home page





Cliccare per ingrandire Cliccare per ingrandire



Il gran sacerdote del Codice da Vigàta

L’Italia è il paese dei presidenti. Un titolo così non si nega a nessuno: dalla polisportiva di Comitini al Quirinale, tutti hanno il loro presidente. Eppure solo uno è ‘u Presidenti. Sbaglia chi pensa a Totò Cuffaro. Totò è solo Totò, senza altri aggettivi se non quelli contestati dalla procura di Palermo.

‘U Presidenti, quello di cui parliamo, è molto più potente di Totò. Ha una rete di contatti che spazia in tutta la Sicilia, in tutta Italia e in tutto il mondo. Possiede una memoria elefantiaca: ricorda una frase scritta su un libro vent’anni fa, un articolo di giornale pubblicato dall’Eco di Sgurgola Peretola, una citazione pronunciata su Teleciociariainternational. Ha amici dappertutto e tutti gli raccontano quello che fanno. Conosce tutti e tutto. Insomma, ‘u Presidenti è il più temibile avversario di Totò.

Vabbè, ma allora chi è? Calma. Il suo nome va pronunciato con grande discrezione: l’uomo è permaloso, riservato, abituato a muoversi dietro le quinte, davanti allo schermo opalescente di un computer. Un burattinaio, in poche parole. Un puparo che regge con mano ferma la più ramificata Spectre della storia moderna.  Dietro questo titolo così spagnolesco e altisonante – ‘u Presidenti – si cela nientedimeno che Filippo Lupo da Castelbuono.

Non c’è bisogno di fare della facile ironia. Se non conoscete Filippo Lupo da Castelbuono è soltanto colpa vostra. Vuol dire che non praticate le patrie lettere, non sapete nulla di Internet, non conoscete la Sicilia e non avete mai sentito nominare Andrea Camilleri. Ah, questo nome lo conoscete, invece? E sicuramente avrete letto almeno un libro di Camilleri o quantomeno avrete visto almeno una volta il Montalbano televisivo di Luca Zingaretti. Però non sapete nulla di Filippo Lupo di Castelbuono. E’ opportuno, dunque, che finiate di leggere questo articolo.

Dai pochi documenti ufficiali che parlano di lui, emerge che Filippo Lupo ha 42 anni, è laureato in matematica, lavora come superesperto di informatica in un’azienda di telecomunicazioni. Dicono pure che sia una buona forchetta e un assaggiatore provetto di vini. Ma questo è solo l’aspetto apparentemente innocuo di un personaggio molto più complesso. Poi, c’è il lato oscuro della luna. La storia diventa fosca: una vicenda per iniziati, un po’ come affiliarsi a una loggia massonica o leggere il Codice da Vinci. Mettiamo le parole in ordine. Filippo Lupo è ‘u Presidenti. Andrea Camilleri è il Sommo. ‘U Presidenti è il gran sacerdote di una sorta di religione laica che ha il suo primo motore immobile nel Sommo. La confessione, naturalmente, ha i suoi Sacri Testi: tutti i libri del Sommo, gli articoli del Sommo, le interviste del Sommo, le recensioni sul Sommo, i documentari sul Sommo, le traduzioni dei volumi del Sommo. ‘U Presidenti gestisce, con mano salda, la dottrina e sovrintende la vita del Tempio. Non immaginate che sia un museo o una chiesa sconsacrata o una grotta rupestre: il Tempio è virtuale e, a tutti i navigatori è consigliata la rotta che punta dritta a vigata.org. Arrivati lì, si schiude la labirintica geografia del Tempio: scaffali, scale, vestiboli, armadi, mensole, ripostigli, secretaire, librerie, corridoi, soffitte. Ogni angolo è ripieno di parole e oggetti e immagini che hanno in qualche modo a che fare con il Sommo, divisi per sezioni: cibo, dialetto, sport, mare, montagna, politica, giochi, premi, fauna, flora. Tutto il mondo del Sommo, tutto il mondo nel Sommo.

