpreta in televisione) ma soprattutto dal suo autore che per l'ennesima volta lo ha messo in una situazione assurda, nella quale non vorrebbe trovarsi e dalla quale uscirà in maniera inaspettata...
Luca Crovi
 
 

Ufficio Stampa Rai, 15.7.2020
L'omaggio ad Andrea Camilleri
A un anno dalla morte, la programmazione delle reti Rai

Un viaggio nella produzione teatrale, televisiva e letteraria di Andrea Camilleri, anche attraverso le sue parole, e una prima serata di Rai1 dedicata al suo “eroe”, al quale è indissolubilmente legato: il Commissario Montalbano. A un anno dalla scomparsa del Maestro, il 17 luglio 2019, Rai gli rende omaggio con una programmazione speciale su tutte le sue reti e testate. Un omaggio che prende il via già giovedì 16 luglio alle 18.30 (e in replica venerdì 17 alle 22.50) su Rai Storia con lo Speciale “Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore” per la regia di Flavia Ruggeri. Lo Speciale “attraversa” la storia di Camilleri da quando comincia a lavorare per la Rai, in radiofonia. E, in Rai, mette in scena il “teatro dell’assurdo” di Beckett, Ionesco, Adamov, porta in tv Eduardo De Filippo, e cura sceneggiati entrati nella storia del piccolo schermo come “Le avventure di Laura Storm”, la serie del Tenente Sheridan e “Le inchieste del commissario Maigret”. Dagli anni Ottanta, Camilleri affianca all’attività di regista quella di scrittore con romanzi di ambientazione siciliana. Nel ‘92 pubblica “La stagione della caccia” e diventa un autore cult: arriverà a oltre 15 milioni di copie e traduzioni in ventidue lingue. Il successo dei libri con protagonista Montalbano è tale da convincere la Rai a produrre un vero e proprio serial con lo scorbutico e ironico commissario interpretato da Luca Zingaretti.
Nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 luglio, inoltre, “I Lunatici” di Radio2 ricorderanno Camilleri trasmettendo un racconto biografico a lui dedicato.
Venerdì 17 luglio, l’omaggio Rai attraverserà reti e testate televisive e radiofoniche con uno spot firmato da Direzione Creativa. Su Rai1, in particolare, “Unomattina” dedica a Camilleri ampio spazio, ospitando lo scrittore e attore Antonio Manzini, già allievo dello stesso Camilleri all'Accademia Nazionale di Arti Drammatiche Silvio d'Amico. Il ricordo di Camilleri sarà proposto anche da “La vita in diretta Estate” con Marcello Masi e Andrea Delogu. Sempre Rai1 propone in prima serata l’episodio de “Il Giovane Montalbano 2”, dal titolo “La stanza numero 2” di Gianluca Maria Tavarelli con Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Sarah Felberbaum. Durante una passeggiata sul lungomare, Salvo Montalbano e la fidanzata si imbattono in un incendio scoppiato in un hotel. Tutti i clienti sono riusciti a mettersi in salvo, ad eccezione di uno, che è rimasto intrappolato tra le fiamme. Vano sarà l’intervento di Salvo: l’uomo morirà nella propria stanza e le indagini del commissariato di Vigata accerteranno che l’incendio è doloso.
Sempre su Rai1, inoltre, sabato 18 luglio alle 8.30, il Caffè di Rai1, condotto da Roberta Ammendola e Pino Strabioli, aprirà la puntata nel ricordo di Camilleri.
RaiPlay, infine, lo celebra online con il documentario "Andrea Camilleri: io e la Rai" e l'antologia delle Teche Rai "Camilleri Sono". Il primo, firmato nel 2014 da Alessandra Mortelliti, racconta mezzo secolo durante il quale l'autore siciliano ha fatto tutt'altro che scrivere: funzionario, produttore, regista e anche addetto alla censura. Tutti ruoli ripercorsi dal documentario.
“Camilleri sono”, invece, è un’antologia di sue apparizioni televisive. Si parte con un rarissimo intervento in bianco e nero, risalente al periodo del lavoro in Rai come produttore e regista, per poi passare al successo dello scrittore a metà degli anni '90, con numerose interviste rilasciate, tra gli altri, a Enzo Biagi e Monica Maggioni. Il maestro Camilleri racconta di sé e del suo mondo, soffermandosi su aspetti come il legame con la Sicilia, l'amore per i libri, la popolarità raggiunta in età avanzata grazie al personaggio del commissario di Vigata.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 15.7.2020
- RAI 16 LUG 2020, 18:30
Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore
Su Rai Storia (canale 54) l'omaggio a un anno dalla morte

Dai ricordi di Gino Cervi in “Le inchieste del commissario Maigret” alla corrispondenza con Thomas Beckett, per strappargli il sì alla versione televisiva di “Finale di partita”; dal suo paragonarsi a una trapezista al successo di Montalbano e della sua Sicilia, reale e immaginata insieme. Ci sono le sue parole di regista, di curatore di sceneggiati storici, di “scopritore” di Eduardo De Filippo per la tv, di scrittore de “Il commissario Montalbano” nello Speciale “Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore” per la regia di Flavia Ruggeri, che Rai Cultura propone giovedì 16 luglio alle 18.30 su Rai Storia (e in replica venerdì 17 luglio alle 22.50) nel primo anniversario della morte di Camilleri.
Un viaggio nella produzione teatrale, televisiva e letteraria del maestro con interviste anche inedite e brani tratti dalle Teche Rai. Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, Camilleri già negli anni Cinquanta è regista teatrale e inizia a lavorare anche per la Rai, in radiofonia, e nel decennio successivo è il primo a mettere in scena in Italia il “teatro dell’assurdo” di Beckett, Ionesco, Adamov che porta poi in tv. Cura anche sceneggiati di successo come “Le avventure di Laura Storm” con Lauretta Masiero, la serie del Tenente Sheridan con Ubaldo Lay, ma soprattutto “Le inchieste del commissario Maigret” con Gino Cervi e ha il merito di far conoscere al grande pubblico televisivo la drammaturgia di Edoardo De Filippo.
Dagli anni Ottanta, Camilleri affianca all’attività di regista quella di scrittore con romanzi di ambientazione siciliana. E unica rimarrà la Sicilia che inventa e indaga, terra di misteri e ricchezze, popolata da una moltitudine di caratteri, di facce, una Sicilia diventata ormai luogo mitico di esplorazione per i suoi lettori. Come l'immaginaria cittadina di Vigàta.
Nel 1992 pubblica “La stagione della caccia” e inizia a diventare un autore cult: scrivere, d’ora in poi, diventa la sua unica attività. Nel 1994, “La forma dell'acqua” è il suo primo poliziesco dove compare il commissario Salvo Montalbano, ma solo con “Il Cane di terracotta” del 1995 definisce meglio i caratteri del protagonista che gli procura un successo strepitoso. Il “fenomeno Camilleri” si espande: se nel 1996 sono state vendute 18 mila copie, l'anno successivo si arriva a 170 mila. E nel 1998 a 900 mila copie, fino ai 15 milioni di oggi e alle traduzioni in ventidue lingue. Il successo dei libri con protagonista Montalbano è tale da convincere la Rai a produrre un vero e proprio serial con lo scorbutico e ironico commissario interpretato da Luca Zingaretti.
 
 

ámbito, 15.7.2020
Sale novela póstuma de Andrea Camilleri

Roma - Italia conmemora el primer año de la muerte de Andrea Camilleri con la llegada a las librerías de “Riccardino”, la novela inédita que pone fin a la serie del comisario Montalbano, y numerosos eventos de homenaje.
Hoy, Roberto Herlitzka leerá en “preestreno” algunas páginas de “Riccardino” vía streaming en las redes sociales y en la web de la editorial Sellerio, www.sellerio.it. A un año de su muerte, el 17 de julio de 2019, Camilleri es recordado con gran vitalidad y afecto, como una presencia que aún emociona y sorprende.
Fenómeno literario de 31 millones de ejemplares, único e inimitable, el escritor -fallecido a los 93 años- se volvió un autor best-seller con más de 70 años, y había dicho: “El comisario terminará conmigo”.
En el día del aniversario de su muerte, en los Teatros Nacionales se proyectará “Conversación sobre Tiresias”. “Un film precioso que nos devuelve la vitalidad y la inteligencia de un autor extraordinario”, dijo el ministro de Bienes Culturales italiano, Dario Franceschini. Tomado de un espectáculo teatral homónimo de y con Andrea Camilleri, la obra fue presentada en 2018 en el Teatro Griego de Siracusa. El film se proyectó como evento especial en el cine durante solo tres días en noviembre de 2018.
 
 

Quotidiano.net, 15.7.2020
Mollica: "Io e Camilleri, le nostre vite sempre a colori"
Il giornalista racconta l’amico scrittore morto un anno fa: uniti dall’affetto e da una malattia alla vista. Mi ha insegnato l’arte di non vedere.

Da un anno siamo senza Andrea Camilleri. La sua voce rauca, sonora, arrotata da mille milioni di sigarette, non c’è più. Non c’è più chi potrà inventare nuove avventure per il commissario più umano, più capace di guardare nelle profondità dell’anima che la letteratura italiana abbia conosciuto. Non c’è la sua ironia, non ci saranno quei suoi interventi, le interviste concesse da una casa piena di libri. La semplicità con cui sapeva descrivere i concetti più difficili. Ha raccontato la sua Sicilia, lui che non ci viveva più, come un mondo intero, ricco, denso di personaggi, di cibi, di sapori, di colori.
Spesso, da anni, Camilleri parlava con Vincenzo Mollica, 67 anni, inviato della Rai, giornalista di rara sensibilità che proprio allo scrittore ha dedicato la vittoria del premio Bianchi. Insieme, Camilleri e Mollica vivevano anche il dolore di non poter più vedere i colori del mondo come una volta.
Parlavate spesso con Camilleri. Che cosa vi dicevate?
"Camilleri mi ha insegnato l’arte di non vedere. Di vedere anche se non ci vedo. Parlavamo spesso della nostra malattia, e lui mi raccontava di come, la sera, pensasse a un quadro, e cercasse di riprodurne nella mente i colori, colori vividi, accesi. La notte, faceva sogni colorati, e al mattino aveva ancora negli occhi quei colori. Camilleri mi ha insegnato che si vede anche con l’udito: che si possono apprezzare i film, per esempio, anche senza vedere. Lui non ci vedeva più, ma riusciva ad apprezzare i film. La performance di un attore, la capisci persino meglio se non lo vedi".
A Camilleri lei era molto legato. Parlavate della vita, della letteratura. Che frase ricorda di lui?
"Mi fece molto sorridere quando mi disse: “Non si può essere contemporanei per tutta la vita”. E aggiungeva: ho smesso di essere contemporaneo quando hanno inventato la minigonna, e ancora di più quando i Beatles si sono sciolti".
E lei, quando ha smesso di essere contemporaneo?
"Io non so neppure se lo sono mai stato".
Che cosa ammirava di Camilleri?
"La grazia della sua scrittura, la sua musicalità, la sua dolcezza nel raccontare ogni personaggio, il suo pudore".
La sua vista?
"Come quella di Totò. Qualche ombra, e qualche figura nella periferia del campo visivo. Come Camilleri anch’io non posso più leggere né scrivere, non posso disegnare se non scarabocchi. Ma non mi preoccupo, non ho paura. Me lo ha insegnato lui: quando arriverà il buio, lo accetterò".
Che cosa amava, Camilleri, del suo personaggio di Montalbano?
"Mi diceva sempre che amava, di Salvo Montalbano, una lealtà di fondo. Un suo essere come noi, ma non vile, non pusillanime: una persona perbene, niente di meno e niente di più".
Lei scriverà mai una sua autobiografia?
"Ho in mente il titolo: ’Prima che mi dimentichi di tutto’. Il testo saranno tutte pagine bianche, perché avrò già dimenticato".
Ha intervistato i più grandi, nel cinema. Quale attore sentiva più vicino?
"Marcello Mastroianni. Per la sua ironia, la sua semplicità, la sua delicatezza. La sua educazione. E Sophia Loren, una donna bellissima ma anche di rara intelligenza. Mi ha sempre colpito la sua timidezza".
La fede le appartiene?
"Come mi disse Vittorio Gassman nella sua ultima intervista , ”Ogni tanto parlo col capoccia, ma a modo mio”. Sì, sono credente, da sempre".
Lei ha paura del futuro, del buio?
"No. Penso a una canzone di Doris Day, che dice ‘Che sarà, sarà’. Penso la stessa cosa. E penso ad Andrea".
Giovanni Bogani
 
 

Teleacras, 15.7.2020
Paolo Cilona ricorda Camilleri un anno dopo (video intervista)

Ad Agrigento, domani, giovedì 16 luglio, nella terrazza – giardino di Porta di Ponte, alle ore 18,15, nell’ambito della rassegna “Autori in Girgenti”, sarà presentato il nuovo libro di Paolo Cilona intitolato “Ricordare Camilleri, un anno dopo”. Insieme all’autore interverranno Enzo Alessi, Alessandro Accurso Tagano e Maria Giuseppina Terrasi.
In proposito oggi al Videogiornale di Teleacras è in onda un’intervista allo stesso Paolo Cilona.


 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 15.7.2020
A un anno dalla morte organizzati vari eventi.
Tra questi l’inaugurazione di una statua e di un murale
Agrigento e Porto Empedocle omaggiano Andrea Camilleri

Le città di Agrigento e Porto Empedocle sono in fermento per ricordare al meglio Andrea Camilleri ad un anno dalla scomparsa. Il 17 luglio 2019 morì non solo uno degli scrittori contemporanei più amati nel mondo, ma anche uno dei figli di cui le due realtà possono vantarsi. Traendone benefici in termini di visibilità turistica. Venerdì prossimo sono in programma vari momenti, tutti di grande spessore.
Il comune di Agrigento, la “Fondazione Teatro Luigi Pirandello” e la “Strada degli Scrittori”, ricorderanno la figura dell’autore scoprendo una scultura a lui dedicata.
«La famiglia Camilleri – fanno sapere da Palazzo dei Giganti – ha espresso gradimento per l’opera e per la sua collocazione in via Atenea nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, luogo simbolo della Vigàta letteraria. La scultura è stata donata al Comune dalla dott.ssa Margherita Marrazza che pur non essendo siciliana ha voluto esprimere gratitudine nei confronti della Città dei templi e di Andrea Camilleri.
L’opera, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello, dopo l’Atto di donazione è stata acquisita al patrimonio artistico comunale. La scultura iperrealista, coglie l’immagine dello scrittore seduto al tavolino di un Caffè, con una sedia libera accanto, a disposizione di quanti, percorrendo “il salotto buono” della città, avranno il piacere di sedersi per qualche istante, accanto all’autore di tanti successi editoriali».

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L’Evento inaugurale si terrà alle ore 19.00, alla presenza del Sindaco Calogero Firetto. A seguire, presentato da Barbara Capucci, l’attore Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del Teatro Pirandello, terrà un breve monologo rievocando l’esame sostenuto per l’ammissione all’ “Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”, proprio con il professor Camilleri, nel lontano 1977.
Contestualmente alla scopertura del monumento, a cura di Sellerio Editore, avverrà la presentazione, da parte del prof. Salvatore Ferlita di “Riccardino” l’ultimo della serie del Commissario Montalbano, libro postumo in uscita in quelle ore, con lettura dell’incipit da parte del Presidente della Fondazione Teatro Pirandello, l’attore Gaetano Aronica.
Anche il popolare showman Rosario Fiorello ha voluto, a suo modo, ricordare la figura dello scrittore scomparso promuovendo in Rete, con una sua imitazione vocale, l’evento organizzato dal Comune di Agrigento.



Quasi negli stessi momenti, a Porto Empedocle, a due passi dalla casa in cui Camilleri trascorreva alcuni giorni di vacanza, alle spalle del Municipio, verrà inaugurata alle 18 la gigantografia realizzata dall’artista Ligama su stimolo dell’Archeoclub e dell’Associazione Mariterra. L’opera sorge sulla parte laterale del palazzo municipale, proprio all’inizio del vicolo con la scaletta che conduce a casa Camilleri. Il tutto all’interno di un percorso di rigenerazione urbana dal titolo: “La via verso casa: A scalunata di Nenè” che prevede tra l’altro una decorazione artistica con i titoli dei libri più famosi dello scrittore empedoclino.
L’amministrazione comunale, con l’assessore alla cultura, Calogero Conigliaro, ha organizzato alcuni eventi: in piazza Kennedy, alle ore 21, verrà proiettata una intervista del giornalista Felice Cavallaro allo scrittore. Sabato alle ore 20, si terrà la manifestazione “Testi e luoghi della Vigàta di Andrea Camilleri”, al secondo piano della Torre di Carlo V; alle ore 21 degustazione al baglio della Torre, di cibi realizzati da alcuni chef, intervallata da letture descrittive delle pietanze locali, tratte dai romanzi di Camilleri.
Francesco Di Mare
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 15.7.2020
Agrigento, la statua di Camilleri contesa fra due città: "Scippata a Porto Empedocle"
La scultura sarà sistemata in via Atenea ma il comune d'origine dello scrittore protesta: "L'artista l'aveva promessa a noi". Ma Agnello smentisce

Chissà cosa ne direbbe il commissario Montalbano della disfida sulla statua del suo “papà”. Nella terra di Pirandello e Camilleri, la storia della scultura raffigurante lo scrittore, seduto a fumare, sembra uscire dalle pagine di un romanzo. In piena corsa per i preparativi per ricordare lo scrittore, a un anno dalla sua morte, a tenere banco è la storia della statua contesa. L’opera di Giuseppe Agnello (lo stesso autore di Sciascia a Racalmuto e del commissario Montalbano a Porto Empedocle) verrà posta in piazza San Francesco, ad Agrigento, dove “nasce Vigata”, così come scriveva Camilleri in uno dei suoi romanzi, citando il posto da lui inventato in cui sono ambientate le avventure del commissario.
Un luogo che però, eccetto la piazzetta, si identifica con Porto Empedocle, cittadina dove lo scrittore ha vissuto gran parte della sua vita, prima di trasferirsi a Roma. La stessa statua era stata “promessa” dallo scultore, appena un anno fa, al sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina, che adesso ne ribadisce la paternità e parla di gesto poco nobile. «Avevo strappato una promessa a Giuseppe Agnello – dice il sindaco empedoclino - avevamo anche parlato dell’importo ma poi tutto si è eclissato e improvvisamente vengo a sapere che la statua verrà posta ad Agrigento, in piazza San Francesco».
Dal canto suo lo scultore Giuseppe Agnello smentisce l’accordo con il sindaco di Porto Empedocle: “Ci eravamo incontrati per l’anniversario di Camilleri a settembre ho parlato del progetto ma non ho promesso niente a nessuno. A febbraio sono stato chiamato dall’amministrazione per fissare un incontro ma questo poi, per via del Covid non c’è mai stato. Io non avevo alcun accordo con il Comune di Porto Empedocle”.
Ad annunciare la nuova scultura che verrà posta nella centrale via Atenea è stato Lillo Firetto, sindaco di Agrigento, pochi giorni fa, durante la presentazione degli eventi commemorativi per lo scrittore. «Camilleri però è di Porto Empedocle – ribadisce Carmine – è il nostro simbolo».
I corsi e ricorsi storici portano alle cronache una “battaglia” che si era già avuta con Luigi Pirandello, nato per caso in una casa di contrada Caos, al confine tra Agrigento e Porto Empedocle, ma da sempre ritenuto da tutti agrigentino.
Alan David Scifo
 
 

TeleRama, 15.7.2020
Trasmissione dedicata ad Andrea Camilleri, con intervento di Giuseppe Fabiano
 
 

Dire, 15.7.2020
A Reggio Calabria arriva l’ultima indagine di Montalbano ‘Riccardino’ e ci sarà anche Catarella
L'attore siciliano Angelo Russo venerdì 17 luglio incontrerà i lettori e firmerà le copie del romanzo postumo di Andrea Camilleri presso la libreria Ave di Reggio Calabria

Reggio Calabria – L’attore siciliano Angelo Russo noto come l’agente Catarella nella fiction Rai Montalbano sara’ venerdi’ 17 luglio a Reggio Calabria per la presentazione del romanzo postumo di Andrea Camilleri “Riccardino” il cui protagonista e’ il noto commissario. A partire dalle 16:00 Russo incontrera’ i lettori e firmera’ le copie del libro presso la libreria Ave di Reggio Calabria. L’evento sara’ preceduto, alle 12:00, da un incontro in questura nel corso del quale si parlera’ de ‘Il metodo Camilleri, Montalbano e la polizia oltre i romanzi’.
Parteciperanno il questore Maurizio Vallone, il giornalista Domenico Nunnari e il presidente della Lega navale di Reggio Calabria Valerio Berti. Moderera’ Alessio Petrolino.
Mario Vetere
 
 

Sky Tg24, 15.7.2020
Lifestyle
Renata Colorni a Sky Tg24: "Il mio mezzo secolo tra i libri da Freud ai Meridiani"
I CONSIGLI DI LETTURA La responsabile della più autorevole delle collane della Mondadori va in pensione. E alla rubrica dell'account Instagram racconta cinquant'anni di editoria: dall'insospettabile capacità di rinnovamento dei classici al valore (anche economico) di una buona traduzione, passando per i ricordi e gli incontri con poeti e scrittori come Luzi, Camilleri e Bertolucci

C’è Attilio Bertolucci, che alla notizia di essere canonizzato in vita nei Meridiani esprime la sua gioia ma avverte: “Per carità, non voglio finire come il povero Vittorio Sereni, sepolto dalle varianti”. E c’è Mario Luzi, "uno che il Meridiano lo accolse come un atto doveroso e in qualche modo dovuto”. C'è Andrea Camilleri ("che invece ha lasciato grande libertà ai curatori") e ci sono le infinite attese per arrivare al volume dedicato a Sandro Penna.
Per più di mezzo secolo Renata Colorni ha lavorato coi libri. Una lunga esperienza affollata di ricordi e di aneddoti e culminata nei venticinque anni di direzione della più autorevole delle collane della Mondadori.
[...]
Filippo Maria Battaglia
 
 

Cose Nostre, 15.7.2020
Dedicato a Catarella

Non amo gli autoritratti fatti col cellulare (i selfie, come li chiamano tutti).
Ma tre di queste foto le ho volute e cercate, sono quelle fatti con Veltroni, Bettazzi e… Catarella.
Come? Direte voi, con Catarella, quello che fa la parte del centralinista imbranato nel distaccamento di polizia di Vigata nella serie dedicata al Montalbano di Camilleri?!?
Sì, proprio lui, interpretato dal bravissimo attore Angelo Russo che ho incontrato ad Erice, in albergo, durante un giro turistico nella meravigliosa Trinacria, a Settembre.
Una domanda: “Siete, siamo sicuri che Catarella sia un poliziotto solo imbranato? A vedere sembra di sì. Infatti i suoi gesti maldestri, tanto gustosi e ilari, appartengono al vasto e sempre efficace repertorio della comicità.
Eppure, eppure in certi momenti scopri un Catarella che non ti aspetti, infatti anche il sagace, intelligente e affascinante commissario Montalbano ha bisogno di Catarella quando deve “trafficare” con il computer, campo in cui Salvo si rivela un vero dilettante. Catarella lì invece si svela come un vero genio riuscendo a fare delle autentiche acrobazie. Che inevitabilmente fanno esclamare a Montalbano: “Catare’, mizzica, mitico sei!”
Non solo, il nostro uomo si rivela di una sensibilità umana delicata e commovente come, dopo aver assistito allo sbarco di immigrati clandestini e aver visto una donna e il figlioletto appena nato morti annegati, si mette a piangere a dirotto sulla spalla del commissario Montalbano, chiedendo di essere esonerato da quel servizio perché: “Troppo dolore c’è, commissario, troppo dolore” dice.
Un personaggio, dunque, tutt’altro che banale.
Poniamoci una domanda: perché questa serie televisiva ha raggiunto questa popolarità? La risposta non è semplice.
C’è, ed è ovvio, la genialità di Camilleri. Uno scrittore che scrive con la penna intinta nel sangue vivo della vita delle persone. C’è una fotografia scenica bellissima, con una luce sfolgorante e l’immagine di una Sicilia con paesaggi naturali e città che vivono in simbiosi perché perfettamente integrati. I protagonisti sono agenti di polizia nati nel luogo ove operano: si muovono come pesci nella loro acqua. E sono legati da vera amicizia e stima reciproca.
Soprattutto in Montalbano, e nei suoi collaboratori; molti vedono personificato uno Stato capace di stare vicino ai cittadini e non si lascia corrompere da giochi di potere. La loro fedeltà e rispetto delle leggi è assoluta. Straordinaria è la risposta, nell’episodio “Il Giro di boa”, di Montalbano a Mimì Augello, all’indomani dei fatti del G8 di Genova, che gli dice: “Vuoi andar via perché ti senti tradito” Risposta: “Io non mi sento tradito: sono stato tradito.”
Ecco chi è Montalbano e chi sono i suoi amici: la trasfigurazione di chi vorremmo essere e chi vorremmo per amici. Compresa la paziente Livia.
E poi volete mettere la cucina siciliana, altra indiscussa protagonista, ed il gesto di divino appagamento quando Montalbano mangia la “pasta ‘ncasciata”?
Vittorio Mosca
 
 

Ouest-France, 15.7.2020
Télévision. La prodigieuse vitalité des séries italiennes
France 2 diffuse « L’Amie prodigieuse », série transalpine adaptée du best-seller d’Elena Ferrante. Mais ce n’est pas la seule fiction italienne, dont la production est en plein essor, à connaître le succès dans l’Hexagone.

Les séries policières classiques, œuvres de la télévision publique, la RAI, ont déjà fait la conquête du public français : Montalbano (depuis 2000, de retour le 26 juillet sur France 3), Maltese (2018, France 3) ou Squadra criminale (2017, Arte). Mais la production se diversifie.
[...]
Céline Fontana
 
 

Sellerio Editore, 16.7.2020

L'evento è stato rinviato al 22 luglio a causa del nubifragio che il giorno precedente ha colpito Palermo


Giovedì 16 luglio la casa editrice Sellerio festeggia insieme a voi lettori l’arrivo in libreria di Riccardino di Andrea Camilleri.
Alle 5,00 presso l'acquario delle ninfee del giardino dell’Orto Botanico (via Lincoln 2) potrete assistere a L’alba di Riccardino. Incipit e frammenti dalle pagine del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo e Vincenzo Pirrotta, per accogliere l'ultimo atto della grande epopea di Montalbano.
L’ingresso all’evento è libero fino ad esaurimento posti disponibili, secondo le attuali normative anti covid.
È possibile ritirare il biglietto di accredito presso l’Orto Botanico.
 
 

Sellerio Editore, 16.7.2020
Mezzanotte con ‘Riccardino’ di Andrea Camilleri
Giovedì 16 luglio alle 00.00, apertura straordinaria della Libreria Tuttilibri Mondadori di Formia (LT), in via Vitruvio 73, in occasione dell'uscita di Riccardino di Andrea Camilleri.
Mezzanotte con ‘Riccardino’ di Andrea Camilleri
Giovedì 16 luglio alle 00.00, apertura straordinaria della libreria Minerva di Roma, in Piazza Fiume 8, in occasione dell'uscita di Riccardino di Andrea Camilleri.
Mezzanotte con ‘Riccardino’ di Andrea Camilleri
Giovedì 16 luglio alle 00.00, apertura straordinaria della Fiera del libro di Gaeta (LT), in via Battaglione degli Alpini, in occasione dell'uscita di Riccardino di Andrea Camilleri.
Omaggio ad Andrea Camilleri
Giovedì 16 luglio alle ore 19.00, nello spazio all'aperto del Tennis Erba di Parco Majnoni a Erba (CO), la Libreria di Via Volta presenta Riccardino di Andrea Camilleri. Interviene Konrad Corrado Dugo.
Omaggio ad Andrea Camilleri
Giovedì 16 luglio alle 19.00, in Piazza Matteotti a Ragusa, la libreria Flaccavento ricorda Andrea Camilleri in occasione dell'uscita di Riccardino, il capitolo finale del commissario Montalbano. Interviene Giuseppe Leone.
 
 

Caterpillar estate, 16.7.2020
Cliccare qui per ascoltare la puntata

Con Sara Zambotti e Paolo Maggioni
Sono intervenuti di Giancarlo De Cataldo e Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club
 
 

la Feltrinelli Libri e Musica, 16.7.2020
via Cavour 133, Palermo - AREA ESTERNA ALLA ZTL - tel. 02 9194 7777
Un’arancina per Montalbano!

Sbarca il 16 luglio in libreria, a un anno dalla morte di Andrea Camilleri, Riccardino (Sellerio) il tanto atteso ultimo capitolo di Montalbano. In memoria dell’amatissimo scrittore e del suo iconico personaggio, nella giornata di giovedì - esibendo lo scontrino al bar della libreria – un omaggio goloso per chi acquista una copia del libro: un’arancinetta e un calice di vino offerto dalle cantine Planeta.
Nel pomeriggio poi, due spot musicali live itineranti, suonati dai maestri Nino Nobile alla chitarra e Roberto Gervasi alla fisarmonica, che ci restituiranno le magiche atmosfere sicule che fanno da sfondo alle storie del commissario più famoso d’Italia.
Vi aspettiamo!
A giovedì pomeriggio
 
 

La Repubblica, 16.7.2020
Ecco "Riccardino", ultima avventura del commissario pubblicata postuma secondo le volontà di Andrea Camilleri che ne scrisse due versioni. Stessa trama, ma diversa la lingua
Montalbano torna in scena per dirci addio
Salvo sente il peso degli anni e ostenta una disaffezione al lavoro che è carica di ben altre insofferenze
E se ne lamenta con il suo creatore

La fine è arrivata e ha una voce "squillanti e fistevoli": "Riccardino sono!". Alle cinque del mattino Salvo Montalbano viene strappato dal sonno. E per noi lettori quel brusco risveglio, senza che ci siano di mezzo sarde a beccafico sbaffate la sera avanti o "mali pinseri", ha una vibrazione diversa, carica di presagi. Non è Catarella, centralinista del commissariato di Vigàta, che concitatamente e nella sua strampalata lingua, annuncia il ritrovamento di un cadavere, ma l'uomo che di lì a pochi istanti finirà morto ammazzato dando il via all'ultima indagine di Montalbano. Riccardino dunque, vittima ma anche colpevole della fine di un personaggio che ci accompagna da un quarto di secolo.
Sappiamo già cosa non accadrà. È Andrea Camilleri ad avercelo detto, ben prima di lasciarci il 17 luglio di un anno fa, quando si pose il problema della serialità e lo risolse decidendo che avrebbe fatto invecchiare il suo commissario e non se ne sarebbe liberato con un colpo di pistola. Una questione scaramantica, per non finire come i suoi amici Jean-Claude Izzo e Manuel Vázquez Montálban: morti prima dei loro personaggi.
Sappiamo dunque che alla fine di questa storia dovremo dire addio a Montalbano, ma non sappiamo ancora come. Un giallo nel giallo, che inizia al solito con una telefonata: "Riccardino sono!". Quello del titolo provvisorio consegnato a Elvira Sellerio nell'estate del 2005 a cui Camilleri si affezionò al punto da riproporlo undici anni dopo nella versione definitiva con l'obbligo che venisse pubblicato postumo. Nel 2016, dopo avere firmato altri quindici romanzi di Montalbano, Camilleri volle rileggere quell'ultima indagine. Si accorse allora che la trama funzionava, ma non la lingua.
Vigàta è una terra reale seppur inventata: negli anni si è abitata di uomini, avvenimenti e parole. Nelle sue strade non si parla il dialetto ma un idioletto, un nuovo idioma che nasce dalla sapiente manomissione del siciliano. E che proprio come una lingua viva, muta e si trasforma. Ecco allora il Maestro che si rilegge, anzi si fa rileggere ciò che ha scritto perché ha ormai perduto la vista. Resta in silenzio, fuma una sigaretta e poi corregge. Interviene sui giri delle frasi, evidenzia i dettagli, reinventa nuovi ordini di parole, rimodula l'interpunzione, bada all'armonia delle sillabe, ai prefissi... Plasma la storia nel suo idioletto, la cesella con cura perché sia testamento stilistico oltre che capitolo definitivo.
Per sua volontà Sellerio pubblica oggi la versione definitiva, ma anche un'edizione speciale con i due testi a confronto e in appendice una nota di Salvatore Silvano Nigro, professore di letteratura italiana e autore di tutti i risvolti di copertina di Camilleri, che spiega il passaggio da lingua "bastarda" a lingua inventata e sottolinea la stanchezza del commissario.
Montalbano sente il peso degli anni e ostenta una disaffezione al lavoro che è carica di ben altre insofferenze. Quando l'ennesimo promettente poliziotto del nord piomba sulla scena del delitto per sottrargli l'indagine, lui quasi ci spera. Ma poi non accade e il fastidio cresce mentre la gente tutto attorno si lamenta perché lui è il commissario vero e non quello della televisione. Gli viene "'na violenta botta di nirbùso" perché, come ci racconta, una decina di anni prima aveva avuto "la bella isata d'ingegno di contare a 'n autore locali 'na storia che gli era capitata e quello di subito ci aviva arracamato sopra un rumanzo". Poi un altro e un altro ancora, le traduzioni all'estero, la serie televisiva, il successo. Da quel momento "la musica era cangiata". Montalbano ingaggia un duello con il suo doppio e anche con l'autore. Quest'ultimo interviene in pagina con fax e telefonate, vuole influenzare le indagini, fare le cose a modo suo. Il romanzo si trasforma in metaromanzo, ma con il solito, superbo senso dell'umorismo. Il commissario accusa l'autore di incongruenze, americanate, effetti speciali. Gli chiede di lasciarlo in pace: che si faccia gli affari suoi, che si dedichi a quei romanzi storico-civili di cui tanto si è riempito la bocca. I lettori ascoltano, confondono il piano della realtà con quello dell'invenzione, si ritrovano proiettati su un palcoscenico pirandelliano, spettatori di un ultimo atto su cui risuona la voce baritonale e roca di Camilleri. Poi la parola che non vorremmo pronunciare, ma che sappiamo già da quel brusco risveglio essere definitiva: fine. Montalbano esce di scena. Dalla platea si alza un sottile fumo di sigaretta. Grazie Maestro.
Stefania Parmeggiani
 
 

La Repubblica, 16.7.2020
L'inedito
Il personaggio e l’autore duello pirandelliano
Estratto dal cap.11 della versione 2016

«Montalbà, tu non me la conti giusta» esordì il profissori.
Aviva la voci cchiù arragatata del solito. Quante sicarette s'era fumato, cento e passa?
«Perché?».
«Montalbà, tu sei stato sincero poco fa quanno hai detto a Fazio che non è a lui che vuoi fari nesciri 'u senso. Allura però t'addimanno: lo vuoi fari nesciri a mia? O meglio, stai facenno 'n modo che l'autri, i miei lettori, non i recensori che tanto i recensori manco mi leggino, pensino che non ci sto cchiù con la testa? Che mi sono completamente rincoglionito? Il che è pericolosamente verosimile, dato che tra qualche mese faccio ottanta anni».
«Congratulazioni e auguri. Senti, sono in ufficio e ho da fare. Non ho capito 'n'amata minchia del pirchì tu ti sei amminchiato che io voglio fari accridiri che tu non raggiuni cchiù per le vicchiaglie. Mi fai il piacere d'essere più chiaro?».
«Sarò chiarissimo. Mi stai facenno scriviri sulla storia di Riccardino un romanzo di merda. 'Na minchiata che non reggi».
«Dici davero?».
«Davero. Tu stai mettendo in gioco apposta una grandissima quantità di elementi contraddittori tenendoli tutti sullo stesso piano in modo che il lettore ci si perda dentro. Questo giallo è un guazzabuglio che pare scritto da un principiante».
«Mi stai forsi accusanno di farlo d'approposito? Ma se ti giuro che le cosi stanno esattamenti accussì, che ci pozzo fari?».
«No, le cose non stanno esattamente così. Sei tu che stai facendo in modo che le cose stiano così».
«Ma a che scopo io incasinerei una mia stessa indagine?».
«Quanto sei 'nnuccentuzzo, Montalbà! Tu accomenzasti già tempo fa con la storia delle dù fìmmine e del morto ammazzato con l'affare di fora. Lì hai fatto alcuni sbagli. Io non me ne sono accorto, ma qualche lettore sì. E me l'ha segnalato. Allora ho capito benissimo la tua intenzione. A tia non tinni futti nenti né della logica dell'indagini né delle regole da seguiri. Parlamonni chiaro: tu mi vuoi solo sputtanare, Montalbà. Vuoi fari tirreno abbrusciato torno torno a mia. Vuoi che i miei romanzi su di te diventino illeggibili».
«Se la pensi così, ti posso fare una proposta?».
«Sentiamola».
«Perché non mi lasci perdere e ti metti a scrivere uno di quei romanzi storico civili di cui ti glorii tanto? Prima dici a porci e a cani che quelle sono le sole tue opere che contano e dopo, com'è come non è, torni di nuovo a calarti le mutande con me? Sostieni che io sono ormai un peso. E allora perché questo peso torni a caricartelo sulle spalle?».
«Montalbà, in primisi non è che mi veni accussì facili di scriviri un romanzo storico. E in secunnisi in questo momento non nni aio gana».
«Ma non ti passa manco per l'anticàmmara del ciriveddro che io 'sti errori non li sto facenno apposta per arruvinari la tò reputazioni? Che mi sento veramente stanco e confuso?».
Andrea Camilleri
 
 

La Repubblica, 16.7.2020
In edicola non Repubblica
Politica e letteratura dialogo con il Maestro

Tra scrittura e vita, saltando dai ricordi personali alle pagine dei romanzi. Da domani in edicola con Repubblica e con tutte le testate del gruppo Gedi, il libro intervista di Marcello Sorgi La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri: una pacata conversazione a tutto campo che ripercorre la storia di Camilleri dall'infanzia siciliana al successo di Montalbano (in edicola al prezzo di 9,90 euro). Nel libro ci sono i luoghi dell'anima, reali e romanzeschi, e gli incontri più importanti, primo fra tutti quello con l'editrice Elvira Sellerio. Un'esplorazione che ricostruisce tappa per tappa la fenomenologia di un successo straordinario arrivato in tarda età, a coronamento di un'esistenza trascorsa tra teatro, televisione e poesia.
L'intervista segue l'onda affabulatoria di Camilleri, insuperabile nel revocare gli aneddoti della propria vita: la volta che il gerarca Pavolini gli diede un calcio nel basso ventre o quando per amore di una ragazza venne espulso dell'Accademia d'Arte Drammatica o l'incontro esilarante in un hotel romano con uno "scamiciato" Livio Garzanti che lo prende in giro per essersi presentato vestito "come si deve" per far colpo sull'editore. Garzanti avrebbe poi pubblicato Un filo di fumo.
Camilleri ha saputo conquistare il cuore dei lettori come poche volte succede con tale intensità. Il libro-intervista di Sorgi racconta l'uomo e lo scrittore in tono amichevole e con autenticità. Tra gioie e delusioni, ironia e impegno affronta i temi più vari, dalla famiglia alla politica alla lingua letteraria. Non mancano naturalmente confessioni sul commissario Montalbano. Avvolto dall'immancabile fumo delle sigarette, Camilleri spalanca le porte della sua bottega letteraria e del suo cuore. E lo fa da gran teatrante, anzi come avrebbe detto lui da impareggiabile "tragediatore".
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 16.7.2020
Il ricordo
Esce oggi il romanzo postumo " Riccardino" nel primo anniversario della morte dello scrittore. Il regista: "C’è tanto oltre Montalbano”
Popolare e corsaro
Perché Camilleri continuerà a piacereo

Esce oggi il romanzo postumo "Riccardino" nel primo anniversario della morte dello scrittore. Il regista: "C'è tanto oltre Montalbano"

Mi manca molto Andrea, mi manca lo scrittore e mi manca l’amico che in molte circostanze si è rivelato affettuoso e generoso. Ricordo quella volta che volevo fare un film da un romanzo di Sciascia, lui lo venne a sapere, mi chiamò e si offrì di scrivere la sceneggiatura assieme a me e a Gaetano Savatteri. Poi il film non si fece per varie ragioni ma questo dà la misura della persona. Con lui è venuta a mancare una figura molto particolare nel panorama letterario italiano.
Camilleri era un uomo inquieto e lo dimostra la vastità dei suoi interessi, dalla letteratura al teatro. È stato contemporaneamente uno scrittore popolare, con un tratto di grande grazia, e un intransigente intellettuale corsaro, uno dei pochi in questo periodo recente ad alzare la voce quando è stato necessario, un po’ come facevano Pasolini e Sciascia: e questo lo rendeva unico. Non era, insomma lo scrittore arroccato, distante, era un uomo che per il suo tratto di umanità amava il prossimo. Chi ha avuto il privilegio di vederlo parlare in pubblico ha toccato con mano la sua capacità di trasformare la vita in racconto.
Oggi esce "Riccardino", il suo ultimo romanzo, che in qualche modo ha prolungato di un anno la sua uscita di scena. II suo è stato un suo gioco pirandelliano col tempo: scrivere un romanzo da pubblicare postumo è uno dei suoi trucchi per beffarsi della morte. Al di là del successo di Montalbano, Camilleri è anche autore di romanzi nei quali ha sperimentato un tono di voce insolito, perseguendo un modello di letteratura originale.
Una volta mi ha detto di essere stanco di Montalbano, stanco soprattutto di essere considerato solo lo scrittore delle indagini di un commissario, ma io sono sicuro che Camilleri sarà ricordato nel tempo anche per le altre sue opere. Amava molto Georges Bernanos, il giallo insolubile, il giallo tragico, e questo è un altro volto di questo suo modo di giocare con l’immagine di sé stesso. Il suo successo non è destinato a finire, ne sono sicuro, e ci si occuperà di Camilleri in termini più problematici, rivalutando i romanzi che lui stesso ha messo un po’ in sordina e che sono destinati a una riconsiderazione postuma.
Domani, nell’anniversario della scomparsa, i teatri nazionali proietteranno il mio film "Conversazione su Tiresia", girato in occasione della sua straordinaria performance a Siracusa. Quella esperienza è stata per me la cosa più intensa vissuta nella mia carriera di regista, iniziata come scommessa assieme alla sua collaboratrice Valentina Alferj, quando lo invitai a fare qualcosa al teatro greco, lasciandogli la libertà di scegliere quello che voleva. Mi chiamò e mi disse che voleva fare "Conversazione su Tiresia", e io capii perché: era un modo per fare i conti con la sua cecità.
Andrea era un regista finissimo e un grande conoscitore del teatro. Ci vedevamo a casa sua, io, lui e Valentina, e lui si sottoponeva a delle prove rigorose ripetendo ogni giorno il testo con una dedizione ammirevole, con questa voglia di ossequiare un rito professionale, fino ad acquisirlo con la giusta intensità.
Quando siamo arrivati a Siracusa abbiamo sentito tutti una grande emozione. Vederlo lì, fragile, seduto su quella sedia davanti alle pietre millenarie, è stato un momento indimenticabile.
Un giorno mentre provavamo ricordo che ha recitato in modo intenso ma duro, molto drammatico. Chi è stato al teatro greco ha visto poi con che straordinaria padronanza ha saputo giocare col pubblico tirando fuori le armi di un grande attore. È stato come se avesse voluto lasciare un testamento.
Ricordo tutto quel periodo, le prove, le cene, le chiacchiere, come qualcosa che va al di là dell’esperienza professionale.
Quando siamo arrivati in teatro per la prima volta per provare ho sentito che lui era emozionato, che gli si incrinava la voce. Poi, come i grandi attori, quando ha percepito la presenza del pubblico, quel grande pubblico del teatro greco, la voce è diventata uno strumento di cui padroneggiava ogni sfumatura di tono. Durante la recita mi sono mosso in mezzo al pubblico e mi sono ritrovato accanto a una famiglia molto popolare. A un certo punto, quando Andrea ha citato Ezra Pound, la signora, evidentemente colpita dalla bellezza dei versi, diede di gomito al marito dicendo: «Signatillo stu nome».
Solo Andrea poteva fare il miracolo di rendere armonioso il verso un grande poeta come Pound.
Roberto Andò
 
 

Giornale di Sicilia, 16.7.2020
Arriva in libreria "Riccardino", volume postumo
«Montalbano sono e vi dico addio»
Ecco l'ultimo atto del commissario

Scritto parecchi anni addietro, poi aggiornato
C'è quell'atteso e temuto finale della vicenda

Palermo. «Montalbano e Fazio si procuraro 'na para di maschirine bianche di quelle che portano medici e 'nfirmeri». Niente paura, non c'è traccia di Coronavirus nel passo d'addio del commissario più famoso d'Italia, definito quattro anni fa, da oggi in libreria, postumo. Il libro numero 113 della maxi bibliografia di Andrea Camilleri, il 29° romanzo con protagonista Salvo Montalbano, l'ultima carezza per milioni di lettori - mai come stavolta le traduzioni saranno rapide e le prenotazioni in Italia sono state così numerose - è un toccasana per la filiera editoriale post-lockdown in debito d'ossigeno, c'era bisogno di un campione delle vendite che riportasse i lettori a frotte in libreria.
Ecco «Riccardino», il congedo del personaggio più amato a cavallo dei millenni, che la casa editrice Sellerio propone nella versione standard (292 pagine, 15 euro), revisionata linguisticamente nel 2016, e in quella (590 pagine, 20 euro) col testo definitivo e la prima stesura del 2005: in quel periodo storico e politico, quello del secondo governo Berlusconi, è ambientato il giallo con l'addio di colui che per i più ha il volto di Luca Zingaretti, che lo interpreta nella fiction da record della Rai.
L'addio arriva nelle ultime pagine, con un espediente che scongiura la morte di Montalbano («E macari chista, a considerarla bono, era come a 'na morti»), ma segna un epilogo dolceamaro.
Cosa troveranno i lettori nel capitolo conclusivo della saga? Un morto ammazzato. Forse «'na facenna di corna». La più classica delle lettere anonime. Un costruttore in odor di mafia, un politico colluso, il coltissimo pispico (vescovo) di Montelusa «che nel sò Dna tiniva stampata la memoria della Santa Inquisizioni?». Un'indagine che inizialmente non toccherebbe al commissario, ma a tale Enrico Toti («nuovo capo della mobile. Un valente, giovane funzionario padano»), situazione incassata con filosofia: «'Na vota si sarebbi arraggiato come a un pazzo e avrebbi fatto il quarantotto per mantiniri l'incarrico. Ora, 'nveci, era contento che se la futtivano loro»). E poi ci sono quattro moschettieri forse non così affiatati come lasciano intendere i tre superstiti (il quarto è Riccardino Lopresti, la vittima, gli altri i suoi migliori amici), o almeno non come da soprannome («Liotta non aviva contato che erano chiamati i quattro muschitteri? E il motto dei muschitteri non era "uno per tutti, tutti per uno"? O forsi, nel caso specifico stavano jocanno a futti cumpagno?»). C'è una signorina, anzi signora, Else - vedova dell'uomo assassinato - ma Schnitzler non c'entra. Ci sono squarci sull'infanzia del giovane Salvo, orfano di madre, eterne discussioni con la fidanzata Livia, al telefono tra Boccadasse e Vigata, un trionfo di cibi siciliani, soprattutto di dolci, «i tetù, la pasta riali, i viscotti regina, la ricotta dei cannoli e la malvasia».
E immancabili riferimenti a Pirandello (a cominciare dalla novella «Difesa del Mèola»), nume tutelare di Camilleri, più di Sciascia, di Simenon e Vazquez Montalban.
Una costante dell'ultimo romanzo della saga di Vigata è la dimensione metaletteraria e un triangolo fra l'Autore, Camilleri stesso con voce «arragatata dalle sicarette», il suo più famoso personaggio di carta, e la versione televisiva. Al telefono Camilleri dice chiaramente a Montalbano: «Salvo, la facenna sta completamenti arriversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua».
Lo scrittore empedoclino propone al telefono a Montalbano un'americanata per soluzione, un finale scontato e rabberciato, «conclusioni alla sanfasò». In altre conversazioni Camilleri lancia le stoccate postume alla critica: «... tanto i recensori manco mi leggino», oppure «non posso sfoggiare molta cultura, sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo. Tant'è vero che i miei libri si vendono macari nei supermercati. [...] Ma tu lo sai quanti, tra quelli che m'accusano di essere un prodotto mediatico - il che non è assolutamente vero, io semmai sono il risultato di un passaparola tra i lettori - vorrebbero disperatamente esserlo? Hai presente la storia della volpe e l'uva?».
Accade anche che il commissario arrivi a chiedersi: «l'autro Montalbano, quello della tilevisioni, come si sarebbi comportato?». Sul confronto col proprio doppio del piccolo schermo s'arrovella parecchio e al telefono Camilleri gli spiega: «non è cosa nuova, è stata contata e ricontata, ci hanno scritto sopra romanzi, macari belli, macari capolavori, Werfel, Jean Paul, Maupassant, Poe». Non solo telefonate, ma scambi di fax e in generale d'opinioni a muso duro, la collaborazione fra autore e personaggio finisce in lite, fra sgarbi e ripicche: ognuno dei due, Camilleri e Montalbano, cerca di sopraffare l'altro. E magari ogni lettore deciderà chi dei due s'è preso davvero la rivincita sull'altro.
Nota triste finale, a causa del lutto che ha colpito la città, è stata annullato l'happening su Camilleri che si sarebbe dovuto svolgere questa mattina alle 5 all'Orto Botanico.
Salvatore Lo Iacono
 
 

Giornale di Sicilia, 16.7.2020
A un anno dalla morte dello scrittore, i suoi libri e i suoi film raccolgono grandissimi gradimenti
Non declina la passione per Camilleri il cantastorie che ha incantato il mondo
Amatissimo ovunque, malgrado quella sua lingua personalissima. L'artista ha respirato la stessa aria di Luigi Pirandello di cui era lontano parente
Nciurie e soprannomi
Gli amici di infanzia lo chiamavano Nené, i suoi fan gli attribuiscono l'appellativo di Sommo

Palermo. Davvero la morte è una camurrìa. Perché ci priva di affetti, presenze, sorrisi. E di parole care. Quelle parole che - normalmente - spariscono per sempre. Se invece esce di scena uno scrittore ancora possiamo trovarle allungando la mano verso lo scaffale di una libreria. Ma ne vorremmo di nuove: parole una appresso all'altra a formare mondi, a formare trame, a formare storie. Un autore - in fondo - altra cosa non è se non i suoi personaggi, la sua narrazione, il suo personalissimo modo di maneggiare punti, virgole e metafore. E riferito a un artista come Andrea Camilleri questo concetto si capisce ancora meglio, perché l'inventore di Vigata aggruma attorno alla sua arte tutti i favolosi congegni linguistici e narrativi che ne hanno fatto uno dei più formidabili raccontatori apparso sulla scena letteraria italiana.
È morto un anno fa come domani, a 94 anni. Eppure è come se fosse ancora qui, tra noi, per noi, a sfornare pagine da regalare al suo sterminato pubblico, ghiottissimo di ogni piece, libro, romanzo, racconto che venisse fuori dalla penna del Sommo (per citare il nomignolo attribuitogli da vigata.org, il gruppo organizzato di aficionados). La sua persistente esistenza in vita dipende dal fatto che le tv continuano a mandare i film col commissario Montalbano, i giornali si occupano di lui, in libreria ogni cosa con su scritto «di Andrea Camilleri» si vende come l'acqua, esattamente come prima. Persino un inedito romanzo col commissario da domani sarà sui banconi, a disposizione del pubblico. Più vivo di così!
Lui, docente alla scuola di teatro, sceneggiatore di Maigret, regista alla Rai, ha rappresentato una specie di grosso sasso anche per le stagnanti e tradizionali acque della narrativa nostrana. Quella sua lingua inconcepibile e sonora sembrava destinata all'attenzione di pochi appassionati, o più probabilmente a passare del tutto inosservata. Ma Elvira Sellerio, gran dama dell'editoria nazionale, vide molto più in là, molto oltre. Con quella sua aria di cacciatrice di talenti ha accompagnato Camilleri, detto Nenè, scrittore tardivo, sino al successo clamoroso, su cui nessuno all'inizio avrebbe scommesso. Qualcuno malignava beffardo, ma dove deve andare uno che utilizza un dialetto siciliano (anzi, la parlata girgentana) per scrivere romanzi? Molto lontano, evidentemente.
E infatti, dopo Il birraio di Preston, ma soprattutto dopo la prima indagine di Salvo Montalbano, la sua fama diventa planetaria, nonostante quella suo dialetto che sulle prime sembrava incomprensibile ai più e che pian piano ha invece incantato e sedotto legioni di lettori.
Lo scrittore di Porto Empedocle, parente (per parte di madre) di Luigi Pirandello, è stato molte cose. Una nota dell'editore a una plaquette pubblicata dopo la sua morte è in questo senso perfettamente illuminante: «Distinguere in Andrea Camilleri lo scrittore dall'uomo di teatro, dall'attore e perfino dal cultore della perduta arte della conversazione è molto difficile. Sono di questo parere più o meno tutti coloro che conoscono la sua opera e il suo posto nella storia della cultura italiana. E lo pensa anche lui quando afferma di essere "in fondo un contastorie". Una visione di se stesso che è in realtà già sigillata nello sforzo riuscito di creare una lingua sua, più allusiva, più emozionale, più espressiva di sé e insieme più comunicativa».
Nenè Camilleri da ragazzo ha respirato la stessa aria di Luigi Pirandello. Entrambi provengono da quell'agrigentino lembo marinaro la cui tramatura umana, sociale ed economica ha dato vita a storie e personaggi leggendari in letteratura.
Per Camilleri raccontare era come respirare, indispensabile. Non ne poteva fare a meno. Agli amici diceva che sarebbe morto quando non avrebbe più potuto scrivere. Nemmeno quando la vista lo abbandonò - regalandogli un'aura da vecchio saggio, come il mitico indovino greco Tiresia di cui scrisse una delle ultime sue cose - smise di essere la prodigiosa macchina narrativa che co-nosciamo. Dettava alla sua segretaria, Valentina Alferj, attingendo allo sconfinato repertorio della sua memoria, a quelle storie minime assorbite in gioventù, in paese, che spesso si scioglievano di bocca in bocca, trascolorando spesso in una maldicenza ora tenera ora beffarda e caustica. Insomma, anche lui in qualche modo fu debitore a quel pirandellismo di natura che è stato il suo vero apprendistato umano e letterario.
Giancarlo Macaluso
 
 

Giornale di Sicilia, 16.7.2020
Un brano di «Riccardino», l'inizo del secondo capitolo
Quel suo modo di interrogare
Per gentile concessione della casa editrice Sellerio pubblichiamo le prime pagine del secondo capitolo di «Riccardino». Montalbano interroga i migliori amici di Riccardino, assassinato...

Ancora 'na vota fu Liotta a farisi carrico della risposta.
«Dottore, eravamo amici fraterni di Riccardino, ma non lo siamo di Else, sua moglie».
«Non andate d'accordo con lei?».
«Glielo dico apertamente: ha fatto le umane e divine cose per separare Riccardino da noi, per rompere la nostra bella amicizia. Maldicenze, insinuazioni, falsità... Ma per fortuna non ci è riuscita».
«La ragione?».
«Eh, la ragione! Non l'abbiamo mai capita. Anche le nostre mogli hanno cercato più volte di stringere un rapporto con Else, ma lei è rimasta sempre ferma nel suo atteggiamento. Non c'è stato verso. Lo sa che Riccardino, poveretto, per potersi vedere con noi certe volte era costretto a inventare delle scuse come se dovesse incontrarsi con un'amante?».
«Forse pativa di gelosia» 'ntirvinni Gaspare Bonanno.
«Capace che non sopportava la nostra amicizia, si sentiva esclusa».
«Hanno figli?».
«Else e Riccardino? No» dissi ancora Bonanno.
«Dove dovevate andare stamattina?».
La parola passò novamenti a Mario Liotta.
«Dato che oggi è festa...».
Montalbano strammò.
«Festa? Che festa è?».
«Ognissanti, dottore».
Ma pirchì chisto fituso misteri non gli pirmittiva di passari in paci manco 'na festa? Fici 'nzinga a Liotta di continuari.
«Avevamo progettato di fare una lunga passeggiata fino a Monte Lirato. Un sei ore tra andata e ritorno. Avremmo comprato qualche panino strada facendo. L'appuntamento era per le cinque meno un quarto davanti al bar Aurora. In genere siamo puntualissimi».
«Perché proprio lì?».
«Perché è praticamente equidistante dalle nostre rispettive abitazioni. E dato che non prendiamo l'auto, per arrivare all'appuntamento...».
«Quindi non era la prima volta che vi vedevate davanti a quel bar».
«Commissario, quello era diventato il nostro luogo di raduno abituale, la nostra base di partenza».
«Chi sapeva di questa vostra gita?».
«Ma... le nostre mogli, naturalmente».
«Solo loro?».
«Lo sapevano tutti, dottore. Ieri, per esempio, l'abbiamo detto ai nostri amici della Polisportiva. Perché avremmo dovuto tenere segreta una normalissima passeggiata?».
«Mi dica che cosa è successo questa mattina».
«Io e Gaspare ci siamo incontrati in via Bixio e appena siamo sbucati in via Rosolino Pilo abbiamo visto Riccardino che ci aveva preceduti. Ci siamo messi a chiacchierare».
«Ricorda di cosa?».
«Mah... ci preoccupava il tempo. Secondo me avremmo avuto pioggia, ma Riccardino era fiducioso, sosteneva che sarebbe diventata una bellissima giornata. A un certo momento, visto che Alfonso ritardava, Riccardino gli ha telefonato e Alfonso gli ha risposto che sarebbe arrivato entro un quarto d'ora al massimo».
Alfonso Licausi fici un piccolo sàvuto sulla seggia, isò di scatto la testa, taliò 'mparpagliato a Liotta. Ma non dissi nenti.
La reazioni di Licausi fici sonari un campanello a Montalbano: pirchì non aviva ditto che Riccardino non l'aviva mai acchiamato? Sarebbi stata la reazioni cchiù naturali e 'nveci no. E chisto fici pirsuaso a Montalbano che, per il momento, la meglio cosa era non arrivilari com'era annata veramenti la facenna.
 
 

Giornale di Sicilia, 16.7.2020
Il ricordo dell'autore di «La solitudine dei numeri primi»
Giordano: noi, la strana coppia
Un'unica occasione
«Ci siamo incontrati solo una volta, ma è stata sufficiente per coglierne lo spessore umano»

Palermo. «Andrea Camilleri mi manca molto». Parola del torinese Paolo Giordano, classe 1982, uno dei pochissimi scrittori italiani in grado di rivaleggiare in classifica con il cantastorie di Vigata, autore del celeberrimo «La solitudine dei numeri prima» e adesso in libreria con «Nel contagio», pamphlet pubblicato da Einaudi sulla pandemia di Covid-19 e sul modo in cui gli intellettuali, ma più in generale gli individui, devono ripensarsi, dopo la tempesta.
Non prolifico come il collega siciliano, ma certamente alle prese con un successo altrettanto clamoroso, Paolo Giordano è legato alla figura del papà di Montalbano e un anno dopo la sua scomparsa non ne ha dimenticato la lezione e la personalità, lo spessore umano soprattutto, al di là delle alchimie romanzesche, delle carambole linguistiche, dell'impegno civile.
Nelle sue parole c'è sintonia e grande rispetto per quello che, specie nella sua versione di giallista era, è, considerato figlio di un dio minore da certa società letteraria. Giordano, invece, ribalta qualsiasi pregiudizio: il successo non è una colpa, insomma, non può esserlo. Posizione non solo del presente, ma di fatto espressa anche quando Camilleri era sotto i riflettori. Nel 2014, ad esempio, Paolo Giordano accettò di scrivere la prefazione per un'edizione Sellerio speciale e a tiratura limitata, in occasione del ventennale del primo Montalbano, di uno degli episodi della serie, «La pazienza del ragno»; per Giordano «un libro sull'amore dunque, su Livia e Montalbano, almeno sotto traccia».
Adesso la memoria riporta Giordano all'unica occasione in cui si incrociarono, nel settembre 2008, quando il Large Hadron Collider, la macchina acceleratrice di particelle, mosse i primi passi al Cern di Ginevra: c'erano loro due fra quanti assistettero dalla sede centrale di Roma dell'Istituto nazionale di fisica nucleare.
«Di persona - racconta adesso Giordano - lo incontrai una sola volta, a Roma, per l'avvio del nuovo collisore di particelle del Cern, l'LHC. Una circostanza non letteraria quindi, ma scientifica, eppure lui era lì, perché voleva essere parte di quel momento storico, mi sbalordì quella curiosità così libera e sorgiva in un uomo che aveva già la sua età ed era già una leggenda». Da una parte un giovanissimo scrittore, con studi scientifici alle spalle, dall'altra un regista rinato in una delle sue innumerevoli vite come fortunato autore di bestseller, nonostante l'invenzione di una lingua e di una geografia. Forse una strana coppia, ma accomunata da alcuni valori comuni, ad esempio la stessa libertà che gli aveva fatto inserire "La solitudine dei numeri primi" in uno dei Montalbano («L'età del dubbio», in cui il commissario lo suggerisce come consiglio di lettura a una ragazza, ndr). Senza farci calcoli sopra evidentemente, per puro slancio. Questa è l'impressione di lui che mi porto nella testa e che mi serve ancora da monito».
Salvatore Lo Iacono
 
 

Corriere della Sera, 16.7.2020
L'anticipazione. A un anno dalla morte del maestro, esce oggi postumo per Sellerio «Riccardino», il romanzo in cui lo scrittore si congeda dal suo eroe più amato
Il mio addio a Montalbano
L'uscita di scena del commissario
E il fastidio per il suo doppio in tv

Riccardino è morto, Andrea Camilleri invece è più vivo che mai, anche se il 17 luglio sarà passato un anno dalla sua scomparsa. Lo è in questo ultimo romanzo del commissario Montalbano che il 16 luglio esce, postumo, dopo aver riposato per 15 anni nei cassetti della casa editrice Sellerio (qui un estratto del libro). Lo è perché sentiamo la sua voce roca, le parole che si alzano insieme al fumo della sigaretta, l’ironia calda della sua sprezzatura. Lo è perché la scrittura di Camilleri qui è al suo meglio per invenzione, lingua, equilibrio tra farsa e tragedia, tra azione e riflessione; perché il romanzo serve al lettore alcune delle scene più comiche che Camilleri abbia scritto, ma anche alcune tra le più intense, sospese nelle nebbie malinconiche del ricordo.
A dispetto del titolo così poco camilleriano, infantile come una lallazione rispetto a titoli sobri e denotativi come Il gioco degli specchi, Una lama di luce, La luna di carta, Riccardino è al tempo stesso lettera e testamento, mette a posto le cose, mostra, in parte, i ferri del mestiere di scrivere, va alle radici della creazione letteraria. «Ho sempre distrutto tutte le tracce che portavano ai romanzi compiuti, invece mi pare che possa giovare far vedere materialmente al lettore l’evoluzione della mia scrittura» scrive Camilleri nella nota finale in cui spiega di aver iniziato il romanzo — dedicato alla sua «amica del cuore» Elvira Sellerio — il primo luglio 2004 e di averlo terminato il 30 agosto 2005. «Non ne scriverò altri. Me ne rincresce, ma a ottant’anni è inevitabile che si metta fine a tante, troppe cose» spiegava allora. Una riga bianca, pausa. Sappiamo che avvenne il contrario: dal 2005 seguirono diciotto romanzi e numerosi racconti, e Camilleri finì l’ultimo Montalbano, Il metodo Catalanotti, nel 2018, continuando a nutrire la sua creatura più amata fino all’ultimo. Nel novembre del 2016, a 91 anni compiuti, «sorpreso di essere ancora vivo e di avere ancora voglia di scrivere ho pensato che fosse giusto “sistemare” Riccardino» spiega. Si affeziona al titolo, lo lascia, come lascia pressoché intatta la trama.
Ora il romanzo esce in due versioni: quella classica nella collana «La memoria» e un’edizione speciale che le contiene entrambe, seguite da una nota di Salvatore Silvano Nigro, il critico che è stato per anni amico di Andrea Camilleri e ha scritto tutti i risvolti di copertina dei suoi libri. Qui, volendo, Nigro risparmia al lettore più accanito il confronto tra le due versioni, il «trova le differenze», proponendo alcuni esempi del mutamento. Già Camilleri chiarisce di avere voluto soltanto aggiornare la lingua, che negli anni si è evoluta, diventando una cifra stilistica difficilmente imitabile. Un lavoro, lo definisce il critico «da maestro lapicida, o da miniaturista», eseguito intervenendo sui giri di frase, evidenziando dettagli, nuove parole, badando all’armonia delle sillabe, incrociando l’italiano con i dialettismi, dando piena forma al vigatese, quell’idioma che non corrisponde appieno a nessuno e che tutti i lettori, da sud a nord, ormai comprendono con facilità.
Che Riccardino muoia non è uno spoiler, Camilleri lo fa ammazzare presto, a pagina nove. Non diremo come abbia deciso di far uscire di scena il suo commissario (ha sempre promesso ai suoi lettori che non sarebbe morto), ma si può anticipare chi ha scelto di far entrare in scena, e cioè sé stesso: Andrea Camilleri nella versione del 2004, l’Autore in quella del 2016. Non solo: a confrontarsi con il vero Montalbano c’è anche un altro commissario, quello televisivo, con cui senza volerlo si è innescata una competizione. Le due presenze sono invadenti, indiscrete, vagamente manipolatrici: l’Autore pretende di indirizzare le indagini, telefona al commissario, manda fax, vuole costringerlo a sbrigarsi a chiudere il caso perché lui vuole dedicarsi ad altro, forse i suoi amati romanzi storici, quelli che anche la critica apprezzava. Il commissario televisivo, invece, lo offusca con la sua versione più accattivante, più ruffiana. Una gara impari perché l’attore è destinato a essere sempre un passo avanti, un poco più bravo, conosce già le conclusioni e, mentre la televisione ha milioni di spettatori, lui ha solo sé stesso.
«Talè! Talè! ’U commissariu arrivò!». «Montalbano è!». «Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?». «No, chiddro veru» si gridano i vigatesi dai balconi e dalle finestre quando arriva sulla scena del delitto, una strada dove il morto e i suoi tre amici avevano appuntamento per una gita in montagna e dove Riccardino è stato ucciso con un colpo di pistola. «L’arristò! A tutti l’arristò!». «Minchia! Quant’è bravu ’stu Montalbano!» conclude il popolo alla finestra quando il commissario li porta via tutti e tre per interrogarli. Insomma uno «scassamento di cabasisi ’nsupportabile», che pare «nisciuto paro paro da ’na commedia di ’n autro autore locali, un tali Pirandello». Chi comanda sulla narrazione? Chi è il pupo e chi il puparo? L’Autore accusa il commissario di voler fare di testa sua, di voler «fottere il personaggio televisivo, negandogli la possibilità di arricchirsi di certe sfumature».
Insomma l’ultima indagine del commissario è soprattutto un corpo a corpo con sé stesso, con il suo doppio (il suo triplo in questo caso), che va al cuore della questione della verità romanzesca su cui ci sono scrittori, come Poe e Maupassant, che hanno scritto capolavori. O come Michel Foucault con il suo saggio su Raymond Russell. Un’altra camurrìa che non diventa semplice gioco metaletterario e non impedisce a Camilleri di rievocare atmosfere nostalgiche e amarognole come quella della festa dei morti che ricorda al commissario la madre perduta quando era bambino. Dalla trama gialla Camilleri fa sbucare indimenticabili personaggi di contorno come Tina Macca, una «fimmina signora» come la definisce Catarella, di professione cartomante, carica di braccialetti, anelli, collane, capace di vomitare, con estrema soavità, i più volgari epiteti. Di certo c’è che Montalbano è stanco, lo ha capito anche Fazio, il suo collaboratore più fidato: la caccia non lo eccita più come una volta e l’Autore, che sta per compiere ottant’anni, teme che lo faccia apparire come uno che non ci sta più con la testa. Per questo insiste, gli propone molteplici strade, e la causa della morte di Riccardino, giovane direttore di banca bello e fimminaro, capace di legare a sé in un patto di lealtà estrema i suoi amici, può imboccare sentieri diversi, a seconda che si voglia farne un delitto d’onore o di mafia, che si voglia o meno coinvolgere i politici, gli imprenditori, le alte gerarchie ecclesiastiche. Camilleri risponde a modo suo, con l’ironia e il distacco, con l’invenzione e la fantasia, alle critiche più o meno velate che gli sono state fatte negli anni. E anche al pessimismo di una società in cui c’è chi ammazza al minuto e chi all’ingrosso.
In questa uscita di scena Montalbano rimane fedele a sé stesso, insofferente persino alle regole della letteratura, pronto a ribaltare il tavolo. Camilleri l’ha creato così bene da non potere fare altro. Deve lasciargli la libertà di decidere fino in fondo il suo destino, pur non essendo d’accordo con lui.
Cristina Taglietti
 
 
L'estratto
Camilleri, “Riccardino”. Ecco l’ultimo Montalbano: «Salvo? Basta babbiare»
A un anno dalla morte dello scrittore, esce postumo il 16 luglio per Sellerio (in due edizioni) «Riccardino»: qui pubblichiamo un brano tratto dal libro

Mentri che stava sconzanno, squillò il tilefono. Siccome la mangiata l’aviva bono disposto, annò ad arrispunniri.
Era l’Autore che lo chiamava da Roma. Si pentì subito d’aviri isato il ricevitori.
«Salvo, ce l’hai un po’ di tempo?».
«Un poco quanto?».
«Massimo deci minuti».
«Vabbeni. Dimmi».
«Così non posso più andare avanti, dovresti cercare di darmi una mano d’aiuto».
«In che senso?».
«Come me l’hai sempre data. La storia di Riccardino, della quale ti stai occupando...».
«Chi te ne ha parlato?» lo ’ntirrompì Montalbano arrisintuto.
L’Autore tirò un sospiro funnuto.
«Madonna, Salvo, siamo ancora a questo punto? Non l’hai capito o lo fai apposta?».
«Voglio sapere chi ti ha informato».
«Salvo, la facenna sta completamenti arriversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua».
«Quindi io sarei il pupo e tu il puparo?».
«Ma che minchiate dici? Ora mi cadi nei luoghi comuni? Te lo sei scordato quante volte tu hai imposto a una mia storia, di tua iniziativa, autonomamente, un corso completamente diverso da quello che io avevo in testa di scrivere? Per esempio, non sei stato tu a scegliere il finale de La pazienza del ragno? Io avevo pensato di terminarlo in un certo modo, ma tu mi hai costretto a una soluzione diversa. E so anche perché l’hai voluto fare».
«Ah, sì?».
«Sì. In quell’ultima parte mi hai obbligato a inserire nel racconto certi tuoi monologhi interiori impossibili da sceneggiare. E tu lo sapevi benissimo. In altre parole, hai voluto fottere il personaggio televisivo, negandogli la possibilità di arricchirsi di certe sfumature. Non è così?».
«Mi hai chiamato per dirmi che hai fatto questa grande scoperta? Che io voglio differenziarmi dall’altro?».
«Non si tratta solo di questo, Salvo. Io in un certo senso ti capisco, tant’è vero che all’inizio di questa storia ho fedelmente riportato la tua insofferenza, il tuo disagio verso il Montalbano televisivo, mentre potevo benissimo non parlarne. Però t’aio ad avvirtiri che ti stai mittenno supra a ’na mala strata».
«Spiegati meglio».
«Paragonarti a lui o, peggio, sfidarlo non è cosa».
«Perché?».
«Perché tu sei tu e lui è lui».
«È facili per tia che campi supra a tutti e dù! Certo che ti conveni tinirici siparati e diversi!».
«Salvo, sto solo cercando di dirti che questo confronto ti porta a non avere le idee chiare. E di conseguenza danneggi anche il mio racconto. Le tue indagini non sono più quelle di una volta. Sei troppo spesso incerto, vago, contraddittorio e perfino divagante. Tiri di continuo in ballo il problema della vecchiaia imminente, mentre io so benissimo che si tratta di un alibi per coprire le tue troppe indecisioni. Ti rendi conto che in questa storia di Riccardino tu non vuoi incanalare l’indagine su un percorso preciso e delimitato? Io ti offro una pista e tu ti metti a babbiare, di conseguenza mi vengo a trovare nei guai. Come scrittore, dico. Così non si può andare avanti, bisogna che la tua indagine...».
«I deci minuti scadero» dissi Montalbano. E riattaccò.
Andrea Camilleri
 
 
Con il «Corriere» ventitré «Esercizi di memoria»

Ventitré storie per ventitré giorni. Piccoli racconti autobiografici, istantanee della vita di un uomo e di un Paese. Sono gli Esercizi di memoria di Andrea Camilleri, il libro (con una prefazione inedita di Antonio D’Orrico) che il «Corriere della Sera», in collaborazione con Rizzoli, manda in edicola il 17 luglio, in occasione dell’anniversario della morte del Maestro di Porto Empedocle, scomparso un anno fa. Storie ma anche immagini: quelle, inedite, di cinque autori (Gipi, Alessandro Gottardo, Lorenzo Mattotti, Guido Sarabottolo, Olimpia Zagnoli) che accompagnano i testi e compongono un inserto al centro del volume. Cinque illustratori più uno, Tullio Pericoli, che firma il ritratto di Camilleri in copertina. Il libro resterà in edicola un mese al prezzo di euro 11,50 più il costo del quotidiano.
 
 

La Stampa, 16.7.2020
A un anno dalla scomparsa dello scrittore esce oggi “Riccardino”, il titolo conclusivo della serie (ma scritto nel 2005)
Camilleri, duello finale con Montalbano
Un giallo “pirandelliano” per il passo d’addio

Sotto il segno di Pirandello. Alla fine è lì che fatalmente si torna, quasi a chiudere un cerchio che si era aperto molto tempo fa quando Andrea Camilleri era un bambino e il grande conterraneo veniva in visita a casa dei suoi.
Dopo averne sentito tanto favoleggiare negli anni, ecco il Montalbano che non avremmo mai voluto vedere. Non solo (non tanto) perché è quello che segna l’addio all’amato commissario, quanto perché era chiaro a tutti che avrebbe visto la luce soltanto dopo la scomparsa dell’autore. Riccardino esce oggi da Sellerio - 400 mila copie già stampate che prevedibilmente non placheranno la sete dei lettori - a un anno dalla morte di Camilleri, ma era stato scritto tra il luglio del 2004 e l’agosto del 2005, e da allora giaceva in un cassetto della casa editrice. Nella nota che lo accompagnava, lo scrittore aveva dichiarato che non ne avrebbe prodotti altri («Me ne rincresce, ma a ottant’anni è inevitabile che si metta fine a tante, troppe cose»): non voleva lasciare orfana la sua creatura, né abbandonarla all’eventuale prosecuzione di altri autori. Invece il personaggio, il successo, il pubblico gli hanno preso la mano. Salvo Montalbano era appena a un terzo della sua vita letteraria, contando soltanto i romanzi: 9 erano usciti fino a quel momento, altri 18 sarebbero seguiti. Camilleri ha continuato fino alla fine a intrecciare le sue storie, e così l’addio poteva aspettare.
Ora che l’attesa (purtroppo) è finita, il romanzo sconta qualche inevitabile anacronismo: nella sua «ultima» indagine il commissario ha 55 anni, ma poi è andato avanti a indagare fin quasi ai 70 (quanti ne aveva nel giallo pubblicato nel 2019, Il cuoco dell’Alcyon - anche se da un certo punto in poi è evidente che per lui il tempo finzionale si è dovuto arrestare); e compaiono insistiti riferimenti a uno scenario politico nazionale in cui un partito colorato d’azzurro ha preso il posto della vecchia Dc e qualcuno intercala nel suo eloquio quel «se mi consente» per cui Montalbano ha un’idiosincrasia. Ma tutto ciò nulla toglie alla storia, che Camilleri ha ripreso in mano quattro anni fa, senza minimamente modificare la trama e invece lavorando a fondo sulla lingua, da quella «bastarda» ascoltata da bambino, il misto di siciliano e italiano storpiato che caratterizza i primi gialli, a quel «vigatese» liberamente inventato in cui ogni parola riverbera pregnanza e tutte insieme una musicalità quasi sinfonica. Le due versioni, del 2016 e del 2005, sono proposte da Sellerio in una speciale edizione che esce in contemporanea: un modo per mostrare al lettore l’evoluzione della scrittura e in un certo senso «farlo entrare» nell’officina Camilleri. Anche se tutto il romanzo, in realtà, è una full immersion nel suo laboratorio narrativo.
Anomalo fin dal titolo – un semplice diminutivo-vezzeggiativo, in luogo del consueto composto camilleriano di sostantivo e genitivo – Riccardino è piuttosto un metaromanzo in cui lo spunto giallo è soltanto un pretesto. All’inizio c’è subito il delitto: vittima il trentatreenne direttore di una banca di Vigàta, ucciso all’alba mentre con tre coetanei sta partendo per una gita in montagna. Tutti giovani perbene, sportivi, timorati di Dio. Uniti da un’amicizia nata sui banchi delle elementari e cementata in una fitta rete di intrecci matrimoniali con procaci amiche e sorelle. Tranne Riccardino, che ha invece sposato una tedesca bruna e bruttina, l’opposto della teutonica valchiria, e però amoreggia liberamente con le mogli dei tre amici. Chi ha ucciso Riccardino?
Montalbano indaga, e il suo arrivo sulla scena del delitto nelle pagine iniziali - in un febbrile, cinematografico alternarsi di inquadrature, in un contrappuntistico concerto di voci - è tra gli incipit più felici di tutta la serie. Ma fin dall’inizio si insinua nella storia un granello metanarrativo, l’ombra del proprio doppio televisivo che tormenterà il commissario per tutto il libro. E contemporaneamente fa capolino un personaggio inatteso, l’Autore a cui il nostro eroe «’na decina d’anni avanti aviva avuto la bella isata d’ingegno di contare ’na storia che gli era capitata», e di lì era cominciato tutto.
In questo nuovo-vecchio romanzo si ride di gusto, come e più che nei precedenti, ci si intenerisce, anche, al flashback di Salvo bambino che nel giorno dei Morti attende il regalo della mamma defunta. Ma soprattutto si assiste al confronto spigoloso tra il personaggio e l’Autore, che telefona da Roma nelle ore più importune, con la sua voce «arragatata dalle sicarette» per chiedere informazioni, per lamentarsi della piega che sta prendendo la storia, per suggerire sviluppi possibili che il commissario rigetta, così come l’Autore rigetta quelli ipotizzati dal commissario. La suggestione pirandelliana, dai Sei personaggi, è trasparente. E per rendere il gioco più circolare, a un certo punto viene introdotto un personaggio - il vescovo di Montelusa, zio di uno dei tre amici di Riccardino - un cui antenato è il terribile (vescovo anche lui) Vitangelo Partanna che compare nella novella di Pirandello Difesa del Mèola: il commissario lo incontra, una sera, e nel loro dialogo, guarda caso, affiora il tema della differenza tra realtà e apparenza, e di ciò che c’è ma non si vede (oggetto tanto del lavoro investigativo del poliziotto quanto della ricerca spirituale del prelato).
Camilleri, che negli anni in cui ha scritto Riccardino stava procedendo a una sistematica dissezione psicoanalitica di Montalbano, infierendo sulle sue paranoie da invecchiamento, qui compie la stessa operazione con sé stesso, attraverso il conflitto con il personaggio. «Perché non mi lasci perdere e ti metti a scrivere uno di quei romanzi storico civili di cui ti glorii tanto?», lo incalza il commissario. «Montalbà, in primisi non è che mi veni accussì facili di scriviri un romanzo storico. E in secunnisi in questo momento non nni aio gana». Lo scrittore fa esercizio di understatement - e insieme estrae qualche sassolino dalla scarpa: «Io non posso sfoggiare molta cultura», spiega (e invece questo è un libro coltissimo, denso di riferimenti che spaziano dalla letteratura alla filosofia), «sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo. Tant’è vero che i miei libri si vendono macari nei supermercati». E quando è messo alle strette da Montalbano, che respinge un suo tentativo di risolvere il giallo introducendo un vicolo che a Vigàta non esiste, sbotta: «Se io dico che questo vicolo esiste, ed è lì, non c’è nessuno che possa smentirmi, né tu né quelli della televisione. Vigàta l’ho inventata io».
Con lo scorrere delle pagine il gioco letterario diventa sempre più manifesto. Vigàta, Montalbano, tutto il mondo che gli ruota intorno, perfino l’irritante «signori e guistori» Bonetti-Alderighi non hanno realtà al di fuori della finzione. Implacabilmente Camilleri ha fatto terra bruciata intorno al protagonista, fin dall’inizio escludendo dal passo d’addio il suo vice Mimì Augello, e poi riducendo a brevissime comparsate telefoniche la fidanzata Livia e nominando una sola volta, fuggevolmente, la fida cameriera Adelina. Finché tutta la realtà di Montalbano si riduce al confronto-scontro con l’Autore. Alla fine il personaggio capisce e si arrende. Esce di scena. La soluzione escogitata da Camilleri, che lasciamo ai lettori il gusto di scoprire, è semplicemente geniale.
Maurizio Assalto
 
 
L'ANTICIPAZIONE
IL CONFRONTO CON IL SUO DOPPIO
"'U commissariu arrivò!"
"Chiddro di la tilevisioni?"

