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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2021

 
ACI Stampa, 1.1.2021
Letture, i letterati cristiani "contro" corrente da Dante a Camilleri
Un secondo volume che racconta una letteratura poco conosciuta di Gianni Maritati

Padova. Cristiani contro: una formula, un titolo che sembrano riferirsi a un atteggiamento ostativo, avversativo, se non altro combattivo. Contro chi e che cosa? Contro, ma a favore di cos'altro? O semplicemente controcorrente? Il titolo è quello dell'ultimo saggio scritto da Gianni Maritati, giornalista e saggista, e si riferisce ad una serie di poeti e scrittori italiani scelti attraverso il criterio del loro rapporto con Dio, con la fede, con la Chiesa. Un rapporto spesso difficile, travagliato, fatto di fughe e di ritorni.
In realtà, questo ultimo libro rappresenta il "sequel" di un precedente lavoro, uscito con lo stesso titolo di "Cristiani contro", stampato sempre con l'editrice Tau nel 2017 e con il sottotitolo: "I grandi "dissidenti" della letteratura italiana da Iacopone a Umberto Eco". Come spiega l'autore nella prefazione, l'idea centrale è quella di invitare i lettori a fare "un tuffo nella storia di scrittori, poeti e romanzieri che hanno affrontato la dimensione del sacro in chiave anche molto critica verso la fede e la Chiesa cattolica ma sempre con un atteggiamento, spesso sorprendente, fra il costruttivo e il nostalgico".
Dunque, nel primo libro brevi e intensi ritratti hanno fatto scoprire in grandi scrittori e poeti un volto più inedito e profondo: se è sempre stata evidente la ricerca spirituale forte e "contro" di Iacopone da Todi, forse non è così scontata quella che scorre sotterranea nei versi di Ludovico Ariosto o di Gioacchino Belli... E poi ecco sfilare davanti agli occhi dei lettori i tormenti e le estasi di Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Giuseppe Gioacchino Belli, Antonio Fogazzaro, Luigi Pirandello, Ignazio Silone, Pier Paolo Pasolini, David Maria Turoldo e Umberto Eco.
Ora Maritati aggiunge altri dodici appassionati ritratti di lirici e narratori a questa galleria che si snoda dal Trecento ai nostri giorni, che ha come "filo conduttore" la propria esperienza in rapporto al mistero di Dio, al cammino spirituale e istituzionale della Chiesa e alle grandi domande dell'esistenza. Così abbiamo la possibilità  di rinnovare l'incontro, sotto una luce diversa, con Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Giovanni Verga, Grazia Deledda, Clemente Rebora, Cesare Pavese, Mario Pomilio, Luigi Santucci, Italo Alighiero Chiusano, Alda Merini e Andrea Camilleri.
Li accomuna, come spiega Maritati, "un approccio problematico e complesso ma sempre originale e creativo al "problema religioso", anche al di là  della rispettiva posizione ufficiale o ufficialmente riconosciuta. Lungo questo sentiero, le scoperte imprevedibili e i colpi di scena non mancano certamente, tanto che un ateo o un agnostico può leggere proficuamente i romanzi dei cattolici Pomilio e Santucci e, viceversa, un cattolico può accostarsi con fiducia a quelli di Pavese e Camilleri".
Scrittori e cristiani, quindi, "contro" i pregiudizi, le false certezze, contro la superficialità  e volte contro le stesse istituzioni religiose, senza alcun furore ideologico o spinte dalla sterile voglia di polemica e di spirito di contraddizione. Piuttosto "per", per cercare una verità  più chiara e limpida, per il desiderio di usare le parole per costruire immagini di bellezza, per rendere evidenti la fatica, il dolore, di una ricerca dell'incontro personale con il Mistero.
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Ci sono poi "scoperte" suggestive, come quella di Camilleri, che notoriamente si definiva agnostico, ma che guardava alla fede e a molte figure di religiosi con attenzione e rispetto. Qui viene proposta la rilettura di un suo romanzo del 2007, intitolato "Le pecore e il pastore", in cui Camilleri "indaga", con sincero desiderio di capire, su una vicenda molto particolare: l'offerta in sacrificio della vita di dieci giovani suore di clausura per ottenere la guarigione del vescovo di Agrigento, monsignor Giovanni Battista Peruzzo, gravemente ferito in un attentato nel 1945, il quale era all'oscuro di questa drammatica decisione. Un fatto che un autore come Camilleri avrebbe potuto facilmente liquidare come risultato estremo di una follia mistica spinta all'eccesso (dieci giovani donne che si lasciano morire di fame e di sete per il loro vescovo). Invece, lo scrittore tenta di penetrare il mistero sconvolgente di queste anime, ricostruendo l'ambiente storico e sociale in cui vivevano, la Sicilia pre e post bellica, la figura e l'opera di un vescovo che davvero era pastore, amava il suo gregge, eppure dovette affrontare il fatto che furono alcune pecore di questo gregge a decidere liberamente di offrire la loro vita per lui, senza che lui lo sapesse.
Caterina Maniaci
 
 

La Repubblica, 2.1.2021
Serie tv, le più attese del 2021: i ritorni, le novità e le grandi storie dai grandi film
Dal sequel de 'Il silenzio degli innocenti' a 'Il Signore degli anelli', dal ritorno di Montalbano ai biopic alla Storia, ecco dieci titoli (tra i molti) in arrivo

Sequel, prequel, remake e nuove storie. L'emergenza del 2020 ha fatto conoscere anche al pubblico degli indifferenti il fascino della serialità. L'auspicio è che il 2021 ci lasci liberi di scegliere tra il binge watching e una cena tra amici, ma nel primo caso ci sarà da divertirsi. Tante sono le serie in arrivo, alcune molto attese e delle quale s'è già detto un po', altre da scoprire. Proviamo a segnalarne dieci: non una vera e propria classifica, ma in ordine sparso. Puntando sulle storie, sugli attori, sugli autori, sulla curiosità.
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3. Il metodo Montalbano
Il destino è incerto, Il metodo Catalanotti è per ora l'unico appiglio per i cultori de Il commissario Montalbano. Nessuna novità sul futuro della serie, come nei mesi scorsi hanno ripetuto da Viale Mazzini, per ora il pubblico aspetta quest'ultimo film girato, ultimo episodio della serie curato da Andrea Camilleri prima della morte, Luca Zingaretti anche regista per la seconda volta dopo la scomparsa di Alberto Sironi. La storia parte dall'omicidio di Carmelo Catalanotti, ucciso con una pugnalata in pieno petto, assassinio che tuttavia, agli occhi del commissario, appare subito un po' strano. Si scopre che la vittima era uno strozzino ma non solo, anche motore della Trinacriarte, filodrammatica composta da appassionati di teatro, o forse qualcosa di più, un coro di adepti guidati dallo stesso Catalanotti, guru di genio e crudeltà. E proprio nel "metodo" del titolo potrebbe essere la soluzione del giallo. Con Zingaretti, oltre al cast "storico" (Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Sonia Bergamasco) anche Greta Scarano e Antonia Truppo.
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Alessandra Vitali
 
 

El Comercio, 3.1.2021
Un invierno editorial cargado de esperanza
Tras un año que pintaba muy negro, Brines, Marías, Cercas, Landero, Reverte o Silva se codearán con Carol Oates o Carrére

Tras un año muy difícil en el que se han salvado los muebles a pesar de la pandemia, con una caída de ventas cifrada en torno al 4%, el sector editorial afronta el invierno como una primavera que le permita recuperar el tiempo y las ventas perdidas. El libro aguantó el tipo incluso durante el confinamiento y las ventas 'online' fueron un salvavidas para muchos. De camino a la ansiada normalidad, en los primeros compases de 2021 se agolparán en las mesas de novedades y en los escaparates digitales obras firmadas por primeras figuras de la letras españolas e internacionales.
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Póstuma será la publicación de ‘Hombre al agua’ de Javier Reverte, como ‘La red de protección’, el nuevo Montalbano de Camilleri.
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Amplia será la oferta del ‘noir’ internacional con títulos como ‘La red de protección’ (Salamandra), antepenúltima novela de Salvo Montalbano, el legendario policía siciliano del llorado Andrea Camilleri.
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Miguel Lorenci
 
 

Mundo Obrero, 4.1.2021
Andrea Camilleri: “La novela policial es realmente social”
Las buenas novelas policiacas se sinceran con el lector y le hacen acusar el golpe de las sombras. Treinta y cinco millones de ejemplares vendidos en todo el mundo

