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RASSEGNA STAMPA

FEBBRAIO 2021

 
Evasões, 1.2.2021
Nesta semana ficámos... a descobrir Camilleri, a ver teatro e a fazer compotas
Nesta semana, a equipa da Evasões ocupou o tempo livre a descobrir uma série baseada nos livros de um romancista italiano, a ver um peça de teatro online e interativo, e a fazer compotas.

A descobrir Camilleri
A fazer zapping deparei com o "Jovem Montalbano", na RTP 2, um episódio da série baseada nos livros de Andrea Camilleri, romancista italiano desaparecido em julho de 2019, descoberto graças a um documentário que vi, por acaso, também na RTP 2. Desde aí ando à  descoberta deste autor, cujos livros estão praticamente esgotados no nosso país. É pena. Comprei um dos poucos disponíveis ("Um sábado com os amigos") e fui conquistada. O comissário Montalbano, que lhe deu fama, mostra-nos a Itália do Sul e bem podia ser Portugal.
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Paula Ferreira
 
 

La Tecnica della Scuola, 2.2.2021
Leggere libri, anzi lib(e)ri, Camilleri tra vita e storia tout court [VIDEO]

A Leggere lib(e)ri una nuova puntata dedicata a una delle più grandi personalità della storia della letteratura contemporanea. La nostra rubrica, questa settimana, infatti, propone “Esercizi di memoria”, di Andrea Camilleri, pubblicato da Rizzoli nel 2017.
Il papà di Montalbano, ormai avanti negli anni, ripercorre e racconta, da par suo, alcuni episodi della sua lunga e ricca vita, che si intersecano e confondono con la grande Storia della letteratura, del cinema, del teatro, con la storia tout court. Una piacevolissima lettura che può fornire tanti spunti ai docenti di italiano e storia.
Gabriele Ferrante
 
 

Scicli Video Notizie, 3.2.2021
Una parodia tutta sciclitana della celebre fiction de “Il Commissario Montalbano”
Le puntate all’interno dello show satirico online “Che Vigata!”, programma lanciato della giovane compagnia teatrale “Mortal Pompat”

Scicli – Presente sul territorio da pù di sette anni, con all’attivo diversi spettacoli messi in scena, la giovane compagnia teatrale “Onoranze Funebri Mortal Pompat” non smette di mostrare grande originalità nei suoi lavori.
L’ultima loro idea è stata quella di realizzare, insieme ad altri giovani, una parodia tutta sciclitana della celebre fiction de “Il Commissario Montalbano”, le cui brevi puntate vengono raccolte via via nel programma satirico “Che Vigata!”, anch’esso frutto della creatività del gruppo.
A presentare nel dettaglio il nuovo progetto sono gli stessi ideatori. “Durante la pandemia non ci siamo arresi, il lockdown –spiega la compagnia teatrale ‘Mortal Pompat’- ci ha messi di fronte alla possibilità di costruire un progetto per allietare le serate dei nostri concittadini e non”.
“Abbiamo quindi iniziato a pensare –continua- ad uno show satirico con l’intento di ‘distruggere’ con ironia caustica l’immagine turistica di Scicli, il paese di Montalbano, mostrando come oltre la retorica della promozione del territorio c’è molto di più. Ecco che nasce ‘Che Vigata!’”.
“Al programma sono tantissime le menti che collaborano, tra cui Giammarco Mirabella e Francesco Lutri. La sigla dello show è a cura del cantautore sciclitano Andrea Calabrese che ha proposto la sua cover di un celebre pezzo di Giorgio Gaber”, ha aggiunto il gruppo che rimanda alla pagina instagram “Che Vigata!” per scoprire i contenuti del loro progetto.
“Dopo sei settimane di appuntamenti, -prosegue la compagnia di teatro- i cinque ragazzi, ovvero Giuseppe Ficili (attore), Pietro Scardino (musicista e compositore), Giovanni Alfieri (attore), Giovanni Padua (attore) e Francesco Gugliotta (Fotografo e Grafico) e Samuele Nigito (attore), hanno deciso di alzare ulteriormente l’asticella”.
“Dalla nostra collaborazione con il giovane regista locale, Giovanni Pellegrino, nasce la serie ‘Il commissario Guglielmo Trovato’. Non ci resta che darvi appuntamento –conclude il gruppo- ogni domenica alle ore 18 sulla nostra pagina Instagram ‘Che Vigata!’, per seguire i nuovi episodi della nostra serie”.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 4.2.2021
Prorogata a Roma la mostra "Sulle tracce del crimine"
Fino a 14 marzo un viaggio nel giallo e nero firmato Rai

Resterà aperta – e nuovamente visitabile – la mostra allestita al Museo di Roma in Trastevere “Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai”. Fino al 14 marzo sarà così disponibile un ricco percorso per immagini che racconta come la Rai abbia trasformato il genere giallo e investigativo in oltre 60 anni, partendo dagli sceneggiati storici fino alle grandi serie Tv.
La mostra multimediale consta di 200 fotografie, in bianco e nero e a colori, tratte da circa 80 programmi televisivi, di 5 installazioni video e alcune postazioni sonore ed è organizzata secondo un percorso tematico – cronologico che, dagli sceneggiati anni ’50, arriva a Zingaretti-Montalbano e Giallini Schiavone, passando per figure con quelle Di Gino Cervi, Ubaldo Lay, Tino Buazzelli e Gigi Proietti.
Lungo sette decenni il pubblico si è appassionato agli enigmi che venivano via via risolti dagli investigatori degli sceneggiati e delle serie RAI: a volte ispirati a figure letterarie, come Maigret, o l’Ingravallo di Gadda, o il commissario Montalbano, altre volte frutto di un’invenzione originale, a cominciare dal tenente Sheridan. Al giallo classico si sono venuti man mano affiancando nuovi sottogeneri, le storie gotiche come le atmosfere ambigue del noir.
Per giungere ai grandi commissari come Montalbano e Schiavone, due irregolari delle questure televisive, la Rai è partita da lontano. Con gli indimenticabili sceneggiati degli anni ’50 che hanno fondato e fatto crescere il genere giallo e introdotto il noir, attraverso commissari, poliziotti, marescialli e questurini diventati famosi. Già nel 1954 la Rai infatti manda in onda “Il processo di Mary Dugan” adattamento televisivo da un giallo dell’americano Bayard Veiller. Più tardi, la domenica sera l’Italia si fermava estasiato ad ascoltare le melanconiche note di Luigi Tenco che introducevano quel gigante di Gino Cervi, il Maigret preferito dallo stesso Simenon E poi il ghigno ferale di Ubaldo Lay-il tenente Sheridan che inaugura l’hard-boiled all’italiana; e Lauretta Masiero-Laura Storm, il gigionesco Tino Buazzelli-Nero Wolfe fino a Gigi Proietti, il maresciallo Rocca, Luca Zingaretti-il commissario Montalbano, ormai eroe di fama internazionale e il più recente Marco Giallini il vicequestore Rocco Schiavone.
L’esposizione - nata da un’idea di Stefano Nespolesi e curata da Maria Pia Ammirati e Peppino Ortoleva – ha il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ed è promossa e coprodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Rai Teche. Fa parte, inoltre, di Romarama, il programma culturale di Roma Capitale.
La mostra è aperta al pubblico nel rispetto delle linee guida formulate dal Comitato Tecnico Scientifico per contenere la diffusione del Covid-19 consentendo, al contempo, lo svolgimento di una normale visita museale.
 
 

La Tecnica della Scuola, 4.2.2021
Storia e letteratura: renderle stimolanti grazie ad aneddoti e racconti

Ricordate la Divina Commedia letta e commentata da Roberto Benigni? In molti, allora – studenti, genitori e opinione pubblica in generale – si crucciavano del fatto che nelle nostre aule scolastiche non ci fossero professori d’Italiano in grado, come il grande attore toscano premio Oscar, di destare l’interesse dei ragazzi, di generare emozioni durante le spiegazioni dei versi del sommo Dante.
In tempi più recenti – oltre ai grandi Piero e Alberto Angela attraverso il canale televisivo – si è via via affermato come ottimo e seguitissimo divulgatore di storia il professore Alessandro Barbero, indiscussa star del web. E anche lì, tutti quanti a sperare di incrociare a scuola un professore che possa far nascere e stimolare l’interesse verso una disciplina, la storia per l’appunto, da sempre nella top ten delle materie considerate dagli studenti tra le più noiose.
Se consideriamo che è difficile imbattersi tra le mura scolastiche in professori istrionici e carismatici come Roberto Benigni o Alessandro Barbero, di certo tutti i docenti possono fare in modo, attraverso un ripensamento delle proprie metodologie, che l’insegnamento dell’Italiano o della Storia desti negli alunni – se non proprio entusiasmo – almeno la voglia di seguire e di partecipare attivamente.
Si potrebbe, ad esempio, “colorare” le lezioni con racconti e aneddoti, un po’ come fanno le guide turistiche più brave, simpatiche e accattivanti che, oltre alle informazioni storico-architettoniche su un monumento, forniscono dettagli e notizie curiose, catturando in tal modo l’attenzione dei turisti, anche dei più riottosi e recalcitranti, come i nostri alunni durante le gite d’istruzione.
La storia di Camilleri incontra la Storia d’Italia
A questo proposito, il libro di Andrea Camilleri, “Esercizi di memoria” potrebbe fornire un valido supporto. Nel primo dei suoi “esercizi”, lo scrittore siciliano ricorda quando, da giovanissimo – appena diciassettenne – assieme ad altri tre amici si fece promotore del rientro delle ceneri di Pirandello, morto a Roma, in Sicilia, per rispettare le sue ultime volontà di essere seppellito ad Agrigento, in contrada Caos, sotto un grande pino vicino alla sua casa natale. Un godibilissimo racconto di una decina di pagine scarse intrise di storia e di vita che potrebbero dare maggiore vitalità a un percorso letterario su Pirandello.
Un altro racconto, “Incontro coi briganti”, narra del giovanissimo Andrea che in una certa fortuita circostanza entra in contatto e ha una breve e imprevedibile conversazione filosofica con un esponente di spicco della banda Giuliano. C’è qualcosa di meglio per dare più dinamismo a un segmento didattico sulla storia del brigantaggio in Italia, la questione meridionale, il movimento indipendentista siciliano , la strage di Portella delle Ginestre?
E Camilleri, già molto anziano, in questo libro pubblicato nel 2017, ripercorre altri momenti della sua ricchissima vita, una vita che ha spesso incrociato la grande Storia del XX secolo.
Gabriele Ferrante
 
 

Brecha, 5.2.2021
El testamento de Andrea Camilleri
Divina ceguera

La ceguera, real o imaginada, ha enriquecido la historia de la literatura, demostrando que puede convertirse en un símbolo de la sabiduría. Edipo se arranca los ojos con ironía trágica cuando su verdadera identidad le es revelada. Homero, encarnado en la figura del aedo ciego, irrumpe como el primero y más grande creador de mitos de la Grecia Antigua. Tiresias, que supo ser hombre y mujer y otra vez hombre, fue cegado por la furia de Hera ante su respuesta equivocada –a juicio de la diosa– a la pregunta de quién goza más en el acto sexual, si el hombre o la mujer. Compadecido, Zeus le otorgó el don de la profecía. Más cerca en el tiempo nos deslumbran escritores como John Milton, que perdió y recobró el paraíso a pesar de vivir en las tinieblas.
Camilleri cuenta la historia del adivino tebano, transformado en mujer por los dioses por matar a una serpiente (que en realidad era una divinidad transformada) en el monte Citerone, transformada de nuevo en hombre gracias a la intervención de la Pitia y posteriormente cegada por la diosa Hera. debido a su intromisión bastante inoportuna en una discusión entre ella y su esposo Zeus, el rey de los olímpicos. Por temor a la reacción de su esposa, no devuelve la vista al infortunado Tiresias, sino que le da un regalo muy particular, a menudo sentido como una condena: vivirá siete vidas discontinuas y estará dotado de la capacidad de prever el futuro. Es en este punto que comienza a percibirse claramente la idea de cortocircuito, donde la persona de Camilleri, como narrador, se cuenta y se cuenta a sí mismo, yendo a converger con el personaje de Tiresia, insertándose en la eterna tradición de cantantes ciegos, que desde Homero (el primero, entre otras cosas, en hablar de Tiresias en la Odisea, en la que Ulises lo encuentra en el reino de los muertos) se ramifica a lo largo de la tradición literaria hasta la cita de Jorge Luis Borges, que incluye no solo a todos estos narradores, sino también a él mismo, Andrea Camilleri, que lleva un tiempo ciego: “Todos somos teatro, el público, los actores, la trama, las palabras que escuchamos”.
Camilleri recita esta afirmación, declarándola verdadera para todos, pero sobre todo para un ciego, para quien la palabra tiene un peso mucho mayor que para otros. En una sociedad como la actual, donde todo es apariencia e imagen exterior, donde una mirada rápida y una concentración de unos segundos bastan para captar todo, en esa atmósfera suspendida entre lo efímero y lo eterno que un lugar como el Teatro Griego de Siracusa puede despertar, reafirma la importancia de ver más profundo, de penetrar más allá de la simple imagen, de mirar las cosas, las obras de arte, el mundo que nos rodea con todos nuestros sentidos y saber revivir lo que hemos percibido a través de la poesía y la narración. Como metáfora de todo esto, Camilleri-Tiresia habla de una costumbre brutal que vio practicada en Sicilia durante su infancia, hábito que le hizo llorar: unos jóvenes campesinos solían cegar jilgueros porque, según ellos, los cantarían ciegos. mejor. La ceguera es considerada por el autor casi como una oportunidad para abrir la mente a la intuición, por lo tanto mucho más que un simple castigo, como cree Edipo, que no conoce nada más que este aspecto meramente negativo. Es precisamente en el Edipo Re de Sófocles donde la persona de Tiresias se convierte por primera vez en un personaje real y, a partir de aquí, Camilleri realiza una larga reseña de autores que en sus diversas obras han tratado esta increíble figura y se han entregado eternamente. De manera irónica y autoirónica, Camilleri-Tiresia cita a Dante, quien expone el carácter del adivino a una larga serie de calumnias y críticas, colocándolo en el infierno entre los fraudulentos y obligándolo, por la ley de la represalia, a caminar. con la cabeza vuelta, al contrario, obligándolo a volverse hacia el pasado en lugar del futuro. La narración recorre todas las épocas de la literatura mundial hasta el siglo XX, a los dramas surrealistas de André Breton, a los Diálogos con Leucò de Cesare Pavese, al cine de Pier Paolo Pasolini y Woody Allen, hasta detenerse en el volumen The estrella clave de Primo Levi, en una historia en la que se compara la metamorfosis de Tiresias de hombre a mujer con otra mucho peor: la de hombre a no hombre, protagonizada por la brutalidad de los campos de concentración nazis, responsables de la aniquilación de humanidad, horror que ni siquiera un adivino de su calibre hubiera podido prever: es simplemente imposible que un hombre pueda prever algo que no tenga nada que ver con el significado que solemos dar al adjetivo "humano".
El compromiso de Camilleri se manifiesta claramente no solo en este punto de la narración, sino también durante algunas entrevistas donde el autor hace referencias bastante explícitas a la actualidad, en las que, afirma, el sentido de peso e importancia que tienen las palabras, incluso las más brutales. . Lo que a lo largo de la historia, y más aún en los campos de exterminio, ha salvado a la humanidad de aniquilarse a sí misma, ha sido sólo poesía.
En este sentido, entre los numerosos nombres literarios, se hace especial hincapié en Angelo Poliziano y John Milton, los únicos que entregaron la persona de Tiresias -y no solo el personaje- a la eternidad poética, contándolo entre los grandes poetas ciegos de la historia. Aquí vemos un homenaje a la función eterna de la poesía que vuelve con frecuencia a la tradición literaria de todas las épocas: no basta tener siete vidas y por tanto vivir un tiempo que tiende al infinito para captar esta eternidad, y es precisamente El mensaje que Camilleri, en algunas entrevistas relacionadas con esta obra literaria y teatral suya, intenta que se filtre a la atención de lectores y espectadores. A los noventa y tres años, el gran escritor siente la necesidad de captar al menos una parte infinitesimal de la eternidad del tiempo, el arte, el teatro y la literatura, y no hay mejor manera de hacerlo que sentándose en un sillón en el Escenario del Teatro Griego de Siracusa, un lugar construido en los orígenes del mundo, cuando nacieron las palabras y los principios de la humanidad, que han acompañado a las infinitas generaciones de dramaturgos, actores y espectadores que se han alternado en ese teatro, cada uno con su propia pequeña historia que contar.
Alicia Torres
 
 

Wuz, 6.2.2021
Il tailleur grigio
di Camilleri Andrea
«Lo riconobbe immediatamente, perché dei primi suoi incontri con Adele conservava una memoria lacerante, macari del più piccolo dettaglio. Era quel tailleur grigio da donna d'affari che aveva indossato appena passato il lutto stritto, quando era venuta a trovarlo in banca per firmare i documenti e doppo erano andati a mangiare per la prima volta insieme.»

Nel corso della sua lunga, sfolgorante carriera di alto funzionario di banca, Febo Germosino ha ricevuto tre lettere anonime. Adesso, nel primo giorno della sua nuova vita da pensionato, le ha allineate davanti a sé. Le prime due sono vecchie di decenni, l'ultima è recente e insinua dubbi sulla fedeltà della sua giovane e bellissima seconda moglie, Adele. È lei la protagonista di questo romanzo, una splendida femme fatale che ama indossare un apparentemente castigato tailleur grigio. Un vestito che per lei ha un profondo significato simbolico. Un significato che sarebbe stato molto meglio non conoscere mai... La letteratura di Camilleri è ricchissima di figure femminili, sempre seguite con una partecipazione amorevole, una sorta d'indulgente, quasi sorniona, profonda adesione alle loro carnali debolezze, una incuriosita attenzione all'attimo del cedimento, quando i freni inibitori si allentano per passione, per vendetta, per un semplice capriccio; per un attimo o per sempre; per malizia, per calcolo o per esplosione dei sensi. In queste pagine del più "francese" dei suoi romanzi, in questa affascinante, temibile Adele accarezzata dalla scrittura come da mani appassionate e al tempo stesso intimorite, si sentono echi di Maupassant, del Pierre Louys di "La donna e il burattino" e di tutti i classici della letteratura e del noir che ci hanno fatto sognare su certe dark ladies tanto incantevoli da amare nella finzione quanto pericolose da incontrare nella realtà.
 
 

El País Uruguay, 7.2.2021
Sobre Tiresias
Último texto que dictó Andrea Camilleri
Memorias del gran escritor del policial italiano que consagró al comisario Montalbano y que abreva mucho en el teatro, ese que Andrea Camilleri tanto frecuentó.

Porque se trata de uno de los últimos textos que dictó Andrea Camilleri (1925-2019), ya ciego, poco antes de morir, y que a modo de monólogo teatral llevó a escena en 2018, a los 93 años, en el Teatro Greco de Siracusa. La breve obra, a medio camino entre el homenaje y la burla hacia la figura de Tiresias, acerca uno de los personajes más conocidos de la mitología griega: castigado con la ceguera por la diosa Hera, fue luego premiado por Zeus con los dones de la profecía y el de vivir muchas vidas, al punto que cada siete años podía cambiar de sexo. Sabio y longevo, Tiresias figura en la Odisea y en varias obras del teatro griego. Sabio y longevo, Camilleri creó al comisario Montalbano cuando tenía 69 años, y desde entonces y hasta su muerte escribió más de cien libros. (Altamarea)
 
 

Informador, 7.2.2021
Ideas
Dos policiacas

1. Andrea Camilleri, Tirar del hilo, Madrid, Salamandra, 2020. Vuelve en esta novela, por vigésimo novena vez, el inspector Montalbano. Quizá sea su último regreso, a menos que el autor haya dejado inédita otra u otras entregas, pues tristemente murió en Roma en 2019: luto general entre los lectores de uno de los más notables representantes de las letras italianas contemporáneas, y no solamente del género negro. El escritor siciliano presenta en Tirar del hilo un caso más que debe desenredar Montalbano en su pequeña ciudad isleña, Vigata (trasunto, según los que saben, de Porto Empedocle, donde nació Camilleri.
Montalbano, además de sentirse acosado por la exigencia de Livia, su novia (que vive en la península) de que acuda sin pretextos a la fiesta de unos amigos allá donde ella está, encima le ordena que se mande hacer un traje nuevo. Ambas cosas le parecen fatal, hasta que por fin acude a la sastrería donde la previsora Livia ya le había hecho una cita, y ahí conoce a Elena, la dueña del negocio: una mujer fascinante pero que acabará siendo la víctima del crimen que es el nudo de la trama.
Notables y desgarradoras son las escenas con las que abre la novela, que describen la tragedia real que noche a noche se vive en ciertos puntos del Mediterráneo con la llegada multitudinaria de pobre gente de África obligada a jugarse la vida para intentar hallar en Europa una vida menos miserable.
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María Palomar
 
 

La Difesa del Popolo, 7.2.2021
Cristiani nella storia. La segnalazione mensile di critica letteraria
Una rubrica che, una volta al mese, ci accompagnerà con la segnalazione di alcune novità in libreria.

