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RASSEGNA STAMPA

MARZO 2021

 
L'atlante che non c'è, 1.3.2021
Luoghi da fiaba
Vigata, Montelusa e la Sicilia del commissario Montalbano
Regia: Davide Venturi
Conduce: Marco Vivio

Porto Empedocle, Agrigento, Ragusa e Scicli. Le riprese conducono in questi luoghi alla ricerca delle somiglianze architettoniche tra il barocco del Sud della Sicilia e i luoghi immaginari descritti da Camilleri. Un viaggio in cui la letteratura incrocia la fiction italiana assieme a tanti protagonisti che ci aiuteranno a risolvere l'arcano: ma Vigata è in provincia di Ragusa o di Agrigento? Domanda che abbiamo rivolto a Donatella Finocchiaro, Gaetano Savatteri, Stefania Auci, Gianluca Tavarelli e Silvano Salvatore Nigro. Porto Empedocle, Agrigento, Ragusa e Scicli. Le nostre riprese ci porteranno in questi luoghi alla ricerca delle somiglianze architettoniche tra il barocco del Sud della Sicilia e i luoghi immaginari descritti da Camilleri. Un viaggio in cui la letteratura incrocia la fiction italiana assieme a tanti protagonisti che ci aiuteranno a risolvere l'arcano: ma Vigata è in provincia di Ragusa o di Agrigento? Domanda che abbiamo rivolto a Donatella Finocchiaro, Gaetano Savatteri, Stefania Auci, Gianluca Tavarelli e Silvano Salvatore Nigro.
[Hanno partecipato anche Antonio Sellerio, Giuseppe Leone, Salvatore Ferlita, Giuseppe Lo Bocchiaro e Davide Leone, NdCFC]
 
 

Malgrado tutto, 1.3.2021
Quel teatro che racconta, tra fascino e mistero, della scomparsa di Patò
Racalmuto, le recite del Mortorio che si facevano al teatro Regina Margherita sono ormai una leggenda.

“La scomparsa di Patò” è uno di quei libri di Camilleri che sta “dalla parte di Sciascia”. Vale a dire che il racconto si snoda attraverso un filo conduttore che ci porta in qualche modo a casa dell’autore del “Giorno della civetta”, al teatro di Racalmuto, dove si conserva la foto dei primi del Novecento che ritrae la compagnia locale “La Filodrammatica”. E si perché anche se la storia raccontata da Andrea Camilleri è tutta inventata di sana pianta, come direbbe il Commissario Montalbano, il titolo del romanzo ci riporta ad un fatto realmente accaduto a Racalmuto e al detto popolare “Spirì comu a Patò ‘ni lu Mortoriu“.
È lo stesso Sciascia a parlarne, nelle ultime righe di “A ciascuno il suo”: “… e di quel povero professore Laurana – continuò il commendatore – che è scomparso come Antonio Patò nel Mortorio. Cinquant’anni prima, durante le recite del Mortorio, cioè della Passione di Cristo secondo il cavalier D’Orioles, Antonio Patò, che faceva Giuda, era scomparso, per come la parte voleva, nella botola che puntualmente, come già un centinaio di volte tra prove e rappresentazioni, si aprì: solo che (e questo non era nella parte) da quel momento nessuno ne aveva saputo niente; e il fatto era passato in proverbio, a indicare misteriose scomparizioni di persone o di oggetti…”.
Ed ecco che Camilleri, prendendo spunto da queste poche righe di Sciascia, crea un romanzo affascinante e intrigante che vale la pena di leggere e rileggere.
[...]
Salvatore Picone
 
 

La Repubblica, 1.3.2021
Sapori
Bonajuto e quel cioccolato che non può essere definito "di Modica"
Il produttore più famoso della cittadina siciliana, paradossalmente, non può utilizzare la dicitura perché fuori dall’IGP.

[...]
L’attività pionieristica di Franco Ruta è da considerarsi una vera opera di apostolato: partiva da Modica con dieci tavolette in tasca e attraverso queste, utilizzate come veicolo culturale, trovava sempre il fil rouge fra il prodotto e la sicilianità. Famosi sono i suoi incontri in Galleria a Milano con Enzo Biagi, col quale aveva colloqui di ore sulla Sicilia e sul cioccolato, per non parlare di quelli con Camilleri che furono anche d’ispirazione per le ambientazioni delle sue opere.
[...]
Francesco Seminara
 
 

L'indice dei libri del mese, 3.2021
Narratori italiani
Andrea Camilleri, Riccardino
La lingua infantile

Riccardino è l’ultimo romanzo di Andrea Camilleri, uscito postumo, a un anno esatto dalla morte, per deliberata volontà dell’autore che ne aveva scritto una prima versione nel 2005, in seguito rivista nel 2015 con l’intento di aggiornarla senza modificarne il plot ma intervenendo sulla lingua. Il lungo tragitto editoriale lascia dunque intatta la storia che corre su almeno due livelli: uno più pirandelliano di rapporto diretto tra l’autore e il suo personaggio cartaceo, in competizione con quello televisivo che essendo un attore sa già le battute, a differenza di quello cartaceo che deve improvvisare la sua vita; e l’altro che dipana la vicenda dell'ultimo caso risolto dal commissario Montalbano. Che inizia con l'omicidio del giovane direttore di una banca vigatese al cospetto dei suoi tre amici più intimi e proprio mentre lo stesso sta telefonando al commissario. Quello che parrebbe un caso di immediata soluzione si complica, s’intreccia con un nuovo delitto, porta il protagonista, per certi versi stanco e stizzito, ad attivare il suo modus investigativo per scoprire che nulla è come sembra, finché alla trama già non lineare finisce per sovrapporsi uno scenario di compromissioni politiche e criminali più ampio.
Ma la trama che interseca più fili si configura come un’opportunità che l’autore si concede, da un lato per tributare il suo omaggio a quel Pirandello che molto ha studiato e messo in scena nel corso della sua lunga carriera di regista teatrale, e con il quale era imparentato per parte di nonna (rimando sulla lunga fedeltà di Camilleri a Pirandello ai due splendidi volumi Biografia del figlio cambiato, Rizzoli, 2000 e L’ombrello di Noè, Rizzoli, 2002). Dall’altro per accentuare in una chiave personalissima la sua quarantennale ricerca linguistica, che resta alla fine, insieme al successo planetario, il suo lascito più cospicuo. Una ricerca che ha occupato Camilleri fin dagli esordi con Un filo di fumo (1980), per il quale l’editore Garzanti pretese un glossario che spiegasse ai lettori i termini dialettali e che giunge fino a Riccardino, passando per i sontuosi esempi de Il birraio di Preston (Sellerio, 1995) e de Il re di Girgenti (Sellerio, 2001), per citarne solo due di molti di ambientazione storica, che non vedono come protagonista Montalbano.
Senza entrare nel merito di un'analisi dettagliata, mi pare di poter dire che Riccardino concluda un percorso che dall’iniziale miscela di dialetto e lingua giunge a esiti che trascendono il dialetto stesso e la contaminazione che questo ha operato nella scrittura camilleriana sulla lingua standard per arrivare a quella che si potrebbe dire una terza lingua. Questa nuova lingua non è dialetto e non è italiano, così come la lingua dell’ultima opera di Joyce, Finnengans Wake (1939), non è più inglese e neppure la somma o la differenza delle molteplici lingue evocate nel corso del romanzo. Il punto di approdo di questo nuovo impasto linguistico che lascia intravedere le origini si manifesta significativamente nella comparazione tra le due versioni di Riccardino, laddove la seconda presenta un amalgama lessicale e sintattico nel quale si riconosce l'italiano o il dialetto, ma che spesso si trasfigura in made-up language, lingua ‘nvintata, conio linguistico, superfetazione ortografica che va nella direzione di una regressione ludica. Di una lingua che si fa e che si mostra felicemente nel suo farsi, di una lingua infantile nel senso etimologico del termine (ovvero “che non si parla”), cioè che si deforma per analogia, che suona e risuona per iperbole, che si escogita giocosamente per supplire alle manchevolezze e alle asprezze della lingua codificata, come quando il bambino impara a parlare, storpiando la correttezza grammaticale.
Rimodulando l’estraneo e alludendo alla regola. “E tu perche chiami me?" diventa “E tu pirchì acchiami a me?"; “Qui ci voliva una longa pausa”, straborda in “Ccà ci nicissitava ‘na longa pausa"; gli “sturduti” si fanno "ammammaloccuti"; “ipnotizzato" si fa “pinnotizzato"; “doppo ore passate ad arramazzarisi a vacante dintra al letto" si trasforma in “doppo ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto" e la lista potrebbe continuare, rivelando una sorta di teatralizzazione del conflitto tra suono e senso che dissolve i confini tra norma e distorsione abnorme. Ed è così che alla fine di tutto si dissolve il personaggio Montalbano, mentre dialoga con la segreteria telefonica dell’Autore, ritornando a una dissezione sillabica che è quella di chi compita, stravolge, mescola, fatica a pronunciare le parole e gli agglomerati di parole con cui viene in contatto come un infante (“Non so sc po... so / an... cora par... e / ad... io / io non / io / i”). L’anziano scrittore stinge nel suo protagonista che pirandellianamente lo cerca e non lo trova al telefono, ma si ferma sulla soglia tra infanzia e afasia, quella soglia che è al confine tra parola e silenzio, tra scrittura e pagina bianca, tra vita e morte senza essere più luna e senza essere ancora l'altra.
Giovanni Greco
 
 

Libero, 2.3.2021
"Montalbano non deve morire!", ma lo surclassano gli altri poliziotti del sud (come Lolita Lobosco)
La Sicilia insorge per Montalbano. Ma il Commissario ora è surclassato dagli altri sbirri del sud . il vicequestore Lobosco, per esempio...

Quando Conan Doyle, ormai schiavo del suo eroe letterario, decise di far morire Sherlock Holmes nelle cascate di Reichenbach, i lettori si sollevarono in quadrata falange, con una forza d’urto tale che lo scrittore fu costretto a resuscitare il detective. Ora, il Commissario Montalbano non è Holmes.
Eppure, qualcosa del genere sta accadendo negli assolati territori del ragusano e del siracusano, tra i sindaci, gli amministratori locali, i semplici lettori: un popolo in rivolta, alla conferma che quello del prossimo 8 marzo su Raiuno -Il metodo Catalanotti- sarà l’ultimo episodio della saga tv di Montalbano. Lo vuole l’interprete Luca Zingaretti, lo sottoscrive il regista storico Alberto Sironi [ma Sironi è scomparso nel 2019, NdCFC], e soprattutto lo desiderava, per disposizione testamentaria, lo stesso Andrea Camilleri: “Il commissario Montalbano finirà con me”. E amen. Ma le genti sicule temono il contraccolpo turistico: i dintorni di Vigata sono per i visitatori quel che Baker Street è per Sherlock Holmes, un luogo dell’anima e un solido investimento. Un grido di dolore per tutti è quello del sindaco di Noto Corrado Bonfanti: “È impensabile ed oltremodo irriverente nei confronti della memoria del grande maestro Andrea Camilleri, pensare di non realizzare un’ultima e definitiva puntata della straordinaria serie tv”. E gli aficionados, qui, evocano un fantomatico progetto di riduzione televisiva di Riccardino (Sellerio) romanzo conclusivo della saga di Montalbano e pubblicato postumo per volere di Camilleri. Ma, nulla: Montalbano pare destinato all’oblio catodico. D’altronde i tempi cambiano, gli eroi invecchiano, le trame imbiancano. E si levano all’orizzonte altri sbirri emblemi di un Meridione romanzesco, terra d’orgoglio, ricettacolo di intelligenze e d’efferati delitti. Molti di questi indagatori che ridisegnano le scene del crimine sono donne. Per esempio, c’è il vicequestore Lolita Lobosco che nella nuova fiction di Raiuno con Luisa Ranieri (che nella vita, guarda il destino, è la moglie di Zingaretti) strega il pubblico con un ascolto pari al 31.8% di share (7.535.000 spettatori), ma portandosi dietro qualche perplessità. Qualcuno segnala che la splendida Ranieri, femminone d’accecante beltà direbbe Vittorio De Sica, è esattamente la “poliziotta con la quinta di reggiseno, il tacco dodici, single e con una squadra di maschi da domare” dei romanzi di Gabriella Genisi; ma con quella straripante presenza rischia di offuscare la trama. Così come forse troppo marcato -dicono- è quell’accento barese, mai così cantilenante dai tempi delle commedie di Lino Banfi o della caricature di Sergio Rubini. Eppure, la Ranieri è bravissima. E per chi conosce le stradelle di Bari Vecchia che avvolgono la Basilica di San Nicola (compresi i furgoncini di verdure che danno un passaggio alla protagonista sul lungomare), le location sono assolutamente naturali.
Ma la vicequestora Lobosco non è l’unica ad offuscare Montalbano nella mitopoietica moderna del sud che rialza la testa. C’è anche la procuratrice Imma Tataranni di Valeria Scalera. Una detective straordinaria che, a differenza di Lolita, non ha le phisique du role: veste orribili pelliccette da mercatino dell'usato; sembra una di quelle casalinghe che negli anni 70, per arrotondare, facevano i porta-a- porta dei cosmetici dalle amiche. E, in più, sfodera una capigliatura magenta passata alla galleria del vento che mi ricorda un po' Davide Mengacci un po' Gene Simmons dei Kiss. Eppure, anche lei straordinaria. Altri poliziotti iperattivi e a volte decadenti in una Napoli dalle epoche diverse sono gli eroi usciti dalla penna di Maurizio De Giovanni: il Commissario Ricciardi (uguale non tanto alla versione dei libri ma in quella dei fumetti della Sergio Bonelli) interpretato da un Lino Guanciale sbirro che vede i morti in epoca fascista, e il gruppo dei poliziotti dei Bastardi di Pizzofalcone, senza regole sotto il Vesuvio d’oggi ma anch’essi ricettori d’ascolti. Tutti figli del sud che hanno superato il padre. Montalbano è morto, viva Montalbano…
Francesco Specchia
 
 

Marida Caterini, 2.3.2021
Il metodo Catalanotti film tv Rai 1 – trama, cast, finale
Un caso estremamente complicato per il poliziotto di Vigata che si svolge in un ambiente teatrale, singolare ma anche crudele e sadico.

Rai 1 propone lunedì 8 marzo in prima visione e in prime time Il tv-movie dal titolo Il metodo Catalanotti che fa parte del ciclo Il commissario Montalbano.
La pellicola è di genere poliziesco e giallo ed ha la durata di un’ora e 30 minuti. La produzione è italiana. Il film tv è ispirato all’omonimo romanzo di Andrea Camilleri pubblicato in Italia da Sellerio editore il 31 maggio 2018.
Il metodo Catalanotti film – regia, protagonisti, dove è girato
La regia è di Alberto Sironi e Luca Zingaretti. A causa della scomparsa del regista storico, Zingaretti si è trasferito dietro la macchina da presa. Ma il nome di Sironi rimane in quanto tutto il lavoro di regia era stato già effettuato.
Protagonista principale e Luca Zingaretti nel ruolo del celebre commissario Salvo Montalbano. Accanto a lui i suoi fidati collaboratori Mimì Augello e Fazio interpretati rispettivamente da Cesare Bocci e Peppino Mazzotta. Nel cast anche l’attore Angelo Russo nel ruolo dell’agente Agatino Catarella. La serie si avvale della partecipazione di Sonia Bergamasco nel ruolo di Livia, l’eterna fidanzata di Salvo Montalbano.
Le riprese si sono svolte in Italia, in particolare in Sicilia tra Porto Empedocle e Ragusa dove è stata ricostruita la città immaginaria di Vigata. Qui si svolgono infatti le indagini del poliziotto creato dalla penna di Andrea Camilleri.
La produzione è della Palomar di Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri e Nicola Serra, con Max Gusberti e con la partecipazione di Rai Fiction.
Il metodo Catalanotti – trama del film in onda su Rai 1
La trama raccontata si svolge intorno ad un caso che si rivela particolarmente complicato per Salvo Montalbano. Il tv-movie non si apre con la solita telefonata di Catarella che avvisa Montalbano di un omicidio. Questa volta è il suo vice, Mimì Augello, che piomba a casa del commissario nel cuore della notte. Gli racconta di aver casualmente trovato un cadavere in un appartamento disabitato. Il tutto è avvenuto durante un suo incontro amoroso extra-coniugale.
Contemporaneamente alle parole di Augello viene trovato morto nel suo appartamento, Carmelo Catalanotti. L’uomo è stato assassinato con una pugnalata al petto. Montalbano si rende subito conto che questa “ammazzatina” presenta subito delle caratteristiche strane. Prima tra tutte, la più importante, la compostezza in cui è stata ritrovata la salma e l’assenza completa di sangue dal corpo.
Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino. Ma non effettuava il mestiere in una maniera particolarmente esosa. Anzi a dire di tutti era un prestatore di denaro in maniera equa.
Ma Catalanotti non era soltanto un usuraio. Era soprattutto un originale artista di teatro, fondatore della TrinacriArte una attivissima compagnia di teatro amatoriale che aveva sede stabile a Vigata. La TrinacriArte non è una semplice filodrammatica. Infatti la maggior parte dei suoi adepti e soci era amante del teatro in maniera quasi ossessiva.
Carmelo Catalanotti era il capo indiscusso di questo gruppo. Un vero e proprio guru che sapeva spronare i suoi attori ed agiva in maniera geniale ma molto spesso utilizzava metodi crudeli e sadici. A tutto questo arriva Salvo Montalbano dopo una serie di indagini che lo hanno portato ad interrogare tutti i componenti della filodrammatica.
Il finale del film
Alla fine Montalbano si rende conto che la soluzione del mistero sulla morte di Catalanotti risiede proprio nella passione dell’arte tragica e nel suo personalissimo ed inquietante metodo con cui gestiva la TrinacriArte.
In questo tv-movie Salvo Montalbano mostra caratteristiche inusuali per il suo personaggio. Uno dei punti fermi della sua vita era stato soprattutto l’amore per la Sicilia e per Livia. Tutto questo verrà letteralmente affossato da una passione travolgente e del tutto imprevedibile per la giovanissima responsabile della scientifica con cui il poliziotto di Vigata deve confrontarsi per la risoluzione del caso. Lo sentiremo persino svelare che sarebbe disposto a tutto, anche a lasciare Livia pur di essere sempre vicino alla giovane di cui si è perdutamente innamorato.
A completare il quadro vi si aggiunge anche l’intemperanza di Mimì Augello. Il braccio destro di Montalbano è alla sua ennesima fuga amorosa. E, nel tentativo di sfuggire al marito cornuto della sua amante, si ritrova a sua volta nei guai.
Massimo Luciani
 
 

I teatri alla radio, 3.3.2021
Omaggio a Diego Fabbri - La bugiarda, prima parte
Commedia di uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento proposta nella versione in onda con la regia di Andrea Camilleri su Radiodue nel 1975. La protagonista era Monica Vitti.
 
 

La Sicilia (ed. di Catania), 3.3.2021
Andrà in onda lunedì 8 marzo, su Rai Uno, l’ultimo episodio de “Il Commissario Montalbano dal titolo “Il metodo Catalanotti”, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri. Protagonisti Luca Zingaretti, Peppino Mazzotta, Cesare Bocci. Tra i figuranti l’attore Dario Giarrizzo.
 
 

Ufficio Stampa Rai, 4.3.2021
RAI 08 MAR 2021, 09:00
Radio Techete' presenta "Camilleri alla radio"
Speciale dedicato alle regie radiofoniche del grande scrittore

Andrea Camilleri, padre del celebre commissario Montalbano, ha firmato, nel corso della sua lunghissima carriera, anche diverse regie radiofoniche, alcune delle quali poco note. Ad esse sarà dedicato lo spazio teatrale di Radio Techete’ dall’8 al 20 marzo, alle 9.00 e in replica alle 17.00, per omaggiare l’autore siciliano, che prima di diventare uno dei più importanti scrittori italiani (le sue opere sono state tradotte in centoventi lingue e hanno venduto più di dieci milioni di copie) ha lavorato a lungo in Rai come regista radiofonico e successivamente come delegato alla produzione di molti sceneggiati televisivi, tra cui “Il tenente Sheridan” e “Le inchieste del commissario Maigret”.
Camilleri cominciò a occuparsi di teatro nel 1942 e nel ’49 venne ammesso, unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove concluse gli studi tre anni dopo, diventando nel frattempo amico di Luigi Vannucchi e Franco Graziosi. Successivamente, mise in scena opere di autori contemporanei, tra cui Beckett, Ionesco, Adamov, Strindberg e Thomas Stearns Eliot. Assunto in Rai nel 1957, si occupò della regia di varie produzioni radiofoniche, che vanno dagli sceneggiati ai radiodrammi, dai programmi di varietà con Monica Vitti e Gianrico Tedeschi alle opere di drammaturghi italiani e stranieri. Contemporaneamente insegnò al Centro Sperimentale di Cinematografia e dal 1977 al ’97 fu titolare della cattedra di regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica dove tra i suoi allievi ci fu, tra gli altri, quel Luca Zingaretti che alcuni anni dopo avrebbe interpretato con enorme successo il commissario Montalbano, protagonista dei suoi romanzi polizieschi.
Insignito di numerosi riconoscimenti, Camilleri ha lasciato un’ultima sua preziosa testimonianza al Teatro greco di Siracusa nel giugno del 2018, un anno prima della morte, nei panni dell’indovino cieco della mitologia greca in “Conversazione su Tiresia”, uno spettacolo da lui scritto e messo in scena da Roberto Andò.
Lo Speciale di Radio Techetè, curato da Silvana Matarazzo, propone l’ascolto di alcune opere da lui dirette negli anni Sessanta e Settanta per i tre canali radiofonici Rai, a cominciare da una commedia di Vitaliano Brancati, “Raffaele”, che ebbe problemi con la censura quando fu pubblicata nel 1948 sulla rivista “Botteghe oscure”, tanto che fu rappresentata in teatro per la prima volta solo nel 1961.
 
 

I teatri alla radio, 4.3.2021
Omaggio a Diego Fabbri - La bugiarda, seconda parte
Prosegue l'ascolto della commedia di uno dei più noti drammaturghi italiani in onda su Radiodue nel 1975 con la regia di Andrea Camilleri. Gli interpreti principali erano Monica Vitti, Andreina Pagnani, Vittorio Caprioli e Mario Maranzana.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 4.3.2021
Camilleri raccontato dalle foto di Leone su Rai5

La Sicilia di Andrea Camilleri raccontata dal fotografo Giuseppe Leone. Un racconto per immagini che è stato trasmesso da Rai5 lunedì scorso. “L’Atlante che non c’è” è il titolo della trasmissione che, in quattro puntate, affida a personalità del mondo dell’arte la descrizione dei luoghi dell’immaginazione letteraria. Da Pinocchio a l’Odissea, da Piero Chiara a Camilleri. Una sorta di guida letteraria affidata a poeti, scrittori, pittori, fotografi e attori. Il racconto dei luoghi narrati da Camilleri ha visto tra i protagonisti anche il fotografo ragusano Giuseppe Leone. Il suo sconfinato archivio fotografico restituisce la memoria dei luoghi del commissario Montalbano e un ritratto inedito dello scrittore di Porto Empedocle.
Concetto Prestifilippo
 
 

TeleNicosia, 4.3.2021
Troina, ad Andrea Camilleri l'intitolazione del nuovo cine-teatro comunale

Sarà intitolato ad Andrea Camilleri, l'illustre ed amato scrittore siciliano nato a Porto Empedocle il 6 settembre del 1925 e scomparso a Roma il 19 luglio del 2019, il nuovo cine-teatro comunale appena ristrutturato ed adeguato.
La decisione, su proposta del sindaco Fabio Venezia, è stata approvata all'unanimità dal consesso civico, nella seduta svoltasi venerdì 26 febbraio scorso.
"Andrea Camilleri - spiega il primo cittadino -, è stato un grande siciliano che ha dato tanto lustro alla nostra terra. Ricordarlo attraverso l'intitolazione del nuovo cine-teatro, che a breve verrà riaperto al pubblico a trentanni dalla chiusura, ci è sembrato un doveroso omaggio ad un grande maestro della letteratura del nostro tempo".
L'ex cinema 'Trionfo", che riaprirà i battenti non appena le restrizioni contro la diffusione della pandemia lo consentiranno, porterà dunque il nome del "papà" del commissario Montalbano, con un look interamente rinnovato ed una gestione, in concessione in uso, affidata ad una cooperativa di giovani troinesi, aggiudicatrice del bando.
La struttura, acquistata dal Comune nel 1991, grazie ai lavori di adeguamento strutturale ed impiantistico realizzati dall'amministrazione e recentemente ultimati, sarà dunque finalmente restituita alla comunità, ritornando ad essere un importante spazio di aggregazione sociale e culturale dotato di ogni comfort, in grado di accogliere fino a 160 spettatori e di ospitare attività cinematografiche, teatrali ed artistiche e manifestazioni pubbliche di vario genere.
 
 

in3minuti, 4.3.2021
“…il Maestro Camilleri ha fatto un lavoro eccezionale nel percorso letterario”, Tonino Butera, cuoco empedoclino, al microfono di Danilo Verruso, 3^ parte di 4


 
 

I teatri alla radio, 5.3.2021
Omaggio a Diego Fabbri - La bugiarda (epilogo) e Trasmissione interrotta
Si conclude la commedia diretta da Andrea Camilleri per Radiodue nel 1975 per passare all'ascolto di un radiodramma dello scrittore romagnolo trasmesso da Radiotre nel 1952 con la regia di Guglielmo Morandi. I protagonisti erano Arnoldo Foà e Tonino Pierfederici.
 
 

RagusaNews, 5.3.2021
Famiglia Cristiana: A Scicli è iniziato il dopo Montalbano
Scicli ha elaborato il lutto e pensa già al "dopo Montalbano": Cyrano, di Joe Wright sarà seguito da due nuovi film internazionali


 
 

Sud Style, 6.3.2021
LA CASINA DI CAMPAGNA DI CAMILLERI. Nella ricostruzione di Oltre Vigata. A Porto Empedocle

Una piccola associazione, con una grande passione: traghettare il luogo in cui è nata nel futuro cercando di andare oltre il già visto e il già raccontato… Oltre Vigata appunto.
Ad oggi sono dieci anni intensi di lavoro e di belle iniziative che hanno visto l’Associazione Oltre Vigata fondata da Danilo Verruso farsi promotrice ad esempio della presentazione dell’Annullo Filatelico in occasione del 150° Anniversario della nascita di Luigi Pirandello.
Ma la prima iniziativa risale alla mostra fotografica sull’alluvione del 1971 che distrusse buona parte del Centro Storico empedoclino lasciando circa 300 famiglie senza casa.
Via via le iniziative sono cresciute, ma particolarmente conosciuta è Percorsi d’Inchiostro – sulle orme del Commissario Montalbano. Una tre giorni a cui hanno partecipato personaggi come Rita Borsellino, Gaetano Savatteri, Pino Aprile, Giovanni Taglialavoro, Alessandra Mortelliti, Giugiù Gramaglai, Ignazio Caruana…
SudStyle presenta oggi un corto amatoriale c he abbiamo giudicato semplice ma pieno di poesia , ecco come lo descrive Verruso:
”Dopo aver letto il racconto intitolato La Casina di campagna quasi per gioco e senza pretese ho voluto far rivivere i ricordi del Maestro Camilleri.
Non sono un videomaker. Ho iniziato a raccogliere immagini, alcune miei scatti, altri in prestito.
Poi ho chiesto a Marzia Quattrocchi, una delle nostre socie della prima ora, di leggere una parte del brano e infine le ho messe insieme con il programmino del mio cellulare.
La casa dei nonni di Andrea Camilleri è un posto magico, polarizzante dove si concentra una parte del buono e del bello del nostro paese.
Qui s’incontrano la città che avanza e la campagna: questo luogo malgrado il crollo ha ancora la forza di rievocare i ricordi più cari che conserviamo.
Così il video realizzato con mezzi che ormai possono permettersi quasi tutti, alla fine è un semplice omaggio al nostro Presidente Onorario e alla sua famiglia che in tutti questi anni ci ha sempre appoggiati e non ha mai fatto mancare il suo abbraccio affettuoso”
 
 

La Repubblica - Robinson, 6.3.2021
Perché con Montalbano muore anche l’economia

Stephen King in Misery non deve morire aveva genialmente concepito l'accanimento terapeutico con cui una fan psicopatica obbligava a sopravvivere l'eroina dei suoi romanzi preferiti. I personaggi che Pirandello immaginava entità sospese fra la fantasia e la realtà, supplichevoli di essere tradotti finalmente in creature d'inchiostro, finiscono spesso per caricarsi di oneri inimmaginabili al momento del battesimo letterario, e ciò si verifica a maggior ragione quando la loro vita fantastica intercetta interessi economici reali e perfino milionari. Ne parlo perché sta per andare in onda l'ultimo Montalbano, e non appena si è fatto capire che non ci saranno ulteriori puntate, vista la scomparsa del demiurgo Camilleri, si è sollevato un boato di proteste. Ammiratori sfegatati come nel caso di Stephen King? Nossignore, a gridare a "Montalbano non deve morire" sono stati gli amministratori locali del comprensorio sudorientale della Sicilia. Più che comprensibile, dato che le riprese della fortunata serie sono state una miniera d'oro per la zona. Già. Ma in un momento in cui drammaticamente facciamo i conti con la letalità di un virus che attacca le persone fisiche, la notizia ci porta a una riflessione sulla sopravvivenza anche dei personaggi, ombre fatte d'aria e di parole ma capaci eccome di creare lavoro, reddito e ricchezza. Toh, che strano. Eppure sembrava che tutto ciò che è arte, cinema, teatro, cultura, fossero beni secondari e superflui, del cui silenzio non rammaricarsi più di tanto in periodo di pandemia. Commercianti e assessori della Val di Noto dimostrano il contrario. Si chiama indotto. Ma a nessuno importa più di tanto.
Stefano Massini
 
 

La Sicilia (ed. di Catania), 6.3.2021

Lunedì 8 marzo su Rai 1 andrà in onda "Il metodo Catalanotti", nato dalla penna di Andrea Camilleri per la regia di Luca Zingaretti nei panni del commissario Salvo Montalbano alle prese con un'indagine su un doppio omicidio. Tra gli interpreti ci sarà Santi Consoli, nei panni di Michele Tedesco. «È un agente immobiliare a cui il commissario Montalbano rivolge alcune domande e il titolo fa riferimento a una delle vittime, un certo Carmelo Catalanotti, attore, sceneggiatore e regista nonché inventore di un metodo applicato a tutti gli attori per far sì che esternino il meglio di sé, liberando le proprie emozioni e scavando nella propria coscienza».
Cosa ricorda di questa sua esperienza che risale a due anni fa? «Proprio nel giorno in cui mi stavo recando a Scicli ho appreso che era morto Camilleri. Sul set ho trovato Luca Zingaretti alquanto preoccupato perché il regista Alberto Sironi stava male e lui avrebbe dovuto prendere il suo posto e ho molto apprezzato che nella regia accanto al suo nome ha voluto anche quello di Sironi, che sarebbe morto 2 mesi dopo».
Santi Consoli, 55 anni di vita spesa al servizio del teatro, è rammaricato per quanto il teatro stia soffrendo a causa della pandemia: «La scelta di chiudere i teatri ha dimostrato l’ottusità di chi considera sacrificabili i luoghi culturali, anche se vengono messi in sicurezza. In questi mesi non è stata mai presa in considerazione un'alternativa per garantire lavoro "in sicurezza" a chi opera nel settore. Occorreva una protesta più forte, perché gli attori sono dei lavoratori come tutti gli altri e non hanno avuto risposte concrete dalle istituzioni».
Enza Barbagallo
 
 

La Repubblica - Robinson, 6.3.2021
Chi ha paura della Svezia
La scrittrice da 26 milioni di copie Camilla Läckberg, firma la prima serie tv in arrivo su laF e si ritaglia un ruolo: “Non ho resistito, ma recitare non fa per me”

Nei suoi libri, ambientati in quieti villaggi e cittadine, esplora i lati oscuri della società: Camilla Läckberg, 46 anni, tre mariti, quattro figli, 26 milioni di copie vendute, è la regina del giallo svedese. Orgogliosa di essere considerata l'erede di Stieg Larsson ("È un autore incredibile, ammiro la sua trilogia Millenium"), ha creato la nuova serie Hammarvik - Amori e altri omicidi, che sarà proposta a maggio da laF (Sky 135) e in cui appare in un cameo.
[...]
Ha letto Camilleri?
«Ovviamente l'ho letto, ma purtroppo non ce ne sono molti disponibili in svedese. Amo il commissario Montalbano. Libri affascinanti, mi piace molto anche la parte gastronomica».
Silvia Fumarola
 
 

NewSicilia, 7.3.2021
Catania, Santi Consoli: “Che emozione ritornare nuovamente sul set de ‘Il Commissario Montalbano'”

Catania – “Dopo ‘Il gatto e il cardellino’ l’episodio in cui recito accanto a Luca Zingaretti ritorno per la seconda volta sul set de ‘Il Commissario Montalbano’ nell’ultimo capitolo della saga di Andrea Camilleri in ‘Il metodo Catalanotti”‘. Inizia così il nostro incontro con l’attore e regista Santi Consoli che a distanza di quasi 20 anni è nuovamente protagonista sul set del commissario piú amato d’Italia, per vestire i panni dell’immobiliarista Michele Tedesco.
“Il mio personaggio – dichiara Santi Consoli – sarà importante per l’evoluzione delle indagini e per la conseguenziale risoluzione del caso”. Nella splendida Scicli, location delle scene girate tra Zingaretti e Consoli si sono svolte gran parte delle riprese del set che hanno visto la realizzazione di quest’episodio orfano di Andrea Camilleri e della regia di Alberto Sironi che sarebbe scomparso due mesi dopo la conclusione di quest’ultimo capitolo, che andrà in onda in prima visione su Rai 1 lunedì 8 marzo alle 21,30.
“Dalla mia prima partecipazione ad oggi – racconta l’attore – ho potuto constatare una certa continuità nella realizzazione del progetto artistico-cinematografico e devo dire che Zingaretti in questa sua regia ha fatto di tutto per mantenere un dialogo con la linea registica di Alberto Sironi, che per motivi di salute non ha potuto dirigere quest’ultima puntata
Il Commissario Montalbano – come spiega Santi Consoli – è stato un ottimo messaggio promozionale per lo sviluppo turistico in Sicilia, che tralasciando i soliti luoghi da cartolina dell’isola ha permesso a tanti di conoscere un nuovo volto della nostra terra.
Da uomo di teatro con una carriera di ben 55 anni spesa al servizio del palcoscenico sull’ipotesi della riapertura di cinema e teatri il 27 marzo afferma: “È chiaramente una manovra politica e non una reale ripartenza, perché è impossibile far ripartire la programmazione senza tenere conto che dietro questa finta riapertura potrebbe esserci l’intenzione di non sostenere più economicamente i lavoratori dello spettacolo, che senza dubbio sono stati e sono la categoria più danneggiata dalla pandemia”.
Elisa Guccione
 
 

I teatri alla radio, 8.3.2021
Le regie di Camilleri – Raffaele, 1a parte
Inizia lo Speciale, a cura di Silvana Matarazzo, dedicato alle regie radiofoniche di Andrea Camilleri negli anni Sessanta e Settanta con una commedia di Vitaliano Brancati in onda su Radiotre nel 1961. Gli attori principali erano Turi Ferro, Rocco D'Assunta e Renato Cominetti.