Anticipiamo uno stralcio dalle pagine iniziali di Riccardino, dove il commissario, giunto sulla scena del delitto, si scontra con l'immanenza del suo doppio televisivo

Dalle finestre, dai balcuna, dai terrazzini, vecchi e picciotti, fimmine e mascoli, picciliddri, cani e gatti s'affacciavano a taliare, autri si sporgivano a rischio di annare a catafottirisi supra alle basole per vidiri meglio quello che stava capitanno. Ed era tutto un chiamari, arridiri, chiangiri, prigari, fari voci, un gran virivirì che pativa priciso 'ntifico alla festa di San Calò. E propio come nella festa c'era chi scattava fotografie e chi ripigliava la scena con quei tilefonini nichi nichi che oggi sanno manoprare macari i neonati.
Il commissario accostò al marciapedi, scinnì.
E subito s'intrecciò sulla sua testa un animato dialogo aereo.
«Tale! Talè! 'U commissariu arrivò!».
«Montalbano è!».
«Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?».
«No, chiddro veru».
A Montalbano gli vinni 'na violenta botta di nirbùso. Chiossà di 'na decina d'anni avanti aviva avuto la bella isata d'ingegno di contare a 'n autore locali 'na storia che gli era capitata e quello di subito ci aviva arraccamato supra un romanzo. Siccome che in Italia a leggiti suono quattro gatti, la cosa non aviva avuto conseguenzia. E accussì gli aviva contato, non sapenno diri di no alla 'nsistenza di quella gran camurria d'orno, 'na secunna, 'na terza e 'na quarta 'ndagini che l'autro aviva scrivuto a modo sò, usanno 'na lingua 'nvintata e travaglianno di fantasia. E 'sti romanzi, va' a sapiri pirchì, erano addivintati i cchiù vinnuti in Italia ed erano stati tradotti macari all'estiro. A'sto punto le storie erano arrivate 'n tilevisioni ed avivano ottenuto un successo straordinario. E da quel momento la musica era cangiata. Ora tutti l'araccanoscivano e sapivano chi era ma sulo in quanto pirsonaggio di tilevisioni. 'No scassamento di cabasisi 'nsupportabili, che pariva nisciuto paro paro da 'na commedia di 'nautro autore locali, un tali Pirandello.
E meno mali che l'attori che faciva lui, bravissimo, non gl'assimigliava per nenti e tra l'autro era cchiù picciotto di 'na decina d'anni (il cornuto!), masannò sarebbi stato consumato, non avrebbi cchiù potuto caminare strata strata senza essiri fermato a ogni passo da dimanne d'autografi.
Andrea Camilleri
 
 
Quel senso dei siciliani per il silenzio che dice molto

Diceva Renato Guttuso, altro grande siciliano, che «in questo maledetto Paese non si può neppure morire in pace». Una forte premonizione, dato quello che accadde dopo la sua morte. Così non è affatto detto che le celebrazioni del primo anniversario della scomparsa di Camilleri sarebbero piaciute tutte ad Andrea. Troppi racconti, troppe pagine, troppi testimoni, troppi eredi letterari. Troppo. Almeno pensando al giro ristretto che, specie negli ultimi anni, lo scrittore, sofferente per la cecità, teneva attorno a sé e alla sua famiglia. Senza rinunciare, lui, nato regista, ai colpi di teatro, all'indignazione per il mondo circostante, espressa schiettamente. O lasciando spazio a lunghe e silenziose pause di meditazione.
Era stato questo, il silenzio, contrapposto alla comunicazione sovreccitata che ormai contrassegna i rapporti sociali, pubblici e privati, uno dei temi di quella conversazione, poi trascritta in un libro, La testa ci fa dire, per desiderio di Elvira Sellerio, e divenuta una sorta di autobiografia, sua e di un certo modo di essere dei siciliani. Si parlava di Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo. Quando Sciascia era deputato, Consolo di tanto in tanto si affacciava nel suo ufficio alla Camera. La segretaria percepiva nei loro volti la gioia di incontrarsi e insieme la timidezza di esprimerla manifestamente. Poi si stupiva vedendoli, seduti uno di fronte all'altro, restare per la maggior parte del tempo taciturni, come se non avessero nulla da dirsi.
Andrea ci pensò su, e rispose ricordando l'amicizia tra Luigi Pirandello e il regista catanese Nino Martoglio. In un carteggio tra i due colpiva la descrizione del loro sentimento di amicizia. «Le chiuse delle lettere, a rileggerle oggi, sono, possono apparire imbarazzanti. Nessuno oserebbe scrivere a un amico: se tu sapessi quanto ti amo, ti bacio e frasi del genere». Poi avviene una rottura improvvisa. «Pirandello scrive una lettera a Martoglio - è sempre Camilleri a raccontare -: caro amico, voi ieri sera avete detto una parola che non dovevate dire. E questa parola mette in dubbio l'essenza della nostra amicizia. Una parola, io non so quale, forse non è neppure importante. Non lo sapremo mai». E a questo punto spiegò l'origine dell'attrazione per il silenzio: «All'amico siciliano tu non hai bisogno di chiedere alcunché, perché, se gli hai detto tutto di te stesso, l'amico ha l'obbligo di prevenire la tua richiesta. Se non previene la tua richiesta e ti costringe a chiedere una qualsiasi cosa, vuoi dire che c'è un'incrinatura nell'amicizia».
Come sono complicati, questi siciliani - dirà qualcuno. Ed è vero. Ma in questo piccolo aneddoto c'è tutto Andrea. Il silenzio per sottolineare insieme l'assenza e la presenza. Camilleri, Sciascia, Consolo, Guttuso: quanto ci mancano e quanto ci mancheranno!
Marcello Sorgi
 
 

il Fatto Quotidiano, 16.7.2020
Montalbano saluta Camilleri
Esce il romanzo postumo - A un anno dalla morte del Maestro

Con un giorno d’anticipo rispetto al primo anniversario dalla sua scomparsa terrena – 17 luglio 2019 – Andrea Camilleri, scrittore e artista, torna in questa vita con un libro, Riccardino, dove Salvo Montalbano, l’assoluto eroe che non conosce svenevolezze si permette il lusso di una lacrima.
L’autore, dunque, si presenta e porta al proprio pubblico l’ultimo atto del più popolare tra i personaggi creati dalla letteratura contemporanea.
È succede oggi, illuminando le vetrine delle librerie, celebrando Riccardino, con Antonio e Olivia Sellerio – eredi di Elvira ed Enzo, fondatori del catalogo editoriale che da quarant’anni accompagna il successo di Camilleri – con i lettori, o con le voci terragne di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo e Vincenzo Pirrotta, immensi attori, nel segno della posteggia da strada, il teatro da cui hanno origine tutti i teatri, televisione compresa, col libro che fa da sigillo a tutti e trenta i libri del commissario di Vigàta: uno spettacolo di meningi, di umori e di sorprese.
Montalbano scopre che Riccardino se la faceva, a giro, con tutte le mogli dei suoi tre amici. Glielo rivela la moglie tedesca, sposata solo perché talmente brutta da dovergli essere grato in eterno, così da costruire la sua rispettabilità e permettergli di fare il mandrillo. I tre moschettieri – così sono intesi dal commissario questi amici – sono come una corona di topi legati per le code che non si riescono a sciogliere, devono sopportare che Riccardino li faccia cornuti con le proprie mogli fin quando uno di loro rompe il cerchio e lo ammazza. Ovviamente c’è ben più. Ed è un altro gioiello consegnato a suo tempo a Elvira Sellerio, “amica del cuore”, ma Camilleri che l’ha voluto ultimo facendone tanti altri nel frattempo, in questa sua orchestrazione postuma è ben più che l’autore, è il Deus ex Machina giunto al traguardo di tutti i più beffardi capricci. Camilleri si fa “personaggio” esso stesso e fa il verso al proprio destino di scrittore: “I miei libri si vendono al supermercato, non posso sfoggiare tanta cultura”.
Ultimo di quella triade di “scrittori locali” – ovvero Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia – Camilleri si fa onnipotente in ogni virgola, invia fax al Questore, suggerisce soluzioni al caso, Montalbano che se ne accorge protesta con l’autore per poi sentirsi dire dal Dottori Questori: “Ma anch’io sono uno dei personaggi”. Insomma, il Deus ex Machina si mette a tu per tu con Salvo, il protagonista e lo costringe alla parola fine. Salvo appare stanco, logorato e decisamente stufo delle sparute telefonate di Livia, la fidanzata. Camilleri se ne rende conto e fa capolino nelle pagine: “Com’è che nell’autri romanzi tu non comparivi mai e in questo mi vieni a scassare i cabbasisi ogni cinco minuti?”. La risposta è uno specchio borgesiano: “Lo faccio contro i miei principi e solo per generosità, perché ti voglio aiutare; mai come all’inizio di questa storia mi eri parsi sbalestrato, in affanno”.
In un gioco di trasi e nesci, Camilleri fa uscire il suo commissario dalla verità della letteratura per farlo entrare nella realtà della popolarità televisiva di Luca Zingaretti col gusto di irritarlo, di farlo pupo laddove lui è puparo di un teatro sempre più mirabile, e dunque inevitabile nelle conseguenze.
Esilarante è la scena in cui la folla, incuriosita, osserva Salvo mentre arriva nella scena del crimine: “Talè! Talè! ‘U commissariu arrivò!” “Montalbano è!” “Cu? Montalbanu? Chiddro di la televisioni?” “No, chiddro vero”.
Un gentiluomo ha sempre il buongusto della giusta uscita di scena. E Camilleri, lo fa capitolare, a Montalbano, concedendogli l’onore delle armi. Ed è un harakiri, quello del commissario, come solo un beniamino del grande pubblico può fare: col sudario della pagina bianca, con la gomma che tutto si porta via, non con chissà quale effetto speciale se poi la sconfitta – avere risolto un caso, ma senza una sola prova – gli “sbuca in bocca col sapore del burro rancido e del pesce putrefatto”.
Tutto è fuorché genere, Camilleri. Questo suo ultimo Montalbano, lo conferma nella triade degli “scrittori locali”: una corona legata dall’abbagliante vigore del ragionamento, dell’invenzione (commovente la scena del 2 novembre, la notte dei morticini) e della facondia tutta di teatro la cui coda è cometa di letteratura. La stessa cui si lega, quarto di tre moschettieri qual è, l’erede vero di Camilleri: Antonio Manzini che tutto è fuorché genere.
Pietrangelo Buttafuoco
 
 
L'incipit. L'assassinio di uno sciupafemmine
"Riccardino sono!"
"Ma come minchia si fa ad essiri squillanti alle cinco del matino?"

Il tilefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parsi, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto. Le aviva spirimintate tutte, dalla conta delle pecore alla conta senza pecore, dal tintari d'arricordarisi come faciva il primo canto dell'Iliade a quello che Cicerone aviva scrivuto al comincio delle Catilinari. Nenti, non c'era stato verso. Doppo il Quousque tandem, Catilina, nebbia fitta. Era na botta d'insonnia senza rimeddio, picchì non scascionata da un eccesso di mangiatina o da un assuglio di mali pinseri.
Addrumò la luci, taliò il ralogio: non erano ancora le cinco del matino. Di certo l'acchiamavano dal commissariato, doviva essiri capitata qualichicosa di grosso. Si susì senza nisciuna prescia per annate ad arrispunniri.
Aviva 'na presa tilefonica macari allato al commodino, ma da tempo non l'adopirava pirchì si era fatto pirsuaso che quella piccola caminata da 'na càmmara all'autra, in caso di chiamata notturna, gli dava la possibilità di libbirarisi dalle filinie del sonno che si ostinavano a ristatigli 'mpiccicate nel ciriveddro.
"Pronto?".
Gli era nisciuta 'na voci non sulo arragatata, ma che priva macari 'mpastata con la coddra.
"Riccardino sono!" fici 'na voci che, al contrario della sò, era squillanti e fistevoli.
La cosa l'irritò. Come minchia si fa ad essiri squillanti e fistevoli alle cinco del matino? E inoltre c'era un dettaglio non trascurabile: non accanosciva a nisciun Riccardino. Raprì la vucca per mannarlo a pigliarisilla in quel posto, ma Riccardino non gliene detti tempo.
"Ma come? Te lo scordasti l'appuntamento? Siamo già tutti ccà, davanti al bar Aurora, ci ammanchi sulo tu! È tanticchia nuvolo, ma cchiù tardo sarà 'na jornata bellissima!".
"Scusatimi, scusatimi... tra deci minuti, un quarto d'ura massimo, arrivo".
E riattaccò, tornanno a corcarisi.
D'accordo, era 'na carognata, avrebbi dovuto diri la virità: avivano fatto il nummaro sbagliato, 'nveci accussì quelli davanti al bar Aurora ci avrebbiro pirduto 'na mezza matinata aspittanno a vacante.
D'autra parti, a voliri essiri giusti, non è consintito a nisciuno di sbagliari nummaro alle cinco del matino e po' passarisilla liscia.
Il sonno era oramà perso senza rimeddio. Meno mali che Riccardino gli aviva ditto che la jornata sarebbi stata bona. Si sintì racconsolato.
Andrea Camilleri
 
 

La Sicilia, 16.7.2020
Montalbano e l’eternità

Credevamo che non sarebbe mai arrivata, l’ultima indagine del commissario Montalbano. Quasi lo speravamo. Per anni ci siamo chiesti quale formula avesse escogitato il grande Maestro per far uscire di scena la sua creatura più celebre, e per anni ci siamo augurati di scoprirlo il più tardi possibile. Era stato chiaro, lui: questo libro, seppur scritto molti anni fa, non avrebbe visto la luce se non dopo la sua scomparsa. Una condizione per noi talmente gravosa da farci sperare che si verificasse in un futuro molto lontano. Per chi lo amava, ed eravamo davvero in tanti, Andrea Camilleri doveva essere eterno. Ed eterno doveva dunque essere anche Salvo Montalbano, se la fine delle sue gesta non poteva prescindere dalla dipartita del suo creatore.
Che di personaggi, a onor del vero, ne aveva inventati anche tanti altri. Tutti azzeccati, tutti tratteggiati con grande perizia, grazie alla genialità con cui riusciva a cogliere e a raffigurare le più remote sfumature dell’animo umano, i vizi e le virtù della società di ogni epoca. Una genialità che andava oltre il suo essere un grande scrittore e che traspariva da ogni suo discorso, da ogni sua opinione con la quale era difficile non trovarsi d’accordo. Come, se non geniali, si possono qualificare i suoi romanzi storici? Romanzi come La concessione del telefono o La stagione della caccia. Le idee stesse che ne sono alla base, quegli episodi reali che lui era riuscito a rimaneggiare in modo da costruire un ingranaggio perfetto.
E infine il suo personaggio più amato: Salvo Montalbano, il grande protagonista del giallo italiano contemporaneo, di cui Camilleri è stato, ed è, padre indiscusso. Quel personaggio che oggi, ad un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, torna tra noi. Ed eccola qua, dunque, l’ultima indagine di Montalbano. S’intitola Riccardino, come il nome del personaggio da cui la storia prende l’avvio e ne esisteranno due diverse versioni.
La prima, scritta molti anni fa, e l’ultima che nel 2016 Andrea Camilleri aveva voluto rimaneggiare per adattarla alla lingua che negli anni era cambiata. Un titolo che già da solo enuncia il taglio netto con tutti i precedenti libri. Una trama che si presenta già dall’incipit come la più pirandelliana che il Maestro abbia mai intrecciato.
«Un meta romanzo» l’aveva definito Camilleri, in cui lui stesso compare sotto le sembianze di un professore, «una grande camurria d’uomo» che aveva raccolto dal commissario i racconti delle sue indagini e ne aveva tratto una serie di romanzi gialli. E, insieme a lui, compare nel libro anche il Montalbano televisivo. Del resto, anche in questo il Maestro era stato chiaro: la morte del suo personaggio più amato, anche un po’ per scaramanzia, non era mai stata per lui un’ipotesi contemplabile.
Montalbano sarebbe uscito di scena in un modo diverso, originale, ma tale da non potervi più ricomparire in nessuna forma. Oggi scopriremo come ciò avverrà. Lo scopriremo con amarezza, sentendoci un po’ orfani, ma consapevoli di una grande verità: che Andrea Camilleri non morirà mai. Resterà eterno, come tutti quei grandi scrittori siciliani che lui considerava suoi maestri e che hanno costruito un pezzo di storia della letteratura italiana.
Cristina Cassar Scalia
 
 

La Sicilia, 16.7.2020
Da oggi in libreria l’inedito “Riccardino” di Camilleri, il romanzo finale della serie del Commissario. Non è Pirandello, ma una Sicilia che il pirandellismo lo ha da sempre dentro
Andrea e Salvo alla resa dei conti

Il primo ad essere abbarruatu o forse abbabbiatu sarebbe stato lui, Andrea Camilleri. Quanta ironia avrebbe sbummicatu su tutti gli anemici superlativi usati per raccontare, tra bancarelle d’arancini e presentazioni, il suo ultimo Montalbano, da oggi in libreria. Che la festa cominci!
Il fondo dei cassetti degli scrittori è lastricato di buone intenzioni. È il pozzo della foga dei vivi per rendere omaggio ai morti (e ripetere successi editoriali). Certamente Riccardino sarà un bel libro, anzi due! La storia di un dattiloscritto recuperato è sempre affascinante, complessa, lascia dubbi, perplessità e si sfoglia all’ombra dell’allegoria del tramonto. L’ultima avventura di Montalbano, conservata nella cassaforte dei Sellerio (che non hanno cassaforte), era già leggenda, ben prima che l’autore ci lasciasse. Era già l’avvio di una campagna di marketing.
Comunque sarà un successo con tutte quelle copie che come uno tsunami invaderanno l’Italia. Sarà una appuntamento d’amore tra il suo vero pubblico, e non solo siciliano. Quello che si reca sulla tomba dello scrittore per una preghiera, per lasciare un bigliettino o un pacchetto di sigarette. Così come gli amanti del tango lasciano tra le dita della statua di Gardel una sigaretta accesa. Il mito ha la profonda capacità di parlare a tutti. Sempre.
Fu geniale l’idea del regista Alberto Sironi, gran narratore, di portare Montalbano dentro il mito del Val di Noto. Quel barocco che è allo stesso tempo maestosa malinconia e gioia di vivere. Architettura, luce e colori che sono l’essenza del successo del Commissario (anche quando i copioni hanno fallato). Uno spostamento fisico che è in realtà psicologico, umano, filosofico (se me lo concedete), perché la Vigàta dei libri non ha scenografia, non ha volto. L’ambientazione nel tardo barocco siciliano ha dato gradazione ad atmosfere e personaggi. Ha fatto di un commissario - simile, troppo simile, a Pepe Carvalho, il detective di Montalbán, e al Montale di Izzo - un pezzo unico tra quell’ “anarchia equilibrata” che è il barocco del Sud Est siciliano.
Nel Vallo non poteva non vivere quel Montalbano che amiamo perché fatto di sensi; quel Montalbano che sa che una teglia di arancini contiene più verità dei più bei periodi di Cicerone. Lo confesso, più di Montalbano amo quei romanzi che portano in pancia la tensione della Storia. Il passato siciliano narrato da Camilleri reca in sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. C’è sempre uno scontro dialettico che lo scrittore ci lascia con i libri e la sua vita. In quel suo spendersi senza tregua per i perdenti, per le battaglie delle donne, per l’onestà, contro l’indifferenza morale e il fiacco appagamento. Usando quel suo viso che ha la morbida alternanza di malizia e bontà, abitanti nelle stesse rughe.
E nelle rughe di Montalbano. Non si può non leggere Riccardino come un te-stamento, anche se non lo è. Un regolamento di conti sì: tra l’autore e suo figlio, tra il Commissario e suo padre. C’è il delitto in apparenza semplice e irrazionale a un tempo, come negli altri romanzi; c’è la lingua definita “bastarda” e “inventata”; c’è il Montalbano sempre più chiuso in sé (come in una canzone di Paolo Conte); c’è una società fangosa che tenta di trascinarlo con sé. E soprattutto c'è la voglia dell’autore e del personaggio di sfuggire ai loro ruoli: “Talé! Talé! ‘U commissariu arrivò!" “Cu? Montalbanu? Chiddru di la tilevisioni?" “No, chiddu veru". E Montalbano di carta si arrabbia. È Camilleri che prende le distanze dalla tv? Alla fine i due non cercano realtà, ma solamente verità. Quella che Camilleri e Montalbano estraggono come un fragile e prezioso cristallo da una borsa di complicanze umane pesanti come pietre.
E sì, alla fine il pirandellismo, lo scontro tra autore e personaggio che rivendicano una vita propria, si fa sentire (tra segreterie telefoniche e fax), ma non è Pirandello. È quella Sicilia - come direbbe Gramsci - che il pirandellismo lo ha da sempre dentro. Con quel finale delicato, semplice, di parole che si perdono nel vuoto. Un po’ come il Montale di Claude Izzo in Solea. Seppure è un saluto divertito quello di Camilleri, senza zelo, senza apologia ma con una suprema intuizione dialettica.
Ripeteva Camilleri - di contro a critici, esegeti ed editori - che i suoi scritti non si possono paragonare a Verga, Pirandello, De Roberto, Tomasi di Lampedusa... E credo che fosse sincero. Lui possiede una intimità umana con il lettore, il posto dei suoi libri è accanto ai padri che leggono complici con i figli, ai ragazzi che ritrovano la storia dell’iso-la, agli anziani che masticano ricordi, ai camilleriani che si “passano” Montalbano e le sue malinconie per rileggerle conoscendo già l’assassino... Quei libri ci resteranno attorno per molto, familiari e confidenti, come i mobili degli appartamenti antichi che a un certo punto non puoi e non devi restaurare ma lasciare che invecchino con te. Resta vivo - dal Birraio alla Voce del violino, dalla Concessione al Cane di terracotta - lui, Andrea Camilleri profeta del passato: quello di un’antica bellezza (estetica e sociale) che la nostra attuale società (siciliana e italiana) non riesce più a recuperare, riscattare, in quest’oggi fatto di onore senza gloria, di grandezza senza splendore, di dignità senza mercede.
Filippo Arriva
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 16.7.2020
L’anniversario delle morte. Da “Il birraio di Preston” al caso di Gigino Gattuso e a “Il nipote del Negus” successi tra televisione e cinema. Grande attesa anche in città per l’uscita prevista oggi di “Riccardino”
Il Camilleri “nisseno” ispirato da nostre storie

Grande attesa da stamane anche presso le librerie di Caltanissetta per l’uscita dell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri con protagonista il commissario Montalbano. Si tratta di “Riccardino” nella doppia edizione curata da Sellerio, una nella consueta collana “La memoria” che propone la stesura riveduta dallo scrittore nel 2006, mentre l’altra è una edizione speciale che mette a confronto questa versione con l’originale scritta alcuni anni prima e fin da allora custodita dall’editore. Anche i lettori nisseni, onoreranno fino all’ultimo il personaggio creato da Camilleri che, come è noto, per diversi suoi lavori ha tratto ispirazione da episodi e personaggi di casa nostra, così come sono stati diversi gli attori nisseni che hanno lavorato sia nelle fiction tv del commissario di Vigàta, sia nei film tratti dai romanzi storici. Nell’occasione dell’uscita di “Riccardino”, e nella ricorrenza del primo anniversario della scomparsa dello scrittore che ricade domani, ripercorriamo dunque questo suo rapporto tenuto con Caltanissetta.
Procedendo in ordine cronologico, il primo romanzo di Camilleri, ispirato da un fatto storicamente verificatosi nella nostra città è stato “Il birraio di Preston”, tra i suoi lavori più riusciti ed apprezzati, pubblicato da Sellerio nel 1995. Una vicenda che prendeva spunto da un episodio accaduto nel nostro teatro “Regina Margherita” (vi furono nel 1875 disordini durante la rappresentazione del “Birraio”) che la felice penna dello scrittore fece divenire romanzo con tutta una serie di colpi di scena.
Sempre nel filone dell’antica Vigàta si inserisce “Il nipote del Negus”, pubblicato nel 2010, ispirato alla figura di Brhané Sillassié, nipote del Negus Hailé imperatore d’Etiopia; il giovanotto fu studente alla Scuola Mineraria di Caltanissetta dal 1929 al 1932, anno in cui si diplomò perito minerario. Anche in questo caso la fervida fantasia camilleriana creò tutta una serie di esilaranti situazioni nel descrivere la permanenza del giovane amante della bella vita, delle donne, degli abiti ricercati e via discorrendo.
Il primo riferimento nisseno che vede invece protagonista il commissario Montalbano è quello legato alla vicenda di Assunta Vassallo, l’aristocratica sancataldese accusata di avere avvelenato nel 1948 il marito, il notaio Rosario Raimondi, perché infatuata dell’amante Raimondo Gangitano. Il racconto in questione, dal titolo “Meglio lo scuro”, è stato inserito tra i sei pubblicati nel volume “La paura di Montalbano” edito da Mondadori nel 2002 e da cui è stata tratta la fiction della serie televisiva. Fu quello il “giallo” per antonomasia nella storia giudiziaria nissena, ma anche uno dei casi di cronaca più complessi e al contempo avvincenti impostisi in assoluto all’attenzione nazionale, divisa tra innocentisti e colpevolisti. L’episodio ricostruito per la tv vi fa alcuni riferimenti, pur con una diversa impostazione rispetto ai fatti reali, ma comunque riprende vari dettagli dai primi malesseri del notaio, al suo decesso assistito dagli amici, agli immediati sospetti dei familiari che chiedono l’esame autoptico, alla prima confessione della donna avvelenatrice, alle varie fasi del processo, via via fino alla grazia concessa alla donna dopo una lunga detenzione.
Tornando al filone dei romanzi storici dell'autore empedoclino, eccone un altro ispirato ad un nisseno. Si tratta di “Privo di titolo” (Sellerio, 2005) romanzo che si rifà al caso di Gigino Gattuso, il giovane fascista nisseno rimasto ucciso nel 1921 in città in un tafferuglio con un avversario politico culminato in una sparatoria. Sulla sua fine sarebbe rimasto per sempre un alone di mistero. Chi lo uccise realmente? Per la legge e i fascisti fu Michele Ferrara muratore socialista che subì alcuni anni di carcere pur professandosi innocente; per i socialisti si trattò invece di un clamoroso incidente tra gli squadristi coinvolti nella rissa uno dei quali - Santi Cammarata - nel tentativo di colpire il Ferrara avrebbe sparato invece al Gattuso; insomma morto per “fuoco amico”. Anche in questo caso Camilleri ne fece una formidabile rilettura romanzata.
Come si diceva, il legame “nisseno” di Camilleri passa anche attraverso i vari attori locali che hanno preso parte, a vario titolo, alle produzioni tv e cinematografiche ispirate ai suoi romanzi. Il primo, in ordine di tempo, a cimentarsi in un episodio di Montalbano è stato Lorenzo Boccaro che prese arte a “La voce del violino”, trasmesso in tv nel 1999, tratto dall'omonimo romanzo incentrato sull'omicidio di una donna Michela Licalzi condannata dal valore di un antico violino. “Tocco d'artista”, andato in onda nel 2001 ha visto invece la partecipazione di Giovanni Speciale, attore del Teatro Stabile Nisseno. Il racconto ruota intorno allo strano suicidio dell'orafo Alberto Larussa e al testamento da lui lasciato in favore del fratello, con firma falsificata. Speciale interpretava qui proprio il ruolo del perito calligrafo della polizia Boscarino incaricato di esaminare il documento.
Giulia Ianni ha girato ben tre episodi della serie televisiva di Montalbano, il primo dei quali “La gita a Tindari” trasmesso anch'esso nel 2001. Vi interpretava una donna facente parte nella comitiva di gitanti dalla quale scompaiono gli anziani coniugi Griffo e che viene interrogata in commissariato quando iniziano le loro ricerche; una scomparsa, quella dei due vecchietti, legata all'omicidio di un giovane abitante nel loro stesso palazzo. Poi la Ianni ha fatto una comparsata in “Le ali della Sfinge” (2008) dove ha avuto modo di prendere… a male parole Montalbano impegnato in questo episodio in un’indagine scaturita dal ritrovamento di una ragazza in una discarica col volto devastato da un proiettile e con una farfalla tatuata su una spalla. L'attrice nissena è stata infine chiamata al ruolo della proprietaria di una bettola nell'episodio “La piramide di fango” (in onda nel 2006) dove Montalbano e il fido Fazio si recano nel corso dell'indagine sull'omicidio di Gerlando Nicotra ritrovato cadavere nella tubatura di una condotta idrica in costruzione.
Salvatore Cannistraci ha partecipato all’episodio “Gli arancini di Montalbano”, trasmesso nel 2002. Qui faceva la parte del proprietario di un’officina, con la vicenda che prende l’avvio dall’incidente automobilistico in cui perdono la vita marito e moglie, precipitati in una scarpata; al commissario il compito di scoprire se si trattava di disgrazia o di messinscena. Altro attore nisseno chiamato sul set camilleriano, come sempre diretto dal regista Albero Sironi, è stato Liborio Natali.
Lo ritroviamo nell'episodio “Una faccenda delicata” del 2016, dove ha il ruolo di Marco Rampolla un giovane medico pediatra di Montelusa che si rivolge a Montalbano per esporre il problema del proprio padre relativamente all'omicidio dell'anziano prostituta Maria Castellino. In campo cinematografico, sono stati finora tre i film (due tv e uno per il cinema) tratti da romanzi storici e cioè “La scomparsa di Patò” (2010), “La mossa del cavallo” (2018) e “La stagione della caccia” (2019), questi ultimi due per il piccolo schermo. Ne “La scomparsa di Patò”, tratto dall’omonima opera pubblicata da Mondadori nel 2000, si racconta la misteriosa sparizione a Vigàta del ragioniere Antonio Patò direttore della locale banca mentre lo stesso interpretava il ruolo di Giuda nel “Mortorio” del Venerdì Santo 1890. Il sancataldese Franco Capizzi vi ha recitato nei panni di Cosimo Vapano, il capocantiere addetto al palco che interloquisce col maresciallo dei carabinieri Giummaro (Nino Frassica) e il delegato di PS Bellavia (Maurizio Casagrande); ma anche il compaesano Lino Pantano vi ha preso parte nel suo noto ruolo di mimo.
Capizzi ha poi preso parte a “La mossa del cavallo” (era comparso anche ne “La piramide di fango”), mentre nel ruolo di un camionista ha partecipato all'episodio “Ofelia” della serie televisiva preserale “Donne”, fiction in 10 episodi andata in onda nel 2016 su Raiuno, riferita ai personaggi dell'universo femminile di Camilleri.
Walter Guttadauria
 
 

il Foglio, 16.7.2020
Andrea dei miracoli
Esce postumo "Riccardino", l'ultimo Camilleri con Montalbano. Ostico, ma è subito bestseller

Faceva miracoli da vivo. Non esiste altra parola per chi è riuscito a scatenare il passaparola che fa leggere gli italiani. O almeno a far comprare abbastanza libri - chi ben comincia è a metà dell'opera - per conquistare le classifiche, e lì rimanere. Senza trascurare l'indotto: la serie tv con Luca Zingaretti, il turismo letterario, il ruolo da tempo vacante di amabile saggio (negli ultimi mesi quasi cieco, ma ha voluto lo stesso doppiare il cantastorie nel film di Lorenzo Mattotti "La famosa invasione degli orsi in Sicilia").
Figuriamoci se non fa miracoli da morto. "Riccardino" - l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri con Montalbano, esce oggi postumo nel primo anniversario - era già ieri in cima alle classifiche di Amazon. Dove i romanzi si possono prenotare, e se ordinati su Kindle arrivano allo scoccare della mezzanotte. Due volte nei primi dieci, ripetendo l'altro miracolo che vedeva nuovi Camilleri lanciati a scadenze regolari, con un effetto rinvigorente sugli altri titoli. "Riccardino" (esce da Sellerio) era al primo posto con l'ultima stesura del 2016. E al decimo con il volume doppio, che a questa aggiunge la versione precedente, datata 2005.
Chi voleva obiettare alla parola "miracolo", rifletta. Chi altri poteva trasformare un popolo non troppo incline alla lettura in un popolo di filologi? Del tutto involontariamente, peraltro. All'età di ottant'anni, Andrea Camilleri aveva deciso che il destino del commissario Montalbano era nelle sue mani. Un compagno di viaggio che ha dato tali e tante soddisfazioni non si poteva lasciare alla mercé di qualunque scribacchino intenzionato a farsi bello con le piume altrui, scrivendo un seguito apocrifo. Come è capitato, per fare solo un paio di nomi, a Jane Austen o a Margaret Mitchell.
Bisognava mettere Montalbano al riparo. Almeno quello di carta. Più difficile impedire ai produttori e agli sceneggiatori di proseguire l'avventura in tv, con l'attore Luca Zingaretti come garanzia di continuità. Far morire un personaggio di carta spesso porta sfortuna allo scrittore, quando non viene costretto a fare marcia indietro, come capitò a Conan Doyle con Sherlock Holmes. Neppure la pensione sembrava a Camilleri un'alternativa praticabile.
Si era impegnato a non far finire Montalbano né al cimitero né all'ospizio, sarebbe un'indecenza svelare se la scommessa è riuscita. "Riccardino" è tutto vostro, con la sua lingua ostica. Al punto che gli svarioni di Catarella non funzionano più come intermezzo comico: che sarà mai uno che dice "proposta indigente" in un romanzo dove leggiamo "gliel'avrebbi fatto smorcare" o "gli fagliava la gana", e "mallitto camio" sta per "maledetto camion". Pare di essere finiti dentro "Orcynus Orca", non nel romanzo di uno scrittore ostinatamente battezzato "il Simenon italiano". Nella lunga marcia dal bestseller all'Arte, un po' di meta-romanzo non guasta. L'Autore chiama Montalbano al telefono, discutono chi è il pupo e chi il puparo (non sono d'accordo mai). Serve un Doppio? Arriva il Montalbano televisivo. Ed è subito Pirandello.
Mariarosa Mancuso
 
 

Avvenire, 16.7.2020
Elzeviro
Ora Montalbano indaga anche sul suo autore
Cliccare qui per l'articolo in pdf
A un anno dalla morte di Camilleri arriva in libreria "Riccardino"
E' l'indagine finale del popolare commissario
Alessandro Zaccuri
 
 

Il Messaggero, 16.7.2020
Esce oggi "Riccardino", l'atteso libro finale della saga dedicata all'iconico commissario, a un anno dalla morte dell'autore siciliano
Un metaromanzo in cui l'eroe di Vigàta si "sdoppia" alla maniera di Pirandello e ingaggia un duello serrato con il suo creatore
E Camilleri telefonò a Montalbano
La recensione

Il colpo di teatro era atteso da tempo. Andrea Camilleri, che di teatro se ne intendeva, voleva essere lui in pirsona pirsonalmenti (come direbbe Catarella) a mettere la parola fine al suo personaggio più iconico. Così, aveva scritto di getto nel 2005 la prima versione di Riccardino, ultimo romanzo dedicato a Montalbano, e l'aveva lasciata in un cassetto. Oggi, alla vigilia del primo anniversario della morte dello scrittore di Porto Empedocle (avvenuta il 17 luglio 2019), il romanzo riveduto e corretto è in libreria per Sellerio. Probabilmente, all'epoca - scrive l'editore nella prefazione - Camilleri pensava di liberarsi del suo commissario per potersi «dedicare ad altro». Poi, nel 2016, Camilleri aggiornò il testo, lasciando inalterata la trama. Questo perché la sua lingua, il finto dialetto siciliano di Vigàta, il paese immaginario in cui si svolgono tutte le avventure di Montalbano, si era evoluta, un po' come gli idiomi reali, che si modificano con il tempo. Il risultato è un metaromanzo in cui i lettori più affezionati ritroveranno tutti gli ingredienti a loro cari, ma che prepara l'uscita di scena del protagonista in un intreccio surreale e pirandelliano, in cui l'Autore entra in scena prepotentemente, come un deus ex machina mal tollerato dal suo personaggio, che si vede rubare la scena dall'attore che recita la sua parte in televisione.
L'antefatto, come in molte storie popolari, ci porta direttamente sul luogo del delitto. Un certo Riccardino chiama il commissario nel cuore della notte; lo convoca per le cinque del mattino al bar Aurora; ed è evidente che ha sbagliato numero, ma Montalbano si guarda bene dal dirglielo. Quando, un'ora dopo, viene chiamato dai colleghi che lo informano di un omicidio, scopre senza stupore che la persona uccisa è quello stesso Riccardo che lo aveva chiamato poco prima.
IL CAMBIAMENTO
Ma c'è qualcosa che non va: Montalbano non è più lo stesso. Non prova più «il piaciri `ndescrivibili della caccia solitaria»; anzi, cederebbe volentieri ad altri le redini dell'inchiesta. Il primo "sdoppiamento" avviene quando la folla di curiosi urla da una finestra all'altra: «Talè! Talè! `U commissariu arrivò!» «Montalbano è!». «Cu? Montalbanu? Chiddro di la tilevisioni?» «No, chiddro veru». La gelosia nei confronti del Luca Zingaretti televisivo percorre tutto il libro - «Ma `stu commissariu non pò parlari cchiù forti comu fa chiddro di la tilevisioni?» - e diventa uno dei tormentoni nei colloqui telefonici con Camilleri, che da Roma interpella ripetutamente il suo personaggio al telefono, per suggerirgli piste utili a risolvere l'inchiesta.
I paradossi si sprecano, poiché «una cosa è un personaggio e una cosa è una persona»; e Montalbano diventa "altro da sé" come il fu Mattia Pascal. L'intromissione in scena dell'Autore appare inevitabile. «Com'è che nell'autri romanzi tu non comparivi mai, e in questo mi vieni a scassare i cabasisi ogni cinto minuti?», domanda il protagonista al suo creatore.
Molti trovano Montalbano cambiato, a cominciare dal fedele Fazio; il caso del dirigente bancario ucciso da un killer in motocicletta gli viene tolto, poi gli viene riassegnato ob torto collo; ed è chiaro che bisogna indagare tra gli amici della vittima, soprannominati "i tre moschettieri".
Camilleri sembra avvertire il dolore per il commiato a un personaggio che lo ha accompagnato per decine di anni; e intanto alleggerisce la tensione con un continuo gioco delle parti; avverte il suo protagonista che questa storia lui la sta scrivendo mentre Montalbano la sta vivendo; e il commissario gli chiede: «Quindi io sarei il pupo e tu il puparo?»
Il duello, tra una fase e l'altra dell'inchiesta, assume toni drammatici. Camilleri accusa il suo personaggio di volere che i romanzi su di lui diventino «illeggibili», mentre il commissario lo invita a lasciarlo perdere e a scrivere, semmai, romanzi storico-civili: «Sostieni che io sono ormai un peso. E allora perché questo peso torni a caricartelo sulle spalle?»
DRAMMA
«Ogni fantasma, ogni creatura d'arte, per essere, deve avere il suo dramma», scriveva Pirandello nella prefazione di Sei personaggi in cerca d'autore. «Il dramma è la ragion d'essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere». E come in un dramma di Prandello, Camilleri mette in scena il suo addio a Montalbano, affidato ad un intreccio tipico degli altri suoi gialli, ma con un retrogusto surreale, paradossale. L'Autore avverte il suo personaggio: «Stai attento che questo tipo di lotta si risolve sempre con la vittoria del doppio. E tu sei nella condizione di non poter fare eccezione».
Dopo questo capitolo finale, Camilleri riuscirà ad evitare per Montalbano un destino di infinita riproducibilità, di marchio in franchising, come è avvenuto a Hercule Poirot e Sherlock Holmes (portati avanti ripettivamente da Sophie Hannah e Caleb Carr), o alla Lisbeth Salander della saga Millennium? Di certo, la penna di Camilleri sarebbe impossibile da replicare.
Riccardo De Palo
 
 

ANSA, 16.7.2020
Camilleri di 'pirsona' in Riccardino
Esce postumo per Sellerio l'ultimo romanzo con Montalbano
Andrea Camilleri, Riccardino (Sellerio, pp 292, euro 15,00).

Roma. Appare "pirsonalmente di pirsona" Andrea Camilleri nell'ultimo inedito romanzo con protagonista l'amatissimo commissario Salvo Montalbano, l'atteso 'Riccardino' che esce postumo, per volontà dell'autore, il 16 luglio per Sellerio, a un anno dalla morte dello scrittore, avvenuta il 17 luglio 2019.
Tra le sorprese il 'confronto-scontro' tra Salvo Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo, lo scambio di fax e le telefonate con l'Autore. "C'è il commissario Montalbano". "Ma quello della tv?" chiede qualcuno. "No, quello vero", risponde qualcun altro.
Il commissario è stanco e protagonista di un duello con se stesso, sparisce ma non muore, ed è esplicita in questo libro, dedicato a Elvira Sellerio "amica del cuore", la passione di Camilleri per Pirandello.
Scritto a 80 anni e accompagnato da aneddoti e leggende come quella che fosse stato custodito nella cassaforte della casa editrice quando Camilleri lo consegnò nel 2005 a Elvira Sellerio, 'Riccardino' è stato ideato nel 2004 come ultimo capitolo della serie del Commissario e ripreso in mano dallo scrittore nel 2016, quando aveva 91 anni, mantenendo la trama, con alcune modifiche nel linguaggio, tanto che Sellerio pubblica anche una un'edizione speciale di Riccardino (pp 590, euro 20), con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui si può leggere la prima versione del 2005 e quella definitiva, come da desiderio dell'autore.
La storia si apre con una botta d'insonnia di Montalbano e la chiamata, alle 5 del mattino, appena è riuscito ad addormentarsi, di un certo Riccardino che il commissario non conosce proprio. Pensa che lo sconosciuto, che gli ricorda un appuntamento al Bar Aurora di Vigata, abbia sbagliato numero e per tagliare corto lo rassicura sul suo arrivo e si rimette a dormire. Ma poco dopo le sei del mattino arriva un'altra telefonata, questa volta di Catarella che lo avverte, su richiesta di Fazio, di un omicidio proprio davanti al Bar Aurora e il morto è Riccardino. Da qui partono le indagini che vedono Montalbano convocato dal Vescovo di Montelusa che vuole sia lui a seguire il caso perchè uno dei tre amici di Riccardino, Alfonso Licausi, è suo nipote, e fa pressione sul mondo politico, tra corruzione e nuovi governanti. E per far capire al vescovo che il suo mestiere è non credere alle apparenze c'è un riferimento alla foto di Piazza Tienanmen con un giovane che ferma un carro armato che in realtà è fermato da chi è alla guida. Le ricerche si sviluppano tra tradimenti, conti bancari, ditte e camionisti di un'azienda mineraria.
"Naturalmente, la storia è tutta inventata di sana pianta, nessun personaggio può essere ricondotto a una persona realmente esistente. Lo stesso vale per le situazioni, le intestazioni delle ditte e delle banche, i cognomi. Il contesto invece no, quello purtroppo esiste. Ringrazio Emilio Borsellino che mi ha dato lo spunto per la storia del camion, da me naturalmente stracangiata" scriveva Camilleri nel 2005 nella nota che ora chiude il libro in cui si fa riferimento anche al 2016, anno in cui lo scrittore spiega di considerare doveroso aggiornare la lingua. "Come risulta evidente il titolo di questo libro è anomalo rispetto a tutti gli altri della serie, infatti Riccardino era per me un titolo provvisorio e mi ero ripromesso di cambiarlo quando sarebbe arrivata l'ora della pubblicazione, giunto però a questo punto preferisco che rimanga come titolo definitivo perché intanto mi ci sono affezionato" raccontava lo scrittore.
In 'Riccardino' anche i ricordi dell'infanzia, della morte della madre e del giorno di Ognissanti, del campo santo dove il Commissario bambino girava con il suo triciclo.
"Il libro, come gli altri della serie, è fortemente calato nel tempo in cui è stato scritto, e di quel tempo costituisce un vivido racconto e una critica; non mancano infatti i riferimenti alla letteratura, alla cronaca, alla politica (e al suo linguaggio) di quei giorni. Riccardino costituisce quindi il congedo di quello che (grazie anche alla sua versione televisiva di formidabile successo), è con certezza il personaggio più popolare prodotto dalla letteratura italiana a cavallo tra questi millenni, divenuto anche un riferimento etico e civile per la Sicilia e per l'intero paese" spiega la nota della casa editrice che accompagna questa edizione dove nel finale anche le parole finiscono per sgretolarsi.
Mauretta Capuano
 
 

Adnkronos, 16.7.2020
"Riccardino sono", l'ultimo Montalbano di Camilleri

"Il telefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parse, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto. 'Riccardino sono', disse una voce squillante e festevole, per dargli appuntamento al bar Aurora. Ma Montalbano non conosceva nessuno con quel nome... Un'ora dopo, la telefonata di Catarella: avevano sparato a un uomo, Fazio lo stava cercando". E' l'incipit di "Riccardino", il capitolo finale della saga che ha per protagonista il commissario Salvo Montalbano, che la casa editrice Sellerio pubblica oggi a un anno esatto dalla morte di Andrea Camilleri, nella 'storica' collana "La memoria", ideata da Elvira Sellerio con Leonardo Sciascia. Ed è il romanzo del congedo dalla scena del delitto del poliziotto di Vigàta, in cui a scegliere di mettere la parola "fine", con un colpo finale a sorpresa, sarà lo stesso Montalbano prima ancora che il suo creatore. "Riccardino" esce anche in una edizione speciale, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui si potranno leggere due versioni del romanzo, la prima e quella definitiva, come da desiderio dell'autore. "I lettori potranno così seguire l’evoluzione nel corso del tempo di quella lingua unica inventata da Andrea Camilleri. Una sperimentazione alla quale lo scrittore teneva moltissimo e che viene resa così evidente dal confronto tra le due versioni", spiega l'editore.
Ma questo, in realtà, non è l'ultimo romanzo con Montalbano scritto da Camilleri, che infatti negli anni successivi alla sua prima stesura ne consegnerà ai suoi lettori moltissimi altri. "Riccardino", ideato nel 2004 e finito nel 2005, è stato rivisto dallo scrittore siciliano più di recente, nel 2016 quando è stato rinnovato solo per quanto riguarda la lingua, immutato nella trama. Questa redazione del 2016, quella definitiva, mostra come, nel corso degli anni, l'espressione di Camilleri sia passata (lo sostiene Salvatore Silvano Nigro) dalla "lingua bastarda" che l'autore ascoltava da bambino alla "lingua inventata" di Vigàta, cioè è divenuta nel tempo, come ogni lingua, una forma di vita, la forma di vita di una provincia inventata.
La scelta di pubblicare insieme le due versioni è un desiderio di Camilleri: "Ho sempre distrutto tutte le tracce che portavano ai romanzi compiuti, invece mi pare che possa giovare far vedere materialmente al lettore l’evoluzione della mia scrittura".
Il libro, come gli altri della serie, è fortemente calato nel tempo in cui è stato scritto, e di quel tempo costituisce un vivido racconto e una critica. Non mancano infatti i riferimenti alla letteratura, alla cronaca, alla politica (e al suo linguaggio) di quei giorni. "Naturalmente, la storia è tutta inventata di sana pianta, nessun personaggio può essere ricondotto a una persona realmente esistente. Lo stesso vale per le situazioni, le intestazioni delle ditte e delle banche, i cognomi. Il contesto invece no, quello purtroppo esiste", avverte Camilleri. "Riccardino" costituisce quindi il congedo di quello che (grazie anche alla sua versione televisiva di formidabile successo), è con certezza il personaggio più popolare prodotto dalla letteratura italiana a cavallo tra questi millenni, divenuto anche un riferimento etico e civile per la Sicilia e per l’intero paese.
Il lettore si accorgerà quanto combattuto, dialettico, e pieno di ironia fosse il rapporto tra l'Autore e il suo Personaggio, relazione che in "Riccardino" viene sviscerata in tutte le sue manifestazioni: tra personaggio letterario e televisivo e persino tra personaggio e attore, impersonaggio Luca Zingaretti.
Del resto è stato lo stesso Camilleri a ripeterlo pubblicamente in più occasioni: da un lato, sentiva il bisogno di liberarsi di Montalbano ma, dall'altro, Montalbano lo richiamava ogni volta, invogliandolo, quasi costringendolo a scrivere ancora e ancora storie su di lui; per lasciarlo crescere, cambiare, invecchiare, come una creatura vera. Come se il commissario avesse raggiunto una vita autonoma.
Da questo punto di vista, è evidente l'anomalia dell'epilogo di una saga scritto così tanti anni prima della conclusione vera e propria. Camilleri, voleva essere lui a mettere la parola fine. C'è da aggiungere che in quel 2005 Camilleri era al suo ottantesimo compleanno e si sentiva stanco (lo dice esplicitamente nel romanzo). E non è detto, in ultimo, che non pensasse sul serio di "liberarsi" di Montalbano per potersi dedicare ad altro (magari di più ai romanzi storico-civili, almeno secondo l'accusa avanzata dallo stesso Montalbano).
Oggi sappiamo che avvenne il contrario: alla scrittura di "Riccardino" seguirono ben diciotto romanzi e numerosi racconti, e Camilleri terminò l'ultimo Montalbano, "Il metodo Catalanotti", nel 2018, continuando a scrivere della sua creatura più amata fino alla fine.
Comunque sia, questo originalissimo romanzo che esce ora postumo fu consegnato a Elvira nel 2005, con il titolo provvisorio "Riccardino" (a cui l’autore si sarebbe affezionato in seguito), con il patto che il libro sarebbe uscito solo alla conclusione della serie. Inevitabilmente alla notizia si aggiunsero aneddoti, due in particolare: che l'ultimo romanzo di Montalbano fosse custodito nella cassaforte della casa editrice Sellerio; e che nella trama il commissario Montalbano alla fine morisse.
Del primo aneddoto, sorrise lo stesso Camilleri, dicendo che in casa editrice non c'è nessuna cassaforte, al massimo cassetti aperti. Del secondo saprà il lettore di "Riccardino", avvisandolo tuttavia di un colpo di scena che desterà stupore, con una sorpresa anche per lo stesso Autore.
Certo "Riccardino" è la fine del commissario Salvo Montalbano di Vigàta. E dentro alla trama gialla corre un altro filo: il duello tra il Personaggio e il suo Autore (tema peraltro ripreso nel recente "Conversazione su Tiresia"), il riconoscimento di un debito verso l'amato Luigi Pirandello. Ma senza alcun intellettualismo, senza che il ragionamento pregiudichi la tensione dell'indagine. È la magia di Camilleri, che trasforma non solo le trame ma anche ogni moto del sentimento e della ragione in un racconto capace di coinvolgere totalmente il lettore.
Con la pubblicazione del romanzo postumo, il suo editore Sellerio onora "uno scrittore, una figura pubblica e una persona straordinari. Una quarantennale avventura di amicizia, di libri, di lavoro, di divertimento, iniziata nei primi anni ’80 quando Camilleri consegnò a Leonardo Sciascia un faldone di documenti su una strage dimenticata avvenuta a Porto Empedocle nel 1848".
"Il Maestro di Regalpetra - racconta l'editore nella prefazione - studiò le carte, trovò la vicenda molto interessante, ma anziché scrivere una delle sue cronache, propose all'allora regista teatrale e professore all’Accademia Nazionale d'Arte Drammatica 'Silvio d'Amico' di raccontare lui quella storia, impegnandosi a sostenerne la successiva pubblicazione. Una avventura che ha portato l'autore a un prodigioso successo e segnato il destino di questa casa editrice. Una avventura che lascia un segno forte nella letteratura italiana ed europea, che costituisce un caso forse unico per l’editoria internazionale e che ha avuto alla base la fiducia e la stima reciproche tra Andrea Camilleri ed Elvira Sellerio, a cui nel tempo si è aggiunta una profonda amicizia - lui chiamava lei 'mia amica del cuore'. Noi non gli saremo mai grati abbastanza per averci permesso di esserne parte".
Paolo Martini
 
 

AGI, 16.7.2020
Esce oggi 'Riccardino', l'ultima indagine di Montalbano
A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, Sellerio pubblica l'ultimo romanzo (postumo) del commissario più famoso d'Italia

A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri arriva oggi in libreria edito da Sellerio l'ultimo capitolo del Commissario Montalbano, 'Riccardino', scritto nel 2005 e rivisto nel 2016. Il libro, pubblicato dalla casa editrice siciliana nella collana 'La memoria' (pp 292, euro 15), ideata da Elvira Sellerio con Leonardo Sciascia, doveva essere nelle intenzioni dell'autore il capitolo finale della saga che ha per protagonista il commissario di Vigata.
È il romanzo del congedo dalla scena del delitto del personaggio creato da Camilleri, arrivato nella mente dello scrittore troppo presto e per questo 'congelato', salvo poi riprenderlo dopo 11 anni e ripulirlo nel linguaggio prima di rimetterlo di nuovo da parte. Quayttro anni fa 'Riccardino' è stato rinnovato solo per quanto riguarda la lingua, immutato nella trama. Questa redazione del 2016, quella definitiva, mostra come, nel corso degli anni, l'espressione di Camilleri sia passata (lo sostiene Salvatore Silvano Nigro) dalla "lingua bastarda" che l'autore ascoltava da bambino alla "lingua inventata" di Vigata, cioè è divenuta nel tempo, come ogni lingua, una forma di vita, la forma di vita di una provincia inventata.
'Riccardino' esce quindi in due edizioni: quella classica, definitiva, rivista da Camilleri nel 2016, e in un'edizione speciale Fuori collana (pp 590, euro 20), con una nota di Salvatore Silvano Nigro, in cui si potranno leggere due versioni del romanzo, la prima e quella definitiva, come da desiderio dell'autore. Questo romanzo, che contiene tra le molte sorprese anche il 'confronto-scontro' tra il commissario Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo, lo scambio di fax e le telefonate con l'autore.
In una narrazione in cui l'allora 80enne Camilleri ha reso omaggio anche al suo maestro Luigi Pirandello attraverso la cui filosofia e poetica riesce a sorprendere il lettore regalandogli un finale inaspettato. La storia di questo romanzo, pubblicato postumo per volonta' dello stesso autore, inizia nel 2005: Camilleri ha appena pubblicato 'La luna di carta'. Sta lavorando alla successiva avventura della serie di Moltalbano, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario di Vigata. Titolo provvisorio: 'Riccardino'. L'accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l'ultimo romanzo della saga Montalbano. Il romanzo resta custodito alla casa editrice Sellerio. Si favoleggia che ci sia una cassaforte, ma è lo stesso Camilleri a smentire divertito: "Chiuso in cassaforte? Alla Sellerio al massimo ci sono cassetti aperti". Poi, nel 2016, 11 anni e 15 libri di Montalbano dopo, lo scrittore sente l'urgenza di riprendere quel romanzo perchè è convinto che è venuta l'ora di "sistemarlo".
Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Nè muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: 'La forma dell'acqua', 'Il giro di boa', 'Il ladro di merendine', 'L'altro capo del filo'. Ma 'Riccardino' segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo.
Qual è il motivo dell'anomalia di 'Riccardino', ultimo capitolo della saga scritto così tanti anni prima della conclusione vera e propria? Lo spiega lo stesso Andrea Camilleri in una vecchia intervista, dicendo che a un certo punto si era posto il problema della "serialità" dei suoi romanzi, dilemma comune a molti scrittori di noir, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che cio' avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, ha aggiunto, "mi sono pure posto un problema scaramantico".
I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Manuel Va'zquez Monta'lban, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora "mi sono fatto venire un'altra idea trovando in un certo senso la soluzione". A questa spiegazione, c'è poi da aggiungere che in quel 2005 Camilleri era al suo ottantesimo e si sentiva stanco (lo dice esplicitamente nel romanzo). E non è improbabile che pensasse sul serio di 'liberarsi' dell'ingombrante commissario Montalbano per potersi dedicare ad altro (magari di più ai romanzi storico civili). Nella realta' avvenne il contrario: alla scrittura di 'Riccardino' seguirono diciotto romanzi e numerosi racconti, e Camilleri terminò l'ultimo libro di Montalbano, 'Il metodo Catalanottì, nel 2018, continuando a scrivere della sua creatura più famosa fino alla fine.
 
 

Civiltà delle macchine, 16.7.2020
Andrea Camilleri è morto ma non è scomparso

Andrea Camilleri – scrittore e artista – è morto, ma non è scomparso.
Un anno fa, il 17 luglio 2019, la scena culturale italiana, con un riflesso d’eco internazionale visto il formidabile successo, con lui perdeva una voce e un testimone della contemporaneità: un uomo che con la sua opera letteraria – e il suo lavoro intellettuale – ha contribuito alla pienezza del moderno, ma anche alla consapevolezza della scienza, della tecnica e di un compiuto codice civile.
Di andarsene, dunque, nel senso spietato della scomparsa, Camilleri non se n’è mai andato. Riccardino – è il suo ultimo Montalbano, edito da Sellerio – arriva stamattina in tutte le librerie. E l’uomo che ha saputo avere intorno a sé una festa di popolo – una felice febbre di lettura ormai impossibile per gli altri di replicare – ancora oggi restituisce il prodigio della fantasia. Chiama la gente con la proiezione – in contemporanea nei teatri in Italia – di “Conversazione su Tiresia”, regia di Roberto Andò, produzione di Carlo Degli Esposti, a cura di Valentina Alferj. Ingresso gratuito, quindi – ovunque ci sia un teatro – della ripresa dello spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 quando sulla soglia dei novantatre anni Camilleri, al centro della scena, raccontando Tiresia attraverso se stesso dipanava l’incanto profetico dell’eternità accompagnando la propria cecità a quella dell’orbo veggente evocato da Esiodo, Ovidio, Dante e Pound.
Un evento, quello, di assoluta perfezione.
Il suo saluto alla vita terrena.


Andrea Camilleri e Valentina Alferj. Crediti: Lia Pasqualino

Ed è come il compimento di una trama di affetti, in quella serata siracusana, tutta di raggiante orgoglio. Con lui, con la moglie Rosetta Dello Siesto e con i suoi cari, la squisita limatura di cui lui era – e ancora oggi resta – magnete: Salvatore Silvano Nigro che è l’uomo che da sempre scrive i suoi risvolti di copertina; Carlo Degli Esposti che è il produttore dei film ricavati dalla sua opera; Antonio e Olivia Sellerio che sono i suoi editori; Antonio Manzini, lo scrittore che raccoglie la sua eredità di scrittura e, infine, Valentina Alferj che in quel laboratorio di potente letteratura fatto di magma, spirito critico e diuturno impegno con lui, per vent’anni, ha lavorato al suo fianco.
Diventato cieco, Camilleri, cantava la bellezza delle donne, i colori dei quadri, la vividezza dei sogni. Uomo del secolo scorso – solida roccia – ha vissuto il fascismo, trasfigurato nella figura del padre amatissimo; quindi il comunismo, da militante, agli albori della Seconda Guerra Mondiale.
Ha vissuto il disincanto, ha attraversato con eguale distacco i fallimenti e i clamorosi successi, addirittura anche la ricchezza e la sua stessa aura di autorità intellettuale e morale dalla quale fino all’ultimo dei suoi giorni terreni seppe far gocciare l’essenza di un apologo: le cose veramente importanti, anche in una lunga vita, sono davvero poche e l’amore – su tutto – le cancella tutte.
Appunto, Pound: “Quel che veramente ami rimane, il resto è scorie”.
Pietrangelo Buttafuoco
 
 

Fanpage, 16.7.2020
E se Montalbano non morisse? Tutte le sorprese di Riccardino, l’ultimo di Andrea Camilleri
La lettura dell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, annunciato da anni, con protagonista Salvo Montalbano, rivela più sorprese di quel che sarebbe stato lecito aspettarsi. Dal gioco di ombre cinesi tra il commissario più amato d’Italia e quello dello scrittore siciliano scomparso un anno fa, emerge un commovente gioco letterario che suona come un arrivederci.

Arriva in libreria "Riccardino", il romanzo postumo di Andrea Camilleri, l'ultimo capitolo della saga con protagonista il commissario Montalbano. A un anno di distanza dalla morte del grande scrittore siciliano, come annunciato da tempo, per espresso volere del papà del commissario più amato d'Italia, l'attesa fine di Salvo Montalbano non è privo di sorprese. Ma quali sono le principali rivelazioni che "Riccardino" di Andrea Camilleri riserva ai suoi lettori?
Innanzitutto, dalla lettura del romanzo emerge con forza la passione primigenia di Andrea Camilleri per un altro grande scrittore siciliano, Luigi Pirandello e il suo gioco di ombre; il Doppio inteso come rivelazione dell'umano. E così, da "Il fu Mattia Pascal" si arriva direttamente a "Riccardino2 e al confronto-scontro tra Montalbano e il suo Autore. Tra telefonate, fax e quant'altro, il dialogo è costante, attraversa tutto il romanzo senza inficiare il fitto giallo che i lettori di sicuro ameranno.
Tra televisione e verità, tra letteratura e vita, ecco snodarsi un dialogo pericoloso e sentimentale, tanto per il lettore quanto per lo stesso Camilleri-autore. "C'è il commissario Montalbano". "Ma quello della tv?" chiede qualcuno. "No, quello vero", risponde qualcun altro. Il commissario è stanco e protagonista di un duello con se stesso, alla fine sparisce sbiadendo letteralmente sulla pagina, ma forse non muore: l'ombra svanisce, il personaggio resta. L'identificazione tra Camilleri autore e Salvo Montalbano viene spinta al massimo sul finire della storia. E alla fine ci lascia l'amaro in bocca: se le parole finiscono e a mano a mano si diradano, diventando zoppicanti, a lasciarci è pur sempre l'ombra terrena del personaggio, sia quello di Montalbano sia quello di Camilleri. Ma la morte delle ombre, si sa, è una morte fittizia. Le pagine bianche servono per ingannare, dietro di loro c'è il paradiso dei fantasmi. Illuminati dal bianco sole di Sicilia, così splendente da offuscare persino l'Eternità.
 
 

VilaWeb, 16.7.2020
Mail Obert
Camilleri és viu
Avui fa un any que es va morir el creador del comissari Montalbano. A Itàlia ho commemoren publicant el llibre que clou la sèrie, però nosaltres encara tenim teca ben bé per a un parell d’anys

Tot Itàlia aguantant la respiració durant un any. I no pas per raons polítiques, que a això hi estan més que avesats, sinó a l’espera de Riccardino, ‘l’ultima indagine del commissario Montalbano’. Però no l’última en el sentit de la més recent, no. L’última última. L’episodi que Andrea Camilleri va decidir d’escriure l’any 2004 en assabentar-se de la mort del seu amic i inspirador Manuel Vázquez Montalbán i que finalment va arribar a les llibreries ahir. ‘Ja tenia decidit de resoldre el problema de la “serialitat”, un dilema molt comú als autors de negra –havia explicat l’escriptor supervendes en una entrevista–, fent envellir el protagonista al ritme del calendari, amb tots els canvis que això comporta, tant pel que fa al personatge com a l’època en què viu. Però després d’allò no em va quedar més remei que plantejar-m’ho en termes de superstició [Vázquez Montalbán i el marsellès Jean-Claude Izzo, també amic seu i traspassat l’any 2000, no van ser a temps d’alliberar-se dels respectius personatges, intenció que tots dos havien manifestat], de manera que se’m va acudir una via diferent per solucionar-ho.’
I aquesta solució és la que finalment, quinze anys després, també podrem saber els lectors. Com es clou definitivament la ‘gran epopeia’ de la novel·la de lladres i serenos més llegida del tombant de segle. Per exemple, si aquest poli antisistema finalment es jubila o bé plega abans d’hora, tip de la burocràcia estatal i la incompetència de les autoritats. I qui és aquest nen, en Riccardino, de qui fins ara no teníem notícia. I, naturalment, l’altre gran afer que divideix els montalbanistes: cedirà a la pressió de la Lívia per viure la vellesa en comú o, coherent amb la seva ineptitud per a la vida en parella, l’engegarà definitivament?
Bregats per l’èxit descomunal que els ha reportat l’obra camilleriana (desenes de milions d’exemplars venuts), els editors de Sellerio n’han llançat una doble versió: la novel·la normal i corrent i una de més gruixuda que contindrà el text original (enllestit finalment l’any 2005, quan ja tenia vuitanta anys, i des d’aquell dia custodiat en una caixa forta) més la versió revisada pel mateix autor el 2016, és a dir, amb… noranta! Luxes només a l’abast dels més longeus (i dels prolixos: en aquest impasse d’onze anys van ser publicats ni més ni menys que quinze títols de la sèrie. Un cada nou mesos).
A casa nostra també hi haurà bufetades per aconseguir un exemplar, però si hi esteu interessats sapigueu que a Barcelona el trobareu tant a Le Nuvole de Gràcia (aprofito per saludar el meu camell personal i propietària de la llibreria, ciao Cecì, i per recordar-li que me’n guardi un exemplar ben guardat) com a la nova La Piccola, a Sarrià. Per a la versió catalana, en canvi, encara caldrà esperar un parell d’anyets, perquè anem amb quatre o cinc títols de retard. Després de L’altre cap del fil, que acaba de sortir, i d’Exercicis de memòria (autobiogràfic), que apareixerà passat l’estiu, encara quedaran tres montalbanos més abans d’aquest. Tot això que hi guanyem.
Itàlia ha celebrat la publicació del llibre amb una marató de lectures públiques del text (la de la nit abans, que s’havia de fer a Palerm a les cinc de la matinada, la van suspendre a causa de les destrosses causades per la tromba d’aigua) en teatres de tot el país (a la pàgina del seu club de fans els apleguen. De passada podeu aprofitar-ho per fer-vos una idea de les dimensions del personatge, mesurades tant en obra pròpia com en recepció. Unes xifres inabastables per a gairebé cap altre escriptor, i no em refereixo només a royalties). Els actes d’homenatge a una de les poques persones que han portat felicitat col·lectiva a una nació tan castigada per la política es multipliquen. Avui mateix n’hi fan un a Perusa amb la presència (virtual) dels camilleròlegs més reputats. Però en aquest camp la comunitat lectora catalana no ha quedat mai enrere: som el tercer país, després d’Alemanya i França, que més literatura camilleriana importa (en vam parlar fa just tres anys, en ocasió de l’Aplec Mundial de Fans de l’escriptor); a les programacions de les biblioteques és un autor que no falta mai, i un servidor s’ha fet tips d’anar amunt i avall explicant les peculiaritats, i les dificultats, d’un estil narratiu en què el llenguatge ocupa un lloc més que protagonista. I aquest cop tampoc ha fallat. Abans-d’ahir la llibreria l’Altell de Banyoles va organitzar un final de festa per al club de lectura de la novel·la esmentada una iniciativa quasi pionera: un sopar montalbanià. Dic quasi perquè just abans del confinament, a finals de gener, la gent de l’Ateneu d’Olesa de Montserrat van tenir l’honor de ser els primers d’explotar aquesta combinació letal: novel·la més tiberi. Sabeu aquella sensació que teniu tot llegint els montalbanos, en aquell moment que el comissari arriba a casa i treu del forn la safata de pasta ‘ncasciata, o les sarde a beccafico, o el purpiteddru a strascinasali, o la pasta al niru di siccia, i se l’endú a fora al porxo i penseu: ‘Ai, qui ho pogués tastar!’, que ja sembla que en sentiu la flaire?
Doncs aquesta és la idea. I a fe de Déu que els fogons de Can Xapes i Xarcuteries Margarit respectivament se’n van sortir. Camillerians del món, si Olesa i Banyoles han pogut, vosaltres també. Ja veieu si és fàcil: es programa una novel·la seva (en català n’hi ha una quarantena), es busca un xef valent i es fa el final de festa amb xeflis. I, si pot ser, s’hi convida el traductor, que amb una mica de sort (i de Nero D’Avola) us explicarà tafaneries d’aquelles que no es poden posar per escrit.
Bones lectures, doncs, a tothom, bon profit i llarga vida al summe.
Pau Vidal
 
 

The Guardian, 16.7.2020
Montalbano returns in Andrea Camilleri's posthumous novel
Riccardino, author’s final book of the popular crime series, hits shelves a year after his death

The last whodunnit featuring the famed Sicilian police inspector Salvo Montalbano has hit the shelves in Italy, nearly a year to the day after the death of the author Andrea Camilleri.
Riccardino was first penned in 2005 and then tweaked in 2016, after which Camilleri gave it to his publisher on the promise that it would not be released until after his death. He died on 18 July 2019 at the age of 93.
Fans are in for a special treat: not only do they get another murder for grumpy Montalbano to resolve but Camilleri himself makes an appearance. He turns up to tick off his detective after he is reluctant to get on with the new case, according to an extract of the novel published by the Corriere della Sera newspaper.
“I offer you a lead and you mess around, and I find myself in trouble. As a writer, I mean. We can’t go on like this, you have to start investigating,” he tells him sternly in a telephone call. An unimpressed Montalbano hangs up on him.
The Riccardino of the title gets bumped off on page nine. Montalbano also reportedly takes a bow, though Camilleri had promised fans he would not kill off his gruff, food-loving sleuth.
“The fact that Montalbano, unlike other serial characters such as Sherlock Holmes or Maigret, gets older, takes part in everyday life, makes it increasingly difficult for me to keep up with him,” he said in an interview in 2005. “So I decided to write the final novel. But he doesn’t end up getting shot or retiring.”
Initially a theatre and television director and scriptwriter, Camilleri became a novelist later in life. He published his first book at the age of 57.
The politically engaged author, who never shied away from criticising those in power, went on to sell about 20 m books in Italy and publish 30-odd novels featuring Montalbano, which have been translated into about 30 languages.
Agence France-Presse in Rome
 
 

La Presse, 16.7.2020
Un roman posthume pour l’auteur Andrea Camilleri
(Rome) Riccardino, la dernière enquête du commissaire Montalbano, personnage né de l’imagination de l’écrivain sicilien Andrea Camilleri paraît ce jeudi en Italie, un an après la mort de son auteur, a annoncé l’éditeur.

La dernière enquête du célèbre commissaire paraît dans une édition spéciale qui présente deux versions, « la version finale de 2016 et la première écrite par l’auteur en 2005 et restée jusqu’à présent dans le tiroir » de la maison d’édition Sellerio, explique cette dernière sur son site internet.
Le roman posthume est publié un an après la disparition le 17 juillet 2019, à l’âge de 93 ans, de celui qui est considéré comme le « pape » du polar italien.
« À 80 ans, je voulais prévoir la sortie de scène de Montalbano, j’ai eu cette idée et je ne l’ai pas laissée s’échapper », écrivait Andrea Camilleri dans une citation que publie Sellerio sur son site.
« Je me suis donc retrouvé à écrire ce roman qui représente le dernier chapitre, le dernier livre de la série », ajoutait le prolifique auteur sicilien.
Il expliquait aussi avoir envoyé l’ouvrage à son éditeur, basé à Palerme, en lui demandant de le conserver et de ne le publier qu’après sa mort.
Dans ce nouvel opus apparaît un commissaire Montalbano vieilli et fatigué qui doit élucider une nouvelle affaire de meurtre. La victime cette fois est le jeune directeur d’une agence bancaire de Vigata, la ville fictive inventée par Andrea Camilleri et où il situe ses intrigues.
Au début de l’histoire, Montalbano souhaiterait déléguer l’enquête à son adjoint, mais il se voit finalement contraint d’intervenir en personne.
Metteur en scène de théâtre, réalisateur de télévision et scénariste, Andrea Camilleri s’était fait connaître tardivement comme romancier, mais le succès avait été foudroyant.
C’est sous la plume de ce Sicilien d’origine, né à Porto Empedocle, qu’est né en 1994 le commissaire Montalbano, flic débonnaire et amateur de bonne chère, devenu l’une des figures du roman policier européen.
Les aventures de ce flic haut en couleur se déclinent sur une trentaine de romans ainsi qu’une série télévisée qui ravit les Italiens depuis une vingtaine d’années. C’est l’acteur italien Luca Zingaretti qui campe le personnage à l’écran.
Auteur d’une centaine d’ouvrages, Andrea Camilleri a vendu plus de vingt millions de livres en Italie. La série des romans mettant en scène le commissaire Montalbano quant à elle a été traduite en une trentaine de langues.
Agence France-Presse
 
 

Infobae, 16.7.2020
Agencias
Se publica en Italia la última investigación del comisario Montalbano, del fallecido Camilleri

"Riccardino", la última investigación del comisario Montalbano, personaje nacido de la pluma del escritor Andrea Camilleri se publicó este jueves en Italia, un año después de la muerte de su autor, anunció el editor.
La última investigación del célebre comisario aparece en una edición especial que presenta dos versiones: "la versión final de 2016 y la primera escrita por el autor en 2005 y que se había quedado hasta ahora en la gaveta" de la editorial Sellerio, explica ésta en su página web.
La novela póstuma se publica un año después de la muerte, el 17 de julio de 2019 a los 93 años, del que está considerado como el "papa" de la novela policíaca italiana.
"A los 80 años, quería prever la retirada de Montalbano, tuve esta idea y no la dejé escapar", escribe Andrea Camilleri en una cita que publica Sellerio en su página web.
"Por lo que me encontré escribiendo esta novela que representa el último capítulo, el último libro de la serie", agrega el prolífico autor siciliano.
Entonces explicaba que había enviado la novela a su editor, en Palermo, y le pidió que la publicara después de su muerte.
En esta nueva novela aparece un comisario Montalbano envejecido y cansado que debe dilucidar un nuevo asesinato. La víctima en esta ocasión es el joven director de una agencia bancaria de Vigata, la ciudad imaginada por Andrea Camilleri donde sitúa sus intrigas.
Al principio de la historia, Montalbano desearía delegar la investigación a su adjunto pero al final se ve obligado a hacerlo él mismo.
Director de teatro, realizador de televisión y guionista, Andrea Camilleri se dio a conocer tarde como novelista pero el éxito fue fulgurante.
De la pluma de este siciliano oriundo de Porto Empedocle, nació en 1994 el comisario Montalbano, un policía amable y aficionado a la buena mesa, convertido en una de las figuras de la novela policíaca europea.
Camilleri le puso el nombre de Montalbano a su célebre comisario por su admiración por el escritor español Manuel Vázquez Montalbán, autor de otro célebre personaje, Pepe Carvalho.
Las aventuras del comisario han sido plasmadas en una treintena de novelas y en una serie televisiva que siguen los italianos desde hace una veintena de años. El actor italiano Luca Zingaretti encarna al comisario en la pequeña pantalla.
Autor de un centenar de novelas, Andrea Camilleri vendió más de 20 millones de libros en Italia. La serie de novelas del comisario Montalbano ha sido traducida a una treintena de idiomas.
 
 

Infobae, 16.7.2020
El esperado final del comisario Montalbano llega a las librerías italianas

Roma (EFE).- La saga del comisario Salvo Montalbano tiene ya un final. La novela póstuma de Andrea Camilleri, "Riccardino", llega hoy a las librerías italianas para zanjar las andanzas de su héroe, justo cuando se cumple el primer aniversario de su muerte.
La historia sigue la pista de un homicidio: "El teléfono sonó justo cuando acababa de pillar el sueño, o al menos así le pareció tras pasar horas dando vueltas en la cama (...) ¡Riccardino soy!, dijo una voz alta y festiva", arranca, en su siciliano peculiar.
Se trata de una entrega muy especial. El autor, que murió a los 93 años en Roma el 17 de julio de 2019, lo remitió a su editorial hace quince años para dar un final a la saga que le hizo célebre y desde entonces ha permanecido custodiado con auténtico celo.
UNA DESPEDIDA PREMEDITADA
Era el año 2005, el escritor acababa de publicar "La luna di carta" y ya trabajaba en otra aventura del comisario, pero aquel verano entregó a la editorial de siempre, la palermitana Sellerio, un volumen con el simple y enigmático título de "Riccardino".
Sin embargo había un pacto "sine qua non" sobre la mesa: el libro debía ser publicado solo cuando se tuviera la certeza de que sería el último de la serie Montalbano. Y ahora ha llegado ese momento.
Una década después, en 2016, Camilleri "sintió la urgencia" de "arreglarlo" desde el punto de vista lingüístico, según explica la editorial, y se puso manos a la obra.
Lo que no cambió fue el título, en un primer momento provisional, todo un contraste con el resto, siempre llenos de significado, como "La forma del agua" (1994), con el que empezó todo, "El ladrón de meriendas" (1996) o "La paciencia de la araña" (2004).
El escritor había confesado años antes en una entrevista que en un momento dado se había planteado una duda: ¿Cuándo finalizan las series de novelas?, un dilema frecuente para los autores del "noir".
Camilleri se había percatado del caso de dos amigos, Jean Claude Izzo y Manuel Vázquez Montalbán, que habían muerto sin dejar escrito el final de sus personajes, los detectives Fabio Montale y Pepe Carvalho, respectivamente.
El italiano había decidido hacer envejecer con él a su comisario, sometiéndole a los efectos que el tiempo provoca en el cuerpo y el espíritu de las personas reales.
Pero la solución definitiva fue lanzarse a escribir de antemano un punto y final, que no es otro que "Riccardino", un cierre premeditado (y secreto) al que de hecho siguieron otras 18 entregas.
¿QUÉ SE SABE DE LA TRAMA?
Ciertamente para saber qué depara al sagaz Montalbano habrá que adentrarse en el texto, desde hoy en los escaparates y anunciado a bombo y platillo por las librerías, pero su creador ya adelantó en una ocasión que no moriría en este último acto.
La editorial ha sacado a la venta las dos versiones del libro, la original de 2005 y la modificada una década después, para que el lector pueda percibir "los cambios de esa lengua individual, única e inventada por Camilleri y su evolución en el tiempo".
"Un experimento que el escritor apreciaba sobremanera y que de este modo es más evidente al comparar ambas versiones", prometen.
A modo de tentempié el actor Roberto Herlitzka leyó ayer un fragmento del libro y como no podía ser de otra manera arrancaba en Vigàta, la ciudad natal del detective y capital del universo imaginario del creador más querido de la literatura italiana.
El director de la editorial, Antonio Sellerio, reveló que entre las páginas hay un duelo entre el autor y su personaje, algo que ya incluyó en su obra teatral en forma de disertación filosófica, "Conversazione su Tiresia", en el último año de su vida.
"Camilleri pone en discusión su relación con Montalbano, algo bastante anómalo para un escritor, dialogar así con su personaje más importante, pero lo hace sin que la trama de novela negra pierda potencia", aseguró en la televisión pública.
En esta ocasión no han podido elegir la portada del libro con el viejo escritor, algo que le gustaba hacer a él mismo, incluso cuando perdió la vista y se las tenían que describir, pero se han decantado por un colorido arlequín haciendo malabares mientras mira al cielo.
Una de las razones de esta elección es el gusto del autor por el circo, que a menudo comparaba con la extenuante labor literaria.
Solía decir que un trapecista se entrenaba mucho y en solitario para preparar sus espectáculos, hasta el agotamiento, y después era capaz de presentarse ante el público sonriente como si nada.
Un poco como lo que le ocurre a un escritor con sus lectores, a los que consciente o inconscientemente esconde sus desvelos. Y ahora ha llegado el momento de la última función de Montalbano, de que Camilleri revele de una vez por todas qué tenía preparado para él.
Gonzalo Sánchez
 
 

NIUS, 16.7.2020
Libros
Camilleri acaba con Montalbano después de muerto
Un año después de la muerte de Camilleri, aparece en Italia 'Riccardino', su libro póstumo
La novela pone punto final a la mítica saga del comisario Montalbano

Roma. A Andrea Camilleri nunca le fue del todo simpático su comisario Montalbano. Él hubiera sido más mordaz, lo diría a la siciliana, sin eufemismos ni rodeos. Pero estamos hablando de un muerto y de un desaparecido, así que hay que mantener el respeto. El autor estaba tan harto que en su último libro se encara directamente con el personaje por escrito. “Te seré clarísimo, me estás haciendo escribir una novela de mierda, una chorrada que no se sostiene”, le dice el escritor a su creación. El ajuste de cuentas que Camilleri tenía pendiente con Montalbano se produce sólo ahora, un año después de la muerte del novelista. Misterios de la literatura policiaca.
El escritor había prometido que la saga de Montalbano, que ha dejado decenas de buenos bocados para llevarse ahora a la playa, terminaría. Pero sólo después de que le llegara el final a él, el único que podía decidir los designios de su personaje estrella. El 17 de julio de 2019 Andrea Camilleri se fue, a los 93 años. Y en la víspera de su aniversario, por fin sale publicado en Italia ‘Riccardino’, su obra póstuma. Un asesinato y una trama detectivesca más, nada nuevo en ese sentido. Lo interesante vendrá de esa conversación pendiente, pero no adelantemos acontecimientos.
Contaba la leyenda que el libro estaba guardado en una caja fuerte de Sellerio, su editorial de confianza, y que Montalbano moría al final. Pero decía Camilleri que en las oficinas no había ninguna caja fuerte y que el final de Montalbano le sorprendía a sí mismo. Mejor no hacer spoilers. Al menos a nosotros mismos, no hasta el final del artículo. Lo sabido es que ‘Riccardino’ estaba escrito desde hacía 15 años y sólo al final de su vida el autor lo revisó. Este jueves han salido en italiano las dos versiones, la original y la definitiva.
No quería Camilleri que le pasara lo mismo que a su amigo Manuel Vázquez Montalbán -de quien toma su nombre Montalbano-, que en su afán por matar al el detective Pepe Carvalho, terminó muriendo antes que el personaje. Así que, supersticiosos como son los italianos, Camilleri firmó un pacto con el comisario, editorial y el diablo. Nada de muertes inesperadas antes de tiempo.
De esta forma, el escritor se permitió seguir dando rienda suelta a sus historias después de idear su epílogo. Entre que terminó de escribir ‘Riccardino’ y su publicación, aparecieron un buen puñado de montalbanos, más de uno por año. Ya fuera por la venganza de hacer envejecer al personaje, por pura dependencia de él o simplemente por el negocio.
El personaje se rebela ante el autor
El caso es que el escritor siempre se lamentó de estar ligado a las aventuras de su policía. Lo que de verdad le gustaba a Camilleri era la Historia, pero en eso no coincidía con su público, que le pedía continuar con la saga. Y, así, al menos en una conversación póstuma, se lo hace saber al personaje, con quien se enzarza en una acalorada discusión. “¿Por qué no me dejas en paz y te dedicas a tus novelas históricas, de las que tanto presumes? Primero le dices a todos que son esas las únicas que cuentan, que yo soy sólo un lastre. Pero luego te pones de nuevo los calzoncillos y vuelves a mí”, le dice esta vez el personaje al autor. Dos testarudos frente a frente. La misma persona.
Camilleri elige este ejercicio de metaliteratura, inspirado en Pirandello, para despedir su obra. De nuevo puede que por venganza, para hacérselo pasar mal. Pero quizás también porque no supo hacerlo de otro modo. Como ese matrimonio que siempre se promete una charla y de la que cada uno extrae conclusiones opuestas. El personaje se rebela contra su creador, toma vida propia, le cuenta cómo piensa proceder en su último caso, y el escritor termina respondiendo que ya está bien.
En esas se cruza en la trama el actor que lleva dando vida a Montalbano en una serie televisiva desde hace décadas. “Ha llegado Montalbano”, “pero, ¿quién, el verdadero o el de la televisión?”, dicen los personajes en su libro póstumo. Todo es confuso, una burla más. Camilleri se debe estar riendo a carcajadas en su tumba del cementerio protestante de Roma, mientras los periodistas y los lectores tratan de entender el final. Fundido a negro, como en Los Soprano.
Ismael Monzón
 
 

Volkskrant, 16.7.2020
Zomaar een detective om zeep helpen zit er voor succesvolle thrillerauteurs niet in

De Italianen, nog maar net bekomen van het overlijden van maestro Ennio Morricone, kregen deze week weer een klap te verwerken. Op 16 juli verscheen Riccardino (Sellerio Editore Palermo; € 14,25), het allerlaatste deeltje over de geliefde commissaris Salvo Montalbano. Dertig miljoen boeken werden van deze Siciliaanse Columbo verkocht, verschenen in 35 landen, ook in Nederland (bij de Italiëspecialisten van Serena Libri). We hebben het hier al eerder gehad over deze mopperkont om van te houden, met zijn nukken, zijn scherpe inzichten en dito culinaire voorkeuren.
Zijn schepper Andrea Camilleri was al op 17 juli 2019 op 93-jarige leeftijd overleden, maar hij had nog wel bedacht dat het hem niet ging gebeuren dat een ghostwriter zijn reeks overneemt – zoals dat zo vaak gebeurt in thrillerland. Wat Camilleri deed: ook al uit angst om getroffen te worden door alzheimer pende hij reeds in 2005 de laatste episode bij elkaar. Hij gaf het manuscript aan zijn uitgever, en zei: ‘Leg het in een la. Publiceer het pas als ik geen zin meer heb in Montalbano of er zelf niet meer ben.’
Vervolgens tikte hij vrolijk voort en kwam met nog eens achttien delen, al die tijd wist Camilleri hoe het uiteindelijk zou aflopen. ‘Ik ben een ordentelijke man en hou niet van losse eindjes.’ Wat zeker is: commissaris Montalbano komt aan zijn eind. Hoe precies, dat is nog even afwachten. Iedereen die Italiaans spreekt, neemt nu een beslissende voorsprong, al zal dit wereldnieuws nog voor de Nederlandse vertaling al wel doorsijpelen.
In 2015 verklapte de auteur voor de camera van SBS Italië: ‘Ik weet dat Sherlock Holmes na zijn dood nog terugkwam. Dat zal in het geval van Montalbano onmogelijk blijken. Het is écht zijn laatste boek. Het is afgelopen met hem. Sorry.’
Sir Arthur Conan Doyle had na zes jaar en zo’n vijftig verhalen en twee romans wel genoeg van zijn consulting detective, gevestigd aan 221B Baker Street, Londen. Hij dacht slim te zijn door in The Final Problem (1893) Holmes met zijn eeuwige rivaal, de diabolische professor James Moriarty, in de kloof van de Zwitserse Reichenbachwaterval te laten storten. Opgeruimd staat netjes. Kon hij eindelijk eens aan zijn historische romans beginnen.
Maar Doyle had buiten zijn lezerspubliek gerekend, dat eiste op hoge toon een comeback. Na acht jaar gaf hij toe: The Hound of the Baskervilles (1901), al is deze roman nog vóór The Final Problem gesitueerd. Uiteindelijk maakte Holmes in 1903 zijn echte rentree: die val in de kloof was slechts een list geweest, en in de tussentijd had hij contemplatie gezocht in Tibet.
‘Yes!’, riepen de lezers, die hij alles op hun mouw had kunnen spelden. ‘Meer, meer, meer!’ Doyle bleef tot 1927 over Holmes schrijven, zij het met de nodige tegenzin. Om zijn trouwe volgers te pesten, raakte Holmes – bij ontstentenis van nieuwe zaken – uit verveling steeds meer verslingerd aan opium en cocaïne, en zijn passief-agressieve houding jegens vrouwen valt ook zijn sidekick Watson op.
Maar het kan altijd nog erger. Agatha Christie haatte haar Belgische detective Hercule Poirot op zeker moment zodanig dat ze hem in 1975 heel treurig laat sterven aan een hartaanval (Curtain: Poirot’s Last Case).
Nu hebben we de zaak-Jack Reacher, deze ex-militair zwerft door de thrillers van de Britse auteur Lee Child, met evident succes. Reacheris vuistgevaarlijk, vuurgevaarlijk ook, altijd komt er onheil op zijn pad. Zijn fans dragen hem op handen: alleen al in Nederland en Vlaanderen zijn er bijna een miljoen exemplaren verkocht.
De waarheid is dat Lee Child (65) het wel gezien heeft met Reacher; hij mag ’m eigenlijk niet eens zo, zei hij onlangs tegen The Guardian. Een heldendood lag in het verschiet, tot zijn vijftien jaar jongere broer Andrew vroeg of hij Reacher mocht hebben. Dat mocht. Dus zullen er nog vele boeken volgen, met Andrew als auteur en Lee als adviseur.
 