Non tutti cristiani, come poi l’autore, il giornalista Rai Gianni Maritati spiega in corso d’opera, nel suo recente “Cristiani contro. I grandi dissidenti della letteratura italiana da Dante a Camilleri”: e però tutti hanno fatto i conti con il cristianesimo. Come, per cominciar dalla fine, il laico Andrea Camilleri, che indaga il mistero del sacrificio finale di dieci giovani suore di clausura che offrono la loro vita, lasciandosi morire di fame e di sete in cambio di quella del vescovo di Agrigento, ferito in un attentato che probabilmente ha origini mafiose. Un enigma che Maritati e lo stesso Camilleri decidono di far rimanere tale, non nel senso di negarlo, ma di non setacciarlo alla ricerca di ragioni, magari con l’apporto della psicanalisi o di una ricostruzione delle vite delle giovani, che probabilmente non riuscirebbero fino in fondo a spiegare qualcosa che è legato al mistero del libero arbitrio.
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Gianni Maritati, “Cristiani contro. I grandi dissidenti della letteratura italiana da Dante a Camilleri”, taueditrice, 122 pagine, 13 euro.
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Marco Testi
 
 

Ilikepuglia, 8.2.2021
Puglia, Daniela Baldassarra vince il Premio Nazionale intitolato ad Andrea Camilleri
La scrittrice trionfa nella sezione letteraria dell’iniziativa “Artisti per Peppino Impastato”

Daniela Baldassarra è la vincitrice del Premio Nazionale intitolato ad Andrea Camilleri, sezione letteraria dell’iniziativa “Artisti per Peppino Impastato”. La sua opera, una lettera sul delicato tema dell’Alzheimer, ha convinto la Giuria e sbaragliato la concorrenza.
La scrittrice pugliese, maggiormente conosciuta come monologhista comica, da sempre in prima linea nel sociale, nel 2020 è stata anche tra i vincitori del Premio dedicato a Pier Paolo Pasolini con un toccante lavoro sul controverso tema della gravidanza post stupro.
Artista spesso contestata per la sua audacia e per l’impertinente modernità, penna incisiva e commovente, graffiante donna di teatro considerata dalla critica l’erede di Franca Rame, riesce sempre a lasciare un segno del passaggio della sua arte stimolando importanti riflessioni.
Ritirerà il Premio a fine primavera in Lombardia.
Paola Stornaiuolo
 
 

Corriere dello Sport, 12.2.2021
"Il Commissario Montalbano è finito: non ci saranno nuovi episodi"
La rivelazione è arrivata da Peppino Mazzotta, l'attore che nella fiction Rai indossa i panni dell'ispettore Fazio. Scopri tutti i dettagli

Roma - Il prossimo 8 marzo andrà in onda su Rai Uno l'ultimo episodio inedito de Il Commissario Montalbano. Nella primavera-estate del 2019 la Palomar ha girato tre episodi della fiction, e in seguito all'addio ad Alberto Sironi, Luca Zingaretti ha assunto il ruolo di regista oltre che di protagonista. La Rai ha mandato in onda due episodi nel 2020, riservandosi il terzo episodio nel 2021, quello dal titolo Il metodo Catalanotti. In futuro non ci saranno nuovi episodi, come spiegato dall'attore Peppino Mazzotta in un'intervista rilasciata al settimanale Gente. "Il Montalbano televisivo è concluso. Non credo si faranno altre puntate: le notizie che abbiamo ricevuto finora dicono così. Sono venute a mancare tutte le figure chiave. Anche se l’ultimo romanzo di Montalbano, Riccardino, non è stato girato, e io penso e ho sempre detto che sarebbe un dovere morale fare almeno quello, perché chiude la vicenda del commissario. Ma bisogna rispettare la decisione presa", ha annunciato l'interprete di Fazio. Dunque Il Commissario Montalbano non avrà una degna conclusione a meno che qualcuno della produzione non cambi idea. “Ho bisogno di tempo per riflettere”, aveva detto tempo Luca Zingaretti dopo la morte di Andrea Camilleri, avvenuta nell’estate 2019. L'ad Rai Fabrizio Salini non si è invece mai sbilanciato a riguardo: “Per il momento non abbiamo nessuna novità specifica sul futuro della serie”. È stato più diretto Cesare Bocci, alias Mimì Augello, che ha ammesso: “Il mio cuore mi dice che si è chiusa un’epoca“.
 
 

La Repubblica - Robinson, 13.2.2021
Guglielmo Petroni Il resistente

[...]
Ripubblicato recentemente da una piccola casa editrice, Abbot, con una prefazione di Guglielmo Fofi e una nota finale di Giorgio Patrizi, Il mondo è una prigione — considerato da Camilleri, insieme a La condizione umana di Malraux uno dei due libri più importanti per la propria formazione umana — è un piccolo gioiello che merita, oggi forse ancor di più che nel passato, di essere letto e meditato.
[...]
Michela Marzano
 
 

TVguide.co.uk, 13.2.2021
Inspector Montalbano
Episode 1 of 2 | Season 6
BBC Four HD
Sat 13 Feb
9:00pm-10:45pm (1 hour 45 minutes)

The Other End of the Line
While dealing with the arrival of boatloads of migrants from across the Mediterranean - and with the harrowing human tragedy that accompanies them - the detective stumbles upon the murder of a dressmaker who had set up shop in Vigata. Montalbano must uncover the secrets behind the victim's life to get at the truth behind her death. Italian detective drama based on novels by Andrea Camilleri, starring Luca Zingaretti
 
 

Ufficio Stampa Rai, 15.2.2021
RAI
Su Rai5 (canale 23) "L'Atlante che non c'è"
Da Pinocchio a L'Odissea, da Piero Chiara a Camilleri

Da Vigata al Paese dei Balocchi, passando per Scilla e Cariddi: il nuovo programma “L'Atlante che non c'è”, in onda dal 15 febbraio ogni lunedì alle 21.15 su Rai5, è una guida turistica in quattro puntate con la quale esplorare paesi, città e mondi immaginari della letteratura che hanno conquistato un’indiscutibile verità “architettonica”. Un libro e un luogo immaginario: in ogni puntata l’attore e doppiatore Marco Vivio va alla scoperta di un libro e dei suoi mondi anche con l’aiuto di illustri lettori: da Vinicio Capossela a Piero Dorfles, da Ascanio Celestini a Salvatore Esposito, da Davide Enia a Donatella Finocchiaro. E ci sono anche molti scrittori: Stefania Auci, Matteo Nucci, Nadia Terranova. Al centro del primo episodio, il Pinocchio di Collodi e i suoi mondi immaginari. Un'architettura povera e buia, dove il divertimento non è sinonimo di luce. Il viaggio è in Toscana per proporre un itinerario turistico letterario alla ricerca del Paese dei Balocchi, del Campo dei Miracoli e della casa di Geppetto. Il tutto grazie al punto di vista di Salvatore Esposito, uno degli attori più famosi del panorama italiano, del piglio simpatico e arguto del critico letterario Piero Dorfles e degli affascinanti racconti di Ascanio Celestini.
Gli episodi successivi racconteranno l’Italia di Ulisse, la Vigata del Commissario Montalbano, il Lago maggiore delle storie di Piero Chiara.
 
 

La Sicilia (ed. di Siracusa), 15.2.2021
Noto. Voci sulla possibile mancata realizzazione del film dedicato all’ultimo romanzo
«Un ultimo episodio per Riccardino di Camilleri»
Il sindaco Corrado Bonfanti: «Unire tutte le forze per la fiction televisiva di Montalbano»

Noto. «È impensabile e anche irriverente nei confronti del grande maestro Camilleri pensare di non realizzare il film sull’ultimo romanzo della straordinaria serie “Il Commissario Montalbano”. È tempo di unire tutte le forze e metterci al servizio di questo ultimo e fondamentale episodio della fiction televisiva, che così potrà congedarsi definitivamente dal suo affezionato pubblico internazionale».
Parla ai colleghi sindaci, al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, a Luca Zingaretti ed anche alla casa produttrice Palomar, il sindaco Corrado Bonfanti. Lo fa nella doppia veste di sindaco di Noto e di presidente del distretto turistico del Sud-Est che tanto deve al Montalbano televisivo. Scicli e Punta Secca su tutti, ma anche Noto, Modica, Ragusa, Scoglitti, Marzamemi, sono posti divenuti nell’immaginario collettivo “i luoghi di Montalbano”. Le notizie trapelate sulla possibile mancata realizzazione dell’episodio dedicato all’ultimo romanzo scritto dal grande Andrea Camilleri, hanno convinto il primo cittadino netino a lanciare un appello affinché questo non avvenga.
La situazione però è diversa rispetto al 2014, quando l’allarme scattò per la paura che la Palomar, società produttrice della serie tv, sembrasse intenzionata a trasferire le riprese in Puglia. Grazie ad un buon lavoro di squadra, all’intervento della Film Commission di Ragusa e con il supporto Film Commission di Noto che si offrì di collaborare per ospitare alcune scene in centro città, il pericolo venne scongiurato. Adesso per l’ultimo episodio serve un ultimo grande sforzo.
«”Riccardino”, l’ultimo romanzo del maestro Camilleri – spiega Bonfanti – deve rappresentare l’ultimo atteso omaggio ad un gigante della letteratura mondiale nostro conterraneo. Il Sud Est della Sicilia, la Val di Noto, non può assistere inerme a questa “indecisione” generale e deve farsi promotore e protagonista di questo grande atto d’amore per il Maestro per la Sicilia e per i milioni di ammiratori ed estimatori di storie ed intrecci tutti siciliani che si sviluppano tra i nostri palazzi, le nostre vie e i nostri monumenti».
Bisogna però capire quale sia il punto di partenza. Al momento dalle dichiarazioni che filtrano dagli ambienti vicini al cast storico ed alla casa di produzione sembra che della trasformazione del romanzo “Riccardino” in episodio televisivo non se ne sia ancora parlato. Luca Zingaretti, che dopo la morte di Alberto Sironi ha assunto il ruolo di regista, aveva annunciato un periodo di pausa. Cesare Bocci e Peppino Mazzotta, rispettivamente il vice commissario Mimì Augello e l’ispettore capo Giuseppe Fazio, hanno fatto intendere la fine delle avventure del commissario Montalbano. Gli ultimi episodi sono stati girati tra il 2018 e il 2019 ma la Rai ne ha mandati in onda solo 2 nel 2020 (“Salvo amato, Livia mia” e “La rete di protezione”). Lunedì 8 marzo andrà in onda l’ultimo, quello dal titolo “Il metodo Catalanotti”. Sperando, però, che non sia veramente l’ultimo.
«Ritengo che Luca Zingaretti e la società Palomar dell’amico Carlo Degli Esposti – conclude il sindaco Bonfanti – debbano trovare in noi amministratori del Sud Est tutta la disponibilità e l’entusiasmo per rendere possibile questo significativo e irrinunciabile gesto d’amore e di riconoscenza della nostra terra. Sono convinto anche che la Regione Siciliana con in testa il nostro presidente Nello Musumeci, innamorato della cultura e della Sicilia, sarà della partita. Ma sia ben chiaro, nessun protagonismo, solo condivisione e spirito di squadra, con la stessa tenacia e determinazione che il commissario Montalbano ha sempre evidenziato nelle sue risolutive indagini».
In poche parole, sembra che il sindaco di Noto tenda la mano e immagini di poter aprire un dialogo con chi di dovere. Dove finisce l’impegno amministrativo e politico, però comincia quello più tecnico e cinematografico, con la stesura del copione, la creazione della sceneggiatura e tutti gli annessi e comunque difficili passaggi che si nascondono nel magico mondo del piccolo schermo. Chissà come e da chi l’appello sarà accolto. Qui non basta la “Mossa del Cavallo” ma serve uno scacco matto che chiami il Sud Est della Sicilia ad un sussulto di orgoglio e riconoscimento.
Ottavio Gintoli
 
 

ANSA, 15.2.2021
Chiude Montalbano, proteste nel Ragusano
Orfani commissario lanciano appello, girate almeno 'Riccardino'

Palermo - Andrea Camilleri lo aveva detto: "il commissario Montalbano finirà con me". Sono state profetiche le parole dello scrittore di Porto Empedocle (Ag) morto a 93 anni il 17 luglio 2019 a Roma.
La saga letteraria che ha venduto 31 milioni di copie nel mondo si è conclusa con l'ultimo libro "Riccardino", scritto nel 2005, rimaneggiato nel 2016 e, su desiderio dell'autore, pubblicato postumo il 16 luglio 2020 da Sellerio. E allo stesso modo cala il sipario anche sulla fortunata fiction di Rai1 ispirata alle avventure del poliziotto interpretato da Luca Zingaretti: l'ultimo episodio, 'Il metodo Catalanotti', andrà in onda lunedì 8 marzo. Ad anticipare che è arrivato il momento per Montalbano di congedarsi dai fan è stato Peppino Mazzotta, che nella fiction è l'ispettore Giuseppe Fazio.
Il de profundis della serie ha provocato sconforto nel Ragusano, culla del barocco considerato patrimonio dell'Unesco.
Le immagini di quei luoghi hanno fatto apprezzare e conoscere nel mondo i monumenti e le bellezze di un patrimonio artistico e culturale di incommensurabile valore che ha fatto crescere le presenze di visitatori e sviluppato l'economia legata al turismo. E ora qual sarà il futuro per quel territorio? "E' impensabile ed oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Andrea Camilleri pensare di non non realizzare un'ultima e definitiva puntata della straordinaria serie televisiva, tratta dai suoi libri", dice Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, chiedendo che venga girata una puntata tratta da "Riccardino", l'ultimo romanzo: "Il Val di Noto non può assistere inerme a questa indecisione generale e deve farsi promotore e protagonista di questo grande atto d'amore per il maestro, per la Sicilia e per milioni di ammiratori ed estimatori di storie ed intrecci tutti siciliani che si sviluppano tra i nostri palazzi, le nostre vie e i nostri monumenti", aggiunge. E si rivolge a "Luca Zingaretti e alla casa produttrice Palomar, dell'amico Carlo Degli Esposti, che devono trovare in noi amministratori del Sud Est tutta la disponibilità e l'entusiasmo per rendere possibile questo significativo e irrinunciabile gesto d'amore e di riconoscenza della nostra terra".
 
 

DiLei, 15.2.2021
Serena Iansiti: “La mia Livia? La storia con il Commissario Ricciardi non sa dove la porterà”
Serena Iansiti ci racconta dell'affascinante Livia, protagonista della fiction Il Commissario Ricciardi. E su Lino Guanciale solo belle parole

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Forse sei l’unica ad aver lavorato coi Commissari più famosi della tv, penso a Montalbano e naturalmente a Ricciardi: cosa ci racconti?
Ho lavorato anche col giovane Montalbano [ride ndr]. Nel Giovane Montalbano interpretavo una delle protagoniste della seconda serie, invece del Commissario Montalbano ho partecipato a un episodio, Amore. È stato bellissimo. Là eravamo in Sicilia e anche in quel caso c’era un’atmosfera onirica, nonostante le due fiction siano ambientate in un tempo più vicino al nostro. Ma anche la Vigata di Montalbano è una città che non esiste così come è descritta da Andrea Camilleri anche se naturalmente si trova nel Ragusano, quindi ha il potere di trasportarti in una nuova dimensione che non è quella tipica dei gialli, è un’atmosfera invece più impalpabile e diradata, non classica. Le storie e i personaggi sono quindi entrati a far parte della nostra vita. Poi Michele Riondino e Luca Zingaretti sono bravissimi. Ho davvero un bellissimo ricordo di quelle esperienze.
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Il Fatto Quotidiano, 16.2.2021
La statua di Camilleri ad Agrigento rischia la rimozione: sembra una trama di Montalbano

Andrea Camilleri, nella scultura, è seduto dietro ad un tavolino da bar in un piccolo slargo chiamato Piazzetta dello Scrittore. Accanto, una sedia vuota.
Il monumento, collocato nel cuore di Agrigento, omaggia lo scrittore che proprio lì, a una decina di metri di distanza, frequentò il liceo classico Empedocle che concluse nel 1943, senza gli esami previsti: le bombe prima e poi lo sbarco degli Alleati resero quel luogo insicuro e tormentato. Scuola chiusa. Esame annullato. Promozione d’ufficio.
Un’altra guerra, questa volta di carta bollata, sta mettendo a rischio la statua, opera dell’artista Giuseppe Agnello: a Camilleri non può essere dedicato alcun ricordo permanente in luogo pubblico. Carta canta.
Lo sostiene Giuseppe Di Rosa, ex consigliere comunale, responsabile del movimento “Mani libere“. La legge 1188/1927 è chiara, proclama: “Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni” e “nessun monumento, lapide ed altro ricordo permanente può essere dedicato, in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”.
E poiché dieci anni non sono ancora passati dal giorno della morte dello scrittore, dunque…
E qui cominciano i problemi, anzi continuano. Camilleri non ha mai goduto dei favori unanimi degli agrigentini. È nato e cresciuto a Porto Empedocle – la Vigata dei suoi romanzi – ex molo di Girgenti, di fatto conurbato con Agrigento – la Montelusa dei romanzi -, ma con una sua forte identità marinara da sempre diversa e spesso contrapposta alla città madre. E del resto Camilleri non è mai stato tenero con Montelusa e con i montelusani, “infidi” ai suoi occhi.
Quando l’allora sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, decise di collocare la statua dello scrittore al centro di via Atenea, il salotto della città, non mancarono i mal di stomaco e le critiche esplicite: ma come? La statua ad uno che parla male di noi? Tanto di cappello allo scrittore, ma la statua è meglio che vada a Porto Empedocle.
E il paradosso vuole che a Porto Empedocle di statue ce ne siano due, una dedicata al commissario Montalbano e l’altra a Pirandello che invece è nato ad Agrigento, ma nessuna a Camilleri.
C’è da dire per la verità che sul luogo di nascita di Pirandello non si registra l’unanime consenso: è certo che nacque nella sua casa di campagna in contrada Caos, luogo molto vicino a Porto Empedocle e per alcuni addirittura parte del suo territorio. Ma ufficialmente, nei certificati di nascita, Pirandello risulta nato a Girgenti.
Gli amministratori empedoclini, non accettando questo freddo esito burocratico, sulla lapide che accompagna la statua di Pirandello hanno scritto che Porto Empedocle è il suo secondo paese natio. Come la cosa sia possibile sfugge ai disorientati turisti che la leggono privi come sono delle sottigliezze causidiche degli indigeni.
Ma torniamo alla statua di Camilleri. Dopo la sua collocazione nello slargo dello scrittore ha avuto molto successo: tutti si fermano a fotografarlo, molti si siedono accanto a lui per un selfie e una ragazza ha usato le sue spalle per spericolate istantanee dai brividi trasgressivi.
Adesso però cosa farà il nuovo sindaco? Se la legge vieta la statua, la rimuoverà? E come risponderà alla valanga di critiche che da tutte le parti probabilmente si infuocheranno?
Un assaggio di quello che potrebbe succedere lo si può trovare su Facebook: Giuseppe Lo Pilato, direttore della Kolymbetra, il famoso giardino di agrumi nel cuore del parco archeologico, ha postato la sua foto accanto allo scrittore cui si è rivolto dicendogli: “Noi ‘Montelusani’ siamo orgogliosi della sua opera letteraria e del suo impegno civile contro la mafia, la mala politica, il razzismo e il fascismo. Ed anche, che siamo onorati di averlo ancora tra di noi, sempre seduto al centro della nostra ‘Montelusa’, ad attenderci, e ad accogliere le migliaia di turisti felici di poterlo incontrare”.
Sembra il concept, in cerca di autori, di una nuova puntata di Montalbano.
Giovanni Taglialavoro
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 16.2.2021
Montalbano, era: "Girate un altro film tv"

E ora Vigata ha paura. Nei paesi del barocco, tra il Ragusano e il Siracusano, la notizia che non si gireranno nuovi episodi del commissario Montalbano ha il sapore amaro della fine di un'epoca d'oro. Un periodo a cui ci si vuole aggrappare fino all'ultimo e che spinge i sindaci del territorio ad auspicarsi un ripensamento. «Girate Riccardino, l'ultimo libro della serie scritta da Andrea Camilleri», è l'appello di Corrado Bonfanti, primo cittadino di Noto e presidente del distretto del Sud-est.
Qui il commissario è uno di famiglia. Uno zio ricco che ha portato tanti soldi, perché, inutile negarlo, Montalbano da queste parti è sinonimo di turismo. La scelta della produzione, Palomar, di ambientare i gialli di Camilleri tra Ragusa, Modica e Scicli ha cambiato la storia di un territorio. Gli esperti del settore, prima del Covid, avevano stimato una ricaduta nella zona di 15 milioni di euro l'anno. Uno spot pubblicitario efficacissimo.
Il sindaco di Noto Bonfanti ha mandato un messaggio al produttore Carlo Degli Espositi. «Mi ha ringraziato per l'interessamento – racconta il sindaco – Dobbiamo unire tutte le forze e metterci al servizio di questo ultimo fondamentale episodio della fiction televisiva che così si congederà definitivamente dal suo affezionato pubblico internazionale. Sono sicuro che anche il presidente Nello Musumeci farà la sua parte».
Montalbano, negli anni, è stato finanziato dalla Film commission regionale. Nel 2018 alla Palomar sono andati 87mila euro. Chissà se il nuovo bando per gli audiovisivi, che dovrebbe essere pubblicato nei prossimi giorni, potrebbe portare a un ripensamento della produzione, anche se le ragioni dell'addio sembrano essere altre.
«Non possiamo entrare in scelte della Palomar, noi come sempre possiamo offrire la nostra massima disponibilità - racconta il neodirettore della Film commission Nicola Tarantino – È chiaro, però, che non è pensabile un finanziamento ad hoc per Montalbano».
La notizia che "Riccardino", l'ultimo capitolo della serie del commissario uscito dopo la morte di Camilleri, non arriverà in televisione, circola da giorni. Peppino Mazzotta, il pignolo ispettore Fazio della fiction, lo ha dichiarato in un'intervista a Gente. Difficile continuare dopo la scomparsa dello scrittore e soprattutto del regista Alberto Sironi.
Nel sud- est dell'Isola, però, incrociano le dita. Già nel 2014 si erano vissute scene simili quando la produzione aveva annunciato di voler trasferire il set in Puglia. «Per noi rappresenta da decenni una vetrina insostituibile – riflette il sindaco di Ragusa Peppe Cassì – Girare "Riccardino" sarebbe il giusto epilogo anche per il territorio».
Da Punta Secca, dove vive il poliziotto nella fiction, a Ragusa Ibla, set di tante puntate, non c'è ristorante, albergo, bottega che non registri un incremento nel bilancio da quel 1999, anno del primo episodio della serie. In venti anni è cambiato tutto in questa "Vigata": si è passati da 157 mila arrivi di turisti agli oltre 300mila del 2018, certificati dall'ufficio statistico della provincia di Ragusa. Si stima che circa un miliardo di persone abbiano visto in tutto il mondo un episodio del commissario di Camilleri, da quando la serie è stata distribuita, tradotta o sottotitolata, in sessantacinque Stati. Così scandinavi, tedeschi, inglesi hanno scoperto il Ragusano, diventando una parte significativa del guadagno delle strutture recettive: dal '99 al 2018, si è passati da 60mila stranieri a 113mila.
Il commissario si congeda e questo pezzo di Sicilia deve reinventarsi. « Stiamo lavorando al dopo Montalbano, a un consolidamento della nostra posizione – continua il sindaco di Ragusa – Basandoci su dati scientifici e avvalendoci di esperti del settore stiamo immaginando il futuro di questo territorio».
Montalbano chiude la porta del commissariato per l'ultima volta. E Vigata adesso ha paura.
Giorgio Ruta
 