Inizia questa settimana uno Speciale dedicato alle regie radiofoniche di Andrea Camilleri, padre del celebre commissario Montalbano.
L’autore siciliano, nato a Porto Empedocle nel 1925, prima di diventare uno dei più importanti scrittori italiani, ricordiamo che le sue opere sono state tradotte in centoventi lingue e hanno venduto più di dieci milioni di copie, ha lavorato a lungo in Rai come regista radiofonico e successivamente come delegato alla produzione di molti sceneggiati televisivi, tra cui “Il tenente Sheridan” e “Le inchieste del commissario Maigret”.
Camilleri inizia a occuparsi di teatro nel 1942 e nel ’49 viene ammesso, unico allievo regista per quell’anno, all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove concluderà gli studi tre anni dopo, diventando nel frattempo amico di Luigi Vannucchi e Franco Graziosi. Successivamente metterà in scena opere di autori contemporanei, tra cui Beckett, Ionesco, Adamov, Strindberg e Thomas Stearns Eliot.
Nel 1957 viene assunto in Rai e si occupa della regia di varie produzioni radiofoniche, che vanno dagli sceneggiati ai radiodrammi, dai programmi di varietà con Monica Vitti e Gianrico Tedeschi alle opere di drammaturghi italiani e stranieri. Contemporaneamente insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia e dal 1977 al ’97 è titolare della cattedra di regia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica dove avrà come allievo, tra gli altri, Luca Zingaretti che alcuni anni dopo interpreterà con enorme successo il commissario Montalbano, il protagonista dei suoi romanzi polizieschi, che ha dato notorietà internazionale allo scrittore siciliano.
Insignito di numerosi riconoscimenti, Camilleri ci ha lasciato un’ultima preziosa testimonianza al Teatro greco di Siracusa nel giugno del 2018, un anno prima della morte, nei panni dell’indovino cieco della mitologia greca in “Conversazione su Tiresia”, uno spettacolo da lui scritto e messo in scena da Roberto Andò.
Radio Techete’ vuole rendergli omaggio, con lo Speciale curato da Silvana Matarazzo, proponendo all’ascolto alcune opere da lui dirette negli anni Sessanta e Settanta per i tre canali radiofonici, iniziando con una commedia di Vitaliano Brancati, “Raffaele”, che ebbe problemi con la censura quando fu pubblicata nel 1948 sulla rivista “Botteghe oscure”, tant’è che fu rappresentata in teatro per la prima volta solo nel 1961.
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 8.3.2021
Cattivi e buoni. Quella battaglia con i radicali contro la legge Reale e il racconto di Manfrè attor giovane con difetto alla corte del maestro
L'ostruzionismo e babbo Camilleri

[...]
Walter Manfrè, apre l'album della memoria e detta: fu Andrea Camilleri, maestro, scrittore, amico e poi fratello, allora credo quarantenne, comunque da pochi anni regista in Rai, ad insegnarmi qualche nozione di galanteria riservata all'universo femminile. Comu fu? Ecco come fu…
«Bisogna sapere che intorno agli anni '70 la sede Rai di Catania era molto più importante di oggi e ad essa si appoggiava mamma Rai di Roma per la registrazione di importanti romanzi adattati per la radio ed interpretati nei ruoli protagonistici, dai più bravi attori italiani del tempo. Per i ruoli più piccoli invece accadeva spesso che la Mamma si rivolgesse allo Stabile di Catania che forniva giovani attori della propria Scuola allora diretta magistralmente da Romano Bernardi.
Insomma io fui scritturato, diciannovenne attore in erba, a sostenere con una mia unica battuta, la realizzazione del progetto e mi trovai, in sala di registrazione, davanti ai microfoni, con Turi Ferro, Filippo Scelzo ed un giovanissimo e quanto mai rampante Gabriele Lavia.
L'emozione mi stava uccidendo e solo una risata fragorosa che all'improvviso arrivò dal corridoio mi rincuorò. Era la risata, poi divenuta inconfondibile, del regista Andrea Camilleri chiamato da Roma per dirigere "I Beati Paoli".
Cominciò la registrazione e tutto filava liscio: le magiche voci dei protagonisti con relativo sfoggio di toni, dai soffiati ai falsetti ai virtuosismi, che senza alcun errore volavano nella sala ovattata. La faccia grande di Camilleri dietro il vetro della regia era il ritratto della soddisfazione.
Quasi improvvisamente buttai un occhio sul mio copione e, cerchiata di matita rossa, lessi: Servitore – "Eccellenza, c’è un biglietto urgente da parte di sua moglie". O Dio, il Servitore ero io e quella battuta era la mia battuta, l'unica battuta che avrei dovuto dire all'interno del radiodramma... e stava arrivando il mio momento...
Avvicinai la bocca al microfono e prendendo il fiato come mi era stato insegnato alla scuola, la pronunciai... Neanche un attimo passò ed una luce rossa si accese sulla cabina della regia accompagnata da un suono gracchiante e da una voce possente da fumatore tuonò alta ma gentile in sala registrazione "RIPETERE", disse.
E' qui che devo aprire un piccolo inciso. Io avevo una eccellente dizione, all'interno della quale però si era insinuato, credo fin dalla nascita, un difetto che nessuno aveva notato in teatro perché la riproduzione delle parole non veniva captata dalla sala teatrale né nel mio eloquio quotidiano.
Purtroppo davanti ai microfoni questo difetto si manifestava in modo imbarazzante: non riuscivo a pronunciare il gruppo GL.
Per essere più chiari: se dicevo "FIGLIA" mi veniva fuori "FIGNA". Quindi, mentre in sala registrazione gli altri attori sentivano: "BIGLIETTO URGENTE" e "VOSTRA MOGLIE", in regia il regista sentiva "BIGNETTO URGENTE" e "VOSTRA MOGNE" e tuonava "RIPETERE", "RIPETERE"...
Alla fine, dopo la terza ripetizione, non ottenendo da me nessun miglioramento, fece suonare il suo campanello e disse molto dolcemente "Ah Walterè... poi venì?"
Vergognatissimo mi avviai in cabina regia, stupito soprattutto dal vezzeggiativo Walterè: non mi conosceva e mi chiamava con affetto...
Entrai, Andrea chiuse la porta e mi disse: "Sai, ce sto ripensando a ‘sta battuta. Che ne dici se la cambiamo e tu dici: Eccellenza, c'è un messaggio urgente della sua signora?" ... Me pare più elegante. Per la Signora… In gamba!”
Così conobbi Andrea Camilleri. Lo rividi mille volte dopo quell'episodio: mi chiamava ogni volta che poteva, per lavorare, anche alla Rai...
Ma poi si mise a scrivere e divenne famoso. Dopo ripetuti rifiuti di pubblicazione di supponenti editori, che non pagano mai il conto con la frasetta: “Chi lo poteva prevedere?”
E già. Se tutto fosse scritto non ci sarebbero le scommesse alle corse dei cavalli...
Enzo Trantino
 
 

Rolling Stone, 8.3.2021
L’eterno (?) ritorno di Montalbano
Spacciare 'Il metodo Catalanotti' come il gran finale è un modo passivo aggressivo per convincerci che deve andare avanti, ma anche che difficilmente potrà farlo senza Camilleri e Sironi

Eh, lo sappiamo. Voi siete qui, a leggere questo articolo, perché volete giustamente sapere se la puntata del Commissario Montalbano, in onda l’8 marzo su Rai Uno, sarà o non sarà l’ultima. Beh, non si sa. Nel senso che nessuno, ma proprio nessuno, dei diretti interessati sembra esserne al corrente. Riassumiamo velocemente le posizioni in campo tra apocalittici e integrati, giusto per darvi un’idea del caos madornale in campo.
C’è chi, da buon tombarolo, va ripetendo che «Montalbano deve morire con Camilleri, perché queste erano le sue ultime volontà» e amen. Della serie: la Rai se ne faccia una ragione e molli l’osso, tanto più che i libri ancora da adattare sono ormai pochi. Altri hanno qualche cedimento appena rileggono i dati di ascolto: cifre da 9 milioni di spettatori e 30% di share, roba che ormai neppure Sanremo fa più (Ama perdonaci). Ergo il produttore della Palomar Carlo Degli Esposti getta il sasso e nasconde la mano: da un lato tuona «Il Commissario Montalbano non può finire così» (vedrete la puntata di stasera e capirete…) dall’altro sostiene che c’è bisogno di un ripensamento, ma non a caldo: «Lasciamo che prima finisca la pandemia». Che c’entra il Covid? Non lo spiega. Nel mezzo, o meglio in zona limbo, si colloca il protagonista Luca Zingaretti. L’attore, che da tre anni a questa parte era solito ripetere «occhio che mollo tutto», adesso invece dichiara: «Un anno fa dissi che non me la sentivo più di andare sul set senza i miei punti di riferimento, ossia lo scrittore Andrea Camilleri, il regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri. Il Covid non mi ha però dato il tempo di elaborare il lutto: quando riuscirò a metabolizzarlo, prenderò una decisione. Per ora sono come in un limbo».
Morale: la pandemia è diventato il nuovo, grande, alibi? Sì. L’atteggiamento generale è un tantino da paraculi? Eccome. Però parte del fascino di Montalbano poggia proprio sulla sua presunta/imminente/eterna fine. La morte reale dello scrittore e del regista si sovrappongono, confondendosi, con quella seriale del personaggio televisivo, in un cortocircuito tra realtà e finzione che lascia storditi. Così la domanda delle domande, ossia se Montalbano può sopravvivere ai suoi padri, diventa il nuovo mistero di Fatima che deve essere svelato solo a tempo debito. Noi però proviamo a fare qualche supposizione.
Il metodo Catalanotti, ossia la puntata in onda stasera su Rai Uno, non è certo un finale accettabile. Siamo seri: la Rai si è tenuta da parte proprio l’episodio dove Camilleri tradisce il suo personaggio, facendogli fare e dire cose dell’altromondo (per gli standard della serie), per poi chiudere la saga così? Oggigiorno gli abbonati Rai, guidati dal Codacons, si incatenano al Cavallo di Viale Mazzini per molto meno… Non dimentichiamo poi che questo episodio era già pronto nel 2019, ma all’epoca si è deciso di mandare in onda solo i primi due, tenendo questo da parte.
Quindi, sì, per la gioia di tutti i complottisti italiani lo diciamo: spacciare Il metodo Catalanotti come il gran finale è un modo passivo aggressivo per convincerci che Montalbano deve andare avanti. In fondo c’è pur sempre Riccardino, ovvero il libro postumo di Camilleri che lo scrittore considera come il testamento suo e di Montalbano (di nuovo, fiction e realtà si sovrappongono). Unite i puntini e il gioco è fatto. Forse. Già perché proprio gli episodi post mortem di Sironi ci dimostrano che un regista non vale l’altro. Certo, Zingaretti è stato altruista a sostituire in corsa l’amico defunto e ha dato il meglio di se stesso dietro alla macchina da presa. Il risultato non è nemmeno malvagio ma non è come “i soliti” Montalbano: la mano diversa c’è e si vede.
Qualcuno a questo punto dirà: sì, però gli sceneggiatori sono sempre quelli, quindi la storia fila. Giusto per farvi capire quanto peso abbiano gli autori nell’affaire Montalbano: quando in conferenza stampa si è chiesto se il dialogo tra Montalbano e la nuova protagonista femminile fosse stato tratto fedelmente dal romanzo o rimaneggiato, l’autore Francesco Bruni ha risposto con un «Non me lo ricordo più». Nello sbigottimento generale, Bruni ha candidamente spiegato che: «Io stesso sono rimasto colpito da quel dialogo sull’emancipazione femminile, perché è di una modernità pazzesca: ogni volta che guardo Montalbano è come se seguissi una serie tv che non ho scritto io». Morale: Montalbano non può finire così ma, viste le premesse, difficilmente potrà sopravvivere a Camilleri e Sironi. Al momento dunque è come il gatto di Schrödinger che, per la fisica quantistica, è morto e vivo allo stesso tempo. Quindi? Quindi non resta che pregare davanti a questo mistero seriale e sperare Che Dio ci aiuti. Ah, no, scusate quella è un’altra storia…
Francesca D'Angelo
 
 

Salernonotizie, 8.3.2021
8 marzo a lezione con Salvo Montalbano

Le tivvù nostrane si sono innamorate degli investigatori e delle investigatrici. Tutti appartenenti ai ranghi delle pubbliche istituzioni: Polizia di Stato, Carabinieri pure nella variante Corpo forestale, Guardia di Finanza, Procura della Repubblica. Tutti immersi nella realtà di provincia anche quando lavorano nei capoluoghi. La dimensione media si addice all’idea dell’italiano che si vende bene all’estero.
L’investigatore privato della scuola americana “hard boiled” ha dato lustro alla narrativa in generale. I classici Dashiell Hammett e Raymond Chandler hanno il giusto posto nei Meridiani Mondadori.
Vigata, Gubbio, Bari, Napoli, tutte assieme, non valgono Los Angeles, il microcosmo di California del macrocosmo America. E ciò che riguarda l’America riguarda l’Occidente. Eppure l’Europa resiste con propri modelli letterari.
In Spagna spiccano Manuel Vàquez Montalbàn e Alicia Giménez Bartlett, la cui Pedra Delicado la fiction Sky trasferisce d’autorità a Genova solo perché è città marittima al pari di Barcellona. In Francia, oltre all’ineguagliabile Georges Simenon con Maigret, brilla l’astro di Fred Vargas e del suo Adamsberg. La Svizzera ha il giovane Joel Dicker.
Il noir italiano è poco nero, preferisce i tratti romantici e leggeri, esibisce cibi e vini da tradizione domestica anche se consumati al ristorante. Altro che il fast food e l’alcol pesante della narrazione nordica di Henning Mankell e Jo Nesbo. Noi siamo per gli spazi raccolti e caldi, ci sgomentiamo in prossimità del Polo, il nostro Nord si limita agli immani filari Ikea.
Noi abbiamo Andrea Camilleri. A due anni dalla scomparsa, il Maestro continua a impartire lezioni. La sua è la Sicilia del sogno di mezza estate. La sua è la campagna del Caos di Pirandello.
Salvo Montalbano non è solo il protagonista della più fortunata serie letteraria e televisiva della storia: è l’epitome dell’italiano virtuale, tanto integro nell’etica quanto disinvolto nei comportamenti. Non accetta regalie né compromessi, rifiuta la promozione per restare Commissario a Vigata, copre i colpevoli se la giustizia sostanziale gli pare superare la verità giudiziaria. Ammonisce così i giustizialisti: vagliare il caso per caso, non lasciarsi irretire dalle accuse artefatte e dai media in cerca di effetti forti.
Montalbano segue solo i notiziari delle due reti locali: dell’amico Nicolò Zito e del nemico dalla “faccia a culo di gallina”. Non ha peli sulla lingua ad attaccare il cattivo giornalismo. La libertà di stampa non è la libertà di spararle grosse.
Il Commissariato è il teatro della commedia dell’arte. E’ una maschera Augello, svagato nell’indagare e implacabile nel corteggiare. Maschera è Fazio, fedele alla tradizione dei siciliani che li vuole discendenti dai Normanni per il puntiglio. Maschera è Catarella, la più spinta per fare da contraltare al caratteraccio di Montalbano. E’ una maschera il Dottore Pasquano, il suo turpiloquio cede solo alla poesia dei cannoli.
Il protagonista ha una personalità con le sfaccettature giuste. Le contraddizioni di un uomo complesso che affronta la vecchiaia con le fisime dell’età. La combatte innamorandosi della giovane collega. Non importano il passato con Livia né la vita quieta al Commissariato. Crede di ritrovare lo slancio nelle sembianze della capa della Scientifica.
Costei è donna moderna e non si lascia deviare nel percorso di carriera e di vita. La puntata va in onda l’8 marzo.
Cosimo Risi
 
 

Io Donna, 8.3.2021
Tonano i gialli di Montalbano, ma quello de “Il metodo Catalanotti” riguarda l’anima del commissario
L'indagine di Salvo gira attorno alla morte di uno strozzino. Ma sarà il nuovo capo della scientifica, interpretato da Greta Scarano, a mettere in subbuglio la placida esistenza del commissario, che per lei sarà disposto addirittura a lasciare Vigata

Il Commissario Montalbano torna stasera in tv con l’episodio inedito Il metodo Catalanotti. Il nostro amato Salvo, interpretato come da sempre da Luca Zingaretti, è alle prese con l’ennesimo intricato omicidio tuttavia il vero “giallo” è un altro, a ha luogo nella sua anima e nel suo cuore.
Perché Montalbano conosce una donna, interpretata da Greta Scarano, che gli fa letteralmente perdere la testa. Al punto di pensare di rinunciare a tutto il suo mondo, pure all’eterna fidanzata Livia, per coronare un nuovo sogno d’amore. Come andrà a fine? Appuntamento alle 21.25 su Rai 1.
Il Commissario Montalbano: la trama de Il Metodo Catalanotti
Carmelo Catalanotti è stato assassinato con una pugnalata nel petto, ma questa morte presenta subito qualcosa di strano. Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino – ma Catalanotti non era solo un usuraio. Era in primis un attore di teatro, anima e fondatore della Trinacriarte, attivissima compagnia di teatro amatoriale a Vigata. Carmelo Catalanotti era il guru di questo gruppo, un leader che sapeva essere geniale ma anche crudele e sadico. Tanto che Montalbano si rende conto che proprio nella sua concezione dell’arte tragica si trova la soluzione del mistero della sua morte.
A complicare questo già non facile caso ci pensa l’incorreggibile Mimì Augello, Cesare Bocci. Il vero scossone alle indagini arriva dal nuovo capo della scientifica, Antonia. Una professionista che riesce a destabilizzare Salvo, non con intuizioni eccezionali ma con il suo fascino.
Salvo e le donne
La bella poliziotta Antonia non è certo la prima donna ad conquistare il rude Montalbano. Nel corso di oltre vent’anni di messa in onda il buon Salvo – allergico al matrimonio e alla stabilità – si è fatto ammaliare parecchie volte. Forse per assaporare quella libertà che gli è tanto cara, e forse per Livia, la fidanzata storica un po’ noiosa, che incassa ogni scappatella con filosofia.
Tranne quando il Commissario s’innamora perdutamente dell’ufficiale della Capitaneria di porto Laura Belladonna, interpretata da Isabella Ragonese – episodio L’età del dubbio. Un incontro fatale che spinge Salvo a riflettere – per la prima volta in modo serio – sul suo rapporto con Livia. Arrivando – nonostante quasi trent’anni di differenza con l’ufficiale – a pensare di rifarsi una vita. A dare però un taglio netto e doloroso al loro amore travolgente ci pensa il destino tragico. Come Antonia invece cosa succederà?
[...]
Cecilia Ermini
 
 

La Repubblica, 8.3.2021
L’ultimo irrequieto Montalbano
Il commissario Montalbano Rai 1 - 21.25

Dopo questo episodio nel 2021 non ce ne saranno altri. E poi chissà. Con Il metodo Catalanotti , dal libro uscito nel 2018, si chiudono per ora le avventure televisive del commissario ideato da Andrea Camilleri. Proprio ora che il personaggio interpretato da Luca Zingaretti iniziava a mostrare lati inediti del carattere con irrequietezze amorose.
Protagonista Luca Zingaretti
 
 

La Repubblica, 8.3.2021
Montalbano, le certezze vacillano in 'Il metodo Catalanotti': amore, terra e lavoro
Lunedì 8 marzo su Rai 1 la nuova indagine del commissario di Vigata creato da Andrea Camilleri e interpretato da Luca Zingaretti

"S'attrovava in una radura davanti a un boschetto di castagni, il tirreno era tutto cummigliato da 'na specialità di margherite russe e gialle...". Inizia così Il metodo Catalanotti (2018, Sellerio), penultimo romanzo di Andrea Camilleri sul commissario Montalbano, prima di Il cuoco dell'Alcyon (2019, Sellerio) pubblicato pochi mesi prima della scomparsa dell'autore, avvenuta nel luglio del 2019. Seguito poi da Riccardino, pubblicato postumo ma in realtà scritto molti anni prima e designato a chiudere per sempre le indagini ambientate nel commissariato di Vigata.
"La fine di Montalbano l'ho già scritta più di 13 anni fa" aveva spiegato Camilleri. "Quello che posso dire è che non si tratta tanto di un romanzo, quanto di un metaromanzo dove il commissario dialoga con me e anche con l'altro Montalbano, quello televisivo" aveva aggiunto, chiudendo così i conti con il protagonista dei suoi libri e rendendo merito a Luca Zingaretti che lo ha interpretato per oltre vent'anni e ad Alberto Sironi che ha ricreato le sue pagine scritte nella serie di film diventati una saga televisiva leggendaria. Eredità raccolta da Zingaretti che ha portato avanti il progetto sul commissario Montalbano dirigendo i nuovi episodi dopo la morte del regista e dell'autore.
Introdotto dalla celebre musica di Andrea Piersanti, arriva lunedì 8 marzo su Rai 1 Il metodo Catalanotti la nuova e ultima ("Per ora" ha precisato il protagonista e regista) indagine del commissario Montalbano. Un caso tra verità e finzione teatrale che vede coinvolta l'affiatata squadra composta da Cesare Bocci nei panni di Mimì Augello, Peppino Mazzotta in quelli di Fazio, Angelo Russo nelle vesti dell'agente Catarella e Sonia Bergamasco nel ruolo di Livia, la fidanzata di Salvo Montalbano. Nel cast anche Antonia Truppo, Marina Rocco, Monica Dugo e Carlo Cartier. Una produzione Palomar con la partecipazione di Rai Fiction, prodotta da Carlo Degli Esposti, Nora Barbieri e Nicola Serra con Max Gusberti.
Nel nuovo capitolo il commissario e i suoi uomini sono chiamati a fare luce sull'omicidio di un uomo, ucciso con una coltellata al petto. Tutto parrebbe condurre al giro dell'usura, ma troppe cose non tornano. Per venire a capo della matassa di indizi e assicurare alla giustizia il colpevole, Montalbano dovrà andare oltre le apparenze e indagare nelle pieghe della vita del defunto e nelle sue "ossessioni" per il teatro e l'arte tragica, le avanguardie del Novecento e il lavoro sull'attore. Intanto l'arrivo di una nuova giovane collega, interpretata da Greta Scarano, fa sprofondare il commissario in una "bella malinconia". "Salvo ci aveva abituato a pochi ma saldissimi punti fermi" ha spiegato Luca Zingaretti, che firma la regia insieme ad Alberto Sironi. "L’amore per il suo lavoro, la devozione per Livia, l’imprescindibile attaccamento alla sua terra. Ebbene: qui viene messo tutto in discussione".
Rita Celi
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.3.2021
I set di Montalbano: "Che fatica trovare la casa del commissario. Ecco come ho fatto"
Parla Pasquale Spadola, il location manager della fiction tratta dai libri di Camilleri

"Per tre notti mi sono girato e rigirato nel letto pensando a quale potesse essere la location adatta per la casa del personaggio di Salvo Montalbano. Poi, porto lo scenografo Luciano Ricceri a Punta Secca, gli faccio vedere la 'famosa' casa che si affaccia sul mare e mi dice: 'È fatta'. Era il 1998 e da quel momento è partito 'Il commissario Montalbano' ".
A parlare è Pasquale Spadola, 75 anni, di Ragusa, professione attore e location manager. Alto e robusto, con barba e capelli di un bianco brillante che sembra uscito dalla matita di Haddon Sundblom, il disegnatore del Babbo Natale della Coca-Cola. Per vent'anni ha girato in lungo e largo il Ragusano alla ricerca di piazze, masserie, trazzere, spiagge e campagne dove ambientare i racconti della Vigata di Andrea Camilleri, che hanno avuto un ruolo fondamentale per il successo della serie televisiva Rai campione di ascolti.
"Sicuramente è stata l'esperienza più importante in quarant'anni di carriera. Ho lavorato per un centinaio di produzioni cinematografiche ma la collaborazione con la Palomar di Carlo Degli Esposti per Il commissario Montalbano mi ha accompagnato per vent'anni dandomi la possibilità di stringere delle vere amicizie con dei grandi professionisti, da Luca Zingaretti ad Alberto Sironi, fino all'immenso Luciano Ricceri", racconta Spadola.
Ed è proprio grazie allo scenografo Luciano Ricceri, scomparso nel febbraio del 2020, che la provincia di Ragusa diventa il set perfetto per i romanzi di Andrea Camilleri.
"Ricceri voleva un set che fosse fermo nel tempo e che fosse in grado di mostrare, contemporaneamente, il bello di questi luoghi e le brutture create dalla modernità. All'inizio la produzione era andata a Porto Empedocle dovendo ricreare la Vigata di Camilleri ma, arrivato lì, Ricceri si rese conto che la Porto Empedocle raccontata dallo scrittore non esisteva più - continua Spadola - perché era stata messa a soqquadro dalle varie amministrazioni che si erano succedute durante il boom degli anni Sessanta".
Così decide di fare un sopralluogo a Ragusa Ibla, città che lo scenografo conosceva bene perché nel 1977 aveva girato lì un episodio del film I nuovi mostri diretto da Dino Risi, Ettore Scola e Mario Monicelli.
"Per una settimana ho portato, come in gita turistica, Ricceri e la produzione in giro per gli angoli della provincia di Ragusa mostrando borghi, spiagge e case. Alla fine di questo tour mi dice: 'Qua si può girare, però ci serve la cosa più importante: la casa del commissario' che, secondo Ricceri, doveva avere un 'suo sapore'. Dare l'idea di una casa vissuta ma allo stesso tempo che portasse la mente al passato. Gli dico: 'Dammi qualche giorno e ti faccio sapere' - racconta ancora Spadola -. Ho percorso tutta la costa del Ragusano, in un verso e nell'altro, perché cambiando il punto di vista cambia anche la prospettiva delle cose. Arrivato a Punta Secca, mi è comparsa davanti agli occhi la casa perfetta. Era inserita in un borgo, si affacciava sul mare con accanto la torre saracena, aveva tutti gli elementi che cercava Ricceri".
Ma non sempre le scelte delle location hanno trovato il favore degli abitanti. Il caso del commissariato ne è un esempio. "Lo scenografo voleva girare gli interni nello storico Circolo di conversazione che si affaccia su piazza Duomo a Ragusa Ibla. Un palazzo di metà Ottocento costruito dalla nobiltà ragusana come luogo di ritrovo. Ci voleva installare all'interno dei box in alluminio anodizzato per avere un contrasto tra lo sfarzo degli interni del palazzo e la banalità del moderno. Ma i soci del circolo non vollero lasciare il palazzo per le riprese che si sarebbero prolungate per tre mesi così si scelse di girare gli interni del commissariato nei bassi del Comune di Scicli".
Spadola abbraccia il teatro da ragazzo poi, nel 1967, fonda insieme al modicano Marcello Perracchio, l'attore che interpretava il ruolo del burbero dottor Pasquano ne Il commissario Montalbano (scomparso nel 2017), la compagnia teatrale la Piccola Accademia. La professione di location manager si intreccia con quella di attore cinematografico, che inizia casualmente nel 1981 quando incontra i registi Vittorio e Paolo Taviani che stavano preparando il film Kaos e gli affidano il ruolo del barone di Margari, il primo davanti a una macchina da presa.
È un susseguirsi di produzioni, oltre cento, e tra le più importanti ci sono Porte aperte e Lamerica di Gianni Amelio, L'uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore fino ad arrivare alla serie televisiva de Il commissario Montalbano .
Dopo l'ultimo film Il metodo Catalanotti, in onda ieri [oggi, NdCFC], tratto da uno degli ultimi romanzi di Camilleri, Spadola non crede che calerà il sipario sul commissario più famoso d'Italia. "Penso che tra qualche anno a Rai e la Palomar torneranno in Sicilia per girare Riccardino, tratto dall'ultimo libro di Camilleri. È un prodotto troppo appetibile per lasciarlo andare nel nulla. Sono sicuro che sentiremo ancora dire 'Montalbano sono' ".
Giorgio Caruso
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 8.3.2021
Addio "Montalbano City", ma con Makari la Sicilia resta il set preferito delle fiction tv
Con l'ultima puntata della serie Rai tratta da Camilleri, cala il sipario sul Ragusano che, prima del Covid, ha registrato un boom turistico da 15 milioni all'anno. Ora tocca alla fiction sui gialli di Gaetano Savatteri, ambientata nel Trapanese. Il sindaco di San Vito Lo Capo: "Una grande occasione"