 

Istoé, 16.7.2020
Publicada na Itália última investigação do ‘comissário Montalbano’

“Riccardino”, última investigação do “comissário Montalbano”, personagem do escritor Andrea Camilleri, foi publicada nesta quinta-feira na Itália, um ano após a morte do autor, anunciou a editora.
A última investigação do célebre comissário aparece em edição especial, contendo duas versões: “a versão final, de 2016, e a primeira, escrita pelo autor em 2005 e que havia ficado na gaveta” da editora Sellerio, informa a mesma em seu site.
O romance póstumo é publicado um ano após a morte, aos 93 anos, daquele que é considerado o “papa” dos romances policiais italianos.
“Aos 80 anos, queria prever a retirada de cena de Montalbano, tive essa ideia e não a deixei escapar”, conta Camilleri em citação publicada no site da editora. “Então, eu me vi escrevendo esse romance, que representa o último capítulo, o último livro da série.”
Camilleri explicou, também, que havia enviado o romance a seu editor, baseado em Palermo, e pedido a ele que o publicasse após a sua morte.
Diretor de teatro, produtor de TV e roteirista, Camilleri ficou conhecido tardiamente como romancista, mas seu sucesso foi fulgurante. Da caneta deste siciliano, oriundo de Porto Empedocle, nasceu, em 1994, o comissário Montalbano, um policial amável e apreciador da boa mesa, convertido em um dos nomes mais famosos dos romances policiais europeus.
As aventuras do comissário são contadas em cerca de 30 romances e numa série de TV acompanhada pelos italianos há cerca de 20 anos, em que Montalbano é interpretado pelo ator italiano Luca Zingaretti.
Autor de uma centena de romances, Andrea Camilleri vendeu mais de 20 milhões de livros na Itália. A série de romances do comissário Montalbano foi traduzida para cerca de 30 idiomas.
 
 

TG3, 16.7.2020
E così Montalbano esce davvero di scena

Lo sapevamo tutti, ma in fondo speravamo che il momento non arrivasse mai. Da oggi dovremo salutare Montalbano. È nelle librerie "Riccardino", l'ultimo capitolo della saga del commissario. Esce postumo, come aveva voluto lo stesso Andrea Camilleri. Domani sarà un anno dalla sua morte.
Luciana Parisi
 
 

TG5, 16.7.2020
A un anno dalla morte di Camilleri esce "Riccardino", ultimo libro della serie sul commissario Montalbano
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TG1, 16.7.2020
Ricordo. Un anno senza Camilleri, al TG1 Luca Zingaretti

Domani sarà un anno senza Andrea Camilleri, esponente di spicco della cultura e lo scrittore che ha inventato il commissario Montalbano. In collegamento c'è l'attore che ha dato volto e voce a questo personaggio.
 
 

GR1, 16.7.2020
Salvatore Silvano Nigro su "Riccardino"
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Annamaria Caresta
 
 

GR3, 16.7.2020
Maurizio De Giovanni ricorda Andrea Camilleri
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Annamaria Caresta
 
 

Amica, 16.7.2020
L’ultimo regalo di Andrea Camilleri: la “morte” di Montalbano
Alla vigilia dell’anniversario della morte di Andrea Camilleri esce 'Riccardino', il libro che è l'addio al Commissario Montalbano

Un anno fa, il 17 luglio 2019, moriva Andrea Camilleri. Una perdita immensa per la letteratura italiana. Per i suoi tantissimi lettori e per i fan del Commissario Montalbano, il suo personaggio più celebre. Ma Andrea Camilleri se n’è andato pensando a loro. E così – come aveva fatto tanti anni fa anche sir Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes – ha lasciato in eredità l’ultima avventura dell’amato Salvo.
Andrea Camilleri un anno dopo: il mistero Riccardino
Esce domani, alla vigilia dell’anniversario, Riccardino. L’ultimo romanzo in cui compare il Commissario di polizia Salvo Montalbano. Andrea Camilleri l’aveva scritto tra il 2004 e il 2005. Dando la copia a Elvira Sellerio perché la conservasse nel suo cassetto alla Casa editrice fino alla sua morte. Per sua volontà, infatti, l’addio a Montalbano sarebbe dovuto uscire solo dopo la morte del suo autore. E così è.
Antonio Sellerio, che ha ereditato il manoscritto dalla madre scomparsa nel 2010, ha seguito alla lettera le indicazioni di Camilleri. Sottoponendo il testo a una minuziosa revisione linguistica nel 2016. Perché è il siciliano letterario dello scrittore l’arma segreta di questi romanzi gialli. E lui, che l’ha sempre considerata una lingua viva, voleva che i lettori percepissero anche la minima evoluzione di questi ultimi anni. Per questo ci saranno due edizioni. L’originale e quella rivista da Camilleri prima di morire. «Camilleri teneva a che i lettori fossero messi in grado di conoscere i cambiamenti nella sua scrittura», spiega Antonio Sellerio all’Ansa. «Lo riscrisse perché si era reso conto che in questi anni la sua lingua era notevolmente cambiata».
L’addio a Montalbano
C’è riserbo su come Camilleri ha deciso di dare l’addio a Montalbano. Riccardino, fin dal titolo, si annuncia un racconto diverso. «È un romanzo in cui Camilleri affronta il suo rapporto con Montalbano e appare ‘pirsonalmente di pirsona’. Un romanzo in cui la passione per Pirandello emerge in tutta la sua forza», prosegue l’editore. E, infatti, pur non svelando assolutamente nulla della trama, lo stesso Camilleri aveva detto: «Non si tratta tanto di un romanzo, quanto di un metaromanzo dove il Commissario dialoga con me e anche con l’altro Montalbano, quello televisivo».
In ricordo di Andrea Camilleri
Andrea Camilleri se n’è andato lo scorso luglio a 93 anni. Dopo un mese in ospedale. Lui, che proprio ad amica.it aveva detto di sentirsi «più che il papà, il nonno di Montalbano», avevo uno spirito giovane. Così lo raccontano i familiari. E tantissimi amici. Oltre agli studenti del Centro sperimentale di Cinematografia a cui aveva insegnato regia. Dopo una vita passata nei corridoi della Rai.
Luca Zingaretti e il Commissario Montalbano
Se Andrea Camilleri è un nome ormai familiare, lo si deve soprattutto al successo della trasposizione televisiva del suo alter ego. E alla bravura di Luca Zingaretti nell’interpretare il Commissario Salvo Montalbano. Così diverso sulla pagina rispetto a come appare in tv. La scomparsa di Camilleri e del regista Alberto Sironi stanno mettendo in dubbio un ritorno televisivo di Montalbano. Ma speriamo tutti che ciò avvenga almeno per l’ultima avventura. Dire addio a Montalbano non è semplice per nessuno. Soprattutto per Luca Zingaretti. Che solo pochi giorni fa si rivolgeva agli amanti del Commissario dal suo profilo Instagram con un regalo speciale.
Sara Sirtori
 
 

Malgrado Tutto, 16.7.2020
Sicilia e “sicilitudine” in Andrea Camilleri
Teresa Triscari ricorda lo scrittore ad un anno dalla morte


Andrea Camilleri (foto Daniele Rosapinta)

Era il 2009 quando Andrea Camilleri salì il palco del Teatro Parioli di Roma per ricevere il riconoscimento alla carriera conferitogli nell’ambito del “Premio Letterario Elsa Morante” della cui giuria mi onoro di far parte. Dacia Maraini, Presidente del Premio, nella motivazione, specificò, tra l’altro, che si trattava di un “grande”. Camilleri, con il suo sorriso sornione, ammiccante e accattivante che gli era tipico, intervenne subito dicendo: “Certo che sono grande, ho ottant’anni!”.
L’anno dopo il Nostro entrò a far parte della giuria del Premio ed ebbi così il privilegio di poterlo incontrare abbastanza spesso. Credevo di conoscere Camilleri perché ero una sua vecchia lettrice ma non conoscevo, e non lo avrei mai immaginato, la prontezza e la vivacità di certe sue riflessioni dove ogni parola era pesata e soppesata, ”usata” come collegamento ipertestuale e filo conduttore di una logica interna al discorso, non di rado abbastanza sottesa e misteriosa, che, pian piano, si faceva strada, diventava quasi un disegno che usciva come una filigrana.
Cominciammo così a parlare fitto fitto, lui, “scrittore italiano nato in Sicilia”, come amava definirsi; io, una siciliana nata altrove. È stato proprio questo “altrove” la nostra liaison interna, il filo sottilissimo e invisibile di un’ironia e di un afflato che ha poi sempre accompagnato la nostra frequentazione, sporadica eppure intensa, ricca di calore e colore che mi faceva riandare con la memoria a Guttuso e a quella sua indimenticabile espressione: “Anche se dipingo una mela, c’è sempre la Sicilia”.


Premio Elsa Morante, edizione del 2009

La Sicilia c’era sempre in Camilleri, tesa e sottesa, soprattutto in quei grandi affreschi che sono i romanzi storici la cui cifra letteraria ha una valenza particolarissima che forse andrebbe riscoperta. Ma, ancora di più, parlando con lui, la memoria mi portava a un altro agrigentino, a Leonardo Sciascia e alla sua “sicilitudine” come “stato antropologico dell’essere siciliano”. Per Camilleri, invece, la “sicilitudine” non era altro che “il lamento che il siciliano fa di sé stesso” una sorta di vittimismo non privo di una certa forma di autocompiacimento.
Camilleri non era certamente tipo da “lamentationes”, troppo autoironico, persino sulla sua vista che tendeva a diminuire sempre di più, persino sul suo dover salire sul palco del Teatro Parioli brancolando, appoggiandosi alla fedele e vigile Valentina Alfieri e a noi, fieri tutori della sua presenza. Era un Omero, Camilleri, un vate, un indovino che è riuscito, alla fine, a lasciare questo mondo dicendoci: “Ora devo andare” (“Conversazione su Tiresia” pag. 51) e concludendo il libello con queste parole: “Può darsi che ci rivediamo tra cent’anni in questo stesso posto. Me lo auguro. Ve lo auguro”.
Era il 17 luglio dell’anno scorso quando se ne andò. Quest’anno il 17 luglio cade di venerdì: chissà quanto avrebbe ironizzato lui su questa doppia coincidenza. Magari avrebbe detto: “Io avrei scelto il mercoledì, come appunto era l’anno scorso.”
Pensando a Camilleri, a Sciascia, a Bufalino, Vittorini, Brancati, Quasimodo fino ad arrivare a Verga, a Capuana e a Pirandello, solo per citare alcuni nomi di quella superba rosa di cui si circonda la nostra Terra, spesso mi chiedo: ma l’area della Sicilia da dove questi grandi provengono, è forse un’altra isola? Forse. Forse le categorie metafisiche lì, da quelle parti, tra colonnati di templi greci ed epici pianori; tra miti e ricordi ancestrali; tra divinità e ninfe, hanno subito una certa qual trasformazione, fino ad arrivare a una forma di rarefazione del pensiero e delle immagini.
Ma torniamo alla “sicilitudine” di Andrea Camilleri. Considerata come un adattamento del termine “negritudine” coniato dal poeta-presidente senegalese Léopold Sédar Senghor, il concetto di “sicilitudine” implicava per Camilleri una dubbia idea di “diversità”. E se l’identità è sempre stata una nozione che gli stava a cuore, diffidava comunque delle sue connotazioni mitiche. D’altra parte la “sicilitudine” evocava anche, e non solo per l’assonanza, la solitudine tipica dell’insularità. Era la tesi di Giovanni Gentile, che partiva dall’idea di una Sicilia “sequestrata”, cioè esclusa dal movimento della cultura europea, e facendo derivare da questa teoria una “forma di cultura indigena, e tutta schiettamente siciliana” destinata a spogliarsi del proprio carattere regionale attorno all’inizio del Novecento. All’opposto di Gentile, altri intellettuali sottolineavano il carattere aperto e comunicante dell’isola, i suoi contatti italiani ed europei. “La verità, – scriveva Sciascia – come al solito, sta tra le due tesi”.


Nella foto Andrea Camilleri e Teresa Triscari

Parlando della famosa teoria di Vittorio Nisticò (il direttore del giornale “L’Ora” di Palermo) secondo cui esistono i siciliani di scoglio (quelli che rimangono sempre nei pressi dell’isola) e quelli di mare aperto (che prendono il largo e se ne vanno), Camilleri ironizzava sul suo amico Leonardo raccontando che la prima volta che era andato a Parigi si era beccato tre giorni di influenza, ma più che l’influenza ad affliggerlo era stato il male del sentirsi “esiliato”.
Era proprio questa l’insularità di Camilleri, quella di essere un siciliano di scoglio. E questa sua appartenenza fu fotografata benissimo dall’amatissimo Vitaliano Brancati, quando diceva che a due siciliani che abitano sullo stesso pianerottolo muovere qualche passo per incontrarsi è come fare una traversata atlantica. Per questo motivo, forse, sono stati sempre gli altri ad avvicinarsi a Camilleri, persino da Paesi lontani come la Polonia, dove io ho operato per alcuni anni e dove ho avuto il privilegio, tra l’altro, di conoscere intelletti della levatura di Jaroslaw Mikolajewski, poeta, scrittore e traduttore appassionato di Camilleri che, quando gli chiesi come facesse a tradurre certi suoi termini dialettali particolarissimi, mi rispose: “Non è difficile: Camilleri quando si esprime in siciliano parla il polacco!”.
Ecco, Il siciliano di scoglio è stato raggiunto nei suoi anfratti ed è stato stanato. Me lo ricordo, ce lo ricordiamo.
Il narratore crea una terra dove poter far stare i suoi personaggi.
Andrea Camilleri, “Come la penso”.
Teresa Triscari
 
 

Globalist, 16.7.2020
La grandezza di Camilleri era nel suo saper porre sfide concrete alle nostre vite
Non si tratta del resto di semplici racconti e di suggestioni emotive ma di problemi e sfide che riguardano la vita concreta e difficile di ciascuno di noi.

Facendo il giornalista da oltre 50 anni, non mi è mai accaduto di fare il critico letterario. Mi capitò solo una volta come giurato del premio Viareggio, chiamato dal presidente Walter Pedullà, lui sì critico di razza e scopritore di talenti. Mi toccò di leggere “Il birraio di Preston” e scoprii così per la prima volta Andrea Camilleri. Non sapevo che si trattasse dello stesso Camilleri conosciuto da tempo a via Teulada dove l’autore di Montalbano e creatore di Vigata faceva invece lo sceneggiatore di famosi programmi Rai e collaborava tra l’altro con lo stabile di Catania e con Pippo Fava. Tra l’altro ha sempre abitato nei pressi di viale Mazzini, in un quartiere piccolo borghese reso dalla moglie straordinariamente accogliente ed ospitale.
Dopo il primo incontro del “birraio di Preston”, divenni anch’io un lettore inarrestabile del suo commissario e interessato ad ascoltarlo – grazie anche alla cortese collaborazione di Vincenzo Mollica - ai Fori romani o al teatro greco di Siracusa. Mi colpiva soprattutto quel suo linguaggio inventato dalla mescolanza col dialetto siciliano e i suoi classici come Pirandello, Sciascia e la scoperta di Gesualdo Bufalino autore de ”le dicerie dell’untore” che anch’io ho avuto la fortuna di conoscere, durante le calde giornate dell’installazione dei missili a Comiso.
C’erano sicuramente, nell’esperienza culturale ed umana di Andrea Camilleri, anche le voci di Vincenzo Consolo e i colori di Renato Guttuso, tutti elementi fondamentali che contribuivano a dar vita alla ricca e complessa composizione del mondo di Camilleri. Forse non facilmente coglibili nel loro insieme ma che certamente costituivano la base di attrazione e affascinamento per milioni e milioni di lettori e soprattutto di spettatori. Accostare il nostro presidente del Consiglio a Camilleri, sia pure ovviamente per dirne diversità e distanza, può però servire ad aiutarci a comprendere perchè non basta parlare e parlare, apparire e apparire in televisione per interessare veramente le persone e soprattutto far loro accettare con credibilità e fiducia le narrazioni che si vogliono loro proporre. Non si tratta del resto di semplici racconti e di suggestioni emotive ma di problemi e sfide che riguardano la vita concreta e difficile di ciascuno di noi.
Nuccio Fava
 
 

Vesuvio Live, 16.7.2020
17 luglio 2019, moriva Andrea Camilleri: la grande voce che ha amato e difeso il Sud

Avrebbe voluto finire la carriera “seduto in una piazza, a raccontare storie, e alla fine del mio cunto, passare tra il pubblico con la coppola in mano”. Invece Andrea Calogero Camilleri, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, ha lasciato il palcoscenico, i libri e la vita in un letto d’ospedale, il 17 luglio 2019, colto – quella mattina stessa – da un arresto cardio-respiratorio.
Una perdita cui la Sicilia ed il Sud non potranno mai abituarsi, poiché la sua voce ha difeso ed amato quella terra così bella, ricca ma sfruttata e dimenticata. Sono celebri le dichiarazioni sull’Unità d’Italia e la questione meridionale.
Dello scrittore siciliano restano più di cento tra romanzi e spettacoli e la celeberrima figura del suo personaggio più riuscito, il commissario Salvo Montalbano. Quello che gli ha regalato la fama imperitura e il cui nome scelse in omaggio allo scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban, ideatore del commissario Pepe Carvalho.
Prima una vita spesa soprattutto per la televisione e per il teatro e non sempre vissuta nella natia Sicilia. Qui nacque il 6 settembre 1925, per la precisione a Porto Empedocle, in provincia di Girgenti (attuale Agrigento). Sempre sull’isola nel 1943 si diplomò al liceo classico, ma senza sostenere l’esame, visto l’imminente sbarco degli Alleati. In seguito, pur iscrittosi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, non conseguì mai la laurea.
Fu, invece, ammesso – unico allievo regista per quell’anno – all’Accademia d’Arte Drammatica, trasferendosi così a Roma. Qui in seguito insegnerà Istituzioni di Regia, avendo tra gli allievi anche Luca Zingaretti, futuro “Montalbano”. A partire dal 1949 inizia a lavorare come regista, autore e sceneggiatore per la Rai – da cui inizialmente non viene assunto, nonostante risulti vincitore di concorso, perché comunista: celebri le sue riduzioni di polizieschi come “Il Tenente Sheridan” e il “Commissario Maigret”. Ma contemporaneamente si occupa anche di teatro, in particolare delle opere di Pirandello e Beckett.
L’esordio come scrittore, invece, risale al primo dopoguerra, come autore per riviste e quotidiani. I lavori, però, di una certa levatura arrivano verso fine anni Settanta, quando comincia a dedicarvisi in maniera quasi esclusiva. Al 1978 risale, ad esempio, “Il corso delle cose” e al 1980 “Un filo di fumo”, in cui compare per la prima volta l’immaginaria Vigata. Qui saranno ambientati i racconti gialli del noto commissario Montalbano, che Camilleri comincia a scrivere nel 1994, a 69 anni, con “La forma dell’acqua”. Il successo della serie televisiva Rai amplifica i già ottimi successi del funzionario delle forze dell’ordine sbrigativo e amante della buona cucina.
Ma se Camilleri dice, o meglio scrive tutto di Montalbano; anche quest’ultimo dice qualcosa del suo autore. È, infatti, interessante notare che lo scrittore siciliano abbia pensato all’epilogo del riuscitissimo commissario già nel 2006, temendo una sopravvenuta malattia che gli impedisse di dare il degno finale ai suoi gialli. Il libro è attualmente in vendita, edito dalla solita casa editrice Sellerio, con il titolo di “Riccardino”.
Per scrivere questo e tutti gli altri testi precedenti Camilleri stesso ha rivelato di utilizzare un particolare rigore schematico: “Per un romanzo di Montalbano diciotto capitoli ciascuno di dieci pagine, ogni pagina nel mio computer vuol dire 23 righe. Un romanzo ben congegnato sta perfettamente in 180 pagine”. Gli ultimi, però, a partire da “L’altro capo del filo”, ha potuto solo dettarli, vista la cecità che lo ha colto all’età di 91 anni, nel 2016.
Tre anni dopo, purtroppo, il malore, sopraggiunto mentre stava preparando lo spettacolo Autodifesa di Caino e la dipartita: aveva 94 anni.
Michele Di Matteo
 
 

Libreriamo, 16.7.2020
La citazione del giorno
“Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre” di Camilleri
Erano le 8.20 del 17 luglio 2019, quando Andrea Camilleri ci lasciava, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile

Erano le 8.20 del 17 luglio 2019, quando Andrea Camilleri ci lasciava, dopo mesi di malattia. Dietro di lui, si è spalancato un vuoto incolmabile e oggi, esattamente a un anno dalla sua scomparsa, lo ricordiamo con una delle sue frasi più belle e memorabili. Una frase per riflettere sul valore e lo straordinario potere delle parole.
[...]
 
 

Oltre Vigàta, 16.7.2020
Maestro Andrea Camilleri...grazie!
 
 

Agrigento Notizie, 16.7.2020
Andrea Camilleri è arrivato in via Atenea e s'è seduto al bar: tutto pronto per l'inaugurazione della statua
E' in fase sistemazione l'opera dello scultore racalmutese Giuseppe Agnello. Ad assistere alla collocazione dell'opera d'arte anche il sindaco di Agrigento Lillo Firetto e lo scultore stesso naturalmente.

La statua di Andrea Camilleri è già in via Atenea. Proprio in questi minuti è in fase di sistemazione l'opera dello scultore racalmutese Giuseppe Agnello. Ad assistere alla sistemazione dell'opera d'arte anche il sindaco di Agrigento Lillo Firetto e lo scultore stesso naturalmente.



Il grande evento - la commemorazione del primo anniversario della morte e l'inaugurazione della statua - si terrà domani. Ma Camilleri è già arrivato in via Atenea, nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, e s'è seduto al bar.
Un anno fa, qualche settimana dopo che Camilleri era morto, l'amministrazione comunale di Agrigento pensò ad una statua per ricordare e commemorare. "Ma il Comune era in condizioni finanziarie drammatiche, - ha ammesso, negli scorsi giorni, durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento, lo stesso sindaco - . Ringraziamo i donatori che hanno voluto tenere 3 passi indietro rispetto a questa iniziativa. Abbiamo trovato una coppia che, benché non agrigentini, sono degli estimatori di Camilleri". La scultura è stata donata al Comune da Margherita Marrazza che pur non essendo siciliana ha voluto esprimere gratitudine nei confronti della città dei Templi e ad Andrea Camilleri.
La scultura iperrealista di Giuseppe Agnello, coglie l’immagine dello scrittore seduto al tavolino di un caffè, con una sedia libera accanto, a disposizione di quanti, percorrendo “il salotto buono” della città, avranno il piacere di sedersi per qualche istante, accanto all’autore di tanti successi editoriali.
 
 

Agrigento Notizie, 16.7.2020
Camilleri ad Agrigento? Gli empedoclini: “Possono collocare la statua dove vogliono ma la sua storia è alla Marina
Cliare qui per il video
Infuoca la polemica a "casa" di Nené, unico e compatto il coro: "Non ha non ha niente a che fare con il capoluogo, penso che sia una 'cosa' politica"

Alla vigilia del primo anniversario di morte di Andrea Camilleri, nella sua Porto Empedocle fa discutere la donazione - fatta da un'operatrice turistica - della scultura bronzea ad Agrigento.
AgrigentoNotizie è stata a “Vigata” dove, nella centrale via Roma, ha incontrato diversi cittadini. “Possono portare la statua dove vogliono – ha detto un commerciante - ma la storia e la vita di Camilleri restano sempre alla Marina”. Unico e solo il coro di voci: "Camilleri era di Porto Empedocle e la statua doveva stare qua"; "Camilleri è empedoclino, non ha niente a che fare con Agrigento. Penso che sia una 'cosa' politica".
"Le persone vengono da fuori per guardare la statua di Montalbano, immaginate se ci fosse stata la statua di Camilleri - ha detto un altro empedoclino - . Sarebbe aumentato il turismo". "Lui è 'marinisi' e doveva stare qui!".
Giuseppe Caruana
 
 

Virtù Quotidiane, 16.7.2020
Anche all'Aquila omaggio a Camilleri a un anno dalla morte

L’Aquila – Il Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con L’Aquila Film Festival, insieme ai Teatri Nazionali e a numerosi enti teatrali italiani, aderisce all’iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo che rende omaggio al grande scrittore siciliano Andrea Camilleri in occasione del primo anniversario della sua morte, avvenuta il 17 luglio dello scorso anno.
Per ricordare la vitalità e l’intelligenza dello straordinario autore venerdì 17 luglio 2020, alle ore 19,45, a L’Aquila presso l’Auditorium del Parco, in contemporanea agli altri teatri, sarà proiettato il film Conversazione su Tiresia, un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri, con la regia di Roberto Andò, già ospite del L’Aquila Film Festival un anno fa, e Stefano Vicario.
Il film, uscito nelle sale cinematografiche come evento nel novembre 2018, è la ripresa dell’omonimo spettacolo con la regia dello Roberto Andò andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018.
Un evento speciale per L’Aquila, voluto e sostenuto dal presidente del Tsa Pietrangelo Buttafuoco, dedicato a un protagonista della cultura italiana, saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore, insignito nel 2003 dal presidente della Repubblica della medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, che nello spettacolo “cunta” la storia dell’indovino cieco Tiresia, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle della sua stessa vita.
“Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità”, scrisse Andrea Camilleri .
La proiezione ha l’ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria ai numeri del botteghino del Teatro Stabile d’Abruzzo 0862-410956 e 348-5247096.
Si ricorda che, in osservanza delle norme di prevenzione per il contagio da Covid-19, è obbligatorio l’uso della mascherina per partecipare all’evento.
 
 

ExibArt, 16.7.2020
Libri ed editoria
Ricordando Andrea Camilleri, in libreria con Riccardino e nei teatri con Tiresia
A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, esce in libreria Riccardino, romanzo postumo. E nei Teatri Nazionali si proietta la voce di Tiresia

Il 17 luglio 2019, la voce di Andrea Camilleri non si spegneva sul serio perché, da quella estate che sembra così distante, tutti abbiamo continuato a leggere le sue storie e – magia evocativa della scrittura letta a mente – ammettiamo di aver scherzato un po’ tra noi stessi, provando a imitare la sua arrochita voce narrante. Avevano tutt’altro gusto, quei periodi, letti così. Un maestro della parola scritta, ricordato anche per la sua voce: tutt’altro che paradossale, anzi, veramente consequenziale, un incastro perfetto, come le sue storie. E così, a un anno dalla sua morte, ricordiamo Andrea Camilleri come scrittore, con la sorpresa annunciata dell’uscita nelle libreria di Riccardino, romanzo iniziato il primo luglio 2004 e terminato il 30 agosto 2005 e già scritto in vita come postumo. L’aspettavamo con vorace curiosità questo ultimo numero, come il finale di una serie tv ma che sia stata consumata comodamente come si legge un buon libro, senza ansie da binge watcher. E poi, dell’uomo ne ricordiamo la voce, icona orale di chi costruisce intrecci e suspense usando nomi fittizi eppure così porosi, solari e saporiti di sale, con la proiezione di Conversazione su Tiresia, film tratto dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno del 2018, con la regia di Roberto Andò, che verrà proiettato nei Teatri Nazionali di tutta Italia il 17 luglio.
Riccardino è stato pubblicato da Sellerio, che l’ha tenuto in serbo per tutti questi anni, anche se Andrea Camilleri ci è poi tornato, nel 2016, rivedendo qualche particolare, raffinando la lingua, il vigatese, la voce fantastica che parlano i suoi personaggi. Nel 2005 Camilleri aveva pubblicato La luna di carta e stava già preparando la prossima indagine ma poi – era sempre estate – consegnò a Elvira Sellerio anche un altro romanzo, l’ultimo di Montalbano, con la promessa di pubblicarlo solo dopo. Ora Riccardino esce postumo, come voleva Camilleri, in due edizioni, una con la versione definitiva, nella collana La memoria, e l’altra con le due stesure, insieme a una nota di Salvatore Silvano Nigro, filologo, critico letterario, particolarmente esperto di letteratura siciliana e amico di lunga data di Camilleri. Come andrà a finire la storia già si sa: il commissario Montalbano troverà un modo per salutarci. Ma la vena della scrittore, la differenza tra chi sa scrivere veramente e chi per finta, è tutta qui, in quel crepitante gusto dell’attesa, costruita ad arte, di leggere qualcosa che già si sa dovrà accadere.
«A ottant’anni volevo prevedere l’uscita di scena di Montalbano, mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale; l’ultimo libro della serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più», diceva Camilleri.
A proposito di voci, domani, venerdì, 17 luglio, ce ne saranno anche varie altre. Alle 18, in diretta streaming sul sito e sui canali social di Sellerio, dieci amici, allievi e ammiratori di Camilleri leggeranno alcuni passi tratti dai suoi testi. Ascolteremo le voci di Fabrizio Bentivoglio, Lella Costa, Emma Dante, Luigi Lo Cascio, Manuela Mandracchia, Antonio Manzini, Alessandra Mortelliti, Michele Riondino, Sergio Rubini, Luca Zingaretti.
Mario Francesco Simeone
 
 

Repubblica Tv, 16.7.2020
Il segreto del giallo, Camilleri a Lucarelli: "Non interessa chi ha ucciso, ma perché ha ucciso"
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La ragione sociale del romanzo giallo e i suoi perché. Un omaggio ad Andrea Camilleri nel primo anniversario della sua morte: il romanzo epistolare 'Acqua in bocca' scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli. In questa clip dell’omonimo documentario di Matteo Raffaelli, il racconto del rapporto fra i due personaggi protagonisti, Salvo Montalbano e Grazia Negro, e di “due modi di investigazione che si confrontano e si sfidano”. Parola di Camilleri
Nell'anniversario della morte del maestro, minimum fax pubblica il libro d’arte della versione grafica del libro firmato da Camilleri e Lucarelli dieci anni fa
video Minimum Fax
 
 

Repubblica Tv, 16.7.2020
"Acqua in bocca (a quattro mani)": il documentario-dialogo con Camilleri e Lucarelli
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Il segreto del giallo, Camilleri a Lucarelli: "Non interessa chi ha ucciso, ma perché ha ucciso"

Un film che ha generato un libro. Per la prima volta in libera visione gratuita per tutti sul sito di Repubblica il documentario di 52’ Acqua in Bocca (a quattro mani) diretto da Matteo Raffaelli, prodotto da minimum fax media nel 2006. Sul set nasce l’idea della jam session letteraria, quindi il romanzo epistolare di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, oggi in libreria nella sua versione grafica immaginata dagli autori, curata da Patrizio Marini e Agnese Pagliarini. Un oggetto unico che oscilla fra lo screenplay cinematografico e il faldone poliziesco, con i pizzini unti di ricotta infilati nei cannoli siciliani da Salvo Montalbano, e i messaggi nascosti nei vassoi di tortellini spediti da Grazia Negro
video Minimum Fax
 
 

El cultural, 16.7.2020
A punto de cumplirse mañana un año de la muerte del escritor, Altamarea publica su último libro, 'Conversación sobre Tiresias', un agudo e irónico monólogo en el que el italiano se pone en la piel del ciego más famoso de la mitología para escribir con su habitual ingenio su testamento vital y literario.
Andrea Camilleri, la inagotable lucidez de una mirada ciega
El bagaje intelectual de una vida dedicada a la literatura se deja sentir en este libro que constituye un viaje entre el mito y la literatura
Camilleri equipara sutilmente la figura del intelectual con la del profeta clásico, «venerable, pero sospechoso y despreciado…»
«Ahora debo partir. Es posible que nos veamos de aquí a cien años en este teatro. Así lo espero, y así os lo deseo», concluye Camilleri este libro

“Llamadme Tiresias, por utilizar la expresión de Melville, la del personaje de Moby Dick. O mejor ‘Tiresias soy’, como decía algún otro. Zeus me dio la posibilidad de vivir siete vidas, y esta es una de ellas; no puedo deciros cuál. Hoy estoy aquí en persona personalmente porque quiero contaros lo que me ha sucedido a lo largo de todos estos siglos, porque quiero aclarar de una vez por todas el cambio que he sufrido al pasar de persona a personaje”. Con estas palabras se presentaba hace unos dos años ante el público del Teatro Greco de Siracusa un nonagenario Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Sicilia, 1925 – Roma, 2019), ya irrevocablemente ciego pero portador todavía, quizá más que nunca, de una afilada y clarividente inteligencia.
Gran parte de ella, destilada con su habitual ironía juguetona y con una erudición impecablemente disfrazada de coloquialismo, se halla en su último libro, Conversación sobre Tiresias, que publica en España la editorial Altamarea cuando se cumple mañana un año de la muerte del escritor. En este sobrecogedor aunque hilarante monólogo, el abuelo de la novela negra italiana recurre, como antes que él hizo Borges, a la figura del mítico adivino helénico, intemporal emblema de la ceguera clarividente, para construir a su alrededor una especie de testamento literario y moral y reflexionar sobre la ceguera, el paso del tiempo, la memoria y la historia, la sociedad actual y la creación literaria.
“Ciego, voy de aquí para allá en un mundo desolado, sórdido. El refugio ante esta desolación cotidiana lo procuran ramalazos de memoria, que me llevan a tiempos sanguinarios, sí, pero no tan sórdidos ni tan carentes de sentido como estos nuestros días”, escribe aquí un autor que, aunque debe su fama a su a un tiempo amado y odiado comisario Montalbano, de cuyos libros ha vendido más de 25 millones de ejemplares, comenzó muy joven a escribir poesía y relatos y novelas de corte histórico y alta ambición literaria. El bagaje intelectual de una vida dedicada a la literatura se deja sentir en las páginas de este libro que además constituye un viaje entre el mito y la literatura que recorre las andanzas del adivino desde su primera aparición en los textos homéricos hasta las modernas visiones de Pasolini o Primo Levi.
Una gracia ambigua
En su incansable relato, que el propio escritor subió a las tablas recordando aquellos años 50 en los que fue director y libretista en montajes de autores como Pirandello, Ionesco o Beckett, Camilleri asume el papel de Tiresias y conversa con las visiones que de él han ofrecido Sófocles, Séneca, Boecio, Dante, T. S. Eliot, Apollinaire, Cocteau, Virginia Woolf, Ezra Pound, Primo Levi o hasta Woody Allen, quien hace aparecer al ciego en Poderosa Afrodita. “A través de las épocas y los géneros Tiresias es un espejo en el cual reflejarse y a través del cual releer el sentido último de la invención literaria», esgrime el siciliano, que aliña el recorrido biobibliográfico del adivino con agudos comentarios cáusticos, traviesos e irreverentes sobre la realidad social y política y con reflexiones poéticas sobre la literatura y la historia.
Pero más allá de todo esto, las voces de Camilleri y Tiresias acaban por fundirse en aquellos momentos en los que el personaje, ya no sabemos quién de los dos, se queja de las consecuencias de la “capacidad profética” que viene aparejada con la ceguera y que supone un sufrimiento, porque: “A cada humano que encontraba, al instante le adivinaba el futuro. Y el futuro de los hombres y las mujeres casi nunca es un futuro feliz. Está, por lo general, lleno de amargura, de dolor, de enfermedad, de muerte. Son escasísimos los momentos de felicidad. Y al verlo de manera tan clara, tan nítido y presente, aquel futuro se difuminaba, se me metía en los adentros, me contagiaba, me permeaba”, reflexiona nuestro actor.
El adivino, como apunta el académico Carlos García Gual en su espléndido epílogo a esta edición, “intermediario entre hombres y dioses ha recibido de estos una gracia ambigua. Es venerable, pero sospechoso y despreciado; tiene larga vida, pero miserable y dolorida…”. Así veía Camilleri, protagonista y víctima de varios vaivenes del siglo XX, la realidad del intelectual, que introduce sutilmente en estas páginas en una tradición que se remonta a los orígenes del saber. “Es el espíritu de los tiempos, un espíritu escéptico e irreverente que deja atrás buena parte de la cultura del pasado; acaso pesca de aquí y de allá algunos asuntos, pero los reescribe totalmente y, a veces —como en este caso— incluso de manera satírica”, escribe, no podemos menos que pensar que con una de sus anchas sonrisas.
Intuyendo la eternidad
“Si pudiera, me gustaría terminar mi carrera sentado en una plaza contando historias y al final de mi ‘cunto’, pasar a través de la audiencia con la coppola en mi mano, como los antiguos narradores orales”, había dicho en varias ocasiones un Camilleri que con estas últimas actuaciones logró aproximarse a ese deseo y cuya ausencia se nota un año después no sólo por los ávidos lectores del noir.
“Quizá os estéis preguntando cuál es la verdadera razón que me ha traído hasta aquí. Me he pasado esta vida mía inventando historias y personajes. He sido director de teatro y de televisión, y aun de radio; he escrito más de cien libros que han sido traducidos a muchas lenguas y han conseguido un éxito considerable. La creación más feliz y exitosa ha sido la de un comisario”, repasa Tiresias-Camilleri justo al final de la pieza.
“Cuando Zeus —o quien hace de él— decidió negarme de nuevo el sentido de la vista, esta vez al cumplir yo los noventa años, tuve urgente necesidad de intentar comprender en qué consiste la eternidad: solo puedo intuirla viniendo aquí, solo entre estas piedras eternas, entre las piedras de este teatro eterno. Ahora debo partir. Es posible que nos veamos de aquí a cien años en este teatro. Así lo espero, y así os lo deseo”, concluye el adivino-escritor este epitafio literario desapareciendo tras las bambalinas.
Andrés Seoane
 
 

Cinque Quotidiano, 16.7.2020
Camilleri, la nipote: “A lui dedico il mio primo film da regista”

“Sui titoli di coda del mio ‘Famosa’ ho voluto una dedica semplice che recita: a nonno”. Alessandra Mortelliti, 39 anni, attrice, e ora alla sua opera prima da regista cinematografica e’ la nipote di Andrea Camilleri: “Mi manca molto e gli devo molto, anche per questo film di cui ha seguito tutte le varie stesure della sceneggiatura”, racconta all’AGI.
Il film la cui uscita era prevista per aprile e’ stato fermato dal lockdown e adesso dopo un’uscita evento di tre giorni nelle sale, segue la strada delle rassegne estive e delle arene: domani sera Mortelliti lo presentera’ alla nuova arena Adriano di Roma. “Mio nonno e’ stato tra i primi a vedere il film – racconta – era ormai cieco, ma e’ riuscito ugualmente a fruirlo attraverso l’audio. Alla fine si e’ commosso, e’ restato un po’ in silenzio e mi ha detto: ‘Hai fatto il film che volevi fare'”.
E’ stato proprio Camilleri, ricorda, ad indirizzarla verso la regia quando lei, anni fa, comunico’ la sua decisione di diventare attrice, spiazzando un po’ tutta la famiglia, padre attore e regista (Rocco Mortelliti) compreso.
“Mio nonno era perplesso perche’ io ero molto chiusa e timida, mi disse che ero piu’ adatta alla regia, cosa che all’inizio non condividevo – spiega – ma aveva ragione lui, mi ha indirizzato verso qualcosa che avevo dentro ma che ancora evidentemente non riuscivo a focalizzare. A recitare pero’ non rinuncio, e devo anche ringraziare l’accademia, dove sono entrata con una vena da attrice drammatica e che invece mi ha indirizzato verso ruoli comici che divertivano moltissimo mio nonno. Vedendomi in quella veste si era ricreduto”.
Professione a parte, si ritiene una nipote fortunata: “Il nostro non e’ mai stato il classico nonno da pranzo della domenica, ce lo siamo goduti davvero”. Alessandra e sua sorella, racconta, vivevano nell’appartamento adiacente e comunicante con il suo:
“Eravamo sempre intorno a lui quando scriveva – racconta – e poi si dedicava moltissimo a noi, ha sviluppato parecchio la nostra fantasia”. Da grande affabulatore, racconta, “ci spalleggiava nelle nostre invenzioni relative agli amici immaginari. Io ne avevo parecchi e lui stava al gioco, anzi ci metteva il carico da undici”. Camilleri, ricorda, era anche molto divertito da quella famigliona (tre figlie, quattro nipoti) “composta prevalentemente da donne”.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 16.7.2020
RAI 1 17 LUG 2020, 21:25
Su Rai1 "Il Giovane Montalbano" con Michele Riondino
Per ricordare il Maestro Andrea Camilleri ad un anno dalla scomparsa

Ad un anno dalla scomparsa del Maestro Andrea Camilleri Rai1 propone venerdì 17 luglio in prima serata, alle 21.25 l’episodio de “Il Giovane Montalbano 2”, dal titolo “La stanza numero 2” di Gianluca Maria Tavarelli con Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Sarah Felberbaum. Durante una passeggiata sul lungomare, Salvo Montalbano e la fidanzata si imbattono in un incendio scoppiato in un hotel. Tutti i clienti sono riusciti a mettersi in salvo, ad eccezione di uno, che è rimasto intrappolato tra le fiamme. Vano sarà l’intervento di Salvo: l’uomo morirà nella propria stanza e le indagini del commissariato di Vigata accerteranno che l’incendio è doloso.
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 16.7.2020
“Il giovane Montalbano”, Fabrizio Pizzuto: «Catarella sono, e vossìa chiami a San Silvestro!»
Abbiamo telefonato all'attore che dà il volto al bizzarro centralinista della serie. E lui ci ha risposto...

«Buongiorno, ho un appuntamento telefonico per l’intervista a Fabrizio Pizzuto, l’Agatino Catarella di “Il giovane Montalbano”». Dall’altra parte una voce risponde: «Di persona personalmente, ma chi lo desidera?». E io: «Sono la giornalista di Sorrisi, mi chiamo Antonella Silvestr…». Nemmeno il tempo di finire la frase che arriva immediata la risposta: «E cosa vuole a luglio? Vossìa mi deve acchiamare direttamente il 31 dicembre, a San Silvestro, quello è il giorno. Arrivederci».
Il cabaret è già cominciato… Fabrizio Pizzuto si è subito calato nei panni del centralinista del commissariato di Vigata parlando in modo veloce e in una lingua strampalata e contorta. L’attore palermitano da oltre 30 anni si divide tra spettacoli comici portati in scena dai “Tre e un quarto” (il nome del quartetto fondato insieme con il fratello Valentino, Sergio Vespertino e Ernesto Maria Ponte, ma dal 2000 è rimasto solo con il fratello), cinema e televisione.
All’inizio il regista Gianluca Maria Tavarelli non voleva il giovane Catarella per evitare il doppione del personaggio adulto in “Il commissario Montalbano”, interpretato da Angelo Russo. Poi anche a lui è piaciuto…
«Ho ottenuto questa parte dopo avere superato cinque provini. Tavarelli ha tirato fuori sì il lato goffo di Agatino ma anche quello più timido e sensibile. Per esempio, fa tenerezza quando racconta di essere stato bullizzato da ragazzino».
Il Catarella di Pizzuto e quello di Russo: troviamo le differenze…
«La prima è di natura estetica. Lui ha più capelli di me mentre io ho più centimetri di altezza (sorride). Catarella giovane è solo, non è sposato e la sua unica famiglia è Montalbano. Comunque siamo diversi. Angelo lo interpreta in modo più comico e ricorda Franco Franchi. Avendo fatto tanto cabaret, ho ripescato tra i miei ruoli “rocamboleschi” quello che si potesse adattare meglio a Catarella. Tra l’altro sono specializzato nelle cadute spettacolari…».
Ci racconti meglio.
«Una volta dovevo girare una scena in cui uscivo dal commissariato. Ero felice di vedere la luce del sole. Arriva il momento del ciak. Aspettavamo tutti Montalbano (interpretato da Michele Riondino, ndr). Io gli vado incontro e, fingendo di inciampare in un gradino, cado facendo un volo spaventoso. Terrore sui volti della troupe. Né io né loro sapevamo se mi sarei rialzato... Alla fine ce l’ho fatta. Tutti sono scoppiati a ridere e io ho detto al regista: “Tutto a posto ma non chiedermi di ripetere la scena!”. Per fortuna sono un tipo atletico. Insegno da anni Scienze motorie in una scuola media».
Quindi lei di giorno fa il prof e di sera l’attore di cabaret?
«Proprio così. Da una vita. A scuola sono un insegnante precario e spero, proprio quest’anno, di entrare finalmente di ruolo. Adoro il contatto con i ragazzi. Lavoro in uno dei quartieri più difficili di Palermo, lo “Sperone”. Lì occorrono non semplici prof ma figure trascinanti, propositive. Quest’anno per colpa del Covid non abbiamo potuto portare gli alunni in Puglia per il viaggio di istruzione. Peccato, avevo già preparato le maschere da supereroi per indossarle di sera in albergo e sorvegliare i movimenti dei ragazzi (sorride)».
Ma lei dove trova tutta questa energia e la voglia di far ridere sempre chi le sta accanto?
«Mia madre Vincenzina è una comica nata. Organizzava e organizza continuamente scherzi. Quando eravamo piccoli ci faceva la parodia della Goggi che imitava i personaggi famosi. Mio padre Giovanni, che ora non c’è più, raccontava sempre barzellette. Io, una volta laureato in Scienze motorie, ho lavorato come istruttore nei villaggi sportivi. Da lì mi sono avvicinato al cabaret proponendo sketch di Banfi e Buzzanca. In famiglia abbiamo sempre riso molto. Tanto divertimento e tanto buon cibo. Sa, mio padre aveva una rosticceria-pasticceria».
Quindi è cresciuto ad arancine e cassate?
«Ma anche a cannelloni. Erano quelli che preparava la domenica mio padre e io li mangiavo a colazione appena sveglio. Alle 11 del mattino…».
Ricorda il primo provino per “Il giovane Montalbano”?
«Come dimenticarlo? C’era mio figlio Mattia Giovanni, ora quattordicenne, che all’epoca aveva sei anni. Mi ero esercitato con lui per la parte. Mio figlio diceva le battute di Montalbano e io quelle di Catarella. Credo che anche lui voglia fare l’attore, ha già iniziato a fare animazione. Gliel’ho detto, è una questione di famiglia!».
Antonella Silvestri
 
 

News Rai, 16.7.2020
Presentazione offerta 2020/2021

 

[...]
Il commissario Montalbano: una presenza che ormai ha superato il ventennio e verso cui il pubblico dimostra una fedeltà impressionante. Un nuovo episodio nella consueta cornice di una Sicilia imperscrutabile in cui il pubblico ritroverà gli amati interpret - a cominciare da Luca Zingaretti - e una nuova storia tratta dai grandi romanzi di Andrea Camilleri.
[...]
IL COMMISSARIO MONTALBANO - IL METODO CATALANOTTI
Scritto da Francesco Bruni, Andrea Camilleri, Salvatore De Mola, Leonardo Marini
Tratto dal romanzo Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri, edito da Sellerio Editore
Regia di Alberto Sironi e Luca Zingaretti
Con Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Greta Scarano, Antonia Truppo, Sonia Bergamasco
Prodotto da Carlo Degli Esposti per Palomar con la partecipazione di Rai Fiction
Evento - Poliziesco
Tornano le avventure del commissario Montalbano, l’amatissimo personaggio creato da Andrea Camilleri, che negli anni ha saputo imporsi nell’immaginario collettivo nazionale e internazionale. Carmelo Catalanotti è stato assassinato, una pugnalata nel petto, ma quest’ammazzatina, fosse anche solo per la strana compostezza della salma e lo scarso sangue versato, presenta subito qualcosa di strano. Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino, benché a suo modo “equo” o almeno non particolarmente esoso. Ma Catalanotti non era solo un usuraio, era anzitutto un fervente e originale artista di teatro, anima e fondatore della Trinacriarte, attivissima compagnia di teatro amatoriale di Vigata. La Trinacriarte non è una semplice filodrammatica, buona parte dei suoi soci sono letteralmente posseduti, quando non addirittura invasati, dalla passione del teatro; e Carmelo Catalanotti era il guru di cotali adepti, un guru che sapeva essere geniale, ma anche crudele e sadico. Tanto che Montalbano si rende conto che proprio all’interno della sua arte, del suo personalissimo e inquietante Metodo, è la soluzione del mistero della sua morte. A complicare questo non facile caso ci si mette l’incorreggibile Mimì Augello, che nel tentativo di sfuggire al marito cornuto della sua ennesima amante, si imbatte con grande sorpresa in un cadavere. Cadavere che, però, con sorpresa ancora maggiore non riuscirà più a ritrovare.
[...]
 
 

RomaDailyNews, 17.7.2020
Santo Spirito, da famiglia Camilleri tre elettromedicali

Roma – A un anno esatto dalla scomparsa di Andrea Camilleri, grazie a una donazione della famiglia, l’Ospedale Santo Spirito ha attivato un ecografo, un elettrocardiografo e un sistema per prove da sforzo nei due reparti piu’ coinvolti nell’assistenza dello scrittore, la rianimazione e la cardiologia. “Desidero ringraziare pubblicamente la famiglia Camilleri – ha detto il direttore Generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese- per questa generosa donazione, molto utile per i nostri servizi e segno anche di un profondo e reciproco legame che un anno fa si e’ creato nel corso della lunga degenza del Maestro con i professionisti e le e’quipe dei nostri reparti”.
 
 

Museo Civico Palazzo della Penna, 17.7.2020
In ricordo di Andrea Camilleri
Venerdì 17 luglio 2020 dalle ore 18:00 alle 20:00
Con la collaborazione del Camilleri Fans Club

Evento organizzato dall'Associazione Culturale Clizia,
promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia
per ricordare il grande scrittore italiano scomparso il 17 luglio 2019

Saranno presenti:
Leonardo Varasano
Assessore alla Cultura - Comune di Perugia
Annamaria Romano
Presidente Associazione Culturale Clizia

Testimonianze in video:
Giovanni Capecchi
Docente Università Stranieri Perugia e primo Biografo di Camilleri
Giuseppe Marci
Università di Cagliari
Pau Vidal
Traduttore in lingua catalana dei libri di Camilleri
Maurizio De Giovanni
Scrittore
Gaetano Savatteri
Scrittore e Giornalista TG5
Filippo Lupo
Presidente Camilleri Fans Club


I video saranno intervallati da letture di brani tratti dai romanzi del Maestro Camilleri
Letture insieme a:
Sandra Fuccelli, Biblioteca San Matteo degli Armeni
Bruno Pilla, attore
Daniela Marcarelli Associazione Culturale Clizia

Ingresso all'evento sarà possibile solo su prenotazione, e fino al numero consentito, scrivendo una mail a: palazzodellapenna@munus.com entro le ore 18.00 del 15 luglio.
In alternativa, si potrà seguire l'incontro in diretta sulla pagina Facebook Museo civico di Palazzo della Penna
Per l'iniziativa saranno adottate le misure di sicurezza previste in relazione all'emergenza sanitaria.
 
 

TG3, 17.7.2020
I piatti di Montalbano nei luoghi di Andrea Camilleri
Con interventi di Filippo Lupo, Presidente Camilleri Fans Club e Danilo Verruso, Presidente dell'Associazione Culturale Oltre Vigàta

Un anno fa moriva Andrea Camilleri, siamo andati ad Agrigento e a Porto Empedocle dove nacque lo scrittore. Un percorso tra la realtà e i suoi romanzi.
Luciana Parisi
 
 

Sellerio Editore, 17.7.2020
In ricordo di Andrea Camilleri. Reading dai romanzi del Maestro di Vigàta

Cari amici, un anno fa ci lasciava Andrea Camilleri. Lo ricordiamo e lo ricorderemo sempre, con grandissimo affetto e profonda gratitudine.
Per questa giornata di memoria, venerdì 17 luglio alle ore 18, abbiamo chiesto a dieci grandi amici e ammiratori dell’opera del Maestro di Vigàta di regalarci la lettura di alcune pagine tratte da uno dei loro romanzi preferiti.
Partecipano Fabrizio Bentivoglio, Lella Costa, Emma Dante, Luigi Lo Cascio, Manuela Mandracchia, Antonio Manzini, Alessandra Mortelliti, Michele Riondino, Sergio Rubini, Luca Zingaretti.
In diretta streaming sui nostri canali social e su sellerio.it.
 
 

Radio1 in viva voce, 17.7.2020
Cliccare qui per ascoltare la puntata

Con Ilaria Sotis e Claudio de Tommasi
Sono intervenuti Michele Riondino, Annalisa Gariglio, Antonio Sellerio
 
 

TG1, 17.7.2020
Camilleri la testimonianza di Fiorello

Il ricordo di Andrea Camilleri ad un anno dalla sua scomparsa. Le parole di familiari ed amici [Alessandra Mortelliti, Antonio Sellerio, Antonio Manzini, Vincenzo Mollica, NdCFC]. Tra le iniziative, un grande murale nella sua Porto Empedocle ed una statua ad Agrigento.
 
 

TG1, 17.7.2020
Camilleri

Maestro di vita e di scrittura. In un'intervista a Bruno Luverà parlava dell'uso della lingua, un siciliano che nei suoi libri diventa un modo di vedere il mondo. E poi il ricordo di Antonio Manzini, scrittore e allievo di Camilleri all'Accademia di arte drammatica.
Alessandra Barone
 
 

TGR Sicilia, 17.7.2020
Porto Empedocle ricorda Camilleri

Due giorni di iniziative per Andrea Camilleri a un anno dalla scomparsa. Simboli e murales lungo la strada che conduce alla sua casa
Lucia Basso
 
 

TG3, 17.7.2020
Andrea Camilleri nel ricordo di Maurizio De Giovanni

Un anno senza Andrea Camilleri. Il ricordo del grande scrittore siciliano nel racconto di Maurizio de Giovanni.
Anna Frangione
 
 

Radio inBlu, 17.7.2020
Un anno senza Camilleri. Il ricordo di Gaetano Savatteri
Cliccare qui per ascoltare l'audio

Un anno fa ci lasciava Andrea Camilleri. E proprio in questi giorni è uscito postumo ‘Riccardino’, l’ultimo romanzo con il commissario Montalbano che esce di scena. Il ricordo di Gaetano Savatteri, giallista della Sellerio e amico del grande scrittore. Sentiamolo al microfono di Federica Margaritora
 
 

Che tempo che fa, 17.7.2020
Le parole di Fabio Fazio su Andrea Camilleri

“Sapevamo che quando Camilleri interveniva in trasmissione, avremmo sempre potuto imparare qualcosa dalla sua saggezza.”
Vogliamo rileggere con voi le parole dedicate da Fabio Fazio lo scorso anno ad Andrea Camilleri.
 
 

Michele Riondino, 18.7.2020

Un comunista, una zecca, un amico dei centri sociali, un violento, un no TAV, un black block, viziato figlio di papà, radical chic, finto buonista, razzista contro gli italiani, antipatriottico. Queste sarebbero state le parole che avrebbero accompagnato la dipartita di un qualunque antifascista della mia generazione. E io è esattamente così che voglio ricordare Andrea oggi. Come un amico che avresti potuto chiamare per invitarlo ad andare a teatro o al cinema o a un corteo di protesta, senza tener veramente conto della sua reale età e condizione fisica.
Il suo valore artistico verrà celebrato per sempre ma la sua umanità e modestia ne faranno per sempre il terrone più speciale di tutti: colto, umile, sempre disponibile e accessibile. Questo era Andrea e questo è il sud che ha sempre raccontato nelle sue storie. E’ per questo che Montalbano è e sarà sempre e solo lui.
Da oggi comincia il tempo dei ricordi caro andrea e io che ho avuto la fortuna di incontrarti, disturbarti, interrogarti terrò gelosamente custodite tutte le tue parole, le tue opinioni, i tuoi consigli. E ogni volta che aprirò un tuo libro, leggerò un tuo pensiero, mi addormenterò con la speranza che al mio risveglio possa assomigliarti un po’ di più.
 
 

Radio inBlu, 17.7.2020
Un anno senza Camilleri. Il ricordo di Gaetano Savatteri
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Un anno fa ci lasciava Andrea Camilleri. E proprio in questi giorni è uscito postumo ‘Riccardino’, l’ultimo romanzo con il commissario Montalbano che esce di scena. Il ricordo di Gaetano Savatteri, giallista della Sellerio e amico del grande scrittore. Sentiamolo al microfono di Federica Margaritora
 
 

Grandangolo Agrigento, 17.7.2020
Inaugurato a Porto Empedocle il murales in onore di Andrea Camilleri



Alessandro La Rosa
 
 

Grandangolo Agrigento, 17.7.2020
La statua di Andrea Camilleri nel salotto buono di Agrigento: le interviste


 
 

TGS - Tele Giornale di Sicilia, 17.7.2020
Camilleri, statua ricorda lo scrittore ad un anno dalla morte
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Giancarlo Macaluso
 
 

Agrigento Notizie, 17.7.2020
Un anno senza il maestro: Vigata e Girgenti celebrano Andrea Camilleri
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Nel primo anniversario della scomparsa del papà del commissario Montalbano le comunità di Porto Empedocle e di Agrigento hanno ricordato il grande scrittore

Il primo anniversario della scomparsa del maestro Andrea Camilleri è stato celebrato nei suoi luoghi. Dalla Porto Empedocle che gli ha dato i natali ad Agrigento dove lo scrittore si è formato.
Un “Camilleri day” che probabilmente avrebbe potuto essere la trama dell’ennesimo romanzo dello stesso: organizzazioni frenetiche a Girgenti e Vigata, accompagnate dalle immancabili polemiche sorte sulla decisione di collocare il monumento a lui dedicato nella centrale via Atenea di Agrigento e non a Porto Empedocle come invece tutti pensavano.
Nella giornata del ricordo, la “calca” degli appassionati spettatori, probabilmente stride con le misure di prevenzione del rischio contagio da Coronavirus, ma l'affetto della gente per il papà del commissario Montalbano, è l'emblema di tutto il popolo della provincia di Agrigento. Una terrà che da Empedocle a Sciascia, da Pirandello a Tomasi di Lampedusa, da sempre, ha donato un grande contributo alla letteratura e non solo.
Andrea Camilleri, a Porto Empedocle, saluta i passanti della via Roma e li invita a salire dalla scalinata che ripercorre la saga de “Il commissario Montalbano” fino ad arrivare alla sua casa di via La Porta.
Ad Agrigento invece, il maestro, dal tavolo di un bar, osserva quanti percorrono la via Atenea e chissà, se qualcuno, sentirà nell’aria l’odore del fumo di sigaretta che in vita, ha sempre accompagnato lo scrittore.
Giuseppe Caruana
 
 

AgrigentoOGGI, 17.7.2020
La Statua di Andrea Camilleri nel ‘salotto buono’ di Agrigento? Un successo – VIDEO

Agrigento ricorda il suo cittadino onorario Andrea Camilleri e lo fa scoprendo una scultura a lui dedicata. L’opera e’ stata collocata in via Atenea, il salotto della città. Un’immagine iperrealista dello scrittore seduto al tavolino di un caffe’, con una sedia libera accanto, a disposizione di quanti volessero fare due chiacchiere con il romanziere, a scoprirla è stato il sindaco di Agrigento, l‘attore Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del Teatro Pirandello e Alessio Vassallo, colui che interpreta Mimì.
Ha presentato Barbara Cappucci. Lo stesso Lo Monaco ha recitato un breve monologo rievocando l’esame sostenuto per l’ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, proprio con il professor Camilleri. Tra gli altri presente anche il regista Rai Michele Guardì.
Nel corso della cerimonia si e’ svolta la presentazione a cura di Sellerio editore, da parte del docente universitario Salvatore Ferlita, di “Riccardino” l’ultimo libro della serie del Commissario Montalbano, uscito postumo in queste ore. Anche il popolare showman Rosario Fiorello ha voluto, a suo modo, ricordare la figura dello scrittore scomparso promuovendo in Rete, con una sua imitazione vocale, l’evento.
L’opera, come ricorda l’Ansa, è stata realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello, ed è stata donata al Comune da Margherita Marrazza.
La cerimonia di copertura cade ad un anno esatto dalla scomparsa del noto scrittore. Era infatti il 17 luglio 2019 quando a Roma moriva Andrea Camilleri. Adesso, il Comune, la “Fondazione Teatro Luigi Pirandello” e la “Strada degli Scrittori” hanno ricordato la figura dello scrittore con la statua che sarà difficile da non notare per quanti percorrendo “il salotto buono” della citta’, avranno il piacere di sedersi per qualche istante, accanto a lui.
Domenico Vecchio
 
 

Fanpage, 17.7.2020
Un anno senza Andrea Camilleri, il papà di Montalbano: “Il più grande di tutti”
Un anno fa ci lasciava Andrea Camilleri all’età di 93 anni. Dopo un mese trascorso in ospedale, in seguito a un attacco cardiaco, l’inventore di di Montalbano se ne andava, lasciando qui per noi tutte le sue storie. Compresa l’ultima, quel “Riccardino” che chiude per sempre la saga del commissario più amato dagli italiani.

Un anno fa Andrea Camilleri se ne andava, lasciando le sue storie qui con noi. Alle 8:20 del 17 luglio dell'anno scorso, il suo cuore smetteva di battere per sempre all’età di 93 anni. Il popolo dei lettori non esitò che pochi secondi, benché avesse avuto un intero mese per abituarsi all'idea, dal ricovero in ospedale per un arresto cardiaco: "Se ne è andato il più grande". Persino Bill Clinton lo omaggiò dagli USA. Ma chi era Andrea Camilleri? Dopo una vita lunga, di cui buona parte trascorsa da personaggio pubblico, ancora non lo sappiamo. Mai scrittore fu più cristallino nell'esposizione e in pubblico quanto imperscrutabile sul piano personale, mormora chi l'ha conosciuto da vicino. Luce e buio, giorno e notte, semplicità e nebulosa filigrana: Andrea Camilleri era un narratore, nei libri come nella vita. Chi ha avuto l'onore di essere stato suo allievo come il regista Davide Iodice, quando Camilleri esercitava il mestiere di docente di regia teatrale, lo aveva ricordato così:
"Da un punto di vista personale, è stato come un secondo padre. Mi ha sostenuto sempre, anche nei momenti di maggiore difficoltà. Ma è stato soprattutto uno straordinario "maestro di libertà". Nel mio percorso teatrale gli devo tantissimo, le sue lezioni teoriche che ancora conservo gelosamente sono dei capolavori. Come maestro mi ha insegnato la libertà, mi chiamava l'anarchico campano-vesuviano, ma anche lui lo era: non facevamo lezioni in classe, le sue erano delle narrazioni…"
Andrea Camilleri era l'uomo dalle mille definizioni e che sfuggiva alle etichette. Quante abbiamo provato ad affibbiargliene nei titoli e negli occhielli dei pezzi su di lui? Il papà del commissario Montalbano, lo scrittore siciliano, quello più amato dai lettori, più letto dagli italiani, lo scrittore da 100 romanzi, l'ex dipendente Rai, l'ultimo Tiresia, l'uomo che trovò il successo in vecchiaia. Sono alcune delle espressioni con cui abbiamo provato a raccontarlo in questi anni, dopo ogni suo libro, suo intervento pubblico, in televisione dall'amico Fazio o altrove.
Negli anni in cui è diventato un'icona pop a tutti gli effetti lo abbiamo ammirato sulle pagine dei suoi libri, lo abbiamo visto spiegarci il rapporto col commissario Montalbano in televisione, raccontarci la sua Sicilia nei memoir, i ricordi di Porto Empedocle, le partenze, i ritorni, il fascismo Roma. E lo abbiamo visto prendere posizione contro la politica, la brutta politica, quella degli odi e degli insulti. Ha difeso i migranti, gli invisibili, gli ultimi. E lo ha fatto da primo, senza infingimenti, senza paura. Con la fermezza di chi ha sempre avuto troppi anni dietro le spalle per avere timore di essere se stesso.
E così, oggi, non ci resta che leggere l'ultimo capitolo di quel Montalbano che gli ha garantito e per sempre gli garantirà l'immortalità, come quella che solo i grandi meritano. "Riccardino" esce in libreria a distanza di un anno e più che un testamento suona come un omaggio alla vita. Tutto finisce e Montalbano se ne va con lui, d'altronde come lo stesso Camilleri disse: "È il pensiero della morte che aiuta a vivere".
 
 

Fanpage, 17.7.2020
Maurizio De Giovanni ricorda Andrea Camilleri: “Aveva l’anima di un ragazzo”
Cliccare qui per il video
Lo scrittore Maurizio De Giovanni ricorda a un anno dalla morte la figura di Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio scorso, e a cui era legato come amico e lettore. “Il suo impegno civile e i suoi libri hanno rappresentato qualcosa di unico, è stato il più grande narratore italiano degli ultimi quarant’anni”.

"Qualche volta chiedevo ad Andrea Camilleri cosa volesse fare da grande perché lui aveva proprio l'anima di un ragazzo e lui mi rispondeva che voleva sedersi sul bordo della fontana del suo paese e raccontare storie. Poi girare con la coppola e poi risedersi sul bordo della fontana del suo paese e ricominciare a raccontare storie". Maurizio De Giovanni, lo scrittore di successo che tutti conoscono per alcune delle serialità di gialli più note al grande pubblico, dal commissario Ricciardi ai Bastardi di Pizzofalcone, fino alle serie al femminile dedicate ai personaggi di Mina Settembre e Sara Morozzi, ricorda il grande collega siciliano scomparso il 17 luglio di anno fa, a 93 anni in un'intervista esclusiva a Fanpage.it.
"Il suo arrivo nella scena letteraria italiana ha segnato uno spartiacque, segnando una frattura in quella dimensione ombelicale della narrativa italiana" prosegue lo scrittore partenopeo che con Camilleri, negli ultimi anni, aveva stretto una profonda amicizia. "Non mi ritengo un suo pari, per questo nella mia libreria tengo sempre i miei libri lontano e al di sotto dei suoi, un modo per ricordarmi che lui  stato il più grande".
"La sua importanza per il Paese è dovuta anche alla sua anima civile, al suo prendere posizioni e parlare pane al pane e vino al vino"  conclude De Giovanni. "Per lui era inconcepibile che alcuni politici italiani, soprattutto negli ultimi anni, seminassero odio in quel modo per ottenere consensi. Il che, purtroppo, gli ha attirato anche critiche pesanti. In molti hanno smesso di seguirlo per queste sue posizioni…"
 
 

Unomattina Estate, 17.7.2020
Un anno senza Andrea Camilleri
Cliccare qui per vedere la puntata
Con Barbara Capponi e Alessandro Baracchini
Ospite Antonio Manzini, con un intervento di Giancarlo De Cataldo
 
 

I Lunatici, 17.7.2020
La storia di Andrea Camilleri
Cliccare qui per ascoltare la puntata, erroneamente datata come 16 luglio
Con Roberto Arduini e Andrea Di Cianci

Ad un anno dalla scomparsa del grande scrittore e regista, i Lunatici raccontano la storia di Andrea Camilleri o A cura di Emma Caggiano e Elena Russo
 
 

Teatro di Roma, 17.7.2020
Conversazione su Tiresia - Omaggio ad Andrea Camilleri


Teatro Argentina, 17 luglio 2020

Dai Teatri Nazionali un omaggio ad Andrea Camilleri nel primo anniversario della scomparsa
CONVERSAZIONE SU TIRESIA

di e con Andrea Camilleri
a cura di Valentina Alferj
regia teatrale di Roberto Andò
regia cinematografica di Stefano Vicario
musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani
Prodotto da Palomar

info
ore 21.00
ingresso libero su prenotazione

La grande passione per la recitazione, la regia e la drammaturgia teatrali, e ovviamente per la letteratura e l’impegno civile. Insignito nel 2003 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore, Andrea Camilleri è stato tra le figure centrali della cultura italiana negli ultimi decenni, e uno dei romanzieri che più ha saputo entrare nei cuori di moltissimi/e di noi.
In occasione del primo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 17 luglio 2019 a Roma, il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Stabile di Genova, Emilia Romagna Teatro, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, Il Teatro Stabile di Napoli rendono omaggio alla figura del grande scrittore siciliano nato a Porto Empedocle nel 1925, con la proiezione in contemporanea nei teatri da loro gestiti del film Conversazione su Tiresia - di e con Andrea Camilleri, prodotto da Palomar, ripreso dall’omonimo spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno del 2018, con la regia di Roberto Andò.
Un racconto mitico, pensato, scritto e narrato da Andrea Camilleri che “cunta” la storia di Tiresia, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore. Un viaggio tra mito e letteratura sulle orme dell’indovino cieco alla ricerca dell’eternità.
Quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj, è diventata poi un film con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario e le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani; è stato proiettato come evento speciale al cinema per soli tre giorni nel novembre del 2018. Ora viene offerto di nuovo al pubblico, come un caldo abbraccio ideale allo scrittore che tiene insieme gli spettatori e le spettatrici di tutta Italia.
 
 

Teatro Nazionale di Genova, 17.7.2020
Omaggio ad Andrea Camilleri
Proiezione del film “Conversazione su Tiresia” 17 luglio Palazzo Ducale Sala del Munizioniere

A un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri, avvenuta il 17 luglio 2019 a Roma, il Piccolo Teatro di Milano e i Teatri Nazionali italiani – il Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, il Teatro Nazionale di Genova in collaborazione con Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana, il Teatro di Roma, il Teatro Stabile di Napoli – rendono omaggio alla figura del grande scrittore siciliano con la proiezione del film “Conversazione su Tiresia” di e con Andrea Camilleri, prodotto da Palomar e tratto dall’omonimo spettacolo teatrale.
«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi. L’invenzione più felice e` stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla, solo su queste pietre eterne».
Comincia con queste parole Conversazione su Tiresia, un racconto mitico, scritto e narrato sul palco da Andrea Camilleri, che “cunta” la storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano a quelle dello stesso scrittore. Andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018 con la regia di Roberto Andò e le musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani, in una serata straordinaria curata da Valentina Alferj, lo spettacolo è diventato un film – con la regia dello stesso Roberto Andò e di Stefano Vicario – proiettato come evento speciale al cinema a novembre 2018. Conversazioni su Tiresia sarà ora di nuovo offerto al pubblico di tutta Italia grazie all’iniziativa dei Teatri Nazionali, che promuovono la proiezione del film nelle proprie città venerdì 17 luglio 2020.
Il Teatro Nazionale di Genova, in collaborazione con la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova, propone l’evento alle ore 18 nella Sala Munizioniere di Palazzo Ducale.
Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria
CONVERSAZIONE SU TIRESIA
di e con Andrea Camilleri
a cura di Valentina Alferj
regia teatrale di Roberto Andò
regia di Roberto Andò e Stefano Vicario
musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani
prodotto da Palomar
durata 85'
 
 

La Repubblica (ed. di Napoli), 17.7.2020
Roberto Andò "Quando Camilleri raccontò in teatro la cecità di Tiresia"

Oggi, 17 luglio, primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri, protagonista amatissimo della cultura italiana, saggista, sceneggiatore, regista, drammaturgo, scrittore. Sarà ricordato al Teatro Mercadante da Roberto Andò e Titta Fiore presidente della Film commission Regione Campania. Alle 21.30 presenteranno il film "Conversazioni su Tiresia" tratto dallo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l'11 giugno del 2018 con musiche dal vivo di Roberto Fabbriciani e firmato per la regia da Roberto Andò (oggi direttore del Mercadante) e Stefano Vicario. Un evento "in contemporanea" del Teatro Stabile di Napoli con il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro di Roma, il Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il Museo nazionale del Cinema, il Teatro nazionale di Genova in collaborazione con Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova, Emilia Romagna Teatro Fondazione, il Teatro della Toscana.
Roberto Andò, come è nato quello spettacolo memorabile?
«Un po' su mia sollecitazione. Ero allora direttore a Siracusa e mi venne in mente di chiedere a Camilleri se gli andava di fare qualcosa per quegli appuntamenti tanto belli e importanti. Gli offrii carta bianca, avrei accettato qualsiasi idea avesse presentato perché ero certo che sarebbe stata una bella proposta».
Lui cosa rispose?
«Si ricordò che a Siracusa era andato in anni molto lontani, quando era assistente di Orazio Costa, il grande regista e maestro del teatro italiano. Pensavo mi dicesse non ne ho voglia, non ce la faccio. Non mi disse di no ma neppure mi propose uno spettacolo».
Ma poi la proposta è arrivata.
«Passarono alcuni giorni e squillò il telefono, era Camilleri, mi disse soltanto: Tiresia. Ed io capii che aveva deciso di accettare la mia proposta: sarebbe andato in scena. Gli chiesi a cosa aveva pensato, mi rispose che parlare di Tiresia era per lui un modo per parlare di se stesso, della sua condizione, della sua cecità. E sembrava così di poter chiudere un cerchio».
E venne a Siracusa.
«Un viaggio che la famiglia gli sconsigliava di intraprendere. Ma ormai aveva deciso. Faceva caldo, molto caldo, provavamo in una stanzetta dell'Inda, Camilleri era una persona di grande serietà, precisissimo. Per lui un impegno di questo tipo era molto faticoso».
Sembrava forte e fragile allo stesso tempo.
«Era affaticato, aveva bisogno di protezione e noi tutti eravamo pronti ad offrigliene, insieme al nostro affetto. Per me è stata una esperienza impareggiabile. Assistere un uomo della sua età in un corpo a corpo tanto difficile e faticoso fu una grande lezione».
Quando provavate?
«Ogni giorno. Le sue condizioni non gli consentivano di accendere l'aria condizionata, grondavamo sudore e lavoravamo con passione. Lui provava ed io prendevo appunti. Lo accompagnavo con affetto, gli davo piccoli suggerimenti che lui coglieva al volo. A volte gli suggerivo di essere più spiritoso, di approfondire una intuizione, lui assentiva e alla fine, quando è andato in scena era padrone del teatro e dell'attenzione del pubblico ipnotizzato dalla sua sicurezza. Tanti spettatori lo galvanizzarono. Era felice e noi tutti lo eravamo con lui».
Camilleri amava davvero il teatro?
«Nella sua vita si è sempre mosso in direzioni diverse, in ambiti diversi, e questo muoversi in tanti campi dello spettacolo ci legava. Manteneva però l'amore e l'attenzione per il teatro al centro della sua vita: ci è tornato in vari modi, addirittura in uno dei suoi romanzi ha posto Montalbano, il commissario più popolare della letteratura italiana e tanto amato dal pubblico televisivo, al centro del mondo del teatro. Non poteva non fare i conti con questo suo grande interesse manifestato anche durante il suo lavoro in televisione».
Il momento più emozionate?
«Una sera ce ne diede una prova angosciata. "Conversazioni su Tiresia" un testo che poteva essere molto leggero, come lui sapeva essere, e invece era diventato un testo nero. Ci sembrò che fosse come un ultimo testamento che ci affidava. Per noi tutti fu una emozione enorme e alla fine piangevamo tutti. Camilleri era molto amato dagli attori, a tutti ha dato consigli, a molti anche affetto; per questo è importante ricordarlo stasera con una iniziativa così bella».
Giulio Baffi
 
 

La Repubblica (ed. di Bologna), 17.7.2020
Camilleri come Tiresia "Cominciai a vedere quando divenni cieco"

Gli appassionati di Montalbano sicuramente a quest'ora avranno saputo come vanno a finire le avventure del focoso commissario di Vigata, raccontate nell'ultimo romanzo dato alle stampe da Andrea Camilleri, quel " Riccardino" tenuto volutamente nel cassetto della casa editrice Sellerio e uscito ieri nelle librerie a un anno dalla scomparsa dello scrittore siciliano avvenuta il 17 luglio del 2019.
Una ricorrenza che oggi viene ricordata dai Teatri Nazionali Italiani, tra i quali l'Arena del Sole, che proietteranno in contemporanea, alle ore 21.30 "Conversazione su Tiresia". È il film girato da Roberto Andò e Stefano Vicario che riprende l'omonimo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l' 11 giugno del 2018. Un omaggio dello scrittore siciliano all'indovino della mitologia greca, a cura di Valentina Alferj, diventato poi opera cinematografica.
Come Tiresia, Camilleri affrontava la sua cecità con spirito ricordando che «da quando io non vedo più, vedo meglio». Il transfer con la figura mitologica è il cardine dello spettacolo. Seduto su una poltrona, in un palco illuminato appena da una lampada, Camilleri, con la consueta arguzia, si presenta: «Io Tiresia, questa sera sono qui di persona personalmente (citando l'iperbole del personaggio Catarella, ndr) per ripercorrere le traversie che il personaggio ha attraversato nei secoli scorsi e per fare il punto sul momento esatto nel quale da persona divento personaggio».
Da lì in avanti si dipana un viaggio attraverso le tantissime citazioni letterarie di Tiresia, che ha affascinato Camilleri come molti altri scrittori e artisti di ogni epoca: Omero, Sofocle, Seneca, Dante, Eliot, Apollinaire, Borges, Pound, Pavese, ma anche Woody Allen che lo inserisce in "La dea dell'amore", Pasolini che nel suo "Edipo Re" affida il ruolo di Tiresia a Julian Beck, fondatore del Living Theatre, i Genesis con "The Cinema Show", il brano che apre lo spettacolo.
«Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario – spiegava lo scrittore siciliano -. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne».
Info: cerimoniale.bologna@arenadelsole.it.
p. n.
 