Alla fine della visita nel Tempio, una frase lampeggia nei pensieri: il Sommo è grande, e ‘u Presidenti è il suo profeta. Di questo sono fermamente convinti i fedeli che si convertono alla religione o che rimangono folgorati sulla via di Vigàta: migliaia se non milioni di adepti sparsi dappertutto. Una parete del Tempio è dedicata anche a loro: una lapide elettronica con i nomi – ma soprattutto i soprannomi – dei soci di questa setta potente e capillare. Leggiamo alcuni degli epiteti di battaglia dei devoti: Vucciriusa, Sanfasò, Nicareddu, Peppilongu, Signuruzza, Pinucrì, Pupipupi, Strafalariu. Peraltro, non tutti gli affiliati sono sullo stesso piano. Come in molte associazioni, cambia il livello di appartenenza in base ai segreti esoterici ai quali si accede: si parte dall’essere dei semplici Soci Arricanusciuti per passare faticosamente al livello superiore, quello dei Soci Sintuti e infine, dopo chissà quali misteriose e arcane prove, si può approdare al Terzo Livello: Soci di Rispettu.

Naturalmente, i criteri di selezione e cooptazione rientrano nella piena discrezionalità di ‘u Presidenti. Se provate a chiedergli come si fa ad entrare in questa Internazionale Camilleriana, Filippo Lupo da Castelbuono sorride sornione. Sostiene di non saperlo nemmeno lui, ma lo dice con un bagliore sinistro negli occhi. Dopo lunghe indagini, approfondite e pericolose investigazioni e dopo avere giurato su ciò che abbiamo di più caro di non rivelare mai il nome di un pentito che ha svelato alcuni retroscena, abbiamo scoperto solo una cosa: perfino il Sommo quando dimentica qualcosa di se stesso – qualcosa che ha detto o scritto -  è costretto a  rivolgersi a ‘u Presidenti che, con i gesti lenti di un monaco, prende dallo scaffale più alto il Codice Vigatiano, legge tra i segni di alfabeti misteriosi e forse diabolici e cita con precisione giorno, mese e anno in cui il Sommo pronunciò quella parola lì.

Per mettere le cose in chiaro, è giusto dire che anche chi scrive queste lettere è minacciato: perfino noi, con la nostra immagine e i gesti che ci condannano, siamo finiti in un’ala del Tempio, prigionieri di questa magaria. Nel Tempio, infatti, ci sono apposite nicchie dedicate ad alcuni autori minori, relegati ai bordi come certi santi nelle navate laterali delle chiese. Ci aggiriamo sperduti nel labirinto, come in un racconto di Borges, senza riuscire a trovare la via d’uscita. Nel silenzio dei giorni e delle notti del nostro esilio riecheggia per le sale del Tempio la terribile risata di Filippo Lupo da Castelbuono, l’unico uomo che abbia letto tutto ciò che esiste del Sommo e sul Sommo.

Eppure ‘u Presidenti ha un temibile avversario. Una donna. Dicono i soliti bene informati che si chiama Sandra, ufficialmente è un’insegnante, ella pure di Castelbuono. Ma si dice che possegga una conoscenza del Sommo addirittura superiore a quella di ‘u Presidenti. Si mormora, a voce bassa, lontano da orecchie indiscrete, che Sandra sappia addirittura prevedere ciò che il Sommo scriverà nei prossimi giorni e negli anni futuri. Si sussurra di un quadernino che la donna del mistero tiene sempre in borsa sul quale appunta alcune frasi tratte dai libri e che dia addirittura dei voti agli scrittori siciliani, forse perfino al Sommo. Infine, Sandra custodisce un segreto che può rivelarsi un’arma micidiale per tenere ‘u Presidenti sotto schiaffo: è sua moglie, infatti.

Gaetano Savatteri

Pubblicato su I love Sicilia (Numero 15, Anno 3, 27 ottobre 2006) e poi nel volume Strani nostrani (Novantacento, 2010).



Last modified Sunday, September, 11, 2016