Addio, o forse arrivederci, a 'Montalbano City'. Nuove indagini, nuovi set, ma sul piatto c'è sempre la Sicilia diventata brand televisivo. Congedato ieri [oggi, NdCFC], almeno per ora, il commissario di Camilleri, con l'ultima puntata della storica serie tv, adesso tocca al cinico giornalista Saverio Lamanna dei gialli di Gaetano Savatteri raccogliere il testimone della sicilianità televisiva su RaiUno, col volto di Claudio Gioè. La penna è sempre siciliana, Savatteri è un autore della scuderia Sellerio, la stessa di Camilleri: i suoi tre romanzi della serie di Lamanna hanno già venduto 90mila copie, dall'esordio con 'La fabbrica delle stelle' (2016), e altre 30mila saranno distribuite da giovedì con la raccolta di racconti che andranno in tv, mai pubblicati insieme, 'Quattro indagini a Màkari', in libreria per Sellerio in occasione della messa in onda della fiction, lunedì 15.
E allora ecco il cous cous alla sanvitese, le spiagge del golfo di Macari e le gite all'isola di Mozia. Il Trapanese raccontato da Savatteri è quello dei "mulini al vento e delle piramidi bianche di sale alte nel sole". Un'isola circondata di sale, molto più reale che immaginaria: in fondo "non ci vuole molta fantasia a capirlo: avrebbe avuto fortuna, con questo mare, con questa luna", parola di Saverio Lamanna. Insomma, il nuovo brand Rai 'Màkari', con cui Palomar rilancia il successo dei noir siciliani, è pronto fare la staffetta col 'Commissario Montalbano', spot pubblicitario senza precedenti per il sud-est barocco siciliano, un boom turistico da 15milioni di euro l'anno, calcolati nel periodo pre Covid.
Sembra volgere al termine, però, la stagione d'oro del 'Ragusashire', come lo chiamano gli inglesi, che portò otto anni fa il nuovo aeroporto di Comiso a un record di 20mila passeggeri in transito grazie al volo diretto da Londra, dopo la messa in onda di Montalbano sulla Bbc: le indagini di Camilleri si traducono in un boom da oltre 300mila turisti calcolati dalla provincia di Ragusa nel solo 2018, con quasi il doppio di stranieri, oggi oltre 150mila, raggiunti in 19 anni di fortunata pubblicità attraverso i luoghi della serie. Ma adesso, eredità, o meno, la scommessa è su Trapani.
La troupe di 'Màkari' ha girato la maggior parte delle riprese dei quattro episodi, diretti dal regista Michele Soavi, tra San Vito, Macari, Custonaci fino all'isola di Mozia con lo Stagnone di Marsala, Segesta e Scopello. Il nuovo protagonista Saverio Lamanna è un siciliano di ritorno, uno fuori dal coro; licenziato dall'incarico di capo ufficio stampa di un sottosegretario al Viminale, ritorna come il Silvestro di Vittorini nei suoi luoghi natii. Stabilitosi a Màkari, nella vecchia casa di famiglia, ritrova l'amico Peppe Piccionello, nella fiction l'attore Domenico Centamore. Coppia improbabile i due, un po' alla Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, si ritrovano invischiati in strani casi di omicidi e scomparse. Non poteva mancare il terzo ingrediente: Lamanna finisce per innamorarsi di Suleima, la bella catanese Ester Pantano. Ma la vera protagonista silenziosa resta la Sicilia, quella del mare e delle cave di marmo, delle 'cassatelle' castellammaresi e dei siciliani a cui non piace, per forza, il cannolo.
"Siamo un Comune che vive solo di turismo - dice il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino - questo è per noi chiaramente un risultato importantissimo in termini di visibilità e per questo abbiamo anche investito economicamente sulla fiction, aiutando la troupe nella logistica per le riprese".
Solo a San Vito Lo Capo, nel 2019 erano stati 555mila i turisti, tra italiani e stranieri, della stagione estiva, con una media di 130 euro di spesa giornaliera, ovvero un giro di affari di oltre 70milioni. L'anno nero della pandemia ha ridotto le presenze del 46 per cento, riduzione che ha toccato anche il turismo delle crociere: zero presenze calcolate nell'anno appena passato, contro i 90mila del 2019 per il solo porto di Trapani.
"È chiaro che un brand televisivo potrà avere una ricaduta economica sul territorio, come ha finora felicemente dimostrato il Ragusano con Montalbano; noi ci stiamo già preparando da un pezzo guardando alla vera ripresa che verrà - afferma orgoglioso Pasqualino Monti, presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale - nel 2022 puntiamo ai 300mila crocieristi e a superare il milione e mezzo di passeggeri l'anno, che porterebbero a un guadagno per il porto di oltre 100milioni".
Trapani ha già un terminal per chi traghetta da e verso le Egadi e a fine giugno sarà inaugurata la stazione marittima per i crocieristi.
L'aeroporto di Birgi, invece, nella sua tabella di marcia dovrebbe superare il prossimo anno la cifra di 1 milione e 400mila passeggeri per un giro di affari di oltre 10 milioni di euro, a fronte dei 4 milioni persi nell'anno dell'arresto Covid.
"Credo che la Sicilia sia al momento una molla compressa - dice Sebastiano Ombra, presidente di Airgest, società di gestione dell'aeroporto di Birgi - la pandemia ha spostato la stagione da marzo a maggio. La carta sarà solo il vaccino, ma noi siamo già pronti, con nuove rotte e collegamenti internazionali, tra cui Grecia e Olanda. E se il Trapanese in tv sarà un successo, la vera vittoria sarà riprendersi il turismo perduto".
E anche se Trapani ha perso l'occasione di Capitale della cultura, resta viva la carta della promozione territoriale, che passa anche dalla tutela dei beni paesaggistici della costa diventata set della Palomar. Già sullo sfondo della locandina della fiction c'è il golfo di Monte Cofano con la Baia Santa Margherita, tra i primi siti che l'amministrazione comunale sanvitese sta pensando di riqualificare, facendo diventare la spiaggia un'oasi naturalistica da vivere, tra sentieri e visite alle cave di tufo da anni abbandonate. Bellezza chiama bellezza, le previsioni sul successo turistico scatenato dalla miccia della serialità in tv dei racconti di Savatteri si inserisce in un percorso di crescita già intrapreso nel borgo di Macari. "Questa frazione, che di certo non è paragonabile alla felice frenesia di San Vito, ha già recentemente acquisito una rivalutazione turistica - continua il primo cittadino Giuseppe Peraino - ma lì c'è una richiesta differente, ovvero quella di turisti che cercano la quiete, il riposo e il contatto con la natura che offre la costa del Cofano. E già negli ultimi due anni sono stati in tanti a preferire Macari. Quello che avverrà con la fiction in onda sarà, di certo, solo un accrescimento della sua già bellissima immagine mediatica".
E nell'offerta culturale per il turismo che verrà, San Vito Lo Capo, che resta ad oggi la punta di diamante del turismo trapanese con il 44 per cento delle presenze dell'intera provincia, pensa a un'edizione speciale del Cous Cous Fest, che quest'anno sarà diluito nei fine settimana di settembre e ottobre: "Puntiamo alla destagionalizzazione - conclude Peraino - e ad assicurarci una maggiore presenza turistica per più mesi".
A questo punto si aspetta solo il debutto in prima serata, lunedì 15 marzo, e l'effetto turistico innescato dalla serie, ma intanto, dicono gli interessati, 'Màkari' ha già vinto".
Marta Occhipinti
 
 

Grupo La Provincia, 8.3.2021
Hoy estrenan en Italia el último capítulo de El comisario Montalbano

La televisión pública italiana pondrá en pantalla hoy lunes en horario central el último episodio de “El comisario Montalbano”, serie que desde su lanzamiento en 1999 logró un amplio éxito en la península y a través del cable en numerosos países del mundo, destacó la prensa de aquel país.
“El método Catalanotti”, el episodio final de la saga basada en las novelas de Andrea Camilleri -fallecido a los 93 años en 2019- y protagonizado por Luca Zingaretti, también director junto a Alberto Sironi- será transmitido en su estreno en el horario de máxima audiencia por Rai 1.
Junto al protagonista estará el grupo de actores que han hecho de “El comisario Montalbano” un verdadero culto a lo largo de los años: Cesare Bocci (Mimì Augello), Peppino Mazzotta (Fazio), Angelo Russo (agente Catarella) y Sonia Bergamasco (Livia, la eterna novia de Salvo Montalbano), aunque también aparecerá una nueva joven colega del titular, interpretada por Greta Scarano.
En el capítulo final, el comisionado y su personal serán convocados para que arrojen luz sobre el asesinato de un hombre, asesinado con una puñalada en el pecho.
Desde 1999, año en que se emitió el primer episodio (“El ladrón de snacks”), el personaje creado por la pluma de Camilleri atrajo a un gran número de espectadores frente a la pantalla chica en estrenos y reposiciones, un éxito que va más allá de las fronteras italianas: los telefilmes que componen la saga -37 en total- a lo largo de los años se han vendido y retransmitido en más de 65 países entre Europa y el resto del mundo, desde Gran Bretaña a Estados Unidos, pasando por Asia, Sudamérica e incluso Irán.
“El método Catalanotti” está tomado de la última novela del escritor siciliano; de momento no hay adaptaciones televisivas extraídas de los dos últimos volúmenes de la saga.
(Télam)
 
 

Granma, 8.3.2021
Pequeña pantalla
¿Se despide Montalbano?
Todo apunta al cierre de Montalbano, aun cuando en la vasta producción de Camilieri quedan historias no llevadas a la televisión, y la RAI no se resiste a prescindir de una de sus vetas doradas

A ratos, en algún momento con sistemática presencia, Salvo Montalbano ha sido visita familiar los sábados por la noche en Multivisión. Ahora mismo acaba de regresar con dos entregas consecutivas: Salvo amado, Livia mía y La red de protección. Si los espectadores observaron los créditos, se fijaron que la dirección fue compartida entre el hasta entonces habitual Alberto Sironi y el actor protagonista Luca Zingaretti. Todo se debió a una triste circunstancia: al término del rodaje simultáneo de estos capítulos y un tercero del que hablaremos después, Sironi falleció.
El suceso luctuoso aconteció el 5 de agosto de 2019. Enfermo de gravedad no quiso dejar la tarea inconclusa y para ello se auxilió en la etapa final de Zingaretti, quien asumió con posteridad el montaje y puesta a punto de las producciones. Para colmo, dos semanas antes del deceso del realizador había muerto el creador de Montalbano, el novelista Andrea Camillieri, reconocido como uno de los autores de literatura policial más fecundos de nuestra época.
Implicado desde el mismo punto de partida de la serie en 1999, Camillieri no participó directamente en la escritura del guion de los episodios recién estrenados entre nosotros. Apeló en La red de protección a la colaboración de los libretistas Francesco Bruni, Salvatore De Mola y Leonardo Marini, para culminar la encomienda, que recrea una novela suya que circuló en 2017. El narrador, prácticamente ciego, dictó la mayor parte del texto a su asistente Valentina Alferj.
En el caso de Salvo amado, Livia mía, Bruni armó por completo la historia, a base de dos relatos precedentes de Camillieri: A menos que la quieras… mi Livia y El viejo ladrón. El veterano escritor dio el visto bueno antes de morir y a Sironi le pareció el guion como salido del propio horno creativo de Camillieri. La operación se repitió con el tercer episodio, El método Catalanotti, con la singularidad de que se trataba de la última novela publicada en vida por el escritor en el verano de 2018.
Salvo amado… y La red de protección llegaron a la pantalla doméstica italiana en marzo y abril del año pasado. El primero de estos telefilmes, de manera excepcional, tuvo su estreno antes en la gran pantalla, pues aterrizó en los cines como un evento en homenaje a Camillieri y Sironi, seguido por miles de espectadores en salas no afectadas por las regulaciones sanitarias en medio de la pandemia. La RAI y los productores asociados dejaron en espera por un año El método Catalanotti, que justo anoche, 8 de marzo, en toda Italia debió verse por primera vez.
Con este sumaron 37 episodios de la saga Montalbano, sin incluir los 12 capítulos de la serie El joven Montalbano, filmada entre 2012 y 2015 y escrita también por Camillieri, con el protagonismo del popular actor Michele Riondino y en el papel de Livia, Sarah Felberbaum. La última Livia, Sonia Bergamasco, proviene de la sólida escuela de Giorgio Strehler en el Piccolo Teatro de Milán.
¿Por qué atrae Montalbano? El equilibrio entre el sentido de la justicia y la comprensión de la naturaleza humana, el conocimiento del mundo de la mafia sin comprometerse con esta, pero tomándolo en cuenta como factor social que inevitablemente gravita sobre la vida siciliana, la solidaridad con los migrantes se presentan como fortalezas de un personaje que rinde culto a la célebre gastronomía local, que confía en su asistente Fazio /Peppino Mazzota), desconfía de la ligereza de su segundo Mimí (Cesari Bocci), sobrelleva los disparates del inefable Catarella (Angelo Russo) y vive un romance a distancia con Livia.
El ambiente influye: Vigata, pequeña villa ficticia típicamente siciliana, que toma por referencia a Porto Empedocle, sitio natal de Camillieri, y la banda sonora de Franco Piersanti, de sabor mediterráneo con un toque piazzoliano. La red de protección es un ejemplo de la empatía entre escritura, realización y actuación: en apariencias deshilvanada, el enigma de una muerte pasada, el descubrimiento de la identidad de los autores del atentado a una escuela y la irrupción del cine dentro del cine confluyen en un trazo único. Camillieri, Sironi y Zingaretti coincidieron en la exaltación de Vigata como escenario televisual, la certidumbre, y para ellos novedosa, del uso criminal del ciberespacio, y el gusto por el drama de tinte operático verista, como se desprende del destino de los hermanos Sabatello.
Todo apunta al cierre de Montalbano, aun cuando en la vasta producción de Camilieri quedan historias no llevadas a la televisión, y la RAI no se resiste a prescindir de una de sus vetas doradas. Zingaretti no piensa igual: «El problema es que había un autor que nos escribía los textos año tras año que se ha ido, y un director que los rodaba que también se ha ido».
Seguro estoy de que allá y aquí habrá nostalgia por Montalbano.
Pedro de la Hoz
 
 

Radio RTM, 8.3.2021
Sul set di Montalbano anche la giornalista Caterina Gurrieri

Questa sera la fiction “Il commissario Montalbano” in onda su Rai 1 saluta i telespettotari per sempre e lo fa in grande stile con l’ultima puntata piena di sorprese. Tra i personaggi spicca la nota giornalista Vittoriese Caterina Guerrieri che interpreta il ruolo dell’amante di Mimì Augello. La giornalista iblea, nonché conduttrice di Video Regione e storica presentatrice del premio Ragusani nel mondo e nuova nel mondo delle fiction televisive, anche se in passato aveva girato altri filmati cinematografici e uno spot in cui era protagonista lo stesso Luca Zingaretti, attore principale del “ Il commissario Montalbano” e regista di quest’ultima puntata “Il metodo Catalanotti”.
Nella puntata Mimì Augello scappa dal balcone per non essere scoperto dal marito dell’amante. La donna preoccupata si affaccia dal balcone sperando che l’uomo saltando non si sia fatto male. Augello durante il tentativo di fuga si imbatte in un cadavere che porterà alle indagini da parte del commissario.
 
 

Gazzetta del Sud, 8.3.2021
Un Montalbano pazzo d'amore e due messinesi ne "Il metodo Catalanotti"

A ventidue anni dalla sua prima apparizione tv Salvo Montalbano, il commissario più amato d’Italia, tornerà a condurre il pubblico fra le contraddizioni dell’animo umano con l’episodio de “Il Metodo Catalanotti”, tratto dal terz’ultimo libro della saga letteraria di Andrea Camilleri (edita da Sellerio), in programmazione l’8 marzo su Rai1 (ore 21.25), a pochi giorni dalla fine della settimana sanremese.
[...]
Nel folto cast della fiction anche gli attori messinesi Giampiero Cicciò e Monica Dugo. Il primo, scelto dal regista Sironi, dà volto all’ingegnere Rosario Lo Savio, che svelerà al commissario in cosa consiste il metodo Catalanotti. «Sono Rosario Lo Savio – ci dice Cicciò – il buffo ingegnere che fa teatro amatoriale e si crede un grande attore. Ho due scene importanti proprio perché spiego al Commissario Montalbano che cos’è il Metodo Catalanotti. Sul set io ho lavorato solo con Zingaretti, perché Sironi già non stava bene, e ho avuto con lui un rapporto di lavoro perfetto: certe indicazioni così attente, pochi registi in tv le sanno dare. Questo, di certo, per la sua esperienza televisiva, ma credo che il suo essere attore anche di teatro lo abbia reso ancora più abile nel dirigere i suoi colleghi. Questo ruolo però lo devo a Sironi che mi ha scelto dopo un lungo provino in cui ho riconosciuto il talento di un Maestro nel portare il mio personaggio dove voleva lui».
Monica Dugo è Anita Pastore. «Una donna molto esuberante e appariscente che non ha paura di nulla – ci ha detto – Viene interrogata sull’omicidio e si mostra piuttosto irritata per la convocazione. Da copione, Anita avrebbe dovuto irrompere in procura causando un certo scompiglio. Per rendere questo aspetto, appena arrivati in Sicilia, siamo andati con Luca in una boutique del centro di Scicli, per comprare vestiti molto appariscenti per la scena. Che divertimento!».
[...]
Marco Bonardelli
 
 

La Stampa, 8.3.2021
Viaggi e cucina / Viaggi in Italia
Da Scicli a Punta Secca, alla scoperta dei luoghi del commissario Montalbano

Scicli (Ragusa). Centocinquanta chilometri dista la Vigata letteraria da quella televisiva: se Andrea Camilleri per il commissario Salvo Montalbano aveva immaginato le strade e le piazze della «sua» Porto Empedocle, nell’immaginario collettivo dei milioni di telespettatori che, non solo in Italia, in questi 22 anni hanno seguito le vicende narrate nei suoi romanzi, il commissariato di «Salvo», di Mimì Augello, di Giuseppe Fazio e di Agatino Catarella è qui, nel palazzo comunale di Scicli, appunto a 150 chilometri di distanza, dalla provincia di Agrigento a quella di Ragusa. E’ un edificio di inizio Novecento che si trova all’ingresso di via Mormina Penna, una delle strade che consegna a questa cittadina del Ragusano le insegne del patrimonio dell’Umanità Unesco, assieme alle altre sette città del Val di Noto che celebrano il trionfo del tardo barocco siciliano. Le stanze del commissariato, che poi erano banali e spogli uffici comunali al piano rialzato, sono ormai un piccolo museo che viene visitato ogni anno da migliaia di appassionati della serie anche se - ora che (forse) in queste stanze non entreranno più Luca Zingaretti, Cesare Bocci, Peppino Mazzotta e la storica troupe seppure ormai menomata dalla scomparsa del regista Alberto Sironi e dello scenografo Luciano Ricceri che questi posti ha scelto e voluto - il flusso di visitatori potrebbe calare, e non certo per via del Covid che da un anno ha fermato tutto.
Il “Commissariato” si trasforma in “Questura”
Il palazzo del municipio di Scicli in effetti è anche altro, per la serie tv visto e acclamato in almeno una ventina di Paesi sparsi per il mondo. Perché, sali al primo piano attraverso un’ampia scalinata e ti trovi nella stanza del questore di Montelusa, che per Camilleri è Agrigento, la quale è poi la vera stanza del sindaco di Scicli; questa, a differenza del «commissariato» di Vigata al piano di sotto (eppure c’è stato un tempo in cui quegli uffici furono ricostruiti in un teatro di posa a Roma), resta sempre la stanza del primo cittadino, con gli stessi broccati alle pareti, gli arazzi, le poltrone in stile Luigi XIV.
L’ultima volta che qui sono entrate le macchine da presa della Palomar e della Rai fu nella primavera-estate del 2019. Si stavano completando le riprese de «Il metodo Catalanotti», il film che va in onda stasera e che conclude le 37 puntate girate in 15 diverse stagioni. Era a Scicli, la troupe di Montalbano diretta dallo stesso Zingaretti perché già lo storico regista Alberto Sironi stava male, quando il 17 luglio arrivò la notizia della morte di Camilleri. Il set si fermò, raggelato, e un velo di tristezza calò sulla troupe. Poi nei giorni successivi si ricominciò a girare e a fine estate di quell’anno, completati gli ultimi tre episodi (gli altri due sono andati in onda l’anno scorso), e nel dolore della scomparsa, due mesi dopo Camilleri, anche del regista Sironi, i mezzi della produzione lasciarono questi posti, forse per sempre; anche se i sindaci del comprensorio vorrebbero che si girassero almeno gli ultimi due romanzi rimasti nel catalogo di Sellerio, compreso il postumo «Riccardino» con cui Camilleri congeda dal pubblico il commissario e se stesso. Lo stesso Zingaretti ha in effetti lasciato intendere che, finita la pandemia, ci si può anche ragionare su seriamente.
Uno spot turistico lungo due decenni
Perché Montalbano, per Scicli, il Ragusano, l’intero Val di Noto, cioè quella parte Sud orientale della Sicilia rinata dopo il terribile terremoto del 1693, è stato uno spot lungo più di due decenni sulle bellezze di questi luoghi, fino ad allora sconosciuti non solo ai turisti in giro per la Sicilia ma perfino a molti degli stessi siciliani. Scicli è stato uno dei centri fondamentali per le riprese degli sceneggiati, con mille angoli finiti nelle inquadrature, comprese le antiche grotte di Chiafura con la chiesa di San Bartolomeo e il sovrastante castello dei Tre Cantoni. Ma è tutto il Ragusano ad essere divenuto, grazie anche al Montalbano televisivo, luogo da visitare assolutamente durante un tour dell’isola. Il vicino aeroporto di Comiso, che ogni giorno ha un numero di voli molto limitato, per anni ha avuto un volo diretto da Londra: nel Regno Unito «Inspector Montalbano», trasmesso dalla Bbc, fa ancora sognare molti telespettatori.
Ha visto rivitalizzato il suo, per anni dimenticato, centro storico anche Ragusa: Ibla è un piccolo scrigno di bellezze barocche, con la chiesa di San Giorgio che domina la spettacolare piazza Duomo, abbagliante nel bianco della pietra porosa di queste zone, con la quale tutto l’intero borgo è stato costruito. E’ stata la location di mille avventure del commissario: il vicino Circolo di conversazione di corso XXV Aprile è quel luogo senza tempo in cui Montalbano incontra il medico legale dottor Pasquano (lo scomparso Marcello Perracchio) impegnato in partite di scopone per le quali non vuole rotti i «cabasisi» e ghiotto di cannoli alla ricotta; il palazzo Arezzo di Trifiletti con all’interno il piccolo e prezioso teatro Donnafugata (si vedrà nella puntata di stasera) rianimato da qualche anno dalle vulcaniche sorelle Di Quattro, eredi di una nobile famiglia; il museo benedettino della sottostante piazza Pola i cui esterni sono stati utilizzati per qualche stagione come ingresso del commissariato e, più giù, il Giardino ibleo con la sua impareggiabile vista sulle aspre vallate degli Iblei.
La patria del cioccolato…
Quanti B&b, ristoranti stellati e trattorie tipiche sono nate e hanno proliferato in tutti questi anni! Come a Modica, la capitale del caratteristico cioccolato Igp, dove le strade attorno al duomo di San Giorgio, a Modica alta, e quelle davanti alla chiesa di San Pietro, a Modica bassa, entrambe gioielli barocchi, hanno attivato un’economia fino ad allora sconosciuta; un’industria del turismo che ha potuto mettere in risalto anche le sue tipicità gastronomiche, vere e presunte: il cioccolato lavorato a freddo, certo, ma anche le «scacce», una sorta di pizza chiusa il cui impasto è lavorato al punto da farlo diventare morbidi strati di sfoglia, e riempite delle bontà del territorio, dalla ricotta alle melanzane al pomodoro. E gli arancini. Che da queste parti si chiamerebbero arancine, al femminile come a Palermo, ma che hanno subìto una mutazione lessicale per uniformarsi non tanto alla bontà catanese quanto alla golosità del commissario Montalbano, stimolata dalla sua fedele Adelina e scolpita in uno dei celebri romanzi, «Gli arancini di Montalbano».
…e la casa di Montalbano
A Punta Secca, piccolo promontorio che si estende su un mare Mediterraneo di un sorprendente celeste piuttosto che di un intenso azzurro, luogo magico dominato da un grande faro e fino alla fine degli anni ‘90 conosciuto solo ai paesani di Santa Croce Camerina di cui è parte del territorio, hanno aperto perfino una tavola calda chiamata «Gli arancini di Montalbano». Stava accanto alla Torre Scalambri, un edificio medievale che sembrava ormai votato al declino e che la celebrità del Commissario ha rianimato al punto da farla diventare un bar da spritz e stuzzichini con tavolini sul piazzale più celebre della fiction, quello su cui affaccia l’ormai altrettanto celebre casa di Montalbano. Che nei romanzi si trova a Marinella, vera località di mare a ovest di Porto Empedocle, ma che nella fiction è qui, in questo angolo di Ragusano che nessuno conosceva e che ora ha lungo le strade i cartelli turistici che indicano la via per arrivare alla «Casa di Montalbano».
Che poi, quando non è set, è un B&B contesissimo e anche costoso, gestito proprio dalla famiglia Di Quattro. A Punta Secca, nel cui mare Montalbano ritempra fisico e mente, c’è anche «Enzo a mare», la trattoria con terrazza di legno sulla spiaggia, luogo prediletto dal commissario per i suoi pranzi solitari e per quelli galanti. Lì vicino ci sono le vere, belle spiagge di Caucana, Casuzze, Marina di Ragusa, le spiagge dei ragusani e di chi vive nella parte sud della provincia di Catania. Poco più a est c’è Donnalucata, paese marinaro il cui lungomare spesso è percorso dalla vecchia Fiat Tipo del commissario e nelle cui strade e nel porto si sono consumati efferati «delitti». E Sampieri, con la fornace Penna, quell’enorme costruzione che nel film chiamano «Mannara», un enorme simbolo di archeologia industriale di primo Novecento, sfondo di tante inchieste e terribili misfatti.
E l’enigmatico castello di Donnafugata, che ha al suo interno un piccolo museo, con il suo bel giardino caratterizzato dalla presenza di un vero labirinto, la «casa» del capomafia don Balduccio Sinagra, dove Montalbano si reca per incontrarlo ne «La gita a Tindari». E il paesaggio circostante, fatto di stradine segnate da muretti a secco di quella stessa pietra bianca e, nelle primavere che la troupe ha spesso scelto per girare, circondate da enormi appezzamenti di terreno ravvivati dal verde acceso dell’erba fresca e disseminati di forti piante di carrubo e di antichi, contorti ulivi; quelli che allo stesso Camilleri tanto devono aver ricordato gli altri, altrettanto antichi e contorti, della Valle dei templi di Agrigento.
Gli altri luoghi di Montalbano
Poi, certo, in tutti questi anni la troupe tv ha girato molte zone della Sicilia: dal santuario di Tindari, nel Messinese, alla Valle dei templi; dalla Scala dei Turchi, a Realmonte, sempre nell’Agrigentino, alle saline di Marsala impreziosite dai caratteristici mulini a vento; dal palazzo Ducezio, sede del Comune di Noto, alla scenografica cattedrale dedicata a San Nicolò, proprio difronte; dalla vecchia ex aerostazione dell’aeroporto di Catania al borgo di Marzamemi, nel Siracusano; da Scopello nel Trapanese alla stessa Porto Empedocle che ora litiga con la vicina Agrigento per una statua del «maestro» seduto a un tavolino con accanto una sedia vuota fatta apposta per i selfie, piazzata in via Atenea, il centro storico della città dei Templi, e che nella vicina città natale di Camilleri considerano uno scippo; anche se lì hanno, su un marciapiede di via Roma, una statua del commissario Montalbano ad altezza naturale ma dalle fattezze che assomigliano molto alla descrizione che Camilleri ne fa nei suoi romanzi e non a quelle del personaggio della tv.
Ma poco importa. Perché il Montalbano televisivo è ormai saldamente legato al Ragusano. Un miracolo della fiction che gli operatori turistici e culturali della zona temono che adesso possa finire. Mentre vorrebbero che non finisse mai.
Fabio Albanese
 
 

Famiglia cristiana, 8.3.2021
«Dai cabasisi a Catarella, vi svelo come traduco Montalbano in inglese»
Stephen Sartarelli è il traduttore di tutti i romanzi di Andrea Camilleri: «All'inizio, quando mi proposero la saga del commissario, ero perplesso, poi mi conquistò. Luca Zingaretti è bravissimo ma non è quello di Camilleri. È troppo basso, ha le gambe storte, è calvo ed è romano. Anche il Maestro era d'accordo con me»

“Ammammaloccuto” diventa “flabbergasted”. Per “santiare” si è inventato l'espressione “to curse the saints”. Sui “cabasisi” se l'è cavata con “cahonies”, «una parola americana un po’ buffa che deriva dallo spagnolo “cojones”, slang sempre più diffuso nel Nordamerica e quindi comprensibile per molti». Certo, poi ci sono quei racconti più dettagliati di un rapporto del Ris che le comari di Vigata forniscono al commissario Montalbano: «In secùndisi, bastava vidiri comu si faciva taliare da me' maritu e da me' figliu. Una vota, signor commissario, trasii in cucina ca me’ maritu si era fattu fari un cafè. La sapi una cosa? Me’ maritu con una manu tiniva la tazzina, mentri cu l’autra accarizzava ‘u culu della picciotta». Per non parlare del catarellese, irresistibile miscuglio d’italiano burocratico e dialetto strampalato.
L'uomo che da più di vent'anni traduce il “camillerese” in inglese si chiama Stephen Sartarelli, 66 anni, origini italiane. Dopo aver vissuto e lavorato a New York, dal 2002 si è stabilito nel Perigord, sudovest della Francia, una regione che ricorda molto la Toscana, dove vive insieme alla moglie Sophie, pittrice e artista grafica. Se Andrea Camilleri ha venduto milioni di copie della saga di Montalbano all'estero, lo deve (anche) alle acrobazie linguistiche inventate da questo signore in oltre vent'anni di traduzioni, dal romanzo d'esordio, La forma dell'acqua, uscito nel 1994, a quello postumo, Riccardino pubblicato l'estate scorsa, un anno dopo la morte dello scrittore e che Sartarelli ha appena finito di tradurre. Gaia Romeo, una giovane studentessa del corso di Mediazione linguistica dell'Università Iulm di Milano, due anni fa gli ha anche dedicato una bella tesi di laurea, Tradurre Camilleri: invenzioni oltreoceano.
Sartarelli, quante lingue conosce?
«Parlo italiano, inglese, francese e un po’ di spagnolo».
Ma il suo Dna è italiano…
«Al cento per cento. Mio padre è nato ad Ancona, mia madre a Roma. Sartarelli è un tipico cognome marchigiano».
Che infanzia è stata la sua?
«Bella ma piuttosto movimentata. Papà era medico e faceva la spola tra gli Stati Uniti e l'Italia per vari anni prima di stabilirsi in Ohio. Mia sorella è nata a Roma, io in Ohio. Sin da bambino sono stato perfettamente bilingue e parlavo italiano e inglese. Ho frequentato l'asilo in Italia e le elementari in America. Ogni estate venivamo in vacanza un mese a Grottammare».
Dove le piaceva stare di più?
«In Italia. Per un adolescente crescere in America è dura. I riti per i giovani maschi erano e sono molti diversi rispetto al nostro Paese perché la società americana è profondamente violenta. Qui mi sentivo più accettato e rilassato, c'era meno competizione. In America un ragazzo deve sempre affermarsi fisicamente e le risse fanno parte della cultura. Io odiavo questo modo di fare, ero pacifista, mi piaceva starmene tranquillo».
I suoi studi?
«Ho frequentato una scuola internazionale americana a Roma per due anni che ora non esiste più. Diploma di laurea in Ohio e dottorato alla New York University che non ho mai concluso. Mi sono fermato al master. Ho fatto sempre studi letterari con l'idea di diventare poeta. In realtà, anche se lo parlavo fin da piccolo, non avevo mai studiato l'italiano. All'Università ho dovuto approfondire bene la grammatica. Se prendevo in mano un giornale, ad esempio, non capivo tutto».
In quale lingua scrive le sue poesie?
«Quasi esclusivamente in inglese. In italiano e francese ho scritto pochissimo. Mia moglie dice che a seconda della lingua che parlo, cambio personalità (ride, ndr). In francese divento più polemico e meno lirico, forse perché ho meno maestria della lingua».
E in italiano?
«È più espressivo ed elastico perché puoi cambiare l'ordine delle parole a seconda delle esigenze espressive del momento. L'inglese invece è molto caotico, un miscuglio di latino e anglosassone con la grammatica germanica e un sacco di eccezioni. Insomma, un macello. Le lingue romanze sono più ordinate».
Quando inizia a tradurre?
«Al College mi cimentavo a tradurre alcune poesie dal francese e dall'italiano in inglese e mi accorsi subito che se uno conosce la lingua sente l'intonazione della frase sulla pagina, se tratti la lingua come morta non senti nulla. Capii che avevo un certo vantaggio nella traduzione dell'italiano, avendo sempre parlato e sentito questa lingua. E mi venne in mente che era forse un mestiere che potevo fare per poter vivere facendo il poeta».
La svolta quando arriva?
«Un professore dell'Università di New York mi aveva segnalato per tradurre gli scritti giovanili di Massimo Cacciari che era abbastanza ostico anche perché s'ispirava ad autori francesi incomprensibili tipo Lacan, Derrida e Foucault».
Non le stanno simpatici.
«Troppo oscuri, quasi dei ciarlatani. L'unico che salvo di quella scuola è Roland Barthes, perché, a differenza degli altri, scrive in un francese chiaro e conciso. Voltaire che è un autore del Settecento, per dire, è molto più comprensibile di Derrida o Lacan».
Torniamo a Cacciari.
«Dopo che lo tradussi, diversi colleghi mi dissero: “Bravo, finalmente riusciamo a capirlo”. E lì compresi che avevo un certo talento (ride, ndr)».
Ma non era ancora il suo mestiere.
«No. Mio padre conosceva William Weaver che all’epoca era il principale traduttore americano e anglofono di letteratura italiana e aveva tradotto, tra gli altri, Moravia, Calvino e Umberto Eco. Mi disse: “Perché non gli scrivi una lettera?”. Lo feci inviandogli dei fogli tradotti dell'Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo, un mattone di oltre mille pagine uscito nel 1975. Senza che mi dicesse una parola, Weaver fece in modo che il brano vincesse un piccolo premio per traduttori debuttanti. Subito dopo, arrivò la prima proposta di una casa editrice importante e così cominciai. Avevo 28 anni».
Guadagna bene?
«No, un idraulico guadagna più di me però, a differenza mia, l'idraulico non finisce mai sui giornali e nessuno chiede di intervistarlo (ride, ndr)».
A Montalbano come ci arriva?
«La proposta di tradurlo arrivò a Weaver nel 2000 ma siccome lui era impegnato con Umberto Eco declinò. Poi mi chiamò e mi disse: “Se tu sei interessato, metto una buona parola”».
E lei?
«Accettai, anche se avevo molte perplessità. Mi mandarono subito i primi due romanzi: La forma dell'acqua e Il cane di terracotta».
Perché era titubante?
«Ero un po’ snob verso i gialli ma dopo averli letti li trovai entrambi molto belli e accattivanti. La strategia espressiva e morfologica di D'Arrigo è simile a quella di Camilleri perché tutti e due italianizzano il siciliano, anche se quello di D'Arrigo è parlato nel Messinese ed è diverso da quello di Camilleri».
Insomma, tradurre Montalbano sembrava una passeggiata.
«Un attimo. Siccome avevo già l'esperienza di D'Arrigo, la cosiddetta difficoltà di Camilleri per me praticamente non esisteva. Dopo venti pagine capivo tutto dal contesto, anche quando non conoscevo certi vocaboli. Da questo punto di vista, non c'erano grossi problemi. Il problema è nella resa della traduzione. Gli anglosassoni sono molto intransigenti, sono fissati sulla consistency, la coerenza del testo. Tutto il contrario di Camilleri. Io cercavo di spiegare alla casa editrice che un autore come lui può scrivere la stessa parola in quattro modi diversi, e che bisogna necessariamente trovare una via di mezzo. Se traducevo con espressioni inventate o poco comuni rischiavano di non passare il controllo stilistico dei giovani redattori che erano un po’ ignoranti e usavano mettere in discussione le parole che loro non riconoscevano».