EL PARLAMENTO DE LOS IMBÉCILES
En esta época que sufrimos bajo la amenaza pandémica de la enfermedad del coronavirus y sus terribles y luctuosas consecuencias, las necias declaraciones vertidas desde atriles institucionales de carácter nacional e internacional me retrotraen a una de las obras cervantinas a las que el autor español encuadró y denominó como Novelas ejemplares. Concretamente la que se conoce popularmente como El coloquio de los perros. Si bien su título real es Novela y coloquio que pasó entre Cipión y Berganza, perros del Hospital de la Resurrección, que está en la ciudad de Valladolid, fuera de la puerta del Campo, a quien comúnmente llaman ‘Los perros de Mahudes’.
Su resonancia nos remite a esos largos títulos que, en cierta manera, entreabren una especie de acertijo, de juego en el que el lector se ve inmerso desde la primera aproximación. Ecos de altísimo vuelo literario enunciados en la largura de aquellos que en el siglo XX tienen su comparativa hispanoamericana, entre otros, con el siempre vigente e imprescindible Gabriel García Márquez.
La buena literatura siempre halla espacios intemporales de encuentro. De ahí su capacidad de pervivencia laboriosa que no cesa. Se trata de autores y obras reactivas que continúan escribiéndose. Es decir, que logran trascender más allá de lo que su escritura original predijo. Los lectores la transforman en una obra nueva porque la novedad estriba en ese acontecimiento singular que solo ellos tienen el arbitrio de hacerlo o no posible en el tiempo.
Atribuir el don del lenguaje a dos canes establece el parangón diferenciador con respecto a otras aproximaciones como las fábulas. En este caso los animales son sabedores de que hablan y del significado de tener lenguaje. Uno de los dos perros es apaleado en su intento de intervenir en un asunto de extrema practicidad: cómo solventar la plaga de enfermedades que acarrean las vagamundas prostitutas a todos aquellos que se hacen de sus servicios. Berganza desea manifestar su solución al Corregidor pero solo articula ladridos que son correspondidos con una cruel paliza. Cervantes evita que sepamos cuál es la solución al problema. Sin embargo, podemos intuir el halo de influencia en su entendimiento de los cuatros hombres soñadores y locos por los que fue acompañado en el Hospital de Valladolid. “La sabiduría en el pobre está asombrada, que la necesidad y miseria son las sombras y nubes que la escurecen y si acaso se descubre la juzgan por tontedad y la tratan con menosprecio”. El posicionamiento social, la jerarquía económica, la doble moral investida de buen hacer tienen acceso a la sabiduría. A esa sabiduría que es oída y atendida porque se expresa. Quizás el apaleamiento es un mal menor, teniendo en cuenta que la sabiduría desconsiderada por su origen no es tenida en cuenta, no es oída, no existe. Finalmente el diálogo entre ambos perros es la expresión humanista que reflexiona sobre la condición humana. “La virtud y el buen entendimiento siempre es una y siempre es uno: desnudo o vestido, solo o acompañado. Bien es verdad que puede padecer acerca de la estimación de las gentes, más no en la realidad verdadera”. La realidad verdadera que acaba por atropellar a quienes, desde su responsabilidad en el ejercicio de poder democrático, minimizaron este drama planetario sin dejar de ser oídos en su más alta expresión de sansirolé y, lo que es peor, menospreciando otra visión menos arrogante y más ajustada a nuestras limitaciones.
Al contrario de los políticos y sus parlamentos hueros y embaucadores, las buenas novelas policiacas se sinceran con el lector y le hacen acusar el golpe de las sombras que maquinan desde esa parte inconfesable del ser humano.
LA FORMA DEL AGUA
En 1988 Manuel Vázquez Montalbán publicaba una novela corta titulada Cuarteto. Germán Ventós narra en primera persona su relación con dos parejas que conoce en un viaje a Luxor en 1977. El hecho fundamental que se plantea en derredor al crimen, como hecho motivador de la trama, es el fondo abisal de horror que contiene el espíritu humano. Y que en el caso del escritor catalán implementa con escenas visuales en las que anexiona territorios concernientes a la pintura, el cine y la literatura. Un entramado de personalidades con las que reflexionar en voz baja. Una especie de confesión sobre lo indecible. En un momento determinado el personaje clama la negación de su propio interior y subraya la dificultad insalvable de convivirlo. "Lo mejor es conformarse con la apariencia de la realidad y escoger sus facetas más placenteras y hermosas. Bastante hay con el infierno interior, esas arenas movedizas donde remordimientos e inseguridades se tragan tu propia identidad ¡Si se pudiera extirpar la capacidad de mirar dentro de uno mismo!". Hace apenas un año moría el escritor italiano Andrea Camilleri. Coincidiendo con su aniversario, la Editorial Salamandra ha publicado Tirar del hilo, volumen treinta, incluyendo el libro de relatos, de la saga en la que el comisario Salvo Montalbano deleita a los lectores en español desde 1994, fecha en que fue publicado su primer título, La forma del agua.
En esta primera novela los personajes tienen el encanto primario de verse pronunciados por primera vez. Y si bien alguno de ellos desaparece y otros más populares aún esperaremos para verlos, la arquitectura literaria se denota en ese primer apunte del edificio. Los signos de identidad del poco convencional comisario caracterizan la forma de contar de Camilleri. Entre el desenfadado estilo que nos procura cierta dosis de humor y el drama que entremezcla política, asesinato y delincuencia. La perversión de un mundo de la que el funcionario policial sin dar la espalda se regenera fisica y mentalmente cada mañana zambullendo su cuerpo y su mirada en las aguas del Mediterráneo. Su vivienda a orillas de ese mar mestizo se constituye en el fortín animoso y psicológico desde donde fortalecerse antes de empezar a bajar cada día al lóbrego sótano donde se encierra la desatada corrupción a la que hace frente con especial lucidez y sagacidad. En esta ocasión la muerte del ingeniero Silvio Luparello centra sus pesquisas. Pino Catalano y Saro Montaperto, dos arquitectos técnicos en paro que gracias a la intervención del honorable Cusumano, el alcalde de Vigàta -el pequeño e imaginario pueblo siciliano que en la magnífica serie televisiva se corresponde a la localidad de Ibla (Ragusa)-, trabajan en La Splendor, empresa adjudicataria de la limpieza urbana. Ambos son enviados a limpiar los alrededores de lo que se denomina popularmente aprisco. Por un antiguo uso relacionado con el pastoreo del ganado y hoy convertido en fósil de una industria química abandonada. Retrato de la especulación del medio natural para surtir intereses espurios. Este recinto es lupanar a la intemperie donde el mercadeo de la carne solícita y las drogas blandas brillan por su presencia, bajo la atenta mirada de Gegè Gulleta. Amigo de la infancia, pequeño camello y a ratos confidente del comisario que administra este espacio bendecido por las instancias oficiales, que hacen la vista gorda y donde putas y chaperos abanderan la promiscuidad. En ese lugar es encontrado el cuerpo del secretario provincial del Partido Popular, católico practicante, que durante veinte años ha mantenido una discreción absoluta. En la sombra y el silencio había obrado para tejer alianzas e ir escalando peldaños en su carrera política a la que en público era indiferente. Y en las que el abogado Pietro Rizzo era su mano derecha emparentada con la mafia. A partir de estos hechos las pesquisas de Montalbano van tornándose cada vez más siniestras e inquietantes pero siempre brindadas por esa labor de buceo en el alma humana y sus debilidades, carencias y frustraciones. El lodazal contiene trazas de índole sexual que la voracidad del poder político utiliza, temiendo que su cota de influencia se vea amenazada, y emprende esa lucha encarnizada que no conoce límites. El poder ejecutivo, judicial y eclesiástico presionan para que el caso se cierre como muerte natural y evitar el escándalo. A lo que el policía se resiste, primero por intuición y más tarde por la correlación de hechos incriminatorios. Como en posteriores títulos, nuestro comisario no adolece de ese sentir humanista que deriva en compasión por el vapuleo a los débiles, damnificados por un destino rocambolesco o estigmatizados por la maledicencia social. Así encontramos otras historias menores, que no forman parte del núcleo central de la narración pero sí de su cometido como autoridad policial ejercida no sin cierto escepticismo, como la del octogenario maestro Giosue Contino y la relación con su esposa. O la de Fatma ben Gallud, con el sobrenombre de Carmen, que sueña con abandonar la prostitución tras la propuesta de un cliente. También la de las mujeres de los obreros de la fabrica de sal, entorpeciendo el tráfico ferroviario ocupando con sus cuerpos las vias de la estación en protesta por los despidos. Incluso de la rara enfermedad que sufre el hijo de Tana y Saro. En todas ellas el aura del comisario, sin que peligre su rigurosidad en el desempeño de sus funciones, trata de driblar estas realidades y componer un estado que en ocasiones se abre como vía de esperanza. Aunque otras inevitablemente se malogran. En el fondo es un rebelde inteligente que, a sabiendas de los límites de su autonomía, los potencia sacándoles el máximo partido para esos fines.
ANDREA CAILLERI, LA ESCRITURA SIN EDAD
El creador italiano fue un autor tardío. Dramaturgo y guionista televisivo, publicó su primera obra a la edad de cincuenta y tres años, El curso de las cosas. Al igual que sus dos obras posteriores pasaron de puntillas por el horizonte literario de su país. En 1994 con la edad de sesenta y cuatro años inicio con La forma del agua una incursión que le ha llevado hasta su muerte en 2019 a una trayectoria favorecida por los lectores ávidos de nuevas entregas de Salvú, como le llaman cariñosamente sus allegados. La cifra de obras publicadas sobrepasa la centena traducidas a ciento veinte lenguas y con más de treinta y cinco millones de ejemplares vendidos en todo el mundo. No está mal para un escritor que empezó en el oficio con más de cincuenta años.
Algo más de la treintena corresponden al popular comisario. Las obras restantes, aún no publicadas en español, incluida la más reciente, Tirar del hilo, no fueron escritas por él. Su ceguera le obligó a dictarlas a su colaboradora y agente literaria Valentina Alferj. Aún restan otras cuatro tras la última ya referida centrada en el drama de la inmigración en el Mediterráneo. Llevan como título Riccardino, que cierra el círculo, y La rete di protezione, Il metodo Catalanotti e Il cuoco dell’Alcyon, muy anterior a esta afección visual provocada por un glaucoma, que no redujo su hábito de acérrimo fumador.
LA INSUFRIBLE CONDICIÓN HUMANA
Las raíces sicilianas del policía y del escritor se entremezclan. Por más que aquel habite en la localidad ficticia de Vigàta y este naciera en la real de Porto Empedocle. Valentina Alferj señala que "él escribía por la mañana, yo trabajaba al lado y, poco a poco, se puso a leerme en voz alta lo que hacía. Su escritura, con tanto trabajo dialectal, debía ser probada en la oralidad". Este aspecto y el tratamiento de la palabra en la trama detectivesca singularizan a una geografía y a las connotaciones que de ella se derivan. La forma de ser de sus habitantes y el lenguaje que emplean constituye por si mismo el localismo que bien construido se hace universal. Cuestión nada asequible pero que en el caso de Camilleri secunda la sombra de la pasión humana y esta, cualquiera que sea el acento que la contenga, siempre hablará de los temas que hacen del ser humano un extraño recluido en si mismo. En esa inmersión en la ambigüedad, que concilia la mano asesina con la devota, Montalbano analiza el destello de la perfidia, el latrocinio, la corrupción política, el crimen. En este sentido la invocación del personaje literario rememora la del escritor Manuel Vázquez Montalbán.
Cuando leyó Asesinato en el comite Central, su impresión le reveló que, si alguna vez se internaba en los caminos de la novela negra, esta sería la forma de escribirla. Con la nota de humor y retranca que le caracterizó, señalaba que "Pepe Carvalho no representó nada para mí, es solo un personaje, pero Manual Vázquez Montalbán es un gran escritor que ha representado muchísimo para mí". De ahí su reconocimiento al incorporar el apellido Montalbano a su creación, ya que además es muy usual en Sicilia. También afirmaba que "el personaje de Vázquez Montalbán tiene muchos puntos comunes con mi Montalbano". Eso sí, "si vivieran en la misma casa, no estarían muy cerca".
EL UNIVERSO MONTALBANO
La localidad de Vigàta, provincia de Montelusa, es el epicentro siciliano que acoge la personalidad policial del dottò. En esta primera obra el pensamiento de dos de los personajes define su perfil de esta peculiar manera: "Se dirigieron a la comisaria del pueblo. La idea de acudir a los carabineros ni se les paso por la cabeza, pues los mandaba un teniente milanés. En cambio, el comisario era de Catania, se llamaba Salvo Montalbano y, cuando quería entender una cosa, la entendía". Estamos ante un hombre que comprende el carácter isleño de sus habitantes porque él también es uno de ellos. No hay doblez en su forma de entender las relaciones humanas. Su honestidad y perseverancia unido a cierto grado de perspicacia analiza el comportamiento humano y le dota de un componente psicológico nada despreciable. Le acompañan en la ingente tarea de investigación el subcomisario Domenico Mimí Augello, el siempre pulcro, diligente y eficiente sargento Giuseppe Fazio, el metódico y huraño doctor forense Pasquano, con su insaciable apetito pastelero, el agente Galluzo y el que en las siguientes entregas surgirá con un espíritu de servicio tan fiel como desconcertante en sus formas de cortesía y en el lenguaje retorcido que emplea: el agente telefonista Agrigento Cattarella.
La gastronomía es otro trasunto que redunda en ese equilibrio entre lo epicúreo y estoico que convive en el personaje, tanto en su propia ejecución culinaria como en sus visitas a la hosteria de San Calogero. También con Adelina, su fiel asistenta y paradojicamente madre de dos presos, uno de ellos atrapado por el comisario. Pero el verdadero contrapunto lo ejerce Livia Burlando. Su novia de toda la vida, nunca mejor dicho. La distancia hasta Génova, su lugar de residencia, la convierte en ese cambio de tono y ritmo que Montalbano asume como algo circunstancial en el amor. Las periódicas son el gozne que articula ese entornar la puerta sin que el compromiso se haga efectivo ni malogre el grado de independencia entre ambos. El teléfono se convierte en hilo conductor para salvar la distancia que les separa. En ella encuentra el remanso de paz, también en ocasiones de cierto agobio, que los propios altibajos vitales consolidan con fidelidad y honestidad. Es la vida misma soñada e idealizada que se reconoce en una relación atípica, pero que para ellos, y más concretamente para el comisario, se convierte en un revulsivo en su trabajo. En los diálogos entre ambos personajes, Livia sigue los casos e incluso se permite la libertad de orientar hacia ciertos caminos de la investigación a modo de sencilla observación o, como en esta novela, criticar la actitud ética de su novio a la hora de abordar un asunto y valorar sus consecuencias.
EL POLICÍA ES SENSIBLE AL ARTE Y A LA LITERATURA
De ahí los lances que en esta obra se mantienen con alusiones a Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Mario Mafai y Antonio Donghi, entre otros. Estas anotaciones aquilatan por parte del escritor el deseo de dotar a su creación de distinciones equivocas que motiven esa especie de contradicción entre portar un arma para defender la ley y admirar una hermosa pintura. Pero quizas lo más significativo, porque asi lo motiva el propio autor, es que Montalbano es consciente de su valor social y de la representación de cada una de sus obras en este sentido. Camilleri lo sentenciaba de esta manera: "La novela policial refleja las cosas como son. Hoy es insoportable una novela negra que solo tenga el enigma policial. Se convertiría en una banalidad. En cambio, la novela policial es realmente social".
Atendiendo a la actualidad de nuestro país, me pregunto cómo sería la investigación que emprendería el comisario sobre la operación Kitchen. Sin duda, sustanciosa y jugosa. Villarejo no aguantaría la mirada punzante y a la par desenfadada de Montalbano. Dos comisarios frente a frente. Aquel cubierto por la infamia y la depravación. Y este con la certeza incuestionable de que el poder degrada tanto como la honestidad hace sufrir a quien la practica. En El simple arte de matar, de Raymond Chandler, publicada en 1950, el escritor estadounidense reflexiona sobre la novela negra: "Hemingway dice en alguna parte que el buen escritor compite unicamente con los muertos. El buen escritor de historias de detectives (al fin y al cabo tiene que haber unos cuantos) compite no solo con todos los muertos sin enterrar sino también con todas las huestes de los vivos". Vivos que leen a la par que se transfiguran en el papel del investigador que desentraña la verdad oculta. Quizás, y volviendo a Cervantes, Camilleri nos habla con Montalbano de la sabiduría de los que no son poderosos pero tienen con él la posibilidad que pueda ser expresada y, por consiguiente, oída. A saber, que existe. Y lo es en la medida en que el comisario y el escritor mantienen una visión inconformista con el mundo pero sin desengañarse. El desencanto por la realidad siendo legítimo no significa dejar de mantener la actitud juiciosa ante la vida, que nos permite diferenciar entre la presunción de aparente inocencia del bien y la perversión del mal.
Pedro Luis Ibáñez Lérida
 
 

ANSA, 6.1.2021
Teatro online, week end con Timi, Bolle e Camilleri
In attesa di tornare dal vivo, danza conquista Nuvola di Fuksas

Roma. Dalla grande danza al Camilleri versione regista teatrale. E con un Timi a sorpresa a raccontare le "Metamorfosi Cabaret".
E' il nuovo week end di appuntamenti teatrali tra web, social e tv, mentre i palcoscenici scalpitano in attesa di conoscere quando potranno tornare ad alzare il sipario anche dal vivo.
[...]
RAI5 - Un Andrea Camilleri questa volta alla regia. L'occasione è "La scuola dei geni", monologo dell'autore ungherese Miklòs Hubay in cui il papà del commissario Montalbano, nella sua lunga carriera da regista, diresse l'attore Luigi Vannucchi nel 1978. Rai5 lo ripropone martedì 12 gennaio alle 15.45. Protagonista, un uomo chiuso in cella riflette sulla sua vita e sul mondo che lo circonda, ma anche su se stesso e sulla sua sorte di condannato.
Daniela Giammusso
 
 

Confidencial Andaluz, 7.1.2021
Privado de título de Andrea Camilleri
Qué mejor que dedicar este artículo literario a la obra póstuma del maestro de la novela negra, "Privado de título".