 

La Repubblica, 17.7.2020
L'anniversario
Camilleri senza tempo
A un anno dalla scomparsa Giancarlo De Cataldo ricorda il Maestro: "Nasceva uomo di teatro, la sua stella polare era il rispetto del pubblico"

«Quando finalmente riuscii a farmelo presentare da un comune amico, Andrea Camilleri era già il consacrato padre di Montalbano, il rivoluzionario inventore del pastiche linguistico di una Sicilia arcaica, eterna e immanente, il più amato scrittore italiano. Ricordo un salotto accogliente, caffè e whisky, la densa nebbia del fumo di sigaretta, il vocione con il quale Camilleri si dilungava, senza risparmiarsi, in aneddoti sulla Rai e il mondo dello spettacolo, la gentilezza spagnolesca, tipica del modo unico di interpretare i rapporti fra gli esseri umani che solo certi siciliani di gran classe conoscono: qualcosa di assai simile a un'apertura di credito condizionata e guardinga, pronta a trasformarsi nella massima complicità così come nell'implacabile sanzione del più piccolo, insignificante errore.
Uscii da quell'incontro rafforzato nell'ammirazione. Se sino ad allora avevo amato i suoi libri, ora ero conquistato dall'uomo: non è poi così frequente che un grande autore si conceda con tanta benevolenza a un attempato narratore di non eccelsa fama. Qualche tempo dopo seppi che aveva letto Romanzo Criminale e non gli era dispiaciuto. Ormai era chiaro che si trattava di persona generosa. Accettò di presentare il libro. Riuscii ad arrivare in ritardo, io, il presentato. «Ah, ecco, c'è pure De Cataldo», sottolineò lui, che aveva invece dato avvio al rito in perfetto orario. Due paroline, ma fulminanti. Accettò le mie scuse. Vestiva con eleganza, e parlò in piedi: per rispetto del pubblico, spiegò. «Almeno quando prendi la parola la prima volta», aggiunse, poi, in privato, precisando: «quando ti fanno le domande, puoi restare seduto».
Un altro suo insegnamento, durante un incontro comune con un gruppo di lettori venuti da fuori, in pullman (succedeva anche questo, intorno all'anno duemila): mai gloriarsi della presunta «fatica dello scrivere». Perché scrivere è un piacere, e non una dannazione, e perché se la fatica dovesse mai sentirsi nella pagina, sarebbe una pagina sbagliata. E anche in questo caso, la stella polare è il rispetto del pubblico. Camilleri nasceva uomo di teatro, e il teatro vive del rapporto costante fra la maschera sul palco e la gente seduta in platea. Sarà per questo che amiamo tanto i suoi libri? Perché contengono sempre qualcosa che va oltre l'angusto limite dello spazio tipografico? Qualcosa che si rinnova e prende vita a ogni nuova lettura, come in un dialogo continuo?
Fra le sue ultime creazioni, il nobile, definitivo Tiresia portato in scena al teatro greco di Siracusa da Roberto Andò (non a caso, un altro siciliano). Ma quanto s'impara, con leggerezza e ironia, da Ugo&Andrea, un piccolo, prezioso film di Rocco Mortelliti (da un'idea di Andreina Camilleri e Orsetta Gregoretti), nel quale Camilleri e Ugo Gregoretti, altro grande uomo di spettacolo, più o meno si raccontano. "Più o meno" perché in realtà parlano di ogni cosa come sa fare solo chi ha tanto vissuto, amato, sofferto, creduto, e può finalmente restituire, senza ipocrisia, il senso della vita.
Nel 2006 Camilleri si lasciò coinvolgere in Crimini. L'idea era di raccogliere racconti dei migliori autori del "noir italiano" e farci altrettanti film. A stretto rigore, catalogare Camilleri come scrittore di noir o di gialli è una stupidaggine: per nostra fortuna il Sommo (come lo chiamano i simpaticissimi adepti del Camilleri Fan Club) lasciava volentieri la questione delle etichette ai confezionatori di prodotti in scatola. Diceva Giuseppe Petronio, autorevole studioso della letteratura popolare, che in Italia non si possono scrivere bei romanzi polizieschi: uno dei due aggettivi risulterà inviso alla critica, e dunque il romanzo sarà o bello o poliziesco. Camilleri è andato oltre tutto questo, sconfiggendo anche i più occhiuti censori.
Accettò infine di partecipare a un'altra esperienza collettiva, Giudici. Accettò perché aveva nei confronti della giustizia, e delle toghe in particolare, un rispetto dal sapore antico, e magistrato era stato uno dei suoi più cari amici. Mi disse come si sarebbe chiamato il racconto, quando lo avrebbe scritto, quanto sarebbe stato lungo. Pensai che l'avesse già in qualche cassetto, e dovette accorgersi del mio vago scetticismo, perché mi spiegò che quando gli germinava dentro un'idea si prendeva il tempo giusto per metterla a fuoco, ma poi, quando iniziava la stesura, una sorta di metronomo interiore gli imponeva la scansione del tempo. Quel tempo che, in fondo, era lui stesso a governare.
In un giorno d'estate, con Carlo Lucarelli, che completava il terzetto di Giudici, andammo a trovarlo sull'Amiata per un servizio fotografico. Ci accolse immerso nella campagna, sorridente, patriarcale, circondato dalla sua meravigliosa famiglia. Un saggio senza tempo. Un immortale.
Giancarlo De Cataldo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2020
Quando Camilleri inventò il vigatese

Nell'epopea di Andrea Camilleri, a un anno dalla morte, non c'è da ricordare solo il commissario Montalbano, il fantastico paese di Vigàta, gli studi su Pirandello, i ritratti storici, il teatro, le memorie, le storie visionarie che ha scritto in parallelo ai gialli. C'è anche un personaggio Camilleri (fantastico e visionario egli stesso), il quale - nel corso di vere epifanie letterarie - è stato l'inventore di un linguaggio, il vigàtese appunto, che ha fatto il giro dalla Sicilia al mondo.
Caso unico nel mondo letterario italiano, in questo " dialetto siciliano inventato" lo scrittore ha trovato il suo stile unico. Ma non tutti sanno come gli venne mai l'idea di forgiare un linguaggio tutto suo.
Camilleri aveva un dono raro. Quando lo andavi a trovare per avere un colloquio o una intervista, alla fine dell'incontro ufficiale si lasciava andare a lunghe confidenze, aneddoti e racconti. Si rilassava e parlava a ruota libera. Il puro piacere della conversazione. Era di solito questa l'appendice più interessante ed istruttiva. Il grande affabulatore apriva una porticina segreta e ti lasciava intravedere la bottega artigianale, il negozio di antiquariato dickensiano, dove ogni parola " rintronava" di luce, come una malìa ipnotica e incantatrice. In una di queste occasioni, raccontò la genesi del vigàtese, come nacque e quando decise di redigerne il vocabolario.
La favola inizia dalle parti del Camilleri giovane, già uomo di teatro ma non ancora scrittore. Un uomo allora divorato, come spiegava, da una passione, la musica jazz. Il be-bop, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Duke Ellington, Luis "Satchmo" Armstrong, confidava Camilleri, assediavano con quelle folli note la sua vita. Le aveva così tanto ingerite che gli erano entrate nella pelle. «Potevo camminare per strada e ripetermi mentalmente interi brani, li avevo in testa».
Una notte solitaria, spiegava, un po' brillo (perché come si poteva separare il buon jazz da qualche libagione?), si ritrovò nei pressi di piazza Pretoria di Palermo, in mezzo alle statue, e preso da un'ansia creatrice più forte del solito, decise di sostarvi. «D'accordo, ero alticcio, ma non può essere stato solo questo. Avevo in testa il jazz e all'improvviso fu come se vedessi le statue mettersi a ballare al ritmo della musica. Un sogno, una visione, un incantamento».
Al ricordo, sorrideva soddisfatto. «Fu in quel momento che sentii salire dentro di me la decisione. Avrei inventato un mio linguaggio, tramite il quale avrei scritto le storie che volevo raccontare. Mi resi subito conto che sarebbe stato un linguaggio che aveva a che fare con la musica, il ballo, il ritmo, l'equilibrio dei suoni. Sarebbe stato fatto di parole ma la sua vera natura sarebbe stata musica, poesia, sentimento».
Era questa, per Camilleri, la leggenda della nascita del vigàtese. Magica come il successo che avrebbe ottenuto quella lingua, superando d'un balzo tutte le presunte difficoltà dei lettori a comprenderla. E non c'è davvero ragione di chiedersi se Camilleri stesse mentendo a raccontare la storia, o se l'avesse fabbricata postuma per gettare una luce miracolosa sulle proprie scelte stilistiche. Il padre del commissario Montalbano la ricostruiva con convinzione e purezza, trascinando chi l'ascoltava nella stessa dimensione che lui aveva vissuto, quella notte a piazza Pretoria.
Alla sua sinistra, nello studio, era appeso il grande telone dei cantastorie siciliani, con i quadri dei vari "cunti", un regalo della sua editrice, Elvira Sellerio. Saremo pure della parti del suo amato regista americano John Ford quando diceva: «Nel West tra la realtà e la leggenda, vince sempre la leggenda». Ma in letteratura, che cosa è importante per davvero? Quello che Camilleri non raccontava, perché mai si vantava della sua erudizione, era che la scelta del dialetto era diventata da parte sua sempre più lucida. E non di un dialetto quale che fosse, ma di quel particolarissimo "simil- siciliano" così orecchiabile, originale e intuibile alla lettura. Quando nel 1983 consegnò a Leonardo Sciascia il manoscritto sulla strage dimenticata di Palma di Montechiaro [Porto Empedocle, NdCFC] del 1848 (che sarebbe stato pubblicato da Sellerio l'anno successivo), fu lo stesso Sciascia a invitarlo ad un uso più parsimonioso dei termini regionali. Lui aveva allargato le braccia: «Leonardo, ma io so scrivere solo così"». C'era, dentro quella risposta, la lezione di Luigi Pirandello, ruminata da Camilleri nel corso degli anni, quando il drammaturgo agrigentino sosteneva che la lingua ufficiale è certamente il territorio dei concetti e delle idee, ma il dialetto è sempre l'alambicco dei sentimenti e della poesia.
E qui, per Camilleri, si tornava a bomba al jazz. All'immediatezza e alla profondità della nota suonata associandola alle altre, che poi è il mistero della musica. Quale filosofia mai, quale ragionamento, sono in grado di toccare il cuore e smuovere l'intimità, al pari del suono? Camilleri non pensava mai ai ritmi accademici dei conservatori, ma allo swing che fa ballare, ai carnevali di New Orleans, al be-bop nato nel '44 nei locali della 52a strada di New York, roba considerata "folle" ma capace, aggiungeva ridendo, «di muovere pure le statue». Il sax da barrito d'elefante di Coleman Hawkins, la furia con cui John Hammond era andato a scovare in Oklahoma un talento come Benny Goodman, la Kansas City di Count Basie, nella cui orchestra militava Lester Young, l'uomo che farà volare Billie Holliday.
Molto si è studiato del vigàtese. Sul web esiste un aggiornatissimo glossario, mentre i "Quaderni camilleriani" - rivista specializzata sul linguaggio e non solo - hanno superato i dodici numeri. Sono stati compilati studi critici ponderosi e tesi di laurea. Ma si ignora ancora che, nel cuore dello scrittore, il suo verbo era nato a suon di jazz, tra le statue ai suoi occhi danzanti di piazza Pretoria, mentre il creatore riproduceva mentalmente le bande da strada di St. Louis, lo scat di Cab Calloway, le fughe cosmiche di Charlie "Bird" Parker. Così nacquero frasi come «Cu siti? Ci spiai iu. Iu sugnu iu, m'arrisspunnì iddru». Frasi che, alla fine, hanno fatto la leggenda.
Piero Melati
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2020
Un giornata particolare a casa Sellerio

Nessuno da Sellerio ha mai letto "Riccardino" prima della morte di Andrea Camilleri, eppure il romanzo è stato custodito in un cassetto per tanti anni, dal 2005. Dal giorno in cui sono stati festeggiati gli 80 anni del maestro. Se la ricordano tutti quella festa, la torta con la copertina de "Il ladro di merendine" e l'allegria che ogni volta accompagnava le sue visite. Chiara Restivo, storica redattrice, braccio destro di Elvira Sellerio, in questa giornata particolare della casa editrice ricorda anche che fu quello il giorno in cui Camilleri e la signora si chiusero nella stanza a parlare. «Elvira lo lesse, e venne poi firmato il contratto che decideva la pubblicazione postuma - dice la Restivo - Un titolo insolito per lui che amava titoli evocativi, decisi e definiti fin dal principio».
Solo Olivia Sellerio aveva cominciato a leggerlo, prima che morisse sua madre, perché dovevano discutere di una cosa importante. Ma poi si è fermata. Non si poteva. Era un patto.
La serietà e l'affetto con il quale si è onorato il patto basterebbero da soli a raccontare che cosa è stato questo primo anno senza Camilleri nella casa editrice che era la sua seconda casa, la sua seconda famiglia e che oggi vive un'atmosfera sospesa. «Io l'ho letto nel gennaio di quest'anno - confessa Antonio Sellerio - L'ho letto con un'enorme tristezza nel cuore, ma anche - chiude un attimo gli occhi per ingoiare il pudore per quello che sta per dire - pensando, pagina dopo pagina, che si tratta di un libro straordinario».
È stato un anno difficile in via Siracusa, anzi, via Enzo e Elvira Sellerio, si è dovuto trovare un equilibrio delicato e pesante, tra il dolore per la perdita di un amico, i ricordi personali da un lato e i lavori editoriali e la pressione dei lettori dall'altra. Un anno in cui la sua assenza si è manifestata come una presenza costante di decisioni da prendere, scelte da fare, date da sciogliere. Per la prima volta senza di lui.
Lui c'è, basta guardare il lampadario del salottino. «Questo ce lo ha regalato lui e noi abbiamo appeso a ogni gancio la pagina di un suo libro», dice Valentina Lo Valvo, storica addetta stampa. Lui è nei suoi libri messi in ordine nelle librerie, lui è nei risvolti delle numerose copertine che scriveva. «Lo faceva perché gli piaceva moltissimo - racconta la Restivo «Il fatto di non potergli chiedere il parere e di non potere condividere con lui le scelte, manca. Per le copertine c'erano spesso lunghe discussioni. C'era un rapporto franco, se una cosa non andava, la diceva».
Antonio Sellerio ammette che affrontare il lavoro editoriale di due libri importanti come "Caino" e "Riccardino" è stata dura «Abbiamo deciso di fare l'edizione speciale di "Riccardino". Lui non voleva mai fare mostra del suo laboratorio di scrittura, ma in questo caso era stato un suo preciso desiderio, lo riteneva utile. La copertina, gli piacerà? Non lo so, trovo macabro il gioco "immagina cosa avrebbe detto lui" anche se più volte ci ho pensato, soprattutto durante il lockdown. Siamo stati rispettosi delle intenzioni, ma poi abbiamo fatto le nostre scelte». Per esempio, aggiunge la Restivo, «nella copertina di Riccardino c'è un disegno di Pippo Rizzo, un artista che gli piaceva molto».
Antonio conosceva il suo numero di telefono a memoria, Olivia ricorda che, nonostante sua madre appellasse tutti con "carissimo" «quando al telefono era lui diceva "caro amico mio del cuore" e si capiva subito con chi parlava. Ci sarà un vuoto generato da una grande presenza. E in casa editrice esisterà un prima e dopo Camilleri, come l'ex-libris che abbiamo fatto realizzare con le sue iniziali A.C.» La sua assenza risuona, mancano i biglietti di auguri, scritti con cura, mancano le sue telefonate per aggiornarsi sulle vendite dei libri. «Era curiosissimo dei numeri di vendita - dice Antonio - Per l'ultimo Natale gli avevamo regalato una App creata apposta per lui, "I libri di Andrea Camilleri". Poteva ascoltare le nostre voci che, per ogni libro, tutti i suoi libri, gli davano i dati di vendita in tutti i paesi di traduzione».
Floriana Ferrara che ha corretto le bozze con lui al telefono per anni, oggi non ce la fa a parlare. La tristezza è ancora difficile da gestire.
Anche Salvatore Silvano Nigro, amico e autore di tutti i risvolti di copertina dei suoi libri, ha dovuto fare i conti con un vuoto: «È stato difficile scrivere sapendo che era l'ultimo risvolto che scrivevo. Scriverli era piacevole perché poi era bello sentire quello che mi diceva lui, adesso è diventato un fatto sentimentale nel senso deteriore: un lutto».
Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2020
Debutta "Riccardino" e nelle librerie tornano i fedelissimi

Il popolo di Camilleri batte un colpo già di buon mattino per celebrare l'ultimo appuntamento con Montalbano. Nella Palermo ancora scossa per il terribile nubifragio, il primo giorno dell'uscita di "Riccardino", ultimo romanzo della saga di Montalbano, vede una piccola coda di lettori davanti alle porte ancora chiuse di Feltrinelli. «La mattinata è stata mogia perché gli spostamenti sono stati complicati dopo il diluvio ma di pomeriggio le vendite sono andate bene, oltre le aspettative», dice la direttrice della libreria Lia Vicari, costretta ad annullare l'intrattenimento musicale nella concitazione del dopo-diluvio. Per gli acquirenti del libro, però, c'è un'arancina in omaggio nel bar della libreria, tributo ideale ai mugolii di piacere del commissario Montalbano scatenati dai suoi peccati di gola.
A Mondello la libreria-blu di casa Sellerio, approdo naturale dei fedelissimi di Camilleri, ospita un buon afflusso di lettori che acquistano entrambe le versioni di "Riccardino", quella standard e quella da collezione con la stesura originale del 2005 e con la versione rivista nel 2016. I librai parlano di grande affluenza di persone durante la mattinata, sin dall'apertura.
Da Modusvivendi il grosso delle vendite di questa prima giornata è figlio delle prenotazioni. «Molti lettori avevano già prenotato la loro copia - dice Marcella Licata, titolare della libreria - e le prime quaranta copie dell'edizione doppia sono già quasi esaurite».
Annullata "L'alba di Riccardino" all'Orto botanico per lo choc della bomba d'acqua, le letture dai romanzi si ascolteranno in streaming, oggi alle 18 sul sito internet di Sellerio, con due allievi palermitani di Camilleri all'Accademia d'arte drammatica: Emma Dante e Luigi Lo Cascio.
Mario Di Caro
 
 

Università degli Studi di Cagliari, 17.7.2020
Un anno senza Camilleri
Nel primo anniversario della morte dello scrittore siciliano, l’Università degli Studi di Cagliari ne onora la memoria ricordando in particolare la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa, giunta nell’ambito di un consolidato rapporto culturale e scientifico avviato tanti anni prima da Giuseppe Marci, docente di Filologia della letteratura italiana. A beneficiarne fin dall’inizio furono gli studenti del nostro Ateneo: è ancora vivo il ricordo dello straordinario incontro in Aula Capitini, la sera prima della cerimonia a Palazzo Belgrano
Lo scrittore siciliano tenne una vera lectio magistralis sul rapporto tra genitori e figli spaziando da Verga a Grazia Deledda, da Gavino Ledda a Pirandello a Italo Svevo. Di quest’ultimo commentò in particolare un capitolo de “La coscienza di Zeno”


Andrea Camilleri con l'allora Rettore Giovanni Melis e il professor Giuseppe Marci


Andrea Camilleri con Pinuccio Sciola in Aula Capitini

Cagliari – Il conferimento della laurea honoris causa ad Andrea Camilleri, il 10 maggio 2013, fu uno sviluppo – logico, ma inatteso – del rapporto con l’Università di Cagliari consolidato nel tempo grazie alle iniziative del professor Giuseppe Marci. A lui, all’epoca preside della giovane e dinamica Facoltà di Lingue e letterature straniere, si rivolse nel 2013 l’allora Rettore Giovanni Melis per organizzare la complessa procedura di assegnazione del titolo. Quella laurea, per Camilleri, non fu né la prima né l’ultima. La discussione in Aula Magna fu un momento storico per il nostro Ateneo, con il volto dello scrittore solcato da una lacrima nel momento più intenso della lectio, dal significativo titolo “Padri e figli”, quando ricordò la morte del padre.
L’aspetto sorprendente, che rende quell’episodio unico nella storia, fu però l’incontro del pomeriggio precedente - concesso alla vigilia grazie ancora una volta al docente di Filologia italiana - in un’Aula Capitini affollata come non mai di studenti che vollero dialogare a lungo con l’inventore del Commissario Montalbano. Con una perla in più: la presenza accanto a lui di Pinuccio Sciola. L’artista di San Sperate portò con sé le sue pietre sonore e le fece risuonare con la consueta maestria. Abbiamo chiesto al professor Marci di ricordare per UniCaNews quelle ore: l’ha fatto con la grandissima disponibilità che da sempre lo contraddistingue, nel video che potete vedere e nello scritto riportato in calce.
Sergio Nuvoli - fotografie di Francesco Cogotti


Giuseppe Marci, intervistato da Sergio Nuvoli, ricorda la due giorni trascorsa all'Università di Cagliari da Andrea Camilleri

Il ricordo del professor Giuseppe Marci: "Camilleri e Sciola, due grandi artisti che avevano in comune la generosità con la quale donavano il proprio tempo a chiunque"
Vorrei parlare di Andrea Camilleri, nel primo anniversario della morte, ricordandolo insieme a Pinuccio Sciola, scomparso nel mese di maggio del 2016.
Due grandi artisti: l’uno scrittore e l’altro scultore che mi hanno dato la loro amicizia, consentendomi di osservarli, in silenzio e da vicino.
Avevano tratti comuni e, per questo, volli farli incontrare nell’ambiente per loro il più adatto, in un’Aula magna gremita di studenti che conoscevano le opere e desideravano sentire la parola degli autori. Sciola, a dire il vero, più che parlare suonò le sue mirabili arpe litiche, mentre Camilleri lo ascoltava: le foto documentano la reciproca soddisfazione per quella memorabile serata.
Avevano in comune la generosità con la quale donavano il proprio tempo a chiunque: studenti, anche delle scuole elementari, laureandi, giornalisti, troupe televisive. Non era solo un tratto del carattere, ma il nucleo stesso della loro arte: producevano con generosità, come fonti perenni che elargiscono acqua preziosa per un impulso incoercibile. Sciola scolpiva le grandi pietre destinate ai luoghi pubblici, religiosi e civili, ma anche le piccole statue di terracotta, i bronzi, i legni, le pietre che diventavano semi dell’arte e non di rado venivano seppelliti nella terra: perché nascessero le montagne.
Camilleri ha pubblicato cento titoli. Chi dice che se ne avesse pubblicato solo dieci, con quelli avrebbe un posto imperituro nelle patrie lettere e nessuna accusa di eccessiva sovrabbondanza, non ha capito il concetto essenziale: quei cento titoli sono un unico affresco, amplissimo e magnifico, che dice della vita e della morte, delle passioni umane e della speranza. Occorre solo trovare la giusta prospettiva per vederlo nel suo insieme e capire le ragioni stilistiche e linguistiche che lo innervano.
Avevano in comune la ricerca del suono. Sciola, a ogni visitatore del Giardino sonoro, illustrava le virtù delle pietre: la memoria del tempo, l’elasticità, la capacità di custodire al loro interno una musica originaria, astrale. Lo osservavo, mentre accarezzava i suoi giganteschi strumenti litici, invitava i visitatori ad accostare l’orecchio per percepire le interne risonanze. Egli stesso lo faceva, e guardandolo con attenzione capivi che non si trattava di un gesto offerto all’ospite di turno, ma ogni volta in quell’atto ricostituiva un contatto, ricercava una nota custodita per millenni e che voleva trovare per comporre la sua melodia scultorea.
Camilleri era un “maestro concertatore” di parole: parole da tutti considerate come cosa vile, buone tutt’al più per gli usi rustici della campagna siciliana: sorde come una pietra. Le prendeva dalle zolle dei campi, dalla bocca dei viddrani, le incastonava in una collana di frasi, prima scritte e poi lette ad alta voce, fino a che germogliasse il suono voluto, percepito interiormente dallo scrittore e portato alla luce con un processo diverso da quello dello scultore, ma simile per determinazione e intensità d’ispirazione artistica.
Parole di contadini e gesti di scalpellini hanno più d’un punto di contatto e, come Sciola e Camilleri hanno mostrato, possono ispirare una poetica, diventare strumento per esprimere una visione del mondo.
Spero che presto qualche esperto della materia voglia studiare l’opera di Pinuccio Sciola riconnettendola con le ere geologiche dalle quali deriva, coll’ambiente umano e culturale che ne ha alimentato lo sviluppo e l’ha resa significativa, capace di parlare a genti di nazioni diverse.
Nel caso di Andrea Camilleri, molto è già stato fatto, e molto resta da fare: scavando nell’immenso vocabolario delle sue parole e chiedendosi perché abbia scelto quella lingua ‘volgare’ – e in qualche caso vastasa –, come l’abbia plasmata, da quale impulso spinto a coinvolgere il lettore, facendogli apprezzare l’effetto che deriva dall’accostamento di vocaboli divenuti necessari e indispensabili, anche per le loro variazioni ortografiche. E dovremo imparare a farlo non per una “fissazione linguaiola” che Benedetto Croce deprecava, ma proprio, come egli prescriveva, per “studiare e leggere il mondo”.
Nel nostro caso il mondo vastissimo (per certi versi ancora incognito) di Andrea Camilleri che non potrà essere compiutamente esplorato se non con il paziente esercizio volto a ricostruire il mosaico realizzato mischiando parole che il Verga avrebbe detto “raccolte tra i viottoli dei campi”, con quelle della grande letteratura italiana. Nella ininterrotta ricerca di un suono capace di esprimere in maniera consona la fatica e il dolore dell’umile mondo di Vigàta, ovvero di ogni luogo dove donne e uomini campano la vita con fatica, senza mai perdere la speranza e il gusto della battuta che esprime allegria. Come sa genti de bidda mia raccontata da Sciola nelle sue terracotte.
Giuseppe Marci
 
 

Il Piccolo, 17.7.2020
L'anniversario
Un anno fa, il 17 luglio, moriva lo scrittore, regista e intellettuale diventato celebre nel mondo con la serie dedicata al commissario Montalbano
Andrea Camilleri, l’intellettuale non organico fino alla fine continuò a reinventare se stesso
Il ricordo
Francesco De Filippo, giornalista, scrittore, direttore della sede Ansa del Friuli Venezia Giulia, allievo e amico di Andrea Camilleri firma per il Piccolo questo ricordo, nel primo anniversario della morte dello scrittore. Ieri è uscito postumo, per volontà di Camilleri, l’ultimo libro dedicato alle indagini del commissario Montalbano, “Riccardino”, edito da Sellerio. Camilleri lo scrisse nel 2004 e lo riprese nel 2016, a 91 anni, apportandovi alcune modifiche, tant’è che la casa editrice pubblica anche un volume separato con entrambe le versioni e una nota di Salvatore Silvano Nigro.

Sì, io ho amato quest’uomo.
L’ho amato come si ama un padre, con l’esclusività che il discepolo vanta nei confronti del proprio maestro e con l’appagamento che si prova abbeverandosi a una fonte dopo ore di cammino.
Il limpido rigore morale e intellettuale, la ricca esperienza di vita e l’immensa cultura di Andrea Camilleri sono stati riferimento e impasto per un giovane giornalista come me appena sbarcato a Roma, perbene e tenace ma confuso e inquieto come tutti gli uomini che si sono fatti da soli.
Non certo un santo Nené Camilleri, e come tutti i grandi uomini estremamente concentrato su se stesso; ma, a differenza di tanti grandi uomini, sicuro di sé, incapace di invidia e generoso, sempre disponibile ad aiutare e incoraggiare tanti, senza tema di rivalità.
Ma questi sono aspetti noti del suo carattere. Così come quei tratti che hanno impedito all’uomo di trasformarsi in divo, in mito, e che ne hanno esaltato le peculiarità quotidiane facendone il ‘grande vecchio’ da amare, il padre o il nonno saggio che si vorrebbe in casa: le 60 sigarette al giorno, il pisolino dopo pranzo, la naturale e bonaria simpatia, la riconosciuta saggezza.
Ma c’è un rammarico che pungeva latentemente lui e più incisivamente me e pochi altri: quel perimetrare lo scrittore alla paternità di un personaggio di (straordinario, storico) successo come Montalbano, trascurando (quando in buona fede; offuscando quando proditoriamente) l’intellettuale impegnato, l’acuto osservatore dei tempi, il severo e imparziale commentatore della vita politica e suoi esponenti. Il raffinato scrittore che ha continuato a reinventarsi fino allo scoccare dei 93 anni e oltre.
Non è un distinguo velleitario o una valutazione “ingrata” nei confronti di tutti coloro che hanno amato lo scrittore o l’uomo (oppure entrambi) e che gli hanno tributato un successo senza precedenti nella storia dell’editoria italiana. È invece una riflessione il cui esito si riverbera nel futuro, che si ispessisce con il tempo e di cui dunque ho maggior consapevolezza oggi, a distanza di un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri. Qualcosa che, nell’ebbrezza del successo, nel travolgente moltiplicarsi di impegni, iniziative, richieste, si è evidenziato poco ma che oggi, all’attenuarsi dell’eccitazione e al rallentare della giostra mediatica, si rivela nella sua ampiezza.
Montalbano è un gioiello e il grande merito del suo autore è aver abbattuto lo steccato che in Italia divideva il ‘giallo’ dalla letteratura. Soltanto un grande scrittore dotato di fantasia fulgida e di grande maestria poteva far vivere un protagonista per così tanti episodi senza scivolare nello scontato, nello stucchevole ripetersi. E, paradossalmente, in termini di marketing la speculare serie televisiva a distanza di venti anni non solo non ha stancato il pubblico - bombardato dai “Montalbano sono” e dalle ilari ingenuità di Catarella - ma ha innescato un rafforzamento reciproco del prodotto editoriale e quello televisivo.
In una analisi superficiale e forse troppo eterogenea, nella cultura pop per individuare longevità e diffusione maggiori bisogna sconfinare nella musica, scomodare mostri sacri come i Rolling Stones, i Beatles, James Brown, Stevie Wonder. Non credo esistano altri scrittori che abbiano venduto 500 mila copie in media per ciascun libro pubblicato. E sono pochi quelli che, come Camilleri, ne hanno sfornato un centinaio, tradotti in decine di lingue.
Ma l’appagamento è un esito qualitativo, non quantitativo, scaturisce da un rapporto di grande equilibrio con se stessi. E lui di equilibrio ne aveva tanto da godere del successo restando lo stesso uomo entusiasta, semplice e filosoficamente distaccato che avevo ammirato quando era un ex raffinato regista teatrale, un affabile pensionato dalla memoria prodigiosa che per ore stava a raccontarmi di jazz, di politica, di arte, di letteratura fissando in me mete culturali che avrei progressivamente raggiunto negli anni. Ogni sera un rosario di incontri, di fatti, di segreti che sgranava con il tono affabulatorio che avrei ritrovato nei suoi libri.
Sono stato per questo un uomo molto fortunato.
Ma c’era il rammarico di trovarsi in un contesto che telluricamente portava a far coincidere l’uomo nella sua interezza a Montalbano, un perimetro ampio ma comunque stretto, dal quale rimaneva fuori il pensatore scomodo, l’intellettuale non organico. Lo scrittore singolo che, benché privo della copertura di una corporazione, tantomeno di un partito, non ha mai avuto paura di esporsi, interpretando l’intervento su un quotidiano o in televisione come il doveroso contributo a un dibattito “politico”. Non un atto di protagonismo o lo sfogatoio da social.
C’è il rammarico per chi gli è stato intorno senza capirlo, solo per rifulgere di luce riflessa e intestarsi virtù mai avute, come è destino di tanti grandi.
E per una critica sbrigativa, incline alla banalizzazione, che non ha notato, o ha appena intravisto, il primo libro in italiano scritto intorno ai novanta anni; o quelle altre opere che proseguivano una ricerca letteraria famelica, sperimentale quasi, sicuramente inedite rispetto alla produzione precedente.
Qualcuno ha capito, ha apprezzato e coraggiosamente ne ha scritto, ma c’è il rammarico perché nell’omologazione del ‘politically correct’ altri che hanno capito non hanno segnalato, disinnescando una forma di pensiero. Non rivoluzionaria, soltanto libera. Ma tant’è, non si sa mai.
Oltre al nostro fraterno amico Montalbano, è questo l’intellettuale e lo scrittore che manca da un anno.
Francesco De Filippo
 
 

AGI, 17.7.2020
“Vi spiego perché mio suocero, Andrea Camilleri, si definiva un acrobata”
A un anno dalla scomparsa del grande scrittore, il regista Rocco Mortelliti, svela all'AGI episodi della loro vita pubblica e privata. L'esame di ammissione in accademia, la volta che lo scrittore recitò per lui, le “parlatine” di un'ora in salone, la metafora del sorriso e delle braccia aperte verso i suoi lettori

“Mio suocero equiparava il suo lavoro a quello di un acrobata. Me lo spiegò, colpendomi parecchio, mentre eravamo nella sala d’attesa di un oculista, circa 18 anni fa. Disse che si sentiva come quei ginnasti che quando finiscono i loro doppi salti mortali sorridono a braccia aperte agli spettatori, senza far trasparire la grande fatica fisica a cui si sono sottoposti. Credo che sia una definizione calzante, lui non è mai stato ricattatorio verso il suo pubblico, non ha mai fatto pesare il suo lavoro”.
Rocco Mortelliti, attore, sceneggiatore e regista teatrale e cinematografico, prima allievo di Camilleri all’Accademia nazionale di arte drammatica e poi suo genero (marito, oggi divorziato, della figlia Andreina) è anche il padre di Alessandra, oggi alla sua opera prima da regista cinematografica con ‘Famosa’, dedicata a suo nonno e di Arianna che ha aiutato Camilleri, racconta, “nella stesura del monologo su Caino”.
Parla con l’AGI, chiarisce nel primo anniversario della morte dello scrittore, per la prima volta dal 17 luglio del 2019, il giorno in cui il mondo ha dovuto rinunciare a Camilleri: “Finora mi sono sentito come un pugile stordito, perché Andrea ha accompagnato gran parte della mia vita, è sempre stato parte della mia famiglia, per tutto ciò che facevo nel mio lavoro, la regia di un’opera lirica o altro chiedevo una sua opinione” spiega, precisando che la parola morte riferita allo scrittore scomparso, non gli piace: “Preferisco parlare di uscita di scena”.
È passato un anno dalla sua uscita di scena, cosa le manca di più oggi?
“Mi mancano e mi mancheranno per sempre le nostre chiacchierate, le risate quando andavamo in auto verso la sua casa in montagna. Ma Andrea ha lasciato una grande eredità: quando l’ho conosciuto in accademia aveva appena pubblicato il suo primo romanzo, “Il corso delle cose”, stava preparando la terza fase della sua vita. È stato uno scrittore eletto democraticamente dai lettori che hanno comprato i suoi libri”.
Lei ha anche diretto Camilleri in una delle sue rarissime prove d’attore ne ‘La strategia della maschera’ nel ’99…
“In quel film nato da un suo soggetto Andrea interpretava l’archeologo della storia ed era grandioso anche da attore. Io nella finzione ero suo nipote e per una strana coincidenza, mi chiamavo Riccardino, come il titolo del nuovo romanzo postumo. Era un nome che aveva giù utilizzato, appunto. Poi nel 2012 sono stato anche il primo a realizzare la trasposizione cinematografica di un suo romanzo storico “La scomparsa di Patò”.
Racconti il vostro primo incontro.
“Nel 1977, quando io, diciottenne, ero alle prese con l’esame di ammissione all’Accademia nazionale d’arte drammatica e tra i professori della commissione c’era Camilleri, docente di regia e in quel periodo anche di drammaturgia: “Mi fece una domanda sull’uso delle maschere della commedia dell’arte nel mio pezzo di teatro civile -politico in quegli anni caldi, l’unica a cui lì per lì non seppi rispondere, anche se la risposta mi venne in mente pochi minuti dopo quando ero già uscito” (imitando a perfezione la voce del suocero Mortelliti ricorda la domanda “ma perché avete usato le maschere?” e quindi fornisce la risposta semplice che gli sfuggì:”Perché se il pubblico non avesse capito il messaggio politico almeno si sarebbe divertito”, ndr). Per fortuna fui ammesso ugualmente…”
Com’era averlo come docente?
“Siamo stati un gruppo di privilegiati, per lui le parole avevano una fisicità, sono convinto che il teatro sia stato una palestra per la sua scrittura. Da noi allievi pretendeva capacità di improvvisazione e di narrazione, ci diceva spesso: “Il cerchio si chiude” e così è stato nella sua vita. Con i monologhi su Tiresia e sul mito di Caino nei suoi ultimi anni è tornato al teatro da dove era partito, è voluto tornare ad essere l’io narrante delle sue storie. Per questo io, che sono un non credente, riguardo alla completezza dell’esistenza di Andrea penso che Dio esista”.
Non dev’essere stato semplice però il passaggio docente-suocero…
“Per niente… Conobbi Andreina a teatro, lei dava una mano nella gestione, ci innamorammo, ma io ero un timido e quando mi svelò chi era il padre le dissi “ma come faccio, sei la figlia del mio professore”. Poi entrai però subito in famiglia e la mamma di Andrea divenne un po’ mia nonna, io non l’avevo più. Ai tempi del matrimonio abitavamo nell’appartamento adiacente e comunicante con il suo e ogni giorno c’era il rito dell’ora di chiacchierata in salone: la chiamava “la parlatina” chiacchieravamo un po’ di tutto, dalla politica alle questioni sociali, dal teatro alla letteratura al cinema agli aneddoti siciliani, ma c’erano anche degli altrettanto interessanti momenti di silenzio. E la consuetudine è andata avanti anche quando il matrimonio è finito: andavo da lui molto spesso, e oggi mi manca la sua opinione su tutto. Anche lui mi raccontava tutto, compreso il progetto di ‘Riccardino’ il romanzo arrivato ora in libreria. Per adesso non me la sento di leggerlo, però”
Lei è il padre di Alessandra, che ora dedica la sua prima opera cinematografica ‘Famosa’ proprio a Camilleri. Che nonno è stato?
“Un nonno fantastico: batteva sui tasti della macchina da scrivere con i nipotini tutti lì intorno, poi dopo la consueta pennichella pomeridiana si dedicava a loro, mettevano tutti i loro giochi sul letto e fingevano di aprire il mercatino”.
Antonella Piperno
 
 

AGI, 17.7.2020
“Mio nonno, Andrea Camilleri, giocava con i miei amici immaginari”
Alessandra Mortelliti, nipote regista dello scrittore, gli ha appena dedicato il primo film: “Famosa”. E all'AGI racconta anche come stimolava la sua fantasia

“Sui titoli di coda del mio ‘Famosa’ ho voluto una dedica semplice che recita “A nonno”. Alessandra Mortelliti, 39 anni attrice e ora alla sua opera prima da regista cinematografica è la nipote di Andrea Camilleri: “Mi manca molto e gli devo tantissimo anche per questo film di cui ha seguito tutte le varie stesure della sceneggiatura”. Il film il cui debutto era prevista per aprile è stato fermato dal lockdown e adesso dopo un’uscita evento di tre giorni nelle sale, segue la strada delle rassegne estive e delle arene: nel primo anniversario della scomparsa di suo nonno Mortelliti lo presenta alla nuova arena Adriano di Roma.
Ha fatto in tempo a chiedere un giudizio a suo nonno?
“E’ stato tra i primi a vedere il film. Era ormai cieco, ma è riuscito ugualmente a fruirlo attraverso l’audio. Alla fine si è commosso, è restato un po’ in silenzio e mi ha detto: “Hai realizzato il film che volevi fare. Ed era stato proprio lui a indirizzarmi verso la regia”.
Racconti.
“Quando anni fa comunicai in famiglia la mia decisione di diventare attrice, spiazzai un po’ tutti, mio padre attore e regista (Rocco Mortelliti) compreso. Mio nonno era molto perplesso perché io ero molto chiusa e timida, mi disse che ero più adatta alla regia, cosa che io all’inizio non condividevo. Ma aveva ragione lui, mi ha indirizzato verso qualcosa che avevo dentro ma che ancora evidentemente non riuscivo a focalizzare. A recitare però non rinuncio, e devo anche ringraziare l’accademia, dove sono entrata con una vena da attrice drammatica e che invece mi ha indirizzato verso ruoli comici che divertivano moltissimo mio nonno. Alla fine si è ricreduto.
Di che parla il suo ‘Famosa’?
“E' una sorta di Billy Elliot dark. Il film è nato da un mio monologo teatrale dove ero io a interpretare il protagonista Rocco Fiorella, un adolescente ciociaro dall’identità sessuale confusa che sogna di diventare un ballerino e per questo viene bullizzato dai coetanei. Mi interessava parlare del tema dell’identità e non solo quella di genere. Il finale è molto tosto, ma mio nonno lo approvò dicendomi: “ se lo senti così fallo così senza mezze misure”.
Professione a parte, si ritiene una nipote fortunata?
“Molto perché per noi nipoti Camilleri non è mai stato il classico nonno da pranzo della domenica, ce lo siamo goduti davvero. Noi vivevano nell’appartamento adiacente e comunicante con il suo: “Eravamo sempre intorno a lui quando scriveva, e poi si dedicava moltissimo a noi, ha contribuito molto a sviluppare la nostra fantasia”.
Che giochi organizzava per voi?
“Da grande affabulatore ci spalleggiava nelle nostre invenzioni relative agli amici immaginari. Io ne avevo parecchi e lui stava al gioco, anzi ci metteva il carico da undici. E poi era anche molto divertito da quella famigliona composta prevalentemente da donne”.
Antonella Piperno
 
 

Il Messaggero, 17.7.2020
«Quante storie fantastiche, da restare a bocca aperta. Quanti giochi attorno alla sua scrivania, mentre lavorava. Mio nonno Andrea Camilleri ci ha fatto vivere un’infanzia indimenticabile». A parlare è Alessandra Mortelliti, attrice e regista, nipote dello scrittore siciliano, morto esattamente un anno fa.
Camilleri, la nipote Alessandra Mortelliti: «Un nonno fantastico, ci raccontava storie che poi finivano nei suoi romanzi»

«Eravamo molto uniti; la nostra è una famiglia numerosa - tantissime donne - e lui si trovava nel suo elemento, amava lavorare in quel delirio. Prima scriveva con noi bambini sotto alla sua scrivania e, poi, i miei figli hanno preso il mio posto tra le sue braccia». Un uomo molto lucido, abitudinario: «Ogni mattina si metteva al computer a scrivere. Era una vera macchina da guerra». Spesso, le storie che raccontava «erano quelle che avevano acceso la sua fantasia, fatti di cronaca che lo avevano colpito, e avrebbero dato vita ai suoi romanzi».
Alessandra Mortelliti ha partecipato come attrice anche a due film di Montalbano, La scomparsa di Patò [Sic!, NdCFC] e Una faccenda delicata: «È stato emozionante, sono una fan della serie - racconta - ma quell’esperienza è stata anche caratterizzata da una certa ansia da prestazione. Alla fine, ho ricevuto i suoi elogi: lui era estremamente diretto, severo, se si diceva contento di qualcosa vuol dire che lo era veramente».
I suoi insegnamenti? «La concretezza, il rigore, la curiosità. Non dare nulla per scontato. Portare avanti le proprie idee con coraggio. “I compromessi non portano mai a nulla di buono”, diceva sempre». Oggi ci sono molte iniziative per ricordarlo. Ma «mio nonno si sarebbe stufato di essere celebrato; quello che lo avrebbe reso felice è sapere che la gente lo legge, l’uscita di Riccardino», l’ultimo libro della saga di Montalbano, da ieri nelle librerie.
In questi giorni il debutto da regista di Alessandra Mortelliti, Famosa, è nelle sale: «Lui il film l’ha visto, ed è stato un regalo meraviglioso. Malgrado non ci vedesse più, è riuscito a percepire delle immagini, a seguire la storia attraverso il sonoro, era davvero felice. E pensare che ha cercato di ostacolare il mio ingresso in Accademia. “Tu non devi fare l’attrice, ma la regista” diceva. Anche in questo è stato profetico».
Riccardo De Palo
 
 

Corriere della Sera - Sette, 17.7.2020
Obituary
Il papà di Montalbano a scuola tirava le uova. Così libero da conquistarci
Esce il romanzo postumo di Andrea Camilleri, scomparso un anno fa. Il suo addio al personaggio del commissario vigatese. Storie e aneddoti di uno scrittore che è sempre stato un libero pensatore, ed ha inventato una lingua sicula immaginaria

Ha del portentoso che storie scritte in vigatese, linguaggio siculo immaginario innestato sull’italiano per arrivare meglio al cuore delle cose, siano state tradotte in 120 lingue del mondo, dal norvegese al giapponese all’ebraico. Un successo planetario quello di Andrea Camilleri che si è tardivamente manifestato quando lo scrittore era ormai quasi settantenne e al di fuori di ogni vaticinio che potesse fare di lui una star culturale nel mondo contemporaneo, quale invece è diventato, al di fuori di ogni canone modaiolo.
La sua fascinazione per il dialetto affondava nella sua vocazione innata all’indisciplina, in collegio – che non amava e dove fece di tutto per essere cacciato, compreso tirare delle uova fresche su un Crocifisso – gli proibivano fra le altre cose l’uso del dialetto, ed ecco che lui per trasgredire comincia a inventare quella terza lingua sulla quale poi ha lavorato tutta la vita sciacquandola nelle acque dell’Akragas e dell’Hypsas, di due fiumi della Valle dei Templi dove era nato, a Porto Empedocle, nel 1925.
Operazione poi definitamente completata e sposata anche con benedizione paterna. Camilleri aveva raccontato al padre sul letto di morte il primo romanzo del Commissario Montalbano, e lui gli disse: «Promettimi che lo scrivi come l’hai raccontato a me ora, mezzo in italiano e mezzo in siciliano». Promessa mantenuta, con quell’effetto di assoluta naturalezza, un impasto unico dove non si riconosce più il lavoro che c’è dietro. E con quei personaggi che vivono di vita propria anche per i loro vezzi dialettali, a cominciare dal prodigioso Catarella che ecumenicamente nei suoi siparietti inciampa nell’italiano come nel dialetto. Prima del suo tardivo successo mondiale con quel commissario particolare che con i suoi difetti – scontroso, difficile, troppo libero – entra nel cuore delle persone con le sue storie che sono un precipitato di vita, bene, male, delitti, soprusi non solo siciliani ma universali, rigenerazioni, amori e cucina, Camilleri aveva già vissuto e prodotto parecchio.
A quei tempi, metà degli anni Novanta, aveva già fatto molto teatro, la sua passione, era stato a lungo funzionario Rai, e avrebbe poi scritto, fra romanzi storici e Montalbano, più di 100 libri. Ma sempre orgoglioso di poter celebrare i suoi 80 anni in Rai, dove ricordò come in prima battuta, nel 1954, l’amministratore delegato Filiberto Guala allora non avesse voluto assumerlo perché «troppo comunista».
Sempre guardato non con sospetto ma con scarso entusiasmo dalla critica ufficiale proprio per quel suo essere troppo pop, al limite fra i generi, tanto che Renata Colorni ha ricordato in una recente chiacchierata con Paolo di Stefano sul Corriere come furono costretti in Mondadori a giustificare la decisione di dedicare un Meridiano a Camilleri come la decisione «di aprire la collana ad autori di alto intrattenimento e di genere», allargando un po’ le maglie.
Felicemente incistato in una famiglia di donne, la moglie Rosetta, 62 anni di matrimonio, sposata perché era «una ragazza che metteva allegria», tre figlie, scrisse nel 2018 come testamento spirituale e politico una lettera alla pronipote Matilda di 4 anni perché voleva che capisse, quando sarebbe stata grande, i passaggi difficili della storia del Novecento: Camilleri partiva raccontando di come alle elementari non avesse mai mangiato una merenda intera perché la divideva con i compagni meno fortunati di lui. Quasi cieco, conclude la sua lunga vita recitando la sua Conversazione su Tiresia a teatro e in tv. «Non ho paura di niente, neanche della morte. Io e lei ci rispettiamo. Accogliere la morte è un atto dovuto, è saggezza. Sei già morto nell’atto stesso della tua nascita», sono le sue ultime riflessioni. La sua morte (il 17 luglio 2019 a Roma) è stata salutata dal rito collettivo di un Paese che ha pubblicamente accompagnato il lungo addio di un uomo e di uno scrittore, amato anche per le sue prese di posizione politiche fortemente personali.
Maria Luisa Agnese
 
 

Doppiozero, 17.7.2020
L’inquietante segreto di Camilleri

In decine di interviste e in libri dettati ad altri autori, Camilleri ha raccontato la sua vita non risparmiando alcun particolare, ma forse ci ha nascosto qualcosa. Qualcosa successa sette mesi prima della morte che però in realtà egli ha in qualche modo adombrato o presagito nelle pieghe del suo libro più misterioso, quello emotivamente più denso di sentimenti forti e che, per sua volontà, hanno letto solo i pochi amici ai quali nel settembre del 2017, mancando quasi due anni alla scomparsa, lo fece recapitare accompagnato da una lettera scritta a mano e contenuta in una busta: “Ho il piacere di farti avere questo libro che vorrei leggessero solo i miei amici”: come se soltanto a loro fosse riservato non tanto un piacere quanto un segreto o meglio ancora un proposito o un retropensiero. Sapendo bene che gran parte dei suoi amici era costituita da critici e letterati, non proibì tuttavia loro di parlarne e scriverne, magari per scoprire cosa in quel romanzo avesse lasciato a fermentare.
Pubblicato dalla Henry Beyle di Milano in circa trecento copie numerate e intonse, il libro intitolato Parla, ti ascolto riporta nel colophon la data del 6 settembre 2017, giorno del 92esimo compleanno dell’autore. Un regalo dunque che Camilleri pensò di fare a quanti amavano la sua opera? I pochi che se ne sono occupati si sono addetti a rilevare nel romanzo l’angoscia dell’uomo ormai anziano giunto di fronte al mistero della morte e al cospetto del suo angelo, colto da un dubbio che è ricorrente in ogni ateo, sotteso a un trasalimento sciolto nell’interrogativo del soprannaturale. Già il siciliano Bufalino, l’ateo che per epitaffio aveva voluto un lapidario “Hic situs, luce finita”, negli ultimi mesi aveva scritto a un amico una lettera riservata in cui si dichiarava pronto ad accogliere il divino. E Camilleri, che nella sua intera opera, sia saggistica che narrativa, da La bolla di componenda a Le pecore e il pastore, da La mossa del cavallo a La setta degli angeli, si è accostato al tema della fede per demistificare gli eccessi della Chiesa, irridere a preti crapuloni e beffeggiarne i riti, superati i novant’anni si è misurato in uno spirito del tutto nuovo e sorprendente con quella che per eufemismo chiamava “eternità” intendendo l’immortalità e dunque Dio. Restando però a schiena dritta e guadagnando così la via verso il cimitero acattolico dove è sepolto con il passo della più ferma coerenza.
In Parla, ti ascolto, espressione canonica rivolta dal confessore al penitente, Camilleri indica infatti nella propensione alla disponibilità e all’immedesimazione un precetto cardine del sacerdote, sicché nella ritrosia iniziale di padre Giacomo, poi nella sua perplessità e infine nella massima partecipazione al destino altrui spinta fino al peccato mortale, commesso per scongiurare un reato, vede il fondamento della sua idea di Chiesa sociale e umanitaria capace di pagare un prezzo altissimo non in gloria di Dio ma per il bene dell’uomo. Padre Giacomo ha un solo modo per impedire che Giuseppe Barreca, che si rivolge a lui per avere ascolto ed essere fermato, uccida una bambina di quattro anni: ucciderlo prima lui. Barreca è posseduto da un demone: la forte attrazione sessuale per una bambina coinquilina e compagna del figlio che sulla spiaggia gli si stringe al petto dopo una leggera ferita e lui ne sente il sangue congiungersi al proprio. È lei la “farfalla azzurra”, retaggio di un episodio traumatico vissuto da bambino quando aveva catturato una farfalla e l’aveva stritolata rimanendo con la mano colorata di azzurro. In nome dell’efferato rapporto tra eros e thanatos, Barreca deve perciò possedere la bambina oppure ucciderla.
Ma che daymon è quello di cui egli è preda? Chi ha letto Camilleri lo ha già incontrato in Un sabato, con gli amici, il romanzo borghese e nosologico del 2009 che costituisce l’immediato antecedente girato però dalla parte laica e non religiosa: Anna e Andrea, avendo visto da bambini il sangue (sperimentando entrambi un vero orgasmo alla vista di una pensionata maciullata da un autobus), hanno vissuto un battesimo di morte che ha rovesciato sulla loro psiche i germi di una depravazione estrema destinata a farne degli adulti malati cui non spetta, vedendo in un Dvd una donna fatta a pezzi e scatenandosi dunque in un furioso amplesso, che non incontrarsi più per non arrivare all’omicidio. È lo stesso dramma che vive Barreca, che però trova in un sacerdote il mezzo per fermarsi. Parla, ti ascolto è però ben altro che un rifacimento in altra cotta di Un sabato, con gli amici (non casuale qui e là una virgola a creare una apostrofe). Ha che fare sì con la morte, ma quella di Camilleri.



È il 18 giugno 2019. Chi, tra i destinatari di Parla, ti ascolto, legge sul quotidiano “Leggo” e poi su alcuni siti web la notizia di un oscuro episodio capitato a Camilleri sei mesi prima, non può non rimanere colpito dal resoconto: un’ambulanza viene fatta accorrere dal 112 in casa di Camilleri, nella zona Prati di Roma, perché lo scrittore perde sangue dal polso sinistro per una ferita che i medici del 118 stabiliscono che sia stata provocata da una lametta incisa in profondità. Di fronte al rifiuto dell’autore di essere trasferito in ospedale, benché la chiamata di soccorso sia necessariamente partita dalla famiglia, l’equipaggio dell’ambulanza presta le cure del caso e non può che limitarsi a refertare l’intervento. L’ipotesi del tentato suicidio è stata avanzata da più parti in questi mesi, ma non si sono avuti elementi per sostenerla, né la cerchia familiare e quella più vicina all’autore hanno offerto chiarimenti. Ma perché, volendo prenderla in considerazione, Camilleri avrebbe voluto togliersi la vita? La cecità divenuta pressoché totale può essere stato un plausibile motivo, ma è pur vero che nello stesso periodo la sua attività pubblica e televisiva non ha cessato di essere costante e ingente. E allora?
L’episodio di cui scrive “Leggo” è del 4 dicembre 2018. Per il giorno dopo è fissato l’abbattimento nelle campagne di Porto Empedocle della casa dei nonni materni dove Camilleri ha trascorso i felici anni dell’infanzia e fatto scoperte che segneranno l’intera sua opera fondata sui terreni paralleli del doppio e dell’ambivalenza: a cominciare dal fantastico “mirmicoleone”, metà leone e metà formica, noto anche a Borges, l’animale che, quantomeno nella fantasia e sicuramente in quella casa, gli ha fatto conoscere nonna Elvira che parlava con gli oggetti e morirà il giorno in cui visiterà la villa di Adriano, vinta – dice Camilleri – dalla sua “bellezza insopportabile”. Il pensiero di una perdita imminente e così grave non può certo averlo aiutato quel 4 dicembre, epperò non basta a spiegare un gesto che nei supposti modi di attuazione avrebbe avuto dello stoico. È nondimeno un fatto che, proprio dopo questa data, Camilleri scrive un libro che uscirà a giugno 2019 intitolato La casina di campagna e che è lo scrigno dei suoi ricordi infantili in casa dei nonni Fragapane.



Quale che sia la verità, chi ha letto Parla, ti ascolto e poi appreso delle circostanze relative a quel giorno di fine anno non può non essere stato colto (il giorno dopo il suo ricovero e tre giorni prima dell’uscita di La casina di campagna) da un senso di déjà lu, come se avesse già incontrato in Camilleri una ferita al polso e un’incisione quali segni di un tentativo di suicidio. In realtà sono presenti proprio in quel libro così dissonante e scritto sibi et paucis: a pagina 118 è descritta infatti la scena del suicidio tentato da Barreca, che vede in esso l’unica via d’uscita dalla sua condizione di ignominia. Vale il caso di riportarla:
“Si alza, va alla scrivania, apre la valigetta e che vi sta sopra, prende il bisturi, esce dallo studio, va in bagno. Si spoglia completamente nudo, riempie la vasca d’acqua calda, tenendo sempre il bisturi in mano, si infila dentro. Poi si scalfisce appena la vena del polso con un rapido colpo. Tanto basta perché il sangue fuoriesca immediato, gli scorra lungo il braccio, goccioli dentro l’acqua. D’istinto afferra la mano ferita e si porta il polso tagliato alle labbra e così comincia a suggere il suo stesso sangue. Solo che il sapore sulla sua lingua si trasforma di colpo. Non è più il suo sangue ma quello della farfalla azzurra che comincia a inghiottire avidamente. No, non può suicidarsi. Salta fuori dalla vasca stringendosi forte il polso ferito, apre l’armadietto di pronto soccorso, si tampona la ferita, ci mette un cerotto. Poi tenta di fare un po’ di pulizia”.



Camilleri può avere messo in atto quindici mesi dopo lo stesso proposito del suo personaggio, replicandone i gesti e persino i movimenti in ambienti domestici pressoché analoghi e sortendo la stessa desistenza? Può essersi pirandellianamente fatto personaggio e autore, ideando dunque di suicidarsi col lasciarci a futura memoria immaginare che lo avrebbe fatto immergendosi nella vasca da bagno e recidendosi il polso? Benché la scena in casa Barreca sia probabilmente in rapporto di totale coincidenza e fortuità con quella in casa Camilleri, il fatto che un libro come Parla, ti ascolto (ben degno di essere pubblicato, non sfigurando affatto accanto agli altri romanzi borghesi fra cui, oltre a Un sabato, con gli amici, Il tailleur grigio, La rizzagliata, L’intermittenza) sia stato reso samizdat depone a favore di un progetto mentale, della fissazione di un segreto da scoprire o mantenere, il cui oggetto fosse proprio un cespite di posterità che evoca per certi versi il deliberato rinvio post-mortem dell’ultimo episodio del ciclo di Montalbano.
In Parla, ti ascolto a un certo punto Giuseppe Barreca dice a padre Giacomo: “La morte non esiste al di fuori della vita, è nella vita stessa. (…) Quando la vita finisce noi abbiamo deciso di chiamare questa fine col nome di morte. Ma la morte è solo un nome dato per definire il termine della vita. Ogni vita è individuale e ogni morte è individuale”. L’autore più amato e rimpianto dagli italiani ha dunque voluto che pochi amici sapessero che avrebbe scelto di morire da solo? Nondimeno il destino si sarebbe compiuto dopo ancora sei mesi, a seguito di un infarto forse conseguenza di una lunga macerazione interiore, e quel che è certo è che Camilleri ha preteso funerali privati.
Gianni Bonina
 
 

Ragusa Oggi, 17.7.2020
L'attore Michele Riondino ospite a sorpresa del gruppo di lettura L'Ora dei Libri di Ragusa

Michele Riondino ospite a sorpresa del gruppo di lettura L’Ora dei Libri. Visita inaspettata e graditissima dell’attore volto televisivo della fiction Il giovane Montalbano durante l’incontro che il gruppo ibleo ha organizzato oggi in ricordo di Andrea Camilleri, in occasione dell’uscita postuma del suo libro “Riccardino” (ed. Sellerio).
Riondino ha omaggiato i partecipanti dell’appuntamento con la lettura di un brano tratto da La mossa del cavallo, romanzo di Camilleri da cui è stato tratto un film con protagonista lo stesso Riondino. Molto emozionati tutti i presenti, una sessantina di persone che hanno affollato piazza Matteotti nel rispetto delle norme anti Covid.
Presente anche il sindaco di Ragusa Peppe Cassì e il vicesindaco Giovanna Licitra. Il pomeriggio ha visto il susseguirsi di testimonianze e letture: interessanti gli interventi del maestro Giuseppe Leone e dell’attore Roberto Nobile che dopo Riondino hanno preso la parola.
Successivamente tutti gli altri contributi in scaletta da parte degli estimatori del maestro Camilleri. Grande soddisfazione per le organizzatrici del gruppo con in testa Daniela La Licata della Libreria Flaccavento di Ragusa che ospita da sempre gli incontri di lettura.
Irene Rimmaudo
 
 

Il Messaggero, 17.7.2020
Alessio Vassallo, da Montalbano a Borsellino: «Quando Camilleri mi chiese di recitare davanti a lui»

«Ho avuto l’onore di leggere le motivazioni il giorno in cui la città di Agrigento conferì ad Andrea Camilleri la cittadinanza onoraria: era il 4 febbraio del 2016. Dal momento che lui non si poteva muovere da Roma, la cerimonia ebbe luogo in Campidoglio. Camilleri allora era già quasi completamente cieco. "Maestro, sono il suo Mimì, quello giovane” gli dissi mentre gli consegnavo la pergamena. Allora lui fece un gesto che non dimenticherò mai: mise le sue mani sul mio viso e con una tenerezza infinita disse: “Mimì, il mio Mimì, ti stai facendo grande!”». È il ricordo di Alessio Vassallo, 37 anni, l’attore palermitano che interpreta il personaggio di Mimì Augello ne “Il giovane Montalbano”, di cui stasera, nel primo anniversario della morte del grande scrittore siciliano, Rai1 manda in onda il secondo episodio, “La stanza numero 2”. Subito dopo, alle 22.30, su Rai2, sullo stesso volto di Vassallo, senza trucchi d’invecchiamento, aderirà la personalità di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992, attraverso le immagini e i dialoghi di “Io Paolo”.
Due anniversari di questo rilievo per la storia italiana sarebbero di per sé già materia su cui riflettere a lungo, ma il caso ha voluto che fosse sempre Alessio Vassallo, in apertura della XXXIX edizione del festival delle Orestiadi di Gibellina, a riavvolgere il nastro della memoria attorno a una terza figura, quella di Ennio Morricone, alla quale dedicherà domani sera il monologo ispirato a “Giù la testa”, preparato quando il Maestro era ancora in vita.
Come si sente a restituire il ricordo di queste tre figure che hanno fatto la storia e la cultura dell'Italia?
«Sinceramente non mi aspettavo queste coincidenze. In tutti e tre i casi, ho cercato di fare del mio meglio».
Come descriverebbe Camilleri?
«Camilleri è il più moderno di tutti, perché non ha mai avuto paura di dire quello che pensava. Per me lui è un po’ come Omero, e la sua sapienza va tramandata anche oralmente, di generazione in generazione».
Quando lo vide la prima volta?
«Arrivò senza avvisare sul set de “Il giovane Montalbano” e con quella sua voce roca, prima di sedersi, ci disse: “E adesso mi fate vedere una bella scena!”. Michele Riondino (il giovane Montalbano) e tutti noi eravamo terrorizzati. È come se Pirandello ti chiedesse di recitare un brano dei "Sei personaggi in cerca d’autore"».
[...]
Katia Ippaso
 
 

Vanity Fair, 17.7.2020
Alessio Vassallo: «Camilleri mi ha insegnato il vizio dell'onestà»
Oggi l'attore siciliano è ad Agrigento per un omaggio ad Andrea Camilleri. Via Zoom ci ha raccontato della sua prima volta con il maestro, del ricordo di Paolo Borsellino che farà questa sera su Rai2 in seconda serata, della sua estate 2020 e dello spettacolo che il 18 luglio inaugurerà le Orestiadi di Gibellina

Abbiamo raggiunto via Zoom Alessio Vassallo, alias Mimì Augello del Giovane Montalbano. L’attore si trova nella sua Sicilia perché il 18 luglio inaugurerà la 39^ edizione delle Orestiadi di Gibellina (fino all’8 agosto) con l’anteprima nazionale dello spettacolo dedicato al mondo del cinema Quel film sono io (tratto da Ils ne sont pour rien dans mes larmes di Olivia Rosenthal). Ad affiancarlo ci saranno Filippo Luna, Aurora Falcone, Daniela Macaluso, Silvia Ajelli e Gaia Insenga.
Vassallo terrà un monologo ispirato a Giù la testa di Sergio Leone. «Il film insegna che si può mostrare il proprio coraggio senza aggressività e che si può fare una rivoluzione sottovoce, con intelligenza e astuzia, non per forza con le armi o alzando la voce», ci racconta l’attore. «Oggi in tv siamo abituati a sentire persone che gridano pensando di essere rivoluzionari».
Oggi Alessio omaggerà, ad Agrigento, Andrea Camilleri, a un anno dalla sua scomparsa. Con il maestro ha lavorato in occasione della serie Il giovane Montalbano e in due film per la tv dedicati all’antica Vigata (La stagione della caccia e La concessione del telefono). «Camilleri era un uomo di pensiero, non di parola», sostiene Vassallo, «i suoi pensieri dobbiamo conservarli e tramandarli. La forza di Montalbano e del mondo di Camilleri sono i personaggi: ovvero degli eroi a metà, che commettono errori e inciampano. Per questo il pubblico si affeziona».
La prima volta che ha incontrato Camilleri «è stata la più emozionante», ci svela Vassallo, «stavamo girando a Cinecittà le scene in commissariato della serie Il giovane Montalbano. Arriva di sorpresa sul set, si siede sulla poltrona del commissariato e ci chiede di recitare una scena. Panico totale! È stato come se Pirandello chiedesse di interpretare davanti a lui una parte di Sei personaggi in cerca d’autore. È un ricordo che porterò sempre con me».
Qual è il più grande insegnamento che ha avuto da Camilleri? «Il “vizio” di essere una persona onesta. L’onestà non è un concetto epico, è qualcosa che si vive nel quotidiano, con sé stessi, con gli altri e nelle piccole cose». È appena uscito nelle librerie Riccardino, l’ultimo romanzo con protagonista Montalbano. «Non l’ho ancora letto», ci rivela l’attore, «faccio sempre così con i suoi romanzi: li considero come il vino buono, li lascio decantare un attimo e poi me li gusto». E ci dice la sua anche su una possibile trasposizione televisiva di Riccardino da parte di Luca Zingaretti: «Penso che sia necessario chiudere il cerchio, le cose belle hanno sempre una fine, pensiamo anche a Maigret».
[...]
Emanuele Bigi
 
 

Reggiotoday, 17.7.2020
Il mitico Catarella in questura con "Riccardino", l’ultima indagine del commissario Montalbano |VIDEO
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L'attore siciliano Angelo Russo, che interpreta l'agente più conosciuto d'Italia, ha incontrato il questore Maurizio Vallone

L'agente di polizia Agatino Catarella, questa mattina, si è presentato "pirsonalmente di pirsona" nella sala Calipari della Questura di Reggio Calabria. L’attore siciliano Angelo Russo, tra i protagonisti della fiction Rai "Il commissario Montalbano", ha incontrato il questore Maurizio Vallone, in occasione dell'uscita dell'atteso romanzo "Riccardino" che esce postumo, per volontà dello scrittore Andrea Camilleri, a un anno dalla sua morte, e il cui protagonista è il mitico commissario di Vigata.
"Ritengo sia molto importante, in questo momento, -ha affermato il questore - ricordare il maestro Andrea Camilleri che come uomo, come scrittore è stato sempre molto vicino alla polizia. La fondazione Camilleri è presieduta dal nostro vicecapo. Per noi i suoi libri hanno un ruolo ed un'importanza notevole".
"Il maestro Camilleri - ha aggiunto Vallone - ha fatto conoscere gli aspetti della polizia e i modi di essere, la genuinità, la semplicità, la capacità di intuire le cose prima che accadano e portarle avanti con una straordinaria umanità. Caratteristiche che contraddistinguono tutti i personaggi dei libri su Montalbano, ognuno nella sua specificita' e genialità". Un esempio in questo senso per il questore è rappresentato dall'agente Agatino Catarella "uomo di grandi affetti e genialità, l'unico che utilizza il computer all'interno del commissariato di Vigata".
All'incontro, moderato da Alessio Petrolino, hanno partecipato oltre ai dirigenti della polizia, il giornalista Domenico Nunnari e il presidente della Lega navale di Reggio Calabria Valerio Berti. Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16, l'attore, a cui è stata consegnata una targa dal Questore, incontrerà i lettori e firmerà le copie del libro presso la libreria Ave di Reggio Calabria.
 
 

Dire, 17.7.2020
VIDEO | ‘Catarella’ a Reggio Calabria: “Dialogare con Camilleri era bellissimo”
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Lo ha dichiarato alla Dire, in occasione dell'uscita di "Riccardino", l'attore siciliano Angelo Russo che nella serie tv sul commissario Montalbano interpreta l'agente Catarella

REGGIO CALABRIA – “La mia esperienza su questo personaggio e’ partita quando il maestro Camilleri ci chiamo’ a Roma per una serie di prove. Ho conquistato il ruolo quando lui mi chiese se avessi letto i suoi libri, in realta’ non li avevo letti, pero’ gli dissi di si’, aggiungendo che non avevo capito una parola. Lui mi rispose: tu sei Catarella veramente“. Cosi’ alla Dire l’attore siciliano Angelo Russo interprete dell’agente Catarella nella serie tv sul commissario Montalbano. Russo oggi era a Reggio Calabria per una serie di eventi, promossi dalla libreria Ave, in occasione dell’uscita di “Riccardino”, ultimo libro di Andrea Camilleri, edito postumo a distanza di un anno dalla sua morte e dedicato al commissario Montalbano. Due le occasioni di incontro per l’attore nel capoluogo dello Stretto. La prima in questura, insieme al giornalista Mimmo Nunnari e ai vertici della polizia, rappresentati dal questore Maurizio Vallone. La seconda alla libreria Ave nel corso della quale Russo ha incontrato gli appassionati del maestro Camilleri e dei libri su Montalbano.
RUSSO: “CAMILLERI TI INCANTAVA COL SUO MODO DA SICILIANO DI PORTO EMPEDOCLE”
“Mi identifico molto nel personaggio di Catarella – ha aggiunto l’attore – anche nella vita sono un giocherellone, mi piace scherzare. Tutta la polizia crede in Catarella, lui e’ l’ultimo chiodo della carrozza, crede nel suo commissario, crede alla polizia, alle istituzioni. In un episodio dico al commissario: ‘dottore ci hanno scritto cornuto, in piccolo ma ce l’hanno scrivuto'”. E del suo rapporto con il papa’ del commissario siciliano, Russo ha raccontato: “Di Andrea Camilleri ricordo tutti i nostri incontri: da quando fumava, alle sue battute. Per me lui era la saggezza, ti incantava con il suo modo da siciliano di Porto Empedocle. Dialogare con lui era bellissimo. “Ora – ha concluso Russo – dovremo raccontare Riccardino. Ma Montalbano non muore, si allontana, ma non muore”.
QUESTORE REGGIO CALABRIA: “CAMILLERI UOMO E SCRITTORE VICINO A POLIZIA”
“Ritengo sia molto importante, in questo momento, ricordare il maestro Andrea Camilleri che come uomo, come scrittore e’ stato sempre molto vicino alla polizia. La fondazione Camilleri e’ presieduta dal nostro vicecapo. Per noi i suoi libri hanno un ruolo ed un’importanza notevole”. Cosi’ il questore di Reggio Calabria Maurizio Vallone nel ricordare lo scrittore Andrea Camilleri, a distanza di un anno dalla sua scomparsa. La questura reggina ha ospitato oggi l’evento promosso dalla libreria Ave ‘Il metodo Camilleri, Montalbano e la polizia oltre il romanzo’, al quale ha preso parte il giornalista e scrittore Mimmo Nunnari e l’attore siciliano Angelo Russo che nella serie tv interpreta l’agente Agatino Catarella. “Il maestro Camilleri – ha aggiunto Vallone – ha fatto conoscere gli aspetti della polizia e i modi di essere, la genuinita‘, la semplicita’, la capacita’ di intuire le cose prima che accadano e portarle avanti con una straordinaria umanita’. Caratteristiche che contraddistinguono tutti i personaggi dei libri su Montalbano, ognuno nella sua specificita’ e genialita’“. Un esempio in tal senso per il questore e’ rappresentato dall’agente Catarella “uomo di grandi affetti e genialita’, l’unico che utilizza il computer all’interno del commissariato di Vigata”. “E’ bello essere qui oggi e ricordare il maestro Camilleri e poter leggere l’ultimo romanzo, postumo, con la speranza – ha concluso Vallone – che qualcuno ne raccogliera’ l’eredita’”.
Mario Vetere
 
 

ActuaLitté, 17.7.2020
Andrea Camilleri : un an après sa mort, toute l'Italie songe au Maestro
Voilà un an que l’Italie a perdu Andrea Camilleri, le créateur de Montalbano, inspecteur sicilien fringant et boudeur. Une Sicile rêvée, pour un romancier qui en était originaire. Camilleri, créateur d’un univers presque à l’abri du temps, est célébré un peu partout dans le Bel Paese, toujours sous le choc.