Sartarelli (di spalle) con Andrea Camilleri a Roma nel 2013

Quindi ha cambiato stile in corso d'opera?
«All'inizio ero un po’ più timido e quasi appiattivo il linguaggio di Camilleri, anche se bisogna dire che traducendo il dialetto, il linguaggio viene sempre un po’ appiattito. E così ne usciva un inglese un po’ più normale, ma comunque sempre appoggiandosi allo slang americano».
“La lingua esprime il concetto, il dialetto il sentimento di una cosa”, diceva Pirandello.
«Esattamente. Il traduttore tedesco di Camilleri disse una volta che il dialetto non si può tradurre però va tradotto in tutti i suoi aspetti. Bisogna forzare la lingua d'arrivo e creare nuovi spazi per accomodare il testo originale. Man mano che andavo avanti a tradurre anche i redattori della casa editrice si sono rilassati e io ero più libero di fare quel che volevo. Anche perché, con il passare degli anni, Camilleri utilizzava sempre di più il dialetto rispetto all'italiano».
Le piace la serie televisiva di Montalbano?
«Rispetto alla norma delle fiction italiane è molto bella ma io sono pasoliniano, detesto la Tv e la guardo pochissimo».
Non ha visto neanche un episodio?
«Quattro o cinque, forse».
Cosa non le piace?
«C'è troppa estetica televisiva. La casa e il commissariato di Montalbano sono lussuosi, sembrano dimore nobiliari. Nella mia fantasia m'immagino ambienti molto più malandati. Alla fine ho fatto bene a non guardarli per non farmi influenzare durante il mio lavoro».
E il cast?
«La prima Livia (interpretata dall’attrice austriaca Katharina Böhm, ndr) per me era pessima. L'attore che interpreta Mimì Augello (Cesare Bocci, ndr) sembra quasi più vecchio di Zingaretti, mentre nei romanzi ha quindici anni di meno. Mentre Fazio doveva essere più vecchio di Montalbano».
Luca Zingaretti?
«Bravissimo ma non è il Montalbano di Camilleri. È troppo basso, ha le gambe storte, è calvo ed è romano. Io sono d'accordo con il maestro che in Riccardino afferma che quello della Tv è il Montalbano di Zingaretti, non il suo».
In Italia si discute se portare in Tv proprio Riccardino. Il sindaco di Noto ha pure lanciato un appello.
«Riccardino è bellissimo ma è un meta romanzo, una meta fiction. Ho l'impressione che Camilleri l'abbia scritto anche per renderne più difficile la trasposizione televisiva».
Ha conosciuto Camilleri “di persona personalmente”?
«Certo. Una volta chiacchierammo a lungo del film di Pietro Germi, Un maledetto imbroglio, tratto dal romanzo di Carlo Emilio Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, e dove Germi interpreta il ruolo del commissario Ingravallo. Gli dissi che un tipo come Germi sarebbe stato perfetto, anche fisicamente, per interpretare Salvo Montalbano».
E cosa le rispose?
«Mi disse che avevo proprio indovinato il suo pensiero, cioè che per lui, il modello fisico per Montalbano era appunto l'Ingravallo di Germi».
Come fa a tradurre Catarella?
«È un fenomeno perché mescola l'italiano, che non conosce, al gergo poliziesco e burocratico in un miscuglio esilarante e allucinante. Ormai ho elaborato una strategia: quando arrivo a lui devo rallentare e pensare quali soluzioni trovare. Mi diverto un sacco a tradurlo e quando rivedo il testo lo raffino molto perché la lingua di Catarella è cangiante, si presta molto ad essere modellata con fantasia e creatività, utilizzando giochi di parole».
Conosce i luoghi dov'è stata girata la fiction?
«Non ci sono mai stato e me ne pento. Camilleri nei primi anni mi aveva invitato più volte, ho sempre rimandato e alla fine il viaggio è sfumato. Della Sicilia conosco molto bene solo Palermo. Da quando vivo in Francia sono diventato un provinciale che, come tutti i provinciali, non si muove dalla propria città neanche per andare a Parigi, figuriamoci in Italia».
Antonio Sanfrancesco
 
 

I teatri alla radio, 9.3.2021
Le regie di Camilleri – Raffaele, 2a parte
Si conclude l'ascolto della commedia di Vitaliano Brancati diretta da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1961. Gli attori principali erano Turi Ferro, nel ruolo del protagonista Raffaele Scarmacca, Rocco D'Assunta e Renato Cominetti.


 
 

La Stampa, 9.3.2021
Lato Boralevi
Montalbano, lo sciupafemmine sciupato

Vecchio come Tiresia, cieco come Tiresia, pur seduto dentro qualche cielo, Camilleri continua a dirci parecchie verità sulle cose come stanno davvero. Ieri sera, 9 milioni di spettatori si sono incollati all’ultima avventura del Commissario Montalbano. “Il metodo Catalanotti”, benissimo girato da Luca Zingaretti, è un giallo.
Ma è anche qualcosa d’altro.
È una lezione sull’amore.
Pochi terreni sono battuti da scienziati, commentatori, scrittori, come quello amoroso. E di solito in maggioranza ciascuno ripete le stesse cose, usando parole diverse.
Invece Camilleri ha fatto qualcosa di differente. Ha messo in scena una condizione che appartiene a molti, uomini e donne, e lo ha fatto senza retorica e con parecchia verità.
Cosa succede infatti dopo 21 anni al commissario Montalbano, nella storia del “Metodo Catalanotti”? Succede di diventare vecchio.
Si diventa vecchi quando se ne ha la consapevolezza. Finora, Montalbano non ce l’aveva mai avuta. Andava in giro comportandosi nel solito modo di sempre, con l’aria di uno che tutto gli scorre addosso. Invece, zac! La vecchiaia acchiappa anche lui.
E lo fa con lo strumento più efficace che ci sia: l’innamoramento.
Montalbano, rugoso, pallido, stanco, trova sulla sua strada una trentenne poliziotta della Scientifica. È una donna ragazza come ce ne sono tante nel 2021, ma come ce n’erano poche nel 1999.
Quanto la storica fidanzata Livia è accondiscendente, comprensiva, sempre in attesa. Tanto la poliziotta è autonoma, libera di testa e di sentimenti, capace di sapere cosa vuole dalla vita (carriera, libertà personale, indipendenza, sesso).
Montalbano, nato e cresciuto da sciupafemine, da maschio siculo e italiano che considera le donne begli oggetti di decorazione, ne resta folgorato. E diventa un agnellino. Zingaretti gli ha regalato certi sguardi mansueti da bove al macello che fino a ieri sera alle 21.30 nessuno, degli infiniti lettori di Camilleri, si sarebbe mai aspettato.
La poliziotta fa sesso come Montalbano: con il corpo e senza il cuore. La poliziotta mette il lavoro in cima alla sua vita, come Montalbano. La poliziotta tiene in pugno chi la ama, come fa Montalbano con Livia.
E tanto Livia perde, quanto la poliziotta stravince.
Ammutolito, schiantato dalla lezione che la poliziotta gli infligge come risposta alla sua domanda di matrimonio (“Ti sei mai chiesto cosa voglio io?”), Montalbano si avvia verso la sua triste vecchiaia lungo il binario accanto a un treno che parte.
Ma all’improvviso, da quel treno che dovrebbe portarla via, ecco scendere in corsa la poliziotta. E l’ultimo dialogo, sui titoli di coda, su due mani che si stringono a pugno ma unite, dice “E ora?” “Ora siamo qui”.
E il bello è che la domanda, tremebonda, atterrita , fatta con il pendolo che quasi è arrivato a tagliarti la testa, la fa… Montalbano!
Lo sciupafemminne sciupato.
Se ci serviva un manifesto per l’8 marzo dei sentimenti, Camilleri e Rai Uno ce l’hanno servito.
Nel 1982, 40 anni fa, Milan Kundera propose lo stesso dilemma al suo protagonista in “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. La scelta tra una donna libera e indipendente e una donna remissiva e sottomessa.
Allora, l’uomo scelse la donna remissiva.
Oggi, grazie a Camilleri e alla sua popolarità che attraversa categorie generi e generazioni, è la donna libera che sceglie.
Evviva!
Antonella Boralevi
 
 

La Repubblica, 9.3.2021
Montalbano e quella telefonata a Livia: la rivolta social per la fine di una storia
Le proteste dei fan per quel che accade tra il commissario e la sua fidanzata storica in 'Il metodo Catalanotti', ultimo film della serie

Quel silenzio prolungato al telefono contrapposto a una domanda precisa dall’altra parte (localizzata a Boccadasse, Genova) e crolla tutto un mondo. Il commissario Montalbano non sa che dire e soprattutto non vuole dirlo alla fidanzata Livia, preoccupata per la sua assenza. Per nove milioni di spettatori, lunedì sera, la fine di un’epoca e anche l’inizio: delle proteste via social, per esempio. Soprattutto quelle femminili (“Ma che, si lascia una fidanzata storica così, al telefono e stando zitti?”), imprecazioni comprensibili che però danno anche da pensare: anni e anni, fiction dopo fiction, ad eleggere Livia da Boccadasse nemica numero uno della Nazione femminile perché il commissario meriterebbe molto altro e, all’improvviso, di botto, la solidarietà femminile, invece, per l’ennesima donna trattata male dal maschio Alfa (e senza filtro, a occhio): con lui che diventa Barbablù o quasi. E per di più l’episodio, forse finale, forse chissà, sta andando in scena la sera dell’8 marzo.
Casualità che non sfugge nemmeno ad Antonia, la giovane capo della Scientifica (Greta Scarano, in rampa di lancio, tra poco sarà anche Ilary nella serie Sky su Totti): la quale è apparsa in scena per due minuti ma dopo un secondo il granitico Montalbano non sapeva nemmeno più come si chiamava.
Differenza d’età cospicua (nella realtà, tra i due attori, un quarto di secolo di gap). E poi l’assedio immediato - mai visto Montalbano così sbrigativo - a passo di carica sull’obiettivo, invece di arrivare con felpata determinazione alla soluzione. Morale, si fanno cose subito, al volo, la sera dopo, come una fujtina che metta tutti davanti al fatto compiuto. Ma Antonia la seconda volta gli dice di andarci piano, che lei è sua (sua di lei) e che l’attempato uomo di Legge e di Stato che all’improvviso riscopre la frenesia giovanile a lei, francamente, fa un po’ impressione: e inoltre è appunto l’8 marzo. Fino al finale, dove però un treno parte e Antonia scende all’ultimo, in quanto questa è una fiction e le fiction hanno il dovere di aprire possibilità al futuro (della fiction medesima).
Nelle case d’Italia si possono intuire scene di coppie, magari consolidate negli anni: lei, che al precipitare della situazione inizia a proferire improperi, al commissario o alla giovane che si concede alla velocità di Bolt (magari però ci sono anche quelle che negli anni hanno implorato sempre mentalmente Livia di mollarlo, quella sorta di sex symbol da insalata di mare e frizzantino in spiaggia e di farsi una vita vera, ché mai da lì verrà fuori qualcosa di buono e definitivo). E lui, il maschio della coppia, che fa finta di niente, guarda nel vuoto, magari fischietta pure e spera che la scena cambi e si torni subito alle indagini. Ma che dentro vive una grande sensazione di trionfo (momentaneo, di breve durata, ma avercene), misto a malinconia e rimpianti assortiti, o qualcosa del genere.
Antonio Dipollina
 
 

La Repubblica, 9.3.2021
Ascolti, Il commissario Montalbano vola. Oltre 9 milioni di spettatori per 'Il metodo Catalanotti'
L'ultimo (per ora) episodio della saga tratta dai libri di Andrea Camilleri, interpretato da Luca Zingaretti, conquista il pubblico. Su Twitter i commenti più critici e ironici per come lascia Livia (Sonia Bergamasco)

Sono stati 9.016.000 spettatori (38.4% di share) a seguire lunedì sera su Rai 1 Il metodo Catalanotti, l'ultimo episodio del Commissario Montalbano che indaga sull'omicidio di un uomo, ossessionato dal teatro. E fa i conti con la sua vita, rimette in gioco tutto perché perde la testa per una giovane collega della Scientifica, interpretata da Greta Scarano. Il record degli ascolti,11.386.000 spettatori (45,1% di share), è stato registrato con La giostra degli scambi il 12 febbraio 2018, seguito da Come voleva la prassi con 11.268.000 spettatori (44,1% share) il 6 marzo 2017. Nella top 5 Una faccenda delicata il 29 febbraio 2016, ne ha 10.862.000 (39,06% share), Amore 10.816.000 (42,8% share), era il 19 febbraio 2018. Una lama di luce conquistò 10.715.000 spettatori col 38,13% share, fu trasmesso il 6 maggio 2013.
Il metodo Catalanotti è l'episodio in cui Montalbano entra in crisi, è pronto a rivedere la sua esistenza, stupisce col suo comportamento i fedelissimi Fazio (Peppino Mazzotta) e Mimì Augello (Cesare Bocci) e, come ha raccontato Luca Zingaretti, dimostra di essere un vigliacco: perde la testa per un'altra donna e non ha neanche il coraggio di dirlo in faccia a Livia (Sonia Bergamasco), che gli è stata accanto tutta la vita. La lascia al telefono. Andrea Camilleri ha sempre ripetuto che "Montalbano non avrebbe mai potuto sposarsi con Livia, perché non ci si sposa con la propria coscienza", chissà oggi, da persona intelligente quale era, cosa avrebbe detto dei commenti inviperiti sul web. Perché la separazione da Livia, nel modo in cui è avvenuta, non rende onore all'uomo Montalbano, che, come tanti, dimostra di non avere il coraggio delle proprie azioni. E' il classico uomo di mezza età, e anche per questo milioni e milioni di spettatori si sono rispecchiati in lui.
L'episodio ha scatenato i social, su Twitter tanti i commenti: "Un abbandono così al telefono non ce lo meritavamo" scrive un utente, c'è chi ironizza: "Il modo migliore per celebrare la Festa della donna? Assistere all'ultimo episodio di Montalbano in cui Livia, dopo vent'anni di relazione, viene piantata per telefono per una di 25 anni di meno conosciuta due giorni prima. Grazie #Montalbano", "Una storia di cinquant’anni chiusa per telefono per aver conosciuto da cinque minuti una di trent’anni più giovane, buttiamo nel cesso quindici stagioni e quaranta romanzi così #Montalbano", "È la cosa più trash che abbia mai visto, un ultra sessantenne che vuole andare a vivere con una trentenne e questa che risponde con un discorsetto femminista alla Freeda, ma speriamo che non ci siano altre puntate per il bene di tutti #Montalbano". Mentre altri fanno notare come Greta Scarano, spiegandogli che si può scegliere di stare bene da sola, e che non può essere lui a decidere, rivendica l'indipendenza femminile. Però scende dal treno e lo bacia, quindi sceglie di stare con lui. Povera Livia, quanta pazienza buttata.
Silvia Fumarola
 
 

Giornale di Sicilia, 9.3.2021
Il Commissario Montalbano pazzo d'amore: ieri sera l'ultima puntata? Zingaretti non scioglie la riserva

Salvo Montalbano nisciuto completamente pazzo per amore di una collega Antonia della scientifica, in mezzo un'indagine che si consuma in un contesto a lui estraneo il teatro. Il commissario di Vigàta, cittadina fantastica e metaforica della Sicilia è tornato ieri sera sul piccolo schermo (per l'ultima volta?) e lo ha fatto con un nuovo, attesissimo episodio.
Nel cast anche anche Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Angelo Russo, Marina Rocco, con Greta Scarano e con la partecipazione di Sonia Bergamasco. Ma Montalbano-Zingaretti in questo episodio ha rotto tutti gli schemi. Con "Il metodo Catalanotti", nato come sempre dalla penna del compianto Andrea Camilleri e pubblicato da Sellerio (lo scrittore si è spento a Roma il 17 luglio 2019) il commissario vive un vero stravolgimento, sì perché Montalbano si dimostra pronto a cambiare la sua vita per amore, non per la sua eterna fidanzata Livia ma per una giovane collega Antonia che lo fa impazzire d'amore e mettere in dubbio anche "la sua carriera tanto da essere disposto a mollare tutto".
Ma perché parla di stravolgimento in questo episodio? "È vero - dice Zingaretti - la più grande delle novità è la perdita di controllo del commissario travolto dalla passione. Il suo è un mondo legata alla sua terra, ma anche ai riti che sono quasi sempre gli stessi. Non è la prima volta che prende una sbandata lo sappiamo, ma si innamora davvero. Ora per raccontare questo terremoto interiore, abbiamo deciso di cambiare anche il suo tipo di parlare e di conseguenza la recitazione ovvero la mia, per renderlo più realistico, tormentato".
Insomma Montalbano "scende sulla terra". Per raccontare tutto questo occorreva un salto, bisognava marcare la differenza, trovare un dolore nuovo, un coraggio disperato. Penso di poter dire che ci siamo riusciti e di aver fatto, tutti quanti insieme, un gran bel lavoro".
Qui si sovverte tutto, "come se Cappuccetto Rosso andasse a fare una rapina in banca. Così, i duetti con i vari personaggi, sono uno stilema di recitazione che se adottati in un altro film, sarebbero assurdi. Invece qui, c'è una tale unità di intenti che nessuno stona in questo contesto. Questo episodio resterà nella memoria di tutti, forse perché Camilleri presagendo la sua fine ha fatto sì che questo racconto sia una sorta di testamento".
Sarà questo il capitolo finale della serie? Zingaretti non scioglie al momento la riserva: "Non c'è stanchezza su questo personaggio. Io però dico che i morti da due sono diventati tre, oltre a Camilleri e Sironi anche lo scenografo Riccieri, ed erano compagni di squadra. Non è una cosa da poco non trovare più i punti di riferimento. Da una parte c'è la tentazione del voler tornare al timone della barca, per rispetto a queste persone. Dall'altra mi chiedo se Camilleri ci domandasse tutto questo. Quest'anno è stato segnato da tante cose, ma soprattutto il tempo si è fermato con il covid".
E ancora: "Non c'è stato tempo di elaborare il lutto, perché il tempo non è scorso. Io sto in questa sorta di limbo. Vorrei che ci aiutaste a informare il pubblico che Il metodo Catalanotti è l'ultimo inedito".
Il produttore Carlo Degli Esposti è sibillino: "Cosa ne sarà di Montalbano? È passato un anno dalla tempesta perfetta ora è presto. Il covid ci impedisce di tornare sul set con la tranquillità che ci ha contraddistinto in questi anni: ci sarà un momento, passata la pandemia in cui prenderemo una decisione. Per me e per altri Montalbano resta eterno".
Zingaretti sarà il protagonista di nuova produzione Sky Original, "Il re", un prison drama. la serie, in otto episodi diretti da Giuseppe Gagliardi: "Si il primo ciak a marzo - risponde , le riprese si svolgeranno fra Roma, Torino e Trieste. Montalbano è invece da sempre prodotta dalla Palomar di Carlo Degli Esposti con Rai Fiction - che ha festeggiato i vent'uno anni ed è ormai un classico. Oltre un miliardo di spettatori calcolando anche le repliche, numeri da record.
"Montalbano è il testimonial principe non solo della fiction della Rai, ma anche della Rai come tale e dell'italianità", dice Maria Pia Ammirati direttrice di rai Fiction. Fatto sta che Montalbano è un personaggi che negli anni ha saputo imporsi nell'immaginario collettivo nazionale e internazionale. Carmelo Catalanotti è stato assassinato, una pugnalata nel petto, ma quest'ammazzatina, presenta subito qualcosa di strano. Presto Montalbano scopre che la vittima era uno strozzino, benché a suo modo 'equo'. Ma Catalanotti era anzitutto artista di teatro, anima e fondatore della Trinacriarte, compagnia di teatro amatoriale di Vigata. Ma buona parte dei suoi soci sono letteralmente posseduti, quando non addirittura invasati, dalla passione del teatro; e Catalanotti era il guru di cotali adepti, "un guru che sapeva essere geniale, ma anche crudele e sadico".
A complicare questo non facile caso ci si mette l'incorreggibile Mimì Augello (Cesare Bocci), che nel tentativo di sfuggire al marito cornuto della sua ennesima amante, si imbatte con grande sorpresa in un cadavere. Cadavere che, però, con sorpresa ancora maggiore, non riuscirà più a ritrovare.
 
 

BlogSicilia, 9.3.2021
Record d’ascolti per Il Commissario Montalbano, e ora lo spin-off con Antonia?
38,4% di share per Il metodo Catalanotti

Ieri sera, lunedì 8 marzo, ascolti record per Il metodo Catalanotti, il nuovo episodio del Commissario Montalbano con Nicola Zingaretti, tratto dai romanzi di Andrea Camilleri.
Infatti, a seguire il film prodotto da Palomar con RAI fiction, con la regia dello stesso Zingaretti, e con la partecipazione di Greta Scarano, sono stati 9 milioni e 16mila telespettatori con il 38,4% di share.
Insomma, grande successo per la puntata ‘shock’ del commissario Montalbano, visto che il protagonista ha dato l’addio a Livia (Sonia Bergamasco) con una telefonata, ammaliato da Antonia (Greta Scarano), nuovo giovane capo della Scientifica.
L’ULTIMO EPISODIO?
Quello trasmesso ieri sera, con tutto il cast ‘storico’ Cesare Bocci nei panni di Mimì Augello, Peppino Mazzotta in quelli di Fazio, Angelo Russo nelle vesti dell’agente Catarella) è stato l’ultimo episodio del Commissario Montalbano?
Qualche giorno fa, infatti, la notizia della fine della fortunatissima serie TV è stata rilasciata, al settimanale Gente, dall’attore Peppino Mazzotta. Tuttavia, non c’è niente di ufficiale.
Certo, l’ingresso di Greta Scarano nel cast potrebbe far pensare a una sorta di prossimo spin-off, una nuova serie TV con stavolta protagonista proprio Antonia, ricevendo così il testimone dal commissario Montalbano.
[Se ne leggono proprio di tutti i tipi, NdCFC]
 
 

Ultime Notizie Flash, 9.3.2021
Il commissario Montalbano delude i fan: il finale e il tradimento verso Livia imperdonabili

E’ andato in onda ieri, 8 marzo 2021, quello che al momento dovrebbe essere l‘ultimo episodio televisivo de Il commissario Montalbano. Ci si aspettava forse un gran finale, almeno i milioni e milioni di spettatori che seguono la fiction di Rai 1 speravano in una ultima puntata, con un epilogo speciale. E invece molti spettatori sono rimasti delusi dalle scelte del protagonista. Il caro Salvo Montalbano è stato bersagliato di critiche dal primo all’ultimo minuto dell’episodio Il metodo Catalanotti in onda ieri su Rai 1. Il motivo? Il tradimento verso Livia.
In generale chi ha seguito Montalbano in questi 20 anni sa bene che Salvo non ha mai saputo resistere al fascino delle donna ma in qualche modo ha sempre “rispettato” Livia, i tradimenti gli venivano perdonati perchè si pensava che amasse lei. Ma forse siamo stati anche noi a credere a qualcosa che non è mai esistito, visto che è abbastanza chiaro che, se un uomo ti tradisce non ti ama e non ti rispetta fino in fondo. Quando lo abbiamo visto con bellissime donne per poco tempo, abbiamo fatto il tifo per Livia magari pensando che poi alla fine sarebbe tornato da lei senza però renderci conto che i segnali di una storia che non è mai decollata, c’erano tutti. Se in principio infatti, tra Livia e Salvo c’era una grandissima intesa, la stessa che li aveva portati in poco tempo a decidere di sposarsi, doveva essere chiaro che se il matrimonio non era poi stato celebrato, qualcosa di non chiaro c’era.
Certo perdere la testa come è successo a Salvo per la bella sbirra arrivata a Vigata e che in poche ore gli ha sconvolto la vita…Bhè forse nessuno se lo sarebbe aspettato.
Il commissario Montalbano il finale che delude i fan
Mentre noi stentiamo quasi anche a ricordare il nome della bella agente della polizia scientifica che ha rubato il cuore di Montalbano, il commissario si è lasciato travolgere in una storia che in poco tempo lo ha visto cambiare: dalle bugie ai colleghi, alle distrazioni sul lavoro. E’ arrivato persino a dire che era stanco…
Ma quello che il pubblico non perdona a Salvo Montalbano è anche il modo. Lasciare Livia dopo più di 20 anni di tempo con una telefonata muta, una chiamata durante la quale si sono dette solo poche parole, monosillabi tra l’altro. No, i fan di Montalbano non ci stanno. Hanno sempre fatto il tifo per lui ma questa volta, dicono no.
Se è vero che questo gran finale, rappresenta forse televisivamente l’ultimo capitolo di Montalbano, è anche vero che Camilleri ha scritto un altro romanzo che rappresenta l’epilogo, dal titolo Riccardino. E forse in quella storia, ci sono tante spiegazioni che il pubblico vorrebbe avere. Difficile capire se arriveranno.
 
 

Primaonline, 9.3.2021
Ammirati (Rai Fiction): Montalbano continua a vincere per la qualità

“Nove milioni di spettatori hanno seguito su Rai1 ‘Il metodo Catalanotti’ con il 38.5% di share, con punte di oltre 10 milioni e pari al 48%. Non finisce di stupire il Commissario Montalbano”. Lo dichiara il direttore di Rai Fiction Maria Pia Ammirati, sottolineando che la fiction è “ancora una volta a livelli record di ascolti che confermano un’affezione profonda verso il personaggio di Andrea Camilleri e l’interpretazione di Luca Zingaretti che ne restituisce l’ironia, il disincanto, la determinazione e il senso di giustizia”.
“Montalbano continua a vincere anche per la qualità della scrittura e della regia, e per la squadra degli attori. È un grande successo che Rai Fiction vuole condividere con Palomar a cui va il ringraziamento per questa entusiasmante avventura seriale che da vent’anni trionfa in Italia e nel mondo”, conclude la Ammirati.
 
 

Wanted In Milan, 9.3.2021
Italy bids farewell to Inspector Montalbano
Nine million people in Italy tuned in to see last episode of Il Commissario Montalbano.

The final episode of the police television series Il Commissario Montalbano was aired last night on Italy's national broadcaster RAI, attracting an audience of more than nine million viewers.
Titled Il metodo Catalanotti, it was however only the eighth most-watched episode in the two-decade series which attracted a record 11.2 million viewers in 2018.
The series first aired on Italian television in 1999 and starred Luca Zingaretti as Salvo Montalbano, the police chief of Vigàta, a fictional town in Sicily.
The series was based on the detective novels of the late Sicilian writer Andrea Camilleri who died in Rome two years ago.
Montalbano fans took to social media last night to voice their "disappointment" in the central character who betrayed his partner of 20 years Livia (played by Sonia Bergamasco), dumping her over the phone after having a fling with his much younger colleague Antonia, played by Greta Scarano.
One person commented on Twitter: "It's the trashiest thing I've ever seen" while another described the "unfortunate" decision by RAI to air the episode on International Women's Day.
The entire Montalbano series had been directed by Alberto Sironi, who died suddenly in August 2019, a few weeks after Camilleri, with Zingaretti then stepping in as director.
In addition to Italy, the tv series was shown in Australia, Germany, France, Spain, the UK and the US, while the Inspector Montalbano novels have been translated into 32 different languages.
 
 

Quotidiano di Ragusa, 9.3.2021
Record per Montalbano, Zingaretti: ho risentito gli odori delle spiagge siciliane
E' stato bello ieri per me, devastato dalla nostalgia, riguardarmi Il metodo Catalanotti

Luca Zingaretti ha affidato ai social una dedica tenera e sentita agli oltre 9 milioni di telespettatori che hanno guardato l'ultimo episodio di Montalbano andato in onda ieri sera su Rai1 "Il Metodo Catalanotti" di cui l'attore romano non è stato solo protagonista, ma anche regista. Ecco le parole postate sul suo profilo Instagram:"E' stato bello ieri per me, devastato dalla nostalgia, riguardarmi "Il metodo Catalanotti". Ho risentito gli odori delle spiagge siciliane, ne ho assaporato i colori, ho gustato la dolcezza di quei nostri luoghi. E' stato bello per me commuovermi ed emozionarmi, intenerirmi e sorridere per le debolezze dei nostri amici, per i loro difetti, per le loro vicende, per le loro vigliaccherie e per i loro amori così semplicemente autentici e umani. Ma ancora di più è stato bello scoprire che ieri eravamo come al solito, ma più del solito, in tantissimi. Un risultato così significa "condivisione". Significa "ritrovarsi", significa un popolo che quando viene chiamato a raccolta risponde compatto, con amore. E di questi tempi non è tanto, è tutto.
Oggi non vi voglio dire grazie, voglio solo dire "evviva!". Gioire insieme a voi di questo senso di appartenenza e festeggiarlo perché siamo una cosa sola. E perché noi siamo "quelli di Montalbano". Luca Zingaretti è attualmente impegnato nelle riprese di una nuova serie tv Sky Original come protagonista dal titolo "Il Re" che Lorenzo Mieli e The Apartment producono con Wildside.
 
 

I teatri alla radio, 10.3.2021
Le regie di Camilleri – La piccola città, 1a parte
Commedia di Thornton Wilder diretta da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1971 con protagonisti Luigi Vannucchi, Lucio Rama, Anna Rosa Garatti ed Elena Sedlack.