Comentar al inicio de este nuevo año en el que nos agarramos a las esperanzas de ver si podemos ir respirando –con mascarilla- esta cruel agonía de la pandemia del coronavirus y la de “toma el dinero y corre”, más el aburrimiento político. Luego, qué mejor que dedicar este artículo literario a la obra póstuma del maestro de la novela negra, Privado de título. Historia donde el fino humor crítico muestra la realidad y el deseo de contar con autenticidad las situaciones y secuencias de los aspectos más oscuros y dolorosos de los factores humanos.
Una tragedia que alcanza esa capacidad narrativa que confirma categoría y elegancia de fina crítica que mantiene al lector un póstumo retrato de la sociedad en que se vive, sin perder el juego narrativo de un siciliano de alma pródiga. La investigación de unos hechos verídicos acaecidos durante las primeras décadas del siglo pasado, exponiendo sin remilgos la capacidad del poder político para envolver la realidad en un manto de mistificación y retórica exaltadora. Hasta el punto de elevarla al límite del absurdo.
Corre el año 1941 cuando el narrador asiste con sus compañeros de colegio a la conmemoración de la muerte del joven Gigino Gattuso, «el único mártir fascista siciliano», que veinte años atrás había caído durante un enfrentamiento con un grupo de militantes comunistas. Paso a paso y detalle a detalle, como si de una moviola se tratase, el autor repasa la secuencia de los acontecimientos, alternando la malicia burlona con una magnánima compasión por las víctimas de los dos bandos, a su manera sorprendente. Tan inocente es el comunista inculpado como el difunto fascista, obviamente ajeno a la póstuma conspiración política que lo despojó de la dignidad de simple muerto «sin título». Y como si el relato de esta farsa no bastara. «Camilleri añade, a modo de colofón, la monumental fantochada que supuso el proyecto Mussolinia, la ciudad-jardín ideada por los jerarcas de Caltagirone para dejar testimonio eterno de la gloria del Duce».
Editada en español por Salamandra -traducción de María Antonia Menini Pagès-, Camilleri construyó «un extraordinario rompecabezas cuyas piezas no encajan hasta la última línea de la novela póstuma”. Uno de los grandes maestros de la novela negra nos lleva atrás en el tiempo de su inicio como escritor y a quien expreso mi agradecimiento inolvidable.
En este texto Camilleri, creador del comisario Montalbano con el que publicó 44 títulos más uno inédito que pidió que apareciera de forma póstuma, resumía el origen y el desarrollo del género en Italia y reflexionaba sobre sus características temáticas y narrativas. El fantástico comisario tiene su origen en el inolvidable escritor nacido en Cataluña, Manuel Vásquez Montalbán. Cuya riqueza y variedad de estilo en la novela lleva a Camilleri a admírarlo de tal manera, que con el segundo apellido Montalbán bautiza a su famosísimo comisario Montalbano. La memoria me lleva aquellos años de la revista Triunfo, de profundos valores literario y humanos, y a recuerdos como los asesinatos ordenados por el Generalísimo, la peluca de Santiago Carrillo. Así como a autores Eduardo Haro Tecglen o Javier Pradera, íntimo camarada de Jorge Semprún.
El maestro nos lleva a recordar los años crudos de un tiempo de riesgo y de lucha contra la dictadura, que hoy descansa en paz. Aunque su evangelio continua vivo en los nostálgicos herederos que la mantienen viva y desafiante. Camuflados y disfrazados de democracia. Olvidando que no son otra cosa que cazador cazado en su esperanzada altura política. No hablemos de la ética y la estética.
Francisco Vélez Nieto
 
 

Het Parool, 7.1.2021
Weer een stuk Italië dat uit de stad verdwijnt

Er is een Amsterdammer doodgegaan.
Ik las het in de krant. De overlijdensberichten.
Die sla ik nooit over. Waarom lees ik die eigenlijk? Je hoopt toch niet echt dat je een bekende binnen die strakke lijnen tegenkomt? Iemand die je uit het oog verloren was. Of iemand die je niet aardig vond. Een oude liefde.
Het is natuurlijk iets anders, het is de bezwering van de dood. En jij leeft nog. Je slaat de pagina om en je laat ze achter. Gaat koffiezetten.
Het is gedoogd ramptoerisme.
Ik kwam dus een bekende tegen, zwart omrand.
Annaserena Ferruzzi.
Oprichtster, in 1997, van uitgeverij Serena Libri, ‘onvermoeibare uitgeefster van Italiaanse schrijvers’.
Ze bestierde de uitgeverij aan huis, in de Vossiusstraat, met uitzicht op het Vondelpark. Ik heb haar daar eens geïnterviewd. Een ontzettend enthousiaste vrouw. We spraken over literatuur en thrillers. Svevo, Malaparte, Veronesi. Tussendoor liet ze trots foto’s zien van haar kleinzoon Matteo.
Had ik Sciascia al gelezen?
Nee?
Hoe was het mogelijk.
“Je bent wel een fan van Montalbano, toch?”
Het was Annaserena Ferruzzi die naast Calvino, Fenoglio en Gadda óók de politieromans van Andrea Camilleri over commissaris Montalbano in het Nederlands liet vertalen. Prachtige serie.
Ze overleed op nieuwjaarsdag na een kortstondige ziekte in de stad waar ik voor het eerst perenijs proefde. ‘Geboren en gestorven in Ravenna, gelééfd in Amsterdam’, las ik in de overlijdensadvertentie.
Een paar jaar geleden sloot al de enige Italiaanse boekhandel in Amsterdam, Libreria Bonardi. En ook uitgeverij Serena Libri zal ophouden te bestaan. Weer een stuk Italië dat uit de stad verdwijnt (in mijn straat is ijssalon Donatella vorig jaar omgedoopt in IJspret…), weer een kleurrijke Amsterdammer minder.
Op de website kondigde Annaserena Ferruzzi het al aan. Deze maand verschijnt van Camilleri De vorm van water. ‘Deze gereviseerde druk van de eerste Montalbano die ik heb uitgegeven is het 92ste boek dat Serena Libri publiceert en tevens het laatste. Met pijn in mijn hart neem ik afscheid van mijn boeken en van mijn lezers. Drieëntwintig jaar lang heb ik met passie prachtige Italiaanse titels naar Nederland gebracht – werk dat nooit verloren zal gaan.’
Sciascia heb ik gelezen. Het mooie tweeluik De dood van Raymond Roussel & Het theater van het geheugen. Op het nachtkastje ligt een boek van Serena Libri: Andrea Camilleri’s Luigi Pirandello: Biografie van een verwisselde zoon.
In de overlijdensadvertentie las ik: ‘Onze geliefde Anna, onze moeilijke Anna.’
Je kent mensen nooit helemaal, maar schaduwzijden hebben we allemaal.
Ik herinner me een begeesterde, krachtige, vrolijke vrouw.
Maarten Moll
 
 

Rai Storia, 7.1.2021
Italiani con Paolo Mieli
Rosa Balistreri, un film senza autore
Ore 16:00
Italia, 2017, 56 min

"Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante...sono diversa, diciamo che sono un'attivista che fa comizi con la chitarra". Rosa Balistreri, classe 1927 è la prima cantante folk siciliana. A raccontare di lei ci sono artisti con cui ha condiviso il palcoscenico, come Andrea Camilleri, Leo Gullotta, Giovanna Marini, ma anche chi, pur non avendola incrociata di persona, ha subito il fascino della sua voce e ancora oggi, canta sul palco alcune delle sue canzoni: la cantautrice Carmen Consoli. Personaggio anticonformista e dalla vita romanzesca, Rosa Balistreri è cresciuta in una Sicilia chiusa e tradizionalista, dove le donne che cantavano alle feste o nelle piazze erano giudicate come poco di buono. È Luca Torregrossa, il nipote di Rosa, a raccontare la loro storia familiare. Una storia attraversata dalla fatica e dal dolore, ma anche dalla lotta e la conquista di una libertà. Siamo alla metà degli anni '50, quando Rosa abbandona la Sicilia e un matrimonio che le era stato imposto dal padre a soli sedici anni. Sceglie Firenze per cominciare una nuova vita ed è lì che troverà un nuovo amore, una chitarra e una parte in uno spettacolo di Dario Fo. È l'inizio della sua carriera. Una donna coraggiosa e non incline al compromesso, che parlava il suo dialetto in qualsiasi contesto e cantava le storie di mafia, i canti di lavoro e le ingiustizie sociali, le preghiere dei contadini e gli amori lontani: le radici e la cultura del popolo siciliano. Della sua voce e della sua autenticità si innamorano grandi artisti siciliani come Renato Guttuso, Leonardo Sciascia e il poeta Ignazio Buttitta, autore di poemi e ballate che Rosa Balistreri ha reso potenti canzoni. Rosa Balistreri è una donna che è riuscita ad emanciparsi e sottrarsi al predominio dei padri, dei mariti e delle consuetudini, ma soprattutto ha saputo trasformare il suo dolore personale in canzoni che raccontano sentimenti universali.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.1.2021
Fabrizio Catalano: "Mio nonno Sciascia, un genio normale"
Intervista al nipote dello scrittore nel centenario della nascita

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L’impressione è che la nostalgia del pensiero di Sciascia sia legata più al polemista che allo scrittore. È d’accordo?
«Credo che tutto di Sciascia sia impegno civile, le poesie giovanili sono impegno civile, Le parrocchie di Regalpetra sono impegno civile, non solo I professionisti dell’antimafia. L’impegno civile è in tutta la sua opera e quindi le risposte ci sono già nei suoi libri su cosa avrebbe detto di certe situazioni. Se c’è nostalgia di questo impegno è perché percepiamo che la società è nuda senza voci indipendenti, siamo assediati dal politicamente corretto. Degli ultimi trent’anni di vita culturale dell’Italia non resterà traccia a parte il successo di Camilleri».
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Mario Di Caro
 
 

Il Sole 24 Ore, 8.1.2021
Tempo libero
100 anni dalla nascita di Sciascia: libri, prodotti tipici e serie Tv per celebrare questo anniversario

Correva l’8 gennaio 1921 quando a Racalmuto, un piccolo paesino in provincia di Agrigento, nasce Leonardo Sciascia. Scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, deputato ed eurodeputato, Sciascia ha raccontato e vissuto pagine importanti della storia del nostro Paese. Figlio di un impiegato e di una casalinga, le prime opere vengono pubblicate nel 1950. Fin da subito la sua prosa viene notata e recensita positivamente da personaggi del calibro di Pasolini e Calvino.
La svolta arriva negli anni ’60 con la pubblicazione de “Il giorno della civetta”. Da quel momento Sciascia sale alla ribalta nazionale inaugurando una nuova stagione del giallo italiano. Oggi, a 100 anni dalla nascita di Sciascia, festeggiamo questo importante anniversario consigliandovi le sue opere più celebri ma anche prodotti per conoscere meglio la sua Sicilia. Buon viaggio e buona lettura!
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Su Prime Video le avventure de “Il giovane Montalbano”, l’erede spirituale di Sciascia
«Tu in Leonardo, nei silenzi di un discorso di Leonardo, sentivi come uno dotato di raggi X. Vedevi gli ingranaggi del suo cervello in moto. Era un silenzio rumorosissimo quello di Leonardo Sciascia». Così Andrea Camilleri parlava in un’intervista del suo conterraneo Leonardo Sciascia. Una figura iconica, rimasta così impressa nella mente di Camilleri a tal punto che «dentro Montalbano c’è Leonardo Sciascia», come affermava Camilleri stesso.
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Corriere della Sera, 8.1.2021
Piccolo schermo
«Il mio commissario Ricciardi non sarà un Montalbano bis»
Lo scrittore Maurizio de Giovanni, già autore de «I bastardi di Pizzofalcone», grande successo tv, presenta il suo nuovo personaggio che in tv avrà il volto di Lino Guanciale

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Il celebre commissario della Regia Questura approda in tv, dal 25 gennaio su Rai 1 in 6 serate con Lino Guanciale protagonista e la regia di Alessandro D’Alatri. Diventerà una sorta di Montalbano? «Andrea Camilleri è stato un maestro della narrazione, utilizzando il suo commissario come Simenon utilizzava il suo Maigret. Ma la mia scelta narrativa è diversa. Mentre in Montalbano il personaggio resta sempre lo stesso, inquadrato in storie differenti, il mio Ricciardi cambia nell’evoluzione della storia, non è mai uguale alla volta precedente. Per questo, dopo 12 racconti, è avvenuta la conclusione dell’arco narrativo: era necessario».
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Emilia Costantini
 
 

Le Soir, 9.1.2021
L’âge fait vaciller Montalbano
Le commissaire Montalbano a beau résoudre de nombreuses énigmes, il lui arrive aussi de lourdement se tromper. Et les conséquences peuvent être dramatiques.