 

La Sicilia, 16.2.2021
Il caso. I comuni del Val di Noto apprendono con sgomento della conclusione della serie dedicata al commissario, nata dalla penna e dall’immaginazione di Camilleri
«Montalbano non deve morire»

Andrea Camilleri lo aveva detto: «Il commissario Montalbano finirà con me». Sono state profetiche le parole dello scrittore di Porto Empedocle, morto a 93 anni il 17 luglio 2019 a Roma. La saga letteraria che ha venduto 31 milioni di copie nel mondo si è conclusa con l’ultimo libro “Riccardino”, scritto nel 2005, rimaneggiato nel 2016 e, su desiderio dell’autore, pubblicato postumo il 16 luglio 2020 dalla casa editrice Sellerio di Palermo. E allo stesso modo cala il sipario anche sulla fortunata fiction di Rai1 ispirata alle avventure del poliziotto interpretato da Luca Zingaretti: l’ultimo episodio, “Il metodo Catalanotti”, andrà in onda lunedì 8 marzo. Gli ultimi due episodi erano andati in onda lo scorso anno. Ad anticipare che è arrivato il momento per Montalbano di congedarsi dai fan è stato Peppino Mazzotta, attore che nella fiction interpreta l’ispettore Giuseppe Fazio.
Il de profundis della serie ha provocato sconforto nel Ragusano, culla del barocco considerato patrimonio dell’Unesco e non solo. Le immagini di quei luoghi hanno fatto apprezzare e conoscere nel mondo i monumenti e le bellezze di un patrimonio artistico e culturale di incommensurabile valore che ha fatto crescere le presenze di visitatori e sviluppato l’economia legata al turismo. E ora qual sarà il futuro per quel territorio? «È impensabile ed oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Andrea Camilleri pensare di non realizzare un’ultima e definitiva puntata della straordinaria serie televisiva, tratta dai suoi libri», dice Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, splendido gioiello in provincia di Siracusa. Il primo cittadino chiede che venga girata una puntata tratta da “Riccardino”, l’ultimo romanzo: «Il Val di Noto non può assistere inerme a questa indecisione generale e deve farsi promotore e protagonista di questo grande atto d’amore per il maestro per la Sicilia e per milioni di ammiratori ed estimatori di storie ed intrecci tutti siciliani che si sviluppano tra i nostri palazzi, le nostre vie e i nostri monumenti», aggiunge. E si rivolge a «Luca Zingaretti e alla casa produttrice Palomar, dell’amico Carlo Degli Esposti, che devono trovare in noi amministratori del Sud Est tutta la disponibilità e l’entusiasmo per rendere possibile questo significativo ed irrinunciabile gesto d’amore e di riconoscenza della nostra terra. Sono convinto – assicura – che la Regione Siciliana, con in testa il nostro presidente Nello Musumeci, innamorato della cultura e della Sicilia, sarà della partita. Nessun protagonismo ma condivisione e spirito di squadra, con la stessa tenacia e determinazione che il commissario Montalbano ha sempre evidenziato nelle sue risolutive indagini».
L’associazione “Noi albergatori Siracusa” si è unita all’appello del sindaco di Noto. Giuseppe Rosano, presidente dell’associazione afferma che «la classe politica ed imprenditoriale deve unirsi in una sola voce per non lasciarsi sfuggire la straordinaria occasione di rendere ancora una volta il nostro territorio location di uno degli episodi partoriti dalla penna di Andrea Camilleri. Il turismo di quest’angolo di Sicilia deve molto a questa serie e l’augurio – conclude Rosano – è che la nostra provincia possa ancora una volta ospitare le riprese del commissario Montalbano».
Lo stop alla realizzazione della serie era d’altra parte prevedibile, dopo la scomparsa di Camilleri, del regista Alberto Sironi e dello scenografo Luciano Ricceri. «Il Montalbano televisivo è concluso – dice Mazzotta – e non credo si faranno altre puntate. Le notizie che abbiamo ricevuto finora dicono così. Sono venute a mancare tutte le figure chiave. Anche se l’ultimo romanzo di Montalbano, Riccardino, non è stato girato, e io penso e ho sempre detto che sarebbe un dovere morale fare almeno quello, perché chiude la vicenda del commissario. Ma bisogna rispettare la decisione presa».
Giovanni Franco
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 16.2.2021
Dalle interviste di alcuni attori all’appuntamento fissato dalla produzione, tutto sembra ormai deciso per il sipario definitivo sulla fiction dei record
Montalbano, fine delle trasmissioni.
Ragusa e Noto: «Almeno una ancora»

La morte letteraria del commissario Montalbano è già avvenuta con l’ultimo libro, “Riccardino”, pubblicato postumo, di Andrea Camilleri. Di che morte morirà, o se è addirittura già morto il commissario televisivo lo scopriremo insieme, probabilmente il prossimo 23 febbraio quando in video conferenza l’ufficio stampa della Rai e quello della Palomar (che ci ha rimandati a quella data) presenteranno l’ultimo episodio, “Il metodo Catalanotti”, girato in provincia di Ragusa e che andrà in onda il prossimo 8 marzo.
In quell’occasione sicuramente verrà fuori l’argomento e i rappresentanti della Palomar dovranno rispondere. Del resto Andrea Camilleri lo aveva detto: «Il commissario Montalbano finirà con me». E allo stesso modo pare sia pronto a calare il sipario anche sulla fortunata fiction di Rai1. Ad anticipare che è arrivato il momento per Montalbano di congedarsi dai fan è stato Peppino Mazzotta, attore che nella fiction interpreta l’ispettore Giuseppe Fazio con un’intervista sul settimanale Gente in cui ha spiegato che è quasi certa la fine della fiction.
«Il Montalbano televisivo è concluso – dice Mazzotta – e non credo si faranno altre puntate. Le notizie che abbiamo ricevuto finora dicono così». E del resto qualche mese prima si era lasciato sfuggire qualcosa di simile anche un altro protagonista della fiction, l’attore Cesare Bocci (Mimì Augello), il quale aveva spiegato che difficilmente si sarebbe tornato a girare.
Il de profundis della serie ha provocato sconforto nel Ragusano, culla del barocco considerato patrimonio dell’Unesco. Le immagini di quei luoghi hanno fatto apprezzare e conoscere nel mondo i monumenti e le bellezze di un patrimonio artistico e culturale di incommensurabile valore che ha fatto crescere le presenze di visitatori e sviluppato l’economia legata al turismo. E ora qual sarà il futuro per quel territorio?
Il sindaco di Ragusa, Peppe Cassi, spiega che sarebbe utile girare un ultimo episodio della fiction, che magari ricalchi anche l’ultimo libro della Sellerio. «Con “Riccardino”, Camilleri ha salutato il pubblico in un dialogo metafisico tra sé stesso e il suo amato Montalbano, coinvolgendo sia il commissario letterario che quello televisivo – spiega Cassi – Non pensare a un ultimo episodio vorrebbe dire escludere dall’omaggio allo scrittore proprio questa voce televisiva, che lo stesso Camilleri considerava quindi imprescindibile. Ragusa, con tutto l’affetto che in questi anni ha dimostrato per il commissario e la penna geniale che lo ha inventato, non può che unirsi con convinzione all’appello affinché Camilleri e il suo Montalbano ricevano un ultimo applauso anche dal pubblico televisivo e dal Sud Est siciliano, che sempre saranno loro grati».
Dello stesso avviso anche Corrado Bonfanti, sindaco di Noto, che lancia un appello alla Palomar e invita la Regione a farsi presente: «È impensabile ed oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Andrea Camilleri pensare di non realizzare un’ultima e definitiva puntata della straordinaria serie televisiva, tratta dai suoi libri. Il Val di Noto non può assistere inerme». È rammaricato anche il presidente dell’associazione politico culturale “Ragusa in Movimento”, Mario Chiavola: “Sapevamo che un giorno sarebbe accaduto. Ma ora non ci sarà più l’effetto Montalbano a trainare la notorietà del territorio reso celebre dalle bellezze barocche di cui ci pregiamo, saremo in grado di poter contare su una valida alternativa?”
Lo stop alla realizzazione della serie era d’altra parte prevedibile, dopo la scomparsa di Camilleri, del regista Alberto Sironi, dell’attore Marcello Perracchio e dello scenografo Luciano Ricceri. Se Montalbano, come sembra, non ci sarà più, la provincia di Ragusa dovrà fare da sola. Sarà in grado?
Michele Barbagallo
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 16.2.2021
Pasquale Spadola, al fianco della produzione sin dai primi episodi girati nel 1998 negli Iblei
L’uomo che indicò le location
«Che scompaia non ci credo»

Calerà definitivamente il sipario sulle avventure del commissario Montalbano? A rispondere a questa domanda (ma non solo a questa) è Pasquale Spadola, attore e location manager che ha collaborato con la Palomar sin dal primo episodio.
«Ho letto come tutti – dice – le dichiarazioni di Peppino Mazzotta. Noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Io ritengo che ci possa essere una pausa, d’altronde le riprese non iniziano dall’oggi al domani. Ho anche letto che ‘Riccardino’ dovrebbe essere la conclusione della serie. Ritengo tuttavia Montalbano un prodotto così di successo che l’ipotesi che scompaia del tutto non mi convince. Ci sono così tante soluzioni narrative, penso al successo del Giovane Montalbano, per esempio».
Lei ha collaborato con la produzione sin dalle prime battute, nel 1998. Com’è arrivata la Palomar a Ragusa?
«Il principale merito è del grande Luciano Ricceri che conosceva già Ragusa per avervi girato un episodio de “I Nuovi Mostri” e della visione che aveva in mente per il Montalbano televisivo. È riuscito a descrivere una Sicilia sospesa nel tempo, valorizzando al massimo personaggi e location. L’idea iniziale era quella di ambientare il film a Porto Empedocle per riprodurre fedelmente le ambientazioni descritte da Camilleri. Tuttavia quelle location non sono state ritenute idonee per molteplici motivazioni. Per questo la produzione ha guardato verso il nostro territorio, contattando l’allora sindaco di Scicli, Adolfo Padua, il quale a sua volta mi contattò come location manager. Ricceri, Carlo Degli Esposti ed Alberto Sironi si sono resi conto delle potenzialità sin dal primo sopralluogo e mi dissero: ci sono tutte le carte in regola per costruire la Vigàta che vogliamo, meno che la casa. Se la trovi, possiamo iniziare. La storia è poi nota».
Il successo della fiction ha portato al territorio numerosi vantaggi. Tuttavia spesso lei ha parlato di occasioni perse.
«Da sempre ho provato ad aprire gli orizzonti ma mi sono scontrato con la poca lungimiranza della politica locale. Nessuno ha capito l’importanza di Montalbano, ma in generale dell’attenzione di tante produzioni che si sono susseguite nei decenni, limitandosi a sfruttarne il successo di immagine ma non investendo seriamente né sulla promozione del territorio né sulla crescita occupazionale che questo fenomeno avrebbe potuto assicurare. Alcuni esempi. Sin dai primi episodi avevo proposto senza successo di investire in spot televisivi per promuovere il territorio, piuttosto che in dépliant e progetti infruttuosi. Ed ancora, negli anni si sono formate tantissime maestranze che hanno lavorato sul set, creando un indotto significativo. Avevo proposto di avviare un percorso di studi per queste figure specialistiche (macchinisti, elettricisti, sarti e quant’altro) puntando sul territorio come meta privilegiata dalle produzioni cinematografiche e televisive nazionali ed internazionali. Nessuno ha avuto il coraggio di investire in questa iniziativa».
Dopo Montalbano il territorio continuerà ad attrarre produzioni?
«Dipende. Per la mia esperienza, Ragusa resta una meta conosciuta nell’ambiente. Ad ottobre abbiamo collaborato con “Cosa nostra”, una nuova produzione Rai girata a Chiaramonte Gulfi. Abbiamo collaborato, principalmente attraverso mia figlia Amalia e Saverio Nicastro, anche con Cyrano, il film di Joe Wright. Tra gli ultimi progetti anche spot pubblicitari».
Laura Curella
 
 

Aktuálně, 17.2.2021
Italové protestují proti konci televizního seriálu Montalbano, chtějí poslední díl
Představitelé měst a kulturního života na Sicílii protestují proti konci úspěšného televizního seriálu Komisař Montalbano.

Požadují, aby producenti seriálu natočili i poslední příběh napsaný sicilským spisovatelem Andreou Camillerim, který detektivky s komisařem Montalbanem vytvořil. Závěrečnou epizodu seriálu, který slavil úspěch i v zahraničí, odvysílá italská televize RAI na začátku března, uvedla agentura ANSA.
Protesty jsou silné hlavně v provincii Ragusa, kde byla většina dílů natočena. "Je nemyslitelné a také velice neuctivé k památce tak významného mistra, kterým byl Andrea Camilleri, aby nebyla natočena další a tentokrát už poslední epizoda tohoto úspěšného seriálu," uvedl Corrado Bonfanti, starosta města Noto, v jehož okolí televizní seriál vznikal.
Závěrečný příběh s názvem Ricciardino napsal Camilleri v roce 2005, o deset let později povídku přepracoval a její konečné znění bylo vydáno až posmrtně v roce 2020.
Camilleri opakovaně vyslovil přání, aby s jeho smrtí odešla i postava známého policisty. Sicilský spisovatel skonal v roce 2019 v Římě ve věku 93 let. Kvůli potížím se zrakem se tvůrčí tempo tohoto plodného autora, který vydal desítky povídek a románů, v posledních letech života velice zpomalilo.
Ztvárnění poslední knížky však producenti vylučují. "Televizní komisař Montalbano skončil, odešly všechny jeho klíčové postavy," uvedl herec Peppino Mazzotta, který v seriálu hraje Montalbanova pobočníka. V roce 2019 totiž zemřel režisér Alberto Sironi, který seriál točil od samého počátku v roce 1999. Loni pak zemřel další významný člen natáčecího štábu - filmový scénograf Luciano Ricceri.
 
 

El País Uruguay - Tvshow, 17.2.2021
Un Pulitzer, Andrea Camilleri y un disco de la Tabaré entre las novedades en librerías
Se editaron "Los chicos de la Nickel", la novela de Colsom Whitehead que es considerado uno de los libros de la década pasada y unos textos personales del creador del inspector Montalbano

Andrea Camilleri tiene muchos seguidores en Uruguay, como parte de una tendencia mundial por lo que escribe este italiano, principalmente lo protagonizado por su personaje central, el inspector Montalbano. La serie con sus casos, han asegurado su éxito. Ejercicios de memoria es otra cosa. Ilustrados por renombrados artistas como Alessandro Gottardo, Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo y Olimpia Zagnoli, son 23 semblanzas personales e históricas concebidoas en el final de su vida por el escritor fallecido en 2019. Son así, una suerte de legado de su pensamiento y su vida.
[...]
 
 

La Repubblica, 17.2.2021
Luisa Ranieri: "La mia Lolita Lobosco, vicequestore in tacco 12. Non dite che è Montalbano al femminile"
Dal 21 febbraio su Rai 1 la serie diretta da Luca Miniero dai libri di Gabriella Genisi, con l'attrice protagonista, una single in carriera che dal Nord torna nella sua città Bari. Nel cast Filippo Scicchitano, Paolo Briguglia, Lunetta Savino

[...]
Molti stanno gridando: ‘Lolita è Montalbano al femminile’, chi vedrà la serie non ci troverà niente. Montalbano è un personaggio quasi metafisico, creato da Alberto Sironi e Andrea Camilleri, un mondo che non si può rifare. È un racconto diverso e la storia degli ascolti ne fa la diversità, non è paragonabile non perché il protagonista sia mio marito, ma perché è così. Sono onorata del paragone, ma credo che l’unica cosa che li accomunai sia il Sud. Mi piace che la fiction si ispiri alla letteratura: penso che i romanzi si prestino a tanti spunti e offrano la possibilità di approfondire i personaggi nella serialità”.
“I miei romanzi nascono dopo aver letto Camilleri. In realtà Lolita, che è un personaggio forte, mette in luce il vuoto dei personaggi femminili” chiarisce Gabriella Genisi, “c’erano le donne ma erano solo ispettrici. L’ho creato non per emulare ma per riempire questo vuoto. Ne ho parlato con Camilleri a Parigi nel 2017 all’Istituto italiano di cultura: 12 giallisti europei, da De Cataldo a De Giovanni, avevamo scritto una lettera. Gli avevo raccontato che nei miei libri mescolo un pezzettino di vita di Montalbano, ho immaginato che Lolita prima di tornare a Barri avesse avuto un flirt col commissario e Camilleri mi aveva detto che era una bellissima idea e gli faceva piacere”.
[...]
Silvia Fumarola
 
 

Istituto Italiano di Cultura Praga, 18.2.2021
Narrativa siciliana del Novecento e nuove tendenze. Omaggio ad Andrea Camilleri

L’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università Carlo IV di Praga, organizza una tavola rotonda sul tema: “Narrativa siciliana del Novecento e nuove tendenze. Omaggio ad Andrea Camilleri”, con interventi del professor Giuseppe Marci, docente di Filologia italiana e Letteratura Sarda presso l’Università di Cagliari, della professoressa Alice Flemrová, docente di Letteratura italiana presso l’Università Carlo IV di Praga, e delle scrittrici Stefania Auci e Nadia Terranova.
L’incontro, in italiano con traduzione simultanea in ceco, si terrà il 18 febbraio alle ore 18 sulla piattaforma Zoom e sarà preceduto da un breve saluto di Magdaléna Feldeková, caporedattrice della casa editrice Metafora che ha pubblicato in ceco il romanzo “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, e di Jindřich Jůzll, caporedattore della casa editrice Odeon, presso la quale è uscita la traduzione ceca di “Addio, fantasmi” di Nadia Terranova [Quest'ultimo è stato poi sostituito da Monika Štefková (autrice della traduzione), NdCFC].
Partecipazione libera, previa registrazione sulla piattaforma Zoom:
https://zoom.us/webinar/register/WN_6puw9_rLSbm2-wDvTrL-Ww
Informazioni
Data: Gio 18 Feb 2021
Orario: Dalle 18:00 alle 19:00
Organizzato da : IIC Praga
In collaborazione con : Università Carlo IV di Praga
Ingresso : Libero


 
 

Actualitté, 18.2.2021
Camilleri déboulonné ? La statue de l'écrivain déclarée hors la loi
Au centre de la ville d’Agrigente, sur la Piazzetta dello Scrittore, la cité, emplie de joie et d’orgueil, avait consacré une statue à son romancier : Andrea Camilleri. Mais cet ouvrage, validé par l’ancien conseiller municipal Giuseppe Di Rosa, pose problème. Il semblerait qu’il enfreigne une législation remontant à 1927. Avec pour conséquence que le travail et l’hommage de l’artiste Giuseppe Agnello débarrassent le plancher…

Attablé, bonhomme, Andrea Camilleri immortalisé sur cette place, au sein d’un petit espace ouvert : la Piazzetta dello Scrittore est devenu une attraction touristique au fil des années. Et les visiteurs, curieux ou lecteurs, n’ont pas manqué de s’installer sur l’une des chaises laissée vacantes, pour poser aux côtés de la statue sculptée de Camilleri.
D'autant que cette place fut ainsi nommée en septembre 2020, après quelques tractations et une validation du Conseil de la cité, sur proposition de la Commission de toponymie.
Pourtant, apprend-on dans la presse italienne, la loi est la même pour tous. Et cette réalisation n’est donc pas aux normes. « Aucune rue ou place publique ne peut porter le nom de personnes qui ne sont pas décédées depuis au moins dix ans », indique la législation. « Aucun monument, pierre tombale, ni autre élément permanent dédié à la mémoire ne peut être installé dans un lieu public ou ouvert au public à des personnes qui ne sont… »
Mort le 17 juillet 2019, Andrea Camilleri est une fierté sicilienne rare, et dans le paysage littéraire italien, plus encore. La multiplication des hommages, des mots, des regrets, au moment de la mort du Maestro rend cette découverte plus absurde encore.
D’autant qu’il ne s’agit pas de la première attaque : voilà quelques années, alors que Lillo Firetto était maire d’Agrigente, il avait décidé de déplacer la statue — et les habitants eux-mêmes auraient préféré qu’elle soit installée à Porto Empedocle, sa ville natale. D'ailleurs, quelques jours après sa mort, une autre statue, cette fois incarnant le commissaire Montalbano, avait été dégradée, sans aucune explication logique.
Pour l’heure, le nouvel édile, Francesco Micciché, ne s’est pas prononcé sur le devenir de la ronde-bosse. Il fatto quotidiano s’amuse de ce que cette péripétie grotesque aurait fourni au romancier les premières lignes d’une trame d’histoire sensationnelle. Et son inspecteur, Montalbano, s’en serait donné à cœur joie.
Si la loi est mauvaise, alors que l’auteur fut superbe, ne conviendrait-il pas de la changer ?
Nicolas Gary
 
 

ANSA, 18.2.2021
Luisa Ranieri, Lolita Lobosco donna contemporanea
Su Rai1 dal 21 febbraio regia Luca Miniero da romanzi Genisi