 
 

La Repubblica, 10.3.2021
Che dilemma far finire questa storia

Ma Montalbano deve proseguire oppure no? La domanda è solo per allenarsi, visto che la decisione verrà presa a suo tempo e dipenderà anche da come funziona il mondo fuori. Intanto sono passati altri nove milioni di spettatori per Il metodo Catalanotti : e tutti sono stati chiamati a porsela, la domanda, soprattutto dopo un episodio di stacco netto rispetto agli ultimi, che sapevano sempre un po' di atto dovuto. Primo — con la regia di Zingaretti in persona — una intensità ritrovata niente male, secondo, con l'irruzione della dimensione tardo-sentimentale (in giro si parla solo di Livia abbandonata e della nuova giovane fidanzata, o quello che è, Greta Scarano nei panni del capo della Scientifica). A scapito, peraltro, della trama vera, ultimo virtuosismo del maestro Camilleri nel mettere in scena, potendosi ormai permettere di tutto e di più, la rappresentazione iper pirandelliana di un dramma con omicidio del capocomico: in un teatro amatoriale dove però passano, se non fosse chiaro, anche Beckett e Ionesco. Troppo impegnativo, forse, ma alla fine si fa davvero pari con la leggerezza della vicenda parallela, il commissario cotto come un sedicenne, la stretta sulle indagini in un caso da chiudere prima possibile per correre a comprare il vino e rifugiarsi a casa della nuova fiamma — e via di psicodrammi con Livia etc, seppur resi con la giusta indolenza del caso, complice il disincanto della giovane Antonia.
E quindi chissà: chiudere davvero una storia come quella del Montalbano tv è un dilemma gigantesco. Ma se succederà ce lo diranno al telefono, restando in silenzio dall'altro capo del filo, e noi capiremo.
 
 

La Repubblica, 10.3.2021
Montalbano e quell’addio al telefono
Le fan in rivolta: siamo tutte con Livia

Successo d'ascolti per "Il metodo Catalanotti" ma proteste sui social: Salvo, ti amavamo e invece sei un codardo

Andrea Camilleri riderebbe come un pazzo perché le lettrici lo sfinivano sul rapporto tra il commissario Montalbano e Livia, amata a distanza. Diceva: «Ma chi vorrebbe sposarsi con la propria coscienza? Siamo seri», facendo capire alle tifose dell'happy end che quel matrimonio non s'aveva da fare. Ma la fidanzata del commissario per lo più non suscitava simpatie, forse perché era riuscita a tenersi l'uomo che tutte desideravano.
Poi, sorpresa, il mondo si rovescia. Nell'ultimo episodio, Il metodo Catalanotti (oltre 9 milioni di spettatori) andato in onda l'8 marzo, scatta la solidarietà femminile: tutte dalla parte di Livia (Sonia Bergamasco), lasciata al telefono. Che poi la realtà supera la fantasia, Isabelle Adjani venne mollata da Daniel Day-Lewis con un fax. Twitter esplode: "Livia lasciata al telefono dopo 25 anni: ma perché la vita mi fa crollare tutte le certezze?"; "E quindi anche tra Salvo e Livia finiu a schifiu. Non ci si può fidare di nessuno. Neanche in tv", "Qui sulla riva del fiume in attesa che Montalbano venga lasciato con un vocale e Livia libera e felice come una farfalla", "Il modo migliore per celebrare la Festa della donna? Assistere all'ultimo episodio di Montalbano in cui Livia, dopo vent'anni, viene piantata per telefono per una di 25 anni di meno conosciuta due giorni prima"; "Dove è il Salvo che tanto abbiamo amato?". Da Montalbano no, non te lo aspetti. Eppure è un uomo di mezza età, come milioni di coetanei perde la testa per una collega più giovane, Antonia (Greta Scarano). E lascia Livia senza neanche incontrarla, un vigliacco da Oscar. «Beh, sì, si comporta male» ammetteva Luca Zingaretti. Camilleri nel libro liquida in poche righe l'addio che scatena sul web un dibattito irresistibile. Pagina 242, Livia dice al vigliaccone (che in fondo si augura faccia tutto lei e lo tolga dall'imbarazzo, la storia delle nostre vite) che è stanca di aspettare: «Ma secondo te è normale che tu non mi abbia cercata per giorni? (...) Salvo, c'è una sola cosa che può giustificare il tuo comportamento: tu non mi ami più». Segue silenzio/assenso del fedifrago, che già altre volte aveva dirazzato — vedi La vampa d'agosto con Serena Rossi o L'età del dubbio con Isabella Ragonese — ma stavolta è cotto. I post si moltiplicano: "È la cosa più trash che abbia mai visto, un ultra sessantenne che vuole andare a vivere con una trentenne e questa che risponde con un discorsetto femminista alla Freeda, speriamo non ci siano altre puntate per il bene di tutti". Già perché Antonia, salendo sul treno, dice che ha diritto alla sua libertà, rimprovera Salvo di non capire cosa desideri. Ma poi scende dal vagone e lo bacia. E c'è chi unisce il destino di Luca e Nicola: "Ho scoperto che c'è stata l'ultima puntata di Montalbano. Quindi i fratelli Zingaretti sono usciti di scena insieme".
Silvia Fumarola
 
 

Avvenire, 10.3.2021
Montalbano finisce innamorato e perso

Scherzando potremmo dire che Rai 1 si conferma la rete della famiglia. La settimana festivaliera si è appena conclusa con marito e moglie, Amadeus e Giovanna Civitillo, intorno allo stesso palco, mentre questa è iniziata con altri coniugi, Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, uniti dalla fiction, sia pure con titoli diversi e in serate distinte, ma una dietro l'altra. A unirli ancora di più la pubblicità a una pasta, come gli altri due uniti ulteriormente da una compagnia telefonica e da una crociera. Chiamiamole coincidenze. Di sicuro non sono un caso della vita come quello che capita a Montalbano/Zingaretti nell'ultimo episodio, Il metodo Catalanotti, lunedì in prima serata su Rai 1. L'arrivo della bella e giovane Antonia (Greta Scarano), ispettrice della Scientifica, manda all'aria le certezze del commissario e quelle degli appassionati delle trasposizioni televisive dei romanzi di Andrea Camilleri. Montalbano s'innamora di brutto e non ce n'è per nessuno, nemmeno per la povera compagna di sempre, Livia (Sonia Bergamasco), liquidata con un silenzio telefonico degno di Celentano. Resta però invariata la struttura con le consuete vicende parallele: la principale riguarda, anche in questo caso, un omicidio (stavolta la vittima è un teatrante usuraio); la seconda vede coinvolto Mimì Augello (Cesare Bocci) a causa di una delle sue conquiste amorose; la terza riguarda proprio l'imprevisto innamoramento di Montalbano, che nel corso del racconto acquista sempre più peso modificando recitazione e tecniche di ripresa. I personaggi non sono più sopra le righe come nei precedenti episodi, sono più realistici e sfaccettati. Aumenta l'intervento della macchina da presa e l'uso dei primissimi piani. Viene portato alle estreme conseguenze il gioco finzione-realtà con un morto di cera, un morto vero, che però viene ammazzato da morto (pugnalato al cuore quand'era già spirato per infarto), e un reo confesso che si dichiara con un monologo in teatro a conclusione di un episodio d'impatto meno immediato del solito, ma di certo più raffinato.
Andrea Fagioli
 
 

La Sicilia, 10.3.2021
Fiction tv. Lunedì sera su Rai1, l’ultimo (sarà così?) episodio della fortunata serie. L’omaggio al teatro e a tutte le “fimmine” che ruotano nell’orbita del commissario
Montalbano e la scuffia finale/fatale

Ne verju. Non ci credo, diceva Stanislavskij, irripetibile teatrante e padre del mitico “metodo” che ha formato generazioni d’attori, dalla Russia prerivoluzionaria agli States dell'Actors Studio. Principio fondante è la “reviviscenza”, universo complicatissimo secondo cui, detta in soldoni, l'attore “riporta in vita” il personaggio e, con lui, parte e parti di sé.
Nel suo piccolo ma proprio piccolo, Carmelo Catalanotti del “Metodo Catalanotti” (forse ultima avventura TV del “Commissario Montalbano” appena sfornata da Rai1 con regia congiunta di Sironi e Luca Zingaretti) usuraio con la fissa più che per il teatro per la messinscena (rectius, messa in piazza), adotta il metodo Stanislavskij dei poveri. Cioè “strozza” i suoi sedicenti attori fino a cavarne errori ed orrori di una vita, la loro, relativamente passata. Il “cravattaro” di quattrini e sentimenti avrà però una fine da contrappasso: la tormentata, plagiata discepola Maria ch’egli aveva sfidato in una “reviviscenza” erotico-omicida gli pianta un coltello al cuore. Crede d’ucciderlo ma lui è già morto di infarto.
È un omaggio al palcoscenico ebbe a dire Camilleri che, già sodale dei D'Amico (Silvio) e dei più autorevoli pensatori della scena del ‘900 italiano, il teatro lo conosceva fino all'ultima cantinella, ma qui di teatro ci sono briciole che non bastano a sfamare un piccione anoressico. La storia si predica piuttosto dei rassicuranti “topos” di Montalbano che funzionano da coperta di Linus: la trattoria “Da Enzo”, il barocco, misteriose, pettegole persiane schiuse, le porte sbattute di Catarella, telefonate o “tuppuliate” nel cuore della notte, la ventosa terrazza sul mare di casa Montalbano con abbinato tête-à-tête di tazzine di caffè fumante anche alle tre del mattino. Non senza i “must” della serie: le possenti gambe a ferro di cavallo del “commissario” Zingaretti ed il suo “quando si mangia non si parla” vale a dire degustazione-pausa da fermo immagine regolare-muggito di piacere.
Da ultime ma non ultime, i “fimmini”, eterne muse di Nenè Camilleri, musetti ora simpatici ora sfrontati nelle accidentate e incidentate arrampicate del protagonista.
Nel “Metodo Catalanotti” a parte la fidanzata storica e storicamente cornuta, più che Livia, livida nel suo forzato esilio a Genova, c'è la giovane collega, capo della polizia scientifica, Antonia Nicoletti che in Greta Scarano trova piglio disinvolto e disarmante. Perciò è due volte seduttiva per Salvo che oggi vuole scendere in campo un'ultima volta prima d’appendere qualcosa al chiodo. Per carità, non è d'analisi testuale della “Divina Commedia” che si parla ma non è esatto dire che mai come adesso, Salvo l'inquieto è disposto a fermarsi che già nell'”Età del dubbio” (2011) la “scuffia” per il tenente di Marina, Isabella Ragonese, fu tremenda.
Ironia della sorte, la dedica al teatro non sortisce prove di recitazione più che routinière secondo i collaudati, cantilenanti, arcinoti stereotipi “folk”. Al team Bocci, Mazzotta, Russo, Bergamasco si allineano tra gli altri Carlo Cartier, Marina Rocco, Aglaia Mora e i “nostri” Gaetano Aronica e Santi Consoli.
Continuare, virare, troncare, questo il problema. Non se ne può più di repliche d'epoca, certo, ma è il caso d’insistere con ciò che resta di non televisivo (“Il cuoco dell’Alcyon”, “Riccardino”) stiracchiandone versioni anemiche quasi da microcitosi creativa?
Carmelita Celi
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 10.3.2021
«Il metodo Catalanotti» raccoglie oltre 9 milioni di telespettatori: era l'ultima puntata ma non è ancora detto che non ci possa essere un gran finale
Montalbano chiude con un altro successo e Zingaretti ringrazia sui social: «Viva noi!»

Il commissario Montalbano batte la storia romantica e senza tempo dei protagonisti del Titanic. Ancora una volta un enorme successo e record di ascolti per il nuovo ed almeno al momento ultimo episodio della fiction dedicata ai libri di Andrea Camilleri con protagonista Luca Zingaretti.
Sono stati 9.016.000 spettatori a seguire ieri sera su Rai 1 “Il metodo Catalanotti”, l'attesissimo episodio del Commissario Montalbano. Il commissario di Vigàta, creato da Andrea Camilleri, indaga sull'omicidio di un uomo, uno strozzino equo ossessionato dal teatro (interpretato dall'attore Carlo Cartier) ma perde la testa per una giovane collega della scientifica interpretata da Greta Scarano e rimette in gioco la sua vita.
Nel cast della fiction, che hanno contribuito al successo di quest’ultima puntata, anche Cesare Bocci, Peppino Mazzotta, Antonia Truppo, Angelo Russo, Marina Rocco, con Greta Scarano e la partecipazione di Sonia Bergamasco. Tra le presenze in video anche quella, inedita, della giornalista iblea Caterina Gurrieri che ha interpretato l’amante mozzafiato di Mimì Augello. Montalbano chiude? Era questo l'ultimo episodio? Rai e Palomar nella recente conferenza stampa hanno detto di voler ancora aspettare a prendere la decisione finale considerato che non è stato nemmeno possibile confrontarsi adeguatamente perché in mezzo c'è la pandemia e nel frattempo erano scomparse personalità cardine della fiction dallo stesso regista Alberto Sironi (questo episodio infatti porta la firma di Zingaretti) alla scenografo Luciano Riccieri, all'attore ibleo Marcello Perracchio al papà della fiction, lo scrittore Andrea Camilleri.
Venti anni di Montalbano con dentro tanti successi con la vendita della fiction in ben 65 paesi.
Al momento non sono in programma adattamenti televisivi tratti dagli ultimi due volumi ma non è detta l'ultima parola. Luca Zingaretti ha affidato ai social una dedica ai telespettatori: «È stato bello ieri per me, devastato dalla nostalgia, riguardarmi "Il metodo Catalanotti". Ho risentito gli odori delle spiagge siciliane, ne ho assaporato i colori, ho gustato la dolcezza di quei nostri luoghi. È stato bello per me commuovermi ed emozionarmi, intenerirmi e sorridere per le debolezze dei nostri amici, per i loro difetti, per le loro vicende, per le loro vigliaccherie e per i loro amori così semplicemente autentici e umani. Ma ancora di più è stato bello scoprire che ieri eravamo come al solito, ma più del solito, in tantissimi. Un risultato così significa "condivisione". Significa "ritrovarsi", significa un popolo che quando viene chiamato a raccolta risponde compatto, con amore. E di questi tempi non è tanto, è tutto. Oggi non vi voglio dire grazie, voglio solo dire "evviva!". Gioire insieme a voi di questo senso di appartenenza e festeggiarlo perché siamo una cosa sola. E perché noi siamo "quelli di Montalbano"».
Intanto, in attesa che si prenda la decisione finale su Montalbano, Rai e Palomar lanciano una nuova serie al sapore di Sicilia che prenderà il via lunedì prossimo 15 marzo. Si chiama “Màkari” ed è la nuova serie che punta sulle atmosfere siciliane e sulle pagine letterarie di Gaetano Savatteri. Tra i protagonisti il catanese Tuccio Musumeci e il dodicenne di Comiso, Carmelo Burrafato. Vedremo se la Sicilia continuerà ad ammaliare i telespettatori.
Michele Barbagallo
 
 

La Sicilia (ed. di Ragusa), 10.3.2021
Minardo (Lega): «Agli Stati generali del turismo un omaggio ai protagonisti scomparsi»
«Ancora una»: politici e albergatori chiedono una puntata sull’ultimo libro

La politica torna ad interrogarsi sul futuro della fiction mentre non mancano gli appelli dal mondo economico affinché prosegua con nuovi episodi. Per il coordinatore regionale della Lega, Nino Minardo, con l’ultima puntata andata in onda lunedì sera “Montalbano finisce ma i suoi protagonisti resteranno per sempre patrimonio del Sud Est siciliano”. Minardo ricorda infatti che in questi 20 anni di programmazione Montalbano ha «generato un ritorno di immagine e una promozione turistica eccezionali al Sud Est siciliano ma ora abbiamo il dovere di guardare avanti. Credo però che lo sguardo al futuro possa e debba ripartire da un giusto riconoscimento del passato. Non sono più tra noi Andrea Camilleri, Alberto Sironi e Marcello Perracchio, ovvero il grandissimo scrittore siciliano che ha inventato Montalbano, il regista lombardo adottato dalla nostra terra che scelse il barocco del Val di Noto come scenografia naturale e l’attore ibleo più brillante della fiction. Sono tre figure che meritano riconoscimenti e ricordi degni della qualità del loro lavoro e della loro arte. Ci muoveremo dunque in questa direzione con iniziative collegate alla loro dimensione intellettuale ed artistica che dovranno essere di altissimo profilo, come meritano. E allora questo, me ne assumo l’impegno già da ora, sarà uno dei temi portanti degli “Stati generali del Turismo” che terremo in Sicilia non appena le condizioni di sicurezza sanitaria lo consentiranno».
Dalla città dove ha sede il commissariato più famoso d’Italia, sono i coordinatori di “Scicli al Centro” Matteo Giannì e Christian Catera, a rilanciare l’attenzione sul dopo Montalbano con l’obiettivo e l’invito a “ripensare l’offerta turistica cittadina”. I due, dopo l’ultima messa in onda, invitano ad una comune riflessione sul “dopo Montalbano”. Ecco alcune proposte: attivare una Consulta per il Turismo, in grado di coinvolgere gli operatori del settore, le associazioni di categoria e gli amministratori, così da potersi confrontare stabilmente ed assumere le più utili e condivise decisioni per lo sviluppo economico e turistico del territorio. Creare un tavolo con tour operator e responsabili di strutture ricettive per studiare importi e modalità di tassazione non invasivi per chi arriva a Scicli; velocizzare la burocrazia; costruire un rapporto diretto tra Scicli ed il visitatore.
È recente un altro appello, dai componenti di “Noi albergatori Siracusa”, che si sono accordati ai sindaci di Ragusa e Noto affinché venga realizzato almeno l’ultimo episodio tratto dal libro “Riccardino”.
Michele Barbagallo
 
 

I teatri alla radio, 11.3.2021
Le regie di Camilleri – La piccola città, 2a parte
Si conclude l'ascolto della commedia di Thornton Wilder diretta da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1971 con protagonisti Luigi Vannucchi, Lucio Rama, Anna Rosa Garatti ed Elena Sedlack.


 
 

La Stampa, 11.3.2021
Se Montalbano tradisce, noi saltiamo sul divano

Prima di tutto non dovevano baciarsi in quel modo. Siamo tutti saltati sul divano guardando “Il metodo Catalanotti”, l’ultima puntata di Montalbano. Come se per sbaglio avessimo aperto la porta della stanza dei nostri genitori e li avessimo sorpresi nell’ardore dell’amplesso. Non lo vogliamo sapere come fanno sesso i nostri genitori, né com’è Montalbano quando si abbandona alla passione. Ci imbarazza. La serie televisiva che ha per protagonista il commissario è, da sempre, un luogo confortevole. Come una vecchia poltrona, ne conosciamo pregi e difetti, sempre gli stessi. È un prodotto televisivo un po’ antico, ma ha la solida lealtà dei classici. E in più c’è Montalbano, il personaggio che ci ha regalato Andrea Camilleri. In tutti questi anni Luca Zingaretti lo ha impersonato perfettamente e in milioni ce ne siamo innamorati. Perché? Perché Montalbano è uno degli ultimi esemplari di una razza in estinzione: l’uomo adulto. Che non si lagna, non si sposa, non ha una madre che lo reclama, non si sdilinquisce per la paternità, mangia, beve e preferisce dormire da solo. Lo abbiamo visto allontanarsi a nuoto e abbiamo pensato, un po’ come Livia, vai vai, tanto non è l’amore che va via… E invece stavolta se n’è andato.
Mai lo avevamo visto sbavare per qualcosa, mai lo avevamo visto farfugliare scuse ai colleghi Mimì Augello e Fazio. Ma l’altra sera Montalbano si è innamorato. Dopo tanti anni di relazione a distanza con una donna, Livia, ne ha incontrata un’altra, Antonia, e si è innamorato. Capita. Come capita, quasi sempre, di sbagliare tutto nel momento della separazione. Ma quel momento lì è sempre sgraziato, volgare, spesso violento. Non abbiamo ancora imparato a dirci addio senza rabbia, non sappiamo trovare le parole giuste. Anche perché le parole giuste non ci sono e quindi tanto vale, come ha fatto Montalbano l’altra sera, tacere. Camilleri voleva che questo Montalbano del tramonto sperimentasse lo sgomento, e la felicità di un avvenimento inaspettato. La follia di quando si pensa che la vita non ci riserverà più alcuna sorpresa e invece ci si innamora di nuovo. Come ragazzini, o forse anche di più, visto che da ragazzini siamo meno vulnerabili rispetto al desiderio e la passione. Montalbano dunque, trafitto, si comporta in maniera sconclusionata, irrazionale, diventa vulnerabile e fanciullo. E saremmo anche stati disposti ad accettarlo, anzi, forse addirittura a invidiarlo. Sarà che siamo tutti chiusi in casa, ma chi non ha sognato, in questo anno, un amore fou, una sterzata della vita tutta strepito e passione? Il fatto è che Montalbano si innamora di una donna, Antonia, che ha 25 anni meno di lui. Cosa che probabilmente è una delle ragioni per cui la bacia con tanto trasporto e lingua, e bocca proprio davanti ai nostri occhi. E quei 25 anni di differenza, che in un altro momento della Storia l’avrebbero fatta franca, adesso sono un’insegna al neon che lampeggia davanti ai nostri occhi. La pelle di lei, fresca e luccicante, il volto di lui, con le rughe legittime di un sessantenne. Qualcosa è cambiato, penso mentre mi infurio contro Montalbano ma soprattutto contro Antonia che alla fine scende dal treno, e dopo tutto il suo discorsino sull’indipendenza, la carriera e la giovinezza si arrende al fascino del sessantenne. L’arte fa quello che vuole, per carità, ma Montalbano è Montalbano. Mi chiedo: sono io che ho interiorizzato l’odio verso il patriarcato, o il patriarcato che ormai è impresentabile, persino nascosto dove abbiamo sognato di nasconderci in tanti, dentro la camicia bianca perfettamente stirata del nostro commissario preferito?
Elena Stancanelli
 
 

Corriere della Sera, 11.3.2021
Il caffè
Il pavido Montalbano

Vorrei dare il mio personale benvenuto al commissario Montalbano nella sterminata congrega dei maschi vili e indecisi a tutto. Il modo in cui la sera dell’otto marzo si è fatto lasciare al telefono da Livia, storica fidanzata a distanza, attinge a unrepertorio perfezionato nei secoli. L’archetipo resta il marito interpretato da Vittorio Gassman ne «I Mostri», quello che convinceva l’amante a mollarlo («per il tuo bene, cara») e subito dopo raggiungeva la nuova fiamma. Però Luca Zingaretti - che rispetto a suo fratello come collaboratore ai testi annovera Camilleri, mica Bettini - non è stato da meno nell’indurre Livia a toglierlo dall’imbarazzo, trascinandola a pronunciare la frase-tabù, «Forse è meglio che ci lasciamo», di fronte alla quale lui non ha potuto fare altro che prendere dolorosamente atto.
A leggere i commenti sui social, le donne invece l’hanno presa malissimo. Dopo trentasette episodi si erano convinte che il commissario fosse diverso da noi, patetici maschi-coniglio, e riuscisse ad affrontare i marosi sentimentali con lo stesso coraggio con cui si tuffa tra le onde che lambiscono il suo terrazzo. Erano persino disposte ad accettare che, atrofizzato da una relazione infinita e sempre più virtuale, perdesse la testa per una collega giovane e tosta. Ma pretendevano che saltasse sul primo aereo per andare da Livia a dirglielo di persona, guardandola negli occhi. Figuriamoci. Camilleri replicherebbe che Montalbano è un romanzo giallo, non di fantascienza.
Massimo Gramellini
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 11.3.2021
Gaetano Savatteri: "L'enigma siciliano è una chiave di successo"
Sellerio pubblica i racconti di "Makari" che lunedì andranno in tv

I suoi personaggi sono come eroi che giocano dentro una gabbia fatta di retorica e di commedia. E chi pensa che la Sicilia non sia mai cambiata, si sbaglia. "Il problema è che muta o troppo presto o troppo tardi, ma non è affatto un'Isola scontata. È un'Italia al cubo. Per questo piace sia in letteratura, che in tv".La chiave della malìa siciliana Gaetano Savatteri la conosce bene. "È quello della mischia di luce e lutto di cui parlava Bufalino e i lettori non ne sono mai sazi: è la tensione tra chiarezza e complessità. Intendo dire che chi scrive di Sicilia scrive di una terra con il mistero sotto il sole. Alla faccia di chi diceva che il genere giallo qui non ce l'avrebbe mai fatta".
Già, commissari e detective per caso in Sicilia, di certo non ne mancano. L'ultimo, il giornalista disoccupato Saverio Lamanna, ideato da Savatteri, porta il suo autore nella schiera degli scrittori seriali da piccolo schermo. "Quando i tuoi libri diventano film c'è sempre una certa trepidazione e poi sai che quel prodotto sarà qualcosa di diverso". E così oggi Sellerio porta in libreria l'antologia "Quattro indagini a Màkari" che fa da ouverture al debutto in quattro puntante dei gialli in salsa trapanese di Savatteri e del suo giornalista-investigatore, ora in Rai col volto di Claudio Gioè.
Ancora Sicilia e siciliani in televisione: perché piacciono tanto?
"La Sicilia continua a essere metafora del mondo e luogo letterario privilegiato. Famosa è la battuta di Camilleri a chi gli chiese perché scrivere in Sicilia: perché scrivere non costa nulla, disse lui, non c'è bisogno di alcun investimento iniziale. Penso che la vera impresa narrativa sia riuscire a trasformare l'evidente in enigma. E lo scrittore ci riesce solo quando si avvicina davvero all'Isola. Ecco, l'enigma è la vera fascinazione siciliana: è l'uno, nessuno e centomila di Pirandello, sempre attuale. In Sicilia, il cielo è veramente azzurro e il sole è davvero incandescente: è allettante pure agli occhi dei registi. E poi dietro l'angolo, ecco il disatteso".
Ma, perché proprio Trapani?
"Beh, Ragusa era già occupata, idem l'Agrigentino dei miei compaesani, Pirandello e Camilleri. E poi Trapani, credo abbia un fascino unico".
Saverio Lamanna riuscirà a bissare il successo di Montalbano?
"Beh, Montalbano ha pesato per Ragusa meglio di una finanziaria. Il successo di Camilleri penso sia irripetibile. Ma il caso letterario e televisivo di Lamanna è un'altra dimostrazione che con la cultura si mangia. Che si riesca a trasmettere il desiderio di scoprire la bellezza della Sicilia attraverso i romanzi e le fiction è un successo. Basta però non cadere nella gabbia della retorica: si può essere siciliani senza mangiare il cannolo, proprio come Lamanna. Ecco, da scrittore il mio contributo è quello di demolire stereotipi per costruirne altri".
Nei suoi gialli, ribadisce con forza un'altra Isola. Dunque addio Vigata, benvenuta...
"Màkari, che di fantasia ha solo una k. Camilleri lo ringraziamo perché ha contribuito a costruire un'immagine di noir siciliano, è stato un apri porta, abbiamo imparato da Vigata. Ma c'è anche altro. Il mio microcosmo parla di realtà contemporanee, paesi e personaggi reali ed è scritto per intero al tempo presente. C'è il disincanto di un protagonista brillante che sa bene quanto la Sicilia sia segnata da una forza retorica e per questo vuole combatterla: non negandola, ma camminandoci sopra come si fa su un terreno facile, che poi all'improvviso ti fa cadere. Lui i pericoli li conosce bene".
Però il tono di commedia alla Camilleri c'è, eccome.
"Sì, certo. Tutto nei miei romanzi è intriso di comicità. L'ineffabile Peppe Piccionello ne è la summa, colui che porta nel romanzo la grande tradizione delle coppie comiche, che io riprendo ed elaboro a modo mio. Lamanna e Piccionello, hanno un po' di tutto, dalla coppia Franchi-Ingrassia ai più recenti Sansoni, si compensano e non esisterebbero l'uno senza l'altro".
Sta scrivendo già un nuovo episodio della serie?
"Sì, e una volta che i tuoi personaggi prendono corpo è difficile non immaginarli senza il volto degli attori. Poi c'è la direzione di "Una Marina di libri" che non so dove mi porterà: di certo, vorrò approfondire il tema del noir siciliano".
Marta Occhipinti
 
 

I teatri alla radio, 12.3.2021
Le regie di Camilleri – Un leggero malessere
Dramma di Harold Pinter diretto da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1962 con protagonisti Laura Adani e Antonio Battistella e un giovane Carlo Cecchi nel ruolo di un vecchio asmatico.