« C’était une machine de guerre », note sa petite-fille, Alessandra Mortelliti, aujourd’hui actrice et réalisatrice. « Nous étions très unis : notre famille est grande, avec beaucoup de femmes. Il était dans son élément, appréciant de travailler dans cette féérie », se souvient-elle.
« Combien d’histoires fantastiques à en rester bouchée bée ? Combien de jeux autour de son bureau, pendant qu’il travaillait ! Mon grand-père nous a fait vivre une enfance inoubliable. »
L'ultime ouvrage
Depuis quelques jours ( et nous vous en parlions déjà il y a quelques semaines), un roman inédit, écrit en 2005, bien avant sa mort, mais mettant un terme aux aventures de Montalbano, vient de sortir. Et autour de ce dernier ouvrage, étrangement posthume, on retrouve la ferveur de l’écrivain.
Avec Riccardino, le pape du polar italien boucle une grande fresque — le texte fut d’ailleurs révisé en 2016, avant d’être conservé précieusement par Sellerio, son éditeur. Un commissaire encore une fois confronté à un meurtre, mais vieilli, usé, et qui se lance à Vigata, ville imaginaire, où le jeune directeur d’une banque a été assassiné.
Décédé ce 17 août 2019, à l’âge de 93 ans, Camilleri laisse une figure littéraire qui est devenue une série télévisée. À l’écran, c’est Luca Zingaretti qui aura campé le personnage — convaincant au point de figurer dans le film inspiré des enquêtes. Cependant, le réalisateur Alberto Sironi est décédé, et toute suite à ce film devient hypothétique. Il se murmure cependant qu’un parc d’attractions pourrait être créé.
Lors de sa disparition, même Bill Clinton salua l’auteur. Le plus grand était parti. Et depuis une quinzaine de jours, toute l’Italie commémore le souvenir. On ne balaye pas une centaine de romans de la sorte — de même que chacun se prend à imaginer la ville de Porto Empedocle, qu’il avait inventée pour Montalbano.
Un métaroman Montalbano
L’ouvrage n’est pas encore annoncé en France, mais Riccardino, conçu depuis 15 ans pour signer la fin des aventures du commissaire résonne maintenant comme un testament littéraire.
« Il s’agit d’un roman dans lequel Camilleri traite de sa relation avec Montalbano, et apparait en filigrane, comme un pirate. Un roman dans lequel toute sa passion pour Pirandello émerge en plein », souligne l’éditeur.
« Ce n’est pas tant un roman qu’un métaroman, où le commissaire me parle ainsi qu’à l’autre Montalbano, celui de la télévision », avait assuré Camilleri. La réécriture de 2016 n’était d’ailleurs intervenue que dans un souci d’actualisation de la langue. Il s’était lui-même rendu compte que son discours avait profondément changé depuis la première version. Dans un souci du détail, il avait alors repris, pour changer des termes, faire évoluer la forme.
Dans ses romans, en version italienne, des mots de dialecte sicilien émaillent le récit, une autre typicité du romancier — autant qu’une coquetterie.
Pour l’écrivain Maurizio De Giovanni, le maestro avait l’âme d’un garçon. Et comme le disait Camilleri : « C’est la pensée de la mort qui aide à vivre. » Prolongeant cette enfance sicilienne, il en aura conçu un état d’esprit, une sicilitude, tendre et subtile, à l’image du territoire. Une image éloignée de la complainte du Sicilien sur son propre sort, une victimisation autosatisfaite : Camilleri a donné ses lettres de noblesse, par un seul personnage, à toute une île.
Nicolas Gary
 
 

Globalist, 17.7.2020
Camilleri, gran cronista che infrange le regole solo per giustizia
Lo scrittore morto il 17 luglio 2019 prestava molta attenzione alla storia, specie del sud. La sua Vigata è diventata la Macondo della Sicilia. È uscito l’ultimo romanzo postumo, “Riccardino”

In questi giorni una televisione finlandese sta trasmettendo, con il solito successo, gli ultimi episodi della saga di Salvo Montalbano. A distanza di un anno dalla morte del suo creatore Andrea Camilleri, il 17 luglio, il personaggio del poliziotto malinconico e un po’anarchico continua a girare il mondo e a essere popolare negli Usa quanto in Giappone, in Israele come nei paesi nordici. Mercoledì è uscito, postumo, come da volontà del maestro l’ultimo episodio della sua lunga avventura e c’è da credere che sarà un altro clamoroso trionfo editoriale, Riccardino. L’ultima indagine del commissario Montalbano (Sellerio, 292 pagine, 15,00 euro, E-book 9,99 euro).
Sicuramente la vicenda letteraria di Camilleri sarà oggetto di studio accurato nei tempi a venire. Il suo successo arrivò in un’età relativamente tarda, quando lo scrittore aveva più di sessant’anni e fu dovuto, all’inizio, al passaparola dei lettori e all’entusiasmo dei librai. Non era per niente scontato che libri scritti in una strana lingua siculo-italiana e ambientati serialmente in un paesone immaginario della Sicilia profonda avessero tanto successo prima letterario e poi televisivo. Dopo l’uscita delle prime puntate della serie ci fu addirittura un boom turistico, che solo il Covid ha frenato, nel ragusano, dove erano ambientate. I tour organizzati della Sicilia devono, da allora, includere, necessariamente, i luoghi di Montalbano.
Era già sorprendente il successo del personaggio in Italia. Salvo è un personaggio schivo, che ama la solitudine e detesta la ribalta, infrange le regole solo per amore della legge e della giustizia, non ama le gerarchie. Il contrario di un uomo di successo nell’Italia di oggi, un paese che lo stesso Camilleri apprezzava ben poco. E va anche detto che le storie del commissariato vigatese sono molto diverse dai noir polizieschi che oggi spopolano sulle varie piattaforme televisive. Meno sangue, meno sesso, meno truculenza in generale e più ironia e delicatezza.
Soprattutto, ripeto, nessuno che si aspettasse che Vigata sarebbe diventata un’altra Macondo dell’immaginario di lettori e spettatori di tutto il mondo, un luogo dell’anima per gente di tutti i continenti. Eppure così è stato e così è ancora. Il fatto è che Camilleri è stato un grande scrittore di storia, un grande cronista, e non solo di un passato immaginario come quello de Il birraio di Preston o La stagione della caccia.
Già nel 1984 aveva pubblicato un libricino prezioso, La strage dimenticata, in cui riferiva di un massacro di reclusi avvenuto in Sicilia nel febbraio del 1848. Con un cupo umorismo il libro raccontava, in forma di cronaca, quell’eccidio, perpetrato dal governo borbonico (si temeva che i prigionieri potessero evadere e unirsi ai moti rivoluzionari che stavano nascendo in tutta Europa) e dimenticato anche dai governi unitari e dagli storici. Nel 1993 era uscita La bolla di componenda, riflessione profonda e brillante sulla storia della Sicilia e sul trasformismo (o gattopardismo) che ne permea tutta la storia. In quelle pagine Camilleri citava per la prima volta quell’inchiesta parlamentare sulle condizioni della Sicilia dei 1875 che diventò una delle fonti principali dei suoi romanzi, quelli della Vigata post unitaria e prefascista, autentici capolavori di umorismo e di descrizione storica.
Nato a Porto Empedocle nel 1925, Camilleri ha sempre guardato alla storia e alla cronaca. Nella stessa saga del poliziotto l’immigrazione, tema dell’epoca e divisivo dei nostri tempi, è presente fin dalle prime storie, con tutto il suo carico di angosce e dolori che si porta dietro. Leggere o rileggere quei primi libricini (anche il divertente Il gioco della mosca dedicato ai proverbi siciliani ) aiuta molto a entrare nel mondo che sarà poi narrato dai poliziotti di Vigata o dagli stralunati avventori del Circolo dei Nobili della stessa, sognata, città siciliana.
Marco Buttafuoco
 
 

Gazzetta del Sud, 17.7.2020
Un anno fa
Ci manchi, Maestro Andrea

Chissà se Andrea Camilleri (fosse ancora tra noi), pensando alla Moby Zaza, la nave-lazzaretto con i migranti nel mare di Porto Empedocle, avrebbe trasformato questa triste realtà in una delle sue storie. Perché il maestro – oggi il primo anniversario della morte – diceva che le storie non le sapeva inventare di sana pianta, aveva sempre bisogno di una spinta di verità. Fosse ancora tra noi, per lui capace di leggere con saggezza oracolare il tempo presente e le questioni più urgenti dell’attualità, guardare la scena con gli occhi di Montalbano sarebbe stata una forte seduzione. Dalla luce meridiana del suo mare, di cui da adulto, come da bambino, continuava a sentire la voce anche da lontano, alle ombre della storia. Avrebbe cominciato da lì, in questa strana estate, dalla battigia selvaggia della costa iblea, tra specie endemiche di vegetazione mediterranea e arse dune sabbiose, da quel “colpo d’occhio” tutto leopardiano, oltre quel mare-cartolina, verso quella nave, così sospesa e allucinata tra ombre e tagli di luce, in quel precipitare di azzurri di cielo e mare (gli stessi di Antonello e Guccione).
Ci avrebbe costruito un romanzo, genere che Verga considerava «la più completa e la più umana delle opere d’arte», un altro della saga montalbaniana, con dentro carnefici e vittime, ammazzatine e delizie gastronomiche, inganni e menzogne, candore e malizia, meraviglie e tragedie, amore e morte, insieme a tutti i naufraghi che si agitano sulla fragile zattera dell’esistenza. E con il carico da undici di farfanterie e sfunnapedi, per stanare il male.
Dalle ombre, dalla parte notturna della vita, del presente e del passato ingoiati dall’oblio o dall’indifferenza, Camilleri traeva impeto narrativo spalmato sui romanzi, storici, civili, polizieschi che nell’abbraccio osmotico di generi e sottogeneri partono tutti dall’assioma che «nel labirinto della verità aggiustata questa convinci sempre cchiù ddella verità nuda e cruda». Con la medesima istanza di giustizia che, tra farse tragiche, drammi grotteschi e giochi delle parti, dalla Vigàta ottocentesca si dilata sino a quella di oggi, teatro del mondo dove tutto avviene, «una Macondo o una Narnia, patchwork di molti luoghi», ricorda Nadia Terranova. «La gabbia più vera per uno scrittore è il romanzo giallo» gli aveva detto un giorno Sciascia. E nel perimetro di quella gabbia il narratore tesse trame dalla geometria imperfetta in cui le rette parallele delle vicende, contrariamente alla logica, finiscono per incontrarsi. Lasciando i personaggi straniati e il commissario solo nel suo «rumorosissimo silenzio», mai consolatorio sempre provocatorio, molto sciasciano, come il maestro diceva a Marcello Sorgi in “La testa ci fa dire” (Sellerio), il bel libro-intervista denso di ricordi e avventure di vita. Raccontava volentieri il suo romanzo personale Camilleri, una lunga conversazione dipanata in tante interviste, in tanti incontri, e in diversi testi, da “La testa ci fa dire”, appunto, a “La Linea della palma”, dialogo con Saverio Lodato, da “Le parole raccontate” e “L’ombrello di Noè” a “Vi racconto Montalbano”, da “La lingua batte dove il dente duole”, conversazione con Tullio De Mauro a “Tutto Camilleri”, conversazione con Gianni Bonina, a “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”.
«Bisogna mantenere viva la memoria, anche dei sogni», diceva il maestro. E raccontava-narrava le memorie dell’infanzia, le più potenti, forse perché a quell’epoca tutto è una scoperta o uno strappo, nonna Elvira che leggeva al piccolo Nenè “Alice nel paese delle meraviglie” e le poesie in dialetto di Meli, i fumetti comprati da papà, l’opera dei pupi in un negozio sotto casa, dove si divertiva ascoltando l’italiano storpiato dei dialoghi, i cunti in dialetto del mezzadro Minicu, e, lettore precoce, i libri, le edizioni Mondadori per ragazzi alternati ai libri della biblioteca di casa, Conrad, Melville, Defoe, Stevenson, Kipling, London, Salgari e Verne e, ancora, le riviste e i testi teatrali messi a disposizione dalla grande biblioteca dello zio Alfredo Capizzi, medico e grandissimo lettore. E la famiglia, la brigata eroicomica degli amici, gli anni tumultuosi del collegio, i suoi insegnanti del liceo classico ad Agrigento, il fascismo, la guerra, la partenza dalla Sicilia. A farlo “uscire di casa” fu la poesia quando, studente universitario, da Porto Empedocle e da Palermo, inviava poesie poi pubblicate su “Mercurio” di Alba De Cespedes, su “Inventario”, condiretto da Eliot, e, tramite Ungaretti, sullo “Specchio” di Mondadori. Poi andò via veramente nel ’49, ventiquattrenne, con l’aiuto economico dello zio Massimo (che vendette i ceci…), dopo aver vinto il Premio “Firenze” per il teatro, a «fare il saltimbanco», come disse qualcuno, ma non i suoi genitori, mamma Carmelina Fragapane e papà Giuseppe, appassionati lettori, desiderosi che il loro unico figlio seguisse le sue passioni. Divenne un «siciliano di mare aperto», per usare le parole di Vittorio Nisticò, per desiderio e per necessità di lasciare lo “scoglio”, ma i suoi nostoi non agitavano fantasmi e guardò sempre con sospetto alla categoria della “sicilitudine”. E poi, c’erano Roma, l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, il maestro Orazio Costa, la Rai, gli incontri con poeti, attori, scrittori, critici, editori. La scrittura e lei, la signora dei libri, Elvira Sellerio. Così divenne il “caso Camilleri”.
Vivere sulla frontiera di dialetto e lingua italiana era stimolante per Camilleri, che sin da bambino studiava la potenza immaginifica della parlata epicorica agrigentina. Adolescente, sperimentava in collegio il gioco dell’accipe (= prendi, dal latino) che consisteva nella penitenza di prendere l’accipe (concretizzato in un legnetto) se si fosse pronunciata una parola in dialetto, dato il divieto di farlo e le conseguenti punizioni dei superiori. Da adulto, ormai docente di teatro e regista, il maestro sa che l’uso corretto delle parole (che non esclude il dialetto, anzi), è una questione di etica civile. E quando, dopo una lunga gestazione, viene pubblicato nel 1978 “Il corso delle cose” (lo aveva letto nel ’68 Nicolò Gallo, raffinato critico e consulente editoriale della Mondadori, poi morto improvvisamente) inizia l’operazione di inserire nel tessuto narrativo tessere popolareggianti come nella migliore tradizione teocritea, mescolando la lingua col dialetto, il sublime con il basso e il grottesco. Una necessità espressiva quella di costruire il personaggio nel suo linguaggio, assieme a quella di salvare le parole prima che si ossidassero o perdessero il loro suono. Lo faceva sempre, anche quando nella cecità, nel buio, o nei suoi sogni a colori (un risarcimento notturno), arrivava dritta la parola che acquista un peso.
Si commosse – raccontava – quando un giorno, mentre scriveva la “Biografia del figlio cambiato” trovò in un libro l’espressione «cara pizzipiturra» che Pirandello in una lettera rivolgeva alla sorella, si commosse perché anche sua nonna Elvira lo chiamava pizzipiturro, «presuntuoso». «Bisogna infilarsi nelle orecchie una lingua» diceva Camilleri e perciò svolse un costante lavoro demofilologico di ricerca linguistica, attingendo, come Verga e Pirandello, alla antichissima tradizione paremiografica siciliana, e alla viva voce di suoi “corrispondenti”. Insieme al rispetto per il lettore (del resto la sua scrittura s’ingravidava grazie al lettore stesso), lui sapeva scrivere, a lui piaceva scrivere, così.
«Riccardino, chi è costui?» così pensa – o sogna – Salvo Montalbano, svegliato nel cuore della notte dalla telefonata di un tale Riccardino a lui sconosciuto e che di lì a poco troverà morto sulla scena di un delitto. “Riccardino” è il metaromanzo visionario che chiude l’epopea montalbaniana, consegnato da un Camilleri ottantenne, che intanto inventava nuove storie, a Elvira Sellerio tra il 2004 e il 2005, con la condizione che sarebbe stato pubblicato postumo, un giorno…. Poi, scomparsa Elvira, “Riccardino”, ereditato da Antonio Sellerio, venne rivisto, stilisticamente e linguisticamente, dallo scrittore nel 2016. Da ieri è in libreria, in due versioni: quella definitiva e quella “filologica” che comprende entrambe le versioni, del 2005 e del 2016, con una nota di Salvatore Silvano Nigro, critico raffinato e autore di tutti i colti risvolti di copertina dei romanzi di Camilleri.
Montalbano sente il peso del tempo e ha sempre più timore che il mondo finisca in mano agli imbecilli. Ma stavolta, il commissario “vero” dovrà fare i conti con il suo doppio televisivo, con il quale ormai anche la gente lo confonde. Tutto era iniziato quando uno «scrittore locale», un tale Camilleri (storpiato in Cavilleri da Catarella, anche lui un doppio dell’autore, nell’arte dello sgorbio che piaceva tanto al maestro), «una gran camurria» – ma il nome sparisce nella seconda versione – , ne aveva fatto un romanzo, e se all’inizio, «dato che in Italia leggono quattro gatti» esso era passato sotto silenzio, poi con la trasposizione televisiva, aveva avuto un successo enorme. Ma quel che faceva «firriare i cabbasisi» al commissario era che l’altro, quello della fiction, non gli assomigliava ed era di quindici anni più giovane. Insomma un Montalbano che si lamenta della vecchiaia e del suo doppio, situazione apertamente pirandelliana che chiude il cerchio, giacché anche il primo Camilleri del “Corso delle cose” metteva in scena situazioni pirandelliane. È l’ultima magia dell’immenso maestro e “Riccardino” ci restituisce un «narratore vivo e vegeto» scrive Maurizio de Giovanni, «perché sappiamo dove trovarlo, nelle nostre librerie, dove ci aspetta sempre». Meno male, Maestro.
Patrizia Danzè
 
 

il Fatto Quotidiano, 17.7.2020
Andrea Camilleri e ‘la musica’ che ha composto
Di musica lo scrittore ne ha ascoltata e così anche il suo Personaggio, Salvo Montalbano. Ma ha anche composto una "sinfonia", quella straordinaria invenzione fatta di parole e suoni nel quale ci ritroviamo immersi fino al collo senza sapere come né perché. Un linguaggio che capiamo da subito, chiaro in testa pur non avendolo studiato mai

Andrea Camilleri e la sua musica. Ho scritto tanto di lui. Il pezzo sulla sua scomparsa, scritto e pubblicato il 17 luglio scorso in pochi minuti, velocemente come quando si butta giù una lettera d’amore, amore quello vero, chiudeva così: “Una volta il mio direttore mi disse: ‘La prima persona la userai solo se ti sparano addosso’. E non perché l’avessi usata, solo perché mi fosse chiaro. Mi perdonerà se stavolta la uso. Nessuno m’ha sparato addosso, ma quando se ne va uno come Camilleri siamo tutti un po’ più esposti al fuoco nemico dell’ignoranza”. Bene, spero che il direttore mi perdoni anche stavolta perché ci sto cascando di nuovo. È uscito Riccardino, romanzo postumo che dovrebbe ‘chiudere la partita’ Montalbano e che ho in camera da letto, sul comodino, in attesa. Il dubbio è serio, come quello dei bambini davanti a una fetta di torta: mangio veloce perché è buona da impazzire o me ne gusto piccole forchettate così il piacere dura di più? Devo decidere. È consolante sapere di condividere questo tarlo con migliaia di lettori.
La Rai, da ieri 16 luglio, ricorda Andrea Camilleri con speciali diversi e ognuno di notevole valore: i programmi in palinsesto parlano di lui e la prima serata di RaiUno del 17 luglio è per Il giovane Montalbano in replica. Su RaiPlay, due chicche: il documentario “Andrea Camilleri: io e la Rai” e l’antologia delle Teche Rai “Camilleri Sono“. Il primo racconta mezzo secolo durante il quale l’autore siciliano non ha fatto lo scrittore. E sapeste a quante altre cose si è dedicato! “Camilleri sono” è un’antologia di sue apparizioni televisive: non so, a me pare qualcosa che vale la pena vedere e rivedere. Ci sarà sicuramente da imparare qualcosa o almeno da confrontarsi con le sue posizioni spesso nette su grandi temi di attualità. Posizioni che mai ha lesinato, sapendo quanto fosse importante che la sua testa piena di fantasticherie ma anche di intelligente pragmatismo provasse a smuovere le coscienze.
E la musica? Uno dice, leggo un pezzo che si intitola “Camilleri e la musica che ha composto” e della seconda non c’è traccia. Iniziamo da quella che ha ascoltato. “La musica che mi ha seguito per tutta la vita è il jazz. Per quanto riguarda la musica classica, non la conosco molto. O meglio la conosco quel poco che basta per servirmene nei libri. Ascolto musica moderna, ma non leggera, mi piacciono Berg, soprattutto il suo Wozzeck, e Schönberg, ma anche Giacinto Scelsi, di cui cerco di decrittare il senso delle cose. Lo ammetto ho gusti rognosi, che non sono quelli di Montalbano“. Già, i gusti dell’Autore non sono quelli del Personaggio. Ed è vero che se n’è servito, della classica: Bach, Beethoven, Bellini, Mozart, Schubert. Tutti citati in diversi capitoli di Montalbano. Il commissario ha persino una “cassetta speciale con una sinfonia di Beethoven registrata per lui da Livia“. Ma tra pasta ‘ncasciata e qualche ammazzatina c’è anche post per qualche canzone pop. “Portami tante rose” (nella versione dei Camaleonti), “Un giorno dopo l’altro” (Luigi Tenco), “Guarda come dondolo” (Edoardo Vianello). Chissà se ascoltava le sinfonie o le canzoni che inseriva nei testi, mentre scriveva. D’altronde, la vera musica di Andrea Camilleri, quella che lui stesso ha composto, è la straordinaria invenzione che è la lingua usata per scrivere. Un nuovo mondo di parole e suoni nel quale ci ritroviamo immersi fino al collo senza sapere come né perché. Una lingua che capiamo da subito, chiara in testa pur non avendola studiata mai. Unico scrittore a riuscire in questo tentativo, Camilleri: scrivere in una lingua inventata che niente ha a che vedere con il dialetto. Che suona subito in testa. Come le melodie, quando sono belle. Ciao Andrea, voglio proprio sentire “Portami tante rose“, ho come l’impressione che mi piacerà.
Claudia Rossi
 
 

il Fatto Quotidiano, 17.7.2020
Con Camilleri iniziò uno di quegli amori che durano tutta una vita. Perché sono amori di carta

Frequentavo ancora il liceo, figuriamoci. Per una qualche iniziativa di avvicinamento alla lettura o alla scrittura, ci vennero messi tra le mani cinque romanzi contemporanei con la richiesta di sceglierne uno e recensirlo, giocando ai piccoli critici. Dopo infinite schede-libro, imposte, di grandi classici, fu un esercizio piacevole accolto con l’entusiasmo della novità. E’ così che mi capitò per le mani La forma dell’acqua di Andrea Camilleri, che era un perfetto sconosciuto per la me stessa adolescente, lettrice compulsiva di polpettoni ottocenteschi.
Mi rapì e mi piacque così tanto che decisi di fare la recensione di un altro testo, non volendo sembrare troppo entusiasta. Il critico deve criticare, mi dicevo. Dell’altro libro non ho memoria, ma tu guarda; invece con Camilleri iniziò uno di quegli amori che durano tutta una vita perché sono amori di carta.
La serie di romanzi ambientati nella Vigata ottocentesca. I polizieschi di Montalbano. Più radi all’inizio, poi usciti con una frequenza che ha finito con lo scandire certi momenti della mia vita. Ogni titolo mi ricorda un anno in particolare. E dire che non duravano mai più di due giorni. Letti spesso in viaggio, in pullman, in sala insegnanti nell’ora buca. Commentati con le colleghe al bar, “aspetta, ma l’hai letto questo passo?”.
Quelli che uscivano all’inizio dell’estate li tenevo da parte, anzi, mi ero inventata una specie di rito, una di quelle cose che fanno i folli e i lettori folli (non sembra ma c’è differenza). Aspettavo ad acquistarlo, per non avere la tentazione di leggerlo prima, e, quando finalmente mi decidevo, in genere era l’ultimo giorno di giugno, che corrispondeva spesso alla fine del mio contratto di lavoro.
Non un giorno particolarmente felice nonostante il sollievo di aver portato a termine la missione. Mi piaceva tantissimo presenziare al collegio docenti del 30 giugno con Salvo Montalbano nascosto in borsa. Ero bravissima, non lo sfogliavo neppure, mi limitavo a tenerlo lì, tra l’agenda e l’astuccio, con la consapevolezza che di sera sarebbe stato tutto mio. Anche iniziare un libro è un bel momento: devo sapere di avere davanti abbastanza tempo per assaggiarne un morso soddisfacente, non quattro righe di corsa con gli occhi a pampinedda prima di crollare. Quest’anno il rito mi è mancato.
A dire il vero, è mancato anche il collegio docenti, continuiamo a riunirci in videochiamate virtuali, spegniamo le telecamere, zittiamo i microfoni, stiamo lì, con una maglia decente sopra e le ciabatte ai piedi, a parlare a turno, partecipando alle votazioni inserendo un pallino nel form, intervenendo dopo aver alzato la mano con il tasto apposito. Decisamente quest’anno si è portato via tutto, anche le piccole abitudini che non immaginavo di rimpiangere così tanto, compresa la piccola grande gioia di avere la copertina di un libro nuovo dello scrittore amato da carezzare in borsetta.
Non vedo l’ora di averlo per le mani, l’ultimo. Da tenere. Da guardare. Ma aprirlo, aprirlo e leggerlo è un’altra cosa. Se ne starà lì per un bel po’, già lo so, accanto alla scorta d’emergenza. Sì, perché c’è un’altra cosa che fanno i lettori folli, ed è quella di tenersi sempre da parte una piccola scorta di libri ancora da leggere dei propri autori preferiti.
Mai leggere l’opera omnia, perché poi non ce n’è più. Per intenderci, io ho delle novelle di Pirandello da parte, tanto per restare in Sicilia. Io devo sapere che ho ancora qualcosa da scoprire, devo sapere che in caso di estrema necessità, di periodi duri (e quest’anno ci ha ricordato che arrivano eccome) posso attingere alla scorta d’emergenza e trovare ancora intatta una bottiglia d’annata mai aperta in perfette condizioni. Da stappare solo se è il caso.
E quindi, Maestro, anche se ci hai lasciati lo scorso anno e non eravamo nemmeno tanto pronti, e anche se tra poco le vetrine saranno invase da Riccardino, l’ultimo Montalbano, io scelgo di non farla finire ancora, la serie. Scelgo l’indeterminatezza, scelgo di tenermi da parte il tesoro, scelgo di non attingere ancora all’approvvigionamento. Scelgo, semplicemente, di averne ancora uno da leggere.
Valentina Petri
 
 

Il Libraio, 17.7.2020
“Riccardino”, l’ultimo duello di Camilleri e Montalbano
La verità è che sì, Riccardino più di tutti gli altri, moltissimi, romanzi di Camilleri, avvince il lettore che non può lasciarlo finché non legge la parola fine: sarà il senso di commiato, forse, o la consapevolezza che è l’ultima volta, e allora la lettura deve avere il sapore dell’ultimo bacio – L’approfondimento sull’ultimo romanzo con Montalbano, pubblicato a un anno dalla morte dell’autore

Voleva intuire l’eternità, Tiresia: lo aveva detto al centro della cavea del Teatro Greco di Siracusa, nel giugno del 2018.
Solo, e cieco, Andrea Camilleri aveva raccontato se stesso insieme al personaggio, e il personaggio attraverso se stesso, in uno spettacolo, Conversazione su Tiresia, curato dalla sua agente – e amica – Valentina Alferj, per la regia di Roberto Andò.
In prima fila, i suoi editori – e amici – Antonio e Olivia Sellerio. Era tutta una questione d’amicizia, era una questione di cuore: amica del cuore era Elvira Sellerio, la sua editrice, e amici in un certo senso eravamo tutti: tutti noi che abbiamo letto, tutti noi che abbiamo seguito le trasposizioni televisive della saga del Commissario Montalbano e dei romanzi storici camilleriani.
Il pubblico, a Camilleri, dava quasi del tu. E quel pubblico immenso e rapito che al suo apparire sulla scena stava per tirar giù ad applausi quelle pietre aretusee che pure hanno resistito duemila anni, quel pubblico lì, il racconto di Tiresia se l’è bevuto come un incanto. Incantato, appunto.
Due anni dopo quella serata di magia, la casa editrice di Palermo celebra una festa, e non sembri bestemmia dire festa per un anniversario di morte: è la vita che si celebra nella collana La Memoria, è la vita – ed l’arte – che si pretende eterna in certe pagine colme di grazia.
Moriva oggi, un anno fa, Andrea Camilleri, novantenne, cieco, e immortale. Moriva oggi carico di anni e carico di vita, e lasciava un’eredità, una tra le tante, l’ultima, la più custodita. Quella perla è ora uscita, mai collana fu più azzeccata: per La memoria di Sellerio, l’ultimo volume in onore della memoria dell’autore più affezionato, e più produttivo, della casa editrice.
Per festeggiarlo, le edizioni sono due: una – copertina blu – contenente la versione aggiornata, l’ultima, del 2016, in cui la lingua camilleriana prende il coraggio di affrancarsi dal dialetto, e si impone senza troppo inframmezzarsi all’italiano, come forse timorosa faceva nella versione del 2005. E l’altra, da collezione o forse cimelio, con copertina rigida, che le custodisce entrambe, le versioni, insieme a una nota di Salvatore Silvano Nigro, il professore che di ogni opera camilleriana scriveva i risvolti di copertina, nello stille inimitabile del paratesto che si fa testo, come solo in un volume Sellerio.
Come e cosa muova l’ultima indagine di Salvo Montalbano, lo deve scoprire il lettore: anticipare una sillaba dell’intreccio – forse il più sorprendente, e il meglio studiato della mole dei Montalbano – ci pare peccato. E poi, lo sappiamo: Riccardino è uscito da poche ore, i suoi segreti a lungo attesi sono già stati svelati.
Riccardino, il romanzo postumo per scelta, l’addio al personaggio che da autore di successo ha trasformato Camilleri in monumento, si è favoleggiato per anni. Elvira aveva lo aveva chiuso in una cassaforte a Palermo, si disse. Il titolo, così irrituale, doveva essere provvisorio, si disse: era confidenziale, era un modo che avevano i due amici per dare alla propria stessa morte un nome, e un nome affettuoso. E Salvo Montalbano non muore, si disse: non lo ammazza un colpo di pistola e nemmeno parte per lidi lontani, lasciando la sua Vigata, si disse. La verità è che di questa indagine pensata nel 2005 e riaggiornata – solo stilisticamente – nel 2016 si favoleggiava perché pure questo era romanzo. Perché romanzi scrisse e romanzo fu, Camilleri.
La verità è che sì, Riccardino più di tutti gli altri, moltissimi, romanzi di Camilleri, avvince il lettore che non può lasciarlo finché non legge la parola fine: sarà il senso di commiato, forse, o la consapevolezza che è l’ultima volta, e allora la lettura deve avere il sapore dell’ultimo bacio. Sarà questo, o sarà che in queste trecento pagine Andrea Camilleri è riuscito a regalarci un distillato di sé, del suo percorso, della sua vita e della sua opera, e lo ha squadernato non come un testamento ma come una radiografia.
Aveva questo, Camilleri, di suo, di solo suo: la scrittura, certo, la prosa, la lingua ammiscata, lo stile teatrale, e la facondia proverbiale. Aveva questo, ma soprattutto aveva un dono: lui, la scena, la teneva. Rapiva, seduceva, con l’acribia fatata di un incantatore. Sulla scena, dietro le quinte, e sopra le pagine: bastava il marchio suo, e il pubblico seguiva. Le vendite dei libri, non è un mistero, hanno segnato una svolta per l’editore, e ogni messa in onda, fosse anche la centesima replica, portava a RaiUno uno share da finale dei mondiali.
Mutava in oro ciò che toccava, Camilleri, come facesse non si sa. A scrivere iniziò tardi – sarà l’aria di questa isola lenta ad opporsi alla prescia – prima era il teatro casa sua: regista, drammaturgo e professore all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’amico di Roma, fu lì che incontrò Luca Zingaretti, che dal suo Montalbano di carta era così diverso, e che pure fu così apprezzato, in primisi dall’autore stesso, nella resa televisiva.
E ci sono, ci sono tutti, i personaggi di questo copione lungo una vita – e una vita lunga – che è passata dal teatro alla prosa, dalla televisione ai best seller. Ci sono tutti ma sono di lato, sono comparse: Riccardino è un duello, una tenzone, dove i contendenti però sono tre. Il protagonista di carta, che litiga con quello della tilevisioni, e che litiga con il tabagista che entrambi li ha scritti, in una confusione ricercata, in cui non si capisce chi sia stato a inventarsi chi, se la creatura o il creatore.
Pirandelliano, certo, ma in un modo tutto suo, l’agrigentino ha disegnato una scena, e in quella scena ha messo tutto: è sceneggiatura teatrale, questo romanzo, ed è già trasposizione televisiva. Che fosse un metaromanzo lo si sapeva già da prima che uscisse, quello che non si sapeva era come e quanto l’autore intervenisse nella pagina in prima persona, rompendo la parete, coinvolgendo il lettore (e il recensore: quello che non legge mai), improvvisando un duello con le sue creature, con LA sua creatura: non è in punta di penna ma in punta di spada che è scritto Riccardino, non è palcoscenico ma campo di battaglia. E infatti è solo, Montalbano, perché uomo d’onore, e la tenzone è singolare. L’amata è sullo sfondo, compare e non compare, e il suo storico secondo, Mimì Augello il fimminaro (sì, lo si ama anche qui, presenti), è proprio assente, capitolato a un destino di padre e marito, dopo tanto assicutari fimmini. Salvo è solo, e solo è l’Autore. Con lui soltanto le spalle: quella comica, Catarella, e quella funzionale, Fazio. L’indagine, tutta la storia, è un sogno loro: di Salvo, e di Andrea. Che ci salutano, sì, ma che restano.
Ha scritto Pietrangelo Buttafuoco – che di Camilleri era amico anche lui – che il maestro è morto, ma giammai scomparso. Ed è così che è andata.
Amelia Cartia
 
 

In Terris, 17.7.2020
Camilleri: ricordi a un anno dalla sua morte
Lo scrittore empedoclino rimasto nel cuore degli italiani

Ci mancano il forte senso dell’umorismo di Andrea Camilleri, la sua grande capacità di raccontare. L’immagine del grande Maestro che tutti noi abbiamo impressa nella memoria è quella di un uomo anziano dal sorriso buono, che narra in maniera mirabile con la sua voce roca e l’immancabile sigaretta in mano. Tutti elementi presenti nella celebre e inconfondibile imitazione di Rosario Fiorello.
Esattamente un anno fa, ci lasciava. Era alle prese con la preparazione di uno spettacolo alle Terme di Caracalla: Autodifesa di Caino, quando è stato ricoverato per un arresto cardio-respiratorio e trasportato in gravi condizioni all’ospedale Santo Spirito di Roma.
Il romanzo postumo
Il 16 luglio è uscito l’ultimo suo romanzo, Riccardino, con cui si pone la parola fine alla serie più amata dagli italiani, Montalbano. Già dal giorno prima era in testa alle classifiche di Amazon.
Il libro si apre così: “Il telefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parse, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto. ‘Riccardino sono’, disse una voce squillante e festevole, per dargli appuntamento al bar Aurora. Ma Montalbano non conosceva nessuno con quel nome… Un’ora dopo, la telefonata di Catarella: avevano sparato a un uomo, Fazio lo stava cercando”.
È stata pubblicato dalla casa editrice Sellerio, nella ‘storica’ collana “La memoria”, ideata da Elvira Sellerio con Leonardo Sciascia. Lo aveva scritto a 80 anni e sembra che fosse custodito nella cassaforte della casa editrice, da quando Camilleri lo aveva consegnato nel 2005 a Elvira Sellerio. Era stato ideato nel 2004 come ultimo capitolo della serie del Commissario, e poi ripreso in mano dallo scrittore nel 2016, per apportare alcune modifiche nel linguaggio.
Come Tv e teatro ricordano Camilleri
Lo scrittore viene ricordato e celebrato in tv e anche in teatro. Il Piccolo Teatro di Milano e altri teatri nazionali come quelli di Torino, Genova, Roma rendono omaggio al maestro con la proiezione in contemporanea del film “Conversazione su Tiresia” dallo spettacolo andato in scena al Teatro Greco di Siracusa l’11 giugno 2018, con la regia di Roberto Andò e prodotto da Palomar.
In tv, il ricordo di Camilleri è iniziato il 16 luglio su Rai Storia con uno speciale che oggi verrà replicato alle 22.50 dal titolo “Andrea Camilleri. Vigàta nel cuore” di Flavia Ruggeri. Un viaggio che attraversa la produzione teatrale, televisiva e letteraria dello scrittore con interviste anche inedite e brani tratti dalle Teche Rai.
Giulia Ficarola
 
 

EsperoNews, 17.7.2020
L’indovino Camilleri: un ricordo del grande scrittore ad un anno dalla scomparsa
Dalla letteratura al teatro, alla poesia, all’indagine storiografica: un uomo dai vasti interessi, Camilleri, attivo fino all’ultimo.

E, al contempo, uno scrittore popolare, uno storico e un intransigente intellettuale, uno dei pochi, in questi ultimi periodi che, quando è stato necessario, non ha esitato ad alzare la voce, un po’ come faceva Pasolini, come faceva Sciascia.
Non era uno scrittore arroccato e distante. Era un uomo che amava il prossimo, i suoi familiari, in particolare i nipoti e i pronipoti; ma, al di là di tutto, amava la Sicilia di cui gli mancava “u scrusciudu mari”.
La Sicilia c’era sempre in Camilleri, tesa e sottesa, soprattutto in quei grandi affreschi che sono i romanzi storici la cui cifra letteraria ha una valenza particolarissima che forse andrebbe riscoperta.
Ma, ancora di più, c’era in lui quella“sicilitudine” di cui parlava spesso Sciascia, come “stato antropologico dell’essere siciliano”.
Per Camilleri, invece, la “sicilitudine” non era altro che “il lamento che il siciliano fa di sé stesso” una sorta di vittimismo non privo di una certa forma di autocompiacimento.
Camilleri raccontava, sapeva raccontare. Ed era sempre ironico.
Io, che ho avuto il privilegio di conoscerlo perché faceva parte della Giuria del Premio Letterario Elsa Morante (nella foto), di cui anch’io mi onoro di far parte, toccai con mano la sua capacità di trasformare la vita in racconto.
Raccontare, con il suo sorriso sornione, ammiccante e accattivante, ironico, partecipante e partecipativo che gli era tipico, era il suo stesso modo di essere.
La sua narrazione era un filo d’Arianna che ti avviluppava, ti trascinava e ti faceva trovare, senza che neppure te ne accorgessi, in una filigrana narrativa che si dipanava in tanti rivoli.
Oggi esce “Riccardino” il suo ultimo libro che, in qualche modo, ha prolungato di un anno l’ uscita di scena del Maestro.
Il suo è stato un “gioco segreto” come lo chiamerebbe Elsa Morante; un gioco pirandelliano con il tempo: scrivere un romanzo da pubblicare postumo, è stato, forse, uno dei suoi trucchi per beffarsi della morte.
Un’anticipazione in questo senso del suo congedo dalla vita, ce lo aveva dato con “Conversazione su Tiresia”:
“Ho finito… ora devo andare” (pag. 51)
E concludendo il libello con queste parole:
“Può darsi che ci rivediamo tra cent’anni in questo stesso posto. Me lo auguro, ve lo auguro.”
Anche noi ce lo auguriamo e vorremmo diventare tutti, come lui, dei vati, degli indovini, dei Tiresia, degli Omero.
Ce lo annunciò, Camilleri, nel giugno del 2018.
Un anno dopo, il 17 luglio del 2019, se ne andava.
Ma ci aveva già salutato. Aveva fatto il suo dovere di Grande.
In questi giorni, dopo il toccante auto necrologio di Ennio Morricone, mi vien da pensare, appunto, che i Grandi hanno un rapporto grande anche con la Morte.
Pirandello, in questo senso, aveva fatto scuola con “Il fu Mattia Pascal” e quell’indimenticabile “omaggio di un vivo alla sua tomba” .
Ed ecco che l’amico Andrea ci ha salutato con il suo sorriso sempre ironico, sempre beffardo e accattivante, dicendoci: “Può darsi che ci rivediamo tra cent’anni in questo stesso posto. Me lo auguro, ve lo auguro.”
Ce lo auguriamo.
Teresa Triscari
 
 

RagusaNews, 17.7.2020
E alla fine Camilleri e Montalbano si sono chiariti al telefono. VIDEO
L'intervista di Video Regione al giornalista Peppe Savà

Scicli - Telefonate di chiarimento. Fra Andrea Camilleri e il dottor Salvo Montalbano, commissario di Vigata. Autore e personaggio discutono dei rispettivi ruoli, ma non solo. Il personaggio letterario ricusa quello televisivo, che non gli somiglia per niente. "Riccardino", il Montalbano postumo di Andrea Camilleri è quello che in siciliano si chiamerebbe "pittimu", un fuoco d'artificio conclusivo con cui lo scrittore di Porto Empedocle saluta i suoi lettori, inchinandosi al maestro Luigi Pirandello, e facendo dialogare se stesso con i propri personaggi, diventando Andrea stesso personaggio. Sellerio ha pubblicato due versioni del romanzo conclusivo della saga di Montalbano, mostrando come la lingua di Camilleri, da manierata diventi man mano lingua autonoma, autosufficiente, diversa persino dal siciliano. Una lingua nuova, il "camilleriano". L'intervista di Video Regione al giornalista Peppe Savà.


 
 

CasertaWeb, 17.7.2020
Il 17 luglio 2019 ci lasciava Andrea Camilleri, uno dei più grandi scrittori contemporanei

“È il pensiero della morte che aiuta a vivere.” (Andrea Camilleri)
Sin dal 1949, Andrea Camilleri è stato regista ed autore teatrale, radiofonico e televisivo. Nelle vesti di delegato Rai alla produzione e sceneggiatore, ha legato il proprio nome alle più note produzioni poliziesche della televisione italiana: quelle che avevano come protagonisti il tenente Sheridan e il commissario Maigret.
Con il passare degli anni ha affiancato a questa attività anche quella di scrittore; è stato, infatti, autore di importanti romanzi di ambientazione siciliana, ma il grande successo è poi giunto con la nascita del Commissario Montalbano, protagonista di romanzi che, ancora una volta, riprendono le ambientazioni e le atmosfere siciliane.
Camilleri è stato certamente uno scrittore sui generis, caratterizzato soprattutto dall’utilizzo del proprio dialetto come lingua per la stesura delle opere che lo hanno contraddistinto. Con questa sua peculiarità, che avrebbe potuto posizionarlo in un contesto antiquato della letteratura italiana, ha incantato il pubblico italiano, regalando uno dei ritratti più realistici della Sicilia moderna e della sua evoluzione del scorso del ventennio scorso.
Potrebbe apparire affrettato, ma la penna di Camilleri, in futuro, sarà certamente annoverata insieme ai grandi scrittori veristi dell’ottocento come Giovanni Verga, Luigi Capuana e Federico De Roberto, i quali, al loro tempo, hanno minuziosamente descritto la Sicilia che hanno essi vissuto sulla propria pelle.
Del resto, lo stesso Andrea Camilleri condivide con Giovanni Verga, malgrado quest’ultimo fosse uno scrittore verista, il tradimento di quello che potrebbe essere definito come il “canone dell’imparzialità” a cui entrambi avrebbero voluto attenersi, lasciandosi influenzare dalla propria particolare visione del mondo; ed infatti lo stesso padre del famosissimo Commissario Montalbano dichiara che “ognuno la Sicilia la vede alla sua maniera”.
Gladys Romano
 
 

MicroMega, 17.7.2020
Andrea Camilleri: Poesie incivili
A un anno della morte, ricordiamo Andrea, grande scrittore e grande amico, ripubblicando le sue “poesie incivili”.
 
 

La Stampa, 17.7.2020
L’ultimo giorno con la risata di Camilleri: “Sono felice, la morte non mi fa paura”
Da oggi su La Stampa l’intervista (a Radio Capital) con il direttore Massimo Giannini

È stata l’ultima intervista pubblica ad Andrea Camilleri: l’aveva realizzata per Radio Capital, l’emittente di cui era responsabile, il direttore de La Stampa Massimo Giannini, accompagnato da Jean Paul Bellotto e Simona Bolognesi. 12 giugno 2019, il Maestro se ne sarebbe andato un mese dopo, il 17 luglio. Nell’anniversario della morte il sito www.lastampa.it la trasmette integralmente, con il titolo «Racconto di una vita felice».
È una mezz’ora di riflessioni, idee, progetti, risate. E proprio con una bella risata roca e rugginosa, come era la voce di Camilleri, una risata di quelle «che riconciliano con la vita e con il mondo», l’incontro si chiude: «Posso dire di essere un uomo felice». Un uomo felice che la morte ha colto vivo, vivissimo, in piena attività lavorativa e progettuale, un privilegio che capita ad alcuni grandi uomini. E allo scrittore è capitato in modo perfetto, alla soglia dei 94 anni, che avrebbe compiuto il 6 settembre.
Si stava preparando a un nuovo debutto teatrale, dopo il successo dell’anno precedente, al Teatro Greco di Siracusa, della Conversazione su Tiresia: il 15 luglio, alle Terme di Caracalla, avrebbe presentato: L’autodifesa di Caino. Perché Caino merita una difesa?, gli chiede Giannini. E Camilleri racconta di essersi documentato su testi della cultura ebraica e musulmana, dove il personaggio è raccontato in modo totalmente diverso rispetto alla tradizione cattolica: «Dopo che ha ucciso il fratello, Caino prima va in giro errando, per ottenere il perdono divino; poi fonda sette città basate sulla libera accoglienza, dove è vietato alzare le mani sui fratelli, pena l’espulsione. Inventa la moneta, inventa la banca. Ma soprattutto inventa la musica, e dice: “Se Dio vorrà perdonarmi, sarà soprattutto merito della musica”». Ricorda che, secondo la leggenda, Caino era figlio di un diavolo, Abele di un arcangelo: «Adamo ed Eva erano l’unica coppia esistente sulla Terra: e già c’era la libertà coniugale». E giù un’altra bella risata.
La cifra di questa intervista che emoziona come sa emozionare la radio di parola, nessuna immagine a distrarre l’ascolto, è proprio la leggerezza della profondità: che nel caso di Camilleri non è un ossimoro, ma la natura stessa del suo modo di interpretare l’esistenza. Qual è stato il giorno più bello della sua vita?, gli chiede Giannini. «Il giorno in cui mi sono sposato». E poi spiega perché: fu una giornata allegra e piena di gaffe, di errori, di risate, la moglie che lo sgrida perché si è fatto fare un vestito con le spalle troppo strette, «io che mi tolgo la giacca e gliela sbatto in faccia e le dico: allora sposati uno con le spalle larghe, mio padre che a momenti sviene, mia moglie che infila l’anello nel dito del prete e non nel mio».
Ma Camilleri, spronato da Giannini e Bellotto, parla anche di politica: nel luglio del 2019 il governo era ancora giallo-verde, e allora ecco Salvini con i suoi rosari. Che effetto le fa? Risposta: «Sinceramente, un senso di vomito». Ecco, la sincerità, insieme con l’allegria, è un’altra cifra dell’incontro. Sarà pure che gli intervistatori avevano grande dimestichezza con il Maestro, andavano a fargli visita ogni tre mesi per sentirlo parlare di tutto. Nel suo studiolo zeppo di libri e, come le chiamava lui, «cianfrusaglie», marionette, pupi, una collezione di accendini, renne e Babbi Natale sugli scaffali, «perché mi piace pensare che sia Natale tutto l’anno». Come se il «fanciullino», quello di Platone prima che di Pascoli, se ne uscisse tutte le volte che poteva. Con grande soddisfazione, ora, all’epoca delle vecchiaglie, più che in gioventù.
Era appena uscito, ai tempi di quest’intervista, l’ultimo libro con il Commissario Montalbano, a parte il postumo Riccardino, naturalmente: Il cuoco dell’Alcyon, a 25 anni dal debutto della serie con La forma dell’acqua. «Sembrava che gli americani volessero fare un film con Montalbano. Io scrissi questo soggetto. Poi il film non si fece e io trasformai il soggetto in un libro: che così è un po’ un’americanata». Ma io avevo pensato che fosse Berlusconi l’ispiratore della vicenda della goletta, il vascello fantasma fatto di bische ed escort, dice Giannini. «Questa volta no», assicura Camilleri, gioioso e sincero.
Alessandra Comazzi
 
 
Camilleri-Giannini, un anno dopo: l'ultima intervista al Maestro
Racconto di una vita felice
Cliccare qui per il video

12 giugno 2019. Uno studio pieno di libri, marionette, accendini di ogni forma e modellini di automobili. E renne di Babbo Natale. Siamo nella casa romana di Andrea Camilleri, dove il grande scrittore - come è ormai consuetudine - conversa con Massimo Giannini in quello che per gli ascoltatori di Radio Capital è diventato quasi un appuntamento fisso.
Attualità, storia, politica, teatro. Con la sua voce inconfondibile, Camilleri parla in quell'occasione anche del trentunesimo Montalbano - al quale sta lavorando - e della sua Autodifesa di Caino, che avrebbe dovuto recitare alle Terme di Caracalla.
Solo tre giorni dopo, un arresto cardiaco avrebbe fermato tutto questo, per portarsi via il Maestro il 17 luglio. Riascoltiamo quell'ultima conversazione, per ricordarlo a un anno di distanza.
 
 

Portalecce, 17.7.2020
‘Non in nome mio’. Un video e una canzone in memoria di Camilleri ad un anno dalla morte

È passato un anno dalla morte di Andrea Camilleri: scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, insegnante all’Accademia di arte drammatica, famosissimo in Italia e in tutto il mondo, tanto amante della sua terra, la Sicilia, da trasmettere questo amore a milioni di persone che l’hanno frequentata attraverso le sue parole.
In uno dei tanti periodi bui del nostro Paese, quello in cui si chiudevano i porti e si smantellavano le esperienze più riuscite di inclusione delle persone migranti, Andrea Camilleri, a 93 anni, alzò forte la sua voce e, da cittadino italiano, gridò: “Non in nome mio questa violenza, questa prepotenza, questa nazista volgarità”.
Gianfranco Villanova, membro della comunità della Casa di Lecce, ha desiderato fare suo quest’appello scrivendo, insieme a Maria Teresa Pati, presidente della Fondazione Div.ergo, una canzone che esprimesse il pensiero di coloro che sono dalla parte della vita per tutti, della speranza per tutti, il pensiero di coloro che guardano la differenza come una ricchezza e non come una minaccia.
Camilleri diceva: “Diventato cieco mi è venuta una curiosità immensa di intuire cosa sia l’eternità, quell’eternità che ormai sento così vicina a me”.
Andrea ti ricordiamo con affetto e anche con un po’ di nostalgia, vivi nell’eternità e continua ad essere curioso. Grazie
 
 

Il Giunco, 17.7.2020
La Biblioteca della Ghisa ricorda Andrea Camilleri ad un anno dalla sua scomparsa

Follonica - Il 17 luglio ricorre il primo anniversario della scomparsa del maestro Andrea Camilleri e anche la Biblioteca della Ghisa vuole ripercorrere le sue opere attraverso le pagine più belle ed evocative dei suoi lavori; non solo quelle dedicate al Commissario Montalbano, ma anche romanzi a carattere storico e saggi, pièces teatrali e racconti.
La Biblioteca della Ghisa lo ricorda con un’esposizione di alcuni dei suoi libri, che ovviamente potranno essere presi in prestito; a breve anche “Riccardino”, l’epilogo del commissario Montalbano.
“A ottant’anni volevo prevedere l’uscita di scena di Montalbano, mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale; l’ultimo libro della serie. E l’ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più” (Andrea Camilleri).
 
 

24live, 17.7.2020
Furnari, la biblioteca comunale ricorda l’anniversario della morte di Andrea Camilleri

Oggi pomeriggio, a partire dalle 17:30, sulla pagina Facebook della Biblioteca Comunale ” Lorenzo Chiofalo ” di Furnari ci sarà una diretta in onore di Andrea Camilleri, scrittore siciliano scomparso esattamente un anno fa. Uomo di cultura, sceneggiatore, drammaturgo, regista, oltre che scrittore, Camilleri ha raccontato la nostra Sicilia e la storia della sua gente rendendola meta eterna di cultura e di storia.
Già stamattina sulla pagina Facebook della stessa biblioteca sono stati pubblicati video contenenti la lettura di brani tratti dai racconti più famosi dello scrittore.
Flaviana Gulli
 
 

Leggo, 17.7.2020
Camilleri, la Sicilia si divide: Porto Empedocle e Agrigento se lo "litigano"

Un doppio omaggio che si trasforma in disputa, in una battaglia di campanile lunga 14 chilometri, quelli che separano Porto Empedocle da Agrigento, il paese dalla città, l’immediata provincia dal suo capoluogo, l’antico approdo marinaro dalla Valle dei Templi. E in mezzo, inconsapevole protagonista, Andrea Camilleri, oggi, nel giorno dell’anniversario della sua morte.
Il suo paese natale, Porto Empedocle – la Vigata tante volte descritta nelle storie del commissario Montalbano e che la fiction tv ha preso di peso per trascinarla in una Sicilia barocca lontana dall’immaginario originario dello scrittore – gli dedica un grande murale. Che in verità proprio murale non è. Perché doveva essere dipinto su uno dei lati del Municipio, a ridosso di una stradina che porta dalla centrale via Roma all’antica Chiesa Madre. Ma la Sovrintendenza ha espresso qualche dubbio. E così l’autore, Ligama, nome accreditato della street-art italiana, ha ripiegato sul legno per questa sua opera commissionata dal sindaco, Ida Carmina (Movimento 5 Stelle), che ha voluto pagarla di tasca propria per farne regalo ai compaesani. Inaugurazione oggi. A sua volta, Agrigento dedica a Camilleri una statua, opera dello scultore Giuseppe Agnello (che già firmò il celebre Leonardo Sciascia di bronzo a passeggio in una via della sua Racalmuto), voluta dal sindaco del capoluogo, Lillo Firetto (area politica di centro). Raffigura lo scrittore al tavolino di un caffè, accanto a lui una sedia vuota buona per la breve sosta di un curioso o per la foto ricordo di un turista. Verrà collocata nel centro storico della città, a pochi passi da via Atenea, il salotto agrigentino. Inaugurazione oggi, anche questa.
Probabilmente tutto sarebbe filato liscio se Firetto non fosse stato empedoclino, se non fosse stato per ben due mandati sindaco di Porto Empedocle per poi spiccare il volo sulla poltrona di primo cittadino di Agrigento (ma di cariche istituzionali ne ha ricoperte molte altre). Una coincidenza di date, di omaggi, di cerimonie che non è andata giù alla sua collega di Porto Empedocle e, pare, agli empedoclini stessi.
Prima, con termine diplomatico, Ida Carmina definisce la coincidenza «singolare» ma poi si lascia andare e sottolinea «rammarico» e «fastidio» sia personale che collettivo. «Come sempre questo paese si vede defraudato dalle sue peculiarità. È accaduto per Pirandello, accade adesso anche per Camilleri». Pirandello nacque proprio qui, a due passi da un mare che amò sempre e frequentò spesso, ma la famiglia fu costretta a riparare ad Agrigento, con il piccolo Luigi, a causa di un’epidemia di febbre gialla. Dice con fermezza il sindaco Carmina, sostenuto da Calogero Conigliaro, suo assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione: «Questo paese è ricco di luoghi ed atmosfere sia pirandelliani che camilleriani, di memorie che parlano dei due scrittori, dalla vecchia scuola elementare agli antichi caffè, ai suoi dintorni di mare o campagna».
Alla velata accusa di uno scippo, replica da Agrigento, con uguale fermezza ma anche con stupore, Firetto: «Dovremmo forse blindare Camilleri dentro i confini del suo paese natale? Non dare licenza a una città straniera, metti Lisbona o Madrid, di dedicargli una strada? Fare di uno scrittore tradotto in oltre venti lingue un’icona ad uso e consumo della Sicilia o addirittura di una sola porzione dell’Isola? Posso convenire che, come da tradizione, “Nené” fosse, da buon empedoclino, diffidente nei confronti degli agrigentini. Ma certo da loro accettò compiaciuto la cittadinanza onoraria. Fui io poi a parlargli della volontà di dedicargli una statua mentre era ancora in vita, un’opera che, da sindaco di Porto Empedocle, volevo fare realizzare in paese. Lui mi rispose: “Lillo, non mi pare il caso. Cosa facciamo, il bis di Carlo Bo che gli hanno intitolato una strada mentre era vivo?”. E realizzammo invece una statua di Montalbano, non sulle fattezze televisive di Luca Zingaretti ma su quelle del commissario letterario».
Porto Empedocle dovrebbe comunque nutrire un grosso senso di colpa nei confronti di Camilleri, quello di avere lasciato crollare (il rudere è stato rimosso per motivi di sicurezza) la vecchia casa dei nonni materni dello scrittore, i Fragapane, antica dimora nella quale “Nené” trascorreva le sue estati fino a pochi anni fa, quando era ancora in buona salute. Anni e anni di incuria. Adesso il sindaco Carmina dice che c’è un progetto per ricostruirla secondo la pianta e lo stile originari. «Ne faremo la sede della Fondazione Camilleri – dice – non un museo ma un centro per la formazione di giovani scrittori, una scuola di talenti delle arti, anche della musica e del teatro. Ne ho già parlato con Andreina, una delle figlie di Camilleri». Intanto però quel luogo è stato cancellato. «L’abbiamo già trovato così, un’eredità delle amministrazioni passate», chiosa la Carmina dando l’ultima stoccata al suo predecessore che, al murale empedoclino, oggi risponderà con la sua statua agrigentina.
Totò Rizzo
 
 

Corriere Agrigentino, 17.7.2020
Una serata al mare con le opere di Andrea Camilleri

Un anno fa ci lasciava il papà del Commissario più amato d’Italia, Salvo Montalbano, ossia lo scrittore empedoclino, Andrea Camilleri. Nene, come veniva chiamato, ci ha lasciato una valanga di opere letterarie e, stasera, venerdì 17 luglio alle ore 21, sulla spiaggia drl lido Maragia’, a Punta Grande, a pochi metri della Scala deo Turchi, il giornalista de La Sicilia, Gaetano Ravana’, racconterà le sue opere. La manifestazione, organizzata dall’Aics di Agrigento con la collaborazione della Job house, ente di formazione di Agrigento, prevede anche un dopo con la degustazione dei piatti più amati sia da Camilleri che dal Commissario Montalbano.
Gaetano Ravanà
 
 

Gualdo News, 17.7.2020
Alla Rocca Flea si ricordano Camilleri e Sironi
Alla scoperta del mondo creato dal genio siciliano.

Sarà il meraviglioso parco della Rocca Flea ad ospitare, mercoledì 5 agosto alle ore 18.00, un emozionante pomeriggio in compagnia delle suggestioni che possono suscitare Alberto Sironi e Andrea Camilleri, a un anno dalla loro scomparsa.
L’evento, presentato da Mario Fioriti, ci condurrà nella narrazione di Camilleri e nelle immagini create da Sironi. Parola e visione si fondono così in una collaborazione particolarmente riuscita che ha dato vita alle emozioni del personaggio protagonista; il celeberrimo commissario Montalbano. Intorno a lui una serie di altri personaggi divenuti “gli amici delle serate degli italiani in TV” e i compagni di viaggio degli appassionati dei libri di Camilleri, un narratore straordinario, che ha inventato una lingua mirabilmente tradotta nelle immagini di Sironi. Ospite d’eccezione della serata Peppino Mazzotta, alias Ispettore Fazio del noto film della TV. Interverranno poi Maria Donzelli, professoressa emerita di Storia della Filosofia presso l’Università Orientale di Napoli e presidentessa dell’associazione “Peripli, culture e società euromediteranee”, Lucia Fiumi, presidentessa dell’Associazione Umbra Musica e Canzone d’Autore, nonché moglie di Alberto Sironi, e Giuseppe Fabiano, psicologo – psicoterapeuta docente universitario e autore del libro “Nel segno di Andrea Camilleri”.
 
 

TG2000, 17.7.2020
I consigli di Terza Pagina
Terza Pagina dedicata a consigli di lettura, di ascolto e visioni, per accompagnare queste giornate a casa. A cura di Saverio Simonelli


 
 

La Repubblica (ed. di Torino), 17.7.2020
Tavarelli
A Torino città del cinema mancano i produttori

«In bocca al lupo» al Museo del Cinema che compie vent'anni. Gianluca Tavarelli, regista torinese anche se da tempo in fuga dalla sua città, da Roma manda un augurio e un invito: «Non molliamo, facciamolo ancor più bello se si può. Il Museo di Torino è un faro. Tutti quelli che lo visitano ne sono entusiasti: "Un posto meraviglioso"».
[...]
Un anno dalla morte di Camilleri. Lei ha girato la serie "Il giovane Montalbano". Tornerà?
«E' stato bellissimo dirigere sui lavori di un maestro come Camilleri, ma non credo ci sarà una seconda stagione».
[...]
Sara Strippoli
 
 

Africa Daily News, 17.7.2020
« Il Giovane Montalbano – Chambre numéro 2 »: intrigue et distribution
L’équipe de Salvo enquête sur une attaque apparemment criminelle

vendredi soir 17 juillet diffusé Rai 1 le deuxième épisode de la deuxième saison de « Le jeune Montalbano », avec Michele Riondino comme le célèbre commissaire sicilien créé par Andrea Camilleri. Dans l’épisode, Montalbano tente en vain de sauver un homme pris au piège dans les flammes de l’hôtel Riviera. L’incendie semble être de nature malveillante, les enquêtes révèlent que la mafia pourrait être impliquée.
La parcelle
Une piste met Montalbano en contact avec Saverio Custonaci, un négociateur immobilier qui s’est recyclé en tant que médiateur entre les intérêts mafieux et qui est récemment intervenu en tant que conciliateur entre les deux gangs rivaux de Cuffaro et Sinagra. Alors que l’avancée de la recherche est entrecoupée des premiers préparatifs du futur mariage entre Montalbano et sa fiancée Livia, un homme Cuffaro est victime d’une exécution mafieuse.
L’attention de la police est concentrée sur la chambre n ° 2 de l’hôtel: même si le soir de l’incendie était vide, des témoins affirment avoir entendu des bruits venant de là. De plus, une mystérieuse femme a été vue quittant les lieux de l’incendie derrière une voiture blanche.
Le casting
En plus de Michele Riondino comme Montalbano, on retrouve également dans le casting Alessio Vassallo, Andrea Tidona et Sarah Felberbaum.
Giulia Ausani
 
 

La Repubblica, 17.7.2020
Più personaggi, meno storie d'amore: povera fiction, senza baci e senz'abbracci
Cosa ne sarà di 'Beautiful' o di 'Un posto al sole'? Nella nuova stagione si salvano solo le storie dedicate alle figure celebri, in cui non c'è bisogno di effusioni

Distanti sì, ma per fiction. La questione non è da poco, è già in pista adesso, può solo peggiorare. Ieri alla presentazione dei palinsesti Rai sul più bello è risuonata la domanda: “Ma Montalbano e Livia si baceranno ancora in riva al mare?”. Ecco, appunto. Ormai niente più è facile, figuriamoci girare le serie tv. [...]
Antonio Dipollina
 
 

Tp24, 17.7.2020
Uno scrittore prestato alla biologia. Intervista a Santo Piazzese

Quando nel 1996 apparve per Sellerio la sua opera prima, I delitti di via Medina-Sidonia, Santo Piazzese, col suo “blues palermitano”, ebbe l’effetto di una svisata jazz.
Disorientava un po’ un certo suo distacco ironico e parodico nel ricusare l’invadenza pervasiva del fenomeno mafioso, rivendicando invece le ragioni dei “sani, buoni, misteriosi delitti” che in tutto il mondo hanno reso celebre e amabile il detective-novel.
C’era una provocatoria verità in quella presa di distanza che poté sembrare ad alcuni un valzer nostalgico, ma era blues e jazz.
A prima vista anche Piazzese, con la sua flemma, il suo sorriso, la sua aria placida, lo si potrebbe scambiare, adagiandosi un po’ su certi collaudati stereotipi, per uno di quegli intellettuali sornioni e scanzonati, che non si scaldano, non sono disposti alla pugna per questa o quella bandiera. Ma a conti fatti Piazzese si rivela uno scrittore serissimo e preciso, di scientifica esattezza, si potrebbe forse dire, di misurato senso critico e autocritico.
La misura, il dosaggio, è forse la principale qualità stilistica e psicologica di Piazzese, la sua cifra essenziale.
Un autore intelligente e innovativo. Non troppo freddo né troppo caldo. Non preletterario né naif. Non dixieland né be-bop.
Con un acchito preterintenzionale (“senza premeditazione”) sebbene molto ponderato ed equilibrato. Un piglio positivo e volitivo, ma senza presuntuose sicumere (“sperando di non andare a sbattere”). E un umorismo non privo di acidità e di ombre in cui si scorge in controluce la consapevolezza di quel sentimento filosofico, drammaticamente fondamentale per la sopravvivenza, che è l’ironia. Un’ironia blues, s’intende, malinconia e sottile. Sicilianissima.
Lei si è definito “un biologo prestato alla scrittura”. Ma nella percezione dei suoi lettori il rapporto sembra inverso: uno scrittore che si presta quotidianamente (magari suo malgrado) alla biologia. Che parte ha la sua formazione scientifica nella costruzione dei suoi romanzi?
Ho buttato giù la prima pagina del mio primo romanzo senza premeditazione. Come se le mani avessero preso autonomamente l'iniziativa di muoversi sulla tastiera saltando la fase della volizione. Mi sono posto il problema di sottoporlo a un editore solo dopo averlo finito. Mi riproponevo, se fossi riuscito a pubblicarlo, di fermarmi lì e continuare esclusivamente con il lavoro di ricerca all'università. Non avevo fatto i conti con l'evenienza che la scrittura potesse finire col prendermi la mano; e, sopra tutto, con le "capacità persuasive" della signora Sellerio. All'epoca, ritenevo convintamente di essere – appunto – solo "prestato" alla scrittura, e ho continuato a pensarlo almeno fino all'uscita del mio terzo romanzo, Il soffio della valanga, nel 2002. Poi è cambiato qualcosa e il rapporto tra le due attività – anche se sarebbe più corretto chiamarle condizioni – è evoluto verso il paritetico. Ma ci sono voluti più di 16 anni, perché, dopo un unico tentativo, per fortuna abortito (la partecipazione, nel 1986, al Premio Alberto Tedeschi, bandito dai Gialli Mondadori), ho impiegato 10 anni prima di decidermi a provarci di nuovo, a fine '95. Il romanzo, nel frattempo, era cambiato molto rispetto alla prima stesura, perché avevo continuato a lavorarci saltuariamente, a tempo perso (molto perso). L'ho mandato alla Sellerio, e sei mesi dopo era pubblicato. Il cambiamento di scenario, dopo l'uscita del Soffio, è stato facilitato da una drammatica mutazione – in negativo – delle prospettive della ricerca, nel mio settore, all'università. Le cause erano molteplici e sicuramente un ruolo importante l'ha avuta l'entrata a regime della riforma così detta 3+2.
La mia formazione universitaria e i decenni successivi di attività di ricerca hanno sicuramente contribuito a determinare non solo la costruzione, cioè la struttura dei miei romanzi, ma hanno pure influenzato in profondità anche la mia scrittura, quello che si potrebbe definire "lo stile". Credo che accada a tutti gli autori che hanno alle spalle una professione diversa dall'essere uno scrittore a tempo pieno. Specialmente se, come nel mio caso, il protagonista è un io narrante che fa lo stesso mestiere dell'autore. Tant'è che la scrittura del Soffio, in cui il protagonista è il commissario Spotorno, che viene raccontato in terza persona, si differenzia rispetto ai precedenti, sia nella scrittura che nelle atmosfere di fondo. Oggi, grazie anche al fatto che nel 2010 ho dato le dimissioni dall'università, sono diventato uno scrittore che – come è felicemente ipotizzato nella domanda – si "presta" volentieri alla biologia. Nel senso che, anche se sono in pensione, dedico sistematicamente tempo a tenermi aggiornato sugli argomenti scientifici che mi interessano di più, ma con un maggior grado di libertà rispetto a prima, quando era prioritario leggere a tappeto tutta la letteratura scientifica che riguardava il mio settore specifico.
Attraverso i suoi romanzi, dell’ormai celebre Lorenzo La Marca conosciamo la maturità e il passato. Da qualche tempo, però, non si fa più vedere. Ha ancora dei conti in sospeso col suo personaggio?
È vero che da troppo tempo manca un nuovo romanzo con Lorenzo La Marca, però, negli ultimi anni, sono usciti, in antologie Sellerio "in giallo", 5 racconti con Lorenzo protagonista; messi insieme, hanno la consistenza di un romanzo. E, se venissero letti in ordine di pubblicazione, da piccoli indizi disseminati qua e là, si capirebbe che le 5 storie sono in sequenza cronologica. Nell'ultimo di questi racconti Cronache di un contrabbandiere etico, c'è pure un piccolo cenno a quello che dovrebbe essere il mio prossimo romanzo con La Marca protagonista. Camilleri, quando pubblicava un'antologia di racconti con il suo commissario, la definiva un osso lanciato a Montalbano. Fatte le debite proporzioni, credo che si tratti dello stesso meccanismo. Detto questo, mi sembra che ogni autore seriale finisca prima o poi con il cumulare conti in sospeso con il suo protagonista. Anche se non sono sicuro di potermi definire uno scrittore seriale: quanti romanzi con lo stesso protagonista ci vogliono? Tre saranno sufficienti? Nel mio caso, c'è un'aggravante: quando ho iniziato la stesura dei Delitti di via Medina-Sidonia, io e Lorenzo eravamo coetanei. Oggi, per lui sono trascorsi non più di 5-6 anni; per me ne sono passati 34. E questo non posso perdonarglielo. È diventato un rapporto asimmetrico: io invecchio e lui no. E non sono pronto a fare invecchiare anche lui. Allora, i miei conti con Lorenzo cerco di regolarli "temperando" via via il personaggio, rendendolo meno pervasivo. Cerco di trasmettergli qualcosa del mio Super-Io più maturo. E lui in cambio mi trasmette qualche stimolo del suo spirito giovane, che mi sforzo di non trasformare in giovanile. Sono consapevole del rischio di deludere chi si aspetta il "solito" La Marca, ma guai a lasciarsi condizionare dalle aspettative dei lettori. Uno scrittore deve andare dritto per la sua strada, quale che sia. Sperando di non andare a sbattere.
Ciò che caratterizzava i suoi esordi era soprattutto il rapporto tra le sue storie e i suoi personaggi con la città, con la Palermo in cui queste storie e questi personaggi avevano luogo e vita. Poi questo rapporto si è un po’ allentato. Palermo non ha più molto da raccontare?
Man mano che passa il tempo, vado maturando sempre di più il sentimento verso la città, che Enzo Sellerio aveva magistralmente espresso con la frase "io non vivo a Palermo, vivo a casa mia". Non sono ancora a questo stadio, e spero di non arrivarci, perché il contrario sarebbe un prendere atto che la condizione umana in questa città si sarebbe ulteriormente deteriorata. Poi, guardandomi intorno, mi si consolida l'impressione che la condizione umana si stia deteriorando anche nel resto del Paese. Se fosse vero – e mi pare che lo sia – sarebbe l'avverarsi della più famosa profezia di Sciascia: il trionfo della linea della palma. Ciò nonostante, per temperamento, mi sento più portato all'ottimismo della volontà che al pessimismo della ragione. Altrimenti, come cantava Lucio Dalla, dovrei cominciare a piazzare sacchi di sabbia vicino alla finestra. Palermo sicuramente ha ancora molto da raccontare. Ma non sono sicuro che siano cose che a me piacerebbe raccontare. Che sia questa la vera differenza tra uno scrittore di professione e uno scrittore dilettante, nel senso che Sciascia attribuiva al vocabolo, cioè di chi trae diletto dalla scrittura?
Lei usa una lingua letteraria brillante e insieme pulita, piuttosto lontana dalle contaminazioni e da un certo gaddismo che sono tratti tipici di Camilleri. Ma alla saga del Commissario Montalbano lei ha dedicato una sorta di omaggio metaletterario. Camilleri, insomma, è per lei un modello da seguire per un giallista siciliano? O da cui è preferibile rispettosamente discostarsi?
Penso che la cosa più sana per uno scrittore sia prendere le distanze dai Maestri e cercare una propria strada. Dopo averli letti e riletti per bene, s'intende. Nel caso di Camilleri, penso che lui fosse troppo intelligente per darsi tout court al "gaddismo". Sono convinto che la sua particolarissima scrittura, il camillerese, fosse la sua forma naturale di espressione, qualcosa che era stratificata nella sua testa di siciliano. Lui stesso l'ha detto davanti a me - eravamo all'Istituto Italiano di Cultura di Colonia - quando ha ammesso che aveva provato a scrivere in un italiano pulito, ma che gli sembrava una lingua artificiale, verso la quale non sentiva alcuna inclinazione. E io gli credo. A me capita di usare sicilianismi o espressioni che italianizzano il dialetto siciliano, ma le limito ai dialoghi, e solo se indispensabile. Proprio perché sono un estimatore di Camilleri, non mi sognerei mai di cercare di imitare la sua scrittura, ma non mi dispiacerebbe possedere la sua capacità di trovare storie. Ovunque. E di reggere qualcosa come quella che lui ha fatto al teatro greco di Siracusa, il suo monologo di un'ora e mezza Conversazione su Tiresia. L'ho visto al cinema. Una cosa da brividi: lui, cieco, davanti al suo pubblico, senza un'incertezza, né la necessità di un suggerimento da parte della sua storica assistente Valentina Alferj, accoccolata accanto a lui. E aveva già 92 anni. Che grande attore, che sarebbe stato, se se lo fosse concesso! Tornando alla domanda, ho scoperto l'esistenza di Camilleri il giorno in cui la Signora Sellerio mi consegnava solennemente la mia prima copia dei Delitti, e al momento di congedarmi, con la domanda: "Conosce Camilleri?", anche una copia della Stagione della caccia. Il caso Camilleri non era ancora esploso. Per mere ragioni cronologiche, non avrei potuto prenderlo a modello. La mia personale scrittura, era già "formata".
Marcello Benfante e Marco Marino
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.7.2020
Su RaiUno un altro giallista Sellerio, il Lamanna di Savatteri in "Màkari"
La fiction tratta delle opere di Gaetano Savatteri con protagonista Claudio Gioè sarà prodotta da Palomar e girata sa San Vito Lo Capo

Un altro giallista della scuderia Sellerio sbarca sul piccolo schermo e come per Montalbano e i Delitti del BarLume sarà targato Palomar. Arriva “Màkari”, la serie tv Rai girata a San Vito Lo Capo. Una serie tv in 4 puntate, ambientata tra la Riserva Naturale dello Zingaro e Baia Santa Margherita, andrà in onda nel 2021 su Rai Uno. Ieri l’annuncio ufficiale nel corso della presentazione alla stampa dei palinsesti Rai per la stagione televisiva 2020/2021.
La fiction dal titolo “Màkari”, tratta delle opere di Gaetano Savatteri, sarà prodotta da Palomar, casa di produzione cinematografica e televisiva di serie di successo come il “Commissario Montalbano”, per la regia di Michele Soavi. La sceneggiatura è curata da Francesco Bruni. Protagonista della serie, è l’attore Claudio Gioè. Le riprese inizieranno a metà agosto.
"E’ un risultato importantissimo per il nostro territorio, in termini di visibilità e comunicazione, essere protagonista di una serie Tv per la Rai- dichiara il sindaco Giuseppe Peraino-. Ci auguriamo che possa portare ulteriore sviluppo, per l’indotto economico che fiction di tale importanza solitamente producono, come si è verificato nel recente passato per Ragusa e tutto il suo hinterland grazie al “Commissario Montalbano”.
Dice Savatteri: "Posto che Montalbano è insuperabile come personaggio, io sono felice che continui a rinmanere la Sicilia negli schermi televisivi con i miei romanzi. Anche io voglio raccontare una Sicilia diversa rispetto a quella del passato, per motivi anche generazinali, mi auguro che questa Sicilia di Lamanna possa avere una parte del successo di Camilleri. La Sicilia della zona di San Vito Lo Capo coi suoi luoghi e i suoi accenti è televisivamente meno conosciuta del Ragusano: diciamo che con Camilleri è un felice passaggio di testimone. Con me Camilleri è sempre stato generoso, mi auguro che anche stavolta lo sia in questa staffetta".
Nelle scorse settimane il Comune di San Vito Lo Capo e la Trapani Film Commission West Sicily hanno sottoscritto un protocollo d’intesa proprio promuovere il territorio sanvitese come set privilegiato di produzioni cinematografiche, televisive e pubblicitarie. «E’ il frutto di un lavoro iniziato a gennaio scorso –spiega l’assessore al Turismo, Nino Ciulla- per valorizzare San Vito Lo Capo come destinazione turistica e sostenere, dunque, la nostra economia, oggi particolarmente provata dall’emergenza sanitaria da Covid-19. Uno strumento di marketing- aggiunge- per far conoscere il nostro variegato patrimonio ambientale, che diventa set televisivo naturale, che ci auguriamo, come dimostrano alcuni studi, possa essere scelto da diversi telespettatori come meta per la loro vacanza. Una casa di produzione importante come Palomar e una squadra di lavoro di altissimo livello, guidata da Michele Soavi -conclude l’assessore Ciulla- ci fanno ben sperare nel successo della serie».
La serie di gialli ha come protagonista Saverio Lamanna, scrittore per vocazione e detective per caso. Licenziato dall’incarico di ufficio stampa di un viceministro, Saverio torna in Sicilia, nella casa di famiglia di Màkari, dove ritrova l’amico Peppe Piccionello, perennemente in boxer e infradito ma capace di colpi di genio e battute sagaci, e si innamora di Suleima, laureanda in architettura che si mantiene agli studi lavorando d’estate come cameriera nel ristorante di Marilù.
Nel corso delle quattro serate, Saverio si impegna in indagini su omicidi, sparizioni e misteri che insanguinano la sua terra: la scomparsa di un bambino e l’autoaccusa di un anziano barbone (I colpevoli sono matti); la morte di un imprenditore durante un tour enogastronomico della Sicilia per il quale Saverio e Peppe si sono improvvisati guide turistiche (La regola dello svantaggio); il mondo sommerso delle scommesse clandestine fatto di compromessi e invidie (È solo un gioco); la morte di una giovane produttrice cinematografica nella cornice del Festival di Taormina, che porta Saverio a fare i conti con una verità non scontata da ricercare attraverso la nebbia della finzione cinematografica (La fabbrica delle stelle).
 
 

TG1, 18.7.2020
Un murales per Camilleri

Un murales in onore di Andrea Camilleri. La sua Porto Empedocle lo ha ricordato con opere artistiche e il racconto di chi ha conosciuto lo scrittore siciliano scomparso lo scorso anno.
Lucia Basso
 
 

Teleacras, 18.7.2020
Andrea Camilleri a Porto Empedocle (video interviste)

A Porto Empedocle l’Amministrazione comunale ha organizzato delle manifestazioni in occasione del primo anniversario della morte di Andrea Camilleri. In via Salita Chiesa è stato inaugurato un ritratto di Andrea Camilleri dell’artista di strada, Ligama. E ciò all’interno di un percorso di rigenerazione urbana intitolato: “La salita verso casa: a scalunata di Nenè”, tra la decorazione artistica con i titoli dei libri più famosi dello scrittore empedoclino. A proporre tale iniziativa all’Amministrazione comunale sono state le associazioni culturali Mariterra e Archeoclub d’Italia “I luoghi di Empedocle”.
Le immagini e le interviste sono in onda oggi al Videogiornale di Teleacras.


 
 

Teleacras, 18.7.2020
Andrea Camilleri ad Agrigento (video interviste)

Ad Agrigento, in occasione del primo anniversario della morte di Andrea Camilleri, il Comune di Agrigento, la “Fondazione Teatro Luigi Pirandello” e la “Strada degli Scrittori”, hanno ricordato la figura dell’Autore, scoprendo una scultura a lui dedicata. La famiglia Camilleri ha espresso gradimento per l’opera e per la sua collocazione in via Atenea nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, luogo simbolo della Vigàta letteraria. La scultura è stata donata al Comune dalla dottoressa Margherita Marrazza che, pur non essendo siciliana, ha voluto esprimere gratitudine nei confronti della città dei templi e di Andrea Camilleri. L’opera, realizzata dallo scultore Giuseppe Agnello, dopo l’atto di donazione è stata acquisita al patrimonio artistico comunale.
Le immagini e le interviste sono in onda oggi al Videogiornale di Teleacras.

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Angelo Ruoppolo
 
 

AgrigentoOGGI, 18.7.2020
Michele Guardì ricorda Andrea Camilleri: persona amabile anche dopo il successo -VIDEO

Il regista e amico Michele Guardì ricorda Andrea Camilleri per la sua personalità dolce, una persona amabile di una straordinaria umiltà anche dopo esser diventato il Camilleri mondiale che tutti conosciamo, quella fama raggiunta grazie ai suoi romanzi.
Silvia Piccione
 
 

AgrigentoOGGI, 18.7.2020
Sindaco Firetto sulla manifestazione in ricordo di Andrea Camilleri

“Le testimonianze culturali non conoscono confini. La cultura non conosce confini. Il suo scopo è promuovere, la sua funzione integrare e unire. Oggi Andrea Camilleri ci unisce a quanti, in ogni parte del mondo, si sono perduti tra le pagine dei suoi racconti che ci spingono ben oltre un luogo. Oggi ad Agrigento si celebra un Maestro e siamo onorati di poter segnare in questo pezzo di Sicilia un messaggio che travalica spazio e tempo”.
Calogero Firetto
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 18.7.2020
Manifestazioni a un anno dalla morte le città di Porto Empedocle e Agrigento hanno voluto o mangiare lo scrittore con un murales una statua e altre iniziative in suo onore
Camilleri, il giorno del ricordo
Momenti di alto profilo culturale hanno attirato tanta gente che non è voluta mancare a questo speciale evento

Le città di Porto Empedocle e Agrigento hanno ricordato Andrea Camilleri a un anno dalla morte. Ieri si sono tenuti due momenti di alto livello culturale capaci di richiamare un folto pubblico. Nella cittadina marinara a due passi dalla casa (dietro al Municipio) dove lo scrittore trascorreva alcuni giorni in estate c'è stata l'inaugurazione di un grande ritratto di Andrea Camilleri dello street artist Ligama. Una gigantografia a pannelli appoggiata alla parete laterale del palazzo comunale. Un ritratto molto somigliante che rimarrà affisso al municipio per almeno 90 giorni. Il tutto in via Salita Chiesa, all'interno di un percorso di rigenerazione urbana dal titolo: La salita verso casa “A scalunata di Nenè” che prevede tra l'altro una decorazione artistica con i titoli dei libri più famosi dello scrittore empedoclino. A proporre l'iniziativa all'Amministrazione comunale sono state le associazioni culturali Mariterra e Archeoclub d’Italia “I luoghi di Empedocle”. In serata c’è stata la proiezione in piazza Kennedy della videointervista di Felice Cavallaro ad Andrea Camilleri, a cura dell’Associazione “La strada degli Scrittori”. Oggi alle 20: “Testi e luoghi nella Vigàta di Andrea Camilleri”. Alla Torre di Carlo V, saranno letti dagli alunni dell’Istituto Comprensivo Luigi Pirandello, alcuni scritti tratti dall’omonimo progetto realizzato dalla scuola. Sempre in serata degustazione presso il baglio della Torre, di cibi realizzati dagli chef Claudia Caci, Eleonora Cavaleri, Angelo Cinquemani, e Rosario Marrella, della Scuola Professionale dei Mestieri Euroform, intervallati da letture descrittive delle pietanze locali, tratte dai romanzi di Camilleri. Letture a cura di Annagrazia Montalbano e Leonarda Gebbia.
Da Porto Empedocle ad Agrigento dove è stata inaugurata la statua raffigurante Camilleri seduto a un tavolo di bar in via Atenea, nei pressi della scalinata di piazza San Francesco, luogo simbolo della Vigàta letteraria. A inaugurare l'opera dello scultore Agnello Il sindaco Calogero Firetto. A seguire, presentato da Barbara Capucci, l’attore Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del teatro Pirandello, ha recitato un breve monologo rievocando l’esame sostenuto per l’ammissione all’”Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”, proprio con il professor Camilleri.
Alla scoperta del monumento, a cura di Sellerio Editore, è stato presentato da parte di Salvatore Ferlita, "Riccardino" l'ultimo della serie del commissario Montalbano, libro postumo in uscita in quelle ore, con lettura dell’incipit da parte dell’attore Gaetano Aronica.
Francesco Di Mare
 
 

Sicilia ON Press, 18.7.2020
Camilleri: ad Agrigento una statua per onorare il Maestro.

Il 17 Luglio del 2019 ci lasciava una delle più straordinarie icone della letteratura siciliana ed italiana, una delle figure più stimate ed influenti, più apprezzate e sicuramente più conosciute della nostra terra, un autore le cui opere sono state tradotte in oltre 120 lingue diverse e dalle quali sono state tratte serie televisive che per intere serate monopolizzano lo share televisivo dello Stivale. Ci lasciava, anche se solo materialmente, Andrea Camilleri.
Ad un anno esatto dalla scomparsa del “padre” di Montalbano il comune di Agrigento ha deciso di rendere omaggio alla memoria dell’autore attraverso la posa di una statua bronzea dello stesso lungo Via Atenea, presso la scalinata adiacente la Chiesa di San Francesco d’Assisi. Particolarmente simbolica è la scelta del sito dove collocare il bronzo, trattandosi infatti di un luogo assai caro allo stesso Camilleri e che a suo dire avrebbe, più di molti altri, stimolato il suo genio nella creazione del famoso comune di Vigata, dove prendono vita le storie dello scrittore.
La mostra dell’opera, frutto del sapiente lavoro del maestro scultore Giuseppe Agnello, già autore dello Sciascia in bronzo di Racalmuto, si è svolta davanti ad una nutritissima folla e sotto gli occhi dei numerosi curiosi, spesso anche turisti, che trafficavano la famosa via agrigentina. Il tutto, come prevedono le norme vigenti in materia di sanità e prevenzione, con un rigoroso utilizzo di mascherine gratuitamente distribuite in loco da alcuni volontari e numerosi inviti da parte delle forze dell’ordine al mantenimento del distanziamento sociale.
All’atmosfera delle grandi occasioni del “Camilleri Day” fatta di impianti audio, teli rossi e tanta curiosità si sono aggiunti innumerevoli ospiti di rilievo più o meno intensamente legati alla vita dell’autore. Fra i tanti interventi avvenuti impossibile non citare quello del presidente del Consiglio nazionale dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Enzo Bianco che ribadisce come Camilleri rappresenti un orgoglio italiano, universalmente riconosciuto e condiviso dai comuni d’Italia o l’appassionata lettura da parte del noto attore agrigentino Gaetano Aronica di un passo di “Riccardino”, ultimo libro del maestro, e ancora il saluto di Felice Cavallaro, scrittore siciliano ed ideatore della famosa “Strada degli Scrittori”.
Molti sono stati i momenti di ricordo che gli ospiti hanno voluto condividere con il pubblico presente, spesso a rimarcare il carattere simpatico e gentile dell’autore, con i suoi personali modi di fare e di relazionarsi. Fra questi gli interventi dell’attore siciliano Alessio Vassallo, il Mimì Augello della serie “Il Giovane Montalbano”, e del sindaco di Agrigento Lillo Firetto che oltre al raccontare alcune sue personali esperienze vissute insieme allo stesso Camilleri, definito “autore senza tempo e senza spazio, impossibile da tenere stretto in un recinto cittadino”, ha poi espresso soddisfazione nella realizzazione di un opera che “fino al 2015, con la situazione di dissesto economico della città, era difficilmente immaginabile e che anche ora è stata resa possibile anche grazie al supporto della comunità” – il sindaco ha poi continuato affermando come “si tratti di un traguardo anche dal punto di vista del Marketing Culturale, del turismo letterario agrigentino, che si affianca a quello archeologico e balneare già ben presenti nel territorio.”
Daniele Morgante
 
 

TeleVideo Agrigento, 18.7.2020
Camilleri Inaugurazione Statua a sua Memoria ad Agrigento


 
 

Blob, 18.7.2020
CamilleriSono
[Riproposizione della puntata di Blob Ante Virus del 6.4.2020, NdCFC]
 
 

il Fatto Quotidiano, 18.7.2020
Andrea Camilleri, il Maestro ha davvero ‘chiuso i conti’ con Montalbano?