Tout commence comme une farce et se termine comme une tragédie. Au petit matin, le commissaire Montalbano se débat avec une mouche qui l’empêche de dormir. En voulant l’écraser, il se flanque une telle torgnole sur le nez que celui-ci se met à saigner abondamment. Un peu plus tard, il finit quand même par écraser la mouche… avant de se rendre compte qu’il y en avait deux. Et s’il avait écrasé une mouche innocente au lieu de celle qui le tourmentait ?
C’est sur ce questionnement métaphysico-comique que démarre Le manège des erreurs, qui se poursuit dans la même veine avec un Montalbano englué dans une bagarre qu’il tentait d’arrêter et emmené au poste par les carabiniers […]
Jean-Marie Wynants
 
 

Il Giunco, 10.1.2021
Pergamena: “La creatura del desiderio” di Camilleri
ANDREA CAMILLERI
“LA CREATURA DEL DESIDERIO”
SKIRA EDITORE, GINEVRA-MILANO, 2013, pp.139

Si tratta di un pregevole Camilleri “minore”, scritto in italiano, che racconta una storia basata su documenti originali (oggi si definirebbe una “docu-fiction) dei due protagonisti della vicenda: il pittore e scrittore viennese Oskar Kokoschka e la giovane vedova del grande musicista Mahaler, Alma. Essi ebbero per due anni una storia passionale e tormentata, alla vigilia della grande guerra nella Vienna imperiale che danza sull’orlo dell’abisso. La storia fu interrotta dalla partenza di Oskar per la guerra e, al suo ritorno in patria ferito, non potette proseguire. Il pittore si fece allora confezionare una bambola a grandezza naturale ad immagine di Alma, con cui divise il letto e anche la vita per alcuni anni fino alla conclusione tragica della storia. Il tema di questa storia “patologica” sta nelle corde di Camilleri, il tema del “doppio”, che ritorna in vari Montalbano (ad es. “La vampa di agosto”, 2006) e soprattutto ne “La rivoluzione della luna” (2013), recensito su “Allegoria”.
La storia del feticcio di Kokoschka rimanda discretamente a quella del mago e della sua bambola vivente ne “Il perturbante” di Freud (1919) con il suo inquietante rimando al tema dell’incesto, ma soprattutto alla vita amorosa dell’essere insieme “la stessa cosa” e “due cose diverse”. Oskar vuole essere una cosa sola con Alma e quindi non può tollerare una separazione da lei, come per sua madre è difficile separarsi da lui. La storia non può che concludersi con l’omicidio per fortuna simbolico di Alma. Se lei si distacca (e capita anche al feticcio, quando viene distrutto), se lei tradisce Oskar, merita solo la morte. Alma intuisce dove vuol andare a parare Kokoschka e fugge lontano dal pericolo e intende che con la bambola Oskar ha lei in pieno possesso.
Ovviamente questo è possibile solo con un oggetto inanimato, mosso da una vita tutta interna alla mente dell’innamorato, è una sorta di necrofilia. La bambola per quanto bella, nella foto – riportata nel libro – compare nella sua drammatica caricatura della vita, pur essendo dotata do una vagina vellutata per indicazione esplicita del pittore all’artigiano che costruì la bambola. Un amore vero deve scontare obbligatoriamente la diversità, solo la differenza permette anche l’unione, l’essere una cosa sola è solo un abbraccio mortale, una fantasia masturbatoria che ha poco a che fare con la vita. Camilleri riesce a trattare tutto questo con una levità analoga a quella con cui tratta Donna Eleonora ne “La rivoluzione della luna”, anche qui dove ci sono scene di sesso anche troppo esplicito.
Beppe Corlito
 
 

Corriere Adriatico, 10.1.2021
Michele Riondino a Corto Dorico: «Ho conosciuto Camilleri: era un adolescente imprigionato in un corpo di novantenne».

Ancona - Nell’attesa di poter svolgere la diciassettesima edizione in presenza dal 20 al 28 marzo, Corto Dorico resiste. E moltiplica gli appuntamenti online. Ieri, via Facebook si è tenuto l’incontro fra l’attore Michele Riondino e gli studenti di quattro licei anconetani. Collegati anche i direttori artistici del Festival, Daniele Ciprì e Luca Caprara.
[...]
Quando girava “Il giovane Montalbano” ha conosciuto Camilleri? «Ho avuto questo privilegio e gli sono stato amico, mi confrontavo con lui anche per altri lavori. Era un adolescente imprigionato in un corpo di novantenne».
[...]
 
 

Rai Radio 3, 12.1.2021
Dai nostri archivi, una lunga serie di #intervisteimpossibili firmate da Andrea Camilleri: qui http://bit.ly/ascoltimpossibili


 
 

La Stampa (ed. di Novara), 12.1.2021
Piccoli Montalbano crescono: studenti in gara con i loro dialetti. L’idea della scuola di Varallo Pombia
L’istituto comprensivo intitolato a Camilleri lancia un concorso letterario nazionale

Per svelare il busto in bronzo donato alla scuola da uno scultore siciliano ci sarà tempo. Complice il Covid, la cerimonia è stata rinviata. Intanto ad Andrea Camilleri viene dedicato un premio letterario nazionale che invita i ragazzi a scrivere racconti brevi con parti in dialetto. Il loro, s’intende. Dal Piemonte fino alle isole.
L’idea è dell’istituto comprensivo di Varallo Pombia, che dallo scorso anno porta il nome dello scrittore. L’intitolazione aveva aperto anche uno scontro diplomatico tra scuola e Comune. In un primo momento la giunta aveva dato il suo benestare, poi si era tirata indietro quando ormai la proceduta era stata autorizzata da prefetto e Ufficio scolastico territoriale. Il sindaco Alberto Pilone aveva spiegato che dal suo punto di vista sarebbe stato più giusto celebrare don Giuseppe Rossi, un sacerdote nato a Varallo nel 1912 e trucidato dai nazifascisti in valle Anzasca nel ’45. Al religioso è comunque intitolata la scuola media novarese, come ricorda l’insegna all’ingresso, e il parere del Comune non è vincolante.
Via libera dunque all’istituto Camilleri, il primo nato in Italia. Il suo preside è Giuseppe Amato, agrigentino come il maestro scomparso il 17 luglio 2019 a Roma all’età di 93 anni. Quando arrivò nell’Ovest Ticino, il dirigente scolastico siciliano rimase colpito dal fatto che il polo non avesse un nome: «Camilleri ha saputo coniugare alla perfezione letteratura e cultura popolare - avverte Amato -. Ha valorizzato la propria terra con un’identità forte, rendendo però le sue opere universali come quelle sul commissario Montalbano».
Ecco allora il concorso, aperto a studenti di medie e superiori. La scadenza è fissata al 31 gennaio, ma ci sarà una proroga. «Abbiamo ricevuto telefonate anche da Roma e dalla Sicilia per chiedere informazioni sul bando - racconta Amato -. In Italia non esistono altri concorsi scolastici in cui si propone di scrivere con intercalari in dialetto. Questo aspetto ha incuriosito molto. La lingua tradizionale si sta perdendo, e a mio avviso è molto grave perché rappresenta la natura e la storia di ognuno di noi. Con questo spunto i ragazzi potranno magari confrontarsi con i nonni e riscoprire le proprie radici».
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Miur e l’appoggio dell’associazione «Strada degli scrittori», che si impegna a tutelare la memoria dei grandi maestri della letteratura siciliana e sarà presente in giuria. In futuro l’istituto Camilleri spera di aprire anche un’emeroteca dedicata all’intellettuale. Dalla Rai ha per il momento ricevuto in dono una collezione video con 34 puntate della serie su Montalbano. «Ai giovani che desiderano saperne di più - dice Amato - consiglio di leggere le raccolte di racconti brevi “Un mese con Montalbano” o “Gli arancini di Montalbano”. Un bel romanzo è invece “La forma dell’acqua”».
Filippo Massara
 
 

SiciliaFan, 12.1.2021
Sicilia musa ispiratrice: il compositore inglese si innamora dell’isola e le dedica un brano
Una dolce melodia composta per la Sicilia.
Il compositore inglese Richard Alexander Vaughan è rimasto legato alla nostra terra, dopo un viaggio.
Ha così composto un brano, dedicandolo ad Andrea Camilleri.
Ecco a voi il video.

La Sicilia è sempre stata in grado di affascinare i viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Con i suoi paesaggi e la sua storia, ha saputo trovare un posto nel loro cuore, sopravvivendo nei ricordi. Ancora oggi, riesce a lasciare il segno e ad ispirare. L’ultima creazione del compositore inglese Richard Alexander Vaughan ne è la prova. Vaughan ci ha scritto un bellissimo messaggio, in cui spiega: «Ho dedicato la mia ultima creazione alla memoria di Andrea Camilleri. Mia moglie ed io abbiamo trascorso meravigliose vacanze in Sicilia, visitando la casa di Montalbano. Amiamo le opere di Camilleri e speriamo di tornare un giorno. Siete molto fortunati a vivere lì».
Richard Alexander Vaughan è nato a Londra ed ha studiato chitarra classica al Royal College of Music. Dopo aver studiato, ha anche preso un Master, coltivando la sua passione per la composizione. Ha lavorato e suonato in tutta Europa, trascorrendo anni in Ungheria, Svezia, Germania, Spagna, Grecia e Olanda. Nei suoi lavori punta a mantenere la purezza armonica e narrativa. La composizione che ha dedicato ad Andrea Camilleri, stando a quanto ci scrive, si intitola “We me a long time ago”, cioè “Ci siamo incontrati molto tempo fa”.


 
 

Rai 5, 13.1.2021
L'incidente (Teatro)
15:45
Elsa Merlini recita nei panni di una vedova che, costretta in un letto d'ospedale, ripensa con affetto al marito scomparso. Di Aldo Nicolaj [Regia di Andrea Camilleri, NdCFC]
La solitudine di un portiere
15:59
Mariano Rigillo interpreta il monologo di Didier Kaminka, diretto da Andrea Camilleri, in cui viene esplorata la professione del portiere descrivendone sia i lati positivi che quelli negativi e le frustrazioni derivanti dall'attesa che qualche giocatore tiri nella sua porta
 
 

ANSA, 13.1.2021
Petroni fondamentale per Camilleri
Mondo è una prigione di Guglielmo Petroni attuale con pandemia

Roma. E' uno dei due libri che Andrea Camilleri ha sempre ripetuto essere stati essenziali per la sua formazione: ''il primo, in ordine di tempo, era stato, ancora negli anni del fascismo, 'La condizione umana' di Malraux; il secondo indubbiamente fu 'Il mondo è una prigione' di Petroni'', che torna ora, dopo molti anni, disponibile in una nuova edizione con una prefazione di Goffredo Fofi e una nota di lettura di Giorgio Patrizi.
[...]
Elisabetta Stefanelli
 
 

RagusaNews, 14.1.2021
Attesa in marzo l'ultima, storica, puntata del Commissario Montalbano
Va in onda in marzo l'episodio "Il metodo Catalanotti". L'ultima puntata del Commissario Montalbano

Signori, si chiude. La Rai non ha ancora comunicato la data, ma se il Festival di Sanremo inizia il due marzo, la settimana successiva potrebbe essere la volta dell'ultimo episodio inedito assoluto dello sceneggiato televisivo "Il Commissario Montalbano". Nella primavera-estate del 2019 la Palomar ha girato tre episodi della fiction, e in seguito al malore che colse il regista Alberto Sironi, Luca Zingaretti si mise dietro la macchina da presa assumendo la regia del film.
La Rai mandò in onda due episodi nel 2020, riservandosi il terzo episodio nel 2021, dal titolo "Il metodo Catalanotti". Il destino è incerto, "Il metodo Catalanotti" è per ora l'unico appiglio per i cultori de Il commissario Montalbano. Nessuna novità sul futuro della serie, come nei mesi scorsi hanno ripetuto da Viale Mazzini, per ora il pubblico aspetta quest'ultimo film girato, ultimo episodio della serie curato da Andrea Camilleri prima della morte, Luca Zingaretti anche regista per la seconda volta dopo la scomparsa di Alberto Sironi. La storia parte dall'omicidio di Carmelo Catalanotti, ucciso con una pugnalata in pieno petto, assassinio che tuttavia, agli occhi del commissario, appare subito un po' strano. Si scopre che la vittima era uno strozzino ma non solo, anche motore della Trinacriarte, filodrammatica composta da appassionati di teatro, o forse qualcosa di più, un coro di adepti guidati dallo stesso Catalanotti, guru di genio e crudeltà. E proprio nel "metodo" del titolo potrebbe essere la soluzione del giallo. Con Zingaretti, oltre al cast "storico" (Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Angelo Russo, Sonia Bergamasco) anche Greta Scarano e Antonia Truppo.
 
 

Magazine.HD, 15.1.2021
Mapa das Séries | Estreias nacionais de janeiro 2021
Já dizia o ditado (ou poderia dizer): novo ano, novas séries. O Mapa das Séries de janeiro de 2021 propõe um forte recomeço no que a conteúdos de ficção televisiva diz respeito.
A Magazine.HD apresenta, uma vez mais, as grandes estreias nacionais de séries, para que não percam pitada. Quem diz que a quarentena não pode ser passada com a melhor companhia?

[...]
Entre uma vasta panóplia de estreias de dramas internacionais na RTP2, como “O Jovem Montalbano”, “Crise” ou “Diz-me Quem Sou”, a semana acresce ainda ao Mapa das Séries uma nova temporada da aventura fantástica “Wynonna Earp”, baseada na BD do mesmo nome, que chega ao Syfy.
[...]
Maggie Silva
 
 

La Repubblica, 16.1.2021
Serena Rossi: "Cantavo ai matrimoni, devo tutto a Montalbano"
L'attrice protagonista della serie di Rai 1 'Mina Settembre' tratta dai libri di Maurizio de Giovanni

[...]
«Sarò sempre grata a Alberto Sironi, che con un episodio di Montalbano, La vampa d’agosto, mi ha aperto la strada per le serie Rai. Un ruolo delicato, seducevo il commissario».
[...]
Silvia Fumarola
 
 

E-Know, 17.1.2021
A compelling journey of the heart and mind
Book Review
Camilleri, Andrea (2020). The Sicilian Method.