[...] Per Lolita Lobosco sono stati scelti i romanzi di Gabriella Genisi, da alcuni definita la "Camilleri di Puglia". Lei vede delle similitudini? "Con tutto il grandissimo rispetto per Camilleri, semplificare è cosa assai ardua. Lolita è una donna di oggi, Montalbano è quasi metafisico, appartenente a un mondo a parte, che non si può replicare, quasi fuori dal tempo, si muove in località quasi vuote. Un prodotto che ha conquistato in certi periodi il 40 per cento di share ed è amato e venduto in tutto il mondo, detto questo lo considero un onore".“I miei romanzi - sottolinea l'autrice Genisi - nascono dopo aver letto Camilleri. In realtà Lolita, che è un personaggio forte, mette in luce il vuoto dei personaggi femminili” chiarisce Gabriella Genisi, “c’erano le donne ma erano solo ispettrici. L’ho creato non per emulare ma per riempire questo vuoto". [...]
Nicoletta Tamberlich
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale / Siracusa), 18.2.2021
Francesco Randazzo. L’autore siciliano in libreria con “Il vero amore è una quiete accesa”
Una storia potente, lacerante e perversa, a tratti troppo umana per essere romantica
«Racconto l’amore che non ragiona»

[...]
Francesco Randazzo torna in libreria con “Il vero amore è una quiete accesa” (Graphofeel), una storia d'amore potente, lacerante e perversa, troppo umana per essere romantica e che prende il titolo dall’omonimo verso di Ungaretti, un ossimoro che descrive alla perfezione il rapporto fra i due protagonisti. Scrittore, regista e drammaturgo siciliano, Randazzo ha già pubblicato vari romanzi, testi teatrali, poesie e racconti.
[...]
Il primo ad invogliarla a scrivere è stato un suo conterraneo, Andrea Camilleri
«Andrea era un mio docente di regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. All’epoca scrivevo di nascosto, quasi vergognandomene, e lui non esitò a incoraggiarmi. Devo molto sia a Camilleri che a Giuseppe Di Martino, storico direttore della scuola del Teatro Stabile di Catania, ma anche a tutti gli altri miei grandi maestri. Alcuni li ho cercati, altri mi hanno trovato, ma quello che ho percorso con tutti loro è stato un cammino meraviglioso»
Maria Schillirò
 
 

Palomar / Rai Fiction, 19.2.2021
martedì 23 febbraio 2021 ore 11.30 | CONFERENZA STAMPA
IL COMMISSARIO MONTALBANO “Il metodo Catalanotti”
tratto dal romanzo “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri, edito da Sellerio Editore

regia di Alberto Sironi e Luca Zingaretti
con
Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Angelo Russo, Marina Rocco, con Greta Scarano, con la partecipazione di Sonia Bergamasco

una produzione PALOMAR con la partecipazione di RAI FICTION

in onda in prima visione su Rai 1 lunedì 8 marzo alle 21.25

La conferenza sarà visibile in streaming su https://www.rai.it/ufficiostampa/
 
 

Radio In - Arte a parte, 19.2.2021
Arte a Parte

Domani 20 febbraio non perdetevi l’appuntamento con il settimanale culturale del sabato mattina: Arte a Parte.
Sarà con noi in diretta Skype Luca Crovi tra i massimi esperti in Italia di letteratura di genere. Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore dal 1993, è autore di saggi e romanzi, da ultimi: "Storia del giallo italiano" (2020), “L’ombra del campione” (2018) e “L’ultima canzone del Naviglio” (2020).
Quando di libri si parla lo si fa con Filippo Lupo il mitico Presidenti del Camilleri Fans Club.
Conducono Barbara Morana e Filippo Lupo, regia di Mirko Ufo Valenti dalle 11:30 alle 12:30 su Radio In 102. Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it, interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci;
#lucacrovi;
#storiadelgialloitaliano;
#filippolupo;
#Navigli;
#letteratura;
#gialli;
#arte;
#camillerifansclub;
#palermo;
#milano;
#covid-19cultura;
#radioin102;
#arteaparte;
 
 

El Nuevo Herald, 19.2.2021
Películas por Netflix, Hulu, Amazon Prime y Coral Gables Art Cinema en Miami

[...]
En Amazon Prime la serie Comisario Montalbano (2012), producción italiana basada en las novelas de detectives de Andrea Camilleri, protagonizada por Luca Zingaretti, Peppino Mazzotta y Cesare Bocci. El comisario Salvo Montalbano debe resolver casos policiales donde el delito y la tragedia están a la orden del día. Estas historias se desarrollan en la bella e imaginaria ciudad de Vigata, en Sicilia. Una temporada.
[...]
Hernán Vera Álvarez
 
 

La Repubblica (ed. di Bari), 19.2.2021
Lolita, la commissaria che cammina per Bari in tacco 12: su RaiUno il debutto di una donna e un Sud in primo piano
L'eroina dei romanzi di Gabriella Genisi percorre una Puglia concreta: le sue indagini sono solo un aspetto, il suo lavoro è un modo per raccontare un femminile moderno e bello, divertente e riflessivo, che è tante cose insieme

"Girate Riccardino". Riccardino è l'ultima indagine di Montalbano scritta dal compiantissimo Andrea Camilleri. Qualche giorno fa il sindaco di Noto ha rivolto questa preghiera alla produzione, che ha annunciato la fine definitiva della serie dopo la messa in onda, l'8 marzo, dell'ultimo episodio Il metodo Catalanotti.
Si chiude così un capitolo glorioso della televisione, ormai impoverito sia dalla morte del suo autore che del regista storico, Alberto Sironi. Il caso che tutto governa, serie tv comprese, fa in modo che l'ultimo atto di Montalbano incroci perfettamente il fiorire della prima stagione delle Indagini di Lolita Lobosco, al via domenica, per quattro episodi, sempre sulla stessa rete ammiraglia: RaiUno.
Gabriella Genisi, creatrice della sensuale vicequestora barese in Louboutin, dal nome nabokoviano e dalla determinazione che mette in scacco schiere di colleghi maschi, nel primo romanzo della sua serie di otto, La circonferenza delle arance, ci mette proprio con un crossover: una telefonata tra Montalbano e Lolita, inventandosi addirittura un vecchio flirt tra loro (e come poteva essere diversamente? I due - è evidente - piacciono). Del resto, la serie - ci ricorda la scrittrice molese - nasce proprio così: "Guardando in televisione Luca Zingaretti che interpreta Montalbano. E allora arriva Lolita, per colmare il vuoto di donne protagoniste nei vari polizieschi; non volevo emulare ma bilanciare, era una specie di risposta".
Che tutto sia incredibilmente intrecciato non lo prova solo il seme dei romanzi, nati alla fine del primo decennio del Duemila, ma anche quello che accade nel secondo decennio, con Luca Zingaretti, ormai anche produttore con la sua Zocotoco, che li legge e ci vede la sua bella moglie Luisa Ranieri in quei tacchi vertiginosi, nei tubini, nello humour e nella arguzia nel risolvere i casi. Compra i diritti. Il resto accade, si incasella come in un copione predestinato.
Dunque, se Lolita non sarà la nuova Montalbano - mette subito in chiaro Luisa Ranieri dando la sua spiegazione inoppugnabile: "Montalbano è metafisica" -, però il metafisico Montalbano una mano benedicente sulla testa di questa collega, tosta e brava, certamente l'ha già messa. E, dunque lasciamole fare la sua strada che, dicevamo, comincia domenica con una sontuosa messa in onda in prima serata, ore 21,25, regia di Luca Miniero, titolo: La circoferenza delle arance.
Se Vigata non esiste, creata da Camilleri come metafora della Sicilia, Bari, dove è ambientata e girata la serie, esiste e della Puglia tiene in pugno bellezza e compiutezza, oriente e occidente, antico e nuovo da una porta all'altra; è città schiaffo e carezza insieme.
[...]
Antonella Gaeta
 
 

Radio In, 20.2.2021
Ore 11:30
Arte a Parte
Cliccare qui per vedere la puntata
Arte a Parte con Barbara Morana
Regia Mirko UFO Valenti

Sarà con noi in diretta Skype Luca Crovi tra i massimi esperti in Italia di letteratura di genere. Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore dal 1993, è autore di saggi e romanzi, da ultimi: "Storia del giallo italiano" (2020), “L’ombra del campione” (2018) e “L’ultima canzone del Naviglio” (2020).
Quando di libri si parla lo si fa con Filippo Lupo il mitico Presidenti del Camilleri Fans Club.
Conducono Barbara Morana e Filippo Lupo, regia di Mirko Ufo Valenti dalle 11:30 alle 12:30 su Radio In 102. Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it, interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci;
#lucacrovi;
#storiadelgialloitaliano;
#l’ultimacanzonedelnaviglio;
#rizzoli;
#rizzolilibri;
#NeroRizzoli;
#filippolupo;
#Navigli;
#letteratura;
#gialli;
#arte;
#camillerifansclub;
#palermo;
#milano;
#covid-19cultura;
#radioin102;
#arteaparte;
 
 

Ufficio Stampa Rai, 20.2.2021
RAI 1 21 FEB 2021, 17:20
"Da noi...A Ruota Libera" ospita Massimo Lopez e Peppino Mazzotta
Francesca Fialdini conduce da casa

“Da Noi…A Ruota Libera” torna con una nuova puntata domenica 21 febbraio alle 17.20 su Rai1. Anche questa settimana Francesca Fialdini, risultata positiva al Covid, guiderà il suo programma collegata da casa, in studio ad accogliere gli ospiti e a fare da spalla alla conduttrice il cantautore Nek.
Ospite di questa puntata [...] Peppino Mazzotta, il mitico Fazio di “Montalbano” a pochi giorni dall’attesissimo ultimo episodio inedito che andrà in onda l’8 marzo su Rai1. L’attore racconterà i ventidue anni spesi al servizio di un personaggio che ha cambiato la sua vita e, nel corso della chiacchierata, riceverà tre sorprese imperdibili.
[...]
 
 

L'AntiDiplomatico, 21.2.2021
Camilleri e Marx. Il Pil e la forza produttiva del crimine

Nei vari tentativi che vengono effettuati per la quantificazione delle attività illegali nel Pil, emergono visioni contrastanti: alcuni arrivano al punto di chiedersi se è lecito inserire le attività illegali nel calcolo del Pil, (1) altri asseriscono che le mafie sono delle aziende a tutti gli effetti, altri ancora sentenziano che il denaro “sporco” ha invaso l’Italia e il mondo, eccetera.
[...]
La forza produttiva del crimine
La parola mafia, di etimo incerto, affonda le sue radici nel dialetto siciliano, per esprimere tracotanza, spavalderia, baldanza, omertà e segretezza degli affiliati a una congrega i cui membri utilizzano l’intimidazione, la sopraffazione, la costrizione e la violenza per raggiungere i propri obiettivi, e si è diffusa in tutto il pianeta. Lo stesso concetto, che la parola racchiude, rappresenta, per certi versi, un triste primato della terra dei siculi, come se i clan dell’isola avessero esportato un modello organizzativo, facilmente trapiantabile in paesi come la Cina e la Russia, la Nigeria e la Columbia; una gigantesca piovra, che con i suoi tentacoli, si è aggrappata su tutta la penisola italiana e si è consacrata in espressioni come “mafia capitale” o “eco-mafia”.
È forse possibile dimenticare personaggi mitici come Al Capone o Il Padrino, immortalati da Hollywood?
Certo che no!
E nelle vostre letture quotidiane, vi capita di trovare analisti finanziari che cercano di quantificare i ritorni economici dei produttori cinematografici e televisivi collegati con la narrazione delle storie delle gang criminali?
Temo di no! O formerebbero uno sparuto gruppo.
È su queste “connections” che Andrea Camilleri, nel 2007, riprende Elogio del crimine, di Karl Marx, un piccolo testo, dal valore inestimabile, scritto fra il 1860 e il 1862, e aggiunto dai curatori alla Teoria del plusvalore, nel quarto volume de Il Capitale. (5)
Nella prefazione al libretto, dal titolo Il Rinascimento e l’orologio a cucù, Camilleri rielabora la lucida critica alla concezione “apologetica della produttività” di Marx e ne rende evidenti, io direi, le implicazioni e diramazioni con il Pil, senza tralasciare un pizzico di sana autocritica a proposito della diffusione ed espansione del suo lavoro creativo.
Camilleri sapeva bene quello che diceva, poiché la sua ascesa come scrittore è decollata con la creazione del famoso personaggio televisivo Il Commissario Montalbano; conosceva bene l’arte drammatica e amava prendersi in giro, quando affermava di andare a trovare Sciascia e Pirandello, per “ricaricare le pile”. Ma soprattutto era consapevole di essere diventato l’ispiratore di un fenomeno letterario e televisivo mondiale, l’ideatore di un personaggio onirico, con un successo strepitoso, che viaggiava, spesso e volentieri, per conto suo, tormentando e ricattando il suo autore.
Camilleri, giustamente, ci rammenta che lo stesso Marx attinge alla logica paradossale di Bernard de Mandeville, il quale, nel 1714, scrive un saggio intitolato: La Favola delle api, ossia vizi privati, pubblici vantaggi.
In quest’opera, Mandeville sostiene la tesi che ciò che noi chiamiamo il male, tanto quello morale quanto quello naturale, è il grande principio che fa di noi degli esseri sociali, è la solida base di tutti i mestieri e di tutte le occupazioni.
Ed è proprio su questa base che Marx, con toni satireggianti, mette a nudo il legame tra il crimine e una consistente componente delle forze produttive complessive dell’economia borghese.
Il delinquente, scrive Marx, rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese, egli preserva così questa vita dalla stagnazione e suscita quell’inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebbe.
E mentre un filosofo, continua Marx, produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali, eccetera, un delinquente produce delitti, ma con essi anche il diritto e con ciò anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto “merce” sul mercato generale.
Ora, non c’è bisogno di soffermarsi a lungo su tutti gli apparati produttivi direttamente collegati con le attività criminali e già noti ai tempi di Marx, così come credo che non ci sia bisogno di passare al vaglio l’elenco delle professioni che traggono linfa dall’esistenza delle azioni dei delinquenti.
Ma ritengo che si possa convenire con Camilleri, quando afferma che il travolgente progresso scientifico della seconda metà del Novecento ha infinitamente allargato le possibilità e le varietà, persino le qualità, del crimine e quindi ha esponenzialmente elevato il numero di coloro che attorno al crimine ruotano, sia come complici sia come avversari.
Basti solo pensare che negli immensi quartieri periferici di una metropoli come Roma, sono stati utilizzati milioni di tonnellate di ferro e acciaio, per costruire grate fino al secondo piano di ogni abitazione, allo scopo di difendersi dai ladri.
Tuttavia, quest’ultimo genere di espediente non ha niente a che vedere con i sofisticati sistemi di sicurezza di cui fanno uso, per esempio, i proprietari delle ville costruite a Waterford Crest, non lontano da Los Angeles, e descritti da Robert Lopez in La città-fortezza, un nuovo apartheid sociale.
Ciò che hanno in comune, però, è la difesa della proprietà privata.
Man mano che scendiamo nei dettagli dei legami produttivi, l’elenco delle attività, messe in moto dai delitti dei delinquenti, si allarga a dismisura e coinvolge una miriade di addetti pubblici e privati.
Se non ci fossero stati i ladri, sarebbe mai stato possibile costruire le industriose casseforti, per custodire gli oggetti preziosi? Senza Diabolik, non ci sarebbe Ginko, né Eva e nemmeno gli artefici degli inespugnabili caveaux, che corazzano diamanti ineguagliabili.
Chi avrebbe progettato le porte blindate, se non ci fossero stati gli scassinatori di appartamenti? Per non parlare degli allarmi delle automobili, dei sistemi di videosorveglianza delle banche e dei negozi, dei sistemi SET, per evitare le clonazioni delle carte di credito, delle società para-criminali che assoldano e sfruttano schiere di vigilantes, e così via. Ha ragione Camilleri: se proseguiamo su questa strada, porteremmo acqua al mulino di Marx.
E ne portiamo ancor di più, quando pensiamo all’odierno diluvio di romanzi polizieschi, noir, gialli, horror, giudiziari, spionistici, all’immensa quantità di serie televisive che vengono prodotte sulle scenografie che traggono ispirazione dai suddetti libri, al marketing indiretto che generano le star cinematografiche, quando interpretano personaggi di spicco della malavita, incrementando il numero degli spettatori attratti dall’industria d’intrattenimento, senza dimenticare il giornalista di grido, che cerca lo scoop e si reca nei quartieri degradati di una grande città, per intervistare un capoclan, invece che le flotte di disoccupati.
Alla luce delle connessioni che esistono tra i crimini che commettono le organizzazioni malavitose e coloro che scrivono le leggi speciali e il Codice penale, dei variegati intrecci paradossali che fungono da stimolo e da pungolo, per lo sviluppo di una parte delle forze produttive, l’autore del Sole 24 Ore, qui sopra citato, e gli esperti dell’Istat sarebbero disposti a rivedere le loro congetture sulla misurazione del Pil?
Proprio perché è facile cadere nella trappola delle illusioni, potremmo, almeno, immaginare che gli giunca all’orecchio la pulce. Del resto, partendo dall’affermazione che le economie mafiose erodono il nostro reddito pro capite e percorrendo un sentiero poco battuto, sono pervenuto a un risultato opposto.
Che paradosso!
[...]
(5) K. Marx, Elogio del crimine, a cura di A. Camilleri, Nottetempo, 2007 (Karl Marx, Abschweifung (ueber produktive Arbeit) [Digressioni (sul lavoro produttivo)], in Werke – Band 43, Verlag, Berlin, 1990, p. 302-305.Traduzione di Ailke Richter)
Eugenio Donnici
 
 

La Stampa, 21.2.2021
Se la statua di Camilleri scatena una bega di campanili

«La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve» dice il «postino» Mario Ruoppolo al poeta Neruda. E così le statue dei personaggi pubblici. Non sono (o non dovrebbero essere) di «chi le ospita» ma di chi «gli servono» - per parafrasare in modo sgrammaticato, ma efficace, il concetto espresso da Mario Ruoppolo. Il fatto: la statua del Maestro Camilleri che lo raffigura seduto al tavolino di un bar ad Agrigento, nel salotto della città, sarebbe «fuorilegge». Una norma contenuta nella legge n. 1188/1927 stabilisce che «nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni». Lo stesso vale per i monumenti.
Fatta la legge, si può trovare l’inganno? È giusto, è culturalmente utile? Non entro nella eterogenesi dei fini che secondo alcuni si nasconde dietro certe prese di posizione ostili alla statua. Pare che Camilleri non sia stato mai tenero con gli agrigentini, che nei suoi scritti vengono spesso canzonati. La legge n. 1188/1927 sarebbe, pertanto, una inutile foglia di fico dietro la quale si nasconde una situazione conflittuale di stampo campanilistico tra Porto Empedocle (la Vigàta dei romanzi), dove era nato lo scrittore, e Montelusa che rappresenterebbe Agrigento.
Affiora un equivoco di fondo: Camilleri non appartiene ad Agrigento, né a Porto Empedocle. Il Maestro appartiene al mondo! Sappiamo tutti che alcuni siti sono raccolti in una lista del Patrimonio mondiale, e questi siti non rappresentano il singolo territorio o Paese cui appartengono ma una eccellenza culturale o naturalistica. Diventano proprietà di tutti, del mondo, del pensiero, della cultura, della bellezza.
Restringere il Maestro Camilleri in un rimpicciolito ambito di tifoseria campanilistica significa umiliarne il ricordo e offenderne la grandezza. La legge impedisce? Quando la legge è ingiusta, disobbedire è un dovere (secondo una riflessione attribuita da alcuni a Bertolt Brecht, da altri a Martin Luther King), soprattutto se è una legge del 1927.
Recupero sbiaditi ricordi sepolti nei meandri della mia giovinezza e degli anni di Giurisprudenza trascorsi a Catania. In Italia, una legge non può abrogarsi per desuetudine, e sarebbe proprio il caso. O forse no: il comma 6 dispone: «È inoltre in facoltà del ministero per l’Interno di consentire la deroga alle disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che hanno benemeritato della nazione».
Bene, questo comma sembra scritto nel 1927 da un legislatore lungimirante che aveva inconsapevolmente previsto il «caso Camilleri» del 2021 (o altri che verranno). La parola passi allora al ministro dell’Interno: la statua non è di Agrigento o di Porto Empedocle, ma è «chi gli serve» (cit. Mario Ruoppolo).
Catena Fiorello
 
 

LaNostraTv, 21.2.2021
Il commissario Montalbano, Fazio spiazza Nek: “Non è piacevole rivedersi”

Montalbano, l’attore di Fazio spiazza Nek a Da noi a ruota libera: “Non è piacevole rivedersi”
Andrà in onda lunedì 8 marzo l’ultimo attesissimo episodio de Il commissario Montalbano che segnerà l’addio definitivo al longevo e amato commissario Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti che entra nelle case degli spettatori di Rai1 da più di vent’anni. E tra gli attori che sin dalla prima puntata fanno parte del cast c’è anche Peppino Mazzotta che veste i panni dell’ispettore Giuseppe Fazio. L’attore, ospite nella puntata di oggi 21 febbraio di Da noi a ruota libera, ha spiazzato Nek, conduttore d’eccezione in veste di aiuto in studio di Francesca Fialdini, positiva al Covid dunque in collegamento da casa. Peppino Mazzotta, dopo aver visto alcune clip sulle prime puntate de Il commissario Montalbano, andate in onda nel 1999 ha esclamato:
“Non è per niente piacevole rivedersi, perché si vede come si era e come si è.”
Il commissario Montalbano, Peppino Mazzotta confessa: “Fazio è pieno di virtù, io no”
Interpretare per più di vent’anni lo stesso personaggio ha degli inconvenienti, non solo si nota riguardando i primi episodi il tempo che passa ma, ci si identifica con un personaggio che non è reale ma di finzione. Infatti, Peppino Mazzotta nella sua intervista a Da noi a ruota libera a Francesca Fialdini e Nek ha spiegato la principale differenza tra lui ed il suo personaggio dell’ispettore Giuseppe Fazio ne Il commissario Montalbano:
“Fazio è un personaggio letterario ed è pieno di virtù, io sono umano dunque ho molti più difetti”.
L’attore, tuttavia, ha aggiunto di essere stato fortunato nell’interpretare un personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri:
“Non capita spesso che una serie duri vent’anni e la fortuna di questa serie è che Andrea Camilleri ci aiutava molto, nei suoi libri i personaggi sono già definiti, chiari e limpidi.”
Poco prima a Da noi a ruota libera è stato ospite Massimo Lopez infortunato ad un piede.
Da noi a ruota libera, Peppino Mazzotta rivela su Cesare Bocci: “È un bravissimo cuoco”
Infine, Peppino Mazzotta nella sua intervista a Nek e Francesca Fialdini ha rivelato un retroscena su Cesare Bocci, Mimì Augello ne Il commissario Montalbano: “Un segreto lo confiderei a Luca Zingaretti ma un festa la farei organizzare da Cesare Bocci, che tra l’altro è anche un ottimo cuoco!”. L’episodio inedito di Montalbano andrà in onda lunedì 8 marzo in prima serata su Rai1.
Liliana Morreale
 
 

la diaria, 22.2.2021
Este miércoles llega a TNU Comisario Montalbano, la serie basada en la obra de Andrea Camilleri
El gran éxito de la televisión italiana también podrá verse los sábados a la medianoche.