 
 

Corriere della Sera, 12.3.2021
A fil di rete
Il tradimento di Montalbano che si scontra con lo spirito dei tempi
Nonostante la sceneggiatura fosse molto fedele al libro uscito da Sellerio nel 2018, allora non c’era stata nessuna rivolta contro l’atteggiamento del commissario

La forza della televisione e la cultura del tempo. Ancora una volta, la tv si rivela essere un formidabile campo di prova di un principio ermeneutico: quello che oggi appare volgare domani potrà tramutarsi nel suo contrario o viceversa. Al posto di «volgare» possiamo usare un altro aggettivo, ma il principio non cambia. Penso alle moltissime polemiche suscitate dal commissario Salvo Montalbano che nell’episodio Il metodo Catalanotti si è innamorato di una collega, Antonia, molto più giovane di lui, e in maniera laconica e telefonica ha liquidato Livia, dopo tanti anni di relazione a distanza. È stato un duro colpo, come se Montalbano, avesse tradito milioni di spettatori, non solo Livia. E ce n’è anche per Anna [Antonia, NdCFC], bella e passionale, la nuova responsabile della Scientifica.
Per tutto il tempo parla di indipendenza e di emancipazione e poi cede al fascino dell’uomo maturo. Tutto questo, nonostante Andrea Camilleri parlasse degli «ultimi fuochi» del suo eroe, nell’intervista che ha preceduto la messa in onda dell’episodio. Tutto questo, nonostante la sceneggiatura fosse molto fedele al libro uscito da Sellerio nel 2018. All’epoca, se la memoria non mi tradisce, non c’è stata nessuna rivolta contro il tradimento, anzi le critiche parlavano di fragilità del commissario, di «una sorta di crisi di mezza età che lo porterà non solo ad accrescere le sue malinconie ma, forse, anche a prendere decisioni importanti che cambieranno il corso della sua vita». Non so quanti abbiamo letto il libro, forse qualche decina di migliaia di fedelissimi. In tv, l’episodio è stato visto da più di nove milioni di spettatori. Però in tre anni sono cambiate anche molte sensibilità, sta cambiando lo «spirito dei tempi», molti/e si ribellano alle stereotipie dei comportamenti e dei ruoli. Insomma, se cambia il punto di vista cambia il testo, con buona pace dei «traditori» Montalbano e Camilleri.
Aldo Grasso
 
 

Il Giornale, 12.3.2021
"L'amore è tiranno", "Con Livia". Il Montalbano che adesso divide
Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo sentito l'opinione di due scrittori, Pietrangelo Buttafuoco e Federico Moccia, sull'ultima puntata del commissario Montalbano che ha diviso i fan

Nell'ultima puntata del commissario Montalbano, Il metodo Catalanotti, tra i fan della fiction ha destato scalpore la scelta del compianto Andrea Camilleri di porre fine alla storia d'amore tra il protagonista e Livia, la sua fidanzata storica.
Per la rubrica Il bianco e il nero abbiamo sentito l'opinione di due scrittori, Pietrangelo Buttafuoco e Federico Moccia.
Le è piaciuta l'ultima puntata di Montalbano?
Moccia: “Sì, mi piace proprio il personaggio. Penso che Luca Zingaretti abbia fatto suo il commissario Montalbano in maniera talmente personale, lo ha saputo interpretare e “vestire” talmente bene che, secondo me, lo ha reso vero e pieno da tutti i punti di vista: dalle sue nuotate, alle sue mangiate fino alla naturalezza dei suoi errori”.
Buttafuoco: “Conosco bene il libro ed era costruito con un'architettura molto sofisticata. Nella puntata i punti di forza erano, poi, affidati ai singoli personaggi, alla bravura degli attori che si vede che sono attori veri e non figurine usate generalmente nelle fiction. Nel dialogo tra il commissario e la cameriera siamo ai livelli di un Pirandello unico. C'era la punta elevata di Pirandello e la punta elevata di Angelo Musco che fu l'apice del teatro”.
Il pubblico si è diviso per come Molntalbano ha lasciato la sua Livia. Lei da parte sta?
Moccia: “Io sto sempre dalla parte di Livia. Questo perché mi piace stare sempre dalla parte “del più debole” anche se penso che Livia abbia un'incredibile forza e carattere e non ha certo bisogno del mio aiuto. Sonia Bergamasco mi piace moltissimo nella sua capacità di rendere credibile quella donna e la rende ancora più simpatica rispetto a come è stato disegnato il suo personaggio”.
Buttafuoco: “Livia ha giganteggiato nell'interpretazione che ne ha dato Sonia Bergamasco perché la bravura di un attore si vede quando sa gestire le pause e quando sa esprimersi anche col silenzio. Poi, l'amore è tiranno e ti aspetta sempre all'angolo della strada come un bandito con la pistola spiantata. Facile dare giudizi...".
Secondo lei, il "mito di Montalbano" è stato intaccato dopo questa sua inaspettata svolta sentimentale?
Moccia: “Lo cosa più bella è stata l'insurrezione dei fan. Questa è la partecipazione più vera e più attiva dell'essere stati conquistati dalla scrittura di Camilleri e nella proiezione, a livello di narrazione cinematografica-televisiva, di questa serie attraverso questa fiction. Credo, quindi, che i fan, per quanto amino il personaggio, hanno provato una delusione e, quindi, il mito di Montalbano al momento è un pochino intaccato. Ma questo, magari, lo renderà ancora più simpatico nella sua fragilità e nel suo errore, dandogli quelle qualità che fanno inevitabilmente parte del nostro essere umano”.
Buttafuoco: “No, non viene intaccato perché anche Orlando paladino perde il senno. Tutti gli eroi, a un certo punto, se ne vanno in volo verso la luna. È successo a Orlando, ad Achille, succede sempre nella rappresentazione. Sono le tinte forti, i caratteri sgargianti e vivi propri della rappresentazione popolare”.
Lei, da scrittore, come avrebbe sviluppato la storia d'amore tra Livia e Montalbano?
Moccia: “Per grandissimo rispetto di Camilleri, non mi voglio cimentare in questa operazione. Io ho fatto mettere le scritte sui muri e i lucchetti sui ponti, ho parlato dell'amore in tutte le sue sfaccettature di uomini e donne di tutte le età. Mi piace molto l'amore, ma mi piace molto anche rispettare l'amore degli altri e, quindi, non saprei rispondere. Credo che tutto ciò che ha fatto Camilleri è confermato nel successo che ha avuto. Se ha fatto delle scelte anche su questa storia vuol dire che sono state giuste. Non sarebbero potute essere diverse perché credo che fanno parte del naturale svolgimento genetico di Montalbano che c'è nel flusso tra l'autore e il personaggio e quel che lui avrà sentito per questa storia d'amore”.
Buttafuoco: “Esattamente come l'ha scritta Montalbano [Montalbano? NdCFC]. Mi è piaciuta così com'è stata”.
Secondo lei, la Rai dovrebbe girare la fiction anche degli ultimi due libri di Camilleri?
Moccia: “Credo di sì perché è un materiale che fa parte sempre di un bagaglio che è stato molto amato dagli italiani. Si dovrebbe lavorare al meglio per la resa televisiva di questi due libri perché la cosa più importante è l'adattamento che viene fatto tanto è vero che gli spettatori che hanno già letto il libro, vedendo il film, dicono: “'sì, bello, ma preferisco il libro'”.
Buttafuoco: “Credo che, più che la Rai, la decisione spetti a Carlo degli Esposti che ha il polso della situazione. È una domanda difficile perché credo che l'autore, una volta licenziato il proprio libro, lo affida a vita propria. Su questo, però, mi fido più del naso del produttore che della Rai anche perché non si sa mai chi è la Rai...”.
Francesco Curridori
 
 

Valle Sabbia News, 13.3.2021
In Tv
Patetico tramonto per Montalbano

L'ultimo episodio della serie TV “Il commissario Montalbano” ha segnato il tramonto del personaggio che ha tenuto banco per vent'anni sui teleschermi italici [...]
Marisa Viviani
 
 

Corriere della Sera, 13.3.2021
Episodio 178
Essere Montalbano e Fabrizio Corona. O no?
L'«Ammazzacaffè» di Massimo Gramellini

Uno è un personaggio immaginario, l’altro è vero ma vittima di se stesso e di una vita parallela tra media e social network. A loro si aggiunge Claudio Nanni, che ha pagato (poco) un sicario per far uccidere la moglie Ilenia Fabbri: è di questi tre uomini che si parla nell’appuntamento del sabato con l’editorialista del «Corriere»
Tommaso Pellizzari
 
 

Frontiere, 13.3.2021
Franco Di Mare racconta l'Europa e quello che resta del sogno di un continente senza confini, le barriere fisiche e spirituali che ancora separano uomini e nazioni e i luoghi dove invece si incontrano popoli, religioni e tradizioni.
La fiction… Benvenuta al Sud
[Si tratta di una sorta di "aggiornamento" della puntata del 18.4.2020, NdCFC]

Tante nuove fiction e tanti nuovi successi che ci tengono compagnia anche nei momenti più difficili, fin dai romanzi "sceneggiati". Le storie in tv piacciono da sempre, e "Frontiere" con Franco Di Mare ripercorre le trame e gli intrecci di quelle più amate, mettendo insieme le voci di chi le fiction le produce, le interpreta e di chi le studia. Con un interrogativo: perché le fiction più amate dagli italiani sono così spesso ambientate al Sud? Con il trionfale ritorno del Commissario Montalbano lunedì scorso, e le tante novità come "Mina Settembre", "Il commissario Ricciardi" e "Lolita Lobosco", questo tema è tornato d'attualità. Il mezzogiorno ha avuto una narrazione univoca per tanti anni: straccione e criminale. Il racconto che ne è stato fatto, finora, è sempre stato viziato da una sola chiave di lettura: un paradiso abitato da diavoli, con l'aristocrazia arroccata nei palazzi del Gattopardo, mentre lazzari e picciotti dominavano le strade. Lentamente, ma progressivamente, questo tipo di narrazione viene oggi arricchita, da una che sta a metà strada tra la retorica della bellezza paesaggistica e la realtà del malessere sociale e della criminalità. C'è un altro modo di guardare al sud, insomma, ed è la televisione a coltivarlo. Ospiti della puntata: la scrittrice Gabriella Genisi, lo scrittore Maurizio De Giovanni, la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati, Luca Zingaretti, Alessandro Gassman, Vanessa Scalera, Vittorio Feltri direttore editoriale di Libero, Luigi Caramiello, sociologo dell'Università Federico II di Napoli, Marco Demarco, editorialista del Corriere della Sera e il giornalista e conduttore tv Massimo Bernardini.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 13.3.2021
Ninni Bruschetta: "Aspettando Boris canto I siciliani"
L'attore messinese esordisce con un disco e gira una nuova stagione della serie cult

Non solo Duccio e la sua fotografia "smarmellata" di "Boris", adesso Ninni Bruschetta fa anche il cantante. È un lato artistico che in pochi conoscono quello che l'attore siciliano mostrerà ne "I siciliani", il disco che uscirà a maggio, interpretato con la musicista Cettina Donato, con cui aveva già lavorato in "Il mio nome è Caino" di Claudio Fava. L'album, basato sulle poesie dello scrittore di Avola Antonino Cardarella, prodotto dall'etichetta AlfaMusic, è formato da otto brani e tre preludi per pianoforte.
[...]
La Sicilia non smette di essere protagonista in tv, chiude Montalbano e parte "Màkari". È il brand che funziona o cosa?
"Funziona, ma dovrebbe funzionare come fa la Puglia, che ha una Film commission che collabora con le produzioni. Di Montalbano è stato sfruttato il lato più folkloristico quando avremmo dovuto costruire degli studi cinematografici sul territorio, come hanno fatto a Belgrado, creando un indotto. Potremmo essere Hollywood, ma non lo siamo".
[...]
Vassily Sortino
 
 

Quotidiano di Ragusa, 13.3.2021
Grazie, commissario Montalbano
Grazie perchè in questo tempo pericoloso, doloroso e triste, in cui anche la Vigata Scicli dove ha sede il tuo ufficio ci ha stupiti

Grazie commissario. Grazie, Salvo Montalbano. grazie perchè in questo tempo pericoloso, doloroso e triste, in cui anche la Vigata-Scicli dove ha sede il tuo ufficio, diventa zona rossa per l’elevato numero di contagi che sembrano accanirsi contro indifesi bambini, in questo tempo la tua ultima ‘comparsata’ televisiva ci hai distratto, rallegrati e anche stupiti per il tuo coup de foudre per la giovane bella enigmatica Antonia. Grazie perche tutta Italia (non sei solo nostro, siciliano) si è divisa su Antonia o Livia, Livia o Antonia. In questa Italia abituata al Coppi o Bartali, Alfa o Lancia, Roma o Lazio, Milan o Juventus, fascisti o comunisti, sei riuscito a far parlare di qualcosa che non fosse numero di contagi o, purtroppo, di morti, di vaccini i cui nomi li compitano anche i bimbi della materna, di tamponi rapidi o molecolari. Insomma una vera e propria boccata di ossigeno libero da angosce e tristezza.
Ma un altro problema si pone, la tua condotta sentimentale scandalosa, manco l’intervista di Harry e Meghan su vizi privati e pubbliche virtù della reale casa inglese. Scandalosa perchè si può lasciare la compagna di una vita per una giovane donna appena conosciuta? Si può mandare a monte un collaudato rapporto amoroso con una donna che ti sta accanto da molto tempo, che accetta la tua egoistica misantropia, il tuo vezzo (o vizio) di voler ad ogni costo mangiare senza contorno di chiacchiere e discussioni, il tuo voler essere libero seppur legato? Ma soprattutto a molti (probabilmente a quasi tutte le donne) è bruciato il silenzio telefonico con cui (non) hai risposto alle incalzanti domande di Livia, che per una volta vediamo debole, confusa, quasi affannata, per non riuscire a comprendere cosa accada al suo Salvo.
Insomma, in un mondo dominato da tv web e social, la tua storia, da letteraria e televisiva si confonde con la realtà vera, e ci fa schierare, sognare, appassionare.
Daniele Distefano
 
 

La Sicilia, 14.3.2021
Pulp Fiction all’insalata di mare: tutte le forzature del Camillerish

Lunedì 8 marzo 2021 dopo 15 stagioni e una serie interminabile di repliche, è andato in onda “Il metodo Catalanotti”, l’ultimo episodio della saga del Commissario Montalbano.
Per quelle 3-4 persone che sconoscono la materia, il Commissario Montalbano è un personaggio nato dalla fantasia di Andrea Camilleri, che vive e opera nel triangolo delle Bermuda della criminalità mondiale: Vigàta, Montelusa, Marinella dove dal 6 maggio 1999 data dell’esordio del telefilm all’8 marzo del 2021, data dell’ultima puntata della serie, è cambiata pure la classificazione dello show, sono morte ammazzate più persone di Romanzo Criminale, CSI Miami e Dexter.
Non so cosa piaccia esattamente al grande pubblico del Commissario Montalbano, forse il sapiente mix tra cannoli, Verga e Pirandello dal quale Camilleri ha preso in prestito il nome di Montelusa o magari i suoi personaggi spesso grotteschi e a volte anche un po’ didascalici come l’attore di teatro con l’ascot che parla sempre con la voce impostata, oppure il vice, tombeur-de-femmes, che Camilleri ha chiamato guarda caso “Augello” che si muovono in questi ambienti assolati e deserti, in 22 anni avrà piovuto sì e no due volte, poi si lamentano della mancanza d’acqua nell’Agrigentino…
L’ossessione per i cognomi e la tendenza dialogica in ogni episodio pur avendo a disposizione sfondi magnifici molto evidente nella trasposizione televisiva dei racconti, che diciamocelo, un qualunque regista straniero, da quello semi sconosciuto al coreano premio Oscar, avrebbe fatto durare almeno 7 ore: 2 di azioni e 5 di panoramiche. Con quell’aria da tragedia perenne il Commissario sarebbe stato un perfetto Malavoglia ma con l’ironia di Camilleri e in questo è stato bravissimo Luca Zingaretti a trasmettere la malinconia con le smorfie e lo sguardo rivolto verso il mare, come dire «ma io cosa ci faccio qui, e in quale altro posto potrei essere se non qui?».
Il Commissario Montalbano mi ha sempre provocato sentimenti contrastanti, pur essendo un Pulp Fiction all’insalata di mare (almeno Montalbano non mangia cibo spazzatura come il Royale con formaggio...) sospeso nello spazio e nel tempo, alcuni aspetti non riesco ad accettarli perché non esisterebbero neppure in tutte le Sicilie del multiverso. Dal numero di crimini secondo solo a Gubbio e Spoleto da Don Matteo, dove si era fatto trasferire Nino Frassica per stare tranquillo e invece guarda cosa gli è toccato, al tasso altissimo di gnocca tartufata in un paese con la densità di popolazione del Gobi, eppure i vicini non si conoscono tra mai loro, a Vigàta ombelico della Sicilia dove nelle famiglie si parlano non meno di 5 inflessioni dialettali diverse, 6 con il Camillerish, un siciliano inventato.
Perché sarà pure fiction, ma il rischio è altri pensino davvero che noi parliamo come Catarella, diciamo “cabbasisi” dalla mattina alla sera e minimizziamo i reati definendoli “arrubbatina o ammazzatina”. No, non è così.
Walter Fichera
 
 

La Sicilia, 14.3.2021
Il commissario più famoso al mondo con le farfalle nello stomaco

Una volta un mio amico calciatore mi disse, ragionavamo di tradimenti: «Le corna sono come i campionati: c’è il girone d’andata e quello di ritorno. Se le fai, puoi anche subirle». Una riflessione pronunciata quando ancora la società non era liquida, come ha teorizzato Zygmunt Bauman.
Nei giorni scorsi è andato in onda un episodio inedito del Commissario Montalbano, con il colpo di scena: Salvo tradisce Livia con un medico legale [Sic! NdCFC] più giovane di lui di 25 anni. Esprimo da 55enne, la mia solidarietà al Commissario di Polizia più famoso del mondo, opera della penna di Andrea Camilleri, in un post sul mio profilo Facebook. Si scatena il putiferio.
E come se non bastasse mi bombardano anche su WhatsApp di messaggi di varie dimensioni e toni. Vi risparmio i commenti su Salvo che ha perso l’etica e Livia troppo fredda, ma anche sulla giovane, alternativa prima, che cede poi.
La verità vera è che Luca Zingaretti si conferma un grande attore e anche un bravo regista: ne “Il metodo Catalanotti” cambia tutto il romanzo [A nostro avviso la trasposizione è invece piuttosto fedele, NdCFC], definito sconvolgente, di Andrea Camilleri. Il Commissario che con una telefonata liquida la fidanzata storica. Aveva già tradito, ma questa volta non era una scappatella, si è innamorato. Capita agli umani.
Ritornando ai commenti sul mio post, vi confido, c’è stato un accanimento contro Salvo oltre ogni misura. Greta Scarano, che interpreta la giovane per cui perde la testa, lo ha travolto. I suoi occhi erano persi. Farfalle nello stomaco di sicuro, ma anche rapporti sessuali nella casa dell’assassinato. È solo una fiction, non adiratevi.
Francesco Pira
 
 

La Sicilia (ed. Sicilia Centrale / Ragusa), 14.3.2021
Con il commissario Montalbano trionfa la vera Sicilia che è fatta di piccole cose

Dalla passione per il fenomeno del “Commissario Montalbano” alla opportunità di riscatto della Sicilia attraverso film e letteratura. Di questo ha parlato ieri pomeriggio in diretta televisiva su Raiuno, ospite del programma “ItaliaSì” condotto da Marco Liorni. Il pittore gelese in collegamento dal suo studio è stato invitato a discutere sulla fortunata serie evidenziando il valore che la produzione televisiva e letteraria ha trasmesso all’intero comparto culturale dell’isola.
«Abbiamo ricevuto dalle storie di Montalbano tante cose positive – ha spiegato l’artista – si è molto più orgogliosi del dialetto e c’è una maggior cura dei nostri beni, soprattutto di quelli paesaggistici. Riscontriamo molta più passione per la tradizione siciliana, il cibo, i profumi, tutto ciò che ci circonda. Abbiamo riscoperto la vera Sicilia fatta di piccole cose».
Fortunato Pepe ha anche realizzato un’opera dal titolo “Commissariato di Vigàta”, olio su tavola del 2018, in cui la stanza vuota del commissario viene animata dal fumo di una sigaretta ancora accesa, per sottolinearne il raccordo tra Camilleri e Zingaretti che danno entrambi forma al personaggio di Salvo Montalbano.
 
 

Il Sussidiario, 14.3.2021
Domenica In/ Ospiti 14 marzo, Greta Scarano “Montalbano in balia dell’amore”: ed ora?
Domenica In, puntata 14 marzo: ospiti. Si torna a parlare di vaccini e Covid con il viceministro Sileri. Anche Greta Scarano da Mara Venier

Ornella Muti, a differenza di Mara Venier, ha ammesso di non essere mai stata lasciata per telefono: “E’ sparito e basta”, ha spiegato, “Ma lasciarsi è molto difficile, anche chi lascia soffre”. Commentando quanto accaduto con il Commissario Montalbano ha commentato: “Credo che anche lei sia stata molto rapida e lui ha colto la palla al balzo”, ha spiegato riferendosi a Livia nella fiction.
Come è arrivata Greta Scarano a Montalbano? “Me lo hanno chiesto ed ho detto subito di sì, mi sembrava una cosa importante. E’ accaduto molto semplicemente”, ha ammesso la Scarano. Non si aspettava assolutamente questo clamore mediatico. “Capisco per i fan che non deve essere stato semplice vedere lui totalmente sparito ma per Luca era esilarante interpretare un uomo in balia degli eventi, confuso…”. Ma il seguito? Il finale è tutto aperto e gli spettatori sono rimasti tutti a bocca aperta. “Vorrei che si rendesse conto che è troppo vecchio per lei e tornasse con Livia”, ha commentato la Botteri. Anche la Muti vorrebbe vedere un chiarimento tra i due ricordando perché “che è un film”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)
GRETA SCARANO: “MONTALBANO? MI DANNO DELLA ROVINA FAMIGLIE…”
Greta Scarano, ospite oggi di Domenica In, l’avvenente Antonia che fa perdere la testa a Montalbano. L’attrice ha commentato l’ultimo episodio della serie che ha contribuito a darle una grande popolarità: “Io ho fatto il mio lavoro di sempre”, ha spiegato, “mi danno della rovina famiglie ma io sono una interprete!”, ha aggiunto sorridendo riferendosi alla parte interpretata proprio ne Il Commissario Montalbano. In collegamento con Domenica In anche Ornella Muti in splendida forma intervenuta nel dibattito sul colpo di scena che ha interessato Montalbano. “Luca ci teneva tantissimo a questa scena”, ha spiegato Greta parlando del bacio. “Il mio personaggio non subito cede, Luca fa un lavoro molto importante sui sottotesti”, spiega l’attrice. “Mi diceva che doveva decidere il personaggio di Antonia cosa fare”, ha aggiunto.
Ornella Muti non crede particolarmente al colpo di fulmine: “Devo conoscere, non posso dire ‘oddio è lui’, devo capire”. Tornando al successo di Montalbano, il finale ha sconvolto. A creare ampio dibattito proprio l’atteggiamento di Montalbano con la compagna Livia e quella telefonata in cui lui non dice nulla. “Io empatizzo con la moglie” [Sic! NdCFC], ha commentato la Scarano. (Aggiornamento di Emanuela Longo)
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Alessandro Nidi
 
 

Il Messaggero, 14.3.2021
Domenica In
Domenica In, Greta Scarano e il bacio con Montalbano: «Antonia ha deciso il momento giusto»

C'è anche il bacio di Montalbano a Domenica In. Ne ha parlato Mara Venier con Ornella Muti, collegata in streaming con lo studio, con Giovanna Botteri e Greta Scarano, che interpreta Antonia, cioè la nuova collega arrivata a Vigata. «Luca (Zingaretti ndr.) - ha commentato Greta Scarano - fa un lavoro interessantissimo con gli attori, e ci teneva tantissimo a questa scena (del bacio ndr.). Mi diceva tante cose, Luca, e mi ha detto che dovevo decidere io quando doveva esserci il bacio. Nella scena Antonia, all'inizio, è quasi indispettita».
Il bacio
Un colpo di fulmine, quello tra il commissario Montalbano e Antonia ne Il metodo Catalanotti, l'ultima puntata della serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri. Un episodio controverso, quello del bacio, che ha diviso definitivamente le strade del brillante Montalbano con la storica fidanzata Livia. Anche se, per certi aspetti, ha osservato Giovanna Botteri: «Era scritta la fine della storia con Livia».
Livia
Del resto, ha proseguito Botteri, «lui non ha mai voluto sposarsi né vivere con Livia. Montalbano sta a Vigata e sta bene lì. Poi si innamora, e finisce questa relazione stanca». Certo però che poteva dirlo di persona: «Vigliacco», ha sentenziato Mara Venier ridendo. «Ancora te ne stai pentendo», ha concluso mentre le sue ospiti ridevano. Perché in fondo, ha osservato Ornella Muti, di quella lunga relazione «anche Livia era stanca».
 
 

Live Sicilia, 14.3.2021
Appuntamento in Tv
‘Màkari’ e il suo cast siciliano, Gioè: ‘Ma non sono il nuovo Montalbano’
Intervista al protagonista della nuova fiction per la Rai

La Rai sembra essersi affezionata molto alla Sicilia tanto da farne location ‘prediletta’ per i suoi prodotti televisivi. Dopo il grande successo del Commissario Montalbano stavolta, i riflettori sono tutti puntati sull’altro lato della costa siciliana, il trapanese; per cui Castellammare del Golfo, la Riserva naturale dello Zingaro, la spiaggia del golfo di Macari, Marsala, Segesta, Mazara del Vallo, e San Vito Lo Capo faranno da scenario a “Màkari”; la nuova serie tv ‘gialla’ prodotta dalla Palomar in collaborazione con Rai Fiction e diretta da Michele Soavi, in onda su Rai1 da lunedì 15 marzo, per 4 prime serate. Protagonista principale l’attore palermitano Claudio Gioè che interpreta un ex giornalista, Saverio Lamanna, che dopo essere stato licenziato lascia Roma per tornare nella sua terra, la Sicilia dove ricomincia una nuova vita. E proprio a Màkari si scoprirà scrittore e investigatore ‘per caso’ insieme all’amico Peppe Piccionello (interpretato da Domenico Centamore). Ad aggiungersi al duo, Suleima (interpretata dall’attrice catanese Ester Pantano) laureanda in architettura che trascorre l’estate in Sicilia lavorando come cameriera stagionale e che avrà una storia d’amore con Lamanna.
Un cast tutto siciliano: oltre a Claudio Gioè, Domenico Centamore, ed Ester Pantano nel cast artistico figurano anche Sergio Vespertino e Filippo Luna. Intrighi, misteri e delitti mascherati sotto forma d’incidenti, si susseguiranno nelle 4 puntate tratte da altrettanti romanzi del giornalista e scrittore – nonché storica firma di I Love Sicilia – Gaetano Savatteri (“I colpevoli sono matti”, “La regola dello svantaggio”, “È solo un gioco” e “La fabbrica delle stelle” editi da Sellerio Editore); con l’intento di veicolare l’immagine di una Sicilia diversa, svincolata dai soliti stereotipi.
Le riprese iniziate il 6 agosto 2020 a Palermo, e proseguite nella provincia di Trapani sono terminate a dicembre. La serie prodotta da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusbert è scritta da Francesco Bruni, Salvatore De Mola, Leonardo Marini e Attilio Castelli. Le musiche sono firmate da Ralf Hildenbeutel, mentre la sigla Màkari è scritta e realizzata da Ignazio Boschetto e interpretata da “Il Volo”. A decretare un eventuale seguito del progetto sarà il pubblico- come è stato detto in conferenza stampa dalla direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati.
Abbiamo rivolto qualche domanda a Claudio Gioè, interprete principale di Màkari.
Com’è stato girare quest’estate nonostante il coronavirus? “E’ stato molto stressante, soprattutto dal punto di vista psicologico perché al di là del fatto di lavorare 12 ore al giorno con le mascherine, e tutte le protezioni, anche il caldo, che in Sicilia è abbastanza intenso, fa la sua parte. E al di là di questo c’era anche uno stress psicologico perché poteva succedere che dopo mesi di lavoro ci potevamo fermare perché magari qualcuno prendeva il covid; non c’era la certezza di riuscire a finire il lavoro”.
In cosa ti somiglia Saverio Lamanna? “Beh lui è un palermitano che è stato tanti anni a Roma a lavorare e poi torna a vivere a Palermo. In questo senso c’è una specie di fortunata coincidenza biografica con la mia recente storia; nel senso che anch’io sono un palermitano che è andato fuori e poi è ritornato ma come tanti. E Savatteri sa raccontare molto bene il ‘mal di Sicilia’ che prende a tutti quelli che comunque per lavoro o per necessità sono costretti a lasciare la propria terra. Saverio Lamanna non è il primo che ritorna dopo tanti anni né io sono il primo che ritorna ma è credo una costante di tutti noi siciliani che quando andiamo via dalla Sicilia c’è sempre un richiamo molto forte che in alcuni poi si traduce anche in un ritorno”.
E invece in cosa ti somiglia caratterialmente? “Caratterialmente sicuramente una certa dose di autoironia, di sarcasmo, di cinismo anche un po’ e anche questo è un po’ tipico del carattere di noi palermitani: mettiamo magari una maschera per nascondere certe ferite, certe problematiche che ci sono. In effetti Saverio Lamanna quando ritorna nella sua terra è un uomo spezzato, è un uomo che è stato licenziato in tronco dopo un’ascesa gratificante nel suo campo e quindi è in totale crisi. Deve reinventarsi completamente un’esistenza. Quindi sicuramente non è una situazione facile, tuttavia l’affronta con molta leggerezza; nel modo di affrontare anche questo tipo di problematica, anche questo è un aspetto simile alla nostra cultura, almeno della mia generazione, che è simile a quella di Savatteri tutto sommato”.
Cosa si deve aspettare il pubblico da questa fiction e dal tuo personaggio? Ti hanno definito un po’ il nuovo Montalbano, ti senti un po’ il sostituto? “No assolutamente no. Nel senso che comunque ogni accostamento a questa istituzione della serialità italiana è già per noi un onore, per carità, però parliamo di due progetti completamente diversi. La gente si dovrà aspettare un’angolazione diversa, una declinazione diversa della narrazione della Sicilia della sua contemporaneità; anche del suo modo di reagire agli stereotipi, ai luoghi comuni, alla narrazione che in questi anni si è fatta anche un po’ della Sicilia. Saverio Lamanna è un uomo contemporaneo che vive la Sicilia di oggi e che un po’ cerca di capire le proprie prospettive per il futuro cercando di superare un passato pieno di problematiche come questa terra ha”.
Una fiction proprio siciliana in tutto, non solo per i luoghi anche nel cast. “Sì mi faceva notare Domenico Centamore, che è lo straordinario interprete di Peppe Piccionello, che effettivamente e forse per la prima volta, in una fiction siciliana il cast principale è tutto composto da attori siciliani in effetti. E questo forse è veramente una prima volta”.
Giulia Mormino
 
 

I teatri alla radio, 15.3.2021
Le regie di Camilleri - Scherzare col fuoco
Atto unico di August Strindberg diretto da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1965 con protagonisti Luigi Vannucchi, Aldo Giuffré, Anna Miserocchi, Lia Curci, Adolfo Geri.


 
 

La Stampa, 15.3.2021
Cose di tele
Oltre alla vigliaccheria del personaggio, c'è un limite anche per "Montalbano"

Al già visto e all'eterno ritorno c'è un limite, anche se si tratta di "Montalbano" che comunnque continua a fare ottimi ascolti.
[...]
Alessandra Comazzi
[Probabilmente, dato che parla di "furbata della sceneggiatura", l'Autrice non ha letto il libro, NdCFC]
 
 

RagusaNews, 15.3.2021
Montalbano e Mister Hyde, l’errore di seguire l’incoerenza di Camilleri
Un libro illogico, una puntata da evitare: il commissario finisce in bruttezza, non solo per Livia

Ragusa - La fine della relazione con Livia è l’unico elemento che retrodata il libro Il metodo Catalonotti rispetto a Riccardino, in cui Livia c’è ancora e che altrimenti avrebbe potuto benissimo rappresentare, cronologicamente, la vera ultima puntata di Montalbano. Sia cartaceo che televisivo. Anche nel penultimo uscito nel 2019, Il cuoco dell'Alcyon, la sua storica compagna ricompare come nulla fosse. Scrivo da fan e solo ora perché, come credo Livia, ci ho messo un po’ a riprendermi dall’ultimo episodio. Credo sia stato l’unico finale d’amore indesiderato di una serie tv, che invece di farmi sorridere mi ha disturbato e lasciato interdetto, con l’amaro in bocca. Per la prima volta mi sono sentito più nei panni di Livia, nonostante sia apparsa solo per pochi istanti, che in quelli del protagonista: un cascamorto impermeabile a ogni empatia, di imbarazzante pochezza, a cui di adulto e maturo resta solo l’iscrizione all’anagrafe. La tanto breve quanto intensa interpretazione di Sonia Bergamasco al telefono è l’unica emozione che rimane. Ma era Montalbano quello che ho visto? A me è parso un altro personaggio, di un’altra fiction. E’ vero che si può cambiare, ma non da una puntata all’altra, trasformandosi all’improvviso nel Mister Hyde dell’uomo innamorato degli esordi, che piaceva anche perché resisteva alle avances e s’incaponiva nei suoi “gialli”: non c’è più l’indagine nella testa poliziotto, e neanche in quella degli spettatori.
Luca Zingaretti in realtà non ha fatto altro che riprodurre la trama di quello che è l’ultimo libro scritto, o meglio dettato, dall’autore. Aspettarsi un finale diverso significa non averlo letto: la sceneggiatura è rimasta fedele all’originale. Vederlo dal vivo su uno schermo, con i propri occhi - sapendo che non ci sarà un seguito - fa semplicemente più effetto che leggerlo su un foglio di carta e immaginarcelo nella mente. Sguardi, toni, atteggiamenti e frasi - impressi su pellicola - non lasciano più spazio alla nostra fantasia, per riequilibrare situazioni e passaggi stridenti. Ma è proprio il libro, infatti, ad essere sbagliato. E realizzarci un episodio tv ha significato perseverare l’errore, girando il dito nella piaga. Perché la storia contiene due incoerenze, temporale e narrativa. Si può dire? Anche ai grandi può succedere. Perché Andrea Camilleri ha tarpato il racconto in questa maniera, sapendo che nel cassetto ce n’erano almeno altri due sarebbero usciti, contando il postumo e avrebbe potuto chiudere alla perfezione la saga senza dover rappresentare necessariamente un flash-back? Nell’inconscio era suo il sogno proibito e tardivo, quello di rifarsi una vita con una che sembrasse la nipote? Perché togliere di mezzo una figura cardine quando negli ultimi racconti, quello realmente di commiato, Livia riappare come nulla fosse? Riccardino finisce inoltre con la scomparsa di Montalbano e, se rappresenta un salto indietro nel tempo, rende logicamente impossibile quanto accade, successivamente, nel Cuoco e in Catalanotti.
Giuseppe Gaetano
 
 

La Repubblica, 15.3.2021
'Speravo de morì prima', Greta Scarano è Ilary Blasi: "Spontanea e tosta, ha saputo conquistare l'autonomia"
L'attrice intepreta la moglie di Francesco Totti nella serie Sky in onda dal 19 marzo. "Castellitto, un talento incredibile: in lui vedevo il Capitano"

[...]
Con questa serie si farà perdonare per aver conquistato Montalbano?
"L’ha scritto Camilleri, io non c’entro. E’ stata un’esperienza divertente, Luca Zingaretti è un regista fantastico, il ruolo di Antonia era complesso, rivendica la sua autonomia poi non rinuncia a Salvo. Non avrei mai immaginato tutto sto dibattito".
[...]
Silvia Fumarola
 
 

I teatri alla radio, 16.3.2021
Le regie di Camilleri - Il successore
Commedia di Carlo Bertolazzi diretta da Andrea Camilleri per Radiouno nel 1970 con Enzo Tarascio, Mila Vannucci, Maria Grazia Spina e Omero Antonutti tra gli attori principali.