Andrea Camilleri is very fortunate that Stephen Sartarelli is still on his team. Satarelli’s translations make Andrea Camilleri’s ideas, feelings and perceptions of Sicily so clear and present. The translator’s Notes put the reader in touch with Sicilian/Italian economic and social issues that for most readers would drop out of the unannotated text. For instance, how many readers would know that “Vaffanculo Day” translates as “Fuck You Day,” a day for the people to get together to air their discontent.
Inspector Salvo Montalbano is ageing. Camilleri has been excellent in that respect. As the series has developed Salvo has been increasingly caught up in his outlook on life. His sexual prowess has diminished as he and his long distance love, Livia, have grown older. Here Montalbano gets an opportunity to reclaim some of his youth with a younger lover. Everyone of a certain age knows how exciting that can be.
This is a journey of the heart and mind. The criminal aspects of the story resolve themselves with Montalbano’s typical out-of-the-box thinking. The heart stumbles, fools itself, becomes muddled and fanciful, just as in real life. Camilleri’s gift to the reader is the realization that age and inequity should not be a barrier to achieving a life well lived. The fact that he also takes time to look at the dark days of the soul as far as Italy is concerned makes the story even more compelling.
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Excerpts from the novel:
ITALY – “You know, at the demonstration there weren’t just workers from the factories that are long closed, there was also just regular people, and that’s the real tragedy. There were kids with no hope of ever finding a job. I even recognized some of my son’s former schoolmates who’re now married with kids, clerks and university graduates who’ve lost their jobs with no chance of getting them back. If things go on this way, their only choice will be to emigrate, like they used to do.”
HEARTBREAK – Ah! How much better it would have been to be not a man in flesh and blood but a wax puppet made in Fela!
A wax puppet, with no brain and therefore no past, no present, no future.
A thing. A thing that, if a wave bigger than the rest suddenly came crashing down on it, would be dragged out to sea.
He had to make an enormous effort to sit back up. Running his hand over his face, he realized his cheeks were wet. And not with seawater.
MEN – “I became a woman when there were still men around. I was brought up with the principle that males only want to do one thing: fuck. Men were kind to women for one reason alone, men went out with women for the same reason, and sometimes they got married to women, again for the same sole reason. To fuck them.”
ITALY – Once he got to Fela, he turned off in the direction of Piazza Armerina. But when he reached the town, he simply couldn’t get over the fact that he was alone in appreciating such wondrous beauty. He saw not a soul anywhere near the villa’s mosaics and enchanting allées. How the hell was it possible that in the country containing the greatest quantity of the world’s cultural treasures, the administration was incapable of organizing a tourist industry to feed everyone, instead of leaving them just poor and insane?
Derryll White
 
 

Panorama, 17.1.2021
Scerbanenco, l’antidoto in giallo a Camilleri
È stato lui, l’inventore del formidabile Duca Lamberti, il nostro più grande autore di noir. Perturbante, profondo e inafferrabile. Così diverso dallo scrittore siciliano, onnipresente nelle librerie (e in televisione).

È davvero incredibile pensare che, da quel mare di capolavori, non abbiano ancora tratto una fiction. Siamo pieni di piedipiatti catodici: il campano Ricciardi uscito dai romanzi di Maurizio De Giovanni, il bolognese Coliandro creato da Carlo Lucarelli. C’è perfino un mezzo criminale che indaga, il veneto Alligatore di Massimo Carlotto. E poi, c’è il capostipite: il commissario Montalbano di Andrea Camilleri, di cui Luca Zingaretti è l’incarnazione. Ma come mai non c’è traccia, sullo schermo, di Duca Lamberti, il meraviglioso personaggio ideato da Giorgio Scerbanenco (1911-1969)? Forse il motivo è fin troppo semplice, anche se un po’ triste: Duca Lamberti è il più grande di tutti. È troppo contemporaneo, troppo perturbante, troppo profondo, troppo «nero», troppo umano e vero per finire inscatolato in una fiction qualunque. Meriterebbe un grande prodotto da piattaforma digitale, roba da far impallidire Gomorra. Ogni tanto lo sogniamo, un prodotto così. Poi, però, ci ricordiamo che razza di livellatrice sia l’industria dell’intrattenimento di oggi. E ci viene un brivido a immaginare quanto potrebbe svilire i gioielli oscuri di Scerbanenco. Stiamo parlando di una produzione sterminata, che non finisce di affascinare. Grazie al cielo, le librerie sono invase dai volumi del più grande autore noir che l’Italia abbia mai avuto (lo affermiamo perentoriamente, sfidando chicchessia a smentirci). La Nave di Teseo, complice l’attivismo di Cecilia Scerbanenco, figlia dello scrittore, da qualche tempo sforna edizioni a raffica. Ha riproposto la serie di Arthur Jelling, dimesso archivista della polizia di Boston che si scopre capace di incredibili imprese. Il ciclo originale era composto da cinque romanzi, dai cassetti ne sono saltati fuori altri due.
Soprattutto, però, la Nave ha riproposto la pietra più oscura della corona, ovvero Il Centodelitti, sorta di condensato della poetica di Scerbanenco da cui qualunque aspirante ammiratore dovrebbe ripartire. Racconti brevi, talvolta semplici abbozzi (alcuni furono rimaneggiati da Oreste Del Buono). Al Maestro basta mezza pagina per farvi precipitare nell’angoscia più cupa. Qui sta la sua grandezza e, forse, il suo limite. Vero, adesso è stato riscoperto, ma la celebrazione critica è ancora un mezzo miraggio. Per quasi tutta la carriera, Scerbanenco fu snobbato dall’intellighenzia. Lo consideravano un minore, uno che si sviliva per denaro, un autore di romanzetti rosa. In effetti scrisse quasi esclusivamente narrativa di genere, di ogni tipo, in quantità industriali. Era un robot, sotto questo aspetto, e così si descrisse lui stesso in un curioso testo citato nella biografia firmata dal figlio, Alberto Scerbanenko, uscita nel 2019 (Le cinque vite di Giorgio Scerbanenco, Feltrinelli). Una macchina per sfornare pagine, ecco cos’era. Ma al tempo stesso, sotto la superficie gelida, c’era un uomo dall’animo smisurato, amante della filosofia, gran pensatore. Resta solo un ostacolo alla sua definitiva santificazione: la scorrettezza.
I libri di Giorgio Scerbanenco sono più ruvidi di un film di Tarantino. Spietati sotto ogni aspetto. E, soprattutto, non hanno nemmeno una briciola di progressismo. In questo senso, Duca Lamberti è un anti Montalbano, e Scerbanenco è un vigoroso antidoto al sovrastimato Camilleri. Affiancarli significa svilire un po’ l’allampanato Giorgio, ma parliamo del sole e della luna. Montalbano è tondo e sonnacchioso come la sua Sicilia. Sotto l’impanatura d’arancino, il riso è soffritto nell’impegno politico, aspetto che lo accomuna a tanti suoi epigoni. Camilleri, del resto, ci ha fornito qualche utile nota biografica: «Nel ’68 il futuro commissario, che aveva 18 anni, fece scrupolosamente tutto quello che c’era da fare per un picciotto della sua età: manifestò, occupò, proclamò, scopò, spinellò, s’azzuffò. Con la polizia, naturalmente». Niente di tutto ciò in Scerbanenco e nei suoi personaggi. Sempre, inappuntabilmente elegante, lo scrittore era un conservatore tutto d’un pezzo, anche se si tende ad ammorbidirlo presentandolo come liberale. Anche per questo fu molto apprezzato da Indro Montanelli, che lo incrociò professionalmente durante il fascismo e ne approfondì la conoscenza in Svizzera, dove lo scrittore si rifugiò nel 1943, e dove anche Montanelli si trovò a svernare dopo la fine del regime.
In epoca fascista Scerbanenco si fece le ossa come giornalista, e iniziò a pubblicare a ripetizione, potendo contare sull’approccio di celebrità come Cesare Zavattini (poi molto amato dagli intellettuali rossi), che gli fece uscire il primo libro. Il vero grande successo, a livello internazionale, arrivò però dopo la guerra, e raggiunse l’apogeo negli anni Sessanta, periodo a cui seguì un lungo oblio. Oggi libri come I milanesi ammazzano al sabato (da cui il film del 1970 La morte risale a ieri sera) o Appuntamento a Trieste sono imprescindibili per qualunque amante del noir. È un’esistenza di paradossi, quella del nostro. È stato il più grande autore noir italiano, ma nacque a Kiev con il nome di Giorgio Vladimir Scerbanenko.
Comunista non poteva essere: suo padre fu ammazzato dai bolscevichi, e lui ripiegò in Italia, terra d’origine della madre. Dopo lunghi anni da apolide, ottenne la cittadinanza proprio in era fascista. Altro paradosso: è stato il più milanese degli scrittori, ma in Lombardia giunse tardi, a 16 anni. Il suo primo approdo fu Roma. Attenti, che le contraddizioni non sono finite. Scerbanenco, nel privato, fu piuttosto irregolare. Cambiò vari mestieri, si ritrovò spesso in bolletta, peregrinò da una casa milanese all’altra, anche se quasi tutte situate nei dintorni di Porta Venezia, chissà perché. Soprattutto, mutevoli furono i suoi sentimenti. Ebbe molte compagne, tanti amori e figli con donne diverse, che per qualche momento si trovarono loro malgrado a doversi dividere il fascinoso Giorgio. Ci sono pettegolezzi pure sulla sua morte. Alberto Scerbanenko sostiene che morì alcolizzato e cirrotico. Cecilia Scerbanenco (figlia più giovane e di madre diversa) rifiuta con fastidio l’ipotesi, anche se non fornisce certezze alternative.
Insomma, si può dire che sotto l’aspetto aristocratico si celasse un fuoco ben alto. Una fiamma che brucia anche nei suoi personaggi, ma molto nascosta. A dispetto di quest’esistenza raminga, Scerbanenco pose sulla pagina eroi d’acciaio e cemento, che a molti critici sinistrorsi sembravano troppo borghesi, un po’ fascistoidi. Di questi, Duca Lamberti è il più efficace. E qui torniamo alla scorrettezza. Basta leggere I ragazzi del massacro per rendersi conto di quanto sia attuale e sconveniente Scerbanenco. Al centro del romanzo, un gruppo di giovani delinquenti, non molto diversi da quelli che spesso compaiono in cronaca. Uno di questi è omosessuale, più volte apostrofato come «invertito» o «anormale». Erano i tempi, sicuro. Ma l’accusa di omofobia è dietro l’angolo, e a evitarla, probabilmente, è solo il recente tentativo di vendere uno Scerbanenco se non antifascista almeno «afascista». In ogni caso Duca Lamberti non è certo un fan della parità di genere. Anche se non lo si può accusare di essere un bruto razzista. Prova pietà, compassione. Ma gli garbano l’ordine e la disciplina, e non gradisce il buonismo e le fumisterie sinistre. Se pensate che il romanzo risale al 1969, potete immaginare quanto fosse gradito alla contestazione imperante. Mentre Montalbano s’azzuffava con i poliziotti, Duca Lamberti sbatteva i criminali in galera. Mentre la creatura di Camilleri faceva il brodo nel mare siculo, il figlio cartaceo di Scerbanenco s’aggirava per una metropoli livida e ultraviolenta, lontana dalla provincia e degli stereotipi da «vecchia Milano». Una città moderna, dove alla civiltà di massa s’accompagna una devianza di massa, una criminalità di massa. La Milano di oggi, in fondo, e pure quella di domani. Dopo tutto, i grandi scrittori questo fanno: non rassicurano il lettore, ma lo scuotono. Gli arancini sono per stomaci deboli.
Francesco Borgonovo
 
 

Malgrado tutto, 19.1.2021
“Camilleri ci aiuterà a divulgare il valore della lettura e della scrittura”
Parla Giuseppe Amato, agrigentino, preside della scuola “Andrea Camilleri” di Varallo Pombia (Novara) che ha istituito il premio letterario nazionale che porta il nome dello scrittore empedoclino


Giuseppe Amato, dirigente scolastico della scuola “Andrea Camilleri” di Valle Pombia (Novara)