Este miércoles 24 de febrero a las 22.00 llega a la pantalla de TNU (Canal 5) la serie italiana Comisario Montalbano, que adapta las novelas del escritor Andrea Camilleri (1925-2019).
Montalbano, interpretado en esta ficción por el actor Luca Zingaretti, es el detective más célebre de la novela negra europea reciente. Protagonista de más de dos docenas de historias, saltó a la pantalla en 1999 y desde entonces ha protagonizado 14 temporadas de la serie, con un total de 37 episodios.
Se trata de un personaje muy peculiar: un representante de la Policía estatal que es respetuoso con la ley, aunque no duda en romperla si se trata de resolver sus casos. Lector voraz, es también un gran amante de la gastronomía y de su tierra siciliana; y su poca ortodoxia para resolver los casos lo hace tener muchos problemas con las autoridades.
Emitida por la RAI y desde hace dos décadas colocada entre las más vistas de Italia, Comisario Montalbano también podrá verse en su repetición de los sábados a la medianoche, después de CorcheaTV.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 23.2.2021
RAI 23 FEB 2021, 11:30
Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti
Streaming conferenza

Conferenza stampa
Martedì 23 febbraio ore 11.30
Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti
Tratto dal romanzo “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri, edito da Sellerio Editore
Regia di
Alberto Sironi e Luca Zingaretti
Con
Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Angelo Russo, Marina Rocco, con Greta Scarano, con la partecipazione di Sonia Bergamasco
Una produzione Palomar con la partecipazione di Rai Fiction
Tornano le avventure del commissario Montalbano, l’amatissimo personaggio creato da Andrea Camilleri, che negli anni ha saputo imporsi nell’immaginario collettivo nazionale e internazionale.
In onda in prima visione su Rai1 lunedì 8 marzo alle 21.25
 
 

Ufficio Stampa Rai, 23.2.2021
RAI 1 08 MAR 2021, 21:25
Torna su Rai1 il Commissario Montalbano con "Il metodo Catalanotti"
Con Luca Zingaretti in prima serata lunedì 8 marzo

Nato dalla straordinaria penna di Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti, "Il Commissario Montalbano" torna protagonista su Rai1 con "Il metodo Catalanotti", un nuovo attesissimo film tv, tratto dall’omonimo romanzo (Sellerio Editore), per la regia di Alberto Sironi e Luca Zingaretti. Una produzione Palomar con la partecipazione di Rai Fiction, prodotta da Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri e Nicola Serra con Max Gusberti, in onda in prima visione e in prima serata lunedì 8 marzo. Ad affiancare Luca Zingaretti ritroveremo ancora una volta l’affiatatissimo gruppo di attori che ha reso negli anni “Montalbano” un vero e proprio cult: Cesare Bocci nei panni di Mimì Augello, Peppino Mazzotta in quelli di Fazio, Angelo Russo nelle vesti dell’agente Catarella e la partecipazione di Sonia Bergamasco nel ruolo di Livia, l’eterna fidanzata di Salvo Montalbano.
Nel nuovo capitolo di indagini, il commissario e i suoi uomini sono chiamati a fare luce sull’omicidio di un uomo, ucciso con una coltellata al petto. Tutto parrebbe condurre al giro dell’usura, ma troppe cose non tornano. Per venire a capo della matassa di indizi e assicurare alla giustizia il colpevole, Salvo dovrà andare oltre le apparenze e indagare nelle pieghe della vita del defunto e nelle sue “ossessioni” per il teatro e l’arte tragica. Intanto l’arrivo di una nuova giovane collega, interpretata dall’affascinante Greta Scarano, scuote profondamente Montalbano.
 
 

News Rai, 23.2.2021
Il commissario Montalbano
"Il metodo Catalanotti"



 
 

ANSA, 23.2.2021
Tv: Degli Esposti, futuro Montalbano? C'è tempo ma è eterno

Palermo - Un nome, una garanzia: Salvo Montalbano, commissario di Vigàta, cittadina fantastica e metaforica della Sicilia. Oggi, è pronto a tornare su Rai1 e lo farà con un nuovo, attesissimo episodio che saprà conquistare affezionati della serie e non: "Il metodo Catalanotti" fedele trasposizione del romanzo del compianto Andrea Camilleri.
Ma sulla serie sul commissario più amato dal pubblico della tv cala definitivamente il sipario? Risponde nel corso della conferenza stampa il produttore Carlo degli Esposti, della Palomar: "Siamo a quota 37 film per questa collection. Questo film in onda quest'anno è tratto da un romanzo molto importante di Andrea: è un punto di snodo del racconto di Montalbano, che dà la circolarità della passione e del tradimento legato al mondo del teatro, tanto amato da Camilleri. Questo è uno degli ultimi tre film che abbiamo prodotto in una tempesta perfetta che ha visto sparire il nostro mentore e timoniere Camilleri e ci ha fatto sparire di botto, mentre stavamo girando, Sironi e lo scenografo Riccieri. Luca Zingaretti ha preso il timone di questi ultimi tre film e sono contento che la casualità ci porti ad andare in onda l'8 marzo, perché è una storia con tanti personaggi e sfumature femminili". Quindi ha aggiunto: "Cosa ne sarà di Montalbano? E' passato un anno dalla tempesta perfetta ora è presto. Il covid ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: ci sarà un momento, dopo il Covid, in cui prenderemo una decisione. Per me e per altri Montalbano è eterno,
 
 

ANSA, 23.2.2021
Zingaretti, Montalbano si innamora e scardina tutto
Su Rai1 Il metodo Catalanotti l'8 marzo dopo Sanremo. E sul futuro non si sbilancia

Roma. "Un episodio particolare dove vengono scardinate tutte le certezze del nostro Commissario "Il metodo Catalanotti" perché, per la prima volta, il personaggio tradisce tutte le sue credenze, compresa la sua amata Livia". Luca Zingaretti nel corso della presentazione alla stampa in collegamento web alla presenza di tutto il cast della direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, e del direttore di Rai1 Stefano Coletta e del produttore Carlo Degli Esposti produttore della serie con la sua Palomar, rileva alcuni particolari sul nuovo episodio in onda l'8 marzo su Rai1 in prima serata dopo Sanremo.
Zingaretti, fa notare: "Camilleri opera una sorta di tradimento nei confronti del suo personaggio. Per tanti anni, ci ha abituato a un uomo che teneva tantissimo alle sue nuotate mattutine, al suo lavoro, alla sua Sicilia e alla sua Livia (Sonia Bergamasco), che se è vero che abitava lontano da lui (Genova), era un punto di approdo sempre. Qui, sovverte tutto, come se Cappuccetto Rosso andasse a fare una rapina in banca. Abbiamo adottato dal punto di vista recitativo, una recitazione sopra le righe, come commedia dell'arte. Così, i duetti con i vari personaggi, sono uno stilema di recitazione che se adottati in un altro film, sarebbero assurdi. Questo episodio resterà nella memoria di tutti, forse perché Camilleri presagendo la sua fine ha fatto sì che questo sia una sorta di testamento. Ci sono tutta una serie di temi che abbiamo apprezzato nella scrittura 'camilleriana', che ora si trovano tutti insieme".
Il tradimento di Montalbano "non è soltanto simbolico, ma è anche fisico. Per la prima volta, infatti, il cade in tentazione grazie a una bellezza particolare, verso una collega qui interpretata da Greta Scarano". A Salvo "è capitato di essere indotto in tentazione verso altre fanciulle, ma qui succede qualcosa di straordinario. Montalbano entra in crisi. A un certo punto dirà solo: "Voglio stare vicino a te". È pronto a lasciare tutto, il lavoro e anche Livia. A me questo terremoto ha fatto saltare sulla sedia, quando ho letto le parole di Camilleri".
Sul futuro Zingaretti non si sbilancia: "Sironi e Ricceri erano miei complici, compagni di trincea. Una serie durata trent'anni [venti, NdCFC], non è una cosa da poco. Quest'anno il tempo si è fermato: non c'è stato modo di elaborare il lutto. Io sono ancora in un limbo. Quando il tempo ricomincerà a scorrere, vedremo. È fondamentale che il pubblico sappia che c'è un nuovo episodio da vedere, mai andato in onda Il metodo Catalanotti".
 
 

ANSA, 23.2.2021
Il commissario Montalbano, Zingaretti parla del nuovo capitolo
"Il metodo Catalanotti" andra' in onda l'8 marzo su Rai 1, in molti si chiedono se sara' l'ultimo
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SIR, 23.2.2021
Dichiarazione
Televisione: Ammirati (Rai Fiction), “il patto di fiducia tra Montalbano e i nostri telespettatori non delude”

“Montalbano è testimonial della fiction Rai e dell’italianità precisa”. A dirlo è Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, durante la presentazione alla stampa dell’ultimo episodio della serie “Il commissario Montalbano”, questa mattina. Il film andrà in onda il prossimo 8 marzo su Rai Uno e come annunciato dai produttori e dalla rete sarà l’ultimo della fiction cominciata oltre venti anni fa. “Luca (Zingaretti, ndr) – ha commentato Ammirati – è un impareggiabile interprete del glocal. Le grandi scenografie ci riportano le mancanze di due grandi: Alberto Sironi e Andrea Camilleri. Il patto di fiducia fra Montalbano e i nostri telespettatori – ha aggiunto – non delude e non si piega a compromessi. Montalbano va dritto per la sua strada. Intorno ha un mondo velenoso, pieno di trappole. L’attore che ha preso il corpo del personaggio per noi è un valore imprescindibile insieme alla squadra che ci danno la certezza di quello che vedremo. È un circolo virtuoso fra la grandezza della letteratura di Camilleri e la serialità. In questo ultimo Montalbano scopriamo qualcosa di più: nel grande personaggio c’è una crepa che ci darà qualche emozione. La novità umana e sentimentale crea una nuova personalità”.
 
 

La Repubblica Tv, 23.2.2021
Montalbano, la nuova indagine in tv: 'Il metodo Catalanotti' - clip in anteprima
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'Il metodo Catalanotti', pubblicato nel 2018, è uno degli ultimi romanzi della saga di Montalbano: "Ci sono tutti i temi cari a Camilleri - dice Luca Zingaretti, che da 22 anni è voce e volto del commissario nella celebre serie di film tv - In questo romanzo Andrea ci diletta con trovate e aneddoti del suo inesauribile bagaglio, disegnando dei personaggi indimenticabili. Ma la più grande delle novità è la perdita di controllo del commissario travolto dalla passione per una giovane collega interpretata dalla splendida Greta Scarano". Una produzione Palomar con la partecipazione di Rai Fiction. In onda in prima visione su Rai1 lunedì 8 marzo.
 
 

La Repubblica, 23.2.2021
Montalbano, arriva 'Il metodo Catalanotti'. Luca Zingaretti: "Per ora l'ultimo, quando finirà il Covid decideremo"
L'8 marzo il nuovo episodio su Rai 1. Nel cast Carlo Cartier, Antonia Truppo, Greta Scarano, Marina Rocco

Nel film che andrà in onda l'8 marzo, Il metodo Catalanotti c'è tutta le passione di Andrea Camilleri per il teatro. Carlo Cartier interpreta Catalanotti, che fa vivere ai suoi attori esperienze umilianti. Un gioco sulla verità e la finzione, in cui il commissario Montalbano-Luca Zingaretti fa i conti con la sua vita e con l'amore. Senza fare spoiler, farà un incontro con una collega della polizia scientifica, Greta Scarano, che cambierà la sua vita. "Mi sentivo un'aliena" racconta l'attrice "è stata un'esperienza divertente, dovevo trovare un compromesso tra la loro recitazione sopra le righe e il mio essere un'aliena che doveva portare una sorta di realismo. La possibilità di incarnare un elemento che porta una crisi enorme in una struttura stabile, rappresentare un terremoto, per un attore è bellissimo".
Sarà davvero l'ultimo film? I fan chiedono a gran voce che venga realizzato Riccardino, ma per ora sia Zingaretti, anche regista, che il produttore Carlo degli Esposti, chiedono tempo. "Dopo la fine del Covid prenderemo una decisione sul futuro. Per me e per tanti Montalbano è eterno". Degli Esposti, che con la Palomar produce la storica serie con Rai Fiction, riaccende le speranze sulla prosecuzione della storia, dopo la morte dell'autore Andrea Camilleri, del regista Alberto Sironi e dello scenografo Luciano Ricceri. "Tutti ci chiedono cosa succederà. È passato poco più di un anno dal terremoto che abbiamo vissuto e ci siamo detti che è presto per parlarne, il Covid ora ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci contraddistingue e che serve. C'è bisogno di un ripensamento, perché la responsabilità di trasporre la letteratura di Camilleri è grande".
"In questo film" dice Luca Zingaretti, "c’è dietro il grande divertimento del teatro, a Camilleri era caro il tema dell’identità. In questi 20 anni siamo riusciti a mentenere uno standard molto alto, non ho mai avuto un contratto che ci obbligasse e rivederci, ma ci siamo sempre riuniti e guardati negli occhi. Non c’è nessuna stanchezza da parte mia. Ma l'ho detto l’anno scorso: era impossibile andare avanti dopo che i compagni, i miei complici, Sironi e Ricceri, non c'erano più. Non è una cosa da poco, un anno fa dissi che non so se mi sarebbe andato di tornare sul set senza di loro. Ora mi direte: dici sempre la stessa cosa? Il set è stato segnato da lutti e tragedie, il tempo si è fermato. Non c’è stato il tempo di elaborare il lutto, io sto ancora in questa sorta di limbo. Quando la vita avrà ricominciato a correre e il tempo a scorrere, dipende anche da come il pubblico ci seguirà, decideremo". Ultimo episodio "per ora nuovo" sottolinea l'attore "l'ultimo che presentiamo al pubblico, Il metodo Catalanotti è un'immersione nel mondo di Camilleri".
"Ho guardato questa puntata come se non l'avessi scritta" dice lo sceneggiatore Francesco Bruni, "questo mi succede quando le sceneggiature, che abbiamo scritto con Leonardo Marini e Salvatore De Mola, sono rese bene sullo schermo. E questo è dovuto a Luca, e alle attrici Scarano, Antonia Truppo e Marina Rocco che sono state bravissime. Una donna che chiede a un uomo: 'Per il solo fatto che siamo stati a letto insieme pensi che io voglia stare con te?' è straordinaria, ed è molto moderno".
Cosa pensa che Montalbano le abbia lasciato e cosa ha lasciato lei a Montalbano? "Io a Montalbano ho lasciato i capelli" dice scherzando Zingaretti, "quando lessi la prima volta un romanzo di Andrea Camilleri lo comprai per simpatia, e fu amore a prima lettura. Capii che era un personaggio meraviglioso, dietro c'era un autore che raccontava una sua idea della vita e dell'esistenza. Posso dire che ho amato il personaggio di Camilleri, e ho amato le sue antipatie, su certe cose è talmente 'di coccio', come si dice a Roma, che diventa simpatico. Mi piace il suo amore per la giustizia e la sua integrità. Di questa cosa ho fatto tesoro. Camilleri si immaginava Pietro Germi come personaggio, mi disse: 'So che attore sei e so che farai un buon lavoro'. Gli ho dato le mie capacità professionali e i miei difetti umani".
Silvia Fumarola
 
 

La Repubblica, 23.2.2021
Luca Zingaretti: "Regia e progetti, ecco la mia nuova vita dopo Montalbano"
L'8 marzo su Rai 1 'Il metodo Catalanotti', nuovo e ultimo film con il commissario di Camilleri. Il protagonista: "L'orizzonte da attore cominciava a starmi un po' stretto"

«Ho detto che volevo aspettare un anno per elaborare il lutto», dice Luca Zingaretti, «è passato, ma con la pandemia il tempo si è fermato e mi trovo nella stessa identica situazione. Se ne sono andate tre persone fondamentali: Andrea Camilleri, Alberto Sironi e Luciano Ricceri, lo scenografo che ha creato il mondo di Montalbano. Sono in un limbo. Non sono stanco del personaggio, ma è dura, sul set si sente la loro mancanza. Quindi per ora nessuna decisione sul futuro». Non è ancora andato in onda Il metodo Catalanotti, il nuovo episodio del Commissario Montalbano diretto e interpretato dall’attore, previsto l’8 marzo su Rai 1, che i fan si chiedono: sarà l’ultimo? Una petizione chiede che venga realizzato Riccardino. Ma anche il produttore Carlo Degli Esposti, che realizza la serie con RaiFiction, prende tempo: «È passato un anno dalla tempesta perfetta, il covid ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: dopo il coronavirus decideremo. Per me e per altri Montalbano è eterno». L’incontro con una bella ispettrice della Scientifica, Greta Scarano, sconvolge la vita di Montalbano, impegnato a indagare su un caso di impianto teatrale (nel cast Carlo Cartier, Antonia Truppo, Marina Rocco), in cui realtà e finzione si sovrappongono.
Zingaretti, cos’ha di speciale “Il metodo Catalanotti”?
«È uno dei libri più atipici di Montalbano, ci sono tutti i temi cari a Camilleri: il gioco delle apparenze, lo specchio tra realtà e finzione, la vecchiaia. Eravamo abituati a conoscere Salvo in un certo modo: legato alla sua terra, al suo commissariato a Livia (Sonia Bergamasco), la sua coscienza. Invece fa i conti con la passione».
Cambiano le priorità?
«Completamente. Si era già invaghito, lo abbiamo visto nel caso La vampa d’agosto e L’età del dubbio, ma tornava sempre da Livia. Qui perde la testa, per la prima volta dice: “Lascio la casa, vado in pensione”. Abbandoniamo gli stilemi da commedia dell’arte, ci misuriamo con la realtà. E Salvo si rivela un uomo anche vigliacco, parla con Livia solo al telefono».
Cosa è scattato in Camilleri?
«Forse ci ha voluto far conoscere un altro Montalbano. Oggi da lassù si starà dicendo che lo scherzo è riuscito, la scrittura è un gioco».
[...]
Tra debutti e repliche, Montalbano è un fenomeno. Il segreto?
«La sua visione della vita, filtrata dai racconti di infanzia di uno scrittore che ha cominciato a scrivere tardi, dalla profondità della sua cultura. Noi siamo stati bravi a portarli sullo schermo. Abbiamo debuttato quando la tv andava in direzione apposta, E.R. era adrenalinico. Montalbano è l’elogio della lentezza, ha i suoi ritmi. Non ci siamo accontentati. Questo non significa che non vuoi piacere, ma fare film che per prima cosa devono piacere a te, con un’identità».
Le manca Camilleri?
«Mi manca la sua voce, non ci sentivamo tanto, ma prendeva posizione, era uno dei pochi personaggi autorevoli. Manca dal punto di vista letterario, culturale e politico. E mi manca molto Alberto Sironi, con cui ho condiviso anni sul set e combattuto tante battaglie. È stato il mio compagno di trincea, Andrea era più il generale».
Silvia Fumarola
 
 

La Repubblica, 23.2.2021
In cerca del "nuovo Montalbano". Ma è meglio non tornare nelle fiction in cui si è stati felici
Con 'Il metodo Catalanotti' si chiude una saga leggendaria. Pochi gli eredi, molti gli epigoni: la sfida è aperta

Scusi, ha visto il nuovo Montalbano?
L'accezione è troppo ampia e quindi bisogna restringere. Come si farà ora senza nuove avventure tv del Commissario? Primo, c'è un tentativo evidente di mantenere tutto in ambito famigliare. Da un lato, da qualche anno vanno già alla grandissima gli episodi de Il giovane Montalbano (Michele Riondino protagonista), spesso assai azzeccati, a volte deliziosi, e con numeri d'ascolto simili alla serie originale. Secondo, spostandosi di produzione, lo stesso Luca Zingaretti ha promosso e mandato in porto (partenza col botto) la moglie Luisa Ranieri vicequestore a Bari in Lolita Lobosco e insomma, è ovvio, la suggestione del Montalbano al femminile (e di un certo livello) ha inevitabilmente dilagato.
Ma è chiaro che il resto del mondo freme. E quindi sbucano commissari come funghi e per ognuno di loro ecco il titolo pronto (appunto "Il nuovo Montalbano"). Lo si è speso anche per Il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni, in onda attualmente e interpretato da Lino Guanciale. Eppure si tratta di un introverso poliziotto nella Napoli degli anni 30. E però non è così semplice resistere alle tentazioni, Ricciardi è assai solitario, irrisolto su molte cose e soprattutto scritto da un autore - De Giovanni - che, rispettate tutte le distanze possibili ed evitato l'assembramento, è l'unico che per quantità produttiva e grande furbizia nell'entrare nello spirito detto "fiction di Rai 1" può richiamare vagamente il leggendario Camilleri.
Il punto è che, essendo Montalbano una sintesi strepitosa dei migliori poliziotti letterari mai apparsi, basta un nonnulla per aggiungere un particolare, una caratteristica a un nuovo personaggio e convincere subito mezzo mondo che è arrivato il nuovo Montalbano. Puoi anche metterci un poliziotto di Trento pieno di capelli, giovane e magari fanatico della tecnologia, ma basta far entrare una scena in cui è al ristorante a mangiare pesce e viene subito il prurito alle mani e qualcuno urlerà al cielo: il nuovo Montalbano!
La salvezza starebbe nel lasciare appunto il ricordo alle fiction direttamente derivate e al loro (roseo) destino: e provare a guardare oltre l'orizzonte. Quest'anno torna il Rocco Schiavone di Marco Giallini e qui nessuno si è mai permesso di fare accostamenti (anche se quell'aria malinconica, quel disincanto...). Per non parlare del ritorno (stagione 8, prima o poi) de L'ispettore Coliandro di Carlo Lucarelli, altri pianeti (anche se quel senso dell'umorismo...). Per non dire del pericoloso e pericolante esperimento fatto con L'Alligatore di Massimo Carlotto. Ma guarda caso sono tutte fiction, anzi serie, destinate ad altre reti.
Se si cerca, magari con la lanterna, il nuovo Montalbano, è inteso che si deve parlare di Rai 1 e di milioni e milioni di spettatori appresso. La sfida è aperta: ma c'è anche qualcosa che ci dice che forse, forse, una storia come quella di Vigata non ci sarà davvero mai più: e forse è meglio così. Così come è meglio non tornare mai nelle fiction dove si è stati felici.
Antonio Dipollina
 