Sono tre giorni che ho tra le mani Riccardino. Fremevo per averlo, non vedevo l’ora di leggere quest’ultimo romanzo di Andrea Camilleri. Eppure, ora che ce l’ho mi manca il coraggio. Cincischio, tentenno, prendo tempo, continuo a leggere un giallo di second’ordine preso in biblioteca. Ho aspettato un anno questo momento e adesso che è arrivato non mi sento pronta. Perché lo so che una volta sollevata la copertina, le pagine inizieranno a scorrere rapide, frenetiche, una dopo l’altra finché non sarà terminato. Allora ci sarà un grande vuoto, quello che il Maestro ci ha lasciato dopo la sua morte. Si può essere così attratti e allo stesso tempo spaventati da un libro? Sì, i libri hanno grandi poteri nascosti. Faccio un respiro profondo, prendo coraggio e inizio Riccardino.
Non è una storia, è una resa dei conti. Già dalle prime pagine si percepisce come Camilleri abbia riversato tutto sé stesso, le riflessioni accumulate negli anni sul ruolo del commissario Montalbano, le sue abilità linguistiche nel rendere il dialetto siciliano una melodia simile, per il lettore, al canto delle sirene per Ulisse. L’Autore appare “di pirsona pirsonalmente” e dialoga con il commissario Salvo Montalbano, che è al contempo reale e Personaggio. Non solo quando si confronta con “il profissori autori” ma anche mentre conduce l’indagine. “Mentri che per doviri ‘ufficio reciti un certo pirsonaggio, per cunfunniri la testa di chi stai ‘ntirroganno,tu, nello stisso tempo, ti osservi, ti consideri, ti giudichi, t’apprezzi o no. Sei contemporaneamente attori e spettatori di quello che stai facenno”.
C’è tanto, tantissimo teatro in questo romanzo, quel teatro che torna indietro nei secoli fino alle origini, tanto caro al Maestro. Pagina dopo pagina assistiamo al surreale “confronto-scontro” tra il commissario Salvo Montalbano e il suo alter ego letterario e televisivo, con uno scambio di fax e le telefonate con l’Autore. “C’è il commissario Montalbano”. “Ma quello della tv?” chiede qualcuno. “No, quello vero”, risponde qualcun altro. Il commissario è stanco, per la prima volta ammette di pensare all’assenza del suo vice Mimì Augello con rammarico: un tempo avrebbe fatto carte false per tenerlo lontano dalle indagini, “per non spartiri con lui il piaciri ‘ndescrivibili della caccia solitaria”, mentre ora gli mollerebbe volentieri l’incombenza. Montalbano è protagonista di un duello con se stesso, sparisce ma non muore, ed è esplicita in questo libro, dedicato a Elvira Sellerio “amica del cuore”, la passione di Camilleri per Pirandello.
Scritto a 80 anni e accompagnato da aneddoti e leggende come quella che sia stato custodito nella cassaforte della casa editrice per tutti questi anni, da quando Camilleri lo consegnò nel 2005 a Elvira Sellerio fino alla sua morte, Riccardino è stato ideato nel 2004 come ultimo capitolo della serie del Commissario e ripreso in mano dallo scrittore nel 2016, quando aveva 91 anni. Ci ha messo tutto, ma proprio tutto. Anche i ricordi dell’infanzia di Montalbano, della morte della madre e del giorno di Ognissanti, del campo santo dove il Commissario bambino girava con il suo triciclo. Il Maestro voleva assicurarsi di non aver tralasciato nessun dettaglio, di non aver lasciato nulla in sospeso, chiudendo così i conti con quel personaggio tanto ingombrante da diventare difficile anche separarsene. Ed ecco così che nel finale anche le parole finiscono per sgretolarsi. Impossibile trattenere una lacrima quando si realizza che è davvero la fine.
Ilaria Mauri
 
 

il Fatto Quotidiano, 18.7.2020
Andrea Camilleri e il suo Riccardino: la recensione
"Lo scaffale dei libri", la nostra rubrica che si occupa di recensioni settimanali, stavolta 'stravolge' il format per dedicarsi al romanzo postumo del maestro scomparso

“Io non posso sfoggiare molta cultura, sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo. Tant’è vero che i miei libri si vendono macari nei supermercati”. L’ha voluta concludere così, Andrea Camilleri, l’epopea del suo commissario Montalbano. Ficcato dentro le pagine di Riccardino (Sellerio editore) a dialogare spesso con Montalbano stesso. Si fa chiamare “Autore” da Montalbano, anzi, addirittura si descrive così osservandosi, in un sincero delirio pirandelliano, chiaroscuri e controluce sugli antichi gloriosi fili del puparo, mise en abyme visiva dove non si sa più dove finisce il racconto ed inizia il piacere di raccontare. Autore e Personaggio però non si confondono mai, anzi. Si fronteggiano, si sfidano, battibeccano. L’Autore chiede al Personaggio di poter chiudere il libro – la serie, l’epopea, il mito – offrendo una soluzione al delitto in esame più logica e leggibile. Il Personaggio s’incaponisce nel fare di testa sua e finisce per inzuccarsi proprio con la suscettibilità e la prerogativa totalitaria dell’Autore. In sottofondo quel cruccio sincero, rovello caustico, dell’uomo di cultura – Camilleri Autore e il suo immancabile Personaggio – che grazie al genere giallo frantuma i record di vendita e viene acquistato come merce indistinta tra il ciuffo sbarazzino di un sedano e un warholiano barattolo di pomodoro. L’omicidio anzi “l’ammazzatina di Riccardino”, Riccardo Lopresti, distinto sciupafemmine assatanato, fulminato da un colpo di pistola la mattina presto in mezzo alla strada davanti ai tre amici che lo aspettano per un escursione, ha tutti i più tradizionali crismi della novella in vigatese del nostro. Forse qualcosina in meno come pulsazione, tratteggio, rifinitura dei personaggi sospettati, ma in splendida forma quando si tratta di sciorinare la lingua camilleriana. Dialetto che “infiltra” magistralmente l’italiano. Parola che avvinghia, forsenna, solca la pelle del lettore. Susseguirsi di sillabe dalle vocali spiazzanti, da possibili, traducibili assonanze. “Sistema coerente e coeso” in cui si è risucchiati sempre allo stesso modo, testimoni ignari e persuasi dalla detection quando è la lingua che scolpisce e trascina il discorso a farsi distinguere. Eleviamo a primato un termine, una parolina, che poi diventa il tutto, anche perché interseca l’invenzione stilistica e la trovata parziale del duello Autore/Personaggio. Si tratta dell’aggettivo “arragatata” che Camilleri assegna alla sua voce perduta nel fumo delle “sicarette”. Guardate che qui siamo a livelli altissimi, tipo tavole di Mosè della scrittura. Quando un giallista ti stampa sulla scrivania del ricordo il “suo” lessico, posizionando il naturale interesse per la ricerca del colpevole dentro ad uno dei cassetti più in basso, siamo vicini alla perfezione. Montalbano in Riccardino subisce comunque l’impossibile. Teso, confuso, perfino soggetto ad incubi, deve confrontarsi di continuo con l’Attore che lo interpreta nella serie tv, con il garbuglio delittuoso che non si riesce a sgarbugliare, e con quelle telefonate impellenti dell’Autore che vuole modificare a tutti i costi il corso degli eventi narrati. Così l’ultimo romanzo di Camilleri, il romanzo postumo, quello scritto nel 2006, appoggiato in un cassetto della casa editrice, da pubblicare solo dopo la sua morte, diventa un duello tra creatura e creatore decisamente surreale, sardonicamente malinconico, immancabilmente appagante. Doveva essere un testamento, ma Riccardino è una giostra letteraria che potrebbe non concludersi mai. Voto: Non giudicabile, ovviamente.
Davide Turrini
 
 

Piazzasalento, 18.7.2020
Leuca rende omaggio a Camilleri con l’opera di Vanessa De Nuccio. Il ritratto del creatore di Montalbano fa bella mostra sotto la torre dell’Omomorto

Santa Maria di Leuca (Castrignano del Capo) – Leuca rende omaggio ad Andrea Camilleri con una sua gigantografia collocata ieri, nel primo anniversario della sua scomparsa, ai piedi della torre dell’Omomorto. “L’affidarsi alla memoria è la volontà dell’uomo di non scomparire” è la frase posta accanto al disegno dell’autore di Montalbano.
L’opera è stata realizzata a matita da Vanessa De Nuccio, artista originaria di Salignano. «Ad un anno dalla morte dello scrittore ho scelto di ricordare uno dei personaggi che hanno dato lustro all’Italia. Sono in programma altre opere – spiega l’artista – che verranno esposte, sempre nello stesso luogo, in corrispondenza degli anniversari o “mesiversari” della morte di uomini e donne che hanno contribuito a far grande il nostro Paese. I disegni, donati alla collettività, non verranno rimossi ma consumati dal tempo e dagli agenti atmosferici, questo perché è quello che accade nella realtà. La vita è dissolvenza».
Luana Prontera
 
 

Tempo Stretto, 18.7.2020
Una Voce di Notte. La piazza di Furci Siculo racconta Andrea Camilleri
Tra musica e teatro. L'appuntamento domenica 19 alle 21 vedrà la partecipazione dei Sikilia ed è stato organizzato da una libreria ad un anno dalla morte dello scrittore siciliano

Furci Siculo – Una Voce di notte. La piazza racconta Andrea Camilleri. Domenica (19 luglio) Furci Siculo dedica una serata allo scrittore Siciliano ad un anno dalla sua scomparsa. Una serata ricca di contenuti, tra musica e teatro. Che vedrà la partecipazione dei Sikilia attraverso Cettina Sciacca (direttore artistico del Teatro Val d’Agrò), Maurizio Leo, Diego Cucuzzalla e Alfredo Scorza. Saranno accompagnati alla chitarra da Alessandro Lo Giudice e Alex Guglielmo. Interverranno, inoltre, la professoressa Nina Foti (presidente dell’Osservatorio Beni culturali dell’Unione dei Comuni delle Valli Joniche dei Peloritani), Carmelo Cocuccio e Vittorio Gregorio. Gli interventi musicali saranno curati da Giampaolo Nunzio. La serata sarà introdotta e moderata dal giornalista Carmelo Caspanello.
L’appuntamento è alle 21, in Piazza S. Cuore. La stessa in cui sorge la libreria (mondadori point), della quale è titolare Fabio Raspa, che ha organizzato l’evento. Il primo, a Furci Siculo, dopo il lockdown.
“Vogliamo dire grazie al grande autore”
“Lo abbiamo fortemente voluto – spiega Raspa – e nonostante il periodo ci siamo organizzati recependo le disposizioni nazionali e regionali relative all’organizzazione di eventi. E’ sicuramente un’estate diversa dalle altre, per tanti motivi. Gli eventi estivi organizzati dai Comuni sono pochissimi. Noi, forse in controtendenza, abbiamo voluto a tutti costi portare avanti l’idea di ricordare quello che consideriamo uno dei più grandi scrittori siciliani al pari di nomi importanti che già hanno fatto la storia culturale della nostra regione quali Pirandello, Verga, Quasimodo, Sciascia. Uno scrittore – chiosa Raspa – che ha esaltato le bellezze della Sicilia e dei suoi abitanti. Siamo Siciliani, siamo fieri di esserlo e raccontare Andrea Camilleri ad un anno dalla sua scomparsa. E’il minimo che possiamo fare per dire grazie al grande autore. Con questa serata vogliamo raccontare la sua e la nostra sicilianità, soffermarci sul grande estro nell’alternare termini dialettali alla lingua italiana, a volte storpiata, termini che più che siciliani, definirei ‘Camilleriani’…”.
E’ appena uscito il libro postumo di Camilleri “Riccardino”, un successo prima ancora che arrivasse in libreria. Ne parlerete nel corso della serata…
“Nell’organizzare l’evento abbiamo pensato di non fare una classica presentazione di un libro. Il 16 luglio è uscito “Riccardino” – spiega Fabrio Raspa – il libro postumo di Andrea Camilleri e di certo durante la serata se ne parlerà. Ma non sarà solo questo. Abbiamo voluto mettere in risalto la teatralità dei testi scritti, e per tale motivo ci avvaliamo dell’importante collaborazione di Cettina Sciacca e dei Sikilia, una nota compagnia teatrale della riviera jonica messinese, che animerà la serata proponendo alcuni brani tratti dai libri di Camilleri. Il tutto condito da interventi musicali oltre che da musicisti della compagnia teatrale anche da Giampaolo Nunzio componente del gruppo musicale “I Beddi” e furcese di adozione da tantissimi anni. Tante personalità locali accomunate dal desiderio di narrare la straordinaria ricchezza della Sicilia. Certamente è un evento legato ai libri. In questo caso ai libri di Andrea Camilleri”.
 
 

Mob magazine, 18.7.2020
“Per chi ama la letteratura che osa plasmare la storia con i turbamenti e le passioni umane, non può non leggere La rivoluzione della luna di Camilleri”

Un anno fa, 17 luglio 2019, moriva Andrea Camilleri. Qualche mese prima, 9 maggio 2019, ricorreva il Cinquantesimo anniversario della fondazione della prestigiosissima case editrice palermitana fondata da Elvira e Enzo Sellerio, nata come “Edizioni Esse”, e solo successivamente trasformata in “Sellerio Editore”. L’idea di fondare una casa editrice a Palermo, Elvira ed Enzo la condivisero con Leonardo Sciascia e Antonio Buttitta, che incoraggiarono il progetto e ne furono attivi partecipi fin dall’avvio delle prime attività editoriali, come tra l’altro ricorda in diverse interviste su magazine nazionali, il figlio Antonio che insieme alla sorella Olivia, ha preso la conduzione imprenditoriale della casa editrice. Nella storia della Sellerio, tre sono stati i momenti di svolta editoriale, che lo stesso Antonio ricorda in queste interviste: la pubblicazione nel 1978 de L’affaire Moro di Leonardo Sciascia che in poche settimane vendette oltre cento mila copie; l’incontro nel 1981 con un altro grandissimo scrittori siciliano, allora sconosciuto al grande pubblico, Gesualdo Bufalino e la successiva pubblicazione di Dicerie dell’untore che nello stesso anno vinse il premio letterario Campiello; il lancio di Andrea Camilleri scrittore nel 1984 con La strage dimenticata, romanzo che non ebbe grande successo, e nel 1992 con La stagione della caccia che inaugura l’ascesa dello scrittore di Porto Empedocle come l’autore contemporaneo il più letto e più seguito in Italia e nel mondo.
Il nostro piccolo omaggio ad Andrea Camilleri, scrittore colto e raffinato nei suoi romanzi, Pop e televisivo con l’interminabile saga del Commissario Montalbano, oggi lo facciamo consigliando l’acquisto e la lettura di un bellissimo e molto interessante romanzo, poco conosciuto al grande pubblico degli amanti moltalbaniani, ma ben conosciuto agli appassionati della vera letteratura di Camilleri: La rivoluzione della luna, pubblicato da Sellerio nel 2013. È un romanzo che pur essendo un’opera d’arte letteraria di grandissimo spessore storico e culturale, non ha avuto il successo di vendite e di lettori che avrebbe meritato e che meriterebbe. È un romanzo che, senza ombra di dubbio, rappresenta una metafora straordinaria della vita sociale e politica della Sicilia dei viceré nell’età degli Asburgo, ma che al contempo rappresenta una formidabile rappresentazione dell’Italia dei nostri giorni, e anche per questo motivo, per la contemporaneità e l’attualità di questo grande scritto, va letto anche oggi per chi ama il grande Camilleri romanziere e vuole per un momento abbandonare il Camilleri Pop televisivo!
La recensione
Per chi ama la letteratura che osa plasmare la storia con i turbamenti e le passioni umane, non può non leggere questo bellissimo romanzo di Camilleri. Ma c’è un pericolo che il lettore deve essere consapevole di dover correre: l’essere travolto e sequestrato impietosamente dalla lettura scorrevole ed emozionante della storia di donna Eleonora di Mora, «marchisa di Castel de Roderigo, vedova del Viceré don Angel de Guzmán marchisi di Castel de Roderigo, fimmina beddra di fari divintari le gamme di ricotta, fìmmina di Paradiso, nìvura di capilli, àvuta, slanciata, aliganti, cu du occhi grandissimi, nìvuri come l’inca, che assimigliano a ‘na notti scurosa e scantusa ma nelle quali uno sarebbi cchiù che filici di pirdirisi per l’eternità.»
La storia è ambientata nella Palermo dei viceré di Spagna del milleseicento undici – metaforicamente potrebbe anche essere dei nostri tempi – e racconta di potere, di prepotenza, di ipocrisia, di privilegi, di danaro, di vendetta, di tradimenti, di morte, di viltà, di ingiustizie, di meschinità, di complotti, di passioni, di amore che mai manca nelle coinvolgenti storie di Camilleri. La narrazione è un succedersi repentino e ben ritmato di emozioni, di colpi di scena, di intrighi, di complotti, di battaglie più d’intelletto che d’armi.
Insomma, il pathos che cerca il lettore esigente in questa storia siciliana è assicurato. Il romanzo va letto tutto d’un fiato se si vuole provare il sofisticato piacere di lasciarsi trascinare in una bellissima storia di vendetta al femminile, la più glaciale e raffinata delle vendette, raccontata con arte magistrale e sopraffina che solo Camilleri in Italia, tra gli scrittori (o gli pseudo tali!) di fine Novecento inizio Ventunesimo secolo, riesce a fare con tale raffinata maestria narrativa!
Andrea Giostra
 
 

AGI, 18.7.2020
Un anno senza De Crescenzo, filosofo napoletano
Era il 18 luglio 2019 quando lo scrittore, autore e personaggio televisivo si spense a Roma un mese prima di compiere 91 anni.

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De Crescenzo se n'è andato il 18 luglio 2019, un giorno dopo un altro ultranovantenne che aveva segnato la storia culturale d'Italia, Andrea Camilleri. E quel giorno, sui social, in molti piansero entrambi: "Sta' doppietta Camilleri-De Crescenzo nun se po' suppurtà'.
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Andrea Cauti
 
 

ANSA, 18.7.2020
Montalbano torna in tv nel 2021 con Il metodo Catalanotti
Incerto il futuro della serie, ma si spera

Roma - La nuova storia già girata, 'Il metodo Catalanotti', sarà trasmessa nel 2021 come previsto dai palinsesti Rai presentati ieri e si spera che non sia l'ultima. Si addensano infatti nubi sul futuro di Montalbano in tv, e non ha sciolto il dubbio l'ad Fabrizio Salini neanche in occasione dell'anniversario della morte del papà letterario Andrea Camilleri, di cui ricorre il 17 luglio un anno dalla scomparsa, mentre arriva sugli scaffali il suo Riccardino (Sellerio), il libro del congedo, scritto nel 2005 e ripreso nel 2016.
"Per il momento non abbiamo nessuna novità specifica sul futuro della serie", ha spiegato Salini rispondendo ai cronisti. E in verità lo stesso Luca Zingaretti aveva dichiarato, in occasione della messa in onda degli ultimi due episodi di cui aveva in gran parte curato la regia, che voleva riflettere dopo la scomparsa dei tre pilastri della serie: Camilleri, il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri che ha costruito l'immaginario camilleriano in tv. "Ho bisogno di tempo per riflettere", spiegava l'attore in quell'occasione senza approfondire successivamente, "per sedimentare il dolore e elaborare il lutto, poi deciderò se tornare sul set senza questi amici o finire questa avventura fantastica.
La serie - prodotta dalla Palomar di Carlo Degli Esposti con Rai Fiction ai tempi targata Andreatta - che ha festeggiato i vent'anni ed è ormai un classico, è uno dei titoli più amati dal pubblico. Oltre un miliardo di spettatori calcolando anche le repliche, numeri da record. L'appuntamento con i nuovi episodi ogni volta è un evento, una festa popolare che si celebra. Montalbano è il testimonial principe non solo della fiction della Rai, ma anche della Rai come tale. Ha segnato uno spartiacque nella produzione della tv pubblica. È un modello di qualità. Con il suo senso di giustizia e la sua pietà umana, questo commissario si immerge nel dolore, rimette ordine nelle cose senza accettare comode verità. E senza nascondersi.
Una certezza intanto la abbiamo: Luca Zingaretti torna a impersonare l'amato commissario di Vigata e firma anche in questo caso la regia, su Rai1 il prossimo anno, con Il metodo Catalanotti tratto dal libro (Sellerio) del grande scrittore scomparso. Per gli 'specialisti' l'ultimo autentico Montalbano sarebbe proprio 'Il metodo Catalanotti' del 2018, dal momento che 'Il cuoco dell'Alcyon', uscito nel 2019, è la riscrittura di una vecchia sceneggiatura per un film mai fatto. Fatto sta che Montalbano è un personaggi che negli anni ha saputo imporsi nell'immaginario collettivo nazionale e internazionale. Ma ecco in sintesi la storia che vedremo: Carmelo Catalanotti è stato assassinato, una pugnalata nel petto, ma quest'ammazzatina, fosse anche solo per la strana compostezza della salma e lo scarso sangue versato, presenta subito qualcosa di strano. Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino, benché a suo modo 'equo' o almeno non particolarmente esoso. Ma Catalanotti non era solo un usuraio, era anzitutto un fervente e originale artista di teatro, anima e fondatore della Trinacriarte, attivissima compagnia di teatro amatoriale di Vigata. La Trinacriarte non è una semplice filodrammatica, buona parte dei suoi soci sono letteralmente posseduti, quando non addirittura invasati, dalla passione del teatro; e Carmelo Catalanotti era il guru di cotali adepti, un guru che sapeva essere geniale, ma anche crudele e sadico. Tanto che Montalbano si rende conto che proprio all'interno della sua arte, del suo personalissimo e inquietante Metodo, è la soluzione del mistero della sua morte. A complicare questo non facile caso ci si mette l'incorreggibile Mimì Augello, che nel tentativo di sfuggire al marito cornuto della sua ennesima amante, si imbatte con grande sorpresa in un cadavere. Cadavere che, però, con sorpresa ancora maggiore, non riuscirà più a ritrovare.
Firmano la sceneggiatura Camilleri, Francesco Bruni, Salvatore De Mola e Leonardo Marini. Per milioni di italiani questo commissario che non ha mai cambiato la macchina, è un modello: "Montalbano ha i valori dei nostri nonni" dice Zingaretti, "è profondamente perbene e crede nell'amicizia. È un uomo che può guardarsi allo specchio tutte le mattine". Lui ma anche la sua amata fidanzata Livia (Sonia Bergamasco) e la squadra di fedelissimi formata da Peppino Mazzotta (Fazio), Cesare Bocci (Mimì Augello), Davide Lo Verde (Galluzzo) e l'ineffabile Angelo Russo (Catarella). Nel cast di questo tv movie anche Greta Scarano e Antonia Truppo.
Nicoletta Tamberlich
 
 

TvZoom, 18.7.2020
Ascolti tv 17 luglio: Il giovane Montalbano fa il triplo di Canale5, battuta pure da Italia1, Rai2 e Rai3
Su Rai1 la replica de La stanza numero due a 3,663 mln e 20,6%. Su Italia1 Un’estate ai Caraibi 1,178 mln e 6,9%. Su Rai2 Maleficent 1,1milioni e 5,8%. Su Rai3 La grande storia 1,077mln ed il 5,9%. Su Canale 5 Manifest2 1,055 mln e 7,1%. Su Rete4 Stasera Italia News Speciale 843mila e 4,5%. Su La7 L’oro dei MacKenna 331mila e 2%.

Ascolti Tv: Michele Riondino atterra anche al venerdì con il prequel vigatese in replica
Col calcio della Serie A in pausa dopo il turno infrasettimanale (in ballo c’era la Serie B su Dazn), venerdì 17 luglio Il giovane Montalbano andava per la prima volta in onda nella seconda collocazione settimanale con le repliche della seconda stagione e La stanza numero due ed ha vinto facile contro la serie tv fresca di Canale5. Su Rai1 Michele Riondino ha avuto 3,663 milioni di spettatori ed il 20,6%.
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Grosseto Notizie, 18.7.2020
“Notizie dall’Amiata”: quattro incontri sull’attualità con intellettuali, giornalisti e scrittori
Dal 31 luglio al 2 agosto, ingresso libero

I Comuni di Santa Fiora, Arcidosso, Castel del Piano e Seggiano rispondono all’emergenza sanitaria con la cultura, ospitando dal 31 luglio al 2 agosto la quarta edizione di “Notizie dall’Amiata”, la prestigiosa rassegna culturale, nata per volontà di Mariolina Camilleri, illustratrice, figlia dello scrittore siciliano Andrea Camilleri, e di Alessandra Sardoni, giornalista del TG di La7, in collaborazione con le amministrazioni comunali.
Quattro incontri sull’attualità che vedranno la partecipazione di intellettuali, giornalisti, scienziati di spicco del panorama italiano: da Sabino Cassese a Enrico Mentana, da Marco Damilano all’immunologa Antonella Viola, da Stefano Bartezzaghi a Stefano Mancuso solo per citarne alcuni.
Il primo incontro è a Castel del Piano, venerdì 31 luglio, alle 19, in piazza Donatori del Sangue, dove il dibattito partirà dalla parola “imprevedibile”. Partecipano: Marco Damilano, direttore de l’Espresso, molto noto anche al pubblico televisivo per i suoi “spiegoni” a Propaganda Live su La7; Dario Fabbri, giornalista e analista esperto di geopolitica per la rivista Limes; la professoressa Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova. E poi Maurizio Mannoni, conduttore storico di Linea Notte, Rai3, che avrà il compito di moderare l’incontro.
A Seggiano, sabato primo agosto, alle 19, in una location speciale: il Giardino di Daniel Spoerri, parco artistico all’aperto che nei suoi 16 ettari, in località Pescina, accoglie le opere dell’artista svizzero Spoerri e di altri 54 artisti. Qui “Notizie dall’Amiata” affronterà la parola “futuro”, con Enrico Mentana, direttore del TgLa7 intervistato da Tommaso Labate, giornalista del Corriere della Sera, scrittore e conduttore di programmi televisivi e radiofonici su Rai Radio2.
 
 

La Sicilia, 19.7.2020
L'intervista al docente autore di tutti i risvolti
Nigro: «Il “vigatese” lingua viva che si evolve nel tempo»
«Con Andrea un colloquio intimo, mi è mancato lo scambio, l’intesa letteraria. Non c'erano più i suoi racconti»

«Il successo non si cerca ma si ottiene». Questa è una delle tante eredità che ci ha lasciato Andrea Camilleri. A dirlo è Salvatore Silvano Nigro che conosceva bene l'inventore del commissario Montalbano e di Vigàta. Il prof. Nigro è stato colui che ha scritto tutti i risvolti di copertina della serie Montalbano e chi, dunque, se non lui può guidarci dentro l'universo letterario di Camilleri ad un anno dalla sua scomparsa e in occasione dell'uscita di “Riccardino”, edito da Sellerio, il romanzo postumo che mette la parola fine alla serie.
«Il mio rapporto con Camilleri è stato un lungo colloquio intimo, ho curato tutte le bandelle dei suoi romanzi, il nostro legame è stato intessuto da una continua frequentazione telefonica nella quale ci confrontavamo sul romanzo. È stato un autore geniale e generoso, non ha mai corretto, né tolto o aggiunto alcunché al risvolto che ho scritto. Lavorare su “Riccardino” è stata un'esperienza molto particolare, mi è mancato lo scambio, l’intesa letteraria con Andrea. È stato anche un viaggio nei ricordi e nelle emozioni. Mi è costata tanta fatica, ho avuto delle difficoltà di natura psicologica perché mi sono trovato da solo, non c'erano più le nostre telefonate, i suoi racconti su quanto avevo scritto, la responsabilità era tutta sulle mie spalle e la sua assenza mi è pesata molto».
Riccardino ha una genesi e una storia peculiare che consente di fotografare con esattezza l'evoluzione, il valore e la grandezza letteraria del suo autore. La prima stesura del 2005, nel 2016 c'è la stesura definitiva con una revisione linguistica, ma la promessa e l'accordo originario con Elvira Sellerio era di pubblicare il romanzo solo dopo la morte dell'autore. «A ottant’anni volevo prevedere l'uscita di scena di Montalbano, mi è venuta l'idea e non me la sono fatta scappare. Quindi mi sono trovato a scrivere questo romanzo che rappresenta il capitolo finale, l'ultimo libro della serie. L'ho mandato al mio editore dicendo di tenerlo in un cassetto e di pubblicarlo solo quando non ci sarò più». Questo è il talento e la volontà di Camilleri.
«Leggendo i suoi romanzi uno dietro l'altro - continua il professor Nigro - mi accorgevo di come cambiava la lingua e questo è un passaggio fondamentale nella sua produzione letteraria. La lingua che lui ha utilizzato non è un dialetto ma è totalmente inventata, si basa, anche, sul dialetto siciliano ma trovando una sintesi originale con l'italiano che viene infiltrato nel dialetto così da trasformarla in una parola fantastica. Questa sua invenzione ci consegna una lingua viva che si evolve e cambia nel tempo, il “vigatese” ha avuto una sua storia, si è evoluta negli anni aggiornandosi, perfezionandosi. Il linguaggio di Camilleri ha un valore straordinario perché assume una dimensione antropologica. La gente pensa, ragiona, si muove attraverso questa lingua e trasforma in reale un luogo immaginario come Vigàta e tutto il suo universo umano ed emotivo. “Riccardino” in questo percorso ha un significato speciale, l'autore ha voluto con la doppia versione, mostrare ai lettori come in dieci anni la lingua si era, enormemente, evoluta».
Montalbano non è stato solo un incredibile successo letterario, l’epopea del commissario di Vigàta è diventata un trionfo televisivo che ha consegnato all'immortalità artistica personaggi e interpreti e proprio questa doppia dimensione in questo ultimo romanzo trova spazio come un'ombra, un'ossessione che possiede autore e protagonista. «La novità di questo ultimo libro - conclude Nigro – è nel pirandellismo esplicito che si esprime tra le pagine. Pirandello ha sempre rappresentato un riferimento per i romanzi di Andrea, in questo che il richiamo è ancora più forte. “Riccardino” è un metaromanzo straordinario perché affronta il tema dell'identità senza perdersi nell'oscurità filosofica ma riuscendo a sviluppare e mantenere una meravigliosa tensione narrativa».
Tutto ciò riassume quello che ha rappresentato Andrea Camilleri per la letteratura italiana, ci permette di capire quello che abbiamo perduto e quello che rimarrà come eredità artistica e patrimonio culturale.
Giuseppe Lorenti
 
 

La Sicilia, 19.7.2020
L'ultimo Montalbano di Camilleri. Tante le “mosse del cavallo” in questo libro che è frutto d’una felicità inventiva, narrativa, linguistica che non ha altari da onorare né icone da intitolare
“Riccardino”, un metaromanzo è ricco di trovate geniali
C’è un Camilleri drammatico, quello del bellissimo “Parla, ti ascolto”, il vero testamento dello scrittore

Ha mantenuto la promessa, l’ha onorata nel modo migliore. L'aveva annunciato da tempo che con la sua scomparsa sarebbe scomparso Montalbano e quel romanzo definitivo lo tenevano nel cassetto, da Sellerio. Eccolo, dunque, “Riccardino”. Ma la mia non è una recensione. È solo il resoconto di una lettura coinvolta, che da un’iniziale delusione è via via transitata verso un consenso ammirato e commosso. Andrea lo conobbi quando non era stato ancora consacrato dalla fama; era a Catania per firmare la regia di un “L'uomo, la bestia e la virtù” e lo incontrai a cena dalla cara Mariella Lo Giudice. Mi si rivelò, inutile dirlo, persona amabilissima, addirittura vulcanica. Ma forse stanca del proprio mestiere. Aveva scritto, sì, ma senza successo. Quand'ecco che ci capitò tra le mani quel fenomenale, esilarante “Birraio di Preston” e fu una scoperta travolgente, fu la scoperta di uno Sciascia riscritto e felicemente stravolto, da un Rabelais, da uno Sterne o da un Gadda; fu la scoperta di una vena aurifera fino a quel momento sepolta e tanto più dei nostri scrittori siciliani, quasi sempre attardati a elaborare il lutto per la perdita della casa del nespolo.
Quale vena? Quella d’un franco, smagliante, irrefrenabile umorismo; d’una rivisitazione della nostra storia non più querimoniosa ma sardonica, irriverente: che non vuol dire come parve a qualcuno, rinunzia all’analisi critica, ma lettura di quei fatti e misfatti altrettanto polemica e tuttavia più irridente che accorata, più ariostesca che da Inferno dantesco.
Proposi quel “Birraio” alla giuria del premio Vittorini (che a Siracusa rinasce - felice coincidenza - proprio nei giorni dell’uscita di “Riccardino”) e Camilleri fu premiato. Poi venne Montalbano, e il successo assunse dimensioni galattiche. Da allora, dovunque io vada a parlare dei nostri scrittori, da Stoccolma a Città del Messico, alle mie proposte (De Roberto, Brancati, Vittorini, Sciascia) si risponde seccamente: Camilleri, vogliamo Camilleri, vogliamo Montalbano.
Ma dicevo, nella mia avventura di lettore, d'una iniziale delusione. Ma come, il solito Montalbano! Ancora questione di corna, di “femmine” vogliose e maschi insaziabili? Ancora Catarella che sbatte rumorosamente la porta, ancora Fazio che si rivolge al commissario con un “vossia” più obsoleto dello ius primae noctis, ancora quelle intemperanze gastronomiche - anzi lupigne - che a leggerle ti fanno invidiare i digiuni di Pannella? E invece…
Invece scopriamo che da tempo, a nostra insaputa, quel furbo d’un commissario passava le sue imprese a “n’autore locali”, che ne ricavava romanzi di successo e ancor più fortunati sceneggiati televisivi, nei quali campeggiava un Montalbano aitante e piacente, brillante ingegnoso al punto da far soffrire il “vero” Montalbano, quello in carne ed ossa, d’un mortificante complesso di inadeguatezza e, addirittura, d’una “camurria di sdoppiamento”. E già, perché il vero Montalbano, un Montalbano (per dirla con Soriano) “triste y solitario y final”, si è invece decisamente stancato e a quest'ultima inchiesta si dedica malvolentieri («Vossia non mi persuade. Mi pare cangiato» gli confessa Fazio).
E così Camilleri scrive mentre Montalbano indaga: si contestano e correggono a vicenda; alternano e si tendono sleali tranelli, in un meta-romanzo ricco di trovate geniali, con un Montalbano stremato dalla lotta col suo “doppio” televisivo e un Camilleri palesemente infastidito da una critica che ancora lo relega nel limbo della scrittura “di genere” e di intrattenimento. Si è fatto il nome fin troppo ovvio, lasciando il libro, di Pirandello: e si sa quanto Camilleri amasse il suo grande conterraneo: ma anche da queste ipoteca l'autore di “Riccardino” andrebbe liberato, per quanto è lontano dal sofistico rovello e dal nichilismo ontologico pirandelliano.
Tante, si diceva, le trovate, tante le “mosse del cavallo” in questo romanzo che è frutto di una felicità inventiva, narrativa, linguistica che non ha altari da onorare, né icone da intitolare a un Pirandello o a un Brancaccio o uno Sciascia pur ben assimilati. Tra queste invenzioni, come non segnalare l’intelligentissima scaramuccia, travestita da intervista giornalistica, tra il vescovo e il commissario? O la trovata che conclude, anzi estingue (non voglio dire altro) il romanzo e ci congeda da Montalbano? Una trovata, quest'ultima, non più esilarante ma anche amara e perfino - da parte dell'autore - autocritica e perciò compassionevole nei confronti di quel personaggio che tanto gli ha dato. Ma c'è e come, un Camilleri “diverso” e anzi drammatico: solo che è nascosto e Andrea lo rivelò solo agli amici, inviandoci anni fa l'edizione clandestina di un bellissimo “Parla, ti ascolto”, inibito al pubblico per non scontentarlo, per non contraddire e deludere una ricezione finora serena e incoraggiante dell'opera del vecchio veggente.
Quello era il vero testamento dello scrittore Camilleri, come “Il cavaliere e la morte” lo fu di Sciascia. E non a caso all'amato Sciascia, ai tanti finali delle sue detective stories rimandano (ripeto: non dirò altro) il finale di “Riccardino” e il commiato di Montalbano. C’è solo da augurarsi che le disposizioni del Maestro mi autorizzino la libera circolazione. Ma… fiat voluntas sua.
Antonio Di Grado
 
 

Giornale di Brescia, 19.7.2020
«Riccardino», la trovata di Camilleri per congedare Montalbano

Il commissario Montalbano non muore e non va in pensione. «Alla fini, davanti a lui, ci fu solo ’na pagina bianca. Allura accapì quello che gli ristava da fari». Di sua spontanea volontà esce di scena, consumando l’ultima amara vendetta. Come? È una storia tutta da leggere.
Solo un maestro del teatro come Andrea Camilleri poteva architettare una messinscena così avvincente. Nella trama e nella regia, nella finzione e nella realtà. L’attesa, l’elaborazione corale del lutto, il rito liberatorio della lettura, il rimpianto: «Riccardino», il finale dell’epopea, era già il libro più venduto ancora prima di essere in libreria. Diciamolo subito: lo merita. Salvo svanisce. E Livia? E Fazio, Mimì Augello e Catarella che fine fanno? Il problema non era dare un destino ai personaggi del Commissariato di Vigata bensì risolvere il nodo che legava Salvo Montalbano e l’autore che lo ha messo al mondo. Questo era il dilemma che attanagliava Camilleri quando nell’estate del 2005 affidò alle mani di Elvira Sellerio il manoscritto dell’ultima avventura di Montalbano, frutto di un anno di lavoro.
La vulgata, il mito, vuole che il romanzo fosse chiuso in cassaforte, mentre Antonio Sellerio ora rivela che stava in un cassetto, ma nessuno, oltre sua mamma, ha voluto leggerlo prima del tempo: sarebbe sembrato di voler anticipare la sorte. Anche Camilleri dava a quel testo un valore scaramantico. Due maestri del noir mediterraneo e suoi amici, Manuel Vázquez-Montalbán e Jean-Claude Izzo, gli avevano confidato di essere stanchi dei loro Pepe Carvalho e Fabio Montale, e di volersene disfare, ma poi repentinamente erano usciti di scena loro prima dei propri personaggi. Camilleri aveva allora deciso di essere lui, nel pieno possesso delle sue facoltà, a mettere la parola fine a Montalbano. Nel 2005 era sull’onda alta del successo: aveva appena pubblicato «La luna di carta», in meno di dieci anni aveva scalato tutte le classifiche editoriali e la serie televisiva era già alla quinta stagione. Camilleri aveva deciso che Montalbano sarebbe invecchiato, ma come tutti, non sapeva quanto tempo gli sarebbe rimasto. Il tempo gli ha poi concesso di scrivere altre quindici avventure del commissario di Vigata, «Riccardino» è il trentunesimo della lista. Ma in quell’estate decise, nel più puro stile teatrale, di costruire un metaromanzo, la storia che chiude le storie. Lo ha riscritto nel 2016, ma senza toccare la trama e solo per ragioni linguistiche: il vigatese è una lingua inventata ma viva, che cambia.
La chiave di lettura viene offerta fin dalle prime pagine. «Riccardino sono!» dice una voce squillante quando il commissario risponde al telefono che suona all’alba nella casa di Marinella, dopo una notte tormentata. Salvo non sa chi sia, ma se lo ritroverà poco dopo ammazzato - un colpo di pistola in faccia - su un marciapiede. Il Montalbano vero, giunto sul posto, ha una «violenta botta di nirbuso» quando dalle finestre la gente chiede: «Cu? Montalbanu? Chiddru di la televisione?». E appena arriva in ufficio, a Catarella che gli annuncia che «il professore Cavilleri la cerca», intima secco: «Se richiama digli che io non ci sono». Il caso si rivela presto come una storia di corna e soldi, corruzione e un pizzico di mafia velati dal perbenismo che tutto avvolge. Ma la sfida è un’altra. In un gioco di specchi, lo scrittore, il personaggio letterario e quello televisivo si confrontano nel tentativo di giungere alla soluzione del loro intricato rapporto.
Montalbano sente il peso degli anni, ricorda l’infanzia da orfano, è stufo di litigare con Livia che vuole andare in vacanza a Johannesburg o Rio. Appare incerto nell’indagare su Riccardino Lopresti, direttore di banca, e i suoi tre amici impiegati alla miniera di sale, tutti giovani stimati e devoti. Uno è nipote del vescovo, il quale cerca di accomodare le cose a suo piacimento. Montalbano non si arrabbia quando gli tolgono l’inchiesta, ma quando gliela ridanno. E a Fazio che annota: «Vossia non mi persuade, dottore. Mi pari cangiato», risponde: «Pari macari a mia». Discute direttamente con l’Autore, che a sua volta si toglie qualche sassolino dalle scarpe, si arrabbia quanto si sente involontario protagonista di tanto successo. E pirandellianamente si ribaltano i ruoli in scena: chi deve risolvere il giallo? Camilleri confessava di essere orgoglioso della trovata che segna la «scomparsa» di Montalbano. E ne aveva ragione.
Claudio Baroni
 
 

il Fatto Quotidiano, 19.7.2020
Da 40 anni lo so. Camilleri è
Il “papà” di Rocco Schiavone ricorda l’amico a un anno dalla scomparsa e dopo l’uscita del romanzo postumo, “Riccardino”

“È uno dei libri più belli che ha scritto”. Silenzio. “È un testamento meraviglioso”. Silenzio più lungo. “Si è messo in scena e alla fine mi sono commosso. Io ero suo amico”. Antonio Manzini con Andrea Camilleri ha condiviso artisticamente, umanamente e socialmente quarant’anni di vita; lui il fumo delle sigarette del maestro l’ha visto e respirato davvero, all’Accademia di arte drammatica “Silvio D’amico” (“lui professore, io studente”), o in tournée in Sudamerica; o quando, entrambi scrittori, si trovavano per discutere di libri (“senza Montalbano non sarebbe esistito neanche il mio Rocco Schiavone”). E quando parla di Camilleri, Manzini mantiene sempre un tono controllato, da chi scaccia la commozione e cerca di ritrovare il sorriso in ogni ricordo: “Poco sotto mio padre c’è lui”.
Riccardino lo aveva letto nel 2005?
Tanti anni fa Andrea mi aveva raccontato la trama, ma l’avevo dimenticata: forse fu un riflesso istintivo per allontanare l’idea del distacco da lui; (riflette) nelle ultime pagine mi sono proprio commosso. Speravo di leggerle il più tardi possibile.
E mentre sfogliava il libro?
Ho rivisto Andrea al lavoro, ho sentito la sua voce, soprattutto nelle battute: la telefonata tra il Montalbano personaggio e lui autore è un gioiello.
Nel libro Camilleri si racconta: “Sono considerato uno scrittore di genere di consumo”.
Quelli di Andrea sono libri difficili, capisco il linguaggio perché ho vissuto per due anni a Palermo: da sempre mi domando come lo possa comprendere uno di Vigevano. (Sorride) Tanti anni fa ho recitato Goldoni: ancora non ho capito cosa dicevo.
Camilleri ci è riuscito.
Sì, creando una lingua sua, il “vigatese”, costruita col passare degli anni. Anche negli ultimi tempi ha aggiornato Riccardino, grazie a Valentina.
Valentina Alferj nel tempo è diventata gli occhi e la mano del maestro...
È la più grande esperta di “vigatese”: Andrea dettava e lei era l’unica a conoscere la grafia di alcuni nomi dei protagonisti.
Si sentiva snobbato dall’intellighenzia?
(Ride) In realtà non je ne fregava una mazza; pensava ai libri, solo ai libri, e si divertiva come un bambino a scrivere, altrimenti uno non regge tutti quegli anni.
Ha mandato in crisi molti scrittori.
Nessuno lo sa, ma era in grado di realizzare tre Montalbano l’anno, e quando ancora ci vedeva, ai tre aggiungeva due romanzi storici; il problema per noi colleghi – per favore lo metta tra virgolette – era il livello: uno più bello dell’altro. Faceva paura.
Lo paragonano a Simenon.
Sicuramente sulla velocità di esecuzione, ma Simenon è più serio, più cupo, lui più ironico.
Il vostro primo incontro.
In Accademia e in teoria non avrei dovuto averlo come docente: insegnava ai registi, considerati la serie A, mentre noi attori la B, invece l’ho incontrato e ho capito che mi piaceva troppo; così gli ho rotto le scatole, tanto da partire insieme, destinazione Argentina, per il saggio finale su Majakovskij.
In viaggio con Camilleri.
(Sospira) Che meraviglia. Siamo andati in scena al Teatro Cervantes di Buenos Aires, in platea un ministro, già presente nel governo del dittatore Videla, e una pletora di militari; alla fine dello spettacolo mettiamo l’Internazionale e molti di quelli in divisa si alzano e se ne vanno, mentre dalla galleria iniziamo a sentire i ragazzi cantare in spagnolo.
Da pelle d’oca.
Avevamo i brividi; è uno di quei momenti in cui pensi: “Non siamo ancora tutti morti”. Poi il ministro venne a salutarci: mi rifiutai di stringergli la mano, e gli altri come me.
E Camilleri?
(Ride a lungo) In un angolo. (Pausa) Ora vi spiego chi era Andrea: stavamo a Rio de Janeiro con altri colleghi e amici. Un giorno decidiamo di visitare il Cristo. Iniziamo le rampe di scale, tante scale, fino a quando Andrea si stufa, vede un bar, e decide: “Io resto qua”. “Manca solo una rampa!”. “Nun me ne fotte una minchia”. E così è stato: ha ordinato una birra e ci ha aspettato.
Quando le ha “presentato” Montalbano?
All’inizio non capivo nulla, avevo solo 27 anni...
Però.
Vado a casa sua e mi dà un manoscritto realizzato con la Lettera 22: “Dimmi cosa ne pensi”. “Sei matto? Sono troppo giovane, dallo ai tuoi amici”. “Sono tutti morti”.
Alla fine?
Dissi che era bello, che ero incuriosito dal siciliano e da un particolare: nessuna correzione, così da ignaro lo sottolineai. “Andre’, già lo sai il suo valore, questa è la bella copia”. “No, è uscito così”. Mi sono spaventato.
Perché?
Non è umano produrre 250 pagine, con la macchina da scrivere, senza sbagliare.
E quando gli ha rivelato la sua volontà di diventare scrittore?
Non è mai successo.
Mai?
Pubblicai il mio primo romanzo per caso, doveva essere solo un monologo teatrale: non avvertii Andrea, gli mandai il romanzo finito.
Come mai?
Era già famoso, pieno d’impegni, ci sentivamo di meno, non volevo disturbarlo; non ne abbiamo mai parlato, ma interpretò quel gesto come una disattenzione. Si offese.
A lungo?
Tempo dopo scrissi un libro con altri tre colleghi, tra cui Andrea: a una presentazione mi trattò con freddezza.
Come ha recuperato?
Chiamandolo e chiamandolo di nuovo, poi deve aver capito, perché un giorno Antonio Sellerio andò da lui e gli chiese: “Conosci un tale Antonio Manzini?”. Risposta: “Sì, è uno che non rompe i coglioni, e per fare questo spesso si è rovinato”.
Ha definito Camilleri “genio”.
Penso a una battuta di Troisi: “Sono nato e il mio dirimpettaio a sei anni suonava il pianoforte, sapeva già scrivere in italiano, faceva le tabelline. Io no. E tutti a casa mi dicevano: ‘Guarda quello quanto è bravo’. Ma dico io, un genio, proprio davanti a me doveva venire ad abitare?”. Ecco, ogni volta riflettevo: dobbiamo proprio condividere la casa editrice con un mostro del genere?
Ha aperto un mercato.
Prima i romanzi seriali appartenevano solo alla cultura anglosassone o francese, poi è arrivato lui, e non se n’è neanche reso conto: andammo a presentare uno spettacolo teatrale al Maurizio Costanzo Show, noi in platea, compreso Andrea. A un certo punto Costanzo gli dà la parola e resta folgorato da quello che dice.
E...
Esce Montalbano e torna ospite del programma. Prima di lui interviene una ragazza con la famiglia distrutta dalla mafia, e il tono della serata prosegue su pentiti e criminalità; alla fine Costanzo introduce Montalbano, e Andrea si sottrae: “Dopo queste storie vere, terribili, non me la sento di arrivare con questo libricino su un poliziotto”.
Solo lui...
Infatti Costanzo lo invitò di nuovo, innamorato del libro, e partì il successo; ripeto: Andrea non se ne rese conto.
E quando?
Un paio di settimane dopo ricevo una sua telefonata: “Anto’, sta succedendo qualcosa”. “Cosa?”. “Qualcosa di strano; vediamoci, ne dobbiamo parlare”. Così mi diede appuntamento in un bar, e il suo esordio fu: “La situazione mi sta sfuggendo di mano”.
Addirittura.
In quel periodo eravamo dei morti di fame, gente che la pizza se la divideva in quattro. Eravamo veri teatranti. (Sorride) Quel giorno mi spiegò tutto dell’editoria, stupito di aver venduto 150 mila copie in pochi giorni: “Che stronzo, a saperlo mi compravo casa”.
Serio...
Nel cassetto custodiva altri romanzi, e quando me li mostrò, aggiunse: “Questi sono di Mariolina, Andreina ed Elisabetta”, le tre figlie, amate alla follia. Per ognuna sognava di acquistare un appartamento. (Cambia tono) Uno immagina Camilleri e pensa al suo studio come un luogo vasto, pieno di libri, invece lavorava in sei o sette metri quadri. Un buco. Per se stesso non aveva velleità.
Come gestiva la fama.
Aveva messo dei filtri e non rispondeva mai al cellulare, però amava andare in giro a parlare con le persone.
Era diventato un guru, santificato.
Gli veniva da ridere, ma parliamo dell’uomo più colto che abbia mai conosciuto. Lui sapeva. E tra noi c’era una gara: andavo da lui con dei nomi di scrittori semi sconosciuti, magari un poeta minore del romanticismo tedesco, e mi fregava: “Sì, è morto ad Heidelberg”.
Nei suoi libri ci sono pagine alte...
Uno non deve prendere Catarella o Montalbano, quello è teatro, ma le parti dedicate alle storie d’amore, soprattutto nei romanzi storici: Il re di Girgenti andrebbe letto a scuola.
Non ha vinto lo Strega.
Non ha neanche concorso.
In Riccardino spiega che Montalbano si appalesa e quasi lo obbliga a scrivere.
Me l’aveva confidato anni fa, ma non avevo capito. Invece è vero. E mi capita lo stesso con Rocco Schiavone: il tuo personaggio diventa un amico ingombrante, ma dipende sempre da te.
Camilleri viene descritto come un grande oratore.
Stava ore a raccontare, e ho il rammarico di non aver registrato i suoi ricordi dei tempi del fascismo, della guerra, o del teatro. Uno dei più belli è legato a Porto Empedocle, lui ragazzo: “Sai quando ho capito che gli americani avrebbero vinto la guerra? Non con i carri armati o l’esercito, ma quando hanno sbarcato le poltrone da dentista: quelli si occupavano pure delle carie dei soldati. E noi tutti a farci i denti belli”.
Il teatro.
Anche qui, i suoi racconti sul periodo d’aiu*to-regista di Orazio Costa erano meravigliosi; lo descriveva come un grande direttore ma una specie di frate, un monaco: “Lui e il sesso non si incontravano mai, viveva in una specie di cella francescana”. L’opposto di Andrea.
Una fortuna averlo incontrato.
E quando mi ricapita... nessuno lo sa, ma è stato Camilleri ad aver portato Beckett in Italia.
Le dava consigli di scrittura?
Mai, mi ripeteva solo “non pigliamoci troppo sul serio”; (ride) con lui organizzavamo gare di retorica: ci ritrovavamo a casa sua e ognuno portava due o tre libri con alcuni passaggi sottolineati. Li leggevamo a voce alta. Vinceva chi aveva scovato la pagina più carica. Ci uscivano le lacrime dal ridere.
Se le chiedessero di proseguire la saga di Montalbano?
Primo: non sarei in grado, per scrivere come lui devi essere siciliano, colto e aver vissuto in maniera intensa. Secondo: neanche sotto tortura.
Appena si è sentito male è corso in ospedale da lui.
Ho mio padre nel cuore, ma lui sta subito lì vicino.
Ve lo siete detto?
Mai. (Rallenta) Quando stava male e lo vedovo sul letto, pensavo: “Non se lo merita”, e ho immaginato un incontro tra Camilleri e Dio, se esiste.
Come andrebbe?
Andrea negherebbe la sua esistenza anche se ci parlasse.
Immaginiamo il dialogo tra i due.
“Andrea stai parlando con me!”. “Questo lo dice lei...”.
Alessandro Ferrucci
 
 

Un libro tira l'altro ovvero il passaparola dei libri, 19.7.2020
Riccardino, di Andrea Camilleri

Recensione 1
Adesso è proprio finita… ho appena girato l’ultima pagina e la malinconia già ti avvolge in quest’estate malinconica. Se ne va Montalbano, ed è un’uscita di scena meravigliosa, che non si può proprio svelare (tranquilli: non muore!).
Negli ultimi anni avevo spesso criticato Camilleri per il fatto di scrivere i suoi romanzi più per la tv che per i suoi lettori, e infatti in questo libro (scritto quindici anni fa e uscito postumo solo adesso) tutti i nodi vengono al pettine.
Un libro che è un testamento e un omaggio insieme, che (per chi ancora avesse dubbi) consegna alla storia un grande Autore. È vero, di detective famosi ce ne sono stati innumerevoli nel mondo letterario, e chissà quanti altri ne verranno ancora… ma per nessuno di loro è stata creata addirittura una lingua “ad hoc”, una specie di esperanto siculo-genovese che, incredibilmente, anche il più negato verso le lingue (come il sottoscritto) dopo poche pagine non solo riesce a parlare ma se ne impossessa, entrando in un altro mondo, nel mondo di un personaggio che non dimenticheremo più.
Sauro Scarpelli
Recensione 2
Decisamente diverso dagli altri capitoli dedicati a Montalbano, ci si trova dentro l’ironia e la comicità siciliana che forse solo un siciliano può apprezzare appieno .
Chiedendo pirdonanza faccio un piccolo appunto al maestro che da lassù spero non se ne abbia a male, l’uso eccessivo del dialetto rende il romanzo, a volte, difficile da decifrare anche per me che sono isolana e nonostante l’idioma dia perfettamente l’idea dell’ambientazione io ritengo sia poco accessibile a molti lettori.
In Riccardino vi è anche la mirabile descrizione del rapporto di amicizia, che è esistito tra personaggio e scrittore, un legame che li porta a fronteggiarsi, a parlarsi, a discutere su quella fruttuosa collaborazione che li ha visti protagonisti entrambi di storie che a volte stavano un po’ stette al protagonista e che il maestro, a forza di pennellate di colore e di mirabili intrecci prosaici, gli faceva calzare a pennello.
Che dire!!! Grazie Montalbano per averci mostrato l’ironia della vita e sopratutto grazie maestro per questo ultimo splendido regalo.
Mariagrazia Venuto
Recensione 3
Comprato stamani, nella doppia versione, e finito di leggere adesso: Bello e con tanti spunti di riflessione.
“Ma quelli che abitano nella via interessata al fatto di sangue so­no tutti lì, affacciati ai balconi e alle finestre, per vedere che cosa succede. Quin­di, appena Montal­bano scende dalla macchina, subito sente un dialogo “aereo” sulla sua testa, un dia­logo che lo riguarda.
«U Commissario arrivò!». «Cu? U Commissario?» «Sì, Montalbano!». «Ma cu, chiddru de la televisione o quello vero?».Tutto questo fa subito girare le scatole al Commissario”.Montalbano infatti non sopporta di essere scambiato per il suo alter ego”.
Questo è una parte dell’incipit di Riccardino l’ultimo romanzo scritto da Camilleri su Montalbano.
Un Montalbano “diverso” dal solito: in lotta continua con il suo autore e con il suo doppio popolare in tv. Si fronteggiano, si sfidano, battibeccano.Montalbano e l’autore. Il primo vuole vivere la sua vita e accusa l’autore di avergliela stravolta; l’autore accusa Montalbano di aver, lui, stravolto tutte le sue trame, di aver voluto che una cosa si sviluppasse e finisse come voleva lui e non l’autore.
Un Montalbano stanco, invecchiato che si trova a dipanare l’ennesimo giallo: un delitto che all’apparenza ha già un colpevole ma…quel “ma” non convince e svolge le sue indagini alla sua maniera.
L’inizio ricorda molto “Il giorno della civetta” di Sciascia: un delitto che tutti hanno visto e non…visto.
Da qui partono le indagini che vedono Montalbano convocato dal Vescovo di Montelusa che vuole sia lui a seguire il caso perché uno dei tre amici di Riccardino, Alfonso Licausi, è suo nipote, e fa pressione sul mondo politico, tra corruzione e nuovi governanti.
Le ricerche si sviluppano tra tradimenti, conti bancari, ditte e camionisti di un’azienda mineraria.
Tutto troverà la giusta collocazione e l’indagine troverà il suo epilogo così come Montalbano… uscirà di scena nella maniera più consona al personaggio.
Il libro è anche un omaggio a Pirandello e ai suoi “doppi”. La lingua è quella a cui ci ha abituato Camilleri: parti in “vigatese” e parti in italiano.
Lidia Campanile
 
 

Corriere Etneo, 19.7.2020
Camilleri e il murales di Porto Empedocle: l’arte urbana rigenera le città
Nella città di Andrea Camilleri, quella Porto Empedocle che guarda il mare, ad un anno dalla sua scomparsa con l’uscita postuma del suo ultimo lavoro ‘Riccardino’, sulla facciata del Palazzo Municipale che guarda la piazza, appare l’icona del grande maestro.
Un’opera di street art di Ligama, artista di Caltagirone, voluta dalla sede dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento con l’associazione Mariterra.

Come spesso accade in questi casi, i comuni sono partner senza risorse (sull’orlo del dissesto finanziario) e a dare concretezza alle idee, sono gli sponsor privati, i commercianti della via Roma (con pranzi e cene) e quella preziosa risorsa che è il volontariato culturale. Angela Roberto (presidente della sede locale dell’Archeoclub d’Italia) assieme a tanti volontari ha voluto, desiderato e realizzato, un piccolo sogno: celebrare Andrea Camilleri nella sua città natale e dimostrare come l’arte urbana può essere l’occasione per rigenerare la città.
Non è un semplice muro pittato; è la volontà collettiva di condividere un processo di potenziamento dell’identità urbana. L’immagine di un personaggio riconosciuto e adorato dal grande pubblico internazionale che ha contribuito a valorizzare la Sicilia nel mondo.
Oltre i valori indiscussi (Camilleri è diventato un brand assieme al suo Montalbano) sul piano della letteratura, della produzione editoriale e cinematografica, quello che ci interessa evidenziare oggi è l’importanza dell’arte urbana per rigenerare le città; il valore dell’iniziativa – curata dai volontari – come incubatore di bellezza e partecipazione; la necessità di esportare queste “buone pratiche” attraverso un quadro normativo in altre realtà e la consapevolezza che grazie alle arti e alla storia (eventi, personaggi) si possa condurre un piano di marketing territoriale, funzionale allo sviluppo economico delle aree periferiche.
Sono molti gli esempi già avviati come Farm Cultural Park di Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Favara (vicino Porto Empedocle), di qualche anno fa la città degli artisti di Castelmola (Me) curata da Eleonora Cacopardo.
Esperienze che hanno cambiato le città, il loro modo di rappresentarsi e messo le basi per un rilancio dell’economia. Esperienze faticose, spesso ostacolate da cavilli burocratici e incomprensioni sul piano politico ma cariche di entusiasmo e attrattori di bellezza, di sviluppo; tutte utili per consolidare l’identità collettiva, necessaria per abitare i luoghi.
Le città hanno bisogno di arte, hanno bisogno di essere conservate ma nello stesso tempo trasformate, attraverso l’innesto di opere, di segni, di rimandi al trascendente.
Come l’immagine ingigantita di un Camilleri che curioso osserva la gente che lo guarda, come per creare una relazione educativa tra la collettività (nomade e disorientata) e il significante che scaturisce dal personaggio Camilleri.
Le città hanno bisogno di nuove polarità culturali e hanno bisogno di rinnovare alcune relazioni perse, tra i luoghi e i loro abitanti.
L’ipervelocità di attraversamento dello spazio urbano ci ha resi apatici e indifferenti ai segni, ai simboli, come portatori di significati collettivi che vengono semplificati e svuotati persino manipolati.
Questo può degenerare nell’iconoclastia urbana, come quella verificatasi dopo la morte di George Floyd negli Usa e in altre parti del mondo, come segno di protesta. L’arte deve essere sempre più a servizio dell’identità collettiva e diventare arte urbana.
Il volontariato culturale assume in questo caso un valore determinante per rigenerare la città, si sostituisce al “principe” rinascimentale e si propone come un mecenate al servizio della collettività. In questo senso sarebbe necessario costruire un nuovo quadro normativo che faciliti il compito di incubatore culturale.
Un quadro che individui procedure, ambiti, modalità, incentivi ecc. applicabili ed esportabili in tutte le realtà, evitando gli “impedimenti” discrezionali di quello o di quell’altro (il burosauro).
Ogni città ha i suoi grandi personaggi, le sue grandi storie, i luoghi della memoria e della modernità.
Luoghi che ricordano tristezza e felicità, orgoglio e prudenza. Portatori di messaggi educativi e moniti per la collettività. Leggende e mitologie, risorse e tesori, tutti contribuiscono all’identità collettiva che diventa strategica per rigenerare il tessuto sociale e rilanciare una nuova stagione di benessere, a partire dai localismi inseriti nelle società globale. Glocal è il futuro, ma per attivarlo pienamente bisogna riappropriarci della nostra identità collettiva.
Bisogna a questo punto continuare a svelare, combattere il nascondimento e narrare la storia, cercandola se necessario dentro i labirinti della memoria.
Bisogna rappresentare, con l’arte,il nostro vissuto e renderlo materico con l’architettura, la scultura, la pittura, il cinema, il teatro e tutte le possibili arti al servizio della città. Arte di qualità, di spessore, evitando i dilettantismi a buon mercato, quelli più facili da manipolare e plasmare da parte dei “tiranni”, serve una coscienza collettiva che esiga l’arte urbana.
Quindi serve essere collettività e individualità consapevolmente. Ma oggi è il 19 luglio e serve ricordare anche Lui, il giudice Borsellino, un altro eroe di questa terra, la Sicilia. Forse l’occasione per pensare un altro murales, che ci guarda come quello di Andrea Camilleri per dirci qualcosa di utile.
Francesco Finocchiaro
 
 

Sellerio Editore, 19.7.2020
Omaggio ad Andrea Camilleri
Domenica 19 luglio alle 19.00, in via Umberto I 6 a Trevignano Romano (RM) la libreria in itinere ricorda il Maestro Andrea Camilleri con una serata di letture interpretate da Stefania Di Michele.
 
 

La Repubblica (ed. di Napoli), 19.7.2020
Mercadante, riapertura con poltrone offlimits per il distanziamento

«Voglio riaprire anche solo per 100 persone» aveva detto ad aprile. E lo ha fatto nel giorno in cui il mondo della cultura, in Italia, celebrava Andrea Camilleri nell'anniversario della sua morte. Roberto Andò, il direttore dello Stabile Nazionale di Napoli, ha riaperto le porte del Mercadante per la proiezione del film "Conversazione su Tiresia", di e con Camilleri, per la regia dello stesso Andò. La sala era chiusa dai giorni del lockdown. Un applauso ne ha salutato la riapertura, venerdì. L'applauso di un pubblico sparuto e disorientato dinanzi a quella platea semivuota, a quelle poltrone off limits per obbligo di distanziamento, a quelle corde annodate che per ogni fila di posti ne lasciavano liberi appena 3 o 4.
L'applauso al direttore giunto a Napoli appena prima che il Paese si fermasse, e l'applauso al teatro che resta «specchio e coscienza della collettività » come ancora Andò ricorda. Un teatro costretto a ridurre a meno di un terzo i suoi 520 posti, e che rinnova persino i riti per avervi accesso. Si entra da lì, e solo da lì, dalla porta indicata dal personale cortese quanto imbarazzato d'imporre obblighi inconsueti, si percorre il corridoio sino alla biglietteria, si torna indietro da un'altra porta, e solo da quella. E in sala le mascherine devono restare sul viso se ci si muove, se ci si alza per un saluto. Andò osserva mesto il pubblico che non ha voluto mancare l'occasione. Non dice una parola, dal palco, sul futuro dello Stabile, parla di Camilleri e del lavoro che viene presentato, ne discute con il presidente della Film Commission Titta Fiore, ma il suo sguardo non si ferma all'oggi. Indugia sui vuoti in sala, più che sui pieni. Perché sa che la prima delle stagioni dello Stabile firmata da lui con quei vuoti dovrà fare i conti. E cercherà di trasformarli in innovazione per le compagnie, permettendo loro di usare, della sala, non più solo il palcoscenico. Tra qualche giorno ci sarà la conferenza per presentare il cartellone del prossimo anno.
Bianca De Fazio
 
 

Malgrado Tutto, 19.7.2020
Le nostre prime pagine raccontano/26
1980-2020 Malgrado tutto… aspettando i quarant’anni



Il primo numero del 2010 è del mese di gennaio. Un numero speciale interamente dedicato ad Andrea Camilleri e alla nascita della Fondazione a lui dedicata. In prima pagina un articolo di Gaetano Savatteri “Ritorno alla Marina”, dedicato alle prime iniziative della Fondazione. Sempre in prima Andrea Camilleri racconta di Luigi Pirandello, suo concittadino, del suo incontro da bambino con il grande drammaturgo premio Nobel. Nelle pagine 2 e 3, l’intervista di Salvatore Picone a Camilleri “La casina dei giorni lontani” e un’intervista di Gaetano Savatteri ad Andreina Camilleri, figlia dello scrittore.
[...]
 
 

SR, 19.7.2020
Andrea Camilleri: "Kilometer 123"
"Kilometer 123" ist der letzte Krimi von Autor Andrea Camilleri. Der italienische Schriftsteller starb letztes Jahr in Rom. Sein letztes Werk ist zuckersüß und zugleich bitterböse. Unser Krimitipp der Woche.
Der wöchentliche Krimitipp auf SR 3 im "Samstagabend" - live zu hören immer in der Stunde zwischen 18.00 und 19.00 Uhr und dann dienstags nochmal in den "Bunten Funkminuten".

"Kilometer 123" von Andrea Camilleri ist zuckersüß und bitterböse. Was als Liebeskomödie beginnt, entpuppt sich als Perfidie aus Macht, Intrigen und Eifersucht. Meisterhaft die Beobachtungsgabe des Italieners, der Wert auf Kleinigkeiten legt, um damit Großes zu beschreiben, mal scharfsinnig, mal scharfzüngig, aber immer mit Augenzwinkern und einem Lächeln auf den Lippen. "Kilometer 123" ist wie ein Abschiedsgeschenk – Danke!
Ulli Wagner
 
 

Ufficio Stampa Rai, 19.7.2020
RAI 1 20 LUG 2020, 21:25
"Morte in mare aperto" per il giovane Montalbano su Rai1
Nuovo appuntamento con Michele Riondino e Sarah Felberbaum

Terzo appuntamento con la fiction "Il giovane Montalbano", in onda su Rai1 lunedì 20 luglio alle 21.25 con l'episodio "Morte in mare aperto", interpretato da Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Sarah Felberbaum.
Le nozze si avvicinano, e i preparativi procedono. Salvo deve comprare il vestito da cerimonia e sarà Mimì a fargli da consigliere perché purtroppo Livia in quei giorni non può essere a Vigata. Ne è assai dispiaciuta perché presto sarà l’anniversario del giorno in cui si sono fidanzanti e lei avrebbe voluto tanto festeggiarlo con il suo Salvo, che intanto si trova ad affrontare un nuovo caso. Matteo Cosentino telefona al commissariato per comunicare che su uno dei suoi pescherecci c'è un morto a bordo. Sembra si tratti di un incidente, ma la faccenda ha sin dall’inizio contorni piuttosto insoliti. Il commissario si precipita sul posto e scopre che la vittima, il motorista Franco Arnone, è morto per un colpo di pistola partito accidentalmente. L'arma apparteneva a uno dei pescatori dell’equipaggio, Tano Cipolla, che si dispera e racconta che il colpo è partito accidentalmente. Ma l’ipotesi dell’incidente non sembra del tutto convincente, si indaga sui rapporti fra Tano e la sua bellissima moglie Michela, e soprattutto presto emergono aspetti assai poco trasparenti circa Cosentino e gli affari dei suoi pescherecci.
 
 

LaNostraTv, 19.7.2020
Il giovane Montalbano, l’attore di Paternò confessa: “È stato fantastico”
Michele Riondino ne Il giovane Montalbano, l’attore di Paternò confessa: “È stato fantastico”

Domani sera, lunedì 20 luglio, andrà in onda un nuovo episodio de Il giovane Montalbano dove ad interpretare Salvo Montalabano, giovane commissario, troviamo Michele Riondino mentre Alessio Vassallo veste i panni di Mimì Augello, Sarah Felberbaum quelli di Livia e Alessio Piazza invece è l’agente Paternò. Quest’ultimo, stando a quanto riporta TvMia ha raccontato così l’esperienza sul set:
”Girare Il giovane Montalbano, la fiction di successo che vediamo ora in replica su Rai 1 è stato fantastico: eravamo un gruppo di attori giovani, con tanta voglia di interpretare quei personaggi. È stata un’esperienza bellissima”
[...]
Liliana Morreale
 
 

Sellerio Editore, 20.7.2020
I libri di Andrea Camilleri

Cari amici, in molti ci avete chiesto un elenco di tutti i libri di Andrea Camilleri, da "La forma dell'acqua", pubblicato nel 1994, a "Riccardino", passando per i romanzi storici e i monologhi teatrali. L'elenco completo, con una scheda introduttiva per ciascun titolo, lo trovate in questo libretto che potete richiedere al vostro libraio di fiducia, oppure potete scaricarlo dal nostro sito: https://sellerio.it/it/andrea-camilleri/i-libri-di-andrea-camilleri-12540.
Quale libro vi manca per completare l'opera del Maestro di Vigàta?
Buona lettura!
Alferj e Prestia - Agenzia Letteraria


 
 

Sette storie, 20.7.2020
Le grandi serie tv
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Le grandi serie tv svelate da Monica Maggioni nella quarta puntata del suo programma "Sette Storie". Dai successi Rai alle grandi produzioni internazionali. Da "Doc" alla "Casa di carta", alle serie più viste negli ultimi mesi. Come nascono i fenomeni di culto? Chi scrive le serie? Chi le interpreta? In sommario, l'incontro sul set con Luca Argentero e Elena Sofia Ricci, l'intervista al regista di "Braccialetti rossi" Giacomo Campiotti, il ricordo di Andrea Camilleri nelle parole di Maurizio De Giovanni e di Michele Riondino. Quest'ultimo - protagonista de "Il giovane Montalbano" - pochi minuti dopo la puntata in onda in prima serata, "esce" dal personaggio e omaggia il grande scrittore. E, ancora, l'incursione di Francesco Pannofino, alias René Ferretti. Protagonisti anche Elena Capparelli, Luca Bernabei, Antonio Monda, Armando Fumagalli. Per capire tutto quello che sta dietro al grande successo del fenomeno delle serie.
 
 

Radio RTM, 20.7.2020
Riccardino l’ultimo libro sul Commissario Montalbano

Ad un anno esatto dalla scomparsa del grande Andrea Camilleri, la casa editrice Sellerio ha pubblicato l’ultimo romanzo del Commissario Montalbano: “Riccardino”. L’ultima indagine del commissario più amato d’Italia, e molto apprezzato anche all’estero. Un romanzo che a molti lettori e appassionati del commissario mette paura, visto che rischia di segnare la parola fine a una grande storia lunga più di un ventennio.
L’editore in apertura del romanzo in una nota ha voluto precisare: “Riccardino è l’ultimo romanzo con il commissario Montalbano, lo pubblichiamo a un anno esatto dalla morte di Andrea Camilleri. Desideriamo così onorare uno scrittore, una figura pubblica e una persona straordinaria […]. Una avventura che ha portato l’autore a un prodigioso successo e segnato il destino di questa casa editrice”.
Camilleri con tutti i suoi romanzi, non solo con il filone Montalbano, ha voluto mettere in risalto in modo straordinario la Sicilia e le ricchezze che questa terra offre, con un modo tutto suo, infatti sono diversi i romanzi che hanno come ambiente principale l’isola.
Dentro le pagine di Riccardino è possibile leggere la conclusione dell’epopea del Commissario Montalbano, anche se rimarrà un must intramontabile, grazie alla produzione cinematografica, che ha fatto seguito alle numerose pubblicazioni.
“Riccardino – afferma l’editore – costituisce quindi il congedo di quello che è con certezza il personaggio più popolare prodotto della letteratura italiana a cavallo tra questi millenni, divenuto anche un riferimento etico e civile per la Sicilia e l’intero paese”.
Riccardino è la soluzione trovata da Camilleri per mettere la parola fine alla sua creatura amata, anche se è certo che non voleva liberarsi di Montalbano. Il romanzo fu consegnato nel 2005 all’editore, ma a questo sono seguiti ben 18 romanzi, e così Andrea Camilleri è stato costretto nel 2016 a rivedere il romanzo sia sul piano stilistico che linguistico.
Riccardino non è un semplice testamento dell’autore, ma è il dialogo più bello e vero tra l’autore e il suo personaggio. All’interno di questo romanzo ci sono tante belle sorprese che meritano di essere lette, immaginate e ambientate nella location cinematografica, per renderle ancora più vive.
Leggendo il romanzo il lettore scopre un rapporto particolare tra autore e personaggio, un dialogo molto particolare, quasi che il personaggio non vuole più sapere nulla dell’autore, chissà segno che la storia di Montalbano continuerà in qualche modo.
Fin dalle prime pagine è possibile evincere questo bel rapporto, si legge infatti: “Chiossà di ‘na decina d’anni avanti aviva avuto la bella isata d’ingegno di contare a ’n autore locali ‘na storia che gli era capitata e quello di subito ci aviva arraccamato supra un romanzo. Siccome che in Italia a leggiri sunnu quattro gatti, la cosa non aviva avuto conseguenzia. E accussì gli aviva contato, non sapenno diri di no alla ‘nsistenza di quella gran camurria d’omo, ‘na secunna, ‘na terza e ‘na quarta ‘ndagini che l’autro aviva scrivuto a modo sò, usanno ‘na lingua ‘nvintata e travaglianno di fantasia.”
Consiglio: leggetelo perché fin dalle prime pagine capirete che il testo è qualcosa di eccezionale, non un semplice giallo perché ricco di elementi pirandelliani.
Pierpaolo Galota
 
 

il Fatto Quotidiano, 20.7.2020
Camilleri se n’è andato ma sono i lettori a non sentirsi tanto bene

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Camilleri sono. Morto, non scomparso. Lo ha scritto Pietrangelo Buttafuoco sul sito della rivista “Civiltà delle macchine”, raccontando il primo anno senza Andrea Camilleri che ci ha lasciati il 17 luglio del 2019. È così vero che lo riportiamo qui, ed è vero non solo perché è appena uscito l’ultimo, attesissimo, Montalbano (“Riccardino” – recensito qualche giorno fa sul “Fatto” proprio da Buttafuoco – in libreria naturalmente con Sellerio). Camilleri ha lasciato un’eredità che ha così profondamente penetrato il tessuto sociale – grazie anche alla tv, ma una tv di qualità – che la sua meravigliosa lingua inventata è entrata nel lessico (i cabbasisi, le ammazzatine e le sciarratine), i suoi personaggi sono diventati nostri amici. Non solo Montalbano: se avete una incontenibile nostalgia, sotto l’ombrellone vi potete portare “Il nipote del Negus” o “La rivoluzione della luna”, due gioielli di bella scrittura e ironia.
[...]
Silvia Truzzi
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 20.7.2020
Lo storico barrese Centonze ricorda l'incontro con Camilleri
Un provino per parlare dei valori della Sicilia

Barrafranca. «Mi reco qui in Sicilia perché sento la nostalgia della nostra terra anche dei siciliani» queste le parole di Andrea Camilleri scrittore e commediografo di Porto Empedocle nel ricordo dello storico Bobbò Centonze dopo l'incontro di diversi anni fa a Catania. Lo scrittore empedoclino arrivava da Roma mentre lo storico Bobbò Centonze, studioso di storia antica e archeologia, era anche lui di ritorno da una presentazione “Navigando i fiumi” a Calatabiano nel messinese. Un ricordo e aneddoti dell'incontro che arrivano in occasione dell'anniversario della morte dello scrittore.
«Un incontro – afferma Bobbò Centonze – con la persona che ha alimentato in chiunque l'amore per la sicilianità». Ma Centonze racconta che dovette superare un piccolo “provino”: «Era circondato da molte figure femminili e parlai a sue collaboratrici che riferirono a Camilleri la volontà dell'incontro. Dopo qualche minuto lui fece cenno di voler parlare con me. Parlammo dell'amore per i valori della Sicilia».
Centonze frequenta a Barrafranca un “salotto artistico-letterario” ospiti in una casa antica del centro storico al “Civico 49”: un gruppo di intellettuali, Gaetano Vicari Diego Aleo, Bobbò Centonze Salvatore Licata, Carmelo Orofino, Filippo Salvaggio, i cui incontri sono di cultura generale e dell'identità siciliana e tra questi non può mancare lo scrittore empedoclino. Ma lo stile camilleriano è molto amato a Barrafranca perché non è un caso che dal romanzo storico La mossa del cavallo, sia nato un film il quale affonda le sue radici su un fatto di cronaca avvenuto a Barrafranca nell'Ottocento con l'omicidio di un prete.
«La memoria di questo grande scrittore - ferma Salvaggio - si lega a Barrafranca, la quale è stata teatro di uno dei suoi più famosi romanzi, La mossa del cavallo, ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto in questo territorio. Molti turisti chiedono di visitare il luogo in cui accaddero le vicende narrate e rimangono attratti dalla storia delle bizzarre malefatte dei fratelli Vasapolli». Ma c'è anche chi ha intervistato Camilleri per redigere la tesi sul suo romanzo “Il Re di Girgenti”; è Tina Cancilleri, scrittrice affermata, il cui elaborato per la sua validità andò in pubblicazione. Da quell'incontro la barrese Cancilleri ne uscì “trasformata”, anche nel concetto di sicilitudine e le sue numerose pubblicazioni ne sono una conferma.
Renato Pinnisi
 
 

Balarm, 20.7.2020
Ti guarda come farebbe un padre: a "Vigata" un grande murale omaggia Andrea Camilleri
L'opera, dal titolo "La via verso casa", è stata realizzata Salvo Ligàma dopo la proposta di alcune associazioni culturali di Porto Empedocle per ricordare il maestro

Si affaccia dalla persiana e sembra salutare i passanti o dirgli qualcosa. È l'immagine dipinta a Porto Empedocle, la Vigata di Andrea Camilleri, cui è stato dedicato un murale.
L'opera è stata realizzata Salvo Ligàma dopo la proposta dalle associazioni culturali Mariterra e Archeoclub. Il dipinto non sfuggirà di certo agli appassionati del maestro che attraverseranno la via Roma all'altezza della salita Criena. Il murale è stato intitolato “La via verso casa”.
«"S’arrisbiglio’ malamente - scrive l'artista sul suo profilo Facebook per presentare il lavoro - i linzola, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafato, gli erano strettamente arravugliate torno torno il corpo, gli parse di essere diventato una mummia".
Così inizia il Ladro di merendine. Quattordici anni, primo liceo, la professoressa di lettere. Da allora sono sempre più orgoglioso di essere siciliano».
 