I siciliani che vanno al Nord nella loro valigia portano un pezzo di Sicilia con sapori, odori, libri e tanta cultura della loro terra. Giuseppe Amato ha lasciato Agrigento e si è trasferito in provincia di Novara per la sua prima esperienza di dirigente scolastico. Oltre alle sue passioni: amore per il diritto e grande attenzione per le nuove generazioni, ha realizzato un sogno: intitolare la scuola che dirige nel comune di Varallo Pombia allo scrittore Andrea Camilleri ed ha organizzato un concorso letterario per le scuole dedicato al papà di Montalbano.
Giuseppe Amato è nato ad Agrigento, laureato in Economia e commercio, abilitato all’insegnamento di Discipline giuridiche ed economiche, insegnante di ruolo dal 1993 e dirigente scolastico dal 2019. “Se avessi l’opportunità di parlare col ministro Azzolina – dice – suggerirei di snellire le procedure e ridurre i documenti e le incombenze che ingolfano la nostra attività che deve essere focalizzata soprattutto sulla didattica, per raggiungere più facilmente il successo formativo di tutti gli alunni. Non possiamo fare a meno dei libri, come non dobbiamo mettere da parte i nostri vecchi che rappresentano le nostre radici…”
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Come nasce l’idea di intitolare l’Istituto ad Andrea Camilleri…
Quando sono stato assegnato all’Istituto Comprensivo di Varallo Pombia mi sono meravigliato che non fosse intitolato a nessuno. Un giorno mi passò per la mente un pensiero, forse un azzardo: E se provassi a farlo intitolare ad Andrea Camilleri?. In teoria non sarebbe stato facile per una serie di motivi, non ultimo il fatto che la sua scomparsa era troppo recente. In realtà è stato più semplice del previsto, il consenso è stato unanime e l’iter di intitolazione velocissimo.
Parliamo del premio letterario che avete istituito e che porta il nome dello scrittore empedoclino
Il Premio nasce sotto il Patrocinio del Miur ed ha l’appoggio della “Strada degli Scrittori” che sarà presente in giuria. Ha avuto anche il Patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Novara e dei comuni di Borgo Ticino, Divignano e Pombia, dove insistono plessi della nostra scuola. La collaborazione con la “Strada degli Scrittori” mi sta molto a cuore, quale collegamento culturale tra Novara e Agrigento, pertanto, vorrei ringraziare Felice Cavallaro e Gaetano Pendolino per aver accolto immediatamente la nostra proposta.
Su questo premio c’è stato uno scontro “diplomatico” tra la scuola “Andrea Camilleri” ed il Comune di Varallo Pombia. Infatti, secondo il Sindaco Alberto Pilone, il Premio avrebbe dovuto essere organizzato non per Andrea Camilleri, ma alla memoria di Don Giuseppe Rossi, ucciso dai nazifascisti. Come sono andate realmente le cose?
In realtà c’è poco da dire: è scontato che l’Istituto Comprensivo “Andrea Camilleri” intitoli il Premio al grande scrittore e non al sacerdote, eroe della Resistenza, al quale è intitolato il Plesso principale della nostra scuola. A suo tempo il Sindaco Pilone, e quindi l’Amministrazione comunale di Varallo Pombia, ha pienamente condiviso con la scuola la scelta di intitolare l’Istituto al grande maestro ed è veramente incomprensibile la sua presa di posizione ex post.
Quali sono gli obiettivi di questo concorso?
Divulgare il valore della lettura e della scrittura. Contribuire a mantenere viva la memoria di un grande uomo quale era Andrea Camilleri. Creare un collegamento sud-nord, tra Agrigento e Novara, basato sui valori della cultura. Con questo Premio vogliamo unire lettura, scrittura e riscoperta del dialetto, ossia delle origini della nostra cultura popolare e del nostro “essere”. Lo scopo principale è proprio questo: molti ragazzi non conoscono il dialetto o, se lo capiscono, non lo parlano. In questo modo avranno l’opportunità di riscoprirlo attraverso i loro nonni o i loro genitori. Mi intriga immaginare nonni, padri e figli che collaborano nella scrittura di un testo letterario. Vista la situazione di emergenza che stiamo vivendo e le difficoltà che hanno investito la scuola italiana nel suo complesso prorogheremo la scadenza a fine febbraio.
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Torniamo a Camilleri. Quali sono i tre libri dello scrittore siciliano che consiglieresti per approfondirne la figura?
Un mese con Montalbano, Il Re di Girgenti e, per i più piccoli, Topiopì.
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Giuseppe Maurizio Piscopo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 19.1.2021
Palermo, via a "Illustramente": sul web il festival delle fiabe

Le matite disegnano sentieri che si fanno strada anche nei tempi più bui e le parole rotolano lungo questi percorsi per raccontare mondi che non smettono di incantare. La fiaba è un diritto, di tutti. Ed è questo il presupposto con cui si presenta l’ottava edizione di “Illustramente” il festival dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia che quest’anno sarà completamente in streaming su tutti i canali social dal 21 al 24 gennaio.
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Tra gli appuntamenti da non perdere […] la proiezione del film “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, trasposizione animata del famoso racconto di Dino Buzzati a opera di Lorenzo Mattotti che, a fine proiezione, sosterrà il dibattitto.
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Eleonora Lombardo
 
 

Reading rascal, 21.1.2021
Oltre “il fenomeno Camilleri”

Nella cultura letteraria italiana, periodicamente capita “il caso”, detto anche “l’autentico caso”, o, più recentemente, “il fenomeno”. Si tratta di un avvenimento condizionato dal profitto e limitato nella sua durata temporale, eppure con strascichi culturali imprevedibili e duraturi. Il “caso letterario” nasce quasi di botto, senza preavviso, e può essere definito come la salita nella popolarità di uno scrittore anche alle prime armi che riesce a diventare popolare (spesso senza l’aiuto dei critici accademici), vende moltissimi libri (e così solleva dai debiti la fortunata casa editrice), appare come ospite in moltissimi programmi televisivi, e, se ha carisma, diventa il beniamino dei mass media. Tutto questo offre delle condizioni perfette per dare sfogo a schieramenti di parte, a polemiche anche spietate, e a esternazioni inaspettate.
Uno dei personaggi emblematici di questo intreccio tra popolarità e macchinazioni mediatiche è senza dubbio Andrea Camilleri (1925-2019). Non c’è bisogno qui di percorrere la sua carriera di regista e di scrittore. Basti dire che la sua opera letteraria spazia vari generi, diversi stili e lingue: di sicuro, i più conosciuti sono i gialli, inoltre, ci sono i romanzi storici, saggi di storia e di letteratura, i romanzi poetici (la trilogia delle metamorfosi), e altri. Le trasposizioni dei gialli a sceneggiati TV hanno raggiunto altissimo numero di spettatori, per di più, non sono le uniche trasposizioni delle sue opere letterarie (se veda la più completa miniera di informazioni sullo scrittore e sule sue attività offerta da Camilleri Fans Club sul sito http://www.vigata.org/).
Chi guarda il fenomeno Camilleri da una certa distanza si può rendere conto del fatto che questo scrittore ha portato tre valori significativi alla cultura italiana contemporanea:
1. Soprattutto i suoi gialli hanno (ri)avvicinato moltissimi italiani alla lettura. Ci sono varie testimonianze di questa magnifica funzione dello scrittore agrigentino sia nei programmi televisivi che sui social media. Nel paese che non vanta l’assiduità alla lettura come una delle caratteristiche culturali, questo fatto è notevolissimo.
2. Le opere di Camilleri hanno offerto una rivalutazione dei dialetti italiani, in specie del siciliano. Nel momento in cui la letteratura italiana stava perdendo il sostegno della lingua letteraria, era inevitabile che uno scrittore di un certo retroscena sociologico guardasse all’indietro e usasse gli attrezzi linguistici a lui cari, che si sarebbero rivelati cari anche alla maggioranza dei lettori non siciliani e non accademici. Sulla lingua di Camilleri esistono molti interventi, e, come capita sempre con un “fenomeno”, i detrattori e i lodatori propongono i fatti che comprovano le loro posizioni. L’analisi di Luigi Matt descrive in profondità le posizioni opposte (“Lingua e stile nella narrativa camilleriana” https://www.camillerindex.it/wp-content/uploads/2020/04/Quaderni-camilleriani-12.pdf#page=41)
3. Il terzo pregio di Camilleri è stato quello di costringere gli Italiani a guardarsi dentro di sé e intorno a sé con più attenzione per capire chi sono, quali caratteristiche dimostrano, come si comportano, come parlano. È noto che Camilleri stesso ripeteva che vorrebbe che i suoi lettori ridessero di meno e pensassero di più. Questo desiderio non è stato accolto dai detrattori dello scrittore perché continuano a ripetere: ma i Siciliani non sono cosi, nessuno parla come i personaggi dei romanzi, la Sicilia descritta è superficiale, folkloristica, sorpassata (si veda Francesco Merlo, Roberto Cotroneo, Giulio Ferroni, ecc.). Le analisi dei detrattori non fanno progredire la conversazione oltre queste generalizzazioni. È più che evidente che ai detrattori dello scrittore agrigentino non piace come scrive e cosa scrive, e allora le loro conclusioni continuano a separare la cultura “alta” da quella “bassa”, mettendo le opere di Camilleri nel mucchio basso perché contiene cliché ormai sorpassati, esagerando la dualità della cultura italiana. Camilleri si è difeso dicendo che è ‘un artigiano della scrittura’, ma l’ironia sottile del suo atteggiamento non sfugge ai membri del Camilleri Fans club, che lo chiamano, con affetto, “il Sommo”. Che la popolarità sia alla base dei giudizi così polari non c’è dubbio (si veda a questo proposito il mio articolo intitolato (“I test della (im)popolarità`: il fenomeno Camilleri sulla rivista Quaderni d’italianistica https://jps.library.utoronto.ca/index.php/qua/article/view/9344/6297) [i].
Sarà troppo presto per tirare le somme dell’importanza o meno di Camilleri per la cultura italiana, ma due sono i fenomeni che ci costringono a fare delle considerazioni preliminari: da un lato, c’è la scomparsa di Camilleri nel 2019, e, dall’altro lato, la pandemia del covid-19. La morte di uno scrittore segna la fine del suo lavoro, ma non la fine dei convegni accademici virtuali, delle relazioni ufficiali pubblicate e non, dei raduni virtuali che hanno come scopo la discussione dei temi, dei personaggi, della lingua nelle opere letterarie. Questo è vero anche per Camilleri, e la prova sta nelle iniziative che sono elencate sia sul sito vigata.org, che sui vari social network. La pandemia, pero`, ha fermato l’aspetto sociale, il passaparola di presenza, perché tutto avviene ora nel mondo virtuale. Questo fatto rende la conoscenza delle tendenze sociali profonde molto difficile e lascia spazio ai vari specialisti di comunicazione di massa di promuovere, forzare, originare le tendenze.
È indubbio che Camilleri ha guardato all’indietro, perché apparteneva alla generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale (è stato chiamato anche “il nonno”), ha visto il susseguirsi dei governi, ha imparato le nuove tecnologie che però non sono protagoniste dei suoi romanzi. Comunque, la pandemia ci induce a guardare in avanti. In questo senso, le opere di Camilleri sono una testimonianza del tempo immaginario che fu, piena di lingue particolari, di ironia, di tristezza, di amore, di odio, di leggerezza e di profondità, e di umorismo: la testimonianza è viva finche` ha lettori. Questo è vero per tutti gli scrittori che pubblicano opere letterarie. La pandemia sta rafforzando però quell’aspetto della tecnologia che non si basa sulla scrittura: i vari programmi (Zoom, Team, ecc.) fanno dell’oralità la regina.
Cosa ne è rimasto della auto-definizione degli Italiani? Nunzio La Fauci suggerisce che Camilleri sia “una nobile varietà dell’arcitaliano” (https://www.doppiozero.com/materiali/andrea-camilleri-un-arcitaliano). Ma ha ancora senso cercare una definizione di “Italiani/Italiane”? La pandemia sta sgretolando il senso di appartenenza a una nazione (a meno che non sia forzato per motivi economici – si veda il piano europeo di sussidi agli stati), e sta chiudendo gli individui in un guscio ancora più piccolo di un paese. Nel periodo di transizione tra l’Italia folkloristica che cerca di diventare qualcosa d’altro e l’Italia sotto pressioni multinazionali capitalistiche, la fragilità dell’individuo ne fa una vittima facile. La consapevolezza della fragilità, e le sue possibili soluzioni, staranno soprattutto nella rilettura di autori italiani, incluso Camilleri.
[i] È d’obbligo menzionare che i diversi livelli di popolarità esistono in Italia e anche fuori dall’Italia. Ci sono paesi che hanno dimostrato l’interesse abbastanza profondo nelle opere di Camilleri: basti notare addirittura versioni diverse di più traduttori (tedeschi, francesi, spagnoli). Dall’altro lato, le opere di Camilleri non sono attecchite sul suolo nordamericano, nonostante le rispettose e rispettabili traduzioni di Stephen Sartarelli. Ma questo è un argomento a parte.
Jana Vizmuller-Zocco
 
 

Illustramente, 21.1.2021
Festival dell’illustrazione e della letteratura per l’infanzia
Programma dell’ottava edizione

[…]
GIOVEDÌ 21 GENNAIO 2021
dalle 15.00 alle 19.00
Videoconferenza e dibattito “La fiaba e il pensiero bambino”
Seconda parte (l’oggi)
[…]
“IL PENSIERO DI UN ILLUSTRATORE. L’OPERA, IL FILM, L’ANIMAZIONE”
“LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI IN SICILIA” DI DINO BUZZATI
Incontro e dibattito
Lorenzo Mattotti
Fumettista, illustratore, regista e sceneggiatore

 
 

Radio In - Arte a parte, 22.1.2021
Arte a Parte

Domani 23 gennaio non perdetevi l’appuntamento con il settimanale culturale del sabato mattina: Arte A Parte.
Sarà con noi in diretta Skype Fabio Stassi, notissimo autore che da anni firma grandi successi con Sellerio Editore.
Per aiutarci a continuare a resistere nella complessa situazione che viviamo, chiederemo aiuto al nostro ospite nella sua duplice veste di curatore del volume "Curarsi con i libri" di Ella Berthoud e Susan Elderkin, e di creatore del "biblioterapeuta" Vince Corso, protagonista del suo ultimo romanzo "Uccido chi voglio" (il terzo della serie). Come ormai saprete quando di libri si discute lo si fa con Filippo Lupo, U Presidenti.
Conducono Barbara Morana e Filippo Lupo, regia di Mirko Ufo Valenti dalle 11:30 alle 12:30 su Radio IN 102. Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it, interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci;
#fabiostassi; #sellerioeditore;
#uccidochivoglio;
#Curarsi con i libri;
#Ella Berthoud;
#Susan Elderkin;
#filippolupo;
#camillerifansclub;
#vigata.org;
#culturapalermo;
#palermo; #libri; #covid-19cultura;
#radioin102;#arteaparte;
 
 

Libero, 22.1.2021
La pupa e il secchione, "ma veramente?". Con chi confonde Camilleri: il brutto sospetto sulla bellona