 

Corriere della Sera, 23.2.2021
Il ritorno
Montalbano, Luca Zingaretti: «Il mio Commissario “diverso” che perde la testa per una molto più giovane di lui»
L’attore torna a cimentarsi con il protagonista dei racconti di Andrea Camilleri, a oltre un anno dalla scomparsa. Decisamente trasfigurato rispetto al passato

«Nel realizzare questo nuovo Montalbano, il 37° della collezione di film-tv, ci siamo trovati ad affrontare un problema enorme: il grande tradimento di Andrea Camilleri nei confronti del suo Commissario», esordisce Luca Zingaretti, protagonista de Il metodo Catalanotti, tratto dal romanzo omonimo del grande scrittore siciliano, scomparso nel 2019, in onda l’8 marzo su Rai1, prodotto da Palomar con Rai Fiction. hadow carousel
Quale tradimento?
«Finora, Camilleri ci aveva descritto un personaggio fortemente legato all’amore per la sua terra, la sua casa sul mare, le sue nuotate solitarie, la sua donna, Livia, a volte tradita ma sempre in maniera fugace... e poi la passione per il suo lavoro e la sua squadra. Per questo, nelle fiction precedenti, ci eravamo inventati una recitazione in stile Commedia dell’Arte, sopra le righe. Stavolta mi sono trovato davanti a un personaggio diverso: Montalbano, non più giovanissimo, si innamora perdutamente di una ragazza molto più giovane di lui, Antonia (Greta Scarano), la nuova responsabile della scientifica, che partecipa alle indagini sull’omicidio di Catalanotti».
Anche in passato il Commissario aveva avuto delle sbandate amorose.
«Sì, ma in questo caso perde la testa, è disposto per lei a lasciare tutto: la casa, il lavoro e persino Livia! Ma il maturo Commissario innamorato verrà lasciato dalla ragazza... È un vero terremoto, Camilleri sovverte tutto e, avendolo scritto in là con gli anni, è come se avesse voluto fare un riferimento alla vecchiaia che intende impossessarsi della giovinezza. Nell’interpretarlo, mi sono dovuto calare in un altro film, un salto nel vuoto».
In questo romanzo, lo scrittore fa riferimento a un’altra sua passione: il teatro.
«Proprio così. Carmelo Catalanotti, l’uomo assassinato, oltre a essere un usuraio, è un artista fondatore di una compagnia filodrammatica: un guru geniale che ha grande potere, crudele e sadico, sugli altri soci della compagnia, che sono posseduti dal suo “metodo”... e qui sta la chiave del giallo. Forse Camilleri, presagendo la su scomparsa, ha scritto quest’opera come testamento, con un preciso riferimento a temi pirandelliani a lui cari».
Non solo protagonista, lei è regista per la terza volta, firmando con lo scomparso Alberto Sironi, come è avvenuto per i precedenti film-tv della saga: La rete di protezione e Salvo amato, Livia mia. E dal 1999 incarna lo storico Montalbano.
«È stata un’avventura meravigliosa, di cui all’inizio non mi rendevo conto: ho amato questo personaggio anche nelle sue antipatie. Una cavalcata che sta per finire o forse no... perché ci sono altri due romanzi, Il cuoco dell’Alcyon e Riccardino».
Eppure, Camilleri affermò di essersi stancato di Montalbano, dal cui successo si sentiva «ricattato». Lei ancora no?
«Certo, per un attore è bello cambiare, ma a pochi è concesso di misurarsi con un personaggio che ogni anno viene raccontato dall’autore in una storia differente. Capisco che Andrea si sentisse ricattato dalla casa editrice Sellerio, che gli chiedeva sempre nuove storie, ma non avrebbe ceduto al ricatto se si fosse realmente stancato. Anch’io, nel 2008, decisi di interrompere: volevo uscire di scena, come piace a noi attori, tra gli applausi. Poi ne avevo nostalgia e ho ripreso: sono felice di aver continuato a vivere quest’avventura, sia dal punto di vista artistico, sia come esperienza umana».
Dato che in questo tv-movie si parla di teatro, ha nostalgia del palcoscenico?
«Sembra un omaggio postumo di Camilleri al teatro, in questo difficile momento in cui le sale sono chiuse. Sono socio fondatore dell’associazione Unita, che l’altra sera ha chiamato a raccolta tutti i teatri per una riapertura ideale. Ho nostalgia come attore e spettatore, occorre attirare l’attenzione delle istituzioni per attuare i protocolli necessari alla riapertura. Se si perdesse l’abitudine di frequentare il teatro, sarebbe molto grave: è un luogo dove, celebrando un rito pagano, si tiene insieme il tessuto della comunità».
Emilia Costantini
 
 

La Repubblica, 23.2.2021
"Montalbano non deve morire", la protesta diventa petizione
L'appello: "Girare 'Riccardino' sarebbe un modo per rilanciare la Sicilia e dire addio al commissario in un modo meno traumatico". Le risposte del produttore Carlo degli Esposti e di Luca Zingaretti

"Girate Riccardino". La protesta dei fan del commissario Montalbano prende sempre più corpo: l'episodio che andrà in onda lunedì 8 marzo, Il metodo Catalanotti, non può essere l'ultimo atto di una storia d'amore durata oltre 20 anni. E così, dopo essere rimbalzata sui social con l'hashtag #montalbanonondevemorire, ora la richiesta prende anche il corpo di una petizione su change.org, per "chiedere alla Rai, alla Palomar e a chi ne ha il potere di girare almeno l'ultimo episodio del serie. Concluderebbe, come nel libro Riccardino del maestro Andrea Camilleri, la grande epoca della fiction dei record Il commissario Montalbano".
L'appello, di cui già nei giorni scorsi si era fatto promotore il sindaco di Noto Corrado Bonfanti, che era arrivato a parlare di scelta "impensabile e oltremodo irriverente nei confronti del grande maestro Camilleri", non è motivata solo dall'affetto per lo scrittore siciliano e la sua creatura più famosa, ma "sarebbe anche un volano per il turismo che tanto ha patito in questo anno di pandemia - scrivono i promotori della petizione - per molte maestranze e per tutto il mondo che ruota intorno a una produzione tanto importante, rilancerebbe la Sicilia oltre che dare a tutti noi telespettatori la possibilità di dire addio al commissario in un modo meno traumatico".



"Siamo certi che Luca Zingaretti, già per altro ottimo regista delle ultime puntate girate nel 2019, e tutto il favoloso cast sarebbero perfettamente in grado di farci questo regalo - conclude la petizione - La televisione di qualità non può perdere questa occasione. Aiutateci a far giungere la nostra voce a chi di dovere".
La risposta della produzione e di Zingaretti
E una risposta alla petizione, a stretto giro, l'ha data il produttore Carlo degli Esposti, della Palomar, alla presentazione del film Il metodo Catalanotti: "Questo è uno degli ultimi tre film che abbiamo prodotto in una tempesta perfetta che ha visto sparire il nostro mentore e timoniere Camilleri e ci ha fatto sparire di botto, mentre stavamo girando, Sironi e lo scenografo Ricceri. Luca Zingaretti ha preso il timone di questi ultimi tre film e sono contento che la casualità ci porti ad andare in onda l'8 marzo, perché è una storia con tanti personaggi e sfumature femminili".
Quindi ha aggiunto: "Cosa ne sarà di Montalbano? È passato un anno dalla tempesta perfetta ora è presto. Il Covid ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: ci sarà un momento, dopo il Covid, in cui prenderemo una decisione. Per me e per altri Montalbano è eterno, è prematuro davvero fare una previsione dipende da tante circostanze".
E anche Luca Zingaretti sul futuro non si sbilancia: "Sironi e Ricceri erano miei complici, compagni di trincea. Una serie durata vent'anni, non è una cosa da poco. Quest'anno il tempo si è fermato: non c'è stato modo di elaborare il lutto. Io sono ancora in un limbo. Quando il tempo ricomincerà a scorrere, vedremo. È fondamentale che il pubblico sappia che c'è un nuovo episodio da vedere, mai andato in onda Il metodo Catalanotti".
 
 

Cronache Maceratesi, 23.2.2021
Da Montalbano a Bellocchio, i giovedì di Unimc dedicati al grande cinema
Macerata - Al via il 25 febbraio un ciclo di seminari online con professionisti, saggisti e docenti della settima arte

Il dipartimento di Studi Umanistici dell'università di Macerata organizza "Split Screen", un ciclo di seminari pensato per promuovere pratiche di dialogo cross-disciplinari intorno all'esperienza cinematografica a cura di Anton Giulio Mancino e Michela Meschini. Articolato in sette appuntamenti online, è possibile seguire le dirette collegandosi alla piattaforma BlackBoard Collaborate al link studiumanistici-unimc.it/splitscreen. Gli incontri si terranno tra febbraio e maggio, il giovedì alle 18. [...] Il 25 marzo l'argomento riguarderà la sceneggiatura di Montalbano e il relatore sarà Salvatore De Mola, sceneggiatore che perla tv ha scritto, appunto, le sceneggiature di 31 episodi della celebre serie tratta dai libri di Camilleri. [...]
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale), 23.2.2021
Teatro intitolato a Camilleri. Se ne discuterà in Consiglio

Troina. L’intitolazione del Cine Teatro comunale allo scrittore Andrea Camilleri è uno dei punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale che il presidente Walter Giuffrida ha convocato per venerdì alle 20 in modalità online dall’aula consiliare del palazzo municipale. [...]
 
 

Kinoweb, 24.2.2021
Il commissario Montalbano - clip
Il metodo Catalanotti


 
 

La Stampa, 24.2.2021
Tempi moderni
Salvo maestro del quieto vivere, una specialità tutta siciliana

Il barocco rosa del Ragusano, che magicamente, a ogni tramonto, cambia il colore dei palazzi nobiliari di Noto, Modica, Palazzolo Acreide o Ibla, è stato il marchio che per due lustri ha resa riconoscibile la Sicilia di Salvo Montalbano.
Un marchio che ha dato vita alla favola di Vigàta, luogo immaginario eppure realmente esistente, metafora perfetta di un modo d’essere che Sciascia definì «sicilitudine», mutuando il termine dai versi di un vigile urbano, poeta e intellettuale palermitano che si chiamava Crescenzio Cane. Vigata, Montelusa, Marinella non li troverete mai in una cartina di quei luoghi, ma Andrea Camilleri li aveva bene impressi nella sua sconfinata memoria: Porto Empedocle, Agrigento, la Valle del Kaos patria di Pirandello, Punta secca col suo mare spumoso e flagellato dalle correnti, lo stesso mare dove ogni mattina Montalbano nuota, freddo o non freddo, per scaricare lo stress accumulato nella quotidiana battaglia di siciliano in cerca di verità e giustizia. Che fatica, per un servitore dello Stato che si è fatto «sbirro» pretendendo, però, di conservare la propria umanità e l’irrinunciabile vocazione a pensare con la propria testa. Mare aperto che finisce nella terrazza di casa sua, spalancata sulle onde agitate che si infrangono ai piedi del faro bianco, fissato su uno scoglio piatto.
Salvo Montalbano, al di là del valore aggiunto proveniente dalla drammaturgia, è lo spot più riuscito sulla Sicilia. Gli arancini di Adelina hanno funzionato da sdoganamento totale per una ricetta prima adottata solo nel giorno di Santa Lucia, 13 dicembre. Lo stesso vale per la «pasta ‘ncasciata» che fa commuovere il commissario che si appresta all’assaggio, o le zuppe di pesce, o le sarde a «beccafico» di Enzo e della trattoria San Calogero.
Ogni particolare dei racconti ci consegna un pezzo di Sicilia, ogni pregio o difetto di Salvo appartiene ad un modo di essere siciliano. Ne è testimonianza il rapporto del commissario con Livia, la fidanzata «ginuvisa» (direbbe Camilleri) molto amata, ma non ancora pronta ad averla vinta sulla diffidenza del maschio siculo, perennemente geloso della sua libertà e tranquillo solo se sa di avere una via di fuga e nessun legame che non sia desiderio di condividere la vita con un’altra persona. E cosa esiste di meglio, per non cadere nel logorio del quotidiano, se non una relazione a distanza?
Così è fatto Salvo: chiuso, incapace di esternare dolori o gioie, massacrato - senza possibilità di guarigione tranne di fronte ad «estreme conseguenze» - da un rapporto impossibile col padre, «colpevole» di scarsa attenzione agli occhi del figlio, dopo essere rimasto vedovo ed essersi nuovamente accasato. Riproduzione perfetta di dinamiche di antiche famiglie dell’entroterra siciliano, dove ai genitori si dava del voi e i padri sostenevano che i «figli si baciano solo quando dormono». Tutto questo, che può apparire cupo, stemperato dalla luce accecante di Punta Secca (Marinella), dalla bellezza architettonica delle chiese barocche e dei palazzi, dalla secolare austerità degli ulivi della campagna siciliana.
Un contrasto continuo, come il bello e il brutto, la vita (la natura, la buona tavola, la generosità di Salvo) e la morte sempre presente nelle sue indagini. Un contrasto persino evidente visivamente nelle immagini maestose della Chiesa di San Giorgio, contrapposte alle rovine della «Mannara», i resti fatiscenti della Fornace Penna spesso adibita a discarica anche di esseri umani. Una contrapposizione insopportabile, come la magia del Castello di Donnafugata offesa per essere precipitata al ruolo di residenza dei mafiosi Sinagra.
Già, la Sicilia e, dunque, la mafia. Ma Montalbano non è il cavaliere solitario che lotta contro i cattivi con la lupara. Così volle Camilleri: lasciare la mafia sullo sfondo di un panorama più complesso dove tutto non è bianco o nero ma volge verso il grigio indistinto. Il commissario conosce bene la mafia e la tiene a distanza, quasi a governarla con sapienza. Vigàta non è la Palermo delle stragi, è un microcosmo dove tutti, buoni e cattivi, vincitori e vinti sono costretti a convivere senza segreti. E così lo sbirro si dedica più alla ricerca delle intime pulsioni dell’animo umano, spesso non meno orribile delle dinamiche mafiose. La mafia c’è, sta in mezzo a noi che qualche volta preferiamo non vederla o la rimuoviamo per autoassoluzione. Giovanni Falcone diceva che questo si chiama «quieto vivere». Una specialità siciliana.
Francesco La Licata
 
 

Il Fatto Quotidiano, 24.2.2021
Il metodo Catalanotti: l’inedito Montalbano e altre novità tra i film online

[...]
Giungiamo finalmente alla serie Il commissario Montalbano. E per la precisione, come ha tenuto a sottolineare il protagonista durante la conferenza stampa di martedì, il 37esimo episodio televisivo della celebre trasposizione delle opere di Andrea Camilleri.
Il metodo Catalanotti è un romanzo su carta (edito nel 2018) ma nuovo alla tv, e come gli altri due ultimi episodi visti nel 2020 porta la regia di Alberto Sironi, scomparso nel 2019, con l’aggiunta di Luca Zingaretti. L’attore romano ha di fatto diretto il set che era stato preparato da Sironi prima di morire. Infatti la sua mano registica risulta ben allineata a seguire il format Montalbano senza stravolgimenti per il grande pubblico abitudinario della Rai.
In questo caso intorno a due cadaveri trovati a Vigata nella stessa notte, di cui uno stranamente scomparso, il commissario viene scosso sentimentalmente da una donna che lo porterà a ripensare seriamente la sua storica fidanzata a distanza interpretata da Sonia Bergamasco. Nostalgico sia nel mood che nelle scelte difficili che Montalbano affronterà stavolta, amalgamato tra l’ironia e la freschezza di sempre, aleggia lieve un senso di smarrimento dovuto anche alla scomparsa del grande papà di tutti loro, Camilleri. Funziona molto bene l’innesto di Greta Scarano, nuovo personaggio della scientifica che farà saltare ogni certezza al nostro commissario. E non è da meno Antonia Truppo, trasformista di cristallino talento che impersona una donna ascoltata nell’indagine.
Il film di quasi due ore, godibile e con un nuovo caso dai risvolti molto originali, andrà in onda in prima serata lunedì 8 marzo su Rai Uno, ci sarà d’aspettarsi un grande successo anche di ascolti.
Francesco Di Brigida
 
 

La Sicilia, 24.2.2021
La serie tv. Il commissario di Vigàta si congeda dal pubblico l’8 marzo con “Il metodo Catalanotti” infatuandosi della giovane collega interpretata da Greta Scarano
Un Montalbano pazzo d’amore

E stavolta vedrete un Montalbano mai visto. Appassionato, innamorato, fuori controllo. E non si sa ancora se sarà per l’ultima volta. Però cominciamo dall’inizio. «Quando comprai per la prima volta un romanzo di Camilleri, perché alcuni amici me l’avevano consigliato, lo lasciai da parte. Ma una volta conosciuto Montalbano è stato amore a prima vista» confessa oggi Luca Zingaretti. E se gli chiede in che cosa può sintetizzarsi questo amore, dice: «In un amore totale, anche nelle sue antipatie, nelle sue testardaggini, nel suo essere sé stesso sia col potente che col debole, nel suo non avere il cartellino col prezzo attaccato alla giacca, nella sua integrità. Un amore che mi ha spinto a dargli molto, come anche Camilleri mi disse una volta. A dargli le mie capacità professionali ed i miei difetti umani». Sino ad oggi. Sino a questo “Il metodo Catalanotti” che l’8 marzo Rai1 manderà in onda con la new entry Greta Scarano, nuovo episodio e 37° film della ventennale saga tv. Domani chissà. Perché alla vigilia della messa in onda di quello che sembra essere l’ultimo capitolo, impazzano le polemiche sulla fine della saga e sul perché di una fine da molti non voluta.
«Lo so che in tanti si chiedono cosa ne sarà di Montalbano ma il covid comunque ci impedisce di tornare sul set – dice lo storico produttore Carlo Degli Esposti – ma ci sarà un momento, finita questa emergenza, in cui prenderemo una decisione sul futuro della serie. Però io voglio dire che per me e per quelli che vi hanno lavorato Montalbano è eterno anche se il primo che ha pensato alla sua fine è stato proprio Camilleri».
E se gli si fa notare che oggi, nonostante l’emergenza, le serie e i film si stanno girando, replica «non sono scuse per prendere tempo, ma abbiamo perso da poco Camilleri, il regista Sironi, lo scenografo Luciano Riccieri e quindi quello che serve è un ripensamento della serie perché la responsabilità di trasporre la letteratura di Camilleri è enorme. Dobbiamo aspettare perché questo momento Covid crea troppa tensione per poter ripensare davvero la serie. Abbiamo bisogno di tempo e la fretta può essere un grande nemico».
Questa la risposta a parole e polemiche che si sono seguite e inseguite nei giorni scorsi. E vuole essere in questo ultimo film dal terz’ultimo romanzo della saga con tutto Camilleri dentro. Come dice Luca Zingaretti «con tutti i temi a lui cari, dall’amore al sesso, dalle corna al teatro, grande amore di Camilleri, passando per il tema pirandelliano dello sdoppiamento dell’io e dell’identità, per l’idea della vecchiaia, per il suo tentativo di afferrare la giovinezza, la tragedia e la tendenza al “tragediare” dei siciliani, ci sono tutti i suoi temi, come se lui presagisse la fine e avesse voluto lasciarci una sorta di testamento». Ma qui la novità è un’altra e si chiama passione, perdita del controllo, abbandono cui certo il commissario Montalbano non ci ha abituato. E, invece, lo vedremo proprio dentro questo sentimento che lo mostra fragile e non più tutto d’un pezzo, esposto all’amore possibile e alla tentazione.
Cosa significa? «Che qui Camilleri tradisce in qualche modo il suo personaggio – risponde Zingaretti – Ci ha abituato ad un uomo che teneva alla sua terra, alla sua casa, alla sua donna, alle sue nuotate e, di colpo, sovverte tutto, come se avesse fatto fare a Cappuccetto Rosso una rapina in banca. In questi vent’anni Montalbano è stato indotto in tentazione ma ha resistito. Qui, invece, il commissario si perde, il suo sistema di valori va a pezzi. Lui è pronto a rinunciare a tutto pur di stare vicino a lei. Una rivoluzione che bisognava portare sullo schermo. E io mi son trovato anche nel ruolo di regista, non è stato facile, perché ho dovuto prendere il timone della barca dalla mattina al pomeriggio e senza tutta la troupe non ce l’avrei fatta». E che cosa vede nel futuro di Montalbano? «Quest’anno è come se il tempo si fosse fermato, non c’è stato il modo di elaborare tutto il lutto. Quando la vita vera ricomincerà vedremo».
Silvia Di Paola
 
 

Ultima parola, 24.2.2021
Commissario Montalbano: l’inaspettato attacco di Luca Zingaretti alla Rai
Lo storico interprete del Commissario Montalbano, Luca Zingaretti ha mosso delle critiche in riguardo alle scelte della Rai sulla programmazione del programma che lo vede protagonista.