 

Balarm, 20.7.2020
L'itinerario del ricordo fra statue e dipinti: Camilleri "rivive" tra le strade agrigentine
In provincia di Agrigento due simboli artistici ricordano il famoso scrittore ad un anno dalla sua scomparsa: sono una scultura che invita a sostare ed un murale a "Vigata"

Pare che il senso di responsabilità, alla fine, abbia prevalso sugli eventi di commemorazione a un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri. Pare che il ricordo doveroso e commosso di due comunità – quella di Porto Empedocle, sua città natale, e quella di Agrigento – abbia spento le tensioni che per qualche giorno alcuni commentatori seriali avevano tentato di favorire, con calcolata ingenuità e più basso movente, nel tentativo di contrapporre all’idea del tributo di memoria al grande scrittore il conflitto fra le due città, vicine, che lo hanno – di fatto congiuntamente – celebrato.
Tentativi che una volta sconfitti dalla sostanza delle cose hanno perduto un’identità chiara e non sono stati assunti alla rivendicazione di chi li ha posti in essere: sono scomparsi, semplicemente, come molte piccole cose inutili della vita quotidiana.
Sì, perché nel caso specifico gli assunti concettuali che hanno presieduto i numerosi tentativi di argomentazione logica erano davvero grotteschi e del tutto insostenibili, partoriti da eccessi di opinione che non nascondono uno straccio d’idea.
Uno scrittore, qualunque esso sia, appartiene alla comunità del mondo: dei lettori, innanzitutto, e poi della città che gli ha dato i natali, di quella in cui si è formato, di quella in cui ha vissuto, e dei luoghi in cui ha scritto e nei quali ha fatto esperienza di vita, e se - come nel caso di Andrea Camilleri - tutto il suo mondo ideale ha finito per essere ammantato di Sicilia, allora la sua stessa identità appartiene di diritto a una sorta di memoria collettiva che è bene gli dia il suo tributo.
Il ricordo ha un valore di presidio di cultura e di difesa del vivere civile, ed ecco che Porto Empedocle e Agrigento hanno dato la migliore testimonianza di sé con due iniziative che hanno immediatamente ricevuto il sostegno delle amministrazioni comunali di riferimento e si sono risolte in un momento più grande di celebrazione del senso di comunità, venendo meno le ragioni contrapposte di un retorico municipalismo di fronte alle cose che oggi rimangono e che esistono, belle per come sono state realizzate.
A Porto Empedocle, la città che ha dato i natali a Camilleri, il ricordo è stato affidato a un grande murale che raffigura lo scrittore nell’atto di affacciarsi quasi a un dialogo: lo fa in modo curioso eppure in qualche maniera discreto, proprio a un fianco del Comune, vigile delle sorti del suo paese.
A realizzare l’opera, che appare in pieno contesto, e perciò senza quegli effetti di fastidioso straniamento che sovente hanno gli interventi di street art, l’artista siciliano Salvo Ligama - uno dei più noti e tra i più incisivi, anche per i suoi interventi di ripensamento degli spazi urbani attraverso l’espressione visiva - che per alcuni giorni ha lavorato mentre la comunità gli si assiepava intorno a sostenerlo.
Per lui è stato compiere un atto d’amore e di devozione culturale verso un autore che ama e che ha voluto rappresentare in forme realistiche, deliberatamente, rinunciando alla tentazione di un progetto di interpretazione artistica del mondo letterario dello scrittore: è lui – sono parole di Ligama – una “icona trasversale” dei suoi stessi personaggi, e l’intuizione dell’artista è stata proprio la risposta a questa semplice tautologia: Camilleri è Andrea Camilleri.
A volere quest’opera, dentro un più articolato progetto di rigenerazione urbana del centro storico, due associazioni attivissime e con le idee chiare: Mariterra e Archeoclub Sezione di Agrigento. Presiedute rispettivamente da Erika Zoppo e Angela Roberto, donne impegnate che traducono l’amore per i luoghi in impegno civile, insieme a tanti altri che hanno deciso di fare gruppo con uno spirito di sincera solidarietà e chiaro intento, le due associazioni hanno inaugurato un vero e proprio percorso turistico sui luoghi dello scrittore valorizzando ancora una piccola e suggestiva scalinata sulle cui alzate sono stati scritti i nomi di alcuni romanzi dello scrittore, tracce concrete di quella Vigata letteraria che inizia proprio fra questi vicoli ansati e alcune splendide aperture di varco.
Ad Agrigento, città nella quale Camilleri si è formato agli studi classici, scegliendo un piccolo e prezioso slargo che ha finito per diventare come la più piccola piazza al mondo, tra la via Atenea e la strada in cui visse per qualche tempo Luigi Pirandello, il Comune ha voluto ricordare lo scrittore proprio a ridosso di una scalinata che è stata simbolo di invenzione romanzesca con la collocazione di una statua di Giuseppe Agnello, uno dei più famosi scultori siciliani.
Più che una statua, in realtà, è una composizione materica che sembra richiamare un frammento possibile di vita quotidiana come anche un fotogramma cinematografico ritessuto a ospite fisso di Agrigento. C’è Andrea Camilleri, seduto, non con la postura di chi si ritrae dalla folla e si schermisce rinchiuso al proprio spazio ma con la serena comodità di chi osserva il passeggio in attesa di un saluto e di un colloquio amichevole.
A fianco a lui un tavolino, su cui distende il braccio, con due libri che lo accompagnano, e una sedia vuota: l’invito alla sosta è chiaro e provocato, e difatti si è fatta la fila perché tutti hanno voluto uno scatto accanto al Maestro, ognuno portando qualcosa di sé: chi sorridendo, chi intimidito, chi alle spalle in un abbraccio e chi in gruppo di famiglia come ritrovando un parente venuto da lontano.
L’opera, pregevolissima, ha trovato proprio nella sedia vuota il suo punto di forza, la sua idea fortissima di dialogo; e del resto Giuseppe Agnello, che è artista anche nella sua trasognata fisicità di uomo, ha sempre lavorato nel rapporto fra la materia e lo spazio reale, indagando il rapporto spaziale come luogo di risanamento identitario.
A corollario dell’inaugurazione, ma in realtà per meglio comporre un senso pieno al ricordo, presentati dall’attrice Barbara Capucci – che ha concluso con un’intensa interpretazione di un famoso brano di Simon & Garfunkel -, si sono dati il passo Sebastiano Lo Monaco, Direttore Artistico del Teatro Pirandello, che con un breve monologo ha rievocato l’esame sostenuto per l’ammissione all’ “Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico”, proprio con il professore Camilleri, nel 1977, e Salvatore Ferlita, saggista tra i maggiori che vanta oggi la Sicilia, che ha presentato il volume postumo del Commissario Montalbano dal titolo “Riccardino”, per i tipi di Sellerio, un’occasione ghiotta di lettura che ha conquistato il pubblico anche grazie alla lettura di alcuni brani che ne ha fatto Gaetano Aronica, Presidente della Fondazione Teatro Pirandello, interprete eccezionale sotto lo sguardo complice – e compiaciuto, certamente – della statua di Andrea Camilleri.
E quando sembrava che tutto fosse concluso, da un balcone l’attore Giugiu Gramaglia ha recitato ancora alcuni passi d’altri libri all’ultima luce del tramonto. Porto Empedocle, Agrigento, la Sicilia: è passato un anno dalla morte di Camilleri ed è come se lui fosse ancora vivo perché rimangono i suoi libri, il ricordo della sua voce arrochita dal fumo, la nettezza delle sue idee, e come a guardarsi da lontano un murales e una statua che nel modo più bello diventano essi stessi un racconto della memoria.
Beniamino Biondi
 
 

Africa Daily News, 20.7.2020
« Le jeune Montalbano – Mort en pleine mer »: intrigue et distribution

Le troisième rendez-vous avec la deuxième saison de «Le jeune Montalbano« Est avec le film »Mort en mer« . Le mariage de Salvo et Livia se rapproche et les préparatifs sont en cours. Sur un bateau de pêche, le cadavre d’un homme est retrouvé et, si au début cela semble un accident, les choses se compliqueront.
La parcelle
Les préparatifs sont en cours pour le mariage de Salvo et Livia, le futur époux doit acheter la robe de mariée et Mimì le conseillera, car Livia ne peut pas être à Vigata. Ce sera bientôt leur anniversaire de fiançailles et elle est vraiment désolée que nous ne puissions pas la célébrer ensemble. Matteo Cosentino téléphone au commissariat: il y a un homme mort à bord d’un de ses bateaux de pêche. Cela semble un accident et quand Salvo se rend sur les lieux, il découvre que la victime, Franco Arnone, est décédée d’un coup de pistolet laissé par erreur. L’arme appartient à Tano Cipolla, l’un des pêcheurs d’équipage. Désespéré, il dit que le coup a été accidentel, mais le commissaire enquête sur les relations entre Tano et sa femme Michela, mais aussi sur peu d’aspects transparents des affaires de Cosentino et de ses bateaux de pêche.
Le casting
Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Sarah Felberbaum
 
 

Il Foglio, 21.7.2020
Piccola posta
L'ultimo regalo di Camilleri
Con Riccardino, il libro postumo appena pubblicato, lo scrittore siciliano ha compiuto un gesto straordinario di altruismo: ha preferito una dilazione immaginata alla pubblicazione vissuta di persona

“C’è compermesso?”.
Sulla porta era comparso Catarella che salutava col pugno chiuso.
Evidentementi si era priparato a tuppiare a modo sò e sulo ‘n ritardo si era addunato che la porta era rapruta.
“Parla, compagno”. (p.106).
Qui mi è scappato da ridere. Vado pazzo degli incisi pressoché superflui in cui di colpo mi scappa da ridere.
Tra le due versioni, 2005 e 2016, ci sono differenze minime. Camilleri, cui nel 2016 il libro viene letto dalla sua amica Valentina, va a capo dopo il pugno chiuso. Scrive Evidentimenti invece di Evidentemente, e sulo invece di solo. Tutto chiaro. A p.165 c’è il complemento, ancora più laconico.
“Un quarto prima delle sei, si susì per annare a parlare con Catarella.
Raprì la porta e se l’attrovò d’infacci con il vrazzo destro isato in una speci di saluto romano.
“Stavo per tuppianno, dottori”.
“L’avevo capito. Che c’è, camerata?”
Varianti: annare invece di andare. A capo dopo con Catarella. D’infacci invece che davanti. Tuppianno invece che tuppiando. Tutto chiaro.
Camilleri spiega tutto, nel 2005 e nel 2016. Sarà l’ultimo Montalbano, quello della resa dei conti e del commiato. Aspetterà molto a lungo, e intanto ne verranno fuori tanti altri, tutti penultimi. Nel 2004-2005 Montalbano sta già invecchiando – deve una decina d’anni al suo personaggio televisivo – e l’Autore, a ottant’anni, pensa che sia ora di metter fine alle cose. L’ha scritto e consegnato a Elvira amica del cuore – e messo in cassaforte, dice la leggenda, non c’è cassaforte alla Sellerio – quando l’ha corretto aveva 91 anni compiuti ed era sorpreso di aver ancora voglia di scrivere, e anzi di essere ancora vivo. C’è una cosa che mi colpisce specialmente, in questa estate di Riccardino che subentra alla primavera del Covid (che storia hai perduto, maestro). Camilleri non ha scritto Riccardino perché uscisse postumo. Voleva che comunque la sua relazione con Montalbano avesse questo regolamento finale. Però, quando lo riprende, a 91 anni, e passano altri due anni pieni e il libro è sempre lì in attesa, non può non aver messo in conto che andasse com’è andata, e che Riccardino uscisse postumo, e anzi a commemorare e festeggiare l’anniversario del suo congedo. Il fatto è che il libro deve la sua importanza definitiva all’invenzione del corpo a corpo fra Montalbano e l’Autore (questo è: il terzo personaggio di un supposto triangolo, il Montalbano televisivo, è qui una comparsa indulgentemente snobbata dall’uno e dall’altro). Ora uno scrittore che si affida a una tale invenzione, sentendola forte e sorprendente – l’Autore dubbioso del personaggio che invecchia, il personaggio che riconosce all’Autore i suoi diritti ma resta irriducibilmente renitente, come Pinocchio con Geppetto – e però rinuncia alla voglia, addirittura alla fretta, di pubblicarla e vedere l’effetto che farà sui suoi milioni di lettrici e lettori, è un caso straordinario di altruismo, o di più fine ambizione, forse. La rinuncia a esserci in pro di una dilazione che forse ha immaginato, e la dilazione immaginata gli deve essere sembrata più bella e grata che la soddisfazione vissuta – di persona. Un regalo. Alle sue donne, ai suoi lettori in tutte le lingue, agli italiani che hanno imparato una lingua, e alla Sicilia ancora una volta riscattata dalla letteratura agli insulti che le vengono da tanti, siciliani e no.
Adriano Sofri
 
 

SiracusaOggi, 21.7.2020
Siracusa. Una via per Camilleri e il De Simone si chiama ufficialmente… De Simone

Siracusa avrà una via che porterà il nome di Andrea Camilleri. Lo Stadio comunale viene invece intitolato ufficialmente a Nicola De Simone. Sono alcune tra le decisioni assunte dalla commissione toponomastica del Comune. Una serie di approfondimenti condotti su altrettante proposte presentate. Via Andrea Camilleri , in ricordo dello scrittore recentemente scomparso, “padre” del commissario Montalbano, si troverà lungo il tratto che va dall’incrocio di viale Teracati-Teocrito- Gelone a via dell’Anfiteatro, sostituendosi, quindi, a via Augusto.
[...]
 
 

Tv Fanpage, 21.7.2020
Ascolti tv lunedì 20 luglio, Il giovane Montalbano ancora re della prima serata
Arrivato al terzo appuntamento con le sue repliche, Il giovane Montalbano continua a riscuotere successo: è ancora campione di ascolti rispetto all’intera programmazione, con il 19,11% di share e 3.818.000 telespettatori incollati allo schermo. Poco meno della settimana passata, in occasione dell’anniversario della morti di Andrea Camilleri. Montalbano taglia fuori anche Made in Sud, nonostante ieri sera su Rai2 sia andata in onda l’ultima puntata, ferma al 7,09 % di share.

Le repliche de "Il giovane Montalbano"  su Rai1 continuano ad avere la meglio sugli ascolti del lunedì, in prima serata, lasciando davvero poco spazio per la programmazione delle altre reti. Poco ha influito che su Rai2 andasse in onda l'ultima puntata di "Made in Sud", che con 1.400.000 spettatori  ha registrato il 7,09 % di share. Sono 3.818.000 gli telespettatori che hanno preferito le repliche de "Il giovane Montalbano 2" su Rai1, la fiction interpretata da Michele Riondino Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Sarah Felberbaum. Il terzo episodio in replica, "Morte in mare aperto" ha totalizzato il 19,11% di share, poco meno della settimana precedente, quando ha segnato il 21,2%. Ma comunque una conferma per il palinsesto Rai.
Il successo de Il giovane Montalbano 2
Un vero e proprio trionfo nella prima serata per "Il giovane Montalbano", che al terzo appuntamento con le sue repliche continua a tenere incollati allo schermo la maggior parte degli italiani. Complice forse, la scorsa settimana, l'anniversario della morte di Andrea Camilleri. Rai1 ha voluto ricordare così uno dei più grandi scrittori italiani e il pubblico non gli ha dato torto, visto che erano in 3.818.000 a seguire la fiction in prima serata, che segue le avventure del giovane commissario di Vigata, ragazzo timido e introverso, ma a tratti insolente. Il terzo appuntamento è stato nuovamente una conferma: mentre procedono i preparativi per il matrimonio di Salvo e Livia, il futuro sposo si lascia consigliare l'abito da Mimì, perché Livia non può essere a Vigata. Intanto in commissariato arriva la telefonata di Matteo Cosentino: c'è un morto a bordo dei suoi pescherecci. È Franco Arnone, morto per un colpo partito per sbaglio, dalla pistola di uno dei pescatori dell'equipaggio.
[...]
Giulia Turco
 
 

Africa Daily News, 21.7.2020
Écoutez le 20 juillet: « Le jeune Montalbano » et « Enfin le bonheur »

Rai 1, Le jeune Montalbano: 3 818 000 spectateurs (part de 19,11%)
[...]
 
 

Italia Sera, 21.7.2020
Rai1, palinsesto Autunno 2020: 4 serate di fiction a settimana, ecco quali e quando

[...]
Due appuntamenti con Il Commissario Montalbano (lunedì 14 e 21 settembre), che sarà riproposto in replica anche di martedì fino al 6 ottobre.
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LUNEDI – Il Commissario Montalbano (repliche 14-21/09),
[...]
MARTEDI – Il Commissario Montalbano (repliche dal 15/09 al 6/10),
[...]
Silver
 
 

Sellerio Editore, 22.7.2020

Cari amici,
ci fa piacere comunicarvi che “L’alba di Riccardino”, annullata per nubifragio, è stata riprogrammata per la sera di mercoledì 22 luglio alle ore 22 all’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Palermo.
Vi aspettiamo per festeggiare insieme l’ultimo atto della grande epopea di Montalbano con una maratona di lettura. Incipit e frammenti dai trenta libri del commissario di Vigàta, nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna e Salvo Piparo, col commento musicale di Tobia Vaccaro.
Potrete calarvi nei sogni di Montalbano, partecipare ai suoi risvegli, salutare i personaggi che lo accompagnano già dalle prime pagine, e percepire il crescendo e l’invenzione di una nuova lingua fino ad accogliere Riccardino, che conclude il glorioso romanzo di Andrea Camilleri.
Vi ricordiamo che l'ingresso è libero fino ad esaurimento posti disponibili, come da disposizioni anti Covid 19.
Potrete ritirare i biglietti al botteghino dell’Orto Botanico durante gli orari di apertura.
 
 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 22.7.2020
Il poliziesco scritto nel 2005 e rivisto nel 2016, è al momento l'ultimo scritto, salvo inediti
«Riccardino», l'addio di Andrea Camilleri
L'ultima, introspettiva, indagine di Montalbano
Andrea Camilleri, "Riccardino" (Sellerio, pp. 304, Euro 15,00)

È molto complesso, se non proprio complicato, il congedo definitivo di Andrea Camilleri dai lettori, e con il suo, quello di Montalbano. A un anno dalla morte dell'autore, esce Riccardino, da lui scritto già nel 2005 e poi rivisto nel 2016. Non ci si attenda il classico giallo mediterraneo cui si era abituati seguendo la serie romanzo dopo romanzo, racconto dopo racconto, film televisivo dopo film televisivo. Certo, si può essere ingannati dall'inizio che più classico non si può: una telefonata mattiniera di Catarella avverte il commissario dell'ennesimo omicidio. Ma si tratta di una trovata che Camilleri adopera magistralmente per «agganciare» il suo pubblico. Perché ben presto la narrazione deraglia su un binario del tutto inusitato, quello della metaletteratura, ossia del dialogo interno fra scrittore e personaggio.
Prima di arrivarci, comunque, Camilleri sciorina tutti i capisaldi da lui stesso costruiti per l'intero ciclo. A partire da una sorpresa iniziale. Le telefonate di avvio in realtà sono due. La prima è proprio quella di Riccardino, l'individuo che dà il titolo al libro. Sveglia Montalbano da un sonno appena giunto dopo una notte di veglia agitata. Riccardino ha sbagliato numero, e credendo di rivolgersi al destinatario autentico della chiamata, lo sollecita a non tardare all'appuntamento davanti al Bar Aurora. Con i suoi pronti riflessi, quando c'è da inserirsi in quel «tiatro» sempre denso di incognite che è la vita reale, Montalbano finge di essere la persona cui Riccardino voleva parlare e assicura che ci andrà. In seguito arriva la suonata di Catarella, che lo avverte dell'omicidio dello stesso Riccardino, tale Riccardo Lopresti, direttore della filiale di un'importante banca isolana.
La vittima è stata uccisa da un centauro in moto, con casco integrale. All'assassinio hanno assistito i suoi tre inseparabili amici di una vita: Mario Liotta, Alfonso Licausi e Gaspare Boi nio. Un terzetto di geometri, tutti impiegati in un'azienda estrattiva.
Di qui l'ovvia diramazione dell'indagine nei rivoli di possibili screzi fra i «quattro moschettieri», con relativi sospetti appuntati sul Licausi, che Riccardino cornificava con la moglie. Un gomitolo di indiscrezioni e dicerie che il fido ispettore Fazio dipana con la sua nota solerzia di segugio.
Ma ecco che gradualmente s'insinua in Riccardino il vero protagonista, che è l'Autore. Camilleri si chiama in prima persona a interloquire con Montalbano. In comune hanno la stanchezza anagrafica. Il primo nel 2005 aveva compiuto 80 anni ed avvertiva la fatica della scrittura. Il secondo, più giovane del suo creatore, risentiva già da precedenti episodi l'incedere della tarda età. Si pone poi il confronto con «l'altro» Montalbano, quello della TV, che ha il vantaggio di poter operare sulla scorta dei copioni accuratamente preparati per lui. E con il suo successo ha condizionato il suo alter-ego cartaceo.
Allora l'indagine sulla morte di Riccardino diviene una partita a due sul filo di una trama che Camilleri e Montalbano affrontano in competizione. Gli indizi si rimandano a vicenda in uno specchio di ipotesi che culminano, verso il finale, nella scaletta proposta dallo scrittore alla sua creatura per consentirgli di dipanare l'enigma poliziesco.
La spunta il commissario, che si impadronisce dell'intreccio e lo dipana con un procedimento che travalica ogni possibile aspettativa di lettura.
Enzo Verrengia
 
 

Tempo Stretto, 22.7.2020
Una libreria illumina Furci di sapere raccontando Camilleri FOTO
Letture e musiche. Ricordato lo scrittore siciliano ad un anno dalla morte. Il sindaco Francilia: "Serate come queste hanno anche un grande valore sociale"

Furci – Una libreria è un bene culturale prezioso. Nel cuore di un paese, nel suo salotto buono, assume anche un valore sociale inestimabile. Il bar, la chiesa e… quelle vetrine illuminate di sapere. E così, nella piazza centrale di Furci parlare di libri e letteratura diventa un evento popolare. Come popolare è il protagonista: Andrea Camilleri. E’ con il suono della sua voce roca, impastata dal fumo di mille sigarette, che si alza il sipario (virtualmente) sul ‘palcoscenico’, ricavato sulle scale della Chiesa Madre. Un’occasione per raccontare lo scrittore siciliano di Porto Empedocle, scomparso il 17 luglio dello scorso anno a Roma. Per lui il successo è arrivato tardi ed esplode con Montalbano.
Nel corso della serata I Sikilia fanno da motivo conduttore nelle letture dei lavori del Maestro: La lettera anonima (messa in scena proprio dal gruppo diretto da Cettina Sciacca), Due di coppe (interprete Carmelo Cocuccio) e Riccardino (è stato letto il primo capitolo con la partecipazione di Vittorio Gregorio). Riccardino è il libro postumo di Camilleri: un successo di vendite enorme ancor prima di giungere in libreria (il 17 luglio); è il testamento linguistico dell’autore. L’ultimo “capitolo” della saga che ha consacrato lo scrittore. Quello in cui si congeda dai lettori dialogando con il suo Commissario Montalbano.
Riccardino è la sintesi del suggestivo e fortunato esperimento linguistico di Camilleri: il vigatese. Prezioso l’intervento della professoressa Ninuccia Foti che si è soffermata sulle espressioni letterarie dialettali e sull’evoluzione delle stesse che, se una volta rappresentavano il linguaggio del popolo, oggi assumono un valore straordinario perché marcano le caratteristiche di un luogo e per questo si usano come intercalari anche in un discorso in lingua italiana.
Parole e musica si intrecciano. La serata è stata riempita dai brani eseguiti da Alessandro lo Giudice e Alex Guglielmo (chitarra) e Giampaolo Nunzio (organetto). La serenata Amuri Amuri, ha messo il sigillo alla colonna sonora dell’evento.
L’evento è stato ideato e realizzato da Fabio Raspa, titolare della libreria ‘Mondadori point’ che sorge in piazza S. Cuore. La serata di fatto ha dato il via alle manifestazioni estive 2020, quelle al tempo del Covid. “E non poteva esserci inizio migliore – esordisce il sindaco, Matteo Francilia – in quanto manifestazioni di alto profilo culturale qual è stata quella di cui parliamo, sono vitali per la crescita sociale di un paese. I fondi in bilancio per gli spettacoli – prosegue Francilia – sono stati destinati all’emergenza coronavirus. Non posso che applaudire a Fabio Raspa per l’iniziativa. Una iniziativa che ci inorgoglisce”. Alla manifestazione è intervenuto anche l’assessore alla Cultura del Comune di S. Teresa di Riva, Annalisa Miano.
“Sono estremamente felice – ha commentato Raspa – per la qualità dei protagonisti della serata, dai Sikilia ai musicisti, alla professoressa Foti. Raccontare Camilleri in piazza, considerato il successo di Montalbano in tv, non era facile. E invece si è rivelato un successo, andato al di là di ogni più rosea previsione. La ricetta? L’hanno fatta gli ingredienti. Un modo diverso di concepire una serata culturale”.
Carmelo Caspanello
 
 

Libertad Digital, 22.7.2020
Montalbano vuelve a España un año después del fallecimiento de Camilleri
Andrés Amorós recomienda Tirar del hilo, la última novela del escritor italiano editada en España y protagonizada por su célebre comisario Montalbano.

La recomendación literaria de Andrés Amorós esta semana en Es la mañana de esRadio ha ido encabezada por la sintonía que la RAI interpretó para musicalizar los episodios de la serie Montalbano. La razón es sencilla: un año después de su fallecimiento, Salamandra publica en España Tirar del hilo, una de las últimas novelas que escribió Andrea Camilleri. "Aunque no la definitiva", según el crítico, pues el propio autor dejó alguna más en la editorial, incluida la que cierra definitivamente el ciclo detectivesco, para que se publicasen una vez ya hubiese muerto. "Quería dejarlo todo atado, porque detestaba la idea de que su historia pudiese prolongarse una vez él ya no estuviese".
Otra de las anécdotas descubiertas por Amorós tiene que ver con que se trata de una de las novelas que escribió estando completamente ciego. "La dictó entera, siguiendo los cánones clásicos y su esquema particular, que tantas veces ha explotado a lo largo de la saga". Tirar del hilo, por su parte, hace referencia "a ese gesto con el que los gatos deshilvanan la madeja, en una clara metáfora de todas las relaciones humanas"; y debe su título a una peculiaridad: en esta ocasión, el enigma criminal no gira en torno a las Familias de la mafia siciliana, como solía suceder en el universo literario de Montalbano, sino que "todo se desarrolla alrededor de una pasión amorosa muy antigua y no resuelta". De fondo, intercalándose con la trama detectivesca, "tiene importancia también un drama colectivo": el problema de las pateras que desembarcan a diario en las playas sicilianas. "Un recurso que le sirve para poner de manifiesto su particular visión acerca de la Unión Europea, a la que considera que sólo une el componente económico".
En términos puramente estilísticos, Amorós ha destacado que se trata de una novela clásica, sin grandes experimentos. "Camilleri desarrolló un esquema propio, un estilo personal, y vuelve a hacer uso de él en este título". Pero eso, para sus lectores devotos, no supone ningún problema, sino más bien todo lo contrario. "A los que nos tiene conquistados nos encanta. Es desde luego una lectura entretenidísima para este verano atípico".
 
 

La Sicilia (ed. di Catania), 22.7.2020
Caltagirone
Murales di Andrea Camilleri nella sua Vigàta realizzato dall'artista Ligama: «Che emozione»

Caltagirone. Per ricordare il primo anniversario della morte di Andrea Camilleri è stato realizzato un murales dall'artista di Caltagirone, Ligama commissionatogli dal Comune di Porto Empedocle in collaborazione con l'associazione Mariterra e l'Archeoclub che ritrae il maestro in una delle facciate di via Salita Chiesa nella sua città natale mentre si sporge dalle persiane scrutando col suo sguardo chi sa verso quale orizzonte.
«Devo ammettere che questa è stata una novità anche per me - spiega Ligama - quando mi è stato proposto di realizzare un'opera che parlasse di Camilleri, nella sua Vigàta, nella strada che porta a casa sua, devo dire che è stato piuttosto emozionante. Anche se andavo un po' contro il mio modus operandi ho subito capito che lì andava fatto il suo ritratto. Nessuna interpretazione o elaborazione, nessun gioco intellettuale, doveva essere Andrea così come se lo ricordano tutti i suoi concittadini. E per questo privilegio ringrazio di cuore il Comune di Porto Empedocle, l'associazione Mariterra e l'Archeoclub che hanno voluto quest’opera».
Come tutte le sue meravigliose opere anche questo murales conquista lo sguardo dei passanti perché si incrocia con quello di Camilleri e si instaura così un dialogo seppur silenzioso pieno di complicità.
«Penso di non averci fatto ancora l'abitudine a vedere la gente col naso all'insù e gli occhi quasi meravigliati… - continua Ligama - Certo c'è anche qualcuno che storce il naso ma questo fa parte del gioco».
Il suo straordinario talento ha fatto sì che le sue opere siano apprezzate in tutto il mondo.
«Finora, in un post pandemia così complicato, ho deciso di concentrare tutti gli interventi in Sicilia. Nei prossimi mesi, invece, farò dei lavori a Livorno, a Parma con la Fondazione Capitale della Cultura e parteciperò ad un Festival Internazionale in Svizzera».
Omar Gelsomino
 
 

LaNostraTv, 22.7.2020
Su RaiPlay cinque serie poliziesche
Da "Imma Tataranni" a "L'allieva"

“I bastardi di Pizzofalcone”, “Imma Tataranni”, “L’allieva”, “La porta rossa” e “Il giovane Montalbano”: da mercoledì 22 luglio su RaiPlay cinque serie poliziesche italiane che hanno rinnovato il genere con trame e storie innovative.
[...]
Non poteva mancare, infine, “Il giovane Montalbano”, il popolare personaggio creato da Andrea Camilleri nei suoi anni giovanili. Su RaiPlay la meglio gioventù del Commissario più famoso d’Italia, interpretato da Michele Riondino, nella Sicilia dei primi anni ’90.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 22.7.2020
Indagini col sorriso la Sicilia che va in tv

Nel 2021 lo schermo televisivo è destinato a diventare, complice la casa editrice Sellerio, sempre più “a tre punte”. L’anno prossimo, infatti, non solo verrà trasmesso su Rai Uno “Il metodo Catanalotti”, uno degli ultimi capitoli dell’epopea del commissario Salvo Montalbano, ma sulla stessa rete esordirà anche Saverio Lamanna, protagonista di un grappolo di racconti e di due romanzi di Gaetano Savatteri, ex ragazzo di “Regalpetra”, oggi giallista di successo, affiliato alla stessa scuderia palermitana.
È recente l’annuncio ufficiale, avvenuto durante la presentazione alla stampa dei palinsesti Rai della prossima stagione televisiva: la nuova serie tv (le cui riprese inizieranno a metà agosto) si intitolerà “Màkari”, nome del buen retiro del protagonista Saverio Lamanna, dalle parti di San Vito Lo Capo. A produrla sarà Palomar, la stessa casa di produzione cui si devono gli episodi del commissario di Vigàta: regia di Michele Soavi, sceneggiatura di Francesco Bruni. Lo scrittore per vocazione e detective involontario creato da Savatteri avrà la faccia di Claudio Gioè, già protagonista in tv de “La mafia uccide solo d’estate”.
Insomma, ci sono già tutti gli ingredienti per un successo garantito, targato rigorosamente Sicilia e che riflette un’Isola assai diversa dall’immagine televisiva di 30-40 anni fa, stereotipata e luttuosa quella, leggera e buongustaia questa. Questa volta però ci si sposterà, sullo scacchiere isolano, da sud-est verso ovest: Ragusa Ibla, Modica, Scicli e Noto lasceranno il posto a San Vito Lo Capo, nella fattispecie alla Riserva naturale dello Zingaro e a Baia Santa Margherita.
L’altra faccia dell’Isola, dunque: viene subito da chiedersi se questa nuova serie potrà fare da volano per il turismo, così come è accaduto nella Sicilia “babba”, per dirla con Gesualdo Bufalino. Laddove le inchieste di Montalbano e compagni, confezionate in una produzione televisiva tra le più viste e amate nel corso della storia dell’Auditel, hanno creato un vero e proprio indotto, con tanto di voli charter (tanto per dirne una) organizzati al fine di far sbarcare frotte di visitatori culturali in cerca della casa del commissario, della spiaggia, dell’odore del mare, dell’olezzo di un fritto misto da assaporare in religioso silenzio.
Ma subito una riflessione: Montalbano è un poliziotto canonico, si tratta dunque di un investigatore di professione, che può contare su una squadra; che deve dar conto, a modo suo s’intende, ai superiori. La Sicilia che Camilleri disegna, poi, è in gran parte immaginaria, ha un’anima fortemente letteraria. A pensarci bene, lo scrittore empedoclino è, tra i narratori isolani, il più spilorcio in materia di descrizioni, di affondi paesaggistici. Può sembrare un paradosso, ma sfidiamo chiunque a rintracciare, nelle pagine dell’autore della “Forma dell’acqua”, squarci ambientali di respiro e circostanziati. Si tratta essenzialmente di pennellate veloci, di suggestioni fulminee. Nel caso di Savatteri, invece, intanto Lamanna è un detective quasi involontario: per due anni, tre mesi e undici giorni ha fatto il portavoce di un sottosegretario agli Interni (manco a dirlo, un cretino). Per poi essere da questi licenziato perché una volta, in un comunicato, gli aveva fatto dire qualcosa di intelligente che era finita sui giornali, «a disdoro della sua imbecillità». Dà la stura per caso alla sua carriera di investigatore, senza seguire un metodo preciso, muovendosi in una Sicilia questa volta più concreta, reale, palpitante.
Certo, si tratta di una zona dell’Isola televisivamente meno conosciuta rispetto a quella del Ragusano. Che effetto farà sull’immaginario collettivo degli spettatori prossimi venturi? Tutto questo viene fuori, oltretutto, in un frangente particolarissimo: da poco sono stati spenti i riflettori sul primo anniversario della scomparsa di Andrea Camilleri e non si fa che parlare di “Riccardino”, il romanzo che chiude definitivamente la saga del commissario di Vigàta. Con un’uscita di scena per niente cruenta, fortemente metaletteraria, tra leggerezza di dettato e profonda, irresistibile ironia: il tutto, in un corpo a corpo serrato del Montalbano cartaceo (che può vantare tanto di baffi e capelli) con quello televisivo, la cui fama imperiosa lo sopravanza con uno strascico di fastidi urticanti. «E meno mali – si legge quasi all’inizio di questo romanzo postumo – che l’attori che faciva lui, bravissimo, non gl’assimigliava per nenti e tra l’autro era cchiù picciotto di ’na decina d’anni (il cornuto!)…». Se è vero che Zingaretti ha cinquantotto anni, Montalbano cartaceo è dunque vicino alla “sittantina”, merita ormai la pensione.
Ad ogni modo, a petto dei trentasei episodi già andati in onda (il trentasettesimo sarà quello del “Metodo Catanalotti”), rimane poca roba: qualche racconto e tre romanzi, “Acqua in bocca”, “Il cuoco dell’Alcyon” e “Riccardino” appunto, uno più difficile dell’altro da immaginare adattati al piccolo schermo. Da qui una sorta di consegna del testimone tra due autori, Camilleri da una parte e Savatteri dall’altra, legati da una profonda amicizia, da stima sincera e reciproca e, soprattutto, da una sorniona complicità tutta isolana.
Una specie di “traditio lampadis” come la chiamavano i latini: l’autore anziano e ormai malfermo, nell’antica Roma, affidava una fiaccola alle mani del collega più giovane e promettente, a mo’ di investitura e di lascito ideale.
Ancora una volta la Sicilia, filtrata dall’inchiostro, è quindi destinata a trasformarsi in una quinta suggestiva per le avventure di un personaggio che sembra già in partenza ostentare la patente televisiva del piacione: è un «disoccupato di successo» che vive nella vecchia casa di famiglia, ama la parmigiana, le arancine (qui il femminile abbraccia il maschile), le cassatelle calde che dispensa un bar-pasticceria di Castellammare del Golfo, e lo zibibbo. Ha la battuta fulminea e a ripetizione, senza mai perdere d’occhio i luoghi comuni più biechi di matrice isolana. A lui si deve un libro che «assomiglia molto a quelli di Gaetano Savatteri». Ha una fidanzata “nordica”, un po’ alla Montalbano, e soprattutto una spalla irresistibile, Peppe Piccionello, eternamente in infradito, che sfodera magliette tipicamente siciliane ideate dalla nipote: “La Sicilia, tanta voglia di lei”; “Sicily, l’attimo fulgente”; “Threenakria: pensa in greco, parla in dialetto, veste all’inglese” (irresistibile questa segnaletica antropologica).
Lamanna sa bene quanto la sua Isola possa essere trendy, giocando però coi cliché e le convenzioni più immarcescibili: «Devo scrivere – confessa da qualche parte il giornalista detective – un manuale: 101 mari da odorare. Guida olfattiva per spiagge e promontori. Potrei proporlo a Newton Compton”». Così ammiccando e canzonando, Lamanna si fa ambasciatore di una Sicilia diversa, ruffiana, postmoderna; ma Savatteri sa bene come confezionare un racconto che, nonostante tutto, si faccia specchio di un mondo dal retrogusto in qualche modo amarostico, segnato ancora da tenaci disuguaglianze. E lo fa continuando a brandire beffardamente la Sicilia come metafora, ma questa volta essenzialmente di se stessa.
Salvatore Ferlita
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 23.7.2020
Palermo, un anno senza Camilleri: la maratona Montalbano per l'uscita di "Riccardino"
Cliccare qui per il video, con un'intervista al Direttore del Camilleri Fans Club

Trenta brani dei gialli di Montalbano letti da tre attori all'orto botanico di Palermo. Così Sellerio ha voluto dare il benvenuto a "Riccardino", il romanzo postumo di Andrea Camilleri, morto l'anno scorso. "E' un modo per sentirsi meno soli", dice Antonio Sellerio, direttore editoriale della casa editrice. Tantissimi i fans del maestro di Porto Empedocle: "Leggiamo e rileggiamo i suoi libri per avvertire meno la sua mancanza".
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Giorgio Ruta
 
 

TGR Sicilia, 23.7.2020
Omaggio a Camilleri

All'orto botanico di Palermo lettura di brani del creatore del commissario Montalbano.
Daniele Grisafi
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 23.7.2020
Michele Riondino: «Camilleri mi convinse a diventare commissario»
La star di "Il giovane Montalbano" viene da Taranto, adora le orecchiette, suona in un gruppo rock e racconta...

«Ha presente una partita a poker? Ecco, “Il giovane Montalbano” è come una mano di poker nella quale tutti sono venuti a vedere pensando che stessimo bluffando. E invece avevamo un bel poker...» dice Michele Riondino.
Altro che bluff: gli ascolti della serie, anche in replica, sono ottimi.
«È sempre una piacevole sorpresa: niente è scontato quando si “azzarda”. Perché su “Il giovane Montalbano” c’era dello scetticismo, un sacrosanto scetticismo iniziale che dovevamo vincere. E tutti noi, cast, troupe e il resto del gruppo di lavoro, ci siamo imbarcati in questa avventura in maniera appassionata ma equilibrata, ognuno consapevole delle proprie responsabilità. E questo ha fatto nascere tra noi rapporti di vera amicizia. Mi fa piacere che la serie sia così amata. E mica solo in Italia. Lo sa che mi arrivano messaggi dall’Inghilterra, dove sta andando in onda in contemporanea?».
Si riguarda in tv?
«Quando posso sì. In particolare poi questa seconda stagione non me la ricordavo benissimo, quindi cerco di seguirla».
Che impressione le fa?
«Tante cose le cambierei ma è nell’ordine del lavoro che facciamo. L’importante è che resta un’esperienza indimenticabile, nella quale eravamo tutti molto coinvolti».
E pensare che lei all’inizio non lo voleva nemmeno fare...
«È vero. Tra le clausole che ho chiesto prima di accettare c’era quella di incontrare Andrea Camilleri: volevo sentirmelo dire da lui che c’era la voglia di disegnare il personaggio di Montalbano in giovane età».
Quindi è stato Camilleri a convincerla?
«E ci è riuscito subito: mi ha dato quella motivazione in più, dimostrandomi che non era solo un’operazione mediatica ma che dietro c’era un’idea narrativa».
È esattamente un anno che il maestro non c’è più. Ci regala un suo ricordo?
«L’ultima volta che l’ho visto, poco prima della scomparsa, eravamo chiusi nella sua stanza e lui mi parlava dei suoi prossimi lavori a teatro: veniva dalla bellissima esperienza di “Conversazione su Tiresia” e stava studiando un lavoro su Pirandello. Mi raccontò aneddoti su Pirandello e su Sciascia, e sembrava che stessimo parlando dei vicini di casa. Con lui c’era l’annullamento delle distanze. Questa forse è la cosa che mi manca di più».
Con la lingua siciliana come se l’è cavata?
«Quella era la seconda clausola prima di accettare il ruolo: non volevo condizionare il linguaggio del personaggio. I romanzi di Camilleri sono fortemente caratterizzati dal siciliano e chiesi di poter lavorare bene sulla lingua. Sia la Rai sia Carlo Degli Esposti (il produttore, ndr) mi hanno permesso di lavorare con attori siciliani, di vivere, di dividere case con loro e ho sviluppato una certa familiarità. Poi qualche tempo prima di cominciare le riprese mi sono trasferito a vivere a Palermo e lì ho proprio studiato il siciliano».
A bruciapelo: mi dica tre espressioni siciliane di Montalbano.
«Mi prende in contropiede (ride). Direi (dopo averci pensato un po’ su, ndr): “Non cangiate canale”, quando Salvo consiglia allo spettatore di non cambiare canale per non perdersi una “puntata focosa”. Poi il classico “non scassare i cabasisi” (non rompere le scatole, ndr). Infine “me ne stracatafotto”, un bel “me ne infischio”».
Le usa anche nella vita queste espressioni?
«No. Nella vita se mi sfugge il dialetto è quello tarantino. A volte anche quello romanesco...».
Salvo non resiste alla parmigiana di melanzane appena sfornata. Lei a che cosa non resiste?
«Alle orecchiette alle cime di rapa».
In tanti chiedono un seguito di “Il giovane Montalbano”. Ma il produttore Carlo Degli Esposti, parlando proprio con noi di Sorrisi, ha escluso questa possibilità.
«Ciò nonostante non ho mai rinunciato all’idea di fare una terza stagione, questa è un’esperienza che ho amato molto. Chissà, magari un giorno torneremo a fare qualche puntata in più».
Lei è anche musicista: è ancora la voce e la chitarra della rock & roll band Revolving Bridge?
«Certo (ride)! Abbiamo continuato a fare concerti, poi ci siamo fermati per l’emergenza sanitaria».
Il nome a cosa si riferisce?
«Al ponte girevole di Taranto, perché siamo tutti della stessa città».
A proposito di Taranto: c’è un suo concittadino musicista che sta vivendo un momento d’oro...
«Sì, io e Antonio (Diodato, ndr) siamo amici: sono felice del suo successo».
Avete mai suonato insieme?
«È capitato. A volte è salito sul nostro palco e qualche volta sono salito io sul suo a cantare un brano. Mi piacciono tutti ma i miei preferiti sono “Babilonia” e “Che vita meravigliosa”».
Stefania Zizzari
 
 

Radio Radicale - Le parole e le cose, 23.7.2020
Conversazione con Carlo Lucarelli autore assieme ad Andrea Camilleri del libro "Acqua in bocca" (Minimum Fax). Interviene Daniele Di Gennaro (editore)
Cliccare qui per il podcast della puntata
Massimiliano Coccia
 
 

Sellerio Editore, 23.7.2020
Fabio Stassi presenta "Uccido chi voglio" in compagnia di Neri Marcorè

Fabio Stassi presenta il suo nuovo romanzo "Uccido chi voglio" in compagnia di Neri Marcorè giovedì 23 luglio alle 18.
Una nuova avventura a tinte più nere che mai per il biblioterapeuta Vince Corso, un enigma che lo porta a smarrirsi tra le ombre e a interrogarsi sul potere minaccioso e salvifico delle parole.
[Con un iniziale omaggio ad Andrea Camilleri, NdCFC]
 
 

Oltre Vigàta, 23.7.2020
Ad agosto ritorna "Percorsi d'inchiostro"!

Passato il lockdown che ci ha costretto a rinviare la 9^ Fiera delle Associazioni “Un libro alla volta”, Oltre Vigata ritorna e propone l’unico vero “Percorsi D’Inchiostro, sulle orme del Commissario Montalbano”.
PER PRENOTAZIONI CONTATTATECI IN PRIVATO. A presto!
 
 

Gazeta Wyborcza, 24.7.2020
Nasza Europa
Ostatnia książka Camilleriego. Montalbano wraca, by się pożegnać
We Włoszech ukazała się właśnie ostatnia powieść o przygodach komisarza Salva Montalbana, wydana pośmiertnie zgodnie z wolą Andrei Camilleriego. Autor napisał dwie wersje - ta sama fabuła, ale w innych językach.

Camilleri mówił przed śmiercią: „Zawsze niszczyłem wszelkie ślady ujawniające warsztat skończonych powieści, jednak wydaje mi się, że czytelnika może zainteresować, jak ewoluowało moje pióro”.
Dzwoni telefon. "To ja, Riccardino"
Nastał koniec i zapowiedział go głos „dźwięczny i radosny”: „To ja, Riccardino!”. O piątej nad ranem Salvo Montalbano zostaje wyrwany ze snu przez dzwoniący telefon. A dla nas, czytelników, którzy poprzedniego wieczoru nie spałaszowali caponaty i nie jesteśmy [...]
Stefania Parmeggiani, La Repubblica
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 24.7.2020
Teatri di pietra. La donna a tre punte

Nuovo appuntamento con "Teatri di pietra" a Santa Maria del Gesù. Questa sera, alle 21:15, Must Musco Teatro / Mda Produzioni propongono "La donna a tre punte" di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale. Regia di Giuseppe Dipasquale, con Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Tafuri e Valeria Contadino. La protagonista assoluta è la donna.
 
 

Tp24, 24.7.2020
Comincia la stagione di spettacoli al Parco Archeologico di Marsala

Domenica 26 luglio avrà inizio la stagione di spettacoli estivi al Parco archeologico di Lilibeo.
[...]
La prima pièce teatrale, La donna a tre punte, di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, coautore e regista, mette in scena “le tre punte della femminilità: seduzione, passione e amore quasi in un'analogia con le tre punte della Sicilia, che è latitudine perfetta della mediterraneità.
Le donne mediterranee 'dialogano' con la visione della donna di Andrea Camilleri che ha creato nei suoi romanzi e trasferito nell'immaginario dei lettori. Protagonista è la donna, che sempre sorprende con la sua complessità, ma anche semplicità, con la sua 'matriarcalità', ma anche mistero”.
Protagonista della pièce, l'attrice Valeria Contadino, già interprete in diverse opere del Maestro Camilleri, insieme alle danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio e Beatrice Tafuri, in collaborazione con Danza Immaginazione e con la direzione del coreografo Aurelio Gatti. La regia è di Giuseppe Dipasquale, la realizzazione di Must-musco Teatro e MDA Produzioni.
[...]
 
 

CronacaQui, 24.7.2020
Il regista
«Il mio giovane Montalbano ha battuto anche la Juve…»
Gianluca Maria Tavarelli martedì sarà premiato a Palazzo Reale dal Glocal

Parte dall’inconfondibile vitalità del Glocal Festival, lo spin off ben riuscito dei festivaloni internazionali, l’idea di conferire il Premio Riserva Carlo Alberto a Gianluca Maria Tavarelli. Il regista torinese, che sta sbancando i dati audience con il suo “Giovane Montalbano” (Michele Riondino), sarà nel cortile di Palazzo Reale martedì prossimo per ricevere il riconoscimento destinato alle personalità piemontesi che si sono distinte nel cinema. Un premio che casca giusto a pennello dopo il successo delle dodici puntate della serie nata ancora una volta dalla mente di Andrea Camilleri, le cui repliche in onda ogni lunedì su Raiuno viaggiano, inoltre, su una media di 3,8 milioni di spettatori a puntata. Martedì sarà l’occasione di ripercorre la carriera di Tavarelli (tra gli altri suoi film “Liberi”, “Non prendere impegni stasera”, e tante fiction da “Paolo Borsellino” a “Maria Montessori”) e di riassaporare la visione del suo delicatissimo “Un amore” del 1999.
[...]
Simona Totino
 
 

Agrigento Notizie, 24.7.2020
Riscoprire i luoghi di Camilleri, arrivano 6 panchine libro
A finanziare il progetto, e la donazione delle “panchine libro” è stata accettata dal Comune di Porto Empedocle, è stata l’associazione “Movimento Cinque Stelle Sicilia”

Arriveranno sei “panchine libro” decorate da artisti siciliani. Lo scopo dell’iniziativa è quello “di incentivare un turismo interessato non solo alle tradizioni folkloristiche del paese e alla sua ricchezza creativa, ma anche ad itinerari letterari per riscoprire genti, luoghi e paesaggi raccontati dallo scrittore Andrea Camilleri proprio nella sua città natale”.
A finanziare il progetto, e la donazione delle “panchine libro” è stata accettata dal Comune di Porto Empedocle, è stata l’associazione “Movimento Cinque Stelle Sicilia”. Il finanziamento è avvenuto “attraverso la restituzione di parte degli emolumenti dei portavoce del Movimento Cinque Stelle all’assemblea regionale Siciliana”.
E’ stato dunque individuato il Comune di Porto Empedocle per realizzare il progetto, denominato “Panchine Libro”, così “da dare grande risalto all’importanza di riuscire a creare una perfetta sintonia tra patrimonio naturalistico, cultura ed arte”, avvalendosi della collaborazione dell’associazione “A Tutta Vita”. Il sindaco della città, Ida Carmina, ha accettato la donazione ed ha autorizzato, nelle scorse ore, il posizionamento delle panchine in location che verranno individuate, in linea di massima, dal settore Lavori Pubblici, Manutenzione, Territorio ed Urbanistica.
Il progetto guida “Panchine Libro” ha la volontà di voler “incrementare ed integrare le bellezze rispettando l’ambiente e seguendo un approccio integrato basato sulla pertinenza, la qualità dei materiali e le risorse utilizzate per una perfetta eco-struttura urbanistica, adeguandosi ai vincoli ambientali come terreno, orientamento, differenze di altezza, disposizione degli edifici e degli alberi nelle vicinanze, per adattare il progetto al clima, al paesaggio naturalistico e alla vegetazione, alla quantità di illuminazione naturale”.
 
 

Balarm, 24.7.2020
Televisione
Non è Montalbano ma ci somiglia: San Vito Lo Capo diventa set di una nuova fiction Rai
“Màkari” è il titolo della nuova produzione Palomar per la Rai ambientata in Sicilia tratta da quattro storie dello scrittore-giornalista Gaetano Savatteri

Il protagonista, Claudio Gioè, è stato trovato già da tempo. La protagonista, ancora top secret, è stata identificata di recente dopo un veloce casting.
È una corsa contro il tempo – quasi ci si dovesse tutelare da un potenziale ritorno del problema Covid19 – il dietro le quinte di “Màkari”, la nuova produzione Palomar per la Rai ambientata in Sicilia, tratta da quattro storie dello scrittore-giornalista Gaetano Savatteri.
L’obiettivo è girarle da agosto e farle vedere al grande pubblico nei primi mesi del 2021, prima o dopo il Festival di Sanremo.
Quattro “storie semplici” che l’azienda televisiva pubblica, attraverso la sua sezione Rai Fiction – tra le più invidiate dai partner televisivi europei – vuole mandare in onda presto per dare una continuità dopo il prossimo esaurirsi – a causa della più classica “livella” della morte ed eccessivo usuramento – delle storie di Andrea Camilleri sul commissario Montalbano, ma anche per dimostrare che “c’è vita” dopo l’abbandono della storica responsabile e direttrice Eleonora Andreatta, passata, suo malgrado, per motivi contrattuali a Netflix.
«Partiamo da due principi – dice Gaetano Savatteri - Montalbano è insuperabile e io mi sono limitato a scrivere le storie da cui saranno tratte le sceneggiature, che sono opera di altri e dove non voglio mettere becco. Mi sono confrontato semplicemente col regista Michele Soavi per alcune precisazioni sui personaggi. Alla fine sono contento che la Sicilia resterà sullo schermo, col suo linguaggio, che ormai fa parte dell’immaginario collettivo»
Rimanendo tra i tecnicismi - che tanto piacciono agli addetti ai lavori - e le location, la storia sarà girata a Trapani, tra la riserva dello Zingaro e San Vito Lo Capo. Il protagonista dell’intera saga in quattro puntate si chiamerà Saverio Lamanna, scrittore licenziato dall’incarico di ufficio stampa di un viceministro, che decide di tornare da Roma in Sicilia, nella casa di famiglia. Qui, tra amici ritrovati e nuovi amori, resta coinvolto in degli strani casi di illegalità tipici di un territorio socialmente grigio, che lo trasformano in un improvvisato detective.
«E che sia chiaro – specifica Savatteri – nella revisione degli sceneggiatori delle mie storie, molto, rispetto al testo originale può essere sconvolto. Non si può tradurre un libro in fiction senza tradirlo. Se è poi il tradimento è ben fatto e riesce bene, l’importante è il risultato. D’altra parte anche nelle storie di Andrea Camilleri, cominciando da quelle del commissario Montalbano, c’è un tradimento dei luoghi. Ma è andato tutto bene».
Come scritto sopra, il protagonista è Claudio Gioè, che nel mondo delle fiction, tra Rai e Mediaset, ambientate in Sicilia, è volto standard. Di quelli che non restano a lungo nella memoria a breve termine, ma che ti accompagnano la serata prima di andare a dormire. Dandoti così la sensazione di avere visto una nuova storia con protagonista quell’“eterno ragazzo” dai capelli rossicci, che ogni tanto trovi tv.
«Tutti attori bravissimi – constata Savatteri – saranno coinvolti. Anche sul cast non mi sono voluto fare coinvolgere. Sono felice che ci siano questi e non ho alcun potere di veto o di intervento per cambiarli».
Non è la prima volta che Savatteri cede i diritti dei suoi libri da rendere in immagini: «In passato – racconta – è successo con Mimmo Calopresti – che ha fatto un film dal mio “Uno per tutti».
A questo punto non resta che attendere il risultato, che, osservato con le notizie limitate a nostra disposizione, sembra mantenere la vecchia tecnica di Mamma Rai di “evoluzione nella continuità”. Perché la Sicilia Resta, ma osservata da un altro dei suoi tre angoli: il trapanese. Con protagonista un attore siciliano che, a differenza di Zingaretti di camilleriana memoria, ha i capelli, ma ha anche il pregio di mantenersi nella superfice dei ricordi dello spettatore. Regalandoti sempre un sorriso e senza farti pensare troppo. Magari non ha fatto ancora il “salto di qualità” come Pierfrancesco Favino. Ma c’è tempo.
«La Sicilia – conclude Savatteri – è un prodotto diverso e di successo. Gesualdo Bufalino diceva che “La Sicilia è cinema”. E in effetti, dopo Roma, da quanto è nato il cinema, è il set più sfruttato. Perché, lo dico da scrittore-giornalista, in Sicilia le storie le raccogli per strada».
Vassily Sortino
 
 

El Punt Avui, 24.7.2020
Keep calm
Llibres i calamars

La Llibreria L’Altell, de Banyoles, fa anys, més de vint, que organitza la Nit de Narradors, una trobada d’escriptors i lectors que llegeixen i escolten, a la fresca. És una iniciativa fantàstica, perquè implica proximitat i estimació, i perquè agleva la gent no pas en la nit dura sinó en una reconfortant sessió estiuenca. Aquest any no l’han pogut fer, però la Irene Tortós-Sala, llibretera intrèpida, s’ha inventat un sopar d’homenatge al Montalbano d’Andrea Camilleri, en el marc del seu club de lectura. Sempre compta amb la col·laboració d’amics i fidels, i, aquesta vegada, amb la de Lluc Quintana i el seu equip del restaurant Can Xapes.
Dir Montalbano, com saben els seus fidels, és parlar de menjar, perquè el comissari de Vigata es deleix pel que l’Adelina li deixa al forn o pel que li serveix l’Enzo a la seva trattoria. Ho explicava el mateix Camilleri en una entrevista. Deia que la diferència entre els detectius americans i els mediterranis rau en el fet que els primers pensen en el mort i en les seves circumstàncies, mentre que els altres, davant l’assassinat, estan imaginant quin plat menjaran a l’hora de sopar. Per això és tan productiva la relació entre la novel·la i la gastronomia, entre la tinta dels llibres i la del calamar. Els pops, la pasta, el conill a la cassola o els inoblidables rogers amb caponatina fan que la lectura es converteixi també en una celebració, sobretot si les menges arriben després de disquisicions sobre llenguatge, literatura i traducció, que és el que va ocórrer fa uns dies a Can Xapes. La simbiosi, aleshores, esdevé formidable, una conjunció feliç.
Josep Maria Fonalleras
 
 

Linkiesta, 24.7.2020
L'avvelenata
La cifra del nostro tempo | Del concetto di continenza e del perché Camilleri non fa rima con carabinieri (di Piacenza)
Il libro postumo dello scrittore siciliano ha fatto più di centomila copie in tre giorni. Ma, a differenza di altri, lui non sarebbe mai scaduto nella penosa condivisione delle foto delle classifiche sui social. Cosa che invece si apprestavano a fare i militari arrestati per il racket in Emilia, immortalandosi con il loro bottino. Più fessi di così

Qual è il legame tra il Montalbano postumo e i carabinieri che gestivano un giro di spaccio a Piacenza? Temo sia solo nella mia testa, se sarete così gentili da seguirmi in questa visita guidata proverò a illustrarvelo.
Ieri sono arrivati agli abbonati al servizio i dati Gfk: i rilevamenti delle vendite dei libri relative alla settimana precedente, quelli che dicono agli editori se l’anticipo che vi hanno dato era un buon investimento (quasi mai) o se ancora una volta non si arricchiranno col vostro capolavoro letterario.
Riccardino, il Montalbano postumo, è uscito giovedì della scorsa settimana, quindi i Gfk registrano il venduto di tre giorni. In tre giorni, nelle sue due edizioni (quella definitiva e la prima stesura, fatta uscire per deliziare i collezionisti e mungere gli incassi), l’ultimo Camilleri ha superato le centomila copie.
E io non riuscivo a mettere a fuoco un pensiero che suonava più o meno come: che fortuna essere morti. Poi ho capito. Quel che intendevo era: che fortuna, da ancora vivi, essere stati troppo vecchi per farsi le foto col cellulare e pigolare sui social. Camilleri non l’ha mai fatto, quindi andava bene anche vivo: non l’avrebbe fatto neanche questa volta.
Neanche questa volta sarebbe stato un fotografatore di classifiche, un declamatore in diretta Facebook di recensioni lasciate su Amazon dai lettori, un vanesio da social che con un trentacinquesimo delle copie fa quella cosa che a Roma si chiama «sentirsela calda».
Che disastro, non essere quindicenni da balletti su Tik Tok ma non essere abbastanza venerati maestri da schifare la promozione di sé, essere convinti di doverci essere, di dover promuovere la propria rutilante personalità e già che ci siamo anche il proprio volume, che disastro essere un maschio nell’età di mezzo con un telefono connesso al mondo.
[...]
Giulia Soncini
 
 

Radio In, 24.7.2020
Arte a Parte

Domani sabato 25 luglio un altro imperdibile appuntamento con Arte a Parte su Radio IN 102, l’ultimo prima della pausa estiva, CI SI RIVEDE A SETTEMBRE. In diretta skype con noi Filippo Lupo, U Presidenti del Camilleri Fans Club, con lui percorreremo questo primo anno senza il Sommo Camilleri; in studio con noi il cantante Francesco Riotta che munito della sua mitica chitarra ci presenterà il suo ultimo album, invece, in diretta Skype dalla splendida Ortigia, si parlerà di cibo con lo Chef Alessia Liistro, carismatica e vulcanica come la sua cucina.
Non mancate questa puntata di Arte a Parte, sabato 25 luglio, la cultura sempre in primissimo piano. Conducono Barbara Morana e Rosanna Ingrassia, dalle 10:30 alle 11:30 su Radio IN 102. Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it, interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci allo 091.6829414
 
 

Radio In, 25.7.2020
Ore 10:30
Arte a Parte
Cliccare qui per vedere la puntata
con Barbara Morana e Rosanna Ingrassia
Regia: Gaspare Federico

Ospite in studio Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club.
 
 

Il Messaggero, 25.7.2020
Camilleri e "Riccardino", così una lingua (inventata) può costruire un mondo

Costruire una lingua vuol dire costruire un mondo, come ben sapevano J. R. R. Tolkien, Carlo Emilio Gadda, e gli esperti ingaggiati per il film Arrival o la serie Il trono di spade. Così è stato per Andrea Camilleri, che negli anni ha fatto evolvere il suo vigatese, che l’autore considerava una vera e propria lingua, e non solo un dialetto. L’ultimo episodio di Montalbano, Riccardino, è stato proposto da Sellerio in due edizioni: un libro che contiene la versione definitiva, rivista dall’autore nel 2016, e un’altra che contiene anche la prima, datata 2005.
Colpisce che entrambi le edizioni formino in coppia il primo e il secondo posto della classifica dei libri più venduti in queste settimane: gli italiani, per amore del loro commissario preferito, sono diventati tutti filologi, e preferiscono pagare cinque euro in più per questa versione, particolare, commemorativa (e rilegata con elegante copertina rigida)? Di certo la risposta sta nel mezzo: c’è il desiderio di celebrare l’ultima storia di Montalbano con una veste insolita, ma anche di capire meglio il percorso creativo di Camilleri.
L’autore di Riccardino ha sempre preferito il dialetto per esprimere certi dettagli, che in italiano gli sfuggivano. «L'italiano - spiegava - mi diventava generico, le sfumature mi mancavano. E allora ho usato una specie di shaker e, a poco a poco, ho cercato ambiziosamente di creare una terza lingua che fosse tutta mia e il risultato di questa commistione. Per noi siciliani l'italiano è rimasto un atto notarile».
Chi vuole andare più a fondo, può provare (anche a caso) a comparare le due stesure. Il nome Camilleri (nelle parti in cui telefona al suo personaggio) scompare, e diventa l’Autore, molto più pirandelliano; ma è Salvatore Silvano Nigro, nella postfazione, a entrare maggiormente nel dettaglio: «Camilleri è intervenuto sui giri delle frasi, ha evidenziato i dettagli, ha reinventato nuovi ordini di parole, ha rimodulato l’interpunzione, ha badato all’armonia delle sillabe, agli eccitanti del linguaggio sonoro (come i prefissi nei verbi), ai fatti gestuali dell’espressione ("nzè" non è una semplice negazione; introduce tutto un movimentato spettacolo facciale). Ha rielaborato la prosa, la scrittura aguzza, le sfumature».
Alcune parole si evolvono (comodino diventa commodino, colla diventa coddra), le frasi si arricchiscono di suoni e di ritmo (e tu perché chiami me? si muta in e tu pirchì acchiami a mia?); il siciliano derivato da quello parlato a Porto Empedocle si evolve, si trasforma, come avviene alle lingue “vive”; e questo rende in qualche modo “reale” anche il mondo di Vigàta. Per questo trasformare frasi come rompirono il tubo in rumpiro il tubbo (e potremmo andare avanti all’infinito con esempi del genere) non sono aridi rifacimenti di un letterato alla ricerca della perfezione, ma sono tentativi di creare un ecosistema in cui i personaggi possano trovare definitiva collocazione, possano vivere in un romanzo in cui (come sempre nelle opere riuscite) “tutto si tiene”. Un mondo che si evolve da “lingua bastarda” a “lingua ‘nvintata”, come sottolinea lo stesso Nigro, per dare vita a «un sistema unitario siculoitaliano e fantastico».
Riccardo De Palo
 
 

Unione Monregalese, 25.7.2020
L’ultimo Montalbano: Andrea Camilleri chiude l’epopea del suo commissario
Ad un anno dalla scomparsa del maestro con "Riccardino" si è conclusa postuma, come voluto dallo scrittore siciliano, la saga che ha appassionato milioni di italiani

Atteso e temuto allo stesso il tempo il momento è arrivato. Ad un anno dalla scomparsa del maestro Andrea Camilleri si è chiusa postuma, come voluto dallo scrittore siciliano, l’epopea letteraria del commissario Montalbano. In tanti abbiamo già divorato le pagine di “Riccardino” (in libreria dal 16 luglio), da riporre poi, con tanta nostalgia, vicino alle altre 27 inconfondibili copertine blu “Sellerio” della serie (senza contare i racconti sparsi). È l’ultimo, annunciato, capitolo di una storia iniziata più di 25 anni fa: un boom letterario travolgente, partito dal “passa parola” dei lettori e amplificato all’infinito dal successo mondiale della fiction televisiva. Camilleri aveva già scritto una storia professionale importante (tra gli addetti ai lavori) prima di Montalbano e i suoi romanzi storico-civili sono altrettanto degni di nota, ma con il commissario il fenomeno è diventato mondiale. Un eroe imperfetto, tra virtù e contraddizioni, lontano dai canoni polizieschi classici ed una presenza “pesante” con cui il suo creatore non ha mai nascosto di confrontarsi, quasi fosse un’entità a sé stante. E in “Riccardino” Camilleri rompe pesantemente la “quarta parete” con il suo personaggio e i suoi lettori (non per la prima volta), arrivando ad un inedito scontro finale. Un testo già scritto nel 2005 e messo nell’archivio della “Sellerio” fino ad una revisione, solo stilistica, del 2016, in cui Camilleri si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe.
Il risultato è un racconto degno di Pirandello, ma per Montalbano è davvero la fine? Sì, anche se non ci sono le indicazioni che magari qualcuno si attendeva sul suo destino professionale e sentimentale. Quelle rimarranno per sempre senza risposta, e forse è giusto così. “Riccardino” scorre via tra la solita “ammazzatina” ed un Montalbano che sente il peso degli anni e il confronto pungente con il suo “doppio” televisivo. Ancora una volta la grandezza di Camilleri non sta nel “giallo”, ma in quella straordinaria neo lingua italo-sicula inventata dallo scrittore ed entrata prepotentemente nella testa degli italiani. Una scrittura senza eguali ed inimitabile, senza dimenticare il micromondo di Vigata, i suoi personaggi, le storie ora torbide ora ironiche (tra politica, mafia e soprattutto debolezze umane) e le fantastiche atmosfere siciliane. Mare, sapori, odori, sole e paesaggi da cui Montalbano è incapace di staccarsi. Stesso sentimento che ora coinvolge gli appassionati: un altro libro di Montalbano non ci sarà e il colpo è difficile da assorbire.
Marco Volpe
 
 

La Repubblica - Robinson, 25.7.2020
Ora e sempre Camilleri
Il resto è storia

Ora e sempre Montalbano. Con il suo Riccardino – ultima avventura del commissario di Vigàta, pubblicata postuma per volontà dell'autore – Andrea Camilleri trionfa su tutto e su tutti, a un anno esatto dalla scomparsa. E lo fa, clamorosamente, con entrambe le versioni del romanzo, appena sbarcate in libreria: in prima posizione quella definitiva, in seconda il volume che contiene anche la stesura precedente, con la stessa storia ma una lingua un po' diversa. Così al vincitore dello Strega, Sandro Veronesi, non resta che farsi più in là e accontentarsi del terzo posto. Con un gap, rispetto al numero uno, notevole: come dimostrano i punteggi che pubblichiamo qui a fianco, per cento copie vendute dallo scrittore siciliano, l'altro ne piazza ventidue.
[...]
Claudia Morgoglione
 
 

Story, 25.7.2020
Celebrity
'Ako si pogrešnoj osobi rekao nešto loše, mogao si završiti mrtav'
Zvijezda najgledanije talijanske serije ‘Inspektor Montalbano’ slučajno je postao glumac, a njegov šarm gledateljice smatraju neodoljivim

U posljednjih desetak i više godina gledali smo brojne uspješne talijanske serije, no nijedna nije postigla takav uspjeh kao detektivski uradak sa šarmantnim, upornim, pronicljivim i prividno nonšalantnim detektivom Montalbanom te njegovim kolegama iz policijske postaje u gradiću na Siciliji. Radnja serije ‘Inspektor Montalbano’, čiju četvrtu sezonu upravo gledamo na HRT-u, nastala je prema kriminalističkim romanima talijanskog pisca Andree Camillerija. Riječ je o jednoj od najdugovječnijih talijanskih serija i najgledanijoj seriji u povijesti televizije RAI. Svaku epizodu pogleda otprilike deset milijuna ljudi, a takav uspjeh glavni glumac Luca Zingaretti, koji po sezoni zaradi oko 200 tisuća eura, objašnjava ovako:
- Montalbano je muškarac kakav bi svaki čovjek volio biti i sve bi žene voljele biti s njim. Pozitivac je, imao je hrabrosti odustati od uspješne karijere i ostati u rodnom gradu bez straha da će mu prigovoriti da je gubitnik.
[...]
Nikolina Kunić
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 25.7.2020
Stassi: “Il mio giallo tra Sciascia e Borges”
Il protagonista Vince Corso il personaggio di Stassi, è un biblioterapeuta che consiglia libri per curare le persone

Che strana giostra per Vince Corso. Dalla via Merulana al quartiere Testaccio, fino al carcere di Regina Coeli, smarrito per la capitale il detective biblioterapeuta, nato dalla penna di Fabio Stassi, ritorna in libreria come un fantasma che fa i conti con le ombre del suo passato. Ma stavolta cambia tutto: investigatori inquisiti, enigmi impossibili, avvelenamenti, furti e anche tanto sangue: Stassi gioca col suo personaggio e sperimenta con gli strumenti del genere giallo.
«Viviamo un tempo fuori dai cardini – dice lo scrittore – e allora qualsiasi indagine possibile deve imparare a giocare col disordine. Corso ci prova, e stavolta seriamente, finendo persino per inquisire sé stesso».
Terzo capitolo della serie dell'investigatore, "Uccido chi voglio" (Sellerio), appena uscito in libreria, è un ritorno diverso, a tratti più maturo e oscuro, alle avventure di Vince Corso, che a passeggio tra le strade della sua Roma, col sottofondo della musica francese di Fréhel - omaggio che Stassi dedica al giornalista Gianni Mura recentemente scomparso - scrive la sua deposizione dettagliata di una settimana folle, iniziata da un sogno inquietante: un'invasione di falene per le vie romane.
[...]
Corso resta il detective bibliofilo per eccellenza e tra i rimandi letterari non poteva mancare Andrea Camilleri.
Alla fine della storia, tutto si snoda nel cimitero acattolico di Testaccio, tomba di Gramsci, Gadda, Foa e dove oggi riposa anche il padre di Montalbano. «È stata una casualità, avevo scritto quel capitolo molto prima - dice Stassi - se mi avessero detto che il mio libro, pubblicato dopo la sua morte, sarebbe stato il primo a fargli riferimento, non ci avrei mai creduto. Camilleri, non l'ho mai incontrato, credevo sempre di disturbarlo, eppure avevo tante cose da chiedergli per un mio studio. Resta per me oggi un mastro puparo della letteratura, è stato un artigiano della scrittura, capace di cucire i sogni e di incidere col ferro le parole».
[...]
Marta Occhipinti
 
 

TG1, 26.7.2020
Billy


 
 

il Giornale, 26.7.2020
"Riccardino" è la supernova dell'estate

Come avevamo previsto la settimana scorsa (ma era una facile previsione), il romanzo postumo di Andrea Camilleri Riccardino (Sellerio) è stato il protagonista degli ultimi giorni, e probabilmente lo sarà per tutta l'estate.
L'edizione normale dell'ultima avventura del commissario Montalbano è piombata in vetta alla classifica, vendendo un quantitativo di copie davvero impressionante: 45mila e centonove. Una partenza col botto da bestseller di una volta. Tanto più se si conta che al secondo posto in classifica c'è l'edizione speciale del libro, Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005 (ovviamente sempre Sellerio) che a sua volta mette a segno altre 19 mila e centottantasei copie. Insomma, Camilleri da solo vale più di 64mila copie. Numeri, in una singola settimana, che non si vedevano dai tempi delle Cinquanta sfumature di grigio. Un altro esempio che può rendere l'idea: i due libri di Camilleri valgono da soli 10mila copie in più degli altri 8 volumi della Top ten messi assieme. Dopo l'esplosione di questa supernova nel cielo della classifica estiva, ora ci sarà da capire con quanta forza continuerà a risplendere il fenomeno Camilleri. Per avere un'idea del trend di lungo periodo bisognerà aspettare almeno quindici giorni. Il libro era attesissimo, quindi anche super prenotato.
[...]
Matteo Sacchi
 
 

E-Know, 26.7.2020
This story makes one think on a number of different levels
Book Review
Camilleri, Andrea (2005). The Paper Moon.

Stephen Sartarelli’s translation and notes helps immeasurably with this work. He catches the nuances and rhythms of Camilleri’s musings and makes them appealing. The normal North American reader would be lost in the intricacies of Inspector Montalbano’s musings were it not for Sartarelli’s explanations of how the Italian Mind and body politics works. Camilleri’s biting commentary of President Silvio Berlusconi’s actions would be lost.
Much clearer, however, is Montalbano’s attempts to understand the workings of the female mind and soul. He is lost at every turn. But he does puzzle through the labyrinthine network of Italian politics and organized crime.
As do all of Camilleri’s books, ‘The Paper Moon’ offers insight into the province of Sicily and the country of Italy. It gives the reader a sense of deep tradition and rich cultural inheritance. It also wonderfully portrays the lust of an ageing man for a life that may now be beyond his reach, or not. Light reading, perhaps, but a story that makes one think on a number of different levels.
Derryll White
 
 

Ufficio Stampa Rai, 26.7.2020
RAI 1 27 LUG 2020, 21:25
"Il Giovane Montalbano" su Rai1
La transazione di Salvo

Nuovo appuntamento con la fiction "Il Giovane Montalbano", lunedì 27 luglio alle 21.25 su Rai1, dal titolo La transazione, con Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Fabrizio Pizzuto, Beniamino Marcone, Sarah Felberbaum. Da tre mesi Livia e Salvo sono in una pausa di riflessione, e non si sono mai chiamati. Ma Salvo è malinconico e scostante, si rianima solo quando lavora. Sono state aperte e svaligiate 60 cassette di sicurezza alla Banca Agricola e tante cose non quadrano. Per capirci qualcosa di più il commissario si rivolge a Stella, la giovane direttrice della Banca Popolare di Montelusa. Grazie al suo aiuto Montalbano scopre che la Banca Agricola è in realtà il forziere privato dei Sinagra Ma è l'omicidio di Corrado Militello, un anziano medico in pensione, che si intreccia con la sua vicenda personale. Montalbano capirà molte cose, anche con l'aiuto, inaspettato, del padre e di una veggente dai poteri straordinari...
 
 

La Repubblica, 26.7.2020
Il "giovane" Perry Mason diventa una serie tv
A settembre su Sky le avventure del celebre avvocato negli anni 30 a Los Angeles

[...]
Quella del prequel è una scappatoia, da noi in fondo c’è anche il giovane Montalbano (chi seguirebbe le storie di un imberbe commissario di Ps in Sicilia? E soprattutto chi ci farebbe una serie tv per milioni di spettatori?).
[...]
Antonio Dipollina
 
 

Le Parisien, 26.7.2020
Programme TV du dimanche 26 juillet : notre sélection
Un polar avec «Commissaire Montalbano», «Nicky Larson», version dessin animé, Elle Fanning et Ben Foster dans «Galveston» et «Bienvenue à Marly-Gomont» pour sourire… voici notre sélection télé pour ce dimanche.

TÉLÉFILM. Crimes sous le soleil de Sicile
A 21h05, sur France 3. Le commissaire Salvo Montalbano sait se faire désirer. A raison de deux enquêtes par an ces dernières saisons, la série qui existe depuis 1999 refait une apparition furtive sur nos écrans. Heureux en couple avec sa compagne Livia, Montalbano est un homme déterminé, un peu bourru, qui fait de temps en temps preuve du machisme italien. Dans l'intrigue diffusée ce dimanche soir, il doit par exemple se faire tailler un costume sur mesure, mais rechigne à se faire prendre les mesures par une femme…
Côté professionnel, il est appelé pour superviser l'accostage d'un bateau de migrants. Parmi ces derniers, un jeune homme est passé par-dessus bord et une fille a été violée au cours de la traversée. Deux drames qui vont profondément toucher l'enquêteur, notamment quand il aperçoit, depuis son balcon, le corps du premier flottant dans la mer. Montalbano va alors lui-même le ramener sur la plage. L'affaire s'épaissit par la suite quand une connaissance du commissaire est victime d'un meurtre.
Cette série italienne se situe à Vigatà, une ville fictive de Sicile, et la lumière de l'île est éblouissante, donnant tout son charme aux intrigues. Les touches d'humour récurrentes y sont bien senties, notamment grâce au policier Agatino Catarella, qui n'en rate pas une. Le plus grand défaut de la fiction reste son doublage en français, où le parti pris est de prononcer tous les noms italiens avec un accent transalpin qui frôle le ridicule. Heureusement, sur un format long — près d'une heure quarante-cinq —, les investigations du héros mêlées à sa vie personnelle parviennent à captiver, malgré quelques maladresses dans le scénario.
LA NOTE DE LA RÉDACTION : 3,5/5
«Commissaire Montalbano : A l'autre bout du fil», téléfilm policier italien inédit d'Alberto Sironi (2019), avec Luca Zingaretti, Cesare Bocci… (1 h 44)
[...]
 
 

Ouest-France, 26.7.2020
« Commissaire Montalbano ». Honneur à la fiction italienne sur France 3
La Trois inaugure un cycle dédié à la fiction italienne par deux inédits de « Commissaire Montalbano ». « À l’autre bout du fil », réalisé en 2018 et diffusé ce dimanche 26 juillet à 21 h 05, déroule une enquête pour meurtre sur fond de crise migratoire.

Le célèbre Commissaire Montalbano revient ce soir pour deux inédits – épisodes 33 et 34 de la collection –, dont le premier, À l’autre bout du fil, est de facture toujours aussi classique, mais toujours aussi efficace.
Le 33e chapitre des enquêtes du commissaire Montalbano ouvre sur un fait divers banal et dramatique : le débarquement sur le sol italien de quelques dizaines de migrants repêchés en haute mer par un navire humanitaire. Autant d’individus marqués par les drames humains et familiaux, parmi lesquels il faut encore repérer les malades, ceux dont le besoin de secours est particulièrement urgent, et ceux dont les intentions pourraient être discutables. Et ça n’est pas tout… Le film, réalisé en 2018 et diffusé sur la RAI en 2019, est à l’aune des précédents, classique, efficace, construit sur des problématiques actuelles, joliment mis en scène et toujours respectueux du personnage romanesque dont il s’inspire, bien que de plus en plus librement.
Un flic sicilien né de la plume d’Andrea Camilleri
Commissaire Montalbano, précédemment appelée Les Enquêtes de Montalbano, est l’adaptation des aventures de Salvo Montalbano, sympathique personnage de flic sicilien né de la plume d’Andrea Camilleri dans les années 90. L’écrivain lui a consacré cinq recueils de nouvelles et pas moins de 29 romans. Les récits sont classiques et efficaces. Les films le sont tout autant. À cette différence que Camilleri, également metteur en scène, a longtemps présidé à la scénographie de la série, lui conférant le caractère recherché, dépaysant, quasi exotique qu’elle a encore aujourd’hui. La musique participe largement à l’impression d’ensemble. Et Luca Zingaretti, qui campe le commissaire depuis plus de dix ans, s’amuse avec un plaisir évident à explorer les facettes de son personnage.
Lancée sur la RAI en 1999, augmentée de deux à quatre films par an, la collection compte aujourd’hui 36 épisodes, dont chaque diffusion est un succès. Ce, malgré l’émergence, dans le paysage sériel italien de séries et mini-séries policières toujours plus pointues, telles Le Silence de l’eau, programmée sur France 3 à partir du 9 août, ou encore Squadra criminale (en italien, Non Uccidere), qu’Arte diffuse depuis trois ans.
Julia Baudin
 
 

LiveUniCT, 27.7.2020
Riccardino, il capitolo finale di Montalbano: la recensione del romanzo
Riccardino è l'ultimo romanzo con protagonista il commissario di Vigata e, a pochi giorni dalla sua uscita, è già il libro più acquistato sui principali siti online. Proviamo a capire perché toccando alcuni dei suoi punti principali.