 
 

Agrigento Notizie, 16.3.2021
La voce di Andrea Camilleri in un concerto inedito, l'idea è del musicista Michele Rossi
Nasce così "Intelletto d’amore (e altre bugie)", un programma da concerto per violoncello solo ed elettronica

Un progetto inedito sull’amore ispirandosi ad Andrea Camilleri. E’ questa l’idea di Michele Marco Rossi, giovane e ambizioso musicista. Dopo la mitologia Greca, adesso Rossi ha deciso di dedicarsi ad un tema trovare ispirazione dentro le parole dello scrittore empedoclino, Andrea Camilleri.
“Non ho mai avuto dubbi che Camilleri potesse essere la migliore guida per questo percorso - dice Rossi. Uno scrittore così acuto, prolifico e versatile, un uomo di 93 anni che con così tanta forza e freschezza avevo ascoltato parlare di vita e di morte, di attualità, di sapere, mi sembrava il miglior compagno di viaggio possibile per avventurarsi in un tema anche banale se si vuole, ma così profondamente radicato nella nostra cultura umana. Non mi sbagliavo. Con che emozione ricevetti la telefonata di Mariolina (una delle tre figlie dello scrittore, ndr) che mi invitava tramite il maestro ad incontrarlo di persona. Ho passato un pomeriggio indimenticabile a parlare d’amore con uno scrittore cieco di 93 anni, che mi ha illuminato sul legame tra l’amore e la complessità insondabile della natura umana. Avremmo dovuto incontrarci nuovamente più avanti, per effettuare insieme delle letture su vari testi, per concretizzare questa collaborazione. Non è stato più possibile; la fragilità della vita umana si era portata via il maestro. Ma di quel nostro primo e ultimo incontro serbo una registrazione preziosa. Si parte da Dante, per arrivare a parlare di ciascuno di noi. L’amore diviene specchio e sonda della nostra natura, di quella umanità che Camilleri conosceva così bene”.
Nasce così Intelletto d’amore (e altre bugie), un programma da concerto per violoncello solo ed elettronica. Cinque commissioni di lavori originali a 5 compositori (Paolo Aralla, Noriko Baba, Vittorio Montal, Matteo Franceschini, Pasquale Corrado), un repertorio che va dal Medioevo al romanticismo alla contemporaneità: gli ascoltatori verranno guidati dagli interventi della voce di Andrea Camilleri, che farà da guida alle varie tappe del concerto di Michele Marco Rossi in un’analisi di differente aspetti dell’amore, volta ad approfondire la natura irrazionale e multiforme degli esseri umani.
 
 

Corriere di Ragusa, 16.3.2021
Màkari sembra la brutta copia del commissario Montalbano

Se Montalbano si trasferisce alle pendici del monte Cofano: la Palomar ci riprova dopo oltre 20 anni dalla prima messa in onda della serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri e scommette stavolta sul Trapanese. Il modello, almeno quello della fiction televisiva, è lo stesso e la regia di Michele Soavi si muove sul solco già tracciato, forse per evitare insidie ed eventuali flop. Alla produzione ed alla regia sarebbe servito un cambio di prospettiva non solo ambientale, ma la Palomar ha preferito andare sull’usato sicuro. In “Makari” (paese originario Macari, sovrastata da Custonaci) mancano il barocco ed i muri a secco, non c’è la “mannara”, ma la riserva dello Zingaro con Scopello, le tonnare ed una costa frastagliata punteggiata dal profilo delle Egadi.
Se Montalbano va da Enzo a gustare pasta “ncasciata” ed arancini, da Marilù Terrasi, regina del cuscous, e nella parte di se stessa [Non è così, Marilù Terrasi è interpretata da un'attrice], titolare del Pocho, non mancano busiate e ricci di mare. Le affinità non finiscono qui anche se con variazioni sul tema. Qua il protagonista è uno scrittore in cerca di se stesso e con il pallino della verità fattuale, il suo fido assistente è goffo ed ingombrante, la bella di turno è sicilianissima pur con origini magrebine [Non è così, è solo il nome che lo fa pensare]. Non è poi così difficile anche in questo caso il rimando a Montalbano con Catarella e Livia. Il comune denominatore tra Andrea Camilleri e Gaetano Savatteri è un Sicilia al suo meglio, quasi oleografica, con i suoi colori, le sue atmosfere, la sua luminosità. Se dal punto di vista della narrazione tutto sembra funzionare, pur con uno scrittore indagatore assai improbabile, il rischio è che il confronto con Camilleri e Montalbano regge a stento. D’altronde è stato già specificato che Màkari non si propone come ideale erede del Commissario Montalbano. E meno male, aggiungiamo. Profondo e ricco comunque il proscenio trapanese, vero protagonista della serie, mentre Saverio Lamanna risulta insipido al confronto.
Duccio Gennaro
 
 

I teatri alla radio, 17.3.2021
Le regie di Camilleri - I Guss, prima parte
Commedia drammatica a due personaggi di Anne Caprile diretta da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1972 con Lilla Brignone e Gianni Santuccio protagonisti.


 
 

AgrigentoOggi, 17.3.2021
Piccole storie di città
Teresa la battona

Il mese scorso fanno sessantatre. Sessantatre anni da quel 20 febbraio del 1958, che sono state chiuse, dalla Repubblica Italiana, le case di tolleranza a seguito di una lunga battaglia, promossa dalla senatrice socialista Lina Merlin che diede poi il nome alla legge. E così anche ad Agrigento, come nel resto d’Italia, vennero, con un bisticcio di parole, chiuse le “case chiuse”, espressione quest’ultima coniata dal Governo Crispi nel 1888 che faceva obbligo alle case di piacere di tenere, per il decoro e la morale, le persiane sempre abbassate.
Nella Città dei Templi, in quegli ultimi anni, ce n’erano in funzione solo più due o tre che ancora “lavoravano” mentre quella più di lusso si trovava nel centro storico, nella piazzetta di via Atenea” ricordava bene scrittore Alfonso Gaglio che da giovane, al pari del suo amico d’infanzia, Andrea Camilleri, in quelle case chiuse era andato a ficcare il naso più di una volta.
Addirittura sul casino di Porto Empedocle, l’ormai famosa “Pensione Eva” dalle persiane verdi dove di giorno non si vedeva anima viva, Camilleri ha scritto perfino un romanzo di successo.
“Però i postriboli di Agrigento era diversi da quella pensione empedoclina – spiegava Camilleri. – Perché quella era un vero e proprio locale con la “Quindicina”, operazione in cui ogni quindici giorni venivano cambiate le “signorine” per alimentare la curiosità dei clienti. Nel capoluogo invece, le case chiuse funzionavano in maniera meno appariscente, un po’ come degli appartamenti privati dove lavoravano le meretrici sotto il costante controllo della maitresse!”.
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Lorenzo Rosso
 
 

I teatri alla radio, 18.3.2021
Le regie di Camilleri - I Guss, seconda parte
Si conclude l'ascolto della commedia drammatica a due personaggi di Anne Caprile diretta da Andrea Camilleri per Radiotre nel 1972 con Lilla Brignone e Gianni Santuccio protagonisti.


 
 

Giornale di Brescia, 18.3.2021
Al femminile
Quando Montalbano era una spanna sopra gli altri uomini

Anche Montalbano ha gettato la fedeltà alle ortiche, lasciando le sue ammiratrici con la bocca allappata come se avessero mangiato un limone. Il «masculo siculo» con le gambe storte che piacciono tanto alle donne, serio e posizionato dalla fronte spaziosa e il sorriso accattivante, le ha lasciate piuttosto basite. Nemmeno la buccia edibile degli agrumi di Sicilia ha reso commestibili le corna, offerte come cassatine di ricotta dolce da Andrea Camilleri il quale, sul finire della sua vita forse ha voluto cambiare pelle al suo personaggio.
Nel romanzo «Il metodo Catalanotti», egli scrive la parola fine della relazione con l’eterna fidanzata, suscitando una cocente delusione in quante avrebbero messo mani e piedi dentro la stufa per quell’amore rinnovato senza i voti nuziali in quasi cento racconti. Nessuna bella donna lo aveva mai fatto capitolare del tutto, il Commissario era stato spesso sul punto di... ma una visita improvvisa o una provvidenziale telefonata salvava ogni volta capra e cavoli. Livia traballava ma restava sempre con lo scettro bene in vista di regina di cuori. Poche parole al telefono chiudono un lunga storia a distanza mai ben definita, dove lei dichiara la stanchezza che sopravviene nel condurre vite separate, sperando inutilmente di essere contraddetta. Segue un silenzio carico di abbandono dentro il quale solo Salvo prova nuove emozioni e sente il bisogno di quella convivenza mai considerata prima, senza più provare dubbi o ripensamenti.
Alcune donne si saranno di certo immedesimate in un tradimento reale, e quanti vivono relazioni «di contrabbando» avranno forse alimentato l’illusione di vedere realizzate le loro aspettative. A me ha ricordato il greve modo di dire popolare valsabbino: «Sulle strade troppo lunghe ci fanno la pipì anche i cani». Spero vorrete scusare il paragone poco elegante, ma esso esprime la disillusione di chi considera i sentimenti una garanzia improbabile quando vengono diluiti come rimedi omeopatici in un lago di presenza-assenza. Tutti sperano che quanto non succede in dieci anni possa accadere in dieci minuti, tuttavia Camilleri liberandolo dalla fedeltà non gli ha reso un gran servigio. Condannandolo alla magra figura di traditore ha cancellato in poche battute il suo fascino di «uomo perbene» che lo innalzava una spanna sopra gli altri. Forse come ha detto la mamma di Carla Boroni: «Dopo il Covid, anche Montalbano al sé rimbambit per ’na gnarela...».
Augusta Amolini
 
 

Hürriyet, 18.3.2021
Sicilyalıların döngüsel kaderi
Sicilya’nın yetiştirdiği en büyük yazarlardan Andrea Camilleri, kendisini uluslararası üne kavuşturan polisiye dizisinin ilk kitabı ‘Suyun Şekli’nde hayali Vigata kasabasının karizmatik komiseri Salvo Montalbano ile buluşturuyor okuyucuları. Ve mafya, kilise, siyaset, polis kıskacındaki Sicilya’nın kirli gerçekleriyle...

Andrea Camilleri 1925’te,  Porto Empedocle kasabasında doğdu. 1944’te edebiyat fakültesine girdi ve ilk şiirlerini ve hikâyelerini öğrencilik yıllarında yazdı. İtalyan Komünist Partisi’ne de katılmıştı. Okulu bitirdikten sonra sahne ve  film  yönetmenliği eğitimi aldı, yönetmen ve senarist olarak çalışmaya başladı. Bir yandan da ilk romanını hazırlıyordu. Ne var ki başvurduğu 14 yayınevi tarafından geri çevrilen romanı, bir başka Sicilyalı yazarın, siyasi polisiyelerin büyük ustalarından Leonardo Sciascia’nın desteğiyle yayımlanabildi. Hayal kırıklığına uğrayan Camilleri 12 yıl uzak kaldı edebiyattan ama dönüşü muhteşem oldu; 1992’de yayımlanan ‘La Stagione della Caccia’ (Av Mevsimi) en çok satanlar listesine girdi. 1994 yılında kaleme aldığı ilk Montalbano polisiyesi ‘ Suyun Şekli ’ ise bir efsanenin başlangıcıydı. Bundan böyle Camilleri ve Montalbano isimleri birlikte anılacaktı. Montalbano serisinin TV uyarlamasının katkısını da unutmayalım. Öyle bir popülerlik ki 2003’te Camilleri’nin doğduğu Porto Empedocle kasabası Montalbano serisindeki hayali kasabanın, yani Vigàta’nın ismini almak için başvuruda bulunacaktı. Kitapları 10 milyondan fazla satış rakamına ulaşan Camilleri, hayata veda ettiği 2019 yılına dek Roma’daki Silvio d’Amico Drama Sanatı Akademisi’nde ders vermeyi sürdürmüştü.
MONTALBANO İŞBAŞINDA
Camilleri, ‘Montalbano Polisiyeleri’ne 1994 yılında başlamış, serinin bir macerası çok geçmeden -2000 yılında- Türkçeye çevrilmişti: ‘Montalbano ile Bir Ay’. Daha sonra ‘Tindari Gezisi’ ve Carlo Lucarelli ile birlikte kaleme aldıkları ‘Kırmızı  Balık Cinayeti’ yayımlandı. Camilleri’nin bu diziden bağımsız iki de romanını okuma fırsatı bulmuştuk: ‘At Hamlesi’ ve ‘Unvansız Maktul’. Gerek Montalbano serisinde gerek siyasi tarihin vakalarına el attığı romanlarında Camilleri’nin seçtiği mekân her zaman Sicilya’ydı, döne döne anlattığı mesele Sicilya’nın, Sicilyalıların döngüsel kaderiydi. 
Bekleneceği üzere ‘Suyun Şekli’nde de Sicilya’nın Vigàta kasabasındayız. Hikâye -1993 yılı eylül ayının ilk günlerinde- bölgenin önemli/güçlü simalarından, yerel politikanın önde gelenlerinden, mühendis Silvio Luparello’nun arabasında ölü bulunmasıyla başlıyor. Adli tabibe göre kalp krizinden kaynaklanan doğal bir ölüm bu. Ancak maktulün pantolonu dizlerine kadar sıyrılmış vaziyette bulunması ve bulunduğu arazinin kasabanın fuhuş merkezi olması işleri karıştırıyor. Asıl karıştırılan ve kaynatılan ise dedikodu kazanları... Mühendisin nasıl öldüğü ya da dahil olduğu söylenen hileli ihaleler, rüşvetler, şantaj yapma noktasına kadar giden baskılar kulaktan kulağa fısıldandığı halde hiç kimse tarafından yüksek sesle dile getirilmiyor. Siyasetçiler, belediye başkanı, kilise piskoposu, yargıç, emniyet amiri, kısacası aklınıza gelebilecek her türlü ‘ileri gelen’ dosyanın bir an önce kapatılması ve cenazenin kaldırılması için yerel polise baskı yapıyor. 
İşte böyle bir konjonktürde çıkıyor sahneye kahramanımız: “Katanyalıydı, adı Salvo Montalbano’ydu ve bir şeyi öğrenmek istediğinde öğrenirdi.” 
Bu ölümün ardında daha fazla şey olduğunu tahmin eden müfettiş, dosyayı kapatmak için iki günlük izin koparmayı başaracak ve gerçekleri karartmaya kararlı yozlaşmış muktedirlerle zorlu bir mücadeleye atılacaktır.  Gerçekten de karmaşık bir  bulmaca  var Montalbano’nun önünde; siyasi dalavereler, cinsel tutkular, ensest ve eşcinsel ilişkiler, maddi çıkarlar, intikam duyguları, yalancı tanıklar, yanlış yönlendirmeler ve aile adını temize çıkarmaya çalışan bir kadın... Üstelik yeni bir cinayet işlenmiş ve bulmaca daha da içinden çıkılmaz bir hal almıştır. Montalbano, hem kadına verdiği sözü tutmak hem de kendisini tatmin edecek bir sonuca ulaşmak için hepsinin üstesinden gelmelidir...
KOMİSERDEN TANRI’YA YERELDEN EVRENSELE ‘Suyun Şekli’nde -tıpkı önceki romanlarındaki gibi- Sicilya’nın her toplumsal kesitinden, her meslekten, yaşlı, genç, kadın, erkek, pek çok tip çizen Camilleri, bu hayali Sicilya kasabasının sokaklarını, evlerini, izbelerini de son derece canlı bir biçimde canlandırıyor. Sicilya’nın kriminal atmosferi, hayatın her alanına sinen fiziksel ve simgesel şiddet yerleşiyor Montalbano polisiyelerinin merkezine. 
Sciascia’nın izinden giden Camilleri, Sicilya gerçeklerinin en iyi temsilini polisiye romanlarda bulabileceğini bir kez daha kanıtlamış. Camilleri’nin kahramanı ise Sicilya’nın, Sicilyalıların ruhunu çok iyi tanıyor. Kadın-erkek ilişkilerinin veya maddi çıkarların insanları nelere sürükleyebileceğini biliyor. Belki bu nedenle suç üzerine ahlaki bir sorgulamaya girişmiyor. Montalbano, suç işleyen hemşerilerini sorgulamayarak, Sicilya’da sürüp giden yaşamın kendisini sorgulamış oluyor. Suçlar ve cinayetler, o toprakların yüzlerce yıllık siyasi/toplumsal/ekonomik tarihini taşıyorlar çünkü. Monano’nun “ruhunu emen; ahmaklık, vahşet ve dehşet”...
Salvo Montalbano’nun birlikte çalıştığı bir ekibi, hesap vermek zorunda olduğu amirleri, takip etmesi gereken kurallar var. Yine de bu diziyi ‘polis prosedürü’ olarak niteleyemeyiz. Zira söz konusu ‘prosedürler’ Sicilya’ya özgü; gerektiğinde amirlerini atlatması, kuralları esnetmesi, engelleri hassas dengeleri gözeterek aşması gerekiyor. 
Vakaları çözüme kavuşturmak adına maddi delilleri incelerken bir yandan da insani ilişkileri, tarihsel ve siyasi geçmişi, toplumun ahlaki standartlarını araştırıyor Montalbano. Geçmişin görünüşte önemsiz ama duygusal yüklerle dolu sırlarını ortaya çıkarmakla ‘yükümlü’. Ancak sonuca ulaşsa bile mutlak bir adaletin tesis edilemeyeceğinin farkında. Suçluları yakaladığında içi rahatlamıyor, bazı vakalarda kalbi suçlulardan yana. Çünkü o da bir Sicilyalı ve Sicilya’daki farklı adalet anlayışına bağlı. Nitekim ‘Suyun Şekli’nde de adaleti kendine özgü bir tarzda sağlayacaktır. Öyle ki uzaklardaki sevgilisi Livia, “Terfi ettin” diyecektir Montalbano’ya; “Komiserden Tanrı’ya, vasat bir Tanrı ama sonuç olarak yine de Tanrı.”
ALAYCI BİR MİZAH
Andrea Camilleri romanlarının ilk dikkat çeken yanı çok rahat ve sade bir dille yazılmış olmaları. Özellikle de diyaloglar; sanki bir barda, kafede ya da sokakta yapılan konuşmalara kulak misafiri oluyormuşsunuz duygusu yaratıyor. Sicilya’nın yerel dilini kullanmakta ısrar eden Camilleri, bu dilin olmazsa olmazlarından argo sözcükleri de kullanıyor. Kısacası elinize aldığınızda ‘hafif’ bir roman ‘Suyun Şekli’. ‘Hafif’ derken gündelik kullanımdaki anlamları, mesela basitliği kastetmiyorum. Tersine, genel olarak Camilleri romanlarına nüfuz eden ‘hafiflik’, yükte hafif pahada ağır tabirini hatırlatan türden bir anlatımı işaret ediyor; karmaşık bir dünyayı hiç zahmet çekmeden, zarif bir berraklıkla sergiliyor Camilleri.
Diliyle, mekânlarıyla, insanlarıyla ve suçlarıyla gücünü yerelliğinden alan Montalbano polisiyelerinde zevk için türlü işkencelerle insan öldüren seri katiller ya da İskandinav polisiyelerinin klostrofobik atmosferinin bunaltısı yok. Akdeniz güneşini, Sicilya kasabalarının sıcak mimarisini, zengin mutfağını, insanların boş vermişliğini hissedebilirsiniz. İşlenen suçlar dehşet uyandırmaz, hayatın normal akışını bozmaz. Büyük gizemlerin ardındaki gerçeklerin ortaya çıkması dehşetten ziyade güldürü havası yaratır. 
Montalbano polisiyelerinin arka planı alaycı bir mizahla tahkim edilmiştir. Camilleri, siyasetle polisiyeyi, polisiyeyle edebiyatı birbirine yakınlaştırmakla kalmamış, yerelden evrensele uzanmayı da başarmıştır.
SUYUN ŞEKLİ 
Andrea Camilleri
Çeviren: Semih Topçu
Mylos Kitap, 2021
180 sayfa, 26 TL. 
A.Ömer Türkeş
 
 

Giornale di Sicilia, 18.3.2021
La novità
La pasta ‘ncasciata e tanto altro, in un libro le ricette di Montalbano

Il commissario Montalbano che torna a casa la sera, apre il forno e si bea del profumo della pasta ‘ncasciata; o eccolo di ritorno dalla sua quotidiana nuotata, sbafarsi senza parere i polipetti al «suco».
O ancora guardare quasi spaventato il buon Mimì Augello che inonda la sua pasta con le vongole di una carrettata di parmigiano. C’è tutta la Sicilia più autentica tra piatti e posate, affacciata dal terrazzino di Punta Secca, accoccolata su una sedia di vimini della trattoria di Enzo.
Salvo Montalbano non parla mai durante un pranzo o una cena: prima o dopo sì, ma guai a disturbarlo mentre azzecca la forchetta sulla caponatina, si gusta le sue triglie, o ruba un cannolo al caro buon vecchio dottor Pasquano.
Se le indagini seguono invisibili ragnatele e pensamenti, la gola del commissario non ha nulla da invidiare al cervello. Anche se per lui le arancine sono arancini… ma si deve perdonare anche questo. Da domani in edicola con il Giornale di Sicilia (solo 8,70 euro più il prezzo del quotidiano) si potrà acquistare La caponatina di Adelina, pubblicato dalle edizioni Trenta, la raccolta completa delle ricette amate dal più astuto commissario siciliano.
Dopo lunga e perigliosa navigazione, Ulissi finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca: è proprio questo un passaggio de Il giro di boa (Sellerio, 2003) che viene usato per spiegare in modo chiaro e plateale la soddisfazione che Montalbano prova mentre assaggia uno dei piatti.
È gioia plateale, gola lussuriosa, papille gustative che macinano sughetti, riso, spaghetti, pesce, dolci: il pititto del commissario sembra davvero non finire mai, neanche se per caso, è in «trasferta» lontano da Vigata. Anche l’amore per Livia passa dalla gola: la fidanzata storica del commissario non sa cucinare, ma lo accompagna speranzosa (e silenziosa) nei suoi pellegrinaggi culinari.
Scrive Maddalena Baldini (che ha curato la redazione delle ricette) «Di certo, tutti gli appassionati e le appassionate della saga vorrebbero – almeno qualche volta – prendere rispettivamente il posto dell’amico Enzo o della fidata Adelina… Provate per un attimo a immaginare la scena e provate, per esempio, a vestire i panni dell’efficiente cameriera, figura assai azzeccata, reale e stupefacente dell’intera raccolta». Le ricette in questo volume che è più una carezza al mondo sulfureo dei romanzi più amati d’Italia, sono divise equamente tra Le ricette di Adelina; Le ricette della trattoria da Enzo; Le ricette degli altri locali e Le ricette «fimmine». Porzioni, ingredienti e passaggi accurati si uniscono ai brani e capitoli che riportano la descrizione dei piatti.
E ricordiamoci sempre che il buon commissario entra nel panico se per caso trova il frigo «vacante»: vuoi perché Adelina sgombra quando arriva Livia, vuoi perché qualche volta capita un imprevisto, vuoi perché Enzo è chiuso (ma una volta ha persino invitato il commissario a gustare la cucina della moglie) ma è meglio sempre tenere a portata di mano caciocavallo e passuluna… siciliani, of course.
Simonetta Trovato
 
 

I teatri alla radio, 19.3.2021
Le regie di Camilleri - La vedova scaltra e La grande Caterina
Commedie di Carlo Goldoni e George Bernard Shaw ridotte da Laura Betti per Radiouno e dirette da Andrea Camilleri nel 1971. Tra gli interpreti, oltre alla stessa Betti, ricordiamo Gianrico Tedeschi, e poi Mario Maranzana, Silvano Tranquilli e Mila Vannucci.


 
 

RagusaNews, 19.3.2021
Montalbano, un lettore contro il nostro critico: «Polentone bigotto!»
Continua a far discutere l’ultima puntata di Montalbano, e a suscitare pareri discordanti

Ragusa - Non si dica che Ragusanews non da spazio alle voci critiche nei propri confronti, anche quelle più aspre. Riceviamo e pubblichiamo di seguito, integralmente, la lettera di un lettore scandalizzato dalla nostra recensione del libro e della puntata tv del Metodo Catalanotti.
Ho letto con un misto di rabbia e rassegnazione il Vs articolo sull'ultima puntata di Montalbano.
Non solo è evidente che chi ha scritto il suddetto articolo dimostra palesemente di non aver capito nulla della costante ricerca delle fragilità umane che da sempre hanno caratterizzato i testi di Andrea Camilleri e che rispettosamente Luca Zingaretti ha saputo trasferire su pellicola,ma è altrettanto evidente la cecità bigotta che ha animato il pensiero e di seguito la mano dell'autore di un pessimo articolo.
Sarebbe bello non dimenticare l'immenso contributo che Camilleri, Sironi ed infine Zingaretti hanno dato allo sviluppo turistico, sociale e culturale di questa terra di Sicilia sempre screditata e vilipesa da commentatori privi dell'amore che questi artisti hanno sempre messo al primo posto nel raccontare le loro passioni e i loro personali tormenti che molto spesso coincidono con quelli che da sempre hanno accompagnato l'isola e più in generale l'essere umano.
Invece di infangare la memoria di un grandissimo conterraneo e di chi con lui ha sposato un'ideale, sarebbe bello leggere qualcosa di più interessante e profondo di quello che risulta poco differente dal classico commento da bar.
Un polentone che ha scelto di vivere in Sicilia,
Corrado Presti

A questo link l’articolo - Montalbano e Mister Hyde, l’errore di seguire l’incoerenza di Camilleri - che ha suscitato tanto sdegno, così che chi se lo sia perso possa farsene un’idea personale. Abbiamo sottoposto la missiva all’autore (che in realtà ha origini romane), il quale respinge ogni addebito come farneticante, ma ringrazia comunque il lettore del tempo e dell’attenzione che gli ha dedicato. La recensione ha suscitato tuttavia anche pareri favorevoli, come quello di questa lettrice, che riportiamo per "par condicio":
Noto con piacere che i miei pensieri sul Metodo Catalanotti di Camilleri versione televisiva coincidono con le vostre dichiarazioni. Sono rimasta sconcertata, non mi piaceva ammetterlo neanche a me stessa pensando che i miei pensieri fossero viziati da mie vicende personali, ma vedo che non é così, penso che a tanti innamorati dello scrittore e del personaggio abbiano avuto la stessa sensazione.
Un caro saluto
Michela Di Chio

 
 

brevenews, 19.3.2021
Greta Scarano: “Montalbano? Mi spiace aver urtato, ma certe cose avvengono per un motivo”
Greta Scarano su Montalbano e non solo, l’intervista a ‘Tv Sorrisi e canzoni’

Greta Scarano: “Montalbano? Mi spiace aver urtato, ma certe cose avvengono per un motivo”. L’attrice che veste i panni della donna che ha fatto perdere la testa al noto commissario, facendo storcere il naso ai fan, parla in una intervista a ‘Tv Sorrisi e canzoni’. Ve ne proponiamo alcuni passaggi.
Greta, cosa si prova ad aver fatto perdere la testa al commissario Montalbano?
«Montalbano perde la testa per una ragazza che non ha bisogno di un uomo. Mi spiace se le persone si sono sentite urtate, ma certe cose avvengono nel momento in cui c’è uno spiraglio. Il mio personaggio l’ha scritto Andrea Camilleri e chi sono io per giudicarlo?».
Le piacerebbe sapere come finisce fra loro?
«Da una parte me lo chiedo e mi piace pensare che siano ancora insieme, dall’altra le storie che finiscono “in levare” hanno una loro poesia, è bello non definire sempre tutto. Forse non è un caso che Camilleri ci abbia lasciato così».
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DiLei, 19.3.2021
Serena Rossi, il bacio a Montalbano e la gelosia di Davide Devenuto
Serena Rossi racconta il bacio a Montalbano e svela la verità sulla presunta gelosia del compagno Davide Devenuto

Il bacio a Montalbano e la gelosia di Davide Devenuto: Serena Rossi si confessa dopo il successo di Mina Settembre e Canzone Segreta. Dopo gli esordi a teatro e nella soap Un posto al sole, già nel 2008 la conduttrice e attrice aveva stregato il pubblico seducendo il celebre commissario interpretato da Luca Zingaretti.
Protagonista dell’episodio La vampa d’agosto, Serena Rossi aveva baciato Montalbano. “Mi ha fatto venire la bronchite, faceva un freddo cane! – ha raccontato l’attrice, ricordando quel bacio -. Era la scena del bagno al mare di notte, l’abbiamo girata ad aprile! Zingaretti diceva: “Coprite la piccolina, coprite la bambina”. Ci portarono delle bottiglie d’acqua bollente. Fu molto protettivo.
[...]
 
 

il Napolista, 19.3.2021
Dialogo tra Montalbano e Catarella sulla telefonata a Livia
“Ma quali tilifunata?” “Chella che lia li ficia quanno lia stavia cu Grita Scarana” “Catarè, ma chella è la fictiona nun è la vite riala”.
Vincenzo Aiello
 
 

Toronto Public Library, 20.3.2021
The cook of the Halcyon
Camilleri, Andrea, author.
Contributors: Sartarelli, Stephen, 1954- translator.
021, Book , 256 pages ;
Place Hold
28 holds / 23 copies

Summary/Review: "The new novel in the transporting New York Times bestselling Inspector Montalbano mystery series. Two deaths, the suicide a newly laid-off worker and an unscrupulous businessman found murdered, leads Inspector Montalbano to inspect the Halcyon, a nearly abandoned mysterious ship with no passengers. CONTINUES TO HOOK NEW READERS: Each book is a welcome invitation for new readers to the ever popular and growing series. IMPRESSIVE SALES TRACK: Five of the Montalbano books have hit the New York Times bestseller list and the series continues to reorder and bring in consistent sales with each new book. We have sold over 700,000 Montalbano books in all formats. Camilleri continues to be a mega-bestseller in Italy. Today, the Inspector Montalbano series has sold over 10 million copies worldwide, and has been translated into over 32 languages. ESCAPE INTO SICILY: Camilleri's Inspector Montalbano series has always been greatly praised for its atmospheric, sensual descriptions of Sicily, with its cool beaches and rustic delicacies, it's pure escapism"--
 
 

Napoli magazine, 20.3.2021
Lo scrigno
"Il metodo Catalanotti", il colpo di scena che non avremmo voluto vedere: Montalbano, ma cosa combini?!

Napoli - Lei, la tua roccia, il tuo punto fermo, l'altra metà di te. L'hai tradita e l'hai lasciata con una telefonata, senza proferire parola, in modo vigliacco, in un silenzio assordante nel quale si è percepito solo il tonfo del suo cuore spezzato. Montalbano, come hai potuto? Hai fatto sobbalzare tutti da sedie, poltrone e divani nel vederti agire all'opposto di quanto ci si sarebbe aspettati dal tuo amatissimo personaggio, uomo tutto d'un pezzo, dai saldi principi e dal sentimento finora indiscusso per Livia, colei che nell'immaginario collettivo è la donna della tua vita, sempre presente nei momenti importanti, pur abitando lontano, mai distante. Altro che le scappatelle di Mimì Augello da te tanto biasimate, ma cosa combini, Montalbano?! Zingaretti come sempre superlativo, cast eccellente, indagine intrigante nella meravigliosa atmosfera siciliana, ma nel film tv "Il Metodo Catalanotti" c'è un punto di non ritorno, una svolta decadente nella sfera affettiva del commissario più amato della TV italiana. Era necessario che andasse così? Uno schiaffo all'amore vero. Sinceramente, non ne avevamo bisogno. Amarissimo.
 
 

Che tempo che fa, 21.3.2021
Luciana Littizzetto sulle nuove puntate del Commissario Montalbano

"Lui l'ha lasciata come un Mark Caltagirone qualsiasi". Luciana Littizzetto insieme a Livia, uno dei personaggi del Commissario Montalbano, interpretata da Sonia Bergamasco commentano l'ultimo episodio della serie televisiva.
 
 

Gazzetta del Sud, 22.3.2021
L'intervista
A colloquio con lo scrittore Gaetano Savatteri: “La Sicilia? È l’isola del tesoro...”
Montalbano, Rocco Schiavone, Lolita Lobosco e ora “Màkari” – tutti in onda su RaiUno – danno ulteriore lustro all'isola

Sì, stiamo attraversando un momento d’oro per la fiction italiana. Specialmente quella tratta dai libri che, dopo aver conquistato i lettori, replica il proprio successo sul piccolo schermo. L’inarrivabile Montalbano, Rocco Schiavone, Lolita Lobosco e ora “Màkari” – tutti in onda su RaiUno – ispirata dai libri del giornalista e scrittore Gaetano Savatteri (classe ’64, nato a Milano ma cresciuto a Racalmuto) che nelle prime due puntate ha registrato eccellenti dati d’ascolto.
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Inevitabilmente le domando: come vive il parallelo con Camilleri e Montalbano?
«Io sono originario di Racalmuto, ancor prima di Camilleri c’è Sciascia. Ma chi scrive da Messina deve fare i conti con D’Arrigo. E in generale, in Sicilia c’è anche Tomasi di Lampedusa... Ecco, chiunque su quest’isola decida di scrivere, non deve fare i conti con una scuola di scrittura siciliana ma con figure molto potenti che incombono sulla pagina. Siamo tutti nipoti, facciamo parte di un maestoso ritratto di famiglia che include Camilleri, Sciascia, Vittorini, Brancati… Sono figure ingombranti, legate fra loro da amore e rivalità, antenati che ti osservano dalle tele e ti dicono, “lascia perdere, abbiamo già scritto tutto noi”».
E come si supera questo freno inibitore?
«Chi decide di scrivere sull’isola mette in conto di doversi liberare di un’eredità ingombrante. Ci salva quel nostro modo di fare guascone: “d’accordo, avete detto tutto, vi ho letto ma una cosa la posso dire anch’io?”».
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Francesco Musolino
 
 

Coming soon, 22.3.2021
Anticipazioni Tv
Màkari, Intervista esclusiva a Ester Pantano: "Ci saranno dei risvolti inaspettati tra Suleima e Saverio Lamanna"
Ester Pantano, la bellissima interprete di Suleima in Màkari, si racconta ai microfoni di Comingsoon.it.