In attesa che vada in onda l’ultima puntata dell’amatissima serie Il Commissario Montalbano, che è prevista lunedì 8 marzo in prima serata su Rai1, l’interprete del volto del celebre Salvo Montalbano, ha lasciato delle dichiarazioni molto nette, prendendo posizione contro le scelte della rete televisiva.
A quanto pare si tratterebbe proprio dell’ultima puntata della serie, che avrà il titolo di “Il metodo Catalanotti”, infatti i telespettatori, fan dello show attendono con ansia di vedere l’ultimo episodio della fiction, pronti a qualsiasi tipo di colpo di scena.
Per i più curiosi, sappiamo che è già stata data una prima anteprima dell’episodio, ovvero qualche notizia sulla trama dell’ultima puntata: a quanto pare il noto protagonista dovrà vedersela con i propri sentimenti, in modo del tutto inaspettato. Infatti, il Commissario si innamorerà e con molta sorpresa in quanto non pensava che avrebbe più potuto provare determinati sentimenti.
Il Commissario Montalbano: le parole di Luca Zingaretti
Chi non conosce Il Commissario Montalbano? Chiunque, di qualunque fascia di età, ha sentito parlare della famosissima fiction storica di Rai1, che ha riscosso tantissimo successo, registrando punte altissime di share. Nonostante ciò, lunedì 8 marzo andrà in onda l’ultima puntata della serie, che senza dubbi avrà ottimi ascolti.
Lo storico protagonista della serie ha commentato la scelta della Rai di rimandare in onda più volte le repliche del programma, criticando aspramente questa decisione. Luca Zingaretti ha dichiarato infatti: “ci sono state un po’ troppe ripetizioni, repliche. La gente ora è confusa. Capisco certamente che durante il lockdown le repliche facevano comodo perché portavano audience. La RAI ci ha guadagnato, ma le esagerazioni non fanno bene”.
Nonostante ciò il protagonista ha appoggiato la scelta della Rai di chiudere lo show, sostenendo che tutto il cast sentiva che ormai si stava chiudendo un’epoca.
Lucia Testa
 
 

Grupo La Provincia, 24.2.2021
Las aventuras de El comisario Montalbano inician nueva temporada en la TV italiana

La popular serie italiana "El comisario Montalbano" iniciará una nueva temporada a través de la pantalla estatal de la RAI1 mostrando una faceta romántica al volverse "completamente loco" de amor por una colega, Antonia, de la policía científica.
El personaje creado por Andrea Camilleri, de Vigata, un pequeño pueblo de Sicilia y también de ficción, reúnen en su elenco a Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Angelo Russo, Marina Rocco, Greta Scarano y la participación de Sonia Bergamasco, informó un despacho de ANSA.
Todos ellos serán dirigidos por el propio protagonista, Luca Zingaretti, quien tomó el legado de Alberto Sironi, eterno director de la ficción a lo largo de más de 20 años, que falleció, igual que Camilleri, en 2019.
Las aventuras de Montalbano pueden verse en la Argentina en la señal de cable Europa Europa, aunque los capítulos de la inminente nueva temporada aún no fueron anunciados en el país. (Télam)
 
 

Telkáč, 24.2.2021
Pobúrenie a dokonca aj protesty: Dôvodom je známy taliansky seriál Komisár Montalbano
Predstavitelia miest a kultúrneho života na Sicílii protestujú proti koncu úspešného televízneho seriálu Komisár Montalbano. Požadujú, aby producenti seriálu natočili aj posledný príbeh napísaný sicílskym spisovateľom Andreou Camillerim, ktorý detektívky s komisárom Montalbanom vytvoril. Záverečnú epizódu seriálu, ktorý slávil úspech aj v zahraničí, odvysiela talianska televízia RAI na začiatku marca, uviedla agentúra ANSA.

Protesty sú silné hlavne v provincii Ragusa, kde bola väčšina dielov natočená. "Je nemysliteľné a tiež veľmi neúctivé k pamiatke tak významného majstra, ktorým bol Andrea Camilleri, aby nebola natočená ďalšia a tentoraz už posledná epizóda tohto úspešného seriálu," uviedol Corrado Bonfanti, starosta mesta Noto, v ktorého okolí televízny seriál vznikal.
Záverečný príbeh s názvom Ricciardino napísal Camilleri v roku 2005, o desať rokov neskôr poviedku prepracoval a jej konečné znenie bolo vydané až posmrtne v roku 2020.
Camilleri opakovane vyslovil želanie, aby s jeho smrťou odišla aj postava známeho policajta. Sicílsky spisovateľ skonal v roku 2019 v Ríme vo veku 93 rokov. Kvôli problémom so zrakom sa tvorivé tempo tohto plodného autora, ktorý vydal desiatky poviedok a románov, v posledných rokoch života veľmi spomalilo.
Stvárnenie poslednej knižky však producenti vylučujú. "Televízny komisár Montalbano skončil, odišli všetky jeho kľúčové postavy," uviedol herec Peppino Mazzotta, ktorý v seriáli hrá Montalbanovho pobočníka. V roku 2019 totiž zomrel režisér Alberto Sironi, ktorý seriál točil od samého začiatku v roku 1999. Vlani potom zomrel ďalší významný člen natáčacieho štábu - filmový scénograf Luciano Ricceri.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 24.2.2021
La statua di Camilleri contesa da due città

La statua di Andrea Camilleri, realizzata nel centro di Agrigento un anno dopo la morte dello scrittore, sarebbe "fuori legge". E rischia di essere rimossa. È quanto sostiene l'ex consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Di Rosa oggi responsabile del movimento civico "Mani Libere" che in questi giorni ha riesumato una legge del 1927 (la 1188) secondo cui "nessun monumento o lapide può essere dedicato a chi non è morto da almeno 10 anni".
Di Rosa ha così inviato una lettera al sindaco di Agrigento Francesco Miccichè per chiedere di regolarizzare la statua: «basta un decreto del Prefetto e il parere positivo del Ministero dell'Interno, non chiediamo che venga tolta, ma così è illegale».
Ribatte il sindaco Miccichè: «stiamo provvedendo, ho già sentito il Prefetto, quella statua da qui non la toglie nessuno». Questi sono i fatti. Il retroscena è che quella di Camilleri è dal principio una statua contesa, divenuta oggetto di bagarre tra i due vicinissimi Agrigento e Porto Empedocle, quest'ultimo comune d'origine dello scrittore, il tutto accentuato dal fatto che l'ex sindaco Lillo Firetto che ha deciso di collocare la statua nel centro di Agrigento è empedoclino. Di certo in questi giorni la statua realizzata dall'artista Giuseppe Agnello, tornata al centro della disputa, riaccende il campanile. «Firetto mi ha rubato l'idea – dice il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina – Quando morì Camilleri, durante una commemorazione pubblica, ebbi a dire che sarebbe stato nostro desiderio realizzare questa statua e porla di fronte dell'allora bar Albanese, oggi ristorante Vigata, dove Camilleri con l'immancabile sigaretta era solito sedere insieme ai vecchi amici e ai musicanti. Tra il pubblico quella volta c'era l'artista Agnello, lo stesso che poi l'ha realizzata ad Agrigento. Lo avevo anche mandato a chiamare, perché volevo affidare a lui la realizzazione, ma non mi venne mai a trovare. Probabilmente aveva già l'accordo in tasca».
Non ci sta l'ex sindaco Firetto: «Quando la sindaca di Porto Empedocle l'ha detto, già noi, con massimo riserbo, avevamo dato l'incarico ad Agnello e ottenuto il benestare della famiglia di Camilleri. La statua, tra l'altro, lo ritrae nella medesima posizione in cui il maestro è ritratto assieme a me in una foto che ci vede al bar con davanti un mucchio di arance [Forse arancine, NdCFC]».
Probabilmente per risolvere il caso il commissario Montalbano, prima, ci mangerebbe su un piatto di spaghetti al nero di seppia davanti al mare, sperando di non essere interrotto dai colleghi. Ma tant'è che la statua ad Agrigento ora che è scoppiata la polemica deve essere regolarizzata: « Se serve si faccia – conclude Firetto – ma lasciatemi dire che si tratta di una norma desueta, già Camilleri in Italia ha 3 scuole intestate, probabilmente hanno sbagliato anche gli altri. E poi tale norma può essere superata se si tratta di personaggi di rilevante importanza, certamente un maestro tradotto in 120 [Sic!, NdCFC] lingue nel mondo mi pare che abbia tutte le carte in regola per poter avere una statua».
Giada Lo Porto
 
 

Messina Today, 25.2.2021
Il commissario Montalbano torna in tv con due messinesi nel cast, Cicciò: "Zingaretti è stato un regista perfetto"
Nell'episodio de “Il Metodo Catalanotti” in onda l'8 marzo anche Monica Dugo nel ruolo di Anita: "Del mio personaggio ho amato la teatralità"

Manca davvero poco al ritorno dell’amatissimo Commissario Montalbano in tv. Appuntamento l’8 marzo su Rai1 alle ore 21,25 con l’atteso episodio de “Il Metodo Catalanotti”. Ma quali saranno le novità della fiction tratta dal terz’ultimo libro della saga letteraria di Camilleri? A darci qualche anticipazione i due attori messinesi che fanno parte del cast del film girato nel 2019.
A cominciare da Giampiero Cicciò che nella pellicola interpreterà Rosario Lo Savio, ma scopriamo cos'ha di caratteristico questo personaggio: "È un architetto un po’ buffo e vanesio - dichiara Cicciò - che fa teatro amatoriale ma è convinto di essere Gassman. Nelle mie due scene mi sono divertito ad attribuire a Lo Savio molti vezzi tipici di alcuni attori il cui narcisismo spesso rasenta, involontariamente, il farsesco. La scrittura di Camilleri consente una recitazione che si avvicina al grottesco. E la mia fortuna è che questa cifra stilistica è quella che preferisco". Esperienza televisiva cominciata con un provino con Sironi e proseguita con l'incontro diretto con Zingaretti: "È lui che mi ha diretto perché in quel periodo Alberto Sironi stava già male e non andava più sul set. Le indicazioni che mi ha dato Zingaretti erano molto precise e argute. Lui è un attore con una lunga esperienza televisiva ma credo che il suo essere anche un uomo di teatro gli abbia reso più facile la comunicazione con i colleghi che si è trovato improvvisamente a dover dirigere. È stato un regista perfetto e anche generoso: ha esaltato il potenziale comico del mio personaggio", racconta entusiasta Cicciò.
Cicciò è stato chiamato direttamente da Sironi per interpretare questo ruolo: "Qualche mese prima dell’inizio delle riprese, Sironi mi chiamò per un provino. Ne avevo già fatto uno con lui alcuni anni prima, sempre per Montalbano, che andò molto bene. Ma dimostravo meno della mia età e quindi prese un quarantenne con la faccia da quarantenne. Ci rimasi malissimo. Poi lo incontrai a Salina, al MareFestival, dove entrambi ricevevamo un premio, e quella sera gli dissi tra il serio e il faceto: Tutti i miei amici attori siciliani hanno fatto Montalbano e io no! Ti sembra giusto? Lui rise e mi guardò come per studiare meglio la mia faccia. E dopo pochi anni mi chiamò per questo provino. Devo a lui questo ruolo. E lo ringrazio ovunque sia".
Una grande soddisfazione per l'attore messinese essere stato scelto per una delle fiction più amate dal pubblico: "È una grande gioia essere in una serie televisiva di altissima qualità come questa, e recitare quelle battute mirabili scritte da Camilleri, è un’esperienza che ogni attore siciliano dovrebbe fare. L'ho anche consocituo e ci ho pure lavorato. Eravamo in scena insieme con un suo testo ispirato a La lupa di Verga. Di Camilleri ricordo l’affetto e il riguardo con cui trattava gli attori, la sua signorilità, la saggezza, e ammiravo la sua profonda conoscenza della letteratura e del teatro", conclude Cicciò che in autunno metterà in scena “Molto rumore per nulla” di Shakespeare prodotto dal Teatro di Messina mentre a Roma, invece, cura la direzione artistica del Festival inDivenire.
Ci sarà anche la messinese Monica Dugo nel cast che nella fiction sarà l'eccentrica Anita Pastore: "Il mio è un personaggio divertente ed esuberante. Questa donna ha l'aria impertinente ed è scocciata di ricevere le chiamate di Montalbano, non ama testimoniare. Lei è un personaggio teatrale come tutti quelli di Camilleri. Non è la prima volta che la Dugo lavora sul set di Montabano: " Ho lavorato anche in uno dei primissimi episodi di Montalbano- racconta la professionista che da 30 anni è attiva non solo in tv ma anche in teatro e nei musical- mi fa molto piacere essere stata scelta per l'ultimo episodio dallo stesso Sironi. La sua grandezza era quella di fare dei lunghi provini alla vecchia maniera. Difatti ogni suo personaggio è azzeccato perchè ne curava la scelta con molta meticolosità".
"Ricordo che quando ho girato questo episiodio- prosegue Monica - io e la costumista andammo nella migliore boutique di Scicli per prendere gli abiti più appariscenti, il mio personaggio doveva catturare l'attenzione di Montalbano. Inoltre grazie a questa serie ho scoperto dei luoghi straordinari della Sicilia che non consocevo da siciliana, è anche questa la magia di Montalbano". Monica Dugo in questi ultimi giorni è anche impegnata a girare la seconda serie di imma Tataranni sempre su Ra1.
Isabella Molonia
 
 

Tuttifrutti, 26.2.2021
Tuttifrutti. Moda a Milano, Zingaretti torna Montalbano ed Eddie Murphy "Principe", amarcord Sanremo
Cliccare qui per vedere la puntata

A Tuttifrutti una settimana della moda particolare a Milano, Luca Zingaretti parla di Montalbano e dei teatri chiusi, Salome in scena alla Scala, la mostra su Correggio a Parma. Per il cinema grandi uscite in streaming: Eddie Murphy e il sequel del Principe cerca moglie e il thriller Little things con Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto. Amarcord Sanremo: i grandi ospiti internazionali
 
 

TV Sorrisi e Canzoni, 26.2.2021
“Il commissario Montalbano”, Luca Zingaretti: «Con “Il metodo Catalanotti” cambia tutto»
Il protagonista e regista ci svela i segreti del nuovo episodio in onda l’8 marzo: «Potrebbe essere l’ultimo, ma non è detto»

È con un’emozione particolare che Luca Zingaretti parla dell’ultimo giorno di lavorazione de "Il metodo Catalanotti": «Ricordo che abbiamo improvvisato un brindisi sul set, ed eravamo insieme contenti e sgomenti. Contenti per la qualità dell’episodio, che secondo me è uno dei migliori di tutta la serie. Sgomenti per l’assenza di Andrea Camilleri e Alberto Sironi, che erano gravemente ammalati».
Lo scrittore e il regista storico de "Il commissario Montalbano", poi, non ce l’hanno fatta. E così "Il metodo Catalanotti" vede alla regia Zingaretti affiancato a Sironi. «Da un giorno all’altro mi sono trovato a sostituirlo. All’inizio speravo per poco, poi ho capito che non sarebbe tornato più. Nei giorni feriali dirigevo e recitavo e nei weekend lo sentivo al telefono per raccontargli tutto, sperando di non affaticarlo. E Sironi era molto contento del taglio nuovo che abbiamo dato a questo episodio» spiega ancora l’attore nella nostra intervista che anticipa la messa in onda dell’8 marzo.
Perché parla di un taglio “nuovo”?
«Perché con "Il metodo Catalanotti" cambia tutto. In questo romanzo Camilleri ha giocato un bello scherzetto a Salvo, e a tutti noi. Eravamo abituati a pensarlo con certezze granitiche. Per esempio l’amore per Vigata, così forte da spingerlo ad attribuire ad altri i suoi meriti pur di non “rischiare” di essere promosso e trasferito altrove. O il legame con Livia, che era un po’ la sua coscienza, l’unica che potesse fargli certe critiche. E ora il commissario è pronto a rinunciare a entrambe le cose».
Perché?
«Ma per amore, è chiaro. Salvo perde completamente la testa per una poliziotta (Greta Scarano). La sua freschezza e sensualità lo travolgono. E quando lei gli ricorda che dovrà tornare al Nord, lui è pronto a lasciare tutto per seguirla».
Proprio quello che non ha mai fatto per Livia...
«Tra Salvo e Livia ci sarà un dialogo telefonico davvero intenso. È una delle scene di cui sono più orgoglioso. Una di quelle dove, come dicevo, dovevamo cambiare tutto. Perché i toni di Montalbano sono quelli della commedia dell’arte, pensate solo al personaggio di Catarella... Questa volta ci voleva un tocco più drammatico. Vediamo se alla gente piacerà o se mi correranno dietro per picchiarmi! (ride)».
Per ora sono tutti spaventati che questo sia l’ultimo episodio della serie. Il sindaco di Noto (la fiction viene girata nel ragusano e nel siracusano) ha lanciato un appello perché la saga de "Il commissario Montalbano" continui.
«La verità è che tra la perdita di Sironi e Camilleri e poi la pandemia siamo sotto shock. Non c’è stato il tempo di prendere una decisione definitiva. Certo, tutto questo affetto potrebbe anche spingerci a continuare. Ci sono ancora due libri di Camilleri che non sono stati portati sullo schermo ("Il cuoco dell’Alcyon" e il capitolo finale della saga, "Riccardino", ndr)... Cominciamo a vedere come viene accolto questo episodio. Poi decideremo».
Paolo Fiorelli
 
 

Eco del cinema, 26.2.2021
Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti – Recensione
Un racconto che racchiude in sé tutto ciò che Camilleri amava raccontare

Trentasettesimo film della serie del più famoso Commissario d’Italia, “Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti” è tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri, e arriva sullo schermo a più di un anno dalla morte dello scrittore siciliano. Le riprese furono funestate dalla morte del regista Alberto Sironi e dello storico scenografo Luciano Ricceri. Queste gravi perdite crearono sgomento nel cast e tra gli addetti ai lavori, e portarono Luca Zingaretti a rivestire, da un momento all’altro, il doppio ruolo di attore e regista, portando egregiamente a conclusione le riprese del film.
Scritto da un Camilleri ultra novantenne e pubblicato da Sellerio a maggio 2018, “Il metodo Catalanotti” racchiude in se tutte le tematiche care allo scrittore siciliano, ed è pervaso da un’inquietudine forse dettata dalla consapevolezza da parte sua del poco tempo che aveva avanti a sé. La trama gialla è inserita in una stretta maglia di riflessioni sulla vita, la morte, l’amore, le passioni, e Montalbano è assalito da una voglia di vivere inusuale, quasi non ci fosse un domani. Il tema dell’identità di pirandelliana memoria, è lo strumento ideale per portare sullo schermo drammi e gioie, in una girandola di personaggi singolari, che affollano il teatro della vita.
Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti: il teatro come fulcro drammatico e al contempo maestro di vita
Ma il teatro è anche uno dei protagonisti attivi della narrazione, perché è tra i ‘teatranti’ che si compie il delitto su cui indagare, e sono sempre loro che portano alla luce il singolare ‘metodo’ al centro delle vicende. Montalbano è affiancato come sempre da Fazio e Augello, e a quest’ultimo sono riservate le situazioni più divertenti e spassose del racconto. Mimì è il ‘fimminaro’ di sempre, mentre il commissario di Vigata è ad un bivio esistenziale, in cui le passioni hanno la meglio sulla ragione, e quei criteri che hanno da sempre contraddistinto il suo operare privato sembrano sciogliersi come neve al sole, sopraffatti da emozioni nuove ed eccitanti.
Un film al femminile, con attrici di talento
Tante le figure femminili che popolano le vicende, che come sempre Camilleri definisce con particolare cura e amore. Greta Scarano veste i panni del nuovo capo del ‘circo equestre’, la scientifica, creando non poco scompiglio nella vita di Salvo. Deliziosa Marina Rocco, nei panni di un’attrice che ha subito il ‘metodo’, il suo è il ruolo più divertente. Di particolare intensità l’interpretazione di Antonia Truppo, e molto brava anche Monica Dugo, che il pubblico di Rai 1 ha amato in “Imma Tataranni”.
Il groviglio delle indagini, come sempre pian piano si dipana, portando lo spettatore ad un colpo di teatro finale, in cui il palcoscenico si riveste di verità, ospitando l’ammissione della colpa. Ma in un gioco di doppi e specchi chi è poi la vera vittima?
“Il commissario Montalbano – Il metodo Catalanotti” ha quel giusto equilibrio tra indagine investigativa, sentimento e ironia, che lo farà apprezzare dal pubblico, che non potrà che rimanere sgomento dalle decisioni riguardanti la sfera privata del commissario: “È come aver fatto fare una rapina a Cappuccetto Rosso”, per usare le parole di Zingaretti.
Maria Grazia Bosu
 
 

AgrigentoOggi, 26.2.2021
Attesa per l’ultimo episodio della serie Tv del Commissario Montalbano. Tra i protagonisti anche Gaetano Aronica nei panni di Lopez.

C’è grande attesa ad Agrigento per la messa in onda su RaiUno dell’ultimo episodio della serie Tv del Commissario Montalbano, il “Metodo Catalanotti” tratto dall’omonima opera di Andrea Camilleri. Questa imperdibile puntata tra gli attori vede anche Gaetano Aronica presidente della Fondazione Teatro Pirandello, attore particolarmente amato dal pubblico agrigentino che impersona Lopez, l’attore della Compagnia teatrale dove si è verificato un omicidio.
[...]
Maria Rosso
 
 

Oltre Vigata, 27.2.2021
Porto Empedocle, Vigata, la città natale di Andrea Camilleri

La casa di campagna dei nonni di Andrea Camilleri è sempre stata presente nei ricordi dello scrittore empedoclino. Egli stesso la definisce il suo “Paradiso Terrestre”.
Questo video con delle immagini prese dal reale e altre prese in prestito, abbiamo voluto riproporre uno stralcio liberamente tratto di un racconto del Maestro.
“Ricordi chiusi a chiave” dal libro “La casina di campagna”, Edizione Henry Beyle.
Questo racconto è stato anche pubblicato nel sito ufficiale degli amici del Camilleri Fans Club - http://www.vigata.org/
 
 

elsalvador.com, 27.2.2021
La revolución de la luna: una parábola de justicia
Sicilia, 16 abril de 1677. Desde su lecho de muerte, el virrey del rey Carlos III de España, Ángel de Guzmán, marqués del Castel de Rodrigo, nombra a su esposa, doña Eleonora, como su sucesora.