Una gaffe clamorosa. Gravissima. Non era mai accaduto prima: a una concorrente de La Pupa e il secchione, show di Italia 1 condotto da Andrea Pucci, viene sottoposta una foto di Andrea Camilleri. Ma lei risponde: "È Cristiano Malgioglio". Questa mattina abbiamo chiamato Cristiano, che ha detto: "Vorrei essere la millesima parte di Camilleri, ho letto tutti i suoi libri".
Secondo una parte dei social la concorrente potrebbe aver fatto volontariamente quella gaffe per far parlare di sé. Infatti, in rete è andata subito in tendenza. "Ma arriva da un altro pianeta?", tuonano alcuni utenti del web. Una figuraccia. Camilleri è Camilleri. Impossibile non conoscerlo.
Francesco Fredella
 
 

El Día, 23.1.2021
La última y gran pirueta del acróbata
‘Ejercicios de la memoria’ : 23 historias dictadas por Camilleri cuando ya habia perdido la vista

El placer que otorga la literatura obliga a veces a pequeños y grandes esfuerzos de lectura. Apenas nadie regala el verdadero entretenimiento. Con los libros del irrepetible Andrea Camilleri no suele suceder, sin embargo, así. Se leen como si nada, igual que se bebe un vaso del nerello mascalesse del Etna en una de esas tardes primaverales sicilianas que parecen no tener fin. Sin mayores pretensiones que las de deleitar con las palabras y las historias que cuentan, se caracterizan por una prosa seca, directa, eficaz y muy viva.
A los noventa y avanzada la ceguera, Camilleri empezó a luchar contra un mundo oscuro, que se convirtió en el enemigo equiparable a la página en blanco. Entonces encontró en la oralidad la solución y se puso a dictar. Si su disciplina era fuerte antes, también lo fue después al tener que confiar exclusivamente en la memoria. Pero para ello había que mantener cierta gimnasia: observar los recuerdos con detalle, representar las escenas en la mente. Las que ahora ven la luz publicadas por Salamandra son 23 historias concebidas en otros tantos días de un verano postrero que reflejan instantáneas de una vida única y de un país. Hay en ellas melancolía sin sobrecarga pero no arrepentimiento. Al igual que en la tradición oral, Camilleri, a través de colores, formas y volúmenes hace su ejercicio más ameno, ligero y espectacular. Él mismo confesó públicamente y más de una vez que el ideal de su escritura consistía en un juego de ligereza, la conexión aérea de sonidos y palabras, y que le gustaría que se pareciera a las piruetas del acróbata que vuela de un trapecio a otro, en un triple salto mortal, siempre con una sonrisa en los labios, sin mostrar el cansancio, el compromiso diario, la presencia del riesgo de sus evoluciones en el aire. Por ese mismo motivo, también, aceptó la proposición de que seis de los ilustradores italianos de más renombre, Alessandro Gottardo, Gipi, Lorenzo Mattotti, Guido Scarabottolo, Olimpia Zagnoli y Tullio Pericoli, con la caricatura de la cubierta, le acompañaran en sus historias.
Las he leído casi siempre con una sonrisa de oreja a oreja, otras veces conmovido, y con el inmenso placer que proporciona el alto entretenimiento unido a la artesanía del gran escritor que fue Camilleri. Sumido en la magia del sueño, igual que aquella mañana en Lecce, poco más de un año antes de su muerte, en que me quedé pasmado frente al televisor escuchándole contar una historia familiar con el pulso narrativo que la ceguera progresiva había interrumpido momentáneamente en el papel. En aquella ocasión era un aperitivo de estos Ejercicios de memoria, que no solo los admiradores del autor siciliano deberían leer, sino cualquier aficionado a la literatura con chispa. Sus narraciones, todas ellas, de la primera a la última, rebosan de ludus intelectual y lingüístico, mordacidad y compromiso civil, restallan como una bofetada entre personas e instituciones.
El Camilleri registrador histórico y pasajístico es un escritor mucho más interesante que el autor de las novelas de Montalbano; se cuela en la escritura universal buscando un hueco entre Sciascia y Pirandello, moviéndose como pez en el agua de las amenidades a las atrocidades de la vida, en medio del humor y del desencanto irónico del que observa a las personas y las cosas con la desnudez de una mirada rigurosamente consecuente. No sabría elegir cuál de las historias dictadas por la memoria del desaparecido escritor de Porto Empedocle es mejor. Si la cómica odisea para lograr que las cenizas de Pirandello alcanzasen la paz eterna; si la confesión sobre los premios literarios que obtuvo y que dejó de obtener; si la visita a la casa de sus padres del fascista Borg Pisani que pretendía invadir Malta; la peripecia con las cometas del ingeniero Comerdione, o el encuentro con los bandoleros de Giuliano y el viejo bandido filósofo. Hay más, hasta veintitrés, fabulosas historias surgidas del recuerdo, ya digo, y bellamente ilustradas. Háganse un favor, lean a Camilleri. El placer está garantizado.
Luis M. Alonso
 
 

OX.PL - Portal Śląska Cieszyńskiego, 23.1.2021
Coś ciekawego dla dorosłych i dla dzieci (86)
W ostatnim czasie na naszych łamach wspólnie z bibliotekarzami naszego powiatu podsumowaliśmy czytelnictwo podczas pandemii właśnie w powiecie cieszyńskim. W większości bibliotek najczęściej wypożyczanymi książkami były powieści obyczajowe, romanse, kryminały sensacyjne. Przed tygodniem było coś lżejszego, a dzisiaj zagraniczne kryminały.

[...]
Andrea Camilleri to autorka kolejnego sensacyjnego thrillera kryminalnego „Ślad na piasku”, który wydaje mi się po przesłuchaniu go godnym polecenia. Pewnego ranka po przebudzeniu komisarz Montalbano odkrywa zbrodnię popełnioną praktycznie na progu jego domu: na plaży znajduje ciało zmaskrowanego konia czystej krwi, które znika w tajemniczy sposób, zanim policja zdoła przedsięwziąć jakieś kroki. Pozostaje po nim tylko ślad na piasku. Niedługo potem odnalezione zostaje także ciało stróża stajni, z której skradziono konia. Prowadząc śledztwo, komisarz zmuszony będzie wkroczyć niechętnie w pełen blichtru świat arystokracji, posiadaczy ziemskich i snobistycznych milionerów, gdy tymczasem w Marinelli nieznani sprawcy włamują się kilkakrotnie do jego domu: niczego nie kradną, ale zdają się czegoś bardzo uporczywie szukać: ale czego właściwie? Tego nie wie nawet sam Montalbano...
[...]
AK
 
 

Radio In, 23.1.2021
Ore 11:30
Arte a Parte
Cliccare qui per vedere la puntata
Arte a Parte con Barbara Morana
Regia Mirko UFO Valenti

Sarà con noi in diretta Skype Fabio Stassi, notissimo autore che da anni firma grandi successi con Sellerio Editore.
Per aiutarci a continuare a resistere nella complessa situazione che viviamo, chiederemo aiuto al nostro ospite nella sua duplice veste di curatore del volume "Curarsi con i libri" di Ella Berthoud e Susan Elderkin, e di creatore del "biblioterapeuta" Vince Corso, protagonista del suo ultimo romanzo "Uccido chi voglio" (il terzo della serie). Come ormai saprete quando di libri si discute lo si fa con Filippo Lupo, U Presidenti.
Seguite la Diretta FM 102,00 o in streaming www.radioin102.it, interagite e raccontateci la vostra opinione sul soggetto trattato questa settimana chiamandoci;
#fabiostassi; #sellerioeditore;
#uccidochivoglio;
#Curarsi con i libri;
#Ella Berthoud;
#Susan Elderkin;
#filippolupo;
#camillerifansclub;
#vigata.org;
#culturapalermo;
#palermo; #libri; #covid-19cultura;
#radioin102;#arteaparte;
 
 

La Repubblica, 24.1.2021
Il commissario Ricciardi, la sfida vintage al mito di Montalbano
Multischermo / Lino Guanciale nella serie di Rai 1 nel ruolo del personaggio creato da Maurizio de Giovanni.

Lino Guanciale ha recitato un ispettore fantasma (ne La porta rossa, script di Carlo Lucarelli) figuriamoci se ha problemi a impersonare un commissario che, ogni tanto, vede i fantasmi. Che peraltro gli danno una grossa mano, questi fantasmi, visto che si tratta delle anime di vittime di delitti che gli forniscono, per quanto nebulose, dritte provvidenziali sul delitto medesimo.
Il commissario Ricciardi, su Rai 1, è una nuova incursione in fiction dai libri di Maurizio de Giovanni, sempre ambientati a Napoli ma declinati diversamente per personaggi ed epoche (Mina Settembre, ora in onda — in pratica c’è una momentanea occupazione-De Giovanni, e poi I bastardi di Pizzofalcone, che torneranno).
Ricciardi, che è una normale figura di poliziotto azzimato e sofferto, prende tutto il propellente dall’epoca di ambientazione: la Napoli degli anni 30, pieno regime in azione, lui è troppo preso dai suoi casi ma l’anatomopatologo suo amico è un fervente, quanto gaudente, antifascista. E il suo primo collaboratore, un commovente Antonio Milo in veste di brigadiere, il compagno di lavoro che tutti vorrebbero. Poi le donne, la pallida Enrica (Maria Vera Ratti) dolce dirimpettaia del terzo piano di cui è innamorato e la splendida nobildonna Livia (Serena Iansiti), ammanicata col regime ma poi chissà.
Si parte con un delittaccio al San Carlo, un super tenore perforato in camerino, a dare una mano c’è un magnifico Servillo (però Peppe) in abito talare. Ricciardi tenta una battaglia vintage al mito Montalbano (o forse no, vedremo), La porta rossa era più intrigante, e infatti era per Rai 2: qui siamo nel tempio Rai 1 e molte regole bisogna rispettarle. Regia, sicura e conseguente, di Alessandro D’Alatri.
Antonio Dipollina
 
 

La Repubblica, 25.1.2021
"Comunisti d'Italia", da Togliatti a Camilleri cento storie per i cento anni del partito che ha segnato la sinistra italiana
Le biografie dei "patrioti rossi" che hanno incarnato l'essenza del Pci nel centenario della scissione di Livorno

Cento anni di comunismo italiano in cento biografie. Uomini e donne che con pensieri e azioni hanno incarnato l'essenza del Partito Comunista e degli altri partiti della sinistra italiana: l'istaurazione, lo sviluppo e la difesa della democrazia in Italia. "Patrioti rossi", così li definisce Matteo Pucciarelli che con Sara Fabrizi ha appena pubblicato per Typimedia editore "Comunisti d'Italia": cento (anzi centotrè) storie, cento vite attraverso le quali leggere in controluce le vicende e i valori di un secolo di sinistra italiana. E non ci sono solo politici di professione. Perché se è vero - come è vero - che nell'avventura del comunismo italiano è impossibile scindere politica e cultura, allora è necessario affiancare alle vite di Togliatti, Gramsci, Berlinguer e Amendola quelle di Mario Monicelli e Gian Maria Volonté, di Pier Paolo Pasolini e di Alberto Moravia, fino ad Andrea Camilleri.
[...]
Carmine Saviano
 
 

Passione psicologia, 25.1.2021
Intervista - Giuseppe Fabiano - Dalla psicologia “narrativa” a Camilleri
Cliccare qui per ascoltare il podcast

La nuova intervista di “Passione Psicologia” è dedicata a un aspetto particolarmente interessante del nostro modo di “essere nel mondo”: la narrazione.
Parleremo di romanzo personale, mappa personale, luoghi irrisolti e di come la narrazione può influire sul nostro stato psicologico. Scopriremo gli elementi del racconto psicologico di un grande maestro della narrazione, Andrea Camilleri e delle sue opere pubblicate dalla case editrice Sellerio.
Ad accompagnarci in questo percorso sarà il prof. Giuseppe Fabiano, psicologo, psicoterapeuta, è stato per circa venti anni direttore UOC del Centro Salute Mentale del distretto 6 ASL Roma 6 e docente a contratto presso le Università "Sapienza", Tor Vergata" e in corsi di perfezionamento e specializzazione dell'Università Cattolica di Roma. Da oltre 10 anni è professore a contratto di Metodologia clinica 2 presso l'Università "Guglielmo Marconi" di Roma.
Giuseppe Fabiano è autore di un saggio intitolato: “Nel segno di Andrea Camilleri - Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia” pubblicato da Franco Angeli Edizioni. Un libro molto interessante che si rivolge proprio a tutti. Dagli “addetti ai lavori” a chi, invece, è curioso di scoprire il mondo di Camilleri attraverso la chiave di lettura psicologica.
Giuseppe Fabiano fa parte del gruppo di studio sull'opera di Andrea Camilleri coordinato dal Prof. Giuseppe Marci dell'Università di Cagliari. Il gruppo organizza i Seminari camilleriani e cura la pubblicazione dei Quaderni Camilleriani.
Alessandro Deza
 
 

La Repubblica, 26.1.2021
Ascolti tv, quasi 6 milioni per 'Il commissario Ricciardi'. La stagione felice della fiction Rai
Lino Guanciale conquista il pubblico con la serie diretta da Alessandro D'Alatri tratta dai libri di Maurizio de Giovanni. Il successo delle serie e dei tv movie trasmessi su Rai 1, da 'Doc' a 'Mina Settembre'