Stasera, lunedì 22 marzo 2021, andrà in onda la terza puntata di Màkari, la fiction campione d'ascolti ispirata ai romanzi di Gaetano Savatteri e ambientata sulle bellissime coste del Trapanese. Tra i protagonisti della serie anche l'affascinante Ester Pantano, giovane e talentuosa attrice entrata nel cuore di milioni di telespettatori per aver preso parte a diverse serie di successo come Il Commissario Montalbano, Imma Tataranni - Sostituto procuratore - e per aver recitato nei film La Mossa del Cavallo, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri, e Notti Magiche di Paolo Virzì. In Màkari, Ester interpreta Suleima, una giovane e intraprendente studentessa di architettura che riesce a conquistare Saverio Lamanna, scrittore e giornalista all'apice della sua carriera.
Sull'onda del successo di Màkari, la mini-serie targata Rai con Claudio Gioè, ecco cosa Ester Pantano ha raccontato in esclusiva a noi di Comingsoon.it.
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Dopo Il Commissario Montalbano, la Mossa del Cavallo e Imma Tataranni, è arrivato il progetto Màkari. Tra tutti i personaggi interpretati, ce n'è uno che ti ha coinvolta in particolar modo?
Si. Io sono profondamente innamorata di quello che è stato il percorso per costruire il personaggio di Trisina Cicero, la giovane vedova de La Mossa del Cavallo. Sono attratta dalla ricerca e lo studio di quello che erano le donne dell'800 in Sicilia.
Màkari viene vista come l'erede de Il Commissario Montalbano...
Entrambi hanno in comune Sellerio Editore. Come Il Commissario Montalbano, Màkari è un crime da risolvere e l'ambientazione resta la bellissima Sicilia. Saverio è uno sbirro di penna, uno scrittore che, attraverso gli eventi, cerca di ritrovare l'ispirazione, mentre Montalbano lo fa di mestiere. La realtà di Montalbano, poi, è inventata da Camilleri.
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Eleonora Gasparini
 
 

Malgrado tutto, 22.3.2021
Màkari? Macari a mia piaci
La Sicilia può anche essere quella di Camilleri e di Savatteri che, tra l’altro, rileggendoli, noto che hanno in comune non solo la stessa penna leggera, ma macari la stessa desinenza finale nel cognome

Mi piace leggere le critiche alle opere dell’ingegno umano, sia quelle positive sia quelle inevitabilmente negative che, con i social, diventano accuse inappellabili e tempeste virali quando, incontrollate e incontrollabili, si espandono di condivisione in condivisione con commenti del tipo: “Gnadà, accussì è picciò!”.
Ognuno la pensa come vuole, ‘nzamà! C’è libertà di espressione e io sono per la libertà di espressione, ma ci sono critiche che non si possono digerire, che ti restano nello stomaco e non ti calano se non dopo giorni e giorni di pugni nella schiena (antica ed efficace tecnica sicula che si tramanda di generazione in generazione di patre in figghio).
In questi giorni di finta primavera, di zone rosse e di allerta meteo tendenti al rosso, mi è capitato di rileggere (così come in passato) fior di commenti contro i libri di Andrea Camilleri e contro le riduzioni e le ambientazioni cinematografiche dei suoi Montalbano. Commenti ipercritici (che pare tu veda o ti concentri solo su quelli, innervosendoti) poi fortunatamente bilanciati e poi anche surclassati dai commenti positivi e da un numero di lettori e telespettatori straripante e macari duraturo (come dimostra l’ultimo episodio: Il metodo Catalanotti). E, ora, lo stesso identico meccanismo, con le stesse pare pare (identiche) critiche, lo ritrovo, anche se ancora timidamente, in fasce, dopo le prime puntate, con successo ammutolente di Auditel, di Màkari. Sto parlando della fiction di RaiUno tratta da opere di un altro scrittore siciliano, Gaetano Savatteri, andata tra l’altro in onda, al suo esordio, nel giorno del mio cinquantaquattresimo compleanno (solo una coincidenza?).
La colpa? Farci vedere una Sicilia per come non è mai stata raccontata negli anni passati, nei decenni passati, nei secoli passati, nei millenni passati, nelle ere passate, quando la Sicilia – la terra dove sono nato, e cresciuto, e messo famiglia – mi è stata raccontata con la coppola in testa, con la smorfia cattiva e minacciosa dei suoi indigeni stampata nel volto rigato e bruciato pure dal sole (nenti nnì manca!), con una lingua esageratamente ‘ncarcata (marcata, esagerata, sfottuta), con le pale di fichidindia come perenne e spinosa scenografia, con i maschi (con i più alti indici di testosterone al mondo) in giacca di velluto grosso appesantita dalla lupara a tracolla e con i baffoni della prima ora. Per non parlare delle donne messe a debita distanza dagli uomini, chiuse a chiave a casa, a piangere nascoste dentro uno scialle nerissimo (e tutto il resto dell’abbigliamento con lo stesso luttuoso colore) e gli occhi vergognosi a terra… insomma, la stessa descrizione “stereotipata” che si contesta, ma in senso contrario, alle due fiction sopra citate.
Il Montalbano di Camilleri e il Lamanna di Savatteri hanno, dunque, la grande colpa di restituirci un’isola solare, lucente, leggera, spassosa, ironica, colorata e dove i morti non per forza sono morti per mano mafiosa o per delitto d’onore o per causa di ignoranza o di povertà. Una Sicilia, quella di Camilleri e Savatteri (ca mi piaci), bella a vedersi, con i suoi angoli suggestivi, il suo mare azzurro, i suoi gustosi cibi, il suo vino saporoso, i suoi millenari templi greci, le sue atmosfere di serenità, per i critici non vera ma finta come la fiction che mette tutto in luce. È questo quello che più mi ha colpito di alcune critiche.
Letti i commenti (non tutti, per trovare il tempo di commentare anch’io) mi sono posto una serie di domande azzardando pure e macari delle risposte interrogative giusto per non farmi mancare niente: perché uno scrittore siciliano della Sicilia non si può permettere di dipingere la propria sicula terra in modo differente rispetto al condizionante passato e cioè a come l’ho vista dipinta nel mio oltre mezzo secolo di vita? Forse per una rispettosa ragione nascosta legata alla radicata tradizione del marranzano che appena lo senti pensi subito alla Sicilia? Forse perché noi siculi siciliani siamo ormai condannati ad aderire per eredità iconografica alla ormai canonica, classica, intoccabile, narratologia (che bella palora! Ma dunni mi vinni?) che ha ormai i suoi incalliti e imperdibili follower?
È come se noi siculi siciliani dovessimo rimanere in eterno schiavi di un’immagine, quella negativa, dolorosa, di sangue, che ci ha reso tristemente famosi nel mondo con pellicole diventate celebri e che ci sono rimaste incollate in testa. Dobbiamo, insomma, continuare a essere brutti e con la smorfia e con la coppola e con un po’ di barbetta per facilitare il nostro riconoscimento e non allontanarci troppo dalla cartolina che illustra da sempre le nostre natie e non ammucciabili origini. Ci viene permesso solo – senza la necessità di alcuna autorizzazione scritta – di farci vedere spensierati sotto il disco ciauloso della luna che si alza silente nel cielo mentre conduciamo lentamente con una mano il mulo legato al nostro variopinto carretto e con l’altra suoniamo il friscaletto.
La Sicilia è anche altro, tanto altro: ha altri paesaggi, altri personaggi, altri sentimenti, altre visioni, altri colori, altri suoni, altri linguaggi, altre sensibilità, altre intelligenze, altre scritture, altre aspirazioni, altri costumi. Non ha solo il velluto nero.
La Sicilia può anche essere quella di Camilleri e di Savatteri che, tra l’altro, rileggendoli, noto che hanno in comune non solo la stessa penna leggera, ma macari la stessa desinenza finale nel cognome. Solo una coincidenza?
Comunque, finemula ccà e viditivi stasira la terza puntata di Màkari. Su Rai 1, alle 21,25. La Manna e Piccionello n’aspettanu, ‘nzemmula a Suleima, gioia mia!
Raimondo Moncada
 
 

il manifesto, 23.3.2021
Visioni
I pallidi emuli di Montalbano
Habemus Corpus. In principio fu Montalbano, così amato che da oltre vent’anni la Rai ripropone imperterrita gli stessi episodi sicura che il pubblico li guarderà anche se li sa a memoria.

In principio fu Montalbano, così amato che da oltre vent’anni la Rai ripropone imperterrita gli stessi episodi sicura che il pubblico li guarderà anche se li sa a memoria. A dir la verità nell’ultima puntata, Il metodo Catalanotti, qualche sconquasso il commissario l’ha provocato per via di quel tradimento con relativo abbandono della storica fidanzata Livia con una telefonata. Anzi, ha fatto di peggio, si è messo nella condizione di farsi lasciare, come il più classico dei fedifraghi sommerso dai sensi di colpa e dall’incapacità di prendere in mano la situazione. Molte spettatrici ne sono rimaste sconfortate, come se fosse stato demolito un punto di riferimento solido e tranquillizzante.
L’amore incondizionato che Montalbano suscita da anni si regge su una miscela astuta che diverte e non inquieta. Luoghi da vacanza e da Italia di un tempo, mare e sole, vedute su piazze e palazzi del barocco siciliano, ottima cucina, lingua o dialetto locali, vita di provincia con sottofondi deviati e delitti, compagnia di giro con il poliziotto bravo e furbo, quello scemo e gentile, il seduttore, l’intelligente che sa stare al suo posto, la fedele domestica che cucina prelibatezze, l’amica disinibita (e ovviamente straniera), le sciantose peccatrici, le ragazze morigerate, le mogli fedeli e quelle traditrici, e poi quella fidanzata che non ha mai dato sorprese, perché una certa Italia torna sempre dalla mamma, dalla moglie o dalla compagna di una vita.
VISTO IL SUCCESSO immarcescibile, che si fa? Si ripete e si copia, ed ecco negli anni spuntare: una procuratrice a Matera che riesce a stare sui tacchi alti tutto il giorno anche in quella città tutta scale, un commissario malmostosissimo esiliato in Valle d’Aosta, una poliziotta procace e in perenne cerca d’amore a Bari seguita, a stretto giro di posta, da un giornalista caduto in disgrazia a Màkari, sempre in Sicilia, spiaggia dall’acqua cristallina nei pressi di San Vito Lo Capo, ma con molte inquadrature nella cala di Scopello dove sta una tonnara medioevale. Così come per Montalbano, anche qui i locali si sono fatti furbi tant’è che su Google map si trova già la villa di Saverio Lamanna (il protagonista), casomai qualcuno volesse affittarla per le vacanze o farci un pellegrinaggio.
Confesso che per rilassarmi anch’io guardo e riguardo Montalbano, consapevole che ogni tanto mi piace sentirmi come quei bambini che non si stancano mai di farsi ripetere la stessa favola.
CONFESSO anche che nessuno finora ha saputo ipnotizzarmi allo stesso modo e che, di conseguenza, molto difficilmente riguarderò gli spinosi Schiavone e Tataranni, mentre la new entry Lobosco l’ho abbandonata prima della fine della prima puntata causa rischio addormentamento, e sull’irrisolto Lamanna ho resistito solo per vedere il mare e che cosa mangiavano. Il fatto è che per confezionare una serie acchiappante non bastano paesaggi da vacanza, un canovaccio di tipi da commedia dell’arte e un dialetto o simil dialetto locale, servono anche personaggi e storie credibili, sceneggiature acute o acuminate e, soprattutto, idee nuove. Invece si è scelto di andare sull’usato e nemmeno tanto sicuro perché siamo di fronte a pallide fotocopie (di Montalbano) che o non lasciano il segno o lo lasciano blando. Attenzione poi al rischio overdose. Ci sono acculturate fan del commissario, nel senso che amano anche prodotti ben più sofisticati, che hanno cominciato a dire: «Ma che sta succedendo? Con tutti sti sceneggiati con investigatori ci vogliono addormentare?». Più che un dubbio, direi che è una certezza.
Mariangela Mianiti
 
 

Romasette, 23.3.2021
Cinema e Montalbano: così si racconta Francesco Bruni
Romano ma cresciuto a Livorno, il suo titolo più recente è “Cosa sarà”, rimasto solo un giorno in sala a causa del Covid. «Una grande frustrazione»

Nato a Roma nel 1961 ma cresciuto a Livorno, città di origine della madre, Francesco Bruni può essere considerato oggi tra i nomi di punta della generazione di mezzo del cinema italiano. Sceneggiatore con Paolo Virzì, con il quale collabora per quasi tutti i film del regista toscano, esordio dietro la macchina da presa nel 2011 con Scialla! (Stai sereno). Seguono Noi 4 (2014) e Tutto quello che vuoi (2017). Il suo titolo più recente è Cosa sarà (2020). Lo abbiamo sentito a proposito di questo film e, più in generale, della situazione del cinema italiano in un momento così difficile.
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Dal 1998 sei in tv come coautore di tutti gli episodi de Il commissario Montalbano, dai racconti di Andrea Camilleri. Il successo di queste fiction come ti ha suggerito di muoverti rispetto ai testi originari?
Innanzitutto rispetto e ammirazione perché i romanzi di Camilleri sono già molto sceneggiati, perfino nei dialoghi. Il problema è semmai quello di isolare la spina dorsale del racconto, ossia le indagini, purtroppo sacrificando momenti letterariamente preziosi, divagazioni, pensieri e altro. La differenza tra piccolo e grande schermo è che a casa il pubblico ha un’attenzione diversa, bisogna tenere un passo più lento, cercare di non spiazzare troppo lo spettatore perché è possibile che si distragga, abbia qualcosa da fare. Cosa che non accade in sala.
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Massimo Giraldi
 
 

La Repubblica, 23.3.2021
Mister finto ma insulti veri su Tognazzi il fuoco ultrà

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Quello che è successo a Tognazzi, l'identificazione completa col personaggio, è accaduto a tantissimi attori. L'ultimo esempio è quello di Luca Zingaretti-Commissario Montalbano, che nell'episodio Il metodo Catalanotti lascia Livia al telefono (il libro è del 2018, nessuno ha battuto ciglio [appunto, NdCFC]). Quando è andato in onda il film l'8 marzo si è scatenato l'inferno. L'Italia si è sentita tradita.
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Silvia Fumarola
 
 

il Quotidiano del Molise, 25.3.2021
Quando la letteratura diventa Cinema. Sabrina Lembo incontra Gabriella Genisi
VOCI D’AUTORE. La video intervista all’autrice del libro che ha ispirato la fiction “Le indagini di Lolita Lobosco”

A pochi giorni dall’ultima puntata della fiction Le indagini di Lolita Lobosco, il vicequestore in tacchi a spillo, interpretato da Luisa Ranieri, ho il piacere di incontrare Gabriella Genisi, l’ideatrice di questo personaggio femminile così attuale e tanto amato dai telespettatori.
L’autrice, di origini pugliesi, è una donna squisitamente autentica, nei sentimenti quanto nella sua scrittura, diretta, pulita, discorsiva. Una scrittrice moderna, ben salda nei valori delle proprie radici mediterranee. Proprio come la sua Lolita.
Lolita Lobosco nasce come omaggio a Salvo Montalbano di Andrea Camilleri, con cui ha diversi punti in comune. Quanto si assomigliano questi due personaggi?
Questi due personaggi si muovono in due piani temporali diversi. Salvo Montalbano è legato alla fine degli anni 90, Lolita Lobosco è, invece, una donna contemporanea. Se io non avessi letto i libri di Camilleri sicuramente Lolita non sarebbe mai arrivata nella mia mente. La figura così importante e carismatica di Salvo Montalbano ha messo in luce un vuoto nella letteratura poliziesca italiana: il vuoto rappresentato dai personaggi femminili, che ricoprivano nella Polizia di Stato – letteraria, ovviamente- i ruoli apicali. In quel momento la letteratura non rispecchiava più la realtà, perché, invece, nella vita reale c’erano tante donne commissario. In cosa si assomigliano Salvo e Lolita? Sicuramente nella passione, nel forte legame con il territorio, nella schiena dritta e nel forzare talvolta le regole, la giurisprudenza, per cercare di arrivare alla verità, quella con la V maiuscola.
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Sabrina Lembo
 
 

La Stampa - Torinosette, 26.3.2021
Il pensiero debole
E lo choc di Montalbano che lascia la centennale fidanzata al telefono?

E Montalbano che ha mollato la fidanzata centennale Livia dopo sette milioni quattrocento ventitremila puntate? Tra l’altro al cellulare? E’ andata così. Al commissariato arriva sta nuova capa della Scientifica, tal Antonia, decisamente più giovane di Livia e super sexy, proporzioni femore caviglia perfette e gambe inserite sotto culo di grande valore figurativo. Gli ormoni di Salvo, cominciano a ballare la giga e lui va giù di testa: la vede, e non capisce più una minchia, detto in dialetto di Vigata. Il classico 50enne da manuale che tira gli ultimi colpi prima del lockdown totale. Il canto del gallo, la morte del cigno e l’agonia del merlo maschio tutti insieme.
Livia, lo chiama per sapere che fine abbia mai fatto, lui la lascia blablare e poi dice: “Sì ma adesso non è il momento”. Sai che io mi son tirata su dal divano coi femori già in posizione di combattimento e le nocche delle mani indurite dalla adrenalina? Prego????? ADESSO NON È IL MOMENTO? Minchia, ma vengo lì e ti spiumo, Salvo. Ti faccio pentire di non essere nato fico d’India amico.
Poi a un certo punto, lei addirittura gli chiede “Perché sei sparito, dimmi il motivo…” e lui sta zitto. Ma Livia? Te lo deve dire lui il motivo? Non ci arrivi da sola visto che non sei neanche più di primissimo pelo? Tanto il motivo è sempre uno solo. L’uomo non lascia mai una con cui sta dai secoli dei secoli amen, e se lo fa è perché ha trovato un’altra che gli manda in giostra il walter. Fine. Il cuore è uno Zingaretti e va. Segnatelo.
Luciana Littizzetto
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 26.3.2021
L'autore dei "Beati Paoli" è un ambasciatore siciliano che adesso sconfina in Buulgaria con la traduzione de "L'abate Lanza" scritto in dialetto
Un copione per i pupi
Natoli a tutto campo

Ottant'anni fa moriva lo scrittore palermitano, precursore dei racconti seriali
Sta per uscire "il teatro del popolino" con un testo per l'opra>, poi tocca alle poesie
Il nuovo volume porta anche la firma di Giuseppe Pitrè. I due tennero un epistolario

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Oltretutto, per la mole della produzione (che fa venire in mente i nomi di Georges SImenon e di Agatha Christie), per la popolarità di cui godette, per lo slancio fisiologico della sua affabulazione, possiamo considerare Natoli una sorta di Ur-Camilleri, la sua preconizzazione in terra di Sicilia.
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Salvatore Ferlita
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 26.3.2021
L'anniversario
Da Trabia al Vietnam la compagnia di Cuticchio festeggia sul web i 50 anni
Rassegna su Raiplay che chiude con "Enea"
"È la rivincita dei pupi della televisione"

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In fondo la ressegna in streaming sul cinquantenario dei Figli d'arte riafferma l'opera dei pupi come una delle prime forme di serialità nello spettacolo. Già, perché in principio Orlando e Rinaldo erano il commissario Montalbano e il suo vice Mimì di cent’anni fa, quando il pubbllico tifava per i paladini di re Carlo e inveiva contro il traditore Gano di Magonza.
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Mario Di Caro
 
 

Eschborner Stadtmagazin, 27.3.2021
Andrea Camillieri: Kilometer 123
Andrea Camillieri: Kilometer 123, Kindler Verlag, Übersetzt von: Annette Kopetzki, 144 Seiten gebunden, ISBN: 978-3-463-00010-7, € 22,00

Der Tod von Andrea Camillieri hat für Krimifreunde einen großen Verlust bedeutet. Keiner konnte Kriminalromane schreiben wie er, der vorzugsweise über Sizilien, geschrieben hat. Das vorliegende Buch Kilometer 123 ist ein Beispiel hoher Autorenschaft. Ein Buch das gänzlich aus Dialogen besteht und doch zielgenau Atmosphäre und Handlung wiedergibt. Dialoge sind so gesetzt dass sie schnörkellos ein Verbrechen aufdecken das zunächst aussieht als wäre es kein solches. Wie immer unterlässt es Camillieri nicht auch ironische Passagen einfließen zu lassen. Wir werden den Meister vermissen.
Andrea Camilleri wurde 1925 in Porto Empedocle, Sizilien, geboren. Er war Schriftsteller, Drehbuchautor und Regisseur. Seine erfolgreichste Romanfigur ist der sizilianische Commissario Montalbano. Insgesamt verfasste Camilleri mehr als 100 Bücher und galt als eine kritische Stimme in der italienischen Gegenwartsliteratur. Andrea Camilleri war verheiratet, hatte drei Töchter und vier Enkel und lebte in Rom. Er starb am 17. Juli 2019 im Alter von 93 Jahren in Rom.
Alles beginnt mit einer unbeantworteten SMS. Die Absenderin ist Ester, und der Adressat ist Giulio. Warum Giulio seiner Geliebten nicht antworten kann: Er liegt nach einem heftigen Auffahrunfall bei Kilometer 123 der via Aurelia im Krankenhaus. Wer hingegen die SMS von Ester liest, ist Giulios Ehefrau, die vorher von Esters Existenz nichts wusste.
Dies könnte der Anfang einer Liebeskomödie sein, aber der Beigeschmack ist eindeutig ein anderer: Denn ein Zeuge sagt aus, dass Giulios Unfall keineswegs unbeabsichtigt, sondern versuchter Mord war, und die Angelegenheit wird ans Kriminalkommissariat übergeben. Kurze Zeit später findet sich eine Leiche: bei eben jenem Kilometer 123 auf der via Aurelia…
Ein rasanter Kriminalfall um Intrigen, Macht und Eifersucht.
Stephan Schwammel
 
 

La Repubblica, 28.3.2021
Sonia Bergamasco: "Se la coppia va in scena è un gioco al massacro"
L'attrice prepara per il palcoscenico "Chi ha paura di Virginia Woolf?" nel ruolo che nel film fu di Liz Taylor: "Si è interrotto tutto ma il teatro è nutrimento fondamentale per le persone"

[...]
Cambiando registro: lei, in tivù, è la fidanzata "storica" di Montalbano, Livia, e nell'ultimo episodio il commissario l'ha lasciata.
"Quell'abbandono ha provocato una specie di rivoluzione (ride). Tutti indignati contro Salvo! Tutti a favore di lei! L'Italia è insorta. A dire il vero Livia non era mai stata simpatica al pubblico. Un po' perché Camilleri si divertì a farla "distante" e un po' in quanto legata a Salvo malgrado la lontananza, il che destava gelosie. Ma il fatto che Salvo si sia innamorato di una giovane e vilmente l'abbia piantata al telefono è stato considerato inammissibile. In tal modo Camilleri ha reso Livia una gloriosa eroina. Il paradosso è che, nei libri successivi, Livia torna in campo come se niente fosse..." [quali libri?, NdCFC].
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Leonetta Bentivoglio
 
 

Pickline, 28.3.2021
L’invasione di copie sbiadite del commissario Montalbano
Alla ricerca di un nuovo eroe televisivo, si punta su imitazioni o surrogati poco credibili e pasticciati. Chi segue strade diverse, come il commissario Schiavone, viene confinato. Overdose di gialli

Che il romanzo “giallo” rientrasse nella letteratura popolare fu il marxista Antonio Gramsci tra i primi ad affermarlo. Così non sorprende che cinema e televisione abbiano saccheggiato il genere letterario, nutrendosi dei suoi protagonisti, cominciando proprio dai due grandi detective Sherlock Holmes e Padre Brown ammirati dall’autore di “Lettere dal carcere”.
La storia della letteratura è affollata di detective, poliziotti, commissari che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo. L’investigatore Hercule Poirot ideato dalla scrittrice Agatha Christie, il commissario Maigret creato da Georges Simenon in Francia, l’investigatore Nero Wolfe nato dalla penna dello scrittore statunitense Rex Stout, il detective Philip Marlowe con cui l’americano Raymond Chandler aprì il filone “noir”, fino al detective privato Pepe Carvalho inventato dallo spagnolo Manuel Vázquez Montalbán ed al quale è debitore il commissario Salvo Montalbano di Andrea Camilleri. Questi i più famosi, resi immortali dalla televisione o dal cinema. Sono i capostipiti di un genere, di un filone, hanno generato tanti imitatori e surrogati. Succede in tutti i campi. In tanti cercano di sfruttare la scia di successo di un libro, di un film, di un disco. E quando questa scia s’interrompe per la scomparsa dell’autore, e di conseguenza del personaggio, si cerca di mantenerla in vita artificialmente.
Dalla morte di Ian Fleming, la Glidrose, casa di produzione da lui fondata, per evitare di seppellire con l’autore anche il personaggio da lui creato, ovvero James Bond, cominciò ad affidare la stesura dei nuovi romanzi ad amici, cultori o discepoli del creatore di 007, cambiandoli spesso. Andrea Camilleri non ha avuto lo stesso spirito imprenditoriale del collega, né in Italia esiste questa mentalità. Anche perché non sempre l’operazione ha una buona riuscita. In Spagna, ad esempio, è stato un flop miserevole il tentativo di resuscitare e aggiornare Pepe Carvalho affidandolo alla penna di Carlos Zanón. Si spera, allora, di ritrovare in qualche cassetto un abbozzo, uno scritto incompiuto. Anche in questo caso gli esiti sono incerti. Lo stesso Riccardino, l’ultimo romanzo di Camilleri con Montalbano, che potremmo definire postumo, non è certamente il migliore della serie.
Si corre ai ripari con nuove edizioni, repliche, in attesa di trovare un erede. Missione ardita, se non impossibile. Nessuno dei miti della letteratura gialla ha avuto un erede degno della sua fama. Soltanto imitatori. Come le tante copie sbiadite di Montalbano che ingombrano gli scaffali delle librerie e che stanno inflazionando la fiction televisiva. Gli ultimi due tentativi portano i nomi di Lolita Lobosco, il vicequestore pugliese protagonista dell’omonima serie di romanzi di Gabriella Genisi, e il giornalista ficcanaso Saverio Lamanna di Gaetano Savatteri.
Entrambi non fanno altro che seguire il canovaccio del più popolare commissario di Camilleri: l’uso del dialetto, la promozione turistica con il soffermarsi sugli scorci panoramici dei luoghi in cui sono girate le serie o sui costumi gastronomici (d’altronde godono dei fondi di Regioni e Comuni ospitanti), il contrasto tra personaggi da commedia dell’arte, il bravo e il furbo, la bella e la bestia. Le similitudini si fermano lì. Storie, personaggi, sceneggiature e dialoghi sono poco credibili, improbabili, pasticciati. Piuttosto che un nuovo Montalbano, si dovrebbe cercare un altro Camilleri. Come già accaduto per il sostituto procuratore lucano Imma Tataranni, eroina dei romanzi di Mariolina Venezia ben presto sparita dai palinsesti tv, anche Lobosco e Lamanna non resteranno a lungo nella memoria.
Chi, invece, cerca di diversificarsi non ottiene la stessa fiducia. È il caso del vicequestore Rocco Schiavone. Il protagonista dei romanzi di Antonio Manzini è un poliziotto politicamente scorretto: dice parolacce, fuma spinelli, ascolta musica rock. E la serie tv, ambientata tra Aosta e Roma, è più complessa: contiene storie parallele, non si lascia distrarre da paesaggi o da costolette alla valdostana, è spinosa e buia. E così è stata confinata su Rai2.
Anche se escono fuori dal filone, nell’overdose di gialli televisivi non possiamo non citare la serie ambientata negli anni del Fascismo con il languido commissario Ricciardi, basata sui romanzi di Maurizio De Giovanni, papà anche di Mina Settembre, assistente sociale con licenza di indagare, e dei Bastardi di Pizzofalcone, commissariato di polizia napoletano. E ancora il nebbioso noir a ritmo di blues in salsa veneta tratto dalla saga dell’Alligatore di Massimo Carlotto dove è l’ex cantante Marco Buratti a improvvisarsi investigatore privato.
In questo scenario, non si storca il caso se anche la vita di Leonardo da Vinci si trasforma in un mistery.
Giuseppe Attardi
 
 

LaNostraTv, 28.3.2021
Màkari, Antonella Attili confessa: “Lamanna è Montalbano in chiave comica”
Màkari fiction, l’attrice di Marilù (Antonella Attili) sul successo della serie: “Montalbano in chiave sarcastica”

Domani sera andrà in onda l’ultima puntata Màkari, con grande dispiacere del pubblico di Rai 1. Infatti questa nuova fiction Màkari ha raccolto sin dalla prima puntata ascolti record, che hanno colto alla sprovvista i protagonisti. Tra gli attori Màkari più amati c’è Antonella Attili, conosciuta dai telespettatori di Rai 1 per Il Paradiso delle signore. In Màkari l’attrice interpreta Marilù, grande amica di Saverio Lamanna e proprietaria del ristorante più famoso della zona. L’attrice si è raccontata sulle pagine di Tele Sette ed ha parlato del perchè secondo lei la serie ha così tanto successo. “Saverio Lamanna è una specie di Montalbano in chiave comico-sarcastica” rivela Antonella Attili.
[...]
Giulia Tolace
 
 

La Sicilia, 28.3.2021
Stagione eroica, siamo stremati ma sempre vivi

Il Teatro non è stato il mio amore – i miei amori sono i miei figli -, non è stato nemmeno la mia passione – le passioni sono state i miei amanti, soprattutto quello “azzurro” e cioè il mare, il TEATRO è stato semplicemente la mia vita. Questo silenzio imposto dai sipari chiusi è assordante, ma abbiamo imparato dai grandi – come Frida Kahlo, alla quale ho dedicato il mio ultimo spettacolo – la resilienza: riuscire a trasformare un’esperienza infelice in un’occasione.
Come un lago ghiacciato e dunque inaccessibile da fuori, ma vivo sotto la crosta del ghiaccio, il Teatro Biondo, a sipario chiuso, ha optato per una resistenza attiva: tutte le nostre produzioni sono state messe in prova, abbiamo realizzato – in collaborazione con la Regione Sicilia – percorsi di ricerca e lavori teatrali per il web, che ci proponiamo di mandare in scena in estate, e ci siamo fatti “Teatro d’Ascolto”.
[...]
E cerchiamo naturalmente di progettare le prossime stagioni: leggiamo testi, incontriamo artisti e le idee arrivano e sono tante. Possiamo vantare il fatto che stiamo facendo tornare a casa” tanti attori e registi che avevano dovuto emigrare per dimostrare la loro bravura e avere opportunità: l’85% dei nostri scritturati è siciliano. E uno dei nostri più ambiziosi progetti, “Squarci d’autore”, riguarda la grande produzione letteraria e teatrale siciliana del ‘900: Danilo Dolci, Franco Scaldati, Gesualdo Bufalino, Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Andrea Camilleri e altri.
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Pamela Villoresi
 
 

Corriere del Ticino, 29.3.2021
Le donne e la crisi di mezz’età di Montalbano
La posta di Carlo Silini

Caro Carlo Silini, recentemente, parlando della festa della donna lei ha scritto che è «un modo cortese per chiuderne le bocche, infilandovi un cioccolatino» (Corriere del Ticino 8 marzo 2021). Io vedo di peggio: si strombazza con enfasi cosa si dovrebbe cambiare per non cambiare nulla! Come ha fatto, con un tempismo agghiacciante, l’otto marzo scorso la RAI, mandando in onda un sorridente Camilleri che assolve con una frase complice il suo personaggio, Montalbano che, poverino, ha la sua crisi di mezz’età. Infatti, ci è toccato guardare una puntata in cui il famoso commissario, senza nessun apparente rimorso, in pochi giorni riesce a perdere la testa per una giovane nuova collega e, pur dicendole quanto sia importante per lui la lunga relazione con la fidanzata storica, riesce comunque in [...]
Carlo Silini
 
 

 


 
Last modified Saturday, April, 03, 2021