Andrea Camilleri (1925-2019) es considerado como una figura magnífica en los anales de la literatura italiana y uno de los escritores más importantes de siglo XX-XXI. Las más de 100 novelas escritas por Camilleri vendieron más de 10 millones de ejemplares y eran hechos programas de televisión y cine. Fue galardonado como doctor honoris causa de la Universidad de Pisa en 2015.
En esta época dorada de la novela siciliana, La revolución de la luna de Andrea Camilleri (Europa Editions, traducida al inglés por Stephen Sartarelli, y publicado en 2017) ocupa un espacio literario a la par con novelas históricas como El Gatopardo de Guiseppe Tomasi di Lampedusa (Feltrinelli, 1958); la novela histórica de Leonardo Sciascia, El Concilio de Egipto (Carcanet, 1963); y la magnífica novela histórica sobre la falta de libertad de prensa durante el Ventennio del fascismo en Italia, de Umberto Eco, Número Zero (Bompiani, 2015). Cuando fue publicada su Revolución de la luna, Camilleri mismo declaró que había “…decidido deliberadamente pasar, como contrabando, un comentario crítico de mis tiempos”.
Esta novela, joya diminuta de un momento en la historia de Sicilia, está basada en un hecho verídico del s. XVII, cuando una mujer asumió el puesto de virrey de España para Sicilia durante 27 días. Como lectores estamos invitados a una cena amarga y bella, a la vez, con la disección retórica de las cortes reales y papales. Pone al descubierto la hipocresía, la falsedad, corrupción y misoginia combinada con la perversión profunda de una élite desmesurada compuesta de hombres que confabulan a destruir un momento de esperanza con las reformas de una mujer inteligente y valiente. Pero encontramos que, al leerlo, estamos riéndonos por el humor y sátira maravillosa de la novela, que es una obra de arte tipo commedia dell’arte, una farsa en prosa exquisita que hace heridas como de un estilete filudo. Pero canta, de igual manera, fantasiosamente como un poema lírico de humor y patetismo sobre el manejo astuto del poder por esta mujer astuta, virreina de España en Sicilia por los deseos de su esposo, don Ángel de Guzmán, virrey anteriormente quien reinaba conjuntamente con el Concilio Real y Sagrada. La primera nota histórica que ancla los hechos en la realidad histórica de Sicilia es de una carta en que Camilleri comenta que desea insertar como evidencia en el primer capítulo de esta novela. Reza así:
“En 1611, una semana después de aterrizar en Palermo, el Virrey de Sicilia, el Duque de Osuna, había escrito al rey, en estas palabras exactas: ‘Nadie aquí es ni salvo ni sano, ni en su propia casa. Este reino reconoce ni Dios ni su Majestad. Todo es de venta, incluyendo las vidas y posesiones de los pobres, las propiedades del rey, hasta la justicia misma. Nunca he visto ni me ha dado cuenta de nada comparable a la criminalidad y desorden aquí’”.
El día 16 del mes de abril de 1677, según documentos fidedignos en los archivos históricos de Palermo, Camilleri indica que un pequeño punto histórico encontrado en los documentos oficiales lo ocupó para crear toda esta novela diminuta. En el primer capítulo, Camilleri presenta a don Ángel de Guzmán, virrey enfermizo de España para Sicilia ubicado en Palermo, muere por enfermedad repentinamente en medio de una reunión del concilio y los ministros aprovechan, durante un período de dos horas, con el virrey sentado muerto en el sillón, a pasar varias leyes y hacer actos oficiales del concilio del gobierno.
Pero don Ángel de Guzmán, desconfiando en el Concilio Real y Sagrado, había dejado una carta con órdenes que sería su esposa, doña Eleonora quien asumiera el puesto del virrey de España para Sicilia. Una vez que don Ángel es declarado difunto, doña Eleonora asume plenamente el poder. Y el caos y corrupción se desprenden a todo vapor. Los hombres, al no saber más cómo están los asuntos, ventilan su coraje y miedo contra sus mujeres: “Michiluzzo Digiovanni mete su esposa en la cama y comenzó con ella durante tres horas enseguida, así como que fuera un animal”. El obispo, con miedo que se revelaran unos “hechos sucios”, ordena el asesinato de don Severino, el médico que atiende a doña Eleonora y quien es de su confianza y la apoya plenamente. Y ella no tiene confianza en nadie más que don Severino, quien la atiende cuando desmaya, y cae profundamente enamorado de Eleonora, la sirve como espía y ayudante en todo lo que ella intenta, en su capacidad oficial, por mejorar la población indigente de Palermo.
Inesperadas son las páginas de Camilleri que siguen. Y son un brindis a la mujer en la esfera política: doña Eleonora logra maniobrar en una manera más astuta que los señores políticos y eclesiales tan poderosos. Pero, al final, es derrocada, en una floritura triunfal en un estoque que Camilleri hace claro, pura y sencillamente que es únicamente porque es mujer, y por ninguna otra razón, que es derrocada por el golpe de estado de los ministros. Termina esta novela de un poco más de 200 páginas, con una dulzura palpable, imaginable solo en las páginas de Tasso, Ariosto o Petrarca.
Sus primeros ordenes legislativos, de los 27 días que reinara, son de reducir los impuestos para familias grandes, de cortar el precio del pan por la mitad, establecer casas para mujeres indigentes y para mujeres que habían trabajado como prostitutas pero ya no puedan seguir por su edad avanzada. También establece dotes para jovenes sin recursos para que puedan casarse. Sus reformas son rechazadas por los hombres, ministros del concilio del gobierno en formas sangrientas y corruptas, que incluyen no solamente mentiras y ataques al carácter de doña Eleonora, si no hasta atentados de homicidio y conspiraciones a nivel internacional en Roma por los ministros de gobierno y por el obispo de la ciudad. El pueblo es manipulado en tal manera que cambia entre odio y amor para ella, no sabiendo sus propias mentes.
Pero algunas de las reformas el pueblo no pudo rechazar: la de reducir el precio del pan por la mitad, por ejemplo, u ofrecer dotes para jovenes pobres, y también de montar albergues para huérfanos.
El primer acto, de doña Eleonora, sin embargo, es de quitar un gran número de ministros del gobierno. Ellos tienen miedo que se revelen sus horrendos actos y, por lo tanto, buscan venganza avant la lettre. Para no multiplicar ejemplos, una gran parte de la corrupción se centra en un albergue, supuestamente para jovenes vírgenes, pero que está, en realidad, funcionando como un burdel donde jóvenes mujeres están mantenidas bajo llave para el “uso” de los ministros mismos, pero que lleva el nombre de El Refugio Sagrado para Vírgenes en Peligro.
Como parte de la estrategia de salvar o restaurar la dignidad de la mujer, Eleonora establece la Dote Real, con el objetivo de proveer dotes para niñas pobres para que puedan casarse y no caer en la vida de la calle. Establece también el Conservatorio para las Magdalenas Reformadas, para proveer una vivienda para las señoras de la vida alegre que ya eran mayores de edad y no pudieran practicar su vocación de prostitución a causa de su vejés. El complot sigue, lleno de venganzas y actos sucios por los ministros y el obispo contra la virreina, doña Eleonora, hasta que todo, con la ayuda de don Severino, es revelado y se va en un torbellino al fracaso por el concilio y los ministros. Mientras tanto, doña Eleonora está limpiando y arreglando los asuntos para que la población tenga lo que necesita para una vida digna apoyada por nuevas leyes.
Después de todas las reformas de 1677 implantadas por doña Eleonora con el apoyo del médico, don Serafino, y todas las maniobras y maldades del gobierno civil y eclesial, incluyendo la manipulación de la población en contra de la virrey, el obispo, para salvarse a sí mismo, toma la oportunidad de efectuar un violento atentado contra doña Eleonora. ¿Pero quién puede estar en contra de disminuir los impuestos sobre el trigo para el pan para así cortar por la mitad el precio de venta a la población? ¿O de establecer un organismo para las dotes de jóvenes pobres? Don Severino, el médico enamorado de doña Eleonora, también había hecho unos esfuerzos de organización de la población a favor de Eleonora, explicándoles, en el proceso, la realidad de las estrategias que ella llevaba. En el momento del peligro para Eleonora, dice la novela,
“Unos 300 hombres, todos muy jóvenes y fuertes, de repente corrieron rápidamente a la plaza. Estaban gritando con una sola voz, con todo el aire que tenían en sus pulmones: ‘¡Que viva doña Eleonora! ¡Doña Eleonora es nuestra!’. Eran miembros del gremio de los estibadores del puerto e inmediatamente comenzaron a pelear con las turbas que amenazaron doña Eleonora”.
Al fin de tanto, es el obispo, Turro Mendoza, quien sale como enemigo fuerte, que confeccionaba varias trampas contra doña Eleonora, porque es la virreina por España y oficial más alto del imperio en Sicilia. Camilleri, con su voz irónica, menciona que el obispo comenzó a ponerse nervioso cuando el pueblo recibió la siguiente noticia: “La noticia que el precio del pan había sido cortado por la mitad cayó como un golpe muy duro al obispo” y el obispo es reducido a maniobrar hasta meter una carta de denuncia contra doña Eleonora en las manos del papa en Roma. El argumento del obispo de Palermo ante el Vaticano es doctrinal y declara Turro Mendoza que el puesto del virrey es, y siempre ha sido, legado no solamente del rey de España si no del papa en Roma también. Nunca ha sido y ahora no podría ser, ocupado este puesto por una mujer. “El obispo tomó”, dice Camilleri al lector, “más de tres horas para escribir la carta. Pero cuando él lo re-leyó, la encontró una obra maestra. Cada palabra constituyó un clavo en el ataúd de doña Eleonora. (….) ¿Había algún caso de que el Legado fuese una mujer? (….) ¿Cómo, entonces, pudo un obispo obedecer un Legado del sexo femenino? (….) Más importante, si no tomara las medidas de eliminar tal monstrum en una manera de prontitud pudiera complicar más cualquier resolución definitiva de la cuestión del Legado Apostólico en Sicilia”. Por lo tanto, el obispo había dado forma a un argumento doctrinal en que, precisa y solamente por ser mujer, doña Eleonora no podía ocupar el puesto ni del Legado Apostólico, ni del virrey para España, y que, por eso, tendría que dejar el puesto de virreina y ser repatriada a España a las órdenes del rey Carlos III. El rey manda una carta a tal efecto de que doña Eleonora tendría que repatriarse. Ella obedece.
Pero el obispo Turro Mendoza es acusado y encontrado culpable de “hechos sucios” de índole sexual y es destituido por una corte civil. Eso afecta al Inquisidor don Camilo Rojas y Penalta, como explica Camilleri, “porque durante años las fortunas del Santo Oficio habían ido decayéndose. No pudieron encontrar un hereje por ningún lado, todas la brujas habían desaparecido y ahora nunca podrán quemar a nadie en la plazas públicas. ¿Dónde se habían desaparecido las bellas auto-da-fés?”
La noche antes de dejar Palermo para España, doña Eleonora invita a don Serafino a cenar en la casa del virrey:
“Tenemos que decir adieu”, dijo doña Eleonora. Su voz apenas era un respiro. Y cerraba sus ojos. Don Serafino vio una lágrima, solamente una, una perla, que cayó de su ojo izquierdo y procedió muy lentamente por su rostro y se detuvo, por un momento antes de caer de su cara, y con su mano derecha abierta don Serafino la capturó. Entonces, hizo un puño, deseando que la lágrima pudiera penetrar a su carne al punto de entrar a su mera sangre”.
Don Serafino ofrece seguirla y vivir en España, practicando, así como siempre había hecho en Sicilia, como médico para la población. (Los lectores no van a olvidar que el nombre “Serafino” es español por la designación de un ser angélico que pertenece al orden más alto de la jerarquía celestial y es asociado con luz, ardor y pureza (seraph-seraphim, del griego y hebreu).
“La mano de doña Eleonora quedó suspendida en el aire, ligera como una mariposa, y se movió hacia el rostro de don Serafino y lo acarició. Ella dijo: “Solamente puedo prometerle una invitación a una cena tres veces a la semana”. Y don Serafino respondió: “Es suficiente para mí”.
Al salir de Palermo en barco, los marineros comenzaron a quitar las amarras del barco, y en el silencio, se oyó la voz de Peppi Gangitano, un poeta de las calles y tabernas, que surgió fuerte y cantó lo siguiente:
Para rodear la tierra, en su enteridad,
La luna toma ventiocho días.
Las mujeres saben eso, así como sabe el mar,
Porque con la luna siempre están en fase.
Su reina duró un circuita lunar,
Aunque cambió la noche en un día brillante;
Sus leyes de bondad trajeron un exceso,
Y algo sanaba a nuestros sufrimientos.
Y ahora que sus esfuerzos han terminado,
Dama Leonora, busca en su corazón.
Profundamente en nuestro corazón, y
encontrará una luna pequeña y spléndida, que es usted reinando sola.
El primer ministro de Italia, Giuseppe Conte, declaró, en este año de 2021, que Andrea Camilleri era “un maestro de ironía y de sabiduría”. FIN
Lectura recomendada:
Camilleri, Andrea. The Revolution of the Moon. Traducido al inglés por Stephen Saltarelli (Europa Editions, 2017).
Lampedusa, Giuseppe Tomasi di. El Gatopardo (Feltrinelli, 1958).
Norwich, John Julian. Sicily. (John Murray Publishers, 2016).
Sciascia, Leonardo. The Council of Egypt. (Carcanet, 1963).
Katherine Miller
 
 

RagusaOggi, 27.2.2021
Ragusa, Scicli ei luoghi di Camilleri a “L'Atlante che non cè”, su Rai5

Porto Empedocle, Agrigento, Ragusa e Scicli. La nuova puntata della serie L’Atlante che non c’e’, in onda in prima visione lunedi’ 1 marzo alle 21.15 su Rai5, visita questi luoghi alla ricerca delle somiglianze architettoniche tra il barocco del Sud della Sicilia e i
Un viaggio in cui la letteratura incrocia la fiction italiana assieme a tanti protagonisti che aiuteranno a risolvere l’arcano: ma Vigata e’ in provincia di Ragusa o di Agrigento?
A rispondere sono Donatella Finocchiaro, Gaetano Savatteri, Stefania Auci, Gianluca Tavarelli e Silvano Salvatore Nigro. L’ultimo episodio della serie, lunedi’ 8 marzo, raccontera’ il Lago maggiore delle storie di Piero Chiara.
 
 

Il Giunco, 28.2.2021
Pergamena ci parla dell’ultimo episodio della serie di Montalbano
ANDREA CAMILLERI
“IL METODO CATALANOTTI”
SELLERIO, PALERMO, 2018, pp. 295

Anticipiamo la prossima uscita televisiva di quello che è dato come l’ultimo episodio della serie. Questo Montalbano sta una spanna sopra gli altri e non risente di una certa ripetitività degli schemi, che avevo notato. Camilleri vi ha trasfuso molto della sua lunga e brillante esperienza di regista teatrale per la RAI. Come in molti altri dei migliori Montalbano (“La vampa d’agosto”, 2006; “Le ali della sfinge”, 2006; “La pazienza del ragno”, 2004 e tra i romanzi storici soprattutto “La rivoluzione della luna”, 2013) anche qui ritorna il tema del doppio, che evidentemente affascina l’autore. Come al solito le indagini che si intrecciano sono due: quella del doppio cadavere di Carmelo Catalanotti e quella di due ragazzi, che vivono di lavori precari e che cercano di sposarsi, vittime di un padre maltrattante, vicenda che permette a Camilleri di attrarre l’attenzione del lettore sulla pesante situazione socio-politica in cui viviamo.
Sono entrambe storie di “amore” più o meno passionale che rimandano ad una terza vicenda, anomala rispetto allo schema solito, quella di un grande amore di Montalbano, che non è più quello per Livia, la fidanzata storica. E’ lo scossone più grosso che riceve il lettore abituale dei “Montalbano”: il romanzo chiude proprio su questo amore con i versi della Szynvorska (credo):
“ma adesso basterà un Everest di cenere
Per seppellire questa manciata di braci
che ancora si ostinano a bruciare?”.
In precedenza Salvo ha concluso provvisoriamente che sia quello vecchio per Livia, che dura da una vita, sia quello nuovo per Antonia, la provvisoria dirigente della scientifica, che sembra una passione senile, sono entrambi “amuri”. Sono le “vicchiaglie”, che il dimenticato anatomo-patologo Pasquano ricorda allo smemorato Montalbano? La sua smemoratezza è effetto di una passione simil-giovanile o dell’incipiente vecchiaia. Certo il termine “vicchiaglie” mi sembra un incrocio tra la vecchiaia e la vigliaccheria. Il finale sugli amori del Commissario è ancora aperto in questo epidodio e non si conclude neppure nel romanzo finale, il noto “Riccardino”, di cui abbiamo già parlato qui il 6.12.2020. Comunque anche questi due amori ripropongono il tema del doppio. Purtroppo questo doppio non si trasfonde anche nella forma, in un bilinguismo come ne “La rivoluzione della luna” (spagnolo e siciliano) o ne “La mossa del cavallo” (vigatese e genovese).
È un peccato perché la “nuova zita” Antonia sembra essere anconetana e con lei i dialoghi sono in italiano standard. Come dicevo i cadaveri sono due ed è una parte dell’enigma, come enigmatica è la doppiezza dell’assassinato: Carmelo Catalanotti è insieme un modesto usuraio e un raffinato “regista teatrale” di una compagnia di dilettanti, che ha messo a punto un proprio metodo molto radicale che sta a cavallo tra il “teatro povero” di Jerzy Grotowski e quello “violento” della compagnia catalana “Furia del Baus”. Questo metodo, che punta non al solito “verosimile”, ma al “similvero”, consiste nel trarre dalla storia personale dell’attore prescelto i motivi per recitare il dramma sulla scena. Per non guastare la suspance del lettore non posso dire oltre, ma vale la pena di leggerlo.
C’è da chiedersi – come ho già fatto a proposito de “La rivoluzione della luna” (“Allegoria”, n. 76, 2017) – le ragioni per la vera e propria passione verso il doppio di Camilleri. In quell’occasione proposi la lezione dello psicoanalista Matte Blanco dell’inconscio come sede del “simmetrico”, della capacità di tenere insieme una cosa e il suo contrario. Non è questa la spiegazione che Montalbano si da dei suoi “due amori”, Livia e Antonia?
Beppe Corlito
 
 

Huffington Post, 28.2.2021
La svolta "hot" dell'ultimo Commissario Montalbano
L'8 marzo “Il metodo Catalanotti”, tratto dal terzultimo romanzo di Andrea Camilleri e trentasettesimo film della saga

Allacciate le cinture: l’8 marzo arriva su RaiUno la svolta ‘hot’ del commissario Montalbano. È una svolta epocale non solo nell’esistenza televisiva dell’eroe di Camilleri, titolare di ascolti record fin dal suo esordio, nel 1999, ma anche negli stereotipi consolidati del poliziotto da piccolo schermo.
Per convenzione, tanto il commissario di Vigàta quanto la sua variegata discendenza da prima serata si corredano di emozioni amorose e anche erotiche, all’occorrenza. A esonerarli dall’umana lascivia intervengono però nei copioni opportune distanze dall’essere amato. Sono distanze geografiche, come nel caso di Livia per Montalbano, o esistenziali, come nel caso del Rocco Schiavone di Marco Giallini, in perenne dialogo con la consorte defunta. Dedizione al lavoro e self control non ammettono inquinamenti affettivi.
Con “Il metodo Catalanotti”, tratto dal terzultimo romanzo di Andrea Camilleri e trentasettesimo film della saga, si volta pagina. Sarà interessante valutare l’impatto su un pubblico cauterizzato da una solerte tradizione di pruderie di questo Montalbano inedito, non solo travolto e confuso da una passione clandestina, non solo fuori controllo, ma impegnato in scene di sesso di sorprendente realismo. La vecchia prassi del bacio-e-allusiva-dissolvenza è archiviata.
Massima trasgressione: il sesso si consuma nei luoghi dell’indagine, perché la femme fatale è una collega, Greta Scarano, nuova ‘capessa’ della Scientifica, per dirla con il mitico Catarella.
Scomparsi nel volgere di pochi mesi tre pilastri della storica serie come Camilleri, il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri, è Luca Zingaretti, che già dal precedente episodio si è coraggiosamente fatto carico anche della regia, a pilotare la svolta. Che in curiosa sintonia con i riti dell’8 marzo esalta i cameos femminili: gli assolo di Marina Rocco e Antonia Truppo oscurano il vecchio universo maschile dei titolari. Non solo: prestate orecchio a quel vero e proprio manifesto di ‘singlitudine’ al femminile, di ‘female pride’, che gli sceneggiatori Francesco Bruni, Salvatore De Mola e Leonardo Marini mettono in bocca a Greta Scarano. Se la resa incondizionata di Montalbano non ha precedenti, la replica della corteggiata è un vero scossone.
Il ‘metodo’ del titolo si riferisce alla recitazione: tra Stanislavskij e Meisner, qui si celebra l’apoteosi del teatro, tema camilleriano per antonomasia. C’è il dilemma pirandelliano dello sdoppiamento dell’io, c’è, come ricorda Zingaretti, il ‘tragediare’ proprio della cultura siciliana. Senza rischio di spoilerare sull’intreccio giallo, si può anticipare la centralità di una compagnia filodrammatica in cui il ’metodo’sconfina in manipolazione e sadismo.
Tra i molti riferimenti dichiarati, da Beckett a Cocteau, qualcuno, più subliminale, va intercettato nelle pieghe del ‘metodo Zingaretti’: la Livia di Sonia Bergamasco, donna tradita, al telefono, replica in sintesi lo straziante monologo de “La voce umana”. Lo stesso testo che un’attrice dovrebbe portare in scena. Ma il teatro è vuoto. Come vuoti sono i nostri teatri di oggi, anche se questo prodotto appartiene alla felice era pre-pandemica.
Dall’alto dei suoi cieli teatrali, Andrea Camilleri può regalarsi un sorriso: il suo Montalbano, che può invecchiare ma tecnicamente non incanutire, guarda sempre un filino più avanti di tutti.

 
 

 


 
Last modified Tuesday, March, 23, 2021