[...]
Le novità: aspettando Leonardo arriva Montalbano
Dopo il Festival di Sanremo tornano le avventure del commissario Montalbano. Una per la verità: l’unico nuovo film da trasmettere è Il metodo Catalanotti, con Luca Zingaretti che indaga su un usuraio, regista teatrale, ideatore di un traumatico metodo recitativo che mette in condizione l'attore di entrare in un personaggio lavorando sui propri segreti più oscuri.
[...]
Silvia Fumarola
 
 

DavideMaggio, 26.1.2021
Rai 1, palinsesti marzo 2021: torna Montalbano, arriva Leonardo, show nel segno di Baglioni e Serena Rossi

Dopo un inizio d’anno piuttosto soddisfacente sul fronte ascolti, soprattutto grazie alle fiction Che Dio ci Aiuti 6, Mina Settembre e Il Commissario Ricciardi, Rai 1 guarda al post Sanremo. Tra novità e conferme, ecco cosa andrà in onda – salvo variazioni – sulla rete ammiraglia diretta da Stefano Coletta a marzo 2021.
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LUNEDI – L’8 marzo è previsto il nuovo episodio de Il Commissario Montalbano [...].
MARTEDI – [...] Dal 16, spazio alle repliche de Il Commissario Montalbano.
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Fabio Fabbretti
 
 

Associazione Culturale Oltre Vigàta, 27.1.2021
Porto Empedocle, Vigata, La città natale di Andrea Camilleri. Giornata della Memoria 27/01/2021

In occasione della Giornata della Memoria, Oltre Vigata ha realizzato un video tratto da un racconto di #AndreaCamilleri, "David detto Pippo" dal libro "Certi momenti". Alla lettura dello stralcio del racconto, abbiamo voluto abbinare una sequenza di immagini estratte dai film più belli che hanno affrontato l'argomento e che ci hanno emozionato. Buona visione.
Montaggio: Danilo Verruso - Voce fuori campo: Marzia Quattrocchi.
#VIGATALETTERARIA #OLTREVIGATACE #PERCORSIDINCHIOSTRO #PARLIAMONE
 
 

politicamentecorretto, 27.1.2021
Televisione – Ricciardi non è Montalbano, la nuova stagione Rai del romanzo poliziesco

Del resto neanche Maurizio de Giovanni – autore del libro da cui nasce il commissario Ricciardi – è Camilleri e non solo per una manciata di mezzo secolo di differenza, piuttosto per quello straordinario intrigo di passione, misto a calura e mafia, della Sicilia pennellata di fascino e mistero nel giallo che il compianto Andrea Camilleri riuscirà a fondere nel commissario Montalbano; con quel Luca Zingaretti che fu pure suo allievo nell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica.
Facciamo il raffronto, non per rendere più basso il profilo dell’autore napoletano Maurizio de Giovanni, peraltro già presente da tempo in Rai con il suo “I bastardi di Pizzofalcone” giunto alla 3 edizione, ma anche con “Mina Settembre”, il nuovo sceneggiato domenicale con Serena Rossi, piuttosto per rimarcare, nello sceneggiato del commissario Ricciardi, alcune assonanze di ruolo con i vari personaggi di Camilleri.
Intanto i colloqui presso l’ufficio del commissario, che appaiono come confessioni a tutto video, col solerte attendente, più impacciato e anziano di Giuseppe Fazio, che verbalizza, c’è anche il collaboratore sui generis, meno vistoso di Agatino Catarella; il dottore addetto alle autopsie più giovane del Dottor Pasquano, ma ugualmente goloso, e stavolta di sfogliatelle e non di cannoli siciliani come il suo collega siciliano. C’è anche il superiore piantagrane che nel romanzo di Camilleri è il questore Bonetti sempre attento a non finire in pasto ai media, mentre nel romanzo di de Giovanni è un vice questore tutto solerte verso il regime fascista (il Ricciardi si muove negli anni ’30).
Un’annotazione sulla location, stavolta è Napoli, ma molte scene di vita popolare si svolgono nei vicoli della città vecchia di Taranto, ma non si nomina, come nelle storie di Camilleri dove Vigata non esiste e nella realtà è Porto Empedocle.
Mutatis mutandis siamo nell’alveo di una narrazione che tende a somigliarsi. Il tentativo è quello di superare Montalbano nel terzo millennio? Forse, anche perché se andiamo a cercare in rete, troviamo vari titoli dello scrittore napoletano che riguardano il commissario Ricciardi: Il senso del dolore (andato in scena ieri), Per mano mia, La condanna del sangue, Serenata senza nome, Il posto di ognuno, In fondo al tuo cuore, Il giorno dei morti, Il purgatorio dell’angelo, ecc.
Diverso è il contesto narrativo e anche il carattere del personaggio, Ricciardi è più compassato di Montalbano, siamo in una rappresentazione filmica che tende al grigio azzurrognolo, capelli lisciati con la brillantina, donne velate di tristezza, rapporti tra i due sessi gelati dalla tutela delle apparenze. Poi c’è un intuito più esaltato in Ricciardi piuttosto che nel Montalbano di Camilleri, che però fatica di più per arrivare alla conclusione e questo forse è davvero l’elemento narrativo che fa vincere il commissario di Vigata.
Ma cosa vogliamo farci, il mondo va così… però una chicca scopriamo in casa Zingaretti: la moglie, l’attrice Luisa Ranieri sarà “Il Commissario Lolita” che vedremo prossimamente, ed è già detta il Montalbano in gonnella. E allora se di eredità dobbiamo parlare, la Ranieri è il ramo principale della dinastia, c’è l’ha proprio nell’alcova.
 
 

La Repubblica, 27.1.2021
Gialli e sentimento il tesoro della Rai si chiama fiction

Dalla pioggia di tweet mentre andava in onda su Rai 1, si è capito che il primo episodio del Commissario Ricciardi aveva conquistato il pubblico. E il successo sui social ha coinciso con quello degli ascolti: quasi 6 milioni di spettatori (con il 24,1%) di share per Lino Guanciale chiuso nell'impermeabile (e in se stesso) che si muove nella Napoli degli anni 30.
La serie di Alessandro D'Alatri — prodotta da Gabriella Buontempo e Massimo Martino con Rai Fiction — tratta dai libri di Maurizio de Giovanni (Einaudi) è solo l'ultimo titolo della stagione d'oro della Rai. Da Doc a Natale in casa Cupiello, da Chiara Lubich a Che Dio ci aiuti (forse una mano la dà, alla sesta stagione quasi 6 milioni di spettatori). Storie che in un periodo complicato consolano e divertono, con de Giovanni star. Firma anche i racconti che hanno ispirato Mina Settembre con Serena Rossi, regina di ascolti, e delle nuove avventure dei Bastardi di Pizzofalcone. «Ricciardi è il racconto di un'epoca, Mina è una commedia, I bastardi è un poliziesco puro. Sono felice che la televisione, soprattutto la generalista» dice lo scrittore napoletano, «si sia rivolta alla letteratura, che ricerca l'originalità. Da Camilleri in poi quella nera ha raccontato la territorialità grazie alla lingua. Noi autori che veniamo dopo Andrea — da Carrisi a Carofiglio, da Manzini a Dazieri e a tutti gli altri — abbiamo capito che il giallo poteva raccontare le città. Fondamentale la scelta degli attori, credibili anche nel ruolo più piccolo. Per Guanciale sfida vinta: ha restituito le ombre di Ricciardi». «Il successo della fiction», dice D'Alatri, «nasce dal rispetto. Io lavoro con amore: credo che il pubblico, considerato sempre come "la gente", sia fatto di persone che vanno rispettate. La Rai è la più grande industria culturale del Paese e ha una responsabilità enorme, deve mettere nell'intrattenimento quel quid in più. Le piattaforme sono entrate in tutte case, ma non c'è competizione: sono uno stimolo per fare meglio».
Il racconto ci ha tenuto compagnia, il pubblico oscilla tra informazione (con la crisi di governo crescono gli ascolti dei talk show) e fuga dalla realtà. Dopo Sanremo torna Il commissario Montalbano con l'unico film nuovo, Il metodo Catalanotti.
Dopo la morte di Camilleri, del regista Alberto Sironi e dello scenografo Luciano Ricceri, c'è chi sostiene che si sia chiusa un'era. Ma la Sicilia sarà di nuovo protagonista con Makari di Michele Soavi (del produttore di Montalbano, Carlo degli Esposti), dai libri di Gaetano Savatteri ambientati nella Riserva dello Zingaro con Claudio Gioè detective per caso. Indaga per mestiere, a modo suo Marco Giallini-Rocco Schiavone, che vedremo su Rai 2. Primavera in musica con la biografia di Nada raccontata nel film tv di Costanza Quatriglio La bambina che non voleva cantare, con Carolina Crescentini e Tecla Insolia nei panni dell'artista. Mentre l'autore che spopolava con Tu vuo' fa l'americano è celebrato in Carosello Carosone di Lucio Pellegrini con Eduardo Scarpetta. Un po' di ritmo non guasta.
Silvia Fumarola
 
 

Associazione Culturale Oltre Vigàta, 29.1.2021
Vigata, Porto Empedocle, la città natale di Andrea Camilleri. "Minicu", un racconto del Maestro.

Prendendo spunto da un racconto di Andrea Camilleri, "Minicu", dal libro "Certi momenti" edizione Chiarelettere, raccontiamo la storia dei campi con una sequenza d’immagini in bianco e nero (color seppia) così come avveniva in Italia e così come la ricordava Camilleri quando, da bambino, si trasferiva a casa dei nonni, casa Fragapane. Questo racconto, del quale presentiamo uno stralcio, sembra quasi un piccolo documentario della vita agricola, carico di amore per la terra e per le tradizioni della propria famiglia.
Montaggio: Danilo Verruso – Voce fuori campo: Marzia Quattrocchi.
#VIGATALETTERARIA #PERCORSIDINCHIOSTRO #OLTREVIGATA #PARLIAMONE
 
 

AgrigentoNotizie, 29.1.2021
Mani libere punta il dito: "La statua di Camilleri è fuori legge"
Va detto che la piazzetta in cui l'opera è collocata, in piena via Atenea, non è dedicata a allo scrittore empedoclino


La statua il giorno dell'inaugurazione

La statua dedicata ad Andrea Camilleri è fuori dalle regole previste? A lanciare il sospetto è il movimento "Mani Libere" attraverso il suo presidente Giuseppe Di Rosa il quale punta il dito rispetto all'opera collocata dall'Amministrazione Firetto. Di Rosa fa in particolare riferimento alla legge 1188/1927 la quale stabilisce che: "nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni" e "nessun monumento, lapide ed altro ricordo permanente può essere dedicato, in luogo pubblico od aperto al pubblico, a persone che non siano decedute da almeno dieci anni".
Lo slargo che ospita la statua di Camilleri diventa la "piazzetta dello Scrittore"
"Signor sindaco - scrive - sappiamo che con la nostra lettera richiesta saremo anche impopolari come spesso ci accade nelle nostre battaglie (purtroppo spesso a ragion veduta), con la presente, le chiediamo, proprio per il rispetto delle leggi ed il ripristino della legalità, di volere con urgenza disporre in merito alla collocazione della statua dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri, magari, così come dettano le Leggi Vigenti, sentito il parere della Prefettura o del Ministero dell’Interno".
Va detto che la piazzetta in cui la statua è collocata , in piena via Atenea, non è dedicata a Camilleri ma è chiamata "piazzetta dello Scrittore"
 
 

LaNostraTv, 29.1.2021
Montalbano, Luca Zingaretti sull’episodio inedito: “Non è un addio”
Il commissario Montalbano, Luca Zingaretti fa una rivelazione sull’episodio inedito: “Non è un addio”

Dal 1999 Luca Zingaretti veste i panni del commissario Salvo Montalbano dell’omonima fiction di Rai1 del regista Alberto Sironi tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. L’ultimo episodio inedito de Il commissario Montalbano andrà in onda in prima serata subito dopo il Festival di Sanremo. L’episodio in questione si intitola Il metodo Catalanotti e vede alla regia lo stesso Luca Zingaretti e proprio l’attore, stando alle dichiarazioni riportate su Gente, ha fatto una rivelazione su questo episodio e lo scrittore ed il regista scomparsi, oltreché lo scenografo Luciano Riccieri: “Mi piace pensare a questa puntata come a un saluto rivolto ai compagni di viaggio che non ci sono più. Non un addio, piuttosto un “ehi come va? È dedicata a voi” Credo sia il modo migliore per celebrarli.”
Luca Zingaretti su Il commissario Montalbano ammette: “Possiede virtù e difetti”
Luca Zingaretti nell’immaginario di molti è identificato come il protagonista de Il commissario Montalbano, nonostante abbia all’attivo molti altri ruoli in fiction di successo o in film per il cinema. Sempre stando a quanto riportato dal settimanale su citato, Luca Zingaretti sul suo Salvo Montalbano ha ammesso:
“Lo amo perché può affondare le mani nelle brutture del mondo mantenendo intatta la propria coerenza e la capacità di giudizio”.
L’attore romano, inoltre, ha aggiunto: “Ed anche perché oltre alle virtù possiede qualche difetto e sa muoversi bene nella vita.”
Anticipazioni Il commissario Montalbano: quando va in onda la puntata inedita con Luca Zingaretti
L’episodio inedito de Il commissario Montalbano andrà in onda nel primavera del 2021, dopo il Festival di Sanremo di Amadeus anche se ancora non è nota la data certa. Luca Zingaretti vestirà di nuovo i panni del commissario Salvo Montalbano ma, come è noto, per l’ultima volta.
Liliana Morreale
 
 

 


 
Last modified Saturday, February, 06, 2021