Riccardino era un caso letterario già prima che uscisse in libreria. Lo era da quando, poco più di un anno fa, ci si ricordò che Camilleri aveva consegnato a Elvira Sellerio il romanzo conclusivo della serie di Montalbano nel 2005. E forse lo era anche da prima. Due leggende in particolare si legarono al romanzo: che fosse custodito nella cassaforte della Sellerio e che alla fine del libro Montalbano morisse. Casseforti non ce n’erano di certo (ne rise lo stesso Camilleri, parlando, al massimo, di cassetti aperti), mentre sulla seconda la risposta spetta ai lettori.
In quest’ultima indagine, Montalbano deve occuparsi della morte del direttore della filiale della Banca Regionale di Vigata. Testimoni dell’omicidio sono i tre inseparabili amici, con cui condivideva tutto, al punto da considerarsi come i “quattro moschettieri”. Si tratta di un’indagine difficile, in cui il commissario va avanti a tentoni; a volte stanco del suo mestiere, a volte galvanizzato da alcune sue trovate. Sempre, però, rifiutando le apparenze e credendo solo “a quello che c’è ma non riusciamo a vedere”.
Ma Riccardino non è come gli altri romanzi della serie. E accanto ai motivi di continuità col passato scorrono, in alcuni casi paralleli alla narrazione, in altri intrecciandosi, segnali diversi. “Montalbano è”!, si legge tra le prime pagine. “Cu? Montalbanu? Chiddru di la tilevisioni?”. A parlare sono alcune persone accalcate sul luogo del delitto. “No, chiddro veru”, risponde un altro.
È il preludio al tema più originale del romanzo: il confronto tra Attore, Personaggio e Autore, con “chiddro veru”, quello di carta e ossa, anzi, inchiostro, stretto tra i due, nella miglior tradizione pirandelliana. Prima ancora di aprire il libro, il Giocoliere disegnato da Pippo Rizzo in copertina ci spinge a delle domande. L’indagine non ha nulla di comico, mentre la copertina raffigura un giocoliere intento a lanciare in aria tre palline. Di chi si tratta? È Camilleri, che nel suo ruolo di “intrattenitore” si fa ruotare tra le mani il personaggio di Montalbano, l’attore che lo interpreta e se stesso? O è il commissario, che cerca di tenere insieme tutte le piste in attesa di scovare quella che porterà a risolvere il caso?
Tra le due ipotesi, la più vera sembra la prima. Non “puparo”, come lo chiama Montalbano in una delle ricorrenti telefonate tra i due, ma giocoliere che tiene insieme trama e confronto metaletterario, in un delicato equilibrio in cui la prima non viene ostacolata dal secondo. Come tutti i saltimbanco, però, anche Camilleri si diverte a giocare. E si vede, come Autore, con la maiuscola, quanto gli sia piaciuto mettersi finalmente per iscritto e potersi confrontare con la sua creatura sullo stesso terreno.
Da qui può, per esempio, lanciare qualche provocazione e rispondere così a Montalbano: “Io non posso sfoggiare molta cultura, sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo. Tant’è vero che i miei libri si vendono macari nei supermercati”. Tuttavia, accanto a questi dialoghi ironici e pungenti, affiora anche la stanchezza, di Camilleri e del commissario. Su entrambi nel romanzo pende come una spada di Damocle l’ombra della vecchiaia. Quando iniziò Riccardino, Camilleri stava per compiere ottant’anni e temeva che non sarebbe riuscito a scrivere la parola fine alla serie di romanzi, ma Montalbano non se la passava meglio. Turbato dal soverchiante confronto con il suo omologo televisivo, più giovane, più bravo e più preparato di lui (se non altro perché, come personaggio di romanzo, il commissario è costretto sempre a improvvisare, senza un copione che detti trama e battuta), Montalbano vive il tema del doppio come un pungolo che di tanto in tanto affiora e fa male, come non manca di fargli notare l’Autore.
Nonostante tutto, però, la storia racconta di decine di altri romanzi con protagonista il commissario di Vigata. L’ultimo, Il metodo Catalanotti, pubblicato solo nel 2018. Dopo tanti anni, anche la scrittura di Camilleri è cambiata, e quei romanzi, scritti “usanno ‘na lingua ‘nvintata e travaglianno di fantasia”, si sono trasformati in un idioletto che rende immediatamente riconoscibili i libri dello scrittore di Porto Empedocle. Per questo, nel 2016 l’autore sente l’esigenza di intervenire sulla lingua di Riccardino, riscrivendo dal punto di vista linguistico l’ultima indagine.
Il lettore inciampa così nella lingua di Camilleri. Le parole aspre e arroccate sulle consonanti costringono a rallentare il ritmo della lettura da “genere di consumo” e, per andare fino in fondo, non resta che calarsi nel modo di pensare e di vedere del commissario, godendosi ogni singolo suono. Tuttavia, lo scrittore fa ai suoi lettori un ultimo regalo. Da filologi, si direbbe. Per la prima volta, infatti, conserva assieme alla stesura definitiva anche l’originale, quella del 2005, con la stessa trama ma una lingua diversa. Nel confronto tra le due edizioni di Riccardino, forse anche più che negli ultimi romanzi pubblicati in vita, l’italiano è soprattutto la lingua dell’indagine, tra interrogatori, dialoghi e lettere. Il vigatese quella del racconto.
Domenico La Magna
 
 

Davidemaggio.it, 27.7.2020
Il Commissario Montalbano e quel finale ‘fetuso’ per la TV (spoiler)

Un anno fa, dopo la morte di Andrea Camilleri, ci siamo interrogati su quale sarebbe stato il futuro de Il Commissario Montalbano, arrivando alla conclusione che la fiction Rai più amata, nonostante la perdita dell’autore e del regista Alberto Sironi, potesse proseguire ancora a lungo sullo schermo: per la prossima primavera è prevista la messa in onda de Il Metodo Catalanotti, film già pronto, e ci sono ancora romanzi e racconti che non sono stati sceneggiati. Ma, qualunque sarà la decisione di Palomar e della stessa Rai, ovvero se andare avanti o meno, si presenta un problema “fetuso“: come concludere in video la saga? Perchè l’uscita di scena che Camilleri ha scritto per Montalbano, presente nel suo ultimo romanzo Riccardino, appena pubblicato, così com’è poco si presta ad una trasposizione televisiva. Ecco perchè.
Il Commissario Montalbano: il finale di “Riccardino” (spoiler)
Il romanzo, scritto nel 2005, rimaneggiato dall’autore nel 2016 e consegnato subito alla casa editrice per essere pubblicato solo dopo la sua morte, parte da un’indagine classica di Montalbano, quella sulla morte di un tale Riccardo Lopresti. Questa indagine, con tutte le implicazioni tipiche dell’universo vigatese, sarebbe perfetta per un nuovo film della serie, ma Riccardino non è soltanto il racconto di un lavoro investigativo: questo libro è un metaracconto letterario, un’opera dal sapore pirandelliano nella quale Camilleri scende in campo per parlare con il suo personaggio e litigarci, fino ad uno scontro finale.
Nel romanzo si narra che Montalbano conosce da tempo Camilleri (definito semplicemente L’Autore) e che questi, dopo essere venuto a conoscenza di alcune sue indagini, le ha prima trasformate in romanzi e poi in fiction televisiva. Il commissario poco sopporta il fatto che il suo nome sia diventato così famoso e che il suo alter ego sia un attore aitante, affascinante e più giovane di lui (Luca Zingaretti).
Ma ad un certo punto la narrazione prende una piega inaspettata e l’Autore comincia ad intromettersi nell’indagine sulla morte di Riccardino, perchè lui è il deus ex machina e sa già tutto, prima ancora che Montalbano possa raccontarglielo. Ed è così che il libro diventa un confronto tra i due, una guerriglia quasi, con il commissario stanco e sopraffatto, che cerca di fare il proprio lavoro al meglio, e l’Autore che gli suggerisce diversi finali spettacolari, finendo per scavalcarlo e presentando lui stesso al questore la soluzione del giallo.
Il Commissario Montalbano: come esce di scena il commissario Montalbano (spoiler)
Al povero Montalbano, stufo di sentirsi parte di una vera e propria “opera dei pupi“, non resta che sottrarsi come può, ovvero cancellando se stesso dal libro: immagine dopo immagine, lettera dopo lettera, il commissario svanisce letteralmente tra le pagine per non tornare mai più. Non muore, non viene ferito, non va in pensione, non parte per un’isola deserta, non si trasferisce dall’amata Livia, semplicemente svanisce per ripicca contro il suo stesso creatore.
Un finale poetico e sicuramente originale che, però, difficilmente potrebbe funzionare fuori dalle pagine del romanzo, che sarebbe complicato e riduttivo portare in video senza scadere nel paradosso o nell’assurdo. La soluzione potrebbe essere quella di dare al Montalbano televisivo, dichiaratamente un altro rispetto a quello dei romanzi, un finale tangibile e tutto suo, che possa soddisfare il pubblico e lasciare il commissario letterario nel suo agognato oblio.
L’alternativa è, invece, quella di non dare alcun finale definitivo alla fiction, ora o fra dieci altri film, così che i telespettatori possano nel tempo ricordare ed immaginare il loro “commissario Zingaretti” sempre intento a prendere il caffè sulla terrazza della casa di Marinella, mentre guarda il mare.
Stefania Stefanelli
 
 

Africa Daily News, 27.7.2020
« Le jeune Montalbano – La transaction »: intrigue et casting
Salvo et Livia sont en pause pour réfléchir, mais entre un vol et le meurtre d’un médecin âgé, le commissaire comprendra beaucoup de choses

Un nouveau rendez-vous avec les réponses de « Le jeune Montalbano»Nous raconte un jeune Salvo aux prises avec la mélancolie. Dans le film « La transaction«Nous ne le voyons prendre vie que lorsqu’il travaille, parce que Livia et lui ont fait une pause et ne se sont pas entendus depuis des mois. Pour occuper son esprit, il y aura un vol à la Banque agricole et le meurtre d’un vieux médecin retraité.
La parcelle
Depuis trois mois, Livia et Salvo sont dans une pause de réflexion et ne se sont jamais entendues. Il est mélancolique et hostile, il ne prend vie que lorsqu’il travaille. 60 coffres-forts ont été ouverts et cambriolés à la Banque agricole et beaucoup de choses ne vont pas. Pour comprendre quelque chose de plus, le commissaire se tourne vers Stella, la jeune réalisatrice de la Banca Popolare di Montelusa. Grâce à son aide, Montalbano découvre que la Banque agricole est en fait le coffre privé du Sinagra. Mais c’est le meurtre de Corrado Militello, un médecin âgé à la retraite, qui est lié à son affaire personnelle. Montalbano comprendra beaucoup de choses, même avec l’aide inattendue de son père et d’un voyant aux pouvoirs extraordinaires.
Le casting
Michele Riondino, Alessio Vassallo, Andrea Tidona, Fabrizio Pizzuto, Beniamino Marcone et Sarah Felberbaum.
 
 

Télé 7 Jours, 27.7.2020
REPLAY - Commissaire Montalbano (France 3) : coup d’envoi de la saison 13 !
Ce dimanche 26 juillet 2020, France 3 lançait la 13e saison de "Commissaire Montalbano".

Le commissaire Salvo Montalbano (Luca Zingaretti) est de retour sur France 3 avec une 13e saison ! Dans l’épisode inédit qui a été diffusé ce dimanche soir, Livia envoie le commissaire chez une couturière, afin de se faire faire un costume pour un événement futur. Cependant, avant qu’il ne puisse récupérer l’habit, la couturière est assassinée. Une enquête qui s’annonce compliquée, avec très peu d’indices sur l’identité du coupable ou le mobile du crime.
Diffusée sur France 3 dans l’hexagone, la série portée par Luca Zingaretti, Peppino Mazzotta, Cesare Bocci, Davide Lo Verde ou encore Angelo Russo compte 14 saisons en Italie. A l’antenne depuis 1999, il s’agit de la fiction la puis suivie chez nos voisins européens.
L’intrigue se base autour du personnage de Salvo Montalbano, issu des romans d’Andrea Camilleri. L’an dernier, l’auteur de plus de cent œuvres s’est éteint à l’âge de 93 ans. "Je n’ai pas peur de mourir, je regrette seulement d’avoir à laisser les personnes que j’aime le plus." confiait ce dernier.
 
 

El Pilón, 28.7.2020
Paladines de la Ley

“Aquel a quien siempre consideraré como el mejor y el más inteligente de los hombres que yo haya conocido…”, esta es la última y desgarradora frase con la que a cualquier fan de Sherlock Holmes que se digne de ello se le arrugó el corazón leyendo “El Problema Final”, el relato con el que Arthur Conan Doyle pondría fin a la carrera del detective luego de verse superado por su avasallante éxito. El lector siente un vacío en el pecho contagiado por el indescriptible dolor de Watson, ya no tanto por la muerte de Holmes sino por la soledad en la quedará sumido el leal doctor sin su amigo. Las cataratas de Reichenbach demandaron un sacrificio para detener al más peligroso de los criminales y aunque el que cayó fue Holmes, el que verdaderamente murió fue Watson.
La despedida de un detective literario es un evento particularmente triste, pues sus enrevesadas travesías son los retratos más auténticos de aquel mundo callejero y subterráneo que se esconde en las entrañas de toda ciudad. Allí donde solo la justicia se atreve a bajar para llevar un chispazo de luz a lo más profundo de las tinieblas urbanas. Mientras arriba en la superficie la sociedad vive el dulce sueño de la ignorancia, los detectives deben arremangarse la camisa y ensuciarse la gabardina si realmente están dispuestos a desvelar toda la verdad hasta la última página. Ellos son los “paladines de la Ley”, como bien lo definiría Watson en el epílogo que fungiría como homenaje a Holmes.
El próximo en decir adiós será Salvo Montalbano, el famosísimo comisario siciliano creado por el prolífico Andrea Camilleri, autor italiano que durante 25 años escribió, con religiosidad beata y muy a pesar de su ceguera, 39 tomos cortos con las aventuras de su irreverente personaje. El último de ellos, “Riccardino”, acaba de ser publicado en Italia de forma póstuma siguiendo las estrictas instrucciones que Camilleri dejó a sus editores antes de morir. Amante de la comida de su tierra y lector empedernido, Montalbano fue una apuesta por presentarle al mundo una Sicilia más allá de El Padrino, un rocambolesco agente de la justicia que planta cara a los villanos romantizados a los que Camilleri nunca dudó en criticar abiertamente.
Pero así como Montalbano sabe a pasta y pesto, muchos otros detectives de papel como él han alcanzado la inmortalidad como íconos de sus países. Solo hace falta echar un vistazo al Mario Conde de Leonardo Padura, atravesando el bochorno cubano para resolver intrincados misterios con bajo presupuesto; al Kostas Jaritos de Petros Márkaris, desentrañando complejas tramas empresariales en la Atenas moderna; a la Lisbeth Salander de Stieg Larsson, haciendo temblar a los poderosos de Suecia desde la pantalla de su computador; al Harry Hole de Jo Nesbø, sobreponiéndose a sus demonios personales para hacer de Oslo un lugar más seguro; o al Robert Langdon de Dan Brown, cuya única habilidad es saber de arte, pero que le basta para desmantelar los más sofisticados planes de cualquier sociedad secreta milenaria. Lloraremos a cada uno cuando se vayan.
Fuad Gonzalo Chacon
 
 

Westfälische Nachrichten, 28.7.2020
Bewährte Formeln und neue Experimente von Andrea Camilleri
Der italienische Bestsellerautor Andrea Camilleri ist vor gut einem Jahr gestorben - doch sein Werk lebt weiter. Jetzt sind in kurzer Folge gleich zwei neue deutsche Übersetzungen seiner packenden Kriminalromane erschienen.

Berlin (dpa) - Der Tod von Andrea Camilleri im vergangene Jahr hat die Fans des italienischen Bestsellerautors und seiner exzentrischen Charaktere hart getroffen.
Wehmütig mögen sie nun die beiden neuen Übersetzungen zweier Kriminalromane in die Hand nehmen, die in diesem Jahr posthum erschienen sind: der eine ein moderner Briefroman, der andere eine Wiederbegegnung mit einem alternden, aber nicht weniger scharfsinnigen sizilianischen Polizisten und seinen liebenswürdig-merkwürdigen Kollegen im Kommissariat von Vigàta.
In «Das Bild der Pyramide» gibt eine Leiche auf einer Großbaustelle Commissario Montalbano Rätsel auf: ein junger Mann in Unterwäsche mit einer Kugel im Rücken. Offenbar war er mit dem Fahrrad im Regen vor seinem Angreifer geflohen und liegt nun tot in einem Tunnel im Schlamm. Die Ermittlungen führen den kauzigen sizilianischen Polizisten zunächst zu einem verlassenen Haus und den verwobenen Beziehungen seiner ehemaligen Bewohner. Doch was aussieht wie eine Eifersuchtstat um die schöne blonde Deutsche Inge Schneider entpuppt sich schnell als eine Geschichte von viel größerer Tragweite, in die die gesamte Region involviert zu sein scheint.
Mit dem alten Ägypten hat der Kriminalroman indes wenig zu tun - der aufmerksame Leser wird bald sehen, was es mit der Pyramide im Titel auf sich hat. Vielmehr geht es um die korrupten Machenschaften verschiedener Mafia-Clans in Sizilien - um öffentliche Aufträge und Geldwäscherei, die dem Leser nicht zufällig bekannt erscheinen mögen. Schließlich hat sich Camilleri nach eigener Aussage für die Handlung an «den vielen Verbrechensmeldungen» bedient, «die beinahe täglich verbreitet werden». Nicht nur deshalb scheint sein Roman trotz einiger überraschender Wendungen allzu real.
Real und überraschend ist auch «Kilometer 123» - ein experimenteller Roman ohne Erzähler, der nur aus Dialogen und Dokumenten besteht und sich unter den Augen des Lesers zu einem Puzzle zusammenfügt.
Der bekannte Bauunternehmer Giulio Davoli verunglückt mit dem Auto seiner Frau bei Kilometer 123 der Via Aurelia, Richtung Rom, und kommt schwer verletzt ins Krankenhaus. Offenbar war er von einem zweiten Wagen von der Straße abgedrängt worden. Davoli lebte ein Doppelleben, und der Verdacht des versuchten Mordes fällt schon bald auf seine betrogene Frau wie auch auf seine eifersüchtige Geliebte. Als dann auch seine Geliebte an derselben Stelle derselben Straße tot in einem Auto aufgefunden wird, können die Ermittler keine zufriedenstellende Erklärung finden. Offenbar haben sie eines völlig außer Acht gelassen.
Der Leser ist indes immer im Bilde, liest SMS, E-Mails, Dialoge und Zeitungsberichte der Beteiligten. Nicht immer ist gleich klar, wer was gesagt hat und wer genau was weiß. Doch genau das macht ja den Reiz von Kriminalromanen aus - und am Ende löst sich alles auf.
- Andrea Camilleri: Das Bild der Pyramide, Commissario Montalbano blickt hinter die Fassaden. Lübbe, 272 Seiten, 22,00 Euro, ISBN 978-3-7857-2655-6.
- Andrea Camilleri: Kilometer 123. Kindler/Rowohlt, 144 Seiten, Hardcover 22,00 Euro. ISBN: 978-3-463-00010-7.
 
 

2duerighe, 28.7.2020
Pinocchio (mal)visto dal Gatto e la Volpe, lo spin-off di Ugo Gregoretti e Andrea Camilleri

Pinocchio, l’emblema del bugiardo
Chi non conosce la favola di Pinocchio? Il burattino di legno raccontato per la prima volta da Collodi allo scadere del 1800 è stato ripreso e rappresentato nel corso del tempo innumerevoli volte e in innumerevoli versioni. Ancora oggi queste cambiano e si ripresentano sotto nuove forme, senza mai tradire l’insegnamento che ha fatto del racconto di Collodi non una semplice favola ma un vero e proprio romanzo di formazione: le bugie hanno le gambe corte, e presto tardi vengono a galla. Eppure, Pinocchio, che nell’immaginario collettivo rappresenta il bugiardo per antonomasia, non è mai stato un gran menzognero. Tre sono le sue bugie e poche volte i suoi guai sono derivati da queste. A ricordarci di questo paradosso e di come in realtà il personaggio di Pinocchio sia molto più sincero di quanto non si dica, sono stati Ugo Gregoretti ed Andrea Camilleri nello spettacolo Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe, rappresentato per la prima volta nel 2016 al Teatro Massimo di Palermo e ad oggi disponibile su RaiPlay.
Uno spettacolo tutto cantato e in rima baciata, con ospiti speciali (fra i quali il rapper Piotta) e adatto al pubblico di ogni età, che tra innocenti bugie e ingannevoli verità ripercorre le avventure del burattino di legno più famoso della letteratura, rompendo ancora una volta gli schemi di una narrazione sempre in mutamento, osservata, per una volta, dalla prospettiva di due autentici bugiardi, il gatto e la volpe, interpretati dagli stessi Camilleri e Gregoretti.
Lo spettacolo è interamente ambientato in un’aula di tribunale, dove il professor Ugo Gatto e il dottor Andrea Volpe intendono ripulire la propria immagine dal ritratto, al loro dire fuorviante, che Collodi ne avrebbe fatto. I due si presentano come icone positive, personaggi incompresi mossi addirittura da nobili scopi, che in quel campo miracoloso non intendevano derubare il povero Pinocchio ma impartirgli una lezione ed insegnargli la “buona educazione”.
L’errore nei loro riguardi, nel quale lo stesso Collodi sarebbe incappato, sarebbe sorto nel momento della restituzione del denaro. I cinque zecchini d’oro sarebbero infatti stati resi volentieri a Pinocchio, se solo il burattino non fosse sparito. Con il denaro tra le mani e nessuno a cui renderlo, i due avrebbero allora investito i soldi in opere di beneficenza: cento stuzzicadenti per cento anziani senza denti, una tinta per i capelli della Fata Turchina, duemila scarpe per un millepiedi. Nuove bugie o una mal incartata verità?
A deciderlo ed ascoltare la difesa dei due, un orango-presidente del tribunale e due avvocati, uno alla difesa, l’altro all’accusa. Di qui un susseguirsi di voci, musiche, storie e testimoni che rimandano alle vicende e ai personaggi collodiani, alcuni dei quali molto conosciuti, altri troppo spesso dimenticati. È il caso della serpe “fumigante”, protagonista di uno dei capitoli di Collodi, che spaventando a morte il burattino di legno morì per il suo stesso ridere; il dottor Corvo, la dottoressa Civetta e il dottor Grillo, i “luminari” che visitarono Pinocchio dopo la sua impiccagione, famosi per le loro stravaganti e infruttuose diagnosi; il cane Medoro e i suoi accordi segreti con le faine, il mastino Alicoro e il salvataggio del burattino dal pescatore verde, un viaggio fra le avventure di Pinocchio in uno scontro continuo tra difensori e oppositori, inganni e verità. Come sempre, sarà la Fata Turchina a salvare il burattino, inizialmente giudicato colpevole, obbligando con un incantesimo il gatto e la volpe ad essere sinceri: “la verità l’aveva scritta Collodi”, ammettono i due, che in realtà, fedeli alla loro natura truffaldina, speravano soltanto in un risarcimento.
Pinocchio, l’altro volto della sincerità
Ad un anno dalla scomparsa dei due grandi amici ed artisti, il ricordo di Andrea Camilleri e Ugo Gregoretti non è ancora sfumato. Questo come molti altri lavori restano infatti messaggeri dello spirito critico ma giocoso che ha sempre contraddistinto i due intellettuali. Nel caso di Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe il messaggio che ci resta è più che chiaro: seppur Pinocchio sia considerato il bugiardo per eccellenza, i veri truffatori ben si nascondono dietro a dei nasi che, per loro fortuna, non crescono. Le vere bugie non lasciano segni sul corpo di chi le dice, ma proprio per questo non mai avranno “la purezza, il candore e la semplicità delle piccole bugie di Pinocchio”.
Le riflessioni finali di Gregoretti e Camilleri sono eloquenti circa questa differenza, dal richiamo di Camilleri alla vicenda che vide un sottosegretario di Stato mentire pur di legittimare l’invasione di un altro paese (facciamo riferimento a Colin Powell e la sua famosa fialetta), fino al tenero gioco tra Ugo Gregoretti e suo figlio quando quest’ultimo provava a mentire e il padre gli dava manforte.
Per questo, forse, è proprio un gioco a chiudere lo spettacolo, una lode tessuta all’inganno innocente che ben si differenzia dalle menzogne di altro tipo. Se la bugia smaliziata dei bambini è infatti e perlopiù un gioco, un mezzo per immaginare qualcosa che non c’è, allora se ne può ridere e il colpevole è sempre innocente. Quando sono invece “avvocati, politici o giurati” (ma l’elenco è chiaramente più lungo) “sarebbe allora proprio il caso che a loro crescesse il naso” perché sono queste le bugie che promuovono lotte, permettono disuguaglianze, demoliscono una porzione di realtà. Una tematica che nella società odierna acquista sempre più importanza, come dimostra la quantità di fake news che dilagano quotidianamente e la facilità senza precedenti di condividere e di reiterare informazioni devianti.
Il gatto e la volpe, veri protagonisti di un racconto bugiardo, concludono la loro ammissione di colpa già pronti ad intentare una nuova causa. La loro natura non cambia, ma di questo non possiamo che rallegrarci. Ancora e ancora rappresenteranno infatti il volto nascosto del vero bugiardo e su di loro sempre agirà il monito collodiano: le bugie hanno le gambe corte, ma anche stavolta il gatto e la volpe non sono pronti a capirlo. Da questa loro incorreggibilità però nasceranno ancora molte storie, che come sempre vedranno i bugiardi venir smascherati e poter diventare umano, quando l’animo è nobile, anche un semplice pezzo di legno.
TITOLO: Pinocchio (mal)visto dal gatto e la volpe
TESTO: Andrea Camilleri, Ugo Gregoretti
REGIA: Collettivo Shorofsky
MUSICA: Lucio Gregoretti
CON: Andrea Camilleri, Ugo Gregoretti, Francesco Pittari, Italo Proferisce, Natasa Katai, Veronica di Salvo, Aurora Marchese, Piotta, Giuseppe Esposito, Alice Sunseri, Andrea Schifaudo
Sara Ciancarelli
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 28.7.2020
Ascolti del 27 luglio: “Il giovane Montalbano” e “Battiti live”
La fiction di Raiuno domina come sempre, su Italia 1 parte bene lo show musicale con Elisabetta Gregoraci, vicino al 10% di share

Raiuno, Il giovane Montalbano: 4.166.000 spettatori, share 22,64%.
[...]
 
 

Africa Daily News, 28.7.2020
Ecoutes du 27 juillet: « Le jeune Montalbano » et « Battiti live »
La fiction de Raiuno domine comme toujours, sur Italia 1 le spectacle musical commence bien avec Elisabetta Gregoraci, près de 10% de part

Raiuno, le jeune Montalbano: 4 166 000 spectateurs, se partagent 22,64%.
[...]
 
 

La Provence, 28.7.2020
Audiences TV : TF1 en tête hier soir avec sa comédie “Bienvenue à Marly-Gomont”

[...] France 3 a réalisé de son côté un bon score avec le lancement de la saison 13 de la série italienne Commissaire Montalbano, attirant plus de 2,6 millions de fidèles (13,3% de PDA). [...]
 
 

Il teatro di Radio3, 29.7.2020
In onda mercoledì 29 luglio ore 20.30
Dieci sere d'estate | Rosalie Montmasson



da un’idea di Andrea Camilleri e Annalisa Gariglio,
Testo di Annalisa Gariglio, Laura Pacelli, supervisione al testo di Andrea Camilleri,
Traduzione orale a cura di Emma Dante
Reading con Emma Dante e Serena Barone
Musiche e canto dal vivo Serena Ganci.
Registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 14 marzo 2017

La storia dell’unica donna che prese parte alla spedizione dei Mille. Una vicenda poco conosciuta che ci racconta da un’altra angolatura uno dei momenti più importanti della storia d’Italia.
La serata si apre con la voce di Andrea Camilleri che racconta i suoi ricordi di bambino riguardo all’attesa dei regali che nella tradizione siciliana vengono portati dai morti. Così poi a Emma Dante, apparirà il fantasma della donna garibaldina interpretata da Serena Barone, e sarà la figura spettrale a raccontarci i tanti episodi della vita di questa coraggiosa figura femminile.
 
 

Italiani, 29.7.2020
Recensioni libri
Riccardino
An­drea Ca­mil­le­ri
Noir
Sel­le­rio Pa­ler­mo
2020
Pag. 291 euro 15
(Vo­lu­me car­to­na­to an­che con la pri­ma ste­su­ra del 2005, pag. 562 euro 20)

Vi­ga­ta, Mon­te­lu­sa. No­vem­bre 2004. Chi ha uc­ci­so al­l’al­ba da­van­ti al Bar Au­ro­ra l’im­pie­ga­to del­la Ban­ca Re­gio­na­le Ric­car­do Lo­pre­sti, bel­lo inap­pun­ta­bi­le ele­gan­te spor­ti­vo espan­si­vo, cit­ta­di­no esem­pla­re e cat­to­li­co os­ser­van­te? Ave­va ap­pun­ta­men­to con tre in­se­pa­ra­bi­li ami­ci per una gior­na­ta da tra­scor­re­re in­sie­me; sem­bra sia ar­ri­va­ta una gros­sa mo­to­ci­clet­ta Ya­ma­ha 1100 da stra­da, il con­du­cen­te con ca­sco in­te­gra­le gli ha poi spa­ra­to due col­pi in fac­cia. Lo stra­no è che poco pri­ma la vit­ti­ma ave­va sba­glia­to nu­me­ro e chia­ma­to a casa il 54en­ne com­mis­sa­rio Sal­vo Mon­tal­ba­no, pre­sen­tan­do­si con un “Ric­car­di­no sono!” e in­giun­gen­do­gli di sbri­gar­si. L’in­da­gi­ne par­te su­bi­to: gli ami­ci era­no tut­ti coe­ta­nei (del 1972), si era­no co­no­sciu­ti in pri­ma ele­men­ta­re e non si era­no più per­si di vi­sta; i gio­va­ni “quat­tro mo­schet­tie­ri” fa­ce­va­no giri e pa­le­stra in­sie­me e ave­va­no mes­so su fa­mi­glie in­trec­cia­te. Liot­ta e Li­cau­si ave­va­no spo­sa­to le due so­rel­le di Bo­nan­no, Bo­nan­no quel­la di Liot­ta; Lo­pre­sti, in­ve­ce, Else, una te­de­sca, con la qua­le però gli al­tri non man­te­ne­va­no buo­ni rap­por­ti, lei so­rel­la mi­no­re del­la spo­sa di un vi­ga­te­se. Pro­ba­bil­men­te, si ca­pi­sce su­bi­to, Ric­car­do era aman­te di una mo­glie dei tre ami­ci, due geo­me­tri e un ra­gio­nie­re, loro tut­ti a va­rio ti­to­lo im­pie­ga­ti nel­la so­cie­tà del­la mi­nie­ra Cri­stal­lo a Mon­te­rea­le. La vit­ti­ma ave­va fat­to an­che un’al­tra te­le­fo­na­ta pri­ma di mo­ri­re. Cor­na o af­fa­ri o al­tro die­tro al de­lit­to? Il com­mis­sa­rio è mol­to in­cer­to, sbal­lot­ta­to su più fron­ti, di­strat­to an­che dal­la vo­lu­mi­no­sa chi­ro­man­te chia­ro­veg­gen­te Au­gu­sti­na Tina Mac­ca che de­nun­zia uno stra­no ru­mo­ro­so traf­fi­co da par­te di di un ca­mio­ni­sta che tut­te le not­ti la­scia un pac­co na­sco­sto sul­la via da­van­ti casa, per poi ri­pren­der­lo il gior­no dopo con un’au­to. In­da­ga su tut­to e si con­so­la man­gian­do in trat­to­ria da Enzo o quel che Ade­li­na gli la­scia in fri­go, par­lan­do con Li­via al te­le­fo­no (pur pe­ri­co­lo­sa­men­te in­cer­ta fra Rio e Jo­han­ne­sburg per le va­can­ze), be­ven­do whi­sky a can­na. Per chiu­de­re in bel­lez­za, l’im­men­so An­drea Ca­mil­le­ri (1925-2019) ha scel­to una nar­ra­zio­ne tri­di­men­sio­na­le, con espli­ci­ti ri­fe­ri­men­ti a Pi­ran­del­lo e ad al­tri scrit­to­ri. Leg­ge­re­te un im­pec­ca­bi­le noir (sen­za ve­ri­tà e giu­sti­zia) im­per­nia­to sul so­li­to pro­ta­go­ni­sta (in ter­za per­so­na fis­sa), con at­tor­no i suoi mi­ti­ci fe­de­li ac­co­li­ti per­so­nag­gi (Ca­ta­rel­la e Fa­zio, Enzo e Ade­li­na, la fi­dan­za­ta Li­via e il vice Au­gel­lo a di­stan­za) ed al­tre per­so­na­li­tà (so­prat­tut­to que­sto­re, pm e ve­sco­vo). Leg­ge­re­te del com­pli­ca­to lo­ca­le im­pat­to so­cia­le dei mez­zi di co­mu­ni­ca­zio­ne di mas­sa, in par­ti­co­la­re dei rap­por­ti con­flit­tua­li con l’im­ma­gi­na­rio pro­dot­to dal­l’at­to­re te­le­vi­si­vo che in­ter­pre­ta Mon­tal­ba­no e dal­l’in­te­ra se­rie che stra­vol­ge la vita di tut­to il pae­se. Leg­ge­re­te del­la pes­si­ma re­la­zio­ne or­mai in­stau­ra­ta­si fra Sal­vo Mon­tal­ba­no e l’Au­to­re dei ro­man­zi am­bien­ta­ti, han­no opi­nio­ni di­ver­se pra­ti­ca­men­te su ogni que­stio­ne (ec­cet­to che sul­lo scri­ve­re o leg­ge­re ame­ri­ca­na­te): da una par­te sul­l’in­da­gi­ne, la sua evo­lu­zio­ne, la sua con­clu­sio­ne; dal­l’al­tra sul­le re­ci­pro­che bio­gra­fie, l’in­vec­chia­men­to e il fu­tu­ro che, even­tual­men­te, li aspet­ta. Sono tre le di­men­sio­ni, non due! Il vero Mon­tal­ba­no è in­fa­sti­di­to dal­la po­po­la­ri­tà del fal­so, che gli com­pli­ca il la­vo­ro di po­li­zia, lo fa sen­ti­re in­sie­me bra­vo at­to­re e iner­te spet­ta­to­re e, so­prat­tut­to, è più gio­va­ne, fi­si­ca­men­te non gli as­so­mi­glia af­fat­to e non deve im­prov­vi­sa­re come fa lui, im­pa­ra la par­te e via. Il vero Mon­tal­ba­no ha or­mai pro­pri co­di­ce e coe­ren­za e sop­por­ta sem­pre meno le idio­sin­cra­sie del pur al­tret­tan­to vero Au­to­re che da Roma te­le­fo­na a Vi­ga­ta (la sua Por­to Em­pe­do­cle). Do­vrà tro­va­re non solo i col­pe­vo­li ma pure il modo di li­be­rar­si del­le ve­ro­si­mi­li fic­tion, una vol­ta per tut­te. Ca­mil­le­ri ideò il ro­man­zo nel 2004, co­mun­que come quel­lo con­clu­si­vo del­la se­rie, vo­le­va es­se­re iro­ni­co e au­toi­ro­ni­co sul per­so­nag­gio che lo ave­va reso fa­mo­so nel mon­do e gli ave­va in­gom­bra­to le scrit­tu­re ol­tre che la vita. Ab­bia­mo con­ti­nua­to a go­de­re le sue av­ven­tu­re an­che dopo, a pre­scin­de­re, al­tri di­ciot­to ro­man­zi e vari rac­con­ti. Nel­l’e­sta­te 2005 lo con­se­gnò a El­vi­ra Sel­le­rio (1936-2010), ami­ca del cuo­re e re­spon­sa­bi­le del­l’o­mo­ni­ma casa edi­tri­ce; nel­l’at­te­sa, El­vi­ra cu­sto­dì il ma­no­scrit­to, poi ge­sti­to dal fi­glio quan­do lei morì e l’au­to­re de­ci­se di “si­ste­mar­lo” un poco, ri­mo­du­lan­do­lo nel­la lin­gua e nel­le sfu­ma­tu­re (a 91 anni, nel 2016). Se­gna­lo l’e­sa­me di fi­lo­so­fia di Mon­tal­ba­no a pa­gi­na 216 e la let­te­ra ri­vol­ta­gli dal­l’Au­to­re con le opi­nio­ni sul go­ver­no del 2004-2005 a pag. 259. Tea­tra­li­tà e mu­si­ca­li­tà ovun­que. Im­per­di­bi­le.
Valerio Calzolaio
 
 

La Repubblica, 29.7.2020
Che fenomeno queste piccole librerie

Ci hanno creduto, non hanno mollato, sono saliti sulle biciclette trasformandosi in corrieri ambulanti, hanno usato i social come mai avevano fatto prima e ora raccolgono il frutto della loro tenacia. Sono i librai resilienti che fino a due mesi fa sembravano persi, serrande abbassate, previsioni funeste e oggi festeggiano vendite sopra a ogni aspettativa.
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La strategia vincente
Infine due parole sugli editori che hanno indovinato la strategia puntando su titoli forti. I libri che stanno guidando la ripresa sono per tutti gli stessi. Primo fra tutti Riccardino.
Pubblicato da Sellerio il 16 luglio, l'ultimo Montalbano ha venduto più di 68 mila copie con il primo volume e oltre 23 mila con l'altro (dati Gfk della settimana tra il 13 luglio e il 19 luglio).
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Raffaella De Santis
 
 

La Repubblica - Robinson, 29.7.2020
Il mondo di Camilleri in regalo con Repubblica
Le storie di Vigàta in edicola tutti i sabati e le domeniche con il nostro giornale dall'1 agosto: dieci racconti dello scrittore scomparso un anno fa ambientati negli anni Trenta

C’è una Macondo siciliana nell’atlante letterario, più verace che magica, dove è possibile incontrare una folla di maschere da commedia popolare. La Vigàta di Andrea Camilleri è un palcoscenico da contastorie abitato da maghe benefattrici, sarti seduttori e madonnuzze rubacuori. E “Le storie di Vigàta” sono il regalo che i lettori di Repubblica troveranno in edicola a partire da sabato 1 agosto: dieci libri di Camilleri in omaggio col giornale, tutti i sabati e le domeniche fino al 30 agosto. Dieci racconti ambientati negli anni Trenta in quel luogo dell’anima che è ormai diventato Vigàta e che esprimono l’altro Camilleri, quello che pur senza le avventure del commissario Montalbano manteneva tutta l’ironia, tutta la carica narrativa, tutto l’esotismo siciliano delle vicende del suo personaggio più celebre.
Un’iniziativa che celebra questo primo anniversario della morte di Camilleri, segnato dal ricordo dei tantissimi, scrittori e no, che l’hanno amato, dalle letture dei suoi incipit organizzate da Sellerio, e soprattutto dall’uscita del nuovo, e ultimo, romanzo, “Riccardino”, atto finale del commissario Montalbano. Che, manco a dirlo, è partito a razzo in libreria, dove, oltre alla versione riveduta e corretta dall’autore nel 2016 si trova anche l’edizione da collezione con la versione originale del 2005, quella che fu consegnata all’editrice Elvira Sellerio nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Camilleri con la promessa di pubblicarlo come ultimo libro della serie. Insomma, siamo in piena febbre da Camilleri, secondo i canoni di uno scrittore superstar sconfinato nel mare magno della tv, di un re Mida della letteratura le cui cifre di vendita sono lo specchio della passione, e della fedeltà, di un esercito di lettori che ormai mastica il vigatese come pane quotidiano.
Il ciclo delle “Storie di Vigàta” comincia sabato, dunque, con “La trovatura”, storia di una presunta maga che, arrivata in paese per vedere le sue profezie, sfrutta l’avidità di un ricco proprietario terriero per ricevere un ricco guadagno e permettere a un povero contadino di fruire di una grossa somma di denaro. Basta assaporare il suono rotondo della lingua per restare “affatati”, come diceva Camilleri: “Non ci fu strata di Vigàta che non comparse tappizzata già dalle prime luci del mattino, da granni manifesti di carta gialla con le scrivute in nivuru”, recita l’incipit della “Trovatura”.
La maga furba e generosa è la prima maschera popolare di una serie che vede personaggi stravaganti strappati dalla memoria di Camilleri e reinventati dalla sua immaginazione. Uomini e donne che si muovono nella Sicilia fascista, sì, ma sempre paradossale come vuole la lezione pirandelliana.
Domenica 2 agosto tocca a “La congiura”. L’orizzonte temporale è il 1930 e protagonista è Ciccino Ferrera, detto “Beccheggio” per via del suo passo traballante, che arriva a Vigàta col treno da Palermo per vendere i vestiti di una sartoria del capoluogo. Brutto, basso e strabico, non suscita le gelosie di mariti, padri e fidanzati delle numerose clienti che vanno a provare i suoi abiti: ma probabilmente Ciccino ha doti nascoste.
“Di padre ignoto” (in uscita sabato 8 agosto) racconta della bella Amalia Privitera, ex interprete della Madonna nel presepe vivente del paese e diventata amante di numerosi maschi vigatesi:, ciascuno inconsapevole di tutti gli altri e ciascuno possibile padre del bambino che partorirà la donna.
“Breve la vita felice di Benito Cirrincione”, scrive Camilleri in “Un giro di giostra”, in uscita domenica 9 agosto. Storia di un ragazzo a cui i genitori hanno dato il nome di Mussolini sperando in un sussidio fascista e che va incontro a un destino beffardo.
Ne “Il merlo parlante (in edicola per Ferragosto) troviamo Ninuzzo Laganà che, per mantenere la promessa fatta alla madre, cerca una donna “con la faccia di mogliere”, vale a dire né bella né brutta, una che non deve far girare la testa ai “masculi”.
Si salta un giorno, poiché il 16 agosto non uscirà il giornale, e il 17 ecco “La lettera anonima”: è il 1945 e a Vigàta sembra scoppiata un’epidemia violenta di missive senza nome capaci di suscitare chiacchiere e pettegolezzi a mai finire.
Ne “Le scarpe nuove” (22 agosto) il gran teatro di Camilleri mette in scena la festa di San Calò, il “santo nivuru” del paese che protegge poveracci, morti di fame e malati e ogni anno alimenta una giornata particolare. Il giorno dopo, il 23 agosto, tocca a “La rivelazione” che racconta il ’43 siciliano della liberazione dal fascismo per mano degli Alleati e il ritorno alla politica degli oppositori condanni al carcere e al confino.
La doppietta finale vede “La fine della missione” (29 agosto) che fa salire sul palco di Vigàta l’avvocato Totino Mascarà, uno che a trentacinque anni suonati non si decide ancora a “farisi zito”, cioè a fidanzarsi, e “I duellanti” (30 agosto), la lotta senza quartiere, personale e commerciale, di due gelatai rivali. Una sfida che assume proporzioni tali da chiedere l’intervento del Podestà.
Racconti dai toni fiabeschi, che hanno il ritmo della parlata affabulatoria e torrenziale di Camilleri, il suo tono da contastorie, quello che sfoderò a Siracusa per la sua ultima uscita pubblica, quando recitò “Conversazione su Tiresia” davanti a quattromila persone. Quanto basta per restare “alluccuti”.
Mario Di Caro
 
 

La Repubblica - Robinson, 30.7.2020
Camilleri, benvenuti a Vigàta
Dal 1° agosto e ogni sabato e domenica fino alla fine del mese Repubblica regala una collana di dieci racconti firmati dal grande scrittore. Lo sfondo è il paese in cui prendono vita le avventure di Montalbano

C'è la Vigàta televisiva e c'è la Vigàta letteraria: i luoghi della provincia di Ragusa (Scicli, Punta Secca e gli altri) scelti come set dalla serie di Montalbano e poi c'è un paese vicino Agrigento, dove Andrea Camilleri è nato e cresciuto, che si chiama Porto Empedocle, ed è lì che la fantasia può scorrazzare libera guidata dal fraseggiare dei suoi libri. È una libertà che si amplifica senza il condizionamento delle immagini, perciò quando leggiamo i romanzi e i racconti che non hanno come protagonista il commissario. In realtà, come più volte ha dichiarato Camilleri, Vigàta è sempre lo stesso luogo fittizio e non corrisponde a niente, ovvero corrisponde a tutto. Vigàta non esiste, ciò significa che esiste in modo immortale e inconfutabile, la conosciamo una volta e per sempre, come conosciamo le città letterarie.
Sono tante le pagine in cui Camilleri ci lascia sbirciare tra le persiane delle sue case, ci guida nelle sue strade, spalanca per noi i suoi cortili, ci indica il suo mare e i suoi dintorni, resuscita i suoi antichi abitanti e ne aggiunge di nuovi; in questa miriade di prospettive Vigàta tiene una costante, la forma che il suo creatore ha plasmato per lei, integrandola con gli occhi di migliaia di lettori. Sono loro che a ogni libro la reinventano e la modificano con azzardate proiezioni e scommesse di ricordi. I luoghi dell'immaginario appartengono sempre per metà a chi li ha inventati e per metà a chi li tiene in vita, e le proporzioni non sono sempre controllabili.
Camilleri ha detto una volta che Vigàta è più piccola di Porto Empedocle: è nata nei confini del cortile della sua scuola. Allo stesso tempo è più grande, perché contiene le storie di tutti i paesi vicini, e le storie non si estendono solo in orizzontalità ma in profondità, anzi, a dirla tutta, in tutte le direzioni possibili e pure in quelle impossibili. La letteratura è fatta di memoria e fantasia, e anche in questo caso le proporzioni si regolano in modi diversi e con risultati non codificabili; in questa somiglianza tra proporzioni sfalsate si annidano i rapporti fra scrittura e genius loci.
Da ragazzo, nel cortile della scuola che un giorno si sarebbe trasformata in Vigàta, Nené passava il tempo con gli altri compagni aspettando le corriere che li avrebbero riportati a casa. Dalla ricamatura delle loro storie, dalle inflessioni dei loro dialetti nasceva il merletto di un territorio, di un unico paese metropolitano. Nel suo profilo urbano, quel paese può riprodurre le dimensioni soffocanti dei paesi dell'agrigentino, ma nell'anima è pervaso da nervature profonde, da una molteplicità di ariosi venti. Ognuna di quelle storie aveva una musica, tutte insieme componevano una polifonia. Le anime del luogo che si andava formando, come in una mutazione terrestre catturata in un'accelerazione di ere geologiche, ne facevano il teatro di mille delitti e di un milione di storie, tante storie quante nessun paese reale potrebbe contenere. Dev'essere stato allora che Nené, futuro Camilleri, ha visto Vigàta per la prima volta e ha desiderato che esistesse davvero. Nelle Città invisibili, Italo Calvino con questa frase accompagna l'apparizione di Despina, che si può raggiungere per nave o per cammello: "ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone". Nella Sicilia brulla color ocra e in quella azzurra colore del mare, nell'isolamento e nella ribellione a tutto quello che non gli andava a genio, un ragazzo ha visto il posto giusto per le sue storie e ha sentito che quel luogo qualche volta si chiamava casa e qualche volta no.
Vigàta fa rima con Licata, uno dei paesi vicini a Porto Empedocle, e non coincide neppure con quello. Vigàta è sempre troppo o troppo poco, straborda e d'altro canto è insufficiente: possiamo immaginare Camilleri allungare un'arteria, aggiungere una piazza, allargare un viale, piegare insomma la cartografia alle esigenze narrative, come è giusto per chi narra storie. Per i luoghi che diventano continenti letterari il processo è simile a ciò che accade alle persone che diventano personaggi: diventano tipi se partono da qualcosa di vero, di concreto ed esistente. Nasce tutto dalla fantasia, certo, ma a sua volta la fantasia nasce dalla memoria per tradirla e per storpiarla, e qualche volta per omaggiarla. Agrigento stessa è una città che, come molte, e come molte in Sicilia, risponde a più d'un nome: era Akragas per i greci, Agrigentum per i romani, Kerkent per gli arabi, Girgenti per i normanni. Pirandello si riferiva a lei come Montelusa, nome che da lui ha mutuato Camilleri. La Montelusa letteraria è dunque tale e quale alla città vera? Né più né meno di quanto lo sia ogni variazione della sua toponomastica. Né più né meno di quanto Vigàta sia Porto Empedocle o Licata o un posto che sapeva solo Andrea Camilleri. Oppure ognuno dei suoi lettori.
Nadia Terranova
 
 

Libero Pensiero, 30.7.2020
Riccardino: il congedo di Montalbano firmato Camilleri

Ad un anno esatto dalla scomparsa del grande maestro Andrea Camilleri, è uscito nelle librerie l’ultimo capitolo della serie “Il commissario Montalbano”, intitolato “Riccardino”. Il romanzo era stato già scritto dall’autore nel 2005 e poi ripreso dallo stesso e rivisitato linguisticamente nel 2016, vanta quindi di due edizioni, entrambe pubblicate dall’editore Sellerio. La casa editrice, da sempre compagna di vita della storia di Montalbano, ha reso disponibile la prima edizione con la versione del 2005, e poi un’edizione-bis che comprende entrambe le versioni, accompagnata da una nota di Salvatore Silvano Nigro, per rendere omaggio all’immenso maestro.
L’anniversario della sua morte ha visto quindi una celebrazione senza eguali, degna di Camilleri e del contributo che egli ha dato alla cultura italiana. Questo ultimo capitolo, infatti, ha una marcia in più: è il tassello conclusivo di un mosaico che ci illustra un Montalbano diverso e riflessivo. Il titolo stesso apre a un orizzonte del tutto nuovo, a partire dalla scelta del titolo. “Riccardino”, un’unica parola coincisa ma pregnante di significato, porta Camilleri a discostarsi dal suo consueto fare, tanto è vero che egli «avrebbe voluto cambiare il titolo, ma ci si era affezionato». La brevità diventa qui simbolo di pausa, di cesura e di apertura al nuovo e conclusivo viaggio del commissario più famoso della letteratura.
La vicenda vede Salvo Montalbano protagonista di un’indagine che si svolge su uno sfondo oscuro e misterioso sin dall’incipit. Una telefonata all’alba, in assonanza con le solite vicende del commissario e un avviso, da parte di uno sconosciuto: “Riccardino“. Sarà proprio il corpo di “Riccardino” ad essere ritrovato soltanto un’ora dopo, nel punto dove si sarebbe dovuto incontrare con il commissario. Un caso strano o una terribile coincidenza che costringerà Salvo Montalbano, ormai stanco del suo lavoro che lo incatena alle angherie della mafia e alla tragicità della vita, a compiere una nuova e complessa indagine. Il desiderio di mollare e la contrastante voglia di dare un contributo alla giustizia, conducono Montalbano in un turbine di pensieri e, soprattutto, a scontrarsi con il suo autore: Andrea Camilleri. Nel corso delle indagini, infatti, tra i due nasce un vero e proprio dialogo, un tête à tête che mette a confronto l’autore, Salvo Montalbano e l’attore della serie televisiva (Luca Zingaretti): è questo lo sfondo sul quale si articola il congedo del commissario.
Costretto alle redini della politica locale di Vigàta e obbligato dal vescovo stesso della città ad occuparsi dell’indagine, il commissario si rende conto dell’avversione che prova verso le manipolazioni e mantiene ferma la sua posizione, opposta all’ordine “consueto” delle cose. La vicenda in “Riccardino” è, come in tutti gli altri romanzi, assolutamente inventata, ma comunque impostata sullo sfondo del reale, sui fatti di cronaca del quotidiano, sulle vicende e sull’evoluzione della vita del paese e del contesto mondiale. Un meccanismo ricorrente negli scritti di Camilleri che premia l’evoluzione e la contestualizzazione delle vicende dei personaggi.
Diversamente dagli altri romanzi, in “Riccardino“ l’Io dell’autore emerge nella sua totalità. Camilleri racconta delle memorie della sua infanzia, inserendole nel testo in maniera scorrevole, quasi a voler far trapelare la sua storia attraverso il racconto inventato. Un omaggio per celebrare la sua Sicilia, la storia della sua terra, della sua vita e dare onore alla propria figura e a quella di Montalbano, rendendola eterna. Anche la scelta del titolo suona in contrasto con quelle precedenti, sempre riferite ad una leggenda mitica o ad un fatto di cronaca. Il protagonista diventa Riccardino e a lui sono affidati il significato e la pregnanza del finale. Per tale motivo è difficile mettere a confronto le altre avventure del commissario con quest’ultima, che pur essendo il capitolo conclusivo della serie, non è l’ultimo scritto dall’autore. L’ultimo romanzo “Il cuoco dell’Alcyon“, infatti, pubblicato nel 2019, circa un paio di mesi prima della sua morte, appariva come la fine incompleta di una delle migliori saghe della letteratura italiana e delle più longeve serie televisive trasmesse dalla Rai.
Camilleri stesso, sebbene fosse giunto alla decisione di concludere la saga ormai da tempo, raccontava di non riuscire a separarsi dal suo Montalbano, quasi come se fosse una seconda personalità, un secondo io immerso nella Vigàta del commissario. Da qui la dimostrazione della sua impostazione letteraria, nonché di vita, basata sull’eco pirandelliana. L’emergenza di un alter-ego di cui l’autore non può fare a meno, che lo porta a riflettere su se stesso e sulle circostanze seguendo sempre due punti di vista racchiusi in un’unica persona. Questo tratto distintivo di Andrea Camilleri ha sempre lasciato su di lui un alone di mistero, come se fosse un grande profeta, un Tiresia della modernità. A Pirandello, come al suo maestro Simenon, Camilleri, infatti, deve la sua formazione e l’impostazione geometrico-metrica e contestuale dei suoi racconti. Una narrazione che segue, in “Riccardino”, come in tutti gli altri libri della saga e non solo, un’impostazione preliminare rigorosa e ben studiata, tale da dimostrare l’elemento a cui nessuna delle sue vicende può sfuggire. Il tutto è calcolato su dei momenti chiave, che mostrano il segno ricorrente dell’autore. Tra questi, c’è anche la lingua, inventata da Camilleri “di pirsona pirsonalmente”, sulla base di una commistione tra dialetto siciliano e italiano, un marchio ineguagliabile della sua penna, che lo ha reso famoso e lo rende celebre tuttora.
A Camilleri, che ha stupito e appassionato l’Italia e tutto il mondo, sia nella vita dopo la morte, va la riconoscenza di tutti, dimostrata dall’editore Sellerio, tramite la pubblicazione di “Riccardino”, l’ultimo Montalbano. Proprio ad un anno esatto dalla sua scomparsa il maestro sorprende i suoi lettori, mantenendo la sua parola: voler finire la sua più grande creatura, augurando a tutti una «Buona lettura!».
Francesca Scola
 
 

Castelvetrano News, 30.7.2020
"La mia tesi su Camilleri. Dal siciliano all'inglese tra sfumature e espressioni uniche che hanno conquistato tutto il mondo". Intervista alla cvetranese Annarita Curseri

Uno studio sul linguaggio usato dal Maestro Andrea Camilleri nei suoi romanzi, quella splendida mistione tra italiano e siciliano, e in particolare l’analisi del romanzo “La forma dell’acqua” e la sua traduzione in inglese con lo scopo di comprendere le strategie traduttive adottate dall’interprete, sono l’oggetto della tesi della giovane castelvetranese Annarita Curseri, che si è brillantemente laureata in lingue e letterature europee ed americane all’Università di Firenze.
Salve Annarita, parlaci un po' di te e del tuo percorso di studi.
Salve, mi chiamo Annarita Curseri e ho 25 anni. Mi sono diplomata al Liceo Scientifico e ho deciso di intraprendere la carriera universitaria ad Enna iscrivendomi al corso di laurea in Lingue e culture moderne.
Nel 2017 mi sono laureata e mi sono iscritta al corso di laurea Magistrale in lingue e letterature europee ed americane all’Università di Firenze. Sono molto legata alla mia terra e cerco sempre di portare la Sicilia in ogni luogo in cui vado e in ogni progetto che intraprendo: per l’appunto ho impostato la tesi triennale sul bilinguismo in Sicilia e la tesi magistrale su Camilleri dal titolo “Andrea Camilleri nel mondo anglofono: sulla traduzione de La Forma dell’acqua”
Cosa ti ha spinto a scegliere Camilleri?
Le mie più grandi passioni sono la Sicilia e le lingue straniere, per cui il progetto di tesi nasce dall’unione di questi due grandi amori. L’idea di questo elaborato nasce la scorsa estate quando, seduta in spiaggia intenta a leggere “La forma dell’acqua”, comincio a chiedermi come il particolare linguaggio di Camilleri potesse essere reso in lingua inglese. Fu allora che decisi l’argomento della mia tesi e lo proposi al mio relatore che, con molto entusiasmo, accettò di seguirmi in questo progetto.
La tua tesi quindi che argomenti affronta in maniera specifica?
Ho analizzato e studiato il romanzo di Camilleri e la corrispettiva traduzione in lingua inglese “The Shape of Water” progettata da Stephen Sartarelli, l’unico traduttore di Camilleri nel mondo anglofono, infatti è grazie a lui se oggi in Inghilterra in America e ovunque si parli la lingua inglese Camilleri può essere letto.
Com’è strutturata la tua tesi?
Innanzitutto ho introdotto lo scrittore empedoclino e il suo particolare linguaggio, una mistione tra italiano e siciliano e poi ho condotto un’analisi del romanzo “La forma dell’acqua” e della sua traduzione in inglese con lo scopo di capire le strategie traduttive adottate dal traduttore.
Tradurre un autore come Camilleri non è semplice in quanto nei suoi libri vi sono continui riferimenti ad elementi strettamente culturali, ad esempio espressioni tipiche siciliane come “Santa Pacienza”, nomi di cibi tipici come “Calìa e Simenza” e molti termini dialettali come “Cummigliare” (inoltre vi è la presenza di vocaboli totalmente inventati dall’autore). Il mio lavoro è stato quello di capire come la cultura e la lingua siciliana sono state presentate al lettore anglofono.
Sono molto soddisfatta del risultato finale in quanto l’elaborato ha suscitato approvazione ed interesse dell’intera commissione di laurea e in particolar modo del mio correlatore statunitense, valutandolo con il massimo dei punti.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di trasmettere agli altri la mia passione per la lingua inglese, infatti, durante il percorso universitario ho cominciato ad intraprendere la strada dell’insegnamento impartendo lezioni private.
Non appena ottenuto il titolo di Dottoressa Magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane, mi sono subito adoperata ad iscrivermi al concorso nazionale per diventare docente di scuola secondaria.
Il mio augurio più grande è quello di non essere costretta dover portare le mie competenze all’estero ma di contribuire a rendere la mia terra un posto migliore.
 
 

La Repubblica, 31.7.2020
Il boom di "Riccardino" subito bestseller
Il libro Riccardino è pubblicato da Sellerio

È in libreria da sole due settimane, Riccardino di Andrea Camilleri, ma sono bastate all'ultima avventura del commissario Montalbano, arrivata in libreria a un anno dalla morte dell'autore, per dimostrare con i numeri quanto la passione dei lettori per le sue storie sia immutata. Appena uscito, il romanzo è balzato al primo posto delle classifiche e da allora le domina saldamente.
Nei primi giorni dalla pubblicazione, secondo i dati Gfk, che trovate ogni settimana su Robinson, il libro è salito in prima posizione, seguito al secondo posto dall'edizione "deluxe" che mette a confronto la versione definitiva del 2016 con la prima stesura del 2005: più di 68 mila copie con il primo volume e oltre 23 mila con l'altro. Avviandoci verso agosto, il mese da sempre preferito per la lettura "in giallo", il romanzo mantiene saldo il primato e ne colleziona altri, come si evince considerando i parziali dei diversi canali di vendita: è primo tra i libri più venduti negli store online Amazon e Ibs, nelle librerie di catena Mondadori e Feltrinelli e nella classifica degli ebook. Ciò fa supporre che lettori di diverse fasce d'età e diverse abitudini d'acquisto si siano ritrovati ancora una volta riuniti nel culto del commissario di Vigàta e del suo inventore. Del resto, proprio con Riccardino , pensato fin dai primi anni Duemila come titolo ultimo della serie, e affidato alle mani di Elvira Sellerio – allora alla guida della casa editrice – affinché lo pubblicasse postumo, con attitudine scaramantica (sia Jean-Claude Izzo che Manuel Vázquez Montálban, amici di Camilleri, erano morti prima di aver dato la morte ai propri personaggi), Camilleri ha scelto di entrare in campo come mai prima. In un omaggio assoluto ai lettori che negli anni lo hanno seguito via via numerosissimi, nessuna storia più di Riccardino mostra la confidenza raggiunta dallo scrittore con il suo personaggio, con la sua Sicilia immaginata, con la sua lingua impastata di italiano e dialetto fino a diventare una vera invenzione.
Pagina dopo pagina, nel romanzo il gioco metatestuale di far parlare Montalbano con l'Autore che lo chiama da Roma, che scrive delle sue indagini, che è il responsabile del suo mutarsi in protagonista letterario e poi televisivo, è il vero perno di tutta la storia. Nel dipanarsi della trama, Montalbano e Camilleri guardano fuori dalla cornice, verso di noi, come in uno dei quadri più celebri della pittura siciliana, il Ritratto di ignoto marinaio di Antonello da Messina. E non è un caso che in questa estate incerta siano così tanti i lettori che in Riccardino vanno in cerca di un'esperienza di lettura che è divenuta un'amicizia.
Lara Crinò
 
 

Eroica Fenice, 31.7.2020
Riccardino: recensione dell’ultimo Montalbano di Camilleri
A un anno dalla morte di Andrea Camilleri la sua storica casa editrice Sellerio dà alle stampe Riccardino, l’ultima avventura del commissario Montalbano.

La nostra recensione di Riccardino
“Il tilefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parsi, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto.” È questo l’incipit dell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, Riccardino, scritto tra il 2005 e il 2006 e poi rivisto una decina d’anni dopo dal suo autore che, nel 2016, volle ridare un’occhiata a quella geniale lingua sicula creata nell’altrettanto inventata cittadina di Vigata. Nell’introduzione curata dalla casa editrice Sellerio, vengono svelati i retroscena della stesura di Riccardino a mo’ di preambolo alla lettura del romanzo. È con questo spirito che viene ripercorsa la “quarantennale avventura di amicizia, di libri, di lavoro, di divertimento, iniziata nei primi anni ’80”, quando Andrea Camilleri – allora regista teatrale e docente all’Accademia d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” a Roma – consegnò a Leonardo Sciascia un faldone di documenti su una “Strage dimenticata avvenuta a Porto Empedocle nel 1848“. Sciascia studiò le carte ricevute e se ne appassionò a tal punto che non volle limitarsi a scriverne una cronaca, bensì propose allo scopritore dell’interessante vicenda locale, ripescata dal lontano passato, di raccontarla a modo suo, impegnandosi a sostenerne la successiva pubblicazione. Un’avventura che in tal modo ha segnato sia l’avvenire di Andrea Camilleri e del suo futuro di scrittore quanto il successo e il destino tout-court della casa editrice palermitana, fortemente legata al “Tiresia di Porto Empedocle” e indimenticabile creatore del commissario di Vigata.
«Ancora un momento, Montalba’»: il continuo “dialogo tra le righe” tra il creatore Andrea Camilleri e la creatura Salvo Montalbano
Gli affezionati lettori di Camilleri, nonché sostenitori del commissario Montalbano, non potranno non inforcare gli occhiali della malinconia nel leggere questo “romanzo di congedo”, dove il titolo stesso, inizialmente scelto dal Maestro come provvisorio, suona come un’invocazione che risuona dell’eco del definitivo.
Così succede con la tastiera di un pianoforte, dove tonalità deboli danno armonia alle note forti e tutte sono inevitabilmente necessarie per una composizione in grande stile. Rispetto alla solidità di altre creazioni letterarie di Camilleri, la trama di Riccardino sembra infatti deboluccia. Montalbano riceve una telefonata per errore dopo una notte insonne e a comporre il numero è la vittima prossima e ventura, un uomo che si rivelerà poi “un mandrillo” ed è contorniato da tre amici così stretti da esserlo fin troppo, sino all’inevitabile gioco di specchi e sospetti che daranno corpo e piega all’indagine, leggermente “sottotono” rispetto ai ritmi narrativi a cui il Maestro aveva generosamente abituato i suoi fedeli lettori.
Ci sono parole magnifiche, destinate a far parte dell’alfabeto camilleriano come di quello italiano: «mammalucchigna» per dire «magica», o «’nturciunata» per rendere tutto il complesso senso del contorto. Ma a spiazzare sono le incursioni del Camilleri eterno ammiratore del conterraneo Pirandello e dei suoi personaggi in cerca d’autore: vi è un Andrea che di continuo “parla” col suo Salvo, lo bacchetta perché è stanco e glielo fa notare, gli ricorda che sta invecchiando e glielo lascia fare. E poi torna il Camilleri forte del suo esercito di “cinquecentomila lettori” che gioca a prendersela con il Montalbano televisivo visto e amatissimo da “milioni di telespettatori”: un vero e proprio gioco delle parti tra chi dice che “scrivere comincia a stancarmi” e lo annuncia proprio scrivendo, e chi vive sulla pagina quella stessa storia e invece ha voglia di viverla e non finirla.
A un certo punto, nel bel mezzo della vicenda intricata, ecco che viene citato il politologo statunitense Walter Lippmann e la sua teoria criminologica secondo cui ogni indagine ha un respiro, un suo ritmo endemico che non si può né rallentare, né accelerare. È forse così che bisogna leggere questo Riccardino di Andrea Camilleri: seguendo i tempi dal Maestro stesso creati e scanditi, senza forzarne o affrettarne le conclusioni, ammesso che un finale per il gran commissario si possa sul serio trovare.
“Questo giallo è un guazzabuglio che pare scritto da un principiante” (Andrea vs Salvo)
Gli stili presenti nel romanzo sono molteplici, così come gli intrecci al suo interno o i riferimenti letterari, restituiti in forma di letture dello stesso Montalbano, che vanno da Roberto Bolaño a Philip Roth, dalla Difesa del Mèola del già citato Luigi Pirandello a Sandro Penna. Una mano è curiosamente tesa alla filosofia, passione greca per eccellenza e tanto cara al visionario scrittore siciliano, alle prese con questioni cruciali inviate via fax da un fantomatico esponente del clero e che il più pragmatico commissario è costretto a tradurre in gergo comprensibile condensando il suo stesso credo etico e civile.
Molto bella un’immagine che nel corso del romanzo torna due volte e che in sé è un rimando alla realtà e prova a contenere le caratteristiche di autore eda ttore, di Camilleri e Montalbano, di scrittore e personaggio: si tratta della famosa fotografia in piazza Tienanmen in cui un giovane, da solo, sembra fermare un carro armato. È allora che il Commissario di Vigata chiosa così:
«Ha detto che quel giovane “ferma” un carro armato. Ma il giovane in realtà non è in grado di fermare niente e il carro armato non potrebbe fermarsi da solo. Il carro armato viene fermato dal soldato che ne è alla guida e che noi non vediamo perché è all’interno del suo mezzo. Ecco, a me interessa questo soldato invisibile ma esistente che in quel momento, disubbidendo a un ordine ricevuto, compie un atto di coraggio almeno pari a quello del giovane dritto e fermo davanti al suo carro armato».
Sono belle e ribelli queste parole di Montalbano e saranno riprese sul finire di Riccardino come immaginario lascito ed eterno monito di Andrea Camilleri, interessato in prima persona a quel “soldato invisibile” immesso nell’animo del “suo” Montalbano, fermo e coraggioso come il giovane della foto, e al tempo stesso schermo, filtro e riflesso dell’immortale autore che osò crearlo, l’unico davvero in grado di vedere, ben oltre le soglie della cecità a cui di fatto pervenne, “chi c’è dentro il carro armato”.
Giulia Longo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 31.7.2020
"Una Marina" scommette su settembre

Di certo ci sono le date e la sede dell'undicesima edizione di " Una Marina di libri", il festival dell'editoria che torna, posticipata causa quarantena, dal 24 al 27 settembre sempre tra i viali dell'Orto botanico di via Lincoln. Sono ottanta gli editori confermati che parteciperanno all'edizione del dopo-Covid, dai fedelissimi di casa, Navarra e Sellerio, alle new entry, per la prima volta al festival, come il grosso marchio di saggistica Mimesis e la romana Viella. Sarà un'edizione-scommessa con grandi omaggi, primo fra tutti quello di casa Sellerio ad Andrea Camilleri nel primo anniversario della morte. Ma gli incontri saranno ridotti a causa delle norme anti- contagio, per privilegiare gli editori negli stand, mentre si pensa anche a presentazioni di libri con collegamenti in streaming insieme ad autori internazionali e italiani, con probabili scrittori dell'ultimo Premio Strega.
Dieci ettari di giardino botanico si trasformano in parco letterario per il grande festival dei libri del Sud che quest'anno dedica il programma al tema " Mondimperfetti": mondi diversi, quelli dipinti a parole da Bufalino o distopici alla Ray Brandbury. Tra gli anniversari degli scrittori, dovrebbe essere celebrato quello di Michele Perriera, nel decennale della morte. «Siamo in pieno cantiere. Quest'anno cercheremo di puntare molto sui siciliani, sarà una buona occasione per riscoprire la Sicilia culturale, che ancora ci parla», dice il direttore artistico Piero Melati, quest'anno affiancato da un triumvirato di esperti di letteratura ed editoria, Matteo Di Gesù, Salvatore Ferlita e Masha Sergio.
Marta Occhipinti
 
 

Umbriadomani, 31.7.2020
Gualdo Tadino ricorda Andrea Camilleri e Alberto Sironi

Gualdo Tadino – Andrea Camilleri e Alberto Sironi saranno ricordati a Gualdo Tadino il prossimo 5 agosto.
L’evento, inserito tra le manifestazioni dell’estate 2020 promosse dal Comune di Gualdo Tadino, cade nella ricorrenza del primo anniversario della scomparsa del regista della serie TV del “Commissario Montalbano” e a pochi giorni da quello del grande scrittore siciliano.
Si tratta di un evento al momento unico in Italia che si terrà presso la Rocca Flea mercoledì 5 agosto alle ore 18 ,con prenotazione obbligatoria in ottemperanza alle attuali disposizioni in materia di manifestazioni pubbliche (tel. 3338596437 e 3470088381).
All’incontro parteciperanno Lucia Fiumi, moglie di Alberto Sironi e Presidente dell’Associazione Umbra Musica e Canzone d’autore, Maria Donzelli, docente università “Orientale” di Napoli e presidente Associazione “Peripli”, Giuseppe Fabiano, Psicologo Psicoterapeuta e autore del libro “Nel segno di Andrea Camilleri” e Peppino Mazzotta, attore, regista, interprete dell’ispettore Fazio nella serie TV del Commissario Montalbano.
Attraverso video, commenti, aneddoti saranno analizzati i vari elementi che hanno portato al successo mondiale delle opere di Camilleri e della serie TV diretta da Sironi. Presenterà la serata Mario Fioriti.
“L’appuntamento del 5 Agosto – ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Barbara Bucari – aggiunge un tassello prezioso alla programmazione culturale estiva del Comune. E’ un appuntamento unico che celebra sia la figura di un grande autore contemporaneo come Andrea Camilleri che quella di Alberto Sironi che ha dato vita su pellicola al personaggio di Montalbano. Un personaggio ormai celebre in tutto il mondo e oggetto di studi letterali e di arte cinematografica. Siamo molto fieri di ospitare questo evento, probabilmente l’unico nel panorama italiano, vista anche la recente scomparsa di entrambi i protagonisti. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Comune, Associazione Talia e Associazione Phili nelle persone del Dott. Giuseppe Fabiano, della Professoressa Maria Donzelli e di Mario Fioriti, che colgo l’occasione di ringraziare. Mi preme ricordare come sempre faccio, che questo genere di iniziative, tutto ciò che è e fa cultura sono lo scopo, la missione, l’obiettivo principale del mio impegno istituzionale. Il covid ha aperto scenari nuovi ma ci ha permesso di usare in maniera nuova ed inedita gli spazi cittadini e di vivere nuove forme di socialità e di fruizione della cultura. Abbiamo riscoperto il Cinema, l’arte, la natura intorno a noi e le iniziative che abbiamo finora organizzato hanno visto tanta partecipazione. Tutto questo per quanto mi riguarda è molto positivo e ci da stimoli per poter proseguire su questa strada”.
 
 

succedeoggi, 7.2020
A un anno dalla morte dello scrittore
Salvo Camilleri
È uscito “Riccardino", l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri dedicato a Montalbano. Una storia scritta nel 2004 piena di riferimenti all'attualità dove l'autore dialoga con il personaggio. Non è vero - come si diceva - che il celebre poliziotto muore, eppure...

È l’Autore, spazientito dalle capriole investigative della sua creatura, immaginaria, letteraria ma e ormai anche ampiamente televisiva, che alla fine sbotta: «Sarò chiarissimo, Montalbano. Mi stai facendo scriviri sulla storia di Riccardino un romanzo di merda. ‘Na minchiata che non reggi!».
«Dici davvero?».
«Davvero. Tu stai mettendo in gioco apposta una grandissima quantità di elementi contradditori tenendoli tutti sullo stesso piano in modo che il lettore che ci si perda dentro. Questo giallo è un guazzabuglio che pare scritto da un principiante… mi vuoi solo sputtanare, Montalbà. Vuoi fari terreno abbrusciato torno torno a mia. Vuoi che i miei romanzi su di te diventino illeggibili». E poi fa una proposta, che è un’onorevole scappatoia: «Perché non mi lasci perdere e ti metti a scrivere uno di quei romanzi storico civili di cui ti glori tanto?».
Siamo allo sdoppiamento pirandelliano, tra Andrea Camilleri e il suo alter-ego, il commissario Salvo Montalbano. Se il rischio, vista anche l’età del poliziotto che fatica a digerire, è quello di far da puparo a un pupo di solito furbo e inflessibile che però si sente appesantito e sconcerta i suoi più fidati collaboratori, è inevitabile che vengano fuori una serie di pagine stentate ma soprattutto confuse, un andirivieni che mette la vertigine a furia di alternare il profumo di donna al fetore della mafia abbarbicata al potere (che non cambia, o comunque poco: semmai la novità è l’azzurro della bandiera che rende sorridenti, potenti e felici quelli di prima, riciclati o non), beh allora è meglio lasciar perdere. Reazione orgogliosa e “nirbusa” dello sbirro siciliano: «Visto che una certa esperienza te la sarai fatta, quando è necessario mi proponi una via di uscita…». Risposta: «Ci sto».
Attenzione: non stiamo parlando di un testo metafisico, anche se le tentazioni paraletterarie sono tante (e gustose). S’intitola Riccardino (Editore Sellerio, 288 pg., 15 euro) ed è l’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, edito a un anno esatto della morte di uno dei più prolifici scrittori italiani, che ha reso personaggio internazionale la figura del commissario Montalbano.
A questo proposito da un tempo girava la voce che nella cassaforte della Sellerio ci fosse il romanzo che avrebbe dovuto contenere la morte del protagonista. Manco per niente: lo stesso autore ne rideva, con il suo vocione da fumatore. La sua avventura letteraria, che ha fatto seguito a quella di docente dell’Accademia di Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, è cominciata con una sua ricerca storica sull’omonima Strage dimenticata avvenuta a Porto Empedocle (sua città natale) nel 1848. Camilleri lo consegnò a Leonardo Sciascia. L’altro grande siciliano lo apprezzò e gli disse: «Scrivilo tu». Nel contempo presentò Camilleri a quella straordinaria donna dell’editoria italiana che si chiamava Elvira Sellerio, che diventò per il narratore «la mia amica del cuore».
Riccardino fu ideato nel 2004 e finito nel 2005 dopo varie correzioni che durarono esattamente un anno. È importante insistere su queste date perche la revisione è prettamente linguistica: l’originale, chiamiamolo così, è scritto in vigatese (il siciliano di Vigàta), molto stretto, direi più aspro, e ambientato in ragnatela pietrosa di borghi del Ragusano Per esempio, il Commissariato dal quale parte l’antiquata Fiat Ritmo di Montalbano di solito è il palazzo comunale di Scicli, che s’arrampica sulla severa collina per poi scendere a Marinella, l’abitazione del protagonista (sempre interpretato da Luca Zingaretti, a parte gli episodi del prequel, 2012-2015, e interpretati dal disinvolto Davide Riondino).
A parte il dialogo intimo da Montalbano e l’Autore, la trama è poliziesca, resa più complicata – e aggiungerei più “colorata” – visto che un episodio s’incastra in un altro, a volta in modo tale da mettere le vertigini. Soprattutto là dove si parla di donna e, quasi inevitabilmente, di corna. Il tutto fa da corona al malaffare finanziario-mafioso-politico-curiale disegnato senza far troppe tappe (anzi) da un Camilleri che, a seconda delle circostanze, non ha peli sulla lingua se si va a sbattere contro il muro marcio dell’attualità.
Come di consueto, a Marinella arriva la telefonata che annuncia “l’ammazzatina” e si richiede “urgentissimamente” la presenza del commissario. Questi, come in altri romanzi, sente il mattino presto la voce di un uomo che si dichiara essere Riccardino, «’na voce che, ccontrario della so, era squilllanti e fistevoli». Montalbano raggiunge il luogo dell’omicidio e subito si trova in qualcosa di carnevalesco. Semplice: s’è scordato che è il giorno dell’Ognissanti. Incappa in quattro amici cinquantenni in tenuta sportiva perché s’apprestano a fare la consueta gita domenicale a piedi. Il corpo di Riccardino, il più fascinoso (pure con le donne) è riverso a terra, colpito da un proiettile. Nel momento della caduta schiaccia un pulsante del cellulare. Di qui le illazioni e i tabulati. La domanda che si pongono gli uomini di Montalbano è: chi tradisce chi. Un ginepraio, condito da un tocco di tenera e sensualissima sensualità visto che nella cassa da morto della vittima viene deposta una scatolina-regalo contenente alcuni peli pubici. Il busillis è riuscire a capire che il “pelu è nuvoro o biunno”.
Montalbano convoca in commissariato i tre uomini dell’allegra brigata, uno dei quali tornerà a farsi torchiare per cinque ore. L’Autore lancia degli avvertimenti a un poliziotto che non perde, anzi, aumenta il suo tappo di lettura e i riferimenti colti. Pirandello è tra i nomi più citati, assieme al Thomas dell’inglese De Quincey (umanista e scienziato), al poeta Sandro Penna (alcuni suoi versi saranno storpiati e camuffati da offesa), al televisivo e più trasandato tenente Colombo e, persino all’incredibilmente sapido linguista Niccolò Tommaseo. Addirittura Montalbano rischia di perdere la carreggiata mentre gli viene da pensare a un romanzo di Philip Roth.
L’atmosfera comincia a farsi viperina quando entrano in scena non solo il questore, di tempra malvagia, ma anche un alto funzionario e un vescovo che, guarda caso è uno degli zii di Riccardino. L’inchiesta rimpalla a seconda degli umori e delle convenienze politiche del sottosegretario di Roma, il vero “puparo”. Gli avvertimenti dell’Autore ovviamente prendono spazio: «…perché se dici ai parrini che sei a loro disposizione, sei ‘n omo fottuto» Così si fa più marcata la tentazione di Montalbano – più volte reiterata e variopinta – di «fare triatrio». I suoi stessi collaboratori diventano attori, mossi dai fili simili a quelli che mettono in scena lo spettacolino del tira-e-molla molto “sbirresco”. Il quale comprende pure il passare per idiota dinanzi al questore, autoritario, caricaturale, maleducato. Nota a margine: sono tantissimi gli eroi della fiction poliziesca di tal fatta, americani e francesi nel gruppo (molto meno gli spagnoli e i tedeschi).
Non manca il lato tragicomico quando nell’ufficio di Montalbano entra a fatica – bisogna aprire le due porte – una donna dalla corporatura polifemica della quale il fedele Catarella, noto per storpiare tutti i nomi, fa fatica a pronunciare il suo nome: Macca. Fa la chiromante e la chiaroveggente, vive in una stradina stretta in un quartiere molto somigliante a una discarica “fetosissima”. Si lamenta perché di notte un camion, malgrado lo stretto passaggio fracassa i tubi dell’acqua. Ma non finisce qui: ogni tanto il mezzo si ferma, scende il conducente, pone la scala contro il muro, sempre sotto la “0” della scritta “andate a fere in culo”. La chiromante, che è in grado di riconoscerne la faccia («È sempri la stissa pirsona») denunzia il fatto che il camionista passa quattro volta la settimana facendo traballare «tutta la trabacca (letto, ndr)». E la scala: c’è chi va su e torna a terra con una tanica. Montalbano va a verificare. La chiromante Augustina, fidanzata con un uomo secco, intuisce un traffico strano e fa notare a Montalbano della polvere bianca e dei pacchi ben confezionati.
In altre parole c’è un traffico illecito verso e dalla ditta Cristallo che, guarda caso appartiene al trafficone Riccardino. Aiutato dai suoi colloqui intimi con l’Autore, Montalbano arriva alla conclusione che la faccenda delle corna, pur esistente e florida, non è all’origine di una sparatoria. Ricostruisce la dinamica dell’“ammazzatina” dopo il ritrovamento di una moto di grossa cilindrata, abbandonata semi-distrutta in periferia (ma la targa mostra spunti interessanti). Il caso – è proprio giusto dire – nasce e muore nel campo ben innaffiato dalla mafia, vista la facilità con cui qualcuno, di famiglia potente, ottiene facilmente finanziamenti da una banca, diciamo, vicinissima, all’ambiente vescovile.
Qua e là, il pensoso Montalbano ricorda la morte di sua madre, la mano del padre e del triciclo col quale gli era permesso scorazzare al camposanto (il padre affiderà il piccolo Salvo agli zii rifacendosi una nuova famiglia altrove: sarà il motivo del suo rancore di figlio).
Avevamo scritto all’inizio del fantomatico romanzo in cui Montalbano muore. Non è vero. Tuttavia il commissario, con gli occhi pieni di lacrime, s’accorge che quel ha di fronte, a conclusione della complicata inchiesta, si rimpicciolisce. Per esempio, «un piscariggio al largo ora si nni vidiva sulo la metà… si dissolveva». Questo e altro vuole portarselo appresso, «non poteva pirmittiri ad autri di godirsilo». Lo stesso capita «alla pilaja, il mari, il celo. Alla fine, davanti a lui, ci fu sulo ‘na pagina bianca. Allura accapì che gli restava da fari». Camilleri fa scattare la segreteria telefonica: c’è la stessa frase. L’Autore ha l’ultima parola: «Montalbano sono. Visto e considerato che la nostra più che decennale collaborazione è andata a farsi fottere, si è deteriorata al punto che tu hai condizionato… personaggi come il questore per non farmi risolvere il caso a modo mio, ho preso una decisione. Se tu ti sostituisci a me nelle indagini, viene da dire che io sto diventando un peso morto. E allora me ne vado… sto cominciando a non esserci più, sento che perdo rap…mente …pe…so e vo…lume….».
PS: La Sellerio ha pubblicato un altro volume intitolato sempre Riccardino, che è il seguito dalla prima stesura del 2005 (pag. 282, 20 euro, postazione di Salvatore Silvano Nigro).
Pier Mario Fasanotti
 
 

Notizie dall'Amiata, 31.7-2.8.2020


 
 

 


 
Last modified Monday, August, 09, 2021